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	<title>archeologia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/archeologia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "archeologia"</description>
	<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 07:42:33 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[I Templari c'entrano sempre: Roberto Giacobbo, L'Aquila e i misteri di Voyager]]></title>
<link>http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/12/26/i-templari-centrano-sempre-roberto-giaccobbo-laquila-e-i-misteri-di-voyager/</link>
<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 12:20:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilmondodigalatea</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Roberto Giacobbo, intendo. Mentre il tempo avanza inesorab]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/files/2009/12/cavaliere-templare.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3980" title="cavaliere-templare" src="http://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/files/2009/12/cavaliere-templare.jpg?w=300" alt="" width="300" height="243" /></a></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Roberto Giacobbo, intendo. Mentre il tempo avanza inesorabile e il vecchio Piero Angela invecchia, Roberto Giacobbo è lì, pimpante, pronto a raccogliere la sfida della divulgazione scientifica in tv. Anzi, non genericamente scientifica, precisiamo: è sulla storia che Giacobbo dà il meglio di sé: la Storia è la sua gran passione. Peccato che, come spesso succede ai grandi amori, la passione, dalla Storia, non sia minimamente ricambiata.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Proprio come capita a chi si prende una cotta adolescenziale per una bella fanciulla, il Giacobbo della Storia si è fatto una idea tutta sua, che non corrisponde alla realtà. Più che una branca della scienza, con le sue regole e le sue procedure di verifica, la considera un sottogenere del fantasy: i dati storici sono come le merci nello scaffale di un supermercato: la gente passa, li prende e li confeziona a piacere, creando bislacche ipotesi con la stessa allegra indifferenza con cui, sotto Natale, si impacchettano i cesti regalo, con le arance sotto spirito che vanno a finire accanto al cotechino con lenticchie precotto. In realtà i suoi programmi finiscono con l&#8217;essere non divulgativi, ma istruttivi di certo: andrebbero proiettati nelle scuole di giornalismo per mostrare cosa non si deve fare se si intende presentare al pubblico un reportage serio. Prendiamo la puntata di ieri: a seguirla passo per passo era una meravigliosa serie di chicche imperdibili.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Con gran colpo di scena, Giacobbo ha deciso di fare la puntata natalizia di <em>Voyager</em> dall&#8217;Aquila, perché la trasmissione doveva svelare i misteri dei Templari, e L&#8217;Aquila è, ha spiegato Giacobbo, città templare per eccellenza. Cioè, a dire il vero, non è che lo abbia proprio spiegato: lo ha lasciato intendere a priori, come se fosse un dato di fatto, senza chiarire bene in base a cosa fossa stata desunta l&#8217;idea. Glielo avrà confidato un Templare, chissà. Del resto, si sa che i Templari sono per i matti l&#8217;equivalente di Ratzinger o Berlusconi: non c&#8217;è psicolabile che non li consideri suoi amici.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Tanto per dare alla cosa un tocco di credibilità, Giacobbo ha cominciato però col dire che L&#8217;Aquila è città dove la numerologia ha, fin dalla fondazione, una importanza precipua. E questo perché, sostiene Giacobbo, la città è stata costruita con il preciso intento di diventare una copia, ma rovesciata, di Gerusalemme. Quale sia la fonte da cui trae questa informazione, Giacobbo non lo dice; ma che, le ipotesi storiche devono forse basarsi su uno straccio di fonte citabile? No, ovviamente. Porta però una serie di dati a caso: L&#8217;Aquila, come  Gerusalemme, sta su una collina di circa 700 metri, e questo, lo ammetterete, è un fatto su cui meditare, giacché nel Medioevo e anche oltre, dovendo fondare una città che serva da rocca contro i nemici, è naturale che la si fondi in pianura, e magari si lasci anche sulla porta urbica uno stuoino con su scritto “Benvenuti” ai primi eserciti che passan di lì. Inoltre L&#8217;Aquila, come Gerusalemme, è fondata di fianco ad un fiume: prova delle prove, perché da che mondo è mondo le città le si posizionano nel mezzo del deserto, e lontano dalle fonti d&#8217;acqua, non fia mai. Solo che, sovrapponendo le mappe delle due città, Gerusalemme e L&#8217;Aquila non si somigliano punto: ma farà desistere Giacobbo, questo piccolo particolare? Ci mancherebbe. L&#8217;Aquila, infatti, spiega, è uguale a Gerusalemme, ma rovesciata: il nord al posto del sud, l&#8217;ovest al posto dell&#8217;est, il fiume a destra invece che a sinistra. Ah, vabbe&#8217;, con la testa al posto dei piedi torna tutto, nelle teorie scientifiche di Voyager.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Subito dopo Giacobbo torna a dare i numeri, e si fissa sul 99, cioè il numero dei borghi che costituiscono L&#8217;Aquila al momento della sua fondazione e delle bocche della fontana che è il monumento urbico per eccellenza della città. Che 99 sia considerato un numero magico nel Medioevo è cosa risaputa (9 è 3², 9+9=18 e 1+8=9), tanto che Federico II, nel fondare la città, barò un pochino, aumentando a 99, appunto, i castelli coinvolti nel sinecismo, che erano invece una sessantina: scoprire però che i medioevali avevano una passione per i numeri è rivelare l&#8217;acqua calda, spacciandola inoltre per aranciata. Non prova assolutamente in alcun modo che i Templari fossero coinvolti nella fondazione o nella progettazione della città, solo che Federico II e gli Abruzzesi a lui coevi sapevano contare e si dilettavano di esoterismo numerico. Siccome Giacobbo sa che la costruzione è debole, eccolo tirare fuori un asso nella manica: sommando i dati di longitudine e latitudine dell&#8217;Aquila, si ottiene nuovamente il numero 99, che è lo speculare di 66, il numero di Gerusalemme! Come prova delle conoscenze esoteriche dei fondatori dell&#8217;Aquila, lo ammetterete, è sublime: soprattutto perché, a parte i conti che non tornano (per far venire 99 come risultato bisogna tagliare i decimali ai gradi, e forse anche qualche grado intero!), presuppone che i fondatori dell&#8217;Aquila usassero già la longitudine e la latitudine misurata con i nostri meridiani e paralleli, cosa difficilmente sostenibile, dato che eravamo in pieno Medioevo e Greenwich fu scelto come punto di riferimento del sistema solo agli inizi del XIX secolo: i Templari avevano delle premonizioni piuttosto avanzate, però, si sa. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ma  Giacobbo trova anche un altro numero, il 111. Per dimostrare che trattasi di un numero squisitamente templare, cita la cattedrale di Chartres: qui la navata centrale è lunga, dice, 70 metri, e l&#8217;abside 37, quindi, sommando le due, ritroviamo le proporzioni 37+74 che riportano, come all&#8217;Aquila, al 111. Solo se hai bevuto, a casa mia, e a casa di chiunque sappia fare una addizione, e sempre con il piccolo problema che le misure sono date in metri, unità di misura che nel Medioevo doveva ancora essere inventata. L&#8217;Aquila, inoltre, si trova, assicura Giacobbo sempre più esaltato, su una linea retta che parte da Gerusalemme e va fino a Chartres. Pure casa mia, tirando rette a caso, potrebbe essere in linea d&#8217;aria con Calcutta, il che non implica che chi ha costruito il mio condominio volesse rifarsi alla mistica indiana. Inoltre c&#8217;è sempre il problema che la linea si può tirare sulle mappe odierne: su una mappa medioevale congiungere con uno stesso segmento Chartres e Gerusalemme la vedrei duretta: a seconda della carta usata (Nel Medioevo il concetto di “scala” era ignoto e la cartografia andava ad occhio), la retta potrebbe passare anche per Rovigo o Torino o Spalato, a caso, fate un po&#8217; voi.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Abbandonate le prove numerologico-esoteriche, Giacobbo passa a quelle “storiche”. Anche qui, le fonti delle affermazioni sono sistematicamente taciute, ma diamole per buone e vediamo se così come sono proposte reggono ad un minimo di controdeduzioni della serva.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Fra Pier da Morone e i Templari, afferma Giacobbo, c&#8217;era un legame stretto, che risale al tempo del II Concilio di Lione (1274), quando Pier da Morone si recò in Francia per evitare che l&#8217;ordine da lui fondato, i Celestini, fosse abolito nel generale riordino caldeggiato dal Papa Gregorio X. Pier da Morone soggiornò in una stazione dei Templari durante tutta la durata del Concilio (del resto, dare ospitalità ai pellegrini era uno dei compiti dell&#8217;ordine) e i Templari intercessero presso il Papa per evitare che i Celestini fossero giubilati. È probabile che dei cavalieri templari scortassero poi a casa Piero, fino al suo eremo. Giacobbo dice dunque qualcosa di nuovo? No. Insinua però che i rapporti fra  Templari ed il pio eremita fossero molto più stretti, tanto che i Templari avrebbero contribuito alla pianificazione urbanistica dell&#8217;Aquila. Non è ben chiaro come, dato che la città era stata fondata nel 1229 da Federico II e i progetti urbanistici vanno quindi fatti risalire a quei tempi, ma non risulta che fra Federico e i Templari vi fossero particolari rapporti. Al massimo i Templari potrebbero aver suggerito qualche progetto per S.Maria Di Collemaggio, basilica ricostruita per iniziativa di Piero nel 1275, di ritorno da Lione. Ma fonti che attestino qualcosa del genere non ve ne sono. Dunque? Dunque un cazzo: dal punto di vista storico i Templari c&#8217;entrano con L&#8217;Aquila quanto un automobilista c&#8217;entra con la fondazione di un autogrill. </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Giacobbo, invece, è tutto un insinuare: i Templari accompagnano Piero indietro da Lione, e Piero di ritorno da Lione fonda una chiesa? La chiesa è stata fondata per tenere nascosto il tesoro dei Templari, fatto di santissime reliquie, nonché della reliquia più santa di tutte, il Santo Graal. Compare infatti una tizia, che viene indicata come “scrittrice”, la quale afferma che, in base ad un documento della massoneria tedesca del 1700, i Templari possedevano nel loro tesoro un dito di S.Giovanni Battista, e un dito del Battista è reliquia conservata anche all&#8217;Aquila. Questo prova, secondo Giacobbo che già ha la faccia soddisfatta di un gatto davanti alla ciotola, che Piero da Morone era il custode del tesoro dei Templari. A parte il fatto che nel Medioevo le dita e i crani del Battista si trovavano disseminati anche nelle cappelle di campagna (il Battista doveva aver avuto almeno sedici mani e due teste), mi sfugge come una lista massonica del &#8216;700 possa essere una fonte attendibile per ricostruire la consistenza di un presunto tesoro dei Templari (il cui ordine vede la fine nel 1314). Ammesso pure che i Templari, dopo averlo ospitato per il Concilio, possano aver regalato al pio eremita un dito di S.Giovanni da riportare a casa – neghereste ad un vecchietto spiritato un pezzo di falange, quando ne avete a dozzine? &#8211; non si capisce perché nel 1274, quando sono all&#8217;apice della loro potenza economica, i Templari dovrebbero aver affidato il loro “tesoro” in tutto o in parte ad un mistico sì piuttosto famoso, ma del tutto marginale, che viveva sulle cime della Maiella e aveva le stesse possibilità di divertar papa, all&#8217;epoca, di quante vent&#8217;anni fa Barack Obama ne aveva di ritrovarsi in Campidoglio. Ma Giacobbo non molla il colpo: mostra la Basilica, e dice che recenti scavi hanno portato alla luce uno strato più antico (eh, infatti Pier da Morone l&#8217;ha <em>ricostruita</em>!): qui, assicura, ci <em>potrebbe</em> essere una cripta che contiene il tesoro dei Templari affidato a Piero, cioè il Graal. Benissimo, quindi siamo in presenza di un servizio su una cripta inesistente che contiene un manufatto a quanto sappiamo del tutto immaginario: scusatemi, mi sono distratta: gli extraterrestri quando arrivano?