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	<title>antonio-machado &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/antonio-machado/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "antonio-machado"</description>
	<pubDate>Thu, 31 Dec 2009 12:58:42 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Vivalascuola. Buon Natale, scuola pubblica]]></title>
<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/12/21/vivalascuola-31/</link>
<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 15:00:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>giorgiomorale</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8230; ce ne andremo di là dalle rive e dai monti, a salutare la nascita del nuovo lavoro, la sagge]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://www.nereobenussi.it/libri%20da%20leggere.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.nereobenussi.it/libri%20da%20leggere.jpg" alt="" width="332" height="249" /></a></p>
<p><strong><em>&#8230; </em><em>ce ne andremo di là dalle rive e dai monti, a salutare la nascita del nuovo lavoro, la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare &#8211; per primi ! &#8211; Natale sulla terra.</em></strong><br />
(<em>Arthur Rimbaud</em>)</p>
<p><strong>Buon Natale, scuola pubblica, e un anno che sia davvero nuovo</strong><br />
<em>Questo anno che finisce vede l&#8217;Italia più <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/crisi-44/bankitalia-16dic/bankitalia-16dic.html">povera</a>, più <a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/occupazione/occupazione-istat/occupazione-istat.html">precaria</a>. C&#8217;è la crisi, ma <a href="http://consumatori.myblog.it/archive/2009/12/18/bankitalia-ricchi-sempre-piu-ricchi.html">non per tutti</a>. Anche <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/09/14/vivalascuola-18/">la scuola pubblica è più povera</a>. Mentre vengono aumentati i finanziamenti alla <a href="http://www.forumscuole.it/rete-scuole/07attualita/finanziaria-2010/finanziaria-2010-approvato-dalla-v-commissione-bilancio-della-camera-il-documento-che-andra-in-aula-il-9-dicembre">scuola privata</a>.<!--more--> Provvedimenti non ispirati alla didattica ma a una logica di cassa stanno smantellando la scuola italiana. Provvedimenti approssimativi, senza nessuna copertura legale, che proprio in questi giorni sono bloccati dagli organi di controllo. Il Consiglio di Stato <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/riforme-gelmini/stop-riforma-licei/stop-riforma-licei.html">blocca la &#8220;riforma&#8221; delle Superiori</a>. Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione chiede il rinvio del Regolamento relativo alle <a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/dicembre/classi_di_concorso_anche_il_cnpi_chiede_il_rinvio">nuove classi di concorso</a>. Il Tar del Lazio ribadisce il limite massimo di <a href="http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=118253&#38;id=">25 alunni per classe</a>; e <a href="http://www.scuolaoggi.org/system/files/TAR%20del%20Lazio%20-%20commento%20Roman.pdf">sta valutando la legittimità</a> dei primi regolamenti del Ministro Gelmini. Il futuro della scuola è sempre più incerto. Buon Natale, scuola pubblica, e felice anno nuovo. Auguri ai lettori de lapoesiaelospirito e a tutto il mondo. E qualche consiglio di lettura.<br />
</em></p>
<p><em>Anche <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/category/viva-la-scuola/">vivalascuola </a>va in vacanza, riprenderà l&#8217;11 gennaio.</em></p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788873714699" alt="" width="126" height="218" /><strong>Antonio Machado, <em>Juan de Mairena. <a href="http://www.ibs.it/code/9788873714699/machado-antonio/juan-de-mairena-sentenze.html">Sentenze, arguzie, appunti e ricordi di un professore apocrifo</a></em></strong></p>
<p>Fra i massimi poeti del secolo scorso, Antonio Machado pubblicò nel 1936, col titolo di Juan de Mairena, una raccolta di poesie in prosa che conteneva gli aforismi, le testimonianze inventate, gli aneddoti e i motti paradossali riguardanti colui che il narratore chiama suo maestro.</p>
<p>L’interesse per i suoi versi non nasce solo dall’argomento “pedagogico” di tanti aforismi contenuti nella raccolta (di seguito ne proponiamo una selezione) e con cui riesce a tratteggiare in pochi tratti una personalissima “filosofia dell’educazione”, ma anche dalla straordinaria esperienza della scuola “libera” di istruzione superiore che quella filosofia tentò di mettere in pratica: l’<em>Institución Libre de Enseñanza</em>, che Machado fondò insieme ad altri intellettuali e professori universitari (fra cui Unamuno e Ortega y Gasset), allontanati dall’insegnamento per aver denunciato l’ipocrisia e la corruzione del governo spagnolo. La <em>Institución </em>ebbe un’erede altrettanto importante: la <em>Residencia de Estudiantes</em> fondata da Alberto Jménez nel 1910, dove si formò, fra gli altri, Garcia Lorca.</p>
<p>“Credo che mai, dal primo Medio Evo”, scrive Colin Ward, “una scuola abbia dato risultati così straordinari nella vita di una nazione, in quanto è stato essenzialmente per merito della Institución e della Residencia che la cultura spagnola si è improvvisamente innalzata a un livello mai raggiunto nei tre secoli precedenti”.</p>
<p>Un assaggio: &#8220;<em>Juan de Mairena aveva pensato di fondare al suo paese una Scuola Popolare di Sapienza. Rinunciò a questo proposito quando morì il suo maestro, al quale aveva destinato la cattedra di Poetica e Metafisica. A sé riservava la cattedra di Sofistica.<br />
- È un peccato &#8211; diceva &#8211; che siano sempre i migliori propositi quelli che vanno a finir male, mentre le ideucole degli stupidi, inventori di espedienti e mestatori della peggior specie, prosperano…</em>&#8220;<br />
(<em><strong>presentazione tratta da &#8220;Tra bambini e città&#8221; a cura del Centro territoriale Mammut &#8211; www.mammutnapoli.org</strong></em>)</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.libreriacoletti.it/prdimages/medium/9788/9788861530487.jpg" alt="" /><strong>Luigi Monti e Cecilia Bartoli (a cura di), <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788861530485/zzz1k1456/prima-educare-nella-scuola.html">Prima educare nella scuola e nella società</a></em></strong><br />
di <strong>Giorgio Morale</strong></p>
<p>È un libretto prezioso, da tenere a portata di mano, dopo una prima lettura, per attingere alla bisogna agli stimoli che esso dà in termini di informazione, spunti operativi, provocazioni per pensare. Ogni parola appare ponderata, chiara e ricca di contenuto, come un distillato di esperienza su cui si sia lungamente meditato. La prima dote che risalta alla lettura è un lavoro significativo anche sul piano del linguaggio, che pare sorgere anch’esso dalla viva esperienza e rifuggire la sterilità del didattichese.</p>
<p>Prendendo le distanze dal pedagogismo accademico, <em><strong>Prima educare</strong></em> ha il raro pregio di unire teoria e pratica, come è giusto che sia, in questa scienza sperimentale che è l’insegnamento, non a caso accostato, nella introduzione di uno dei due curatori, Luigi Monti, al teatro; e già da una semplice scorsa all’<em>Indice</em> ciò appare visibilmente: i vari saggi che compongono il volume sono infatti raggruppati in due sezioni, <em>Teorie </em>e <em>Pratiche</em>, pur con le inevitabili interrelazioni tra i due campi.</p>
<p>Il testo iniziale, una lunga conversazione tra Goffredo Fofi e Grazia Honegger Fresco, ricostruisce le più importanti esperienze pedagogiche italiane dal secondo dopoguerra a oggi, indicando dei punti di riferimento (Montessori, Freinet, Borghi, De Bartolomeis, Capitini, Dolci, Lodi, le esperienze del Cemea e del Mce, ecc.; nonché gli esempi di Pestalozzi e Freinet) di cui sente la mancanza la generazione che si affaccia oggi all’insegnamento.</p>
<p>Il volume ha altri suoi punti di forza nel tematizzare la necessità e il senso dell’insegnamento, nonché nel fare piazza pulita dei luoghi comuni, della cultura del <em>talk show</em> e delle false domande che in realtà tendono a modellare i destinatari; nel collegare le tematiche dell’educazione a quelle del contesto sociale e culturale; nell’affrontare alcuni dei punti dolenti dell’oggi, quelli che la società ha estrema difficoltà ad affrontare: la convivenza delle diversità, la mancanza di una attitudine progettuale, lo spaesamento, la rassegnazione, la disabitudine ai tempi lunghi dell’apprendimento.</p>
<p>I testi non danno risposte preconfezionate, ma pongono domande importanti, rischiano proposte, indicano strade, raccontano tentativi, osano utopie e propongono parole forti come la <em>curiosità</em>, la <em>reciprocità</em>, l’<em>ascolto</em>, la <em>relazione</em>. Con ciò hanno l’effetto di coinvolgere chi legge e farlo sentire partecipe di una ricerca, nella convinzione che “<em>Le strade bisogna percorrerle. </em>Hay que andarlas<em>, come diceva il protagonista di un vecchio racconto di Borges</em>”.</p>
<p>A lettura ultimata, mi pare emergere spontaneamente dal volume la conclusione che qualsiasi seria possibilità di riforma della scuola non può che partire dal basso, dalla scuola stessa, dai soggetti che in essa vivono e lavorano. E, pur consapevoli delle difficoltà, i vari autori ci fanno percepire, con la loro passione e con i costanti riferimenti alla storia della pedagogia da Socrate a oggi, che un’altra scuola è possibile, ma perché si realizzi ha bisogno di tutti, e che ognuno parta da sé, dalla disponibilità a mettersi in gioco e dall’apertura al divenire.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.fandango.it/includes/TheImg.asp?tabella=IMMAGINI&#38;ID=2964" alt="" width="111" height="159" /><strong>Cosimo Argentina, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788860441157/argentina-cosimo/beata-ignoranza-il-primo.html">Beata Ignoranza</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Lo scrittore Cosimo Argentina, romanziere tarantino trapiantato in Brianza, insegnante precario di diritto da molti anni, è autore di un breve <em>pamphlet </em>sulla scuola uscito per i tascabili Fandango nel 2008. Ha lavorato dappertutto Argentina, scuole private comprese. Ne sa abbastanza, insomma. E ne ha anche abbastanza, si capisce. Per esempio di sentir parlare di scuola da incompetenti assoluti, e/o da prestanome agli ordini del Ministero del Tesoro, dal quale, come molti italiani non sanno, effettivamente gli insegnanti dipendono. Tanto che, visto lo stato dell’arte, il dicastero della Pubblica Istruzione lo si potrebbe pure smantellare e cavarci un estemporaneo risparmio <em>una tantum</em> che ad Argentina, a chi scrive e forse anche a chi legge, farebbe comodo (ogni riferimento alle esoteriche, ineffabili competenze della signora Gelmini è dovuto).</p>
<p>Il libretto è diviso in una quindicina di brevissimi capitoli; si passa dalla tragicomica questione della precarietà alla famigerata faccenda della meritocrazia, dalla stanchezza dei colleghi alla supponenza analfabeta dei genitori – se in Italia comanda chi comanda e ci chiediamo ancora perché, si osservino attentamente, questi genitori: “<em>i genitori dei geni incompresi</em>”, “<em>i genitori abbagliati</em>” (dal paranoico pregiudizio che i prof ce l’avrebbero con i loro pargoletti), quelli disperati “<em>che non sanno più che fare</em>”, quelli che vanno ai consigli di classe solo per sapere come vanno i loro figli, quelli violenti, quelli supplicanti etc.</p>
<p>I motivi per arrabbiarsi sono tanti e, per chi fa questo mestiere, tutti noti, ma Argentina si fa leggere per la <em>verve </em>sagace e l’acutezza divertita che agilmente ritmano la sua prosa. Si diceva una volta: è come sparare sulla croce rossa, se ad esempio si fa del sarcasmo sui collegi docenti, ma resta il fatto che continuiamo ad accettare questo rito per lo più svuotato di senso quando è ridotto, e ben lo racconta Argentina, a scazzi grotteschi sulle ‘funzioni obiettivo’ (si chiamano ancora così?), interminabili schermaglie dialettiche concernenti i criteri con cui stabilire i criteri per decidere i criteri… i sonni degli inguattati, gli <em>sms </em>non più di nascosto alle <em>babysitter</em>, i pistolotti dei retori innamorati della propria voce…</p>
<p>Nel <em>cahier de doléances </em>di Argentina (ma ripeto, con ammirevole <em>sens of humor</em>, considerato che vive tutto sulla propria pelle) la parte più consistente è dedicata al precariato. Dai ricatti che anch’io ho raccontato altrove dei gestori delle scuole private (&#8220;Tu mi lavori gratis in cambio del punteggio&#8221;), agli stipendi da fame (che riguardano tutti ma con l’aggravante per chi il 30 giugno viene rimandato a casa di sentirsi sempre come sul Titanic, mentre sulla riva  si confezionano agevolazioni fiscali per mantenere Mourinho), al disagio di contare ancor meno dei colleghi in quella stupida guerra fra poveri che insegnanti non sempre all’altezza (etica, intellettuale) del compito conducono in sordina mentre la nave affonda. Magari qualche pagina in più la si sarebbe potuta dedicare alla brillante intelligenza dei dirigenti, figurarsi, eccitati prima dalla prospettiva di finire nell’olimpo delle alte magistrature di questo farsesco paese, poi scornati dal ridimensionamento provocato dalla cronica mancanza di danaro (peraltro, chissà quante persone in Italia sanno che molti dirigenti scolastici non sono stati insegnanti strepitosi, soprattutto perché alla cultura hanno preferito l’intrallazzo utile a fare il salto di qualità al momento giusto – e nemmeno tutto ‘sto gran guadagno, economicamente parlando).</p>
<p>Molti di noi invece non si sorprenderanno di scoprire che anche per Argentina, alla fine della storia, la scuola resta un luogo che può regalare momenti irripetibili, di bellezza autentica. E per quanto antico e <em>demodè</em> possa suonare, alla fine lì torniamo: “<em>irrobustire la mente, crearsi uno stile, scoprire attitudini, abituare al sacrificio (…) tutto per loro, sono loro, la dolce marmaglia, il pane quotidiano</em>”: la scuola, ecco quanto – si provino a sostituirla con qualcos’altro.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.magic-book.it/libreria/wp-content/uploads/2008/03/diario_di_scuola.jpg" alt="" width="119" height="186" /><strong>Daniel Pennac, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788807017445/pennac-daniel/diario-di-scuola.html">Diario di scuola</a></em></strong><br />
di <strong>Lucia Tosi</strong></p>
<p>“<em>Ci hai rotto con questo dogma dell&#8217;empatia!</em>” (Pennac-somaro a Pennac-prof.).</p>
<p>Il dettato reazionario. La memorizzazione dei testi infantile. La valutazione umiliante. Tutte pratiche terrorizzanti, esecrabili, che la moderna pedagogia (che è sempre moderna fino a che qualcuno non prende una nuova rotta) condanna. Però negli anni si accumulano i disastri, di insegnante in insegnante gli studenti trascinano con sé una perenne “<em>mancanza di basi</em>”: i programmi incalzano, cosicché l&#8217;ortografia, la morfologia, la sintassi, in una parola la maledetta grammatica, restano una “<em>patata bollente</em>” che qualcuno dovrà pur smettere di rifilare al collega successivo. Perché “<em>non appropriarsi della letteratura</em>”, perché “<em>lasciar volar via pagine simili come foglie morte</em>”? Forse perché i professori di un tempo erano fissati col farci imparare a memoria poesie di cui non capivamo nulla, “<em>ognuna delle quali prendeva il posto della precedente, come se ci esercitassero soprattutto all&#8217;oblio</em>”? Cosicché un&#8217;idiozia moderna ha preso il posto di un&#8217;antica idiozia. “<em>Imparare a memoria? Nell&#8217;epoca in cui la memoria si misura in giga!</em>”.</p>
<p>Queste due osservazioni sull&#8217;insegnamento della lingua, tra tante proposte di estremo buon senso che si possono leggere in <em><strong>Diario di scuola</strong></em> di Daniel Pennac, Feltrinelli, 2008, libro plurirecensito  come “<em>il punto di vista del somaro sulla scuola</em>”, sono quelle che colpiscono forse meno dei ricordi autobiografici, delle memorie di un ultimo della classe, quale era lo scrittore. Sono riflessioni che meritano tuttavia di essere prese in considerazione nella pratica dell&#8217;insegnamento: costerebbe pochissimo studiare un testo alla settimana (con l&#8217;obbligo di mantenerlo in vita tutto l&#8217;anno), così come curare il “<em>mal di grammatica</em>” con la grammatica. Pennac chiama queste pratiche un tuffo nel grande fiume della lingua: per non annegare bisogna prima o poi imparare a nuotare. Ma il “<em>somaro</em>” recalcitra, non vuole starci (brillante l&#8217;analisi della particella <em>ci </em>nel III capitolo), preferisce lo zero in ortografia “<em>una fortezza da cui nessuno verrà a farlo sloggiare</em>”, preferisce rifugiarsi in spiegazioni assurde sui suoi fallimenti, così come l&#8217;insegnante si chiude, di fronte a certe risposte assurde,  anch&#8217;egli nel suo <em>ci</em>: “<em>Con questo qui non ci riuscirò mai</em>”.</p>
<p>Dall&#8217;analisi grammaticale di semplici particelle o pronomi nascosti nel tessuto della lingua d&#8217;uso, Pennac perviene ad una riflessione globale sul linguaggio e sui linguaggi non verbali degli studenti, sul disagio giovanile a volte enfatizzato dai media, mai affrontato nella realtà. Di fronte ai problemi diversissimi che si trovano ad affrontare, gli insegnanti si lamentano di “<em>non essere stati formati per questo</em>”. Il “<em>questo</em>” è prima di tutto la difficoltà a sollecitare negli studenti la necessità di istruirsi facendole prendere il posto dei desideri: “<em>vuotarsi la testa per formarsi la mente, staccare la spina per connettersi al sapere, scambiare la pseudo-ubiquità delle macchine con l&#8217;universalità del sapere, dimenticare rutilanti carabattole per assimilare invisibili astrazioni</em>”. E poiché per far “<em>questo</em>” l&#8217;empatia non va, dice il Pennac-somaro al Pennac-prof, ci vuole l&#8217;amore. L&#8217;amore. “<em>Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti linciano</em>”.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.scuoladecs.ti.ch/ssp/scarica/relazione-educativa.jpg" alt="" width="105" height="166" /><strong>Marcel Postic, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788871444710/postic-marcel/relazione-educativa-oltre-il.html">La relazione educativa</a></em></strong><br />
di <strong>Marina Massenz</strong></p>
<p>Questo libro, uscito diversi anni fa, è sempre attualissimo e di straordinario interesse. La prima parte richiama gli aspetti istituzionali e sociologici della relazione educativa e ci sollecita a riflettere su come questi aspetti strutturali condizionino profondamente lo svolgersi delle dinamiche pedagogiche.</p>
<p>La seconda parte sviluppa un’analisi psicosociologica di queste dinamiche, a partire dai concetti di ruolo e <em>status </em>dell’insegnante e dell’allievo, sottolineando come la relazione sia complessa e ricca di aspettative ed interdipendenza da entrambe le parti. La concezione di contratto pedagogico rimanda a una interazione basata non sul potere ma, appunto, su un dialogo educativo che prevede, alimenta e sa gestire una positiva contrattualità tra i protagonisti nella transazione educativa.</p>
<p>L’ultima e terza parte sono a mio parere veramente illuminanti e bisogna riconoscere a Marcel Postic di essere stato il primo (edizione francese del 1979), a parlare dell’esistenza di un registro inconscio nella relazione insegnante-allievo. Questi meccanismi inconsci, che pervadono anche il gruppo classe, sono spesso quelli determinanti nel definire la qualità del rapporto e di conseguenza le possibilità di un buon apprendimento. Parlare di <em>transfert</em>, desiderio, seduzione, identificazione, in una relazione apparentemente “distaccata” come spesso è quella con i ragazzi delle scuole medie e superiori, significa aprire un importante varco alla comprensione di dinamiche, spesso disturbanti e ripetitive, che altri mezzi non sono in grado di far evolvere.</p>
