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	<title>colosso &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/colosso/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "colosso"</description>
	<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 22:25:30 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[L'Alcoa annuncia la chiusura degli stabilimenti]]></title>
<link>http://nove2nove1.wordpress.com/2009/11/20/lalcoa-annuncia-la-chiusura-degli-stabilimenti/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 12:34:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>nove2nove1</dc:creator>
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<description><![CDATA[2.000 lavoratori rischiano così di trovarsi in mezzo alla strada. La motivazione data da Giuseppe To]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>2.000 lavoratori rischiano così di trovarsi in mezzo alla strada.</p>
<p>La motivazione data da Giuseppe Toia, amministratore delegato di Alcoa Italia, sta nel fatto che sono scadute le agevolazioni tariffarie energetiche, per cui le spese legate al consumo di corrente elettrica salirebbero da 27 € a 68 €  /Mgh.</p>
<p>Non si sa la data precisa per la chiusura, ma sono stati sospesi gli ordinativi dal primo dicembre.</p>
<p>Il cambio tariffario sarebbe stato imposto dall&#8217;Unione Europea, che ha visto in quella promozione un aiuto pubblico illegale. Il colosso dell&#8217;alluminio dovrebbe quindi restituire 270 milioni di euro.</p>
<p>Le delegazioni sindacali hanno incontrato il presidente della regione Sardegna per esaminare una possibile risposta a questa situazione.</p>
<p><a title="Chiude l'Alcoa." href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/alcoa-chiude/alcoa-chiude/alcoa-chiude.html">Qui</a> il link all&#8217;articolo completo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Area ex Perfosfati, Portogruaro (VE) Italy.]]></title>
<link>http://simonesantilli.wordpress.com/2009/10/20/area-ex-perfosfati-portogruaro-ve-italy/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 12:12:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>simonesantilli</dc:creator>
<guid>http://simonesantilli.wordpress.com/2009/10/20/area-ex-perfosfati-portogruaro-ve-italy/</guid>
<description><![CDATA[A ridosso del centro storico di Portogruaro, nella parte nord occidentale della città, si staglia al]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;">A ridosso del centro storico di Portogruaro, nella parte nord occidentale della città, si staglia alta e silente la figura di un grande capannone industriale della fine degli anni Quaranta del Novecento, unico edificio superstite di uno stabilimento industriale dismesso, la ex fabbrica Perfosfati.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align:left;">
<dl class="wp-caption alignleft">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-544" title="IMG_5106" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_5106.jpg?w=400" alt="Perfosfati_01 Simone Santilli, 2009" width="400" height="266" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Perfosfati_01 Simone Santilli, 2009</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align:left;">La posizione in cui sorge, che la vede compresa tra la linea ferroviaria Venezia-Trieste, la strada provinciale 251(che collega le autostrade A4 e A28 alla città), e via Stadio (che costituisce parte della circonvallazione urbana per l’accesso al centro storico), evidenzia come il complesso fin dalle origini ha rivestito un ruolo strategico nell&#8217;economia locale. L’area ha una superficie di circa 9 ettari in parte a parco, dominata nell’impatto visivo dalla presenza del fabbricato, che attrae sia per motivi di ordine architettonico (la complessità e l’articolazione delle forme non sono giustificate infatti solo da motivazioni tecniche, ma anche da una sensibilità estetica che difficilmente ritroviamo negli edifici ad uso industriale) sia per motivi di ordine tecnico-costruttivo (le soluzioni adottate furono all&#8217;epoca certamente d’avanguardia: ad esempio la prefabbricazione degli elementi d’arco che accompagnano la struttura).</p>
<div class="mceTemp" style="text-align:left;">
<dl class="wp-caption alignleft">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-545" title="IMG_5534" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_5534.jpg?w=400" alt="IMG_5534" width="400" height="266" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Perfosfati_02 Simone Santilli, 2009</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align:left;">Di tutto questo oggi rimane un&#8217;imponente rovina, uno scheletro che domina l&#8217;abitato circostante, cresciuto fino ad inglobare la vecchia fabbrica. Gli alberi del parco che la circondavano sono cresciuti infittendosi e tramutandosi in una piccola selva che ha recintato l&#8217;area, quasi a voler creare un cordone difensivo nei confronti della popolazione. Infatti, nella memoria comune, il nome della Perfosfati non è mai fatto con orgoglio. Se ne parla come di una falsa gloria, come di un vanto di epoche passate che fortunatamente non è più attivo. La sua presenza è scomoda, ma allo stesso tempo intimorisce. Di quell&#8217;area alberata con al centro il colosso di cemento armato, tutti sanno la storia, con più o meno chiarezza, ma un dato, il primo ad essere citato ogni volta che si apre l&#8217;argomento, è ben saldo nella mente di ciascuno. Le conseguenze della presenza di una fabbrica di concimi infatti sono ciò che oggi ne rende difficile, se non quasi proibitiva l&#8217;esistenza e l&#8217;interazione con il contesto urbano. Quasi fosse un luogo tabù, una terra maledetta, questa superficie, pari ad un quarto del centro storico di Portogruaro, è letteralmente infestata. Il terreno è impregnato di sostanze tossiche e l&#8217;intera struttura porta con sè un carico d&#8217;amianto considerevole. Da decenni ormai è lasciata a decomporsi, nell&#8217;attesa di un riscatto, oppure di una condanna definitiva, condanna che però credo in molti accoglierebbero a malincuore, perchè, anche se non apprezzata per i suoi esiti, la presenza di questo colosso silenzioso è parte dell&#8217;orizzonte visivo portogruarese, forse ancor più caratteristica del campanile che svetta tra i tetti del centro.</p>
<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;">
<dl class="wp-caption aligncenter">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-large wp-image-546" title="IMG_5297" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_5297.jpg?w=1024" alt="IMG_5297" width="574" height="382" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Perfosfati_03 Simone Santilli, 2009</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align:left;">Da tempo sono stati proposti  progetti per il recupero del luogo, che mirano a conservare, pur nella necessaria trasformazione delle funzioni, alcuni aspetti della originaria natura dell&#8217;edificio. Il capannone principale verrà trasformato in “parco archeologico”: la struttura sarà parzialmente conservata come rovina, mentre in parte sarà ristrutturata con alberi e gradoni di pietra a creare una specie di giardino a terrazze, integrando così l&#8217;intento di recupero del monumento con quello del suo riutilizzo. Un intervento di natura urbanistica, dunque, che allo stesso tempo è un&#8217;operazione culturale per salvaguardare di un territorio anche là dove le originarie funzioni di un’area si esauriscono, e mira a valorizzare la conservazione della memoria della città.</p>
<p style="text-align:left;">
<div class="mceTemp" style="text-align:left;">
<dl class="wp-caption alignleft">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-547" title="IMG_5197" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_5197.jpg?w=400" alt="Perfosfati_04 Simone Santilli 2009" width="400" height="266" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Perfosfati_04 Simone Santilli 2009</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align:left;">L’area industriale della Perfosfati sorge nel 1900 per la produzione di concimi chimici tramite un unico impianto con una sola linea di produzione. E’ verosimile che la nascita di questa fabbrica, al pari di altri complessi costruiti all’inizio del secolo in Italia settentrionale, sia stata resa possibile dai risparmi e dalle rendite dello sfruttamento della terra e del lavoro agrario. Agli inizi della sua attività la struttura della fabbrica Perfosfati si armonizzava agevolmente con il profilo essenzialmente contadino del territorio circostante, inoltre il mercato del lavoro era favorevole a causa della diffusa disoccupazione e dell’imperante miseria, quindi era garantita manodopera a buon mercato e in abbondanza. Inoltre all&#8217;epoca Portogruaro era già discretamente dotata in quanto a infrastrutture viarie, canalizzazioni e grande importanza rivestiva la presenza della linea ferroviaria tra Venezia e Trieste. Il 13 luglio 1900 viene concessa l’autorizzazione per l’impianto di una “Fabbrica di acido Solforico e di Perfosfati nella località Belvedere nella frazione San Nicolò”: l&#8217;istanza, firmata dal conte Camillo Valle (promotore principale del progetto e membro della Associazione Agraria Portogruarese) con precise disposizioni “perché l’esercizio non torni d’incomodo ai vicinati”. Dai documenti depositati presso l’Archivio Storico Comunale risulta infatti che l’Autorità municipale fu allora chiamata ad assicurare la legittimità dell’ubicazione della fabbrica rispetto alla zona abitativa, in relazione al problema igienico. Alla richiesta di autorizzazione segue il 16 agosto 1900 l’approvazione della Giunta Municipale all’avvio dei lavori di costruzione della fabbrica, che iniziarono nei primi giorni del mese di settembre per opera dell’impresa Fontana. La fabbrica registra immediatamente un decollo positivo tanto che, a due anni dall’avvio della produzione, essa si aggira intorno agli 80.000 quintalidi di concimi all’anno e si diffonde la voce di un ampliamento dell’impianto per un raddoppio dell’attività. Originariamente lo stabilimento si componeva di due edifici rettangolari staccati fra loro, di dimensioni diverse: quello maggiore corrispondeva alla fabbrica originaria e all’ampliamento del 1902,  realizzato sicuramente costruendo delle nuove campate in aderenza al fabbricato originario, mentre quello più piccolo riguardava un ulteriore ampliamento realizzato tra il 1903 e il 1925, che comportò la costruzione di un nuovo edificio. Nel periodo compreso tra il 1925 ed il 1938 la fabbrica Perfosfati ha un ulteriore sviluppo economico che si traduce, dal punto di vista edilizio, nella costruzione di nuovi manufatti (magazzini, tettoie, rivestimenti di facciate, una nuova palazzina in stile liberty, ecc.) e nell’organizzazione più articolata degli spazi interni all’insediamento.</p>
