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	<title>allblacks &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "allblacks"</description>
	<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 20:26:35 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Manu Samoa ultima spiaggia novembrina]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/27/manu-samoa-ultima-spiaggia-novembrina/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 09:58:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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<description><![CDATA[Finiscono domani le partite della Nazionale Italiana con avversari di assoluto valore, riprenderà po]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Finiscono domani le partite della Nazionale Italiana con avversari di assoluto valore, riprenderà poi il campionato Italiano che per uno strano scherzo del destino non è considerato rugby, ma un surrogato difficile da gustare.  Novembre volge al termine e a distanza di 30 anni esatti da quel pomeriggio soleggiato al<strong> Battaglini</strong> in cui incontrammo gli <strong>AllBlacks</strong> con un risultato storico per il nostro movimento, sfidiamo i guerrieri <strong>Samoani</strong>.<!--more--> E’ la nostra occasione di interrompere una serie di 13 partite perse e di riuscire a mettere un segno positivo con i giocatori del Pacifico con cui non abbiamo mai vinto. Veniamo da due partite in cui ci siamo trovati a competere con i “mitici” <strong>AllBlacks </strong>e con i campioni del Mondo i “duri” <strong>SudAfricani</strong>. Sono stati incontri che hanno dimostrato palesemente la nostra attuale incapacità di avere un sano ed efficiente gioco d’attacco, di avere giocatori completamente fuori ruolo e della mancanza di chiare competenze in alcuni fondamentali (calci e gioco tattico). Abbiamo ingaggiato <strong>Nick Mallett</strong> per arrivare a questi livelli, forse anche un qualsiasi allenatore Italiano avrebbe ottenuto simili risultati risparmiando soldi, chiacchere e illusioni che avvelenano il mondo del rugby Italico. A questo punto, come ormai vuole l’insana tradizione Italiana, siamo alla partita che salva la stagione. Possiamo sorridere amaramente di queste amenità che ormai sono diventate una costante FIR nella gestione del nostro rugby, qui siamo arrivati e da questo punto, molto basso, incominciamo le nostre considerazioni. Perdiamo <strong>Sergio Parisse</strong> per 6 mesi, in allenamento si è rotto i legamenti; giocatore di valore mondiale e unica scelta disponibile come numero 8, andiamo contro i Samoani con <strong>Zanni</strong> adattato a terza centro e <strong>Sole</strong> flanker alla chiusa. E’ l’ulteriore tassello di colore diverso che si staglia su l’azzurra coperta Italiana. Notate che nella Penisola non nascono i numeri 8,  neppure i mediani d’apertura, ma sovrabbondiamo di terze linee ala, piloni, tallonatori, anche le seconde linee non amano nascere in Italia. Non parliamo poi dei centri che sembrano amare tutte le maternità del mondo meno quelle di casa nostra. Vista la terribile situazione delle nascite Italiane per ruolo, proporrei di intentare una causa seduta stante, alle cicogne, che fanno di tutto per mettere in chiara difficoltà <strong>Mallett</strong>. Con una squadra che ha fatto vedere rari momenti intensi e fruttuosi di gioco, soprattutto con il <strong>SudAfrica</strong>, andiamo a sfidare la miglior squadra Isolana del Pacifico, gli azzurri e bianchi Samoani. Giocatori che fanno del confronto fisico il loro biglietto da visita, che solitamente si stampa in qualche parte del corpo del malcapitato avversario di turno. Giocatori che soffrono terribilmente la disciplina sia di squadra, che nel gioco, possono essere temibili quando trovano le giornate di grazia in cui riescono a essere corretti nel confronto fisico e ordinati nelle tattiche che soprattutto in campo aperto sono micidiali. Amano il confronto uno contro uno e sono dei placcatori terribili che se non ben affrontati lasciano il segno, ma hanno difficoltà di organizzazione e amano poco le fasi statiche in cui soffrono l’organizzazione avversaria. Abbiamo nella nostra Nazionale dei buoni momenti in mischia e nel gioco del pacchetto degli avanti sappiamo dare il meglio che però ha pochissimi sbocchi positivi nelle linee arretrate. Potremo cercare di impostare la battaglia dei fanti pesanti e del gioco lento, limitando le aperture e il confronto al largo che è il nostro punto debole. Sarà importante giocare vicini e con attenzione alle aperture a tutto campo con la linea Samoana di difesa vicina, perché il loro “costume” è quello di uscire velocemente sul secondo attaccante (solitamente) per portare l’impatto che è quasi, sempre, di grandissima potenza. Riusciranno i nostri eroi a dare finalmente sostanza alla partita con i guerrieri del Pacifico? Lo speriamo vivamente, anche se abbiamo già pronta, in caso di sconfitta la scusa, capitata ahimè al momento giusto, la “terribile” mancanza del capitano Parisse che ci ha limitato etc. etc. Intanto riparte il campionato Italiano che è un surrogato del rugby in confronto con l’Evento di San Siro….peccato da questo orticello striminzito, poco curato e talvolta lasciato incolto siano uscite generazioni di grandi giocatori che ci hanno portato fin qui. Il nostro governo Federale è il primo a dimenticarsene.</p>
<p>Domani al Battaglini le vecchie gradinate risuoneranno della forza che ancora hanno da quel giorno, forse ne giungerà abbastanza ad Ascoli per svegliare l’orgoglio Italiano.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Sapete che il SudAfrica è campione del mondo?]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/19/sapete-che-il-sudafrica-e-campione-del-mondo/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 18:01:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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<description><![CDATA[Passato il Santo, finito il miracolo. Come affrontare la settimana di quasi silenzio dei media Itali]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Passato il Santo, finito il miracolo. Come affrontare la settimana di quasi silenzio dei media Italiani sulla prossima partita della Nazionale Italiana di rugby che andrà ad affrontare i campioni del mondo del <strong>SudAfrica</strong>. E’ una questione solamente di palanche: la Haka, le mitiche maglie nere degli AllBlacks, il tutto gridato e venduto per una settimana a 80.000 innamorati (??!!) del rugby che vanno poi ad assistere all’evento e si ritrovano di fronte una delle più scadenti edizioni degli AllBlacks negli ultimi anni.<!--more--> Arriva a <strong>Udine</strong> una corazzata che ha sempre viaggiato nei primi posti del valore nel mondo del rugby, sono campioni del mondo e hanno mostrato negli ultimi anni un gioco fantastico, (qualcuno li vede ancora solamente “fisici” dando prova di analisi confusa) avranno in campo una buona quantità di campioni eccelsi, ma sfortunatamente hanno le maglie verdi bordate di giallo, sono attraversati da continui problemi razziali (quote imposte di neri e altre problematiche) e sono degli omoni rudi e poco simpatici. C’è ancora disponibilità di biglietti e sono state promosse varie campagne con sconti e altro per portare gli Italiani a vedere gli <strong>Springbooks</strong>. Eppure fu la prima tra le Nazioni di altissimo lignaggio che ci concesse una tournè nel lontano 1973 accogliendoci e mettendo in piedi un lungo giro che i nostri giocatori apprezzarono molto più fuori dal campo che quando dovettero far fronte alle selezioni regionali e alla Nazionale, ci dettero però credito fino in fondo e apprezzarono apertamente la mischia Italiana. Sono i campioni del mondo e probabilmente giocano il miglior rugby degli ultimi anni, hanno affettato durante il <strong>Tri Nations</strong> sia i NeoZelandesi che ancor di più gli Australiani, eppure nessuno si muove per andare a vedere questi alti (non solo di statura) interpreti del rugby moderno. Potenza dei media o anche disinformazione elementare per il rugby Italiano? Al di là dei numeri, di cui in questi giorni si è colpevolmente fantasticato e della scarsa reale informazione del “popolo” allargato del rugby, la capacità di rendere partecipi agli eventi che contano gli amanti del rugby è scarsa nella penisola. Tanti addetti ai lavori nel mondo del rugby credono, in buona fede, che sia fondamentale l’evento, lo spettacolo, il fatto eclatante per attirare neofiti nel mondo della palla ovale. Si imbalsamano  i valori: <strong>AllBlacks</strong> inarrivabili, <strong>Italiani</strong> onorevoli perdenti e si costruisce l’ennesimo mito di brevissima durata. Non si tiene in considerazione che sono i risultati quelli che contano e che costruendo un percorso di sfide vinte con le Nazionali ai vertici si arriva alla considerazione delle alte sfere del rugby. Siamo così tenuti in alta considerazione che <strong>Paddy O’Brien</strong>, capo degli arbitri IRB, ha chiesto scusa ai suoi conterranei NeoZelandesi perché la direzione di <strong>Dickinson</strong> (Australia) ha poco tutelato gli AllBlacks che hanno dovuto subire, negli ultimi minuti, i continui falli in mischia chiusa dei “rudi” Italiani. Avete letto bene, non scandalizzatevi, è così che siamo realmente considerati dai nostri avversari, anche se questo è il capo (imparziale!) di coloro che sono in campo per far svolgere in modo corretto le partite. Portiamo gli <strong>AllBlacks</strong> in giro per Milano, facciamoli sentire dei reucci nel paese dei balocchi, proseguiamo nella nostra tentazione di saltare sul carro del vincitore, anche se è nostro avversario e soprattutto quando siamo in campo mettiamo in atto il piano A, solo difesa e guai ha chi cerca di attaccare, facciamo vincere una covata di giocatori che ben poco hanno messo in campo di AllBlacks da meritarsi l’applauso e il rispetto dopo la lunga scenetta della mischia ai cinque e dei millanta falli, non puniti, che hanno perpetuato. Volevate la meta tecnica, illusi, <strong>Paddy</strong> l’imparziale sgrida <strong>Dickinson</strong>, l’uomo delle non decisioni e strizza l’occhio al nostro capitano <strong>Parisse</strong> che non ha colto il ragionamento evidente: meta tecnica agli AllBlacks da ripetuti falli in mischia chiusa? Non sia mai, dove sono i valori del rugby? Che conta e comanda? Guardiamo in faccia la realtà e educhiamo i nostri giovani che esistono altre realtà nella palla ovale che ci possono insegnare ad affrontare il nostro cammino con meno “eventi” e più concretezza. I dimenticati, dai media e anche dall’ondivago popolo del rugby, <strong>Sudafricani</strong> sono una di queste entità che possono darci realmente delle chiavi per affrontare il  lungo cammino per farci rispettare. Per chi ancora non avesse capito, ricordatevi dell’apartheid e del lungo e giusto isolamento del rugby Sudafricano e di quello che <strong>Nelson Mandela</strong> insieme con il capitano degli Springbook di allora <strong>Pienaar</strong> fecero per l’unità di una Nazione. Era il 1995 e la strada giù nel Capo non era delle più facili, anzi. O abbiamo bisogno di vedere la <strong>Haka</strong> per pensare al rugby?</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Goodbye Allblacks, see you next time!]]></title>
<link>http://scrum5.wordpress.com/2009/11/18/goodbye-allblacks-see-you-next-time/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 10:36:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Five days after the &#8220;Event&#8221; I finally found the time &#8211; and the strenght &#8211; to]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Five days after the &#8220;Event&#8221; I finally found the time &#8211; and the strenght &#8211; to]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Jornada 6: All Blacks 1-5 Steaua del Ebro]]></title>
<link>http://steauadelebro.wordpress.com/2009/11/15/jornada-6-all-blacks-1-5-steaua-del-ebro/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 16:56:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>steauadelebro</dc:creator>
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<description><![CDATA[¡Perfecto! Un 10 para todo el equipo. Para el conjunto, y para cada uno de manera individual. Fue un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-103" title="perfect" src="http://steauadelebro.wordpress.com/files/2009/11/perfect.jpg?w=150" alt="perfect" width="150" height="112" />¡Perfecto! Un 10 para todo el equipo. Para el conjunto, y para cada uno de manera individual. Fue uno de los mejores partidos que hemos jugado, si no el mejor. Por fin las cosas salieron y obtuvimos un resultado merecido y contundente. Todos jugamos muy bien y el equipo estuvo sencillamente perfecto. Ésta es la senda a seguir el resto del año. Está claro que jugando así es como aspiraremos a lograr ese gran objetivo que es el ascenso.</p>