</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Ma il programma non si ferma qui. Giacobbo, sempre sulle tracce dei suoi Templari, ricostruisce il processo in cui i monaci guerrieri furono coinvolti, dal 1307 al 1324, per ordine, dice Giacobbo più volte, dell&#8217;<em>Imperatore</em> Filippo il Bello. Che a me risultava essere solo Re di Francia, a dire il vero, ma è peccato veniale, lasciamo correre. Nonostante quasi tutti vengano arrestati, qualcuno riesce a scappare: sono cose che capitano, nel casino di una operazione così articolata. Che saran riusciti a portarsi via, &#8217;sti tizi? Giusto qualche moneta nella bisaccia, rubata alla cassa comune della gendarmeria, dice il buon senso. Tutto il resto, immobili e denaro sonante, viene requisito dagli esattori di Sua Maestà. I quali, probabilmente, pensavano che le casse fossero più piene di quanto non risultarono alla fine, tanto che si cominciò a favoleggiare di un mitico tesoro dei Templari sfuggito alle ricerche. Qui gli psicolabili si sono sfogati per secoli, ipotizzando camere segrete con il Graal, manoscritti e mappe, conoscenze scientifiche. Giacobbo pare intenzionati a seguirne le orme, in giro per il mondo, prendendo ogni delirio per oro colato.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Cambio di scenario, non siamo più a L&#8217;Aquila, ma in Islanda. Un tizio che si presume sia un erudito locale, spiega che verso il 1200 (ma la data precisa non è chiarita) un capotribù locale arrivò alla localissima adunata dei capitribù scortato da 80 cavalieri stranieri, di cui nessuno sa nulla e che poi sparirono. Si manifesta quindi un altro tizio, italiano ed ingegnere, ma </span><span style="font-family:Georgia,serif;"><em>appassionato di storia ed archeologia e in grado di leggere Dante come i dantisti non sanno fare. </em></span><span style="font-family:Georgia,serif;">Costui</span><span style="font-family:Georgia,serif;"><em>, </em></span><span style="font-family:Georgia,serif;">mentre Giacobbo lo guarda estatico, dice di aver capito che le ultime terzine del Paradiso di Dante sono una mappa che porta in Islanda, dove i Templari hanno nascosto, per di capire, il Graal. Giacobbo dice che l&#8217;ingegnere italiano, tal <a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/autori/_giancarlo_gianazza.php">Giancarlo Gianazza</a>, è persona <a href="http://danteiniceland.wordpress.com/2008/08/21/intervista-di-massimo-bonasorte-a-giancarlo-gianazza-su-hera-magazine-novembre-2006/">credibile</a>, perché ha pubblicato su questa sua scoperta un libro presso una seria casa editrice. Giacobbo non la cita, e allora io vado a controllare in internet: che seria casa scientifica editrice sarà mai? Laterza? De Agostini? No, Sperling e Kupfer, specializzata in best seller per casalinghe e saggi di fantarcheologia. Difatti l&#8217;ingegnere che è meglio di un dantista sta in Islanda a scavare una radura in cui è convinto che Dante sia stato (durante un week end libero?) e che abbia descritto nella Rosa Mistica del Paradiso, tanto che nella radura ha rintracciato un sasso ricoperto di licheni che sarebbe lo scranno di Beatrice. Lo ha saputo identificare con certezza, l&#8217;ingegnere, perché in quanto ingegnere ha certo una mentalità scientifica meglio sviluppata di un qualsiasi dantista.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia,serif;">Il programma continuava, ma io mi sono fermata qua. Giuro che non ho inventato niente: andatevelo a cercare su You tube, o sul sito di Voyager, quando lo metteranno. Io di più non ho retto. Avevo bisogno di una boccata d&#8217;aria scientificamente corretta, e sono andata sul sito di <a href="http://attivissimo.blogspot.com/2009/12/scoperta-atlantide-di-nuovo-garantisce.html">Paolo Attivissimo</a>, a vedere quali civiltà scomparse possono essere rintracciate sulle chiappe di Belen.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Najciekawsze odkrycia ostatnich lat w województwie śląskim]]></title>
<link>http://archeowiesci.wordpress.com/2009/11/30/najciekawsze-odkrycia-ostatnich-lat-na-gornym-slasku/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 08:28:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Wojciech Pastuszka</dc:creator>
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<description><![CDATA[Według Jacka Owczarka, szefa Śląskiego Centrum Dziedzictwa Kulturalnego, miejscem najważniejszych od]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Według Jacka Owczarka, szefa Śląskiego Centrum Dziedzictwa Kulturalnego, miejscem najważniejszych od]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rok minął]]></title>
<link>http://stwarzanie.wordpress.com/2009/11/30/rok-minal/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 02:49:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>maciek</dc:creator>
<guid>http://stwarzanie.wordpress.com/2009/11/30/rok-minal/</guid>
<description><![CDATA[Równo rok temu powstał pierwszy wpis na stronie &#8220;Stwarzanie a mit ewolucji&#8221;. Oczywiście ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Równo rok temu powstał <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/2008/11/30/wstepniak/" target="_blank">pierwszy wpis </a>na stronie &#8220;Stwarzanie a mit ewolucji&#8221;. Oczywiście sama idea pisania o rzeczach ciekawych bez tego całego bełkotu ewolucyjnego zaświtała nieco wcześniej i przez pewien czas dojrzewała, by w końcu  znaleźć swoje ucieleśnienie w luźnym blogu na niezawodnym wordpressie (pominę milczeniem niezbyt zachęcający start na innym serwisie blogowym). I tak już poszło.</p>
<p>Jak się okazało, przez ten roczek udało się napisać o kilku mniej lub bardziej ważnych sprawach, poruszyć kilka problemów i podzielić się garścią ciekawych i budujących faktów. Ale przede wszystkim udało się zdobyć grono niezwykle ważnych i nieocenionych Czytelników, Was drodzy, dzięki którym ta praca ma sens. Dlatego <strong>serdecznie Wam wszystkim dziękuję </strong>za Waszą tu obecność, niezależnie czy i w jakim stopniu zgadzacie się z tym, co napisałem lub zamieściłem. Mam nadzieję, że jeszcze nieraz znajdziecie tu myśli, które zbliżą Was do opowiedzi na najważniejsze pytania, jakie może postawić sobie człowiek myślący: <em>kim jesteśmy? skąd się wzięliśmy? po co żyjemy?</em></p>
<div id="attachment_1956" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1956" src="http://stwarzanie.wordpress.com/files/2009/11/1253217525_by_uzytkownikbeznazwy.jpg" alt="" width="500" height="376" /><p class="wp-caption-text">Stwórca czy przypadek? Stwarzanie czy mit ewolucji? </p></div>
<p><!--more--></p>
<p>W ciągu roku istnienia strony ukazało się na niej 77 postów (ten jest 78) w 11 kategoriach i 278 tagach. Jak łatwo wyliczyć, średnio ukazywało się 1,5 posta na tydzień. Być może, powie ktoś, to bardzo niewiele. Ale wszak nie w ilości siła i nie w pisaniu na siłę sens. Biorąc jednak pod uwagę dużą liczbę literek większości tekstów oraz sporą ilość odnośników, w tym linków do filmów i książek online, na pewno jest co czytać przez wiele zimowych wieczorów czy bezsennych nocy. Wspomnieć też trzeba o ponad 650 komentarzach, za które również bardzo dziękuję. Są one niezwykle cenne, nie tylko dla autora jako źródło wiedzy o tym, co myślą Czytelnicy, ale też jako swego rodzaju rodzaju forum do toczących się pod postami dyskusji. Przy okazji zapewniam, że pojedyncze przypadki wykorzystywania komentarzy do niskich czy niecnych celów, nie zmuszą mnie do zamknięcia opcji komentowania. Wręcz przeciwnie, będę bardzo wdzięczny z kazdego zostawionego przez Czytelników śladu.</p>
<p>Dziękuję również za listy i wiadomości przesyłane poprzez <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/kontakt/" target="_blank">zakładkę &#8220;Kontakt&#8221;. </a>Z natury rzeczy nie są one przeznaczone do opublikowania, ale wiele z tych listów dodało mi skrzydeł. Bardzo dziękuję szczególnie Magdalenie-Agnieszce, Łukaszowi (jednemu i drugiemu), Maurycemu, Jurkowi astronomowi, Kasi ex blogerce, Sławkowi (kk), Adrianowi, Jackowi z naszej-klasy, Adamowi, Ali Babie, Najcytowi, Makabiemu, air, gww, i innym za dobre słowo przesłane tą drogą. Piszcie dalej.</p>
<p>Wracając do statystyk. Najpopularniejszym postem okazał się, ku memu miłemu zaskoczeniu, <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/2009/06/21/ile-wzrostu-ma-homo-sapiens/" target="_blank">artykuł o wzroście i różnorodności ludzi</a>. Na drugim miejscu jest wspomniany na początku &#8220;Wstępniak&#8221;, tuż potem biblistyczny <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/2008/12/04/czy-arka-noego-wszystko-zmiescila/" target="_blank">tekst o arce Noego</a>.  Jak widać, zainteresowaniem cieszą się tematy związane z Potopem i związanych z nim odkryciach paleologicznych. Oczywiście w czołówce są też artykuły dotyczące teorii ewolucji: <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/2009/02/24/slady-stop-z-laetoli-kolejna-odslona-mitu/" target="_blank">o śladach stóp </a>ludzkich z Laetoli, o <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/2009/01/17/lucy-in-the-sky-with-diamonds/" target="_blank">małpie Lucy </a>i o rzekomym <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/2008/12/06/szympansy/" target="_blank">podobieństwie genetycznym </a>szympansów i ludzi.</p>
<p>Nie będzie też zaskoczeniem, że do najchętniej odwiedzanych postów należą te z filmami popularnonaukowymi. Możliwość oglądania ich w Internecie dała zresztą olbrzymi bodziec do stworzenia tej strony, która nie ma przecież ambicji &#8220;obalania&#8221; teorii ewolucji. Co innego demaskowanie mitu i zainteresowanie osobistym zbadaniem tej sprawy. Znalezione w sieci filmy są pod tymi względami niezastąpione. Warto zresztą zacząć zapoznawanie się z tematyką niniejszej strony od <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/filmy/" target="_blank">tego miejsca</a>.</p>
<p>Jednak do najbliższych mojemu sercu należą artykuły, w którym omawiam bieżące odkrycia <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/category/archeologia/" target="_blank">archeologii biblijnej czy okołobiblijnej</a>. Nie wzbudzają one oczywiście tylu kontrowersji, co tematyka sporu pomiedzy ewolucjonizmem a kreacjonizmem. Są jednak rzetelne i ciekawe oraz bardzo istotne w dyskusji o początkach ludzkości i historyczności Biblii.</p>
