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	<title>cassaintegrazione &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/cassaintegrazione/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "cassaintegrazione"</description>
	<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 14:29:26 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[ULTIME DAL FRONTE NOKIA SIEMENS NETWORK, CINISELLO B.MO]]></title>
<link>http://rifondazionecinisello.wordpress.com/2009/10/09/ultime-dal-fronte-nokia-siemens-network-cinisello-b-mo/</link>
<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 08:39:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>administrator</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo 2 giorni di presidio fuori dai cancelli dell’Azienda, il giorno 7 Ottobre 2009 i lavoratori e l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dopo 2 giorni di presidio fuori dai cancelli dell’Azienda, il giorno 7 Ottobre 2009 i lavoratori e l]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Pomigliano,l'i-pod e la crisi]]></title>
<link>http://antoniomusella.wordpress.com/2009/09/03/pomiglianoli-pod-e-la-crisi/</link>
<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 22:10:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>musella81</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pubblicato su Global il 05.03.2009 Pomigliano, l&#8217;i-pod e la crisi di Antonio Musella e Fabrizi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Pubblicato su Global il 05.03.2009</p>
<div>
<div>
<div><a title="Pomigliano, l'i-pod e la crisi" href="http://www.globalproject.info/public/resources/images/max/arton19107.jpg"> <img src="http://www.globalproject.info/public/resources/images/small/arton19107.jpg" alt="Pomigliano, l'i-pod e la crisi" /></a></div>
</div>
</div>
<p><strong> </strong></p>
<h1>Pomigliano, l&#8217;i-pod e la crisi</h1>
<h2>di Antonio Musella e Fabrizio Andreozzi</h2>
<div>5 / 3 / 2009</div>
<p><em>&#8220;Pensai “Wow ce l’ho fatta ! Avrei potuto rovinare la macchina!”, poi pensai “Perche’ no?”. La pressa avrebbe funzionato, ma alla fine i cilindri avrebbero consumato l’alluminio, e tanti saluti. Quelle macchine funzionavano a grande velocita’ ventiquattro ore al giorno, pensai che c’avrebbe impiegato da due settimane ad un mese a guastarsi. Non l’avrei fatto se non avessi odiato quel posto!&#8221;</em><br />
da “<strong>Sabotaggio negli Usa</strong>” di Martin Sprouse, 1998<br />
Nessuno sciopero generale recente, generale o generalizzato che sia, ha mai raggiunto le adesioni dello sciopero dello scorso 27 febbraio a Pomigliano d’Arco. Un territorio che si e’ fermato interamente con un adesione pressocche’ del 100% allo sciopero. La storia della provincia a Nord di Napoli e’ legata a filo diretto con lo stabilimento Fiat di Pomigliano, una intera economia che oggi sta crollando sotto i colpi della crisi con 5.000 operai in cassa integrazione in Fiat piu’ l’indotto, ed un intero sistema di sostentamento di una fetta importante della provincia ed anche della citta’ di Napoli che rischia la poverta’ assoluta. Una mobilitazione, quella degli operai della Fiat di Pomigliano d’Arco che nasce dalla capacita’ di coniugare, al tempo della crisi, reali processi ricompositivi, unendo proprio l’elemento della territorialita’ come elemento di cementificazione dei percorsi di ricomposizione sociale. Per la prima volta a Pomigliano, attraverso un’esperienza importante per le lotte sociali di questo paese, si e’ usciti finalmente dalla dinamica della lotta degli “operai per gli operai”, riuscendo finalmente a rompere quella gabbia di marginalita’ e autoreferenzialita’. Circa 7 anni fa a Termini Imerese il movimento dei movimenti davanti a quei cancelli sognava percorsi moltitudinari capaci di rilanciare in avanti il conflitto nel paese sui temi del welfere e del reddito. A Pomigliano abbiamo assistito alla costruzione del Comitato in solidarieta’ con gli operai Fiat e dell’indotto, un percorso ricompositivo all’interno del quale sono confluiti i sindacati confederali e quelli di base, le istituzioni locali e dei comuni limitrofi e le parrocchie del territorio, i movimenti, i comitati, gli studenti. Un percorso nuovo, che porta il piano del conflitto sociale all’interno della societa’, riuscendo a costruire, con tutti i limiti del caso, un esempio importante per la messa in rete di quelle esperienze di movimenti che negli ultimi mesi si sono affermate sui territori e non solo come il movimento dell’Onda e quello in difesa dei beni comuni.<br />
Allo stesso modo Pomigliano ci dà la possibilita’ di aprire un’ulteriore spazio di ragionamento sulla crisi, e su come, molto concretamente, mettere mano alla costruzione degli spazi di conflitto.<br />
Ma allo stesso modo lo spazio di riflessione sulla crisi, i suoi effetti ed i percorsi di ricomposizione di classe all’interno della quale vediamo la tendenza, la vicenda di Pomigliano ci apre uno scenario su quella che e’ l’attivita’ sia del governo sia dei sindacati davanti alla crisi.<br />
