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	<title>canetti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/canetti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "canetti"</description>
	<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 00:45:04 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Party sotto le bombe]]></title>
<link>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/11/26/party-sotto-le-bombe/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 19:38:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marina</dc:creator>
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<description><![CDATA[Elias Canetti, Party sotto le bombe. Gli anni inglesi (tit. originale Party im Blitz. Die englischen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright" title="copertina Party sotto le bombe" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788845920189" alt="" width="179" height="292" /><strong>Elias Canetti, <em><a href="http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2986&#38;isbn=8845920186&#38;v=s&#38;metaTitolo=Party%20sotto%20le%20bombe%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&#38;metaAutore=Elias%20Canetti" target="_blank">Party sotto le bombe. Gli anni inglesi</a> </em>(tit. originale <em>Party im Blitz. Die englischen Jahre</em>), Adelphi, Milano 2005. A cura di Kristian Wachinger. Traduzione di Ada Vigliani. 250 pagine. 18 €.</strong></p>
<p>Ho terminato da poco la lettura di questo libro. Ci ho messo un mese e mezzo a leggerlo tutto. Ero in cerca di informazioni interessanti per la tesi (che non ho trovato), altrimenti l&#8217;avrei fatto volare dalla finestra.</p>
<p>Un aforisma di Canetti recita: «Quali spiriti amiamo a tal punto da non avere il coraggio di leggere ogni loro scritto?».</p>
<p>Tutti sanno della mia venerazione per Elias Canetti. Lo ritengo il più grande scrittore che sia mai esistito, penso che nel suo grandissimo eclettismo abbia prodotto opere inarrivabili: penso al romanzo <a href="http://sonnenbarke.splinder.com/post/7967800/Auto+da+f%C3%A9" target="_self"><em>Auto da fé</em></a>, al dramma <a href="http://sonnenbarke.splinder.com/post/7766810/La+commedia+della+vanit%C3%A0" target="_self"><em>La commedia della vanità</em></a>, al saggio filosofico-antropologico <a href="http://sonnenbarke.splinder.com/post/8937761/Massa+e+potere" target="_self"><em>Massa e potere</em></a>, alla raccolta di aforismi <a href="http://sonnenbarke.splinder.com/post/7664460/La+provincia+dell%27uomo" target="_self"><em>La provincia dell&#8217;uomo</em></a>. Ho letto quasi tutto ciò che ha scritto, e ho trovato tutto stupendo. I titoli che ho citato li ritengo dei capolavori assoluti, quelli che non ho citato li trovo bellissimi, per quanto non al livello dei precedenti.</p>
<p>Questo libro lo comprai anni fa, quando uscì, ma non l&#8217;avevo ancora letto, e meglio avrei fatto a non leggerlo mai.</p>
<p>Il volume raccoglie gli anni inglesi di Canetti: lo scrittore si trasferì in Inghilterra nel 1938, in seguito alla <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Notte_dei_cristalli" target="_blank"><em>Kristallnacht</em> </a>e lì visse per quarant&#8217;anni, diventando anche cittadino inglese (mantenne però la cittadinanza turca). Gli anni che qui vengono trattati sono quelli della guerra e quelli immediatamente successivi. Dovrebbe essere la quarta parte dell&#8217;autobiografia, si parla di &#8220;libro salvato&#8221;. Il libro, infatti, è stato iniziato da Canetti negli anni Novanta, poco prima della morte: il lavoro è rimasto perciò interrotto e la forma era ancora quella degli appunti, non definitiva e nemmeno autorizzata. Kristian Wachinger ha fatto un enome lavoro di ricostruzione, partendo da tre diversi manoscritti autografi (Canetti scriveva in stenografia), solo in parte scritti a macchina dalla figlia Johanna, che ha collaborato alla stesura del volume.</p>
<p>Ecco, bene, prima di leggere questo libro ho riletto il secondo e il terzo volume dell&#8217;autobiografia, <a href="http://www.anobii.com/books/Il_frutto_del_fuoco/9788845910500/0162e3bc8e37384081/" target="_blank"><em>Il frutto del fuoco</em></a> e <a href="http://www.anobii.com/books/Il_gioco_degli_occhi/9788845911316/017d4acbc213cdefc4/" target="_blank"><em>Il gioco degli occhi</em></a>, e ne sono rimasta ancora più incantata della prima volta. Forse anche per questo motivo ho provato tanta più insofferenza a leggere <em>Party sotto le bombe</em>.</p>
<p>Il problema di questo libro è semplicemente che si tratta di un lavoro filologico postumo. Wachinger sarà sicuramente un grande studioso di Canetti, la figlia sarà sicuramente un&#8217;esperta, ma nessuno dei due, evidentemente, è un amante della <em>scrittura</em> di Elias Canetti. Perché questo libro non rende alcun servizio all&#8217;autore, anzi lo mette in pessima luce, lo fa sembrare meschino e livoroso. Ho fortissimi dubbi che Canetti, se fosse vissuto abbastanza da completare il libro, lo avrebbe pubblicato così com&#8217;è ora.</p>
<p>È stato detto che lo stile è differente perché questo non è il Canetti mitteleuropeo che eravamo abituati a conoscere, ma un Canetti pienamente inglese. Ho letto molte recensioni entusiastiche. Mi piacerebbe sapere quante di queste persone abbiano realmente letto questo libro, e quante abbiano letto altri libri di Canetti. Perché questo <em>non è</em> Elias Canetti. Questi sono chiaramente abbozzi, appunti che dovevano essere rielaborati. Lo stile è diaristico, lontano sia dagli altri tre volumi dell&#8217;autobiografia che dagli appunti.</p>
<p>È senz&#8217;altro vero che Canetti aveva progettato di continuare la sua autobiografia, che avrebbe dovuto essere costituita da cinque volumi. È altrettanto vero, però, che Canetti è stato maestro dell&#8217;incompiuto. Aveva progettato di scrivere una serie di otto romanzi, ognuno abbozzato, invece ne ha scritto e pubblicato soltanto uno. Aveva progettato due volumi sulla massa e il potere, in più interviste aveva affermato di star scrivendo il secondo, ma ha poi scritto e pubblicato soltanto il primo. Aveva progettato un&#8217;opera teorica sul dramma, mai uscita. Pare che a un certo punto Canetti abbia affermato di aver volutamente lasciato tanti libri incompiuti, perché potessero essere trovati dopo la sua morte e gli consentissero di continuare a vivere. È nota, infatti, l&#8217;avversione viscerale di Canetti per la morte.</p>
<p>Quello che mi chiedo è: dobbiamo aspettarci che qualche altro studioso insieme a Johanna Canetti trovi, editi e pubblichi tutti gli altri lavori che Elias Canetti aveva progettato e che ha lasciato incompiuti? Cosa dobbiamo aspettarci quando, nel 2024, a trent&#8217;anni dalla morte dell&#8217;autore, scadrà il divieto alla pubblicazione dei suoi diri da lui stesso imposto? Oltre a questo <em>Party sotto le bombe</em> sono già usciti, per ora solo in tedesco, gli <a href="http://www.hanser-literaturverlage.de/buecher/buch.html?isbn=978-3-446-20594-9" target="_blank"><em>Aufzeichnungen für Marie-Louise</em></a>, appunti che Canetti aveva scritto per una delle sue innumerevoli amanti. Ho visto il libro a Vienna, ma non ho avuto il coraggio di prenderlo in mano. Claudio Magris l&#8217;ha definito un&#8217;operazione indegna, o qualcosa del genere.</p>
<p>Questo è: una bieca operazione commerciale. Canetti ha vinto il Nobel, vende molto, è assai appetibile sul mercato. Sul mercato di lingua tedesca forse anche più che su quello di lingua italiana. Meglio avrebbero fatto a tributargli più onori in vita, anziché &#8220;riscoprire&#8221; il romanzo e i drammi trent&#8217;anni dopo la pubblicazione.</p>
<p>Certo, bisognerebbe stare bene attenti a non idealizzare gli scrittori, perché sono anche loro esseri umani, con i propri vizi, le loro bassezze. Ma, come ha scritto Willi Winkler in <a href="http://www.buecher.de/shop/Buecher/Party-im-Blitz/Canetti-Elias/products_products/content/prod_id/11797631/#sz" target="_blank">questa recensione</a>, il lettore che ama Canetti si sarebbe volentieri risparmiato queste bassezze. C&#8217;è banalità in questo libro, odio, disprezzo, cattiveria, meschinità. Per carità, io non so come fosse Elias Canetti nel privato, può anche darsi che fosse così, ma mi importava davvero saperlo? Francamente no. Non avrei avuto nulla da ridire, ovviamente, se l&#8217;autore stesso avesse spontaneamente deciso di pubblicare questo libro in questa forma, senza espungere gli episodi di puro livore; ma così non è stato. Canetti non ha potuto dire la sua, nessuno può sapere se non avrebbe preferito limare, lavorare ancora su questi abbozzi.</p>
<p>In <a href="http://www.millepiani.net/millepiani1.0/archives/2006/01/21/in-morte-di-elias-canetti-sul-quinto-senso/" target="_blank">questa recensione</a> è scritta una cosa che condivido: «Chi conosce, davvero, tutta la scrittura di Canetti, non ha bisogno, oggi, di nessun altro rigo».</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Librería Crack Up: George Steiner]]></title>
<link>http://anayquiroga.wordpress.com/2009/11/16/libreria-crack-up-george-steiner/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 18:44:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>anaquiroga</dc:creator>
<guid>http://anayquiroga.wordpress.com/2009/11/16/libreria-crack-up-george-steiner/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; George Steiner en The New Yorker Fondo de Cultura Económica Siruela 391 páginas Precio: $54. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#160;</p>
<p><span style="font-size:small;"><em>George Steiner en The New Yorker</em><br />
</span></p>
<p><span style="font-size:small;"><strong>Fondo de Cultura Económica<br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;">Siruela<br />
</span></p>
<p><span style="font-size:small;"><strong>391 páginas</strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;"><strong>Precio: $54.</strong></span></p>
<p>&#160;</p>
<p>Librería Crack Up<br />
Costa Rica 4767 y Borges<br />
Palermo &#8211; Ciudad Autónoma de Buenos Aires<br />
Te. 4831 &#8211; 3502</p>
<p><span style="font-family:Arial;font-size:x-small;">Entre 1967 y 1997 George Steiner escribió más de ciento cincuenta        artículos para el semanario The New Yorker; la agudeza y diversidad de        <!--more-->estos textos dibujan una silueta de extraordinaria erudición. La ciudad de        Viena, el ajedrez y el Risorgimientoitaliano interesan a Steiner tanto        como las elucubraciones de Borges, Céline o Benjamin. Excelente narrador y        sabio de inusual precisión, George Steiner esboza una trayectoria ideal        que conduce del pensador a la esencia del pensamiento, del escritor al        espíritu de la escritura y del acontecimiento fortuito a la historia        cultural.Los ensayos de esta compilación no dejarán de sorprender al        lector: Canetti, Russell, Cioran, Chomsky, Orwell y el historiador y espía        Antonio Blunt conforman, entre otros, un irresistible elenco de        protagonistas.Discernimiento que arroja nueva luz sobre los grandes temas        de la cultura contemporánea, ideas que transitan de la controversia a la        claridad, esta colección de ensayos es un modo de lucidez e independencia        intelectual.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La rapidità dello spirito]]></title>
