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	<title>autotrazione &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "autotrazione"</description>
	<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 06:34:21 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Utilizzo del metano]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/09/27/utilizzo-del-metano/</link>
<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 22:22:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[Roma, il 30 settembre, alle ore 14.30, presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati, Via d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Roma, il 30 settembre, alle ore 14.30, presso la Sala della Mercede della Camera dei Deputati, Via d]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Baraonda energetica, I]]></title>
<link>http://maxart.wordpress.com/2008/07/23/baraonda-energetica-i/</link>
<pubDate>Wed, 23 Jul 2008 02:17:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>MaxArt</dc:creator>
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<description><![CDATA[Era da tempo che volevo parlare di fonti di energia e di approvigionamento energetico, in ottica pri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src='http://maxart.wordpress.com/files/2006/07/varphi.gif' />Era da tempo che volevo parlare di fonti di energia e di approvigionamento energetico, in ottica principalmente futura. L&#8217;argomento è quanto mai non solo &#8220;di moda&#8221;, perché la questione è di un&#8217;importanza che va oltre la moda, ma proprio di interesse nazionale. Il <strong>prezzo del petrolio</strong> ha raggiunto livelli che solo due anni fa avremmo definito da capogiro, i carburanti sono sempre più salati, e di conseguenza i trasporti incidono sempre di più sui prezzi finali, col risultato di avere un&#8217;inflazione al 3.8% senza avere una crescita economia che lo giustifichi (e dunque anzi ne risente terribilmente). Senza contare, poi, i costi dell&#8217;elettricità e del gas per il riscaldamento e per la cucina.</p>
<p>Questo sarà il primo di una serie di articoli che voglio scrivere sull&#8217;argomento, perché sento che in giro c&#8217;è parecchia disinformazione, che riguarda soprattutto la <strong>comprensione delle cifre</strong> in gioco, che invece giocano un ruolo fondamentale nella progettazione di un piano nazionale energetico decente nei prossimi decenni. Il premier Silvio Berlusconi negli ultimi mesi ha rilanciato l&#8217;opzione nucleare per la produzione di energia in Italia; ma sempre più spesso si parla di &#8220;energie rinnovabili&#8221; (vedremo poi cosa vuol dire), come il solare e l&#8217;eolico, e dell&#8217;utilizzo di idrogeno al posto di benzina e gasolio; ed ancora di biocarburanti, termovalorizzatori, risparmio energetico e tutta una serie di concetti conciati alla bell&#8217;e meglio dai <em>media</em> italiani, per cui uscirne con le idee confuse può essere comprensibile.</p>
<p>Cominciamo innanzitutto col distinguere il concetto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia"><em><u>energia</u></em></a>, che viene intuitivamente compreso praticamente da tutti come &#8220;quantità di sforzo&#8221; usato da una persona od un apparecchio, da quello di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Potenza_(fisica)"><em><u>potenza</u></em></a>, che talvolta viene spesso confusa con l&#8217;energia e che invece è <em>la quantità di energia che viene fornita o consumata nell&#8217;unità di tempo</em>. Affermare quindi che un apparecchio è <em>più potente</em> di un altro, o che assorbe più potenza, significa rispettivamente che può fornire uno sforzo energetico maggiore, o può consumare una quantità di energia maggiore, in un secondo (o in un&#8217;ora, un mese, un anno&#8230;) rispetto all&#8217;altro.</p>
<p>Secondo il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_internazionale_di_unit%C3%A0_di_misura"><u>Sistema internazionale</u></a>, <strong>l&#8217;unità di misura della potenza</strong> è il <em>watt</em>, con simbolo W, così chiamata in onore del fisico scozzese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Watt"><u>James Watt</u></a>. È comune trovare quest&#8217;unità di misura in relazione alle lampadine ed alla loro capacità di illuminare; ma anche relativamente agli elettrodomestici in generale, come un forno a microonde, un asciugacapelli, un aspirapolvere, e pure un frigorifero, un televisore, una radiosveglia. Gli allacci elettrici più comuni forniscono ad ogni abitazione una potenza massima di 3 kW (cioè tremilla watt). Questo significa che la somma della potenza consumata dagli apparecchi e dalle lampadine di una casa non può superare i 3 kW, pena il distacco automatico della fornitura elettrica (e la noiosa pratica di dover riattivare il contatore&#8230; al buio, pure).</p>
