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	<title>banche &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/banche/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "banche"</description>
	<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:38:07 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Dubai world]]></title>
<link>http://moneygoeswild.wordpress.com/2009/11/30/dubai-world/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 13:35:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>moneygoeswild</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lo Stato del Dubai mette le cose in chiaro e afferma che i debiti della società non sono garantiti d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Lo Stato del Dubai mette le cose in chiaro e afferma che i debiti della società non sono garantiti dallo Stato.</p>
<p>Quindi:</p>
<p><a href="http://www.cnbc.com/id/34203542" target="_blank"><em>&#8220;Creditors need to take part of the responsibility for their decision to lend to the companies&#8221;</em></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Berlusconi porta sfiga? Dubai in crisi...]]></title>
<link>http://ilronny.wordpress.com/2009/11/30/berlusconi-porta-sfiga-dubai-in-crisi/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 13:27:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilronny</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sembra che ovunque vada succeda il nefasto&#8230; Preso a caso su internet&#8230; &#8220;-) E&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Sembra che ovunque vada succeda il nefasto&#8230; Preso a caso su internet&#8230; &#8220;-) E&#8217;]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Eccessi verbali (le banche che distruggono la vita?)]]></title>
<link>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/30/eccessi-verbali-le-banche-che-distruggono-la-vita/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:23:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sul Forum del Corriere della Sera tenuto da Isabella Bossi Fedrigotti non ho potuto fare a meno di l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/le-banche-ti-rapinano.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1450" title="le-banche-ti-rapinano" src="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/le-banche-ti-rapinano.jpg?w=224" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<p>Sul Forum del Corriere della Sera tenuto da Isabella Bossi Fedrigotti non ho potuto fare a meno di leggere questo <a href="http://forum.corriere.it/cosi_e_la_vita/27-11-2009/le-banche-che-distruggono-la-vita-1418630.html">post.</a> Che riporto, integralmente, per la tristezza che mette, per la compassione che genera, perché chi parla è accecato da qualcosa che non possiamo sapere ma che non tiene conto di tutti i fattori in gioco, perché generalizza e banalizza. E questo non aiuta mai a giudicare l&#8217;esperienza umana, qualunque esperienza, cioè a darle un senso.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il tesoretto dell’ avv. Pessina]]></title>
<link>http://ellieglialtri.wordpress.com/2009/11/30/il-tesoretto-dell%e2%80%99-avv-pessina/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 08:00:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>ellieglialtri</dc:creator>
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<description><![CDATA[Grazie al computer dell’avvocato Fabrizio Pessina, la Finanza recupera 12 milioni di euro depositati]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><a href="http://ellieglialtri.wordpress.com/files/2009/11/gdf.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1656" title="GDF" src="http://ellieglialtri.wordpress.com/files/2009/11/gdf.jpg?w=300" alt="" width="300" height="192" /></a>Grazie al computer dell’avvocato Fabrizio Pessina, la Finanza recupera 12 milioni di euro depositati a Chiasso. Lo scrive il domenicale “Il Caffè” www.ilcaffe.ch<!--more--><br />
</strong></p>
<p>&#160;</p>
<p>Dodici milioni di euro che erano depositati all’Ubs di Chiasso sono rientrati in Italia. Fondi neri su un conto denominato  “Caccia e pesca” che appartengono a Giuseppe Grossi, “il re delle bonifiche ambientali”, arrestato nel corso dell’inchiesta sul risanamento dell’area milanese Montecity-Santa Giulia e al centro anche dell’indagine per una mega evasione fiscale. Indagine avviata con la scoperta nel computer dell’avvocato chiassesse Fabrizio Pessina di oltre 500 nominativi su cui grava il sospetto di aver trasferito illegalmente capitali all’estero per frodare l’erario italiano. Nel portatile dell’avvocato, arrestato nel febbraio scorso all’aeroporto di Malpensa al rientro di una vacanza in Spagna, gli inquirenti hanno trovato centomila files archiviati in 4000 cartelle: nomi di persone,  di società, numeri di conti, fatture e documenti contabili.</p>
<p>Una miniera di informazioni  per gli specialisti della Guardia di Finanza che di schermata in schermata si sono ritrovati davanti ai dati patrimoniali top secret di industriali, professionisti, commercianti e altri insospettabili ricconi, a cui Pessina faceva da consulente. E Grossi era tra i suoi più importanti clienti. Proprio qualche giorno fa il giudice delle indagini preliminari della Procura milanese ha respinto la sua richiesta di scarcerazione per motivi di salute, sebbene “il re delle bonifiche” stia aprendo i suoi forzieri  off shore. Prima dei 12 milioni di euro rientrati da Chiasso si era impegnato, già questa estate, a restituire ratealmente al fisco italiano altri 13 milioni.  Sinora con l’inchiesta sul risanamento di Montecity- Santa Giulia, gli inquirenti hanno recuperato ben 55 milioni di euro.</p>
<p>Pessina, che è stato scarcerato nel luglio scorso dopo aver passato cinque mesi nel carcere di San Vittore a Milano, agli occhi  degli investigarori è subito apparso come il grande architetto della finanza off shore. Grazie al suo computer la Guardia di Finanza è riuscita a mettere a fuoco i meccanismi più sosfisticati per aggirare il fisco. Una tecnica che, per raffinatezza e complessità,  surclassa il tradizionale gioco di scatole cinesi e di triagolazioni finanziarie messo a punto, sempre in Ticino, negli anni passati per schermare i capitali in fuga di casi ormai celebri, come quelli legati ai nomi di Fiorani, Tanzi e Cragnotti. Da quanto è emerso dalle indagini, Pessina si staglia come un personaggio chiave nella schiera di colletti bianchi, avvocati, notai, fiduciari e commercialisti, che fanno da snodo tra i grandi evasori fiscali e il sistema finanziario internazionale. “Senza la mediazione di questi personaggi non esisterebbero né paradisi fiscali né Paesi offshore” ha dichiarato il generale Guseppe Viganolo, del comando generale della Guardia di Finanza, ai microfoni di Speciale Tg1 che al caso Pessina e alla piazza finanziaria ticinese ha dedicato settimana scorsa un lungo servizio. Intanto, le indagini si stanno sviluppando in due direzioni: da una  parte l’inchiesta penale che si arricchisce di nuovi filoni  lambendo pure i Palazzi della politica, dall’altra l’accertamento fiscale a 360 gradi sui nomi della lista Pessina. <strong>Da: Il Caffè</strong><strong></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un'operazione da manuale...]]></title>
<link>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/29/unoperazione-da-manuale/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 21:40:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8230;con soli 3 giorni di ritardo.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/infinity-tower-in-dubai.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1443" title="Infinity-Tower-in-Dubai" src="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/infinity-tower-in-dubai.jpg?w=157" alt="" width="157" height="300" /></a></p>
<p>&#8230;con soli 3 giorni <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/11/dubai-intervento-banca-centrale.shtml?uuid=b0d060b8-dce9-11de-8de1-7bda6e40859b&#38;DocRulesView=Libero">di ritardo.</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Festa dei soci.]]></title>
<link>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/29/festa-dei-soci/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 20:57:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
<guid>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/29/festa-dei-soci/</guid>
<description><![CDATA[La sede della Bcc di Monastier e del Sile Oggi ho avuto la fortuna e l&#8217;onore di essere invitat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_1428" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/sede_bcc_monastier.jpg"><img class="size-medium wp-image-1428" title="Sede_Bcc_Monastier" src="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/sede_bcc_monastier.jpg?w=300" alt="" width="300" height="112" /></a><p class="wp-caption-text">La sede della Bcc di Monastier e del Sile</p></div>
<p>Oggi ho avuto la fortuna e l&#8217;onore di essere invitato a parlare alla Festa del Socio della Banca di Credito Cooperativo di Monastier e del Sile.</p>
<p>Ho visto facce vere, di gente vera, che a partire da una mossa della propria libertà decide di donare, gratuitamente, tempo, denaro, cultura -ovvero modo di vedere la vita- per non restare intrappolata nell&#8217;individualismo.</p>
