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	<title>cecilia-bartoli &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/cecilia-bartoli/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "cecilia-bartoli"</description>
	<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 15:02:40 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Vivalascuola. Buon Natale, scuola pubblica]]></title>
<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/12/21/vivalascuola-31/</link>
<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 15:00:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>giorgiomorale</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8230; ce ne andremo di là dalle rive e dai monti, a salutare la nascita del nuovo lavoro, la sagge]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://www.nereobenussi.it/libri%20da%20leggere.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.nereobenussi.it/libri%20da%20leggere.jpg" alt="" width="332" height="249" /></a></p>
<p><strong><em>&#8230; </em><em>ce ne andremo di là dalle rive e dai monti, a salutare la nascita del nuovo lavoro, la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare &#8211; per primi ! &#8211; Natale sulla terra.</em></strong><br />
(<em>Arthur Rimbaud</em>)</p>
<p><strong>Buon Natale, scuola pubblica, e un anno che sia davvero nuovo</strong><br />
<em>Questo anno che finisce vede l&#8217;Italia più <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/crisi-44/bankitalia-16dic/bankitalia-16dic.html">povera</a>, più <a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/occupazione/occupazione-istat/occupazione-istat.html">precaria</a>. C&#8217;è la crisi, ma <a href="http://consumatori.myblog.it/archive/2009/12/18/bankitalia-ricchi-sempre-piu-ricchi.html">non per tutti</a>. Anche <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/09/14/vivalascuola-18/">la scuola pubblica è più povera</a>. Mentre vengono aumentati i finanziamenti alla <a href="http://www.forumscuole.it/rete-scuole/07attualita/finanziaria-2010/finanziaria-2010-approvato-dalla-v-commissione-bilancio-della-camera-il-documento-che-andra-in-aula-il-9-dicembre">scuola privata</a>.<!--more--> Provvedimenti non ispirati alla didattica ma a una logica di cassa stanno smantellando la scuola italiana. Provvedimenti approssimativi, senza nessuna copertura legale, che proprio in questi giorni sono bloccati dagli organi di controllo. Il Consiglio di Stato <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/riforme-gelmini/stop-riforma-licei/stop-riforma-licei.html">blocca la &#8220;riforma&#8221; delle Superiori</a>. Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione chiede il rinvio del Regolamento relativo alle <a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/dicembre/classi_di_concorso_anche_il_cnpi_chiede_il_rinvio">nuove classi di concorso</a>. Il Tar del Lazio ribadisce il limite massimo di <a href="http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=118253&#38;id=">25 alunni per classe</a>; e <a href="http://www.scuolaoggi.org/system/files/TAR%20del%20Lazio%20-%20commento%20Roman.pdf">sta valutando la legittimità</a> dei primi regolamenti del Ministro Gelmini. Il futuro della scuola è sempre più incerto. Buon Natale, scuola pubblica, e felice anno nuovo. Auguri ai lettori de lapoesiaelospirito e a tutto il mondo. E qualche consiglio di lettura.<br />
</em></p>
<p><em>Anche <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/category/viva-la-scuola/">vivalascuola </a>va in vacanza, riprenderà l&#8217;11 gennaio.</em></p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788873714699" alt="" width="126" height="218" /><strong>Antonio Machado, <em>Juan de Mairena. <a href="http://www.ibs.it/code/9788873714699/machado-antonio/juan-de-mairena-sentenze.html">Sentenze, arguzie, appunti e ricordi di un professore apocrifo</a></em></strong></p>
<p>Fra i massimi poeti del secolo scorso, Antonio Machado pubblicò nel 1936, col titolo di Juan de Mairena, una raccolta di poesie in prosa che conteneva gli aforismi, le testimonianze inventate, gli aneddoti e i motti paradossali riguardanti colui che il narratore chiama suo maestro.</p>
<p>L’interesse per i suoi versi non nasce solo dall’argomento “pedagogico” di tanti aforismi contenuti nella raccolta (di seguito ne proponiamo una selezione) e con cui riesce a tratteggiare in pochi tratti una personalissima “filosofia dell’educazione”, ma anche dalla straordinaria esperienza della scuola “libera” di istruzione superiore che quella filosofia tentò di mettere in pratica: l’<em>Institución Libre de Enseñanza</em>, che Machado fondò insieme ad altri intellettuali e professori universitari (fra cui Unamuno e Ortega y Gasset), allontanati dall’insegnamento per aver denunciato l’ipocrisia e la corruzione del governo spagnolo. La <em>Institución </em>ebbe un’erede altrettanto importante: la <em>Residencia de Estudiantes</em> fondata da Alberto Jménez nel 1910, dove si formò, fra gli altri, Garcia Lorca.</p>
<p>“Credo che mai, dal primo Medio Evo”, scrive Colin Ward, “una scuola abbia dato risultati così straordinari nella vita di una nazione, in quanto è stato essenzialmente per merito della Institución e della Residencia che la cultura spagnola si è improvvisamente innalzata a un livello mai raggiunto nei tre secoli precedenti”.</p>
<p>Un assaggio: &#8220;<em>Juan de Mairena aveva pensato di fondare al suo paese una Scuola Popolare di Sapienza. Rinunciò a questo proposito quando morì il suo maestro, al quale aveva destinato la cattedra di Poetica e Metafisica. A sé riservava la cattedra di Sofistica.<br />
- È un peccato &#8211; diceva &#8211; che siano sempre i migliori propositi quelli che vanno a finir male, mentre le ideucole degli stupidi, inventori di espedienti e mestatori della peggior specie, prosperano…</em>&#8220;<br />
(<em><strong>presentazione tratta da &#8220;Tra bambini e città&#8221; a cura del Centro territoriale Mammut &#8211; www.mammutnapoli.org</strong></em>)</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.libreriacoletti.it/prdimages/medium/9788/9788861530487.jpg" alt="" /><strong>Luigi Monti e Cecilia Bartoli (a cura di), <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788861530485/zzz1k1456/prima-educare-nella-scuola.html">Prima educare nella scuola e nella società</a></em></strong><br />
di <strong>Giorgio Morale</strong></p>
<p>È un libretto prezioso, da tenere a portata di mano, dopo una prima lettura, per attingere alla bisogna agli stimoli che esso dà in termini di informazione, spunti operativi, provocazioni per pensare. Ogni parola appare ponderata, chiara e ricca di contenuto, come un distillato di esperienza su cui si sia lungamente meditato. La prima dote che risalta alla lettura è un lavoro significativo anche sul piano del linguaggio, che pare sorgere anch’esso dalla viva esperienza e rifuggire la sterilità del didattichese.</p>
<p>Prendendo le distanze dal pedagogismo accademico, <em><strong>Prima educare</strong></em> ha il raro pregio di unire teoria e pratica, come è giusto che sia, in questa scienza sperimentale che è l’insegnamento, non a caso accostato, nella introduzione di uno dei due curatori, Luigi Monti, al teatro; e già da una semplice scorsa all’<em>Indice</em> ciò appare visibilmente: i vari saggi che compongono il volume sono infatti raggruppati in due sezioni, <em>Teorie </em>e <em>Pratiche</em>, pur con le inevitabili interrelazioni tra i due campi.</p>
<p>Il testo iniziale, una lunga conversazione tra Goffredo Fofi e Grazia Honegger Fresco, ricostruisce le più importanti esperienze pedagogiche italiane dal secondo dopoguerra a oggi, indicando dei punti di riferimento (Montessori, Freinet, Borghi, De Bartolomeis, Capitini, Dolci, Lodi, le esperienze del Cemea e del Mce, ecc.; nonché gli esempi di Pestalozzi e Freinet) di cui sente la mancanza la generazione che si affaccia oggi all’insegnamento.</p>
<p>Il volume ha altri suoi punti di forza nel tematizzare la necessità e il senso dell’insegnamento, nonché nel fare piazza pulita dei luoghi comuni, della cultura del <em>talk show</em> e delle false domande che in realtà tendono a modellare i destinatari; nel collegare le tematiche dell’educazione a quelle del contesto sociale e culturale; nell’affrontare alcuni dei punti dolenti dell’oggi, quelli che la società ha estrema difficoltà ad affrontare: la convivenza delle diversità, la mancanza di una attitudine progettuale, lo spaesamento, la rassegnazione, la disabitudine ai tempi lunghi dell’apprendimento.</p>
<p>I testi non danno risposte preconfezionate, ma pongono domande importanti, rischiano proposte, indicano strade, raccontano tentativi, osano utopie e propongono parole forti come la <em>curiosità</em>, la <em>reciprocità</em>, l’<em>ascolto</em>, la <em>relazione</em>. Con ciò hanno l’effetto di coinvolgere chi legge e farlo sentire partecipe di una ricerca, nella convinzione che “<em>Le strade bisogna percorrerle. </em>Hay que andarlas<em>, come diceva il protagonista di un vecchio racconto di Borges</em>”.</p>
<p>A lettura ultimata, mi pare emergere spontaneamente dal volume la conclusione che qualsiasi seria possibilità di riforma della scuola non può che partire dal basso, dalla scuola stessa, dai soggetti che in essa vivono e lavorano. E, pur consapevoli delle difficoltà, i vari autori ci fanno percepire, con la loro passione e con i costanti riferimenti alla storia della pedagogia da Socrate a oggi, che un’altra scuola è possibile, ma perché si realizzi ha bisogno di tutti, e che ognuno parta da sé, dalla disponibilità a mettersi in gioco e dall’apertura al divenire.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.fandango.it/includes/TheImg.asp?tabella=IMMAGINI&#38;ID=2964" alt="" width="111" height="159" /><strong>Cosimo Argentina, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788860441157/argentina-cosimo/beata-ignoranza-il-primo.html">Beata Ignoranza</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Lo scrittore Cosimo Argentina, romanziere tarantino trapiantato in Brianza, insegnante precario di diritto da molti anni, è autore di un breve <em>pamphlet </em>sulla scuola uscito per i tascabili Fandango nel 2008. Ha lavorato dappertutto Argentina, scuole private comprese. Ne sa abbastanza, insomma. E ne ha anche abbastanza, si capisce. Per esempio di sentir parlare di scuola da incompetenti assoluti, e/o da prestanome agli ordini del Ministero del Tesoro, dal quale, come molti italiani non sanno, effettivamente gli insegnanti dipendono. Tanto che, visto lo stato dell’arte, il dicastero della Pubblica Istruzione lo si potrebbe pure smantellare e cavarci un estemporaneo risparmio <em>una tantum</em> che ad Argentina, a chi scrive e forse anche a chi legge, farebbe comodo (ogni riferimento alle esoteriche, ineffabili competenze della signora Gelmini è dovuto).</p>
<p>Il libretto è diviso in una quindicina di brevissimi capitoli; si passa dalla tragicomica questione della precarietà alla famigerata faccenda della meritocrazia, dalla stanchezza dei colleghi alla supponenza analfabeta dei genitori – se in Italia comanda chi comanda e ci chiediamo ancora perché, si osservino attentamente, questi genitori: “<em>i genitori dei geni incompresi</em>”, “<em>i genitori abbagliati</em>” (dal paranoico pregiudizio che i prof ce l’avrebbero con i loro pargoletti), quelli disperati “<em>che non sanno più che fare</em>”, quelli che vanno ai consigli di classe solo per sapere come vanno i loro figli, quelli violenti, quelli supplicanti etc.</p>
<p>I motivi per arrabbiarsi sono tanti e, per chi fa questo mestiere, tutti noti, ma Argentina si fa leggere per la <em>verve </em>sagace e l’acutezza divertita che agilmente ritmano la sua prosa. Si diceva una volta: è come sparare sulla croce rossa, se ad esempio si fa del sarcasmo sui collegi docenti, ma resta il fatto che continuiamo ad accettare questo rito per lo più svuotato di senso quando è ridotto, e ben lo racconta Argentina, a scazzi grotteschi sulle ‘funzioni obiettivo’ (si chiamano ancora così?), interminabili schermaglie dialettiche concernenti i criteri con cui stabilire i criteri per decidere i criteri… i sonni degli inguattati, gli <em>sms </em>non più di nascosto alle <em>babysitter</em>, i pistolotti dei retori innamorati della propria voce…</p>
