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	<title>chipssalsa &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/chipssalsa/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "chipssalsa"</description>
	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 01:30:47 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Gratis. Ad ogni costo]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/07/21/gratis-ad-ogni-costo/</link>
<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 08:30:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dalla California è in arrivo l&#8217;ultima grande narrazione tecno-ideologica: un mondo di beni e s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="217" height="34" />Dalla California è in arrivo l&#8217;ultima grande narrazione tecno-ideologica: un mondo di beni e servizi a costo zero. In nome del business. Lo dice Free, l&#8217;ultimo saggio di Chris Anderson, direttore di Wired e teorico della Coda lunga. Ma le aziende in crisi lo seguiranno?</em></p>
<p>Che cosa hanno in comune un&#8217;azienda multimiliardaria come Google e i venditori ambulanti brasiliani che offrono cd per le strade di San Paolo? L&#8217;esclusiva <a href="http://www.ted.com/talks?gclid=CLCg-_Ww5psCFdMWzAod1iGyAw">conferenza TED</a> che chiede fino 6 mila dollari per un biglietto di ingresso e <a href="http://www.wikipedia.org"><em>Wikipedia</em></a>, l&#8217;enciclopedia online che regala conoscenza grazie a migliaia di volontari? Se diamo retta all&#8217;ultima grande narrazione tecno-ideologica che arriva dalla California sono tutti esempi di «un modello economico completamente nuovo» che, grazie alla diffusione delle tecnologie di rete, promette di rivoluzionare interi settori di business e caratterizzare l&#8217;economia del prossimo futuro: l&#8217;<strong>offerta gratuita di beni e servizi</strong>.</p>
<p>Teorico, cantore e ideologo di questa rivoluzione &#8220;a costo zero&#8221; è <strong>Chris Anderson</strong>, direttore del mensile <em><a href="http://www.wired.com/" target="_blank">Wired</a></em>. Il testo in cui descrive i fondamenti del paradigma &#8220;no-cost&#8221; è approdato a inizio di luglio nelle librerie di Stati Uniti e Gran Bretagna e si candida a diventare il punto di riferimento di un&#8217;<em>intellighenzia</em> digital-globale affamata di visioni d&#8217;insieme e suggestioni di business.</p>
<p>A suon di esempi di aziende che prosperano regalando qualcosa, <strong>«<em><a href="http://www.amazon.com/Free-Future-Radical-Chris-Anderson/dp/1401322905" target="_blank">Free. The future of a radical price</a></em>»</strong>, questo il titolo del libro, descrive l&#8217;irresistibile e progressiva prevalenza del «gratis» nell&#8217;era digitale. Tra excursus storici e incursioni nella psicologia del consumatore attratta dallo zero, il cuore dell&#8217;argomento di Anderson è tutto tecnologico. A portarci nel regno della gratuità fatta business saranno infatti, secondo il direttore di <em>Wired</em>, quei processi di innovazione che fanno sì che il prezzo dei supporti di memoria, della banda di trasmissione e dei processori, vale a dire l&#8217;architrave di ogni erogazione di servizi via web, si dimezzi in un periodo compreso <strong>tra i 9 e i 18 mesi</strong>. A questi ritmi il costo marginale della distribuzione di bit scivola verso lo zero&#8230;<!--more-->Il resto lo fanno i meccanismi economici che spingono le aziende a vendere oggi al prezzo di domani e a offrire gratuitamente beni e servizi online. «Mai – scrive l&#8217;autore &#8211; nel corso della storia umana i fattori primari di un&#8217;economia industriale sono scesi di prezzo così velocemente e così a lungo».</p>
<p>E&#8217; così che Google fa profitti con la pubblicità associata alle ricerche e regala al mondo Gmail, sistema di posta elettronica, o YouTube. Allo stesso modo la conferenza TED pubblica le riprese degli interventi dei relatori sul web senza domandare un euro (aumentando la sua popolarità) mentre ottiene migliaia di dollari da chi vuole vedere il pensatore di turno dal vivo e godere di conversazioni interessanti nei corridoi del convegno. Analogamente, <strong>le band di <em>tecnobrega</em></strong>, genere musicale brasiliano, accettano la vendita sottocosto di cd nelle strade considerandola pubblicità per le performance dal vivo. Tutti questi soggetti regalano qualcosa che fino a poco tempo fa sarebbe costata (e-mail, video su internet, le riprese di un convegno, la musica) monetizzando qualcos&#8217;altro. La tendenza è questa: «Prima o poi ogni azienda dovrà capire come ricorrere al &#8220;gratis&#8221; o competere con il &#8220;gratis&#8221; in un modo o nell&#8217;altro».</p>
<p>Nato da un <a href="http://www.wired.com/techbiz/it/magazine/16-03/ff_free" target="_blank">articolo pubblicato su <em>Wired</em></a> nel febbraio dell&#8217;anno scorso, «<em>Free»</em> è l&#8217;ideale seguito della precedente fatica di Anderson, <strong>«<em><a href="http://codiceedizioni.it/catalogo/pubblicazioni/la-coda-lunga" target="_blank">La coda lunga</a>»</em></strong> (pubblicato in Italia da Codice). Uscito nel 2006, il saggio spiegava come cambia il business nell&#8217;era dell&#8217;economia dell&#8217;abbondanza, quando «senza le costrizioni dello spazio degli scaffali fisici… beni e servizi che si rivolgono a pochi possono essere economicamente attraenti come quelli <em>mainstream</em>». Numeri dei rivenditori online alla mano, raccontava alle imprese assetate di visioni come il mondo immateriale renda economicamente sostenibile concentrarsi sulla parte sottile (e lunga) della curva delle vendite: milioni di prodotti che vendono poco ma che, sommati, possono portare immensi profitti puntando sulle nicchie piuttosto che sui bestseller.</p>
<p>Nel frattempo, ironia della sorte, proprio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Coda_lunga"><em>«La coda lunga»</em></a> è diventato un bestseller che, per le regole dell&#8217;economia della scarsità, ha richiesto un seguito, «<em>Free»</em>. Stessa ideologia di fondo (la tecnologia salverà il mondo), medesima cornice (addio scarsità, benvenuta abbondanza), immutato sforzo di marketing. Resta da vedere, però, se il nuovo libro otterrà lo stesso successo di vendite e di influenza culturale del precedente.</p>
<p>Di certo, l&#8217;inizio è stato complicato. Mark Cuban, proprietario della squadra di basket dei Dallas Mavericks grazie a miliardi incassati ai tempi della new economy, <a href="http://blogmaverick.com/2009/07/05/the-freemium-company-lifecycle-challenge/">ha messo in guardia gli imprenditori</a>: «Quando hai successo con il Gratis, morirai con il Gratis. Ci sarà sempre una società che vi rimpiazza come Facebook con MySpace o Google con Yahoo». Sul settimanale <em>The New Yorker</em> Malcolm Gladwell <a href="http://www.newyorker.com/arts/critics/books/2009/07/06/090706crbo_books_gladwell?currentPage=all">ha accusato</a> il collega di essere un «utopista tecnologico» che nel suo entusiasmo dimentica alcuni particolari. Per esempio, che YouTube, offerto gratis al mondo da Google, sottrae un sacco di soldi al motore di ricerca. Alla faccia dei costi marginali declinanti, solo la banda per trasmettere i video – il cui prezzo, per Anderson, volge inesorabilmente verso lo zero – <strong>costa 362 milioni di dollari l&#8217;anno</strong>. Nel complesso le stime dicono che il sito per la condivisione di video perde 470 milioni di dollari.</p>
<p>Dalle nostre parti <strong><a href="http://blog.quintarelli.it/" target="_blank">Stefano Quintarelli</a></strong>, grande esperto di telecomunicazioni, conferma: «Il costo dello storage e della banda continua a calare. Ma aumentano anche gli utenti, il numero dei video, la qualità dei video e con questi i server e i costi dell&#8217;elettricità per l&#8217;alimentazione e il raffreddamento dei computer. Questi fattori eccedono il calo dei prezzi della tecnologie». Il risultato, numeri alla mano, è che «un servizio come YouTube non può essere sostenuto solo dall&#8217;attuale modello di pubblicità».</p>
<p>Viene il sospetto, allora, che la gratuità di YouTube derivi dall&#8217;anomala condizione di forza del motore di Mountain View. Dall&#8217;alto di una quota di mercato stratosferica nella ricerca su internet e nella pubblicità connessa, Google si può permettere di offrire servizi gratis su mercati adiacenti per impedire la nascita di concorrenti (vedi <a href="http://www.visionpost.it/nexteconomy/processo-a-google.htm"><em>Chips&#38;Salsa</em> del 20 giugno scorso</a>). Invece di invocare «un nuovo modello economico» sarebbe meglio parlare di un meccanismo antico quanto il capitalismo, la vecchia e cara <strong>rendita da monopolio</strong> ma il fascino della narrazione ne risentirebbe.</p>
<p>A rallentare la corsa del libro verso il successo dalla «<em>Coda lunga</em>» c&#8217;è poi il problematico momento in cui fa la sua comparsa. Dal febbraio 2008, quando è stato pubblicato l&#8217;articolo da cui il testo ha preso spunto, il Nasdaq, il listino tecnologico Usa, ha perso quasi un quarto del suo valore e il mondo si trova nella più grave recessione del dopoguerra. Persino i <strong>venture capital</strong>, che hanno finanziato buona parte dei servizi gratuiti del cosiddetto web 2.0 da cui Anderson prende ispirazione teorica, stringono i cordoni della borsa. Secondo la <em>National</em> <em>Venture</em><em> Capital</em> <em>Association</em>, associazione di categoria, nel primo trimestre dell&#8217;anno <strong>gli investimenti in aziende internet sono caduti</strong> del 31 per cento rispetto all&#8217;ultimo trimestre del 2008 e del 58 % rispetto all&#8217;inizio dell&#8217;anno scorso.</p>
<p>Insomma, mentre l&#8217;economia della scarsità torna a chiedere il conto a quella dell&#8217;abbondanza, il mondo del business (ma anche quello giornalistico) non sembra nella condizione ideale per credere a chi vuole convincerli a regalare qualcosa. Anche se si chiama Anderson ed è <strong>il miglior impacchettatore di idee in circolazione</strong>, a anche se <em>«Free»</em> resta un pacco ben confezionato. Per una volta il geniale venditore potrebbe avere scelto il momento sbagliato per piazzare il suo prodotto.</p>
<p><em>Articolo pubblicato su Chips&#38;Salsa/Il Manifesto del 18 luglio 2009</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Solo un dato ci può salvare]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/07/13/solo-un-dato-ci-puo-salvare/</link>
<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 20:25:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="186" height="29" />Le nuove frontiere del giornalismo (e il futuro dei quotidiani) passano anche dalla capacità di impiegare le nuove tecnologie per aiutare il lettore a dare un senso al diluvio di dati che lo inonda. Qualche esempio pionieristico.</em></p>
<p>La storia principale la sanno tutti: gli utenti trovano le notizie in rete gratis e la pubblicità si trasferisce online dove le inserzioni, a parità di lettori, costano meno. Risultato: i quotidiani sono in declino, il giornalismo è in pericolo e anche la democrazia non sta tanto bene. Quello che non tutti conoscono è il racconto laterale: <strong>i germi del futuro dell&#8217;informazione</strong> sono già all&#8217;opera. Bisogna andarli a cercare nelle divisioni online dei media più innovativi o nei dipartimenti più visionari di certe università. È lì che si tentano esperimenti che, con l&#8217;aiuto della tecnologia, provano a immaginare le vie delle news che verranno. Con un&#8217;idea a fare da collante: l&#8217;eccesso di informazione può essere piegato a vantaggio di quei soggetti che, per tradizione e risorse, possono usare la massa enorme di dati che ci assale ogni giorno per fornire contesto, interpretazioni della realtà, basi per nuovi business. Se le cose stanno così, chi meglio dei quotidiani?</p>
<p><strong>Copiando Google<br />
</strong>L&#8217;americano <a href="http://developer.nytimes.com/gallery" target="_blank"><em>New York Times</em></a> e l&#8217;inglese <em><a href="http://www.guardian.co.uk/open-platform" target="_blank">The Guardian</a> </em>sono tra i più decisi a battere la nuova strada. Per farlo hanno scelto un esempio non da poco: Google. Esattamente come il motore di ricerca ha agito per i suoi servizi più popolari (le mappe, per esempio) i due quotidiani hanno aperto ai programmatori le tecnologie (in gergo API, acronimo per Application programming interface) necessarie per &#8220;giocare&#8221; con i loro archivi di dati e notizie e creare servizi. In questo modo tale Taylor Barstow ha lanciato <a href="http://nytexplorer.com/" target="_blank">Nytexplorer.com</a> per effettuare ricerche avanzatissime nel database del quotidiano. Altri hanno preferito impiegare le informazioni sul Congresso prese dal <em>New York Times</em> per tenere sotto controllo l&#8217;attività dei parlamentari dell&#8217;Oregon: è il caso di <a href="http://gov.oregonlive.com/" target="_blank">YourGovernment</a>. Uno sviluppatore italo-olandese, Cristiano Betta, infine, ha utilizzato l&#8217;archivio del <em>Guardian</em> per aggiungere informazioni di contesto al suo <a href="http://shouldibackupmy.com/" target="_blank">ShouldIBackupMy.com</a>, che fornisce consigli su come non perdere i propri dati.</p>
<p>Come le mappe di Google sono il punto di riferimento per chi realizza servizi di georeferenziazione sul web così, condividendo il patrimonio informativo e tecnologico, i giornali sperano di diventare la fermata obbligata per chi sperimenta con l&#8217;informazione. A che pro? Lo spiega l&#8217;influente blog americano <a href="http://gigaom.com/2009/02/08/the-nyt-api-newspaper-as-platform/" target="_blank"><em>GigaOm</em></a>: simili iniziative «trasformano il giornale in una piattaforma per altri servizi e funzionalità. Questo rende il quotidiano e il suo contenuto più preziosi e apre le porte ad ogni tipo di partnership o forma di licenza commerciale»&#8230;<!--more--></p>
<p><strong>Numeri per la comunità<br />
</strong>Una volta presa coscienza del salto di paradigma imposto dall&#8217;ambiente virtuale, alcuni giornali iniziano a individuare i loro punti di forza in rete. Anche ai tempi in cui si sfogliavano e basta non erano solo fornitori di articoli ma anche di servizi (si pensi agli annunci commerciali o funebri) e ora possono offrire, oltre a notizie, strumenti online al servizio della comunità. «Oggi circolano più dati che in qualsiasi altro momento della storia», dice <strong>Irfan Essa</strong>, professore presso la <em>School of interactive computing</em> del Georgia Institute of Technology. «In quest&#8217;epoca, i giornalisti non hanno solo il compito di mostrare valide ipotesi su quanto questi dati dimostrano, ma devono anche fornire ai lettori gli strumenti interattivi per vedere che impatto hanno su di loro».</p>