<p>L’aspetto “rivoluzionario” di questo libro è quindi proprio quello di porsi agli antipodi del metodo oggi suggerito per la gestione dei conflitti, che fa della “punizione” o del “voto in condotta” i suoi punti chiave, per suggerire in alternativa un modello di insegnante competente, in grado di leggere le dinamiche proprie, degli alunni, della classe con altri strumenti e di intervenire quindi in modo più consapevole ed efficace nella gestione della complessità, che è senz’altro un segno del nostro tempo. Personalmente credo che non solo tutti gli insegnanti, ma in senso lato tutti gli educatori, dovrebbero leggere questo libro.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.vallauricarpi.it/file/biblioteca/immag/immagini_nuovi_libri/Affinati%20citt%E0%20dei%20ragazzi.jpg" alt="" width="127" height="190" /><strong>Eraldo Affinati</strong><strong>, </strong><em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788804585824/affinati-eraldo/citt-agrave-dei-ragazzi.html">La città dei ragazzi</a></strong></em><br />
di <strong>Gianluca Santangelo</strong></p>
<p>Consiglio <em><strong>La città dei ragazzi</strong></em> a chi ha a cuore l&#8217;insegnamento e l&#8217;educazione e a chi si trova a frequentare persone provenienti da Paesi stranieri, a chi ha interesse per le relazioni umane e a chi non ha smesso di interrogare se stesso.</p>
<p>In particolare consiglio questo libro come un manuale per chi insegna, non perché sia tecnico o prescrittivo ma per il suo valore esemplare. Esemplare ma non imitabile. Se non si può seguire nella lettera, tanto è eccezionale la vicenda narrata, si può però seguire l&#8217;esempio da esso fornito nello spirito. Sarebbe bello che tutti gli insegnanti fossero come l’insegnante protagonista del libro, ma nessuno lo può chiedere loro. È bello però sapere che esistono dei casi in cui c’è una totale identificazione col lavoro che si svolge, in cui il lavoro non è alienazione ma espressione della propria identità. In cui il lavoro risponde a un’esigenza profonda, non importa se colmare un vuoto o una ferita o restituire alla vita parte di quello che abbiamo ricevuto.</p>
<p>Sta di fatto che per l&#8217;insegnante protagonista, che in questo libro i ragazzi chiamano Raldo, insegnare informa la sua personalità, lo identifica come potrebbe fare una lingua materna, come pensare in Italiano o pensare in Inglese. E scopriamo subito, sin dalle prime pagine, che la sua lingua si chiama relazione, ovvero, detto con una parola suggerita anche se non pronunciata: amore.</p>
<p>Il libro vive della declinazione di questa lingua nelle varie situazioni. È per essa che Raldo si domanda chi sono i ragazzi a cui insegna, da dove vengono, chi sono i loro padri, perché li hanno lasciati andare, quale ferita si portano dentro, cos’hanno da dare, qual è la loro ricchezza. Domande che lo coinvolgono, in quanto lui stesso le fa a se stesso per capire la propria storia, e a cui cerca di rispondere non solo a parole, consapevole che “<em>Ognuno ha un pezzetto di responsabilità; se la disattende, provoca una conseguenza che può ripercuotersi, a distanza di tempo, nelle generazioni future</em>”.</p>
<p>Ed è bello che in una delle ultime pagine si legga: “<em>negli sguardi dei ragazzi riconosco la mia stessa commozione. Quello che accade in aula produce effetti indelebili. È la potenza dell’insegnamento</em>”.</p>
<p>Il tutto in una scrittura curata, sentita, che punta alla chiarezza e all&#8217;onestà: se fosse poesia, la ascriverei alla linea Saba della poesia italiana</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.mauriziosalabelle.it/libri/atomicasag.jpg" alt="" width="128" height="206" /><strong>Maurizio Salabelle, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788877134394/salabelle-maurizio/maestro-atomi.html">Il maestro Atomi</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Chissà se è mai capitato a qualche studente italiano di fare una gita scolastica in Giappone, per di più in compagnia non del suo insegnante ma di un ispettore scolastico inviato dal ministero. Per poi trovarsi coinvolto in una serie di situazioni assurde, come maneggiare l’indecifrabile moneta locale il cui valore deve essere descritto attraverso smorfie complicate e faticosi sospiri. Oppure di trovarsi di fronte a un bizzarro supplente che si porta a scuola una pentola d’acciaio munita di una struttura metallica collegata alla presa di corrente per dimostrare come dal “<em>brodo primordiale dell’ammasso di molecole disordinate ad un certo punto venne fuori la vita</em>”.</p>
<p>Il passo narrativo di Maurizio Salabelle, scrittore prematuramente scomparso nel 2003, sembra sulle prime un po’ surreale, come la scuola che racconta, un istituto elementare con classi di 39 persone che cercano di arrivare in tempo in aula per non restare senza il posto. Eppure il suo andamento avvince perché è in grado di percorrere con vivida concretezza di fatti e personaggi un paesaggio sorprendente, tutt’altro che gratuito, nonostante o forse proprio in virtù della natura paradossale delle storie che racconta – com’è dei bravi scrittori. Salabelle sembra andare oltre l’intuizione del carattere mai definitivo che si nasconde nel mondo della scuola, il suo negarsi sostanziale all’apparente tran tran che avvinghia i più in una morsa di noia o sfiducia o stanchezza. Anche chi vi lavora da molti anni sa che in una mattina qualunque può succedere qualcosa che non sarebbe potuta accadere da nessun’altra parte. Ne <strong><em>Il maestro Atomi</em></strong>, senza mai farne “discorso” ma sempre e solo dentro il dispiegarsi del racconto, non si tratta più di sorprese che interrompono la <em>routine</em>. La scuola viene reinventata totalmente, ricostruita come un affatturato e insieme ironico universo guardato attraverso gli occhi di un ragazzino, la voce narrante, davvero speciale.</p>
<p>Il romanzo, edito da Comix nel 1997, poi rifabbricato per i tipi Casagrande qualche anno dopo, purtroppo non è facilmente reperibile. Salabelle nella sua breve vita pubblicò anche con Garzanti e Bollati Boringhieri, ma era uno scrittore che non aspirava – suppongo – ai grandi numeri. La sua era una narrativa purissima, antiretorica, in minore – sulla falsariga del suo maestro Gianni Celati – ma niente affatto dimessa, con una sua strana grazia che coniugava l’assurdo con una precisione descrittiva e con una voce narrante molto divertente.</p>
<p>I sei capitoli che compongono <em><strong>Il maestro Atomi</strong></em> possono leggersi in qualsiasi ordine, dando vita a 720 combinazioni possibili. Ma al di là dell’apparente eserciziario postmoderno che sarebbe ormai privo d’interesse, possiamo tranquillamente leggerlo come un insieme di racconti. Sono storie fra il comico e il fantastico, tutte dentro una scuola senza epoca inventata per rompere disinvoltamente con una tradizione narrativa, il racconto fra le mura di un’aula scolastica, troppo spesso incline al patetico e al vittimistico. La stravaganza che cifra il libro non è mai compiaciuta, o letteraria; è negli stessi personaggi: maestri curiosi, supplenti falotici, studenti buffi e allarmati eppure composti come piccoli Buster Keaton. La scuola in questo libro disegna una specie di spazio onirico, tramato in un tessuto di situazioni fantasiose ma serrate nella loro logica alternativa – una specie di ragione parallela al mondo quotidiano, freddamente emozionata, curiosa, come forse agli insegnanti piacerebbe vedere nello sguardo dei loro studenti.</p>
<p>Un libro, uno scrittore lontani dai volgarissimi spettacoli di oggi, compresi quelli più ammodo ma innocui, scontati di <em>fiction </em>televisive che solo tristissimi figuri possono considerare pericolose per la democrazia.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/028/9788861040281g.jpg" alt="" width="126" height="191" /><strong>Giuseppe Deiana, </strong><em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788861040281/deiana-giuseppe/etica-dell-insegnante.html">L’etica dell’insegnante</a></strong></em><br />
di <strong>Roberto Caracci</strong></p>
<p>Il titolo di questo libro, <em><strong>L’etica dell’insegnante</strong></em>, va letto in maniera bifronte, soggettivo e oggettivo: da una parte si tratta dell’Etica insegnata dall’insegnante, dall’altra si tratta proprio dell’etica di quella figura professionale che si chiama Insegnante. Ma dietro questa ambivalenza c’è già uno degli ‘insegnamenti’ di questo libro: nessun insegnante può insegnare qualcosa come l’Etica se il suo lavoro non è eticamente fondato, e se la sua personalità non dà l’esempio di una incarnazione dei valori etici, e professionali. Sarebbe necessaria l’applicazione di una sorta di Giuramento di Ippocrate anche per gli insegnanti.</p>
<p>Questa tesi è legata a un’altra, fondamentale: gli alunni oggi non sono solamente motivati allo studio da un insegnante capace esclusivamente di informare, di istruire, di ultimare i programmi didattici o rispettare le regole della docimologia, e nemmeno dalla figura tradizionale di docente legato al peso della tradizione e dell’autorità, ma a ciò che Max Weber chiamava <em>carisma</em>, ovviamente legato alle competenze. Carisma vuol dire sia capacità di motivare con la propria personalità i ragazzi, sia incarnazione di un modello da seguire, che tanto più è valido quanto più nel suo modo di insegnare manifesta competenza ed eticità, scienza e coscienza, passione per la conoscenza e passione per la formazione.</p>
<p>Ma che cosa vuol dire insegnare l’etica? Ed è oggi possibile proporre un simile insegnamento, nell’era di <em>internet </em>e dopo che l’etica educativa è stata tanto spesso associata nelle nostre scuole ad una mentalità retrograda, tradizionale, da riforma Gentile o da libro <strong><em>Cuore</em></strong>? Sembra di risentire la vecchia obiezione socratico-platonica messa sulla bocca dei sofisti, per la quale le virtù non si possono insegnare: perché o l’allievo le possiede e conosce, e allora è inutile insegnargliele, oppure non le possiede né conosce, e dunque è altrettanto inutile parlargli di quello di cui non sa.</p>
<p>Intanto Deiana parla dell’insegnamento dell’Etica, non di un&#8217;etica.  Lui sa benissimo che i valori sono tanti, che le tavole dei valori sono numerose e differenziate, che dunque l’etica è plurale e non singolare, policentrica e non unicentrica. Ma è qui che la matrice kantiana di G. Deiana fa una scelta di campo: dietro la molteplicità delle morali, delle etiche e dei valori, nel caos della post-modernità dove le differenziazioni vanno di pari passo col cammino apparentemente opposto della globalizzazione, si tratta di riscoprire l’Ethos comune dei valori condivisi, comunitari e partecipati. Sono i valori ai quali già in qualche modo apparteniamo nel momento stesso in cui facciamo parte di una comunità: famiglia, società civile, stato, Europa, pianeta terra. Sono i valori che uniscono e non quelli che dividono. Deiana sarebbe d’accordo con Gaber quando sosteneva in una famosa canzone che libertà non è stare sopra un albero, ma è partecipazione.</p>
<p>C’è un comune denominatore a questi valori dell’<em>Ethos</em>, che la scuola del futuro può deve insegnare a riconoscere e a coltivare: è quello dell’<em>Appartenenza</em>. Come il dovere filiale o parentale fa ‘appartenere’ a una famiglia, così la solidarietà ci fa appartenere alla società, le virtù del <em>civis </em>ci fanno appartenere alla cittadinanza, la legalità a uno stato di diritto, ecc. Appartenenza vuol dire condivisione di valori comuni, che sono quelli che ci permettono di stare insieme, di fare società, cittadinanza, stato, nazione, Europa, o mondo comune.</p>
<p>La scuola moderna ha dunque questo gravoso compito: educare alle virtù dell’appartenenza, in particolare a quelle legate alla socialità e alla cittadinanza democratica, alla solidarietà e alla legalità, nel nome del bene comune – ma sempre sotto il segno di una libertà non certo soggettivistica ed autoreferenziale, ma produttiva e in grado di non ledere la libertà degli altri. Nella scuola Deiana vede dunque la più importante palestra per l’educazione e la formazione del cittadino, e gli insegnanti ne sono i protagonisti chiamati in prima linea.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lafeltrinelli.it/static/images-1/m/438/2724438.jpg" alt="" /><strong>Chiara Valerio, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788874521982/valerio-chiara/nessuna-scuola-mi-consola.html">Nessuna scuola mi consola</a></em></strong><br />
di <strong>Paola Brusasco</strong></p>
<p>“<em>Non se ne esce. Almeno fino a quando non suona la campanella</em>”. Non sempre, visto che certe faccende di scuola ti si appiccicano addosso, ma per Alessandra Faggi, trentenne, supplente annuale, la campanella è liberatoria quanto per gli studenti, perché a scuola – ci dice – “<em>non si cresce mai</em>”. Non una vera trama in Nessuna scuola mi consola, bensì aneddoti e siparietti di un repertorio che Faggi, “<em>non mercenaria ma solo precaria</em>”, usa per presentare i paradossi spesso generati dai rapporti scolastici.</p>
<p>“<em>Dev’essere la struttura della scuola, crea frustrazione più dei corridoi di linoleum, delle porte di compensato e delle pareti di cartongesso</em>”. La bruttezza degli ambienti in cui adulti e adolescenti trascorrono buona parte della giornata – difficili da sentir propri data la decadenza e l’economia dei rabberci – dà il via ad assurdità e osservazioni divertenti che, pur apparentemente strampalate, sono condivisibili. “<em>A scuola si iscrivono tutti e tutti continuano, quasi l’obbligo scolare fosse la carta verde delle ferrovie dello stato</em>”; e, riguardo la difficoltà di tenere le classi, “<em>L’appello è la premessa in un’aula dove non si conosce nessuno. Altrimenti una rimane incinta, un altro si lussa una spalla (…), il quarto, che non sai chi è perché la classe non è tua, sta ammazzando la nonna e il povero supplente passa i guai</em>”.</p>
<p>Pur in tono leggero, Chiara Valerio evidenzia il ricatto dei ricorsi, le montagne di scartoffie, l’impotenza davanti a studenti divisi per lo più fra centri commerciali e <em>reality </em>o <em>talent shows</em>, scarsi di concentrazione e senso del valore dello studio, davanti a presidi tendenti ad anteporre la burocrazia ad altre considerazioni, davanti alla posizione di ostaggio in pugno a leggi che non tutelano gli insegnanti, lasciandoli in pasto alla (possibile mancanza di) coscienza delle famiglie. Ecco allora la resistenza di un nucleo sovversivo di cinque docenti riuniti da Faggi in un gruppo di ascolto che, secondo necessità, si ritrova in sala professori nottetempo, con tanto di candele a dare un tocco satanico.</p>
<p>Pecca talvolta di una sorta di saccenteria generazionale Faggi, convinta – a quanto pare – che solo lo sguardo distaccato ed effimero del precario colga le magagne del sistema. Vero, si incontrano docenti dall’aria rassegnata, ravvivati solo dalla prospettiva della pensione. E c’è ovviamente chi cerca di fare l’indispensabile e anche meno, come in tutti gli ambienti di lavoro, ma c’è una minoranza poco visibile che sfata questi luoghi comuni pur avendo superato i trent’anni e l’immissione in ruolo, gli spartiacque nel libro.</p>
<p>E poi c’è l’episodio, potentemente drammatico, di Berti (<em>Carlo Berti, IV B</em>), invaghito o solo desideroso di emulare la professoressa, che si fa fare lo stesso tatuaggio, scorto per caso a causa di una caduta. Dal contesto ridanciano emerge tuttavia una fraintesa idea di tutela dei minori che rivela come dall’esterno si parta dal presupposto  di colpevolezza del docente, la cui incolumità dipende dall’onestà dello studente e dal buon senso della famiglia.</p>
<p>Così, non volendo rovinare il finale al lettore, ci limiteremo a dire che, malgrado le irridenti scenette dissacratorie e le tante osservazioni acute e condivisibili, il libro costituisce una rassegna di macchiette che, per vizi, atteggiamenti e azioni, strizzano l’occhio agli stereotipi (e li confermano) di insegnanti un po’ deragliati, martiri dell’insegnamento o bonari fannulloni visti in varie <em>fiction</em>. Insomma, una lettura che diverte e introduce i non addetti ai lavori a misteri e problemi della scuola di oggi.<br />
(da<em> </em><em>L&#8217;Indice</em>, dicembre 2009)</p>
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<p><img class="alignleft" src="http://1.bp.blogspot.com/_WHoBtJ4z4bM/SlzxJfKd66I/AAAAAAAAAKE/TD0oeX7kv9g/s400/una+buona+scuola.jpg" alt="" width="115" height="181" /><strong>Richard Yates, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788875212162/yates-richard/buona-scuola.html">Una buona scuola</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Diciamolo subito: <strong><em>A good schoo</em><em>l</em></strong>, breve romanzo in cui il grande Richard Yates raccontò le vicende di una mediocre scuola privata del New England negli anni Quaranta, non è paragonabile a <strong><em>Revolutionary Road</em></strong>, il suo celebre capolavoro (peraltro quasi sconosciuto al pubblico italiano – e non solo – prima che uscisse l’omonimo film l’anno scorso). Tuttavia, a parte le tracce di un’esperienza biografica mai troppo entusiasmante, segnata com’era dal riconoscibile marchio – fors’anche un luogo comune ma tutt’altro che campato per aria – della peculiare difficoltà di molti scrittori a sfangare la vita, il libro presenta indubbi motivi d’interesse legati al complesso mondo dell’adolescenza, all’ambiguo e tormentato rapporto degli studenti con quella sorta di universo a parte che è la scuola, e non ultima alla relazione fra loro e gli insegnanti.</p>
<p>Scritto in uno dei periodi peggiori di Yates, <em><strong>A good school</strong></em> è una storia corale costruita, più che su un vero e proprio intreccio, sull’andamento rapsodico e a volte enigmatico che scandisce la vita di ragazzi di volta in volta perplessi o fantasiosi, e professori sfigati ma non sempre disposti ad arrendersi. Molti fra i primi vivono in un’impossibile costellazione di sogni, destinati a infrangersi sull’immagine che viene loro restituita dalla vita che di lì a poco li metterà di fronte alla terribilità della guerra (il secondo conflitto mondiale). I secondi, avendo passato la linea d’ombra, sembrano aspettarsi solo che il destino porti a termine quello che ha iniziato molto tempo prima – cercando di stare dignitosamente dentro il ruolo che quel destino ha ritagliato per loro. Ma quella che sembra una deriva lenta e già saputa esplode invece in una catastrofe di cui la stessa scuola si farà carico, finendo per trasformarsi in un centro di accoglienza dei soldati feriti.</p>
<p>Pur concedendo il dovuto alla narrazione dell’ovvio, rituale sistema di amicizie e rivalità, del contrassegno tipicamente adolescenziale della guerra per bande e del confronto ludico e serio insieme fra giovani intenti a primeggiare, a conquistare cuori femminili, il racconto di <em><strong>A good school </strong></em>rinuncia all’implacabile ferocia con cui Yates abitualmente ci racconta le sue storie. Qui il punto di vista del narratore sembra girovagare con uno sguardo elegiaco, a volte umoristico, altre malinconico, da un punto all’altro di questo <em>college </em>rattoppato, come per salvare il tempo che precede la perdita dell’innocenza dal saccheggio implacabile della verità.</p>
