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	<title>anni-70 &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/anni-70/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "anni-70"</description>
	<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 13:47:57 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[La responsabile delle questioni di genere nella Fnsi Lucia Visca: "progressi solo a fasi alterne nell'emancipazione femminile"]]></title>
<link>http://skapegoat.wordpress.com/2009/11/29/la-responsabile-delle-questioni-di-genere-nella-fnsi-lucia-visca-progressi-solo-a-fasi-alterne-nellemancipazione-femminile/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 23:26:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>sidistef</dc:creator>
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<description><![CDATA[  Qualcuno ricorda questo manifesto americano? illustrava un contributo senza il quale la lotta arma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><span style="color:#800000;"><strong> </strong></span></div>
<div><span style="color:#800000;"><strong></strong></span></div>
<p><span style="color:#800000;"><strong></p>
<div id="attachment_1599" class="wp-caption alignleft" style="width: 308px"><a href="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/working_ssv_20080625152629.jpg"><img class="size-full wp-image-1599" src="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/working_ssv_20080625152629.jpg" alt="" width="298" height="190" /></a><p class="wp-caption-text">Qualcuno ricorda questo manifesto americano? illustrava un contributo senza il quale la lotta armata contro i razzisti in Europa non sarebbe stata vinta. Uno degli elementi medioevali sui quali i sistemi statalisti fascista e comunista facevano leva in Europa e cioè il sessismo permane in larga parte nelle società odierne di una vasta area del continente.</p></div>
<p>Lucia Visca è responsabile della Commissione Pari Opportunità Fnsi, anche a lei è stato chiesto un contributo di riflessione sui ritardi del Bel Paese (come lo chiamano) riguardo ai rapporti tra qualità della democrazia e partecipazione femminile, nel quadro dell&#8217;approfondimento di un tema che questo sito web non mollerà nel tempo. Anche perchè è una delle questioni sulle quali l&#8217;Europa si gioca il futuro.</p>
<p><span style="color:#000000;">Aldo Ciummo</span></p>
<p></strong></span></p>
<p>Lucia Visca è la responsabile delle questioni di genere nella Federazione Nazionale della Stampa Italiana, come Presidente della Commissione alle Pari Opportunità, la comunicazione mediatica tiene il polso alla società più di altre organizzazioni e quindi le abbiamo chiesto, in base alla sua esperienza, cosa poteva riferire sulla altalenante situazione italiana in fatto di parità e sulle iniziative istituzionali ed europee che dovrebbero bilanciare le cose ma soprattutto indirizzare la cultura di massa e quella profonda della società.</p>
<p>Ci siamo chiesti se le istituzioni fanno qualcosa di positivo in materia e cosa fanno, a livello territoriale: &#8220;dipende &#8211; ha affermato Visca &#8211; ci sono le consulte regionali femminili e funzionano molto su alcuni temi come l&#8217;informazione, molto meno ad esempio sul lavoro. Ci sono molte situazioni regionali differenti, ad esempio in Emilia Romagna funziona bene il contrasto al mobbing.&#8221;  Ma il mobbing è già un fenomeno al limite, nel quotidiano le cose come vanno, la UE c&#8217;è ?</p>
<p>La presidente della commissione pari opportunità della Federazione Nazionale della Stampa Italiana dice a questo proposito che l&#8217;Unione Europea offre molte risorse per ridurre le disparità, investe molto sulle pari opportunità, però l&#8217;Italia spesso non chiede i fondi e non li spende. E che inoltre manca una informazione adeguata sul Fondo Sociale Europeo. &#8220;Permane una scarsa rappresentanza sul lavoro, questo è un grave problema perchè anche se aumenta la presenza numerica, non si riscontra un miglioramento della partecipazione perchè non c&#8217;è un riconoscimento adeguato delle competenze.&#8221;<br />
 <br />
I migliori risultati scolastici garantiscono un accesso sempre maggiore al mercato del lavoro, ma poi non si riscontra un riconoscimento attraverso la promozione agli alti livelli, questo in sintesi quello che da un osservatorio abbastanza accurato come la Fnsi si registra. Ma come è possibile, è stato quindi chiesto a Lucia Visca, che una dinamica che comunque ha portato importanti cambiamenti nel corso dell&#8217;anno si sia arenata. I movimenti femminili hanno semplicemente avuto lo stesso andamento che la spinta generale della società italiana prendeva, è stata la riflessione della responsabile Fnsi.<br />
 <br />
&#8220;La partecipazione è alla base della democrazia, negli anni &#8216;70 ed &#8216;80 anche la partecipazione  femminile ha fatto sentire i propri effetti, ma in seguito la disaffezione alla politica ha indebolito di più le conquiste che erano state date per scontate, accade con tutti i valori democratici.<br />
Negli anni &#8216;70 il movimento per i diritti delle donne aveva effettivamente contribuito a modificare in positivo i meccanismi di formazione della opinione pubblica&#8221;  ha ricordato Lucia Visca.</p>
<p>E la cultura generale della società non ha aiutato, si potrebbe aggiungere qui, terminato il contributo di riflessione gentilmente accordato da Visca. Il protagonismo femminile sta crescendo positivamente nei territori, nelle professioni e nei luoghi della vita di tutti i giorni, ma gli spazi che indirizzano la mentalità, dalle istituzioni alla televisione, hanno difeso spesso schemi dove le persone sono rinchiuse in schemi subalterni ed offensivi.</p>
<p>Anche nella polemica politica, (e qui si esprimono libere opinioni al di fuori dell&#8217;intervista della quale sono stati riportati prima i punti principali) ci si è trovati di fronte a maggioranze che danno un pessimo esempio nel modo di considerare le persone ed a minoranze politiche che fanno peggio, attaccando i governi con l&#8217;utilizzo di stereotipi inficiati da grave violenza maschilista nella mentalità,  oltre che in totale assenza di confronto tra proposte, povertà politica che accomuna gli schieramenti e si manifesta poi chiaramente nell&#8217;assenza di reali politiche di pari opportunità e nella diffusione di incultura nella comunicazione, assai più che nella società che presenta, sia pure a fasi alterne nel corso degli anni, elementi di maturità molto maggiore.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Allarme terrorismo: quel vizio del “Giornale” di imbastire false notizie]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/27/allarme-terrorismo-quel-vizio-del-giornale-di-imbastire-false-notizie/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:03:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/27/allarme-terrorismo-quel-vizio-del-giornale-di-imbastire-false-notizie/</guid>
<description><![CDATA[Cronista del Giornale denunciato per procurato allarme. Aveva redatto un falso volantino siglato Br ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><strong><span style="color:#339966;">Cronista del <em>Giornale</em> denunciato per procurato allarme. Aveva redatto un falso volantino siglato Br</span><br />
</strong><strong></strong></h2>
<p>Paolo Persichetti<br />
<span style="color:#ff0000;"><em>Liberazione</em></span> 27 novembre 2009</p>
<p><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/ilgiornale_011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4293" title="ilgiornale_01" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/ilgiornale_011.jpg?w=300" alt="" width="210" height="132" /></a>Scoperto l’autore del volantino firmato Brigate rosse giunto alla redazione genovese del <em>Giornale</em> nei giorni scorsi, dopo l&#8217;enorme clamore mediatico che ha accompagnato la notizia dell’arrivo nelle sedi di altri giornali e tv (Bologna, Milano e altri centri del nord), di un volantino di 4 pagine siglato Nat, <a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/alle-radici-della-fraseologia-dei-nuclei-di-azione-territoriali/">Nuclei di azione territoriale</a>. Si tratta di Francesco Guzzardi, 49 anni, un nome che da solo dice poco. Molto più interessante è invece la sua professione. Non è un operaio, non è un precario, non è uno studente. Non frequenta i centri sociali, al contrario lavora proprio nella redazione del quotidiano fatto oggetto di minacce. Si tratta, infatti, di un giornalista. Denunciato dalla digos per procurato allarme e simulazione di reato, Guzzardi ha spiegato agli agenti di aver scritto il volantino minatorio per far uscire allo scoperto una storia di minacce gravi rivolte nei suoi confronti, da parte di non meglio precisati «malavitosi e nomadi della periferia genovese», a causa di una serie di inchieste giornalistiche sulla Valbisagno. Il testo, un grossolano falso scritto a mano e con una stella a cinque punte, un logo talmente inflazionato che ormai non si nega più a nessuno, era stato messo da Guzzardi davanti alla porta della redazione. All’interno il giornalista proferiva contro se stesso frasi dal significativo contenuto politico, del tipo: «Non abbiamo ancora deciso se spaccare il culo al vostro servo». Senza percepire il benché minimo senso del ridicolo, il capo della redazione genovese dello stesso quotidiano, Lussana, nel dichiarare il proprio stupore per quanto emerso dall’indagine, ha tuttavia voluto ringraziare, «lettori ed istituzioni per la solidarietà e la vicinanza espresse in questi giorni al <em>Giornale</em> ». La vicenda suscita ovvia ilarità. Ma il semplice sghignazzo non basta. Oltre ad osservare che il narcisismo vittimistico è ormai una delle posture più ambite nello spazio pubblico, al punto da rasentare vertigini autopersecutorie, forse vale la pena trarre qualche considerazione in più. Dopo l’arrivo del volantino dei Nat, vi è stata una rincorsa generale ad accreditare un nuovo allarme terrorismo. Una fretta fin troppo sospetta, quasi una voglia malcelata. Intervistato, il magistrato Ferdinando Pomarici ha parlato di «imitatori delle Br». Gli ha fatto eco l’ex pm Libero Mancuso, «Non è un delirio, ma un’analisi lucida». <a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/brigadiere1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4296" title="brigadiere" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/brigadiere1.jpg" alt="" width="240" height="278" /></a>Quando il fenomeno armato esisteva e aveva radici, il suo linguaggio veniva definito «delirante», ora che è fantasmatico diventa «lucido». Nel gioco di ombre cinesi che prende per vero i fantasmi, chi accredita lo fa per <em>darsi credito</em>. È ormai lontana l&#8217;epoca in cui nelle redazioni, in particolare quelle di sinistra come <em>l&#8217;Unità</em>, una circolare interna ordinava ai giornalisti di non citare mai per esteso la firma “Brigate rosse”, preferendogli la sigla Br o la dizione <em>bierre</em> , accompagnata con aggettivi come «sedicenti» e «deliranti» per evitare imbarazzanti riferimeti a terminologie sulle quali, ovviamente, si voleva mantenere il monopolio assoluto evitando, anche solo attraverso la semplice evocazione di alcuni termini, riferimenti all&#8217;immaginario della storia del movimento operaio, al patrimonio memoriale della Resistenza e della lotta internazionalista. In questa rincorsa a dare per buone anche le bufole più inverosimili, il <em>Giornale</em> si è contraddistinto lanciando una campagna su «Milano incubatrice del nuovo terrorismo», descrivendo una situazione di «tensioni, sgomberi e arresti» e il «rischio infiltrazioni Br nei cortei». Il quotidiano di Feltri si riferiva all’arresto di alcuni militanti di un centro sociale, tra cui il figlio di Mario Ferrandi, detto «coniglio», un importante collaboratore di giustizia passato per Prima linea e altri gruppi armati milanesi degli anni 70. Di «clima avvelenato» e «<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/18/italia-a-un-soffio-dagli-anni-violenti/">soffio degli anni violenti</a>», ha scritto anche «l’agente Betulla», al secolo Renato Farina, vice direttore del <em>Giornale</em> quando si scoprì la sua collaborazione con il Sismi, ed oggi firma di <em>Libero</em>. La sua proposta? «Lavoro repressivo, <em>condito</em> con analisi sulle fucine di questi pensieri» sovversivi. Farina si riferiva forse a Guzzardi?</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="../2009/11/17/2009/11/17/2009/11/17/alle-radici-della-fraseologia-dei-nuclei-di-azione-territoriali/">Populismo armato, alle radici della fraseologia dei Nuclei di azione territoriale</a><br />
<a href="../page/2009/11/17/nta-una-sigla-vuota-utilizzata-per-lanciare-intimidatori-allarmi-terrorismo/">Nta, la sigla vuota utilizzata per lanciare intimidatori allarmi terrorismo</a><br />
<a href="http://www.sensibiliallefoglie.it/memoria_libri.asp">Progetto memoria, Le parole scritte</a><br />
<a href="http://baruda.net/2009/07/08/ad-annamaria-mantini/">Annamaria Mantini</a><br />
<a href="../2009/11/17/terrorismomaroni-in-volantino-analogie-con-vecchie-bransa/">Roberto Maroni: Nat, analogie con vecchie Br</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lucy in the Sky with Diamonds]]></title>
<link>http://lascoltodelvenerdi.wordpress.com/2009/11/27/lucy-in-the-sky-with-diamonds/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 23:10:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>robmcmlxxvi</dc:creator>
<guid>http://lascoltodelvenerdi.wordpress.com/2009/11/27/lucy-in-the-sky-with-diamonds/</guid>
<description><![CDATA[Lucy in the Sky with Diamonds è uno fra i brani più famosi dei Beatles, questa fama è determinata da]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Lucy in the Sky with Diamonds è uno fra i brani più famosi dei Beatles, questa fama è determinata da]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Orietta Berti - Testi - Lyrics - Accordi - Chords - Spartiti per chitarra]]></title>
<link>http://testispartiti.wordpress.com/2009/11/25/orietta-berti-testi-accordi-spartiti-per-chitarra/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 11:05:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>mamma777</dc:creator>
<guid>http://testispartiti.wordpress.com/2009/11/25/orietta-berti-testi-accordi-spartiti-per-chitarra/</guid>
<description><![CDATA[Orietta Berti &nbsp; Gli album , la discografia , i testi e gli accordi gratuitamente su wikitesti.c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<h1><a href="http://wikitesti.com/index.php/Orietta_Berti">Orietta Berti</a></h1>
<p><img src="http://i16.ebayimg.com/06/i/000/eb/1b/d9d5_1.JPG" alt="" /></p>
<p>&#160;</p>
<p><a href="http://wikitesti.com/index.php/Orietta_Berti"><img src="http://www.oggettisticaearte.com/musica38.jpg" alt="" /></a></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-family:Times New Roman;">Gli album , la discografia ,</span></strong><strong><br />
<span style="font-family:Times New Roman;"><strong>i testi e gli accordi<br />
</strong></span></strong></span><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>gratuitamente su <a href="http://wikitesti.com/">wikitesti.com</a></strong></span></strong></span></span></p>
<p><a title="Categoria:Orietta Berti" href="http://wikitesti.com/index.php/Orietta_Berti"><strong>Orietta Berti</strong></a></p>
<p>&#160;</p>
<ul>
<li><a title="Ah l'amore che cos'e'" href="http://wikitesti.com/index.php/Ah_l%27amore_che_cos%27e%27">Ah l&#8217;amore che cos&#8217;e&#8217;</a></li>
<li><a title="Alla fine della strada" href="http://wikitesti.com/index.php/Alla_fine_della_strada">Alla fine della strada</a></li>
<li><a title="Amor dammi quel fazzolettino" href="http://wikitesti.com/index.php/Amor_dammi_quel_fazzolettino">Amor dammi quel fazzolettino</a></li>
<li><a title="Amore mio non piangere (La mondina)" href="http://wikitesti.com/index.php/Amore_mio_non_piangere_%28La_mondina%29">Amore mio non piangere (La mondina)</a></li>
<li><a title="Chiesetta alpina" href="http://wikitesti.com/index.php/Chiesetta_alpina">Chiesetta alpina</a></li>
<li><a title="Come porti i capelli bella bionda" href="http://wikitesti.com/index.php/Come_porti_i_capelli_bella_bionda">Come porti i capelli bella bionda</a></li>
<li><a title="Dove non so" href="http://wikitesti.com/index.php/Dove_non_so">Dove non so</a></li>
<li><a title="E non dire" href="http://wikitesti.com/index.php/E_non_dire">E non dire</a></li>
<li><a title="Finchè la barca va" href="http://wikitesti.com/index.php/Finch%C3%A8_la_barca_va">Finchè la barca va</a></li>
<li><a title="Futuro" href="http://wikitesti.com/index.php/Futuro">Futuro</a></li>
<li><a title="Il nostro concerto, Orietta Berti" href="http://wikitesti.com/index.php/Il_nostro_concerto,_Orietta_Berti">Il nostro concerto, Orietta Berti</a></li>
<li><a title="Io ti darò di più" href="http://wikitesti.com/index.php/Io_ti_dar%C3%B2_di_pi%C3%B9">Io ti darò di più</a></li>
<li><a title="Io tu e le rose" href="http://wikitesti.com/index.php/Io_tu_e_le_rose">Io tu e le rose</a></li>
<li><a title="L'altalena, Orietta Berti" href="http://wikitesti.com/index.php/L%27altalena,_Orietta_Berti">L&#8217;altalena, Orietta Berti</a></li>
<li><a title="L'amore non è bello se non è litigarello" href="http://wikitesti.com/index.php/L%27amore_non_%C3%A8_bello_se_non_%C3%A8_litigarello">L&#8217;amore non è bello se non è litigarello</a></li>
<li><a title="La barca non va più" href="http://wikitesti.com/index.php/La_barca_non_va_pi%C3%B9">La barca non va più</a></li>
<li><a title="La spagnola" href="http://wikitesti.com/index.php/La_spagnola">La spagnola</a></li>
<li><a title="La villanella (Ma come balli bene bella bimba)" href="http://wikitesti.com/index.php/La_villanella_%28Ma_come_balli_bene_bella_bimba%29">La villanella (Ma come balli bene bella bimba)</a></li>
<li><a title="Non illuderti mai" href="http://wikitesti.com/index.php/Non_illuderti_mai">Non illuderti mai</a></li>
<li><a title="Occhi rossi" href="http://wikitesti.com/index.php/Occhi_rossi">Occhi rossi</a></li>
<li><a title="Omar, Orietta Berti" href="http://wikitesti.com/index.php/Omar,_Orietta_Berti">Omar, Orietta Berti</a></li>
<li><a title="Polenta e baccalà" href="http://wikitesti.com/index.php/Polenta_e_baccal%C3%A0">Polenta e baccalà</a></li>
<li><a title="Quando l'amore diventa poesia" href="http://wikitesti.com/index.php/Quando_l%27amore_diventa_poesia">Quando l&#8217;amore diventa poesia</a></li>
<li><a title="Quel mazzolin di fiori" href="http://wikitesti.com/index.php/Quel_mazzolin_di_fiori">Quel mazzolin di fiori</a></li>
<li><a title="Ritorna amore" href="http://wikitesti.com/index.php/Ritorna_amore">Ritorna amore</a></li>
<li><a title="Stasera ti dico no" href="http://wikitesti.com/index.php/Stasera_ti_dico_no">Stasera ti dico no</a></li>
<li><a title="Tipitipitipiti" href="http://wikitesti.com/index.php/Tipitipitipiti">Tipitipitipiti</a></li>
<li><a title="Tu sei quello" href="http://wikitesti.com/index.php/Tu_sei_quello">Tu sei quello</a></li>
<li><a title="Tutti mi chiamano bionda" href="http://wikitesti.com/index.php/Tutti_mi_chiamano_bionda">Tutti mi chiamano bionda</a></li>
<li><a title="Una bambola blu" href="http://wikitesti.com/index.php/Una_bambola_blu">Una bambola blu</a></li>
<li><a title="Via dei ciclamini" href="http://wikitesti.com/index.php/Via_dei_ciclamini">Via dei ciclamini</a></li>
</ul>
<p><strong><a title="Giro d'Italia (CD 3) (2003)" href="http://www.wikitesti.com/index.php?title=Giro_d%27Italia_%28CD_3%29_%282003%29">Testi e spartiti</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://wikitesti.com/index.php?title=Pagina_principale">www.wikitesti.com</a></strong></p>
<p><strong><a href="http://wikitesti.com/index.php?title=Pagina_principale"><br />
</a></strong></p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.forumkaraoke.com/"><strong><strong>www.forumkaraoke.com</strong></strong></a></p>
<p dir="ltr"><a href="http://www.forumkaraoke.com/"><strong><strong>scambio mp3 &#8211; CDG &#8211; KaraFun &#8211; midi</strong></strong></a></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">
<p><strong><a href="http://www.forumkaraoke.com/index.php?topic=79387.0">* KaraFont PRO  &#8211; SoundFont Karaoke </a></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.forumkaraoke.com/index.php?topic=79387.0">Player Mp3 CDG WAV  Karaoke Editor &#38; Player</a></strong></p>
<p><strong>*</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Prima Linea: “La mia rivoluzione era un pranzo di gala”, parola di Sergio Segio]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/25/la-prima-linea-la-rivoluzione-era-un-pranzo-di-gala-parola-di-sergio-segio/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:39:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/25/la-prima-linea-la-rivoluzione-era-un-pranzo-di-gala-parola-di-sergio-segio/</guid>
<description><![CDATA[Dal libro che ha ispirato il copione di La Prima linea il film di Renato De Maria Facciamo spesso le]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2 style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Dal libro che ha ispirato il copione<br />
di </strong><strong><em>La Prima linea</em></strong><strong><br />
il film di Renato De Maria</strong></span></h2>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/laprimalinea.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4191" title="laprimalinea" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/laprimalinea.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a></strong></span><br />
Facciamo spesso le ore piccole, bazzichiamo ristoranti di nome e piano-bar. A Milano, la «Scaletta» a Porta Genova, «Gualtiero Marchesi» in Bonvesin della Riva, «Ciovassino» a Brera e, per la musica, il «2», sempre a Brera, e altri jazz club della zona. A Venezia, l’«Harris bar», in omaggio a Ernest Hemingway, e la «Locanda Montin», in reminiscenza di <em>Anonimo veneziano</em>.  In particolare di quando Tony Musante dice: «Sto morendo» e Florinda Bolkan risponde: «Tutti stiamo morendo, poco a poco» e lui, di rimando: «Ma io sto morendo adesso».<br />
[…]<br />
Ecco perché infine, dopo anni di moralismo militante, ci concediamo qualche lusso, qualche spesa decisamente al di sopra degli standard proletari. Da bravi bastardi ci togliamo poi la soddisfazione di convocare le riunioni con i brigatisti in ottimi ristoranti, offrendo loro un pranzo che altrimenti non si potrebbero permettere, stante il livello dei loro stipendi, definito al minimo della sopravvivenza con rigore calvinista. Quando li fissano loro, i luoghi dell’incontro sono immancabilmente trattoriacce operaie di periferia, il cui cibo fa rischiare la vita ben più di una rapina in banca.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#993300;"><strong>Sergio Segio, <em>Miccia corta. Una storia di Prima linea</em></strong><strong>, DeriveApprodi 2005, p. 114</strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff6600;"><strong><span style="color:#000000;">Link</span><br />