<p>Nel <em>cahier de doléances </em>di Argentina (ma ripeto, con ammirevole <em>sens of humor</em>, considerato che vive tutto sulla propria pelle) la parte più consistente è dedicata al precariato. Dai ricatti che anch’io ho raccontato altrove dei gestori delle scuole private (&#8220;Tu mi lavori gratis in cambio del punteggio&#8221;), agli stipendi da fame (che riguardano tutti ma con l’aggravante per chi il 30 giugno viene rimandato a casa di sentirsi sempre come sul Titanic, mentre sulla riva  si confezionano agevolazioni fiscali per mantenere Mourinho), al disagio di contare ancor meno dei colleghi in quella stupida guerra fra poveri che insegnanti non sempre all’altezza (etica, intellettuale) del compito conducono in sordina mentre la nave affonda. Magari qualche pagina in più la si sarebbe potuta dedicare alla brillante intelligenza dei dirigenti, figurarsi, eccitati prima dalla prospettiva di finire nell’olimpo delle alte magistrature di questo farsesco paese, poi scornati dal ridimensionamento provocato dalla cronica mancanza di danaro (peraltro, chissà quante persone in Italia sanno che molti dirigenti scolastici non sono stati insegnanti strepitosi, soprattutto perché alla cultura hanno preferito l’intrallazzo utile a fare il salto di qualità al momento giusto – e nemmeno tutto ‘sto gran guadagno, economicamente parlando).</p>
<p>Molti di noi invece non si sorprenderanno di scoprire che anche per Argentina, alla fine della storia, la scuola resta un luogo che può regalare momenti irripetibili, di bellezza autentica. E per quanto antico e <em>demodè</em> possa suonare, alla fine lì torniamo: “<em>irrobustire la mente, crearsi uno stile, scoprire attitudini, abituare al sacrificio (…) tutto per loro, sono loro, la dolce marmaglia, il pane quotidiano</em>”: la scuola, ecco quanto – si provino a sostituirla con qualcos’altro.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.magic-book.it/libreria/wp-content/uploads/2008/03/diario_di_scuola.jpg" alt="" width="119" height="186" /><strong>Daniel Pennac, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788807017445/pennac-daniel/diario-di-scuola.html">Diario di scuola</a></em></strong><br />
di <strong>Lucia Tosi</strong></p>
<p>“<em>Ci hai rotto con questo dogma dell&#8217;empatia!</em>” (Pennac-somaro a Pennac-prof.).</p>
<p>Il dettato reazionario. La memorizzazione dei testi infantile. La valutazione umiliante. Tutte pratiche terrorizzanti, esecrabili, che la moderna pedagogia (che è sempre moderna fino a che qualcuno non prende una nuova rotta) condanna. Però negli anni si accumulano i disastri, di insegnante in insegnante gli studenti trascinano con sé una perenne “<em>mancanza di basi</em>”: i programmi incalzano, cosicché l&#8217;ortografia, la morfologia, la sintassi, in una parola la maledetta grammatica, restano una “<em>patata bollente</em>” che qualcuno dovrà pur smettere di rifilare al collega successivo. Perché “<em>non appropriarsi della letteratura</em>”, perché “<em>lasciar volar via pagine simili come foglie morte</em>”? Forse perché i professori di un tempo erano fissati col farci imparare a memoria poesie di cui non capivamo nulla, “<em>ognuna delle quali prendeva il posto della precedente, come se ci esercitassero soprattutto all&#8217;oblio</em>”? Cosicché un&#8217;idiozia moderna ha preso il posto di un&#8217;antica idiozia. “<em>Imparare a memoria? Nell&#8217;epoca in cui la memoria si misura in giga!</em>”.</p>
<p>Queste due osservazioni sull&#8217;insegnamento della lingua, tra tante proposte di estremo buon senso che si possono leggere in <em><strong>Diario di scuola</strong></em> di Daniel Pennac, Feltrinelli, 2008, libro plurirecensito  come “<em>il punto di vista del somaro sulla scuola</em>”, sono quelle che colpiscono forse meno dei ricordi autobiografici, delle memorie di un ultimo della classe, quale era lo scrittore. Sono riflessioni che meritano tuttavia di essere prese in considerazione nella pratica dell&#8217;insegnamento: costerebbe pochissimo studiare un testo alla settimana (con l&#8217;obbligo di mantenerlo in vita tutto l&#8217;anno), così come curare il “<em>mal di grammatica</em>” con la grammatica. Pennac chiama queste pratiche un tuffo nel grande fiume della lingua: per non annegare bisogna prima o poi imparare a nuotare. Ma il “<em>somaro</em>” recalcitra, non vuole starci (brillante l&#8217;analisi della particella <em>ci </em>nel III capitolo), preferisce lo zero in ortografia “<em>una fortezza da cui nessuno verrà a farlo sloggiare</em>”, preferisce rifugiarsi in spiegazioni assurde sui suoi fallimenti, così come l&#8217;insegnante si chiude, di fronte a certe risposte assurde,  anch&#8217;egli nel suo <em>ci</em>: “<em>Con questo qui non ci riuscirò mai</em>”.</p>
<p>Dall&#8217;analisi grammaticale di semplici particelle o pronomi nascosti nel tessuto della lingua d&#8217;uso, Pennac perviene ad una riflessione globale sul linguaggio e sui linguaggi non verbali degli studenti, sul disagio giovanile a volte enfatizzato dai media, mai affrontato nella realtà. Di fronte ai problemi diversissimi che si trovano ad affrontare, gli insegnanti si lamentano di “<em>non essere stati formati per questo</em>”. Il “<em>questo</em>” è prima di tutto la difficoltà a sollecitare negli studenti la necessità di istruirsi facendole prendere il posto dei desideri: “<em>vuotarsi la testa per formarsi la mente, staccare la spina per connettersi al sapere, scambiare la pseudo-ubiquità delle macchine con l&#8217;universalità del sapere, dimenticare rutilanti carabattole per assimilare invisibili astrazioni</em>”. E poiché per far “<em>questo</em>” l&#8217;empatia non va, dice il Pennac-somaro al Pennac-prof, ci vuole l&#8217;amore. L&#8217;amore. “<em>Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti linciano</em>”.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.scuoladecs.ti.ch/ssp/scarica/relazione-educativa.jpg" alt="" width="105" height="166" /><strong>Marcel Postic, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788871444710/postic-marcel/relazione-educativa-oltre-il.html">La relazione educativa</a></em></strong><br />
di <strong>Marina Massenz</strong></p>
<p>Questo libro, uscito diversi anni fa, è sempre attualissimo e di straordinario interesse. La prima parte richiama gli aspetti istituzionali e sociologici della relazione educativa e ci sollecita a riflettere su come questi aspetti strutturali condizionino profondamente lo svolgersi delle dinamiche pedagogiche.</p>
<p>La seconda parte sviluppa un’analisi psicosociologica di queste dinamiche, a partire dai concetti di ruolo e <em>status </em>dell’insegnante e dell’allievo, sottolineando come la relazione sia complessa e ricca di aspettative ed interdipendenza da entrambe le parti. La concezione di contratto pedagogico rimanda a una interazione basata non sul potere ma, appunto, su un dialogo educativo che prevede, alimenta e sa gestire una positiva contrattualità tra i protagonisti nella transazione educativa.</p>
<p>L’ultima e terza parte sono a mio parere veramente illuminanti e bisogna riconoscere a Marcel Postic di essere stato il primo (edizione francese del 1979), a parlare dell’esistenza di un registro inconscio nella relazione insegnante-allievo. Questi meccanismi inconsci, che pervadono anche il gruppo classe, sono spesso quelli determinanti nel definire la qualità del rapporto e di conseguenza le possibilità di un buon apprendimento. Parlare di <em>transfert</em>, desiderio, seduzione, identificazione, in una relazione apparentemente “distaccata” come spesso è quella con i ragazzi delle scuole medie e superiori, significa aprire un importante varco alla comprensione di dinamiche, spesso disturbanti e ripetitive, che altri mezzi non sono in grado di far evolvere.</p>
<p>L’aspetto “rivoluzionario” di questo libro è quindi proprio quello di porsi agli antipodi del metodo oggi suggerito per la gestione dei conflitti, che fa della “punizione” o del “voto in condotta” i suoi punti chiave, per suggerire in alternativa un modello di insegnante competente, in grado di leggere le dinamiche proprie, degli alunni, della classe con altri strumenti e di intervenire quindi in modo più consapevole ed efficace nella gestione della complessità, che è senz’altro un segno del nostro tempo. Personalmente credo che non solo tutti gli insegnanti, ma in senso lato tutti gli educatori, dovrebbero leggere questo libro.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.vallauricarpi.it/file/biblioteca/immag/immagini_nuovi_libri/Affinati%20citt%E0%20dei%20ragazzi.jpg" alt="" width="127" height="190" /><strong>Eraldo Affinati</strong><strong>, </strong><em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788804585824/affinati-eraldo/citt-agrave-dei-ragazzi.html">La città dei ragazzi</a></strong></em><br />
di <strong>Gianluca Santangelo</strong></p>
<p>Consiglio <em><strong>La città dei ragazzi</strong></em> a chi ha a cuore l&#8217;insegnamento e l&#8217;educazione e a chi si trova a frequentare persone provenienti da Paesi stranieri, a chi ha interesse per le relazioni umane e a chi non ha smesso di interrogare se stesso.</p>
<p>In particolare consiglio questo libro come un manuale per chi insegna, non perché sia tecnico o prescrittivo ma per il suo valore esemplare. Esemplare ma non imitabile. Se non si può seguire nella lettera, tanto è eccezionale la vicenda narrata, si può però seguire l&#8217;esempio da esso fornito nello spirito. Sarebbe bello che tutti gli insegnanti fossero come l’insegnante protagonista del libro, ma nessuno lo può chiedere loro. È bello però sapere che esistono dei casi in cui c’è una totale identificazione col lavoro che si svolge, in cui il lavoro non è alienazione ma espressione della propria identità. In cui il lavoro risponde a un’esigenza profonda, non importa se colmare un vuoto o una ferita o restituire alla vita parte di quello che abbiamo ricevuto.</p>
<p>Sta di fatto che per l&#8217;insegnante protagonista, che in questo libro i ragazzi chiamano Raldo, insegnare informa la sua personalità, lo identifica come potrebbe fare una lingua materna, come pensare in Italiano o pensare in Inglese. E scopriamo subito, sin dalle prime pagine, che la sua lingua si chiama relazione, ovvero, detto con una parola suggerita anche se non pronunciata: amore.</p>
<p>Il libro vive della declinazione di questa lingua nelle varie situazioni. È per essa che Raldo si domanda chi sono i ragazzi a cui insegna, da dove vengono, chi sono i loro padri, perché li hanno lasciati andare, quale ferita si portano dentro, cos’hanno da dare, qual è la loro ricchezza. Domande che lo coinvolgono, in quanto lui stesso le fa a se stesso per capire la propria storia, e a cui cerca di rispondere non solo a parole, consapevole che “<em>Ognuno ha un pezzetto di responsabilità; se la disattende, provoca una conseguenza che può ripercuotersi, a distanza di tempo, nelle generazioni future</em>”.</p>
<p>Ed è bello che in una delle ultime pagine si legga: “<em>negli sguardi dei ragazzi riconosco la mia stessa commozione. Quello che accade in aula produce effetti indelebili. È la potenza dell’insegnamento</em>”.</p>
<p>Il tutto in una scrittura curata, sentita, che punta alla chiarezza e all&#8217;onestà: se fosse poesia, la ascriverei alla linea Saba della poesia italiana</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.mauriziosalabelle.it/libri/atomicasag.jpg" alt="" width="128" height="206" /><strong>Maurizio Salabelle, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788877134394/salabelle-maurizio/maestro-atomi.html">Il maestro Atomi</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Chissà se è mai capitato a qualche studente italiano di fare una gita scolastica in Giappone, per di più in compagnia non del suo insegnante ma di un ispettore scolastico inviato dal ministero. Per poi trovarsi coinvolto in una serie di situazioni assurde, come maneggiare l’indecifrabile moneta locale il cui valore deve essere descritto attraverso smorfie complicate e faticosi sospiri. Oppure di trovarsi di fronte a un bizzarro supplente che si porta a scuola una pentola d’acciaio munita di una struttura metallica collegata alla presa di corrente per dimostrare come dal “<em>brodo primordiale dell’ammasso di molecole disordinate ad un certo punto venne fuori la vita</em>”.</p>
