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	<title>beppe-alfano &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "beppe-alfano"</description>
	<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 17:18:11 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Lettera aperta al Capo dello Stato, On. Giorgio Napolitano]]></title>
<link>http://nalya.wordpress.com/2009/07/07/lettera-aperta-al-capo-dello-stato-on-giorgio-napolitano/</link>
<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 01:04:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>nalya</dc:creator>
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<description><![CDATA[On. Presidente, per parecchi anni mi sono battuta, da semplice cittadina, nel denunciare le collusio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" style="margin-left:5px;margin-right:5px;" title="napolitano" src="http://www.quirinale.it/presidente/immagini/Fotoufficiale.jpg" alt="" width="246" height="321" />On. Presidente,</p>
<p>per parecchi anni mi sono battuta, da semplice cittadina, nel denunciare le collusioni di apparati del potere ufficiale con il gruppo mafioso dominante a Barcellona Pozzo di Gotto, città nella quale mio padre l’8 gennaio 1993 venne ucciso affinché non infastidisse più con il suo impegno giornalistico le dinamiche criminali di alto livello che trovavano sede o sponda in quel territorio.</p>
<p>In particolare, ho denunciato le notorie contiguità che hanno legato importanti magistrati di quella città ad esponenti apicali della criminalità organizzata. Ciò facevo già prima del 2 ottobre 2008. In quella data arrivò, poi, la tragica morte del prof. Adolfo Parmaliana, che con l’ultima lettera lasciataci prima del suo suicidio urlò al paese intero la sua riprovazione per le pratiche criminali di certa “magistratura barcellonese/messinese”. Signor Presidente, Adolfo Parmaliana era un militante politico, del Suo stesso partito, che aveva assunto il sacro rispetto della legalità quale stella polare del proprio impegno pubblico.</p>
<p>Per effetto della sua morte, sono stati avviati, dal Consiglio Superiore della Magistratura e dall’Autorità giudiziaria competente, i doverosi approfondimenti su alcuni magistrati del distretto di Messina. Uno di questi, il dr. Olindo Canali, fin dal 1992 in servizio alla Procura della Repubblica di Barcellona P.G., è oggi indagato (come ufficializzato, nel silenzio censorio degli organi di stampa, da numerosi siti internet e blog) dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per falsa testimonianza e per favoreggiamento del capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti. Entrambe le contestazioni a carico del dr. Canali sono aggravate dal fine di aver agevolato l’associazione mafiosa operante a Barcellona P.G..</p>
<p>Il dr. Canali è anche oggetto di una procedura del Consiglio Superiore della Magistratura, ancora in fase preliminare, di incompatibilità ambientale e funzionale. Sennonché, si è da ultimo appreso che egli, al fine di porre nel nulla il procedimento paradisciplinare a suo carico, abbia avanzato al CSM domanda di trasferimento volontario presso altra Procura della Repubblica siciliana: in particolare, addirittura, avrebbe espresso gradimento per due Procure distrettuali, come Catania e Caltanissetta; una sorta di promozione per meriti sul campo. Se ciò davvero accadesse, cioè se il dr. Canali venisse trasferito su sua richiesta ad altra Procura della Repubblica, il CSM da Lei presieduto, Signor Presidente, scriverebbe l’ennesima pagina nera della sua pur non sempre commendevole storia.</p>
<p>Negli ultimi anni ho contestato pubblicamente l’operato di questo Consiglio Superiore della Magistratura, responsabile di aver operato una rappresaglia contro magistrati responsabili solo di aver fatto il proprio dovere (Forleo, De Magistris, Apicella, Nuzzi e Verasani) e di aver deliberato nomine poco decorose ad importanti vertici giudiziari (la peggiore, senz’altro, quella del barcellonese Antonio Franco Cassata quale Procuratore generale a Messina). A fronte della cacciata sommaria deliberata contro alcuni magistrati integerrimi, però, se il Consiglio Superiore della Magistratura omettesse di decidere per il dr. Olindo Canali il trasferimento d’ufficio ed il cambio di funzioni assesterebbe un intollerabile sfregio alla memoria di mio padre, Beppe Alfano, e di Adolfo Parmaliana, oltre che al decoro dell’ordine giudiziario.</p>
<p>Perché ciò non accada, allora, mi rivolgo a Lei, Signor Presidente, perché un’ipotesi così indecente non diventi realtà. Dopo aver lottato per anni da comune cittadina, mi sentirei alla stregua di un disertore se, oggi che ho la responsabilità di rappresentare l’Italia al Parlamento europeo, sulla scorta del voto di decine e decine di migliaia di cittadini, non mantenessi alta l’attenzione su un blocco giudiziario filomafioso che continua a imperversare nella mia Barcellona Pozzo di Gotto.</p>
<p>Con deferenti ossequi,</p>
<p>Sonia Alfano</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo strano caso del dottor Olindo Canali]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/04/07/lo-strano-caso-del-dottor-olindo-canali/</link>
<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 18:42:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lo strano caso del dottor Olindo Canali. Scritto da Claudio Cordova e Sonia Alfano Il senatore Beppe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=1251:lo-strano-caso-del-dottor-olindo-canali&#38;catid=20:altri-documenti&#38;Itemid=43">Lo strano caso del dottor Olindo Canali</a>.</p>
<p>Scritto da Claudio Cordova e Sonia Alfano</p>
<div style="text-align:justify;"><strong> </strong><span style="font-size:16px;">Il senatore Beppe Lumia, del Partito Democratico, sul suo conto ha presentato svariate interrogazioni parlamentari, in diversi periodi; al suo nome è legata anche la figura di Beppe Alfano, giornalista assassinato  dalla mafia l’8 gennaio del 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina; il suo nome compare, insieme a quello del collega Franco Cassata, procuratore generale di Messina, nell’informativa del Ros dei Carabinieri, denominata “Tsunami”, poi archiviata a Reggio Calabria; e, da ultimo, il suo nome comparirebbe anche nel presunto memoriale che il professore Adolfo Parmaliana avrebbe scritto poco prima di suicidarsi, il 2 ottobre del 2008.<br />
</span></div>
<p><span style="font-size:16px;"><br />
</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:16px;">La figura di Olindo Canali, sostituto procuratore della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto si interseca, da anni, con quella di vicende misteriose e controverse accadute in provincia di Messina. Canali, insieme a Cassata e a un altro magistrato, Rocco Scisci, avrebbe anche ostacolato le indagini di un giovane sostituto, De Feis. Tutte ipotesi, nessuna prova.</span></p>
<p>Ma ritorniamo a Beppe Lumia, uno dei pochi politici che non hanno paura di nominare la parola “mafia”; è stato anche presidente della Commissione Parlamentare Antimafia ed è uno dei parlamentari maggiormente schierati nella lotta alla criminalità organizzata. Ecco, in una nota molto recente, datata 25 marzo 2009, Lumia, a proposito di Olindo Canali, afferma: <em>&#8220;La vicenda che vede coinvolto il magistrato Olindo Canali è incredibile. Mi chiedo come sia possibile che si possano essere verificate vicende così, che vedono sempre gli stessi protagonisti&#8221;.<br />
</em>Le vicende a cui allude Lumia sono vicende dolorose. Dolorose e tragiche. Sì perché di casi strani, misteriosi,  in provincia di Messina ne sono accaduti parecchi: <em>&#8220;Dalle indagini sui delitti di Beppe Alfano, di Graziella Campagna, di Attilio Manca e sulle denunce di Adolfo Parmaliana -</em> aggiunge Lumia &#8211; <em>emerge sempre un quadro di comportamenti da parte di singoli magistrati come Canali e il procuratore Cassata che devono essere capiti fino in fondo&#8221;.</em></p>
<p><em></em>Ma non finisce qui. Lumia si è occupato più volte delle vicende messinesi, di Terme Vigliatore, il Comune sciolto grazie alle denunce del professor Parmaliana, ma anche di Barcellona Pozzo di Gotto: il 9 ottobre del 2008, a sette giorni dal suicidio del docente, Lumia interroga il Guardasigilli, parlando di Franco Cassata e Olindo Canali e sollecitando l’invio degli ispettori presso gli uffici della Procura della Repubblica.</p>
<p>Il 4 giugno del 2008, inoltre, lo stesso Lumia, aveva già interrogato il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro della Giustizia, parlando del procuratore generale di Messina, Franco Cassata, ma citando anche le vicende relative all’informativa “Tsunami”, che portavano, inevitabilmente (ai tempi il procedimento non era ancora stato archiviato) al dottor Olindo Canali.</p>
<p>Lo stesso Olindo Canali che, proprio ieri, è stato audito, in qualità di testimone, nell’ambito del processo “Mare Nostrum”: il magistrato è stato ascoltato in merito a un suo manoscritto redatto allorquando temeva di essere arrestato nel corso dell’operazione del Ros dei Carabinieri &#8220;Tsunami&#8221; per certe presunte frequentazioni (la sua posizione è stata invece poi archiviata a Reggio Calabria). Lo stesso Canali ha avanzato dubbi sulla gestione del collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto e soprattutto sulla colpevolezza del boss della famiglia mafiosa dei barcellonesi, Giuseppe Gullotti, detto “l’avvocaticchio”, condannato con sentenza definitiva a 30 anni quale mandante dell&#8217;omicidio del giornalista Beppe Alfano.</p>
<p>A proposito di Beppe Alfano, e quindi di storie dolorose, tragiche e misteriose. Sonia Alfano, figlia del giornalista assassinato, da anni accusa pubblicamente  e nelle sedi giudiziarie il magistrato, per i suoi comportamenti. Beppe Alfano, secondo la figlia, confidò a Canali che “aveva potuto appurare con le sue inchieste giornalistiche che a Barcellona Pozzo di Gotto si nascondeva il boss catanese, allora latitante Nitto Santapaola”. Era effettivamente così, Nitto Santapaola trascorse parte della sua latitanza nel grosso centro del messinese e Beppe Alfano, per la sua voglia di indagare e scoprire la verità, fu ucciso.</p>
<p>Dunque Olindo Canali temeva di essere arrestato e aveva affidato a un manoscritto alcune “valutazioni personali”. L’informativa “Tsunami”, infatti, segnalava Canali per certe presunte frequentazioni, in particolare per quella con Salvatore Rugolo<em> “personaggio</em> – si legge nell’informativa Tsunami &#8211; <em>ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese che, grazie allo schermo protettivo di cui beneficia per via della sua professione di medico, parrebbe dirigere ponendosi in un ruolo di vera e propria “cerniera” tra gli ambienti criminali e quelli istituzionali”.</em> Rugolo è il cognato del boss Gullotti, il mandante dell’omicidio Alfano sulla cui colpevolezza, il magistrato Canali avrebbe avanzato dei dubbi.</p>
<p>L’informativa Tsunami per quasi tre anni ha fatto avanti ed indietro tra la Procura di Barcellona e la Dda di Messina fino a quando non è stata trasferita a Reggio Calabria, proprio a causa del coinvolgimento nelle indagini di due magistrati, Canali e Cassata. A Reggio Calabria il procedimento è stato archiviato.</p>
<p>Resta da vedere se farà la stessa fine il procedimento disciplinare a carico dello stesso Canali già avviato dal Consiglio Superiore della Magistratura. Quel &#8220;testamento&#8221;, scritto da Canali quando temeva l’arresto,  infatti, è stato già acquisito dalla prima commissione di Palazzo dei Marescialli che dovrà valutare il comportamento del magistrato che rischia di essere trasferito da Barcellona Pozzo di Gotto per &#8220;incompatibilità ambientale&#8221;, la motivazione più “classica” e, probabilmente, anche più indolore per disporre il trasferimento di un magistrato della Repubblica.</p>
<p>E poi ci sarebbe il memoriale di Adolfo Parmaliana. Ma anche questa è una storia dolorosa, tragica e misteriosa.<br />
<span style="font-size:16px;"><br />
<strong>Claudio Cordova </strong></span></p>
<p><strong>Fonte: </strong><a class="blank" href="http://www.strill.it/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=36393" target="_blank"><strong>STRILL.IT</strong></a></p>
<p><a class="blank" href="http://www.strill.it/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=36393" target="_blank"><strong></strong></a><span style="font-size:18px;"><strong>Sonia Alfano in merito agli ultimi avvenimenti del processo &#8220;Mare Nostrum&#8221; (26 marzo 2009)</strong></span><strong></strong></p>
<p><strong></strong><span style="font-size:16px;">&#8220;Quel che sta accadendo intorno al processo Mare Nostrum e dunque anche in merito all&#8217;omicidio di mio padre, è indicativo della condizione di totale degrado in cui versa gran parte della magistratura messinese. Sin da quell&#8217; 8 gennaio del 93&#8242; io e la mia famiglia abbiamo denunciato questa situazione ed indicato i due maggiori responsabili </span><span style="font-size:16px;">degli insabbiamenti delle inchieste giudiziarie messinesi, tra cui quella riguardante l&#8217;omicidio di mio padre, nelle persone di Olindo Canali e Franco Antonio Cassata.<br />
Lo stato di degrado dell&#8217;apparato giudiziario messinese è testimoniato dallo stesso Olindo Canali che, seppur sia un Procuratore della Repubblica, invia lettere anonime alla sua stessa procura, affermando di conoscere la verità sull&#8217;omicidio di mio padre salvo poi non svelarla in tribunale.<br />
In una qualsiasi altra procura d&#8217;Italia, un magistrato che di suo pugno ammette di avere colpe in merito a fatti di mafia, verrebbe immediatamente sospeso e processato. Ma non a Messina.<br />
Olindo Canali svolge tutt&#8217;ora regolare servizio insieme ad Antonio Franco Cassata con il quale condivide atroci responsabilità anche rispetto alla morte del Professore Adolfo Parmaliana.<br />
Ho trascorso gli ultimi sedici anni della mia vita a denunciare le responsabilità di una parte della magistratura messinese ma nessuno ha mai voluto darmi ascolto e neppure oggi, davanti all&#8217;ammissione di colpevolezza di Olindo Canali, lo si sospende e lo si processa.<br />
Immediatamente dopo il delitto di mio padre ho chiesto che venissero cercati i mandanti di terzo livello e che le indagini, una volta concluse, venissero riaperte per accertare tutte le responsabilità. Ma le mie richieste, motivate da elementi, fatti, circostanze, sono sempre state respinte ed io additata come un&#8217;opportunista interessata solo a speculare sulla morte del proprio padre. Adesso è lo stesso Canali, ovvero colui che avrebbe dovuto accertare e punire, a confermare la presenza di un terzo livello.<br />
