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	<title>autosufficienza &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/autosufficienza/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "autosufficienza"</description>
	<pubDate>Thu, 23 May 2013 15:45:09 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Catastrofi e canyon]]></title>
<link>http://buonlavoro.wordpress.com/2011/12/14/catastrofi-e-canyon/</link>
<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 10:18:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paolo De Caro</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una catastrofe, è risaputo, è l&#8217;Occasione d&#8217;emergenza concreta delle potenzialità collab]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Una catastrofe, è risaputo, è l&#8217;Occasione d&#8217;emergenza concreta delle <strong>potenzialità collaborative</strong>: sopravvivenza, aiuto, progresso di un sistema sociale. Queste risorse emergono allora o non esistono, e non esiste sistema.</p>
<p>Se fosse la mole delle routine quotidiane, dei singoli fenomeni vitali casualmente tangenti ma funzionalmente indipendenti, potremmo considerare il sistema sociale come una mera somma di cose. Tale visione algebrica però non descrive nemmeno il più meccanico tra i sistemi di produzione, figuriamoci un sistema sociale &#8211; una squadra di cricket, una frazione di paese, un Paese.</p>
<p>Nella storia dell&#8217;uomo le catastrofi non mancano, nè la presunzione di dirle &#8216;naturali&#8217; quando sovente hanno origine disumana, come solo l&#8217;essere umano sa essere trattando i suoi simili come unità economiche, numeri. E&#8217; il caso degli apparati del presente eterno e cannibale: burocrazie, mafie, totalitarismi, prepotenze assortite.</p>
<p>In contrapposizione a questi mastodonti organizzativi, odiati e imprescindibili, sempre più spesso nelle catastrofi i segnali di vitalità arrivano via social media: informazioni, testimonianze, racconti &#8211; modi di diffondere esperienza ed  emozione, modi di condividere senso e sentirsi comunità. Pensiamo alla vicina <a href="http://www.trackback.it/articolo/terremoto-in-giappone-le-reazioni-dei-social-network/34179/" target="_blank">tragedia del Giappone</a>. Non solo comunichiamo, <strong>condividiamo</strong>.</p>
<p>L&#8217;evento drammatico questo ci offre: una crisi che sgretola l&#8217;illusione industriale dell&#8217;autosufficienza, dell&#8217;avere, pagando, tutto a disposizione, tutto-sotto-controllo. Se passata la catastrofe sei vivo, vorrai capire se qualcuno è vivo. Non mi interrogo qui se sia buon cuore, paura, o il pensiero che da soli non sappiamo costruire nemmeno un accendino (altro che valli di silicio): è comunque il <strong>principio della socialità</strong> e poi della collaborazione.</p>
<p>Proviamo a portare questo principio fuori da scenari apocalittici, nel quotidiano del nostro lavoro. <strong>Collaborazione</strong> è produrre senso e valore assieme; diversa da <strong>cooperazione</strong>, l&#8217;insieme dei compiti assemblati nel valore finale, privati di senso. Almeno il 90% delle aziende è alla cultura dei silos, del compito, dell&#8217;autosufficienza. Niente catastrofismo: abbiamo vissuto in una cultura del tutto-sotto-controllo e pensiamo che questa sia l&#8217;organizzazione stessa.</p>
<p>L&#8217;azienda guarda alla crisi e pretende dai suoi attori, dai consulenti, dall&#8217;economia una interpretazione, un aiuto. Continuando a praticare la cooperazione. Questo è catastrofismo, è chiedere a <a href="http://www.gifmania.it/Looney-Tunes/Wile-Coyote/rr_2fall.gif" target="_blank">Wile E. Coyote</a> di descrivere ciò che accade mentre cade nel canyon. Ne uscirà un urlo, e niente più. Se vogliamo che il collaboratore collabori non chiederemo: quanti passi hai fatto per ritrovarti sul ciglio del burrone, 10, 100? Camminando lungo la linea che abbiamo segnato? Quanto piuttosto: cosa ti ha spinto lì? Cosa ci ha spinto al baratro? Con le giuste <strong>motivazioni</strong>, coi giusti supporti, quel ciglio potrebbe rivelarsi una pista di lancio, verso volatili più appetibili.</p>
<p>Già, i supporti&#8230; Che ruolo hanno le <a href="http://2.bp.blogspot.com/_wqtDabTj_ZE/TVMZYmN2m6I/AAAAAAAADH0/2Y013lrd8tc/s1600/tumblr_ktzdubWwBb1qao1zt.jpg" target="_blank">tecnologie</a> nella (cultura della) collaborazione? Nella prossima puntata capiremo l&#8217;importanza  di un accendino.</p>