La crisi è accompagnata da una crisi delle forme del comando politico, rispetto alle figure della sovranità statale, sia ai modelli di governance affermatisi nel mercato globale. Nessun organismo si è dimostrato capace di regolare e governare il mercato.<br />
La “crisi globale”, che si appresta ad entrare nella fase più complessa ha assunto le caratteristiche di una crisi strutturale, con un sistema economico destinato a non tornare piu’ sugli standard e gli assetti precedenti.<br />
Una profonda metamorfosi quindi.<br />
Le banche chiedono aiuto ai governi, che stanno curando i sintomi iniettando massicce dosi di liquidità per impedire il collasso, ma che dovrebbero adoperarsi per eliminare quegli elementi speculativi che l’ingegneria finanziaria ha introdotto in maniera così spropositata.<br />
Il fatto è che si tenta di costruire la teoria di una “crisi epocale” per mascherare il “lavoro” che l’industria del risparmio ha fatto per gli investitori.<br />
Una scorciatoia per non rispondere delle perdite dei clienti dopo l’illusione di facili guadagni. Una strategia per oscurare l’incapacità di tutelare i patrimoni gestiti.<br />
Il 95% della banca centrale italiana è proprietà delle banche private.<br />
Tutte le spese in disavanzo degli Stati, ossia quelle spese non coperte dalle entrate (tasse, ecc&#8230;) vengono finanziate con i prestiti a debito delle banche private, che si tramutano in debito pubblico. Per cui il debito pubblico è una farsa, perchè fondato sul prestito da parte delle banche di un bene che non e&#8217; reale in quanto l&#8217;emissione di moneta da decenni non e&#8217; legata ad alcune riserva aurea o valutaria che sia.<br />
Le banche, dunque, emettono prestiti che non rappresentano altro che numeri su un pc, in cambio, in caso di insolvenza, di beni reali: case pignorate, aziende confiscate, miniere d&#8217;oro di diamanti ecc.<br />
Quando le banche falliscono in realtà non falliscono affatto, semplicemente esauriscono la propria missione&#8230; cedono beni inutili (il denaro) in cambio di beni reali (case, aziende, miniere&#8230;).<br />
Ora: per quale motivo gli stati, grandi debitori delle banche (debito pubblico 105% circa in italia) dovrebbero sovvenzionare le banche in crisi con denaro, preso a sua volta a debito?<br />
Non siamo certamente alla fine del mondo. Quasi certamente siamo alla fine di un modello di sviluppo.<br />
Governo e sindacati si limitano a parlare di “nessun posto di lavoro da perdere”, i sindacati chiedono “piani di ristrutturazione” che significa per la Fiat, banalmente, una nuova macchina da produrre, e gli stessi denunciano che i fondi pubblici per gli incentivi alla rottamazione non vengono legati dal governo, come invece fanno i governi di Francia e Germania, alla garanzia della continuita’ occupazionale per gli operai.</p>
<p>Preservare posti di lavoro, come atto politico a se stante, mediante aiuti alle imprese attraverso finanziamenti di stato è senz’altro un provvedimento miope, in quanto, la crisi del sistema industriale italiano è strutturale e inserita in un contesto di problematicità altrettanto strutturale, quale quello globale.<br />
Il sistema industriale italiano, dal settore manifatturiero a quello automobilistico, fino al siderurgico non è competitivo sulla scena internazionale e non si può pensare di arrancare in questi campi per “fare la corsa” sui nuovi colossi mondiali, India, Cina e Brasile su tutti.<br />
Aiutare un sistema industriale in crisi strutturale, si potrebbe dire in uno stato comatoso, impossibilitato a divenire competitivo significa non avere in mente nessuna prefigurazione di scenario possibile di uscita dalla crisi, porre l’ennesimo rimedio fine a se stesso, sperperare denaro pubblico nell’interesse dei potentati economici, restii alla perdita del proprio ruolo economico e politico.<br />
Si può pensare di affrontare la crisi di un sistema di produzione con gli aiuti statali? Con un piano assistenzialista che esclude i potentati economici dalla possibilità di “pagare la crisi” e cedendo al ricatto di questi circa l’eventualità concreta di ricorrere a “cassa integrazione di massa” e licenziamenti?<br />
La Gran Bretagna, nel recente passato, ha subito e risolto una crisi del proprio sistema industriale, basato sulla produzione materiale, ricorrendo ad un nuovo modo di intendere la produzione e quindi l’occupazione.<br />
Un sistema occupazionale fondato sul terziario, sui servizi. Magari in Italia sul turismo, sullo sfruttamento delle potenzialità in materia di patrimonio artistico, culturale, ambientale, ricerca e sviluppo ecc.<br />
Si può pensare di far fronte ad un crollo quotidiano della quantità di merci importate ed esportate nei mercati internazionali, della quantità di moneta circolante, attraverso il tentativo di rianimarsi su un terreno che è ormai sconfitto?<br />
Il capitalismo di questo paese e’ rappresentato da degli straccioni con il rolex sul polsino&#8230;.<br />
Un capitalismo parassitario, legato a doppio filo coi meccanismi esclusivi di rendita, incapace di immaginarsi diversamente dalle funzionalita’ acquisite nei decenni, un capitalismo che si e’ letteralmente mangiato il patrimonio pubblico con le privatizzazioni sfrenate e selvagge.<br />