<p>Mam nadzieję, że przez ten rok udało się zwrócić uwagę na fascynującą złożoność tematu sygnowanego hasłem &#8220;stwarzanie a mit ewolucji&#8221;. Tak się też złożyło, że był to rok, w którym szczególnie dużo miejsca w mediach poświęcono teorii ewolucji, obowiązującemu w naukach przyrodniczych i społecznych paradygmatowi, oraz postaci jej twórcy, Charlesowi Darwinowi. Paradoksalnie, <a href="http://stwarzanie.wordpress.com/2009/02/12/oddajmy-glos-solenizantowi/" target="_blank">w dniu jego 200 urodzin</a>, 12 lutego 2009 r., dzięki ankiecie onetowej, niniejszy blog zanotował największą ilość wejść internautów. Obchodzony hucznie w duchu kultu jednostki i kultu nauki &#8220;Rok Darwina&#8221; wzmógł zainteresowanie sprawami genezy życia i pochodzenia człowieka. Chyba wbrew intencjom pomysłodawców coraz cześciej padają pytania o zasadność kurczowego trzymania się darwinizmu w nauce i o jego podstawowe założenia. Coraz więcej osób wykształconych pyta o dowody ewolucyjnego pochodzenia życia na ziemi oraz o próbę pogodzenia z teorią Darwina najnowszych odkryć naukowych. Ostatnie statystyki dowodzą, że daleko jeszcze do uznania ewolucjonizmu za dogmat całej ludzkości. Wręcz przeciwnie, rośnie liczba odrzucających go. Wracają też pytania o odpowiedzialność darwinizmu za popełniane w jego imieniu zbrodnie i jego wpływ na rozwój ateizmu.</p>
<p>Jak widać, tematów do kolejnych przemyśleń i dyskusji nie zabraknie. Być może zabraknie czasu na omówienie wszystkich spraw i dokończenie tematów rozpoczętych. Chyba, że pojawi się współpracownik&#8230; A na razie, dziękuję za Waszą obecność i proszę o wybaczenie wszelkich niedoskonałości tej strony, za które odpowiada tylko i wyłącznie autor.</p>
<p>Wam dedykuję słowa Norwida:</p>
<blockquote><p>Gdy z wiosną życia duch Artysta</p>
<p>Poi się jej tchem jak motyle,</p>
<p>Wolno mu mówić tylko tyle:</p>
<p>&#8220;<strong>Ziemia jest krągła &#8212; jest kulista</strong>!&#8221;</p>
<p>.</p>
<p>Lecz gdy późniejszych chłodów dreszcze</p>
<p>Drzewem wzruszą &#8212; i kwiatki zlecą &#8211;</p>
<p>Wtedy dodawać trzeba jeszcze:</p>
<p>&#8220;<strong>U biegunów &#8212; spłaszczona nieco</strong>&#8230;&#8221;</p>
<p>.</p>
<p>Ponad wszystkie wasze uroki &#8211;</p>
<p>Ty! poezjo, i ty, wymowo &#8211;</p>
<p>Jeden wiecznie będzie wysoki:</p>
<p>* * * * * * * * * * * * * * * *</p>
<p><strong>Odpowiednie dać rzeczy słowo!</strong></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tomb Raider (1996)]]></title>
<link>http://retrokadabra.wordpress.com/2009/11/29/tomb-raider-1996/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 19:56:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Robert Bronson</dc:creator>
<guid>http://retrokadabra.wordpress.com/2009/11/29/tomb-raider-1996/</guid>
<description><![CDATA[Tytuł, o którym chciałbym dzisiaj co nieco napisać uchodzi za jeden z pierwszych, który zapoczątkowa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Tytuł, o którym chciałbym dzisiaj co nieco napisać uchodzi za jeden z pierwszych, który zapoczątkował modę na multipierdolca związanego  z postaciami z gier komputerowych. Zjawisko to zazwyczaj objawia się w taki sposób, że obok premiery gry komputerowej na rynku pojawiają się równocześnie: film na jej podstawie, odrębna ścieżka dźwiękowa, t-shirty czy futra z norek sygnowane logiem gry. Oczywiście takiej mnogości gadżetów przy pierwszym Tomb Raiderze nie uświadczyliśmy, ale przygody Lary Croft stały się inspiracją do wykorzystywania jej wizerunku w każdy z możliwych sposobów. Czy to dobrze, czy źle pozostawiam do indywidualnych rozważań.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Lara po raz pierwszy</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-623" title="Lara uśmiecha się z menusa :-)." src="http://retrokadabra.wordpress.com/files/2009/11/tytulowy.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" />Historia zaczyna się w czasach kiedy bawełna na ciepłe majtki Lary Croft jeszcze nie wykiełkowała, bo gdzieś w nieokreślonej przeszłości.  W tajemniczym Los Alamos dochodzi do potężnego wybuchu, który spowodował trzęsienie ziemi, a w efekcie taniec potężnych artefaktów wydobytych z pustynnych piachów znajdujących się pod jurysdykcją rzeczonej osady. Wtem, po kilku wizjach z tego tajemniczego intro, lądujemy w teraźniejszości u boku Lary Croft.</p>
<p style="text-align:justify;">Nasza bohaterka to wzięta panna archeolog z szlacheckim rodowodem, która nie narzeka na brak zajęć, ale wkrótce jej życiu dostarczony zostanie dodatkowy zestaw emocji, który rozpocznie właściwą przygodę pierwszego Tomb Raidera.</p>
<p style="text-align:justify;">Otóż kontakt z Larą nawiązuje niejaki Larson Conway, służbowy pies dony potężnej korporacji Natla Technologies, niejakiej Jacqueline Natli.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Owa businesswoman doceniając  walory Lary (w tym wypadku rzeczywiście chodzi o dobry poziom wyedukowania bohaterki oraz  inne umiejętności niekoniecznie związane z pysznościami) zleca jej odnalezienie tajemniczego artefaktu o nazwie Scion. Brytyjska panna archeolog nie rozważając długo propozycji, zlecenie przyjmuje i natychmiast wyrusza przetrzeć szlaki Donaldowi Tuskowi, a więc w kierunku słonecznego Peru.</p>
<p style="text-align:justify;">Jak się jednak wkrótce okaże Jacqueline Natla, nie tyle uchodzi za bogatego zleceniodawcę mającego kaprysy, a za zimne i wyrachowane babsko, która rozgrywa swoją grę na kilka frontów&#8230; tak aby zrealizować demoniczny plan.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Na kilku krańcach świata, a nawet i w jego wnętrzu</strong></p>
<p style="text-align:justify;">W pierwszym Tomb Raiderze zwiedzimy łącznie piętnaście dużych poziomów rozmieszczonych w kilku państwach. Zaczynając od Peru (Jaskinie, miasto Vilcabamba, Zagubiona Dolina i grobowiec Qualopec), przez Antyczną Grecję  (klasztor św. Franciszka Szalonego, eee&#8230; greckie Koloseum, Pałac Midasa, cysterna i grobowiec Tihocan), po Egipt (miasto Khamoon, obelisk Khamoon i Sanktuarium Scionu), ku Zagubionemu Światu vide Atlantydzie (kopalnie Natli, Atlantis i Wielka Piramida).</p>
<p style="text-align:justify;">Główną bohaterką gry jest oczywiście Lara Croft. Poza wspomnianym już angielskim pochodzeniem i błękitnej krwi płynącej w jej <img class="alignleft size-medium wp-image-624" title="Lara i bujna przyroda. Pasują do siebie." src="http://retrokadabra.wordpress.com/files/2009/11/lara-i-bujna-natura-pasuja-do-siebie.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" />żyłach, nie sposób nie napisać o innych zaletach Lary. Chodzi mi tu o wyjątkowo sprawne posługiwanie się berettami i innymi rodzajami uzbrojenia, dużą zwinność, wyjątkowy intelekt i piękne, duże&#8230; oczy.</p>
<p style="text-align:justify;">Po drugiej stronie barykady dużo namiesza Jacqueline Natla, która jest święcie przekonana o swoim pochodzeniu sięgającym aż do czasów Atlantydy, którą miała władać.</p>
<p style="text-align:justify;">Stali współpracownicy Natli to flejowaty Larson Conway dysponujący intelektem i siłą wynoszącymi w sumie zero oraz znany Larze już przed laty (a więc przed pojawieniem się pierwszej części Tomb Raider) Pierre Dupont, który będzie jej dosyć skutecznie utrudniał życie, a także kilku mniej istotnych goryli Natli (m.in. Skateboard Kid i Kold).</p>
<p style="text-align:justify;">Panna archeolog zmierzy się bezpośrednio z częścią wyżej wymienionych postaci, ale główne walki przyjdzie jej stoczyć z pupilami Gucwińskich: misiami, gackami, lwami, szczurami, centaurami, wilkami, krokodylami czy innymi większymi gadami i jaszczurami (z dinozaurami włącznie). Osobną kategorią stanowi Natla po transformacji, ale to już pozostawiam każdemu do własnego przeżycia.</p>
<p style="text-align:justify;">Nie byłoby Tomb Raidera bez elementów zręcznościowych polegających na walce, wspinaczce i unikaniu pułapek, ale  i bez zagadek logicznych, których w grze naturalnie nie zabraknie.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Głos zza monitora<br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Pierwszy Tomb Raider, znany w niektórych kręgach jako &#8220;Podziemny Rajdowiec&#8221; (sic!), to klasyczna gra akcji z widokiem TPP.</p>
<p style="text-align:justify;">Panna archeolog z Wimbledonu w pierwszej części swoich komputerowych przygód prezentuje się ładnie po dzisiejszy dzień. Grafika i animacje zaprojektowane przez Core Design wytrzymały próbę czasu, o czym świadczą liczne reedycje pierwszego Tomb Raidera. Ok, może młodszemu oku nieco dokuczać kanciastość postaci, ale uwierzcie mi, że owe kanty naprawdę fajnie prezentują się trochę wyżej pępuszka Lary.</p>
<p style="text-align:justify;">Dubbingiem głosu Lary zajęła się niejaka Shelley Blond, która ze swojej roli <img class="alignright size-medium wp-image-625" title="Zagadka Sfinksa: Jakim rozmiarem biustu dysponuje Lara?" src="http://retrokadabra.wordpress.com/files/2009/11/sfinks.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" />wywiązała się naprawdę dobrze. Jest to jej jedyny udział w Tomb Raiderze dzięki czemu urosła do miana postaci kultowej, wielokrotnie wspominanej jako ta, której zabrakło w następnych częściach. Na pocieszenie można dodać, że głos pani Blond mogliśmy jeszcze uświadczyć m.in. w Black &#38; White Molyneuxa z 2001 roku.</p>
<p style="text-align:justify;">Poza oralnymi wdziękami Shelley Blond o mocnej oprawie audio w Tomb Raiderze świadczy też fakt, że obok podstawowej wersji Tomb Raidera w czasach premiery można było nabyć soundtrack do gry. Ścieżka muzyczna jest rzeczywiście niezła, ale i same odgłosy w grze wypada ocenić dobrze (ze swojej &#8220;naturalnej&#8221; roli wywiązują się perfekcyjnie).</p>
<p style="text-align:justify;">Reasumując trzeba powiedzieć, że postać Lary Croft i pierwsza część Tomb Raidera przyczyniły się w wielkim stopniu do rozwoju gier TPP, w których mieliśmy do czynienia z bardzo dobrze rozwiniętym indywiduum. Tym większa zasługa twórców Lary, że nie tworzyli swojej historii na podstawie istniejącego już pomysłu (vide Indiana Jones), a wykreowali coś zupełniego świeżego, nieznanego wcześniej, czyt. niebezpieczną seks bombę, której popularność zbliża się do popularności Che Guevary.</p>
<p style="text-align:justify;">Zatem: Lara na koszulki!</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Musisz sięgnąć jeśli&#8230; </strong>lubisz czuć na skórze pejczyk przeznaczenia <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> .</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ffffff;">a</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Screeny pochodzą po części z własnego źródła, a po części w internetowej encyklopedii o Tomb Raiderze.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ecco l'uomo che firmò la Sindone]]></title>
<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/11/28/ecco-l-uomo-che-firmo-la-sindone/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 19:00:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>lapoesiaelospirito</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Michele Smargiassi Nessun Vangelo, neppure gli apocrifi, parla di lui, lo scriba dell&#8217; atto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/files/2009/11/sindone.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-27131" title="sindone" src="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/files/2009/11/sindone.jpg" alt="" width="63" height="123" /></a></p>