<link>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/11/15/la-rapidita-dello-spirito/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 18:50:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marina</dc:creator>
<guid>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/11/15/la-rapidita-dello-spirito/</guid>
<description><![CDATA[La mia biblioteca, composta da migliaia di volumi che mi sono proposto di leggere, cresce dieci volt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La mia biblioteca, composta da migliaia di volumi che mi sono proposto di leggere, cresce dieci volte più in fretta di quanto io possa leggere. Ho tentato di dilatarla fino a farne una specie di universo in cui trovare tutto. Ma questo universo cresce in una misura che dà le vertigini. Non vuole placarsi, e io ne sento la crescita sulla mia pelle. Ogni volume che vi aggiungo scatena una piccola catastrofe cosmica, e un po&#8217; di quiete subentra solo quando in apparenza quel volume trova il suo posto e provvisoriamente scompare.</p>
<p>Da: <strong>Elias Canetti, <em>La rapidità dello spirito. Appunti da Hampstead, 1954-1971</em> (tit. originale <em>Nachträge aus Hampstead. Aus den Aufzeichnungen, 1954-1971</em>), Adelphi, Milano 1996. Traduzione di Gilberto Forti. 187 pagine. 12,39 €.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La provincia dell'uomo]]></title>
<link>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/11/08/la-provincia-delluomo/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 17:04:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marina</dc:creator>
<guid>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/11/08/la-provincia-delluomo/</guid>
<description><![CDATA[Ci sono libri che si posseggono da vent&#8217;anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ci sono libri che si posseggono da vent&#8217;anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent&#8217;anni, viene un momento in cui d&#8217;improvviso, quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d&#8217;un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione. Ora sappiamo perché lo abbiamo trattato con tante cerimonie. Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; e adesso ha rggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent&#8217;anni trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose.</p>
<p>Da: <strong>Elias Canetti, <em>La provincia dell&#8217;uomo. Quaderni di appunti 1942-1972</em> (tit. originale <em>Die Provinz des Menschen. Aufzeichnungen 1942-1972</em>), Adelphi, Milano 1978. Traduzione di Furio Jesi. 372 pagine.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[FAVOLE MODERNE]]></title>
<link>http://repubblicaindipendente.wordpress.com/2009/11/05/favole-moderne/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 20:21:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>pietroperrone</dc:creator>
<guid>http://repubblicaindipendente.wordpress.com/2009/11/05/favole-moderne/</guid>
<description><![CDATA[IL DESTINO&#8230; http://www.babbe.it/opere/storiacontro28.jpg Piccola favola &#8220;Ahi!&#8221; dis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="text-align:left;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#333399;"><b><br /></b></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;">IL DESTINO&#8230;</span></span></span></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><br /></span></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><img src="http://www.babbe.it/opere/storiacontro28.jpg" />   </span></div>
<div style="text-align:center;"><a href="http://www.babbe.it/opere/storiacontro28.jpg"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';">http://www.babbe.it/opere/storiacontro28.jpg</span></span></span></a></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><br /></span></span></span></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;">Piccola favola</span></b></span></span></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="font-size:medium;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><b> &#8220;Ahi!&#8221; disse il topo, &#8220;il mondo diventa ogni giorno più angusto. Prima era così ampio che avevo paura, continuavo a correre ed ero felice di vedere finalmente a sinistra e a destra in lontananza delle pareti, ma queste lunghe pareti si corrono incontro l&#8217;un l&#8217;altra così rapidamente che io sono già nell&#8217;ultima stanza, e lì, nell&#8217;angolo, c&#8217;è la trappola nella quale cadrò&#8221;. &#8211; &#8220;Devi solo cambiare la direzione della corsa&#8221;, disse il gatto e lo mangiò.  </b><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;font-size:medium;"><b>F. Kafka</b></span></span></span></span></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;"><span class="Apple-style-span" style="color:#999999;"><br /></span></span></b></span></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;"><b><br /></b></span></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;">LA SPERANZA&#8230;</span></b></span></span></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><img src="http://repubblicaindipendente.wordpress.com/files/2009/11/nz376.jpg?w=300" alt="[nz376.jpg]" /></span></div>
<div style="text-align:right;"><a href="http://repubblicaindipendente.wordpress.com/files/2009/11/nz376.jpg?w=300"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;">http://2.bp.blogspot.com/_vaXUruXsufA/SDaO9E51_tI/AAAAAAAAAwk/E2hYAp4fNQU/s1600-h/nz37A PI6.jpg</span></span></a></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><br /></span></span></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:medium;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><b><i>Il mio desiderio più grande è vedere un topo che mangia vivo un gatto. <span class="Apple-style-span" style="font-style:normal;"><i>Prima, però, dovrebbe anche giocarci abbastanza a lungo.</i> Elias Canetti</span></i></b></span></span></span></p>
<p></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;"><br /></span></b></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(204,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; l&#8217;amorale &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span></b></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><br /></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><br /></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:medium;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,0,0);white-space:pre;font-family:Arial, sans-serif;font-size:10px;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/_r_VFM52244&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/_r_VFM52244&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></span></span></span></div>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[FAVOLE MODERNE]]></title>
<link>http://pietroperrone.wordpress.com/2009/11/05/favole-moderne/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 20:21:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>pietroperrone</dc:creator>
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<description><![CDATA[IL DESTINO&#8230; http://www.babbe.it/opere/storiacontro28.jpg Piccola favola &#8220;Ahi!&#8221; dis]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="text-align:left;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#333399;"><b><br /></b></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight:bold;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;">IL DESTINO&#8230;</span></span></span></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><br /></span></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><img src="http://www.babbe.it/opere/storiacontro28.jpg" />   </span></div>
<div style="text-align:center;"><a href="http://www.babbe.it/opere/storiacontro28.jpg"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';">http://www.babbe.it/opere/storiacontro28.jpg</span></span></span></a></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><br /></span></span></span></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;">Piccola favola</span></b></span></span></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="font-size:medium;"><span class="Apple-style-span" style="color:#333399;"><b> &#8220;Ahi!&#8221; disse il topo, &#8220;il mondo diventa ogni giorno più angusto. Prima era così ampio che avevo paura, continuavo a correre ed ero felice di vedere finalmente a sinistra e a destra in lontananza delle pareti, ma queste lunghe pareti si corrono incontro l&#8217;un l&#8217;altra così rapidamente che io sono già nell&#8217;ultima stanza, e lì, nell&#8217;angolo, c&#8217;è la trappola nella quale cadrò&#8221;. &#8211; &#8220;Devi solo cambiare la direzione della corsa&#8221;, disse il gatto e lo mangiò.  </b><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;font-size:medium;"><b>F. Kafka</b></span></span></span></span></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;"><span class="Apple-style-span" style="color:#999999;"><br /></span></span></b></span></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;"><b><br /></b></span></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;">LA SPERANZA&#8230;</span></b></span></span></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><img src="http://pietroperrone.wordpress.com/files/2009/11/nz376.jpg?w=300" alt="[nz376.jpg]" /></span></div>
<div style="text-align:right;"><a href="http://pietroperrone.wordpress.com/files/2009/11/nz376.jpg?w=300"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;">http://2.bp.blogspot.com/_vaXUruXsufA/SDaO9E51_tI/AAAAAAAAAwk/E2hYAp4fNQU/s1600-h/nz37A PI6.jpg</span></span></a></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><br /></span></span></div>
<div style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:medium;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:#666666;"><b><i>Il mio desiderio più grande è vedere un topo che mangia vivo un gatto. <span class="Apple-style-span" style="font-style:normal;"><i>Prima, però, dovrebbe anche giocarci abbastanza a lungo.</i> Elias Canetti</span></i></b></span></span></span></p>