Nel resto del mondo si parla della green economy e noi vogliamo uscire dalla crisi con l’Alfa 149&#8230;.<br />
Ed intanto , gli stessi che pensano di poter continuare a produrre scatolette di alluminio con quattro pneumatici mentre nel bacino del Mediterraneo un I-Pod costa meno sulle altre sponde che in Italia, affrontano la crisi affondando le mani nell’ennesimo saccheggio del Sud.<br />
Il governo del Nord infatti ha letteralmente dirottato i fondi Fas per lo sviluppo del Mezzogiorno, fondi europei per il Sud per il periodo 2007-2013, ed ultima occasione per l’Italia di usufruirne prima dello spostamento dei fondi nei paesi dell’Est.<br />
I Fondi Fas servirebbero per gli ammortizzatori sociali, dovrebbero essere gestiti interamente dalle regioni e dovrebbero contribuire a fronteggiare la crisi con interventi sociali come il reddito di cittadinanza ad esempio. Invece i fondi Fas sono stati spalmati dal governo del Nord con la complicita’ dei governatori delle Regioni del Sud sull’intero fondo nazionale di cassa integrazione (Cig). Per una semplicissima considerazione, ovvero che esistono piu’ occupati al Nord che al Sud, i fondi per lo sviluppo del mezzogiorno oggi stanno fronteggiando la crisi garantendo le perdite degli imprenditori di Bergamo o Verona ed alla Regione Campania restano solo 230 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali e 140 mila famiglie al di sotto della soglia di poverta’, ovvero al di sotto dei 5.000 euro all’anno di reddito !<br />
Allo stesso modo il Ministero dell’Interno , con il ministro del Nord Maroni, dirotta i fondi Fas per finanziare il nuovo decreto per la costruzione dei nuovi C.i.e.<br />
La maggior parte di essi saranno recuperati da strutture gia’ esistenti, mentre quelli da costruire, come quello in Campania, saranno costruiti con i fondi Fas, come se lo sviluppo del mezzogiorno passasse per la costruzione di campi lager per migranti.<br />
Ancora una volta le dinamiche di crisi contribuiscono a sedimentare la condizione di sottosviluppo del Sud del paese. L’economia del Sud come sottosviluppo in quanto subalterna allo sviluppo dell’economia del Nord, un tempo come ci spiego’ Luciano Ferrari Bravo, il Sud era esercito di manodopera a basso costo grazie al fenomeno dell’emigrazione interna, oggi “discarica del Nord produttivo” su cui far gravare i costi per pagare la crisi. Bisogna fissare il concetto della separazione Nord/Sud nel paese come strumento quadro della pianificazione economica. Un dualismo, quello Nord/Sud, che cosi’ come negli anni ’50, non puo’ essere semplicemente accettato, ma deve essere condizione per lo sviluppo rapido ed effettivo.<br />
Ma e’ l’idea stessa di sviluppo e di fronteggiamento della crisi nel nostro paese che continua ad essere malsana e fuori dalle prospettive globali, vittima della rendita e di un capitalismo parassitario. Cosi’ come pensiamo di uscire dalla crisi con l’Alfa 149, pensiamo di poterlo fare con le centrali nucleari mentre in tutto il mondo si investe sulle fonti rinnovabili a basso costo di produzione.<br />
Oggi come ieri siamo davanti ad una fabbrica che produce automobili, e parliamo, oggi come ieri, di liberazione dal lavoro introducendo le categorie di liberta’ contro crisi e reddito contro rendita.<br />
Questo ci racconta della complessita’ della fase che stiamo vivendo e della necessita’ improcrastinabile di fare i conti oggi piu’ che mai con le condizioni materiali di vita nel nostro paese. Ai cancelli di Pomigliano, Cassino , Termini Imerese, Mirafiori, abbiamo la necessita’ di far comprendere che le trasformazioni in atto a livello globale oggi devono portarci a meccanismi di liberazione dal lavoro e non di annullamento nel lavoro. Esempi di operai che chiudono accordi lavorando di piu’ e guadagnando di meno per evitare licenziamenti non possono rappresentare un modello da portare da esempio ! Se siamo in un fase in cui sul piano biopolitico il concetto del “rifugio”, della “protezione”, diventa ogni giorno piu’ concreto appare evidente che possiamo spostare in avanti il piano del conflitto solo se usciamo da una logica che vuole far pagare a noi la crisi e garantire i potenti.<br />
Davanti a questo si comprende che “Noi la crisi non la paghiamo” non e’ solo uno slogan&#8230;<br />
Su questo terreno se da un lato guardiamo alla importante esperienza di Pomigliano rispetto al modello organizzativo della lotta, ovvero la tendenza ad una ricomposizione di classe, dall’altro non possiamo far altro che misurarci con i limiti del mondo sindacale, oltre che con quelli del governo, nell’immaginare soluzioni davanti alla crisi che possano avere una prospettiva reale.<br />
