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	<title>albert-camus &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "albert-camus"</description>
	<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 14:47:33 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[absurd]]></title>
<link>http://osopher.wordpress.com/2009/11/28/absurd/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 10:00:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>osopher</dc:creator>
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<description><![CDATA[The New York Times reports: (Albert) &#8220;Camus’s son, Jean, says interring his father’s remains a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>The <em>New York Times</em><a href="http://www.nytimes.com/2009/11/23/world/europe/23iht-camus.html?_r=1&#38;ref=books"> reports</a>: (Albert) &#8220;Camus’s son, Jean, says interring his father’s remains at the Panthéon, the Paris monument to some of the great men and women of France [as proposed by President Sarkozy], would be contrary to his father’s wishes and does not want to have his legacy put to work in the service of the state&#8230;&#8221;</p>
<p><a href="http://osopher.wordpress.com/files/2009/11/camus.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2180" title="camus" src="http://osopher.wordpress.com/files/2009/11/camus.jpg?w=300" alt="" width="300" height="205" /></a>Camus, author of <em>T</em><em>he Rebel, The Plague, The Strange</em><em>r</em>, and <em><a href="http://theliterarylink.com/sisyphus.html">The Myth of Sisyphus</a></em>, is &#8220;currently buried in the cemetery of Lourmarin, in the Luberon area of Provence. He died in a car crash in the town of Villeblevin, in Burgundy, on Jan. 4, 1960, at the age of 46.&#8221;</p>
<p>I think he&#8217;d have  had a good laugh about this. One more stone to shove up the hill.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Saviano e la «potenza vitale della scrittura», di Andrea Sartori]]></title>
<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/28/saviano-e-la-%c2%abpotenza-vitale-della-scrittura%c2%bb-di-andrea-sartori/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 07:00:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>andrea1sartori</dc:creator>
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<description><![CDATA[I. Un nuovo libro? In questi mesi è stato più volte rimarcato come il secondo libro di Roberto Savia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>I. <em>Un nuovo libro?</em> In questi mesi è stato più volte rimarcato come il secondo libro di Roberto Saviano – <em>La bellezza e l’inferno</em>, Milano, Mondadori, 2009 – non sia un vero e proprio libro inedito, caratterizzato da una sua organicità testuale, da un’identità compatta e riconoscibile, ma una raccolta di interventi già apparsi altrove, quasi si volesse classificare come disdicevole l’operazione editoriale in sé, alla base della pubblicazione. Se tuttavia prendessimo sul serio il pensiero espresso da Saviano nell’introduzione – «Questo libro va ai miei lettori. A chi ha reso possibile che Gomorra diventasse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra» – ci troveremmo condotti a riflettere su una responsabilità: quella consistente nel ricambiare il gesto di scrittura dell’autore con un’attività di lettura, di appropriazione, che non renda affatto <em>La bellezza e l’inferno </em>un prodotto neutrale ed inoffensivo, ovvero schiacciato, quanto al suo significato, su delle onnipresenti logiche di consumo. Saviano scrive, e con ottimi risultati, rendendosi refrattario all’incasellamento in un genere, ma egli sembra anche dirci che c’è modo e modo di leggere. L’autore, infatti, mette in conto di porci nel «pericolo di leggere», ovvero in un pericolo analogo a quello in cui egli incorre scrivendo. Qual è dunque una logica probabile, o un senso possibile, di un testo come questo, che mette a disposizione quanto è già passato nei <em>media</em>?<!--more--> Una risposta risiede forse nel lavoro interpretativo unitario che il lettore può praticare su dei contenuti eterogenei, se non d’occasione, benché esposti in maniera tale da rivelare di volta in volta un’insospettata centralità. Un lavoro agevolato dal fatto che i differenti interventi sono ora raccolti in una singola opera, e sono quindi suscettibili d’essere messi a confronto e in relazione gli uni con gli altri, anche in maniera analitica. </p>
<p>II. <em>Dall’io a tutti</em>. Due dati preliminari balzano agli occhi, e segnano non tanto uno scarto, quanto un approfondimento rispetto all’esordio che ognuno ricorda. Innanzitutto l’autore parla decisamente in prima persona, senza preoccuparsi, come a tratti ancora accadeva in Gomorra, di dare uno spessore romanzesco e filtrato ad un io narrante. Non ci sono tante storie (anche nel senso del <em>plot</em> narrativo): chi parla è lo stesso Saviano che scrive per resistere alle minacce e alle calunnie, per provare a pensare ad un futuro, per «non disperare», per «esistere». In secondo luogo, i temi toccati includono e trascendono le vicende della camorra, e riguardano le esemplarità di alcune vite individuali e il senso della lotta, la cosiddetta economia non criminale e la guerra, le potenzialità e i limiti del sistema mediatico, la letteratura e l’arte nel loro rapporto con la verità e il potere. Dalle cose – la violenza, la sopraffazione, lo sfruttamento, ma anche la bellezza, la fiducia, la speranza – alle parole – le riflessioni sul ruolo critico dell’espressività umana, e della scrittura in particolare – lo sforzo di Saviano appare coeso, e compone, senza cadere nelle banalità risapute di certo <em>engagement</em> di facciata, la rinnovata immagine di <em>una vita</em> intellettuale impegnata nella varietà delle sue forme. Io e mondo, in altri termini, si tengono insieme sul filo dell’esperienza, ed è quest’ultima, pervicacemente inseguita dall’autore, a restituire una dimensione dello scrivere come <em>apertura</em>, anzi, come «uscire»: dalla gabbia di un’esistenza minacciata, ma anche dal «cinismo» e dal «distacco» di quel lavoro culturale e mediatico, che si incaglia nello <em>status quo</em>, nella tautologia rassegnata secondo la quale «se si ha bisogno di mostrare che tutti sono sporchi (…), allora qualsiasi cosa vale un’altra, tutto è lecito e possibile». Così facendo, tuttavia, l’io sulla scena del libro è consapevole di non essere più il portatore di una vita idiosincratica, ma di avere assunto, anche suo malgrado – secondo una paradossalità delle intenzioni su cui già una volta Truman Capote si era pronunciato – una caratura politico-sociale. Il folgorante accoglimento di <em>Gomorra</em>, scrive Saviano, ha testimoniato «che la mia vicenda era divenuta la vicenda di tutti, perché lo erano divenute le mie parole». Laddove un’esistenza individuale, con il suo portato di contingenza e particolarità, s’incrocia significativamente con un tratto di storia che parla anche ad altri, diviene possibile una trasposizione della voce propria nella voce altrui, come in altre circostanze accadde secondo Saviano a Miriam Makeba, morta a Castel Volturno dopo il suo ultimo concerto nei pressi di quella Soweto d’Italia, che è il mostro immobiliare della speculazione nostrana, il Villaggio Coppola: «Miriam Makeba è morta in Africa». </p>
<p>III. <em>Contro il misticismo mediatico</em>. Pur sapendo d’essere divenuto un simbolo – per l’opinione pubblica e i mezzi di comunicazione ed informazione – Roberto Saviano lavora sull’esattezza della conoscenza («La conoscenza è essenziale, la <em>conditio sine qua non </em>per conquistarsi il diritto al racconto»), e sul simbolismo della speranza, senza cercare l’immersione redentrice e fusionale nell’immagine di lui che i <em>media</em> inevitabilmente alimentano. Egli sta di certo nei <em>media</em> – avendo così una vita pubblica che schizofrenicamente compensa l’assenza di un’intimità sotto scorta – ma ha anche ben presente la necessità di salvaguardare la dimensione più profonda della propria individualità. Le sue paure sono le paure di un io concreto e vivo, non i timori artefatti e sofisticati di un intellettuale garantito da un sistema che incondizionatamente lo sorregge. Sono queste paure ad individuarlo come Roberto Saviano: come un uomo pervaso da un retto senso dell’onore, al punto da temere non tanto la morte, quanto «che riescano a diffamarmi, a distruggere la mia credibilità, a infangare ciò per cui mi sono speso e ho pagato», analogamente a quanto successe, tra gli altri, a don Peppino Diana, «prete ammazzato e infamato dal giorno dopo la sua morte». Di più: Saviano sa anche che il narcisismo legato alla contemplazione della propria immagine in televisione comporterebbe il pericoloso baratto del personaggio reale che egli è, con l’essere «troppo “personaggio”», ovvero la fine del suo io individuale, il non essere più «ciò che ho voluto essere». Come un agente infiltrato nei meccanismi della criminalità organizzata, Saviano deve sempre tenere a mente chi è, per non perdersi nel labirinto di menzogne sul quale intende fare luce. Questo è infatti il talento di un narratore di razza come William Trevor Vollman, per il quale l’arte è «riuscire a trasformarsi senza confondersi, esserci nelle situazioni più diverse pur restando uguale a se stessi». I <em>media</em>, d’altra parte, costituendo anch’essi un potere, danno voce indifferentemente alla lode e al biasimo, all’elevazione e allo stillicidio dei propri idoli, alla stregua di un destino a cui non si sfugge, simile a quello che sembra legare la camorra ad una terra, ad un Paese, ad un’economia, in cui tuttavia è dato preservare l’autonomia di una condotta critica e pugnace, di una misura del carattere: «nessuno sceglie il suo destino. Però può sempre scegliere la maniera in cui starci dentro». Questa maniera è ciò a cui Saviano si affida per evitare la mistica distorta di un’esistenza virtualizzata, ed essa traspare anche nella sensazione urticante che lo scrittore prova sul palco di Cannes, alla premiazione del film tratto da <em>Gomorra</em> («“che ci faccio qui?” oppure “che c’entro io con tutto questo?”»). Paradigmatica, quanto al rapporto con il diritto e con i <em>mass-media</em>, è stata secondo lo scrittore la condotta di Beppino Englaro. Una condotta tragica in senso stretto, che ha racchiuso in sé i caratteri antinomici di Creonte e di Antigone (della ragione di stato e dell’amore famigliare), e che si è concretizzata nel combattere «all’interno delle istituzioni e con le istituzioni», senza tuttavia voler «vincere con la forza del ricatto dell’immagine».   </p>
<p>IV. <em>L’eco di un’insurrezione armoniosa</em>. È Albert Camus a suggerire il titolo del libro, allorché ne <em>L’uomo in rivolta </em>racconta di un tenente tedesco imprigionato in Siberia, che prestava orecchio ad una melodia che <em>egli solo </em>poteva udire, quasi essa, scrive Camus, fosse l’«eco di un’insurrezione armoniosa», il muto risuonare di «misteriose melodie e immagini crudeli della bellezza fuggita», nel cuore stesso dell’«inferno» in cui erano state «gettate». Non v’è esperienza più crudele dell’inferno, non v’è esperienza che più dell’inferno richieda all’uomo lo sforzo di una comprensione e di un gesto. Saviano intende agire però su uno specifico riquadro della relazione io-mondo in cui s’inscrive l’esperire: «mi concentro su quel che per me rimane l’esperienza più importante. La letteratura e il potere, la scrittura che diviene pericolo solo grazie a ciò che di più pericoloso esiste: il lettore (…). Nelle democrazie non è la parola in sé che fa paura ai poteri, ma quella che riesce a sfondare il muro del silenzio». La parola come rivolta, la parola accolta ed alimentata come armonia che insorge, diventano così il fulcro di un’etica della scrittura che riluce grazie al proprio valore estetico, non rinunciando all’apparentamento tra bellezza e giustizia. La letteratura può allora essere una critica capace di incidere sulla società, se mette a tema senza tentennamenti e ritrosie l’orrore del potere ovunque esso si annidi e si cristallizzi. Le democrazie secondo Saviano – che su questo punto fondamentale pare dare alla sua analisi un’impostazione foucaultiana – non sono affatto estranee all’istituzionalizzazione di un ordine del discorso in cui domini l’esclusiva ed escludente logica del potere. Anche laddove non vige la censura, infatti, «ciò che ne prende le veci è la disattenzione, l’indifferenza, il rumore di fondo del fiume di informazioni che scorrono senza avere la capacità di incidere». Potremmo dire, in altre parole, che in una democrazia come quella italiana, l’indifferenza civile e la narcosi mediatica sono le perverse forme “istituzionali” assunte da quel dispositivo di potere che è l’omertà camorristica. Che cosa può fare – deve fare – la letteratura, da questo punto di vista? Dire la verità. Per dirla, tuttavia, e perché essa venga espressa come critica dell’esistente, occorre che ci sia qualcuno disposto a pronunciarla. L’esemplarità delle esistenze individuali di cui Saviano scrive nella sezione intitolata «Uomini», ma di cui riferisce anche altrove (si pensi ad esempio a Gustaw Herling, Varlam Šalamov e ad Anna Politkovskja) sono altrettante figure di dicitori di verità, sia che essa riguardi la verità civile, politica, sociale, giornalistica, investigativa (Joe Pistone – a cui si ispira la figura cinematografica dall’agente sotto copertura Donnie Brasco – Giancarlo Siani, Enzo Biagi, Beppino Englaro, Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato), sia che riguardi la verità delle risorse e dei talenti dell’essere umano in quanto tale (come nei casi del musicista Michael Petrucciani, del calciatore Lionel Messi e del pugile di Marcianise Clemente Russo). In entrambe le situazioni la verità, come la bellezza, è ciò a cui, nelle viscere dell’inferno, alcuni individui in rivolta non hanno potuto fare a meno di prestare attenzione. </p>