<p>Yates svela in questo romanzo un tono più tenero del solito, quasi di simpatia per i suoi adolescenti confusi, incerti, senza però mai diventare stucchevole (Yates disprezzava, parole sue, l’ottimismo sentimentale e facilone degli americani). È come se volesse dirci che all’adolescenza possiamo perdonare tutto, anche di averci ingannato. Del resto non manca il tratto del grande maestro, che è poi, trattandosi di Yeats, il racconto per nulla ostentato o manieristico della crudeltà; si veda l’episodio in cui William Grove, il personaggio più in vista del romanzo, di confessata matrice autobiografica, il più sfigato di tutti, il più goffo, il più timoroso, viene preso dai soliti tre o quattro teppistelli, denudato, deriso e masturbato a forza. La scena è forte ma credibile e quasi domestica nella verosimiglianza descrittiva.</p>
<p>Ciò detto, è un racconto che rifiuta la spettacolarizzazione, quindi quanto di più vicino al vero si possa pretendere da un romanzo. Grove troverà nella scrittura, sia pure solo quella del giornale della scuola, lo strumento per riacquistare un minimo di prestigio, ma soprattutto rispetto di sé. Che era poi la sola salvezza consentita al grande scrittore americano, ciò di cui aveva bisogno per combattere il suo male oscuro e scrivere i suoi libri. A questo genere di sacrificio, i bravi insegnanti sono molto sensibili. Come tutti i veri lettori, del resto.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788806176662" alt="" width="115" height="195" /><strong>Tobias Wolff, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788806176662/wolff-tobias/quell-anno-a-scuola.html">Quell’anno a scuola</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Non è roba di tutti i giorni, specie di questi tempi, che si possa leggere un elogio dell’insegnamento, esibizioni retoriche e autoconsolatorie a parte. È invece possibile leggendo <em><strong>Quell’anno a scuola</strong></em> di Tobias Wolff, romanzo americano tradotto da Einaudi nel 2005, soprattutto l’ultimo capitolo dal titolo <em>Professore</em>.</p>
<p>Ma andiamo con ordine. Uno scrittore affermato si tuffa nella memoria della sua giovinezza, in particolare intorno all’anno 1960. All’epoca, il ragazzo è abbastanza problematico, rispetto ai suoi compagni proviene da una classe inferiore, si muove senza agio sufficiente in un ambiente fin troppo <em>snob</em>. E anche lui, come il Grove di Yates, ma in un contesto diverso, in un <em>college </em>di ben altre ambizioni, vede nella scrittura una possibilità di riscatto. Solo che qui non parliamo del giornalino scolastico, ma di vera letteratura. Difatti alla <em>Hill School</em> hanno deciso di invitare nientedimeno che il grande Hemingway a consegnare il premio per il miglior racconto scritto dagli studenti. Al nostro non sembra vero. Nonostante i toni molto educati e un <em>décor </em>nell’insieme più che compassato, la cosa lo manda così su di giri da suggerirgli uno scherzetto che sarebbe nulla rispetto alle planetarie truffe dell’odierno, bestiale capitalismo, ma ci ricorda come la nostra vita si risolva infine in una storia singolare che è tutto ciò che abbiamo davvero da vivere: tessuta con il filo delle nostre irripetibili esperienze, piccole o grandissime che siano. Per il ragazzo ciò che conta è ottenere il riconoscimento che spera gli cambierà la vita, visto che gli arriverà dalle mani di uno dei grandi miti della letteratura mondiale. Orbene, la via che sceglie per raggiungere lo scopo è la più semplice e la più rischiosa. Perché invece di scrivere il racconto, il ragazzo decide di rubare un vecchio testo altrui, con il prevedibile risultato di essere scoperto e per questo cacciato dalla scuola.</p>
<p>Il fatto è che niente è come sembra – ce lo ha insegnato la letteratura, appunto, prima degli altri. Nello specifico, e da un certo punto di vista, il ragazzo non ha plagiato nessuno, perché nella verità del racconto di cui si dice indebitamente titolare, nella sua onestà di scrittura ha trovato qualcosa che lo riguardava profondamente: una specie di bellezza compiuta, la giustezza di una parola che era come sepolta dentro di lui. Che ritiene perciò, e sinceramente, che sia anche sua.</p>
<p>Così, il romanzo di Wolff, piano, qua e là un po’ lento, sembra la storia dell’attesa dell’evento, del concorso e dell’arrivo di Hemingway, ma la vicenda più che nell’epilogo rovinoso trova il suo interesse nel percorso che lo avvicina. È infatti una lunga iniziazione alla scrittura, alla scoperta del fatto che in essa si giochino destini che hanno da fare con questioni capitali: la verità, l’illusione, la menzogna. Tutto questo accade, e non è cosa da poco, in una scuola, grazie fra gli altri a un insegnante che come il narratore non è un santo. Come lui ha ingannato gli altri. Come lui ha spacciato per proprio qualcosa che non è suo. Il ragazzo lo ha fatto con un racconto, lui con “<em>qualcosa di molto più grande: (…) una vita che non gli apparteneva</em>”. Perché il professore si era vantato di conoscere Hemingway, di essere suo amico. E nel momento decisivo, per uscire dall’imbarazzo non può che poco misteriosamente sparire.</p>
<p>Da quest’uomo veniamo a sapere che ha imparato molto dal suo mestiere. La possibilità di “<em>essere più altruista, più attento e sincero</em>” per esempio, ma anche che il corpo a corpo con i libri, davanti agli studenti, può risultare dannatamente vitale. Per esempio che è lì, nella scrittura, che ragazzi appassionati e insegnanti possono trovano il cuore delle cose. Che in una storia c’è sempre da imparare, per esempio che quando riusciamo a raccontare “<em>veri esseri umani</em>” prima o poi spunterà qualcuno che ce la farà pagare. “<em>Le storie che devi scrivere ti faranno sempre trovare qualcuno che odia il tuo coraggio</em>” si dice a un certo punto. “<em>Se non succede, stai solo sfornando parole</em>”. Considerando che anche il narratore, il romantico plagiario, dice di aver imparato da lui, una scuola del genere può essere davvero il centro del mondo. Il narratore – o lo scrittore, Tobias Wolff – arriva al punto di dedicarlo proprio a loro, il libro, ai suoi insegnanti. Che poi uno scrittore possa essere un furfante, come tutti, del resto, o <strong><em>Un vero bugiardo</em></strong> &#8211; come recita un altro titolo dello stesso autore, dichiaratamente autobiografico &#8211; va da sé. Ma ai suoi libri, se sono buoni, ciò non toglie niente.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovanna Ranchetti, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788820493899/ranchetti-giovanna/a-scuola-per-star.html">A scuola per star bene</a></em></strong><br />
di <strong>Marina Massenz</strong></p>
<p>Un libro che affronta le complesse problematiche tipiche della pre-adolescenza sotto diversi profili; dall’inquadramento psicologico di questa e della successiva tappa evolutiva (adolescenza), alla centralità della scuola (media in questo caso) sia sul piano educativo che su quello della prevenzione del disagio giovanile, fino ad esporre in modo concreto e “situato” nella nostra realtà sociale alcuni possibili progetti di lavoro che promuovono la scuola come agenzia formatrice e non solo come luogo di trasmissione di saperi (troppo spesso, ahimè, non saperi, ma semplici contenuti!).</p>
<p>Molto interessante poi la parte finale, in cui sono esemplificati alcuni interventi sperimentati dalla stessa autrice in una scuola media dell’<em>hinterland</em> milanese, in cui l’aiuto psicologico ad adolescenti in difficoltà viene trasmesso attraverso l’utilizzo della fiaba, come mezzo per interrogarsi e/o riconoscersi in un cammino evolutivo spesso irto di ostacoli. La fiaba permette infatti di familiarizzare con i processi interiori della mente umana; i protagonisti, gli antagonisti, il viaggio, la ricerca dell’identità, il superamento delle prove, la separazione dai genitori… tutti temi ricorrenti nelle fiabe, riproposti attraverso vicende fantastiche, metafore, personaggi, in cui il ragazzo può riconoscersi, per vivere in modo più consapevole e più da protagonista il proprio <em>iter </em>formativo.</p>
<p>* * *</p>
<p><strong>Un <a href="http://www.petizionionline.it/petizione/manifesto-delle-docenti-e-dei-docenti-italiani/25">appello </a>di docenti per la scuola pubblica</strong>.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Guide </strong>alla scuola della Gelmini <a href="http://retescuole.forumscuole.it/superiori/">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Le <strong>circolari e i decreti ministeriali</strong> sugli organici<a href="http://www.nonrubatecilfuturo.it/documenti/circolare/tagli-personale-docente-a-s-2009-2010"> qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Una <strong>sintesi dei provvedimenti</strong> del Governo sulla scuola <a href="http://www.flcgil.it/pagine_web/i_provvedimenti_della_maggioranza_di_governo_contro_la_scuola_pubblica">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Una <strong>guida normativa</strong> per l&#8217;anno scolastico 2009-20010 <a href="http://www.cobas-scuola.it/rsu/GuidaNormativa2009_2010.pdf">qui</a> e <a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/settembre/avvio_anno_scolastico_2009_2010_un_fascicolo_per_saperne_di_piu">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">* * *</p>
<p style="text-align:left;">Dove trovare il <strong>Coordinamento Precari Scuola</strong>: <a href="http://docentiprecari.forumattivo.com/forum.htm">qui</a>.</p>
<p>Il sito del <strong>Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio</strong> <a href="http://www.coordinamentoitp.it/">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Cosa fanno gli <strong>insegnant</strong>i: vedi i siti di <a href="http://www.retescuole.net/">ReteScuole</a>, <a href="http://www.flcgil.it/">Cgil</a>, <a href="http://www.cobas-scuola.it/">Cobas</a>.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Spazi in rete</strong> sulla scuola <a href="http://netmonitor.blogautore.repubblica.it/2008/10/21/petizioni-blog-e-forum-contro-la-legge-133/">qui</a>.<em><!--more--></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A  MIS   SOLEDADES    VOY]]></title>
<link>http://misiglo.wordpress.com/2009/12/18/a-mis-soledades-voy/</link>
<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 22:22:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>jjulio</dc:creator>
<guid>http://misiglo.wordpress.com/2009/12/18/a-mis-soledades-voy/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;A mis soledades voy, de mis soledades vengo, porque para andar conmigo me bastan mis pensamie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/la-fabrica-4-foto-de-gregory-crewdson2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13012" title="LA FABRICA.-4.-foto de Gregory Crewdson" src="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/la-fabrica-4-foto-de-gregory-crewdson2.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p>&#8220;A mis soledades voy,</p>
<p>de mis soledades vengo,</p>
<p>porque para andar conmigo</p>
<p>me bastan mis pensamientos&#8221;: ( <strong>Lope de Vega: </strong>&#8220;<em>La Dorotea</em>&#8221; (1632)</p>
<p><a href="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/la-fabrica-3-foto-de-gregory-crewdson3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13013" title="LA FABRICA.-3.-foto de Gregory Crewdson." src="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/la-fabrica-3-foto-de-gregory-crewdson3.jpg" alt="" width="500" height="323" /></a></p>
<p>&#8220;En todas partes he visto</p>
<p>caravanas de tristeza,</p>
<p>soberbios y melancólicos</p>
<p>borrachos de sombra negra&#8221;  : ( <strong>Antonio Machado: </strong>&#8220;Soledades&#8221;)</p>
<p><a href="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/gregory-crewdosn-12-artnet.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13029" title="Gregory Crewdosn.-12.-artnet" src="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/gregory-crewdosn-12-artnet.jpg" alt="" width="500" height="325" /></a></p>
<p><a href="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/gregory-crewdson-7.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13019" title="Gregory Crewdson.-7" src="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/gregory-crewdson-7.jpg" alt="" width="500" height="410" /></a></p>
<p><a href="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/gregory-crewdson-11-artnet.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13031" title="Gregory Crewdson.-11.-artnet" src="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/12/gregory-crewdson-11-artnet.jpg" alt="" width="499" height="387" /></a></p>
<p>&#8220;Con esta envidia que digo,</p>
<p>y lo que paso en silencio,</p>
<p>a mis soledades voy,</p>
<p>de mis soledades vengo&#8221;.( <strong>Lope de Vega:</strong>&#8220;La Dorotea&#8221; (1632)</p>
<p>(<em>Desde el siglo XVll hasta el XXl, desde <strong>Lope</strong> a <strong>Machado</strong>, a <strong><a href="http://misiglo.wordpress.com/2009/01/22/%c2%bf-que-leen-las-lectoras-de-hopper/">Hopper</a></strong>, a <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gregory_Crewdson">Crewdson</a> </strong>y a tantos otros, la soledad siempre ha sido un constante motivo: soledad en las habitaciones, soledad en las vidas. Recogida por fotógrafos, cantada por  poetas)</em></p>
<p>&#8220;Nada te dirá</p>
<p>dónde te encuentras.</p>
<p>Cada momento es un lugar</p>
<p>donde nunca has estado<em>&#8220;. (escribió <strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mark_Strand">Mark Strand</a></strong> en su estudio sobre <strong><a href="http://misiglo.wordpress.com/2008/07/09/hopper/">Hopper</a></strong> (Lumen)</em></p>
<p><em>(Imágenes;- &#8211; exposición de fotografías de <a href="http://www.artnet.com/usernet/awc/awc_history_view.asp?aid=424261590&#38;info_type_id=1">Gregory Crewdson</a> en la galería madrileña &#8221;La Fábrica&#8221; hasta el 30 de enero de 2010&#8211;cortesía del artista y Luhring Augustine Gallery.-Nueva York.-elmundo.es.- wikipedia -artnet)</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rebirth]]></title>
<link>http://joyfuleyes.wordpress.com/2009/12/12/rebirth/</link>
<pubDate>Sat, 12 Dec 2009 19:29:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>joyfuleyes</dc:creator>
<guid>http://joyfuleyes.wordpress.com/2009/12/12/rebirth/</guid>
<description><![CDATA[. . Corridors of the soul!  The soul that is like a young woman! You clear light and the brief histo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;">.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://joyfuleyes.wordpress.com/files/2009/12/pickingberries.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-599" title="pickingberries" src="http://joyfuleyes.wordpress.com/files/2009/12/pickingberries.jpg" alt="" width="533" height="798" /></a>.</p>
<p style="text-align:center;">Corridors of the soul!  The soul that is like a young woman!</p>
<p style="text-align:center;">You clear light</p>
<p style="text-align:center;">and the brief history</p>
<p style="text-align:center;">and the joy of a new life &#8230;</p>
<p style="text-align:center;">.</p>
<p style="text-align:center;">Oh turn and be born again, and walk the road,</p>
<p style="text-align:center;">and find once more the lost path!</p>
<p style="text-align:center;">.</p>
<p style="text-align:center;">And turn and feel in our own hand</p>
<p style="text-align:center;">the warmth of the good hand</p>
<p style="text-align:center;">of our mother &#8230; And walk through life in dreams</p>
<p style="text-align:center;">out of love of the hand that leads us.</p>
<p style="text-align:center;">ΞΞΞ</p>
<p style="text-align:center;">In our soul everything</p>
<p style="text-align:center;">moves guided by a mysterious hand:</p>
<p style="text-align:center;">ununderstandable, not speaking,</p>
<p style="text-align:center;">we know nothing of our own souls.</p>
<p style="text-align:center;">.</p>
<p style="text-align:center;">The deepest words</p>
<p style="text-align:center;">of the wise men teach us</p>
<p style="text-align:center;">the same as the whistle of the wind when it blows,</p>
<p style="text-align:center;">or the sound of the water when it is flowing.</p>
<p style="text-align:center;">.</p>
<p style="text-align:center;">~ Antonio Machado</p>
<p style="text-align:center;">translated by Robert Bly</p>
<p style="text-align:center;">.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Regarding pedaling, poetas, and paths]]></title>
<link>http://monikafabian.wordpress.com/2009/12/10/regarding-pedaling-poetas-and-paths/</link>
<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 05:57:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Monika</dc:creator>
<guid>http://monikafabian.wordpress.com/2009/12/10/regarding-pedaling-poetas-and-paths/</guid>
<description><![CDATA[What&#8217;s been inspiring and nourishing yours truly lately&#8230; The Bicycle Diaries Photo: Wiki]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>What&#8217;s been inspiring and nourishing yours truly lately&#8230;<!--more--></p>
<p><a href="http://www.amazon.com/Bicycle-Diaries-David-Byrne/dp/0670021148/ref=sr_1_1?ie=UTF8&#38;s=books&#38;qid=1260415927&#38;sr=1-1" target="_blank"><em>The Bicycle Diaries</em></a></p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 269px"><img title="byrne" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/2e/David_Byrne_of_Talking_Heads.jpg" alt="" width="259" height="385" /><p class="wp-caption-text">Photo: Wikicommons</p></div>
<p style="text-align:left;">
<p>My current favorite passage&#8211;wherein Byrne talks about busking in Berkeley in the 70s :</p>
<blockquote><p>I eventually lost focus on the dome project and ended up busking with another friend on the streets of Berkeley —he played the accordion, I played violin and ukulele and struck ironic poses. It was successful. I realized that at that time I was more interested in irony than utopia.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.amazon.com/Praises-Offenses-Dominican-Translations-Selection/dp/1934414301/ref=sr_1_1?ie=UTF8&#38;s=books&#38;qid=1260416622&#38;sr=8-1" target="_blank"><em>Praises &#38; Offenses: Three Women Poets From The Dominican Republic</em></a></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://monikafabian.wordpress.com/files/2009/12/41unui5hp4l-_ss500_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2300" title="41UNUi5HP4L._SS500_" src="http://monikafabian.wordpress.com/files/2009/12/41unui5hp4l-_ss500_.jpg" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p style="text-align:left;">I&#8217;m especially feeling this poem tonight:</p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://monikafabian.wordpress.com/files/2009/12/picture-4.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2309" title="poem" src="http://monikafabian.wordpress.com/files/2009/12/picture-4.png" alt="" width="352" height="449" /></a></p>
<p>And songs about walking and paths.</p>
<p>The first one is Nicho Hinojosa&#8217;s &#8220;Cantares,&#8221;  whose chorus contains <a href="http://en.wikiquote.org/wiki/Antonio_Machado" target="_blank">Spanish poet Antonio Machado&#8217;s oft-quoted verse</a>.</p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/avy3iZeARWs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/avy3iZeARWs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:left;">And <a href="http://www.nytimes.com/2009/12/09/opinion/09observer-lyrics.html?ref=opinion" target="_blank">Los Cenzontles&#8217; &#8220;Voy Caminando.&#8221;</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I dreamt, marvelous error!]]></title>
<link>http://theviolethourmuse.wordpress.com/2009/12/05/i-dreamt-marvelous-error/</link>
<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 02:28:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>theviolethourmusings</dc:creator>
<guid>http://theviolethourmuse.wordpress.com/2009/12/05/i-dreamt-marvelous-error/</guid>
