<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>brigate-rosse &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/brigate-rosse/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "brigate-rosse"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 21:16:04 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Quando il brigatista è lo stesso giornalista]]></title>
<link>http://ilronny.wordpress.com/2009/11/30/quando-il-brigatista-e-lo-stesso-giornalista/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 11:25:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilronny</dc:creator>
<guid>http://ilronny.wordpress.com/2009/11/30/quando-il-brigatista-e-lo-stesso-giornalista/</guid>
<description><![CDATA[Un po&#8217; vecchina come notizia. Sembra che un giornalista della sede genovese del &#8220;giornal]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Un po&#8217; vecchina come notizia. Sembra che un giornalista della sede genovese del &#8220;giornal]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Quei terroristi del Giornale]]></title>
<link>http://scoobydoom.wordpress.com/2009/11/28/quei-terroristi-del-giornale/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 15:03:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>OCCHI PER VEDERE..</dc:creator>
<guid>http://scoobydoom.wordpress.com/2009/11/28/quei-terroristi-del-giornale/</guid>
<description><![CDATA[La crisi rende nervosi, crea paura, confonde, e costringe molti a fare due lavori. Come non essere s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" src="http://www.comedonchisciotte.org/images/volantinobr.jpg" alt="" width="533" height="400" /></p>
<p>La crisi rende nervosi, crea paura, confonde, e costringe molti a fare due lavori. Come non essere solidali quindi con Francesco Guzzardi, il valoroso cronista ligure de Il Giornale costretto a scriversi da sé le lettere di minaccia firmate Brigate Rosse, a consegnarle in redazione, a leggere con commozione le mail di solidarietà dei lettori?</p>
<p>Tutto da solo!</p>
<p>Ci chiediamo con angoscia cosa abbia dissuaso Francesco Guzzardi, questo eroe del suo tempo (e purtroppo pure del nostro) dallo spararsi in un piede, dal rapirsi da solo.<br />
<strong>Pare di vederlo, nel sonno che si urla da solo «comunista!»</strong>, magari che studia come gambizzarsi e poi che dichiara (ma questo è vero): «Se chi ha scritto questo messaggio intendeva intimorirmi o addirittura costringermi a tacere, è bene che se lo tolga subito dalla testa». Bravo Guzzardi! Non lasciarti intimorire dalle lettere di minaccia che ti scrivi!<br />
Va detto che la lettera minatoria, vergata a mano, con una stella a cinque punte e la scritta Brigate Rosse non era di quelle piacevoli. Diceva testualmente: «Non abbiamo ancora deciso se spaccare il culo prima al vostro servo Guzzardi l&#8217;infame della Val Bisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete» (la punteggiatura è tutta sua).</p>
<p>Non esattamente il solito linguaggio brigatista, tanto che qualcuno si era preoccupato: <strong>dove andremo a finire se anche le Br cominciano a scrivere come un concorrente del Grande Fratello? </strong></p>
<p>La Digos di Genova, per fortuna, ha messo le cose a posto: è bastato far scrivere due righe al Guzzardi per capire che la vittima delle minacce e il minaccioso brigatista erano la stessa persona. Per fortuna ora è tutto chiarito, possiamo rilassarci, smettere di tremare, leggere con qualche divertimento le lettere di solidarietà all&#8217;autominacciato che se la prendono con quei cattivoni di comunisti.E magari andarsi a ripescare le dichiarazioni dei giorni scorsi sul pericolo terrorista.</p>
<p>Il ministro Sacconi: «Prosciugare l&#8217;acqua in cui nuotano i pesci dell&#8217;eversione!».</p>
<p>Giusto! Bravo! <strong>Prenda un po&#8217; di carta assorbente e vada a Il Giornale. Lì c&#8217;è da far bene.</strong></p>
<p>di Alessandro Robecchi/Il Manifesto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ma dove li trovano?]]></title>
<link>http://democraticallyspeaking.wordpress.com/2009/11/27/ma-dove-li-trovano/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 20:18:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>elianigris</dc:creator>
<guid>http://democraticallyspeaking.wordpress.com/2009/11/27/ma-dove-li-trovano/</guid>
<description><![CDATA[Adesso mi chiedo, con rispetto parlando, ma si puo&#8217; essere cosi` scemi? Pare che il cronista F]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Adesso mi chiedo, con rispetto parlando, ma si puo&#8217; essere cosi` scemi? Pare che il cronista Francesco Guzzardi del &#8220;Giornale&#8221; (si`, il quotidiano diretto da quel geniaccio di Vittorio Feltri e di proprieta` della famiglia del Premier) si sia <a href="http://www.unita.it/news/italia/91818/cronista_del_giornale_si_autominaccia">autoscritto</a> una lettera minatoria apponendoci la firma delle Brigate Rosse. Il tutto e` stato splendidamente fatto a mano, ovviamente, percio` e` stato estremamente semplice per la digos accusare lo stesso giornalista dopo una perizia calligrafica.</p>
<p>Ovviamente &#8220;il Giornale&#8221; non ha ritenuto che la notizia avesse alcun tipo di rilevanza ed e` stata ignorata.</p>
<p>Come diceva il saggio &#8220;mai mettere paletti alla deficienza altrui.&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Si può sognare un mondo migliore senza rischiare di perdere la nostra umanità?]]></title>
<link>http://dylandave.wordpress.com/2009/11/27/si-puo-sognare-un-mondo-migliore-senza-rischiare-di-perdere-la-nostra-umanita/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 13:45:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>dylandave</dc:creator>
<guid>http://dylandave.wordpress.com/2009/11/27/si-puo-sognare-un-mondo-migliore-senza-rischiare-di-perdere-la-nostra-umanita/</guid>
<description><![CDATA[- La Prima Linea &#8211; 2009 &#8211; ♥♥♥ - di Renato De Maria Avrebbero voluto eliminarlo. Non farl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Locandina La Prima Linea" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2009/09/118/locandina.jpg" alt="" width="294" height="415" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">- La Prima Linea &#8211; 2009 &#8211; ♥♥♥ -</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">di</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#333300;">Renato De Maria</span></strong></p>
<p style="text-align:left;">Avrebbero voluto eliminarlo. Non farlo giungere nelle sale cinematografiche. Ma alla fine <strong>La Prima Linea</strong> di <em>Renato De Maria</em> sembra avercela fatta a glissare tutte le polemiche che lo additavano come un film che fomentava il terrorismo italiano. Accuse lanciate da persone che in mia opinione dovrebbero parlar maggiormente del terrorismo psicologico che può derivare dal vietare l&#8217; uscita di un film come questo. Il film parla di un pezzo di storia italiana: quello post Sessantotto nel quale le speranze di molti italiani si erano tramutate nella disumanizzazione violenta del terrorismo spesso conosciuto sotto il nome dell&#8217; Organizzazione delle Brigate Rosse.Questa volta è tutto visto attraverso il racconto in prima persona di Sergio (<em>Riccardo Scamarcio</em>), uno dei principali esponenti di Prima Linea, organizzazione che in quel periodo partendo dai picchetti dopo il lavoro si è trovata  a condurre una battaglia armata non più sostenuta dai sogni e le aspirazioni di quel ceto operaio del quale tanto inizialmente erano i difensori. Se spesso è capitato di trattare cinematograficamente argomenti come questo da un punto di vista più globale e nazionale, <em>De Maria</em> preferisce narrarlo dal punto di vista emotivo e psicologico del suo protagonista mettendo il punto sulle aspirazioni e solitudini dei singoli uomini più che sugli effetti politici delle loro azioni. Il film, che vanta la produzione dei noti fratelli francesi <em>Dardenne</em>, è un percorso introspettivo  nei confronti di tutti gli errori e gli omicidi di cui Sergio si assume le massime responsabilità. E&#8217; la storia di un uomo che dopo aver visto sulla sua pelle fino a dove l&#8217; essere umano può spingersi nel perdere la propria umanità per difendere un ideale di un mondo migliore, sogna solo di voler scappar via con la sua donna amata (<em>Giovanna Mezzogiorno</em>) rinchiusa in un carcere di massima sicurezza. La sceneggiatura, &#8220;liberamente ispirata&#8221; al libro del vero Sergio Segio<em> La Miccia Corta</em>, non corre mai l&#8217;errore però di porre l&#8217; enfasi sulla relazione amorosa dei due protagonisti preferendo parlare della loro quotidianità di uomini che hanno scelto di rinchiudersi in delle piccole case per organizzare crimini per loro giustificati da un ideale. <em>Riccardo Scamarcio</em> , continua a dare mostra dei suoi miglioramenti recitativi, interpretando un ruolo introspettivamente non semplice in maniera spontanea, comunicativa ma al tempo stesso glaciale. Al contrario<em> Giovanna Mezzogiorno</em> sembra ricadere negli stereotipi isterici dei suoi &#8220;soliti&#8221; personaggi, anche se si preferisce di gran lunga nella prima parte del film, quella che anticipa la fase dell&#8217; innamoramento del suo personaggio. Il film pecca solo forse di uno sguardo più collettivo e più d&#8217; insieme dei suoi personaggi. Di una costruzione psicologica più approfondita anche di Susanna Ronconi che infondo è la protagonista femminile delle vicende. Del suo passato si sa poco (e anche l&#8217;attrice riesce a farcelo capire ben poco limitandosi a sguardi freddi e discorsi atoni), se si esclude quell&#8217; unica telefonata fatta alla madre. Solo Sergio è più dettagliato e curato, meritatamente arricchito da <em>Riccardo Scamarcio: </em>è un personaggio che riesce ad analizzarsi durante la sua escalation sovversiva che ha il culmine nell&#8217; omicidio del giudice Alessandrini (definito anche da loro stessi un giudice buono) . Non è un film facile perchè l&#8217; argomento non è facile. Si può rischiare di cadere nello scontato. E a meno che non si vogliano imboccare strade più visionarie e poetiche come in passato fece <em>Marco Bellocchio</em> nel suo <em>Buongiorno Notte</em>, non è facile mantenere un certo realismo nel descrivere la prigione interiore di personaggi braccati oltre che dallo Stato soprattutto da loro stessi. Ma soprattutto condannati alla loro solitudine e ai loro rimpianti.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://images.movieplayer.it/2009/09/14/riccardo-scamarcio-in-una-scena-del-film-la-prima-linea-130291.jpg" alt="" width="480" height="320" /></p>
<pre style="text-align:center;"><em>( Il Punto d' inizio: L' arresto di Sergio)</em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em><img class="aligncenter" src="http://images.movieplayer.it/2009/11/04/riccardo-scamarcio-con-giovanna-mezzogiorno-al-centro-nel-film-la-prima-linea-136871.jpg" alt="" width="480" height="320" />
</em></pre>
<pre style="text-align:center;"><em>( Evasione)</em></pre>
<p style="text-align:left;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giornalista si finge brigatista: aveva sempre sognato di scrivere un volantino!!]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/27/giornalista-si-finge-brigatista-aveva-sempre-sognato-di-scrivere-un-volantino/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:50:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/27/giornalista-si-finge-brigatista-aveva-sempre-sognato-di-scrivere-un-volantino/</guid>
<description><![CDATA[Giornalista del Giornale denunciato per procurato allarme. Aveva redatto un falso volantino siglato ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h4><strong><span style="color:#800000;">Giornalista del </span><em><span style="color:#800000;">Giornale</span></em><span style="color:#800000;"> denunciato per procurato allarme. Aveva redatto un falso volantino siglato Br<br />
</span><span style="font-weight:normal;">di <a href="http://insorgenze.wordpress.com">Paolo Persichetti</a>, 27 novembre 2009</span></strong></h4>
<p>Scoperto l’autore del volantino firmato Brigate rosse giunto alla redazione genovese del <em>Giornale</em> nei giorni scorsi, dopo l’enorme clamore mediatico che ha accompagnato la notizia dell’arrivo nelle sedi di altri giornali e tv (Bologna, Milano e altri centri del nord), di un volantino di 4 pagine siglato Nat, Nuclei di azione territoriale.<br />