<p>Ho visto facce di gente che lavora per musei del territorio, donati da persone senza altro scopo che creare valore per il territorio, non per le proprie tasche o quelle dei manager. Ho avuto modo di riflettere sulle ragioni di tutto questo, prima di tutto per me stesso, a partire da quanto affermato da Benedetto XVI nella sua Enciclica più recente:<em>&#8220;Senza la verità la carità scivola nel sentimentalismo. La verità libera la carità dalle strettoie di un emotivismo che la priva di contenuti relazionali e sociali.&#8221;</em></p>
<p>Dico grazie per tutto questo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Prima o Dopo il Tunnel?]]></title>
<link>http://politicallyincorrect09.wordpress.com/2009/11/29/prima-o-dopo-il-tunnel/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 11:00:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>La Mendola Dario</dc:creator>
<guid>http://politicallyincorrect09.wordpress.com/2009/11/29/prima-o-dopo-il-tunnel/</guid>
<description><![CDATA[caption id=&#8221;attachment_144&#8243; align=&#8221;alignleft&#8221; width=&#8221;300&#8243; captio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>caption id=&#8221;attachment_144&#8243; align=&#8221;alignleft&#8221; width=&#8221;300&#8243; caption=&#8221;Crisi&#8221;]<a href="http://politicallyincorrect09.wordpress.com/files/2009/11/show_image_615-php.jpeg"><img class="size-medium wp-image-144 " title="Crisi" src="http://politicallyincorrect09.wordpress.com/files/2009/11/show_image_615-php.jpeg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a>[/caption]</p>
<p style="text-align:left;">Siamo veramente usciti dalla crisi? L’attuale crisi che ha colpito il sistema economico mondiale ha proporzioni simili a quella che si verificò nel ’29 e sembrava che il capitalismo fosse in grado di resistere ad un secondo pesante crollo. Ciò non è stato. Le banche non hanno retto a questa politica economica che ha indotto milioni di famiglie a indebitarsi e i loro debiti a essere merce di scambio. Questo sistema, basandosi sull’acquisto di titoli di credito da parte di soggetti terzi esterni al rapporto banca-cliente, ha portato alla generazione di un’economia basata su fondamenta inesistenti. I nodi sono venuti al pettine quando le famiglie indebitate non sono più riuscite a pagare il debito contratto e a loro volta le banche, non ottenendo indietro il credito prestato, si sono trovate, quindi, in debito verso altri soggetti. Gli istituti di credito, vendendo questi mutui-obbligazioni ad altre banche, hanno fatto sì che si creasse un divario di valore tra il prestito reale stipulato ed il valore di queste obbligazioni e la liquidità che ne è derivata è servita per allacciare nuovi mutui creando, così, un circolo vizioso. Alla fine di questo percorso degenerato troviamo, come sempre in queste situazioni, il consumatore finale che comprava questi titoli non sapendo che dentro trovava altri titoli, poi altri titoli, il suo debito e, quindi, nulla. Il legame tra l’economia fittizia e l’economia reale è dato dal settore immobiliare, che otteneva soldi veri dalle banche, e quindi grandi vantaggi nel breve periodo. Ecco che la nota crisi ha colpito anche questo settore facendo, appunto, calare il prezzo degli immobili che se da un lato poteva sembrare un’opportunità per le famiglie di acquistare immobili ad un prezzo minore, d’altro canto ha portato molte persone ad accendere mutui, incrementando l’economia fittizia ed i propri debiti. Non dimentichiamo, comunque, anche il settore dei beni di consumo con le famigerate carte di credito che negli Stati Uniti, Giappone, Corea e nell’Europa hanno fatto sì che molte famiglie spendessero mensilmente più di quanto potevano permettersi. I consumatori, infatti, sono stati invogliati da diverse società ad avere la possibilità d’ottenere vari crediti (carte di credito) che si rifacevano su un singolo credito (la carta di credito principale). Ma veniamo alla domanda con cui abbiamo iniziato: forse la crisi è passata dal punto di vista finanziario, ma nella realtà ci troviamo di fronte alla fine della Cassa Integrazione per milioni di lavoratori, il conseguente licenziamento, minori consumi, minori investimenti. Possiamo, così, affermare che lo spiraglio di luce c’è ma siamo ancora nelle tenebre.<br />
Quale prospettiva di un sistema economico basato su fondamenta solide possiamo immaginare una maggiore correlazione tra il mondo finanziario e quello reale, rapporti e contratti stipulati su basi più concrete, istituzioni di organi di controllo più efficienti basati ad esempio su principi “anti-speculazione”. Bisogna, inoltre, rivedere il concetto di globalizzazione attuale nel senso di un’armonizzazione del sistema economico ridistribuendo le ricchezze equamente per far sì che la vita di un soggetto non dipenda più da dove sia nato ma dalle proprie capacità.</p>
<p style="text-align:right;">ringrazio per la collaborazione<br />
Elena Spanò</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Guida al Mutuo casa e Guida al conto corrente: le guide pratiche di Banca d'Italia]]></title>
<link>http://prestitifinanziamenti.wordpress.com/2009/11/29/guida-al-mutuo-casa-e-guida-al-conto-corrente-le-guide-pratiche-di-banca-d-italia/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 10:15:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>prestitifinanziamenti</dc:creator>
<guid>http://prestitifinanziamenti.wordpress.com/2009/11/29/guida-al-mutuo-casa-e-guida-al-conto-corrente-le-guide-pratiche-di-banca-d-italia/</guid>
<description><![CDATA[Secondo quanto previsto dalla nuova discipliana sui rapporti tra intermediari e clienti la Banca d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="_mcePaste">Secondo quanto previsto dalla nuova discipliana sui rapporti tra intermediari e clienti la Banca d&#8217;Italia ha provveduto a pubblicare 2 utili guide: <strong>guida pratica al conto corrente</strong> e <strong>guida pratica al mutuo per la casa</strong>.</div>
<div>I due documenti sono consultabili e scaricabili in formato elettronico dal sito della <a title="Guida pratica al mutuo casa e Guida pratica al conto corrente" href="http://www.bancaditalia.it">Banca d&#8217;Italia</a> e  saranno disponibili a partire dal 1° gennaio 2010 anche presso gli sportelli degli intermediari che offrono <strong>conti correnti</strong> e <strong>mutui ipotecari</strong> ai consumatori.</div>
<div>I principali argomenti trattati dalle guide sono:</div>
<div id="_mcePaste"><strong>Guida pratica al conto corrente</strong>: Il conto corrente in parole semplici</div>
<div id="_mcePaste">Vigilanza › Vigilanza sulle banche › Normativa › Disposizioni di vigilanza › Provvedimenti del Governatore › Disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti</div>
<div id="_mcePaste"><strong>Guida pratica al mutuo</strong>: Il mutuo per la casa in parole semplici</div>
<div id="_mcePaste">Vigilanza › Vigilanza sulle banche › Normativa › Disposizioni di vigilanza › Provvedimenti del Governatore › Disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti</div>
<div></div>
<div>Fonte: <a title="Notizie e aggiornamenti su prestiti e finanziamenti" href="http://www.info-prestito.it/news">Info Prestito: notizie su prestiti e finanziamenti</a></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Adesso penserete : ma cosa c'entra .....]]></title>
<link>http://answerspistoia.wordpress.com/2009/11/28/adesso-penserete-ma-cosa-centra/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 19:06:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>answerspistoia</dc:creator>
<guid>http://answerspistoia.wordpress.com/2009/11/28/adesso-penserete-ma-cosa-centra/</guid>
<description><![CDATA[questo articolo con la Answers, WCCR, Multimedia-Planet, B2b, Soft4Web e le altre cioè Gruppo Phonem]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>questo articolo con la Answers, WCCR, Multimedia-Planet, B2b, Soft4Web e le altre cioè Gruppo Phonemedia adesso OMEGA ?</p>
<p>Leggete l&#8217;articolo e capirete l&#8217;analogia !  (in neretto l&#8217;indizio)</p>
<p>E dopo aver letto l&#8217;articolo andate al link e rispondete perchè anche il nostro sistema finanziario non controlla le operazioni ?</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
<div id="multimedia">
<div><img src="http://www.repubblica.it/2009/11/sport/formulauno/bmw-sauber/bmw-sauber/este_27130527_05340.jpg" alt="Il team Bmw torna alla Sauber E potrebbe arrivare Volkswagen" width="230" /></div>
</div>
<p>La storia si ripete. Stavolta al contrario: il team Bmw torna nella mani di Peter Sauber. E già perché il team Sauber fu fondato nel 1993 per poi passare, quattro anni fa, sotto il controllo diretto della Bmw.</p>
<p>Insomma una buona notizia perché si crea una sorta di continuità nella scuderia e anche per questo sia Bmw che Peter Sauber esultano: il rischio era che il team finisse nelle mani della <strong><em>Qadbak Investment Ltd</em></strong>. &#8220;Siamo molto felici di questa soluzione &#8211; ha spiegato infatti Klaus Drager, componente del board della Bmw &#8211; perché così garantiamo un futuro roseo al team&#8221;.</p>
<p>&#8220;Sono davvero sollevato per aver trovato questa soluzione e sono convinto che il nuovo team avrà un gran futuro in Formula 1. Il nostro staff &#8211; ha aggiunto Sauber &#8211; è molto competente e motivato&#8221;.</p>