<p>Tra quelli che hanno capito la lezione c&#8217;è il <em>Los Angeles Times</em>. Il suo <a href="http://projects.latimes.com/" target="_blank">&#8220;Data Desk&#8221;</a> offre accesso ad una serie di database tematici. C&#8217;è la possibilità di cercare i nomi dei soldati californiani deceduti in Afganistan e Iraq o di esplorare i risultati delle ispezioni sanitarie nei ristoranti della Contea. Ancora, si può scoprire, sulla base di dati ufficiali, quali piscine pubbliche non brillano per igiene oppure, per il genere informazioni amene, investigare la frequenza dei nomi più popolari dei cani quartiere per quartiere.</p>
<p><strong>Reporter e database</strong></p>
<p><strong></strong>In fondo, la capacità di scavare tra i dati è sempre stata una delle virtù del giornalismo di ogni epoca. Bisogna solo adattarla al web. Ad aiutare le redazioni in questa transizione ci pensano, in America, istituzioni come l&#8217;<a href="http://www.ire.org/" target="_blank"><em>Investigative reporters and editors</em></a>, associazione no profit dedita al sostegno del giornalismo d&#8217;inchiesta che ha sede presso <a href="http://www.journalism.missouri.edu/" target="_blank">la scuola di giornalismo dell&#8217;Università del Missouri</a>. Da anni organizza corsi di formazione nei media del Paese per diffondere il verbo del &#8220;giornalismo aiutato dal computer&#8221;, ovvero l&#8217;applicazione di tecniche computazionali all&#8217;analisi dei dati per l&#8217;attività dei reporter investigativi. I Bob Woodward e Carl Bernstein di domani, insomma, non indosseranno camicie con lunghi colletti a punta, semmai magliette e occhialoni da nerd.</p>
<p>&#8220;La prima competenza che il pubblico vuole dai giornalisti sta progressivamente spostandosi dalla <em>scrittura di buone storie</em> alla <em>capacità di aiutare il lettore</em> a navigare attraverso tutta questa informazione&#8221;, spiega <strong>Clyde Bentley</strong>, professore all&#8217;Università del Missouri. &#8220;I giornalisti devono raffinare la loro capacità di setacciare storie in modo da dare alla gente quello che potrebbe massimamente interessarla. Questo siginfica che devon avere l&#8217;abilità di cercare in fretta tra una serie di fornitori di informazione, dalla blogosfera all&#8217;Associated Press. Dare un senso alla poltiglia sarà il nostro primo dovere&#8221;.</p>
<p>Al Georgia Institute of Technology ne sono così convinti che insegnano i rudimenti del &#8220;giornalismo computazionale&#8221;, disciplina che coniuga informatica e giornalismo. L&#8217;obiettivo, spiega <strong>Essa</strong>, è formare figure ibride: «I giornalisti-computazionali sanno costruire strumenti per fare in modo che i giornalisti diventino più efficaci nella condivisione di informazioni e che i cittadini possano fruirne in modo efficace. Oppure sviluppano algoritmi per aiutare a garantire la qualità dell&#8217;informazione». Esempio di questo connubio è <a href="http://www.everyblock.com/" target="_blank">EveryBlock.com</a>. Realizzato da <strong>Adrian Holovaty</strong>, reporter-informatico già capo dell&#8217;innovazione al sito del Washington Post, aggrega e georeferenzia informazioni (dalle recensioni di ristoranti ai fatti di cronaca nera) sui quartieri di 15 città americane.</p>
<p><strong>Lettore, aiutaci tu<br />
</strong>Se poi le tecnologie in dotazione sono antiquate e i giornalisti tecnologizzati scarseggiano, i quotidiani in cerca di futuro possono affidarsi alla rete di raccogliere abbastanza occhi per lavori che nessun reporter da solo riuscirebbe a portare a termine. Lo ha fatto il <em>Guardian</em> qualche settimana fa. <a href="http://mps-expenses.guardian.co.uk/" target="_blank">Ha messo sul web</a> migliaia di pagine di note spese dei parlamentari britannici e chiesto agli utenti di leggerle e segnalare voci sospette.</p>
<p>In attesa dei risultati la morale è chiara: computer o esseri umani, la salvezza del giornalismo passa dalla capacità di dare un senso ai dati.<br />
<em><br />
Articolo pubblicato su Chips&#38;Salsa/Il Manifesto del 11 luglio 2009</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il volto intelligente della semantica]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/07/07/il-volto-intelligente-della-semantica/</link>
<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 09:21:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2009/07/07/il-volto-intelligente-della-semantica/</guid>
<description><![CDATA[A volte ritornano. Potrebbe intitolarsi così, come un famoso racconto di Stephen King, il film di un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-full wp-image-498" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="211" height="33" />A volte ritornano. Potrebbe intitolarsi così, come un famoso racconto di Stephen King, il film di una delle più controverse promesse dell&#8217;universo tecnologico: la semantica. Sì, proprio la scienza dei significati. Da un buon lustro viene periodicamente indicata come la rivoluzione che ci darà <strong>motori di ricerca intelligenti</strong> in grado di comprendere il linguaggio naturale e di capire le relazioni tra i concetti (utilizzando soltanto algoritmi automatizzati), di interrogare Google &#38; C. come faremmo con un nostro amico al bar ricevendo risposte pertinenti (a differenza di quelle che, spesso, riceviamo al bar).</p>
<p>Peccato che le grandi aspettative vadano regolarmente deluse e la semantica torni ogni volta ad essere quello che è sempre stata, disciplina da umanisti. Almeno fino alla prossima occasione. Come quella che stiamo vivendo oggi. Il mondo dei motori di ricerca, come si racconta nel pezzo a fianco, torna a regalare novità (<a href="http://tutti%20contro%20google,%20ecco%20gli%20sfidanti.%20microsoft%20scende%20in%20campo%20con%20bing.%20e%20wolfram%20alpha%20tenta%20la%20strada%20dell%c3%a2%e2%82%ac%e2%84%a2intelligenza%20artificiale.%20mentre%20facebook%20e%20twitter%20promettono%20risposte%20in%20tempo%20reale%20grazie%20al%20loro%20%c3%a2%e2%82%ac%c5%93database%20delle%20emozioni%c3%a2%e2%82%ac%ef%bf%bd./" target="_blank"><em>Bing </em>di Microsoft <em>in primis</em></a>) e subito qualcuno ricomincia a parlare di tecnologie che comprendono i significati. Per capire se in questo caso c&#8217;è un po&#8217; di grano in mezzo al solito loglio ci siamo rivolti a <strong>Luca Scagliarini</strong> che cura l&#8217;espansione internazionale di <a href="http://www.expertsystem.net/" target="_blank">Expert System</a>, azienda modenese che da anni prospera grazie Cogito, tecnologia (veramente) semantica sviluppata in un&#8217;area che più che per il software si è sempre distinta per la meccanica e la ceramica. Scagliarini è reduce dalla <a href="http://www.semantic-conference.com/" target="_blank"><em>Semantic Conference 2009</em></a>, uno dei più importanti eventi mondiali dedicati alle tecnologie semantiche che si è tenuto in California dal 14 al 18 giugno scorso.</p>
<p><strong>Di semantica in ambito tecnologico si parla da così tanto tempo che il termine ha fatto a tempo a diventare di moda e scomparire almeno un paio di volte negli ultimi 5 anni. A che punto siamo oggi, a tuo parere, dopo l&#8217;edizione 2009 della Semantic Technology Conference?</strong></p>
<p>Diciamo che sta tornando interesse intorno al tema. Anche con la crisi economica c&#8217;è stato un cospicuo aumento di partecipanti alla manifestazione e, soprattutto, non si è trattato dei soliti noti.</p>
<p><strong>Per la prima volta, <strong>tutti i grandi, da Google a Yahoo a Oracle, sono stati coinvolti in presentazioni</strong>. Come interpreti questo segnale?</strong></p>
<p>E&#8217; l&#8217;indicazione che si sta uscendo dalla fase di laboratorio. Google stessa ha cambiato idea. Ancora l&#8217;anno scorso snobbava apertamente la semantica. Un mese fa ha annunciato che inizierà ad inserire degli aspetti semantici nella sua indicizzazione dei siti web. Yahoo! lo fa già. Detto questo, non ci sono ancora evidenze chiare che la semantica farà quel salto che molti da tempo auspicano. C&#8217;è qualche indizio in più rispetto allo scorso anno ma prove non se ne vedono ancora.</p>
<p><!--more--></p>
<p><strong>Dalle tecnologie semantiche potrà nascere l&#8217;anti-Google?</strong></p>
<p>Penso di no. Nel senso di un motore orizzontale in grado di restituire risposte per ogni contenuto e che impieghi per questo tecnologia in grado di comprendere significato e relazioni tra i termini lo escluderei. Nella sua funzione generalista Google è ottimo.</p>
<p><strong>Uno dei problemi del web contemporaneo è come aiutare gli utenti a tenere traccia e ritrovare le informazioni prodotte nei social network. La semantica può aiutare in questo?</strong></p>
<p>Assolutamente sì e ci sono già dei primi tentativi, anche se siamo ancora lontani dal risultato finale. La semantica può contribuire a comprendere il linguaggio naturale e quindi a mettere più ordine nell&#8217;universo caotico dei social network permettendo di capire, magari in tempo reale, che cosa sta accadendo nelle reti sociali o i trend che stanno emergendo su Twitter.</p>
<p><strong>Quali altri settori di ricerca delle informazioni possono beneficiare dall&#8217;introduzione di nuove tecnologie?</strong></p>
<p>Internet sui cellulari. Noi scommettiamo che tanto l&#8217;universo dei consumatori quanto le aziende avranno sempre più bisogno di tecnologie che aiutino a trovare facilmente le informazioni pertinenti mentre si naviga in mobilità. E&#8217; un ambito in cui, a causa della differente usabilità dei dispositivi mobili rispetto al computer e delle situazioni in cui si tende ad usarli, c&#8217;è bisogno di meno informazioni ma più precise.</p>
<p><strong>In che modo le tecnologie che comprendono il significato dei termini possano aiutare il grande motore della rete commerciale, la pubblicità online?</strong></p>
<p>Mentre la pubblicità legata ai motori di ricerca (la troviamo di fianco ai risultati di Google, <em>ndr</em>) funziona molto bene, quella che cerca di associare determinati contenuti, per esempio, un articolo del <em>manifesto</em> online, a un inserzionista lascia ancora molto a desiderare. Credo che tecnologie come le nostre possano giocare un ruolo in questo senso. Permetteranno agli editori, per esempio, di indicizzare meglio i propri contenuti, di categorizzarli in modo accurato e dunque di offrire agli inserzionisti e alle agenzie di pubblicità contenuti più pregiati.</p>
<p><strong>Vuoi dire che le tecnologie semantiche salveranno i quotidiani?</strong></p>
<p>Non esageriamo. Però possono aiutarli. Se in un articolo online si parla di un jet precipitato non ha senso che, associata a quel pezzo, ci sia una pubblicità di Ryan Air. Sarebbe meglio la pubblicità di una compagnia di assicurazione. Le tecnologie semantiche possono fare questo e quindi offrire ai quotidiani web maggiori possibilità di introiti.</p>
<p><strong>Vorrei da te un giudizio sintetico su alcune recenti novità nel mondo dei motori di ricerca di cui parliamo nel pezzo a fianco. Quale è la tua opinione sul molto pubblicizzato Wolfram Alpha?</strong></p>
<p>Non è un motore di ricerca. Al momento è una cosa in cui il valore per l&#8217;utente medio è vicino allo zero. Io, per esempio, non so mai cosa chiedergli. Se è vero che l&#8217;obiettivo è creare una sorta di &#8220;Wikipedia dei dati&#8221; che vengono calcolati in tempo reale da mettere a disposizione per nuove applicazioni può darsi che si rivelerà in futuro interessante. Ma non può essere considerato l&#8217;anti-Google e nemmeno, ripeto, un motore di ricerca.</p>
<p><strong>Che ne pensi invece di Bing, il nuovo motore di ricerca di Microsoft di cui si parla molto?</strong></p>
<p>Penso che alcune trovate siano buone. Mi sembra discreto come riescono a formattare i risultati di alcune ricerche verticali, per esempio, nel settore farmaceutico. Di certo non è un motore semantico. Ma Microsoft, dopo tutto, non lo ha mai presentato in questo modo.</p>
<p><strong>Dietro a Bing si dice però che ci sia la tecnologia semantica di Powerset, start-up acquisita da Microsoft un anno fa. </strong></p>
<p>Quelli di Powerset affermano che la loro tecnologia è presente nel back office e nell&#8217;elaborazione delle gerarchie. Personalmente, però, non vedo quasi nulla di quello di cui si vantavano a Powerset prima dell&#8217;acquisizione. Per esempio, non vengono estratte relazioni e significati e anche per quanto riguarda il raggruppamento dei risultati per aree tematiche mi pare basato più sulla frequenza delle ricerche che sulla capacità dell&#8217;algoritmo di capire che quando digito &#8220;automobile&#8221; posso anche essere interessato a un &#8220;Suv&#8221;. Di certo con Bing Microsoft ha fatto un bel lavoro e per la prima volta hanno introdotto delle novità che hanno diminuito il divario da Google.</p>
<p><strong>Come vedi il futuro dei motori di ricerca di qui a 5 anni?</strong></p>
<p>Credo che si sarà sempre Google a dominare ma sarà affiancato da molti motori verticali specifici, dai viaggi ai singoli hobby. Nello stesso tempo, sempre meno Google sarà il punto di partenza della navigazione. Gli utenti tenderanno a partire Twitter o Facebook, cioè dai suggerimenti e dalle indicazioni degli amici.</p>
<p><em>Articolo pubblicato su Chips&#38;Salsa/Il Manifesto del 4 luglio 2009</em></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Anche Obama va in chiaro]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/05/15/anche-obama-va-in-chiaro/</link>
<pubDate>Fri, 15 May 2009 09:46:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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<description><![CDATA[In nome della trasparenza, accessibilità completa su Recovery.gov: numeri, grafici, statistiche, olt]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="211" height="33" />In nome della trasparenza, accessibilità completa su Recovery.gov: numeri, grafici, statistiche, oltre ai 50 siti dedicati allo stimulus package o ai 27 portali delle agenzie governative federali. E&#8217; l&#8217;open government, bellezza</em></p>
<p>Il 17 aprile le agenzie federali americane avevano già speso 14,2 miliardi di dollari dei 69,3 disponibili nell&#8217;ambito del piano di stimolo all&#8217;economia varato nel febbraio scorso. Oltre <strong>13 miliardi</strong> erano stati erogati dal dipartimento per la Salute ai singoli stati per il Medicaid, il programma di assistenza sanitaria ai poveri. Il dipartimento dell&#8217;Agricoltura, invece, aveva pagato 574 milioni dollari, il 90 per cento dei quali in <em>food stamps</em>, buoni per l&#8217;acquisto di cibo a favore dei meno abbienti.</p>
