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	<title>capezzoli &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/capezzoli/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "capezzoli"</description>
	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 16:13:34 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Rihanna Nipple Slip See Through]]></title>
<link>http://principe87.wordpress.com/2009/11/15/rihanna-nipple-slip-see-through/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 19:58:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>principe87</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
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<title><![CDATA[Megan Fox in Topless ]]></title>
<link>http://principe87.wordpress.com/2009/11/06/megan-fox-in-topless/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 11:05:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>principe87</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
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<title><![CDATA[IL CAPEZZOLO DI FUORI DI AMY WINEHOUSE ]]></title>
<link>http://blasfashion.wordpress.com/2009/11/02/il-capezzolo-di-fuori-di-amy-winehouse/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 16:11:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>This is</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ormai sappiamo tutte che ste poppe sono nuove di zecca. Ma ancora non avevamo visto i capezzoli dopo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ormai sappiamo tutte che ste poppe sono nuove di zecca. Ma ancora non avevamo visto i capezzoli dopo il ritocchi. Finalmente Amy ci ha accontentati. Eccone uno!</p>
<p>&#160;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-216" title="amy" src="http://blasfashion.wordpress.com/files/2009/11/amy.jpg" alt="amy" width="604" height="803" /></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Stronggrond a luci rosse - jerkoff session]]></title>
<link>http://stronggrond.wordpress.com/2009/10/22/stronggrond-a-luci-rosse-jerkoff-session/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 20:18:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>stronggrond</dc:creator>
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<description><![CDATA[La scoperta del mio sesso. Ero in spiaggia ma sentivo un malessere particolare, un&#8217;agitazione ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La scoperta del mio sesso.</p>
<p>Ero in spiaggia ma sentivo un malessere particolare, un&#8217;agitazione e un&#8217;eccitazione insieme, sentivo caldo e volevo toccarmi ovunque, volevo accarezzarmi i capezzoli sempre duri, volevo toccarmi il sesso, volevo sfiorarmi le labbra. Volevo tutto, nonostante i tredici anni e l&#8217;ormone agitato, evitavo di farlo in spiaggia davanti a mamma e papà, ma volevo disperatamente toccarmi.</p>
<p>Con la scusa del malle alla pancia, tornai in albergo alle 6 del pomeriggio, mi spogliai completamente e mi buttai sul letto. Cominciai a guardarmi, solo con lo sguardo il mio sesso cresceva, grande rispetto al mio corpo di ragazzino. Sentivo la testa che girava, mi stropicciavo il resto del corpo, come in preda ad una crisi di pianto che non arrivava mai, sempre con il groppo in gola.</p>
<p>Poi mi afferrai il sesso con le mani, mi sembrava stessi per pisciarmi addosso, avevo paura, che stesse per uscirmi qualcosa, ma qualcosa che non era solo pipì, era qualcosa che arrivava da dentro, molto dentro. Lo scroto era duro, teso quasi. La testa girava, sudavo oddio, sudavo, come sudavo e allora mi alzai per andare in bagno, barcollando  con paura, avevo paura che stesse accadendo qualcosa di brutto ma volevo anche che accadesse.</p>
<p>Non feci in tempo a camminare e il mio sesso cominciò a contrarsi e a schizzare fuori il suo primo sperma. Caldo. Tutto sulla mia mano.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[LA FESTA DI EDIPSOS (lesbo)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/10/20/la-festa-di-edipsos-lesbo/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 10:40:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
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<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI LA FESTA DI EDIPSOS (lesbo) L’incidente verificatosi poco prima su]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="VAI ALL'ELENCO DEI RACCONTI" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI</a></font></b></p>
<p>LA FESTA DI EDIPSOS (lesbo)</p>
<p>L’incidente verificatosi poco prima sull’autostrada, nei pressi dello svincolo vicino allo stretto di Corinto, l’aveva costretta a fermarsi per quasi tre ore, in una colonna immobile d’auto e camion arroventati dal sole, con il risultato di farle saltare in modo definitivo la tabella di marcia che aveva predisposto quella stessa mattina con così grande cura.<br />
Quel venerdì pomeriggio era partita da Patrasso, subito dopo essere uscita dall’ufficio, per tornare a Salonicco, a casa, a riposarsi dopo quella faticosa settimana di lavoro, settimana nella quale i suoi dirigenti l’avevano spedita in quell’ennesima e disagevole trasferta dall’altra parte della Grecia.<br />
Non che fosse una cosa insolita che i grandi capi la mandassero, anche per più giorni, in qualche sede distaccata dell’azienda a controllare la contabilità, ma quella settimana si era rivelata particolarmente pesante ed impegnativa, avendo lei trovato una mole di lavoro arretrata decisamente considerevole.</p>
<p>Aveva dunque calcolato che, partendo da Patrasso attorno alle diciassette, ed imboccando subito l’autostrada, sarebbe giunta a casa verso la mezzanotte, considerando anche un paio di soste per fare benzina e per mangiare; ma l’autotreno che si era ribaltato e messo di traverso sull’autostrada, l’aveva obbligata a quella sosta forzata che le era parsa infinita: con il deprimente risultato che, alle nove di sera, e con il buio ormai già sceso da un pezzo, lei era ancora lontanissima da Salonicco.<br />
Destreggiandosi alla guida con estrema prudenza, e seguendo alla lettera le indicazioni della polizia stradale, indicazioni utili a superare i rottami dell’autoarticolato che aveva causato l’incidente e le centinaia di cassette di frutta che avevano costituito il suo carico e che ancora erano sparse sull’asfalto, Monike aveva ripreso il suo lungo viaggio verso casa.<br />
Dopo una mezz’ora, però, la ragazza si era resa conto che la stanchezza non le avrebbe consentito di guidare per così tante ore, se non a rischio di un improvviso colpo di sonno: sarebbe stato un azzardo inutile proseguire nel viaggio, anche perché lei non amava guidare con il buio, e l’idea di percorrere centinaia di chilometri nella notte la spaventava e la rendeva nervosa.</p>
<p>A quel punto considerò le possibilità che le si presentavano.<br />
In un’ora e mezza poteva arrivare ad Atene, e trovarsi un albergo nel quale passare la notte: ma avrebbe dovuto entrare in città, e perdere una quantità di tempo alla ricerca di una stanza dove mettersi a letto per una bella dormita.<br />
L’alternativa era quella di fermarsi subito, cercare un motel nelle vicinanze, e ripartire per Salonicco alle prime luci dell’alba del giorno seguente.<br />
Tamburellando con le dita sul volante, e valutando tutti i pro e i contro delle due scelte che aveva davanti, Monike alla fine optò per quella seconda possibilità: sospirando rassegnata, decise di uscire immediatamente dall’autostrada e di trovare al più presto una camera dove passare la notte. Si sarebbe rimessa in macchina la mattina successiva, molto presto, in modo tale che all’ora di pranzo avrebbe finalmente aperto la porta di casa.<br />
Uscì, dunque, al primo casello, pagò il pedaggio, e si mise alla ricerca di un motel o di una pensione.</p>
<p>Dopo pochi chilometri, nei quali la strada serpeggiava per la campagna avvolta nel buio della notte,  la ragazza vide le prime abitazioni di quello che doveva essere un piccolo paese.<br />
Un cartello stradale, illuminato dai fari dell’auto, la informò che stava entrando a Edipsos.</p>
<p>Monike si rese subito conto, e con suo grande stupore vista l’ora tarda della sera, di quanta gente ancora si trovasse per le strade.<br />
La folla era così tanta che si vedeva costretta a procedere lentamente, facendo estrema attenzione ai passanti che le attraversavano in continuazione la strada, e che sembravano sbucare da ogni parte del paese.<br />
Dopo alcune centinaia di metri, durante i quali la ragazza dovette guidare in pratica a passo d’uomo, un cartello di direzione vietata, collocato su un treppiede nel centro della strada, la obbligò a fermarsi: la folla si era fatta ancora più fitta, ed una guardia le faceva chiari cenni di invertire la marcia e di tornare indietro.</p>
<p>Monike tirò il freno a mano, mise in folle, scese dall’auto e si avvicinò all’uomo in divisa, chiedendogli cosa diavolo stesse succedendo in quello sputo di villaggio.<br />
Ovviamente non usò quei termini offensivi, ma dalla sua espressione si capiva chiaramente quanto la ragazza fosse rimasta innervosita da quell’ennesimo contrattempo di quella giornata infinita.<br />
Era la festa del paese, di Edipsos, le disse la guardia, e la strada principale era chiusa al traffico, per permettere alla gente di passeggiare liberamente fino alla piazza, tra bancarelle, libagioni e attrattive varie.<br />
Monike, cercando di mantenere la calma, chiese alla guardia se, nelle vicinanze, ci fosse un motel dove passare la notte, e l’uomo, cortesemente, le rispose che no, un motel non c’era, ma che avrebbe potuto trovare una pensione, pulita ed economica, proprio sulla piazza di Edipsos: naturalmente, concluse l’uomo, avrebbe dovuto raggiungerla a piedi, parcheggiando l’auto fuori dal paese.<br />
Contrariata, Monike tornò all’auto e fece inversione di marcia.<br />
Era una seccatura non da poco doversela fare a piedi, ma l’idea di trovare un altro posto dove passare la notte era ancora più antipatica.<br />
Si rassegnò, dunque, a fare come la guardia le aveva consigliato.</p>
<p>Parcheggiata l’auto in una stradina laterale proprio all’ingresso del paese, e presa la borsa da viaggio con il suo scarso bagaglio, Monike si avviò per la strada principale di Edipsos, con l’intento di raggiungere la piazza e la pensione nella quale si augurava di poter passare la notte.  </p>
<p>Superato il punto dove si era dovuta fermare con l’auto, e rispondendo a mezza bocca al saluto dell’uomo in divisa che, evidentemente, ora era arrivato a considerarla sua grande amica, la ragazza si trovò proiettata nel caos della festa di Edipsos, circondata da una marea di persone, allegre e vocianti.<br />
Ai lati della strada, le bancarelle che vendevano giocattoli, abbigliamento e specialità gastronomiche, erano letteralmente prese d’assalto; soprattutto le taverne all’aperto, improvvisate con tavoli e sedie di plastica, erano gremite di avventori vocianti e affamati.<br />
Monike si fece largo in quella bolgia dantesca, tra gli effluvi speziati delle giros, che lentamente ruotavano verticalmente attorno ai loro spiedi, ed il fumo denso che si sprigionava dai grandi barbecue, sui quali venivano cotte, senza soluzione di continuità, braciole di maiale e costolette d’agnello; i venditori di pistacchi e noccioline sedevano su sgabelli di fortuna, i secchi colorati tra le loro gambe; alcuni furgoni vendevano, invece, spezie e odori di infinite qualità, in un miscuglio di fragranze e profumi, fra le quali il cumino ed il pepe la facevano da padroni; e per i più piccini, alcuni carretti sfornavano montagne di zucchero filato, mentre i venditori di palloncini e di gelati facevano anch’essi affari d’oro.</p>
<p>Districandosi a fatica in quella incredibile confusione, Monike, non senza dover mettere a dura prova la sua pazienza, raggiunse finalmente la piazza, nella quale la folla era ancora più fitta che altrove, accalcata in modo particolare sotto un palco di legno, sul quale un’orchestrina suonava con grande impegno le inconfondibili musiche popolari greche: decine e decine di persone, se non centinaia, ballavano, in un caos che a Monike, stanca e accaldata, parve quasi insopportabile.<br />
Guardandosi spaesata attorno, la ragazza riuscì ad individuare la piccola insegna della pensione, che era situata proprio di fianco al palco con la musica.<br />
Facendosi largo tra i ballerini, fra scuse e spintoni, raggiunse finalmente il piccolo portone della pensione.</p>
<p>La camera, al primo piano, affacciava direttamente sulla piazza, ed il frastuono che vi giungeva era incredibile; ma, come le aveva spiegato gentilmente la proprietaria, e alzando la voce per farsi sentire sopra il rumore assordante, proprio a causa della festa del villaggio non aveva altre camere libere, e Monike era troppo stanca, a quel punto, per tornare indietro, riattraversare la folla festante, risalire in macchina e mettersi alla ricerca di un altro posto dove passare la notte.<br />
E, in ogni caso, si disse la ragazza, il poter osservare tutta quella frenesia che dilagava nella piazza, proprio sotto la sua finestra, se da un lato non le avrebbe consentito di dormire se non poche ore, dall’altro le sarebbe stato utile per passare una serata sicuramente diversa dalle altre: meglio fare buon viso a cattivo gioco, dunque, che non guidare per ore nella notte verso Salonicco.</p>
<p>La stanza della pensione che le era stata assegnata, anche se arredata in modo dozzinale, con mobili scompagnati e di scarsissimo valore, era però pulita e decorosa, ed anche il piccolo e angusto bagno sembrava lindo e in ordine.<br />
In definitiva, per una sola notte, la camera poteva andare; e, d’altronde, vista la situazione che si era andata creando sull’autostrada, Monike si sarebbe dovuta accontentare di quella sistemazione.<br />
Appoggiando la borsa da viaggio sul letto, la ragazza si liberò con sollievo degli abiti, per poi andare di corsa sotto la doccia, desiderosa di rinfrescarsi e di togliersi di dosso tutta la stanchezza che sentiva di aver accumulato in quella lunga e stressante giornata.</p>
<p>Monike si lasciò cullare a lungo dal getto meraviglioso dell’acqua tiepida, rilassandosi e riacquistando gradatamente il buonumore, messo a così dura prova da tutti gli imprevisti di quel venerdì pomeriggio.<br />
Si trattenne a lungo sotto la doccia, lavandosi accuratamente i capelli e passandosi le mani insaponate su ogni centimetro di pelle del suo corpo.<br />
Tornata in camera, avvolta in un largo asciugamano, si accorse all’improvviso di avere un grande appetito: effettivamente la ragazza non mangiava dall’ora di pranzo, quando, in un bar vicino all’ufficio, aveva consumato in tutta fretta solamente un tramezzino ed un bicchiere di latte.<br />
Più che appetito, Monike sentiva di avere proprio una gran fame.<br />
Dalla finestra vedeva la piazza brulicare di gente che si divertiva, ballava e mangiava seduta ai tavoli delle taverne, ed il profumo del cibo arrivava distintamente fino a lei, facendole borbottare ancor di più lo stomaco vuoto.<br />
Visto che, con quel chiasso, di dormire non se ne sarebbe parlato di certo ancora per molte ore, Monike prese la decisione di rivestirsi e di scendere nella piazza, per mangiare qualcosa in mezzo alla folla in festa: e magari si sarebbe anche divertita a guardare i balli e ad ascoltare la musica che l’orchestrina continuava a strimpellare senza un attimo di pausa.</p>
<p>Monike aveva ventisette anni, ed era una ragazza di una bellezza molto raffinata: i lineamenti cesellati del viso erano incorniciati da una cascata di capelli castani, ed il colore dei suoi occhi mutava di continuo con la luce, andando da un verde intenso ad un grigio scuro e misterioso.<br />
La natura le aveva donato un viso così attraente che il trucco, anche se sapiente e leggero, non serviva a migliorarne l’aspetto, ma solo ad evidenziarne la sua straordinaria grazia naturale: labbra morbide e perfettamente scolpite, naso piccolo e dritto, denti candidi in un sorriso accattivante, Monike, di statura superiore alla media delle donne greche, aveva un corpo sensuale e seducente, con un seno non troppo abbondante ma incredibilmente erotico, un fondoschiena piccolo ma formoso, nervoso ad atletico, e gambe snelle e tornite.<br />
Pur non essendo il tipo di donna che se la tirasse in alcun modo, la ragazza non passava di certo inosservata, collezionando un’infinita serie di ammiratori che le correvano appresso.<br />
Amici e colleghi di lavoro non perdevano occasione per “provarci”: alcuni, in realtà, soltanto per cercare di portarsela a letto e godere delle sue grazie, mentre altri, invece, con modi molto più gentili e galanti, le facevano intendere chiaramente di essere rimasti abbagliati dalla sua bellezza, e di essere ad un passo dall’innamorarsi di lei.<br />
Ma gli uomini, con Monike, non avevano quasi mai alcuna speranza di riuscita nei loro corteggiamenti: perché la ragazza era lesbica, da sempre, e solo con un’altra donna riusciva a provare il piacere ed il desiderio del sesso, ed arrivare a provare quei sentimenti che potevano tramutarsi, in una relazione a due, in amore e passione.<br />
Non che non avesse avuto, in passato, qualche breve storia con ragazzi della sua età: il sesso, con loro, era stato anche piacevole, ma l’emozione di stringere tra le braccia un altro corpo femminile, di perdersi nel profumo della pelle di un’altra donna, di sentirla fremere al contatto con le sue mani, tutto questo non era nemmeno lontanamente comparabile all’andare a letto con un uomo.<br />
Forse la ragazza era bisex e non esclusivamente lesbica: ma, con il passare degli anni, le sue preferenze sessuali si erano orientate con decisione e sempre più verso le donne.<br />
E la storia che aveva in quel periodo con Marika, una storia che durava ormai da quasi nove mesi, ne era la conferma più evidente.</p>
<p>E proprio a Marika andò il pensiero di Monike, mentre si rivestiva per andare a mangiare qualcosa nella piazza di Edipsos: doveva avvisarla che sarebbe tornata solamente il giorno successivo, altrimenti la sua compagna, non vedendola arrivare, avrebbe iniziato a preoccuparsi inutilmente per quel ritardo<br />
Infilandosi le minuscole mutandine, Monike avvertì nettamente un fremito d’intenso desiderio al pensiero della sua amante: immaginò, per un attimo fugace, che Marika fosse lì, in quella stanza, insieme a lei, nuda ed eccitata, a fare l’amore su quel letto, mentre il frastuono della musica e le grida gioiose delle persone riempivano la camera…<br />
Purtroppo solo il giorno seguente avrebbe rivisto Marika e, infilandosi i jeans con movimenti sinuosi, Monika pensò ancora una volta che doveva assolutamente chiamarla e dirle di stare tranquilla e che non le era accaduto nulla di grave.</p>
<p>Così, prima di uscire dalla camera, la chiamò con il cellulare, spiegandole tutte le sue varie peripezie di quella giornata, e dandole appuntamento per il giorno successivo: dopo una settimana di lontananza forzata, le due ragazze avevano una voglia matta di rotolarsi insieme tra le lenzuola e di sfogare tutte le loro voglie erotiche accumulatesi in quei giorni.<br />
Prima di chiudere la telefonata, Monike e Marika si scambiarono lungamente tenerezze e frasi d’amore, consolandosi a vicenda per quel ritardo che le avrebbe tenute lontane ancora per un pò di ore.</p>
<p>Sulla piazza di Edipsos la festa del paese era in pieno svolgimento.<br />
Monike fece un largo giro tra famiglie chiassose, bambini che si rincorrevano ridendo e gridando, e anziani che commentavano divertiti quanto andava accadendo attorno a loro.<br />
Alla fine, sentendo l’appetito bussare sempre più insistente al suo stomaco vuoto, la ragazza si andò a sedere ad uno dei pochi tavolini liberi all’esterno di quella che sembrava essere la taverna principale di Edipsos;  alla cameriera, che correva affannata da un tavolo all’altro, ordinò una porzione di dolmades e dell’agnello alla brace, nonché un mezzo litro di vino bianco ghiacciato.<br />
Mentre aspettava di essere servita, Monike si mise ad osservare le danze ed i balli che si svolgevano a pochi metri da lei.<br />
Fra coloro che ballavano, alcuni erano sicuramente bravi, ed eseguivano alla perfezione le coreografie tipiche dei balli greci, strappando frequenti e rumorosi applausi agli spettatori; altri, per contro, pur animati da un’indiscutibile dose di buona volontà, si muovevano in modo goffo, completamente fuori tempo con la musica, e questo aspetto comico di quella festa di piazza le strappò, con sempre maggiore frequenza, più di un sorriso nell’osservare i passi impacciati, a volte semplicemente ridicoli, di molti di quei ballerini improvvisati.</p>
<p>Le dolmades, le foglie di vite arrotolate e ripiene di riso e carne speziati, si rivelarono squisite, ed anche l’agnello cotto sulla brace non era certo da meno; Monike mangiò con gusto le ottime pietanze, accompagnandole con il vino bianco.</p>