<p style="text-align:left;">
<div class="mceTemp" style="text-align:left;">
<dl class="wp-caption alignleft">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-548" title="IMG_5230" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_5230.jpg?w=400" alt="Perfosfati_05 Simone Santilli, 2009" width="400" height="266" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Perfosfati_05 Simone Santilli, 2009</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align:left;">Il capannone ancora visibile al centro dell’area è un deposito industriale realizzato nel 1949 su progetto dell’ingegnere Guido Ceruti per conto dell’Associazione Agraria Friulana, allora proprietaria dell’intero complesso industriale per la produzione di concimi chimici. Originariamente si pensava di sostituire gradualmente il vecchio deposito con una nuova costruzione, senza interrompere le operazioni di immagazzinaggio, di macinazione, di imballo e di spedizione normalmente eseguite nell’edificio da abbattere.  Tutto ciò rappresentò per i tecnici dell’epoca una sfida e portò alla scelta di adottare una struttura in cemento interamente prefabbricata, di nuova concezione per l’epoca. L’attività della fabbrica Perfosfati è proseguita fino al 1989, anno della sua completa dismissione, quando l’intero stabilimento faceva parte del gruppo Enichem, settore agricoltura. La costruzione è divisa in due navate contigue, rispettivamente di 90 e 70 metri di lunghezza, larghe complessivamente 70 metri, per una superficie coperta di 6.150 metri quadrati. La struttura portante del capannone è formata da due file parallele di archi incastrati alle fondamenta, che raggiungono un’altezza di 28 metri e si incrociano al centro del deposito definendo un unico grande volume di circa 85.000 metri cubi. A quote diverse si collegano ad ogni singolo arco delle mensole a sostegno delle gronde, che proteggono, lungo tutto il perimetro, gli accessi al deposito, le fonti di luce e di ventilazione. Grandi vetrate, realizzate tra la gronda inferiore e quella superiore con telai in cemento armato prefabbricati, anch’esse a forma d’arco, garantiscono un’ottima illuminazione naturale del deposito, completandone le facciate laterali e contribuendo ad armonizzare l&#8217;insieme. Dei due fronti dell’edificio solo la facciata ovest è stata completata.</p>
<p style="text-align:left;">
<div class="mceTemp" style="text-align:left;">
<dl class="wp-caption alignleft">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-549" title="IMG_5352" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_5352.jpg?w=400" alt="Perfosfati_06 Simone Santilli, 2009" width="400" height="266" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Perfosfati_06 Simone Santilli, 2009</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align:left;">Era dunque una struttura molto avanzata quanto a tecnica costruttiva per un’epoca in cui la prefabbricazione in edilizia iniziava<br />
appena ad affacciarsi nel campo dell’ingegneria in Italia e non solo. Proprio per questo, acquisita l’area, il Comune di Portogruaro si è posto fin dall’iniziol&#8217;ipotesi del recupero dell&#8217;edificio, affidando a specialisti l’analisi dello stato di conservazione delle strutture, aggredite dal tempo e dagli agenti chimici contenuti nei materiali prodotti dallo stabilimento. Attualmente, oltre al capannone, del complesso che costituiva lo stabilimento restano anche due palazzine, destinate ad abitazione del Direttore della fabbrica e ad uffici. Nel 1996 il Comune di Portogruaro acquista l’area dalla suddetta Società proprietaria. L’esito finale delle analisi, di recente approfondite, ha evidenziato il profondo degrado di gran parte delle strutture, irrecuperabili per almeno due terzi del loro sviluppo, cosa che era facilmente immaginabile. Non vorrei addentrarmi in questioni spinose come i danni alla salute che la vicinanza di un simile complesso industriale al centro abitato ha procurato nei decenni non soltanto ai lavoratori, ma a tutto il circondario.</p>
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<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;">
<dl class="wp-caption aligncenter">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-large wp-image-550" title="IMG_5258" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_5258.jpg?w=1024" alt="Perfosfati_07 Simone Santilli, 2009" width="574" height="382" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Perfosfati_07 Simone Santilli, 2009</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align:left;">Oggi l&#8217;area parla in silenzio con un canto di cemento, ci parla della sua storia, di un altro tempo prima che arrivassero gli anni bui delle guerre e del fascismo. Ci parla di un tempo lontano in cui la fabbrica era portatrice di speranze, in cui l&#8217;industria era il progresso e si ignorava tutto ciò che in realtà il suo sviluppo avrebbe comportato, come purtroppo accade con tutte le novità e le innovazioni. Fotograficamente è un ambiente denso, pur nel suo vuoto. Denso nella sua assenza di rumori, nel suo essere quasi interamente svuotato, nel suo essere eroso come una montagna dal tempo, dalla ruggine, dai suoi stessi prodotti chimici. Le poche macchine che ancora vi si trovano sono cadaveri, artefatti di cui la natura lentamente si sta riappropriando, come del resto accade con l&#8217;intera struttura. Al suo interno tira il vento, eppure i rumori dell&#8217;esterno sembrano esclusi. Sembrano, perchè non lo sono: se da un lato scompare il rumore del traffico e molti altri tipici sottofondi quotidiani, assorbiti nel silenzio di questa tomba grigia, emergono altri suoni, tonfi, echi, che si amplificano all&#8217;infinito nell&#8217;incredibile gioco di volte. Non si capisce la loro causa e arrivano talmente distorti da sembrare tuoni, oppure ruggiti, o ancora grida.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align:left;">
<dl class="wp-caption alignleft">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-medium wp-image-551" title="IMG_5543" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_5543.jpg?w=400" alt="Perfosfati_08 Simone Santilli, 2009" width="400" height="266" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Perfosfati_08 Simone Santilli, 2009</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align:left;">Come se un mondo di morti si risvegliasse al nostro passaggio, noi, intrusi in una cattedrale dimenticata.Il terreno è ricoperto di una sostanza indefinibile. Non è più terrà, ma vi crescono delle piante, che appaiono verdissime, in mezzo alla monocromia e alla penombra. Per terra vi è segatura, ruggine, macchie di sostanze chimiche che producono un colorato mosaico, dalle dominanti brune. La luce che penetra dalle vetrate crea ad ogni ora del giorno stupendi giochi, scolpendo letteralmente il buio interno, nel quale giacciono macchinari, pontili, divisori, e molti altri resti, in attesa di rivivere per un attimo alla vista bagnati dalla luce del sole. Il mondo sembra veramente tagliato fuori da questo luogo. Ritrarlo fotograficamente è stata una delle esperienze più intense che ho provato.</p>
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<div class="mceTemp mceIEcenter" style="text-align:left;">
<dl class="wp-caption aligncenter">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-large wp-image-552" title="IMG_5486" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_5486.jpg?w=1024" alt="Perfosfati_09 Simone Santilli, 2009" width="574" height="382" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Perfosfati_09 Simone Santilli, 2009</dd>
</dl>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Prato: crisi, fotografia e umanità [Prato: crisis, photography, humanity] Episode_01]]></title>
<link>http://simonesantilli.wordpress.com/2009/10/16/prato-crisi-fotografia-e-umanita-prato-crisis-photography-humanity-episode_01/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 17:32:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>simonesantilli</dc:creator>
<guid>http://simonesantilli.wordpress.com/2009/10/16/prato-crisi-fotografia-e-umanita-prato-crisis-photography-humanity-episode_01/</guid>