Ma Canali, che ben conosce i perversi meccanismi dei poteri messinesi, fa anche di peggio poichè, pur ammettendo le sue colpe, non racconta ciò che dice di sapere ma si limita a gettare fango sull&#8217;unica verità processuale in nostro possesso.<br />
Ci sono ben due sentenze di Cassazione che attestano la colpevolezza di Antonio Merlino e Giuseppe Gullotti, seppur restino a tutt&#8217;oggi sconosciute le responsabilità istituzionali in seno alla morte di mio padre.<br />
Chi indossa una toga ed amministra la giustizia dovrebbe far affermare la verità processuale e chiederne il rispetto e non gettare fango ed ombre su indagini e processi. Alla luce di quanto sta accadendo ci sorge invece il sospetto che Canali più che amministrare la giustizia in nome del popolo italiano, la amministri in nome di quello di Cosa Nostra&#8221;.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:16px;"> </span></p>
<p><span style="font-size:16px;"><strong>Sonia Alfano</strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo strano caso del dottor Olindo Canali]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/04/07/lo-strano-caso-del-dottor-olindo-canali/</link>
<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 11:36:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
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<description><![CDATA[da www.strill.it Il senatore Beppe Lumia, del Partito Democratico, sul suo conto ha presentato svari]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-831" title="csm" src="http://claudiocordova.wordpress.com/files/2009/04/csm2.jpg" alt="csm" width="450" height="341" /></p>
<p>da <a href="http://www.strill.it">www.strill.it</a></p>
<p>Il senatore Beppe Lumia, del Partito Democratico, sul suo conto ha presentato svariate interrogazioni parlamentari, in diversi periodi; al suo nome è legata anche la figura di Beppe Alfano, giornalista assassinato  dalla mafia l’8 gennaio del 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina; il suo nome compare, insieme a quello del collega Franco Cassata, procuratore generale di Messina, nell’informativa del Ros dei Carabinieri, denominata “Tsunami”, poi archiviata a Reggio Calabria; e, da ultimo, il suo nome comparirebbe anche nel presunto memoriale che il professore Adolfo Parmaliana avrebbe scritto poco prima di suicidarsi, il 2 ottobre del 2008.</p>
<p>La figura di Olindo Canali, sostituto procuratore della Repubblica di <a href="http://claudiocordova.wordpress.com/2009/01/10/il-paese-immobile/">Barcellona Pozzo di Gotto</a> si interseca, da anni, con quella di vicende misteriose e controverse accadute in provincia di Messina. Canali, insieme a Cassata e a un altro magistrato, Rocco Scisci, avrebbe anche ostacolato le indagini di un giovane sostituto, De Feis. Tutte ipotesi, nessuna prova.</p>
<p>Ma ritorniamo a Beppe Lumia, uno dei pochi politici che non hanno paura di nominare la parola “mafia”; è stato anche presidente della Commissione Parlamentare Antimafia ed è uno dei parlamentari maggiormente schierati nella lotta alla criminalità organizzata. Ecco, in una nota molto recente, datata 25 marzo 2009, Lumia, a proposito di Olindo Canali, afferma:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;La vicenda che vede coinvolto il magistrato Olindo Canali è incredibile. Mi chiedo come sia possibile che si possano essere verificate vicende così, che vedono sempre gli stessi protagonisti&#8221;.<br />
</em></p></blockquote>
<p>Le vicende a cui allude Lumia sono vicende dolorose. Dolorose e tragiche. Sì perché di casi strani, misteriosi,  in provincia di Messina ne sono accaduti parecchi:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Dalle indagini sui delitti di Beppe Alfano, di Graziella Campagna, di Attilio Manca e sulle denunce di Adolfo Parmaliana -</em> aggiunge Lumia &#8211; <em>emerge sempre un quadro di comportamenti da parte di singoli magistrati come Canali e il procuratore Cassata che devono essere capiti fino in fondo&#8221;.<br />
</em></p></blockquote>
<p>Ma non finisce qui. Lumia si è occupato più volte delle vicende messinesi, di Terme Vigliatore, il Comune sciolto grazie alle denunce del professor Parmaliana, ma anche di Barcellona Pozzo di Gotto: il 9 ottobre del 2008, a sette giorni dal suicidio del docente, Lumia interroga il Guardasigilli, parlando di Franco Cassata e Olindo Canali e sollecitando l’invio degli ispettori presso gli uffici della Procura della Repubblica.</p>
<p>Il 4 giugno del 2008, inoltre, lo stesso Lumia, aveva già interrogato il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro della Giustizia, parlando del procuratore generale di Messina, Franco Cassata, ma citando anche le vicende relative all’informativa “Tsunami”, che portavano, inevitabilmente (ai tempi il procedimento non era ancora stato archiviato) al dottor Olindo Canali.</p>
<p><a href="http://stostretto-stostretto.blogspot.com/2009/04/ore-1055-olindo-canali-depone-al.html">Lo stesso Olindo Canali che, proprio ieri, è stato audito, in qualità di testimone, nell’ambito del processo “Mare Nostrum”: </a>il magistrato è stato ascoltato in merito a un suo manoscritto redatto allorquando temeva di essere arrestato nel corso dell’operazione del Ros dei Carabinieri &#8220;Tsunami&#8221; per certe presunte frequentazioni (la sua posizione è stata invece poi archiviata a Reggio Calabria). Lo stesso Canali ha avanzato dubbi sulla gestione del collaboratore di giustizia Maurizio Bonaceto e soprattutto sulla colpevolezza del boss della famiglia mafiosa dei barcellonesi, Giuseppe Gullotti, detto “l’avvocaticchio”, condannato con sentenza definitiva a 30 anni quale mandante dell&#8217;omicidio del giornalista Beppe Alfano.</p>
<p>A proposito di Beppe Alfano, e quindi di storie dolorose, tragiche e misteriose. Sonia Alfano, figlia del giornalista assassinato, da anni accusa pubblicamente  e nelle sedi giudiziarie il magistrato, per i suoi comportamenti. Beppe Alfano, secondo la figlia, confidò a Canali che <em>“aveva potuto appurare con le sue inchieste giornalistiche che a Barcellona Pozzo di Gotto si nascondeva il boss catanese, allora latitante Nitto Santapaola”.</em> Era effettivamente così, Nitto Santapaola trascorse parte della sua latitanza nel grosso centro del messinese e Beppe Alfano, per la sua voglia di indagare e scoprire la verità, fu ucciso.</p>
<p>Dunque Olindo Canali temeva di essere arrestato e aveva affidato a un manoscritto alcune “valutazioni personali”. L’informativa “Tsunami”, infatti, segnalava Canali per certe presunte frequentazioni, in particolare per quella con Salvatore Rugolo<em> </em></p>
<blockquote><p><em>“personaggio</em> – si legge nell’informativa Tsunami &#8211; <em>ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese che, grazie allo schermo protettivo di cui beneficia per via della sua professione di medico, parrebbe dirigere ponendosi in un ruolo di vera e propria “cerniera” tra gli ambienti criminali e quelli istituzionali”.</em></p></blockquote>
<p>Rugolo è il cognato del boss Gullotti, il mandante dell’omicidio Alfano sulla cui colpevolezza, il magistrato Canali avrebbe avanzato dei dubbi.</p>
<p>L’informativa Tsunami per quasi tre anni ha fatto avanti ed indietro tra a Procura di Barcellona e la Dda di Messina fino a quando non è stata trasferita a Reggio Calabria, proprio a causa del coinvolgimento nelle indagini di due magistrati, Canali e Cassata. A Reggio Calabria il procedimento è stato archiviato.</p>
<p>Resta da vedere se farà la stessa fine il procedimento disciplinare a carico dello stesso Canali già avviato dal Consiglio Superiore della Magistratura. Quel &#8220;testamento&#8221;, scritto da Canali quando temeva l’arresto,  infatti, è stato già acquisito dalla prima commissione di Palazzo dei Marescialli che dovrà valutare il comportamento del magistrato che rischia di essere trasferito da Barcellona Pozzo di Gotto per &#8220;incompatibilità ambientale&#8221;, la motivazione più “classica” e, probabilmente, anche più indolore per disporre il trasferimento di un magistrato della Repubblica.</p>
<p>E poi ci sarebbe il memoriale di Adolfo Parmaliana. Ma anche questa è una storia dolorosa, tragica e misteriosa.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Otto nomi]]></title>
<link>http://ifgurbino.wordpress.com/2009/04/05/otto-nomi/</link>
<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 20:01:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>ifgurbino</dc:creator>
<guid>http://ifgurbino.wordpress.com/2009/04/05/otto-nomi/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; stato un incontro come gli altri quello dal titolo Contro le mafie: giornalisti, imprendito]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E&#8217; stato un incontro come gli altri quello dal titolo <em>Contro le mafie: giornalisti, imprenditori e magistrati in prima linea</em>. Ai dibattiti sulla mafia gira e rigira i temi trattati sono a turno sempre gli stessi. Certo una novità c&#8217;è.</p>
<p>Si presenta l&#8217;Osservatorio  della Fnsi e dell&#8217;Ordine dei giornalisti sui cronisti minacciati dalle mafie perchè, come spiega <strong><a href="http://http://www.festivaldelgiornalismo.com/festivaldelgiornalismo.php?article456" target="_blank">Angelo Agostini</a></strong>, direttore di <em>Problemi dell&#8217;Informazione</em>, sono più di 40 i giornalisti che hanno ricevuto intimidazioni tra il 2006 e il 2008. A eccezione del presidente Confindustria Sicilia <strong><a href="http://http://www.festivaldelgiornalismo.com/festivaldelgiornalismo.php?article652" target="_blank">Ivanhoe Lo Bello</a></strong>, rappresentante di quel progetto della confederazione degli industriali dell&#8217;isola di cacciare tra i soci coloro che pagano il pizzo, sono tutti giornalisti quelli seduti sul palco del teatro Pavone. Il magistrato che doveva rappresentare su quel palco l&#8217;uomo di legge, <a href="http://http://www.festivaldelgiornalismo.com/festivaldelgiornalismo.php?article562" target="_blank"><strong>Raffaele Cantone</strong> </a>non è arrivato per problemi di famiglia.</p>
<p>E allora giornalisti, ognuno nella sua specificità. C&#8217;è appunto Angelo Agostini, che invita a dedicare fra un anno il numero di Problemi dell&#8217;Informazione sulle mafie che conquistano il nord Italia. E invita le quattro scuole di giornalismo di Milano a occuparsene, poi precisa che anche l&#8217;<a href="http://www.uniurb.it/giornalismo" target="_blank">Ifg di Urbino</a> sarà chiamato a dare un contributo.  C&#8217;è <strong><a href="http://http://www.festivaldelgiornalismo.com/festivaldelgiornalismo.php?article440" target="_blank">David Lane</a></strong>, inviato in Italia dell&#8217;<em>Economist</em>, lo straniero che afferma che sarebbe impensabile che i fatti che accadono in Italia possano accadere nel Regno Unito perchè &#8220;chi è accusato per associazione mafiosa non può essere chiamato statista&#8221; (una precisazione, parlava di Giulio Andreotti). C&#8217;è <strong><a href="http://http://www.festivaldelgiornalismo.com/festivaldelgiornalismo.php?article653">Alberto Spampinato</a></strong>, consigliere nazionale del Fnsi e fratello di <strong>Giovanni Spampinato</strong>, giornalista ucciso da esponenti della criminalità organizzata ragusana. Spampinato spiega come le tre forze protagoniste dell&#8217;incontro, giornalisti, imprenditori e magistrati debbano lavorare in sinergia contro le mafie e afferma che i politici non sono presenti perchè dovrebbe essere assodato che lavorino contro i criminali. Ma poi chiama in causa <strong><a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/festivaldelgiornalismo.php?article455" target="_blank">Lirio Abbate</a></strong>, giornalista dell&#8217;Ansa di Palermo sotto scorta da due anni. Abbate si chiede se piuttosto che i mafiosi latitanti non sia più grave che alcuni siedano in Parlamento. A seguire Spampinato chiede se il pizzo non corrisponda al silenzio imposto ai giornalisti dal potere politico. I parlamentari col silenzio hanno fatto strada, e  <strong><a href="http://http://www.festivaldelgiornalismo.com/festivaldelgiornalismo.php?article476" target="_blank">Peter Gomez</a></strong>, giornalista dell&#8217;<em>Espresso</em> e autore di libri di inchiesta, non assolve nè a destra nè a sinistra. E illustra la vicenda di <strong>Mirello Crisafulli</strong>, ex Ds, che nel 2000 era stato ripreso da microspie durante un incontro con <strong>Raffaele Bevilacqua</strong>, capo mafia appena uscito da undici anni di galera. Il politico rifiuterà di immischiarsi con i loschi traffici del mafioso, ma non denuncerà mai il fatto e verrà rieletto nel 2006 come deputato. Nulla di nuovo.<br />
<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/L59F3CV7VMI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/L59F3CV7VMI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span><br />
Discorsi di questo tipo vengono fatti di continuo e c&#8217;è il rischio di farli retorici. Un fatto non può però diventare retorico, anche se fosse raccontato di continuo. Anzi, otto fatti. Otto giornalisti. Otto nomi. Otto persone. Tanti i giornalisti morti in Sicilia vittime della mafia. Parlare dei malaffari tra politica e criminalità è essenziale, eppure gli amministratori dello stato continuano a tacere e non tutti gli italiani si indignano. Più forte sarebbe l&#8217;impatto di queste otto storie. Per non farli diventare nove, dieci, venti, che si racconti ogni giorno di questi giornalisti. E per non farne solo un numero, iniziamo dai nomi.</p>
<p style="text-align:center;"><strong> Cosimo Cristina </strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> Mauro De Mauro</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Giovanni Spampinato</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Giuseppe Impastato</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> Mario Francese</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> Giuseppe Fava</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong> Mauro Rostagno </strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Beppe Alfano</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Voci strozzate]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/03/31/voci-strozzate/</link>
<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 21:47:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
<guid>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/03/31/voci-strozzate/</guid>
<description><![CDATA[Mi ha lasciato tutt&#8217;altro che indifferente la vicenda di Pino Maniaci, coraggioso giornalista ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-819" title="informazione" src="http://claudiocordova.wordpress.com/files/2009/03/informazione1.jpg" alt="informazione" width="437" height="404" /></p>
<p>Mi ha lasciato tutt&#8217;altro che indifferente la vicenda di Pino Maniaci, coraggioso giornalista siciliano rinviato giudizio per esercizio abusivo della professione da un pubblico ministero, Paoletta Caltabellotta, che, ha usato contro il conduttore di Telejato (il direttore è Riccardo Orioles) una vera e propria finezza giuridica: la &#8220;citazione diretta&#8221;.</p>