</strong></span><a href="../2009/03/19/2005/05/23/miccia-corta-e-cervello-pure/">Miccia corta e cervello pure</a><br />
<strong> </strong><a href="../page/2009/11/13/film-pattumiera-%E2%80%9Cuna-storia-di-prima-linea%E2%80%9D-la-stucchevole-elegia-autocelebrativa-in-salsa-dannunziana-propinata-da-sergio-segio-in-miccia-corta/">La Prima linea, il film che vorrebbe seppellire gli anni 70 sotto il peso del senso di colpa</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-1/">L’esportazione della colpa</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-linfametto-1/">Sergio Segio: “Scalzone e i parigini condannino la lotta armata”<br />
“</a><a href="../page/2009/03/19/%c2%absergio-segio-ha-dimostrato-solo-di-avere-ancora-molte-cambiali-da-pagare-per-la-sua-liberta%c2%bb-3">Segio ha dimostrato solo di avere ancora molte cambiali da pagare per la sua libertà”</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-linfametto-3/">“Monsieur de la calomnie”</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-5/">Scalzone: “Caro Segio, non c’ è nulla da cui mi devo dissociare”</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-6-2/">Sergio Segio, il narcisismo del senso di colpa</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-7/">Segio e l’ideologia del ravvedimento</a><br />
<a href="../2009/02/25/2009/02/25/4228-i-ravveduti/">I Ravveduti</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2007/02/02/995/">Il merlo, il dissociato e il fuoriuscito</a></p>
<p><span style="color:#ff6600;"><a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-7/"></a></span></p>
<p><span style="color:#993300;"><strong><br />
</strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'avventura con un travestito. Quando Califano toccò con mano]]></title>
<link>http://contentistheking.wordpress.com/2009/11/24/trans-califano-due-ponti/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:19:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefano Ciavatta</dc:creator>
<guid>http://contentistheking.wordpress.com/2009/11/24/trans-califano-due-ponti/</guid>
<description><![CDATA[Franco Califano.Trent&#8217;anni fa scriveva “L&#8217;avventura con un travestito”, la sua canzone ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Franco Califano.Trent&#8217;anni fa scriveva “L&#8217;avventura con un travestito”, la sua canzone &#8211; monologo più celebre. Storia di uno smacco di un seduttore di professione, mentre Renato Zero impazzava col suo glamour. Due Ponti? « Una tristezza infinita, è scaduta l&#8217;eleganza». Quella che si raggiungeva «anche facendo i buffi». Il playboy? «Portavamo a cena le belle donne. Oggi non si fa più».</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://contentistheking.wordpress.com/files/2009/11/califano.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-900" title="califano" src="http://contentistheking.wordpress.com/files/2009/11/califano.jpg?w=300" alt="" width="300" height="292" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">«<em>In faccia era più liscio della cera, che barba s&#8217;era fatto quella sera. Era &#8216;na bomba e infatti me so detto: “nun so più io si nun la porto a letto”</em>». Un accordo di chitarra appena accennato, la voce roca dello chansonnier che si appoggia al microfono e via con il proclama. È il secco incipit di uno dei monologhi più famosi di Franco Califano. Lo ha scritto nel 1979, trent&#8217;anni fa, si intitola: L&#8217;avventura con un travestito. È la disavventura, insospettabile per quei tempi e soprattutto per il personaggio, di un playboy costretto da una svista colossale a rimettersi in gioco, con una ironia insolita per chi immagina il vanitoso orgoglio del seduttore messo a dura prova dallo smacco.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--><br />
E infatti, dietro l&#8217;annuncio dell&#8217;ennesimo acchiappo, che il gran conquistatore già assapora come andato in porto, si nasconde l&#8217;inganno: «<em>Tutto sembrava! forchè &#8216;n travestito! perciò come &#8216;no stronzo so &#8216;mboccato, credenno pure a tutte quelle scuse, quanno me disse “Caro No! C&#8217;ho le mie cose!”. Pè conquistarla io la rispettavo. Aspetto che guarisca, me dicevo: a questa si&#8217; che jela do &#8216;na botta, questa nun è la solita mignotta, e m&#8217; atteggiavo a gran conquistatore questa la porterei pure all&#8217; altare cosi&#8217; partii co&#8217; &#8216;n pò de tenerezze mai fatte &#8216;n vita mia tante carezze</em>».</p>
<p style="text-align:justify;">Un errore fatale per il macho Califfo, un incidente che non ti aspetti dall&#8217;attore da fotoromanzo passato a seduttore, con la faccia da duro, e il sorriso vorace, voce calda e rude, diventato mito e leggenda della roma anni settanta, «poeta de borgata tra mille denunce», cantore delle sue stesse gesta erotiche, alternando il tono e il personaggio maudit-popolaresco a quello intimistico-malinconico, ma che nella maschilista La mia libertà (sigla di Domenica In nel 1981) canta schiettamente: «Se voglio un corpo e un po&#8217; d&#8217;affetto faccio un giro cerco un letto e una donna che ci sta».<br />
Che è successo trent&#8217;anni fa, Califfo? «Lo so, L&#8217;avventura compie trenta anni, in effetti sono stato un precursore, ma la canzone non nasce come un&#8217;esperienza personale o un fatto vissuto. Nasce dalla mia fantasia. Sono il contrario di Mogol, che dice sempre che con la fantasia non si va dal nessuna parte. A me invece piace immaginare storie, partendo da quello che sento in giro, che mi raccontano gli altri. All&#8217;epoca dire trans era come bestemmiare».</p>
<p style="text-align:justify;">«<em>Co&#8217; &#8216;n bacio &#8216;n bocca j&#8217;ho mozzato er fiato, solo ar ricordo, quanto ho vomitato. Pensai “chissà se rivedo ancora, nun farei mejo a fammela stasera?” “E si” &#8211; me dissi, e intanto m&#8217; eccitai &#8211; “mejo indisposta mo, che sana mai”. E ormai spasimavo dalla voja, me feci strappà pure la vestaja. Nun ce vedevo, tanto ero partito verso un traguardo fatto de peccato&#8230;Ma quano je &#8216;nfilai la mano sotto, cò la violenza che c&#8217;ha solo &#8216;n matto, restai de ghiaccio: &#8216;n mezzo a quelle cosce la mano mia acchiappò dù cose mosce Mai viste cosi&#8217; grosse &#8216;n vita mia. Dù palle come li mortacci sua&#8230; sopra la mano mia paralizzata pè quella &#8216;nfame meta conquistata. Se tanto me dà tanto, pensai ar resto e ritirai la mano presto presto “amo scherzato” &#8211; dissi &#8211; “via quer pacco!” “se no je dò dù carci e te lo stacco!</em>».<br />
Per il Catalogo dei Viventi di Dell&#8217;Arti e Parrini, Califano, che è anche il raffinato compositore di Tutto il resto è noia, E la chiamano estate, Minuetto, Un amore così grande, autore per Mia Martini, Mina, Bruno Martino, Ornella Vanoni, Peppino Di Capri, Fred Bongusto, Gino Paoli, «ha cantato 110 canzoni, ne ha scritte 1300, ha inciso 30 dischi». Di donne si dice ne abbia avute 1500. Mai stato con un trans? «A dire il vero non ne conosco manco uno&#8230; sono uno che ha avuto tante donne, ma mai a pagamento, se io decidessi di andare a pagamento sarei fuori dal giro&#8230; sto seguendo i fatti come tutti, sui giornali, in televisione, è perchè ho bisogno di sapere, è il mio mesterie, raccogliere umori, storie, personaggi per poi scrivere canzoni».<br />
«<em>Me ritrovai sdraiato sul tappeto, tutto abbracciato ancora a quer cornuto, oltre alla rabbia d&#8217; esserme eccitato, ci avevo l&#8217; occhi der rincojonito&#8230; Bella figura feci con me stesso&#8230; roba da&#8217;nna&#8217; in esilio drentro ar cesso..Se rivesti&#8217; de corsa la signora! guadannome cò l&#8217;occhi de paura! &#8230; e scappò via&#8230; Me vergognai parecchio! E cominciai a fà li conti cò lo specchio: puntai lo sguardo e m&#8217; accusai “A Vincenzo! nun sei &#8216;n conquistatore&#8230; sei &#8216;no stronzo!” Speriamo che &#8217;sta cosa nun se sappia, tu e er travestito: pensa un pò che coppia ! Te venne &#8216;n mente pure er matrimonio! Sai che piattini ?! “palle ar pinzimonio”!!!</em>».<br />
Era già in crisi l&#8217;immagine del gigolò? «Del playboy, please, il gigolò si fa solo pagare, mentre il playboy fa i debiti per farsi fotografare con le donne che contano, per portare a cena le attrici straniere sbarcate a Cinecittà, per vestirsi con abiti su misura. Ma non era comunque una figura in crisi, nonostante l&#8217;ironia della canzone. Oggi lo è invece, perché quello che manca è l&#8217;eleganza: una volta vestiti così transadati nei locali non ti facevano entrare, oggi vanno tutti con le scarpe da tennis. Pensano solo a bere, non hanno controllo». E Due Ponti? «Quando leggo di questi posti mi viene una tristezza infinita, mi assale l&#8217;inquietudine perché è scaduta questa eleganza, che poi non è il vestito ma la persona che conta, la classe è innata, o al massimo fai i buffi per raggiungerla. Califano non andrebbe mai in un posto così, la gente oggi si accontenta con i propri desideri. è vero che ognuno ha qualcosa di assurdo che non vuole ammettere, ma questo squallore nella trasgressione mi fa capire che molti non sanno neanche cosa fanno, dicono di fuggire alla monotonia della vita, alla noia. I costumi si saranno anche allargati, ma l&#8217;autenticità è persa e non è questione di tempi andati. È stato così sempre, solo che ieri la trasgressione si nascondeva meglio, oggi no, è più difficile e infatti esce fuori lo schifo».<br />
Un anno prima, in Zerolandia, Renato Zero spopolava con il suo pop glam, tutto cipria, lustrini e paillettes: «Faccio in fretta un altro inventario, smonto la baracca e via, cambio zona itinerario, il mio indirizzo é la follia. C&#8217;é un&#8217;infelice ovunque vai, voglio allargare il giro dei clienti miei. Io vendo desideri e speranze in confezione spray». Ma per Califano l&#8217;allargamento degli orizzonti voleva dire una beffa che sparigliava le carte della propria vanità e dei pregiudizi: «<em>Le donne l&#8217; hai &#8216;nventate te? A sonato!! er primo travestito&#8230; t&#8217;ha fregato&#8230; la donna tu, guardanno je &#8216;n molare sapevi se ci aveva &#8216;n bel sedere ?! ancora a &#8217;ste stronzate sei legato? scenni dar parco er pubblico è già uscito! Nun c&#8217;è rimasto manco &#8216;n travestito.Te disse “Caro no, ci ho le mie cose” e tu pensavi ar ciclo d&#8217;ogni mese&#8230; invece le sue cose erano quelle che volgarmente noi chiamiamo palle! Tu vedi er sole e trovi la tempesta, a vorte è lunedi e te sembra festa la vita è un dubbio tutto da scoprire, quelli sò maschi oppure sò signore?</em>».<br />
«Dei trans sapevo sì e no l&#8217;esistenza, sapevo però le cose che potevano succedere, il trans l&#8217;ho sempre riconosciuto a 100 metri, ma scrivendo la canzone ho immaginato un tizio normale, senza grande esperienza di mondo. Negli anni settanta i trans non erano così, non c&#8217;erano così apertamente. L&#8217;ironia ce l&#8217;ho messa apposta. Molti impazzirono dal divertitmento, qualcuno mi disse che ero trasgressivo sì ma volgare. Ma dico io, il Belli prima di me ha fatto sfracelli&#8230; Questo monologo lo faccio ovunque, me lo chiedono tutti. Renato? Siamo creciuti insieme, è stato un grande, è stata una grande stagione di trasgressione, ma lui non era volgare, era dichiarato, anche se mi sa che molti non hanno mai capito le sue deviazioni sessuali. Però non ci sono mai stati scandalo per lui, ballava molto bene come jackson. ora gli anni non può più saltare. Quella Roma là mi è sfuggita, ora la capitale è un agglomerato di piccole città. Manco da via fratttina da 15 anni, non siano abituati a una metropoli di milioni di persone».<br />
Progetti? «Al momento sto fermo perché non so cosa pubblicare, Molti mi dicono di raccogliere i testi delle canzoni, i monologhi come questo e stamparli. In ogni pezzo ci sono un paio di righe che graffiano. E poi devo cominciare a girare una fiction con Thomas Miliàn, ma un film di malavita vera, accaduta, non il Monnezza eh! Sarà una serie in sei puntate». Intanto trent&#8217;anni fa, con la sua disavventura con un travestito, il Califfo scopriva il futuro di un playboy. Mai arrendersi, anche se cambiano i costumi: «<em>Chi vò la verità deve toccare. &#8230; prego signori, venghino a toccare&#8230; prego signori, venghino a toccare &#8230; prego signori&#8230; &#8230; venghino a toccare&#8230;</em>»</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E' partito "CASA ROBERTO" il nuovo appuntamento di Radio35]]></title>
<link>http://radio35net.wordpress.com/2009/11/22/e-partito-casa-roberto-il-nuovo-appuntamento-di-radio35/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 23:08:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>radio35net</dc:creator>
<guid>http://radio35net.wordpress.com/2009/11/22/e-partito-casa-roberto-il-nuovo-appuntamento-di-radio35/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;CASA ROBERTO&#8221; e&#8217; il  programma in diretta da Milano dove Roberto parla della sua ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#8220;CASA ROBERTO&#8221; e&#8217; il  programma in diretta da Milano dove Roberto parla della sua vita e commenta le ultime notizie, suonando le canzoni migliori (e peggiori) dagli anni &#8216;60 ad oggi, incluse le sigle dei piu&#8217; famosi programmi TV, telefilm e cartoni animati.</p>
<p>In una sorta di Blog radiofonico, Roberto apre il microfono e &#8211; oltre a commentare i brani in onda dando notizie e curiosita&#8217; sui cantanti &#8211; ci porta a casa sua e parla di tutto quello che accade nella sua vita: il suo meraviglioso gatto Teo, i rapporti con gli amici e i vicini di casa, il lavoro, le utlime notizie, il tempo, le sue trasmissioni televisive preferite ecc.</p>
<p>Se volete intervenire, richiedere una canzone, fare una dedica o semplicemente dire &#8220;Ciao&#8221; scrivete a: radio35net@gmail.com</p>
<p>Se vi sentite &#8220;audio-voyeur&#8221; questo e&#8217; il programma giusto per voi, una sorta di &#8220;Grande Fratello&#8221; radiofonico condito da humour e da quel poco di intelligenza limitata &#8211; purtroppo &#8211; ai 16 Mega della scheda di memoria situata nel cervelletto di Roberto <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Data la sua natura di Blog radiofonico, il programma non ha un orario fisso di messa in onda. Roberto parla al microfono &#8211; in Italiano e in Inglese &#8211; ogni volta che puo&#8217;/vuole, o quando ha qualcosa da dire. Cioe&#8217;, praticamente tutto il giorno, e a volte anche di notte&#8230;..</p>

</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sonja e Christian: altre 2 estradizioni annunciate]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/21/sonja-e-christian-altre-2-estradizioni-annunciate/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:29:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/21/sonja-e-christian-altre-2-estradizioni-annunciate/</guid>
<description><![CDATA[Quando la memoria si fa vendetta dal blog Damnatio Memoriae  prendo questo lungo articolo. Finalment]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/quando-la-memoria-si-fa-vendetta.html">Quando la memoria si fa vendetta</a><br />
dal blog <a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/">Damnatio Memoriae</a>  prendo questo lungo articolo. Finalmente del materiale in italiano -OTTIMO- su questi due compagni rifugiati in Francia. <br />
</strong></p>
<p><a href="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SwXN5bLn7jI/AAAAAAAAAKw/EjDord6-N7Q/s1600/dangerextradition.jpg"></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Ancora due estradizioni</strong></p>
<p>Fatta a pezzi la dottrina Mitterrand, la Francia non si vergogna più di tradire la parola data, di rinnegare l’ospitalità concessa.<br />
Stavolta sono due ex-militanti tedeschi degli anni ’70 a subire la vendetta di Stato.<br />
La loro storia ripropone le assurdità di quella di Paolo Persichetti, Cesare Battisti e Marina Petrella.<br />
<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/aa01.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3996" title="aa01" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/aa01.jpg" alt="" width="420" height="280" /></a>Come i militanti italiani, anche<em><strong> Sonja Suder</strong></em> (oggi 76 anni) e <em><strong>Christian Gauger</strong></em> (68) si erano rifugiati in Francia, dopo aver militato nelle Revolutionäre Zellen (RZ), organizzazione autonoma di cui s’è parlato nel <a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html">post sulla strage di Bologna</a>.<br />
Sonja e Christian arrivano in Francia nel 1978 e vivono a Lille, una cittadina di provincia, dove campano da ‘brocante’ con pochi soldi, recuperando, riparando e rivendendo oggetti al mercato delle pulci.</p>
<p> Nel 2000, vengono arrestati su mandato estradizionale della Repubblica Federale Tedesca, che rimprovera loro la partecipazione a tre azioni incruente : nell’agosto 1977 le esplosioni contro la ditta MAN di Norimberga e la ditta KSB di Frankenthal, e nel maggio 1978 l’incendio al castello di Heidelberg.<br />
Gli attacchi furono rivendicati dalle Revolutionäre Zellen (RZ), che accusavano le due imprese di produrre compressori e pompe per il nucleare, esportandole tra l’altro verso il Sud Africa, dove vigeva l’apartheid razzista (siamo al tempo del massacro del ghetto di Soweto, con Nelson Mandela incarcerato come terrorista), ed il sindaco di Heidelberg della politica di distruzione di quartieri cittadini per farne delle zone destinate ai ricchi. [‘Gentrificazione’, dall’inglese gentry, nobile, è il neologismo che oggi si usa per indicare questi processi di modificazione classista del territorio urbano.]</p>
<p>Ulteriore accusa contro Sonja, era di aver contribuito al reclutamento nelle RZ di Hans-Joachim Klein e all’organizzazione logistica dell’attacco alla sede dell’OPEP a Vienna nel 1975. Tre mesi dopo quel primo arresto sono messi in libertà provvisoria su cauzione ed in seguito la corte parigina emette un ‘avviso sfavorevole’ all’estradizione. La possibilità di perseguire i due viene negata alla Germania poiché i reati sono, secondo il diritto francese, prescritti per i molti anni passati dagli avvenimenti.</p>
<p>Sonja e Christian, il cui rifugio in Francia sembra solidamente garantito da una sentenza definitiva, riprendono così una vita ‘normale’ da esiliati, per la prima volta alla luce del sole. Per la prima volta dopo 22 anni, possono allacciare rapporti sociali apertamente, senza nascondersi, ed entrare in contatto anche con altri esiliati, tra cui gli italiani, che offrono loro appoggio solidale.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/logorzs.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3997" title="logorzs" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/logorzs.jpg" alt="" width="137" height="131" /></a><br />
Per Christian la ritrovata condizione di legalità è inoltre particolarmente importante, poiché gli permette di accedere alle cure mediche di cui ha urgente bisogno, per i gravi problemi cardiaci di cui soffre.Ciò che invece sta proprio in quegli anni cominciando a cambiare, è la politica di asilo del governo.</p>
<p>Dall’elezione del socialista François Mitterrand alla Presidenza della Repubblica, nel 1981, la Francia aveva preferito non estradare gli ex-militanti rifugiatisi sul suo territorio. Il principio seguito era quello dell’ospitalità verso chi, esiliandosi apertamente e quindi rispettando le leggi del paese che li accoglie, avesse rinunciato alla lotta armata.<br />
Quali che fossero le sentenze nelle procedure d’estradizione verso l’Italia, e cioè anche in caso di “parere favorevole all’estradizione”, la Francia non rimpatriava i rifugiati politici di fatto. Indifferenti a tentativi e proteste delle autorità italiane, tutti i governi francesi continuarono a seguire questo principio, che aveva del resto un aspetto utilitario di un certo rilievo, almeno nei primi anni: evitare la clandestinità sul proprio territorio di centinaia di ex-militanti, ed evitare così di spingerli di nuovo all’illegalità.</p>
<p>Dopo i famosi attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti, tutto cambia: ora il principio si chiama ‘tolleranza zero’. Il 25 agosto 2002 viene eseguita nel giro di poche ore l’estradizione di <span style="text-decoration:underline;">Paolo Persichetti</span>, che da 8 anni era stato lasciato lavorare e studiare alla luce del sole. <br />
Seguirà<span style="text-decoration:underline;"> Cesare Battisti</span>, anche lui ‘legalizzato’ con un permesso di soggiorno, dopo aver subito, 13 anni prima, un processo estradizionale risoltosi con un “parere sfavorevole”, che è ri-arrestato nel 2004 e ri-processato fino ad ottenere un “parere favorevole” (per gli stessi reati del precedente &#8220;parere sfavorevole&#8221;).<br />
Nel 2007 è di nuovo la volta di Sonja e Christian.<br />
Vanno in farmacia a prendere delle medicine e vengono catturati: “un agguato puro, come nel caso di Paolo”, commentano.<br />
E come nel caso di Cesare, di nuovo un processo estradizionale per le stesse accuse, fino ad ottenere un “parere favorevole”, che arriva nel febbraio 2009.<br />
Questa volta, per cappottare la prima sentenza, i giudici dicono che i termini di prescrizione applicabili sono quelli tedeschi.<br />
E subito, nel luglio 2009, il Primo ministro François Fillon firma il decreto d’estradizione, che viene comunicato a fine ottobre.</p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#ff0000;">Accuse senza atti</span></strong></p>
<p>Sonja e Christian, difesi dall’avvocato Irène Terrel, hanno ancora un ricorso aperto al Consiglio di Stato. Il loro pessimismo è purtroppo legittimo.<br />
“Se ci estradano, finiamo in prigione a Hessen. Gli avvocati tenteranno ovviamente di tirarci fuori, ma chissà quando tempo occorrerà per il processo. Sarà messo in cantiere quando saremo nel paese. Anche gli atti non li si riceve prima, e così non si può neppure preparare una strategia difensiva.”<br />
Ciò che si sa, è che il loro coinvolgimento nei procedimenti penali contro le RZ (sui gruppi Revolutionäre Zellen e Rote Zora si è detto nel <a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html">post sul caso Thomas Kram</a>), è dovuto alle dichiarazioni del 1978 di un altro militante, Hermann Feiling.<br />
