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	<title>ciavardini &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ciavardini"</description>
	<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 18:22:53 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[2 agosto 1980: strage di Bologna]]></title>
<link>http://mattiafl.wordpress.com/2009/08/02/2-agosto-1980-strage-di-bologna/</link>
<pubDate>Sun, 02 Aug 2009 10:15:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>mattiafl</dc:creator>
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<description><![CDATA[Alle 10.25, nella sala d&#8217;aspetto di 2° Classe della Stazione di Bologna Centrale, un ordigno a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-family:Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, 0;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1563" src="http://mattiafl.wordpress.com/files/2009/08/foto1.jpg?w=225" alt="" width="225" height="300" />Alle 10.25, nella sala d&#8217;aspetto di 2° Classe della Stazione di Bologna Centrale, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplode uccidendo ottantacinque persone e ferendone oltre duecento. Subito dopo l&#8217;attentato, il governo presieduto da Francesco Cossiga, e le forze di polizia attribuirono lo scoppio a cause fortuite, ovvero all&#8217;esplosione di una caldaia nel sotterraneo della stazione. Non appena apparvero più chiare le dinamiche e fu palese una matrice terrorista, attribuirono la responsabilità della strage al terrorismo nero. Già il 26 agosto dello stesso anno la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari (tra cui Roberto Fiore di Forza Nuova, Fioravanti, Mambro&#8230;), ma verranno tutti scarcerati nel 1981. In seguito a depistaggi, ripensamenti, disinformazione, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell&#8217;<em>Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980</em> si giunse ad una sentenza definitiva di Cassazione il 23 novembre 1995: vennero condannati all&#8217;ergastolo, quali esecutori dell&#8217;attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l&#8217;ex capo della P2 Licio Gelli, l&#8217;ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini. Il 9 giugno 2000 la Corte d&#8217;Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: estremisti di destra, e legati alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti. Diverse le ipotesi alternative: Cossiga, in una lettera scritta al capogruppo di Alleanza Nazionale nella <a style="text-decoration:none;color:#002bb8;background-image:none;background-repeat:initial;background-attachment:initial;background-color:initial;background-position:initial initial;" title="Commissione Mitrokhin" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Mitrokhin">c</a>ommissione Mitrokhin, ipotizza un coinvolgimento palestinese e dei gruppi separatisti operanti in Italia; secondo altri la commissione Mitrokhin non e&#8217; altro che un tentativo di disturbare le verita&#8217; storiche, e che invece la bomba di Bologna sia opera di Cia e Mossad, per punire l&#8217;Italia del suo rapporto privilegiato con l&#8217;Olp palestinese&#8230;</span></p>
<p><span style="font-family:Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, 0;">Tante chiacchiere, molte verita&#8217; nascoste, poche conclusioni certe&#8230; ma se i morti potessero parlare&#8230;</span></p>
<ul>
<li><img class="size-medium wp-image-1562 alignright" src="http://mattiafl.wordpress.com/files/2009/08/13_2agosto1980_jpg1.jpg?w=221" alt="" width="221" height="300" /><a href="http://www.articolo21.info/8795/notizia/2-agosto-1980-strage-di-bologna--dopo-29-anni.html">leggi l&#8217;editoriale di Loris Mazzetti su articolo 21</a></li>
<li><a href="http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/politica/bolgna-strage/bolgna-strage/bolgna-strage.html">2 agosto 2009: Bologna, Bondi fischiato durante il corteo (leggi la cronaca su Repubblica)</a></li>
<li>vai sul sito dell&#8217;<a href="http://www.stragi.it/">Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980</a></li>
<li><a href="http://www.stragi.it/index.php?pagina=vicenda">segui la vicenda processuale, e politico-giudiziaria</a></li>
<li><a href="http://www.stragi.it/index.php?pagina=vicenda&#38;par=p2">approfondimento P2 </a>(tra gli iscritti ricordiamo Berlusconi, Di Bella, Costanzo, Rizzoli, Manca&#8230;)</li>
<li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dossier_Mitrokhin">il dossier Mitrokhin</a></li>
</ul>
<p style="font:12px Helvetica;margin:0;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Strage di Bologna: la montatura della pista palestinese]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/04/27/strage-di-bologna-la-montatura-della-pista-palestinese/</link>
<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 18:42:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[ABU SALEH E I LANCIAMISSILI DI ORTONA da www.arabmonitor.info Amman, marzo 2009 &#8211; Abu Saleh, c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>ABU SALEH E I LANCIAMISSILI DI ORTONA</strong><br />
<strong><br />
da www.arabmonitor.info</strong></p>
<p>Amman, marzo 2009 &#8211; Abu Saleh, cittadino giordano, ora imprenditore, nel 1979 viveva in Italia e studiava all’Università di Bologna. Il 7 novembre di trent&#8217;anni fa era ad Ortona: doveva imbarcare per il Libano due lanciamissili Strela di fabbricazione sovietica destinati al Fronte popolare per la liberazione della Palestina, di cui faceva parte.<br />