<p>Pino Maniaci, infatti, è un giornalista abusivo, nel senso che non ha il tesserino, ma è un giornalista vero nell&#8217;animo, nell&#8217;indole, nella voglia di dire le cose in una terra di mafia, denunciando proprio le attività di cosa nostra. La sua storia, fatta di minacce, di intimidazioni, potrebbe portarmi a una lunga divagazione sull&#8217;inutilità dell&#8217;Ordine dei giornalisti.</p>
<p>Una divagazione che, al momento, vi risparmio.</p>
<p>Voglio parlare di come cronisti coraggiosi, giornalisti veri, vengano delegittimati, lasciati soli, in quella solitudine che, in passato, ha portato spesso alla morte.</p>
<p>Oltre al caso di Pino Maniaci, proprio ieri ho avuto modo di leggere la <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/300309-palmesano-perche-la-camorra-mi-vuole-uccidere/">lettera-denuncia</a> scritta da un altro giornalista coraggioso: dobbiamo spostarci in Campania per scoprire la storia di Enzo Palmesano, un coraggioso giornalista che opera nel casertano e in particolare a Pignataro Maggiore, una terra dove è difficile esercitare il mestiere del cronista. Palmesano, come Pino Maniaci in Sicilia, ha sempre provato a mettere in evidenza i traffici e gli intrecci, anche politici, della camorra, ma una parte della stampa locale lo ha isolato e così ha perso il posto di lavoro e ora è costretto a vivere sotto scorta.</p>
<p>Ho cercato sul web: qualcuno ha titolato, giustamente, &#8220;Enzo Palmesano, il cronista licenziato dalla camorra&#8221;.</p>
<p>Ma, se della vicenda di Pino Maniaci si sono occupati quasi tutti gli organi di stampa nazionali, della lettera di Enzo Palmesano, inviata ad <a href="http://www.articolo21.info/">&#8220;Articolo 21&#8243;</a>, <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/">&#8220;Micromega&#8221;</a> e <a href="http://www.liberainformazione.org/">&#8220;Liberainformazione&#8221;,</a> non ha parlato nessuno.</p>
<p>Ai nomi di Pino Maniaci ed Enzo Palmesano, uomini coraggiosi, lasciando perdere se possiedano o meno un tesserino, aggiungerei, ovviamente, quelli di Roberto Saviano, Lirio Abbate e Rosaria Capacchione.</p>
<p>Tutte persone più isolate che sole.</p>
<p>Come era isolato Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra nel 1985.</p>
<p>Come era isolato Cosimo Cristina de &#8220;L&#8217;ora&#8221; di Palermo. E poi, ancora, Mauro De Mauro, Mario Francese, Pippo Fava, Beppe Alfano.</p>
<p>Una storia già vista: inchieste non pubblicate, licenziamenti, dicerie, le classice storie di donne, fino alle stucchevoli citazioni giudiziarie.</p>
<p>Tutte azioni riconducibili a un solo termine: delegittimazione.</p>
<p>L&#8217;inizio della fine.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'infiltrazione della mafia all'interno delle istituzioni]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/03/19/linfiltrazione-della-mafia-allinterno-delle-istituzioni/</link>
<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 20:58:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/03/19/linfiltrazione-della-mafia-allinterno-delle-istituzioni/</guid>
<description><![CDATA[Anche Sonia Alfano, presidente dell&#8217;associazione dei familiari delle vittime della mafia, è ca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/dfaeHyFiEgo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/dfaeHyFiEgo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Anche Sonia Alfano, presidente dell&#8217;associazione dei familiari delle vittime della mafia, è candidata per l&#8217;Italia dei valori <em>(megagalattico 3)</em>. E&#8217; già stata candidata alla presidenza della regione Sicilia per la lista degli amici di Beppe Grillo. E&#8217; la figlia del <a href="http://www.ammazzatecitutti.org/chi-ha-ucciso-beppe-alfano.php">giornalista Beppe Alfano</a> ucciso perchè aveva scoperto che il capo della mafia catanese, Nitto Santapaola, era latitante a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina. Dietro all&#8217;omicidio ci sono anche strani movimenti di massoneria e servizi segreti.</p>
<p>Le parole di Sonia Alfano sono di forte denuncia:</p>
<blockquote><p>&#8220;<strong>Purtroppo sono all&#8217;ordine del giorno le prove dell&#8217;infiltrazione della mafia all&#8217;interno delle istituzioni. Per fare un esempio, mi viene in mente il nome di Renato Schifani, presidente del Senato, che qualche anno fa era socio in affari del boss Nino Mandalà di Villabate. Oppure, mi viene in mente il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, che piacevolmente andava ai matrimoni delle figlie dei boss, in fattispecie del boss Croce Napoli con cui si intratteneva, si abbraccia e si bacia</strong>&#8230;&#8221;</p></blockquote>
<p>Da <a href="http://www.antoniodipietro.com/2009/03/sonia_alfano_in_europa.html">http://www.antoniodipietro.com/2009/03/sonia_alfano_in_europa.html</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA]]></title>
<link>http://luigiiacopino2.wordpress.com/2009/02/12/il-coraggio-di-voltare-pagina/</link>
<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 03:28:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luigi Iacopino</dc:creator>
<guid>http://luigiiacopino2.wordpress.com/2009/02/12/il-coraggio-di-voltare-pagina/</guid>
<description><![CDATA[Pubblico l&#8217;articolo che ho scritto su &#8220;Vento Tricolore&#8220;, il giornale di satira e d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Pubblico l&#8217;articolo che ho scritto su &#8220;<a href="http://ventotricolore.altervista.org/">Vento Tricolore</a>&#8220;, il giornale di satira e di politica a cura della Federazione Provinciale di Reggio Calabria del Movimento Sociale Fiamma Tricolore. L&#8217;articolo si riferisce all&#8217;edizione di novembre.</strong></p>
<p><a href="http://3.bp.blogspot.com/__WQa_E5Vyd0/Sa1DaIUjCQI/AAAAAAAAAbo/E2e2cbv163c/s1600/ndrangheta.jpg"><img border="0" alt="" src="http://luigiiacopino2.wordpress.com/files/2009/02/ndrangheta.jpg?w=252" /></a><br />

<div>
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<div align="justify">SBAGLIA CHI PENSA </strong>che la storia della nostra amata città, della Calabria e del Sud in generale sia, ormai, quasi segnata? Probabilmente e sfortunatamente, questa è’ una questione della quale non finiremo mai di parlare. Eppure il problema è sempre lì, palese e quasi spettrale. Il problema si chiama ‘<strong>Ndrangheta</strong>.</p>
<p><strong>I recenti fatti di cronaca</strong>, che hanno minato la già precaria stabilità della punta dello stivale, certamente non offrono risposte tranquillizzanti. Anzi supportano la tesi opposta.<br />
<br />Il mese di ottobre è stato scosso dall’arresto di personaggi di spicco della classe politica calabrese. Sono stati affidati alle indagini giudiziarie e di polizia <strong>l’ex sindaco di Gioia Tauro (RC), Giorgio Dal Torrione, il suo vice, Rosario Schiavone ed il sindaco di Rosarno (RC), Carlo Martelli. Sono stati arrestati lunedì mattina per concorso esterno in associazione mafiosa</strong>. Nella stessa operazione, sono finiti in manette anche i due capi storici e indiscussi della cosca Piromalli della ‘ndrangheta, entrambi si chiamano <strong>Gioacchino Piromalli </strong>e sono zio <strong>e nipote</strong>.</p>
<p>L’esempio fatto è solo indicativo dell’aria che si respira. Fatti di cronaca di questo genere si verificano con frequenza ininterrotta, ormai, da decenni e dimostrano che la storia, in fin dei conti, è sempre la stessa: molti, tanti politici cercano l’appoggio e l’aiuto della mafia e la mafia cerca i favori e la protezione di politici e amministratori appartenenti ai partiti che governano.<br />
<br />Ma il dato più eclatante è che durante il corso degli anni <strong>l’atteggiamento dello Stato è rimasto in larga misura quello che era un tempo</strong>. Come dimostrano la storia, le indagini e le vicende giudiziarie, la criminalità organizzata è sempre lì, agisce nell’ombra, e lì, proprio nell’ombra, opera indisturbata ed è nel silenzio che diventa più forte.</p>
<p>MA IN QUESTO PANORAMA, già di per se desolante, sono le <strong>parole</strong> espresse non molto tempo fa dall’ex pm di Catanzaro <strong>Luigi de Magistris </strong>a inquietarmi.</p>
<p>&#60;&#60; <em>C&#8217;è una nuova forma di criminalità organizzata in Calabria, che non è solo &#8216;ndrangheta, che tende alla gestione dei fondi pubblici, di quelli che sono arrivati, che stanno arrivando e che arriveranno. Questo è lo snodo fondamentale, perché è lì che si radicano, si rafforzano e aumentano le collusioni tra istituzioni, politica, affari e sistema bancario </em>&#62;&#62;</p>
<p>Ed è proprio questo il punto centrale del problema.</p>
<p><strong>UNA VOLTA C’ERA</strong> la <strong>mafia contadina </strong>i cui capi erano contadini, braccianti agricoli, in ogni caso gente non acculturata che veniva manovrata dai veri cospiratori. Col tempo le cose sono cambiate.<br />
<br /><strong>Oggi c’è la mafia imprenditrice e acculturata che agisce in tutti i settori della vita sociale</strong>,<strong> da quello imprenditoriale a quello politico-istituzionale, da quello finanziario a quello bancario.</strong> La mafia, quella vera, non è più solo collusa con la politica, oggi la mafia è entrata in politica e per qualche aspetto è anche una certa devianza della politica. <strong>Si è fatta politica</strong>. Ormai i boss sono acculturati, sono affiancati da avvocati, economisti, poliziotti corrotti, magistrati collusi, giornalisti “amici”, per non parlare dei servizi segreti cosiddetti deviati.<br />
<br />Le cose sono molto cambiate. E sono cambiate in un momento storico ben preciso: almeno parlando per la ‘Ndrangheta, quando gli uomini della ‘<strong>Ndrangheta</strong> sono entra ti nella <strong>massoneria</strong> e dunque nelle logge massoniche (<strong>La Santa</strong>). Tutti i capi mafia passati e presenti sono stati e, dunque, sono membri, se non addirittura capi o “maestri”, della <strong>massoneria cosiddetta deviata</strong>. Tali logge deviate hanno permesso alla ‘ndrangheta di entrare in contatto col mondo politico- imprenditoriale – istituzionale – finanziario, essendo le logge della massoneria frequentate da politici, imprenditori, avvocati, medici esponenti delle forze dell’ordine. Rappresentano veri e propri centri di potere, a volte occulti, dove si incontra e si riunisce la “meglio società”. E che società!<br />
</div>
<div align="justify"><a href="http://luigiiacopino2.wordpress.com/files/2009/02/msi.jpg"><img border="0" alt="" src="http://luigiiacopino2.wordpress.com/files/2009/02/msi.jpg?w=170" /></a>NOI MILITANTI DELLA FIAMMA TRICOLORE, che con coraggio e responsabilità</strong>, siamo e saremo sempre gli ultimi a deporre le armi, gli ultimi ad abbandonare il campo di battaglia, non possiamo e non vogliamo arrenderci a questa realtà desolante e deprimente. Vogliamo far capire che una <strong>società diversa può essere costruita nel segno della speranza e del cambiamento</strong>. Con il nostro cuore e la nostra volontà, vogliamo offrire alla nostra gente una via diversa, una via alternativa, <strong>una terza via</strong>. E per percorrere questa via il primo passo che abbiamo deciso di intraprendere è la creazione di un’importante <strong>associazione antimafia </strong>che possa fungere da strumento per veicolare quei valori di giustizia e di integerrima onestà che molti anni orsono, nel solco lasciato da uomini come <strong>Cesare Mori</strong>, hanno reso grande la nostra nazione elevandola a modello sociale e culturale per la realizzazione di uno Stato più onesto e, perché no, più pulito.<br />
<br />Vogliamo porci come baluardo di svolta per quelle istanze di pulizia morale e di innovazione che stanno sempre più prendendo largo nella nostra Nazione.</p>
<p>Ed è anche per questo che l’intento è quello di intitolare questa associazione ad un grande uomo che in passato, in un deserto di ipocrisia, malessere sociale, mafia, collusioni e corruzioni di ogni tipo, rappresentò un esempio di giustizia, onesta e alternativa al sistema: <strong>Beppe Alfano, personaggio importante che da esponente del Movimento Sociale Italiano, denunciò il sistema di potere che si era creato a Messina tra mafia, politica, magistratura e imprenditoria, pagando con la vita il prezzo del suo coraggio</strong>.</p>
<p><strong>IL PARTITO DELLA FIAMMA</strong>, forte degli uomini che l’hanno onorato e reso celebre, della sua storia passata, delle sue tradizioni, dei suoi valori, non ha mai accettato né mai accetterà un simile modo di intendere la società. Nella nostra <strong>idea di Nazione e di Patria, non c’è posto per questi modelli sociali</strong>. <strong>La politica è una missione, il politico è un servitore dello Stato</strong>. E’ il politico che sta al servizio dello Stato, inteso come collettività nazionale, come popolo, come cittadini, e non lo Stato a stare al servizio del politico. Lo Stato con le sue istituzioni, i suoi organi e i suoi poteri non può e non deve essere considerato come lo strumento di cui il politico “si avvale” per il soddisfacimento del suo interesse personale, molto spesso illecito e pericoloso. E’ il politico a dover essere considerato come lo strumento che lo Stato utilizza per il conseguimento del benessere sociale e collettivo.</p>
<p>La nostra non è la società deviata, esoterica e mafiosa dei giorni nostri. E’ la <strong>società del benessere collettivo, della giustizia sociale e della legalità</strong>, una società che non si potrà mai realizzare se non attraverso un <strong>ricambio della classe dirigenziale e politica</strong>.</p>
<p>E in quest’ottica, la creazione della associazione antimafia potrebbe essere, come già detto, una svolta per la realizzazione di questo ricambio, un primo passo attraverso il quale mettere in moto il <strong>processo di liberazione e riscatto della nostra amata terra.</div>
<p></strong></div>
</div>
</div>
<p></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A sostegno di Luigi Apicella]]></title>
<link>http://markarg.wordpress.com/2009/01/25/a-sostegno-di-luigi-apicella/</link>
<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 18:44:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Markus</dc:creator>
<guid>http://markarg.wordpress.com/2009/01/25/a-sostegno-di-luigi-apicella/</guid>
<description><![CDATA[Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle ore 9.00 in Piazza Farnese a Roma l’Associazione Nazionale Familiari]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="justify">Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle ore 9.00 in Piazza Farnese a Roma l’<em>Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia</em> organizza una manifestazione<em> </em>a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella. A sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo e tutti quei magistrati che hanno avuto e avranno il coraggio di indagare sugli affari sporchi del potere. Un appuntamento con la democrazia contro la distruzione della giustizia. </p>