<em><strong>Hermann Feiling</strong></em>, all’epoca studente di 26 anni, venne colpito dall’esplosione di una bomba che era destinata al consolato argentino di Monaco per protesta contro la feroce repressione scatenata dalla dittatura militare. Quel 23 giugno 1978, l’esplosivo, che avrebbe al più rotto qualche mattone del muro consolare, lo ridusse in fin di vita. Il suo ‘interrogatorio’ cominciò meno di 24 ore dopo le operazioni chirurgiche d’urgenza che dovette subire. Le autorità volevano approfittare della situazione per “penetrare nelle Cellule Rivoluzionarie” -come dichiarò il Procuratore federale <a href="http://www.akweb.de/ak_s/ak538/26.htm">Kurt Rebmann </a>in una conferenza stampa il 4 luglio- di cui conoscevano poco o niente. Ti è esplosa una bomba sulle ginocchia: hai perso le gambe (amputazioni sopra la coscia), e gli occhi (estrazione dei bulbi oculari). Sei rintronato, letteralmente (epilessia post-traumatica), e i tuoi sensi sono alterati (lesioni cerebrali alla funzione della memoria).<br />
Un essere umano in queste condizioni ha bisogno di aiuto, di cure, di protezione. Negargliele per intero, esercitando un potere assoluto sulle sue condizioni, è un trattamento inumano.Nel buio in cui hai paura di essere abbandonato, qualcuno ti fa capire di volerti aiutare, di essere dalla tua parte. Sei circondato solo da investigatori, procuratori, guardiani e personale medico, ma hai sentito un nome che credi sia del tuo avvocato, e quelli sono tutto il ‘tuo’ ambiente sociale che ti ‘sostiene’, l&#8217;unico contatto che ti racconta il mondo che non vedi più. Hai un male cane, ti riempiono di medicine (Dipidolor, a base di morfina, Valium a siringate) che ti rendono ancora più strano, ma ti alleviano il dolore, e loro ti parlano, ti chiedono.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/kon1_81.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3998" title="kon1_81" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/kon1_81.jpg" alt="" width="380" height="222" /></a><br />
Così è stato ‘sentito’ Heiling, a cominciare dalla clinica universitaria in cui venne ricoverato d’urgenza, isolato per quattro mesi da ogni contatto con familiari, amici e difensori; questa misura di ‘Kontaktsperre’, usata nei regimi di reclusione più duri per i ‘terroristi’, non era neppure basata su un ordine di arresto, e addirittura ‘Der Spiegel’, il settimanale del gruppo Springer nemico giurato dei terroristi, se ne mostrò sorpreso.</p>
<p> L’<a href="http://wissen.spiegel.de/wissen/dokument/dokument.html?id=14330593&#38;top=SPIEGEL">articolo</a> che lo Spiegel pubblicò a commento del processo, nel novembre 1980, si chiedeva: <em>Un uomo senza gambe né occhi sul banco degli accusati. Combattere i terroristi a qualsiasi prezzo? </em></p>
<p>Nella sua <a href="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/zorn/Zorn61.htm">dichiarazione al processo</a>, Hermann Feiling ebbe a dire: La mia condizione di pericolo di vita, il traumatismo dopo l’accecamento, il mio assoluto disorientamento, la mia totale impotenza capitarono al momento giusto per investigatori, dopo anni di frustrazioni. Le 1330 pagine di verbali, che proverrebbero da me, sono il frutto di quella situazione. Lì ci sono anche persone del mio fantastico mondo dei sogni di allora che vengono chiamate in causa in relazione alle RZ, o vengono accusate persone che io non ho mai conosciuto.Un paio di luminari della contro-guerriglia media attesteranno che Hermann era in perfette condizioni per rispondere coscientemente agli interrogatori, magari non da subito, ma quasi. (vedi le perizie del <a href="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/schlecht1.htm">Prof. Mentzos </a>e del <a href="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/schlecht2.htm">Prof. Jacob</a>)</p>
<p>Dell’uso della malattia come strumento di indagine, di cui s’è parlato recentemente in Italia (per il <a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/02/suicidio-blefari-melazzi-luso-della-malattia-come-strumento-di-indagine/">suicidio di Diana Blefari Melazzi</a>) c’è un altro episodio che sembra ricalcare quello di Hermann Feiling.</p>
<p> Nel 2002, in Grecia, il pittore di icone Savvas Xiros ebbe pure lui un incidente con una bomba, che gli costò tra l’altro le mani.<br />
E pure lì la polizia brancolava nel buio da anni e saltò sull&#8217;occasione. L&#8217;organizzazione clandestina cui davano la caccia si chiamava 17 Novembre, e nessuno dei suoi membri era stato mai identificato. Con le &#8216;interviste&#8217; ad un uomo in brandelli riuscirono a prenderne i militanti e ad irrorarli di ergastoli. Giustificarono poi i metodi da &#8216;Guantanamo greca&#8217; dicendo che Savvas non era in stato di arresto, e tutti quegli incappucciati che lo circondavano erano li &#8216;per proteggerlo&#8217;.</p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#ff0000;">Le ragioni dell&#8217;accusa<br />
<span style="color:#000000;font-weight:normal;"> </span></span></strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="color:#000000;font-weight:normal;">Le narrazioni di Hermann Feiling sono dunque il primo pilastro dell&#8217;accusa, che vorrebbe fare a Sonja e Christian un ennesimo &#8216;ultimo processo alle RZ&#8217;. Ennesimo, perché già il processo conclusosi il 19 febbraio 2009 a Stammheim era stato chiamato così dalla stampa (vedi <a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html">Il processo a Thomas K.</a>, anche per alcuni tratti storici e politici delle RZ).<br />
Il secondo pilastro dell&#8217;accusa è costituito dalle dichiarazioni di un pentito, Hans-Joachim Klein, che ha raccontato che Sonja lo avrebbe messo in contatto, nel 1975, con il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina ‘External Operations’(PFLP-EO) per organizzare l&#8217;attacco alla sede dell&#8217;OPEP di Vienna.<br />
Klein fece da &#8216;testimone della corona&#8217; (<em>Kronzeuge</em>, delatore premiato) in quel processo e ne ottenne in cambio la libertà (fece 3 degli 8 anni di condanna, anziché tre ergastoli).<br />
Il tribunale di Francoforte assolse però Rudolph Schindler, altro ex-militante delle RZ accusato degli stessi fatti rimproverati ancora oggi a Sonja, perché ritenne Hans-Joachim Klein completamente inattendibile.Anche questo secondo &#8216;pilastro&#8217; è di sabbia, tanto che ci si chiede che senso abbia mantenere un mandato di cattura internazionale, perché spingere tanto una procedura d&#8217;estradizione, per accuse così fragili e dopo 34 anni dai fatti? &#8221;Mancanza di pentimento e di disponibilità a cooperare vanno punite, altrimenti non non si faranno più accordi e nemmeno paura. Quando dei militanti della sinstra se la cavano, è una piccola, ma fondamentale trasgressione della ragion di Stato.&#8221; <a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/dangerextradition.jpg"><img class="size-full wp-image-3999 alignright" title="dangerextradition" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/dangerextradition.jpg" alt="" width="250" height="213" /></a>Così commenta Analyse&#38;Kritik (&#8216;<a href="http://www.akweb.de/ak_s/ak538/26.htm">Non perdonare nulla, non dimenticare nulla&#8217; Nr. 538/17.4.2009</a>), e che ci sia voglia di esemplarità in è l&#8217;unica spiegazione sensata di questo caso. La vedono anche Sonja e Christian: &#8220;&#8230; si crede, con un processo come questo, di poter dimostrare alla nascente resistenza che nessuno se la cava.&#8221;</span></span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#ff0000;">La memoria giudiziaria</span></strong></p>
<p style="text-align:center;">Da parte sua, il Ministero pubblico di Francoforte si nasconde dietro il dito della legalità: &#8220;Noi dobbiamo perseguire fino alla prescrizione&#8221;, dice la sua <a href="http://www.taz.de/1/archiv/print-archiv/printressorts/digi-artikel/?ressort=in&#38;dig=2009%2F11%2F07%2Fa0166&#38;cHash=604385840f">portavoce Doris Möller-Scheu</a> &#8220;e da noi l&#8217;omicidio non va in prescrizione.&#8221; Omicidio? Allude alle vittime dell&#8217;attacco all&#8217;OPEP, cui Sonja non ha partecipato, non ve ne sono altre possibili perché la violenza praticata dalle RZ escludeva il ricorso all&#8217;assassinio politico.</p>
<p> Ciò che è in realtà successo, è che la seconda richiesta di estradizione si è basata soprattutto su una nuova, grande disponibilità francese a collaborare nella repressione a tolleranza zero, ed ha approfittato di un nuovo accordo bilaterale che consente di tenere conto dei termini di prescrizione non del paese richiesto, come è stato sino ad ora in tutte le Convenzioni d&#8217;estradizione, ma del paese richiedente. E in Germania i termini di prescrizione per reati con uso di esplosivo sono stati aumentati a 40 anni, mentre in Francia, come si è visto, tutti i reati di cui sono accusati Sonja e Christian sono ormai prescritti. Con l&#8217;istituto della prescrizione lo Stato sancisce un termine temporale oltre il quale esso rinuncia a perseguire e punire un reato. Il trascorrere del tempo assume dunque il ruolo di recidere definitivamente il legame tra reato e pena. Tra le ragioni che fondano la memoria giudiziaria come limitata nel tempo -e inevitabilmente seguita dall&#8217;oblio giudiziario- spiccano due orientamenti: uno è di prospettiva garantista, che vede la prescrizione come una forma di tutela del cittadino dall&#8217;ingerenza dello Stato (senza necessariamente esplicitare un diritto soggettivo alla prescrizione); un altro è di ordine utilitaristico, che vede nel lungo trascorrere del tempo la perdita dell&#8217;interesse dello Stato a punire, stante che non può più invocare la necessità di integrare l&#8217;ordine pubblico turbato dal reato.<br />
Sul piano che il diritto chiama di &#8216;prevenzione speciale&#8217;, si considera che il tempo, incidendo anche sulla natura psichica della persona, la trasformi, sicché la pena che arrivi tardi, quando il legame tra autore e fatto è ormai dissolto, colpirà un individuo ormai diverso, sul quale non avrà alcun effetto rieducativo. Una punizione tardiva rispetto al reato, priva d&#8217;una ragione di essere, non può che apparire una vendetta.<br />
Salvo che la concezione della pena come controllo sociale non necessiti di un &#8216;esempio&#8217;, del monito &#8216;puniremo sempre e comunque ogni atto di ribellione sociale&#8217;: una scelta integralmente politica che non ha più nulla a che vedere con considerazioni giuridiche.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/2352_1050271909501_1606848852_130518_735_n.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4000" title="2352_1050271909501_1606848852_130518_735_n" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/2352_1050271909501_1606848852_130518_735_n.jpg" alt="" width="400" height="282" /></a><br />
La prescrizione, che costituisce una rinuncia preventiva al potere repressivo dello Stato, non esiste nei paesi anglosassoni ordinati secondo la &#8216;common law&#8217;. La loro memoria giudiziaria è in questo senso assoluta e senza fine. L&#8217;oblio lì interviene prima, poiché essi conoscono la discrezionalità dell&#8217;azione penale, che pure permette la rinuncia preventiva alla repressione. Gli USA hanno così chiesto ed ottenuto l&#8217;arresto estradizionale, in Svizzera, del regista franco-polacco Roman Polanski, per il reato di rapporti sessuali illeciti con una minorenne.Per l&#8217;ordinamento svizzero, il reato è largamente prescritto, ma la Confederazione si è pecorescamente sottomessa ad un accordo bilaterale con gli Stati Uniti che fa prevalere la legge statunitense, e dovrà estradarlo.<br />
Che c&#8217;entra, è presto detto.</p>
<p>Il Presidente francese Nicolas Sarkozy, che deve autorizzare la consegna di Sonja e Christian, ha pubblicamente protestato contro l&#8217;arresto estradizionale di Polanski, scandalizzandosi del fatto che il giudizio venga dopo 32 anni, quando ormai l&#8217;interessato ne ha 76. Ne ha parlato in un&#8217;intervista a <a href="http://www.lefigaro.fr/politique/2009/10/15/01002-20091015ARTFIG00664-ce-n-est-pas-mon-fils-qui-est-vise-c-est-moi-.php"><em>Le Figaro</em> il 15.10.09</a>, poi <a href="http://www.lemonde.fr/societe/article/2009/10/27/deux-allemands-de-76-et-68-ans-ex-activistes-d-extreme-gauche-menaces-d-extradition_1259189_3224.html"><em>Le Monde </em>del 27.10.09</a> ha messo in relazione la su affermazione con il caso di Sonja Suder e Christian Gauger. L&#8217;articolo di <em>Le Monde</em> sul caso ripete però un luogo comune che non corrisponde alla realtà storica, poiché dice che le Cellule Rivoluzionarie erano &#8220;un&#8217;organizzazione vicina alla Rote Armee Fraktion&#8221;, mentre in realtà le due formazioni non avevano legami, né organizzativi né politici. Ma erano senz&#8217;altro assai poco conosciute fuori dalla Germania. In un riquadro, <em>Le Monde</em> segnalava ancora che era in preparazione una lettera a Sarkozy. Ora è stata fatta e gli è stata inviata. Eccola.</p>
<blockquote><p><em><strong><span style="color:#000080;">Lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica da alcune persone senza qualità né titoli particolari<br />
</span></strong></em><span style="color:#000080;"><br />
Signor Presidente della Repubblica,<br />
Lei ha affermato, a proposito dell&#8217;affare Polanski: &#8220;Pronunciarsi trentadue anni dopo i fatti, ora che l&#8217;interessato ha settantasei anni, non è buona amministrazione della giustizia&#8221; (Le Figaro del 16.10.2009). In questo enunciato Lei non ha espresso una semplice opinione, ma ha invece richiamato un principio fondamentale del diritto, evocando la necessità imperativa di limiti temporali all&#8217;esercizio della giustizia penale, principio affermato ‘in dottrina, norma e giurisprudenza’. Senza il quale, una giustizia che si pretendesse ‘infinita’ diverrebbe una teologia della vendetta.<br />
Sul caso che è all&#8217;origine della Sua essenziale messa a punto, è stato scritto, Signor Presidente: “esiste un solo argomento a favore di Polanski, ma decisivo: il tempo&#8230;”.<br />
Già il diritto romano considerava che il trascorrere dei decenni estingue progressivamente la turbativa provocata dall&#8217;atto originario, “e ciò traduce, in tutte le culture, un più alto principio di civiltà”. Se ci si attiene a questo principio, nessun privilegio quindi, per chicchessia, soltanto ‘una difesa logica, generale, uguale per tutti’.<br />
Converrà, Signor Presidente che evocarlo in un caso per derogarne in seguito l&#8217;applicazione in un altro caso sarebbe peggio ancora che ignorarlo.<br />
Orbene, nel momento stesso in cui Lei rilasciava questa dichiarazione, due cittadini tedeschi, Sonja Suder e Christian Gauger, rispettivamente di settantasei e sessantotto anni di età, si vedevano notificare un decreto di estradizione in forza di accuse risalenti a più di trent&#8217;anni e riguardanti fatti a carattere politico, sopravvenuti nel contesto dei movimenti sociali radicali degli anni settanta in Germania.</span></p>
<p>ScrivendoLe, signor Presidente, ci siamo fatti divieto di far valere come argomenti i nostri affetti e i nostri specifici giudizi di valore sui contesti storici e sociali e a fortiori sulle persone: ci siamo imposti di attenerci qui alla sola lettera del diritto.<br />
Con questa decisione che spetta esclusivamente all&#8217;esecutivo, lo Stato di cui Lei è il primo magistrato, potrebbe a termine consegnare alla giustizia tedesca due persone in vista di un processo che si svolgerebbe ben al di là dei ‘termini ragionevoli’ richiesti per un ‘processo equo’.<br />
L&#8217;estradizione di Sonja Suder e Christian Gauger significherebbe comunque consegnarli a una lunga detenzione preventiva, dal momento che in forza delle disposizioni in vigore in Germania, rimangono pur sempre degli imputati in attesa di giudizio. Ci sembra inoltre importante ricordare che quest&#8217;uomo e questa donna hanno già sofferto di questa ‘giustizia che non rinuncia mai’.<br />
Nel 2001 infatti, la Sezione istruttoria della Corte d&#8217;Appello di Parigi li ha dichiarati non estradabili poiché la Germania imputava loro fatti prescritti in diritto francese. Ciononostante, questa stessa sezione li ha giudicati estradabili per gli stessi fatti, sulla base della Convenzione di Dublino, appena introdotta, secondo la quale i dispositivi di prescrizione che governano l&#8217;estradizione sono ormai quelli del paese richiedente. Orbene, l&#8217;applicazione di questa convenzione al caso di Sonja Suder e Christian Gauger calpesta due principi essenziali dei diritto: ‘l&#8217;autorità della cosa giudicata’ e il carattere non retroattivo dei testi repressivi allorché essi aggravano la situazione degli imputati.<br />
Non possiamo credere, signor Presidente, che Lei non applicherà a queste due persone il criterio che ha pubblicamente difeso. Tanto più che esse rientrano pienamente nella ‘clausola umanitaria’ prevista dai testi internazionali. Non fosse che per questi due motivi, s&#8217;impone l&#8217;annullamento dei decreti di estradizione nei confronti di Sonja Suder e Christian Gauger.<br />
Ci sembra inoltre signor Presidente che da questo principio di ‘civiltà giuridica’ che la Francia rivendica, derivi inoltre la decisione di non procedere a nessuna estradizione per fatti risalenti a più di un quarto di secolo.<br />
Ecco quello che volevamo dirLe signor Presidente, noi che siamo oggi inquieti per le minacce che pesano sulla vita di Sonia Suder e Christian Gauger.<br />
La ringraziamo dell&#8217;attenzione che vorrà riservare al nostro appello.</p>
<p>Parigi, 5 novembre 2009<br />
Jean-Michel Arberet<br />
Emmannuelle Bastid<br />
Jean-Pierre Bastid<br />
Claire Blain-Cramer<br />
Gilles Berard<br />
François Chouquet<br />
Guido Cuccolo<br />
Claudio Di Giambattista<br />
Aitor Fernández-Pacheco<br />
Claudio Ielmini<br />
Mouloud Kaced<br />
Janie Lacoste<br />
Ezio La Penna<br />
Lucia Martini-Scalzone<br />
Elda Necchi<br />
Isabelle Parion<br />
Claudine Romeo<br />
Luigi Rosati-Elongui<br />
May Sanchez<br />
Oreste Scalzone<br />
Gianni Stefan<br />
Hanlor Tardieu &#8230;</p></blockquote>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#000080;"><br />
L&#8217;indirizzo email per sottoscrivere la lettera è: contact[at]stopextraditions.info<br />
<a href="http://sonjachristian.info/">Sito</a> per Sonja e Christian </span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Battisti, è il mostro: impiccatelo!]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/21/battisti-e-il-mostro-impiccatelo/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 15:39:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/21/battisti-e-il-mostro-impiccatelo/</guid>
<description><![CDATA[Mondo politico unanime. C&#8217;è uno da linciare, dài che troviamo dei valori comuni! Piero Sansone]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><span style="color:#339966;">Mondo politico unanime. C&#8217;è uno da linciare, dài che troviamo dei valori comuni!</span></h2>
<p>Piero Sansonetti<br />
<span style="color:#ff0000;"><em>Gli Altri </em></span>venerdì 20 novembre 2009</p>
<p>È spaventoso il riflesso condizionato, la reazione di massa che hanno accolto la sentenza contro Cesare Battisti, scrittore italofrancese accusato e condannato in contumacia per fatti di terrorismo dei primi anni ottanta. Neanche una sfumatura, neanche un distinguo, un dubbio: tutti &#8211; tutti, tutti, tutti &#8211; hanno esultato e dichiarato giornata di gioia il 18 novembre, e cioè il giorno nel quale la Corte brasiliana &#8211; con un solo voto di maggioranza &#8211; ha deciso di rispedire Battisti in Italia perché sconti 30 anni di carcere. In Parlamento, quando è arrivata la notizia, c&#8217;è stato un grande applauso bipartisan (il primo dal 2002, quando Papa Wojtyla venne in visita a Montecitorio&#8230; e pensare che venne a Montecitorio a chiedere l&#8217;amnistia!). Le dichiarazione dei leader politici di centrodestra e centrosinistra sono entusiaste e patriottiche.</p>
<div id="attachment_4093" class="wp-caption aligncenter" style="width: 244px"><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/forche.jpg"><img class="size-medium wp-image-4093" title="forche" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/forche.jpg?w=234" alt="" width="234" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Programma bipartizan: la forca</p></div>
<p>I giornali seguono l&#8217;onda. Il più giubilante, naturalmente, è <em>Il Fatto</em> (titolo: &#8220;La giustizia brasiliana ha detto sì&#8230;speriamo che sconti presto la sua pena in Italia&#8221;, più punto esclamativo); molto simili i titoli di <em>Giornale</em> e <em>Libero</em> (finalmente questi tre quotidiani si sono trovati su una posizione praticamente identica); &#8220;E&#8217; arrivato il momento di pagare&#8221;, dice <em>Libero</em>; &#8220;Ora niente scherzi&#8221;, Il <em>Giornale</em>. Felice, naturalmente anche <em>Repubblica</em>, seppure in modo un po&#8217; più composto, e abbastanza contenti anche giornali, in genere un po&#8217; meno forcaioli, come <em>Stampa</em> e <em>Corriere della Sera</em>. L&#8217;impressione è che il paese abbia finalmente trovato un obiettivo &#8220;unico&#8221; che tenga insieme tutti i forcaiolismi. Quelli berlusconiani e quelli antiberlusconiani. E che nel rogo per Cesare Battisti trovi un sollievo per le proprie ansie, un armistizio per la lunghissima guerra di fazioni. In fondo, questo si sapeva, nessuna delle due fazioni è liberale. Non lo è la destra, fortemente condizionata dalla cultura qualunquista della Lega e delle sue ampie componenti reazionarie; non lo è la sinistra, trascinata al giustizialismo e all´ultralegalitarismo dall´influenza abnorme, sul suo pensiero, acquisito negli ultimi 15 anni dalla magistratura (diciamo dalla parte più giacobina della magistratura) e dai cosiddetti &#8220;Girotondi&#8221; (Travaglio e zone circostanti). E siccome le cose stanno così, e sul piano della difesa dello Stato di diritto le differenze tra i due schieramenti sono esilissime, e cangianti (a seconda delle immediate conseguenze politiche) era logico che un caso complesso e delicato come il caso-Battisti avrebbe acceso la fiamma del linciaggio, unificando i due schieramenti, unificando i due populismi, e unificando anche la &#8220;base&#8221; con il ceto politico.<br />
In questo clima è persino difficile cercare di prender le difese dello scrittore. Mi è capitato l&#8217;altra sera di trovarmi in una puntata di &#8220;Porta a Porta&#8221; a sostenere le mie posizioni (cioè quelle, moderatissime, di liberale garantista) contro il muro compatto (per fortuna abbastanza gentile) degli altri dieci ospiti e dello stesso conduttore (che però ha il merito, non certo comune a tutti gli altri conduttori, di ospitare nella sua trasmissione anche le posizioni assolutamente minoritarie come era la mia).<br />