<p><!--more-->Y es que todas las conclusiones que se pueden sacar de este partido son positivas. Encontramos por fin una forma clara de jugar, que nos ayudó a ser sólidos en defensa y sobre todo a jugar bien con el balón, aprovechando las debilidades del rival. Y sobre todo, por fin el gol fue justo con nosotros, que ya era hora.</p>
<p>Empezamos con mucha cautela y no vimos claro el camino hasta que en una jugada personal Íker se sacó un disparo raso y cruzado con la zurda que sorprendió al portero. Poquito después, en un 3 contra 2 Popi conduce por el centro y los defensas se abren dejándole tirar. Su disparo lo detiene el portero pero el despeje rebota en un defensa y se mete en la portería. Con el 0-2 todo se vuelve mucho más fácil. El rival intenta apretar y viene a presionarnos arriba, pero no cometemos errores y no sufrimos demasiados apuros. Encontramos la manera de salir de la presión: jugando un 3-1 que nos da mucha seguridad a la hora de sacar el balón. Así, Charly saca desde atrás el balón para Íker, totalmente libre de marca. Recorta al defensa que sale a su paso y bate cruzado al portero haciendo el 0-3.</p>
<p>En la segunda parte ya lo tenemos clarísimo. Sabemos cómo jugar y estamos totalmente seguros de que vamos a ganar el partido. Todo sigue igual, buena defensa y bien sacando el balón, superando la presión de los All Blacks, que no se rendían y seguían viniendo hasta nuestra área a presionar. En una contra Pol juega para Charly que viene por la banza iquierda, éste controla y se saca un zurdazo cruzado que pega en el palo y se mete para hacer el 0-4. En una falta a media distancia y ladeada viene el 1-4. El disparo, que parecía muy malo, pega en Oli que está en el punto de penalty y se mete en la portería. Y parece que Oli se pica por este golpe de mala suerte y decide enmendarse. Recibe en el medio campo, de espaldas a la portería, un pase de Charly desde atrás. Protege muy bien con el cuerpo, como si se tratara de Kanouté, y se va del defensa sólo con proteger el balón y girarse. Auténtico movimiento de delantero profesional. Encara solo al portero y lo bate impecablemente por alto. Un golazo para rubricar el 1-5.</p>
<p>Y ya está todo dicho. Las conclusiones son todas buenísimas. Hemos conseguido hacer un partidazo. Ahora lo que hay que conseguir es mantener el nivel, y esperar que la suerte no se ría más de nosotros. ¡Aúpa Steaua! ¡A tercera, con un par!</p>
<p><strong>TABLA DE GOLEADORES</strong></p>
<p>Charly: 4 goles + 2 asistencias</p>
<p>Iker: 4 + 1</p>
<p>Popi: 3 + 1</p>
<p>Oli: 2 + 2</p>
<p>Chuzín: 2 + 1</p>
<p>Pío: 1 + 1</p>
<p>Antonio: 1 + 0</p>
<p>Pol: 0 + 2</p>
<p>Jose: Hola, ¿qué tal? ¿Estás ahí?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[ALLBLACKS Trasferta a Milano]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/12/allblacks-trasferta-a-milano/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:11:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il ritrovo per la partenza è fissato alle ore 9.30 di Sabato 14 Novembre 09 presso il campo Gavagnin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><span style="color:#003300;">Il ritrovo per la partenza è fissato alle ore 9.30 di <span style="color:#000000;">Sabato 14 Novembre 09</span> presso il campo Gavagnin di Via Montorio. <span style="color:#800000;">E&#8217; richiesta la massima puntualità per organizzare l&#8217;assegnazione dei posti sugli autobus</span></span></strong></p>
<p><span style="color:#000080;"><strong><span style="text-decoration:underline;">La partenza è fissata per le ore 10 inderogabilmente.</span></strong></span></p>
<p><span style="color:#000080;"><strong><span style="color:#3366ff;">Si invitano tutti i partecipanti, grandi e piccini, a indossare i colori della nostra squadra e/o quelli della nostra Nazionale. Pronti per l&#8217;incitamento!</span></strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Aspettando......(i miei) AllBlacks 1979]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/12/aspettando-i-miei-allblacks-1979/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:04:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; vero che quella partita rischiammo di vincerla, sono passati quasi trent&#8217;anni, nel fi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E&#8217; vero che quella partita rischiammo di vincerla, sono passati quasi trent&#8217;anni, nel finale dopo essere arrivati oltre la linea bianca con Nello Francescato andammo vicino a segnare la meta che ci avrebbe portato in paradiso. Andiamo con ordine perché nella mia mente è una delle partite in cui ho bruciato al massimo la tensione e i ricordi sono dei lampi intensi che affiorano improvvisamente e rimangono pochissimo leggibili. Fu un’emozione grande da lasciare senza parole, dopo aver dato il massimo del sostegno e della partecipazione agli atleti, quel giorno in maglia bianca con il tricolore sul petto. <!--more--><img class="aligncenter size-full wp-image-2883" title="Rugby_Italia_-_All_Blacks_XV_1979" src="http://rugbyverona.wordpress.com/files/2009/11/rugby_italia_-_all_blacks_xv_19791.jpg" alt="Rugby_Italia_-_All_Blacks_XV_1979" width="500" height="314" />Ero al Battaglini nella vecchia tribuna ed ero partito da Verona, con un vero neofita come compagno, percorrendo la vecchia statale al mattino, pensando alla marea di gente che si sarebbe trovata in Via Alfieri, pronta per l&#8217;evento e in attesa di sostenere la nostra Nazionale. Era un giorno feriale e contavo anche su questo fatto per arrivare e non trovare code impossibili ai botteghini, perciò appena dopo colazione partimmo in una bella giornata autunnale e via per la tortuosa statale che arrivava tra i platani alle porte di Rovigo. L’aria era già elettrica a metà mattina e dopo aver comprato i biglietti, scopo principale in quelle ore, ci accontentammo di un panino con la mortadella e poi aperti i cancelli ci accomodammo in tribuna laterale. Intanto arrivavano sempre più appassionati e lo stadio si riempiva e sembrava ormai saturo un’ora prima dell’inizio, la gente premeva ai cancelli che erano stati chiusi perché raggiunta la capienza massima. C’era nell’aria un ronzio forte, come se la forza di ognuno sugli spalti producesse un rumore. Avevamo, due anni dopo l’Appiani informazioni maggiori sui nostri avversari, un giornalino, All Rugby, a cui mi ero abbonato mi teneva in costante mente informato sulle vicende Italiane e Internazionali, compravo poi qualche rivista Inglese o Francese per ampliare l’orizzonte, insomma ero preparato. Nel frattempo la mia conoscenza del rugby si era consolidata perché avevo ormai visitato tutti i campi Veneti, vedendo Dogi, Nazionale e il campionato Italiano, volevo conoscere dal vivo i protagonisti di questo sport che appassionava solo me. Cercavo sempre di coinvolgere qualche amico, mi accompagnavano, si divertivano, chiedevano la spiegazione delle regole, ma poi venivano una o due volte alle partite e alla fine mi lasciavano solitario viaggiatore sui campi da rugby. <img class="aligncenter size-medium wp-image-2884" title="azitaabyd2[1]" src="http://rugbyverona.wordpress.com/files/2009/11/azitaabyd212.jpg?w=300" alt="azitaabyd2[1]" width="300" height="232" />Ad un tratto, la gente fuori dai muri del Battaglini, come uno sciame d’api, entrò: alcuni arrivarono di corsa sulle tribune e ci trovammo tutti in piedi con persone attaccate alle spalle, altri arrivarono sull’erba e si sistemarono ai lati del campo, il frastuono era alto e ancora di più quando uscirono i trenta giocatori dagli spogliatoi. I miei ricordi sono abbastanza buoni, ma l&#8217;emozione e la partecipazione di quel pomeriggio furono intense e divido l’evento in quattro episodi: 1) AllBlacks che sembrano frantumarci nei primi 10 minuti e quasi ci riescono, Italia in confusione con pubblico in grande soggezione, 2) Marchetto calcia in touche e arriva la liberazione dalla pressione e incominciamo a giocare alla pari, ma gli Australi sembrano irraggiungibili; 3) AllBlacks con furore nei primo quarto d’ora del secondo tempo, penso ad una capitolazione totale fino al 18-3, 4) Italia, Italia è il pubblico in campo con i giocatori come se tutta la forza dei presenti spingesse i giocatori in maglia bianca e venti minuti di grande Italia e la vittoria a portata di mano. Ripensando e rivivendo quegli ultimi minuti, stento ancora a riprendermi.e sono ancora convinto che avremo anche potuto vincere, si siamo andati vicinissimi e forse la nostra storia rugbystica sarebbe cambiata. Quando arrivo al Battaglini, quasi sempre con i ragazzi del CUS Verona, cammino sulle gradinate della vecchia tribuna e mi metto dove ero quel giorno. Penso sempre, porti bene.</p>
<p>Stadio Battaglini Rovigo, Mercoledì 28 November 1979<br />
Risultato finale: Italia 12 Nuova Zelanda 18<br />
I tempo: Italia 6 Nuova Zelanda 15<br />
Spettatori presenti – 14000<br />
Giornata di sole e campo in buone condizioni<br />
Arbitro: F. Pogutz di Roma</p>
<p>ITALIA<br />
15 F.    Gaetaniello     Livorno<br />
14 M. Mascioletti      Aquila<br />
13 N.   Francescato     Treviso<br />
12 R.   Francescato     Treviso<br />
11 M. Marchetto       Treviso<br />
10 S.    Bettarello        Rovigo<br />
9 F.      Lorigiola         Petrarca<br />
8 P.      Mariani           Aquila<br />
7 F.      Bargelli           Frascati<br />
6 E.     De Anna         Rovigo<br />
5 J. L. Basei                Treviso<br />
4 G.     Artuso             Petrarca<br />
3 G.     Cucchiella       Aquila<br />
2 C.     Robazza          Treviso<br />
1 A.     Bona (C)         Roma</p>
<p>ALL BLACKS<br />
15 A. R.          Hewson replaced by Wilson<br />
14 S. S.           Wilson<br />
13 T. M.          Twigden<br />
12 K. J.           Keane<br />
11 B. G.          Fraser<br />
10 E. J.            Dunn<br />
9 M. W.          Donaldson<br />
8 M. G.           Mexted<br />
7 G. N. K.       Mourie (C)<br />
6 M. M.           Burgoyne<br />
5 J. K.                         Fleming<br />
4 A. M.           Haden<br />
3 R. C.            Ketels<br />
2 A. G.            Dalton<br />
1 B. A.            Thompson</p>
<p>Marcatori:<br />
All Blacks:<br />
Mete: B. G. Fraser, M. G. Mexted,<br />
Trasformazioni: A. R. Hewson (2)<br />
Punizioni: A. R. Hewson, R. G. Wilson</p>
<p>Italy:<br />
Mete: N. Francescato<br />
Trasformazioni: S. Bettarello<br />
Punizioni: S. Bettarello (2)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Aspettando......gli AllBlacks cronaca di una partita storica]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/11/aspettando-gli-allblacks-cronaca-di-una-partita-storica/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 21:09:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
<guid>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/11/aspettando-gli-allblacks-cronaca-di-una-partita-storica/</guid>
<description><![CDATA[Un amico del rugby che ha a cuore le radici di questo sport come l’estensore di questo blog, ha scri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un amico del rugby che ha a cuore le radici di questo sport come l’estensore di questo blog, ha scritto la magnifica, epica e molto dettagliata cronaca di quella partita. Grazie infinite a <strong>Marco</strong> di <strong>Genova</strong> che ha dedicato al rugby italiano una serie d’indelebili racconti scritti con mano leggera e felice. <strong>Grazie per tenere viva la memoria di un’epoca da cui noi tutti veniamo e che è la radice che ci ha portato</strong> <strong>fin qui</strong>. Buona lettura, il merito è completamente di Marco a lui tutto il mio affetto e gratitudine.<!--more--> La partita del 28 novembre 1979 venne giocata di mercoledì ed in pratica chiuse la breve tournée autunnale della Nuova Zelanda, che il 10 novembre aveva affrontato la Scozia a Murrayfield, vincendo 20-6, e sabato 24 novembre aveva superato, al termine di una battaglia durissima, 10-9 l&#8217;Inghilterra a Twickenam. E&#8217; importante ricordare lo sforzo compiuto per battere gli inglesi, perché è probabile che i tuttineri ne abbiano poi risentito nel match contro l&#8217;Italia, questo sia detto senza voler svilire la grande prestazione degli azzurri.<br />
La scelta di concludere il tour in Italia si spiega col rispetto che il movimento italiano aveva meritato due anni prima grazie alla prestazione del XV del presidente contro gli All Blacks all&#8217;Appiani di Padova e anche col desiderio della delegazione neozelandese di trascorrere alcuni giorni da turisti felici visitando Venezia. Anche nel 1977 il gruppo neozelandese, che aveva preso alloggio in un hotel di Jesolo, aveva voluto in primis gironzolare tra canali e Piazza San Marco. Gli All Blacks valutarono comunque l&#8217;impegno non meritevole della qualifica di test e la squadra che schierarono (comunque fortissima, a tutti gli effetti nazionale maggiore) giocò con la denominazione di New Zealand XV. Per questa ragione accettarono che la partita fosse arbitrata da un italiano, il romano Pogutz.<br />