<p>Paolo E. Coyote</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[12° La nascità di nuove Città e l'arrivo di nuovi Cittadini]]></title>
<link>http://sardegnasalutoallavittoria.wordpress.com/2009/10/17/la-nascita-di-nuove-citta-e-larrivo-di-nuovi-cittadini/</link>
<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 21:07:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Roberto Seri</dc:creator>
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<description><![CDATA[1)     Avvicinamento di altre popolazioni Solo le merci saranno sfavorite in parte, non le persone,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[1)     Avvicinamento di altre popolazioni Solo le merci saranno sfavorite in parte, non le persone,]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Gli eco-sognatori italiani]]></title>
<link>http://postribu.net/2009/09/03/gli-eco-sognatori-italiani/</link>
<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 07:03:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>postribu</dc:creator>
<guid>http://postribu.net/2009/09/03/gli-eco-sognatori-italiani/</guid>
<description><![CDATA[Transition town senza petrolio ecco gli eco-sognatori italiani Il movimento, di origine britannica,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>Transition town senza petrolio<br />
ecco gli eco-sognatori italiani </strong></h1>
<h3>Il movimento, di origine britannica, prende piede nel nostro Paese. Monteveglio (Bologna), è la prima realtà riconosciuta dalla rete internazionale. Gruppi di acquisto energetico, cibi a chilometro zero, orti pigri e monete locali <em>di STEFANIA PARMEGGIANI<!--more--></em></h3>
<div><a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/ambiente/interna/1035511310/Left/default/empty.gif/35656130393264363461386162333430" target="_blank"><img src="http://oas.repubblica.it/0/default/empty.gif" border="0" alt="" width="2" height="2" /></a></div>
<div>
<div><img src="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/ambiente/transition-town/transition-town/este_12204234_42450.jpg" alt="" width="344" height="344" /> Un orto condiviso a Monteveglio</div>
</div>
<div><strong>ROMA</strong> &#8211; Chiudete gli occhi e immaginate un mondo senza petrolio, dove l&#8217;energia è pulita, gli orti producono tutta la verdura di cui si ha bisogno e i supermercati vendono solo cibi a zero chilometri (cioè, prodotti in zona). Poi riapriteli e guardate meglio: un mondo del genere esiste già, è ancora piccolo e imperfetto, ma sta muovendo i primi passi.</p>
<p>Monteveglio, cinquemila anime in provincia di Bologna, è la prima <a href="http://montevegliotransizione.wordpress.com/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">città italiana di transizione</span></a>. I suoi abitanti si stanno facendo contagiare da un gruppo di ecosognatori che hanno aderito a &#8220;Transition town&#8221;, movimento nato in Irlanda nel 2005 e definito dal <em>Guardian</em> &#8220;un esperimento sociale su vasta scala&#8221;. Oggi in Europa, Giappone, Usa, Canada, Australia, Sud Africa e Nuova Zelanda vivono persone che perseguono lo stesso obiettivo: convertire i centri abitati a un&#8217;esistenza ecologica che possa fare a meno del petrolio e dei suoi derivati. Tengono il conto dei barili di greggio estratti, sono certi che la decrescita economica ed energetica sia inevitabile, ma la vedono come un&#8217;opportunità. Non alzano la voce e non organizzano azioni dimostrative. Svuotano il mare con un secchiello.</p>
<p>A Monteveglio si praticano quei piccoli accorgimenti che possono migliorare la qualità della vita rispettando l&#8217;ambiente: orti in condivisione tra chi ha la terra e chi solo un terrazzo, patate in sacchi di juta per chi non ha spazio, giardini archeologici per specie ormai dimenticate. Chi non ha tempo o voglia di zappare sceglie l&#8217;agricoltura sinergica, suda all&#8217;inizio e poi guarda crescere, quasi da solo, il suo &#8220;orto pigro&#8221;.</p>
<p>Sono decine le famiglie che aspirando all&#8217;autosufficienza alimentare riescono ad evitare i supermercati almeno per frutta e verdura. Altre si uniscono in gruppi di acquisto energetico e installano pannelli solari o impianti fotovoltaici. La vecchia tazza sbeccata, invece di essere buttata, viene affidata al mercatino del riuso che mette in contatto chi cerca e chi offre. L&#8217;euro esiste ancora, ma non sarà il solo denaro a circolare: presto potrebbe arrivare anche una moneta locale.</p>