<p>Il passo narrativo di Maurizio Salabelle, scrittore prematuramente scomparso nel 2003, sembra sulle prime un po’ surreale, come la scuola che racconta, un istituto elementare con classi di 39 persone che cercano di arrivare in tempo in aula per non restare senza il posto. Eppure il suo andamento avvince perché è in grado di percorrere con vivida concretezza di fatti e personaggi un paesaggio sorprendente, tutt’altro che gratuito, nonostante o forse proprio in virtù della natura paradossale delle storie che racconta – com’è dei bravi scrittori. Salabelle sembra andare oltre l’intuizione del carattere mai definitivo che si nasconde nel mondo della scuola, il suo negarsi sostanziale all’apparente tran tran che avvinghia i più in una morsa di noia o sfiducia o stanchezza. Anche chi vi lavora da molti anni sa che in una mattina qualunque può succedere qualcosa che non sarebbe potuta accadere da nessun’altra parte. Ne <strong><em>Il maestro Atomi</em></strong>, senza mai farne “discorso” ma sempre e solo dentro il dispiegarsi del racconto, non si tratta più di sorprese che interrompono la <em>routine</em>. La scuola viene reinventata totalmente, ricostruita come un affatturato e insieme ironico universo guardato attraverso gli occhi di un ragazzino, la voce narrante, davvero speciale.</p>
<p>Il romanzo, edito da Comix nel 1997, poi rifabbricato per i tipi Casagrande qualche anno dopo, purtroppo non è facilmente reperibile. Salabelle nella sua breve vita pubblicò anche con Garzanti e Bollati Boringhieri, ma era uno scrittore che non aspirava – suppongo – ai grandi numeri. La sua era una narrativa purissima, antiretorica, in minore – sulla falsariga del suo maestro Gianni Celati – ma niente affatto dimessa, con una sua strana grazia che coniugava l’assurdo con una precisione descrittiva e con una voce narrante molto divertente.</p>
<p>I sei capitoli che compongono <em><strong>Il maestro Atomi</strong></em> possono leggersi in qualsiasi ordine, dando vita a 720 combinazioni possibili. Ma al di là dell’apparente eserciziario postmoderno che sarebbe ormai privo d’interesse, possiamo tranquillamente leggerlo come un insieme di racconti. Sono storie fra il comico e il fantastico, tutte dentro una scuola senza epoca inventata per rompere disinvoltamente con una tradizione narrativa, il racconto fra le mura di un’aula scolastica, troppo spesso incline al patetico e al vittimistico. La stravaganza che cifra il libro non è mai compiaciuta, o letteraria; è negli stessi personaggi: maestri curiosi, supplenti falotici, studenti buffi e allarmati eppure composti come piccoli Buster Keaton. La scuola in questo libro disegna una specie di spazio onirico, tramato in un tessuto di situazioni fantasiose ma serrate nella loro logica alternativa – una specie di ragione parallela al mondo quotidiano, freddamente emozionata, curiosa, come forse agli insegnanti piacerebbe vedere nello sguardo dei loro studenti.</p>
<p>Un libro, uno scrittore lontani dai volgarissimi spettacoli di oggi, compresi quelli più ammodo ma innocui, scontati di <em>fiction </em>televisive che solo tristissimi figuri possono considerare pericolose per la democrazia.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/028/9788861040281g.jpg" alt="" width="126" height="191" /><strong>Giuseppe Deiana, </strong><em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788861040281/deiana-giuseppe/etica-dell-insegnante.html">L’etica dell’insegnante</a></strong></em><br />
di <strong>Roberto Caracci</strong></p>
<p>Il titolo di questo libro, <em><strong>L’etica dell’insegnante</strong></em>, va letto in maniera bifronte, soggettivo e oggettivo: da una parte si tratta dell’Etica insegnata dall’insegnante, dall’altra si tratta proprio dell’etica di quella figura professionale che si chiama Insegnante. Ma dietro questa ambivalenza c’è già uno degli ‘insegnamenti’ di questo libro: nessun insegnante può insegnare qualcosa come l’Etica se il suo lavoro non è eticamente fondato, e se la sua personalità non dà l’esempio di una incarnazione dei valori etici, e professionali. Sarebbe necessaria l’applicazione di una sorta di Giuramento di Ippocrate anche per gli insegnanti.</p>
<p>Questa tesi è legata a un’altra, fondamentale: gli alunni oggi non sono solamente motivati allo studio da un insegnante capace esclusivamente di informare, di istruire, di ultimare i programmi didattici o rispettare le regole della docimologia, e nemmeno dalla figura tradizionale di docente legato al peso della tradizione e dell’autorità, ma a ciò che Max Weber chiamava <em>carisma</em>, ovviamente legato alle competenze. Carisma vuol dire sia capacità di motivare con la propria personalità i ragazzi, sia incarnazione di un modello da seguire, che tanto più è valido quanto più nel suo modo di insegnare manifesta competenza ed eticità, scienza e coscienza, passione per la conoscenza e passione per la formazione.</p>
<p>Ma che cosa vuol dire insegnare l’etica? Ed è oggi possibile proporre un simile insegnamento, nell’era di <em>internet </em>e dopo che l’etica educativa è stata tanto spesso associata nelle nostre scuole ad una mentalità retrograda, tradizionale, da riforma Gentile o da libro <strong><em>Cuore</em></strong>? Sembra di risentire la vecchia obiezione socratico-platonica messa sulla bocca dei sofisti, per la quale le virtù non si possono insegnare: perché o l’allievo le possiede e conosce, e allora è inutile insegnargliele, oppure non le possiede né conosce, e dunque è altrettanto inutile parlargli di quello di cui non sa.</p>
<p>Intanto Deiana parla dell’insegnamento dell’Etica, non di un&#8217;etica.  Lui sa benissimo che i valori sono tanti, che le tavole dei valori sono numerose e differenziate, che dunque l’etica è plurale e non singolare, policentrica e non unicentrica. Ma è qui che la matrice kantiana di G. Deiana fa una scelta di campo: dietro la molteplicità delle morali, delle etiche e dei valori, nel caos della post-modernità dove le differenziazioni vanno di pari passo col cammino apparentemente opposto della globalizzazione, si tratta di riscoprire l’Ethos comune dei valori condivisi, comunitari e partecipati. Sono i valori ai quali già in qualche modo apparteniamo nel momento stesso in cui facciamo parte di una comunità: famiglia, società civile, stato, Europa, pianeta terra. Sono i valori che uniscono e non quelli che dividono. Deiana sarebbe d’accordo con Gaber quando sosteneva in una famosa canzone che libertà non è stare sopra un albero, ma è partecipazione.</p>
<p>C’è un comune denominatore a questi valori dell’<em>Ethos</em>, che la scuola del futuro può deve insegnare a riconoscere e a coltivare: è quello dell’<em>Appartenenza</em>. Come il dovere filiale o parentale fa ‘appartenere’ a una famiglia, così la solidarietà ci fa appartenere alla società, le virtù del <em>civis </em>ci fanno appartenere alla cittadinanza, la legalità a uno stato di diritto, ecc. Appartenenza vuol dire condivisione di valori comuni, che sono quelli che ci permettono di stare insieme, di fare società, cittadinanza, stato, nazione, Europa, o mondo comune.</p>
<p>La scuola moderna ha dunque questo gravoso compito: educare alle virtù dell’appartenenza, in particolare a quelle legate alla socialità e alla cittadinanza democratica, alla solidarietà e alla legalità, nel nome del bene comune – ma sempre sotto il segno di una libertà non certo soggettivistica ed autoreferenziale, ma produttiva e in grado di non ledere la libertà degli altri. Nella scuola Deiana vede dunque la più importante palestra per l’educazione e la formazione del cittadino, e gli insegnanti ne sono i protagonisti chiamati in prima linea.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lafeltrinelli.it/static/images-1/m/438/2724438.jpg" alt="" /><strong>Chiara Valerio, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788874521982/valerio-chiara/nessuna-scuola-mi-consola.html">Nessuna scuola mi consola</a></em></strong><br />
di <strong>Paola Brusasco</strong></p>
<p>“<em>Non se ne esce. Almeno fino a quando non suona la campanella</em>”. Non sempre, visto che certe faccende di scuola ti si appiccicano addosso, ma per Alessandra Faggi, trentenne, supplente annuale, la campanella è liberatoria quanto per gli studenti, perché a scuola – ci dice – “<em>non si cresce mai</em>”. Non una vera trama in Nessuna scuola mi consola, bensì aneddoti e siparietti di un repertorio che Faggi, “<em>non mercenaria ma solo precaria</em>”, usa per presentare i paradossi spesso generati dai rapporti scolastici.</p>
<p>“<em>Dev’essere la struttura della scuola, crea frustrazione più dei corridoi di linoleum, delle porte di compensato e delle pareti di cartongesso</em>”. La bruttezza degli ambienti in cui adulti e adolescenti trascorrono buona parte della giornata – difficili da sentir propri data la decadenza e l’economia dei rabberci – dà il via ad assurdità e osservazioni divertenti che, pur apparentemente strampalate, sono condivisibili. “<em>A scuola si iscrivono tutti e tutti continuano, quasi l’obbligo scolare fosse la carta verde delle ferrovie dello stato</em>”; e, riguardo la difficoltà di tenere le classi, “<em>L’appello è la premessa in un’aula dove non si conosce nessuno. Altrimenti una rimane incinta, un altro si lussa una spalla (…), il quarto, che non sai chi è perché la classe non è tua, sta ammazzando la nonna e il povero supplente passa i guai</em>”.</p>
<p>Pur in tono leggero, Chiara Valerio evidenzia il ricatto dei ricorsi, le montagne di scartoffie, l’impotenza davanti a studenti divisi per lo più fra centri commerciali e <em>reality </em>o <em>talent shows</em>, scarsi di concentrazione e senso del valore dello studio, davanti a presidi tendenti ad anteporre la burocrazia ad altre considerazioni, davanti alla posizione di ostaggio in pugno a leggi che non tutelano gli insegnanti, lasciandoli in pasto alla (possibile mancanza di) coscienza delle famiglie. Ecco allora la resistenza di un nucleo sovversivo di cinque docenti riuniti da Faggi in un gruppo di ascolto che, secondo necessità, si ritrova in sala professori nottetempo, con tanto di candele a dare un tocco satanico.</p>
<p>Pecca talvolta di una sorta di saccenteria generazionale Faggi, convinta – a quanto pare – che solo lo sguardo distaccato ed effimero del precario colga le magagne del sistema. Vero, si incontrano docenti dall’aria rassegnata, ravvivati solo dalla prospettiva della pensione. E c’è ovviamente chi cerca di fare l’indispensabile e anche meno, come in tutti gli ambienti di lavoro, ma c’è una minoranza poco visibile che sfata questi luoghi comuni pur avendo superato i trent’anni e l’immissione in ruolo, gli spartiacque nel libro.</p>
<p>E poi c’è l’episodio, potentemente drammatico, di Berti (<em>Carlo Berti, IV B</em>), invaghito o solo desideroso di emulare la professoressa, che si fa fare lo stesso tatuaggio, scorto per caso a causa di una caduta. Dal contesto ridanciano emerge tuttavia una fraintesa idea di tutela dei minori che rivela come dall’esterno si parta dal presupposto  di colpevolezza del docente, la cui incolumità dipende dall’onestà dello studente e dal buon senso della famiglia.</p>
<p>Così, non volendo rovinare il finale al lettore, ci limiteremo a dire che, malgrado le irridenti scenette dissacratorie e le tante osservazioni acute e condivisibili, il libro costituisce una rassegna di macchiette che, per vizi, atteggiamenti e azioni, strizzano l’occhio agli stereotipi (e li confermano) di insegnanti un po’ deragliati, martiri dell’insegnamento o bonari fannulloni visti in varie <em>fiction</em>. Insomma, una lettura che diverte e introduce i non addetti ai lavori a misteri e problemi della scuola di oggi.<br />