E a &#8220;Porta a Porta&#8221; &#8211; lo confesserò &#8211; mi sono sentito persino intimidito. Mi pareva di esagerare quando dicevo che non si può condannare una persona a due ergastoli sulla base delle dichiarazioni &#8211; discutibilissime &#8211; di un solo pentito, e senza che nemmeno un avvocato di fiducia abbia avuto la possibilità di difendere l&#8217;imputato.<br />
Il caso Battisti è un caso clamoroso di negazione dello stato di diritto. È una sentenza sì e no indiziaria. E avrebbe dovuto suscitare una grande protesta, qui in Italia, come in parte è successo in Francia. Il fatto che niente di questo sia avvenuto, la dice lunga su cosa è rimasto, qui da noi, della cultura del diritto, delle garanzie, della tolleranza. Niente, niente è rimasto. Cenere. Sarà facile, secondo voi, su questa cenere, cercare di ricostruire una sinistra, o comunque una struttura liberale della società? Eppure io mi ricordo che di questa sinistra, qualche anno fa, erano padri personaggi come Terracini, Lombardo Radice, Vassalli, Malagugini, Luporini. Ve li ricordate? temo di no.<br />
Per quel che riguarda la sorte personale di Battisti, le speranze, non tantissime, restano nelle mai del presidente Lula. Starà a lui decidere se dare il via libera alla decisione della Corte, o invece se fermarne l´esecuzione, per motivi politici (intravvedendo i termini, non difficili da scorgere, di una persecuzione politica) oppure per motivi umanitari (dato che lo sciopero della fame, iniziato dall´imputato, mette a rischio la sua sopravvivenza). Non ci resta che sperare. Ed esprimere solidarietà all&#8217;antipatico Battisti (augurandoci che questo sacrilegio non ci scosti una maledizione generale).</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="../2009/11/19/cesare-battisti-la-decisione-finale-resta-nelle-mani-di-lula-fallisce-il-golpe-giudiziario-tentato-dal-capo-del-tribunale-supremo-gilma-mendes/">Battisti: la decisione finale nelle mani di Lula. Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del tribunale supremo Gilmar Mendes</a><br />
<a href="../2009/11/19/2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/">Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo”</a><br />
<a href="../2009/11/19/2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/">Dall’esilio con furore, cronache dalla latitanza e altre storie di esuli e ribelli</a><br />
<a href="../2009/11/19/2009/11/12/caso-battisti-voto-fermo-al-4-a-4-udienza-sospesa/">Caso Battisti: voto fermo al 4 a 4. Udienza sospesa</a><br />
<a href="../2009/11/19/2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/">Caso Battisti, Toffoli non vota</a><br />
<a href="../2009/11/19/2009/09/16/2009/09/16/le-consegne-straordinarie-degli-esuli-della-lotta-armata/">Le consegne straordinarie degli esuli della lotta armata</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cesare Battisti: la decisione finale resta nelle mani di Lula. Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del Tribunale supremo, Gilmar Mendes]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/19/cesare-battisti-la-decisione-finale-resta-nelle-mani-di-lula-fallisce-il-golpe-giudiziario-tentato-dal-capo-del-tribunale-supremo-gilma-mendes/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 19:40:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo la notte di odio, gli invasati della vendetta e le tricoteuses che siedono sugli scranni del Pa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><span style="color:#993366;"><strong>Dopo la notte di odio, gli invasati della vendetta e le <em>tricoteuses</em> che siedono sugli scranni del Parlamento e nelle redazioni dei giornali e delle televisioni costretti a guardare la realtà</strong><strong><br />
La decisione sull’estradizione di Battisti resta nelle mani del presidente della Repubblica Lula Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del Tribunale supremo, Gilmar Mendes</strong></span></h3>
<p>Paolo Persichetti<br />
<span style="color:#ff0000;"><em>Liberazione</em></span> 20 novembre 2009</p>
<div id="attachment_4064" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/sen3.jpg"><img class="size-medium wp-image-4064" title="sen3" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/sen3.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Montecitorio, l&#39;aula delle tricoteuses</p></div>
<p>Cesare Battisti è ancora in Brasile e l’intricata vicenda della sua estradizione è ben lontana dall’essere conclusa. Cessata la danza macabra dei festeggiamenti, seguiti all’annuncio del via libera all’estradizione concesso mercoledì sera, anche se di stretta misura (5 contro 4), dal Supremo tribunale federale brasiliano, diradati i fumi dell’odio, seccata la schiuma del rancore, il risveglio per le tante <em>tricoteuses</em> che siedono sugli scranni del Parlamento o nelle redazioni dei giornali e delle televisioni è stato mesto e sbiascicato. Dopo la sbornia il ritorno alla realtà ha infranto il miserabaile sogno della vendetta. Il sabba della sera prima è apparso in tutta la sua fallace illusione, effetto sugestivo, stato di trans della coscienza provocato dall’acido lisergico del livore. L’applauso che ha interrotto i lavori parlamentari all’annuncio del voto favorevole all’estradizione, le centinaia di lanci d’agenzia che riportavano slavine di dichiarazioni avventate e invasate manifestazioni di vittoria, tutto è finito in fumo, svanito come una nube tossica di menzogne, ricordo confuso di una serata di follia. Tanto rumore per nulla. Il golpe giudiziario tentato dal presidente del tribunale supremo federale del Brasile, Gilmar Mendes, non è riuscito. Dopo aver fatto pesare con il proprio voto, ampiamente scontato da mesi, la bilancia contro la concessione dell’asilo politico a Battisti, Mendes aveva puntato tutto sul furto della decisione finale dalle mani del presidente della Repubblica Lula, in barba a tutta la tradizione giuridica internazionale. Tentativo eversivo di modificare unilateralmente l’equilibrio dei poteri previsto nella costituzione. Ma la bilancia del voto si è ribaltata grazie al cambio di fronte del giudice Ayres Britto, che ha permesso alla corte (con un 5 a 4 capovolto) di rispettare il dettato costituzionale. Il capo dello Stato non è un notaio, un passacarte che sigla col suo nome sentenze altrui. Il potere di firma indica una capacità di valutazione qualificata e autonoma. Ora l’argomento della “politicità” dei reati ascritti a Battisti non potrà più essere utilizzato per giustificare il rifiuto della sua estradizione, perché censurato dalla corte, anche se nella dichiarazione di voto Mendes ha ammesso, contraddicendosi, la natura politica di buona parte delle incriminazioni. Lula dovrà fondare l’eventuale rifiuto di consegnarlo all’Italia con altre giustificazioni giuridiche, che tuttavia non mancano nella lunga lista di violazioni, abusi, norme in deroga presenti nel dossier. Non ultimo il fatto che Battisti non avrà diritto ad un nuovo processo, come invece era stato promesso alla Francia pur di estradarlo. Mendes ha sostenuto che la responsabilità diretta o morale negli omicidi contestati a Battisti è priva di politicità perché questi sono stati commessi in azioni individuali, estranei a contesti di piazza, a manifestazioni pubbliche. Ma seguendo questo ragionamento estemporaneo, solo i linciaggi sarebbero politici mentre tutti i tirannicidi della storia rimarrebbero volgari omicidi a carattere privato. E’ con questi fragili argomenti che il Stf ha negato la natura politica dei reati attribuita nelle sentenze dalla stessa magistratura italiana. Come riportava ieri il quotidiano brasiliano <em>O Globo</em>, l’esecutivo sta valutando la possibilità di mantenere Battisti in Brasile utilizzando altre formule legali. «Nessuno, nel governo, crede che Battisti debba tornare in Italia», sostiene una fonte vicina al presidente. Per farlo, Lula ha dalla sua le clausole d’eccezione presenti nel trattato bilaterale, che gli consentono di bloccare anche un processo di estradizione avallato dal massimo potere giudiziario. Ma forse non avrà nemmeno bisogno di farlo, se l’Italia non si dimostrerà in grado di adempiere alla condizione posta dal Stf per concedere l’estradizione: commutare l’ergastolo ad una pena non superiore ai 30 anni.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/21/battisti-e-il-mostro-impiccatelo/">Battisti è il mostro, impiccatelo</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/">Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo”</a><br />
<a href="../2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/">Dall’esilio con furore, cronache dalla latitanza e altre storie di esuli e ribelli</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-voto-fermo-al-4-a-4-udienza-sospesa/">Caso Battisti: voto fermo al 4 a 4. Udienza sospesa</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/">Caso Battisti, Toffoli non vota</a><br />
<a href="../2009/09/16/2009/09/16/le-consegne-straordinarie-degli-esuli-della-lotta-armata/">Le consegne straordinarie degli esuli della lotta armata</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Trentanni dopo: ancora due estradizioni. La vicenda di Sonja Suder e Christian Gauger ]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/19/trentanni-dopo-ancora-due-estradizioni-la-vicenda-di-sonja-suder-e-christian-gauger/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 19:14:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[&nbsp; Quando la memoria si fa vendetta 19.11.09 autor dementio memoriae Ancora due estradizioni. Fa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="content-wrapper">
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<p>&#160;</p>
<h1 style="text-align:center;"></h1>
<h1 style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/quando-la-memoria-si-fa-vendetta.html">Quando la memoria si fa vendetta</a></span></h1>
<h3 style="text-align:center;">19.11.09</h3>
<div style="text-align:center;"><a name="8312229844425890761"></a></p>
<div>autor dementio memoriae</div>
<div style="text-align:center;"><a href="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SwXN5bLn7jI/AAAAAAAAAKw/EjDord6-N7Q/s1600/dangerextradition.jpg"><img src="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SwXN5bLn7jI/AAAAAAAAAKw/EjDord6-N7Q/s320/dangerextradition.jpg" border="0" alt="" /></a></div>
<div style="text-align:left;">Ancora due estradizioni. Fatta a pezzi la dottrina Mitterrand, la Francia non si vergogna più di tradire la parola data, di rinnegare l’ospitalità concessa. Stavolta sono due ex-militanti tedeschi degli anni ’70 a subire la vendetta di Stato. La loro storia ripropone le assurdità di quella di Paolo Persichetti, Cesare Battisti e Marina Petrella. Come i militanti italiani, anche Sonja Suder (oggi 76 anni) e Christian Gauger (68) si erano rifugiati in Francia, dopo aver militato nelle Revolutionäre Zellen (RZ), organizzazione autonoma di cui s’è parlato nel <a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html">post sulla strage di Bologna</a>.</div>
<div style="text-align:left;">
<p>Sonja e Christian arrivano in Francia nel 1978 e vivono a Lille, una cittadina di provincia, dove campano da ‘brocante’ con pochi soldi, recuperando, riparando e rivendendo oggetti al mercato delle pulci. Nel 2000, vengono arrestati su mandato estradizionale della Repubblica Federale Tedesca, che rimprovera loro la partecipazione a tre azioni incruente: nell’agosto 1977 le esplosioni contro la ditta MAN di Norimberga e la ditta KSB di Frankenthal, e nel maggio 1978 l’incendio al castello di Heidelberg. Gli attacchi furono rivendicati dalle Revolutionäre Zellen (RZ), che accusavano le due imprese di produrre compressori e pompe per il nucleare, esportandole tra l’altro verso il Sud Africa, dove vigeva l’apartheid razzista (siamo al tempo del massacro del ghetto di Soweto, con Nelson Mandela incarcerato come terrorista), ed il sindaco di Heidelberg della politica di distruzione di quartieri cittadini per farne delle zone destinate ai ricchi. [‘Gentrificazione’, dall’inglese gentry, nobile, è il neologismo che oggi si usa per indicare questi processi di modificazione classista del territorio urbano.]</p>
<p>Ulteriore accusa contro Sonja, era di aver contribuito al reclutamento nelle RZ di Hans-Joachim Klein e all’organizzazione logistica dell’attacco alla sede dell’OPEP a Vienna nel 1975. Tre mesi dopo quel primo arresto sono messi in libertà provvisoria su cauzione ed in seguito la corte parigina emette un ‘avviso sfavorevole’ all’estradizione. La possibilità di perseguire i due viene negata alla Germania poiché i reati sono, secondo il diritto francese, prescritti per i molti anni passati dagli avvenimenti.</p>
<p>Sonja e Christian, il cui rifugio in Francia sembra solidamente garantito da una sentenza definitiva, riprendono così una vita ‘normale’ da esiliati, per la prima volta alla luce del sole. Per la prima volta dopo 22 anni, possono allacciare rapporti sociali apertamente, senza nascondersi, ed entrare in contatto anche con altri esiliati, tra cui gli italiani, che offrono loro appoggio solidale.<br />
Per Christian la ritrovata condizione di legalità è inoltre particolarmente importante, poiché gli permette di accedere alle cure mediche di cui ha urgente bisogno, per i gravi problemi cardiaci di cui soffre. Ciò che invece sta proprio in quegli anni cominciando a cambiare, è la politica di asilo del governo. Dall’elezione del socialista François Mitterrand alla Presidenza della Repubblica, nel 1981, la Francia aveva preferito non estradare gli ex-militanti rifugiatisi sul suo territorio.<br />
Il principio seguito era quello dell’ospitalità verso chi, esiliandosi apertam<a href="http://www.carmillaonline.com/archives/municipales_mitterrand_1977.jpg"><img class="alignright" style="border:0 none;" src="http://www.carmillaonline.com/archives/municipales_mitterrand_1977.jpg" border="0" alt="" width="228" height="166" /></a>ente e quindi rispettando le leggi del paese che li accoglie,avesse rinunciato alla lotta armata. Quali che fossero le sentenze nelle procedure d’estradizione verso l’Italia, e cioè anche in caso di “parere favorevole all’estradizione”, la Francia non rimpatriava i rifugiati politici di fatto. Indifferenti a tentativi e proteste delle autorità italiane, tutti i governi francesi continuarono a seguire questo principio, che aveva del resto un aspetto utilitario di un certo rilievo, almeno nei primi anni: evitare la clandestinità sul proprio territorio di centinaia di ex-militanti, ed evitare così di spingerli di nuovo all’illegalità.</p>
<p>Dopo i famosi attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti, tutto cambia: ora il principio si chiama ‘tolleranza zero’. Il 25 agosto 2002 viene eseguita nel giro di poche ore l’estradizione di Paolo Persichetti, che da 8 anni era stato lasciato lavorare e studiare alla luce del sole.<br />
Seguirà Cesare Battisti, anche lui ‘legalizzato’ con un permesso di soggiorno, dopo aver subito, 13 anni prima, un processo estradizionale risoltosi con un “parere sfavorevole”, che è ri-arrestato nel 2004 e ri-processato fino ad ottenere un “parere favorevole” (per gli stessi reati del precedente &#8220;parere sfavorevole&#8221;).</p>
<p>Nel 2007 è di nuovo la volta di Sonja e Christian. Vanno in farmacia a prendere delle medicine e vengono catturati: “un agguato puro, come nel caso di Paolo”, commentano. E come nel caso di Cesare, di nuovo un processo estradizionale per le stesse accuse, fino ad ottenere un “parere favorevole”, che arriva nel febbraio 2009. Questa volta, per cappottare la prima sentenza, i giudici dicono che i termini di prescrizione applicabili sono quelli tedeschi.<br />
E subito, nel luglio 2009, il Primo ministro François Fillon firma il decreto d’estradizione, che viene comunicato a fine ottobre.</p>
<p><strong>Accuse senza atti</strong><br />
Sonja e Christian, difesi dall’avvocato Irène Terrel, hanno ancora un ricorso aperto al Consiglio di Stato. Il loro pessimismo è purtroppo legittimo.</p>
<blockquote><p>“Se ci estradano, finiamo in prigione a Hessen. Gli avvocati tenteranno ovviamente di tirarci fuori, ma chissà quando tempo occorrerà per il processo. Sarà messo in cantiere quando saremo nel paese. Anche gli atti non li si riceve prima, e così non si può neppure preparare una strategia difensiva.”</p></blockquote>
<p>Ciò che si sa, è che il loro coinvolgimento nei procedimenti penali contro le RZ (sui gruppi Revolutionäre Zellen e Rote Zora si è detto nel <a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html">post sul caso Thomas Kram</a>), è dovuto alle dichiarazioni del 1978 di un altro militante, Hermann Feiling.</p>
<p>Hermann Feiling, all’epoca studente di 26 anni, venne colpito dall’esplosione di una bomba che era destinata al consolato argentino di Monaco per protesta contro la feroce repressione scatenata dalla dittatura militare. Quel 23 giugno 1978, l’esplosivo, che avrebbe al più rotto qualche mattone del muro consolare, lo ridusse in fin di vita.</p>
<p>Il suo ‘interrogatorio’ cominciò meno di 24 ore dopo le operazioni chirurgiche d’urgenza che dovette subire. Le autorità volevano approfittare della situazione per “penetrare nelle Cellule Rivoluzionarie” -come dichiarò il Procuratore federale <a href="http://www.akweb.de/ak_s/ak538/26.htm">Kurt Rebmann </a>in una conferenza stampa il 4 luglio- di cui conoscevano poco o niente. Ti è esplosa una bomba sulle ginocchia: hai perso le gambe (amputazioni sopra la coscia), e gli occhi (estrazione dei bulbi oculari). Sei rintronato, letteralmente (epilessia post-traumatica), e i tuoi sensi sono alterati (lesioni cerebrali alla funzione della memoria). Un essere umano in queste condizioni ha bisogno di aiuto, di cure, di protezione.<br />
Negargliele per intero, esercitando un potere assoluto sulle sue condizioni, è un trattamento inumano. Nel buio in cui hai paura di essere abbandonato, qualcuno ti fa capire di volerti aiutare, di essere dalla tua parte.</p>
<p>Sei circondato solo da investigatori, procuratori, guardiani e personale medico, ma hai sentito un nome che credi sia del tuo avvocato, e quelli sono tutto il ‘tuo’ ambiente sociale che ti ‘sostiene’, l&#8217;unico contatto che ti racconta il mondo che non vedi più. Hai un male cane, ti riempiono di medicine (Dipidolor, a base di morfina, Valium a siringate) che ti rendono ancora più strano, ma ti alleviano il dolore, e loro ti parlano, ti chiedono. Così è stato ‘sentito’  Heiling, a cominciare dalla <a href="http://www.blogger.com/%20http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/image/kon1_81.jpg"><img src="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/image/kon1_81.jpg" border="0" alt="" /></a>clinica universitaria in cui venne ricoverato d’urgenza, isolato per quattro mesi da ogni contatto con familiari, amici e difensori; questa misura di ‘Kontaktsperre’, usata nei regimi di reclusione più duri per i ‘terroristi’, non era neppure basata su un ordine di arresto, e addirittura ‘Der Spiegel’, il settimanale del gruppo Springer nemico giurato dei terroristi, se ne mostrò sorpreso.</p>
<p>L’<a href="http://wissen.spiegel.de/wissen/dokument/dokument.html?id=14330593&#38;top=SPIEGEL">articolo</a> che lo Spiegel pubblicò a commento del processo, nel novembre 1980, si chiedeva: Un uomo senza gambe né occhi sul banco degli accusati. Combattere i terroristi a qualsiasi prezzo? Nella sua <a href="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/zorn/Zorn61.htm">dichiarazione al processo</a>, Hermann Feiling ebbe a dire:</p>
<blockquote><p>La mia condizione di pericolo di vita, il traumatismo dopo l’accecamento, il mio assoluto disorientamento, la mia totale impotenza capitarono al momento giusto per investigatori, dopo anni di frustrazioni. Le 1330 pagine di verbali, che proverrebbero da me, sono il frutto di quella situazione. Lì ci sono anche persone del mio fantastico mondo dei sogni di allora che vengono chiamate in causa in relazione alle RZ, o vengono accusate persone che io non ho mai conosciuto.</p></blockquote>
<p>Un paio di luminari della contro-guerriglia media attesteranno che Hermann era in perfette condizioni per rispondere coscientemente agli interrogatori, magari non da subito, ma quasi. (vedi le perizie del <a href="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/schlecht1.htm">Prof. Mentzos </a>e del <a href="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/schlecht2.htm">Prof. Jacob</a>).</p>
<p>Dell’uso della malattia come strumento di indagine, di cui s’è parlato recentemente in Italia (per il <a href="../2009/11/02/suicidio-blefari-melazzi-luso-della-malattia-come-strumento-di-indagine/">suicidio di Diana Blefari Melazzi</a>) c’è un altro episodio che sembra ricalcare quello di Hermann Feiling.</p>
<p>Nel 2002, in Grecia, il pittore di icone Savvas Xiros ebbe pure lui un incidente con una bomba, che gli costò tra l’altro le mani. E pure lì la polizia brancolava nel buio da anni e saltò sull&#8217;occasione.<br />
L&#8217;organizzazione clandestina cui davano la caccia si chiamava 17 Novembre, e nessuno dei suoi membri era stato mai identificato.<br />
Con le &#8216;interviste&#8217; ad un uomo in brandelli riuscirono a prenderne i militanti e ad irrorarli di ergastoli. Giustificarono poi i metodi da &#8216;Guantanamo greca&#8217; dicendo che Savvas non era in stato di arresto, e tutti quegli incappucciati che lo circondavano erano li &#8216;per proteggerlo&#8217;.</p>
<p><strong>Le ragioni dell&#8217;accusa</strong><br />
Le narrazioni di Hermann Feiling sono dunque il primo pilastro dell&#8217;accusa, che vorrebbe fare a Sonja e Christian un ennesimo &#8216;ultimo processo alle RZ&#8217;. Ennesimo, perché già il processo conclusosi il 19 febbraio 2009 a Stammheim era stato chiamato così dalla stampa (vedi <a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html">Il processo a Thomas K.</a>, anche per alcuni tratti storici e politici delle RZ).<br />
Il secondo pilastro dell&#8217;accusa è costituito dalle dichiarazioni di un pentito, Hans-Joachim Klein, che ha raccontato che Sonja lo avrebbe messo in contatto, nel 1975, con il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina ‘External Operations’(PFLP-EO) per organizzare l&#8217;attacco alla sede dell&#8217;OPEP di Vienna.<br />
Klein fece da &#8216;testimone della corona&#8217; (Kronzeuge, delatore premiato) in quel processo e ne ottenne in cambio la libertà (fece 3 degli 8 anni di condanna, anziché tre ergastoli). Il tribunale di Francoforte assolse però Rudolph Schindler, altro ex-militante delle RZ accusato degli stessi fatti rimproverati ancora oggi a Sonja, perché ritenne Hans-Joachim Klein completamente inattendibile.<br />
