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	<title>concordato &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/concordato/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "concordato"</description>
	<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 02:17:00 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Vademecum per la rimozione del crocefisso]]></title>
<link>http://uaarvarese.wordpress.com/2009/11/19/vademecum-per-la-rimozione-del-crocefisso/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 21:45:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>mocipenso</dc:creator>
<guid>http://uaarvarese.wordpress.com/2009/11/19/vademecum-per-la-rimozione-del-crocefisso/</guid>
<description><![CDATA[Alcune interessanti considerazioni alle più frequenti domande sull&#8217;argomento. Perché la richie]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Alcune interessanti considerazioni alle più frequenti domande sull&#8217;argomento.</p>
<p><strong>Perché la richiesta di togliere il crocifisso dalle aule (e dai luoghi pubblici statali?)</strong><br />
Lo stato usa il crocifisso come se fosse un simbolo della Repubblica Italiana mentre il crocifisso è simbolo della sola religione cattolica, simbolo della repubblica italiana riconosciuto dall&#8217;articolo 12 della costituzione è il tricolore. L&#8217;onere della prova puà comunque essere invertito: perché non chiedere alla Chiesa cattolica perché lo vuole mettere, anzi, perché lo vuole far mettere dall’autorità politica? Nell&#8217;usare il crocifisso come simbolo della repubblica lo stato compie una discriminazione verso i cittadini non cattolici.</p>
<p><strong>Ma vi offende? </strong></p>
<p>NO! il crocifisso come altre opere dell&#8217;ingegno umano non offende alcuno, è quando lo s&#8217;innalza a simbolo di tutti ignorando costituzione, legge e diritti vari che chi lo usa impropriamente (come mezzo di discriminazione) genera un problema. Non è nemmeno completamente inoffensivo: il cristianesimo si è imposto come religione predominante quasi sempre con l&#8217;uso della forza (contro i pagani, contro gli indigeni americani&#8230; suggerisce niente la parola ‘crociata’?) Anche il simbolo dell’UAAR è inoffensivo, anche la statuetta del Buddha lo è, ma nessuno chiede di affiggerli nelle aule scolastiche.</p>
<p><strong>Ma i crocifissi vi dànno fastidio? </strong></p>
<p>NO! Né a noi né ai giudici di Strasburgo danno fastidio : sono semplicemente fuori posto. Il condizionamento che producono è diverso : trasmettono il messaggio che la religione cattolica è la religione dello Stato. Ma da 25 anni a questa parte non è più così (per legge). Fino a prova contraria, non dà fastidio nemmeno la loro assenza: nella maggioranza dei paesi occidentali non ci sono. Né ci sono in molte scuole italiane. E allora, perché imporli con la forza del potere politico?</p>
<p><strong>Ma togliendo il crocifisso non si crea il vuoto? </strong></p>
<p>Al contrario. A seconda dell&#8217;età degli alunni le aule sono piene di disegni, lavoretti didattici, fotografie, cartine geografiche, ricerche, grafici, ecc. Tutti documenti che possono essere analizzati criticamente, rimossi e sostituiti senza scandali. E’ il crocifisso, come ogni oggetto sacro, che crea il vuoto attorno: affiancargli altro è problematico (sarebbe accettato un poster sui metodi contraccettivi? ), a toglierlo si solleva il finimondo, si è indotti a tributargli un rispetto superiore.</p>
<p><strong>Ma è un simbolo culturale, escluderlo dalla scuola non sarebbe un controsenso? </strong></p>
<p>A parte il fatto che il crocifisso è ovviamente un simbolo religioso e di una particolare religione, se dovesse entrare nella scuola statale come simbolo lo dovrebbe fare come oggetto di studio tra gli oggetti di studio, all&#8217;interno di ricerche critiche sui simboli antichi e moderni, religiosi e non religiosi.</p>
<p><strong>Ma il concordato? </strong></p>
<p>No, non prevede l&#8217;esposizione del crocifisso. Inoltre nella revisione &#8220;concordata&#8221; nel 1984 tra la Repubblica Italiana e lo Stato Vaticano ed entrata in vigore nel 1985 la religione cattolica non è più religione di stato (con l&#8217;abolizione dell&#8217;articolo 1 dei patti lateranensi) .</p>
<p><strong>Ma la tradizione? </strong></p>
<p>Nessun governo dovrebbe poter aggirare la legge vigente in nome di questo o quel principio (tradizione, religione o quant&#8217;altro) altrimenti qualsiasi governo potrebbe scegliere un altro simbolo tradizionale e sostituirlo al crocifisso (s&#8217;immagina se domani un governo un po&#8217; massonico mettesse al posto del crocifisso &#8220;squadra e compasso&#8221;, o un governo un po&#8217; pagano mettesse una bella statuetta di Venere?). Il ricorso alla tradizione è del resto un classico errore argomentativo: anche la schiavitù, la poligamia o l&#8217;infibulazione sono pratiche tradizionali. Infine, l&#8217;ateismo è, se possibile, ancora più tradizionale del cristianesimo: uomini dichiaratemente atei sono vissuti in Italia 500 anni prima di Cristo.</p>