<p>Invece, in ambito automobilistico (ed in generale motoristico), si rimane fedeli all&#8217;utilizzo del <em>cavallo vapore</em> (con simbolo HP, o spesso in Italia CV), corrispondente a circa 745.7 W, per indicare la potenza meccanica fornita da un motore. Questo significa che <strong>anche un&#8217;utilitaria</strong>, come può essere ad esempio la recente <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_500_(2007)"><u>Fiat 500 1.2</u></a> che ha un motore da 69 HP e quindi 51 kW, <strong>è in grado di fornire una potenza ben 17 volte superiore a quella che il gestore elettrico fornisce comunemente alle abitazioni</strong>. C&#8217;è da ricordare, ovviamente, che in un caso si tratta di potenza <em>elettrica</em> e nell&#8217;altro <em>meccanica</em>, e trasformare quest&#8217;ultima nella prima è un&#8217;operazione con un&#8217;efficienza al più del 65% in impianti industriali (cioè, il 65% diventa elettricità ed il restante 35% se ne va in calore); mentre l&#8217;operazione inversa ha un&#8217;efficienza di oltre il 95%, e dunque anche da questo si capisce come <strong>l&#8217;elettricità sia una forma di energia grandemente più pregiata</strong> rispetto a quella meccanica e, soprattutto, quella termica, oltre che per gli ovvi motivi di praticità e trasportabilità.</p>
<p><strong>L&#8217;unità di misura dell&#8217;energia</strong> è il <em>joule</em>, pronunciato comunemente &#8220;giàul&#8221; (anche se sarebbe più corretto dire &#8220;giùl&#8221;, /ˈdʒuːl/, dal fisico inglese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Prescott_Joule"><u>James Prescott Joule</u></a>) ed indicato con il simbolo J. Tuttavia, negli impieghi più comuni non viene usato quasi mai il joule, quanto piuttosto, in ambito soprattutto alimentare, la <em>chilocaloria</em> (o &#8220;grande caloria&#8221;, o più comunemente ed erroneamente solo &#8220;caloria&#8221;), con simbolo kcal, corrispondente a 4186.8 joule; ed in ambito più propriamente elettrico il <em>kilowattora</em>, con simbolo kWh, corrispondente a 3.6 milioni di joule. Per i condizionatori d&#8217;aria si usa anche il Btu/h, dove un Btu è una <em>british thermal unit</em>, unità britannica di calore, definita in maniera simile alla caloria ma con le unità di misura tipiche anglosassoni. Un Btu equivale a circa 1055 joule. Questo dato però <em>non</em> si riferisce al consumo dell&#8217;apparecchio (che può essere anche inferiore, nei modelli più efficienti), ma alla sua capacità di raffreddare o riscaldare l&#8217;aria, cioè di immettere o portare via energia termica dall&#8217;aria.</p>
<p>Il kilowattora è l&#8217;energia consumata da un apparecchio della potenza di 1 kW in un&#8217;ora esatta. O da un <em>phon</em> da 1500 W in 40 minuti, o da un condizionatore da 2 kW in mezz&#8217;ora, o da un forno a microonde da 750 W in un&#8217;ora e venti minuti alla massima potenza. <strong>Un kWh, in Italia, costa ad un utente privato circa 19 centesimi</strong> di euro.</p>
<p>Per ora, concentriamoci sul fabbisogno di elettricità delle case e delle industrie italiane. Secondo <a href="http://www.terna.it/LinkClick.aspx?fileticket=QTuCYEB54ek%3d&#38;tabid=720"><u>l&#8217;ultimo recente rapporto Terna</u></a>, <strong>nel 2007 l&#8217;Italia ha consumato 339.9 TWh</strong> (terawattora, cioè miliardi di kWh) di energia elettrica, in aumento dello 0.7% rispetto al 2006. Questo quantitativo, che è talmente grande da essere difficile da immaginare, è comunque <strong>circa un settimo dell&#8217;energia totale consumata in Italia</strong>, e circa i due terzi del fabbisogno di carburante per l&#8217;autotrazione, cioè per le auto, i camion, i treni diesel, gli aerei.</p>
<p>Di questi 339.9 TWh di energia elettrica consumati dall&#8217;Italia, che corrispondono ad una potenza consumata media di 38.7 GW, solo 293.6 provengono dal nostro territorio, ed i restanti 46.3 (il 13.6% del totale) sono acquistati dall&#8217;estero. Si noti, inoltre, che <strong>ben 21 TWh di energia vengono dispersi dalla rete elettrica.</strong> E non si tratta del solito &#8220;spreco all&#8217;italiana&#8221; (o almeno, solo in parte), ma di un fenomeno irrisolvibile e &#8220;fisiologico&#8221; del trasporto di energia elettrica, noto come <em>effetto Joule</em> (ancora lui!). Ma non è finita.</p>