<p align="justify">Paolo Borsellino e Giovanni Falcone furono uccisi con il tritolo. De Magistris, Apicella e la Forleo sono stati sospesi o trasferiti. Il risultato è lo stesso: la giustizia muore. I sepolcri imbiancati della sinistra stanno a guardare la fine della democrazia, mentre i piduisti – con l’aiuto della Lega &#8211; stanno finendo il lavoro. Mentre l’informazione tace. D’altra parte non si tratta della stupidata del <em>Family Day</em> o di qualche manifestazione di Berlusconi. Non c’è dietro la Chiesa o qualche mafioso. Non è populismo. Ci sono in campo troppe idee per portarla all’attenzione del grande pubblico. Meglio propinare le tette della tizia del Grande Fratello.</p>
<p align="justify">Di seguito riporto due lettere di sostegno alla manifestazione. La prima è di Sonia Alfano &#8211; figlia di Beppe, giornalista ucciso dalla mafia per le sue inchieste scomode su uomini d&#8217;affari, mafiosi latitanti, politici, amministratori locali e massoneria nel 1993 – mentre la seconda è di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo.</p>
<p> <!--more--><br />
<blockquote>
<p align="justify">Io so che in <strong>Parlamento</strong> siedono mafiosi, amici di mafiosi, <strong>servitori di mafiosi</strong>, protettori di mafiosi e lo sanno molte Procure d’Italia, molti giornalisti e anche molti italiani, ma non abbastanza.       <br />Io so che il presidente del Senato, <strong>Schifani</strong>, è stato consulente al comune di Villabate quando lo stesso comune era sotto il controllo del clan Mandalà, e che dello stesso boss Mandalà Schifani è stato socio nella Siculabrokers.       <br />Io so che il <strong>ministro Alfano</strong> si è baciato con il boss Crocenapoli al matrimonio della figlia dello stesso boss di Cosa Nostra.       <br />Io so che <strong>Marcello Dell&#8217;Ultri</strong>, pregiudicato per vari reati, è stato condannato in primo grado per mafia e lo stesso Dell&#8217;Utri ha detto che <strong>Vittorio Mangano</strong>, stalliere di Arcore e mafioso, per lui è un eroe.       <br />Io so che ci sono molti magistrati corrotti, mafiosi e amici di mafiosi che vanno a pranzo e a cena con i boss e con i cognati dei boss, eppure loro non sono stati puniti, ma premiati e promossi.       <br />Io so che l&#8217;Articolo 3 dice che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge. So, invece, che <strong>quattro cariche dello Stato</strong> hanno fatto di tutto per non farsi processare e sono al di sopra della legge.       <br />Io so che l&#8217;<strong>articolo 21</strong> dice che tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.       <br />So purtroppo che questo non è stato mai rispettato, so che non abbiamo una stampa libera e che tantissimi giornalisti sanno, fanno finta di non sapere, chiudono gli occhi e sono asserviti al sistema di potere.       <br />Io so che l&#8217;<strong>articolo 101</strong> della nostra Costituzione dice che la giustizia è amministrata in nome del popolo e che i giudici sono soggetti soltanto alla legge e non all&#8217;abuso della legge o al potere politico.       <br />Io so che <strong>Luigi De Magistris</strong>, <strong>Clementina Forleo</strong>, <strong>il procuratore Apicella</strong> sono stati trasferiti perché hanno osato indagare sui poteri forti, sui politici, sugli imprenditori e gli amici dei politici.       <br />Io pensavo di aver dato a questo Paese ciò che di più grande possedevo, la mia famiglia, e invece mi rendo conto che è stato un sacrificio probabilmente vanificato anche se fatto in difesa di uno Stato di diritto. Ed è stato vanificato con l&#8217;instaurazione di questo <strong>regime dittatoriale</strong>.       <br />Quando guardo il tricolore provo grande rabbia perché identifico il rosso che lo tinge col rosso del sangue dei nostri cari.       <br />Ecco perché per me scendere in piazza oltre che un diritto è un dovere, nei confronti di chi <strong>per la nostra democrazia ha perso la vita</strong>. Se non mostreremo tutta la nostra indignazione questo regime, in assenza di reazione, si sentirà autorizzato a calpestare la nostra dignità.       <br />Ecco perché invito tutti i cittadini che vogliono manifestare con noi a scendere in piazza, a<strong> Roma il 28 gennaio alle 9 in piazza Farnese</strong>»</p>
<p align="center">S<em>onia Alfano</em></p>
</blockquote>
<p align="justify">&#160;</p>
<blockquote><p align="justify">«Io so che <strong>Paolo Borsellino</strong> incontrò a Roma <strong>Mancino</strong>, appena prima della sua morte, e uscì sconvolto dal colloquio.       <br />Io so che la Seconda Repubblica è nata sulle stragi del &#8216;93 e su accordi occulti.       <br />Io so che Luigi De Magistris è stato rimosso dai suoi incarichi a Catanzaro ed espropriato delle sue inchieste per impedire che scoppiasse <strong>una nuova Tangentopoli</strong>.       <br />Io l&#8217;anno scorso sono stato a Catanzaro, quando l&#8217;attacco dei poteri forti era rivolto principalmente contro Luigi De Magistris, per espropriargli le inchieste &#34;<strong>Why Not</strong>&#34;, &#34;<strong>Poseidon</strong>&#34;, &#34;<strong>Toghe Lucane</strong>&#34; che poi, in effetti, gli sono state sottratte.Allora dissi che mi recavo a Catanzaro, insieme a tanti altri giovani, come a Forte Alamo perché era per me l&#8217;ultimo baluardo della difesa della magistratura.       <br />Purtroppo, da allora sono successe tante altre cose.       <br />Purtroppo questo <strong>attacco alla magistratura</strong> è andato avanti senza sosta e adesso siamo arrivati addirittura all&#8217;eliminazione di un&#8217;intera procura.       <br />Adesso siamo arrivati addirittura all&#8217;<strong>intimidazione di una procura</strong> che, legittimamente, indagava su un&#8217;altra procura. E quando questa procura legittimamente indagata si è rivoltata, il <strong>CSM</strong> purtroppo non ha saputo fare di meglio che mandare tutti a casa, senza entrare nel merito di quello che era successo.       <br />E addirittura facendo quello che mai era successo nella storia della Repubblica: sospendere dalle funzioni e dallo stipendio un procuratore capo che non aveva fatto nient&#8217;altro che il suo dovere.       <br />Questa è la maniera con cui oggi vengono uccisi i giudici.       <br />Una volta i giudici come <strong>Paolo Borsellino</strong> e Giovanni Falcone&#8230; quel Paolo Borsellino che a sua volta era stato <strong>indagato dal CSM</strong> che però non aveva avuto il coraggio, di fronte alla reazione pubblica, di portare avanti questo assassinio.       <br />Oggi purtroppo questa reazione dell&#8217;<strong>opinione pubblica</strong> sembra non esserci più, di conseguenza i poteri forti credono di poter fare quello che vogliono e hanno, obbedendo al diktat del <strong>ministro Alfano</strong>, fatto un&#8217;azione ignobile: uccidere un magistrato come Apicella, come avevano fatto con De Magistris, con Clementina Forleo.       <br />L&#8217;hanno <strong>ucciso senza bisogno di tritolo</strong>, con le carte bollate.       <br />Ieri c&#8217;è stata una cosa che mi ha riempito di commozione, una lettera bellissima di Gabriella Nuzzi la quale si è dimessa dall&#8217;Associazione Nazionale Magistrati, dicendo che lei può <strong>obbedire solo alla propria coscienza</strong>, alla Costituzione e continuerà a farlo nonostante le sia stata strappata la funzione di Pubblico Ministero.       <br />E&#8217; accanto a questi giudici che noi dobbiamo stare, per questi giudici che <strong>dobbiamo scendere in piazza</strong>.       <br />Io il 28 gennaio 2009 sarò a Roma insieme all&#8217;Associazione dei familiari delle vittime di mafia, insieme spero a tanta gente che vorrà, in questa maniera, resistere a questo regime che si sta instaurando in Italia.       <br />Dobbiamo stare vicini ai magistrati che rappresentano l&#8217;ultimo baluardo della democrazia in Italia.       <br />Dobbiamo impedire che altri magistrati vengano uccisi.       <br />Io spero che ci siano tanti altri magistrati che seguano l&#8217;esempio di Gabriella Nuzzi. Io sarò vicino a questi magistrati, io sarò vicino a loro perché è così che ritengo di poter stare vicino a Paolo Borsellino e onorare la sua memoria.       <br />Spero che tanti, tanti, <strong>tanti altri lo facciano</strong>.       <br />Grazie» </p>
<p align="center"><em>Salvatore Borsellino</em></p>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pdl in picchiata]]></title>
<link>http://federicominniti.wordpress.com/2009/01/22/pdl-in-picchiata/</link>
<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 21:08:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federico Minniti</dc:creator>
<guid>http://federicominniti.wordpress.com/2009/01/22/pdl-in-picchiata/</guid>
<description><![CDATA[Lo so, sono stato sarcastico, al limite dello stomachevole, nella scelta del titolo e della foto, ne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-566" title="francesco-cossiga" src="http://federicominniti.wordpress.com/files/2009/01/francesco-cossiga.jpg" alt="francesco-cossiga" width="336" height="395" /></p>
<p>Lo so, sono stato sarcastico, al limite dello stomachevole, <strong>nella scelta del titolo e della foto</strong>, nella flebile consonanza tra <em>picchiata </em>e <em>picconatore</em>, un gioco da villano. Mica tanto però.</p>
<p>Se è vero com&#8217;è vero che <strong>Gianluigi Bersani</strong>, il leader della corrente  polemicus degli <em>obamiani de&#8217; Roma </em>ha deciso di <strong>fondare un partito del Nord</strong> per fare a gara con la Lega, il nascituro ( nell&#8217;attesa della sua venuta ) Popolo delle Libertà pare si sia imposto la ligia regola di <em>scadere nel più bassofondo democristiano</em> di questo Paese.</p>
<p>E vi dico pure che, anch&#8217;io mi son sempre chiesto, ma alcuni idealisti della politica che ci stanno a fare? Embé è chiaro perché un partito politico senza mentore, non è un partito politico.</p>
<p>Ah! Gravissima pecca questa: <strong>Giuliano Ferrara </strong>cerca ancora di convincere l&#8217;Italia che l&#8217;aborto è un delitto, ma, si sarà detto Re Silvio, di questi moralisti una forza &#8220;moderata&#8221; non se ne fa nulla. <strong>Gianni Baget Bozzo</strong> ritirato a vita privata, ma è l&#8217;età che lo richiede. <strong>Marcello Pera</strong> finito in gattabuia, dopo i lustri di Palazzo Madama.<strong> Stenio Solinas</strong> fa il freelance, <strong>Pietrangelo Buttafuoco</strong> al rogo.</p>
<p>Che fine hanno fatto i filosofi del buon governo (<em> da Nitzsche a Giovanni Gentile, da Luigi Enaudi a Giovanni Spadolini</em> ) della destra? Quella cultura della legalità che, per niente celatamente, <strong>Paolo Borsellino</strong> e <strong>Beppe Alfano</strong> propugnavano definendosi &#8220;<em>uomini di destra</em>&#8220;?</p>
<p>« <em>C&#8217;è disinteresse se non disprezzo verso l&#8217;elaborazione culturale, ritenuta un freno, uno spreco di tempo, un inutile lusso sulla strada delle decisioni</em> ». Questa l&#8217;amara conclusione: troppo presi dall&#8217;accontentare lo stato &#8211; Ratzinger, troppo presi al gusto del sacro quegli idealisti ancora rimasti le cui quotazioni virano in ribasso, come <strong>Socci</strong> e <strong>Allam</strong>.</p>
<p>Il <em>Berlusconi &#8211; pensiero </em>della <strong>politica ad ogni livello</strong> è permeato anche nei quadri dirigenziali. Il rischio: di essere un partito di soli dirigenti senza una reale identità politica e culturale.</p>
<p>Più che della crisi economica ( priorità assoluta ) fossi negli elettori italiani, mi preoccuperei in questo aspetto da non trascurare. Se <strong>il Pd è traforato dalle &#8220;mazzette&#8221; della Nouvelle Tangentopolì </strong>( in tono minore per i giornali ), <strong>il Centro è dissolto sotto le macerie dell&#8217;indagini giudiziarie e dei giustizialisti</strong>, <strong>i moderati di Destra</strong> ( anche quando un giorno non ci sarà più lo spauracchio Berlusconi) <strong>sembrano cani sciolti, ragrumati in correnti d&#8217;interesse</strong>.</p>
<p>C&#8217;era un antico partito nella vecchia Repubblica, fatto di grandi strateghi politici e uomini di potere.</p>
<p>Non voglio apparire apocalittico, né disfattista. Semplicemente &#8220;<em>passione politica</em>&#8220;. Un augurio accorato a tutti i responsabili della nostra Nazione.</p>
<p><strong>fonte:</strong> L&#8217;Espresso</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il paese immobile]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/01/10/il-paese-immobile/</link>
<pubDate>Sat, 10 Jan 2009 12:34:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
<guid>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/01/10/il-paese-immobile/</guid>
<description><![CDATA[da www.strill.it Ci sono tanti tipi di paese: i paesi che si affacciano sul mare, quelli di montagna]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-576" title="barcellonapg" src="http://claudiocordova.wordpress.com/files/2009/01/barcellonapg.jpg" alt="barcellonapg" width="300" height="225" /></p>
<p>da www.strill.it</p>
<p>Ci sono tanti tipi di paese: i paesi che si affacciano sul mare, quelli di montagna, paesi grandi e paesi piccoli. E ci sono tanti tipi di crisi: la crisi culturale, la crisi delle Istituzioni, politica e magistratura, la crisi dell’economia, la crisi della società che fa sempre il paio con la crisi della legalità.</p>
<p>Ci sono tanti tipi di paese e ci sono tanti tipi di crisi. Barcellona Pozzo di Gotto è un paese.<br />
Un paese in piena crisi.</p>
<p>Barcellona Pozzo di Gotto è un paese di quasi cinquantamila abitanti: non è un paese piccolo, anzi. E’ il centro più popoloso dell’intera provincia di Messina.</p>
<p><strong>PIEDI INCHIODATI<br />
</strong><br />
E’ un paese, però, immobile, fermo su se stesso, come se avesse in piedi inchiodati al terreno.<br />
Palazzi lasciati allo stato rustico, decine di strade interrotte che costringono a numerose deviazioni, anche per percorrere poche centinaia di metri.</p>
<p>Qualcuno dice che l’urbanistica di un luogo sia la cartina di tornasole per verificare il livello culturale (nel senso più ampio possibile) del luogo stesso. Ecco, l’aspetto di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, rispecchia perfettamente l’humus culturale di gran parte dei suoi abitanti: ristretto. Tutti chiusi in un involucro, difeso da un muro di gomma, contro il quale è impossibile non rimbalzare.</p>