<p>Insomma, finalmente una buona notizia per questa martoriata F1. Che &#8211; fra l&#8217;altro &#8211; non è la sola: sembra che la Volkswagen stia valutando l&#8217;ingresso in Formula 1 come fornitore di motori dal 2012. &#8220;Se sei il più grande costruttore del mondo &#8211; spiega con la solita modestia Hans-Joachim Stuck, responsabile dell&#8217;attività sportiva della Volkswagen &#8211; è naturale pensarci. Ma non prima del 2012&#8243;.</p>
<p>D&#8217;altra parte sono anni che si vocifera l&#8217;arrivo della Volkswagen. Si è parlato addirittura dell&#8217;acquisto della Red Bull, ma la strategia del colosso di Wolfsburg appare chiara: non legarsi mani e piedi a una squadra ma fornire motori a più scuderie&#8221;, un po&#8217; come faceva anni fa la Cosworth.</p>
<p>&#8220;Se vuoi acquistare la Red Bull &#8211; spiega infatti Hans-Joachim Stuck &#8211; e poi Adrian Newey (il progettista del team, ndr) vuole volare o andare a pesca, la squadra non ha più successo. Guardate la Bmw: hanno comprato una galleria del vento da svariati milioni e un supercomputer. Ora chiudono. Costruire un motore e darlo ad una squadra è il modo migliore&#8221;</p>
<p>&#8220;I big &#8211; conclude Stuck &#8211; dovrebbero ripresentarsi con un nuovo ruolo. &#8220;Produrre i motori, cederli in leasing, venderli o darli a qualcuno. In questo modo si libererebbero di tutti i problemi con squadre, tunnel del vento, ingegneri. Ho seguito la Formula 1 per gli ultimi 7 anni con la Bmw e, con 20 monoposto in griglia, mi sono sempre chiesto come sarebbe stato lo sport se avessimo avuto 30 macchine. Ora stiamo tornando a questo&#8221;, dice riferendosi all&#8217;ampliamento del numero dei partecipanti al Mondiale. Nel 2010 correranno 13 squadre. &#8220;Abbiamo 3 team in più, 26 monoposto. Con un motore &#8216;globale&#8217;, valido come affidabilità e conveniente per costi, possiamo arrivare a 30 macchine&#8221;.</p>
<p>&#160;</p>
<p>ecco il link con la spiegazione:</p>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Qadbak_Investments">http://en.wikipedia.org/wiki/Qadbak_Investments</a></p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Banche al ballo del mattone]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/28/banche-al-ballo-del-mattone/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 12:58:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/28/banche-al-ballo-del-mattone/</guid>
<description><![CDATA[Prima il salvataggio Risanamento. Poi l&#8217;operazione Pirelli Real Estate. Così gli istituti di c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images130.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8726" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images130.jpg" alt="" width="114" height="127" /></a>Prima il salvataggio Risanamento. Poi l&#8217;operazione Pirelli Real Estate. Così gli istituti di credito stanno correndo in aiuto dei gruppi immobiliari. Per evitare grosse perdite sui propri investimenti</h2>
<p>Neppure il tempo di evocarla da lontano, addirittura dal Brasile, dove Marco Tronchetti Provera, interpellato dai giornalisti, martedì 10 novembre ha auspicato una pronta soluzione per i problemi immobiliari del gruppo. Detto? Fatto. E così, il giorno dopo, un prudentissimo comunicato stampa ha annunciato le prossime possibili nozze tra Pirelli Real Estate e la Fimit gestita da Massimo Caputi, l&#8217;uomo di fiducia del sistema bancario sul fronte del mattone.</p>
<p>Non c&#8217;è ancora nulla di definito, spiegano i portavoce delle due parti in causa. Ma la macchina ormai si è messa in moto. Se la fusione andasse in porto, forse già entro la fine dell&#8217;anno, nascerebbe un gruppo con oltre 10 miliardi di attività in gestione: case, palazzi, terreni distribuiti su una dozzina di fondi d&#8217;investimento. E Tronchetti, grazie ai consigli dell&#8217;amico banchiere d&#8217;affari Gerardo Braggiotti, all&#8217;appoggio di Corrado Passera (Banca Intesa) e al placet di Cesare Geronzi (Mediobanca), può finalmente iniziare a sganciarsi dal business immobiliare, diventato una palla al piede dopo gli anni del boom alimentato dalla bolla finanziaria.<!--more--></p>
<p>In parole povere, un nuovo paracadute si apre per favorire l&#8217;atterraggio morbido di un grande debitore. È un paracadute, per così dire, di sistema, generosamente offerto dai banchieri che in questo modo sperano di puntellare i propri bilanci tutelando quelli altrui.</p>
<p>Non è la prima volta, in questi mesi. Martedì 10 novembre, quasi in contemporanea con l&#8217;operazione Pirelli Re, il via libera del tribunale di Milano ha finalmente sdoganato il salvataggio della galassia di Luigi Zunino gestito dagli istituti di credito che ne hanno finanziato l&#8217;ascesa, in primo luogo Intesa. E l&#8217;operazione, oltre alla holding Risanamento quotata in Borsa e schiacciata da quasi 3 miliardi di debiti, si estende di fatto anche alle società personali dell&#8217;immobiliarista ex rampante, esposte per altri 500 milioni verso le banche. Citylife, il nuovo quartiere in centro a Milano nell&#8217;area un tempo occupata dalla Fiera, rischia di ridursi ai minimi termini per via dei costi schizzati ben oltre i 2 miliardi. E allora tocca alle banche, Intesa, Unicredit, Popolare Milano e Mediobanca, prendere in mano la situazione per evitare il naufragio garantendo la posizione dei costruttori, cioè le aziende di Salvatore Ligresti e della famiglia Toti. Del resto, proprio Ligresti in ottobre ha sistemato i conti della sua Fondiaria liberandosi di immobili per 530 milioni (con 155 milioni di plusvalenza), collocati in un nuovo fondo, battezzato Rho, creato per l&#8217;occasione dal solito Caputi. E perfino Giuseppe Statuto, a suo tempo bollato, forse a torto, come l&#8217;ultimo dei furbetti del quartierino, coltiva buone speranze di trovare un accordo con i suoi finanziatori (in prima fila il Banco Popolare tramite Italease) per far quadrare i conti di un gruppo gravato da circa 2 miliardi di debiti.</p>
<p>Insomma, vietato fallire per i re del mattone. L&#8217;importante, spiegano gli esperti, è &#8220;non deteriorare il credito&#8221;. Ovvero, in parole povere e brutali, salvare i conti delle banche evitando fin quando possibile di svalutare i crediti concessi negli anni del boom a imprenditori che alla prova dei fatti si sono rivelati degli speculatori avventati. &#8220;Il sistema va tutelato&#8221;, chiosano alcuni impavidi commentatori. Poco importa se poi nei bilanci dei colossi bancari vengono inserite attività con valutazioni che possono sembrare irrealistiche rispetto a quelle correnti sul mercato. Qualche volta però il meccanismo si inceppa. E allora affiora in superficie il reticolo di potenziali conflitti d&#8217;interessi, giochi di sponda, favori incrociati, che avvolge l&#8217;intero sistema. Non è un caso che da qualche mese Banca d&#8217;Italia e Consob abbiano dato un giro di vite ai controlli sull&#8217;attività dei fondi immobiliari.</p>
<p>Per il momento è emerso ben poco. Irregolarità formali sanzionate con ammende di poche decine di migliaia di euro nei confronti dei gestori come quelle che hanno colpito nei giorni scorsi i vertici del gruppo Sorgente sgr. Ma, di recente, i controlli delle autorità di vigilanza si sono fatti più stringenti anche nei confronti dei cosiddetti valutatori professionali. Tocca a loro sfornare le perizie su cui si basano le grandi compravendite immobiliari. Sono questi &#8216;esperti indipendenti&#8217; a dare l&#8217;ok formale agli affari immobiliari che muovono il business del mattone. È un ruolo, il loro, simile a quello svolto dai revisori di bilancio e dalle agenzie di rating, finite sotto accusa quando sui mercati finanziari si è scatenata la bufera.</p>
<p>Le nuove disposizioni allo studio della Consob punterebbero a far emergere eventuali conflitti d&#8217;interessi. A chiarire con precisione il ruolo svolto dalle grandi agenzie, spesso organizzate sotto forma di network internazionali, che a seconda dei casi possono trovarsi a recitare diversi ruoli in commedia: perito indipendente, consulente di parte, analista di mercato. Ne sanno qualcosa banchieri e gestori di fondi, grandi clienti di superperiti come Reag e Richard Ellis, giusto per citare due marchi tra i più conosciuti. Ma su un mercato per forza di cose ristretto, animato da pochi grandi attori, e spesso, perdipiù, a corto di contante, i rischi di conflitti di interessi e incroci pericolosi appaiono ancora più rilevanti.</p>
<p>Prendiamo il caso di Caputi, vero asso pigliatutto con i fondi della scuderia targata Fimit. Banche come Intesa e Unicredit. Compagnie di assicurazioni come Fondiaria. E poi enti previdenziali del calibro di Enpam (medici), Inpdap (dipendenti pubblici), Inarcassa (notai). Tutti si sono affidati a Caputi per dismettere, guadagnandoci, pezzi importanti del loro patrimonio immobiliare.</p>