Anche questo secondo &#8216;pilastro&#8217; è di sabbia, tanto che ci si chiede che senso abbia mantenere un mandato di cattura internazionale, perché spingere tanto una procedura d&#8217;estradizione, per accuse così fragili e dopo 34 anni dai fatti?<br />
&#8220;Mancanza di pentimento e di disponibilità a cooperare vanno punite, altrimenti non non si faranno più accordi e nemmeno paura. Quando dei militanti della sinstra se la cavano, è una piccola, ma fondamentale trasgressione della ragion di Stato.&#8221;<br />
Così commenta Analyse&#38;Kritik (&#8216;<a href="http://www.akweb.de/ak_s/ak538/26.htm">Non perdonare nulla, non dimenticare nulla&#8217; Nr. 538/17.4.2009</a>), e che ci sia voglia di esemplarità in è l&#8217;unica spiegazione sensata di questo caso.<br />
La vedono anche Sonja e Christian: &#8220;&#8230; si crede, con un processo come questo, di poter dimostrare alla nascente resistenza che nessuno se la cava.&#8221;</p>
<p><strong>La memoria giudiziaria</strong><br />
Da parte sua, il Ministero pubblico di Francoforte si nasconde dietro il dito della legalità: &#8220;Noi dobbiamo perseguire fino alla prescrizione&#8221;, dice la sua <a href="http://www.taz.de/1/archiv/print-archiv/printressorts/digi-artikel/?ressort=in&#38;dig=2009%2F11%2F07%2Fa0166&#38;cHash=604385840f">portavoce Doris Möller-Scheu</a> &#8220;e da noi l&#8217;omicidio non va in prescrizione.&#8221; Omicidio? Allude alle vittime dell&#8217;attacco all&#8217;OPEP, cui Sonja non ha partecipato, non ve ne sono altre possibili perché la violenza praticata dalle RZ escludeva il ricorso all&#8217;assassinio politico.<br />
Ciò che è in realtà successo, è che la seconda richiesta di estradizione si è basata soprattutto su una nuova, grande disponibilità francese a collaborare nella repressione a tolleranza zero, ed ha approfittato di un nuovo accordo bilaterale che consente di tenere conto dei termini di prescrizione non del paese richiesto, come è stato sino ad ora in tutte le Convenzioni d&#8217;estradizione, ma del paese richiedente. E in Germania i termini di prescrizione per reati con uso di esplosivo sono stati aumentati a 40 anni, mentre in Francia, come si è visto, tutti i reati di cui sono accusati Sonja e Christian sono ormai prescritti. Con l&#8217;istituto della prescrizione lo Stato sancisce un termine temporale oltre il quale esso rinuncia a perseguire e punire un reato. Il trascorrere del tempo assume dunque il ruolo di recidere definitivamente il legame tra reato e pena.<br />
Tra le ragioni che fondano la memoria giudiziaria come limitata nel tempo -e inevitabilmente seguita dall&#8217;oblio giudiziario- spiccano due orientamenti: uno è di prospettiva garantista, che vede la prescrizione come una forma di tutela del cittadino dall&#8217;ingerenza dello Stato (senza necessariamente esplicitare un diritto soggettivo alla prescrizione); un altro è di ordine utilitaristico, che vede nel lungo trascorrere del tempo la perdita dell&#8217;interesse dello Stato a punire, stante che non può più invocare la necessità di integrare l&#8217;ordine pubblico turbato dal reato.<br />
Sul piano che il diritto chiama di &#8216;prevenzione speciale&#8217;, si considera che il tempo, incidendo anche sulla natura psichica della persona, la trasformi, sicché la pena che arrivi tardi, quando il legame tra autore e fatto è ormai dissolto, colpirà un individuo ormai diverso, sul quale non avrà alcun effetto rieducativo.<br />
Una punizione tardiva rispetto al reato, priva d&#8217;una ragione di essere, non può che apparire una vendetta. Salvo che la concezione della pena come controllo sociale non necessiti di un &#8216;esempio&#8217;, del monito &#8216;puniremo sempre e comunque ogni atto di ribellione sociale&#8217;: una scelta integralmente politica che non ha più nulla a che vedere con considerazioni giuridiche. La prescrizione, che costituisce una rinuncia preventiva al potere repressivo dello Stato, non esiste nei paesi anglosassoni ordinati secondo la &#8216;common law&#8217;. La loro memoria giudiziaria è in questo senso assoluta e senza fine. L&#8217;oblio lì interviene prima, poiché essi conoscono la discrezionalità dell&#8217;azione penale, che pure permette la rinuncia preventiva alla repressione.<br />
Gli USA hanno così chiesto ed ottenuto l&#8217;arresto estradizionale, in Svizzera, del regista franco-polacco Roman Polanski, per il reato di rapporti sessuali illeciti con una minorenne.<br />
Per l&#8217;ordinamento svizzero, il reato è largamente prescritto, ma la Confederazione si è pecorescamente sottomessa ad un accordo bilaterale con gli Stati Uniti che fa prevalere la legge statunitense, e dovrà estradarlo.</p>
<p><strong>Che c&#8217;entra, è presto detto</strong><br />
Il Presidente francese Nicolas Sarkozy, che deve autorizzare la consegna di Sonja e Christian, ha pubblicamente protestato contro l&#8217;arresto estradizionale di Polanski, scandalizzandosi del fatto che il giudizio venga dopo 32 anni, quando ormai l&#8217;interessato ne ha 76.<br />
Ne ha parlato in un&#8217;intervista a <a href="http://www.lefigaro.fr/politique/2009/10/15/01002-20091015ARTFIG00664-ce-n-est-pas-mon-fils-qui-est-vise-c-est-moi-.php">Le Figaro il 15.10.09</a>, poi <a href="http://www.lemonde.fr/societe/article/2009/10/27/deux-allemands-de-76-et-68-ans-ex-activistes-d-extreme-gauche-menaces-d-extradition_1259189_3224.html">Le Monde del 27.10.09</a> ha messo in relazione la su affermazione con il caso di Sonja Suder e Christian Gauger.<br />
L&#8217;articolo di Le Monde sul caso ripete però un luogo comune che non corrisponde alla realtà storica, poiché dice che le Cellule Rivoluzionarie erano &#8220;un&#8217;organizzazione vicina alla Rote Armee Fraktion&#8221;, mentre in realtà le due formazioni non avevano legami, né organizzativi né politici. Ma erano senz&#8217;altro assai poco conosciute fuori dalla Germania.<br />
In un riquadro, Le Monde segnalava ancora che era in preparazione una lettera a Sarkozy. Ora è stata fatta e gli è stata inviata. Eccola.</p>
<blockquote><p>Lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica da alcune persone senza qualità né titoli particolari</p>
<p>Signor Presidente della Repubblica,<br />
Lei ha affermato, a proposito dell&#8217;affare Polanski: &#8220;Pronunciarsi trentadue anni dopo i fatti, ora che l&#8217;interessato ha settantasei anni, non è buona amministrazione della giustizia&#8221; (Le Figaro del 16.10.2009). In questo enunciato Lei non ha espresso una semplice opinione, ma ha invece richiamato un principio fondamentale del diritto, evocando la necessità imperativa di limiti temporali all&#8217;esercizio della giustizia penale, principio affermato ‘in dottrina, norma e giurisprudenza’. Senza il quale, una giustizia che si pretendesse ‘infinita’ diverrebbe una teologia della vendetta.<br />
Sul caso che è all&#8217;origine della Sua essenziale messa a punto, è stato scritto, Signor Presidente: “esiste un solo argomento a favore di Polanski, ma decisivo: il tempo&#8230;”.<br />
Già il diritto romano considerava che il trascorrere dei decenni estingue progressivamente la turbativa provocata dall&#8217;atto originario, “e ciò traduce, in tutte le culture, un più alto principio di civiltà”. Se ci si attiene a questo principio, nessun privilegio quindi, per chicchessia, soltanto ‘una difesa logica, generale, uguale per tutti’.<br />
Converrà, Signor Presidente che evocarlo in un caso per derogarne in seguito l&#8217;applicazione in un altro caso sarebbe peggio ancora che ignorarlo.<br />
Orbene, nel momento stesso in cui Lei rilasciava questa dichiarazione, due cittadini tedeschi, Sonja Suder e Christian Gauger, rispettivamente di settantasei e sessantotto anni di età, si vedevano notificare un decreto di estradizione in forza di accuse risalenti a più di trent&#8217;anni e riguardanti fatti a carattere politico, sopravvenuti nel contesto dei movimenti sociali radicali degli anni settanta in Germania.<br />
ScrivendoLe, signor Presidente, ci siamo fatti divieto di far valere come argomenti i nostri affetti e i nostri specifici giudizi di valore sui contesti storici e sociali e a fortiori sulle persone: ci siamo imposti di attenerci qui alla sola lettera del diritto.<br />
Con questa decisione che spetta esclusivamente all&#8217;esecutivo, lo Stato di cui Lei è il primo magistrato, potrebbe a termine consegnare alla giustizia tedesca due persone in vista di un processo che si svolgerebbe ben al di là dei ‘termini ragionevoli’ richiesti per un ‘processo equo’.<br />
L&#8217;estradizione di Sonja Suder e Christian Gauger significherebbe comunque consegnarli a una lunga detenzione preventiva, dal momento che in forza delle disposizioni in vigore in Germania, rimangono pur sempre degli imputati in attesa di giudizio. Ci sembra inoltre importante ricordare che quest&#8217;uomo e questa donna hanno già sofferto di questa ‘giustizia che non rinuncia mai’.<br />
Nel 2001 infatti, la Sezione istruttoria della Corte d&#8217;Appello di Parigi li ha dichiarati non estradabili poiché la Germania imputava loro fatti prescritti in diritto francese. Ciononostante, questa stessa sezione li ha giudicati estradabili per gli stessi fatti, sulla base della Convenzione di Dublino, appena introdotta, secondo la quale i dispositivi di prescrizione che governano l&#8217;estradizione sono ormai quelli del paese richiedente. Orbene, l&#8217;applicazione di questa convenzione al caso di Sonja Suder e Christian Gauger calpesta due principi essenziali dei diritto: ‘l&#8217;autorità della cosa giudicata’ e il carattere non retroattivo dei testi repressivi allorché essi aggravano la situazione degli imputati.<br />
Non possiamo credere, signor Presidente, che Lei non applicherà a queste due persone il criterio che ha pubblicamente difeso. Tanto più che esse rientrano pienamente nella ‘clausola umanitaria’ prevista dai testi internazionali. Non fosse che per questi due motivi, s&#8217;impone l&#8217;annullamento dei decreti di estradizione nei confronti di Sonja Suder e Christian Gauger.<br />
Ci sembra inoltre signor Presidente che da questo principio di ‘civiltà giuridica’ che la Francia rivendica, derivi inoltre la decisione di non procedere a nessuna estradizione per fatti risalenti a più di un quarto di secolo.<br />
Ecco quello che volevamo dirLe signor Presidente, noi che siamo oggi inquieti per le minacce che pesano sulla vita di Sonia Suder e Christian Gauger.<br />
La ringraziamo dell&#8217;attenzione che vorrà riservare al nostro appello.</p>
<p>Parigi, 5  novembre 2009</p>
<p>Jean-Michel Arberet<br />
Emmannuelle Bastid<br />
Jean-Pierre Bastid<br />
Claire Blain-Cramer<br />
Gilles Berard<br />
François Chouquet<br />
Guido Cuccolo<br />
Claudio Di Giambattista<br />
Aitor Fernández-Pacheco<br />
Claudio Ielmini<br />
Mouloud Kaced<br />
Janie Lacoste<br />
Ezio La Penna<br />
Lucia Martini-Scalzone<br />
Elda Necchi<br />
Isabelle Parion<br />
Claudine Romeo<br />
Luigi Rosati-Elongui<br />
May Sanchez<br />
Oreste Scalzone<br />
Gianni Stefan<br />
Hanlor Tardieu</p></blockquote>
<p>L&#8217;indirizzo email per sottoscrivere la lettera è: contact[at]stopextraditions.info</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Il sito per Sonja e Christian: <a href="http://sonjachristian.info/">http://sonjachristian.info</a>.</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link<br />
</strong><a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/">Dall&#8217;esilio con furore. Cronache dalla latitanza e altre storie di esuli e ribelli</a></p>
</div>
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</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[[LUCIANO LUTRING: UNA STORIA DA DIMENTICARE]]]></title>
<link>http://blaluca.wordpress.com/2009/11/18/luciano-lutring-una-storia-da-dimenticare/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 20:32:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>blaluca</dc:creator>
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<description><![CDATA[Negli anni ’70 non avevo un’età utile per assistere con interesse e coscienza alle attenzioni che tu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Negli anni ’70 non avevo un’età utile per assistere con interesse e coscienza alle attenzioni che tutti i media gli hanno dedicato, dunque l’ho visto per la prima volta in tv non molti anni fa ospite in uno dei talk show di Fabio Volo su Italia1; poi, nel corso di questi ultimi anni, l’ho rivisto a più riprese su youtube. Lo scorso 7 Novembre però sono andato alla Cooperativa del Popolo di Cisliano (Milano) per vederlo dal vivo: l’associazione <a href="http://www.malaricordi.com/">Mala..ricordi??</a> infatti quel sabato ha organizzato un incontro con lui, <a href="http://www.lutring.com/">Luciano Lutring</a>, milanese classe 1937, noto ex malavitoso ormai tornato sulla “retta via”. Nonostante abbia effettuato decine di rapine a mano armata tra gli anni ’50 e gli anni ‘60, il Nostro non ha mai ucciso nessuno, e i suoi comportamenti galanti provenienti dal suo amore per la bella vita gli hanno fatto guadagnare il titolo di “gangster gentiluomo”. Oggi Lutring, per le cronache di una volta noto come &#8220;Il Solista del mitra&#8221; (definizione coniata da Franco Di Bella del Corriere della Sera), è un abile oratore, che eccelle in ironia, ma non si può dire sia uno scrittore dello stesso livello. Non a caso la sua autobiografia, <em>Una storia da dimenticare</em> (<a href="http://www.agaredizioni.it/">Agar Edizioni</a>, 2003), è impostata come una lunga intervista; più parlata che scritta. La scrittura naïf (lo stesso Lutring si definisce “un mediocre scrittore”, p. 250), una ricostruzione a tratti confusionale e vari refusi, non intaccano però la sua storia di vita vissuta, che vale la pena di essere conosciuta.</span></p>
<div id="attachment_1501" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://blaluca.wordpress.com/files/2009/11/lutring1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1501" title="lutring" src="http://blaluca.wordpress.com/files/2009/11/lutring1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="296" /></a><p class="wp-caption-text">Luciano Lutring, &#34;Una storia da dimenticare&#34; (Agar ed.)</p></div>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">Dal punto di vista storico i ricordi di Lutring hanno il loro valore. Soffermandosi su Milano, per esempio, dal libro scopro che una volta anche San Siro &#8211; oggi tra i quartieri residenziali, o dormitori che dir si voglia, più quotati in città &#8211; era una vera periferia metropolitana; letteralmente lo è ancora, visto che il cartello stradale con la scritta &#8216;Milano&#8217; barrata dista circa 5 km da stadio e ippodromo, ma una volta, almeno fino all&#8217;immediato dopoguerra, era una zona piuttosto malfamata a leggere il racconto di Lutring. Proprio come l’autore di <em>Una storia da dimenticare</em> sono cresciuto a San Siro, dunque questa descrizione del quartiere alla stregua di un &#8220;ghetto&#8221; (pare che i tram non si spingessero oltre Piazzale Segesta anche per questioni di sicurezza) mi fa un certo effetto. Negli anni &#8216;80, oltre alle dicerie sui residenti di un paio di vie off limits ma comunque defilate ed evitabili, tra i &#8220;fuori luogo&#8221; della zona ricordo giusto qualche giovane tossicodipendente (tra l&#8217;altro tutti spariti nel corso del tempo..) che magari chiedeva moneta anche a noi ragazzini; niente di più, niente di che. San Siro negli anni ’50 e ’60 non era un quartiere né ricco né benestante come appare oggi, anzi dal racconto di Lutring si evince fosse tra i più poveri visto che durante la seconda guerra mondiale è stato tra i più bombardati della città: data la presenza di “moltissime fabbriche […] la zona era considerata un obiettivo militare” (p. 61). Ma Lutring non si ferma a San Siro, visto che per i suoi colpi ha girato mezza Europa.</span></p>
<div id="attachment_1500" class="wp-caption aligncenter" style="width: 710px"><a href="http://blaluca.wordpress.com/files/2009/11/lutring-carabinieri-it.jpg"><img class="size-full wp-image-1500" title="Lutring &#38; Carabinieri.it" src="http://blaluca.wordpress.com/files/2009/11/lutring-carabinieri-it.jpg" alt="" width="700" height="525" /></a><p class="wp-caption-text">Luciano Lutring alla Cooperativa del Popolo di Cisliano (foto di Michele Mazzanti)</p></div>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Arial;">“Il Solista del mitra” descrive con efficacia l’ambiente e il sistema carcerario a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, quando ha scontato parte della pena inflittagli dai tribunali: 12 anni complessivi di carcere, un primo periodo in Francia, dove è stato graziato da Georges Pompidou, un secondo in Italia, dove ha ricevuto la grazia da Giovanni Leone (è uscito definitivamente di prigione nel 1977). A Parigi, rinchiuso nella ‘Maison d&#8217;arrêt de la Santé’, ha iniziato a dedicarsi alla scrittura e alla pittura e, soprattutto nel secondo campo, ha raggiunto i meriti artistici utili, insieme alla buona condotta, per farsi concedere le grazie. Ma mentre lui dipingeva, le carceri erano in movimento, spesso in subbuglio anche a causa degli avvenimenti esterni: erano gli anni della contestazione e della strategia della tensione.<br />
Quella di Lutring è una storia da film, tanto che quando è riuscito a far uscire dal carcere &#8211; poco dopo la reclusione e tramite i suoi avvocati &#8211; un memoriale poi pubblicato da Longanesi (una “storia […] non del tutto dettagliata” visto che “vi erano ancora delle inchieste in corso”, p.189) il regista romano Carlo Lizzani (1922) ha realizzato <em>Svegliati e uccidi</em> (1966), film tratto da questa prima autobiografia. D’altronde scene come quella dell’inseguimento e del ferimento da parte della polizia a Pigalle, Parigi, con seguente arresto avvenuto in pratica al risveglio dal coma in ospedale, hanno proprio il respiro da grande schermo.<br />
Lutring alla fine non rinnega nulla (“ogni singolo gesto, ogni singolo momento mi hanno condotto alla serena consapevolezza dell’uomo che sono diventato”, p. 278) ma questa presa di coscienza non toglie amarezza a questa storia, a volte fortunata a volte tragica (ha perso un figlio quattordicenne), di un bandito d’altri tempi, oggi persona quanto meno smaliziata, spesso spassosa e all’apparenza affabile. A testimoniare il cambiamento c’è proprio questa autobiografia: se la parte sulle rapine, sulla malavita, è paradossalmente la meno coinvolgente e la più confusa, significa che Lutring ha quanto meno cercato di rimuoverla. Per quanto la pubblicazione di questo e altri libri ad alcuni possa sembrare contraddire questo processo, i racconti dal vivo di quelle esperienze lo avallano, vista la presenza costante della maschera dell’ironia.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L'odio per gli anni '70 e la retorica dei "calli"]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/15/lodio-per-gli-anni-70-e-la-retorica-dei-calli/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 12:22:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[C&#8217;è una categoria di questo blog a cui tengo molto.  E&#8217; quella dedicata ai compagni ucci]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#ff0000;">C&#8217;è una </span><em><span style="color:#ff0000;">categoria</span></em><span style="color:#ff0000;"> di questo blog a cui tengo molto. <br />
E&#8217; quella dedicata ai </span><a href="http://baruda.net/category/memoria/per-i-compagni-uccisi/"><span style="color:#ff0000;">compagni uccisi</span></a><span style="color:#ff0000;">, una sezione aggiornata costantemente (purtroppo la lista è lunga ed io sono lenta) con pagine di ricordo che hanno come fonte principale gli &#8220;Sguardi Ritrovati&#8221;, secondo volume del </span><a href="http://www.sensibiliallefoglie.it/memoria_libri.asp"><span style="color:#ff0000;">Progetto Memoria</span></a><span style="color:#003300;"><span style="color:#ff0000;"> (Ed. Sensibili alle Foglie), dedicato a tutti i compagni che hanno perso la vita durante </span><a href="http://baruda.net/category/memoria/lotta-armata-memoria/"><span style="color:#ff0000;">azioni armate</span></a><span style="color:#ff0000;">.<br />
Io amo ricordare anche loro. Tra i miei morti, quelli che sento parte della mia storia, c&#8217;è tutta quella generazione di operai e di sfruttati, di studenti e proletari che scelsero di provarci con le armi a sovvertire questo paese.<br />
Una di queste pagine è dedicata a </span></span><a href="http://baruda.net/2009/06/05/a-margherita-cagol/"><span style="color:#ff0000;">Margherita Cagol</span></a><span style="color:#ff0000;">, tra le fondatrici delle Brigate Rosse, uccisa dai carabinieri di Dalla Chiesa in uno scontro a fuoco durante il sequestro Gancia, in una cascina delle langhe piemontesi.</span></p>
<div id="attachment_3939" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/br_marac.jpg"><img class="size-full wp-image-3939" title="br_marac" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/br_marac.jpg" alt="br_marac" width="270" height="237" /></a><p class="wp-caption-text">Margherita Cagol, durante una manifestazione</p></div>
<p><span style="color:#ff0000;">Pochi giorni fa il signor Piep Piper, così si è firmato, m&#8217;ha lasciato un commento che m&#8217;ha particolarmente irritato&#8230;<br />
commento che per un po&#8217; ho lasciato a marcire, in sospeso. Il tono è di quelli da vecchio comunista del P.C.I., di quelli che denunciavano gli operai dentro le fabbriche; in più mi accusa della mia età, divertentissimo!<br />
Ora l&#8217;ho approvato ed è stato decorato meravigliosamente da una risposta a firma di Paolo Persichetti che sento di sottoscrivere in tono e con sommo piacere &#8230; quindi vi riposto qui questo allegro dibattito&#8230;<br />
Se volete, i microfoni sono aperti: questo il </span><a href="http://baruda.net/2009/06/05/a-margherita-cagol/"><span style="color:#ff0000;">link</span></a><span style="color:#ff0000;"> del vecchio post.</span></p>
<p><strong>Piep Piper</strong>: <em><span style="color:#666699;">&#8220; Vedo con raccapriccio che la demenza ideologica mascherata da poesia libertaria fa ancora proseliti, anche tra chi, essendo nata nel 1982, di quello che sono stati i sanguinosi anni 70′, probabilmente ha solo leggiucchiato in piena era già berlusconiana. Si vergogni, la Cagol era solo una potenziale assassina, allo stesso livello di quelli che diceva di combattere. Noi comunisti veri, coi calli sulle mani, ce ne abbiamo le palle piene di voi, poeti borghesi della libertà col mitra in mano. Chi spara non ha mai ragione, si rilegga (se mai l’ha letto) Socrate, Gandhi, Pasolini e anche Paperino.&#8221;</span></em></p>