</div>
<div>Cristiano Bottone, rappresentante del movimento, spiega che il contagio ecologista, partendo dal basso ha finito con il bussare in municipio: &#8220;Gli amministratori stanno lavorando a un piano di riorganizzazione energetica dell&#8217;intero paese. Stanno raccogliendo dati per capire quali sono i giorni, le ore e le strade in cui la dispersione è maggiore. Partiranno da lì per ridurre i consumi&#8221;. Tra i contagiati una fattoria biologica: &#8220;Il proprietario sta pensando di trasformarla in una realtà libera dai combustibili fossili&#8221;. Lentamente, passo dopo passo, in paese si sta diffondendo l&#8217;idea che si può vivere in un mondo più pulito. Basta darsi da fare.</p>
<p>Gli eco-sognatori di Monteveglio si sono innamorati di una filosofia nata a Kinsale in Irlanda dove insegnava Rob Hopkins, docente universitario e fondatore del movimento. Da qui l&#8217;idea di zone franche, sempre più <em>oil free,</em> è migrata gettando i semi al di là dell&#8217;Oceano.</p>
<p>Ad esempio a Sandpoint, cittadina dell&#8217;Idaho che ha dato i natali a Sarah Palin, la ex candidata repubblicana alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Mentre lei, in Alaska, faceva infuriare gli animalisti con una foto in cui la si vedeva accanto a un&#8217;alce abbattuta, i suoi concittadini coltivavano l&#8217;orto in cooperativa e si garantivano un&#8217;autosufficienza vegetale e biologica. A Bell, in Australia, i residenti si sono messi in testa di acquistare forni a legna e dicono che a guadagnarci non è solo l&#8217;ambiente, ma anche il sapore del pane. A Totnes, cittadina inglese nota negli anni &#8217;60 come meta hippy, abitano ancora oggi diverse comunità alternative che, insieme a cittadini più tradizionalisti ma comunque ecologisti, cercano di vivere senza combustibili fossili. Hanno cominciato con l&#8217;installare su ogni tetto dei pannelli solari e sono arrivati a introdurre una moneta, la Totnes Pound, che serve per acquistare prodotti rigorosamente locali.</p>
<p>&#8220;Totnes è diventata la mia seconda città &#8211; spiega Ellen Bermann, presidente del <a href="http://transitionitalia.wordpress.com/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">movimento in Italia</span></a> -, ma anche da noi la transizione sta prendendo piede. Abbiamo meno di un anno, ma in questi mesi siamo cresciuti: sempre più persone visitano il nostro sito, partecipano agli incontri, s&#8217;inventano nuove pratiche oppure promuovono quelle avviate da realtà diverse, ma con i medesimi obiettivi&#8221;.</p>
<p>Molti dei <em>transition townies</em> &#8211; così si chiamano gli aderenti al movimento &#8211; sono iscritti ai Gas, gruppi di acquisto solidale, alle Banche del tempo e ad altre iniziative che considerano in sintonia con il proprio modo di vivere il presente e progettare il futuro. Tra di loro anche Jacopo Fo che, nella sua libera università di Alcatraz, ha ospitato uno dei primi incontri di transizione (<a href="http://tv.repubblica.it/copertina/jacopo-fo-ecco-transition-town/35860?video" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">VIDEO</span></a>). D&#8217;altronde il padre Nobel si era già immaginato nel libro &#8220;L&#8217;apocalisse rimandata &#8211; ovvero benvenuta catastrofe&#8221; una società orfana del petrolio. Lo scambio d&#8217;informazioni &#8211; sono attivissimi su Internet con un sito wiki, cioè collaborativo &#8211; è infatti il primo passo per cambiare le comunità in cui si vive.</p>
<p>Per ora l&#8217;unica realtà italiana riconosciuta dalla rete internazionale è Monteveglio, ma gruppi guida sono nati a Granarolo, L&#8217;Aquila, Lucca e, ultimo in ordine di fondazione, Carimate in provincia di Bolzano. Altri si stanno organizzando in decine di comuni italiani tra cui Ferrara, Firenze, Mantova, Perugia, Reggio Emilia, Bologna, Bari e anche Palermo, Torino e Roma perché la &#8220;Transition town&#8221; non è una filosofia adatta solo a piccoli centri. Un esempio? Il quartiere di Brixton a Londra e l&#8217;intera città di Bristol.</p>
</div>
