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	<title>balcani &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/balcani/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "balcani"</description>
	<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 19:35:11 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[O chestie haioasa]]></title>
<link>http://iqcorner.wordpress.com/2009/12/02/o-chestie-haioasa/</link>
<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 14:47:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>iqcorner</dc:creator>
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<description><![CDATA[Din diverse motive, Puya este pentru mine precum Vodafone: Nu am nimic cu el dar nici nu pot sa spun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Din diverse motive, Puya este pentru mine precum Vodafone: Nu am nimic cu el dar nici nu pot sa spun ca-mi place in mod deosebit.
<div></div>
<div>Tandemul Puya-Vodafone, este insa unul care pot sa spun ca ma distreaza copios. Mai sunt si alte reclame, dar urmatoarea este pana acum cea mai reusita.</div>
<div></div>
<div>Felicitari Vodafone, v-a dus in sfarsit capul la ceva haios si pentru Romania. Muream sa vad reclamele voastre de afara comparate cu cele de aici. </div>
<div></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:Arial, Helvetica, sans-serif;font-size:10px;white-space:pre;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/5bHMiVELlZ0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/5bHMiVELlZ0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></span></div>
<div class="blogger-post-footer">Tocmai ai fost informat.</div>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Benzina din Serbia]]></title>
<link>http://iqcorner.wordpress.com/2009/11/25/benzina-din-serbia/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 18:20:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>iqcorner</dc:creator>
<guid>http://iqcorner.wordpress.com/2009/11/25/benzina-din-serbia/</guid>
<description><![CDATA[Sa va povestesc o intamplare ceva mai veche, din 2005, pe care am patit-o in tara noastra vecina: Se]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://iqcorner.wordpress.com/files/2009/11/3124624403_937cde824f.jpg"><img src="http://iqcorner.wordpress.com/files/2009/11/3124624403_937cde824f.jpg?w=300" border="0" /></a><br />Sa va povestesc o intamplare ceva mai veche, din 2005, pe care am patit-o in tara noastra vecina: Serbia.</p>
<p>Fiind capitan al echipei de interventie in caz de dezastre, in cadrul Crucii Rosii din Bucuresti, ma aflam in Serbia pentru primul concurs de prim ajutor balcanic intitulat &#8220;Youth against borders&#8221;, reprezentand Romania. </p>
<p>La intoarcere, soferul autocarului cu care mergeam nu a tinut seama de indicatiile noastre si ale autocarului si a cam ramas pe drum fara benzina. Acum, problema era ca Serbia, fiind dupa razboi, nu prea are rezerve foarte mari, iar oamenii sunt reticenti in ceea ce priveste strainii. Dupa ce am incercat in disperare peste 20 de benzinarii, ca sa umplem autocarul, ne-am oprit intr-un final la una de langa Dunare. Pe malul celalalt se vedea Bulgaria, iar in stanga mareata benzinarie&#8230;</p>
<p>Raspunsul era acelasi: &#8220;nu avem&#8221;&#8230; Acum, ce sa facem, ca trebuia sa ajungem, iar aia nu ne dadeau benzina&#8230;</p>
<p>Romani fiind, am facut si noi ce stim mai bine. Am mintit. Am zis ca nu mai avem deloc picatura de combustibil si am stat cam jumatate de ora in benzinarie facandu-ne ca ploua. </p>
<p>Satui de noi, sarbii au hotarat sa ne lase sa alimentam. Si iata-ma:)</p>
<p>Cand imi aduc acum aminte, imi vine sa rad, dar atunci stiu clar ca am sarit in gatul soferului, sa-l bat si mai multe nu, ca ne-a adus in situatia asta:))</p>
<p>Amintiri&#8230;
<div class="blogger-post-footer">Tocmai ai fost informat.</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Kosovo, voto in standby]]></title>
<link>http://sinelimes.wordpress.com/2009/11/24/kosovo-voto-in-standby/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 23:10:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilcor</dc:creator>
<guid>http://sinelimes.wordpress.com/2009/11/24/kosovo-voto-in-standby/</guid>
<description><![CDATA[di Cecilia Tosi da Limes A Pristina le elezioni locali hanno dato la vittoria al partito del premier]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://sinelimes.wordpress.com/files/2009/11/kosovo-flag.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-138" title="kosovo-flag" src="http://sinelimes.wordpress.com/files/2009/11/kosovo-flag.jpg?w=150" alt="" width="150" height="106" /></a>di Cecilia Tosi da <a href="http://temi.repubblica.it/limes/kosovo-voto-in-standby/8765">Limes</a></p>
<p><strong>A Pristina le elezioni locali hanno dato la vittoria al partito del premier, ma in attesa dei ballottaggi circolano voci di rimpasto. E all’Aja la Corte internazionale si prepara a esaminare il dossier sulla proclamazione di indipendenza.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il 15 novembre l’autoproclamato</strong> Stato kosovaro ha chiamato i suoi cittadini al voto per eleggere i Consigli comunali, una consultazione che è stata giudicata “abbastanza” corretta dagli osservatori locali e internazionali. Disoccupazione, corruzione e mancanza di investimenti le maggiori preoccupazioni degli elettori, che, nonostante sia passato poco più di un anno dalla dichiarazione di indipendenza, sembrano aver già perso fiducia nelle autorità istituzionali.<!--more--></p>
<p><strong>Solo il 45 per cento</strong> degli aventi diritto, infatti, si è recato alle urne, prossima allo zero la partecipazione della minoranza serba. A guadagnare il maggior numero di municipi è stato il Pdk, partito di maggioranza guidato dall’attuale premier Thaci, seguito dall’Ldk, formazione (fondata da Rugova) che oggi ha alla leadership il presidente Sejdiu e partecipa alla coalizione di governo insieme al Pdk. Alleanza nata dalla necessità di dare maggiore stabilità possibile a una nazione ancora in fasce, ma che traballa proprio adesso che viene messa per la prima volta alla prova.</p>
<p><strong>All’indomani delle elezioni</strong>, infatti, la televisione kosovara ha riportato alcune indiscrezioni su una presunta rottura tra i due partiti e sull’uscita dell’Ldk dal governo. Indiscrezioni smentite il giorno dopo dal primo ministro Thaci, che ha assicurato che l’alleanza durerà almeno fino al 2011, quando si voterà per le legislative nazionali. Ma le voci su un possibile rimpasto non si placano e la compattezza dell’esecutivo di Pristina sembra appesa agli eventi di dicembre. In primis i ballottaggi, che vedono i due principali partiti a volte alleati e a volte contrapposti e che decideranno la sorte di almeno 16 municipi su 30.</p>
<p><strong>In secondo luogo l’apertura</strong> delle udienze all’Aja, dove la Corte internazionale di Giustizia esaminerà il dossier sulla legittimità dell’autoproclamazione di indipendenza kosovara a partire dal primo dicembre. Un dibattito che durerà 10 giorni e che vedrà la partecipazione di 30 Stati e 15 giudici. La Corte – interpellata dalla Serbia in via consultiva – esprimerà soltanto un parere non vincolante, ma l’aspettativa cresce intorno alla sua decisione.</p>
<p><strong>Interessati al valore di precedente</strong> giuridico che potrebbe assumere la sentenza, sono molti gli Stati che hanno deciso di intervenire con le loro relazioni: Albania, Argentina, Austria, Azerbaijan, Bahrain, Bielorussia, Bolivia, Brasile, Bulgaria, Burundi, Cina, Croazia, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Giordania, Laos, Paesi Bassi, Norvegia, Romania, Federazione Russa, Arabia Saudita, Serbia, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America, Venezuela e Vietnam. Ai governi presenti, divisi a metà tra favorevoli e contrari all’indipendenza, si devono aggiungere le autorità kosovare, ammesse a partecipare con lo status speciale di “autori della dichiarazione unilaterale di indipendenza”.</p>
<p><strong>Non essendo membro dell’Onu</strong>, infatti, il Kosovo non potrebbe altrimenti partecipare alla consultazione. Il presidente della Corte Hisashi Owada ha già dichiarato che il lavoro sarà molto complesso e che bisognerà analizzare attentamente le varie richieste per produrre un documento giuridico che potrebbe essere lungo 30 pagine. Belgrado si aspetta una decisione contro Pristina, che sancisca la sua vittoria contro quei Paesi europei che si sono affrettati a riconoscere il nuovo Stato. Ansiosa di ottenere consensi, la Serbia si accontenta anche di una semplice vittoria morale: che si pronunci a favore o contro l’indipendenza del Kosovo, la Corte non cambierà le sorti dei Balcani, ma esprimerà un giudizio di legittimità sul quale si fonderanno le battaglie dei nazionalisti del futuro.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rezoluţia Congresului Aromânilor de la Tirana]]></title>
<link>http://cubreacov.wordpress.com/2009/11/22/rezolutia-congresului-aromanilor-de-la-tirana/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 14:33:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vlad Cubreacov</dc:creator>
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<description><![CDATA[Congresul Aromânilor AROMÂNII ÎN UNIUNEA EUROPEANĂ PREZENT ŞI PERSPECTIVE Tirana, 17 – 18 noiembrie ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Congresul Aromânilor AROMÂNII ÎN UNIUNEA EUROPEANĂ PREZENT ŞI PERSPECTIVE Tirana, 17 – 18 noiembrie ]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[CONGRESLU ARMÂNESCU, TIRANA, 17-19.XI.2009]]></title>
<link>http://cubreacov.wordpress.com/2009/11/20/congreslu-armanescu-tirana-17-19-xi-2009/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 21:21:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vlad Cubreacov</dc:creator>
<guid>http://cubreacov.wordpress.com/2009/11/20/congreslu-armanescu-tirana-17-19-xi-2009/</guid>
