<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>bertinotti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/bertinotti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "bertinotti"</description>
	<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 14:28:04 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[El ORDEN debe vencer ante la violencia]]></title>
<link>http://lacombi.wordpress.com/2009/12/17/el-orden-debe-vencer-ante-la-violencia/</link>
<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 17:25:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>cesarcombina</dc:creator>
<guid>http://lacombi.wordpress.com/2009/12/17/el-orden-debe-vencer-ante-la-violencia/</guid>
<description><![CDATA[La politica italiana esta carcterizada por la polemica y la discusion. Su sistema parlamentario, con]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">La politica italiana esta carcterizada por la polemica y la discusion. Su sistema parlamentario, con premio de mayoria, y con dos coalicion fortisimas. Pero la violencia no tocaba a la politica italiana desde hace mucho. Los tonos hoy mas que nunca se encuentran mas altos que nunca.</p>
<p style="text-align:justify;">Un loco influenciado por algunas de las ultimas movilizaciones de grupos desetabilizadores ha golpeado al premier On. Silvio Berlusconi. El contexto: un clima de tension, creado por los exponentes del partido ITALIA DEI VALORI y por su lider Di Pietro, junto a algunos exponentes no agrupados e independientes como el comico ridiculo que<a href="http://lacombi.wordpress.com/files/2009/12/berlusconi_corna11.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-834" title="berlusconi_corna1" src="http://lacombi.wordpress.com/files/2009/12/berlusconi_corna11.jpg" alt="" width="318" height="246" /></a> pretende introducirse a a politica como el outsider <strong>Beppe Grillo</strong>. Ellos motivando desde hace meses un clima ANTIREGIMEN, convocaron un dia de protesta contra el premier Berlusconi llamado <strong>NO B- DAY</strong>. Insultando, gritando, protestando&#8230;obviamente porque no tienen representancion alguna (Caso de Grillo que quizo hacer su propio partido) o tiene una postura MINIMA como la <strong>DI PIETRO</strong> que es aliado menor del PD. Lamentablemente tambien se prestaron al juego algunos exponentes como <strong>Rosi Bindy</strong>, representante de una oposicion radical. IDV-Grilli y los demas justicialistas, estan arriesgando muchisimo&#8230; por sus propios fines personalistas que buscan captar votantes estarn arriesgando a <span style="color:#ff0000;">LA PROPIA DEMOCRACIA, al SISTEMA</span>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Bertinoti </strong>(Representante Comunista), <strong>Bersani</strong> (Lider del PD) y <strong>Casini </strong>(UDC) han mostrado su solidaridad con Berlusconi, pues apuestan por el orden y la democracia. Lamentablemente esta en el <strong>PARTIDO DEMOCRATICO, decidir de parte de quien esta&#8230; DE PARTE DEL SISTEMA O DE PARTE DE LOS PERSONALISTAS ANTISISTEMA?????</strong> Pues manteniendo la alianza con IDV y negando la alianza con los socialistas y con la izquierda moderna, da mas fuerza a quienes piensan que la <strong>VIOLENCIA ES EL CAMINO.</strong></p>
<p style="text-align:center;">Desde esta humilde tribuna digo con la mayor solidaridad:</p>
<h2 style="text-align:center;">FORZA SILVIO!</h2>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[SVIZZERI, MINARETI E CAMPANILI (ma anche armi)]]></title>
<link>http://oscarferrari.wordpress.com/2009/11/30/svizzeri-minareti-e-campanili-ma-anche-armi/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 21:12:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Oscar Ferrari</dc:creator>
<guid>http://oscarferrari.wordpress.com/2009/11/30/svizzeri-minareti-e-campanili-ma-anche-armi/</guid>
<description><![CDATA[E insomma, stavolta gli svizzeri  ha fatto incazzare tutto il mondo tranne i leghisti che,  prendend]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://oscarferrari.wordpress.com/files/2009/11/victorinox-coltellino-svizzero.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1541" title="victorinox-coltellino-svizzero" src="http://oscarferrari.wordpress.com/files/2009/11/victorinox-coltellino-svizzero.jpg" alt="" width="450" height="450" /></a></p>
<p>E insomma, stavolta gli<strong> svizzeri</strong>  ha fatto incazzare tutto il mondo tranne i leghisti che,  prendendo bisi per fave come al solito, hanno festeggiato una vittoria del cristianesimo. <strong><a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/esteri/svizzera-referendum/minareti-reazioni/minareti-reazioni.html" target="_blank">Razzisti, nemici della libertà religiosa, fomentatori di odio</a></strong> ed altro, così sono stati definiti i cittadini elvetici, che hanno sancito il divieto di costruire minareti vicino alle moschee. E l&#8217;hanno fatto attraverso un referendum, sconfessando tra l&#8217;altro le indicazioni dei partiti, roba che in un altro contesto sarebbe stata visto come un trionfo della <strong>democrazia diretta</strong>.</p>
<p>Un referendum è una domanda secca alla quale si risponde con un si o un no, oppure non si va a votare e ci si rimette al giudizio degli altri. Qui non si chiedeva di limitare la libertà religiosa di nessuno, si chiedeva solamente di vietare la costruzione di nuovi minareti e, nonostante non sia un amante dei divieti, probabilmente avrei votato si. Anche perchè questo divieto non potrebbe altro che estendersi anche ai<strong> campanili</strong>, a meno di non mandare a puttane tutta la legislazione sulla libertà di religione.</p>
<p>È un peccato che si debba vietare quello che non andrebbe fatto per puro buonsenso. Ditemi voi che senso ha costruire minareti (ma anche <strong>campanili</strong>) nel 2009 in Svizzera. Il minareto, come il campanile, non è un luogo di culto, nessuno ci va dentro a pregare, ed infatti quasi tutte le  nuove chiese che si costruiscono non hanno il campanile. Minareti e campanili servivano nel secolo scorso a segnare i momenti della giornata, ma allora l&#8217;<strong>orologio</strong> lo avevano in pochissimi e il <strong>telefonino</strong> manco esisteva.</p>
<p>Adesso è tutta un&#8217;altra cosa, e sarebbe ora passata di far smettere di suonare le campane a vanvera, uno si abbona e gli mandano un sms quando è ora di andare a messa e quell&#8217;altro si mette la suoneria col muezzin quando è ora di pregare. Al posto di <strong>minareti e campanili</strong>, che si piantino alberi, ma mi raccomando non <strong><a href="http://mangrovie.wordpress.com/2009/11/22/flora-fauno/" target="_blank">olmi</a></strong>, che poi bisogna abbatterli perchè prendono le cimici.</p>
<p>Se proprio volete dargli addosso agli svizzeri, fatelo almeno perchè hanno bocciato un altro referendum, quello che chiedeva di <strong><a href="http://it.euronews.net/2009/11/29/svizzera-avanti-con-l-esportazione-d-armi/" target="_blank">vietare l&#8217;esportazione di armi</a></strong>. Ma lì nessuno ha detto niente, chissà perchè</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giordano, Bertinotti: Radicalismo senza Sinistra?]]></title>
<link>http://msdfli.wordpress.com/2009/11/26/giordano-bertinotti-radicalismo-senza-sinistra/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 01:48:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Markus</dc:creator>
<guid>http://msdfli.wordpress.com/2009/11/26/giordano-bertinotti-radicalismo-senza-sinistra/</guid>
<description><![CDATA[Uno stimolante ma complicato articolo di Franco Giordano su &#8220;Gli Altri&#8221; del 24 novembre ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Uno stimolante ma complicato articolo di Franco Giordano su &#8220;Gli Altri&#8221; del 24 novembre ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bertinotti: «SeL e il big bang della sinistra»]]></title>
<link>http://quadernisocialisti.wordpress.com/2009/11/12/bertinotti-%c2%absel-e-il-big-bang-della-sinistra%c2%bb/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 19:28:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>giusarn</dc:creator>
<guid>http://quadernisocialisti.wordpress.com/2009/11/12/bertinotti-%c2%absel-e-il-big-bang-della-sinistra%c2%bb/</guid>
<description><![CDATA[di Nicola Del Duce Fauso Bertinotti parla della sinistra di ieri e di oggi nell’intervista rilasciat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Nicola Del Duce</p>
<p>Fauso Bertinotti parla della sinistra di ieri e di oggi nell’intervista rilasciata negli studi di Red Tv a Mario Adinolfi. Si parte da lontano per arrivare a noi e per parlare di Sinistra e Libertà e della novità rappresentata dalla vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie del 25 ottobre. Ma non fa sconti né a sé stesso né alle due sinistre di un tempo di cui oggi però non si vede più traccia.</p>
<p>Parte dai motivi delle sconfitte delle sinistre nel cuore dell’Europa l’ex Presidente della Camera per ribadire una sua celebre formula, “avevamo due sinistre, una riformista e una radicale, e oggi non ne abbiamo più neanche una se per qualcuna intendiamo la capacità dell’agire politico di incidere sugli eventi”. «Si sono sottovalutati gli effetti di lunga durata della caduta del muro sotto le cui macerie non sono rimasti travolti solo i comunisti. A 20 anni da allora infatti possiamo dire che di quella sconfitta hanno fatto le spese anche i socialisti, socialdemocratici e laburisti europei». Sì perché secondo Bertinotti «nel resto del mondo la sinistra non se la passa così male, penso all’America Latina e anche alla riforma della sanità fatta da Obama che ricorda molto il linguaggio della sinistra europea».</p>
<p>E dopo aver ricordato ad Adinolfi che il primo governo prodi non cadde sulle 35 ore bensì su una richiesta di politica redistributiva dopo l’ingresso dell’Italia nell’euro, l’intervista giunge ai nostri giorni e affronta le vicende riguardanti Sinistra e Libertà e il Partito Democratico. Su quella che è la sua formazione di riferimento l’ex Presidente della Camera, dichiara: «Sinistra e Libertà dovrebbe funzionare come uno stimolo alla ricostruzione dell’intero campo della sinistra riconoscendo che se si va avanti così non ci sarà salvezza per nessuno. Riapriamo un grande capitolo costituente per una formazione della sinistra in cui ci possano stare tutti».</p>
<p>E Bertinotti si spinge oltre, sollecitato dalle domande di Adinolfi: «Penso che sia necessario, anzi indispensabile che Sinistra e Libertà precipiti verso un soggetto politico che abbia una forza totalmente innovata della politica e che abbia come carattere distintivo la democrazia. Democrazia sempre: nella formazione delle decisioni, nella selezione della classi dirigenti e delle candidature. Sinistra e libertà non dovrebbe inoltre considerarsi come la soluzione del problema ma come un soggetto politico transitorio. Ogni formazione della sinistra oggi dovrebbe considerarsi tale per favorire un big bang da cui costruire davvero il nuovo».</p>
<p>Il passaggio successivo verte naturalmente sul rapporto che SeL dovrebbe instaurare con il Pd di Bersani. Se sul Pd in generale Bertinotti non cambia idea, “lo considero una parte del problema e non una soluzione” rimarcando poi come «in questo momento non esiste una formazione politica che da sola sia capace di portare fuori dalla crisi la sinistra».</p>
<p>Sul Pd di Bersani l’ex Presidente della Camera fa una riflessione: «la giudico una vittoria interessante, perché può essere un segnale di come la politica come virtualità e come prevalere del virtuale sul reale, possa prendere un colpo» aggiungendo poi che «se Bersani riuscisse non in un ritorno al passato ma alla reinvenzione di una costruzione solida e duratura entro cui si verifichino fenomeni di reale partecipazione e di reale confronto tra esperienze diverse, intellettuali e lavorative, credo che sarebbe un fatto positivo per tutti. Insomma la costruzione di un partito solido sarebbe un fatto positivo».</p>
<p>Dal Pd si scende poi giù e si arriva immediatamente alle candidature per le elezioni regionali ormai sempre più vicine. E il discorso non può che cadere su Nichi Vendola. E se Berintotti non nasconde il suo desiderio di rivedere candidato alla guida della regione Puglia, Nichi Vendola che – dice &#8211; «ha governato realmente con il consenso popolare» aggiunge anche che «Vendola è stato scelto sulla base di una consultazione popolare interna alla coalizione e ha poi vinto le elezioni. Sarebbe un colpo di stato se un’altra candidatura avvenisse senza la consultazione popolare». «Penso inoltre che all’interno della coalizione di centro sinistra in Puglia Nichi Vendola sconfiggerebbe chiunque» – ha aggiunto Bertinotti. A buon intenditor poche parole.</p>
<p>Tratto dal Blog Altrionline</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dallo sputnik allo sputo: una storia italiana]]></title>
<link>http://falcervello.wordpress.com/2009/10/30/dallo-sputnik-allo-sputo-una-storia-italiana/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 17:53:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Falce</dc:creator>
<guid>http://falcervello.wordpress.com/2009/10/30/dallo-sputnik-allo-sputo-una-storia-italiana/</guid>
<description><![CDATA[1991- Finisce l&#8217;epoca del P.C.I, nasce il P.D.S. Una minoranza del partito non accetta lo scio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-106" title="cosmonauta" src="http://falcervello.wordpress.com/files/2009/10/cosmonauta2.jpg?w=300" alt="cosmonauta" width="300" height="199" /></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->1991- Finisce l&#8217;epoca del P.C.I, nasce il <strong>P.D.S</strong>. Una minoranza del partito non accetta lo scioglimento. Nasce <strong>Rifondazione Comunista</strong> (<strong>PRC)</strong>.</p>
<p>1998- Rifondazione si spacca sull&#8217;opportunità di sostenere o meno il governo Prodi: nasce il <strong>Partito dei Comunisti Italiani (PdCI).</strong></p>
<p>2006-  Escono da Rifondazione anche i <strong>Trocksisti</strong> guidati da Marco Ferrando, che fondano il <strong>Partito comunista dei lavoratori (PCL).</strong></p>
<p>2007- Anche l&#8217;area che fa capo a Luigi Malabarba si stacca da Rifondazione e confluisce nel <strong>Partito della Sinistra Critica.</strong></p>
<p>2008- Viene varata la nuova federazione “<strong>La sinistra-L&#8217;arcobaleno</strong>” ,che vede uniti sotto un unico simbolo i quattro partiti di <strong>Prc, dci, Sd</strong>( Sinistra democratica, l&#8217;ala sinistra dei DS che si è rifiutata di confluire nel <strong>Partito Democratico</strong>) e <strong>Verdi</strong>. La formazione raccatta un misero 3% alle elezioni politiche e si scioglie come neve al sole.</p>
<p>2009- Ancora una scissione nel <strong>PRC</strong>: Nichi Vendola, sconfitto al congresso del partito, crea con altri fuorisciti da Rifondazione un nuovo partito: <strong>Sinistra e Libertà</strong>.</p>
<p>2009- Alle elezioni europee sia <strong>S&#38;L </strong>che la<strong> Lista Anticapitalista*</strong> non ottengono il 4% di voti necessario per superare lo sbarramento e rimangono fuori dal parlamento. Così accade anche al <strong>PCL.</strong> <strong>Sinistra Critica</strong>, fiutando l&#8217;aria, ha rinunziato a presentarsi a queste elezioni.</p>
<p>2010- Un gruppo di fuorisciti dai fuoriscit.. no volevo dire la minoranza alternativa della sinistra anticapitalista borghese ebraica..mi correggo i rappresentanti della corrente dopolavorista labriolana..pardon i protosocialisti kafkiani..insomma <em>quelli là,</em> fondano il movimento <strong>Lost in Translation,</strong> per i dispersi nella diaspora della sinistra. Il gruppo raccoglie un enorme successo.</p>
<p>*Formazione che comprendeva ciò che restava di Rifondazione e PdCI insieme ai pressochè  sconosciuti partiti <strong>Socialismo 2000</strong> ( i fuorisciti da <strong>SD, </strong>che era, a sua volta, fuoriscita dal <strong>PD</strong>. Ricordate? No? Fate bene.) e <strong> Consumatori Riuniti </strong>(?! Deve essere un partito di consumatori di stupefacenti. Anzi, scopro ora che è un movimento fondato dall&#8217;ex senatore Fernando Rossi, ex-PDcI, e da Willer Bordon. Willer Bordon, signori. Fantastico. Anzi, stupefacente.)</p>
<p>Se vi siete persi in un questa Babele di nomi e sigle, non preoccupatevi. Io per capirci qualcosa ci ho messo due ore, e non sono nemmeno sicuro di esserci riuscito del tutto.</p>
<p>I più intelligenti di voi si staranno domandando il perchè mi sia preso la briga di rammentare la diaspora della sinistra radicale italiana.</p>
<p>Il motivo è semplice: mostrare con più chiarezza la situazione attuale in tutta la sua desolazione.</p>
<p>Del numero di scissioni ormai s&#8217;è perso il conto, ciascuna magari motivata con validissimi motivi, per carità, ma  si può con tranquillità affermare ( e i risultati sono sotto gli occhi di tutti) che la stategia di <strong>tutti</strong> i soggetti sopra elencati si è rivelata a dir poco <strong>fallimentare</strong>. Fuori dal parlamento italiano, fuori dal parlamento europeo, senza più, di conseguenza, il becco di un quattrino, con il numero di militanti in calo, il silenzio pressochè totale dei media su qualsivoglia iniziativa, l&#8217;assenza ormai anche a livello territoriale ( parlo di Bologna, dove ormai di iniziative di Rifondazione non se ne vedono più, per non parlare del PdCI e degli altri). Aggiungiamoci anche e soprattutto l&#8217;incapacità di approfittare delle evidenti difficoltà del Partito Democratico e il panorama è completo. E desolante, appunto. La ridda di personalismi, incomprensioni, mezzucci, spartizioni del (poco) potere rimasto deve <strong>finire</strong>. Ci vuole una completa e totale assunzione di <strong>responsabilità</strong> dei vertici di tutti i partiti, perchè vi sia la possibilità di unirsi in un soggetto concreto, non un&#8217;alleanza rabberciata in vista delle elezioni, un soggetto che nasca a seguito di una discussione fertile, vivace fra tutti i soggetti realmente di sinistra, che coinvolga la gente, che deve essere il vero interlocutore cui rivolgersi, non una sempre più ristretta minoranza, ormai giustamente delusa e amareggiata.</p>
<p>S&#8217;è spesso invocata la<strong> coerenza</strong> per giustificare le scissioni. Ma non ci si accorge che così facendo si cade nell&#8217;<strong>incoerenza </strong>più grande rispetto a quei grandi valori quali <strong>laicità, pacifismo, ambietalismo,  critica al capitalismo e al moderno imperialismo, difesa dei diritti delle minoranze e dei più deboli. </strong></p>
<p>Valori che non riescono a essere propugnati da partiti e movimenti con sempre meno forza e sempre più minoritari.</p>
<p>E allora è necessario un radicale cambiamento di rotta, <strong>per l&#8217;unità a sinistra</strong>.</p>
<p>Si dia il via ad un <strong>cantiere</strong>, aperto a tutti, che punti decisamente a questo obbiettivo.</p>
<p>Vedere che in Germania la Linke è al 15% e in Francia i verdi di Cohl-Bendit fa aumentare i rimpianti per il tempo e le occasioni perdute ma la tempo stesso deve essere motivo di stimolo e di sfida . Come diceva quel tale?</p>
<p>Siate realisti, esigete l&#8217;impossibile.</p>
<p>Falce</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fausto Bertinotti a Como]]></title>
<link>http://perlasinistracomo.wordpress.com/2009/10/15/fausto-bertinotti-a-como/</link>
<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 18:55:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>perlasinistracomo</dc:creator>
<guid>http://perlasinistracomo.wordpress.com/2009/10/15/fausto-bertinotti-a-como/</guid>
<description><![CDATA[Paolo Ceccoli discute on Fausto Bertinotti del suo libro &#8220;Devi augurarti che la strada sia lun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;">Paolo Ceccoli discute on <strong>Fausto Bertinotti</strong> del suo libro</p>
<p style="text-align:center;">&#8220;<em>Devi augurarti che la strada sia lunga</em>&#8220;</p>
<p><strong>Venerdi 30 Ottobre ore 21</strong></p>
<p>Salone dell&#8217;Unione dei Circoli Cooperativi</p>
<p>via Canturina, 202</p>
<p>Como &#8211; Albate</p>
<h2><a href="http://perlasinistracomo.wordpress.com/files/2009/10/bertinotti-como-ottobre-2009.pdf" target="_blank">Locandina</a></h2>
<address><a href="http://rapidshare.com/files/295998473/sinistra_30.10.2009.mp3.html" target="_blank">SPOT radiofonico</a></address>
<address> </address>
<address><a href="http://ecoinformazioni.wordpress.com/2009/11/07/bertinotti-a-como-ricostruire-almeno-una-sinistra/" target="_blank">Commento alla serata a cura di Ecoinformazioni</a><br />
</address>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'inganno, l'ipocrisia e i guinzagli d'oro]]></title>
<link>http://zamparini.wordpress.com/2009/10/03/linganno-lipocrisia-e-i-guinzagli-doro/</link>
<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 16:41:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>zamparini</dc:creator>
<guid>http://zamparini.wordpress.com/2009/10/03/linganno-lipocrisia-e-i-guinzagli-doro/</guid>
<description><![CDATA[Una &#8220;splendida piazza piena di allegria&#8221; l&#8217;ha chiamata Eugenio Scalfari; &#8220;un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;"><a href="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/10/snow_white.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-802" title="snow_white" src="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/10/snow_white.jpg" alt="snow_white" width="450" height="450" /></a></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;padding-left:30px;"><strong> </strong></p>
<p>Una <em>&#8220;splendida piazza piena di allegria&#8221;</em> l&#8217;ha chiamata Eugenio Scalfari; <em>&#8220;una festa&#8221;</em> gli ha fatto eco Giovanni Valentini. Certo fa un certo effetto vedere scendere in piazza il fondatore di Repubblica, il direttore che gli e&#8217; succeduto alla guida del quotidiano-partito, Ezio Mauro, e poi Franceschini, Veltroni, D&#8217;Alema, Bersani, Di Pietro, Epifani e la CGIL, l&#8217;ARCI, le ACLI, Roberto Saviano e il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, Marco Travaglio e Gianni Minà, Nanni Moretti e Fausto Bertinotti, Stefania Sandrelli e Teresa De Sio, fino all&#8217;Ordine fascista dei giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), che ha ufficialmente organizzato l&#8217;evento. Tutti insieme, con allegria. E poi le bandiere, tante e tanti gli striscioni.</p>
