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	<title>armamenti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/armamenti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "armamenti"</description>
	<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 06:48:48 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[L'ombrellaio abbronzato]]></title>
<link>http://chicchediriso.wordpress.com/2009/11/22/lombrellaio-abbronzato/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 07:45:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>bugianen55</dc:creator>
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<description><![CDATA[  Nobel inventò la dinamite ma poi si inventò il Premio Nobel che, dato a Barck Obama per la pace ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><a href="http://chicchediriso.wordpress.com/files/2009/11/obama.jpg"><img class="size-full wp-image-223  aligncenter" title="Obama" src="http://chicchediriso.wordpress.com/files/2009/11/obama.jpg" alt="" width="316" height="251" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nobel inventò la dinamite ma poi si inventò il Premio Nobel che, dato a Barck Obama per la pace &#8220;a venire&#8221;, riporta il vecchio Nobel alle sue origini &#8230;esplosive.  Obama, fresco premiato, va in giro per l’Oriente, e a Seul santifica il premio ricevuto con delle dichiarazioni degne appunto di un Nobel. Il paladino della pace dice alla Corea del Nord che se loro hanno la bomba atomica anche la Corea del Sud  può contare sulla bomba atomica come deterrente per la pace nella regione. La pace fondata sull’equilibrio del numero di ordigni nucleari! Anche per l’Iran ha avuto parole di conforto e pacifiste…”Se non la smettono di rompere, convoco gli alleati per decidere sulle conseguenze dell’ostinazione iraniana”. In parole povere: occhio che un altro Iraq non ci spaventa. Gli alleati si sono dati una grattata e già studiano piani strategici. Per una invasione in nome della pace? Ma no! Piani strategici per svicolare dall’appuntamento del tipo…”Cavolo! Stasera ho un impegno urgente al quale non posso mancare!”. L’abbronzato pacificatore va in giro come un rappresentante di commercio e dentro la valigetta del campionario ha un catalogo di “ombrelli nucleari” per ogni esigenza. Ma non aveva altre idee prima di insediarsi alla Casa Bianca? </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Einstein disse “Non so come sarà la terza guerra mondiale ma so come sarà combattuta la quarta: con pietre e bastoni”  Si  dimenticò di metterci anche gli “ombrelli”&#8230;</span></p>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong>Claudio Pompi</strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Torino fin de siècle: L’Esercito ieri e oggi]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/11/torino-fin-de-siecle-l%e2%80%99esercito-ieri-e-oggi/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:20:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Torino 14 novembre 2009 presso il Campus Riberi – Sala Conferenze del Dipartimento Militare di Medic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;">Torino 14 novembre 2009 presso il Campus Riberi – Sala Conferenze del Dipartimento Militare di Medicina Legale in via Barletta 14  dalle ore 9,15 alle 12,30. Ingresso libero.  Presso l’ex ospedale militare ora trasformato nel primo “campus militare” fino al 20 novembre è allestita la mostra “L’Esercito ieri e oggi”, a cura del Comando Militare Regione Nord, che offre alla visione cimeli storici, mezzi e strumenti d’epoca, armamenti e uniformi militari, fotografie e cartoline tematiche, libri e scritti, occasione unica per approfondire sia storia e curiosità del Risorgimento, sia la professionalità militare moderna. L’allestimento utilizza la stupefacente vetrata che a ferro di cavallo costituisce prezioso elemento di raccordo tra tutti i padiglioni medici.  Relazioni di: Elena Cappellano, Vittorio G. Cardinali, Franco Cravarezza, Dora Filippone, Marina Paglieri, Barbara Ronchi della Rocca, Donatella Taverna e Francesco De Caria.<br />
Lunedì 16 novembre 2009 Concerto del bass-baryton Gabriele Bolletta e il soprano Merita Dileo, con al pianoforte Cecilia Novarino, pianista. Per celebrare in musica “Convegno Nazionale di studi Torino fin de siècle tra cultura, costume e vita cittadina dopo l’Unità d’Italia. Dal cavallo all’automobile”. Introduce il presidente dell’Associazione Immagine per il Piemonte onlus, Vittorio G. CARDINALI; coordinamento di Walter Baldasso.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Fiaccolata contro tutti i muri" a 20 anni dal crollo del muro di Berlino]]></title>
<link>http://campibisenzio.wordpress.com/2009/11/09/fiaccolata-contro-tutti-i-muri-a-20-anni-dal-crollo-del-muro-di-berlino/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 07:24:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>campibisenzio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lunedì 9 novembre Fiaccolata contro tutti i muri, dalle 16.15 alle 23.15 a Campi Bisenzio. 20 anni f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5500" title="fiaccolata1" src="http://campibisenzio.wordpress.com/files/2009/11/fiaccolata1.jpg" alt="fiaccolata1" width="406" height="311" />Lunedì<strong> 9 novembre Fiaccolata contro tutti i muri</strong>, dalle 16.15 alle 23.15 a Campi Bisenzio. 20 anni fa crollava il muro di Berlino, Campi Bisenzio vi aspetta in piazza per essere protagonisti di un mondo migliore per la libertà, la pace, l’eliminazione degli armamenti atomici per la convivenza e l’autodeterminazione dei popoli contro il razzismo, la xenofobia e l’omofobia</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Armghanistan.  Isaf: 42 nazioni unite contro il terrorismo]]></title>
<link>http://leveritanascoste.wordpress.com/2009/11/07/armghanistan-isaf-42-nazioni-unite-conto-il-terrorismo/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 10:04:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>sangiopietro</dc:creator>
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<description><![CDATA[Isaf: 42 nazioni unite conto il terrorismo LA MAGGIOR PARTE DELLE TRUPPE STRANIERE IN AFGHANISTAN SO]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2>Isaf: 42 nazioni unite conto il terrorismo<strong> </strong></h2>
<p style="text-align:center;"><span id=":44"> </span><img src="http://4.bp.blogspot.com/_1vHhCovT9Yw/Si6iVROu7jI/AAAAAAAABJ4/jeaOU9N4abA/s400/militari+italiani.jpg" alt="http://4.bp.blogspot.com/_1vHhCovT9Yw/Si6iVROu7jI/AAAAAAAABJ4/jeaOU9N4abA/s400/militari+italiani.jpg" /></p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>LA MAGGIOR PARTE DELLE TRUPPE STRANIERE IN AFGHA</strong></span><span style="text-decoration:underline;"><strong>NISTAN SONO SOTTO IL COMANDO DELLA GUIDA NATO DELL&#8217; INTERNETIONAL SECURITY ASSISTANCE FORCE (ISAF)</strong></span></p>
<p>Stabilito dal Consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU nel dicembre 2001, L&#8217; Isaf ha affermato che il suo ruolo è quello di promuovere la sicurezza e lo sviluppo. Esso è anche coinvolto nella formazione della Afghan National Army (ANA) e della polizia nazionale afgana (ANP), che verrano utilizzate in aggiunta all’ esercito per mantenere l’ ordine in tutto il paese. A partire dall&#8217; ottobre 2009, l&#8217; ISAF ha 67.700 persone provenienti da 42 diversi paesi, tra cui gli Stati uniti, i paesi Europei, l&#8217; Australia, la Giordania e la Nuova Zelanda. Ci sono circa 36.000 soldati americani che non fanno parte dell Isaf in servizio nell&#8217; Afghanistan  orientale (al confine con il Pakistan) nell&#8217; ambito dell&#8217; operazione Enduring Freedom (OEF), un operazione lanciata in risposta agli attentati del 11 settembre 2001. La NATO ha detto che il suo obiettivo a lungo termine è quello di contribuire a creare le condizioni per cui l&#8217;Afghanistan possa godere di un governo stabile e rappresentativo;di conseguenza è coinvolta in una serie di operazioni militari in tutto il paese.            L&#8217; ISAF è attualmente responsabile di una grande operazione nell&#8217; Helmand (provincia Afghana) con lo scopo di spezzare il possesso dei talebani di tutta la regione. Inoltre fino all&#8217; agosto del 2003, il comando dell&#8217; Isaf ruotava tra nazioni differenti su una base di sei mesi, ma a causa della difficoltà nel trovare le nuove nazioni guida , la Nato ha assunto la responsabilità per la nomina dei comandanti. Da allora, L&#8217; Isaf è stato comandato da generali provenienti da: Germania, Canada, Turchia, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti che sono stati in carica per una durata variabile dai sei mesi ad un&#8217; anno. Gli ultimi tre comandanti sono stati americani. L&#8217;ultima, Gen Stanley McChrystal, ha istituito la protezione dei civili afgani al centro della sua nuova strategia. Dall&#8217; ottobre del 2009, l&#8217; ISAF è inoltre sostenuta dall&#8221;Esercito nazionale afgano, circa 94.000 uomini. Ci sono circa 80.000 poliziotti afghani, che sono descritti dal Ministero della Difesa britannico come &#8220;completamente equipaggiati e addestrati&#8221;. I poliziotti afghani ricevono una formazione militare addestrandosi  nella provincia di Logar, in Afghanistan. La coalizione ha lo scopo così di costruire e formare un esercito afghano di 134.000 persone  a partire dall&#8217; ottobre 2010 e alla formazione di 82.000 agenti di polizia afgana.<!--more--></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>QUALI SONO LE RELAZIONI TRA I PAESI? COME CONTRIBUIRE E LAVORARE CON L&#8217; ISAF?</strong></span></p>
<p>Gli Stati Uniti e gli alti funzionari della NATO hanno fatto appello ai membri della Nato di inviare più truppe per promuovere operazioni di combattimento in Afghanistan. La Germania, che per importanza si trova al terzo posto nell&#8217; ISAF, era disposta a mandare più truppe, così si è impegnata ad aumentare le truppe di quest&#8217;anno da 1000 a 4.400.    Il problema è che ci sono stati molti morti sul campo di battaglia afghana, tutto ciò ha scatenato feroci dibattiti politici in Gran Bretagna e nei paesi europei circa l&#8217; invio e lo stazionamento di altre truppe, come supporto per un tentativo di fine della guerra. I critici hanno anche sostenuto che la comunicazione tra Isaf e migliaia di soldati americani &#8211; tra cui le forze speciali , molto importante per l&#8217;Operazione Enduring Freedom (OEF), non è forte come dovrebbe essere.      Essi sostengono infati che ciò è particolarmente vero quando si tratta di vittime civili, Isaf e OEF sono stati accusati di rilascio di conti contraddittori circa il numero di persone uccise e le circostanze delle loro morti. Gen Stanley McChrystal, il capo americano delle forze della Nato, ha ripetutamente detto che tutte le truppe nel paese devono concentrarsi sulla protezione dei civili, importante almeno quanto  la lotta contro i ribelli.</p>
<p><strong> <span style="text-decoration:underline;">DOVE È SCHIERATO IL GROSSO DELLE TRUPPE ISAF IN AFGHANISTAN E QUALI SONO I SUOI ARMAMENTI. </span> </strong></p>
<p><strong> </strong>Il grosso delle forze Isaf si trova nella zona più devastata nel sud-est del paese, in particolare nelle province di Helmand e Kandahar. Oltre 40 paesi contribuiscono inviando forze per la missione internazionale in Afghanistan. L&#8217; Isaf ha tutti i dettagli delle nazioni che attualmente contribuiscono al suo sviluppo. Nelle altre aree del paese invece le truppe Isaf sono impegnate di più nel mantenimento della pace e nella ricostruzione delle aree devastate che nel combattimento. La cosa assurda è che la divisione delle responsabilità (e di conseguenza dei territori) è il risultato di decisioni da parte dei governi nazionali per mantenere le proprie truppe lontane dai combattimento più importanti. Tutto ciò ha portato a un elenco di caveat che impediscono alle truppe di essere utilizzate in alcune zone e circostanze. L&#8217; Isaf ha accesso a una vasta gamma di armi, carri armati e blindati, il personale dei settori aerei e poi sostenuto dalle forze statunitensi e britanniche. Ma gli analisti militari dicono che può essere difficile utilizzare le armi in modo efficace, perché gli scontri con i talebani tendono ad avvenire in zone remote e inospitali, dove gran parte del combattimento è a distanza ravvicinata.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>IL RUOLO DELL&#8217; ISAF E&#8217; PURAMENTE MILITARE?</strong></span></p>
<p>I funzionari Isaf spesso sostengono che lo sviluppo senza sicurezza è irraggiungibile, e la sicurezza senza sviluppo non ha senso. Un gruppo di soldati statunitensi, tutti appartenenti all&#8217; Isaf, consegna le forniture di costruzione per  i villaggi nella provincia di Paktiki. Li, come in altre zone, l&#8217; Isaf ha squadre di costruzione che aiutano la popolazione  a ricostruire le infrastrutture. L&#8217; Isaf dice che la sua missione in Afghanistan è quella di portare pace e stabilità durature e, mentre coinvolge in primo luogo l&#8217;uso di personale militare per garantire il paese, cerca anche di operare per la ricostruzione e le iniziative di sviluppo. Esso dice che la sua attività in questi settori comprende la ricostruzione delle scuole e degli ospedali danneggiati, ripristinare le forniture d&#8217;acqua e le infrastrutture danneggiate, inoltre  sostiene la mediazione tra il governo locale e i talebani. Per raggiungere questo scopo l&#8217;Isaf ha schierato 26 squadre di ricostruzione provinciale (PRT) in diverse parti del paese.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>PER CONCLUDERE..</strong></span></p>
<p>Un sondaggio commissionato dalla BBC nel dicembre 2007 in tutte le 34 province dell&#8217;Afghanistan ha rivelato che la maggior parte degli afghani sostiene la presenza di truppe all&#8217;estero, e si oppone ai talebani. Circa il 71% degli intervistati hanno affermato di sostenere o ha sostenuto con forza la presenza di forze militari statunitensi in Afghanistan, con il 67% di sostegno o fortemente a sostegno della missione di pace Isaf. Nel complesso, le cifre riportano che il nord pacifico dell&#8217;Afghanistan è significativamente più soddisfatto rispetto al sud, che è notevolmente tormentato. La maggior parte dell&#8217; insoddisfazione è stata riscontrata nel sud-ovest, dove i talebani sono più attivi.       Il sondaggio suggerisce che, nonostante un altro anno di conflitto sia passato, la fiducia e la speranza nel futuro non sono mai scomparse, ma si sono solo leggermente ammaccate.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Numero di truppe Isaf in Afghanistan per ogni paese</strong></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Paesi</strong> <strong> Truppe totali</strong></p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Albania</span> 140</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Australia</span> 1,090</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Austria</span> 1</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Azerbaigian</span> 90</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Belgio</span> 405</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Bosnia-Erzegovina</span> 2</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Bulgaria</span> 470</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Canada</span> 2,830</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Croazia</span> 530</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Repubblica Ceca</span> 580</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Danimarca</span> 700</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Estonia</span> 140</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Finlandia</span> 110</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Francia</span> 2,780</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Georgia</span> 1</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Germania</span> 3,640</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Grecia</span> 140</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Ungheria</span> 370</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Islanda</span> 8</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Irlanda</span> 7</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Italia</span> 2,350</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Giordania</span> 4</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Lettonia</span> 160</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Lituania</span> 200</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Lussemburgo</span> 9</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Olanda</span> 1,770</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Nuova Zelanda</span> 150</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Norvegia</span> 490</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Polonia</span> 1,590</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Portogallo</span> 30</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Romania</span> 900</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Singapore</span> 20</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Slovacchia</span> 120</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Slovenia</span> 70</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Spagna</span> 780</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Svezia</span> 265</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Macedonia</span> 170</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Turchia</span> 690</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Ucraina</span> 10</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Emirati Arabi</span> 25</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Gran Bretagna</span> 8,300</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Stati Uniti</span> 31,855</p>