I meccanismi di riproduzione del capitale e i meccanismi di riproduzione della moltitudine devono rompere il sincrono. E’ ovvio che davanti a questo tentativo lo Stato contrapporra’, come gli operaisti ci insegnano, separazione e gerarchizzazione del lavoro produttivo, e ne sono conseguenza le recenti norme sullo sciopero e sulla rappresentanza sindacale. La necessita’ e’ trasformare quello che per lo Stato – rendita e’ divisione, corporativizzazione e comando in unita’ ed eguaglianza, contrapporre alla sussunzione del lavoro processi di autovalorizzazione con alla base l’unita’ del lavoro produttivo sociale . In sintesi davanti alla ricerca di simultaneita’ dei processi di produzione ricercati dal capitale dobbiamo sviluppare indipendenza e discontinuita’. Ed e’ per questo che il problema del salario e della spesa pubblica deve assumere centralita’ nel rapporto antagonistico con il capitale.<br />
Come dire che l’Alfa 149 con i reparti di confino, la cassaintegrazione per 10 settimane all’anno, l’aumento dei ritmi di lavoro a parita’ di salario, non salveranno mai gli operai di Pomigliano, ma la famiglia Agnelli dalla crisi. Con questo ovviamente non si afferma che l’operaio di Pomigliano non va salvato, ma che le prospettive di trasformazione che la crisi ci porta devono vederci misurare con processi di trasformazione sociale reale. Altrimenti gli straccioni resteranno sempre con il rolex al polsino e nessuno glie lo rubera’ mai&#8230;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Decalogo per uomini Cassaintegrati o Disoccupati]]></title>
<link>http://fabiosperi.wordpress.com/2009/04/09/decalogo-per-uomini-cassaintegrati-o-disoccupati/</link>
<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 14:05:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;OCSE assegna all&#8217; Italia un Pil in calo del 4,3% quest&#8217; anno, un tasso di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&#8220;L&#8217;OCSE assegna all&#8217; Italia un Pil in calo del 4,3% quest&#8217; anno, un tasso di]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La bandiera pratese al Circo Massimo]]></title>
<link>http://beataignoranza.wordpress.com/2009/04/06/la-bandiera-pratese-al-circo-massimo/</link>
<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 20:12:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>byzas75</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da Il Tirreno del 5 aprile 2009 La richiesta di un futuro per il distretto tessile arriva anche a Ro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:right;">Da <em>Il Tirreno</em> del 5 aprile 2009</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>La richiesta di un futuro per il distretto tessile arriva anche a Roma<br />
L&#8217;artigiana Biliotti «A fianco di chi ha a cuore il distretto»</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>L&#8217;operaio Urgioli «Il maxi tricolore ha fatto parlare di noi»<br />
Cassintegrati e precari, chi non ha un lavoro e chi rischia di perderlo. Tutti chiedono un domani migliore, «per noi e per i figli»</em></strong></p>
<p><strong>ROMA.</strong> Le note della colonna sonora del film &#8220;I cento passi&#8221; di Marco Tullio Giordana hanno scandito i passi degli oltre mille pratesi che ieri hanno trasportato una versione ridotta, 150 metri, della bandiera &#8220;Prato non deve chiudere&#8221; al Circo Massimo. Un ingresso trionfale a capo di uno dei cinque cortei (quello partito da piazza Ragusa). Un fiume umano, dall&#8217;accento toscano e con il cuore rivolto alla crisi pratese, che ieri era a Roma con un motivo in più rispetto ai tanti altri manifestanti.<!--more--><br />
Per Prato la grande manifestazione &#8220;futuro sì, indietro no&#8221; organizzata dalla Cgil nazionale era anche un nuovo luogo per far sentire all&#8217;Italia il proprio grido di aiuto. Un Sos che, in tanti, anche arrivati a Roma da altre città d&#8217;Italia, hanno raccolto dando il proprio contributo a portare il Tricolore che, con l&#8217;iniziativa del 28 febbraio e le successive trasmissioni televisive, si era già fatto conoscere in ogni angolo d&#8217;Italia.</p>
<p><strong>La partenza. </strong>Ventitré pullman con a bordo circa 1.100 persone sono partiti nel cuore della notte da piazza Falcone Borsellino.<br />
I primi tre autobus a partire sono stati quelli con a bordo i dipendenti della Funzione pubblica. A loro sarebbe toccato il compito di srotolare la bandiera raggiunti dopo circa un&#8217;ora dagli altri pratesi. Su uno degli autobus il segretario confederale della Cgil Manuele Marigolli che, insieme a Manuela Biliotti (un simbolo degli artigiani in difficoltà), era in testa alla bandiera.<br />
Non solo Cgil. «Con questa bandiera &#8211; ha commentato Marigolli &#8211; credo di aver portato qui Prato. Senza alcun intento polemico oggi la Cgil di Prato si sta facendo carico delle esigenze della città». E a testimonianza di un&#8217;adesione non solo dei simpatizzanti del sindacato di Guglielmo Epifani anche Biliotti. «Sono a fianco &#8211; ha detto l&#8217;artigiana &#8211; di tutti quelli che hanno a cuore il nostro distretto e si impegnano per trovare una soluzione ai problemi. Ritengo che qualunque sia il colore della propria bandiera di appartenenza oggi si debba far sentire la nostra voce per chiedere provvedimenti veri al Governo».</p>
<p><strong>Tricolore a Roma</strong>. E&#8217; stato particolarmente emozionante l&#8217;ingresso della bandiera al circo Massimo. Coreograficamente infatti ha avuto un impatto molto alto. E ha suscitato enorme curiosità tra i presenti. Decine di persone hanno chiesto cosa significasse e quali fossero le difficoltà di Prato.<br />
