<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>cambiamenti-climatici &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/cambiamenti-climatici/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "cambiamenti-climatici"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 08:25:40 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Gli obiettivi dell’Unione Europea per il COP15 di Copenhagen]]></title>
<link>http://reportingtheworldover.wordpress.com/2009/12/03/gli-obiettivi-dell%e2%80%99unione-europea-per-il-cop15-di-copenhagen/</link>
<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 15:19:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>reportingtheworldover</dc:creator>
<guid>http://reportingtheworldover.wordpress.com/2009/12/03/gli-obiettivi-dell%e2%80%99unione-europea-per-il-cop15-di-copenhagen/</guid>
<description><![CDATA[Un accordo basato su dati scientifici, che sia equo per tutte le parti in causa ma anche ambizioso, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Un accordo basato su dati scientifici, che sia equo per tutte le parti in causa ma anche ambizioso, e soprattutto giuridicamente vincolante per tutti i firmatari.</p>
<p>Sono i principali obiettivi che i delegati dell’Unione Europea si propongono di perseguire durante le due settimane di incontri ufficiali nella capitale danese. Fino a che punto riusciranno nel loro intento, però, è ancora tutto da vedere. Numerose, infatti, sono le questioni aperte che metteranno a dura prova la capacità negoziale dei rappresentanti UE.</p>
<p>Dal punto di vista scientifico, l’obiettivo è un accordo che limiti il riscaldamento del pianeta a 2°C, valore posto come massimo accettabile, per la continuità della vita come la conosciamo oggi, dalla comunità scientifica mondiale. Il problema che i politici devono risolvere è che questo significa riportare il pianeta ad una situazione pre-era industriale: come dire, ad almeno duecento anni fa. Come farlo, senza che si verifichino sconvolgimenti economici, sociali e politici a livello globale, è la domanda che tutti i leader ed i loro consiglieri si pongono.</p>
<p>La difficoltà di trovare un accordo che soddisfi tutte le parti in gioco – i paesi industrializzati, le cosiddette tigri emergenti dell’economia mondiale (Cina, India. Brasile, per esempio), ma anche i paesi economicamente più arretrati – ha causato l’enorme lentezza con cui si sono sviluppati fino adesso i colloqui preliminari. Nonché le dure prese di posizione di paesi come USA, Cina e, negli ultimissimi giorni, India che hanno di fatto svuotato di contenuti – e di speranze – il COP15.</p>
<p>Le possibilità che l’appuntamento di Copenhagen porti a risultati concreti sono pochissime: dietro la facciata di ottimismo, anche i funzionari e i rappresentanti dell’UE si rendono conto che le chance sono praticamente nulle e nelle loro dichiarazioni si sono da giorni adeguati alla situazione, arrivando a definire Copenhagen solo “una tappa di un processo in evoluzione”.</p>
<p>Quali sono le carte a disposizione per evitare il completo fallimento, che rappresenterebbe una minaccia per l’economia mondiale? L’obiettivo dichiarato dell’UE, a questo punto, è “progredire per quanto possibile sulla strada di un trattato globale e raggiungere un accordo politico che copra tutti i punti chiave” e fornisca le linee guida per la successiva codificazione legale. Se, e fino a che punto, questi obiettivi verranno raggiunti, è presto per dirlo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Meno CO2 al giorno, via il medico di torno]]></title>
<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/11/30/meno-co2-al-giorno-via-il-medico-di-torno/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:35:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Valentina Murelli</dc:creator>
<guid>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/11/30/meno-co2-al-giorno-via-il-medico-di-torno/</guid>
<description><![CDATA[Ridurre le emissioni di gas serra farebbe bene non solo al pianeta, ma anche alla nostra salute. All]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><em>Ridurre le emissioni di gas serra farebbe bene non solo al pianeta, ma anche alla nostra salute. Alla vigilia di COP15, la rivista Lancet offre nuovi spunti di discussione, con una raccolta di articoli che illustrano quattro casi di studio relativi ad altrettanti possibili settori di intervento: l&#8217;energia domestica, i trasporti, la generazione di elettricità e l&#8217;agricoltura.</em></h3>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;">CRONACA </span>- Con il pianeta che si scalda, anche la nostra salute rischia di peggiorare significativamente. Per esempio, il cambiamento degli equilibri climatici della Terra può portare a un aumento delle carestie dovuto a condizioni ambientali estreme oppure a un ampliamento della zona di diffusione di vettori di patologie infettive. Ecco un ottimo motivo per darsi da fare – a livello planetario e anche personale – per ridurre le emissioni di gas serra. Ma in realtà di ottimi motivi, sempre in ambito sanitario, ce n&#8217;è almeno un altro, perché sembra proprio che ridurre i gas serra faccia bene di per sé, sia nei paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo <!--more-->.</p>
<p style="text-align:justify;">È questo, in sintesi, il messaggio che viene da una <a href="http://www.thelancet.com/series/health-and-climate-change" target="_blank">serie di articoli </a>raccolti <em>ad hoc</em> dalla rivista &#8220;Lancet&#8221; sul tema della salute in rapporto al cambiamento climatico, presentati in una conferenza stampa il 25 novembre scorso. Gli studi hanno tracciato una serie di scenari possibili, in diversi luoghi del mondo, simulando quale sarebbe l&#8217;effetto di particolari strategie di mitigazione delle emissioni di CO2 sulla salute umana.</p>
<p style="text-align:justify;">Per esempio: uno scenario che prevedesse l&#8217;introduzione in India, nei prossimi 10 anni, di 150 milioni di stufe domestiche a bassa emissione in sostituzione di quelle tradizionali a biomassa, migliorerebbe significativamente la salute respiratoria della popolazione indiana. Come? Riducendo l&#8217;inquinamento indoor provocato da stufe inefficienti, tra i responsabili di infezioni respiratorie nei bambini e di malattie cardiache croniche negli adulti. L&#8217;inquinamento ovviamente scenderebbe – con conseguenti vantaggi per la salute – anche riducendo il nostro ricorso a fonti energetiche fossili per la generazione di energia elettrica, a favore di metodi alternativi come le turbine eoliche.</p>
<p style="text-align:justify;">Sia a Londra sia a Delhi, invece, andare a piedi o in bicicletta oppure scegliere veicoli a bassa emissione potrebbe ridurre gli infarti e le malattie cardiache del 10-20%, la demenza dell&#8217;8% e la depressione del 5%.</p>
<p style="text-align:justify;">E ancora: uno degli articoli pubblicati invita a ridurre il consumo alimentare di prodotti di origine animale. Costano molto, in termini di emissioni di CO2 e se consumati in eccesso non sono affatto salutari. Un taglio del 30% dei consumi abbasserebbe del 15% le patologie cardiache.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://podcast.thelancet.com/audio/lancet/2009/climate-change.mp3" target="_blank">A questo indirizzo web</a> si può trovare l&#8217;audio della presentazione completa degli articoli, fatta da Andy Haines, della London School of Hygiene and Tropical Medicine, alla conferenza stampa del 25 novembre.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dalai Lama: leader mondiali più attenti al clima]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/30/dalai-lama-leader-mondiali-piu-attenti-al-clima/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 16:00:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/30/dalai-lama-leader-mondiali-piu-attenti-al-clima/</guid>
<description><![CDATA[Dalai Lama Il Dalai Lama chiede al mondo di agire sui cambiamenti climatici. &#8220;I leader del mon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_354" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/dalai-lama.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-354" title="Dalai Lama" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/dalai-lama.jpg?w=150" alt="" width="150" height="101" /></a><p class="wp-caption-text">Dalai Lama</p></div>
<p>Il <strong>Dalai Lama</strong> chiede al mondo di agire sui cambiamenti climatici.</p>
<p>&#8220;I leader del mondo &#8211; ha detto il leader spirituale tibetano &#8211;  devono dare priorità al problema del riscaldamento globale&#8221;</p>
<p>Il Dalai Lama, premio Nobel della Pace, in Australia per una serie di conferenze sul tema della responsabilità universale e per l&#8217;ambiente, ha detto che &#8220;i politici devono concentrare le loro energie per trovare una soluzione ai cambiamenti climatici. Credo che l&#8217;approccio dei leader del mondo al problemi globali debba cambiare: le questioni globali dovrebbero essere il problema numero uno&#8221;. </p>
<p>Il settantaquattrenne leader spirituale tibetano ha detto che non può prevedere l&#8217;esito del vertice delle Nazioni Unite, ma è rincuorato dal fatto che esso si svolga.  &#8220;Penso che sia molto, molto incoraggiante&#8221;, ha detto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cop 15: le proposte di Legambiente]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/30/cop-15-le-proposte-di-legambiente/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 15:46:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/30/cop-15-le-proposte-di-legambiente/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Dal vertice di Copenaghen ci aspettiamo un accordo che impegni tutti i Paesi nella direzione ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#8220;Dal vertice di Copenaghen ci aspettiamo un accordo che impegni tutti i Paesi nella direzione di una forte riduzione delle emissioni di gas serra, con obiettivi precisi, interventi definiti, risorse certe. L&#8217;Italia può dare un segnale significativo in questo senso non solo ribadendo l&#8217;impegno già vincolante fissato a livello europeo al 2020, in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e di sviluppo delle rinnovabili, ma soprattutto dando risposta ai problemi che, nel nostro Paese, impediscono ancora la realizzazione di questa prospettiva&#8221;.</p>
<p> <strong>Edoardo Zanchini</strong>, responsabile energia di Legambiente non ha dubbi sul ruolo che l&#8217;Italia e l&#8217;Europa debbano giocare nel prossimo summit danese sul clima.</p>
<p>&#8220;Chiediamo al Governo un intervento immediato per superare la complicata situazione, denunciata da aziende e associazioni delle rinnovabili, che riguarda in particolare il quadro delle regole, l&#8217;incertezza sugli incentivi, i ritardi nella definizione degli obiettivi di sviluppo&#8221;.</p>
<p>Le proposte di Legambiente in <a href="http://www.stopthefever.org">www.stopthefever.org</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Con Legambiente Copenhagen in diretta]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/30/con-legambiente-copenhagen-in-diretta/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 15:38:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/30/con-legambiente-copenhagen-in-diretta/</guid>
<description><![CDATA[Negli ultimi tre giorni del vertice Onu sul clima (16, 17 e 18 dicembre), Legambiente organizza una ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Negli ultimi tre giorni del vertice Onu sul clima (16, 17 e 18 dicembre), <strong>Legambiente</strong> organizza una diretta web tra Roma, Milano e Copenhagen. Basta collegarsi al sito <a href="http://www.stopthefever.org">www.stopthefever.org</a> oppure recarsi nei luoghi in cui è prevista la diretta. Per Milano il collegamento è tra le 11 e le 19 al Palazzo delle Stelline di corso Magenta, 59.</p>
<p style="text-align:justify;">Crea il tuo gruppo di ascolto: al bar, con gli amici, a casa. Basta un pc collegato a internet.</p>
<p style="text-align:justify;">Il <strong>18 dicembre</strong>, dalle 18 alle 19, brindisi finale. Se vuoi collegarti alla diretta, basta una web cam collegata a skype e chiamare la redazione di c6.tv</p>
<p style="text-align:justify;">Per informazioni, adesioni e segnalazioni appuntamenti: Cinzia C<a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/legambiente3.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-344" title="Legambiente" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/legambiente3.jpg" alt="" width="112" height="84" /></a>ecchetto 02/45474777 <a href="mailto:stopthefever@legambiente.org">stopthefever@legambiente.org</a></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il governo nepalese si riunirà sull'Everest contro cambiamenti climatici]]></title>
<link>http://indonapoletano.wordpress.com/2009/11/29/il-governo-nepalese-si-riunira-sulleverest-contro-cambiamenti-climatici/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 13:04:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nello</dc:creator>
<guid>http://indonapoletano.wordpress.com/2009/11/29/il-governo-nepalese-si-riunira-sulleverest-contro-cambiamenti-climatici/</guid>