La federazione italiana concesse invece il cap agli azzurri, consapevole pure della risonanza che un evento del genere avrebbe avuto e dell&#8217;interesse che avrebbe suscitato. Ad aiutare lo sforzo promozionale dei dirigenti italiani contribuì la diretta televisiva sul secondo canale Rai, con telecronaca del veneto Mirko Petternella; Paolo Rosi, la voce storica del rugby italiano, alla sera avrebbe dovuto commentare un match di pugilato per Mercoledì Sport, uno spazio che il primo canale dedicava ogni settimana, alle 22,30 circa, ad eventi di varie discipline.<br />
Malgrado la collocazione insolita, per giorno designato ed orario, a Rovigo si riversarono appassionati da ogni angolo d&#8217;Italia, creando non pochi problemi agli organizzatori, colti di sorpresa da un afflusso così consistente. Nelle ore immediatamente precedenti la partita apparve chiaro a tutti, forze dell&#8217;ordine comprese, che lo stadio Battaglini, che da poco era stato dotato della seconda tribuna, quella più capiente, non avrebbe potuto garantire a tutti i tifosi un posto sugli spalti. Dopo molte titubanze ed indecisioni, il prefetto concesse l&#8217;autorizzazione a giocare ed i presenti &#8220;in esubero&#8221; vennero fatti accomodare sul prato, a pochi metri dalla linea laterale&#8230;<br />
In questo clima di festa ed esaltazione collettiva Pierre Villepreux, il grande tecnico francese a guida della nazionale e di un movimento che grazie a lui e al suo predecessore Roy Bish era in crescita tumultuosa, annusò l&#8217;aria e capì che era clima da leggenda. Nel discorso pre-partita Villepreux, tolosano emotivo, colto, visionario ed immaginifico si fece prendere dal phatos e non trattenne le lacrime: eventuali eccessi di retorica gli sarebbero stati perdonati per sempre, perché riuscì a motivare e coinvolgere una squadra alla quale non mancavano certo qualità tecniche, specie tra i tre-quarti. I primi dieci minuti del match furono tremendi. Gli italiani &#8220;rimasero come sugli alberi le foglie&#8221;: in balia del tornado neozelandesi. Gli all balcks si accamparono nella nostra metà campo e testarono la nostra consistenza difensiva in tutti i modi: con maul avanzanti, up and under per verificare le abilità di Gaetaniello (che se la cavò egregiamente), con avanzamenti delle seconde e delle terze usate come ball carrier, con il coinvolgimento dei tre quarti, sempre bravi ad andare al largo senza compromettere l&#8217;avanzamento, spesso galvanizzati dalle viperine accelerazioni del mediano Donaldson. Al 4&#8242; Gaetaniello andò in presa sicura su una &#8220;candela&#8221; di Dunn, ma invece di chiamare il mark provò una coraggiosa ripartenza. Dopo due cambi di direzione vincenti ed un guadagno consisistente di metri provò un incrocio con Nello Francescato. I due non si capirono e la palla finì in mani neozelandesi; con l&#8217;abilità funambolica che gli era propria nelle situazioni di gioco rotto, contrattaccarono con vertiginosa velocità spostando palla da destra a sinistra. Sei passaggi e Mexted piombò in meta, l&#8217;estremo Hewson (eccellente calciatore) piazzò e sembrò che fosse l&#8217;inizio di una grandinata. Dopo aver superato la metà campo una volta portando però a casa tre punti grazie ad una punizione di Bettarello, fummo di nuovo centrifugati per altri cinque minuti, quando ci facemmo rubare palla in mischia ordinata su introduzione di Lorigiola e Fraser andò a segnare. 3-12 (la meta allora valeva quattro punti) al 11&#8242;, ahi. L&#8217;episodio forse decisivo fu un evento che in altri contesti ed in altri momenti sarebbe risultato irrilevante, ma che invece in quel giorno ed in quella fase della partita rivestì un significato, emotivo e tecnico, particolare. Su l&#8217;ennesimo up and under, con conseguente pressione neozelandese, gli italiani cercarono ossigeno con un veloce passamano che fece pervenire palla a Marchetto, all&#8217;ala destra. Marchetto sparò un poderoso pedatone e guadagnò una quarantina di metri: era un &#8220;poco&#8221; che si trasformò in un &#8220;tanto&#8221;. Il pubblico, che non aspettava altro che un segnale rinfrancante per dare un senso alla propria partecipazione, si scatenò; gli azzurri, conquistando uno scampolo di metà campo avversaria, presero fiducia e capirono che forse era il caso di usare i calci tattici per alleggerire la pressione che i neozelandesi, con una difesa montante progenitrice delle evoluzioni della rush defense, portavano con ferocia sui nostri. Bettarello ed i Francescato, giocatori che conoscevano il gioco e sapevano adattarsi alle situazioni, iniziarono a spennellare di tomaia, a mettere la squadra nel territorio avversario e soprattutto &#8220;stretcharono&#8221; i tuttineri, tenendoli lontani dai nostri ventidue e costringendoli a ripartire dalle periferie dell&#8217;impero. Bettarello al 12&#8242; mise tre punti (su un calcio di punizione concesso per ragioni a me ignote da Pogutz&#8230;) e minuto dopo minuto la qualità del gioco italiano salì, proporzionalmente alla fiducia. Iniziammo a giocare alla mano, prima con timidezza e poi con convinzione; e quella era una squadra che se voleva e riusciva far vivere il pallone si esaltava e divertiva, mettendo in difficoltà avversari con blasoni ben più nobili&#8230; Partendo da un&#8217;identità definita da tempi immemorabili, da conoscenza superiore del gioco e dei suoi sviluppi, i neozelandesi già allora studiavano il regolamento per giocare al limite di quello (o anche quel tantinello oltre che gli arbitri permettevano, spesso intimoriti dal loro prestigio&#8230;), usando le norme e le eventuali interpretazioni per allargare il range delle soluzioni tattiche e delle risoluzione delle fasi situazionali. Anticipavano di due decenni il campionario di malizie funzionali ad un disegno precostituito che poi avrebbe fatto parte delle maggiori squadre del rugby professionale che conosciamo. Giocavano sempre sul filo del fuorigioco, usavano, come detto giustamente da GiorgioXT, blocchi, tagliafuori, veli ed avevano metabolizzato questi comportamenti al punto tale da considerarli un&#8217;acquisizione omogenea al gioco moderno. Arbitrati da Pogutz, più ortodosso e propenso ad applicare il regolamento più che ad interpretarlo (vedasi l&#8217;alto numero di fuoirigioco fischiati contro), furono in difficoltà a riadattare i propri schemi comportamentali. Certo Pogutz non si fece condizionare dal carisma di Mourie e dalla leggenda dei tuttineri&#8230; Ed infatti i primi tre punti nostri vennero da una punizione comminata contro Mourie, reo di aver fatto malizioso tagliafuori, sull&#8217;ultimo blocco di salto, ai danni di Mariani&#8230; pertita, come detto, cominciò a modificare l&#8217;inerzia iniziale, del tutto favorevole ai neozelandesi, dopo la seconda meta degli all-blacks. I calci tattici con conseguente occupazione del territorio avversario, una difesa sempre più efficace, una progressiva fiducia nei propri mezzi tecnici che portò la squadra ad assumere iniziative in attacco, a muovere la palla, a garantire sostegni sistematici, tutto, tutto questo, fu possibile nel momento in cui Mascioletti e compagni modificarono la percezione che avevano avuto inizialmente dei tuttineri.<br />
Come tutte le grandi nazionali storiche, più di tutte le grandi nazionali storiche, gli all-blacks erano e sono al contempo simbolo e materia. Nel loro caso l&#8217;apparato simbolico (con tutti i rituali ad esso correlati) è talmente imponente da condizionare la percezione della materia. Molte, troppe squadre sono uscite sconfitte o umiliate anche perché inibite dalla storia che i neozelandesi rappresentavano, intimorite dall&#8217;aura che li ha sempre circondati, sottomesse psicologicamente a una grandezza talmente assorbita da un immaginario rugbistico condiviso da diventare archetipo condizionante.<br />
Anche gli azzurri quel giorno di novembre non poterono non farsi condizionare emotivamente e culturalmente dall&#8217;apparato simbolico, dal muro di storia, tradizione e leggenda contro il quale dovevano andare a sbattere. Ma risentirono di quella pressione solo nella fase iniziale, poi la squadra riuscì a reagire. I neozelandesi smisero di essere simbolo e divennero pura, grezza materia. Non furono più percepiti come archetipi irraggiungibili, tornarono uomini: si potevano placcare, si potevano attaccare. Villepreux, nei giorni precedenti il match, aveva posto l&#8217;attenzione della squadra sulla necessità di contrattaccare usando i palloni recuperati e quelli presi al volo dopo i loro calci. Era consapevole che in rimessa laterale avremmo pagato pesantemente dazio e temeva che a Lorigiola arrivassero pochi palloni puliti da situazioni di mischia ordinata. In realtà in mischia ordinata, dopo grosse difficoltà iniziali, Bona, Robazza e Cucchiella in prima linea si adattarono benissimo all&#8217;impatto neozelandese e misero in grossa difficoltà Ketels, Dalton e Thompson, riequilibrando una fase che alla vigilia si pensava nettamente sbilanciata a favore dei tuttineri. Anche per questa ragione fu più facile per Lorigiola, che era passatore sublime, iniziare a distribuire palloni più &#8220;fluidi&#8221;, meno &#8220;affannati&#8221;, autentica manna per Bettarello e Nello Francescato, che era a tutti gli effetti una seconda apertura. Anche i contrattacchi persero il carattere di temerarietà quasi irrazionale ed estemporanea che avevano avuto ad esempio le prime due ripartenze di Gaetaniello, per diventare incisive propulsioni corroborate da sostegni adeguati.<br />
Se un torto gli azzurri (in realtà l&#8217;Italia giocò indossando una divisa tutta bianca) ebbero, e purtroppo fu torto di decisiva sostanza, fu quello di non concretizzare. A fronte di un volume di gioco per venti minuti davvero impressionante, considerati il valore degli avversari e le caratteristiche del rugby in quel periodo storico, l&#8217;Italia non mise punti nel tabellino.<br />
Le azioni alla mano si susseguirono, coinvolgendo in pratica tutta la squadra. La prima importante fu anche quella che ci portò più vicini alla segnatura: dopo una palla rubata vicino ai loro ventidue, un passamano semplice, rapido arioso ed efficace spostò l&#8217;ovale da sinistra a destra, mettendo Marchetto in condizione di giocare un grabber per se stesso. Solo il tuffo (con conseguente annullamento) del bravo Newson impedì all&#8217;ala del Treviso di schiacciare in metaNegli ultimo quarto del primo tempo le azioni alla mano si succedettero incessanti. L&#8217;Italia occupò la metà campo neozelandese e sgranò un rosario di soluzioni offensive, la più memorabile delle quali rimane una sequenza di sette fasi (in un&#8217;epoca in cui parlare di multifasi poteva provocare crampi al cervello anche a menti rugbisticamente raffinate&#8230;) che scatenò l&#8217;entusiasmo del pubblico. Purtroppo tutte queste soluzioni vennero vanificate da errori in fase di &#8220;rifinitura&#8221; e dall&#8217;umiltà degli All Blacks, che difesero con determinazione, adattandosi alla situazione. Nell&#8217;unica occasione, in quei venti minuti, in cui i neozelandesi si accovacciarono nella nostra metà campo presero punti: un (chiaro) fuorigioco di Cucchiella garantì, al 40&#8242;, a Hewson di mettere una punizione in mezzo ai pali. Ci fu ancora tempo di recriminare per una splendida azione iniziata da De Anna (un grande giocatore al quale bisognerebbe dedicare un meritato profilo&#8230;) che partendo da mischia ordinata ruppe un paio di placcaggi e determinò un break. Mariani andò in sostegno e a sua volta scaricò a Cucchiella, un pilone che amava andare a giocare in campo aperto, come altre prime linee aquilane dell&#8217;epoca (Fulvione Di Carlo, Giorgio Morelli, il sottovalutato Catena). In quella circostanza però Cucchiella, invece di allargare per Nello Francescato e Mascioletti, pronti a sinistra a giocare un due contro uno, entrato nei ventidue avversari si girò per costituire, col sostegno degli avanti, una maul, scatenando le più biliose ire di molti spettatori. Dalla tribuna coperta partirono moccoli terrificanti, che svegliarono pure il curato di Polesella, sprofondato nel riposo post -prandiale&#8230; Come sopra ricordato in quel primo tempo il torto azzuuro fu di non convertire in punti il volume di gioco sviluppato. Purtroppo a contribuire negativamente fu una giornataccia, dalla piazzola, di Bettarello. Su Bettarello si scrisse, in quegli anni, di tutto e di più: c&#8217;erano detrattori feroci e sostenitori inscalfibili, amici e nemici, favorevoli e contrari. Per quello che può contare (e vale veramente un dollaro bucato&#8230;) il mio giudizio, io penso che, accettate tutte le contraddizioni ed i cortocircuiti di un uomo complesso dai percorsi rubgbistici non sempre facili da comprendere, sia stato un mediano di apertura di livello superiore, con grande conoscenza del gioco e sapere tattico raffinato. Purtroppo gli capitava, talvolta, di accusare la pressione e d&#8217;incappare in controprestazioni allorché si trattava di mettere in mezzo ai pali punizioni e trasformazioni: e purtroppo, in quel pomeriggio rodigino, i draghi s&#8217;impossessarono di Stefano Bettarello. Dopo le prime felici conversioni iniziò un rapporto conflittuale tra lui ed i pali, con errori in serie, alcuni dei quali difficili da spiegare, considerando le qualità balistiche del giocatore. I fischio di Pogutz chiuse il primo tempo con gli italiani sotto 6-15 e, incredibilmente, molte recriminazioniNei giorni del rugby dei padri le squadre, nel corso del breve intervallo, rimanevano in campo. In quel breve lasso di tempo si vide, sul prato del Battaglini, il grande Mourie arringare con foga la squadra. Il grande capitano neozelandese aveva capito che non era pomeriggio da merende e che non sarebbe stato facile portare a casa la partita. Come già scritto i neozelandesi venivano da un tour logorante in terra di Albione e pochi giorni prima avevano vinto di strettissima misura una battaglia tremenda contro l&#8217;Inghilterra, in un match intenso e logorante. Mourie era consapevole che nei muscoli suoi e dei compagni gironzolavano insidiose tossine e che nel finale di match gli all blacks avrebbero potuto accusare un cedimento. E&#8217; probabile che partì un&#8217;esortazione a chiudere la pratica entro venti minuti.<br />