<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/ilgiornale_01.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4044" title="ilgiornale_01" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/ilgiornale_01.jpg" alt="" width="300" height="189" /></a>Si tratta di Francesco Guzzardi, un nome che da solo dice poco. Molto più interessante è invece la sua professione. Non è un operaio, non è un precario, non è uno studente. Non frequenta i centri sociali, al contrario lavora proprio nella redazione del quotidiano fatto oggetto di minacce. Si tratta, infatti, di un giornalista. Denunciato dalla digos per procurato allarme e simulazione di reato, Guzzardi ha spiegato agli agenti di aver scritto il volantino minatorio per far uscire allo scoperto una storia di minacce gravi rivolte nei suoi confronti, da parte di non meglio precisati «malavitosi e nomadi della periferia genovese», a causa di una serie di inchieste giornalistiche sulla Valbisagno. Il testo, un grossolano falso scritto a mano e con una stella a cinque punte, un logo talmente inflazionato che ormai non si nega più a nessuno, era stato messo da Guzzardi davanti alla porta della redazione. All’interno il giornalista proferiva contro se stesso frasi dal significativo contenuto politico, del tipo: «Non abbiamo ancora deciso se spaccare il culo al vostro servo». Senza percepire il benché minimo senso del ridicolo, il capo della redazione genovese dello stesso quotidiano, Lussana, nel dichiarare il proprio stupore per quanto emerso dall’indagine, ha tuttavia voluto ringraziare, «lettori ed istituzioni per la solidarietà e la vicinanza espresse in questi giorni al <em>Giornale</em>».<br />
La vicenda suscita ovvia ilarità. Ma il semplice sghignazzo non basta. Oltre ad osservare che il narcisismo vittimistico è ormai una delle posture più ambite nello spazio pubblico, al punto da rasentare vertigini autopersecutorie, forse vale la pena trarre qualche considerazione in più. Dopo l’arrivo del volantino dei Nat, vi è stata una rincorsa generale ad accreditare un nuovo allarme terrorismo. Una fretta fin troppo sospetta, quasi una voglia malcelata. Intervistato, il magistrato Ferdinando Pomarici ha parlato di «imitatori delle Br». Gli ha fatto eco l’ex pm Libero Mancuso, «Non è un delirio, ma un’analisi lucida».<br />
Quando il fenomeno armato esisteva e aveva radici, il suo linguaggio veniva definito «delirante», ora che è fantasmatico diventa «lucido». Nel gioco di ombre cinesi che prende per vero i fantasmi, chi accredita lo fa per <em>darsi credito</em>.</p>
<div id="attachment_4045" class="wp-caption alignright" style="width: 304px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/volantinobr.jpg"><img class="size-full wp-image-4045  " title="volantinobr" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/volantinobr.jpg" alt="" width="294" height="221" /></a><p class="wp-caption-text">finti volantini crescono</p></div>
<p>È ormai lontana l’epoca in cui nelle redazioni, in particolare quelle di sinistra come <em>l’Unità</em>, una circolare interna ordinava ai giornalisti di non citare mai per esteso la firma “Brigate rosse”, preferendogli la sigla Br o la dizione <em>bierre</em>, accompagnata con aggettivi come «sedicenti» e «deliranti» per evitare imbarazzanti riferimeti a terminologie sulle quali, ovviamente, si voleva mantenere il monopolio assoluto evitando, anche solo attraverso la semplice evocazione di alcuni termini, riferimenti all’immaginario della storia del movimento operaio, al patrimonio memoriale della Resistenza e della lotta internazionalista.</p>
<p>In questa rincorsa a dare per buone anche le bufole più inverosimili il <em>Giornale</em> si è contradistinto lanciando una campagna su «Milano incubatrice del nuovo terrorismo», descrivendo una situazione di «tensioni, sgomberi e arresti» e il «rischio infiltrazioni Br nei cortei». Il quotidiano di Feltri si riferiva all’arresto di alcuni militanti di un centro sociale, tra cui il figlio di Mario Ferrandi, detto «coniglio», un importante collaboratore di giustizia passato per Prima linea e altri gruppi armati milanesi degli anni 70. Di «clima avvelenato» e «soffio degli anni violenti», ha scritto anche «l’agente Betulla», al secolo Renato Farina, vice direttore del <em>Giornale</em> quando si scoprì la sua collaborazione con il Sismi, ed oggi firma di <em>Libero</em>. La sua proposta? «Lavoro repressivo, <em>condito</em> con analisi sulle fucine di questi pensieri» sovversivi. Farina si riferiva forse a Guzzardi?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ComeDonChisciotte - QUEI TERRORISTI DE IL GIORNALE]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/26/comedonchisciotte-quei-terroristi-de-il-giornale/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:56:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/26/comedonchisciotte-quei-terroristi-de-il-giornale/</guid>
<description><![CDATA[Ma questa gente non sa più che pesci pigliare&#8230; il malumore nel paese cresce, stentano a soffoc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ma questa gente non sa più che pesci pigliare&#8230; il malumore nel paese cresce, stentano a soffocarlo e per distrarre la massa si inventano il falso allarme delle brigate rosse, che pena che fanno&#8230;</p>
<p>Fonte:<a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&#38;file=article&#38;sid=6512">ComeDonChisciotte &#8211; QUEI TERRORISTI DE IL GIORNALE</a>.</p>
<blockquote><p>DI ALESSANDRO ROBECCHI<br />
<em>alessandrorobecchi.it</em></p>
<p>La crisi rende nervosi, crea paura, confonde, e costringe molti a fare due lavori. Come non essere solidali quindi con Francesco Guzzardi, il valoroso cronista ligure de Il Giornale costretto a scriversi da sé le lettere di minaccia firmate Brigate Rosse, a consegnarle in redazione, a leggere con commozione le mail di solidarietà dei lettori? Tutto da solo! Ci chiediamo con angoscia cosa abbia dissuaso Francesco Guzzardi, questo eroe del suo tempo (e purtroppo pure del nostro) dallo spararsi in un piede, dal rapirsi da solo.</p>
<p>Pare di vederlo, nel sonno che si urla da solo &#8220;comunista!&#8221;, magari che studia come gambizzarsi e poi che dichiara (ma questo è vero): “Se chi ha scritto questo messaggio intendeva intimorirmi o addirittura costringermi a tacere, è bene che se lo tolga subito dalla testa”. Bravo Guzzardi! Non lasciarti intimorire dalle lettere di minaccia che ti scrivi! Va detto che la lettera minatoria, vergata a mano, con una stella a cinque punte e la scritta Brigate Rosse non era di quelle piacevoli.</p>
<p>Diceva testualmente: “Non abbiamo ancora deciso se spaccare il culo prima al vostro servo Guzzardi l’infame della Val Bisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete” (la punteggiatura è tutta sua). Non esattamente il solito linguaggio brigatista, tanto che qualcuno si era preoccupato: dove andremo a finire se anche le Br cominciano a scrivere come un concorrente del Grande Fratello?</p>
<p>La Digos di Genova, per fortuna, ha messo le cose a posto: è bastato far scrivere due righe al Guzzardi per capire che la vittima delle minacce e il minaccioso brigatista erano la stessa persona. Per fortuna ora è tutto chiarito, possiamo rilassarci, smettere di tremare, leggere con qualche divertimento le <a href="http://www.ilgiornale.it/genova/continua_solidarieta_lettori/25-11-2009/articolo-id=401754-page=0-comments=1"><strong>lettere di solidarietà</strong></a> all’autominacciato che se la prendono con quei cattivoni di comunisti. E magari andarsi a ripescare le dichiarazioni dei giorni scorsi sul pericolo terrorista. Il ministro Sacconi: “Prosciugare l’acqua in cui nuotano i pesci dell’eversione!”. Giusto! Bravo! Prenda un po’ di carta assorbente e vada a Il Giornale. Lì c’è da far bene.</p>
<p>Alessandro Robecchi<br />
Fonte: www.alessandrorobecchi.it<br />
Link: http://www.alessandrorobecchi.it/index.php/200911/informazione-quei-terroristi-de-il-giornale/<br />
26.11.2009</p>
<p>pubblicato in Il Manifesto</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La minaccia brigatista c'est moi]]></title>
<link>http://liguriaparanoica.wordpress.com/2009/11/26/la-minaccia-brigatista-cest-moi/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:15:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>matteomuzio</dc:creator>
<guid>http://liguriaparanoica.wordpress.com/2009/11/26/la-minaccia-brigatista-cest-moi/</guid>
<description><![CDATA[Un giornalista dell&#8217;edizione genovese de &#8220;Il Giornale&#8221; era minacciato dalle nuove ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un giornalista dell&#8217;edizione genovese de &#8220;Il Giornale&#8221; <a href="http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2009/11/25/AMhGKm8C-inviate_minacce_giornalista.shtml">era minacciato dalle nuove Brigate Rosse</a>. Che nella fattispecie era una colonna composta da una persona sola: lui stesso. Il motivo? Ottenere protezione contro i suoi reali nemici: &#8220;Con un volantino brigatista le forze dell&#8217;ordine mi avrebbero preso maggiormente sul serio&#8221;. Come se, avendo un calcolo renale, dicessimo al medico di avere un cancro al cervello per essere curati più in fretta.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Giornale, di propietà Berlusconi, in mancanza di comunisti, se li inventa da solo e si manda sempre da solo lettere di minacce a cinque stelle ( Brigate Rosse )]]></title>
<link>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/26/il-giornale-di-propieta-berlusconi-in-mancanza-di-comunisti-se-li-inventa-da-solo-e-si-manda-sempre-da-solo-lettere-di-minacce-a-cinque-stelle-brigate-rosse/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 07:13:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>sfattucci</dc:creator>
<guid>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/26/il-giornale-di-propieta-berlusconi-in-mancanza-di-comunisti-se-li-inventa-da-solo-e-si-manda-sempre-da-solo-lettere-di-minacce-a-cinque-stelle-brigate-rosse/</guid>
<description><![CDATA[Ormai in mancanza di temi contro i comunisti al &#8220;Il Giornale &#8221; di casa Berlusconi non sa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ormai in mancanza di temi contro i comunisti al &#8220;Il Giornale &#8221; di casa Berlusconi non sanno più come inventarsele le baggianate contro i comunisti. Ma niente paura, ci pensa un loro giornalista Francesco Guzzardi che si automanda una lettera minatoria firmata BR ( Brigate Rosse ):</p>
<p>Fonte: <span style="text-decoration:underline;"><strong><a href="http://www.agi.it/genova/notizie/200911251407-cro-r012199-si_fa_arrivare_falso_messaggio_br_denunciato_giornalista">Aginews</a></strong></span></p>
<p>&#8221; <em>Genova, 25 nov. &#8211; Simulazione di reato e procurato allarme. Questi i reati per cui e&#8217; stato denunciato alla procura dalla digos il giornalista collaboratore della redazione genovese del &#8216;Giornale&#8217; Francesco Guzzardi accusato di essersi auto inviato un messaggio minatorio corredato da stella a cinque punte. Questo il testo del mesaggio: &#8216;non abbiamo ancora deciso se spaccare prima il culo al vostro servo Guzzardi l&#8217;infame della Valbisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete &#8216;. Il mesaggio, scritto a mano, era stato messo sotto la porta della redazione del &#8216; Giornale&#8217; di viale Brigate Partigiane la scorsa settimana.<br />
C&#8217;era stata un&#8217;immediata denuncia alla polizia. La stella a cinque punte aveva spinto gli agenti della digos ad farsi carico del caso. Il giornalista era stato convocato in questura. Una semplice prova calligrafica aveva fatto emergere la verita&#8217;. Guzzardi ha ammesso di avere vergato il mesaggio dicendo di essere stato oggetto di minacce insieme ad altri membri della sua famiglia in seguito alla propria attivita&#8217; di giornalista nel quartiere della Valbisagno e di avere scelto questo &#8217;singolare&#8217; modo per sollevare il caso e fare partire un&#8217;indagine. </em>&#8220;</p>
<p>Non ho parole credetemi, questi non sanno più che pesci pigliare.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il giornale più citato dal nonno]]></title>
<link>http://lacasadeigiochi.wordpress.com/2009/11/25/il-giornale-piu-citato-dal-nonno/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 19:08:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>corrado</dc:creator>
<guid>http://lacasadeigiochi.wordpress.com/2009/11/25/il-giornale-piu-citato-dal-nonno/</guid>
