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	<title>archetipo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/archetipo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "archetipo"</description>
	<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 10:28:23 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Icone postmoderne]]></title>
<link>http://scioglilingua.wordpress.com/2009/12/02/icone-postmoderne/</link>
<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 10:29:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giuliana Guazzaroni</dc:creator>
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<description><![CDATA[Immagine di Chris Blakeley In ordine alfabetico, dalla A alla Z, si susseguono e letteralmente esplo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Immagine di Chris Blakeley In ordine alfabetico, dalla A alla Z, si susseguono e letteralmente esplo]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[matrix]]></title>
<link>http://mlgrimani.wordpress.com/2009/10/16/matrix/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 10:26:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>maria luisa grimani</dc:creator>
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<description><![CDATA[matrix 2002 Mi sono trovata davanti ad una bellissima tavola di compensato marino. Molte erano le st]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-785" title="matrix.per blog jpg" src="http://mlgrimani.wordpress.com/files/2009/10/matrix-per-blog-jpg.jpg" alt="matrix.per blog jpg" width="397" height="385" /></p>
<p style="text-align:center;">matrix 2002</p>
<p style="text-align:justify;">Mi sono trovata davanti ad una bellissima tavola di compensato marino. Molte erano le storie che raccontava, io ne ho estrapolata una con uno strumento che va usato con molta cautela, il pirografo. Una penna elettrica che attraverso il calore scalfisce il legno, lo brucia, lo incide non per cancellare ma anzi per esaltare le sue innate venature.<br />
Il compensato marino è realizzato con diversi strati di legno, spesso di mogani africani che vengono incollati, alternando il senso della venatura, con colle speciali che lo rendono resistente all’umidità e alla salsedine.<br />
Ma ritornando alla storia, come tutti i racconti si dipana man mano che  si racconta. Io lavoravo e mi accorgevo che le ondulazioni, le forme, diventavano soggetti parlanti. Appena terminata mi appariva, strano a dirsi, come una tavola imbandita, e volevo appoggiarvi dei cucchiai di strane fogge, provenienti da tutto il mondo, ne avevo già una bella collezione, per sedermi ed invitare altri a convivio. Quando, osservandola bene, mi sono accorta di una cosa fantastica che solo l’alchimia potrebbe spiegarmi, forse.</p>
<p style="text-align:justify;">Tre forme in particolare mi richiamavano cose già viste. Riprendo in mano il mio sacchetto prezioso con dentro tutte le cianfrusaglie raccolte qua e là e trovo un legno con un foro, un fuso bucherellato , una conchiglia ed ecco le appoggio sulla tavola, sono proprio loro, gli archetipi.<br />
E la mia tavola diventa un grembo per contenere l’universo.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-794" title="particolari matrix." src="http://mlgrimani.wordpress.com/files/2009/10/particolari-matrix2.jpg" alt="particolari matrix." width="397" height="397" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Io sono. La memoria che vive]]></title>
<link>http://associazioneconcausa.wordpress.com/2009/09/18/io-sono-la-memoria-che-vive/</link>
<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 21:48:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Concausa</dc:creator>
<guid>http://associazioneconcausa.wordpress.com/2009/09/18/io-sono-la-memoria-che-vive/</guid>
<description><![CDATA[Io sono. La memoria che vive Letture e proiezioni sul tema del confronto tra storie della seconda gu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://associazioneconcausa.wordpress.com/files/2009/09/ag9vbs.jpeg?w=212" alt="AG9vBs" title="AG9vBs" width="212" height="300" class="aligncenter size-medium wp-image-1380" /></p>
<p><strong>Io sono. La memoria che vive</strong><br />
Letture e proiezioni sul tema del confronto tra storie della seconda guerra mondiale e quelle dei profughi delle guerre attuali</p>
<p>CESVOT- AUSER &#8211; Comune di Bagno a Ripoli &#8211; Scuola Media Redi di Bagno a Ripoli Classe III D anno scolastico 2008-2009 &#8211; Associazione Archètipo </p>
<p>Testimoni della memoria:<br />
ARSIM BERISHA<br />
GERTA PREZHDA<br />
PETRI PETRAQ<br />
RENZO PETRIOLI<br />
ROMANO PIERATTINI<br />
SILVANO SARTI</p>
<p>Con la collaborazione di:<br />
Adele Battaglia &#8211; Saverio Tommasi &#8211; Cecilia Trinci</p>
<p>Ingresso libero</p>
<p>Per informazioni<br />
Teatro Comunale di Antella<br />
tel. 055/621894 teatro@archetipoac.it</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lost e le (poche) età dell'eroe]]></title>
<link>http://ilgattomihamangiatoilibri.wordpress.com/2009/08/03/lost-e-le-poche-eta-delleroe/</link>
<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 10:20:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>fulviothecat</dc:creator>
<guid>http://ilgattomihamangiatoilibri.wordpress.com/2009/08/03/lost-e-le-poche-eta-delleroe/</guid>
<description><![CDATA[Ognuno ha le sue dipendenze, la mia (o meglio una delle mie) si chiama Lost. Prima o poi, magari, mi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" src="http://i158.photobucket.com/albums/t119/Reese_84/Lost%20Season%201%20album/1b7fscd.jpg" alt="" width="320" height="400" />Ognuno ha le sue dipendenze, la mia (o meglio una delle mie) si chiama <em>Lost</em>. Prima o poi, magari, mi soffermerò a scrivere di quanto la serie creata da J.J. Abrams (ma sceneggiata da un team di personaggi davvero notevoli) sia da insegnare a scuola per la capacità di reinventarsi a ogni stagione, di essere smaccatamente di genere per il desiderio di sorprendere sempre e comunque, e di essere altrettanto mainstream per le caratterizzazioni psicologiche dei personaggi. Prima o poi, tanto sono cose che sono già state dette e scritte prima di me e da gente più titolata.</p>