<description><![CDATA[Congreslu Armânescu, Tirana, 17-19.XI.2009 În zilele de 17-19 noiembrie, în capitala Albaniei, Tiran]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Congreslu Armânescu, Tirana, 17-19.XI.2009 În zilele de 17-19 noiembrie, în capitala Albaniei, Tiran]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una svendita ridicola]]></title>
<link>http://filste.wordpress.com/2009/11/16/nis/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 22:32:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Filip S.</dc:creator>
<guid>http://filste.wordpress.com/2009/11/16/nis/</guid>
<description><![CDATA[Oggi vorrei raccontarvi un interessante aneddoto su come funzionano le privatizzazioni nei paesi est]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Oggi vorrei raccontarvi un interessante aneddoto su come funzionano le privatizzazioni nei paesi est europei del post socialismo, potrebbe essere quasi divertente se non fosse tristemente reale.  Ma facciamo un passo alla volta.</p>
<p style="text-align:justify;">Si chiama <a href="http://www.nis.yu/" target="_blank">NIS</a> (<em>Naftna Industrija Srbije</em>) la principale compagnia petrolifera serba, con sede a Novi Sad e monopolio delle importazioni di olio grezzo nel paese fino al 2011. Si occupa di tutti i livelli della produzione petrolifera, dalla ricerca ed estrazione di idrocarburi (principalmente nella provincia settentrionale della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vojvodina" target="_blank">Vojvodina</a>), alla loro importazione, alla raffinazione, al trasporto e alla messa in vendita sui mercati regionali. Vanta quasi 14.000 dipendenti e nel 2007 ha registrato profitti per 170 milioni di U$D.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="size-full wp-image-2227 alignleft" title="NIS" src="http://filste.wordpress.com/files/2009/11/nis.jpg" alt="Naftna Industrija Srbije" width="210" height="313" /></p>
<p style="text-align:justify;">Frattanto, c&#8217;è che prende sempre più piede il progetto da 20 miliardi di U$D di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eni" target="_blank">Eni</a>-<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gazprom" target="_blank">Gazprom</a> per la realizzazione del gasdotto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/South_Stream" target="_blank">South Stream</a>, che attraverso il Mar Nero e la Penisola Balcanica dovrà portare 63 miliardi di metri cubi annui all&#8217;Unione Europea, tanto affamata di energia. Questa grande occasione geoeconomica è una manna caduta dal cielo per la Serbia, che potrà contare oltre che sulla certezza di approvvigionamenti di gas russo, senza lo spinoso interlocutore ucraino, ad un grande afflusso di capitali per la realizzazione del condotto, a un deposito sotterraneo a Banatski Dvor, alle future tasse di transito. Ecco quindi la grande gioia della Serbia a fine 2008, e tralascio altre questioni decisive come l&#8217;appoggio politico della Russia su questioni che stanno molto a cuore ai fratelli balcanici, prima fra tutte l&#8217;indipendenza kosovara, per non mettere troppa carne sul fuoco.  In questo clima, a inizio di quest&#8217;anno la vendita di NIS prende sempre più le sembianze di una svendita, per la serie: &#8220;Ehi, i russi ci portano i loro miliardi d&#8217;investimenti, ma noi dal canto nostro gli cediamo sottocosto un&#8217;ottima azienda con alti profitti e solide prospettive!&#8221;. E all&#8217;epoca, l&#8217;analisi compiuta da <a href="Deloitte &#38; Touche" target="_blank">Deloitte&#38;Touche</a> stimava il valore di NIS per 3 miliardi di U$D (2008), ma Gazprom avrebbe pagato appena 1,2 miliardi, di cui in realtà 721 milioni di U$D da ritenersi sotto forma di nuovi investimenti. E come se non bastasse ciò, lo stato non aveva nemmeno voluto prendere in considerazione altre offerte. Ma non andiamo troppo per il sottile, la Russia è un grande alleato, uno storico amico, un fedele compagno, festeggiamo per la reciproca riuscita del buon affare!</p>
<p style="text-align:justify;">Sennonché, l&#8217;idillo dura ben poco: già a febbraio l&#8217;olandese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kpmg" target="_blank">KPMG</a>, revisionando i bilanci NIS, dichiara che altro che profitti, per il 2008 si calcolano perdite per 3,2 miliardi di dinari (34 milioni di €UR)! Il governo la prende per un&#8217;offesa personale: che diamine vanno dicendo, ma cosa credono?! È il fior fiore dell&#8217;economia nazionale, un gioiello! Va bene, dicono i russi, sarà come dite, allora perché non prendiamo un altro revisore, per capire cosa sta succedendo? Sarebbe perfetto, ma lo stato purtroppo non dispone dei 500.000€ necessari per una nuova revisione. Nessun problema, pagano i russi! Viene così chiamato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ernst_%26_Young" target="_blank">Ernst&#38;Young</a> che rimette mano alle cifre, rifà i calcoli, e a maggio se ne esce con un nuovo risultato: la perdita non è di 3,2, ma di 8 miliardi di dinari (85 milioni di €). Panico generale, imbarazzo del governo&#8230; chi appianerà le perdite? A chi tocca scucire? E chi, se mai verrà indicato qualcuno, verrà considerato responsabile dell&#8217;inaccuratezza dei dati (se non di frode vera e propria)? Se poi a fine 2008 si parlava di guadagni netti, NIS ha pagato delle imposte sui profitti dichiarati? In questo caso, verranno rimborsate? I russi intanto rassicurano: nessun problema, a noi interessava giusto sapere come stessero realmente le cose, nulla cambia, nessuno dovrà sborsare un centesimo. Ora, che con una perdita da 85 milioni &#8220;nessuno&#8221; debba pagare pare a dir poco sospetto&#8230; E possiamo star certi che Gazprom troverà il facile modo di rifarsi (sui serbi, of course) del tiro mancino. È infatti solo di poco tempo fa l&#8217;avviso dell&#8217;ennesimo rincaro del prezzo della benzina, giustificato questa volta non da rincari del barile sul mercato del greggio, ma da &#8220;maggiori costi di raffinazione&#8221;. Insomma, la Serbia continua a pagare il prezzo regionale più alto al litro (oltre 1€), per un carburante di qualità scadente.</p>
<p style="text-align:justify;">La vera questione che mi preoccupa è però quale messaggio passa ora sul piano internazionale? Che immagine si faranno i potenziali futuri investitori, per un paese già <a href="http://www.neurope.eu/articles/Fitch-affirms-Serbia-at-BB-outlook-negative/97450.php" target="_blank">declassato a classe BB-</a> per quanto riguarda i rating sul credito, se non ci si può fidare nemmeno della classe dirigenziale, dove non sai mai se il pacco che ti rifilano è genuino o solo ben infiocchettato&#8230; Ci sono altre risorse importanti che la Serbia sarà in futuro felice di cedere, sono ora curioso di vedere poste quali premesse, a chi e con quali risultati. Perché il mondo non è la Russia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Granitul de Basel ia aurul mondial]]></title>
<link>http://mihaicomsulea.wordpress.com/2009/11/16/granitul-de-basel-ia-aurul-mondial/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 00:11:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>soulofarunner</dc:creator>
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<description><![CDATA[S-a intamplat duminica doar pentru a doua oara in doua decenii ca o reprezentativa europeana sa cast]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>S-a intamplat duminica doar pentru a doua oara in doua decenii ca o reprezentativa europeana sa castige Campionatul Mondial sub 17 ani, o afacere preponderent nigeriano-braziliana.</p>
<p>A trebuit sa descinda in Nigeria o debutanta absoluta la aceasta categorie de varsta, Elvetia, pentru a rasturna calculele hartiei, pentru a infirma o traditie nefavorabila Europei si nu in ultimul rand pentru a sugera ca fotbalul mileniului III la nivelul selectionatelor nationale extrage deja avantajele si poate culege roadele unei fericite alchimii rezultate din naturalizari.</p>
<p>Tara Cantoanelor, desi neutra si nealipita clubului celor 27 din Uniunea Europeana, este in mod paradoxal un adevarat Babilon universal prin imaginea sa fotbalistica reprezentata pe scena mondiala de aceasta nationala de tineret. In finala, Elvetia lui Ryser a deposedat gazda Nigeria de titlul mondial, prin golul nouarului Haris Seferovic, un mandru Grasshopper de Zurich dar originar din Bosnia si Hertegovina. 1-0.</p>
<p>Tara alpina nu s-a topit aidoma ciocolatei Milka in cazanul generat de cei 60.000 fani ai gazdelor in arena din Abuja, ci a fost de Granit, aidoma prenumelui mijlocasului ei Xhaka, si a adus aurul mondial pe batranul continent, reamintind de triumful Frantei in Caraibe, in 2001. In contrast, nigerienii, suspectati tocmai de alti africani, ghanezii, in privinta &#8220;datelor din buletin&#8221; relativ la varstele jucatorilor ei, un semn de intrebare ce planeaza de decenii cand e vorba de tinerii fotbalisti ai continentului negru, n-au adaugat celor 3 titluri mondiale la U-17, ramanand pe acelasi palier cu brazilienii.</p>
<p>Inca doua consideratii&#8230; Numarul mare de goluri cu care a triumfat Elvetia este o revelatie entuziasmanta, semn ca ros-albii nu s-au strecurat spre cucerirea aurului, ci au turat toate motoarele. 2-0 cu Mexic, Pajtim Kasami si Rodriguez marcand inaintea pauzei. Apoi 4-3 cu Japonia, Haris Seferovic inscriind in ambele reprize iar Granit Xhaka si Ricardo Rodriguez de la 2-2. A urmat un surprinzator 1-0 cu Brazilia, semnat de decarul Nassim Ben Khalifa.</p>
<p>In optimi, unicul meci in care Elvetia n-a castigat in timpul regulamentar de joc, intinzandu-se si in prelungiri in dauna Germaniei, pentru un 4-3 in care a condus de fiecare data, prin golurile acelorasi Rodriguez si Seferovic, dublati de Andre Goncalves si acelasi Ben Khalifa. In sferturi, elvetienii au trecut si de vecinii de la sud, italienii, Ben Khalifa si Oliver Buff inscriind intr-un 2-1. In semifinala, festival de goluri, din nou cu 4 reusite, de aceasta data fara replica din partea Columbiei: Ben Khalifa, Seferovic, Bruno Martignoni si Rodriguez pe lista marcatorilor. </p>