Abu Saleh si fece aiutare da Daniele Pifano, Giorgio Baumgartner e Giuseppe Nieri, i quali, all’oscuro della natura del carico, si prestarono a portare ad Ortona la cassa contenente i lanciamissili. Vennero tutti arrestati e condannati. Da qualche tempo quell’episodio viene periodicamente rievocato in Italia per tentare di collegarlo all’attentato di Bologna del 2 agosto 1980 e cercare di capire che tipo di legami esistessero all’epoca tra gli apparati dei servizi di sicurezza italiani e la resistenza palestinese. Arabmonitor ne ha parlato con lo stesso Abu Saleh.<br />
Si dice che negli anni Settanta-Ottanta ci fosse un’intesa tra le autorità italiane e le organizzazioni palestinesi, perché l’Italia venisse risparmiata da operazioni palestinesi in cambio del libero transito di armi via Italia destinate appunto ai palestinesi.<br />
“Io posso dire che c’era effettivamente un accordo ed era tra l’Italia e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Fu raggiunto tramite il Sismi, di cui il colonnello Stefano Giovannone, a Beirut, era il garante. Non era un accordo scritto, ma un’intesa sulla parola. Lui ci aveva dato la sua parola d’onore, come dite voi, e noi gli abbiamo assicurato che non avremmo compiuto nessuna azione militare in Italia, perché l’Italia non rivestiva alcun interesse militare per il Fronte, e anche perché il popolo italiano era noto come amico dei palestinesi. In cambio Giovannone ci riconobbe, diciamo, delle facilitazioni in base alle quali si concedeva al Fronte la possibilità di trasportare materiale militare attraverso Italia. L’accordo fu fatto nei primi anni Settanta tra Giovannone e un esponente di primissimo piano del Fronte, il quale è tuttora presente sulla scena pubblica e non voglio nominarlo. Tutte le volte che c’era un trasporto, Giovannone veniva avvisato in anticipo. Non ci dava mai una risposta subito, ma dopo un paio di giorni. Penso che prima consultasse i vertici del Sismi (prima Sid) a Roma”.</p>
<p><strong>Quando ha conosciuto Stefano Giovannone ?</strong><br />
“Nel 1974 a Beirut. L’Ambasciata italiana di Beirut non mi aveva dato il visto ed è intervenuto lui. Io ero già in Italia dal 1970. Ero iscritto all’Università di Bologna a scienze politiche. Il primo visto mi fu concesso dall’Ambasciata italiana ad Amman. A Beirut dissero che non era possibile rinnovarlo, perché ero cittadino giordano e dovevo farne richiesta ad Amman, ma noi del Fronte abbandonammo la Giordania dopo il 1970. Quindi non potevo tornare. Allora il Fronte popolare si rivolse a Giovannone, il quale risolse il problema velocemente”.</p>
<p><strong>Che tipo di persona era ?</strong><br />
“Mi disse subito al primo incontro “Qualsiasi cosa ti possa servire, anche dei soldi, chiamami. Mi diede anche il suo numero riservato a Roma, perché si alternava tra Beirut e Roma. Quando lo chiamavo a Roma, e non c’era, dovevo lasciar detto: “Ha chiamato Gianni”. Mi richiamava da lì a poco. Nel 1975 alla Questura di Bologna mi comunicarono che non potevano rinnovarmi il foglio di soggiorno, perché il mio passaporto giordano era scaduto. Allora lo chiamai. Sistemò tutto in poche ore. Era sempre molto cordiale, disponibile. Ricordo che in quel periodo, grazie a lui, ricevemmo due borse di studio presso Università italiane per i ragazzi del Fronte popolare. Penso che lui non avesse mai rinunciato in quegli anni all’idea di reclutarmi per i servizi segreti italiani. Non mi spiego altrimenti la frequenza con cui usava ripetermi a non esitare a chiamarlo se mi fossi trovato in difficoltà economiche. Questo, comunque, non avvenne mai. Non mi dimenticherò che per tutto il periodo che sono stato in carcere ha continuato a ripetere ai compagni del Fronte: ‘State tranquilli. Verrà rilasciato. Abbiate fiducia in me. Datemi solo un po’ di tempo’”.</p>
<p><strong>Lei fu contattato da Giovannone durante il rapimento Moro ?</strong><br />
“Giovannone mi chiamò a Bologna già all’indomani del sequestro. ‘Puoi venire a Roma?’, mi fece. Gli risposi: ‘Prendo il treno domani’. ‘No, vieni in aereo, oggi’. Mi aspettava già in aeroporto, e ricordo bene il suo discorso. ‘Ti ho chiamato nella speranza che tu possa aiutarmi. Io faccio questo personalmente, perché sono molto amico di Moro. Tu sai quanto Moro abbia a cuore i palestinesi. Ti chiedo di contattare i responsabili del Fronte popolare e domandare se hanno qualche notizia sul rapimento?’. Gli dissi subito che noi non abbiamo nessun legame con le Brigate Rosse e io personalmente non conosco proprio nessuno delle BR, ma che avrei subito contattato Beirut. Da Beirut mi fecero sapere: come Fronte non abbiamo il benché minimo collegamento con le Brigate Rosse”.</p>
<p><strong>Ci può raccontare quello che avvenne a Ortona il 7 novembre 1979 ?</strong><br />