<description><![CDATA[Il governo nepalese ha annunciato oggi che si riunira&#8217; il prossimo 4 dicembre in seduta straor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il governo nepalese ha annunciato oggi che si riunira&#8217; il prossimo 4 dicembre in seduta straordinaria sull&#8217;Everest per richiamare l&#8217;attenzione della comunita&#8217; mondiale sui problemi climatici, prima dell&#8217;apertura del vertice mondiale sul clima di Copenaghen. Lo ha annunciato oggi Deepak Bohara, ministro per le foreste di Kathmandu. I 26 membri dell&#8217;esecutivo di Kathmandu, insieme a tutto il loro staff, si riuniranno a Gorakshep, a 5164 metri, sull&#8217;Everest, il luogo di solito usato da tutti gli scalatori come tappa prima di arrivare al campo base della montagna piu&#8217; alta del mondo, posto circa duecento metri piu&#8217; in alto. Il mese scorso, sempre per sensibilizzare i grandi del mondo sul problema ambientale prima di Copenaghen, <a href="http://indonapoletano.wordpress.com/2009/10/17/il-governo-maldiviano-si-riunisce-sottacqua/">il governo maldiviano si riuni&#8217; sott&#8217;acqua</a>. La riunione del governo nepalese sull&#8217;Everest era stata programmata per lo scorso 13 novembre, ma e&#8217; stata rinviata a casa di una malattia del primo ministro Madhav Kumar Nepal. Sara&#8217; proprio lui ad aprire la due giorni che vedra&#8217; il suo governo riunirsi sull&#8217;Everest. Nepal, infatti, terra&#8217; un discorso introduttivo a Syangboche, a 3970 metri, luogo nel quale l&#8217;attrezzatura, compresi i vestiti e le bombole di ossigeno, sara&#8217; controllata prima che quattro elicotteri trasportino l&#8217;esecutivo verso il plateau di Kalapatthar a Gorakshep. La riunione nepalese sul clima, durera&#8217; almeno 20 minuti, durante i quali i ministri voteranno una risoluzione. L&#8217;agenda del consiglio dei ministri sull&#8217;Everest prevede anche altri argomenti, come la dichiarazione di zona protetta ricca di biodiversita&#8217; l&#8217;area tra l&#8217;Everest e il Langtang, che si estendo per oltre 2000 chilometri quadrati. Quest&#8217;ultima decisione deriva da una risoluzione adottata dalla campagna &#8221;Save the Himalaya&#8221;, i cui membri si incontreranno a Copenaghen l&#8217;11 dicembre. La televisione nepalese trasmettera&#8217; in diretta la riunione dle consiglio dei ministri, a cui prenderanno parte una settantina di persone tra ministri e consiglieri. Oltre 15 associazioni supportano l&#8217;iniziativa e si stanno dando da fare per agevolare l&#8217;organizzazione. Le risultanze dell&#8217;incontro, saranno poi portate a Copenaghen dal primo ministro Nepal che, durante il vertice (che si terra&#8217; dal 7 al 18 dicembre) parlera&#8217; per tre minuti all&#8217;assemblea chiedendo azioni per la salvaguardia dell&#8217;Himalaya e del suo paese, minacciati dai cambiamenti climatici, soprattutto dall&#8217;aumento del riscaldamento terrestre che sta portando allo scioglimento di molti ghiacciai.</p>
<p><a href="http://www.wikio.it/vote" target="_blank"><img src="http://www.wikio.it/shared/img/vote/wikio4.gif" alt="" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bologna (Wwf): serve riconoscere i limiti della biosfera ]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/29/bologna-wwf-serve-riconoscere-i-limiti-della-biosfera/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 10:31:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/29/bologna-wwf-serve-riconoscere-i-limiti-della-biosfera/</guid>
<description><![CDATA[Gianfranco Bologna &#8220;Oggi a livello mondiale, quando si parla di sostenibilità, si ragiona sul ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_341" class="wp-caption alignleft" style="width: 74px"><a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/gianfranco-bologna.jpg"><img class="size-full wp-image-341" title="Gianfranco Bologna" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/gianfranco-bologna.jpg" alt="" width="64" height="87" /></a><p class="wp-caption-text">Gianfranco Bologna</p></div>
<p>&#8220;Oggi a livello mondiale, quando si parla di sostenibilità, si ragiona sul fatto che ogni individuo non può contribuire alle emissioni di Co2 in atmosfera per più di 2 tonnellate all&#8217;anno. Ora le emissioni dei cittadini americani sono di 25 tonnellate di Co2 all&#8217;anno e quelle degli italiani di 6 tonnellate pro capite. Attenzione, un componente fondamentale della sostenibilità è il principio di equità: significa che alcuni di noi hanno il dovere di non emettere sostanze dannose oltre un certo limite e altri, nei Paesi più poveri o in via di sviluppo, hanno il diritto di emettere le loro 2 tonnellate di Co2 a testa all&#8217;anno&#8230;&#8221;</p>
<p>Queste le parole di <strong>Gianfranco Bologna</strong>, responsabile scientifico del Wwf Italia e docente all&#8217;Università di Camerino.</p>
<p>&#8220;E&#8217; evidente &#8211; aggiunge Bologna &#8211; che fuori dai sistemi naturali non possiamo vivere, il punto è che di questo passo non saranno in grado di sopportarci: l&#8217;impronta umana è superiore alle loro capacità rigenerative e ricettive&#8230; Per questo occorre una nuova contabilità ecologica&#8230;Sarà imprescindibile in una nuova economia decarbonizzata. Non ci si potrà comportare come se la biosfera non avesse limiti. Anzi, rispettare i confini del Pianeta, ragionare in termini di &#8220;essere umano=una quota di natura&#8221;, è la sfida intellettuale con la quale confrontarsi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Ne saremo capaci? &#8211; si domanda il responsabile del Wwf. &#8220;Speriamo di sì, perché in caso contrario saranno il colasso o l&#8217;ecodittatura. Qualcuno finirà per prendere il potere e imporrà stili di vita e consumo. Non so quale sia lo scenario peggiore&#8221;.</p>
<p>Intervista di Mario Porqueddu sul &#8220;<em>Corriere della Sera</em>&#8221; di sabato 28 novembre.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Studio Wwf-Allianz: se non si cambia ecosistemi al collasso]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/29/studio-wwf-allianz-se-non-si-cambia-ecosistemi-al-collasso/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 10:13:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/29/studio-wwf-allianz-se-non-si-cambia-ecosistemi-al-collasso/</guid>
<description><![CDATA[Gli scenari dell&#8217;Ipcc, la task force degli scienziati Onu sul clima, ci mostrano un futuro inq]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Gli scenari dell&#8217;Ipcc, la task force degli scienziati Onu sul clima, ci mostrano un futuro inquietante e drammatico, ma non completamente fuori controllo.</p>
<p style="text-align:justify;">Frenando subito le emissioni serra potremmo restare sotto i due gradi di aumento nell&#8217;arco del secolo riducendo così l&#8217;impatto del caos climatico. Se però le emissioni continueranno a crescere, aumenteranno anche le possibilità di un collasso devastante di alcuni ecosistemi e di alcune aree geografiche già oggi in delicato equilibrio. Sono i cosiddetti tipping point, i punti critici.</p>
<p style="text-align:justify;">Un&#8217;analisi delle conseguenze innescate dal superamento di queste soglie limite è contenuta nel rapporto preparato dal <strong>Wwf</strong> e dalla società di assicurazione <strong>Allianz</strong>: <em>Major Tipping Points in the Earth&#8217;s Climate System and Consequences for the Insurance Sector.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Leggi l&#8217;articolo di Antonio Cianciullo su <a href="http://www.repubblica.it/ambiente/index.html?ref=hphead">http://www.repubblica.it/ambiente/index.html?ref=hphead</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Impatto zero", guida del Corriere sugli stili di vita]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/29/impatto-zero-guida-del-corriere-sugli-stili-di-vita/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 09:56:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/29/impatto-zero-guida-del-corriere-sugli-stili-di-vita/</guid>
<description><![CDATA[Sarà in edicola domani, lunedì 30 novembre, il primo numero della guida del &#8220;Corriere della Se]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sarà in edicola domani, lunedì 30 novembre, il primo numero della guida del &#8220;Corriere della Sera&#8221; dedicata agli stili di vita sostenibili.</p>
<p>&#8220;<strong>Impatto zero</strong>&#8221; &#8211; è questo il nome scelto &#8211; sarà in vendita per trenta giorni allegato al quotidiano al prezzo di 2,99 euro.</p>
<p>Si tratta di 100 domande e di altrettante risposte - come si legge in copertina - &#8221;dalla doccia ai viaggi: come ridurre la propria impronta ecologica&#8221; per rendere un po&#8217; più verde i nostri comportanmenti quotidiani.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CLIMA: Aspettando Copenaghen nel nome del Pianeta]]></title>
<link>http://fareambientelazio.wordpress.com/2009/11/28/clima-aspettando-copenaghen-nel-nome-del-pianeta/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 21:26:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fare Ambiente Lazio</dc:creator>
<guid>http://fareambientelazio.wordpress.com/2009/11/28/clima-aspettando-copenaghen-nel-nome-del-pianeta/</guid>
<description><![CDATA[Giornalisti ed esperti da tutto il mondo a Viterbo per Il Forum Natura. &#8220;Bisogna agire in fret]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>Giornalisti ed esperti da tutto il mondo a Viterbo per Il Forum Natura. &#8220;Bisogna agire in fretta&#8221;</em></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://fareambientelazio.wordpress.com/files/2009/11/logo-greenaccord.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1114" title="Logo GreenAccord" src="http://fareambientelazio.wordpress.com/files/2009/11/logo-greenaccord.jpg" alt="" width="205" height="192" /></a>Più di 120 giornalisti provenienti da 53 Paesi sono riuniti nel Settimo Forum Internazionale dell&#8217;Informazione per la Salvaguardia della Natura, promosso da <a href="http://www.greenaccord.org/poit/" target="_blank"><strong>Greenaccord</strong></a>, associazione internazionale di cronisti impegnati sul tema dell&#8217;ambiente. In vista della prossima conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici che si terrà a Copenhagen, studiosi ed esperti si interrogano sul ruolo dei media.<!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Dalla residenza storica Domus La Quercia di Viterbo, Leena Srivastava, direttore esecutivo del TERI, The Energy and Resources Institute, sottolinea l&#8217;importanza dell&#8217;interazione tra le risorse naturali: &#8220;Nel 1995 il 20-30% della flora e della fauna erano a rischio estinzione. Ora la situazione è di gran lunga peggiorata: gli impatti previsti dall&#8217;ultimo rapporto dell&#8217;IPCC (intergovernamental panel on climate change) hanno subìto un&#8217;accelerazione imprevista, molto superiore alle aspettative degli scienziati. E&#8217;stato stabilito un tetto massimo di 2-2,4°C di aumento delle emissioni: sono temperature confrontabili con quelle esistenti sul pianeta 125.000 anni fa, ma con la differenza che oggi &#8211; con la presenza di 6 miliardi e mezzo di esseri umani &#8211; gli ecosistemi sono molto più vulnerabili. Se andremo oltre, non sarà più possibile contenere gli effetti dei cambiamenti climatici&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Janet Larsen, direttore del settore Ricerca Earth Policy Institute, USA, che ha evidenziato gli svantaggi della conversione delle colture per la produzione di etanolo, oggetto anche di una recente pubblicazione a cui ha lavorato con Lester Brown &#8211; il &#8220;Plan B.