<p>Chissa&#8217; cosa direbbe Gramsci di questa &#8220;festa&#8221; e del trattamento riservatogli dal giornale da lui fondato, l&#8217;Unità; appeso a sei palloncini rossi, etereo, lo si vede svolazzare sopra i tetti di Roma</p>
<div id="attachment_801" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><a href="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/10/unita.jpg"><img class="size-full wp-image-801" title="unita" src="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/10/unita.jpg" alt="unita" width="450" height="178" /></a><p class="wp-caption-text">dalla prima pagina dell&#39;Unità online di oggi</p></div>
<p>E&#8217; ancora estate a Roma, il cielo limpido, e con un po&#8217; di musica e tanta retorica è facile ingannare gli italiani onesti e in buona fede; si perché di questo si tratta: un inganno avvolto d&#8217;ipocrisia.</p>
<p>Se per i sei soldati ammazzati in Afghanistan si è rinviata la manifestazione che doveva tenersi due settimane fa&#8217;, i 24 morti e 37 dispersi (cifre provvisorie) di Messina dovranno accontentarsi del minuto di silenzio che ha preceduto &#8220;la festa&#8221; e &#8220;l&#8217;allegria&#8221;. Sarebbe stato meglio evitare quel minuto senza senso; ma tant&#8217;è, questa è l&#8217;Italia, il paese &#8211; l&#8217;unico al mondo, a nostra conoscenza &#8211; dove si saluta il feretro con scroscianti applausi.</p>
<p>L&#8217;inganno vero è che la c.d. <em>libertà di stampa</em> possa essere difesa dai molti sepolcri imbiancati presenti oggi alla manifestazione di Roma e dall&#8217;<strong><em> <a href="http://zamparini.wordpress.com/2009/09/23/oltre-il-melodramma-come-prepararsi-alla-manifestazione-per-la-liberta-dinformazione-di-sabato-3-ottobre/" target="_blank"><strong><em>&#8220;</em></strong></a></em><a href="http://zamparini.wordpress.com/2009/09/23/oltre-il-melodramma-come-prepararsi-alla-manifestazione-per-la-liberta-dinformazione-di-sabato-3-ottobre/" target="_blank"><strong><em><em>atteggiameto omertoso della corporazione giornalistica italiana”</em></em></strong></a>, </strong>come lo chiama il giornalista americano <strong>Wolfgang M. Achtner</strong><strong> </strong>nel suo libro <strong><a href="http://shop.bcdeditore.it/product.php?productid=60" target="_blank">Penne, Antenne e Quarto Potere</a>, </strong>pubblicato nel 1996 da Baldini e Castoldi con una prefazione di <strong>Giorgio Bocca</strong>.</p>
<p>Quanta ironia, già nel titolo, <em>“No all’informazione al guinzaglio”; </em>sono gli stessi che hanno sempre scodinzolato e fatto a gara per il guinzaglio d&#8217;oro piú costoso.<em> &#8220;E&#8217; una vecchia storia, questa!&#8221;</em>, <a href="http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/INFORMAZIONE-PANNELLA-SONO-QUELLI-CONTRO-CUI-HO-LOTTATO/news-dettaglio/3725498" target="_blank">fa notare Marco Pannella</a>, che di lotte per un&#8217;informazione libera ha qualche esperienza. <em>&#8220;Si replica di nuovo oggi. Quelli che parlano di bavaglio alla liberta&#8217; di stampa oggi, sono gli stessi contro i quali per decenni, in questi 40 anni, mi sono battuto e ho dovuto lottare perche&#8217; togliessero il bavaglio alla liberta&#8217; di stampa!&#8221;</em></p>
<p>Lo scriveva già Orwell nel 1945, <em><a href="http://zamparini.wordpress.com/2009/09/16/orwell-la-liberta-di-stampa-e-il-paese-dei-gattopardi/" target="_blank">&#8220;sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infangare l’intelletto&#8221;</a>. </em></p>
<p><em><strong>P.S.</strong></em> Abbiamo appena letto Beppe Grillo che, intervistato <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&#38;id_blogdoc=2347515" target="_blank">dal nuovo quotidiano il Fatto</a>, spiega cosí la sua assenza alla manifestazione di Roma:</p>
<blockquote><p><strong> </strong>Ma no, mi vien da ridere. Su questo ha ragione lo Psiconano. Noi ci abbiamo fatto tre referendum, sulla libertà d’informazione, per bloccare la legge della fattucchiera Gasparri che ha consegnato tre tv a Berlusconi. Loro invece ci fanno una manifestazione che è finta, solo perché il Nano non risponde a dieci domande sulla fica. Ma stiamo scherzando? I giornalisti che manifestano per la libertà di stampa mi fanno pensare a una puttana che cerca di tornare vergine.</p></blockquote>
<p><em><strong>P.P.S.</strong></em> A fine giornata, la Federazione Nazionale della Stampa &#8211; il sindacato dei giornalisti &#8211; dichiara: <strong><em>&#8220;Eravamo in 300.000&#8243;</em></strong>. La Questura di Roma risponde: <strong>eravate in 60.000</strong>. Davvero affidabili i giornalisti italiani. L&#8217;Unità online invece continua a far volare Gramsci e titola: <strong>&#8220;E&#8217; qui la festa&#8221;</strong>. Insomma, una giornata da dimenticare.</p>
<p style="padding-left:30px;"><strong>Sullo stesso tema:</strong></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link permanente: Orwell, la libertà di stampa e il paese dei gattopardi" rel="bookmark" href="../2009/10/02/2009/09/16/orwell-la-liberta-di-stampa-e-il-paese-dei-gattopardi/">Orwell, la libertà di stampa e il paese dei gattopardi</a></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link permanente: Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre" rel="bookmark" href="../2009/10/02/2009/09/23/oltre-il-melodramma-come-prepararsi-alla-manifestazione-per-la-liberta-dinformazione-di-sabato-3-ottobre/">Oltre il melodramma. Come prepararsi alla manifestazione per la libertà d’informazione di sabato 3 ottobre</a></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link permanente: Povera Patria" rel="bookmark" href="../2009/10/02/2009/10/01/povera-patria/">Povera Patria </a></p>
<p style="padding-left:60px;"><a title="Link permanente: 3 ottobre 2009: l’Italia scopre la libertà di stampa e nasce la Terza Repubblica" rel="bookmark" href="../2009/10/02/3-ottobre-2009-litalia-scopre-la-liberta-di-stampa-e-nasce-la-terza-repubblica/">3 ottobre 2009: l’Italia scopre la libertà di stampa e nasce la Terza Repubblica</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Indovina-gli-occhi-quiz! ]]></title>
<link>http://thebrixtownmassacre.wordpress.com/2009/10/03/indovina-gli-occhi-quiz/</link>
<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 11:10:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>chiarina</dc:creator>
<guid>http://thebrixtownmassacre.wordpress.com/2009/10/03/indovina-gli-occhi-quiz/</guid>
<description><![CDATA[Volevo essere più cattiva e fare un &#8220;indovina-le-tettine quiz&#8221; ma mi son dovuta trattene]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1541" title="quiz" src="http://thebrixtownmassacre.wordpress.com/files/2009/10/quiz2.jpg" alt="quiz" width="500" height="69" />Volevo essere più cattiva e fare un &#8220;indovina-le-tettine quiz&#8221; ma mi son dovuta trattenere. </p>
<p>Allora, di chi sono questi begli occhioni blue? Al vincitore andrà una pinta di London Pride nel pub preferito dei Clash e patatine salt &#38; vinegar. </p>
<p>1) Bertinotti</p>
<p>2) Simona Ventura</p>
<p>3) Nek</p>
<p>4) Frank Sinatra</p>
<p>5) Patrizia D&#8217;Addario</p>
<p>6) Santa Teresa di Calcutta</p>
<p>7) Santa Teresa di Gallura</p>
<p>8 ) G<a href="http://thebrixtownmassacre.wordpress.com/2009/02/21/and-the-winner-is-gigia-tatalessio/">igia Tatalessio</a></p>
<p>9) Riccardo Cocciante</p>
<p>Risposta, recensione e galleria fotografia, <a href="http://www.rollingstonemagazine.it/people/chiarameattelli/blog/mark-knopfler-per-pochi-intimi">sul mio Rolling Stone Blog</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Corrado Guzzanti, Recital @ Sassari]]></title>
<link>http://flooop.wordpress.com/2009/10/01/corrado-guzzanti-recital-sassari/</link>
<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 22:23:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>claudiosigla</dc:creator>
<guid>http://flooop.wordpress.com/2009/10/01/corrado-guzzanti-recital-sassari/</guid>
<description><![CDATA[Ore 20.45 Il Palazzetto dello Sport di Sassari comincia a riempirsi. Ore 20.59 I posti lasciati libe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" title="corrado guzzanti" src="http://images.musicclub.it/foto/co/big/corrado_GUZZANTI.jpg.big.jpg" alt="" width="273" height="271" /></p>
<p><strong>Ore 20.45 </strong>Il Palazzetto dello Sport di Sassari comincia a riempirsi.<br />
<strong>Ore 20.59 </strong>I posti lasciati liberi si contano sulle dita di una mano.<br />
<strong>Ore 21.04 </strong>Parte un piccolo applauso spontaneo, l&#8217;attesa per l&#8217;entrata in scena del protagonista si fa frenetica.<br />
<strong>Ore 21.08 </strong>La sala piomba nel buio. Eccetto il palco, dove un fascio di luce illumina un sontuoso trono del 1800.</p>
<p><strong>Ore 21.09</strong> Un boato scuote l&#8217;intera sala. Una figura cigola verso il trono. <strong>É il conte Tremonti</strong>, ministro del Re. Ministro dell&#8217;economia, per l&#8217;esattezza.</p>
<p><em>&#8220;Povca puttana. Povca troia.</em></p>
<p><em>Povca puttana e povca troia&#8221;".</em></p>
<p>Queste le sue prime parole. Ed il pubblico va già in estasi.</p>
<p>&#8220;Ma perchè ho scelto di fare di nuovo il Ministro dell&#8217;economia, per la terza volta. Superman 3, Batman 3, sono tutti dei fallimenti. <strong>Dovevo fermarmi al 2!!</strong>&#8220;, sentenzia amaramente. E giù risate.<br />
Accanto a lui appare il suo paggio, interpretato da Marco Marzocca. In sottofondo le urla di una folla inferocita. É il popolo che ha fame. <strong>&#8220;Dategli delle brioche!&#8221;</strong>, urla il ministro Tremonti. &#8220;Eccellenza, <strong>le ricordo che ha tagliato le brioche dal bilancio il mese scorso</strong>&#8220;. E giù risate.<br />
&#8220;E allora prendete i soldi dalle Regioni, o da quel fondo per il Sud, che tanto sono soldi che non gli daremo <strong>MAI</strong>!&#8221;. Risate (amare) a volontà.</p>
<p>Sua Eccellenza Tremonti continua con una serie di battute sul popolo, che pensa sempre a mangiare. Dopodiché, è il momento dell&#8217;intervista.<br />
La voce fuori campo di una giornalista lo incalza, spingendolo ad affrontare l&#8217;argomento social card. &#8220;Una vera americanata&#8221;, sentenzia Tremonti. &#8220;Cosa vuol dire social? Tutti siamo social. Io avevo in mente una soluzione migliore: <strong>la Carta del Morto di Fame</strong>. Tu presenti quella e vedi se ti danno qualcosa. E poi c&#8217;è anche un sito, <strong>www.mortodifame.it</strong>, dove tu puoi collegarti e vedere che c&#8217;è anche per te, se lo stato ti ha messo da parte qualcosa.. <strong>Magari un supplì..</strong>&#8220;<br />
La chiacchierata poi tocca un tema vivo, quello dei reality show. Tremonti a riguardo dice: &#8220;Hanno successo perché vedi della gente che è peggio di te e ti consoli. Ad esempio.. Gasparri&#8221;. Il pubblico esplode. &#8220;No, non ridete, è un collega. Ecco, <strong>Gasparri</strong>, se nel 2001 non lo facevamo ministro, <strong>era destinato al Grande Fratello!</strong>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;applauso più forte giunge quando si tocca un tema di stretta attualità, lo scuso fiscale. A chi lo accusa che l&#8217;Italia possa divenire un gigantesco paradiso fiscale a causa del possibile rientro di denaro di provenienza illecita, il ministro risponde: &#8220;è un progetto sottile e intelligente. <strong>All&#8217;estero l&#8217;Italia è conosciuta come bellezza artistica, bellezza paesaggistica, bellezza culturale. Ecco, noi vogliamo farne anche una splendida bellezza fiscale</strong>&#8220;. Un paradiso, appunto.<br />
<strong>Sua Eccellenza Tremonti esce tra gli applausi.</strong> Dopo di lui è la volta di due personaggi storici di Guzzanti: il conduttore della trasmissione <strong>“Il caso Scafroglia” </strong>e <strong>Padre Federico</strong>. Il dialogo tra i due affronta in particolare temi religiosi (l&#8217;astrologia, grande pilastro del cattolicesimo, sostiene il conduttore, facendo inorridire il religioso), mentre Padre Federico viene apostrofato con i nomi più impensabili: Padre Scatarro, Padre Scalino, sino all&#8217;esilarante nomignolo di <strong>Johnny Cloaca</strong>.</p>
<p>Di seguito ecco apparire una verosimile Miss Italia ad opera di Caterina Guzzanti, a cui fa ruota uno dei personaggi chiave del fratello Corrado: <strong>Fausto Bertinotti</strong>. Che analizza la situazione della sinistra: &#8220;Ora le persone non temono più i grandi animali: il leone e gli altri carnivori non spaventano nessuno. Tutti adesso hanno paura dei VIRUS, microorganismi invisibili. E per questo, anche la sinistra deve scindersi sempre di più, in tanti piccolissimi partiti. Per combattere meglio. Dunque, <strong>scindetevi e moltiplicatevi</strong>&#8220;. E ricorda l’esperienza del governo Prodi: «Avevamo solo due senatori in più. E, a peggiorar le cose, venivano dall’estero. È là che ho mostrato la mia responsabilità. <strong>La mattina dovevo andare a svegliarli io</strong>, in albergo, per portarli in aula e dirgli di votare, se no restavano a letto».</p>
<p>Il pubblico è già in delirio, ma i colpi migliori devono ancora venire: entrano in scena <strong>Vulvia</strong> e <strong>Padre Pizzarro</strong>.<br />
E poi l&#8217;apoteosi con <strong>Quelo.</strong> &#8220;La gente non sa, non capisce.. <strong>Sta miagolando nel buio!</strong>&#8220;. Spazio allora alle telefonate: &#8220;L&#8217;uomo discende dalla scimmia?&#8221; &#8220;L&#8217;uomo no, magari un bambino si.. E prendetevi una sedia, sempre a salire e discendere da queste scimmie&#8221;. L&#8217;ultima sua risposta è accompagnata da un gigantesco applauso. Dopo di lui, l&#8217;imitazione della ministra Gelmini, da parte della sorella Caterina.</p>
<p>E in conclusione, in un tripudio di applausi e risate, il mai dimenticato <strong>Gianfranco Funari</strong>, in diretta dal paradiso con un intenso monologo.</p>
<p>Durata totale dello spettacolo: 2 ore e 55 minuti. Durante i quali il pubblico è sempre stato tenuto in tensione. <strong>Recital </strong>non è uno spettacolo originale, i personaggi che compaiono hanno un&#8217;ampia storia alle spalle. Ma non dà un attimo di tregua, tiene lo spettatore incollato alla sedia per ogni istante, con una continua raffica di battute e sketch.</p>
<p>Complimenti Corrado, Marco, Caterina. Ci vediamo presto.</p>
<p>Perché la satira non deve morire, mai.<br />
Perché quando sparisce la satira, il paese è finito.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Afghanistan: informazione o truffa? ]]></title>
<link>http://zamparini.wordpress.com/2009/09/22/afghanistan-informazione-o-truffa/</link>
<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 09:53:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>zamparini</dc:creator>
<guid>http://zamparini.wordpress.com/2009/09/22/afghanistan-informazione-o-truffa/</guid>
<description><![CDATA[Su l&#8217;Altro online Franco Giordano canta le lodi di Sinistra e Libertà e di Nichi Vendola; con ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/09/censura.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-693" title="censura" src="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/09/censura.jpg" alt="censura" width="300" height="257" /></a></p>
<p>Su <strong>l&#8217;Altro</strong> online <strong>Franco Giordano</strong> canta le lodi di <strong>Sinistra e Libertà</strong> e di <strong>Nichi Vendola</strong>; con il titolo <a href="http://altronline.it/node/954" target="_blank">&#8220;SeL, siamo ancora vivi&#8221;</a>, Giordano scrive tra l&#8217;altro:</p>
<blockquote><p>C&#8217;è bisogno dunque di una sinistra pienamente attiva nella società: a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori, dei migranti, dei precari, dei disoccupati, pienamente interprete dei diritti di libertà e di autodeterminazione delle donne. Una sinistra pacifista che tolga questo paese dai luoghi di guerra a partire dal pantano doloroso dell&#8217;Afghanistan.</p>
<p>Nichi Vendola ha messo il suo volto, la sua storia, la sua passione per ricostruire e rifondare la sinistra. Stanno tentando di fargli pagare un prezzo persino nella sua terra per questa esposizione nazionale. Non fa paura una sinistra sempre più ortodossa e minoritaria. Se, al contrario, la sinistra trasforma, governa, e prova a sradicare la mala pianta del malaffare diventa contagiosa. E quindi, pericolosa. Perché contrasta efficacemente le destre e il loro sistema di potere e infrange le certezze neocentriste.</p>
<p>Per questo va chiesto a Nichi di continuare a rappresentarci.</p>
<p>Nella sua terra e in Italia.</p></blockquote>
<p>E tuttavia nelle stesse ore <a href="http://www.sinistraeliberta.it/vendola-afghanistan-strage-sovrasta-altre-notizie/" target="_blank">Vendola commenta cosi&#8217; </a>le tragiche notizie dei militari uccisi in Afghanistan:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">«La strage di Kabul oggi sovrasta  qualsiasi altra notizia». Lo afferma il leader di Sinistra e Libertà <strong>Nichi  Vendola.</strong> «Verrà il momento &#8211; prosegue il presidente della Regione Puglia &#8211; di trarre un <strong>bilancio politico della tragedia </strong>di oggi  a Kabul. Ma quel momento non può essere ora. <strong>Ora è il tempo  del dolore</strong>, del lutto della vicinanza alle famiglie dei militari uccisi e al martoriato popolo afghano, dell’angoscia estrema per la perdita di tante giovani vite».</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Sembrano le parole di un don Abbondio, non quelle di un politico che intende guidare la sinistra italiana.</p>
<p style="text-align:justify;">Su <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it" target="_blank">l&#8217;AnteFatto</a>, il blog del nuovo quotidiano <strong>il Fatto</strong> &#8211; che uscira&#8217; in edicola domani 23 settembre e a cui torniamo a fare i migliori auguri &#8211; non siamo riusciti a trovare un solo articolo dedicato alla guerra in Afghanistan.</p>
<p style="text-align:justify;">Il fatto che anche questi due giornali minori, ma che vogliono essere differenti e imporsi all&#8217;opinione pubblica come seri mezzi d&#8217;informazione, neanche si accorgono dell&#8217;opposizione alla guerra da parte dei cittadini, la dice lunga sullo stato dell&#8217;informazione &#8211; la materia prima della democrazia &#8211; nel nostro paese. Qui nel Regno Unito <a href="http://zamparini.wordpress.com/2009/09/17/guerra-pace-e-informazione/" target="_blank">i sondaggi sono univoci</a>: i cittadini chiedono il ritiro immediato delle truppe britanniche dall&#8217;Afghanistan e i mezzi d&#8217;informazione britannici non solo informano l&#8217;opinione pubblica di questi sondaggi ma spesso e volentieri sono proprio quei mezzi d&#8217;informazione a commissionare quei sondaggi.</p>
<p style="text-align:justify;">In Italia, il silenzio di politici e informazione sulla guerra in Afghanistan, interrotto solo dalla retorica piu&#8217; banale, innocua e troppo spesso ipocrita, da&#8217; la misura dell&#8217;incivilta&#8217; di un paese, il nostro, che manda i suoi figli ad ammazzare e a farsi ammazzare a migliaia di chilometri di distanza senza nemmeno un dibattito vero, razionale, argomentato sui motivi del conflitto.  E mentre l&#8217;opinione pubblica viene ingannata e misinformata e la Costituzione repubblicana tradita, donne, uomini e bambini continuano a morire ammazzati per la gioia di politici senza scrupoli che assecondano l&#8217;avidita&#8217; propria e del sistema che rappresentano in cambio di una (piccola) fetta della torta.</p>
<p style="text-align:justify;">La prossima volta che sentiamo politici e opinionisti riempirsi la bocca con Liberta&#8217; e Democrazia e predicare l&#8217;esportazione di questi prodotti in terre lontane, faremmo meglio a ricordare che non è possibile esportare cio&#8217; che non si ha. Nel commercio, viene chiamata truffa.</p>
<p style="text-align:justify;padding-left:30px;">Leggi anche <a title="Link permanente: Guerra, pace e informazione" rel="bookmark" href="../2009/09/17/guerra-pace-e-informazione/">Guerra, pace e informazione</a> e <a title="Link permanente: Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori" rel="bookmark" href="../2009/09/21/il-patriottismo-la-sofferenza-e-le-frecce-tricolori/">Il patriottismo, la sofferenza e le Frecce Tricolori</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Prima Assemblea Nazionale di Sinistra e Libertà]]></title>
<link>http://ale1980italy.wordpress.com/2009/09/20/festa/</link>
<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 08:00:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alessio in Asia</dc:creator>
<guid>http://ale1980italy.wordpress.com/2009/09/20/festa/</guid>
<description><![CDATA[“Sinistra e libertà è una necessità per il Paese”, questo è lo slogan scelto per la prima festa nazi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[“Sinistra e libertà è una necessità per il Paese”, questo è lo slogan scelto per la prima festa nazi]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mi auguro che la strada sia lunga…]]></title>
<link>http://poemasdepuros.wordpress.com/2009/08/29/mi-auguro-che-la-strada-sia-lunga%e2%80%a6/</link>
<pubDate>Sat, 29 Aug 2009 15:15:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>palolo74</dc:creator>
<guid>http://poemasdepuros.wordpress.com/2009/08/29/mi-auguro-che-la-strada-sia-lunga%e2%80%a6/</guid>
<description><![CDATA[Appunti di un subacqueo fumatore di sigari cubani. L’estate sta finendo diceva una canzone di qualch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Appunti di un subacqueo fumatore di sigari cubani.</p>