<p>Partirò però da Lost per un altro spunto interessante sbucato fuori nel corso della visione della <em>not so brilliant</em> (finora) quinta stagione. E lo spunto è: in Lost, emblema delle serie tv con più protagonisti, salta particolarmente agli occhi quanto i personaggi che possono comportarsi da eroi &#8211; far procedere gli eventi, superare gli ostacoli, ecc&#8230; il riferimento è all&#8217;archetipo naturalmente &#8211; appartengano a una ben precisa fascia di età, quando il campo non si restringe addirittura per sesso o origine geografica.</p>
<p><strong>Scapperà qualche spoiler qua e là, almeno le prime tre stagioni le darò per scontate, siete avvisati.</strong></p>
<p>Chi sono gli &#8220;eroi&#8221; di Lost?</p>
<p><strong>Jack</strong>, il dottore, ok. Dedito al lavoro, responsabile, carismatico, lucido nelle decisioni (o quasi). Con il dottore gli sceneggiatori hanno giocato a vedere quanto si poteva ammantare di negativo un personaggio <strong>troppo</strong> responsabile, serio, motivato a fare il bene degli altri; voglio dire, quanto un personaggio programmaticamente positivo possa diventare anche negativo a causa dei suoi stessi pregi. Tralasciando, <em>spoilerfree</em>, il ruolo piuttosto sconfitto assunto da Jack in quinta stagione, puntiamo i riflettori sul fatto che Jack sia e resti per gran parte della serie l&#8217;eroe per eccellenza. Quanti anni ha? Tra i trenta e i quaranta, grossomodo. Com&#8217;è? Alto, ben piantato, attraente, americano.</p>
<p><strong>Sawyer</strong>, l&#8217;eroe/antieroe che scopriamo via via più positivo di quanto sembrasse all&#8217;inizio, al punto di poter deridere &#8211; efficacemente &#8211; un certo suo machismo naturale, grazie all&#8217;amicizia con Hurley. Sawyer si preoccupa sempre di più per gli altri (è responsabile), carismatico lo è di suo, l&#8217;egoismo con cui ce lo hanno presentato è praticamente solo una posa &#8211; e riesce persino più o meno a conquistare la &#8220;bella&#8221; Kate a scapito del &#8220;responsabile&#8221; dottore. Quanti anni ha? Mi pare abbia detto trentotto in un episodio, comunque tra i trenta e i quaranta. Com&#8217;è? Alto, figaccione, americano.</p>
<p><strong>Desmond</strong> entra in scena come uno sbandato, capelli lunghi, barba, aria da schizzato. Poi pian piano che lo conosciamo diventa un eroe del suo personale viaggio, che ha per obiettivo ritrovare l&#8217;amata Penny. Quanti anni ha? Tra i trenta e i quaranta. Com&#8217;è? Mediamente alto, belloccio, non americano ma almeno anglosassone (mi pare scozzese).</p>
<p>Cosa sto cercando di dire? Che paradossalmente Lost, originalissimo su altri fronti, è banalissimo (leggi: commerciale) sul fronte dei personaggi, al punto che solo quelli dotati di determinate caratteristiche possono assumere il ruolo di eroi, ovverosia motori della storia. A farci caso tra l&#8217;altro tutti i personaggi principali di Lost appartengono alla fascia di età che abbiamo citato, con l&#8217;eccezione di <strong>Locke</strong>, che è più vecchio e ne è un po&#8217; in effetti la scheggia impazzita: motore degli eventi sì, eroe no.</p>
<p>Cosa rimane per gli altri? <strong>Hurley</strong> è in quanto obeso &#8220;inabile fisicamente&#8221; a fare l&#8217;eroe (anche se la sceneggiatura riesce ad attribuirgli comunque un ruolo determinante, quasi di filosofo dei sopravvissuti); <strong>Charlie</strong> era troppo giovane (eh già, la moda dei bamboccioni non è solo italica, un ventenne evidentemente non è &#8220;ancora pronto&#8221;); <strong>Sayid</strong>, per qualche motivo, rimane un comprimario di Jack; di tutti ad avvicinarsi maggiormente alla qualifica di eroe &#8211; unico di sesso femminile &#8211; è <strong>Kate</strong>: è bassa (ma chissene), è bella (no di più), è americana, è sulla trentina.</p>
<p><strong>Ben </strong>può anche essere più vecchio del target, tanto è il villain, pur nella particolare declinazione di Lost, mentre nella quinta stagione assume un ruolo curiosamente centrale <strong>Faraday</strong>, seminatore di infodump parafantascientifici, un po&#8217; schizzato, ma di media altezza, sulla trentina, abbastanza alto e abbastanza simpatico, nonché anglosassone (dovrebbe essere inglese). I giochi sono ancora da fare anche per la glaciale <strong>Juliet</strong>, divenuta centrale solo di recente e per la scomparsa di altri personaggi più che per meriti suoi.</p>
<p>Sono scelte di marketing imposte agli sceneggiatori? Non credo, quanto piuttosto un tacito accordo di credibilità e maggiore identificazione possibile tra chi scrive e chi assiste. In parole povere: possiamo filosofeggiare quanto vogliamo, ma tutti, dico tutti, vorremmo essere dei fighi come Sawyer.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giovanni Gocci, "Incontro con la fiaba"]]></title>
<link>http://gabrielelaporta.com/2009/07/27/giovanni-gocci-incontro-con-la-fiaba/</link>
<pubDate>Mon, 27 Jul 2009 15:27:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gabriele La Porta</dc:creator>
<guid>http://gabrielelaporta.com/2009/07/27/giovanni-gocci-incontro-con-la-fiaba/</guid>
<description><![CDATA[Con questo particolare e significativo testo, il Professor Giovanni Gocci, Psicoterapeuta, Psicologo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Con questo particolare e significativo testo, il Professor Giovanni Gocci, Psicoterapeuta, Psicologo]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il concetto di muro]]></title>
<link>http://novarchitectura.com/2009/06/13/il-concetto-di-muro/</link>
<pubDate>Sat, 13 Jun 2009 09:53:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>nov-ES</dc:creator>
<guid>http://novarchitectura.com/2009/06/13/il-concetto-di-muro/</guid>
<description><![CDATA[A livello simbolico il muro rappresenta la protezione spirituale e materiale. Esso delimita il recin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-719     aligncenter" title="Muro" src="http://novarchitectura.wordpress.com/files/2009/06/muro.jpg" alt="Muro" width="500" height="137" /></p>
<p style="text-align:justify;">A livello simbolico il muro rappresenta la protezione spirituale e materiale.</p>
<p style="text-align:justify;">Esso delimita il recinto, lo spazio chiuso, e così lo sacralizza e lo fonda. Chiude e protegge contro l’invasione di agenti esterni ed estranei. Limita difendendo e creando lo spazio. Per questo ha il doppio valore di sicurezza-soffocamento, difesa-prigione.</p>