<p>V. <em>Parlar chiaro</em>. Nel mondo letterario antico e poi nei testi patristici, scriveva Michel Foucault, esiste dai tempi di Euripide (V sec. a. C.) la parola <em>parresia</em>, per indicare il <em>parlare chiaro</em>. Nel successivo periodo greco-romano, ad esempio in Plutarco e in Luciano, compare per derivazione il termine <em>parresiastes</em>, che denota colui che utilizza la <em>parresia</em>, cioè chi dice la verità. <em>Parresiastes</em> è ciascuna delle figure esemplari evocata da Saviano, poiché il suo dire la verità condivide con l’antecedente antico due tratti caratterizzanti: il correre un pericolo e l’esercitare una critica (M. Foucault, <em>Discorso e verità nella Grecia antica</em>, Roma, Donzelli, 1996, pp. 3-8). Decisivo è che il <em>parresiastes </em>sia «sempre meno potente della persona con cui sta parlando», poiché in caso contrario la sua parola non potrebbe essere accolta come <em>critica del potere</em>. La <em>parresia</em>, secondo Foucault, è così «un requisito del discorso pubblico», e «si esercita dunque tra cittadini in quanto individui, ed anche tra cittadini costituiti in assemblea. Anzi, è l’<em>agora</em> il luogo in cui la <em>parresia</em> più propriamente si manifesta» (<em>ivi</em>, p. 11). La <em>Bellezza e l’inferno </em>è un testo <em>parresiastico</em>, e non può essere compreso prescindendo dal contesto politico-civile italiano a cui è indirizzato, ovvero da un’idea di democrazia in cui deve vigere l’uguale diritto di parola. Esperienze democratiche ed autenticamente partecipate, esperienze di una vera democrazia possibile, divengono però in Italia soprattutto quelle del «teatro civile», il quale riesce talvolta a colmare il vuoto di verità lasciato proprio dalla politica: «Nei teatri ci si è incontrati dopo la catastrofe di tangentopoli, nei teatri si va ad ascoltare chi non può parlare in altri posti (…). Il paradosso che trova soluzione è che proprio il teatro, che è in assoluto il luogo della menzogna, della rappresentazione della finzione, divenga il luogo della verità possibile. Delle verità, quindi». Il teatro come compensazione della disertata <em>agora</em> nazionale; il teatro come «luogo che interrompe la solitudine», laddove «una verità detta in solitudine non è altro che una condanna in molta parte di questo Paese».  </p>
<p>VI. <em>Critica ed exemplum</em>. La descrizione del vero che in <em>Gomorra</em> pareva serrare a maglie strette ogni spazio di emancipazione dall’ingiustizia e dal dolore, rinvia qui esplicitamente ad un senso pieno dell’essere umano, ad una fioritura potenziale della significatività umana, che trovano espressione nella “categoria” del <em>bello</em>, oltre che in quelle del diritto, e quindi della legalità, tanto più da difendere quanto più entrambe vengono di fatto revocate in dubbio. Il bello, al di fuori d’ogni retorica dottrinale, è il lato sensibile del vero, ciò che può ancora motivare gli individui a praticare uno scarto tra la forza d’uno stato di cose che sembra imporsi con la propria cieca ed inalterabile necessità, e la forza ideale d’un <em>altrimenti</em>, d’una promessa di felicità e libertà che configuri quello stato di cose diversamente. Situandosi nella medietà tra l’inferno in cui scorrono le cose, e il regno incontaminato delle idee, il bello di certe vite “finite” conferisce attrattiva e senso agli esempi narrati da Saviano: la bellezza che essi irradiano, accresce la consapevolezza cognitiva delle circostanze in cui determinate vicende d’ingiustizia si svolgono, ambendo allo stesso tempo a smuovere la coscienza di chi legge, a motivare all’indignazione. Il gesto artistico e di scrittura non si limita pertanto ad essere un fatto estetico, ma assume una specifica legalità in ambito civile, morale ed etico, incardinando, personificando, le ragioni di una critica rivolta all’esistente, nell’esemplarità contingente di una moltitudine di condotte esistenziali, che sovente rimangono non dette proprio da quella parola che s’immerge inconsapevole nel fluire della comunicazione, e si attiene ai <em>diktat</em> d’un apparato mediatico che punta alla smemoratezza, all’assenza di riflessione. «Nell’<em>exemplum</em>», scrive Paolo Costa (<em>Esemplarità e dovere</em>, in <em>La società degli individui</em>, 6, 1999/3, p. 79), «la realtà come è e come dovrebbe essere trova un punto di conciliazione insperato e inaspettato». «La cosa affascinante degli <em>exempla</em>», prosegue Costa, «è che essi continuano ad esistere anche quando dubitiamo della loro stessa possibilità; ci sorprendono come eventi inattesi che fanno segno a delle possibilità che magari non riusciamo più a rappresentarci, a difendere argomentativamente» (<em>ivi</em>, p. 82). Laddove la nostra capacità di argomentazione è sfiancata, o non riesce a farsi udire, la letteratura, al pari dell’opera d’arte, innesca quella che Costa chiama la «<em>passione per il bello</em>» (<em>ivi</em>, p. 80), il cui esserci, il cui resistere, è «alla base della forza dell’esemplarità» (<em>ibidem</em>). Una forza, tuttavia, nient’affatto unilateralmente irrazionale o privilegio esclusivo d’un individuo dotato di carisma, ma all’opposto in grado di riattivare dei potenziali sopiti o abbattuti di critica e di ragione, nella misura in cui riconosce la propria appartenenza ad una sfera pubblica, oggettiva, “di parola”, in cui la difesa del diritto, non meno dell’esercizio del linguaggio, è la strada maestra per la lotta alla prepotenza, alla brutalità, al crimine organizzato. Saviano, d’altra parte, non ha mai cessato d’essere “uomo del diritto”, ed è fuori luogo imputargli alcuna speculazione in merito al carisma e all’aura che gli sono stati attribuiti, e con cui deve piuttosto fare i conti. Alle spalle di questa valorizzazione dell’<em>exemplum</em> quale sorgente di un dovere, di una normatività, di un punto di vista critico incarnati in esistenze suscettibili d’essere imitate creativamente, v’è un retroterra filosofico – mai tematico ne <em>La bellezza e l’inferno</em> – che risale all’indagine kantiana intorno al bello e alla teoria del giudizio riflettente esposta nella <em>Critica del giudizio</em>, e più tardi rivisitata da Hannah Arendt nelle sue <em>Lectures on Kant’s Political Philosophy </em>(trad. it. <em>Teoria del giudizio politico. Lezioni sulla filosofia politica di Kant</em>, Genova, Il Nuovo Melangolo, 2005). Se il termine <em>critica</em> significa, dall’etimo greco, <em>krinein</em>, ovvero <em>distinguere</em>, <em>giudicare</em>, nel senso di <em>rovistare dentro</em>, di <em>andare a vedere nel dettaglio</em>, la postura del giudizio assunta da Saviano rinvia ad un giudizio sulla realtà sociale che non si limita ad essere «determinante» in senso kantiano. Alla forza deontologica della legalità, della normatività della legge, consistente nel determinare una realtà particolare sussumendola al di sotto delle categorie del diritto valide universalmente (ovvero in modo indifferenziato ed asettico), Saviano affianca il lavoro dello scrittore, la forza che scaturisce dalla narrazione di identità esemplari. Come nel giudizio riflettente kantiano, infatti, una vita singolare diviene portatrice, in virtù d’una sua legalità interna, immanente, in nessun modo ipostatizzata come un’entità metafisica, d’un messaggio che trascende la particolarità storica dell’individualità narrata. Le storie di «Uomini» che Saviano ci racconta, e che a torto alcuni ritengono solo edificanti, sviluppano esattamente agli occhi di tutti – in una dimensione partecipata, “sentita” – quella che Georg Simmel, sulla scia della sua reinterpretazione dell’ideale regolativo kantiano e con gusto per il paradosso, avrebbe chiamato «universalità soggettiva», o «legge individuale» (G. Simmel, <em>La legge individuale e altri saggi</em>, Parma, Pratiche, 1995). L’universalità concreta e situata dell’<em>exemplum</em>, dunque, incorpora una valenza critico-sociale, nella misura in cui porta alla luce dei «distillati di significatività umana» (P. Costa), che per il lettore sono sia vincolanti in senso morale, sia oggetto d’esperienza estetica, al di là di quegli steccati che proprio Kant per primo intese ergere tra ragione pratica e percezione artistica. Tra la realtà dell’inferno e la promessa di felicità racchiusa nell’armonia della bellezza, gli esempi svolgono un ruolo terzo, analogo, scrive Alessandro Ferrara, a quello di alcuni «atomi di riconciliazione in cui “essere” e “dover essere” si fondono, e come effetto, liberano un’energia che attiva la nostra immaginazione» (A. Ferrara, <em>La forza dell’esempio. Il paradigma del giudizio</em>, Milano, Feltrinelli, 2008, p. 11). La filosofia, come sostiene Ferrara, ha però innanzitutto e per lo più compreso l’approccio esemplarista alla normatività e alla critica come una ricostruzione del giudizio sotto le spoglie di «una capacità esercitata quasi esclusivamente nel foro interno» (<em>ivi</em>, p. 12. Si veda il caso di Jean-Jacques Rousseau, ma prima ancora di S. Agostino). La letteratura nelle mani di Saviano si trasforma invece senza troppe mediazioni e filosofemi in una parola, in una critica, in un appello che risuonano in chi legge, divenendo proprie di quest’ultimo, per creare, soprattutto nelle società democratiche a cui si rivolgono, quella «rabbia della fratellanza» che pare espunta dal lessico delle democrazie stesse, tutto incentrato sugli ideali (per altro disattesi) di libertà ed eguaglianza. Nominare la camorra – tanto con i nomi dei suoi esponenti, da Michele Zagaria ad Antonio Iovine, quanto delle sue vittime – assume allora il significato di fissare uno dei volti del male in modo che non ne vada persa la cognizione <em>pubblica</em>, nella quale possa attecchire e trovare ascolto la forza narrativa delle vite esemplari. Se in un mutamento è dato sperare – e Saviano nel suo libro mostra di sapere bene che la camorra è solo uno degli i<em>dentikit</em> dell’inferno – esso può appunto avvalersi della significatività dell’<em>exemplum</em>. «L’esemplarità di <em>ciò che è come dovrebbe essere</em>», sostiene Ferrara, «rende in larga parte conto dei mutamenti che nel corso del tempo interessano il nostro mondo, della nascita di nuovi modelli e dell’aprirsi di nuovi sentieri», dotandoci di un senso possibile «del nostro potenziale trasformativo» (<em>ivi</em>, p. 19). Condannata a narrare gli eventi già accaduti, la letteratura è impotente, ma è in altro senso <em>potere</em> dell’<em>anthropos</em>, allorché esempla secondo verità ciò che è stato, tramandandone memoria in funzione del domani tramite la capacità di giudizio. Per quest’ultima, scrive Saviano riprendendo il russo Victor Serge, «la verità, nonostante tutto, esiste». </p>
<p>VII. <em>Democrazia e verità</em>. Mentre la letteratura post-moderna si balocca con il gradito incubo della latitanza della verità, gli incubi di Saviano sono di ben altra natura, e riguardano tutt’altro tipo di latitanze. Tra il 2 maggio e il 16 settembre 2008, la camorra uccide sedici persone, perpetrando una strage a seguito della quale «qualsiasi Paese democratico (…) avrebbe vacillato». In Italia, invece, è la stessa criminalità organizzata ad agire dotandosi d’un sistema organizzativo aziendale, da multinazionale dello spaccio e del reinvestimento di capitali. Alle spalle dei venditori al dettaglio, vi sono i <em>broker</em> del «petrolio bianco», e scopo delle entità criminose è dare vita a delle solide <em>joint venture </em>transnazionali. Intanto i cittadini hanno l’opzione di votare i politici di queste <em>joint venture</em>, i quali «riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche istituzionali», con l’obiettivo di favorire operazioni di risciacquatura di denaro soprattutto in ambito edilizio ed immobiliare. La «ferocia borghese» delle organizzazioni italiane è tale da sconvolgere perfino un uomo come l’ex infiltrato Joe Pistone, abituato a misurarsi con <em>gangster</em> americani che si atteggiano a <em>gangster</em>, non con esponenti delle professioni mimetizzati nella società civile. La domanda che Saviano rivolge agli abitanti della sua terra è retorica: «Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà?». Nella democrazia italiana il potere criminale segue strade che rendono ingenuo pensare che il bene e il male siano circoscrivibili in zone geografiche separate, in sistemi di produzione distinti: «Alitalia sarà in crisi», scriveva Saviano nel settembre 2008, «ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del Mediterraneo». In queste condizioni – «non c’è riparo», «non esiste nessun ambito protetto» – dire la verità e documentare la bellezza (volgendo l’occhio ai «bisogni primari», come fanno le immagini sociali di quel «maestro di metodo» che è stato il regista Vittorio De Seta), divengono gesti per nulla scontati, eppure l’unica alternativa ad «abituarsi che non ci sia null’altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via». In Italia, ci dice Saviano, esiste un problema di verità, dunque di conoscenza, e questa sembra essere la radice dell’imperfezione democratica nel nostro Paese. D’altra parte, allo stato attuale non sarebbe possibile scorgere con nitore un brano di verità e dire: <em>ecco, la verità si trova laggiù in fondo, la verità è quella, apprestiamoci a raggiungerla</em>. Le cose sono molto più complicate. La verità non si mostra a colpo d’occhio, e lascia per lo più delle <em>tracce</em> sul nostro cammino civile, che tuttavia non costituiscono dei segni inequivocabili. «Come valutare lo stato della verità in Italia? Lo stato della possibilità di dirla, di rintracciarla?». Come isolare la positività singolare del vero, in un Paese dove «non ci sarà più confine, posto che ce ne sia ancora uno, tra economia legale e illegale», dove è inane «decidere di chiedere uno straordinario senza venire licenziati, decidere di aprire un negozio senza doversi orientare automaticamente su determinate forniture», o dove, ancora, la «camorra imprenditrice» specula economicamente sulle ricostruzioni post-sismiche? La democrazia in Italia non dice la verità, e rende quest’ultima un compito, anziché un presupposto. Un compito è regolamentare il meccanismo della cessione di appalti e sub-appalti per il controllo dello smaltimento dei rifiuti, dei trasporti, della movimentazione della terra; un compito è analizzare caso per caso il «sistema dei consorzi» privato-pubblico, che «rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo». Se il vero diviene una questione che intreccia aspetti cognitivi, morali ed estetici, la letteratura è legittimata a chiedersi «dove possono essere racimolate le storie che ce ne tracciano i contorni», senza potersi attendere delle risposte semplificate. Saviano non minimizza la difficoltà dei problemi che affronta, né la sua presunta popolarità scaturisce dalla riduzione della complessità dei contenuti che egli comunica. Quello in direzione della verità è essenzialmente un lavoro congetturale, che non si esaurisce facendo i nomi dei <em>boss </em>latitanti. Saviano ha un’idea di scrittura e di letteratura più articolata della preliminare e pur necessaria registrazione di cronaca, un’idea all’altezza dell’odierno cortocircuito tra verità e democrazia.  </p>