“C’erano due lanciamissili, giunti in Italia da fuori, che Daniele Pifano e altri nostri amici ritirarono senza sapere cosa contenesse la cassa in cui erano chiusi. A loro fu richiesto di trasportarla a Ortona. Giovannone venne avvisato a Beirut che c’era un carico in transito. Fu l’unico trasporto in cui venni coinvolto. I lanciamissili dovevano essere caricati su una nave libanese a Ortona, diretta in Libano. Sulla stessa nave volevo imbarcare un carico di vestiti, acquistati a Bologna. L’appuntamento con Pifano e gli altri era ad Ortona. Non ci siamo, però, incontrati per una serie di incredibili sfortunate coincidenze. Io ho fatto caricare la mia merce e la nave è partita. Non ho visto arrivare nessuno. Non ho potuto chiamare nessuno. I cellulari allora non esistevano. Sono quindi rientrato a Bologna tranquillo e all’oscuro di quello che fosse successo. Non ho visto nessun motivo per scappare nemmeno dopo aver appreso del loro arresto. Le circostanze le venni a conoscere solo più tardi, in carcere. Loro, arrivando a Ortona, vennero notati in centro da alcuni metronotte, i quali, allarmati, chiamarono i carabinieri, perché proprio quel giorno in città ci fu una rapina in banca e c’era parecchia tensione in giro. Dissero ai carabinieri che erano diretti al mare, volevano prendere un traghetto. Vennero identificati, ma siccome il collegamento con la centrale di Roma era fuori servizio, non riuscirono a capire subito chi fossero. Allora ordinarono a loro di seguirli alla locale stazione e attendere. Dopo alcune ore il collegamento venne ripristinato. I carabinieri scoprirono che avevano a che fare con esponenti dell’Autonomia romana. Il furgone, già controllato in precedenza, venne nuovamente perquisito. Saltò fuori la cassa. Loro dissero che si trattava di cannocchiali che volevano usare durante la gita in mare”.</p>
<p><strong>Lei fu arrestato quando?</strong><br />
“I carabinieri trovarono su uno di loro un foglietto con il mio numero di telefono a Bologna. Se ricordo bene, sei giorni dopo ero in giro per Bologna con degli ospiti sauditi, venuti per acquistare dei mobili. All’uscita da un’agenzia di viaggi, dove abbiamo prenotato il loro volo di ritorno, degli agenti in borghese ci circondarono, chiedendoci i documenti. Dopo il controllo, mi dissero ‘Tu vieni con noi’. I sauditi vennero lasciati subito. Perquisirono la mia abitazione in Via delle Tovaglie 33 e mi dissero ‘Trovati subito un avvocato’. Sotto di me c’era uno studio legale, andai a chiamare uno di loro. Ricordo che i carabinieri presero solo l’agenda telefonica. Al termine, mi caricarono in macchina e venni portato a Chieti al comando dei carabinieri. Mi chiusero in una stanza. Qualche ora dopo si presentò un alto ufficiale. Non mi disse il suo nome, ma penso che fosse il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. La mia è un’ipotesi. Vedendo la sua foto sui giornali successivamente, ho pensato che fosse stato proprio lui. Gli assomigliava molto. Mi interrogò e dopo mi disse ‘Ti faccio uscire subito da qui attraverso la porta sul retro se mi dici che i lanciamissili sono per gli autonomi. Tu sei straniero. Da te non voglio nulla. Ti diamo quello che vuoi, cittadinanza, soldi, ma devi dire che le armi sono per loro’. Gli risposi che non sapevo nulla di cui stesse parlando. Replicò secco: ‘Pensaci’, e se ne andò. Per tre giorni sono stato picchiato praticamente di continuo. Mi hanno sempre tenuto nudo, abbandonandomi su una tavola di legno, su cui mi lasciavano dormire un po’. Ricordo che mi è venuta una febbre molto alta. Allora mi hanno portato al carcere di Chieti, dove ho ricevuto le prime cure mediche”.</p>
<p><strong> Lei in quegli anni era il responsabile del Fronte popolare in Italia?</strong><br />
“Assolutamente no. Ero uno dei membri del Fronte presenti in Italia”.</p>
<p><strong>Al processo fu condannato per il trasporto di armi.</strong><br />
“Mi condannarono a sette anni, come tutti gli altri. Il processo fu celebrato per direttissima, dopo 40 giorni, nel gennaio 1980. Mio fratello, che stava in Italia, venne a trovarmi in carcere e mi disse che sarei stato rilasciato prima del processo, perché il Fronte ha ricevuto assicurazioni in tal senso, penso da Giovannone. Mi raccontò di un avvocato che da Beirut si era recato a Roma, verso la fine di dicembre, per degli incontri con alcuni rappresentanti italiani, forse lo stesso Giovannone. Comunque, io restai in carcere e al processo venni condannato”.</p>
<p><strong>Lei fu tuttavia l&#8217;unico a ottenere la libertà anticipata, già nel 1981.</strong><br />
“Penso che sia stato Giovannone a intervenire per ottenere la mia scarcerazione per scadenza dei termini. Era in corso il processo di secondo grado all’Aquila e il mio avvocato non aderì alla richiesta di rinvio del dibattimento (giugno 1981) come fecero gli altri. Così il 14 agosto 1981 scattò la scadenza dei termini. Ricordo molto bene quel giorno, perché stavamo organizzando una festa per il mio compleanno, che è il 15, chiedendo del vino e dei dolci. Verso le undici di mattina mi convocano in direzione e mi comunicano che c&#8217;è il mandato di scarcerazione. Ricordo che chiesi di poter restare un altro giorno per festeggiare il compleanno coi compagni, ma rifiutarono. Uscito da Rebibbia, restai a Roma per qualche giorno con l’obbligo della firma e quindi tornai a Bologna”.<br />
<strong><br />
Durante la detenzione non è mai stato interrogato in relazione a qualche altro fatto avvenuto in quegli anni?</strong><br />
“Sì, ricordo un episodio curioso. E’ venuto Domenico Sica a interrogarmi. Ero appena stato trasferito da Trani a Regina Coeli. Mi chiese se conoscessi Ali Agca? Quando gli feci ‘E’ una nuova accusa?’, mi rispose ‘Non pensarci nemmeno, è solo per capire.Vedi che non scrivo nulla’”.</p>