<p>L’estate sta finendo diceva una canzone di qualche anno fa. Ieri sera sono andato alla presentazione dell’ultimo libro di Fausto Bertinotti, ho fumato un sigaro <em>Partagas</em> che  i Francesi qualificano come <em>&#8220;indetronable&#8221;</em> e fumando ho ricordato con piacere le belle immersioni subacquee fatte nel Mediterraneo questa strana,lunga, noiosa e riposante estate.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-428" title="bertinotti" src="http://poemasdepuros.wordpress.com/files/2009/08/bertinotti.jpg" alt="bertinotti" width="300" height="230" />Ore 19 doccia veloce, eccoci pronti nel giardino del <em>Circeo Park Hotel</em>. Dopo un mese di ombrellone in prima fila ci ritroviamo catapultati, io, mia moglie ed i miei suoceri alla presentazione del libro di un grande uomo, un politico con la “P” maiuscola di cui non condivido pienamente le idee, ma che stimo profondamente, con la stessa stima che ho nei confronti di tutti i grandi pensatori. Il titolo, un verso di <em>Konstantinos Kavafis</em>: <strong><em>“Devi augurarti che la strada sia lunga” tratto dalla poesia Itaca. “Itaca ti ha dato il bel viaggio,/ senza di lei mai ti saresti messo/ in viaggio: che cos’altro ti aspetti?”</em></strong><br />
E’ l’idea di questo viaggio, il fatto di dare un grande valore non solo al raggiungimento degli obiettivi, ma anche al percorso intrapreso per raggiungerli. Il fatto di credere in qualcosa, di mettersi in “viaggio” per qualcosa senza aspettarsi altro. Fausto Bertinotti è un uomo morale. Pensavo e bruciavo. “C’è sempre la necessità, per chi vuole cambiare il mondo, dell’attesa dell’evento, di ciò che cambia la scena senza essere stato prevedibile”. Apprezzo la volontà di voler cambiare questo mondo, infame e spesso crudele, ma mi esalto ancora di più all’idea che lo strumento per dominare tanta violenza e tanto egoismo possa essere l’attesa. Non nel senso di accettare passivamente il susseguirsi degli eventi, ma un’attesa attiva, “autentica e partecipata” come dice Bertinotti. Anche a me piace seminare. Condivido l’idea dell’Autore che questo sia il momento di seminare e come dice <em>Kavafis</em> mi auguro che la strada sia lunga, per godere della crescita delle piante dei miei sogni anche se forse non sarò io a vedere i loro frutti.<br />
Continuando a riflettere, pesantemente, rientrati a casa accendo sotto il patio, che ha accompagnato tante belle serate della mia famiglia nel mese di Agosto, un sigaro “<em>indetronable</em>”. Cercavo qualcosa di concreto, un amico, un compagno di viaggio, un illuso come me. E&#8217; molto difficile descrivere questo avana in poche righe. <em>Partagas Serie du Connaisseur N.1. vitola: Palma Larga ring 38 lunghezza 18.50 CM / 7.2 INCHES.</em> <img class="alignright size-medium wp-image-430" title="PARTAGAS_SerieDuConnaisseurNo1" src="http://poemasdepuros.wordpress.com/files/2009/08/partagas_serieduconnaisseurno1.jpg?w=300" alt="PARTAGAS_SerieDuConnaisseurNo1" width="300" height="40" />Non ha evoluzione eppure non annoia, infatti il suo gusto complesso si manifesta diverso ad ogni PUFF. L’aroma è forte, a tratti aggressivo, mi sembra di godere di esso anche solo annusando il fumo senza aspirarlo nella bocca. E&#8217; una sinfonia di contraddizioni. Paragonato al <em>Cohiba Lanceros</em>, rende quest&#8217;ultimo una carezza. Non a caso i Francesi qualificano questo <em>Partagas</em> come &#8220;<em>indetronable</em>&#8220;.<br />
Immerso in quest’aroma forte e speziato, con le labbra bagnate da un sorso di un magnifico <em>Ron Cacique Antiguo… hecho en Venezuela</em> sapientemente regalatomi dal  mio caro amico Stefano, comincio a ricordare gli amici dell’estate. Amici speciali, quelli conosciuti sotto il livello del mare. Esperienze uniche. Inaspettate. Sempre diverse. <img class="alignright size-medium wp-image-433" title="orsodiving" src="http://poemasdepuros.wordpress.com/files/2009/08/orsodiving.jpg?w=300" alt="orsodiving" width="300" height="180" />Grazie a Corrado e a Paola e allo staff 2009 dell’<strong>Orso Diving di Poltu Quatu </strong>(www.orsodiving.com/)per la magnifica assistenza e per la splendida organizzazione delle mie giornate di immersione nella splendida cornice dell’arcipelago della Maddalena. Un grazie speciale anche a Franco, Gianluca e Roberta del <strong>Serpico Sub Diving Center di S.Felice Circeo</strong> (http://www.serpicosub.it/) <img class="alignleft size-medium wp-image-434" title="serpico" src="http://poemasdepuros.wordpress.com/files/2009/08/serpico.jpg?w=300" alt="serpico" width="300" height="170" />che non solo mi hanno accompagnato per la prima volta nella mia vita a visitare l’isola di Ponza…e dopo aver girato tra i cinque continenti, quasi me ne vergogno, ma per avermi permesso di fare splendide immersioni a pochi chilometri da Roma in tutto relax, in un’atmosfera amichevole e rilassante.</p>
<p><em>Il viaggio non può consistere solo nell&#8217;approdo al porto finale, ma piuttosto nel  superamento di mille pericoli, ostacoli, prove e nella verifica di mille  esperienze. Il viaggio diventa prova di conoscenza, nel senso più ampio del termine.<br />
Esso è lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo, l&#8217;istintiva attrazione / repulsione per ciò che ci è estraneo, la misura della distanza che ci separa dalle realtà sconosciute, la sfida al confronto, l&#8217;abilità di relazionarsi con il diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni imprevedibili.</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[FUNERAL PARTY ]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/07/28/funeral-party/</link>
<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 17:56:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/07/28/funeral-party/</guid>
<description><![CDATA[L’IMPIETOSA ANALISI DI BERTY-NIGHT: LA SINISTRA È MORTA, IL PD HA FALLITO E LA MIA GENERAZIONE È STA]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><img class="alignleft size-full wp-image-3994" title="AJPEQAOCA8LG3V0CA7AI5HMCAKGVLXNCAQTHAA3CAQX63FMCAHIFX6VCA9E54G3CAPNU58ACADFKRJGCAOVPOA8CAUGQYSCCANLSU0CCASTH2DICAD8HKGSCAF0CDIRCAE0RKD7CAV27CNJCA2SY58Q" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/07/ajpeqaoca8lg3v0ca7ai5hmcakgvlxncaqthaa3caqx63fmcahifx6vca9e54g3capnu58acadfkrjgcaovpoa8caugqysccanlsu0ccasth2dicad8hkgscaf0cdircae0rkd7cav27cnjca2sy58q.jpg" alt="AJPEQAOCA8LG3V0CA7AI5HMCAKGVLXNCAQTHAA3CAQX63FMCAHIFX6VCA9E54G3CAPNU58ACADFKRJGCAOVPOA8CAUGQYSCCANLSU0CCASTH2DICAD8HKGSCAF0CDIRCAE0RKD7CAV27CNJCA2SY58Q" width="115" height="102" />L’IMPIETOSA ANALISI DI BERTY-NIGHT: LA SINISTRA È MORTA, IL PD HA FALLITO E LA MIA GENERAZIONE È STATA UN DISASTRO – LA RICETTA (UTOPICA) DELL&#8217;INFAUSTO: CHI CREDE NELLA GAUCHE SI RIUNISCA IN UN NUOVO PARTITO (DAL PD A RIFONDAZIONE)…</h2>
<p><strong><span style="text-transform:uppercase;">Riccardo Barenghi per &#8220;<a href="http://www.lastampa.it/" target="_blank">La Stampa</a>&#8220;</span></strong></p>
<p><span style="clear:none;left:auto;position:static;top:auto;"><strong> </strong></span></p>
<p>La prima affermazione è micidiale: la sinistra è morta. La seconda pure: il progetto del Partito democratico è fallito. La terza è speranzosa: forse, ma proprio forse, può rinascere. Ovviamente a condizione che&#8230; <strong>Fausto</strong> <strong>Bertinotti</strong>, ex leader di Rifondazione comunista ed ex presidente della Camera, torna a far sentire la sua voce con un lungo editoriale scritto per la sua rivista &#8211; Alternative per il socialismo &#8211; che uscirà in edicola venerdì prossimo.E sceglie il momento giusto, considerata la discussione congressuale del Partito democratico &#8211; molto concentrata su chi dovrà essere il leader e molto poco sulla «funebre» realtà &#8211; e l&#8217;inerzia affannosa in cui si dibatte quel che resta della sinistra radicale, divisa, e ininfluente.<!--more--></p>
<p><span style="clear:none;left:auto;position:static;top:auto;"><strong> </strong></span></p>
<p><strong>Bertinotti </strong>analizza tutte le questioni principali che attanagliano il nostro continente, dal punto di vista sociale e politico. La crisi economica naturalmente ma anche la risposta alla crisi che non premia la sinistra più o meno moderata (il voto operaio per la Lega, ne è un esempio), la quale infatti «perde le elezioni sia all&#8217;opposizione che al governo». Mentre invece vengono premiate le «culture populiste o post moderne»: la destra dunque nelle sue varie espressioni ma anche i Verdi di Cohn-Bendit in Francia.</p>
<p>Un&#8217;eccezione quest&#8217;ultima, perché invece «la tendenza è inesorabile: in Europa non c&#8217;è la sinistra». Una tendenza che riguarda «tutte le forze politiche che provengono dal movimento operaio, comuniste, socialiste, socialdemocratiche e laburiste. Nessuno alla lunga si può salvare se non si inverte la tendenza con un grande lavoro di ricostruzione dei fondamentali. Un lavoro di rinascita».</p>
<p><span style="clear:none;left:auto;position:static;top:auto;"><strong> </strong></span></p>
<p>E qui <strong>Bertinotti </strong>affonda il coltello: «Ostinarsi a non prendere atto delle lezioni della storia, e della cronaca, fa solo danni, produce nuovi ostacoli al lavoro necessario per la ricostruzione della sinistra. Siamo stati sconfitti». E in quel «siamo» l&#8217;ex leader di Rifondazione ci mette tutti, a cominciare da se stesso: «La mia generazione ha fallito, ha perso, io ho perso» (ha dichiarato ieri a Cortina), ci mette la sua sinistra radicale (6,5 per cento diviso per due alle europee), «che oggi non può proporsi né come forza autosufficiente né come componente privilegiata o prioritaria di una nuova sinistra, alla cui costruzione può invece contribuire in modo determinante».</p>
<p>E ci mette anche e soprattutto il Partito democratico, «che dovrebbe riconoscere un&#8217;analoga sconfitta politica e perfino strategica: se non lo farà, se non sarà in grado di rimettersi in discussione, si renderà responsabile &#8211; il principale responsabile &#8211; dell&#8217;impossibilità di risalire la china. Se sceglierà, come spesso ha fatto, scorciatoie politicistiche (già sono tornate a cantare le sirene del &#8220;governissimo&#8221;) finirà con l&#8217;impedire la ricostruzione di una nuova sinistra adeguata ai &#8220;compiti&#8221; di questo drammatico presente».</p>
<p><span style="clear:none;left:auto;position:static;top:auto;"><strong> </strong></span></p>
<p>Il j&#8217;accuse non è finito: «Alle europee il Pd perde 4 milioni di voti: non vedere nel risultato la conferma del falimento del suo progetto risponde a un principio di autoconservazione di un corpo politico e di una materialità tutt&#8217;altro che trascurabile, ma condanna all&#8217;impotenza politica e a una sostanziale coazione a ripetere (risultati compresi)». Tanto che, sempre da Cortina, liquida con una battuta la domanda su quale leader del Pd voterebbe: «Se fossi iscritto mi candiderei a segretario&#8230;».</p>
<p>Insomma, il progetto del Pd è fallito, l&#8217;altra sinistra non riesce ad andare oltre se stessa. Che fare allora per «rinascere dalle ceneri»? «Il punto di partenza &#8211; spiega <strong>Bertinotti </strong>- è che avevamo due sinistre e non ne abbiamo più nessuna».</p>
<p><span style="clear:none;left:auto;position:static;top:auto;"><strong> </strong></span></p>
<p>Dunque, «ne dobbiamo ricostruire una insieme&#8230; Non si tratta di unire tutto quel che c&#8217;è adesso a sinistra, in un sussulto di buona volontà per mettere insieme una specie di coalizione di willings. Al contrario, si tratta di dar vita a un&#8217;altra cosa rispetto a tutto il campo dell&#8217;esistente&#8230; Un processo che implica la scomposizione di tutte le forze politiche e la ricomposizione delle forze che si considerano di sinistra in un quadro radicalmente nuovo. Il contrario della sommatoria che abbiamo già tentato nella sinistra radicale registrando un drammatico insuccesso». Invece ci vuole «una nuova sinistra unitaria e plurale e un suo partito, un partito riformato».</p>
<p>Insomma: tutti coloro che si sentono di sinistra e che si trovano in forze politiche diverse, da Rifondazione a Vendola, dal Partito democratico ai socialisti, dall&#8217;Italia dei valori ai radicali, ai Verdi, dovrebbero lasciare le loro attuali case o capanne e fondare un partito che oggi non esiste, il Partito della sinistra italiana.</p>
<p><a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-8172.htm">http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-8172.htm</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Festival Gaber: Day One]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/07/25/festival-gaber-day-one/</link>
<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 12:03:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>SMNews</dc:creator>
<guid>http://smnewsblog.wordpress.com/2009/07/25/festival-gaber-day-one/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: &#8220;La Stampa&#8220; La rassegna viareggina si conferma piacevole e stimolante. Ieri sul p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: &#8220;<a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=241&#38;ID_articolo=164&#38;ID_sezione=518&#38;sezione=" target="_blank">La Stampa</a>&#8220;</p>
<p><strong>La rassegna viareggina si conferma piacevole e stimolante. Ieri sul palco Carboni, Dalla, Giua, Bertolino, Cammariere. Fischi a Veltroni e Bertinotti dalla giunta di centrodestra. Ecco il resoconto. <br />
</strong> <br />
Premio Tenco e Festival Gaber sono luoghi in cui è bello stare. L&#8217;aria è pulita, la voglia è quella di ricordare (bene) persone speciali, il desiderio contempla l&#8217;inclinazione artistica (quasi scomparsa) a contaminarsi e suonare senza paracadute.<br />
Il Tenco è storico, il Gaber lo diventerà.<br />
<strong>Rileggere Tenco è (relativamente) &#8220;facile&#8221;, scendere a patti col Signor G non ammette sbagli. Da qui la resa artistica spesso minore, con momenti rasoterra (molti ricordano con sgomento lo sterminato coro muezzin di Claudio Baglioni tre anni fa, o la sommossa dei sorcini che imputavano a Renato Zero di cantare troppo Gaber e poco gli hit a loro graditi).<br />
</strong>L&#8217;edizione 2009 si sta rivelando discreta, sebbene sulla rassegna aleggi (e non potrebbe essere altrimenti) il ricordo fresco della tragedia ferroviaria di qualche settimana fa.<br />
La Fondazione Gaber ha deciso per questo di aggiungere una terza serata, domani, con l&#8217;intento di ricordare le vittime e reperire i fondi.</p>
<p><!--more-->Ecco il resoconto.</p>
<p>Carlo Alberto Ferrara. Uno dei due nuovi volti selezionati (su 300 candidati) dalla Fondazione Gaber come esponente talentuoso del teatro canzone. Emozionatissimo, gli tocca aprire la rassegna. Si definisce &#8220;cantautore galleggiante&#8221;. Esegue pochi brani, al pianoforte. Da riascoltare con più calma.<br />
Walter Veltroni &#8211; Fausto Bertinotti. Moderatore Curzio Maltese. L&#8217;idea era quella di analizzare il Gaber politico, alla conta dei fatti sono stati cinquanta minuti scarsamente graditi dal pubblico (quasi 4mila persone). Non è solo colpa dei relatori: la gente voleva musica, non chiacchiere. Forse la locazione doveva essere diversa.<br />
Veltroni, che dopo neanche sette secondi aveva già detto &#8220;ma anche&#8221; due volte, ha sostenuto che &#8220;l&#8217;egoismo è il virus di oggi&#8221;, che vorrebbe un&#8217;Italia su cui &#8220;spiri il vento di Obama&#8221;  e che il PCI &#8220;non era riconducibile solo a una dimensione ideologica&#8221;. Bertinotti ha insistito sulla esigenza del sogno, si è sforzato &#8211; lodevolmente &#8211; di analizzare artisticamente la figura di Gaber, battendo il tasto sul tema (pasoliniano) del mercato e sulla capacità di dire le cose prima degli altri.<br />
Tutto vero. Come era vera l&#8217;attenzione gaberiana al tema dell&#8217;appartenenza, che è &#8220;avere gli altri dentro di sé&#8221;. Detto questo, ai dotti signori Veltroni e Bertinotti, che di Gaber erano amici sinceri e ancora più sinceri estimatori, va ricordato &#8211; educatamente &#8211; come a) se Gaber ha smesso di &#8220;appartenere&#8221; alla sinistra, è stata anche colpa di burocrati e leader come loro; b) la sinistra (e certi organi della sinistra) devono ancora delle scuse a Gaber per averlo abbandonato e scomunicato negli ultimi anni della sua vita.<br />
Parlarne bene adesso è troppo facile.<br />
Il dibattito ha avuto un&#8217;aria di sconsolata mestizia. Veltroni sembra ormai un reduce di otto Vietnam consecutivi. E Curzio Maltese si è guardato bene dal dare brio a una discussione alla lunga stagnante (e stancante). Poteva andare meglio (cit).<br />
Il momento più basso è stato però quando il sindaco di Viareggio, la consorte e un&#8217;amica hanno abbandonato stizziti la platea perché Bertinotti stava parlando di Qualcuno era comunista. Per loro non era tributo artistico, ma propaganda elettorale alla sinistra radicale (???). Non appena Bertinotti ha letto il passaggio, &#8220;Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona/ Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona&#8221;, sono partiti fischi (sparuti) e qualche assessore ha gridato &#8220;Basta!&#8221;.<br />
Giova qui ricordare, a completezza della narrazione, come il sindaco in questione sia lo stesso che ha quasi &#8220;obbligato&#8221; la Fondazione a organizzare &#8211; all&#8217;ultimo momento &#8211; la terza serata del Festival. Della serie: vogliamoci bene.<br />
Bertinotti ha dovuto (sin troppo educatamente) richiamare all&#8217;ordine, specificando che stava solo leggendo il testo di uno dei più grandi pensatori del Novecento.<br />
Come siamo messi male.<br />
Sergio Cammariere. Non si sa dove viva, dove abbia la testa e con chi comunichino i suoi neuroni spettinati. Al confronto la caricatura di Lucia Ocone è minimalista. In conferenza stampa spiega il suo amore per Gaber alludendo a &#8220;soluzioni modali&#8221; e &#8220;arrangiamenti in minore&#8221;. Nessuno lo capisce. Totalmente avulso dal contesto, laddove per contesto si intende qui &#8220;mondo terreno&#8221;. Poi sale sul palco, sempre con lo sguardo ammiccante a Uranio e il vestito bianco modello Beatitudine, e dimostra tutto il suo talento non comune di pianista. Musicalmente è prodigioso. Come autore di testi ha soluzioni pregevoli. La figura è quella dell&#8217;artista vero, estremo. Il tallone d&#8217;Achille resta la capacità interpretativa di cantante, il non saper comunicare appieno il proprio mondo. Meglio le sue canzoni (Sorella mia) delle cover gaberiane (Due donne, L&#8217;impotenza). Comunque una mezzoretta di buon livello.<br />
Enrico Bertolino. Il ragazzo si sta grillizzando, nei monologhi e nelle tematiche. Non ha l&#8217;ardore quasi virulento di Grillo, ma la sua scrittura sta acquisendo coraggio e struttura. Prima rilegge con Enzo Iacchetti La sedia di Gaber, poi si impegna in un monologo di dieci minuti su Berlusconi, tombe fenicie, canti razzisti di Matteo Salvini e vocazioni masochistiche di Veltroni (eddai). Se riesce a reggere questi ritmi per due ore, abbiamo un &#8220;nuovo&#8221; satirico.<br />
Luca Carboni. Uno dei cantautori più sottovalutati d&#8217;Italia, in questo è associabile &#8211; al di là dei generi musicali diversi &#8211; ad autori troppo presto dimenticati come Pierangelo Bertoli e Ivan Graziani. Si presenta in conferenza stampa coi pantaloni corti, le Converse da ragazzino e il cappello da cowboy che va a pesca. Birra in mano, ovviamente.<br />
Qualche ora dopo, sul palco è ancora vestito in quel modo (ma al posto della birra c&#8217;è l&#8217;acqua). Accompagnato da un chitarrista, seduto davanti al leggio, esegue in chiave folk canzoni stupidamente bollate &#8220;commerciali&#8221; dalla critica, come Farfallina, Silvia lo sai e Mare, in realtà ceselli rarissimi di vita quotidiana. Molto bene.<br />
Con Riccardo Sinigaglia, già al suo fianco in Musiche ribelli (ottima la cover di Ho visto anche degli zingari felici), canta Far finta di essere sani. Carboni ha spesso cantato brutte canzoni, ma non ha mai cercato il consenso facile. Non ha mai smesso di rischiare. E certe gemme, oggi come ieri, risplendono. Ad averne: altro che i soliti tromboni, bolliti e ribolliti, cari alla sinistra e ai salotti buoni.<br />
Giua. Già avvistata a Sanremo e in altre manifestazioni di nicchia (L&#8217;Isola in Collina, Premio Recanati). Questa ragazza ha gusto, voce ed eleganza. Canta solo Il desiderio, ed è lei a farlo perché il suo produttore era lo stesso dell&#8217;ultimo Gaber, Beppe Quirici. Beppe se n&#8217;è andato qualche mese fa ed era doveroso ricordarlo. E&#8217; a lui che dobbiamo anche la produzione del migliore Fossatio. Giua l&#8217;ha fatto benissimo. Una delle più applaudite. Ha cantato solo un brano: poteva stare sul palco molto di più.<br />
Enzo Iacchetti. Presentatore storico della rassegna, si diverte a cantare &#8211; con una sua orchestrina surreale &#8211; Il Riccardo e Barbera e Champagne. Lo fa con originalità e senza tirarsela. Sul palco del Festival Gaber sembra divertirsi da morire, e questo lo aiuta a non inciampare in battute sin troppo &#8220;televisive&#8221;.<br />
Sandro Luporini, Mario Capanna. Il primo è stato coautore di Gaber, senza di lui non avremmo oggi quel Teatro Canzone. Il secondo è uno dei pochi intellettuali salvi italiani. Ci sono sempre, a ogni edizione. Se sei fortunato, ti capita poi di trovarli al tavolo del buffet post-concerto, e di fare le tre di notte a parlare e confrontarti. Ecco: lì godi. Sommessamente, ma godi.<br />
Lucio Dalla. Alcuni attendevano la sua esibizione come Marlon Brando aspettava l&#8217;esplosione del pianeta nel prologo di Superman. In realtà Dalla si è limitato a eseguire &#8211; bene &#8211; i suoi classici: Com&#8217;è profondo il mare (bellissima), Caruso, Domani. Evitabile la cover della Torpedo Blu, disastrosa l&#8217;interpretazione di Bambini G (dopo Mina-Gaber, quei due minuti lì non dovrebbe avvicinarli più nessuno). Insieme a lui c&#8217;era l&#8217;attore Marco Alemanno, che ha eseguito il monologo La stanza del bambino, una di quelle tracce urticanti in cui Gaber abbatteva i miti precostituiti (nel caso specifico &#8220;la sacralità del neonato&#8221;).<br />
Persona a modo, semplice e disponibile, esteticamente il biondo Dalla è ormai la copia pelouche di Elton John.  Alle prese con Don Raffaè di De André, Dalla aveva dato il peggio di sé. Ieri, di fronte a un moloch che neanche amava troppo (il libro Gaber di Sandro Neri ricorda alcuni suoi giudizi poco garbati su Giorgio), ha avuto il buon gusto di suonare in punta di piedi e affidarsi agli evergreen. Dignitoso.<br />
E tu Stato. E&#8217; l&#8217;&#8221;inedito&#8221; che Repubblica ha pubblicato stamani, con tanto di richiamo in prima pagina. Un &#8220;inedito&#8221; di Gaber.<br />
Ma anche no.<br />