<p>Per conoscere i dettagli sul più importante progetto di rilancio dell&#8217;economia americana del dopoguerra non è necessario essere giornalisti economici. Basta una minima dimestichezza con mouse e Pc e qualche minuto di tempo. Tutte le informazioni si trovano, infatti, su <a href="http://www.recovery.gov/" target="_blank">Recovery.gov</a>, spesso presentate attraverso visualizzazioni a prova di allergici alla matematica. Per gli arditi che vogliono scendere nei particolari, poi, ci sono i <a href="http://www.recovery.gov/?q=content/investments-state" target="_blank">50 siti dedicati</a> allo <em>stimulus package </em>che gli stati americani stanno implementando o i <a href="http://www.recovery.gov/?q=content/investments-agency" target="_blank">27 portali </a>messi in piedi dalle agenzie governative federali per rendicontare sull&#8217;allocazione dei fondi di competenza.</p>
<p>Grazie a questo dispiego di <strong>numeri, grafici e tabelle</strong> consegnati al web, il piano americano si candida seriamente a diventare la manovra economica più scrutinata della storia. Mai prima d&#8217;ora un tale flusso di denaro pubblico poteva essere monitorato da così tanti occhi. E, per giunta, per volontà dello stesso governo, guidato da un presidente convinto che la trasparenza serva per avvicinare cittadini e governo.<!--more--></p>
<p>Anche per questo Recovery.gov e i siti collegati suscitano interesse nelle stanze delle pubbliche amministrazioni di tutto il mondo. Al loro successo sono in gran parte legate le sorti di una tendenza che comincia a farsi strada nelle burocrazie globali: l&#8217;<strong><em>open government</em></strong>, il governo aperto. Vale a dire, l&#8217;idea che, quando non ci siano esplicite ragioni contrarie (privacy o sicurezza nazionale), il dato prodotto da un&#8217;organizzazione governativa deve essere messo a disposizione sul web. Un vero ribaltamento, innescato dalla rete, rispetto all&#8217;atteggiamento tradizionale dove il dovere dell&#8217;ufficio pubblico era soprattutto conservare l&#8217;informazione nel modo più accurato e sicuro. Oggi, afferma la dottrina sposata da Obama, bisogna far <strong>circolare la conoscenza</strong>. Per ragioni politiche e di consenso, certo, ma anche economiche visto che un corpus informativo accessibile e riusabile permette a terzi di creare servizi a valore aggiunto.</p>
<p>«I governi iniziano a rendersi conto che i dati in loro possesso hanno un valore e iniziano a fare i primi esperimenti di apertura», conferma <a href="http://www.gartner.com/AnalystBiography?authorId=12603" target="_blank">Andrea Di Maio</a> che <a href="http://blogs.gartner.com/andrea_dimaio/" target="_blank">segue</a> il rapporto tra tecnologia e pubbliche amministrazioni in tutto il mondo per la società di analisi di mercato Gartner. Ma quali dati liberare? «Quelli catastali, per esempio, che in Italia sono già disponibili a chi ne fa richiesta all&#8217;ufficio. Ma anche i dati sulla qualità dell&#8217;ambiente, sui crimini nelle aree urbane o sul traffico, informazioni che influiscono sulla decisione di acquistare una casa e dunque sul mercato immobiliare».</p>
<p>A spingere i governi a diventare più <em>open </em>ci si è messa anche l&#8217;Ocse che raccomanda di considerare questo approccio «la regola ogni volta che sia possibile». Nei paesi dove la cultura della trasparenza è più radicata si muove pure la società civile. E&#8217; il caso della campagna <a href="http://www.freeourdata.org.uk/" target="_blank">Free Our Data</a> promossa in Gran Bretagna dal quotidiano <em>The Guardian</em> che chiede accesso gratuito ai dati prodotti con le tasse dei cittadini. Mentre l&#8217;associazione americana <em><a href="http://sunlightfoundation.com/" target="_blank">Sunlight Foundation</a></em> si è data la missione di sfruttare «il potere rivoluzionario di internet» per rendere l&#8217;informazione sull&#8217;attività politica più «accessibile per il cittadino». Nel frattempo, in rete si <strong>moltiplicano gli esempi</strong> di ciò che un&#8217;opinione pubblica attiva può fare maneggiando queste informazioni: dal monitoraggio della spesa governativa al controllo dell&#8217;attività dei parlamentari ma anche sviluppo di applicazioni web che combinano in modo creativo i dati.</p>
<p>E&#8217; anche questo potenziale partecipativo che l&#8217;amministrazione Usa vuole sfruttare. «Per Obama <em>open government</em> significa eliminare le barriere tra il cittadino e l&#8217;attività del governo per accrescere la fiducia. E&#8217; il primo passo verso un coinvolgimento attivo dei cittadini grazie alla rete», racconta <strong>Teresa Bozzelli</strong> che segue la pubblica amministrazione per la società di ricerche Idc. Un coinvolgimento a cui non sono estranei i siti sul piano di stimolo dell&#8217;economia. «Una delle ragioni per cui è stato messo in piedi Recovery.gov è che, grazie alla pubblicazione delle informazioni, siano proprio i cittadini ad aiutare il governo nell&#8217;attività di monitoraggio su come viene impiegata una quantità enorme di denaro», spiega <strong>Di Maio</strong>. Il portale, non a caso, chiede di inviare segnalazioni, idea e storie sui singoli impatti del programma di stimolo.</p>
<p>Che per Obama il governo aperto sia una priorità lo dimostra anche uno dei suoi primi atti da presidente. A pochi giorni dall&#8217;insediamento, il 21 gennaio, ha inviato alle agenzie federali un memorandum su <a href="http://www.whitehouse.gov/the_press_office/TransparencyandOpenGovernment/" target="_blank">«Transparency and open government»</a> in cui chiedeva un uso più forte della rete per comunicare con i cittadini. Su questa strada si colloca anche la nomina del 34enne <strong>Vivek Kundra</strong> a responsabile dell&#8217;informatizzazione della macchina burocratica americana. A Washington dove, prima di approdare alla Casa Bianca era responsabile della tecnologia, Kundra è diventato famoso per la decisione di far filmare e pubblicare su YouTube il processo di assegnazione dei contratti pubblici.</p>
<p>Sarà lui, non a caso, a supervisionare <a href="http://www.data.gov/" target="_blank">Data.gov</a>, il sito destinato a raccogliere e offrire in formati riusabili tutti i dati in possesso del governo federale. Un&#8217;inondazione di informazioni che, secondo Kundra, creerà benefici paragonabili a quelli prodotti dalla pubblicazione dei dati dello <em>Human Genome Project</em> o dalle informazioni dei satelliti militari usate oggi dai sistemi Gps.</p>
<p>Un diluvio che, si spera, presto arrivi ad allagare anche altri paesi.<br />
<em>Articolo pubblicato il 9 maggio 2009 sull&#8217;inserto tecnologico supplemento del Manifesto Siamo On Air</em></p>
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<title><![CDATA[Usi creativi dei dati pubblici]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/05/15/usi-creativi-dei-dati-pubblici/</link>
<pubDate>Fri, 15 May 2009 09:45:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ma cosa fanno i cittadini con i dati messi a disposizione dalle amministrazioni publbiche? Una galle]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="255" height="40" />Ma cosa fanno i cittadini con i dati messi a disposizione dalle amministrazioni publbiche? Una galleria di esempi.</em></p>
<p><strong>Politici sotto controllo</strong></p>
<p>«I politici sono i nostri dipendenti», ama dire Beppe Grillo. Ma il comico genovese non ha il copyright sulla definizione. Dal 2004 lo ripete un sito anglosassone: <a href="http://www.theyworkforyou.com/" target="_blank"><strong>They work for you</strong></a>. &#8220;Lavorano per te&#8221; è il decano dei progetti europei che monitorano, recuperando i dati online, l&#8217;attività dei politici di Sua Maestà: voti, discorsi, posizioni, partecipazioni a dibattiti in aula, presenze e chi più ne ha più ne metta. Venendo in casa nostra, <a href="http://www.openpolis.it/" target="_blank"><strong>OpenPolis</strong></a>, dal 2008, è il suo degno emulo italiano. Per chi preferisce mettere il naso negli affari di Bruxelles è disponibile, fresco di lancio, <a href="http://www.epvote.eu/" target="_blank"><strong>EPVote</strong></a>, ovvero l&#8217;attività dei rappresentanti nazionali in missione europea dettagliata con visualizzazioni grafiche. Dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano, inarrivabile per quantità di informazioni aggregate, si staglia <a href="http://watchdog.net/" target="_blank"><strong>Watchdog.net</strong></a>. Di Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti, ci dice che ha presentato 1.929 disegni di legge, orientato il 52 per cento dei suoi voti a sinistra, parlato in aula 13 volte con una media di 866 parole a discorso.</p>
<p><strong>Chi influenza chi</strong></p>
<p>«Segui i soldi», diceva Gola profonda a Bob Woordward/Robert Redford in <em>Tutti gli uomini del presidente</em>. E tracciare il percorso del denaro in politica è il compito che si sono dati svariati siti americani. Il più noto è <a href="http://www.opensecrets.org/" target="_blank"><strong>OpenSecrets</strong></a>: 13 aprile scorso ha reso disponibili per il download e il riuso non commerciale oltre 200 milioni di dati su finanziamenti delle campagne elettorali. A beneficiare di questa liberalizzazione saranno servizi come <a href="http://unfluence.primate.net/" target="_blank"><strong>Unfluence</strong></a> o <a href="http://www.weshowthemoney.com/" target="_blank"><strong>WeShowTheMoney.com</strong></a>, che elaborano in mappe interattive le relazioni tra aziende e candidati. Dal livello federale a quello locale c&#8217;è <a href="http://www.followthemoney.org/" target="_blank"><strong>FollowTheMoney.org</strong></a> che traccia l&#8217;influenza del denaro a livello federale. I suoi grafici raccontano, per esempio, che per essere eletti al Congresso della California ci vogliono almeno 270 mila dollari di contributi (tanti sono bastati a tale Bill Maze). Per essere sicuri, però, bisogna volare più alto: la media dei contributi di chi ha conquistato la poltrona è 651 mila dollari. Ma non ditelo a Lynn Daucher: è riuscita a non farcela pur avendo messo insieme 3 milioni e mezzo di biglietti verdi&#8230;<!--more--></p>
<p><strong>Soldi ben spesi?</strong></p>
<p>Obama lo ha promesso: con <a href="http://www.recovery.gov/" target="_blank"><strong>Recovery.gov</strong></a> tutti i cittadini americani potranno scrutinare il piano di rilancio dell&#8217;economia. Bravo. Ma se non lo avesse fatto lui, ci avrebbe pensato qualcun altro. Avevano cominciato, ancora prima che fosse approvato, quelli di <a href="http://readthestimulus.org/" target="_blank"><strong>Readthestimulus.org</strong></a>, sito collegato a istituzioni conservatrici. Invitava i navigatori a leggere con occhio critico il disegno di legge in discussione nelle sue varie versioni. Dalla parte del presidente sta invece <a href="http://stimuluswatch.org/" target="_blank"><strong>Stimuluswatch.org</strong></a>: vuole aiutare l&#8217;amministrazione a capire come vengono spesi i soldi del piano. Governativo in senso tecnico è invece <a href="//usaspending.gov/','_blank');"><strong>USAspending.gov</strong></a>. Creato per iniziativa di una legge co-sponsorizzata dallo stesso Obama nel 2006, documenta la spesa del governo federale Usa. Cosa che fa anche <a href="//usbudgetwatch.org/','_blank');"><strong>USBudgetwatch.org</strong></a> gestito dal non profit <em>Committee for a Responsible Federal Budget</em>. Ma la preoccupazione per la trasparenza dei bilanci pubblici non è solo americana. Lo dimostra la <a href="//www.openbudgetindex.org','_blank');"><strong>OpenBudget Initiative</strong></a> che ogni anno stila la classifica della disponibilità ai cittadini dei bilanci di 85 paesi.<br />
<strong>Governo 2.0</strong></p>
<p>Scartabellare digitalmente tra le informazioni pubbliche è bello. Ma vuoi mettere riusarle in modo più creativo? Magari mettendo a disposizione dei cittadini il <em>necessaire</em> tecnologico per interfacciarsi con dati e piattaforme pubbliche per poi sbizzarrirsi in quei mash-up che sono il marchio di fabbrica del web 2.0. E&#8217; con questa intenzione che la municipalità di Washington ha lanciato il concorso <a href="//www.appsfordemocracy.org/','_blank');"><strong>AppsForDemocracy.org</strong></a> in cui si invitavano i cittadini con talento di programmazione a &#8220;giocare&#8221; con i <a href="//data.octo.dc.gov/','_blank');">database comunali</a>. Risultato: oltre 25 applicazioni create dal basso. La vittoria è andata a <a href="//dchistorictours.com/','_blank');"><strong>DCHistoricTours.com</strong></a> che permette all&#8217;utente di costruire percorsi personalizzati della città combinando foto da Flickr e informazioni da Wikipedia. Al secondo posto <a href="//www.ilive.at/','_blank');"><strong>iLive.at</strong></a>, ovvero tutte le informazioni possibili a portata di click sul tuo quartiere della città: dal più vicino centro commerciale al tasso di criminalità. Stesso concetto (noi mettiamo i dati voi li usate) per <a href="//www.sunlightlabs.com/appsforamerica/','_blank');"><strong>Apps4America</strong></a>, premio lanciato dalla <em>Sunlight Foundation</em>. Ha vinto <a href="//filibusted.us/','_blank');"><strong>Filibusted.us</strong></a>, applicazione che consente di smascherare i più incalliti ostruzionisti del Congresso americano.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La morbida macchina della traduzioni online]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/04/20/la-morbida-macchina-della-traduzioni-online/</link>
<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 07:57:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tre ore dopo la fine di una puntata di Lost negli Usa in rete sono già disponibili i sottotitoli ita]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="192" height="30" />Tre ore dopo la fine di una puntata di Lost negli Usa in rete sono già disponibili i sottotitoli italiani. Come? Grazie al lavoro di un piccolo esercito di appassionati di community come Itasa e Subsfactory. La frontiera dei fan ai tempi della rete.</em></p>
<p>Alle 4.00 del mattino <strong>Curzio e Pierluigi</strong> sono svegli da un po&#8217; e già davanti al computer. L&#8217;ultima puntata di <em>Lost</em>, appena trasmessa negli Usa, sarà tra poco disponibile in rete e bisogna organizzarsi. E&#8217; necessario mettersi in contatto con le rispettive squadre, controllare le trascrizioni dei dialoghi inglesi appena arrivano sui siti stranieri, dividersi i segmenti dell&#8217;episodio, sincronizzare i testi con il video e partire con la traduzione. In capo a tre ore, in tempo per la colazione, i sottotitoli di <em>Lost </em>saranno disponibili su <a href="http://www.italiansubs.net/" target="_blank">Itasa &#8211; Italians subs addicted</a> o <a href="http://www.subsfactory.it/" target="_blank">Subsfactory</a>, le due community di sotto-titolatori amatoriali a cui, rispettivamente, Curzio e Pierluigi appartengono.</p>