<p><span style="text-decoration:underline;">Totale</span> 63,992</p>
<p>Francesco Riva</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Obama e l’aborto]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/10/14/obama-e-l%e2%80%99aborto/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 22:26:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/10/14/obama-e-l%e2%80%99aborto/</guid>
<description><![CDATA[Lettera al direttore. Secondo  l&#8217;Osservatore Romano, il Nobel per la pace assegnato al preside]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;"><strong>Lettera al direttore</strong>. Secondo  l&#8217;Osservatore Romano, il Nobel per la pace assegnato al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, &#8220;ha colto tutti un po&#8217; di sorpresa&#8221; perché &#8220;sarebbe difficile definire il presidente un pacifista a tutto tondo&#8221;. Le perplessità sarebbero anche da attribuire alla politica di Obama &#8220;oscillante nei confronti dei grandi temi bioetici&#8221;, a partire dall&#8217;aborto. Ora, si può essere d&#8217;accordo sul fatto che assegnare il Nobel per la pace al presidente di un Paese che spende in armamenti quasi quanto spendono tutti i Paesi del mondo messi insieme, possa suscitare perplessità,  ma che cosa c&#8217;entra mai con la pace la posizione di Obama nei riguardi dell&#8217;aborto? Gli aborti clandestini, la morte di tante donne costrette a ricorrere a paramedici e a «mammane» sono la pace? Il carcere per chi fa abortire e per chi abortisce è la pace? L&#8217;autore dell&#8217;articolo ricorda poi le ripetute vane candidature al premio di Giovanni Paolo II. Ma non sarà che il premio a Karol Wojtyla non fu assegnato proprio per le sue posizioni nei riguardi dei temi bioetici e segnatamente dell&#8217;aborto? Giovanni Paolo II aveva sostenuto la sua brava &#8220;guerra&#8221; contro la legalizzazione dell&#8217;aborto. Così scriveva nell&#8217;Enciclica Evangelium vitae: &#8220;Il fatto che le legislazioni di molti Paesi&#8230;abbiano acconsentito a non punire o addirittura a riconoscere la piena legittimità di tali pratiche contro la vita è insieme sintomo preoccupante e causa non marginale di un grave crollo morale&#8221;. Il Papa si lamentava per il fatto che lo Stato non &#8220;punisse&#8221;, e  che addirittura fornisse gratuitamente strutture sanitarie. Ma non basta. Nella stessa Enciclica metteva sullo stesso piano l&#8217;omicidio, il genocidio, l&#8217;aborto e l&#8217;eutanasia. Dimenticava che ricorrere all&#8217;aborto o all&#8217;eutanasia per necessità o per disperazione non significa odiare la vita né il prossimo, perpetrare omicidi e genocidi, significa odiare la vita e odiare il prossimo. Forse la differenza sfugge anche all&#8217;autore dell&#8217;articolo sull&#8217;Osservatore. (Renato Pierri)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Medio Oriente senza pace]]></title>
<link>http://gcolonna.wordpress.com/2009/10/13/130/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 17:28:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>gcolonna</dc:creator>
<guid>http://gcolonna.wordpress.com/2009/10/13/130/</guid>
<description><![CDATA[È nelle librerie il libro di Gaetano Colonna “MEDIO ORIENTE SENZA PACE &#8211; Da Suez al Golfo e ol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-129" title="medio oriente senza pace" src="http://gcolonna.wordpress.com/files/2009/10/copert-medio-oriente31.jpg?w=103" alt="medio oriente senza pace" width="103" height="150" /></p>
<p>È nelle librerie il libro di Gaetano Colonna</p>
<p><strong>“MEDIO ORIENTE SENZA PACE &#8211; Da Suez al Golfo e oltre: strategie, conflitti e speranze”</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>pagine 384, prezzo Euro 28,00, © Edilibri srl (2009)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Iraq e Iran, Palestina, Libano e Israele, Al Qaeda e Afghanistan, ma anche altre questioni in cui anche noi italiani siamo coinvolti direttamente o indirettamente: fondamentalismi in Turchia, Egitto, Sudan e Somalia; petrolio; Arabia; Libia&#8230; Non c&#8217;è giorno che non porti notizie più o meno gravi, comunque decisive, da quest&#8217;area geografica cruciale per la pace e la stabilità del pianeta.</p>
<p>Ma che cosa sappiamo davvero delle ragioni strutturali, dei fondamenti storici e culturali di queste turbolenze? Il libro di Gaetano Colonna fornisce un filo d&#8217;Arianna per uscire da questo labirinto. Ricostruisce in modo sintetico ma puntuale la storia dei rapporti fra Occidente e Medio Oriente negli ultimi cento anni, facendo luce sulle forze storiche reali che vi si sono confrontate e scontrate.</p>
<p>Dalla disgregazione dell&#8217;Impero ottomano, dalla nascita del sionismo e dal primo pozzo petrolifero in Iran arriva fino ai giorni nostri, all&#8217;ultima campagna israeliana a Gaza e a Obama, per inquadrare le questioni più attuali: la crescente conflittualità e instabilità dopo l&#8217;11 settembre e gli interventi militari in Afghanistan e Iraq, la crescita dell&#8217;egemonia israeliana, le ipotesi di conflitto contro l&#8217;Iran e la situazione di Paesi chiave come il Pakistan. Nella sua ricostruzione Colonna ha utilizzato “tutti gli strumenti di indagine possibili: dalla diplomazia alla storia delle idee, dagli aspetti militari a quelli economici, dalle diverse visioni religiose alle dinamiche delle <em>élites </em>al potere”. Nonostante il panorama di guerre e gravi problemi, l&#8217;autore conclude che “ancora tutto è possibile – e dunque anche la pace è possibile, ed essa dipende da coloro che possono ancora esserne artefici, in quanto lo sono e lo saranno della loro storia”.</p>
<p><strong>Arricchisce il volume la prefazione di Franco Cardini</strong>, storico, saggista, professore ordinario di Storia medievale all’Università di Firenze, che inquadra in chiave storica i rapporti fra Occidente e Medio Oriente e offre così chiavi di lettura illuminanti sugli ultimi avvenimenti.</p>
<p>Facilita la lettura un <strong>indice dei nomi</strong> completo, e la ricca e preziosa <strong>bibliografia</strong> rende il volume uno strumento di grande utilità anche per lo studio e l&#8217;approfondimento.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&#160;</p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Gaetano Colonna, </strong>dottorato di ricerca in storia antica, è cultore di storia contemporanea. Ha pubblicato <em>La Resurrezione della Patria, per una storia d’Italia </em>(Tilopa editore, Roma 2004). Collabora con la rivista online <em>www.clarissa.it</em>.</p>
<p><strong>Indice:</strong></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;"></span></strong></p>
<p><strong>Cap. 1. Vecchi imperi e Medio Oriente</strong><br />
<em>Prologo<br />
Vittoria su onde di petrolio”<br />
L“indipendenza” araba<br />
I sionisti in Palestina<br />
Il ruolo del sionismo cristiano<br />
“Red line” e “Gulf Plus”</em><br />
<strong>Cap. 2. Le nuove guerre del dopoguerra</strong><br />
<em>Gli Stati Uniti entrano nel Medio Oriente<br />
Il disegno di “occidentalizzazione” del Medio Oriente<br />
La politica Usa tra potenze coloniali e risveglio arabo<br />
Kennedy e Israele<br />
La guerra dei Sei g­iorni e la risoluzione Onu n. 242<br />
La guerra del Kippur, una guerra “diplomatica”</em><br />
<strong>Cap. 3. Potere e petrolio</strong><br />
<em>Gli Stati Uniti e il petrolio mediorientale nel dopoguerra<br />
Una rivincita dei paesi produttori?<br />
“War for oil”?</em><br />
<strong>Cap. 4. 1979: una svolta epocale</strong><br />
<em>L’Iran gendarme regionale<br />
La crisi iraniana<br />
Il nuovo ruolo di Israele<br />
L’Afghanistan, al centro del cuore del mondo<br />
Dalla Rapid Deployment Force all’U.S. Central Command</em><br />
<strong>Cap. 5. Il conflitto Iran-Iraq</strong><br />
<em>L’Iraq di Saddam Hussein e del ba’th<br />
L’attacco all’Iran<br />
Disinformazione e politica del doppio binario<br />
La guerra economica e l’internazionalizzazione del conflitto<br />
La fine del conflitto</em><br />
<strong>Cap. 6. Golfo 1991</strong><br />
<em>Il “nuovo mondo”<br />
Diplomazia, petrolio e cannoni<br />
Il Kuwait, petrolio, denaro e sabbia<br />
L’invasione del Kuwait<br />
“Una strana cecità”<br />
Arrivano i nostri<br />
Guerra di macchine e vite di uomini<br />
Quale vittoria?</em><br />
<strong>Cap. 7. Miraggi di pace</strong><br />
<em>Il nuovo ordine americano nel Golfo Persico<br />
Israele tra Intifada e politica di potenza<br />
La lobby israeliana e la politica internazionale degli Stati Uniti<br />
Il fallimento del processo di pace israelo-palestinese</em><br />
<strong>Cap. 8. Strategie di guerra</strong><br />
<em>L’utilizzazione occidentale dell’islamismo politico<br />
Islamismo politico e strategie eurasiatiche dell’Occidente<br />
Islamismo politico, terrorismo internazionale e “scontro di civiltà”</em><br />
<strong>Cap. 9. “È la stessa guerra”</strong></p>
<p><em>Una nuova Pearl Harbor?<br />
La guerra al terrore e la disintegrazione del Medio Oriente<br />
Il fallimento occidentale e l’egemonia israeliana<br />
L’Occidente e i nemici di Israele<br />
</em><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Bibliografia essenziale<br />
Indice dei nomi</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Obama, Sarkozy, Brown e la nuova Risoluzione Onu sul nucleare iraniano]]></title>
<link>http://gcolonna.wordpress.com/2009/09/25/obama-sarkozy-brown-e-la-nuova-risoluzione-onu-sul-nucleare-iraniano/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 16:38:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>gcolonna</dc:creator>
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<description><![CDATA[(a cura di A. Terenzi) Per commentare la minacciosa dichiarazione a tre voci che è stata pronunciata]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>(a cura di A. Terenzi)</p>
<p>Per commentare la minacciosa dichiarazione a tre voci che è stata pronunciata all’Onu contro l’Iran dal presidente americano Obama, dal francese Sarkozy, che ha finalmente riguadagnato la Francia su posizioni filo-israeliane, e dal cancelliere britannico Brown, adeguandosi alle posizioni più oltranziste ostili al Paese mediorientale, crediamo sia assai lucido e coerente il commento che un semplice ma documentato lettore americano ha “postato” sul blog del <em>New York Times</em> del 24 settembre.</p>
<p>John Williford, Richland, Washington, 24 settembre 2009</p>
<p>&#8220;(…) Nonostante la richiesta che le potenze nucleari rinuncino allo sviluppo di nuove armi, noi (Stati Uniti) abbiamo:</p>
<ol>
<li>rifiutato di ratificare il Trattato Generale per il      Bando dei Testi nucleari (CTBT), originariamente creato su nostra      iniziativa;</li>
<li>ripetutamente il Congresso degli Stati Uniti ha      chiesto l’approvazione ed le risorse per sviluppare nuove armi nucleari con      capacità di penetrazione in profondità;</li>
<li>abbiamo cercato di sviluppare una generazione      interamente nuova di armi nucleari in sostituzione di quelle attualmente      adottate.</li>
</ol>
<p>Una simile dimostrazione di mancanza di considerazione per le restrizioni sui nuovi armamenti nucleari nell’ambito del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT) deve essere considerata in modo categorico come una politica sbagliata da rifiutare.</p>
<p>La coerenza nell’applicazione dell’NPT è del resto scarsa, come dimostra il caso del Brasile che è impegnato nell’arricchimento dell’uranio, nei confronti del quale l’AIEA ha meno possibilità di controllo (a causa di vincoli “di proprietà”) di quanto non gli sia permesso nel monitoraggio del programma iraniano di arricchimento dell’uranio.</p>
<p>Le attività dei Paesi non firmatari del Trattato, compreso Israele, sono ignorate, e facciamo finta che un arsenale, detenute da quello Stato, stimato in ben 400 ordigni nucleari non esista.</p>
<p>Passando a due altri Paesi non aderenti al Trattato in Asia, l’amministrazione di George W. Bush ha raggiunto un accordo sul programma nucleare dell’India col quale fornisce a questo Paese tecnologia per produrre combustibile e reattori. Nonostante vi sia nell’insieme un minimo di garanzia complessiva sull’uso civile di questi reattori, è stata assicurata all’India l’immunità per i reattori che producono materiale militare. Un elemento che apre la strada alla produzione di 50 nuove armi atomiche ogni anno.</p>
<p>Nonostante non vi sia un corrispondente accordo di assistenza tecnica con il Pakistan, il programma di produzione di armi fuori-legge si sviluppa qui completamente al di fuori del controllo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA).</p>
<p>La differenza di trattamento fra India e Pakistan, che restano entrambe al di fuori dell’NPT insieme ad un pugno di altri Paesi, è un’anomalia che esacerba la tensione fra questi due Paesi, creando le condizioni per una corsa agli armamenti nucleari che si diffonderà in tutta l’Asia Meridionale fino alla Cina.</p>
<p>La lettera e lo spirito del Trattato di non Proliferazione Nucleare risalgono al periodo del presidente Eisenhower, che stabilì il programma Atomi per la Pace. Il Trattato di Non Proliferazione Nucleare è stata la formalizzazione di un accordo mutuo tra Paesi non nucleari e potenze nucleari in base al quale, in cambio della limitazione della crescita delle armi nucleari, si otteneva l’accesso e l’assistenza per lo sviluppo di tecnologia nucleare di pace. Alcune nazioni che hanno cercato di sviluppare armi atomiche (come il Sud Africa) sono state costrette ad interrompere questi sforzi.</p>
<p>L’Iran ha pieno diritto, nell’ambito del Trattato di Non Proliferazione, che ha ratificato, di controllare l’intero ciclo del combustibile per energia nucleare, che include il necessario arricchimento, in percentuali ad una sola cifra (cioè inferiori al 9%). Inoltre, sottoscrivendo il Trattato, l’Iran ha diritto a ricevere assistenza per lo sviluppo di energia nucleare di pace, invece di minacce d’embargo o di bombardamento da parte di uno Stato nucleare fuorilegge che non ha sottoscritto l’NPT come Israele.</p>
<p>Sia la Corea del Nord che gli Stati Uniti hanno mostrato grande abilità nel sapersi muovere al di fuori dei trattati internazionali. Gli Stati Uniti, non adeguandosi all’NPT, hanno inoltre manifestato la volontà di non tenere conto degli obblighi dei trattati ancora in vigore.</p>
<p>L’NPT è in attesa di una revisione periodica nel 2010. L’ultimo incontro internazionale, nel 2005, fu completamente vanificato dall’amministrazione Bush che impedì al gruppo di lavoro persino di stabilire un ordine del giorno.</p>
<p>Abbiamo un’enorme vuoto da colmare ed è il momento di smetterla di minacciare altri Paesi, che sono assai più vicini di noi al rispetto delle regole.&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Kabul e noi]]></title>
<link>http://gcolonna.wordpress.com/2009/09/18/kabul-e-noi/</link>
<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 08:02:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>gcolonna</dc:creator>