<p><strong>Ha, poi, completato gli studi a Bologna?</strong><br />
“Sì, nel luglio 1983. Lo stesso mese ho lasciato l’Italia, partendo da Fiumicino per il Medio Oriente. Nemer Hammad (allora ambasciatore palestinese a Roma) mi disse già poco dopo la mia scarcerazione ‘Ti consiglio di partire il più presto che puoi. Quando vuoi andare, le autorità italiane chiuderanno un occhio’. Così è stato. Non sono più tornato”.</p>
<p><strong>Ci sono persone in Italia che mettono in relazione il suo caso con la bomba alla stazione di Bologna, sostenendo che il suo mancato rilascio, tra la fine del 1979 e la prima metà del 1980, spinse i palestinesi, cioè il Fronte popolare, a organizzare l’attentato.</strong><br />
“Io seppi dell’attentato in carcere e posso dirle che ero più dispiaciuto degli stessi italiani. Ho vissuto molti anni a Bologna e ho conosciuto personalmente delle gente meravigliosa. Noi come palestinesi abbiamo ricevuto molta solidarietà e il Fronte popolare ha avuto molti aiuti dal popolo italiano. Mi meraviglio che si voglia ignorare la verità soprattutto quando a sostenere queste falsità sono delle personalità che avevano accesso a numerose informazioni, anche riservate. Smentisco nel modo più assoluto che prima dell’attentato ci fossero delle tensioni tra l’Italia e il Fronte popolare per via del mio caso. Giovannone era rimasto per tutto il tempo in contatto con i nostri responsabili a Beirut, tranquillizzandoli e ripetendo ‘Bisogna ridurre l’intensità della fiamma per poter spegnere il fuoco’. Cercare di accreditare la tesi che la mia detenzione abbia spinto il Fronte popolare a una rappresaglia, è una menzogna colossale. Si tratta di un tentativo di riscrivere la storia”.</p>
<p><strong>In un’intervista concessa tempo fa a un autorevole quotidiano italiano, Bassam Abu Sharif sostiene che il Fronte popolare di tanto in tanto forniva aiuto a piccoli militanti, “non gente importante”, delle Brigate Rosse che stavano scappando, e racconta che il colonnello Giovannone veniva a protestare da lui per questo.</strong><br />
“Vede, Bassam Abu Sharif negli anni Settanta era semplicemente uno dei responsabili del settore dell’informazione al Fronte popolare. Non aveva nessun potere decisionale, né responsabilità operative. Non poteva avere rapporti con i servizi segreti italiani. Sfido Abu Sharif a dimostrare di aver incontrato il colonnello Giovannone per un colloquio anche una volta sola o di aver fornito documenti a gente delle Br in fuga dall’Italia. Sarà l’effetto dei lunghi anni trascorsi. La memoria che inganna o il desiderio di apparire più di quello che si era”.</p>
<p><strong>Link</strong><br />
<a href="../2009/08/05/giovanni-de-luna-%E2%80%9Cgolpismo-e-stragismo-non-sono-proponibili-come-un-paradigma-esaustivo-della-storia-degli-anni-70%E2%80%9D/">Giovanni De Luna, “golpismo e stragismo non sono proponibili come un paradigma esaustivo della storia degli anni 70%”</a><br />
<a href="../2009/07/17/strage-di-bologna-i-palestinesi-non-centrano/">Strage di Bologna, i palestinesi non c&#8217;entrano</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/04/27/strage-di-bologna-lultimo-depistaggio/">Strage di Bologna, l&#8217;ultimo depistaggio</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Strage di Bologna, Cossiga: "Sicuramente la Mambo e Fioravanti sono innocenti"]]></title>
<link>http://eliapirone.wordpress.com/2009/01/29/strage-di-bologna-cossiga-sicuramente-la-mambo-e-fioravanti-sono-innocenti/</link>
<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 20:32:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>Elia Pirone</dc:creator>
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<description><![CDATA[L’ex presidente Francesco Cossiga torna a parlare della strage del 2 agosto, proprio quando ieri è s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-26" title="2ago07copiakz3sd5fm9" src="http://eliapirone.wordpress.com/files/2009/01/2ago07copiakz3sd5fm9.jpg" alt="2ago07copiakz3sd5fm9" width="256" height="374" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:medium;font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>L’ex presidente Francesco Cossiga torna a parlare della strage del 2 agosto, proprio quando ieri è stato interrogato per tre ore e mezzo dal pm Paolo Giovagnoli. L’unica cosa certa per Cossiga è che “non si arriverà mai alla verità sulla strage” e anche che, sicuramente, “non sono stati la Mambro e Fioravanti” a commettere questo atto. Parla in modo schietto, Cossiga, diretto e incisivo, con parole inequivocabili: “la verità [sulla strage] metterebbe in imbarazzo troppe persone: la magistratura, gli investigatori, il PD”. Nonostante la disapprovazione di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione familiari vittime del 2 agosto, secondo il quale Cossiga “ha fatto la figura del cioccolataio”, le parole dell’ex presidente della Repubblica devono entrare a far parte di quel tentativo di ricerca della verità storico-politica riguardo questa oscura pagina della Repubblica italiana.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:medium;font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Pista palestinese? “Per me è possibile”, dice Cossiga.