<p><a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/files/2009/11/sindone.jpg"></a>di <strong>Michele Smargiassi</strong></p>
<p>Nessun Vangelo, neppure gli apocrifi, parla di lui, lo scriba dell&#8217; atto di sepoltura di Gesù.I grandi libri della fede preferiscono i personaggi grandiosi agli sbiaditi comprimari rimasti al di qua del bene e del male. Eppure eccolo riemergere da duemila anni di oblio, così stagliato che par di vederlo. Un funzionario dell&#8217; Impero romano, un anziano impiegato ebreo della morgue di Gerusalemme, mano tremolante, parsimonioso, sbrigativo ma accurato. In una Deposizione barocca potremmo immaginarlo un po&#8217; in disparte, intento a stilare i documenti richiesti dalla minuziosa burocrazia imperiale per il rilascio del cadavere di un giustiziato. Non sappiamo il suo nome. Ma quello scritto, che per lui era solo l&#8217; incombenza quotidiana di un poco gratificante mestiere, ora lo possediamo. Forse per gli anni passati a inseguirlo, forse per la familiarità coi misteri che deve avere una Ufficiale degli Archivi segreti del Vaticano, Barbara Frale non sembra emozionata nel confermarci quello che potrebbe essere uno dei ritrovamenti più sorprendenti dell&#8217; era cristiana: «Sì, penso di essere riuscita a leggere il certificato di sepoltura di Gesù il Nazareno». E quel che pare esservi scritto non solo accredita, ma arricchisce il racconto degli evangelisti. <!--more-->È stato, per la verità, sotto i nostri occhi per secoli, impresso come una fotocopia sul telo più venerato della storia, la Sindone di Torino; ma per estrarlo di lì occorreva frugare il lino fibra per fibra, con sapere archeologico, storico, paleografico. Ciò che la dottoressa Frale assicura di aver decifrato, e come lo ha fatto, ce lo racconta lei stessa nel volume La sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino, 375 pagine, 28 euro), sul quale prevedibilmente si scateneranno le controdeduzioni degli specialisti. Ma questo è il meno: se Frale vede giusto, allora si riapre clamorosamente, proprio alla vigilia della nuova ostensione torinese prevista in primavera, non solo la questione della datazione della Sindone, ma quella ben più scottante della sua autenticità come «la reliquia più splendida della Passione» (Giovanni Paolo II) e non più come semplice « icona veneranda» (cardinal Ballestrero). La presenza di scritture sulla Sindone è nota da oltre trent&#8217; anni. Stringhe di caratteri latini greci e ebraici circondano il volto dell&#8217; Uomo, impresse in negativo: macchie chiare visibili solo dove si sovrappongono al colore rossastro che disegna l&#8217; immagine più controversa del mondo. Se ne accorse per primo nel 1978 il chimico Piero Ugolotti esaminando alcuni negativi fotografici del Telo, e sentendosi incompetente a decifrarle chiamò in aiuto il classicista Aldo Marastoni. Altri studiosi, francesi e italiani, recuperarono poi nuovi frammenti di vocaboli. L&#8217; insieme sembrava promettente: iber poteva essere un moncone di Tiberios, nome dell&#8217; imperatore regnante al tempo della Passione; l&#8217; apparente neazare suggeriva ovviamente un nazarenos, e quell&#8217; innece(m) poteva alludere alle circostanze di una morte. Il senso, però, restava un puzzle insolubile. A che genere di testo appartenevano quelle parole, ma prima ancora: come si stamparono sul lino? Reperti che presentano ricalchi e impressioni delle scritture con cui vennero casualmente a contatto non sono rari in archeologia: tavolette d&#8217; argilla, persino strati di fango ci hanno trasmesso testi il cui supporto originario è andato perduto. Il metallo contenuto nell&#8217; inchiostro di un foglio venuto a contatto con la Sindone può aver rilasciato sul telo particelle poi &#8220;rivelate&#8221; dalla misteriosa reazione chimica che ha impresso l&#8217; immagine dei misteri. Ma di che foglio si trattava? Forse l&#8217; etichetta, la cedola, di uno dei reliquiari che custodirono la Sindone quando era già oggetto di culto? Ad ogni modo, quando nel 1988 la famosa e clamorosa prova del radiocarbonio stabilì per il Lenzuolo una data di nascita tardomedievale, l&#8217; interesse per la questione delle scritte crollò a zero: a chi poteva ormai interessare la presenza di complicati graffiti su una falsa reliquia? Barbara Frale però è tra quanti non hanno mai creduto a quella datazione scientifica. Per lei, che ne ha tracciato la storia nel suo recente I Templari e la Sindone, il telo di Torino è il bizantino Mandylion di Edessa, trafugato durante il sacco di Costantinopoli del 1204, poi clandestinamente adorato dai monaci guerrieri. Dunque le scritte possono risalire ai primi secoli dell&#8217; era cristiana. Devono, anche? Non mancherà chi accusi la ricercatrice di aver forzato le sue ipotesi per arrivare alla spiegazione più clamorosa. Lei lo mette in conto, e replica: «Non ho voluto dimostrare verità di fede. Io sono cattolica, ma tutti i miei maestri sono stati atei o agnostici, l&#8217; unico credente era ebreo. Il mio libro non si esprime sull&#8217; origine miracolosa o meno dell&#8217; immagine della Sindone. Fin dall&#8217; inizio mi sono imposta, anche per disinnescare l&#8217; emozione che avrebbe potuto travolgermi, di lavorare come avrei fatto su qualsiasi reperto archeologico». Frale procede per deduzione, confronto ed esclusione, come un detective. Impossibile, è la sua prima conclusione, che quelle scritte provengano da un testo scritto da cristiani; infatti, osserva, se oggi è abituale chiamare Gesù &#8220;il Nazareno&#8221;, quell&#8217; appellativo diventò pressoché eretico per i fedeli dei primi secoli: troppo legato alla sola dimensione umana, terrena del Salvatore. «Sarebbe stata un&#8217; offesa suprema scrivere Nazareno in un testo destinato al culto. Avremmo dovuto trovare invece Cristo: ma di quella parola sulla Sindone non c&#8217; è traccia». Quelle parole straordinariamente salvate dal ricalco, ne deduce, provengono da un documento pre-cristiano. E del tutto &#8220;laico&#8221;. Parlano di Gesù dal punto di vista di chi lo considera solo un uomo. Un documento &#8220;gesuano&#8221;, dunque, non &#8220;cristologico&#8221;. Ma a che scopo ne parlano? Il confronto con le sepolture coeve, lo studio delle procedure giudiziarie romane e dei regolamenti necrofori giudaici suggerisce alla fine questa ipotesi: un povero corpo crocifisso dopo una condanna poteva essere riconsegnato ai parenti solo dopo un anno di &#8220;purificazione&#8221; nella fossa comune; per identificarlo, evitando che si perdesse nel caos del sepolcreto di Gerusalemme,i necrofori utilizzavano cartigli incollati con colla di farina all&#8217; esterno del sudario già avvolto attorno al cadavere, a incorniciarne il volto nascosto dalla tela. Corriamo avanti, alla ricostruzione finale proposta da Frale: un funzionario al servizio dell&#8217; amministrazione romana, attingendo ai documenti del processo e nel rispetto delle leggi sulle inumazioni, redige con la mano un po&#8217; tremolante (per l&#8217; età?) e con calligrafia un po&#8217; demodé ma ancora in uso nel primo secolo una sorta di &#8220;bolla di accompagnamento necroforo&#8221;, come i cartellini appesi ancor oggi all&#8217; alluce dei cadaveri negli obitori; un informale certificato di sepoltura che, visto lo scopo pratico, può essere steso su sparsi scampoli di papiro e vergato in fretta, con errori e incertezze ortografiche. Frale riprende là dove la decifrazione si era arenata, lancia nuove ipotesi, corregge quelle vecchie, completa le lacune, ricorre ai vocabolari greco, latino ed ebraico e alla fine propone la sua lettura. Eccola: quel testo riferisce di un certo (I) esou (s) Nnazarennos che nell&#8217; anno 16 dell&#8217; impero di (T) iber (iou), una volta &#8220;deposto sul far della sera&#8221;, (o) psé kia (tho), dopo essere stato condannato &#8220;a morte&#8221;, in nece (m), da un giudice romano &#8220;perché trovato&#8221;, mw ms&#8217; , secondo la denuncia di un&#8217; autorità che parlava ebraico (il Sinedrio?), colpevole di qualcosa, viene avviato a sepoltura con l&#8217; obbligo di essere consegnato ai parenti solo dopo un anno esatto, ossia nel mese di ada (r); c&#8217; è infine l&#8217; &#8220;io sottoscritto&#8221;, o meglio &#8220;io eseguo&#8221;, pez (o), del nostro umile burocrate. Tutto torna, il puzzle va miracolosamente a posto. L&#8217; anno 16 di Tiberio è l&#8217; anno 30 dopo Cristo, il periodo è la primavera, l&#8217; ora è la nona, quella del Golgota, le parole superstiti di quella che potrebbe essere una copia del verbale del processo (un testo greco lungo ma illeggibile appare sotto il mento) coincidono con le espressioni che i Vangeli attribuiscono al Sinedrio di Caifa, quell&#8217; in necem sarebbe dunque una citazione delle parole della sentenza del romano Pilato; la mescolanza di citazioni in tre lingue non farebbe problema visto l&#8217; ambiente poliglotta in cui si muovono gli attori della Passione. Questo complicato puzzle di parole, conclude Frale, è «l&#8217; anello mancante» tra dati della storia e racconto del Vangelo. Tutto torna perfettamente. Magari un po&#8217; troppo, dottoressa? «Io ho incontrato un documento archeologico che parla della condannae della sepoltura di un uomo di nome Yeshua Nazarani: a lui ho intitolato il mio lavoro. Se quell&#8217; uomo fosse anche il Cristo, il Figlio di Dio, non è compito mio stabilirlo»</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Nieznane podziemia z Przeworska]]></title>
<link>http://archeowiesci.wordpress.com/2009/11/28/nieznane-podziemia-z-przeworska/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 16:27:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Wojciech Pastuszka</dc:creator>
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<description><![CDATA[Doskonale zachowane podziemia sąsiadujące z murem miejskim z XV/XVI wieku odkryto w Przeworsku (Podk]]></description>
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</item>
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<title><![CDATA[Drobiowa dieta neandertalskich przodków]]></title>
<link>http://archeowiesci.wordpress.com/2009/11/27/drobiowa-dieta-neandertalskich-przodkow/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 13:24:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Wojciech Pastuszka</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ludzie, którzy około 150 tys. lat temu żyli w hiszpańskiej jaskini Bolomor zajadali się kaczym mięse]]></description>
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<title><![CDATA[PALAZZO VALENTINI: GIORGIO NAPOLITANO E <b>NICOLA ZINGARETTI</b> PRESENTANO SCOPERTE NUOVI SCAVI ]]></title>