Alla ripresa del gioco i neozelandesi attaccarono con ferocia, piantando le tende nella metà campo italiana. Le leggende che per anni tramandarono di un secondo tempo azzurro trascorso ad annusare l&#8217;area di meta avversaria sono smentite dalle riprese televisive: nei primi venti minuti della ripresa fummo costretti ad indossare l&#8217;elmetto e a scendere in trincea. Ma fu forse quello il capolavoro italiano: gli uomini in nero bussarono, bussarono forte, bussarono con prepotenza e maleducazione. Gli italiani non aprirono. La porta rimase chiusa, uomini enormi in maglia nera ed ammantati di leggenda vennero respinti senza tanti complimenti. Bargelli, De Anna, Mariani, Artuso, Basei si consumarono in un lavoro tremendo, corpo contro corpo, fibra contro fibra. Robazza, uomo propenso a sacrifici che avrebbero fatto la gioia di Sant&#8217;Ignazio di Loyola, si trasfigurò in terza linea aggiunta, placcando tutto quello che tremolava sopra i fili d&#8217;erba. Persino Bettarello capì che non era giorno da rimanere al calduccio nella tasca e ci mise il corpo. Tutti, ma proprio tutti, difesero sul serio. Così sul serio che al 60&#8242; il punteggio era ancora fermo sul 15-6 per la Nuova Zelanda.<br />
Al 61&#8242; Pogutz fischiò una punizione a favore degli All Blacks, nella metà campo italiana ma in posizione molto angolata. Tutti si sarebbero aspettati il calcio fuori e la rimessa laterale apochi metri dalla nostra linea di meta (anche se con lancio di Robazza, allora il regolamento era diverso&#8230;). Invece tra lo stupore di molti, Mourie invitò Wilson, che aveva sostituito l&#8217;infortunato Newson, a cercare la via dei pali. Il pubblico fischiò, irridendo il capitano neozelandese e non capendo che quella era invece l&#8217;attestazione della nostra consistenza ed il riconoscimento della nostra forza. Wilson calciò e la mise in mezzo ai pali. 6-18 e questione chiusa, vero? No, questione aperta, pensarono i giocatori italiani.<br />
Mourie, capitano giovane ma dal carisma immenso e dalla inusuale capacità di guidare i compagni e di comprendere le situazioni, ci aveva visto giusto. I neozelandesi avevano finito la benzina e gli uomini di Villepreux, corroborati nel morale dall&#8217;andamento della partita, lo avevano capito.<br />
Gli ultimi venti minuti, quelli sì, vennero giocati in continua ed esaltante proiezione offensiva. Gli italiani ebbero un possesso costante, occuparono la metà campo avversaria e diedero qualità al gioco alla mano con sostegni puntuali e continui ed un&#8217;occupazione razionale degli spazi allargati. La meta, la meta leggendaria di Nello Francescato della quale si continua a parlare ancora oggi, fu la conseguenza e l&#8217;attestazione simbolica di quell&#8217;atteggiamento: quel pomeriggio non poteva essere reso glorificato da una meta rapinosa, da un&#8217;azione confusa, da uno spunto casuale e farraginoso. Fu inevitabile segnare così, fu giusto segnare così.<br />
De Anna raccolse l&#8217;ovale nella nostra metà campo da mischia ordinata e partì per andare a contatto. I suoi novantacinque chili (all&#8217;epoca era un sovradimensionato&#8230;) esaltati da una velocità non comune (era stato decatleta e correva su tempi vicini agli 11 netti sui cento metri) gli consentirono di rompere il placcaggio; fu bravo a giocare off load (ma in quei giorni non sapevamo che si chiamasse così&#8230;) per Mariani. L&#8217;azione iniziò un debordaggio ondivago e zigzagante verso sinistra, toccando molte mani, senza che fosse mai compromesso l&#8217;avanzamento. Il crescendo si articolò secondo le modalità che le regole di quel rugby e le conoscenze dei giocatori garantivano. Tutti sapevano che se la palla fosse andata a terra l&#8217;azione sarebbe morta e per questo si proponevano sostegni ed effettuavano passaggi proprio lì, al limite, con l&#8217;ovale che sembrava sul punto di baciare il prato e che invece polpastrelli miracolosi tenevano in vita. Tutte le grandi mete degli anni settanta, compresa quella di Edwards in maglia Barbarians contro gli All Blacks, avevano questo gusto per l&#8217;azzardo, questo desiderio dell&#8217;ampio respiro: non si giocavano (o si giocavano pochissimo) le multifasi, si giocava un&#8217;unica, maestosa fase, senza soluzione di continuità. Non si andava a cozzare contro l&#8217;avversario (o si andava a cozzare poco), si cercava di evitare l&#8217;avversario e di esplorare gli spazi vuoti. E come tutte le grandi mete anche in quella s&#8217;imposero gli eversori, i trasgressori. Era il sogno di Villepreux, il sogno di James, il sogno di tutti i grandi padri del rugby moderno e contemporaneo: gli uomini grossi si ribellavano e decidevano che sì, avrebbero continuato a portare il piano, ma qualche volta avrebbero messo le mani sui tasti. Le ali smettevano d&#8217;immalinconirsi tenendo ottanta minuti la riga laterale tra le balle e, con giudizio e moderazione, annusavano l&#8217;aria delle zone più interne del campo. Gli estremi (seguendo l&#8217;esempio di Villepreux giocatore) rifiutavano di essere conficcati a vita dietro a tutti e s&#8217;inserivano nell&#8217;azione d&#8217;attacco. Era la rivoluzione movimentista, era la nuova dimensione che il rugby degli anni settanta indicava come il riferimento.<br />
E l&#8217;azione italiana ne era una splendida esemplificazione: all&#8217;azione parteciparono De Anna, Mariani, Basei, Bargelli (mischiaroli sodi e tosti) e Gaetaniello, un estremo, più i funamboli di professione, Francescato e Mascioletti. E proprio furono due intuizioni eterodosse del grande aquilano a rifinire la giocata. La prima fu di schiodarsi dalla linea laterale e di garantire un sostegno interno; la seconda, chiusa da un neozelandese la linea di passaggio a mezza altezza e palese il rischio d&#8217;intercetto, di alzare per il compagno un geniale lay-up, una piccola palombella, messa lì con quell&#8217;elegante nonchalance che era una delle cifre espressive del gioco offensivo di Mascioletti. Il flusso era inarrestabile. La palla arrivò a Bargelli, che a tre metri dalla linea non si fece ingolosire e passò a Nello Francescato, che gli aveva garantito un sapiente angolo di sostegno. Nello schiacciò in meta, accompagnato dal ruggito dello stadio. Era il 69&#8242;, molti piansero.<br />
Bettarello trasformò e a 11 minuti dalla conclusione eravamo sotto il break, con i neozelandesi ansimanti e visibilmente preoccupati.<br />
Gli italiani non si fermarono e continuarono a portare pressione; poco dopo Pogutz accordò una punizione ma Bettarello, da posizione molto favorevole, sbagliò tirandosi dietro frasi irriferibili.<br />
Non era finita, in campo c&#8217;era solo una squadra e non era quella che tutti si aspettavano. All&#8217;ultimo minuto, entrando nei loro ventidue, esplorammo ancora il lato sinistro del campo, quello dove imperava Mascioletti. Palla all&#8217;ala e folgorante accelerazione dell&#8217;aquilano, il quale trovatosi di fronte Dunn, lo scavalcò con un calcetto a seguire, a sei sette metri dalla linea di meta. Il neozelandese andò diritto su Mascioletti e lo tagliò fuori con un fallo colossale. Forse non era da assegnare la meta tecnica, come avrebbero voluto Ersilio Bargelli ed alcuni milioni d&#8217;italiani, perché l&#8217;estremo Wilson era riuscito ad accorrere e probabilmente sarebbe riuscito ad annullare anche senza il fallo del compagno. Di certo era punizione e sicuramente gli All Blacks rischiarono grossissimo. Pogutz non se la sentì d&#8217;intervenire e poco dopo fischiò la fine</p>
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<title><![CDATA[Convocatoria Jornada 6: Ganar o ganar]]></title>
<link>http://steauadelebro.wordpress.com/2009/11/11/convocatoria-jornada-6-ganar-o-ganar/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 19:12:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>steauadelebro</dc:creator>
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<description><![CDATA[El partido de la jornada 6 de liga, que nos enfrenta al All Blacks, se disputará a las 18:30 del sáb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>El partido de la jornada 6 de liga, que nos enfrenta al All Blacks, se disputará a las 18:30 del sábado 14 de noviembre en el Pabellón La Enseñanza. En principio va el equipo al completo si no hay bajas de última hora.</p>
<p><!--more-->Después del batacazo del sábado pasado no nos queda otra que ganar como sea este partido, o nos descolgaremos definitivamente de la cabeza. El rival va séptimo, con 7 puntos (2 victorias, 1 empate, 2 derrotas), aunque lo mismo nos daría jugar contra los primeros, porque hay que ganar sí o sí.</p>
<p>El pabellón, para los que oigáis hablar de él por primera vez, como yo, está en la calle Canfranc según unas fuentes, en la calle Bilbao según otras. Lo mismo da, debe de hacer esquina. A saber qué tal será. Para los desconocedores de las calles del centro de Zaragoza, esto es entre el Paseo Independencia y el Paseo Pamplona, al lado de los cines Palafox.</p>
<p>Y jugamos fuera, así que no hay q pagar arbitraje. Y no creo yo que vayamos a necesitar la segunda equipación, porque los All Blacks, como que no deberían ir de amarillo, pero bueno, habrá que llevarla, por si acaso, como a todos los partidos de fuera. Los tres que no tenemos camiseta rosa, pues a llevar otra, lo más parecido posible.</p>