<p><strong>Ma il crocifisso non rappresenta l&#8217;identità italiana? </strong></p>
<p>No, rappresenta l&#8217;identità dei cattolici, i non cattolici, in Italia, sono circa un quarto della popolazione. Il simbolo dell’Italia è il tricolore, il simbolo della Repubblica lo stemma con la stella. E ricordiamo che l’Italia, per unirsi, ha dovuto dichiarare guerra al papa.</p>
<p><strong>Ma gli stemmi comunali e le bandiere europei con croci vari? </strong></p>
<p>Come già detto il problema è la croce o il crocifisso, dunque le bandiere o gli stemmi comunali non presentano un problema in quanto simboli decisi dai rispettivi stati, o comuni in base a leggi e procedure democratiche.</p>
<p><strong>Ma non lo prevede la legge italiana? </strong></p>
<p>No, la Corte Costituzionale ha stabilito che nessuna legge impone il crocifisso: a prevederlo sono solo regolamenti del regno d&#8217;italia (la cui costituzione prevedeva l&#8217;esposizione del crocifisso) in epoca fascista i regolamenti vennero riproposti e ne venne controllata l&#8217;applicazione.</p>
<p><strong>Ma allora dovreste rinunciare alle feste religiose? </strong></p>
<p>Anche le feste sono decise secondo legge e a nessuno è imposto il loro rispetto o il dover frequentare una funzione religiosa, inoltre è sensato nel caso delle festività organizzarle intorno alle abitudini della maggioranza dei lavoratori (come non si festeggia il santo patrono di Milano a Venezia così non ha senso festeggiare una festività di 1 abitante su 1&#8242;000&#8242;000, sarà quel cittadino a prendersi il suo giorno di festa).</p>
<p><strong>Ma questo significa togliere le croci dalle strade e dalle chiese? </strong></p>
<p>Assolutamente no, i luoghi di culto sono liberi di esibire i simboli del culto che si celebra come, nei vincoli legislativi (edilizi e regolamenti vari) è possibile esporre qualsiasi simbolo religioso, così come si è liberi di mettersi qualsiasi simbolo religioso addosso (sempre che non violi altre norme, come per il burka integrale che impedisce il riconoscimento, o aggiunte fantasiose a divise ed uniformi).</p>
<p><strong>Ma il valore positivo del crocifisso? </strong></p>
<p>La positività che ognuno può trovare in questo o quel simbolo non può essere usata dallo stato come una giustificazione per aggirare le leggi, lo stato &#8211; il governo &#8211; devono usare i simboli dello stato, altrimenti qualsiasi governo potrebbe decidere per sostituire il crocifisso con altro simbolo ritenuto positivo. Inoltre il crocifisso in quanto simbolo denso di storia e significati significherà cose diverse per ognuno. Tra i significati principali del crocifisso con il Gesù morente c&#8217;è quello del sacrificio e della sofferenza, motivo per cui altre confessioni cristiane utilizzano la semplice croce simbolo della resurrezione e del rinnovamento spirituale.</p>
<p><strong>Ma il volere della maggioranza? </strong></p>
<p>In democrazia non si impone mai la volontà della maggioranza sui principi fondamentali: il simbolo di una parte non può essere simbolo del tutto!</p>
<p>&#160;</p>
<p>A cura dei circoli UAAR</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il denaro pubblico va speso per attività sociali rivolte a tutti, non per il culto. Intervento di Mario Michele Pascale]]></title>
<link>http://rslazio.wordpress.com/2009/11/07/il-denaro-pubblico-va-speso-per-attivita-sociali-rivolte-a-tutti-non-per-il-culto-intervento-di-mario-michele-pascale/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 15:07:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>rslazio</dc:creator>
<guid>http://rslazio.wordpress.com/2009/11/07/il-denaro-pubblico-va-speso-per-attivita-sociali-rivolte-a-tutti-non-per-il-culto-intervento-di-mario-michele-pascale/</guid>
<description><![CDATA[Mario Michele Pascale, coordinatore regionale Ho seguito con attenzione, dalle colonne del Nuovo Civ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_490" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a rel="attachment wp-att-490" href="http://rslazio.wordpress.com/2009/11/07/il-denaro-pubblico-va-speso-per-attivita-sociali-rivolte-a-tutti-non-per-il-culto-intervento-di-mario-michele-pascale/mario-michele-pascale-2/"><img class="size-thumbnail wp-image-490" title="mario michele pascale 2" src="http://rslazio.wordpress.com/files/2009/11/mario-michele-pascale-2.jpg?w=150" alt="mario michele pascale 2" width="150" height="112" /></a><p class="wp-caption-text">Mario Michele Pascale, coordinatore regionale</p></div>