<description><![CDATA[Ho trascorso quattro giorni nel capoluogo toscano, da lunedì a giovedì, per svolgere un lavoro fotog]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ho trascorso quattro giorni nel capoluogo toscano, da lunedì a giovedì, per svolgere un lavoro fotografico in collaborazione con l&#8217;associazione culturale Lazzari di Treviso, assieme ad altri cinque studenti IUAV (<a href="http://www.dianacampagnolo.wordpress.com" target="_blank">Diana Campagnolo</a>, <a href="http://www.franceschielisa.wordpress.com" target="_blank">Elisa Franceschi</a>, <a href="http://it.calameo.com/read/0000649739990e0561315" target="_blank">Giada Gazziola</a>, <a href="http://it.calameo.com/read/0000649733d0e63ed67d2" target="_blank">Daniel Augschoell</a>, <a href="http://it.calameo.com/read/00006497342cfe1dcec7d" target="_blank">Federica Loi</a>) tutti coadiuvati dal fotografo e docente Marco Zanta e dal suo assistente Federico. La proposta ci era stata rivolta durante l&#8217;estate e sinceramente nessuno sapeva a cosa saremmo andati incontro concretamente, eccetto gli organizzatori. Lo scopo di questo workshop, realizzato in collaborazione con l&#8217;università <a href="http://www.iuav.it">IUAV</a> di Venezia e precisamente la Facoltà di Design e Arti, era la realizzazione di una serie di fotografie all&#8217;interno di alcune tra le più rilevanti aziende della realtà tessile pratese per poi allestire una mostra, che avrà luogo dal 12 al 15 Gennaio 2010 a Firenze, precisamente nel corridoio soprannominato &#8220;il miglio&#8221; all&#8217;interno di <a href="http://montedomini.bassnet.it/MONTEView/view?guid=c57ca9f7a9829610:ee22f7:10a07af1e2b:-7ffe" target="_blank">Montedomini</a>, un luogo tristemente noto agli abitanti poichè è considerato l&#8217;ospizio per antonomasia. La mostra, che prevede materiale fotografico realizzato anche a Montedomini stesso, mira a rilanciare l&#8217;immagine non solo di quell&#8217;edificio, ma di tutta la realtà del made in Italy, poichè si svolgerà come evento parallelo alle presentazioni delle collezioni 2010 di alcune delle più importanti figure della moda internazionale.</p>
<p>La sola idea di intraprendere un workshop fotografico era sufficiente a farmi accettare la proposta, ma a rendere il tutto ancora più interessante non è stato solo l&#8217;obiettivo, cioè l&#8217;allestimento dell&#8217;esposizione, ma soprattutto la realtà che avrei dovuto ritrarre: la grande industria, il mondo del lavoro, la città &#8211; e non una città anonima, ma il tipo particolare di agglomerato urbano che caratterizza il centro Italia, dove la tendenza è al &#8220;raccoglimento&#8221; invece che all&#8217;espansione, come avviene nella pianura padana. Un ambiente simile credevo di averlo già sperimentato nei miei precedenti soggiorni ad Ancona o Firenze, invece sono rimasto profondamente colpito dalla peculiarità della realtà pratese. Non solo dalla città nel suo complesso architettonico, ma anche dai molti piccoli e grandi aspetti della vita quotidiana degli abitanti.</p>
<p>Per la prima volta ho toccato con mano molte cose che prima avevo solamente udito o visto in televisione, cogliendo la vera natura di molti termini di cui forse in troppi abusano e hanno un&#8217;idea totalmente fuorviata. Me compreso, fino a questo viaggio.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-527" title="IMG_4368" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_4368.jpg?w=400" alt="IMG_4368" width="400" height="266" />Sul piano sociale, nonostante ne sia sempre rimasto all&#8217;esterno, ho constatato che i ghetti esistono ancora. Prato contiene al suo interno una vera China Town, che ha quasi dei confini invisibili, dove i muri non sono costruiti, ma bastano i cartelli e le insegne a marcare il territorio. All&#8217;improvviso, dal finestrino dell&#8217;auto, si cominciano ad intravedere coloratissime e sgargianti ideogrammi che soffocano le lettere del nostro alfabeto fino a cancellarle. In breve ci si trova immersi nell&#8217;atmosfera caotica ed esotica che evocano molte foto che trovo sui numeri di Natural Geographic quando leggo di reportage dall&#8217;estremo oriente. Cinesi in bicicletta con tre, quattro scatoloni stracolmi legati sul portapacchi, non un occidentale in giro&#8230;Mi sono sentito in un altro paese, e mi pareva a tratti di essere un elemento di disturbo in quel piccolo mondo chiuso in se stesso. Avrei voluto scendere e andare a incontrare tutti questi abitanti, per chiedere loro come vivevano, quanto del loro paese erano riusciti a ricreare, anche per fotografarli, poichè non avevo mai visto una situazione del genere. Eppure non l&#8217;ho fatto. Mi sono sentito addosso sguardi diffidenti, quasi ostili, che mi incolpavano solo del fatto di non essere parte di quell&#8217;universo. All&#8217;interno di Chinatown evidentemente gli estranei non sono graditi. Da esterno, questo mi ha causato molto disagio in un primo momento. Poi ho avuto modo di comprendere come sono le cose in realtà e di capire parte del complesso rapporto che gli italiani hanno istituito con gli immigrati cinesi. Tuttavia mi chiedo: chi ha istituito il ghetto? Vi si sono rinchiusi volontariamente i cinesi oppure sono stati costretti a crearsi un muro, una difesa contro l&#8217;assorbimento? Un quesito che difficilmente troverà risposta.</p>
<p>I quattro giorni di lavoro a Prato sono trascorsi in un lampo, intensi e sfiancanti, ma allo stesso tempo stimolanti e irresistibili. Non è trascorso un momento che mi ha visto annoiarmi, anzi, avrei voluto moltiplicare le ore di una giornata per poterla far durare di più&#8230;Infatti, tra il lavoro in fabbrica e il controllo degli scatti una volta rientrato in albergo, le ore di sonno si sono ridotte drasticamente. Ciò nonostante, ho avuto occasione di apprezzare la bellezza del centro storico, e la qualità della cucina locale, soprattutto la sera. Il solo fatto di dover (e la considero una fortuna, per un camminatore come me) andare fino alla fabbrica a piedi ogni giorno, cioè percorrere un bel tratto di periferia pratese una volta uscito dalle mura del centro (un percorso di circa tre quarti d&#8217;ora), è stato già di per sè un grandissimo stimolo: l&#8217;occhio spaziava mentre passeggiavo, e si posava su una miriade di dettagli, di luoghi e angoli, di oggetti, di graffiti, tutti perfettamente integrati nel tessuto urbano in apparenza caotico e privo di armonia.</p>
<p>Prato, infatti, ad un primo colpo d&#8217;occhio può dare l&#8217;idea di una città cresciuta senza regole. Per chi è abituato alla straziante geometricità dei quartieri residenziali di ultima generazione o alla struttura reticolare di molti centri del nord Italia, attraversare un intrico come quello del capoluogo toscano potrebbe sembrare un incubo. Più di una volta ho sentito parlare i nostri accompagnatori di problemi a trovare i posti, di difficoltà ad orientarsi. Io, sinceramente, non ho  avuto alcun problema. Anzi, camminando, lasciando che il traffico scivolasse attorno a me e tutto scorresse con il suo ritmo poliforme (infatti Prato è un intreccio di flussi, non solo perchè si intersecano fiumi interminabili di veicoli e persone diversamente orientati, ma per il fatto che vi sono diversi veicoli in moto. Abbiamo tante velocità: a piedi, in bicicletta, scooter, motociclette e automobili, camion, tir, autobus), mi sentivo all&#8217;interno di un vortice. La città attorno a me sembrava davvero un essere vivente, un organismo che continuamente si rigenerava e moriva, fagocitandosi ininterrottamente, per cui il vecchio risorgeva e si faceva inglobare dal nuovo, che a sua volta soffocava il vecchio, lasciando rovine avvizzite che rivivono diventando quasi cattedrali di culti oscuri, ricoperte di graffiti che parlano forse con troppa violenza per molti, ma in realtà toccano in un modo diretto che ancora pochi mezzi hanno, il cuore degli osservatori, comunicando significati profondi e riflessioni che meritano di essere intraprese. Molti murales invitano quasi a fermarsi, interrompere il proprio concitato moto e riattivare l&#8217;occhio che parla alla mente.</p>
<div id="attachment_502" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><img class="size-medium wp-image-502" title="IMG_2650" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_2650.jpg?w=400" alt="Uno dei murales che riportano in vita dei vecchi edifici rendendoli interessanti suppoti per delle sorte di affreschi, discorsi aperti a tutti, come le cattedrali medievali: bibbie di pietra per il popolo, in grado di parlare tutte le lingue" width="400" height="266" /><p class="wp-caption-text">Uno dei murales che riportano in vita dei vecchi edifici rendendoli interessanti suppoti per delle sorte di affreschi, discorsi aperti a tutti, come le cattedrali medievali: bibbie di pietra per il popolo, in grado di parlare tutte le lingue</p></div>