<p>Fra tutti quelli che si cimentavano nelle danze, una ragazza aveva attirato ben presto l’attenzione di Monike.<br />
L’orchestra aveva attaccato a suonare un sirtaki, e proprio la ragazza, sulla quale Monike aveva posato gli occhi con così grande interesse, si era messa a ballarlo in maniera fantastica, dimostrando un’assoluta padronanza dei passi, e suscitando l’ammirazione di tutte le altre persone presenti: raffinata e sensualissima nelle sue aggraziate e flessuose movenze, vestita con un ricco costume popolare che le donava un fascino indiscutibile, i capelli nerissimi che le sfuggivano in morbide ciocche dal fazzoletto bianco che le ricopriva la testa, la ballerina era apparsa, agli occhi di Monike, di una bellezza a dir poco sconvolgente.<br />
Le sembianze del viso, purtroppo, risultavano indistinte allo sguardo ammirato di Monike, considerata la distanza che c’era tra il tavolo dove lei stava mangiando e l’improvvisata pista da ballo sulla quale la ragazza danzava, ma le sembrarono ugualmente lineamenti fini e delicati, cesellati in un insieme tanto affascinante quanto sexy e seducente.<br />
Mentre sorseggiava lentamente il vino, nell’attesa che la cameriera le portasse il conto, Monike studiò a lungo la sconosciuta ballerina, stregata ed intrigata da quella vista, divorandosela letteralmente con gli occhi, travolta dall’eccezionale carica erotica che quella creatura le trasmetteva, e cercando di immaginare come poteva essere il suo corpo senza quell’abito popolare che la ricopriva per intero e ne celava le forme.</p>
<p>Rimase a guardarla a lungo, fino al momento in cui, evidentemente stanca per aver danzato così a lungo, la ragazza abbandonò gli altri che continuavano a ballare, mescolandosi quindi con la folla e subito confondendosi con essa.<br />
Monike, avendo già pagato il conto alla cameriera, si alzò in tutta fretta dal tavolo e, con un cenno di saluto alla donna che l’aveva servita, si allontanò velocemente, tentando di non perdere di vista la ragazza che tanto l’aveva incuriosita.<br />
Non sapeva nemmeno lei cosa esattamente volesse fare: forse solamente riuscire a guardarla ancora per un pò, per godersi quelle inattese emozioni che l’osservare la sconosciuta le aveva suscitato.<br />
Non che avesse alcun’intenzione di fermarla e di attaccare discorso con lei, naturalmente: in altre circostanze, in altri luoghi e momenti, Monike avrebbe anche tentato di conoscerla, di parlare con lei, magari di provare a farle qualche discreta avance… ma quella sera, in quella bolgia che era la piazza di Edipsos, con il pensiero di tornare tra le braccia di Marika il giorno seguente, Monike non se la sentiva di cercare di abbordare la ragazza e di farle capire quanto lei la desiderasse.<br />
E se anche lo avesse fatto, e se anche la ragazza l’avesse corrisposta in quella febbre erotica che aveva preso a galopparle in corpo, farla salire poi nella sua camera era chiaramente impensabile.<br />
Monike voleva però osservarla ancora, imprimersi nella mente quella delicata e straordinariamente affascinante figura, avere la possibilità di aggiungere particolari a quel corpo che aveva potuto soltanto immaginare, ma che lei aveva da subito intuito essere fantastico.</p>
<p>Facendosi spazio tra la folla, Monike cercò la ragazza fra quel mare di teste in movimento, ma riuscire ad individuarla in quella confusione si rivelava un’impresa davvero impossibile.<br />
Per un attimo le sembrò di vederla, in lontananza, sull’altro lato della piazza, mentre si allontanava dalla festa tenendo per mano un ragazzo.<br />
Forse era lei, o magari era un’altra ragazza che le assomigliava.<br />
Delusa da quel suo fallimento, Monike si aggirò tra gli abitanti di Edipsos ancora per una ventina di minuti, uscendo anche lei dalla piazza, cercando la ragazza anche nelle strette vie laterali, ma non riuscendo più ad individuare l’anonima bellezza che tanto l’aveva intrigata.<br />
Era mezzanotte passata da pochi minuti, quando Monike rientrò nella pensione, salendo le scale per raggiungere la sua camera, mentre i fuochi d’artificio esplodevano con fragore nella notte, illuminandola a giorno e dichiarando chiusa anche per quell’anno la festa di Edipsos.</p>
<p>Con le sole mutandine indosso, Monike si allungò sul letto, con un senso d’inquietudine e d’insoddisfazione ad agitarle l’animo, impedendole di riuscire a prendere sonno.<br />
La ragazza, che poco prima aveva visto ballare in piazza, l’aveva indiscutibilmente eccitata: vederla e desiderarla era stato un tutt’uno, una voglia improvvisa e, per certi aspetti, veramente unica e sorprendente.<br />
Era raro che a lei accadesse una cosa simile: certo, le era capitato altre volte di provare attrazione per una sconosciuta incontrata per caso, ma mai le era successo di desiderare a tal punto una donna vista da lontano e solo per pochi minuti.<br />
E poi, ad aggravare il suo stato d’animo, si sentiva anche in colpa con Marika, la sua amante che l’aspettava a Salonicco, e con la quale la notte successiva avrebbe fatto l’amore, come da giorni aspettava con impazienza e trepidazione: desiderare un&#8217;altra donna, anche se solamente con la mente, era come tradirla, e anche questo pensiero contribuiva a far star male Monike.<br />
Ma quella ragazza vista su quella piazza l’aveva assolutamente stregata, e più lei cercava di allontanarne il pensiero dalla testa, più quell’immagine  si ripresentava, erotica e languida, sensuale ed affascinante, facendole provare un desiderio che, ogni istante di più, le riusciva difficilmente controllabile.</p>
<p>Monike si girò e rigirò nel letto, le lenzuola fresche a carezzarle la pelle bollente, mentre la festa di Edipsos si andava lentamente spegnendo, ed i rumori provenienti dalla piazza diventavano sempre meno intensi e fastidiosi.<br />
Anche la musica era cessata, e solo il chiacchierare delle ultime persone rimaste in piazza le giungeva ora all’orecchio.<br />
Nella mente di Monike continuava a passare e ripassare il pensiero di dove si trovasse, in quel momento, la ragazza che tanto le aveva fatto girare la testa: magari era già tornata a casa, e ora dormiva tranquilla nel suo letto.<br />
O, invece, era nuda e innamorata fra le braccia del suo ragazzo, di quel ragazzo con il quale lei aveva creduto di vederla allontanarsi: forse stavano facendo l’amore, fra baci e carezze, sospiri e parole dolci, i corpi allacciati nell’esplosione dei sensi.<br />
Era veramente pazzesco, ma quell’immagine le faceva provare un’acuta fitta d’ingiustificata gelosia.<br />
Sarebbe stato stupendo, invece, averla ora accanto a sé, su quel letto, e perdersi sulla pelle morbida e liscia di quel corpo che lei era convinta fosse a dir poco straordinario.<br />
Fu il sonno, finalmente, a venire in soccorso di Monike, placando quella frenesia che la tormentava, e regalandole in sogno, però, quello che il suo inconscio così intensamente bramava.</p>
<p><em>“ … completamente nuda, distesa sulle candide lenzuola, Monike sentiva l’acqua scorrere nella doccia, dove la ragazza si stava lavando, togliendosi dalla pelle il sudore e la fatica dei tanti balli fatti in piazza.<br />
Aveva il cuore in gola per l’emozione: l’attesa del momento di stringere tra le braccia la splendida sconosciuta si era fatta insopportabile.<br />
Dalla piazza non giungeva più alcun rumore: la festa del paese era terminata da un pezzo, ed un’altra festa, il tripudio dei sensi e della libidine, stava per iniziare in quella stanza semibuia.<br />
Non vedeva l’ora che la porta del bagno si aprisse, e che la ragazza si mostrasse finalmente ai suoi occhi, rivelando le erotiche forme di quel corpo che lei aveva così fortemente desiderato sin dal primo istante in cui il suo sguardo si era posato sulla splendida sconosciuta.<br />
Ora sapeva che il suo nome era Ramona, figlia di madre spagnola e padre greco, e quell’insolita unione di sangue così diverso aveva creato un miracolo di straordinaria sensualità ed intrigante erotismo.<br />
Monike si sentiva già abbondantemente bagnata tra le gambe per la dirompente eccitazione, e solo con un grande sforzo di volontà riusciva a controllarsi, a non andare lei stessa nel bagno e ad entrare nella doccia assieme a quella donna fantastica.<br />
No.<br />
Doveva aspettare, fino al momento in cui l’avrebbe accolta tra le sue braccia, riempiendosi la vista del suo corpo, per poi sentire quella serica pelle sotto le carezze delle sue mani, e per iniziare, quindi, ad assaporarla lentamente con le labbra…</p>
<p>L’acqua, nella doccia, ora non scorreva più, ed il cuore le batteva furiosamente in gola per l’emozione.<br />
La porta del bagno si era finalmente aperta e, nella penombra della stanza, Monike vide materializzarsi l’affascinante ragazza di Edipsos.<br />
E quello che i suoi occhi le mostrarono la lasciò assolutamente senza fiato, stupefatta ed ancora incredula che proprio lei potesse godere di quella rara bellezza che avanzava ancheggiando verso il letto… “ .</em></p>
<p>Monika si agitò nel letto, irrequieta ed eccitata allo spasimo da quel sogno che le appariva così eccezionalmente vivido, così incredibilmente reale e seducente.</p>
<p><em>“ … Ramona si era avvicinata lentamente a lei, nuda e bellissima, la favolosa pelle ambrata ancora eroticamente imperlata dalle ultime gocce dell’acqua della doccia.<br />
I capelli corvini le ricadevano umidi attorno allo splendido viso, conferendole un’espressione quasi selvaggia, ma terribilmente attraente.<br />
Monike esaminò affascinata quello splendido corpo, dal seno sfrontato, grande e tonico, ma perfettamente modellato, e dai larghi capezzoli, eretti e frementi: la vita sottile si allargava magicamente sulle anche, preziose cornici ad un fondoschiena da favola, che sormontava maestoso le gambe, slanciate e tornite.<br />
Anche i piedi della ragazza erano un inno alla bellezza e alla lussuria: piedi perfetti, dalla caviglia sottile, e dalle larghe unghie smaltate di un vivido e sfacciato rosso abbagliante.<br />
Le mani di Ramona, magre e nervose, mostravano dita affusolate, e dalle lunghe unghie laccate della stessa tonalità di colore di quelle dei piedi.<br />
Monike, a quella vista, sentì il cuore perdere più di un colpo.</p>
<p>Completamente depilata sul pube, la sua amante di una notte si era fermata ai piedi del letto, anche lei valutando, e visibilmente apprezzando, il corpo di quella donna che aveva incontrato in piazza soltanto poco prima.<br />
Si guardarono a lungo, scrutandosi sin nei minimi particolari, mentre nei loro occhi si poteva leggere tutta l’erotica promessa del piacere imminente.</p>
<p>Ramona salì sul letto e, con movenze agili e flessuose, si andò a sdraiare al suo fianco.<br />
Il contatto con il calore di quel corpo nudo, così meraviglioso e desiderabile, fece definitivamente impazzire di desiderio Monike.<br />
Si voltò verso la ragazza e, con la punta dell’indice, prese a disegnarle i contorni del viso, percorrendo i lineamenti perfetti, e indugiando sensualmente sulle labbra, così morbide e generose: e Ramona, immobile, che osservava rapita le sue mosse, il seno che si alzava e si abbassava al ritmo sempre più veloce del suo respiro affannoso, unico testimone del suo piacere crescente.<br />
Quando Monike sentì le labbra della sua amante schiudersi sotto il suo dito, accostò la sua bocca a quella di Ramona, baciandola prima delicatamente, in un lento e sensuale sfiorarsi di labbra, poi con passione ed intensità crescenti: le lingue entrarono in contatto, saggiandosi ed esplorandosi, intrecciandosi e conoscendosi, mentre i respiri dell’una si confondevano nei sospiri dell’altra, in un magico, coinvolgente ed infinito bacio saffico&#8230; “.</em></p>
<p>Nel sonno, Monike aveva gettato via il lenzuolo, ed ora il suo corpo nudo, a parte le minuscole mutandine, era imperlato di sudore, sensibile e fremente, mentre, tra le cosce aperte, un lago di umori la bagnava ogni istante di più.</p>
<p><em>“ Si erano messe in ginocchio sul letto, una di fronte all’altra, le mani di Monike a riempirsi dei meravigliosi seni della sua compagna di quella notte incredibile, e quelle di Ramona a strizzare delicatamente i capezzoli di quella donna che era solo di passaggio a Edipsos, e con la quale stava ora facendo l’amore: e Monike non riusciva a capire se godeva maggiormente del contatto con quei seni che si offrivano impertinenti ed invitanti alle sue abili carezze, o se, invece, la fonte del suo dilagante piacere fosse lo sconvolgente contrasto cromatico tra la pelle più chiara delle sue mani, dalle unghie laccate di un lucido bianco, ed il corpo di Ramona, scuro e abbronzato, come se i raggi del sole l’avessero baciato ed accarezzato in ogni sua parte.<br />
O se, al contrario, quel senso di lussuria, che la divorava come un fuoco ardente, fosse causato dalle dita di Ramona, che le torceva deliziosamente i capezzoli, e quasi le graffiava la tenera pelle del seno con le sue unghie lunghissime e smaltate di quell’acceso rosso.<br />
Quello che lei sapeva per certo, però, era che l’eccitazione la stava travolgendo, facendole urlare di desiderio l’intero corpo, come mai le era accaduto con le sue precedenti e numerose amanti. </p>
<p>I seni di Ramona rappresentavano una tentazione alla quale lei non poteva più resistere: con delicatezza vi accostò la bocca e prese a baciarli e a leccarli, stringendo le labbra attorno ai capezzoli eretti ed invitanti.<br />
Lentamente le due amanti scivolarono di nuovo sul letto, strettamente abbracciate, ed il corpo di quella splendida ragazza fu finalmente a completa disposizione di Monike.<br />
Giocò a lungo con quei fantastici seni, con le mani e con la bocca, con le dita e con la lingua, fino a far gridare per il piacere la sua giovane partner.<br />
Poi Monike scese con la lingua dal seno al ventre, assaporando il profumo di quella pelle così morbida ed elastica, impreziosendola e bagnandola con la sua saliva, disegnando cerchi e volute, ghirigori e spirali, e quindi proseguì in quella stupenda esplorazione scendendo ancora più in basso, e cercando il sesso depilato e grondante di secrezioni per l’intensa eccitazione di Ramona.<br />
Le grandi labbra furono subito preda della sua lingua instancabile, ed il clitoride venne torturato magnificamente, mentre le mani di Ramona le scompigliavano frenetiche i capelli, guidandola abilmente in quella folla giostra di sesso.<br />
E per farla ancora maggiormente impazzire, Monike si divertiva a stuzzicarle con le dita anche l’ano, così cedevole alle sue esperte penetrazioni, sempre più insistenti e prolungate.<br />
Ramona gemeva e sospirava, scossa da brividi d’intenso piacere, chiedendole disperatamente di farla godere, di farle raggiungere l’orgasmo con le mani e con la bocca, e promettendole di portarla in paradiso subito dopo.<br />
E Monike, ubriaca degli umori profumati che la fica di Ramona secerneva per la straripante eccitazione, raddoppiò gli sforzi per farla venire, in una splendida dimostrazione di maestria di come lei fosse abile nel far godere un’altra donna.<br />
L’orgasmo che, alla fine, travolse la sua amante, sembrò non aver mai fine, mentre la lingua continuava a scorrere implacabile sul sesso aperto e pulsante, e le dita della mano di Monike proseguivano ad entrare e ad uscire freneticamente dal culo di Ramona… “ .</em></p>
<p>Monike gemeva nel sonno, la testa, abbandonata sul cuscino, che si agitava da una parte all’altra, il corpo fremente e teso, una mano infilata nelle mutandine a dar sollievo al suo sesso in fiamme, mentre la libidine e l’eccitazione le esplodevano impetuose…</p>
<p><em>“ Si baciarono ancora, a lungo, i respiri affannati, Ramona ancora preda degli ultimi bagliori del piacere raggiunto, Monike impaziente di esserne a sua volta posseduta, ed il profumo dell’orgasmo della ragazza sulle labbra e nei sospiri di entrambe.<br />
I seni che si sfioravano deliziosamente, le gambe dell’una avvinghiate a quelle dell’altra, le mani che scivolavano lievi, sulle schiene, sulle natiche, e che s’insinuavano bramose tra le cosce…<br />
Monike sentiva che si sarebbe potuta innamorare perdutamente di Ramona, e che solo quella donna stupenda, da quella notte in avanti, avrebbe desiderato di avere al suo fianco: perché era letteralmente impazzita per la ragazza di Edipsos, e quel delirio erotico che stava vivendo sarebbe stato per sempre irraggiungibile senza quello splendido corpo a cui era ora abbracciata.</p>
<p>Monike si allungò sul letto, e Ramona le fu subito sopra: la calda pelle di lei l’accarezzò, gli occhi dell’una fissi in quelli dell’altra, mentre le mani delle ragazze si cercavano e si stringevano, fino ad intrecciare le dita, unghie laccate di bianco su unghie smaltate di rosso.<br />
I baci erano miele, i sospiri carezze, i gemiti di piacere urla d’amore.<br />
Monike e Ramona restarono così, a baciarsi e a guardarsi, per un tempo infinito e che nessun orologio avrebbe mai potuto scandire&#8230;</p>
<p>Poi Ramona si sollevò dal corpo di Monike e la fece voltare, e con le mani e con le labbra la trascinò in una dimensione traboccante di sensazioni e sentimenti mai nemmeno lontanamente immaginati.</p>
<p>Dapprima le accarezzò la schiena e le natiche, in un delicato e sensuale sfiorare di pelle; quindi le baciò le spalle, le leccò il collo e le vertebre, e, con la punta delle dita e con la lingua, le lambì le natiche e l’ano, umettandolo meravigliosamente con la sua saliva.<br />
E quando Monike fu sul punto di impazzire per il desiderio, non più padrona delle sue reazioni, Ramona, in un sussurro che era un fremito d’amore, le chiese di girarsi, e di offrire alle sue attenzioni il resto del suo corpo vibrante di passione.</p>
<p>La ragazza che aveva ballato il sirtaki nella piazza di Edipsos si accoccolò tra le gambe di Monike, e le sue splendide mani presero a scorrere sui seni della sua amante, a titillarle i capezzoli, a scivolare, lievi come piume, sul ventre piatto e tonico.<br />
E poi, quelle dita magiche andarono ad esplorare le gambe, a lambire le caviglie tornite, a giocare maliziose con gli eccitanti piedi di Monike, in un infinito massaggio di un erotismo conturbante e straordinario.<br />
E, alla fine, furono le labbra e la lingua a completare l’opera, iniziata dalle mani, sul corpo della donna che solamente il caso aveva portato a Edipsos.</p>
<p>Ramona strinse un piede di Monike tra le sue mani, e con la lingua incominciò a percorrerne la pianta, la sottile caviglia, il dorso&#8230;<br />
E poi furono le stesse dita del piede della forestiera ad essere oggetto delle sue attenzioni: leccate, una ad una, e quindi bagnate dalla saliva di quella bocca fatata, fino a sparire delicatamente tra le labbra socchiuse della ragazza.<br />
Monike sentiva l’eccitazione irradiarsi bruciante per ogni singola fibra e terminazione nervosa del suo corpo: e la vista delle mani di Ramona, di quelle sue unghie lunghe e rosse che le accarezzavano il piede, si univa alla visione delle unghie bianche del suo stesso piede che sparivano nella bocca di quella straordinaria dea del sesso, per poi riapparire, ancor più lucide e bagnate, tra le sue morbide labbra.</p>
<p>Quel meraviglioso supplizio s’interruppe soltanto nel momento in cui Ramona risalì con la bocca lungo il corpo di Monike, concentrando finalmente le sue cure sul sesso grondante d’umori.<br />
Monike divaricò completamente le gambe, chiuse gli occhi e si abbandonò felice a quella lingua infernale.</p>
<p>Ramona le leccò le grandi labbra, le martoriò amorevolmente il clitoride, la penetrò ripetutamente con le dita, trascinando Monike verso l’abisso della lussuria più sfrenata, facendola rabbrividire e sussultare, squassata da orgasmi d’intensità fino allora sconosciuta&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Monike, nel sonno, ora si masturbava furiosamente con la destra, mentre l’altra mano strizzava frenetica i capezzoli, duri e sporgenti come non mai.</p>
<p>&#8220;<em>Il sesso, con Ramona, era poesia, era un inno al piacere e al desiderio: e Monike, travolta da tutto quello che stava accadendo, sentiva di aver perso definitivamente la cognizione del tempo e dello spazio. Solo la presenza di Ramona la riusciva a tenere ancorata alla realtà di quegli istanti.<br />
Svuotata d’ogni energia, la ragazza continuò ad assecondare docilmente i desideri della sua amante.</p>
<p>Ramona la fece mettere carponi sul letto, in modo che il meraviglioso culo di Monike fosse totalmente esposto.<br />
Inginocchiata dietro di lei, Ramona la leccò a lungo, stuzzicandole e penetrandole l’ano con le dita: poi, impugnata una lunga candela bianca, la inserì lentamente nell’ano di Monike, inculandola sempre più profondamente.<br />
Le grida di piacere di Monike erano musica, mentre Ramona, presa tra le labbra l’altra estremità della candela, la continuava a sodomizzare, di fatto, con la sua bocca incantata&#8230;&#8221;</em></p>