<p>Intesa, per dire, l&#8217;anno scorso ha iscritto a bilancio circa 100 milioni di profitti vendendo decine di palazzi, alcuni di grandi pregio, al fondo Omega gestito da Fimit. A quest&#8217;ultima fa capo anche Omicron, a cui Unicredit ha girato 72 immobili con guadagni complessivi per oltre 440 milioni. I banchieri brindano a champagne, perché queste operazioni, oltre dare una spinta al conto economico, consentono anche di rafforzare i ratios patrimoniali. Tutto bene, quindi. Ma chi paga? Con quali risorse i fondi comprano gli immobili messi in vendita dalle banche? Prendiamo un caso concreto. A dicembre del 2008, come detto, Intesa ha ceduto ad Omega un patrimonio immobiliare valutato 850 milioni. Il fondo si è finanziato per circa 250 milioni con l&#8217;emissione di quote e per il resto, poco meno di 600 milioni, si è indebitato. Per i prestiti non c&#8217;è problema: è scesa in campo la stessa Banca Intesa insieme ad altre banche. Le quote del fondo invece, secondo quanto recitano i comunicati ufficiali, sono state sottoscritte da non meglio precisati &#8216;investitori istituzionali&#8217;. Tra questi, anche se non ci sono conferme dei diretti interessati, non dovrebbero mancare anche enti previdenziali come Enpam e Inpdap, soci di Caputi in Fimit. Ma in questa complessa partita continua a giocare un ruolo importante anche Banca Intesa, che da principio, a dicembre del 2008, ha conservato in portafoglio il 30 per cento delle quote di Omega. Un altro 23,54 per cento è stato invece rilevato dal fondo pensioni di Sanpaolo Imi, a cui sono iscritti circa 25 mila dipendenti del gruppo creditizio torinese assorbito anni fa da Intesa.</p>
<p>Tutto a norma di legge. Ma non sembra azzardato concludere che Intesa si è costruita in casa la plusvalenza finanziando l&#8217;intervento di Caputi. Il quale vanta stretti rapporti d&#8217;affari anche con il fondo previdenziale di Sanpaolo Imi. Quest&#8217;ultimo, tramite un veicolo lussemburghese, ha investito decine di milioni in un altro fondo di Fimit. Di più, il veicolo lussemburghese, battezzato Emera sicav, annovera tra i suoi quattro consiglieri di amministrazione anche Alessandra Patera, collaboratrice e socia dell&#8217;immancabile Caputi.</p>
<p>Caso chiuso, ormai. Adesso tocca a Pirelli Re. Sarà una coincidenza, ma Banca Intesa è il maggiore creditore della holding immobiliare di Tronchetti e anche dei suoi fondi. Pochi giorni prima dell&#8217;annuncio delle possibili nozze con Fimit si è saputo che la banca guidata da Passera ha rilevato in proprio un pacchetto del 5 per cento (con un&#8217;opzione per raddoppiare la quota) della società di gestione di fondi targata Pirelli. Così, a giochi fatti, se davvero la fusione con Fimit andrà in porto, l&#8217;istituto milanese si troverà contemporaneamente ad essere socio di Caputi, creditore di Fimit più Pirelli Re e infine importante finanziatore, nonché sottoscrittore dei fondi immobiliari gestiti dal gruppo. Quando si dice la banca di sistema.</p>
<p>Vittorio Malagutti</p>
<p><a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/banche-al-ballo-del-mattone/2115464//0" target="_blank">L&#8217;Espresso<br />
</a></p>
<p><!-- inizio DATA --><!-- inizio DATA --><!-- fine SOMMARIO --></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La lap dance può salvare l'economia]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/28/la-lap-dance-puo-salvare-leconomia/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 12:05:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[RICHARD NEWBURY Nel 1720, al tempo della Bolla dei Mari del Sud, un membro del parlamento britannico]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2"><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images128.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8720" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images128.jpg" alt="" width="116" height="116" /></a>RICHARD NEWBURY</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif" alt="" height="4" /></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2">Nel 1720, al tempo della Bolla dei Mari del Sud, un membro del parlamento britannico propose che tutti i banchieri fossero chiusi dentro sacchi pieni di vipere e gettati nel Tamigi. Nonostante l’ampio appoggio pubblico, la proposta non diventò legge. Gli elettori britannici oggi sono dello stesso umore. Volenti o nolenti, si trovano azionisti di maggioranza di banche internazionali «troppo grandi per fallire», coinvolti personalmente perché, attraverso il governo, hanno garantito interventi per un miliardo di sterline.</p>
<p>Non solo le banche hanno evitato qualunque «rischio morale» ma oltre mille banchieri della City, com’è riportato nel Walker Report commissionato dal governo e presentato ieri, hanno ricevuto bonus superiori al milione di sterline. Una cifra che è almeno il doppio di quanto i loro nuovi azionisti &#8211; cioè i britannici &#8211; guadagnano mediamente in tutta la loro vita. Se il governo usasse qualcosa di più delle parole per bloccare questi bonus, i banchieri si sposterebbero all’estero dalla sera alla mattina. E considerevole sarebbe la perdita di tasse e di reddito. <!--more--></p>
<p>Che cosa si dovrebbe fare per placare l’ira degli elettori senza affondare il vivacissimo settore dei servizi finanziari che, quando viene accusato di non concedere maggiori crediti all’industria britannica e alle famiglie, replica che i profitti &#8211; sui quali sono calcolati i bonus &#8211; sono necessari per reintegrare le riserve inquinate dai titoli tossici? Per far quadrare questo cerchio serve quel genere di pensiero laterale intuitivo di cui Maynard Keynes era maestro. Fosse vivo, oggi suggerirebbe questa strategia.</p>
<p>Quando i banchieri d’investimento o i trader in azioni, materie prime, valute o futures finiscono la loro giornata, spesso si rifugiano in uno di quei club di lap-dance di Peter Stringfellow, dove guardano ballare davanti ai loro occhi ragazze poco vestite ma intoccabili esattamente come le perdite e i profitti che turbinano sugli schermi dei loro uffici. Lì, nei club di lap dance, troviamo il modello di business che soddisferà sia gli elettori che i banchieri.</p>
<p>Le ballerine sono pagate in proporzione alla loro attività: 20 sterline a danza e 200 per mezz’ora di «tempo dedicato». Quanto più la ragazza è affascinante e determinata, tanto più lei guadagnerà e Stringfellow incasserà. Succede lo stesso con i banchieri. Un trader in valuta estera riceve il 15 per cento di ciò che fa incassare alla banca. Dando lavoro a un trader, la banca mette potenzialmente un’immensa quantità di denaro sulla sua strada. C’è però una differenza tra trader e ballerine: mentre Stringfellow chiede alle sue ragazze cento sterline a notte per il diritto di lavorare nei suoi club, i banchieri d’investimento ricevono uno stipendio-base di 50-200 mila sterline. Questo è assurdo. E qui sta la soluzione al problema che tormenta Brown, Obama e Sarkozy.</p>
<p>Quanto dovrebbe costare il «diritto di lavorare» alle ballerine di lap dance e ai banchieri d’investimento? Alzare troppo il «diritto-club» allontanerebbe le ballerine, riducendo con i costi anche le entrate. Abbassare la retribuzione da 20 a 15 sterline per danza farebbe andare via quelle brave, mentre quelle meno brave resterebbero. Alzare il «diritto-club», invece, allontana le cattive ballerine, che non sono sicure di lavorare tanto da ripagarlo. Le banche dunque dovrebbero fare delle aste, in cui potenziali trader offrono una cifra annua per lavorare: quanto più sono bravi, tanto più sono disposti a pagare.</p>
<p>Commerciare in «options» è un mercato vitale e proficuo nella City, ma non nel mondo del lavoro. Ora c’è qualcosa di nuovo da vendere e comprare. Una «call option», una opzione di acquisto, dà a chi la detiene il diritto, ma non l’obbligo, di comperare qualcosa a un prezzo prestabilito. Se al momento di vendere il prezzo di mercato è più alto, l’opzione può essere esercitata con un guadagno. Se è più basso, chi la detiene può rinunciarvi, perdendo solo il prezzo d’acquisto.</p>
<p>Un banchiere d’investimento potrebbe fare una «opzione di acquisto» sui suoi risultati: se fa guadagnare alla banca dieci milioni di sterline, riceve un milione e mezzo; se fa perdere 10 milioni, non ne perde personalmente un milione e mezzo. Questa «opzione» avrebbe per il trader un valore considerevole. E anche per la banca, che selezionerebbe i migliori. E per i politici, che tratterrebbero chi guadagna bene e le sue tasse, oltre a mostrare agli elettori che i bonus sono onestamente guadagnati. E per la gente comune, che potrebbe partecipare alla lotteria per un posto di trader. E per Stringfellow, che avrebbe nuovi clienti. Keynes troverebbe tutto questo un’intuizione laterale molto soddisfacente.</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#38;ID_articolo=6672&#38;ID_sezione=&#38;sezione=" target="_blank">La Stampa</a></td>
</tr>
<tr>
<td><img src="http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif" alt="" height="8" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Spegnere (?) il lavoro.]]></title>
<link>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/28/spegnere-il-lavoro/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 09:15:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
<guid>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/28/spegnere-il-lavoro/</guid>
<description><![CDATA[Dario Di Vico firma un articolo sul Corriere della Sera di oggi, prendendo come spunto la vicenda Sà]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/safilotitanium.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1420" title="SafiloTitanium" src="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/safilotitanium.jpg?w=300" alt="" width="300" height="139" /></a></p>
<p>Dario Di Vico firma un <a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_novembre_28/divico_44396094-dbe5-11de-abb8-00144f02aabc.shtml">articolo </a>sul Corriere della Sera di oggi, prendendo come spunto la vicenda Sàfilo, azienda di eccellenza del made in Italy, che rischia di chiudere per colpa della cattiva finanza. I dati di bilancio di sono esposti nella sezione del blog <a href="http://johnmaynard.wordpress.com/analisi-e-commenti/safilo/">Analisi e commenti</a>.</p>