&#8221; &#8211; che contiene le strategie per uscire dalla crisi: &#8220;E&#8217; vero che in poco tempo saranno circa 860 milioni le auto in circolazione, e che una parte di loro utilizzerà. Ma è anche vero che saranno milioni le persone dei Paesi in via di sviluppo che andranno ad aggiungersi al milione di affamati di oggi perché molti loro terreni verranno usati proprio per la produzioni di bioetanolo. Ci troveremo di fronte all&#8217;alternativa se alimentare le automobili o le persone. Occorre operare in fretta &#8211; aggiunge la Larsen &#8211; per una maggiore sensibilizzazione dell&#8217;opinione pubblica mondiale verso questi problemi reali&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Eric Assadourian del Worldwatch Institute, anticipando i contenuti del prossimo State of the World ha sottolineato che il clima è solo uno dei sistemi naturali e sociali messi a rischio dalle attività umane: tra questi l&#8217;assorbimento dei rifiuti, l&#8217;impollinazione, l&#8217;esaurimento delle materie prime, lo sfruttamento dei lavoratori, la crescita urbana. &#8220;Il pianeta &#8211; dice Assadourian &#8211; può supportare soltanto 5 miliardi di persone mentre già siamo 6 miliardi e mezzo, di conseguenza dobbiamo ridurre i consumi individuali. La chiave del problema, è quindi il superamento del consumismo&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">E poi, uno sguardo al passato: dal ruolo fondamentale del microcredito, rievocato da Stefano Zamagni come un&#8217;intuizione (quattrocentesca) storicamente tutta italiana, alla lezione di Brian Fagan, archeologo docente di Antropologia dell&#8217;università della California: &#8220;Dall&#8217;epoca fiorente dei Maya ai giorni nostri, il clima con i suoi &#8220;capricci&#8221; ha pesantemente influenzato il destino di intere civiltà&#8221;. Ed oggi più di allora uno dei pericoli che minaccia il genere umano è ancora la siccità. &#8220;Credo che nel breve periodo sia il maggiore rischio che dovremo fronteggiare &#8211; sostiene Brian Fagan &#8211; specialmente nelle zone semiaride in Spagna, Stati Uniti occidentali e in vaste aree dell&#8217;America Centrale e dell&#8217;Africa. I prossimi cinquanta anni saranno critici. Il fatto che stiamo immettendo gas nell&#8217;atmosfera in quantità senza precedenti rende i cambiamenti climatici attuali unici rispetto ai problemi vissuti nel passato. Non ci sono dubbi: siamo in una fase di riscaldamento, molto del quale causato dagli uomini. I cambiamenti climatici che dobbiamo affrontare saranno diversi dal passato soprattutto perché ora sulla Terra siamo in molti di più e viviamo in grandi città densamente popolate&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Antonio Navarra, direttore del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, traccia una strada per il futuro sulla base delle proiezioni elaborate dal progetto &#8216;Circe&#8217;. &#8220;Nonostante i modelli fino a qui elaborati fossero già pessimistici &#8211; incalza Navarra &#8211; sembra che il trend dell&#8217;evoluzione dei cambiamenti climatici sia destinato a spingersi ben oltre le previsioni più funeste&#8221;. Come arginare il peggioramento della situazione? &#8220;Le evoluzioni future dipenderanno dalla nostra capacità di reagire prontamente ai cambiamenti del clima: sarà fondamentale studiare metodi e tecniche di mitigazione, con tutte le risoluzioni possibili in campo politico, sociale ed economico per eliminare o quanto meno ridurre le emissioni di gas serra, responsabili dell&#8217;aumento della temperatura sulla Terra&#8221;. Continua Navarra: &#8220;Gli ultimi undici anni (1995 -2006) sono stati fra i più caldi mai registrati da quando si hanno misure globali della temperatura alla superficie terrestre (cioè, dal 1850). Per intenderci, la famosa estate torrida del 2003 sarà un evento normale, e non più eccezionale&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo Joellen Russell, docente di Geologia in Arizona, &#8220;la spiegazione plausibile per lo scioglimento del ghiaccio in Antartide sembra essere la produzione eccessiva di calore terrestre causato dall&#8217;inquinamento dei veicoli a motore e dall&#8217;effetto serra. I devastanti effetti dello scioglimento dei ghiacci nel continente antartico non saranno solo avvertiti là, ma cambieranno addirittura la vita di tutte le specie del Pianeta. Dobbiamo trovare una soluzione per ridurre drasticamente la combustione di materiali fossili; se falliremo nell&#8217;obiettivo potrebbe attenderci una veloce e tragica estinzione di molte specie animali. Le prossime tre generazioni dovranno lavorare sodo per combattere le conseguenze dell&#8217;effetto serra&#8221;.</p>
<p>di ANNA MARIA DE LUCA / <a href="http://www.repubblica.it" target="_blank">la Repubblica</a></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p><span style="color:#ff0000;"><strong>a Viterbo molte testimonianze, dal Nepal al Kenya, passando per le Alpi</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">Testimonianze d’alta quota al Forum di <a href="http://www.greenaccord.org/poit/" target="_blank"><strong>Greenaccord</strong></a>, in corso in questi giorni a Viterbo. I racconti appassionati ed allarmanti dei testimoni del clima del Wwf parlano di un mondo, quello delle montagne innevate, che ha mutato irrimediabilmente il proprio aspetto negli ultimi anni. Ieri mattina  le Alpi e l’Himalaya sono state protagoniste non solo per la comune orogenesi (la catena Alpino-Himalayana è stata la prima formazione montuosa a svilupparsi per effetto della deriva dei continenti), ma anche per le testimonianze di chi ogni giorno osserva quei ghiacciai millenari sciogliersi, per non riformarsi più.</p>
<p style="text-align:justify;">Marco Onida è il segretario generale della Convenzione delle Alpi, sottoscritta dai paesi della catena montuosa per tutelare questo patrimonio naturalistico: “Tremila anni fa lassù c’erano allevamenti bovini, ora ci sono i ghiacciai. Ma la velocità del cambiamento climatico è raddoppiata nell’ultimo secolo; dal 1985 è iniziato il restringimento dei ghiacciai: se il fenomeno continua così, questi scompariranno nel 2050.</p>
<p style="text-align:justify;">E se il surriscaldamento del Pianeta ha effetti più o meno visibili nei vari ecosistemi &#8211; continua Onida &#8211; le conseguenze potranno essere più gravi su aree particolarmente sensibili ed ecologicamente fragili come le Alpi, dove lo scioglimento dei ghiacciai e la conseguente erosione del suolo possono accentuare il verificarsi di disastri naturali”.</p>
<p style="text-align:justify;">E anche sul tetto del mondo le cose sembrano non andare meglio. Basta chiederlo ad Apa Sherpa, nepalese di 49 anni, che l’Everest l’ha scalato 19 volte, ed era accompagnato a Viterbo da un altro nepalese più giovane, Dawa Sherpa. La loro vita è tra quelle rocce: “Ho visto con il passare del tempo aumentare i giorni di caldo, con l’incredibile effetto di trovare insetti ad oltre cinquemila metri di quota. E se sono aumentati i decessi per malaria, la causa sembra essere proprio questa proliferazione di insetti dovuta al cambiamento climatico.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi, nevica sempre meno, e l’arretramento dei ghiacciai perenni è diventato più evidente in questa primavera, quando sono riaffiorati dal ghiaccio i corpi di alpinisti dispersi nel 1975. Inoltre, se il ghiaccio si scioglie, i laghi crescono, e il loro equilibrio instabile mette a rischio le popolazioni che vivono in quota. Io ho dedicato le mie due ultime scalate all’Everest – conclude emozionato Apa – al problema dei cambiamenti climatici. Speriamo che qualcuno pensi in fretta ad una soluzione per arginare questo problema. Perché i nostri bambini, gli adulti del futuro, dovranno fare i conti con tutto questo”.</p>
<p style="text-align:justify;">Dalle montagne asiatiche al paesaggio del Kenya, i cambiamenti del clima hanno messo in ginocchio chi, come Nelly Damaris Chepkoskei, viveva prevalentemente di agricoltura ed allevamento. “Il primo segnale che qualcosa è cambiato sono state le piogge, sempre meno intense e frequenti. Ricordo le feste di Natale di quando ero bambina, le passavamo praticamente sempre sotto l’acqua. Ora a dicembre il clima è secco.</p>
<p style="text-align:justify;">Con l’aumento delle temperature, anche nelle nostre zone d’altura sono arrivati gli insetti, con un duplice danno: per la salute, con l’aumento della diffusione della malaria, e per le coltivazioni, dove ora sono necessari i pesticidi, che oltre a minacciare l’ambiente sono un costo che ci mette in difficoltà. Io ho perso  mia figlia di quattro anni a causa della malaria. Una zanzara che si è posata sulla sua fronte me l’ha portata via in tre giorni. Per fortuna, nel fronteggiare le malattie &#8211; soprattutto l’aids &#8211; e la crescente povertà ci sono strutture cattoliche molto ben organizzate che ci aiutano. Ma la situazione resta drammatica: per dieci milionari qui abbiamo dieci milioni di mendicanti”.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche Jalaluddin Saha, agricoltore indiano, racconta: “Sono nato sull’isola Sagar che è la più grande e la più occidentale nelle Sundarbans. Ho dovuto ricostruire la mia casa per due volte a causa dell’innalzamento del livello del mare e ho perso gran parte del terreno destinato all’agricoltura. Temo che i miei figli vedranno ancora distrutta la nostra casa. Ho acquistato due ettari di terreno – aggiunge Saha &#8211; ma me ne è rimasto poco più di uno ora.</p>
<p style="text-align:justify;">Stiamo anche gradualmente perdendo terreno agricolo a causa della salinizzazione, un fenomeno che va avanti dal 1969. L’altro cambiamento riguarda il periodo di semina del riso che ora è posticipato di due mesi rispetto a prima. Il che non rende possibile un terzo ciclo di semina. Per ora la mia casa sembra al sicuro ma non escludo che i miei figli o i miei nipoti debbano in futuro spostarsi di nuovo verso l’interno”.</p>
<p style="text-align:justify;">Il Forum Internazionale sulla Salvaguardia della Natura prosegue oggi con un intervento delle Ferrovie dello Stato, sull’ impegno del settore trasporti su rotaia nella tutela dell’ambiente; Riccardo Valentini, docente dell&#8217;Università della Tuscia, affronterà il tema delle evidenze dei cambiamenti climatici nel settore agro-alimentare; William Rees, della British Columbia, ideatore con Mathis Wackernagel del concetto di ‘impronta ecologica’, terrà una relazione su “L&#8217;impronta di carbonio dell&#8217;umanità: cognizione, conflitto e negazione”.</p>
<p>- <a href="http://www.unonotizie.it" target="_blank">Uno Notizie Lazio</a> &#8211; Viterbo -</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Clima, intervista a Franco Battaglia: "è da dieci anni che dico che il global warming è un bluff"]]></title>
<link>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/11/28/clima-intervista-a-franco-battaglia-e-da-dieci-anni-che-dico-che-il-global-warming-e-un-bluff/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 15:25:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>peppecaridi</dc:creator>
<guid>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/11/28/clima-intervista-a-franco-battaglia-e-da-dieci-anni-che-dico-che-il-global-warming-e-un-bluff/</guid>
<description><![CDATA[http://www.meteoweb.it &#8211; Franco Battaglia insegna Chimica Ambientale all’Università di Modena ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.meteoweb.it/" target="_blank"><img class="alignright" style="border:3px solid black;margin:3px;" src="http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/4344/foto/franco_battaglia.jpg" alt="http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/4344/foto/franco_battaglia.jpg" width="165" height="170" /></a><strong><a href="http://www.meteoweb.it/" target="_blank">http://www.meteoweb.it</a></strong> &#8211; <strong>Franco Battaglia</strong> insegna Chimica Ambientale all’Università di Modena ed è uno dei più importanti studiosi Italiani di climatologia. Gli abbiamo chiesto di commentare il ’Climagate’ che ha scosso, la scorsa settimana, la comunità scientifica internazionale.</p>
<p>A seguito della vicenda dei falsi dati con cui alcuni scienziati enfatizzavano il global warming con lo scopo di alimentare le teorie che considerano le attività umane responsabili del riscaldamento del pianeta, alcuni rappresentanti della Camera dei Lord sono intenzionati a chiedere una pubblica inchiesta che faccia interamente luce sull’argomento, per difendere, a quanto dicono, l’integrità dell’evidenza scientifica su cui si devono basare decisioni importanti a livello internazionale. <!--more--></p>
<p>Abbiamo contattato il <strong>prof. Franco Battaglia</strong>, uno dei più preparati scienziati Italiani in campo chimico/ambientale e climatico.<br />
<strong>Franco Battaglia</strong> ha conseguito la Laurea in Chimica in Italia e il Ph.D. in Chimica &#8211; Fisica negli Stati Uniti, ha svolto ricerca in questo campo all’estero per sette anni: uno in Germania, al Max Planck Institut (Gottingen); e sei anni in USA, all’University of Rochester (Rochester, NY), alla State University of New York at Buffalo (Buffalo, NY) e alla Columbia University (New York, NY).</p>
<p>In Italia ha svolto ricerca nelle Università di Roma (Tor Vergata e Roma Tre), della Basilicata e di Modena, dove attualmente insegna Chimica Ambientale.</p>
<p>Ha pubblicato numerosi lavori e alcuni libri, tra cui: Lecture Notes in Classical and Quantum Physics (Blackwell, Oxford, 1987) e Fundamentals in Chemical Physics (Kluwer, London, 1998).</p>
<p>E’ stato membro del comitato scentifico dell’Agenzia Nazionale Protezione Ambiente (2001-2002) è life-member dell’American Physics Society ed è membro dell’Editorial Board dell’International Journal of Theoretical Physics, Group Theory and Nonlinear Optics.</p>
<p>Ha pubblicato, con presentazione di Umberto Veronesi, Elettrosmog: un’emergenza creata ad arte (Leonardo Facco Editore, 2002), è tra i fondatori dell’Associazione Galileo 2001 per la libertà e dignità della scienza (<a href="http://www.galileo2001.it/">http://www.galileo2001.it</a>) ed è editorialista del Giornale (<a href="http://www.ilgiornale.it/autore/franco_battaglia/id=5750">qui</a> tutti i suoi articoli).</p>
<p>Quando gli chiediamo di commentare l’episodio che ha visto coinvolti gli scienziati del Centro di ricerche sul clima dell’Università dell¹East Anglia in Inghilterra, facciamo espicito riferimento allo ’scossone’ subito dal mondo scientifico internazionale.</p>
<p><em>&#8220;Ma io non ho battuto ciglio&#8221;</em>, ci ha risposto. <em>&#8220;E’ da dieci anni che dico che quello del global warming antropogenico è un colossale falso scientifico&#8221;</em>.</p>
<p><strong>Però adesso la bufala è venuta fuori e i falsificatori del clima sono stati smascherati.</strong></p>