<guid>http://gcolonna.wordpress.com/2009/09/18/kabul-e-noi/</guid>
<description><![CDATA[Quanto accaduto a Kabul non richiede solo un’espressione di formale cordoglio per i soldati italiani]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Quanto accaduto a Kabul non richiede solo un’espressione di formale cordoglio per i soldati italiani che, ancora una volta, sono caduti compiendo il loro dovere. Se davvero si ha rispetto per le nostre Forze Armate e per i giovani che oggi muoiono prestandovi servizio, occorre spiegare in modo chiaro al Paese cosa sta accadendo in Afghanistan.<br />
L’Afghanistan è un paese in guerra almeno dal 1979, quando gli Stati Uniti favorirono l’invasione del Paese da parte dell’Urss, secondo quanto ha dichiarato Zbigniew Brzezinsky, allora consigliere per la sicurezza nazionale del presidente americano Carter: “Noi non volevamo spingere i russi ad intervenire, ma consapevolmente accrescevamo le probabilità che lo facessero. (…) Il giorno in cui i russi ufficialmente attraversarono la frontiera, io scrissi al presidente Carter che noi avevamo ora l’opportunità di dare all’Urss il suo Vietnam. Infatti, per almeno dieci anni, Mosca ha dovuto portare avanti un conflitto insostenibile, un conflitto che ha condotto alla demoralizzazione prima ed alla dissoluzione finale dell’impero sovietico poi”(1).<br />
Le forze islamiste sunnite, armate e addestrate dall’Occidente e usate per dieci anni come <em>freedom fighters</em> anti-comunisti, divennero dal quel momento utilissime sia in funzione anti-iraniana sia per estendere il controllo occidentale alle deboli repubbliche della Inner Asia, emersa come un’area strategica di importanza mondiale dopo il crollo dell’Urss, anche a causa delle sue enormi riserve energetiche. Ma, mentre servivano in tal modo gli interessi occidentali anche dopo il ritiro sovietico del febbraio del 1989, le fazioni che avevano condotto la resistenza anti-sovietica proseguirono in una guerra civile che non ebbe del tutto fine nemmeno dopo l’ascesa al potere del regime talebano, nel 1996, con la conquista di Kabul. Una guerra civile che ha portato ad oltre un milione e mezzo di vittime e a cinque milioni di profughi, riducendo di un terzo la popolazione del Paese.<br />
La terza fase di disintegrazione dell’Afghanistan è iniziata il 7 ottobre 2001, con il lancio dell’operazione <em>Enduring Freedom</em>, conseguente alla risposta americana all’attacco dell’11 settembre: con gli accordi di Bonn del 5 dicembre e la risoluzione Onu n. 1386, il Consiglio di Sicurezza autorizzava la costituzione di una forza internazionale di sicurezza guidata dal Regno Unito, cui partecipano altri 18 Paesi, fra cui l’Italia. Ebbe così inizio la missione Isaf, prolungatasi fino ai nostri giorni con una serie di successive risoluzioni Onu (quella attualmente in corso è infatti la XI Isaf) che hanno progressivamente esteso, anche sul piano territoriale, i compiti delle truppe alleate, poi passate dal 2003 sotto il comando della Nato, mentre in parallelo rimane attiva l’operazione <em>Enduring Freedom</em>. Le due missioni sono oggi coordinate da un comandante americano che detta la strategia complessiva, sulla quale occorre dire qualcosa.<br />
L’intensificazione della resistenza anti-occidentale in Afghanistan a partire dal 2005 e la  “guerra delle moschee” esplosa in Iraq con l’attentato a Samarra il 22 febbraio 2006 hanno infatti imposto un cambiamento di rotta che ha portato all’elaborazione di una dottrina di impiego, denominata <em>Anaconda Strategy</em>, la cui paternità è attribuita al generale Petraeus, comandante in capo delle forze alleate in Iraq. Petraeus ha riportato in auge le antiche dottrine sulla contro-insurrezione che integrano strategie militari, politiche ed economico-sociali per sradicare la resistenza, cercando di spostare i compiti di presidio del territorio sulle forze armate e di polizia locali; sulla creazione di sistemi di controllo per aree provinciali, sperimentato inizialmente proprio in Afghanistan; sulla formazione di contractors stipendiati, come nel caso degli oltre novantamila iracheni del programma <em>Sons of Iraq</em>, addestrati ed armati direttamente dal governo americano ed utilizzati in operazioni di contro-guerriglia.<!--more--><br />
Ma i fenomeni insurrezionali presenti nel teatro mediorientale non sono assimilabili a quelli dei conflitti anti-coloniali degli anni Cinquanta e Sessanta o alla cosiddetta “guerra rivoluzionaria” d’Algeria e della lunga stagione delle guerre in Indocina, culminate con la sconfitta americana in Vietnam del 1975. In Medio Oriente, infatti, non si è davanti ad una strategia politico-militare collegata ad un’ideologia unitaria, a un movimento centralizzato, rigidamente organizzato e compartimentato: vi sono invece molteplici centri di opposizione, spesso in conflitto fra loro sul piano etnico e religioso, che hanno come motivazione prioritaria la resistenza all’occupante. Per questo, oltre la obiettiva difficoltà di sradicare un avversario così indefinito, alla prova dei fatti la sola componente della strategia di Petraeus che ha dato frutti, presentata come un’ondata risolutiva (<em>Iraq troop Surge</em>), è stata quella che a Baghdad ha fatto sì che, a colpi di orribili stragi, le popolazioni di diversa appartenenza religiosa si riposizionassero nei quartieri della capitale, creando di fatto aree settariamente contrapposte, costituendo un precario equilibrio sul territorio, tanto precario da essere già rimesso in discussione con le nuove stragi di questa estate 2009.<br />
Qualcosa di simile si sta tentando di ottenere anche in Afghanistan, come dimostrano gli avvicendamenti al vertice del comando integrato, gen. David McKiernan è stato sostituito, dopo appena undici mesi di comando, dal gen. Stanley A. McCrystal, fino ad oggi comandante del <em>Joint Special Operations Command</em>, l’unità di comando che dirige tutte le operazioni delle forze speciali alleate. La motivazione di questa scelta, secondo fonti americane, è che “abbiamo una nuova strategia e con una nuova strategia dovranno esserci alcuni cambiamenti di leadership per portarla avanti”(2). Ufficiali che provengono dalle forze speciali americane sembrano cioè più idonei alla propagazione della <em>Anaconda Strategy</em> anche in Afghanistan, dove tuttavia il problema è, se possibile, ancora più complesso di quello iracheno per il quadro etnico-tribale del Paese che ha da tempo provocato il diretto coinvolgimento nella guerriglia del Pakistan occidentale, dove è in corso di ulteriore estensione.<br />
Il naufragio di questa superata strategia contro-insurrezionale è già da tempo dimostrato dalle decine di migliaia di vittime tra la popolazione irachena che hanno portato il bilancio di quel conflitto, all’agosto 2009, a una cifra fra i 90.000 ed i 100.000 iracheni caduti (altre stime parlano di 30.000 militari e quasi 700.000 civili caduti) e a 4331 soldati americani, 933 contractors e 318 soldati di altre nazionalità caduti; mentre per l’Afghanistan parliamo di 682 soldati americani, 75 contractors e 382 caduti di altre nazionalità, oltre a  più di 11.000 soldati afgani e oltre 7.500 vittime civili, che a loro volta si vanno a sommare alla cifre spaventose di quasi trent’anni di una guerra ininterrotta.<br />
Si aggiunga a questo disastro militare il fatto che, in Afghanistan come in Iraq, abbiamo assistito al fallimento anche della strategia politica, costruita a tavolino dai teorici nordamericani, del democracy building con la quale si è tentato e si tenta di giustificare un attacco, come quello all’Iraq, ingiustificato da tutti i punti di vista, compreso quello del diritto internazionale. Le elezioni in Afghanistan di agosto sono state un’altra dimostrazione dei fallimenti di questa costruzione in vitro della democrazia: mentre i media italiani continuavano a celebrarle come una vittoria politica, sappiamo che la partecipazione al voto è stata inferiore al 50%, che la vittoria di Kharzai è contestata dal suo oppositore e, negli ultimi giorni, che si è reso necessario il riesame dei suffragi per l’estensione dei brogli elettorali (sono stati rilasciati 3 milioni di certificati elettorali in più degli aventi diritto&#8230;) – con buona pace di quanti si sono stracciate le vesti a proposito della vittoria di Ahmadinejad in Iran, incontestabile in termini numerici.<br />
Infatti, a differenza di quanto avvenuto nel secondo dopoguerra, quando fu possibile imporre la democrazia a Germania, Giappone e Italia, trattandosi di Paesi unificati e culturalmente omogenei, ad un livello di sviluppo socio-economico paragonabile a quello delle grandi democrazie atlantiche – in un Medio Oriente devastato da decenni di conflitti insanabili la democrazia occidentale suona, nel migliore dei casi, come un’opportunità per i ristretti gruppi di potere legati agli Alleati di imporre i propri interessi per lo più di clan o economici: negli altri casi è una vuota parola, priva di qualsiasi possibile applicazione in contesti sociali completamente disintegrati, lacerati da conflitti religiosi ed etnici, spesso spregiudicatamente alimentati da forze esterne. Si aggiunga a questo che gli Stati Uniti hanno diretto la politica di occupazione, sia in Iraq che in Afghanistan, con una visione, tipica del pensiero wilsonista che predomina nelle amministrazioni nordamericane da un secolo, che non ha tenuto in alcun conto la complessa storia di questi Paesi.<br />
Ora gli Stati Uniti sono impegnati in uno sforzo bellico internazionale le cui dimensioni ed il cui peso sul Paese sono notevolissimi: più di 350.000 uomini, pari a oltre il 25% delle forze armate Usa, sono attualmente all’estero; di questi, 190.400 erano impegnate in Iraq e nelle aree limitrofe alla fine dell’anno fiscale 2008; altri 32.300 erano dislocati in Afghanistan, ma sappiamo già che nel corso del 2009 almeno altre 17.000 unità sono state aggiunte a questo contingente e nell’agosto del 2009 si sta parlando di impiegare altre 40.000 unità, provvedimenti che porteranno a quasi 100.000 uomini la presenza militare americana in quel Paese. A causa della complessiva situazione del reclutamento Usa, che rappresenta un fattore critico di cui si parla pochissimo in Occidente, la maggior parte di queste unità saranno sottratte all’area irachena e del Golfo Persico, grazie agli accordi per il disimpegno. Il costo complessivo di questa presenza, secondo valutazioni attendibili, è stato nel 2008 di 102,5 miliardi di dollari, pari al 42% del bilancio per la sicurezza globale degli Usa che assommava a 630 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2008.<!--more--><br />
Il ruolo della Nato e quindi delle forze italiane inserite nella missione Isaf è quindi chiaramente di contribuire a colmare i vuoti che queste missioni stanno provocando nell’apparato militare americano: questo è il dato di fatto che occorre comprendere e valutare in sede politica. Non stiamo quindi combattendo in Afghanistan per il fantasma di una democrazia che questi Paesi non intendono avere da noi: stiamo combattendo per sostenere gli interessi strategici nordamericani nell’area mediorientale e centro-asiatica. Ora, la coincidenza di questi interessi con quelli europei e, nel loro ambito, italiani è la questione che dovrebbe essere posta al centro del dibattito, se finalmente un serio dibattito si aprisse nel nostro Paese su questa missione delle nostre Forze Armate.<br />
A nostro avviso, né l’Europa né l’Italia hanno alcun interesse a proseguire l’occupazione dell’Afghanistan, soprattutto ora che, come molti sembrano dimenticare, questo conflitto si sta estendendo anche alle regioni occidentali del Pakistan, destabilizzandolo ulteriormente e introducendo così un ulteriore fattore di rischio nell’area del Medio Oriente allargato, tenuto conto del fatto che stiamo parlando di un Paese dotato di armamenti nucleare e con un contenzioso territoriale ed etnico-religioso aperto da sessant’anni con l’India.<br />
Né vale continuare a richiamarsi, come fanno i nostri ministri, al pericolo costituito dal “terrorismo internazionale” perché è ben chiaro che questa strategia di occupazione militare sembra fatta apposta per alimentare il terrorismo in tutte le sue forme, oltretutto fornendo ad esso un’eccezionale motivazione, quella appunto della resistenza contro gli occupanti occidentali.<br />
La complessiva pochezza della nostra classe politica fa sì che essa stia cercando in ogni modo di evitare che si affronti la questione nei suoi termini reali, giacché questo richiederebbe ben altro profilo nei confronti dell’alleato americano. Noi riteniamo invece che affrontare la questione nei suo veri termini sia la sola maniera seria di onorare i nostri caduti.</p>
<p>(1) Jauvert V., <em>Les révélations d’un ancien conseiller de Carter, «Oui, la CIA est entrée en Afghanistan avant les Russes&#8230;»</em>, in “Le Nouvel Observateur” , n. 1732, 15-21 gennaio 1998.<br />
(2) <em>International Herald Tribune</em>, 15 maggio 2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Esercito: E. Romagna, Gen. Spagnoli nuovo Comandante Regionale]]></title>
<link>http://rassegnastampamilitare.wordpress.com/2009/09/16/esercito-e-romagna-gen-spagnoli-nuovo-comandante-regionale/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 13:48:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Antonio Conte</dc:creator>
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<description><![CDATA[(AGI) &#8211; Bologna, 16 set. &#8211; Cambio al vertice dell&#8217;organizzazione territoriale dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>(AGI) &#8211; Bologna, 16 set. &#8211; Cambio al vertice dell&#8217;organizzazione territoriale dell&#8217;Esercito in E. Romagna: venerdi&#8217; 18 settembre il <strong>Colonnello Giovanni De Cicco</strong>, a capo del <strong>Comando Militare Esercito Emilia-Romagna</strong> dal 30 novembre 2007, cedera&#8217; il comando al <strong><span style="text-decoration:underline;">Generale di Brigata Enrico Spagnoli</span></strong>.<br style="margin:0;padding:0;" />Il Colonnello De Cicco, chiamato per circa due anni ad assumere la carica e svolgere le funzioni di Comandante Militare Regionale pur senza rivestire il grado previsto, sara&#8217; nominato <span style="text-decoration:underline;"><strong>Capo di Stato Maggiore dello stesso Comando Militare Esercito Emilia-Romagna</strong></span>.<br style="margin:0;padding:0;" />Il <strong><span style="text-decoration:underline;">Generale di Brigata Enrico Spagnoli</span></strong> e&#8217; nato a Roma nel 1953. Entrato in <span style="text-decoration:underline;"><strong>Accademia Militare di Modena</strong></span> nel 1973 con il <strong>155° Corso</strong>, e&#8217; stato nominato Sottotenente dell&#8217;<span style="text-decoration:underline;"><strong>Arma di Artiglieria</strong></span> nel 1975.<br style="margin:0;padding:0;" />Ha assolto tutti gli incarichi di comando previsti nei vari gradi rivestiti.<br style="margin:0;padding:0;" />Ha prestato servizio presso lo <strong>Stato Maggiore dell&#8217;Esercito</strong>, lo S<strong>tato Maggiore della Difesa</strong>, l&#8217;<strong>Ambasciata d&#8217;Italia</strong> in Canada ed il <strong>Segretariato Generale della Difesa</strong> &#8211; Direzione Nazionale Armamenti.<br style="margin:0;padding:0;" />Nel periodo 2001-2002 e&#8217; stato <strong>Capo Cellula Logistica del Comando KFOR</strong> (Kosovo Force) e Vice Comandante della &#8220;<strong>Task Force Fox</strong>&#8220;/Comandante del <strong><span style="text-decoration:underline;">Contingente Italiano</span></strong> in Macedonia.<br style="margin:0;padding:0;" />Dal novembre 2002 al luglio 2004 ha ricoperto l&#8217;incarico di <strong>Vice Ispettore per la Difesa Nucleare Biologica e Chimica</strong> (NBC) e <strong>Comandante della Scuola Interforze per la Difesa NBC</strong>. Dal giugno 2003 e&#8217; stato anche &#8220;Chairman&#8221; del <strong>Project Group NBC</strong> della U.E.<br style="margin:0;padding:0;" />Il 3 agosto 2006 ha assunto l&#8217;incarico di <strong>Addetto per gli Armamenti</strong> e <strong>Rappresentante del Direttore Nazionale degli Armamenti </strong>nella Rappresentanza Italiana presso la <strong>NATO</strong> in Bruxelles (BE).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Polizia e parà, tutto da rifare sugli armamenti]]></title>