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:medium;font-family:arial,helvetica,sans-serif;"><strong>Senza dubbio l’inizio di una seria e concreta revisione giudiziaria della strage di Bologna è auspicabile, poiché appare lampante che molti fatti emersi in questi anni rendano assai improbabile, se non impossibile, l’effettivo coinvolgimento di Fioravanti, della Mambro e di Ciavardini nella vicenda. E’ altresì chiaro che i poteri forti della politica, del PD e di altre varie organizzazioni che operano “dietro le quinte” si opporranno in ogni modo a questo sacrosanto processo di revisione storica e politica. E allora che succederà? Probabilmente non sapremo mai la verità, poiché ci sono persone che hanno interesse a tenerla nascosta. In questa situazione di stallo io non esito a schierarmi contro la scandalosa volontà di trovare colpevoli di comodo; è necessario nel modo più assoluto fare in modo che la Mambro, Fioravanti e Ciavardini non siano utilizzati come capri espiatori della strage. Si faccia luce sulla verità, si trovino i veri colpevoli.<br />
Fioravanti, Ciavardini e la Mambro sono innocenti.</strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[STRAGE DI BOLOGNA, VENTOTTO ANNI DI BUGIE.]]></title>
<link>http://lucabiagioni.wordpress.com/2008/08/02/strage-di-bologna-ventotto-anni-di-bugie/</link>
<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 13:08:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucabiagioni</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ventotto anni dopo la strage della stazione di Bologna commemoriamo le vittime e in loro nome chiedi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ventotto anni dopo la strage della stazione di Bologna commemoriamo le vittime e in loro nome chiediamo che sia fatta chiarezza sulla vicenda. Il fronte innocentista per i tre colpevoli è vasto e non ha colore politico. Le recenti dichiarazioni del Presidente Emerito Francesco Cossiga, che attribuiva la strage ad un incidente causato dalla resistenza palestinese, non possono rimanere inascoltate. Scoprire la verità è un nostro dovere.</p>
<p style="text-align:center;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/pBa0APwptdQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/pBa0APwptdQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La strage che "non ci fu"]]></title>
<link>http://baruda.net/2008/08/02/la-strage-che-non-ci-fu/</link>
<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 10:25:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2008/08/02/la-strage-che-non-ci-fu/</guid>
<description><![CDATA[23 kg di esplosivo: una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta Compound B, potenziata da 18 kg di gel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>23 kg di esplosivo: una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta <em>Compound B</em>, potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina ad uso civile). L&#8217;esplosivo, di fabbricazione militare, era posto in una valigetta sistemata a circa 50 cm d&#8217;altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell&#8217;ala ovest della stazione, allo scopo di aumentarne l&#8217;effetto.<br />
L&#8217;esplosione distrugge un&#8217;ala intera della stazione e colpisce il treno Ancona-Chiasso, fermo al binario 1.</p>
<p>Morti: 85           Feriti: 200</p>
<table border="0" cellpadding="2">
<tbody>
<tr>
<td>
<ul>
<li>Tonino LaBelva, anni 50</li>
<li>Danielino Sugaddozzu, anni 29</li>
<li>Mariotto Minghilledda, anni 55</li>
<li>Paolo Berosi, anni 32</li>
<li>Antonella Ceci, anni 19</li>
<li>Angela Marino, anni 23</li>
<li>Leo Luca Marino, anni 24</li>
<li>Domenica Marino, anni 26</li>
<li>Errica Frigerio In Diomede Fresa, anni 57</li>
<li>Vito Diomede Fresa, anni 62</li>
<li>Cesare Francesco Diomede Fresa, anni 14</li>
<li>Anna Maria Bosio In Mauri, anni 28</li>
<li>Carlo Mauri, anni 32</li>
<li>Luca Mauri, anni 6</li>
<li>Eckhardt Mader, anni 14</li>
<li>Margret Rohrs In Mader, anni 39</li>
<li>Kai Mader, anni 8</li>
<li>Sonia Burri, anni 7</li>
<li>Patrizia Messineo, anni 18</li>
<li>Silvana Serravalli In Barbera, anni 34</li>
<li>Manuela Gallon, anni 11</li>
<li>Natalia Agostini In Gallon, anni 40</li>
<li>Marina Antonella Trolese, anni 16</li>
<li>Anna Maria Salvagnini In Trolese, anni 51</li>
<li>Roberto De Marchi, anni 21</li>
<li>Elisabetta Manea Ved. De Marchi, anni 60</li>
<li>Eleonora Geraci In Vaccaro, anni 46</li>
<li>Vittorio Vaccaro, anni 24</li>
<li>Velia Carli In Lauro, anni 50</li>
<li>Salvatore Lauro, anni 57</li>
<li>Paolo Zecchi, anni 23</li>
<li>Viviana Bugamelli In Zecchi, anni 23</li>
<li>Catherine Helen Mitchell, anni 22</li>
<li>John Andrew Kolpinski, anni 22</li>
<li>Angela Fresu, anni 3</li>
<li>Maria Fresu, anni 24</li>
<li>Loredana Molina In Sacrati, anni 44</li>
<li>Angelica Tarsi, anni 72</li>
<li>Katia Bertasi, anni 34</li>
<li>Mirella Fornasari, anni 36</li>
<li>Euridia Bergianti, anni 49</li>
<li>Nilla Natali, anni 25</li>
<li>Franca Dall&#8217;olio, anni 20</li>
<li>Rita Verde, anni 23</li>
<li>Flavia Casadei, anni 18</li>
<li>Giuseppe Patruno, anni 18</li>
<li>Rossella Marceddu, anni 19</li>
</ul>
</td>
<td>
<ul>
<li>Davide Caprioli, anni 20</li>
<li>Vito Ales, anni 20</li>
<li>Iwao Sekiguchi, anni 20</li>
<li>Brigitte Drouhard, anni 21</li>
<li>Roberto Procelli, anni 21</li>
<li>Mauro Alganon, anni 22</li>
<li>Maria Angela Marangon, anni 22</li>
<li>Verdiana Bivona, anni 22</li>
<li>Francesco Gomez Martinez, anni 23</li>
<li>Mauro Di Vittorio, anni 24</li>