E tu Stato era una canzone che Gaber eseguiva negli spettacoli dei primi anni Novanta. Chi ha buona memoria e buon gusto, la ricorda benissimo: &#8220;E tu Stato&#8230; e tu Stato&#8230; che tu sia ministro, politico o magistrato&#8230;o al limite impiegato&#8230;&#8221;.<br />
Ne esistevano molte versioni, Gaber la aggiornava (come sempre) a seconda dei palpiti dell&#8217;attualità. La scrisse sulla scia di Tangentopoli. Non l&#8217;ha mai amata granché e per questo dopo un po&#8217; smise di eseguirla.<br />
Repubblica scrive che adesso questo inedito è riemerso dagli archivi della Fondazione Gaber. Bah: se lo chiedevano a qualsiasi gaberiano, quel testo potevano darglielo loro. E magari bastava usare la funzione &#8220;Cerca&#8221; di Google. Classico caso giornalistico basato sul nulla.<br />
Gaber è materiale spinoso: o lo conosci, o non lo conosci. Nel secondo caso, forse sarebbe meglio non scriverne.<br />
Stasera. Seconda e ultima serata. In programma Mario Monicelli, Sergio Cammariere, Morgan, Gianna Nannini, Mercedes Martini e Ivano Fossati. Domani il resoconto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Sinistra va ripensata fuori dai vecchi contenitori]]></title>
<link>http://forumsinistrabg.wordpress.com/2009/07/22/la-sinistra-va-ripensata-fuori-dai-vecchi-contenitori/</link>
<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 06:35:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurizio Colleoni</dc:creator>
<guid>http://forumsinistrabg.wordpress.com/2009/07/22/la-sinistra-va-ripensata-fuori-dai-vecchi-contenitori/</guid>
<description><![CDATA[Intervista di Dino Greco e Cosimo Rossi a Fausto Bertinotti &#8220;Purché transitoria…&#8221;. Si pu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em>Intervista di Dino Greco e Cosimo Rossi a Fausto Bertinotti</em></strong></p>
<p>&#8220;Purché transitoria…&#8221;. Si può sintetizzare in questa esigenza dinamica la condizione che oggi Fausto Bertinotti ritiene basilare per coltivare la prospettiva di una forza di sinistra di classe capace di far rivivere uno spirito critico e una connotazione &#8220;anticapitalista&#8221;: &#8220;un partito&#8221;, che in vetta alla risalita dalla china di una crisi epocale possa dichiarare e declinare &#8220;l&#8217;appartenenza alla sinistra europea&#8221;. Nel frattempo è meglio evitare formule intermedie per l&#8217;ex presidente della camera che si cruccia di &#8220;non aver spinto in avanti nella costruzione di un fatto unitario&#8221; sia dai tempi di Genova prima e dell&#8217;Arcobaleno poi. Ma premunendosi di rassicurare che alle elezioni &#8220;tutti quanti non sono Pd e non sono Idv staremo insieme&#8221;. Perché non c&#8217;è discriminante identitaria che possa essere storicamente interposta.<br />
<!--more-->&#8220;Dieci anni fa avrei detto il contrario&#8221;, riflette l&#8217;ex segretario di Rifondazione. Muovendo dall&#8217;affermazione del &#8220;fallimento&#8221; dello schema delle due sinistre, per crisi irreversibile di ambedue le ramificazioni figlie del Novecento, quindi del tentativo durato un decennio di tenere in vita un&#8217;idea di trasformazione che scaturisse dalla loro &#8220;competizione/collaborazione&#8221;, Bertinotti, oggi come oggi, non vede alternative alla necessità di &#8220;alzare l&#8217;asticella&#8221; ma, insieme, di non definire contenitori.</p>
<p>Recentemente sei tornato sul tema della nonviolenza, che adotti come valore assoluto oggi, qui e ora, aggiungendo che non si può essere liberi se si ammette la violenza. Bisogna quindi relativizzare il principio nonviolento? E in che modo?<br />
Si relativizza sempre nel momento stesso in cui si parte dall&#8217;esperienza. Io sono oggi per una scelta di nonviolenza; sono perché abbia un valore politico, culturale, quasi antropologico, sebbene nell&#8217; hic et nunc di questo mondo. Ghandi, del resto, ha detto esplicitamente che, nel momento in cui non si riesca a far vivere la nonviolenza, piuttosto che accettare le iniquità e le ingiustizie è meglio ribellarsi nelle forme in cui si può. Io non tesso il valore assoluto della nonviolenza, mi interessa l&#8217;interrogarsi criticamente. Come dice Capitini, la nonviolenza non è una politica di attenuazione del conflitto, ma la necessità/possibilità di dislocare il conflitto in modo che possa esercitare tutta la sua potenzialità liberatrice. E&#8217; una forma di messa a valore del conflitto, depurato dagli elementi che possono fargli prendere la strada distruttiva.<br />
A questo proposito penso che prima, durante e dopo Genova una generazione abbia quasi spontaneamente adottato questa pratica di lotta di massa, come avvertendo la trappola sia fisica che mentale della violenza che distrugge l&#8217;espressione delle soggettività e annichilisce le ansie di liberazione. Penso che quella fosse un&#8217;intuizione feconda, che portava in sé la critica del potere e la consapevolezza della transitorietà della vittoria. E la constatazione che al declino della politica subentra una distruttiva conflittualità dovuta anche all&#8217;affermazione di fortissime tendenze individualiste e che, in assenza di correttivi di classe e di società, investe anche le relazioni interpersonali.</p>
<p>Questo comporta il recupero dell&#8217;imperativo categorico kantiano in base al quale l&#8217;altro è qualcuno da trattare sempre come fine e mai come mezzo? Ovvero l&#8217;onestà intellettuale come traduzione della nonviolenza nei rapporti interpersonali e persino politici? La cosa è tanto più importante in quanto la tendenza attuale alla diaspora pare anche derivare dall&#8217;incapacità di mettere a valore qualsiasi dialettica politica tra differenze…<br />
Non posso vantare il candore dell&#8217;innocenza in politica, ma credo che una delle cose più inquietanti di questo tempo sia proprio questa incapacità di relazione. A sinistra, poi, è incredibile questa difficoltà tra compagni, quando invece poche parole danno altrettanto conto di un bisogno di relazione e condivisione.<br />
Tanto che confesso una nostalgia per le grandi organizzazioni che mi erano sembrate troppo coercitive e che facevano dell&#8217;introduzione di un certo tasso di ipocrisia, quello che si esprimeva nel &#8220;sì, ma&#8221; sostitutivo del dissenso, un elemento che costringeva a relazioni attive di unità.<br />
Oggi invece, in assenza di quella temperie e col dovere di ricerca che tutti dovrebbero avere dopo una grande sconfitta, la conflittualità secondo me può solo essere messa in discussione alla radice. Penso perciò che dovremmo ragionare di più sulla nonviolenza anche come elemento critico della deriva a cui siamo giunti, a partire da due aspetti fondamentali.</p>
<p>Quali?<br />
Primo: il dubbio. E cito per tutti Pietro Ingrao con l&#8217;elaborazione che a partire dall&#8217;XI congresso del Pci pone il dubbio come elemento costitutivo della ricerca. Secondo &#8211; e qui la citazione è di Rodano -: la verità interna. Cioè il fatto che dovremmo aver imparato che ogni scelta politica avviene sempre con una prevalenza di ragioni a suo favore, non con la totalità. I tanti discorsi sulla laicità stanno a zero se pensi che la tua scelta sia suffragata dal cento per cento delle ragioni. Il problema riguarda il modo di far entrare dentro il proprio schema anche una parte del ragionamento altrui attraverso la partecipazione attiva di chi dissente.</p>
<p>E&#8217; quella che Ingrao chiama &#8220;la concretezza polimorfa dei soggetti collettivi e la ricchezza che produce&#8221;&#8230;<br />
E ha ragione.</p>
<p>E non si potrebbe chiamare più semplicemente democrazia?<br />
Si chiama democrazia. Ma una forma attiva di democrazia.<br />
Dico di più. Abbiamo smarrito l&#8217;insegnamento di contrastare l&#8217;avversario riconoscendone i punti di forza. Tantomeno siamo stati capaci di analizzare le forme concrete del capitalismo del nostro tempo, comprese le forme di dispotismo nella democrazia, per dirla con Toqueville, tantopiù abbiamo sostituito l&#8217;analisi con l&#8217;invettiva. Il contrario della lezione gramsciana che, di fronte all&#8217;avanzata del fordismo-taylorismo, si protende talmente nel tentativo di coglierne le verità intrinseche al punto di esserne attratto, come si legge in &#8220;Americanismo e fordismo&#8221;. Ma come si fa a non vedere la nostra miseria di approccio rispetto alla grandezza incomparabile di Gramsci?</p>
<p>A proposito di amici e nemici, proprio il tema dell&#8217;identità è al centro di uno scontro a sinistra. Tra quanti pensano che nomi e simboli siano il luogo di tutte le virtù e quanti ritengono che siano il ricettacolo di tutti i vizi c&#8217;è spesso lo spazio di un foglio. Da una parte c&#8217;è il rischio di un sapere ossificato, dall&#8217;altra quello di una deriva subalterna. Queste due posizioni che coesistono e si contrappongono non rappresentano entrambe una condizione di impotenza?<br />
A meno di voler continuare un gioco di società all&#8217;interno della sinistra, dovremmo sapere che l&#8217;identità è una delle parole meno facilmente maneggiabili: perché non ha a che fare con quel che pensi di te medesimo, ma con la storia e la tua leggibilità nella storia, sia essa storia di classe, di nazione, di partito. Quindi, secondo me, bisognerebbe sospendere le ostilità e dire che riusciremo a parlare della nostra identità quando saremo risaliti da questa sconfitta storica. Certo, mi piacerebbe poter dire come vorremmo poterci definire un domani dalla risalita e, a costo di essere minimalista, credo francamente che mi piacerebbe dire che siamo appartenenti al campo della sinistra europea. Mi piacerebbe perché sono due termini che oggi non dicono nulla, perché l&#8217;Europa è malata e la sinistra sta peggio, ma che possono rappresentare il terreno di una risalita.</p>
<p>A proposito di sconfitte e risalite tu, personalmente, non hai niente da rimproverarti per la scissione che è avvenuta? Pensi di aver fatto il possibile per impedirla? Oppure ritieni che fosse inevitabile?<br />
Se c&#8217;è qualcosa che non è stata toccata da quel che è accaduto negli ultimi tempi è il mio coinvolgimento affettivo in quella comunità di donne e di uomini che è il Prc: quello è il mio popolo. Quindi la mia difficoltà a rispondere non è politica ma soprattutto umana. Però negli anni ho anche imparato a non assecondare il consenso del popolo amato, ma semmai ad andare contropelo. Credo quindi di dare una risposta che è grossomodo il contrario di quella che ci si potrebbe attendere.</p>
<p>Cioè?<br />
Penso sì di avere una qualche dose di responsabilità, ma nel senso di non essere andato più avanti di quanto non si fosse già fatto nei senso dell&#8217;apertura e della messa in discussione della pur affascinante e grande eredità di cui abbiamo vissuto. In altre parole, penso che la divisione non sia stata originata da uno spirito di scissione, ma piuttosto dalla mancanza di un orizzonte più largo. E in questo senso i passaggi che vivo criticamente sono due. Il primo è a ridosso di Genova, quando pure abbiamo fatto scelte e innovazioni importanti, ma forse occorreva decidere allora di fare la grande apertura e rompere lo schema del Prc per tentare la strada di una nuova costruzione. Là abbiamo incorporato un piombo nelle ali.</p>
<p>Nient&#8217;altro?<br />
Il non aver detto &#8220;è morto il re, viva il re&#8221; dopo la sconfitta con l&#8217;Arcobaleno. Cioè non aver detto con durezza che malgrado la sconfitta bisognava andare avanti, perché quello era l&#8217;unico antidoto possibile a ciò che è successo dopo, cioè alla messa in discussione e alla liquidazione dell&#8217;ultimo tentativo di esperienza unitaria. Perché faccio notare che all&#8217;interno del Prc nessuno aveva obiettato all&#8217;Arcobaleno, il che significa che era proprio maturo, nonostante si venisse da un&#8217;esperienza di governo che ci aveva massacrati. Bisognava quindi salvare quell&#8217;intenzione unitaria, che era l&#8217;ultima chance. Senza quella, infatti, ci si è trovati privi di ombrello e rotti in mille pezzi. Quindi se mi rimprovero qualcosa è precisamente di non aver spinto in avanti nella costruzione di un fatto unitario.</p>
<p>E oggi?<br />
Oggi penso addirittura che neanche quello basti più. E che si debba avere un orizzonte ancora più largo e più unitario per impedire che lo spirito di scissione sopravvenga banalmente, ovvero ritagliando spazi nella geografia predeterminata: ognuno nel suo spicchio neanche più garantito ma sicuramente impotente.</p>
<p>Ma dopo Chianciano non sarebbe stato più utile anche a una prospettiva unitaria tenere insieme tutti i pezzi del Prc?<br />
Una volta scelto di non difendere l&#8217;Arcobaleno, è lì che si produce la scissione. Rifondazione poteva vivere e crescere solo nell&#8217;esperienza unitaria. Nel momento in cui invece rinunci sei costretto a retrodatarti in qualcosa che non è più il Prc, il ripiegamento nel partito in sé rappresentava già una scissione dalla Rifondazione.</p>
<p>Oggi tu sostieni l&#8217;esigenza di provare &#8220;a disconnettere e riconnettere&#8221;, guardando all&#8217;ipotesi di un partito &#8220;non interclassista&#8221;, cioè dalle radici legate al lavoro, che recuperi al proprio interno spirito critico e una forte connotazione anticapitalista. Ma la prospettiva politica di Sinistra e libertà in questo momento non si trova distante da questa tua indicazione e piuttosto incline al Pd? La separazione dal ceppo comune non rischia di provocare una deriva moderata dove non trovi più nulla?<br />
L&#8217;assunto da cui muove quella proposta è il fallimento delle due sinistre. Credo si stia lavorando a elaborare il fallimento della sinistra radicale. Penso però che ci sia una colpevole omissione nel riconoscere il fallimento della componente moderata maggioritaria. Fatto sta che l&#8217;ipotesi a cui si è lavorato in Europa negli ultimi anni, quella delle due sinistre, è impercorribile in quanto interna ad una crisi di fondo che riguarda le sinistre europee di origine novecentesca siano esse comuniste, socialiste, socialdemocratiche, laburiste. Queste formazioni e culture vivono tutte una crisi storica. Perciò penso che oggi non ci sia altra possibilità che lavorare alla costruzione di una sinistra che torni ad essere protagonista della vita sociale di ciascun Paese e dell&#8217;Europa nel suo insieme. Per protagonista intendo capace di incidere nei processi reali, di intervenire nelle politiche statuali, di organizzare conflitti, di interagire con altre forze, di realizzare iniziativa, di mobilitare forze intellettuali. E non vedo come si possa pensare di farlo in queste condizioni con qualche aggiustamento.<br />
Consideriamo poi che, oltre all&#8217;astensione, le uniche forze che hanno capacità attrattiva sono quelle populiste. E se flette la più grande operazione populista rappresentata da Berlusconi comunque crescono Lega e Idv. Quindi il problema è non solo di rappresentanza. E&#8217; più grande, è quello di incidere nella formazione del senso comune. E se non hai una grande potenza democratica l&#8217;incidenza nel senso comune non si produce, le chiacchiere stanno a zero. Il Pd è assente perché aderisce a quel modello populista. La mia opinione, quindi, è che bisogna evitare scorciatoie tranquillizzanti che non portano a niente. Perciò ho votato Sinistra e libertà: perché mi sembrava la formazione più transitoria.</p>
<p>Ma rispetto al partito di sinistra che tu stesso prospetti, non ti pare che questo percorso possa portare a un approdo dentro il Pd con l&#8217;illusione di fare massa critica e condizionare dall&#8217;interno quel partito?<br />
Il motivo per cui Sinistra e libertà continua a interessarmi è che non sceglie di diventare partito. Per me oggi è bene tutto ciò che si declina come provvisorio e che non viene considerato come un contenitore di lungo periodo. Il contrario di quel che avrei detto fino a dieci anni fa.<br />
Perché? Perché penso al big bang, alla messa in discussione, al fatto che tutte le occasioni sono buone da sfruttare.</p>
<p>Insomma non vedi il pericolo di confluenza subalterna nel Pd?<br />
Chi ha una storia lunga come la mia, ha delle impossibilità di frequentazione. Se chiedono a me se andrei nel Pd, la risposta è no. Ma ragioniamo sugli altri, su ragazzi di vent&#8217;anni, su persone che cercano di impegnarsi. Mi capita tutti i giorni di parlare di politica con conoscenti o estranei. Ed è veramente raro che qualcuno mi racconti che nella formazione in cui milita si discute della mobilitazione sulla crisi, della mappa delle fabbriche su cui indagare, della ricostruzione di un intervento sulla scuola, della riapertura di un circuito con i migranti. Anche quelli impegnati nella sinistra mi dicono tutti che ci saranno le elezioni regionali a primavera e bisogna che ci organizziamo in modo da essere presenti. Perché questo sta diventando la politica: rappresentazione. E&#8217; persino paradossale: nel momento in cui le sinistre sono più deboli nella rappresentazione sembrano scegliere proprio la rappresentazione come unica forma di esistenza. E finalizzare tutto a quello, finendo per definire le aggregazioni non in funzione di cosa succede nella società, ma in funzione di cosa succede rispetto alle elezioni. In queste condizioni io cosa vedo? Vedo una forte capacità di attrazione dell&#8217;Idv. Il mio dissenso di impianto dall&#8217;Idv è totale, ma vorrei si provasse a capire laicamente qual è la sua forza di attrazione se di volta in volta catalizza compagni impegnati socialmente, intellettuali di spicco, insospettabili ambienti organicamente del Pd. E lo stesso vale per il Pd, se una persona come Sofri incita a non perdere il treno oppure comincia una discussione sulla doppia tessera sostenuta anche da una persona come Franco Marini. Io non sono per nulla attratto, ma vedo quel che succede: vedo il rischio che, indipendentemente dal grado di attrazione politica, il Pd possa persino peggiorare di gran lunga ma attrarre ugualmente come contenitore e luogo di rappresentazione, per cui le persone ci vanno. E allora devo capire che le sinistre radicali e di alternativa sono a rischio di una marginalizzazione brutale se non riescono a cambiare giochi. E per cambiare giochi bisogna intervenire nei corpi grandi. Non entrare, ma intervenire: nel congresso della Cgil, in quello del Pd, in quello dell&#8217;Idv. Bisogna fare un vero e proprio corpo a corpo che consenta a delle forze di mettersi in gioco.</p>
<p>Ma questo è veramente possibile solo a partire da una posizione di autonomia…<br />
La mia risposta è che, dovunque tu stia, il problema è se lavori a quella prospettiva oppure no, perché non è il contenitore che ti dà l&#8217;autonomia. La mia ipotesi è che all&#8217;interno di ognuna di queste forze si faccia la mappa delle energie disponibili a rimettersi in movimento. E&#8217; una specie di seconda tessera immaginaria: come se mi dessi la tessera del partito unitario della sinistra che voglio costruire. E&#8217; quello la mia stella polare. Perciò penso che sia buono quel che si considera transitorio.</p>
<p>Proprio sabato scorso Rifondazione, Pdci, Socialismo 2000 e diverse personalità hanno invece lanciato la proposta di una federazione di forze della sinistra che sulla carta risponde al profilo che tu stesso tratteggiavi. Cosa ne pensi?<br />
Faccio un po&#8217; fatica a intervenire perché mi sono ripromesso di non farlo e perché si tratta di persone di cui ho stima e rispetto. Ma mi pare che rischi di essere un campo di forze più ristretto della vecchia Rifondazione comunista. Sono fuori settori intellettuali e del lavoro; ambienti, collaborazioni e amicizie importanti; persino una parte di chi aveva fatto appello al voto per la lista. Secondo me è sbagliato lo schema, come credo di aver già spiegato: per lo stesso motivo per cui sono contrario a che Sinistra e libertà diventi un partito, dubito della federazione. Meglio sciolti.</p>
<p>Ma tu stesso ti proponi l&#8217;unità non la divisione…<br />
Certamente. Non sappiamo che dinamica produrrà crisi; non sappiamo se governo in questa struttura e composizione reggerà l&#8217;autunno se andiamo ad una crisi addirittura istituzionale. Non sappiamo se è possibile persino che si verifichi una proposta di mini/grande coalizione con le forze populiste all&#8217;opposizione e il rischio di spappolamento generale. Di fronte a tutto questo l&#8217;unica domanda riguarda come si andrà alle elezioni e tutti pensando a qualche tipo di alleanza. Allora non val meglio dire che comunque si arrivi alle elezioni ci si metterà insieme? Che coloro che sono alla sinistra del Pd e non sono dell&#8217;Idv staranno insieme? Una volta dato questo ombrello e rassicurata la nostra gente, si potrà così spostare la discussione a occuparsi delle questioni di massima. Bisognerebbe avvertire tutti a dare questa semplice rassicurazione, altrimenti l&#8217;astensione rischia di dilagare e sommergerci ancora alle regionali.</p>
<p>Parliamo ora di contenuti, di innovazione culturale e politica. Uno dei limiti della strategia della sinistra è quello di non essere mai stata capace di superare la dimensione della redistribuzione della ricchezza. Detto oggi sembra un paradosso, vista la difficoltà a fare anche questo. Tuttavia il tema della critica della produzione non può continuare a essere derubricato, pena appunto l&#8217;ininfluenza politica della sinistra. Com&#8217;è che, secondo te, il lavoro torna a intervenire?<br />
Penso proprio che qui casca l&#8217;asino, perché tra i molti problemi che abbiamo nella ricostruzione della sinistra questo tema è fondamentale. La questione del rapporto tra lavoro, economia e organizzazione sociale torna infatti come elemento paradigmatico della contesa. Dimmi come è distribuito il salario e ti dico com&#8217;è organizzata la società. Nel 1976 avevamo le retribuzioni più alte d&#8217;Europa, nel 2009 siamo agli ultimi posti. Vuol dire che c&#8217;è un caso italiano al rovescio di come l&#8217;avevamo costruito negli anni 70 e che interroga sinistra e sindacato.<br />
La questione del salario secondo me merita una discussione più approfondita di quella che circola. Può darsi ci sia stato un vizio nel non essere andati oltre la dimensione redistributiva. Ma un conto è avere un&#8217;autonoma idea della dinamica salariale da parte della sinistra e una sovranità salariale da parte del sindacato. Un altro è fare invece del salario una variabile dipendente.<br />