<p>(da <em>Repubblica, 17 agosto 2009</em>)</p>
]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Off Grid, i primi segnali: indipendenza energetica ma non solo]]></title>
<link>http://www.sorgeniaecopensiero.it/2009/07/31/off-grid-i-primi-segnali-indipendenza-energetica-ma-non-solo/</link>
<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 08:38:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Sorgenia: energia sensibile all'ambiente</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel mondo occidentale sta prendendo piede una tendenza sempre più evidente di famiglie come questa,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1220" title="Fotovoltaico Off Grid - Il Blog di Sorgenia - Imd da www.genitronsviluppo.com" src="http://sorgenia.files.wordpress.com/2009/07/foto_sorgenia_off_grid_fotovoltaico.jpg?w=150&#038;h=150" alt="Fotovoltaico Off Grid - Il Blog di Sorgenia - Imd da www.genitronsviluppo.com" width="150" height="150" />Nel mondo occidentale sta prendendo piede una tendenza sempre più evidente di famiglie come questa, statunitense del Michigan, che in base alla pressione fiscale hanno deciso di rinunciare alla carta di credito, alla televisione satellitare, all’hi-tech, ai giocattoli e ai ristoranti e di passare dalla città ad andare a <strong>vivere in una fattoria di 15 ettari per diventare più autosufficiente e uscire dalla rete, off grid</strong>.</p>
<p>La famiglia ha acquisito ex novo delle competenze: hanno imparato a vivere felicemente insieme, producendosi il necessario. È così che la gente inizia a convincersi: “<em>Voglio veramente essere indipendente al 100% con uno stile di vita che promuova questa autosufficienza necessaria nel momento in cui accadesse qualcosa all’attuale instabile sistema economico</em>”.</p>
<p>Alcuni segni di questa tendenza sono evidenti su diversi livell:</p>
<p><strong>Stoccaggio</strong>. “<em>Quando il mercato azionario scende, aumentano gli ordini di cibo liofilizzato, di kit di sopravvivenza e di forniture di emergenza</em>”, afferma il presidente della Nitro-Pak Harry Weyandt. “<em>Il prodotto che meglio viene venduto è una riserva di cibo da $ 3,375 che può nutrire quattro persone per un periodo di tre mesi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Giardinaggio</strong>. La vendita di semi di ortaggi e di innesti è salita del 30% dal 2008 afferma la W. Atlee Burpee, stando alle stime della più grande società sementiera degli Stati Uniti. La National Gardening Association afferma che 7 milioni in più di famiglie quest’anno farà aumentare il proprio cibo coltivato segnando un aumento rispetto al 2008 del 19%.</p>
<p><strong>Conservazione</strong>. La Jarden Corporation afferma che la vendita dei suoi materiali per inscatolare e conservare i prodotti è salita del 30% a partire dal 2008. Sonya Staffan, proprietaria di The Jelly Jam e di Jelly Lady, un conservificio commerciale in Lebanon, nell’Ohio, quest’anno ha raddoppiato la produzione.</p>
<p><strong>Cucito</strong>. Alcune persone stanno imparando a cucire in modo che possano essere in grado di riparare abiti e l’arredamento della casa, spiega Rachel Cohen, portavoce del SVP Worldwide, proprietaria di fabbriche che realizzano prodotti per il cucito e macchine da cucire; Singer e Husqvarna Viking.</p>
<p><strong>Trasferire</strong>. Steve Saltman, direttore generale di LandAndFarm.com, una società immobiliare nazionale, afferma che un numero sempre maggiore di clienti vuole “<em>semplicemente vivere in un luogo meno costoso</em>”. Jonathan Rawles di SurvivalRealty.com afferma così che più persone si spostano verso le zone rurali perché “sono <em>soprattutto preoccupate per l’instabilità economica e sociale che nelle città causa difficoltà</em>”.</p>
<p>Circa alla stessa ora ogni mese milioni di americani consultano la loro posta elettronica, poi cercano il piacere di una lettera scritta a mano o la loro rivista preferita solo per il piacere di toccare con mano buste bianche con piccole finestre in cellophane. Tutti conosciamo l’elettricità, l’acqua, il gas e il telefono e tutte le società di gestione di questi preziosi servizi “congiura” per impadronirsi del nostro denaro duramente guadagnato. Per la maggior parte della popolazione, che paga le bollette, questo è un compito faticoso e frustrante. Che cosa accadrebbe invece se si uscisse da questo “dominio” dei servizi di pubblica utilità e si producesse da soli la propria energia in modo sostenibile? bbene, questo è possibile.</p>