(da<em> </em><em>L&#8217;Indice</em>, dicembre 2009)</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://1.bp.blogspot.com/_WHoBtJ4z4bM/SlzxJfKd66I/AAAAAAAAAKE/TD0oeX7kv9g/s400/una+buona+scuola.jpg" alt="" width="115" height="181" /><strong>Richard Yates, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788875212162/yates-richard/buona-scuola.html">Una buona scuola</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Diciamolo subito: <strong><em>A good schoo</em><em>l</em></strong>, breve romanzo in cui il grande Richard Yates raccontò le vicende di una mediocre scuola privata del New England negli anni Quaranta, non è paragonabile a <strong><em>Revolutionary Road</em></strong>, il suo celebre capolavoro (peraltro quasi sconosciuto al pubblico italiano – e non solo – prima che uscisse l’omonimo film l’anno scorso). Tuttavia, a parte le tracce di un’esperienza biografica mai troppo entusiasmante, segnata com’era dal riconoscibile marchio – fors’anche un luogo comune ma tutt’altro che campato per aria – della peculiare difficoltà di molti scrittori a sfangare la vita, il libro presenta indubbi motivi d’interesse legati al complesso mondo dell’adolescenza, all’ambiguo e tormentato rapporto degli studenti con quella sorta di universo a parte che è la scuola, e non ultima alla relazione fra loro e gli insegnanti.</p>
<p>Scritto in uno dei periodi peggiori di Yates, <em><strong>A good school</strong></em> è una storia corale costruita, più che su un vero e proprio intreccio, sull’andamento rapsodico e a volte enigmatico che scandisce la vita di ragazzi di volta in volta perplessi o fantasiosi, e professori sfigati ma non sempre disposti ad arrendersi. Molti fra i primi vivono in un’impossibile costellazione di sogni, destinati a infrangersi sull’immagine che viene loro restituita dalla vita che di lì a poco li metterà di fronte alla terribilità della guerra (il secondo conflitto mondiale). I secondi, avendo passato la linea d’ombra, sembrano aspettarsi solo che il destino porti a termine quello che ha iniziato molto tempo prima – cercando di stare dignitosamente dentro il ruolo che quel destino ha ritagliato per loro. Ma quella che sembra una deriva lenta e già saputa esplode invece in una catastrofe di cui la stessa scuola si farà carico, finendo per trasformarsi in un centro di accoglienza dei soldati feriti.</p>
<p>Pur concedendo il dovuto alla narrazione dell’ovvio, rituale sistema di amicizie e rivalità, del contrassegno tipicamente adolescenziale della guerra per bande e del confronto ludico e serio insieme fra giovani intenti a primeggiare, a conquistare cuori femminili, il racconto di <em><strong>A good school </strong></em>rinuncia all’implacabile ferocia con cui Yates abitualmente ci racconta le sue storie. Qui il punto di vista del narratore sembra girovagare con uno sguardo elegiaco, a volte umoristico, altre malinconico, da un punto all’altro di questo <em>college </em>rattoppato, come per salvare il tempo che precede la perdita dell’innocenza dal saccheggio implacabile della verità.</p>
<p>Yates svela in questo romanzo un tono più tenero del solito, quasi di simpatia per i suoi adolescenti confusi, incerti, senza però mai diventare stucchevole (Yates disprezzava, parole sue, l’ottimismo sentimentale e facilone degli americani). È come se volesse dirci che all’adolescenza possiamo perdonare tutto, anche di averci ingannato. Del resto non manca il tratto del grande maestro, che è poi, trattandosi di Yeats, il racconto per nulla ostentato o manieristico della crudeltà; si veda l’episodio in cui William Grove, il personaggio più in vista del romanzo, di confessata matrice autobiografica, il più sfigato di tutti, il più goffo, il più timoroso, viene preso dai soliti tre o quattro teppistelli, denudato, deriso e masturbato a forza. La scena è forte ma credibile e quasi domestica nella verosimiglianza descrittiva.</p>
<p>Ciò detto, è un racconto che rifiuta la spettacolarizzazione, quindi quanto di più vicino al vero si possa pretendere da un romanzo. Grove troverà nella scrittura, sia pure solo quella del giornale della scuola, lo strumento per riacquistare un minimo di prestigio, ma soprattutto rispetto di sé. Che era poi la sola salvezza consentita al grande scrittore americano, ciò di cui aveva bisogno per combattere il suo male oscuro e scrivere i suoi libri. A questo genere di sacrificio, i bravi insegnanti sono molto sensibili. Come tutti i veri lettori, del resto.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788806176662" alt="" width="115" height="195" /><strong>Tobias Wolff, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788806176662/wolff-tobias/quell-anno-a-scuola.html">Quell’anno a scuola</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Non è roba di tutti i giorni, specie di questi tempi, che si possa leggere un elogio dell’insegnamento, esibizioni retoriche e autoconsolatorie a parte. È invece possibile leggendo <em><strong>Quell’anno a scuola</strong></em> di Tobias Wolff, romanzo americano tradotto da Einaudi nel 2005, soprattutto l’ultimo capitolo dal titolo <em>Professore</em>.</p>
<p>Ma andiamo con ordine. Uno scrittore affermato si tuffa nella memoria della sua giovinezza, in particolare intorno all’anno 1960. All’epoca, il ragazzo è abbastanza problematico, rispetto ai suoi compagni proviene da una classe inferiore, si muove senza agio sufficiente in un ambiente fin troppo <em>snob</em>. E anche lui, come il Grove di Yates, ma in un contesto diverso, in un <em>college </em>di ben altre ambizioni, vede nella scrittura una possibilità di riscatto. Solo che qui non parliamo del giornalino scolastico, ma di vera letteratura. Difatti alla <em>Hill School</em> hanno deciso di invitare nientedimeno che il grande Hemingway a consegnare il premio per il miglior racconto scritto dagli studenti. Al nostro non sembra vero. Nonostante i toni molto educati e un <em>décor </em>nell’insieme più che compassato, la cosa lo manda così su di giri da suggerirgli uno scherzetto che sarebbe nulla rispetto alle planetarie truffe dell’odierno, bestiale capitalismo, ma ci ricorda come la nostra vita si risolva infine in una storia singolare che è tutto ciò che abbiamo davvero da vivere: tessuta con il filo delle nostre irripetibili esperienze, piccole o grandissime che siano. Per il ragazzo ciò che conta è ottenere il riconoscimento che spera gli cambierà la vita, visto che gli arriverà dalle mani di uno dei grandi miti della letteratura mondiale. Orbene, la via che sceglie per raggiungere lo scopo è la più semplice e la più rischiosa. Perché invece di scrivere il racconto, il ragazzo decide di rubare un vecchio testo altrui, con il prevedibile risultato di essere scoperto e per questo cacciato dalla scuola.</p>
<p>Il fatto è che niente è come sembra – ce lo ha insegnato la letteratura, appunto, prima degli altri. Nello specifico, e da un certo punto di vista, il ragazzo non ha plagiato nessuno, perché nella verità del racconto di cui si dice indebitamente titolare, nella sua onestà di scrittura ha trovato qualcosa che lo riguardava profondamente: una specie di bellezza compiuta, la giustezza di una parola che era come sepolta dentro di lui. Che ritiene perciò, e sinceramente, che sia anche sua.</p>
<p>Così, il romanzo di Wolff, piano, qua e là un po’ lento, sembra la storia dell’attesa dell’evento, del concorso e dell’arrivo di Hemingway, ma la vicenda più che nell’epilogo rovinoso trova il suo interesse nel percorso che lo avvicina. È infatti una lunga iniziazione alla scrittura, alla scoperta del fatto che in essa si giochino destini che hanno da fare con questioni capitali: la verità, l’illusione, la menzogna. Tutto questo accade, e non è cosa da poco, in una scuola, grazie fra gli altri a un insegnante che come il narratore non è un santo. Come lui ha ingannato gli altri. Come lui ha spacciato per proprio qualcosa che non è suo. Il ragazzo lo ha fatto con un racconto, lui con “<em>qualcosa di molto più grande: (…) una vita che non gli apparteneva</em>”. Perché il professore si era vantato di conoscere Hemingway, di essere suo amico. E nel momento decisivo, per uscire dall’imbarazzo non può che poco misteriosamente sparire.</p>
<p>Da quest’uomo veniamo a sapere che ha imparato molto dal suo mestiere. La possibilità di “<em>essere più altruista, più attento e sincero</em>” per esempio, ma anche che il corpo a corpo con i libri, davanti agli studenti, può risultare dannatamente vitale. Per esempio che è lì, nella scrittura, che ragazzi appassionati e insegnanti possono trovano il cuore delle cose. Che in una storia c’è sempre da imparare, per esempio che quando riusciamo a raccontare “<em>veri esseri umani</em>” prima o poi spunterà qualcuno che ce la farà pagare. “<em>Le storie che devi scrivere ti faranno sempre trovare qualcuno che odia il tuo coraggio</em>” si dice a un certo punto. “<em>Se non succede, stai solo sfornando parole</em>”. Considerando che anche il narratore, il romantico plagiario, dice di aver imparato da lui, una scuola del genere può essere davvero il centro del mondo. Il narratore – o lo scrittore, Tobias Wolff – arriva al punto di dedicarlo proprio a loro, il libro, ai suoi insegnanti. Che poi uno scrittore possa essere un furfante, come tutti, del resto, o <strong><em>Un vero bugiardo</em></strong> &#8211; come recita un altro titolo dello stesso autore, dichiaratamente autobiografico &#8211; va da sé. Ma ai suoi libri, se sono buoni, ciò non toglie niente.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovanna Ranchetti, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788820493899/ranchetti-giovanna/a-scuola-per-star.html">A scuola per star bene</a></em></strong><br />
di <strong>Marina Massenz</strong></p>
<p>Un libro che affronta le complesse problematiche tipiche della pre-adolescenza sotto diversi profili; dall’inquadramento psicologico di questa e della successiva tappa evolutiva (adolescenza), alla centralità della scuola (media in questo caso) sia sul piano educativo che su quello della prevenzione del disagio giovanile, fino ad esporre in modo concreto e “situato” nella nostra realtà sociale alcuni possibili progetti di lavoro che promuovono la scuola come agenzia formatrice e non solo come luogo di trasmissione di saperi (troppo spesso, ahimè, non saperi, ma semplici contenuti!).</p>
<p>Molto interessante poi la parte finale, in cui sono esemplificati alcuni interventi sperimentati dalla stessa autrice in una scuola media dell’<em>hinterland</em> milanese, in cui l’aiuto psicologico ad adolescenti in difficoltà viene trasmesso attraverso l’utilizzo della fiaba, come mezzo per interrogarsi e/o riconoscersi in un cammino evolutivo spesso irto di ostacoli. La fiaba permette infatti di familiarizzare con i processi interiori della mente umana; i protagonisti, gli antagonisti, il viaggio, la ricerca dell’identità, il superamento delle prove, la separazione dai genitori… tutti temi ricorrenti nelle fiabe, riproposti attraverso vicende fantastiche, metafore, personaggi, in cui il ragazzo può riconoscersi, per vivere in modo più consapevole e più da protagonista il proprio <em>iter </em>formativo.</p>
<p>* * *</p>
<p><strong>Un <a href="http://www.petizionionline.it/petizione/manifesto-delle-docenti-e-dei-docenti-italiani/25">appello </a>di docenti per la scuola pubblica</strong>.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Guide </strong>alla scuola della Gelmini <a href="http://retescuole.forumscuole.it/superiori/">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Le <strong>circolari e i decreti ministeriali</strong> sugli organici<a href="http://www.nonrubatecilfuturo.it/documenti/circolare/tagli-personale-docente-a-s-2009-2010"> qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Una <strong>sintesi dei provvedimenti</strong> del Governo sulla scuola <a href="http://www.flcgil.it/pagine_web/i_provvedimenti_della_maggioranza_di_governo_contro_la_scuola_pubblica">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Una <strong>guida normativa</strong> per l&#8217;anno scolastico 2009-20010 <a href="http://www.cobas-scuola.it/rsu/GuidaNormativa2009_2010.pdf">qui</a> e <a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/settembre/avvio_anno_scolastico_2009_2010_un_fascicolo_per_saperne_di_piu">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">* * *</p>
<p style="text-align:left;">Dove trovare il <strong>Coordinamento Precari Scuola</strong>: <a href="http://docentiprecari.forumattivo.com/forum.htm">qui</a>.</p>