<li>Sergio Secci, anni 24</li>
<li>Roberto Gaiola, anni 25</li>
<li>Angelo Priore, anni 26</li>
<li>Onofrio Zappala&#8217;, anni 27</li>
<li>Pio Carmine Remollino, anni 31</li>
<li>Gaetano Roda, anni 31</li>
<li>Antonino Di Paola, anni 32</li>
<li>Mirco Castellaro, anni 33</li>
<li>Nazzareno Basso, anni 33</li>
<li>Vincenzo Petteni, anni 34</li>
<li>Salvatore Seminara, anni 34</li>
<li>Carla Gozzi, anni 36</li>
<li>Umberto Lugli, anni 38</li>
<li>Fausto Venturi, anni 38</li>
<li>Argeo Bonora, anni 42</li>
<li>Francesco Betti, anni 44</li>
<li>Mario Sica, anni 44</li>
<li>Pier Francesco Laurenti, anni 44</li>
<li>Paolino Bianchi, anni 50</li>
<li>Vincenzina Sala In Zanetti, anni 50</li>
<li>Berta Ebner, anni 50</li>
<li>Vincenzo Lanconelli, anni 51</li>
<li>Lina Ferretti In Mannocci, anni 53</li>
<li>Romeo Ruozi, anni 54</li>
<li>Amorveno Marzagalli, anni 54</li>
<li>Antonio Francesco Lascala, anni 56</li>
<li>Rosina Barbaro In Montani, anni 58</li>
<li>Irene Breton In Boudouban, anni 61</li>
<li>Pietro Galassi, anni 66</li>
<li>Lidia Olla In Cardillo, anni 67</li>
<li>Maria Idria Avati, anni 80</li>
<li>Antonio Montanari, anni 86</li>
</ul>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><a href="http://www.lastampa.it/multimedia/italia/4810_album/bologna2.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.lastampa.it/multimedia/italia/4810_album/bologna2.jpg" alt="" width="450" height="325" /></a></p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/multimedia/italia/4810_album/bologna2.jpg"></a>BOLOGNA. 2 AGOSTO 1980 -sappiamo bene chi è Stato-</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[torniamo un po' indietro...]]></title>
<link>http://aldodice26x1.wordpress.com/2008/02/20/torniamo-un-po-indietro/</link>
<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 22:06:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>gech</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tutti i giorni ricevo uno schiaffo. Il primo giorno ci resto male, ma decido per questa volta di las]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;">Tutti i giorni ricevo uno schiaffo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;">Il primo giorno ci resto male, ma decido per questa volta di lasciar correre.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;">Il secondo giorno penso: ”Ma se non ho reagito ieri…”. E non mi oppongo.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;">Il terzo giorno quasi non ci faccio più caso.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;">Dopo una settimana ne ricevo due. ”Che cosa vuoi che cambi, se fino ad ora ne ho comunque preso uno?”</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;">Dopo un mese sono tre, poi quattro, poi cinque, ma quando ormai decido di reagire è tardi: non mi reggo più in piedi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;"><span style="font-size:10pt;">Sabato 22 Dicembre un gruppo di antifascisti ha deciso di non far passare sotto silenzio un’iniziativa promossa da AN, Fiamma Tricolore, Azione Giovani, che avrebbe costituito un tassello nel processo di lenta erosione attuato ai danni dell’antifascismo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;"><span style="font-size:10pt;">L’Amministrazione comunale aveva individuato in una sala del palazzo di P.zza Mercurio in cui ha sede l’ANPI, sopra le teste dei partigiani, un luogo adatto dove svolgere la presentazione del libro <i>Strage all’italiana</i> che si propone di riabilitare la figura del neofascista Ciavardini. L’ avvocato Cutonilli, scrittore, nel volume vuole dimostrare l’innocenza del suo assistito rispetto alla strage alla stazione di Bologna. Pur non essendo dimostrata la sua colpevolezza per quel reato, Ciavardini, oltre ad esser condannato per altri due omicidi, faceva parte dello stesso gruppo, i NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari), che ha preso parte alla organizzazione materiale della strage e per la quale due suoi militanti sono stati condannati.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;">La situazione di quel giorno, a Massa, per<span>  </span>alcune circostanze, assomiglia a quella dei fatti del 30 Giugno 1960, quando il MSI decise di convocare il suo quinto congresso a Genova. Come nel caso di Genova, città<span>  </span>decorata alla Medaglia d’Oro alla Resistenza e da cui era partita l’insurrezione del 25 Aprile, la scelta del luogo è stata provocatoria anche a Massa. I missini di allora avevano scelto come luogo un teatro vicino al Sacrario dei Caduti, quelli di oggi il palazzo sede dell’ANPI. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;"><span style="font-size:10pt;">Nei giorni precedenti il 22 Dicembre è iniziata una discussione tra gli antifascisti militanti sulla necessità di far emergere e porre all’attenzione di cittadinanza e istituzioni la natura del messaggio sottostante a quella iniziativa, che ci ha trovato compatti nel dire che sostenere un personaggio come il neofascista Ciavardini significa, da parte di partiti rappresentati istituzionalmente non voler prendere le distanze dal fascismo e dalle sue riproposizioni.