<p>Si tratta di dati, oggettivamente, molto migliori di quelli di un&#8217;altra eccellente malata del listino, Mariella Burani Fashion Group. Il fabbisogno finanziario non pare fuori controllo, la perdita è limitata all&#8217;anno 2008 e i debiti non hanno raggiunto le cifre stratosferiche del gruppo di Reggio Emilia. Forse l&#8217;allarme è eccessivo, forse la cattiva finanza, alla fine, non farà morire la Sàfilo (come tutti si augurano). O forse, più banalmente, si troverà un &#8220;cavaliere bianco&#8221; disposto a salvare l&#8217;azienda. Allarmi come quello di Di Vico meriterebbero avere ben altri destinatari, non la Sàfilo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[European credit crunch]]></title>
<link>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/28/european-credit-crunch/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 08:33:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
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<description><![CDATA[La BCE ha segnalato timori di credit crunch per famiglie ed imprese, alla luce di dati che evidenzia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/bce_night.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1413" title="bce_night" src="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/bce_night.jpg?w=300" alt="" width="300" height="196" /></a></p>
<p>La BCE ha <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Finanza%20e%20Mercati/2009/11/bce-banche-credito.shtml?uuid=cb5c88d0-db27-11de-99ed-4b0001e0f409&#38;DocRulesView=Libero&#38;fromSearch">segnalato</a> timori di <em>credit crunch</em> per famiglie ed imprese, alla luce di dati che evidenziano un -0,8% alle famiglie ed un -1,2% alle imprese, per il mese di ottobre nella zona euro.</p>
<p>Anche nell&#8217;ultima recessione di rilievo avvenuta in Europa, quella del 1992-1993, vi fu un rallentamento nell&#8217;erogazione del credito, ma non fu visibile e tangibile come lo è in questo momento storico. Le ragioni non sono, appena, quelle di una minore capacità pervasiva della crisi e dei suoi effetti nefasti, la vera differenza consiste nel fatto che, 17 anni fa, le banche non erano state protagoniste della recessione, non avevano i bilanci pieni di titoli tossici, non avevano fatto, esse per prime, danni. Erano, in sostanza, più liquide e, probabilmente, anche più patrimonializzate, perlomeno in rapporto ai rischi. Ora non lo sono. E si vede.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Conti economici &amp; comunicazione finanziaria.]]></title>
<link>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/28/conti-economici-comunicazione-finanziaria/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 08:18:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
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<description><![CDATA[In Borsa ci si annoia. E così Antonella Olivieri, sul Sole 24 Ore di venerdì 27 novembre, nel commen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/yoox.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1408" title="yoox" src="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/yoox.jpg?w=300" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>In Borsa ci si annoia. E così Antonella Olivieri, sul Sole 24 Ore di venerdì 27 novembre, nel commentare la quotazione della matricola di Borsa Yoox spa, afferma che <em>&#8220;una IPO non fa primavera&#8221;</em>, dal momento che si tratta dell&#8217;unico collocamento di una società destinata al listino principale di Milano. I contenuti dell&#8217;articolo sono interessanti, così come lo è la spiegazione della formula competitiva adottata dalla Yoox -lo so, si dice <em>business model</em>, ma a me piace l&#8217;italiano- ed il fatto che, dopo la quotazione diventerà una <em>public company</em>. Ancor più interessante, proprio alla luce della larga diffusione che avrà il titolo, sarebbe stato conoscere, oltre che i dati economici, anche quelli patrimoniali e finanziari del Gruppo. Nel quotidiano confindustriale, invece, si riporta solo il Conto Economico, oltre che alcune spiegazioni sulle modalità di calcolo del prezzo. Che fanno venire in mente periodi <em>dimenticabili</em> della Borsa Italiana, ovvero quelli in cui le valutazioni erano fatte con i multipli. Multipli a parte, visto che Il Sole 24 Ore è il più importante quotidiano economico italiano, perché riportare solo il conto economico? Dal 1974 la legislazione italiana prevede che i bilanci siano composti da Conto Economico e Stato Patrimoniale. E di questi tempi chi fa informazione e comunicazione finanziaria dovrebbe sapere che i dati relativi a debiti e capitale investito sono, se possibile, ancora più importanti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Banca per il Sud 2]]></title>
<link>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/28/la-banca-per-il-sud-3/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 08:00:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
<guid>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/28/la-banca-per-il-sud-3/</guid>
<description><![CDATA[Marco Onado, commentando la presentazione di uno studio della Banca d&#8217;Italia sulla situazione ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/fichi_dindia_litorale_castro.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1397" title="Fichi_D'India_litorale_Castro" src="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/fichi_dindia_litorale_castro.jpg?w=300" alt="" width="300" height="226" /></a></p>
<p><a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/27-novembre-2009/draghi-diagnosi-cura-sud.shtml?uuid=500aac0a-db24-11de-99ed-4b0001e0f409&#38;DocRulesView=Libero&#38;fromSearch">Marco Onado</a>, commentando la presentazione di uno studio della Banca d&#8217;Italia sulla situazione dell&#8217;economia del Mezzogiorno, riporta l&#8217;attenzione, sia pure indirettamente, sulla questione &#8220;Banca per il Sud&#8221;, l&#8217;idea del Ministro Tremonti al momento attuale uscita, tuttavia, dall&#8217;agenda politica. La lettura dell&#8217;articolo è interessante, così come l&#8217;analisi della Banca d&#8217;Italia, che attribuisce il differenziale dei tassi rispetto al Nord del nostro Paese anche al peso della criminalità ed alla diffusa corruzione, oltre che al clientelismo.</p>
<p>Senza uscire dal seminato, dal momento che le Pmi italiane sono anche al Sud, si potrebbe ricordare che l&#8217;opacità e la mancanza di trasparenza nuocciono non solo alle imprese del Sud, ma anche a quelle del Nord, impegnate a &#8220;resistere&#8221; contro la cattiveria bancaria. Ma questo è solo un inciso. L&#8217;aspetto interessante, sia dello studio di via Nazionale, sia del commento di Marco Onado, è la lucida messa in evidenza che le banche non sono il motore dello sviluppo, ma che, al contrario, una realtà economica vivace e disposta ad investire nel proprio futuro crea, essa stessa, le banche. Se questo non avviene, forse sarebbe il caso di farsi qualche domanda, sia sulla natura degli (eventuali) incentivi da concedere, sia, soprattutto, su cosa dissuada imprenditori e società civile del Mezzogiorno dal promuovere, <em>motu propriu</em>, una banca. E che i banchi meridionali siano tutti falliti per assistenzialismo qualche riflessione dovrà pure indurla.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[GUAI GLOBALI E FILIBUSTERIA]]></title>
<link>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/27/guai-globali-e-filibusteria/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 10:49:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>p. ferrucci</dc:creator>
<guid>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/27/guai-globali-e-filibusteria/</guid>
<description><![CDATA[Secondo le ultime rilevazioni in Europa, i prestiti che le banche concedono alle famiglie e alle azi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Secondo le ultime rilevazioni in Europa, i prestiti che le banche concedono alle famiglie e alle azi]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La banca e la comunicazione]]></title>
<link>http://tdamarketing.wordpress.com/2009/11/27/la-banca-e-la-comunicazione/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 10:35:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefano Struia</dc:creator>
<guid>http://tdamarketing.wordpress.com/2009/11/27/la-banca-e-la-comunicazione/</guid>
<description><![CDATA[Periodo di crisi, non si spende e non si riesce a risparmiare. Le banche devono inventarsi qualcosa ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-648" title="che banca" src="http://tdamarketing.wordpress.com/files/2009/11/che-banca.jpg" alt="" width="178" height="139" /></p>
<p style="text-align:justify;">Periodo di<strong> crisi</strong>, non si spende e non si riesce a risparmiare. Le <strong>banche devono inventarsi </strong>qualcosa per far girare i soldi.</p>