<p><strong>Paolo Persichetti: </strong></p>
<p><span style="color:#000000;">Commendator Piep Piper,<br />
Di sicuro gli unici calli che lei conosce sono quelli che crescono tra l’indice e il medio, notoriamente i calli della spia, come quelle che negli anni 70 denunciavano gli operai insubordinati, i quadri di lotta più combattivi, i militanti che nei quartieri portavano avanti le battaglie sociali e che davano fastidio al suo Pci coinvolto nella politica di solidarietà nazionale, nel compromesso storico, nella strategia dell’austerità che chiedeva alla classe operaia di lavorare di più e rinunciare agli aumenti salariali. Eravate i maggiordomi della Fiat, gli informatori delle questure, stilavate liste di sospetti che poi portavate a Dalla Chiesa e ai vostri magistrati, come Caselli.</span></p>
<div id="attachment_3940" class="wp-caption alignleft" style="width: 164px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/460_0___30_0_0_0_0_0_image3_v-_fracchia.jpg"><img class="size-full wp-image-3940   " title="460_0___30_0_0_0_0_0_image3_v._fracchia" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/460_0___30_0_0_0_0_0_image3_v-_fracchia.jpg" alt="460_0___30_0_0_0_0_0_image3_v._fracchia" width="154" height="342" /></a><p class="wp-caption-text">Il modo in cui operavano i carabinieri del generale Dalla Chiesa</p></div>
<p>Voi siete quelli del muro di Berlino, di una concezione del socialismo che pensava di organizzare la società come una caserma. Quel tipo di socialismo che irrideva Brecht quando ricordava il discorso del segretario dei comunisti di Berlino, che davanti ad una piazza di operai in protesta non chiedeva le dimissioni del comitato centrale ma quelle del popolo. Lei è della stessa pasta dei Severino Galante, dei Luciano Violante. Uomini dell’ordine statale, legalitari, amate le toghe non le tute blu. Pensate che la società debba essere un tribunale.<br />
Nei posti di lavoro e nei quartieri avete preso il posto delle Digos e dimenticato persino l’azione sindacale. La lotta di classe non la praticavate più da tempo con la vostra ideologia del patto tra produttori. Da classe operaia dentro lo Stato, siete diventati un pezzo di Stato dentro la classe operaia.<br />
Grazie ai “sanguinosi anni 70”, come lei li chiama con consumata prosa berlusconiana-girotondina (rovesci della stessa medaglia), abbiamo avuto per un paio di decenni la scuola di massa, il diritto allo studio per tutti, l’accesso alle università senza più criteri di classe (così i figli di operai e dei contadini sono potuti diventare avvocati o medici), il divorzio, l’aborto, il nuovo diritto di famiglia, la chiusura dei manicomi, la riforma carceraria, il diritto all’assistenza sanitaria, il miglioramento e l’estensione delle pensioni, il punto unico di scala mobile, conquiste salariali e normative sul diritto del lavoro, un abbozzo di Stato sociale prima inesistente, e altro ancora.<br />
Tutte cose smantellate a partire dagli anni 80, grazie a gente come lei. Per quelli come la Cagol, era ancora troppo poco. Ma senza gente come lei tutto questo non ci sarebbe stato.<br />
Quello che lei scrive mi fa pensare ad una frase di Socrate: “Più gente conosco, e più apprezzo il mio cane.”<br />
Forse farebbe bene a seguire anche il consiglio che Gandhi dava quando incontrava tipi come lei: “Dobbiamo fare il miglior uso possibile del tempo libero”, aggiungo, invece di scrivere stronzate a commento dei post altrui che non gradisce.<br />
Pasolini se lo tenga pure. Lei è di quelli che ama di certo la poesia in cui si sbrodolava per i poliziotti del 68. Criticava la modernità capitalista perché era un nostalgico dell’evo rurale. Ha scritto anche cose giuste, come spesso accade ai più lucidi reazionari.<br />
Paperino? Certo che adoriamo Paperino.<br />
Lei invece è di quelli che si identificano con Topolino, e forse ancora di più con Gastone.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/alanford_1_big.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3941" title="alanford_1_big" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/alanford_1_big.jpg?w=300" alt="alanford_1_big" width="300" height="213" /></a> Viva il papero proletario che rifiuta il lavoro, che non vuole morire in fabbrica e cerca di strappare qualche dollaro a quel taccagno di suo zio. Nella paperopli degli anni 70, lei invece sarebbe stato uno di quelli arruolati in difesa del suo forziere. Oggi invece è con quelli che concepiscono la politica unicamente come uno scontro tra Rockerduck-Berlusconi e Debenedetti-Paperon de Paperoni.<br />
Si vede che ha letto per troppo tempo Tex Willer e Zagor. Un po’ di Gruppo Tnt e di Mafalda le avrebbe allargato il cervello.<br />
È dai fumetti che uno legge da bambino che si vede poi cosa diventerà da grande.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A Claudio Pallone, ucciso dalla polizia ]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/14/a-claudio-pallone-ucciso-dalla-polizia/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 22:12:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/14/a-claudio-pallone-ucciso-dalla-polizia/</guid>
<description><![CDATA[CLAUDIO PALLONE - Claudio Ernesto Pallone nasce in Argentina, il 2 novembre 1954 - Frequenta le scuo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><strong>CLAUDIO PALLONE</strong></p>
<p style="text-align:center;">- Claudio Ernesto Pallone nasce in Argentina, il 2 novembre 1954<br />
- Frequenta le scuole a Roma, si iscrive all’università<br />
- Lavora come correttore di bozze<br />
- Viene arrestato nel maggio 1977 ed esce dopo alcuni mesi<br />
- milita nel Movimento Comunista Rivoluzionario<br />
- Viene ucciso dalla polizia a San Donato Val Comino (FR), il 13 novembre 1980, insieme ad Arnaldo Genoino, ferito mortalmente, che morirà in ospedale</p>
<p><strong><em>- Archivio Progetto Memoria, Note sul percorso politico<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/gunsandrosesoffset.gif"><img class="alignright size-full wp-image-3934" title="gunsandrosesoffset" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/gunsandrosesoffset.gif" alt="OBEY _Guns and roses_" width="233" height="350" /></a></em></strong><br />
“Claudio Ernesto Pallone cresce alla Garbatella, con i collettivi Politici Studenteschi del suo liceo. Fra le sue prime esperienze di militanza nel Gruppo Comunista della Garbatella, formazione di quartiere che, nei primi anni ’70, confluisce nel Gruppo Gramsci. Con lo scioglimento del Gramsci (1973) milita nell’area dell’autonomia romana; partecipa alla vita del foglio trasversale Zut; si iscrive, in quanto disoccupato, alla lista di collocamento per entrare al Policlinico ed è presente a tutte le manifestazioni, partecipando molto attivamente al movimento dell’autonomia. Nel marzo 1977 partecipa alla manifestazione dell’università che culmina con la cacciata di Lama. Nel maggio 1977 viene arrestato, in seguito ad un attentato conto una caserma PS nel quartiere Garbatella, dopo gli scontri con le forze dell’ordine seguite alla morte di Giorgiana Masi. La sua carcerazione dura qualche mese.<br />
Durante il 1978, con altri militanti, da vita ad esperienze armate diffuse sul territorio e variamente denominate. Nel 1979 partecipa al dibattito che da vita al MCR, esperienza entro cui è collocato l’evento che porta alla sua morte.”</p>
<p><em>Testimonianze al Progetto Memoria<br />
- Vincenzo Sparagna, Roma 1995<br />
<span style="font-style:normal;font-weight:normal;">“Claudio me lo ricordo come un ragazzo giovane, alto ma non altissimo, magro ma non magrissimo, con una bella cornice di capelli mi pare più rossi che castani, più amaranto che biondi. Aveva due occhi dolci e gentili, di quelli che sanno sorridere con discrezione, facendoti partecipe di un’ironia senza invaderti l’anima, di quelli che sanno annuire o dissentire, ma conservandoti l’affetto anche nel dissenso, come una carezza. <br />
Lavorava, quando lo conobbi, come correttore di bozze al Male. […] Veniva una mattina alla settimana in tipografia (la mattina della chiusura del numero) e correggeva le bozze che si preparavano nella tipografia “15 giugno” su delle antiquate Linotypes. C’era l’odore del piombo fuso, il ticchettio delle macchine e Claudio stava ore, chino sulle bozze, mentre magari io e altri lavoravamo con Franco Circosta, l’indimenticabile <a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/aut.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-3935" title="aut" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/aut.gif" alt="aut" width="157" height="157" /></a>‘roccia’,  al montaggio delle pagine… fino a notte fonda, talvolta le quattro del mattino del giorno dopo.</span></em></p>
<p>Talvolta Claudio andava via dopo aver visto le ultime bozze, talvolta restava a guardarci lavorare e dare una mano fino a tardi, quasi in silenzio sempre, ma anche presente, premuroso, gentile.<br />
Poi, una mattina, Claudio non venne. C’era il sole, erano già le undici, poi le dodici, mi trovavo ad aspettarlo dalle dieci. Ormai ero arrabbiato, mi toccava correggere tutte le bozze, ricorreggere le pagine, tutto procedeva più lentamente. “Che cavolo combina Claudio?” La giornata finì e il numero venne montato. Di Claudio nessuna notizia.<br />
Solo il giorno dopo venimmo a sapere che era morto, ucciso sul ciglio di una strada, dopo un tentativo di rapina, militante clandestino di qualcosa, le “Brigate Rosse”, le “Unità Combattenti”, i “Proletari contro il destino” poco importava.<br />
Mi restava questo vuoto nello stomaco, questa angoscia in cuore, l’impossibile, eppur realissimo, collage tra il silenzioso Claudio dai capelli rossi, il gentile, mite, attento e puntuale correttore di bozze, forse studente, forse lavoratore autodidatta e il suo “doppio” drammatico, armato di determinazione, nel rischio consapevole e praticamente quotidiano della morte.<br />
Forse un “inutile” simbolo in più del dramma della nostra generazione di fronte all’abisso della fine della storia. Oppure solo un giovane dagli occhi dolci, troppo caro agli Dèi”.</p>
<p><em><span style="color:#888888;"> Tratto da &#8220;Sguardi Ritrovati&#8221;, vol. 2 del Progetto Memoria. Edizione Sensibili alle Foglie</span></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Battisti, Genro: "L'italia si è dimostrata autoritaria e arrogante"]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-autoritaria-e-arrogante/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 09:38:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-autoritaria-e-arrogante/</guid>
<description><![CDATA[Intervista al ministro della Giustizia brasiliano Paolo Persichetti, Liberazione 14 Novembre 2009 Il]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#003300;"><strong>Intervista al ministro della Giustizia brasiliano</strong></span><br />
<em>Paolo Persichetti, <span style="color:#ff0000;">Liberazione</span> 14 Novembre 2009</em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3966" title="0,,14385791-EX,00" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/014385791-ex00.jpg?w=300" alt="0,,14385791-EX,00" width="300" height="187" />Il supremo tribunale brasiliano si è spaccato in due come un cocomero. Quattro giudici hanno ritenuto l’asilo politico concesso a Cesare Battisti dal ministro della Giustizia, Tarso Genro, «corretta sotto il profilo costituzionale».<br />
Hanno poi respinto la richiesta di estradizione avanzata dall’Italia perché i reati contestati «hanno una natura politica» che cade sotto la protezione della legge brasiliana e dei trattati internazionali ratificati dal loro Paese. Altri quattro giudici, con argomenti esattamente opposti, si sono pronunciati per il via libera alla estradizione. Questa cristallizzazione, come da più parti si è osservato, palesa in modo eclatante uno scontro istituzionale molto duro. In ballo c’è l’interpretazione della costituzione brasiliana e soprattutto quale debba essere la gerarchia dei poteri in materia estradizionale. Decide e prevale, in ultima istanza, il potere politico, dunque l’Esecutivo, come accade in tutti i Paesi del mondo, compresa l’Italia, oppure deve essere il Giudiziario a dire l’ultima parola?<br />
Attorno alla battaglia giuridico-politica che si è tenuta fino ad ora nelle aule di giustizia brasiliane, la destra – oggi all’opposizione – alleata con una parte significativa della magistratura, sta tentando un assalto al potere politico legittimamente eletto, rappresentato dal presidente della repubblica Ignazio Lula da Silva. Uno scenario esattamente rovesciato rispetto a quello italiano. Il nostro governo, che per voce del suo premier raglia contro i «magistrati comunisti», non esita oltre oceano a costruire trame di corridoio con pezzi di magistratura per strappare con ogni mezzo l’estradizione di Battisti, dando una mano ai suoi amici della destra brasiliana per fare fuori Lula.<br />
Degli scenari che si aprono dopo la situazione di stallo, venuta a crearsi tra i giudici della Supremo tribunale federale di Brasilia, abbiamo parlato con il ministro della Giustizia brasiliana, Tarso Genro.</p>
<p><strong>Ministro, cosa accadrà ora? Il presidente del Stf, Gilmar Mendes, voterà oppure come accaduto in altre occasioni, rispetterà il principio dell’habeas corpus?</strong><br />
Ha dichiarato che voterà.</p>
<p><strong>Ha idea di come si pronuncerà?</strong><br />
È un’incognita perché ad oggi non ha ancora avuto l’opportunità di presentare pubblicamente la sua posizione.</p>
<p><strong>È vero, come alcuni quotidiani hanno scritto, che se il Presidente Lula non ratificherà l’eventuale voto favorevole alla estradizione di Battisti, si potrebbe aprire una procedura di impeachment contro di lui?</strong><br />
Impossibile. Dietro questo scenario c’è una concezione completamente distorta della costituzione brasiliana. Le decisioni del Supremo tribunale sulla concessione dell’asilo non hanno forza di legge. Sono pareri privi di effetto vincolante. La decisione finale è riservata dalla costituzione al Presidente della repubblica. Se il voto finale del Supremo tribunale dovesse pendere per l’estradizione, la decisione passerà nelle mani del Presidente della repubblica. Decisione che comunque si farebbe attendere perché sul capo del signor Battisti pesa un procedimento penale per possesso e falsificazione di documenti d’identità. Per questo, quale che sia il risultato finale del voto, non vi può essere nessuna immediatezza della estradizione prima che non sia concluso il processo.</p>
<p><strong>Eppure, in una dichiarazione il Presidente del Stf, ha evocato chiaramente il rischio di un impeachment (procedura di rimozione) contro Lula, se questi non si atterrà all’esito della decisione della Suprema corte.</strong><br />
Questa dichiarazione non l’ho mai letta da nessuna parte, mi è stata solo riferita. Se fosse vera, sarebbe espressione di una concezione profondamente sbagliata del sistema legale, dell’equilibrio e della divisione che presiede alle diverse competenze tra potere esecutivo e giudiziario.</p>
<p><strong>Ministro, secondo lei perché Toffoli (il giudice nominato in sostituzione di un suo collega scomparso Ndr) non ha votato?<br />
</strong>Non lo so. Ha parlato di un problema di coscienza, ma non saprei dire esattamente quale sia la ragione personale che gli ha impedito di esprimere il voto.</p>
<p><strong>Forse perché ci sono state pressioni da parte italiana?</strong><br />
Pressioni da parte dell’Italia ci sono state fin dall’inizio.</p>
<p><strong>Secondo lei si è andati ben oltre la legittima difesa dei propri interessi, fino alla vera e propria ingerenza negli affari interni?</strong><br />
Sì, da parte di persone appartenenti al governo italiano. Pressioni totalmente inaccetabili dal punto di vista politico e giuridico. In questa vicenda l’Italia ha dimostrato di avere una visione autoritaria e arrogante, inaccettabile per un paese democratico.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link<br />
</strong><a href="../2009/11/19/cesare-battisti-la-decisione-finale-resta-nelle-mani-di-lula-fallisce-il-golpe-giudiziario-tentato-dal-capo-del-tribunale-supremo-gilma-mendes/">Battisti, la decisione finale resta nelle mani di Lula. Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del tribunale supremo, Gilmar Mendes</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/">Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo”</a><br />
<a href="../2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/">Dall’esilio con furore, cronache dalla latitanza e altre storie di esuli e ribelli</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-voto-fermo-al-4-a-4-udienza-sospesa/">Caso Battisti: voto fermo al 4 a 4. Udienza sospesa</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/">Caso Battisti, Toffoli non vota</a></p>
<p style="text-align:center;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Battisti, Genro: L'italia è stata arrogante e autoritaria]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-arrogante-e-autoritaria/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 09:31:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-arrogante-e-autoritaria/</guid>
<description><![CDATA[Intervista al ministro della Giustizia brasiliano di Paolo Persichetti, Liberazione 14 Novembre 2009]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em>Intervista al ministro della Giustizia brasiliano<br />
</em></strong><em>di Paolo Persichetti, Liberazione 14 Novembre 2009</em></p>
<p>Il supremo tribunale brasiliano si è spaccato in due come un cocomero. Quattro giudici hanno ritenuto l’asilo politico concesso a Cesare Battisti dal ministro della Giustizia, Tarso Genro, &#60;corretta sotto il profilo costituzionale&#62;.<br />
<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/014385791-ex00.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3915" title="0,,14385791-EX,00" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/014385791-ex00.jpg" alt="Tarso Genro" width="375" height="234" /></a>Hanno poi respinto la richiesta di estradizione avanzata dall’Italia perché i reati contestati «hanno una natura politica» che cade sotto la protezione della legge brasiliana e dei trattati internazionali ratificati dal loro Paese. Altri quattro giudici, con argomenti esattamente opposti, si sono pronunciati per il via libera alla estradizione. Questa cristallizzazione, come da più parti si è osservato, palesa in modo eclatante uno scontro istituzionale molto duro. In ballo c’è l’interpretazione della costituzione brasiliana e soprattutto quale debba essere la gerarchia dei poteri in materia estradizionale. Decide e prevale, in ultima istanza, il potere politico, dunque l’Esecutivo, come accade in tutti i Paesi del mondo, compresa l’Italia, oppure deve essere il Giudiziario a dire l’ultima parola?<br />
Attorno alla battaglia giuridico-politica che si è tenuta fino ad ora nelle aule di giustizia brasiliane, la destra &#8211; oggi all’opposizione &#8211; alleata con una parte significativa della magistratura, sta tentando un assalto al potere politico legittimamente eletto, rappresentato dal presidente della repubblica Ignazio Lula da Silva. Uno scenario esattamente rovesciato rispetto a quello italiano. Il nostro governo, che per voce del suo premier raglia contro i «magistrati comunisti», non esita oltre oceano a costruire trame di corridoio con pezzi di magistratura per strappare con ogni mezzo l’estradizione di Battisti, dando una mano ai suoi amici della destra brasiliana per fare fuori Lula.<br />
Degli scenari che si aprono dopo la situazione di stallo, venuta a crearsi tra i giudici della Supremo tribunale federale di Brasilia, abbiamo parlato con il ministro della Giustizia brasiliana, Tarso Genro.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/battisti01g.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3916" title="battisti01g" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/battisti01g.jpg" alt="battisti01g" width="300" height="230" /></a></p>
<p><strong> Ministro, cosa accadrà ora? Il presidente del Stf, Gilmar Mendes, voterà oppure come accaduto in altre occasioni, rispetterà il principio dell’habeas corpus?<br />
<span style="font-weight:normal;">Ha dichiarato che voterà.</span></strong></p>
<p><strong>Ha idea di come si pronuncerà?<br />
<span style="font-weight:normal;">È un’incognita perché ad oggi non ha ancora avuto l’opportunità di presentare pubblicamente la sua posizione.</span></strong></p>
<p><strong>È vero, come alcuni quotidiani hanno scritto, che se il Presidente Lula non ratificherà l’eventuale voto favorevole alla estradizione di Battisti, si potrebbe aprire una procedura di impeachment contro di lui?<br />
<span style="font-weight:normal;">Impossibile. Dietro questo scenario c’è una concezione completamente distorta della costituzione brasiliana. Le decisioni del Supremo tribunale sulla concessione dell’asilo non hanno forza di legge. Sono pareri privi di effetto vincolante. La decisione finale è riservata dalla costituzione al Presidente della repubblica. Se il voto finale del Supremo tribunale dovesse pendere per l’estradizione, la decisione passerà nelle mani del Presidente della repubblica. Decisione che comunque si farebbe attendere perché sul capo del signor Battisti pesa un procedimento penale per possesso e falsificazione di documenti d’identità. Per questo, quale che sia il risultato finale del voto, non vi può essere nessuna immediatezza della estradizione prima che non sia concluso il processo.</span></strong></p>
<p><strong>Eppure, in una dichiarazione il Presidente del Stf, ha evocato chiaramente il rischio di un impeachment (procedura di rimozione) contro Lula, se questi non si atterrà all’esito della decisione della Suprema corte.<br />
<span style="font-weight:normal;">Questa dichiarazione non l’ho mai letta da nessuna parte, mi è stata solo riferita. Se fosse vera, sarebbe espressione di una concezione profondamente sbagliata del sistema legale, dell’equilibrio e della divisione che presiede alle diverse competenze tra potere esecutivo e giudiziario. </span></strong></p>
<p><strong>Ministro, secondo lei perché Toffoli (il giudice nominato in sostituzione di un suo collega scomparso Ndr) non ha votato?<br />
<span style="font-weight:normal;">Non lo so. Ha parlato di un problema di coscienza, ma non saprei dire esattamente quale sia la ragione personale che gli ha impedito di esprimere il voto.</span></strong></p>
<p><strong>Forse perché ci sono state pressioni da parte italiana?<br />
<span style="font-weight:normal;">Pressioni da parte dell’Italia ci sono state fin dall’inizio.</span></strong></p>
<p><strong>Secondo lei si è andati ben oltre la legittima difesa dei propri interessi, fino alla vera e propria ingerenza negli affari interni?<br />