<description><![CDATA[E’ stato lo stesso destinatario delle minacce, un giornalista collaboratore della sede genovese del ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p>E’ stato lo stesso destinatario delle minacce, un giornalista collaboratore della sede genovese del Giornale, a scrivere il presunto volantino delle Brigate Rosse recapitato in redazione. Lo hanno accertato gli agenti della Digos di Genova che hanno denunciato l’uomo per simulazione di reato e procurato allarme, come spiega l’Ansa.</p>
<p>(<a href="http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/volantino-br-alla-sede-del-giornale-se-lo-sono-scritti-da-soli-158886/">blitz quotidiano</a>)</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Toghe rosso sangue di Paride Leporace]]></title>
<link>http://lucaniart.wordpress.com/2009/11/25/toghe-rosso-sangue-di-paride-leporace-2/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:52:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>maria pina ciancio</dc:creator>
<guid>http://lucaniart.wordpress.com/2009/11/25/toghe-rosso-sangue-di-paride-leporace-2/</guid>
<description><![CDATA[La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia E’ un testo di forte]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://lucaniart.wordpress.com/files/2009/11/paride.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3289" title="paride" src="http://lucaniart.wordpress.com/files/2009/11/paride.jpg" alt="" width="242" height="158" /></a>E’ un testo di forte impegno civile, che vuole scuotere dall’oblio e dall’indifferenza una comunità distratta da gossip ed effimero. “Toghe roso sangue” di Paride Leporace è un meticoloso saggio giornalistico sull’uccisione di ventisei magistrati italiani, più un ventisettesimo giudice scomparso nel nulla, che racconta -con la cronaca dei delitti- anche le emozioni collettive, a volte straordinariamente indignate per gli omicidi, altre volte, tantissime altre volte, perdutamente vaghe e superficiali. Leporace rende omaggio a tutti i giudici trucidati dalla criminalità organizzata, dalle bande armate nere e rosse, dal terrorismo internazionale, ma leggendo “Toghe rosso sangue”, si prova vivo disagio nel constatare come la nostra memoria collettiva abbia perso traccia di questi strenui difensori della legalità.<!--more--> Nel libro, Leporace ricorda anche i diciassette agenti di scorta massacrati insieme agli uomini che cercavano di proteggere. Le storie personali dei magistrati uccisi variano, così come variano i moventi della loro morte. Alcuni giudici sono consapevoli dei rischi e li affrontano sino alle estreme conseguenze, altri sono ammazzati senza preavvisi, per logiche distorte della follia umana o per assurde strategie del terrorismo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em>“Mi dispiace, ma qualcuno dovevo far fuori”</em></strong>: così Agostino Pianta, primo magistrato ucciso in Italia, diviene vittima di un ex detenuto in cerca di vendetta contro la giustizia. E’ il 1969, seguiranno altri 25 anni di lutti e dolori.</p>
<p style="text-align:justify;">L’ultimo nome della crudele mattanza è quello di Luigi Daga, magistrato di fama internazionale, esperto di problemi dell’amministrazione penitenziaria, con idee molto avanzate. Il giudice viene sparato a Il Cairo nel 1993 da un giovane integralista islamico. Dopo venti giorni di agonia, Daga muore al San Filippo Neri di Roma; i giornali gli “riserveranno” 10 righe nelle pagine di cronaca. E Leporace commenta nel capitolo dedicato a Daga: <em>“…un musicista integralista si sarà mai domandato che sparava contro uno che voleva ridurre le carceri nel mondo?”</em></p>
<p style="text-align:justify;">Delinquenti e terroristi, assassinio dopo assassinio, uccidono uomini e straziano famiglie. Il dolore nella solitudine degli affetti infranti è un altro tema che emerge drammatico dalla lettura del libro.</p>
<p style="text-align:justify;">Paolo Adinolfi, giudice civile della sezione fallimentare tribunale di Roma, scompare nel nulla, dopo aver preso il bus numero 4 per recarsi a casa della mamma. Da quel lontano 1994, la sua famiglia rivendica almeno gli onori della memoria, per un uomo coraggioso che stava indagandosi strani crak finanziari e vorticosi affari economici tra colletti bianchi e criminalità organizzata. Un’impenetrabile cappa di silenzio è calata sul suo nome. L’oblio dell’opinione pubblica appare vertiginoso anche in tantissimi episodi di sangue, ridimensionati a fatti locali. Accade nella vicenda del giudice Nicola Giacumbi, ucciso nel marzo 1980, sotto casa a Salerno, dalla colonna “Pelli” delle Br. A distanza di anni la moglie del magistrato continua a vivere nella sua solitudine affettiva accanto alle pipe e alla collezione di orologi del marito. Come scrive Leporace “<em>Le sentenze del delitto Giacumbi troveranno spazi solo sui giornali locali… Giuseppone quel bambinone che non vide tornare più suo padre oggi è ingegnere chimico a Taranto e nessuno ha mai sentito il suo dolore, forse perché non è giornalista o perché suo padre non lavorava a Milano” </em></p>
<p style="text-align:justify;">“Toghe rosso sangue” è un’accurata cronologia degli omicidi che hanno funestato la magistratura italiana; il libro descrive con tratti rapidi ma esplicativi anche pezzi di storia d’Italia, sprofondata negli anni di piombo e incupita dalle stragi eversive e dalla tracotanza mafiosa. Ci sono le macchinazioni oscure dei servizi deviati, i depistaggi, il cinismo della corruzione, le rivendicazioni sociali e politiche, le trame del terrorismo internazionale e le piccole vicende quotidiane di uomini divenuti protagonisti di una lunga stagione di sangue. Leprace, direttore del Quotidiano di Basilicata, ricostruisce gli eventi con un rigore giornalistico estremo: fatti, dettagli, rappresentazione del contesto in cui maturano i delitti non debordano mai in considerazione inopportune. La scrupolosa ricerca delle fonti, le testimonianze dei parenti, le ricostruzioni di colleghi giornalisti sono strumenti chiari, adoperati da Paride Leporace per scrivere un libro di alto valore letterario, per ridare Memoria alla nostra comunità, per rimediare agli oltraggi della Storia.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Toghe rosso sangue. La vita e la morte dei magistrati italiani assassinati nel nome della giustizia” di Paride Leporace; Newton Compton Edizioni; Euro 12,90 – pp. 288</em></p>
<p style="text-align:right;"><strong>Raffaele Grimaldi</strong><em><br />
(giornalista)<br />
</em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">I magistrati le cui storie vengono narrate nel libro sono:</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Agostino Pianta</strong> ucciso da un detenuto &#8211; <strong>Pietro Scaglione </strong>ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Francesco Ferlaino</strong> ucciso dalla ‘Ndrangheta &#8211; <strong>Francesco Coco</strong> ucciso dalle Brigate Rosse &#8211; <strong>Vittorio Occorsio</strong> ucciso da Ordine Nuovo &#8211; <strong>Riccardo Palma</strong> ucciso dalle Brigate Rosse &#8211; <strong>Girolamo Tartaglione</strong> ucciso dalle Brigate Rosse- <strong>Fedele Calvosa</strong> ucciso dalle Unità combattenti comuniste &#8211; <strong>Emilio Alessandrini</strong> ucciso da Prima Linea &#8211; <strong>Cesare Terranova</strong> ucciso dalla mafia- <strong>Nicola Giacumbi</strong> ucciso dalla colonna “Pelli” &#8211; <strong>Girolamo Minervini</strong> ucciso dalle Brigate Rosse &#8211; <strong>Guido Galli</strong> ucciso da Prima Linea &#8211; <strong>Mario Amato</strong> ucciso dai Nar &#8211; <strong>Gaetano Costa</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Gian Giacomo Ciaccio Montalto</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Bruno Caccia</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Rocco Chinnici</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Alberto Giacomelli</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Antonino Saetta</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Rosario Angelo Livatino</strong> ucciso dalla mafia &#8211; <strong>Antonio Scopelliti</strong> ucciso dalla ‘Ndrangheta e dalla mafia &#8211; <strong>Giovanni Falcone e Francesca Morvillo</strong> uccisi dalla mafia &#8211; <strong>Paolo Borsellino </strong>ucciso dalla mafia -<strong> Luigi Daga</strong> ucciso da terroristi islamici &#8211; <strong>Paolo Adinolfi</strong> rapito da ignoti</p>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Prima Linea: “La mia rivoluzione era un pranzo di gala”, parola di Sergio Segio]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/25/la-prima-linea-la-rivoluzione-era-un-pranzo-di-gala-parola-di-sergio-segio/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:39:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/25/la-prima-linea-la-rivoluzione-era-un-pranzo-di-gala-parola-di-sergio-segio/</guid>
<description><![CDATA[Dal libro che ha ispirato il copione di La Prima linea il film di Renato De Maria Facciamo spesso le]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2 style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Dal libro che ha ispirato il copione<br />
di </strong><strong><em>La Prima linea</em></strong><strong><br />
il film di Renato De Maria</strong></span></h2>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/laprimalinea.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4191" title="laprimalinea" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/laprimalinea.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a></strong></span><br />
Facciamo spesso le ore piccole, bazzichiamo ristoranti di nome e piano-bar. A Milano, la «Scaletta» a Porta Genova, «Gualtiero Marchesi» in Bonvesin della Riva, «Ciovassino» a Brera e, per la musica, il «2», sempre a Brera, e altri jazz club della zona. A Venezia, l’«Harris bar», in omaggio a Ernest Hemingway, e la «Locanda Montin», in reminiscenza di <em>Anonimo veneziano</em>.  In particolare di quando Tony Musante dice: «Sto morendo» e Florinda Bolkan risponde: «Tutti stiamo morendo, poco a poco» e lui, di rimando: «Ma io sto morendo adesso».<br />
[…]<br />
Ecco perché infine, dopo anni di moralismo militante, ci concediamo qualche lusso, qualche spesa decisamente al di sopra degli standard proletari. Da bravi bastardi ci togliamo poi la soddisfazione di convocare le riunioni con i brigatisti in ottimi ristoranti, offrendo loro un pranzo che altrimenti non si potrebbero permettere, stante il livello dei loro stipendi, definito al minimo della sopravvivenza con rigore calvinista. Quando li fissano loro, i luoghi dell’incontro sono immancabilmente trattoriacce operaie di periferia, il cui cibo fa rischiare la vita ben più di una rapina in banca.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#993300;"><strong>Sergio Segio, <em>Miccia corta. Una storia di Prima linea</em></strong><strong>, DeriveApprodi 2005, p. 114</strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff6600;"><strong><span style="color:#000000;">Link</span><br />
</strong></span><a href="../2009/03/19/2005/05/23/miccia-corta-e-cervello-pure/">Miccia corta e cervello pure</a><br />
<strong> </strong><a href="../page/2009/11/13/film-pattumiera-%E2%80%9Cuna-storia-di-prima-linea%E2%80%9D-la-stucchevole-elegia-autocelebrativa-in-salsa-dannunziana-propinata-da-sergio-segio-in-miccia-corta/">La Prima linea, il film che vorrebbe seppellire gli anni 70 sotto il peso del senso di colpa</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-1/">L’esportazione della colpa</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-linfametto-1/">Sergio Segio: “Scalzone e i parigini condannino la lotta armata”<br />
“</a><a href="../page/2009/03/19/%c2%absergio-segio-ha-dimostrato-solo-di-avere-ancora-molte-cambiali-da-pagare-per-la-sua-liberta%c2%bb-3">Segio ha dimostrato solo di avere ancora molte cambiali da pagare per la sua libertà”</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-linfametto-3/">“Monsieur de la calomnie”</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-5/">Scalzone: “Caro Segio, non c’ è nulla da cui mi devo dissociare”</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-6-2/">Sergio Segio, il narcisismo del senso di colpa</a><br />
<a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-7/">Segio e l’ideologia del ravvedimento</a><br />
<a href="../2009/02/25/2009/02/25/4228-i-ravveduti/">I Ravveduti</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2007/02/02/995/">Il merlo, il dissociato e il fuoriuscito</a></p>