<p>Gli eventi in ricordo di Beppe Alfano, assassinato l’8 gennaio del 1993, sono l’occasione per verificare, in maniera empirica, quanto sia rimasta immobile, nell’arco di sedici anni, Barcellona Pozzo di Gotto. I manifesti che “pubblicizzano” gli eventi in ricordo di Alfano sono pochi, alcuni anche strappati. Così com’è poca, pochissima, è la gente che partecipa ai dibattiti, agli incontri, della giornata: alcune decine, forse un centinaio, tra mattina e pomeriggio, in un paese che conta quasi cinquantamila abitanti.</p>
<p><strong>SCELTE</strong></p>
<p>Dal punto di vista culturale, il dato più sconfortante arriva, però, dal mondo giovanile: sono pochissime le scolaresche che aderiscono alla giornata del ricordo, mentre gran parte dei presidi di Barcellona negano il permesso di assistere agli incontri. Chi vorrà farlo autonomamente, da “disertore”, dovrà collezionare un’assenza sul registro: è una scelta che non fa quasi nessuno.</p>
<p>Una scelta coraggiosa la fa, invece, Chiara Siragusano, 17 anni. Decide di prendere le redini del primo movimento antimafia di Barcellona Pozzo di Gotto: raccoglie alcune adesioni. Non moltissime, ma è già qualcosa: i tempi difficili arriveranno, ma, per vedere l’alba bisogna, necessariamente, superare la notte buia.</p>
<p><strong>LE VICENDE COMUNALI<br />
</strong><br />
Il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, il 4 gennaio, concede, sul proprio sito ufficiale,  poche righe a Beppe Alfano. Lo stesso Comune dedica una piazza ad Alfano: prove tecniche di redenzione.</p>
<p>Quello stesso Comune che, per diverso tempo, ha rischiato di essere sciolto, come è capitato a quello di Terme Vigliatore, grazie alle denunce coraggiose del professor Adolfo Parmaliana. L’ex ministro dell’Interno, Giuliano Amato, ha cincischiato troppo, però. A lungo, la relazione della commissione d’accesso, è rimasta sul tavolo del responsabile del Viminale dell’ultimo governo Prodi, prima che il prefetto di Messina, Stefano Scammacca, optasse per il “non scioglimento”.<br />
E questo, nonostante il coinvolgimento di alcuni membri della Giunta in inchieste giudiziarie e le dichiarazioni rese dal Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che, il 13 febbraio del 2007, al cospetto della Commissione parlamentare antimafia, ebbe modo di affermare che era “stata la magistratura, a seguito di alcune indagini, a rilevare alcuni fatti di una certa gravità ed a trasmettere una richiesta di accesso ispettivo al comune di Barcellona Pozzo di Gotto da parte del prefetto di Messina”.</p>
<p><strong>PREFETTO PERFETTO<br />
</strong><br />
Niente da fare: il prefetto Scammacca suggerisce al ministro Amato di lasciare tutto com’è. Scammacca, commissario straordinario, a partire dal 1993, di S. Giovanni la Punta, cittadina a monte di Catania nella quale Scammacca a lungo aveva abitato e la cui amministrazione era stata sciolta per mafia. In quell’occasione il dottor Scammacca crea, per farsi collaborare nelle scelte amministrative, una “consulta cittadina”, all’interno della quale personalmente inserisce l’imprenditore multimiliardario Sebastiano Scuto. Con quest’ultimo Scammacca instaura anche rapporti di frequentazione personale, allargata anche alle rispettive mogli.</p>
<p>Scuto, nel 2001, finisce in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.</p>
<p>Ma questa è un’altra storia.</p>
<p><strong>PAESE VECCHIO<br />
</strong><br />
La nostra storia è quella di Barcellona Pozzo di Gotto e il sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto si chiama Candeloro Nania ed è adesso al secondo mandato, avendo prevalso sugli avversari, con il 56,5% dei voti, nel 2007. Il vero capolavoro lo fece, però, nel 2001, quando fu eletto con l’81% dei consensi. In entrambi i casi, la sua candidatura è stata appoggiata da Domenico Nania, attuale vicepresidente del Senato e segretario regionale di Alleanza Nazionale.</p>
<p>Domenico Nania e Candeloro Nania sono cugini.</p>
<p>Il senatore Nania, anch’egli barcellonese, si spende continuamente per il proprio paese natio: Barcellona Pozzo di Gotto, che dista trentasette chilometri da Messina, ha due corsi distaccati dell’Università del capoluogo e circa 200 studenti. Una sede pagata dal Parlamento, che, nel 2003, approva una legge dal seguente titolo: «Interventi per l’espansione dell’università di Messina nelle città di Barcellona Pozzo di Gotto e di Milazzo». Ben 7,5 milioni di euro da spalmare in tre anni. Primo firmatario è il senatore del Popolo delle Libertà, Domenico Nania.</p>
<p>Un modo per far crescere il paese. Per ringiovanirlo.</p>
<p>Barcellona Pozzo di Gotto, tra le altre cose, è un paese destinato a invecchiare precocemente. Un paese nel quale per i giovani non c’è, non potrà esserci, futuro. E’ un paese dove non esiste nemmeno un pub per bere una birra in compagnia.</p>
<p>L’unico circolo ricreativo, non per giovani, è la Corda Fratres, un circolo fra i cui soci hanno militato insieme Domenico Nania, il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca (anch’egli barcellonese), Rosario Cattafi, estremista di destra in gioventù, legato a Pietro Rampulla (l’artificiere della strage di Capaci) in età adulta, il giudice Cassata, promotore del circolo, attuale procuratore generale di Messina, il capomafia Giuseppe Gullotti, condannato in via definitiva, in qualità di mandante, per l’omicidio di Beppe Alfano.</p>
<p>La Corda Fratres: una congrega di vecchi amici.</p>
<p><strong>GIUDICI &#38; C.<br />
</strong><br />
Si diceva all’inizio che Barcellona Pozzo di Gotto esistono tutte le crisi possibili: oltre a quelle già brevemente raccontate la più preoccupante sembra essere quella della magistratura.</p>
<p>Partiamo dal giudice Cassata, promotore della Corda Fratres.</p>
<p>Dal maggio del 2008 è procuratore generale presso la Corte d’Appello di Messina, dopo aver ricoperto, dal 1989 il ruolo di sostituto procuratore presso lo stesso ufficio. Le frequentazioni “particolari” del dottor Cassata cominciano nel 1974, quando è protagonista di un viaggio in auto a Milano in compagnia del boss Pino Chiofalo. Oltre alla frequentazione con Gullotti presso la Corda Fratres, ma non solo, Cassata è avvistato, nel 1994, da due carabinieri, mentre conversa in strada con la moglie proprio del boss Gullotti. Il dottor Cassata gestisce a Barcellona Pozzo di Gotto un museo etno-antropologico che riceve considerevoli finanziamenti dalla Regione Siciliana e da enti locali, quali il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto e la Provincia regionale di Messina, che operano nel territorio del proprio ufficio giudiziario.</p>
<p>Cassata è sodale del sostituto procuratore di Barcellona, Olindo Canali, che, insieme al luogotenente della Guardia di Finanza, Santi Antonio Pino e all’appuntato dei carabinieri Antonino Granata, intrattiene rapporti con Salvatore Rugolo, medico, ritenuto inserito a pieno titolo ai vertici della mafia barcellonese, una “cerniera” tra gli ambienti criminali e gli ambienti istituzionali. Salvatore Rugolo è figlio di Francesco Rugolo, ucciso nel 1987 nel quadro della guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, allorquando era ritenuto il capo indiscusso della mafia barcellonese ed è il cognato del boss Giuseppe Gullotti.</p>
<p>Su queste strane amicizie, su questi inquietanti intrecci, indaga, qualche anno fa, un giovane sostituto procuratore, De Feis che, però, ben presto riceve delle pressioni da parte di Franco Cassata, sostituto procuratore generale della Corte di assise e d’appello di Messina, da parte di Rocco Sisci, procuratore capo del tribunale di Barcellona, e dallo stesso Olindo Canali, che nonostante gli elementi compromettenti emersi a suo carico, sarebbe stato informato più volte proprio da Sisci, affinché le indagini venissero bloccate, insabbiate.</p>
<p>De Feis si ribella, racconta tutto ai carabinieri che svolgono le indagini. Ma il suo destino è segnato: dell’indagine non si sa più nulla, mentre sia il sostituto procuratore De Feis, sia il capitano dei carabinieri, che indagavano sul caso, Cristaldi, sono trasferiti.</p>
<p>Se nel resto del mondo tutto scorre, a Barcellona Pozzo di Gotto tutto resta immobile, compresi gli uomini di potere.</p>
<p>E’ sull’immobilismo che poggia la corruzione e il malaffare.</p>
<p>Barcellona: un paese immobile. Immobile come i suoi palazzi disastrati, privi di facciata. Quella facciata di posto tranquillo, sano, che la città vorrebbe mantenere.</p>
<p>Ma, ormai, non ci crede più nessuno.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[C'è chi sta peggio di noi]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/01/09/ce-chi-sta-peggio-di-noi/</link>
<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 13:51:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quella di ieri è stata una giornata lunga, ma molto interessante. Partiti all&#8217;alba, io e Anton]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Quella di ieri è stata una giornata lunga, ma molto interessante.</p>
<p>Partiti all&#8217;alba, io e Antonino Monteleone, siamo rientrati a Reggio alle tre di notte.</p>
<p>Un&#8217;intera giornata a Barcellona Pozzo di Gotto per commemorare la figura di Beppe Alfano, a sedici anni dal suo omicidio.</p>
<p>Un ricordo ovattato dal menefreghismo dei barcellonesi: poca, davvero, poca gente sia la mattina, presso l&#8217;Oratorio salesiano, sia in chiesa, il pomeriggio. Un po&#8217; meglio la sera, quando i nomi di Gioacchino Genchi, Carlo Vulpio e Antonio Ingroia hanno attirato maggiore attenzione.</p>
<p>La cronaca, secca, della giornata, la potete leggere <a href="http://www.strill.it/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=30370">qui.</a> </p>
<p>Ho avuto modo di conoscere nuove persone, tra le poche, purtroppo, che credono in qualcosa a Barcellona Pozzo di Gotto.</p>
<p>Sì, perchè lì sono ridotti davvero male. E, a tal proposito, presto potrete leggere sia su strill.it, sia qui sul blog, un dossier/reportage piuttosto significativo.</p>
<p>Una realtà fatta di indifferenza, connivenze, anche con i poteri forti, una realtà oppressa da un&#8217;atmosfera negativa, quella che si respira a Barcellona Pozzo di Gotto, un paese di quasi cinquantamila abitanti, a metà tra Gioia Tauro, la Locride e la Reggio degli anni &#8216;90.</p>
<p>C&#8217;è chi sta peggio di noi, insomma.</p>
<p>Nel corso dei lavori mattutini ho anche avuto modo di parlare per qualche minuto alla platea. Di portare una piccola testimonianza.</p>
<p>Se dovessi riuscire a rintracciare il video del mio intervento, ve lo proporrò sicuramente.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Fiamma Tricolore reggina ricorda Beppe Alfano]]></title>
<link>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/01/08/la-fiamma-tricolore-reggina-ricorda-beppe-alfano/</link>
<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 12:40:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>peppecaridi</dc:creator>
<guid>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/01/08/la-fiamma-tricolore-reggina-ricorda-beppe-alfano/</guid>
<description><![CDATA[A sedici anni da quel triste 8 gennaio 1993 la Fiamma Tricolore di Reggio Calabria ricorda ancora un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;"><img class="alignright" style="border:3px solid black;margin:3px;" src="http://www.meteoweb.it/images/beppealfano.jpg" alt="http://www.meteoweb.it/images/beppealfano.jpg" width="287" height="320" />A sedici anni da quel triste 8 gennaio 1993 la Fiamma Tricolore di Reggio Calabria ricorda ancora una volta  il giornalista, l’amico, il compagno di tante battaglie, Beppe Alfano ucciso dalla mafia nella sua Barcellona Pozzo di Gotto e al quale è stata intitolata, personalmente dalla figlia Sonia, la nostra sezione cittadina nell’ormai lontano 2004.</p>
<p>Beppe Alfano, figura irreprensibile del giornalismo italiano d’inchiesta, di quello non asservito al potere, alla mafia, alla politica venne barbaramente giustiziato all’interno della propria auto proprio nel periodo in cui la sua professione di giornalista “investigatore” lo aveva portato vicino allo scoprire una fitta trama e oscure macchinazioni tra la mafia siciliana, la politica, ahinoi anche di destra (!!), e la massoneria.<br />
Ancora oggi, nonostante la mafia siciliana sia stata più volte colpita a morte dallo stato e dalle forze dell’ordine, non si conoscono i veri mandanti, sicuramente politici, dell’omicidio Alfano. Una vergogna per la quale ogni italiano perbene dovrebbe arrossire!</p>
<p>Per questi motivi la Fiamma Tricolore tende a rimarcare ancora una volta il proprio impegno contro la criminalità organizzata svolto per 365 giorni all’anno, iniziato nel lontano 1995 tenendo lontani da sempre dalle nostre liste e amicizie losche figure dai contorni oscuri.</p>
<p>Questo è quanto dobbiamo agli uomini come Beppe Alfano, questo è il Movimento Sociale Italiano che ha avuto l’onore di averlo tra le sue fila.</p>
<p><strong> </strong><em><strong> Giuseppe Minnella</strong><br />
Segretario Provinciale Fiamma Tricolore</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[In ricordo di Beppe Alfano]]></title>
<link>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/01/08/in-ricordo-di-beppe-alfano/</link>
<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 05:02:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiocordova</dc:creator>
<guid>http://claudiocordova.wordpress.com/2009/01/08/in-ricordo-di-beppe-alfano/</guid>
<description><![CDATA[Tra 32 giorni avrò 23 anni. Sono un giornalista. Sono un giornalista che ha sempre voluto fare il gi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-568" title="beppe_alfano1" src="http://claudiocordova.wordpress.com/files/2009/01/beppe_alfano1.jpg" alt="beppe_alfano1" width="380" height="251" /></p>
<p>Tra 32 giorni avrò 23 anni. Sono un giornalista.</p>
<p>Sono un giornalista che ha sempre voluto fare il giornalista. E il mio modello (tutti abbiamo almeno un modello) non è mai stato Indro Montanelli, e nemmeno Enzo Biagi, nè Travaglio o Santoro.</p>
<p>Tutti professionisti che stimo.</p>
<p>Il mio modello è sempre stato Beppe Alfano, giornalista, di quelli veri.</p>
<p>Era corrispondente del quotidiano catanese, La Sicilia, lo stesso quotidiano che, adesso, concede diritto di parola a Vincenzo Santapaola, condannato a tredici anni di reclusione per estorsioni, rapine, traffico di sostanze stupefacenti. Figlio del più famoso boss Nitto Santapaola.</p>
<p>Beppe Alfano aveva denunciato più volte gli affari criminali delle cosche di Barcellona Pozzo di Gotto. Insegnava educazione tecnica e il giornalista lo faceva &#8220;solo&#8221; per passione. Era questa la sua forza: la passione per la giustizia e per la legalità.</p>
<p>L&#8217;ho sempre ammirato tanto per questo.</p>
<p>Beppe Alfano è iscritto dal Movimento Sociale Italiano, è un uomo di Destra. Di una certa Destra, non dell&#8217;attuale partito della pagnotta, che ha lasciato, per ovvi motivi, l&#8217;esclusiva della lotta alla mafia alla sinistra.</p>