<p>¡Nos vemos el sábado!</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-99" title="jornada6" src="http://steauadelebro.wordpress.com/files/2009/11/jornada6.png" alt="jornada6" width="460" height="133" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Aspettando.......(i miei) AllBlacks 1977]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/10/2870/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 17:22:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; stata la mia seconda partita di rugby vista dal vivo e riuscii, novizio entusiasta dopo pri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.rugby.it/forum/viewtopic.php?f=21&#38;t=13259&#38;st=0&#38;sk=t&#38;sd=a&#38;start=15#p349779#p349779"></a>E&#8217; stata la mia seconda partita di rugby vista dal vivo e riuscii, novizio entusiasta dopo primi o secondi tempi visti in TV bianco&#38;nero e poca conoscenza, a convincere altri 6 o 7 amici, tutti dediti all’arte del fubal, dell&#8217;importanza dell&#8217;evento e riempimmo due automobili arrivando da Verona all&#8217;Appiani con largo anticipo per acquistare i biglietti e tuttora qualcuno, mai più convertito al rugby, di quella spedizione mi ricorda la splendida giornata.<!--more--> Arrivammo ore prima e l’atmosfera, intorno allo stadio, era di grande attesa e il pubblico incontrato nelle ore precedenti l’incontro, molto preparato, ci aveva contagiato con il racconto delle gesta dei giocatori Italiani. Gli AllBlacks, come divinità supreme, venivano solo evocati con sommo rispetto. Molto poca era la conoscenza generale dei tutti neri che come apparizione sublime si sarebbero materializzati sul prato dell’Appiani in meno di 60 minuti. La selezione Italiana era molto, molto forte e lo dimostrò sul campo. Era una selezione dei Dogi vestiti dei colori del XV del Presidente, allargata agli stranieri militanti in Veneto. Sì era proprio una selezione e non la Nazionale, perché l&#8217;unica data disponibile per ospitare gli All Blacks, andava a sovrapporsi al match già fissato contro la Polonia a Varsavia e valido per la Coppa Europa. La Federazione Italiana si trovò con l’enorme opportunità di ospitare i mitici AllBlacks, una possibilità prestigiosa e tanto stimolante sotto il profilo tecnico e stabilì di mandare contro i polacchi in pratica la nazionale A e di allestire la miglior formazione (anche se ci furono polemiche per la mancata convocazione degli aquilani Di Carlo, Mascioletti e Ghizzoni, di Fabrizio Gaetaniello e di Loris Salsi&#8230;) rinforzandola con tre tra i più forti stranieri del nostro campionato, il sudafricano Babrow, piede di velluto, tecnica raffinata e capacità sublime di leggere le fasi situazionali, all&#8217;apertura, Guy Pardiés, elettrico mediano di mischia, entrambi del Padova, ed il sudafricano Naudé seconda linea del Rovigo, duro come l&#8217;acciaio e determinante in rimessa laterale. La squadra italiana venne denominata XV del Presidente ed erano in pratica I Dogi (selezione Veneta ad invito per giocatori militanti in squadre Venete da almeno tre anni) con il grande Bresciano Bonetti n.8 come capitano, l’amatissimo a Rovigo &#8220;angelo&#8221; Naudè giocava seconda linea e ricordo tutto il suo orgoglio di SudAfricano nell&#8217;affrontare i &#8220;nemici&#8221; storici, così come Marchetto grande ala offensiva e i primi 5 uomini della mischia da paura, il capitano AllBlacks Mourie (vero cognome Mauri origini Lombarde) li ricordò come i più forti incontarti in quel tour, dopo ebbero da battagliare con Paparemborde, Paco e Cholley prima linea Francese che entrò nell’Olimpo delle teste di mischia ricordate negli annali del rugby. Gli All Blacks erano reduci in quell&#8217;anno dal confronto estivo con i Lions, sul quale avevano focalizzato la propria attenzione e che li aveva visti prevalere nella serie per 3-1, con l&#8217;ultimo test, quello del tredici agosto, vinto per 10-9 al termine di una battaglia feroce e sfiancante. Così, dopo un impegno così gravoso e stressante (non c&#8217;era ancora l&#8217;esasperazione professionale odierna&#8230;) quale quello della serie contro i Lions, che si articolò su due mesi, la Fedarazione Neozelandese optò per un tour autunnale europeo di meno ampio respiro rispetto ad altri precedenti e ad altri futuri. In pratica venne visitata la sola Francia, dove erano previsti due test più una serie di match non ufficiali contro selezioni regionali. La partita contro il XV del Presidente venne inserita ad inizio giro per rodare la squadra, ma fu anche un&#8217;opportunità straordinaria e fortemente voluta da tutti i Neozealendesi per visitare un paese, o una porzione di esso, così attraente e dove in pratica nessuno di loro era mai stato. Certo non si aspettavano di faticare sul campo, anche se va detto che schierarono una formazione molto competitiva, non certo le riserve, se di riserve si poteva parlare. Era una squadra non molto spettacolare, non frizzante come quella di qualche anno prima che il genio indisciplinato ma frizzante ed irrefrenabile di Sid Going, il mediano di mischia elettrico, il maori mormone, portava a giocare a ritmi incredibili esplorando ogni zona del campo. Questi erano più pragmatici, molto solidi, con un pacchetto granitico, dove giganteggiava da pilone quel Brad Johnstone poi allenatore de L&#8217;Aquila e della nazionale italiana, centri feroci placcatori che garantivano una cerniera difensiva sicurissima e una mediana non immaginifica come quella della generazione precedente, ma sicura ed avveduta. Si giocò all&#8217;Appiani, con grande successo di pubblico e diretta televisiva e a cinque minuti dalla fine il XV del presidente era ancora attaccato, 9-10, nel punteggio ai Neozelandesi, che dopo aver rinunciato nel primo tempo a calciare alcune punizioni a favore in mezzo ai pali sicuri di svolazzare alla mano e capitalizzare con mete a go-go, a tre dalla fine pensarono che fosse meglio piazzare onde evitare spiacevoli sorprese, arrotondando poi il punteggio finale con una meta di Ford a tempo scaduto. Tra l&#8217;altro la loro prima meta, segnata dal grande Mourie (che poi avrebbe replicato al 27&#8242; del II t.) da poco subentrato a Eveleigh, fu molto contestata per un passaggio in avanti non rilevato dall&#8217;arbitro Tavelli. Comunque il primo tempo si chiuse in parità grazie alla meta di Nello Francescato, propiziata da una sublime intuizione di Babrow e poi &#8220;ricamata&#8221; dal tervigiano, trasformata da Zuin. Grande orgoglio e determinazione in tutti i nostri giocatori e di tutto lo stadio che non fu per niente &#8220;intimorito&#8221; dagli AllBlacks e sostenne con palpabile emozione la squadra per tutto l&#8217;incontro. Uscimmo contenti e sicuri che quando ci fosse stata l’opportunità di rivedere sul campo i neri con la felce bianca ce la saremo giocati…….</p>
<h3>Padova 22 Ottobre 1977 Stadio Appiani</h3>
<h3>XV del Presidente luogo di nascita e squadra di appartenenza</h3>
<h3>1 P.     Presutti          (Aquila) Petrarca<br />
2 P.     Monfeli          (Viterbo) Petrarca<br />
3 M.    Piovan            (Padova) Petrarca<br />
4 D.     Naude            (SudAfrica) Rovigo<br />
5 A.     Rinaldo          (Padova) Petraca<br />
6 M.    Blessano         (Treviso) Treviso<br />
7 F.     Baraldi           (Padova) Petrarca<br />
8 S.      Bonetti (Cap) (Brescia) Brescia<br />
9 G.     Pardies           (Francia) Petrarca<br />
10 N.   Babrow          (SudAfrica) Petrarca<br />
11 M. Marchetto      (Treviso) Treviso<br />
12 N.   Francescato   (Treviso) Treviso<br />
13 B.   Francescato  (Treviso) Treviso<br />
14 N.   Rossi               (Rovigo) Rovigo<br />
15 L.   Zuin                (Rovigo) Rovigo                              </h3>
<h3>All Blacks</h3>
<h3>15  B.G.   Williams<br />
14  S.S.     Wilson<br />
13 B. J.     Robertson<br />
12. W.M.  Osborne<br />
11. R.R.    Ford<br />
10. B.J.     Mckechnie<br />
9. K.M.     Greene<br />
8. R.G.      Myers<br />
7. K.A..     Eveleigh (Rimpiazzato da Mourie, capitano)<br />
6. L.G.      Knight<br />
5. R.L.      Stuart<br />
4. A.M.     Haden<br />
3. B.R.      Johnstone<br />
2. A.G.     Dalton<br />
1. J.C.      Ashworth                      </h3>
<p>Tabellino: AllBlacks mete Ford, Mourie 2, trasformazioni McKechnie, punizioni McKechnie; XV Presidente mete N. Francescato trasformazioni e punizioni Zuin<br />
          </p>
<h3> </h3>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Laziness and Allblacks]]></title>
<link>http://scrum5.wordpress.com/2009/11/10/laziness-and-allblacks/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:25:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dan Carter wearing the Chicken Rozzano colours (courtesy of Luca Fazzo) I know I&#8217;ve been quite]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dan Carter wearing the Chicken Rozzano colours (courtesy of Luca Fazzo) I know I&#8217;ve been quite]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La resa dei conti II parte]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/11/05/la-resa-dei-conti-ii-parte/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 17:24:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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<description><![CDATA[La resa dei conti parte da lontano. E’ passato esattamente un anno da quei tests autunnali 2008 dove]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La resa dei conti parte da lontano. E’ passato esattamente un anno da quei tests autunnali 2008 dove l’Italia giocò tre partite perdendole tutte. <!--more-->Affrontammo per prima l’<strong>Australia</strong>, di media caratura e perdemmo l’occasione di metterla sotto per la prima volta nella nostra storia dopo una partita “timida” e poco determinata. Poi arrivarono gli <strong>Argentini</strong> con una squadra media e in ricostruzione dopo il terzo posto del mondiale 2007, giocammo male e i <strong>Pumas</strong> ci batterono. Restava la partita spettacolo con i <strong>Pacific Islanders</strong> e l’inerzia negativa della Nazionale Italiana proseguì all’infinito e finimmo quell’autunno leccandoci le ferite e avendo chiara la dimostrazione che il nostro movimento afflitto negli ultimi 10 anni da un Governo Federale incapace era in profonda crisi. I nostri dirigenti Federali si misero immediatamente all’opera per salvare il posto e trovare le “soluzioni” alla crisi di una testa (Nazionale) che non è assolutamente collegata con una base (movimento Italiano) disfatto da 10 anni di scelte assurde. Il ragionamento è stato molto semplice: la <strong>Federazione Italiana Rugby</strong> gestirà completamente (aspetto sia tecnico, che organizzativo) tutto il rugby d’elite Italiano, dimenticandosi quanto era stato fatto, dalle regole Federali, nel corso degli anni per distruggere i vivai piccoli e grandi in giro per l’Italia. Il metodo era stato semplice, sempre che sia finito, importiamo giocatori da qualsiasi parte del mondo, purchè non abbiano bisogno di crescere e siano già ampiamente formati, si troverà sempre un avo Italiano visto e considerato il grande girovagare dell’Italica gente sul globo; oppure introduciamo furbescamente delle regole che ci consentano (molte altre Federazioni lo fanno con piccole diversità da noi) di poter schierare stranieri  dopo una permanenza in Italia. Sono arrivati da oltre confine ottimi e mediocri giocatori che hanno occupato tutti o quasi i posti nel campionato di Super10 e anche nei due gironi di serie A ostacolando qualsiasi innesto dei giovanotti militanti e cresciuti nei clubs Italiani. Il capolinea di questa situazione è stato lo scorso Novembre con i risultati pessimi della Nazionale che tutti ci rappresenta e non solo della maggiore, ma di tutte le rappresentative Nazionali ad ogni livello. Ecco allora la soluzione: due franchigie, dipendenti dalla Federazione completamente, andranno a giocare nel campionato Celtico (Scozzesi che poco ci amano, Irlandesi di buon umore e Gallesi dubbiosi) con chiare regole imposte dalla direzione di quella lega. Queste due rappresentative dovrebbero anche giocare in <strong>Heineken Cup</strong> così come in <strong>Challenge Cup</strong> si era parlato di formare delle ulteriori selezioni regionali. Vengono istituite tre <strong>Accademie Federali</strong> dove i migliori giovani provenienti dalla penisola ovale andranno a studiare per essere il nerbo dei futuri giocatori dell’elite Italiana. Il Campionato Italiano diventerebbe semi professionistico e “allevamento” per i giovani da mandare nelle <strong>Accademie Federali</strong> dove imparerebbero l’arte, dai risibili quadri tecnici Federali, del Monaco-Rugbysta. I passati 12 mesi hanno visto un movimento dubbioso sulle strade prese dai vertici, complice un 6Nations poco interessante che ha aperto squarci di realtà sulla vera rappresentanza della/e Nazionale/i a qualsiasi livello. Si sono presentate le franchigie per la Celtic League con liti, confusione, interrogazioni parlamentari e prese di posizioni politiche aumentando la scollatura con il rugby diffuso e giocato sul territorio. E’ partito il ridimensionamento del campionato Italiano in procinto di essere cambiato con la formula dei due gironi già usata negli anni 80 e incerto sul suo futuro tecnico ed economico. C’è nell’aria un enorme e fastidioso, per il governo FIR, rumore di fondo che è quello della base che vede sempre più lontano i vertici Federali dalla realtà di una sana e positiva maniera di gestire un movimento in cui personalmente non mi sento da tempo rappresentato. Così, in una situazione confusa e di poca credibilità, arriviamo ad una montagna da scalare: i <strong>Cariparma Test Match</strong> per l’<strong>Italia d</strong>i questo autunno 2009 con tre terribili avversari con cui non abbiamo MAI vinto in passato: <strong>NuovaZelanda</strong>, <strong>Sudafrica</strong> e <strong>Samoa</strong>. Saranno la giustificazione, dopo onorevoli sconfitte, della Federalizzazione del movimento Italiano oppure apriranno la rivolta del movimento stanco dell’esproprio, legalizzato, dell’identità fondante che forma il rugby Italiano? Qui siamo arrivati con queste condizioni che mai avrei voluto per il rugby Italiano. Facciamoci coraggio e forza per affrontare l’ennesima probabile catastrofe di un movimento che si sta auto strangolando con la propria incapacità di governarsi. Sono pronto alla battaglia dal 29 Novembre 1979, tardo pomeriggio, ancora convinto che possiamo vincere con gli AllBlacks andando in campo con umiltà, sfidando fino alla fine i nostri avversari, come fecero quel giorno giocatori Italiani senza esperienza Internazionale d’alto livello. Si sono pronto a raccontarvi quel pomeriggio perché arriviate tutti a San Siro con la convinzione che dopo l’ultima sillaba dell’ Haka è l’Italia la nostra squadra, ricordatevelo!</p>