<p>Non credo di poter dire molte cose riguardo alla vita di Prato, alla sua qualità, ai suoi ritmi. Quattro giorni sono un istante all&#8217;interno del corso di un&#8217;esistenza e permettersi di esprimere giudizi con un&#8217;esperienza così minima è una presunzione che non voglio avere. Posso solamente parlare delle impressioni che ho ricevuto. Ed è quanto intendo fare. Per lo più il mio tempo si è concentrato all&#8217;interno dell&#8217;azienda <a href="http://www.santostefano.prato.it/" target="_blank">Santo Stefano rifinizioni</a>, fondata e diretta da Renato Cecchi, una persona che mi ha profondamente colpito e di cui difficilmente mi dimenticherò, nonostante abbia avuto occasione di parlargli per un brevissimo istante, tanto è bastato a imprimermi nella memoria le sue parole e a confermare quanto avevo sentito dire riguardo le sue idee e la sua tempra. Credo che definirlo un imprenditore &#8220;illuminato&#8221; sia riduttivo. Non ho mai avuto simpatia per questa tipologia di individui, soprattutto, conoscendone parecchi sia da un lato che dall&#8217;altro (non solo in senso politico, ma anche sia come amici, sia dalla parte dei dipendenti), per il loro atteggiamento: un incredibile distacco da tutto ciò che dipende da loro. Chi siede su una poltrona, perde facilmente il contatto con le cose. Sono parole facili, che risuonano sulla bocca di molti, forse troppi. Per questo paiono ormai una frase fatta. Forse perchè è una presa di coscienza di un dato di fatto. Sarebbe come dire che l&#8217;acqua calda è calda. Però ogni tanto ripeterlo non credo nuocia. Sappiamo che l&#8217;acqua calda è calda, come bianco è il cavallo bianco di Napoleone, ma perchè è calda? Cioè, perchè chi siede sulla &#8220;poltrona&#8221; se ne frega di chi fa la fame mandando avanti le sue industrie? E perchè capita indifferentemente a destra, centro e sinistra? Forse c&#8217;è qualcosa che va oltre la politica, evidentemente. Ricoprire un alto ruolo nello stato o nell&#8217;economia porta incredibili amnesie riguardo il proprio passato. Si tende a rimuovere molto di quello che non giova nel momento in cui bisogna alzare gli introiti. Ci si vuole dimenticare di come vivono gli operai, di com&#8217;è la vita di chi deve tirare fino a fine mese tra affitti, tasse, bollette, e tutto il resto. Non è necessario che uno faccia la fame, anche chi in apparenza è benestante, credo che viva sempre sulla lama del rasoio: intraprendere una spesa è un rischio, soprattutto a lungo termine. Sembra che a volte sia quasi più sicuro tenere i soldi nascosti sotto il materasso come si racconta facciano ancora alcuni anziani in tanti aneddoti.</p>
<p>Forse è meglio riprendere il filo del racconto. Tenere un diario di questi giorni mi è stato impossibile per via del tempo che scivolava via come pioggia sul viso. Ora cerco di ripescare le idee e i ricordi mentre affiorano disordinatamente. Sono talmente tanti che bisogna sempre tenerne a bada alcuni perchè gridano pur di farsi sentire da me che scrivo e allora tocca fermarsi e ricacciarli indietro per lasciar passare quelli che giustamente meritano di venir prima. Tenterò un racconto di quello che sono stati i giorni del soggiorno pratese, andando in ordine, così spero di non perdere per strada troppi pezzi.</p>
<p>La partenza è forse stato uno dei momenti più duri, come del resto tutti i risvegli dei giorni successivi. Alle 4 del mattino la sveglia ha annunciato l&#8217;inizio dell&#8217;avventura. In un mondo ancora avvolto nelle tenebre ho raggiunto la stazione di Treviso, punto di ritrovo della Compagnia (eravamo giusti in 9, o meglio, 8 con una ritardataria). Incredibilmente scattante nonostante l&#8217;ora, al contrario di noi, Marco Zanta è arrivato puntuale e ci ha presentato l&#8217;altro accompagnatore e organizzatore del viaggio, Alessandro D&#8217;Annibale, un ragazzo che potrei dire polifunzionale, oltre che incredibilmente gentile. Non avrei detto tutto se non aggiungessi che è la disponibilità fatta a persona. Si potrebbe ancora scrivere qualcosa, ma preferisco che venga fuori strada facendo. L&#8217;assistente di Marco, Federico Covre, ci avrebbe raggiungi lungo il tragitto, portando con sè oltre all&#8217;attrezzatura anche Diana. Quando poi, all&#8217;area di servizio, lo abbiamo visto giungere da solo, si è sparso lo sgomento generale. Andare giù senza di lei? Impossibile, mi ero detto. Possibilissimo invece per tutti gli altri, tanto che, dopo una breve colazione, si era già tutti in macchina (io e Elisa, dalla Audi di Alessandro, non abbiamo avuto modo &#8211; fortunatamente &#8211; di ascoltare in diretta lo sfogo del professore che avveniva dietro di noi, nella sua spaziosa e affollata Multipla, seguita a ruota da Federico abbandonato ad un viaggio solitario in Yaris, dopo che una voce aveva avvisato che per chi avesse viaggiato con lui ci sarebbe stato il pericolo di esalazioni tossiche di origine imprecisata. Frase stupida, ma sufficientemente terrorizzante da far rimanere tutti al proprio posto. Il sonno presto l&#8217;ha avuta vinta su di noi, tanto che Alessandro ha goduto di un pacifico silenzio interrotto di tanto in tanto da mugugni o risposte che riaffioravano dal torpore. Come al solito la macchina mi impedisce di dormire, quindi per me non è stato altro che un continuo rivoltarmi&#8230;fino a Prato. Giunti in città, il navigatore ci ha guidati attraverso un intrico di vie e viali affollatissimi fino al centro, dove alloggiavamo. L&#8217;associazione aveva prenotato le camere all&#8217;<a href="http://www.giardinohotel.com/page/index.php?lang=1" target="_blank">Hotel Giardino</a>, un piccolo e accogliente albergo giusto di fianco al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duomo_di_Prato" target="_blank">Duomo</a>. Scaricate in un baleno le tonnellate di bagagli, siamo risaliti in auto, dotati di macchine fotografiche e cavalletti vari, pronti per cominciare il &#8220;giro delle aziende&#8221;, cioè compiere una visita dei luoghi che avrebbero interessato il nostro lavoro, in quanto a ciascuno di noi ne sarebbe spettato uno.</p>
<p>Ad aprire le danze è stata la visione della <a href="http://www.dinamoprato.it/" target="_blank">Dinamo</a>, azienda che si occupa della distribuzione e della promozione del tessuto finito, oltre che del creare collezioni di tessuti da presentare alle fiere internazionali dalle quali poi gli stilisti di tutto il mondo traggono i materiali per le proprie creazioni. Sentendone parlare mi ero atteso un edificio mastodontico e un gran numero di dipendenti e sono rimasto stupito invece nel constatare che tutto fosse concentrato in un capannone, che funge da magazzino, dove arrivavano le stoffe finite e commissionate e dal quale partivano le spedizioni. Il personale dell&#8217;azienda credo consti di poche decine di persone eppure essa svolge un ruolo di primo piano a livello internazionale. Tutti sono molto giovani e mi è sembrato di avvertire fin da subito la tensione, lo slancio verso la novità. Un&#8217;azienda attiva, la cui vivacità si rifletteva nella mobilità, nel lavoro continuo. La Dinamo è divisa in due sedi: la prima è il magazzino, collocato nella zona industriale di Prato, un edificio anonimo tra tanti altri; la seconda è invece un locale impiegato solamente come showroom, luogo di esposizione delle proprie collezioni di stoffe ai clienti, su apposito appuntamento. Quando ci hanno portato a visitarlo mi sono reso conto per la prima volta del giro di affari che ha il tessile pratese. Infatti, lo showroom è stato allestito in una villa del XVI secolo, appena fuori dalla città, eppure isolata in cima ad un colle verdeggiante ornato da boschi, oliveti e campi: è la cosiddetta <a href="http://www.cortedeirossi.it/libro/argomenti/ggr/barone.htm" target="_blank">Villa del Barone</a>, situata a Montemurlo. Al momento è in ristrutturazione, poichè si mira a renderla un hotel di lusso, ma la sua parte inferiore è già agibile e lì è stato allestito lo showroom: si tratta di un piano seminterrato, arredato con pochi ma suggestivi elementi che gli conferiscono un sapore unico, rustico e allo stesso tempo incredibilmente ricercato. Due grandi tavoli, dove vengono esposti i campioni, sono ricavati da antichi portoni in legno, completi di cardini. I tessuti sono conservati in vecchi scaffali consunti, mentre le pareti bianche esaltano le tinte brune del pavimento e del legno. Una sapiente illuminazione contribuisce a creare un&#8217;atmosfera unica, che  pare quasi religiosa. A tratti sembra di trovarsi in una cappella. Probabilmente, rispetto al momento della presentazione, che dev&#8217;essere accompagnata da musica e buffet, la condizione in cui abbiamo visitato il locale non è quella di &#8220;normalità&#8221;. Tuttavia è stata un&#8217;esperienza molto suggestiva, anche se fin dal primo momento, interrogandomi su cosa e come avrei potuto fotografare, mi ero trovato in difficoltà. Mi sentivo &#8220;stretto&#8221; sia nel capannone che lì, impossibilitato a fare quel famoso passo indietro che tante volte migliora lo scatto. Infine, dopo una lunga indecisione, Daniel e Federica si sono accollati il difficile compito di occuparsi del binomio Dinamo, del magazzino e della villa.</p>
<p>Il clima è cambiato, ma nemmeno eccessivamente, con la seconda azienda. In questo caso il <a href="http://www.balli.it/" target="_blank">lanificio Balli</a>, situato vicino al centro di Prato. Si tratta di un edificio industriale ottocentesco, già di per sè stimolante sotto il punto di vista architettonico, ancor prima di pensare al progetto della mostra e al tema che la motiva. Giada è stata assegnata a questa azienda, con invidia iniziale mia e di Elisa (poi anche di Diana, miracolosamente giunta a Prato in treno e recuperata da Alessandro alla stazione verso mezzogiorno). Dopo un veloce pranzo siamo passati alle ultime due location di Prato. Diana faceva la turista, poichè fin dal principio è stata assegnata a ritrarre Montedomini. A Elisa è toccato il vivace ambiente della tintoria Papaya, dalle coloratissime pareti e dall&#8217;architettura stimolante, in quanto progettata da un famoso architetto. Il personale era incredibilmente pittorico, come il luogo stesso, dove il colore permeava ogni angolo con una varietà incredibile. Mi sarebbe piaciuto molto rimanervi, ma la decisione di Zanta è stata irremovibile. Quindi a me toccava l&#8217;ultima fabbrica, la Santo Stefano.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-522" title="IMG_2473" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_2473.jpg?w=400" alt="IMG_2473" width="400" height="266" />Era ormai il tardo pomeriggio, e la stanchezza cominciava a farsi sentire. Io cominciavo inoltre a pentirmi di non essermi proposto all&#8217;inizio per la Dinamo, vista l&#8217;indecisione di Daniel e Federica. Però alla fine ero stato zitto. E ora mi trovavo con le spalle al muro. Alessandro mi aveva detto che si trattava di un&#8217;azienda diretta da un personaggio incredibile, Renato Cecchi, guru del settore tessile pratese, nonchè persona incredibile sotto molteplici punti di vista (etico e ambientale in primis). Architettonicamente, aveva aggiunto, non era interessante come Papaya e Balli, poichè era la tipica industria pesante, con tanti macchinari e grandi spazi. Proprio il campo lungo e il vuoto era una delle cose che meno attraevano i committenti, poichè si riteneva che mostrare una fabbrica deserta non potesse contribuire a rilanciarne l&#8217;immagine, semmai a evidenziare la crisi. Però, se questo era quello che tutti si prefiggevano, non avrebbero dovuto chiamarmi, poichè per antonomasia ormai si sa che i miei scatti si fermano molto raramente sulle persone e tendono invece a concentrarsi su oggetti e ambienti.</p>