<link>http://biographes.wordpress.com/2009/07/21/polizia-e-para-tutto-da-rifare-sugli-armamenti/</link>
<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 18:23:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>biographes</dc:creator>
<guid>http://biographes.wordpress.com/2009/07/21/polizia-e-para-tutto-da-rifare-sugli-armamenti/</guid>
<description><![CDATA[Il paradosso del processo ai comandanti di Nassirya si muta in una domanda per i comandanti di oggi:]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il paradosso del processo ai comandanti di Nassirya si muta in una domanda per i comandanti di oggi: non avevano l&#8217;obbligo di impedire la morte di Di Lisio con una torretta automatizzata&#8217;</p>
<p>Queste pacate parole hanno commentato la sentenza con la quale il tribunale di Arezzo a inflitto sei anni a Luigi Spaccatorella, per l&#8217;omicidio colposo di Gabriele Sandri, il tifoso laziale sodale di quelli che hanno commentato in quel modo la sentenza.</p>
<p>Il 115%, quando le regole di Maastricht imporrebbero il 60% e mentre il Belgio, che anni fa veleggiava oltre il 120% ha oggi un bilancio pubblico risanato e vicino al criterio di Maastricht..Il problema vero è la spaventosa decadenza di questo paese: quell&#8217;assenza di prospettive che induce un&#8217;altissima percentuale dei laureati con il massimo dei voti, cioè il nostro futuro come possibilità di restare una nazione avanzata (a parte l&#8217;investimento per formarli), a fuggire all&#8217;estero (vedasi Corsera di ieri); e il suo contraltare, il fatto che persino la Grecia ci ha superato come reddito pro-capite normalizzato per il potere d&#8217;acquisto (sempre Corsera di ieri, se non ricordo male).</p>
<p>Tremonti cerca solo di tenere la barra in un paese che sta spegnendosi, che chiama la guerra &#8220;missioni di pace&#8221; (è già un miracolo che partecipi, la guerra è talora necessaria) e non trova la forza di reagire, indipendentemente da chi governa.</p>
<p> Fonte:<br />http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?id=1614237&#38;codiciTestate=1</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Islam is a part of America]]></title>
<link>http://gcolonna.wordpress.com/2009/06/06/islam-is-a-part-of-america/</link>
<pubDate>Sat, 06 Jun 2009 08:45:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>gcolonna</dc:creator>
<guid>http://gcolonna.wordpress.com/2009/06/06/islam-is-a-part-of-america/</guid>
<description><![CDATA[Con questa frase il presidente americano ha inteso lanciare al mondo islamico un messaggio di grande]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Con questa frase il presidente americano ha inteso lanciare al mondo islamico un messaggio di grande risonanza, impostando una strategia diplomatica che si vuole presentare come profondamente innovativa.<br />
La domanda che quindi sorge spontanea leggendone il testo è se davvero questo storico documento rappresenti una svolta nella politica estera statunitense verso il Medio Oriente, l’Islam, l’Iran, il conflitto israelo-palestinese, il conflitto Afghano, l’Iraq, quel nodo di inestricabili problematiche politico-militari in cui gli Usa si sono ormai inseriti direttamente a partire dal 1991.<br />
Obama ha espressamente affrontato sette problematiche.<br />
Il tema dell’estremismo violento, identificato assai discutibilmente con Al Qaeda, gli ha dato modo di ribadire la propria determinazione a proseguire l’impegno alleato in Afghanistan e a confermare il disimpegno dall’Iraq. Sulla decisione di affrontare questo secondo conflitto, significativamente definito come una <em>war of choice</em> (una “guerra di scelta”, mentre quella afghana sarebbe una guerra imposta agli Usa dall’11 settembre), Obama non ha tuttavia fornito nessuna sua interpretazione delle ragioni appunto di quella “scelta” del suo predecessore. Sarebbe stato invece molto interessante conoscere la sua opinione, per comprendere meglio quale sia oggi la prospettiva americana per sciogliere il nodo afghano-pakistano – giacché nel frattempo il conflitto ha germinato, estendendosi.<br />
Sul secondo argomento, quello del conflitto israelo-palestinese, il presidente Usa ha affermato che l’idea di due Stati è quella giusta ed ha dichiarato che “è giunto il momento per fermare gli insediamenti” israeliani in Cisgiordania. Una dichiarazione certamente importante, ma che, in assenza di una indicazione chiara su quali potrebbero essere, in caso contrario, le reazioni americane, resta sospesa nel vuoto: sappiamo che proprio in questi giorni, in aperta sfida a questa posizione statunitense, gli Israeliani hanno ripreso la costruzione di insediamenti nella Valle del Giordano, cosa che non avveniva da un decennio almeno.<br />
Sul terzo punto, quello delicatissimo dell’Iran, Obama ha semplicemente riaffermato l’esigenza che, per evitare una proliferazione nucleare in Medio Oriente, “ogni nazione – incluso l’Iran, dovrebbe avere il diritto di accesso all’energia nucleare di pace purché adempia le condizioni del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare”. Un’affermazione anche questa tutta teorica, giacché le amministrazioni americane sono da tempo al corrente del fatto che Israele dispone di un ragguardevole arsenale nucleare e non ha la minima intenzione di sottoscrivere quel trattato. E allora, cosa si sta proponendo in concreto all’Iran?<!--more--><br />
Al quarto, quinto e sesto punto, il presidente Usa ha ripreso i concetti di democrazia, libertà religiosa, diritti della donna, in forme cui le amministrazione americane hanno già da lungo tempo abituato il mondo.  Si rimane tuttavia stupiti dal fatto che come buon esempio venga espressamente citato il dialogo interreligioso promosso dal re saudita Abdullah, del monarca cioè di uno dei regimi più oscurantisti dell’intero Medio Oriente, di una monarchia confessionale che, con il costante supporto statunitense, ha fatto del <em>wahabbismo</em>, una delle visioni religiose più formalisticamente intolleranti della storia dell’Islam sunnita, la forza traente del radicalismo islamico dalla Bosnia all’Indonesia, passando per il Sudan e l’Afghanistan. Utile per decenni all’anti-nazionalismo, all’anti-comunismo ed all’anti-sciismo dell’Occidente atlantico, ma certo non presentabile come un esempio di dialogo interculturale!<br />
Obama ha poi concluso con un settimo punto, quello dello sviluppo economico, in cui è risuonato ancora una volta il messaggio dell’innovazione, della scienza e della cultura rivolte alla crescita, che sono una ben nota motivazione delle strategie di globalizzazione statunitensi, almeno dalla fine dell’Ottocento.<br />
Se si deve trovare, nel leggere questo messaggio, un’impressione, essa è di un ben preciso <em>déja vu</em>: pare di rileggere, adattati al contesto odierno, i famosi <em>Quattordici Punti</em> di Woodrow Wilson, un presidente che ha segnato la politica internazionale americana al punto che ad essa si sono ispirati e si continuano ad ispirare protagonisti diversissimi della storia americana, da Kissinger a Bush. Il wilsonismo si respira quindi anche a pieni polmoni nel discorso di Obama.<br />
Ma l’Europa sa bene cosa sia il wilsonismo in quanto lo ha misurato a fondo sulla propria pelle. Basta leggere le memorie di qualche diplomatico italiano che fu presente a Versailles: per esempio la notevole testimonianza di L. Aldovrandi Marescotti (<em>Guerra diplomatica: ricordi e frammenti di diario 1914-1919</em>, A. Mondadori, Milano, 1940), un colto e attento gentiluomo che, pur seduto al tavolo dei vincitori, restava inorridito dinanzi alla supponente arroganza con cui il presidente americano moralisticamente tracciava il quadro dell’Europa dopo l’“inutile strage” del 1914-18; spesso abilmente celando, dietro questo atteggiamento professorale, gli assai concreti interessi di carattere economico-politico dei nordamericani. Sappiamo poi che siffatta riorganizzazione wilsoniana dell’Europa del 1919 è stata una delle non ultime cause del secondo terribile conflitto mondiale che ha travolto l’Europa ed il mondo nemmeno trent’anni dopo.<br />
Anche dal discorso al Cairo di Obama si ricava l’impressione che gli artefici della potenza americana attraversino la nostra storia perfettamente consapevoli delle necessità e degli obiettivi del loro grande Paese, ma volutamente o involontariamente inconsapevoli di ciò cui gli altri popoli e le altre culture disperatamente anelano. Pur continuando a proclamare loro di essere portatori della libertà, della giustizia e della pace cui tutti aspirano.<br />
È quindi sottilmente inquietante il fatto che questo presidente americano, che tanta aspettativa di cambiamento suscita nel mondo, sembri credere che basti il fatto di chiamarsi Barak Hussein Obama (quale pessimo gusto nel ricordare il nome dell’Hussein martire sciita, ma anche nel richiamare quel Saddam Hussein appeso per il collo davanti a un manipolo di telecamere come esempio di una condivisa giustizia arabo-americana…!) per suscitare sentimenti di fraternità presso i popoli islamici, prescindendo da tutto quello che è accaduto nell’ultimo mezzo secolo di storia fra Occidente e Medio Oriente.<br />
Ma ancora più sottilmente inquietante questa breve frase, questo slogan lanciato nel bel mezzo di un lungo excursus che, partendo dalla discussa teoria della modernizzazione dialettico-tecnologica che l’Islam avrebbe promosso in Europa agli albori del Rinascimento, giunge a vedere nel melting pot  americano un esempio di eccellenza nell’integrazione culturale.<br />
<em>Islam is a part of America&#8230;</em><br />
A questa stregua, dunque, anche l’Europa è una parte dell’America. Chiunque vi abbia inviato emigranti, spinti dalla miseria e dalla mancanza di alternative, potrebbe esserlo. L’interculturalità, la fratellanza e la pace saranno dunque possibili solo quando tutti saranno finalmente diventati, per scelta o per disperazione, “una parte dell’America”?<br />
Nemmeno questa, dunque, è una grande novità: è il wilsonismo più puro e ruggente che da un secolo ha mosso grandi passi nel mondo, portando gli Stati Uniti al trionfo, ma lasciando dietro di sé conflitti insolubili, fratture incomponibili, frontiere che dilaniano i popoli, prospettive di nuove povertà che si aggiungono alle antiche.<br />
Non sappiamo se l’Islam sia disponibile a sentirsi una parte dell’America.<br />
L’Europa è sicuramente molto ma molto di più. Ci auguriamo che, grazie al grande discorso di Obama, essa ne diventi oggi più consapevole.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Da Rainews 24 ... le armi letali di Gaza e le nanotecnologie]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/06/04/da-rainews-24-le-armi-letali-di-gaza-e-le-nanotecnologie/</link>
<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 21:46:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Ho esaminato le immagini gli spettri e le tabelle dei campioni che avete preso a Gaza dopo la recen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[“Ho esaminato le immagini gli spettri e le tabelle dei campioni che avete preso a Gaza dopo la recen]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Antimafia Duemila - Contro gli F-35]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/06/04/antimafia-duemila-contro-gli-f-35/</link>
<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 20:54:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Antimafia Duemila &#8211; Contro gli F-35. di Enrico Piovesana &#8211; 27 maggio 2009 Intervista a W]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=16518&#38;Itemid=48">Antimafia Duemila &#8211; Contro gli F-35</a>.</p>
<blockquote><p><strong>di Enrico Piovesana &#8211; 27 maggio 2009</strong><br />
Intervista a Walter Bovolenta, dell&#8217;Assemblea Permanente &#8216;NO F-35&#8242;. &#8220;Sono macchine da guerra per la nuova gendarmeria mondiale. Costano una cifra enorme che potrebbe essere spesa in modi assai più utili.<br />
Lo stabilimento di Cameri, dove verranno costruiti, produrrà inquinamento e un&#8217;ulteriore militarizzazione del territorio.<br />
<em><strong>Perché siete contrari al programma di riarmo F-35 Joint Strike Fighter?</strong></em><br />
I caccia-bombardieri F-35 rappresentano il primo sistema d&#8217;arma concepito per rispondere alle esigenze della nuova &#8216;gendarmeria mondiale&#8217; rappresentata dalla Nato. L&#8217;Italia produrrà e si doterà di un aereo militare ideato non per difendere il nostro spazio aereo nazionale, ma per partecipate a future missioni di guerra all&#8217;estero, per andare a bombardare in giro per il mondo, seminando morte, distruzione e sofferenza.<br />
Oltre a queste ragioni di principio, siamo contrari agli F-35 anche per ragioni di ordine economico: questa impresa costerà ai cittadini italiani almeno 13 miliardi di euro. Una cifra impressionante, soprattutto in tempi di crisi economica, che potrebbe essere investita per migliorare le condizioni di vita di tutti, per redistribuire il reddito, per sviluppare fonti di energia rinnovabili o per tutelare il nostro territorio.<br />
<em><strong><br />
A proposito di territorio, perché giudicate negativo l&#8217;impatto dello stabilimento di Cameri dove verranno prodotti gli F-35?</strong></em><br />
L&#8217;aeroporto militare di Cameri, a due passi da Novara e Varese, diventerà il centro di collaudo di tutti i velivoli che verranno prodotti e in futuro aggiornati nello stabilimento di Finmeccanica all&#8217;interno della base. Questo significa che per i prossimi decenni i nostri cieli saranno continuamente solcati da questi caccia, che producono un enorme inquinamento ambientale e acustico, con le relative gravi conseguenze per la salute e la qualità della vita degli abitanti della zona. Non dimentichiamo che Cameri si trova ai confini del Parco del Ticino.<br />
Inoltre, la nascita di uno stabilimento militare di importanza internazionale produrrà un&#8217;ulteriore militarizzazione del nostro territorio, su cui già gravano le grandi basi militari di Solbiate Olona e di Bellinzago.</p>
<p><em><strong>Quando e come è nata la vostra associazione contro gli F-35?</strong></em><br />
L&#8217;adesione iniziale dell&#8217;Italia al progetto Joint Strike Fighter risale al 1996 ed è stata successivamente confermata da tutti i governi, sia di centrodestra che di centrosinistra. Ma la firma definitiva dell&#8217;accordo è avvenuta solo nel febbraio 2007, quando il sottosegretario alla Difesa del governo Prodi, Lorenzo Forcieri, ha incontrato a Washington il suo collega statunitense Gordon England. E&#8217; stato allora che diversi gruppi e associazioni locali presenti sul territorio novarese si erano unite in un Coordinamento contro gli F-35&#8242;. Nel 2008, con l&#8217;adesione di alcuni gruppi lombardi contrari al progetto Joint Strike Fighter, il Coordinamento si è trasformato in L&#8217;Assemblea Permanente &#8216;NO F-35&#8242;.<br />
<em><strong><br />
Come mai l&#8217;opposizione a questo progetto, vecchio di tredici anni, si fa sentire solo adesso?</strong></em><br />
Il consenso &#8216;bipartisan&#8217; di tutto il mondo politico italiano su questo programma di riarmo e il conseguente assoluto silenzio mediatico verso questa faccenda hanno fatto sì che il movimento pacifista non si sia mai mobilitato in merito. Finora abbiamo fatto tutto da soli.<br />
<em><strong><br />
Quali azioni di protesta avete organizzato finora? Avete in programma una manifestazione nazionale a Novara per il 2 giugno, vero?</strong></em><br />
Finora abbiamo informato e sensibilizzato la popolazione locale, interessata dal futuro stabilimento di Cameri, organizzando incontri, manifestazioni, presidi e mettendo in piedi un sito Internet con documenti e notizie, abbiamo scritto lettere e appelli alle autorità locali, nazionali e perfino al presidente degli Stati Uniti Barack Obama.<br />
E adesso abbiamo organizzato una grande manifestazione di protesta a Novara per martedì 2 giugno: l&#8217;appuntamento è alle 15, davanti alla stazione ferroviaria in piazza Garibaldi. Da lì partiremo per percorrere le strade della città e per gridare forte la nostra opposizione a questa ennesima impresa di morte. Chi vuole venire, trova tutte le informazioni sul nostro sito: <em><a href="http://www.nof35.org/" target="_blank">www.nof35.org.</a></em></p>