Il punto primo è come mettiamo in discussione questo elemento. Cioè: bisogna smettere di pensare che l&#8217;unica forma di intervento possibile siano le politiche fiscali. Che sono necessarie. Ma questo non toglie il fatto che rimane un problema di rapporto tra salario e profitto che non può essere derubricato.</p>
<p>Per il fatto che il salario è un rapporto tra lavoro e capitale, non tra lavoro e fiscalità generale&#8230;<br />
Appunto. D&#8217;altra parte veniamo da una storia in cui a volte, non sempre, tale questione è stata presa e posta sul serio da autorevolissimi esponenti di organizzazioni del movimento operaio.<br />
La politica contrattuale copriva l&#8217;intero arco delle politiche e della distribuzione dei salari, oggi ci troviamo di fronte a un ulteriore problema che non possiamo più scavalcare. Data la diversa composizione di classe e sociale del lavoro, una ritrovata autonomia rivendicativa sul salario non è più in grado da sola di coprire l&#8217;intera questione redistributiva anche all&#8217;interno della compagine lavorativa. La questione di un intervento legislativo sul reddito, in particolare delle fasce di lavoro inoccupato, disoccupato e precario, non è quindi più rinviabile.<br />
C&#8217;è, inoltre, un altro elemento: il rapporto con il fine e l&#8217;organizzazione del potere e della proprietà. E qui c&#8217;è un problema gigantesco che secondo me si chiama occupazione, piena e buona occupazione. Come diceva Riccardo Lombardi in un&#8217;intervista del 1976: «Oggi l&#8217;occupazione, il salario, tutto viene giustificato e organizzato in funzione della compatibilità con altri elementi: la bilancia dei pagamenti, la moneta, il profitto. Bisogna invertire i criteri; fare della piena occupazione la variabile indipendente. Saranno le altri variabili a doversi rendere compatibili con la piena occupazione».<br />
Questo secondo me è un elemento fondativo di un nuovo programma di politica economica delle sinistre in Europa. Se non si comincia con questo piede ogni cosa perde significato e corpo: la riconversione ecologica, le forme di lavoro extramercantili, le forme di nuovo consumo. Senza questo c&#8217;è il nulla.</p>
<p>L&#8217;altro punto chiave è l&#8217;ecologia. Spesso gli economisti di sinistra soffrono una sorta di incapacità a uscire da una griglia teorica per cui lo sviluppo delle forze produttive è la sola condizione per arrivare a mettere in discussione i rapporti di produzione, mentre l&#8217;ambientalismo è ancora visto come una specie di cultura minore, perché propone contraddizioni che si risolvono solo a valle di quella tra capitale e lavoro…<br />
Se finora abbiamo detto di argomenti che si potrebbero affrontare a sinistra contando sulle proprie forze, quella ambientale è invece una delle questioni fondamentali da risolvere in avanti. Il rapporto tra uomo e natura chiede un salto di qualità nella ricostruzione teorica di un paradigma della liberazione e della trasformazione.<br />
Occorre proprio un&#8217;idea di riprogettazione del rapporto tra l&#8217;uomo, la sua vita e la natura che cambi l&#8217;economia. E secondo me tra quelli che ci sono andati più vicini c&#8217;è un pensatore come Napoleoni: in lui c&#8217;è l&#8217;idea che Marx è colui che ci ha dato più strumenti, non solo di critica dell&#8217;economia, ma per avvicinarci a questa idea della trasformazione attraverso il processo di liberazione e emancipazione delle classi subalterne. Su questa base ti consente di assumere in termini diversi il tema del rapporto con la natura. Non siamo totalmente privi di bagaglio e anche di esperienze in materia, ma certamente c&#8217;è ancora un grande cammino da fare. Io insisto sul fatto che la piena e buona occupazione e un diverso rapporto tra economia e natura o entrano in un circuito virtuoso oppure non hanno modo di prodursi nessuno dei due. Se rimaniamo dentro all&#8217;idea dello sviluppo forze produttive, anche con la riappropriazione della critica di classe, per come si è riorganizzato il capitalismo con la sua capacità innovativa non ce la possiamo fare, perché non riusciamo a riorganizzare le forze in grado di produrre criticità.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La SuperUnione]]></title>
<link>http://fazioso.wordpress.com/2009/07/16/la-superunione/</link>
<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 12:49:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>fazioso</dc:creator>
<guid>http://fazioso.wordpress.com/2009/07/16/la-superunione/</guid>
<description><![CDATA[IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE IL NUOVO INDIRIZZO DEL SITO E&#8217; http://www.ilfazioso.com Ber]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><strong><span style="color:#ff0000;">IL FAZIOSO LIBERALE SI TRASFERISCE</span></strong></h2>
<h2><strong><span style="color:#ff0000;"> IL NUOVO INDIRIZZO DEL SITO E&#8217; <a href="http://www.ilfazioso.com">http://www.ilfazioso.com</a></span></strong></h2>
<p>Bersani ipotizza un dialogo <a href="http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/News/134671">con le formazioni di sinistra ma anche con l&#8217;Udc</a> (in perfetto stile veltroniano). L&#8217;immaginate quanto sarà produttiva una possibile SuperUnione se dovesse mai vincere le elezioni? Casini e Vendola abbracciati in buvette a parlare di temi etici e pacs, Di Pietro e Cuffaro a dialogare divertiti dei temi della giustizia, Pecoraro e Fassino a ridere felici su quali infrastrutture bloccare e quali rimandare, Tabacci e Bertinotti giocherellare su argomenti economici, Marino e Binetti mano nella mano sul testamento biologico. E&#8217; veramente un sogno, quanto ci manca l&#8217;Unione. La SuperUnione ci regalerebbe momenti paradisiaci di totale condivisione del programma (ovviamente sulle 500 pagine) e manifestazioni di lotta e di governo concordate e partecipate da tutti. Tirate fuori dall&#8217;ospizio nonno Prodi e il futuro del centrosinistra tornerà clamorosamente al centro della politica. Per la gioia degli italiani</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Referendum elettorale: perchè votare sì]]></title>
<link>http://andreasferrella.wordpress.com/2009/06/20/referendum-elettorale-perche-votare-si/</link>
<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 12:45:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Andrea Sferrella</dc:creator>
<guid>http://andreasferrella.wordpress.com/2009/06/20/referendum-elettorale-perche-votare-si/</guid>
<description><![CDATA[  Capisco che la legge elettorale possa apparire, ai più, come una questione distante dalla realtà e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:center;"><a rel="attachment wp-att-1448" href="http://andreasferrella.wordpress.com/2009/06/20/referendum-elettorale-perche-votare-si/porcellum/"><img class="size-full wp-image-1448    aligncenter" title="porcellum" src="http://andreasferrella.wordpress.com/files/2009/06/porcellum.jpg" alt="porcellum" width="400" height="266" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Capisco che la legge elettorale possa apparire, ai più, come una questione distante dalla realtà e buona solo per i discorsi dei tecnici. In parte è così. Ma la legge elettorale è la regola fondante delle elezioni e di conseguenza della democrazia. Il sistema elettorale serve per tradurre i voti in seggi, vale a dire che determina come i voti popolari vanno a formare l’assemblea rappresentativa: il parlamento. Dal metodo di traduzione: in proporzione o meno, dipende la distinzione basilare tra sistemi elettorali maggioritari e proporzionali.</p>
<p style="text-align:justify;">Domani si vota per un referendum che tenta di modificare la legge elettorale esistente, rinominata, dal suo stesso creatore ( il ministro Calderoli), con l’appellativo di <strong>Porcellum</strong>. Insomma domani si vota per un referendum sulla legge elettorale, il che dovrebbe bastare, data l’importanza del tema in gioco, a generare una grossa campagna informativa al riguardo. Epperò, la maggior parte degli italiani ignora il contenuto dei quesiti referendari, molti ignorano che ci sia un referendum e tanti non hanno ancora deciso come votare. Cerchiamo di fare il punto sulla situazione.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L’attuale legge elettorale</strong>, che per brevità chiameremo Porcellum, è una legge elettorale proporzionale con un <strong>forte premio di maggioranza assegnato alla coalizione</strong> o alla lista più votata, ne deriva che alla coalizione più votata vengono assegnati un numero di seggi tale da raggiungere il 54% (340 deputati) dell’assemblea parlamentare. Se una coalizione – Pdl e Lega ad esempio – conquista 290 seggi, la legge elettorale gliene assegna 50 per consentirgli di raggiungere la maggioranza assoluta: questi seggi aggiuntivi rappresentano il premio di maggioranza, un accorgimento concepito per garantire la solidità delle maggioranze parlamentari e la conseguente stabilità dei governi. Al Senato la questione cambia: il premio di maggioranza è presente comunque, ma viene assegnato su base regionale: in ogni regione un premio diverso. Questo spiega, in concomitanza con la presenza di soglie di sbarramento più elevate, perché al Senato sia più difficile ottenere un’ampia maggioranza: normalmente le due coalizioni finiscono per ottenere premi di maggioranza nello stesso numero di regioni, per cui l’effetto si annulla.  </p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Questa legge elettorale prevede poi due elementi altamente tossici</strong>: la presenza delle liste bloccate e la possibilità di effettuare candidature multiple.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Liste bloccate</strong>: gli elettori sono costretti a votare per candidati già scelti in precedenza dai partiti. Non possono esprimere alcuna preferenza.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Candidature multiple</strong>: il territorio nazionale è diviso in 26 circoscrizioni, in ogni circoscrizione si assegnano un numero variabile di seggi  a seconda del numero degli aventi diritto (es. Lombardia due elegge 43 deputati, la circoscrizione del  Molise ne elegge 3). Il porcellum prevede la possibilità di effettuare candidature multiple: vale a dire che un candidato si può presentare in tutte le circoscrizioni così da avere la certezza di risultare eletto. L’elettore si reca alle urne: vede che in lista c’è Di Pietro o Berlusconi e decide di votarli: poi Di Pietro viene eletto in 8 circoscrizioni diverse e l’elettore si ritrova ad aver votato per un Pincopallino scelto da Di Pietro dopo le elezioni. <strong>Il terzo quesito referendario</strong> punta ad eliminare questa scandalosa pratica di malcostume politico che getta le sue basi sulla gestione clientelare delle candidature, impendendo anche quel minimo rapporto candidato-elettore che sarebbe possibile in un sistema di questo tipo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Quanto ai primi due quesiti referendari</strong>: questi puntano ad abolire la possibilità di formare coalizioni elettorali da 18 partiti (di cui 10 dell’1%) create solo per conquistare il premio di maggioranza e che poi trovano grosse difficoltà ad esprimere quella coesione necessaria a governare.</p>
<p style="text-align:justify;">Nell’ultima tornata elettorale abbiamo avuto una decisa semplificazione del quadro politico dovuta alla formazione di due grossi partiti e alla loro scelta di correre quasi da soli. Ma basta andare poco indietro nel tempo per trovare l’esperienza del governo Prodi: sostenuto da una coalizione di 15 partiti tra cui spiccavano ben due diversi partiti comunisti (Prc e Pdci) e due partiti di matrice centrista/democristiana (Margherita e Udeur). Un governo che per due anni andò avanti a stenti, pressato dalla risicata maggioranza al Senato e dai continui ricatti dei partitini della coalizione. Tant’è che fu proprio l’uscita dalla maggioranza di uno di questi “nanetti” (l’Udeur di Mastella) che causò la caduta del governo. Ora: i sostenitori del No che tanto sbraitano sulla questione della democrazia, dicano se è concepibile e democratico, che un governo votato dalla metà del popolo italiano debba cadere perché Ceppaloni (paese in provincia di Benevento, bacino elettorale che garantisce a Mastella il suo 1,4% dei voti <em>ndr</em>) ha deciso che così deve essere.  </p>
<p style="text-align:justify;">L’affermazione secondo cui il referendum non sarebbe più necessario perché la politica avrebbe superato da sola la malsana stagione dei barconi elettorali, è pressoché ridicola: primo perché se la legge è ancora presente niente garantisce che alle prossime politiche non ci troveremo di nuovo di fronte il barcone “Unione” o il carrozzone “Casa delle libertà”. In seconda battuta, sia dal Pd che dal Pdl, si levano già urla di godimento per un eventuale ritorno al passato: i primi, preso atto del costante calo di consensi, hanno già fatto intendere di voler riaprire le porte al popolo bertinottiano, vendoliano, ferreriano, il che è tutto dire; i secondi in vista della, non troppo lontana, uscita di scena di Belusconi, potrebbero riabbracciare il solitario Casini o il buon Storace. Tra l’altro basterebbe che un solo schieramento decidesse di riformare la coalizione per costringere l’altro a fare altrettanto.</p>
<p style="text-align:justify;">In definitiva i referendum cercano di garantire la governabilità e la stabilità delle maggioranze – principio sacrosanto in una democrazia moderna – togliendo potere di ricatto ai partitini. Certo votare sì non risolverà il problema di una legge elettorale orrenda che andrebbe cancellata e rifatta da principio, ma astenersi – o peggio votare no – significherebbe gettare alle ortiche qualsiasi possibilità futura di riformare il sistema.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Di seguito un breve riassunto:</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">QUESITO n.1: premio di maggioranza alla lista più votata &#8211; Camera.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">QUESITO n.2: premio di maggioranza alla lista più votata – Senato.</span></p>
<p style="text-align:justify;"> <strong>Votando Sì</strong> a questi primi due quesiti s’impedisce la formazione di coalizioni elettorali prive di alcuna coesione (18 partiti e un programma di 340 pagine di contraddizioni) che non essendo in grado di assumersi responsabilità di governo, generano l’immobilismo e la mancata risoluzione dei problemi.</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">QUESITO n.3: abrogazione candidature multiple.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Votando Sì</strong> a questa terza proposta si abolisce la possibilità di candidarsi in tutte le circoscrizioni per avere la certezza di essere eletti. I candidati saranno costretti a candidarsi in una sola circoscrizione: fare campagna elettorale sul territorio e cercare di ottenere i voti, se non riusciranno a farsi eleggere nella propria circoscrizione rimarranno fuori dal Parlamento.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Il referendum non risolve tutti i problemi, ma è l’unico modo per provare a cambiare una legge elettorale che piace a tutti i partiti proprio perché consente l’elezione sicura ai dirigenti e permette di non assumersi la responsabilità dell’azione di governo, dispersa com’è tra le mille anime di una coalizione.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:left;"><strong>Le urne resteranno aperte:</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>domenica 21 giugno dalle 8 alle 22;</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>lunedì 22 giugno dalle 7 alle 15.</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Per votare basta recarsi al proprio seggio muniti di tessera elettorale e documento d’identità.</strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong>Per ultriori informazioni visita il sito </strong><a href="http://www.referendumelettorale.org/" target="_blank"><span style="color:#0000ff;"><strong>http://www.referendumelettorale.org/</strong></span></a></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<h2 style="text-align:center;"><a href="http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=40040ad939a0a73f" target="_blank"><span style="color:#0000ff;">Vota il post su OKnotizie</span></a></h2>
<p style="text-align:center;"><a rel="attachment wp-att-227" href="http://andreasferrella.wordpress.com/2008/11/05/obama-sara-il-44esimo-presidente-degli-stati-uniti/oknotizie1/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-227    aligncenter" title="oknotizie1" src="http://andreasferrella.wordpress.com/files/2008/11/oknotizie1.jpg" alt="oknotizie1" width="196" height="34" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Voto operaio al centro destra. Le Ragioni?]]></title>
<link>http://riflessioniquotidiane.wordpress.com/2009/06/16/il-voto-operaio-al-centro-destra-le-ragioni/</link>
<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 22:08:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>riflessioniquotidiane</dc:creator>
<guid>http://riflessioniquotidiane.wordpress.com/2009/06/16/il-voto-operaio-al-centro-destra-le-ragioni/</guid>
<description><![CDATA[Gli operai tendono sempre più a votare per il centro destra. Quali sono le ragioni di questo spostam]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>                        <span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/_hV62Rae_hA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/_hV62Rae_hA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span><br />
Gli operai tendono sempre più a votare per il centro destra. Quali sono le ragioni di questo spostamento politico dalla sinistra alla destra che diventa, con il passare del tempo, sempre più consistente? Francesco Cuozzo nell&#8217;inchiesta &#8220;La classe operaia va&#8230; ad Arcore&#8221; intervista operai di due città: la rossa Reggio Emilia e la bianca Bergamo. Due realtà dove la classe operaia è presente e le città sono amministrate dal centro sinistra. L&#8217;inchiesta coinvolge politici, studiosi e analizza il fenomeno con il più noto operaista italiano: Fausto Bertinotti.<br />
(Fonte RaiNews24)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per Bertinotti l'unica salvezza è...un nuovo Ulivo...]]></title>
<link>http://andremusa.wordpress.com/2009/06/13/bertinotti-e-il-grande-pd-lultima-trovata/</link>
<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 23:58:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>andremusa</dc:creator>
<guid>http://andremusa.wordpress.com/2009/06/13/bertinotti-e-il-grande-pd-lultima-trovata/</guid>
<description><![CDATA[di Andrea Musacci Incredibile ma vero, colui che è stato per circa 10 anni il segretario di un parti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" src="http://snepdev.panorama.it/media/foto/2008/07/29/488f1c9918a12_normal.jpg" alt="" width="312" height="208" />di Andrea Musacci</p>
<p>Incredibile ma vero, colui che è stato per circa 10 anni il segretario di un partito comunista, arriva a dire qualcosa di sconvolgente, ma che fa pienamente parte del suo percorso politico revisionista: fare, e subito, un unico grande partito di sinistra (?!) con PD, Di Pietro, socialisti, radicali, socialdemocratici, comunisti, verdi. Tutti dentro. Peggio dell&#8217;Ulivo, peggio dell&#8217;Arcobaleno. Pensavo che la Sinistra Arcobaleno e Sinistra e Libertà fossero l&#8217;ultimo terribile approdo di questo orrendo politico (che dichiarò di essere stato comunista solo per tigna, e che da anni dice &#8211; e qui lo ribadisce &#8211; che il comunismo è fallito, è morto, e quindi va superato), ma mi sbagliavo.</p>
<p>Quando dicevamo che l&#8217;approdo di Vendola e degli altri di SeL era il PD, non ci sbagliavamo. E questa intervista  lo dimostra tragicamente.</p>
<p>Basta leggere le dichiarazioni dei vari esponenti di SeL prima e dopo il voto: alleanza col PD, con Di Pietro e coi radicali, formazione di un nuovo Ulivo, ricostruzione di un nuovo centro-sinistra (allargato magari anche all&#8217;UDC), ma con un unico limite: nessun dialogo con Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani.</p>
<p>Una sinistra senza identità, ultramoderata, che abbandona il conflitto di classe, che si allea con tutti (democristiani, craxiani, radicali ecc.), ma non con i comunisti.</p>
<p>Ora perlomeno non ci sono più equivoci: SeL era una lista civetta nata solo per togliere voti alla Lista Comunista PRC-PdCI. Ora l&#8217;unica risposta alla deriva (ideologica e politica) di questa sinistra &#8216;buona&#8217; è accellerare il processo di riunificazione dei due partiti comunisti italiani, per far rinascere finalmente il Partito Comunista, autentico strumento di lotta dei lavoratori, degli studenti, dei migranti, e di tutto il proletariato.</p>
<p>Questo il link dell&#8217;intervista a Bertinotti su La Stampa: <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200906articoli/44522girata.asp">http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200906articoli/44522girata.asp</a></p>
<p>Questo quello dell&#8217;intervista a Vendola sull&#8217;alleanza con l&#8217;UDC: <a href="http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/vendola72558.pdf">http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/vendola72558.pdf</a></p>
<p>Consiglio anche l&#8217;ottimo articolo del compagno Corrado Perna su www.larinascita.org .</p>
<p>Andrea</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bertinotti: un partito nuovo a sinistra]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/06/11/bertinotti-un-partito-nuovo-a-sinistra/</link>
<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 10:02:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/06/11/bertinotti-un-partito-nuovo-a-sinistra/</guid>
<description><![CDATA[«Dobbiamo ricompattare tutte le forze d’opposizione oppure continueremo ad agonizzare fino alla mort]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2 style="padding-bottom:12px;padding-top:12px;"><img class="alignleft size-full wp-image-2042" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/06/images120.jpg" alt="images" width="124" height="100" />«Dobbiamo ricompattare tutte le forze d’opposizione oppure continueremo ad agonizzare fino alla morte»</h2>