<p>Infatti sono convinto che un luogo parli molto di più di coloro che lo vivono che non un ritratto di quelle stesse persone. Con questa linea ho sempre lavorato e mi trovo in sintonia con essa tuttora. Le premesse, dunque, non preannunciavano nulla di eccezionale. Con questo misto di curiosità, delusione, ma soprattutto con una stanchezza montante (che mi ha portato a odiare borsa e cavalletto dopo averli presi per l&#8217;ennesima volta dal bagagliaio), sono andato incontro al mio luogo di lavoro.</p>
<p><img class="size-large wp-image-523 alignnone" title="IMG_3518" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_3518.jpg?w=1024" alt="IMG_3518" width="717" height="477" /></p>
<p>Fin dal primo momento la Santo Stefano si presenta in tutta la sua possenza. E&#8217; un&#8217;azienda sterminata. Due edifici enormi racchiudono una realtà produttiva che man mano che mi si veniva rivelando mi stupiva sempre più. E ancor più mi strabiliava il fatto che tutto era nato dalle mani di Cecchi, un solo uomo a costruire un simile colosso. A farmi da guida attraverso i locali e la giungla assordante e asfissiante di macchinari e bobine di tessuto è stato Simone, responsabile del laboratorio per il controllo sulla produzione, un giovane chimico che si è dimostrato un amico meraviglioso e che ringrazio di avere incontrato. Seguito da Alessandro, imperturbabile nella sua serenità, Diana e me, in uno stato pietoso, chino e con i piedi che ormai strisciavano ad ogni passo, Simone ha cominciato ad illustrarci il processo produttivo e le numerosissime e differenti attività svolte dall&#8217;azienda: talmente tante che ne ho perso quasi subito il conto e dopo un po&#8217; l&#8217;una mi sembrava l&#8217;altra. Le parole di Simone mi si sovrapponevano in testa e la meraviglia di scoprire tutta una serie di passaggi che solitamente tendevo ad ignorare si mescolava alla frustrazione data dalla stanchezza che mi impediva di imprimere nella memoria quanto stavo ascoltando.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-524" title="IMG_3663" src="http://simonesantilli.wordpress.com/files/2009/10/img_3663.jpg?w=400" alt="IMG_3663" width="400" height="266" />La sensazione principale di quel breve tour è stata di trovarmi in un caos sfiancante, all&#8217;interno di un labirinto. In breve avevo perso il senso dell&#8217;orientamento e seguivo Simone al pari di Teseo con il filo di Arianna. Ogni volta entravamo in un nuovo ambiente, sterminato come i precedenti, pieno zeppo di macchinari in azione, e questa successione di locali pareva non terminare mai. All&#8217;improvviso ci siamo ritrovati all&#8217;esterno, ho provato qualcosa di simile alla sensazione che mi suscita leggere il capitolo su Moria nel Signore degli Anelli. Per giorni la Compagnia si muove nel buio, in stanze enormi piene di storia, senza capire dove si sta dirigendo, ciecamente seguendo la flebile luce emanata dal bastone di Gandalf, a tratti anch&#8217;egli esitante sulla direzione da prendere. Una volta fuori dal primo edificio, il maggiore dei due, Simone ci ha condotti nel secondo, dedicato interamente al processo di spalmatura, cioè di laminatura del tessuto: lì vengono prodotti i tessuti da cui poi si ricavano le tovaglie cerate, oppure quei tessuti dorati o con riflessi argentati che si ritrovano poi in un sacco di capi d&#8217;abbigliamento e non solo (basti pensare anche a certi bomber plastificati). Infine abbiamo visitato il suo laboratorio, un concentrato di tecnologia e però allo stesso tempo dotato di un certo sapore &#8220;artigianale&#8221;, per il fatto che becker, microscopio elettronico e vari altri strumenti si trovavano in relazione con pezzi di stoffa, taniche, flaconi, che contribuivano a privare della tipica asetticità da laboratorio quell&#8217;ambiente e a farlo apparire molto più accogliente e umano. Al termine della visita, mi sono congedato da Alessandro, Diana, Federico e dal professore e mi è rimasta un&#8217;oretta per cominciare a scattare un po&#8217; di fotografie. Sono sceso di sotto e mi sono dato ad un vagare senza meta&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Colossal]]></title>
<link>http://sonhosdiarios.wordpress.com/2009/08/07/colossal/</link>
<pubDate>Fri, 07 Aug 2009 04:16:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>pachaurbano</dc:creator>
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<description><![CDATA[Há uma semana atrás eu sonhei que estava num quarto que não era o meu e de repente todo o ambiente t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Há uma semana atrás eu sonhei que estava num quarto que não era o meu e de repente todo o ambiente tremeu muito forte e fui parar próximo à janela com o solavanco.  No mesmo instante me debrucei no parapeito e vi que era uma rua estreita, ladeada por edifícios de no máximo dez andares, não muito modernos.</p>
<p style="text-align:justify;">O mais estranho era que na esquina eu pude ver um gigante, que vinha caminhando apoiando-se nos prédios, destruindo suas fachadas, janelas e varandas, pisando nas pessoas que estavam nas calçadas.  Ele era estranho, porque em tudo se parecia a um anão, não fossem suas proporções colossais.</p>
<p style="text-align:justify;">Tinha a cabeça desproporcional ao seu corpo, e pernas e braços tortos para dentro, com mãos e pés com dedos calosos. Não tinha nenhum pelo no corpo e também não tinha sexo. Seus dentes eram todos podres e tortos, sua pele acinzentada, como os aborígenes australianos, e ele era mau, emanava maldade.</p>
<p style="text-align:justify;">A rua era muito estreita para ele e andava alguns passos e limpava um pé no outro, retirando os restos das pessoas que ele pisoteava, igual quando tentamos tirar areia da praia dos pés.  Já muito perto da janela em que eu estava, ele pisou em um carro estacionado, com pessoas dentro, e com o seu peso o carro afundou na calçada e ele ficou com o pé meio preso.</p>
<p style="text-align:justify;">As pessoas na rua e dentro do carro gritavam desesperadas. Como se não quisesse mais ouvir aquilo, empurrou com o pé os entulhos da calçada e que caíam dos prédios para dentro das janelas sem vidro do carro, soterrando as pessoas dentro.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando passou por mim, e eu estava mais ou menos na altura dos seus olhos, me escondi atrás da janela, para que ele não me encontrasse, mas ainda assim pude ver que seus olhos eram amarelados, como alguém que sofre do fígado, e em cima de si havia poeira, terra, e pedaços de pessoas.</p>
<p style="text-align:justify;">Corri para a porta, fugindo apavorado e acordei gritando.</p>
<p style="text-align:justify;">Este sonho me lembrou um quadro muito impactante do <a href="http://pt.wikipedia.org/wiki/Goya"><em><strong>Goya</strong></em></a> chamado &#8220;<a href="http://pt.wikipedia.org/wiki/El_coloso"><em><strong>O Colosso</strong></em></a>&#8220;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[E Dio scese a smacchinettare sulla terra...]]></title>
<link>http://vicozzarecords.wordpress.com/2009/06/22/e-dio-scese-a-macchineggiare-sulla-terra/</link>
<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 13:37:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>vicozzarecords</dc:creator>
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<description><![CDATA[Plastik man aka Richard michael Hawtin nasce a Banbury (UK) il 4 Giugno 1970, si sposta ben presto i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="size-full wp-image-1726 alignnone" title="l_9c6ef22ebe53e6c3d6ed472bda92b3b4" src="http://vicozzarecords.wordpress.com/files/2009/06/l_9c6ef22ebe53e6c3d6ed472bda92b3b4.jpg" alt="l_9c6ef22ebe53e6c3d6ed472bda92b3b4" width="500" height="244" /></p>
<p style="text-align:justify;">Plastik man aka Richard michael Hawtin nasce a Banbury (UK) il 4 Giugno 1970, si sposta ben presto in America dove, dopo aver passato un breve periodo a New York, all’età di diciassette anni, influenzato da Jeff Mills, diventa un disk jokey a tutti gli effetti. Si fa conoscere col nome di Plastikman nei club più cool di Detroit  dove conosce Jhon Acquaviva col quale crea l’etichetta &#8220;Plus 8&#8243;  (che gestisce tutt’ora).<br />
Nel 1998 si muove alla volta di Berlino città in cui tutt’ora vive e lavora, fonda in proprio l’etichetta &#8220;Minus&#8221; con la quale marchia a fuoco nel cervello delle persone le proprie produzioni, utilizzando la capitale tedesca come sede base per la casa discografica. Ci lavora col fratello Matthew, esperto nel settore dell&#8217;arte visiva, facendone da subito salotto di una piccola famiglia di artisti, produttori e dj con le sue stesse necessità e priorità.</p>