<p>Sì perché essere fan ai tempi della rete significa anche questo. <strong>Svegliarsi prima del canto del gallo</strong> e impegnarsi in un&#8217;impresa collettiva non retribuita per offrire un servizio. A chi? Lo spiega Pierluigi, uno degli amministratori di Subsfactory: «A tutti gli appassionati che non intendono aspettare mesi per vedere le serie in Italia, non sopportano doppiaggi maldestri o serie interrotte senza preavviso».</p>
<p><a href="http://www.visionpost.it/dlife/la-morbida-macchina-delle-traduzioni-online.htm">Continua a leggere qui</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[L'Italia in guerra contro Facebook &amp; c.]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/04/16/litalia-in-guerra-contro-facebook-c/</link>
<pubDate>Thu, 16 Apr 2009 08:48:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ecco come potrebbe apparire la rete tricolore se tre proposte di legge targate Pdl e Udc fossero app]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="249" height="39" />Ecco come potrebbe apparire la rete tricolore se tre proposte di legge targate Pdl e Udc fossero approvate. Non c&#8217;è da stare allegri&#8230;</em></p>
<p><em>Roma, 11 aprile 2011</em>. <strong>Marco</strong>, 20 anni, è arrabbiato. Per la terza volta in un mese Facebook è inaccessibile. Tutta colpa di un &#8220;gruppo&#8221; creato sul social network da un manipolo di goliardi inneggiante alla camorra. Il ministro dell&#8217;Interno, in base a una norma del 2009 sui reati di opinione, ha ordinato ai fornitori di connessione di filtrare il sito per tutti i computer italici.</p>
<p><strong>Maria</strong>, romana di 27 anni, non è più contenta. Rischia fino a 3 anni di reclusione per diffamazione a mezzo stampa; lei, che non è giornalista. Il problema, le ha spiegato l&#8217;avvocato, è che su &#8220;Affari studenteschi&#8221;, un blog aperto tempo fa e poi dimenticato, qualcuno ha lasciato un commento offensivo nei confronti di un professore universitario, il quale ha sporto querela. Ora che la legislazione italiana estende a ogni contenuto pubblicato su internet «tutte le norme relative alla Stampa» per i reati di diffamazione, Maria è nei guai.</p>
<p>Il suo compagno <strong>Luigi</strong>, collaboratore di Wikipedia, prova a consolarla ma anche lui ha i suoi dispiaceri telematici. La stessa legge ha bandito l&#8217;anonimato dalla rete e l&#8217;enciclopedia online (dove basta uno pseudonimo per diventare autori) non è più raggiungibile dallo stivale. Ma forse i più preoccupati sono <strong>Sonia</strong> e <strong>Alberto</strong>. Sono stati disconnessi da internet per tre mesi perché il loro figlio sedicenne Antonio scaricava file musicali coperti da diritto d&#8217;autore tramite sistemi <em>peer-to-peer</em>.</p>
<p>Come vuole la legge approvata due anni fa, dopo tre avvertimenti la famiglia è stata privata del collegamento per 90 giorni. Ma quello che angustia mamma e papà è un&#8217;altra cosa. Tornata internet, <strong>Antonio</strong> non ha perso l&#8217;abitudine di scaricare. Solo che ora lo fa attraverso delle darknet, reti private accessibili solo su invito, dove circolano anche contenuti ben più illegali dei file mp3 di Vasco Rossi.</p>
<p><a href="http://www.visionpost.it/dlife/litalia-in-guerra-con-facebook-e-co.htm">Continua a leggere qui</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[I librai online fanno prove di 2.0]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/04/07/i-librai-online-fanno-prove-di-20/</link>
<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 10:03:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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<description><![CDATA[Accordi con comunità di lettori virtuali e interazione con i social network, i maggiori retailer ita]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="204" height="32" /></p>
<p><em>Accordi con comunità di lettori virtuali e interazione con i social network, i maggiori retailer italiani imboccano la strada del coinvolgimento degli utenti. Per scuotere un mercato che non decolla</em></p>
<p>Come si comportano di fronte all&#8217;attivismo dei lettori i principali rivenditori di libri online italiani? Se il confronto è con il caposcuola Amazon la risposta è: tiepidamente. Le cose però stanno cambiando. Per anni, quando la società di Jeff Bezos già <strong>stilava classifiche</strong> dei recensori e consentiva di valutare la qualità dei giudizi espressi, da noi, al massimo, si aprivano finestre per i commenti e la storia finiva lì.</p>
<p>Il verbo al passato è però necessario. Accordi, annunci, introduzione di funzionalità da web 2.0: negli ultimi tempi i maggiori operatori si sono mossi verso una gestione più articolata degli interventi dal basso nel tentativo di dar vita ad una vera e propria community. E così provare a ravvivare un mercato che nel 2008, audiovisivi compresi, valeva circa <strong>120 milioni di euro</strong>, il 4% del totale del commercio elettronico, una quota dimezzata rispetto agli Stati Uniti e al resto d&#8217;Europa, secondo l&#8217;<a href="http://www.osservatori.net/ecommerce_b2c" target="_blank">Osservatorio sull&#8217;e-commerce del Politecnico di Milano</a>.</p>
<p><a href="http://www.visionpost.it/nexteconomy/i-librai-online-fanno-prove-di-20.htm">Continua a leggere qui</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Città in cerca di amici - Reggio Emilia]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/03/16/citta-in-cerca-di-amici-reggio-emilia/</link>
<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 06:00:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2009/03/16/citta-in-cerca-di-amici-reggio-emilia/</guid>
<description><![CDATA[Tra Facebook, MySpace e YouTube i comuni italiani “giocano” con il web sociale. Chi cerca canali di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-full wp-image-498" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="218" height="34" /><em>Tra Facebook, MySpace e YouTube i comuni italiani “giocano” con il web sociale. Chi cerca canali di contatto con i cittadini, chi raccoglie la sfida delle organizzazioni reticolari di Manuel Castells, chi usa la rete per sviluppare capitale sociale. E&#8217; il caso di Reggio Emilia.</em></p>
<p>Ci sono tanti modi per sfruttare le potenzialità dell&#8217;economia della conoscenza. E alcuni sono abbastanza inconsueti. Come i <strong>social network</strong>. Sì, proprio le piattaforme tipo Facebook o MySpace, molto di moda di questi tempi ma spesso considerate roba da adolescenti o passatempi per impiegati annoiati. C&#8217;è chi crede, invece, possano diventare un veicolo importante per aiutare una città a proiettarsi nella società dell&#8217;immateriale e coglierne le opportunità economiche.</p>
<p>A <strong>Reggio Emilia</strong>, per esempio, sono convinti che l&#8217;interazione online sia uno strumento per creare il cosiddetto &#8220;capitale sociale&#8221;, quel tessuto di relazioni e fiducia che è il nutrimento di una comunità che funziona, e facilitare lo scambio di relazioni tra i talenti. Due fattori, lo insegna tanta letteratura sociologica recente, indispensabili per un territorio che voglia davvero puntare sulla <em>knowledge economy</em>.</p>
<p>Non a caso, proprio in questi giorni la città del tricolore ha aperto una pagina su <a href="http://www.facebook.com/pages/Reggio-nell-Emilia-Italy/Citta-di-Reggio-Emilia/67483851290?sid=7d8532ba724300f45eac5408c48b3fb5&#38;ref=s" target="_blank">Facebook</a> e un canale su <a href="http://www.youtube.com/user/redazionewebRE" target="_blank">YouTube</a>. Il primo per instaurare dei flussi di discussione e confronto con i cittadini su temi specifici (si inizierà con i quartieri, la mobilità, il sociale e i parchi). Il secondo con l&#8217;intenzione di raccontare attraverso le immagini in movimento la città e le sue storie, aprendosi nel tempo ai contributi dei cittadini.</p>
<p><a href="http://www.visionpost.it/epolis/citta-in-cerca-di-amici-reggio-emilia.htm">Continua a leggere qui</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il nuovo Media Oriente - L'armata dei blog di stato]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/03/14/il-nuovo-media-oriente-larmata-dei-blog-di-stato/</link>
<pubDate>Sat, 14 Mar 2009 10:34:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2009/03/14/il-nuovo-media-oriente-larmata-dei-blog-di-stato/</guid>
<description><![CDATA[10 mila blogger al servizio della rivoluzione islamica. Tanti pensa di crearne il governo iraniano p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="147" height="23" /><em>10 mila blogger al servizio della rivoluzione islamica. Tanti pensa di crearne il governo iraniano per estendere la propria influenza sul web. Una ricerca americana ci dice se l&#8217;operazione sta riuscendo.</em></p>
<p>10 mila blogger al servizio della rivoluzione islamica. Tanti pensa di crearne il governo iraniano per estendere la propria influenza sul web. L&#8217;annuncio è arrivato a fine dicembre quando il <strong>Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche </strong>(IRCG), braccio repressivo del ministero dell&#8217;Intelligence, ha annunciato l&#8217;intenzione di promuovere la pubblicazione di diari online gestiti da altrettanti membri del Bassij, le forze paramilitari che dipendono dall&#8217;IRCG. Uno sforzo senza precedenti da parte dello stato che segnala un salto di qualità nell&#8217;impegno propagandistico online degli ayatollah ma anche la crescente importanza assunta dal web nel dibattito pubblico iraniano.</p>
<p>«I movimenti della società civile non sarebbero immaginabili senza internet», ci spiega <a href="http://globalvoicesonline.org/author/hamid-tehrani/" target="_blank">Hamid Tehrani</a>, Iran editor di Global Voices, progetto che raccoglie le voci più interessanti che emergono dai blog di paesi che spesso non sono captati dai radar dell&#8217;informazione mainstream. «Gli attivisti non hanno accesso alla tv, alla radio o ai giornali. Usano quindi il web e i blog per informare la gente e organizzarsi».</p>
<p><a href="http://www.visionpost.it/dlife/il-nuovo-media-oriente-larmata-dei-blog-di-stato.htm">Continua a leggere qui</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Benvenuti a New Media City]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2009/02/28/benvenuti-a-new-media-city/</link>
<pubDate>Sat, 28 Feb 2009 17:35:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2009/02/28/benvenuti-a-new-media-city/</guid>
<description><![CDATA[Se l&#8217;ecosistema dell&#8217;informazione digitale fosse una città che aspetto avrebbe? Avrebbe ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-full wp-image-554" title="newmediacity" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2009/02/newmediacity.jpg" alt="newmediacity" width="449" height="336" /></p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-498" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="147" height="23" /></p>
<p>Se l&#8217;ecosistema dell&#8217;informazione digitale fosse una città che aspetto avrebbe?</p>
<p>Avrebbe un <strong>quartiere finanziario</strong>, sede dei poteri mediatici tradizionali vestiti di bit, uno emergente abitato dai <strong>giovani leoni nati e cresciuti sul web</strong>, uno trendy dove nascono le <strong>nuove tendenze</strong>, una piazza per le <strong>manifestazioni dal basso</strong>, magari un <strong>mercatino</strong> per lo scambio di informazioni (anche sottobanco) e via dicendo.</p>
<p>Co <a href="http://nicoblog.wordpress.com">Nicola</a> e <a href="http://redpill.blogsome.com/">Marina</a> abbiamo provato a tracciare una mappa di questa città.</p>
<p>E&#8217; uscita oggi su Chips&#38;Salsa, come sempre su Alias, supplemento culturale del <a href="http://www.visionpost.it/dlife/benvenuti-a-new-media-city.htm">manifesto</a> ed è disponibile su <a href="http://www.visionpost.it/dlife/benvenuti-a-new-media-city.htm">VisionPost</a> (anche se su carta, va detto, fa tutto un altro effetto&#8230;)</p>
<p><em>Guida turistica semi-seria per orientarsi nel dedalo di vie, mercati, palazzi e persone della città dell&#8217;informazione digitale. Un melting-pot di bit sempre sul precario equilibrio tra collasso e rinnovamento. In cui tutti abitiamo da tempo. Anche se non ce ne siamo accorti.<br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Meraviglie peer-to-peer]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/12/23/meraviglie-peer-to-peer/</link>
<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 10:49:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/12/23/meraviglie-peer-to-peer/</guid>
<description><![CDATA[Mentre produttori musicali e cinematografici demonizzano i “pirati”, alcuni seri economisti spiegano]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="size-full wp-image-498 alignright" style="margin:5px;" title="manifesto" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="manifesto" width="306" height="48" /></p>
<p><em>Mentre produttori musicali e cinematografici demonizzano i “pirati”, alcuni seri economisti spiegano perché il p2p è una rivoluzione antropologica ed economica nella fruizione dei media. E perché le major della musica hanno sbagliato (quasi) tutto</em></p>
<p>Per alcuni (l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento) sono dei pirati. Per altri, come il presidente della Festa del film di Roma <strong>Gian Luigi Rondi</strong>, dei criminali audiovisivi. C&#8217;è chi (<strong>Sarkozy</strong>) li vorrebbe disconnettere dalla rete e chi (il ministro <strong>Sandro Bondi</strong>) si limita a volerli «educare». E non si sa cosa sia peggio.</p>
<p>I destinatari di tante attenzioni poco benevole sono milioni di uomini e donne che scaricano e condividono file attraverso sistemi <em>peer to peer </em>(p2p), software e reti che sfruttano l&#8217;architettura decentrata di internet per trasformare ogni Pc in un nodo attivo di una straordinaria macchina di trasmissione delle informazioni (vedi box a fianco).</p>
<p>Da anni, da quando ha fatto la sua comparsa sulla scena Napster, l&#8217;esercito degli «scaricatori» è la bestia nera di etichette musicali e signori di Hollywood che cercano di convincere governi e parlamenti ad adottare misure repressive per fermare pratiche ree di danneggiare i loro fatturati.</p>