<p style="text-align:justify;">Una città era riconoscibile dalla presenza di mura che la circondavano e la separavano dallo spazio esterno. Il recinto sacro, il temenos, mutua il suo nome proprio dal verbo tagliare, separare il sacro dal profano. </p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Mura di Lucca" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/47/Lucca.city_walls01.jpg" alt="" width="500" height="369" /></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Sopra: le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Lucca">Mura di Lucca</a>. Fonte: &#8220;Wikipedia&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nel suo aspetto positivo, a livello psicologico, incarna la presa di coscienza dei limiti, il freno necessario, la misura che evita la ricerca e l’insoddisfazione permanente. Nel suo aspetto negativo incarna l’esclusione e l’inibizione, la separazione, la rottura (come il muro di Berlino, la Grande Muraglia Cinese, il muro del Pianto), e quando si apre o cade evoca la liberazione (come nell’architettura contemporanea, con l’avvento della struttura a maglia pilastri-travi, e l’apertura all’“esterno”). È anche l’elemento strutturale e strutturante delle abitazioni, senza cui nemmeno si immaginerebbe di trovarsi in un interno, evoca l’intimità, e come confine acquista un significato ancora più complesso.</p>
<p style="text-align:justify;">L’Architettura necessita di elementi di delimitazione, senza cui si confonderebbe con lo spazio esterno: entrare in uno spazio significa proprio varcare una parete, sia essa fisica o solo apparente. L’idea che abitare significa trovarsi in un interno che è immaginato come uno spazio verticalmente chiuso, anche al di sopra (il tetto), è un archetipo che probabilmente deriva dal nostro essere venuti al mondo da uno spazio chiuso come è lo spazio uterino.</p>
<p style="text-align:justify;">Le pareti sono la nostra pelle abitativa, per mezzo della quale siamo in osmosi con l’esterno o con altri interni, e lo scopo dell’architettura è modulare e controllare gli effetti e le potenzialità di questo scambio.</p>
<p style="text-align:justify;">Nella storia dell’Architettura il muro è stato sempre interpretato sia come elemento da esaltare e celebrare per la sua funzione fisica ed estetica sia da superare, annullare, rendere il più possibile minimo. Il pilastro, la colonna, la finestra sono un esempio di liberazione dal peso e dall’esclusione del muro.</p>
<p style="text-align:justify;">In determinati periodi storici l’annullamento fisico della parete ha assunto la funzione di una rivoluzione oltre che artistica anche psicologica: la liberazione di Suger, che trasforma la rigida materialità medievale nella diafana parete gotica, tesa tra le linee forza e le vetrate di luce mistica, fino a quella del Movimento moderno, che ripercorrendo l’insegnamento gotico, grazie alla struttura a gabbia permette di svincolare la distribuzione degli ambienti dalla tirannia del muro portante.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Interno della chiesa di St. Denis" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/0e/StDenis_Langhauswand2.JPG" alt="" width="500" height="1074" /></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Sopra: Interno della chiesa di St. Denis. Fonte: &#8220;Wikipedia&#8221;. Sotto: la scatola architettonica svincolata dal muro portante nell&#8217;invenzione di Gropius del Bauhaus di Dessau. </em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-727 aligncenter" title="Bauhaus-Dessau_Atelier" src="http://novarchitectura.wordpress.com/files/2009/06/bauhaus-dessau_atelier.jpg" alt="Bauhaus-Dessau_Atelier" width="500" height="849" /></p>
<p style="text-align:justify;">Esistono poi rivoluzioni materializzate dal muro: quello plastico del barocco, che piegandosi accoglie la rivoluzione dello spazio dinamico; la rottura della scatola architettonica, disconnessa angolarmente, del neoplasticismo, che apre per mezzo della riduzione a piani lo spazio abitativo; quello drammaticamente scavato di Ronchamp; l’annullamento tra piano verticali e orizzontali dell’architettura organica, informale, ecc.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-732 aligncenter" title="carlo2" src="http://novarchitectura.wordpress.com/files/2009/06/carlo2.jpg" alt="carlo2" width="326" height="476" /></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Sopra: il dinamico interno di San Carlo alle Quattro Fontane di Francesco Borromini. Fonte: </em></strong><a href="http://media.photobucket.com/image/borromini/venerevincitrice/carlo2.jpg"><strong><em>Photobucket</em></strong></a></p>
<p style="text-align:justify;">Limite e presenza, schermo e accoglienza, esaltazione e negazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Come le pareti che nel passato ospitavano affreschi, decorazioni, elementi che permettevano di rendere caratterizzati gli edifici, anche oggi le pareti continuano a parlarci delle ragioni di un edificio grazie alle innovazioni tecnologiche; le pareti contemporanee si sono digitalizzate, sono iperdinamiche e in alcune architetture addirittura si sono trasformate in realtà virtuale. Non le abbiamo solo annullate, aprendoci alla natura e allo spazio esterno, ma le abbiamo trasformate in una nuova realtà irreale, interattiva, che rende forse sempre meno l’idea di trovarsi in degli spazi che ci circondano, ma che anzi spesso ci sfuggono e ci ingannano, e ci inquietano. L’annullamento tra elementi verticali e orizzontali, tra muro, tetto e pavimento, e la presenza di moltissimi elementi inclinati sta cambiando la nostra idea di spazio: da uno spazio cartesiano alla nostra portata, ad una nuova concezione incontrollabile. Flussi, linee forza, piani molteplici, assenza di punti di vista privilegiati, moltiplicazione delle percezioni, questa è la nuova idea di spazio, che ha investito anche il concetto di parete. Forse nel futuro il concetto di muro sarà contraddetto, almeno come lo abbiamo concepito per secoli, ma è pur vero che psicologicamente e spiritualmente sarà in ogni Architettura presente, anche latente, come archetipo della fondazione e della materializzazione di ogni spazio.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://images.switzerland.isyours.com/images/big/stellwerk-herzog.jpg" alt="" width="500" height="800" /></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Sopra: l&#8217;allusività delle superfici di Herzog &#38; De Meuron nel celebre fabbricato ferroviario a Basilea. Fonte: </em></strong><a href="http://www.switzerland.isyours.com/e/photo-gallery/basel/stellwerk-herzog.html"><strong><em>Switzerland is yours</em></strong></a></p>