<p><strong>La nostra produzione di elettricità si basa per ben l&#8217;84.3% sul termoelettrico</strong>, cioè sulle centrali che sfruttano la combustione di gas, petrolio, carbone e biomasse: sono tutte fonti &#8220;deprecabili&#8221;, nel senso che sfruttano la combustione e che quindi comportano direttamente inquinamento dell&#8217;aria ed aumento dei cosiddetti &#8220;gas serra&#8221; nella nostra atmosfera. Per di più, dal momento che tale produzione è basata per il 66.1% dal gas naturale, per il 15.7% dal carbone e per l&#8217;8.2% da petrolio e derivati (per fortuna in netto calo), e che di tali materie prima l&#8217;Italia ne è assai povera, questo si traduce sostanzialmente in un&#8217;enorme importazione di tali fonti, e quindi di <strong>una colossale dipendenza dall&#8217;estero per il nostro fabbisogno di energia elettrica.</strong> Non sorprende che in Italia l&#8217;energia costi così cara.</p>
<p><strong>E le fonti &#8220;rinnovabili&#8221;?</strong> Con &#8220;rinnovabile&#8221; s&#8217;intende una fonte energetica che è possibile sfruttare indefinitamente nel tempo, come nel caso del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_solare"><u>sole</u></a>, del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_eolica"><u>vento</u></a>, dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_idroelettrica"><u>fiumi</u></a>, dei <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_del_moto_ondoso"><u>moti ondosi</u></a>, del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_geotermica"><u>calore del sottosuolo</u></a>. L&#8217;energia idroelettrica copre quasi tutto il resto del nostro fabbisogno elettrico nazionale, con il 12.6% (in forte calo rispetto al 2006 a causa della siccità, ma si spera che questo 2008 ben più piovoso riaggiusti le cose); l&#8217;energia geotermica ha contribuito nel 2007 per l&#8217;1.75%, quella eolica per l&#8217;1.3% (con una produzione in aumento del 36.1% rispetto al 2006). <strong>E l&#8217;energia solare? Parliamo di numeri talmente bassi da sembrare ridicoli</strong>: appena lo 0.013% della produzione nazionale, solo 39 GHw in tutto il 2007. Eppure, è un dato oltre 16 volte più alto rispetto al 2006. E per chi se lo chiedesse: no, non siamo un Paese con un occhio particolarmente negligente verso questa fonte di energia. Al limite, sono Germania e Giappone ad essere Paesi particolarmente fiduciosi.</p>
<p>Alla luce di questi dati, vorrei discutere su quali possono essere le migliori opzioni per la produzione energetica nazionale, ed anche europea, se non addirittura globale, per i prossimi decenni, ed inquadrare tutto il fenomeno all&#8217;interno del contesto economico, ambientale e politico. Nel prossimo articolo, parlerò proprio della risorsa che Italia pare essere la meno sfruttata, e sui cui in tanti ripongono immensa fiducia: il solare.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Produzione Biogas in Europa]]></title>
<link>http://biomasse.wordpress.com/2008/05/23/produzione-biogas-in-europa/</link>
<pubDate>Fri, 23 May 2008 15:55:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Sala</dc:creator>
<guid>http://biomasse.wordpress.com/2008/05/23/produzione-biogas-in-europa/</guid>
<description><![CDATA[Nel 2006, secondo i dati pubblicati nel Barometro Biogas 2007, la produzione di energia in Europa ha]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://masterbioenergia.files.wordpress.com/2008/05/biogas-001.jpg"></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nel 2006, secondo i dati pubblicati nel Barometro Biogas 2007, la produzione di energia in Europa ha raggiunto i 5,3 MTEP (milioni di tonnellate di petrolio equivalente) con un incremento di oltre il 13% rispetto all&#8217;anno precedente.</span></p>
<p style="text-align:justify;">La produzione di biogas nella UE sta registrando un forte incremento: è raddoppiata negli ultimi quattro anni, con sforzi particolarmente rilevanti in Gran Bretagna e Germania. Sulla base dell&#8217;attuale andamento (che ipotizza maggiori sforzi anche da parte di altri Paesi potenzialmente forti produttori, come Francia, Italia e Spagna) si stima che la produzione al 2010 raggiungerà gli 8,6 Mtep. Un valore rilevante, ma che tuttavia è molto lontano dagli obiettivi prefissati. Il &#8220;<em>Libro Bianco per lo sviluppo delle fonti rinnovabili</em>&#8220;, infatti, nel 1997 fissava a 15 Mtep il valore da raggiungere nel 2010 per i 15 Paesi che allora componevano l&#8217;Unione Europea (oggi sono 27).</p>