<p><strong>Realtà, non ideologia</strong></p>
<p>Meno male che di fronte a una simile offensiva ideologico-giudiziaria a difendere la reputazione di questa massa di navigatori arriva ogni tanto qualche testa razionale. Qualcuno che con il rigore dello studioso buca il velo retorico steso da settori industriali in crisi, politici incantati dalle <strong>sirene delle lobby</strong> e media compiacenti (si vedano <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_ottobre_27/Pirata_di_film_uno_su_quattro_16fba682-a400-11dd-b65a-00144f02aabc.shtml" target="_blank">le due pagine</a> del <em>Corriere della sera</em> del 27 ottobre scorso &#8220;sdraiate&#8221; sulla «tolleranza zero» invocata dalle major ). Qualcuno che analizza il fenomeno p2p per quello che è: <strong>una rivoluzione</strong> nella fruizione dei mezzi di comunicazione che decostruisce i media tradizionali, muta l&#8217;antropologia dei consumi, cambia i modelli business.</p>
<p>Se poi di questo manipolo di illuminati fanno parte seri economisti liberali, ancora meglio. Nessuno potrà accusarli di ribellismo sinistrorso. Accademici di questo tipo, senza troppi grilli radicali per la testa, sono gli studiosi chiamati a raccolta da <strong>Eli Noam</strong> e <strong>Lorenzo Maria Pupillo</strong> nella stesura di <em><a href="http://www.amazon.com/Peer-Peer-Video-Economics-Culture/dp/0387764496" target="_blank">Peer-to-Peer Video. The economics, policy and culture of today&#8217;s new mass medium</a></em>, libro appena uscito negli Stati Uniti e dedicato all&#8217;impatto che avranno le tecnologie p2p e internet nel suo complesso sui contenuti fatti di immagini in movimento e non solo.</p>
<p><!--more--></p>
<p>E pazienza se questi professori sono preoccupati soprattutto dell&#8217;efficienza del mercato. Le osservazioni di chi, aiutato dall&#8217;analisi matematica, guarda la realtà senza paraocchi possono essere preziose anche per coloro che cercano nei sommovimenti innescati dalla tecnologia spazi di azione culturale e politica.</p>
<p>Ma che cosa ci raccontano i saggi raccolti nel volume che non emerge da un dibatto pubblico inquinato dalla propaganda dei colossi musicali e cinematografici?</p>
<p><strong>Innovatori, non pirati</strong></p>
<p>Innanzitutto, come spiega un elegante saggio di Eli Noam, professore di Economia e Finanza alla Columbia University, che tanto astio rischia di danneggiare l&#8217;economia nel suo complesso.</p>
<p>Le opportunità di business, infatti, si fondano spesso su innovazioni tecnologiche dirompenti adottate e promosse da comunità di dilettanti al di fuori delle logiche di mercato. I <strong>diagrammi di Noam</strong> mostrano che il punto di ingresso di un&#8217;entità commerciale in un fenomeno innovativo è spesso spostato in avanti nel tempo rispetto a un gruppo di dilettanti che compensa i costi necessari per far partire un&#8217;attività con la passione e il volontariato.</p>
<p>E&#8217; accaduto con <strong>i radioamatori che, all&#8217;alba delle trasmissioni radio</strong>, hanno popolato l&#8217;etere ponendo le basi per la successiva entrata in campo dei colossi commerciali negli anni ‘20. Vale per gli appassionati che negli anni &#8216;70 hanno messo a punto i primi personal computer e per l&#8217;internet, promossa da un progetto pubblico e sviluppata da una comunità di università.</p>
<p>Peccato, spiega Noam, che la società «glorifichi gli innovatori animati da intenti commerciali come imprenditori creativi ma ignori o disprezzi come pirati o occupanti abusivi le comunità innovatrici». Proprio quello che accade oggi per coloro che sviluppano e utilizzano applicazioni p2p. Tecnologie che, invece, dovrebbero essere considerate «frutto di imprenditorialità collettiva» e dunque apprezzate e incoraggiate dalla regolazione perché apriranno nuovi spazi di sviluppo economico.</p>
<p><strong>Antropologia, non tecnologia</strong></p>
<p>Ma se la &#8220;caccia al pirata&#8221; è frutto di una visione miope del fenomeno, che dire di chi guarda solo alla tecnologia e si illude di porre argine al p2p con i Drm (sistemi che limitano la fruizione di file digitali) troppo restrittivi o con soluzioni lesive della privacy?</p>
<p>Il determinismo tecnologico, come racconta il saggio di <strong>Victor Mayer-Schoenberger</strong>, professore di Public policy ad Harvard, è una brutta bestia che rischia di far perdere di vista la vera portata del fenomeno: una nuova antropologia del consumatore. I software p2p hanno infatti «facilitato» l&#8217;emersione di una mentalità dell&#8217;utente che «chiede una revisione fondamentale dei modelli di business attuali e delle catene del valore».</p>
<p>Non diversamente <strong>Edward Steinmuller</strong> dell&#8217;Università del Sussex, spiega ai signori dell&#8217;intrattenimento che l&#8217;«era della crisi del copyright» è il risultato della tensione tra la legislazione esistente e una trasformazione del consumatore incoraggiata dal digitale e da sistemi di scambio da pari a pari.</p>
<p>Chi fruisce di musica e film in formato digitale (ma anche, aggiungiamo noi, di informazione scritta o parlata tradotta in bit) ritiene ormai di avere il <strong>diritto al pieno controllo del proprio ambiente mediatico</strong>. Ha legato un brano musicale o un film alla memoria di un momento della propria esistenza e, visto che la tecnologia lo permette, «pretende di alimentare la memoria riproducendo quel medium» a piacimento, convinto che il valore di questo stia «nella specifica relazione con esso».</p>
<p>Messa così l&#8217;idea di comprare un&#8217;altra volta un pezzo di vita – come vorrebbero le major – sembra assurda come lo sarebbe acquistare ogni volta le foto digitali delle proprie vacanze.</p>
<p><strong>Modelli di business, non copyright</strong></p>
<p>Ma come uscire da questa situazione in cui «le leggi sul copyright e il diritto d&#8217;autore sembrano ignorare ciò che è tecnologicamente possibile e socialmente desiderabile» (Steinmuller)? Per gli autori di <em>Peer-to-Peer Video</em> si tratta di <strong>agire a più livelli</strong>. Quello normativo, innanzitutto, tenendo conto che «lo stesso copyright» deve essere «reinventato e ridimensionato dal momento che la sua utilità è stata messa in discussone dal contesto tecnico e sociale» (Mayer-Schoenberger.)</p>
<p>Una possibile direzione di riforma è l&#8217;adozione di licenze collettive in cui l&#8217;utente paga una tassa di accesso ai sevizi p2p ed è poi libero di scaricare quello che vuole (anche se, nel testo, Michael Botein e Edward Samuels sollevano dubbi sull&#8217;efficacia dell&#8217;approccio). Simile soluzione è <a href="http://www.eff.org/wp/better-way-forward-voluntary-collective-licensing-music-file-sharing" target="_blank">proposta</a> in Usa dalla <em>Electronic frontier fondaton</em>, storica associazione di difesa delle libertà digitali e invocata in Italia dall&#8217;<a href="http://www.scambioetico.org/" target="_blank">Associazione scambio etico</a>.</p>
<p>Su questa linea, che rispetta le nuove esigenze di controllo dei propri media da parte dei consumatori, si devono poi muovere <strong>i modelli di business</strong>. Come quello proposto recentemente da Nokia con <em>Comes with music: </em>insieme al cellulare l&#8217;utente acquista l&#8217;accesso illimitato a milioni di titoli musicali.</p>
<p>O come quello proposto da uno degli autori ai signori del cinema: un hard disk da 300 film. La tecnologia lo consente. Gli utenti, ormai abituati dal p2p a una disponibilità di titoli quasi illimitata, potrebbero gradire. Certo più che essere disconnessi dalla rete. O rieducati da Bondi.</p>
<p><strong>(Articolo originariamente pubblicato in Chips&#38;Salsa su Alias, supplemento de <a href="http://www.ilmanifesto.it">il manifesto</a> del 20 dicembre 2008)</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L'ideologo di Sarkozy]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/07/07/lideologo-di-sarkozy/</link>
<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 13:17:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/07/07/lideologo-di-sarkozy/</guid>
<description><![CDATA[Ma chi l&#8217;ha detto che la politica non ha bisogno di ideologie? Sicuramente, una sinistra dalle]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-498" style="margin:5px;" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif?w=300" alt="" width="300" height="47" /></a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Ma chi l&#8217;ha detto che la politica non ha bisogno di ideologie? Sicuramente, una <strong>sinistra dalle pulsioni suicide</strong>. Perché a destra, invece, la voglia di dominare nel mercato delle idee è così forte che quando dalla propria parte non si trovano pensieri all&#8217;altezza si va a cercarli dall&#8217;altra. Tutto è lecito pur di costruire l&#8217;egemonia, con buona pace dei nipoti di Gramsci che ancora credono alla favola della società post-ideologica.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Prendete <strong>Nicolas Sarkozy</strong>. Che ha fatto quando ha deciso di affrontare la questione della &#8220;pirateria&#8221; via internet? Semplice: ha guardato a manca. Siccome in casa gollista scarseggiavano proposte in materia, ha dato un&#8217;occhiata negli appartamenti socialisti. E non è rimasto deluso. Le suggestioni che potevano fare di lui l&#8217;eroe della legalità digitale e il salvatore della cultura francese minacciata dalla rete erano lì, nella persona di <strong>Denis Olivennes</strong>.  <!--more--></p>
<p style="margin-bottom:0;">47 anni, parigino, progressista dichiarato, già numero uno di Canal + e boss di Fnac, Olivennes ha tutte le caratteristiche del caso. Pur giovane, è un <strong>manager di valore</strong> (anche Air France nel curriculum) con tanto di esperienze nei palazzi ministeriali (Corte dei conti e ministero delle Finanze). Conosce i meccanismi della società dei consumi e le alchimie della burocrazia. Ma soprattutto porta con sé una dote preziosa: le idee. Tante e brillanti. Sulla storia e la genesi della democrazia culturale, sul mercato digitale, sull&#8217;impatto di internet in quei settori, sui rapporti tra signori dell&#8217;intrattenimento, colossi delle telecomunicazioni e demiurghi dei gadget. L&#8217;ideale per fare da cornice a una legge.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Le riflessioni, fra l&#8217;altro, sono sistematizzate in un pamphlet diventato caso letterario. Un titolo, un programma: <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-olivennes_denis/sku-12837147/la_gratuita_e_un_furto_quando_la_pirateria_uccide_la_cultura_.htm">La gratuità è un furto. Quando la pirateria uccide la cultura</a>. Da una parte, Tocqueville e Hannah Arendt usati contro la Scuola di Francoforte per dimostrare che la cultura di massa con la sua preferenza per ciò che è standard e consumistico è, <strong>hegelianamente</strong>, insita nello spirito dell&#8217;homo democraticus: chi la critica è dunque fuori dalla storia. Dall&#8217;altra, diversità culturale e orgoglio transalpino impiegati per denunciare la «Santa alleanza» tra ultraliberisti e anticapitalisti che alimentano il culto della gratuità di internet minacciando così i fondamenti dell&#8217;industria della cultura.</p>
<p style="margin-bottom:0;">L&#8217;abile mix sembra fatto apposta per piacere a Sarkozy che vuole l&#8217;autore a capo della commissione incaricata di individuare soluzioni al problema. «Lavorare nel business culturale – dice oggi Olivennes – non è solo una questione di affari, ma offre la possibilità di trasformare il mondo». E infatti il rapporto della Commissione costituisce la base del <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Loi_Hadopi">disegno di legge</a> varato il 18 giugno.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Dal Tocqueville alla legge passando per la Commissione, l&#8217;operazione in tre atti è riuscita. E Olivennes &#8211; nel frattempo diventato direttore del settimanale <a href="http://tempsreel.nouvelobs.com/">Nouvel Observateur</a> &#8211; si gode la popolarità conquistata. Due settimane fa l&#8217;Associazione italiana degli editori (Aie) lo ha invitato a un convegno a Roma sperando che la sua presenza aiuti l&#8217;Italia digitale a seguire la via francese. Il rappresentante della Siae, in deliquio, ha proposto di regalare copie del suo libro ai parlamentari del Belpaese. Quello dei discografici si è detto favorevole alla soluzione da lui ideata. E pazienza se Denis invoca da tempo la riduzione della durata del diritto d&#8217;autore giudicandola «incredibilmente lunga». E se è convinto che «l&#8217;industria musicale ha fatto troppi errori perché concentrata sui profitti a breve termine». Sono dettagli di fronte alla crisi di un settore che da dieci anni vede i suoi margini implacabilmente erosi e nella <strong>dottrina Sarkozy-Olivennes</strong> ripone le residue speranze di sopravvivenza.</p>
<p style="margin-bottom:0;">E allora meglio non dire a questi signori che, sulla base dei principi esposti nel pamphlet di Olivennes, la rivoluzione gratuita di internet potrebbe essere il compimento finale dell&#8217;evoluzione della cultura di massa. Che, seguendo le idee hegeliane esposte nel libro, è meglio mettersi il cuore in pace: l&#8217;<strong>uomo democratico</strong> del terzo millennio non vuole pagare per i prodotti culturali, si accontenta di ascoltare musica in formati a bassa qualità e vedere film su schermi di pochi pollici.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Ed è meglio tacere che il loro <strong>ideologo di riferimento</strong> è ben consapevole di questo fatto. «La legge sarà in grado di fermare la pirateria? Assolutamente no – dice – forse sposterà il 10 % del mercato illegale nel mercato legale».</p>
<p style="margin-bottom:0;">(<em>Questo articolo è apparso originariamente su Chips&#38;Salsa del 7 luglio 2008, pubblicato all&#8217;interno di Alias, supplemento culturale de <a href="http://www.ilmanifesto.it/">il manifesto</a></em>)</p>
<p style="margin-bottom:0;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Chips&amp;Salsa - Sommario 22 maggio 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/05/23/chipssalsa-sommario-22-maggio-2008/</link>
<pubDate>Fri, 23 May 2008 07:00:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/05/23/chipssalsa-sommario-22-maggio-2008/</guid>
<description><![CDATA[Ieri come ogni settimana, è uscito in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ieri come ogni settimana, è uscito in edicola con il manifesto Chips&#38;Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to/">Totem</a> e il <a href="http://www.ilmanifesto.it/">manifesto</a>. Ecco il sommario, con link ai pezzi.</p>