<p>Il sito del <strong>Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio</strong> <a href="http://www.coordinamentoitp.it/">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Cosa fanno gli <strong>insegnant</strong>i: vedi i siti di <a href="http://www.retescuole.net/">ReteScuole</a>, <a href="http://www.flcgil.it/">Cgil</a>, <a href="http://www.cobas-scuola.it/">Cobas</a>.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Spazi in rete</strong> sulla scuola <a href="http://netmonitor.blogautore.repubblica.it/2008/10/21/petizioni-blog-e-forum-contro-la-legge-133/">qui</a>.<em><!--more--></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[White Shirts Ahoy: The Good Ship Cecilia Rolls On]]></title>
<link>http://handelismygod.wordpress.com/2009/12/20/white-shirts-ahoy-the-good-ship-cecilia-rolls-on/</link>
<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 19:32:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>puritymccall</dc:creator>
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<description><![CDATA[Well a certain Munich lady who claims to not like our Ceci all that much is suspiciously alert to an]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Well a certain Munich lady who claims to not like our Ceci all that much is suspiciously alert to an]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[expand your mind]]></title>
<link>http://dessertordisaster.wordpress.com/2009/12/16/expand-your-mind/</link>
<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 23:27:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>liv hauck</dc:creator>
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<description><![CDATA[Here&#8217;s insight on what I do all day. I recently had to plan a mock recital for a class, and pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;">Here&#8217;s insight on what I do all day. I recently had to plan a mock recital for a class, and provide accompanying program notes. Classical music may not be your thing, but try educating yourself on something outside your realm of interest. Click on the text to enlarge. <a href="http://dessertordisaster.wordpress.com/files/2009/12/program.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1169" title="program" src="http://dessertordisaster.wordpress.com/files/2009/12/program.jpg" alt="" width="500" height="650" /></a><!--more--></p>
<p><a href="http://dessertordisaster.wordpress.com/files/2009/12/untitled.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1171" title="untitled" src="http://dessertordisaster.wordpress.com/files/2009/12/untitled.jpg" alt="" width="499" height="521" /></a><a href="http://dessertordisaster.wordpress.com/files/2009/12/untitled3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1174" title="untitled" src="http://dessertordisaster.wordpress.com/files/2009/12/untitled3.jpg" alt="" width="499" height="542" /></a></p>
<p><a href="http://dessertordisaster.wordpress.com/files/2009/12/untitled4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1175" title="untitled" src="http://dessertordisaster.wordpress.com/files/2009/12/untitled4.jpg" alt="" width="500" height="327" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Música de Nicola Porpora]]></title>
<link>http://lumenlumine.wordpress.com/2009/11/30/musica-de-nicola-porpora/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 00:45:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>lumenlumine</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nicola Porpora (1686-1768) De Nicola Porpora el aria &#8220;Come nave in mezzo all&#8217;onde&#8221;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_658" class="wp-caption aligncenter" style="width: 164px"><a href="http://lumenlumine.wordpress.com/files/2009/11/nicola-porpora-1686-1768.jpg"><img src="http://lumenlumine.wordpress.com/files/2009/11/nicola-porpora-1686-1768.jpg" alt="" title="" width="154" height="194" class="size-full wp-image-658" /></a><p class="wp-caption-text">Nicola Porpora (1686-1768)</p></div>
<p>De Nicola Porpora el aria &#8220;Come nave in mezzo all&#8217;onde&#8221;, interpretada por la mezzosoprano Cecilia Bartoli.</p>
<p><span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fc.wrzuta.pl%2Fwa2622%2F20ae85180020184d4b130c62%2F0%2Fnicola%2520porpora%2520-%2520come%2520nave%2520in%2520mezzo%2520all%2527onde.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /></object></p></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Música de Francesco Araia]]></title>
<link>http://lumenlumine.wordpress.com/2009/11/30/musica-de-francesco-araia/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 00:41:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>lumenlumine</dc:creator>
<guid>http://lumenlumine.wordpress.com/2009/11/30/musica-de-francesco-araia/</guid>
<description><![CDATA[Francesco Araia (1709-1762) De Francesco Araia el aria &#8220;Cadrò, ma qual si mira&#8221; interpre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_654" class="wp-caption aligncenter" style="width: 160px"><a href="http://lumenlumine.wordpress.com/files/2009/11/francesco-araia-1709-1762.jpg"><img src="http://lumenlumine.wordpress.com/files/2009/11/francesco-araia-1709-1762.jpg" alt="" title="" width="150" height="167" class="size-full wp-image-654" /></a><p class="wp-caption-text">Francesco Araia (1709-1762)</p></div>
<p>De Francesco Araia el aria &#8220;Cadrò, ma qual si mira&#8221; interpretada por la mezzosoprano Cecilia Bartoli. </p>
<p><span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fc.wrzuta.pl%2Fwa3790%2F787077ac000d31094b130e39%2F0%2Ffrancesco%2520araia%2520-%2520cadrn%252C%2520ma%2520qual%2520si%2520mira%2538ba.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /></object></p></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Música de Riccardo Broschi]]></title>
<link>http://lumenlumine.wordpress.com/2009/11/30/musica-de-riccardo-broschi/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 00:36:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>lumenlumine</dc:creator>
<guid>http://lumenlumine.wordpress.com/2009/11/30/musica-de-riccardo-broschi/</guid>
<description><![CDATA[Riccardo Broschi (1698-1756) De Riccardo Broschi el aria &#8220;Son qual nave&#8221; interpretada po]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_649" class="wp-caption aligncenter" style="width: 241px"><a href="http://lumenlumine.wordpress.com/files/2009/11/riccardo-broschi-1698-1756.jpg"><img src="http://lumenlumine.wordpress.com/files/2009/11/riccardo-broschi-1698-1756.jpg?w=231" alt="" title="" width="231" height="300" class="size-medium wp-image-649" /></a><p class="wp-caption-text">Riccardo Broschi (1698-1756)</p></div>
<p>De Riccardo Broschi el aria &#8220;Son qual nave&#8221; interpretada por la mezzosoprano Cecilia Bartoli. </p>
<p><span style='text-align:left;display:block;'><p><object type='application/x-shockwave-flash' data='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' width='290' height='24' id='audioplayer1'><param name='movie' value='http://wordpress.com/wp-content/plugins/audio-player/player.swf' /><param name='FlashVars' value='&amp;bg=0xf8f8f8&amp;leftbg=0xeeeeee&amp;lefticon=0x666666&amp;rightbg=0xcccccc&amp;rightbghover=0x999999&amp;righticon=0x666666&amp;righticonhover=0xffffff&amp;text=0x666666&amp;slider=0x666666&amp;track=0xFFFFFF&amp;border=0x666666&amp;loader=0x9FFFB8&amp;soundFile=http%3A%2F%2Fc.wrzuta.pl%2Fwa8431%2F3d132aa7000893e74b131254%2F0%2Friccardo%2520broschi%2520-%2520son%2520qual%2520nave.mp3' /><param name='quality' value='high' /><param name='menu' value='false' /><param name='bgcolor' value='#FFFFFF' /></object></p></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cecilia Bartoli]]></title>
<link>http://elversodeluniverso.wordpress.com/2009/11/29/cecilia-bartoli/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 17:09:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>elversodeluniverso</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://elversodeluniverso.wordpress.com/files/2009/11/bartoli1.jpg"><img src="http://elversodeluniverso.wordpress.com/files/2009/11/bartoli1.jpg" alt="" title="bartoli1" width="270" height="337" class="aligncenter size-full wp-image-545" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Et vive le petit couteau ! - Sacrificium]]></title>
<link>http://anotherdaylight.wordpress.com/2009/11/27/et-vive-le-petit-couteau-sacrificium/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 15:00:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Anotherdaylight</dc:creator>
<guid>http://anotherdaylight.wordpress.com/2009/11/27/et-vive-le-petit-couteau-sacrificium/</guid>
<description><![CDATA[“Evviva il coltellino!” (“Vive le petit couteau !”) L’exploitation du corps comme préalable des tend]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2687" title="Evvviva" src="http://anotherdaylight.wordpress.com/files/2009/11/evvviva.jpg" alt="" width="492" height="219" /></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;">“<span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Evviva il coltellino!” (“Vive le petit couteau !”) L’exploitation du corps comme préalable des tendances à la mode, d’un art élitiste, d’un érotisme émoustillant ou d’un commerce lucratif, voilà qui même au XXIe siècle reste un phénomène répandu. Il n’en demeure pas moins qu’une exclamation comme “Evviva l’anoressia !”, à Paris ou à Milan lors des défilés chics de prêt-à-porter, donnerait lieu à un joli scandale.  Il n’en allait pas de même dans l’univers théâtral du XVIIIe siècle où, très certainement, l’enthousiaste “Evviva il coltellino !” aura retenti des milliers de fois dans les théâtres baroques. Le fossé entre l’art du chant des castrats et la cruauté qu’on leur faisait subir ne saurait, au demeurant, être restitué de manière plus éloquente que par cette interjection.</span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2689" title="CB" src="http://anotherdaylight.wordpress.com/files/2009/11/cb.jpg" alt="" width="279" height="208" /></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Dès le IVe siècle après Jésus-Christ, l’interprétation discriminatoire des paroles de l’apôtre Paul — “Comme dans toutes les Églises des saints, que les femmes se taisent dans les assemblées” — devait bannir les voix de femmes des églises. Enfants et falsettistes en reprirent tout d’abord la fonction, mais en “faisant souvent entendre des sons désagréables”. Moyennant quoi, alors même que les exigences de la polyphonie et de la virtuosité ne cessaient de croître, les castrats s’engouffrèrent de plus en plus souvent dans la brèche. À Rome, à partir de 1600 et pour presque trois siècles, cela ira jusqu’à devenir la règle, les voix de soprano et d’alto étant dès lors chantées par des castrats.</span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><em>Pour <a href="http://www.ceciliabartolionline.com/cms/francais/sacrificium.html" target="_blank"><span style="color:#ff00ff;">écouter</span> </a>des extraits de Broschi, Giacomelli, Porpora et Araia </em></span></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Even Recorded Underwater...]]></title>
<link>http://handelismygod.wordpress.com/2009/11/27/even-recorded-underwater/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 14:04:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>puritymccall</dc:creator>
<guid>http://handelismygod.wordpress.com/2009/11/27/even-recorded-underwater/</guid>
<description><![CDATA[&#8230; she&#8217;s still amazing! TS look away, I don&#8217;t want to pull you down off your VK clo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&#8230; she&#8217;s still amazing! TS look away, I don&#8217;t want to pull you down off your VK clo]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'école des castrats]]></title>
<link>http://anotherdaylight.wordpress.com/2009/11/27/lecole-des-castrats/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 10:10:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Anotherdaylight</dc:creator>
<guid>http://anotherdaylight.wordpress.com/2009/11/27/lecole-des-castrats/</guid>