<link>http://nicolazingarettinews.wordpress.com/2009/11/27/palazzo-valentini-giorgio-napolitano-e-nicola-zingaretti-presentano-scoperte-nuovi-scavi/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 12:02:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>nicolazingarettinews</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giovedì 3 dicembre, alle ore 10.30 a Palazzo Valentini (via IV Novembre 119/a) il presidente della P]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Giovedì 3 dicembre, alle ore 10.30 a Palazzo Valentini (via IV Novembre 119/a)  il presidente della Provincia di Roma, <strong>Nicola Zingaretti</strong> accoglierà il presidente della Repubblica, <strong>Giorgio Napolitano</strong> per presentare i nuovi ritrovamenti delle Domus Romane e delle Piccole Terme, ubicate sotto la sede dell&#8217;Amministrazione provinciale e il Museo Multimediale studiato e progettato dal giornalista scientifico Piero Angela e dal fisico Paco Lanciano.</p>
<p>Il presidente della Repubblica, accompagnato dal presidente <strong>Zingaretti</strong>, dal direttore scientifico dei Lavori, Eugenio La Rocca, da Piero Angela e da Paco Lanciano, visiterà gli scavi, inaugurando in particolare i nuovi ritrovamenti e l&#8217;area che sarà aperta al pubblico dal giorno successivo.</p>
<p>Per approfondimenti e accresito stampa:</p>
<p>Provincia RM &#8211; <strong>Nicola Zingaretti</strong> su <a href="http://twitter.com/provinciarm">http://twitter.com/provinciarm</a></p>
<p>Provincia RM &#8211; <strong>Nicola Zingaretti</strong> su <a href="http://www.docstoc.com/profile/nicolazingaretti">http://www.docstoc.com/profile/nicolazingaretti</a></p>
<p>Provincia RM &#8211; <strong>Nicola Zingaretti</strong> su <a href="http://www.scribd.com/nicolazingaretti">http://www.scribd.com/nicolazingaretti</a></p>
<p>Provincia di Roma &#8211; <strong>Nicola Zingaretti</strong> su <a href="http://www.wikio.it/politica/politici/nicola_zingaretti">http://www.wikio.it/politica/politici/nicola_zingaretti</a></p>
<p>I <strong>giornalisti che intendono accreditarsi</strong> devono inviare una mail all&#8217;indirizzo di posta elettronica <a href="mailto:scavi@provincia.roma.it">scavi@provincia.roma.it</a>, (indicando nome, cognome, testata e numero del tesserino) specificando se dopo la visita intendono visitare l&#8217;area archeologica e il museo multimediale.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un fossile di 110000 anni in Cina]]></title>
<link>http://ilfattostorico.com/2009/11/26/un-fossile-di-110000-anni-in-cina/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:59:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>aezio</dc:creator>
<guid>http://ilfattostorico.com/2009/11/26/un-fossile-di-110000-anni-in-cina/</guid>
<description><![CDATA[Il fossile rinvenuto in Cina (China’s Institute of Vertebrate Paleontology and Paleoanthropology) È ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_1653" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1653" title="Il fossile rinvenuto in Cina (China’s Institute of Vertebrate Paleontology and Paleoanthropology)" src="http://blogstorico.wordpress.com/files/2009/11/il-fossile-rinvenuto-in-cina-china_s-institute-of-vertebrate-paleontology-and-paleoanthropology.jpg" alt="" width="500" height="166" /><p class="wp-caption-text">Il fossile rinvenuto in Cina (China’s Institute of Vertebrate Paleontology and Paleoanthropology)</p></div>
<p>È stata annunciata la scoperta (avvenuta l&#8217;anno scorso) di <a href="http://heritage-key.com/blogs/michael-kan/110000-year-old-chinese-fossil-poses-challenge-out-africa-theory" target="_blank">un fossile umano datato a 110000 anni fa</a> e trovato sul monte Mulan, nella provincia di Guangxi (Cina). Potrebbe essere un elemento a sfavore della teoria &#8220;fuori dall&#8217;Africa&#8221;.</p>
<p>Il ricercatore Jin Changzhu descrive la caratteristica peculiare del fossile: &#8221;Il mento sporge fuori come se fosse un <em>Homo sapiens</em>, ma l&#8217;osso mascellare è inclinato anche come quello di un <em>Homo erectus</em>&#8220;.</p>
<p>La teoria &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Out_of_Africa_theory" target="_blank">fuori dall&#8217;Africa</a>&#8221; sostiene che gli esseri umani odierni discesero direttamente da antenati del continente africano e che questi ultimi cominciarono a migrare nel globo circa 60000 anni fa, rimpiazzando gli uomini più primitivi.</p>
<p>Il prof. Wu Xinzhi dice: &#8220;Se ciò fosse vero, allora in Cina non dovremmo essere in grado di trovare un osso mascellare di un fossile con caratteristiche moderne più vecchio di 60000 anni. Questo vuol dire che la teoria &#8216;fuori dall&#8217;Africa&#8217; non è vera, almeno non per la Cina&#8221;.</p>
<p>Wu sostiene la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Multiregional_origin_of_modern_humans" target="_blank">teoria multiregionale</a>, secondo cui gli antenati dell&#8217;umanità si diffusero dall&#8217;Africa negli altri continenti incrociandosi con altri uomini primitivi e si evolvettero regionalmente. Lo proverebbe la mescolanza delle caratteristiche degli uomini moderni e dell&#8217;<em>Homo erectus</em> trovata nel fossile del monte Mulan.</p>
<p>C&#8217;è però scetticismo sulla scoperta e le sue conclusioni.</p>
<p>Il prof. Chris Stringer, propugnatore della teoria &#8220;fuori dall&#8217;Africa&#8221;, dice che il fossile è sfortunatamente troppo incompleto per determinare accuratamente se fosse veramente un <em>Homo sapiens</em>. Per Stringer, da quel che è stato scoperto potrebbe trattarsi anche di un Neanderthal o di un uomo primitivo.</p>
<p>Anche il prof. Tim White è dubbioso: &#8220;Dichiarazioni straordinarie meritano prove straordinarie&#8221; &#8211; che sarebbero invece &#8220;limitate&#8221;.</p>
<div id="attachment_1654" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1654 " title="Il monte Mulan. La caverna in cui è stato trovato il reperto è soprannominata &#34;la grotta dell'Homo sapiens&#34; (China’s Institute of Vertebrate Paleontology and Paleoanthropology)" src="http://blogstorico.wordpress.com/files/2009/11/il-monte-mulan-la-caverna-in-cui-e-stato-trovato-il-reperto-e-soprannominata-la-grotta-dellhomo-sapiens-china_s-institute-of-vertebrate-paleontology-and-paleoanthropology.jpg" alt="" width="500" height="326" /><p class="wp-caption-text">Il monte Mulan. La caverna in cui è stato trovato il reperto è soprannominata &#34;la grotta dell&#39;Homo sapiens&#34; (China’s Institute of Vertebrate Paleontology and Paleoanthropology)</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Skarb ze Staffordshire jest wart 3,3 mln funtów]]></title>
<link>http://archeowiesci.wordpress.com/2009/11/26/skarb-ze-staffordshire-jest-wart-33-mln-funtow/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 17:30:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Wojciech Pastuszka</dc:creator>
<guid>http://archeowiesci.wordpress.com/2009/11/26/skarb-ze-staffordshire-jest-wart-33-mln-funtow/</guid>
<description><![CDATA[Ogromny i przewspaniały anglosaski skarb odkryty przez detektorystę w lipcu tego roku na polu w angi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ogromny i przewspaniały anglosaski skarb odkryty przez detektorystę w lipcu tego roku na polu w angi]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Instytut Archeologii i Etnologii Polskiej Akademii Nauk zaprasza na konferencję]]></title>
<link>http://archeowiesci.wordpress.com/2009/11/26/instytutu-archeologii-i-etnologii-polskiej-akademii-nauk-zaprasza-na-konferencje/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:05:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Wojciech Pastuszka</dc:creator>
<guid>http://archeowiesci.wordpress.com/2009/11/26/instytutu-archeologii-i-etnologii-polskiej-akademii-nauk-zaprasza-na-konferencje/</guid>
<description><![CDATA[Człowiek bez przeszłości nie istnieje. Wszystko co wiemy, wszystko czym jesteśmy, wszystkie nasze de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Człowiek bez przeszłości nie istnieje. Wszystko co wiemy, wszystko czym jesteśmy, wszystkie nasze de]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La cultura Nazca vittima della propria deforestazione?]]></title>
<link>http://climatrix.wordpress.com/2009/11/25/la-cultura-nazca-vittima-della-propria-deforestazione/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 19:20:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>www.climatrix.org</dc:creator>
<guid>http://climatrix.wordpress.com/2009/11/25/la-cultura-nazca-vittima-della-propria-deforestazione/</guid>
<description><![CDATA[Una recente ricerca condotta da David Beresford-Jones, dell&#8217;Istituto di Investigazione Archeol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="separator" style="clear:both;text-align:center;"><a href="http://www.climatrix.org/2009/11/la-cultura-nazca-vittima-della-propria.html" style="clear:left;float:left;margin-bottom:1em;margin-right:1em;"><img alt="La scomparsa di Nazca" src="http://3.bp.blogspot.com/_8t1WaLGsQMQ/Sw1-4Qn71aI/AAAAAAAAAzI/rNaTneXJugE/s200/nazca.jpg" width="170" height="114" border="0" /></a></div>
<p>Una recente ricerca condotta da David Beresford-Jones, dell&#8217;Istituto di Investigazione Archeologica dell&#8217;Universidad di Cambridge e pubblicata recentemente su Nature, sostiene che la civiltà pre-incaica di Nazca si estinse per cause ambientali, riconducibili alla dirompente azione del Niño, resa ancor più devastante a causa delle deforestazioni a fine agricolo compiute nella zona, che un tempo era ricoperta da foreste di &#8216;huarango&#8217;, una specie di Acacia che può vivere più di mille anni ed è la chiave del proprio ecosistema.<br />Gli studi, basandosi sull&#8217;ipotesi che la cultura di Nazca fosse all&#8217;avanguardia dal punto di vista dell&#8217;ingegneria idraulica, suppongono che le continue ed estese deforestazioni, per far posto a culture intensive, abbiano reso il territorio particolarmente esposto alla diromperente azione di taluni fenomeni atmosferici, ricostruiti virtualmente e storicamente anche grazie a potenti calcolatori e software climatologici.<br /><a name='more'></a><br />Contribuiscono a questa tesi gli studi di Alex Chepstow-Lusty, paleoecologo dell&#8217;Istituto Francese di Studi Andini, compiuti su un&#8217;analisi dei pollini in una delle valli in cui fioriva la civiltà Nazca. Tali ricerche hanno dimostrato che, mentre in stati di terra più antichi erano presenti soprattutto pollini di Huarango, in strati che si stima siano stati contemporanei allo sviluppo di Nazca, la maggiorte dei pollini sono di mais e cotone.<br />Testimonianze queste, che dimostrano l&#8217;esteso sviluppo agricolo di Nazca, che si suppone fosse affiancato da un efficiente sistema sistema irriguo, reso poi inefficace solo dal dissesto idrogeologico che si pensa abbia colpito la zona.</p>
<p>Purtroppo, come la storia puntualmente e ciclicamente ci ricorda, gli uomini tendono a dimenticare gli errori passati e perseverare in essi ancora oggi. Attualmente, nella regione costiera di Ica continuano tali deforestazioni, che continuano ad impoverire il territorio e stanno portando gli alberi di Huarango sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione.<br />Ma per fortuna non ci sono solo cattive notizie, poichè numerose ONG ed associazioni ambientaliste hanno avviato progetti di rimboschimento, ad esempio la semina di 20.000 alberi di Huarango, e la presa in concessione di 120 ettari di bosco nei pressi di Usaca, vicina all&#8217;attuale Nazca.</p>