<p style="text-align:justify;">Plastikman e i progetti Concept gli danno l&#8217;avvio ispirando una nuova generazione di produttori che comporranno nel tempo una delle collezioni più omogenee nella storia della musica elettronica.<br />
Lo stile di questo musicista è noto per le elevate capacità e per la approfondita conoscenza di strumenti molto avanzati, nella miscelazione e nella distorsione dei suoni, che danno alle sue performances live sonorità sempre, e dico sempre, uniche nel suo genere&#8230; <em>&#8220;Insomma sè fora come poghi&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-1727" title="dj_richie_hawtin_25" src="http://vicozzarecords.wordpress.com/files/2009/06/dj_richie_hawtin_25.jpg" alt="dj_richie_hawtin_25" width="500" height="107" /></p>
<p style="text-align:justify;">Le edizioni, ma anche i live del sound &#8220;Minus&#8221; sono un mix unico di minimal techno influenzata dal passato, ma allo stesso tempo fortemente proiettata ai suoni futuri integrati magnificamente grazie ad una perfetta conoscenza delle nuove tecnologie.<br />
Segno caratteristico della label è anche lo specifico design estetico che ritroviamo sempre su vinili, cd, dvd, ma anche sul web, tutto accentuato da confezioni speciali, edizioni limitate e prodotti promozionali.</p>
<p style="text-align:justify;">Con un sempre crescente elenco di artisti e produzioni, la minus è l&#8217;origine sia delle maggiori club hits sia delle avanguardie artistiche nella musica elettronica. Eventi speciali, tour e label showcase portano continuamente questo particolare sound in giro per il mondo con le performances dei suoi artisti nei maggiori club e festival praticamente ogni giorno, o quasi. La casa è sempre attiva anche attraverso il suo sito, con i podcast dei suoi giornali video &#8220;connected&#8221; che mantengono un filo diretto con gli appassionati riguardo live e produzioni, ovviamente sempre in stile minus. Il recente capitolo dell&#8217;etichetta è concentrato nel nuovo quartiere generale di Berlino, affiliato alla sua vibrante cultura e alla grande comunità di artisti che questa città regala da anni.<br />
Eventi speciali in questa città e in tutto il mondo, sempre con grande attenzione verso giovani artisti e emozionanti produzioni, ci porteranno all&#8217;attesissimo decimo anniversario di questo colosso.</p>
<p>Grazie Richie&#8230;</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Richie Hawtin @ Time Warp 2007</strong><br />
<span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/1emi260nG7Y&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/1emi260nG7Y&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Discografia</strong><br />
F.U.S.E.: Dimension Intrusion, 1993<br />
Plastikman: Sheet One, 1993<br />
Plastikman: Musik, 1994<br />
Plastikman: Recycled Plastik, 1994<br />
Richie Hawtin: Concept 1 96 VR, 1998<br />
Richie Hawtin: Concept 1 96 CD, 1998<br />
Plastikman: Consumed, 1998<br />
Plastikman: Artifakts [bc], 1998<br />
Richie Hawtin: Decks, EFX &#38; 909, 1999<br />
Richie Hawtin: DE9: Closer to the Edit, 2001<br />
Richie Hawtin and Sven Väth: Sound of the Third Season , 2002<br />
Plastikman: Closer, 2003<br />
Richie Hawtin and Ricardo Villalobos Live at the Robert Johnson, Offenbach, Germany. 2004<br />
Richie Hawtin: DE9 &#124; Transitions, 2005<br />
Richie Hawtin: DE9 lite: Electronic Adventures (Produced with MixMag) , 2006<br />
Richie Hawtin : Minus Orange 1 Decks, EFX &#38; 909 , 2007<br />
Richie Hawtin : Live at the Remix Hotel (WMC)-SAT-03-23 , 2007<br />
Richie Hawtin : @ M_nus Label Night, Cocorico, Italy 2007-08-15<br />
Plastikman : Nostalgik 3, 2007</p>
<p style="text-align:center;"><em>Teo</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Os Monstros de Nantes]]></title>
<link>http://ilarte.wordpress.com/2009/04/08/os-monstros-de-nantes/</link>
<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 20:14:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>olavosaldanha</dc:creator>
<guid>http://ilarte.wordpress.com/2009/04/08/os-monstros-de-nantes/</guid>
<description><![CDATA[. . No coração da ilha de Nantes na França estranhas e fascinantes  criaturas  tomaram forma, aves e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-133" title="arte" src="http://imagenseletras.wordpress.com/files/2009/03/ar1.jpg" alt="arte" width="447" height="95" /><br />
<span style="color:#000000;">.</span><span style="color:#000000;"><br />
.</span><br />
<img class="alignleft size-full wp-image-2018" style="margin:2px;" title="n" src="http://olavosaldanha.wordpress.com/files/2007/11/n.jpg" alt="n" width="41" height="50" /><span style="color:#000000;">N</span>o coração da ilha de Nantes na França estranhas e fascinantes  criaturas  tomaram forma, aves e monstros pré-históricos, elefantes  gigantes e bestas   do mar  à  partir da imaginação de François Delarozière e Pierre Oréfice.</p>
<p style="text-align:justify;">Montados em antigos estaleiros navais  da cidade,  estas máquinas de aço e madeira em forma de animais,  com peças móveis,  sistema hidráulico,   rodas e guindastes  são  parte do projeto &#8220;Les Machines de l&#8217;Ile Nantes&#8221; para ativar o turismo na região.</p>
<p style="text-align:justify;">Os criadores  tem larga experiência em  teatro de rua e cenas urbanas na Europa. Eles exploram nos últimos quinze anos a máquina e os  objetos em movimento. Portanto, a  população pode interagir com a exposição,  as estruturas colossais são veículos moveis. A arte do movimento exerce um verdadeiro fascínio nas pessoas. Estas criações são a antítese do universo dos tradicionais parques.<br />
<span style="color:#000000;">.</span><br />
Esta postagem é também a contagem regressiva para a entrega da nossa nova coluna, que trará um assunto espetacular,  o realismo fantástico. Em breve, portanto,  mais leituras e imagens imperdíveis.<br />
<span style="color:#000000;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#000000;"><br />
</span><span style="color:#000000;"><a href="http://olavosaldanha.wordpress.com/os-monstros-de-nantes/" target="_blank"><strong><em><span style="color:#ffff99;">Imagens Aqui<br />
</span></em></strong></a></span><br />
<span style="color:#000000;">.</span><br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-2847" title="Nantes" src="http://olavosaldanha.wordpress.com/files/2009/04/namtesd.jpg" alt="Nantes" width="281" height="179" /></p>
<p style="text-align:left;"><span style="color:#000000;">.</span><br />
Outras propostas:<br />
<a href="http://olavosaldanha.wordpress.com/gino-de-dominicis/" target="_blank"><span style="color:#ffff99;">Gino De Dominicis<br />
</span></a><a href="http://olavosaldanha.wordpress.com/exposicoes-incriveis-von-hagens/" target="_blank"><span style="color:#ffff99;">Von Hagens</span></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://olavosaldanha.wordpress.com/feed/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2597 alignnone" title="assine o feed" src="http://olavosaldanha.wordpress.com/files/2009/03/assine.jpg" alt="assine o feed" width="100" height="26" /></a> <a href="http://twitter.com/olavosaldanha" target="_blank"><img class="size-full wp-image-2683    alignnone" title="twiter" src="http://olavosaldanha.wordpress.com/files/2009/03/twiter.jpg" alt="twiter" width="100" height="26" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Grenal em Erechim inaugura o ano do centenário do clássico]]></title>
<link>http://gabrielgs.wordpress.com/2009/02/08/grenal-em-erechim-inaugura-o-ano-do-centenario-do-classico/</link>
<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 19:40:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>icyng</dc:creator>
<guid>http://gabrielgs.wordpress.com/2009/02/08/grenal-em-erechim-inaugura-o-ano-do-centenario-do-classico/</guid>
<description><![CDATA[Daqui a duas horas, será realizado o primeiro Gre-Nal de 2009, o ano do centenário do clássico. Real]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Daqui a duas horas, será realizado o primeiro Gre-Nal de 2009, o ano do centenário do clássico.<img class="aligncenter" src="http://futebolemdestaque.files.wordpress.com/2008/06/grenal.jpg?w=500&#038;h=310" alt="http://futebolemdestaque.files.wordpress.com/2008/06/grenal.jpg?w=500&#038;h=310" width="500" height="310" /></p>
<p>Realizado no estádio &#8220;Colosso da Lagoa&#8221;, em Erechim, o grenal promete ser um belíssimo espetáculo, com a torcida &#8220;meio a meio&#8221;.</p>
<p>O jogo marca o confronto dos técnicos Celso Roth e Tite, ambos profissionais de renome lançados pela dupla Gre-Nal. Neste confronto particular, Tite leva a vantagem, nunca tendo perdido um clássico para Roth.<br />
O clássico completa 100 anos junto com o Inter (nossa, que coincidência! Por que não teve Gre-Nal antes?:P), marcando o centenário completo dos grandes times do Rio Grande, o que é um fato digno de consideração.<br />
O clássico, na verdade, completa 100 anos no dia 18 de Julho, dois dias depois do meu aniversário <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> , sendo realizada a rodada do Gre-Nal do Brasileirão no dia 19.<br />
Algumas curiosidades do clássico:</p>
<p>- O primeiro clássico foi vencido pelo Grêmio, com o dilatado score de 10 x 0. Não, não é lenda.</p>
<p>-Em contrapartida, o o Inter venceu a partida de inauguração do atual estádio do Grêmio, o Olímpico.</p>
<p>-O &#8220;gol mil&#8221; foi marcado pelo jogador Fernandão, que viria a ser o capitão das conquistas da Libertadores e do Mundial, no clássico de número 360, realizado no dia 10 de Julho de 2004, ano de trevas para o tricolor.</p>
<p>- o Inter venceu mais grenais: ao todo são 138 vitórias coloradas contra 118 tricolores.</p>
<p>-Entretanto, nos ultimos 100 grenais a vantagem se inverteu, tendo o Grêmio vencido 36, contra 26 vitórias coloradas.</p>