<p><strong>Lo stile di vita “off grid“, fuori dalle maglie dei servizi di pubblica utilità, sta diventando una scelta sempre più popolare</strong> per le persone che cercano di ridurre la propria impronta ecologica e risparmiare, affermando la propria indipendenza ed evitare la dipendenza dai combustibili fossili.</p>
<p>Abbiamo visto come funziona il sistema distributivo energetico nazionale. Una normale abitazione è collegata alla rete elettrica, al gas naturale, all’acqua e alle linee telefoniche. Staccarsi dalla rete significa rinunciare a questi servizi di pubblica utilità per crearsi energia propria. Alcuni proprietari scelgono di staccarsi solo in parte dalla rete per la fornitura di energia elettrica e di rimanere attaccati alla linea telefonica, pur godendo dei vantaggi provenienti dal riciclo delle acque reflue. Altri scelgono di vivere completamente off grid e scavano pozzi o utilizzano un sistema di cisterne per la raccolta dell’acqua. Una fossa settica conserva le acque reflue e, come tale, ci rende “immuni” dalle bollette.</p>
<p>E’ quasi impossibile sapere esattamente quante persone vivono off grid, ma nel 2006 la rivista Home Power ha stimato che solo <strong>negli USA più di 180.000 case sono diventate autosufficienti nella produzione di energia. Altre 27000 case usano l’energia solare ed eolica per compensare la loro vita collegata alla rete </strong>[fonte: USA Today]. Per la maggior parte della popolazione vivere off grid resta un buon modo per rispettare l’ambiente. Per altri è un sollievo non dover dipendere dalle imprese di servizi pubblici per soddisfare le proprie esigenze risparmiando, soprattutto sul medio e lungo periodo ingenti somme di denaro.</p>
<p>Fonte: <a title="Off Grid: indipendenti e autosufficienti" href="http://www.genitronsviluppo.com/2009/07/30/off-grid-indipendenza-energetica/" target="_blank">GenitronSviluppo</a><br />
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]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Il pane di Oblomov si sarebbe fatto da se...]]></title>
<link>http://ortodicarta.wordpress.com/2009/06/19/886/</link>
<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 21:25:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nicola</dc:creator>
<guid>http://ortodicarta.wordpress.com/2009/06/19/886/</guid>
<description><![CDATA[Medo mi ha passato la dritta per un pane a bassissima lavorazione. Sono un&#8217;uomo felice e, anch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Medo mi ha passato la dritta per un pane a bassissima lavorazione.<br />
Sono un&#8217;uomo felice e, anche se odio leggere e scrivere ricette, l&#8217;ho raccontato a quelli del <a href="http://www.terranauta.it/a1158/vita_in_campagna/noknead_bread_il_pane_che_si_fa_da_solo.html">Terranauta</a>.<br />
<a href="http://ortodicarta.files.wordpress.com/2009/06/pot.jpg"><img src="http://ortodicarta.files.wordpress.com/2009/06/pot.jpg?w=225&#038;h=300" alt="pot" title="pot" width="225" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-883" /></a><br />
<a href="http://ortodicarta.files.wordpress.com/2009/06/nopot.jpg"><img src="http://ortodicarta.files.wordpress.com/2009/06/nopot.jpg?w=300&#038;h=225" alt="nopot" title="nopot" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-882" /></a></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ma quanta Terra ti mangi?]]></title>
<link>http://ortodicarta.wordpress.com/2009/04/21/ma-quanta-terra-ti-mangi/</link>
<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 12:29:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nicola</dc:creator>
<guid>http://ortodicarta.wordpress.com/2009/04/21/ma-quanta-terra-ti-mangi/</guid>
<description><![CDATA[Salvatore in qualche commento ormai disperso nel caos che governa queste pagine sollevava il problem]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://ortodicarta.wordpress.com/2009/04/21/ma-quanta-terra-ti-mangi/untitled/" rel="attachment wp-att-764"><img src="http://ortodicarta.files.wordpress.com/2009/04/global-gardenprima-parte1.jpg?w=400&#038;h=600" alt="untitled" title="untitled" width="400" height="600" class="aligncenter size-medium wp-image-764" /></a><br />