<description><![CDATA[L’ère des castrats fait partie des plus brillantes et des plus remarquables de l’histoire de la musi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2676" title="Sacrificium" src="http://anotherdaylight.wordpress.com/files/2009/11/sacrificium.jpg" alt="" width="957" height="385" /></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">L’ère des castrats fait partie des plus brillantes et des plus remarquables de l’histoire de la musique européenne. Rarement un tel achèvement de sensuelle splendeur, de forme et de contenu, de poésie et de musique — et notamment une telle perfection du chant virtuose —, ne fut atteint comme ce fut le cas à l’apogée du baroque. L’art légendaire des castrats n’a cessé jusqu’à aujourd’hui de rayonner par-delà les siècles, expliquant, en dépit de l’immense sacrifice humain sur lequel il repose, une confrontation sans cesse renouvelée avec cette époque à tous égards exceptionnelle. </span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">Pendant plus de deux cents ans, on ne put concevoir dans les métropoles musicales européennes de renoncer à la virtuosité des castrats, omniprésents — autrement dit d’hommes qui durant leur prime jeunesse, à la suite d’une opération, s’étaient vu dérober leur sexe et de ce fait leur identité, leur équilibre psychologique et toute possibilité de vie selon une voie bien tracée, l’intention étant de faire de ces enfants mutilés des instruments de musique d’une splendeur sans précédent.</span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><img class="alignright size-full wp-image-2683" title="bartoli001" src="http://anotherdaylight.wordpress.com/files/2009/11/bartoli001.jpg" alt="" width="468" height="374" />Pour que l’auditeur d’aujourd’hui puisse se faire une idée d’un tel univers sonore, force est de recourir au subterfuge du travestissement, des interprètes des deux sexes se glissant dans la vêture musicale des castrats. C’est ainsi que nombre de représentants de la scène particulièrement vivante de la musique ancienne, notamment les contre-ténors, ont proposé différents portraits de personnalités de ce temps — ainsi Senesino, ou encore Carestini. Les voix de femmes redécouvrent d’autant plus, pour elles mêmes, ce répertoire d’artistes dont la tessiture relevait du soprano et de l’alto que, de façon paradoxale, s’était à l’époque déjà imposé l’avis selon lequel des chanteuses, avec leurs propres capacités vocales, pouvaient fort bien rivaliser avec les plus grands castrats :  “Ainsi croyais-je qu’aucune chanteuse au monde ne pouvait égaler la voix d’un Farinelli par exemple, ou d’un Caffarelli ; or voici que devant moi s’affirme et resplendit dans toute son opulente beauté une vivante réfutation” (Wilhelm Heinse, 1795).</span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">On manquait néanmoins, jusqu’à présent, d’une représentation d’ensemble de cet univers des castrats à travers musique, texte et image. Afin d’illustrer, autant que faire se peut, un tel phénomène historique et culturel dans sa globalité, Naples et son patrimoine musical d’une incommensurable richesse ont servi de modèle. Grâce à sa position historique, démographique et culturelle, cette ville connut vers la fin du XVIIe siècle un développement qui allait faire d’elle l’épicentre du monde musical occidental, véritable capitale musicale de l’Europe dont l’influence se ressentit jusque très avant dans le XVIIIe siècle. </span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;">La figure centrale est en l’occurrence le compositeur, professeur de chant et imprésario napolitain Nicola Porpora (1686–1768), auréolé de sa renommée de “créateur de voix” le plus significatif du XVIIIe siècle — George Sand, devait le qualifier de “premier maître de chant de l’univers”. Cette renommée, c’est à travers ses élèves que Porpora l’acquit : Farinelli, Caffarelli, Salimbeni, Appiani et Porporino, illustre et quintuple constellation réunissant les castrats les plus célèbres de tous les temps. En plus de quoi Porpora fut, entre autres, professeur du grand librettiste d’opéras Pietro Metastasio ainsi que, dans une certaine mesure, des compositeurs Johann Adolf Hasse et Joseph Haydn. </span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><img class="alignleft size-full wp-image-2678" title="decca_sacrificium_bartoli" src="http://anotherdaylight.wordpress.com/files/2009/11/decca_sacrificium_bartoli.jpg" alt="" width="300" height="300" />C’est en puisant dans le répertoire, riche de plusieurs centaines d’oeuvres (opéras, cantates, musique sacrée), destiné aux disciples de la Scuola dei castrati (école des castrats) de Porpora, que le présent et représentatif florilège d’airs a été élaboré. D’une virtuosité stupéfiante, témoignant d’un goût prononcé pour les sections chantées piano, rehaussés de mélismes largement déployés, d’immenses traits de type coloratura, de phrases coulées dans une même respiration imposant une longueur de souffle redoutable pour les poumons, couvrant une tessiture allant du contralto jusqu’au soprano en passant par le mezzo-soprano, ces airs font partie des oeuvres les plus exigeantes jamais composées pour la voix humaine. Puissent ces pages, par leur diversité même et l’inépuisable palette d’affects baroques dont elles témoignent, constituer les coulisses sonores devant lesquelles cette époque disparue pourra revivre, pour le plaisir de nos sens, dans toute sa magnificence et son opulence. </span></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><em>(Ce texte est extrait de l’Edition limitée Deluxe – avec livret à la couverture rigide &#8211; qui comprend un abécédaire de l’histoire des castrats illustré de 108 pages, tous les textes des chansons et leurs traductions ainsi qu’un CD bonus de 3 titres dans lequel on retrouve les arias de castrats les plus célèbres.)</em></span></span></span></p>
<p><span style="color:#262626;"><span style="font-family:Georgia, sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><em>&#8220;<a href="http://www.ceciliabartolionline.com/cms/francais/sacrificium.html" target="_blank"><span style="color:#ff00ff;">Sacrificium</span></a>&#8220;, de Cecilia Bartoli. Edition limitée de luxe, 2 CD Decca</em></span></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cecilia Bartoli: Son qual nave]]></title>
<link>http://trendeotonyo.wordpress.com/2009/11/18/cecilia-bartoli-son-qual-nave/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 10:51:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Pedro Ferreira</dc:creator>
<guid>http://trendeotonyo.wordpress.com/2009/11/18/cecilia-bartoli-son-qual-nave/</guid>
<description><![CDATA[Agradezco a mi querida amiga Liz Barrio ponerme al tanto de las novedades musicales de doña Cecilia.]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Agradezco a mi querida amiga Liz Barrio ponerme al tanto de las novedades musicales de doña Cecilia.]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Castrati Hottie]]></title>
<link>http://oliviagiovetti.wordpress.com/2009/11/16/castrati-hottie/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 22:32:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>cultureonthecheap</dc:creator>
<guid>http://oliviagiovetti.wordpress.com/2009/11/16/castrati-hottie/</guid>
<description><![CDATA[As the Opster Project moves closer towards the age of the castrati, it&#8217;s all-too-appropriate t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter" title="Sacrificium" src="http://www.lepoissonrouge.com/photos/artists/1021/1255030116_74_wide.jpg" alt="" width="527" height="174" /></p>
<p>As the Opster Project moves closer towards the age of the castrati, it&#8217;s all-too-appropriate that Cecilia Bartoli&#8217;s latest CD should be all about the boys of the bris.  By means of an extra-curricular study, I&#8217;ll listen to <a title="Snip snip..." href="http://www.amazon.com/Cecilia-Bartoli-Sacrificium/dp/B002GYGSXG/ref=sr_1_1?ie=UTF8&#38;s=music&#38;qid=1258410665&#38;sr=8-1"><em>Sacrificium</em></a> when I break into the 1700s (any day now&#8230;).  In the meantime, this week&#8217;s cure to the Mondays seems to be an evening at (Le) Poisson Rouge with all of the other opsters, watching <a title="One fish, two fish..." href="http://lepoissonrouge.com/events/artist/1021">a film of Bartoli singing selections from her CD</a> in a crazy, baroque &#8216;n roll Neapolitan castle.  The notoriously aviophobic mezzo won&#8217;t be coming stateside this year, so this is the best way to catch her.  And nothing makes castration go down so well as a glass of LPR&#8217;s house cabernet.</p>
<p>In the meantime, my boyfriend is crossing his legs.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[The Little Knife Lives]]></title>
<link>http://blogs.howstuffworks.com/2009/11/10/the-little-knife-lives/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 22:31:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>Katie Lambert</dc:creator>
<guid>http://blogs.howstuffworks.com/2009/11/10/the-little-knife-lives/</guid>
<description><![CDATA[An article in Slate yesterday on the castrati caught my eye. I remember the first time I learned abo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.slate.com/id/2234635">An article in Slate yesterday</a> on the castrati caught my eye. I remember the first time I learned about the castrati, from a professor who guest-taught one of my classes. She lectured on Farinelli, who some consider the greatest Italian castrato of them all. He and his three-octave range became very famous, and he spent his later years singing solely for the melancholy <a href="http://history.howstuffworks.com/european-history/philip2.htm">Philip V of Spain</a>.</p>
<p>Castrati are in the news due to Cecilia Bartoli, an Italian opera singer who has just released a recording of some of the gorgeous arias written for them &#8212; men with heartbreakingly beautiful voices who were castrated before they hit adolescence.</p>
<p>Was this in the Dark Ages? No &#8212; rather, the 16th through the 19th centuries. Tens of thousands of boys went under the knife and then on to vocal training and careers in church choirs or on the opera&#8217;s stage. Women weren&#8217;t allowed to sing in a Catholic church, and the vocal quality of a castrato was much preferred to that of a falsettist. Show-stopping choirs are a good way to get people to come to church &#8212; and then stay for the homily and perhaps the passing of the collection basket.</p>
<p>The horror of the procedure and the idea of castrating a child to preserve his high voice didn&#8217;t stop a lot of people from offering up their sons, or anyone else from hiring the castrati. Some, like Farinelli, went on to fame and celebrity and could command astronomical prices for their performance, but most went on to sadder fates &#8212; prostitution and suicide were all too common.</p>
<p>Eventually, the practice was outlawed. We have but a few recordings from one castrato, Alessandro Moreschi, who died in the 1920s, and those, vocally speaking, aren&#8217;t impressive. All we have to go on are breathless accounts of the beauty, the power, the brilliance of the castrati.</p>
<p>Today, the castrati are a focus of a lot of people interested in gender studies. It&#8217;s been suggested that some of the fascination a 16th-century audience had with them may have had less to do with their voices and more with the always-titillating subject of transgression.</p>
<p>If you want more on the castrati, Mark and John of Stuff from the B-Side, the HowStuffWorks music podcast, recorded an episode on the subject recently.</p>
<p>A clip from 1994&#8217;s &#8220;Farinelli,&#8221; which illustrates his effect on audiences:</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/NWMOmBohlTE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/NWMOmBohlTE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p><a href="http://health.howstuffworks.com/human-nature/emotions/happiness/science/singing-happy.htm">Does singing make you happy?</a><br />
<a href="http://adventure.howstuffworks.com/sydney-opera-house-landmark.htm">Sydney Opera House</a><br />
<a href="http://health.howstuffworks.com/gender-reassignment.htm">How Gender Reassignment Works</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[...que veux-tu me dire?]]></title>
<link>http://nosquedalapalabra.wordpress.com/2009/11/07/que-veux-tu-me-dire/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 14:32:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>labalaustra</dc:creator>
<guid>http://nosquedalapalabra.wordpress.com/2009/11/07/que-veux-tu-me-dire/</guid>