<p><em>E’ vero che Lenin sembra avesse detto: se non hai argomenti, inventali. Ma pare disse pure: puoi ingannare molti per molto tempo, alcuni per sempre, ma non tutti per sempre&#8221;.</em></p>
<p><strong>Ma perchè facevano questo? Che interessi ci sono dietro il Global Warming?</strong></p>
<p><em>&#8220;Gli ultimi interessi sono quelli delle tecnologie cosiddette alternative di produzione elettrica, principalmente eolico e fotovoltaico. Sono una colossale frode che si vorrebbe sdoganare col falso di cui sopra&#8221;.</em><br />
<strong><br />
Ma qual’è la reale situazione nell’atmosfera? Esiste il global warming e, soprattutto, se esiste, è determinato dalle attività umane oppure è assolutamente naturale?</strong></p>
<p><em>&#8220;No, il GW come fenomeno anomalo non esiste. Attualmente la Terra sta sperimentando un periodo caldo cominciato 400 anni fa e continuato fino ai giorni nostri. L’uomo non c’entra. Per nulla&#8221;.</em></p>
<p><strong>Quali sono gli scenari futuri, e come dovremmo approcciarci a questo tipo di studi?</strong></p>
<p><em>&#8220;I cambiamenti climatici sono fenomeni naturali: bisogna adattarsi, non sperare di governarli&#8221;.</em></p>
<p><strong>Sono efficaci e, soprattutto, utili gli interventi che i grandi del Mondo si stanno sforzando di operare in favore dell’ambiente? </strong></p>
<p><em>&#8220;Totalmente inefficaci, inutili, dispendiosi e, probabilmente, l’origine della recessione economica&#8221;.</em></p>
<p>E’ schietto, il prof. <strong>Franco Battaglia</strong>.<br />
Non ha peli sulla lingua, dice quello che pensa senza interessi di sorta nel nome della verità scientifica che troppo spesso, incredibilmente, sta diventando una chimera nella climatologia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Con accordo equo, India pronta a impegnarsi]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/28/con-accordo-equo-india-pronta-a-impegnarsi/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 13:43:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/28/con-accordo-equo-india-pronta-a-impegnarsi/</guid>
<description><![CDATA[Manmohan Singh L&#8217;India è pronta a impegnarsi per raggiungere gli obiettivi &#8220;ambiziosi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_318" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/manmohan-singh.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-318" title="Manmohan Singh" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/manmohan-singh.jpg?w=150" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Manmohan Singh</p></div>
<p>L&#8217;India è pronta a impegnarsi per raggiungere gli obiettivi &#8220;ambiziosi&#8221; di riduzione delle emissioni di gas serra, a condizione che si raggiunga un accordo generale &#8220;equo&#8221;.</p>
<p>E&#8217; la posizione del primo ministro indiano, <strong>Manmohan Singh</strong>, espressa in un discorso reso pubblico oggi a New Delhi, a pochi giorni dall&#8217;avvio del vertice Onu di Copenaghen sul clima.</p>
<p>&#8220;L&#8217;India è pronta ad accettare obiettivi ambiziosi per la riduzione di emissioni di gas serra ma ciò deve essere accompagnato da una ripartizione equa del fardello&#8221;, ha affermato Singh nel discorso</p>
<p>Il gigante indiano è considerato il quarto inquinatore mondiale dopo Stati Uniti, Cina, e Russia, ed è l&#8217;unico tra questi a non aver ancora formalizzato una posizione ufficiale in vista del vertice dell&#8217;Onu che ha il compito di preparare il dopo-Kyoto.</p>
<p>Nel discorso, pronunciato nell&#8217;ambito di un vertice a Port of Spain, capitale della Repubblica di trinidad e Tobago, il premier indiano ha affermato che a suo avviso &#8220;il problema dei mutamenti climatici sta diventando un pretesto per perseguire politiche protezionistiche con un marchio verde&#8221;. Questo, ha aggiunto, &#8220;sarebbe contrario allo spirito della Convenzione quadro dell&#8217;Onu sui mutamenti climatici (Unfccc) ed anche una violazione degli accordi nel Wto&#8221;.</p>
<p>Singh ha poi detto che l&#8217;accordo a Copenaghen deve essere onnicomprensivo, dovendo includere tutti gli elementi interdipendenti quali la riduzione (del fenomeno nocivo), l&#8217;adattamento (delle politiche), il finanziamento e la tecnologia. Per cui siamo contrari ad un &#8216;accordo parziale&#8217;&#8221;.</p>
<p>A margine del vertice, il premier indiano ha incontrato il presidente francese Nicolas Sarkozy and premier britannico Gordon Brown che hanno insistentemente chiesto a Singh di partecipare al vertice di Copenaghen.</p>
<p>Fonti giornalistiche non confermate ufficialmente sostengono peraltro che se vedesse soddisfatti i propri argomenti, l&#8217;India sarebbe disposta ad offrire una riduzione delle emissioni nel decennio del 20-25</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ban Ki-moon fiducioso per Copenhagen]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/28/ban-ki-moon-fiducioso-per-copenhagen/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 13:37:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/28/ban-ki-moon-fiducioso-per-copenhagen/</guid>
<description><![CDATA[Ban Ki-moon Un Ban Ki-moon fiducioso e ottimista é ieri intervenuto assieme a altri leader mondiali ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_312" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/ban-ki-moon2.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-312" title="BAN KI-MOON" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/ban-ki-moon2.jpg?w=150" alt="" width="150" height="83" /></a><p class="wp-caption-text">Ban Ki-moon</p></div>
<p>Un <strong>Ban Ki-moon</strong> fiducioso e ottimista é ieri intervenuto assieme a altri leader mondiali di primo piano a un incontro sui mutamenti climatici dei paesi del Commonwealth e ha detto che un accordo preliminare in vista di un trattato legalmente vincolante è &#8220;a portata di mano&#8221;.</p>
<p>Il vertice delle ex colonie britanniche, apertosi a Port of Spain, a Trinidad e Tobago, ha dedicato la sua prima giornata di lavori proprio alle questioni climatiche, fornendo così l&#8217;occasione per un ultimo importante forum internazionale prima della Conferenza dell&#8217;Onu in programma dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen.</p>
<p>A Port of Spain, c&#8217;erano anche il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico Gordon Brown, che hanno suggerito di stanziare fino a 20 miliardi di dollari per aiutare in modo concreto i paesi in via di sviluppo nella lotta alle emissioni di gas serra.</p>
<p>Il segretario generale dell&#8217;Onu ha detto che a Copenaghen &#8220;l&#8217;obbiettivo comune deve essere quello di arrivare a gettare le basi per un trattato legalmente vincolante sui mutamenti climatici da adottare al più presto possibile nel corso del 2010&#8243;. &#8220;Sono fiducioso e ottimista, ogni settimana registriamo promesse e impegni da parte di paesi industrializzati, di paesi emergenti e di paesi in via di sviluppo, penso che un accordo sia a portata di mano&#8221;, ha detto.</p>
<p>Stati Uniti e Cina hanno già promesso che intendono cominciare ad adottare misure concrete per ridurre le emissioni di gas nocivi e, nonostante i segnali poco incoraggianti giunti ieri da New Delhi, anche l&#8217;India sembra pronta a farlo. Dopo un incontro con il premier Manmohan Singh, Sarkozy ha detto che il paese asiatico renderà noto a giorni che cosa intende fare. E ai colleghi del Commonwealth, il ministro dell&#8217;ambiente indiano Jairam Ramesh ha detto che dopo quanto annunciato da Pechino &#8220;la sveglia è suonata anche per il nostro paese&#8221;.</p>
<p>Al vertice del Commonwealth era stato invitato anche il premier danese Lars Lokke Rasmussen in qualità di capo del governo del paese che ospita la conferenza del mese prossimo. Rasmussen ha detto che sono già 87 i capi di stato e di governo che hanno assicurato la loro presenza, tra i quali il presidente americano Barack Obama, quello francese Nicolas Sarkozy, quello brasiliano Ignacio Lula da Silva, oltre alla cancelliera tedesca Angela Merkel, al premier britannico Gordon Brown e ai primi ministri di Giappone e Australia, Yukio Hatoyama e Kevin Rudd.</p>
<p>&#8220;Già questa partecipazione è di per sé incoraggiante&#8221;, ha detto Rasmussen. Riecheggiando le parole di Ban Ki-moon, ha poi aggiunto che &#8220;un accordo di peso raggiunto a livello di leader, servirà da cartina di tornasole per i negoziatori che saranno incaricati di mettere a punto il quadro legale dell&#8217;intesa&#8221;.</p>
<p>Nessuno si aspetta più che la conferenza di Copenaghen possa bastare a finalizzare un trattato sui mutamenti climatici destinato a sostituire il Protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012. Le prospettive di un&#8217;intesa politica di massima che possa costituire la base su cui costruire un accordo legalmente vincolante a molti osservatori sembra invece più concreta.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come funzionano i modelli climatici ? (seconda parte)]]></title>
<link>http://daltonsminima.wordpress.com/2009/11/28/come-funzionano-i-modelli-climatici-seconda-parte/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 10:05:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>ice2020</dc:creator>
<guid>http://daltonsminima.wordpress.com/2009/11/28/come-funzionano-i-modelli-climatici-seconda-parte/</guid>
<description><![CDATA[Incertezze nei modelli climatici Le equazioni che compaiono nel modello sono solo approssimazioni de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Incertezze nei modelli climatici</strong></p>
<p>Le equazioni che compaiono nel modello sono solo approssimazioni dei processi fisici che avvengono nell&#8217;atmosfera. Mentre alcune di queste approssimazioni sono altamente precise, altre sono alquanto grezze. Questo è dovuto al fatto che i processi reali che avvengono sono o troppo complessi per essere inclusi nel modello (il supercomputer non riesce ad eseguirli) o perché la nostra comprensione di questi processi è ancora troppo scarsa. Quest’ultima è particolarmente vera per la formazione e la dissipazione delle nuvole. Si sta ancora cercando di implementare nei modelli l’influenza climatica delle differenti varietà di nuvole che compaiono nelle diverse regioni del pianeta e nelle varie stagioni. La modellazione del comportamento delle nuvole è molto difficile ed è qualcosa che ancora non è stato realizzato nei modelli climatici globali.<br />
Tutti i modelli climatici IPCC assegnano un feedback positivo alla riduzione delle nubi medio basse e questo è il motivo principale delle differenze nel riscaldamento fornito dai diversi modelli climatici (Trenberth e Fasullo, 2009). Prevedo che questo modello di comportamento (delle nubi) si dimostrerà essere non corretto. E anche se gli autori sono restii ad ammetterlo c’è già qualche elemento di prova nella letteratura scientifica (Spencer et al., 2007; Caldwell e Bretherton, 2009). Credo che i modellisti hanno erroneamente interpretato il fatto che il riscaldamento provochi una diminuzione delle nuvole, mentre in realtà è stata la diminuzione delle nuvole che ha causato la maggior parte del riscaldamento del pianeta. Questo è fondamentalmente un problema di nesso di causalità: una direzione del nesso di causalità è stato ignorata quando si cerca di valutare il nesso di causalità nella direzione opposta (Spencer e Braswell, 2008).<br />
Il problema fondamentale del nesso di causalità nella modellazione del clima non si limita solo alle nuvole. Mentre il riscaldamento provoca, in media, un aumento del vapore acqueo alle basse quote, tutto il sistema di precipitazioni controlla il vapore acqueo contenuto nella parte restante dell’atmosfera. Quindi da un parte l’evaporazione contribuisce ad incrementare l’effetto serra immettendo vapore acqueo in atmosfera, dall’altra le precipitazioni lo riducono. Ma mentre il fenomeno fisico dell’evaporazione è stato capito molto bene, lo stesso non si può dire dei processi fisici di conversione di vapore acqueo in nubi e in precipitazioni, che rimangono piuttosto complessi e misteriosi. E’ l&#8217;equilibrio tra questi due processi &#8211; l&#8217;evaporazione e le precipitazioni &#8211; che determina l&#8217;umidità atmosferica.<br />
Anche nei modelli fatti ad hoc per studiare il comportamento e l’accrescimento delle nuvole (modelli che presentano molti calcoli complessi) il momento in cui inizia una precipitazione non viene calcolato ma bisogna fornirglielo. Questo fatto è una fonte di enorme incertezza e non viene sufficientemente considerato dagli scienziati. Alla fine, molte delle approssimazioni nei modelli climatici probabilmente non sono così importanti per la previsione dei cambiamenti climatici, ma basta un solo processo critico per portare le proiezioni del modello in una direzione completamente sbagliata. L&#8217;IPCC ammette che la loro principale fonte di incertezza è il feedback delle basse nuvole, cioè come la bassa copertura nuvolosa cambierà con il riscaldamento.</p>
<p><strong>La causa del riscaldamento globale: l&#8217;uomo o la natura?</strong></p>
<p>L&#8217;aggiunta di più di anidride carbonica in atmosfera deve avere qualche effetto sul bilancio energetico del pianeta, ma quanto è grande in confronto allo squilibrio energetico che il sistema climatico impone su se stesso?<br />
