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	<title>albert-beguin &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "albert-beguin"</description>
	<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 06:12:52 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[LA PSICOLOGIA ROMANTICA: HAMANN di Albert Beguin]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/06/27/la-psicologia-romantica-hamann-di-albert-beguin/</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 18:10:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
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<description><![CDATA[(Da: Albert Beguin, L’anima romantica e il sogno, Garzanti) L&#8217;intelligenza amputata del cuore ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://www.mondo3.it/filosofia/filosofionline/Hamann.JPG" alt="hamann" /></p>
<p>(Da: Albert Beguin, <em>L’anima romantica e il sogno</em>, Garzanti)</p>
<p><em>L&#8217;intelligenza amputata del cuore è il cannocchiale di Galileo puntato sull&#8217;essere umano. Il risultato è la psicologia empiristica di Hume e simili, cieca al mistero della vita quanto a quello della forma, che tratta la casa del pensiero come se fosse solo un mucchio di mattoni, senza un disegno e senza un abitante. La ribellione romantica porterà a una sovversione salutare, capace di riportare l&#8217;attenzione sull&#8217;irriducibilità dello psichico al materiale e di preparare tra l&#8217;altro la (ri)scoperta dell&#8217;inconscio. Alle origini del romanticismo filosofico un pensatore grande ed oscuro, che ho scoperto assieme ad altri tesori nascosti grazie ad un libro straordinario, oggi purtroppo introvabile.</em></p>
<p>Hamann, il «Mago del nord», fu forse il primo a tentare uno studio psicologico dell&#8217;essere umano, come la sua metafisica cristiana esigeva, superando la semplice descrizione delle facoltà e del loro meccanismo. Fin dalle Memorie socratiche del 1759, egli cerca di confutare l&#8217;empirismo, fondandosi su un ragionamento analogico.<br />
<em>Come l&#8217;uomo è stato creato a immagine di Dio, cosi il corpo sembra essere una figura o immagine dell&#8217;anima. Ora, la nostra ossatura ci resta nascosta, perché siamo formati in segreto e come sotto terra. Quanto più occulta resta per noi la formazione delle nostre idee! &#8230; Ogni idea è una nascita particolare e assoluta. </em><br />
Prima dello Sturm und Drang, Hamann è anche fra i primi a ridare al termine genio tutta la sua portata: il demone socratico, il genio che ispira Omero o Shakespeare, invano lo si è voluto definire come questa o quella combinazione di poteri: esso è indefinibile, ribelle a ogni spiegazione razionale.<br />
Questa particolare regione, irriducibile alle facoltà dell&#8217;anima, dove nascono le nostre idee, donde erompe il genio, questo luogo «sotterraneo» in noi è già quel che non si tarderà più a chiamare l&#8217;inconscio. E se ancora potessimo esitare a veder qui il primo abbozzo del mito romantico, una frase che Hamann stesso sottolinea, nella sua risposta alle critiche di Moses Mendelssohn sulla Nouvelle Héloise (1762) basterebbe a toglierci il dubbio: <em>Tutta la taumaturgia estetica è impotente a sostituire il minimo sentimento immmediato; solo la conoscenza di sé, questa discesa agli Inferi, ci schiude la via della divinizzazione. </em><br />
<!--more--><br />
È già, quasi negli stessi termini, il pensiero centrale di Novalis: «Il cammino misterioso va verso l&#8217;interno; è in noi, o in nessun luogo, che si trova l&#8217;eternità con i suoi mondi, il passato e l&#8217;avvenire» E si trova in Hamann, insieme con questa fiducia accordata allo spontaneo, alle rivelazioni dell&#8217;intuizione incontrollata, la speranza di sfociare, mediante questa immersione negli abissi segreti, in qualche sovrumano potere.<br />
L&#8217; Esthetica in nuce, del 1762, completa quella formula e, sempre nello stile lampeggiante del «Mago», ne indica gli ampliamenti: <em>Solo la passione dà alle astrazioni, come alle ipotesi, mani, piedi, ali; alle immmagini e ai segni dà spirito, vita, linguaggio. Dove si troveranno piu rapide conclusioni? Dove nasce, dunque, l&#8217;eloquenza, questo rombo di tuono, e il fratel suo, il lampo monosillabico? &#8230; La perfezione dei nostri disegni, il vigore della loro esecuzione, la concezione e la nascita di nuove idee ed espressioni, il lavoro e il riposo del saggio, la consolazione e il fastidio ch&#8217;egli vi trova, tutto questo, che è nascosto nel fecondo seno delle passioni, sfugge ai nostri sensi. </em><br />