<p>VIII. <em>La narrazione a due dimensioni</em>. La premessa di Saviano è identica a quella di chi cede alla rassegnazione e al cinismo, ma la reazione, come quella di tanti altri, è differente, poiché non si appiattisce sulla sua premessa: «conosco un Paese dove la vita di ciascuno sconta l’assenza di principi primi». È una tale assenza a rendere tortuoso il percorso che separa la verità dalla menzogna, la bellezza dall’inferno. Da scrittore, Roberto Saviano nota che l’incomunicabilità tra Nord e Sud e la focalizzazione dell’attenzione pubblica sulla politica come ginepraio di opinioni interessate ed egoistiche, fanno sì che il Paese sia un luogo «dove tutto possiede un’unica dimensione del racconto». Ovvero la dimensione dell’identico e della sua infinita ripetizione, in cui l’unico imperativo sensato è quello dell’autoconservazione (degli interessi di casta e di partito, delle rendite derivanti da commerci poco o punto puliti). La letteratura, in quanto originariamente scrittura, è un gesto fisico e corporeo, quasi pugilistico, e come il pugilato ha però una radice epica, «perché si fonda su regole della carne che pongono l’uomo di fronte alle sue possibilità». La letteratura, dunque, può sviluppare una narrazione che tenga conto sia della dimensione del possibile, dell’apertura del significato, della prospettiva, sia dell’ancoramento di queste nella realtà di fatto, nel dato. Da tale punto di vista, la narrazione può e deve attenersi ad una concezione realistica (giornalistica) ed insieme prospettica, nella quale gli elementi postivi della realtà sono indagati alla luce del loro slittare gli uni sugli altri, gli uni contro gli altri, in assenza di uno o più principi primi che rendano intelligibili a senso unico questi spostamenti. La letteratura – come voleva il metodo foucaultiano d’investigazione storica – è <em>archeologia</em> (del dato, del reperto) e insieme <em>genealogia </em>(dei movimenti, delle traslitterazioni di significato, dei sistemi di accettazione di quel dato). Enzo Biagi, sostiene Saviano, è stato il guardiano del faro della democrazia in Italia, proprio perché ha personificato un’attitudine archeologica che ha consentito «di raccontare l’Italia attraverso la chiarezza del dato». Permanendo nel giornalismo, è però la figura giovane e fragile di Giancarlo Siani, ad essersi fatta carico sino all’esito estremo, cioè con il sacrificio della vita, di un’idea del giornalismo d’inchiesta come decifrazione delle traiettorie di potere, che ad un tempo costituiscono, stratificano e sgretolano i dati di realtà. «Il suo», scrive Saviano, «era un giornalismo fondato sull’analisi della camorra come fenomenologia di potere e non come fenomeno criminale. In tal senso la congettura, l’ipotesi, divenivano nei suoi articoli strumenti per comprendere gli intrecci tra camorra, imprenditoria e politica», e ciò gli evitava di «arenasi sul mero dato di cronaca». La letteratura può dunque trarre il proprio metodo dal giornalismo d’inchiesta – un genere che in Italia va rilanciato – dal momento che questo, senza nutrire ingenui sogni di palingenesi, intende vedere prospetticamente oltre il <em>caos </em>della cortina dei singoli fenomeni criminali. E la prospettiva è quella poco incoraggiante della commistione tra mercati legali ed illegali, come ha sostenuto il generale Gaetano Maruccia, comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, di cui Saviano riporta le parole: «È fondamentale comprendere come il mercato legale sia non soltanto infiltrato dai capitali generati dalla coca, ma fortemente determinato da questi capitali». Il crimine non è solo crimine, e comprenderlo, giudicarlo, criticarlo, ma anche combatterlo fattivamente, significa comprendere, giudicare e criticare, ma anche contrastare, delle ben più ampie e trasversali linee di potere. Queste ultime sono i vettori di forza che attraversano i contesti di camorra anche internazionali descritti da Saviano già in <em>Gomorra</em>. L’innovazione nel parlare di criminalità organizzata non risiede solo, come ha sostenuto Goffredo Fofi (<em>La vocazione minoritaria. Intervista sulle minoranze</em>, a cura di O. Pivetta, Roma-Bari, Laterza, 2009) in un ammodernamento del linguaggio, ma anche nel cogliere il contesto in cui si colloca l’oggetto d’analisi, un contesto in cui non è possibile praticare una cesura netta tra i buoni e i cattivi. L’orizzonte della crisi, o se vogliamo della tragedia, è già acquisito, non è facile pensarne uno diverso, ma in esso possono ancora sprigionarsi delle energie inedite. La letteratura contemporanea in senso stretto, non solo il giornalismo, offre degli esempi di narrazione a due dimensioni, in cui una di esse è la conoscenza ripartita del fatto, l’altra il respiro, la ricostruzione <em>ex post facto</em>, «la nottola di Hegel che giunge tardi», per la quale l’occhio «che si coinvolge e si camuffa per comprendere», «non riuscirà mai a essere fino in fondo ciò che vuole conoscere. E quindi lo racconta». Nella saga de <em>La camicia di ghiaccio</em>, Vollmann narrativizza, rende mitico sottoforma di romanzo, il materiale storico ed etnografico che documenta il millennio di storia d’America che precede la colonizzazione europea. Il mito è qui, per Saviano, il collante che monta come in un prodotto cinematografico i dati della storia. Vollmann «si fa interprete dei dati che raccoglie», non tanto per scrivere «un romanzo storico, quanto piuttosto un racconto epico, dove la trasformazione delle vicende di uomini singoli in vicende mitiche è la cifra centrale della sua letteratura». Le sue complesse genealogie sono dovute all’impossibilità di ricondurre il materiale trattato ad un solo principio, ed anche di separare nettamente realtà e invenzione, come se la verità si collocasse al riparo dall’immaginazione: «c’è il dato, ma capace di trascendersi in mito, che non è la negazione della storia, ma la sua sublimazione in novella storica, racconto, parola letteraria». Per comprendere il presente, Vollmann si volge alle sue «tracce», e ricerca «come un archeologo le sedimentazioni del passato, lì dove l’uomo rimane identico, nella brama di potere, nel sangue, nella conquista». Il potere è sì una costante, ma non è mai uguale a se stesso, cambia continuamente volto. La narrazione, con il suo afflato mitico ed epico, mette di conseguenza in movimento e in relazione le differenti tracce, le diverse sedimentazioni, saldandole nel racconto che dà profondità prospettica a ciò che apparirebbe inalterato dalla notte dei tempi: l’uguale violenza, l’uguale rancore. Anche il reporter-scrittore  Michael Herr, con i suoi <em>Dispacci</em> sulla guerra in Vietnam, effettua un’operazione analoga, da cui hanno tratto ispirazione per le loro ricostruzioni epiche registi come Francis Ford Coppola e Stanley Kubrick. Nei <em>Dispacci</em>, la sintassi della narrazione restituisce una verità, che si compone di un lessico in cui rientrano «le sensazioni, i dati, le percezioni, le interviste, la partecipazione alla battaglia, il vomito, l’allegria, il cinismo, la crudeltà, l’euforia, la dannazione». Un intreccio di geometria del reale e di barocchismo della visione, che è l’opposto della riduzione delle vicende narrate a «budino mass-mediale» (M. Herr). C’è modo è modo, infatti, di accogliere la commistione di bene e di male. Il lato epico della letteratura, come per altre vie il giornalismo d’inchiesta, dà visione e profondità laddove sembra distendersi a perdita d’occhio un unico labirinto soffocante. La narrazione a due dimensioni è costellata di esemplarità del carattere, di maniere peculiari di stare nel proprio destino: con essa, «la storia diviene epica, i fatti raccontati divengono fondativi di un immaginario e di una cosmogonia di valori». Una cosmogonia, tuttavia, che è da reperire, come voleva Hölderlin riguardo alla salvezza, proprio là dove sorge il pericolo, nella decadenza che si incide sulla carne prima che nelle menti. A partire da questa soglia di confronto con il male, la letteratura può ancora fare paura, perché in tal modo parla al «cuore, allo stomaco, alla testa dei lettori», che per Saviano sono i veri alleati dello scrittore (posto che sappiano responsabilmente vedere oltre le immagini <em>glam</em> dei vari <em>Scarface </em>e <em>Il Padrino</em>). I meri dati di fatto non bastano, la cronaca che resta cronaca non fa un buon servizio neppure alla cronaca: «ciò che fa paura anche al potere criminale, è proprio la letteratura quando non racconta solo dei dati di fatto che lo riguardano, ma trasforma quelle vicende in storia della condizione umana». La letteratura è critica della società, allorché sconta un’inevitabile <em>parzialità </em>rispetto alle sorti dell’essere umano, di cui gli <em>exempla</em> sono imperfette narrazioni catalizzanti, imprecise immagini della bellezza, dal momento che quella letteraria è una verità «che è nella parola, non nella persona». Saviano non ha tuttavia mai scritto un vero e proprio romanzo, né un vero e proprio saggio: il <em>suo</em> oggetto narrativo, benché dotato di orizzontalità e verticalità, è ancora da determinare, ammesso che questo sia l’importante, proprio perché un saggio o un romanzo lineare non avrebbero dato così fastidio (al potere criminale innanzitutto). </p>
<p>IX. <em>L’esercizio del dubbio e la carne</em>. Con la sua parzialità, le sue slabbrature, il suo vitalismo anche esasperato, con la paradossalità del senso di colpa di chi non può scendere direttamente in campo e contrastare il potere non limitandosi all’utilizzo della parola, la scrittura di Saviano in <em>La bellezza e l’inferno </em>è un laboratorio del dubbio critico, del congetturare che non rinuncia al <em>pathos</em> radicale della verità (schematizzando, Alessandro Bellan ha sostenuto che <em>Gomorra</em> era invece un esempio di lettura del reale attraverso la lente interpretativa della <em>reificazione</em>, quale categoria per nulla desueta di imprigionamento dell’umano). Proprio dove i principi primi mancano, ecco che lì si avverte la necessità del loro darsi. In questo Saviano sembra rivivere dentro di sé il dramma ebraico della diaspora, testimoniato da Isaac Bashevis Singer nel suo <em>Satana a Goray</em>, che lo scrittore napoletano ripercorre sinteticamente così: «È nell’irrealizzata possibilità di una terra, nell’impossibilità ad avere una costituzione e un patriottismo, è nell’assenza del diritto che nasce la domanda sul proprio esserci». Rispetto alla sua terra d’origine e all’Italia, lo scrittore si sente fuori luogo, perché il suo punto di vista critico ha difficoltà ad assestarsi da qualche parte nella geografia d’un Paese che pur si ritiene democratico. Uwe Johnson (1934-1984), fuggito nel 1959 dalla DDR in cui si formò, con le sue <em>Congetture su Jakob </em>diede vita ad «un testo singolarissimo, che impose un nuovo modello di scrittura», e che ben rende l’idea di uno scrivere “migrante” – tra i generi, tra i temi, tra i reperti narrativi – quale quello dello stesso Saviano. La storia di Jakob si basa «su un avvicendarsi d’ipotesi, indagini, ricordi, descrizioni, memorie, che nel loro procedere costituiscono la vicenda del testo, l’epoca dei fatti, senza però ricorrere a una narrazione lineare». Qui «tutto può essere vero o verosimile», sebbene in diverso grado, e si articola in una “trama” fatta dei «tasselli ricomponibili» della «memoria, del ricordo, delle parole dette e trasentite». Anche gli incompiuti <em>Jahrestage</em> di Johnson seguono la medesima logica non unidimensionale, e mettono capo ad «una scrittura reale ma non realistica, pronta a inventare la realtà senza però tradire la storia», quasi in essa si potesse spalancare improvvisamente ed accidentalmente una benjaminiana <em>Jetzeit</em>, un tempo-ora in cui confluisce il passato, capace di ridare significatività all’agire