<p>Monike si svegliò di soprassalto, confusa ed incerta, ancora sconvolta da quanto vivido e reale le era apparso quello straordinario sogno.<br />
Con le gambe completamente divaricate, la mano infilata dentro le mutandine impregnate degli umori della sua eccitazione, la ragazza si condusse in pochi secondi all’orgasmo liberatorio, immaginando che accanto a lei ci fosse davvero Ramona, la donna alla quale il suo inconscio aveva dato quell’insolito nome, e che quella mano che la stava facendo godere non fosse in verità la sua, ma quella della sconosciuta e misteriosa bellezza di Edipsos.<br />
Monike esplose in un orgasmo violento, inarcandosi sul letto, e trattenendo a fatica le grida di piacere che le salivano quasi irrefrenabili alle labbra…</p>
<p>La luce dell’alba era apparsa da poco tempo.<br />
La proprietaria della pensione, in vestaglia e pantofole, le aveva preparato una veloce colazione, e Monike, bevuto l’ultimo sorso di caffè e pagato il conto per la notte, era uscita sulla piazza, ora deserta e silenziosa dopo l’incredibile bolgia notturna.<br />
L’aria, fresca e lieve, fu un benefico balsamo per scacciare le ultime tracce di quel sonno che ancora si trovavano annidate negli occhi della ragazza.</p>
<p>Monike si avviò con la sua borsa da viaggio per la strada che l’avrebbe riportata fino alla sua auto.<br />
Non c’era anima viva in giro, ed un vento leggero faceva svolazzare le carte gettate in terra, la sera precedente, dai festosi abitanti di Edipsos,  ammucchiando negli angoli più stretti tutti quei rifiuti che la festa del villaggio aveva lasciato per ogni dove.<br />
Più tardi, gli spazzini del piccolo comune avrebbero dovuto di certo fare gli straordinari per restituire al paese il suo consueto e decoroso aspetto.</p>
<p>Monike era dispiaciuta di dover andar via.<br />
Era una sensazione di disagio, quasi che la ragazza sentisse di rinunciare, e per sempre, ad un qualcosa che la vita non le avrebbe più offerto.<br />
Dopo quel sogno stupendo, dopo quella notte meravigliosa nella quale la fantasia le aveva regalato emozioni di un’intensità sconosciuta, Monike aveva pensato di trattenersi anche l’intero sabato a Edipsos, e di passare le ore a cercare quella creatura di cui si era così irrazionalmente invaghita: ma era stato il pensiero di pochi istanti, perché lei sapeva benissimo che il suo posto non era lì, che a Edipsos lei era solamente una forestiera.<br />
Certo, avrebbe voluto incontrare ancora una volta Ramona (non si spiegava proprio come, nel sogno, lei avesse dato alla ragazza quel nome così inconsueto), controllare se tutto quello che la sua immaginazione aveva elaborato nel sonno corrispondesse a verità, se la sconosciuta vista la sera prima fosse realmente così bella e intrigante come il suo inconscio l’aveva raffigurata.<br />
Desiderava disperatamente incontrarla, ma, allo stesso tempo, non voleva: il rivedere la sua onirica amante sarebbe stata una tentazione troppo grande, una sollecitazione alla quale Monike era sicura non avrebbe resistito; lei sapeva che non sarebbe stato onesto perdersi con Ramona, anche se per una volta soltanto, perché la sua vita era legata a quella di Marika, e non a quella di una ragazza che aveva solo intravisto ad una festa di paese, e le cui sembianze erano state elaborate, in gran parte, dalla sua fantasia.</p>
<p>Prima di svoltare nella traversa dove era parcheggiata la sua auto, Monike si voltò e percorse ancora una volta con lo sguardo la strada principale di Edipsos, con la speranza, in verità assai debole, che, per qualche curioso scherzo del destino, la sua amante virtuale di una notte si mostrasse ai suoi occhi anche per un solo istante.<br />
Ovviamente non c’era nessuno, a parte un gatto solitario che rovistava in un mucchio di carte abbandonate e dimenticate.</p>
<p>Addio, Edipsos.<br />
Addio, Ramona.<br />
Addio, splendido ed unico amore di una sola notte di follia.</p>
<p>Monike mise in moto l’auto, innestò la marcia e si avviò lentamente per raggiungere il vicino ingresso dell’autostrada.<br />
All’ora di pranzo sarebbe stata a Salonicco.<br />
A casa.<br />
Con Marika.<br />
Tra le sue braccia.<br />
Voleva fare l’amore con lei, quasi a volersi scusare per quel tradimento consumato in un sogno tanto vivido quanto indimenticabile.</p>
<p>Dietro le imposte accostate, gli occhi della ragazza, ancora velati dal sonno, seguirono l’auto di Monike che usciva lentamente dal paese.<br />
Peccato, si disse tra sé e sé, ancora una volta.<br />
Aveva realmente sperato che la donna si trattenesse in paese anche il sabato, e allora le sarebbe stato molto facile incontrarla e attaccare discorso con lei, per fare la sua conoscenza, per parlare con lei e sapere chi fosse, e per… per&#8230;<br />
Per che cosa ?<br />
Confidarle i propri pensieri ?<br />
I propri desideri ?<br />
Entrare in confidenza con la bella sconosciuta, e poi amarla ?<br />
Possederla ?<br />
Fare l’amore con lei fino a restarne sfinita nel corpo e appagata nell’animo e nella mente ?<br />
Si dette della pazza alla sola idea.<br />
Della pazza e dell’insensata.</p>
<p>La sera precedente, nel pieno della festa, mentre ballava il sirtaki in piazza, Ramona aveva notato improvvisamente quella sconosciuta che era seduta, a cena, ad uno dei tavolini della taverna lì vicina: una donna molto bella ed elegante, incredibilmente sexy e con un innato fascino che le aleggiava attorno, illuminandola di una sensualità quasi animale.<br />
E, chissà se a ragione, lei si era andata ben presto convincendo che quegli occhi la seguissero con interesse, la valutassero a lungo, la studiassero con sempre maggior attrazione, quasi volessero penetrare indiscreti sotto l’abito che indossava, per carpire le forme e le curve del suo giovane corpo.<br />
E quello sguardo così profondo ed intenso, alla fine, le aveva mostrato chiari ed indiscutibili segni d’apprezzamento e di desiderio.<br />
Non che lei fosse così sicura di tutto ciò, per carità, ma si era quasi decisa a trovare un pretesto per andarle vicino, e provare a scambiare quattro parole con lei, cercando quella conferma alle supposizioni che la sua mente era andata facendo.<br />
In un modo o nell’altro si sarebbero chiarite le reali intenzioni della sconosciuta.</p>
<p>Ma poi era arrivato Dimitri.<br />
Il ragazzo, con il quale aveva da pochi mesi una focosa relazione, l’aveva presa per mano, trascinandola via, lontano dalla piazza e dalle danze, per fare l’amore con lei prima che giungesse l’ora di rientrare a casa.<br />
E così era andata con lui, proprio quando, e per la prima volta in vita sua, aveva desiderato di andare a letto con un’altra donna.<br />
Per questa ragione, a causa di Dimitri, aveva perso di vista quella bellissima ed affascinante ragazza.<br />
E mentre faceva l’amore con il suo ragazzo, anche allora non era stata capace di non pensare a quella donna, e a quello che avrebbe voluto fare con lei.</p>
<p>Durante la notte si era svegliata di frequente, in un sonno agitato e leggero: ed ogni volta il pensiero di quella sconosciuta si era fatto sempre più vivido ed insistente.<br />
E, con sua grande sorpresa, si era accorta di desiderarla alla follia, in un modo assolutamente irrazionale, ma a tal punto da immaginare perfettamente, e sin nei minimi dettagli, come avrebbe voluto perdersi con lei.<br />
Così, con quel pensiero ambiguo nella mente, Ramona aveva preso ad accarezzarsi, fantasticando di andare a letto con quella donna: nuda, si era passata a lungo le mani sui seni e sulla pelle rovente del corpo e, alla fine, quando il desiderio l’aveva totalmente annientata, si era masturbata meravigliosamente, eccitandosi al pensiero del contatto della sua pelle con quella della donna vista la sera precedente.<br />
E, in quei momenti d’esaltazione, era arrivata a dare anche un nome alla sconosciuta: Monike, questo era il nome che lei trovava appropriato per quella eccezionale ragazza, un nome che le suonava così tanto intrigante e misterioso, così adatto a quella donna capitata certo per caso, e per chissà quale ragione, a Edipsos.</p>
<p>La macchina era sparita dietro la prima curva, e la ragazza, con un ultimo sospiro di disappunto, entrò nel bagno e si guardò a lungo nello specchio.<br />
Con la spazzola si lisciò i neri capelli, ancora arruffati dopo quella turbolenta nottata. Poi, con l’immagine della donna ancora nella mente, fece scivolare una mano sul sesso, nuovamente percorsa da un palpito di desiderio, ambiguo e oscuro, ma così tremendamente sensuale.</p>
<p>Addio, Monike.<br />
Sarebbe stato bello conoscerti ed amarti, anche per una notte soltanto.</p>
<p>FINE</p>
<p><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="SCEGLI UN ALTRO RACCONTO" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">SCEGLI UN ALTRO RACCONTO</a></font></b></p>
<p></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ciao, sono Giulio e sono anaffettivo.]]></title>
<link>http://anaffettivitaconclamata.wordpress.com/2009/10/12/27/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 00:36:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Giulio Speranza</dc:creator>
<guid>http://anaffettivitaconclamata.wordpress.com/2009/10/12/27/</guid>
<description><![CDATA[La festa è affollata, l&#8217;alcol scorre a fiumi per tutti, ma non per me; da quando sono astemio,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La festa è affollata, l&#8217;alcol scorre a fiumi per tutti, ma non per me; da quando sono astemio, la mia anaffettività è schizzata alle stelle. Era molto, molto meglio quando bevevo: riuscivo a parlare fino a cinque lingue.</p>
<p>Dorian adesca un ragazzino wannabemuscled-ma-non-riesco-a-buttare-giù-la-pancetta, il gioco della conquista lo distrae da me, poi si dimentica del tutto di me. Gionni mi si avvicina, m&#8217;incalza, poi beve. Un po&#8217; balla, un po&#8217; ride. Si guarda intorno ma dopo il bono tedesco nessuno pare interessargli più.</p>
<p>Sta solo facendo finta di essere felice, di vivere, ma stranamente non è lamentevole e supino nei confronti della vita. E&#8217; uno dei suoi momenti migliori da quando lo conosco.</p>
<p>Le luci del club gli sono addosso, a tratti lo illuminano, a tratti lo oscurano. E&#8217; un come le nostre anime, lati oscuri e banchi di luce. Beve, beve. Vodka e Redbull, Vodka lemon, Gin tonic. Ma quanti cazzo di soldi ha da buttare in cocktail annacquati?</p>
<p>Otto anni fa mi accusava con invidia di essere un figlio di papà, contando i miei viaggi per il mondo, mentre lui faceva economia per ristrutturare la casa. All&#8217;improvviso, ricco.</p>
<p>Finisce per spalmarsi contro di me. Semifatto, la sua bocca premuta sulla mia spalla e un filo di bava densa che cola e infradicia la mia maglietta.</p>
<p>Urge al più presto un intervento di Dorian, ma si è dileguato con il ragazzino finto muscoloso e quindi tocca a me caricarmelo in macchina e portarlo a casa.</p>
<p>In auto dorme, ogni tanto pronuncia qualche parola incomprensibile e biascica. Prova ad allungare una mano verso di me, ma gli impongo di stare tranquillo.</p>
<p>&#8220;Accompagnami, ti prego.&#8221;</p>
<p>Non avevo mai visto la sua casa dopo la ristrutturazione. E&#8217; un tripudio di parquet e di sneakers sparpagliate per la casa. I giochini sadomaso, almeno, ha avuto l&#8217;accortezza di nasconderli.</p>
<p>Lo butto a letto, ma lui mi stringe con una forza insolita e mi fa cadere sopra di lui. Mi abbraccia, strettissimo, &#8220;Ti prego, resta qui, mi piaci da impazzire.&#8221; Il suo alito caldo mi solletica l&#8217;orecchio. Alza la gamba e me la preme sul cazzo, allunga una mano e lo afferra.</p>
<p>&#8220;Ti prego, io ho bisogno di te.&#8221;</p>
<p>Perché non me ne vado? Perché lo lascio fare? Gionni farnetica, le sue parole sono strascichi della sua solitudine amplificata dall&#8217;alcol e ora, lontano dalla musica assordante, nel silenzio e nel buio della sua casa, deve sembrargli insopportabile.</p>
<p>Io, in un certo senso, non posso reggere il suo dolore. Non posso. E&#8217; più forte di me. E&#8217; una cosa che Dorian non capirà mai, e nemmeno Gionni lo capirebbe, se i ruoli fossero invertiti. Ma quel suo tono disperato, come se l&#8217;assenza della solitudine fosse il principale bisogno dell&#8217;uomo, non il cibo, non l&#8217;acqua. Ecco, è come uccidermi.</p>
<p>Finiamo nudi. Io sono sdraiato, lui è seduto sopra di me. Ma non ha voglia di succhiarmelo, non si ricorda dove siano i preservativi. Non facciamo nulla.</p>
<p>Io, nudo come un verme, resto semplicemente a guardarlo mentre lui si strizza i capezzoli e mi stringe i fianchi con le ginocchia, sempre più forte.</p>
<p>Gionni pare in estasi; gli occhi chiusi e i suoi sussurri farneticanti: ti amo, mi fai impazzire, &#8230; prosegue finché non crolla al mio fianco e io mi alzo per rivestirmi. &#8220;Non andartene.&#8221;</p>
<p>E&#8217; già tanto che sono venuto. Penso, ma non glielo dico. In fondo, non sortirebbe alcun effetto la mia cattiveria.</p>
<p>Ma sono toccato, ho schifo di me: mi odio per non aver saputo reagire. Mi odio terribilmente e la sensazione cresce mano mano che la consapevolezza di essere stato un palliativo alla sua solitudine cronica aumenta. Io, almeno, non sono al suo livello.</p>
<p>Mi sento come un fumatore incallito che vuole smettere. Ma non ce la fa. Allora mi presento: &#8220;Ciao, sono Giulio, e sono anaffettivo.&#8221; Questo è il mio nome e questo è il mio problema.</p>
<p>&#8220;Ciao Giulio.&#8221; Diranno tutti gli anaffettivi intorno a me, al circolo degli anaffettivi anonimi. E saremo tutti simili nell&#8217;essere lo specchio di noi stessi, nell&#8217;usare gli altri per i propri bisogni esistenziali e non saper andare più oltre, non saper amare più l&#8217;altro perché é l&#8217;altro e non per ciò che ti fa sentire. Non saper più amare. Punto.</p>
<p>Il motivo? Me lo ripeto continuamente rientrando a casa nel cuore della notte. Le strade deserte e all&#8217;improvviso m&#8217;imbatto in un lieve banco di nebbia. E&#8217; la prima della stagione, e io amo la nebbia: lì mi perdo, i fari dell&#8217;auto si offuscano, e nessuno può più seguirmi.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[breast orgasm]]></title>
<link>http://erosmatutinus.wordpress.com/2009/10/03/breast-orgasm/</link>
<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 10:47:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>erosmatutinus</dc:creator>
<guid>http://erosmatutinus.wordpress.com/2009/10/03/breast-orgasm/</guid>
<description><![CDATA[Sul capezzolo sinistro di C. c&#8217;è un punto preciso che, stimolato in un certo modo, le fa contr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;"><img class="aligncenter size-full wp-image-248" title="800px-Closeup_of_female_breast" src="http://erosmatutinus.wordpress.com/files/2009/10/800px-closeup_of_female_breast.jpg" alt="800px-Closeup_of_female_breast" width="560" height="308" /></p>
<p style="margin-bottom:0;">Sul capezzolo sinistro di C. c&#8217;è un punto preciso che, stimolato in un certo modo, le fa contrarre la fica. È una specie di fremito che la percorre per intero, dall&#8217;esterno all&#8217;interno, massaggiandomi il cazzo. La adoro.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Da quando me ne sono accorto, comincio a stuzzicarla non appena mi accorgo che sto per venire, in modo che, proprio mentre io mi scarico, lei inghiotta tutto e lo mandi giù, fino in fondo, nel buio caldo del ventre.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[la voglia]]></title>
<link>http://vandemar.wordpress.com/2009/10/01/la-voglia/</link>
<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 22:06:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr Vandemar</dc:creator>
<guid>http://vandemar.wordpress.com/2009/10/01/la-voglia/</guid>
<description><![CDATA[cosa fai quando la voglia ti prende. tu. ti chiudi nel bagno dell&#8217;ufficio. ti siedi sul water.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-203" title="Impulse_of_passion_by_Eurominionius" src="http://vandemar.wordpress.com/files/2009/09/impulse_of_passion_by_eurominionius.jpg" alt="Impulse_of_passion_by_Eurominionius" width="449" height="307" /></p>
<p>cosa fai quando la voglia ti prende.</p>
<p>tu. ti chiudi nel bagno dell&#8217;ufficio. ti siedi sul water. tendi le orecchie. i soliti rumori. mutandine alle ginocchia. la fica bagnata. ti masturbi con rabbia. aspetti l&#8217;orgasmo che ti sbarra gli occhi.</p>
<p>loro. frugano la città.  iene a motore. cacciano falene dagli occhi bianchi e dalle gambe lunghe. corpi che illuminano il vicolo. poi caviglie nere agganciate allo schienale. profumo di cannella. il culo che si muove e che annega il tempo.</p>
<p>io. guardo dietro le finestre chiuse. le strade deserte di periferia. la domenica pomeriggio. e vedo. i jeans abbassati. le stanzette con i genitori di là, aggrappati alla tv.  mani curiose. seni acerbi. capezzoli duri. i no. i non adesso. i ci sono i miei. la schiena sottile che si inarca per sfilarsi le mutandine.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I capezzoli di Rihanna]]></title>
<link>http://principe87.wordpress.com/2009/09/17/i-capezzoli-di-rihanna/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 09:19:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>principe87</dc:creator>
<guid>http://principe87.wordpress.com/2009/09/17/i-capezzoli-di-rihanna/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A.A.A. - C.C. - Capezzolo cercasi]]></title>
<link>http://signorinavale.wordpress.com/2009/09/15/a-a-a-c-c-capezzolo-cercasi/</link>
<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 18:17:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>signorinavale</dc:creator>
<guid>http://signorinavale.wordpress.com/2009/09/15/a-a-a-c-c-capezzolo-cercasi/</guid>
<description><![CDATA[Per la serie Le mirabolanti avventure della Gatta Mannara  questa sera abbiamo &#8216;La gatta canni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Per la serie <em>Le mirabolanti avventure della Gatta Mannara</em>  questa sera abbiamo &#8216;La gatta cannibale&#8217;.</p>
<p style="text-align:justify;">Si, amici e interessati, la Vostra da oggi possiede un capezzolo in meno. Le è appena stato asportato da un morso della Gatta Mannara. Si accettano donazioni.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[masturbazione a due]]></title>
<link>http://vandemar.wordpress.com/2009/09/15/masturbazione-a-due/</link>
<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 22:14:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr Vandemar</dc:creator>
<guid>http://vandemar.wordpress.com/2009/09/15/masturbazione-a-due/</guid>
<description><![CDATA[E allora sediamoci. Il culo nudo sul parquet. Gambe incrociate. Ginocchia contro ginocchia. Come Bud]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://vandemar.wordpress.com/files/2009/09/the_word_by_e_string.jpg" alt="The_Word_by_e_string" title="The_Word_by_e_string" width="400" height="500" class="alignnone size-full wp-image-175" /></p>
<p>E allora sediamoci. Il culo nudo sul parquet. </p>
<p>Gambe incrociate. Ginocchia contro ginocchia. Come Budda di carne. Liturgia del corpo. </p>
<p>Capelli grondanti. Respiri immobili. Labbra socchiuse sul silenzio. Traiettorie di gocce sul collo. Sete e fame. Fretta.</p>
<p>Tu: Hai il cazzo duro.</p>
<p>Sei bagnata. Rispondo.</p>
<p>Sorridi. Questo non puoi saperlo. </p>
<p>Allungo la mano. Te la passo sul ventre. Scendo tra le gambe. Trovo le grandi labbra gonfie. Bagnate. Mi faccio un viaggio sulla tua pelle d&#8217;oca. Sui capezzoli duri. Solo con gli occhi.</p>
<p>Allunghi la  mano. Mi accarezzi le palle. Me le stringi. Risali. L&#8217;altra mano te la metti nella fica.  Immergi tre dita. Le usi per bagnarmi la cappella. Par condicio. Inizi a masturbarmi. Un ritmo tutto tuo. Mambo e tango. </p>
<p>Muovo le dita dentro di te. Il clitoride è una punta dura. Poi è solo calore. Un fiume di urina bollente sulla mano. Per terra. Sulle tue cosce. </p>
<p>Affogo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[VORTICE EROTICO (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/08/25/vortice-erotico-hard/</link>
<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 14:05:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
<guid>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/08/25/vortice-erotico-hard/</guid>
<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI VORTICE EROTICO (hard) La piccola imbarcazione navigava lenta in a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="VAI ALL'ELENCO DEI RACCONTI" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI</a></font></b></p>
<p>VORTICE EROTICO (hard)</p>
<p>La piccola imbarcazione navigava lenta in alto mare, la costa ormai lontana e ridotta ad una linea confusa ed indistinta all’orizzonte.<br />