<p>Total&#8230; 5 goluri Seferovic, 4 Ben Khalifa si Rodriguez&#8230;</p>
<p>A doua notita, pe marginea numelor invingatorilor. Pe Granit Xhaka si Pajtim Kasami, deschizatorul de partie de la Lazio, stim de unde sa-i luam. De extractie balcanica, aidoma altui &#8220;helvet&#8221;, Haris Seferovic, un bosniac de etnie musulmana. Ar mai fi Ben Khalifa si Rodriguez si Martignoni. Baieti de 17 ani din cel putin a doua generatie de familii imigrate in Tara Cantoanelor. Tineri care au intuit in fotbal o cale de ridicare, de afirmare. Au mai jucat in finala Goncalves, Sead Hajrovic, un alt nume cu sonoritatea spatiului ex-iugoslav, nascut la Brugg (Elvetia) din parinti bosniaci, si Kofi Nimeley. Pe cand pe banca au luat loc alde Nakic, Mijatovic ori Kiassumbua.</p>
<p>Elvetia a oferit oglinda perfecta  a unui inceput de mileniu fara granite, in care tineri din diverse comunitati si etnii triumfa sub un anume steag. Este un exemplu sugestiv al metamorfozei sociale din acest deceniu, cu globalizarea aratandu-si efectele rezultate intr-un termen relativ scurt si in lumea fotbalului. A carui fata in viitorul imediat e oferita tocmai de imaginea Elvetiei sub 17 ani. Fotbalul lui 2015. Nume de care vom mai auzi, un Granit Xhaka de Basel ce ar putea deveni un Anelka al deceniului viitor.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ipostaze ale modernismului. Pictura în Bulgaria, Grecia, România, 1910-1940. Lista pictorilor.]]></title>
<link>http://levantul.wordpress.com/2009/11/15/ipostaze-ale-modernismului-pictura-in-bulgaria-grecia-romania-1910-1940-lista-pictorilor/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 11:43:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Vlad Paşca</dc:creator>
<guid>http://levantul.wordpress.com/2009/11/15/ipostaze-ale-modernismului-pictura-in-bulgaria-grecia-romania-1910-1940-lista-pictorilor/</guid>
<description><![CDATA[Ieri, între orele 13 și 4 dimineața, expoziția temporară Ipostaze ale modernismului de la Muzeul Naț]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Ieri, între orele 13 și 4 dimineața, expoziția temporară <strong><a href="http://www.mnar.arts.ro">Ipostaze ale modernismului</a></strong> de la Muzeul Național de Artă al României și-a deschis porțile pentru publicul curios, dar sărac, de sâmbătă seara. În acesta ne-am amestecat și eu cu A., dar am reușit să ieșim în evidență prin alura <em>geeky</em> pe care ne-o afișam notând numele pictorilor pe hârtie/carnețel. Așadar, pentru fani și pentru profani, până pe 29 noiembrie aveți șansa să vedeți expuse lucrări de:</p>
<p style="text-align:justify;">(ordine aleatoare)</p>
<ul>
<li>Corneliu Michăilescu</li>
<li>Sirak Skitnik</li>
<li>Spyros Papaloukas</li>
<li>Jules Perahim</li>
<li>Victor Brauner</li>
<li style="text-align:justify;">Marcel Iancu</li>
<li>Ivan Nenov</li>
<li>Sabin Popp</li>
<li>Vasil Zahariev</li>
<li>Ivan Milev</li>
<li>Goșka Datov</li>
<li>Nikola Petrov</li>
<li>Max Hermann Maxy</li>
<li>&#8230; Triandafylides</li>
<li>Ivan Abrașev</li>
<li>Nikolai Abrașev</li>
<li>Giorgios Bouisianis</li>
<li>Vera Nedkova</li>
<li>Margareta Sterian</li>
<li>Chiril Tonev</li>
<li>Olga Greceanu</li>
<li>Gerasimos Steris</li>
<li>Yannis Tsarouchis</li>
<li>Georges Papazoff</li>
<li>Nikos Chatzikyriakos &#8211; Ghikas</li>
<li>Teno Todorov</li>
<li>Iordan Chiuvliev</li>
<li>Konstantinos Maleas</li>
<li>Alexandru Phoebus</li>
<li>Ivan Boiadjiev</li>
<li>Nikola Marinov</li>
<li>Konstantinos Parthenis</li>
<li>Nicolae Tonitza</li>
<li>Petre Iogulescu &#8211; Yor</li>
<li>Boris Gheorghiev</li>
<li>Vladimir Dimitrov</li>
<li>Lola Schmierer Roth</li>
<li>Jules Pascin</li>
<li>Arthur Segal</li>
<li>Merica Râmniceanu</li>
<li>Pencio Gheorghiev</li>
<li>Elena Karamihailova</li>
<li>Peikles Vyzantios</li>
<li>Iosif Iser</li>
<li>Ivan Penkov</li>
<li>Alexander Mutafov</li>
<li>Nikola Tanev</li>
<li>Nykos Lytras</li>
<li>Mans Mattias Teutsch</li>
<li>Diamandis Diamandopoulos</li>
<li>Michalis Economou</li>
<li>Vasile Popescu</li>
</ul>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bucureşti: acces gratuit la expoziţia "Ipostaze ale modernismului. Pictura în Bulgaria, Grecia, România, 1910-1940" - program prelungit, până la 4.00 dimineaţa]]></title>
<link>http://cimec.wordpress.com/2009/11/12/bucuresti-acces-gratuit-la-expozitia-ipostaze-ale-modernismului-pictura-n-bulgaria-grecia-romnia-1910-1940-program-prelungit-pna-la-4-00-dimineata/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 16:36:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>cimec</dc:creator>
<guid>http://cimec.wordpress.com/2009/11/12/bucuresti-acces-gratuit-la-expozitia-ipostaze-ale-modernismului-pictura-n-bulgaria-grecia-romnia-1910-1940-program-prelungit-pna-la-4-00-dimineata/</guid>
<description><![CDATA[Noapte albă la avangarda balcanică Sâmbătă, 14 noiembrie, expoziţia „Ipostaze ale modernismului. Pic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://cimec.files.wordpress.com/2009/11/modernismnocturna.jpg"><img style="display:block;float:none;margin-left:auto;margin-right:auto;border:0;" title="Modernism-Nocturna" src="http://cimec.files.wordpress.com/2009/11/modernismnocturna_thumb.jpg?w=271&#038;h=384" border="0" alt="Modernism-Nocturna" width="271" height="384" /></a> </strong></p>
<p><strong>Noapte albă la avangarda balcanică</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sâmbătă, 14 noiembrie</strong>, expoziţia „Ipostaze ale modernismului. Pictura în Bulgaria, Grecia, România, 1910-1940” are <strong>program</strong> <strong>prelungit, până la 4.00 dimineaţa</strong>, însoţit de<strong> </strong>performance-uri dada. <strong>Accesul este gratuit</strong>.</p>
<p>Muzeul Naţional de Artă al României vă invită să vă refugiaţi din calea toamnei târzii în sălile expoziţiei, la o întâlnire cu cei mai avangardişti dintre artiştii buglari, greci şi români, reprezentanţi de seamă ai unor curente precum simbolism, post-impresionism, cubism, futurism, expresionism, suprarealism sau abstracţionism.</p>
<p><em>Arhitectul</em> lui Marcel Iancu, <em>Nudul cu idol</em> al lui Max Herman Maxy sau <em>Compoziţia cu dragon</em> a lui Victor Brauner dialoghează cu <em>Femeia în faţa oglinzii</em> a lui Ivan Abraşev, iar <em>Inginerul</em> lui Chiril Ţonev aruncă priviri piezişe prin <em>Uşa deschisă</em> a lui Nikos Chatzikyriakos-Ghikas, în timp ce masca lui Tristan Tzara ascultă în surdină jazz la <em>Cabaret Voltaire</em>.</p>
<p>În intervalul orar <strong>17.00 &#8211; 20.00</strong>, sălile expoziţiei se animă! Vă invităm la un <strong>performance</strong> în spiritul mişcărilor de avangardă de la începutul secolului XX: tineri de la mai multe licee din Bucureşti propun o interpretare originală a Manifestului Dada publicat de Tristan Tzara la Zürich în 1918, în primul şi singurul număr al revistei <em>Cabaret Voltaire</em>. Ei vor recita fragmente de texte de autori precum Saşa Pană, Ion Vinea, Geo Bogza sau Eugen Ionescu şi vor surprinde publicul cu asocieri inedite între pictură şi literatură, ilustrând conceptul de <em>pictopoezie</em>, aşa cum a fost definit de Victor Brauner şi Ilarie Voronca.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Eveniment organizat cu sprijinul Programului Cultura 2007-2013 al Uniunii Europene</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Parteneri media: Şapte Seri, Radi RFI, Radio, România Cultural, Radio România Actualităţi, Bucharest Herald, TVR Cultural, Zoom TV</em></p>
<p><a href="http://cimec.files.wordpress.com/2009/11/victorbraunercompozitiecuportret.jpg"><img style="display:block;float:none;margin-left:auto;margin-right:auto;border:0;" title="Victor-Brauner-Compozitie-cu-portret" src="http://cimec.files.wordpress.com/2009/11/victorbraunercompozitiecuportret_thumb.jpg?w=346&#038;h=384" border="0" alt="Victor-Brauner-Compozitie-cu-portret" width="346" height="384" /></a></p>
<p>&#160;</p>
<p><a href="http://www.cimec.ro/scripts/Muzee/id.asp?k=34" target="_blank">Prezentarea muzeului în evidenţa CIMEC</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Arte figurativa del Kosovo]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/11/12/arte-figurativa-del-kosovo/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 13:37:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
<guid>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/11/12/arte-figurativa-del-kosovo/</guid>
<description><![CDATA[Una statua di Bill Clinton, ex presidente degli Stati Uniti dell’America, è stata inaugurata da lui ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/11/clintonbill.jpeg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3864" title="clintonbill" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/11/clintonbill.jpeg?w=113" alt="clintonbill" width="113" height="150" /></a></p>
<p>Una statua di Bill Clinton, ex presidente degli Stati Uniti dell’America, è stata inaugurata da lui stesso a Pristina nella provincia serba del Kosovo e Metochia occupata dalla NATO.<br />
Inaugurare un monumento ad una persona viva sa di macabro ma Clinton si è prestato al gioco ed ha inaugurato un monumento a se stesso. La statua tipica del social-realismo dei tempi di marxismo-leninismo di Enver Hoxa rappresenta l’ex presidente americano che saluta gli schipetari con una mano (a dir il vero ricorda un po’ il Duce) tenendo nell’altra  il documento con il quale, durante i bombardamenti della Serbia da parte della NATO, aveva autorizzato, il 24 maggio 1999, l’entrata delle forze d’occupazione statunitensi  nella provincia serba.<br />