Dunque, tutta la ricchezza della nostra vita appartiene agli abissi dell&#8217;inconscio; ma come afferrarla? Come compiere in noi la discesa agli Inferi? Con la parola e la poesia.<br />
<em>I sensi e le passioni non parlano che per immagini, non intendono che le immagini. Tutto il tesoro della conoscenza, come quello dell&#8217;umana felicità, consiste in immagini. La primitiva età dell&#8217;oro fu un&#8217;epoca in cui l&#8217;umanità parlava la sua lingua materna, che è la poesia, anteriore alla prosa come il giardinaggio è anteriore all&#8217;agricoltura; la pittura alla scrittura; il canto alla declamazione; le metaafore ai ragionamenti; il baratto al commercio. </em><br />
Hamann immagina lo stato dei nostri antenati, nei primi tempi, come un profondo sonno alternantesi con «danze vertiginose»; lungamente immobili «nel silenzio dello stupore e della meditazione», essi schiudevano a un tratto le labbra per «discorsi alati». All&#8217;origine non vi fu l&#8217;azione, la conquista dei poteri utilitari, ma la contemplazione, quest&#8217;altra presa di possesso dell&#8217;universo. Stupore dinanzi al mondo, quello della prima creatura e del «primo storico della creazione», cioè del mito biblico: l&#8217;apparire della natura e la gioia che l&#8217;uomo ne ebbe sono espressi nella frase: Fiat Lux!<br />
«In essa viene avvertita per la prima volta la presenza delle cose.» Così, Hamann ricorre al mito, come al documento piti rivelatore e vi si accosta con un apprendimento tutto analogico: giacché porta in se stesso la facoltà di stupirsi, egli scorge nel racconto biblico l&#8217;urto sconvolgente provato dalla prima creatura al primo sorgere della luce: di colpo, le cose son là, vergini, dense di significato, come non ci appaiono più se non in attimi privilegiati: come si mostrano al poeta.<br />
Ma anche l&#8217;uomo si permea di luce ai suoi stessi occhi, quando è capace di tale sguardo poetico. Dio, che ha creato la natura, ha fatto l&#8217;uomo a sua immagine; in ciò sta tutto il segreto del destino umano. E la principale somiglianza dell&#8217;uomo col suo creatore sta nel fatto che entrambi sono invisibili: «Il corpo, figura velata, il volto e le mani il sono lo schema visibile in cui siamo avvolti: ma esso è solo il segno che svela l&#8217;uomo nascosto in noi.» Ed ecco che l&#8217;inconscio, la realtà «sotterranea», il mistero interiore è subito designato come la presenza d&#8217;un&#8217;anima divina, o come un&#8217; «analogia» di Dio visibile e insieme invisibile nella natura. Proprio come il nostro corpo, l&#8217;universo sensibile ha un significato puramente simbolico. Di tale simbolismo inerente alle cose stesse e a tutto il creato, Hamann ha un profondo concetto, come lo ritroveremo solo in un Claudel; per lui, tutta la creazione è «un discorso rivolto alla creatura mediante la creatura; poiché un giorno lo ripete al giorno seguente, una notte lo annunzia all&#8217;altra». Questa parola «attraversa ogni clima, fino ai confini del mondo, e la sua voce si scorge in ogni dialetto».<br />
In origine, la rivelazione dell&#8217;Invisibile per mezzo del sensibile fu perfetta; ma, «sia nostra o fuori di noi la colpa», la natura è per noi solo un poema in disordine, <em>disiecti membra poetae</em>: sta al dotto raccoglierne gli sparsi frammenti; al filosofo lo spiegarli; solo al poeta è concesso di imitarli e di ricostruirne l&#8217;unità. Nessun altri che lui può ritrovare la «lingua angelica», il discorso perfetto in cui il simbolo visibile e la realtà che esso esprime si confondono. La missione della poesia è di ricreare il linguaggio primitivo, di restituire nella loro integrità la contemplazione stupefatta e l&#8217;originaria presenza delle cose.<br />
Ciò che Hamann attinge, qui, in fondo alla personale esperienza, i piu dei romantici lo troveranno per vie analoghe, tanto queste intuizioni sono naturali in chi è dotato del potere di stupirsi di fronte all&#8217;universo e di affrontarlo. In questo concepire la natura come un discorso simbolico, il romanticismo cercherà le basi della sua estetica, e taluni, Schubert soprattutto, vi fonderanno la loro interpretazione del sogno. </p>
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