</span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;">La voglia di smascherare questo intento e la volontà di reagire l’indifferenza dell’ Amministrazione, che non ha cambiato sede alla presentazione nonostante le nostre sollecitazioni, ci ha portati il 22 Dicembre nel primo pomeriggio in piazza Mercurio, con lo scopo di tenere aperta la sede dell’ ANPI. All’arrivo dei fascisti in corteo con striscione e bandiere nere, la reazione è stata spontanea e unanime: ci siamo uniti a proteggere il seme dell’antifascismo. Per tutto il pomeriggio siamo rimasti in maniera inamovibile nella nostra posizione. Fin quando le istituzioni competenti, spinte da questo gesto, hanno deciso di revocare la sala. Una differenza rispetto al 1960, quando in centomila manifestarono, è sicuramente quella che molti si sono abituati agli schiaffi, che gli ideali si sono affievoliti e gli spiriti atrofizzati, che la poca attenzione prestata da parte delle istituzioni ha portato a far passare come tollerabile ciò che non lo è, che troppi trovano importante difendere la memoria storica solo in giorni prestabiliti e non si indignano più quando questa stessa quotidianamente viene calpestata. Nel 1960 l’ANPI nazionale incitava alla lotta intransigente contro il proposito restauratore. Ad oggi l’ANPI sez. di Massa ci condanna per non aver fatto svolgere la presentazione riferendo ai giornali che quest’ultima solamente <i>era inopportuna per motivi di carattere ambientale, non per i contenuti</i>. Il giornale ufficiale dell’ANPI “Patria indipendente” (numero del 28/11/2004) riferendosi all’impedito svolgimento del congresso a<span>  </span>Genova nel 1960 recita<i> anche una proposta, a suo dire “conciliante” viene sdegnosamente respinta dagli antifascisti. Si sarebbe trattato di spostare il Congresso del MSI in un Teatro nell’estremo levante della città e, un comizio della Resistenza sul piazzale dell’autostrada, al lato opposto, nel ponente della città … La Resistenza non poteva accettare tale soluzione trappola. E non la accettò.</i> Continuando nel paragone c’è da dire che in altra sede e in altra data purtroppo invece il libro a Massa dai fascisti è stato presentato. L’autore nello stesso articolo dice che il voler gestire al solito modo la protesta di missini e antifascisti non è stato altro che <i>un anticipo di quello che negli anni successivi sarebbe stato lo schema della teoria degli “opposti estremismi”</i>, teoria del tutto confermata dall’episodio di Massa in cui gli antifascisti sono stati lasciati soli da più parti, equiparati ai fascisti e<span>  </span>giudicati appunto come violenti. La nostra protesta si è dovuta svolgere in modo eclatante anche grazie a questa mancanza di coraggio e all’indifferenza, che è parte di quello che come antifascisti cerchiamo di combattere, perché continuare a tralasciare di prendere una posizione contribuisce al continuo legittimarsi di atteggiamenti fascisti. Agli organi istituzionali e a tutti coloro che non trovano nel nostro gesto una doverosa ribellione proponiamo come esempio la risposta data dal futuro Presidente della Repubblica Sandro Pertini a chi attaccava il dissenso espresso nel 1960:</span><span style="font-size:10pt;font-family:Helvetica;"></span></p>
<p class="MsoNormal"><i><span style="font-size:10pt;font-family:Helvetica-Oblique;">La polizia sta cercando i sobillatori di queste manifestazioni (&#8230;) non abbiamo nessuna difficoltà ad indicarglieli. Sono i fucilati del Turchino, di Cravasco, della Benedicta, i torturati della casa dello studente.</span></i><span style="font-size:10pt;"></span></p>
<p>ANPI giovani MASSA</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Santificare" Ciavardini: operazione lecita?]]></title>
<link>http://aldodice26x1.wordpress.com/2008/01/08/santificare-ciavardini-operazione-lecita/</link>
<pubDate>Tue, 08 Jan 2008 10:42:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>jmr1</dc:creator>
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<description><![CDATA[La campagna nazionale di informazione che la destra ha scatenato in difesa di Ciavardini, ritenuto i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La campagna nazionale di informazione che la destra ha scatenato in difesa di Ciavardini, ritenuto innocente per quanto riguarda la strage di Bologna, appare quanto meno discutibile. Faceva parte dei N.A.R. e in quanto tale è un personaggio vergognoso. Non stupisce che Alleanza Nazionale se ne faccia portatrice&#8230;</p>
<p>Di seguito, un breve resoconto su che cosa i N.A.R. hanno rappresentato per la storia di questo paese.</p>
<p>I <strong>Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) </strong> furono un gruppo terroristico d&#8217;ispirazione <a title="Neofascismo" href="http://aldodice26x1.wordpress.com/wiki/Neofascismo">neofascista</a> attivo in Italia dal 1977 al novembre del 1981.</p>
<p>In quattro anni hanno commesso 33 omicidi (senza contare i morti della <a title="Strage di Bologna" href="http://aldodice26x1.wordpress.com/wiki/Strage_di_Bologna">Strage di Bologna</a> per cui Fioravanti e Mambro sono stati definitivamente condannati).</p>
<p><span style="font-size:small;"><em>Dirigenti:</em> Giuseppe Valerio (detto &#8220;Giusva&#8221;) Fioravanti, Dario Pedretti, Cristiano Fioravanti, Alessandro Alibrandi, Francesca Mambro.<br />
<em>Pubblicazione:</em> gli unici documenti prodotti sono i volantini di rivendicazione.<br />