Il risultato è stato che questi modellisti considerano il sistema climatico molto sensibile alle nostre emissioni di gas serra e che in primo luogo esso è in uno stato di equilibrio energetico.Vi è una pervasiva e non scientifica convinzione che la natura è in una situazione precaria di equilibrio. Sia che si tratti di ecosistemi o del sistema climatico, si sentono scienziati che sostengono la presunta fragilità della natura. Ma questo è un concetto soggettivo, non scientifico. Proprio perché la natura tende verso un equilibrio non significa che l&#8217;equilibrio sia in qualche modo &#8216;fragile&#8217;. E che cosa significa &#8216;fragile&#8217;, quando la natura sembra sconvolgere questo equilibrio comunque?<br />
Perché questo è così importante per la modellazione del clima? Perché se questi scienziati ignorano la variabilità naturale indotta del clima, e la maggior parte dei cambiamenti climatici sono dovuti alle attività dell&#8217;uomo, allora inevitabilmente si arriva alla conclusione che il sistema climatico è fragile. Se il riscaldamento osservato nel corso del 20 ° secolo è stato causato dall’uomo, ne consegue che il sistema climatico è abbastanza sensibili (feedback positivo). Ma se il riscaldamento è stato in gran parte causato da una variazione naturale della copertura nuvolosa, allora il sistema climatico è più probabilmente insensibile (feedback negativo). E non c&#8217;è modo di sapere se sono avvenuti cambiamenti naturali nella copertura delle nubi semplicemente perché le nostre osservazioni sul secolo scorso sono molto poco accurate.<br />
Così, i modellisti climatologi partono dal fatto che non vi sono cambiamenti a lungo termine delle nubi, del vapore acqueo, ecc, e programmano i loro modelli climatici in modo da essere abbastanza sensibili nel produrre il riscaldamento del pianeta nel corso degli ultimi 50 anni con l&#8217;aumento delle concentrazioni di biossido di carbonio. Il presupposto è sempre quello: esso partono dal fatto che la Terra fosse in uno stato di equilibrio energetico, prima che l&#8217;uomo cominciasse ad usare i combustibili fossili. Ma, come è dimostrato dalla seguente ricostruzione della temperatura degli ultimi 2.000 anni (dal Loehle, 2007), vi sono state continue variazioni di temperatura che implicano necessariamente continui cambiamenti nel bilancio energetico della Terra.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3483" title="1" src="http://daltonsminima.wordpress.com/files/2009/07/123.gif" alt="1" width="510" height="291" />fonte: <a href="http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/2000-years-of-global-temperatures-small.gif" target="_blank">http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/2000-years-of-global-temperatures-small.gif</a></p>
<p>E mentre i cambiamenti dell’attività solare sono una possibile spiegazione per questi eventi, è anche possibile che ci siano a lungo termine, internamente al sistema, delle fluttuazioni nel bilancio energetico globale, determinate dalla variabilità naturale delle nubi e del vapore acqueo.</p>
<p><strong><em>Conclusioni</em></strong></p>
<p><strong>Non c&#8217;è dubbio che molti sforzi sono stati fatti per migliorare i modelli climatici. Ma ciò non significa che tali modelli possono necessariamente prevedere il clima tra 20, 50 o 100 anni da adesso. In ultima analisi, il modellista (e quindi il politico) deve prendere come una questione di fede il fatto che oggi i modelli climatici computerizzati contengono tutti i processi importanti necessari a prevedere il riscaldamento globale.<br />
Questo è il motivo per cui convalidare le previsioni di una teoria è così importante per il progresso della scienza. Purtroppo, non abbiamo un buon sistema per testare rigorosamente modelli climatici nel contesto della teoria che il riscaldamento globale è antropico. Gli scienziati affermano che i loro modelli possono spiegare i cambiamenti di temperatura avvenuti nel 20 ° secolo. Ciò è vero solo in parte, infatti: primo, non è improbabile che la loro è l’unica spiegazione e secondo, loro forniscono una spiegazione conoscendo già la risposta. Il punto è che, mentre i modelli climatici attualmente offrono una possibile spiegazione per il cambiamento climatico (umanità emissioni di gas serra), non è affatto l&#8217;unica possibile. E ogni modellista che sostiene di aver trovato l&#8217;unica possibile causa del riscaldamento globale è in malafede. Anche l&#8217;IPCC (2007) ammette c&#8217;è un 10% di probabilità che si sbagli sul fatto che il riscaldamento degli ultimi 50 anni sia di origine antropica.</strong></p>
<p><strong>FINE</strong></p>
<p>Fonti: <a href="http://www.drroyspencer.com/2009/07/how-do-climate-models-work/" target="_blank">http://www.drroyspencer.com/2009/07/how-do-climate-models-work/</a><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>ANGELO</strong></p>
<p><strong>Mamma mia leggete l&#8217;ultima parte, il nostro angelo (che vi saluta tutti) è come sei ci avesse visto lungo 3 mesi fa quando scrisse questo pezzo&#8230; sara mica lui la famosa talpa del CRU???</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tafano Di Secondo Livello]]></title>
<link>http://iltafanoclimatico.wordpress.com/2009/11/27/tafano-di-secondo-livello/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 17:36:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>omnologos</dc:creator>
<guid>http://iltafanoclimatico.wordpress.com/2009/11/27/tafano-di-secondo-livello/</guid>
<description><![CDATA[(in risposta a &#8220;Curioso incidente sulla via per… IV&#8221; su Ocasapiens) Devo aver passato qu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>(in risposta a &#8220;<em><a href="http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2009/11/27/curioso-incidente-sulla-via-per-iv/" target="_blank">Curioso incidente sulla via per… IV</a></em>&#8221; su Ocasapiens)</p>
<p>Devo aver passato qualche &#8220;livello&#8221; speciale, quando due persone cominciano a scambiarsi argomenti su di me <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif' alt='8-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Qualche precisazione:</p>
<p>1. Non sono Claudio Costa, non ho mai scambiato messaggi con Claudio Costa, non penso di avere la stessa opinione sui cambiamenti climatici di Claudio Costa, e a dire il vero non ho mai approfondito l&#8217;argomento</p>
<p>2. Non so a quali domande avrei risposto, secondo Claudio Costa e non mi interessa saperlo. Se scrivo un commento, mi piacerebbe che si rispondesse al mio commento, o non si rispondesse per niente, invece di rispondere come se il mio commento fosse qualcos&#8217;altro</p>
<p>3. Il commento sullo stare sott&#8217;acqua nel 2050 era una metafora. Categorizzarla come fantasia mi sembra come lamentarsi che una rosa bianca sia bianca. Una metafora per dire cosa? Per dire che vista la potenziale drammaticita&#8217; delle conseguenze del riscaldamento globale, perdersi in stupidaggini del tipo fare i &#8220;nervous&#8221;, &#8220;defensive&#8221;, &#8220;tribal&#8221; e &#8220;jumpy&#8221; mi sembra quantomeno controproducente. Cosi&#8217; come nascondersi dietro l&#8217;IPR.</p>
<p>4. L&#8217;Oca a volte si risponde da sola. &#8220;Nessun ricercatore è tenuto a condividere le proprie fonti con estranei alla sua ricerca finché non la pubblica&#8221;. FINCHE&#8217; NON LA PUBBLICA. Grazie. Dopo, ci pensa la Legge.</p>
<p>5. A frignare sono solo coloro che non riescono a sostenere un dibattito su un qualunque argomento. Nel nostro caso, da una parte quelli che urlano alla cospirazione internazionale con a capo il CRU (una stupidaggine), dall&#8217;altra quelli che si arrampicano sugli specchi dopo aver visto come e&#8217; stato trattato chi ha chiesto una lista di stazioni. Vogliamo fare scienza o psicanalizzare Mann e Jones??</p>
<p>6. Il numero di richieste FOI era prima 12. Poi 58. Adesso 80-100. Alla faccia della &#8220;costatazione&#8221;: sembrano i bersaglieri di Enrico Montesano, in dieci erroneamente sconfinati in Svizzera, che fra una telefonata e l&#8217;altra diventano dieci milioni. Permettetemi di dire che fra un dato inverificabile e l&#8217;altro, ormai ai numeri che escono dal CRU credero&#8217; solo se potro&#8217; toccare le prove &#8220;con mano&#8221; (e&#8217; un&#8217;altra metafora).</p>
<p>7. A proposito di fantasie, continua la nostra Oca a sognare Big Oil e King Coal, nonostante non sia mai stata capace di dimostrare in alcun modo che esista un &#8220;fronte scettico unito&#8221; (una impossibilita&#8217; logica, visto che fra quelli sbrigativamente classificati come &#8220;scettici&#8221; ce n&#8217;e&#8217; di tutti i tipi). La invito a iscriversi alla lista CLIMATE-L (Climate Change Info Mailing List ) dove potra&#8217; verificare la preponderanza delle iniziative dei credenti nei cambiamenti climatici catastrofici, con una serie di iniziative che non mi sembrano di poco costo o gratis. Emperor Global Warming, I say.</p>
<p>Comunque non voglio assolutamente infierire. Fra le poche certezze, dopo il ClimateGate, quella che a parte i soliti noti nessuno ma proprio nessuno, scettico o credente, ha mai avuto accesso o ha mai replicato i dati del CRU.</p>
<p>Non siamo neanche sicuri se al CRU hanno mai replicato i dati del CRU. Lo sapremo solo al termine di una eventuale inchiesta indipendente.</p>
<p>Insomma, non c&#8217;e&#8217; gusto a infierire su chi rantola e boccheggia, per cui invito a trattare la summentovata con i guanti bianchi, in materia di clima (altrimenti e&#8217; come fare un giro al Museo di Storia Naturale con Fratus&#8230;un&#8217;esperienza sicuramente patetica).</p>
<p>L&#8217;unico dubbio che mi e&#8217; rimasto e&#8217; perche&#8217; Hubble ha condiviso con Hoyle, ma Jones non puo&#8217; condividere con quel ricercatore universitario inglese in un campo vicino al paleoclimatico (non Eschenbach&#8230;ma non posso rivelare oltre) che ha commentato nel mio blog, sotto uno pseudonimo,</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>I also submitted a F.O.I. request to CRU and got the bum’s rush. In the light of the emails (like thise quoted above) I have now made an official complaint to the F.O.I. Commissioner. I am a U.K. academic so there is no excuse for not releasing to a fellow scientist.</em>&#8220;</p></blockquote>
<p>C&#8217;e&#8217; un <a href="http://camirror.wordpress.com/2009/11/22/curry-on-the-credibility-of-climate-research/" target="_blank">bellissimo blog di Judy Curry</a> (voglio vedere chi la definisce &#8220;scettica&#8221;!!!) sul sito camirror.wordpress.com . E&#8217; un sito di McIntyre quindi non so se osera&#8217; leggerlo, l&#8217;Oca, comunque la Curry dice fra l&#8217;altro:</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>the problem seems to be that the circling of the wagons strategy developed by small groups of climate researchers in response to the politically motivated attacks against climate science are now being used against other climate researchers</em>&#8220;</p></blockquote>
<p>&#8220;Contro altri ricercatori in campo climatico&#8221;. Non sono sicuro che l&#8217;Oca voglia difendere quello, anzi. Qualcuno passi gli antidepressivi e i farmaci per curare la paranoia al CRU, si rimettano i &#8220;wagons&#8221; in fila invece che in circolo, e proviamo a ricominciare dalla Scienza.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Africa: più caldo, più guerre?]]></title>
<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/11/27/africa-piu-caldo-piu-guerre/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:34:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Valentina Murelli</dc:creator>
<guid>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/11/27/africa-piu-caldo-piu-guerre/</guid>
<description><![CDATA[Nei prossimi anni, l&#8217;aumento delle temperature potrebbe portare a un incremento delle guerre c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><a href="http://oggiscienza.wordpress.com/files/2009/11/800px-rebel_in_northern_central_african_republic_041.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4020" title="800px-Rebel_in_northern_Central_African_Republic_04" src="http://oggiscienza.wordpress.com/files/2009/11/800px-rebel_in_northern_central_african_republic_041-e1259321418790.jpg?w=300" alt="" width="300" height="280" /></a><em>Nei prossimi anni, l&#8217;aumento delle temperature potrebbe portare a un incremento delle guerre civili nell&#8217;Africa sub-sahariana: le proiezioni in uno studio sulla rivista Pnas.</em></h3>
<p><span style="color:#ff0000;">ESTERI</span> &#8211; Avranno una ragione in più per cercare di portare a casa risultati soddisfacenti – e anche una responsabilità in più in caso di fallimento – i governi che parteciperanno ai negoziati di COP15, la conferenza mondiale delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, in programma a Copenaghen a partire dal 7 dicembre. “Cambiamenti climatici”, infatti, significa “aumento delle temperature” e, nei prossimi anni, questo aumento potrebbe essere associato a un incremento dei conflitti civili nell&#8217;Africa sub-sahariana <!--more-->.</p>