<p></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;"><br /></span></b></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(204,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><b><span class="Apple-style-span" style="font-size:large;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230; l&#8217;amorale &#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span></b></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><br /></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><br /></span></div>
<div style="text-align:center;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';color:#666666;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:medium;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,0,0);white-space:pre;font-family:Arial, sans-serif;font-size:10px;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/_r_VFM52244&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/_r_VFM52244&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></span></span></span></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Crowds Haven't Changed, Really...]]></title>
<link>http://3wordstosuccess.wordpress.com/2009/10/03/crowds-havent-changed-really/</link>
<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 11:30:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>3wordstosuccess</dc:creator>
<guid>http://3wordstosuccess.wordpress.com/2009/10/03/crowds-havent-changed-really/</guid>
<description><![CDATA[Cover of Crowds and Power In the early 1960s, as I was heading into teenage confusion, my mother tol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="zemanta-img" style="display:block;margin:1em;">
<div>
<dl class="wp-caption alignright">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.amazon.com/Crowds-Power-Elias-Canetti/dp/0374518203%3FSubscriptionId%3D0G81C5DAZ03ZR9WH9X82%26tag%3Dzemanta-20%26linkCode%3Dxm2%26camp%3D2025%26creative%3D165953%26creativeASIN%3D0374518203"><img title="Cover of &#34;Crowds and Power&#34;" src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/514H9NZHKKL._SL300_.jpg" alt="Cover of &#34;Crowds and Power&#34;" width="197" height="300" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd zemanta-img-attribution">Cover of <a href="http://www.amazon.com/Crowds-Power-Elias-Canetti/dp/0374518203%3FSubscriptionId%3D0G81C5DAZ03ZR9WH9X82%26tag%3Dzemanta-20%26linkCode%3Dxm2%26camp%3D2025%26creative%3D165953%26creativeASIN%3D0374518203">Crowds and Power</a></dd>
</dl>
</div>
</div>
<p>In the early <a class="zem_slink" title="1960s" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/1960s">1960s</a>, as I was heading into teenage confusion, my mother told my twin brother and me about a new book, <a class="zem_slink" title="Elias Canetti" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Elias_Canetti">Elias Canetti</a>&#8217;s <a class="zem_slink" title="Crowds and Power" rel="amazon" href="http://www.amazon.com/Crowds-Power-Elias-Canetti/dp/0374518203%3FSubscriptionId%3D0G81C5DAZ03ZR9WH9X82%26tag%3Dzemanta-20%26linkCode%3Dxm2%26camp%3D2025%26creative%3D165953%26creativeASIN%3D0374518203">Crowds and Power</a>&#8211;advertised at the time as &#8220;the thinking man&#8217;s guide to reality.&#8221;</p>
<p>I have to smile, remembering that fifty years ago Canetti noted that a crowd &#8220;wants to grow,&#8221; is based on &#8220;equality,&#8221; &#8220;loves density&#8221; and &#8220;needs a direction.&#8221;  His book should be required reading for every marketer.</p>
<p>Only trouble is that nobody reads any more; we scan.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top:10px;height:15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Reblog this post [with Zemanta]" href="http://reblog.zemanta.com/zemified/38b958f0-c213-4e3e-bb1d-63311bd2beb9/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border:medium none;float:right;" src="http://img.zemanta.com/reblog_e.png?x-id=38b958f0-c213-4e3e-bb1d-63311bd2beb9" alt="Reblog this post [with Zemanta]" /></a></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Denksel XX]]></title>
<link>http://hanniballektor.wordpress.com/2009/09/21/denksel-xx/</link>
<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 22:01:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>Frank Benedikt</dc:creator>
<guid>http://hanniballektor.wordpress.com/2009/09/21/denksel-xx/</guid>
<description><![CDATA[Warum sind nicht mehr Leute aus Trotz gut? [Elias Canetti, "Die Provinz des Menschen"]]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Warum sind nicht mehr Leute aus Trotz gut? [Elias Canetti, "Die Provinz des Menschen"]]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ESAGONALE A MARIBOR]]></title>
<link>http://rowingsanmarco.wordpress.com/2009/08/30/esagonale-a-maribor/</link>
<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 20:45:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>rowingsanmarco</dc:creator>
<guid>http://rowingsanmarco.wordpress.com/2009/08/30/esagonale-a-maribor/</guid>
<description><![CDATA[Isabella Canetti e Antonina Vanon saranno impegnate questo sabato nella regata esagonale di Maribor ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Isabella Canetti e Antonina Vanon saranno impegnate questo sabato nella regata esagonale di Maribor per le rappresentative regionali. Le nostre due portacolori sono state entrambe convocate con la rappresentativa FVG ,la prima nel 4x cadette mentre la seconda nel 4x ragazze.</p>
<p>In bocca al lupo!!!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[col verbano sempre a destra]]></title>
<link>http://eventibusflexus.wordpress.com/2009/07/18/col-verbano-sempre-a-destra/</link>
<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 17:07:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>eventibusflexus</dc:creator>
<guid>http://eventibusflexus.wordpress.com/2009/07/18/col-verbano-sempre-a-destra/</guid>
<description><![CDATA[Non nel senso politico, almeno per quel mi riguarda. Decido di espatriare per un paio d&#8217;ore, e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-266" title="centovalli" src="http://eventibusflexus.wordpress.com/files/2009/07/centovalli1.jpg?w=300" alt="centovalli" width="300" height="225" /></p>
<p>Non nel senso politico, almeno per quel mi riguarda. Decido di espatriare per un paio d&#8217;ore, e col Verbano alla mia destra mi fermo per un caffè nella &#8220;Belgirate tranquilla&#8221; di Gozzano, dimenticandomi di chiedere dov&#8217;è la sua villa. Le piogge di stanotte hanno fatto franare un pezzo di strada fra Cannobbio e il confine elvetico sulla SS 34 del lago Maggiore, imbocco la provinciale 75 della Val Canobina dove solerti localpoliziotti instradano il traffico camperistico di mezza Europa. Lo fanno anche i più che solerti svizzeri al di là del confine, col risultato di ammucchiare caravan, roulottes, SUV e furgoni (ma in vacanza con la macchina normale non ci va più nessuno?) sui stretti ponti della provinciale, ma <em>not in my backyard</em>. Com&#8217;è buffo e triste al tempo stesso che ci sia sufficiente che le cose accadaano al di fuori della nostra area di competenza per indurci a sbattercene totalmente, anche a rischio di creare disagio ai cittadini utenti che pagano lo stipendio ai localpoliziotti. Anche se, a dire il vero, ho visto più che altro belgi, olandesi, tedeschi, francesi e addirittura qualcuno del Principado del Liechtenstein, fermi in coda: infatti ci godevo anche un po&#8217;.</p>
<p>Da Malesco faccio la Centovalli e mi perdo a Locarno, non capisco le indicazioni che danno in Svizzera, si vede che più di sette secoli di isolazionismo indipendentista (o indipendententismo isolazionista) li hanno resi talmente diversi nella forma mentis che veramente c&#8217;è più di qualcosa che fa si che non c&#8217;intendiamo. Penso a Canetti che studia la sua prima grammatica tedesca sul lago di Losanna, e comincio a capire le folli visioni che è riuscito a mettere su carta in <em>Autodafè.</em></p>
<p>Rientro in Italia da Zenna, sopra Luino, mi sembra di essere ancora in Svizzera, col Verbano sempre a destra. Qui la commistione socio culturale tipica delle zone di confine è ancora più pervicace: e mi accorgo di non capire se la Lombardia sia una propaggine del Canton Ticino o viceversa. Del resto loro, gli elvetici di lingua italiana, le deviazioni le chiamano &#8220;eccezioni&#8221;.</p>
<p>Vi immaginate Vasco qualche anno fa a cantare &#8220;quante eccezioni hai?&#8221;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[BeTa 18. Despiste de Madrugada]]></title>
<link>http://lofredocolombia.wordpress.com/2009/07/01/beta-18-despiste-de-madrugada/</link>
<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 13:43:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>lofredo</dc:creator>
<guid>http://lofredocolombia.wordpress.com/2009/07/01/beta-18-despiste-de-madrugada/</guid>
<description><![CDATA[Pasos de Madrugada – FotoTangoUno (2007) +++ Se guía por los tenues reflejos de luz de los faroles s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Pasos de Madrugada – FotoTangoUno (2007) +++ Se guía por los tenues reflejos de luz de los faroles s]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Derniers livres lus]]></title>
<link>http://schabrieres.wordpress.com/2009/06/09/derniers-livres-lus-4/</link>
<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 09:31:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>schabrieres</dc:creator>
<guid>http://schabrieres.wordpress.com/2009/06/09/derniers-livres-lus-4/</guid>
<description><![CDATA[•    Linda Lê &#8211; In memoriam *** •    Hubert Selby Jr. &#8211; La geôle *** •    Antoni Casas R]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>•    Linda Lê &#8211; In memoriam ***<br />
•    Hubert Selby Jr. &#8211; La geôle ***<br />
•    Antoni Casas Ros &#8211; Le théorème d&#8217;Almodovar **<br />
•    Hubert Selby Jr. &#8211; Le démon ***<br />
•    Haruki Murakami &#8211; La ballade de l&#8217;impossible ***<br />
•    Haruki Murakami &#8211; Kafka sur le rivage ***<br />
•    Anton Tchékhov &#8211; Une banale histoire **<br />
•    George Orwell &#8211; Et vive l&#8217;aspidistra! ***<br />
•    Elias Canetti &#8211; Autodafé **<br />
•    José Saramago &#8211; L&#8217;aveuglement ***<br />
•    Emmanuel Carrère &#8211; L&#8217;adversaire ***</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un regno di matite]]></title>
<link>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/05/24/un-regno-di-matite/</link>
<pubDate>Sun, 24 May 2009 10:27:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marina</dc:creator>
<guid>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/05/24/un-regno-di-matite/</guid>