<p><span style="color:#ff6600;"><a href="../page/2009/03/19/sergio-segio-ovvero-chi-frequenta-linfamia-7/"></a></span></p>
<p><span style="color:#993300;"><strong><br />
</strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuove Brigate rosse? Un Magistrato autorevole è preoccupato.]]></title>
<link>http://xamax.wordpress.com/2009/11/20/nuove-brigate-rosse-un-magistrato-autorevole-e-preoccupato/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:45:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>xamax</dc:creator>
<guid>http://xamax.wordpress.com/2009/11/20/nuove-brigate-rosse-un-magistrato-autorevole-e-preoccupato/</guid>
<description><![CDATA[Il metodo della lotta armata non è così efficace e risolutivo per come passa apparire. Perché? Perch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il metodo della lotta armata non è così efficace e risolutivo per come passa apparire. Perché? Perché la violenza non porta da nessuna parte. Non porta da nessuna parte puntare una pistola e uccidere un uomo per far valere i propri diritti. Non porta da nessuna parte fare esplodere bombe e seminare morte e panico sociale. Non è uno stato di Diritto quello fondato sull’uso delle armi e del terrore. E’ il ragionamento sembra anche abbastanza semplice, ma non per questo banale.</p>
<p>Ed è abbastanza allarmante che un magistrato del calibro di Libero Mancuso, risulti preoccupato. Non so quanto sia stata evidenziata pubblicamente questa preoccupazione, ma l’Unità nel numero del 13 novembre scorso gli ha dedicato una intervista della quale riporto qualche spunto che può rendere l’idea:</p>
<p>“… Il pericolo che, come gli anni Settanta, la risposta assurda alla crisi possa essere il conflitto armato, a mio avviso c’è. Anche se la storia del nostro Paese ha già ampiamente dimostrato come, in ogni momento in cui il terrorismo è stato forte, i diritti delle fasce deboli si siano ristretti notevolmente. Come il sistema dei diritti si sia arretrato, invece di avanzare come credevano i fautori della lotta armata”.</p>
<p>Altre sono le parole del Magistrato che colpiscono:</p>
<p>“… la società non fa che dare esempi di caduta della legalità e dei diritti: pensi – dichiara Mancuso al giornalista dell’Unità che lo sta intervistando- solo a quello che è accaduto, qualche giorno fa, in quella fabbrica di Roma. Dove il titolare e una squadra di vigilantes privati hanno sgomberato con la forza gli operai che protestavano pacificamente”. Ecco appunto ancora violenza per la risoluzione delle controversie.</p>
<p>Il dott. Mancuso adesso è in pensione. Si è occupato di terrorismo, criminalità organizzata, strage di Bologna e quella dell’Italicus.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La lotta fantas(r)mata: alle radici della fraseologia dei Nuclei di azione territoriale]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/18/la-lotta-fantasrmata-alle-radici-della-fraseologia-dei-nuclei-di-azione-territoriale/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 12:34:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/18/la-lotta-fantasrmata-alle-radici-della-fraseologia-dei-nuclei-di-azione-territoriale/</guid>
<description><![CDATA[Il documento di fondazione del populismo armato La fraseologia dei Nat ha come pantheon ideologico l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3>Il documento di fondazione del populismo armato<br />
La fraseologia dei Nat ha come pantheon ideologico la letteratura giornalistica del populismo giustizialista, da Nanni Moretti a Beppe Grillo, da Marco Travaglio a Roberto Saviano<br />
Ma agli imprenditori dell’emergenza del Viminale fa comodo diffondere un’altra versione che parla della presenza di analogie con la lotta armata degli anni 70, con le “vecchie Br”</h3>
<p>di Paolo Persichetti 17 novembre 2009, dal blog <a href="http://insorgenze.wordpress.com">INSORGENZE</a></p>
<p>Di cultura brigatista, nel documento che in calce porta la firma dei <strong>Nuclei di azione territoriali</strong>, inviato in questi giorni alle redazioni locali di alcuni giornali e tv, non c’è nulla. L’unico riferimento agli anni 70 è il richiamo alla memoria di <a href="http://baruda.net/2009/07/08/ad-annamaria-mantini/">Luca e Annamaria Mantini</a>, militanti dei Nap trucidati dalla polizia a cavallo tra il 1974 e il 1975.<br />
Eppure media e Viminale, per voce del ministro Roberto Maroni, hanno subito evocato «<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/terrorismomaroni-in-volantino-analogie-con-vecchie-bransa/">analogie con le vecchie Brigate rosse</a>». La fretta con la quale gli apparati antiterrorismo accreditano la fondatezza di queste episodi è sospetta. Ricorda molto da vicino quanto Howard Becker spiegò in un libro divenuto un classico della sociologia, <em>Outsiders</em>. Gli apparati repressivi hanno tendenza a costruire e perennizzare il fenomeno considerato deviante che ne ha <a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/0684836351-01-_sx140_sy225_sclzzzzzzz_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3961" title="0684836351-01-_sx140_sy225_sclzzzzzzz_" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/0684836351-01-_sx140_sy225_sclzzzzzzz_.jpg" alt="" width="137" height="225" /></a>giustificato la creazione. A tale proposito Becker impiega la nozione di «imprenditori», con riferimento agli «imprenditori morali», un complesso di enti specifici, associazioni, media e apparati, come fu per la creazione di un ufficio centrale antinarcotici che sul finire degli anni 20 costruirono, attraverso campagne specifiche di allarme sociale, il proibizionismo contro l’uso delle droghe leggere fino a quel momento considerato lecito. Becker osservò come la burocrazia repressiva messa in piedi smise presto di operare  come un apparato di contrasto al fenomeno ritenuto illecito, ma iniziò ad agire in modo creativo inglobando altri comportamenti nell’ambito della propria sfera di competenza.<br />
Prendendo in uso questo concetto, oggi si può parlare della presenza sulla scena politico-sociale di un potente apparato di<strong> <em>imprenditori dell’emergenza</em></strong> che hanno come specifico interesse quello di costruire in permanenza allarmi antiterrorismo, alimentando il fantasma della lotta armata, e allargando a dismisura la griglia interpretativa dei fenomeni sociali da far rientrare all’interno di questa definizione.<br />
Attenzione: non si tratta dell’ennesima versione delle teorie del complotto ma di una lettura stravolta dei fenomeni sociali.<br />
Non sappiamo ancora se dietro la sigla Nat si celi qualcosa di genuino, ovvero la presenza reale di nuclei territoriali in alcune città del nord Italia, come annunciato nel testo. Il precedente della sigla <a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/nta-una-sigla-vuota-utilizzata-per-lanciare-intimidatori-allarmi-terrorismo/">Nta (Nuclei territoriali antimperalisti)</a>, consiglia estrema prudenza.<br />
Tuttavia, se la loro veridicità trovasse conferma saremmo di fronte a un fenomeno ancora più sconcertante. Va detto, infatti, che nella prosa utilizzata e nell’analisi proposta si scorge una lettura socio-politica della realtà italiana quanto mai sprovveduta, un impiego di termini banali, un linguaggio che rinvia più alla lettura del blog di Beppe Grillo o gli articoli di Roberto Saviano e Marco Travaglio che alla conoscenza di Karl Marx.<br />
Un guazzabuglio populista con fraseologia armata più che «lotta armata per il comunismo».</p>
<p><strong>Uno stralcio del testo</strong><br />
«<em>Lo scopo primo ed immediato di questo REGIME</em> – è scritto in uno dei passi nel documento – <em>è lo stravolgimento della costituzione nata dalla Resistenza e dalla lotta al fascismo e per una società più giusta. Destra e PD vogliono annacquare l’antifascismo e trasformare il 25 aprile e la resistenza da momento fondativi della Repubblica a festa nazionale di pacificazione in cui i partigiani ed i boia fascisti siano pari</em>».</p>
<p>Nessun analista del Viminale, posto che ne abbia le capacità e non sia in malafede (i frequenti e clamorosi svarioni presenti nelle loro analisi riportate dalla stampa lasciano spesso supporre il contrario), potrà mai sostenere, testi alla mano, che nella letteratura delle Organizazzioni comuniste combattenti (Pl, Br, fino al 1989, e alle altre formazioni minori) era presente un apparato concettuale del genere, nel quale si propone una difesa dello spirito originario della costituzione fondato sui valori dell’antifascismo…</p>
<p>La letteratura politica delle formazioni armate di sinistra (si consiglia ai più giovani la lettura dell’antologia, <em>Le parole scritte. Progetto memoria</em>, terzo volume, edizioni sensibili alle foglie) conteneva una critica durissima della politica e della forma Stato, che inglobava ovviamente un rigetto del patto costituzionale. Per non parlare dell’antifascismo, considerato dalle Br, come dalle fornazioni di cultura operaista in particolare, un diversivo, una contraddizione minore rispetto a quella principale, individuata  nel conflitto capitale-lavoro per come si manifestava negli ani 70, nella critica radicale alla società capitalista.</p>
<p>Siamo in presenza, dunque, di un fenomeno diverso. Per ora limitiamoci a dire questo in attesa di una conferma della reale consistenza di questa sigla e non di un’operazione di intossicazione politica. Il linguaggio abborracciato, l’insistenza sulla territorialità, il carattere localistico, potrebbero far pensare anche all’azione di spezzoni di osservanza leghista dei servizi ad uso e consumo del ministro degli Interni. Basta leggere le conclusioni dell’analisi di Renato Farina (l’agente “Betulla” che collaborava con l’officina del Sismi diretta da Pio Pompa), proposta sul <em>Giornale</em>del 18 novembre 2009: «Lavoro repressivo, condito con analisi sulle fucine di questi pensieri» per fare tabula rasa di tutte le realtà antagoniste, non allineate. Disturbano i cortei degli studenti contro la riforma Gelmini, le azioni operaie delle fabbriche in crisi. Disturba qualsiasi voce di dissenso.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/terrorismomaroni-in-volantino-analogie-con-vecchie-bransa/">Roberto Maroni: Nat, analogie con vecchie Br</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/nta-una-sigla-vuota-utilizzata-per-lanciare-intimidatori-allarmi-terrorismo/">Nta, la sigla vuota utilizzata per lanciare intimidatori allarmi terrorismo</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[TERRORISMO: MARONI, NEl VOLANTINO ANALOGIE CON VECCHIE BR/ANSA]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/terrorismomaroni-in-volantino-analogie-con-vecchie-bransa/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 12:20:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/17/terrorismomaroni-in-volantino-analogie-con-vecchie-bransa/</guid>
<description><![CDATA[TERRORISMO:MARONI, NEL VOLANTINO ANALOGIE CON VECCHIE BR/ANSA POL S42 S0A QBXH TERRORISMO:MARONI, IN]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>TERRORISMO:MARONI, NEL VOLANTINO ANALOGIE CON VECCHIE BR/ANSA<br />
POL S42 S0A QBXH TERRORISMO:MARONI, IN VOLANTINO ANALOGIE CON VECCHIE BR/ANSA VALUTIAMO ANCHE POSSIBILI CONTATTI CON IL RADICALISMO ISLAMICO (ANSA)</p>
<p>&#160;</p>