<p><img src="/DOCUME%7E1/Raffaele/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-14.jpg" alt="" /><a href="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif"><img class="alignright alignnone size-medium wp-image-498" style="float:right;margin:5px;" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif?w=300" alt="" width="300" height="47" /></a></p>
<p style="margin-bottom:0;">EDITORIALE – <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Maggio-2008/art53.html"><strong>La democrazia e l&#8217;acquario</strong></a>, Raffaele Mastrolonado</p>
<p style="margin-bottom:0;">Licenzierà i “fannulloni”, eliminerà la carta dalla pubblica amministrazione, trasferirà online le pagelle scolastiche. Non si può dire che nelle prime due settimane da ministro Renato Brunetta si sia risparmiato. Almeno verbalmente. Dopo tutto, si leggeva sul suo sito (www.renatobrunetta.it) fino a pochi giorni fa, il titolare del dicastero della Pubblica amministrazione e innovazione si reputa un «concentrato di caparbietà».</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Maggio-2008/art50.html"><strong>Pronto, parlo con dio?</strong></a>, Enrico Gardumi</p>
<p style="margin-bottom:0;">Telefonini buddisti, zen, kosher e islamici. Il mezzo di comunicazione più diffuso del mondo si adegua ai rituali della fede: rispetta il  Sabbath, sostituisce il Muezzin, indica la direzione de La Mecca, aiuta la meditazione.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Maggio-2008/art55.html"><strong>Democratico e amatoriale. Comincia l&#8217;era del sesso 2.0</strong></a>, Simona Campanella</p>
<p style="margin-bottom:0;">Da YouPorn a SocialPorn, il porno in rete prende la strada della condivisione. E riscrive le regole di un affare che non conosce recessioni</p>
<p style="margin-bottom:0;">Sex &#38; Tech &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Maggio-2008/art54.html"><strong>Le mille evoluzioni del business per adulti</strong></a>, S.C.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Cifre a luci rosse. Il 42 % dei navigatori visita siti hard. Il dominio Porn.com venduto per 9 milioni di dollari. L&#8217;ascesa del cellulare, il declino del Dvd, la novità dei giochi di ruolo.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Maggio-2008/art56.html"><strong>Uomini, donne e macachi. La biologia e il fascino del porno</strong></a>, <a href="http://www.silviabencivelli.it/">Silvia Bencivelli</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Il sesso guardato piace ai maschi quanto alle femmine. Lo dicono serissimi studi che indagano l&#8217;interesse dell&#8217;homo sapiens per le immagini osé. Una predilezione condivisa con le scimmie.</p>
<p style="margin-bottom:0;">TESTIMONIANZE  &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Maggio-2008/art51.html"><strong>Una seconda vita per le mondine</strong></a>, Serena Patierno</p>
<p style="margin-bottom:0;">STORIE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Maggio-2008/art49.html"><strong>In rete la geografia della resistenza</strong></a>, Alessandro Chiappetta</p>
<p style="margin-bottom:0;">ARCHIVI &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/22-Maggio-2008/art52.html"><strong>Storie industriali, patrimonio collettivo</strong></a>, Paola Carboni</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Chips&amp;Salsa - Sommario 15 maggio 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/05/16/chipssalsa-sommario-15-maggio-2008/</link>
<pubDate>Fri, 16 May 2008 08:07:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/05/16/chipssalsa-sommario-15-maggio-2008/</guid>
<description><![CDATA[I muratori di Microsoft, Raffaele Mastrolonardo «E ora, sotto con calce e mattoni!». Steve Ballmer n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Maggio-2008/art49.html"><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-12.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-13.jpg" alt="" /></a><a href="http://mastroblog.files.wordpress.com/2008/05/manifesto.gif"><img class="alignright size-full wp-image-498" style="float:right;margin:5px;" src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/05/manifesto.gif" alt="" width="271" height="42" /></a><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Maggio-2008/art49.html"><strong>I muratori di Microsoft</strong></a>, Raffaele Mastrolonardo<br />
«E ora, sotto con calce e mattoni!». Steve Ballmer non ha pronunciato esattamente queste parole. Ma il concetto espresso dall&#8217;amministratore delegato di Microsoft ai suoi collaboratori subito dopo lo sfumato accordo con Yahoo! doveva suonare più o meno così.</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Maggio-2008/art46.html"><strong>Computer, scoppia la guerra tra poveri</strong></a>, <a href="http://nicobruno.wordpress.com">Nicola Bruno</a><br />
Il Pc da 100 dollari di Negroponte trova nuovi avversari sulla sua strada. L&#8217;iniziativa del guru del Mit è in difficoltà. Poco usabile e meno “etico” del previsto, il portatile a basso costo deve affrontare la concorrenza di colossi come Intel, Asus, Hp che mettono in campo tecnologie, dollari e peso politico.</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Maggio-2008/art51.html"><strong>Cinema, un&#8217;industria alla prova di internet</strong></a>, Andrea Rocco<br />
Mentre sulla Croisette si celebrano antichi riti, dietro le quinte la rete scardina i meccanismi di Hollywood. Una rivoluzione che c&#8217;è anche se (ancora) non si vede.</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Maggio-2008/art52.html"><strong>Nuove forme di narrazione crescono. La faticosa ricerca di formati per la rete</strong></a>, <a href="http://redpill.blogsome.com/">Marina Rossi</a><br />
Come già per la letteratura, l&#8217;online stenta a inventare innovative forme di racconto visivo. Ma forse stiamo solo sbagliando a cercare: la vera narrazione-internet potrebbe essere la rete stessa.</p>
<p>TELEVISIONI<br />
<a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Maggio-2008/art50.html"><strong>Il palinsesto che venne dal web</strong></a>, <a href="http://kurai.eu/">Federico Fasce</a><br />
Intervista. A colloquio con Tommaso Tessarolo, direttore del palinsesto di Current.tv, la televisione “dal basso” di Al Gore. Un mix di tv e web che vuole parlare anche di call center e Dico.</p>
<p>DIRITTI – <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Maggio-2008/art47.html"><strong>Morti bianche, la denuncia corre sul blog</strong></a>, Piero Babudro<br />
CENSURE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Maggio-2008/art45.html"><strong>Google non disturba Pechino</strong></a>, Marco Trotta<br />
IDENTITA&#8217; &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Maggio-2008/art48.html"><strong>Tutti amici tra i social network</strong></a>, Eva Perasso</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Chips &amp; Salsa - Sommario 8 maggio 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/05/08/chips-salsa-sommario-8-maggio-2008/</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 17:17:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&#38;Salsa, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to">Totem</a> e il <a href="http://www.ilmanifesto.it">manifesto</a>. Da domani i link ai pezzi.</p>
<p>EDITORIALE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Maggio-2008/art53.html"><strong>Scelta lodevole ma improvvisata</strong></a>, R.M.</p>
<p>Tra comici celebri che scoprono che anche internet può essere cattiva, associazioni dei consumatori che delirano di class-action da 20 miliardi di euro, quotidiani di Confindustria che scaricano dai sistemi p2p come giovani smanettoni (vedi box sotto), il governo di centro-sinistra saluta e se ne va.</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Maggio-2008/art50.html"><strong>Redditi online, parto prematuro</strong></a>, Raffaele Mastrolonardo<br />
Per Rodotà è fondamentale che il Parlamento affronti un nuovo passaggio normativo prima di autorizzare la pubblicazione dei dati. Ma la classe politica è ancora impreparata al cambiamento tecnologico in atto</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Maggio-2008/art55.html"><strong>Quegli scienziati in cerca di dio</strong></a>, Silvia Bencivelli</p>
<p>Un progetto scientifico europeo indaga le ragioni del fenomeno religioso. Psicologi, antropologi e biologi studiano il rapporto tra la mente umana e il divino</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Maggio-2008/art56.html"><strong>Caso, proiezione o evoluzione? All&#8217;origine dell&#8217;homo religiosus</strong></a>, S.V.<br />
Il filosofo della scienza Massimo Gigliucci racconta come procede l&#8217;indagine sulle radici biologiche della credenza dell&#8217;essere superiore</p>
<p>PUBBLICITA&#8217; &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Maggio-2008/art54.html"><strong>La scommessa del neuromarketing</strong></a>, Carola Frediani<br />
Misurare le reazioni del cervello a uno spot costa meno di 3 mila dollari. E i colossi della réclame preparano soluzioni più «persuasive»</p>
<p>E poi:</p>
<p>DIRITTI UMANI &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Maggio-2008/art51.html"><strong>10 maggio, i continenti convergono</strong></a>, Walter Molino</p>
<p>TASSE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Maggio-2008/art49.html"><strong>Il filesharing del Sole 24 Ore</strong></a>, Nicola Bruno</p>
<p>SCOMMESSE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Maggio-2008/art52.html"><strong>Parigi, la fibra entra in casa</strong></a>, Alessandra Carboni</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Chips&amp;Salsa - Sommario 1 maggio 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/05/01/chipssalsa-sommario-1-maggio-2008/</link>
<pubDate>Thu, 01 May 2008 07:00:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/05/01/chipssalsa-sommario-1-maggio-2008/</guid>
<description><![CDATA[Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="margin-bottom:0;"><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /></p>
<p>Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto <strong>Chips&#38;Salsa</strong>, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to/">Totem</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it/">il manifesto</a>. E siccome è il primo maggio, il tema è scontato&#8230;</p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /></p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /></p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-10.jpg" alt="" /><img src="/DOCUME~1/Raffaele/IMPOST~1/Temp/moz-screenshot-11.jpg" alt="" /><img class="alignright" style="float:right;margin:5px;" src="http://mastroblog.files.wordpress.com/2006/12/testpg.gif?w=408&#038;h=64" alt="" width="408" height="64" />EDITORIALE<strong> &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Maggio-2008/art57.html">Festa di atomi  di bit</a></strong>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Maggio-2008/art55.html"><strong>Connessi, sfruttati e contenti</strong></a>, <a href="http://freddyblog.wordpress.com">Carola Frediani </a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Crowdsourcing: il volto ambiguo dell&#8217;intelligenza collettiva. Dai blogger agli utenti dei social network, il confine tra hobby e lavoro si assottiglia. E le aziende internet provano a guadagnarci offrendo lavoro non remunerato. Mentre gli spammer guardano all&#8217;India.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Maggio-2008/art60.html"><strong>«Organizzare gli inorganizzabili». La sfida del lavoro al tempo della rete</strong></a>, <a href="http://qwerty.noblogs.org/">Alessandro Delfanti</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Mentre sfuma il confine tra pubblico e privato, c&#8217;è bisogno di nuove forme di organizzazione dei lavoratori lontane della cultura statica delle istituzioni dell’era moderna. Intervista a Ned Rossiter.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">TENDENZE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Maggio-2008/art62.html"><strong>Quei nomadi senza identità</strong></a>, Emanuela Di Pasqua<strong><br />
</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">Multitasking e senza fili. I professionisti della conoscenza diventano mobili grazie a tecnologie sempre più ubique. L&#8217;ufficio sparisce ma per gli psicologi sono a rischio memoria, senso del sé e tempo per la riflessione</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Maggio-2008/art61.html"><strong>Ricercatore, una vita spericolata. La sicurezza non entra in laboratorio</strong></a>, <a href="http://www.silviabencivelli.it/">Silvia Bencivelli</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Solventi infiammabili trasportati in macchina, reagenti tossici maneggiati senza precauzioni. L&#8217;incolumità di chi fa ricerca messa a rischio da precariato, scarsità di mezzi e cattive abitudini. La denuncia dei protagonisti.</p>
<p>E poi:</p>
<p style="margin-bottom:0;">ATIPICO &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Maggio-2008/art56.html"><strong>Cacciatore di strade</strong></a>, Valentina Tubino</p>
<p style="margin-bottom:0;">ATIPICA &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Maggio-2008/art56.html"><strong>Vivere di eBay</strong></a>, Piero Babudro</p>
<p style="margin-bottom:0;">ATIPICI &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/01-Maggio-2008/art58.html"><strong>Sindacalisti 2.0</strong></a>, Alessandra Carboni</p>
<p style="margin-bottom:0;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Chips&amp;Salsa - Sommario 10 aprile 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/04/10/chipssalsa-sommario-10-aprile-2008/</link>
<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 07:00:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/04/10/chipssalsa-sommario-10-aprile-2008/</guid>
<description><![CDATA[Come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale di tecnologi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="margin-bottom:0;">Come ogni settimana, è in edicola con il manifesto <strong>Chips&#38;Salsa</strong>, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to/">Totem</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it/">il manifesto</a>. (Da domani- e per una settimana &#8211; i link ai pezzi).</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Aprile-2008/art50.html"><strong>Torcia hi-tech? No, boomerang</strong></a>, <a href="http://freddyblog.wordpress.com">Carola Frediani</a></p>