<div style="padding-bottom:12px;padding-top:12px;">La proposta di Fausto Bertinotti è dirompente: «Bisogna far nascere un Partito nuovo della sinistra italiana, di tutta la sinistra italiana. Un Partito creato da tutti quelli che oggi sono all&#8217;opposizione e che si sentono più o meno di sinistra, da Rifondazione all&#8217;Italia dei valori, dal Partito democratico al movimento di Vendola, dai socialisti ai Verdi, dai Comunisti italiani ai radicali». <!--more--></p>
<p><strong>Un’idea suggestiva ma non è un po’ velleitaria?<br />
</strong>«Velleitaria? E allora che facciamo, stiamo fermi ognuno a guardarsi allo specchio della sua sconfitta storica, epocale? Abbiamo perso tutti. Queste elezioni, in Italia e in Europa, sanciscono la fine della sinistra novecentesca, dai comunisti ai socialisti, dai socialdemocratici ai laburisti. Se ognuno di noi non prende atto di questo fatto e non è disposto a rimettersi in discussione, non ne usciremo mai. E continueremo ad agonizzare fino alla morte».</p>
<p><strong>Lei lancia questa proposta ma intanto ognuno guarda al suo interno, il Pd pensa a come risalire la china dal 26 per cento, Ferrero a come organizzare i suoi comunisti, Vendola a come allargare il suo movimento, Di Pietro e come allargare il suo campo&#8230;</strong><br />
«E sbagliano. Se non prendono atto che è finita una storia e che quindi si deve ricostruire da zero non faranno un metro in più. Io dico che dovrebbero essere tutti più umili e capaci di rimettersi in discussione, abbandonando recinti, simboli e vecchie ideologie perché sono state tutte cancellate dalla storia. Vediamo oggi che la fine del comunismo ha investito anche tutti gli altri pezzi del movimento operaio europeo, un’onda lunga che in vent’anni ha cancellato tutto. Ma siccome penso che la sinistra abbia ancora una senso, sociale e politico, a cominciare dal bisogno di ridare una rappresentanza al mondo del lavoro, dico che bisogna riprovarci mettendosi tutti insieme».</p>
<p><strong>Con quali obiettivi?<br />
</strong>«Intanto prendendo atto che nessuna della nostre storia ha più senso se va avanti da sola. Avevamo due sinistre, una moderata e una radicale, oggi non ne abbiamo più nessuna. Avevamo tentato la carta del centrosinistra ma anche quello è fallito. Quindi bisogna rompere gli steccati i recinti. E poi cercare di sfondare nel campo avversario, facendo un’operazione analoga a quella che ha fatto la destra che è riuscita a conquistare grosse fette della nostra ex base sociale, basti pensare agli operai che votano Lega. Tocca a noi riprendercela ma lo possiamo fare solo se diamo un fortissimo segnale di novità, appunto un Partito nuovo e unitario».</p>
<p><strong>Un’operazione che rischia di essere molto lunga e faticosa, ammesso e non concesso che venga accolta&#8230;<br />
</strong>«Certo, ma altrimenti non vedo scampo. Io penso che questo nuovo Partito dovrebbe non solo nascere ma anche proporsi un primo traguardo presentandosi alle prossime elezioni politiche».</p>
<p><strong>Intanto però ci sono state le europee e le amministrative, lei che giudizio dà del risultato?<br />
</strong>«Un giudizio pessimo nonostante il colpo personale che ha subito Berlusconi. Che però non basta affatto a farci sognare la fine del berlusconismo o di Berlusconi stesso. La destra è forte, da noi e in tutta Europa, la sua cultura è penetrata nella società e tra la nostra gente. Vincono i populismi di ogni genere, la Lega naturalmente ma anche quelli che stanno all’opposizione come Di Pietro». <strong><br />
Però stavolta quello di Berlusconi non ha sfondato.<br />
</strong>«Solo per colpa sua, si è lasciato trasportare da una sorta di delirio di onnipotenza, ha strafatto insomma, provocando quindi un certo disagio nel suo elettorato. Ma da qui a dire che si tratta dell’inizio della sua fine ce ne corre&#8230;. Oltretutto mi sembra paradossale che nell’analisi del voto trionfi il virtuale sul reale. Della serie: la prova per dimostrare che ho vinto anche se ho perso sta nel fatto che le aspettative del mio avversario erano superiori mentre le mie inferiori. Ma come, il Pd perde sette punti e quattro milioni di voti e si ritiene rassicurato e confermato dal risultato? Mentre per Zapatero che perde &#8220;solo&#8221; 400 mila voti si parla di sconfitta storica&#8230; Non scherziamo per favore».</p>
<p><strong>Bisogna tuttavia considerare il forte astensionismo e una dispersione del voto che hanno penalizzato anche il Pd.<br />
</strong>«E questo secondo loro non mette in gioco la questione della crisi della democrazia, non li fa riflettere sul fatto che sempre più persone si sono allontanate dalla politica e che quindi c’è bisogno di un nuovo inizio? Altrimenti precipitiamo in quello che Dahrendorf ha chiamato il secolo posto-democratico, in cui le elezioni sono sempre di più una sorta di sondaggio di opinione. Non mi sembra una buona prospettiva per nessuno e tantomeno per la sinistra se vuole provare a resuscitare».</div>
<div style="padding-bottom:12px;padding-top:12px;">Riccardo Barenghi</div>
<div style="padding-bottom:12px;padding-top:12px;"><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200906articoli/44522girata.asp">http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200906articoli/44522girata.asp</a></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Declino e fine dell'anomalia italiana]]></title>
<link>http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/06/10/declino-e-fine-dellanomalia-italiana/</link>
<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 09:01:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>pgall</dc:creator>
<guid>http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/06/10/declino-e-fine-dellanomalia-italiana/</guid>
<description><![CDATA[I. Un grande patrimonio di idee e di sostegno popolare è stato dilapidato nel giro di venti anni. L]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --><strong>I.</strong></p>
<p style="margin-bottom:.12cm;text-align:justify;">Un grande patrimonio di idee e di sostegno popolare è stato dilapidato nel giro di venti anni. L&#8217;unico progetto di ricostruzione è stato avanzato ieri (9 giugno 2009) dalla direzione nazionale di Rifondazione Comunista: riunificare la sinistra a cominciare dalle forze confluite nella lista comunista e anticapitalista.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;text-align:justify;">L&#8217;abbozzo di storia che vorremmo raccontare procedendo per salti e omettendo diversi episodi inizia qui.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.palmirotogliatti.it/system/files?file=images/pci.png" alt="" width="194" height="130" /></p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify"><!--more-->Bertinotti, da ex socialista, prima del disastro della Sinistra/ l&#8217;arcobaleno immaginava una Epinay della sinistra italiana, cioè un momento fondativo con la riunione di componenti diverse. Come quello che in Francia, appunto a Epinay, aveva rilanciato il Ps. Bertinotti in Rifondazione è entrato dopo il 1991 e forse dimentica che la stessa Rifondazione Comunista traeva la sua forza dall&#8217;essere stata essa stessa questa “Epinay”, che metteva insieme gli iscritti al Pci che non si erano riconosciuti nel progetto del Pds, Democrazia proletaria e le sue componenti, gruppi m-l, trotzkisti, e altro. Ce l&#8217;avevamo già e qualcuno l&#8217;ha distrutta in nome della governabilità e del moderatismo, i veri sconfitti delle ultime elezioni europee, visto che non hanno dato alcuna risposta ai problemi posti dalla crisi economica mondiale.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Per alcuni anni, almeno fino al 1996, il partito è cresciuto, ha goduto di un sostegno popolare spontaneo che non si è tradotto però in nessuna organizzazione: la classe dirigente del partito è stata spesso selezionata per cooptazione, specialmente scegliendo tra i fuoriusciti che poco alla volta abbandonavano il Pds, allettati dagli spazi che avrebbero potuto trovare nel Prc, che ne ricavava una impostazione radicale, nel senso di demagogica, ma senza essere capace di realizzare una sintesi e formare un gruppo dirigente con una base comune effettivamente solida, come avrebbero provato gli sfaldamenti e le divisioni degli anni successivi.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Forse sono anche queste le ragioni che hanno impedito al partito di riuscire nel compito, che dovrebbe essere di tutti i partiti che decidono di chiamarsi comunisti, di fare delle sue sezioni un luogo di formazione di una nuova coscienza politica e culturale. Questo non è successo. Lo spessore intellettuale dei dirigenti del Pci è solo un ricordo lontano, il livello di discussione di quel partito e la civiltà del dibattito che vi si sviluppava non fanno parte dell&#8217;eredità trasmessa a Rifondazione.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify"><strong>II.</strong></p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Nei primi anni &#8216;90 il partito tiene nonostante alcune scissioni parlamentari, come quella dei “Comunisti unitari”, che uscirono per sostenere il governo Dini. Ma è dopo il 1996 che le cose iniziano ad andare veramente storte. L&#8217;organizzazione del partito non riesce a crescere, molti suoi iscritti vi restano tutt&#8217;al più uno, due anni, poi tornano a casa impressionati dalla pochezza della vita politica alla quale partecipano e da divisioni e denigrazioni. Chi scrive non è l&#8217;unico testimone di riunioni in cui i primi avversari sembravano essere i dirigenti del partito, mentre quello che succedeva nel resto della società veniva dato per scontato, ma era una scusa per farne a meno. Rifondazione invece di essere uno strumento per conoscere il mondo stava diventando una tana dove mettersi al sicuro ignorandone le contraddizioni.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Nel frattempo c&#8217;è l&#8217;appoggio al governo di Prodi, durante il quale le proposte di Rifondazione sono accantonate sistematicamente, come quella sulle 35 ore, che invece in Francia erano diventate realtà. E si arriva alla scissione del 1998, quando Cossutta, pur di restare fedele a Prodi e non farne cadere il governo, fonda il Pdci, con segretario Oliviero Diliberto, che diventerà Guardasigilli. L&#8217;intuizione del Prc di uscire dalla maggioranza parlamentare – sbagliata per tipo di condotta, il logoro ritornello “svolta o rottura” con cui Bertinotti usciva sui giornali e dopo un po&#8217; aveva seccato l&#8217;opinione pubblica– si rivelerà giusta solo all&#8217;indomani della cosiddetta guerra umanitaria in ciò che restava della Iugoslavia. Oggi il Kosovo è un ricetto di mafie, e non si può non riconoscere che un atteggiamento diverso nei riguardi di Milosevic sarebbe stato più lungimirante. Ma proprio un uomo nato e cresciuto a sinistra, Massimo D&#8217;Alema, da presidente del Consiglio forzerà il significato del ripudio della guerra contenuto nella Costituzione, mentre ad alcuni settori del Pdci, che rimarrà al governo per non consegnare l&#8217;Italia a Berlusconi, riuscirà sempre più difficile nascondere le proprie ragioni opportunistiche.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Ancora adesso non è chiaro il rapporto tra Armando Cossutta (che dichiarerà “morto” il comunismo nel 2007) e i dirigenti del Pds, non è chiaro cioè il grado di autonomia politica del Pdci dell&#8217;epoca dal partito maggiore della sinistra. Ma la stessa domanda andrebbe rivolta anche a Bertinotti, è stato lui a cacciare da Rifondazione intere sue componenti in vista dell&#8217;ingresso nel governo. Per capire quanto sia attuale questo problema, bisogna pensare a Nichi Vendola e alla componente ex vendoliana di Rifondazione. Vendola se la cava sempre facendone un problema di buon gusto, ma intanto non risponde alla domanda: esistono accordi di qualche tipo tra la sua area politica e il Partito democratico? L&#8217;ultima volta che non ha voluto rispondere, sottintendendo che era escluso il solo pensarlo, è successo nell&#8217;intervista al “manifesto” di sabato 6 giugno, uno dei tanti piccoli aiuti che quel giornale ha dato a Sinistra e libertà, che sommati fanno un sostegno impegnato e continuo.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Oggi Franceschini ammette che il Pd non riesce a farcela da solo e guarda a sinistra. Giovanna Melandri interviene su “l&#8217;Altro” (9 giugno 2009) e lancia un ponte con Sinistra e libertà, perché quel 3% pesa e va incassato. Vendola sta preparando la risposta e intanto afferma che il suo “cantiere” va avanti. Vorremmo sapere che ne pensa di tutto questo l&#8217;attuale minoranza – già bertinottiana – del Prc.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Non può durare a lungo senza che nessun iscritto si accorga che a decidere sono sempre meno persone. Dove si discute la linea politica, chi la decide? Per come stanno le cose di questi tempi, sembra che pochi centri di decisione amplificati da pochi quotidiani pretendano di sostituire migliaia di sezioni di partito.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Ma sembra che tutte le risposte che tendono a riproporre le vecchie alleanze possano contare solo su un atteggiamento remissivo del Prc. A queste condizioni non cresceremo mai e alla lunga saremo cancellati. Un&#8217;alleanza, come viene prospettata, tra Udc, Idv e Pd vedrebbe in una condizione subalterna i pezzi di sinistra che dovessero aggregarsi. Se dobbiamo aiutare a costruire un fronte anti-destra dobbiamo puntare i piedi sui punti programmatici, pretenderne l&#8217;applicazione e, se non ci dovesse essere, andare fino in fondo. Ma questo lo si fa con un partito organizzato, nelle condizioni in cui ci troviamo adesso è tutto molto più difficile.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify"><strong>III.</strong></p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Il vero guaio è al nord, come osserva un&#8217;analisi del voto molto puntuale della redazione del periodico telematico “essere comunisti”. È lì, proprio dove era insediata e radicata in profondità, che la sinistra ha perso e sembra non avere più niente da dire.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">La Lega vince perché i suoi militanti escono coi gazebo e applica l&#8217;educazione civica, così un servizio su Repubblica di oggi, 10 giugno 2009. Sarà, ma noi perdiamo perché consideriamo deboli anche coloro che lo sono meno di quello che crediamo, perché organizzati in reti di solidarietà interna in grado, nel caso del commercio di esercitare una concorrenza che non teme rivali. Bisognerebbe rileggere Brecht. Vendere collanine e fare l&#8217;elemosina, se dietro c&#8217;è un&#8217;organizzazione capillare e ramificata, è lo stesso che mettere in piedi un&#8217;impresa, come vendere caffé e bibite sui treni. Dopo qualche anno di lavoro ci si può arricchire, oppure essere sfruttati fino a sputare sangue. Ma per alcuni tra di noi non c&#8217;è differenza tra sfruttati e sfruttatori nel campo dei nuovi italiani, non sappiamo da che parte stare perché non abbiamo fatto un&#8217;analisi di classe seria del fenomeno, e in questa indeterminazione non siamo capaci di dire nulla di convincente.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">I “respingimenti” hanno sortito il loro effetto se la Lega vola così alto. Noi non ci interrogheremo mai abbastanza se non bisognasse pensare prima, impegnandoci con campagne massicce, a provvedimenti di difesa della forza-lavoro nazionale, invece di fare grandi proclami ma poi, in definitiva, sorvolare assecondando le pulsioni liberaleggianti dei governi di centro-sinistra che si sono succeduti dalla metà degli anni &#8216;90 in poi. Una visione esclusivamente caritatevole del problema dell&#8217;immigrazione ci ha fatto dimenticare la sua funzione di elemento di concorrenza per ridurre il costo della forza-lavoro e allontanarla dal sindacato. Ma questa è un&#8217;analisi troppo semplicistica che bisogna riprendere e approfondire, perché è stata proprio di Rifondazione la battaglia sull&#8217;estensione dell&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori alle imprese con meno di 15 dipendenti. Forse stiamo parlando di un contenitore che, incapace di arrivare a unificare le lotte, è rimasto vuoto.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Sta di fatto che l&#8217;accoglienza verso i migranti, nel senso comune, è stata vista come – e per certi aspetti lo è stata – una presa di distanza dalle classi popolari. Altrimenti perché voterebbero Lega, o si astengono? Rifondazione, lo abbiamo fatto notare molte volte, nello schema di gestione della complessità che la vedeva subalterna al progetto politico del centrosinistra da dopo le dimissioni di Occhetto in poi, era il partito destinato a occuparsi degli “ultimi”: come dire migranti e mendicanti, agli operai ci avrebbe pensato sempre il Pds-Ds-Pd. Non è proprio così che è andata alla fine, ma il ruolo che il partito è andato ritagliandosi, e la classe dirigente di trentenni che si è affermata nel partito con il patrocinio di Fausto Bertinotti si era specializzata in questo. Almeno come obiettivo principale, rispetto al quale il lavoro salariato di fatto veniva in secondo piano.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Sorvoliamo su tutto il casino fatto all&#8217;epoca del “movimento dei movimenti”, andiamo dritti al secondo governo Prodi: l&#8217;inizio della fine, la questione dei diritti che sembrava aver sbaragliato tutto il resto. Il partito, e la sinistra di alternativa, hanno dilapidato tutto il residuo di credibilità accumulato con le loro battaglie di opposizione, Bertinotti, Diliberto, Ferrero, sono stati visti come degli opportunisti, che una volta andati al governo avevano esaurito il loro compito, la politica  non era compito loro. Anche questa è una semplificazione eccessiva, ma sta di fatto che nel senso comune la presenza di Rifondazione al governo è stata identificata con le battaglie per i diritti delle coppie di fatto e la presenza tra i banchi di Montecitorio di Vladimiro Guadagno. Oggi corriamo ai Gay Pride, perché in fin dei conti ci costa poco accogliere le piattaforme di gruppi organizzati, rinunciando ad averne una nostra. Alle coppie eterosessuali diciamo di rivolgersi ai teodem?</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Ma ci sono anche altre sfumature. Partire dalla Lista comunista e anticapitalista per fare un polo di sinistra alternativo al Pd sarà molto probabilmente il tema principale dello scontro al prossimo congresso di Rifondazione Comunista, partito del 2%. Ma dopo gli inviti a unire le due metà disperse – considerando che socialisti e verdi sono di passaggio, su questa terra come nei cartelli elettorali – non resterà alla minoranza del Prc che ha perso lo scorso congresso che rialzare la testa, tentare l&#8217;alleanza con Ferrero e deporre l&#8217;odiato Grassi, oppure uscire e andare da Vendola. Non sappiamo se questo servirà a chiarire le cose. Il risultato sarà ancora di avere un partito debole, da rimettere in piedi, e la sensazione di esserci consumati inutilmente a fare i galoppini di qualcun altro.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E&#39; una notte in Italia - la sinistra e il circolo del bridge]]></title>
<link>http://pietroorsatti.wordpress.com/2009/06/09/e-una-notte-in-italia-la-sinistra-e-il-circolo-del-bridge/</link>
<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 06:15:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>lea</dc:creator>
<guid>http://pietroorsatti.wordpress.com/2009/06/09/e-una-notte-in-italia-la-sinistra-e-il-circolo-del-bridge/</guid>
<description><![CDATA[di Pietro Orsatti È difficile confrontarsi con la propria storia, figuriamoci se è possibile farlo c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Pietro Orsatti</p>
<p>È difficile confrontarsi con la propria storia, figuriamoci se è possibile farlo con i propri errori. In meno di quindici anni un enorme patrimonio di storia, idealità e democrazia è stato liquidato sull&#8217;altare del narcisismo di un personale politico di bassissima levatura. Ceto e cultura. Ceto politico sordo e autoreferenziale, disattento e spesso (e quante volte!) arrogante. Cultura marginalazzita a accessorio non indispensabile. Tutto questo è traducibile e si è tradotto in un vuoto di iniziativa, analisi e passione per la polis. La sinistra ha completamente perso il contatto con la realtà. Non con l&#8217;elettorato che, ricordo, è fatto di persone, di corpi e emozioni di donne e uomini e non di schede e flussi di intenzioni di voto. L&#8217;ha perso con l&#8217;intero corpo sociale di riferimento. Basta guardare il livello inesistente di dibattito sulle idee e l&#8217;altissimo, invece, interesse al tatticismo di schieramento a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Anzi, azzardo. Ciò a cui abbiamo assistito dalla caduta del primo governo Prodi un&#8217;era fa.<br />
&#8220;È una notte in Italia&#8221;&#8216; titolava una vecchia canzone di Fossati. Una notte che non finisce più. Ha ragione Fausto Bertinotti a dire che si è sprecato un sei per cento e un&#8217;occasione unica di ricominciare a respirare dopo un anno e passa di apnea. Peccato che abbia così tante responsabilità, il buon Fausto, nel perdurare di questo disastro politico e culturale. Uno dei primi a interrompere l&#8217;antica tradizione dell&#8217;ascolto fu proprio lui. A dimostrazione quella stagione di promozione della mediocrità e dell&#8217;inesperienza arrogante a cui si è assistito durante l&#8217;ultima fase della sua guida al partito. Tanto per capirci, non si possono liquidare con un colpo di penna decine di circoli operai e poi lamentarsi che gli operai (mannaggia a loro, ingrati) si sono messi a votare Lega. Non è che i neo trinaricciuti di oggi, duri e puri e con i tappi nelle orecchie, siano poi andati meglio. Ma quel ciarpame di salotti, party, sorrisi di circostanza dopo una seduta in beutyfarm erano (e lo sono stati per la stragrande maggioranza di chi a quell&#8217;esperienza politica aveva creduto) intollerabili.<br />