La tradizionale preminenza dell&#8217;azione sul pensiero tipico della tradizione fascista, trovò in questa organizzazione, la sua applicazione estrema, negli anni che vanno dal 1978 al 1981. La relazione della Commissione Stragi spiega infatti come &#8220;la sigla Nuclei Armati Rivoluzionari, sottenda una realtà di non facile comprensione e si inserisca in un orizzonte volutamente mutabile e in movimento. Tale sigla infatti venne dapprincipio utilizzata dal gruppo formato dai fratelli Fioravanti, Alessandro Alibrandi e Franco Anselmi che si era andato strutturando in un processo di aggregazione per gruppi operanti nei quartieri e attivi in pestaggi e scontri fisici con oppositori politici, ma che già dal suo nascere non intendeva caratterizzarsi come una specifica formazione politica, quanto piuttosto mettere a disposizione di tutta l&#8217;area della destra una sorta di parola d&#8217;ordine con cui attestare, attraverso i fatti, la condivisione del progetto complessivo. Come si vede l&#8217;idea coincide con le quasi contemporanee prese di posizione di <a href="http://aldodice26x1.wordpress.com/wp-admin/costruiamo%20l'azione.htm">Costruiamo l&#8217;azione</a>, e la convinzione radicata in Fioravanti e negli altri a lui vicini della superfluità delle parole e della forza rivoluzionaria dell&#8217;esempio. Valerio Fioravanti spiegherà il significato della sigla in questi termini: &#8220;la sigla N.A.R. è stata usata da molti anni, inizialmente per semplici attentati di danneggiamento, e stava ad indicare soltanto la matrice fascista. Tale sigla peraltro non si riferisce ad una organizzazione stabile e strutturata; bensì soltanto alla matrice degli attentati. Se vi era il rischio che persone estranee o anche persone della destra facessero azioni sbagliate e controproducenti, esso era compensato dal vantaggio che tale organizzazione sembrasse realmente esistente e attiva per più lunghi periodi di tempo&#8221;. Tale elasticità è indicativa di un atteggiamento del gruppo N.A.R che rimane tuttavia sufficientemente individuabile come tale per la stabilità della sua formazione, dell&#8217;armamento e la consequenzialità dei comportamenti tenuti ed anzi finisce per essere un modo caratteristico di essere della formazione invece che la negazione della sua esistenza come struttura. L&#8217;organizzazione e l&#8217;esecuzione di molti dei colpi avvicinò stabilmente &#8211; e per alcuni irreversibilmente &#8211; i ragazzi dei N.A.R alla criminalità organizzata del gruppo che successivamente verrà indicato (sinteticamente e in parte impropriamente) come <a href="http://aldodice26x1.wordpress.com/wp-admin/banda%20magliana.htm">Banda della Magliana</a>, attraverso lo stretto legame dei fratelli Fioravanti e di Alibrandi con personaggi come Massimo Sparti, e di Massimo Carminati e dello stesso Fioravanti con Franco Giuseppucci e Danilo Abbruciati. Tali legami verranno a cementarsi, oltre che con la pianificazione e attuazione di rapine attraverso le attività di reinvestimento dei proventi delle rapine (per lo più attraverso il prestito usuraio) che gli estremisti affideranno alla banda, per conto della quale eseguivano attività di intimidazione e di vero e proprio killeraggio&#8221;.<br />
</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[comunicato stampa 22 dicembre]]></title>
<link>http://aldodice26x1.wordpress.com/2007/12/23/comunicato-stampa-22-dicembre/</link>
<pubDate>Sun, 23 Dec 2007 17:13:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>aldodice26x1</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ancora una volta il Sindaco Neri, che ieri non si è neanche presentato in piazza Mercurio, ha dimost]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ancora una volta il Sindaco Neri, che ieri non si è neanche presentato in piazza Mercurio, ha dimostrato di non essere in grado ne di prendersi le sue responsabilità ne di rappresentare la memoria storica di una città Medaglia d’oro alla Resistenza. Da almeno due giorni infatti egli era a conoscenza della situazione ma non se ne è preoccupato, così che è stato necessario presidiare la sede ANPI per un pomeriggio intero prima che si decidesse a revocare l’utilizzo della sala di Palazzo Bourdillon all’iniziativa promossa dall’MSI, cioè di quegli stessi che chiedono lo scioglimento dell’Associazione dei Partigiani che in quel edificio ha la propria sede. D’altro canto va sottolineato come gli stessi organizzatori abbiano dimostrato quanto fosse strumentale e provocatoria la loro richiesta, infatti nonostante già dalla mattina l’Amministrazione avesse messo a loro disposizione il Teatrino dei Servi essi l’hanno rifiutato. Gli stessi che mentre si lamentano per i loro diritti negati si scordano di dire che colui che ha ferito con una bottiglia un giovane dell’UDS è un loro simpatizzante probabilmente allontanatosi scontento da piazza Mercurio per inneggiare all’antisemitismo.<br />
L’ANPI giovani di Massa nel ringraziare tutte le altre forze e persone che ieri con la loro presenza hanno permesso di risolvere nel migliore dei modi la situazione invita tutti a partecipare al presidio di domani pomeriggio, dalle ore 15 davanti al Teatro Guglielmi, per portare la nostra solidarietà al ragazzo ferito ma soprattutto per ribadire che a Massa non accetteremo mai chi inneggia al fascismo o alla discriminazione di qualsiasi tipo, razziale o sessuale che sia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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