<p>La proiezione viene da uno <a href="http://www.pnas.org/content/early/2009/11/20/0907998106.abstract" target="_blank">studio</a> condotto da un gruppo di ricercatori di varie università americane, da Stanford a Harvard a Berkeley ed è decisamente allarmante. Combinando le informazioni ottenute da serie storiche di dati (dal 1981 al 2002) ai modelli climatici per il futuro, i ricercatori prospettano infatti la possibilità che si verifichi un aumento del 54% dei conflitti armati entro il 2030. Per un totale di oltre 393.000 morti in battaglia.</p>
<p>A legare il caldo alle guerre sarebbero le rese agricole, destinate a scendere all&#8217;aumentare della temperatura. “Si stima che per ogni °C di riscaldamento, le rese dei raccolti africani scendano del 10-30%, con gravissime conseguenze su intere società che vivono di agricoltura”, scrivono i ricercatori sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).</p>
<p>Benché non si possa al momento escludere il coinvolgimento di altri fattori (sembra per esempio che l&#8217;aumento di temperatura faccia di per sé aumentare i crimini violenti), gli studiosi lanciano un appello perché questi risultati vengano presi in seria considerazione, invitando governi e ong a concentrarsi su politiche mirate di sostegno all&#8217;agricoltura. Che comprendano, ovviamente, incentivi a sviluppare nuove varietà agrarie resistenti al caldo e a realizzare nuove infrastrutture per l&#8217;irrigazione. Oppure strumenti di tipo economico, come le assicurazioni dei raccolti.</p>
<p>Per il momento, la palla passa a COP15. Se volete rimanere aggiornati, non perdetevi lo speciale di OggiScienza sul summit: lunedì comincia il countdown.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come funzionano i modelli climatici ? (prima parte)]]></title>
<link>http://daltonsminima.wordpress.com/2009/11/27/come-funzionano-i-modelli-climatici-prima-parte/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:17:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>ice2020</dc:creator>
<guid>http://daltonsminima.wordpress.com/2009/11/27/come-funzionano-i-modelli-climatici-prima-parte/</guid>
<description><![CDATA[Riporto in questo articolo un lavoro del dottor Roy Spencer sui modelli climatici che gli scienziati]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Riporto in questo articolo un lavoro del dottor Roy Spencer sui modelli climatici che gli scienziati utilizzano per fare le loro previsioni sul clima. L’argomento mi sembra interessante perché viene esaltata incondizionatamente, almeno dai media, la loro validità quando in realtà presentano non pochi limiti.</p>
<p>Un modello climatico è sostanzialmente un programma per computer (o meglio un supercomputer, vista la mole di calcoli da eseguire) costituito per la maggior parte da equazioni matematiche. Queste descrivono quantitativamente come, la temperatura atmosferica, la pressione, la velocità e la direzione dei venti, la concentrazione del vapore acqueo, le nuvole, le precipitazioni, rispondono al riscaldamento solare della superficie e dell’atmosfera terrestre. Naturalmente in queste vengono incluse anche le equazioni che descrivono gli effetti “serra” di alcuni elementi dell’atmosfera (soprattutto vapore acqueo, anidride carbonica e metano). La superficie sferica della Terra viene suddivisa in tante griglie (vedi l’immagine sotto) e in ognuna di queste viene fatto partire questo programma.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3478" title="1" src="http://daltonsminima.wordpress.com/files/2009/07/120.gif" alt="1" width="510" height="510" />fonte: <a href="http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/climate-model-1.jpg" target="_blank">http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/climate-model-1.jpg</a></p>
<p>Esistono poi modelli climatici, detti &#8220;accoppiati&#8221;, dove compaiono le equazioni che descrivono tridimensionale la circolazione oceanica, il trasporto dell&#8217;energia solare assorbita intorno alla Terra, e gli scambi di calore e di umidità con l&#8217;atmosfera. Nei moderni modelli accoppiati compaiono anche equazioni che descrivono l’influenza della vegetazione, del suolo, della neve o del ghiaccio sullo scambio termico con l’atmosfera. L’immagine mostra la temperatura della superficie del mare, la direzione dei venti in superficie e la distribuzione dei ghiacci ottenuta da un modello del NCAR (National Center for Atmospheric of Research).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3479" title="1" src="http://daltonsminima.wordpress.com/files/2009/07/121.gif" alt="1" width="510" height="510" />Fonte: <a href="http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/climate-model-2.jpg" target="_blank">http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/climate-model-2.jpg</a></p>
<p>Se volete vedere come un modello di simulazione del clima evolva nel tempo, un suggestivo video del NCAR lo trovate al seguente link: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=tbXwRP0CQNA" target="_blank">http://www.youtube.com/watch?v=tbXwRP0CQNA</a></p>
<p><strong>L&#8217;importanza del bilancio energetico nei modelli climatici</strong></p>
<p>I modelli climatici sono solitamente utilizzati per studiare come il clima della Terra potrebbe rispondere a piccole modifiche di due flussi energetici: quello solare in entrata e quello emesso dalla Terra in uscita sotto forma di radiazione infrarossa. Proprio quest’ultimo è influenzato dall&#8217;aggiunta di gas serra che riducono la capacità dell’atmosfera terrestre di liberare energia verso lo spazio (riscaldamento antropico). È l’equilibrio tra i due flussi di energia radiante che determina la temperatura media a lungo termine del clima. Se sono in equilibrio allora la temperatura media si mantiene costante, altrimenti si osserva un cambiamento. E’ semplicemente una questione di bilancio energetico. L’energia in gioco è stimata essere in 235 o 240 watt per metro quadro, che corrisponde all’energia solare assorbita dalla Terra ed emessa sotto forma di raggi infrarossi (siamo in equilibrio termico). Parliamo di stima perché il sistema satellitare per la misurazione del bilancio di energia radiante della Terra non è ancora abbastanza buono da fornire una precisione assoluta.<br />
Tutta una serie di variabili nel modello vengono cambiati fino a quando il modello stesso si avvicina alla media stagionale dei modelli meteorologici di tutto il pianeta e alla energia assorbita dalla Terra ed emessa a un tasso medio globale di 235 o 240 watt per metro quadro. Gli scienziati che fanno modelli ritengono che se il modello riesce a imitare queste caratteristiche di base del sistema climatico terrestre, allora sarà in grado di prevedere l’eventuale riscaldamento globale. Questo presupposto potrebbe essere buono oppure no, ma nessuno è in grado di dirlo.</p>
<p><strong>Il riscaldamento globale di origine antropica nei modelli climatici</strong></p>
<p>L’aggiunta di anidride carbonica nell&#8217;atmosfera dalla combustione di combustibili fossili ha provocato uno squilibrio di un valore stimato di circa 1,5 Watt per metro quadrati rispetto ai soliti 235-240. Questo squilibrio energetico è troppo piccolo per essere misurata dai satelliti e di fatto viene calcolato teoricamente. Quindi, se la Terra è inizialmente in uno stato di equilibrio energetico, e il tasso di radiazione assorbita dalla Terra è esattamente 240 Watt per metro quadro, il tasso di perdita di radiazione infrarossa nello spazio passa da 240 a 238,5 Watt per metro quadro (240 meno 1,5). Ciò determina un incremento di temperatura fino a quando non sarà ripristinato l’equilibrio termico. A quel punto l’energia persa sotto forma di radiazione infrarossa e quella solare assorbita si eguaglieranno e si avrà nuovamente una temperatura costante nel tempo.<br />
La principale fonte di incertezza nella modellazione del clima è questa: il sistema climatico (la Terra) come si comporterà per ridurre la piccola quantità di riscaldamento dovuto alla CO2? Il modello climatico (così come il vero sistema climatico) ha diversi modi in cui uno squilibrio energetico dovuto all’aggiunta di anidride carbonica in atmosfera possa essere ripristinato. La risposta più semplice è un aumento della temperatura. Ad esempio, si può calcolare che il 40% di aumento di CO2 dovuto alle attività umane negli ultimi 150 anni abbia causato un incremento di 0,5 C. Questa risposta teorica è chiamata “no feedback” (senza risposta) perché nessuna cosa è cambiata tranne la temperatura.<br />
Ma un cambiamento di temperatura può modificare altri elementi del sistema climatico, come le nuvole e il vapore acqueo. Questi altri indiretti cambiamenti sono chiamati “feedbacks”, e possono amplificare o ridurre il riscaldamento dovuto alla sola CO2. Nella figura seguente, vengo mostrati più di venti modelli climatici attualmente monitorati dalle Nazioni Unite mediante l’ IPCC che amplificano il riscaldamento del pianeta.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3480" title="1" src="http://daltonsminima.wordpress.com/files/2009/07/122.gif" alt="1" width="360" height="216" />fonte: <a href="http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/21-ipcc-climate-models.jpg" target="_blank">http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/21-ipcc-climate-models.jpg</a></p>
<p>Questa amplificazione è in gran parte dovuta all’aumento di vapore acqueo – che è il principale gas serra- e alla diminuzione delle nubi che si formano alle altitudini medio-basse, il cui effetto principale è quello di lasciare arrivare maggiore radiazione solare e causare un ulteriore riscaldamento del pianeta. Questi cambiamenti vengono implementati nei modelli che assegnano all’aumento del vapore acqueo e alla diminuzione delle nubi un feedback positivo.</p>
<p>E’ questo realmente il modo in cui funziona il sistema climatico terrestre?</p>
<p><strong>Fine prima parte (Domani la seconda)</strong></p>
<p><strong>ANGELO</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La bufala cinese]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/27/la-bufala-cinese/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 09:10:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/27/la-bufala-cinese/</guid>
<description><![CDATA[Wen Jiabao Il  governo cinese ha annunciato un taglio, entril 2020, della Co2 prodotta del 40-45% . ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_302" class="wp-caption alignright" style="width: 95px"><a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/wen-jiabao1.jpg"><img class="size-full wp-image-302" title="Wen Jiabao" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/wen-jiabao1.jpg" alt="" width="85" height="85" /></a><p class="wp-caption-text">Wen Jiabao</p></div>
<p>Il  governo cinese ha annunciato un taglio, entril 2020, della Co2 prodotta del 40-45% . Se così fosse sarebbe una novità decisiva per le sorti della Conferenza Onu e della salute del pianeta. In realtà, il dato di riduzione va inteso rispetto ai livelli di gas serra emessi nel 2005 e che la riduzione riguarderà un altro parametro: l&#8217;intensità carbonica. Un&#8217;unità di misura inventata da Pechino tesa ad agganciare il taglio dei gas serra alla crescita economica. L&#8217;intensità carbonica calcola la quantità di Co2 prodotta per ogni unità di prodotto interno lordo. La riduzione, dunque, aumenta o cala seguendo l&#8217;andamento dell&#8217;economia. Non si tratta quindi di un taglio inderogabile. Non essendo prevedibile l&#8217;andamento del Pil nei prossimi anni, anche le riduzioni quindi sono ipotettiche.</p>
<p>Resta il valore dell&#8217;annuncio. Che costringe le gli altri paesi inquinatori a scoprire le loro carte. Anche se, va detto, che la decisione cinese apre le porte, per le potenze emergenti, a un taglio &#8220;fai da te&#8221; delle emissioni climalteranti.</p>
<p>Dopo Washington ora anche Pechino mette sul piatto impegni e dati. E il vertice Onu di Copenhagen sembra cambiare profilo. Oltre a Obama, nella capitale danese ci sarà il premier cines <strong>Wen Jiabao</strong>, che alla Conferenza sul clima non sarà più nella scomoda posizione di imputato. Ora, anche la Cina sembra avviarsi, con lentezza però, verso la strada delle tecnologie verdi. Forse ha capito che avere la leadership ambientale equivale ad avere la leadership globale.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[COP15 - Copenhagen, meno 10 giorni...]]></title>
<link>http://rota.wordpress.com/2009/11/27/cop15-copenhagen-10-giorni/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 06:30:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>rota</dc:creator>
<guid>http://rota.wordpress.com/2009/11/27/cop15-copenhagen-10-giorni/</guid>
<description><![CDATA[Mancano solo 10 giorni alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici di Copenhagen&#8230; L&#8217;en]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://en.cop15.dk/frontpage"><img src="http://rota.wordpress.com/files/2009/11/cop15_logo1.png" alt="" title="COP15_LOGO" width="500" height="662" class="alignnone size-full wp-image-5207" /></a></p>
<p>Mancano solo 10 giorni alla Conferenza ONU sui cambiamenti climatici di Copenhagen&#8230;<br />
L&#8217;ennesimo buco nell&#8217;acqua? Forse un vertice già fallito prima ancora di cominciare? O finalmente si potrà ottenere qualche buon risultato, utile e concreto?<br />