Il rumore dell’ansimante motore riempiva l’aria, confondendosi con lo sciabordio dell’acqua, schiaffeggiata quasi con delicatezza dallo scafo della barca.<br />
Si trattava di una vecchia imbarcazione, un tempo usata dai pescatori dell’isola, ed ora sommariamente riadattata per ospitare i turisti in gita: una piccola cabina con il timone e gli antiquati strumenti per la navigazione, ed un ponte in tavole di legno consunte, con qualche lettino per prendere il sole e alcune sedie di plastica, e coperto, per metà, da stuoie di bambù che facevano un pò d’ombra, sostenute da tubolari di ferro che, per quanto riverniciati di continuo, mostravano evidenti i segni della corrosione della salsedine.<br />
Non era di certo una barca di lusso, ma per il lavoro giornaliero d’escursioni alle isole vicine, andava più che bene.<br />
La giornata era splendida ed il mare una tavola azzurra, liscia ed invitante.<br />
Ed anche il vento, quel giorno, era poco più di una brezza leggera.</p>
<p>Eravamo partiti da circa mezz’ora, lasciando il piccolo porto di Livadia, il principale villaggio dell’isola greca di Tilos, ed ora navigavamo in direzione nord, verso quel tratto di mare che divide Tilos da Nissiros, l’isola più vicina, quasi gemella della prima.<br />
Avremmo dovuto, quindi, attraversare il braccio di mare per arrivare ad Avlaki, il porticciolo di Nissiros, splendidamente caratteristico, con le sue casette bianche e dalle imposte e porte azzurre.<br />
Era una rotta che facevo, di fatto, tutti i giorni, una tra le tante escursioni che gli stranieri gradivano maggiormente.</p>
<p>I due turisti mi avevano contattato la sera precedente, quando, al porto di Livadia, seduto su uno sgabello davanti alla mia barca ormeggiata, attendevo con ansia che qualcuno prenotasse una gita per il giorno successivo.<br />
Era una serata calda e afosa, ed anche il meltemi, il vento che soffia da nord e che mitiga il calore delle nostre interminabili estati, sembrava essersi preso una pausa.<br />
Fino a quell’ora, a parte un paio di persone che si erano informate sugli orari e sui prezzi delle gite, ero ancora desolatamente senza lavoro per l’indomani.<br />
E non lavorare a pieno ritmo nella stagione estiva era un problema non di poco conto: quelli erano gli unici mesi in cui si poteva guadagnare bene, ed andavano sfruttati al massimo.</p>
<p>Insomma, avevo visti arrivare i due turisti lungo la banchina: camminavano lentamente, mano nella mano, guardando le barche e rifiutando gli inviti di tutti gli altri miei concorrenti che, come avvoltoi alla ricerca di un pasto, volteggiavano attorno ai villeggianti di passaggio offrendo gite ed escursioni.<br />
Poi, giunti alla mia altezza, i due si erano soffermati ed erano rimasti ad osservare la barca, parlando tra loro in una lingua che non aveva capito quale fosse.<br />
Avevano parlottato per un paio di minuti, per poi avvicinarsi alla mia barca e a me che, seduto, attendevo speranzoso gli eventi.</p>
<p>I due turisti, un uomo ed una donna, erano una coppia che non passava di certo inosservata.<br />
Lei, sui trentacinque anni, era di una bellezza veramente fuori del comune.<br />
D’altezza media, calzava dei sandali dal tacco alto che le slanciavano divinamente le gambe, rendendole ancor più snelle e tornite di quanto già non fossero; un corto abito estivo bianco le fasciava il corpo dalle curve dirompenti ed armoniose, e la pelle, scurita dall’intensa abbronzatura, appariva morbida e liscia.<br />
Il viso, dai tratti regolari e delicati, mostrava occhi scuri e profondi, naso piccolo e dritto, e due labbra piene, generose ed invitanti.<br />
Una cascata di capelli corvini mossi le incorniciava il volto, quasi a far da cornice allo splendore di quella donna.<br />
Era di una bellezza così rara e completa che gli occhi di tutti gli uomini che passavano erano inesorabilmente calamitati su di lei.</p>
<p>Lui era più anziano, almeno di una ventina d’anni.<br />
Capelli bianchi, tagliati quasi a spazzola, un viso attraente, solcato da rughe sottili che aumentavano il suo fascino d’uomo maturo.<br />
Alto, e con un fisico sicuramente prestante per l’età, indossava una camicia azzurra e dei pantaloni di cotone blu; ai piedi, delle comode scarpe da barca completavano il suo ricercato abbigliamento sportivo.<br />
Una coppia sicuramente bella e, quasi certamente, anche facoltosa.<br />
Per me, che ancora non avevo trovato nemmeno un turista per il giorno successivo, i due sarebbero stati dei clienti ideali, la classica manna caduta improvvisa dal cielo.<br />
Rimasi ad osservarli confabulare tra loro, sperando che alla fine si decidessero per la mia barca.</p>
<p>Dopo qualche minuto ancora, l’uomo mi fece un cenno con la mano.<br />
Subito mi avvicinai a loro con il mio migliore sorriso, deciso a non farmeli assolutamente scappare: ero quasi certo che, se avessero scelto la mia barca, mi avrebbero dato anche un supplemento sulla cifra che avremmo pattuito.<br />
I turisti danarosi lo facevano molto spesso.<br />
Niente a che vedere con le famiglie in vacanza che venivano dai paesi del nord dell’Europa: con loro non c’era mai da aspettarsi un euro in più.<br />
Ma, d’altronde, a parte i soldi contati per la vacanza, sapevo perfettamente che anche loro, nelle rispettive nazioni, avevano i miei stessi problemi per arrivare alla fine del mese.<br />
Tutto il mondo è paese, in definitiva.</p>
<p>Se i due si fossero decisi per la gita con la mia barca, avrei però dovuto rimediare un’altra decina di persone almeno per non lavorare in perdita: e, visto come stava andando la serata, anche questo non era un problema di secondo ordine.<br />
Una cosa alla volta, mi dissi, aspettando che i due si prenotassero per il giorno seguente.</p>
<p>Osservandoli ora da vicino, mi accorsi che l’uomo aveva almeno cinque o sei anni in più di quanto mi era inizialmente sembrato: una sottile ragnatela di rughe segnava il suo volto abbronzato, ma gli occhi, vivaci e di un verde intenso, contribuivano a farlo apparire decisamente più giovane e affascinante.<br />
Ma era la donna, come voi potete ben immaginare, a catturare tutta la mia attenzione.<br />
Sensuale e seducente, sembrava fasciata da quel suo corto abito bianco, e le sue forme prorompenti apparivano ancora più evidenziate da quello stretto vestito.<br />
Le mie supposizioni sull’agiatezza di quella coppia vennero confermate dalla quantità d’oro che lei sfoggiava: un girocollo, piatto e largo, gli orecchini a pendaglio, i braccialetti ai polsi e gli anelli alle dita delle mani.<br />
Tutti questi gioielli la rendevano ancora più bella, impreziosendo il suo naturale e straordinario fascino.<br />
Le gambe, dritte ed impertinenti, erano slanciate dai sandali dal tacco vertiginoso, ed una catenina, anch’essa d’oro, le ornava la caviglia destra.<br />
Il viso truccato in maniera discreta, la ragazza aveva le unghie delle mani e dei piedi laccate di un rosso molto scuro, un color prugna che solo a vederlo su di lei mi provocava intensi fremiti di desiderio.</p>
<p>L’uomo mi chiese, in inglese, se avevo ancora dei posti liberi per il giorno dopo: gli risposi che erano fortunati, e che l’imbarcazione non aveva ancora nessuna prenotazione.<br />
Non volendo con loro ammettere che mi si prospettava una giornata senza lavoro, mi avventurai in una complicatissima spiegazione sul perché loro fossero i primi a prenotare i posti per la gita ad Avlaki.<br />
Lui si rivolse nuovamente alla sua compagna in quella lingua per me incomprensibile: si scambiarono poche battute e, quindi, tornando all’inglese, lui mi disse che potevo chiudere le prenotazioni perché affittavano la barca per intero, e per tutta la giornata.<br />
Alla mia espressione certamente sorpresa, l’uomo mi spiegò che non amavano la confusione, e che preferivano pagare una cifra più alta in cambio di una giornata d’assoluta tranquillità.</p>
<p>Gli risposi che per me non c’erano problemi ad affittare loro l’intera imbarcazione, ma che la cosa si sarebbe rivelata molto costosa.<br />
L’uomo mi rispose che quello non era un problema, e mi chiese quanto volevo.<br />
Feci rapidamente due calcoli: a pieno carico, una giornata mi fruttava trecento euro, tolte le spese per il carburante: se avessi rifiutato la loro proposta, era quasi certo che a quell’ora non avrei trovato neppure un turista o, peggio ancora, magari ne avrei trovati solo quattro o cinque e sarei dovuto uscire per l’intera giornata rimettendoci un sacco di soldi.<br />
Mi conveniva accettare senza indugi.<br />
Gli chiesi duecentocinquanta euro, prontissimo a scendere sul prezzo se ai due la cifra fosse sembrato eccessivamente cara.<br />
Ma l’uomo non fece alcuna rimostranza e mi mise nel palmo della mano una banconota da cento euro, come acconto per il noleggio della barca.<br />
La mia modesta imbarcazione sarebbe stata tutta per loro, ed io avevo salvato alla grande la mia giornata di lavoro.</p>
<p>Ci accordammo sull’orario di partenza e quindi i due se ne andarono, confondendosi con la folla serale che passeggiava sul lungomare.</p>
<p>Mancavano ancora quasi due ore di navigazione per Avlaki.<br />
La gita prevedeva una sosta di tre ore nel villaggio, tre ore nelle quali i turisti potevano dedicarsi a girare per le strette vie gremite di negozietti, o anche andare a visitare un piccolo santuario in cima ad una collina, o, più semplicemente, farsi un bagno nelle acque cristalline di Nissiros, pranzando sulla spiaggia in qualche piccola taverna.<br />
Quindi ci sarebbe stato il viaggio di ritorno a Livadia, con arrivo al porto nel tardo pomeriggio.</p>
<p>I miei due passeggeri si erano sistemati sul piccolo ponte a prendere il sole.<br />
Di tanto in tanto, lui, con un secchio in mano, si sporgeva oltre la bassa fiancata dell’imbarcazione, e prendeva l’acqua del mare, con la quale entrambi poi si rinfrescavano la pelle riarsa dal sole.<br />
In piedi, nella piccola cabina, io tenevo la rotta: ma il mare calmo e l’assenza di altre imbarcazioni nella zona mi permettevano di stare totalmente rilassato, e mi lasciavano tutto il tempo di voltarmi a guardare cosa i miei due ospiti stessero facendo.<br />
Era insolito avere due soli passeggeri, abituato com’ero a compagnie chiassose e piene di bambini scatenati; per questa ragione non avevo altro da fare che osservare l’uomo e la donna mentre si godevano il sole ed il caldo.<br />
A dire proprio tutta la verità, l’attività che più mi assorbiva era quella di mangiarmi con gli occhi la splendida donna che si trovava a pochi metri da me.</p>
<p>Adagiata su un lettino bianco, la ragazza si crogiolava al sole, in un costume giallo così ridotto e striminzito da non lasciar nulla alla mia pur fervida e maliziosa immaginazione.<br />
Le gambe meravigliose, il ventre piatto, il seno abbondante, così magnificamente rilassata, la donna era uno spettacolo assolutamente fantastico per i miei famelici occhi.<br />
Il suo compagno, ora che si era messo in costume, mostrava più evidenti i segni dell’età: un accenno di pancetta, i peli del petto bianchi, la pelle un pò cadente sui fianchi, i muscoli non più tonici.<br />
Certo, per la sua età non se la passava male, ma faceva sicuramente più figura vestito che non seminudo.</p>
<p>Mi chiesi come una donna così bella potesse stare con lui se non per una questione di soldi: doveva trattarsi di un uomo molto ricco, un uomo forse affermato e di potere, e a queste sirene molte donne non sanno di certo resistere.<br />
La cosa, in ogni modo, non mi riguardava, e mi accontentai di divorare con lo sguardo quella splendida bellezza: era molto raro che, sulla mia barca, mi capitasse di ammirare una donna così sensuale ed erotica.</p>
<p>In lontananza vidi il traghetto della Blue Star Ferries che dal Pireo, e dopo lo scalo a Kos, andava a Rodi.<br />
La sua rotta era molto lontana dalla mia e non avrebbe creato alcun problema alla mia navigazione.<br />
La giornata era assolutamente tranquilla sotto ogni punto di vista, e la barca avrebbe potuto navigare anche da sola.<br />
L’uomo, nel frattempo, aveva tirato fuori una macchina fotografica digitale e, in piedi, scattava fotografie al panorama circostante, controllando, di tanto in tanto, come queste fossero venute, e scartando senza alcun’esitazione tutte quelle che non lo soddisfacevano a pieno.<br />
Riportai lo sguardo verso la prua, controllando annoiato e per l’ennesima volta che nessun’altra imbarcazione incrociasse la mia rotta.</p>
<p>Quando tornai a girarmi verso i due, vidi che lui si era messo a scattare fotografie alla sua compagna che, immobile e forse ignara di essere immortalata, continuava a prendere il sole con evidente piacere.<br />
Poi l’uomo le disse qualcosa e, dopo un attimo, molto lentamente, lei si rialzò, mettendosi seduta sul lettino, ed iniziando ad assumere pose sempre diverse in modo che l’uomo si potesse sbizzarrire a scattare foto su foto.</p>
<p>Dal mio punto d’osservazione, un pò rialzato ma a pochi metri da loro, potevo vedere la schiena della donna, dritta ed abbronzata, percorsa dalla sottile striscia gialla di stoffa che le teneva su la parte superiore del bikini.<br />
Non ci volle molto tempo perché mi rendessi conto di come lei avesse iniziato ad assumere atteggiamenti e posizioni sempre più provocanti, evidentemente coinvolta dal suo compagno in quel gioco solo apparentemente innocente.<br />
Le mani tra i capelli, lo sguardo verso l’orizzonte, il busto proteso all’infuori, le gambe prima divaricate e poi accavallate e, nei primi piani, gli occhi che, pur non potendo io vederli dal punto in cui mi trovavo, immaginavo torbidi e sensuali, lei si faceva fotografare assumendo le pose che lui, di continuo, le suggeriva.<br />
Restai a guardarla, rapito dalla sua incredibile bellezza, coinvolto da quello che vedevo, e, inutile nasconderlo, con un inizio d’eccitazione che mi costava estrema fatica dissimulare.</p>
<p>E quando la ragazza s’iniziò a slacciare la parte superiore del costume, mostrando i seni pieni e meravigliosamente sodi all’obiettivo della macchina fotografica, mi fu finalmente chiaro il perché i miei due passeggeri avessero voluto la barca tutta per loro.<br />
La mia presenza era, per entrambi, evidentemente irrilevante, o forse solamente necessaria affinché potessero fare i loro giochi erotici in alto mare con tutta tranquillità: si erano di certo accorti di come il sottoscritto li stesse guardando, di come i miei occhi si fossero incollati al corpo della donna.<br />
Ma la cosa non li turbava per nulla e mi chiedevo, sempre più eccitato da quell’inaspettata situazione, fino a dove si sarebbero spinti: iniziavo a preoccuparmi, perché se i due avessero cominciato a fare del sesso, la mia posizione si sarebbe fatta sicuramente imbarazzante, e quella giornata si sarebbe rivelata molto lunga e difficile.</p>
<p>Le mani sui fantastici ed erotici seni, i capezzoli eretti e che apparivano come piccoli chiodi, la ragazza continuava a farsi fotografare in pose sempre più esplicite e sensuali.<br />
I capezzoli si erano fatti così turgidi che lei, alternativamente, se li leccava con sempre maggior trasporto, sospingendosi quelle magnifiche tette verso la bocca, verso la lingua guizzante che li stuzzicava maliziosamente.<br />
Ormai la barca andava in pratica da sola, come se io avessi inserito il pilota automatico, che naturalmente, però, non avevo: i miei occhi erano fissi su di lei, e avvertivo un’erezione incredibile che mi premeva, ogni istante di più, nei pantaloncini da mare che indossavo.</p>
<p>Passarono forse cinque o sei minuti, e poi lei, con movimenti veloci ma estremamente aggraziati, si tolse anche le mutandine, restando così completamente nuda di fronte alla macchina fotografica che continuava a scattare una foto dietro l’altra.<br />
L’uomo si spostava da ogni lato, a destra e a sinistra, si metteva di fronte alla ragazza, in piedi o in ginocchio, immortalandola in decine d’inquadrature e dicendole in quali pose lei si dovesse mettere; ed entrambi, come vi dicevo, si erano resi conto di avere uno spettatore particolarmente interessato.<br />
Per nulla imbarazzati o infastiditi dalla mia presenza, continuavano nel loro gioco come se io non esistessi nemmeno.</p>
<p>I minuti che passavano si andavano facendo sempre più torbidi e bollenti.<br />
La ragazza, di fatto, non ascoltava nemmeno più quello che l’uomo le stava dicendo, le direttive che lui le impartiva perché le foto riuscissero nel modo migliore: ormai si era eccitata e, nuovamente sdraiata sul lettino, si faceva scorrere le mani sul corpo statuario, carezzandosi la pelle abbronzata e iniziando a masturbarsi con sempre maggiore voluttà.<br />
Dai seni alle cosce, dalle spalle al ventre, fino a sfiorare la fica depilata, le sue dita, con quelle stupende unghie color prugna, correvano impazzite su ogni centimetro del suo corpo.<br />
E il suo compagno continuava a scattare le foto, fissando per l’eternità la bellezza ed il travolgente erotismo di quella fantastica donna.<br />
Controllai ancora una volta che nessun’altra imbarcazione potesse creare problemi alla nostra tranquilla navigazione, ma quando tornai a voltarmi verso di loro decisi all’istante di fermare i motori e di gettare l’ancora: sarebbe stato troppo pericoloso continuare ad andare per mare quando la mia attenzione sarebbe stata totalmente assorbita da quello che la donna si accingeva a fare.</p>
<p>I motori si spensero con un borbottio e l’ancora scivolò in acqua con il suo consueto stridore di metallo.<br />
Ora che il rumore dei motori era cessato, il silenzio si era fatto totale, quasi opprimente, a parte il debole sussurro del mare che accarezzava lo scafo immobile ed i gemiti di piacere che la ragazza non riusciva più a contenere.<br />
Se i due si fossero accorti che avevo spento i motori, e che eravamo fermi in mezzo al mare, non lo mostrarono in alcun modo: lui continuava a stare dietro l’obiettivo, mentre lei aveva tirato fuori della borsa da mare un fallo di gomma rosso, lungo e lievemente arcuato, e se lo faceva passare tra i seni e sui capezzoli, ansimando e sospirando, preda di una libidine sempre più incontenibile.<br />
M’infilai la mano nei pantaloncini, impugnai il cazzo in piena erezione e presi a masturbarmi lentamente, eccitato come poche volte mi era accaduto: quella ragazza, con il suo corpo da favola, che si masturbava con quel lungo cazzo di gomma, era una visione che mi avrebbe fatto impazzire dal desiderio se, a mia volta, non mi fossi masturbato guardando lei.<br />
Per un attimo pensai a come faceva a resistere il suo compagno che, imperterrito, come se nulla fosse, continuava ad impugnare la sua stramaledetta macchina digitale; al suo posto l’avrei gettata in mare, e avrei dimostrato alla ragazza come un cazzo vero fosse mille volte meglio di quel giocattolo erotico.<br />
Ma evidentemente lui era abituato da tempo a simili esibizioni.</p>
<p>Immobile, nella piccola cabina dell’imbarcazione, il sudore che mi colava a rivoli dalla fronte, per il caldo e per la tensione erotica che mi divorava, vidi la ragazza allargare le gambe ed iniziare a strofinarsi la fica con il rosso fallo di gomma; ancora non si penetrava, ma se lo faceva scorrere tra le grandi labbra e sul clitoride, rabbrividendo sempre più per il piacere crescente.<br />
L’uomo, alla fine, si decise a smettere di scattare foto e, velocemente, si sfilò il costume con una mano, restando nudo e con il cazzo svettante, un cazzo che, malgrado l’età del suo proprietario, appariva duro e fremente.<br />
La situazione ora non era più sotto il controllo di nessuno.<br />
L’aria stessa sembrava essersi fatta densa d’attese.<br />
Se loro si volevano divertire, bè… che facessero pure… avevano noleggiato l’intera barca… ma anche io volevo partecipare a quel gioco così sensuale: la parte del guardone non mi si addiceva proprio e, anche se avessi voluto, mi sarebbe risultato impossibile resistere oltre.<br />
Rapidamente, mi sfilai la maglietta, i pantaloncini ed il costume e, completamente nudo anche io, presi a menarmelo con rinnovato vigore, accelerando e rallentando i movimenti della mano, per cercare di non raggiungere l’orgasmo troppo velocemente.<br />
Nonostante l’eccitazione, non riuscivo a prendere la decisione di scendere accanto a loro, e di provare a partecipare in prima persona a quel diabolico gioco che i due avevano imbastito: temevo che il mio ruolo, nei loro piani, fosse solo passivo, che mi fosse consentito di guardare e di masturbarmi, senza però partecipare attivamente a quell’orgia di passione che stavano vivendo.<br />
In un altro momento mi sarei sentito incredibilmente ridicolo a stare nella cabina della mia barca, in mezzo al mare, nudo come un verme, e con il cazzo duro in mano; ma in quei minuti la cosa mi apparve normalissima e mi augurai che la situazione evolvesse nel senso da me auspicato e a me favorevole: volevo assolutamente scopare quella ragazza, e qualunque cosa in meno avessi ottenuto l’avrei vissuta come una cocente delusione.</p>