<description><![CDATA[Io ero pieno di fiducia, lei piena di segreti. Non era certo tutto importante quello che lei mi tene]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Io ero pieno di fiducia, lei piena di segreti. Non era certo tutto importante quello che lei mi teneva segreto. Non era certo tutto importante quello che io le confidavo.</p>
<p>Ma importante lo <em>diventava</em> proprio nell&#8217;atto del confidare e in quello del tenere segreto.</p>
<p>Da: <strong>Elias Canetti, <em>Un regno di matite. Appunti 1992-1993</em> (tit. originale <em>Aufzeichnungen 1992-1993</em>), Adelphi, Milano 2003. Traduzione di Ada Vigliani.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il gioco degli occhi]]></title>
<link>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/05/10/il-gioco-degli-occhi/</link>
<pubDate>Sun, 10 May 2009 00:21:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marina</dc:creator>
<guid>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/05/10/il-gioco-degli-occhi/</guid>
<description><![CDATA[La conversazione che segue ha luogo nel 1933 fra Elias Canetti e Hermann Broch a proposito del roman]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La conversazione che segue ha luogo nel 1933 fra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elias_Canetti" target="_blank">Elias Canetti</a> e <a href="http://www.rodoni.ch/zemlinski/broch/BROCH.html" target="_blank">Hermann Broch</a> a proposito del romanzo di Canetti <a href="http://www.lafrusta.net/rec_canetti.html" target="_blank"><em>Auto da fé</em></a>.</p>
<p>*</p>
<p>«Che cosa vuol dire con questo?».</p>
<p>Furono le sue prime parole, accompagnate da un gesto indefinito con cui mi indicò il manoscritto del romanzo, posato sul tavolo accanto a lui. La domanda mi lasciò talmente stupito che non seppi rispondere. Mi sarei aspettato qualsiasi altra domanda. Come si poteva riassumere in poche frasi ciò che si è voluto dire con un romanzo? Balbettai qualche parola quasi incomprensibile, certamente senza molto senso, ma dovevo pure rispondere qualcosa. Broch chiese scusa e ritirò la domanda.</p>
<p>«Se lei lo sapesse, non avrebbe scritto il romanzo. La mia è stata una pessima domanda».</p>
<p>Capì che non avevo un discorso bell&#8217;e pronto da tirar fuori per l&#8217;occasione, e tentò di circoscrivere l&#8217;argomento escludendo un po&#8217; alla volta tutto ciò che a suo giudizio non poteva costituire il vero intento del romanzo.</p>
<p>«Immagino che lei non avrà voluto scrivere semplicemente la storia di un pazzo. Non può essere stata questa la sua vera intenzione. Né, credo, voleva soltanto darci una figura grottesca alla maniera di <a href="http://us.geocities.com/fictionpub/autori/hoffmann.htm" target="_blank">Hoffmann </a>o di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Allan_Poe" target="_blank">Poe</a>».</p>
<p>Confermai che non era stata questa la mia intenzione, e lui annuì. Poiché lo aveva colpito l&#8217;aspetto grottesco dei personaggi, mi sentii in dovere di portare il discorso su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nikolaj_Vasil%27evi%C4%8D_Gogol%27" target="_blank">Gogol&#8217;</a>, che in effetti era stato un mio modello.</p>
<p>«Ero piuttosto sotto l&#8217;influsso di Gogol&#8217;» dissi. «Dovevano essere personaggi estremi, spinti fino ai limiti del possibile, comici e spaventosi insieme, in modo che lo spaventoso non si possa separare dal comico».</p>
<p>«Lei mette addosso alla gente una bella paura. Vuole proprio spaventarla?»</p>
<p>«Sì. Intorno a noi tutto suscita paura. Non c&#8217;è più un linguaggio comune. Nessuno capisce l&#8217;altro. Credo che nessuno <em>voglia</em> capire l&#8217;altro. Nel suo <a href="http://www.ibs.it/code/9788806593230/broch-hermann/sonnambuli-1918-vol" target="_blank"><em>Huguenau</em></a> mi ha molto colpito il fatto che gli uomini sono insediati entro diversi schemi di valori e che fra loro non c&#8217;è possiiblità di comprensione. Huguenau è quasi un personaggio come lo concepisco io. Non che questa situazione si esprima nel suo linguaggio, poiché Huguenau parla ancora con gli altri. Ma alla fine del libro c&#8217;è un documento, c&#8217;è la lettera di Huguenau con la sua richiesta alla vedova Esch, scritta tutta nel linguaggio che gli è proprio: la lingua tipica del mondo mercantile. Ebbene, qui <em>lei</em> porta al limite estremo la separazione di quest&#8217;uomo da tutte le altre creature del romanzo. Ciò corrisponde in pieno a quello che ho in mente. A questo io ho voluto attenermi sempre, in ogni personaggio e in ogni momento del mio romanzo».</p>
<p>«Ma questi, allora, non sono più uomini reali. Tutto si trasforma in qualcosa di astratto. Gli uomini reali sono composti di molti elementi. Hanno in sé impulsi contraddittòri che si combattono tra loro. Si può dare un&#8217;immagine veritiera del mondo se si prescinde dal mondo? È lecito deformare le creature fino al punto che non sono più riconoscibili come esseri umani?».</p>
<p>«Sono <em>figure</em>, personaggi. Uomini e personaggi non sono la stessa cosa. Il romanzo come genere letterario è cominciato con i personaggi. Il primo romanzo è stato il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Don_Chisciotte_della_Mancia" target="_blank"><em>Don Chisciotte</em></a>. Che cosa pensa lei del protagonista? Forse non le sembra credibile perché è talmente estremo?».</p>
<p>«Erano altri tempi. Allora, mentre imperversavano ancora i <a href="http://www.leonardoterzo.it/generi-formulaici/34-il-romanzo-cavalleresco" target="_blank">romanzi cavallereschi</a>, era un pesonaggio credibile. Oggi ne sappiamo di più, sul conto degli uomini. Esiste una psicologia moderna e ci dice sugli uomini cose davanti alle quali non possiamo semplicemente chiudere gli occhi. La letteratura dev&#8217;essere, intellettualmente, all&#8217;altezza del proprio tempo. Se rimane indietro rispetto al proprio tempo, diventa qualcosa di Kitsch e serve a scopi diversi che stanno <em>al di là</em> della letteratura e dunque sono illeciti».</p>
<p>«In altre parole, il <em>Don Chisciotte</em> non dovrebbe dirci più niente. Per me non è soltanto il primo romanzo, ma rimane ancora e sempre il più grande. Non mi fa rimpiangere nulla, neanche le scoperte moderne. Arriverei perfino a dire che <em>evita</em> certi errori della moderna psicologia. L&#8217;autore non si propone un&#8217;indagine sull&#8217;uomo, ma crea certe unità che delinea nettamente e contrappone l&#8217;una all&#8217;altra. Dalla loro azione reciproca nasce ciò che egli ha da dirci sull&#8217;uomo».</p>
<p>«Ma così non possono essere dette molte delle cose che oggi c&#8217;interessano e ci affliggono».</p>
<p>«Certo no, le cose che allora non esistevano non possono essere dette. Ma oggi si possono concepire personaggi nuovi, e chi sa farli agire esprime le cose che oggi c&#8217;interessano».</p>
<p>«Devono esserci metodi nuovi anche nell&#8217;arte. Nell&#8217;età di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud" target="_blank">Freud </a>e di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/James_Joyce" target="_blank">Joyce </a>non può restare tutto come prima».</p>
<p>«Credo anch&#8217;io che oggi il romanzo deve essere <em>diverso</em>, ma non perché viviamo nell&#8217;età di Freud e di Joyce. La <em>sostanza </em>del tempo è un&#8217;altra, e ci vogliono personaggi nuovi per mostrarla. Quanto più si distinguono l&#8217;uno dall&#8217;altro, quanto più sono portati all&#8217;estremo, tanto più forti sono le tensioni tra loro. Quello che conta è il tipo di queste tensioni. Esse ci fanno paura, la paura che riconosciamo come nostra propria. Esse servono a <em>inculcare</em> questa paura. Anche nella ricerca psicologica ci imbattiamo nella paura e ne definiamo i contorni. Così, si applicano i mezzi nuovi, o nuovi almeno in apparenza, che devono liberarcene».</p>
<p>«Ma questo non è possibile. Che cosa potrebbe mai liberarci dalla paura? Si può forse attenuarla, ecco tutto. Ciò che lei ha ottenuto, nel suo romanzo e anche in <a href="http://www.ibs.it/code/9788806136741/canetti-elias/nozze.html" target="_blank"><em>Nozze</em></a>, è una <em>intensificazione</em> della paura. Lei colpisce l&#8217;uomo nella sua malvagità, come se di questa volesse punirlo. So che la sua intenzione più profonda è quella di costringerlo a convertirsi. Viene spontaneo pensare a una predica, a un quaresimale. Ma lei non minaccia l&#8217;inferno, lei lo rappresenta, e già in questa vita. Lei non lo rappresenta oggettivamente, affinché la gente ne abbia una visione più esatta e una conoscenza reale, ma lo rappresenta in modo che la gente ci si senta già dentro e ne sia angosciata. Ma il compito dello scrittore è quello di portare <em>più</em> paura nel mondo? Le sembra uno scopo così nobile?».</p>
<p>«Lei, per il romanzo, segue un altro metodo. E lo ha applicato con coerenza nella struttura di <em>Huguenau</em>. Lei contrappone differenti sistemi di valori, buoni e cattivi, in modo che il contrasto salti all&#8217;occhio. A ridosso del mondo mercantile di Huguenau c&#8217;è il mondo religioso della ragazza dell&#8217;Esercito della Salvezza. Così lei introduce una compensazione e toglie un po&#8217; della paura che incute col personaggio di Huguenau. Ho letto la sua <a href="http://www.ibs.it/code/9788806143848/broch-hermann/sonnambuli-1888-pasenow-o.html" target="_blank">trilogia </a>tutta d&#8217;un fiato, me ne sono lasciato compenetrare, ed essa ha creato in me molti spazi che sono rimasti e resistono ancora oggi, sei mesi dopo la lettura, dentro di me. Non c&#8217;è dubbio che con la sua trilogia lei ha allargato le mie vedute e mi ha arricchito. Ma lei mi ha anche <em>acquietato</em>. Capire acquieta. Ma è lecito che la comprensione acquieti soltanto?».</p>
<p>«Lei invece vuole intensificare l&#8217;inquietudine fino a farla diventare panico. In <em>Nozze</em> vi è certamente riuscito. Il risultato finale è uno solo: distruzione e rovina. Ma lei <em>vuole</em> questa rovina? Si intuisce che lei vuole esattamente il contrario. Lei vorrebbe poter fare qualcosa per indicare una via d&#8217;uscita, ma non ne indica nessuna: a tutt&#8217;e due le opere, al dramma come al romanzo, lei dà un epilogo crudele e spietato, con la distruzione. C&#8217;è in questo una intransigenza che bisogna rispettare. Ma questa intransigenza significa che lei ha rinunciato alla speranza, che lei stesso non riesce a trovare la via d&#8217;uscita? O significa che dubita addirittura della possibilità di una via d&#8217;uscita?.</p>