Salvatore in qualche commento ormai disperso nel caos che governa queste pagine sollevava il problema di &#8220;<em>quanta terra ci vuole per potersi autoprodurre il proprio sostentamento?</em>&#8220;&#8230;<br />
E che diamine ne so?! Nel senso&#8230; ci sono almeno duecentomila variabili, e lo sappiamo tutti&#8230; ma com&#8217;è, come non è&#8230; questa domanda ce la siamo posti prima o poi.<br />
Ne approfitto per fare il fagnano e riempire gli spazi vuoti del blog con una cosa su cui avevo iniziato a lavorare un po&#8217; di tempo fa, quando andai a trovare <a href="http://marcoedaria.blogspot.com/">Marco e Daria</a> ed i loro amici a <a href="http://granarolointransizione.wordpress.com/">Granarolo</a>.<br />
Questa è solo la prima parte, in cui ho cercato di sintetizzare e sistematizzare alcuni ragionamenti sull&#8217;utilizzo dei terreni a scopo di produzione alimentare.<br />
La seconda parte (attualmente ferma per sovraccarico di materiale) era sulle più varie e multiformi pratiche orticole&#8230; chissà se mai la finirò? Bhò?!</p>
<p>Per chi si vuole del male&#8230; <a href="http://ortodicarta.files.wordpress.com/2009/04/global-gardenprima-parte.pdf">lo scritto lo trovate qui</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuovo Blog Sull'autoproduzione]]></title>
<link>http://lalica.wordpress.com/2009/03/15/nuovo-blog-sullautoproduzione/</link>
<pubDate>Sun, 15 Mar 2009 09:56:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>lalica</dc:creator>
<guid>http://lalica.wordpress.com/2009/03/15/nuovo-blog-sullautoproduzione/</guid>
<description><![CDATA[Da Iano un utilissimo blog che raccoglie molte informazioni, spiegazioni, esperienze e manuali per c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Da Iano un utilissimo blog che raccoglie molte informazioni, spiegazioni, esperienze e manuali per chi aspira all&#8217;autosufficienza alimentare ed energetica ed all&#8217;autocostruzione artigianale di oggetti di uso comune.<br />
Mettetelo nei preferiti: vale la pena!</p>
<p><a href="http://autarkyintheuk.blogspot.com/" rel="nofollow">http://autarkyintheuk.blogspot.com/</a></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[224]]></title>
<link>http://pensiericollaterali.wordpress.com/2009/03/08/224/</link>
<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 16:24:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vincenzo D'Abbraccio</dc:creator>
<guid>http://pensiericollaterali.wordpress.com/2009/03/08/224/</guid>
<description><![CDATA[I centri commerciali sono spazi autosufficienti perché contengono in sé il ciclo completo del deside]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I centri commerciali sono spazi autosufficienti perché contengono in sé il ciclo completo del desiderio.</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[i signori della vita]]></title>
<link>http://offertalibera.wordpress.com/2008/11/15/i-signori-della-vita/</link>
<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 13:11:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giulio</dc:creator>
<guid>http://offertalibera.wordpress.com/2008/11/15/i-signori-della-vita/</guid>
<description><![CDATA[Come è bello sapere che in questo mondo ci sono dei Signori che si interessano della tua vita. Se di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Come è bello sapere che in questo mondo ci sono dei Signori che si interessano della tua vita. Se di]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Paura della matematica]]></title>
<link>http://rapida.wordpress.com/2008/11/07/paura-della-matematica/</link>
<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 08:53:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cecilia</dc:creator>
<guid>http://rapida.wordpress.com/2008/11/07/paura-della-matematica/</guid>
<description><![CDATA[1+1 1+1 Download: ascnesore.mp3 // 1+1 1+1 Ultimamente non mi riesce nemmeno fare due Resto una, alm]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#ffffff;">1+1</span><br />
<span style="color:#ffffff;">1+1</span><br />
<a href="http://rapida.typepad.com/.shared/image.html?/photos/uncategorized/2008/11/07/image2_2.jpg"><img style="float:left;margin:0 5px 5px 0;" title="Image2_2" src="http://rapida.typepad.com/filosofia/images/2008/11/07/image2_2.jpg" border="0" alt="Image2_2" width="417" height="332" /></a><br />