<description><![CDATA[Last night as I was sleeping, I dreamt, marvelous error!- that a spring was breaking out inside my h]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Last night as I was sleeping,<br />
I dreamt, marvelous error!-<br />
that a spring was breaking out inside my heart.<br />
I said: Along which secret aqueduct,<br />
Oh water, are you coming to me,<br />
water of a new life that I have never drunk?</p>
<p>Last night as I was sleeping,<br />
I dreamt, marvelous error!-<br />
that I had a beehive here inside my heart.<br />
And the golden bees were making white combs and sweet honey from my old failures.</p>
<p>Last night as I was sleeping,<br />
I dreamt, marvelous error!-<br />
that a fiery sun was giving light here inside my heart.<br />
It was fiery because I felt warmth as from a hearth,<br />
and sun because it gave light and brought tears to my eyes.</p>
<p>Last night as I was sleeping,<br />
I dreamt, marvelous error!-<br />
I dreamt that it was God that I had here inside my heart.</p>
<p> from <em>Times Alone: Selected Poems by Antonio Machado, translated by Robert Bly </em></p>
<p><a href="http://www.themelissagarden.com/index.html">The Melissa Garden: a honeybee sanctuary</a></p>
<p>Antonio Machado at <a href="http://www.poemhunter.com/antonio-machado/">Poem Hunter.</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[El cuaderno verde del Che]]></title>
<link>http://anayquiroga.wordpress.com/2009/11/30/el-cuaderno-verde-del-che/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 00:02:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>anaquiroga</dc:creator>
<guid>http://anayquiroga.wordpress.com/2009/11/30/el-cuaderno-verde-del-che/</guid>
<description><![CDATA[El cuaderno verde del Che, Pablo Neruda-León Felipe-Nicolás Guillén-César Vallejo, Prólogo de Paco I]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><em>El cuaderno verde del Che</em>, <em>Pablo Neruda-León Felipe-Nicolás Guillén-César Vallejo</em>, Prólogo de Paco Ignacio Taibo II, Seix Barral, Colombia, 2007.</div>
<div><strong>por Álvaro Castillo Granada</strong></div>
<p>&#160;</p>
<div>No es difícil imaginárselo. Basta con cerrar un momento los ojos y su mirada seria y futura nos observa cuestionándonos, retándonos. Si los abrimos, no tendremos que esperar tanto. Puede ir en una camiseta, una cachucha, la pancarta de una barra de un equipo de fútbol, un tatuaje o en la calcomanía que protege el espejo o la parte trasera de un camión. El está<!--more--> en todas partes desde hace ya cuarenta años. Hace parte de nuestros paisajes. Por eso es que podemos verlo ahora copiando poemas en una libreta de tapas verdes. La poesía lo acompañó desde siempre. De niño leyó a <strong>Charles Baudelaire</strong> y a <strong>Pablo Neruda</strong>. Con el paso del tiempo y los caminos recorridos en bici o motocicleta, las voces se fueron ampliando: <strong>Paul Verlaine, César Vallejo, León Felipe, Antonio Machado, Nazim Hikmet</strong>… Cualquier alto en la marcha era ocasión para volver a los poetas y a sus voces que no solamente acompañaban sus sentimientos sino que ampliaban sus horizontes. La poesía volvía al mundo un escenario donde actuar. ¿Qué fue lo que hizo que él copiara estos 69 poemas y los llevara consigo, después de la campaña del Congo, hasta el día de su asesinato, el 9 de octubre de 1967? La respuesta ya no la sabremos aunque sí la podemos sospechar. Durante poco más de dos años copió, con su letra de médico, en este cuaderno poemas de cuatro poetas que lo habían acompañado en diversos momentos de su vida. A tres de ellos los conoció:<strong> Pablo Neruda, Nicolás Guillén</strong> y <strong>León Felipe</strong>. <strong>César Vallejo</strong> murió cuando él tenía nueve años de edad. Del primero se sabía muchísimos poemas de memoria. A su compañera le dejó como recuerdo, antes de partir a “otras tierras del mundo” que reclamaban sus “modestos esfuerzos”, un casete donde grabó con su voz los <em>Veinte poemas de amor y una canción desesperada</em>. En las noches bolivianas, después de las marchas y el cansancio y el dolor y la sed y el asma y la muerte, leía con sus compañeros fragmentos del <em>Canto general</em>. Este <em>Cuaderno verde</em> encierra una sorpresa: es la antología personal de cuatro grandes de la poesía latinoamericana hecha por él, Ernesto Che Guevara. Ya lo dije antes: no sabremos por qué los copió, por qué los escogió. No están (cosa rara para algunos) los poemas de batalla que todavía inflaman los corazones indignados: “Nuevo canto de amor a Stalingrado” o “España, aparta de mi este cáliz”. Muchos de los poemas que él cargó y mantuvo son íntimos, reflexivos, amorosos y dolorosos. Nuevamente me preguntó: ¿por qué los copió? Aventuro una respuesta: porque en ellos se hallaban condensados todas las etapas de su vida y respuestas al porvenir. Es una fortuna para todos nosotros los lectores de poesía que, gracias al trabajo infatigable y admirado de Paco Ignacio Taibo II, uno de sus mejores biógrafos, podamos hoy tener este libro en las manos. Asomarnos a él es encontrar el corazón de un hombre que es un símbolo, leerlos es abrirnos horizontes nuevos. De la misma manera que los caminos de América son largos y amplios, las obras de estos cuatro poetas son infinitas. El <em>Cuaderno verde</em> acompañó al Che hasta el final. Siempre guardó en su mochila un espacio para ella, la poesía. Los libros ocupaban demasiado espacio y hacían lenta la marcha. Este cuaderno llevaba el mundo posible que el Che soñaba. No es difícil imaginarlo trepado en un árbol, haciendo guardia, oteando el horizonte, de vez en cuando bajando la mirada al cuaderno que está en sus piernas y leer un poema. Aquí están los de él para que ahora estén con nosotros. El reto ahora es buscar los nuestros.</div>
<div></div>
<div>En homenaje a los 40 años de la muerte de Ernesto Che Guevara.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>Alvaro Castillo Granada</strong> (Bucaramanga, Colombia, 1969). Librero y lector. Autor de: <em>El libro (recuerdos de un lector)</em> 2004 y <em>Julio Cortázar Una lectura permutante del Capítulo 7 de Rayuela</em> (2005). Director de Ediciones San Librario.</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Benvenuto raggio di sole…( Ferruccio Jarach ) II parte]]></title>
<link>http://famiglieditalia.wordpress.com/2009/11/29/benvenuto-raggio-di-sole%e2%80%a6-ferruccio-jarach-ii-parte/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 10:08:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>umbertonapolitano</dc:creator>
<guid>http://famiglieditalia.wordpress.com/2009/11/29/benvenuto-raggio-di-sole%e2%80%a6-ferruccio-jarach-ii-parte/</guid>
<description><![CDATA[Innanzi tutto Buona Domenica, 29 novembre 2009! Oggi, per chi volesse dedicare un po&#8217; del suo ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/sole8.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4185" title="sole" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/sole8.jpg" alt="" width="116" height="116" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Innanzi tutto <strong>Buona Domenica</strong>, <strong>29 novembre 2009!</strong> Oggi, per chi volesse dedicare un po&#8217; del suo tempo ad una sana lettura, contribuendo così ad alleggerirsi in parte dell&#8217;inquinamento culturale in materia energetica che inesorabilmente lo sovrasta , potrei offrire l&#8217;occasione per  trasformare questo giorno uggioso in una <strong>domenica speciale</strong>. Per cui, riprendendo l&#8217;articolo di ieri&#8230;  </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>&#8220;</em> <strong>Forse Valentina può insegnarci qualcosa</strong>. Forse può prenderci per mano, farci smettere di picchiare la testa contro il muro, mostrarci dove è questa porta aperta e come attraversarla. I suoi occhi possono aiutarci a vedere quella porta, mentre noi rimaniamo fermi, riempiendo il mondo di parole su quello che dovremmo fare, ma restando lì dove siamo.<!--more--><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Il processo della co-educazione</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-4186" title="cartesio" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/cartesio.jpg" alt="" width="98" height="119" /></strong><strong>Potrebbe l’educazione essere la risposta?</strong> Il sistema educativo attuale è adatto a generarla? Da un paio di secoli un sistema di questo tipo è stato soprattutto orientato a formare persone capaci di consumare e produrre in abbondanza, con poca attitudine alla critica, con una forte capacità ad obbedire agli ordini, con un radicale distacco dalla natura, permettendo l’auto-riproduzione della società consumistica. Questo poteva andare bene quando la produttività era un’assoluta necessità, un credo  che nessuno poteva mettere in discussione: ma adesso?&#8230; Questo tipo di educazione è fortemente dipendente dalla filosofia cartesiana, che separa la mente dalla natura, l’intelletto dal corpo: in latino <strong>Cartesio</strong> ( nella foto ) chiama le due parti nelle quali divide il mondo “<strong>res cogitans</strong>” (l’elemento pensante, il pensiero) e “<strong>res extensa</strong>” (l’elemento naturale<strong>, </strong>la materia). Dopo i principio di indeterminazione di Heisenberg, dopo Einstein e Plank, dopo la teoria del caos e il lavoro di Prigogine sui processi irreversibili, <strong>il sistema educativo è ancora totalmente dipendente dalla filosofia di Cartesio</strong>, sia nell’organizzazione che nella sua strutturazione fisica. E’ sufficiente dare un’occhiata alle nostre scuole: scatole dove noi chiudiamo i nostri figli, scatole dove loro in genere non vorrebbero rimanere, se non costretti. <strong>Quante volte imparare è una gioia, un’avventura, una scoperta?&#8230; </strong>E&#8217; tempo di superare una struttura così vecchia. Se noi non abbiamo il coraggio di farlo, in nessun modo cambieremo le cose. <strong>E’ importante spiegare cos’è il coefficiente di scambio termico, come una casa eco-compatibile funziona, qual’è la relazione tra la capacità di scaldare, lo scambio di energia e le variazioni di temperatura, ma…non è abbastanza.</strong> Questo mondo che non cambia ce lo dimostra.<strong> Dobbiamo rompere i muri delle scuole</strong>, <strong>inserendo la scuola nella società e la società nella scuola.</strong> Dobbiamo condividere la formazione sulle energie rinnovabili – che è un’avventura comune – con <em>tutta</em> l’umanità, non solo con chi va a scuola. Dobbiamo coinvolgere in questa avventura i giovani e gli anziani, le persone di tutte le nazioni, che le loro economie siano deboli o forti.<strong> Noi dobbiamo co &#8211; educare</strong>, portare l’educazione ad essere un processo cooperativo. Co educare, educare insieme, condividere con gli altri quest’avventura, per imparare a guardare alle cose da una prospettiva differente. Perché non stiamo parlando di insegnare la capacità di ripetere conoscenze apprese, <strong>siamo sulla strada verso futuro sostenibile (l’unico possibile). Che ci riporta su quella strada della sostenibilità, nella quale l’umanità ha camminato per tutta la sua storia, esclusi gli ultimi trecento anni</strong>. Prima sapremo tornarci, meno dolorosa sarà la transizione. Mentre facciamo questo dobbiamo essere coerenti, insegnanti e scuola. Gli insegnanti devono credere in quello che insegnano. Non vogliamo trasmettere pacchi di informazioni, vogliamo condividere un percorso di vita. Mentre facciamo questo, noi dobbiamo ovviamente ancora insegnare e gli studenti imparare, ma ciò deve accadere su basi forti. Sulle basi di buona volontà, di speranza, di desiderio di cambiamento, di capacità di percepire l’armonia della natura. Altrimenti  ci saranno persone  che sanno ogni cosa sulla teoria dell’energia rinnovabile ma che continueranno a guidare la macchina, a sprecare energia, ad essere indifferenti all’ingiusta divisione dell’energia nell’umanità. <strong>Un’impostazione del genere può essere davvero efficace se si sviluppa con  bambini che  abbiano ancora speranza, libertà, curiosità, creatività e gioia come loro ricchezza</strong>. Se loro ci accompagneranno  come alleati lungo il cammino del sole, noi avremo come alleata una forza incredibile, che ci permetterà di superare molti ostacoli che incontreremo lungo il cammino, con la forza che loro ci trasmetteranno. Altrimenti, non sarà perdente la nostra battaglia?</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/bambini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4187" title="bambini" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/bambini.jpg" alt="" width="116" height="113" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"> <strong>Io imparo ciò che amo.  </strong>Un cammino che guidi i bambini dell’asilo e della scuola elementare verso le energie rinnovabili deve iniziare da cosa c’è nella loro immaginazione, da qualcosa che corrisponda al loro mondo. E’ un compito facile per noi, perché i protagonisti del flusso delle energie rinnovabili sono gli elementi della natura che sono, o possono diventare, grandi amici dei bambini<strong>. Il sole, l’acqua, l’aria, la foresta…Quale compagno migliore, per un  bambini piccolo, può esserci invece di una centrale elettrica!</strong> Come è più facile entrare in relazione con questi elementi piuttosto che con la storia di Giulio Cesare! Ma dobbiamo aiutarli a costruire una relazione con questi elementi della natura e con i fenomeni che essi sviluppano. Con un percorso che li guidi – passo dopo passo – dall’amore alla conoscenza. Questo è un percorso che non può essere fatto in fretta . E’ un percorso dove “<strong>no hay camino, el camino se hace al andar</strong>”, il cammino è fatto mentre si cammina, come dice un poeta spagnolo, <strong>Antonio Machado</strong>. E si fa ascoltando con grande attenzione – e amore- tutte le idee  le proposte e i dubbi che vengono dai bambini. Ci sarà tempo per imparare come funzionano le macchine. Sarà necessario impararlo, ma dovrà accadere al momento giusto. Attenzione: quando dico questo non dico che non sia importante imparare come progettare un aereogeneratore. E’ essenziale che l’università insegni ai suoi studenti le equazioni differenziali per disegnare le ali di un aereogeneratore. In altre parole noi dobbiamo aggiungere i desideri, l’entusiasmo, la percezione dei flussi naturali di energia, l’attenzione per il resto dell’umanità e per il nostro pianeta terra , alla capacità estremamente avanzata di sviluppare tecnologie, che pure sono un valore per la nostra società. Questa capacità tecnica deve prendere il proprio posto nell’educazione, e deve smettere di pretendere di essere il solo scopo del sistema educativo: <strong>per venire fondata su valori di  cooperazione, di giustizia, di equilibrio</strong>. Forse tu, insegnante di scuola superiore , insegnante di università, dovresti verificare se queste fondamenta esistono nei tuoi studenti, quando inizierai a spiegar loro le equazioni differenziali che descrivono il flusso dell’aria sopra le pale di un aereogeneratore. O quando insegni loro l’analisi energetica di una centrale termica solare.<strong> </strong>Non è mai troppo tardi. E’ più difficile ma funziona. Inizia la lezione leggendo loro una citazione degli indiani del Nord America. Se sei coraggioso, proponi loro un’escursione sulle montagne con te, domenica prossima.<strong> Non ti feriranno se ti metterai in relazione con loro fuori dalla classe; potranno insegnarti molto. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Lascia che sia luce: sette passi per educare all&#8217;energia rinnovabile. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/energia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4188" title="energia" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/energia.jpg" alt="" width="111" height="111" /></a></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Energia rinnovabile</strong>. Questa è una parola che non spiega completamente il suo significato. Necessita di un filtro di conoscenze – conoscenze ancora disponibili per pochi – per essere compreso. Mi chiedo se non dovessimo parlare di <em>energie solari (che ne dite?). </em>Al plurale, visto che l’energia  del sole diventa un flusso di vento, la caduta dell’acqua, la crescita delle piante. Di questo stiamo parlando: <strong>sole, aria, acqua, piante</strong>. Da questo noi partiamo. Al fine di capire  l’energia radiante dei raggi solari, l’energia cinetica delle molecole e dell’acqua, l’energia chimica delle molecole delle piante, noi dobbiamo conoscere il sole, l’aria, l’acqua, le piante. L’energia può essere intesa come una “qualità” della realtà che noi percepiamo, una qualità strettamente connessa con quello che noi chiamiamo movimento. Quindi, per ottenere una profonda conoscenza di quello di cui si sta parlando, prima di avvicinarsi  agli aspetti coi quali quella qualità si esprime, dobbiamo ottenere la conoscenza della realtà a cui questa qualità si applica.<strong> Questo è il punto: noi dobbiamo imparare – e capire e amare – il sole, l’acqua, l’aria, le piante.</strong> Tutto inizia dove i bambini della  scuola di Mollergata ci indicano con la loro splendida presentazione: lascia che sia luce, loro lo augurarono in sei lingue diverse. Questo ci ricorda la nascita mitica della natura, una nascita alla quale siamo riconoscenti, come se fosse la nostra. Questo ci mostra che ogni cosa di cui stiamo parlando nasce dal sole. Il sole rappresenta la luce che giunge ai nostri occhi, che permette di percepire il sole stesso e l’acqua, l’aria, le piante. Ci permette di percepire noi stessi nuovamente come parte della natura, ospiti di una casa così bella come il pianeta terra. Questa presentazione ci fa pensare che questo percorso va seguito tutti insieme, usando le stesse differenze come una grande risorsa per tutti. <strong>Di seguito propongo sette passi per il percorso educativo verso le energie rinnovabili, verso l’energia del sole.</strong> Uno segue l’altro. <strong>Essi sono il risultato di diversi anni di esperienza maturata con i bambini della scuola elementare in Italia, e non solo con loro.</strong> E anche  della mia esperienza nell’insegnare l’energia rinnovabile nelle scuole superiori, maturata andando a passeggiare assieme agli studenti sulle montagne, dove in genere io preparo queste proposte. Così questo percorso contiene molte delle mie idee come molte delle idee dei miei studenti. E di molti ricercatori di pedagogia – come Howard Gardner e Michael Focault – che hanno mi fatto il dono di alcune delle loro idee.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>PRIMO PASSO &#8211; La percezione</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Prima di tutto si deve stabilire una relazione affettiva con il sole, il vento, l’acqua, le piante: io imparo ciò che amo.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/foresta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4189" title="foresta" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/foresta.jpg" alt="" width="130" height="98" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Impara  cos’è una foresta,</strong> corri in un campo, gioca con l’acqua, con l’aria, con il sole…Ma stai attento, adulto, a non avere l’obbiettivo di <em>fare</em> qualcosa, di capire qualcosa, ma semplicemente, in questa fase, con il fine di costruire un’ relazione affettiva. <strong>Io imparo ciò che amo.