Raffaella Vicentin era una delle decine di persone che si sono unite ai manifestanti pratesi. Era arrivata a Roma da Aosta. «E&#8217; importante dimostrare che la Cgil &#8211; ha commentato &#8211; significa unità. E anch&#8217;io porto questa bandiera per dimostrare che i lavoratori di tutta Italia condividono gli stessi obiettivi e sono solidali con quelle realtà che più soffrono». La bandiera si è fermata proprio sotto il palco dove è rimasta srotolata per un paio d&#8217;ore. E solo quando la stanchezza ha preso il sopravvento è stata chiusa per lasciare spazio alle bandiere della Cgil.</p>
<p><strong>Pratesi in corteo.</strong> Tra i pratesi c&#8217;era anche la signora Giuseppina che con la manifestazione romana ha voluto festeggiare i suoi 70 anni. Ex mondina è arrivata nella Capitale insieme alla figlia venerdì sera. «E&#8217; la prima volta che vengo a un&#8217;iniziativa del genere &#8211; ha detto &#8211; ma ne avevo proprio voglia. Nella mia vita ho lottato per campare e, a 70 anni, non volevo perdere l&#8217;occasione di essere tra coloro che, come me, proprio non sopportano Berlusconi». Massimiliano Biagini, dipendente della Tintoria Mavi, era a Roma per un motivo molto semplice eppure drammaticamente importante. «Vorrei potermi creare un futuro», ha commentato stringendo tra le mani la bandiera pratese. «Non si può stare in silenzio quando ci sono decine di persone che non hanno i soldi per pagare il mutuo e le loro bollette», ha invece esordito Marco Guarnieri, studente pratese. E anche Imma Iannotta, un lavoro a Villa Fiorita, era una dei mille. Per solidarietà e per tentare di dare un futuro migliore al figlio. «Sono qui per mio figlio», ha commentato. «Vorrei che lui avesse le mie stesse possibilità di studiare e di trovare un lavoro. E anche quella di dire la sua. In libertà». Cristiana Talenti, infermiera, invece è tra coloro che sono colpite dalla crisi che investe la città. «Mio marito è in cassa integrazione -ha raccontato &#8211; e abbiamo due figli piccoli e un mutuo da pagare. Siamo in difficoltà e sono qui per sottolineare che non siamo d&#8217;accordo con le scelte che vengono fatte. E questa bandiera deve avere la forza di farci almeno sperare in un domani migliore». Simona Cipollaro ha 26 anni ed è disoccupata. «C&#8217;è bisogno di lavoro», ha spiegato. «Avere un impiego è un diritto che ci deve essere garantito». Fabio Urgioli era orgoglioso della bandiera che ha contribuito a portare. «Ci hanno fatto centinaia di foto e a ogni passo ci hanno chiesto quale fosse il significato. Ogni persona in più che comprende le nostre richieste è un risultato importante».<br />
Keila Fereira è di origine brasiliana. Ora abita a Prato ed ha un lavoro a tempo indeterminato. «Me lo ha dato questa città &#8211; ha commentato &#8211; ed è giusto che ora sia al fianco di questo distretto che abito per combattere le difficoltà che sta vivendo. E&#8217; uniti che si ottengono i risultati».</p>
<p style="text-align:right;"><em>di Ilenia Reali</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Addio al posto, anche da precari]]></title>
<link>http://beataignoranza.wordpress.com/2009/03/08/addio-al-posto-anche-da-precari/</link>
<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 11:51:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>byzas75</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da Il Corriere Fiorentino del 6 marzo 2009 Uno studio rivela il boom di domande a Firenze nei primi ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:right;">Da <em>Il Corriere Fiorentino</em> del 6 marzo 2009</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em><a href="http://beataignoranza.files.wordpress.com/2009/03/nyc-workers.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2934" title="nyc-workers" src="http://beataignoranza.wordpress.com/files/2009/03/nyc-workers.jpg" alt="nyc-workers" width="400" height="259" /></a>Uno studio rivela il boom di domande a Firenze nei primi due mesi di quest&#8217;anno<br />
Sempre più richieste di lavoro interinale, ma tanti i contratti non rinnovati<br />
II brusco stop delle proroghe: meno 45%<br />
Premiato chi è in azienda da più tempo. I giovani sono solo il 20%</em></strong></p>
<p><!--more-->I lavoratori licenziati bussano alle porte delle agenzie di lavoro interinale, ma mentre le domande fanno registrare un vero e proprio «boom», l&#8217;offerta di lavoro a tempo crolla e i contratti in scadenza non vengono rinnovati.<br />
II  quadro preoccupate arriva da una indagine della Alai, l&#8217;associazione dei lavoratori atipici della Cisl che oggi celebra il suo secondo congresso.<br />
Secondo lo studio, nei primi due mesi del 2009, a Firenze sono aumentate del 50% le persone che cercano lavoro attraverso le agenzie «in somministrazione», ma diminuiscono sensibilmente i rinnovi delle missioni e i nuovi contratti: le proroghe dei contratti sono diminuite del 45%, e nella maggior parte dei casi vengono fatte a persone che sono già da molto tempo all&#8217;interno della stessa azienda.<br />