<p style="margin-bottom:0;"><em>L’ironia della storia si alimenta di una torcia, ed è un peccato che chi si preoccupa della sua metafora buonista non ne possa sorridere. La fiamma olimpica, inseguita in questi giorni in tutto il mondo da attivisti, poliziotti e paparazzi, doveva essere infatti un distillato squisito di cultura e tecnologia&#8230;</em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Aprile-2008/art51.html"><strong>Quando la spesa converge sul cellulare</strong></a>, Enrico Gardumi</p>
<p style="margin-bottom:0;"><em>I supermercati diventano operatori telefonici in nome del marketing. Coop e altri colossi del settore regalano ai clienti traffico telefonico. Ma il connubio tra il wireless e la grande distribuzione è ancora tutto da inventare</em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Aprile-2008/art55.html"><strong>La fine dei guru. Il design si fa diffuso</strong></a>, <a href="http://redpill.blogsome.com">Marina Rossi</a></p>
<p style="margin-bottom:0;"><em>Dal web alle nuove manifatture artigianali, quando le idee prendono forma a partire dagli utenti</em></p>
<p style="margin-bottom:0;">STRUMENTI &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Aprile-2008/art56.html"><strong>La creatività fai-da-te che fiorisce nella rete</strong></a>, M. R.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><em>Rassegna. Ideare, disegnare e rivendere online magliette, gadget, cartoline, libri. Sempre più siti lo permettono.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Aprile-2008/art54.html"><strong>Addio alla metafora della scrivania. Un progetto ripensa l&#8217;ambiente virtuale</strong></a>, <a href="http://tungsteno.splinder.com/">Marco Lanza</a></p>
<p style="margin-bottom:0;"><em>File, cartelle e finestre non sono un dato naturale della nostra vita digitale. Un&#8217;iniziativa open source della “Bicocca”, immagina un computer a misura di mente umana con cui lavorare “a soggetto”.</em></p>
<p style="margin-bottom:0;">E poi:</p>
<p style="margin-bottom:0;">BIODIVERSITA’- <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Aprile-2008/art52.html"><strong>Un satellite per salvare l’Africa</strong></a>, Patrizia Cortellessa</p>
<p style="margin-bottom:0;">ETICA &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Aprile-2008/art49.html"><strong>Anche la tecnologia ha un’anima</strong></a>, Serena Patierno</p>
<p style="margin-bottom:0;">ECOLOGIA &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Aprile-2008/art53.html"><strong>Cittadini-scienziati a guardia dell’ambiente</strong></a>, Francesco Bottino</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Sommario Chips&amp;Salsa - 3 aprile 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/04/03/sommario-chipssalsa-3-aprile-2008/</link>
<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 13:45:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/04/03/sommario-chipssalsa-3-aprile-2008/</guid>
<description><![CDATA[Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a title="testpg.gif" href="http://mastroblog.wordpress.com/files/2006/12/testpg.gif"><img src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2006/12/testpg.gif" alt="testpg.gif" hspace="5" vspace="5" align="right" /></a>Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto <strong>Chips&#38;Salsa</strong>, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to/">Totem</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it/">il manifesto</a>. (Da domani- e per una settimana &#8211; i link ai pezzi).</p>
<p style="margin-bottom:0;">EDITORIALE<strong> &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Aprile-2008/art52.html">Tanto rumore per un formato</a></strong>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">Accuse di brogli, sospetti di corruzione, denunce di interferenze indebite. Cambi di casacca repentini e poco trasparenti. Persino interventi dell&#8217;Unione europea. Mancava solo una poesia declamata nel momento topico per farla sembrare una scena di ordinaria vita politica italiana. E invece, più a sorpresa, i protagonisti di questo teatro&#8230;</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Aprile-2008/art49.html">Professore, oggi la boccio io</a></strong>, Patrizia Feletig</p>
<p style="margin-bottom:0;">Sul web si diffonde il social rating: valutazioni a 360 gradi per tutte le categorie. Insegnanti, medici e avvocati nel mirino dei navigatori. Che, a suon di giudizi, ne valutano impietosamente le performance. Tra servizio pubblico e rischio diffamazione.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Aprile-2008/art54.html">Ciao ciao, rame. Più fibra per tutti</a></strong>, Gabriele de Palma</p>
<p style="margin-bottom:0;">La rete di prossima generazione, può essere fatta solo in fibra ottica e e arrivare fin dentro casa. Le altre opzioni non convincono, inquinano e sono transitorie.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Aprile-2008/art55.html">«Nuove reti? Intervenga lo stato». Il network del futuro chiede una regia</a></strong>, GdP</p>
<p style="margin-bottom:0;">29 miliardi di euro. Tanto costerebbe l&#8217;infrastruttura tutta in fibra che serve all&#8217;Italia. Per realizzarla ci vuole un governo più forte di lobby e monopoli. Intervista a Stefano Quintarelli.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Mappe &#8211; <strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Aprile-2008/art53.html">Un mondo di Ngn</a></strong>, <a href="http://freddyblog.wordpress.com">Carola Frediani</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Dal primato asiatico alla rincorsa degli Stati uniti, dall’esempio di Singapore alle curiosità in salsa svedese</p>
<p style="margin-bottom:0;">PROCESSORI &#8211; <strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Aprile-2008/art50.html">Il chip diventa flessibile</a></strong>, Alessandra Carboni</p>
<p style="margin-bottom:0;">BAMBINI &#8211; <strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Aprile-2008/art48.html">Unicef in salsa wiki</a></strong>, Francesco Bottino</p>
<p style="margin-bottom:0;">STANDARD – <strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Aprile-2008/art51.html">La vittoria di Microsoft</a></strong>, Raffaele Mastrolonardo</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sommario Chips&amp;Salsa - 27 marzo 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/03/27/sommario-chipssalsa-27-marzo-2008/</link>
<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 07:00:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/03/27/sommario-chipssalsa-27-marzo-2008/</guid>
<description><![CDATA[Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/03/prima.gif" title="prima.gif"><img src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2008/03/prima.gif" alt="prima.gif" align="right" height="354" hspace="5" vspace="5" width="259" /></a>Giovedì. E come ogni settimana, è in edicola con il manifesto <b>Chips&#38;Salsa</b>, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to/">Totem</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it/">il manifesto</a>. (Da domani- e per una settimana &#8211; i link ai pezzi).</p>
<p><b><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Marzo-2008/art41.html">L’ultima battaglia di Larry</a>, </b>Raffaele Mastrolonardo<b><br />
</b></p>
<p>Via i dollari dal Congresso americano. Detta così la missione suona impossibile. Soprattutto nel Paese che ha fatto del lobbismo un&#8217;arte pervasiva e capillare. Ma Lawrence Lessig, l&#8217;uomo che ha deciso di condurre questa battaglia, alle imprese difficili è abituato.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Marzo-2008/art44.html"><b>Sotto stretta «dataveglianza»</b></a>, <a href="http://freddyblog.wordpress.com">Carola Frediani</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Come Pollicino ad ogni passo virtuale il navigatore lascia indizi della sua presenza online. Tracce di esistenza gelosamente raccolte da Google &#38; c.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Marzo-2008/art46.html"><b>Tutto online, tutto gratis. L&#8217;ideologia digitale è servita</b></a>, <a href="http://bernyblog.wordpress.com">Bernardo Parrella</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Sulle pagine del mensile Wired si prepara la prossima utopia neoliberista: un magico mondo di servizi “gratuiti” grazie alle nuove tecnologie e alla pubblicità.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Marzo-2008/art47.html"><b>Le promesse mancate del web 2.0. Per una critica della rete partecipativa</b></a>, <a href="http://nicolabruno.wordpress.com">Nicola Bruno</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Monopolio dell&#8217;accesso, dominazione seduttiva, libertà contingente. Un gruppo di studiosi smonta, da sinistra, miti e illusioni dell&#8217;internet di seconda generazione. In nome di un medium autenticamente «sociale», libero dall&#8217;influenza di governi e di multinazionali.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Marzo-2008/art45.html"><b>L’internet della discordia</b></a>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">La rete, ovvero un grandioso spostamento di poteri. Tra aziende concorrenti, tra settori un tempo separati e ora uniti dalla convergenza, tra imprese e consumatori. E dunque, inevitabilmente, terreno di confronto ideologico tra opposte rappresentazioni. Letture che prendono la forma di rigorose analisi economiche, velenosi pamphlet, visioni postmoderne, rivincite personali. Eccone alcune.</p>
<p style="margin-bottom:0;">E poi:</p>
<p style="margin-bottom:0;">VERSO IL 13 APRILE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Marzo-2008/art42.html"><b>Un test per non perderti</b></a>, Patrizia Cortellessa</p>
<p style="margin-bottom:0;">ZIMBAWE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Marzo-2008/art40.html"><b>Una mappa per non arrendersi</b></a>, <a href="http://redpill.blogsome.com/">Marina Rossi</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">RICERCA &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/27-Marzo-2008/art43.html"><b>Una lettera per denunciare</b></a>, Eva Perasso</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sommario Chips&amp;Salsa - 20 marzo 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/03/20/sommario-chipssalsa-20-marzo-2008/</link>
<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 07:00:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/03/20/sommario-chipssalsa-20-marzo-2008/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; Giovedì, e come sempre, è in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://mastroblog.wordpress.com/files/2006/12/testpg.gif" title="testpg.gif"><img src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2006/12/testpg.gif" alt="testpg.gif" align="right" height="47" hspace="5" vspace="5" width="285" /></a>E&#8217; Giovedì, e come sempre, è in edicola con il manifesto <b>Chips&#38;Salsa</b>, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to/">Totem</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it/">il manifesto</a>. (Da domani- e per una settimana &#8211; i link ai pezzi).</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art51.html"><b>La notizia persa nella rete</b></a>, <a href="http://freddyblog.wordpress.com">Carola Frediani</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Chi sperava nella natura democratizzante di internet e nelle sue virtù taumaturgiche per riequilibrare la bilancia dei media, pesantemente tarata sui colossi della notizia e sui centri di potere tradizionali, dovrà aggiustare il tiro. Dall’ultimo rapporto sullo stato dei media americani, redatto come ogni anno dal Project for excellence in journalism, la presa della Cnn è ancora lontana.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art53.html"><b>Un blog piccolo piccolo</b></a>, Marina Rossi,</p>
<p style="margin-bottom:0;">Un fantasma si aggira per la rete: il microblogging. Nata dalla fusione di diari online e sms, la nuova tendenza si fa strada sul web. Una forma di comunicazione ultraframmentata e istantanea per una società sempre più vaporosa.  Anche la Bbc si converte.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art56.html"><b>Il neo-colonialismo dei rifiuti tecnologici</b></a>, Nicola Bruno</p>
<p style="margin-bottom:0;">Falsa beneficenza e business del riciclo. I rifiuti hi-tech occidentali invadono il mondo in via di sviluppo. La faccia sporca dell&#8217;economia dell&#8217;immateriale.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art55.html"><b>Anche l&#8217;Italia inquina con l&#8217;elettronica. I problemi del riciclo tricolore</b></a>, N.B.</p>
<p style="margin-bottom:0;">La responsabilità passa dai Comuni alle aziende e agli esercizi commerciali, ma la gestione del rifiuto hi-tech resta tormentata. E il consumatore paga l&#8217;eco-contributo. La denuncia di Altroconsumo.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art54.html"><b>Tutti i numeri della monnezza tech</b></a>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">La terra è invasa ogni anno da decine di milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici. La maggior parte dei quali non sono trattati e riciclati. Greenpeace valuta i rischi per ambiente e salute.</p>
<p style="margin-bottom:0;">E poi:</p>
<p style="margin-bottom:0;">ISRAELE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art52.html"><b>Il blog dell&#8217;agente segreto</b></a>, Alessandra Carboni</p>
<p style="margin-bottom:0;">STATI UNITI &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art49.html"><b>Guerre spaziali, cifre stellari</b></a>, Serena Patierno</p>
<p style="margin-bottom:0;">APPLE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/20-Marzo-2008/art50.html"><b>Paghi l&#8217;iPod, compri la musica</b></a>, Raffaele Mastrolonardo</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sommario Chips&amp;Salsa - 13 marzo 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/03/13/sommario-chipssalsa-13-marzo-2008/</link>
<pubDate>Thu, 13 Mar 2008 10:25:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/03/13/sommario-chipssalsa-13-marzo-2008/</guid>
<description><![CDATA[Giovedì: e come sempre, è in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale di tecnol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="///C:/DOCUME%7E1/Raffaele/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-8.jpg" /><img src="///C:/DOCUME%7E1/Raffaele/IMPOST%7E1/Temp/moz-screenshot-9.jpg" /><a href="http://mastroblog.wordpress.com/files/2006/12/testpg.gif" title="testpg.gif"><img src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2006/12/testpg.gif" alt="testpg.gif" align="right" height="33" hspace="5" vspace="5" width="188" /></a>Giovedì: e come sempre, è in edicola con il manifesto <b>Chips&#38;Salsa</b>, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to/">Totem</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it/">il manifesto</a>. (Da domani- e per una settimana &#8211; i link ai pezzi).</p>