<description><![CDATA[civileso En esta grabación Cecilia Bartoli / Chant d&#8217;amour (françaises melodías) Whung Myung-C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h5 style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/GTl-LjVYGZs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/GTl-LjVYGZs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></h5>
<h6 style="text-align:center;"><a href="http://www.youtube.com/user/civileso">civileso</a></h6>
<h6 style="text-align:center;">En esta grabación</h6>
<h6 style="text-align:center;">Cecilia Bartoli / Chant d&#8217;amour (françaises melodías)</h6>
<h6 style="text-align:center;">Whung Myung-Chung (piano) (1996)</h6>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><strong>Pauline Viardot García (1821-1910)</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><a href="http://books.google.es/books?id=u0gVAAAAYAAJ&#38;dq=Xavier+de+Maistre+Les+Prisonniers+du+Caucase&#38;printsec=frontcover&#38;source=bl&#38;ots=3vVzyBl-PH&#38;sig=nz4HeRrI3jmgOdGk6GcaudjuR4U&#38;hl=es&#38;ei=bWv1SuneFturjAfaveGkDg&#38;sa=X&#38;oi=book_result&#38;ct=result&#38;resnum=1&#38;ved=0CAkQ6AEwAA#v=onepage&#38;q=&#38;f=false" target="_blank">&#8220;Hai luli&#8221;</a></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><a href="http://books.google.es/books?id=u0gVAAAAYAAJ&#38;dq=Xavier+de+Maistre+Les+Prisonniers+du+Caucase&#38;printsec=frontcover&#38;source=bl&#38;ots=3vVzyBl-PH&#38;sig=nz4HeRrI3jmgOdGk6GcaudjuR4U&#38;hl=es&#38;ei=bWv1SuneFturjAfaveGkDg&#38;sa=X&#38;oi=book_result&#38;ct=result&#38;resnum=1&#38;ved=0CAkQ6AEwAA#v=onepage&#38;q=&#38;f=false" target="_blank"> &#8221;Les Prisonniers du Caucase&#8221; </a></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><a href="http://books.google.es/books?id=u0gVAAAAYAAJ&#38;dq=Xavier+de+Maistre+Les+Prisonniers+du+Caucase&#38;printsec=frontcover&#38;source=bl&#38;ots=3vVzyBl-PH&#38;sig=nz4HeRrI3jmgOdGk6GcaudjuR4U&#38;hl=es&#38;ei=bWv1SuneFturjAfaveGkDg&#38;sa=X&#38;oi=book_result&#38;ct=result&#38;resnum=1&#38;ved=0CAkQ6AEwAA#v=onepage&#38;q=&#38;f=false" target="_blank"> Xavier de Maistre</a></strong></p>
<p style="text-align:center;">Je suis triste, je m&#8217;inquiète,<br />
Je ne sais plus que devenir,<br />
Mon bon ami devait venir,<br />
Et je l&#8217;attends ici seulette.<br />
Hai luli, hai luli<br />
Où donc peut être mon ami ?</p>
<p style="text-align:center;">Je m&#8217;assieds pour filer ma laine,<br />
Le fil se casse dans ma main&#8230;<br />
Allons, je filerai demain ;<br />
Aujourd&#8217;hui je suis trop en peine !<br />
Hai luli ! Hai luli !<br />
Qu&#8217;il fait triste sans son ami !</p>
<p style="text-align:center;">Si jamais il devient volage,<br />
S&#8217;il doit un jour m&#8217;abandonner,<br />
Le village n&#8217;a qu&#8217;à brûler,<br />
Et moi-même avec le village !<br />
Hai luli ! Hai luli !<br />
A quoi bon vivre sans son ami ?</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:right;">&#8220;En la vida de las personas hay grandes misterios y el amor es uno de los más inaccesibles&#8221;.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>La desdichada. Ivan Turgueniev</strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:left;">Fuentes l <a href="http://eduardoberti.blogspot.com/2009/04/la-desdichada.html" target="_blank">La desdichada. BERTIGO. Blog del escritor Eduardo Berti.</a></p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://www.tourgueniev.fr/?p=92"></a></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.tourgueniev.fr/?page_id=10"><img class="aligncenter size-full wp-image-6786" title="Les Frênes" src="http://nosquedalapalabra.wordpress.com/files/2009/11/les-frenes.jpg" alt="Les Frênes" width="427" height="298" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a title="Permanent Link: Sauvons la maison Tourguéniev" rel="bookmark" href="http://www.tourgueniev.fr/?p=92"><strong>Sauvons la maison Tourguéniev</strong></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.tourgueniev.fr/?p=92" target="_blank">Le blog du Musée Tourguéniev</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.tourgueniev.fr/?p=92" target="_blank">&#8220;L’association des amis d’Ivan Tourguéniev Pauline Viardot et Maria Malibran&#8221;</a></p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[CON LA IGLESIA HEMOS TOPADO. SACRIFICIUM]]></title>
<link>http://bibliocriptana.wordpress.com/2009/11/04/con-la-iglesia-hemos-topado-sacrificium/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 15:38:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>lagela</dc:creator>
<guid>http://bibliocriptana.wordpress.com/2009/11/04/con-la-iglesia-hemos-topado-sacrificium/</guid>
<description><![CDATA[A la mezzosoprano Cecilia Bartoli no le importa nada topar con la iglesia. Ya lo demostró en su álbu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/gtqJBj2Fen4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/gtqJBj2Fen4&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span>A la mezzosoprano <strong>Cecilia Bartoli </strong>no le importa nada topar con la iglesia. Ya lo demostró en su álbum <strong>&#8220;Opera Proibita&#8221;</strong>, donde no sólo se vistió en la portada del mismo como Anita Ekberg en <strong>La dolce vita</strong>, sino al igual que ella en esta misma cinta, se disfrazó con un hábito de sacerdote en las diversas fotos del álbum.<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/GKN1T3K1idg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/GKN1T3K1idg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>El vaticano criticó duramente a la Bartoli por sacar a relucir aquellos trapos sucios que recordaban a la Roma de 1700 en la que los papas prohibieron la ópera como gratitud a la fin de la peste, pero también para hacer frente a la vida inmoral en que se había desarrollado el mundo del canto. En éste album Cecilia Bartoli recuperó piezas de la ópera <strong>&#8220;L’innocenza giustificata&#8221; de Caldara</strong>, en la que habla de una joven que deseando ser sacerdote se disfraza de chico para poder entrar al seminario. Una vez allí se enamora de otro joven y lo seduce. Ya el film de Fellini fue visto con malos ojos por Roma, pues la escena de la fuente con la belleza singular de <strong>Anita Ekberg</strong> recordando una &#8220;madonna&#8221;, la alusión a la doble moral de la alta sociedad, simbología que recordaban el tema de los castrados, etc. no fue del agrado del vaticano.<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/WZdcp_FpfqI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/WZdcp_FpfqI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Hoy vuelve <strong>Cecilia Bartolli</strong> a las andadas, recordando que la iglesia como institución tiene una memoria bastante oculta que lavar, y no le importa sacar a la luz <a href="http://www.lamaquinadeltiempo.com/algode/castrati.htm">esas maravillosas arias para castrati</a>.</p>
<p>Cuando a las instituciones les da por interpretar como palabra de Dios, las opiniones de seguramente buenas personas, pero escritas hace un montón de siglos, dentro de un concepto que no podemos entender porque no estábamos allí, y les da por dogmatizarlas un montón de siglos más tarde, puede suceder que decidan que es pecado el que las mujeres canten en la ópera y que no es pecado castrar a niños para que puedan cantar como mujeres y suplir así la falta de estas voces en el canto. (?)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[hold on... she's coming!]]></title>
<link>http://handelismygod.wordpress.com/2009/10/30/hold-on-shes-coming/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 02:39:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>puritymccall</dc:creator>
<guid>http://handelismygod.wordpress.com/2009/10/30/hold-on-shes-coming/</guid>
<description><![CDATA[Look if Inma says it&#39;s true, it&#39;s true. You&#39;re getting a new website! I... Know... I can]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Look if Inma says it&#39;s true, it&#39;s true. You&#39;re getting a new website! I... Know... I can]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Puzzling Sacrificium]]></title>
<link>http://daremlamano.wordpress.com/2009/10/28/puzzling-sacrificium/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 04:32:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>mlaffs</dc:creator>
<guid>http://daremlamano.wordpress.com/2009/10/28/puzzling-sacrificium/</guid>
<description><![CDATA[Cecilia Bartoli&#8217;s new album, Sacrificium was released yesterday. For those unfamiliar with the]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Cecilia Bartoli&#8217;s new album, <a href="http://www.ceciliabartolionline.com/cms/sacrificium.html" target="_blank">Sacrificium</a> was released yesterday. For those unfamiliar with the CD and/or too lazy to click the link, the theme of the project is arias originally written for castrati, who were the rock-stars of the 17th and 18th century opera houses (seriously, women threw underwear and wanted to sleep with them. no, i&#8217;m not sure how that was supposed to work out).</p>
<p>Anyway, the publicity for the CD includes this great treasure hunt/puzzle/game online, where you<a href="http://operatattler.typepad.com/opera/2009/10/sacrificium-cecilia-bartoli-puzzle.html" target="_blank"> click around</a> to <a href="http://irontongue.blogspot.com/" target="_blank">various blogs</a>, collect the clues, use <span style="text-decoration:line-through;">google</span> <span style="text-decoration:line-through;">wikipedi</span>a the Sacrificium website to find the answers, then enter them on the <a href="http://www.xeroproject.com/clients/Bartolipuzzle/" target="_blank">puzzle page</a>. Once you have all nine answers correct (and entered the way the website expects you to type them), you unlock nine pieces of a picture, which, when fit together, plays a track from the new CD.</p>
<p>This is a great and creative idea &#8211; you&#8217;re capitalizing on the buzz of the release, promoting the blogs that participate, and getting the target audience to interact with the press material/key facts about the CD. I think the locations of the clues were kept secret or at least withheld that info even from the participating bloggers, so they got to play too. Everyone wins.</p>
<p>Except.</p>
<p>The initial implementation was a little sloppy, because getting it up and running required the participation of nine different bloggers, all who post at different times, some who have better tech skills than others, and some who pay better attention than others. There were links that pointed to the wrong place for several hours before they were fixed, clues that weren&#8217;t posted til after the end of the business day on the East Coast, etc, etc.</p>
<p>The solution to the puzzle was no surprise &#8211; we&#8217;ve seen the artwork already. The prize, a streaming track that plays when all the pieces fit together, was nice, but sort of trumped by the fact that NPR had the whole CD available for streaming for a week leading up to the release.</p>
<p>Despite that, there were people (myself included) who were proud/curious/crazy enough to push through, and when the dust settled, I&#8217;m sure that track got a lot of plays. It was a nifty project, and a cool piece of code.</p>
<p>But why stop there? If users are that committed to the puzzle, it would take just a second to capture our email addresses. Why not find a way to track and categorize the traffic driven to the CD&#8217;s site? Instead of giving the main URL to the bloggers who set up the clues, set up a re-direct that counts hits &#8211; be proactive about analyzing the effect of your project.</p>
<p>Let&#8217;s not even get started on the CD concept and art. These kinds of arias primarily appeal to a niche audience, and I think most of this crowd knows about castrati. They were rock stars, as mentioned above. It&#8217;s true that a lot of boys were needlessly operated on, but they were not the 17th and 18th century equivalents of <a href="http://entertainment.timesonline.co.uk/tol/arts_and_entertainment/music/classical/article6857216.ece" target="_blank">plastic surgery patients</a>. I&#8217;m not sure what <a href="http://parsifal79.blogspot.com/2009/09/evviva-il-coltellino.html" target="_blank">classic male statues</a>, balls intact, have to do with the subject. A more general audience will lose interest once the shock value wears off.</p>
