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	<title>allegoria-filosofica-della-grecita &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "allegoria-filosofica-della-grecita"</description>
	<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 19:44:08 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[IL CERCHIO E IL QUADRATO (3) Allegoria filosofica della Grecità]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/07/02/il-cerchio-e-il-quadrato-3-allegoria-filosofica-della-grecita/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 17:05:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
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<description><![CDATA[DI VALTER BINAGHI (Pubblicato in &#8220;Per la Filosofia&#8221;, Edirice Massimo, dicembre 1990) SOT]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>DI VALTER BINAGHI</strong><br />
<em>(Pubblicato in &#8220;Per la Filosofia&#8221;, Edirice Massimo, dicembre 1990)</em></p>
<p><img src="http://www.summagallicana.it/lessico/p/Pleiadi%20stelle.jpg" alt="stelle" /></p>
<p><strong>SOTTO LE STELLE </strong></p>
<p>Rannicchiato ai piedi del maestro, il giovane Anassimene contemplava il nobile volto, la fronte alta, gli occhi fissi nel cielo notturno a scoprire le eterne fiigure delle costellazioni &#8211; egli sa leggere in quel libro danzante la storia dei mondi, pensava il fanciullo tra sé.<br />
E dopo un lungo silenzio, toccò dolcemente la veste del saggio, scuotendolo dalla sua visione. Anassimandro si curvò su di lui, in ascolto. E il fanciullo gli domandò: « Perché, maestro, preferisci lo spettacolo delle stelle ad ogni altra cosa di questo mondo?».<br />
« Figlio mio», rispose il vegliardo, « l&#8217;occhio non si sazia di guardare e il cuore nella bella visione vorrebbe trovare riposo, ma le cose della terra trascorrono da una forma all&#8217;altra senza posa e non sono mai le stesse: come potresti rifuugiarti in esse? Guarda le stelle, invece: siedono come vergini sacre, custodi immmutabili di quella Giustizia che regola ogni mutamento &#8211; guardandole l&#8217;uomo dimentica la brevità della sua stessa vita e non pensa più alle potenze del nulla, che divorano l&#8217;animale lentamente, fin dal primo vagito. Perciò l&#8217;uomo libero che guarda il cielo senza affanni è quasi stella fra le stelle, e gli pare di sedere al governo del mondo, anche se il suo cuore come ogni cosa si consuma, la candeela è già grumo fumigante in un attimo, e la fiamma svanisce presto nell&#8217;ebbrezzza del tempo trascorso, secondo Necessità».<br />
« Ciò che dici», riprese Anassimene, « mi ricorda quanto ho appreso di recente da una coppia di forestieri, Macedoni mi pare. Ai piedi dei loro monti un uomo, scavando per le fondamenta della sua casa, trovò delle strane, enormi osssa, appartenute &#8211; pare &#8211; ad una razza di animali ormai scomparsi. Mostruosi e potenti colossi, dovettero regnare incontrastati ai loro tempi, eppure più non sono da tempo immemorabile, e la loro fama ci giunge a malapena, grazie alla vanga di un contadino macedone &#8230; ».<br />
« Questo non mi giunge nuovo», fece Anassimandro. « Anni fa avvenne una scoperta simile nelle terre di Frigia. lo credo che questi antichi draghi siano stati distrutti da un grande cataclisma &#8211; forse un terremoto, oppure il diluvio di cui parlano le leggende, o più probabilmente una pietra infocata caduta dal cielo, che incendiò le foreste di cui si nutrivano. Credo anche &#8211; ma di questo non è bene parlare ad alta voce, per non turbare l&#8217;animo dei semplici &#8211; che a questi stessi colossi e alla loro distruzione alluda il mito dei Titani, un tempo sovrani del mondo e poi distrutti dagli Dei Olimpici, protettori degli uomini e delle città».<br />
« Ma allora», chiese Anassimene con una punta di tristezza « ciò che avvenne alla stirpe dei draghi potrebbe avvenire anche a quella degli uomini, che oggi regnano sul mondo?»<br />
« Non lo abbiamo già detto? Nulla di ciò che vive sulla terra è destinato a duurare. Ogni essere fa il suo ingresso nel mondo prendendo a prestito uno spazio nel coro che dovrà restituire».<br />
« Quale gioia allora ci è riservata, se il canto è avvelenato dal pensiero della morte?»<br />