<p>Esperamos que os jogos possam ser cada vez mais festas e celebrações, em contrapartida aos vandalismos que temos acompanhado, especialmente por parte da torcida tricolor (e olha que eu sou gremista&#8230;)</p>
<p>Abraço a todos! Bom jogo e&#8230;</p>
<p>DALE GRÊMIO!</p>
<p>Pra finalizar, uma imagem para mostrar que grenal é bom demais!</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://botecodabola.files.wordpress.com/2008/03/grenal_8.jpg?w=268&#038;h=400" alt="http://botecodabola.files.wordpress.com/2008/03/grenal_8.jpg?w=268&#038;h=400" width="268" height="400" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[O mundo ainda não acabou. E agora?!?]]></title>
<link>http://naoserouser.wordpress.com/2008/09/15/o-mundo-ainda-nao-acabou-e-agora/</link>
<pubDate>Mon, 15 Sep 2008 00:43:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Búfalo</dc:creator>
<guid>http://naoserouser.wordpress.com/2008/09/15/o-mundo-ainda-nao-acabou-e-agora/</guid>
<description><![CDATA[Estamos aqui, fazendo mil e uma coisas todo dia quando vemos nas principais notícias ( nem digo as s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Estamos aqui, fazendo mil e uma coisas todo dia quando vemos nas principais notícias ( nem digo as sensacionalistas, então!) que o MUNDO VAI ACABAR. Da última vez que li isto, e foi bem pior, na &#8220;virada&#8221; do milênio (porque perceberam depois que era no ano seguinte), muitas pessoas se mataram com medo do que poderia acontecer. E continuamos fazendo as mil e uma coisas.</p>
<p>Já perceberam o reflexo deste tipo de notícias: quantas pessoas se amendrontam, quantas influências não positivas. Não vale a pena. Ao invés de ressaltar os lados positivos dela &#8211; e bem que daria para falar corretamente sem ser menos grandioso &#8211; criam essas polêmicas. Claro, comecei a falar disto já que o LHC, um gigante acelerador de partículas entrou em funcionamento.</p>
<p>Vamos então falar de seu lado positivo. Imaginem, essa será uma das maiores obras do mundo. Das 7 maravilhas do mundo, dizemos das Pirâmides, do Colosso, mas será que alguma é tão grande quanto o LHC? Não, não&#8230;</p>
<p>Podemos pensar que aquilo é dinheiro gasto à toa, mas a sua e minha querida TV ( sem lebrar da internet), era algo tão longe quanto o acelerador é hoje. Então podemos esperar grandes descobertas para o futuro.</p>
<p>As ciências, com ênfase na física, se baseia em algumas teorias fundamentais, e a quântica é uma delas na explicação da origem do Universo. Esta grande aparelhagem vai testar parte dela. Esperamos que ela apenas nos confirme do caminho certo, mas e se nos mostrar que nada disso é verdadeiro? Ou se não for capaz de descobrir algo de novo?</p>
<p>E pensar que as ciências, não noticiada com tanto interesse é agora tema de tanto interesse.</p>
<p>A idéia de que podemos criar miniburaco negros é verdadeiro, mas é tão pequeno que é mais fácil ganhar na loteria do que o buraco crescer e engolir o mundo.</p>
<p>O acelerador já está há uns dias em funcionamento e continuo aqui, revisando meu texto. Nada&#8230; A Terra continua igual. Ao menos pudemos parar para pensar um pouco, ter a chance de refletir sobre o fum do mundo e, quem sabe, mudar o nosso próprio caminho. Quando nos deparamos com fins, podemos resolver arriscar mais, sair mais, ir atrás&#8230; quem sabe?</p>
<p>Até mais,</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Energia, Gdf e Suez a nozze Un colosso da 75 miliardi]]></title>
<link>http://incuzzo.wordpress.com/2008/07/17/energia-gdf-e-suez-a-nozze-un-colosso-da-75-miliardi/</link>
<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 22:00:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>incuzzo</dc:creator>
<guid>http://incuzzo.wordpress.com/2008/07/17/energia-gdf-e-suez-a-nozze-un-colosso-da-75-miliardi/</guid>
<description><![CDATA[da ParigiÈ arrivata a conclusione la telenovela del matrimonio tra il gruppo pubblico transalpino Ga]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>da ParigiÈ arrivata a conclusione la telenovela del matrimonio tra il gruppo pubblico transalpino Gaz de France (Gdf) e quello, che venne privatizzato nel 1987, Suez. La fusione non è priva di sinergie industriali assai promettenti, ma ha in sé una sorta di «peccato originale»: nel febbraio 2006 venne decisa per ragioni di puro patriottismo economico. In quel momento si parlava di un’eventuale Opa di Enel sul gruppo franco-belga Suez, che aveva acquisito alcuni importanti attivi energetici della vecchia Sgb (Société générale de Belgique). Avendo l’intenzione di sbarrare la strada a Enel, il governo francese patrocinò l’idea della fusione di Suez con Gdf. In seguito sono sorte difficoltà di vario genere: dubbi da parte degli azionisti belgi di Suez, perplessità della Commissione europea e ostilità aperta dei sindacati di Gdf.Lo stesso Sarkozy è sempre stato assai tiepido su questa iniziativa. Una volta entrato all’Eliseo, nel maggio 2007, l’attuale presidente si è però convinto che l’operazione abbia solide prospettive economiche. Sarkozy ha preteso che il progetto della fusione venisse nuovamente esaminato e perfezionato per poi dare il proprio consenso all’iniziativa.Ieri, le assemblee generali dei due gruppi hanno approvato la nascita del nuovo gigante energetico europeo che si chiamerà &#8211; almeno in un primo tempo &#8211; Gdf-Suez. La proposta della fusione è stata accettata dagli azionisti a stragrande maggioranza. </p>
<p>Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276632 </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[NEW CARRUBO: Sabato 12 Luglio Gianluca Grignani]]></title>
<link>http://agropolilive.com/2008/07/06/new-carrubo-sabato-12-luglio-notte-magica-con-un-ospite-attesissimo/</link>
<pubDate>Sun, 06 Jul 2008 17:41:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>mimillo</dc:creator>
<guid>http://agropolilive.com/2008/07/06/new-carrubo-sabato-12-luglio-notte-magica-con-un-ospite-attesissimo/</guid>
<description><![CDATA[Grignani, vocalist il 12 luglio al New Carrubo Sabato 12 Luglio notte magica con un ospite attesissi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="text-align:left;">
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="5" align="right">
<tbody>
<tr>
<td align="center"><img class="bordered" src="http://www.newcarrubo.it/images/comunicati/146_normal.jpg" alt="Grignani, vocalist il 12 luglio al New Carrubo" width="340" height="318" /></p>
<div class="didascalia_comunicato">Grignani, vocalist il 12 luglio al New Carrubo</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div class="titolo_comunicato">Sabato 12 Luglio notte magica con un ospite attesissimo!</div>
<div class="testo_comunicato">Dopo la mondanissima festa del 36°anno con la splendida madrina Giulia Montanarini a spegnere le candeline, il <a href="http://agropoli.wordpress.com/tag/new-carrubo/">New Carrubo</a> piazza un altro colpo da manuale: &#8220;Ci siamo riusciti! Da tempo seguivamo l&#8217;idea di avere un grande cantante nelle vesti di vocalist&#8221; le parole di <a href="http://agropoli.wordpress.com/tag/davide-pecora/">Davide Pecora</a> dopo essersi assicurato Gianluca Grignani per il prossimo sabato 12 luglio. E poi continua: &#8220;Nei concerti agli stadi e&#8217; sempre difficilissimo per i fan riuscire a superare tutte le barriere per un autografo o una foto&#8230;Al New Carrubo sarà un gioco da ragazzi: basterà avere un po&#8217; di pazienza ed il proprio turno arriverà!&#8221; E tutto questo senza mai fermare la musica in pista dei dj Luca Severino, Sergio Sica ed i 70 nights.<br />
Per l&#8217;eccezionalità della serata i cancelli apriranno mezz&#8217;ora prima alle 23.30 (costo del biglietto invariato). Possibile mancare? New Carrubo, no side effects&#8230;.Benvenuti nella Notte! Info e tavoli 338.9058213 &#8211; 333.6174906</div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Baranga zero.]]></title>
<link>http://briefingcomfritas.wordpress.com/2008/07/02/baranga-zero/</link>
<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 14:59:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>alvinhorodrigues</dc:creator>
<guid>http://briefingcomfritas.wordpress.com/2008/07/02/baranga-zero/</guid>
<description><![CDATA[É o assunto do momento. A lei de tolerância zero ao motorista que dirige alcoolizado já fez centenas]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>É o assunto do momento.</p>
<p>A lei de tolerância zero ao motorista que dirige alcoolizado já fez centenas de pessoas perderem a carteira. O novo bafômetro, digital, vai permitir que a polícia seja ainda mais precisa na quantidade de álcool ingerida pelo bebum. Eu, particularmente, acho essa lei fundamental para a sobrevivência dos adolescentes, que abusam da sorte e do vigor físico de seus anjos da guarda. Que essa lei, ao contrário dos que dirigem embriagados, não morra nunca.</p>
<p>Mas esse não é o meu ponto.</p>
<p>Meu blog não foi criado para ser um libelo a favor de nada a não ser do mundo torto, surreal e divertido que vivemos.</p>
<p>Nesse mundo, eu imagino que exista um público muito específico, super definido, que esteja se retorcendo por conta dessa lei que entrou em vigor: as barangas.</p>
<p>Como é que essas mulheres menos providas de beleza (versão politicamente correta e careta) serão vistas pelos homens que não bebem? Será que elas serão vistas? Não se sabe ao certo. Certo mesmo é o efeito embelezador inegável do álcool. Sem ele, o que será dos canhões? Como essa espécie, também filha de Deus, se perpetuará?</p>
<p>Não sei não. A lei de Tolerância Zero ainda corre o risco de ganhar o apelido de Baranga Zero.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Camisetas com idéia.]]></title>