Le attivazioni di nuovi contratti, invece, diminuiscono del 60% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno scorso, e in ogni caso la durata della missione non supera quasi mai i 30 giorni.<br />
Oltre il 30% delle richieste di lavoro viene dal mondo degli ammortizzatori sociali (cassintegrati o in mobilità). I giovani (sotto ai 30 anni) sono solo il 20%, la grande maggioranza invece è di over 40: molti di loro sono madri o padri di famiglia. «I contratti atipici — spiega Erika Caparrali, di Alai Firenze — non toccano più solo chi si affaccia per la prima volta al mercato del lavoro o le donne che si vogliono reimmettere nel mondo lavorativo dopo una maternità». I comparti maggiormente colpiti sono il tessile, il metalmeccanico e il settore infermieristico.<br />
La conferma sulla difficoltà del momento arriva dai dati della Cgil Toscana, secondo cui i contratti in scadenza a fine 2008 erano oltre 150 mila e di questi più di 17 mila non sono stati rinnovati, con una fetta particolarmente consistente (circa 6.900 unità) nella pubblica amministrazione.<br />
«Da qui a giugno — spiega Enrico Habrik del Nidil-Cgil — solo a Firenze prevediamo circa 10 mila contratti in scadenza e purtroppo molti, anche la metà, perderanno il lavoro. Tra l&#8217;altro spesso si tratta di persone che possono usufruire di ammortizzatori solo in minima parte. E tra loro non ci sono più soprattutto giovani alle prime esperienze come accadeva fino a poco tempo fa, ma anche persone espulse dal mondo del lavoro che devono adattarsi a cercare impieghi a termine». Per comprendere la tendenza, basta vedere il caso della Lucchini di Piombino dove, in un colpo solo, sono a rischio 420 precari.<br />
Una delle situazioni più difficili è quella della scuola, per i tagli previsti dal governo. «Per avere dei numeri, bisognerà attendere che il ministero decida gli organici — spiega Antonella Velani della Cisl fiorentina — e anche se la Toscana forse sarà toccata meno di altre regioni, perchè qui il numero di docenti era già contenuto, rischiano di saltare centinaia di posti di lavoro, tra l&#8217;altro di persone spesso con famiglia, con una professionalità costruita negli anni e non sempre facilmente reimpiegabili».</p>
<p style="text-align:right;"><em>Alberto Ferrarese</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CRISI FIAT - Tutti in corteo per la riapertura (attiva) degli tabilimenti Fiat di Pomigliano. Ieri a Anno Zero il racconto di Ciro: un operaio tra tanti]]></title>
<link>http://loravesuviana.wordpress.com/2009/02/27/crisi-fiat-tutti-in-corteo-per-la-riapertura-attiva-degli-tabilimenti-fiat-di-pomigliano-ieri-a-anno-zero-il-racconto-di-ciro-un-operaio-tra-tanti/</link>
<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 09:56:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Paolo Perrotta</dc:creator>
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<description><![CDATA[POMIGLIANO D&#8217;ARCO &#8211; Sciopero generale della 9 alle 13 promosso da Comune e sindacati. Ad]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-4725" title="fiat-pomigliano" src="http://loravesuviana.wordpress.com/files/2009/02/fiat-pomigliano.jpg" alt="fiat-pomigliano" width="448" height="237" /></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><strong>POMIGLIANO D&#8217;ARCO</strong> &#8211; Sciopero generale della 9 alle 13 promosso da Comune e sindacati. Aderiscono numerosi parlamentari e il vescovo. <span> </span>È massiccia la partecipazione alla manifestazione che si svolge a Pomigliano a sostegno dei lavoratori dello stabilimento Fiat. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><!--more-->Dalle 9 alle 13, Pomigliano praticamente si ferma visto che tutte le aziende del settore della zona saranno in sciopero generale e che le associazioni dei commercianti hanno chiesto che si attui una serrata dei negozi. La manifestazione, promossa dal Comune di Pomigliano d’Arco, da Fim, Fiom, Uilm, Fismic e dalle Rsu di Fiat Auto e delle aziende collegate vede i lavoratori sfilare in corteo dal piazzale accanto alla circumvesuviana fino a piazza Primavera. Al corteo hanno aderito anche Cgil, Cisl e Uil, il vescovo di Nola, numerosi parlamentari di schieramenti diversi e delegazioni di rsu da tutta la provincia di Napoli. <span> </span>Il corteo è stato indetto per i forti timori di un ridimensionamento della produzione di Pomigliano che, riferiscono i sindacati, è il più colpito dalla crisi visto che da settembre a oggi per i lavoratori ci sono state già 19 le settimane cassa integrazione, e altre ancora ne verranno nel corso dei prossimi mesi. La crisi colpisce i 5.000 lavoratori dello stabilimento Fiat, ma anche i circa 10.000 dell’indotto. A favore dello stabilimento di Pomigliano è sceso in campo il presidente Napolitano, che ha scritto al presidente Fiat, Luca Montezemolo, ma la mobilitazione è stata generale e ha coinvolto anche il presidente della Campania Bassolino che ha incontrato le rsu dello stabilimento sottolineando che Pomigliano non è stata investita dagli ecoincentivi statali, ed è per questo «che è importante ottenere un futuro produttivo