Fu tanto commosso il nostro eroe da cogliere l’occasione per dire queste sagge parole alla folla albanese nella piazza Bill Clinton di Pristina (ci sono ancora una via e un viale con il suo nome mentre la via principale porta il nome di George Bush): “Stamattina mentre parlavo con mia moglie che si trova nel Vicino Oriente e che vi saluta, lei mi disse di farmi fare una foto e di inviargliela perché possa vedere con i propri occhi che la mia statua esiste veramente”.<br />
Poi le sue parole storiche con le quali consigliò gli albanesi e i serbi di dimenticare il passato suonarono ciniche nelle orecchie dei serbi ai quali questo nuovo eroe albanese aveva strappato con forza il 15% del territorio storico, una Firenze serba, e molto ricco di minerali rari e di energie.<br />
Clinton ha finito il suo discorso dicendo: “Se c’è ancora qualche cosa che posso fare per voi albanesi, serbi ed altri, contate su di me…!”. Per quanto riguarda i serbi sanno quello che Clinton aveva già fatto per loro e gliene ringraziano tanto, ma non accetteranno altri doni di Bill, avendone avuti già troppi: 51.000 proiettili all’uranio impoverito, migliaia di missili cruiser, centinaia di migliaia di bombe a grappoli… tutti i frutti vietati dalle convenzioni internazionali per il loro effetto antiumano, una continua politica americana di pressioni e di ricatti contro i serbi che ebbe inizio ancora nel lontano 1991 e che non cessa ancora…<br />
Gli albanesi hanno ora i due monumenti dedicati ai loro eroi nazionali più grandi della loro storia: quello di Tirana dedicato a Skanderbeg, cioè a Djuradj Kastriotic, un serbo, e questo a Pristina innalzato ad un americano.<br />
Ci auguriamo che almeno un loro terzo eroe nazionale al quale faranno un monumento possa essere finalmente un albanese.</p>
<p><em><a href="http://www.eurasia-rivista.org//2143/pristina-bill-clinton-e-il-culto-della-personalita">Pristina. Bill Clinton e il culto della personalità</a></em>, di <strong>Dragan Mraovic</strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Undeva in Balcani Remix #3]]></title>
<link>http://2dooor.wordpress.com/2009/11/11/undeva-in-balcani-remix-3/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 20:16:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>2doR</dc:creator>
<guid>http://2dooor.wordpress.com/2009/11/11/undeva-in-balcani-remix-3/</guid>
<description><![CDATA[Vorbeam acum 2 zile despre variantele aparute la melodia lui Puya, Undeva in Balcani. Va prezint mai]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Vorbeam acum 2 zile despre variantele aparute la melodia lui Puya, Undeva in Balcani.</p>
<p>Va prezint mai jos, Double LL remix, extras de pe Romanisme II, un &#8220;english version&#8221; care mi se pare foarte bun.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/B_bS4_eMYZw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/B_bS4_eMYZw&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://mzq4djs.forumz.ro"><img class="aligncenter" src="http://img694.imageshack.us/img694/4779/mzq4djs.gif" alt="" width="450" height="100" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Puya - Românisme II ]]></title>
<link>http://anonim1efect.wordpress.com/2009/11/10/puya-romanisme-partea-ii/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 12:42:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>anonim1efect</dc:creator>
<guid>http://anonim1efect.wordpress.com/2009/11/10/puya-romanisme-partea-ii/</guid>
<description><![CDATA[Astazi impreuna cu GSP albumul : PUYA &#8211; ROMANISME PARTEA II 1. Puya &#8211; Intro (0:56) 2. Pu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="_mcePaste"><a href="http://www.la-familia.ro/familia/home.php"><img class="aligncenter size-full wp-image-635" title="prm2" src="http://anonim1efect.wordpress.com/files/2009/11/prm2.png" alt="prm2" width="481" height="193" /></a></div>
<div></div>
<div>Astazi impreuna cu GSP albumul :</div>
<div><a href="http://www.la-familia.ro/familia/home.php" target="_blank">PUYA &#8211; ROMANISME PARTEA II</a></div>
<div id="_mcePaste">1. Puya &#8211; Intro (0:56)</div>
<div id="_mcePaste">2. Puya feat. Alex &#8211; Sus Pe Bar Dj Grass Rmx (4:18)</div>
<div id="_mcePaste">3. Puya feat. Alex (SIGN) &#8211; Doamna si Bagabontul (3:56)</div>
<div id="_mcePaste">4. Puya feat. Cabron si George Hora &#8211; Pun Stop&#8230;De Maine (3:45)</div>
<div id="_mcePaste">5. Puya feat. Kamelia &#8211; V.I.P (3:57)</div>
<div id="_mcePaste">6. Puya feat. Kamelia si George Hora &#8211; Change (official radio edit) (4:23)</div>
<div id="_mcePaste">7. Puya feat. Karie si Yolo &#8211; Supa Girl (4:00)</div>
<div id="_mcePaste">8. Puya Feat. Reptaile si Viper &#8211; Undeva-n Balkani Doble LL Remix (4:19)</div>
<div id="_mcePaste">9. Puya feat. Tudor Sisu si Yolo &#8211; Blah Blah (4:09)</div>
<div id="_mcePaste">10. Puya &#8211; E Hip Hop (1:54)</div>
<div id="_mcePaste">11. Puya &#8211; Fresh (3:33)</div>
<div id="_mcePaste">12. Puya &#8211; Interlude Teo (Reclama la &#8230;) (0:17)</div>
<div id="_mcePaste">13. Puya &#8211; Interlude Teo (Vedete) (0:53)</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Undeva in Balcani Remix #2]]></title>
<link>http://2dooor.wordpress.com/2009/11/09/undeva-in-balcani-remix-2/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 19:22:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>2doR</dc:creator>
<guid>http://2dooor.wordpress.com/2009/11/09/undeva-in-balcani-remix-2/</guid>
<description><![CDATA[Deja cred ca v-ati saturat de melodia lui Puya, Undeva in Balcani, sau unii inca o mai asculta. Si e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Deja cred ca v-ati saturat de melodia lui Puya, Undeva in Balcani, sau unii inca o mai asculta. Si eu inca o mai ascult, mai mult varianta Twisted Cover (vezi mai jos) e o melodie buna zic eu, commerciala, dar buna.</p>
<p>Pe langa &#8220;Twisted Cover&#8221; cum l-au numit cei din Studio 66, am mai gasit un &#8220;remix&#8221; la melodia asta. Mai jos aveti ambele variante. Care va place mai mult?</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/odJxyDSiU8M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/odJxyDSiU8M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>si varianta cu Alex , Cabron &#38; Sisu</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/wu4wK_akrc4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/wu4wK_akrc4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Venti anni dal crollo del muro di Berlino 1989. Piccoli e grandi muri, Dio, l'uomo, le fedi  e le religioni - 09/11/'09]]></title>
<link>http://polisethoslogos.wordpress.com/2009/11/09/venti-anni-dal-crollo-del-muro-di-berlino-piccoli-e-grandi-muri-dio-luomo-le-fedi-e-le-religioni-091109/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 15:22:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
<guid>http://polisethoslogos.wordpress.com/2009/11/09/venti-anni-dal-crollo-del-muro-di-berlino-piccoli-e-grandi-muri-dio-luomo-le-fedi-e-le-religioni-091109/</guid>
<description><![CDATA[Vent&#8217;anni fa è crollato il muro di Berlino. Contrariamente al sogno di un mondo riunito e senz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:small;">Vent&#8217;anni fa è crollato il muro di Berlino. Contrariamente al sogno di un mondo riunito e senza più muri, quel crollo ha portato altre divisioni e altri muri, anche più midiciali. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">La guerra fredda, rappresentata dalla presenza di quel muro, ha garantito quasi 50 anni di pace. Si è trattato di una pace armata, con terribili momenti di urgenza bellica soprattutto in Corea e nel Vietnam. Più che di pace si è trattato di stallo politico, fondato sulla reciproca minaccia e sul ricatto incrociato della distruzione nucleare del pianeta. È come se le guerre fossero state soltanto congelate e rinviate, perché potessero esplodere più crudeli e violente. E così tragicamente è stato e continua a essere in molte zone del mondo, dove non ci fosse o non ci sia la possibilità d&#8217;uso dell&#8217;arma nucleare (paradossalmente l&#8217;impossibilità della minaccia nucleare è risultato peggio della sua possibilità). Balcani, Israele-Palestina, Iraq-Iran, Caucaso, Afghanistan sono stati e, in grande parte, sono ancora scenari di crudeltà abissali. In più è riesploso con drammatica epidemica frequenza l&#8217;uso del terrorismo, un po&#8217; ovunque, con migliaia e migliaia di morti ormai quotidiane.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ma soprattutto sono nati tanti piccoli muri, terribili e forse più micidiali.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">A modo suo, il muro di Berlino, oltre che una dolorosa e funesta realtà, è stato anche un simbolo. Come tutti i simboli, ha potuto essere anche occasione e culla di utopia. Di qua e di là di quel muro ci si poteva pure pensare, attendere, attrarre, desiderare. Sognandone il crollo, si poteva pensare all&#8217;incontro, alla festa della unità ritrovata, alla gioia del racconto e della parola ripresi. Soprattutto in Germania. Non a caso, io credo, Berlino e la Germania vivono oggi momenti di grande civiltà e di notevole creatività.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ma, là dove, come la gramigna, sono rispuntati e rispuntano i mille piccoli muri della divisione e dell&#8217;odio, lì quasi mai il simbolo ha riscattato la morte e orientato la vita. Di qua e di là dei piccoli muri ci si odiava e ci si odia; non ci si attende né ci si desidera più; non si sogna più l&#8217;incontro, la festa, la parola; si pensa solo il fastidio, l&#8217;odio e l&#8217;omicidio; e si aspetta soltanto l&#8217;occasione della violenza. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Quanti piccoli infernali muri sono sorti in questi vent&#8217;anni! Quanta poca utopia e quanta poca speranza li ha abitati e illuminati! Più sono piccoli, più paiono legittimarsi. La loro invisibilità li permette, li giustifica, te li fa entrare dentro, fino a diventare il muro della tua anima e della tua mente, fino a dividerti dentro, a dissociarti, ad allontanarti dalla tua stessa umanità, dalla pietà del tuo essere creatura tra le creature, del tuo viverti come destino di incontro e di gioia.