<p>Musica per la lettura:  &#8221;L&#8217;imboscata&#8221; da C&#8217;era una volta il West, &#8220;L&#8217;estasi dell&#8217;oro&#8221; da &#8220;Il Buono, il Brutto e il Cattivo&#8221;. Grazie a Ennio Morricone</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pagamento biglietti AllBlacks]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2009/09/29/pagamento-biglietti-allblacks/</link>
<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 05:28:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per tutti coloro che hanno prenotato la trasferta del 14 Novembre a Milano con biglietto per assiste]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Per tutti coloro che hanno prenotato la trasferta del <strong>14 Novembre a Milano</strong> con biglietto per assistere a <strong>Italia-AllBlacks</strong> scade <span style="color:#ff6600;"><strong>Giovedi 1 Ottobre</strong> </span>il termine ultimo per <strong><span style="text-decoration:underline;">completare il pagamento</span></strong>. <strong><span style="color:#800000;">ATTENZIONE</span></strong> il saldo va effettuato entro la data indicata presso la Club-House del campo Gavagnin ai Signori Maurizio Giubelli e Loris Renica.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Be like Christian Cullen &amp; dare to imagine]]></title>
<link>http://geofftalbot.wordpress.com/2009/09/24/be-like-christian-cullen-dare-to-imagine/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 05:21:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>geofftalbot</dc:creator>
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<description><![CDATA[13 years ago, Christian Cullen began playing rugby for the Allblacks (New Zealand&#8217;s rugby team]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>13 years ago, Christian Cullen began playing rugby for the Allblacks (New Zealand&#8217;s rugby team); with the ball in his hands Cullen was incredibly fast, supernaturally strong and almost impossible to tackle but those weren&#8217;t the qualities that made him great&#8230; It was the look in his eye when he got the ball that made him great.</p>
<p>When Cullen ran the length of the field to score those match winning tries he wasn&#8217;t looking at the players approaching him, the obstacles in his path, the moment he got the ball he was focussed on his goal, he was looking at the try line. In a weird way it seemed like in his imagination he had already scored, the rest of him was just working out how.</p>
<p>It takes more than a little courage and a lot of self belief to imagine the finish line at the start of the race; but this sense of destiny is what sustains you and propels you on any difficult journey. If you don&#8217;t have the finish line in mind why would you ever consider running a marathon?</p>
<p>I have been sitting here today imagining the future, imagining success, what looks like, what it feels like, what it sounds like; it feels really good to take your mind off the obstacles.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[All blacks tem 2 desfalques no Tri Nations]]></title>
<link>http://blogdorugby.wordpress.com/2009/08/27/all-blacks-tem-2-desfalques-no-tri-nations/</link>
<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 18:19:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>dv</dc:creator>
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<description><![CDATA[O All blacks tiveram duas notícias ruins de uma vez nessa semana. Os jogadores Luke McAlister e Conr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://blogdorugby.wordpress.com/files/2009/07/allblacks_white.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1651 aligncenter" style="border:0;margin:0;" title="allblacks_white" src="http://blogdorugby.wordpress.com/files/2009/07/allblacks_white.jpg?w=117" alt="allblacks_white" width="117" height="96" /></a></p>
<p>O All blacks tiveram duas notícias ruins de uma vez nessa semana. Os jogadores Luke McAlister e Conrad Smith não vão participar do restante do Tri Nations, por motivo de lesão.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Ambos jogadores se lesionaram durante a última partida do torneio, quando venceram os Wallabies fora de casa. McAlister fraturou o rosto e passará por cirurgia, ficando fora dos campos por 4 semanas no mínimo, enquanto Smith, precisará de 4 a 6 semanas para se recuperar do que o médico da seleção chamou de &#8220;gravíssima lesão nos tendões&#8221;.</p>
<p>Isaia Toeava volta  a equipe, depois de participar dos jogos contra Itália e França. Os All Blacks só jogam no dia 12 de setembro, portanto terão um bom tempo para entrosar a linha, que sentirá a falta dos centros.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La lezione di Paolo Ponzo]]></title>
<link>http://biancoeblu.wordpress.com/2009/07/18/la-lezione-di-paolo-ponzo/</link>
<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 00:16:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>perricominciare</dc:creator>
<guid>http://biancoeblu.wordpress.com/2009/07/18/la-lezione-di-paolo-ponzo/</guid>
<description><![CDATA[    Se sei a terra, non strisciare mai;/se ti diranno: &#8220;Sei finito&#8221;, non ci credere:/ de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> <span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/gKo9naVHg2Q&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/gKo9naVHg2Q&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:center;"><em> </em></p>
<p style="text-align:center;"><em>Se sei a terra, non strisciare mai;/se ti diranno: &#8220;Sei finito&#8221;, non ci credere:/ devi contare solo su di te&#8230;</em></p>
<p> </p>
<p>Paolo Ponzo, nuovo centrocampista del Savona calcio di quest&#8217;anno, già in forza alla Reggiana, dall&#8217;alto delle sue trentasette stagioni, ha una certa facilità a mettersi a nudo, tanto che ha scritto con Stefano Gozzi e Paolo Battaglia un libro (&#8220;Un pallone per gli altri&#8221;, i cui incassi sono stati devoluti all&#8217;ASEOP, cioé all&#8217;Associazione per il sostegno dell&#8217;ematologia pediatrica) e tiene, anche se non lo aggiorna più di tanto, un <em>blog</em>, anche piuttosto frequentato (da tifosi, in genere, e da compagni di squadra). Della sua carriera hanno discettato un po&#8217; tutti, meno delle sue idee, che pure hanno almeno un pregio evidente, quello della <em>semplicità</em>.</p>
<p>A leggere il suo diario internautico, una parola infatti emerge come riconoscibile tratto del suo animo &#8211; appunto la semplicità, intesa in particolare come lotta contro ogni eccesso, contro ciò che è assurdamente chiassoso e inutile. Una filosofia quasi da frate trappista, la quale ricorda da vicino alcune brillanti pagine di un recente libro, <em>Il pane di ieri</em>, di padre Enzo Bianchi.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Paolo Ponzo si dipinge così: naif e ottusamente rigido, controcorrente e a tratti perfino ruvido, come forse è anche sul campo da calcio. In un momento particolarmente delicato della sua carriera e, quindi, di grande produttività letteraria, quando sta per lasciare lo Spezia a fine agosto 2007, lascia questo messaggio ai propri lettori:</p>
<blockquote><p>è proprio questo che spesso non si apprezza, la normalità la semplicità. Siamo sempre alla ricerca del particolare del diverso del superfluo. Alcune volte, anzi spesso mi rendo conto di essere diverso proprio perchè amo il semplice odio l&#8217;apparire senza essere, purtroppo in questa società non conta la sostanza. Vedo troppi venditori di fumo.</p></blockquote>
<p>Una accusa, la sua, reiterata in diverse occasioni: parole <em>semplici</em>, ma profonde. L&#8217;odio dell&#8217;apparenza, del commerciale, di tutto ciò che fa rima con consumismo e fumo negli occhi &#8211; insomma, il diniego del <em>marketing</em>, della pubblicità a tutti i costi, dell&#8217;inutilità vs. sostanza. Un verbo talmente incarnato nella propria professione da farlo diventare rigido con se stesso, come ammette quando parla dei ritiri precampionato:</p>
<blockquote><p>certo restare 15 giorni lontano dalla famiglia non è bello ma qualche piccolo sacrificio bisogna pur farlo.</p></blockquote>
<p>Ponzo è uno che dà tutto se stesso sempre, perfino nei test fisici, conscio tuttavia dei limiti della propria età, ma sperando sempre che siano le motivazioni a muoverlo, al di là delle gambe:</p>
<blockquote><p>Io amo la competizione e il mettermi allla prova pertanto effettuo agni test al massimo delle mie possibilità, forse non tutti fanno lo stesso, ma fatto stà, che da quando gioco a calcio per quanto riguarda i test di resistenza mi ritrovo sempre al primo posto. Lo dico con molto orgoglio e ne vado molto fiero. Nonostante l&#8217;età le zavorre non ci sono ancora ma ciò che conta di più sono le motivazioni e la serietà con cui si affronta il test.</p></blockquote>
<p>Ma poi, per lui, non è mica un grande sacrificio stare per un po&#8217; di tempo in montagna, visto che si considera un uomo di montagna (abita con la famiglia a Bardineto, dove la moglie dirige un albergo): a quanto scrive, del resto, in un momento di confessione personale, immagina la propria vita, quando avrà finito col calcio, proprio su una montagna, a parlare agli amici tramite pc. Legato sempre a questo mondo è il divertente aneddoto che Ponzo racconta a inizio agosto 2007, quando ricorda come, durante una escursione insieme ad alcuni compagni di squadra, è caduto in un torrente nella val di Genova, distruggendo il suo cellulare.</p>
<p>Ecco, così, un&#8217;altra caratteristica di Paolo: essere un uomo di squadra, che frequenta i suoi amici al di là del lavoro e dell&#8217;impegno professionale, anche solo per andare, come racconta lui stesso, abbracciati, al concerto della Mannoia il 25 luglio 2007, là dove racconta di essere stato con:</p>
<blockquote><p>due persone umili e semplici, per questo speciali, Nicola Padoin e Alberto Bianchi.</p></blockquote>
<p>Umiltà e semplicità, ma anche caparbietà che sono anche le qualità che Ponzo mostra di avere, in tutto questo tempo:  andandosene via da La Spezia, scrive d&#8217;essere sicuro di &#8220;aver sempre fatto il mio dovere&#8221;; in un altro momento, scrive o fa suo un aforisma molto potente:</p>
<blockquote><p>Possedere una irremovibile convinzione di fronte a qualsiasi ostacolo, questa è la vera libertà.</p></blockquote>
<p>In questo quadro si capisce la sua grande passione per il rugby, sport gentile, ma duro, che insegna a stare con gli altri, senza essere protagonista, ad agire senza menzogne e infingimenti, ma solo lealmente, perché così vuole il gioco stesso: una palestra di vita, atta a forgiare prima di tutto l&#8217;uomo e solo dopo l&#8217;atleta. Ecco perché Ponzo tanto si infuria quando guarda allo spettacolo che offre oggi come oggi il calcio:</p>
<blockquote><p>Ma dov&#8217;è andato a finire lo sport o meglio dov&#8217;è andato a finire lo spirito sportivo? Il calcio è ormai tutto fuorchè uno sport; chiacchiere, finzioni, apparenza. Mi piacerebbe sentir parlare di fatica, sacrifici, azioni, gol e non solo di diritti televisivi, sfilate, gossip&#8230;</p></blockquote>
<p>Uno sport dove, si indovina dalle sue parole, non è tanto importante vincere subito, presto, maledettamente, ma giocare con lealtà e fatica, senza fingere di divertirsi: un calcio antico, al quale forse le nuove generazioni sono disabituate, e che probabilmente anche le vecchie non ricordano più. Ecco perché è importante che a Savona sia arrivato un uomo di sport come Ponzo.</p>
<p>Non è, in effetti, tanto rilevante che sia un giocatore professionista dal <em>curriculum</em> di tutto rispetto, quanto che porti un messaggio antico e nuovo allo sport giocato e tifato. <strong>L&#8217;unica cosa che interessa ormai, a tutti i livelli, è vincere</strong>, non partecipare: se per vincere bisogna abbassarsi a qualche compromesso, meglio ancora &#8211; basta che la vittoria arrivi e meglio se arriva presto, o perfino subito.</p>
<p>Ponzo, invece, comunica un messaggio che in tanti dovrebbero ascoltare: la filosofia dello sport (ma anche quella della vita) dovrebbe essere un&#8217;altra. Il vero sport non si consuma solo pensando a come si asfaltano gli avversari, il vero sport è partecipazione, è gioia, è sostenere i propri colori al di là di ciò che avviene sul campo. <strong>E&#8217; stare vicino alla propria squadra, perché lo si sente dentro &#8211; non perché gioca contro la Fiorentina, o perché sta conquistando una promozione.</strong></p>