<span style="font-weight:normal;">Sì, da parte di persone appartenenti al governo italiano. Pressioni totalmente inaccetabili dal punto di vista politico e giuridico. In questa vicenda l’Italia ha dimostrato di avere una visione autoritaria e arrogante, inaccettabile per un paese democratico.</span></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caso Battisti: voto fermo al 4 a 4. Prossima udienza il 18 novembre]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/13/caso-battisti-voto-fermo-al-4-a-4-udienza-sospesa/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 22:14:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/13/caso-battisti-voto-fermo-al-4-a-4-udienza-sospesa/</guid>
<description><![CDATA[Udienza per l’estradizione di Battisti: sospesa dopo un 4 a 4 nelle votazioni. La votazione finale r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><span style="color:#993300;"><strong>Udienza per l’estradizione di Battisti: sospesa dopo un 4 a 4 nelle votazioni. La votazione finale riprendera il prossimo mercoledì 18 novembre. Il presidente della corte suprema ha già annunciato che non si asterrà. Tutti sanno che è favorevole all&#8217;estradizione. La decisione finale sulla sorte di Batisti a quel punta sarà nelle mani del cpo dello Stato Ignacio Lula da Silva</strong></span></h2>
<p>Paolo Persichetti<br />
<span style="color:#ff0000;"><em>Liberazione</em> </span>13 novembre 2009</p>
<p>Colpo di scena all’apertura dell’udienza del Supremo tribunale federale brasiliano che ieri doveva pronunciarsi sulla estradizione di Cesare Battisti, condannato in Italia a due ergastoli per una serie di attentati mortali commessi sul finire degli anni 70 dai Pac.<br />
Il presidente della corte, Gilmar Mendes, ha reso noto il contenuto di una lettera inviata da Dias Toffoli, il giudice insediatosi tra le polemiche lo scorso 23 ottobre al posto di Menezes Direito, deceduto il primo settembre.</p>
<p style="text-align:left;"><img class="alignleft size-full wp-image-3940" title="dsc_0023" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/dsc_0023.jpg" alt="dsc_0023" width="350" height="108" />Toffoli, che in qualità di avvocato generale dell’Unione era già intervenuto nel procedimento, chiamato a fornire un parere sull’eccezione di incostituzionalità sollevata contro la concessione dell’asilo politico a Battisti, aveva difeso la correttezza della decisione presa dal ministro della Giustizia, Tarso Genro. Per evitare conflitti d’interesse ha preferito appellarsi alla clausola di coscienza e non prendere parte al voto. Un gesto che smentisce clamorosamente tutti quelli che avevano accusato Lula di averlo designato per far pendere gli equilibri del Tribunale a favore di Battisti. Nei giorni scorsi era persino circolata voce su un possibile ricorso contro la sua nomina ﻿da parte del governo italiano che per voce del proprio legale aveva chiesto a Toffoli di non presenziare al voto. Intervento che ha provocato la ferma reazione del ministro Genro contro l’atteggiamento irrispettoso della sovranità interna brasiliana. Fin dall’inizio l’Italia ha interferito in modo pesante sulla giustizia brasiliana. Un proconsole del governo, il procuratore Italo Ormanni, è stato inviato sul posto per manovrare nei corridoi del Tribunale e influenzare l’esito finale del voto. In realtà Toffoli avrebbe potuto votare. Non esistevano ostacoli giuridici, anzi i giuristi avevano elencato diversi precedenti. Soprattutto avrebbe potuto esprimersi sulla procedura di estradizione, nella quale non era mai intervenuto. Il Tribunale, infatti, con una scelta senza precedenti, e che molti hanno considerato quanto mai barocca, ha deciso di accorpare le due procedure: quella sulla costituzionalità della legge che attribuisce al ministro della Giustizia il potere di concedere lo status di rifugiato; e l’altra, sulla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia. Il presidente Gilmar Mendes ha manovrato l’intera vicenda procedurale fornendo prova di notevole fantasia e creatività, al punto che nei manuali di diritto verrà ricordato come il fondatore del <em>surrealismo giuridico</em> brasiliano.<br />
Venuto meno il voto di Toffoli, che avrebbe potuto subito chiudere la questione dando la maggioranza ai contrari alla estradizione, restano ancora aperti diversi scenari. Marco Aurelio Mello, il magistrato che all’ultima udienza aveva chiesto una sospensione, ha sciolto nel corso dell&#8217;udienza la riserva e si è detto contrario alla estradizione perché «il Tribunale supremo non può sostituirsi all’esecutivo». E&#8217; noto che a livello planetario la materia estradizionale appartiene alla competenza dell&#8217;Esecutivo poiché attiene alla sfera dei rapporti politico-diplomatici tra Stati. L&#8217;autorità giudiziaria è chiamata soltanto ad esprimere un parere sulla fondateza e regolarità guiridica delle richieste di estradizione. Un criterio riconosciuto anche dalla costituzione italiana.<br />
Messa di fronte fronte ad una situazione di perfetta parità, 4 contro 4, (la volta scorsa la sospensione era avvenuta in presenza di una maggioranza favorevole alla estradizione di 4 contro 3) la corte ha sospeso l’udienza. Al momento in cui questo giornale va in tipografia, non siamo in grado di dirvi quando riprenderà. Per sciogliere questa situazione di stallo, il presidente Mendes potrebbe essere chiamato ad esprimere un voto dirimente.<br />
Decisione per nulla scontata. I contrari all’estradizione porranno, infatti, la questione dell’<em>habeas corpus</em>, ovvero il rispetto del principio del <em>favor rei</em>. Già in passato Mendes si era astenuto dal votare in situazione simile. Se prevalesse questa soluzione, la vicenda verrebbe archiviata e Battisti, scontata la pena per i documenti falsi, liberato. Una seconda incognita riguarda l’ipotesi che uno dei giudici chieda di rivedere la propria posizione. Nei giorni scorsi su alcuni quotidiani si era ventilata l’ipotesi di un ripensamento di Carlos Britto, che inizialmente si era detto favorevole all’estradizione. Anche in questo caso Battisti tornerebbe libero. Esiste anche l’eventualità che uno dei votanti chieda una ulteriore pausa di riflessione.<br />
Se dovesse invece prevalere la volontà di far votare il presidente Mendes, da sempre favorevole alla estradizione, legato da stretti rapporti con gli ambienti del centrodestra italiano e che della vicenda Battisti ha fatto un trampolino di lancio per le sue ambizioni politiche, allora la partita davanti al Tribunale si chiuderebbe con un voto a maggioranza favorevole alla estradizione. A quel punto la palla passerebbe nelle mani del presidente Lula, ma anche qui c’è chi è intenzionato a porre un problema di legittimità che aprirebbe uno scontro di poteri tra esecutivo e giudiziario. Mendes, infatti, con un&#8217;interpretazione senza precedenti e assolutamente contrastante con la dottrina giuridica recepita a livello mondiale, ritiene la firma del capo dello Stato un puro atto formale, una mera ratifica della decisione presa dall&#8217;autorità giudiziaria. Ovviamente le cose non stanno così. I retropensieri politici che presiedono questa lettura sono del tutto evidenti. Mendes vuole destabilizzare e ridurre la sovranità del capo dello Stato. Difficilmente Lula accetterà di cedere ad una simile pretesa e valuterà l&#8217;intera vicenda sulla base di criteri politico-giuridici. L’Italia, infine, se vuole riavere Battisti dovrà comunque accedere alla condizione posta dal Tribunale perché l’estradizione possa essere materialmente possibile: commutare la pena dell’ergastolo a 30 anni di reclusione. Una questione non da poco. Fino ad ora il governo italiano ha sempre sorvolato. Davanti alla Stf ha sempre spacciato la menzogna dell&#8217;ergastolo previsto nell&#8217;ordinamento italiano come pena virtuale. Ma a Lula basterà questa favola per firmare?</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link<br />
</strong><a href="../2009/11/19/cesare-battisti-la-decisione-finale-resta-nelle-mani-di-lula-fallisce-il-golpe-giudiziario-tentato-dal-capo-del-tribunale-supremo-gilma-mendes/">Battisti, la decisione finale resta nelle mani di Lula. Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del tribunale supremo, Gilmar Mendes</a><br />
<a href="../2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-autoritaria-e-arrogante/">Tarso Genro, “inaccettabili ingerenze da parte dell&#8217;Italia”</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/">Caso Battisti, Toffoli non vota</a><br />
<a href="//insorgenze.wordpress.com/2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/">Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d&#8217;eccezione non fascismo”</a><br />
<a href="../2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/">Dall&#8217;esilio con furore, cronache dalla latitanza e altre storie di esuli e ribelli</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-autoritaria-e-arrogante/"><br />
</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="//insorgenze.wordpress.com/2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/"><strong><br />
</strong></a><a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/"></a></p>
<p style="text-align:center;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caso Battisti: altra udienza sospesa]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/12/caso-battisti-altra-udienza-sospesa/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 21:56:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/12/caso-battisti-altra-udienza-sospesa/</guid>
<description><![CDATA[Udienza per l&#8217;estradizione di Battisti: sospesa dopo un 4 a 4 nelle votazioni di Paolo Persich]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Udienza per l&#8217;estradizione di Battisti: sospesa dopo un 4 a 4 nelle votazioni<br />
</strong><em> di Paolo Persichetti, Liberazione 13 novembre 2009</em></p>
<p>Colpo di scena all’apertura dell’udienza del Supremo tribunale federale brasiliano che ieri doveva pronunciarsi sulla estradizione di Cesare Battisti, condannato in Italia a due ergastoli per una serie di attentati mortali commessi sul finire degli anni 70 dai Pac.<br />
Il presidente della corte, Gilmar Mendes, ha reso noto il contenuto di una lettera inviata da Dias Toffoli, il giudice insediatosi tra le polemiche lo scorso 23 ottobre al posto di Menezes Direito, deceduto il primo settembre. Toffoli, che in qualità di avvocato generale dell’Unione era già intervenuto nel procedimento, chiamato a fornire un parere sull’eccezione di incostituzionalità sollevata contro la concessione dell’asilo politico a Battisti, aveva difeso la correttezza della decisione presa dal ministro della Giustizia, Tarso Genro.</p>
<div id="attachment_3896" class="wp-caption alignleft" style="width: 565px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/dsc_0023.jpg"><img class="size-full wp-image-3896" title="dsc_0023" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/dsc_0023.jpg" alt="dsc_0023" width="555" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">Il Supremo tribunal federal di Brasilia</p></div>
<p>Per evitare conflitti d’interesse ha preferito appellarsi alla clausola di coscienza e non prendere parte al voto. Un gesto che smentisce clamorosamente tutti quelli che avevano accusato Lula di averlo designato per far pendere gli equilibri del Tribunale a favore di Battisti. Nei giorni scorsi era persino circolata l’intensione del governo italiano di presentare ricorso contro la sua nomina. Voce che ha provocato la ferma reazione del ministro Genro contro l’atteggiamento irrispettoso della sovranità interna brasiliana. Fin dall’inizio l’Italia ha interferito in modo pesante sulla giustizia brasiliana. Un proconsole del governo, il procuratore Italo Ormanni, è stato inviato sul posto per manovrare nei corridoi del Tribunale e influenzare l’esito finale del voto. In realtà Toffoli avrebbe potuto votare. Non esistevano ostacoli giuridici, anzi i giuristi avevano elencato diversi precedenti. Soprattutto avrebbe potuto esprimersi sulla procedura di estradizione, nella quale non era mai intervenuto. Il Tribunale, infatti, con una scelta senza precedenti, e che molti hanno considerato quanto mai barocca, ha deciso di accorpare le due procedure: quella sulla costituzionalità della legge che attribuisce al ministro della Giustizia il potere di concedere lo status di rifugiato; e l’altra, sulla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia. Il presidente Gilmar Mendes ha manovrato l’intera vicenda procedurale fornendo prova di notevole fantasia e creatività, al punto che nei manuali di diritto verrà ricordato come il fondatore del <em>surrealismo giuridico</em> brasiliano.<br />
Venuto meno il voto di Toffoli, che avrebbe potuto subito chiudere la questione dando la maggioranza ai contrari alla estradizione, restano ancora aperti diversi scenari. Marco Aurelio Mello, il magistrato che all’ultima udienza aveva chiesto una sospensione, ha sciolto la riserva e si è detto contrario alla estradizione perché «il Tribunale supremo non può sostituirsi all’esecutivo». Di fronte ad una situazione di perfetta parità, 4 contro 4, la corte ha sospeso l’udienza. Al momento in cui questo giornale va in tipografia, non siamo in grado di dirvi quando riprenderà. Per sciogliere questa situazione di stallo, il presidente Mendes potrebbe essere chiamato ad esprimere un voto dirimente.</p>
<div id="attachment_3897" class="wp-caption alignright" style="width: 565px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/img_9983.jpg"><img class="size-full wp-image-3897" title="img_9983" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/img_9983.jpg" alt="img_9983" width="555" height="316" /></a><p class="wp-caption-text">Il carcere di Papuda, dove è rinchiuso Battisti</p></div>
<p>Decisione per nulla scontata. I contrari all’estradizione porranno, infatti, la questione dell’habeas corpus, ovvero il rispetto del principio del favor rei. Già in passato Mendes si era astenuto dal votare in situazione simile. Se prevalesse questa soluzione, la vicenda verrebbe archiviata e Battisti, scontata la pena per i documenti falsi, liberato. Una seconda incognita riguarda l’ipotesi che uno dei giudici chieda di rivedere la propria posizione. Nei giorni scorsi su alcuni quotidiani si era ventilata l’ipotesi di un ripensamento di Carlos Britto, che inizialmente si era detto favorevole all’estradizione. Anche in questo caso Battisti tornerebbe libero. Esiste anche l’eventualità che uno dei votanti chieda una ulteriore pausa di riflessione.<br />
Se dovesse invece prevalere la volontà di far votare il presidente Mendes, da sempre favorevole all’estradizione, legato da stretti rapporti con gli ambienti del centrodestra italiano, e che della vicenda Battisti ha fatto un trampolino di lancio per le sue ambizioni politiche, allora la partita davanti al Tribunale si chiuderebbe con un voto a maggioranza favorevole alla estradizione. A quel punto la palla dovrebbe passare nelle mani di Lula, ma anche qui c’è chi è intenzionato a porre un problema di legittimità che aprirebbe uno scontro di poteri tra esecutivo e giudiziario. L’Italia, infine, dovrebbe comunque accedere alla condizione posta dal Tribunale perché l’estradizione possa esser possibile: commutare la pena dell’ergastolo a 30 anni di reclusione.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caso Battisti: ultima udienza in corso]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:12:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/</guid>
<description><![CDATA[Dias Toffoli, giudice appena nominato al Supremo Tribunal Federal di Brasilia, ha formalmente annunc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-3936" title="brasile_bandiera" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/brasile_bandiera.jpeg" alt="brasile_bandiera" width="124" height="87" />Dias Toffoli, giudice appena nominato al Supremo Tribunal Federal di Brasilia, ha formalmente annunciato che non prenderà parte alle votazioni che si terranno oggi e che decideranno se estradare o no Cesare Battisti. Come avvocato generale di stato si era espresso a favore della concessione di status di rifugiato politico concesso dal governo brasiliano; per questo precedente non voterà.<br />
Senza il suo voto, il pronostico non è certo favorevole per l&#8217;ex militante dei PAC che in Italia dovrebbe scontare l&#8217;ergastolo.</p>
<p>L&#8217;udienza è in corso da meno di un&#8217;ora; l&#8217;intenzione di alcuni membri del tribunale è di bypassare completamente il presidente brasiliano Lula, che dovrebbe comunque avere l&#8217;ultima parola.Durante l&#8217;udienza il ministro giudice Cezar Peluso, ha dichiarato che Lula dovrebbe automaticamente inviare l&#8217;imputato verso le prigioni italiane.<br />
Il procuratore generale Roberto Gurgel, tra i tanti, sostiene invece che Lula come capo di stato e del governo, responsabile delle relazioni internazionali in Brasile e garante della Costituzione, abbia il diritto di decidere se estradare o no Cesare Battisti in Italia.<br />
Tra poco si saprà qualcosa&#8230;</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/">Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo”</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cesare Battisti: ultima udienza in corso...]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/12/cesare-battisti-ultima-udienza-in-corso/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:10:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/12/cesare-battisti-ultima-udienza-in-corso/</guid>
<description><![CDATA[Dias Toffoli, giudice appena nominato al Supremo Tribunal Federal di Brasilia, ha formalmente annunc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/reginacoeli-ballatoi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3892" title="reginacoeli-ballatoi" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/reginacoeli-ballatoi.jpg" alt="reginacoeli-ballatoi" width="300" height="199" /></a>Dias Toffoli, giudice appena nominato al Supremo Tribunal Federal di Brasilia, ha formalmente annunciato che non prenderà parte alle votazioni che si terranno oggi e che decideranno se estradare o no Cesare Battisti. Come avvocato generale di stato si era espresso a favore della concessione di status di rifugiato politico concesso dal governo brasiliano; per questo precedente non voterà.<br />
Senza il suo voto, il pronostico non è certo favorevole per l&#8217;ex militante dei PAC che in Italia dovrebbe scontare l&#8217;ergastolo. </p>
<p>L&#8217;udienza è in corso da meno di un&#8217;ora; l&#8217;intenzione di alcuni membri del tribunale è di bypassare completamente il presidente brasiliano Lula, che dovrebbe comunque avere l&#8217;ultima parola.Durante l&#8217;udienza il ministro giudice Cezar Peluso, ha dichiarato che Lula dovrebbe automaticamente inviare l&#8217;imputato verso le prigioni italiane. <br />
Il procuratore generale Roberto Gurgel, tra i tanti, sostiene invece che Lula come capo di stato e del governo, responsabile delle relazioni internazionali in Brasile e garante della Costituzione, abbia il diritto di decidere se estradare o no Cesare Battisti in Italia. </p>
<p>Tra poco si saprà qualcosa&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[QUEI DOCUMENTI SEGRETI DEL ´78 "GLI USA VOLEVANO DIVIDERE IL PCI"]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/12/quei-documenti-segreti-del-%c2%b478-gli-usa-volevano-dividere-il-pci/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 13:51:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[ATTENTI ALLE DATE! &#8211; 23 GENNAIO 1978: WASHINGTON VALUTA L´IDEA DI &#8220;SPACCARE&#8221; IL PA]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><img class="alignleft size-full wp-image-8266" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images41.jpg" alt="images" width="118" height="121" />ATTENTI ALLE DATE! &#8211; 23 GENNAIO 1978: WASHINGTON VALUTA L´IDEA DI &#8220;SPACCARE&#8221; IL PARTITO COMUNISTA TEMENDO LA PARTECIPAZIONE DI BERLINGUER AL GOVERNO ANDREOTTI. IDEA CHE POI VIENE SCARTATA &#8211; 16 MARZO 1978: LE BRIGATE ROSSE RAPISCONO MORO CHE STAVA PREPARANDO IL GOVERNO CON IL PCI&#8230;.</h2>
<p><strong>Filippo Ceccarelli per &#8220;<a href="http://www.repubblica.it/">la Repubblica</a>&#8220;</strong></p>
<p>In tempi che si vorrebbero di trasparenza fa effetto consultare un documento diplomatico di 31 anni fa e ritrovarselo censurato: una pecetta nera, venti parole al massimo. E tanto più colpisce l´immaginazione, questa micro eclissi testuale, in quanto ottenebra quanto accaduto un passaggio decisivo; ma anche perché fa riferimento a qualcosa di segreto, &#8220;a covert action&#8221;, un´operazione segreta ai danni del Pci. Che fu scartata, ma in linea teorica superava la soglia entro cui normalmente scorrono gli eventi di quella turbinosa stagione.</p>
<p>Tra le carte del Foreign Office che Mario J. Cereghino ha recuperato nell´archivio di Kew Gardens (oggi disponibili presso l´Archivio Casarrubea di Partinico, Palermo, al sito www. casarrubea. wordpress. com) c´è una nota, ovviamente segreta, che il 23 gennaio del 1978 Michael E. Pike, funzionario dell´ambasciata britannica a Washington, invia al ministero degli Esteri di Sua Maestà.<!--more--></p>
<p>Il tema è la genesi e il senso del pronunciamento attraverso cui il 12 gennaio 1978 il Dipartimento di Stato ha comunicato che la nuova amministrazione Usa non avrebbe per nulla gradito la partecipazione del Pci di Berlinguer al governo di Giulio Andreotti, proprio in quei giorni entrato in crisi. Il report conferma l´estrema preoccupazione di Washington e spiega che, lungi dall´essere &#8220;premeditato&#8221;, l´autorevole monito fu emesso soprattutto sulla spinta dei &#8220;cupi rapporti&#8221; dell´ambasciatore americano a Roma Richard Gardner.</p>
<p>Ma l´aspetto più sorprendente della missiva di Mr Pike arriva al punto 3: «L´idea di mettere in campo un´operazione segreta per spaccare (letteralmente: &#8220;to split&#8221;) il Pci è stata certamente una delle opzioni prese in considerazione durante gli incontri di alto livello, ai quali Gardner era presente. Ma fonti autorevoli ci hanno comunicato che tale idea è stata scartata. Il Dipartimento di Stato si è espresso contro. E non vi sono prove che altre agenzie governative fossero entusiaste».</p>