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Allora la diversità ti fa paura. Non solo quella dell&#8217;altro, ma anche la tua stessa diversità, quella che dovrebbe renderti unico, bello, irripetibile. E così, oltre a odiare, ti odi; oltre a uccidere, ti uccidi; oltre a infastidirti dell&#8217;altro, ti infastidisci di te stesso, fino a viverti come insopportabile e inutile, abissalmente inutile.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">I piccoli muri che ti entrano dentro fino a infradiciarti l&#8217;anima uccidono i sogni e le fedi, li trasformano in illusione, in religione che paralizza. Le tre grandi religioni della parola (Ebraismo, Cristianesimo, Islam) sono così diventate, troppo spesso e troppo in profondità, la culla dei terrorismi, l&#8217;occasione della psicosi e delle paranoie, l&#8217;arroccarsi di verità sempre più astratte e sempre meno abitate dall&#8217;incontro, la giustificazione dell&#8217;odio e dell&#8217;omicidio. Eppure l&#8217;incontro è alla base di queste tre grandi fedi: nell&#8217;ebraismo l&#8217;incontro tra Dio e Abramo; nel Cristianesimo l&#8217;incontro – in Gesù – tra Dio e l&#8217;uomo; nell&#8217;Islam l&#8217;incontro tra dio e Maometto attraverso l&#8217;arcangelo Gabriele, in arabo <em>Jibrīl</em> o <em>Jabrā’īl</em>, ossia &#8220;potenza di Dio. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Secondo queste tre fedi, l&#8217;uomo è incontro con l&#8217;alterità stessa di Dio, che è l&#8217;Altro per eccellenza, il Diverso per eccellenza. Senza l&#8217;apertura massima alla alterità e alla diversità non ci sarebbe nessuna di queste tre fedi. Come è possibile che in queste tre fedi si possano annidare e legittimare proprio la paura, l&#8217;odio dell&#8217;altro e del diverso, la possibilità della sua uccisione?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il muro, come la siepe leopardiana, può essere l&#8217;occasione dello sguardo che va oltre, del simbolo che rinvia, della fantasia che supera, del sogno che libera, delle utopie che aprono. Può essere pure &#8211; come il “Muro di Pianto” &#8211; il luogo e il tempo della preghiera che apre: non solo all&#8217;incontro con l&#8217;Infinito, ma anche agli infiniti incontri che la vita ci offre e che l&#8217;Infinito ci dona.</span></p>
<div id="attachment_3944" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/files/2009/11/albert_schweitzer.jpg"><img class="size-full wp-image-3944" title="Albert Schweitzer" src="http://gigicortesi.wordpress.com/files/2009/11/albert_schweitzer.jpg" alt="Albert Schweitzer" width="200" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">Albert Schweitzer</p></div>
<p><span style="font-size:small;">Una delle frasi chiave della mia vita è quella che disse un giorno Albert Schweiter: “la via più breve che ci porta all&#8217;uomo è quella che passa attraverso Dio”. Come tutto ciò che di più prezioso esiste, anche questa frase, a mio avviso, va presa per il verso giusto; altrimenti si rischia di leggerla male. “Passare attraverso Dio” non può, secondo me, significare soltanto che in ogni uomo c&#8217;è l&#8217;immagine di Dio. Se ci limitiamo a dire questo, ci può essere il rischio della distinzione tra immagine di Dio migliore o peggiore, più o meno fedele e autentica; c&#8217;è dunque la tentazione della appropriazione indebita (“se sono io l&#8217;immagine più vera, Dio è soprattutto o solo con me”), della potenziale onnipotente identificazione con Lui (è la tentazione di Lucifero: “porto così bene la luce di Dio, che Dio diventa inutile e io posso benissimo sostituirlo, perchè l&#8217;immagine è meglio dell&#8217;originale”), della competizione omicida (“se io sono l&#8217;immagine più vera di Dio, gli altri sono immagini devianti, inutili e pericolosi ostacoli alla conoscenza di Dio”). “Passare attraverso Dio”, mi pare, deve prima di tutto significare che in Dio c&#8217;è la possibilità della vera identità di ogni uomo, che ogni Sua immagine si radica in Lui e Lo esprima, ciascuna in modo unico e insostituibile. Solo così tutti siamo belli, veri, unici, irripetibili, irrinunciabili. Solo così l&#8217;incontro tra gli uomini è soltanto arricchimento reciproco, identificazione reciproca, sempre più viva conoscenza di sé nell&#8217;altro e dell&#8217;altro in sé, proprio perché Dio è in tutti noi e parla in tutti noi, per-sona in tutti noi, facendoci Sua espressione, ciascuno in modo unico e insostituibile, ciascuno in attesa di incontrarsi e dirsi con gli altri, attraverso gli altri e per gli altri. Solo così incontrare ogni uomo è imperdibile possibilità, perché ogni incontro è sempre più l&#8217;incontro con la manifestazione di Dio. Allora non si può rinunciare a incontrare alcun uomo e alcuna umanità. Al di là di ogni muro e in ogni incontro abita Dio.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA MIA STORIA DA CLANDESTINO di Antun Blazevic]]></title>
<link>http://rightstories.wordpress.com/2009/11/03/la-mia-storia-da-clandestino-di-antun-blazevic/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 17:54:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>rightstories</dc:creator>
<guid>http://rightstories.wordpress.com/2009/11/03/la-mia-storia-da-clandestino-di-antun-blazevic/</guid>
<description><![CDATA[Tratto dal libro &#8220;Oltre la rete&#8221;, a cura di Serenella Pesarin (Direttore generale per l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Tratto dal libro &#8220;Oltre la rete&#8221;, a cura di Serenella Pesarin (Direttore generale per l]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rassegna Stampa Geopolitica - Ottobre 2009]]></title>
<link>http://geopoliticalnotes.wordpress.com/2009/11/03/rassegna-stampa-geopolitica-ottobre-2009/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 13:38:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>Massimiliano Maiello</dc:creator>
<guid>http://geopoliticalnotes.wordpress.com/2009/11/03/rassegna-stampa-geopolitica-ottobre-2009/</guid>
<description><![CDATA[In questa Rassegna Stampa sono stati inseriti gli articoli più rilevanti secondo l’opinione della Re]]></description>
<content:encoded><![CDATA[In questa Rassegna Stampa sono stati inseriti gli articoli più rilevanti secondo l’opinione della Re]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una città e il suo doppio]]></title>
<link>http://napolimonitor.wordpress.com/2009/11/02/una-citta-e-il-suo-doppio/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 19:10:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>napolimonitor</dc:creator>
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<description><![CDATA[(kaf) A un anno dalla dichiarazione d&#8217;indipendenza del Kosovo, Mitrovica resta divisa tra un n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3 style="text-align:justify;"><em></p>
<div id="attachment_707" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><em><img class="size-full wp-image-707" title="16" src="http://napolimonitor.wordpress.com/files/2009/11/16.jpg" alt="16" width="450" height="452" /></em><p class="wp-caption-text">(kaf)</p></div>
<p>A un anno dalla dichiarazione d&#8217;indipendenza del Kosovo, Mitrovica resta divisa tra un nord serbo e un sud albanese. Ogni cosa ha un doppione: scuole, tribunali, ospedali e documenti</em></h3>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Nonostante gli anni,</strong></span> la mercedes beige sorpassa con disinvoltura i trattori e gli altri veicoli che affollano la strada a due corsie che attraversa il Kosovo da nord a sud. La destinazione è Mitrovica, città che marca il confine tra il nuovo Kosovo indipendente (e albanese) e quello che si sente ancora provincia della Serbia. Per la precisione la linea di confine tra questi due mondi divide la città stessa in due, con il governo kosovaro che controlla la zona sud e la Serbia che mantiene il controllo di quella a nord del fiume Ibar. A fare da collegamento tra i due mondi un ponte sotto la vigilanza continua del contingente francese della KFOR. In realtà di ponti ce ne sono altri due, ma di questi si parla molto meno.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Mitrovica è il luogo</strong></span> dove in maniera più evidente si palesa la coesistenza tra due strutture statali parallele, che la dichiarazione unilaterale di indipendenza dello scorso anno ha ulteriormente allontanato. La Serbia, che pure riconosceva il mandato dell’UNMIK in quanto sancito da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, si rifiuta di riconoscere la legittimità del governo kosovaro e della missione UE in Kosovo.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>I due sistemi intervengono</strong></span> in ogni aspetto della vita degli abitanti di questa città: dai tribunali alle scuole, dall’assistenza sanitaria ai documenti personali, dai sussidi economici alle patenti di guida e alle targhe delle auto. Per quanto riguarda le auto, nella parte nord si vedono le targhe con la sigla KM (Kosovska Mitrovica) emesse dalle autorità serbe, a sud dominano invece quelle con la sigla KS adottata dal nuovo governo. Il problema sorge per gli autisti dei veicoli in transito da una parte all’altra (e ce ne sono molti) che devono fermarsi e togliere la targa ogni qualvolta attraversano il fiume Ibar.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Per l’UNMIK, il controllo serbo</strong></span> sul nord di Mitrovica ha sempre rappresentato uno smacco difficile da digerire, che si rifletteva nella stigmatizzazione di quel pezzo di città come “zona grigia”. Nel 2002, Steiner, l’allora rappresentante speciale in Kosovo del segretario generale dell’Onu, dichiarava: «Se si getta uno sguardo su Mitrovica nord oggi, che cosa si osserva? Strade grigie. Giovani senza prospettive. Macchine parcheggiate in doppia e tripla fila. Disordine. Paura. Nessun investimento. Niente lavoro. Nessun futuro. È tempo di fare qualcosa…».</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Mentre la situazione di Mitrovica,</strong></span> per la prossimità del confine con la Serbia, è in qualche modo estrema rispetto ad altre municipalità con una forte presenza serba – va ricordato il dato spesso sottovalutato che solo circa un terzo dei kosovari di etnia serba vive nelle municipalità del nord – è comunque fondamentale per capire la complessità del rebus kosovaro anche ora, a un anno dalla dichiarazione di indipendenza.</p>