<p><span style="color:#339966;"><strong>Figura 1. Produzione Primaria di Biogas in Europa 2006 </strong></span><span style="color:#339966;"><strong>(Fonte: EurObserv&#8217;ER &#8211; Biogas Barometer 2007 )</strong></span></p>
<p><a href="http://masterbioenergia.files.wordpress.com/2008/05/biogas-001.jpg"></a></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-73" src="http://masterbioenergia.files.wordpress.com/2008/05/biogas-0011.jpg?w=480&#038;h=495" alt="Produzione Biogas in Europa 2006" width="480" height="495" /></p>
<p style="text-align:justify;">Nei paesi dell&#8217;Unione Europea i metodi attraverso i quali è prodotto il biogas e le tecnologie di valorizzazione impiegate sono molto variabili. Il Biogas può essere ottenuto per: captazione nelle discariche di rifiuti urbani, trattamento dei fanghi di depurazione, prodotto attraverso digestori anaerobici  alimentati con la frazione organica dei rifiuti urbani, con sottoprodotti agro-alimentari, o colture energetiche. Nel 2006 il 58%  della produzione primaria di biogas veniva realizzata nelle discariche (rappresentata in verde chiaro in figura 1), il 18% nelle stazioni di depurazione dei rifiuti urbani (verde più scuro) e il 24% da altre fonti (verde scuro) quali: impianti in aziende agricole, impianti di digestione anaerobica di rifiuti organici urbani e impianti centralizzati di codigestione che operano su rifiuti e sottoprodotti di diversa provenienza (agricola, industriale e urbana).  </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La trasformazione del biogas in energia p</span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">uò avvenire per:</span></p>
<ul style="margin-top:0;" type="disc">
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">combustione diretta in caldaia, con produzione di sola energia termica ;</span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">combustione in motori azionanti gruppi elettrogeni per la produzione di energia elettrica;</span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">combustione in cogeneratori per la produzione combinata di energia elettrica e di energia termica;</span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">uso per autotrazione come metano al 95%;</span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">immissione nella rete del gas naturale.</span></li>
</ul>
<p class="MsoNormal"><strong>Situazione nei principali paesi della UE</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong>Regno Unito<br />
</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il recupero di biogas dalle discariche per rifiuti rappresenta in Europa, e in particolare in Gran Bretagna, la più importante fonte di energia alternativa da biomasse. Nel Regno Unito  la produzione elettrica con questo combustibile ha particolarmente beneficiato del sistema nazionale dei &#8220;certificati verdi&#8221; a partire dal 2002.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Germania<br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In Germania lo sviluppo della produzione di Biogas nel 2006 è basata principalmente da 3600 digestori anaerobici agricoli di media e piccola dimensione che operano nella produzione di elettricità in unità di cogenerazione (produzione di elettricità e di calore). Il successo si può spiegare attraverso tariffe feed-in molto attrattive e stabili nel tempo, e dalla presenza di numerose imprese specializzate in impianti di produzione di biogas. Circa il 94% degli impianti di biogas operano in <em>codigestione</em>, trattando assieme ai liquami zootecnici altri substrati organici, scarti dell&#8217;agroindustria, scarti domestici e della ristorazione, colture energetiche (mais, sorgo zuccherino, barbabietola da foraggio, patate ecc.) e residui colturali.</p>
<p><strong>Danimarca</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In Danimarca, la produzione di Biogas viene realizzata principalmente da 20 impianti consortili di codigestione anaerobica che trattano liquami zootecnici, residui organici industriali, FORSU e da piccole-medie unità produttive in aziende agricole.</p>