<span style='text-align:left;display:block;'><p>				<object id='wp-as-2029_2-flash' type='application/x-shockwave-flash' data='http://s0.wp.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24'>
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						<span id="wp-as-2029_2-nope">Download: <a href="http://www.rapida.typepad.com/filosofia/files/ascnesore.mp3">ascnesore.mp3</a><br /></span>
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				<br /><span id='wp-as-2029_2-playing'></span>
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<span style="color:#ffffff;">1+1</span><br />
<span style="color:#ffffff;">1+1</span></p>
<p><em>Ultimamente non mi riesce nemmeno fare <a href="http://www.adelphi.it/novita/244/3472/3473/3507/libri.asp?isbn=8845922928">due</a><br />
Resto una, almeno indivisibile.</em><br />
<span style="color:#ffffff;">1+1</span><br />
<span style="color:#ffffff;">1+1</span></p>
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</item>
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<title><![CDATA[Sacco... pieno!!]]></title>
<link>http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2008/07/14/sacco-pieno/</link>
<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 22:42:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>atti84it</dc:creator>
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<description><![CDATA[(ma che razza di titolo ho scelto?! vabè dai, mi sembra carino.. ricorda l&#8217;infanzia.. e poi re]]></description>
<content:encoded><![CDATA[(ma che razza di titolo ho scelto?! vabè dai, mi sembra carino.. ricorda l&#8217;infanzia.. e poi re]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[coltivare la forza]]></title>
<link>http://piccoloverdeelfo.wordpress.com/2008/07/12/coltivare-la-forza/</link>
<pubDate>Sat, 12 Jul 2008 14:24:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>atti84it</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi si parla di un argomento del quale non esistono le parole per spiegarlo: potremmo tradurlo nel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Oggi si parla di un argomento del quale non esistono le parole per spiegarlo: potremmo tradurlo nel]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La Maratona del Deserto (1)]]></title>
<link>http://jeclina.wordpress.com/2008/04/14/la-maratona-del-deserto-1/</link>
<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 15:46:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>jeclina</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi è arrivato a casa un giornalino al quale mia mamma mi aveva abbonata da bambina &#8220;Il Messa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">Oggi è arrivato a casa un giornalino al quale mia mamma mi aveva abbonata da bambina</span> <span style="color:#808000;">&#8220;Il Messaggero dei ragazzi&#8221;</span>, <span style="color:#000000;">intitolato <em>&#8216;I ritmi del mondo&#8217;</em>. Siccome in copertina c&#8217;è una foto di una ballerina (che mi sembra vestita come una ballerina del ventre), mi decido a sfogliarlo appunto per cercare altre notizie sulla danza orientale. Leggendo l&#8217;articolo mi accorgo però che si tratta di una danza tradizionale della Cambogia, chiamata danza khmer, ecc ecc.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Non è quello che stavo cercando.</span></p>
<p><span style="color:#000000;">Sfoglio comunque la rivista e trovo un articolo che non ha nulla a che fare con la danza ma che ritengo molto interessante!</span></p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; un articolo che parla della <a href="http://www.darbaroud.com/" target="_blank"><strong><span style="color:#808000;">MARATHON DES SABLES</span></strong><strong><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-154" src="http://jeclina.files.wordpress.com/2008/04/mdslogo.gif?w=91&#038;h=80" alt="" width="91" height="80" /></strong></a>, la maratona più massacrante ed <span style="color:#000000;">estrema del mondo fatta nel deserto del Sahara, al confine tra Marocco e Algeria, che si svolge ogni anno dal 1985 e che si è svolta quest&#8217;anno per la 23° volta dal 28marzo al 7aprile.