<p>«Se ne dubitassi, se avessi davvero rinunciato alla sepranza, non potrei più vivere. No, io credo semplicemente che noi <em>sappiamo</em> ancora troppo poco. Lei si richiama volentieri alla psicologia moderna, e mi sembra che ne sia orgoglioso, poiché essa ha avuto i natali, per così dire, nell&#8217;ambiente che le è più familiare, in questa cerchia particolare del mondo viennese. Per questa psicologia lei nutre una specie di affetto patriottico. Forse ha la sensazione che avrebbe potuto scoprirla lei stesso. Qualunque cosa essa dica, lei la ritrova subito dentro di sé, non ha nemmeno bisogno di andare a cercarla. Ebbene, a me questa psicologia sembra del tutto insufficiente. Essa si occupa dell&#8217;individuo, e qui è anche arrivata a qualche risultato, ma c&#8217;è poi un altro terreno dove non sa neanche da che parte cominciare, ed è la massa, che è la cosa più importante, quella su cui sarebbe necessario sapere di più, perché ogni nuovo potere che sorge <em>ai nostri giorni</em> si ciba deliberatamente della massa. Solo gli altri, le persone consapevoli che queste operazioni portano diritto alla nuova guerra mondiale, non sanno come influire sulla massa per evitare che venga manovrata a danno di tutti noi. Bisognerebbe scoprire queste leggi del comportamento di massa. Ecco il punto, ecco il compito più importante davanti al quale ci troviamo oggi: di questa scienza non esistono ancora neppure i primi rudimenti».</p>
<p>«Non possono esistere. Lì tutto è vago e incerto. Lei è su una pista sbagliata. Lei non può trovare le leggi della massa perché non esistono. È un peccato che sprechi così il suo tempo. Mi ha già detto più di una volta che questo è il vero scopo della sua vita, di essere ben deciso a dedicarvi anni, decenni, anche l&#8217;intera vita, se è necessario. Sarebbe una vita buttata al vento. Si dedichi piuttosto ai suoi drammi. Lei è uno scrittore. Non può votarsi a una scienza che non è tale e non lo sarà mai».</p>
<p>Da: <strong>Elias Canetti, <a href="http://www.ibs.it/code/9788845911316/canetti-elias/gioco-degli-occhi" target="_blank"><em>Il gioco degli occhi. Storia di una vita (1931-1937)</em> </a>(tit. originale <em>Das Augenspiel. Lebensgeschichte 1931-1937</em>), Adelphi, Milano, 1985. Traduzione di Gilberto Forti.</strong></p>
<p>Allo studio della massa Canetti dedicò 40 anni della sua vita. Il risultato fu il monumentale <a href="http://www.uaar.it/ateismo/opere/26.html" target="_blank"><em>Massa e potere</em></a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il frutto del fuoco]]></title>
<link>http://sonnenbarke.wordpress.com/2009/04/25/il-frutto-del-fuoco/</link>
<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 20:35:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marina</dc:creator>
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<description><![CDATA[Troppo spesso, forse, il compito più insostituibile dell&#8217;arte è stato dimenticato: non è la ca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Troppo spesso, forse, il compito più insostituibile dell&#8217;arte è stato dimenticato: non è la catarsi, né la consolazione, né il talento di disporre ogni elemento in funzione di un lieto fine. Perché il lieto fine non ci sarà. Ma peste, e piaghe, e tormento, e orrore &#8211; e se la peste ha smesso di infierire, al suo posto inventiamo orrori più atroci. Che cosa possono le illusioni consolatorie davanti a questa verità? Essa è sempre uguale a se stessa e deve rimanere dinanzi ai nostri occhi.</p>
<p>Da: <strong>Elias Canetti, <em>Il frutto del fuoco. Storia di una vita (1921-1931)</em> (tit. originale <em>Die Fackel im Ohr. Lebensgeschichte 1921-1931</em>), Adelphi, Milano 1982. Traduzione di Andrea Casalegno e Renata Colorni.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[in the beginning was the language, and the language was gravity]]></title>
<link>http://killingdenouement.wordpress.com/2009/04/13/in-the-beginning-was-the-language-and-the-language-was-gravity/</link>
<pubDate>Mon, 13 Apr 2009 03:11:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>killingdenouement</dc:creator>
<guid>http://killingdenouement.wordpress.com/2009/04/13/in-the-beginning-was-the-language-and-the-language-was-gravity/</guid>
<description><![CDATA[In the beginning was the language, and the language was gravity. Before the beginning was infinite v]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://img.photobucket.com/albums/v34/everlessaday/cinqmidi/kali.jpg" width="400"><BR>In the beginning was the language, and the language was gravity.  Before the beginning was infinite violence.  When violence met language, there was conflict; at once collision and collusion. Conflict became a reproductive space of exchange, and atomisation became the original sin. We learnt what evil was, and it was the One. <BR><BR></p>
<p>Gravity meanwhile was inscribed into (celestial) bodies, becoming the first legal contract between them.  So it is that particles collide to produce fragmented planets and people, in an exchange of violent energy.  Humans similarly collide to exchange pleasantries, and sometimes bodily fluids.  On the level of language, morphemes collide to exchange ejaculations of speed and to reproduce meaning.  In the eighteenth century, these forms might have been approached through money, character and root.<BR><BR> </p>
<p> Yet this beginning is simply the beginning of the rational, instinctual Man-form, and its subsequent trajectory through time and space.  Following Nietzsche, the universe itself is a monster of energy without beginning, without end, not expanding but constantly transforming, in an infinite play of forces, and waves of forces which work like concepts to create embodied affects. Violence is this monstrous energy. <BR><BR><br />
<!--more our own material world is like an atomised pomegran(i)te, and we exist as six billion unitary seeds in it, bounded by State membranes--><br />
<img src="http://img.photobucket.com/albums/v34/everlessaday/cinqmidi/vishnu-preserver.jpg" width="400"><br />
 The universe is like the Hindu Trimurti, a compound form of the eternally self creating Brahma, the mediating preserver, Vishnu, and the eternally self destroying Shiva.  It may otherwise be thought of in terms of the tripartite symbol of Aum, whose three letters represent the primordial vibration of the universe.  Each letter corresponds to a state of existence, from the lower curve’s waking consciousness to the dream state’s suspended consciousness to the upper curve’s unconsciousness or deep sleep – A-U-M respectively.  The spot meanwhile is the absolute consciousness that hovers over the semicircle of the maya, sometimes conceived as the illusion of duality. As humans we exist in this illusory fold of maya, which both preserves and reproduces our world through conflict. Unlike the equivalent violence, the spot does not collide with the other cosmic forces.  And although illustrative, the symbol is no longer experienced in the absolute: matereality has killed it along with the gods.<BR><BR> </p>
<p>Our own material world is like an atomised pomegran(i)te, and we exist as six billion unitary seeds in it, bounded by State membranes. At its core is a well of viscous rage; as with the Spanish term for pomegranate, granada, it holds explosive potential. Like the pomegranate, it is in constant tension of cracking open, as tec(h)tonic plates and demographics create frictions and fictions alike.   This world is fragile and Earth is a victim; sometimes it fights back through &#8216;natural&#8217; disasters like earthquakes and volcanic eruptions that reveal its innermost violent urges.   Global war-ming may be seen as the most advanced stage of this struggle, fought not only through the Earth&#8217;s material fabric, but through the atmosphere itself. As humans within this world, we may meanwhile either ossify into institutions, or decompose into death, after which nothing happens. <BR><BR> </p>
<p><img src="http://img.photobucket.com/albums/v34/everlessaday/cinqmidi/pomegranite.jpg" width="400"></p>
<p>Bataille suggests, “the world is purely parodic, in other words, that each thing seen is the parody of another, or is the same thing in a deceptive form”.  Even as air is the atmospheric parody of water, human is the atmospheric parody of animal, and sexual desire is the instinctual parody of violence.  War then becomes a parody of the initial monstrous violence, now evaporated into the atmosphere.  And as humans, we ourselves are war.  This sphere of war looks to have a maximal surface area, not unlike the cortex of the brain, replete with striated folds of ‘peace’.  The State inseminates this sphere through the language of legality, similarly parodying violence through its own appropriations of war and peace.  In military terminology, it is the ‘theatre of conflict’ where violence once again meets language, and is at once both a performative stage and a gynecological operating theatre.  <BR><BR> </p>
<p>The language of war thus becomes an almost viral vaccination.  It infects humans to breed cultures of conflict that create microfascisms and affects of dis-ease.  At the same time, it retains a seductive possibility to inflame the mass tissue, and to consume the organs of both the State and the human.  Crucially, “the body without organs is not a dead body but a living body all the more alive and teeming once it has blown apart the organism and its organisation”. How then can we die without dying, and repopulate our bodies with multiplicities without recapitating God? <BR><BR> </p>
<p>Perhaps we can redesignate our instinctual procedures of satisfaction, transforming them into the disorganised forms of ‘ex-tincts’ and ‘ex-titutions’.  The ex-titution will work as an intensified multiplicity of pores, spots and black holes, bounded not by walls or language, but by permeable membranes which replace collision with a free flow of concepts. Ex-tincts will become these hypergravitational black holes, dissolving any boundaries between internal and external forces to return to the initial violence.  We will ourselves become constellations of ex-titutions through the parodic instinct closest to the base violence: desire. For as Deleuze and Guattari suggest, “whenever someone makes love, really makes love, that person constitutes a body without organs, alone and with the other person or people”. <BR><BR> </p>
<p><img src="http://img.photobucket.com/albums/v34/everlessaday/cinqmidi/duende-bomb-3.jpg" width="400"></p>