<p>Ponzo ci lascia, così, un&#8217;altra grande lezione, che forse molti dovrebbero imparare: il rispetto dell&#8217;avversario, anzi di tutti gli avversari. Esorta, in uno dei suoi ultimi <em>post</em>, a copiare l&#8217;atteggiamento che hanno gli <em>allblacks</em> neozelandesi quando affrontano una nazionale non particolarmente quotata:</p>
<blockquote><p>Tutto è calcolato studiato anche il più piccolo particolare e se si osa dire: &#8220;Guardate che non serve, perdete tempo, è come se i campioni del mondo di calcio si mettessero a studiare ogni mossa di San Marino&#8230;&#8221;, si manca di rispetto non tanto agli avversari ma agli stessi All Blacks. <strong>Un avversario è un avversario, non si dica che i più forti si mettono a snobbarlo</strong>.</p></blockquote>
<p>Lezione imperdibile per chi snobba l&#8217;Acquanera, o il Borgorosso Arenzano, solo perché &#8220;non hanno un bel nome&#8221;, o si inventa di chiamare Pizzeria la Pro Belvedere Vercelli, che peraltro oggi, da pizzeria in su, gioca tra i professionisti.</p>
<p>Ponzo è un uomo così, che non ha mai disonorato se stesso, che ha sempre dato il massimo, o meglio il massimo possibile. E pazienza se l&#8217;età non è più verde, o se non macinerà più gli stessi chilometri di vent&#8217;anni fa. Quello che è fondamentale è il rispetto di se stessi, è il sapersi coerenti con i propri ideali di uomo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Holy Mauro will save the day]]></title>
<link>http://scrum5.wordpress.com/2009/01/30/holy-mauro-will-save-the-day/</link>
<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 12:05:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiore</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mauro Bergamasco is asked to play at scrum-half? Here we go again: another Six Nations and another e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Mauro Bergamasco is asked to play at scrum-half? Here we go again: another Six Nations and another e]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[From outer space]]></title>
<link>http://scrum5.wordpress.com/2008/12/02/from-outer-space/</link>
<pubDate>Tue, 02 Dec 2008 16:29:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiore</dc:creator>
<guid>http://scrum5.wordpress.com/2008/12/02/from-outer-space/</guid>
<description><![CDATA[Spaceships arrive at URC venue in Orion&#39;s nebula Here is an hypotetical scenario: a space ship a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Spaceships arrive at URC venue in Orion&#39;s nebula Here is an hypotetical scenario: a space ship a]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[No wonders]]></title>
<link>http://scrum5.wordpress.com/2008/11/28/no-wonders/</link>
<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 15:21:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiore</dc:creator>
<guid>http://scrum5.wordpress.com/2008/11/28/no-wonders/</guid>
<description><![CDATA[Shane Williams, the best of the year Shane Williams is the best of the year. No wonders. Shane has b]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Shane Williams, the best of the year Shane Williams is the best of the year. No wonders. Shane has b]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Rugby parlato del Giovedì II parte]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2008/11/20/rugby-parlato-del-giovedi-ii-parte/</link>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 18:48:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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<description><![CDATA[La partita con il Petrarca Padova è una sfida che vede sulla sponda Veronese un buon numero di perso]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La partita con il <strong>Petrarca Padova</strong> è una sfida che vede sulla sponda <strong>Veronese</strong> un buon numero di personaggi che hanno avuto parte importante nella storia della società <strong>Patavina</strong>. Si intrecciano il passato e il presente rugbystico di alcuni uomini che ora sono qui in riva all&#8217;<strong>Adige</strong> a dare il loro contributo per il <strong>Franklin&#38;Marshall CUS Verona</strong> <strong>Rugby</strong> vediamoli:<!--more--> <strong>Filippo &#8220;Lupo&#8221; Vitadello</strong> estremo del Petrarca che negli anni 80 <strong>(84, 85, 86, 87)</strong> vinse consecutivamente 4 titoli italiani perdendo poi la possibilità del quinto scudetto nell&#8217;88 in una memorabile semifinale giocata con il <strong>Rovigo</strong>. <strong>Vitadello</strong> è stato partecipe di quella storia come giocatore elegante di buonissima tecnica con imprevedibili scelte di gioco che facevano tremare gli spettatori dello stadio <strong>Plebiscito</strong> e molto arrabbiare <strong>Vittorio Munari</strong> allora tecnico vincente del Petrarca. <strong>Paolo Borsato</strong> pilone n,1 di una prima linea stellare con <strong>Galeazzo</strong> tallonatore e <strong>DeBernardo</strong> pilone n.3, giocatore di grandissima agilità e tecnica che metteva a servizio di un pacchetto di avanti dominante sia in mischia chiusa che nel gioco aperto. Ritirato molto giovane dopo qualche scudetto (84, 85, 86, 87) per seguire la professione di Commercialista. <strong>Roberto Rampazzo</strong> giovanissimo talento e capitano del Petrarca <strong>anni 90</strong> quando sotto la guida di <strong>Munari</strong> ha giocato due finali scudetto, perdendole. Giocatorer che ha coperto molti ruoli anche se il meglio lo dà nel ruolo di terza linea. Grande interprete del ruolo e talento poco valorizzato dalla sua società d&#8217;origine. <strong>Massimo</strong> <strong>Pietrogrande</strong> centro di scuola Petrarchina già capitano della squadra cadetta, centro di grande efficacia ed eleganza, si è formato ed ha giocato nelle giovanili del Petrarca insieme con compagni che hanno poi raggiunto il palcoscenico Internazionale. <strong>Geppo Belloni</strong> formatosi nelle Giovanili del Petrarca e arrivato dopo 11 anni di militanza Petrarchina sino alla Under 19 per poi approdare nel CUS Verona Rugby. Ala velocissima con uno scatto bruciante ha in queste armi le sue migliori doti che gli permettono di essere uno dei metamen della squadra. <strong>Bruno Doglioli</strong> estremo <strong>Argentino</strong> arrivato in Italia al Petrarca Padova agli inizi del decennio e subito impiegato come n. 15 nel <strong>6Nations under 21</strong>, poi mandato a maturare in varie squadre tra cui il <strong>CUS Verona</strong> per poi essere impiegato in pianta stabile nel Petrarca Padova in<strong> Super10</strong> fino ad un infortunio che ne ha fermato la carriera, ritorna a Verona guarito per ricominciare. Questi sono gli uomini che hanno dato il loro contributo al <strong>Petrarca Padova</strong> in cui si sono formati o hanno trovato la maturità come giocatori, Domenica prossima saranno sulla sponda opposta in una piccola società che contende alla loro società di origine il primato in classifica e la possibilità di accedere ai pley-off per la serie A. Sarebbe interessante conoscere il loro stato d&#8217;animo e ciò che rappresenta per loro un simile incontro dove un presente si incontra con un grande e per alcuni lungo passato. Cercheremo di capirlo vedendoli Domenica in campo e sugli spalti sapendo che daranno il meglio perchè giocatori di rugby, vero. Forse d&#8217;altri tempi anche se l&#8217;affermazione non mi piace molto. Sono cambiati i tempi, ma il rugby nella sua essenza è rimasto tale. Lo abbiamo visto Martedì sera quando nel trentennale della sfida tra<strong> Munster</strong> provincia <strong>Irlandese</strong> con base a <strong>Limerick</strong> e gli <strong>AllBlacks,</strong> una partita che sembrava solo figlia del marketing, è diventata dal primo secondo partita vera. Lo scontro tra le seconde scelte del <strong>Munster</strong>, i titolari avevano giocato in gran parte nell&#8217;<strong>Irlanda</strong> Sabato, e le seconde (se mai vogliamo così considerarle) scelte degli <strong>AllBlacks</strong> si sono affronati nel <strong>Thomond Park</strong>. La partita cadeva a trentanni dalla vittoria per <strong>12-0</strong> del <strong>Munster</strong> sugli <strong>AllBlacks</strong> del grande slam nelle Isole Britanniche 1978. Gli Irlandesi sono con il<strong> Llanelli, Cardiff, Newport</strong> tra le poche squadre di club ad aver battuto nella loro storia gli <strong>AllBlacks</strong>. Martedì sera sono andati vicinissimi a ripetere l&#8217;impresa con una partita di stampo antico fatta di <strong>difesa al limite</strong>, <strong>aggressione sui punti d&#8217;incontro</strong> e <strong>sacrificio enorme</strong> con anche giocate al limite del lecito. Grande scontro di grandissima emozione dove i giocatori sembrano superare i propri limiti per andare a contendere ogni pallone, dove ognuno da fondo a tutte le sue risorse per portare in porto la partita vittoriosamente. Ci sono riusciti i giocatori del <strong>Munster</strong> fino a 3 minuti dalla fine, li hanno ceduto un attimo e gli <strong>All Blacks</strong> gli hanno superati con una meta per un risultato finale di <strong>Munster 16 &#8211; All Blacks 18</strong>. Partita vera, ruvida, grintosa insomma partita di rugby giocata con lo spirito &#8220;d&#8217;altri tempi&#8221;, anche se mi domando se questo spirito antico non sia l&#8217;unico spirito reale che anima il gioco del rugby: <strong>la voglia di combattere</strong> <strong>fino alla fine per la vittoria</strong>. Questo, spero, sia lo stesso spirito che <strong>Domenica </strong>sarà sul campo in <strong>Via Montorio</strong> nella mente e nel cuore dei <strong>verdeblù</strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il Rugby parlato del Giovedì]]></title>
<link>http://rugbyverona.wordpress.com/2008/11/13/il-rugby-parlato-del-giovedi-4/</link>
<pubDate>Thu, 13 Nov 2008 17:26:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>rugbyverona</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Cadono le foglie e le giornate muoiono presto, piove e il vento è forte. E&#8217; l&#8217;autunno c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://images.google.it/imgres?imgurl=http://www.sport.it/fnts/sport/immagini/443x331/mischia101.jpg&#38;imgrefurl=http://www.sport.it/articoli/2004/12/30/572659.php&#38;usg=__0EhEYX2KKZWUoGG-UtEs-lL-Nj8=&#38;h=331&#38;w=443&#38;sz=51&#38;hl=it&#38;start=4&#38;um=1&#38;tbnid=RDbtPN9YBTByYM:&#38;tbnh=95&#38;tbnw=127&#38;prev=/images%3Fq%3Dmischia%2Brugby%26um%3D1%26hl%3Dit%26rlz%3D1T4ADBR_itIT295IT296%26sa%3DN"><img style="border:1px solid;" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:RDbtPN9YBTByYM:http://www.sport.it/fnts/sport/immagini/443x331/mischia101.jpg" alt="" width="127" height="95" /></a> Cadono le foglie e le giornate muoiono presto, piove e il vento è forte. E&#8217; l&#8217;autunno che ci annuncia l&#8217;arrivo imminente dell&#8217;inverno. Stagione morta da restare in casa a leggere. Stagione, contro ogni aspettativa, di grande rugby. Siamo in pieno svolgimento di un aggiornamento del <strong>campionato del mondo di rugby</strong> qui in <strong>Europa</strong> e gli incontri in questo autunno internazionale, fra le <strong>prime dieci squadre del mondo</strong>. ci darà delle precise indicazioni sulle forze dominanti nel panorama mondiale della<strong> palla ovale</strong>. Lo scorso Sabato una rinnovata (quattro debuttanti) <strong>Nazionale Inglese</strong> ha scaldato i motori contro la rappresentativa delle <strong>Isole del Pacifico</strong> (Tonga, Samoa, Fiji) e gli <strong>All Blacks</strong> hanno inziato vincendo, come da programma, contro l&#8217;impacciata <strong>Scozia</strong>, la serie di partite con le <strong>Unions Britanniche ed Irandesi</strong>. I Latini, <strong>Francia e Argentina</strong>, si sono misurati aspramente, vittoria di misura dei Galletti, dopo le vittorie dei Pumas nelle partite di <strong>Coppa del Mondo 2007</strong> che avevano lasciato con l&#8217;amaro in bocca i Francesi. Il <strong>Sudafrica</strong> ha vinto di misura in <strong>Galles</strong> dopo aver dato la sensazione di stravincere. Il potere fisico dei SA ha fatto la differenza in una partita che ha dato nel secondo tempo una chiara dimostrazione delle due scuole rugbystiche a confronto con il <strong>Galles</strong> penalizzato da una mischia poco consistente di fronte ai &#8220;bisonti&#8221; del SudAfrica. <!