<p>Lui, intanto, aveva finalmente appoggiato la macchina fotografica sul ponte e, inginocchiatosi davanti a lei, con le mani aveva preso a massaggiarle i piedi, perfetti e dalle lunghe dita, e con le unghie smaltate di quel fantastico color prugna: l’erotica catenina d’oro che cingeva la caviglia destra della ragazza, riflettendo i raggi del sole a picco, creava un’immagine di un erotismo sublime.<br />
Ero letteralmente senza fiato.</p>
<p>La donna, nel frattempo, le gambe completamente divaricate, si era infilata il fallo rosso nella fica, spingendolo sempre più a fondo: le sue grida di piacere mi rimbombavano nelle orecchie, portando la mia eccitazione verso vette mai raggiunte.</p>
<p>Sentivo di non potermi trattenere a lungo.<br />
La mia mano quasi si fermò sul cazzo pulsante, così pericolosamente prossimo all’eiaculazione.</p>
<p>Mi accorsi con un attimo di ritardo che lui aveva detto un qualcosa alla ragazza, in quella lingua a me sconosciuta.<br />
E lei, anche se travolta da quella frenesia di lussuria che la divorava, aveva fatto un rapido cenno affermativo, pur continuando a masturbarsi con quel finto cazzo in lattice.<br />
Allora il suo compagno, guardando nella mia direzione, mi fece con la testa il cenno di avvicinarmi a loro: era il via libera che aspettavo, e che temevo non dovesse mai arrivare.<br />
L’eccitazione che mi soffocava, il cuore che mi batteva in gola, scesi con gambe malferme i tre gradini che dalla cabina di pilotaggio conducevano al ponte, e subito mi ritrovai accanto a loro.<br />
Eravamo tutti e tre completamente nudi.</p>
<p>La ragazza voltò il viso verso di me, o, per meglio dire, fissò il suo sguardo sul mio cazzo duro e congestionato, continuando a masturbarsi con quel dildo rosso, ora inserito per tutta la sua lunghezza in lei.<br />
Incrociai gli occhi dell’uomo ed ebbi la conferma che quello che speravo sarebbe effettivamente accaduto.<br />
Eccitato, stordito da quella straordinaria situazione, m’inginocchiai anch’io davanti ai piedi della ragazza, presi tra le mani il destro e iniziai a carezzarlo come stava facendo con il sinistro il suo compagno.<br />
Feci scivolare le mani sul dorso e sulla pianta arcuata, sulle dita e sulle unghie, quindi risalii verso la caviglia, sfiorando la catenina d’oro, e poi ancora più su, carezzando il polpaccio liscio e tornito.</p>
<p>Ma ormai ero partito per la tangente, e non mi sarei di certo accontentato di toccare quella pelle da favola: accostai le labbra al suo alluce, alla sua unghia meravigliosamente smaltata, e presi a leccarlo, assaporando finalmente il suo caldo profumo di donna.<br />
Quindi, mentre lei godeva senza più alcun ritegno, travolta da ondate di orgasmi ancora più intense, mi feci scivolare le sue dita del piede, una ad una, tra le labbra, nella bocca, succhiandole come fossero piccoli cazzi.<br />
Anche l’uomo stava facendo lo stessa cosa con il piede sinistro, gettando la ragazza in un tale stato d’eccitazione, travolta dalle nostre bocche e dal fallo che la penetrava, che gli spasimi del suo piacere si fondevano in un unico momento di folle esaltazione sessuale.</p>
<p>Mentre io continuavo a leccare e a succhiare le sue erotiche dita del piede, il suo compagno si era invece rialzato e, ripresa in mano la macchina fotografica digitale, si era messo nuovamente a scattare foto su foto; sicuramente le avrebbero riviste più tardi, magari sul letto della loro camera d’albergo, prima di rifare l’amore, eccitandosi nuovamente alla vista di quelle istantanee, nelle quali il sesso dilagava impetuoso dai nostri corpi surriscaldati dalla passione erotica.</p>
<p>Quasi a malincuore, ma costretto dall’urgenza di averla, lasciai le sue dita e, con la lingua, risalii lungo lo snello piede, attorno alla caviglia, giocai con la catenina per alcuni istanti, e proseguii lungo la gamba abbronzata, sul ginocchio e poi ancora più in su, verso la coscia, morbida e perfettamente depilata.<br />
Davanti ai miei occhi, il cazzo di gomma continuava ad entrare ed uscire, anche se più lentamente, dalla sua fica, completamente bagnato dall’eccitazione della ragazza.<br />
Le afferrai la mano, facendole estrarre il cazzo rosso dal suo corpo: poi accostai la bocca alla sua fica, leccandole le grandi labbra ed inebriandomi del loro indimenticabile aroma. Quindi, con la punta della lingua, presi a tormentarle il clitoride, mentre le sue mani mi s’infilavano tra i capelli, spingendo la mia testa verso di lei ed il suo sesso.<br />
Con la coda dell’occhio vidi l’uomo protendersi su noi, accostare la macchina digitale alla mia bocca e alla fica della sua compagna, ed immortalare la mia lingua scorrere sul sesso aperto della donna.<br />
Il cazzo mi doleva per l’incredibile tensione, e sentivo lo sperma premere per uscire, impaziente di esplodere su quella carne fremente e vellutata che mi si offriva.</p>
<p>La ragazza, all’improvviso, allontanò la mia testa dalla sua fica e, spalancando ancor di più le gambe, m’invitò con lo sguardo a prenderla.<br />
Percorsi con le labbra il suo ventre, mi soffermai a stuzzicarle con i denti i capezzoli resi così sensibili dall’eccitazione, e quindi mi allungai su di lei, penetrandola in un colpo solo, riempiendola fino in fondo con tutta la mia erezione; e mentre lei allacciava le gambe dietro la mia schiena, quasi imprigionandomi, io presi a montarla con forza, affondando in lei, tra le sue morbide e calde pareti, con colpi sempre più potenti.<br />
Cercai la sua bocca ed incollai le mie labbra alle sue.</p>
<p>Nel frattempo l’uomo si era messo di fianco al lettino, il cazzo a pochi centimetri dalle nostre bocche unite in quel bacio profondo ed intenso.<br />
E quando le nostre labbra si separarono, la ragazza, che stavo così fantasticamente scopando, prese in mano il cazzo del suo uomo, lo scappellò completamente e se lo infilò in bocca, succhiandolo con foga e con passione.<br />
Avevo resistito anche troppo e, con un grido liberatorio, mi lasciai finalmente andare.</p>
<p>Con un ultimo e violento affondo mi sollevai da lei, e, ritraendomi appena in tempo, venni copiosamente, schizzando tutto il mio piacere così a lungo trattenuto, inondandole la pancia con caldi e densi getti di sperma.<br />
Anche il suo compagno era nel frattempo venuto, riempiendole la bocca e schizzandole le labbra ed il viso; nonostante l’eccitazione, continuava però ad immortalare la scena con la sua inseparabile macchina fotografica (anche se dubitavo che la sua mano potesse essere tanto ferma) e a fissare in fotogrammi quei momenti di puro delirio erotico.<br />
Mi rimisi in ginocchio, ai piedi del lettino, per riprendere fiato.<br />
Gli occhi mi trasmisero l’immagine della ragazza che si spargeva il mio seme sul ventre, massaggiandosi con le mani e con le dita dalle lunghe unghie laccate, mentre dalle labbra le colava lo sperma del suo uomo che, con un sorriso soddisfatto a distendergli le rughe sul volto, la guardava affascinato&#8230;</p>
<p>Una mezz’ora più tardi, non appena ci fummo ricomposti, i due mi chiesero di riportarli indietro, a Livadia.<br />
Evidentemente avevano raggiunto il loro fine: il resto della gita era diventato un qualcosa di scarso interesse.<br />
Ma, di certo, i giochi erotici che avevano fatto sulla mia barca erano risultati loro molto graditi, ed il mio coinvolgimento, sicuramente non frutto del caso, aveva regalato loro sensazioni molto piacevoli: infatti, una volta giunti in porto, mentre lui mi saldava l’importo dovuto (mi sentii in imbarazzo ad accettare quei soldi, visto che ero già stato pagato abbondantemente in natura!), fu proprio la ragazza a chiedermi in inglese (e quella fu forse la prima volta che mi parlò direttamente) e con un sorriso che diceva tutto, se la mia imbarcazione fosse libera anche per il giorno successivo, per una nuova gita in mare.<br />
Il suo compagno mi guardava divertito, forse perché la mia espressione doveva risultare a dir poco comica !</p>
<p>E’ facile immaginare quale fu la mia risposta.<br />
E applicai loro anche uno sconto veramente eccezionale.<br />
In quel momento, i soldi, non mi sembravano più così importanti. </p>
<p>FINE</p>
<p><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="SCEGLI UN ALTRO RACCONTO" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">SCEGLI UN ALTRO RACCONTO</a></font></b></p>
<p></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[finchè ci sarà carne]]></title>
<link>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/28/finche-ci-sara-carne/</link>
<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 15:52:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr Vandemar</dc:creator>
<guid>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/28/finche-ci-sara-carne/</guid>
<description><![CDATA[buchi. una spina di metallo da infilare. pelle. che più o meno stringe. legarti. farsi legare. cintu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-117" title="Tied_by_Zombielover69" src="http://vandemar.wordpress.com/files/2009/07/tied_by_zombielover69.jpg" alt="Tied_by_Zombielover69" width="450" height="300" /></p>
<p>buchi. una spina di metallo da infilare. pelle. che più o meno stringe.</p>
<p>legarti. farsi legare. cinture prolungamenti di un abbraccio. trasformato in perversione, eccesso.</p>
<p>scoparti legata. farmi scopare, legato. esistere solo per quel muoversi lento dentro di te.  il resto immobile. bloccato.</p>
<p>il sangue si interrompe. la pelle sensibile. cinture e cinghie che affondano.  dolore e piacere. carne stregata.</p>
<p>sono vive. le cinture che ci legano. e i cavi da elettricista. e le fascette di plastica. e i tubi sottili di silicone. e i nastri rubati dai capelli delle tue bambole.</p>
<p>ci leghiamo. a turno. e apriamo le bocche. leghiamo le lingue. ci blocchiamo e ci addobbiamo. ci celebriamo. alberi natalizi di carne arrossata.</p>
<p>ora. non respiro più. </p>
<p>mi leghi la base del cazzo. con una sottile corda nera. stringi. ti metti l&#8217;ndice in bocca e me lo passi sul glande. rasoio di carne.</p>
<p>ti stringo i seni. con cinture di pelle. strabuzzano. capezzoli color del vino. me li bevo. ti infilo l&#8217;alluce tra le cosce.</p>
<p>mi leghi un braccio. mi infili un dito nel culo. ti stringo il collo con l&#8217;ultima cintura. ti entro in bocca.</p>
<p>non finirà.</p>
<p>finchè ci sarà carne da legare. saremo qui. uno dentro l&#8217;altra. </p>
<p>due padroni. nessuno schiavo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[l'intruso]]></title>
<link>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/24/intruso/</link>
<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 19:31:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr Vandemar</dc:creator>
<guid>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/24/intruso/</guid>
<description><![CDATA[quando slaccio i primi bottoni. o affondo i primi centimetri della cerniera. subito ci metto il naso]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><a href="http://igy.deviantart.com/art/metal-36150327"><img class="alignnone size-full wp-image-97" title="metal_by_igy" src="http://vandemar.wordpress.com/files/2009/07/metal_by_igy.jpg" alt="metal_by_igy" width="450" height="675" /></a></span></p>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">q</span>uando slaccio i primi bottoni. o affondo i primi centimetri della cerniera. subito ci metto il naso.</p>
<p>l&#8217;odore della pelle. la mia guida. il mio trailer. di come sarà entrare nella tua fica. e nel tuo culo.</p>
<p>ad occhi chiusi. da dietro. lavoro di polpastrelli. cani da cieco. fino ai capezzoli. punti esclamativi molto comprensibili. il mio breille.</p>
<p>poi. il freddo mi colpisce le dita. un anellino. infilato da un sapiente ricamatore alla base del capezzolo. socchiudo gli occhi. un vulcano di capelli rossi mi offusca. non vedo. continuo. ti sento respirare.</p>
<p>mi siedo. ti tiro su di me. sollevo il vestitino. ti allargo le cosce. con una sola mano. dal ginocchio risalgo. all&#8217;interno.</p>
<p>sento l&#8217;urgenza. allontano le mutandine dalla tua fica. le scosto. infastidito.</p>
<p>le dita si uniscono. gioco di squadra. ho fretta. anulare ed indice aprono. il medio affonda. la tua fica, finalmente.</p>
<p>poi. nel calore. nell&#8217;umore. un punto di freddo. una perfetta pallina di metallo. la dove avrei voluto appoggiare la punta della mia lingua. sfregare il mio inguine. la punta del mio cazzo. un intruso.</p>
<p>duro metallo. duro il mio cazzo. ti sollevo appena. le dita bagnate risalgono. entro col mignolo. l&#8217;anulare si fa strada. ora il medio. il buco del tuo culo mi obbedisce. si apre. respiri più forte.</p>
<p>ora. ti giro. sono dentro. caldo e stretto.</p>
<p>niente intrusi. qui.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dimoites sign]]></title>
<link>http://designthesign.wordpress.com/2009/07/22/dimoites-sign/</link>
<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 19:43:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>kemas (Design The Sign)</dc:creator>
<guid>http://designthesign.wordpress.com/2009/07/22/dimoites-sign/</guid>
<description><![CDATA[Qual è la cosa che usiamo di più e che conosciamo meno? Il denaro. Una piccola promozione di un blog]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://designthesign.wordpress.com/files/2009/07/dimoites_pic3.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1684" title="dimoites_pic3" src="http://designthesign.wordpress.com/files/2009/07/dimoites_pic3.jpg" alt="dimoites_pic3" width="450" height="325" /></a></p>
<p><strong>Qual è la cosa che usiamo di più e che conosciamo meno?</strong><br />
<em>Il denaro.</em></p>
<p>Una piccola promozione di un blog fuori dagli schemi.<br />
Un blog che non parla delle solite cazzate.<br />
Un blog che ci aiuta a capire cosa siano in realtà il denaro e il suo funzionamento.</p>
<p>Penserete che l&#8217;economia e la finanza siano argomenti macchinosi e troppo complicati.<br />
Ma questo è quello che vogliono farvi credere.</p>
<p>Il blog di <strong>dimoites</strong> fa riflettere, con parole semplici.</p>
<h3><a href="http://dimoites.wordpress.com/" target="_blank">Dimoites</a></h3>
<blockquote><p>«Quali sono i tuoi interessi?»  chiese lei con labbra sottili e un po’ ammiccanti, bocca semiaperta,  stranita quasi avesse già avuto una risposta inattesa.</p>
<p>«Denaro» disse lui.</p>
<p>Un’auto passò di corsa e  fece volare un sacchetto di plastica lasciato lì sul bordo del marciapiede  a pochi metri dall’ingresso della metro.</p>
<p>«Denaro!». La voce di lei  aveva una leggera sorpresa, come se le avessero sfiorato i capezzoli  accigliati. Accigliati perché era da diverso tempo che non glieli mordicchiava  nessuno. «Cosa c’è da sapere sul denaro?». Si tirava giù la gonna  per nascondere quanto non poteva nascondere.</p>
<p>Il cielo era fantastico, mentre  i loro occhi si incontravano a malapena. Un’altra auto passò, muovendo  un fronte d’aria di proporzioni demogorgiche. Nessun sacchetto nei  paraggi. Solo i capelli di lei si alzarono come una banconota di sabbia.</p>
<p>Lui abbassò gli occhi  verso le cosce. «Sì. Denaro. Perché oggi ha la forma che conosciamo.  La sua storia.»</p>
<p>«Strano. Non ho mai pensato  che fosse così particolare. Lo uso per comprare prodotti.» Girò al  volo lo sguardo verso un bambino che spuntava dalla rampa della metro.  «Cos’altro c’è da sapere?»</p>
<p>«Tante cose, piccole. Tante  davvero.»</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[albume, tuorlo, guscio, fica.]]></title>
<link>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/22/albume-tuorlo-guscio-fica/</link>
<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 19:00:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr Vandemar</dc:creator>
<guid>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/22/albume-tuorlo-guscio-fica/</guid>
<description><![CDATA[è nuda. le gambe piene. il ventre teso. i capezzoli luccicano della mia saliva. si accuccia sull]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-82" title="Shape_and_Shadow_06_by_Fotograf1" src="http://vandemar.wordpress.com/files/2009/07/shape_and_shadow_06_by_fotograf1.jpg" alt="Shape_and_Shadow_06_by_Fotograf1" width="443" height="600" /></p>
<p>è nuda. le gambe piene. il ventre teso. i capezzoli luccicano della mia saliva. si accuccia sull&#8217;uovo. e scende.</p>
<p>appoggio la testa sul tappeto. a pochi centimetri dalla covata. apro le narici. il cazzo mi pulsa.</p>
<p>le grandi labbra sfiorano il guscio. come un piccolissimo bacio. l&#8217;uovo barcolla. ma sta li. e lei scende ancora.</p>
<p>la fica si allarga. sembra inghiottirlo. ma è un attimo. l&#8217;uovo si spacca. albume. tuorlo. guscio. chiudo gli occhi. solo un attimo. mi giro sulla schiena.</p>
<p>lei si sposta.</p>
<p>sulle labbra mi cola qualcosa. tiro fuori la lingua. comincio a leccare.</p>
<p>albume. tuorlo. guscio. fica.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[il clitoride come un piccolo cazzo]]></title>
<link>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/22/il-clitoride-come-un-cazzo/</link>
<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 22:01:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr Vandemar</dc:creator>
<guid>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/22/il-clitoride-come-un-cazzo/</guid>
<description><![CDATA[Sometimes - courtesy of Lady Obscurity una di voi. le chiedo come si masturba. mi scrive. una notte.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_59" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><a href="http://ladyobscurity.deviantart.com/"><img class="size-full wp-image-59" title="Sometimes" src="http://vandemar.wordpress.com/files/2009/07/sometimes_____by_ladyobscurity.jpg" alt="courtesy of Lady Obscurity" width="450" height="600" /></a><p class="wp-caption-text">Sometimes - courtesy of Lady Obscurity</p></div>
<p>una di voi. le chiedo come si masturba. mi scrive. una notte. così.</p>
<div><span style="color:#c0c0c0;font-size:x-small;"><span><em>Comincio controllando il respiro . Mi sdraio sulle lenzuola fresche , la mia pelle nuda al contatto si contrae appena . Adoro  essere completamente nuda , niente di frettoloso . Mi tocco i seni , li sfioro . con le dita stuzzico i capezzoli . Seguo il mio respiro , appena si fa un po&#8217; più pesante li stringo , li torturo . E intanto una mano scivola tra le gambe . I polpastrelli seguono la linea che il mio succo traccia , scivolando giù . Si soffermano sul clitoride , lo stimolo . Lo sento crescere , pulsare , gonfiarsi . quasi ad avere un piccolo cazzo tra le gambe . A volte vado oltre e mi penetro con una , due , tre dita . E se non basta arrivo fino al sedere e stimolo un punto che mi regala brividi . Penso a tutto e tutti , i miei pensieri spaziano molto , dipende dalla giornata e da mille altre cose . A volte sono più estrema , altre solo più sofisticata . Mi tocco fino a venire e poi stringo le gambe . Mi piace sentirla pulsare fino al cuore , fino ai polmoni .</em></span></span></div>
<p>e io vedo tutto. come se la punta di quel clitoride fosse il mio occhio. stropicciato. arrossato. lacrimante. ma con l&#8217;iride limpida. lo sguardo disincantato di chi sa che è tutto vero. tutto giusto. tutto. per sempre. inevitabilmente. così.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sì, "che schifo". Non se ne può più]]></title>
<link>http://frz40.wordpress.com/2009/07/15/si-che-schifo-non-se-ne-puo-piu/</link>
<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 05:17:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>frz40</dc:creator>
<guid>http://frz40.wordpress.com/2009/07/15/si-che-schifo-non-se-ne-puo-piu/</guid>
<description><![CDATA[Mi fa picere vedere su La Stampa di oggi un articolo di Massimo Gramellini dal titolo &#8220;Che Sch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Mi fa picere vedere su La Stampa di oggi <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41">un articolo </a>di Massimo Gramellini dal titolo <strong>&#8220;Che Schifo&#8221;</strong></p>
<p>La goccia che fa traboccare il vaso è un articolo in prima pagina del 13 luglio de Il Riformista, prontamente ripreso ieri da La Repubblica ( ..e te pareva !!!) nel quale si inneggia ad un libro di tale Maria Gabriella Genis dal titolo: &#8220;Il pesce rosso non abita più qui&#8221;</p>
<p>Perchè si inneggia. Semplice: il libro è un <strong>romanzo erotico</strong> che racconta delle notti brave di un ministro dell&#8217;attuale governo con una cassiera di Bari.</p>
<p><strong>Dice Gramellini:<br />
Fermiamoci perché neanche un disegno politico può essere alimentato a lungo dalla polvere sozza di certe vendette&#8221; </strong></p>
<p>Dal mio piccolo lo dico anch&#8217;io.  Non ho mai amato Berlusconi ma adesso mi trovo a difenderlo a causa di un&#8217;opposizione <strong>squallida</strong> che ricorre a mezzi <strong>squallidi </strong>per obiettivi altrettanto <strong>squallidi.</strong></p>