per lo stabilimento». Bassolino ha invitato Governo, Fiat, sindacati, e tutte le istituzioni a scendere in campo e fare la propria parte. E in campo ci sono anche Mpa, Idv, Pd e Rifondazione, come pure i sindacati confederali, come annunciato dal segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni che ha chiesto al governo di togliere gli incentivi sull’auto se la Fiat sposterà all’estero alcune produzioni. «Il patto è questo: la comunità mette soldi a disposizione della Fiat se la Fiat fa qualcosa per la comunità», ha ammonito Bonanni. Vicinanza agli operai Fiat è stata espressa anche da Luigi Nicolais: l’ex ministro ha presentato anche un’interrogazione, insieme a Eugenio Mazzarella, al ministro del lavoro Sacconi chiedendo «quali azioni immediate ed urgenti intenda intraprendere al fine di determinare con le parti sociali ed il management aziendale una rapida fuoriuscita dallo stato di emergenza e il stabile rilancio della missione produttiva dello stabilimento di Pomigliano». Ma in campo è sceso anche il popolo di Facebook: gli operai della Fiat di Pomigliano hanno infatti istituito in rete gruppi e profili mandando inviti a catena per la manifestazione. Sul web gli operai invitano tutti a manifestare pacificamente, senza «colpi di testa» e senza «interruzione di pubblico servizio».</span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Convocato il tavolo]]></title>
<link>http://pdfeltre.wordpress.com/2009/02/19/convocato-il-tavolo/</link>
<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 21:30:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>pdfeltre</dc:creator>
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<description><![CDATA[19/02/09 il Corriere delle Alpi Convocato il tavolo il Corriere delle Alpi &#8211; 19 febbraio 2009 ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[19/02/09 il Corriere delle Alpi Convocato il tavolo il Corriere delle Alpi &#8211; 19 febbraio 2009 ]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Lettera: Noi con l'albero felici lo stesso]]></title>
<link>http://smnewsblog.wordpress.com/2008/12/17/lettera-noi-con-lalbero-felici-lo-stesso/</link>
<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 18:59:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Staff SMNews</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nota di SMNews: Ci permettiamo di postare questa lettera di un&#8217;adolescente scritta per il ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nota di SMNews: Ci permettiamo di postare questa lettera di un&#8217;adolescente scritta per il &#8220;<a href="http://scuola.repubblica.it/contributo/lo-stato-ha-fallito/4514/?id_contrib=50" target="_blank">progetto Repubblica Scuola</a>&#8221; che, anche se non ha nulla a che vedere con il nostro mondo, serve a farci riflettere&#8230; Dal profondo del nostro cuore vi auguriamo un Buon Natale e serenità.</p>
<p><!--more--></p>
<p>E&#8217; buio, quando papà rientra a casa. Ha un&#8217;aria strana, forse è stanco o infreddolito. Si avvicina, ci dà un bacio sulla fronte come al solito e va in cucina da mamma. Io e mio fratello continuiamo ad addobbare l&#8217;albero, mio fratello un po&#8217; si stufa, perché dice che è sempre lo stesso da molti anni. Mamma allora, per accontentarlo, ha comprato cinque decorazioni nuove in quei negozietti da 50 centesimi, ma a lui non bastano, è un periodo nero, non gli va mai bene niente, non gli vanno bene i vestiti che ci hanno regalato delle amiche di mamma dei loro figli più grandi di noi, non gli va bene mangiare verdure per secondo, non gli va bene non avere il telefonino o la play station di ultima generazione, insomma è incontentabile! Mamma dice che è l&#8217;età e bisogna capirlo.</p>
<p>Finalmente abbiamo terminato e, anche se è sempre lo stesso, il mio albero è bellissimo. Distrattamente guardo in cucina e vedo papà che si mantiene la fronte, ma anche mamma ha un&#8217;aria strana, direi preoccupata. Allora furtivamente ascolto cosa stanno dicendo, ora capisco : papà sarà in cassa integrazione dalla prossima settimana, perché, a causa della crisi economica, non c&#8217;è richiesta di lavoro. Mamma allora gli si avvicina, gli accarezza i capelli e gli dice di non preoccuparsi, che rinunceremo ai regali, tireremo la cinghia, ma andremo avanti. Potrebbe anche trovare lavoro come donna delle pulizie, in fondo, in questo periodo sono tante le persone che vogliono avere la casa &#8220;linta e pinta&#8221; ma che non hanno voglia o il tempo per farlo.</p>
<p>Ma papà non sembra consolarsi, dice di essere un fallito, perché non è riuscito a dare tranquillità e sicurezza alla sua famiglia. Si sente un fallito, perché ha caricato mamma di mille preoccupazioni e, nonostante gli sforzi, con quel misero stipendio di operaio, che portava in casa, non si riusciva ad arrivare a fine mese. Si sente un fallito perché non riesce a dare ai suoi figli un futuro sereno: non può portarci al cinema o al ristorante, ma neanche comprarci dei vestiti nuovi o una fetta di carne in più al posto delle solite verdure. Mamma allora si siede accanto a lui, lo guarda negli occhi e gli dice determinata e lucida: &#8220;E&#8217; LO STATO CHE HA FALLITO&#8221; non tu, lo Stato che non riesce a dare benessere ai suoi cittadini e sta producendo sempre più &#8220;nuovi poveri&#8221;.</p>