<p>L&#8217;ho sempre ammirato tanto anche per questo.</p>
<p>E&#8217; stato ucciso perchè era bravo, perchè era onesto e perchè era caparbio.</p>
<p>Storie di donne, di debiti.</p>
<p>All&#8217;inizio si diceva questo.</p>
<p>No, Beppe Alfano l&#8217;ha ucciso la mafia.</p>
<p>Oggi sarò a Barcellona Pozzo di Gotto per ricordare, per parlare, per confrontarmi con quanti vorranno farlo. A sedici anni, era l&#8217;8 gennaio del 1993, dall&#8217;omicidio di Beppe Alfano.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ricordando Beppe Alfano: io vorrei, non vorrei... ]]></title>
<link>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/01/08/ricordando-beppe-alfano-io-vorrei-non-vorrei/</link>
<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 00:17:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>peppecaridi</dc:creator>
<guid>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/01/08/ricordando-beppe-alfano-io-vorrei-non-vorrei/</guid>
<description><![CDATA[Da Strill.it - A sedici anni dall&#8217;omicidio di Beppe Alfano, affidiamo alla figlia Sonia il gri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright" style="border:3px solid black;margin:3px;" title="sonialfano.jpg" src="http://www.strill.it/images/foto/sonialfano.jpg" alt="sonialfano.jpg" width="300" height="225" /><strong><em>Da Strill.it -</em></strong> A sedici anni dall&#8217;omicidio di Beppe Alfano, affidiamo alla figlia Sonia il grido di dolore per un Paese che, giorno dopo giorno, vende brandelli di anima al diavolo e, soprattutto, con i fatti &#8211; e talvolta con le parole &#8211; rinnega sè stesso, il proprio passato, i suoi uomini migliori.<br />
Sonia ha scelto la maniera più efficace, didascalica come un gioco istruttivo, tagliente come la lama di un coltello, per raccontare di un mondo, il nostro, che non assomiglia a quello che in tanti di noi avevano immaginato da bambini.<br />
Nel suo &#8220;vorrei, non vorrei&#8221; c&#8217;è tutto: la vergogna e la rovina etico-morale di un presente imbarazzante che è figlio di un passato spesso inconfessabile ed una &#8211; tutto sommato incredibilmente intatta &#8211; fiducia in un domani fatto di lotta ma anche alimentato da una speranza incrollabile. Anche sotto i colpi di una furia cieca e bestiale quale può essere quella posta in essere dalla stanza dei bottoni italiana in questo momento storico. <!--more--></p>
<p><strong>di Sonia Alfano</p>
<p>&#8230;io vorrei potere immaginare Sicilia e Calabria diversi, per il futuro dei nostri figli<br />
&#8230;io vorrei potere vedere i mandanti, reali e politici, in galera con pene esemplari<br />
&#8230;io vorrei vedere Barcellona cambiare ed offrire di sè uno spaccato diverso da quello che offre, anno dopo anno<br />
&#8230;io vorrei vivere in un Paese dove i condannati stiano in carcere e, comunque, in un Paese dove i pregiudicati, anche dopo avere scontato la loro pena, non ricoprano cariche pubbliche<br />
&#8230;io vorrei non vedere più guerre</p>
<p>&#8230;non vorrei  che le famiglie delle vittime di mafia continuino a vivere ciò che viviamo ogni giorno,soggiogati dal ricordo, dal dolore, dalla rabbia e dalla beffa della mancata certezza della pena<br />
&#8230;non vorrei vedere ancor sangue scorrere<br />
&#8230;non vorrei uno Stato strafottente nei nostri confronti<br />
&#8230;non vorrei un popolo indifferente ed assuefatto<br />
&#8230;non vorrei un&#8217;informazione asservita, che rappresenta la madre di tutti i mali</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La mafia che uccide i giornalisti]]></title>
<link>http://malarablog.wordpress.com/2009/01/07/la-mafia-che-uccide-i-giornalisti/</link>
<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 22:43:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Domenico Malara</dc:creator>
<guid>http://malarablog.wordpress.com/2009/01/07/la-mafia-che-uccide-i-giornalisti/</guid>
<description><![CDATA[Ma ne è valsa veramente la pena? Mi faccio sempre questa domanda quando penso a gente come Giovanni ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><strong>Ma ne è valsa veramente la pena?</strong> Mi faccio sempre questa domanda quando penso a gente come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno, Beppe Alfano.</p>
<p style="text-align:justify;">Dicono che <strong>dopo la morte di Falcone e Borsellino niente è più come prima</strong>. Ma cosa non è più come prima? <strong>La mafia, come la &#8216;ndrangheta e la camorra, continuano a esistere</strong> e ad essere più potenti di prima. Forse sono cambiate le facce, Riina e Provenzano non ci sono più, ma al posto loro ce ne sono degli altri, forse anche più spietati. È un po&#8217; ciò che diceva Leonardo Sciascia: <strong>cambia tutto per non cambiare niente.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Oggi a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, <strong>si ricorda <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Beppe_Alfano" target="_blank">Beppe Alfano</a></strong>, un coraggioso giornalista siciliano ucciso dalla mafia l&#8217;8 gennaio 1993. Giusto, giustissimo, <strong>un atto dignitoso per non dimenticare</strong> il suo sacrificio, come quello di tanti altri giornalisti e magistrati. Ma credo che anche qui valga la regola del &#8220;prevenire è meglio che curare&#8221;. E allora, <strong>più che commemorare i morti si dovrebbe pensare a tutelare i vivi</strong>, gente come <a href="http://malarablog.wordpress.com/2008/10/16/dieci-cento-mille-roberto-saviano/" target="_blank">Roberto Saviano</a> o Lirio Abbate. <strong>Giornalisti che sono eroi in terra</strong> e non se ne sente proprio il bisogno che lo siano anche in cielo.</p>
<p style="text-align:justify;">Per i primi e per i secondi ecco <strong>un documentario che dovrebbe fare riflettere</strong>:</p>
<p style="text-align:justify;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/NqUUPQr7F2k&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/NqUUPQr7F2k&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:justify;">Ed ecco <strong>chi era e perché è stato uccisio</strong> Beppe Alfano:</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Uccidete quel cane sciolto </strong><br />
di <em>Carlo Lucarelli</em></p>
<p style="text-align:justify;">Sono le 22 e 30 dell&#8217;8 gennaio 1993. In via Marconi, a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, accostata al marciapiede c&#8217;è una Renault rossa. È ferma da un po&#8217;, come se fosse parcheggiata, ma ha il motore acceso, che romba, su di giri. Dallo scappamento, nel freddo di quella notte d&#8217;inverno esce una nuvola di gas di scarico che l&#8217;ha quasi avvolta, come se avesse preso fuoco. Arriva il 113 e gli agenti vedono che dentro l&#8217;auto c&#8217;è un uomo, che sembra essersi addormentato contro il sedile, e col piede sta premendo l&#8217;acceleratore. Ma quell&#8217;uomo non dorme. Quell&#8217;uomo è morto, gli hanno sparato in testa tre colpi di pistola.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more-->L&#8217;uomo è un giornalista che si chiama Beppe Alfano. Pochi minuti prima era arrivato a casa con la moglie, aveva parcheggiato e l&#8217;aveva accompagnata fino al portone, per salire con lei, ma all&#8217;improvviso si era fermato, come se avesse visto qualcosa. Senza dire niente, corre fino all&#8217;angolo della strada, per guardare verso una piazzetta che si trovava là dietro. Poi torna indietro, dice alla moglie «vai a casa e chiuditi dentro!», corre in macchina e parte, svoltando l&#8217;angolo. Fa pochi metri, arriva in Via Marconi, e lì gli sparano in testa tre colpi di pistola calibro 22, uccidendolo sul colpo. Perché?</p>
<p style="text-align:justify;">A dire la verità, Beppe Alfano non è un vero giornalista. O meglio, non lo è ufficialmente, non ha il tesserino dell&#8217;ordine, ha 47 anni, è un professore di educazione tecnica in una scuola media di un paese vicino. Ha cominciato con le radio private alla fine degli anni &#8216;70, a Messina, poi, negli anni &#8216;80, le televisioni locali. E i giornali, anche, da tre anni è il corrispondente locale per un quotidiano di Catania, la Sicilia. Politicamente, Beppe Alfano è un militante che viene dall&#8217;estrema destra e poi è approdato all&#8217;Msi di Giorgio Almirante, anche se ha spesso dei problemi con i vertici perché è troppo indipendente, troppo allergico ai compromessi, tanto che per un periodo viene anche sospeso dal partito. Un giornalista e un politico tutto d&#8217;un pezzo, un uomo di destra, quella di Paolo Borsellino, per esempio, che ha idee precise sull&#8217;ordine, sulla legge e sullo stato, e su quelle non scende a compromessi.</p>
<p style="text-align:justify;">Un giorno, però, alla fine del &#8216;92, parlando con i familiari di quello che sta succedendo in città, Beppe Alfano dice che succederà qualcosa anche a lui. «Mi uccideranno entro la fine di dicembre», dice. Dicembre passa, passa Natale, passa Capodanno ma l&#8217;incubo non svanisce. «Ormai è questione di giorni», dice agli amici. «Non mi hanno ucciso a dicembre, lo faranno prima della festa di San Sebastiano».</p>
<p style="text-align:justify;">Beppe Alfano non poteva saperlo, ma aveva detto la stessa cosa anche Pippo Iannello, un personaggio importante della criminalità organizzata di Barcellona, ad un altro pregiudicato, Maurizio Bonaceto. Beppe Alfano, aveva detto Iannello, era da considerarsi un uomo morto. Ma perché? Solo perché era bravo? Cosa succede a Barcellona in quegli anni?</p>
<p style="text-align:justify;">In quel periodo è interessata da una lotta fratricida di mafia. È la fine degli anni &#8216;80, quando inizia Mani Pulite. A Barcellona e nell&#8217;hinterland il vecchio sistema di potere comincia a scricchiolare. Intanto viene realizzato il raddoppio ferroviario che porta finanziamenti nuovi e finisce di rompere gli equilibri. È un posto particolare, Barcellona, come lo è tutta la provincia di Messina. Dal punto di vista criminale Messina è sempre stata considerata una provincia &#8220;babba&#8221;, un po&#8217; tonta, perché lì la mafia non c&#8217;è, non ha saputo organizzarsi per sfruttare illegalmente le risorse del territorio. Ma non è vero. La mafia a Messina c&#8217;è, eccome, solo che non si vede molto. E come emergerà dalle indagini successive, dal processo &#8220;Mare Nostrum&#8221;, da quello che verrà chiamato il processo al &#8220;verminaio di Messina&#8221;, da quello che segue all&#8217;omicidio di una ragazzina di paese che forse aveva visto troppo e che si chiama Graziella Campagna, la mafia si è anche messa d&#8217;accordo con esponenti politici, ha fatto amicizia con magistrati e uomini delle forze dell&#8217;ordine per gestire indagini e processi e per garantire una latitanza dorata a boss ricercati. Si è messa in società con imprenditori per inserirsi nell&#8217;economia, anche quella illegale. Si è anche fusa con un&#8217;altra cosca, quella del boss Nitto Santapaola, che sta a Catania.</p>
<p style="text-align:justify;">Una mafia così ci tiene a far credere di non esistere, a tenere tutto tranquillo e sottotono, a sembrare &#8220;babba&#8221;. Ma non è vero. Barcellona, per esempio, è un piccolo centro, ha quarantacinquemila abitanti, ma è sempre stato un posto importante per la mafia e fino dagli anni &#8216;70. Da lì passavano le rotte del contrabbando di sigarette che poi si sono trasformate in quelle della droga verso il continente, direttamente gestite dalla mafia di Palermo. Lì c&#8217;è una raffineria di eroina gestita dal boss Francesco Marino Mannoia, e sempre lì, a Barcellona, c&#8217;è un importante manicomio giudiziario, controllato da Cosa Nostra, in cui, grazie a perizie psichiatriche compiacenti, finiscono boss come Tano Badalamenti, boss della &#8216;ndrangheta e anche capi della mafia americana. Naturalmente, lì la vita è molto diversa da quella che normalmente ci sarebbe in un manicomio giudiziario, ed è facile anche evadere, quando si vuole. E poi, a Barcellona ci sono i soldi, c&#8217;è il raddoppio della linea-ferroviaria da fare, c&#8217;è l&#8217;autostrada Messina-Palermo, ci sono gli appalti e i subappalti. Tutto questo, tutta questa tranquillità che sembra avere il suo boss in Francesco Rugolo e il suo simbolo e il suo garante in un ricco imprenditore, Francesco Gitto, presidente della squadra di calcio cittadina, amico di politici come l&#8217;allora sottosegretario al Ministero degli Interni, parente di gente importante come Mario Cuomo, il governatore di New York, tutta questa tranquillità apparente viene sconvolta a metà degli anni &#8216;80.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel 1986, a Terme Vigliatore, vicino a Barcellona, torna Pino Chiofalo, detto &#8220;u&#8217; seccu&#8221;. &#8220;U&#8217; seccu&#8221; si è fatto tanti anni di galera, ma adesso è uscito e vuole la sua parte. Pino Chiofalo fa parte della piccola mafia che vuole emergere, fuori dalle regole e dal controllo di Cosa Nostra e quello che compie con i suoi 200 mila uomini, a Barcellona, è un vero e proprio bagno di sangue. Girolamo Petretta, storico referente delle famiglie palermitane, ammazzato nel novembre dell&#8217;87, Franco Emilio Iannello in marzo, Carmelo Pagano in luglio, Francesco Ghitto in dicembre. Quindici giorni dopo la morte di Francesco Ghitto c&#8217;è un blitz della polizia. Pino Chiofalo è a Pellaro, in provincia di Reggio Calabria , impegnato in un summit con i suoi luogotenenti, praticamente tutto lo stato maggiore della sua &#8220;famiglia&#8221;. La polizia arriva, a colpo sicuro, e li arresta tutti. &#8220;U&#8217; seccu&#8221; finisce dentro di nuovo, si prende l&#8217;ergastolo e resta in carcere fino al &#8216;95, quando comincia a collaborare con la giustizia. Ammette la responsabilità di tutti gli omicidi di quella sanguinosa guerra di mafia, ma accusa alcuni magistrati e alcuni esponenti delle forze dell&#8217;ordine di essere d&#8217;accordo con la cosca avversaria, sostenuta direttamente dal boss catanese Nitto Santapaola, che li avrebbe usati per toglierlo di mezzo in maniera pulita. Tolto di mezzo Chiofalo, la situazione si normalizza. Molti dei suoi passano con lo schieramento vincente e arrivano gli appoggi della cosca di Santapaola. Il capo dell&#8217;ala militare, l&#8217;uomo forte di Barcellona, il referente di Nitto Santapaola, diventa un giovane di buona famiglia, Giuseppe Gullotti.</p>
<p style="text-align:justify;">Ancora. Dal 25 maggio 1992 anche a Barcellona c&#8217;è il Tribunale e c&#8217;è un pm che sembra considerarlo una trincea per la lotta alla Mafia. Viene dal nord e ha bisogno di informazioni, così tra il sostituto procuratore Olindo Canali e Beppe Alfano, il giornalista bene informato, il segugio che sa fare il suo mestiere, il cane sciolto che non guarda in faccia a nessuno e si lancia contro tutti per rispettare il suo ideale di verità e di giustizia, tra il giornalista e il magistrato d&#8217;assalto si stabilisce da subito un rapporto molto stretto. Poi, succede qualcosa. Beppe Alfano vuole parlare con il magistrato. Ma non c&#8217;è tempo.</p>