--more-->Questo week-end si prosegue con scontri che crescono d&#8217;interesse: <strong>Irlanda-NuovaZelanda</strong>, <strong>Inghilterra-Australia</strong>, <strong>Scozia-SudAfrica</strong> e <strong>Francia-Isole del</strong> <strong>Pacifico</strong>. Gli All-Blacks troveranno la compagine, dell&#8217;Emisfero Nord, che più gli ha impegnati negli ultimi incontri, l&#8217;Irlanda ha cambiato allenatore, è arrivato <strong>Kidney</strong> dal <strong>Munster</strong> e la squadra ne ha profondamente beneficiato. Sono convinto vedremo una battaglia di grandissimo spessore e poi Mercoledì della prossima settimana, nel trentennale della vittoria del <strong>Munster</strong> 12-0 sugli AllBlacks, si giocherà a <strong>Thornton Park</strong> casa dei Rossi Irlandesi la partita di rivincita. Si prospetta una grande scontro. La rinnovara squadra <strong>Inglese</strong> affronterà la &#8220;nuova&#8221; <strong>Australia</strong> di Deans e avremo la prova suprema per conoscere la consistenza della mischia Aussie, l&#8217;ingaggio tra i piloni <strong>Sheridan</strong> (Ing) e <strong>Baxter</strong> (Aus) è diventato ormai storia negli incontri tra queste due squadre. Abbiamo ormai da anni polemiche sulla posizione, sui trucchi e giochetti che la mischia Australiana mette in atto per eviatre o attutire l&#8217;ingaggio con mischie potenti e tecniche, la partita con l&#8217;Inghilterra avrà un motivo d&#8217;interesse in più nella lotta tra le prime linee. La <strong>Scozia</strong>, cercherà ancora una volta, di esprimere un gioco credibile con l&#8217;avversario di tutto valore quale è il <strong>SudAfrica</strong>. Speriamo la partita non sia la sagra degli scontri fisici e delle cappocciate e che qualche lampo di classe illumini questa partita, soprattutto da osservare i due mediani di mischia <strong>Blair</strong> (Sco) e <strong>Du Preez</strong> (SA) tra i migliori interpreto del loro ruolo. La<strong> Francia</strong> dopo l&#8217;aspra battaglia con l&#8217;<strong>Argentina</strong> affronterà gli <strong>Isolani del Sud Pacifico</strong>, grandi giocatori si troveranno a confronto e sarà interessante vedere se la mischia Francese, dopo aver dato prova di grande ruvidezza, nella battaglia con l&#8217;altrettanto abrasiva mischia Argentina, saprà ripetersi per togliere il possesso agli Isolani che sono famosi per riuscire a contarttaccare da qualsiasi posizione del campo. Vedremo se gli avanti Francesi si ricorderanno di essere stati tra i più grandi interpreti nel gioco della mischia chiusa. Ecco il programma televisivo di un Sabato di grandissimo rugby:</p>
<p><strong>Sabato 15 novembre</strong></p>
<p><strong>ore 14.30</strong></p>
<p>Diretta La7 &#8211; PREPARTITA ITALIA &#8211; ARGENTINA</p>
<p><strong>ore 15.00</strong></p>
<p>Cariparma Test Match, diretta La7</p>
<p>ITALIA &#8211; ARGENTINA</p>
<p><strong>ore 15.30</strong></p>
<p>Test match, diretta Sky Sport 3</p>
<p>INGHILTERRA &#8211; AUSTRALIA</p>
<p><strong>ore 15.30</strong></p>
<p>Test match, diretta Sky Sport Extra</p>
<p>SCOZIA &#8211; SUDAFRICA</p>
<p><strong>ore 18.15</strong></p>
<p>Test match, diretta Sky Sport 3</p>
<p>IRLANDA &#8211; NUOVA ZELANDA</p>
<p><strong>ore 21.00</strong></p>
<p>Test match, differita Sky Sport 3</p>
<p>FRANCIA &#8211; PACIFIC ISLANDERS</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Shine little star]]></title>
<link>http://scrum5.wordpress.com/2008/10/16/shine-little-star/</link>
<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 11:14:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiore</dc:creator>
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<description><![CDATA[How can anyone cross out the young gifted Luke McAlister from his team? Graham Henry can. the talent]]></description>
<content:encoded><![CDATA[How can anyone cross out the young gifted Luke McAlister from his team? Graham Henry can. the talent]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cajasol Ciencias ficha a todo un AllBlack]]></title>
<link>http://kurrosawa.wordpress.com/?p=110</link>
<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 15:28:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>kurro</dc:creator>
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<description><![CDATA[El Cajasol Rugby Ciencias ha anunciado el fichaje del internacional neozelandés Sam Harding, un terc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="entry">
<div class="snap_preview">
<div>
<p align="justify">El <span>Cajasol Rugby Ciencias ha anunciado el fichaje del internacional neozelandés <strong>Sam Harding</strong>, un tercera línea de 27 años que se convertirá en el primer All Black en disputar la liga española. Cajasol, subcampeón del pasado campeonato, anunció en su web oficial que Harding estuvo hace unas semanas en Sevilla para firmar el contrato que lo unirá al quince científico la próxima temporada. Nacido en Australia, Harding representó a Nueva Zelanda sub 21 antes de debutar como internacional con los All Blacks -el seleccionado principal neozelandés- contra Fiji en 2002, y cuenta con más de cincuenta presencias en el Super 12, la liga profesional del Hemisferio Sur, representando a los Otago Highlanders y a los Canterbury Crusaders. Harding tamibén ha jugado dos temporadas en la Guinness Premiership inglesa con Northampton Saints, junto a dos leyendas del rugby neocelandés como Carlos Spencer y Bruce Rellana, antes de recalar en el Viadana italiano, de donde procede. El presidente del Cajasol Rugby Ciencias, Antonino Parrilla, indicó que “aún no está cerrada la puerta a nuevos fichajes y en próximas fechas habrá  nuevas contrataciones que llenarán de ilusión a los aficionados”. </span></p>
<p align="justify">Por Lucas Haurie Via<a href="http://www.muchodeporte.com/?secc=6" target="_blank"> muchodeporte.com</a></p>
</div>
</div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Richie is a Barbarian]]></title>
<link>http://scrum5.wordpress.com/2008/09/19/richie-is-a-barbarian/</link>
<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 11:16:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>fiore</dc:creator>
<guid>http://scrum5.wordpress.com/2008/09/19/richie-is-a-barbarian/</guid>
<description><![CDATA[Richie McCaw wearing an eye-patch to celebrate the &quot;international talk like a pirate day&quot; ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Richie McCaw wearing an eye-patch to celebrate the &quot;international talk like a pirate day&quot; ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sin comentarios. Los mejores AllBlacks de todos los tiempos.]]></title>
<link>http://miangeldorado.wordpress.com/2008/02/08/sin-comentarios-los-mejores-allblacks-de-todos-los-tiempos/</link>
<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 12:49:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>miangeldorado</dc:creator>
<guid>http://miangeldorado.wordpress.com/2008/02/08/sin-comentarios-los-mejores-allblacks-de-todos-los-tiempos/</guid>
<description><![CDATA[Un video espectacular. Los Cinco Magníficos:  Lomu/Spencer/Marshall/Carter/Umaga/Rokocoko Un video q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un video espectacular. Los Cinco Magníficos:</p>
<p> Lomu/Spencer/Marshall/Carter/Umaga/Rokocoko</p>
<p>Un video que merece la pena disfrutar. Ocho minutos veinticinco segundos de éxtasis.</p>
<p>Pero, ¿por qué juegan mejor entre mundial y mundial y nunca en los mismos?</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/_TVELSaROlE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/_TVELSaROlE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Uno de los grandes (I) Jonah Lomu]]></title>
<link>http://miangeldorado.wordpress.com/2008/02/08/uno-de-los-grandes-i-jonah-lomu/</link>
<pubDate>Fri, 08 Feb 2008 12:30:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>miangeldorado</dc:creator>
<guid>http://miangeldorado.wordpress.com/2008/02/08/uno-de-los-grandes-i-jonah-lomu/</guid>
<description><![CDATA[Jonah Tali Lomu (12 Mayo, 1975) es un jugador de rugby neozelandés. Entre 1995 y 2002 participó en 6]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Jonah Tali Lomu (12 Mayo, 1975) es un jugador de rugby neozelandés. Entre 1995 y 2002 participó en 63 tests con los All Blacks, destacando especialmente en las Copas del Mundo de 1995 y 1999. Juega en la posición de ala. Es considerado como la primera superestrella mundial del Rugby Union, gracias a su increíble capacidad física <strong>(¡¡¡¡100m en 10.30 s!!!! ¡¡¡Y pesando 120 kgs y 1,96 mts. de altura!!! Un Ferrari del tamaño de una locomotora&#8230;)</strong> y el respeto que sentían sus rivales. Durante 1996 y 1998 su carrera estuvo interrumpida debido a problemas de salud, problemas que se agravaron en 2003 y lo tuvieron retirado del rugby hasta 2006.</font></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"></font></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"></font></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"> <span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/KYt1TOSni4E&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/KYt1TOSni4E&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"></font></p>
<p><font face="Times New Roman"></font></p>
<p><font face="Times New Roman">Aunque visto en retrospectiva pueda parecer sorprendente, Jonah Lomu estuvo a punto de quedarse fuera de la Copa del Mundo de 1995 debido a los estrictos niveles físicos exigidos para estar dentro del equipo de los All Blacks aquel año. Participó en el equipo de los Sevens de Nueva Zelanda, alcanzando así un nivel de forma óptimo y se ganó la convocatoria en aquel equipo que es considerado por muchos como el equipo más fuerte de la historia. Aunque Nueva Zelanda no consiguió re-editar su título de 1987, Lomu fue sin duda la revelación del torneo. Anotó 8 ensayos en todo el campeonato (record en aquel momento), incluyendo 4 en el test contra Inglaterra. Después de ese partido no había aparentemente nadie en el mundo del rugby que fuera tan desequilibrante ni que pudiera con el gigante neozelandés. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">De él destacaba tanto su físico, propio de un delantero, como la enorme velocidad que un ala requiere. El resultado era impresionante; con el oval en carrera era imposible de placar. A pesar de todo ello, la férrea defensa de Sudáfrica consiguió mantener a raya a Nueva Zelanda en la final de aquel campeonato y Sudáfrica se proclamó campeona del mundo. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">Después de 1995, aparecieron los primeros problemas para Jonah Lomu. Una lesión le mantuvo alejado de una gran parte de los partidos de 1996, y problemas en su riñón le matuvieron fuera de la competición en 1997. Volvió en 1998 aunque su estado de forma estaba lejos de ser el ideal y se tuvo que confirmar con jugar con Nueva Zelanda A. Su increíble actuación con el segundo equipo nacional de Nueva Zelanda le devolvió a los All Blacks con quienes disputó la Copa del Mundo de 1999. Permaneció en los All Blacks hasta 2002, año en que se le diagnosticó un síndrome nefrítico que le apartó del rugby de forma aparentemente definitiva. Sin embargo, el deseo de Jonah Lomu de jugar se vio recompensado en 2006 cuando, recuperado de su enfermedad, fichó por los Cardiff Blues en un intento de recuperar su mejor forma y optar a un contrato en la Super 14 de 2007, requisito indispensable para volver a representar a Nueva Zelanda. Sin embargo, los años pasaron factura y Jonah Lomu no consiguió su contrato en la Super 14.</font><font face="Times New Roman"> </font><font face="Times New Roman"></font><font face="Times New Roman"></font><font face="Times New Roman"></font><font face="Times New Roman"></font><font face="Times New Roman"> </font><font face="Times New Roman"></font><font face="Times New Roman"></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Este spot de Adidas es muy gráfico:</font></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal">&#160;</p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"></font></p>
<p style="margin:0;" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/9rTttFOWJV4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/9rTttFOWJV4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></font></p>
<p>En YouTube podreis encontrar infinidades de jugadas de este prodigio humano, pero aqui os pongo uno de los ensayos más impresionantes de la locomotora humana, pasando literalmente por encima del que se le pusiera delante, que por otra parte también había que tener para aguantar el tipo sin un aflojamiento excesivo de esfínteres&#8230;perdón.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/xoHL0nYlPbI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/xoHL0nYlPbI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span> </p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/D-9o3CiTda0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/D-9o3CiTda0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>En fin, inolvidable&#8230;</p>
<p></font></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