<p>Yet ours is a world that cannot be loved to the point of death.  If, following Larkin, all life is slow dying (decaying), then we must necessarily look to the language of disaster to speed up the process.  Indeed, the disaster “does not dissuade us from dying; it invites us – escaping the time where it is always too late – to endure inopportune death, with no relation to anything save the disaster as return”.  The disaster is a rhizomatic Superfold where “literature merely turns back on itself in an endless reflexivity” to uncover a “strange language within language”.  Duende is this knowledge of disaster, as seeded through creative production.  Perhaps it will even herald Nietzsche’s eternal return to the pre-primordial violence. <BR><BR> </p>
<p>We are bookended by the disaster – as long as it functions, the human does not yet, and anymore, exist.  How then can we initiate the disaster; how can we move beyond the form of the man to become the superman?  How, essentially, can we be beings without being ‘human beings’? <BR><BR> </p>
<p>In discussing ‘the pack’, Canetti notes that the unitary Man-form came about through incorporating “into himself, by transformations, all the animals he knew”.  The more perfect his parodic folding was, the intenser his awareness of their numbers, and he felt what it was to be many.  If man thus symbolically imprisons life in this way, the superman must work to free life, perhaps by radically redistributing its organs as a first step towards becoming an intensified ex-titution.  The superman is indeed in control of all resources, whether organic, animal or mineral.  In the realm of forces, it is  even “in charge of the being of language (that formless, mute, unsignifying region where language can find its freedom even from whatever it has to say”.  We have in actuality already dressed up as superman in the past, building fascist concentration camps that annihilate the human through the denial of speech.<BR><BR> </p>
<p><img src="http://img.photobucket.com/albums/v34/everlessaday/cinqmidi/duende-bomb.jpg" width="400"></p>
<p>Within fascism, the theatre of conflict becomes a theatre of dominance, creating a cycle where ownership is possession is destruction.  It is underwritten by a singular force of control – to dominate a woman, army, or land becomes one and the same consumptive action.  Yet this control is not only external, but becomes inscribed into the fascist to reorder both instincts and organs through ritualistic repetition.  It is especially seen in Theweleit’s accounts of the Freikorps, where sexual desire is reassigned to function simply for the pure joy of violent destruction.  The telos of domination thus becomes not reproductive exchange, but a rationalized orgiastic annihilation.  <BR><BR> </p>
<p>Fascinatingly, even as the prohibitive layers of language and amnesia are sloughed off to reveal the inner pool of violence, the Freikorps find themselves almost silenced by their violent acts. So it is that one of them is found to compare the undressing of a woman to getting a shot in the lungs.  What might have been a loss of breath is literalised in their writing as an imagined self destruction. Perhaps they heed Blanchot’s caution that “it is not you who will speak; let the disaster speak in you, even if it be by your forgetfulness or silence.<BR><BR> </p>
<p>Yet if superman is a fascist, we must kill him too.<BR><BR> </p>
<p>And if brutal inhumanity is not enough, what lies beyond superman?  This is to say, what new form will emerge that is neither God nor man nor superman?  Concentration camps might the closest that western civilization has come to dehumanisation through language.  Atomic bombs meanwhile might be the closest it has come to total destruction.  One day a graviton bomb might be built that will destroy language by folding it in on itself. Until then, however, there will be “no explosion except a book”, whose only critique can be “an ontology for the annihilation of human beings”.  This ‘book’ need not necessarily be a printed and bound book, but may be any kind of creative bomb.  It must however hold plasmatic potential as conceptualised by Sergei Eisenstein, in its “rejection of once-and-forever allotted form, freedom from ossification, the ability to dynamically assume any form”.<BR><BR> </p>
<p><img src="http://img.photobucket.com/albums/v34/everlessaday/cinqmidi/duende-bomb-2.jpg" width="400"></p>
<p>Eisenstein sees this ‘plasmaticness’ as best embodied within fire, with its constant reinvention, expenditure and colourful consumption of forms.  Crucially, fire is even eroticized in its mysterious allure and attractiveness which served to lead to a onetime designation of pyromania as a crime of a sexual nature.  Yet like fascistic acts, it is consumptive and needs a constant refueling. The new bomb will burn not on the carbon of lifeforms or the silicon of dying stars, but will instead dip into an inner well of violence to write with both lactic acid and duende.   At the same time, it must necessarily be outside State appropriation to become unconsumable. It must function like Disney’s films, which, for Eistensten, do not expose sunspots, but “themselves act like reflections of sunrays and spots across the screen of the earth”.  These spots might be thought of as ex-tincts, and the screen as the disorganised face of the intensified ex-titution that we will become.<BR><BR> </p>
<p>This creative bomb will serve as the final weapon to cut –or perhaps blow – off superman’s rationalising head to become becoming itself, in the ex-titution of Bataille’s Acéphale.  For in escaping from its head, “(s)he has found beyond himself not God, who is the prohibition against crime, but a being who is unaware of prohibition’. The Acéphale thus breaks the dualistic confines of the illusory maya to become part of the universal Trimurti multiplicity.  (S)he is, “in the same eruption Birth and Death. (S)he is not a man.  (S)he is not a god either. (S)he is not me but (s)he is more than me”.  We are ferociously religious and religiously ferocious, and discover ourselves in him, “in other words as a monster”. When human we exist in relation to everything else through the forces of gravity and language, but having escaped from this primordial prison, we are finally irrational, ex-tinctual and free.</p>
<p>[nb: the last <i>pictures</i> are from Dr Edgerton and his Raptronic camera, via <a href="http://rachelhulin.com/blog/2009/04/the-doctor-is-in.html">Rachel Hulin</a>.  The piece is by me, let me know if you want to use it.  I also took out formal citations and bibliography perhaps to be amended later]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Quinzaine n°985, du 1er au 15 février 2009]]></title>
<link>http://laquinzaine.wordpress.com/2009/03/08/la-quinzaine-n%c2%b0985-du-1er-au-15-fevrier-2009/</link>
<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 21:24:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>paulinethomas</dc:creator>
<guid>http://laquinzaine.wordpress.com/2009/03/08/la-quinzaine-n%c2%b0985-du-1er-au-15-fevrier-2009/</guid>
<description><![CDATA[Ils furent trois à s’aimer d’amour, un article de Maurice Nadeau VEZA &amp; ELIAS CANETTI LETTRES À ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ils furent trois à s’aimer d’amour, un article de Maurice Nadeau VEZA &amp; ELIAS CANETTI LETTRES À ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UMANI DISUMANI]]></title>
<link>http://repubblicaindipendente.wordpress.com/2009/02/16/umani-disumani/</link>
<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 20:04:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>pietroperrone</dc:creator>
<guid>http://repubblicaindipendente.wordpress.com/2009/02/16/umani-disumani/</guid>
<description><![CDATA[di Elias CANETTI, da &#8220;La tortura delle mosche&#8221;. Adelphi. &#8220;La più tremenda storia l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://2.bp.blogspot.com/_x4BpX5AXl-s/SZnQhD4SsYI/AAAAAAAAAKg/FHTL5TXeKV4/s400/bartholomeus.gif" border="0" alt="" /><br /><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,102,102);">
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(204,153,51);">di Elias CANETTI, da &#8220;La tortura delle mosche&#8221;. Adelphi.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(204,153,51);"><br /></span></div>
<p>&#8220;La più tremenda storia l&#8217;ho trovata oggi, nelle memorie di una donna, Misia Sert.</span></span></span>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,102,102);">Cbiamerò questa storia, che riporto alla lettera</span>, <span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,0,0);"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,102,0);">la Tortura delle mosche</span>.</span></span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,0,0);font-style:italic;font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,0,0);"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';">Una delle mie piccole compagne di dormitorio era diventata maestra nell&#8217;arte di acchiappare le mosche. Pazienti studi su su questi animali le avevano permesso di individuare il punto esatto dove bisognava far passare l&#8217;ago per infilzarle senza che morissero.Così si faceva delle collane di mosche vivee andava in estasi per la sensazione divina che le procurava il contatto sulla pelle di tutte quelle zampette disperate e di que</span></span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,0,0);"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';">lle ali tremende&#8221;.</span></span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,0,0);font-style:italic;font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);">Terribile. Storia terribile.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Innocente, come solo le storie dei bimbi possono essere. Ed ingenua, comele bambine.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Terribile e crudele.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Crudele come la sofferenza, di cui la morte sembra non avere nessuna pietà, a volte.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Una metafora della tortura che gli uomini sanno infliggere alla vita, alcune volte.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Metafora della crudele sofferenza che viene inflitta agli uomini sfortunato, quando la cura con cui gli si appunta il cattivo destino riesce a tenerli in vita, benchè trapassati da parte a parte.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Ma ancora più paralizante è il piacere che a volta provoca l&#8217;agitarsi convulso di coloro che si dibattono nelle mani del carnefice inquisitore.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);">E&#8217; uno stimolo a riflettere. A guradarci dentro, fin nel fondo più nascosto del nostro animo.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Non si può sfuggire alla verità di quello che vediamo, laggiù.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Proviamo a discolpare noi stesso, forse con qualche ragione. <br />Ma la colpa ci aggredisce alle spalle, dove non la aspettiamo. </span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Ci pugnala.