<div style="color:orange;">Anche lo staff di Climatrix Blog ha abbracciato la natura, partecipando al progetto di &#8216;<b><a href="http://www.forestepersempre.org/">Foreste per sempre</a></b>&#8216; e adottando per cinque anni 400 metri quadri di Bosco in Costa Rica &#8220;..dove rigenerare la foresta formando un corridoio biologico che collegherà riserve già esistenti tra cui la Riserva Doña Karen Mogensen, dove creare un centro di educazione ambientale ed attività di sviluppo compatibile&#8221; [<a href="http://www.forestepersempre.org/">http://www.forestepersempre.org</a>]</div>
<p>Fonte originale: <a href="http://www.elpais.com/articulo/reportajes/suicidio/cultura/nazca/elpepusocdmg/20091115elpdmgrep_8/Tes">Elpais.com</a> (liberamente tradotto dallo staff Climatrix)
<div class="blogger-post-footer"><b>www.climatrix.org</b></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il senso profondo dell'esser provinciale!]]></title>
<link>http://marcocostarelli.wordpress.com/2009/11/25/il-senso-profondo-dellesser-provinciale/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 15:03:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>marcocostarelli</dc:creator>
<guid>http://marcocostarelli.wordpress.com/2009/11/25/il-senso-profondo-dellesser-provinciale/</guid>
<description><![CDATA[Dalla cultura della salvaguardia dell&#8217;identità locale al movimento dell&#8217;avanguardia ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Dalla cultura della <em><strong>salvaguardia dell&#8217;identità locale</strong></em> al movimento dell&#8217;<strong><em>avanguardia &#8220;provincialotta&#8221;</em></strong>. Dal Louvre a Piazza Garibaldi.</em></p>
<div id="attachment_670" class="wp-caption alignnone" style="width: 390px"><img class="size-medium wp-image-670 " title="Le piramidi in vetro del Museo Louvre di Parigi" src="http://marcocostarelli.wordpress.com/files/2009/11/museo-del-louvre1.jpg?w=300" alt="Le piramidi in vetro del Museo Louvre di Parigi" width="380" height="263" /><p class="wp-caption-text">Le piramidi in vetro del Museo Louvre di Parigi</p></div>
<div id="attachment_671" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-671 " title="La vetrofania di piazza Garibaldi" src="http://marcocostarelli.wordpress.com/files/2009/11/piazza-garibaldi1.jpg?w=300" alt="La vetrofania di piazza Garibaldi" width="300" height="223" /><p class="wp-caption-text">La vetrofania di piazza Garibaldi</p></div>
<p>L<strong><em>&#8216;&#8221;avanguardia provincialotta&#8221;</em></strong> è un movimento  di intellettuali, politici, segretari e scribacchini, più o meno fasulli, risultato dell&#8217;era contemporanea (ultimi anni) la cui finalità principale è quella di arrivare senza alcuna cognizione di causa al perseguimento di obiettivi più o meno senza senso, tralasciando qualsiasi  argomento logico o comunque atto a giustificare la ragione per cui si opera, cercando in via esclusiva di copiare, il più delle volte fallendo con una scimmiottatura, elementi spesso molto più interessanti ed esteticamente attraenti.</p>
<p>Una <em>&#8220;cassa da mortu?&#8221;</em>, <em>&#8220;un ingresso per la metropolitana che non c&#8217;è?&#8221;</em>. Si rimane allibiti dall&#8217;assoluta ed oggettiva &#8220;bruttezza&#8221; di quella specie di urna di vetro e ferro che riesce, solo con la sua presenza, a far odiare alla gente di Matelica, un tesoro di immenso valore storico ed identitario, come  le tracce dei popoli antichi. Si riesce con un solo gesto, in un&#8217;impresa difficoltosa e di questo bisogna dare atto a questi avanguardisti. Riuscire a far odiare le tracce che hanno lasciato gli abitanti di queste zone migliaia di anni fa. <em>Riuscire nell&#8217;intento di provocare nelle persone &#8220;odio&#8221; invece che educare ad ammirare e studiare l&#8217;arte creata da chi in passato ha tracciato un senso di estetica e di bellezza artistica. </em>Non può esistere alcuna passione o ragionamento progettuale nel disporre una cassa di tale fattezza in mezzo al corso. Una scimmiottatura venuta male della piramide di vetro posta avanti al Louvre. Mi domando, non sarebbe risultata più interessante e sicuramente anche più economica una lastra di vetro posta sul piano della pavimentazione, come ce ne sono dentro i negozi di Piazza Mattei, ma anche in città come Perugia? Oppure una &#8220;campana&#8221; un po&#8217; più bassa, magari anche senza quella orribile forma a &#8220;coperchio di <em>cappotto di legno</em>?&#8221;</p>
<p><em> Non credo che l&#8217;intelletto degli architetti, dei politici e degli ingegneri di un paesotto di provincia come il nostro non sia in grado di partorire creazioni migliori di questa che invece riesce ad esprimere esclusivamente la sintesi di una cultura dirigente arida di qualsiasi spunto creativo che sembra al contrario debba essere esclusivamente soppresso a beneficio di un culto esasperato per l&#8217;approssimazione.</em> Per cercare di non essere oltremodo polemico, affinchè possano essere prese queste mie considerazioni, come uno sfogo atto a migliorare il senso di ciò che viene fatto al pubblico servizio, propongo una serie di itinerari fra le &#8220;schifezze&#8221; del nostro territorio fatte negli ultimi anni.</p>
<p>Lo intitolerei <em><strong>&#8220;Esempi da non copiare!&#8221;</strong></em></p>
<p>Faremo il pieno di turisti!!!</p>
<p>Che ne pensate?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Visitate il Regno Yamatai!]]></title>
<link>http://strategieevolutive.wordpress.com/2009/11/25/visitate-il-regno-yamatai/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 09:09:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Davide</dc:creator>
<guid>http://strategieevolutive.wordpress.com/2009/11/25/visitate-il-regno-yamatai/</guid>
<description><![CDATA[Gli appartenenti alla mia generazione ricorderanno certamente la vecchia serie di cartoni animati in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Gli appartenenti alla mia generazione ricorderanno certamente la vecchia serie di cartoni animati in]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nepal: scoperti i tesori della mitica Shangri-La]]></title>
<link>http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2009/11/25/nepal-scoperti-i-tesori-della-mitica-shangri-la/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 23:15:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>centroufologicotaranto</dc:creator>
<guid>http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2009/11/25/nepal-scoperti-i-tesori-della-mitica-shangri-la/</guid>
<description><![CDATA[Pochi erano arrivati qui: nelle caverne dell’Upper Mustang, un’area sui picchi del Nepal. Pochi avev]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://centroufologicotaranto.wordpress.com/files/2009/11/091117-01-shangri-la-nepal-caves_big.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6775" title="091117-01-shangri-la-nepal-caves_big" src="http://centroufologicotaranto.wordpress.com/files/2009/11/091117-01-shangri-la-nepal-caves_big.jpg" alt="" width="461" height="309" /></a>Pochi erano arrivati qui: nelle caverne dell’<strong>Upper Mustang</strong>, un’area sui picchi del <a title=" Vedi gli articoli per &#34;Nepal&#34;" href="http://www.ilreporter.com/tags/nepal">Nepal</a>. Pochi avevano sfidato le sue impervie montagne per scoprire quello che in due diverse spedizioni è riuscito a Broughton Coburn e Pete Athans: ritrovare tesori bhuddisti che potrebbero essere legati all’esistenza di <strong>Shangri-La</strong>, il mitico regno di <strong>Shambala</strong> descritto nel romanzo del 1933 <em>Orizzonte Perduto</em> di <strong>James Hilton</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">La storia, resa pubblica solo ora dal <em><a rel="nofollow" href="http://news.nationalgeographic.com/news/2009/11/091117-shangri-la-secrets-tibet-treasures-caves.html">National Geographic</a></em>, racconta che nel 2007 un team guidato dall’americano Coburn, ricercatore esperto di <a title=" Vedi gli articoli per &#34;Himalaya&#34;" href="http://www.ilreporter.com/tags/himalaya">Himalaya</a>, e dallo scalatore veterano Athans, ha affrontato le cime per esplorare alcune grotte scavate dall’uomo.</p>
<p style="text-align:justify;">Al loro interno, gli esperti hanno rinvenuto antichi santuari tibetani decorati con murales unici, inclusi 55 pannelli raffiguranti la vita del Bhudda. Una seconda spedizione nel 2008 ha invece portato alla luce diversi scheletri umani di seicento anni e risme di preziosi manoscritti. Alcuni dei quali con piccoli disegni simili a miniature.</p>
<p style="text-align:justify;">Il tesoro scoperto sembra coincidere con la descrizione dei rinvenimenti nella “Valle Nascosta” che servì a <strong>James Hilton</strong> per scrivere di <strong>Shangri-La</strong>, la comunità lama, in cui si professava il Cristianesimo nestoriano anziché il Bhuddismo.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://centroufologicotaranto.wordpress.com/files/2009/11/091117-03-nepal-shangri-la-paintings_big.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6777" title="091117-03-nepal-shangri-la-paintings_big" src="http://centroufologicotaranto.wordpress.com/files/2009/11/091117-03-nepal-shangri-la-paintings_big.jpg" alt="" width="461" height="309" /></a>Secondo il racconto del romanziere britannico, lì, in quella sorta di Eden terrestre, erano bandite molte delle debolezze umane: odio, invidia, avidità, insolenza, avarizia, ira. Gli abitanti lavoravano solo per produrre il cibo necessario al sostentamento. Mentre il resto della giornata era dedicato alla propria evoluzione spirituale. E alla realizzazione di opere d’arte.</p>
<p style="text-align:justify;">I manoscritti, salvati dai ricercatori, sono stati trasferiti al monastero di Mustang per ragioni di sicurezza. Ancora integri, grazie alle particolari condizioni atmosferiche della zona, le carte &#8211; secondo Coburn &#8211; contengono scritti dal Bhuddismo al Bön, una fede tibetana precedente.</p>
<p style="text-align:justify;">Una tale combinazione fa pensare all’esperto americano che il credo Bön sopravvisse in questa regione per almeno un secolo o due dopo la conversione dei Tibetani alla fede del Bhudda.</p>
<p style="text-align:justify;">Così come questo “intrigo” di caverne gli ha suggerito che si tratti di una parte di <strong>Shambala</strong>, una volta ritenuta esistere in diverse valli himalayane. Queste zone nascoste, infatti furono create durante un periodo di conflitto quando la pratica bhuddista era minacciata.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco perché sempre secondo Coburn le grotte sono state usate come scrigno per proteggere testi di inestimabile valore. Che oggi potrebbero svelare il segreto di <strong>Shangri-La</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a href="http://www.ilreporter.com/storie/nepal-scoperti-i-tesori-di-shangri-la">http://www.ilreporter.com/storie/nepal-scoperti-i-tesori-di-shangri-la</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Teoria dell'origine dell'Homo sapiens]]></title>
<link>http://giavie.wordpress.com/2009/11/24/teoria-sullorigine-delluomo/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 22:35:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>giavie</dc:creator>
<guid>http://giavie.wordpress.com/2009/11/24/teoria-sullorigine-delluomo/</guid>