<p style="text-align:justify;">Prima della festa di San Sebastiano aveva detto. La festa di San Sebastiano si tiene il 20 gennaio. L&#8217;8, la sua macchina accosta in via Marconi. Alfano abbassa il finestrino. Un colpo alla mano che si copre il volto, uno in bocca, uno alla tempia destra e uno al torace. Calibro 22, un calibro piccolo, da professionisti, silenzioso e micidiale se saputo usare. Perché? Cosa ha scoperto quel giornalista? Quel &#8220;cane sciolto&#8221; che sa fare bene il suo mestiere?</p>
<p style="text-align:justify;">In quel periodo Beppe Alfano aveva alcune fissazioni. Una è l&#8217;influenza economica di Nitto Santapaola a Barcellona, per esempio. È anche convinto che il boss di Catania sia nascosto lì e ha ragione. Lui non lo sa, perché morirà prima, ma il boss per un po&#8217; di tempo è stato nascosto proprio a Barcellona. In via Trento, a pochi metri da casa sua. Un&#8217;altra è l&#8217;Aias, un&#8217;associazione che si occupa di assistenza agli spastici, ha sedi in tutta la Sicilia e la sede di Milazzo è la più ricca e meglio finanziata, con centinaia e centinaia di dipendenti, un ingentissimo patrimonio immobiliare e un giro di miliardi. Nei suoi articoli, Beppe Alfano scrive di acquisti gonfiati, di assunzioni facili, di interessi privati, provocando un&#8217;inchiesta che coinvolge Nino Mostaccio, presidente dell&#8217;Aias. Altra fissazione, Beppe Alfano sembra convinto di aver scoperto una loggia massonica deviata a Barcellona. A Barcellona, però, non c&#8217;è una loggia massonica. C&#8217;è un circolo, un circolo culturale molto antico che si chiama Corda Fratres, di cui fanno parte molti nomi noti di Barcellona, esponenti di tutti i settori della società e di tutte le parti politiche. Della Corda Fratres fanno parte molte persone note e rispettate, ma c&#8217;è anche un personaggio molto particolare, che al momento della sua iscrizione non è ancora salito alla ribalta della cronaca e almeno ufficialmente è ancora un bravo ragazzo di Barcellona, figlio di una famiglia bene. Il boss Giuseppe Gullotti.</p>
<p style="text-align:justify;">Le indagini sull&#8217;omicidio di Beppe Alfano si concludono in fretta. Il 18 novembre 1993 il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina emette tre ordinanze di custodia cautelare in carcere. Una è per Nino Mostaccio, il presidente dell&#8217;Aias, accusato di essere il mandante dell&#8217;omicidio Alfano. L&#8217;altra è per Giuseppe Gullotti, accusato di essere l&#8217;organizzatore dell&#8217;omicidio. La terza è per Nino Merlino, considerato uno dei killer del clan di Gullotti. Ad accusarlo è un collaboratore di giustizia, Maurizio Bonaceto, che dice di essere passato per via Marconi la sera dell&#8217;omicidio e di aver visto che parlava con Alfano.</p>
<p style="text-align:justify;">Il 15 maggio 1996, la Corte d&#8217;Assise di Messina condanna Nino Merlino a 21 anni e 6 mesi e assolve Nino Mostaccio e Giuseppe Gullotti. Bonaceto a ritrattato tutto e così anche un altro testimone chiamato in causa, Lelio Coppolino. Ricorso in appello da parte di pm e difesa di Merlino e nuovo processo.</p>
<p style="text-align:justify;">Il 6 febbraio 1998 la Corte d&#8217;Appello conferma la condanna a Merlino e capovolge la sentenza per Gullotti, condannandolo a trent&#8217;anni. Mostaccio esce dal processo, completamente scagionato.</p>
<p style="text-align:justify;">La Corte di Cassazione annulla la condanna di Merlino, per cui deve essere rifatto il processo e il 17 aprile 2002, la Corte d&#8217;Assise di Reggio Calabria cambia ancora e assolve Nino Merlino. In carcere resta soltanto Giuseppe Gullotti, condannato a trent&#8217;anni per aver organizzato l&#8217;omicidio di Beppe Alfano.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma non finisce qui. C&#8217;è un collaboratore di giustizia, che si chiama Maurizio Avola. È di Catania e fa parte della cosca di Nitto Santapaola. È un uomo importante, che faceva parte del gruppo di fuoco che uccise un altro giornalista, Giuseppe Fava, a Catania, e quando collabora confessa almeno cinquanta omicidi. Parla anche di Alfano. Maurizio Avola dice che Alfano sarebbe stato ucciso su ordine di Cosa Nostra perché aveva scoperto che dietro il commercio degli agrumi si nascondevano gli interessi di Nitto Santapaola e di insospettabili imprenditori legati alla massoneria. Riciclaggio di denaro sporco attraverso i fondi della Comunità Europea, grosse quantità di denaro spariscono nel nulla. Un&#8217;attività che farebbe capo a Barcellona. Su questo argomento esiste un&#8217;indagine della Procura Distrettuale Antimafia di Messina, ancora in corso e di cui non si conoscono gli sviluppi. Il mistero, per adesso, resta ancora. Chi ha ucciso Beppe Alfano? E perché?</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://oknotizie.alice.it/info/11d018b10008aada/la_mafia_che_uccide_i_giornalisti.html"><img class="aligncenter size-full wp-image-1424" title="votami-su-oknotizie" src="http://malarablog.wordpress.com/files/2008/11/votami-su-oknotizie.gif" alt="votami-su-oknotizie" width="440" height="45" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Messina, altro che babba ]]></title>
<link>http://peppecaridi2.wordpress.com/2008/10/07/messina-altro-che-babba/</link>
<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 16:53:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>peppecaridi</dc:creator>
<guid>http://peppecaridi2.wordpress.com/2008/10/07/messina-altro-che-babba/</guid>
<description><![CDATA[di Peppe Caridi - A Messina la mafia non esiste. A Messina è tutto tranquillo, non succede mai nient]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright" style="border:4px solid black;margin:4px;" src="http://www.meteoweb.it/images/carlo_lucarelliblunotte.jpg" alt="http://www.meteoweb.it/images/carlo_lucarelliblunotte.jpg" width="182" height="111" /><br />
<strong>di Peppe Caridi -</strong> A Messina la mafia non esiste. A Messina è tutto tranquillo, non succede mai niente. Messina è una provincia &#8220;babba&#8221;, fessa, qui non ci sarebbero neanche le capacità per dar vita a forme organizzate di macro-criminalità. Con quest&#8217;alibi i messinesi si sono a lungo nascosti dietro un velo d&#8217;omertà e la mafia ne ha approfittato per compiere indisturbata i suoi sporchi giochi al riparo dai riflettori.<br />
Carlo Lucarelli, presentatore della trasmissione televisiva &#8220;Blu Notte&#8221;, in onda ogni domenica sera su Rai Tre, ha voluto però riproporre in primo piano il &#8220;caso Messina&#8221;, addentrandosi tra le trame della mafia e del potere nella città peloritana per cercare di sciogliere o comunque di riportare l&#8217;attenzione su quello che è un &#8220;enigma da decifrare&#8221;. <!--more--></p>
<p><a class="postlink" href="http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,Raitre-BluNotte%5E23%5E135658,00.html" target="_blank"><span style="font-weight:bold;"><span style="text-decoration:underline;">Qui è possibile osservare online tutta la trasmissione di Blu Notte,  <span style="font-style:italic;">Messina, la provincia babba, un enigma da decifrare. Le trame della mafia e del potere nella città e nella provincia di Messina</span></span></span></a></p>
<p>Con il solito stile coinvolgente e preciso, Lucarelli ha ricostruito tre storie che hanno, negli anni novanta, sconvolto la città e la provincia di Messina, tre omicidi mafiosi cui ancora oggi manca giustizia: la 17enne <strong>Graziella Campagna</strong>, il giornalista<strong> Beppe Alfano</strong> e il professore <strong>Matteo Bottari</strong>.</p>
<p>E&#8217; tornato alla ribalta lo scandalo universitario che venne soprannominato<em> &#8220;verminaio&#8221;</em> dall&#8217;attuale presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, allora vice-presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, ed è stata puntata l&#8217;attenzione sulla mafia barcellonese e sul covo di latitanti che sono i villaggi del Messinese tirrenico.</p>
<p>Inquietanti e drammatiche, le storie di Graziella Campagna, Beppe Alfano (esponente dell&#8217;MSI e corrispondente da Barcellona Pozzo di Gotto per &#8220;La Sicilia&#8221;) e Matteo Bottari (erroneamente chiamato &#8220;Giuseppe&#8221; da Lucarelli in trasmissione) non sono tre storie slegate tra loro e non sono neanche acqua passata.</p>
<p>Ancora oggi a Messina si muore per mafia, come accaduto al suicida prof. <strong>Adolfo Parmaliana</strong> la settimana scorsa, e ancora oggi Messina è una provincia ad alta densità mafiosa, una mafia altamente vicina alla &#8220;Messina bene&#8221;, alla città di imprenditori, amministratori, politici, commercianti e liberi professionisti che ne dovrebbero dettare la crescita.<br />
Una mafia simile a molte altre mafie: a quella di Palermo, a quella di Catania, alla &#8216;ndrangheta Calabrese o alla camorra Campana, alla sacra corona unita Pugliese o alle mafie del nord e del centro/nord, o a quelle straniere.</p>
<p>Una mafia che per anni ha sfruttato l&#8217;etichetta di &#8220;provincia babba&#8221; per poter compiere le proprie losche magagne di traffici di armi e stupefacenti, di appalti e corruzioni al riparo dalle attenzioni di mass-media, opinione pubblica e forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>Tutto si può dire di Messina, della sua provincia, di Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto, tranne che siano fesse.<br />
Altro che &#8220;babba&#8221;.</p>
<p><strong><a href="../" target="_blank">http://peppecaridi2.wordpress.com/</a></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Luino - Dibattito su Informazione e Giustizia]]></title>
<link>http://espressionilibere.wordpress.com/2008/09/12/luino-dibattito-su-informazione-e-giustizia/</link>
<pubDate>Fri, 12 Sep 2008 08:15:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>taniaolaf</dc:creator>
<guid>http://espressionilibere.wordpress.com/2008/09/12/luino-dibattito-su-informazione-e-giustizia/</guid>
<description><![CDATA[10 Settembre 2008, Teatro Sociale di Luino (VA) Al dibattito di Luino, organizzato dall&#8217;associ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>10 Settembre 2008, Teatro Sociale di Luino (VA)</p>
<p><span style="font-family:Arial;">Al dibattito di Luino, organizzato dall&#8217;associazione &#8220;Adesso ammazzateci tutti&#8221;, hanno partecipato Marco Travaglio, Piercamillo Davigo e Sonia Alfano. Oltre 200 persone sono rimaste fuori.</span></p>
<p><span style="font-family:Arial;"><a href="http://espressionilibere.files.wordpress.com/2008/09/travaglio-e-davigo-a-luino-1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-172" title="travaglio-e-davigo-a-luino-1" src="http://espressionilibere.wordpress.com/files/2008/09/travaglio-e-davigo-a-luino-1.jpg" alt="" width="400" height="267" /></a><a href="http://espressionilibere.files.wordpress.com/2008/09/travaglio-e-davigo-a-luino-2.jpg"></a></span></p>
<div><span style="font-family:Arial;"><span class="articolo_titolo"><strong><span style="font-size:medium;">La giustizia che non ci raccontano fa il pieno di pubblico</span></strong></span></span></div>
<div><span style="font-family:Arial;">Era il pubblico delle grandi occasioni (sala da 500 posti piena)  quello che si è riunito ieri sera, 10 settembre, al <span style="font-weight:bold;">Teatro Sociale</span> di Luino in occasione dell’incontro sul tema della giustizia organizzato dall’associazione<span style="font-weight:bold;"> &#8220;Adesso ammazzateci tutti&#8221;</span> in collaborazione con <span style="font-weight:bold;">&#8220;Amici del Liceo&#8221;</span> e patrocinato dal Liceo &#8220;Vittorio Sereni&#8221; e dal Comune di Luino. Ospiti della serata tre protagonisti di rilievo del dibattito nazionale su informazione e giustizia, <span style="font-weight:bold;">Marco Travaglio</span>, giornalista e autore di libri; <span style="font-weight:bold;">Piercamillo Davigo</span>, storico magistrato del pool di mani pulite ora consigliere della Corte Suprema di Cassazione e<span style="font-weight:bold;"> Sonia Alfano</span>, figlia di Beppe Alfano cronista siciliano ucciso dalla mafia nel 1993.<span><span style="font-family:Arial;"><img style="width:290px;height:193px;" src="http://www3.varesenews.it/immagini_articoli/200809/manifest%2010%20set%20012vare.jpg" border="0" alt="" hspace="3" vspace="3" align="right" /></span></span></span></div>
<p><span style="font-family:Arial;">Una serata importante che grazie al punto di vista dei suoi tre ospiti d’eccezione, il cronista, l’addetto ai lavori e la vittima di mafia, ha aiutato il pubblico del Sociale a <span style="font-weight:bold;">delineare tre diverse facce della giustizia italiana:</span> grottesca, inefficiente e paradossalmente &#8220;ingiusta&#8221;.</p>
<p>Marco Travaglio entra subito nel vivo delle questioni che interessano il dibattito odierno della giustizia, dalla sua annunciata riforma autunnale alla stretta sulle intercettazioni, tema su cui si è concentrato insieme a <span style="font-weight:bold;">Peter Gomez e Marco Lillo</span> nel suo più recente libro edito da Chiarelettere, <span style="font-weight:bold;">&#8220;Il bavaglio&#8221;</span>. Nel suo discorso Travaglio analizza, smontandole una ad una, le motivazioni che secondo la classe politica fanno della questione delle intercettazioni un tema di primo piano da affrontare con la massima urgenza nell’interesse degli italiani. Lo fa partendo dal discorso in parlamento del guardasiglli Alfano, quando disse che, secondo dei suoi calcoli empirici, ci sono 3 milioni di intercettati all’anno e che costano 1/3 del bilancio della giustizia italiana. &#8220;a parte il fatto quantomeno singolare – racconta Travaglio – di un Ministro della Repubblica che anziché dare dati scientifici va in parlamento a snocciolare dati &#8220;empirici&#8221; neanche fosse al bar con gli amici. Quei dati sono comunque entrambi sbagliati, gli intercettati in Italia sono tra i 15 e i 20 mila all’anno e la spesa per le intercettazioni non supera il 2% del bilancio della giustizia&#8221;.</p>
<p>Anche il pretesto della violazione della privacy o del segreto istruttorio, motivi con cui giustificano il provvedimento restrittivo, altro non sono che pretesti inventati per garantire l’impunità della classe dirigente secondo il giornalista. &#8220;La vita privata di un cittadino – continua Travaglio – è già ampiamente tutelata dalla legge sulla privacy, cosi come la diffamazione, il segreto istruttorio non esiste più dal 1989 e quindi non si capisce come si possa violarlo e non si capisce nemmeno per quale motivo le nostre telefonate dovrebbero finire nei giornali visto che non interessano a nessuno. <span style="font-weight:bold;">La verità </span>è che lorsignori non vogliono farci sapere i traffici e le ruberie che avvengono dietro le quinte della politica&#8221;.</p>