C&#8217;è da sperarla fortemente, questa ultima ipotesi, e nel caso la prima a ringraziare sarà la Terra &#8211; prima che ognuno dei suoi abitanti&#8230;</p>
<p><strong>&#62; Clicca sull&#8217;immagine del logo di COP15 per visitare il sito web ufficiale del vertice di Copenhagen.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Grazie alla Norvegia i Sami diranno la loro sul clima]]></title>
<link>http://skapegoat.wordpress.com/2009/11/26/grazie-alla-norvegia-i-sami-diranno-la-loro-sul-clima/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 19:03:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>sidistef</dc:creator>
<guid>http://skapegoat.wordpress.com/2009/11/26/grazie-alla-norvegia-i-sami-diranno-la-loro-sul-clima/</guid>
<description><![CDATA[Nel corso di un incontro sull&#8217;Artico a Roma Tuomas Aslak Juuso, rappresentante dei giovani aut]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><span style="color:#008000;">Nel corso di un incontro sull&#8217;Artico a Roma Tuomas Aslak Juuso, rappresentante dei giovani autoctoni del nord della Scandinavia ha ripercorso i progressi che stanno permettendo a tutte le popolazioni dell&#8217;area di confrontarsi con le istituzioni internazionali</span></strong></p>
<p><img class="alignleft" style="margin:5px;" src="http://www.nrk.no/contentfile/file/1.6618853!f34CropList/img174x232.jpg" alt="" width="174" height="232" />Le zone più difficili del nord Europa sono quelle al confine con il Polo Nord, dove comunità antichissime continuano a combattere le rigidità della natura ed oggi anche i cambiamenti derivati dalla globalizzazione. L&#8217;Europa è un altro tema, a parte, perchè rappresenta un enorme motore di decisioni, da cui le popolazioni più esigue numericamente e con una minore tradizione statuale rischiano di essere totalmente escluse.</p>
<p>Tuomas Aslak Juuso, è il presidente della organizzazione dei giovani Sami e membro del Samediggi finlandese, uno degli organi che rappresenta questi cacciatori, allevatori di renne, 100.000 persone circa, sparse tra stati diversi come Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Juuso simboleggia l&#8217;incrocio tra presente e passato, lavora con le renne e si confronta con la UE, viaggia e si è laureato ma può dare lezioni a chiunque soprattutto sulle diverse condizioni atmosferiche, cui la neve può condurre, situazioni che la sua lingua descrive in moltissimi quasi sinonimi con sfumature appena differenti.</p>
<p>L&#8217;emancipazione dei popoli indigeni, che rappresentano circa il 10% della popolazione dell&#8217;Artico, va avanti ed i Sami, parteciperanno al vertice di Copenaghen sul clima attraverso la delegazione governativa della Norvegia, di cui faranno parte. Sono in stato avanzato anche trattative con la Svezia e la Finlandia, entrambe all&#8217;avanguardia nel riconoscimento dei valori e dei diritti delle minoranze culturali.</p>
<p>Esiste ancora il problema della sottorappresentazione di queste comunità in seno all&#8217;Unione Europea e problemi come i cambiamenti climatici affliggono soprattutto genti come queste, abituate ad un contatto costante con la natura, proprio laddove questa è più fragile e dove i mutamenti possono risultare più pericolosi per l&#8217;uomo.</p>
<p>Inoltre, i popoli che vivono nell&#8217;estremo nord si trovano a fare i conti con altri fenomeni critici, come l&#8217;urbanizzazione di molti dei più giovani, che insieme a nuove opportunità di lavoro e di integrazione porta con sè il rischio della dispersione dei modi di vita e della cultura dei Sami.</p>
<p>La sfida, ha affermato Tuomas Aslak Juuso, che ha 24 anni e viene da un piccolo villaggio che si chiama Karesuvanto, nella parte più settentrionale della Finlandia ed ai confini della Svezia, consisterà nel fornire ai ragazzi della comunità tutti i mezzi per competere alla parti nel Grande Nord e nel mondo, strumenti come la cultura europea e le capacità scientifiche.</p>
<p>Sarà molto importante però che questi cambiamenti rappresentino lo sviluppo e non la sostituzione di ciò che i Sami sono e quindi resta ferma la richiesta di lavorare ad un modello di istruzione elaborato in lingua Sami e governato dalla minoranza stessa. Il sogno di coloro che lavorano per il futuro delle comunità, espressione degli stessi villaggi, è la creazione di una vera Università dei Sami a Kautokeino, Norvegia, dove esiste già una struttura che svolge alcune funzioni universitarie per i giovani di questo popolo. Si tratta di una proposta del Sami Parliamentary Council, SPR, un organismo attraverso il quale i vari parlamenti sami esistenti cooperano.</p>
<p><strong>Aldo Ciummo</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Obama a Copenhagen di passaggio. Ambientalisti delusi]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/26/obama-a-copenhagen-di-passaggio-ambientalisti-delusi/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:48:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/26/obama-a-copenhagen-di-passaggio-ambientalisti-delusi/</guid>
<description><![CDATA[Barack Obama Il presidente degli Stati Uniti, Obama, farà una sosta di un giorno alla Conferenza sul]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_287" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/obama.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-287" title="Obama" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/obama.jpg?w=150" alt="" width="150" height="96" /></a><p class="wp-caption-text">Barack Obama</p></div>
<p>Il presidente degli Stati Uniti, Obama, farà una sosta di un giorno alla Conferenza sul clima delle Nazioni Unite di Copenhagen, dove è previsto l&#8217;annuncio americano di riduzione delle emissioni di gas serra del 17% rispetto al livello del 2005.</p>
<p>L&#8217;annuncio della visita di Obama a Copenaghen è stata accolta favorevolmente dalle Nazioni Unite e dai padroni di casa danesi. Il primo ministro danese, Lars Løkke Rasmussen, ha detto che &#8220;la visita del presidente sottolinea il desiderio di contribuire ad un ambizioso accordo globale a Copenaghen&#8221;. </p>
<p>I gruppi ambientalisti invece si sono detti delusi dalla mancata presenza di Obama nei giorni cruciali del vertice Onu, gli ultimi deu in particolare, dove si riuniranno almeno 65 capi di stato di tutto il mondo.</p>
<p>&#8220;Il vertice sul clima di Copenaghen non è una foto ricordo&#8221;, ha detto Kyle Ash, consigliere per la politica sul clima di Greenpeace Italia. &#8220;Si tratta di un accordo globale per fermare il caos climatico. Il presidente Obama deve essere lì con e come tutti gli altri leader mondiali. Questo è il momento delle decisioni importanti. Purtroppo, il presidente Usa pare non sia il solo a non voler assumere impegni stringenti in materia di clima&#8221;.<br />
Nonostante questo, gli ambientalisti riconoscono che rispetto a Bush, in materia di lotta ai cambiamenti climatici, molto è cambiato con Obama.</p>
<p>Gli Usa annunceranno a Copenhagen una riduzione delle emissioni climalteranti pari al 17% sul 2005, il che equivale a un taglio di circa il 4% rispetto ai livelli del 1990. Un obiettivo molto meno ambizioso di quello deciso da altri paesi industralizzati: in confronto l&#8217;Unione europea propone un taglio del 20 per cento rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, taglio che potrebbe crescere al 30% se le altre nazioni decidessero di seguire l&#8217;esempio dell&#8217;Europa.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UE esorta Usa e Cina per ridurre Co2]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/25/ue-esorta-usa-e-cina-per-ridurre-co2/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 20:34:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/25/ue-esorta-usa-e-cina-per-ridurre-co2/</guid>
<description><![CDATA[Andreas Carlgren &#8220;Senza un&#8217;offerta da Stati Uniti o Cina solo la metà delle emissioni è ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_280" class="wp-caption alignright" style="width: 160px"><a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/andreas-carlgren.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-280" title="Andreas Carlgren" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/andreas-carlgren.jpg?w=150" alt="" width="150" height="100" /></a><p class="wp-caption-text">Andreas Carlgren</p></div>
<p>&#8220;Senza un&#8217;offerta da Stati Uniti o Cina solo la metà delle emissioni è coperta&#8221;. Così si è espresso il ministro dell&#8217;Ambiente della Svezia <strong>Andreas Carlgren</strong>.</p>
<p>L&#8217;Unione europea ha esortato Stati Uniti e Cina a conseguire, alla Conferenza di Copenhagen, obiettivi importanti di emissioni di gas a effetto serra,  affermando che i ritardi hanno ostacolato gli sforzi internazionali per limitare il cambiamento climatico.</p>
<p>A due settimane dalla Conferenza Onu, i più paesi più inquinatori infatti non hanno messo alcuna offerta seria sul tavolo.</p>
<p>Gli Stati Uniti non si sono ancora impegnati con elementi certi riguardo le proprie riduzioni di emissioni, in attesa delle decisoni del Congresso; mentre il presidente cinese Hu Jintao ha ribadito che i paesi di recente industrializzazione non dovrebbero essere tenuti a fare tagli.  La Cina, infatti, ha promesso di ridurre le emissioni, ma non ha detto a quanto ammonterà tale riduzione.</p>
<p>Come è noto, i leader mondiali puntano, per la Conferenza Onu di Copenhagen, a un accordo solo politico e non più a un accordo giuridamente vincolante.</p>
<p>Il Commissario europeo all&#8217;Ambiente, Stavros Dimas, ha dichiarato che le nazioni, per frenare il riscaldamento globale, avranno molto lavoro da fare a Copenhagen, perché dovranno fissare sia gli obiettivi di emissione e sia nuovo accordo con i paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Dimas ha anche detto che i colloqui dovrebbero fissare un calendario di lavori per il 2010, per un trattato completo e vincolante a livello mondiale.</p>
<p>Gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione un taglio delle emissioni del 17% in meno rispetto ai livelli del 2005 e di circa il 3,5% sul 1990. Il Giappone, dal suo canto, ha promesso una riduzione del 25 per cento rispetto ai livelli del 1990.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Questa è la lista degli scienziati solari e non che hanno predetto un Grand Minima e un Global Cooling]]></title>
<link>http://daltonsminima.wordpress.com/2009/11/25/questa-e-la-lista-degli-studiosi-solari-che-hanno-predetto-un-grand-minima-e-un-global-cooling/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:23:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>ice2020</dc:creator>
<guid>http://daltonsminima.wordpress.com/2009/11/25/questa-e-la-lista-degli-studiosi-solari-che-hanno-predetto-un-grand-minima-e-un-global-cooling/</guid>
<description><![CDATA[Questo articolo era già pronto in bozze da tempo, di certo oggi come oggi dopo lo scandalo Climate G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Questo articolo era già pronto in bozze da tempo, di certo oggi </strong><strong>come oggi dopo lo scandalo Climate Gate, speriamo che al</strong><strong>la voce di tanti studiosi che venivano offuscati dal sistema pro-AGW, venga dato lo spazio e l&#8217;attenzione che si meritano!</strong></p>
<p><strong>1. Dr. Habibullo I. Abdussamatov: </strong>Russian Academy of Scientists. Head of space research at the Pulkova Observatory, St. Petersburg.</p>
<p>Comment: RIA Novosti, August 25, 2006: “Khabibullo Abdusamatov e i suoi colleghi hanno affermato che un periodo di forte raffreddamento simile a quello della Piccola Era Glaciale potrebbe partire dal 2010-2015 e toccare il suo picco nel 2055-2060 a causa di un profondissimo minimo solare del tutto simile al Maunder.&#8221;</p>
<p> <strong>2.  David Archibald. Summa Development Limited</strong>. (Australia).</p>
<p>     From his paper: Archibald, D.C., (2006), Solar Cycles 24 and 25 and predicted climate response, <em>Energy and Environment, Vol.17</em>, No.1.</p>
<p>      “Basato sul fatto che sia il ciclo 24 che il 25 avranno un picco di 50 SSN , c&#8217;è da aspettarsi un declino della temp globale di 1.5°C intorno al 2020.”</p>
<p> <strong>3. Dr. O.G.Badalyan, and Dr.V.N. Obridko, Institute of Terrestrial Magnestism. Russia, Dr.J.Sykora. Astronomical Institute of the Slovak Academy of Sciences, Slovak Republic.</strong></p>
<p>     From their paper: Balalyan, O.G., V.N. Obridko, and J. Sykora, (2000), Brightness of the coronal green line and prediction for activity cycles 23 and 24, <em>Solar Physics, 199</em>: pp.421-435.</p>
<p>Comment from paper: &#8220;Un lento aumento dell&#8217;attività del ciclo 23 ci permette di affermare che il prossimo ciclo 24 avrà un picco SSN pari a 50 equivalente al Minimo di Dalton.&#8221;</p>
<p><strong>4. Dr. B. P. Bonev,  Dr. Kaloyan M. Penev, Dr. Stefano Sello. </strong></p>
<p>    From their paper: Bonev, B.P., et. al., (2004), Long term solar variability and the solar cycle in the 21<sup>st</sup> century, <em>The Astrophysical Journal, Vol. 605</em>, pp.L81-L84.</p>
<p>&#8220;Siamo arrivati alla conclusione che la presente epoca di riscaldamento globale è al termine a causa dell&#8217;inizio di un lungo periodo di bassissima attività solare&#8221;</p>
<p><strong>5. John L. Casey, Director, Space and Science Research Center. Orlando, Florida</strong></p>