<description><![CDATA[Il tempio di ermes]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/QZSL_ppLERo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/QZSL_ppLERo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><a href="http://www.iltempiodiermes.com/">Il tempio di ermes</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Morigino e i suoi Mori]]></title>
<link>http://culturasalentina.wordpress.com/2009/11/24/morigino-e-i-suoi-mori/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 03:33:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vincenzo D&#39;Aurelio</dc:creator>
<guid>http://culturasalentina.wordpress.com/2009/11/24/morigino-e-i-suoi-mori/</guid>
<description><![CDATA[Testa di moro E’ domenica mattina, dopo giorni di pioggia abbondante finalmente il sole. Armato di m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignright" style="width: 318px"><a href="http://img408.imageshack.us/img408/1636/testamoropietra.jpg"><img src="http://img408.imageshack.us/img408/1636/testamoropietra.jpg" alt="testa moro" width="308" height="218" /></a><p class="wp-caption-text">Testa di moro</p></div>
<p style="text-align:left;">E’ domenica mattina, dopo giorni di pioggia abbondante finalmente il sole. Armato di macchina fotografica e con il mio piccolo al seguito, decido di andare a caccia di stemmi. Salito in macchina decido di portarmi a Cursi, pochi chilometri dopo Maglie  giunto nella piccola frazione di Morigino mi viene in mente che da qualche tempo la facciata della splendida parrocchiale di <strong>San Giovanni Battista</strong> (1598-04), è stata restaurata e io non l’ho ancora vista. Perché allora non approfittarne e dare uno sguardo?</p>
<p style="text-align:left;">Al semaforo subito a sinistra, percorro la breve, e quasi unica, strada della frazione sino a giungere nell’ampia piazza. Eccola! <!--more-->Splendida nella sua imponenza che si slancia da terra verso il cielo come una freccia, questa parrocchiale sembra essere “sin troppo” per un piccolo borgo che conta poco più di cento abitanti. Sull’architrave del portale finalmente si legge “<em>A DEO ET COMUNI LARGITATE FACTUM EST HOC / ET MIRABLE NOSTRIS OMNIBUS OCULIS A.D. 1598</em>” (da Dio e da offerte pubbliche fu costruito questo tempio, cosa meravigliosa a tutti i nostri occhi nell’anno del Signore 1598). E’ veramente uno splendore e so che dentro non sarà da meno, ci entro.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 155px"><img src="http://img265.imageshack.us/img265/262/morettoorganoxviiisec.jpg" alt="Moro organo" width="145" height="198" /><p class="wp-caption-text">Morigino, Parrocchiale S. Giovanni Battista, particolare dell&#39;organo (XVIII sec.)</p></div>
<p style="text-align:left;">Le chiese sono per eccellenza le custodi dell’arte e quella di Morigino non è da meno ma, in quella mattina, non sono le opere che attirano la mia attenzione ma le tante teste di moro che qua e là sono scolpite. Sono tante e diverse: su due capitelli delle dieci colonne che separano le navate interne sono scolpiti un volto frontale e l’altro laterale di un moro col capo coperto, sopra le canne dell’organo un bambino di colore coperto da un tipico abitino popolare settecentesco,   e in ultimo,  sulla tela dell’altare raffigurante la Madonna Del Rosario, ancora altre due teste. Vengo anche a conoscenza che il moretto scolpito sull’organo è lo stemma della frazione che, solo nell’800, perse la sua indipendenza comunale. Sono tutti la questi mori che sembrano osservarti e il pensiero che ti viene subito in mente è quello di trovare qualcosa che ne spieghi il motivo della loro esistenza.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 211px"><img class=" " src="http://img689.imageshack.us/img689/1330/morocapitelloxvisec.jpg" alt="Moro capitello" width="201" height="197" /><p class="wp-caption-text">Morigino, Parrocchiale di S. Giovanni Battista, particolare del capitello (XVII sec.)</p></div>
<p style="text-align:left;">Intanto ci pensavo e osservavo mentre i fedeli cominciano a radunarsi per la Santa messa. Io sono lì, loro, non abituati al visitatore, mi guardano come se fossi un turista cinese e io che ci penso mi vien da dire: <em>uei ca io de Maje su!</em>. Tra un pensiero e l’altro mi dirigo all’uscita e appena sul piazzale, ancora inebriato da quella “stranezza saracena” e per giunta in una chiesa, mi volto a destra per cercare l’auto. Noto con una certo stupore che, su un anonimo muro, fa capolino la testa di un altro moro, più grande ma residuo di un’opera più complessa. Certamente il concio che lo ospita è parte di una fabbrica più antica, ora persa perché probabilmente rimessa in sesto nell’800. Capisco solo in questo momento come mai tanti storici abbiano facilmente associato la fondazione di Morigino ai Mori. Qui, in ogni angolo antico c’è un moro!</p>
<p>Suggerisce, infatti, lo storico salentino Giacomo Arditi (1815-1891), che un certo Moro, capitano dei Saraceni attorno al X sec., non volendo tenere assieme due sue compagnie le divise dislocandole una nei pressi del comune di Cannole e l’altra nel luogo dove sorse Morigino. Francesco Pirreca (1592-1643), storico <em>alessanese</em>, sostiene invece nella sua “<em>Historia della Madonna SS. di Leuche</em>” che fu un discendente degli Agareni d’Africa a conquistare Leuca.</p>
<p>Egli era il discendente di quegli arabi che, spinti dalla necessità di trovare terre più fertili, “sciamarono” dalla Mauritania verso i lidi d’oltremare. Morigino, quindi, fu colonizzata da questi mauritani quando essi conquistarono e <em>misero a ferro e fuoco</em> buona parte della costa del Regno di Napoli così da spadroneggiare « per lo spazio di 218 anni, atteso che vi vennero nel 829 e ne furono cacciati nel 1047».  Questi conquistatori, per via della loro carnagione e capelli scuri, furono soprannominati Mori o Saraceni o Agareni e da questo, dunque, il toponimo <em>Mori</em>gino.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 491px"><a href="http://img175.imageshack.us/img175/9725/moroaltaremadonnaxviise.jpg"><img src="http://img175.imageshack.us/img175/9725/moroaltaremadonnaxviise.jpg" alt="moro altare" width="481" height="254" /></a><p class="wp-caption-text">Morigino, Parrocchiale S. Giovanni Battista, particolare dell&#39;Altare Madonna del Rosario (XVII sec.)</p></div>
<p>Le notizie riportate dal Pirreca sono quanto mai affascinanti ma, come per Muro Leccese che accoglie nel suo stemma una testa di moro e le sue mura, ad oggi non esiste alcuna documentazione certa attestante la fondazione moresca. Ciò che invece può ritenersi certo è quanto sostenuto dagli studiosi salentini Emilio Panarese e Mario Cazzato che, dall’analisi delle tombe longobarde di <em>Rosemarine</em> ricadenti tra Maglie e la sua frazione, suppongono la nascita del primo nucleo abitativo intorno al VII sec. d.C. Il casale di Morigino è invece attestato ufficialmente, e per la prima volta, nei documenti del 1192 quando il <strong>normanno Tancredi d’Altavilla infeuda tal Annibaldi Roberto</strong>.</p>
<p>La successione feudale del casale, seppur lacunosa, passa per le maggiori famiglie di Terra d’Otranto, quali Paladini (1606) e Lubelli (1690),  per terminare nel 1786 con Oronzo Vernazza, discendente dell’omonima famiglia veneziana trapiantata a Napoli. Tuttavia, ad oggi, non si è a conoscenza dei signori che tennero questa terra, sempre se esistesse, prima dell’XI sec. e pertanto il Moro di Morigino continuerà a sorridere dall’alto dell’organo parrocchiale come a dirci: <em>sono un bagonchi o un principe?</em></p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<hr />
<p style="text-align:center;"><em>DEDICATO AL CACCIATORE DI TORRI</em></p>
<p style="text-align:center;">
<p>Per approfondimenti sulla parrocchiale di Morigino: <strong>A. DI LANDA</strong>, <em>Morigino e la sua Chiesa Parrocchiale</em>, Galatina, Ed. Salentina, 2006.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rassegna stampa archeologica/14]]></title>
<link>http://ilfattostorico.com/2009/11/23/rassegna-stampa-archeologica14/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 21:44:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>aezio</dc:creator>
<guid>http://ilfattostorico.com/2009/11/23/rassegna-stampa-archeologica14/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;archeologa Eva Kaptijn sostiene che la valle di Zarqa (Giordania) sia stata abitata e irriga]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>L&#8217;archeologa Eva Kaptijn sostiene che la valle di Zarqa (Giordania) <a href="http://www.physorg.com/news177784568.html" target="_blank">sia stata abitata e irrigata per 13000 anni</a>.</p>
<p>Coi suoi colleghi, ha utilizzato una tecnica d&#8217;esplorazione intensiva: a 15 metri di distanza, i ricercatori avrebbero camminavano in avanti per 50 metri, raccogliendo all&#8217;andata il vasellame, al ritorno tutto il resto. Così sono venuti fuori &#8211; dice &#8211; più di 100000 ritrovamenti, datati dai 13000 anni fa a pochi decenni or sono.</p>
<p>Il cosiddetto triangolo di Zerqa (bagnato dall&#8217;omonimo fiume e facente parte della valle del giordano), grande 72 km, venne abitato per millenni. L&#8217;irrigazione avrebbe aumentato la produttività di un suolo già di per sé molto ricco.</p>
<p>Secondo Kaptij, il sistema avrebbe portato ad una comunità di tribù egualitarie, strette in un ordine gerarchico.</p>
<p>***</p>
<p>L&#8217;antica città mesopotamica scoperta recentemente in Siria <a href="http://heritage-key.com/blogs/sean-williams/dam-floods-threaten-radar-revealed-lost-syrian-city" target="_blank">potrebbe andare perduta</a> a causa delle inondazioni di una moderna diga.</p>
<p>La città è circolare e viene datata a 4500 anni fa. La localizzazione nell&#8217;enclave di Tall Qabr, sul fiume Eufrate, potrebbe svelare importanti dettagli sui confini fra il regno di Mari e i vicini babilonesi.</p>
<p style="text-align:center;">
<div id="attachment_1632" class="wp-caption aligncenter" style="width: 356px"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/File:Meso2mil.JPG"><img class="size-full wp-image-1632" title="La Mesopotamia nel 2' millennio a.C. (wiki)" src="http://blogstorico.wordpress.com/files/2009/11/la-mesopotamia-nel-2-millennio-a-c-wiki.jpg" alt="" width="346" height="359" /></a><p class="wp-caption-text">La Mesopotamia nel 2&#39; millennio a.C. (wiki)</p></div>
<p>&#160;</p>
<p>***</p>
<p>È stato creato un database che raccoglie i siti archeologici di Israele degli ultimi 40 anni. Lo trovi <a href="http://digitallibrary.usc.edu/wbarc/map.html" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>***</p>
<p><a href="http://news.scotsman.com/scotland/So-that39s-what-the-Romans.5842559.jp" target="_blank">La Scozia avrebbe più campi militari Romani</a> di qualunque altro paese europeo: almeno 225, contro i 150 dell&#8217;Inghilterra e una trentina in un&#8217;altra regione di frontiera, la Repubblica Ceca e la Slovacchia.</p>
<p>***</p>
<p><a href="http://www.novinite.com/view_news.php?id=110099" target="_blank">Ecco la fotografia</a> delle due straordinarie tazze d&#8217;argento con finimenti in oro e rappresentazioni del dio Eros <a href="http://ilfattostorico.com/2009/11/08/una-ricca-tomba-trace/" target="_blank">trovate in una ricca tomba trace</a> due settimane fa a Karanovo (Bulgaria).</p>