<p style="text-align:center;"> <img class="aligncenter" src="http://www.tagzania-blog.com/es/wp-content/uploads/2008/03/torre_agbar_barcelona.jpg" alt="" width="500" height="768" /></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em> Sopra: il trionfo digitale della <span>Torre</span> Abgar di Jean Nouvel. Fonte: </em></strong><a href="http://www.tagzania-blog.com/en/2008/03/31/jean-nouvel-wins-the-pritzker-prize/"><strong><em>Tagzania</em></strong></a></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.worldenough.net/picture/English/lab/Lab_street/picts%20videos%20own/Guggenheim%20Bilbao%202.jpg" alt="" width="500" height="375" /></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>Sopra: la rvoluzione del celebre museo di Bilbao. Fonte: <span><a href="http://www.worldenough.net/picture/English/lab/Lab_street/3.cypriot_abroad.htm">Worldenough</a></span></em></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Clara]]></title>
<link>http://arcotoscanatv.wordpress.com/2009/05/19/clara/</link>
<pubDate>Tue, 19 May 2009 18:09:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>La cintura di Orione</dc:creator>
<guid>http://arcotoscanatv.wordpress.com/2009/05/19/clara/</guid>
<description><![CDATA[E’ il due di maggio. Da tanto tempo avevo promesso di passare un pomeriggio con lei. Clara sta male,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="left">E’ il due di maggio. Da tanto tempo avevo promesso di passare un pomeriggio con lei. Clara sta male, ha ricominciato la chemio, non sta praticamente in piedi, ma vado a trovarla e le dico: ti porto in un prato verde e ti faccio tirare con l’arco”.</p>
<p align="left">“Mi metto questa maglietta, va bene?”</p>
<p align="left">La indossa subito, poi si gira verso di me, con le mani sui fianchi. Sorride, come se si vedesse davvero riflessa in uno specchio.</p>
<p align="left">Attraversiamo la città e andiamo a Ugnano, al campo di tiro della mia società. Le ho promesso il prato e lo mantengo.</p>
<p align="left">Ci sistemiamo appena un po’ a distanza dagli arcieri abituali che si stanno allenando. Le insegno come si fa.</p>
<p align="left">Le spiego la mia convinzione: “Se ti metti nella posizione corretta ed esegui il gesto come si deve ce la fai di sicuro anche senza vedere. E’ la posizione del corpo che fa andare dritte le frecce, non la vista”.</p>
<p align="left">Dobbiamo stare attenti a non fare danni al suo fisico provato. Ma l’arco leggero ce lo consente. Incocca e tira. Da vicino, ma raggiunge il bersaglio con un colpo soffice.</p>
<p align="left">“Che te ne pare?” chiedo.</p>
<p align="left">“Bellissimo! Sento la freccia che parte e mi sembra di volare, sento la forza, l’energia, la speranza che partono da me e mi portano via, nello spazio, nel vento, nel sole. Voglio diventare brava”.</p>
<p align="left">Ma oggi più di tre frecce è impossibile. Si siede nel prato, con i piedi nudi assapora la terra fresca e col viso cerca il sole caldo di maggio. Tra poco è il suo compleanno.</p>
<p align="left">Il presidente, viene a salutarla e lei sorride e gli racconta chi è, quanto è felice di stare qui.</p>
<p align="left">Tranquilla, appena lui si allontana, mi dice che non ce la fa più, sta troppo male.</p>
<p align="left">“Bisogna andare”.</p>
<p align="left">“Bene, ora ci alziamo”  e la sospingo fino alla macchina. “Ce la fai?&#8221; </p>
<p align="left"> «Sì sì, ce la faccio”. Sorride nonostante il dolore, l’affanno, la testa che scoppia.</p>
<p align="left">Camminiamo lente, affrontiamo la nausea che l’assale ad ogni passo.</p>
<p align="left">Lo so che non vuole compassione. Nessuno si accorge, infatti. Ci salutano.</p>
<p align="left">In macchina ci salva un CD di Vasco Rossi.</p>
<p align="left">Lui canta e a lei passa il dolore. Clara canta con lui. La musica come un calmante. Mi insegna ad ascoltarla e mi anticipa i passaggi. Canto anch’io, mentre guido, come se fossimo bambine in gita scolastica.</p>
<p align="left">Arrivate a casa mi chiede di salire: “Vieni un attimo a vedere se ci sono stati i ladri<em>, </em>anche se ormai non c’è più niente da portare via.”</p>
<p align="left">Sembra impossibile, ma ci sono stati, lassù al quarto piano e forse sono entrati dalla finestra. Una mattina si è alzata, si è preparata per uscire, ma la borsa non c’era più. Allora ha capito. L’ha spaventata soprattutto pensare che possono averla vista senza che lo sapesse.</p>
<p align="left">Si mette subito a letto, si spoglia e riesce a scherzare:</p>
<p align="left">“Non guardare, ormai sono una exbella!”</p>
<p align="left">Sta male. Le lascio una tisana sul comodino.</p>
<p align="left">“Che bella giornata ho passato con te! Tutto quel prato e quel sole caldo. E l’arco è fantastico! E anche Vasco Rossi!”</p>
<p>“Grazie” aggiunge mentre me ne sto già andando. Ma io non capisco. Mi volto verso di lei…. Ci penso. Grazie? A me? E’ lei che mi ha donato il giorno.</p>
<p>(brano tratto da <em>Un teatro per Clara</em> di Cecilia Trinci)</p>
<p> </p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/PWDTELvs680&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/PWDTELvs680&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p> </p>
<p>In questo video Clara Pacifici interpreta Lois Spears<br />
da &#8220;Spoon River&#8221; di Edgar Lee Masters<br />
Regia di Riccardo Massai<br />
Archètipo produzione</p>
<p> </p>
<p><em><span style="font-style:normal;"><strong></strong></span></em></p>
<p><em><span style="font-style:normal;"><strong></strong></span></em></p>
<p><em><span style="font-style:normal;"><strong>Giovedì 21 maggio 2009</strong>, alle ore <strong>18.30</strong>, presso il <strong>Teatro Comunale di Antella</strong>, sarà presentato il volume &#8216;<strong>Un teatro per Clara</strong>&#8216;, di Cecilia Trinci (<a href="http://www.soleombraedizioni.it/" target="_blank">Edizioni Soleombra</a>, Firenze)</span>.</em></p>
<p>Programma della serata: percussioni Massimo Ierimonti, musicista; letture a cura di Riccardo Massai, regista e Direttore Artistico Teatro Comunale di Antella; introduzione Raoul Gallini, Direttore Organizzativo Teatro Comunale di Antella; presentazione del volume a cura di Ugo Caffaz, Direttore generale politiche formative, beni e attività culturali della Regione Toscana e dell&#8217;autrice Cecilia Trinci.</p>
<p>Durante la serata saranno proposte immagini tratte da Il profilo di Michelangelo, di S. Massini, e L’anima allo specchio di T. Daniele, produzioni di Archétipo.</p>
<p>Ingresso libero.</p>