umano. Sulla questione del realismo, pare che Saviano abbia meditato anche qui intorno a quanto Wu Ming 1 chiosa in <em>New Italian Epic 2.0</em>, riferendosi all’e<em>xploit</em> di Gomorra: «un nuovo approccio epico può cambiare la natura del “realismo”». Il paradosso della scrittura e del suo rapporto con la verità, è da Saviano vissuto fino in fondo: essa deve essere «capace di dare senso e giustizia a una realtà confusa e ingiusta, ma che non riuscirà mai a sostituirsi alla vita». La vicinanza intuitiva ad alcune posizioni della teoria critica francofortese è sempre più palese: «Rifacendoci a un pensiero di Theodor Adorno si potrebbe dire che Johnson incanala la vita dei suoi personaggi nel flusso delle “forze che si liberano nella decadenza”». Il potere, in altri termini, va conosciuto per essere affrontato, e la sua conoscenza esatta e motivante in direzione di un altrimenti, si condensa in una letteratura che è archeologia e genealogia del potere, senza però cedere al vezzo dell’estetismo tipico di molte prove del post-moderno, né all’illusione di cogliere in un sol colpo la totalità del reale o l’incontrovertibilità di un principio primo. Qui è ancora Adorno a tornare utile, e a dare la misura della <em>tensione al realismo </em>in Saviano: «la realtà, come realtà intera, si presenta al conoscere unicamente in modo oppositivo, perciò la speranza di ottenere una realtà giusta e corretta offre solo frammenti e rovine» (Th. W. Adorno, <em>L’attualità della filosofia. Tesi all’origine del pensiero critico</em>, Milano, Mimesis, 2009, p. 37). La direzione seguita da Saviano è quella di libri come <em>Se questo è un uomo </em>di Primo Levi, di «libri che non sono testimonianze, reportage, non sono dimostrazioni» (di una verità precostituita), «ma portano il lettore nel loro stesso territorio, permettono di essere carne nella carne. In qualche modo questa è la differenza reale tra ciò che è cronaca e ciò che è letteratura». Quel che spiazza, nello scrivere di Saviano, al di là della disputa sul realismo, è il modo in cui egli lega in un gesto letterario unitario, il dubbio critico e la «carne nella carne», la scepsi relativa ad una verità tradita da quella democrazia che dovrebbe essere il luogo eletto della verità (perlomeno giuridica), e il bisogno somatico, mimetico, viscerale, di certezza, bellezza, giustizia. Un bisogno che si concretizza in una critica, avrebbe detto Foucault, che «esiste solo in relazione con qualcosa di diverso da se stessa: essa è strumento, mezzo per un avvenire o una verità che non conoscerà e che non sarà; essa è sguardo su un campo in cui intende mettere ordine <em>senza poter dettare legge</em>» (M. Foucault, <em>Illuminismo e critica</em>, Roma, Donzelli, 1997, p. 35). «La forza della letteratura», ci dice Saviano, «continua a essere questa sua incapacità di ridursi a una dimensione, di essere soltanto una cosa, sia essa notizia, informazione o sensazione, piacere, emozione». «La potenza vitale della scrittura», in altri termini, consiste nell’essere uno «strumento ingovernabile e capace di forzare ogni maglia possibile». In questa rivolta, che secondo le parole di Foucault è una rivolta contro l’essere <em>eccessivamente</em> governati, o contro l’«essere governati così, in una maniera specifica», «in questo modo» (<em>ivi</em>, p. 71 e p. 37), non c’è alcun impulso anarchico fondamentale, né per il francese archeologo dei saperi, né tantomeno per Saviano, bensì «indocilità ragionata» (<em>ivi</em>, p. 40), vero marchio di fabbrica di una critica illuministica, che in Saviano è informata dalla bellezza (quest’ultimo aspetto è forse il vero tratto differenziante rispetto alla precedente letteratura sulla mafia, incluso Leonardo Sciascia e il cinema di Francesco Rosi. La differenza non sta cioè in un presunto congedo da una critica di stampo illuministico in quanto tale). </p>
<p>X. <em>L’ineffabile bugiardo</em>. Ferdinando Imposimato ha definito «ineffabile bugiardo» il <em>premier </em>Silvio Berlusconi (<em>Un attacco continuo alla Costituzione</em>, in <em>Il Ponte</em>, 65, 2009/4, pp. 5-8), e ciò la dice lunga riguardo il problema di verità caratterizzante l’Italia, in cui il diritto è fondato sulla Costituzione scaturita dall’Assemblea Costituente post-bellica (quella stessa Costituzione che il <em>premier </em>alternativamente sostiene di difendere e allo stesso tempo di voler cambiare, in quanto risente <em>ab origine</em>, secondo lui, dell’influenza del comunismo sovietico). Il tentativo di riforma costituzionale è in questo caso palesemente il tentativo di mettere il premier al riparo dai suoi guai giudiziari, ed è sorprendente che Saviano non faccia il nome del Presidente del Consiglio nel proprio libro. La sorpresa va tuttavia minimizzata per due motivi. Saviano plausibilmente teme che vengano attenuate le misure di sicurezza a salvaguardia della sua persona, soprattutto dopo le dichiarazioni, queste sì davvero sorprendenti, del capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani. In secondo luogo, Saviano è recentemente uscito dal suo silenzio sul <em>premier</em> cercando un dialogo, ovvero promuovendo un appello per il ritiro della norma sul cosiddetto processo breve, che farebbe cadere in prescrizione «reati gravissimi, in particolare quelli dei colletti bianchi», i quali rendono opaco lo sconfinamento dei meccanismi dell’economia illegale nell’economia legale. La pratica politica della de-penalizzazione di certi reati, d’altra parte, finisce per toccare nel profondo il quadro esposto da Saviano, e per investire non solo il problema della normatività e del diritto nel Paese, ma l’antropologia stessa dell’individuo, del soggetto che chiede verità e giustizia (i casi a cui si attaglia la diagnosi di Pasolini sulla «mutazione antropologica» non si sono ancora esauriti, purtroppo). Togliendo l’imputabilità dei reati economici, si crea di fatto una pericolosa e delicatissima scollatura nella continuità tra azione e responsabilità, soggetto che agisce ed effetto delle azioni. Cosa accadrebbe se nelle relazioni di scambio di cui vive la sfera economica, si facesse piazza pulita del concetto di responsabilità? Con il venir meno della responsabilità attribuibile agli individui, questi non si sentirebbero più in dovere di aderire al vero, e non sarebbero motivati ad una condotta regolata dal diritto. Con ciò verrebbe meno un elemento centrale nella continuità della vita delle persone, le quali sono tali anche perché responsabilmente vincolate le une alle altre nella società. Nel vicolo cieco a cui porta la de-penalizzazione dei reati economici, non vanno a finire le ideologie, già tramontate da un pezzo, ma gli individui stessi, con la loro capacità di immaginarsi un futuro migliore e di lavorare per esso con responsabilità. Molte delle norme proposte da questo governo, non costituiscono affatto i presupposti per dei buoni <em>exempla</em>.               </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[N-Dubz: fear of a cartoon planet]]></title>
<link>http://stopshitmusic.wordpress.com/2009/11/28/n-dubz-fear-of-a-cartoon-planet/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 02:51:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Euan Wallace</dc:creator>
<guid>http://stopshitmusic.wordpress.com/2009/11/28/n-dubz-fear-of-a-cartoon-planet/</guid>
<description><![CDATA[If nothing else, N-Dubz new single &#8216;I Need You&#8216; will serve as a mind-blowing monument to]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>If nothing else, N-Dubz new single &#8216;<a href="http://www.youtube.com/watch?v=8_96uyfmqgo">I Need You</a>&#8216; will serve as a mind-blowing monument to the technological advances of the past decade, even the past few years with lines like &#8216;I been searching all over <a href="http://www.facebook.com/">Facebook</a>, but I can&#8217;t seem to find you.&#8217;</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/ZI6I5xWoA5o&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/ZI6I5xWoA5o&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>And I&#8217;m sure that&#8217;s really meaningful too, because everything this ridiculous cartoon vision of hip-hop music does is serious, serious stuff.</p>
<p>I&#8217;m pretty certain they don&#8217;t give a shit what people think of their lyrics, just as well because they&#8217;re stupid, what one reviewer called &#8216;unwittingly hilarious.&#8217;</p>
<p>In amongst this tale of heartbreak and alienation you&#8217;d be hard-pressed not to stifle a laugh at lines like: &#8216;I&#8217;m pissed I never took your number.&#8217;</p>
<p>The idea that they were ever underground is ludicrous, they&#8217;re so commercial they should come with a price tag and nutritional information attached.</p>
<p>Just listen to the lyrics, watch the stupid video. It&#8217;s all about money and lacking self-awareness, mo&#8217; money mo&#8217; ego.</p>
<p>The first 10 seconds of the video feature a <a href="http://www.lamborghini.co.uk/">Lamborghini</a>, a <a href="http://www.ducati.com/">Ducati</a> and a Helicopter with the &#8216;N-Dubz&#8217; logo on it. Case closed.</p>
<p>They mean nothing, they just exist. They are an existential quandary that could confound <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Albert_Camus">Albert Camus</a>.</p>
<p>But I suppose this is just the inevitable way forward for British hip-hop; that it would become shinier and cleaner until you would no longer be using words like &#8216;grime&#8217; to describe it. Thanks a lot <a href="http://www.domestos.co.uk/">Domestos</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[The Never-ending Search for Ambition]]></title>
<link>http://blessingandburden.wordpress.com/2009/11/27/the-never-ending-search-for-ambition/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 12:32:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>The Host of Our Program</dc:creator>
<guid>http://blessingandburden.wordpress.com/2009/11/27/the-never-ending-search-for-ambition/</guid>
<description><![CDATA[Mr. O&#39;brien &nbsp; I&#8217;m in the mood for ambitious fiction. Earlier this year I was blessed ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em></p>
<div id="attachment_490" class="wp-caption aligncenter" style="width: 363px"><a href="http://blessingandburden.wordpress.com/files/2009/11/tumblr_kr2ren6hm81qz7rwmo1_400.jpg"><img class="size-full wp-image-490 " style="border:11px solid black;" title="please join me in a round of applause" src="http://blessingandburden.wordpress.com/files/2009/11/tumblr_kr2ren6hm81qz7rwmo1_400.jpg" alt="" width="353" height="353" /></a><p class="wp-caption-text">Mr. O&#39;brien</p></div>
<p></em></p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:justify;">I&#8217;m in the mood for ambitious fiction. Earlier this year I was blessed with a run of incredible reads,  topped off by Yvegeny Zamiatin&#8217;s masterpiece, <em>We.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em></p>
<div id="attachment_489" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><a href="http://blessingandburden.wordpress.com/files/2009/11/zamyati21.jpg"><img class="size-full wp-image-489 " style="border:11px solid black;" title="thinking intelligent thoughts" src="http://blessingandburden.wordpress.com/files/2009/11/zamyati21.jpg" alt="" width="200" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Mr. Zamiatin</p></div>
<p></em></p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:justify;">Since then I&#8217;ve taken on more projects that inevitably have eaten into my reading time, and I am becoming more zealous in my quest for inspired reads. <em>Ambition</em> is the only flavor my literary palate wants to taste right now. I&#8217;m hungry for books that make me break out the booksdarts and re-read for pure pleasure. I want prose and plots that cause reactions, page turners that remind me how lucky I am to know how to read.</p>
<p style="text-align:justify;">I&#8217;m compiling a list (in no particular order) of ambitiously written books and additions are requested in the comments section! I&#8217;d love suggestions for a 2010 reading list&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">
<div id="attachment_491" class="wp-caption aligncenter" style="width: 330px"><a href="http://blessingandburden.wordpress.com/files/2009/11/james-baldwin-nyc2.jpg"><img class="size-full wp-image-491 " style="border:11px solid black;" title="the native son" src="http://blessingandburden.wordpress.com/files/2009/11/james-baldwin-nyc2.jpg" alt="" width="320" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Mr. Baldwin</p></div>
<p>&#160;</p>
<p><em>The Third Policeman </em>by Flann O&#8217;Brien</p>
<p><em>Cat&#8217;s Cradle</em> by Kurt Vonnegut</p>
<p><em>Trainspotting</em> by Irvine Welsh</p>
<p><em>The Inferno</em> by Dante</p>
<p><em>Morvagine</em> by Blaise Cendrars</p>
<p><em>Tropic of Capricorn</em> by Henry Miller</p>
<p><em>Candide</em> by Voltaire</p>
<p><em>The Electric Koolaid Acid Test </em>by Tom Wolfe</p>
<p><em>Black Boy </em>by Richard Wright</p>
<p><em>The Master and Margarita</em> by Mikhail Bulgakov</p>
<p><em>Who&#8217;s Afraid of Virgina Woolf</em>? by Edward Albee</p>
<p><em>Bowl of Cherrie</em>s by Milliard Kauffman</p>
<p><em>The Whapshot Chronicle </em>by John Cheever (as well as many of his shorter works)</p>
<p><em>Catch-22</em> by Joseph Heller</p>
<p><em>One Flew Over the Cuckoo&#8217;s Nest</em> by Ken Kesey</p>
<p><em>Giovanni&#8217;s Room</em> by James Baldwin</p>
<p><em>The Iliad </em>by Homer</p>
<p><em>If On a Winter&#8217;s Night a Traveler </em>by Italo Calvino</p>
<p><em>Her</em> by Lawrence Ferlinghetti</p>