<p style="text-align:justify;">Non basta <strong>&#8220;regalare&#8221; mutui e prestiti agevolatissimi;</strong> anche le banche si sono accorte che per essere veramente competitive devono essere <strong>credibili; ed amiche; e simpatiche; e spensierate.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Musical, colori vivaci, le battute della giallapa&#8217;s, alex e franz, &#8220;ma il cielo è sempre più blu&#8221;&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Ha iniziato una banca e <strong>tutte le altre</strong> sono andate dietro <strong>come pecore</strong> seguendo questa linea. Ma tu ci credi? ti hanno convinto?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Non credo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Signore banche, provate con qualcos&#8217;altro di veramente credibile.</p>
<p style="text-align:justify;">Che so, prendete esempio dalla <a href="http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/germania-direttrice-di-banca-prendeva-ai-ricchi-per-dare-ai-poveri-condannata-158155/" target="_blank">direttrice della Vr Bank tedesca</a> <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align:justify;">Comunque, restando in tema banche tempo fa su friendfeed è nata una <strong>discussione interessante</strong> &#8220;<a href="http://friendfeed.com/gluca/a620cb2f/banche-e-social-web-cosa-fareste" target="_blank">banche e social web: cosa fareste?</a>&#8221; vi invito a leggerla.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Profumo di Ior. E di riciclaggio.]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/27/profumo-di-ior-e-di-riciclaggio/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 07:56:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/27/profumo-di-ior-e-di-riciclaggio/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: Profumo di Ior. E di riciclaggio. Un’indagine della procura di Roma su Unicredit e la Banca d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: <a href="http://www.pressante.com/politica-e-ordine-mondiale/italia/1568-profumo-di-ior-e-di-riciclaggio.html">Profumo di Ior. E di riciclaggio.</a></p>
<blockquote><p><strong>Un’indagine della procura di Roma su Unicredit e la Banca del Vaticano. Un conto da 60 milioni di euro all’anno i cui titolari sono “protetti”. Si muove anche Bankitalia. Che ipotizza un reato gravissimo per la Chiesa.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Un conto da <strong>milioni di euro</strong> i cui veri titolari sono per ora sconosciuti e “<em>protetti</em>” da uno”<em>schermo opaco</em>“, come lo hanno definito gli investigatori, costituito dallo <strong>Ior</strong>, <strong>l’Istituto di opere religiose.</strong> <strong>Ora la procura di Roma </strong>vuol conoscere chi si cela sotto l’acronimo della <strong>Banca del Vaticano </strong>che dal 2003, questa la scoperta, ha aperto un conto corrente presso una filiale <strong>Unicredit </strong>della <strong>Capitale</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>UN CONTO DA 60 MILIONI – </strong>La banca in questione è una succursale di <strong>Via della Conciliazione</strong> al confine con le<strong> Mura Leonine</strong> e il conto è stato aperto quando&#8230;</p>
<p>quella filiale era ancora sotto il marchio della <strong>Banca di Roma</strong>, istituto tradizionalmente vicino agli interessi del Vaticano (e guidato dal piissimo <strong>Cesare Geronzi</strong>), prima che arrivasse la fusione con <strong>Unicredit</strong>.</p>
<p>Dietro quel conto potrebbe esserci chiunque, osservano in procura. Su quella provvista, una sorta di<strong> bacino finanziario </strong>che assicurerebbe flussi di denaro da e per i correntisti protetti dalla discrezione che caratterizza la finanza <strong>Oltretevere</strong>, transitano dal 2003 circa <strong>60 milioni di euro </strong>all’anno.</p>
<p>Per ora la procura ha aperto un fascicolo con l’ipotesi di reato che riguarda la violazione della<strong> legge 231 del 2007 </strong>che disciplina, per gli istituti di credito, una serie di norme antiriciclaggio, tra cui la trasparenza della titolarità, sul deposito di conti correnti. L’indagine è appena agli inizi e coinvolge i rapporti tra l’<strong>Istituto Opere di religione </strong>e <strong>Unicredit</strong>. L’istituto guidato da <strong>Alessandro</strong> <strong>Profumo </strong>si sarebbe quindi fatto da tramite, ereditando il ruolo di <strong>Capitalia</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>INCHIESTA RISERVATA – </strong>Si tratta di una inchiesta, coperta dal massimo riserbo, che riguarda secondo quanto si è appreso uno o più conti correnti, nella titolarità dello <strong>Ior</strong>, aperti in una filiale <strong>Unicredit </strong>di Roma. Depositi su cui sarebbero transitati almeno negli ultimi tre anni somme di circa <strong>60 milioni di euro </strong>all’anno.</p>
<p style="text-align:justify;">La segnalazione della «non trasparenza» della titolarità dei conti correnti è stata fatta dall’Unità di informazione finanziaria, la struttura di «Financial intelligence» italiana della <strong>Banca d’Italia</strong> al <strong>Nucleo </strong>speciale di <strong>Polizia </strong>valutaria della <strong>Guardia di finanza</strong> che indaga su delega del procuratore aggiunto della Capitale <strong>Nello Rossi</strong> e del pm <strong>Stefano Rocco Fava</strong>. L’indagine della procura di <strong>Roma</strong>, per il momento senza indagati, mira a svelare la effettiva titolarità del conto aperto sulla filiale <strong>Unicredit </strong>di Roma e intestato all’<strong>Istituto opere di religione</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>CHI C’E’ DIETRO? – </strong>Il sospetto di chi indaga è che dietro la sigla <strong>Ior</strong>, che costituisce secondo gli investigatori «<em>uno schermo opaco»</em>, si possano celare persone fisiche o società che tramite il conto presso la ex <strong>Banca di Roma</strong> – il periodo preso in esame risale appunto a quando la filiale che si trova in via della <strong>Conciliazione </strong>era ancora della<strong> Banca di Roma</strong> – abbiano costituito un canale per il flusso di risorse tra la banca del <strong>Vaticano </strong>e l’<strong>Italia</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo quanto si è appreso, per l’indagine non sarà necessario attivare richiesta di rogatoria con l<strong>o Stato Vaticano</strong> per indagare sulla titolarità dei conti correnti.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo <strong>Ior</strong>, secondo le indagini, ha emesso assegni e bonifici intestati sempre all<strong>‘Istituto di opere di religione</strong>. Anche su questo aspetto sono in corso indagini del nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza per risalire ai beneficiari dei titoli bancari e anche a chi ha emesso sia bonifici, sia assegni.</p>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EFFETTO DUBAI]]></title>
<link>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/26/effetto-dubai/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 21:59:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>p. ferrucci</dc:creator>
<guid>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/26/effetto-dubai/</guid>
<description><![CDATA[Dubai World, società di investimenti immobiliari controllata dal governo, ha richiesto ai propri cre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dubai World, società di investimenti immobiliari controllata dal governo, ha richiesto ai propri cre]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Scudo: le strane amnesie di un intermediario di lusso]]></title>
<link>http://ellieglialtri.wordpress.com/2009/11/26/la-strana-ipocrisia-di-un-intermediario-di-lusso/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:54:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>ellieglialtri</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ministri, industriali, vertici della guardia di finanza. Tutti con il conto in Svizzera. In un’ inte]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ellieglialtri.wordpress.com/files/2009/11/giulio_tremonti_2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1653" title="Giulio_Tremonti_2" src="http://ellieglialtri.wordpress.com/files/2009/11/giulio_tremonti_2.jpg?w=220" alt="" width="220" height="300" /></a><strong>Ministri, industriali, vertici della guardia di finanza. Tutti con il conto in Svizzera. In un’ intervista allo zurighese Blick, un ex-banchiere della piazza di Lugano, conferma vecchi sospetti e svela nuovi particolari sconcertanti sugli illeciti finanziari che per decenni hanno caratterizzato la frontiera fra Italia e Svizzera. Ma anche la &#8220;vita&#8221; precedente di Giulio Tremonti è tutta un romanzo.</strong></p>
<p><strong><!--more--></strong></p>
<p>« Avevo un cliente lombardo, un industriale » rivela un banchiere anonimo della piazza di Lugano, « un giorno gli piombò in azienda la Guardia di Finanza. Per le Fiamme gialle è un gioco da ragazzi contestarti anche una minima sbavatura nella contabilità », dice ancora il testimone. « Il comandante, intimò al mio cliente di versare su un conto svizzero 200 milioni di lire per chiudere la pratica. Fui io a procedere al pagamento e la cosa finì lì » L’episodio, risale a10 anni fa ma secondo l’ex-banchiere, la situazione non è affatto cambiata. « Per questo probabilmente» dice ancora «  l’attuale ministro delle finanze italiano, coinvolto qualche anno fa in un affare di evasione, se l’è  cavata senza un graffio ».</p>
<p>Il banchiere, conferma inoltre come molti attuali ministri della Repubblica, alti funzionari e grandi industriali, abbiano sempre avuto un loro conto in Ticino. Non vuole fare nomi, l’ex-banchiere. Forse li tiene in serbo per tirarli fuori al momento opportuno.</p>