<p>Informazioni: Archetipo, via Villamagna 79, Firenze, tel. 055/65.30.729, e-mail: <a href="mailto:segreteria@archetipoac.it">segreteria@archetipoac.it</a>; sito internet <a title="Vai al sito http://www.archetipoac.it" href="http://www.archetipoac.it/">http://www.archetipoac.it</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ispirarsi alla storia 3]]></title>
<link>http://kaizenology.wordpress.com/2009/03/15/ispirarsi-alla-storia-3/</link>
<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 01:31:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>kaizenb</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l&#8217;esercito del faraone&#8230;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-918" title="nevski3" src="http://kaizenology.wordpress.com/files/2009/03/nevski3.jpg?w=128" alt="nevski3" width="128" height="92" />Le acque ritornarono e sommersero i carri e i cavalieri di tutto l&#8217;esercito del faraone&#8230; </em><em><a href="http://www.laparola.net/testom.php" target="_blank">(Esodo 14,28)</a></em></p>
<p>Questo versetto dell&#8217;<a href="http://www.laparola.net/" target="_blank">Antico Testamento</a> chiude il famoso episodio in cui gli ebrei attraversarono il mare in fuga dai trecento carri da guerra egiziani che il <a href="http://www.egypt.splinder.com/post/7910854" target="_blank">Faraone Amenophis II </a>(1450-1423 a. C.), pentito, aveva inviato al loro inseguimento. Il mare, dopo essersi aperto per miracolo e aver fatto passare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mosè" target="_blank">Mosè</a> e il suo popolo, si richiuse sui cavalieri egiziani annegandoli tutti. È uno di quei passi che io considero di forte impatto evocativo, quasi possedesse un potere narrativo che trascende e in qualche modo supera il carattere religioso proprio dei racconti biblici. In fondo la Bibbia intera, prima che un libro di religione, è un racconto d&#8217;avventura in cui le figure archetipiche quali il viaggio, il maestro, il discepolo e l&#8217;eroe, per citarne qualcuna, si riconoscono e addirittura sono le fondamenta del processo di creazione narrativa. In questo contesto, all&#8217;episodio delle acque che inghiottono un intero esercito per volere di Dio possiamo senz&#8217;altro attribuire il carattere di metafora; è la giustizia divina che si realizza attraverso la forza degli elementi e  discerne i buoni e i giusti da coloro che hanno peccato. È un passo biblico ripreso spesso, più o meno coscientemente e più o meno in modo esplicito, dalla letteratura antica e da quella moderna. Nell&#8217;<a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/h/homerus/odissea/html/testo.htm" target="_blank">Odissea</a>, per esempio, il tema dell&#8217;immensa massa d&#8217;acqua (rappresentata dal mar Mediterraneo) che inghiotte e trascina giù nell&#8217;oblio è un archetipo narrativo che torna spesso. Anche nelle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pinocchio" target="_blank">Avventure di Pinocchio</a> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Collodi" target="_blank">Collodi </a>il mare dove il piccolo protagonista si perde e il ventre oscuro della balena pieno anch&#8217;esso d&#8217;acqua putrida (un mare nel mare), dove il povero burattino rincontra suo padre (o forse in questo caso sarebbe meglio dire il suo creatore) senza riconoscerlo, richiamano lo stesso archetipo. Che c&#8217;entra tutto questo con la storia è presto detto. Io credo che in molti episodi storici del passato questa stessa struttura archetipica sia stata ripresa non solo dai cronisti dell&#8217;epoca ma anche da storici e letterati successivi, tramutando un fatto realmente accaduto in un mito. Per problemi di tempo e di spazio (e anche di voglia forse) ne prenderò in esame soltanto due.</p>
<p>            Il primo, in ordine cronologico, ebbe luogo durante la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_del_lago_ghiacciato#La_battaglia" target="_blank">battaglia del lago Peipus </a>del 1242 (conosciuta anche come battaglia del Lago Ghiacciato) in cui l&#8217;esercito russo guidato da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Nevsky" target="_blank">Aleksandr Nevskij </a>sconfisse i cavalieri teutonici comandati dal vescovo <a href="http://www.buxhoeveden.net/index.php?link=3" target="_blank">Ermanno Von Buxhovden </a>di <a href="http://www.tartu.ee/?lang_id=2" target="_blank">Tartu</a>. Fino a un po&#8217; di tempo fa (non molto a dire il vero) era uso comune attribuire la vittoria dei russi di <a href="http://www.novgorod.ru/english/" target="_blank">Novgorod </a>alla rottura della superficie ghiacciata del lago che, cedendo sotto il peso delle armature dei cavalieri teutonici, li inghiottì uccidendoli tutti. Era talmente radicata questa convinzione che anche su wikipedia, fino a qualche mese fa, sotto la voce &#8220;Battaglia del lago ghiacciato&#8221; si trovava una descrizione dello scontro del tutto simile (Lo ammetto, sono stato io a correggere l&#8217;errore). In realtà sappiamo che la vittoria delle truppe di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Nevsky" target="_blank">Nevskij </a>si è concretizzata attraverso un movimento avvolgente delle ali dello schieramento russo (formato da reparti a cavallo delle guardie druzhina da un lato e degli arcieri alleati mongoli e turchi dall&#8217;altro) che ha  prima circondato la cavalleria teutonica, già fermata nella sua carica dalle lunghe lance della milizia cittadina di <a href="http://www.novgorod.ru/english/" target="_blank">Novgorod</a>, e poi l&#8217;ha costretta alla fuga sterminandone una buona parte. A questo bisogna aggiungere poi che gli ausiliari estoni dell&#8217;esercito di <a href="http://www.buxhoeveden.net/index.php?link=3" target="_blank">Buxhovden</a>, vista la brutta aria che tirava, si erano dati alla fuga senza neanche combattere e poi oggi sappiamo che la sponda del lago ove si svolse lo scontro era quella russa dove le acque non superano i 30-50 centimetri. E allora come mai, ancora ai giorni nostri, si faceva risalire l&#8217;esito dello scontro a una sottile lastra di ghiaccio che spaccatasi sotto il peso delle armature aveva inghiottito un intero esercito? Come mai cronisti di storia, romanzieri vari e, valga per tutti un nome, addirittura un regista del calibro di <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=586" target="_blank">Sergej M. Ejzenstejn</a>, nel riproporre le gesta eroiche di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Nevsky" target="_blank">Nevskji </a>nel <a href="http://www.film.tv.it/scheda.php/film/10487/aleksandr-nevskij/" target="_blank">film omonimo</a> a lui dedicato, l&#8217;episodio viene rappresentato ancora nello stesso modo? Le torbide acque che si aprono per un intervento supremo inghiottendo l&#8217;esercito nemico e regalando la vittoria ai poveri contadini russi dell&#8217;intrepido <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Nevsky" target="_blank">Aleksandr Nevskij</a>? Senz&#8217;altro la carenza di fonti scritte certe sull&#8217;episodio ha giocato un ruolo importante. E senz&#8217;altro quella del regista sovietico è una pellicola propagandistica di stampo nazionalista-antinazista e quindi nell&#8217;enfatizzare e mitizzare alcune scene e caratteri della battaglia il regista trovò il suo tornaconto politico. Però non può bastare a spiegare perché un episodio storico come questo si sia tramutato in mito. E allora forse la mia interpretazione trova il suo motivo d&#8217;essere, forse proprio la condizione di figura archetipica che possiede la metafora delle a<em>cque che si aprono per un volere superiore e inghiottono l&#8217;esercito dei peccatori </em>dà una chiave di lettura (è proprio il caso di dirlo) plausibile. È curioso notare come in questa specifica situazione i peccatori siano i crociati del vescovo di Tartu mentre coloro che vengono sostenuti dall&#8217;intervento divino siano gli avi dei futuri comunisti russi; siamo incappati in un duplice ossimoro storico, mi verrebbe da dire, ovvero i santi (crociati) peccatori opposti ai comunisti (atei) miracolati. </p>
<p>              Il secondo episodio, invece, è più recente. Durante il rigido inverno del 1805 in Europa centrale e più precisamente nei pressi di una cittadina che al tempo aveva il nome di <a href="http://www.ilmeteo.it/mappa/Repubblica%20Ceca/Slavkov+(Austerlitz)" target="_blank">Austerlitz</a> (ora si chiama <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Slavkov_u_Brna" target="_blank">Slavkov u Brna</a>) e che si trova nell&#8217;odierna repubblica Ceca si sta svolgendo la <a href="http://www.clubausonia.it/archivio%20storico/Le%20grandi%20battaglie/13)%20La%20Battaglia%20di%20Austerlitz%201805/La%20Battaglia%20di%20Austerlitz%201805.html" target="_blank">battaglia dei Tre Imperatori </a>(meglio conosciuta come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Austerlitz" target="_blank">Battaglia di Austerlitz</a>). <a href="http://www.windoweb.it/guida/cultura/biografia_napoleone_bonaparte.htm" target="_blank">Napoleone Bonaparte</a>, Imperatore di Francia, sta affrontando e sconfiggendo  il più numeroso esercito alleato austro-russo. Le armate alleate, ufficialmente guidate da <a href="http://cronologia.leonardo.it/mondo24ee.htm" target="_blank">Alessandro I</a>, Zar di tutte le Russie (l&#8217;altro imperatore <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_II_del_Sacro_Romano_Impero" target="_blank">Francesco II d&#8217;Austria</a> era presente come osservatore) sono ormai in rotta; l&#8217;esercito è stato respinto su tutto il fronte da nord a sud e in più ha perso, in uno scontro epico con la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guardia_imperiale_(Primo_Impero)" target="_blank">Guardia Imperiale Francese</a>, quasi tutta la sua guardia imperiale e ora sia i russi che gli austriaci cercano un modo per ripiegare subendo il minor danno possibile. In particolare sul fronte meridionale del campo di battaglia i resti delle due colonne alleate guidate dal generale russo conte Buxhoewden (non è un errore di ortografia, si tratta di una quasi omonimia con il vescovo di <a href="http://www.tartu.ee/?lang_id=2" target="_blank">Tartu </a>prima citato) stanno cercando di ritirarsi verso est, lungo un sentiero che costeggia <a href="http://www.napoleon-series.org/military/virtual/austerlitz/c_satschan.html" target="_blank">lo stagno ghiacciato di Satschan</a>. Purtroppo per loro il paesino di Augezd, che è l&#8217;ultimo ostacolo alla ritirata delle due colonne del conte, è già occupato dalle truppe francesi (2° divisione di Vandamme) che con l&#8217;artiglieria iniziano a cannoneggiare le truppe alleate in fuga. Ai poveri soldati di Buxhoewden non resta che ripiegare verso sud in direzione dello stagno ghiacciato e provare ad attraversarlo. A questo punto, secondo il 30° Bollettino Napoleonico della <em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Grande_Armée" target="_blank">Grande Armée</a></em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Grande_Armée" target="_blank"> </a> redatto il giorno seguente, &#8220;Il corpo d&#8217;armata nemico, circondato e scacciato da tutte le alture, si trovava in piano, e vicino a un lago. L&#8217;imperatore (<a href="http://www.windoweb.it/guida/cultura/biografia_napoleone_bonaparte.htm" target="_blank">Napoleone</a>) accorse in quella direzione, con 20 pezzi di artiglieria. Il corpo fu scacciato posizione dopo posizione; avemmo allora il terribile spettacolo, di 20.000 uomini che si gettavano in acqua, lasciandosi affogare nel lago.&#8221; Eccoci di nuovo con l&#8217;esercito di nemici che sprofonda nelle gelide acque e scompare nei suoi torbidi flutti. In realtà in questo caso più o meno tutti sappiamo che le cose non andarono così. Furono pochissimi i soldati russi o austriaci che perirono annegando nello <a href="http://www.napoleon-series.org/military/virtual/austerlitz/c_satschan.html" target="_blank">stagno di Satschan</a> (che nei racconti mitizzanti la vittoria francese come per magia si tramuta in un lago). Tempo dopo, infatti, i maggiori quotidiani dell&#8217;epoca riportarono che nella primavera successiva alla battaglia lo stagno in questione era stato prosciugato e si erano trovati i resti di una trentina di cannoni, un centinaio di cavalli e ben tre (!) cadaveri di soldati russi. Per molti anni a venire però, anche in resoconti ufficiali, il mito dell&#8217;esercito scomparso nelle fredde acque venne sostenuto con forza. <a href="http://www.alfamodel.it/modules/smartsection/makepdf.php?itemid=107" target="_blank">Louis Lejeune</a>, per esempio, ufficiale dello stato maggiore francese e abile disegnatore di battaglie e uniformi (le sue opere si trovano ancora <a href="http://www.allposters.com/-st/Louis-Lejeune-Posters_c65200_.htm" target="_blank">in vendita in internet)</a>, raccontando dell&#8217;evento riportò che &#8220;6.000 soldati nemici che si trovavano sul lago ghiacciato, nel breve spazio di di un paio di minuti sparirono sotto il ghiaccio spezzato con tutte le loro armi e i bagagli, senza che ne scampasse uno solo.