<p>    From the center’s research report: Casey, John L. (2008), The existence of ‘relational cycles’ of solar activity on a multi-decadal to centennial scale, as significant models of climate change on earth. SSRC Research Report 1-2008 – The RC Theory, <a href="http://www.spaceandscience.net">www.spaceandscience.net</a>.</p>
<p>&#8220;Come risultato della nostra teoria, si può predire che il prossimo minimo solare potrebbe partire entro i prossimi 3-14 anni e durare per 2-3 cicli solari. Abbiamo stimato che ci sarà un calo della temperatura globale di 1-1.5°C se non maggiore,almeno come accadde durante il minimo di Dalton.</p>
<p> <strong>6. Dr. Peter Harris.</strong> Engineer, retired, Queensland, Australia.</p>
<p>Dalla sua analisi dei cicli glaciali e interglaciali egli ha concluso che c&#8217;è la probabilità del 94% di un imminente Global Cooling e dell&#8217;inizio di una nuova era glaciale.</p>
<p><strong>7. Victor Manuel Velasco Herrera</strong>. Researcher at the National Autonomous University of Mexico.</p>
<p>Questo il suo commento rilasciato ad agosto 2008: &#8220;&#8230; in 2 anni o poco più inizierà un periodo di global cooling che sfocerà in una piccola era glaciale che durerà per 60-80 anni&#8221;</p>
<p><strong>8. Dr’s. Y.T.Hong, H.B. Jiang, T.S. Liu, L.P.Zhou, J.Beer, H.D. Li, X.T.Leng, B.Hong, and X.G. Qin</strong>.</p>
<p>From their paper: Response of climate to solar forcing recorded in 6,000-year (isotope) O18 time-series of Chinese peat cellulose. The Holocene 10.1 (2000) pp. 1-7.</p>
<p>Mostrando la loro ricerca sulle misurazioni dell&#8217; isotopo O18 che era più elevato durante i periodi più freddi del clima terrestre hanno concluso che: &#8221; Se il trend dell&#8217;O18 dopo il 1950 continua così&#8230;il prossimo massimo dell&#8217;O18 ce lo aspettiamo tra il 2000 ed il 2050 con conseguente diminuzione della temp globale&#8221;</p>
<p><strong>9. Dr. Boris Komitov, Bulgarian Academy of Sciences, Institute of </strong></p>
<p><strong>    Astronomy, and  Dr. Vladimir Kaftan: Central Research Institute of Geodesy, Moscow.</strong></p>
<p>     From their paper: Komitov, B., and V. Kaftan, (2004), The sunspot activity in the last two millennia on the basis of indirect and instrumented indexes: time series models and their extrapolations for the 21<sup>st</sup> century, paper presented at the International Astronomical Union Symposium No. 223.</p>
<p>Commento alla loro ricerca: &#8220;Dalle nostre estrapolazioni per il 21° secolo, ne viene fuori che un minimo solare supercentenario avverrà entro le prossime decadi. Esso sarà simile al minimo di Dalton, ma probabilmente più lungo&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>10. Dr. Theodor Landscheidt</strong> (1927- 2004), Schroeter Institiute for Research in Cycles of Solar Activity, Canada)</p>
<p>Questo il suo commento dopo lunghi anni di ricerca sull&#8217;attività solare: &#8221; Contrariamente a quanto affermato dall&#8217;IPCC riguardo l&#8217;inquinamento antropico come causa del riscaldamento globale, io affermo invece che ci sarà un lungo periodo i global cooling chetoccherà la sua fase massima intorno al 2030..&#8221;</p>
<p><strong>11. Dr. Ernest Njau: University of Dar es Salaam, Tanzania.</strong></p>
<p>     From his paper:  Njau, E., (2005), Expected halt in current global warming trend?, <em>Renewable Energy, Vol.30,</em> Issue 5, pp.743-752.</p>
<p>Commento dal suo lavoro: &#8220;&#8230;la media della temp globale ha toccato il suo picco nel 2005, dopo del quale noi ci aspettiamo un netto trend di decrescita&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>12. Dr. Tim Patterson: Dept. of Earth Sciences, Carleton Univ., Can. </strong>     </p>
<p>Da un articoloal Calgary Times: May 18, 2007: &#8221; Entro il 2020 il ciclo 25 sarà il più debole dopo la piccola era glaciale&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>13.Dr’s. Ken K. Schatten and W.K.Tobiska</strong>.</p>
<p>From their paper presented at the 34<sup>th</sup> Solar Physics Division meeting of the American Astronomical Society, June 2003:</p>
<p>&#8220;Il risultato sorprendente delle nostre predizioni sui cicli solari è un rapido declino dell&#8217;attività solare, a partire dal cclo numero 24. Se questo trend continuasse noi potremmo rivivere un altro Minimo stile Maunder&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>14. Dr. Oleg Sorokhtin</strong>. Merited Scientist of Russia and Fellow of the Russian Academy of Natural Sciences and researcher at the Oceanology Institute.</p>
<p>Dai suoi ultimi articoli riguardanti i cambiamenti climatici egli ha affermato: &#8221; Gli astrofisici conoscono 2 cicli solari, di 11 e 200 anni&#8230;la Terra ha passato il suo picco del periodo più caldo e presto una nuova fase fredda sopraggiungerà, a partire dal 2012. Il vero freddo arriverà intorno al 2041 quando l&#8217;attività solare avrà raggiunto la sua più bassa fase e durerà per almeno 50-60 anni&#8230;&#8221;</p>
<p><strong>15. Dr’s. Ian Wilson, Bob Carter, and I.A. Waite</strong>.</p>
<p>From their paper: Does a Spin-Orbit Coupling Between the Sun and the Jovian Planets Govern the Solar Cycle? Publications of the Astronomical Society of Australia 25(2) 85-93 June 2008).</p>
<p>&#8220;Riteniamo che il livello di attività solare diminuirà significativament nella prossima decade e rimarrà bassa per circa 20-30 anni. Tutte le volte che il sole ha avuto scarsa attività prolungata ne passato, le temperature sono scese mediamente di 1-2°C&#8221;</p>
<p><strong>16. Dr’s. Lin Zhen-Shan and Sun Xian</strong>. Nanjing Normal University, China</p>
<p>From their paper in Meteorology and Atmospheric Physics, 95,115-121: Multi-scale analysis of global temperature changes and trend of a drop in temperature in the next 20 years.</p>
<p>&#8220;&#8230;Noi crediamo che i cambiamenti climatici globali entreranno in una fase di raffreddameto globale nei prossimi 20 anni&#8230;&#8221;</p>
<p>Questi sono solo stralci del pensiero di alcuni scienziati che ritengono il sole o i cambimaenti naturali intrinseci del pianeta i principali artefici dei cambiamenti climatici e che prevedono una controtendenza delle temperature globali dai prossimi anni in poi. Solo il tempo ci dirà chi avrà ragione, o l&#8217;IPCC o i cosidetti &#8220;negazionisti&#8221;.</p>
<p>Dispiace solo vedere che tra questi scienziati non sia presente il Grande Timo Niroma&#8230; Riposa in pace Timo&#8230;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.spaceandscience.net/sitebuildercontent/sitebuilderfiles/researcherswhopredictsolarhibernationorclimatechangetocoldera9-22-08.doc">http://www.spaceandscience.net/sitebuildercontent/sitebuilderfiles/researcherswhopredictsolarhibernationorclimatechangetocoldera9-22-08.doc</a></p>
<p><strong>Simon</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cambiare lo stile di vita vale più di Kyoto]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/24/cambiare-lo-stile-di-vita-vale-piu-di-kyoto/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:27:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/24/cambiare-lo-stile-di-vita-vale-piu-di-kyoto/</guid>
<description><![CDATA[Alcuni giorni fa, Franco Foresta Martin ha scritto per il Corrieredellasera.it questo interessante a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/clima-sos.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-272" title="Clima sos" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/clima-sos.jpg?w=150" alt="" width="150" height="116" /></a>Alcuni giorni fa, <strong>Franco Foresta Martin</strong> ha scritto per il Corrieredellasera.it questo interessante articolo (<a href="http://www.corriere.it">www.corriere.it</a>).</p>
<p>Uno studio americano afferma che se si interviene auto e abitazioni è possibile ridurre la produzione di Co2 del 7,4%</p>
<p id="rectangle">Se a ridurre le emissioni nazionali di gas serra non provvederanno Obama e Hu Jintao, niente paura, saranno i popoli a salvare il pianeta con i loro comportamenti energetici e ambientali più virtuosi. Anche se può sembrare una forzatura, sembra proprio questo il messaggio implicito in uno studio che viene pubblicato oggi sui <em>Proceedings of the National Academy of Science</em> (PNAS) degli Stati Uniti.</p>
<p>Un gruppo di sociologi, economisti e ambientalisti americani, conti alla mano, dimostra che le sole azioni domestiche, attuate con impegno e costanza, già nell’arco di un decennio potrebbero abbattere l’anidride carbonica di percentuali significative, paragonabili a quelle richieste dal Protocollo di Kyoto.</p>
<p>Ma quali sono le azioni domestiche che potrebbero avere, non solo negli Stati Uniti, su cui sono focalizzati i calcoli della ricerca, ma anche nel resto del mondo industrializzato, effetti così benefici per il risparmio energetico e la salute del clima? Gli autori dello studio indicano 17 tipologie d’intervento.</p>
<p>Ecco alcuni degli esempi più praticabili.</p>
<p>Innanzitutto l’isolamento termico degli edifici, responsabile di considerevoli perdite di energia che fanno raffreddare le case d’inverno, nonostante il riscaldamento, e arroventarle d’estate, richiedendo più raffrescamento del necessario. I punti più deboli da isolare: le coperture e gli infissi. Poi, occhi agli stessi impianti: caldaie e condizionatori, spesso inefficienti, i quali a fine vita devono essere sostituiti con apparecchi più risparmiosi. Per gli edifici di nuova costruzione, non dimenticare che esistono criteri architettonici ormai ben sperimentali per favorire il condizionamento interno.</p>
<p>Un’attenzione speciale deve essere posta alle modalità di uso di tutti gli apparati domestici: senza nulla perdere in comfort, vanno eliminati gli eccessi di caldo e di freddo intervenendo costantemente su termometri e temporizzatori. Inutile, per esempio, tenere al massimo la temperatura degli scaldabagni elettrici, che divorano fiumi di energia; oppure scegliere programmi di lavaggio lunghi ed energici per capi di biancheria non troppo sporchi. Ancora, non è affatto trascurabile in termini di risparmio, staccare le spine degli apparecchi elettrici che continuano a consumare energia anche quando sono apparentemente spenti (posizione di standby).</p>
<p>Passando a quella che nei Paesi industrializzati può essere considerata la casa itinerante, dove spesso si trascorrono alcune ore al giorno, cioè l’automobile, anche per essa valgono i criteri di corretta manutenzione che fanno risparmiare significative quantità di carburante.</p>
<p>Particolari di solito trascurati da chi compie quotidianamente lunghi percorsi: l’abolizione della guida cosiddetta brillante, con accelerazioni e frenate continue; la riduzione delle velocità massime di crociera; l’adozione di pneumatici a basso coefficiente di attrito. Anche in questo caso, a fine vita del veicolo, va attentamente meditata la sostituzione con uno a motorizzazione più efficiente. Insomma, all’atto dell’acquisto, non badare solo all’estetica, ma soprattutto ai consumi.</p>
<p>Detti così, più che provvedimenti per conseguire decisive riduzioni delle emissioni riscaldanti (oltre che degli inquinanti ordinari), sembrano azioni di buonsenso per risparmiare energia e spendere meno.</p>
<p>Ma gli autori della ricerca PNAS calcolano che, se sistematicamente adottate negli Stati Uniti, queste azioni portano in un decennio all’abbattimento del 7,4 % delle emissioni nazionali.</p>
<p>Anche se gli autori non estendono il calcolo ad altri Paesi, aggiungono tuttavia che risultati più o meno simili si potrebbero raggiungere negli altri Paesi industrializzati, con percentuali eguali o più elevate nel caso di sistemi energetici complessivamente inefficienti, come quelli di Canada e Australia; e percentuali più ridotte nei Paesi dell’Europa Occidentale, già dotati di sistemi mediamente più efficienti.</p>
<p>Se si considera che nei dieci anni successivi all’approvazione del Protocollo di Kyoto, i provvedimenti presi dai governi hanno in genere fallito, tranne pochissime eccezioni, obiettivi di riduzione delle emissioni di appena il 5,2%, la rivoluzione dal basso proposta da Dietz e collaboratori appare allettante.</p>
<p>A patto che, aggiungono gli autori, siano assunti tutti quei provvedimenti per favorirla: campagne di informazione di massa e incentivazioni.</p>
<p>Alla vigilia di una Conferenza mondiale sul clima di Copenaghen il cui successo non è affatto scontato, sembra una proposta più che ragionevole.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Apocalisse ed estinzione di Guy R. McPherson - 23/11/2009]]></title>
<link>http://terraceleste.wordpress.com/2009/11/24/apocalisse-ed-estinzione-di-guy-r-mcpherson-23112009/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 15:11:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>terraceleste</dc:creator>
<guid>http://terraceleste.wordpress.com/2009/11/24/apocalisse-ed-estinzione-di-guy-r-mcpherson-23112009/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: Come Don Chisciotte Mettiamo caso che un giorno il medico ci dica: &#8220;Se tutte le attivit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Fonte: Come Don Chisciotte Mettiamo caso che un giorno il medico ci dica: &#8220;Se tutte le attivit]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