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Ci spella.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Ci arde.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">La colpa di essere vivi. Di essere uomini.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">&#8220;I popoli estinti si vendicano</span>&#8220;, scrive Canetti.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';">E&#8217; la colpa di essere uomini. </span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';">Il fio che si paga per essere uomini.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';">Il prezzo del peccato, corrispettivo del Male che alberga nel fondo dell&#8217;animo umano.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);">Parlo del  male perchè la banalità del bene a volte è melensa.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Non ci sono fatti, ma uno strano sentimento.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Battersi il petto.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Cospargrsi il capo di cenere.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Guardarsi indietro.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Guardare nel baratro che rasentiamo ogni giorno.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,102,0);">Ringraziando, ogni volta, di esserne ancora fuori.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,102,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">&#8220;Sperava, non visto da Dio, di vivere a lungo&#8221;.</span></span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';">Ancora Canetti, che ci offre la sua speranza.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><a href="http://gattodischroedinger.splinder.com/tag/kafka"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;">http://gattodischroedinger.splinder.com/tag/kafka</span></a></div>
<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/_x4BpX5AXl-s/SZnSn_VWroI/AAAAAAAAAKo/KGh7CjPT04c/s320/f3cf388aa587a110d27ddfd77d31bfb8.jpeg" border="0" alt="" />
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:13px;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,0,153);">«E’ una macchina molto speciale», disse l’ufficiale all’esploratore, e con sguardo in un certo senso ammirato controllò la macchina che pure conosceva così bene. Il viaggiatore sembrava aver consentito solo per cortesia alla richiesta del comandante, il quale lo aveva invitato ad assistere all’esecuzione di un soldato condannato per insubordinazione e insulti a un superiore in grado. </span><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(51,102,102);">In generale, nella colonia penale, l’interesse per questa esecuzione non era molto grande. O almeno, qui nella piccola valle profonda e sabbiosa, circondata da alture spoglie, a parte l’ufficiale e il viaggiatore c’era solo il condannato, un uomo ottuso e dalla bocca larga, con capelli e viso in disordine, e un soldato che teneva in mano la pesante catena in cui confluivano le catene più piccole nelle quali il condannato era costretto al collo e alle articolazioni dei piedi e delle mani, e che erano anche collegate fra loro da altre catene. Inoltre il condannato sembrava docile come un cagnolino, si aveva l’impressione che lo si potesse lasciar libero di correre sulle alture intorno e che bastasse fare un fischio al momento dell’esecuzione per farlo ritornare&#8230;</span></span></span></span><span class="Apple-style-span" style="font-family:Georgia;"><a href="http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad"><span class="Apple-style-span" style="font-size:10px;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,0,153);">http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad</span></span></a></span></span><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,0,153);"><br /></span></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:Verdana;font-size:13px;font-style:italic;"><br /></span></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UMANI DISUMANI]]></title>
<link>http://pietroperrone.wordpress.com/2009/02/16/umani-disumani/</link>
<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 20:04:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>pietroperrone</dc:creator>
<guid>http://pietroperrone.wordpress.com/2009/02/16/umani-disumani/</guid>
<description><![CDATA[di Elias CANETTI, da &#8220;La tortura delle mosche&#8221;. Adelphi. &#8220;La più tremenda storia l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://2.bp.blogspot.com/_x4BpX5AXl-s/SZnQhD4SsYI/AAAAAAAAAKg/FHTL5TXeKV4/s400/bartholomeus.gif" border="0" alt="" /><br /><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,102,102);">
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(204,153,51);">di Elias CANETTI, da &#8220;La tortura delle mosche&#8221;. Adelphi.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(204,153,51);"><br /></span></div>
<p>&#8220;La più tremenda storia l&#8217;ho trovata oggi, nelle memorie di una donna, Misia Sert.</span></span></span>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,102,102);">Cbiamerò questa storia, che riporto alla lettera</span>, <span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,0,0);"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,102,0);">la Tortura delle mosche</span>.</span></span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,0,0);font-style:italic;font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,0,0);"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';">Una delle mie piccole compagne di dormitorio era diventata maestra nell&#8217;arte di acchiappare le mosche. Pazienti studi su su questi animali le avevano permesso di individuare il punto esatto dove bisognava far passare l&#8217;ago per infilzarle senza che morissero.Così si faceva delle collane di mosche vivee andava in estasi per la sensazione divina che le procurava il contatto sulla pelle di tutte quelle zampette disperate e di que</span></span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,0,0);"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';">lle ali tremende&#8221;.</span></span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,0,0);font-style:italic;font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);">Terribile. Storia terribile.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Innocente, come solo le storie dei bimbi possono essere. Ed ingenua, comele bambine.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Terribile e crudele.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Crudele come la sofferenza, di cui la morte sembra non avere nessuna pietà, a volte.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Una metafora della tortura che gli uomini sanno infliggere alla vita, alcune volte.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Metafora della crudele sofferenza che viene inflitta agli uomini sfortunato, quando la cura con cui gli si appunta il cattivo destino riesce a tenerli in vita, benchè trapassati da parte a parte.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';">Ma ancora più paralizante è il piacere che a volta provoca l&#8217;agitarsi convulso di coloro che si dibattono nelle mani del carnefice inquisitore.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);">E&#8217; uno stimolo a riflettere. A guradarci dentro, fin nel fondo più nascosto del nostro animo.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Non si può sfuggire alla verità di quello che vediamo, laggiù.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Proviamo a discolpare noi stesso, forse con qualche ragione. <br />Ma la colpa ci aggredisce alle spalle, dove non la aspettiamo. </span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Ci pugnala.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Ci spella.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">Ci arde.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';">La colpa di essere vivi. Di essere uomini.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,102,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">&#8220;I popoli estinti si vendicano</span>&#8220;, scrive Canetti.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';">E&#8217; la colpa di essere uomini. </span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';">Il fio che si paga per essere uomini.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';">Il prezzo del peccato, corrispettivo del Male che alberga nel fondo dell&#8217;animo umano.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);">Parlo del  male perchè la banalità del bene a volte è melensa.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Non ci sono fatti, ma uno strano sentimento.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Battersi il petto.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Cospargrsi il capo di cenere.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Guardarsi indietro.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';">Guardare nel baratro che rasentiamo ogni giorno.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(102,51,51);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,102,0);">Ringraziando, ogni volta, di esserne ancora fuori.</span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,102,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(153,51,153);"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;">&#8220;Sperava, non visto da Dio, di vivere a lungo&#8221;.</span></span></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';">Ancora Canetti, che ci offre la sua speranza.</span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div><a href="http://gattodischroedinger.splinder.com/tag/kafka"><span class="Apple-style-span" style="font-size:x-small;">http://gattodischroedinger.splinder.com/tag/kafka</span></a></div>
<p><img src="http://1.bp.blogspot.com/_x4BpX5AXl-s/SZnSn_VWroI/AAAAAAAAAKo/KGh7CjPT04c/s320/f3cf388aa587a110d27ddfd77d31bfb8.jpeg" border="0" alt="" />