&#8221; Sostenne inoltre che &#8220;Dopo pochi istanti il ghiaccio si richiuse su di loro, presentando nuovamente la sua superficie luccicante.&#8221; In questo caso è evidente il riferimento all&#8217;episodio biblico, il <a href="http://www.alfamodel.it/modules/smartsection/makepdf.php?itemid=107" target="_blank">Lejeune</a> usa quasi le stesse parole, &#8220;il ghiaccio si richiuse su di loro&#8221;, a testimonianza che la narrazione di accadimenti storici di grande importanza evoca in chi si trova a viverli e a scriverne, figure archetipiche ben radicate. Non si può sapere se l&#8217;ufficiale francese in questione leggesse la bibbia, ora è troppo tardi per chiederglielo. Sappiamo però che molti graduati dell&#8217;esercito di Napoleone erano soliti portare con loro una copia della Sacra Bibbia; in questi casi, però, due più due non può dare quattro: aborro un risultato algebrico per gli addendi della narrativa.</p>
<p> </p>
<p>FONTI:</p>
<p><a href="http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788821561573/nuova-bibbia-cei---uelci.html" target="_blank">LA SACRA BIBBIA &#8211; CEI editore</a></p>
<p><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/metafora-menzogna-serenita-arte-weinrich/libro/9788815002198" target="_blank">METAFORA E MENZOGNA &#8211; H. Weinrich &#8211; Il Mulino edizioni</a></p>
<p><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/sentiero-labirinto-miti-metafore-processo/libro/9788835094326" target="_blank">IL SENTIERO NEL LABIRINTO &#8211; M.T. Moscato &#8211; Editrice La Scuola</a></p>
<p><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/viaggio-metafora-pedagogica-introduzione-pedagogia/libro/9788835088677" target="_blank">IL VIAGGIO COME METAFORA PEDAGOGICA &#8211; M.T. Moscato &#8211; Editrice La Scuola</a></p>
<p><a href="http://www.ospreypublishing.com/store/Lake-Peipus-1242_9781855325531" target="_blank">LAGO PEIPUS 1242 &#8211; collana eserciti e battaglie n°94 &#8211; Osprey/Del Prado editore</a></p>
<p><a href="http://www.hoepli.it/libro.asp?ib=9788886928991&#38;pc=000018014000000" target="_blank">I CAVALIERI TEUTONICI &#8211; W. Urban &#8211; Editrice Goriziana</a></p>
<p><a href="http://www.libreriauniversitaria.it/battaglia-austerlitz-andrault-langeron-louis/libro/9788838920790" target="_blank">LA BATTAGLIA DI AUSTERLITZ &#8211; L.A.A. de Langeron &#8211; Sellerio Editore</a></p>
<p><a href="http://www.delprado.it/Austerlitz.htm" target="_blank">RIVIVERE LA BATTAGLIA DI AUSTERLITZ &#8211; Philip Haythornthwaite &#8211; Edizioni del Prado (2005)</a></p>
<p><a href="http://www.compagniadeilibrai.it/index.php?page=shop.product_details&#38;flypage=flypage-ask.tpl&#38;product_id=158&#38;category_id=26&#38;option=com_virtuemart&#38;Itemid=2" target="_blank">LA BATTAGLIA DI AUSTERLITZ &#8211; K. Von Stutterheim &#8211; Compagnia dei Librai</a></p>
<p><a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-gerosa_guido/sku-75911/napoleone_.htm" target="_blank">NAPOLEONE &#8211; G. Gerosa &#8211; De Agostini</a></p>
<p><a href="http://www.maremagnum.com/book/2167/ARMI_UOMINI_ESERCITI_STORIA_DELLE_58620331-EN.html" target="_blank">ARMI UOMINI ESERCITI &#8211; Autori vari &#8211; Salani editore</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Grande Madre]]></title>
<link>http://gabrielelaporta.com/2008/12/06/la-grande-madre/</link>
<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 10:54:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gabriele La Porta</dc:creator>
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<description><![CDATA[La Grande Madre è uno dei gangli della filosofia ermetica e junghiana. Da oggi cominciamo a trattare]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La Grande Madre è uno dei gangli della filosofia ermetica e junghiana. Da oggi cominciamo a trattare]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Dizionario dell'Inconscio e della Magia"]]></title>
<link>http://gabrielelaporta.com/2008/10/30/dizionario-dellinconscio-e-della-magia/</link>
<pubDate>Thu, 30 Oct 2008 18:28:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gabriele La Porta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un viaggio che attraversa i sentieri dell&#8217;interiorità. Apre i varchi dell&#8217;Anima verso la]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Un viaggio che attraversa i sentieri dell&#8217;interiorità. Apre i varchi dell&#8217;Anima verso la]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Risto Kallaste]]></title>
<link>http://stargaters.wordpress.com/2008/07/06/risto-kallaste/</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 11:22:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>stargaters</dc:creator>
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<description><![CDATA[Spendiamo due parole per queso personaggio che tanto ci ha dato nella nostra gioventù, ma anche nell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Spendiamo due parole per queso personaggio che tanto ci ha dato nella nostra gioventù, ma anche nella nostra vecchiezza.</p>
<p>Si tratterebbe certamente del più grande calciatore estone di tutti i tempi e gli spazi, se non fosse per la totale inutilità del suo gesto atletico (rimessa laterale con capriola):</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/H8QGih-Q0MY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/H8QGih-Q0MY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span>.</p>
<p>Ma noi, rivalutando tale prodezza, abbiamo deciso unanimemente, come un sol uomo, di rilanciare tale splendido gesto utilizzandollo nella magica evocazione dello stargate.</p>
<p>In uno dei numerosi cerimoniali, che descriveremo dettagliatamente nel seguito, è stato previsto inizialmente un gesto che accompagnasse l&#8217;imprecazione in chiusura (un banale &#8220;vaffanculo&#8221;). Per analogia, con il gesto della rimessa laterale, abbiamo voluto omaggiare l&#8217;archetipo assoluto (<em>ho studiato per un cazzo, uso le parole a pera</em>) di tale gesto con l&#8217;invocazione rituale ripetuta tre volte &#8220;RISTO KALLASTE!!!&#8221;.</p>
<p>Rivolgersi ai migliori centri di igiene mentale della vostra regione per ulteriori dettagli.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[MITI E ARCHETIPI di Carl Gustav Jung]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/06/28/miti-e-archetipi-di-carl-gustav-jung/</link>