</strong> E mi tengo lontano da ciò che non amo. Io amo chi che è capace di mettersi in dialogo con me, chi gioca con me, chi mi rispetta . Gli animali spesso soddisfano tutte queste caratteristiche, per questo sono spesso così amati dai bambini. Amiamo assieme a loro l’aria che muove le nuvole, l’acqua che sfocia nei fiordi della Norvegia, la crescita mutevole delle piante, i movimenti del sole che danno forma al nostro tempo. Potresti passare un pomeriggio al sole con loro. Hai mai visto una classe di studenti stare un po’ sull’erba, sentire l’erba sotto il corpo e il sole sopra? Se non ti è mai capitato è la prova che la scuola sta dimenticando qualcosa. Qualcosa che, secondo la mia opinione, è essenziale per rendere effettiva l’educazione alle energie rinnovabili. &#8230; <strong>Ascolta la musica del vento</strong>. Lo sapevi che questa cambia a seconda del tipo di albero? Guarda la danza delle foglie degli alberi. Gioca con le forme delle nuvole. &#8230; <strong>Danza con il vento</strong>. Rifletti le tue percezioni del vento nei movimenti che dividi con gli altri. Così le tue percezioni si fonderanno con quelle degli altri e il tutto diventerà uno. &#8230; <strong>Danza con il fuoco</strong>. Con lo stesso approccio, puoi ascoltare e ascoltare una storia, nuotare insieme a loro, coltivare fiori o piante, scrivere un racconto o una canzone, costruire  giochi …</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>SECONDO PASSO &#8211; Osservazione qualitativa</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/fiori2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4192" title="fiori" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/fiori2.jpg" alt="" width="142" height="60" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Nella seconda fase una volta percepita l&#8217;esistenza degli elementi naturali, si può procedere nell&#8217;approfondire la loro conoscenza, osservandoli in un modo qualitativo, che vuol dire non fare ancora alcuna misurazione o analisi. La percezione comprende l’elemento o il fenomeno come un tutto. Questa è forse un&#8217;altra ragione per cui è così importante non dimenticare questo passo. In questo secondo passo gli elementi iniziano ad essere osservati e compresi nelle loro componenti, razionalmente le nostre menti li identificano: <strong>forma, velocità, colori, posizioni&#8230; </strong>Quindi il maestro prima di tutto deve guidare gli alunni a guardare a loro con prospettive differenti. Molto può essere fatto con il sole, guardando l&#8217;evoluzione dell&#8217;e sue posizioni, (lasciate rivivere Tolomeo!) costruendo il sistema di riferimento dell’orizzonte intorno a noi, osservando il movimento delle stelle e dei pianeti, come lo vediamo noi dalla nostra casa, la terra. Un gruppo di astronomi guidati da Nicoletta Lanciano, dell&#8217;Università di Roma hanno compiuto un grosso lavoro rispetto a questo, con persone di tutte le età sviluppando idee in sintonia con questo articolo. L&#8217;osservazione qualitativa del sole, dell&#8217;aria, del vento, delle piante può essere sviluppata in molti modi. Si possono osservare le nuvole ed i loro movimenti e disegnare le nuvole del cielo in diversi momenti. Questo significa capire da dove le nuvole arrivano e dove vanno ( questo è il modo migliore per capire come sarà il tempo nelle prossime ore!) e riflettere sui percorsi, sempre in cambiamento, della natura, così differenti dalla ripetitiva prevedibilità di molte nostre creazioni. &#8230; Eppure noi, così orgogliosi delle nostre macchine, ancora impregnati di un sistema di pensiero illuso di tutto poter prevedere e determinare, siamo affascinati quando, sedendo lungo la riva di un fiume, osserviamo le nuvole trasformarsi nel cielo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>TERZO PASSO &#8211; Analisi quantitativa</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/analisi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4193" title="analisi" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/analisi.jpg" alt="" width="130" height="70" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Ora i numeri possono entrare nell&#8217;esperienza. Questo può sembrare simile a quello che accade nelle nostre scuole. Il problema è spesso che la matematica è pensata come se fosse una disciplina totalmente a se stante e non come riflesso di ciò che ci accade intorno realmente e che possiamo osservare. La matematica ci dice molto di ciò che ci circonda e perciò dei fenomeni naturali che si sviluppano nell&#8217;educazione alle energie rinnovabili: sole, vento, acqua e piante. <strong>Lungo il nostro cammino la matematica rappresenta un ponte.</strong> <strong>E&#8217; un ponte tra la percezione e quella parte della nostra mente che si diverte a giocare con  i numeri.</strong> Allo stesso tempo la matematica aiuta a sviluppare strumenti tecnici permettendoci di  catturare alcuni dei flussi energetici della terra.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>QUARTO PASSO &#8211; Un sistema di significati</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/dio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4194" title="dio" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/dio.jpg" alt="" width="130" height="117" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Inserite queste osservazioni in una struttura di senso: <strong>Natura, Dio, il Grande Spirito</strong> o come lo si voglia chiamare. Noi viviamo in un miracolo, la nostra vita è un miracolo, il sole è la sorgente di vita sulla terra e gli dobbiamo essere grati. L&#8217;insegnante deve esserne cosciente, deve crederci. Se non sento il miracolo della natura , difficilmente potrò trasmettere il desiderio di conservarlo. I bambini credono nelle stesse cose che le persone che amano credono. Essi non lavorano con catene deduttive, loro seguono la catena dell&#8217;amore.<strong> Nella scuola la parola amore appare raramente</strong>, ma l&#8217;educazione all&#8217; energie rinnovabili implica il portare fortemente nelle scuole l&#8217;esperienza dell&#8217;amore. <strong>Fate in modo che sia un &#8216;esperienza importante il sorgere del sole</strong> nell&#8217;aula, provate a spegnere la luce artificiale il più presto possibile quando appare la luce del sole. Costruiamo scuole come Micke Niklas ha pensato di fare.  Cantate una canzone di gratitudine quando il sole è nel più alto punto del cielo, durante il giorno.<strong> Noi insegniamo ai bambini   a dire grazie quando si regala loro un CD : quante volte li abbiamo incoraggiati a dire grazie al sole per i suoi raggi? </strong>Se i tuoi studenti (ma è lo stesso per i figli, le figlie, e gli amici) ti vogliono bene, le tue parole diventeranno importanti. Quando entrerai in classe, farà differenza se invece di dire &#8220;sono così felice: ieri pomeriggio ho comprato un videoregistratore nuovo&#8221; tu dirai &#8220;<strong>sono così felice : questa mattina ho aperto la finestra e il sole stava sorgendo</strong>&#8220;. Noi diciamo ai giovani che non si dicono le bugie. Questo vuol dire che è necessario che si recuperi un rapporto positivo con la natura, prima di iniziare un programma di educazione alle energie rinnovabili? <strong>Esattamente !</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>QUINTO PASSO -</strong> <strong>Insieme gli elementi diventano un sistema</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/energia1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4196" title="energia" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/energia1.jpg" alt="" width="118" height="89" /></a> Inserisci questi singoli fenomeni all&#8217;interno dei flussi naturali di energia del pianeta terra. E&#8217; il momento di parlare di energia. Sicuramente non dell&#8217;energia come: &#8220;forza X spostamento&#8221;, una vecchia definizione di energia prodotta dalla visione meccanicistica del mondo, che sfortunatamente viene spesso usata per introdurre gli studenti in questa magica espressione della realtà. Se non ci fosse energia tutta la materia dell&#8217;universo sarebbe immobile e fredda.<strong> Energia è movimento, energia è tempo, energia è vita</strong> (infatti senza energia non ci sarebbe tempo, nè vita). La percezione dei raggi del sole sul nostro corpo ci aiuta a capire cosa l&#8217;energia sia, molto meglio di quanto qualunque formula matematica provi a descrivere. Ovviamente queste formule matematiche saranno necessarie in un secondo tempo, ma non in questa prima tappa. <strong>Assicurati di aver ben chiara la differenza fra il concetto di forza e di energia, prima di iniziare questa tappa! </strong>Questa chiarificazione fra le differenze è difficile ma è un passo importante in questa fase. E&#8217; il momento di parlare di come l&#8217;energia si mostri in differenti forme, come un attore che si mostra in scena con differenti maschere. E’ il momento di farne alcuni esempi<strong>.  Ora è il momento di parlare dei flussi naturali di energia che attraversano il pianeta.</strong> Il sole è all&#8217;inizio di questa catena di trasformazione. Non è necessario conoscere il profilo adiabatico per capire che  è il sole a far salire l&#8217;acqua del mare su fino alle nuvole. Una pentola che bolle sul fuoco con un coperchio sopra di sé è perfettamente utilizzabile per il nostro fine<strong>. </strong>Due piante identiche lasciate qualche settimana una nel buio e una all&#8217;aria aperta danno una chiara idea della relazione tra sole e piante. Ci sono molti esempi semplici, troverai il metodo migliore per i tuoi studenti, ma comunque assicurati che essi abbiamo chiare queste relazioni.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>SESTO PASSO -</strong> <strong>Mi metterò in relazione con questo sistema</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/energia-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4197" title="energia 2" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/energia-2.jpg" alt="" width="116" height="135" /></a>Ora è tempo di imparare come catturare alcuni dei flussi energetici per noi. Prima di tutto dobbiamo capire che non intendiamo fare nulle di originale. L&#8217;umanità, da quando esiste, l&#8217;ha già fatto mangiando:<strong> il cibo è la più importante energia rinnovabile che l&#8217;uomo usa, lo sapevi?</strong> Oltre al mangiare pasta, comunque le energie rinnovabili includono il calore del fuoco nel camino,  il navigare di una barca lungo i fiordi di Oslo, l’asciugare i panni al sole&#8230; Ora possiamo guardare ai differenti modi con cui i nostri antenati hanno catturato i flussi di energia, usando le energie rinnovabili: dal significato dei mulini a vento sparsi in tutta Europa e dei mulini ad acqua  alle bellissime navi e battelli che attraversano i mari. A volte ci sono, forse in altri luoghi e tempi, risposte ad alcune delle nostre presenti domande. A questo punto possiamo guardare insieme come oggi si può fare, facendo uso delle nostre tecnologie, a catturare e trasformare questi flussi con grand’efficienza e flessibilità. Oggi abbiamo eccellenti attrezzature che ci permettono di catturare l&#8217;energia del sole, dell&#8217;aria, dell&#8217;acqua, delle piante: potremmo studiarli insieme ai nostri studenti. Metti un foglio di carta nera sulla neve in un giorno di sole e guarda cosa succede, costruisci una piccola serra e usala, studia come i collettori termici solari funzionano&#8230;<strong>molte attività sia teoriche che pratiche possono essere usate in questo momento. </strong>Questo è la parte più &#8220;tradizionale&#8221; del processo, che prende senso e forza dai 5 passi precedenti. Senza quelli, questo sarebbe un pacchetto di conoscenze che potrebbero diventare attive solo in quelli che sono già pronti ad accettarle.<strong> </strong>Altrimenti essere saranno imparate e messe in una parte della mente come astratte conoscenze bugiarde. Mai trasformate in azioni personali, in un reale cambiamento del proprio comportamento, nel proprio relazionarsi con il  mondo esterno.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>SETTIMO PASSO &#8211; Insegnerò agli altri quello che ho imparato</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/ferruccio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4198" title="ferruccio" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/ferruccio.jpg" alt="" width="137" height="103" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Se un contadino scoprisse come produrre più patate o grano dai suoi campi,<strong> </strong>condividerebbe immediatamente questa nuova – autoprodotta &#8211; conoscenza con gli altri membri della sua comunità. Lungo il percorso del nostro futuro sostenibile, lungo il percorso dell&#8217;educazione alle energie rinnovabili, dobbiamo solamente fare la stessa cosa. Dobbiamo diffondere la conoscenza delle necessità del pianeta. <strong>Non possiamo aspettare che i bambini di oggi diventino adulti.</strong> Quindi i bambini devono diventare maestri, devono insegnare agli adulti ciò che questi hanno imparato mentre spargono nella società il loro entusiasmo, la loro creatività, i loro sorrisi. L&#8217;educazione non può più essere un processo locale, che finisce all&#8217;interno delle mura scolastiche, dopo che gli studenti hanno imparato ciò che noi supponiamo abbiano appreso. <strong>L&#8217;educazione alle energie rinnovabili è un processo globale</strong>, un processo che noi dobbiamo sviluppare tutti insieme, una via differente di relazione fra noi stessi e il pianeta in cui viviamo. Un processo dove non ci sono più giovani che imparano, adulti che insegnano, anziani che stanno a guardare:<strong> qui dobbiamo cooperare tutti insieme alla ricerca di un futuro diverso. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>PERSONE</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Alcune delle persone che hanno contribuito alla realizzazione di questo articolo sono presentate di seguito&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Paulis Axenenko </strong>è uno<strong> </strong>studente della Latvia<strong>,</strong> che ha cantato alcune delle bellissime canzoni lettoni sul sole e alcuni versi della mia poesia, durante la presentazione di questo articolo. Il suo contributo ha dato forza e anima alle parole e ha mostrato (insieme all&#8217;aiuto di altri studenti Latviani) che la cooperazione tra adulti e giovani ha un grande potenziale.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Celine Ramseier</strong> è un&#8217;attivista di Greenpace che vive a Thon e studia a Berna, in Svizzera.  Ha fatto a tutti i partecipanti di ISREE 2000 il regalo di un&#8217;ispirata citazione: &#8221; Quando vuoi che la gente costruisca una barca, crea in loro il desiderio di un&#8217;isola&#8221; (dal &#8220;Piccolo Principe&#8221;).</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Renè Descartes</strong> è un filosofo francese del settecento che ha focalizzato l&#8217;attenzione sul lato razionale dell&#8217;umanità. Ha ipotizzato una forte divisione fra la materia  (res extensa ) e  il pensiero (res cogitans), mentre ha fatto dipendere l&#8217;esistenza del mondo dal pensiero umano (&#8220;cogito ergo sum&#8221;, penso dunque sono).</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Valentina Fiore</strong> è una bambina di 10 anni che ho incontrato nella sua scuola media &#8220;Trebeschi&#8221; di Desenzano. Ha scritto una bellissima poesia sulla natura che ha ispirato alcuni dei pensieri qui presentati sul rapporto fra energie rinnovabili, educazione e natura. E’ lei l&#8217;autrice della citazione che apre questo articolo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Michel Focault</strong> è un ricercatore francese che ha scritto un saggio molto interessante, chiamato &#8220;surveiller et punir&#8221; (sorvegliare e punire) . In questo testo ha sottolineato come la struttura della scuola, che noi conosciamo, è tutt&#8217;altro che naturale: è il risultato della rivoluzione industriale. Ha fatto un parallelo fra la struttura delle scuole, degli ospedali e delle prigioni come strutture di gerarchia e potere.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Howard Gardner</strong> è un pedagogo statunitense, insegnante all&#8217;Università di Harvard, che attraverso la sua teoria delle molteplici intelligenze ha chiarito anche che l&#8217;educazione non si dovrebbe limitare a dare una valutazione e a porre attenzione solo all&#8217;aspetto razionale dell&#8217;universo umano.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ame Auen Grimnes</strong> è professore  universitario dell&#8217;Università di Agricoltura di As in Norvegia. Gli studenti del suo laboratorio di energie rinnovabili sorridono con gli occhi che mostrano cosa lui ha insegnato loro, come insegnare e imparare sia un processo di gioia. Inoltre egli ha sottolineato l&#8217;importanza di far diventare i futuri membri della classe dirigente( ad oggi studenti) amici delle energie rinnovabili mentre sono ancora giovani.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nicoletta Lanciano</strong> è capo ricercatore della facoltà di matematica dell&#8217;università di Roma. Ha lavorato per un lungo periodo alla didattica di astronomia, intesa come strumento per metterci in relazione con l&#8217;universo intorno a noi. Il sole ed il suo percorso nel cielo &#8211; come lo vediamo dalla terra &#8211; è una parte importante del suo lavoro, che porta avanti con gioia e curiosità</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Birgir Ness</strong> è un insegnante della scuola elementare di Mollergata Skole, Oslo. Ha  inserito,insieme ai suoi colleghi, tutto il lavoro di questi anni nel significato descritto dalle parole verdensaltet (il tutto), gudstoen (fede), kjaerligheten (amore), friheten (libertà). I suoi ragazzi ci hanno fatto il regalo di mostrarci quanto le energie rinnovabili ci siano molto più vicine di quanto noi pensiamo regalandoci un&#8217;arancia mentre ci presentava il miracolo della  luce durante ISREE 2000</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Mike Nicklas</strong> ha presentato all&#8217; ISREE 2000 un&#8217;importante relazione sulla costruzione di scuole progettate per usare la luce come fonte d&#8217;illuminazione. Questa è una questione essenziale che garantisce coerenza fra ciò che insegniamo, il nostro stesso comportamento e le risorse che abbiamo dentro</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ilya Prigogine</strong> si occupa di termodinamica, fu premio Nobel nel 1997 ed è un&#8217;autorità nel campo dei processi irreversibili. Ha sempre prestato grande attenzione alle conseguenze epistemologiche della sua stessa teoria ed ha proposto, nel suo libro &#8220;La nuova alleanza&#8221;  (scritto insieme ad ISabelle Stengers ) un piccolo legame fra tutti i sistemi di pensiero, indipendenti dal tempo e dallo spazio al momento della nascita.</p>
<p style="text-align:justify;">Il movimento del sole nel cielo è un miniera<strong> </strong> di possibili misurazioni, come i tipi di angoli che variano con il giorno e la notte, con le stagioni, con le latitudini. Perché una scuola di Cuba e una di Oslo non misurano l&#8217;altezza del sole a mezzogiorno e si comunicano le notizie l&#8217;un l&#8217;altro con delle lettere elettroniche?. Si possono costruire tutti i tipi di orologi solari e calendari, capaci di misurare l’ora del giorno e il giorno dell’anno. Se non c&#8217;è sole, per cortesia, non fate nessun esperimento sull&#8217;energia solare con la luce artificiale. Se piove tutto il tempo, che sia la pioggia il fenomeno naturale da studiare, l’acqua la fonte di energia da valutare. Misurate la quantità di pioggia caduta. Calcolate con il metodo dell&#8217;estrapolazione quanta pioggia cade su un territorio delimitato da una catena di monti: questo è il calcolo che gli ingegneri idroelettrici compiono per stimare la potenzialità idroelettrica di un&#8217;area. E’ un calcolo che si può facilmente riprodurre. Mandate i risultati di questo studio a vostri corrispondenti delle latitudini tropicali, e fatevi inviare da loro i risultati delle loro analisi sull’energia del sole. Se siete così sfortunati da non avere vento, sole, cascate, piante che crescono (stai forse facendo un viaggio al polo nord a Dicembre?) puoi insegnare come non sprecare le energie che usiamo. L&#8217;energia è un regalo, e come tutti i regali bisogna averne cura. Tutti i lavori che noi facciamo sono pieni di significato se l&#8217;energia che noi produciamo, con tanta fatica , è usata con responsabilità e rispetto. &#8220;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>F J </strong>( Ferruccio Jarach )</p>