<p><em>Geek Love</em> by Katherine Dunn</p>
<p><em>The Twits </em>by Roald Dahl</p>
<p><em>Lolita</em> by Vladamir Nabakov</p>
<p><em>Fear and Loathing in Las Vegas</em> by Hunter S. Thompson</p>
<p><em>The Road</em> by Cormac McCarthy</p>
<p><em>The Monkeywrench</em> Gang by Edward Abbey</p>
<p><em>To Kill a Mockingbird</em> by Harper Lee</p>
<p><em>The Great Gatsby</em> by F. Scott Fitzgerald</p>
<p><em>The Stranger</em> by Albert Camus</p>
<p><em>The Godfather </em>by Mario Puzo</p>
<p><em>Peanuts</em> by Charles Schultz</p>
<div id="attachment_492" class="wp-caption aligncenter" style="width: 190px"><a href="http://blessingandburden.wordpress.com/files/2009/11/960429-024.gif"><img class="size-full wp-image-492 " style="border:11px solid black;" title="a rare writer who worked for a living" src="http://blessingandburden.wordpress.com/files/2009/11/960429-024.gif" alt="" width="180" height="284" /></a><p class="wp-caption-text">Mr. Abbey</p></div>
<p>more:</p>
<p><em>Bluebeard/Slaughterhouse 5</em> by Kurt Vonnegut</p>
<p><em>The Aeneid </em>by Virgil</p>
<p><em>The Baron in the Trees</em> by Italo Calvino</p>
<p><em>Tropic of Cancer </em>by Henry Miller</p>
<p><em>Matilda</em> by Roald Dahl</p>
<p><em>Catcher in the Rye</em> by J.D Salinger</p>
<p><em>His Dark Materials </em>Series by Phillip Pullman</p>
<p><em>At Swim-Two-Birds</em> by Flann O&#8217;brien</p>
<p><em>White Noise</em> by Don Delillo</p>
<p><em>The Unbearable Lightness of Being</em> by Milan Kundera</p>
<p><em>The Watchmen</em> by Alan Moore</p>
<p>More..?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Christ and the Myth of Sisyphus]]></title>
<link>http://kevinocoin.wordpress.com/2009/11/26/christ-and-the-myth-of-sisyphus/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 19:52:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>kevinocoin</dc:creator>
<guid>http://kevinocoin.wordpress.com/2009/11/26/christ-and-the-myth-of-sisyphus/</guid>
<description><![CDATA[King Lear and his fool as Lear shouts in anger at the heavens, raging against the absurdity of his s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://www.pathguy.com/fool.jpg" alt="" /></p>
<p><em>King Lear and his fool as Lear shouts in anger at the heavens, raging against the absurdity of his situation.</em></p>
<p>Recently my plan to read the greatest work of philosophy and literature in the Western canon (the list of works and authors was posted here some time ago) brought me to a slim volume called <em>The Myth of Sisyphus</em> by twentieth-century French absurdist philosopher Albert Camus.  The first sentence to the book reads: &#8220;There is only one truly philosophical problem, and that is suicide.&#8221;  By this he simply means that before we speak about anything else (what it means to be good, whether a person is divisible into three parts: mind, body, and soul, etc.) we need to first ask whether life has any meaning which ought to compel us to live, and if not we should admit it and have enough courage to end our lives.</p>
<p>For Camus, life is absurd.  He defines absurdity as the difference between our expectation of the world and the way the world and actually turns out to be. Camus sees a fundamental bifurcation between humanity and the world, with the sense of the absurd residing somewhere in the middle.  For example, it is most often our expectation (especially in the rational West) that the world obeys some consistent physical laws, but then quantum mechanics comes along and defies the laws of Newtonian physics.  We also tend to operate under the assumption of fairness in the world, such that it makes sense when a murder is imprisoned for life, and yet his or her act of murder, perpetrated against an innocent victim, smacks of injustice, and we can do nothing but shake our fist in vain at an impassive heaven.</p>
<p>What we think we know very often turns out to be not true at all.  I have heard a number of people in their elder years say that the older they get, the more they realize how little they actually know and how much they can no longer take for granted.  The quest of the scientific community for a Grand Unified Theory (GUT) or a Theory of Everything (TOE) seems in this light destined to failure, the only thing more sure being that each of us will come to a place in our lives (and usually on the most plain of all days, in the midst of the same old routine) where suddenly nothing makes sense.  Camus himself describes a time when we was simply standing on the street and saw a man inside of a phone booth gesticulating wildly as he held the receiver to his ear.  He gazed at the man, labouring to undesrstand his &#8220;incomprehensible dumb-show&#8221; and marvelling at the sudden and absolute alien-ness of it all, wondering why the man had even been born.  I suspect many (if not most, and I include myself here) people in our society experience the alien-ness and incomprehensibleness of the outside world at one point or another, and in varying degrees.</p>
<p>Thus stands Camus&#8217;  theory and experience of the absurd, and he has a bone to pick with anyone tries to soften the blow by coming down on one side or the other &#8212; either insisting on orderliness and the powers of human rationality to the exclusion and denial of the inexplicable; or insisting on the mystical, subjective, or irrational element of life and the world to the exclusion of the rational faculty in mankind.  This is where he objects to religion (in particular Christianity), for he experienced it as being unable to stare the absurd in the face ad therefore always defaulting to one of the two poles &#8211; either Kierkegaard and others lost themselves in the irrational nebulosity of the divine, or those heavily influenced by the Enlightenment insisted that God and his world could be reduced to a wholly rational concept.  For Camus, neither are acceptable.  Anything that is to give meaning must preserve this tension.</p>
<p>In response to Camus, I would have us consider the person of Christ.  The reason I think Jesus and orthodox Christian theology may answer Camus&#8217; conundrum of the absurd is because Jesus is both 100% God and 100% human, in the same person but without contradiction. Camus&#8217; absurdism lies in the fact that there is a fundamental disconnect between human experience on one side and the the world or divine creation on the other.  The yawning chasm between them grows wider and deeper all the time, it would seem.</p>
<p>But Christ is uniquely able to answer this connundrum because he is both God and humankind at the same time.  He sees and experiences this dilemma from both vantage points, and can cross with ease from one side to the other and back over again.  Jesus does not emphasize one factor of the absurdist problem to the exclusion of the other, but rather unites both factors perfectly in himself, thus maintaining and actually guarding that tension but then also transcending it to bring meaning.</p>
<p>The wonderful promise of the Bible is that when we put our faith in Christ, we become co-heirs with him, having access to all his riches and power.  It would stand to reason, then, that, at least in a limited way on this side of eternity, we can glimpse his reality which transcends both factors of the absurd.  We still live with this tension because we still fall on the human side of the equation, but we can, in Christ, glimpse the divine and how to interacts perfectly with humanity.  We need not despair, and we need not sense the ache of meaninglessness.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[disinterring martyrs]]></title>
<link>http://pensum.wordpress.com/2009/11/26/disinterring-martyrs/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 18:46:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>pensum</dc:creator>
<guid>http://pensum.wordpress.com/2009/11/26/disinterring-martyrs/</guid>
<description><![CDATA[[The Globe and Mail] Mr. Camus, according to people who knew him and have weighed in on the question]]></description>
<content:encoded><![CDATA[[The Globe and Mail] Mr. Camus, according to people who knew him and have weighed in on the question]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Albert Camus y el Panteón de los Grandes...]]></title>
<link>http://zoevaldes.net/2009/11/26/albert-camus-y-el-panteon-de-los-grandes/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 09:56:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zoé Valdés</dc:creator>
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<description><![CDATA[Leer en EcoDiario de El Economista.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Leer en <a href="http://ecodiario.eleconomista.es/cultura/noticias/1720398/11/09/Albert-Camus-y-el-Panteon-de-los-Grandes.html">EcoDiario</a> de El Economista.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sisifos ]]></title>
<link>http://odeonblog.wordpress.com/2009/11/25/sisifos/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 21:10:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>odeonblog</dc:creator>
<guid>http://odeonblog.wordpress.com/2009/11/25/sisifos/</guid>
<description><![CDATA[Coşkunlukla aydınlığa aynı zamanda erişmemizi sağlayacak bir şey varsa, o da açıklıkla içlilik arası]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://odeonblog.wordpress.com/files/2009/11/albertcamus.gif"><img class="aligncenter size-full wp-image-524" title="albertcamus" src="http://odeonblog.wordpress.com/files/2009/11/albertcamus.gif" alt="" width="234" height="322" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Coşkunlukla aydınlığa aynı zamanda erişmemizi sağlayacak bir şey varsa, o da açıklıkla içlilik arasında kurulan dengedir. <em>sf. 16</em></p>
<p style="text-align:justify;">Bedenin yargısı, aklın yargısından hiç de aşağı değildir, beden de yokoluş karşısında geriler. <em>sf.19</em></p>
<p style="text-align:justify;">Dekorların yıkıldığı olur. Yataktan kalkma, tramvay, dört saat çalışma, yemek, uyku ve aynı uyum içinde salı çarşamba perşembe cuma cumartesi,  çoğu kez kolaylıkla izlenir bu yol. Yalnız bir gün “neden” yükselir ve her şey bu şaşkınlık kokan bıkkınlık içinde başlar. “Başlar” işte, bu önemli. <em>sf.34</em></p>
<p style="text-align:justify;">Gene bir gün gelir, insan otuz yaşında olduğunu görür ya da söyler. Gençliğini belirtir böylece. Ama, aynı anda, zamana göre de yerini belirtir. Zamanın içinde yerini alır. Geçmesi gerektiğini söylediği bir eğrinin belirli bir ânındadır. Zamanın malıdır, içinin ürpertiyle dolması üzerine, en kötü düşmanı olarak görür onu. Yarını istiyordur hep, bütün benliğinin bundan kaçması gerekirken, yarının gelmesini diliyordur. Etin bu başkaldırışı uyumsuzdur. <em>sf.25</em></p>
<p style="text-align:justify;">İnsan düşüncesinin bir anlam taşıyabilecek biricik tarihini yazmak gerekseydi, yapılacak şey birbirini kovalayan pişmanlıklarının ve güçsüzlüklerinin tarihini yazmak olurdu. <em>sf.29</em></p>
<p style="text-align:justify;">Yasalarını sayıyorsunuz; ben de bilme susuzluğum içinde bunların doğru olduklarını kabul ediyorum. Mekanizmasını tanıtlıyorsunuz, umudum büyüyor. Sonunda bu sihirli ve karmakarışık evrenin atoma, atomun da elektrona indirgendiğini öğretiyorsunuz bana. Bütün bunlar güzel, gerisini de anlatmanızı bekliyorum. Ama siz bana elektronların bir çekirdek çevresinde toplandıkları görünmez bir gezegenler takımından söz ediyorsunuz. Bu dünyayı bana bir imgeyle açıklıyorsunuz. O zaman dönüp dolaşıp şiire geldiğinizi anlıyorum, hiçbir zaman bilemeyeceğim. Buna kızmaya zamanım mı var? Şimdiden kuram değiştirdiniz. Böylece bana her şeyi öğretmesi gereken bu bilim varsayımda sona eriyor, bu açıklık eğreltilemeye gömülüyor, bu kararsızlık sanat yapıtında eriyip gidiyor. Bunca çabaya ne gerek vardı? Bu tepelerin tatlı çizgileri, bu çarpıntılı yürek üzerinde akşamın eli daha fazlasını öğretiyor bana. Başladığım noktaya geldim. <em>sf.30</em></p>
<p><strong><em>Albert Camus &#8211; Sisifos Söyleni</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Deneme- Can Yayınları (Çn.Tahsin Yücel)</em></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Albert Camus ]]></title>
<link>http://nottlar.wordpress.com/2009/11/25/albert-camus/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:04:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>ece</dc:creator>
<guid>http://nottlar.wordpress.com/2009/11/25/albert-camus/</guid>
<description><![CDATA[Mezarının yeri değişsin değişmesin diye Fransalarda tartışılırken, Fransız edebiyatının en büyük yaz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://nottlar.wordpress.com/files/2009/11/albert-camus.jpeg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-437" title="albert camus" src="http://nottlar.wordpress.com/files/2009/11/albert-camus.jpeg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Mezarının yeri değişsin değişmesin diye Fransalarda tartışılırken, Fransız edebiyatının en büyük yazarlarından biri Türk basınında Cezayirli yazar olarak anılmaya başlandı. Rahat olmak lazım galiba ya&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[De la traite des vaches mortes.]]></title>
<link>http://lagene.wordpress.com/2009/11/25/de-la-traite-des-vaches-mortes/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 07:00:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Le Juif</dc:creator>
<guid>http://lagene.wordpress.com/2009/11/25/de-la-traite-des-vaches-mortes/</guid>