E che dire degli ambientalisti? Dopo l&#8217;orgia governativa di tre lustri di tatticismi che perfino Pannella avrebbe fatto fatica a ideare, si trovano oggi davanti alla loro più assoluta e incredibile marginalità. Oggi che l&#8217;ambientalismo diventa motore di nuova cultura e di rinnovata radicalità in tutto il mondo, in Italia (dove più forte sarebbe necessaria la loro presenza per far fronte al progetto distruttivo del berlusconismo) l&#8217;ambientalismo è ridotto alle dimensioni di un circo del bridge. Per me, che in quell&#8217;esperienza c&#8217;è cresciuto, che ne conosce valori e limiti fin dalla sua nascita, è un dolore immenso vedere a quanto poco si è ridotta quella storia. Che in parte, ripeto, è stata anche mia.<br />
Uno dei confini di questa sempre più insistente e incalzante sindrome dell&#8217;auto sommministrazione del virus della sconfitta, va cercato in una parolina semplice semplice, ma nella sua semplicità enorme: &#8220;legalità&#8221;. Sulle tante crepe del dibattito (c&#8217;è stato un dibattito? Me lo sono perso?) su giustizia e legalità si è infranto un pezzo enorme del consenso a sinistra. Ogni richiesta di legalità in questi ultimi anni è stata semplificata e liquidata nella superficializzazione denigratoria della definizione &#8220;giustizialista&#8221;. Ora se ne vedono i risultati. Quando il 30 per cento dell&#8217;economia nazionale si basa su soldi provenienti dalle cassaforti delle mafie, quando le mafie si nutrono di esclusione sociale e sottosviluppo, quando le mafie saccheggiano e inquinano l&#8217;intero territorio nazionale, quando infiltrazioni, collusioni e corruzione sono diventate prassi per la politica e la pubblicca amministrazione, liquidare con un &#8220;sei troppo giustizialista&#8221; chi chiede legalità è un errore clamoroso. A riprova, il successo personale di Luigi De Magistris. Uomo di sinistra costretto cercare nell&#8217;Idv, che con la sinistra ch&#8217;azzecca davvero poco, uno spazio per trasferire in politica la propria esperienza. Non l&#8217;ho votato, ho anche avuto occasione di dirglelo personalmente. Ma sono contento, e molto, del suo successo. Una lezione epocale per la sinistra. Potrebbe e dovrebbe esserlo. Ma la sinistra sembra troppo impegnata a ridisegnare scissioni e alleanze tattiche prossime e venture. Perdendo anche nel proprio condominio.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nel segreto dell'urna]]></title>
<link>http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/06/04/nel-segreto-dellurna/</link>
<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 17:04:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>pgall</dc:creator>
<guid>http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/06/04/nel-segreto-dellurna/</guid>
<description><![CDATA[I. Vota comunista È sempre la solita storia, bisogna convincere gli indecisi. Oggi è giovedì, domani]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong>I. Vota comunista</strong></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">È sempre la solita storia, bisogna convincere gli indecisi. Oggi è giovedì, domani finisce la campagna elettorale e in tanti si sono svegliati dal letargo, compreso Veltroni. Si vede che vuole essere espulso definitivamente dalla scena politica. Sarebbe interessante un sondaggio che misuri quanti punti percentuali costi ogni sua parola non tanto al suo partito – fosse così, affari loro – ma a tutta la sinistra.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Per esempio le gazzette pubblicano servizi su come voterà la gente che conta. E, chissà come mai, la preferenza degli intervistati si polarizza sempre sulle forze politiche del medesimo orientamento del giornale che pubblica la notizia.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">È il momento insomma degli appelli tardivi, che vorrebbero dare il senso di mesi di lotta politica e nascondere, nel caso specifico italiano, un anno di errori e sbandamenti.<!--more--></p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Oggi la tendenza a sinistra è ancora di non andare a votare. Ci sono diverse ragioni. Sullo sfondo, quella di aver smantellato i partiti di massa e essere stati al gioco della destra di  giocarsela sui mass-media e rinunciare al valore della discussione nelle sezioni di partito come primo elemento di democrazia. Ma poi c&#8217;è anche la scissione – i più pignoli parlano di fuoriuscita – dell&#8217;area capeggiata da Vendola per dare vita a Sinistra e libertà, appena dopo, e anzi nonostante, il segnale inequivocabile ricevuto dal voto che metteva fuori dal parlamento i partiti della cosiddetta sinistra radicale. Tra parentesi: Vendola verrà domani a Napoli a chiudere la campagna elettorale. Sanno che è qui che prenderanno più voti, ed è meglio coltivarsi la piazza, dopotutto, grazie ai professionisti della persuasione che simpatizzano per loro, un po&#8217; di visibilità l&#8217;hanno guadagnata. In fin dei conti, un voto a loro è un voto-ombra al Partito democratico. Il due per cento in più prossimo venturo.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">In più, lo ha ricordato Claudio Grassi, quello è un cartello elettorale e basta, fatto da tre gruppi politici che si riconoscono in tre famiglie politiche europee diverse. Ma anche se non lo fossero, anche se la loro prospettiva diventerà di unirsi, saranno sempre subalterni al Pd, lo hanno dimostrato in tutte le circostanze e soprattutto, per quello che riguarda il passato di Rifondazione, gli accordi di governo presi da Bertinotti con gli altri capi del centro sinistra.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">La prospettiva in cui si colloca la Lista comunista sembra di respiro più largo. Per queste elezioni si sono messi insieme Prc, Pdci e Socialismo 2000 (l&#8217;area dei Ds coordinata da Cesare Salvi), che a Strasburgo confluiranno nello stesso gruppo, la Sinistra Unitaria Europea. Il superamento del quorum sarebbe un buon segnale per proseguire il cammino unitario  di queste forze in Italia oltre le elezioni europee, cammino che i loro responsabili asseriscono essere già tracciato. Solo che nessuno ne parla perché qualcuno qui da noi ha deciso che la sinistra che intende ancora riferirsi alla classe operaia deve scomparire. Così com&#8217;è toglie solo voti, per ragioni diverse, a Pd e Pdl, mentre il Pdl in particolare, Berlusconi, non fa che trarre benefici dell&#8217;astensione degli elettori di sinistra.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Tra l&#8217;elenco di buone ragioni per votare la Lista comunista ce n&#8217;è un&#8217;altra: i nostri candidati non sono parolai.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify"><strong>II. Sostiene Fucito</strong></p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Per restare in Campania e segnatamente a Napoli, pensiamo a tutte le critiche mirate e appuntite che una figura del calibro Massimo Villone ha rivolto al potere politico di centro-sinistra.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Ma pensiamo ovviamente a Sandro Fucito, il nostro candidato alle elezioni Europee, ed è incredibile che la sua denuncia, avvenuta per tempo e davanti ai magistrati, del sistema-Romeo, non gli abbia fruttato alcuna visibilità, quando in questi giorni per avere qualche colonna di giornale garantita basta dire di sapere quello che tutti sanno a ogni tornata elettorale, che ci sono pacchetti di voti in vendita alle elezioni provinciali. O il compagno Fucito non è omogeneo ai canoni dell&#8217;eloquenza, o non lo è al disegno egemonico del Pd.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Vedere i suoi filmati, mentre spiega come stanno le cose, ci dà una stretta al cuore. Anche se si serve di quel poco di retorica che stando in politica si finisce presto o tardi per imparare a usare, il tono stridulo della sua voce non ne fa un candidato di quelli con la faccia da chierichetto arrabbiato alla Franceschini, tanto per dire un nome; non ha nemmeno il ghigno paraculo di un Giusto Catania – commissario del Prc a Napoli –, anzi ha l&#8217;aria ansiosa, di chi deve convincere per primo se stesso. Ecco, non è un candidato presentabile dal Partito democratico o da Sinistra e libertà, e non è nemmeno un candidato che una parte di Rifondazione – quella che alla fine non è andata con Vendola – avrebbe non presentato ma neanche gradito. Ma ci vuole unità.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Ecco, Sandro Fucito, vorremmo dire, è uno dei pochi candidati del Meridione al momento in grado di ottenere un buon risultato che rappresenta un progetto di partito e di politica comunista. Il che è vero, ma non vuol dire niente, nelle condizioni di sfacelo in cui ci troviamo.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Forse la verità è un&#8217;altra, ed è che Sandro Fucito è un onesto ragioniere – non in senso metaforico –, uno che è abituato per formazione mentale a mettere le cose in fila, a rintracciarne l&#8217;ordine logico a cominciare dal fatto che possono sommarsi o no, e di qui rintracciare ordini logici più profondi e meno visibili. Ma si parte sempre facendo uno più uno. In fin dei conti è stato così che si è accorto che qualcosa con il modello di gestione delle mense scolastiche rappresentato da Romeo non funzionava, ed è così ogni volta che si mette al lavoro su un problema. La formazione conta, e in assenza di scuole di partito aver frequentato le scuole pubbliche serve.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">Senza esagerare, ma ci sembra di riscontrare una certa impronta di dialettica materialistica in tutto questo, un modo di vedere le cose che diventa rapporto con le cose  stesse e costruzione della realtà per loro tramite. Nel caso in questione sintassi ed eloquenza mancheranno o saranno talmente grezze e approssimative da rovesciarsi nel loro contrario, ma quando le parole si fondano sulle cose &#8211; e su questo tipo di cose &#8211; sfuggono, o almeno tendono a sottrarsi, alla categoria della vuota parola in cui oggi gran parte dell&#8217;agire politico può essere collocato.</p>
<p style="margin-bottom:.12cm;" align="justify">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista a Paolo Ferrero]]></title>
<link>http://gcenna.wordpress.com/2009/06/04/intervista-a-paolo-ferrero/</link>
<pubDate>Thu, 04 Jun 2009 16:40:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>prcarmerina</dc:creator>
<guid>http://gcenna.wordpress.com/2009/06/04/intervista-a-paolo-ferrero/</guid>
<description><![CDATA[di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 4 giugno Il leader del Prc alla partita decisiva:]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignleft size-full wp-image-979" title="1ferreroeuropa" src="http://gcenna.wordpress.com/files/2009/06/1ferreroeuropa.jpg" alt="1ferreroeuropa" width="130" height="150" />di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 4 giugno</em></p>
<p>Il leader del Prc alla partita decisiva: con la storia del «tesoretto» ho perso 2 voti su 3</p>
<p>Pare un grido di battaglia: compagni, sbertinottiziamoci! «Ehhhh&#8230; », sospira Paolo Ferrero. Ma certo che l’ha vista, la recensione su Liberazione del libro di Bertinotti. Le ironie del giornale che un tempo gli dedicava una pagina per descrivere la festa di compleanno («buonissimi tramezzini, piccoli supplì, leccornie varie ancorché semplici») contro l&#8217;ex Caro Leader descritto come uno «folgorato sulla via dall’Angelus Novus di Benjamin, quello che vola con la testa girata all&#8217;indietro».<!--more-->Perché ci sono sempre questi rancori, questi odii, queste vendette a sinistra?</p>
<p>«Non so&#8230; Forse dipende dalla cultura politica dell’amico/nemico&#8230; ». Dice che lui no: «Non credo di aver offeso nessuno, in questi anni. È capitato a me d’essere insultato molto pesantemente. Ma non credo di avere io offeso. Non mi pare». Forse per via del carattere, dell’infanzia passata in una silenziosa contrada di cento abitanti in Val Germanasca, dell’esperienza fatta di segretario della Federazione giovani evangelici valdesi, della passione per il violino invece che per la grancassa: «Non sono rissoso. Mai stato. Credo che le mie tesi possano essere maggioritarie nel Paese. Quindi sarei interessato a spiegarle meglio possibile. Ma, certo, in una campagna elettorale come questa è difficile. Urlano tutti come se vendessero detersivi: il mio lava più bianco del tuo. È complicato spiegare le proprie ragioni». Tanto più che gli spazi per le minoranze, accusa, sono sempre più angusti: «È una partita truccata».</p>
<p>Diciamo che c’è un «regime bipolare asimmetrico ». La destra dilaga su tutte le tivù, il Pd e l’IdV hanno uno spazio e se lo tengono, e a tutti gli altri zero. E non è una questione solo di destra. Da quando sono segretario non sono mai stato invitato a Ballarò. Nonostante non mi risulti essere di An». Eppure è convinto che sì, ce la può fare a passare il 4 per cento: «Hanno cercato in tutti i modi di distruggerci. Pensando che sulle nostre ceneri possa esser costruita una sinistra più moderata ». Sempre convinto che la secessione di Vendola sia avvenuta su commissione del Pd? Sorride: «Ha dei dubbi?». Dice che ha ragione Oliviero Diliberto: «Togliere la falce e il martello dal simbolo è stato un errore grave. Non si devono buttare via le radici. Occorre riconoscere gli errori dello stalinismo. Ma per andare avanti. Non per tornare indietro. Bossi, molto più intelligentemente, dato che le radici non le aveva se le è costruite: il Po, la Padania, i celti&#8230; Una tesi politica ha bisogno di radici. E la sinistra le ha buttate via».</p>
<p>Non è una radice ingombrante, il comunismo? «Il crollo del muro di Berlino è stato un passaggio necessario. Sarei andato col piccone anch’io. Ma non si può dire che sia stata una &#8216;nuova partenza&#8217;. Dopo il crollo del muro non è arrivata affatto una società perfetta: è arrivato il trionfo di una certa economia i cui risultati li stiamo subendo in questi mesi. È chiaro che non tutto il bene sta da una parte e non tutto il male dall’altra. Il nostro, del resto, è il partito della &#8216;rifondazione&#8217; comunista».</p>
<p>Per carità, ammette che se in certe roccaforti storiche operaie la Lega è dieci volte più forte un problema c’è: «Dipende da tante cose. Per cominciare, dalla concertazione, che ha ridotto gli spazi della contrattazione collettiva. A quel punto tanti hanno pensato: visto che le battaglie fatte con gli altri non mi danno niente, meglio che pensi a me stesso. Visto che non riusciamo a far pagare le tasse a tutti, meglio che mi tenga le mie. È un sentimento che può portare a guai seri. Perché se poi i conti non ti tornano devi inventarti un capro espiatorio. Di chi è la colpa della crisi? Del sistema capitalistico? No: dell’immigrato. E mi creda, la situazione può peggiorare ancora».</p>
<p>Non bastasse, riconosce, «siamo stati identificati con quelli della Casta». Lo dice anche Bertinotti&#8230; «Adesso sì. Ma al congresso il problema l’abbiamo posto noi. Lasciamo stare&#8230; E abbiamo pagato cari gli errori fatti dal governo Prodi. Cosa si aspettavano da noi, i nostri elettori? L’abolizione della legge 30, la riduzione della povertà, il riconoscimento di alcuni diritti civili, più sicurezze sul lavoro&#8230; Cosa gli abbiamo dato? Niente di niente». «Abbiamo perso due voti su tre, noi, per queste scelte. Se lo ricorda il &#8216;tesoretto&#8217;? Quando ci siamo trovati quei soldi in più dovevamo distribuire reddito alle famiglie più povere. Invece Padoa- Schioppa ha preferito abbassare un po’ il debito pubblico».</p>
<p>Non era un obiettivo nobile? «L’Europa ci aveva fissato un parametro di 2 punti e mezzo. Noi no, abbiamo voluto andare oltre: all’1,9. E invece di dare quei soldi alle famiglie che stavano alla canna del gas (e che avrebbero capito che noi stavamo dalla parte loro) siamo andati ad alleggerire di 8 miliardi il debito. Assurdo: a 8 miliardi l’anno quanti ce ne vogliono per rientrare? Duecento anni! Non ha senso. Difatti Tremonti se ne fotte, del debito. E libera i soldi per distribuirli al suo blocco sociale». Sta teorizzando che è meglio stare sempre all’opposizione? «No, puoi anche stare al governo: ma solo se hai la forza per fare le cose che vanno fatte. Noi non ci siamo riusciti. E abbiamo perso due voti su tre».</p>
<p>Basta, adesso: «Occorre ripartire dai bisogni delle persone. Punto primo, i salari: altro che gabbie salariali! Bisogna arrivare invece a un salario minimo europeo. Unico modo per evitare una drammatica guerra tra i poveri e arginare il razzismo.</p>
<p>L’idea di uscire dalla crisi tornando ai contratti degli anni Cinquanta è insensata. Hanno fatto l’Europa della moneta, delle frontiere aperte, del più grande mercato del mondo? È ora di fare un passo avanti: un mercato del lavoro europeo, un sistema fiscale europeo, un sistema dei diritti e europeo». E poi «invece di privatizzare e liberalizzare puntiamo sui salari, sul riciclo dei rifiuti, sulle energie pulite&#8230; È indecente buttare via 14 miliardi di euro per comperare degli aerei militari. Liberiamo quei soldi per investirli nello sviluppo». Si accende un sigaro: «E poi, scusi, cos’è questa storia che chi vota il Pd o Di Pietro vota contro Berlusconi?». Non è così? «È una frottola. In Europa non stanno affatto contro Berlusconi. In Europa otto volte su dieci votano insieme». Su tutti, però, ce l’ha con la Bce: «È assurdo che la Banca centrale europea risponda ai tecnocrati delle banche centrali e sia interessata solo alla stabilità della moneta e non alla piena occupazione». Non fa il suo mestiere? «Per niente. Nel momento in cui lavora sui tassi, la Bce può fare salire la disoccupazione al 30%. Ma chi li ha eletti? Chi sono? Per conto di chi si muovono? In confronto la Banca federale americana è bolscevica».</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista a Pietro Ingrao]]></title>
<link>http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/06/01/intervista-a-pietro-ingrao/</link>
<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 14:25:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Guevarablog</dc:creator>
<guid>http://prcvomeroarenella.wordpress.com/2009/06/01/intervista-a-pietro-ingrao/</guid>
<description><![CDATA[«Voto comunista nel modo più chiaro e più netto che oggi in Italia mi è dato» Dino Greco &#8211; Cos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>«Voto comunista nel modo più chiaro e più netto che oggi in Italia mi è dato»</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Dino Greco &#8211; Cosimo Rossi </strong><em>da Liberazione, 31/05/2009</em></p>
<p style="text-align:justify;">«Forse sbaglio, devo capire meglio: ma il cammino della mia vita e però anche tante lotte che ho vissuto intensamente insieme con Fausto mi sembra che seguivano visioni del mondo diverse dal tanto peggio tanto meglio . E mi interrogo su quale è il mutamento in campo che chiama Fausto a questi nuovi pensieri&#8221;.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/politica/cosa-rossa/seconda-giornata/stor_11793664_12040.jpg" alt="" width="280" height="213" /></p>
<p style="text-align:center;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Un sorriso spontaneo si allarga in volto a mitigare le parole di Pietro Ingrao, di quei sorrisi paterni che esprimono un&#8217;incredulità piena di benevolenza, come sono anche il suo affetto e l&#8217;attuale dissenso nei confronti di Fausto Bertinotti e delle sue notazioni (in una intervista all&#8217; Unità del 7 maggio scorso) a proposito della necessità di far &#8220;tabula rasa&#8221; della sinistra, cosicché possa rinascere &#8220;come una fenice&#8221; dalle proprie ceneri.</p>
<p style="text-align:justify;">Una provocazione, ma tutt&#8217;altro che astratta. E men che meno improbabile. Domando a Ingrao che pensa.</p>
<p style="text-align:justify;">Voglio riflettere. Fausto evoca questioni di prospettiva e di teoria ardue, di grande portata. Io non ho sicurezze sui fondamenti dei temi che solleva. Avrei da porgli domande, forse anche su nodi teorici. Ma sento qualcosa che mi chiama altrove: come se non avessi tempo. Fra giorni l&#8217;Europa va al voto e tante cose intorno a noi ci dicono come la prova sia pesante.</p>
<p>Temi che ci sia indifferenza sul voto?</p>
<p style="text-align:justify;">Temo che molti non abbiano chiari la portata di questo voto e lo stato delle cose in cui avviene.<br />
C&#8217;è una crisi dell&#8217;economia mondiale che qualcuno paragona a quella fatale del 1929. E l&#8217;Italia è fra i paesi più esposti: questa Italia che a capo del governo ha oggi un conservatore, per non dire un reazionario di sette cotte. Non mi turbano le sue relazioni con la giovinetta Noemi, che mi sembrano così melanconiche, persino patetiche. Mi spaventa il deficit di iniziativa, l&#8217;arretratezza del suo sguardo di fronte all&#8217;incalzare della crisi mondiale. Questo è il Berlusconi che nuoce alla nazione, e che tuttavia porta a casa un mucchio debordante di voti. Tale è oggi la situazione drammatica del potere pubblico in Italia, da cui vengono le mie ansie.</p>
<p style="text-align:justify;">Primo punto: temo l&#8217;assenza dal voto, l&#8217;astensione. Mai come in questa ora difficile abbiamo bisogno che votino in tanti, e che votino bene. E non solo perchè dobbiamo dare un colpo a questo governo conservatore oggi così ampiamente maggioritario nel Paese, ma perchè oggi &#8211; ora assai più di ieri &#8211; abbiamo necessità di un peso e di un volto nuovo dell&#8217;Italia in Europa<br />
Abbiamo bisogno di un voto italiano che incroci nel nuovo Parlamento europeo le correnti progressiste, capaci di leggere il capitalismo mondiale che ora abbiamo dinanzi, nella dubbia e oscillante fase che esso attraversa. E qui l&#8217;oggi ha bisogno di un sapere antagonista che sappia intendere i nuovi terremoti che segnano l&#8217;Occidente, l&#8217;Asia e l&#8217;Africa. Provincialismi non ci sono più permessi.<br />
Berlusconi è un piccolo reazionario di fronte a queste enormi scadenze. Scopre adesso &#8211; meno male! &#8211; che il Parlamento italiano è pletorico. E che iniziativa ha preso &#8211; da premier! &#8211; per snellirlo e articolarlo? E sa dare una lettura moderna e attiva del sindacato e del conflitto di classe? E se non fa questo di che futuro parla?