<p style="text-align:justify;">In tale rebus vanno poi inserite le minoranze rom, askhaljia e egiziane (RAE). La loro storia, il loro presente e la loro sorte sono strettamente legate a quanto accade nel resto del Kosovo.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Al comune di Mitrovica</strong></span> sud parlo con la funzionaria rom che ha funzione di collegamento tra la comunità e le istituzioni locali, che si sente impotente di fronte alle richieste, talvolta disperate, che le arrivano dai rom e per l’assenza di risorse e volontà politica da parte delle istituzioni che, dice la funzionaria, «spesso la fanno sentire come un pupazzo» messo lì per accontentare la comunità internazionale ma senza alcun potere reale.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Nel suo ufficio,</strong></span> uno stanzino senza finestre con un computer che non viene riparato da più di un anno, ci sono affisse due mappe del quartiere rom, una di prima della guerra del 1999 e della tabula rasa fatta dagli albanesi di ritorno a Mitrovica dopo la fine dei bombardamenti della NATO, e l’altra con evidenziate le aree dove dovrebbe risorgere, secondo i piani concordati dal comune con le agenzie internazionali, la <em>mahalla</em> dei rom. Il quartiere che una volta si estendeva su un territorio di circa venti ettari lungo la riva sud del fiume Ibar ora si è ridotto a poco meno di due ettari. La distanza tra quello che c’era prima e il presente diventa evidente mentre passeggiamo verso le nuove abitazioni assegnate da pochi mesi ad alcune famiglie rom che hanno accettato di fare da apripista di un controesodo che forse non avverrà mai. Quello che colpisce attraversando a piedi l’area è l’assenza di vita, l’assenza di musica, gli ampi spazi vuoti dove è stata rimossa ogni traccia di quello che c’era.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>E quello che non è stato</strong></span> tolto dagli urbanisti e dagli architetti del comune e delle agenzie internazionali è stato rosicchiato dagli occupanti abusivi albanesi che subito dopo la guerra si sono mossi velocemente, con ruspe per demolire e con mattoni per erigere nuovi muri. D’altra parte, non si può dire che queste azioni siano state contrastate con vigore dalle autorità locali. Il comune anzi ha autorizzato la costruzione sul terreno dove da generazioni sorgevano le case in muratura dei rom di un mercato coperto, alcuni ristoranti con vista sul fiume e immobili vari non meglio definiti, ma sufficienti a ridisegnare il territorio, a occuparlo, e ad aprire potenziali ulteriori vertenze sui diritti di proprietà che si protrarranno per anni, sempre che i rom abbiamo le risorse e la determinazione per far valere i propri diritti su quei terreni, sanciti anche dalla risoluzione 1244 delle Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che prevede il diritto degli sfollati di ritornare in condizioni di sicurezza nel loro luogo di residenza e riprendere possesso delle proprie abitazioni e proprietà.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>La <em>Roma mahalla</em></strong></span> era uno dei quartieri rom più vivaci e attivi dei Balcani dove prima della guerra vivevano almeno ottomila rom, oggi non resta che il nome e poche decine di rom, incerti sul proprio futuro. Dove c’erano persone, ora ci sono vaste aree desolate che l’estate ha coperto di papaveri selvatici e gli uomini di cumuli di rifiuti. E non si tratta solo di quelli prodotti dai residenti e non raccolti dalla nettezza urbana locale – nonostante la richiesta formale avanzata dai rom perchè venga garantita almeno una raccolta a settimana. Quest’area è anche una zona di scarico di immondizia prodotta altrove, soprattutto dalle centinaia di cantieri edili che montano e smontano pezzi di città, a Mitrovica e nei dintorni.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>A nord del fiume Ibar,</strong></span> Mitrovica è ancora Serbia. La ciminiera rossa e bianca dell’enorme complesso industriale della Trepca ormai in disuso domina il panorama. Ai piedi dell’imponente colonna una collina nera. Sono tonnelate di polveri e detriti prodotti dalla lavorazione dei minerali. La collina nera è lì dov’è, apparentemente immobile, da dieci anni almeno. Apparentemente perchè le polveri per loro natura se le porta via il vento e le deposita ovunque: per le strade, sulle auto in sosta, sui vestiti distesi ad asciugare, sulle stoviglie, nelle case. Ma queste polveri, che contengono un’alta percentuale di piombo, sono altamente tossiche. E sotto alla collina le autorità internazionali hanno costruito un campo profughi che da anni ospita centinaia di rom, che si ammalano e muoiono per avvelenamento da piombo nell’indifferenza generale. «Siamo come pupazzi che gli albanesi, i serbi e la comunità internazionale muovono a proprio piacimento a seconda dei loro interessi», dice Skander, il leader del campo profughi di Leposavic, pochi kilometri a nord di Mitrovica, che avevo incontrato nell’ex-deposito dell’esercito jugoslavo divenuto da nove anni la casa di alcune centiani di rom. «Il campo non è un’abitazione dignitosa – dice Skander – ma almeno qui, nella zona dei serbi, ci sentiamo fisicamente sicuri, loro non hanno bruciato le nostre case e rubato le nostre cose».</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff6600;"><strong>Nella saletta comune</strong></span> ci sono tre computer e un grosso tavolo su cui sono impilati documenti, mappe e articoli di giornale. Ci sediamo intorno al tavolo, alle sue spalle ci sono foto del campo e due ritratti di Tito, ammirato dai rom per aver riconosciuto più di trenta anni fa il loro popolo e la loro cultura nella costituzione jugoslava. Racconta la vita al campo e le interminabili riunioni, conferenze, discussioni e le promesse mai mantenute dalle decine di interlocutori nazionali e internazionali che hanno fatto visita all’insediamento, ciascuno con la sua ricetta da proporre. <em>(nando sigona)</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Piccoli e grandi muri, Dio, l'uomo, le fedi  e le religioni]]></title>
<link>http://gigicortesi.wordpress.com/2009/11/02/piccoli-e-grandi-muri-dio-luomo-le-fedi-e-le-religioni/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 05:15:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vent&#8217;anni fa è crollato il muro di Berlino. Contrariamente al sogno di un mondo riunito e senz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:small;">Vent&#8217;anni fa è crollato il muro di Berlino. Contrariamente al sogno di un mondo riunito e senza più muri, quel crollo ha portato altre divisioni e altri muri, anche più midiciali. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">La guerra fredda, rappresentata dalla presenza di quel muro, ha garantito quasi 50 anni di pace. Si è trattato di una pace armata, con terribili momenti di urgenza bellica soprattutto in Corea e nel Vietnam. Più che di pace si è trattato di stallo politico, fondato sulla reciproca minaccia e sul ricatto incrociato della distruzione nucleare del pianeta. È come se le guerre fossero state soltanto congelate e rinviate, perché potessero esplodere più crudeli e violente. E così tragicamente è stato e continua a essere in molte zone del mondo, dove non ci fosse o non ci sia la possibilità d&#8217;uso dell&#8217;arma nucleare (paradossalmente l&#8217;impossibilità della minaccia nucleare è risultato peggio della sua possibilità). Balcani, Israele-Palestina, Iraq-Iran, Caucaso, Afghanistan sono stati e, in grande parte, sono ancora scenari di crudeltà abissali. In più è riesploso con drammatica epidemica frequenza l&#8217;uso del terrorismo, un po&#8217; ovunque, con migliaia e migliaia di morti ormai quotidiane.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ma soprattutto sono nati tanti piccoli muri, terribili e forse più micidiali.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">A modo suo, il muro di Berlino, oltre che una dolorosa e funesta realtà, è stato anche un simbolo. Come tutti i simboli, ha potuto essere anche occasione e culla di utopia. Di qua e di là di quel muro ci si poteva pure pensare, attendere, attrarre, desiderare. Sognandone il crollo, si poteva pensare all&#8217;incontro, alla festa della unità ritrovata, alla gioia del racconto e della parola ripresi. Soprattutto in Germania. Non a caso, io credo, Berlino e la Germania vivono oggi momenti di grande civiltà e di notevole creatività.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Ma, là dove, come la gramigna, sono rispuntati e rispuntano i mille piccoli muri della divisione e dell&#8217;odio, lì quasi mai il simbolo ha riscattato la morte e orientato la vita. Di qua e di là dei piccoli muri ci si odiava e ci si odia; non ci si attende né ci si desidera più; non si sogna più l&#8217;incontro, la festa, la parola; si pensa solo il fastidio, l&#8217;odio e l&#8217;omicidio; e si aspetta soltanto l&#8217;occasione della violenza. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Quanti piccoli infernali muri sono sorti in questi vent&#8217;anni! Quanta poca utopia e quanta poca speranza li ha abitati e illuminati! Più sono piccoli, più paiono legittimarsi. La loro invisibilità li permette, li giustifica, te li fa entrare dentro, fino a diventare il muro della tua anima e della tua mente, fino a dividerti dentro, a dissociarti, ad allontanarti dalla tua stessa umanità, dalla pietà del tuo essere creatura tra le creature, del tuo viverti come destino di incontro e di gioia.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Allora la diversità ti fa paura. Non solo quella dell&#8217;altro, ma anche la tua stessa diversità, quella che dovrebbe renderti unico, bello, irripetibile. E così, oltre a odiare, ti odi; oltre a uccidere, ti uccidi; oltre a infastidirti dell&#8217;altro, ti infastidisci di te stesso, fino a viverti come insopportabile e inutile, abissalmente inutile.</span></p>