<p style="text-align:justify;"><em><strong><a href="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/umberto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4199" title="umberto" src="http://famiglieditalia.wordpress.com/files/2009/11/umberto.jpg" alt="" width="129" height="67" /></a></strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><strong>Considerazioni finali</strong>. Chi è arrivato in fondo alla lettura di questo meraviglioso scritto ha potuto ben comprendere quanto ormai non possa più bastare l&#8217;impegno di pochi per il bene di tanti&#8230; i tempi stanno inesorabilmente cambiando, non ci si può più accontentare. <strong>L&#8217;impegno deve diventare comune e comprensibile</strong>&#8230; Mi spiego meglio: <strong>non si può più vivere di luce riflessa, non si può più continuare a far finta di ignorare ed insistere nel privilegiare l&#8217;immediato per l&#8217;interesse personale</strong>&#8230;. <strong>Siamo tutti parte di un ingranaggio semplice e complicato</strong>, del quale bisogna cominciare a conoscere approfonditamente i meccanismi. <strong>Ognuno di noi è indispensabile per la sopravvivenza futura propria e collettiva , per cui dobbiamo agire coesi</strong>. Continuare a nascondere la testa sotto la sabbia non paga più, mai come adesso siamo responsabili l&#8217;uno dell&#8217;altro.<strong> Ai nostri figli,</strong> che abbiamo abituato ad essere non compresi e tacitati rinchiusi nel rifugio e nell&#8217;oblio delle &#8221; <strong>bambinaie tecnologiche</strong> &#8220;, dobbiamo restituire il ruolo di &#8221; <strong>maestri di vita</strong> &#8221; attraverso la loro purezza ed ingenuità, per permetterci di riscoprire e rimettere al nostro servizio tutto ciò che di meraviglioso la natura ci ha donato fin dal  primo respiro, e che noi, col passare del tempo, abbiamo deteriorato, accantonato ma, per fortuna,<strong> non ancora completamente disabilitato.</strong></em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Umberto Napolitano</em></strong></p>
<p><em><em><a title="Il sito ufficiale di Famiglie d’Italia" rel="me" href="http://www.famiglieditalia.it/" target="_blank"><strong> </strong></a> <em><em><a title="Il sito ufficiale di Famiglie d’Italia" rel="me" href="http://www.famiglieditalia.it/" target="_blank"><strong><img title="Il sito ufficiale di Famiglie d’Italia" src="http://www.umbertonapolitano.com/famiglie.gif" alt="Famiglie d’Italia" /></strong></a>  click on per visitare il blog</em></em></em></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Elemento poético]]></title>
<link>http://miradadepat.com/2009/11/28/elemento-poetico/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 23:03:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>pat</dc:creator>
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<description><![CDATA[Leía ayer, estudiando, una declaración de Machado: &#8220;Pensaba yo que el elemento poético no era ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Leía ayer, estudiando, una declaración de Machado: &#8220;Pensaba yo que el elemento poético no era la palabra por su valor fónico, ni el color, ni la línea, ni un complejo de sensaciones, sino una honda palpitación del espíritu&#8221;.</p>
<p>Y me quedé pensando. Claro. La honda palpitación del espíritu&#8230;   Ese es el elemento poético en poesía (y cuánta poesía carece de él), y sobretodo en la vida.</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Biografía]]></title>
<link>http://antoniomachad0.wordpress.com/2009/11/27/biografia/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 10:51:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniomachad0</dc:creator>
<guid>http://antoniomachad0.wordpress.com/2009/11/27/biografia/</guid>
<description><![CDATA[Antonio Machado (1875-1939) Poeta y prosista español, perteneciente al movimiento literario conocido]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><strong>Antonio Machado</strong></p>
<p style="text-align:center;">(1875-1939)</p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:12pt;font-family:Arial;"><a href="http://antoniomachad0.wordpress.com/files/2009/11/machado.jpg"><img class="size-full wp-image-10 aligncenter" title="Antonio Machado" src="http://antoniomachad0.wordpress.com/files/2009/11/machado.jpg" alt="" width="237" height="297" /></a></span></strong></p>
<p style="text-align:center;">
<h3>Poeta y prosista español, perteneciente al movimiento literario conocido como generación del 98. Probablemente sea el poeta de su época que más se lee todavía. Vida Nació en Sevilla y vivió luego en Madrid, donde estudió. En 1893 publicó sus primeros escritos en prosa, mientras que sus primeros poemas aparecieron en 1901. Viajó a París en 1899, ciudad que volvió a visitar en 1902, año en el que conoció a Rubén Darío, del que será gran amigo durante toda su vida. En Madrid, por esas mismas fechas conoció a Unamuno, Valle-Inclán, Juan Ramón Jiménez y otros destacados escritores con los que mantuvo una estrecha amistad. Fue catedrático de Francés, y se casó con Leonor Izquierdo, que morirá en 1912. En 1927 fue elegido miembro de la Real Academia Española de la lengua. Durante los años veinte y treinta escribió teatro en compañía de su hermano, también poeta, Manuel, estrenando varias obras entre las que destacan La Lola se va a los puertos, de 1929, y La duquesa de Benamejí, de 1931. Cuando estalló la Guerra Civil española estaba en Madrid. Posteriormente se trasladó a Valencia, y Barcelona, y en enero de 1939 se exilió al pueblo francés de Colliure, donde murió en febrero.</h3>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Psicopompa]]></title>
<link>http://ymasalla.wordpress.com/2009/11/25/psicopompa/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 21:15:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>angostura</dc:creator>
<guid>http://ymasalla.wordpress.com/2009/11/25/psicopompa/</guid>
<description><![CDATA[En aquella mañana de ensueño ejercía de psicopompo. La mujer me abrió la puerta. La conocía, pero có]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>En aquella mañana de ensueño ejercía de psicopompo. La mujer me abrió la puerta. La conocía, pero cómo ubicarla. Tal vez si oyera su voz.</p>
<p>-Buenos días.-sonreí. Siempre fue el trato con la gente lo que más me gustó de mis empleos.</p>
<p>-Buenos días.</p>
<p>Su voz no me dijo nada sobre su identidad. Apenas podía refrenar un aleteo feliz en mis tobillos.</p>
<p>-Traigo un envío a su nombre. </p>
<p>Extendió su brazo derecho y desplegó la mano, abierta para recibir con la naturalidad con que una flor busca la luz.</p>
<p>Deposité el porte en su palma. Se trataba de una figura esférica, del tamaño de un canicón. Su color, prácticamente uniforme, era de un blanco sucio, azulado. En su interior, se distinguía una mancha negruzca. Aunque firme, era gelatinoso. Al verlo, podría pensarse en el ojo de algún animal. Yo pensé en el de un enorme anfibio, si bien por su color aparentaba ser más bien el de una vaca.</p>
<p>La desconocida me miró, con la sabiduría de quien esperaba una noticia, pero igualmente desmoralizada. La advertencia era clara: la sirena había desovado.</p>
<blockquote><p>Sólo en sus momentos perezosos puede un poeta dedicarse a interpretar los sueños y a rebuscar en ellos elementos que utilizar en sus poemas. La oniroscopia no ha producido hasta la fecha nada importante. Los poemas de nuestra vigilia, aun los menos logrados, son más originales y más bellos y, a las veces, más disparatados que los de nuestros sueños. Os lo dice quien pasó muchos años de su vida pensando lo contrario. Pero de sabios es mudar de consejo.</p>
<p>Hay que tener los ojos muy abiertos para ver las cosas como son; aun más abiertos para verlas otras de lo que son; más abiertos todavía para verlas mejores de lo que son. Yo os aconsejo la visión vigilante, porque vuestra misión es ver e imaginar despiertos, y que no pidáis al sueño sino reposo.</p>
<p>Antonio Machado, <i>Juan de Mairena</i></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[los mundos sutiles]]></title>
<link>http://redsnap.wordpress.com/2009/11/19/los-mundos-sutiles/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 12:04:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>redsnap</dc:creator>
<guid>http://redsnap.wordpress.com/2009/11/19/los-mundos-sutiles/</guid>
<description><![CDATA[Nunca perseguí la gloria ni dejar en la memoria de los hombres mi canción; yo amo los mundos sutiles]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nunca perseguí la gloria<br />
ni dejar en la memoria<br />
de los hombres mi canción;<br />
yo amo los mundos sutiles,<br />
ingrávidos y gentiles<br />
como pompas de jabón.<br />
Me gusta verlos pintarse<br />
de sol y grana, volar<br />
bajo el cielo azul, temblar<br />
súbitamente y quebrarse.</p>
<p>Proverbios y cantares, <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Antonio_Machado"><em>Antonio Machado</em></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[navegante, no hay ruta en el "mar de historias"...]]></title>
<link>http://casiasi.wordpress.com/2009/11/16/navegante-no-hay-ruta-en-el-mar-de-historias/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 05:50:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>vmalcazar</dc:creator>
<guid>http://casiasi.wordpress.com/2009/11/16/navegante-no-hay-ruta-en-el-mar-de-historias/</guid>
<description><![CDATA[          Advierte Don Antonio Machado al caminante sobre la no existencia del camino, en cambio le ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>          Advierte Don Antonio Machado al caminante sobre la no existencia del camino, en cambio le invita a la invención del propio, le recuerda que la travesía es la madre de veredas, reflexiona sobre el golpe y el verso como creadores de ese camino que aun no se inventa pero que ya se añora.</p>
<p>          La vida es una constante búsqueda de historias, vivir es contar y así lo demás es lo demás&#8230;</p>
<p>          Hoy encontré esto de la Sra. Cristina Pacheco en La Jornada de hoy, es un fragmento:</p>
<p>III.Refugio de la noche</p>
<p>El letrero ilumina con reflejos verdosos la entrada al baño de damas. El techo es muy bajo y oprime. Sobre el mosaico se agranda el rumor de los pasos que entretejen soledades. En el muro principal hay un espejo enmohecido; parece una fotografía carcomida por el fuego, un rostro lleno de cicatrices. En el extremo en donde está el lavabo, sobre la ventana que da a la calle de Ecuador, impera la imagen de san Judas Tadeo.</p>
<p>Protege a los músicos, a los asiduos que van al cabaret en busca de compañía, a los aventureros que se guardan el miedo en los bolsillos, a los curiosos, a los matrimonios que inventan la clandestinidad en que se pierden un viernes por la noche, a los bailarines que no marcan huellas sobre la pista, a las mujeres que a cambio de 10 pesos se dejan conducir por el tiempo que dure un mambo, un chachachá, una cumbia, un danzón.</p>
<p>Terminada la música, ellas corren al baño de damas para retocar su maquillaje, anudarse un tirante, rehacer con el lápiz labial la sonrisa que les arrebató la vida-mal-habida. De paso van a pedirle al Santo de las Causas Desesperadas que no la chingue, que les eche una manita para salir ¿de qué? De lo que sea: lo importante es salir.</p>
<p>San Judas Tadeo protege también a los gatos del rumbo. No tienen nombre, ni apodo, ni dueño, ni más objetivo que guiar a la Noche, a punta de maullidos, hasta su último refugio en la ciudad: el cabaret Bombay.</p>
<p><a href="http://www.jornada.unam.mx/2009/11/15/index.php?section=opinion&#38;article=036o1soc">http://www.jornada.unam.mx/2009/11/15/index.php?section=opinion&#38;article=036o1soc</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caminante, son tus huellas]]></title>
<link>http://ladridos.wordpress.com/2009/11/15/caminante-son-tus-huellas/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 19:25:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>boccherini</dc:creator>
<guid>http://ladridos.wordpress.com/2009/11/15/caminante-son-tus-huellas/</guid>
<description><![CDATA[Caminante, son tus huellas el camino, y nada más; caminante, no hay camino, se hace camino al andar.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Caminante, son tus huellas<br />
el camino, y nada más;<br />
caminante, no hay camino,<br />
se hace camino al andar.<br />
Al andar se hace camino,<br />
y al volver la vista atrás<br />
se ve la senda que nunca<br />
se ha de volver a pisar.<br />
Caminante, no hay camino,<br />
sino estelas en la mar.<br />
Caminante, no hay camino,<br />
sino estelas en la mar.</p>
<p><em>Antonio Machado</em></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-508" title="caminante" src="http://ladridos.wordpress.com/files/2009/11/caminante.jpg" alt="caminante" width="444" height="199" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UN OCTOGENARIO EN RTVE]]></title>
<link>http://eldesconcierto.wordpress.com/2009/11/12/un-octogenario-en-rtve/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 07:02:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>fernandolopezagudin</dc:creator>
<guid>http://eldesconcierto.wordpress.com/2009/11/12/un-octogenario-en-rtve/</guid>
<description><![CDATA[Es mucho más que si un hombre mordiera a un perro. Era la mejor definición clasica de la noticia has]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Es mucho más que si un hombre mordiera a un perro. Era la mejor definición clasica de la noticia hasta ayer mismo en que se conocía que un octogenario va a dirigir Radio Televisión Española en los próximos tres años. Cuando el denominado Ente acaba de prejubilar a miles de trabajadores por superar la cincuentena de edad, entre los que se encuentran excelentes profesionales, se elige a una persona de 81 años sin trayectoria periodística alguna para colocarla al frente de <em>RTVE</em> en susitución del dimitido periodista Luis Fernández. La sorpresa es generalizada. Tanto como la pregunta ¿ por qué?<br />
Alberto Oliart es un gestor de la empresa privada y ex-director general del desaparecido <em>Banco Hispano</em> <em>Americano</em>. Es un político de centro derecha con experiencia ministerial en los gobiernos de Suárez y Calvo Sotelo. Su desconocimiento de la empresa pública es del orden de su inexperiencia en el terreno de la información radiotelevisiva. Esta designación alegra a las cadenas privadas de televisión como alarma a quienes aún trabajan en la pública  e inquieta a los que defienden la necesidad democrática de medios de comunicación públicos ajenos al capital privado.<br />
No es para menos. Aprovechando la crisis publicitaria los gestores de los canales privados han logrado primero, imponer la <em>Ley de Financiación,</em> que privara a <em>TVE </em>de publicidad a partir del próximo primero de enero, y, después, situar a uno de los suyos encabezando el organigrama de los canales estatales. Algo así como una zorra privada cuidando el gallinero público. O sea, liquidándolo. Si ayer se hicieron con los anuncios y hoy con la presidencia, mañana se harán con la audiencia. Parafraseando a <em>Machado</em>, un hombre tan culto como Oliart dirá que no hay privatización mientras hará camino privatizador al andar.<br />
Si aún queda algún gramo de sensibilidad social e inteligencia política en la izquierda, sus diputados deberían votar contra este nombramiento que va acelerar la liquidación de un par de canales estatales en un futuro oceáno inmediato de cadenas privadas y de una <em>RTVE</em> donde la <em>E</em> tiene un especial significado en un estado autonómico. En cuanto al resto, los <em>culo di ferro</em> apoltronados en sus escaños, debieran reflexionar sobre cual será su porvenir cuando vuelvan a la oposición con todos los medios de comunicación en manos del capital privado o de la derecha. Lo mismo da, que da lo mismo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["The world is a book, and those who do not travel read only a page." ~ St. Augustine]]></title>
<link>http://poietes.wordpress.com/2009/11/03/the-world-is-a-book-and-those-who-do-not-travel-read-only-a-page-st-augustine/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 00:43:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>poietes</dc:creator>
<guid>http://poietes.wordpress.com/2009/11/03/the-world-is-a-book-and-those-who-do-not-travel-read-only-a-page-st-augustine/</guid>
<description><![CDATA[Abbaye de Sénanque (Vaucluse, France)   &#8220;A good traveler has no fixed plans, and is not intent]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Abbaye de Sénanque (Vaucluse, France)   &#8220;A good traveler has no fixed plans, and is not intent]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Random Thoughts]]></title>
<link>http://carriesaid.wordpress.com/2009/11/02/random-thoughts/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 04:39:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carrie</dc:creator>
<guid>http://carriesaid.wordpress.com/2009/11/02/random-thoughts/</guid>
<description><![CDATA[Keeping up with a blog is hard work. Maybe because I&#8217;ve been in the process of starting a new ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-large wp-image-172" title="desert-highway-cutout" src="http://carriesaid.wordpress.com/files/2009/11/desert-highway-cutout1.jpg?w=1024" alt="desert-highway-cutout" width="434" height="282" />Keeping up with a blog is hard work. Maybe because I&#8217;ve been in the process of starting a new internship and applying to graduate school, which is literally sucking the life out of me. I&#8217;ve been all over the place lately&#8230;D.C., Greensboro, New York, Charleston, and had too much fun in each place. At the end of the day, there is not much left except random thoughts that have been trapped in my mind. This should go on until Decemberish. I actually started keeping a list of all the things I want to do once I have time, like: read David Sedaris, maybe jog once in awhile and catch up on really poor television. Super important things. Oh, and look for more actual <em>paying</em> work.</p>
<p>Here&#8217;s my thought of the day&#8230;impermanence.</p>
<p>This is a verse from a poem by Antonio Machado. Admittedly a bit cheesy, but I like the concept of creating a path rather than choosing one, especially since I&#8217;m making big decisions right now. (For those no hablando espanol- a translation below) Also, I&#8217;ve realized I&#8217;m really into the image of roads/highways. Weird? It&#8217;s just so American and exciting &#8211; the open road. Last thought, why is poetry dead? I feel like poetry only lives in the modern world through lyrics of songs.  </p>
<p>Caminante, son tus huellas<br />
el camino y nada más;<br />
Caminante, no hay camino,<br />
se hace camino al andar.<br />
Al andar se hace el camino,<br />
y al volver la vista atrás<br />
se ve la senda que nunca<br />
se ha de volver a pisar.<br />
Caminante no hay camino<br />
sino estelas en la mar.</p>
<p>Wanderer, they are your footsteps<br />
the road, and nothing more;<br />
wanderer, there is no road,<br />
the road is made by walking.<br />
Upon walking you make the road,<br />
and to look back<br />
is to see that never<br />
have you passed this way again.<br />
Wanderer, there is no road,<br />