<p>Sono parecchie le storie sconcertanti che racconta l’ex-banchiere. Come quella riferita a una organizzazione dedita al contrabbando. « Si era comprata un pezzo di terreno ad Arzo, nel canton Ticino, proprio a ridosso della rete metallica. Si comprò anche il corrispettivo terreno su suolo italiano. Il passaggio della merce di contrabbando avveniva, di fatto, attraverso il giardino, una specie di zona franca».</p>
<p><strong>Tremonti: un romanzo a Lugano</strong></p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;">Ma la cronaca di queste convulse settimane è ricca di spunti interessanti. E’ sempre più insistente, ad esempio, la voce secondo la quale il ministro Tremonti -prima di entrare in politica- fosse molto attivo sulla piazza di Lugano. « Era lui a portarci i clienti migliori » ci dice un altro operatore finanziario. « Triangolava fra Lugano e Lussemburgo dove aveva un ufficio » dice ancora l’operatore.</span></strong></p>
<p>Proprio questo signore oggi si erge a grande vendicatore : «  è chiaro, nell’ ambiente bancario e fiduciario si muove a suo agio, anche perchè molti di quelli a cui oggi dà la caccia, sono stati suoi clienti e sa come stanarli ».</p>
<p><strong>Moglie, ville e amanti</strong></p>
<p>« Ma il ministro non si faccia troppo illusioni » dice infine l’ex-banchiere al Blick. « Non è vero che l’esodo verso l’Italia di capitali è massiccio, come dichiara l’agenzia delle entrate e la stampa italiana. Gli interessi di molti investitori in Svizzera sono troppo importanti e radicati. C’è chi ha la villa nei Grigioni, a St.Moritz, a Celerina. Case lussose piene di opere d’arte di grande valore. Mica si possono vendere tutto o portarsi la villa in Italia. E poi si sa » dice ancora l’ex-banchiere, « molti di questi grossi imprenditori amanno le donne a magari hanno un paio di amanti. Vizi che costano e che è meglio tenere ben nascosti come ben nascosto va tenuto il conto in banca per evitare che in caso di divorzio la moglie ti metta sul lastrico ».</p>
<p><strong>Svizzera mafiosa</strong></p>
<p>Ma per il ministro Tremonti la Svizzera e in particolar modo il Ticino è fatta di mafiosi. Ecco come, secondo il Blick, si è espresso il ministro : <a href="http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=508443&#38;idsezione=1&#38;idsito=1&#38;idtipo=3">www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=508443&#38;idsezione=1&#38;idsito=1&#38;idtipo=3</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Fiducia mal riposta]]></title>
<link>http://biblicamente.wordpress.com/2009/11/26/fiducia-mal-riposta/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:09:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>pj</dc:creator>
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<description><![CDATA[«Fatevi amici con le ricchezze ingiuste»: chissà se la direttrice di banca di Bornheim, che tanto fa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[«Fatevi amici con le ricchezze ingiuste»: chissà se la direttrice di banca di Bornheim, che tanto fa]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Altre preoccupazioni per le Banche?]]></title>
<link>http://moneygoeswild.wordpress.com/2009/11/26/altre-preoccupazioni-per-le-banche/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 15:36:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>moneygoeswild</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo le dichiarazioni di ieri, in cui lo stato del Dubai si dichiarava in ritardo per il pagamento d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Dopo le dichiarazioni di ieri, in cui lo stato del Dubai si dichiarava in ritardo per il pagamento dei debiti di Dubai World (la società che si occupa dello sviluppo di molti dei progetti del paese),<a href="http://www.cnbc.com/id/34160701" target="_blank"> c&#8217;è qualche timore</a> per l&#8217;esposizione di alcune banche europee.</p>
<p>Si tratta di <strong><strong>HSBC</strong></strong>, <strong><strong>Royal Bank of Scotland</strong></strong>,  <strong><strong>Lloyds Banking Group</strong></strong> <strong><strong>e ING.</strong></strong></p>
<p>E&#8217; ormai dall&#8217;inizio della crisi che molti progetti di costruzione in Dubai sono stati messi in pausa, ma nulla sembrava far presagire la notizia. Senza dubbio tutto ciò avrà ripercussioni sullo sviluppo dell&#8217;area.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[We don’t speak english]]></title>
<link>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/26/we-don%e2%80%99t-speak-english/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:56:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
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<description><![CDATA[Standard &amp; Poor’s ha esaminato i rating delle principali banche mondiali, valutandone la consist]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/unionjack01.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1371" title="unionjack01" src="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/unionjack01.jpg?w=300" alt="" width="300" height="180" /></a></p>
<p>Standard &#38; Poor’s ha esaminato i <em>rating</em> delle principali banche mondiali, valutandone la consistenza in base al capitale. Morya Longo, in un articolo sul Sol 24 Ore di martedì 24 novembre, riporta i risultati dell’indagine, evidenziando che HSBC Holdings è la banca più capitalizzata, seguita da Dexia, Ing Bank e Goldman Sachs. E’ nota la consistenza degli aiuti ricevuti dalle tre banche che seguono HSBC, mentre la prima della classe è tale solo con le sue forze. Il criterio utilizzato da S&#38;P è quello del RAC, ovvero del <em>risk adjusted capital</em>, parametro non nuovo, in verità: nel corso di un viaggio di studi del sistema bancario inglese il sottoscritto, oltre dieci anni fa, ebbe modo di visionarne l’utilizzo nell’ambito delle analisi svolte dalla <em>British Bankers Association</em>. Il RAC misura l’adeguatezza del capitale ponderato per  rischi, tutti i rischi, con un criterio più severo di quello fissato da Basilea 2, ovvero diminuendo il peso sul patrimonio degli strumenti ibridi di capitalizzazione e tenendo conto anche dei rischi derivanti da attività di <em>trading</em> e portafoglio azionario. Le due principali banche italiane sono sotto la media, 6,8 per Intesa, 6,3 per Unicredit. E, fortunatamente, non parlano inglese.</p>
<p>&#160;</p>
<p><em></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mercati alternativi.]]></title>
<link>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/26/mercati-alternativi/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 07:54:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
<guid>http://johnmaynard.wordpress.com/2009/11/26/mercati-alternativi/</guid>
<description><![CDATA[Il Mercato Alternativo del Capitale, MAC, non decolla. Parterre, la rubrica del Sole 24 Ore del 24 n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/tosatura_pecora_australiana.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1376" title="Tosatura_pecora_australiana" src="http://johnmaynard.wordpress.com/files/2009/11/tosatura_pecora_australiana.jpg?w=300" alt="" width="300" height="167" /></a></p>
<p>Il Mercato Alternativo del Capitale, MAC, non decolla. <em>Parterre</em>, la rubrica del Sole 24 Ore del 24 novembre, lamenta il disinteresse per la richiesta delle società che vorrebbero entrare -ed essere accompagnate dalle banche <em>sponsor</em>- ma non le trovano, né a livello nazionale, né a livello locale.</p>
<p>L&#8217;articolista si chiede <em>&#8220;perché le banche non trovano gli investitori? Se è difficile, non potrebbero diventarlo esse stesse, magari sul mercato che hanno creato? L&#8217;impegno finanziario, pur modesto, sarebbe anche più coerente con l&#8217;obiettivo sempre dichiarato di voler supportare la crescita delle Pmi.&#8221; </em>Domande un po&#8217; ingenue, soprattutto ripensando all&#8217;esperienza del sistema finanziario italiano, storicamente e strutturalmente bancocentrico, orientato agli intermediari e non ai mercati. Un sistema nel quale gli intermediari non intendono, appunto, farsi disintermediare -a parte i non piccoli problemi di patrimonio libero disponibile per investire in pacchetti azionari di neo quotate in un mercato poco liquido come il MAC- difficilmente darà spazio ad una borsa per le Pmi. Che per ora è meglio razionare, salvo poi ricominciare a &#8220;tosare&#8221;, quando la ripresa si avvierà.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Carte e telefoni, la vita sotto controllo]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/26/carte-e-telefoni-la-vita-sotto-controllo/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 07:29:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/26/carte-e-telefoni-la-vita-sotto-controllo/</guid>
<description><![CDATA[di Federico Fubini In Italia esistono circa 35 milioni di carte di credito e le telefonate ai loro p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Federico Fubini</p>
<p>In Italia esistono circa 35 milioni di carte di credito e le telefonate ai loro proprietari negli ultimi anni saranno state almeno altrettante. La persona che chiama per conto della società fornitrice della carta è uno sconosciuto, ma sembra che ci conosca meglio dei nostri familiari: ogni acquisto anomalo per il nostro stile di vita diventa subito oggetto di verifica, casomai qualcuno avesse rubato o clonato la nostra moneta elettronica.</p>