<p>Nel suo libro di memorie, Mission: Italy (Mondadori, 2004), l´ambasciatore Gardner non fa cenno all´eventualità di favorire una scissione del Pci. Racconta, piuttosto, che poco prima della riunione del National Security Council (Nsc) ebbe insieme con il suo amico Brzezinski un breve incontro con Carter. Questi gli confermò la nuova linea che marcava una netta diversità con le &#8220;interferenze&#8221; del periodo di Kissinger: «Interpretai le sue parole &#8211; scrive Gardner &#8211; nel senso che bisognava evitare di fare finanziamenti a partiti e tentare manipolazioni di eventi politici». In tale contesto venne dunque esclusa l´ipotesi di qualche &#8220;lavoretto&#8221; made in Usa per fomentare divisioni nel Pci.</p>
<p>Ora, tutto può essere. Ma chi abbia vissuto quegli anni ricorda come il monolitismo di quel partito, pure tonificato dal centralismo democratico, fosse proprio una delle cause che ne sconsigliavano la partecipazione al governo. Non solo, ma a parte qualche composto dissenso (Longo, peraltro ammalato, e Terracini e una certa freddezza da parte di Cossutta) la politica di Berlinguer non sembrava avere alternative praticabili; né il gruppo dirigente, compresi i futuri miglioristi, appariva diviso.</p>
<p>&#8220;Etiam nunc regredi possumus&#8221;, anche ora possiamo tornare indietro, aveva solennemente proclamato l´anno prima il capogruppo Natta, citando Giulio Cesare. Ha scritto Miriam Mafai che il Pci varcò il Rubicone «con una tranquillità e una disinvoltura che alla luce degli avvenimenti successivi appare davvero eccessiva».</p>
<p>Insomma: più che &#8220;covert operations&#8221; d´oltreoceano è da Mosca, semmai, che Berlinguer poteva temere &#8220;misure attive&#8221; nel corpo del partito. Secondo il diplomatico britannico il tono di relativa durezza della nota del Dipartimento di Stato si spiega da una parte come un &#8220;contentino&#8221; che il Nsc ha offerto alla lobby politica italo-americana, nota per il suo anticomunismo; e dall´altra per parare il fianco alla nuova amministrazione dalle critiche della destra repubblicana che già l´accusava di essere «esageratamente compiacente nei confronti dell´avanzata comunista nell´Europa occidentale».</p>
<p>Il documento restituisce il clima della Guerra fredda pure nei suoi aspetti meno prevedibili. Così si apprende che gli americani erano piuttosto sfiduciati sull´efficacia di quell´avvertimento che invece qui in Italia destò mille infuocate reazioni: lo stesso Moro ne scrisse in un articolo per il Giorno che però non venne mai pubblicato «per motivi di opportunità».</p>
<p>Mr Pike sospetta che molte delle teste d´uovo di Washington ritengano quella presa di posizione un gesto «inutile» o «un segno di disperazione», senza che l´una cosa escluda l´altra. Si chiede: cosa può fare il governo degli Stati Uniti per aiutare Andreotti? E si risponde: «Molto poco». Certo, potrebbe sempre influenzare le decisioni del Fondo Monetario. Ma a parte l´inopportunità di trascinare il Fmi nell´agone, «i risultati potrebbero produrre l´effetto opposto».</p>
<p>A questo punto si ritorna sulla o su una &#8220;covert action&#8221;. Testualmente: «Sembra che anche un´operazione segreta sia da escludere, almeno per il momento». Ma è proprio qui che la missiva è interrotta da quelle due righe rese illeggibili. Quindi prosegue: «Da un punto di vista politico più generale, le difficoltà associate ad azioni di questo genere non hanno bisogno di essere enfatizzate.</p>
<p>Inoltre qualsiasi proposta di operazione segreta dovrebbe essere esaminata da almeno otto commissioni del Congresso degli Stati Uniti. Di conseguenza la possibilità di mantenerla segreta sarebbe minima. Se si verificasse una fuga di notizie, anche in maniera confusa &#8211; deduce Pike &#8211; le reazioni sarebbero feroci e dannose sia qui che in Italia. Infine da nessuna fonte si evincono pressioni in tal senso sull´amministrazione Carter».</p>
<p>Risultato: «Ci si rende ben conto, anche tra i falchi, che attività di questo genere in un paese membro della Nato producono effetti scarsi, e che possono ritorcersi contro i loro artefici». La previsione è che tutto continuerà allo stesso modo, e nessuno «ha di meglio da suggerire». Classica conclusione aperta agli sviluppi storici.</p>
<p>Sennonché tra i guai delle cose censurate c´è da mettere nel conto che in questo modo diventa irresistibile immaginare, magari anche a rischio di abbaglio, che cosa si vuol tenere nascosto. E siccome non è che nel 1978 in Italia andò proprio tutto liscio, intanto il documento di Kew Gardens resta agli atti della storia: piccolo grande tassello di un mosaico che prima o poi finirà per manifestarsi nel suo chissà quanto ancora comprensibile significato sacrificale.</p>
<p><a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10809.htm" target="_blank">Dagospia</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un film su Prima Linea]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/13/un-film-su-prima-linea/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 18:36:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/13/un-film-su-prima-linea/</guid>
<description><![CDATA[Anche qui passo direttamente al ritrasmettere qualcosa di non mio. Prendo dal blog Insorgenze (tanto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h4><span style="font-weight:normal;"><span style="color:#ff0000;">Anche qui passo direttamente al ritrasmettere qualcosa di non mio.<br />
Prendo dal blog </span><a href="http://insorgenze.wordpress.com"><span style="color:#ff0000;">Insorgenze</span></a><span style="color:#ff0000;"> (tanto pe&#8217; cambià) un pezzo sul film appena uscito tratto dal libro di Segio (&#8220;Miccia Corta&#8221;).<br />
Poi, una serie di link su questo personaggio, sempre provenienti dallo stesso blog</span></span></h4>
<h4>Una storia di Prima linea<br />
Il film girato da Nicola De Maria di cui non avevamo bisogno<br />
Ora Sergio Segio si dissocia (come sempre nel suo stile) dal film che ha ispirato col suo libro, vendendo i diritti d’autore</h4>
<p><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/miccia.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3909" title="miccia" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/miccia.jpeg" alt="miccia" width="218" height="350" /></a>Con uno stile che a tratti cerca di imitare la moda gauchiste del <em>noir</em>, Segio narra in forma d’epopea l’evasione organizzata, il 3 gennaio 1982, dal carcere di Rovigo. In realtà il testo è un pastiche di generi diversi: si apre con una lunga introduzione “precauzionale” (non sia mai che il magistrato di sorveglianza si arrabbi), nella quale si avverte il lettore che i fatti raccontati non implicano il tragitto successivo del protagonista, ravvedutosi ampiamente delle sue gesta precedenti.<br />
Dopo aver recitato la penitenza iniziale, l’autore finalmente si avventura nel racconto dell’assalto portato alle mura del carcere. Episodio narrato, almeno nelle intenzioni iniziali, col punto di vista di chi vorrebbe riprodurre parole, sentimenti, emozioni dell’epoca; quelle integrali e genuine, non quelle filtrate e deformate dalla memoria. In realtà, l’artificio letterario ricercato non riesce. La sequenza della giornata è intercalata da lunghi e noiosi intermezzi che diventano veri e propri excursus sulla nascita e la storia di Prima Linea, proposti dall’io narrante insieme ad altre riflessioni e considerazioni che svariano nel tempo, celando malamente il senno (?!) del poi spacciato per l’avvedutezza del prima.<br />
Ove mai nel frattempo qualcuno avesse frainteso le intenzioni di un racconto fin troppo compiaciuto sull’evasione, o l’incedere minuzioso di lunghi passaggi sulle armamento, i vari calibri ben oliati, le loro caratteristiche, gli usi possibili e consigliabili (che disvelano il fanatismo ultramilitarista e stalinoide del personaggio che non mancò di processare e uccidere un suo compagno, William Vaccher, accusato di aver fato alcune ammissioni davanti ai carabinieri), nonché i riferimenti alle marche di champagne e ristoranti alla moda che sembrano anticipare gli anni della Milano de bere, il volume si conclude con un apparato di lettere e articoli che descrivono il percorso politico successivo alla cattura, per ricordare l’esperienza carceraria che condusse alla creazione delle «aree omogenee», al mutato giudizio sul passato, a quell’autocritica degli altri che prese il nome di «dissociazione della lotta armata».<br />
Nonostante, in quel 1982, Segio avesse maturato la convinzione del fallimento della lotta armata, egli si racconta avvinto da un ineluttabile destino: «non c’è salvezza possibile per chi ha sognato di cambiare il mondo». Inanellando una serie impressionate di goffe citazioni scapigliate, fa torto a quella generazione che gli fu accanto nel lottare e che trascina nel «novero dei destinati alla sconfitta, che non scelgono l’esilio ma di andare sino in fondo, pagando quel che bisogna pagare al sogno a lungo coltivato».</p>
<p>&#160;</p>
<div id="attachment_3910" class="wp-caption alignright" style="width: 430px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/1233931262401_coppiasbarre2.jpg"><img class="size-full wp-image-3910 " title="1233931262401_coppiasbarre2" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/1233931262401_coppiasbarre2.jpg" alt="1233931262401_coppiasbarre2" width="420" height="359" /></a><p class="wp-caption-text">Prima Linea a processo: Segio e Ronconi</p></div>
<p>Come immerso nella recita di un consunto copione dannunziano, raffigura se stesso e i suoi compagni avvolti in un’atmosfera d’estetismo combattente, «anime capaci di tenerezza» che sceglievano «di morire non nella lenta emorragia della vita ma di fretta, senza risparmio, come candele accese dai due lati[…] non per malattia del corpo ma per quella della coerenza, per un’inguaribile infezione dell’anima». Poeti armati, esercito scapigliato, tribù del “mucchio selvaggio”, novelli <em>sturm und drang</em> del settantasette nostrano, sognatori impazienti, adepti del carpe diem. «I nostri attimi sono eterni e ci ripagano di tutto», quelli del nonostante tutto, fiori appassiti più che fiori del male, maledetti mancati ma redenti riusciti.<br />
Le parole incedono al rimirar la poesia del gesto, la metrica dell’intenzione che conduceva ad un eroico «andar incontro alla bella morte» di saloina memoria. A metà tra l’imitazione di Marinetti e quella del Vittoriale, non manca persino il lieto fine holliwoodiano che condanna i protagonisti a vivere finalmente ravveduti e contenti.  Al di là di tutto, il libro una sua utilità la conserva comunque, poiché consente di comprendere meglio l’intimità corrotta della dissociazione e dei suoi personaggi di maggiore spicco, i suoi aspetti reconditi, un certo malanimo, la molta falsa coscienza.<br />
Esemplare il risentimento schiumoso verso quei militanti che hanno sempre criticato il modello dissociativo. Forse è la prima volta che uno dei maggiori esponenti di quel movimento-istituzione, che fu appunto la dissociazione della lotta armata, affronta apertamente un tentativo di ricostruzione di quel percorso.<br />
Il tentativo c’è stato. La ricostruzione un po’ meno. La storia può attendere. Il film fa schifo</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-1/">L’esportazione della colpa (1)</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/03/19/sergio-segio-linfametto-1/">Sergio Segio: “Scalzone e i parigini condannino la lotta armata” (2)<br />
“</a><a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/03/19/%c2%absergio-segio-ha-dimostrato-solo-di-avere-ancora-molte-cambiali-da-pagare-per-la-sua-liberta%c2%bb-3">Segio ha dimostrato solo di avere ancora molte cambiali da pagare per la sua libertà” (3)</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/03/19/sergio-segio-linfametto-3/">“Monsieur de la calomnie” (4)</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-5/">Scalzone: “Caro Segio, non c’ è nulla da cui mi devo dissociare” (5)</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-6-2/">Sergio Segio, ovvero chi frequenta l’infamia (6)</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-7/">Segio e la reinvenzione del passato (7)</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Stasera a "I Migliori Anni"]]></title>
<link>http://radio35net.wordpress.com/2009/11/13/stasera-a-i-migliori-anni/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 14:23:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>radio35net</dc:creator>
<guid>http://radio35net.wordpress.com/2009/11/13/stasera-a-i-migliori-anni/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; Henry Winkler, il mitico Fonzie di Happy Days, la star del nuovo appuntamento con &#8220;I ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E&#8217; Henry Winkler, il mitico Fonzie di Happy Days, la star del nuovo appuntamento con &#8220;I Migliori Anni&#8221;, il programma condotto da Carlo Conti in onda in prima serata su Raiuno.</p>
<p>In questa puntata, ospite d&#8217;eccezione anche Milva con alcuni tra i suoi maggiori successi. E ancora: Peppino Di Capri, Tracy Spencer, Sabrina Salerno, Tony Dallara, Nino Frassica, Jocelyn, Elisabetta Viviani, Antoine, F.R. David, Carlotta e il trio Bungaro, Conidi e Di Bella.</p>
<p>Ritrovate le canzoni del programma nelle playlist di Radio35.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[“La Prima Linea”, il film che vorrebbe seppellire gli anni 70 sotto il senso di colpa]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/13/film-pattumiera-%e2%80%9cuna-storia-di-prima-linea%e2%80%9d-la-stucchevole-elegia-autocelebrativa-in-salsa-dannunziana-propinata-da-sergio-segio-in-miccia-corta/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 11:28:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/13/film-pattumiera-%e2%80%9cuna-storia-di-prima-linea%e2%80%9d-la-stucchevole-elegia-autocelebrativa-in-salsa-dannunziana-propinata-da-sergio-segio-in-miccia-corta/</guid>
<description><![CDATA[Il film girato da Renato De Maria di cui non avevamo bisogno. Propone il senso di colpa come chiave ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div>
<div style="text-align:center;">
<h2 style="text-align:left;"><strong>Il film girato da Renato De Maria di cui non avevamo bisogno. Propone il senso di colpa come chiave di lettura degli anni 70. E Sergio Segio si dissocia (come sempre nel suo stile) dal film che ha ispirato con la stucchevole elegia autocelebrativa in salsa dannunziana propinata in, <em>Miccia cort</em></strong><strong><em>a</em><em><br />
</em><br />
</strong></h2>
<p style="text-align:left;"><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/primalinea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4056" title="PrimaLinea" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/primalinea.jpg?w=300" alt="" width="300" height="192" /></a>Con uno stile che a tratti cerca d&#8217;imitare la moda gauchiste del <em>noir</em>, Segio  narra in forma d’epopea l’evasione organizzata, il 3 gennaio 1982, dal carcere di Rovigo. In realtà il testo è un pastiche di generi diversi: si apre con una lunga introduzione “precauzionale” (non sia mai che il magistrato di sorveglianza si arrabbi), nella quale si avverte il lettore che i fatti raccontati non implicano il tragitto successivo del protagonista, ravvedutosi ampiamente delle sue gesta precedenti. Dopo aver recitato la penitenza iniziale, l’autore finalmente si avventura nel racconto dell’assalto portato alle mura del carcere. Episodio narrato, almeno nelle intenzioni, col punto di vista di chi vorrebbe riprodurre parole, sentimenti, emozioni dell’epoca; quelle integrali e genuine, non quelle filtrate e deformate dalla memoria. In realtà, l’artificio letterario ricercato non riesce. La sequenza della giornata è intercalata da lunghi e noiosi intermezzi che diventano veri e propri excursus sulla nascita e la storia di Prima Linea, proposti dall’io narrante insieme ad altre riflessioni e considerazioni che svariano nel tempo, celando malamente il senno (?!) del poi spacciato per l’avvedutezza del prima. Ove mai nel frattempo qualcuno avesse frainteso le intenzioni di un racconto fin troppo compiaciuto sull’evasione, o l’incedere minuzioso di lunghi passaggi sull&#8217;armamento, i vari calibri ben oliati, le loro caratteristiche, gli usi possibili e consigliabili (che disvelano il fanatismo ultramilitarista e stalinoide del personaggio che non mancò di processare e uccidere un suo compagno, William Vaccher, accusato di aver fato alcune ammissioni davanti ai carabinieri), nonché i riferimenti alle marche di champagne e ristoranti alla moda che sembrano anticipare gli anni della Milano de bere, il volume si conclude con un apparato di lettere e articoli che descrivono il percorso politico successivo alla cattura, per ricordare l’esperienza carceraria che condusse alla creazione delle «aree omogenee», al mutato giudizio sul passato, a quell’<em>autocritica degli altri</em> che prese il nome di «dissociazione della lotta armata». Nonostante, in quel 1982, Segio avesse maturato <a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/233_a1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4059" title="233_A" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/233_a1.jpg?w=185" alt="" width="148" height="240" /></a>la convinzione del fallimento della lotta armata, egli si racconta avvinto da un ineluttabile destino: «non c’è salvezza possibile per chi ha sognato di cambiare il mondo». Inanellando una serie impressionate di goffe citazioni scapigliate, fa torto a quella generazione che gli fu accanto nel lottare e che trascina nel «novero dei destinati alla sconfitta, che non scelgono l’esilio ma di andare sino in fondo, pagando quel che bisogna pagare al sogno a lungo coltivato». Come immerso nella recita di un consunto copione dannunziano, raffigura se stesso e i suoi compagni avvolti in un’atmosfera d’estetismo combattente, «anime capaci di tenerezza» che sceglievano «di morire non nella lenta emorragia della vita ma di fretta, senza risparmio, come candele accese dai due lati[…] non per malattia del corpo ma per quella della coerenza, per un’inguaribile infezione dell’anima». Poeti armati, esercito scapigliato, tribù del “mucchio selvaggio”, novelli <em>sturm und drang</em> del settantasette nostrano, sognatori impazienti, adepti del carpe diem. «I nostri attimi sono eterni e ci ripagano di tutto», quelli del nonostante tutto, fiori appassiti più che fiori del male, maledetti mancati ma redenti riusciti. Le parole incedono al rimirar la poesia del gesto, la metrica dell’intenzione che conduceva ad un eroico «andar incontro alla bella morte» di saloina memoria. A metà tra l’imitazione di Marinetti e quella del Vittoriale, non manca persino il lieto fine holliwoodiano che condanna i protagonisti a vivere finalmente ravveduti e contenti.  Al di là di tutto, il libro una sua utilità la conserva comunque, poiché consente di comprendere meglio l’intimità corrotta della dissociazione e dei suoi personaggi di maggiore spicco, i suoi aspetti reconditi, un certo malanimo, la molta falsa coscienza. Esemplare il risentimento schiumoso verso quei militanti che hanno sempre criticato il modello dissociativo. Forse è la prima volta che uno dei maggiori esponenti di quel movimento-istituzione, che fu appunto la dissociazione della lotta armata, affronta apertamente un tentativo di ricostruzione di quel percorso.<br />
Il tentativo c’è stato. La ricostruzione un po’ meno. La storia può attendere. Il film, con la sua retorica sulla generazione perduta, ce lo potevano risparmiare.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link<br />
</strong><a href="../2009/11/25/la-prima-linea-la-rivoluzione-era-un-pranzo-di-gala-parola-di-sergio-segio/">Segio: “La mia rivoluzione era un pranzo di gala”</a><br />
<a href="../2009/11/13/film-pattumiera-%E2%80%9Cuna-storia-di-prima-linea%E2%80%9D-la-stucchevole-elegia-autocelebrativa-in-salsa-dannunziana-propinata-da-sergio-segio-in-miccia-corta/">La Prima linea, il film che vorrebbe seppellire gli anni 70 sotto il peso del senso di colpa</a><br />
<a href="../2009/03/19/2005/05/23/miccia-corta-e-cervello-pure/">Miccia corta e cervello pure</a><br />
<a href="../2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-1/">L’esportazione della colpa</a><br />
<a href="../2009/03/19/sergio-segio-linfametto-1/">Sergio Segio: “Scalzone e i parigini condannino la lotta armata”<br />
“</a><a href="../2009/03/19/%c2%absergio-segio-ha-dimostrato-solo-di-avere-ancora-molte-cambiali-da-pagare-per-la-sua-liberta%c2%bb-3">Segio ha dimostrato solo di avere ancora molte cambiali da pagare per la sua libertà”</a><br />
<a href="../2009/03/19/sergio-segio-linfametto-3/">“Monsieur de la calomnie”</a><br />
<a href="../2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-5/">Scalzone: “Caro Segio, non c’ è nulla da cui mi devo dissociare”</a><br />
<a href="../2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-6-2/">Sergio Segio, il narcisismo del senso di colpa</a><br />
<a href="../2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-7/">Segio e l&#8217;ideologia del ravvedimento</a><br />
<a href="../2009/01/01/1092/">I ravveduti</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2007/02/02/995/">Il Merlo, il dissociato e il fuoriuscito</a></p>
</div>
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</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[E io leggevo Topolino...]]></title>
<link>http://blogdiout.wordpress.com/2009/11/13/e-io-leggevo-topolino/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 22:21:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Franciscus</dc:creator>
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<description><![CDATA[lo spirto guerrier ch&#39;entro mi rugge &#8230;quando la fantasia era al potere, la gente si sparav]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_1809" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1809" title="sun3" src="http://blogdiout.wordpress.com/files/2009/11/sun3.gif?w=300" alt="sun3" width="300" height="262" /><p class="wp-caption-text">lo spirto guerrier ch&#39;entro mi rugge</p></div>
<p>&#8230;quando la fantasia era al potere, la gente si sparava per strada per motivi politici (&#8220;orrore&#8221; diciamo in coro mentre ci sventrano col piombo mafiosi e camorristi, governativi e non), non esisteva da noi il politically correct e Pippo Baudo aveva i capelli e Ric e Gian facevano ancora ridere, tramettevano Heidi per la prima volta e dirsi laici faceva figo. E negli anni &#8216;70 facevano pure un cinema con i controcazzi&#8230;</p>
<p>Contorto, frenetico da far impallidire un Tarantino, che osava andare in tutte le direzioni.</p>
<p>In tre giorni ho riempito i miei abissi di ignoranza vedendo per la prima volta Taxi Driver, All that Jazz e Un Uomo da Marciapiede&#8230; mentre all&#8217;unico cinemino della mia provincia dànno &#8220;Amore 14&#8243;.</p>
</div>]]></content:encoded>
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