<p><span style="font-size:small;">I piccoli muri che ti entrano dentro fino a infradiciarti l&#8217;anima uccidono i sogni e le fedi, li trasformano in illusione, in religione che paralizza. Le tre grandi religioni della parola (Ebraismo, Cristianesimo, Islam) sono così diventate, troppo spesso e troppo in profondità, la culla dei terrorismi, l&#8217;occasione della psicosi e delle paranoie, l&#8217;arroccarsi di verità sempre più astratte e sempre meno abitate dall&#8217;incontro, la giustificazione dell&#8217;odio e dell&#8217;omicidio. Eppure l&#8217;incontro è alla base di queste tre grandi fedi: nell&#8217;ebraismo l&#8217;incontro tra Dio e Abramo; nel Cristianesimo l&#8217;incontro – in Gesù – tra Dio e l&#8217;uomo; nell&#8217;Islam l&#8217;incontro tra dio e Maometto attraverso l&#8217;arcangelo Gabriele, in arabo <em>Jibrīl</em> o <em>Jabrā’īl</em>, ossia &#8220;potenza di Dio. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Secondo queste tre fedi, l&#8217;uomo è incontro con l&#8217;alterità stessa di Dio, che è l&#8217;Altro per eccellenza, il Diverso per eccellenza. Senza l&#8217;apertura massima alla alterità e alla diversità non ci sarebbe nessuna di queste tre fedi. Come è possibile che in queste tre fedi si possano annidare e legittimare proprio la paura, l&#8217;odio dell&#8217;altro e del diverso, la possibilità della sua uccisione?</span></p>
<p><span style="font-size:small;">Il muro, come la siepe leopardiana, può essere l&#8217;occasione dello sguardo che va oltre, del simbolo che rinvia, della fantasia che supera, del sogno che libera, delle utopie che aprono. Può essere pure &#8211; come il “Muro di Pianto” &#8211; il luogo e il tempo della preghiera che apre: non solo all&#8217;incontro con l&#8217;Infinito, ma anche agli infiniti incontri che la vita ci offre e che l&#8217;Infinito ci dona.</span></p>
<div id="attachment_3944" class="wp-caption aligncenter" style="width: 210px"><a href="http://gigicortesi.wordpress.com/files/2009/11/albert_schweitzer.jpg"><img class="size-full wp-image-3944" title="Albert Schweitzer" src="http://gigicortesi.wordpress.com/files/2009/11/albert_schweitzer.jpg" alt="Albert Schweitzer" width="200" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">Albert Schweitzer</p></div>
<p><span style="font-size:small;">Una delle frasi chiave della mia vita è quella che disse un giorno Albert Schweiter: “la via più breve che ci porta all&#8217;uomo è quella che passa attraverso Dio”. Come tutto ciò che di più prezioso esiste, anche questa frase, a mio avviso, va presa per il verso giusto; altrimenti si rischia di leggerla male. “Passare attraverso Dio” non può, secondo me, significare soltanto che in ogni uomo c&#8217;è l&#8217;immagine di Dio. Se ci limitiamo a dire questo, ci può essere il rischio della distinzione tra immagine di Dio migliore o peggiore, più o meno fedele e autentica; c&#8217;è dunque la tentazione della appropriazione indebita (“se sono io l&#8217;immagine più vera, Dio è soprattutto o solo con me”), della potenziale onnipotente identificazione con Lui (è la tentazione di Lucifero: “porto così bene la luce di Dio, che Dio diventa inutile e io posso benissimo sostituirlo, perchè l&#8217;immagine è meglio dell&#8217;originale”), della competizione omicida (“se io sono l&#8217;immagine più vera di Dio, gli altri sono immagini devianti, inutili e pericolosi ostacoli alla conoscenza di Dio”). “Passare attraverso Dio”, mi pare, deve prima di tutto significare che in Dio c&#8217;è la possibilità della vera identità di ogni uomo, che ogni Sua immagine si radica in Lui e Lo esprima, ciascuna in modo unico e insostituibile. Solo così tutti siamo belli, veri, unici, irripetibili, irrinunciabili. Solo così l&#8217;incontro tra gli uomini è soltanto arricchimento reciproco, identificazione reciproca, sempre più viva conoscenza di sé nell&#8217;altro e dell&#8217;altro in sé, proprio perché Dio è in tutti noi e parla in tutti noi, per-sona in tutti noi, facendoci Sua espressione, ciascuno in modo unico e insostituibile, ciascuno in attesa di incontrarsi e dirsi con gli altri, attraverso gli altri e per gli altri. Solo così incontrare ogni uomo è imperdibile possibilità, perché ogni incontro è sempre più l&#8217;incontro con la manifestazione di Dio. Allora non si può rinunciare a incontrare alcun uomo e alcuna umanità. Al di là di ogni muro e in ogni incontro abita Dio.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuovo vaccino contro la suina]]></title>
<link>http://ailoweb.wordpress.com/2009/10/31/nuovo-vaccino-contro-la-suina/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 13:17:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>milozone</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; balcanica la nuova cura contro l&#8217;influenza suina. L&#8217;hanno scoperta separatament]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>E&#8217; balcanica la nuova cura contro l&#8217;influenza suina. L&#8217;hanno scoperta separatamente diversi team di ricercatori, dall&#8217;Ungheria alla Macedonia.<br />
Efficacia al 99%.</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Kulen &#38; Sljivovica<br />
</strong></p>
<p style="text-align:center;"><img class="alignnone" title="Kulen" src="http://blog.vecernji.hr/colonia/files/2009/02/kulen.jpg" alt="" width="100" height="134" /> <img class="alignnone" title="Sljivovica" src="http://b9.ac-images.myspacecdn.com/00675/97/42/675062479_m.jpg" alt="" width="102" height="134" /></p>
<p>I principi attivi impiegati sono entrambi naturali, facilmente reperibili sul territorio e non brevettati dalle compagnie farmaceutiche. Sono infatti già presenti in numerosi paesi affermate varianti delle medicine. La soppressata calabrese, il salame avellinese o abruzzese, la cajna kobasica, per esempio, contengono tutte lo stesso principio attivo del kulen. Mentre per la sljivovica diffusa nei balcani, alternative ugualmente efficaci sono la slivoviz slovacca, la palinka ungherese e la tuica romena.</p>
<p><em><span style="color:#888888;">AVVERTENZE: tenere lontano dalla portata dei bambini, leggere attentamente le indicazioni e osservare scrupolosamente le dosi consigliate. Effetti collaterali possibili in alcune persone di fede mussulmana.</span></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ (VIDEO) Harta constiinţei etnice din Republica Moldova]]></title>
<link>http://cubreacov.wordpress.com/2009/10/26/video-harta-constiintei-etnice-din-republica-moldova-2/</link>
<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 09:28:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Adnim</dc:creator>
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<description><![CDATA[Academia de Ştiinţe a Austriei a elaborat şi editat la Viena prima hartă a conştiinţei etnice a popu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Academia de Ştiinţe a Austriei a elaborat şi editat la Viena prima hartă a conştiinţei etnice a popu]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Macedonenii la Dunărea de Jos]]></title>
<link>http://mattyusha.wordpress.com/2009/10/21/macedonenii-la-dunarea-de-jos/</link>
<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 07:12:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Matei</dc:creator>
<guid>http://mattyusha.wordpress.com/2009/10/21/macedonenii-la-dunarea-de-jos/</guid>
<description><![CDATA[Hartă care reprezintă stăpânirea Macedoniei asupra regatului geţilor, sursa:http://www.dracones.ro/?]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-269" title="harta care reprezinta conflicul dintre regatul dac si regatul macedoniei" src="http://mattyusha.wordpress.com/files/2009/10/harta-care-reprezinta-conflicul-dintre-regatul-dac-si-regatul-macedoniei.jpg" alt="harta care reprezinta conflicul dintre regatul dac si regatul macedoniei" width="500" height="367" />Hartă care reprezintă stăpânirea Macedoniei asupra regatului geţilor, sursa:<a href="http://www.dracones.ro/?operatie=subiect&#38;locatie=istoria_daciei&#38;fisier=Razboaiele-0-Pana_la_Burebista">http://www.dracones.ro/?operatie=subiect&#38;locatie=istoria_daciei&#38;fisier=Razboaiele-0-Pana_la_Burebista</a></p>
<p>După căderea Regatului Odris geţii de la Dunărea de Jos au ajuns sub stăpânirea regilor Macedoniei. În calitate de cuceritor şi succesor al conducătorilor odrisi, regele macedonean Filip al II-lea a întreprins o expediţie în 339 î.H. în nord-estul Traciei pentru a-l învinge pe Atheas, regele sciţilor, care ocupase acest teritoriu.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-280" title="bust de bronz al zeitei bendis" src="http://mattyusha.wordpress.com/files/2009/10/bust-de-bronz-al-zeitei-bendis.jpg" alt="bust de bronz al zeitei bendis" width="115" height="120" />Bust de bronz al zeiţei Bendis, sursa:<a href="http://www.geocities.com/cogaionon/poze.htm">http://www.geocities.com/cogaionon/poze.htm</a></p>
<p>La întoarecere au fost atacaţi de tribali. Urmaşul lui Filip al II-lea, Alexandru Macedon a întreprins o campanie în nordul Traciei pentru a stabiliza posesiunile din această zonă. Regele macedonean i-a urmărit până la Porţile de Fier. Tribalii, conduşi de regele Syrmos s-au baricadat pe o insulă a fluviului, fiind sprijiniţi de geţii de pe malul stâng al Dunării. Deşi Alexandru nu a reuşit să obţină o victorie decisivă această incursiune a avut un rol psihologic important pentru comunităţile locale. Comunităţile locale din Dunărea de Jos, printre care se aflau şi geţii, supuşi de Macedonia, aveau autonomie, fapt ce adus la afirmarea unor conducători locali pe scena politică din Balcani.</p>