<description><![CDATA[Deux hommes. Albert Camus et Michael Jackson. Le premier fut, entre autres, l&#8217;auteur de L]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Deux hommes.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Albert_Camus" target="_blank">Albert Camus</a> et <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Michael_jackson" target="_blank">Michael Jackson</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Le premier fut, entre autres, l&#8217;auteur de <em>L&#8217;Etranger</em>, roman qui bouleversa la vie politique et culturelle dans la France coloniale des années 50. Celui-ci trouva la mort dans un accident de voiture il y a de cela presque cinquante ans.</p>
<p style="text-align:justify;">Quant à l&#8217;autre, après 40 ans d&#8217;une carrière artistique sans équivalent, il disparut subitement le 25 juin dernier dans d&#8217;obscures conditions où le crapuleux le mêle au sordide.</p>
<p style="text-align:justify;">Ces deux illustres morts sont aujourd&#8217;hui exhumés en vue d&#8217;être empaillés par la grâce du système politico-médiatique recycleur d&#8217;icônes et pourvoyeur d&#8217;immortalité consommable.<a href="http://lagene.wordpress.com/files/2009/11/the-famous-pose-of-albert-camus1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6154" title="the-famous-pose-of-albert-camus1" src="http://lagene.wordpress.com/files/2009/11/the-famous-pose-of-albert-camus1.jpg" alt="" width="500" height="335" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Camus, authentique figure de gauche, incarnant dans ses principes autant que dans ses actes &#8220;l&#8217;homme révolté&#8221;, pourfendeur de l&#8217;ordre bourgeois, est sur le point d&#8217;être &#8220;panthéonisé&#8221; par un Sarkozy qui n&#8217;en est pas à <a href="http://www.lemonde.fr/societe/article/2007/10/19/la-lecture-de-la-lettre-de-guy-moquet-divise-les-enseignants_968843_3224.html" target="_blank">une grossière récupération près</a>. Le président, grand lecteur de Camus devant l&#8217;éternel, appelle de ses voeux l&#8217;entrée en grande pompe au Panthéon de l&#8217;auteur de<em> La Peste </em>et de<em> Les Justes</em> tandis que Jean Camus, fils de l&#8217;écrivain, a fait savoir en qualifiant de &#8220;contre-sens&#8221; cette initiative, qu&#8217;il ne souhaite pas que la mémoire de son père soit récupérée à des fins électoralistes par un pouvoir devenu le symbole même de tout ce que l&#8217;écrivain a combattu.</p>
<p style="text-align:justify;">Pour le pouvoir acculé à donner sa conception d&#8217;une <a href="http://lagene.wordpress.com/2009/11/04/identite-nationale-la-perennite-du-jambon-beurre-sous-la-menace-du-mechoui/" target="_blank">identité nationale de plus en plus difficile à cerner</a>, il s&#8217;agit de se refaire une virginité humaniste à moindre frais et tant pis si le fiston à son Camus passe pour un anti-sarkozyste hystérique à la solde des socialistes à qui on ne la fait pas. Dans le sillage du Président, il est à noter que Le Pen, en faisant de Camus, une figure strictement &#8220;pied-noir&#8221;, via une <a href="http://www.lefigaro.fr/flash-actu/2009/11/20/01011-20091120FILWWW00495-camuspantheon-electoraliste-le-pen.php" target="_blank">formule de recyclage </a>d&#8217;une malhonnêteté sidérante, ramène  avec la démagogie qu&#8217;on lui connait, l&#8217;illustre révolté sur les rivages bruns de l&#8217;extrême droite et des nostalgiques de l&#8217;Algérie française.</p>
<p style="text-align:justify;">Alors, certes, Camus, en acceptant le Prix Nobel de littérature en 1958 pour l&#8217;ensemble de son oeuvre, a montré que même s&#8217;il était soucieux de ne pas se laisser momifier, n&#8217;en était pas pour autant réticent aux honneurs . Mais sa liberté était telle qu&#8217;il n&#8217;aurait jamais pu être gobé par l&#8217;establishment politique. Cette tentative de recyclage n&#8217;est qu&#8217;un exemple de plus, de l&#8217;extraordinaire capacité d&#8217;absorption (et de digestion) des idées et des individus qui les ont portées par les élites  gouvernantes afin de faire dire aux morts ce qu&#8217;ils n&#8217;ont jamais dit. A cet égard, Camus au Panthéon de Sarkozy, ce serait aussi cruellement ironique que <a href="http://usa.blogs.liberation.fr/2006/08/bush_lit_camus.html" target="_blank">George W Bush qui lit </a><em><a href="http://usa.blogs.liberation.fr/2006/08/bush_lit_camus.html" target="_blank">L&#8217;Etranger</a> e</em>ntre deux réunions avec son Etat Major, ou encore ces T-shirts à l&#8217;effigie du Che portés par de jeunes occidentaux et fabriqués par ces enfants chinois rendus esclaves par l&#8217;impitoyable régime communiste. Cet ordre n&#8217;est pas sans rappeler l&#8217;immémoriale loi de la chaîne alimentaire.<a href="http://lagene.wordpress.com/files/2009/11/michael-jackson-bad-tour.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6155" title="michael-jackson-bad-tour" src="http://lagene.wordpress.com/files/2009/11/michael-jackson-bad-tour.jpg" alt="" width="475" height="579" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">MJ, de son coté, est au centre de l&#8217;actualité avec le documentaire consacré à montrer sous un angle intimiste les répétitions qu&#8217;il a donné avant sa dernière série de concerts.  L&#8217;exploitation de <a href="http://www.imdb.com/title/tt1477715/" target="_blank"><em>This is it</em> </a>(que j&#8217;avoue ne pas avoir vu, même si je suis, chaque jour, un peu plus tenté) me fait penser aux terribles spectacles de foires montrés dans <em><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Elephant_Man_%28film%29" target="_blank">Elephant Man</a></em>, à une nuance près: les forains sans scrupules, constatant que leur &#8220;bête&#8221; ne déplace plus les foules, auraient décidé que celle ci leur serait plus rentable, une fois empaillée. La soi disant rareté attribuée au  documentaire (il ne devait être projeté sur les écrans que pour une durée de 15 jours) n&#8217;était qu&#8217;une cynique tentative de pécher un maximum de <span style="text-decoration:line-through;">poissons</span> spectateurs dans les deux premières semaines d&#8217;exploitation. Cette publicité délibérément mensongère et digne des campagnes de marketing les plus agressives, ne me semble pas aller de pair avec le recueillement induit par la nature de l&#8217;évènement (on ne peut s&#8217;empêcher de penser que les producteurs de <em>This is it</em>, enfin gorgés des millions que Bambi aurait été bien incapable de leur rapporter de son vivant, ont toutes les raisons du monde de le préférer mort que vif; ce qui rend possibles les  plus folles rumeurs conspirationnistes essaimées autour des circonstances de la mort de MJ sur le Net).</p>
<p style="text-align:justify;">Là encore, la &#8220;Machine&#8221; absorbe l&#8217;individu pour en faire une espèce de matériau rendu vierge à nouveau, sur lequel elle pourra bâtir un nouveau récit. Ces mécanismes rappellent, par bien des aspects, la vision cauchemardesque que proposait, en son temps, le film de Richard Fleischer, <em><a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Soleil_vert_%28film%29" target="_blank">Soleil Vert</a>, </em>monument SF mettant en scène<em> </em>une société acculée au pire des recyclages pour assurer sa propre survie.</p>
<p style="text-align:justify;">Il serait parfaitement incongru, voire même à coté de la plaque de mettre Camus et Jackson sur le même podium. Et pourtant leurs dépouilles respectives sont, si l&#8217;on en croit l&#8217;intérêt que leur portent nos charognards contemporains , d&#8217;une saveur comparable.<a href="http://lagene.wordpress.com/files/2009/11/hyene_tachetee021.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6152" title="hyene_tachetee021" src="http://lagene.wordpress.com/files/2009/11/hyene_tachetee021.jpg" alt="" width="460" height="670" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[카드 한 장에 사랑과, 카드 한 장에 쓸쓸함과.]]></title>
<link>http://aiwime.wordpress.com/2009/11/24/%ec%b9%b4%eb%93%9c-%ed%95%9c-%ec%9e%a5%ec%97%90-%ec%82%ac%eb%9e%91%ea%b3%bc-%ec%b9%b4%eb%93%9c-%ed%95%9c-%ec%9e%a5%ec%97%90-%ec%93%b8%ec%93%b8%ed%95%a8%ea%b3%bc/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 18:09:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>퍼프</dc:creator>
<guid>http://aiwime.wordpress.com/2009/11/24/%ec%b9%b4%eb%93%9c-%ed%95%9c-%ec%9e%a5%ec%97%90-%ec%82%ac%eb%9e%91%ea%b3%bc-%ec%b9%b4%eb%93%9c-%ed%95%9c-%ec%9e%a5%ec%97%90-%ec%93%b8%ec%93%b8%ed%95%a8%ea%b3%bc/</guid>
<description><![CDATA[1. 재발급 신청을 한 은행 카드가, 열흘 걸린다고 했으렸다. 하지만 학교 가는 날, 은행 쉬는 날 (대체 월요일에 왜 쉬는 거냐고?!) 등이 겹치다 보니 이제야 찾아올 수 있었다]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>1. 재발급 신청을 한 <strong>은행 카드</strong>가, 열흘 걸린다고 했으렸다. 하지만 학교 가는 날, 은행 쉬는 날 <span style="color:#888888;">(대체 월요일에 왜 쉬는 거냐고?!)</span> 등이 겹치다 보니 이제야 찾아올 수 있었다. 진짜 10유로 미만의 간당간당한 현금만으로 며칠을 살아온 거냐. 눈물이 앞을 가려서 달려오는 차를 미처 못 보고 쾅, 하진 않았고&#8230;</p>
<p>2. 그런데, 한풀이 하듯 달려가 카드를 긁었더니, <strong>비밀번호</strong>가 틀리대?! 헐, 이거 뭥미. 다시 은행에 갔더니&#8230; &#8220;아 참, 분실신고 하신 거죠? 그럼 비밀번호 재지정 해야 되는데&#8230; <strong>사흘 더 기다리세요</strong>.&#8221; 나의 프랑스 업무처리 쨩은 스고이하고도 카와이하고도&#8230;</p>
<p><!--more--></p>
<p>일단, 분실신고해서 정지시킨 카드와 비밀번호를 달리 해야 할 이유를 납득 못하겠고&#8230; 그쪽은 비밀번호고 뭐고 <strong>그냥 정지</strong>된 거잖아?! 게다가 비밀번호를 내가 지정하냐 하면 그런 것도 아니잖아, 은행에서 정해주는 걸로 써야 하잖아? 21개월 동안 외워서 잘 쓰고 있었는데, 그건 그렇다 치더라도, 왜 바꾸지 않으면 안 되는 거지?<span style="color:#888888;"> (그 업무를 미리 처리해두지 않고 이제야 넣는다는 건 이미 속상한 일 축에도 못 낀다.)</span></p>
<p>게다가 <strong>앞으로 사흘</strong>이라 하심은, 으흐응, 이번 주중엔 또 카드를 못 쓴다는 이야기가 되겠군요. 자칫해서 배달이 하루 늦어지기라도 하면 무려 다음 주로 넘어간다는 이야기. 자물쇠 대금도 치러야 하고, 장도 봐야 하고, 공연 보러 갈 것도 있는데 이 뭐&#8230;</p>
<p>3. 카드 얘기가 나왔으니 말인데, 요즘 학교의 자판기에 현금이 안 들어간다. 이번 학기부터 그렇게 되었는데, 학생식당을 이용하는<strong> 충전식 카드</strong>를 이용하지 않으면 안 된다는 것이다. 물론 까페테리아에선 현금을 받으니 괜찮지만, 그쪽은 늘 줄을 서야 하고 또 금요일 저녁 같은 경우는 일찍 닫아 버리니까. &#8220;<strong>모네오</strong>&#8220;라고 하는 카드인데, 이게 또 말이 많은 듯. 이번 주에 이와 관련하여, 철도공사 등과 연계한 전국적 규모의 파업이<span style="color:#888888;"> (또) (&#8230;)</span> 있다고 들었다만은.</p>
<p>이전까지는 모네오를 사용하고 안 하고에 별 다른 차이가 사실 없었다. 가격에 차이가 나는 것도 아니고 뭐. 그런데 모네오는<strong> BNP 은행</strong>의 상품이어서, 모네오 가입 = BNP 계좌 개설이란 것이지. 스고이하고도 카와이하고도 한 프랑스의 업무 처리를 생각할 때, 유학생이 은행 계좌를 하나 더 튼다는 것도 사실 조금 번거로운데, 귀국할 때 계좌 안 막아져서 고생했다는 소리를 한두 번 들은 것도 아니고. 그리고 BNP에 개인정보를 또 줘야 한다는 것이고, 비자 관련으로 은행 업무가 한 곳에 집중되는 편이 좋은 외국인들에겐 서류도 늘어나는 등 복잡해진다.</p>
<p>&#8220;모네오에 반대하는 대학 전선&#8221;이란 이름의 단체가 생겼는데, 불어로는 Front Universitare Contre Moneo, 줄여서<strong> FUC-Moneo</strong>라는 기가 막히는 <span style="color:#888888;">(&#8230;) </span>이름이다. 얘들 말로는 모네오의 차후 사업확장이 교통카드, 학생증, 도서관 카드, 학교 출입증까지 이어질 계획이라고 한다. 좀 험한 동네에 위치한 우리 학교 같은 경우는 동네 애들이 학교에 함부로 들어와 사고 치지 못하게, 모네오 찍고 학교 들어오면 좋아할 애들도 있긴 하겠다만. FUC-Moneo 쪽 애들 말로는 학생 <strong>생활의 전반적인 통제</strong>가 모네오 카드 한 장으로 이뤄질 수도 있다는 것이다. 이를테면 출석체크 등. 그게 BNP 은행 DB에 싹 모이면, 이를테면 외국인 학생들은, 비자 갱신할 때 &#8220;어, 근데 너 출석이 좀 불규칙하다?&#8221; 라는 식의 상황도 충분히 벌어질 수 있지 않느냐는 주장.</p>
<p>4. <strong>까뮈</strong>의 팡테옹 이장에 대한 유족의 반대의견 중에 &#8220;폐쇄공포증이었던 사람을 왜 그런 곳에?!&#8221;라는 게 있다니 유쾌했다. 프랑스인은 이래서 귀엽다. 비주류를 지향한 까뮈가 왜 팡테옹에? 라는 것은&#8230; 글쎄, 잘 모르겠다. 나 혼자 하는 생각이지만 나는 까뮈가 실존주의자였다는 게 먼저고, 비주류 지향성이 있었다면 그것은 부산물일 뿐이란 느낌인데. 그렇게 친다면 실존주의라는 거대한 파고의 중심에 있었던 까뮈가 팡테옹에 못 들어갈 이유는 없을 것 같다. <span style="text-decoration:line-through;">게다가 부르주아스러웠잖아.</span></p>
<p>반면 갑자기 드는 생각이, <strong>팡테옹</strong> 같은 게 있는 프랑스는 부럽고도 징그럽다는 느낌. 루브르도 그렇지만, &#8220;프랑스의 영광&#8221;을 한 곳에 그러모아다 전시하며 기뻐하고 싶어하는 페티시즘이 느껴진다. 그렇게 하려고 했을 때 누구도 &#8220;저게 무슨&#8230;&#8221;이라 할 수 없을 어마어마한 것들이 가득히, 실은 자리가 모자라서 엄선해야 할 정도로 많이 있다는 점이 부럽고. 하지만 한국에서 &#8220;대한민국을 빛낸 위인들을 한 곳에 모읍시다!&#8221; 라고 한다면 난 반대. 다른 이유를 떠나서, 좀 징그러워.</p>
<p>5. <strong>포스텍스 스피커</strong>의 퀄리티에는 대만족 중. 소리가 너무 예뻐서 걱정이 될 정도. 그런데 뒷면에 그릴처럼 달린 게 &#8220;DTM 환경에 최적화된 <strong>전자파 간섭</strong> 차단&#8221;이라며? 휴대폰을 근처에 두면 찌지지지직 소리가 나는 게, 예전에 쓰던 싸구려 알텍 랜싱 스피커보다 오히려 심한 것 같은데&#8230;</p>
<p>6. 말 나온 김에 알텍 랜싱 스피커 이용해서 <strong>4CH</strong> 환경이나 만들어볼까. <span style="color:#888888;">(그러나 스피커 놓을 자리가 없구나&#8230;)</span></p>
<p>7. 휴대폰 잃어버리는 꿈을 꿨다. 노이로제 걸릴 것 같다. 조심하자.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Prop del cel]]></title>
<link>http://hecomeshiverns.wordpress.com/2009/11/24/prop-del-cel/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 12:17:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>tomeutoliver</dc:creator>
<guid>http://hecomeshiverns.wordpress.com/2009/11/24/prop-del-cel/</guid>
<description><![CDATA[Coneixia la música de Nacho Vegas feia alguns anys i havia disfrutat amb cançons com “El angel Simón]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Coneixia la música de Nacho Vegas feia alguns anys i havia disfrutat amb cançons com “El angel Simón” o “Blanca”, però fins la meva darrera estada a Mallorca no havia caigut pel pedregar d’un disc com <em>Deaparezca aquí </em>(2005). D’això en fa quatre setmanes, però segueixo cantant “<a href="http://www.youtube.com/watch?v=_pBlVX3jJQM" target="_blank">Cerca del cielo</a><em>”, </em>i repeteixo, una vegada i una altra, la mateixa frase maleïda: “&#8230; como Sísifo. Empeñado en subir, para luego bajar por pendientes imposibles”.</p>
<p>El fil no es trenca mai, tot i perdre’l sovint, i ho dic perquè sense aquesta repetició malaltissa que diu “Como Sísifo&#8230;” jo mai m&#8217;hauria fet amb un llibre d’Albert Camus que es diu, invariablement, <em><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/El_mito_de_S%C3%ADsifo" target="_blank">El mite de Sísif</a></em>. I no sabria per què la frase maleïda romandrà dins del meu cap fins que jo mateix comenci a pujar, per després baixar, per pendents impossibles. Perquè “existeix una felicitat metafísica en la defensa de l&#8217;absurd del món”, diu Camus.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Monday notes]]></title>
<link>http://scwc.wordpress.com/2009/11/23/monday-notes/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 01:00:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>B. D.</dc:creator>
<guid>http://scwc.wordpress.com/2009/11/23/monday-notes/</guid>