<p>Si vergogni.</p>
<p>E con essa anche l&#8217;ex Presidente della Repubblica <strong>Oscar Luigi Scalfaro </strong>che partecipa al gioco (Vedi <a href="http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-13/scalfaro-parlamento/scalfaro-parlamento.html">l&#8217;intervista</a> su &#8220;La Repubblica (<strong>di merda</strong>)&#8221; di oggi. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rihanna una star con due stelle al posto del reggiseno.]]></title>
<link>http://nikitaitaly.wordpress.com/2009/07/08/rihanna-una-star-con-due-stelle-al-posto-del-reggiseno/</link>
<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 06:46:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>nikitaitaly</dc:creator>
<guid>http://nikitaitaly.wordpress.com/2009/07/08/rihanna-una-star-con-due-stelle-al-posto-del-reggiseno/</guid>
<description><![CDATA[Prontissimi i paparazzi ad immortalare la scollatura vertiginosa di Rihanna. E&#8217; stata fotograf]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#008000;"><strong><em>Prontissimi i paparazzi ad immortalare la scollatura vertiginosa di Rihanna.</em></strong> </span>E&#8217; stata fotografata nel noto locale &#8220;Tao&#8221; di Los Angeles, la popstar indossa un vestito nero che accentua il suo decolletè, cadendo però, nel cattivo gusto coprendosi i capezzoli con solo due stelline argentate.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-1191  aligncenter" title="RIHANNA" src="http://nikitaitaly.wordpress.com/files/2009/07/rihanna.jpg" alt="RIHANNA" width="457" height="532" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Buon Compleanno VAilo...]]></title>
<link>http://vicozzarecords.wordpress.com/2009/06/16/buon-compleanno-vailo/</link>
<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 15:41:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>vicozzarecords</dc:creator>
<guid>http://vicozzarecords.wordpress.com/2009/06/16/buon-compleanno-vailo/</guid>
<description><![CDATA[Per info, serate, omaggi o privè, contattare l&#8217;amministratore del sito (+18)]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-1706 aligncenter" title="vailo" src="http://vicozzarecords.wordpress.com/files/2009/06/vailo1.jpg" alt="vailo" width="500" height="300" /></p>
<p style="text-align:center;"><em>Per info, serate, omaggi o privè, contattare l&#8217;amministratore del sito (+18)</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[QUESTIONE DI CAPEZZOLI E DI MANCANZA DI REGGISENO ]]></title>
<link>http://blasfashion.wordpress.com/2009/04/29/questione-di-capezzoli-e-di-mancanza-di-reggiseno/</link>
<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 09:35:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>This is</dc:creator>
<guid>http://blasfashion.wordpress.com/2009/04/29/questione-di-capezzoli-e-di-mancanza-di-reggiseno/</guid>
<description><![CDATA[Mai andare alle presentazioni senza l&#8217;appropriato reggiseno. Lo dovrebbe sapere bene Abigal Cl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter" src="http://media.egotastic.com/media/pictures/0904/abigail-clancy-nipple-slip-02.jpg" alt="" width="420" height="580" /></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://media.egotastic.com/media/pictures/0904/abigail-clancy-nipple-slip-01.jpg" alt="" width="419" height="525" /></p>
<p>Mai andare alle presentazioni senza l&#8217;appropriato reggiseno. Lo dovrebbe sapere bene <a href="http://www.abigailclancy.com/" target="_blank">Abigal Clancy</a>, modella inglese specializzata in sflilate per lingerie. Forse a furia di portarla appena può se la toglie. No?!<strong><br />
</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LE CANDELE DI SAFFO (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/04/18/le-candele-di-saffo-hard/</link>
<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 11:51:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
<guid>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/04/18/le-candele-di-saffo-hard/</guid>
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<p>LE CANDELE DI SAFFO (hard)</p>
<p>Il pensiero mi era passato subito per la mente, ben prima che giungesse il momento di uscire di casa: sapevo con assoluta certezza che non avrei dovuto seguirla in quel locale per sole donne, situato in un quartiere un pò malfamato e vicino al centro di Atene.<br />
Quando mi aveva fatto la sua proposta, durante la pausa pranzo, davanti ad un panino e ad un caffè, Xeni era stata molto convincente, ed il suo eterno e affascinante sorriso, così diabolicamente candido e al tempo stesso terribilmente ambiguo, prometteva tutto ed il contrario di tutto: una serata diversa, così mi aveva detto lei, per fare una nuova esperienza e passare una notte meno noiosa di tante altre.<br />
Forse era solo quello che lei voleva.<br />
O, probabilmente, era molto di più quello che Xeni si aspettava che accadesse: fatto sta che io mi ero lasciata attirare in quella sua rete, solleticata dal gusto eccitante del proibito, e una volta entrata in quel locale ero rimasta coinvolta all’istante dall’atmosfera così carica di erotismo e sensualità.</p>
<p>Un bar, un pub, una discoteca.<br />
Uno di quei locali che sono tutto e sono niente, e che in Grecia si trovano molto di rado, quasi nascosti e per nulla pubblicizzati, dove tutti sanno quello che accade, ma, per finto moralismo e ipocrisia, fanno finta di non saperlo: e, malgrado fossi mentalmente preparata, non mi aspettavo proprio di ritrovarmi d’un tratto di fronte a certe immagini.<br />
Nulla di trascendentale, almeno nella sala principale, ma le due donne sulla trentina che si abbracciano e si baciano in quell’angolo più buio, le lingue intrecciate a comunicarsi una passione bruciante, mi rimescolano l’anima ed il corpo, gettandomi in uno stato di languida agitazione, e il brivido che avverto scendere rapido lungo la mia pelle, d’improvviso calda e sensibile, mi si va ad annidare proprio tra le cosce.</p>
<p>Xeni mi ha preso per mano, consapevole della mia sempre più eccitata perplessità, e mi trascina nei passaggi interni ancora più oscuri, oltre porte rivestite di stoffa rossa, tra salottini appartati, appena velati da spesse tende multicolori: ed io cerco d’intuire cosa stia effettivamente accadendo dietro quelle impalpabili barriere, dove voci rarefatte e risate argentine si fondono con il tintinnio dei bicchieri, quasi a voler nascondere e attutire i frequenti gemiti di passione ed i continui sospiri di piacere.</p>
<p>Vaghiamo per alcuni minuti e finalmente, scostando una tenda, entriamo in uno di quei salottini: tre candele, racchiuse in una piccola lanterna appoggiata su un tavolino, diffondono una luce discreta, tenue ma calda, e che riflette le spirali di fumo delle sigarette.<br />
Due ragazze, abbracciate e quasi sdraiate su un basso divanetto, per un attimo ci osservano incuriosite.<br />
Forse abbiamo disturbato le loro effusioni, ed io sarei pronta a scusarmi e a lasciarle alla loro intimità: ma Xeni, che conosce bene quel posto, non si fa alcuno scrupolo, e mi trascina verso un secondo divanetto, vicino a quello delle due ragazze, miracolosamente ancora vuoto considerata la quantità di donne che affolla il locale.<br />
Seduta, guardo imbarazzata le due ragazze.<br />
Ma loro si sono già dimenticate di noi e della nostra presenza: ora si baciano teneramente, e la mano di una si è subito infilata sotto la camicetta dell’altra.</p>
<p>Il corpo di Xeni è vicinissimo al mio, troppo vicino, ed il sensuale calore della sua straordinaria fisicità mi eccita e mi stordisce.<br />
Molte volte abbiamo parlato delle nostre preferenze sessuali, confidandoci i nostri desideri saffici.<br />
Molte volte abbiamo fantasticato sulla forte attrazione che proviamo per le donne, ed in particolare per quella nostra collega del piano inferiore, di quanto entrambe ci sentiamo affascinate da quello statuario e perfetto corpo femminile.<br />
Tra noi due, fra Xeni e me, però, ancora nulla è accaduto.<br />
Ma in quel salottino, soffuso di quella luce tremolante e discreta, so per certo essere inevitabile questo nostro primo contatto, mai così desiderato come in questi istanti<br />
E le mie mutandine, già abbondantemente umide, ne sono la testimonianza più viva.</p>
<p>Sento gli occhi di Xeni fissi su di me.<br />
Mi volto anch’io a guardarla.<br />
E’ sufficiente quel rapido sguardo.<br />
L’eccitazione rende i nostri respiri affannosi, ci divora le viscere, ed il fuoco del desiderio divampa, ravvivato dal luogo in cui ci troviamo, stimolato da quella magica atmosfera così torbida e ambigua, sollecitato dalla presenza delle altre due ragazze, ormai perse nel delirio del loro sogno erotico: le camicette si sono aperte ed i seni si mostrano in tutto il loro splendore, accarezzati e blanditi da mani eleganti e curate, da dita snelle ed esperte, da smalti scuri e seducenti.</p>
<p>Le labbra di Xeni ora si avvicinano alle mie, le sfiorano in un bacio che è un soffio, dolce come il miele.<br />
Pochi istanti e quel timido soffio diventa vorticosa tempesta.<br />
Le nostre lingue s’incontrano, accarezzano i denti, si aggrovigliano e s’intrecciano nella frenesia di un desiderio ormai straripante.<br />
Ed io mi abbandono a quel bacio, mentre la mano di Xeni si posa sulla mia coscia, facendo risalire lentamente la corta gonna che indosso.<br />
Non ho più difese, travolta dalla lussuria di quei folli istanti.<br />
Ho solo voglia di godere e di sfogare tutta l’insostenibile tensione erotica che divora il mio corpo.</p>
<p>La bocca di Xeni mi lascia, strappandomi quasi un ansito di delusione, ed io allora riapro gli occhi.<br />
Accanto alla mia amica si è andata a sedere una delle due ragazze: si è tolta la camicetta e offre i seni ed i capezzoli eretti alle cure delle labbra e della lingua di Xeni.<br />
A quella vista provo quasi una fitta di gelosia.<br />
Ma è solo un istante.<br />
Perché davanti a me, in ginocchio, l’altra ragazza mi sorride invitante, lo sguardo velato dall’eccitazione: è praticamente nuda, solo il perizoma resiste malizioso al suo posto, ad evidenziare le sue provocanti forme.<br />
Mi accorgo di desiderare, con tutta me stessa, proprio quello che sta per accadere.<br />
Voglio la sue mani su di me, le sue dita dentro il mio corpo, la sua lingua sul clitoride.<br />
E questo sarà il mio paradiso.</p>
<p>Mi sfilo rapidamente le mutandine e mi accorgo che, se prima ero solo umida, ora sono letteralmente allagata dagli umori della mia eccitazione.<br />
Allargo le cosce al limite massimo e protendo la fica dischiusa verso la mia nuova amante, così bionda, bella e terribilmente sexy.<br />
Le sue labbra si appoggiano delicate al clitoride, mentre le mani, dalle lunghe unghie laccate di rosso scuro, mi accarezzano l’interno delle cosce, bagnandosi al contatto di quel dolce lago di piacere.<br />
Sospiro impazzita al tocco di quella bocca fatata, rabbrividendo ed attirandola sempre più su di me.</p>
<p>Vedo la sua lingua che mi scorre sulle grandi labbra, mi solletica il clitoride sporgente, mi accarezza e mi tortura implacabile.<br />
Due dita s’infilano in me, penetrandomi a fondo e gettandomi in un vortice erotico fino ad allora sconosciuto.<br />
Con la coda dell’occhio osservo Xeni leccare abilmente le tette all’altra ragazza, massaggiarle la fica e farla sciogliere in un orgasmo dirompente.<br />
E anche il mio orgasmo sale impetuoso, onda irrefrenabile e travolgente, e vengo, sciogliendomi in quella bocca che mi lecca e su quella mano che mi masturba&#8230;</p>
<p>Quando usciamo dal salottino ho le gambe che ancora mi tremano, ed una delle candele si è ormai spenta, la cera completamente disciolta.<br />
La ragazza con la quale ho appena fatto l’amore mi accarezza una guancia, mi sorride, mi sfiora le labbra con un ultimo bacio e poi scompare nella penombra del locale.</p>
<p>FINE</p>
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<title><![CDATA[SOPHIA/2 (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/03/27/sophia2-hard/</link>
<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 19:21:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
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<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI SOPHIA/2 (hard) Erano passati non più di un paio di giorni da quel]]></description>
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<p>SOPHIA/2 (hard)</p>
<p>Erano passati non più di un paio di giorni da quella famosa notte in cui Elena ed io avevamo fatto l’amore in quel modo così insolito e straordinario, eccitati oltre ogni limite, nella mente e nel corpo, dalla rivelazione di quegli intimi segreti di cui Elena, mia moglie, mi aveva portato finalmente a conoscenza, dallo straordinario racconto di quella volta in cui lei era andata a letto con Sophia, la sua migliore amica, una donna che rappresentava un vero e proprio sogno erotico, come già vi avevo detto in precedenza, per ogni uomo che si possa definire tale.<br />
E grazie a quella sua confessione avevamo vissuto una notte di sesso incredibile e travolgente, assolutamente indimenticabile, senza essere più padroni delle nostre reazioni e delle nostre sensazioni: mia moglie aveva rivissuto con gli occhi della mente quell’esperienza così erotica, per lei incredibilmente e sorprendentemente meravigliosa, ed io, ascoltando le sue parole cariche di passione, e trascinato dal quel crescendo di libidine di cui era permeato il suo racconto, ero rimasto affascinato dal pensiero di lei e Sophia insieme, nude, a letto, a regalarsi il piacere in ogni modo possibile ed immaginabile.</p>
<p>E poi Sophia, l’amica di Elena, mi era sempre piaciuta, anche se molto più da un punto di vista fisico che non mentale (avendo la ragazza un carattere diametralmente opposto al mio), e la folle idea di perdermi su quel corpo da favola mi aveva sempre intrigato enormemente.<br />
Certo, non era mai successo nulla fra noi, beninteso: amavo Elena e non l’avrei mai ferita tradendola con un’altra donna, figuriamoci poi con la sua migliore amica.<br />
Ma il pensiero di accarezzare quella pelle perfetta, di passare le mie labbra su quei seni esplosivi, di sentire le sue mani su di me&#8230; insomma&#8230; i miei ormoni erano impazziti più di una volta al solo pensiero di stringerla tra le mie braccia.<br />
Per mia fortuna anche Sophia si era sposata pochi mesi dopo il nostro matrimonio, ed era andata a vivere con il marito a Salonicco, e il non averla più costantemente sotto gli occhi aveva contribuito a raffreddare i miei bollenti spiriti, resi ancora più bollenti dal fatto che sapevo con certezza che la ragazza, per me, sarebbe rimasta per sempre un sogno erotico e basta, intrigante e stuzzicante quanto si vuole, ma chiaramente irrealizzabile.<br />
Sophia rappresentava soltanto una di quelle fantasie erotiche proibite che tutti coltiviamo, più o meno di nascosto, nel più profondo del nostro animo.</p>
<p>Ma quella notte, quando mi ritrovai in bagno con mia moglie dopo aver fatto l’amore per l’ennesima volta, abbracciandoci e guardandoci nel grande specchio sopra il lavabo, entrambi sentivamo di desiderare intensamente la stessa cosa.<br />
Anzi, ad essere precisi, di desiderare e di sognare  la stessa persona: l’affascinante e splendida Sophia.</p>
<p>Fu così che, trascorsi un paio di giorni passati a riflettere su quei pensieri che si agitavano con insistenza nella nostra mente, e sempre più consapevoli che la nostra voglia di lei non accennava minimamente a placarsi, ci rendemmo conto in maniera definitiva che non si era trattato dell’eccitazione di un momento, bello quanto si vuole ma fuggevole ed effimero, né dell’idea folle di qualche ora di passione, ma che era un chiodo che, se non avessimo provato a batterlo al più presto, ci avrebbe tormentato per molto tempo ancora.<br />
E fu a quel punto che Elena ed io decidemmo di provare a mettere in atto quelle nostre fantasie: la mia, che era quella di arrivare a vedere le due donne fare l’amore e di partecipare ai loro giochi erotici, e quella di mia moglie, che sognava di perdersi nuovamente tra le braccia di Sophia e di condividermi con lei.<br />
Fu solamente allora, quel giovedì sera, quando ormai avevamo accantonato anche gli ultimi dubbi, che Elena sollevò la cornetta del telefono per chiamare l’amica a Salonicco.</p>
<p>- Ascolta, Sophia… visto che tuo marito tornerà solamente alla fine della prossima settimana, Alexios ed io avevamo pensato di invitarti a passare questo week-end con noi, nella nostra nuova casa al mare. Potresti arrivare domani sera, venerdì, per poi ripartire la domenica pomeriggio. Almeno ci potremmo rivedere… ho tante di quelle cose da raccontarti&#8230;  -<br />
Mentre ascoltavo Elena parlare al telefono con la sua amica, mi ritrovai a sperare ardentemente che lei accettasse il nostro invito per il fine settimana, anche se giunto improvviso e assolutamente inaspettato: sarebbe stato il primo passo per tentare di realizzare quello che continuava ad agitarsi follemente nelle nostre menti irrequiete.<br />
Certo, anche se lei fosse venuta con noi al mare per un paio di giorni, nulla ci garantiva che saremmo riusciti a mettere in atto il nostro piano: ma, in quel momento, mi era sufficiente coltivare la speranza di riuscirci, di avere la possibilità (anche se soltanto teorica) di arrivare a concretizzare quella pazzesca fantasia che non accennava ad abbandonarci.<br />
Di un eventuale (e molto probabile, se non certo) fallimento, Elena ed io ce ne saremmo preoccupati solo dopo che questo si fosse realmente verificato.</p>
<p>- Allora…va bene&#8230; siamo d’accordo… ti verremo a prendere alla stazione centrale… il treno a che ora arriva esattamente? … alle 17 e 40… perfetto… saremo lì puntuali… certo… sì… e poi, in macchina, andiamo a casa al mare… a domani… un bacio, Sophia… -<br />
Mia moglie chiuse il telefono, si voltò verso di me ed i nostri sguardi s’incrociarono all’istante.<br />
Sophia, l’amica di mia moglie, aveva accettato il nostro invito senza alcuna difficoltà: avrebbe dunque passato due giorni e due notti in nostra compagnia.<br />
Il primo passo ora lo avevamo fatto, ed eravamo stati anche fortunati che lei non avesse già altri impegni per quel fine settimana.<br />
Elena ed io continuammo a guardarci senza riuscire a dirci nulla: l’emozione, l’eccitazione, l’apprensione, l’attesa per quello che sarebbe potuto succedere o meno nei giorni successivi ci avevano tolto la parola. </p>
<p>Quella stessa sera, a letto, entrambi irrequieti ed agitati, chiesi ad Elena di raccontarmi di nuovo di lei e Sophia: e mia moglie mi descrisse ancora una volta, sin nei minimi particolari, quella straordinaria notte di sesso fra lei e la sua amica.</p>
<p>La tenevo stretta a me, la sua mano a sfiorarmi il petto, le sue parole ad accarezzarmi suadenti le orecchie.<br />
Più il suo racconto andava avanti, più la nostra eccitazione cresceva in modo esponenziale.<br />
Le dita di Elena, ben presto, si impossessarono del mio pene, prima sfiorandolo, poi iniziando a masturbarlo con estrema delicatezza.<br />
Ad un tratto, non potendo resistere oltre, mentre la sua voce sognante mi parlava delle sensazioni sublimi che la lingua di Sophia le aveva regalato, la feci salire su di me: lei divaricò le gambe, appoggiò la sua fica bagnata sulla punta del mio cazzo e s’impalò in un sol colpo.<br />
Rimanemmo immobili, in quella posizione, il mio cazzo dentro di lei, nella sua fica bollente e straordinariamente lubrificata dagli umori della sua eccitazione, pulsante e fremente, mentre le parole del suo racconto erano lame di piacere che affondavano nella mia lussuria.<br />
Elena venne così, contraendo i muscoli della sua vagina attorno a quel palo che la riempiva, sussultando e gemendo, gettando la testa all’indietro, mentre le mie mani le strizzavano i capezzoli spasmodicamente eretti.   </p>
<p>Quando anche le ultime ondate di piacere l’abbandonarono, mia moglie si sollevò da me, s’inginocchiò tra le mie gambe e prese a far scorrere la lingua per tutta la lunghezza del mio cazzo, ancora bagnato dei caldi liquidi del suo orgasmo.<br />
Vedevo la sua testa muoversi dal basso verso l’alto, e poi in senso inverso, mentre la sua lingua mi lambiva i testicoli, scivolava lungo l’asta e sfiorava la cappella congestionata.<br />
E poi furono le sue labbra ad abbracciarmi ed i suoi denti a strapparmi brividi d’intenso piacere.<br />
Venni nella sua bocca, in getti densi e bollenti, lo sperma bianco a colarle dalle labbra socchiuse, a scivolare sul cazzo palpitante, tra le sue dita, sulle sue unghie laccate di rosa.<br />
Ed i suoi occhi, torbidi e misteriosi, sempre fissi nei miei, a scrutare le mie reazioni a quel fantastico pompino.</p>
<p>Ci addormentammo tardi, quella notte, stremati nel corpo dalle lunghe ore di sesso consumato, e divorati nell’animo dall’attesa per l’arrivo di Sophia. </p>