<p><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/494a3f1f2af82_zoom.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4067" title="494a3f1f2af82_zoom" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/494a3f1f2af82_zoom.jpg?w=300" alt="" width="210" height="164" /></a>- MILANO, 17 NOV &#8211; I Nuclei di azione territoriale (Nat), che in questi giorni hanno inviato volantini alle redazioni di alcuni giornali con proclami che invitano alla lotta armata, non devono essere sottovalutati perchè le analogie con le vecchie Brigate Rosse sono troppo evidenti. L&#8217;allarme è stata lanciato dal ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni il quale ha escluso il gesto di un matto e ha anzi sottolineato come l&#8217;attenzione sia rivolta oltre che all&#8217;area antagonista anche a possibili contatti con l&#8217;integralismo islamico. Dopo il primo volantino Maroni non aveva esitato a parlare di analogie con le Brigate Rosse da parte del gruppo del quale si conosce ancora poco, se non che ha cellule radicate a Bologna, Milano, Torino, Lecco e Bergamo. «Il volantino &#8211; ha spiegato il ministro dell&#8217;Interno &#8211; ha forti analogie con le Br ma anche differenze importanti, che ci fanno però ritenere non sia frutto della mente di un matto». L&#8217;attenzione, quindi, è ai massimi livelli. E dopo la procura di Bologna, anche quella di Milano si muove: la Digos ha infatti trasmesso un rapporto in vista dell&#8217;apertura di un&#8217;inchiesta che verrà affidata al pool antiterrorismo coordinato dal procuratore aggiunto Armando Spataro. Nel volantino non sono indicati direttamente obiettivi specifici: i Nat accusano Confindustria, i partiti politici (il Pd e il Centrodestra) ma anche giornali e giornalisti che, in quanto «servi del regime, hanno dimostrato di saper intendere come unico linguaggio quello delle armi». «Per le persone alle quali si fa riferimento &#8211; ha assicurato Maroni &#8211; l&#8217;attenzione sarà aumentata. Più in generale, stiamo seguendo questo fenomeno anche in collegamento con altri che abbiamo già seguito, soprattutto nell&#8217;area antagonista». Secondo gli analisti del Viminale, il volantino si può considerare come una sorta di &#8216;risoluzione strategicà che ripropone, da un lato, temi ed obiettivi propri degli anarco-insurrezionalisti; dall&#8217;altro, sembra una chiamata alle armi tipica delle Br. Tutta da verificare, comunque, l&#8217;esistenza dei cinque nuclei che, si legge nel documento, sarebbero già attivi in altrettante città italiane. Per il ministro, però, il pericolo è molto più esteso soprattutto dopo l&#8217;attentato alla caserma &#8216;Santa Barbarà di Milano, dove un kamikaze ha fatto esplodere un ordigno rimanendo gravemente ferito. «Stiamo valutando &#8211; ha precisato Maroni &#8211; i possibili rapporti, anche quello eventuale con il radicalismo islamico». E a Milano l&#8217;allarme sembra più alto che altrove, non solo perchè è radicata una cellula dei Nat e perchè forte appare l&#8217;area antagonista ma anche perchè all&#8217;interno del mondo islamico, da sempre, è stata registrata una certa inquietudine. «L&#8217;area di Milano e della Lombardia &#8211; ha spiegato Maroni &#8211; è dove si sono radicati questi fenomeni. A Milano c&#8217;è stato il primo caso di kamikaze in Italia. Purtroppo si concentrano tutti qui e per questo l&#8217;attenzione è massima». Del rischio terrorismo Maroni ha parlato oggi al Viminale con la sua collega svizzera, Evelyne Widmer Schlumpf. «Proprio perchè questi elementi di rinascita dell&#8217;attività del terrorismo politico e del fondamentalismo islamico &#8211; ha osservato &#8211; sono segnalati in prossimità del confine svizzero, ho chiesto un rafforzamento dello scambio di informazioni tra i due Paesi per contrastare questo fenomeno che sta riprendendo piede».(ANSA). BAB 17-NOV-09 18:42 NNN<br />
FINE DISPACCIO</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="../2009/11/17/alle-radici-della-fraseologia-dei-nuclei-di-azione-territoriali/">Populismo armato, alle radici della fraseologia dei Nuclei di azione territoriale</a><br />
<a href="../2009/11/17/2009/11/17/nta-una-sigla-vuota-utilizzata-per-lanciare-intimidatori-allarmi-terrorismo/">Nta, la sigla vuota utilizzata per lanciare intimidatori allarmi terrorismo</a><br />
<a href="http://www.sensibiliallefoglie.it/memoria_libri.asp">Progetto memoria, Le parole scritte</a><br />
<a href="http://baruda.net/2009/07/08/ad-annamaria-mantini/">Annamaria Mantini</a><br />
<a href="../2009/11/17/terrorismomaroni-in-volantino-analogie-con-vecchie-bransa/">Roberto Maroni: Nat, analogie con vecchie Br</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ad Minora]]></title>
<link>http://ilpeggio.wordpress.com/2009/11/16/ad-minora/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 20:49:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>nro0</dc:creator>
<guid>http://ilpeggio.wordpress.com/2009/11/16/ad-minora/</guid>
<description><![CDATA[Il giallo dei tedeschi inghiottiti dal deserto: ritrovati 13 anni dopo. &#8220;Eravamo in vacanza co]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><img class="alignnone size-medium wp-image-2366" title="Duna non Fiat" src="http://ilpeggio.wordpress.com/files/2009/11/duna-non-fiat.jpg?w=188" alt="Duna non Fiat" width="188" height="300" /></h3>
<h3>Il giallo dei tedeschi inghiottiti dal deserto: ritrovati 13 anni dopo. &#8220;Eravamo in vacanza coi Carretta.&#8221;</h3>
<h3>Vertice FAO, il monito del Papa: &#8220;Burp!&#8221;</h3>
<h3>BR, volantino con minacce a <em>L&#8217;Unità.</em> L&#8217;ha consegnato il Cosmopavone.</h3>
<h3>Gheddafi, lezione a 100 hostess: &#8220;Convertitevi.&#8221; A cosa? alla KLM?</h3>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'odio per gli anni '70 e la retorica dei "calli"]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/15/lodio-per-gli-anni-70-e-la-retorica-dei-calli/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 12:22:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/15/lodio-per-gli-anni-70-e-la-retorica-dei-calli/</guid>
<description><![CDATA[C&#8217;è una categoria di questo blog a cui tengo molto.  E&#8217; quella dedicata ai compagni ucci]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#ff0000;">C&#8217;è una </span><em><span style="color:#ff0000;">categoria</span></em><span style="color:#ff0000;"> di questo blog a cui tengo molto. <br />
E&#8217; quella dedicata ai </span><a href="http://baruda.net/category/memoria/per-i-compagni-uccisi/"><span style="color:#ff0000;">compagni uccisi</span></a><span style="color:#ff0000;">, una sezione aggiornata costantemente (purtroppo la lista è lunga ed io sono lenta) con pagine di ricordo che hanno come fonte principale gli &#8220;Sguardi Ritrovati&#8221;, secondo volume del </span><a href="http://www.sensibiliallefoglie.it/memoria_libri.asp"><span style="color:#ff0000;">Progetto Memoria</span></a><span style="color:#003300;"><span style="color:#ff0000;"> (Ed. Sensibili alle Foglie), dedicato a tutti i compagni che hanno perso la vita durante </span><a href="http://baruda.net/category/memoria/lotta-armata-memoria/"><span style="color:#ff0000;">azioni armate</span></a><span style="color:#ff0000;">.<br />
Io amo ricordare anche loro. Tra i miei morti, quelli che sento parte della mia storia, c&#8217;è tutta quella generazione di operai e di sfruttati, di studenti e proletari che scelsero di provarci con le armi a sovvertire questo paese.<br />
Una di queste pagine è dedicata a </span></span><a href="http://baruda.net/2009/06/05/a-margherita-cagol/"><span style="color:#ff0000;">Margherita Cagol</span></a><span style="color:#ff0000;">, tra le fondatrici delle Brigate Rosse, uccisa dai carabinieri di Dalla Chiesa in uno scontro a fuoco durante il sequestro Gancia, in una cascina delle langhe piemontesi.</span></p>
<div id="attachment_3939" class="wp-caption alignright" style="width: 280px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/br_marac.jpg"><img class="size-full wp-image-3939" title="br_marac" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/br_marac.jpg" alt="br_marac" width="270" height="237" /></a><p class="wp-caption-text">Margherita Cagol, durante una manifestazione</p></div>
<p><span style="color:#ff0000;">Pochi giorni fa il signor Piep Piper, così si è firmato, m&#8217;ha lasciato un commento che m&#8217;ha particolarmente irritato&#8230;<br />
commento che per un po&#8217; ho lasciato a marcire, in sospeso. Il tono è di quelli da vecchio comunista del P.C.I., di quelli che denunciavano gli operai dentro le fabbriche; in più mi accusa della mia età, divertentissimo!<br />
Ora l&#8217;ho approvato ed è stato decorato meravigliosamente da una risposta a firma di Paolo Persichetti che sento di sottoscrivere in tono e con sommo piacere &#8230; quindi vi riposto qui questo allegro dibattito&#8230;<br />
Se volete, i microfoni sono aperti: questo il </span><a href="http://baruda.net/2009/06/05/a-margherita-cagol/"><span style="color:#ff0000;">link</span></a><span style="color:#ff0000;"> del vecchio post.</span></p>
<p><strong>Piep Piper</strong>: <em><span style="color:#666699;">&#8220; Vedo con raccapriccio che la demenza ideologica mascherata da poesia libertaria fa ancora proseliti, anche tra chi, essendo nata nel 1982, di quello che sono stati i sanguinosi anni 70′, probabilmente ha solo leggiucchiato in piena era già berlusconiana. Si vergogni, la Cagol era solo una potenziale assassina, allo stesso livello di quelli che diceva di combattere. Noi comunisti veri, coi calli sulle mani, ce ne abbiamo le palle piene di voi, poeti borghesi della libertà col mitra in mano. Chi spara non ha mai ragione, si rilegga (se mai l’ha letto) Socrate, Gandhi, Pasolini e anche Paperino.&#8221;</span></em></p>
<p><strong>Paolo Persichetti: </strong></p>
<p><span style="color:#000000;">Commendator Piep Piper,<br />
Di sicuro gli unici calli che lei conosce sono quelli che crescono tra l’indice e il medio, notoriamente i calli della spia, come quelle che negli anni 70 denunciavano gli operai insubordinati, i quadri di lotta più combattivi, i militanti che nei quartieri portavano avanti le battaglie sociali e che davano fastidio al suo Pci coinvolto nella politica di solidarietà nazionale, nel compromesso storico, nella strategia dell’austerità che chiedeva alla classe operaia di lavorare di più e rinunciare agli aumenti salariali. Eravate i maggiordomi della Fiat, gli informatori delle questure, stilavate liste di sospetti che poi portavate a Dalla Chiesa e ai vostri magistrati, come Caselli.</span></p>
<div id="attachment_3940" class="wp-caption alignleft" style="width: 164px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/460_0___30_0_0_0_0_0_image3_v-_fracchia.jpg"><img class="size-full wp-image-3940   " title="460_0___30_0_0_0_0_0_image3_v._fracchia" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/460_0___30_0_0_0_0_0_image3_v-_fracchia.jpg" alt="460_0___30_0_0_0_0_0_image3_v._fracchia" width="154" height="342" /></a><p class="wp-caption-text">Il modo in cui operavano i carabinieri del generale Dalla Chiesa</p></div>
<p>Voi siete quelli del muro di Berlino, di una concezione del socialismo che pensava di organizzare la società come una caserma. Quel tipo di socialismo che irrideva Brecht quando ricordava il discorso del segretario dei comunisti di Berlino, che davanti ad una piazza di operai in protesta non chiedeva le dimissioni del comitato centrale ma quelle del popolo. Lei è della stessa pasta dei Severino Galante, dei Luciano Violante. Uomini dell’ordine statale, legalitari, amate le toghe non le tute blu. Pensate che la società debba essere un tribunale.<br />
Nei posti di lavoro e nei quartieri avete preso il posto delle Digos e dimenticato persino l’azione sindacale. La lotta di classe non la praticavate più da tempo con la vostra ideologia del patto tra produttori. Da classe operaia dentro lo Stato, siete diventati un pezzo di Stato dentro la classe operaia.<br />
Grazie ai “sanguinosi anni 70”, come lei li chiama con consumata prosa berlusconiana-girotondina (rovesci della stessa medaglia), abbiamo avuto per un paio di decenni la scuola di massa, il diritto allo studio per tutti, l’accesso alle università senza più criteri di classe (così i figli di operai e dei contadini sono potuti diventare avvocati o medici), il divorzio, l’aborto, il nuovo diritto di famiglia, la chiusura dei manicomi, la riforma carceraria, il diritto all’assistenza sanitaria, il miglioramento e l’estensione delle pensioni, il punto unico di scala mobile, conquiste salariali e normative sul diritto del lavoro, un abbozzo di Stato sociale prima inesistente, e altro ancora.<br />
Tutte cose smantellate a partire dagli anni 80, grazie a gente come lei. Per quelli come la Cagol, era ancora troppo poco. Ma senza gente come lei tutto questo non ci sarebbe stato.<br />
Quello che lei scrive mi fa pensare ad una frase di Socrate: “Più gente conosco, e più apprezzo il mio cane.”<br />
Forse farebbe bene a seguire anche il consiglio che Gandhi dava quando incontrava tipi come lei: “Dobbiamo fare il miglior uso possibile del tempo libero”, aggiungo, invece di scrivere stronzate a commento dei post altrui che non gradisce.<br />
Pasolini se lo tenga pure. Lei è di quelli che ama di certo la poesia in cui si sbrodolava per i poliziotti del 68. Criticava la modernità capitalista perché era un nostalgico dell’evo rurale. Ha scritto anche cose giuste, come spesso accade ai più lucidi reazionari.<br />
Paperino? Certo che adoriamo Paperino.<br />