only traces in the sea.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Guía artística -y caprichosa- de Madrid ]]></title>
<link>http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/2009/11/03/guia-artistica-caprichosa-de-madrid/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 04:01:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>jsdemontfort</dc:creator>
<guid>http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/2009/11/03/guia-artistica-caprichosa-de-madrid/</guid>
<description><![CDATA[&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;&lt;Lugares que merece la pena visitar en Madrid&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;&gt;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="color:#0000ff;">&#60;&#60;&#60;&#60;&#60;&#60;&#60;</span>Lugares que merece la pena visitar en Madrid<span style="color:#0000ff;">&#62;&#62;&#62;&#62;&#62;&#62;&#62;</span></p>
<blockquote>
<p style="text-align:center;">(referidos por categorías</p>
<p style="text-align:center;">-y sin ningún orden en particular-):</p>
</blockquote>
<p><span style="text-decoration:underline;">a) arte contemporáneo (de vanguardia):</span></p>
<p>No se pierda la última tendencia del arte español de vanguardia: acciones artísticas efímeras que tienen lugar todos los fines de semana en la capital.</p>
<p>Muchos jóvenes creadores, en especial los más inquietos de la villa y corte ya la practican con asiduidad y destreza.</p>
<p>Le recomendamos que se pase el viernes por la mañana por los aledaños del edificio de Alumnos de la <a href="http://www.ucm.es/pags.php?tp=Localizaci%F3n&#38;a=&#38;d=pags.php?tp=Localizaci%F3n&#38;a=localiz&#38;d=plano.php">Universidad Complutense</a> (metro Ciudad Universitaria).</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3641" title="IMG01889" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01889.jpg" alt="IMG01889" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3640" title="IMG01890" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01890.jpg" alt="IMG01890" width="341" height="272" /></p>
<p>b) <span style="text-decoration:underline;">Urban art</span><span style="text-decoration:underline;">:</span></p>
<p>Las reivindicaciones feministas más transgresoras las encontrará en la Calle Olavide (distrito de Malasaña).</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3645" title="IMG02007" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02007.jpg" alt="IMG02007" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3644" title="IMG02008" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02008.jpg" alt="IMG02008" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3643" title="IMG02009" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02009.jpg" alt="IMG02009" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3642" title="IMG02010" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02010.jpg" alt="IMG02010" width="341" height="272" /></p>
<p>c) <span style="text-decoration:underline;">arte museístico:</span></p>
<p>De entre las exposiciones que albergan los museos y centros de arte de la capital en estos momentos, le recomendados dos:</p>
<blockquote><p>c.1) La muestra temporal <a href="http://www.museothyssen.org/microsites/exposiciones/2009/Lagrimas-de-Eros/">&#8220;Lágrimas de Eros&#8221;</a>, en el museo <a href="http://www.museothyssen.org/thyssen/informacion_de_interes">Thyssen-Bornemisza</a> [Paseo del Prado, 8] (hasta el 31 de Enero de 2010).</p>
<p>No le defraudarán las tres piezas que se exhiben del prestigioso artista del videoarte <strong>Bill Viola</strong>.</p></blockquote>
<p style="text-align:auto;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3646" title="IMG01888" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01888.jpg" alt="IMG01888" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;">
<blockquote>
<p style="text-align:left;">c. 2) La inquietante y genial instalación que el griego <strong><a href="http://www.mataderomadrid.com/ficha/231/jannis-kounellis.html">Jannis Kounelis</a></strong> ha creado expresamente para el espacio <em>Abierto x Obras</em>, en el <span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.mataderomadrid.com/como-llegar.html">Centro de Creación Contemporánea El Matadero de Madrid</a> </span>(Paseo de la Chopera, 14 -Distrito Legazpi-).</p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3653" title="IMG01982" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01982.jpg" alt="IMG01982" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3652" title="IMG01974" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01974.jpg" alt="IMG01974" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3649" title="IMG01973" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01973.jpg" alt="IMG01973" width="341" height="272" /><br />
<img title="IMG01975" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01975.jpg" alt="IMG01975" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3650" title="IMG01970" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01970.jpg" alt="IMG01970" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3651" title="IMG01965" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01965.jpg" alt="IMG01965" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3648" title="IMG01964" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01964.jpg" alt="IMG01964" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:left;">d) <span style="text-decoration:underline;">arte sacro:</span></p>
<p style="text-align:left;">Para los que gusten de la mística o el fetiche, recomendamos la <a href="http://www.archimadrid.es/jesusmedinaceli/index1.htm">Parroquia del Padre Jesús de Medinaceli</a>. Declarada Basílica menor por Pablo VI en 1973.</p>
<p style="text-align:left;">La imagen del Cristo que alberga la basílica es del siglo XVII, tallada en Sevilla, y mide 1´73 cm. Es la más venerada por los madrileños.</p>
<p style="text-align:left;">Se dice que posee cualidades milagrosas.</p>
<p style="text-align:left;">No deje que la gripe A le frustre el beso a los pies del cristo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3656" title="IMG01905" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01905.jpg" alt="IMG01905" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3655" title="IMG01906" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01906.jpg" alt="IMG01906" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3654" title="IMG01908" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01908.jpg" alt="IMG01908" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:left;">e) <span style="text-decoration:underline;">arte natural:</span></p>
<p style="text-align:left;">No se pierda la vista de la luna llena con el cielo despejado, a la caída de la tarde, sobre el <a href="http://www.westinpalacemadrid.com/">Hotel Westin Palace</a> (plaza de las cortes, 7).</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3661" title="IMG01877" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01877.jpg" alt="IMG01877" width="341" height="272" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">
</blockquote>
<p style="text-align:left;">f) <span style="text-decoration:underline;">actuaciones artísticas en el entorno urbano:</span></p>
<p style="text-align:left;">Dedíquese unas horas del día a pasear por el centro y verá actuaciones artísticas que le sorprenderán en cada esquina. Seguro no le defraudará la experiencia.</p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3677" title="IMG01876" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01876.jpg" alt="IMG01876" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3676" title="IMG01875" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01875.jpg" alt="IMG01875" width="341" height="272" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">
</blockquote>
<p style="text-align:left;">g) <span style="text-decoration:underline;">arte (neo)folclórico:</span></p>
<p style="text-align:left;">Un nuevo espectáculo que mezcla la zarzuela con los más trepidantes ritmos sucios del punk [<a href="http://www.zarzuelapunk.es">Zarzuelapunk</a> (esponsorizado por Nokia)]</p>
<p style="text-align:left;">Por el momento -y hasta que no firmen 50.000 personas en su web- no hay actuaciones en directo.</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3657" title="IMG02011" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02011.jpg" alt="IMG02011" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:left;">g) <span style="text-decoration:underline;">arte filosófico</span></p>
<p style="text-align:left;">No deje de visitar la mítica farmacia del <em><a href="http://11870.com/pro/farmacia-deleuze-isasi">licenciado </a><strong><a href="http://11870.com/pro/farmacia-deleuze-isasi">Deleuze</a></strong></em>, sita. en la calle San Bernardo, 39.</p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3658" title="IMG01896" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01896.jpg" alt="IMG01896" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3660" title="IMG01895" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01895.jpg" alt="IMG01895" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:left;">h) <span style="text-decoration:underline;">arte libresco:</span></p>
<p style="text-align:left;">Le recomendamos en especial tres librerias:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">h.1) <a href="http://www.arrebatolibros.com/">Arrebato Libros</a> (libros de lance).</p>
<p style="text-align:left;">La encontrará en la calle La Palma, 21.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3662" title="IMG02002" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02002.jpg" alt="IMG02002" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3663" title="IMG02001" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02001.jpg" alt="IMG02001" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3664" title="IMG01998" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01998.jpg" alt="IMG01998" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3665" title="IMG01995" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01995.jpg" alt="IMG01995" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3666" title="IMG02000" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02000.jpg" alt="IMG02000" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:left;">
<blockquote>
<p style="text-align:left;">h. 2) la ya clásica librería <a href="http://www.machadolibros.com/">Antonio Machado</a> (del Círculo de Bellas Artes). Puede visitarla en C/ Marques de Casa Riera, 2.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3669" title="IMG01902" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01902.jpg" alt="IMG01902" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3668" title="IMG01900" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01900.jpg" alt="IMG01900" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3667" title="IMG01899" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01899.jpg" alt="IMG01899" width="341" height="272" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">h. 3) la librería especializada en relato <a href="http://www.tresrosasamarillas.com/">Tres Rosas Amarillas</a></p>
<p style="text-align:left;">(Calle San Vicente Ferrer, 34).</p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3671" title="IMG01880" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01880.jpg" alt="IMG01880" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3670" title="IMG01882" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01882.jpg" alt="IMG01882" width="341" height="272" /></p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">h.4) las mañanas del fin de semana encontrará también el visitante puestos al aire libre de libros de viejo, vinilos, pósters y camisetas en la plaza del dos de Mayo (distrito de Malasaña)</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
</blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3683" title="IMG02003" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02003.jpg" alt="IMG02003" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3682" title="IMG02005" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02005.jpg" alt="IMG02005" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3681" title="IMG02004" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02004.jpg" alt="IMG02004" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><span style="text-decoration:underline;">i) arte de ejercitar la vida de artista en los bares</span></p>
<p style="text-align:left;">Ya conoce el dicho: <em>&#8220;Donde ver y dejarse ver&#8230;&#8221;</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;">i.1) Si le apetecen unas tapas, vaya sin pensarlo a <a href="http://madrid.salir.com/el_ladron_de_tinta">Ladrón de Tinta</a> (sus mejillones a la marinera son deliciosos). Lo encontrará en el número 2 de la calle de Noviciado.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3679" title="IMG01884" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01884.jpg" alt="IMG01884" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3680" title="IMG01883" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img01883.jpg" alt="IMG01883" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:left;">
<blockquote>
<p style="text-align:left;">i.2) Si, por contra, prefiere un café o una copa, o acaso busca un lugar donde poder escribir o leer a gusto, el bar más <em>in </em>de la capital sigue siendo el P<a href="http://maps.google.com/maps/place?hl=es&#38;client=safari&#38;rls=en&#38;lr=&#38;um=1&#38;ie=UTF-8&#38;q=pepe+botella+madrid&#38;fb=1&#38;hq=pepe+botella&#38;hnear=madrid&#38;cid=13871228857080103718">epe Botella</a>, en la Calle de San Andrés, 12 (enfrente de la Plaza del dos de Mayo)</p>
</blockquote>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3675" title="IMG02035" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02035.jpg" alt="IMG02035" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3674" title="IMG02026" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02026.jpg" alt="IMG02026" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3673" title="IMG02036" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02036.jpg" alt="IMG02036" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3672" title="IMG02030" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02030.jpg" alt="IMG02030" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">j)  <span style="text-decoration:underline;">arte de la pereza</span></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">Para cuando ya no le queden más fuerzas, le recomendamos que descanse en el mismo Aeropuerto de Madrid.</p>
<p style="text-align:left;">Quizá esto el resulte extraño y piense Vd. que mejor opción sería un hotel, pero tóme en cuenta que, dentro de nada, será el único lugar público de la capital donde estará permitido fumar.</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3678" title="IMG02040" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02040.jpg" alt="IMG02040" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3688" title="IMG02039" src="http://lasoledaddeldeseo.wordpress.com/files/2009/11/img02039.jpg" alt="IMG02039" width="341" height="272" /></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[memories]]></title>
<link>http://ibanejm.wordpress.com/2009/11/01/memories/</link>
<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 08:27:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>ibanejm</dc:creator>
<guid>http://ibanejm.wordpress.com/2009/11/01/memories/</guid>
<description><![CDATA[Going through one of my messy drawers I found an old wallet that I used to have as teenager. In ther]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Going through one of my messy drawers I found an old wallet that I used to have as teenager. In there I could find some old ski passes, old movie tickets and a note from my father. I had forgotten about these things, and being honest, I don&#8217;t remember why I decided to keep them in first place. I was not surprised about the ski passes and the movie tickets, since these two things I love to do, I smiled when I discovered that in the movie tickets that I had written down the title of the movie, the date and the people who I had gone with, anticipating that the time would erase the original printing in the ticket as it had hapenned, now you can&#8217;t read anything but my handwriting. Among the people were friends, people did not mean that much, family, friends that are not here any more,&#8230;it was a little journey through my memories in that Madrid that seems gone forever. However, among the things found in that wallet, what it really surprised me was the note from my father. He is not very emotional person, it can look even a cold person to the outsider&#8217;s eyes, but I always remember that in birthdays and special occasions he used to leave to me and my brothers a note with some quote or poem carefully chosen. This one that I kept is from Antonio Machado, it is not very known poem, or at least it was not known by me, and I don&#8217;t know why I decided to keep this one. The only explanation I can imagine is that it talks about dreaming&#8230;activity which I am very grateful because it has kept me floating in the absurd reality. I wonder why my father chose it. I will never ask, probably. Here it is anyway.</p>
<p>Yo voy soñando caminos<br />
de la tarde. ¡Las colinas<br />
doradas, los verdes pinos,<br />
las polvorientas encinas!…<br />
¿Adónde el camino irá?</p>
<p>&#8230;</p>
<p>Antonio Machado (1875-1939)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[166. Egon Ammann zum Tode Fritz Vogelgsangs]]></title>
<link>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2009/10/30/166-egon-ammann-zum-tode-fritz-vogelgsangs/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 19:27:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>lyrikzeitung</dc:creator>
<guid>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2009/10/30/166-egon-ammann-zum-tode-fritz-vogelgsangs/</guid>
<description><![CDATA[Liebhaber der Poesie Eine bedeutende Übersetzer-Persönlichkeit ist tot, ein unbeirrbarer Liebhaber d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Liebhaber der Poesie</p>
<p>Eine bedeutende Übersetzer-Persönlichkeit ist tot, ein unbeirrbarer Liebhaber der Poesie, ein Homme de Lettres, ein weiser schwäbischer Buddha, einstmals unverzagter Toscani- und Toscanelli-Raucher &#8211; und wer die schwarzen Dinger kennt, weiß, dass dies die besondere Eigenheit des Rauchers unterstrich: Fritz Vogelgsang. Am 22. Oktober ist er wenige Monate vor seinem 80. Geburtstag in seinem spanischen Refugium Chiva de Morella in der Provinz Castellón verstorben. Seine Asche wurde, so sein Wunsch, in den Hügeln um sein geliebtes Dorf verstreut.</p>
<p>Was er für die spanisch- und katalanischsprachige Literatur im deutschen Sprachraum unternommen hat, ist eine einzigartige Leistung. Nicht nur, dass er uns schon früh, in den 60er und 70er Jahren, das Werk Pablo Nerudas und Octavio Paz´ vermittelt hat. Wo es um seine geliebte Poesie ging, war er als einer der ersten mit starken Übersetzungen zur Stelle.<br />
&#8230;<br />
Wir haben uns Ende der 80er Jahre in seinem schwäbischen Pfarrhaus, das er mit seiner Familie in Markgröningen bewohnte, kennengelernt, und was ein Besuch von höchstens zwei Stunden werden sollte, weitete sich über acht Stunden bis in die Nacht hinein aus, treulich umsorgt mit Tee und Essen von seiner fürsorglichen Gattin. Damals haben zwei Begeisterte die großen Ausgaben miteinander besprochen, die sie zusammen in Angriff nehmen wollten: César Vallejo und Antonio Machado. Vallejo war der eigentliche Anlass meines Besuchs. Der Philologe Vogelgsang wies auf die Schwierigkeiten für die Übertragung der Arbeiten von Vallejo hin. Wie soll man z.B. die Vokabel &#8220;Trilce&#8221; übersetzen? Wie die indigenistischen Einstreuungen in die Texte, die sich vordergründig sehr spanisch geben, aber von hinterhältiger semantisch-ideomatischer Tiefe sind? Und über die Stunden haben wir gut und gerne die spanischsprachige Poesie des vergangenen Jahrhunderts miteinander besprochen, wobei unversehens Machado im Vordergrund stand.</p>