<p>Il giorno successivo, venerdì, tale era il nostro stato d’animo, sembrò non passare mai.<br />
Al mattino uscimmo di casa per andare, come tutti i giorni, ai nostri rispettivi lavori, ma i nostri pensieri erano da tutt’altra parte: l’ansia per quello che desideravamo accadesse nei giorni seguenti si era fatta ormai insostenibile.<br />
Ci salutammo frettolosamente, sfiorandoci le labbra in un rapido bacio, e dandoci appuntamento per il pomeriggio.</p>
<p>Ed il pomeriggio, finalmente, giunse.<br />
Elena ed io chiudemmo la porta di casa, caricammo il borsone da viaggio in auto, e ci avviammo verso la stazione centrale di Atene, pronti ad accogliere Sophia, il cui treno sarebbe giunto a breve.</p>
<p>Avevo lasciato la macchina in un parcheggio a pagamento a poche centinaia di metri dall’uscita sud della stazione e, con Elena, mi ero diretto al binario che il tabellone elettronico indicava essere quello sul quale sarebbe arrivato il treno da Salonicco.<br />
La stazione era affollatissima, come tutti i venerdì pomeriggio estivi: molti si spostavano nelle località di mare per il week-end, altri partivano per tornare a casa dopo una settimana di lavoro ad Atene.<br />
Nel caldo di quel pomeriggio di fine giugno, migliaia di persone si affannavano a prendere i treni in partenza, in un caos inimmaginabile.<br />
Elena ed io trovammo comunque un angolo abbastanza tranquillo proprio in testa al binario, dove ci mettemmo ad attendere l’arrivo del treno di Sophia.</p>
<p>Osservai con attenzione mia moglie, ed un brivido d’intenso desiderio mi percorse e mi si agitò deliziosamente nello stomaco.<br />
La sua figura slanciata, i morbidi capelli castani raccolti in una coda che le danzava sbarazzina sulla schiena ad ogni movimento della testa, la maglietta aderente che le fasciava il seno abbondante, i leggeri pantaloni di cotone bianco che le accarezzavano e le modellavano i glutei superbi, l’ombra intrigante del perizoma nero che s’intuiva al di sotto…<br />
Tutto contribuiva a farmela apparire ancor più splendida ed invitante del solito: era semplicemente fantastica e desiderabile, ed il pensiero di spogliarla, di scoprire lentamente la sua serica pelle, magari insieme a Sophia, mi ronzava insistente nella testa.<br />
Mi rendevo conto, in quei minuti, d’essere troppo eccitato, e di rischiare di incorrere in una tremenda delusione di fronte al più che probabile fallimento dei nostri progetti, anche se con Elena c’eravamo ripetuti più volte, in quelle ore d’attesa, di non farci eccessive illusioni.<br />
E’ vero che fra le due amiche vi era stata quella travolgente notte d’amore e di sesso a casa di Sophia, ma la cosa non si era mai più ripetuta: era rimasto un evento esclusivo e prezioso, forse un unico momento di frenesia sessuale vissuto dalle due donne, un istante di passione tanto improvvisa quanto irripetibile, e quindi non era assolutamente certo che Sophia si potesse mostrare disponibile a tornare a letto con Elena, e per di più questa volta con la mia ingombrante presenza.<br />
C’eravamo dunque imposti di procedere con estrema cautela, anche perché Elena non voleva in alcun modo rischiare di rovinare la sua amicizia con Sophia.<br />
Saremmo stati prudenti, quindi, e ci saremmo spinti oltre solamente nel caso in cui fossimo riusciti ad intrigare e a coinvolgere nei nostri progetti l’amica di mia moglie.<br />
Non avevamo studiato alcuna strategia particolare, in effetti, perché quelle che avevamo provato a disegnare nelle nostre menti c’erano apparse tutte estremamente rischiose e dagli esiti molto incerti.<br />
Alla fine, Elena ed io avevamo deciso di lasciare al caso le nostre scarse possibilità di successo: avremmo sondato discretamente il terreno e, solo nel caso in cui Sophia ci avesse fatto chiaramente intendere di essere disponibile ad entrare nel nostro letto, avremmo spinto con decisione sull’acceleratore.</p>
<p>Le cose, però, com’è risaputo, sono sempre più facili a dirsi che non a farsi.<br />
Quando il treno di Sophia entrò puntuale in stazione (avvenimento non di scarso rilievo nel panorama desolante delle ferrovie greche) e venne a fermarsi sul binario lungo il quale mia moglie ed io eravamo in attesa, tutte le caute intenzioni e tutti i prudenti discorsi che, senza sosta, avevamo fatto sin dal giorno prima, vennero spazzati via in un sol colpo.<br />
Ci fu sufficiente vedere Sophia scendere dal treno e venirci incontro sorridente per sapere con assoluta certezza, sia Elena che io, che avremmo fatto di tutto, ma proprio di tutto, per riuscire a portarcela a letto.</p>
<p>La Sophia che scese dal treno era bella, sensuale, incantevole e maledettamente seducente.<br />
Ci abbracciò e ci baciò con calore, raccontandoci del viaggio e dicendoci di quanto fosse felice di trascorrere un paio di giorni al mare in nostra compagnia.<br />
L’amica di Elena era, come sempre, una vera e propria apparizione.<br />
Una stretta e corta maglietta gialla le fasciava lo splendido e dirompente seno, lasciandole scoperte le braccia abbronzate ed una striscia di pelle sulla pancia liscia, dove l’ombelico, ornato da un brillantino, appariva e scompariva in modo talmente malizioso da risultare terribilmente sexy.<br />
Una gonna bianca, corta quanto bastava a far risaltare le sue gambe, dritte ed affusolate, scarpe da ginnastica anch’esse bianche ed una sottile catenina d’oro a cingerle la caviglia destra.<br />
I capelli, neri come la notte più buia, sciolti sulle spalle, Sophia si era truccata il viso in modo leggerissimo, lasciando così che la straordinaria bellezza del suo viso risultasse ancora più naturale.<br />
Non c’era ombra di dubbio: la più intima amica di mia moglie era al massimo del suo splendore, ed il solo pensiero di quello che Elena ed io avevamo in mente di fare con lei in quel fine settimana mi fece provare un tale fremito di desiderio che a stento riuscii a dissimulare.</p>
<p>Chiacchierando e scherzando, uscimmo così dalla stazione per andare a recuperare l’auto al vicino parcheggio.</p>
<p>La casa al mare che avevamo comprato da pochi mesi si trovava ad Anavisso, una località balneare molto frequentata, ad una cinquantina di chilometri da Atene.<br />
Mia moglie ed io non l’avevamo arredata ancora completamente, un pò per mancanza di tempo e un pò per carenza di soldi, vista la spesa non indifferente che avevamo sostenuto per acquistarla.<br />
Avevamo dunque comprato solo l’essenziale, e cioè i mobili per l’angolo cottura, i letti, per la camera matrimoniale nostra e per la camera degli ospiti, un tavolo con le sedie per pranzare e un paio di armadi nei quali infilare tutto quello che via via ci sarebbe stato necessario.<br />
Soprammobili, quadri e compagnia bella avrebbero dovuto aspettare tempi migliori.<br />
La casa, un piccolo villino con un minuscolo giardino sul davanti, faceva parte di un comprensorio di trenta abitazioni, con un parco centrale, una piscina in comune, vialetti ben tenuti per passeggiare, circondati da aiuole fiorite e curate, e, scendendo una cinquantina di scalini, una spiaggia attrezzata, riservata in via esclusiva ai proprietari dei villini sovrastanti.<br />
Insomma, una situazione tranquilla e gradevole, che ci aveva convinti a fare quell’investimento economico per le nostre vacanze estive e per i fine settimana di tutto l’anno.<br />
Sophia, ovviamente, non c’era mai stata e, quando arrivammo, rimase entusiasta del nostro nuovo acquisto.<br />
Ci sistemammo in casa, alloggiando l’amica di mia moglie, naturalmente, nella camera degli ospiti.</p>
<p>Era ormai sera inoltrata, quando, dopo esserci rinfrescati, decidemmo di andare a cena fuori, visto che in casa il frigorifero era desolatamente vuoto e che l’appetito di certo non ci mancava.<br />
E fu così che portammo Sophia a cena in un locale a pochi chilometri dalla nostra abitazione, un ristorante che, affacciato direttamente sul mare, era rinomato per l’ottima cucina.<br />
Gustando varie portate di pesce freschissimo, accompagnato da vino bianco gelato, Elena e Sophia parlarono ininterrottamente, raccontandosi tutto quello che era successo loro dall’ultima volta che si erano incontrate.<br />
Io, per la maggior parte del tempo della cena, restai praticamente in silenzio, intervenendo solo con qualche battuta, e lasciando alle due amiche la scelta degli argomenti di conversazione a loro più graditi.<br />
E, mentre mangiavo, le osservavo, e ripensavo sempre più frequentemente a quel racconto che mia moglie mi aveva fatto per la prima volta solo poche sere prima, a quella sua rivelazione su fatti che mai avrei pensato potessero essere accaduti.</p>
<p>Guardavo le mani di Sophia, dalle lunghe e curatissime unghie laccate d’argento, e le immaginavo sui seni di Elena, ad accarezzarli, a sfiorarli, a titillare i capezzoli eretti e sporgenti, e poi le vedevo con l’immaginazione scivolare sul mio cazzo, lambirmi la cappella, passare delicate sui testicoli…<br />
Questi pensieri rappresentavano, per me, una vera e propria tortura, un supplizio al quale riuscivo a sottrarmi con sempre maggiore difficoltà.<br />
Mi era quasi impossibile concentrarmi sulla serata e sui discorsi di Elena e Sophia.<br />
Continuavo a pensare a quanto sarebbe stato elettrizzante vederle abbracciate, nude, la pelle più chiara di mia moglie a contatto con quella ambrata di Sophia, le lingue che si cercavano e si intrecciavano, le bocche che si esploravano, le mani di Elena, dalle belle e lunghe unghie smaltate di rosso, scorrere frenetiche sul corpo dell’amica, cercare la sua fica dischiusa, masturbarla fino a portarla in paradiso…<br />
Dovevo in continuazione distogliere i miei pensieri da quelle immagini, perché temevo che la mia eccitazione, impossibile a dissimularsi, si facesse troppo evidente; e l’erezione, che in quegli istanti mi premeva nei leggeri pantaloni di cotone, mi avrebbe impedito di alzarmi da tavola al termine della cena, non potendo tenerla nascosta in alcun modo agli occhi delle due donne.<br />
E la cosa sarebbe stata troppo imbarazzante da spiegare a Sophia.</p>
<p>Ci attardammo così in chiacchiere, seduti al tavolo del ristorante, godendoci il fresco della notte ed il profumo del mare, fin oltre l’una del mattino.<br />
Poi, stanchi per la lunga giornata, tornammo con l’auto a casa e ce ne andammo a dormire.</p>
<p>Sdraiati sul letto, la luce sul comodino ancora accesa, Elena ed io ascoltavamo in silenzio i rumori provenienti dalla stanza confinante con la nostra, dove Sophia si stava preparando per la notte.<br />
Elena, accanto a me, completamente nuda, era notevolmente irrequieta e stranamente silenziosa, di certo in balia dei miei stessi pensieri, pensieri che erano rivolti al domani, a quello che sarebbe potuto, o non potuto, accadere tra noi e Sophia.<br />
Le presi la mano con la mia, e le nostre dita si intrecciarono.<br />
Forse la notte successiva non saremmo stati soli in quel letto, forse Sophia sarebbe stata tra noi, risucchiata anche lei in un vortice di passione… o forse non sarebbe accaduto assolutamente nulla di tutto ciò, e lei avrebbe dormito tranquilla nella sua stanza, esattamente come la notte che stava ora trascorrendo.<br />
Era questa incertezza a dilaniarci, il non sapere quello che il domani aveva in serbo per noi; e quasi sarei stato più contento se avessi già saputo per certo che tutto quello che continuavamo ad immaginare era semplice e pura follia, un’illusione destinata a crollare come un castello di carte.<br />
Era molto meglio tornare alla realtà che continuare a vivere di sogni.<br />
Eppure…<br />
Eppure la speranza non voleva saperne di abbandonarmi, ed anche per Elena era visibilmente la stessa cosa.</p>
<p>Con la coda dell’occhio vidi la mano sinistra di mia moglie vagare pigramente sui seni e sul ventre, accarezzarsi la pelle, che sapevo calda e sensibile.<br />
Elena aveva chiuso gli occhi, ed ero certo che con la mente stesse tornando per l’ennesima volta a quella notte d’amore con Sophia.<br />
Immobile, stringendole l’altra mano, continuai ad osservarla.</p>
<p>Quando Sophia si ritirò in bagno e l’acqua della doccia prese a scorrere, Elena, sospirando, si passò un dito sulla fica, allargò le gambe, e quindi prese a masturbarsi sempre più velocemente: era evidente come non volesse fare l’amore con me quella sera, rinviando il tutto al giorno successivo, quando, sempre che le nostre speranze si tramutassero in realtà, anche la sua amica avrebbe partecipato ai nostri giochi erotici.<br />
Ma, allo stesso tempo, mia moglie aveva bisogno di allentare la carica sessuale e la tensione nervosa che, in modo evidente, la stava divorando ogni secondo di più: ed io ero il primo a poterla capire, trovandomi nella sua stessa identica situazione.</p>
<p>Le sue dita, lucide e bagnate degli umori del suo stesso sesso, si tormentavano abilmente il clitoride, si penetravano a fondo, sfioravano danzando le grandi labbra: Elena aveva piegato e aperto ancor di più le gambe, per esporre al contatto della sua mano ogni centimetro della sua fica fremente.<br />
La sentii rabbrividire quando raggiunse l’orgasmo, gemendo piano e soffocando le grida di piacere che avrebbero di norma accompagnato l’appagamento dei suoi sensi, temendo, quasi sicuramente, che Sophia la potesse sentire, in quanto l’amica era uscita dalla doccia e rientrata nella sua camera per asciugarsi.</p>
<p>Elena si era tranquillizzata, aveva disteso nuovamente le gambe sul letto, soddisfatta del suo orgasmo, e la sua mano sinistra era appoggiata sul lenzuolo, ancora bagnata del piacere che si era data.<br />
Avevo il cazzo duro e dolente per la tensione: vedere mia moglie masturbarsi aveva ulteriormente accentuato la mia eccitazione, già alle stelle per l’attesa di quello che avremmo tanto voluto si verificasse l’indomani.<br />
Pensai di fare come Elena: di prendermelo in mano e di farmi una sega, in modo che l’erezione rientrasse e mi consentisse di prendere sonno.<br />
Iniziai ad accarezzarmelo, a stringerlo alla base, a lasciare che le dita ne percorressero tutta la lunghezza.<br />
Mia moglie mi guardava, lo sguardo fisso alla mia mano che scivolava sul cazzo, sospirando, ora di nuovo eccitata.<br />
Strinsi il pene nel pugno ed iniziai a masturbarmi, già vicino a raggiungere il mio orgasmo.<br />
Ma furono le dita di Elena a darmi quel rapido ed intenso piacere.<br />
Allungò la mano destra e me lo sfiorò, prima con il palmo e poi con la punta delle dita.<br />
Sussultai a quel lieve, meraviglioso ed improvviso contatto.<br />
Vidi le dita di Elena serrarsi attorno all’asta, le sue unghie rosse che risaltavano in modo erotico e provocante sulla mia carne ardente: quindi ritrasse la pelle, esponendo la cappella, lucida e congestionata.<br />
Tornò con la mano in su, e poi ridiscese, scappellandomelo di nuovo interamente.<br />
Lo sperma premeva per uscire e non mi sarei potuto trattenere ancora a lungo.<br />
Dopo pochi movimenti della mano di mia moglie, così abile nel masturbarmi con estrema e favolosa lentezza, schizzai violentemente, godendo quasi in silenzio come aveva fatto Elena, per evitare che Sophia potesse intuire quello che stavamo facendo.<br />
Nella luce della camera, con il respiro che mi tornava adagio alla normalità, rimasi a guardare la stupenda mano di mia moglie ferma sul mio cazzo, lo sperma bianco che colava in lunghi e densi rivoli sulla sua pelle, tra le dita, sulle sue unghie laccate…</p>
<p>Prima di addormentarci, Elena mi venne ancora più vicina e, in un bisbiglio, mi sussurrò: &#8211; Sei sempre deciso ad andare fino in fondo ? -<br />
- Certo &#8211; le risposi, anche io a voce bassissima &#8211; non sarà semplice, lo so, ma mi sarebbe molto difficile, a questo punto, non fare almeno un tentativo… sempre che non abbia tu, ora, dei ripensamenti … -<br />
Temetti di sentire mia moglie rispondermi che la cosa non l’attirava più, che era spaventata dalle possibili conseguenze del coinvolgimento dell’amica sul nostro rapporto, che era una vera e propria pazzia continuare su quella strada, che mi chiedesse, insomma, di rinunciare ai progetti di realizzazione del nostro folle desiderio, per non rischiare di rovinare in modo traumatico l’amicizia che c’era tra lei e Sophia.<br />
Ma la risposta di Elena fu esattamente quella che speravo di sentire in quel momento.<br />
- Ripensamenti ? Non potrei più fermarmi, neanche se lo volessi: sto male alla sola idea di non riuscire a portarla a letto con noi… -<br />
Ci baciammo, a lungo, sperando entrambi ardentemente che il domani ci avesse dato la possibilità di incamminarci verso quella torbida spirale di erotismo e di sensualità che ormai bramavamo con tutti noi stessi.</p>
<p>Passammo l’intera giornata successiva, il sabato, in spiaggia, al mare.<br />
Comodamente sdraiati sui lettini, ci crogiolammo al sole per ore, fra bagni rinfrescanti e lunghe passeggiate sul bagnasciuga.<br />
Sophia aveva indossato un ridottissimo due pezzi bianco, che metteva ancora più in risalto la sua carnagione così scura e sensuale: la parte superiore del costume le conteneva a stento il suo seno esplosivo, mentre quella inferiore, un minuscolo tanga, mostrava due natiche a dir poco scultoree.<br />
Mia moglie non sfigurava certamente vicino all’amica: anche la pochissima stoffa del suo costume le disegnava il corpo in modo superbo, evidenziando maliziosamente le sue forme così aggraziate.<br />
Notai, con una punta di sorprendente fastidio, che molti uomini le guardavano con insistenza, affascinati da quei due corpi femminili così erotici e desiderabili.</p>
<p>Elena ed io avevamo trascorso la notte dormendo poco e male, schiavi come ormai eravamo diventati dell’attesa spasmodica di quello che avevamo in animo di far accadere quella sera del sabato.<br />
Ma, mentre le ore di quella giornata sulla spiaggia passavano veloci, era sempre più evidente che il tutto si sarebbe rivelato molto più difficile di quanto avessimo pensato.<br />
L’occasione, il momento, l’attimo ideale per coinvolgere Sophia in un discorso che potesse condurci a farle capire le nostre vere intenzioni, sembrava non dovesse arrivare mai.<br />
C’erano stati momenti sicuramente opportuni per spostare il discorso sull’argomento che tanto ci stava a cuore, ma né mia moglie né io avevamo preso il coraggio a due mani e approfittato di quei brevi istanti, incapaci di dare una spinta decisiva alla situazione, e di arrivare, in un senso o nell’altro, ad una conclusione.<br />
Uno di quei momenti che potevano essere propizi a far scivolare il discorso sul sesso era stato quando, ad esempio, Sophia, senza alcun imbarazzo, si era tolta la parte superiore del costume, offrendo ai raggi del sole i grandi ma deliziosamente tonici seni; in quell’istante, magari con una semplice battuta scherzosa, avremmo potuto provare ad indirizzare la conversazione nella direzione dai noi desiderata, non fosse altro per saggiare le reazioni dell’amica di Elena.<br />
O ancora, quando mia moglie e Sophia si erano spalmate sulla schiena, una con l’altra, la crema solare di protezione: erano stati minuti sicuramente favorevoli per dare inizio al nostro tentativo, anche perché io mi ero immediatamente eccitato alla vista di quelle splendide mani che scorrevano sulle schiene dalla pelle tesa e levigata. Ed anche Elena, come più tardi mi avrebbe confidato, si era sentita a sua volta accesa nel desiderio dal contatto con la pelle e con le mani di Sophia.<br />
E invece non eravamo riusciti a combinare assolutamente nulla.<br />
Tanto che, verso le sei del pomeriggio, mia moglie ed io eravamo profondamente scoraggiati, avviliti per la nostra incapacità e ormai quasi rassegnati a che il tutto fosse finito ancora prima di iniziare.<br />
Fu Elena, improvvisamente, ed immagino quanto le costò prendere l’iniziativa, a fare quel passo decisivo che ci doveva consentire di giungere ad una conclusione, positiva o negativa che fosse.<br />
E lo fece in un modo così diretto da lasciarmi letteralmente atterrito per le conseguenze che ne sarebbero potute scaturire nei suoi rapporti d’amicizia con l’amica, per l’imbarazzo e le difficoltà che le sue parole avrebbero potuto generare.</p>
<p>Così, quasi come se nulla fosse, Elena si sollevò dal lettino e si rivolse a Sophia che, ad occhi chiusi, si godeva gli ultimi raggi di sole di quel sabato pomeriggio.<br />
- Sophia… non te la prendere, ti prego… ma ti devo confessare che&#8230; l’altra sera&#8230; ho raccontato ad Alexios di quella notte… non so perché… forse mi sentivo in colpa con lui per non avergli mai confidato il mio segreto… ma… fatto sta che gli ho detto tutto quello che accadde… tra noi… era giusto che tu lo sapessi, visto che anche tu sei coinvolta in quanto accaduto&#8230; -<br />
Il cuore mi balzò in gola, colto alla sprovvista dalle parole di mia moglie.<br />
Guardai Sophia, temendo le sue reazioni, ed incontrai il suo sguardo, a dir poco perplesso e sbalordito.<br />