<p>Nella tomba di questo aristocratico trace sono stati inolte trovati anelli d&#8217;oro e recipienti d&#8217;argilla o di bronzo.</p>
<p style="text-align:center;">
<div id="attachment_1627" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1627" title="(BGNES)" src="http://blogstorico.wordpress.com/files/2009/11/bgnes.jpg" alt="" width="500" height="400" /><p class="wp-caption-text">(BGNES)</p></div>
<p>***</p>
<p>Nella provincia di Terranova e Labrador (Canada), a Cupids, un muro di pietra spesso 46 cm sarebbe stato costruito <a href="http://www.canada.com/First+English+colony+Canada+unearthed/2255900/story.html" target="_blank">per proteggere il primo insediamento inglese in Canada</a>, agli inizi del &#8216;600.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Babilońskie zabytki odkryte nad Nilem]]></title>
<link>http://archeowiesci.wordpress.com/2009/11/23/babilonskie-zabytki-odkryte-nad-nilem/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 16:11:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>Wojciech Pastuszka</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fragment odcisku babilońskiej pieczęci na wypalonej glinie odkryli austriaccy archeolodzy na stanowi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Fragment odcisku babilońskiej pieczęci na wypalonej glinie odkryli austriaccy archeolodzy na stanowi]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Archeologia: scoperta un' "Atlantide" di 5000 anni fa]]></title>
<link>http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2009/11/23/archeologia-scoperta-un-atlantide-di-5000-anni-fa/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:56:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>centroufologicotaranto</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una tranquilla spiaggia della Grecia: così si presenta oggi Pavlopetri, sulle coste della Laconia, a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://centroufologicotaranto.wordpress.com/files/2009/11/091016101809-large.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6748" title="091016101809-large" src="http://centroufologicotaranto.wordpress.com/files/2009/11/091016101809-large.jpg" alt="" width="488" height="234" /></a>Una tranquilla spiaggia della Grecia: così si presenta oggi Pavlopetri, sulle coste della Laconia, all&#8217;estremità meridionale del Peloponneso. Eppure, ad appena una cinquantina di metri dalla costa, custodisce un segreto che si sta svelando popo a poco: <strong>si tratterebbe, infatti, della città sommersa più antica del mondo!</strong> Siamo ben lontani dall&#8217;Inghilterra, ma, proprio dal Regno Unito, dall&#8217;Università di Nottingham, è partito quest&#8217;anno un <em>team</em> di archeologia guidati da Jon Henderson, professore associato presso il Dipartimento di Archeologia. Assieme a colleghi greci della Soprintendenza per le ricerche Sottomarine, guidati da Elias Spondylis, sono ritornati sui passi dell&#8217;oceanografo britannico Nicholas Flemming, che, negli anni Settanta, qui aveva individuato, armato di semplici pinne e boccaglio, una città sommersa. <strong>Apparve subito chiaro che si trattava di una città vera e propria, con tutto quello che si aspetterebbe di trovarvi: strade, abitazioni private, edifici pubblici, tombe.</strong> Le rovine erano già allora estese su un&#8217;ampia superficie e si datavano all&#8217;epoca micenea. Ora, armati di nuove tecnologie, tra cui il sonar, gli archeologi subacquei hanno dato il via a un nuovo programma che, fondi permettendo, si annuncia di durata perlomeno quinquennale.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ancora più grande</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://centroufologicotaranto.wordpress.com/files/2009/11/pavlopetri.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6750" title="pavlopetri" src="http://centroufologicotaranto.wordpress.com/files/2009/11/pavlopetri.jpg" alt="" width="400" height="298" /></a>La prima campagna, come era ovvio attenders, è stata di indagini preliminari: ricognizione e rilievi. Eppure le aspettative non sono state deluse, nemmeno in questa primissima fase. Innanzitutto si è potuto stabilire che l&#8217;insediamento era ben più esteso di quanto finora creduto, dal momento che la superficie oggetto delle ricognizioni è notevolmente aumentata: 9000 mq in più nella sola campagna del 2009, su un sito la cui estensione totale è pari a ben 30-40.000 mq. <strong>Si è poi potuto individuare un edificio, probabilmente di tipo pubblico, dalla lunghezza di 35 metri circa: andrebbe caratterizzato come <em>megaron</em></strong>, cioè come edificio in cui aveva sede (e forse abitava) il gruppo sociale emergente. E ancora, i numerosi rinvenimenti ceramici recuperati (oltre 230 frammenti, in questa prima campagna), che risalgono anche alla Prima età del Bronzo, permettono di riportare all&#8217;indietro di almento 1200 anni la datazione dell&#8217;occupazione del sito: non più, quindi, una città micenea, ma un insediamento che risale almeno all&#8217;età minoica.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La rete dei traffici commerciali</strong></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Questi sito offre opportunità rare e importanti, poichè non è stato mai rioccupato e quindi rispecchia un istante congelato del passato&#8221;, ha commentato Spondylis: insomma, una specie di piccola Pompei sottomarina. Inoltre, &#8220;dal momento che si tratta di un insediamento portuale, l&#8217;analisi dei rinvenimenti permetterà di studiare le modalità secondo cui si praticava il commercio marittimo durante l&#8217;età del Bronzo&#8221;, ricorda Henderson. <strong>Pavlopetri offre anche la possibilità di studiare un nuovo insediamento, dunque, che poteva aver sviluppato traffici marini a media e lunga distanza.</strong> Ma ora gli archeologia si domandano perchè questa città sia stata sommersa dalle acque, forse anche parecchio tempo dopo essere stata abbandonata. Nel tentativo di rispondere a tale quesito, gli oceanografi dello Hellenic Centre for Marine Research, sotto la direzione di Dimitrisi Sakellariou e in collaborazione con Nicholas Flemming, effettueranno indagini geologiche nella zona, alla ricerca dell&#8217;antica linea di costa e delle cause dello spostamento delle sabbie: fu uno tsunami a mutare l&#8217;aspetto delle coste? Oppure si trattò di subsidenza, vale a dire dell&#8217;abbassamento del terreno provocato dal compattamento degli strati sottostanti? O ancora, la città fu coperta dalle acque in seguito all&#8217;innalzamento del livello marino? Per questa piccola, grande Atlantide del Mediterraneo restano dunque molte risposte da trovare.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Articolo scritto da Valentina Di Napoli e apparso sul mensile &#8220;Archeo Anno XXV Numero 11 (297) Novembre 2009&#8243;</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>All&#8217;interno del mensile altre foto subacquee delle operazioni di scavo</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Hanno iniziato a settentrione]]></title>
<link>http://fernirosso.wordpress.com/2009/11/22/hanno-iniziato-a-settentrione/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 13:03:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
<guid>http://fernirosso.wordpress.com/2009/11/22/hanno-iniziato-a-settentrione/</guid>
<description><![CDATA[un albero alla volta sfilato dalle righe dei fossi come da rime di poesia cui si strappa la parola e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://bur.regione.veneto.it/resourcegallery/photos/45_Colli%20Euganei_pd.jpg"><img class="alignnone" src="http://bur.regione.veneto.it/resourcegallery/photos/45_Colli%20Euganei_pd.jpg" alt="" width="551" height="380" /></a></p>
<p>un albero alla volta sfilato dalle righe dei fossi</p>
<p>come da rime di poesia cui si strappa la parola</p>
<p>e non collima più il sentiero con la cima del sogno</p>
<p>tra quelle<em> m n m </em> in cui tutti siamo segno</p>
<p>messi e messia dipinti da una bianca mezzeria</p>
<p>una nuova autostrada che si è fatta</p>
<p>in  tre  quattro e quatt- rotto rompendo ogni condotto</p>
<p>sgemmando le morbide quartine dell&#8217;erba</p>
<p>nascostesi tra il microsolco di una bicicletta</p>
<p>e l&#8217;impronta di un piede</p>
<p>che sfogliava adagio un tempo</p>
<p>un passo alla volta</p>
<p>parsimonia di quel verde</p>
<p>da sempre colono delle nostre pianure</p>
<p>per farne bracieri di un turismo da corsa addomesticato ai piaceri</p>
<p>del denaro e della cementazione del sentire del vedere del godere.</p>
<p>Verde è tutto il veneto</p>
<p>una grande fitta rete che si vela di nebbia e s&#8217;invena</p>
<p>di vento fin dentro al cuore</p>
<p>il centro di una selva senza resa</p>
<p>mare anch&#8217;essa e verde</p>
<p>della stessa sostanza</p>
<p>di quelle morbide colline.</p>
<p>Verde vescicolante la bile che mi prende quando con gli occhi</p>
<p>al vecchio abito sgargiante di colori</p>
<p>in sostituzione mi ritrovo addosso un grigio cencio cementizio</p>
<p>che non ha nomi di storia né di leggenda sa parlare se non per frasi mozze</p>
<p>e senza più viaggio dentro il suo mappario.</p>
<p>Correvano  i greci   qui    sulle loro barche    veloci</p>
<p>come in  groppa ai grandi bellissimi cavalli</p>
<p>venuti dal  mare galoppando sulle onde</p>
<p>per sfuggire la guerra anch&#8217;essi</p>
<p>una guerra che non volevano</p>
<p>che volevano dimenticare</p>
<p>per sempre</p>
<p>per sempre</p>
<p>senza opporre  armi alle armi</p>
<p>corpi ai corpi</p>
<p>e sotto gli zoccoli premere la vita.</p>
<p>Ai veneti</p>
<p>devono aver soffiato i venti nelle vene</p>
<p>devono aver cantato sortilegi e cantilene le sirene</p>
<p>chè tutto s&#8217;è fatto un vecchio fascio</p>
<p>come ancora qualche traccia ricorda qua e là per le vie</p>
<p>di un centro che non ha intorno né ritorno</p>
<p>un centro che vale qualunque altro punto</p>
<p>con case allargatesi negli uffici delle troppe banche</p>
<p>vecchie baldracche gonfiate</p>
<p>con sintesi chirurgica</p>
<p>alla moda dei corpi e ingombri  di detriti.</p>
<p>Oggi tutto si gonfia</p>
<p>le case le auto  i corpi</p>
<p>anche i pensieri si gonfiano</p>
<p>gli zeri sono diventati uno sproposito</p>
<p>e comprimono i pensieri   neri anch&#8217;essi</p>
<p>dentro un buio che non lascia respiro.</p>
<p>Eppure c&#8217;è al cambio di ogni stagione</p>
<p>lungo le rive delle acque la scrittura lieve delle serpi</p>
<p>il periodico gracchiare delle rane</p>
<p>la concertata erotica teoria delle cicale e</p>
<p>grande nudo l&#8217;incontaminato silenzio della neve.</p>
<p>Da qui, da queste orme mi torno a cercare</p>
<p>mi torno ad ascoltare fino a questa stazione incivile</p>
<p>in cui la memoria sta impiccata nella pubblicità progresso</p>
<p>scritta da qualcuno che non sa</p>
<p>che non sente che un solo tintinnio.</p>
<p><a href="http://www.ballacoimussi.com/itinerari/colli-main.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.ballacoimussi.com/itinerari/colli-main.jpg" alt="" width="446" height="294" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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