<div><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(255,0,0);font-family:'trebuchet ms';"><br /></span></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:'trebuchet ms';"><span class="Apple-style-span" style="font-family:Verdana;"><span class="Apple-style-span" style="font-size:13px;"><span class="Apple-style-span" style="font-style:italic;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,0,153);">«E’ una macchina molto speciale», disse l’ufficiale all’esploratore, e con sguardo in un certo senso ammirato controllò la macchina che pure conosceva così bene. Il viaggiatore sembrava aver consentito solo per cortesia alla richiesta del comandante, il quale lo aveva invitato ad assistere all’esecuzione di un soldato condannato per insubordinazione e insulti a un superiore in grado. </span><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(51,102,102);">In generale, nella colonia penale, l’interesse per questa esecuzione non era molto grande. O almeno, qui nella piccola valle profonda e sabbiosa, circondata da alture spoglie, a parte l’ufficiale e il viaggiatore c’era solo il condannato, un uomo ottuso e dalla bocca larga, con capelli e viso in disordine, e un soldato che teneva in mano la pesante catena in cui confluivano le catene più piccole nelle quali il condannato era costretto al collo e alle articolazioni dei piedi e delle mani, e che erano anche collegate fra loro da altre catene. Inoltre il condannato sembrava docile come un cagnolino, si aveva l’impressione che lo si potesse lasciar libero di correre sulle alture intorno e che bastasse fare un fischio al momento dell’esecuzione per farlo ritornare&#8230;</span></span></span></span><span class="Apple-style-span" style="font-family:Georgia;"><a href="http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad"><span class="Apple-style-span" style="font-size:10px;"><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,0,153);">http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad</span></span></a></span></span><span class="Apple-style-span" style="color:rgb(0,0,153);"><br /></span></div>
<div style="text-align:justify;"><span class="Apple-style-span" style="font-family:Verdana;font-size:13px;font-style:italic;"><br /></span></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Canetti I]]></title>
<link>http://memoriasblancas.wordpress.com/2009/02/15/canetti-i/</link>
<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 15:52:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>pandorabox</dc:creator>
<guid>http://memoriasblancas.wordpress.com/2009/02/15/canetti-i/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="canetti" src="http://i665.photobucket.com/albums/vv18/biqibiqi/26674.jpg" alt="" width="400" height="140" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[il libro ]]></title>
<link>http://illadrodiciliegie.wordpress.com/2009/02/04/il-libro/</link>
<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 11:48:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>illadrodiciliegie</dc:creator>
<guid>http://illadrodiciliegie.wordpress.com/2009/02/04/il-libro/</guid>
<description><![CDATA[  Ci sono libri che si posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.fotocommunity.de/pc/account/myprofile/6395"><img class="aligncenter size-full wp-image-536" title="lettore" src="http://illadrodiciliegie.wordpress.com/files/2009/02/117287981.jpg" alt="lettore" width="327" height="448" /></a></p>
<p>Ci sono libri che si posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent’anni, viene un momento in cui d’improvviso quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione. Ora sappiamo perché lo abbiamo trattato con tante cerimonie. Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; e adesso ha raggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent’anni trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose.<br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elias_Canetti" target="_blank">Elias Canetti   </a>“La provincia dell&#8217;uomo”,</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quote(s) &amp; a very beautiful song]]></title>
<link>http://midlifelover.wordpress.com/2009/01/29/quotes-a-very-beautiful-song/</link>
<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 22:04:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>midlifelover</dc:creator>
<guid>http://midlifelover.wordpress.com/2009/01/29/quotes-a-very-beautiful-song/</guid>
<description><![CDATA[Weil es bereits später als gedacht und vermutet ist, hier &#8211; wie bei solchen Anlässen mittlerwe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Weil es bereits später als gedacht und vermutet ist, hier &#8211; wie bei solchen Anlässen mittlerwe]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sul corpo erotico. Massa e piacere]]></title>
<link>http://ariemma.wordpress.com/2009/01/22/sul-corpo-erotico-massa-e-piacere/</link>
<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 17:43:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>ariemma</dc:creator>
<guid>http://ariemma.wordpress.com/2009/01/22/sul-corpo-erotico-massa-e-piacere/</guid>
<description><![CDATA[La dissoluzione del godimento è dettata dall&#8217;eros, dal desiderio, ma affinchè ciò avvenga è ne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-217" title="courbet_il_sonno" src="http://ariemma.wordpress.com/files/2009/01/courbet_il_sonno.jpg" alt="courbet_il_sonno" width="278" height="186" />La dissoluzione del godimento è dettata dall&#8217;eros, dal desiderio, ma affinchè ciò avvenga è necessario che faccia la sua comparsa un corpo erotico. Un corpo erotico è , in ogni parte, definito dal toccare, dal toccarsi. Nell&#8217;opera suggestiva che si propone di analizzare ogni aspetto del fenomeno della massa in relazione al potere, Elias Canetti offre, per una filosofia del corpo erotico, una considerazione preziosissima. Tale considerazione apre la sua opera come se esprimesse il concetto fondamentale, l&#8217;origine stessa della massa, ovvero il rovesciamento del timore dell&#8217;essere toccati:</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Nulla l&#8217;uomo teme di più che essere toccato dall&#8217;ignoto. Vogliamo vedere ciò che si protende dietro di noi: vogliamo conoscerlo o almeno classificarlo. Dovunque, l&#8217;uomo evita d&#8217;essere toccato da ciò che gli è estraneo. Di notte o in qualsiasi tenebra il timore suscitato dall&#8217;essere toccati inaspettatamente può crescere fino al panico. Neppure i vestiti garantiscono sufficiente sicurezza; è talmente facile strapparli, e penetrare fino alla carne nuda, liscia, indifesa dell&#8217;aggredito. Tutte le distanze che gli uomini hanno creato intorno a sé sono dettate dal timore di essere toccati. Ci si chiude nelle case, in cui nessuno può entrare; solo là ci si sente relativamente al sicuro[...] Vi si trovano insieme sia il contatto innocuo sia l&#8217;aggressione pericolosa, e qualcosa di quest&#8217;ultima è sempre presente anche nel primo. [...] La ripugnanza di essere toccati non ci abbandona neppure quando andiamo tra la gente. Il modo in cui ci muoviamo per strada, fra molte persone, al ristorante, in treno, in autobus, è dettato da quel timore [...] Solo nella massa l&#8217;uomo può essere liberato dal timore di essere toccato. Essa è l&#8217;unica situazione in cui tale timore si capovolge nel suo opposto&#8221;.<br />
[E. Canetti, <em>Massa e potere</em>, trad. it. di F. Jesi, Adelphi, Milano 2004, pp.. 17-18.]</p>
<p style="text-align:justify;">Nonostante Canetti definisca esplicitamente l&#8217;esperienza della massa l&#8217;unica situazione di rovesciamento del timore di essere toccati, nel testo appena citato pure aveva scritto: &#8220;Anche là dove ci troviamo vicinissimi agli altri, in grado di osservarli e studiarli bene, evitiamo per quanto ci è possibile di toccarli. Se facciamo l&#8217;opposto, vuol dire che abbiamo trovato piacere in qualcuno&#8221;. La massa, dunque, non è l&#8217;unica esperienza del rovesciamento del timore di essere toccati: il piacere, il desiderio, aprono un&#8217;altra strada, forse addirittura più radicale. La massa, infatti, prima o poi avrà sempre una guida o sovrano: essa è sempre soggetta, volente o nolente, a una personalità, a differenza del corpo erotico, assoluta rivolta al pudore, che si esprime al di là di ogni persona, come corpo impersonale.<br />
Niente nel corpo erotico può dire &#8220;io&#8221; o &#8220;tu&#8221;. Quando ciò accade il corpo erotico è già perduto. Esso si manifesta fin dalla carezza: la sua avventura impersonale comincia qui. Lévinas ha scritto su tale fenomeno parole esemplari, in relazione a quella singolare nudità che il corpo erotico incarna:</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Il modo in cui la nudità erotica si produce &#8211; si presenta ed è &#8211; delinea i fenomeni originali dell&#8217;impudore e della profanazione.[...] Nella carezza [...] il corpo si spoglia già della sua stessa forma, per offrirsi come nudità erotica. Nel carnale della tenerezza, il corpo abbandona lo statuto di ente. [...] La carezza non si dirige né su una persona, né su una cosa. Si perde in un essere che si dissipa come in un sogno impersonale senza volontà e persino senza resistenza, una passività, un anonimato già animale od infantile, già in punto di morte&#8221;<br />
[E. Lévinas, <em>Totalità e infinito</em>, a cura di S. Petrosino, Jaca Book, Milano 2004, pp. 264-266.]</p>
<p style="text-align:justify;">Il corpo erotico non è un corpo a due. Anche se è necessario avere più di un corpo per fare un corpo erotico, e che spesso questo prenda avvio come relazione a due, il &#8220;due&#8221; , per dirla con Nancy, &#8220;è solo l&#8217;indice di uno scarto polimorfico&#8221;. Il corpo erotico è un corpo esploso e, nello stesso tempo, un corpo esteso: un territorio che si condivide, popolato da zone: terra di nessuno. Non c&#8217;è niente nel corpo erotico che provenga da un passato in maniera costrittiva, tutto in esso è avvenire. Il corpo erotico è l&#8217;impero del senso, impossibilità dell&#8217;uno, avvenire di molteplici e incalcolabili singolarità.</p>
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<title><![CDATA[Noch'n Mööp]]></title>
<link>http://wortman.wordpress.com/2009/01/19/nochn-moop/</link>
<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 22:54:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Wortman</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ja, genau&#8230; da schreib ich groß und breit &#8220;achte gut auf diesen Tag&#8221; und was mache ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ja, genau&#8230; da schreib ich groß und breit &#8220;achte gut auf diesen Tag&#8221; und was mache ich?<br />
Schon WIEDER mein Ideenbuch in der Arbeit gelassen <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif' alt=':(' class='wp-smiley' /><br />
Wollte heute unbedingt was posten wegen den Völkern Luthiens. Naja, müsst ihr eben bis morgen Abend warten&#8230; oder Mittwoch am Vormittag&#8230; </p>
<p><em>Alles, was man vergessen hat, schreit im Traum um Hilfe.<br />
Elias Canetti</em></p>
<p>Na toll&#8230; kann ich heute Nacht bestimmt nicht schlafen <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
</div>]]></content:encoded>
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