Lei invece è di quelli che si identificano con Topolino, e forse ancora di più con Gastone.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/alanford_1_big.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3941" title="alanford_1_big" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/alanford_1_big.jpg?w=300" alt="alanford_1_big" width="300" height="213" /></a> Viva il papero proletario che rifiuta il lavoro, che non vuole morire in fabbrica e cerca di strappare qualche dollaro a quel taccagno di suo zio. Nella paperopli degli anni 70, lei invece sarebbe stato uno di quelli arruolati in difesa del suo forziere. Oggi invece è con quelli che concepiscono la politica unicamente come uno scontro tra Rockerduck-Berlusconi e Debenedetti-Paperon de Paperoni.<br />
Si vede che ha letto per troppo tempo Tex Willer e Zagor. Un po’ di Gruppo Tnt e di Mafalda le avrebbe allargato il cervello.<br />
È dai fumetti che uno legge da bambino che si vede poi cosa diventerà da grande.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[STORIE MALEDETTE - Don Giuseppe Romano, il confessore della famiglia Cutolo, trucidato come un boss. Il mistero della morte]]></title>
<link>http://loravesuviana.wordpress.com/2009/11/13/storie-maledette-don-giuseppe-romano-il-confessore-della-famiglia-cutolo-trucidato-come-un-boss-il-mistero-della-morte/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 11:58:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paolo Perrotta</dc:creator>
<guid>http://loravesuviana.wordpress.com/2009/11/13/storie-maledette-don-giuseppe-romano-il-confessore-della-famiglia-cutolo-trucidato-come-un-boss-il-mistero-della-morte/</guid>
<description><![CDATA[OTTAVIANO - Ci sta un pezzo di cronaca nera che diventa mistero. Era una domenica il 6 gennaio 1986,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-7405" title="cutolo (1)" src="http://loravesuviana.wordpress.com/files/2009/11/cutolo-1.jpg" alt="cutolo (1)" width="448" height="253" /></strong></p>
<p><strong>OTTAVIANO </strong>- Ci sta un pezzo di cronaca nera che diventa mistero. Era una domenica il 6 gennaio 1986, l’Epifania. Don Giuseppe Romano, parroco della piccola chiesa di San Giorgio a Somma Vesuviana, come ogni domenica, era pronto a celebrare la prima funzione della giornata. Uscì da casa e iniziò a percorrere i pochi metri che lo separavano dalla sua vettura. Non si accorse dei due uomini che lo seguivano. La pioggia di fuoco lo investì appena aprì lo sportello della sua Golf.</p>
<p><!--more-->Raggiunto da sei proiettili, di cui uno nel polmone, don Giuseppe, però, sopravvisse. Ricoverato al Cardarelli fu sottoposto a un delicato intervento e sembrò recuperare velocemente le forze al punto da ridere e scherzare con chi andò a trovarlo. Poi l’improvviso peggioramento che due giorni dopo lo portò nella tomba. A questo punto sarebbe logico aspettarsi un’ondata d’indignazione popolare, le dichiarazioni bellicose della classe politica, la macchina <img class="alignleft size-full wp-image-7406" title="rosetta cutolo" src="http://loravesuviana.wordpress.com/files/2009/11/rosetta-cutolo.jpg" alt="rosetta cutolo" width="193" height="245" />repressiva dello Stato funzionare a pieno regime. Sarebbe logico perché uccidere un prete, è qualcosa che scuote anche gli animi più indolenti, perché è un atto di barbarie inaudita, perché è un pugno in faccia alla società. Eppure non accadde nulla. L’omicidio finì lentamente nell’oblio e di esso si persero le tracce. Perché? Perché don Giuseppe non era un prete anticamorra, non era nemmeno un prete comune. Don Giuseppe Romano era, infatti, il religioso della famiglia Cutolo. Nella sua chiesa Raffaele Cutolo, il futuro capo della NCO, lo assistette alle funzioni religiose come chierichetto. Grazie al suo aiuto, Rosetta Cutolo, la sorella di “o’ professore” riuscì, per anni, a rimanere latitante. Fu a lui che i fratelli Cutolo svelarono, nel segreto della confessione, i numerosi misteri della NCO. Segreti che, dopo la scomparsa dell’organizzazione, qualcuno, forse temette potessero essere svelati ai magistrati da un parroco di campagna.</p>
<p><strong>Luigi Sabino</strong></p>
<p><strong>redazione@loravesuviana.it</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un caffè con l'autore nella biblioteca di Villaricca]]></title>
<link>http://tonialimatola.wordpress.com/2009/11/09/un-caffe-con-lautore-nella-biblioteca-di-villaricca/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 10:53:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>tonialimatola</dc:creator>
<guid>http://tonialimatola.wordpress.com/2009/11/09/un-caffe-con-lautore-nella-biblioteca-di-villaricca/</guid>
<description><![CDATA[Mercoledì 11 novembre, dalle 17.30 alle 19, gli autori con cui prenderete il caffè nella biblioteca ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Mercoledì 11 novembre, dalle 17.30 alle 19, gli autori con cui prenderete il caffè nella biblioteca di via Sei Martiri a Villaricca (Na), saremo Granata e io. Parleremo del libro &#8211; intervista &#8220;Io, Cirillo e Cutolo&#8221; (edito da Cento Autori) e della trattativa &#8211; di cui si racconta &#8211; per liberare l&#8217;ex assessore regionale sequestrato dalle Brigate rosse nel 1981. Come ricorderete, l&#8217;ex sindaco di Giugliano, Giuliano Granata, andò in carcere dal capo della Nco per chiedere di intervenire per la sua liberazione. Lucio Michetti leggerà alcune pagine del libro, mentre il maestro Lello Cardone lo accompagnerà con la sua magnifica chitarra. Le altre voci saranno di Emanuela Cimmino, Maria Grazia Viscuso e Salvatore Salatiello.</p>
<h3>Iniziativa di Illimitarte e Cittadinanzattiva Napoli nord e Assessorato comunale alla cultura.</h3>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pianosa, l’isola-carcere dei pestaggi, luogo di sadismo contro i detenuti]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/08/pianosa-l%e2%80%99isola-carcere-dei-pestaggi-luogo-di-sadismo-contro-i-detenuti/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 11:43:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/08/pianosa-l%e2%80%99isola-carcere-dei-pestaggi-luogo-di-sadismo-contro-i-detenuti/</guid>
<description><![CDATA[Prima di brigatisti e mafiosi, ospitò l’anarchico Passannante e il socialista Sandro Pertini. In set]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong> </strong></p>
<h2><span style="color:#ff6600;"><strong>Prima di brigatisti e mafiosi, ospitò l’anarchico Passannante e il socialista Sandro Pertini. In settimana si decide se ridestinarla nuovamente a prigione</strong></span></h2>
<p>Paolo Persichetti<br />
<span style="color:#ff0000;"><em>Liberazione</em></span> 8 novembre 2009</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3861" title="pianosa-mare600s.JPG" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/pianosa-mare600s-jpg.jpeg" alt="pianosa-mare600s.JPG" width="500" height="375" /></p>
<p>Anche se l’intenzione di<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/06/aguzzini-lumia-%E2%80%9Criaprire-super-carcere-di-pianosa-e-applicare-severamente-il-41bis%E2%80%9D/"> riaprire il super carcere di Pianosa</a> sembra per il momento rientrata, di fronte alla ferma opposizione della ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, la proposta avanzata dal guardasigilli Angelino Alfano suona come un <a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/06/aguzzini-lumia-%E2%80%9Criaprire-super-carcere-di-pianosa-e-applicare-severamente-il-41bis%E2%80%9D/">sinistro presagio</a>. Il governo ha brutte intenzioni se è vero che con grande disinvoltura tenta di rimettere in funzione una delle più brutali carceri speciali che l’Italia abbia conosciuto. Roba da far impallidire persino Guantanamo e Abu Ghraib.<strong> </strong>Da circa un decennio, l’isola è diventata un parco ambientale di alto valore naturalistico. Nel 1997 è stato trasferito l’ultimo detenuto rinchiuso nel reparto 41 bis, e dall’anno successivo a presidiare la vecchia struttura sono rimasti solo una sparuta pattuglia di agenti di polizia penitenziaria e alcuni detenuti semiliberi, provenienti dalla vicina casa di reclusione di Porto Azzurro, sull’isola d’Elba, che si occupano dei terreni agricoli. Aperta nel 1858 dal Granducato di Toscana, fu solo nei primi anni del Regno unificato d’Italia che la colonia penale agricola della Pianosa assunse la struttura attuale. Nello stesso periodo vennero create delle succursali nelle isole limitrofe dell’arcipelago toscano, alla Gorgona e sull’isola di Montecristo. Quest’ultimo insediamento fu però abbandonato nel 1880. Negli anni successivi e fino al 1965, l’isola divenne un reclusorio per detenuti ammalati di tubercolosi. Ma la casa penale della Pianosa si è guadagnata anche la fama di carcere per detenuti politici. Nelle sue famigerate celle sono passati l’anarchico Giovanni Passannante, che nel 1878 tentò di accoltellare Umberto I, e durante il fascismo il socialista Sandro Pertini. Ma fu nel maggio 1977 che, insieme alla sezione “Fornelli” dell’Asinara, la diramazione “Agrippa” della Pianosa conquistò un posto centrale nel circuito delle carceri di “massima sicurezza”, ideato dal generale dei carabinieri Carlo Albero Dalla Chiesa. Nel giro di due giorni, grazie anche all’utilizzo di grandi elicotteri bimotori da trasporto truppe Chinook, i reparti dell’Arma trasferirono 600 prigionieri. Un decreto interministeriale, oltre ad attribuire poteri eccezionali a Dalla Chiesa, sospendeva le norme vigenti in materia di appalti e concessioni edilizie (qualcosa di simile è stato chiesto dall’attuale capo del Dap, Franco Ionta). Furono edificate sezioni di massima sicurezza, oltre alle già citate sezioni Fornelli e Agrippa, anche sull’isola di Favignana e nelle carceri di Cuneo, Fossombrone, Trani, Novara, Termini Imerese, Nuoro, Palmi, Messina. Un enorme giro di miliardi da cui scaturirono anni dopo inchieste giudiziarie sulle famose “carceri d’oro”. In un documento fatto pervenire all’esterno, i primi prigionieri politici rinchiusi a Pianosa descrivevano così il luogo: «si tratta di un’isola-carcere, nel senso che la totalità del suo territorio – circa 12 km quadrati – è adibito a istituto di pena. L’isola consta di 4 diramazioni indipendenti. 4 carceri nel carcere. La più grande di esse, chiamata “Agrippa”, dopo aver subito una completa ristrutturazione è divenuta un vero monumento al sadismo repressivo dello Stato borghese». Pianta a forma di quadrilatero, doppio muro di cinta sormontato da filo spinato e un numero sproporzionato di fari. All’interno, celle molto piccole con arredo cementato al pavimento e alle pareti, «mura dipinte con colori speciali che provocano menomazioni visive e disturbi psichici; aria ridotta a mezz’ora la mattina e mezz’ora il pomeriggio, in piccoli cortili. Non più di sei per volta». All’arrivo &#8211; scrivono sempre i detenuti &#8211; si viene «sottoposti a un brutale pestaggio, dimostrazione del potere assoluto della direzione carceraria». Testimonianze del genere si moltiplicarono negli anni successivi. Il 31 marzo 1981, all’interno della sezione Agrippa avvenne uno delle più brutali violenze della storia carceraria. In una dichiarazione resa pubblica dai familiari, tenuti lontani dall’isola per 15 giorni, si informava che 70 detenuti della sezione speciale erano stati rinchiusi in isolamento dopo essere stati denudati e bastonati e i loro effetti personali distrutti. Ancora nel 1992, quando sull’onda della nuova emergenza antimafia il braccio di massima sicurezza accolse detenuti accusati di appartenere alla criminalità organizzata, i racconti non si discostavano da quanto accaduto negli anni precedenti. «Un litro d’acqua da bere al giorno, 200 grammi di vitto con dentro cicche di sigarette e pezzettini di vetro. La domenica è il giorno più sicuro per consumare la cena, all’apparenza si presenta senza scorie, diversamente dal pranzo dove si trova sia nella pasta che nel secondo un po’ di tutto, tra sputi, cicche, carta, plastica, vetro, preservativi e spaghi» (cf. <em>Il Carcere speciale</em>, sensibili alle foglie 2006). Nel 1993 un rapporto di <em>Amnesty International</em> raccolse le testimonianze denunciando le brutalità subite dai reclusi della sezione Agrippa.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3862" title="ricorrente" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/ricorrente.jpg" alt="ricorrente" width="422" height="554" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a title="Gli spettri del 41 bis" href="../2009/08/04/2009/07/30/page/2009/04/23/2002/10/28/carcere-gli-spettri-del-41-bis/">Carcere, gli spettri del 41 bis</a><br />