<pubDate>Sat, 28 Jun 2008 16:17:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
<guid>http://valterbinaghi.wordpress.com/2008/06/28/miti-e-archetipi-di-carl-gustav-jung/</guid>
<description><![CDATA[(Da: C.G. Jung e K. Kerényi, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, Boringhieri 1972) ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://adreampuppet.files.wordpress.com/2007/02/jung.jpg" alt="Jung" /></p>
<p>(Da: C.G. Jung e K. Kerényi, <em>Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia</em>, Boringhieri 1972)</p>
<p><em>Legittimo erede della psicologia romantica, Jung ha contribuito a correggere in senso finalistico l&#8217;impostazione unilateralmente meccanicistica della psicoanalisi freudiana, facendo della psicologia del profondo uno studio del divenire psichico prima che un&#8217;analisi delle sue deviazioni patologiche. Ritrovando le radici dello psichismo negli archetipi dell&#8217;inconscio collettivo, Jung ha riportato in auge il carattere salvifico e normativo delle rappresentazioni mitologiche e religiose, che l&#8217;illuminismo aveva liquidato come aborti del pensiero razionale. Con Jung l&#8217;immaginazione simbolica torna ad essere la base fondamentale del linguaggio e della conoscenza di sè e del mondo.</em></p>
<p>Lo spirito primitivo non inventa i miti: li vive. I miti sono, originariamente, rivelazioni dell&#8217;anima pre-cosciente, involontarie testimonianze di processi psichici inconsci e tutt&#8217;altro che allegorie di processi fisici. Allegorie di questo genere non sarebbero che giuochi oziosi di un intelletto non scientifico. I miti, invece, hanno un significato vitale. Essi non esprimono soltanto, ma sono essi stessi a costituire la vita psichica della tribù primitiva che si disgrega e tramonta, non appena viene a perdere la sua eredità mitica, come un uomo che perda la propria anima. La mitologia di una tribù è la sua religione viva e la perdita di questa è sempre e dovunque, anche presso l&#8217;uomo incivilito, una catastrofe morale.<br />
<!--more--><br />
La religione però è un rapporto vivo con processi psichici che non dipendono dalla coscienza, ma si svolgono, di là di questa, nell&#8217;oscurità dello sfondo psichico. Molti di questi processi sorgono, è vero, dietro a una occasione data dalla coscienza, ma nessuno per un arbitrio cosciente. Altri sembrano nascere spontaneamente, vale a dire senza cause che si possano riconoscere e dimostrare nella coscienza.<br />
La psicologia moderna considera i prodotti dell&#8217;attività fantastica inconscia come auto-raffigurazioni di processi dell&#8217;inconscio o testimonianze della psiche inconscia su di se stessa.<br />
Si distinguono due categorie di simili prodotti. Primo: fantasie (inclusi in esse i sogni) di carattere personale che risalgono indubbiamente ad esperienze, dimenticanze, rimozioni personali e perciò si possono spiegare interamente in base all&#8217;anamnesi individuale. Secondo: fantasie (inclusi in esse i sogni) di carattere non personale che quindi non si possono far risalire alla &#8220;preistoria&#8221;  individuale, né spiegare con acquisizioni individuali. L&#8217;analogia più stretta per questa seconda categoria di formazioni fantastiche si trova nei tipi mitologici. È perciò da supporre che esse corrispondano a certi elementi strutturali collettivi (e non personali) dell&#8217;anima umana in generale e, come gli elementi morfologici del corpo umano, si trasmettano in via ereditaria. Benché la tradizione e la diffusione per migrazione abbiano la loro parte, vi sono tuttavia, come si è detto sopra, casi molto numerosi che non si possono spiegare con una derivazione di questo genere, ma ci costringono ad ammettere un rivivere &#8220;autoctono&#8221;. Tali casi sono così frequenti che non si può fare a meno di ammettere l&#8217;esistenza di uno strato-base psichico-collettivo. Io ho denominato questo strato l&#8217;inconscio collettivo.<br />
I prodotti di questa seconda categoria somigliano talmente ai tipi strutturali dei miti e delle favole, che si deve considerarli affini ad essi. È dunque assolutamente possibile che ambedue, tipi mitologici e tipi individuali, nascano da condizioni molto simili. Come si è detto, i prodotti di fantasia della seconda categoria (come del resto anche quelli della prima) sorgono in uno stato di degradata intensità di coscienza (in sogni, deliri, allucinazioni, visioni ecc.). In simili stati cessa quell&#8217;inibizione che la concentrazione di coscienza esercita sui fatti inconsci, e, di conseguenza, il materiale fino allora inconscio, precipita, come attraverso porte laterali, nello spazio della  coscienza. Questa maniera di prodursi costituisce la regola.<br />
Il principio metodologico da cui parte la psicologia per trattare i prodotti dell&#8217;inconscio, va formulato in questi termini: fatti di natura archetipica rivelano processi nell&#8217;inconscio collettivo. Essi non si riferiscono quindi a qualcosa di cosciente o a qualcosa che una volta è stato cosciente, bensì all&#8217;essenzialmente inconscio. […]<br />
Ora se si procede secondo il principio sopra formulato, non si presenta più la questione, se un mito riguardi il sole o la luna, il padre o la madre, la sessualità o il fuoco o l&#8217;acqua, ma si tratta sempre di circoscrivere e caratterizzare approssimativamente un nucleo di significato pre-cosciente. Il senso di questo  nucleo non è mai stato, né sarà mai cosciente. Esso fu sempre e sarà sempre soltanto interpretato ed ogni interpretazione che si avvicini alquanto al senso recondito (o, parlando dal punto di vista dell&#8217;intelletto scientifico, al non-senso, il che, in fondo, non fa differenza), non solo pretende per sé un&#8217;assoluta verità e validità, ma nello stesso tempo anche rispetto e devozione religiosa.  Gli archetipi furono e sono forze vitali psichiche che pretendono di venir prese sui serio e anzi, nella maniera più singolare, provvedono anche a farsi valere. Essi erano sempre garanti di protezione e salvezza e l&#8217;offesa recata ad essi porta la conseguenza ben nota dalla psicologia dei primitivi, dei perils of the soul. Essi sono, infatti, moventi infallibili dei disturbi nevrotici e anche psicotici, dato che essi si comportano esattamente come gli organi del corpo o i sistemi funzionali organici trascurati o lesi.</p>
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