<p><strong>Svezia</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La Svezia ha sviluppato una proprio originale sistema di valorizzazione del Biogas. Il settore in questo paese non è solamente incentrato sulla produzione di energia elettrica e calore attraverso impianti di cogenerazione, ma anche nella produzione di carburante per veicoli e nella immissione nella rete del gas naturale. La maggior parte del biogas proviene dagli impianti di depurazione, ma la sua valorizzazione non è solo per la produzione di elettricità e di calore. Il 17% circa del biogas è infatti destinato alla produzione di biocarburanti, percentuale che salirà entro l&#8217;anno a oltre il 21%. A fine 2005 la Svezia disponeva di 779 autobus a biogas e di oltre 4.500 vetture utilizzanti un carburante composto da una miscela di biogas. È in servizio anche un treno alimentato esclusivamente a biogas.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La situazione in Italia</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;italia in Europa è il terzo produttore di biogas, ma condiderando la produzione primaria per 1000 abiatanti l&#8217;Italia è solamente al dodicesimo posto, con 6,1 tep/1000 abitanti. Secondo le stime ENEA nel 2006  la stragrande maggioranza dellla produzione di biogas 88% era ancora realizzata a partire dalle discariche, ma a seguito del meccanismo dei certificati verdi si assisteva a un veloce sviluppo degli impianti di digestione anaerobica nelle aziende agricole.</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a title="Biogas Barometer" href="http://www.energies-renouvelables.org/observ-er/stat_baro/observ/baro179_a.pdf" target="_blank">EurObserv&#8217;ER &#8211; <strong><span style="font-size:x-small;">Biogas Barometer &#8211; maggio 2007</span></strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Produzione Biogas in Europa]]></title>
<link>http://masterbioenergia.wordpress.com/2008/05/23/produzione-biogas-in-europa/</link>
<pubDate>Fri, 23 May 2008 15:55:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Cesare Sala</dc:creator>
<guid>http://masterbioenergia.wordpress.com/2008/05/23/produzione-biogas-in-europa/</guid>
<description><![CDATA[Nel 2006, secondo i dati pubblicati nel Barometro Biogas 2007, la produzione di energia in Europa ha]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://masterbioenergia.files.wordpress.com/2008/05/biogas-001.jpg"></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nel 2006, secondo i dati pubblicati nel Barometro Biogas 2007, la produzione di energia in Europa ha raggiunto i 5,3 MTEP (milioni di tonnellate di petrolio equivalente) con un incremento di oltre il 13% rispetto all&#8217;anno precedente.</span></p>
<p style="text-align:justify;">La produzione di biogas nella UE sta registrando un forte incremento: è raddoppiata negli ultimi quattro anni, con sforzi particolarmente rilevanti in Gran Bretagna e Germania. Sulla base dell&#8217;attuale andamento (che ipotizza maggiori sforzi anche da parte di altri Paesi potenzialmente forti produttori, come Francia, Italia e Spagna) si stima che la produzione al 2010 raggiungerà gli 8,6 Mtep. Un valore rilevante, ma che tuttavia è molto lontano dagli obiettivi prefissati. Il &#8220;<em>Libro Bianco per lo sviluppo delle fonti rinnovabili</em>&#8220;, infatti, nel 1997 fissava a 15 Mtep il valore da raggiungere nel 2010 per i 15 Paesi che allora componevano l&#8217;Unione Europea (oggi sono 27).</p>
<p><span style="color:#339966;"><strong>Figura 1. Produzione Primaria di Biogas in Europa 2006 </strong></span><span style="color:#339966;"><strong>(Fonte: EurObserv&#8217;ER &#8211; Biogas Barometer 2007 )</strong></span></p>
<p><a href="http://masterbioenergia.files.wordpress.com/2008/05/biogas-001.jpg"></a></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-73" src="http://masterbioenergia.wordpress.com/files/2008/05/biogas-0011.jpg" alt="Produzione Biogas in Europa 2006" width="480" height="495" /></p>
<p style="text-align:justify;">Nei paesi dell&#8217;Unione Europea i metodi attraverso i quali è prodotto il biogas e le tecnologie di valorizzazione impiegate sono molto variabili. Il Biogas può essere ottenuto per: captazione nelle discariche di rifiuti urbani, trattamento dei fanghi di depurazione, prodotto attraverso digestori anaerobici  alimentati con la frazione organica dei rifiuti urbani, con sottoprodotti agro-alimentari, o colture energetiche. Nel 2006 il 58%  della produzione primaria di biogas veniva realizzata nelle discariche (rappresentata in verde chiaro in figura 1), il 18% nelle stazioni di depurazione dei rifiuti urbani (verde più scuro) e il 24% da altre fonti (verde scuro) quali: impianti in aziende agricole, impianti di digestione anaerobica di rifiuti organici urbani e impianti centralizzati di codigestione che operano su rifiuti e sottoprodotti di diversa provenienza (agricola, industriale e urbana).  </p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La trasformazione del biogas in energia p</span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">uò avvenire per:</span></p>