<p>A Piercamillo Davigo invece è toccato il compito di <span style="font-weight:bold;">raccontare la faccia grottesca </span>della giustizia e dei provvedimenti legislativi che la regolano. &#8220;La lentezza della giustizia – racconta il magistrato – ha cause e soluzioni ben precise che però non vengono mai nominate dai politici quando dicono di voler risolvere il problema. La faciloneria demagogica, ma spesso la furbizia, con la quale trattano il tema della giustizia porta sempre alla creazione di provvedimenti legislativi che non fanno che moltiplicare la crisi dell’apparato giudiziario&#8221;. Sono decine gli aneddoti che il magistrato racconta a supportare la sua tesi, complicazioni e incertezze giurisprudenziali causate dalle troppe leggine e riforme della giustizia create con superficialità (o con estrema lucidità) da chi volendola semplificare non ha fatto che complicarla. Le parole di Davigo danno il quadro di una giustizia grottesca, inefficiente, castigata da regole insulse. &#8220;Una giustizia che avrebbe bisogno di ben altri provvedimenti che separazione delle carriere o elezione dei PM, molto più semplici e molto più efficaci, ma è probabilmente per questo – dice il magistrato – che non vengono presi in considerazione&#8221;.</p>
<p>L’intervento più toccante è stato senza dubbio quello di Sonia Alfano, una donna che ha avuto il coraggio di condividere con il mondo il suo dolore di<span style="font-weight:bold;"> vittima della mafia</span>, un dolore troppo forte, senza un perché, che spinge invece molte donne come lei a chiudersi in se stesse, facendo il gioco di chi vuole che vengano dimenticate. L’Alfano non ci sta, è una donna determinata, di quelle che non abbassano la testa e fanno nomi e cognomi, di quelle che non si fermano davanti a niente per avere ciò che le spetta di diritto. Come quando nel novembre dell’anno scorso si è incatenata insieme ad altre <span style="font-weight:bold;">42 famiglie </span>ai cancelli della prefettura di Palermo per chiedere l’equiparazione delle normative previste per i familiari delle vittime della mafia e per i familiari delle vittime del terrorismo.</p>
<p>A luino Sonia Alfano ha raccontato la sua esperienza con la giustizia italiana, che l’ha vista frequentare le aule di giustizia per <span style="font-weight:bold;">14 anni</span> a fianco dell’assassino di suo padre prima di vederlo definitivamente condannato, e che la vede tutt’ora impegnata in una<span style="font-weight:bold;"> umiliante trafila giudiziaria</span> in cui deve, a sue spese, dimostrare a un giudice che l’uccisione di suo padre è stata per lei un danno. Un percorso alla fine del quale se anche vedesse riconosciuto il suo status di vittima di mafia non prenderebbe un soldo &#8220;perché il <span style="font-weight:bold;">Ministro Maroni </span>– dice l’Alfano &#8211; ha prosciugato il fondo destinato alle vittime di mafia. In ufficio al Viminale quando ho chiesto a cosa servirà la sentenza con la quale mi viene riconosciuto di essere vittima di mafia mi è stato risposto di incorniciarla e farci un bel quadro&#8221;.</p>
<p>Tratto da:www.varesenews.it</p>
<div><span style="font-family:Arial;">Un ringraziamento all&#8217;Associazione &#8220;E adesso ammazzateci tutti&#8221; ed agli &#8220;Amici del Liceo Vittorio Sereni&#8221; ed al Comune di Luino per aver patrocinato ed organizzato l&#8217;evento, ed un ulteriore ringraziamento ad Orlando Mastrillo, giornalista di varesenews, per aver moderato il dibattito.</span></div>
<div><span style="font-family:Arial;"> </span></div>
<p><span style="font-family:Arial;"> </p>
<p></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le intercettazioni telefoniche secondo Richard Brautigan]]></title>
<link>http://bananasso.wordpress.com/2008/06/27/le-intercettazioni-telefoniche-secondo-richard-brautigan/</link>
<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 12:22:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>MMo</dc:creator>
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<description><![CDATA[[mentre in Italia impazza lo scandalo intercettazioni, propongo un vecchio pezzo dello scrittore ame]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-360 aligncenter" src="http://bananasso.wordpress.com/files/2008/06/rb-mailbox1.jpg" alt="" width="213" height="369" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:left;">[<em>mentre in Italia impazza lo <a href="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/berlusconi-intercetta/berlusconi-nuove/berlusconi-nuove.html">scandalo intercettazioni</a>, propongo un vecchio pezzo dello scrittore americano Brautigan</em>]</p>
<p style="text-align:left;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">BZZZZZZZZZZ</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">Era la mia splendida segretaria Nana-dirat sull’interfono.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Ciao, bambola» dissi. «Che c’è?»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«E’ per te, amore» disse con la sua fievole voce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Chi è?» dissi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«E’ il dottor Francis, il famoso filantropo».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Che vuole?»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Non me lo vuol dire. Dice che vuole parlare solo con te».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Ok, bambola» feci. «Mettilo in linea».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Salve, Mr Smith Smith» disse il dottor Francis. «Sono il dottor Francis».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Lo so chi è» dissi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Che vuole? Il tempo è denaro».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Mi scusi?» disse il dottore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Sono un uomo impegnato» dissi. «Sputi il rospo, non ho tempo da perdere».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Voglio assumerla».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«E’ quello che volevo sentire» dissi. «Il mio onorario è mezzo chilo d’oro al giorno più le spese».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Mi sembra ragionevole per un uomo con la sua fama come investigatore privato» disse il dottor Francis.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Ha sentito parlare di me?» dissi giocando di modestia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Tutta Babilonia ha sentito parlare di lei».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">Ovviamente lo sapevo. Ma volevo sentirglielo dire. Avevo un delizioso problema di ego.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Allora, che posso fare per lei?» chiesi. Ci fu una pausa dall’altra parte del telefono. «Dottor Francis?» dissi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Posso parlare liberamente al telefono?» disse. «Voglio dire, non può sentirci nessuno?»</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Non si preoccupi» dissi. «Se c’è qualcuno che fa intercettazioni telefoniche a Babilonia, quello di solito sono io. Mi dica qual è il suo problema».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">Vai a sapere che il diabolico dottor Abdul Forsythe stava ascoltando la nostra conversazione. Ero stato un tantino troppo disinvolto sulla faccenda delle intercettazioni telefoniche e più avanti ciò mi avrebbe causato parecchi problemi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Bene, Mr Smith Smith» disse il dottor Francis.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Mi chiami semplicemente Smith» disse. «Lo fanno tutti».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Smith, ho motivo di ritenere che qualcuno stia cercando di rubare la mia ultima invenzione e usarla per scopi malefici».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Che cos’è la sua invenzione?» domandai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Ho inventato i cristalli di mercurio» disse il dottor Francis.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">«Sarò subito da lei» dissi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-family:Georgia;">Temevo che sarebbe successo: che qualcuno arrivasse a inventare i cristalli di mercurio. Francamente pensavo che il mondo non fosse ancora pronto. In fondo era l’anno 596 a. C. e il mondo aveva ancora parecchio da crescere.</span></p>
<p>[Da <a href="http://www.marcosymarcos.com/babilonia.htm">Sognando Babilonia</a>, Richard Brautigan, 1977]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[3 Alfano, 3 storie diverse.]]></title>
<link>http://termometropolitico.wordpress.com/2008/05/08/3-alfano-3-storie-diverse/</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 16:06:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>areazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sonia Alfano http://www.soniapresidente.net/sonia-alfano/ Beppe Alfano http://www.ilportoritrovato.n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Sonia Alfano http://www.soniapresidente.net/sonia-alfano/ Beppe Alfano http://www.ilportoritrovato.n]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Giornalisti, operatori e tipografi italiani uccisi da mafie e terrorismo]]></title>
<link>http://eftorsello.wordpress.com/2008/05/03/giornalisti-operatori-e-tipografi-italiani-uccisi-da-mafie-e-terrorismo/</link>
<pubDate>Sat, 03 May 2008 19:11:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>eftorsello</dc:creator>
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<description><![CDATA[In occasione della Giornata della Memoria, celebrata oggi a Roma, in Campidoglio, senza ulteriori co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><strong><img class="aligncenter" src="http://eftorsello.files.wordpress.com/2007/06/camera-blood.jpg?w=100&#038;h=141" alt="***" width="100" height="141" /></strong></p>
<p><strong>In occasione della Giornata della Memoria</strong>, celebrata oggi a Roma, in Campidoglio, senza ulteriori commenti riporto i nomi dei giornalisti, operatori e tipografi italiani, che hanno pagato con la vita la dedizione al loro mestiere e alla ricerca della verità. Il fratello di Beppe Alfano, durante l&#8217;incontro, ha dichiarato: &#8220;ogni giornalista che oggi viene ricordato, è morto perché è stato abbandonato dallo Stato&#8221;. Ecco i nomi:</p>
<p>Cosimo Cristina, Mauro de Mauro, Giovanni Spampinato, Carlo Casalegno, Peppino Impastato, Mario Francese, Walter Tobagi, Giuseppe Fava, Giancarlo Siani, Mauro Rostagno, Beppe Alfano, Italo Toni, Graziella De Palo, Almerigo Grizl, Guido Puletti, Marco Luchetta, Dario D&#8217;Angelo, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Gabriel Gruener, Antonio Russo, Maria Grazia Cutuli, Raffaele Ciriello, Enzo Baldoni, Enzio Malatesta, Carlo Merli, Eugenio Colorni, Ezio Cesarini, Carmine Pecorelli, Alessandro Ota, Marcello Palmisano, Maurizio Di Leo.</p>
<p><strong>EF </strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Tanta attenzione mediatica]]></title>
<link>http://milzaefegato.wordpress.com/2008/01/08/tanta-attenzione-mediatica/</link>
<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 15:21:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>milza e fegato</dc:creator>
<guid>http://milzaefegato.wordpress.com/2008/01/08/tanta-attenzione-mediatica/</guid>
<description><![CDATA[Pochi giorni fa segnalavamo l&#8217;anniversario dell&#8217;assassinio di Giuseppe Fava, oggi ci ris]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a target="_blank" href="http://www.ammazzatecitutti.org/manifestazioni-in-memoria-di-beppe-alfano-15-anniversario.php"><img width="241" src="http://milzaefegato.wordpress.com/files/2008/01/alfanoprog.jpg" alt="Beppe Alfano - il programma delle manifestazioni 2008" height="241" style="width:256px;height:252px;" /></a></p>
<p>Pochi giorni fa segnalavamo l&#8217;anniversario dell&#8217;assassinio di Giuseppe Fava, oggi ci risiamo: 15 anni fa la mafia ammazzava il giornalista <b>Beppe Alfano</b> a Barcellona Pozzo di Gotto (bello l&#8217;articolo del 2003 di Carlo Lucarelli, &#8220;<a target="_blank" href="http://www.ilportoritrovato.net/html/bibliolucarelliart18.html">Uccidete quel cane sciolto</a>&#8220;).</p>
<p>La figlia <b>Sonia</b>, impegnata nella sensibilizzazione dei giovani e della società civile, firma un appello (<a target="_blank" href="http://www.ammazzatecitutti.org/editoriale/a-barcellona-pozzo-di-gotto-la-prima-latitante-la-sc.php">A Barcellona Pozzo di Gotto la prima latitante è la scuola</a>) in cui racconta il terribile risultato delle sue peregrinazioni tra gli istituti scolastici del suo paese per portare gli studenti alla <a target="_blank" href="http://www.ammazzatecitutti.org/manifestazioni-in-memoria-di-beppe-alfano-15-anniversario.php">manifestazione</a> commemorativa:</p>
<p>« La risposta è stata: &#8220;<i>Guardi è inutile, non avrebbe senso far perdere una mattina di lezioni, per buttare i ragazzi al Palasport a scherzare e ridere, perchè tanto questo farebbero, <b>non gliene frega niente</b> di tutto quello di cui lei sta parlando, e poi hanno già perso tante lezioni per andare al cinema o per la fiera sull&#8217;orientamento</i>&#8220;;<br />
Io allora ho risposto che era terribile ciò che mi stava dicendo, che è assurdo, per lo stesso principio, pagare gli autobus il 23 maggio per portare i ragazzi a Palermo per la commemorazione di Falcone, e non mandarli al palasport per la commemorazione di un barcellonese ucciso perchè ha ostacolato la mafia e che tra l&#8217;altro è sconosciuto ai ragazzi barcellonesi soprattutto per colpa delle istituzioni, prime fra tutte quelle scolastiche, che forse prima di raccontare ciò che è successo a Palermo dovrebbero dire loro cosa è successo a Barcellona nel 1993 ad Alfano.<br />
Il preside torna alla carica e aggiunge: &#8220;<i>Ma guardi è vero che qui di suo padre non se ne parla, ma lei deve anche capire che <b>suo padre e Falcone appartengono a due contesti diversi</b>, e poi a tutti fa piacere mettersi in mostra il 23 maggio, c&#8217;è tanta attenzione mediatica</i>&#8221; »</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[08/01/2009 - Commemorazione Beppe Alfano]]></title>
<link>http://giorgiociaccio.wordpress.com/2009/01/08/18012009-commemorazione-beppe-alfano/</link>
<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 09:10:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giorgio Ciaccio</dc:creator>
<guid>http://giorgiociaccio.wordpress.com/2009/01/08/18012009-commemorazione-beppe-alfano/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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