<p>But who knows? Maybe the project was conceived since the niche audience is accustomed to hearing soprani sing castrati arias, and, um, <a href="http://www.amazon.com/Sacred-Arias-Special-Bonus-DVD/dp/samples/B0000CE9VO/ref=dp_tracks_all_2#disc_2" target="_blank">a few others</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cecilia Bartoli Conciertos en Madrid - Grandes Voces]]></title>
<link>http://conciertosyfetivales.wordpress.com/2009/10/23/cecilia-bartoli-conciertos-en-madrid-grandes-voces/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 09:36:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>futbolhd</dc:creator>
<guid>http://conciertosyfetivales.wordpress.com/2009/10/23/cecilia-bartoli-conciertos-en-madrid-grandes-voces/</guid>
<description><![CDATA[12/Dic 20:00 A determinar Cecilia Bartoli Conciertos en Madrid &#8211; Grandes Voces Para los medios]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div>
<div><img class="alignleft" src="http://www.dooplan.com/site_media/photologue/photos/2009/07/26/cache/09ceciliabartolip_foto.jpg" alt="09ceciliabartolip.jpg" width="170" height="170" /></div>
</div>
<p><!-- Date, time, price --></p>
<div>
<div><span id="Fecha"> 12/Dic </span> <span id="Hora"> 20:00 </span> <span id="Precio"> A determinar </span></div>
</div>
<p><!-- Fin : Bloque izquierdo --> <!-- Inicio : Bloque central --></p>
<div><!-- Name, category, description, place --></p>
<h1>Cecilia Bartoli</h1>
<h2><a title="Conciertos" href="http://www.dooplan.com/madrid/events/conciertos/">Conciertos en Madrid</a> &#8211; <a title="Grandes Voces" href="http://www.dooplan.com/madrid/events/explore/?festival=grandes-voces-madrid-2009">Grandes Voces</a></h2>
<p><em>Para los medios especializados es una de las artistas más destacadas en el ámbito de la música lírica actual.</em></p>
<p><strong>La artista italiana, auténtico fenómeno por haber vendido miles de ejemplares de sus recitales dedicados a Vivaldi, Gluck y Salieri, está considerada la cantante lírica que más discos vende en el mundo y la que goza de mayor reconocimiento internacional.</strong></p>
<p>La pasión arrolladora que la cantante romana Cecilia Bartoli pone en todo lo que hace es una de sus mejores aliadas a la hora de llegar a todos los públicos. Hace más de dos décadas que la italiana había convencido y cautivado a los más exigentes especialistas musicales. Pero la cantante ha conseguido convertirse en una celebridad popular y mediática sin defraudar al público especializado.</p>
<p>Sus discos y sus recitales son unos productos tan cuidados desde el punto de vista de la puesta en escena y la mercadotecnia como desde la mayor exigencia artística y musicológica. Sus interpretaciones no han dejado indiferentes a los críticos ni a las compañías discográficas: la casa Decca pública sus grabaciones desde 1987, cuando firmó un contrato con la entonces prometedora voz de 21 años.</p>
<p>Y es que decir Bartoli es hacerlo una de las voces mejor promocionadas de los últimos años, en lo que cada uno de sus nuevas grabaciones desencadena una potentísima maquinaria publicitaria, convirtiendo sus trabajos en auténticos superventas en un género como la ópera y en estos tiempos en los que adquirir un disco se ha convertido en un acto excepcional.</p>
<p>La espectacular cifra de seis millones de discos vendidos, más de cien semanas formando parte de las listas internacionales, numerosos discos de oro y muchos otros prestigiosos galardones reflejan el inmenso éxito de sus álbumes monográficos dedicados a Vivaldi, Gluck, Salieri o la ópera &#8216;Proibita&#8217;.</p>
<p>Las cualidades interpretativas de Cecilia se extienden también a diferentes repertorios de compositores barrocos y de otros del periodo clásico temprano: Gluck, Salieri, Vivaldi, Haydn. El profundo amor que siente por su trabajo, hicieron acreedora a la mezzosoprano hace algunos años, de la concesión de la prestigiosa Orden de las Artes y Letras. En España, el Gobierno le concedió la preciada Medalla de Oro de las Bellas Artes.</p>
<p>Cecilia Bartoli está acompañada en este recital del ciclo &#8216;Grandes Voces&#8217; por Il Giardino Armonico con la dirección de Giovanni Antonini. El grupo lo forman 30 músicos afanados en el repertorio de los siglos XVII y XVIII. Todos ellos utilizan instrumentos originales y sus discos se venden como rosquillas. Llevan 23 años coleccionando premios (Grammy, Diapason d&#8217;Or, Gramophone, Echo).</p>
<div><a title="Teatro Real" href="http://www.dooplan.com/madrid/places/show/teatro-real/">Teatro Real</a> Madrid                                     Teatro Real</div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EL SACRIFICIUM DE CECILIA BARTOLI]]></title>
<link>http://ximo.wordpress.com/2009/10/11/el-sacrificium-de-cecilia-bartoli/</link>
<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 01:03:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Joaquim</dc:creator>
<guid>http://ximo.wordpress.com/2009/10/11/el-sacrificium-de-cecilia-bartoli/</guid>
<description><![CDATA[La pitjor coberta que hom hagi imaginat mai (difícil de superar-ho per la Nightingale, la discogràfi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La pitjor coberta que hom hagi imaginat mai (difícil de superar-ho per la Nightingale, la discogràfi]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Outstanding new releases from Kraftwerk, Sting, Cecilia Bartoli, Joyce DiDonato, John Coltrane and Miles Davis]]></title>
<link>http://musicforgrownups.wordpress.com/2009/10/08/outstanding-new-releases-from-kraftwerk-sting-cecilia-bartoli-joyce-didonato-john-coltrane-and-miles-davis/</link>
<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 23:06:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>dylandaily</dc:creator>
<guid>http://musicforgrownups.wordpress.com/2009/10/08/outstanding-new-releases-from-kraftwerk-sting-cecilia-bartoli-joyce-didonato-john-coltrane-and-miles-davis/</guid>
<description><![CDATA[Forget the Beatles remasters. Forget Dylan’s Xmas album (due in the UK on Monday). There are some ex]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><a href="http://musicforgrown-ups.blogspot.com/2009/10/outstanding-new-releases-from-kraftwerk.html"></a></h3>
<div>Forget the Beatles remasters. Forget Dylan’s Xmas album (due in the UK on Monday).</p>
<p>There are some exciting new releases by Music for Grown-Ups favourites about to hit the streets, notably:</p>
<p>* Kraftwerk’s back catalogue – remastered, released singly and in a collectable box set, The Catalogue. Prima!</p>
<p>* Sting’s tempting foray into traditional and classical song – If On A Winter’s Night.</p>
<p>* Top mezzo-soprano outings – Cecilia Bartoli with Sacrificium; and Joyce DiDonato with Rossini.</p>
<p>* John Coltrane’s early work on Prestige as a sideman with a variety of bands (except Miles’s), collected as Side Steps</p>
<p>* All of Miles Davis’s Columbia albums – 70 discs! &#8211; in a single box.</p>
<p>A bumper autumn in store…</p>
<p>Gerry Smith</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Bartoli i els castrati]]></title>
<link>http://elquaderndelapuntador.wordpress.com/2009/10/05/bartolisacrificium/</link>
<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 22:49:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>L&#39;apuntador</dc:creator>
<guid>http://elquaderndelapuntador.wordpress.com/2009/10/05/bartolisacrificium/</guid>
<description><![CDATA[Hi ha molt pocs artistes del món del clàssic -de fet m&#8217;atreviria a dir que és un cas únic- que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-484" title="'Sacrificium', l'últim disc de Cecilia Bartoli" src="http://elquaderndelapuntador.wordpress.com/files/2009/10/q-cdsacrificium.jpg" alt="'Sacrificium', l'últim disc de Cecilia Bartoli" width="450" height="450" /></p>
<p>Hi ha molt pocs artistes del món del clàssic -de fet m&#8217;atreviria a dir que és un cas únic- que generin l&#8217;espectació que <a href="http://www.ceciliabartolionline.com/" target="_blank">Cecilia Bartoli</a> provoca cada vegada que treu un disc. I és que, deixant de banda el suport mediàtic que obté de la seva discogràfica, sempre són productes &#8220;diferents&#8221; i de primer nivell.</p>
<p>Després de &#8216;<a href="http://www.mariamalibran.net/es/introduction" target="_blank">María</a>&#8216;, dedicat a la cantant del segle XIX María Malibrán, la mezzo italiana fa ara una mirada una mica més enrera per acostar-se al repertori dels castrats. El disc, titulat genèricament &#8216;<a href="http://www.ceciliabartolionline.com/cms/sacrificium.html" target="_blank">Sacrificium</a>&#8216;, es posa a la venda avui dilluns. La portada, com podeu comprovar, és impactant.</p>
<p>A Bartoli l&#8217;acompanya aquesta vegada <a href="http://www.ilgiardinoarmonico.com/" target="_blank">Il Giardino Armonico</a>, que dirigeix Giovanni Antonini; el mateix conjunt amb el que ja va gravar l&#8217;àlbum &#8216;Viva Vivaldi!&#8217;. L&#8217;enregistrament es va fer a l&#8217;Auditorio Miguel Delibes de Valladolid.</p>
<p>La gira de presentació de &#8216;Sacrificium&#8217; passarà per Barcelona (Palau de la Música Catalana) el dijous 10 de desembre.</p>
<p>Aquí us deixo el tràiler promocional:</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/nSXzfom3Uqc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/nSXzfom3Uqc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Zoey übt]]></title>
<link>http://zoeyswelt.wordpress.com/2009/10/03/zoey-ubt/</link>
<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 21:09:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zoey</dc:creator>
<guid>http://zoeyswelt.wordpress.com/2009/10/03/zoey-ubt/</guid>
<description><![CDATA[Heute mal keinen langen Beitrag, stattdessen ein Video. &#8220;Caro mio ben&#8221; von Giordani, hie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Heute mal keinen langen Beitrag, stattdessen ein Video. &#8220;Caro mio ben&#8221; von Giordani, hier interpretiert von der fantastischen Cecilia Bartoli.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/-Hlk8EDA02M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/-Hlk8EDA02M&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Warum ich ausgerechnet dieses Stück poste, ist leicht zu erklären: Ich werde in den nächsten Wochen ein neues Demo im Tonstudio aufnehmen und dieses Lied wird darauf die klassische Sparte vertreten. Beim ersten Hören mag es recht einfach klingen, es ist ein beliebtes Übungsstück für den Gesangsunterricht. Dennoch sollte man als Sänger/-in das Ganze nicht unterschätzen. Für mich heißt das: ganz viel üben <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Bis morgen!</p>
<p>Deine/Ihre/Eure</p>
<p>Zoey</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Para ver e comparar]]></title>
<link>http://deverdiamonteverdi.wordpress.com/2009/09/24/para-ver-e-comparar/</link>
<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 15:14:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>carlacancellara</dc:creator>
<guid>http://deverdiamonteverdi.wordpress.com/2009/09/24/para-ver-e-comparar/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/aSQqycalzAs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/aSQqycalzAs&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/Jr3WNaMJMA8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/Jr3WNaMJMA8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Happy Birthday to Me. ]]></title>
<link>http://handelismygod.wordpress.com/2009/09/10/happy-birthday-to-me/</link>
<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 14:47:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>puritymccall</dc:creator>
<guid>http://handelismygod.wordpress.com/2009/09/10/happy-birthday-to-me/</guid>
<description><![CDATA[Sorry. Lost. Power. Of. Speech. But thank you Decca. Thank you (c) Uli Weber. Thank you Ms Bartoli. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Sorry. Lost. Power. Of. Speech. But thank you Decca. Thank you (c) Uli Weber. Thank you Ms Bartoli. ]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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