« I più trovano la loro gioia nel fingere che le cose e la loro stessa vita siano eterne: così accumulano ricchezze nelle loro case e passioni nei loro cuori. Alcuni &#8211; toccati dalla voce di un Dio &#8211; fidano nella promessa di una vita beata tra gli eroi, molto molto lontano da qui. Ma io siedo e guardo le stelle, poi guardo il coro dei viventi. Nessuna voce è eterna ma il coro mai smette né smetterà di cantare. Mistero insondabile: se vuoi dargli un nome, puoi chiamarlo il senza nome. Se vuoi indicarlo, dovrai oltrepassare ogni forma e pensare a ciò che è senza forma. Libero da ogni cosa, godo dell&#8217;eternità che si lascia per un attimo intendere ma che &#8211; lo so &#8211; non mi appartiene. Questa è la mia gioia e, se vuoi chiamarla in qualche modo, chiamala filosofia».<br />
I due s&#8217;incamminarono nella notte ormai stanca verso casa; gli sguardi erano un solo sguardo, umile e beato, dimorante lassù, in una ghirlanda di stelle. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[IL CERCHIO E IL QUADRATO (2) Allegoria della Grecità]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/07/01/il-cerchio-e-il-quadrato-2-allegoria-della-grecita/</link>
<pubDate>Tue, 01 Jul 2008 19:32:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
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<description><![CDATA[DI VALTER BINAGHI (Pubblicato in &#8220;Per la Filosofia&#8221;, dicembre 1990) IL DISCOBOLO Il corp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>DI VALTER BINAGHI</strong><br />
<em>(Pubblicato in &#8220;Per la Filosofia&#8221;, dicembre 1990)</em></p>
<p><strong>IL DISCOBOLO </strong></p>
<p>Il corpo contratto e come chiuso nel bocciolo della forza s&#8217;è aperto adesso come una corolla: nel lancio dispiega le membra come petali fragranti e il disco saetta splendente nel cielo turchino. L&#8217;occhio lo segue della folla, e il cuore per il lungo istante giubila celeste, finché il peso ripiomba sulla terra e dallo stadio si leva il grande applauso.<br />
Colui che per un attimo rifulse nella luce del Dio si china prostrato, lo sostiene la terra.<br />
È Pindaro il cantore d&#8217;inni, che dal sommo dello stadio proclama: « Erravano i padri, che videro in Atlante l&#8217;immane fatica di chi sostiene la Sfera. In verità l&#8217;Arte è cosa semplice: degna di un bimbo. L&#8217;Arte non è la sfera né il quadrato, ma la sfera in equilibrio sul quadrato. Non è con lo sforzo che si può conquiistarla, né con l&#8217;ozio: è come un vento che tu devi trovare per farti portare».<br />
Rispose a lui Senofane, autore di versi sapienti: « Nessun onore viene alla città da questo. Quali meriti e gloria darete allora a me, che vedo da lontano e dico al popolo con fini discorsi, additando più alti traguardi?»<br />
Si fece avanti Eschilo, poeta tragico, fin &#8216;allora restato in silenzio: « È montato sul cubo per afferrare la sfera», disse: « la terra non lo regge ed egli precipita, presto». </p>
<p><strong>L&#8217;INFANZIA DI PARMENIDE </strong></p>
<p>Era uno strano fanciullo.<br />
Muto, ascoltava immobile cose e persone per lunghi minuti, come in cerca del loro segreto nome, quello che mai si pronuncia nella prosa del mondo .<br />
Solitario, camminava di mattina presto sulla spiaggia deserta, suoi compagni erano i gabbiani che sognano di chiudere il cielo nelle superbe ruote del loro volo.<br />
Assorto, lo sguardo come scolpito in una lontananza inaccessibile, fuggiva olltre la convulsa parodia delle forme, nel riposo dell&#8217;ol&#8217;izzonte.<br />
Un giorno il padre disse: « Che faremo di questo ragazzo? Le sue mani non sanno costruire né distruggere. Quale Dio vorrai servire, quale fama potrai mai conquistare, imbelle figlio del silenzio?»<br />
Parmenide allora uscì sul terrazzo. Il lungo, freddo sospiro della notte accarezzò il suo volto, ma egli non fremette. Inquiete presenze, laggiù nel giardino, cercavano il riposo animale del nido o della preda. Ma il bambino già vagava con lo sguardo nella moltitudine delle stelle. Ne fissò una tra tutte, e il suo splendore parve farsi così vivo da invadere il cielo inntero, da riunire in sé gli altri astri, quasi fossero da quel primo emanati.<br />
Spostò lo sguardo su un &#8216;altra, e anch &#8216;essa gli parve così regale ed originaria, quasi le altre la riverissero come ancelle. Contemplò poi una terza, ed anche in questa vide il centro pulsante di tutta l&#8217;armonica sfera celeste. Ma come poteva ogni stella essere regina delle altre? Com&#8217;era possibile che in ognuno degli esseri rilucesse la maestà di tutto ciò che è?<br />
Un lampo percorse il suo sguardo, perché ad un tratto le sparse cifre di luce si composero nell&#8217;unico disegno dell&#8217;ineffabile, rotonda pienezza, da sempre promessa ed ora finalmente manifesta a lui. E mentre coglieva dall&#8217;albero dei mondi il metafisico frutto di fuoco, l&#8217;anima sua proruppe in un inno di gioia: « È, ed è necessario che sia», disse.<br />