<a title="Giro di vite sul 41 bis" href="../2009/08/04/2009/07/30/page/2009/04/23/2008/07/20/dopo-la-legge-gozzini-tocca-al-41-bis-giro-di-vite-sui-detenuti/">Dopo la legge Gozzini tocca al 41 bis, giro di vite sui detenuti</a><br />
<a title="La legge che cancella la Gozzini" href="../2009/08/04/2009/07/30/page/2009/04/23/2008/06/15/carcere-arriva-la-legge-che-cancella-la-gozzini/">Carcere, arriva la legge che cancella la Gozzini</a><br />
<a title="Fine pena mai - Annino Mele" href="../2009/08/04/2009/07/30/page/2009/04/23/2006/04/16/fine-pena-mai-lergastolo-al-quotidiano/">Fine pena mai, l’ergastolo al quotidiano</a><br />
<a title="Sprigionare società" href="../2009/08/04/2009/07/30/page/2009/04/23/2005/09/01/sprigionare-la-societa/">Sprigionare la società</a><br />
<a title="Desincarcerer la société" href="../2009/08/04/2009/07/30/page/2009/04/23/2005/09/01/desincarcerer-la-societe/">Desincarcerer la société</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="../2009/08/01/cronache-carcerarie/">Cronache carcerarie </a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="../2009/11/06/la-morte-di-blefari-melazzi-e-le-carceri-italiane/">La morte di Blefari Melazzi e le carceri italiane</a><br />
<a href="../2009/08/01/2009/11/02/2009/11/05/ignorata-la-disponibilita-offerta-da-un-gruppo-di-detenute-che-si-offri-di-assistere-la-blefari-i-magistrati-puntavano-al-pentimento/">Ignorata la disponibilita offerta da un gruppo di detenute che si offrì di assistere la Blefari. I magistrati puntavano al pentimento</a><br />
<a href="../2009/08/01/2009/11/05/induzione-al-pentimento/">Induzione al pentimento</a><a href="../2009/11/02/suicidio-blefari-melazzi-luso-della-malattia-come-strumento-di-indagine/"><br />
Suicidio Blefari Melazzi: l’uso della malattia come strumento di indagine</a></p>
<p><a title="Gli spettri del 41 bis" href="../2009/08/04/2009/07/30/page/2009/04/23/2002/10/28/carcere-gli-spettri-del-41-bis/"> </a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Suicidio Blefari, il Garante dei detenuti: «Si poteva evitare»]]></title>
<link>http://eftorsello.wordpress.com/2009/11/01/suicidio-blefari-il-garante-dei-detenutii-poteva-evitare/</link>
<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 14:18:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>eftorsello</dc:creator>
<guid>http://eftorsello.wordpress.com/2009/11/01/suicidio-blefari-il-garante-dei-detenutii-poteva-evitare/</guid>
<description><![CDATA[Ricevo dal Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, una nota sulla morte della brigatista Di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em><img class="alignleft" title="blefari" src="http://images.roma.corriereobjects.it/media/foto/2009/11/01/ble_b1--180x140.jpg" alt="" width="180" height="140" />Ricevo dal Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, una nota sulla morte della brigatista Diana Blefari, suicidatasi ieri sera nel carcere di Rebbibbia dopo che le era giunta la notifica in carcere dell&#8217;ergastolo confermato dalla Cassazione, in relazione all&#8217;omicidio di Marco Biagi. Secondo Marroni, il gesto della brigatista era quantomeno prevedibile.</em></p>
<p style="text-align:justify;">«Il sistema carcerario italiano ha dato, ancora una volta, l’ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima». Lo ha detto il <strong>Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni</strong>, commentando il suicidio, in una cella del carcere di Rebibbia, della brigatista, condannata all&#8217;ergastolo per l&#8217;omicidio di Marco Biagi, <strong>Diana Blefari Melazzi</strong>. «I precedenti familiari della donna – ha aggiunto Marroni &#8211; le sue condizioni psichiche in tutto il periodo di detenzione, il suo comportamento quotidiano, la sua solitudine, il suo rifiuto del cibo, delle medicine e di ogni contatto umano contribuivano a tratteggiare un quadro complessivo che doveva necessariamente far scattare un campanello d’allarme che, evidentemente, non si è attivato in tempo». Il Garante ha ricordato che due anni fa, <strong>nel novembre del 2007, aveva già denunciato pubblicamente il caso della Belfari Melazzi soggetto schizofrenico e inabile psichicamente</strong>, <strong>figlia di madre con la stessa malattia e morta suicida  ristretta in regime di 41 bis</strong>. <!--more-->“Nel suo delirio la Blefari Melazzi &#8211; scriveva all’epoca Marroni &#8211; ritiene che la struttura carceraria (agenti e detenute comprese) agiscano contro di lei. Le detenute dell’alta sicurezza, sezione attigua al 41 bis, ascoltano quotidianamente le sue urla e i suoi lamenti. Per lunghi periodi la donna non mangia e si chiude al mondo, rifiuta i farmaci e trascorre intere giornate a letto, al buio e senza contatti neanche con i familiari e l’avvocato. Inviata due volte all&#8217;osservazione psichiatrica di Sollicciano sembra mgliorare, ma una volta tornata a Rebibbia  le sue ondizioni peggiorano di nuovo”. «Evidentemente &#8211; ha concluso Marroni – il fatto che dopo gli allarmi sia stato declassato il regime dal 41 bis a detenuta comune non ha comunque aiutato questa donna che ha continuato a tenere un atteggiamento di totale chiusura verso tutto e verso tutti. A quanto sembra, nei giorni scorsi era stata fatta tornare da Sollicciano per sentirsi confermare la sentenza. Io credo che, fermo restando le sue responsabilità, questa donna dovesse essere curata e assistita lontano dal carcere».</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>EF</strong></p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>SEGUI <a href="http://www.facebook.com/friends/?mutual&#38;id=1629724218#/pages/EFs-Blog/130879915286" target="_blank">EF’S BLOG SU FACEBOOK</a></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuove BR, la Blefari si impicca in carcere]]></title>
<link>http://termoli.wordpress.com/2009/11/01/nuove-br-la-blefari-si-impicca-in-carcere/</link>
<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 12:24:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Achab</dc:creator>
<guid>http://termoli.wordpress.com/2009/11/01/nuove-br-la-blefari-si-impicca-in-carcere/</guid>
<description><![CDATA[La neobrigatista Diana Blefari Melazzi si è impiccata ed è morta nel carcere femminile di Rebibbia a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La neobrigatista Diana Blefari Melazzi si è impiccata ed è morta nel carcere femminile di Rebibbia a]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[un sentito ringraziamento]]></title>
<link>http://61cygni.wordpress.com/2009/11/01/un-sentito-ringraziamento/</link>
<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 11:23:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>61cygni</dc:creator>
<guid>http://61cygni.wordpress.com/2009/11/01/un-sentito-ringraziamento/</guid>
<description><![CDATA[Un sentito ringraziamento alla terrorista Blefari che, con il suo gesto, consentirà un notevole risp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2717" title="blefari br suicidio" src="http://61cygni.wordpress.com/files/2009/11/blefari-br-suicidio.png" alt="blefari br suicidio" width="413" height="311" />Un sentito ringraziamento alla terrorista Blefari che, con il suo gesto, consentirà un notevole risparmio all&#8217;erario (spese carcerarie, spese processuali etc.); spero che il &#8220;risparmio&#8221; non venga reimpiegato per pagare una pensione di invalidità a quel coglione di libico che si è fatto esplodere (perdendo solo mani ed occhi) a Milano.</p>
<p style="text-align:justify;">p.s. Cesare (Battisti), perché non segui il buon esempio?!</p>
<p>(screenshot da <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_novembre_1/diana_blefari_impiccata_rebibbia-1601941948865.shtml">Corriere.it</a>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il regno degli omissis: la riforma del segreto di Stato del 2007 congelata dal governo Berlusconi]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/31/il-regno-degli-omissis-la-riforma-del-segreto-di-stato-del-2007-congelata-dal-governo-berlusconi/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 06:55:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/31/il-regno-degli-omissis-la-riforma-del-segreto-di-stato-del-2007-congelata-dal-governo-berlusconi/</guid>
<description><![CDATA[Il governo Berlusconi allunga la durata del segreto di stato su fatti orribili dietro cui c&#8217;er]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il governo Berlusconi allunga la durata del segreto di stato su fatti orribili dietro cui c&#8217;erano le istituzioni deviate manovrate dalla P2. Il governo Berlusconi puzza forte di P2.</p>
<p>Fonte: <a href="http://alessandrotauro.blogspot.com/2009/10/il-regno-degli-omissis-la-riforma-del.html">Il regno degli omissis: la riforma del segreto di Stato del 2007 congelata dal governo Berlusconi</a>.</p>
<blockquote><p><span style="font-weight:bold;color:#cc0000;">Estate 1964</span>: tentato golpe in Italia guidato dal Generale dell&#8217;Arma dei Carabinieri <span style="font-weight:bold;">Giovanni De Lorenzo</span>, il cosiddetto &#8220;<span style="font-style:italic;">Piano Solo</span>&#8220;.<br />
<span style="font-weight:bold;color:#cc0000;">4 agosto 1974</span>: <span style="font-weight:bold;">strage dell&#8217;<span style="font-style:italic;">Italicus</span></span>. 12 morti e 48 feriti per l&#8217;esplosione di una bomba nel vagone numero 5 dell&#8217;espresso Roma-Monaco.<br />
<span style="color:#cc0000;font-weight:bold;">1974</span>: progettazione del piano di Colpo di Stato da parte di <span style="font-weight:bold;">Edgardo Sogno</span>, agente segreto e membro della loggia massonica Propaganda 2.<br />
<span style="font-weight:bold;color:#cc0000;">Autunno 1979</span>: <span style="font-weight:bold;">scandalo <span style="font-style:italic;">Eni-Petronim</span></span>, tangenti pagate dall&#8217;Eni alla compagnia petrolifera saudita con parziale ritorno &#8220;in Italia&#8221; a titolo di finanziamento della P2.<br />
<span style="font-weight:bold;color:#cc0000;">2 settembre 1980</span>: misteriosa sparizione dei giornalisti italiani <span style="font-weight:bold;">Graziella De Palo e Italo Toni </span>a Beirut.<br />
<span style="font-weight:bold;color:#cc0000;">17 febbraio 2003</span>: sequestro del cittadino egiziano residente a Milano <span style="font-weight:bold;">Abu Omar </span>da parte di agenti della CIA e con la complicità del SISMI.</p>
<p>Sono solo alcune delle lacunose e terribili vicende che hanno scosso l&#8217;Italia nel corso della sua storia repubblicana e che sono state oggetto di <span style="font-weight:bold;">omissioni e occultamenti di verità</span>, attraverso l&#8217;apposizione del cosiddetto &#8220;segreto di stato&#8221;.<br />
Il tutto sempre nel buon nome della salvaguardia dell&#8217;integrità democratica nazionale.</p>
<p>Ma i fascicoli e i faldoni giacenti negli archivi delle varie agenzie di sicurezza non si limitano ai fatti sopracitati, per i quali ci fu una <span style="font-weight:bold;">pubblica apposizione del Segreto di Stato </span>da parte del governo allora in carica; diverse centinaia o forse migliaia di documenti archiviati finiscono per interessare, seppure indirettamente, molte altre vicende altrettanto inquietanti del dopoguerra italiano, dalla Strage di Portella della Ginestra al sequestro e l&#8217;omicidio di Aldo Moro, da Piazza Fontana alla Stazione di Bologna.<br />
<span style="font-weight:bold;">Interi faldoni relativi alle Brigate Rosse, ai NAR, alle operazioni dei corpi militari e alla documentazione interna dei servizi </span>non attendono altro che vedere un po&#8217; di luce e respirare qualcosa di diverso dall&#8217;aria stantia e consumata che avvolge gli archivi interrati di edifici inaccessibili.</p>
<p>Erano queste le ragioni che portarono il Governo Prodi e l&#8217;intero parlamento italiano a scrivere ed approvare il 3 agosto 2007 la <span style="font-weight:bold;">legge di riforma dei servizi segreti italiani</span>, che, tra le tante questioni, definiva un <span style="font-weight:bold;">limite di 15 anni </span>(ed estendibile al massimo a 30) per la validità del segreto di stato su tutti i documenti su cui risulta apposto.</p>
<p>L&#8217;<span style="font-weight:bold;">8 aprile del 2008</span>, ben 8 mesi dopo l&#8217;approvazione della legge, il governo retto da un Romano Prodi ormai sfiduciato e pronto a lasciare l&#8217;onere dell&#8217;amministrazione nazionale dello stato a Silvio Berlusconi approvava il primo decreto di attuazione della riforma.</p>