<description><![CDATA[In case your Monday passing slowly, and you need something to help pass the time: Kim Stanley Robins]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>In case your Monday passing slowly, and you need something to help pass the time:</p>
<ul>
<li><a href="http://io9.com/5400698/kim-stanley-robinson-dystopian-fiction-is-for-slackers" title="Kim Stanley Robinson: Dystopian Fiction Is For Slackers" target="_blank">Kim Stanley Robinson</a> explains why dystopia is easy.</li>
<li><a href="http://www.totalfilm.com/features/movie-by-movie-terry-gilliam" title="Movie-By-Movie: Terry Gilliam" target="_blank">James White</a> offers insights into the films of Terry Gilliam.</li>
<li><a href="http://schott.blogs.nytimes.com/2009/11/16/feeling-over-the-weather/" title="Feeling 'Over the Weather'" target="_blank">Ben Schott</a>&#8217;s readers had fun with drunks.</li>
<li><a href="http://www.nytimes.com/2009/11/22/books/review/King-t.html" title="Raymond Carver's Life and Stories" target="_blank">Stephen King</a> on Raymond Carver.</li>
<li><a href="http://www.nytimes.com/2009/11/23/world/europe/23iht-camus.html" title="Son Objects to Moving Camus's Remains" target="_blank">David Jolly</a> brings us a morbid moment from France.</li>
<li>WNYC&#8217;s <a href="http://www.studio360.org/episodes/2009/11/20" title="Studio 360" target="_blank"><i>Studio 360</i></a> brings us Darwin in verse, Denis Dutton on <i>The Art Instinct</i>, murder and drama among chimpanzees, and original fiction from Lydia Millet (read by Martha Plimpton).</li>
</ul>
<p>And as I&#8217;m having a hard time coming up with anything else, how about a Totoro bus?<br />
<a href="http://www.neatorama.com/2006/01/29/totoro-cat-bus/"><img src="http://scwc.wordpress.com/files/2009/11/micrototoro.jpg" alt="" title="Totoro on Wheels" width="300" height="399" class="aligncenter size-full wp-image-955" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Herman Van Rompuy: Il Principe?]]></title>
<link>http://jamiependergrass.wordpress.com/2009/11/23/herman-van-rompuy-il-principe/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:14:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>jamiependergrass</dc:creator>
<guid>http://jamiependergrass.wordpress.com/2009/11/23/herman-van-rompuy-il-principe/</guid>
<description><![CDATA[What does it take to be a good leader? When Obama was elected to become the most powerful man in the]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>What does it take to be a good leader? When Obama was elected to become the most powerful man in the world, there was a lovely story in the January edition of ‘The Surfer’s Path’ about Richard Nixon (bear with me, it is rather long):</p>
<blockquote><p> “From John’s deck one could survey the scene, including the upper story of the hacienda and the special stairs that had been built to allow presidential access to the sand and sea. One afternoon, as I looked on, Dick and Pat (the Mrs.) descended the bluff, crossed over the railroad tracks (via a special set of stairs and plank inlays), and stepped out onto the beach. It was a glorious day and the couple was preceded, at a polite distance, by a pair of secret-service agents. In fact, Dick and Pat kept a polite distance from each other, too. Another pair of secret-service agents followed, at a distance. The four men were dressed in black suits, complete with shiny black shoes, ties, jackets. Pat wore a casual pant-suit kind of thing, but it was the president who really caught my eye. He wore a pair of dark gray slacks – high, with the belt buckle positioned about halfway between his navel and his sternum – and a powder-blue shirt with short sleeves that came closer to his wrists than his elbows. He wore polished dress shoes, and he stepped awkwardly towards the berm, along which he walked as he studied the sloshing surges of the Pacific. The impression I got was of a guy a lot less at home on a beach than Neil Armstrong had been hopping around in a space suit on the moon”</p></blockquote>
<p>President Obama, on the other hand, grew up in Hawai’i and went to the same high school as surfing great Gerry Lopez. Comfortable in the ocean, Drew Kampion (the man responsible for the passage above) believes that Obama is a good thing for the world, notably: “for sustainability and the environment, for compassion and relationships, for sanity and reason”. On Youtube, we can even watch Obama bodysurf a wave at his home break:</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/XmWWYD5ocxw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/XmWWYD5ocxw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Unfortunately, I could not find any Youtube evidence of the ‘inner surfer’ in Herman Van Rompuy, the new European President. Yet we should not give up on the chap just yet. After a trawl through his personal website, I discovered some of his much discussed Haiku. Here is one entitled ‘Water’:</p>
<blockquote><p>“Plassen wachten</p>
<p>Op warmte om te verdampen.</p>
<p>Water wordte een wolk.”</p></blockquote>
<p>I suspect he is expressing something in connection with the joys of gliding along a four foot peeling wave. I have emailed to ask him, so maybe if there is a flat spell in politics and swell, he will let us know. And before you write and tell me that Hitler liked poetry and also had connections with Japan, let me tell you this: Herman also cites his favourite author as Albert Camus. What better answer could there be?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Albert Camus au Panthéon?]]></title>
<link>http://undessinparjour.wordpress.com/2009/11/23/albert-camus-au-pantheon/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:03:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>undessinparjour</dc:creator>
<guid>http://undessinparjour.wordpress.com/2009/11/23/albert-camus-au-pantheon/</guid>
<description><![CDATA[Une fois n&#8217;est pas coutume, les avis sont très partagés, entre reconnaissance légitime par la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://undessinparjour.wordpress.com/files/2009/11/ns091123.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-723" title="ns091123" src="http://undessinparjour.wordpress.com/files/2009/11/ns091123.jpg" alt="" width="294" height="400" /></a></p>
<p>Une fois n&#8217;est pas coutume, les avis sont très partagés, entre reconnaissance légitime par la Nation et récupération médiatique par le Président.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Albert Camus, don't move his remains!]]></title>
<link>http://pipolo.wordpress.com/2009/11/23/albert-camus-remains/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 06:00:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rosario Pipolo</dc:creator>
<guid>http://pipolo.wordpress.com/2009/11/23/albert-camus-remains/</guid>
<description><![CDATA[When I studied Albert Camus at University, his novel &#8220;L&#8217;Etranger&#8221; striked me. His ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://pipolo.wordpress.com/files/2009/11/camus500.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1205" style="border:0;" title="Albert Camus (c) Life" src="http://pipolo.wordpress.com/files/2009/11/camus500.jpg" alt="" width="500" height="200" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://pipolo.wordpress.com/files/2009/07/rosarioavatar.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-893" style="border:0;" title="Rosario Pipolo" src="http://pipolo.wordpress.com/files/2009/07/rosarioavatar.jpg" alt="" width="70" height="70" /></a>When I studied <strong>Albert Camus</strong> at University, his novel &#8220;L&#8217;Etranger&#8221; striked me. His intellectual spirit took shape of individual freedom over authority. While France is ready to celebrate <strong>the 50th anniversary</strong> of Albert Camu&#8217;s death, <strong>Nicolas Sarkozy</strong> would like to <strong>move his remains</strong> from a cemetery near Avignon to the Pantheon in Paris. I agree with Jean Camus, one of the writer&#8217;s children, who doesn&#8217;t want the Frech President to move his father&#8217;s remains! It should be a stupid paradox: Camus wrote about humilty and refused state pomp. Why should he rest in a triumphant grave at Pantheon? What&#8217;s about the sudden passion for literature of French President? Albert Camus isn&#8217;t a political icon. Please, don&#8217;t move his remains! Let him rest in peace in that little cemetery.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Camus to the Pantheon?]]></title>
<link>http://thephilosophersclub.wordpress.com/2009/11/23/camus-to-the-pantheon/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 00:14:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>S&amp;S</dc:creator>
<guid>http://thephilosophersclub.wordpress.com/2009/11/23/camus-to-the-pantheon/</guid>
<description><![CDATA[Charles Bremner looks at the possibility of moving the late philosopher&#8217;s body to resting plac]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://thephilosophersclub.wordpress.com/files/2009/11/albertcamus1.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-19" title="AlbertCamus" src="http://thephilosophersclub.wordpress.com/files/2009/11/albertcamus1.jpg?w=236" alt="" width="236" height="300" /></a><a href="http://timescorrespondents.typepad.com/charles_bremner/2009/11/sarkozys-plan-to-rebury-albert-camus.html">Charles Bremner</a> looks at the possibility of moving the late philosopher&#8217;s body to resting place of many prominent French figures:</p>
<blockquote><p>Catherine Camus, one of his two surviving children, has mixed feelings<em></em>. On one hand, she approved because &#8220;<em>this would be a symbol for people for whom life is very hard.&#8221;</em> But her father was a man who detested great honours, she noted. &#8220;<em>That is why it is not a simple question.&#8221; </em></p>
<p>Jean, her twin brother and co-heir to her father&#8217;s very lucrative legacy,  told <em>le Monde </em>via intermediaries yesterday that he is opposed. Moving his remains from his grave in Lourmarin, near Avignon, would be be a &#8220;counter-sense&#8221; for a man who abhorred pomp and state honours. He also suspects that Sarkozy is trying to cash in on his father, according to <em>le Monde</em>.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A Stranger To Good Sense]]></title>
<link>http://taylorbright.wordpress.com/2009/11/22/a-stranger-to-good-sense/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 21:42:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Taylor Bright</dc:creator>
<guid>http://taylorbright.wordpress.com/2009/11/22/a-stranger-to-good-sense/</guid>
<description><![CDATA[Should Albert Camus&#8217; remains be removed for political motives? From the NYT: President Nicolas]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Should Albert Camus&#8217; remains be removed for political motives? From the NYT:</p>
<blockquote><p>President Nicolas Sarkozy wants to transfer the remains of the writer Albert Camus to one of the most hallowed burial places in France, but the plan has run into opposition from the Nobel laureate’s son, who does not think his father would have wanted the honor.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.nytimes.com/2009/11/23/world/europe/23iht-camus.html?_r=1&#38;ref=global-home">Son Objects to Moving Camus’s Remains &#8211; NYTimes.com</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[114. Pantheonisierung]]></title>
<link>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2009/11/22/114-pantheonisierung/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 15:02:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>lyrikzeitung</dc:creator>
<guid>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2009/11/22/114-pantheonisierung/</guid>
<description><![CDATA[Der Sohn von Albert Camus möchte nicht, daß sein Vater ins Pantheon kommt. Er fürchtet die politisch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Der Sohn von Albert Camus möchte nicht, daß sein Vater ins Pantheon kommt. Er fürchtet die politische Vereinnahmung. Die Camus scheuen das sarkozyanische Pantheon wie die Pest. Was für eine Naivität. Man pantheonisiert immer aus schlechten Gründen: die Pantheonisation ist immer Mißbrauch des Genies für die (zeitweiligen) Bedürfnisse der Republik. pardon: des Präsidenten der Republik.  &#8230;</p>
<p>Nie wird man den Marquis de Sade dort erblicken, nie Céline. Man wird weder Rimbaud noch Lautréamont einlassen, und es ist gut, daß Péguy nicht drin ist. Jean Genet kommt nicht hinein. Und wenn Proust hineinkommt, dann aus unguten Gründen. Vielleicht kommt Sartre hinein, denn er tut keinem mehr weh, aber immerhin hat er vielen wehgetan. Doch hat man viel zuviel Angst, daß sich sein Leichnam weigern wird. / Yann Moix, <a href="http://laregledujeu.org/2009/11/21/532/camus-fuit-le-pantheon-comme-la-peste/" target="_blank">La règle du jeu</a> 21.11.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Albert Camus - Caderea vazuta prin tastele mele]]></title>
<link>http://dordemare.wordpress.com/2009/11/21/albert-camus-caderea-vazuta-prin-tastele-mele/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:35:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>Liana</dc:creator>
<guid>http://dordemare.wordpress.com/2009/11/21/albert-camus-caderea-vazuta-prin-tastele-mele/</guid>
<description><![CDATA[Acum e prea tarziu, va fi intotdeauna prea tarziu. Din fericire!&#8221; Sunt datoare cu o recenzie d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div align="justify">