<p>Coif dacic din aur, secolul 4 î.H., sursa:<a href="http://coifuri.blogspot.com/">http://coifuri.blogspot.com/</a><img class="aligncenter size-full wp-image-272" title="coif dacic din aur, sec. 4 i.H." src="http://mattyusha.wordpress.com/files/2009/10/coif-dacic-din-aur-sec-4-i-h.jpg" alt="coif dacic din aur, sec. 4 i.H." width="315" height="320" /></p>
<p>Astfel s-a afirmat Dromichaites. După moartea lui Alexandru Macedon imperiul său a fost împărţit între diadohi. Astfel după cum spune şi istoricul Diodor din Sicilia, regatul Traciei i-a revenit conducătorului Lysimach. Acest conducător a trebuit să facă faţă în scurt timp unor revolte din partea regelui odrisilor, Seuthes al III-lea, pe care nu a reuşit să-l învingă descisiv. În 292 î.h. Lysimach a trebuit să se lupte cu regele geţilor, Dromichaites.</p>
<p>Acesta l-a învins în ambele campanii pe Lysimach şi l-a luat prizonier. Nu se ştie exact motivul conflictului. Cel mai probabil regatul get se întindea pe ambele maluri, iar Lysimach dorea să-şi extindă autoritatea până la linia Dunării. Regatul lui Dromichaites se întindea din Muntenia până în nord-estul Bulgariei. Nu se ştie exact evoluţia ulterioară a acestui regat, însă descoperirile arheologice atestă o cultură înfloritoare la începutul secolului al III-lea î.H. Textele antice nu mai oferă informaţii despre situaţia politică din zonă. Unele ştiri provin din mediul grec şi oferă informaţii despre convieţuirea geţilor cu, coloniile de pe litoralul pontic.</p>
<p>Stăpânirea Macedoniei asupra regatului geţilor a fost una fără probleme în timpul domniilor lui Filip al II-lea al Macedoniei şi al fiului acestuia, Alexandru Macedon. După moartea celui de-al doilea teritoriul Traciei i-a revenit lui Lysimach care l-a gestionat foarte slab. Ca şi în celelalte state în care diadohii au venit la putere, nu au reuşit să realizeze nimic durabil.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-273" title="coif celtic de la ciumesti" src="http://mattyusha.wordpress.com/files/2009/10/coif-celtic-de-la-ciumesti.jpg" alt="coif celtic de la ciumesti" width="320" height="215" />Coif de fier celtic de la Ciumeşti, secolul 4 î.H., sursa:<a href="http://coifuri.blogspot.com/2007/10/coif-celtic.html">http://coifuri.blogspot.com/2007/10/coif-celtic.html</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Camorrista NATO, atto quarto]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/10/20/camorrista-nato-atto-quarto/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 07:27:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
<guid>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/10/20/camorrista-nato-atto-quarto/</guid>
<description><![CDATA[NL/FP: “Avvocato Lauro, in questa chiave di liberazione dei luoghi “pagani” dalla camicia di forza c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/10/porto-di-napoli.jpg"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-3663" title="porto-di-napoli" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/10/porto-di-napoli.jpg?w=150" alt="porto-di-napoli" width="150" height="100" /></a></p>
<p><em>NL/FP: “Avvocato Lauro, in questa chiave di liberazione dei luoghi “pagani” dalla camicia di forza che ne inibiscono il potente messaggio sensuale, lei fu, esattamente dieci anni fa nel 1999, quale Presidente del Porto (da poco diventato “Azienda” da “Ente Pubblico” che era), colui che seppe abbattere la frontiera che dal dopoguerra lo separava dall&#8217;ambiente urbano….Fu buttato giù il Muro, che ne impediva l&#8217;accesso….. Perché la sua politica di integrazione urbano-portuale fu abbandonata?</em><br />
FSL: “Fu un evento storico. Venne abbattuta la Cancellata di Ferro che, dai tempi che i Savoia occuparono Napoli, e ancor pù gli Alleati, aveva sempre separato “la bocca” della città (cioè il Porto stesso), dalla sua popolazione. Si tornò alla libertà dei Re Borbone. Ma gli anglo-americano non gradirono: perciò il piano di “integrazione” urbano-portuale non è più andato avanti. Eppure, alla cerimonia di abbattimento del Muro di Ferro, era il ’99, decennale di Berlino “liberata”, convenne tutta la grande stampa internazionale, dal “Monde” (non ancora in Rotschild), al “Mundo”, dal &#8220;Figaro&#8221; alla “Welt” e alla “Frankfuerter”. Tranne i giornali inglesi, sul momento non capivo perché.<br />
Poi fui defenestrato: <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/03/24/kosovo-italia-serbia-pro-memoria-1999/">entrò in carica il governo di Massimo D&#8217;Alema, nominato apposta, da Cossiga&#38;c., per fare la guerra in Jugoslavia</a>, ed il porto di Napoli da allora divenne una struttura di servizio per la illusoria “conquista dei Balcani”, tipo Mussolini 1940, fatto fesso da Churchill. Con postille servitorie aggiuntive rispetto a quelle precedenti, ed ancora più coattive.”</p>
<p><em>NL/FP: “Chi subentrò al suo posto, a gestire l&#8217;infrastruttura?”</em><br />
FSL: “Roberto Nerli, un uomo-Montepaschi, pedina del Governo Balcanico di Massimo D&#8217;Alema. Fu sotto la sua Presidenza che le banchine commerciali si ridussero in percentuale quasi del 50%, per fare posto alle navi militari USA, a scopo di controllo del Mediterraneo. Da allora questa percentuale è enormemente cresciuta… il Porto di Napoli è ormai una base navale USA, fuori degli stessi <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2008/03/13/li-chiamano-accordi/">patti-NATO</a>, che impedisce i commerci con l&#8217;Oriente ed il Mediterraneo, come era scritto nella sua natura.”</p>
<p><em>NL/FP: “Che destino potrà avere una simile struttura?”</em><br />
FSL: “Nessuna: invece che la tariffe portuali, per ciascun naviglio vi approdi, il Porto di Napoli dipende totalmente ed esclusivamente dal miserabile canone d&#8217;affitto che gli USA (neppure la cosiddetta NATO che ne è la maschera, n.d.r.), pagano per occuparlo interamente coi loro ordigni.”</p>
<p><em>NL/FP: “E’ questa una spiegazione della eterna crisi di Napoli? Economica, sociale, culturale, antropologica, spirituale perfino?”</em><br />
FSL: “Lascio a voi il giudizio. Con una sola avvertenza: non crediate che i traffici militari impediscano del tutto gli arricchimenti di alcuni ceti. Per esempio: droga e armi, ne sono enormemente avvantaggiati, rispetto alle normali mercanzie. Ne circolano in enorme quantità, nelle stive delle fregate e degli incrociatori alleati. E raggiungono sempre la destinazione programmata… Lei crede si guadagni più con una tonnellata di prodotti tessili, o con un solo mitra &#8220;di contrabbando&#8221; diretto a<a href="http://www.napolibera.net/dettaglio.php?id_notizia=585">i Casalesi di John Loran Perham, del resto finanziati da Sviluppo Italia, cioè dallo Stato a massimi livelli</a>?<br />
Finché al Porto di Napoli prevarrà l&#8217;economia di guerra, strettamente militare, e droga inclusa, il popolo-mercante di &#8220;normali&#8221; prodotti, troverà lì sempre strada-sbarrata…”</p>
<p><em>NL/FP-“ E la città verrà privata della sua naturale fonte di ricchezza….”</em><br />
FSL: “Lo avete detto voi.”</p>
<p>Da <em><a href="http://www.napolibera.net/dettaglio.php?id_notizia=590">Porto di Napoli e servitù militari. Ecco perché non produce ricchezza per la città</a></em>, intervista di Franco Palese all&#8217;avvocato <strong>Francesco Saverio Lauro</strong>, ex Presidente dell&#8217;Azienda Autonoma “Porto di Napoli”.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Qui da dove se ne andò anche Dio]]></title>
<link>http://andreapomella.wordpress.com/2009/10/19/qui-da-dove-se-ne-ando-anche-dio/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 07:54:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Andrea Pomella</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ieri sera ho visto in Tv il bel film Resolution 819, una coproduzione tra Italia, Francia e Polonia ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ieri sera ho visto in Tv il bel film Resolution 819, una coproduzione tra Italia, Francia e Polonia ]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La Repubblica delle trombe]]></title>
<link>http://latitanze.wordpress.com/2009/10/13/la-repubblica-delle-trombe/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 07:43:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>rivistapaginazero</dc:creator>
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<description><![CDATA[LA REPUBBLICA DELLE TROMBE (durata 48&#8242;) Documentario di Stefano Missio e Alessandro Gori 17 ot]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://latitanze.wordpress.com/files/2009/10/locandinagrande-copia.jpg" alt="locandinaGRANDE copia" title="locandinaGRANDE copia" width="450" height="636" class="alignnone size-full wp-image-768" /></p>
<p><strong>LA REPUBBLICA DELLE TROMBE</strong> (durata 48&#8242;)</p>
<p>Documentario di Stefano Missio e Alessandro Gori</p>
<p>17 ottobre 2009, ore 21:30<br />
Malacarne Social Club<br />
Via San Vitale 14/A Verona</p>
<p>Gvozden Rosić, capo orchestra di un gruppo di suonatori in un piccolo paesino agricolo nel cuore della Serbia, si prepara alla più grande competizione di ottoni d&#8217;Europa. Usata per suonare l&#8217;attacco in guerra, la tromba ha perso la sua valenza militare ed è diventata parte integrante della vita del popolo serbo, suonando per la nascita di un bambino, per l&#8217;inaugurazione delle nuove case fino ad accompagnare il morto nel suo ultimo viaggio.</p>
<p>Alla serata sarà presente Alessandro Gori.<br />
<a href="http://www.alessandrogori.info/larepubblicadelletrombe/index.html">http://www.alessandrogori.info/larepubblicadelletrombe/index.html<br />
</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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