<p>La &#8216;<a href="http://indignazionenazionale.splinder.com/" target="_blank">Campagna di Indignazione Nazionale</a>&#8216;, lanciata da Sbilanciamoci! e da Rete Italiana per il Disarmo, ha già raccolto quasi ottomila firme per chiedere al governo italiano di rinunciare all&#8217;acquisto dei cacciabombardieri F-35 e di usare in maniera migliore per la popolazione gli oltre 13 miliardi di spesa previsti</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Richie e spicci...]]></title>
<link>http://vicozzarecords.wordpress.com/2009/06/02/richie-e-spicci/</link>
<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 10:38:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>vicozzarecords</dc:creator>
<guid>http://vicozzarecords.wordpress.com/2009/06/02/richie-e-spicci/</guid>
<description><![CDATA[Certo che sto dj è proprio un bravo ragazzo&#8230; Suona proprio bene e per di più non è nemmeno tro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Certo che sto dj è proprio un bravo ragazzo&#8230; Suona proprio bene e per di più non è nemmeno troppo ripetitivo. La discoteca è grande, cazzo non c&#8217;ero mai stato, eppure non è lontano da me. Finalmente un posto pieno di gente, dove eprò nello stesso tempo ci si può spostare senza spingere troppo la gente.</p>
<p style="text-align:justify;">Io ho ballato, e anche tanto, sempre e solo con la musica di Richie, perchè mi prendeva, perchè prendeva tutti&#8230; Io con i miei soliti occhiali da sole in mezzo alla folla a fare il buffone, ho conosciuto qualche ragazza, ma tutte troppo impegnate&#8230; Poi becchi sempre ilsolito sbruffoncello, quello che perchè l&#8217;hai toccato ti vuole spaccare il muso e fa il figo con gli amici, poi appena gli dico all&#8217;orecchio &#8220;NON ROMPERMI I COGLIONI&#8221; sta zitto e abbassa la cresta, tutto questo perchè sono un bestione&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Ho visto una cosa strafica, ero al bar vicino all&#8217;acqua, ad un certo punto arrivano di foga due lesbiche ed incominciano a limonare alla grande, io che urlo &#8220;VAI COSI&#8217; CHE CE L&#8217;HO DURO!!!&#8221; poi arrivano quelli più arrapati di me, che vedendo la situazione, mettono la lingua fra le due lesbicone, e uno, e due, e tre, uno schifo di lungue tra uomini e donne che si arrovigliano fra loro&#8230; W la mononucleosi&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Poi vabbè, la serata poteva andare meglio&#8230; Gente che litiga sempre e solo per la figa, amici uniti per degli hobby ma poi sempre divisi dalla figa&#8230; Io di queste cose non ne posso più. Passo e chiudo.</p>
<p style="text-align:justify;">Per il resto tutto alla grande, mi ritrovo ora in cameretta ascrivere tutto questo, Gerry e il Coreno sono via, rimangono i tre fratelli che non sanno che cazzo farsi da mangiare per questa festa della repubblica.</p>
<p style="text-align:justify;">E quindi sfilate di militari, carri e frecce tricolore per far vedere che noi siamo forti, che noi abbiamo gli ARMAMENTI, che quel reparto, di quell&#8217;esercito, c&#8217;è da na cifra, che ha divisa più antica del mondo e che soprattutto sono i più veloci a cammnare a terra.</p>
<p style="text-align:justify;">Per me è solo una repubblica di merda, dove c&#8217;è la finta democrazia, come poi, nel resto del mondo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il grande discorso]]></title>
<link>http://alftroll.wordpress.com/2009/05/29/il-grande-discorso/</link>
<pubDate>Fri, 29 May 2009 15:18:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
<guid>http://alftroll.wordpress.com/2009/05/29/il-grande-discorso/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E se fossimo tutti terroristi (ecologici)?]]></title>
<link>http://cafedesignorants.wordpress.com/2009/05/26/e-se-fossimo-tutti-terroristi-ecologici/</link>
<pubDate>Tue, 26 May 2009 09:26:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>cafedesignorants</dc:creator>
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<description><![CDATA[Si parla spesso di armamenti sempre più fantascientifici, dal potenziale distruttivo inimmaginabile.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Si parla spesso di <strong>armamenti</strong> sempre più fantascientifici, dal potenziale distruttivo inimmaginabile. Il risultato? Ci si dimentica che il pericolo maggiore per l’uomo… è l’uomo stesso, con i suoi comportamenti da <strong>sprecone irresponsabile</strong>. Guardate, per esempio, questo video che richiama quelli tragicamente noti di molte organizzazioni terroristiche: per innalzare di due gradi la temperatura del globo in soli cinque anni, il che significherebbe condannare a morte 16 bambini ogni secondo nei Paesi in via di sviluppo, è sufficiente che la maggior parte di noi guidi un SUV, lasci il computer in stand-by, sprechi acqua trattenendosi nella doccia un po’ troppo a lungo…</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/Y55XjmJ-QL8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/Y55XjmJ-QL8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Questo video è stato realizzato da alcuni creativi per <strong><a title="Oxfam International official web site" href="http://www.oxfam.org/" target="_blank">Oxfam International</a></strong>, confederazione di 13 ONG che lavorano con 3.000 partners in più di 100 Paesi per trovare la soluzione definitiva alla povertà e all&#8217;ingiustizia, nell’ambito dello <strong><a title="YouTube Cannes Young Lions official web site" href="http://www.youtube.com/canneslions" target="_blank">YouTube Cannes Young Lions</a></strong>, il contest promosso da YouTube in concomitanza con gli Oscar dell’adv in programma a Cannes.</p>
<p>The Apprentice</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Afghanistan: cambio al vertice delle forze armate Usa]]></title>
<link>http://gcolonna.wordpress.com/2009/05/19/afghanistan-cambio-al-vertice-delle-forze-armate-usa/</link>
<pubDate>Tue, 19 May 2009 11:45:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>gcolonna</dc:creator>
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<description><![CDATA[pubblicato da Alfatau il 19 maggio 2009 www.clarissa.it Il comandante in capo delle forze Usa e alle]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>pubblicato da Alfatau il 19 maggio 2009 www.clarissa.it</p>
<p>Il comandante in capo delle forze Usa e alleate in Afghanistan, gen. David McKiernan è stato sostituito, dopo appena undici mesi di comando, con una decisione resa pubblica dal Segretario alla Difesa Robert M. Gates e dal presidente del <em>Joint Chief of Staff</em> (Stato Maggiore Generale), amm. Mike Mullen.<br />
La scelta del nuovo comandante è significativa: si tratta del gen. Stanley A. McCrystal, fino ad oggi comandante del <em>Joint Special Operations Command</em>, l&#8217;unità di comando che dirige tutte le operazioni delle forze speciali alleate. La motivazione di questa scelta, secondo fonti americane, è che &#8220;abbiamo una nuova strategia e con una nuova strategia dovranno esserci alcuni cambiamenti di leadership per portarla avanti&#8221; (<em>International Herald Tribune</em>, 15 maggio 2009).<br />
Si tratta di un segnale particolarmente serio, perché dimostra che la conduzione del conflitto afghano non ha dato i risultati sperati ed il ricorso ad una strategia focalizzata sulle forze speciali è un classico nella storia dei conflitti in cui la guerriglia e la cosiddetta &#8220;guerra non ortodossa&#8221; pongono le forze armate tradizionali in grave difficoltà. È avvenuto in Algeria negli anni Cinquanta ed in Vietnam negli anni Sessanta: in entrambe i casi gli Occidentali alla fine furono sconfitti.<br />
Si tratta poi di vedere se questa nuova strategia modificherà realmente l&#8217;approccio &#8220;politico&#8221; al conflitto afghano e se essa si dimostrerà in grado di indicare nuove soluzioni ad un Paese che è in stato permanente di guerriglia e di guerra civile da trent&#8217;anni.<br />
Il gen. McCrystal è l&#8217;uomo accreditato della cattura di Saddam Hussein e della uccisione di Abu Musab al-Zarqawi, ritenuto leader di Al Qaeda in Mesopotamia. È anche l&#8217;ufficiale superiore che ha approvato la falsificazione del rapporto che ha coperto l&#8217;uccisione del caporale Pat Tillman, famoso campione sportivo Usa, mediaticamente presentata come opera del nemico ed invece dovuta al cosiddetto fuoco amico.<br />
Si tratta quindi di un comandante assai addentro alle &#8220;secrete cose&#8221; della politica militare americana e delle più spregiudicate e delicate <em>covert operations</em> alleate. La sua nomina significa quindi per certo almeno una cosa: che la guerra in Afghanistan diventerà sempre più una <em>sale guerre</em>, una &#8220;guerra sporca&#8221;, come i veterani francesi definivano la guerra d&#8217;Algeria.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Appello alla società civile italiana]]></title>
<link>http://filcams.wordpress.com/2009/05/13/appello-alla-societa-civile-italiana/</link>
<pubDate>Wed, 13 May 2009 14:23:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>filcamstrento</dc:creator>
<guid>http://filcams.wordpress.com/2009/05/13/appello-alla-societa-civile-italiana/</guid>
<description><![CDATA[Un &#8220;terremoto&#8221; di indignazione, un coro di proteste. É quello che la società civile ital]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Un &#8220;terremoto&#8221; di indignazione, un coro di proteste. É quello che la società civile ital]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Israele, l'Iran, Obama e i 60 anni della Nato]]></title>
<link>http://gcolonna.wordpress.com/2009/04/03/israele-liran-obama-e-i-60-anni-della-nato/</link>
<pubDate>Fri, 03 Apr 2009 17:00:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>gcolonna</dc:creator>
<guid>http://gcolonna.wordpress.com/2009/04/03/israele-liran-obama-e-i-60-anni-della-nato/</guid>
<description><![CDATA[www.clarissa.it Presentiamo la traduzione italiana di un articolo del prestigioso quotidiano israeli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">www.clarissa.it</p>
<p align="justify">
<p align="justify">Presentiamo la traduzione italiana di un articolo del prestigioso quotidiano israeliano Haaretz considerato uno dei più moderati dello Stato ebraico.<br />
L&#8217;articolo, che riteniamo di estrema importanza anche per il pubblico italiano, collega in modo sottile e approfonditamente informato, la pianificazione congiunta fra Stati Uniti ed Israele all&#8217;obiettivo di coinvolgere la Nato a fianco dei due Paesi alleati in caso di attacco contro l&#8217;Iran.<br />
Le informazioni di carattere strategico e militare in merito anche ai tempi previsti per la pianificazione dell&#8217;attacco sono di estrema gravità e forniscono indicazioni tali da sfatare definitivamente l&#8217;ipotesi di un Obama &#8220;alternativo&#8221; rispetto alla linea aggressiva delle precedenti amministrazioni americane.<br />
Le notizie sugli ormai organici legami fra i vertici delle comunità militari e di intelligence di Usa e Israele e della loro permanenza ben oltre il cambiamento dei vertici politici, che richiederebbero per altro una più ampia analisi anche di carattere storico, conferma poi autorevolmente l&#8217;impressione che la cosiddetta &#8220;lobby israeliana&#8221; sia divenuta nel tempo una vera e propria classe dirigente comune che ha nelle sue mani il destino della pace nel mondo.</p>
<p align="center"><strong>La luce verde degli USA sull&#8217;attacco israeliano all&#8217;Iran deve attendere</strong></p>
<p>di Amir Oren<br />
<em>Haaretz</em>, 3 aprile 2009</p>
<p align="justify">&#8220;Le elezioni della Knesset di febbraio, diceva Bantz Craddock la scorsa settimana, non sono state in grado di conferire un mandato diplomatico inequivoco al nuovo governo israeliano&#8221;. Il gen. Craddock è il comandante supremo della Nato in Europa. È interessato alla politica israeliana e all&#8217;ampiezza del consenso del governo israeliano giacché, come ha detto in una testimonianza davanti al Congresso, l&#8217;incessante conflitto tra Israele ed i vari gruppi palestinesi perpetua l&#8217;instabilità della regione.<br />
Craddock sta per lasciare il suo posto. A lui succederà, per la terza volta consecutiva, l&#8217;ammiraglio James Stavridis. Entrambi, l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, hanno servito come segretari di Donald Rumsfeld quando era ministro della Difesa e sono stati entrambi a capo del comando Sud della Nato. Stavridis, un ufficiale, studioso e diplomatico con un dottorato sulle tematiche della sicurezza, lo scorso mese hanno sottolineato il pericolo di un&#8217;intensificata attività da parte di Hezbollah e di altre organizzazioni islamiste nell&#8217;America centrale e meridionale.<br />
La possibilità di un attacco israeliano contro un Iran dotato di nucleare, che potrebbe comportare che Iran ed Hezbollah mettano in atto le loro minacce di attaccare strutture americane, sarebbe un test della volontà dei membri della Nato di applicare l&#8217;art. 5 del trattato e intervenire in difesa dell&#8217;America (in altre parole, di contrattaccare). Alle origini, quando l&#8217;articolo fu scritto, esso si basava sul presupposto che gli Americani sarebbero stati chiamati in aiuto dagli Europei. Con l&#8217;11 settembre la prospettiva è stata rovesciata.<br />
Venerdì e sabato, Craddock e diversi altri ufficiali saranno i comprimari della più grande manifestazione della Nato su entrambe i versanti del confine franco-tedesco che celebrerà l&#8217;anniversario dei 60 anni dell&#8217;organizzazione. Per far questo, i leader dei 26 Stati membri della Nato si incontreranno a Baden-Baden e più tardi passeranno il confine verso Strasburgo. La delegazione di ogni Paese include un presidente o un primo ministro, il ministro della difesa e degli esteri, il capo di stato maggiore e altri ufficiali, consiglieri, funzionari e diplomatici. Si prevede che parteciperanno alla riunione almeno 200 VIP.<br />
Barack Obama, il primo presidente americano nato dopo la fondazione della Nato, è ora il comandante supremo del mondo occidentale. Obama è oggi preoccupato da un&#8217;economia in crisi e da alcune situazioni a livello mondiale in aree che non fanno parte della Nato. La Nord Corea sta minacciando di rovinare la festa di compleanno con il lancio del missile intercontinentale <em>Taepodong</em>. Questo missile avrà un satellite nella testata, ma in un&#8217;altra occasione potrebbe portare una testata nucleare e rotrebbe raggiungere, per fare un esempio, Bill Gates nel suo ufficio alla periferia di Seattle o in qualsiasi altro luogo nel nord della costa occidentale americana. I russi ed i cinesi, che cercheranno di evitare che gli americani ed i giapponesi riescano ad ottenere nel Consiglio di Sicurezza dell&#8217;Onu una mozione di condanna di Pyongyang, si comporteranno probabilmente allo stesso modo quando sarà la volta di Teheran.<br />
Fino a quando l&#8217;economia non si stabilizzerà, Obama deve lavorare per rafforzare altre aree. La più rilevante di queste è quella afghano-pakiestana che è attualmente la massima priorità della Nato, secondo il segretario generale uscente della Nato, Jaap de Hoop Scheffer. La seconda è la Russia che l&#8217;anno scorso ha scioccato il mondo invadendo la Georgia. La terza è rappresentata dal terrorismo globale, dalla pirateria e dalla guerra elettronica.<!--more--></p>
<p align="justify">
<strong>I politici passano, i capi di stato maggiore restano</strong></p>
<p align="justify">Per i suoi obiettivi di rafforzamento sono stati arruolati i vertici militari di Obama, con alla loro testa il gen. David Petraeus ed il presidente dello stato maggiore generale, amm. Michael Mullen. Mullen e il capo di stato maggiore delle forze armate israeliane, gen. Gabi Ashkenazi, sono in rapporti di amicizia. Entrambi sono stati fra l&#8217;altro in contatto durante diverse operazioni delle forze armate israeliane. Dato che non c&#8217;era la possibilità di incontrarsi a Washington, hanno stabilito di vedersi in Europa.<br />
L&#8217;esercito americano impara dalle esperienze di quello israeliano e considera le operazioni di quest&#8217;ultimo un importante laboratorio anche quando non tutti i suoi testi sono coronati da un successo completo ed immediato. Per esempio, gli Americani ammirano la comprovata abilità dell&#8217;aviazione israeliana di operare in condizioni atmosferiche avverse. Pochi eserciti al mondo sono così vicini in spirito a quello americano dell&#8217;esercito israeliano.<br />