<link>http://briefingcomfritas.wordpress.com/2008/02/25/camisetas-com-ideia/</link>
<pubDate>Mon, 25 Feb 2008 15:10:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>alvinhorodrigues</dc:creator>
<guid>http://briefingcomfritas.wordpress.com/2008/02/25/camisetas-com-ideia/</guid>
<description><![CDATA[Você já deve ter visto ou até usado uma. A moda das camisetas com idéia está de volta. Frases bem-hu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Você já deve ter visto ou até usado uma. A moda das camisetas com idéia está de volta. Frases bem-humoradas, palavras de comando, ícones, tudo é matéria-prima para a criação dessas camisas <i>vintage</i>.</p>
<p>Dia desses, um amigo meu teve uma experiência com uma delas.</p>
<p>O sujeito (como todo sujeito que está há pouco tempo com uma mulher) está todo apaixonado. Programa eventos, reserva lugares, escreve bilhetes, se veste melhor e toma até mais banhos que o usual. Ah, o amor.</p>
<p>Pois bem. O sujeito chega de carro no prédio da garota. A garota, para variar, está atrasada. Sem problemas. O sujeito usa o tempo para escolher a música certa no <i>cd player</i> do seu carro, aumenta o ar-condicionado, enfim, cria o micro-clima adequado para o início de uma noite romântica.</p>
<p>Eis que a garota surge. Linda, ela desce as escadas da portaria em direção ao carro do sujeito. Ele olha para ela e suspira. A jovem, vestida despojadamente, usa jeans, all-star e uma camiseta com uma palavra que o sujeito não conseguia enxergar direito até o momento em que ela entrou no carro: <b>BORED</b>.</p>
<p>A noite prometia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Muito obrigado, Miss South Carolina.]]></title>
<link>http://briefingcomfritas.wordpress.com/2008/02/21/muito-obrigado-miss-south-carolina/</link>
<pubDate>Thu, 21 Feb 2008 16:26:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>alvinhorodrigues</dc:creator>
<guid>http://briefingcomfritas.wordpress.com/2008/02/21/muito-obrigado-miss-south-carolina/</guid>
<description><![CDATA[Antigamente, o nível intelectual desses lindos bípedes era medido pela leitura de &#8220;O Pequeno P]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Antigamente, o nível intelectual desses lindos bípedes era medido pela leitura de &#8220;O Pequeno Príncipe&#8221;. Felizmente, isso mudou. <i>Thanks, Miss South Carolina.</i></p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/lj3iNxZ8Dww&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/lj3iNxZ8Dww&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Me, myself and I.]]></title>
<link>http://briefingcomfritas.wordpress.com/2008/01/25/me-myself-and-i/</link>
<pubDate>Fri, 25 Jan 2008 18:01:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>alvinhorodrigues</dc:creator>
<guid>http://briefingcomfritas.wordpress.com/2008/01/25/me-myself-and-i/</guid>
<description><![CDATA[Homem almoça em um daqueles restaurantes em que a mesa é comunitária. O homem não gosta muito desse ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Homem almoça em um daqueles restaurantes em que a mesa é comunitária.</p>
<p>O homem não gosta muito desse tipo de restaurante mas, fazer o quê, ele estava com pressa e o estabelecimento ficava na esquina do seu trabalho.</p>
<p>Para a sua felicidade, ele consegue uma cadeira naquela mesa comunitária. Mas não era uma cadeira qualquer. Além de estar vaga, não havia ninguém sentado na cadeira em frente. Perfeito para o homem que odiava o contato com pessoas. Sobretudo pessoas que ele não conhecia.</p>
<p>Quando ele começa a almoçar, ouve um <i>&#8220;Dá, licença? Você me deixa passar?&#8221;</i>. O homem começa a se irritar por antecipação. A cadeira vazia, na sua frente, era a última vaga.</p>
<p>Uma mulher linda, perfeita, escultural, charmosa e tudo o mais que você puder imaginar ocupa a tal cadeira. A mulher era tão bonita, mas tão bonita que o homem não conseguia tirar os olhos dela.</p>
<p>O homem afunda a cabeça no prato e pensa: <i>&#8220;Você não devia existir ao lado de uma mulher como essa&#8230;&#8221; </i></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[As Sete Maravilhas (mundo antigo)]]></title>
<link>http://oacervo.wordpress.com/2008/01/15/as-sete-maravilhas-mundo-antigo/</link>
<pubDate>Tue, 15 Jan 2008 23:39:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>nerdiando</dc:creator>
<guid>http://oacervo.wordpress.com/2008/01/15/as-sete-maravilhas-mundo-antigo/</guid>
<description><![CDATA[As sete maravilhas do mundo antigo são uma famosa lista de majestosas obras artísticas e arquitetôni]]></description>
<content:encoded><![CDATA[As sete maravilhas do mundo antigo são uma famosa lista de majestosas obras artísticas e arquitetôni]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nasce il colosso dell'auto cinese]]></title>
<link>http://mast2.wordpress.com/2007/12/27/nasce-il-colosso-dellauto-cinese/</link>
<pubDate>Thu, 27 Dec 2007 00:35:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>linkak</dc:creator>
<guid>http://mast2.wordpress.com/2007/12/27/nasce-il-colosso-dellauto-cinese/</guid>
<description><![CDATA[Svolta nel mondo dell&#8217;auto: la Saic e la sua acerrima rivale, la Nanjing, annunciano la loro f]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Svolta nel mondo dell&#8217;auto: la Saic e la sua acerrima rivale, la Nanjing, annunciano la loro fusione, creando così in Cina un colosso di tali dimensioni da rendere possibili la competizione diretta con le grandi rivali internazionali.</p>
<p><img width="280" src="http://www.repubblica.it/2007/12/motori/motori-dicembre-2007/motori-colosso-cina-motori/ap_11896685_29570.jpg" /></p>
<p><font color="#000000">La Saic Motor &#8211; secondo quanto comunicato dalle società &#8211; sborserà 2,09 miliardi di yuan, pari a 285,7 milioni di dollari, per le attività di componentistica di Nanjing, produttore del marchio Mg. La Yuejin, la casa madre di Nanjing, avrà in cambio 320 milioni </font><a href="http://digilander.libero.it/dolciper/"><font color="#000000">di</font></a><font color="#000000"> azioni, pari a una quota del 4,9% di </font><a href="http://digilander.libero.it/pizzeriegt"><font color="#000000">Saic</font></a><font color="#000000"> Motor, dalla Shanghai Automotive Industry. &#8220;Per affrontare la concorrenza globale, abbiamo bisogno di fusioni e di un avanzamento del processo di consolidamento&#8221;, spiega il presidente di Saic, Hu Maoyuan.</p>
<p>In tutti i casi va ricordato che questo accordo nasce dopo l&#8217;uscita della Fiat dalla </font><a href="http://digilander.libero.it/itbara/"><font color="#000000">joint</font></a><font color="#000000"> venture Nanjing-Fiat. E la cosa permetterà al gruppo torinese di muoversi in piena autonomia per la ristrutturazione del &#8220;business&#8221;business automobilistico in Cina.</font></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[TV Colosso deve voltar em 2008]]></title>
<link>http://mauricioaraya.wordpress.com/2007/12/17/tv-colosso-deve-voltar-em-2008/</link>
<pubDate>Mon, 17 Dec 2007 22:23:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Maurício Araya</dc:creator>
<guid>http://mauricioaraya.wordpress.com/2007/12/17/tv-colosso-deve-voltar-em-2008/</guid>
<description><![CDATA[O grande sucesso da programação infantil da Rede Globo, entre os anos de 1993 e 1996, a TV Colosso, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[O grande sucesso da programação infantil da Rede Globo, entre os anos de 1993 e 1996, a TV Colosso, ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UBUNTU CRESCE]]></title>
<link>http://elfobianco.wordpress.com/2007/07/28/ubuntu-cresce/</link>
<pubDate>Sat, 28 Jul 2007 14:06:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>elfobianco</dc:creator>
<guid>http://elfobianco.wordpress.com/2007/07/28/ubuntu-cresce/</guid>
<description><![CDATA[Due dichiarazioni, che faranno felici i possessori di Linux UBUNTU. Mark Shuttleworth (Creatore di U]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://www.tomshw.it/guides/ictbusiness/business/20070417/images/ubuntu_giornali.jpg" height="305" width="400" /></p>
<p>Due dichiarazioni, che faranno felici i possessori di Linux UBUNTU.</p>
<p><span> Mark Shuttleworth (Creatore di Ubuntu), ha dichiarato che il colosso Statunitense DELL ha ricevuto dal mercato un ottimo riscontro dalla sua linea PC con sistema pre-installato LINUX UBUNTU</span>.</p>
<p><span> Anne Camden, portavoce di DELL, ha ammesso che il pubblico ha gradito il nuovo sistema operativo UBUNTU pre-installato nelle macchine Dell.</span></p>
<p>Alcune fonti, parlano di una futura collaborazione da parte di LINUX UBUNTU anche con il primo produttore mondiale di personal computer ovvero HP (che secondo indiscrezioni, non avrebbe intenzione di lasciare al suo diretto avversario (DELL) una fetta di mercato in rapida ascesa.</p>
<p>Sono passato a Ubuntu da circa 3 mesi e devo ammettere che il sistema operativo si presenta facile da usare ed estremamente intuitivo. Il punto forte però, risiede nella sua stabilità (cosa che non si può dire di XP o VISTA). Il 90% dei programmi sono gratuiti e si possono scaricare da internet, in più sono presenti centinaia di comunità online e migliaia di guide in grado di risolvere anche il più piccolo problema tecnico.</p>
<p>A questo <a href="http://www.ubuntu-it.org/" target="_blank">indirizzo</a> , potrete scaricare <strong>GRATUITAMENTE</strong> il sistema operativo e installarlo nel vostro pc.</p>
<p><strong>PROVARE PER CREDERE <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  </strong></p>
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