<ul style="margin-top:0;" type="disc">
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">combustione diretta in caldaia, con produzione di sola energia termica ;</span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">combustione in motori azionanti gruppi elettrogeni per la produzione di energia elettrica;</span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">combustione in cogeneratori per la produzione combinata di energia elettrica e di energia termica;</span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">uso per autotrazione come metano al 95%;</span></li>
<li class="MsoNormal"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">immissione nella rete del gas naturale.</span></li>
</ul>
<p class="MsoNormal"><strong>Situazione nei principali paesi della UE</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><strong>Regno Unito<br />
</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Il recupero di biogas dalle discariche per rifiuti rappresenta in Europa, e in particolare in Gran Bretagna, la più importante fonte di energia alternativa da biomasse. Nel Regno Unito  la produzione elettrica con questo combustibile ha particolarmente beneficiato del sistema nazionale dei &#8220;certificati verdi&#8221; a partire dal 2002.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Germania<br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In Germania lo sviluppo della produzione di Biogas nel 2006 è basata principalmente da 3600 digestori anaerobici agricoli di media e piccola dimensione che operano nella produzione di elettricità in unità di cogenerazione (produzione di elettricità e di calore). Il successo si può spiegare attraverso tariffe feed-in molto attrattive e stabili nel tempo, e dalla presenza di numerose imprese specializzate in impianti di produzione di biogas. Circa il 94% degli impianti di biogas operano in <em>codigestione</em>, trattando assieme ai liquami zootecnici altri substrati organici, scarti dell&#8217;agroindustria, scarti domestici e della ristorazione, colture energetiche (mais, sorgo zuccherino, barbabietola da foraggio, patate ecc.) e residui colturali.</p>
<p><strong>Danimarca</strong></p>
<p style="text-align:justify;">In Danimarca, la produzione di Biogas viene realizzata principalmente da 20 impianti consortili di codigestione anaerobica che trattano liquami zootecnici, residui organici industriali, FORSU e da piccole-medie unità produttive in aziende agricole.</p>
<p><strong>Svezia</strong></p>
<p style="text-align:justify;">La Svezia ha sviluppato una proprio originale sistema di valorizzazione del Biogas. Il settore in questo paese non è solamente incentrato sulla produzione di energia elettrica e calore attraverso impianti di cogenerazione, ma anche nella produzione di carburante per veicoli e nella immissione nella rete del gas naturale. La maggior parte del biogas proviene dagli impianti di depurazione, ma la sua valorizzazione non è solo per la produzione di elettricità e di calore. Il 17% circa del biogas è infatti destinato alla produzione di biocarburanti, percentuale che salirà entro l&#8217;anno a oltre il 21%. A fine 2005 la Svezia disponeva di 779 autobus a biogas e di oltre 4.500 vetture utilizzanti un carburante composto da una miscela di biogas. È in servizio anche un treno alimentato esclusivamente a biogas.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>La situazione in Italia</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;italia in Europa è il terzo produttore di biogas, ma condiderando la produzione primaria per 1000 abiatanti l&#8217;Italia è solamente al dodicesimo posto, con 6,1 tep/1000 abitanti. Secondo le stime ENEA nel 2006  la stragrande maggioranza dellla produzione di biogas 88% era ancora realizzata a partire dalle discariche, ma a seguito del meccanismo dei certificati verdi si assisteva a un veloce sviluppo degli impianti di digestione anaerobica nelle aziende agricole.</p>
<p style="text-align:justify;">Fonte: <a title="Biogas Barometer" href="http://www.energies-renouvelables.org/observ-er/stat_baro/observ/baro179_a.pdf" target="_blank">EurObserv&#8217;ER &#8211; <strong><span style="font-size:x-small;">Biogas Barometer &#8211; maggio 2007</span></strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
</div>]]></content:encoded>
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