<p>Cinque mesi più tardi, <span style="font-weight:bold;">il 23 settembre</span>, il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi dava vita al decreto governativo che istituiva un&#8217;apposita <span style="font-weight:bold;font-style:italic;">Commissione </span>chiamata a definire le procedure per il pubblico accesso ai documenti in via di desegretazione.</p>
<p>Dopo oltre un anno la legge restava ancora inapplicata ed il segreto di stato su vicende &#8220;desegretabili&#8221; e legalmente di pubblico dominio come i tentati golpe e l&#8217;omicidio Moro rimaneva intatto. Immacolato.</p>
<p>Il 23 marzo 2009 il termine previsto per l&#8217;accesso pubblico alla documentazione. <span style="font-weight:bold;">Il 20 marzo il primo slittamento</span>, che posticipava il tutto al 30 settembre.<br />
Il giorno successivo, il <span style="font-weight:bold;">primo ottobre del 2009</span>, appena 28 giorni fa, la Gazzetta Ufficiale pubblica l&#8217;ennesimo decreto di proroga, sempre a firma di Silvio Berlusconi, che ha rimandato ancora una volta i tempi per la desegretazione dei documenti relativi alle numerose vicende che vanno dal brigantaggio siciliano del 1800 al &#8220;caso Moro&#8221;.<br />
Lo slittamento, ben più consistente, ora fissa i tempi di realizzazione del regolamento per l&#8217;accesso al <span style="font-weight:bold;">30 giugno 2010</span>.</p>
<p>Una data che potrebbe essere <span style="font-weight:bold;">posticipata ancora una volta</span>. E un&#8217;altra. E un&#8217;altra ancora.</p>
<p>Nell&#8217;agosto del 2007 maggioranza ed opposizione annunciavano con un tono trionfante opportunamente cavalcato dalla stampa nazionale l&#8217;approvazione di una legge che <span style="font-weight:bold;">restituiva trasparenza e democraticità allo stato italiano</span>. Uno Stato che decideva con chiarezza di porre la parola fine a troppi &#8220;misteri d&#8217;Italia&#8221;.</p>
<p>Il clamore di quei giorni cozza spaventosamente con il tombale silenzio di questi giorni. Le traballanti promesse di allora, sapientemente mascherate da certezze legislative, cominciano a mostrare il proprio volto. Di fronte ad una stampa che nel corso di appena due anni ha modificato parecchio <span style="font-weight:bold;">le proprie priorità</span>.</p>
<p>Il segreto di stato, a dispetto dei resoconti e delle dichiarazioni di allora, gode ancora di ottima salute. Nessun sintomo influenzale. Nemmeno un&#8217;influenza A di sottotipo H1N1. Figurarsi la scarlattina&#8230;</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL GRANDE VECCHIO Delle brigate rosse SE N’È ANDATO COME IL FU MATTIA PASCAL]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/10/29/il-grande-vecchio-delle-brigate-rosse-se-n%e2%80%99e-andato-come-il-fu-mattia-pascal/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 17:56:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/10/29/il-grande-vecchio-delle-brigate-rosse-se-n%e2%80%99e-andato-come-il-fu-mattia-pascal/</guid>
<description><![CDATA[in silenzio e in un giorno imprecisato del 2008, lontano dallo sguardo indiscreto del mondo – LA BIO]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><img class="alignleft size-full wp-image-7962" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/10/images215.jpg" alt="images" width="116" height="84" />in silenzio e in un giorno imprecisato del 2008, lontano dallo sguardo indiscreto del mondo – LA BIOGRAFIA AVVENTUROSA DI CORRADO SIMIONI: TRA BR E STUDI PIRANDELLIANI CREÒ IL SUPERCLAN SEGRETO CON MORETTI &#8211; LA SCUOLA “HYPERION” PER MOLTI IL PUNTO DI COLLEGAMENTO TRA TERRORISMO INTERNAZIONALE E SERVIZI…</h2>
<p><strong>Miguel Gotor per <a href="http://www.ilsole24ore.it/">&#8220;Il Sole 24 Ore&#8221;</a></strong></p>
<p>Se è vero che è morto, è uscito di scena come ci saremmo aspettati, imitando un personaggio pirandelliano, ad esempio Il fu Mattia Pascal: in silenzio e in un giorno imprecisato del 2008, nel cuore della campagna francese ove abitava da molti anni, lontano dallo sguardo indiscreto del mondo. Lo ha scoperto il giornalista Giovanni Fasanella che voleva entrare in contatto con lui per intervistarlo, ma al telefono una voce impastata di ferma cortesia gli ha risposto: «No, mi spiace, Corrado Simioni è deceduto».<!--more--></p>
<p>Ai più il suo nome non dice nulla e in effetti poco si sa di lui anche se visse un momento di celebrità nell&#8217;aprile 1980 quando Bettino Craxi, alludendo all&#8217;esistenza di un &#8220;grande vecchio&#8221; delle Brigate rosse che sarebbe stato in grado di tirare i fili della sovversione armata in Italia, delineò un ritratto che gli calzava a pennello. Il segretario socialista infatti disse che andava cercato «tra quei personaggi che avevano cominciato a fare politica con noi e poi erano scomparsi e magari sono a Parigi a lavorare per il partito armato».</p>
<p>Si racconta che Simioni si risentì di questa improvvisa accusa e che fra i due vecchi amici e compagni di lotta politica nella Milano socialista e autonomista della prima metà degli anni 70 fosse avvenuto un chiarimento in cui Craxi spiegò che non aveva voluto alludere alla sua persona. Eppure è bastato quest&#8217;episodio per alimentare un motore che in Italia &#8211; quando si parla di terrorismo e non solo &#8211; tende a girare a pieno regime, quello della dietrologia.</p>
<p>Va detto che Simioni, con la sua avventurosa biografia, forniva alcuni appigli, o meglio degli acuminati spunzoni di roccia, che lo studioso di storia farebbe bene a non afferrare con leggerezza quando prova a scalare a mani nude le ripidi pareti della cosiddetta verità storica. Di certo Simioni fu tra i fondatori nel &#8216;69 del Collettivo politico metropolitano insieme con Renato Curcio, un compagno di strada da cui avrebbe presto separato il suo destino.</p>
<p>È Curcio ad avere raccontato che Simioni partecipò, nell&#8217;estate del &#8216;70, al convegno di Pecorile, l&#8217;atto di fondazione delle Br. Secondo la testimonianza di Curcio proprio in quell&#8217;occasione Simioni si contraddistinse per il suo radicalismo ideologico e per il progetto di alzare da subito il livello dello scontro armato. A quanto sembra fu messo in minoranza e si allontanò dal nucleo originario con il suo &#8221; Super clan&#8221;, di cui facevano parte anche Prospero Gallinari e Mario Moretti, che qualche tempo dopo avrebbero compiuto il percorso inverso per rientrare nelle Br.</p>
<p>Simioni, invece, sarebbe rimasto nel &#8220;Super clan&#8221; con i suoi amici Vanni Mulinaris, Duccio Berio e Françoise Tuscher, nipote dell&#8217;Abbé Pierre, con l&#8217;obiettivo di creare una struttura chiusa e sicura, super clandestina appunto, che potesse condizionare dall&#8217;esterno la lotta armata in Italia.</p>
<p>Ex br come Michele Galati e Antonio Savasta hanno raccontato che Moretti, negli anni 70, mantenne i rapporti con Simioni e i suoi amici che nel frattempo si erano trasferiti a Parigi ove avevano aperto una scuola di lingue chiamata &#8220;Hyperion&#8221; con succursali aperte e subito chiuse anche Roma, il caso vuole proprio durante il sequestro Moro.</p>
<p>È vero anche che nel 1965 Simioni fu allontanato dal Psi,viaggiò per l&#8217;Europa, in particolare in Germania, dedicandosi a studi di teologia e lavorò per qualche anno presso la Mondadori. Della sua attività editoriale interessa soprattutto lo studio dell&#8217;opera di Luigi Pirandello di cui ha curato, fra l&#8217;altro, libri dai titoli significativi come &#8220;I vecchi e i giovani&#8221; e &#8220;Sei personaggi in cerca d&#8217;autore&#8221;.</p>
<p>Non sappiamo se Simioni sia stato il &#8220;grande vecchio&#8221; della lotta armata nel nostro paese come adombrato da Craxi, anzi dubitiamo che quel tragico fenomeno abbia avuto bisogno di simili semplificazioni, ma certo in questa storia molto italiana non poteva mancare Pirandello: così è, se vi pare.</p>
<p><a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-10458.htm" target="_blank">Dagospia</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[via gradoli 96]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/10/29/via-gradoli-96/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 12:41:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/10/29/via-gradoli-96/</guid>
<description><![CDATA[Il turismo (sia quello d’elite, sia quello di massa) è, tra le altre cose, un modo di relazionarsi c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-7931" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/10/images208.jpg" alt="images" width="91" height="118" /><img class="alignleft size-full wp-image-7932" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/10/images209.jpg" alt="images" width="98" height="114" />Il <strong>turismo</strong> (sia quello d’elite, sia quello di massa) è, tra le altre cose, un modo di relazionarsi con la memoria e la conoscenza. Nei viaggiatori colti del Settecento l’immaginario turistico si nutriva di letture (arte, letteratura, filosofia) e l’osservazione era il compimento visivo, l’inveramento di un cammino di formazione intellettuale. In questo caso la memoria e la conoscenza costruivano schemi rappresentativi rigidi che al più chiedevano agli occhi di confermare quanto già appreso teoricamente. Era il bisogno di immagini, che accompagna gli uomini da sempre che oggi è appagato dagli strumenti multimediali. Oggi il desiderio di osservare viene nutrito da altre forme di conoscenza. Viaggiare nell’epoca di internet è un bisogno che si costruisce anche attraverso l’induzione pubblicitaria, lo scorrimento veloce delle immagini, la simultaneità della visione. Si parte per una meta con poche notizie e molte immagini. Si arriva in un luogo con sempre meno strumenti per codificare le immagini, per “culturalizzarle”. Ci si limita alla fruizione dell’esotico. E non è detto che questo comportamento sia di per sé negativo: avere minori bagagli culturali può rendere le persone più libere di apprendere senza sovrastrutture culturali. Senza volere in questa sede compiere una valutazione gerarchica delle forme di fuizione della conoscenza, si potrà comunque convenire sul fatto che queste agiscono diversamente sulla nostra memoria (e quindi sulla nostra capacità di ricordare i luoghi). <!--more--></p>
<p>Mi sono accorto di quanto la nostra memoria geografica si sia indebolita in occasione del cosiddetto <strong>caso Marrazzo</strong>. Ovvero del ricatto cui sarebbe stato fatto oggetto il <strong>presidente di centrosinistra</strong> della <strong>regione Lazio</strong> a causa delle sue abitudini erotiche non convenzionali. Tutti si sono concentrati sugli aspetti esotici di questo fatto di cronaca: i comportamenti sessuali non ortodossi, la bruttezza dei transessuali coinvolti in opposizione alla bellezza della moglie, la droga, il ricatto. Largo spazio è stato dato sui media alle immagini del palazzo, alla stanza dove avvenivano gli amplessi non gratuiti e non spontanei. Tutto legato alle immagini. Anche la successiva “sparizione” del giornalista governatore era un modo per sottrarsi alla regola dell’apparire.</p>
<p>Nessuno invece si è soffermato sulla geografia. Praticamente nessuno ha sottolineato come il palazzo dei trans fosse in <strong>via Gradoli 96</strong>. Sì, via gradoli 96, lo stesso palazzo che vide il <strong>covo brigatista</strong> che rapì <strong>Aldo Moro</strong>. Potremmo in questa sede fare facile citazione hegeliana, dicendo che la storia si ripete sempre, prima in forma di tragedia, poi in forma di farsa. Ma è altrove che vorrei portare la riflessione. La nostra cultura ormai è nutrita prevalentemente di immagini. Immagini che creano una nuova forma di memoria (anche geografica), meno sedimentata nel tempo, più transitoria e mutevole. E le immagini, pur violente e forti che siano, non producono una forma di conoscenza durevole. Le immagini del covo brigatista ci hano impressionato, magari indignato, ma non ci hanno aiutato molto a conoscere il presente. E nel 2009, quando nuove immagini di Via Gradoli 96 sono arrivate, ci hanno dimostrato che la nostra memoria era inattiva. Che le immagini non bastano. Per qualche giorno quel condominio sarà semplicemente un luogo dove andare a fare del sesso atipico. Poi verrà nuovamente dimenticato.</p>
<p>Pensateci, prima di organizzare il vostro prossimo viaggio.</p>
<p>Alessandro Abbiati</p>
<p><a href="http://blog.girovolando.it/gradoli-96.html" target="_blank">Girovolando</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