Se i politici vanno e vengono, i comandanti supremi rimangono. Al Pentagono e nel Consiglio di Sicurezza Nazionale, presieduto dal generale in pensione James Jones, un altro amico del gen. Ashkenazi, si sono resi conto che la continuità del capo di stato maggiore è un fattore di stabilità e di influenza presso la classe dirigente ed il pubblico. Sanno che Ashkenazi è un ufficiale prudente e moderato quando si tratta di usare la forza, ma in definitiva è anche un partner fondamentale nelle cruciali decisioni su operazioni militari in teatri bellici vicini e lontani.<br />
L&#8217;asse Mullen-Ashkenazi, proprio come il parallelo asse tra i capi delle comunità dell&#8217;intelligence dei due Paesi, permette agli Americani di avere il polso della situazione reale, dietro la propaganda diffusa in Israele, e di comprendere fino a che punto Israele sia realmente preoccupato in merito alla minaccia nucleare. Dà loro anche la possibilità di rassicurare, ritardare e, al limite, superare la linea segreta tra una volontà non ufficialmente anticipata (per salvaguardare la facoltà di scrollarsi di dosso le responsabilità) e la necessità di non essere presi di sorpresa.<br />
Non sbagliamoci sull&#8217;amministrazione Obama, quando si tratta di Iran: la sua politica è diversa da quella dell&#8217;amministrazione Bush solo nello stile, non nel contenuto. I suoi funzionari si esprimono in termini positivi, avvolgendoli in espressioni concilianti, rispetto alle espressioni irose del presidente George W. Bush, ma le conclusioni sono simili, così come i risultati. Gary Samore, che Jones ha incaricato di coordinare la questione delle armi di distruzione di massa, ha detto spesso prima della sua nomina, per esempio in occasione di un discorso alla Conferenza di Herzliya nel 2007, organizzata da Uzi Arad (ora consigliere per la sicurezza nazionale di Benjamin Netanyahu), che l&#8217;Iran continuerà i suoi sforzi per ottenere armi nucleari e che la pressione economica e diplomatica non aiuterà.</p>
<p align="justify">
<strong>Diplomazia non ufficiale</strong></p>
<p align="justify">In un discorso pronunciato in Giappone l&#8217;estate scorsa, Samore ha detto che negli ultimi 50 anni sette Paesi del Medio Oriente hanno cercato di ottenere le armi atomiche, ma solo uno di questi ci è riuscito, Israele. Se il nuovo presidente, in questo caso Obama, non sarà capace di ottenere il sostegno internazionale per impedire o ritardare i piani iraniani per l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio, Washington si troverà davanti a una &#8220;scelta terribile, accettare l&#8217;Iran come Paese nucleare o usare la forza militare americana o israeliana&#8221;, ha dichiarato Samore.<br />
Ashton Carter, recentemente nominato dal presidente sottosegretario alla difesa per l&#8217;approvvigionamento, la tecnologia e la logistica, forniva all&#8217;amministrazione Bush un&#8217;analisi del tutto simile, quando sintetizzava le tre alternative nel confronto con l&#8217;Iran. Il Piano B3, l&#8217;opzione militare, comprendeva anche il possibile bombardamento degli impianti petroliferi iraniani che non sono protetti e nascosti come le componenti dell&#8217;infrastruttura nucleare. L&#8217;orientamento prevalente all&#8217;interno dell&#8217;amministrazione Obama tende a favorire gli attacchi alle installazioni nucleari dell&#8217;Iran o a tollerare un attacco israeliano. Un eminente oppositore dell&#8217;uso della forza contro l&#8217;Iran, Charles Freeman, posto a capo del Consiglio Nazionale dell&#8217;Intelligence americana, è stato rimosso dietro la pressione dei sostenitori americani di Israele (v. <a href="http://www.clarissa.it/editoriale_int_ult.php?id=102">nostro servizio</a>).<br />
Le inflessibili posizioni dell&#8217;Iran sono ben note a Washington. Una trattativa americano-iraniana è già in corso attraverso canali non ufficiali: proprio come nel caso dell&#8217;assenza di contatto formale tra Israele ed Hamas, le comunicazioni sono trasmesse attraverso canali sia pubblici che riservati. Samore ha partecipato ad uno di questi scambi. Non è tanto decisivo l&#8217;incontro, ma quello che viene detto, e questo è deludente.<br />
Obama aspetterà non solo le elezioni in Iran previste per giugno (e quelle in Libano nello stesso mese) ma anche le elezioni di settembre in Germania ed il voto inglese più o meno nello stesso periodo (le elezioni devono ancora essere stabilite) per conoscere chi starà dalla sua parte della trincea. Così il 2009 trascorrerà senza una decisione ma non sarà così per tutto il 2010, dato che a novembre di quell&#8217;anno dovranno tenersi le elezioni al Congresso, immediatamente dopo le quali i democratici cominceranno a organizzare la campagna per la rielezione di Obama. L&#8217;estate del 2010 sarà dunque critica perché per quella data sarà stato completato il ritiro della maggior parte delle forze americane dall&#8217;Iraq e resteranno pochi obiettivi esposti ad una ritorsione iraniana.<br />
Lo sviluppo del sistema <em>Iron Dome</em> (cupola d&#8217;acciaio) per intercettare i missili <em>katiusha</em>, la cui prima batteria proteggerà la periferia nord della striscia di Gaza (Ashkelon, Sderot), dovrebbe essere completata entro l&#8217;estate del 2010. Questo renderà difficile per Hamas aprire un altro fronte contro le forze armate israeliane per conto dell&#8217;Iran. Nei prossimi mesi continuerà il test del sistema di difesa missilistica <em>Arrow</em>, in uno scenario che simula un attacco iraniano a lunga gittata. I test verranno sviluppati in collaborazione con sistemi americani, inclusa l&#8217;ampia copertura radar fornita dalla base aerea di Nevatim. Sarà rafforzata anche la preparazione per la difesa contro attacchi radioattivi, con un evento che sarà organizzato in un porto israeliano o in uno americano, così come la preparazione contro un&#8217;epidemia di vaiolo, con un&#8217;esercitazione congiunta che coinvolgerà Israele e uno dei più importanti Stati membri della Nato.<br />
Nell&#8217;ultimo rapporto del Pentagono sul rafforzamento della Cina, Israele ha ricevuto una pacca sulla spalla, come si fa con un bravo bambino: è guarito dall&#8217;abitudine di fornire missili aria-terra <em>Harpy</em> alla Cina, che estendono il raggio operativo delle forze aeree cinesi, e ha poi rafforzato una più stretta supervisione sulle sue esportazioni. Gli Americani danno mostra di una finta ingenuità: niente è infatti cambiato, salvo il fatto che due uffici sono stati spostati amministrativamente. La decisione di lanciare una operazione militare contro l&#8217;Iran, in particolare usando aerei fabbricati negli Usa (come gli F-16, la cui fornitura venne sospesa dopo l&#8217;attacco israeliano con il reattore nucleare iracheno nel 1981) dovrà essere preceduta da sondaggi per capire se Obama si colloca proprio sulla via tra approvazione e opposizione. Pare che Israele voglia che Obama risulti sufficientemente rafforzato dal vertice della Nato di questa settimana, ma ancora troppo debole per poter dire no a Israele.</p>
<p>(tr. it. a cura di A. Terenzi)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Gli attacchi in Sudan e la strategia offensiva israeliana]]></title>
<link>http://gcolonna.wordpress.com/2009/03/30/gli-attacchi-in-sudan-e-la-strategia-offensiva-israeliana/</link>
<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 16:31:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>gcolonna</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Alfatau www.clarissa.it &#8211; pubblicato il 30 Marzo 2009 Le notizie sugli attacchi che Israele]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Alfatau</p>
<p>www.clarissa.it &#8211; pubblicato il 30 Marzo 2009</p>
<p>Le notizie sugli attacchi che Israele avrebbe condotto in Sudan, nel corso del mese di gennaio e febbraio, con velivoli teleguidati, meritano una grande attenzione per più ragioni. In primo luogo dimostrano che il raggio operativo di Israele si sta pericolosamente allargando fuori dei propri confini, nei teatri dell&#8217;Africa e del Mediterraneo: dopo l&#8217;attacco contro una presunta installazione atomica in Siria e dopo le esercitazioni aeree nel cielo di Creta la scorsa estate, questa operazione rivela che le dichiarazioni del premier isareliano uscente Olmert non sono da considerare mera vanteria: &#8220;Non vi è luogo dove lo Stato di Israele non sia in grado di agire. Noi operiamo vicino e lontano e sviluppiamo attacchi in una maniera che rafforzi la nostra deterrenza&#8221;. Risulta ormai evidente che Israele sta proponendo la propria capacità militare come strumento strategico ben oltre la semplice deterrenza difensiva, ma dimostrando crescente disponibilità ad operare con le proprie forze armate in modo offensivo, senza tenere in alcuna considerazione le norme internazionali. Queste nuove ripetute operazioni che, ricordiamo, sarebbero state almeno tre, di cui due contro convogli terrestri ed una contro una nave iraniana nel Mar Rosso (<em>Haaretz</em>, 29 marzo 2009), dimostrano anche che lo Stato ebraico sta facendo un uso assai attivo e spregiudicato del <a href="http://www.clarissa.it/editoriale_int.php?id=256&#38;tema=Documenti">protocollo di intesa strategica siglato con gli Stati Uniti</a> come condizione per concludere l&#8217;operazione Piombo Fuso contro Gaza. Questo significa anche che gli Stati Uniti hanno consapevolmente accettato di lasciare briglia sciolta all&#8217;alleato israeliano, pur conoscendone la crescente volontà di estendere il proprio braccio militare. La cosa mostra in modo molto chiaro che Israele sta operando anche per condizionare in modo massiccio la politica mediorientale statunitense, ponendo la nuova amministrazioine di fronte al fatto compiuto: una cosa è però la distruzione delle abitazioni palestinesi a Gerusalemme est, avvenuta proprio in coincidenza con la presenza di Hillary Clinton nel Paese, una cosa è condurre attacchi aerei nello spazio aereo-navale di Stati distanti centinaia di chilometri, in aperta violazione di qualsiasi norma del diritto delle genti. Difficile sfuggire all&#8217;impressione che queste spregiudicate aggressioni stiano in realtà preparando l&#8217;opinione pubblica mondiale a qualcosa di ancora più grave e pericoloso in Medio Oriente, probabilmente in direzione dell&#8217;Iran.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per gli armamenti, sì !]]></title>
<link>http://70mila.wordpress.com/2009/01/29/per-gli-armamenti-si/</link>
<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 10:18:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>mariaci</dc:creator>
<guid>http://70mila.wordpress.com/2009/01/29/per-gli-armamenti-si/</guid>
<description><![CDATA[Da &#8220;secondo protocollo&#8221; Si è svolta il 26 e il 27 gennaio a Madrid, in Spagna, la riunio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-638" title="carrarmato" src="http://70mila.wordpress.com/files/2009/01/carrarmato.jpeg" alt="carrarmato" width="135" height="117" />Da &#8220;secondo protocollo&#8221;</p>
<blockquote><p>Si è svolta il 26 e il 27 gennaio a Madrid, in Spagna, la riunione ad altissimo livello sulla “Sicurezza Alimentare”, denominazione che ha sollevato diverse critiche, che ha visto la partecipazione di delegati di centoventi paesi, cinquantasette dei quali rappresentati a livello ministeriale, e di organismi come la Commissione Europea, la Banca Mondiale, il Programma mondiale per gli alimenti, l&#8217;Unicef e la Fao.</p>
<p>&#8230;  Il mondo occidentale è accusato di non aver rispettato gli impegni presi con i Millennium Development Goals tra i quali c&#8217;era la riduzione della povertà. Per questo in apertura della riunione il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, ha lanciato un accorato <strong>appello ai Paesi ricchi affinché portino i fondi per la lotta alla fame fino allo 0,7% del PIL.</strong></p>
<p>Non c&#8217;è affatto da stare tranquilli perché <strong>&#8230; vediamo ogni giorno salire le spese destinate agli armamenti e agli eserciti</strong> (le chiamano spese per la difesa e per le missioni di pace)<strong> e contestualmente diminuire quelle destinate ai progetti di sviluppo</strong>,</p>
<p>&#8230; non crediamo che ci sia un solo Paese che destinerà il suo 0,7% del PIL alla lotta alla povertà, semplicemente <strong>perché oggi come oggi nessuno se lo può permettere avendo il problema della povertà in casa propria.</strong></p>
<p>Forse saranno i milioni di poveri che stanno premendo alle porte della ricca Europa a far cambiare le cose. Forse quando ci renderà conto che <strong>non si ferma una fiumana di gente affamata con gli eserciti o con le norme repressive ma la si ferma con lo sviluppo</strong>, forse solo allora si deciderà di passare dalle parole ai fatti.</p>
<p>&#8230; Fino a quando saranno i generali a gestire le “operazioni di sviluppo” non c&#8217;è alcuna possibilità di cambiare lo stato delle cose e gli affamati continueranno ad arrivare a Lampedusa, semplicemente perché è l&#8217;unica speranza di vita che hanno.</p>
<p>via<a href="http://www.secondoprotocollo.org/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=1630">secondoprotocollo.org &#8211; Fame nel mondo: 900 milioni di affamati e ancora si comprano armi</a>.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un'Europa non nucleare per un mondo senza atomiche]]></title>
<link>http://gcolonna.wordpress.com/2009/01/21/uneuropa-non-nucleare-per-un-mondo-senza-atomiche/</link>
<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 18:14:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>gcolonna</dc:creator>
<guid>http://gcolonna.wordpress.com/2009/01/21/uneuropa-non-nucleare-per-un-mondo-senza-atomiche/</guid>
<description><![CDATA[www.clarissa.it Di seguito il testo italiano e la traduzione del recente appello di alcune autorevol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>www.clarissa.it</p>
<p class="MsoNormal">Di seguito il testo italiano e la traduzione del recente appello di alcune autorevoli personalità della politica tedesca, pubblicato dallo <em>Herald Tribune International</em> lo scorso 9 gennaio.</p>
<p class="MsoNormal">Il documento è di estrema importanza sia per il livello dei suoi estensori, che rappresentano praticamente i massimi vertici della storia politica tedesca a cavallo della caduta del Muro di Berlino (1989), sia per alcune indicazioni che rivelano la piena consapevolezza da parte del mondo tedesco dei molteplici rischi che il primo decennio del nuovo secolo sta portando con sé per i rapporti fra Est e Ovest in Europa, rischi che porrebbero la Germania in una posizione estremamente pericolosa a livello geopolitico.</p>
<p class="MsoNormal">È intanto di fondamentale importanza il forte e chiaro richiamo agli Stati Uniti sul fatto che debbano evitare di installare armamenti anti-missile in Polonia e nella Repubblica Ceca, per almeno due buone ragioni: questi Paesi costituiscono il “confine orientale” della Nato; l’installazione di quei sistemi d’arma mette a repentaglio in particolare la validità del Trattato sulle armi convenzionali in Europa, che dal 1990 ha comunque permesso una sufficiente stabilità al continente (con la grave “eccezione” del conflitto nella ex-Jugoslavia).</p>
<p class="MsoNormal">A questa impostazione si collega l’altrettanto significativo richiamo all’esigenza che gli Usa ritirino dalla Germania le proprie armi nucleari: una seria ipoteca americana sugli equilibri post-Guerra Fredda, sul quale è davvero rilevante che così autorevoli esponenti dell’<em>establishment</em> tedesco escano allo scoperto per richiederne il ritiro.</p>
<p class="MsoNormal">È poi da notare che, nello stesso momento in cui si invitano gli Stati Uniti ad una chiara presa di posizione sugli equilibri militari in Europa, venga dato un forte e pubblico accreditamento alla proposta del Presidente russo Dimitri Medvedev riguardo alla creazione di una nuova struttura di sicurezza pan-europea, avanzata nel corso di una <a href="http://www.clarissa.it/esteri_int.php?id=1043">storica intervista</a> al quotidiano francese <em>Le Figaro</em> lo scorso 13 novembre.</p>
<p class="MsoNormal">Non può sfuggire che è estremamente notevole il fatto che in questo modo si profila una visione dell’Europa che comprende finalmente a pieno titolo anche la Russia.</p>