<p>In diesem Spätsommer hat Fritz Vogelgsang die Arbeit am fünften und letzten Band der Machado-Ausgabe abgeschlossen, womit erstmals das Gesamtwerk des bedeutendsten spanischen Dichters des vergangenen Jahrhunderts in vollständiger deutscher Übersetzung vorliegt, die Gedichtbücher zweisprachig, die Prosa, das Gedankenbuch &#8220;Juan de Mairena&#8221; etwa, einsprachig deutsch. Zu jedem Band hat er ausführliche Essays verfasst, die die Texte vertiefen, Bezüge aufzeigen und über die Vorlage in die kulturgeschichtlichen Referenzen hinausweisen.</p>
<p>/ Egon Ammann, <a href="http://www.fr-online.de/in_und_ausland/kultur_und_medien/feuilleton/2049674_Zum-Tode-Fritz-Vogelgsangs-Liebhaber-der-Poesie.html" target="_blank">FR</a> 30.10.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lenguaje es igual a pensamiento]]></title>
<link>http://bitdrain.wordpress.com/2009/10/30/lenguaje-es-igual-a-pensamiento/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 08:00:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>bitdrain</dc:creator>
<guid>http://bitdrain.wordpress.com/2009/10/30/lenguaje-es-igual-a-pensamiento/</guid>
<description><![CDATA[Algun dia cansare de citar una y otra vez esta pesadumbre de economía  materialista y consumista que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2186" title="28933" src="http://bitdrain.wordpress.com/files/2009/10/28933.jpg?w=300" alt="28933" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">Algun dia cansare de citar una y otra vez esta pesadumbre de economía  materialista y consumista que algunos denominan neoliberal y que yo simplifico a simplemente alienante para la condicion humana. Si denominasemos concertacion social a aquello que engloba a gobiernos, sindicatos y demas agentes sociales (incluidos los religiosos), estariamos sintomaticamente aludiendo a una irresponsabilidad de sujecion y dependencia subvencionadora mas alla de la verdadera realidad social, aniquilada pasito a pasito por un efecto avalancha de sonido ausente y de muerte inequivoca.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">Pero hoy quisiera hablar del lenguaje y la manera de expresarnos, de como ese medio de interlocucion moldea nuestra personalidad y termina configurando la fluidez y caracteristica de nuestro pensamiento. Lenguaje es pensamiento en la manera que el dominio de un idioma es la conjetura que actua de via de comunicacion para expresar y guiar nuestras propias ideas. Somos libres cuando somos duenos de nuestro propio pensamiento, cuando somos capaces de erradicar la influencia negativa de quienes emiten veredictos erroneos o malintencionados.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">La esfera de lo cotidiano se rodea de dogmas, de una evolucion sangrante entre el ridiculo y la fragmentacion de lo tangible, se tergiverza absolutamente todo hasta la doblez de un relativismo supremo donde todo es valido, todo es cierto y posible independientemente del rigor, la experimentacion y la comprobacion del sujeto bajo estudio. Es decir, somos seres sometidos al pensamiento dominante.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">Cuantos mensajes fraudulentos y estribillos bien-sonantes inundan nuestras galerias sensoriales en estos dias de clamor informativo. Perpetuidad palaciega de unas horas infinitamente cortas y pasajeras, un viaje de gran absorcion.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">Honestidad y etica desaparecieron del lenguaje civico y pronto no hubo catalogos de semejante osadia que pudiera ser pensado, no habia espacio para el fino analisis de cualquier coyuntura que no fuera una equiparacion del lenguaje empleado en aquella dominancia evolutiva. Solo quedaba espacio para el oportunismo interesado.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">Sucumbir a cualquier alienación es no pertenecer, es simplicar la falta de un destino propio pero sobretodo es un fallo en cadena del propio sistema educativo. Sin educacion poco importa nuestra ignorancia siempre eterna, ya no seremos ni tan siquiera personas sino animales de gran potencial en su mutua aniquilacion.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">El lenguaje como forma y molde de las estructuras mentales, como noble arte de expresar aquello que se opone a la evidencia de un pensamiento erradicado de una sociedad civil ombliguista e insolidaria, mas calvinista que social y que cede su propio bienestar. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">El lenguaje es la via que nos hace alcanzar el conocimiento de nosotros mismos pues sienta las bases que nos hace hallar respuestas y expresar sentimientos, es la bandera que nos guia hacia la libertad a traves de la educacion (de ahi la importancia del gasto público en educación). Para ser libres debemos tener argumentos y conocimientos que nos hagan escoger la opcion adecuada y es, por ello, que el argumento alrededor de la libertad de elegir es contundente. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">El poder de ejercer la libertad de elección sería una gran fuerza política para que se detone, por fin, la gran revolución pendiente en nuestro país: la revolución educativa.</span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;">Hoy le cedo el honor a Antonio Machado para la firma de esta entrada&#8230; </span></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;"><em>He andado muchos caminos, he abierto muchas veredas; he navegado en cien mares,<br />
y atracado en cien riberas. </em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;"><em>En todas partes he visto caravanas de tristeza, soberbios y melancólicos borrachos de sombra negra,</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;"><em>y pedantones al paño que miran, callan, y piensan; que saben, porque no beben<br />
el vino de las tabernas. </em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;"><em>Mala gente que camina<br />
y va apestando la tierra&#8230;</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;"><em>Y en todas partes he visto gentes que danzan o juegan, cuando pueden, y laboran<br />
sus cuatro palmos de tierra.</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;"><em>Nunca, si llegan a un sitio, preguntan a dónde llegan. Cuando caminan, cabalgan<br />
a lomos de mula vieja,</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;"><em>y no conocen la prisa ni aun en los días de fiesta. Donde hay vino, beben vino;<br />
donde no hay vino, agua fresca.</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000080;"><em>Son buenas gentes que viven, laboran, pasan y sueñan, y en un día como tantos,<br />
descansan bajo la tierra.</em></span></p>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Reanudando la marcha]]></title>
<link>http://latierraesmeralda.wordpress.com/2009/10/30/122/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 04:52:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>wanderer</dc:creator>
<guid>http://latierraesmeralda.wordpress.com/2009/10/30/122/</guid>
<description><![CDATA[Al borde del sendero un día nos sentamos. Ya nuestra vida es tiempo, y nuestra sola cuita son las de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p>Al borde del sendero un día nos sentamos.<br />
Ya nuestra vida es tiempo, y nuestra sola cuita<br />
son las desesperantes posturas que tomamos<br />
para aguardar&#8230; Mas Ella no faltará a la cita.</p>
<p>(A. Machado)</p></blockquote>
<p>Por algún motivo, me cansé. A estas alturas me dan igual las razones, sean de origen material o vengan de lo más privado del alma. El caso es que la Tierra Esmeralda me parecía muy lejana, tanto que la creí una leyenda. Me esforzaba por una quimera y saberlo me desgastó aún más de lo que el camino, ya de por sí duro, puede agotar cuando observas tus pies cubiertos de polvo. Se me olvidaron las palabras del maestro de escuela, para muchos el único sabio que conocerán, conoceremos, en vida, y dejé de hacer camino. Así que me senté.</p>
<p>Y no pasó nada. Al principio eso estaba bien. Había escuchado que la felicidad es un estado de permanente serenidad, de ausencia de miedos, y sentarme al borde del camino fue lo más parecido a ello. Pero al cabo de un tiempo me aburrí. De la quietud sin formas. Del mismo trozo de camino. Del silencio sin sentido.  De la piedra que me soportaba. Hasta de mí mismo. Podría afirmar que aquello no era la felicidad, pero aún no me atrevo a hablar de algo tan trillado sin caer en tópicos que al final no dicen nada. De todas formas, aquella ausencia de miedos no era real, más bien se trataba de una postura de conciencia. Porque no nos engañemos, si estaba allí sentado, se debía a que me había dado miedo continuar mi viaje hacia algo que podía no existir. Y ese miedo continuaría, caminando o allí sentado por tiempo indefinido.</p>
<p>Así que, pensado lo cual, me levanté y eché a andar de nuevo. Quién sabe si más allá estará la Tierra Esmeralda, pero al menos me divertiré buscándola. Además, ya se me estaba empezando a poner el culo cuadrado.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/y8YjtozRX1o&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/y8YjtozRX1o&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Machado Translation]]></title>
<link>http://braveangel.wordpress.com/2009/10/04/machado-translation/</link>
<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 16:28:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>remolinos</dc:creator>
<guid>http://braveangel.wordpress.com/2009/10/04/machado-translation/</guid>
<description><![CDATA[Here&#8217;s my first draft attempt at a translation. Feel free to suggest alternatives, make improv]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Here&#8217;s my first draft attempt at a translation. Feel free to suggest alternatives, make improvements etc.</p>
<p>On the old elm, cracked by lightning<br />
and rotted in its core<br />
with april rain and may sun<br />
some green leaves have appeared</p>
<p>The century old elm on the hill<br />
which laps the Duero! A yellowed moss<br />
stains the whitish bark<br />
of the dusty wormbitten trunk.</p>
<p>It is not like the singing poplars<br />
which guard the road and the river<br />
inhabited with grey nightingales.</p>
<p>An army of ants in file<br />
troop over it, and in its entrails<br />
the spiders weave their grey webs.</p>
<p>Before you fall, elm of the Duero<br />
to the axe of the woodcutter, and the carpenter</p>
<p>converts you into bell shaft,<br />
cart axle or rod;<br />
before, red in the flame, tomorrow,</p>
<p>you burn in some miserable shack<br />
on the side of the road;<br />
before you&#8217;re smashed by a whirlwind<br />
and snapped by the gusts of the white mountains;<br />
before the river to the sea pushes you</p>
<p>through valleys and ravines,<br />
elm, i wish to note on my pages<br />
the grace of your green branches.<br />
My heart waits<br />
also, toward  light and toward life<br />
for another miracle of spring.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[40. Ammann hört auf]]></title>
<link>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2009/08/09/40-ammann-hort-auf/</link>
<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 03:31:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>lyrikzeitung</dc:creator>
<guid>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2009/08/09/40-ammann-hort-auf/</guid>
<description><![CDATA[Presse-Mitteilung des Verlages: Zum 30. Juni 2010 wird der Ammann Verlag seine publizistische Verlag]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Presse-Mitteilung des <a href="http://www.ammann.ch/">Verlages</a>:</p>
<p>Zum 30. Juni 2010 wird der Ammann Verlag seine publizistische Verlagsarbeit beenden. 1981 von Egon Ammann und Marie-Luise Flammersfeld gegründet, erreichte der Verlag sogleich mit seiner ersten Publikation, dem Erzählungsband »Die Tessinerin« von Thomas Hürlimann, internationale Aufmerksamkeit. Für das Frühjahr 2010 bereiten wir unser letztes Programm vor. In 29 Jahren hat der Verlag zahlreiche zeitgenössische deutsch- und fremdsprachige Autoren aus allen fünf Erdteilen entdeckt und gefördert. Bedeutende Werke der Weltliteratur sind zum Teil erstmals in deutscher Sprache übersetzt und veröffentlicht worden, so u.a. Werke von Fernando Pessoa, Ossip Mandelstam, Antonio Machado. Swetlana Geiers kongeniale Neuübersetzungen der »Elephanten« von Fjodor Dostojewskij ebneten den Weg für eine neue Lesart und damit eine erfolgreiche Renaissance dieses bedeutenden Autors. Sie finden sich so selbstverständlich im Verlagsspektrum wie die wichtigsten Werke von Wole Soyinka, Ismail Kadare, Ralph Ellison, Zora Neale Hurston, Georges-Arthur Goldschmidt, Les Murray, Abraham Sutzkever u.a.m. Zu den deutschsprachigen Autoren, deren Werk von Beginn an im Ammann Verlag erschienen sind, gehören Thomas Hürlimann und Ulrich Peltzer. Neben den Werken von Erika Burkart, Hansjörg Schneider, Ruth Schweikert u.a. veröffentlichte der Verlag zahlreiche Debüts heute bekannter und gefeierter Autorinnen und Autoren wie Julia Franck und Thorsten Becker. Ammann hat gegen 1000 Titel publiziert, viele der Titel wurden von der Literaturkritik gefeiert und mit Auszeichnungen und Preisen bedacht, viele von der Leserschaft geliebt wie die Bücher des Bestseller-Autors Éric-Emmanuel Schmitt. Die Gründe für diesen Entschluss liegen im fortgeschrittenen Alter der Verleger und in einer Marktsituation, die für Literatur zunehmend schwieriger wird. Ein Verlag mit dem Profil des Ammann Verlags ist eng an die verantwortlichen Personen gebunden und kann ohne sie nicht fortbestehen. Marie-Luise Flammersfeld und ich haben gegeben, was wir zu geben hatten. – »Alles hat seine Zeit.«</p>
<p>Die <a href="http://www.nzz.ch/nachrichten/kultur/aktuell/ammann_verlag_schliesst_mitte_2010_1.3312293.html">NZZ</a> weiß:</p>
<blockquote><p>Die Backlist des Verlags soll an die interessierten Verlage verkauft oder weiterhin bewirtschaftet werden.</p></blockquote>
<p>Der Auszug aus der langen <a href="http://www.ammann.ch/?k=4&#38;tb=bio">Autorenliste</a> zeigt, dass Ammann ein bedeutender Verlag für deutsche und Weltlyrik ist:</p>
<blockquote><p>Adonis, Ajchenrand Lajser, Allemann Urs, Bashô Matsuo, Blandiana Ana, Burkart Erika, Czechowski Heinz, Darwisch Mahmud, Dutli Ralph, Halter Jürg, Hass Robert, Hein Manfred Peter, Hikmet Nazim, József Attila, Kavafis Konstantinos, Kirsten Wulf, Machado Antonio, Mandelstam Ossip, Murray Les, Naum Gellu, Pessoa Fernando, Pilinszky Janós, Pizarnik Alejandra, Raeber Kuno, Söllner Werner, Soyinka Wole, Sutzkever Abraham, von Steiger Anatol, Zwetajewa Marina</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[8. Generation von 1927]]></title>
<link>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2004/08/02/8-generation-von-1927/</link>
<pubDate>Mon, 02 Aug 2004 12:49:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>lyrikzeitung</dc:creator>
<guid>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2004/08/02/8-generation-von-1927/</guid>
<description><![CDATA[Leserbrief zu Nr. 62/ Juli 2004 &#8211; faz-meldung: »Es fehlte bisher nur einer, und das war Luis C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Leserbrief zu Nr. 62/ Juli 2004 &#8211; faz-meldung:</p>
<p>»Es fehlte bisher nur einer, und das war Luis Cernuda. Von allen anderen großen Lyrikern aus der spanischen Generation von 1927, einschließlich der Vorläufer Antonio Machado und Juan Ramón Jiménez, lagen Buchveröffentlichungen in deutscher Sprache vor.«</p>
<p>juan ramón und Machado als vorläufer der 27er &#8230; klar, auf jeden fall, so wie george und trakl auch irgendwie vorläufer von celan, eich, huchel, bachmann, aichinger &#38; co. sind, irgendwie.</p>
<p>»Von Luis Cernuda gab es nur einzelne Gedichte auf deutsch in Anthologien und ein 1978 in Leipzig erschienenes Auswahlbändchen, vor allem der frühen Gedichte, das außerhalb der DDR kaum bekannt wurde.«</p>
<p>von gerardo diego gab und gibt es bislang nur ein in berlin erschienenes auswahlbändchen</p>
<p>Titel/Stichwort    : Gedichte [span. u. dt.] Versos<br />
Freitext1953/81    : Illustr.: Peter Kuckei. (Übers. v. Bernward Vesper-Triangel.) (Berlin: Studio Neue Literatur 1964). 89 S. 4 (8)(Studio-Bibliothek. 2.)</p>
<p>(aus dem katalog der bayerischen staatsbibliothek)</p>
<p>–, welches wohl weder außer- noch innerhalb der ddr besonders bekannt wurde. diego hatte aber nicht nur als herausgeber der anthologie »Poesía española contemporánea« entscheidenden einfluss auf die konstituierung der 27er, sondern war und ist mit seinen bänden »Manual de espumas« und »Versos humanos« und weiteren einer der großen des silbernen zeitalters (dass er sehr alt wurde und natürlich auch dies und das weniger extrem-aufregende geschrieben hat, ist ein anderer punkt, der aber für viele gilt).</p>
<p>wie gesagt, zur info und als willkommener anlass, Ihnen für Ihre site zu danken.</p>
<p>axel sanjosé</p>
<p>Lieber Axel Sanjosé,</p>
<p>vielen Dank für Ihre Mail! Tatsächlich fehlt dieser Band bisher in meiner Bibliothek. Von Diego, der 1896 in Santander geboren wurde und 1927 zu den Initiatoren der großen Góngoraausstellung in Madrid zählte, finde ich nur ein paar Texte in den Anthologien &#8220;das bist du mensch. Kleine Anthologie moderner Weltlyrik&#8221; (Hartfrid Voss Verlag 1963) und &#8220;Poetas españoles. La generacion del 27. Spanische Dichter. Die Generation von 1927&#8243; (dtv 1980). Und eine kleine  Spur nach Leipzig und Greifswald: Im Greifswalder Verlag kunstleutekunst erschien der Gedichtband &#8220;Chlebnikov am Meer. Gedichte und Gedichtgedichte&#8221; von Bertram Reinecke, der zur Zeit in Leipzig studiert. Darin gibt es eine Diego-Übersetzung &#8211; unten das Original und die deutsche Fassung von Reinecke.</p>
<p>Freundlich nächtliche Grüße<br />
Michael Gratz</p>
<p>Gerardo Diego</p>
<p>Insomnio</p>
<p>Tú y tu desnudo sueño. No lo sabes.<br />
Duermes. No. No lo sabes. Yo en desvelo,<br />
y tú, inocente, duermes bajo el cielo.<br />
Tú por tu sueño y por el mar las naves.</p>
<p>En cárceles de espacio, aéreas llaves<br />
te me encierran, recluyen, roban. Hielo<br />
cristal de aire en mil hojas. No. No hay vuelo<br />
que alce hasta ti las alas de mis aves.</p>
<p>Saber que duermes tú, cierta, segura<br />
—cauce fiel de abandono, línea pura—,<br />
tan cerca de mis brazos maniatados.</p>
<p>Qué pavorosa esclavitud de isleño,<br />
yo insomne, loco, en los acantilados,<br />
las naves por el mar, tú por tu sueño.</p>
<p>(De «Alondra de verdad»)</p>
<p>Schlaflos</p>
<p>Nach S. Diego, Insomnio</p>
<p>Du und dein entblößter Schlaf. Du weißt nicht.<br />
Du schläfst. Nein, du weißt  es nicht. Ich zerwache<br />
und du, schuldlos, schläfst den Himmel gering.<br />
Du durch deinen Schlaf und durchs Meer die Schiffe.</p>
<p>Verschloßne,  in nichtige Fernekerker<br />
du mir Geraubte. – Spiegel von Luft, kalt<br />
auf tausend Fluren – Nein. Der meiner Vögel<br />
Schwingen hebt zu dir, es gibt den Flug nicht.</p>
<p>Ich weiß, du schläfst, Unbestimmte, gewiß<br />
– Aufgabe Treuer Abfluß, reine Linie –<br />
so nah dem Mut meiner gebundnen Hand</p>
<p>welch verzagte Knechtschaft des Insulaners<br />
ich irre, schlaflos, bei den Steilhängen<br />
durchs Meer die Schiffe, du durch deinen Schlaf.</p>
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