<p><strong>I software che «schedano»</strong> Chi scrive non è mai stato chiamato per acquisti compiuti in molti luoghi anche lontani dall’Italia; ma il giorno dopo una spesa settimanale più alta del solito, in un supermercato di Milano diverso dal solito, il telefono ha squillato (la carta era stata clonata). Basta chiedere a chiunque incontriate, per raccogliere decine di esperienze così.</p>
<p>Non è un caso: in un anno in Italia si fanno circa un miliardo e mezzo di transazioni per carta o Bancomat, e le compagnie che assicurano i pagamenti sono corse ai ripari. Oracle, IBM o Sap BusinessObjects forniscono loro sistemi di software (costano centinaia di migliaia di euro) in grado di standardizzare con sofisticati algoritmi i comportamenti di ognuno di noi. Qualunque deviazione dai nostri tipici movimenti dà luogo a un allarme nel computer di un funzionario, che ci farà chiamare per capire se questa o quella spesa sono davvero nostre.</p>
<p>Misure preventive, in questo caso. Ma poter entrare nella psiche del cliente, saperne prevederne gusti e reazioni, presenta un valore di mercato che la recessione non fa che accrescere. L’investimento in pubblicità può diventare più mirato e efficace, perché sarà diretto (via posta, email, sms o telefono) a chi si è già individuato come potenzialmente interessato a una certa offerta. Anche il cosiddetto «cross-selling» diventa più facile: quando una banca «vede» l’acquisto di un cliente da Prénatal via carta di credito, per esempio, saprà che le conviene farsi avanti a proporgli una polizza con piano di accumulo per neonati.</p>
<p>Le attuali tecnologie accrescono il valore delle moli immense dei dati raccolte con un’attività di mercato. Al costo di milioni di euro, i grandi gruppi di software producono sistemi di «market intelligence» che permettono ciò che viene definito «marketing comportamentale» sulla base dei nostri «profili psicosociali».</p>
<p>In Italia Seat Pagine Gialle o TicketOne (vendita di biglietti online per eventi e concerti) mettono già a disposizione le proprie banche dati, basate sui profili dei clienti divisi per età, sesso, residenza (ma conoscono anche i poteri d’acquisto), per campagne mirate di gruppi come Bmw, Vodafone, Bottega Verde. Altre società come la NextPlora di Andrea Giovenali (e altre tre o quattro) svolgono analisi a campione sulla clientela delle banche o altri grandi gruppi, dopo un filtraggio compiuto attraverso i software.</p>
<p><strong>Le «spie» in maternità</strong> Lo stesso Giovenali e Giorgio Aretino, manager di TicketOne, sottolineano come le loro attività si svolgano nel rispetto della legge. Vengono usate solo le informazioni di clienti che danno il loro consenso a vari livelli, per i dati personali o trattabili in aggregato. Ma non tutto si svolge sempre entro i limiti previsti dalle regole. Nel 2007 il Garante della Privacy ha sanzionato il gruppo La Sfera Editore «per la «schedatura» di decine di migliaia nomi di neomamme e neonati raccolti e usati in modo illecito a fini di profilazione e marketing».</p>
<p>La Sfera pubblica una collana di «guide per genitori », manuali intitolati «E adesso… coccole: come la tenerezza aiuta a crescere». Ma, accusa il Garante, si faceva aiutare dal personale dei reparti maternità a schedare le puerpere (nomi, cognomi, età, numeri del telefono eccetera) remunerandolo «con regali di valore proporzionale al numero di nominativi raccolti». Pochi mesi prima un’altra sanzione aveva colpito la ItalyJolly (catena Jolly Hotels) sempre perché definiva i «profili » dei clienti tramite i gusti rivelati dai loro consumi, senza chiederne il permesso; i dati di chi aderiva a un’operazione a premio tipo «carta di fedeltà», anche qui senza consenso, venivano poi passati a società di noleggio o compagnie aeree.</p>
<p><strong>I gestori dei telefoni</strong> Anche la catena di grande distribuzione Gs anni fa è incappata nelle sanzioni del Garante per le «carte di fedeltà », da cui risulta tutto ciò che una persona compra al supermarket (inclusi prodotti del «presidio medico- chirurgico»). Ma queste indagini appaiono limitate rispetto a quanto accade con le compagnie telefoniche. Nei mesi scorsi il Garante della Privacy ha condotto ispezioni a H3G, Fastweb e Telecom Italia. L’autorità sostiene di aver «verificato un’impressionante attività di profilazione degli utenti fatta dai gestori telefonici senza il consenso degli interessati» (Fastweb precisa che, nel suo caso, non sono state riscontrate «irregolarità gravi»).</p>
<p>Di certo, scrive il Garante, in alcuni di questi gruppi i dati «sono stati usati per profilare le abitudini dei clienti, conoscerne le preferenze, analizzare le spese telefoniche e molto altro». Le compagnie avrebbero «segmentato» la base dei clienti esaminando i volumi di spesa e le reti a cui sono dirette le chiamate. L’analisi si sarebbe svolta con i software ma anche, dice il Garante, «in parte manualmente tramite persone fisiche». Alla fine la clientela sarebbe stata divisa in gruppi catalogati «platino», «oro», «argento», eccetera.</p>
<p><strong>La legge? Apre al Far West </strong>I nomi danno un’idea del valore racchiuso nelle banche dati. Giorgio Aretino di TicketOne stima che ognuno degli 840 mila che ha fornito il consenso può rendergli circa 50 centesimi l’anno in campagne di marketing, ma nel suo caso si tratta di informazioni rudimentali. Per chiunque possa approfondire i gusti, lo stile di vita e le esigenze di un individuo, il valore sale. Per le compagnie telefoniche e le catene di supermarket una ragione di interesse nelle banche dati è l’applicazione, imminente, della direttiva europea Sepa (Single Euro Payments Area).</p>
<p>Questa legge permette a gruppi come Vodafone o Carrefour di emettere carte di credito valide per acquisti legati alle loro attività; nel frattempo gruppi come Nokia sviluppano piattaforme per i pagamenti tramite i cellulari e affini. Se telefono e carta di credito diventano sempre più un’unico oggetto, la massa di dati disponibili aumenta fino a coprire praticamente tutta una vita, dalle spese, ai gusti, agli spostamenti. E la legge, anziché proteggere, ormai espone gli individui: giorni fa anche alla Camera è passato un emendamento (infilato nel «salva infrazioni Ue» e presentato dal senatore Lucio Malan del Pdl) che proroga varie deroghe alle norme sulla privacy e impone l’iscrizione a un registro del Garante per chiunque voglia impedire l’uso dei propri dati personali. Chi non s’iscrive, magari perché non sa che deve farlo, di fatto dà il suo assenso: l’anticamera del Far West.</p>
<p><strong>Pubblicità ad personam </strong>La pubblicità da cui saremo raggiunti diventerà «chirurgica» come lo è già sul web? Oggi scegliete un libro su Amazon o una canzone su iTunes, e i siti vi suggeriranno ciò che può piacervi visto ciò che avete comprato. Ma ora il «marketing comportamentale», di cui Google è il profeta, entra nella vita quotidiana. Ci sarebbero i guardiani della legge, è vero. Ma devono difendere quel vitale spicchio di libertà chiamato «privacy» con mezzi molto esigui. Un esempio? Il Garante della Privacy aveva dato tempo fino al 30 settembre scorso a tutte le compagnie telefoniche per una «verifica preliminare ».</p>
<p>Tutti i gestori hanno risposto e spiegato come e perché sono in regola, a partire da Telecom Italia, e ora il Garante sta analizzando. Ma le forze in campo non sono pari. Dagli uscieri al presidente, l’authority è composta di 125 persone e di queste non più di 20 dedicate alla «profilazione». Dall’altra parte sono schierati giganteschi gruppi bancari, reti globali delle carte di credito, gruppi multinazionali di telecomunicazioni, del turismo o della grande distribuzione. Benché aumentate di recente fino a un massimo di 300 mila euro, le multe possibili per le violazioni della «privacy» restano una frazione del costo di un solo software di «market intelligence». La crisi poi conferisce alle banche dati nuovi significati.</p>
<p>Negli Stati Uniti psicologi e matematici lavorano ormai insieme per individuare i profili dei clienti che salderanno (o no) la loro carta di credito. Chi compra sementi per piccioni è un debitore affidabile, pare (rivela senso di responsabilità sociale nel nutrire uccelli non suoi); sembra ci sia da diffidare invece di chi acquista piccoli teschi cromati da appendere in auto.</p>
<p>Le banche in Italia, radicate nel territorio e vicine ai clienti, usano metodi tradizionali. Di recente in Unicredit si è aperto un dibattito su come poter esprimere il valore dei dati contenuti nelle otto milioni di carte emesse in Italia, nel rispetto della legge. «Oggi non utilizziamo le informazioni di spesa dei singoli né per il marketing né per il rischio di credito », dice il responsabile di marketing di gruppo Frederik Geertman.</p>
<p>Stessa linea a Intesa Sanpaolo, che però non precisa quante carte di pagamento ha emesso. Intanto alcune società minori, per esempio nel settore delle scommesse, sono così ansiose di distribuire carte prepagate che lo fanno anche senza contratto firmato del cliente. Fino a che un giorno magari compreremo cibo da piccioni, ma per poi affidare le nostre missive solo a loro.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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