Capivo che era giunto il momento di fare la mia parte: in quei minuti avremmo visto quale sarebbe stata la reazione dell’amica.<br />
- Sì… &#8211; dissi, facendomi coraggio, ancora frastornato dalla consapevolezza che eravamo giunti agli attimi decisivi di quella giornata e, forse, di un’amicizia &#8211; … sì… Elena mi ha raccontato tutto… ammetto che è stata un’enorme sorpresa per me… e poi… poi Elena ha scelto un momento… diciamo particolare, dai… per raccontarmi quello che accadde quella notte fra voi due… -</p>
<p>Sophia era immobile e guardava ora me, ora la sua amica.<br />
Si era tolta gli occhiali da sole, e nei suoi occhi non riuscivo a leggere con chiarezza cosa lei stesse realmente pensando.<br />
- Perché hai detto che Elena ti a raccontato tutto in un momento particolare, Alexios ? Cosa intendi dire per particolare ? &#8211; mi chiese lei, con un’espressione che ancora non riuscii a decifrare, anche se la sua domanda era dichiaratamente maliziosa, visto che lei aveva certamente capito quello che io avevo voluto sottintendere.<br />
Era giunto il momento di buttare a mare tutte le paure e le indecisioni.<br />
In quei secondi si sarebbe deciso se il nostro sogno, la nostra idea folle, avrebbe avuto anche una sola possibilità di realizzarsi.<br />
Era impossibile tirarsi indietro, ormai.<br />
Rispondere alla sua domanda voleva dire esporsi in modo chiaro ed univoco, e farle definitivamente intendere cosa avremmo voluto da lei.<br />
E così mi lanciai, senza ulteriori indugi, in quel pazzo tentativo di trascinare Sophia nel nostro letto matrimoniale.</p>
<p>- Bè… Elena ed io stavamo facendo l’amore, Sophia… e… e il racconto che Elena mi ha fatto… di te e lei insieme… insomma… diciamo che, come puoi ben immaginare, ha aggiunto un bel pò di pepe alla situazione… &#8211; le dissi, sorridendo impacciato.<br />
- Già &#8211; aggiunse mia moglie &#8211; su Alexios, sentire quello che successe quella sera, ha avuto… possiamo dirlo, no ?&#8230; un effetto decisamente afrodisiaco… -<br />
Passò qualche secondo in cui ci guardammo in silenzio.<br />
Poi scoppiammo a ridere tutti e tre.<br />
Sophia era sicuramente imbarazzata per le confidenze che mia moglie mi aveva fatto, ma cercava di nasconderlo abilmente, unendosi al nostro forzato e nervoso divertimento.<br />
Quando il momento d’ilarità passò e fummo tornati seri, fu proprio Sophia la prima a parlare, quasi a volersi giustificare per essere andata a letto con la donna che, a quei tempi, stava per diventare mia moglie.<br />
- Ascolta, Alexios. Sicuramente ti sarai anche eccitato a sentire il racconto di Elena, ma non devi pensare a quella sera come ad una sorta di tradimento da parte di tua moglie. Non so cosa ci prese, te lo giuro, ma… -<br />
- No, Sophia, tranquilla: l’ho spiegato anche ad Elena… sarei un bugiardo se ti dicessi che la cosa mi ha infastidito… anzi… solo che… è stata una grande sorpresa, un qualcosa che mai avrei immaginato fosse successo… -</p>
<p>Rimasi in silenzio, pronto a sferrare il colpo finale, quello che ci avrebbe fatto capire, in modo inequivocabile, se la notte che stava per sopraggiungere l’avremmo passata nel letto da soli, Elena ed io, o in tre, con Sophia in mezzo a noi.<br />
Fu Elena, anche questa volta, splendida complice di quelle ore, a darmi l’input definitivo.<br />
- Continua, Alexios… dille tutta la verità… -<br />
Sophia guardò prima mia moglie, poi girò lo sguardo verso di me, in attesa che io parlassi e che le dicessi tutto quello che ancora non avevo detto.<br />
- E va bene. Non è per nulla semplice. In ogni modo… la verità è che… insomma, immaginarvi a letto, nude, abbracciate… a fare l’amore&#8230; ho pensato a quanto mi sarebbe piaciuto essere tra voi… partecipare ai vostri giochi… dai, ora non ti offendere Sophia, ti prego… credo che la mia, da uomo, sia stata una reazione, tutto sommato, logica e naturale… desiderare di andare a letto con due donne meravigliose e affascinanti come voi… sarebbe stato strano il contrario… -</p>
<p>Rimanemmo tutti e tre in silenzio, questa volta a lungo, Elena ed io non sapendo più come procedere su quel terreno minato sul quale ci eravamo avventurati, e Sophia valutando, probabilmente con fastidio, la nostra confessione, indecisa su come reagire alla chiara proposta che le avevamo fatto e su come uscire da quella imbarazzante situazione.</p>
<p>Il tempo passò in modo quasi insopportabile, fino a quando Sophia si alzò dal lettino (ed anche in quel momento di estrema tensione non potei non notare lo splendore del suo corpo) e, stirando i muscoli intorpiditi dall’immobilità, ci disse che sarebbe andata a fare l’ultimo bagno della giornata.<br />
Sorridendo tranquilla, come se nulla fosse successo, si avviò verso il mare, attirando per l’ennesima volta gli sguardi degli uomini che ancora si trovavano sulla spiaggia, entrò in acqua e si gettò tra le onde, iniziando a nuotare verso il largo.</p>
<p>- Forse abbiamo fatto male… non mi sembra che Sophia l’abbia presa bene per nulla… credo sia solo per la sua educazione che non ci abbia mandato a quel paese… &#8211; dissi rivolto a mia moglie, non riuscendo a decifrare fino in fondo le reazioni della sua amica.<br />
- Uhm… vedremo… &#8211; rispose Elena, un sorriso ad illuminarle il viso &#8211; … Sophia io la conosco bene, molto bene, e non credo che la cosa non l’abbia intrigata. E poi… tu non l’hai probabilmente notato… ma quando lei si è alzata per andare a fare il bagno, gli occhi mi sono andati al suo seno… aveva i capezzoli duri, eretti… era eccitata, Alexios… era eccitata come lo sono io in questo momento… -<br />
A quelle parole, a quelle frasi di Elena che forse fugavano una buona parte di tutti i dubbi e le incertezze che mi avevano attraversato la mente nelle ultime ore, ebbi un’improvvisa e violenta erezione.<br />
Se Elena aveva ragione, se la sua conoscenza di Sophia era così profonda, era molto probabile che stavamo per raggiungere il nostro obiettivo.<br />
Sperai con tutto il mio cuore che mia moglie non si stesse sbagliando, e che avesse interpretato correttamente le reazioni della sua amica.</p>
<p>Restammo in silenzio a guardare Sophia che, pigramente, nuotava nel mare azzurro e scintillante per i raggi del sole al tramonto.</p>
<p>La luce del giorno stava quasi svanendo completamente, quando, camminando lungo la spiaggia, coprimmo il chilometro scarso che ci separava da una modesta taverna sul mare, sicuramente meno rinomata del ristorante della sera precedente, ma infinitamente più comoda da raggiungere, dal momento che nessuno dei tre aveva alcuna voglia di andare a casa, vestirsi ed uscire di nuovo, prendendo la macchina per andare a mangiare.<br />
Ci accomodammo ad un tavolo sulla veranda e ordinammo una cena a base di frutti di mare.<br />
Il vino bianco, ghiacciato, scendeva molto piacevolmente, smorzando in maniera deliziosa l’arsura della lunga giornata passata in spiaggia.<br />
La conversazione con Sophia era tornata ad argomenti volutamente neutri: Elena ed io volevamo aspettare che fosse lei, se veramente era interessata, a riprendere l’argomento che ci stava così a cuore.<br />
Ma questo, purtroppo, non accadde.<br />
Sophia, come sempre, era allegra e solare, mangiava e beveva con piacere, ma sembrava che quello che era accaduto solo poche ore prima non avesse lasciato alcuna traccia in lei.<br />
Vedevo che anche Elena era contenta e spensierata, e rideva e scherzava con l’amica, non rendendosi conto che il tempo passava e le nostre possibilità andavano sempre più scemando: e questo suo modo di fare, come se poi lei non ci tenesse molto a far si che Sophia venisse a letto con noi, che i nostri sensi fossero finalmente appagati da quel corpo meraviglioso, iniziava a darmi decisamente sui nervi.<br />
Ma, per come poi andarono le cose, ero io quello che non aveva capito nulla, ed Elena quella che già aveva intuito come sarebbe finita la serata.<br />
Non sono mai stato così contento di essermi sbagliato, credetemi sulla parola.</p>
<p>Lasciammo la taverna un pò prima della mezzanotte e, camminando di nuovo sulla sabbia fresca del bagnasciuga, tornammo lentamente verso casa.<br />
Elena mi aveva preso per mano mentre continuava a parlare e a scherzare con Sophia.<br />
Ma io, silenzioso e nervoso, a quel punto della serata avevo perso ogni speranza: tutto sarebbe rimasto un sogno, una fantasia assolutamente irrealizzabile, ne ero ormai certo.<br />
L’episodio del pomeriggio, il tentativo di coinvolgere Sophia nei nostri propositi erotici, era naufragato miseramente.<br />
L’amica di mia moglie sembrava essersene completamente dimenticata, ed anche Elena era rilassata ed allegra, senza mostrare più segno alcuno di quella tensione spasmodica che l’aveva divorata in quei giorni.<br />
Ero rassegnato, insomma, a dimenticare il tutto; e, quella sera, avrei fatto l’amore solo con mia moglie, magari più intensamente di altre volte, forse chiedendole di raccontarmi altri particolari e dettagli di quella notte con Sophia, ma avrei fatto del sesso solo con lei.<br />
Ci avevamo provato, come meglio avevamo potuto, ed era andata storta.<br />
Di fatto, e volendo restare con i piedi per terra, era logico che andasse a finire così, ed era un bene che Sophia non si fosse sentita offesa dalle nostre parole.</p>
<p>Una volta rientrati in casa, mentre Elena e Sophia si bevevano un bicchierino di ouzo gelato, io me ne andai sotto la doccia, per togliermi di dosso la salsedine e la sabbia di quella lunga giornata in spiaggia.<br />
Quando uscii dal bagno, le sentii ridere al ricordo di un episodio buffo capitato loro anni prima; facendo uno sforzo notevole per non mostrare tutta la mia delusione e la mia frustrazione di quel momento, augurai la buonanotte a Sophia, e mi ritirai in camera da letto.</p>
<p>La luce accesa sul comodino, mentre cercavo inutilmente di concentrarmi nella lettura di un libro, sentii Elena entrare in bagno e, dopo un attimo, il rumore dell’acqua nella doccia: chiusi il libro (non avevo alcuna voglia di leggere, in realtà) e rimasi in attesa dell’arrivo di mia moglie, il cazzo già duro e desideroso di scaricare tutta la tensione accumulata in quelle folli ore di speranza.</p>
<p>Passarono forse dieci minuti, e quindi sentii Elena uscire dal bagno.<br />
Le due amiche si salutarono ed Elena, chiudendo la porta della camera, mi raggiunse a letto.<br />
Mia moglie si sdraiò accanto a me, completamente nuda e ancora umida dell’acqua della doccia.<br />
Mi protesi verso di lei e, mentre con le labbra cercavo le sue, mi ritrovai a pensare che Elena era passata nuda, una volta uscita dalla doccia, davanti agli occhi dell’amica, salutandola e augurandole la buonanotte: quando era entrata in camera non indossava assolutamente nulla.<br />
Era evidente come tra le due amiche vi fosse molta intimità, e non solo per quell’episodio del loro passato, e questo pensiero mi fece sentire ancora più deluso per come la serata stava volgendo al termine.<br />
Le labbra di Elena, fresche e morbide, si schiusero e risposero immediatamente al mio bacio.<br />
Era inutile parlarle, comunicarle come fossi amareggiato per quanto non sarebbe accaduto: dovevo levarmi il pensiero di Sophia dalla testa una volta per tutte, e smetterla di torturarmi inutilmente.</p>
<p>Stavo succhiando con delicatezza un capezzolo ad Elena, quando, alzando gli occhi verso il suo viso, la vidi fissare, con un sorriso ad allargarle le labbra, un punto ai piedi del nostro letto.<br />
E dalla sua espressione di assoluta felicità, ancora prima di voltarmi a guardare, capii che era Sophia quella che mia moglie stava osservando.<br />
Voltai la testa e… Sophia era lì, anche lei ancora umida per la doccia, splendida nella sua completa nudità: i capelli neri, ancora bagnati, le scendevano sulle spalle abbronzate, incorniciandole il viso, arrossato per l’evidente eccitazione.<br />
I capezzoli turgidi svettavano invitanti: percorsi con lo sguardo quel corpo da favola, notando, con un’eccitazione che mi toglieva il fiato, come Sophia avesse il pube completamente depilato.<br />
Le gambe affusolate, rese ancora più slanciate dalle scarpe con il tacco che aveva appositamente indossato, erano uno spettacolo incredibilmente sensuale ed eccitante.<br />
Rimasi ad osservarla, certo che anche Elena stesse divorando con gli occhi il corpo così invitante dell’amica.</p>
<p>Fu Sophia a rompere il silenzio.<br />
- Oggi pomeriggio, al mare, tu, Alexios, hai detto che ti sarebbe piaciuto partecipare ai nostri giochi erotici. Bè… se ne hai ancora voglia… e se Elena non ha nulla in contrario… &#8211; disse l’amica di mia moglie, con voce sensuale e maliziosa, passandosi le dita di una mano su un capezzolo, quasi volesse regalarci la promessa di quel paradiso dei sensi.<br />
- Vieni… ci hai fatto aspettare anche troppo… &#8211; le rispose Elena, con la voce resa roca da quel desiderio così a lungo trattenuto.<br />
E Sophia venne verso di noi, salendo lentamente sull’ampio letto matrimoniale, e sdraiandosi, bella come una dea, tra me ed Elena.<br />
Tutte le mie paure, i miei timori, quel senso di frustrazione che mi aveva assalito, tutto fu spazzato via da quel corpo meraviglioso che ci si offriva in modo straordinariamente invitante.</p>
<p>Elena ed io cercammo entrambi e contemporaneamente l’invitante bocca di Sophia e ci unimmo, di fatto, in un primo sfiorarsi di labbra a tre; poi Sophia girò lievemente il capo, quasi a cercare il ricordo delle sensazioni di quella famosa notte, e le labbra delle due donne si unirono in un bacio profondo, sensuale e carico di libidine, quel bacio che, così a lungo, avevo sognato e desiderato di vedere.<br />
E quando le due bocche si staccarono, fui rapido ad incollare io le labbra a quelle ancora dischiuse di Sophia, mentre la bocca di mia moglie scendeva esperta e fremente verso il capezzolo turgido dell’amica…</p>
<p>La baciammo e la leccammo per lunghissimi minuti, mai sazi di quel corpo e di quella pelle meravigliosa e vellutata.<br />
Notai l’abilità di Elena, della sua lingua diabolica che, instancabile, scorreva sui seni e sul ventre di Sophia, strappandole gemiti e sospiri sempre più profondi ed incontrollabili.<br />
Ed anche le mani di mia moglie erano uno spettacolo di un erotismo sconvolgente: le sue dita che delicatamente sfioravano ed accarezzavano il corpo dell’amica, con le unghie lunghe e rosse che sembravano voler graffiare la straordinaria pelle di Sophia, rappresentavano immagini di una sensualità impareggiabile.</p>
<p>Mentre Elena era così impegnata, discesi anche io con le labbra lungo quel corpo bellissimo, leccando l’interno delle cosce divaricate dell’amica di mia moglie, e trovando finalmente, traguardo a lungo desiderato, la sua fica depilata: con la testa affondata tra le gambe di Sophia, presi a leccarle le grandi labbra, eccitandola allo spasimo, assaporando i suoi umori profumati, e quindi mi andai a soffermare sul clitoride, conducendola così verso il primo orgasmo di quella lunga notte che avevamo davanti.</p>
<p>E fu veramente una notte molto lunga, assolutamente indimenticabile, un’orgia di passione e di sesso, un vortice di libidine nel quale finimmo con lo scivolare senza quasi rendercene conto.<br />
Ho ricordi vividi ed intensi di quei momenti in cui la razionalità sembrava essersi volatilizzata, e l’istinto sessuale, l’erotismo spinto oltre ogni limite, aveva preso il sopravvento su tutti e tre. Fummo travolti, come poi avevamo a lungo sperato Elena ed io, da una lussuria senza confini, in cui il piacere volava verso vette sconosciute, ed il desiderio sembrava rigenerarsi di continuo, mai appagato da quella marea crescente di sesso che si rivelarono essere quelle fantastiche ore.<br />
Rivedo con gli occhi della mente tutti quei momenti unici e, forse, irripetibili, quasi sfogliassi un album di fotografie rare e preziose, una collezione di immagini e di fotogrammi incancellabili, da custodire con cura e gelosamente. </p>
<p>Sophia, in ginocchio tra noi, sul letto, le sue mani a stringersi i seni, la testa rovesciata all’indietro, i suoi lunghi capelli neri a coprirle la schiena quasi fino all’attaccatura delle natiche, e le mie dita a penetrarla, immerse nella sua fica grondante, mentre Elena, la bocca incollata al collo dell’amica in un bacio infinito, che le stimola con un dito l’ano, premendo sempre più spesso e iniziando a dilatarle le pareti, preparandola alla penetrazione…<br />
Elena, scatenata e bellissima, come non l’avevo mai vista, con le gambe allargate mentre Sophia le bacia e le lecca la fica, scopandola sapientemente con la lingua, strappandole urla di estasi, grida soffocate solamente dal mio cazzo infilato tra le sue labbra…<br />
E poi le loro mani che scorrono sull’asta palpitante, le loro dita a contendersi ogni centimetro della mia carne, le loro unghie, rosse quelle di mia moglie, argento quelle di Sophia, che scivolano sulla cappella, che si serrano attorno ai testicoli e alla base del mio cazzo…<br />
E le loro bocche che, alternativamente, lo ingoiano, leccando e succhiando, sempre più golose, sempre più eccitate: labbra che abbracciano il mio pene lucido delle loro salive, che si sfiorano tra loro mentre percorrono la mia carne pulsante, fino al momento in cui la mano di Sophia, una mano esperta ed indimenticabile, una mano creata per accarezzare e masturbare, lo impugna con decisione, tirando in giù la pelle al limite massimo, una, due, tre, quattro volte e poi… poi gli schizzi di sperma sui loro volti così vicini al mio cazzo sussultante, sulle loro labbra, tra i loro capelli…</p>
<p>E, ancora, Sophia che, appoggiata sulle mani e sulle ginocchia, offre il culo a mia moglie, che le lecca l’orifizio, inumidendolo, e che lo penetra con un dito prima, e con due dita poi, facendola gridare, e costringendo la nostra amante a dirci che vuole essere presa… ed il mio cazzo eretto che, guidato dalla mano di mia moglie, si accosta a lei, si apre la strada tra quelle strette e ancora forse inviolate pareti, le mie mani sui fianchi di Sophia, le spinte, l’affondare in lei, sempre di più, dapprima delicatamente, e poi con sempre maggior vigore… e mentre inculo Sophia, schizzando il mio secondo orgasmo in lei, Elena che offre la sua fica all’amica, che, leccandola freneticamente, la proietta verso orgasmi continui e irrefrenabili…</p>
<p>C’è un’ultima immagine di quella notte sconvolgente che amo ricordare spesso con mia moglie, in modo particolare mentre stiamo facendo l’amore.<br />
Ed è quella di Elena e Sofia che, dopo avermi fatto godere con le loro morbide bocche e con le loro bollenti lingue, regalandomi insieme un pompino a dir poco sconvolgente, si leccano a vicenda le labbra e le guance, ripulendosi del mio sperma bianco e caldo: e poi, preda di una libidine nuovamente incontrollabile, osservo Elena succhiare le dita della mano di Sophia, e quindi Sophia fare altrettanto con le dita di mia moglie, simulando entrambe un nuovo ed eccitante rapporto orale… </p>
<p>Dopo quella notte passata a fare l’amore con Sophia, Elena ed io non siamo più andati a letto con lei.<br />
Non ne parlammo neanche più con Sophia, e tutto tornò come prima, nella più assoluta normalità di semplici rapporti d’amicizia.<br />
Era stata una follia, meravigliosa e straordinaria, ma proprio per questo unica e ineguagliabile, e percorrere una seconda volta quella strada ci avrebbe proiettati in una dimensione sconosciuta e altamente rischiosa.</p>
<p>Sono passati due anni da allora, e con Sophia ed il marito continuiamo a vederci di tanto in tanto, quando i nostri rispettivi impegni lo permettono.<br />
L’ultima volta, però, Sophia ha detto ad Elena che Minos, il marito, andrà, a breve e per motivi di lavoro, tre settimane in Giappone, e che lei è molto indecisa se seguirlo o no.<br />
Le piacerebbe visitare Tokyo, certamente, ma…<br />
Elena allora le ha proposto di venire a passare una settimana da noi, nel caso decidesse di non seguire Minos.<br />
Mia moglie mi dice che, a quelle parole, Sophia si è aperta in un largo sorriso e che l’ha abbracciata con trasporto.<br />
Ma che non ha accettato il nostro invito, né però lo ha rifiutato.<br />
E’ rimasta in silenzio, guardandola intensamente negli occhi.</p>
<p>Ancora non sappiamo quello che accadrà.<br />
Quello che so con certezza è che, mia moglie ed io, per sicurezza, abbiamo chiesto ai nostri uffici la possibilità di avere una settimana di ferie nel periodo in cui il marito di Sophia partirà, e di comunicare le date precise al più presto.<br />
E’ solo una mia sensazione, per carità, o forse soltanto una speranza, ma credo che, alla fine, Sophia non deciderà di andare in Giappone…</p>
<p>FINE</p>
<p><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
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<p></strong></p>
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