<p style="margin-bottom:0;">Ecco di che cosa si parla:</p>
<p style="margin-bottom:0;"> <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Marzo-2008/art56.html"><b>Un&#8217;altra Ngn è possibile</b></a>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">«Realistico» è l&#8217;aggettivo che prevale riguardo al nuovo piano industriale di Telecom Italia. Definizione condivisibile. Non solo perché il piano riporta l&#8217;azienda sulla terra dall&#8217;empireo finanziario in cui l&#8217;aveva confinata la precedente proprietà. Ma anche perché ha il merito rendere lampante un fatto che molti fingono di non vedere: i soldi per una Ngn, una rete di comunicazione ad alta velocità che porti la fibra ottica nella case di tutti gli italiani, o almeno nelle loro strette vicinanze (v. articolo a fianco), non ci sono. Lo dicono i numeri.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Marzo-2008/art53.html"><b>Di che fibra siamo fatti</b></a>, Enrico Gardumi</p>
<p style="margin-bottom:0;">A.A.A. nuove reti per lo sviluppo del Paese cercasi. Dopo il varo del nuovo piano industriale di Telecom Italia è tempo di tornare a parlare di rete di prossima generazione. Una questione di metri, costi e velocità di trasmissione giocata tra fibra ottica e rame.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Marzo-2008/art57.html"><b>I motori di ricerca trovano il fattore umano</b></a>, Nicola Bruno</p>
<p style="margin-bottom:0;">Algoritmi aperti, redattori, coinvolgimento dei navigatori, relazioni sociali, trasparenza. Scovare le informazioni sul web non è solo una questione di tecnologia. Parola d&#8217;ordine: differenziazione.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Marzo-2008/art59.html"><b>La carica degli anti-Google</b></a>, Alessandra Carboni</p>
<p style="margin-bottom:0;">Spiritualità, viaggi e domande in linguaggio naturale. Centinaia di servizi specializzati cercano uno spazio all&#8217;ombra dei colossi del ritrovamento di informazioni sul web.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Marzo-2008/art58.html"><b>Tutti pazzi per la semantica. Il web insegue la sua ultima chimera</b></a>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">Lo chiamano web 3.0 ed è un Eldorado inseguito da numerose piccole aziende su cui piovono milioni di dollari per costruire motori di ricerca più intelligenti. Ma i risultati non sono ancora all&#8217;altezza delle attese. E non lo saranno tanto presto.</p>
<p style="margin-bottom:0;">E poi:</p>
<p style="margin-bottom:0;">LAVORO &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Marzo-2008/art54.html"><b>Per dimettersi basta un clic</b></a>, Patrizia Cortellessa</p>
<p style="margin-bottom:0;">DOPOLAVORO &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Marzo-2008/art52.html"><b>Il marketing del pensionato</b></a>, Francesco Bottino</p>
<p style="margin-bottom:0;">LIBRI &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/13-Marzo-2008/art55.html"><b>Tecnologie di un altro genere</b></a>, Paolo Subioli</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sommario Chips&amp;Salsa - 6 marzo 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/03/06/sommario-chipssalsa-6-marzo-2008/</link>
<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 07:00:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/03/06/sommario-chipssalsa-6-marzo-2008/</guid>
<description><![CDATA[Oggi, come ogni giovedì, è in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale di tecno]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://mastroblog.wordpress.com/files/2006/12/testpg.gif" title="testpg.gif"><img src="http://mastroblog.wordpress.com/files/2006/12/testpg.gif" alt="testpg.gif" align="right" height="54" hspace="5" vspace="5" width="345" /></a></p>
<p>Oggi, come ogni giovedì, è in edicola con il manifesto <b>Chips&#38;Salsa</b>, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to">Totem</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it">il manifesto</a>. (Domani i link ai pezzi).</p>
<p style="margin-bottom:0;">Ecco di che cosa si parla:</p>
<p style="margin-bottom:0;"><b><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2008/art48.html">A Paolo quel che è di Paolo</a>, </b>Gabriele De Palma<b><br />
</b></p>
<p style="margin-bottom:0;">Si è chiusa con l’attribuzione delle frequenze per il WiMax l&#8217;attività del ministro Paolo Gentiloni. Dal 2006 il “suo” ministero delle Comunicazioni ha avuto quasi due anni per risolvere uno dei problemi più urgenti per il Paese: il digital divide. Obiettivo primario perché la diffusione della banda larga è strategica per l’erogazione di servizi evoluti di utilità pubblica, oltre che per potenziare gli strumenti per le imprese. L’obiettivo è stato raggiunto? No.</p>
<p><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2008/art45.html"><b>Lo spia che venne dal web</b></a>, <a href="http://freddyblog.wordpress.com">Carola Frediani</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Software di governo per investigare nei computer dei cittadini. Sui mezzi che autorità di mezzo il mondo usano per spiare nei Pc dei cittadini c&#8217;è poco controllo. Ma dopo una sentenza della suprema corte tedesca qualcosa potrebbe cambiare.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2008/art50.html"><b>Genetica fai-da-te, business e paranoia</b></a>, <a href="http://www.silviabencivelli.it/">Silvia Bencivelli</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Dalla paternità alla predisposizione ai tumori: i test genetici online sono a portata di tutti. Un affare che alimenta fobie e preoccupa gli scienziati più seri.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2008/art51.html"><b>«La nostra identità non dipende dai geni». I tanti dubbi delle genealogie online</b></a>, <a href="http://www.silviabencivelli.it/">S. B.</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Molti servizi internet vanno alla ricerca delle radici del nostro Dna. Ma è difficile dire da dove veniamo e chi siamo solo sulla base del genoma. Meglio guardare a libri, film e musica preferita. Parla  il genetista Guido Barbujani</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2008/art49.html"><b>A.A.A. test Dna offresi</b></a>, <a href="http://redpill.blogsome.com/">Marina Rossi</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Shopping. Come in un supermercato, il web offre test genetici per tutti i gusti e tutti i prezzi. Offerte per single, coppie e intere famiglie. E Google fiuta il business.</p>
<p style="margin-bottom:0;">E ancora:</p>
<p style="margin-bottom:0;">LAVORO &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2008/art46.html"><b>Così virtuale, così precario</b></a>, Patrizia Cortellessa</p>
<p style="margin-bottom:0;">CANZONI &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2008/art44.html"><b>Copyright, stop all&#8217;estensione</b></a>, Eva Perasso</p>
<p style="margin-bottom:0;">CENSURA &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/06-Marzo-2008/art47.html"><b>Niente blog per l&#8217;aeronautica Usa</b></a>, Marco Trotta</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sommario Chips&amp;Salsa - 28 febbraio 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/02/28/sommario-chipssalsa-28-febbraio-2008/</link>
<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 07:00:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/02/28/sommario-chipssalsa-28-febbraio-2008/</guid>
<description><![CDATA[Oggi, come ogni giovedì, è in edicola con il manifesto Chips&amp;Salsa, inserto settimanale di tecno]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Oggi, come ogni giovedì, è in edicola con il manifesto <b>Chips&#38;Salsa</b>, inserto settimanale di tecnologie realizzato da <a href="http://www.totem.to">Totem</a> e <a href="http://www.ilmanifesto.it">il manifesto</a>.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Ecco di che cosa si parla:</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Febbraio-2008/art54.html"><b>Hollywood e la via del web</b></a>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">Negli Stati Uniti gli incassi al botteghino sono fermi, e nel 2007 i proventi dei dvd (che valgono più del doppio di quelli dei biglietti nelle sale) sono calati per la prima volta in 8 anni. Nel frattempo, i grandi canali televisivi puntano sui reality e l&#8217;ultima speranza del settore, i dischi ad alta definizione, è ancora a un livello di diffusione embrionale. Che fare allora? L&#8217;Economist ha un suggerimento: prendere sul serio internet</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Febbraio-2008/art51.html"><b>L’invasione degli ultra-piccoli</b></a>, <a href="http://freddyblog.wordpress.com">Carola Frediani</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Le nanotecnologie riempiono i negozi ma poco si sa dei loro rischi. In Europa e in America i ricercatori si interrogano sulle possibili conseguenze della manipolazione della materia a livello atomico. E mentre Bruxelles fa i primi passi, i consumatori restano perlopiù inconsapevoli.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Febbraio-2008/art56.html"><b>La via bolivariana alla società dell’informazione</b></a>, Marco Trotta</p>
<p style="margin-bottom:0;">Software libero e sovranità nazionale sulle tecnologie. In Venezuela il socialismo passa anche dalla rivoluzione digitale. Senza dimenticare la lezione di Allende.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Febbraio-2008/art57.html"><b>E a Genova si alleva il robot open source</b></a>, <a href="http://secondavita.blog.dada.net/">Alessandra Carboni</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Piccolo e sofisticato, italiano e “aperto”, iCub sta crescendo nei laboratori dell’Iit del capoluogo ligure. Progettato per non smettere di imparare, punta tutto sulla condivisione per sconfiggere i ricchi colossi del settore.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Febbraio-2008/art55.html"><b>Apro o non apro? Il dilemma di Microsoft</b></a>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">Il colosso del software annuncia: programmi più aperti e interoperabilità. Il mondo open è scettico, la Ue pure. Ma qualcosa, in fondo, è davvero cambiato.</p>
<p style="margin-bottom:0;">E ancora:</p>
<p style="margin-bottom:0;">MEDIA &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Febbraio-2008/art52.html"><b>In diretta sul peer-to-peer</b></a>, Gabriele De Palma</p>
<p style="margin-bottom:0;">VERSO IL 13 APRILE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Febbraio-2008/art50.html"><b>Il web ti dice chi vince</b></a>, Valentina Tubino</p>
<p style="margin-bottom:0;">COMUNICAZIONE &#8211; <a href="http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Febbraio-2008/art53.html"><b>La presentazione diventa minimal</b></a>, <a href="http://redpill.blogsome.com/">Marina Rossi</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sommario Chips&amp;Salsa 21 febbraio 2008]]></title>
<link>http://mastroblog.wordpress.com/2008/02/20/sommario-chipssalsa-21-febbraio-2008/</link>
<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 15:13:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>raffaele</dc:creator>
<guid>http://mastroblog.wordpress.com/2008/02/20/sommario-chipssalsa-21-febbraio-2008/</guid>
<description><![CDATA[Ritorna, dopo una settimana di pausa, dovuta a trasferta in terra catalana, il sommario di Chips]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ritorna, dopo una settimana di pausa, dovuta a <a href="http://www.mobileworldcongress.com/">trasferta in terra catalana</a>, il sommario di <b>Chips&#38;Salsa</b>, che anche domani, come ogni giovedì, sarà in edicola con  <a href="http://www.ilmanifesto.it">il manifesto</a>.</p>
<p>Ecco di che cosa si parla:</p>
<p style="margin-bottom:0;">&#160;</p>
<p style="margin-bottom:0;"><b>Bernabé, il flan e il topolino</b>, di Gabriele De Palma</p>
<p style="margin-bottom:0;">Se il ristorante si giudica dal menù, allora lo chef Franco Bernabè ha appena iniziato a titillarci le papille gustative, presentando i primi antipasti in attesa del piano industriale, il lauto pasto di cui il sistema tlc nostrano abbisogna. Prima del piatto principale, che verrà redatto nella riunione del cda il prossimo 6 marzo, il nuovo management di Telecom Italia ha annunciato la nascita di Open Access, divisione che si occuperà della gestione della rete.</p>
<p><b>WiMax, c&#8217;è Mediaset nell&#8217;aria</b>, Gabriele De Palma</p>
<p><b></b></p>
<p style="margin-bottom:0;">Berlusconi vuole anche la banda larga senza fili. Dopo l&#8217;analogico e il digitale terrestre, il biscione punta alla rete. L&#8217;occasione è l&#8217;asta per le licenze WiMax, la posta in gioco pubblicità online, VoIp e tv via internet. Un monopolio senza confini?</p>
<p style="margin-bottom:0;"><b>La Casa Bianca si conquista con un click</b>, <a href="http://freddyblog.wordpress.com">Carola Frediani</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Tonnellate di informazioni e gang criminali. L&#8217;emergenza rifiuti in salsa digitale si chiama «spam». Continuazione del mercato con altri mezzi.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><b>Obama primo presidente internet?</b>, <a href="http://www.webgol.it/">Antonio Sofi</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">Network sociali, YouTube, remix dei contenuti. In rete vince chi riesce a trovare il giusto compromesso tra apertura e controllo della comunicazione. Come Barack.</p>
<p><b>&#8220;Niente sarà più come prima&#8221;. Parla il guru della web-politica</b>, <a href="http://www.webgol.it/">Antonio Sofi</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">&#160;</p>
<p style="margin-bottom:0;">Internet cambia il modo in cui i candidati comunicano e i cittadini partecipano. A colloquio con Joshua Levy del <a href="http://www.personaldemocracy.com/">Personal democracy forum</a>, che esalta la rete e critica Hillary e McCain per il loro uso sbagliato del web.</p>
<p style="margin-bottom:0;">E ancora:</p>
<p style="margin-bottom:0;">SOLIDARIETA&#8217; &#8211; <b>A spasso per lo slum virtuale</b>, Eva Perasso</p>
<p style="margin-bottom:0;">INTERROGATIVI &#8211; <b>Bill Gates monopolista della malaria?,</b> <a href="http://redpill.blogsome.com/">Marina Rossi</a></p>
<p style="margin-bottom:0;">CENSURE &#8211; <b>Dvd Jon libera i file</b>, Raffaele Mastrolonardo</p>
<p style="margin-bottom:0;">&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
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