<blockquote><p>Acum e prea tarziu, va fi intotdeauna prea tarziu. Din fericire!&#8221;</p></blockquote>
<p>Sunt datoare cu o recenzie de mult prea mult timp pentru cartea asta. Desi a fost scurta. Dar&#8230; eu sunt o puturoasa de felul meu. Si nici cu timpul in exces nu ma pot lauda. </p>
<p>Am citit-o mai mult pe autobuz, in drum spre lucru. Si in timpul interviului pentru NIN. Pentru ca este plictisitor si e compus mai mult din asteptari.</p>
<p>&#8220;Caderea&#8221; e scrisa exact cum sunt gandurile mele. Aparent fara logica, insa totul este ordonat perfect, ca o teorema cu sens in geometrie. Dialogul &#8211; monolog (nu stiu daca exista termenul asta, dar eu am terminat POLI) m-a fascinat de la prima pagina. Speram totusi sa nu intervina si interlocutorul mai tarziu. Nu a intervenit. Da, Camus a baut o bere cu mine candva, demult.</p>
<p>&#8220;Caderea&#8221; este o povestire (nu o pot numi roman, are 59 de pagini mari si late) in care Jean &#8211; Baptiste povesteste aparent fara nici un sens franturi din viata lui. Avocat de succes in Paris, ajunge sa isi racoleze clientii intr-un bar de port in Amsterdam din cauze oarecum necunoscute.</p>
<p>Trebuie sa recunosc ca, pe alocuri, m-a pierdut. Caderea lui Jean &#8211; Baptiste poate foarte bine incepe in momentul in care nu o salveaza pe femeia care se arunca in Sena in fata lui sau in momentul in care constata ca lumea ar putea functiona foarte bine si fara el. Este studiat binevoitor, saritor, indatoritor. Dar face asta doar in momentul in care este vazut, in momentul in care este el in lumina reflectoarelor. </p>
<p>In momentul in care realizeaza ca este important doar in ochii lui, pe Jean &#8211; Baptiste incepe sa il obsedeze gandul mortii. Oamenii normali se sinucid de tristete, de nefericire, de singuratate. Jean &#8211; Baptiste, nu. El vroia sa moara pentru a pedepsi lumea. A realizat insa ca atata timp cat nu se poate bucura de reactiile lumii post mortem, nu are nici un sens pentru nimeni. Asa ca renunta asa cum renunta, pana la urma, la tot.</p>
<p>Initial, am crezut ca toata povestea asta are vreun sens macar moralizator. Sfarsitul, insa, m-a bagat in ceata de tot. </p>
<blockquote><p>Recunoasteti, totusi, ca va simtiti azi mai putin multumit de dumneavoastra decat erati acum cinci zile. Acum nu ramane decat sa astept sa-mi scrieti sau sa va intoarceti. Caci va veti intoarce, sunt sigur!</p></blockquote>
<p>Jean &#8211; Baptiste nu a fost construit ca un erou. Jean &#8211; Baptiste este OMUL. Pentru ca se descrie cu toate defectele care exista in fiecare om, dar pe care NIMENI (dar absolut nimeni) nu le-ar recunoaste vreodata. Cu exceptia aceluia, poate, ca fiecare e perfect si fara el lumea nu ar putea continua. Jean &#8211; Baptiste nu a fost construit sa placa sau sa displaca, ci sa oglindeasca. </p>
<p>Ca o concluzie, &#8220;Caderea&#8221; trebuie citita cu atentie si rabdare. Si aruncata pe geam atunci cand te scoate din minti cu filozofiile divine. Dar pana la urma, &#8220;Caderea&#8221; este per ansamblu o filozofie. Mai trebuie sa ma lamuresc a ce.</p>
<p>Mi-e ciuda ca am citit cartea pe autobuz, pe bucati. Multe idei le-am pierdut pe drum. Dar stiu clar ca o voi reciti. Si voi ajunge la alte concluzii. Si alte idei. </p>
<p>Stiu ca poate nu e recenzia la care se astepta lumea. Si nici nu stiu daca poate fi numita o recenzie. Nu am mai facut &#8220;comentarii pe text&#8221; de cel putin 7 ani. Dar, in cazul in care vrea cineva sa citeasca si alte pareri despre cartea asta, <a href="http://darkclauds.wordpress.com/2009/10/25/bookfrenzy-de-octombrie/http://darkclauds.wordpress.com/2009/10/25/bookfrenzy-de-octombrie/">Claudia</a> a scris putin mai bine si mai documentat ca mine, iar pe <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Fall_%28novel%29">wikipedia</a> cineva a avut rabdare sa faca un comentariu stufos. Recunosc ca pana in momentul asta nu le-am citit decat in diagonala. Ca sa nu fiu acuzata ulterior de plagiat <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Saptamana viitoare o sa va povestesc despre &#8220;M-am hotarat sa devin prost&#8221;. Dar nu promit.</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Γνωμικό #168]]></title>
<link>http://diagoras.wordpress.com/2009/11/21/quote168/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 21:48:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Διαγόρας ο Μήλιος</dc:creator>
<guid>http://diagoras.wordpress.com/2009/11/21/quote168/</guid>
<description><![CDATA[«Μην περιμένεις την τελική Κρίση. Λαμβάνει χώρα κάθε μέρα.» —Albert Camus (Αλμπέρ Καμύ) (1913-1960) ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[«Μην περιμένεις την τελική Κρίση. Λαμβάνει χώρα κάθε μέρα.» —Albert Camus (Αλμπέρ Καμύ) (1913-1960) ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La certitude du doute...]]></title>
<link>http://souklaye.wordpress.com/2009/11/21/la-certitude-du-doute-285/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 19:41:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>souklaye</dc:creator>
<guid>http://souklaye.wordpress.com/2009/11/21/la-certitude-du-doute-285/</guid>
<description><![CDATA[Je n&#8217;arrive pas à choisir entre la nécrophilie politique et la xénophobie mathématique (Albert]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://souklaye.wordpress.com/files/2009/11/albert-camus1.jpg"><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-4078" title="Albert Camus" src="http://souklaye.wordpress.com/files/2009/11/albert-camus1.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align:center;">Je n&#8217;arrive pas à choisir entre la nécrophilie politique et la xénophobie mathématique<br />
(Albert Camus 0 &#8211; Eric Besson 1)<br />
<a href="http://souklaye.wordpress.com/files/2009/11/demagrophie-francaise.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-4076" title="démagrophie française" src="http://souklaye.wordpress.com/files/2009/11/demagrophie-francaise.png" alt="" width="500" height="466" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Autumn Spring]]></title>
<link>http://lotusbrooklyn.wordpress.com/2009/11/20/autumn-spring/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 14:41:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carrie M</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Autumn is a second spring when every leaf is a flower.” —Albert Camus In New York we’ve almost pass]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1219" title="CM_Yellow Leaves" src="http://lotusbrooklyn.wordpress.com/files/2009/11/cm_yellow-leaves.jpg" alt="" width="420" height="315" /></p>
<p><strong>“Autumn is a second spring when every leaf is a flower.”</strong></p>
<p style="text-align:right;">—Albert Camus</p>
<p>In New York we’ve almost passed the time of brilliantly shining leaves, yet when I found this quote yesterday it struck me as perfect for this moment. As nature hunkers down to rejuvenate itself during the winter, it’s tempting to let your spirit go into hibernation, as well. But we are capable of creating a new spring for ourselves—in our lives and our souls—whenever we choose to try. I choose now.</p>
<p><em>Photo taken by me in Green-Wood Cemetery, Brooklyn, fall 2006.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Henryltä odotettiin enemmän]]></title>
<link>http://puoliaika.wordpress.com/2009/11/20/henrylta-odotettiin-enemman/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 11:31:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lari Vesander</dc:creator>
<guid>http://puoliaika.wordpress.com/2009/11/20/henrylta-odotettiin-enemman/</guid>
<description><![CDATA[Thierry Henry ratkaisi Ranskan ja Irlannin välisen jatkokarsintaottelun käsivirheellään, jonka hän t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Thierry Henry ratkaisi Ranskan ja Irlannin välisen jatkokarsintaottelun käsivirheellään, jonka hän tunnusti ottelun jälkeen ensin irlantilaisille ja medialle &#8211; mutta ei koskaan erotuomarille.</strong></p>
<p><strong><a href="http://puoliaika.wordpress.com/files/2009/11/henry.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-2290" title="En laittaisi tätä paitaa päälleni Dublinissa, enkä vähään aikaan kyllä muuallakaan." src="http://puoliaika.wordpress.com/files/2009/11/henry.jpg" alt="" width="500" height="268" /></a><br />
</strong></p>
<p>Ranska on juuri selviytynyt ensi kesänä pelattaviin MM-kisoihin, mutta menestyksessä on hapan sivumaku. Syynä tähän on ratkaisumaaliin johtanut Henryn käsivirhe. Pallo oli jo menossa ulos kentältä, kun Henry nappasi sen kädellä mukaansa. Henry pudotti pallon suoraan jalkoihinsa ja syötti sitten William Gallas&#8217;lle, joka puski maalin edestä voitto-osuman.</p>
<p>Irlantilaiset ovat ymmärrettävästi raivoissaan. Se että Henry meni ottelun jälkeen näyttävästi lohduttamaan puolustaja Richard Dunnea oli laiha lohtu. Ottelun jälkeen Henry sanoo medialle sen minkä luultavasti sanoi jo Dunnelle: &#8220;Se oli käsipallo, mutta minä en ole erotuomari.&#8221; Sanat tuskin lämmittävät ketään. Kuumentavat korkeintaan.</p>
<p>Henry olisi nimittäin voinut käsitellä tilannetta toisinkin. &#8220;Se oli täydellinen tilaisuus epäitsekkyydelle, rehellisyydellä ja urheilijamaisuudelle &#8212; Henryllä oli noin viisi sekuntia aikaa liittyä jalkapallohistorian kuolemattomiin&#8221;, Guardianin Richard Williams kirjoitti kolumnissaan.</p>
<p>Millaiseen joukkoon Henry sitten olisi liittynyt? Williams nosti esiin Robbie Fowlerin tapauksen vuodelta 1997 ja Paolo Di Canion teon kolme vuotta myöhemmin. Fowler yritti saada erotuomaria pyörtämään rankkarituomiotaan, koska Fowlerin mielestä Arsenal-vahti David Seaman ei ollut rikkonut häntä. Kun erotuomari pysyi kannassaan, Fowler kävi omajalkaisesti rähmimässä pilkun. Di Canio puolestaan pysäytti pelin koppaamalla pallon maalipaikassa käsiinsä, koska hän näki vastustajan maalivahdin makaavan loukkaantuneena maassa.</p>
<p>Noihin tekoihin ei vaadittu roolimalleja. &#8220;Fowler oli sivistymätön katujen kasvatti. Di Canio taas töni kerran erotuomarin kumoon saatuaan punaisen kortin ja jakeli fasistisia tervehdyksiä Lazion kannattajille&#8221;, Williams muistutti. &#8220;Fowlerin ja Di Canion epäitsekkäät teot muuttivat meidän käsitystämme heistä. Ne kertoivat, että näiden miesten sisällä on hyvyyttä.&#8221;</p>
<p>Silti Williams ei suostu vertaamaan Henryn tekoa Diego Maradonan &#8220;jumalan käsi&#8221;-maaliin vuoden 1986 MM-kisoissa, sillä pelin ja pelaajien taustat olivat aivan toisenlaiset. &#8220;Maradonan teko perustui katulapsen vaistoon, jota ruokki (vuoden 1966 MM-kisoissa tapahtuneen) Antonio Rattínin ulosajon ja Falklandin sodan kostaminen. Henry sen sijaan on sivistynyt mies ja Ranskan Kunnialegioonan ritari. Hänen olisi pitänyt pystyä parempaan &#8211; vastustajiensa, itsensä ja lajin kunniaksi.&#8221;</p>
<p>Toisin sanoen iso osa Ranska-Irlanti-ottelusta syntyneestä skandaalista johtuu siitä, että Henryltä odotettiin enemmän. Iki-ärsyttävältä Marco Materazzilta tai rottamaiselta Craig Bellamyltä ei olisi voinut tilanteessa odottaakaan mitään muuta, mutta reiluksi ja tyylikkääksi pelaajaksi profiloituneelta Henryltä kyllä. Katsojat pettyivät, koska he saattoivat kerrankin toivoa pelaajalta hyvyyttä, eikä tämä suostunut sitä esittämään.</p>
<p>Toisaalta se ei ollut tarkemmin ajateltuna hirveän yllättävää. Vaikka Henry korostaa, ettei hän ole erotuomari, niin se ei ole estänyt häntä valittamasta erotuomareille häntä vastaan tehdyistä tuomioista. (Tässä yksi näistä sadoista tapauksista: http://www.youtube.com/watch?v=e3g-ghCz8dk)</p>
<p>Miksi pelaajista tulee erotuomareita vain silloin, kun epäreilu tuomio tehdään heitä vastaan? 90 prosenttia pelaajista valittaa kyllä erotuomarille epämieluisasta tuomiosta, mutta heistä ehkä yksi sadasta on valmis tunnustamaan oman virheensä silloin, kun he hyötyvät tuomarin tekemästä päätöksestä. Irlantilaisetkaan eivät valittaneet, kun he saivat lahjarankkarin karsintamatsissa Georgiaa vastaan. (http://www.youtube.com/watch?v=Jf9fx4ipF4Q)</p>
<p>Tästä tarinasta on turha etsiä opetusta. Käsivirhe jäi näkemättä ruotsalaistuomari Martin Hanssonilta. Se maksoi Irlannille MM-kisapaikan ja luultavasti myös Hanssonin Etelä-Afrikan reissu jää sen takia tekemättä. Ranska ja Henry sen sijaan pääsevät kisoihin.</p>
<p>Jalkapallo tarvitsisi rehellisempiä pelaajia, mutta koska heitä ei ole saatavilla, se saanee joko lisää erotuomareita joko maalien taakse tai videoiden ääreen. Algeriassa maalivahtina Nobel-kirjailija Albert Camus ei tainnut todellakaan tarkoittaa ammattijalkapalloilua sanoessaan kuuluisan lauseensa: &#8220;Kaiken minkä tiedän moraalista olen oppinut jalkapallokentältä.&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[...]]></title>
<link>http://ujsuineeg.wordpress.com/2009/11/19/21/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 20:45:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>ujsuineeg</dc:creator>
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<description><![CDATA[Absurditunne võib ükskõik kellele ükskõik missugusel tänavanurgal näkku karata. Niisugusena, nagu ta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Absurditunne võib ükskõik kellele ükskõik missugusel tänavanurgal näkku karata. Niisugusena, nagu ta on &#8211; oma ahastamapanevas alastuses, oma särata valguses on ta hõlmamatu. Aga just see hõlmamatus väärib järelemõtlemist. Küllap on õige, et iga nimene jääb meile igavesti tundmatuks ja et temas on alati midagi tabamatut, mis meil käest libiseb&#8230;..</p>
<p>&#8230;&#8230;..    Osad, mida inimene mängib, määravad tema olemuse just niisamuti nagu tema siirusepuhangud&#8230;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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