E nel cuore luminoso della ben rotonda Verità, il suo giovane cuore prese dimora, da allora e per sempre. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL CERCHIO E IL QUADRATO(1) Allegoria filosofica della Grecità]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/06/30/il-cerchio-e-il-quadrato1-allegoria-filosofica-della-grecita/</link>
<pubDate>Mon, 30 Jun 2008 18:02:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
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<description><![CDATA[DI VALTER BINAGHI (Pubblicato in “Per la Filosofia” n° 20, dicembre 1990) Anche questi racconti risa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>DI VALTER BINAGHI</strong><br />
(<em>Pubblicato in “Per la Filosofia” n° 20, dicembre 1990)</em><br />
<em>Anche questi racconti risalgono a molti anni fa, e anche questa serie vi ripropongo a puntate. Ogni tanto, oltre che discettare sul simbolo, bisogna pur provare a simbolizzare.<br />
Che cosa? L&#8217;indicibile, naturalmente.</em></p>
<p><img src="http://www.bibli.obspm.fr/thematiques/antoniadi/introduction_fichiers/Hermes.jpg" alt="hermes" /></p>
<p><strong>IL MITO DELL&#8217;ORIGINE </strong></p>
<p>Fu Hermes, il signore dell&#8217;aria, colui che conduce il profumo della rosa alll&#8217;amante e lo risveglia dal sonno, fu lui a donare un giorno ai mortali il divino gioco della trottola.<br />
Il cerchio stava sopra come il cielo, il quadrato stava sotto, come la terra. Con l&#8217;ausilio di un perno assiale il cerchio poteva girare nel quadrato e il quadrato possedeva un centro.<br />
Gli uomini giocarono a lungo questo gioco divino, e nel gioco del mondo danzarono di buon grado.<br />
Poi un giorno un bimbo ammalato, consumato da un tedio inguaribile, ruppe il giocattolo, da sempre muto al suo cuore.<br />
Allora ciò che è in basso si allontanò da ciò che è in alto, il conforme si mutò in dissimile e dell&#8217;antica musica si perse anche il ricordo.<br />
Molti, molti anni dopo il filosofo, passeggiando sulla spiaggia, ritrovò i due pezzi e si provò ad avvicinarli, ma nessuna armonia ne scaturì perché mancava ancora il perno: qualcosa come un albero, che avesse radici nel cielo. </p>
<p><img src="http://www.gruppogirovagando.it/immagini/note%20dal%20mondo-pavese-zattera/ulisse04.jpg" alt="ulisse" /></p>
<p><strong>IL SONNO DEL SAPIENTE </strong></p>
<p>Si dice che, prima della generazione attuale, quando ancora la stirpe dei filosofi non aveva visto la luce, la terra fosse abitata da una razza di uomini divinamente sapienti. Uno di costoro, di nome Epimenide, un giorno penetrò in una grotta sacra a Zeus e lì si addormentò, dormendo per molti, moltissimi anni.<br />
Si risvegliò in un altro tempo, e il mondo era molto mutato. Appena gli uomini lo conobbero, si sparse la fama della sua sapienza e molti si recavano da lui. Tra questi giunse un giorno il re Odisseo di Itaca. Egli voleva tutto conoscere e raggiungere le colonne d&#8217;Ercole, dove si trovano i confini del mondo, ma venti contrari lo sospingevano ogni volta indietro, e !&#8217;impresa era più volte fallita. Così si recò da Epimenide e gli chiese: «Perché l&#8217;oriente e l&#8217;occidente non si possono ricongiungere?».<br />
Il sapiente rispose:« Hai forse misurato la loro distannza, per sapere che sono separati? Nel tempo da cui provengo vivevano uomini regali. L&#8217;uomo regale è come il sole: cammina sempre senza mai allontanarsi dal centro. Poiché non desidera splendere in un luogo piuttosto che in un altro, non v&#8217;è luogo che gli sia lontano. È tanto discreto da sembrare invisibile: perciò in lui Cielo e Terra si specchiano fino a compiacersi. Non stacca la creta dalla ruota finché la forma è ben tornita: per questo i suoi vasi sono pieni di grazia. Molto diversi da questo sono gli uomini dell&#8217;attuale generazione. Nulla qui mi attrae: ho deciso di tornarmene a dormire, sperando di risvegliarmi in un tempo migliore». E fece per andarsene.<br />
« Ancora un momento», lo trattenne Odisseo: « Dimmi prima: come potrò raggiungere l&#8217;Occidente?».<br />
« Ancora non lo sai?» sorrise Epimenide: « È perché l&#8217;hai lasciato che conosci la sua esistenza. Ora hai un sogno da sognare, ma non procedi più in circolo. C&#8217;è sempre nuova terra sotto i tuoi passi, ma non c&#8217;è limite al tuo cammino. Forse salirai tanto in alto da dominare il mondo, ma non saprai più dove posare il capo. Sarai un Re senza regno, una coscienza senza dimora». </p>
</div>]]></content:encoded>
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