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">In cosa consiste? Ecco cosa dice Il Messaggero: &#8221; Per sette giorni, più di 800 atleti provenienti da tutto il mondo si sfidano in una corsa fra le dune del Sahara per 245km. Lo scopo principale è potersi confrontare soprattutto con se stessi, mentre meno importante è cercare a tutti i costi il primo posto</span> <em><span style="color:#575757;">(già arrivare sani e salvi al traguardo secondo me è una gran opera!! <img src='http://s1.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' />  )</span></em><span style="color:#000000;">. </span><span style="color:#000000;">La <strong>Marathon des Sables</strong> è una gara in &#8220;autosufficienza alimentare&#8221;: nel proprio zaino ci deve essere cibo per 6 giorni, pesare tra i 6,5 e i 15 kg al massimo e contenere almeno 14.000 calorie, pena la squalifica. Solo l&#8217;acqua è fornita dall&#8217;assistenza, oltre al bivacco notturno in tende berbere.&#8221;</span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Eden e l'autosufficienza]]></title>
<link>http://isoladieden.wordpress.com/2008/03/17/eden-e-lautosufficienza/</link>
<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 08:11:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una micronazione o microstato (preferisco micronazione xkè al femminile mi suona meglio ) realizzata]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Una <strong><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Micronazione">micronazione</a></strong> o <strong><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Microstato_%28geografia_politica%29">microstato</a></strong> (preferisco <strong>micronazione</strong> xkè al femminile mi suona meglio <img src='http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> ) realizzata su un&#8217;isola artificiale in mezzo al mare ha ovvi problemi di approvvigionamenti energetici e di quant&#8217;altro, dipendendo in tutto dalla terraferma se non si attuano soluzioni di autonomia e sostenibilità sull&#8217;isola stessa. Le attività commerciali dell&#8217;<strong>Isola di Eden</strong> saranno molte e delle principali ho già scritto e saranno queste attività ke porteranno la rikkezza sull&#8217;isola al fine di consentire il suo funzionamento e la sua manutenzione nonkè risorse x la gestione della sua popolazione come l&#8217;alimentazione, i medicinali e quant&#8217;altro di necessità x vivere sull&#8217;isola. Con le risorse finanziarie dovrà essere possibile acquistare tutti i beni e le risorse materiali trasportabili via nave o via eliporto sull&#8217;<strong>Isola di Eden</strong> ma qualcosa si può e si deve fare x tentare di raggiungere l&#8217;<strong>autosufficienza energetica</strong> e non solo. Per questo si faranno uso delle energie alternative come il <strong>sole</strong> e il <strong>vento</strong>, forse anke la <strong>forza di marea</strong> se possibile. La parte esposta al sole e alta del monolite sarà tappezzata di <strong><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Modulo_fotovoltaico">pannelli solari fotovoltaici</a></strong>, il lato esposto al sole sarà costruito x sfruttare al massimo la cattura del calore solare in inverno e al contrario d&#8217;estate sul principio delle <strong><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_passiva">case passive</a></strong>. Sulla cima del monolite o cmq dove saranno + funzionali saranno poste delle elike x sfruttare i venti e produrre energia elettrica eolica. All&#8217;interno del monolite saranno predisposte delle cisterne o depositi sia alimentari e sia di carburanti cosiccome una centrale energetica x l&#8217;autosufficienza in caso di carenza di energia da fonti alternative. Diciamo ke x farsi una idea di come progettare il monolite dell&#8217;<strong>Isola di Eden</strong> sarà sufficiente prendere esempio da una nave oceanica o meglio da un <strong><a target="_blank" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Transatlantico">Transatlantico</a></strong> ovvero da una delle tante navi passeggere da crociera ke solcano i mari. Motivo x cui saranno, tra i primi cittadini virtuali di Eden, benvenuti e caldamente accolti gli <strong>ingegneri navali</strong> specializzati in navi da crociera nonkè gli <strong>ingegneri</strong> con esperienza di costruzione di <strong>piattaforme offshore</strong>.</p>
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</item>

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