<p class="MsoNormal">Questi protagonisti della più recente storia tedesca sottolineano poi il ruolo fondamentale dell’Europa, nel raggiungimento di un complessivo sistema di sicurezza mondiale, come elemento geopolitico centrale nell’emisfero settentrionale: questa considerazione del ruolo dell’Europa, troppo spesso dimenticato, deve essere messo in evidenza e tenuto in debito conto, proprio allorché la situazione dell’area del Medio Oriente “allargato” (dal Corno d’Africa all’India passando per la Mezzaluna fertile, il Mar Rosso, l’Iran, l’Aghanistan ed il Pakistan) continua a minacciare la pace e gli equilibri mondiali.</p>
<p class="MsoNormal">Sarebbe davvero interessante conoscere l’opinione dei politici italiani su questo appello, anche per comprendere se l’Italia è ancora, o meno, dotata di una propria autonoma capacità di elaborazione strategica, cosa che sembra che la Germania riesca ancora a fare, nonostante le tragedie del suo secolo più lungo.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal"><!--more--></p>
<p class="MsoNormal">&#60;!&#8211;[if gte mso 9]&#62; Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 &#60;![endif]&#8211;&#62;&#60;!&#8211;[if gte mso 9]&#62; &#60;![endif]&#8211;&#62;<!--[if !mso]&#62;--> &#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62; <!--[if gte mso 10]&#62;-->&#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62;</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;">VERSO UN MONDO LIBERO DALLE ARMI NUCLEARI: IL PUNTO DI VISTA TEDESCO</p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB">di Helmut Schmidt, Richard von Weizsäcker, Egon Bahr e Hans-Dietrich Genscher</span></p>
<p class="MsoNormal"><em><span lang="EN-GB">© Herald Tribune International</span></em></p>
<p class="MsoNormal"><span lang="EN-GB">9 Gennaio 2009</span></p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">Nel 2007, Henry Kissinger, George Schultz, William Perry e Sam Nunn hanno presentato un appello per un mondo libero dalle armi nucleari.</p>
<p class="MsoNormal">Le loro conoscenze e la loro esperienza come Segretari di Stato, Ministri della Difesa e Presidenti del Comitato delle Forze Armate del Senato sia sotto amministrazioni democratiche che repubblicane conferisce un peso particolare alle loro preoccupazioni in merito alla crescente minaccia nucleare.</p>
<p class="MsoNormal">Per essere realisti, essi sanno che l’abolizione di tutte le armi nucleari potrebbe essere raggiunta gradualmente e per questo hanno proposto dei passi urgenti rivolti all’attuazione di questa idea.</p>
<p class="MsoNormal">Il loro appello ha raccolto una larga approvazione e un forte sostegno negli Usa; per quanto a nostra conoscenza non sono state prese decisioni a sostegno di questa proposta da parte di nessun governo europeo.</p>
<p class="MsoNormal">La nostra risposta tiene conto delle attese in Germania per la nuova amministrazione Obama.</p>
<p class="MsoNormal">La parola chiave del nostro secolo è cooperazione. Nessun problema globale, si tratti di ambiente e protezione del clima, soddisfacimento dei fabbisogni di energia da parte di una popolazione mondiale in crescita o risposta alla crisi finanziari, può essere risolto con lo scontro o l’uso della forza militare. L’America sostiene in questo senso una responsabilità speciale e insostituibile.</p>
<p class="MsoNormal">Tutto ciò è ancor più vero quando allorché cresce il numero dei Paesi in possesso di armi nucleari o in corso di acquisizione della capacità di produrre questo tipo di armi, e così per la materia prima per un terrorismo di dimensioni catastrofiche. Allo stesso tempo, gli Stati già in possesso di armamenti nucleari stanno sviluppando nuove armi nucleari.</p>
<p class="MsoNormal">Noi sosteniamo incondizionatamente Kissinger, Schultz, Perry e Nunn per una inversione di tendenza sulla politica nucleare e non solo negli Stati Uniti. Questo comporta in particolare in merito i seguenti punti:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:18pt;text-indent:-18pt;">&#60;!&#8211;[if !supportLists]&#8211;&#62;<span style="font-family:Wingdings;"><span>§<span style="font-family:&#34;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span>&#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62;la visione di un mondo libero dalla minaccia nucleare, così come sviluppata da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov deve essere ripresa;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:18pt;text-indent:-18pt;">&#60;!&#8211;[if !supportLists]&#8211;&#62;<span style="font-family:Wingdings;"><span>§<span style="font-family:&#34;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span>&#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62;devono essere intrapresi negoziati rivolti ad una radicale riduzione del numero delle armi nucleari, inizialmente fra Usa e Russia, i Paesi con il maggior numero di testate atomiche, per persuadere gli altri Paesi in possesso di armamenti di questo tipo:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:18pt;text-indent:-18pt;">&#60;!&#8211;[if !supportLists]&#8211;&#62;<span style="font-family:Wingdings;"><span>§<span style="font-family:&#34;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span>&#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62;il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT) deve essere grandemente rafforzato;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:18pt;text-indent:-18pt;">&#60;!&#8211;[if !supportLists]&#8211;&#62;<span style="font-family:Wingdings;"><span>§<span style="font-family:&#34;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span>&#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62;l’America deve ratificare il Trattato di Bando Totale dei Test Nucleari;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:18pt;text-indent:-18pt;">&#60;!&#8211;[if !supportLists]&#8211;&#62;<span style="font-family:Wingdings;"><span>§<span style="font-family:&#34;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span>&#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62;tutte le armi nucleari a corto raggio devono essere distrutte.</p>
<p class="MsoNormal">Dal punto di vista tedesco, bisognerebbe aggiungere:</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:18pt;text-indent:-18pt;">&#60;!&#8211;[if !supportLists]&#8211;&#62;<span style="font-family:Wingdings;"><span>§<span style="font-family:&#34;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span>&#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62;Il Trattato sulla Riduzione delle Armi Strategiche (START) scade quest’anno. La sua proroga è l’argomento più urgente all’ordine del giorno per Washington e Mosca;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:18pt;text-indent:-18pt;">&#60;!&#8211;[if !supportLists]&#8211;&#62;<span style="font-family:Wingdings;"><span>§<span style="font-family:&#34;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span>&#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62;Sarà vitale per la credibilità della Conferenza per la revisione del Trattato di Non Proliferazione Nucleare del 2010 che gli Stati dotati di armamenti nucleari mantengano la loro promessa, assunta con quel Trattato, di ridurre i loro arsenali nucleari;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:18pt;text-indent:-18pt;">&#60;!&#8211;[if !supportLists]&#8211;&#62;<span style="font-family:Wingdings;"><span>§<span style="font-family:&#34;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span></span>&#60;!&#8211;[endif]&#8211;&#62;Il Trattato sui missili anti-missile (ABM) deve tornare in vigore. Lo spazio deve essere usato solo per scopi di pace.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">La cooperazione nell’interesse di una sicurezza condivisa permise ai Presidenti George H.W. Bush e Gorbaciov di eliminare la reciproca minaccia costituita dai missili nucleari a medio raggio alla fine della Guerra Fredda e, nel 1990, di impegnarsi in un sforzo ancor più vasto sul disarmo convenzionale. In oltre 18 anni da allora, quello che noi oggi chiamiamo il Trattato sulle armi convenzionali in Europa (CFE) è divenuto la base della stabilità dell’Europa. Fino ad oggi esso continua a rispondere agli interessi di tutte la parti.</p>
<p class="MsoNormal">La stabilità è stata salda e credibile a sufficienza per sostenere la riunificazione tedesca e la fine del Patto di Varsavia, per sopravvivere all’implosione dell’Urss, per permettere agli Stati Baltici di riguadagnare la loro sovranità e affrontare l’allargamento della Nato e della Unione Europea e le realtà del mondo al principio del 2009.</p>
<p class="MsoNormal">Questi accordi sarebbero messi a repentaglio per la prima volta dal desiderio americano di installare missili ed un sistema radar in basi extra-territoriali in Polonia e nella Repubblica Ceca, sul confine orientale della Nato.</p>
<p class="MsoNormal">Il ritorno ad un’era di ostilità, che porterebbe a una nuova corsa agli armamenti e a nuove tensioni, potrebbe essere meglio evitato mediante un accordo su difese missilistiche che potrebbero servire anche gli interessi della Nato e della UE, cioè ad un Trattato contro missili anti-missile (ABM). Ciò renderebbe anche più facile adattare il Trattato CFE e aprire la strada ad una più vasta prospettiva nel controllo degli armamenti.</p>
<p class="MsoNormal">Barack Obama ha fatto appello a Berlino al superamento della mentalità della Guerra Fredda. Questo ci riporta alle idee discusse subito dopo la fine della Guerra Fredda sotto lo slogan “estendere la sicurezza da Vancouver a Vladivostok”. Gorbaciov non è stato in grado di attuare la sua visione di una casa comune europea; il Presidente Dimitri Medvedev ha lanciato un appello per una nuova struttura di sicurezza pan-europea.</p>
<p class="MsoNormal">Noi suggeriamo di prendere questa opportunità in seria considerazione. La sicurezza e la stabilità dell’emisfero settentrionale possono essere raggiunte solo attraverso una stabile e affidabile cooperazione tra America, Russia, Europa e Cina.</p>
<p class="MsoNormal">Questa cooperazione dovrà rispettare gli accordi della Nato, dell’Unione Europea e dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) e, se necessario, assumere una propria forma istituzionale. Una sicurezza stabile nell’emisfero settentrionale potrebbe certamente disinnescare le eventuali crisi globali e rendere più agevole il risolverle.</p>
<p class="MsoNormal">Seri sforzi da parte degli Usa e della Russia nella direzione di un mondo libero da armamenti nucleari renderebbe più facile raggiungere un accordo in merito alla condotta più idonea nei confronti di tutti gli altri Stati dotati di armi nucleari, indipendentemente dal fatto che siano o meno membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Uno spirito di cooperazione potrebbe diffondersi dal Medio Oriente, attraverso l’Iran, fino all’Asia Orientale.</p>
<p class="MsoNormal">Grazie alla sua politica di distensione, sostenuta dai suoi alleati, la Germania ha creato le pre-condizioni per la sua auto-determinazione. La Germania deve la sua pacifica riunificazione al Trattato 2+4 (firmato nel 1990 dalle due Germanie e dalle quattro potenze occupanti: USA, Urss, Francia e Gran Bretagna) nel quale il principio della cooperazione attraverso le frontiere preesistenti ha dimostrato tutto il suo valore.</p>
<p class="MsoNormal">Il Trattato ha permesso di realizzare storici progressi sul disarmo e sul controllo degli armamenti nell’Europa intera. Un risultato è stato il Consiglio Nato-Russia che può essere completamente efficace in uno spirito di cooperazione. Relitti dell’epoca dello scontro non sono più adeguati al nuovo secolo.</p>
<p class="MsoNormal">La collaborazione mal si adatta alla dottrine ancora attive nella Nato e in Russia in merito all’ “uso per primi” del nucleare, anche nel caso in cui nessuna della due parti sia stata attaccata con questo tipo di armi. Un trattato su di un bando generalizzato dell’ “uso per primi” tra gli Stati in possesso di armi nucleari sarebbe un passo di stringente urgenza.</p>
<p class="MsoNormal">La Germania, che ha rinunciato all’uso delle armi nucleari, biologiche e chimiche, ha buone ragioni per richiamare gli Stati dotati di armi nucleari e non usare queste armi contro Stati che non le possiedono. Siamo anche del parere che tutte le restanti testate atomiche statunitensi dovrebbero essere ritirate dal territorio tedesco.</p>
<p class="MsoNormal">La cooperazione, questa parola chiave del nostro secolo, e una stabile sicurezza nell’emisfero settentrionale possono diventare una pietra miliare sulla via di un mondo senza armi nucleari.</p>
<p class="MsoNormal">Questa è la nostra risposta all’appello pubblicato da Kissinger, Shultz, Perry e Nunn.</p>
<p class="MsoNormal"><em>Tutti i firmatari hanno rivestito alte cariche nella Repubblica Federale di Germania: Helmut Schmidt, socialdemocratico, è stato Cancelliere dal 1974 al 1982; Richard von Weizsäcker, cristiano-democratico, è stato Presidente dal 1984 al 1994; Egon Bahr, Ministro in alcuni governi sociademocratici, è stato un architetto della cosiddetta Ostpolitik; Hans-Dietrich Genscher, liberal-democratico, è stato Ministro degli Esteri dal 1974 al 1992.</em></p>
<p class="MsoNormal">(tr. it., a cura di G. Colonna)</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;">TOWARD A NUCLEAR-FREE WORLD: A GERMAN VIEW</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">By Helmut Schmidt, Richard von Weizsäcker, Egon Bahr and Hans-Dietrich Genscher<br />
<em><span lang="EN-GB">© </span></em><em>Herald Tribune International</em>, Friday, January 9, 2009</p>
<p>In 2007 Henry Kissinger, George Schultz, William Perry and Sam Nunn issued an appeal for a world free of nuclear weapons.</p>
<p>Their knowledge and experience as respected secretaries of state and defense and chairman of the Senate Armed Services Committee under Republican and Democrat administrations gave their concerns about the growing nuclear threat special weight.</p>
<p>Being realists, they knew that the abolition of all nuclear weapons could only be achieved gradually, and therefore they proposed urgent practical steps aimed at realizing this vision.</p>
<p>The appeal met with broad approval and prominent support in the United States; as far as we know no supporting decisions by European governments were issued.</p>
<p>Our responses takes into account Germany&#8217;s expectations of the incoming Obama administration.</p>
<p>Our century&#8217;s keyword is cooperation. No global problem &#8211; be it the issue of environment and climate protection, providing for the energy needs of a growing world population or tackling the financial crisis &#8211; can be resolved by confrontation or the use of military force. America bears a special and indispensable responsibility.</p>
<p>This is all the more true when the number of countries possessing nuclear weapons or acquiring the capability to produce such weapons &#8211; and thus the raw material for terrorism on a catastrophic scale &#8211; is increasing. At the same time, existing nuclear-weapon states are developing new nuclear arms.</p>
<p>We unreservedly support the call by Messrs. Kissinger, Schultz, Perry and Nunn for a turnaround on nuclear policy, and not only in their country. This applies in particular to the following proposals:</p>
<p>- The vision of a world free of the nuclear threat, as developed by Ronald Reagan and Mikhail Gorbachev in Reykjavik, must be rekindled.</p>
<p>- Negotiations aimed at drastically reducing the number of nuclear weapons must begin, initially between the United States and Russia, the countries with the largest number of warheads, in order to win over the other countries possessing such weapons.</p>
<p>- The Nuclear Non-Proliferation Treaty (NPT) must be greatly reinforced.</p>
<p>- America should ratify the Comprehensive Nuclear Test-Ban Treaty.</p>
<p>- All short-range nuclear weapons must be destroyed.</p>
<p>From Germany&#8217;s point of view it must be added:</p>
<p>-The Strategic Arms Reduction Treaty (START) expires this year. Its extension is the most urgent item on the agenda for Washington and Moscow.</p>
<p>- It will be vital to the credibility of the 2010 NPT Review Conference that nuclear-weapon states finally keep their promise under the Nuclear Non-Proliferation Treaty to reduce their nuclear arsenals.</p>
<p>- The Anti-Ballistic Missile (ABM) Treaty must be restored. Outer space may only be used for peaceful purposes.</p>