<p>Papà allora la guarda e le chiede se c&#8217;è speranza che le cose cambino e mamma gli risponde che a Natale tutto può succedere, i desideri possono avverarsi. Corro in cucina, li abbraccio forte e mi rendo conto di aver avuto dalla vita il regalo più bello: la mia famiglia, povera ma dignitosa, ed è una ricchezza che nessuno potrà mai togliermi.</p>
<p><span style="font-size:14pt;color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman;">GIRL3</span></span></p>
<p><!-- fine TESTO --></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Bonolis e Laurenti cassaintegrati]]></title>
<link>http://picchiatello.wordpress.com/2008/12/13/bonolis-e-laurenti-cassaintegrati/</link>
<pubDate>Sat, 13 Dec 2008 14:10:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>picchiatello</dc:creator>
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<description><![CDATA[Si pare proprio che anche la Lavazza nota marca di caffe&#8217; e similari , abbia richiesto la cass]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.arealocale.com/images/simone/080623bonolis_lavazza.jpg" alt="" width="446" height="361" /></p>
<p>Si pare proprio che anche la Lavazza nota marca di caffe&#8217; e similari , abbia richiesto la <a href="http://www.arealocale.com/images/simone/080623bonolis_lavazza.jpg">cassaintegrazione</a> per parte del personale.</p>
<p>Tempi duri si prospettano per Bonolis e Laurenti&#8230;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ferrania Technologies: incontro a Savona per il via libera ai cantieri scuola-lavoro]]></title>
<link>http://effepi70.wordpress.com/2008/11/07/ferrania-technologies-incontro-a-savona-per-il-via-libera-ai-cantieri-scuola-lavoro/</link>
<pubDate>Fri, 07 Nov 2008 10:42:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabrizio Pinna</dc:creator>
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<description><![CDATA[Atteso oggi a Savona il via libera ai cantieri scuola-lavoro per i dipendenti della Ferrania Technol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Atteso oggi a Savona il via libera ai cantieri scuola-lavoro per i dipendenti della Ferrania Technol]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[R.E.S.P.E.C.T.]]></title>
<link>http://iosecondome.wordpress.com/2008/03/28/respect/</link>
<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 09:25:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mirtilla</dc:creator>
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<description><![CDATA[E&#8217; da circa dieci giorni che sono nella condizione di &#8220;cassintegrata&#8220;. Poi cosa vo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>E&#8217; da circa dieci giorni che sono nella condizione di &#8220;<i>cassintegrata</i>&#8220;. Poi cosa voglia dire ancora non l&#8217;ho ben capito.<br />
E&#8217; strano come ti comunicano che non hanno più bisogno dei tuoi &#8220;servigi&#8221; lavorativi.<br />
All&#8217;improvviso e alla fine della giornata.<br />
Così, non posso salutare nessuno, non posso portare via nulla (che poi cosa ci sarebbe da portar via? Computer? No, grazie ce l&#8217;ho già. Dati e informazioni segrete? Manco avessi lavorato per la CIA!!!).<br />
Il distacco, comunque, è veloce e indolore.<br />
Raccolgo le mie 4 carabattole e cianfrusaglie che negli anni ho accumulato sulla scrivania. Foto, biglietti, regalini vari. Appiccicati, tutt&#8217;intorno alle pareti della mia celletta blu nell&#8217;open space che condividevo con altre 8 persone.</p>
<p>I colleghi-amici, ricevuta la ferale notizia, mi guardano allibiti mentre, con un sorriso forzato, raccolgo le mie cose. E&#8217; quasi una scena da film.<br />
Qualcuno va via prima con i lucciconi e quasi quasi scappa una lacrima anche a me, ma sono più forte, qualcuno ti abbraccia forte e non riesce a staccarsi da te (la mia giovanissima collega per cui ero un punto di riferimento), a qualcuno non gli fà nè caldo e nè freddo e continua a lavorare.</p>
<p>Prima di uscire dalla porta carica di ricordi e carabattole&#8230;&#8221;Dai ragazzi è tutto ok&#8221; dico poco convinta &#8220;Sono in cassa integrazione, magari tra un pò mi richiamano&#8221;.<br />
Ma non ci crede nessuno nemmeno io.</p>
<p>Chiudo la porta e passando davanti l&#8217;ufficio del capo che non ha avuto le PALLE per comunicarmelo di persona, rido, e mi viene in mente una scena dal &#8220;Diario di Bridget Jones&#8221; quando Briget dice:</p>
<p>&#8220;&#8230;Se restare qui significa trovarmi a 10 metri da te, francamente preferirei andare a pulire il culo a Saddam Hussein&#8230;&#8221;</p>
<p>E cammino cantando&#8230;</p>
<p>R-E-S-P-E-C-T<br />
Find out what it means to me<br />
R-E-S-P-E-C-T<br />
Take care, TCB</p>
<p>Mirtilla</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/C-CDyahncJE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/C-CDyahncJE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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