</p>
<p style="text-align:justify;">Ma a te pare che ci sia oggi nell&#8217;opposizione antiberlusconiana una sinistra coesa e anche audace nella costruzione di una alternativa?</p>
<p style="text-align:justify;">Io vedo un lavoro grande che ci sta dinanzi, e sento aspramente il peso della divisione con cui la sinistra di classe va al voto.<br />
Ricordo però come eravamo divisi &#8211; e persino lontani &#8211; quando &#8211; a metà degli anni Trenta &#8211; cominciammo a costruire lo schieramento e l&#8217;unità della Resistenza. Eppure reggemmo alla prova. Inventammo &#8211; nella differenza &#8211; linguaggi e istituzioni comuni e anche cittadinanze comuni, fratellanze&#8230;<br />
Per le nuove prove di oggi servono come il pane pari ardimento: e prima di tutto c&#8217;è bisogno di un&#8217;avanguardia che ridia fiato alla lotta di classe nel suo senso più largo, prima di tutto nei luoghi di lavoro, nella sede cruciale e diretta dello scontro di classe: e insieme nelle sedi in cui maturano l&#8217;immaginario, il simbolico, che sono diventate oggi molto più penetranti: nel simbolico e nel politico e negli intrichi quotidiani che ne sgorgano.
</p>
<p style="text-align:justify;">Il voto significa però anche marcatura delle differenze.</p>
<p style="text-align:justify;">Sì, e tuttavia io ho ancora una forte paura dello sparpagliamento degli elettori e soprattutto temo che una frantumazione condanni la sinistra a una drammatica esclusione dal nuovo parlamento europeo. Non so come si possa affrontare la questione senza generare inutili inasprimenti dal momento che ormai talune scelte son fatte.<br />
E tuttavia mi chiedo: come possiamo dire e raccomandare che bisogna assolutamente evitare conflitti penosi nella sinistra o uno sparpagliamento infecondo o addirittura l&#8217;assenza?<br />
Non sto chiedendo impossibili unanimismi. Sottolineo due obbiettivi essenziali, primari: un voto contro Berlusconi, e poi spero, mi auguro, un voto di sinistra. Io dichiaro la mia preferenza per Rifondazione, la forza che a sinistra mi sembra più solida in campo. Perchè non credo possibile ricominciare un lavoro di riunificazione della sinistra che di essa faccia a meno.<br />
E io voto comunista nel modo più chiaro e più netto che oggi in Italia mi è dato. Lo scrivo già prima di quel mio ritiro nella cabina elettorale. Lo discuto nelle sale, nelle piazze, nelle case, poiché senza tale confronto aperto di identità non c&#8217;è costruzione di volontà pubblica.
</p>
<p style="text-align:justify;">Fatto sta che la disapprovazione del popolo di sinistra nei riguardi della classe politica sovente non si trasforma in impegno per riappropriarsi della politica, bensì in rinuncia…</p>
<p style="text-align:justify;">E difatti dobbiamo rilanciare una grande, orgogliosa campagna che chiami alla scesa in campo, alla partecipazione, alla politica attiva.<br />
Consentimi un ricordo. Ho viva nella memoria una data, la tragica estate del 1940, dopo che i tedeschi avevano invaso Belgio e Olanda volti a Parigi per quella tragica e trionfale sfilata Champs Elisées. E il 10 giugno Mussolini aveva annunciato la dichiarazione di guerra a fianco dei nazi dal balcone di Palazzo Venezia.<br />
Ricordo come fosse oggi la domanda che in quei giorni tragici pulsava ostinata nella mia mente: &#8220;Che faccio?&#8221;. Poi dentro di me maturò quella risposta dura ed elementare &#8220;Non ci sto&#8221;. Nel senso che si sta dentro la lotta. Non ci si ritira dalla prova..
</p>
<p style="text-align:justify;">Tu ricordi catastrofi, conflitti, che hanno incendiato il globo. Qualunque paragone è certamente inappropriato. Ma cominciamo ugualmente di qui, per sottolineare quali sono, a tuo avviso, gli snodi cruciali della vicenda della sinistra italiana…</p>
<p style="text-align:justify;">Penso al mio tempo. Sono nato nel 1915, quando l&#8217;imperialismo approdava all&#8217;epoca delle grandi guerre mondiali. Prima fu la dura lotta di trincea del triennio 1915 1918. Poi &#8211; alla fine dei torbidi anni Trenta &#8211; fu lo scatenarsi del nazismo nel mondo e la risposta straordinaria della Resistenza, questo nome che qualcuno ora vorrebbe cancellare e che ebbe un&#8217;espressione così ardita e ricca d&#8217;invenzione anche in Italia. Il comunismo italiano ne fu attore cruciale: nei suoi volti molteplici in termini di soggetto politico, soggetto sindacale, classe dirigente, movimenti di idee, vicende della cultura. Quella è stata un&#8217;Italia vigorosa, forte, ricca&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Ed è stata, appunto, il paese che ha visto affermarsi il più grande partito comunista occidentale. Di dove traevano origine la vitalità e la forza della sinistra e del Pci in particolare?</p>
<p style="text-align:justify;">Quella forza rossa, di sinistra, per come l&#8217;ho conosciuta io e l&#8217;abbiamo conosciuta tutti viva e attiva nel mondo, aveva due gambe.<br />
La prima era la capacità di incidere nel concreto del vissuto quotidiano: il suo legame con la storia del pane che si portava a casa. Qualcosa di costruito con grande fatica e concretezza, che si esprimeva attraverso la lotta sociale e l&#8217;iniziativa politica, e la presenza articolata non solo &#8211; e prima di tutto &#8211; nel luogo di lavoro, ma anche &#8211; e fitto &#8211; nel territorio, nelle contrade, nelle città, nei borghi.<br />
L&#8217;altra gamba era la convinzione d&#8217;essere parte di una dimensione non solo nazionale ma addirittura mondiale della battaglia: e d&#8217;essere portatori di una visione generale del mondo, d&#8217;una ideologia. Il sindacato, la sezione, il circolo, il municipio &#8211; come li ho conosciuti io &#8211; erano tutti luoghi molto segnati da questa articolazione e da questa complessità che intrecciava la lotta immediata di ogni giorno alla convinzione di rivoltare il mondo.
</p>
<p style="text-align:justify;">Ma ora si sono sgretolate anche l&#8217;articolazione locale e del tessuto di rappresentanza, quel radicamento delle organizzazioni di massa, del partito, attraverso cui i bisogni immediati si allacciavano con la strategia generale, dalla fabbrica al quartiere, dalla scuola al municipio&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Appunto: la presenza articolata del soggetto liberatorio. Per fare un esempio: ricordo come fu ricca, multipla l&#8217;iniziativa dei sindaci delle città rosse; e come erano presenti nella vita quotidiana a risolvere problemi del qui e ora , e come intrecciavano le questioni del lavoro con le altre dimensioni dell&#8217;agire di ogni giorno.</p>
<p style="text-align:justify;">Allora, in quella esperienza voi vi trovaste di fronte la Chiesa di Roma, al suo massimo livello. E non era vostra amica. Come agiste?</p>
<p style="text-align:justify;">Cercammo testardamente il dialogo. Nonostante la scomunica. E riuscimmo a generarlo. Evoco un&#8217;esperienza personale. A Firenze esisteva un ramo di cattolicesimo avanzato, che aveva come guida e simbolo una figura come Giorgio La Pira. Con lui, con Ernesto Balducci vissi una ricerca confidente, schietta e sincera. Balducci giunse a fare parlare me, ateo dichiarato, dal pulpito della sua chiesa. E il mio dialogo con i cattolici &#8211; in altri giorni &#8211; proseguì con altri atei come la Rossanda, Tronti e altri in un convento sulla collina di Fano dove un monaco singolare invitava ogni anno a dialogare credenti e atei dichiarati: sulle cose del mondo. E potrei raccontarti ancora del mio dialogo con Dossetti, indimenticabile. Naturalmente c&#8217;erano alti prelati, come il cardinale Ottaviani, che erano anticomunisti feroci. Eppure anche con lui il compagno Franco Rodano dibatteva&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">E poi, come si produsse una crisi di portata tale da condurre, oltre che al naufragio elettorale, al naufragio di un&#8217;esperienza invece così ricca e complessa?</p>
<p style="text-align:justify;">Ci fu un passaggio storico che segnò l&#8217;inizio del cambiamento, ed è la sconfitta degli anni Ottanta, che vide la caduta del leninismo, il crollo dell&#8217;Urss, la sconfitta di Mao, e anche il tracollo di quei partiti che in qualche modo erano legati a quella storia. Attenti: noi comunisti italiani avevamo un nostro volto, ma discendevamo da quel corpo.<br />
E la seconda metà del secolo fu complessa e sconvolgente. Prima ci furono le vicende straordinarie del Sessantotto e, ancor più in Italia, del Sessantanove.<br />
Quell&#8217;anno in Italia la sinistra di classe &#8211; con Trentin e Carniti alla testa &#8211; toccò una vetta straordinaria. Ho ancora vivissimo il ricordo di cosa furono nell&#8217;Italia le lotte operaie: quelle &#8211; così innovative &#8211; del &#8216;69 che misero in ginocchio la Fiat e videro calare a Roma un corteo davvero infinito di tute blue alle soglie di una vittoria folgorante&#8230;<br />
Dopo però venne l&#8217;inizio della sconfitta. La vivemmo anche nelle nostre roccaforti del Nord. Ma il crollo fu su scala internazionale.<br />
E non fu solo la sconfitta dell&#8217;Urss, con l&#8217;avventura sciagurata dell&#8217;Afghanistan. Non resse più l&#8217;ipotesi leninista, che era stata la dottrina su cui si erano formate generazioni come la mia, illuminate da pionieri straordinari e originali del comunismo come Gramsci, Terracini, e poi Togliatti, l&#8217;uomo del compromesso di Salerno e del grande Partito Comunista di massa italiano&#8230;
</p>
<p style="text-align:justify;">E perché un comunismo italiano con queste radici e con quella dimensione di massa entra in crisi?</p>
<p style="text-align:justify;">Perché vennero al pettine nodi su cui il leninismo e ancor più lo stalinismo e poi il maoismo, avevano dato una risposta che non resse alle prove della storia e che voleva una settaria concentrazione del potere al vertice. E intanto scattava la controffensiva conservatrice: Agnelli prende l&#8217;iniziativa, poi il binomio Reagan-Tatcher trionfa su tutti i piani.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma non ci sono anche delle cause endogene della crisi? L&#8217;articolazione territoriale che si prosciuga, la rappresentanza sociale che si sgretola mentre il lavoro si balcanizza, la sostanziale accettazione della moderazione salariale e del paradigma sviluppista mentre i contratti si precarizzano. Da questo punto di vista non sarebbe giusto osservare che la crisi della sinistra comincia anche prima degli anni Ottanta?</p>
<p style="text-align:justify;">Sì. Ho detto che la crisi forte sgorgava dalle radici: il leninismo.<br />
Lo so. È un grande tema. E io qui posso solo mettere qualche breve nome. E&#8217; l&#8217;idea leninista del soggetto che non regge alla prova della storia. La strategia della rivoluzione concentrata nel vertice di partito mobilitò masse straordinarie in Europa e nel mondo e le chiama a conquistare il comando in paesi sterminati. Ma non le rese compartecipi del governo, che restò nelle mani di un&#8217;élite straordinaria, ma pur sempre un&#8217;élite, che non regge alla luci e al passo inaudito del mondo. E allora crolla.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma anche il capitalismo insegue le sue crisi. Oggi è a una nuova prova. A partire dagli Stati uniti, stiamo assistendo a una dinamica davvero micidiale e brutale.<br />
Prendiamo il caso Chrysler. Il padrone fallisce, interviene il manager di un altro grande gruppo come Marchionne e si mette d&#8217;accordo con Obama, l&#8217;azienda viene quindi rilevata a spese dei contribuenti americani e dei lavoratori, che ci mettono una barca di fondi pensione, per un totale pari al 55 per cento del patrimonio azionario.<br />
Si potrebbe immaginare che di conseguenza si modifichi l&#8217;assetto sociale della proprietà. Invece non cambia nulla. Anzi: in un Cda di 9 persone ne entra una sola in rappresentanza del 55 per cento di azioni dei lavoratori, che in più cedono salario, rinunciano alle ferie e acconsentono a una moratoria sugli scioperi fino al 2015. Al che emerge in modo eclatante il rischio che la straordinaria crisi del capitalismo e del mercato non produca alcuno sbocco a sinistra, ma piuttosto porti a una gigantesca rivoluzione passiva che si risolva con una nuova razionalizzazione capitalistica.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma io non sono affatto convinto che ci sia un automatismo per cui, data la crisi del capitale, si realizza un avanzamento nella relazioni sociali e del movimento operaio. Non è assolutamente così. Nella mia vita ho già vissuto momenti di crisi economico-sociale profonda che si sono risolti con vittorie anche clamorose del capitalismo. Certamente è stato così nel primo dopoguerra in Italia, quando, attraverso lo scontro anche armato, si affermò la reazione bruta del fascismo, che spazzò via con la forza uno schieramento delle forze di sinistra che non era affatto poca cosa.<br />
Se poi guardiamo agli anni Trenta troviamo dimostrazioni ancora più drammatiche. C&#8217;è la spaventosa crisi mondiale del &#8216;29. E, nel cuore d&#8217;Europa, la Germania esce da quelle crisi con lo scatenarsi del nazismo.
</p>
<p style="text-align:justify;">Mutatis mutandis, vedi in qualche misura delle analogie e dei paragoni possibili con la situazione attuale?</p>
<p style="text-align:justify;">No. Non ci sono riproduzioni meccaniche. La rovina inaudita che hanno portato con sé il nazismo e il fascismo è un unicum. La differenza fra quella violenza nera e l&#8217;oggi pallido sono tuttora enormi.<br />
E&#8217; vero, invece, che il determinarsi di una crisi della portata di quella cui stiamo assistendo non significa affatto che vi sia automaticamente una riscossa del mondo del lavoro. La partita, in questo senso, è tutta drammaticamente aperta.
</p>
<p style="text-align:justify;">Sennonché si gioca con l&#8217;handicap di una sconfitta storica ma ancora cogente della sinistra: l&#8217;avversario ha riconquistato non solo la fabbrica, ma i linguaggi, la concezione del mondo…</p>
<p style="text-align:justify;">E anche i mezzi con cui le idee si esprimono. Pensiamo, per esempio, a che grande rivoluzione è stata la televisione. La grande invenzione della sinistra, in questo senso molto europea, era stata invece quella combinazione tra il soggetto del cambiamento globale e la capacità di farlo vivere nelle risultanze quotidiane. Oggi sono in crisi tutti e due i rapporti, tutti e due i linguaggi: quello per la narrazione della vicenda quotidiana e quello per la narrazione di un&#8217;idea della rivoluzione, della di trasformazione dell&#8217;organizzazione sociale. Da questo punto di vista la cosa che temo di più è la frantumazione della sinistra, cioè la perdita della sua capacità di ricondurre l&#8217;azione politica a un&#8217;idea e a una strategia mondiale del soggetto.</p>
<p style="text-align:justify;">Il bisogno di riallacciare un discorso generale sulla trasformazione su cui insisti sconta l&#8217;annichilimento e la dispersione delle culture politiche della sinistra. E allora non credi che alla sinistra occorra, per così dire, prendere di sotto il sacco per rivoltarlo sul tavolo e affrontare i grandi temi ideali e culturali: pace, disarmo, libertà, differenza, uguaglianza, diritti, natura, produzione…; tutti quei filoni di ricerca e di impegno che in più delle volte invece la politica abbandona a se stessi o assume solo in modo episodico e utilitaristico, senza tesserli nella trama di una soggettività politica nuova?</p>
<p style="text-align:justify;">Lo so. Lo abbiamo appreso dolorosamente, sia pur a tratti, e con dure mancanze. Se non diamo alla lotta questo fiato, questo respiro, non si riesce a intervenire nemmeno nell&#8217;immediatezza della lotta quotidiana, che pure ritengo così vitale. Se in Italia la sinistra ha avuto quella sua originalità e quella forza è stato perchè ho guardato alla terra natale e insieme ai rivolgimenti nel vasto e cangiante mondo.<br />
Mi ricordo, ad esempio, cos&#8217;è stata in Italia nei nostri paesi la passione per la guerra &#8211; così lontana &#8211; in Vietnam.<br />
Ricordo la reverenza con cui &#8211; in un mio viaggio in Vietnam &#8211; visitammo la casa di Ho Chi Min: il silenzio assorto con cui guardavamo quei nudi cimeli di una storia straordinaria: l&#8217;emozione senza parole su eventi pure così lontani e diversi da noi.<br />
Allora in Italia la guerra in Vietnam giunse anche sulla bocca di un cantante popolare, Gianni Morandi, persino in quella Tv quasi tutta in mano ai conservatori&#8230;
</p>
<p style="text-align:justify;">Ancora il problema del 4 per cento, per concludere di dove si era cominciato. Con quel 4 per cento cosa dovrebbero fare Rifondazione e le altre forze riunite nella lista anticapitalista e comunista?</p>
<p style="text-align:justify;">Superato il guado elettorale, devono iniziare un lavoro di riunificazione della sinistra: un progetto plurimo, ma che mantenga ricca e fertile la propria dimensione di soggetto politico. Che significa l&#8217;unità e la dialettica insieme: la democrazia come risorsa, non come fastidio.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