<p>Cooperation in the interests of shared security enabled Presidents George H.W. Bush and Gorbachev to eliminate the mutual threat posed by medium-range nuclear missiles at the end of the Cold War and, in 1990, to undertake the largest-ever conventional disarmament effort. In more than 18 years since then, what we now call the Treaty on Conventional Armed Forces in Europe (CFE) has become the basis for Europe&#8217;s stability. To this day it continues to address the interests of all concerned.</p>
<p>That stability has been strong and reliable enough to withstand German reunification and the end of the Warsaw Pact, to survive the implosion of the Soviet Union, to enable Baltic States to regain their sovereignty and to stand up to NATO and EU enlargement and the realities of the world at the beginning of 2009.</p>
<p>These arrangements would be jeopardized for the first time by the American desire to station missiles and a radar system on extra-territorial bases in Poland and the Czech Republic, on NATO&#8217;s eastern border.</p>
<p>A return to the era of confrontation, leading to a new arms race and new tension, can be best avoided by an agreement on missile defenses that would also serve the interests of NATO and the EU &#8211; that is, a restored ABM Treaty. This would also make it easier to adapt the CFE Treaty and pave the way for a greater dimension in arms controls.</p>
<p>Barack Obama called in Berlin for Cold War mindsets to be overcome. This ties in with the ideas discussed following the end of the Cold War under the motto, &#8220;security stretching from Vancouver to Vladivostok.&#8221; Gorbachev was unable to realize his vision of a European house; Russian President Dmitri Medvedev has now called for a new pan-European security structure.</p>
<p>We recommend giving this opportunity careful consideration. Security and stability for the northern hemisphere can only be achieved through stable and reliable cooperation among America, Russia, Europe and China.</p>
<p>This cooperation would respect existing NATO, European Union and Organization for Security and Cooperation in Europe (OSCE) agreements and, if necessary, take its own institutional shape. Stable security in the northern hemisphere would certainly defuse global crises and make them easier to resolve.</p>
<p>Serious endeavors by the United States and Russia toward a nuclear-weapons-free world would make it easier to reach an agreement on adequate behavior with all other nuclear-weapon states, regardless whether they are permanent members of the UN Security Council. A spirit of cooperation could spread from the Middle East via Iran to East Asia.</p>
<p>Due to its policy of détente, backed up by its allies, Germany created the preconditions for its self-determination. Germany owes its peaceful reunification to the &#8220;2+4 Treaty&#8221; (signed in 1990 by East and West Germany and the four occupying powers: the U.S., Soviet Union, Britain and France) in which the principle of cooperation across former borders proved its worth.</p>
<p>The treaty enabled historic progress to be made on disarmament and arms control for Europe as a whole. One result was the NATO-Russia Council, which can only be fully effective in a spirit of cooperation. Relics from the age of confrontation are no longer adequate for our new century.</p>
<p>Partnership fits in badly with the still-active NATO and Russian doctrine of nuclear first use, even if neither side is being attacked with such arms. A general non-first-use treaty between the nuclear-weapon states would be an urgently-needed step.</p>
<p>Germany, which has renounced the use of nuclear, biological and chemical weapons, has every reason to call on the nuclear-weapon states not to use nuclear weapons against countries not possessing such arms. We are also of the opinion that all remaining U.S. nuclear warheads should be withdrawn from German territory.</p>
<p>Cooperation, our century&#8217;s keyword, and secure stability in the northern hemisphere can become milestones on the route to a nuclear-weapon-free world.</p>
<p>This is our answer to the appeal issued by Messrs. Kissinger, Schultz, Perry and Nunn.</p>
<p><em>The writers all held high office in the Federal Republic of Germany: Helmut Schmidt, a Social Democrat, was chancellor 1974-1982; Richard von Weizsäcker, a Christian Democrat, was president 1984-1994; Egon Bahr, a minister in Social Democratic governments, was an architect of the policy of &#8220;ostpolitik&#8221;; Hans-Dietrich Genscher, of the Free Democrats, was foreign minister 1974-1992.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<table style="height:1300px;" border="0" cellspacing="2" cellpadding="10" width="873">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2"> </td>
</tr>
<tr>
<td width="30%"> </td>
<td width="70%" valign="top"> </td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2"> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Se questa è pace...]]></title>
<link>http://robertobrumat.wordpress.com/2008/11/24/se-questa-e-pace/</link>
<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 15:48:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>roro34</dc:creator>
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<description><![CDATA[Per uccidere spendiamo 202 $ a testa Il neonato del Biafra che sta morendo di fame tra le braccia di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;                                                                                                                                              &#60;![endif]--> <!--[if gte mso 9]&#62;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &#60;![endif]--><!--[if gte mso 9]&#62;                                                                                                                                              &#60;![endif]--><strong><span style="font-size:14pt;line-height:150%;"><a href="http://robertobrumat.wordpress.com/files/2008/11/donna-combattente-reuters.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1011" title="donna-combattente-reuters" src="http://robertobrumat.wordpress.com/files/2008/11/donna-combattente-reuters.jpg" alt="donna-combattente-reuters" width="329" height="500" /></a></span><span style="font-size:14pt;line-height:150%;color:#ff6600;">Per uccidere spendiamo 202 $ a testa</span></strong><strong><span style="font-size:14pt;line-height:150%;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Il neonato del Biafra che sta </span><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">morendo di fame tra le braccia di sua madre ha speso lo scorso anno 202 dollari per comperare armi. E come lui io, tu e ciascuno dei </span><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">6 miliardi e 700 milioni</span><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"> di persone che popolano il nostro pianeta. E’ la terribile media emersa dal rapporto 2008 dello <strong><span style="color:red;">Stockholm International Peace Research Institute</span></strong>, organismo internazionale che da 40 anni svolge ricerche a favore della pace (www.sipri.org). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Mentre i governi dei paesi “civili” imbottivano i telegiornali di termini come <em>guerra necessaria, guerra preventiva, operazioni di polizia internazionale, lotta al terrorismo, ripristino della democrazia violata, difesa dei diritti umani</em> e altre amenità, nel 2007 nel mondo si sono spesi 1.339 miliardi di dollari in armamenti. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Chi ha investito di più? A livello continentale al primo posto l’America con 640 miliardi di $, seguita dall’Europa con 390, poi Asia e Oceania con 219. Si è speso il 6% più del 2006: cifra pari al 2,5% del PIL mondiale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">L’area che negli ultimi 10 anni sta più incrementando l’acquisto di armi è l’Europa orientale con il 162% (in particolare la Russia), seguono il Nord America col 65% di spesa in più, il Medio Oriente col 62% di aumento, l’Asia meridionale col 57%, poi l’Asia orientale col 51% e l’Africa col 51% di incremento. Gli europei nell’ultima decade hanno speso in armi il 6% in più e l’America centrale il 14%. <span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Metà della spesa mondiale in armamenti è stata fatta dagli <strong><span style="color:red;">Stati Uniti </span></strong>col 45% del valore planetario, pari a 547 miliardi di dollari, seguiti da <strong><span style="color:red;">Gran Bretagna </span></strong>con 59,7, <strong><span style="color:red;">Cina</span></strong> con 58,3, <strong><span style="color:red;">Francia</span></strong> con 53,6, <strong><span style="color:red;">Giappone</span></strong> con 43,6, <strong><span style="color:red;">Germania</span></strong> con 36,9, <strong><span style="color:red;">Russia</span></strong> con 35,4, <strong><span style="color:red;">Arabia Saudita </span></strong>con 33,8, <strong><span style="color:red;">Italia</span></strong> (al 9° posto col 3% del totale mondiale) con 33,1, <strong><span style="color:red;">India</span></strong> 24,2 miliardi di dollari. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Nel 2007 gli Stati Uniti hanno speso in armi come mai in passato, dall’epoca della seconda guerra mondiale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">E ora, sempre dallo stesso rapporto, vediamo quali aziende beneficiano maggiormente (e quanto) della presenza di guerre, rivoluzioni, guerriglie, colpi di Stato. Scopriamo che la nostra <strong><span style="color:red;">Finmeccanica</span></strong> è al nono posto nella produzione di armi del 2006 con vendite per 8.990 milioni di dollari. Nel top dei 10 fornitori mondiali delle guerre figurano: al primo posto l’americana <strong><span style="color:red;">Boeing </span></strong>(30.690 milioni $) davanti alla connazionale <strong><span style="color:red;">Lockeed Martin</span></strong>, all’inglese <strong><span style="color:red;">BAE Systems</span></strong>, alle americane <strong><span style="color:red;">Northrop Grumman, Raytheon </span></strong>e <strong><span style="color:red;">General Dynamics</span></strong>, alla holding franco-tedesco-spagnola EADS </span><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">European Aeronautic Defence and Space Company, all’americana <strong><span style="color:red;">L-3 Communications</span></strong>. E dietro <strong><span style="color:red;">Finmeccanica</span></strong> ci sono i francesi di <strong><span style="color:red;">Thales</span></strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Tra il 2003 e il 2007 ecco i maggiori fornitori di grandi sistemi di armamento e i loro principali clienti: gli <strong><span style="color:red;">Stati Uniti </span></strong>hanno rifornito soprattutto <strong><span style="color:red;">Corea del sud, Israele, Emirati Arabi Uniti, Grecia</span></strong>; la <strong><span style="color:red;">Russia</span></strong> ha venduto soprattutto a <strong><span style="color:red;">Cina, India, Venezuela </span></strong>e <strong><span style="color:red;">Algeria</span></strong>; la <strong><span style="color:red;">Germania</span></strong> a <strong><span style="color:red;">Turchia, Grecia</span></strong>, <strong><span style="color:red;">Sudafrica</span></strong> e <strong><span style="color:red;">Australia</span></strong>; la <strong><span style="color:red;">Francia</span></strong> a <strong><span style="color:red;">Emirati Arabi Uniti, Grecia, Arabia Saudita</span></strong> e <strong><span style="color:red;">Singapore</span></strong>; la <strong><span style="color:red;">Gran Bretagna</span></strong> a <strong><span style="color:red;">Stati Uniti, Romania, Cile</span></strong> e <strong><span style="color:red;">India</span></strong>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Nello stesso quinquennio chi ha avuto più fame di armi, accaparrandosi la maggior quota di armamenti sono stati: col 12% del totale la <strong><span style="color:red;">Cina</span></strong>, con l’8% l’<strong><span style="color:red;">India</span></strong>, col 7% gli <strong><span style="color:red;">Emirati Arabi Uniti</span></strong>, col 6% la <strong><span style="color:red;">Grecia</span></strong> e col 5% la <strong><span style="color:red;">Corea del sud</span></strong>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:11pt;line-height:150%;">Sapendo che 800 milioni di persone muoiono di fame nel mondo ogni anno, che 2 miliardi di bambini sono malnutriti e che secondo il <strong><span style="color:red;">Programma Alimentare Mondiale</span></strong> delle Nazioni Unite (PAM) l’attuale crisi alimentare può portare per la prima volta alla fame altri 100 milioni di persone a causa dell’aumento dei prezzi, è</span> <span style="font-size:11pt;line-height:150%;">proprio demagogico chiedersi perché bisogna ostinarsi nelle politiche di armamento e guerra? <span> </span></span></p>
<p><span style="font-size:11pt;line-height:150%;"><span>(foto Reuters)</span><span> </span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[soldi russi, comprate rubli e rispedite la crisi nella piazza rossa]]></title>
<link>http://paoladifraia.wordpress.com/2008/09/17/soldi-russi-comprate-rubli-e-rispedite-la-crisi-nella-piazza-rossa/</link>
<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 11:08:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoladifraia</dc:creator>
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<description><![CDATA[2400 trilioni di rubli per rimettere in piedi la storica Armata Rossa, sono gli investimenti destina]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/09/putin1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-264" title="vladimir_putin" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/09/putin1.jpg" alt="" width="663" height="1031" /></a></p>
<p>2400 trilioni di rubli per rimettere in piedi la storica Armata Rossa, sono gli investimenti destinati per la maggior parte al sistema satellitare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_satellitare_globale_di_navigazione">Glonass</a>. C&#8217;è il Museo delle Forze Armate che espone cimeli della vittoriosa guerra di Georgia (mentra la coalizione arancione si spegne in Ucraina aprendo finalmente la <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#38;ID_articolo=5010&#38;ID_sezione=&#38;sezione=">Crimea</a> al riscatto di Putin che aveva assistito stizzito ai progetti Nato nelle ex repubbliche sovietiche) e c&#8217;è la Galleria d&#8217;Arte Moderna che la signora <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roman_Arkad'evi%C4%8D_Abramovi%C4%8D">Abramovich</a>, l&#8217;ex modella Daria Zhukova, ha inaugurato ierisera a Mosca nella sede di un ex garage di autobus.</p>
<p>***</p>
<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/09/daria_zhukova.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-265" title="daria_zhukova" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/09/daria_zhukova.jpg" alt="" width="386" height="500" /></a></p>
<p><em>Outside the Ritz Carlton, centre of Moscow bling and one of the most expensive hotels in the world, a crowd of autograph hunters waits eagerly, but they don&#8217;t even notice 27-year-old Daria Zhukova as she enters through the revolving doors. They&#8217;re not here for her; clutching British flags and vinyl records, they&#8217;ve come to get a glimpse of Queen and Paul Rodgers, who are in town for a concert.</em></p>
<p><!--proximic_content_off--><em></em></p>
<p><!--proximic_content_on--><em>The former model, creator of her own fashion label, and girlfriend of the Chelsea football club owner Roman Abramovich, slips in as quietly as a cat. In a low-key outfit with a canvas bag slung over her shoulder, Ms Zhukova is the antithesis of the many ostentatiously wealthy Russians loitering in the hotel&#8217;s lobby.</em> (<a href="http://www.independent.co.uk/news/world/europe/new-moscow-gallery-an-audience-with-mrs-abramovich-933052.html">The Independent</a>)</p>
<p><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/09/roman_abramovich.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-266" title="RUSSIA-ENTERTAIMENT-ART-CULTURE-ABRAMOVICH" src="http://paoladifraia.wordpress.com/files/2008/09/roman_abramovich.jpg" alt="" width="720" height="453" /></a><a href="http://paoladifraia.files.wordpress.com/2008/09/putin.jpg"></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