<p>Ho seguito con attenzione, dalle colonne del Nuovo Civitavecchia Oggi, le vicende relative al finanziamento comunale di 100.000 euro per la costruzione di un centro sociale polivalente a San Gordiano. A dire la verità aspettavo anche io notizie dagli ambienti ecclesiastici, stranamente taciturni, per fugare ogni dubbio sull&#8217;utilizzo di denaro che, vale la pena ricordare, è pubblico, quindi di noi tutti.</p>
<p>Ho letto la risposta del consiglio pastorale della parrocchia di san Gordiano e ne prendo atto.<br />
Mi dispiace però che i fondi, destinati ad un utilizzo sociale, siano stati smistati ad imprecisati lavori urgenti su altri locali. Mi spiego meglio; se un&#8217;associazione culturale, una parrocchia, un comitato di quartiere o qualunque altro soggetto volesse coordinare o svolgere un&#8217;azione destinata al sociale e aperta a tutti, la pubblica amministrazione avrebbe il dovere di sostenerla, soprattuto nei casi in cui il pubblico non potesse intervenire direttamente o quest&#8217;intervento fosse troppo lento e macchinoso.<br />
Ben venga, per fare un esempio, il campo da basket dei salesiani, senza il quale oggi non ci sarebbe, in Italia, un movimento cestistico degno di questo nome e ben venga, per fare un altro esempio, l&#8217;associazione cattolica che segue quelle madri in difficoltà che invece di abortire, nonostante mille difficoltà, decidono di avere comunque il bambino.<br />
Ben venga, in ultimo, l&#8217;associazione non confessionale che si occupa di teatro, facilitando l&#8217;accesso al mondo dello spettacolo o la semplice socialità tra i minori in contesti socialmente critici.<br />
Questi sono tre esempi diversi di attività sociale che aiuta tutti ed è a disposizione di tutti.<br />
Queste iniziative meritano il sostegno pubblico.<!--more--></p>
<p>Prendere denaro pubblico destinato ad un centro sociale polivalente ed utilizzarlo per locali destinati al culto e alla formazione religiosa o alla riflessione e alla preghiera o magari come abitazione del sacerdote, no. Sono questi i casi in cui viene a mancare l&#8217;utilità sociale del finanziamento perché le attività di culto, catechismo e sostentamento del clero, sono rivolte solo ed esclusivamente a chi appartiene alla religione cattolica; del resto il catechismo, ovvero la formazione religiosa, si fa se qualcuno è interno alla religione e prosegue nei “livelli superiori”; a messa ci vanno solo i credenti etc.</p>
<p>Ricevere un finanziamento pubblico per un&#8217;attività sociale vuol dire svolgere un&#8217;attività sociale. Altrimenti ogni associazione potrebbe utilizzare i fondi ricevuti, poniamo, per un corso di inglese per bambini, per “urgenti necessità” come una gita a Parigi dei soli associati od il parquet nuovo nel soggiorno del presidente.</p>
<p>Così non va; la lettera del consiglio pastorale, invece di fare chiarezza, ingarbuglia ancora di più le cose, gettando una luce strana, particolare ed inquietante sulla faccenda.<br />
Inoltre mi sovviene un leggero dubbio. Quando la pubblica amministrazione concede un finanziamento non lo fa mai in forma di regalo (in parole povere: questi sono i soldi, sono vostri e fate quello che volete), bensì premia una progettualità; per sorvegliare il corretto utilizzo dei fondi si richiedono, in corso d&#8217;opera o al termine del progetto, i rendiconti finanziari, le fatture, ritenute d&#8217;acconto, scontrini, insomma qualunque cosa possa da un lato giustificare la spesa, dall&#8217;altro rendere conto della effettiva congruenza tra progettualità ed opera realmente prodotta.<br />
Sorge spontanea la domanda: come è stato possibile utilizzare il denaro per una cosa diversa dalla finalità originaria?</p>
<p>A meno che non esistano regole diverse, particolari, eccezionali, per la chiesa cattolica che, val la pena ricordarlo, non è più religione di stato, ma una delle tante religioni che si professano sul territorio della Repubblica. Ad onor del vero, se la memoria non mi inganna, neanche nel concordato  vi è traccia di nulla che possa giustificare quel che è accaduto a san Gordiano.</p>
<p>Non sono anticlericale, sono semplicemente laico ed opero fattivamente perché i diritti individuali e collettivi vengano tutelati. Per fare questo occorre rispettare le regole, cosa che, nello specifico, secondo le informazioni fornite dallo stesso consiglio pastorale, non è accaduto. Denaro stornato dalle attività socialmente utili per scopi privatistici e confessionali è denaro che viene negato a chi, nel sociale, vuole operare ed è privo di mezzi. Prendere quegli stessi fondi per ristrutturare un luogo di culto lascia decine e decine di associazioni, confessionali e non, con ottime progettualità, al palo, perché, semplicemente, i soldi se li è pappati qualcun altro &#8230; e questo non va bene&#8230;<br />
Mario Michele Pascale,<br />
coordinatore regionale del movimento dei Radicali di Sinistra</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per una volta ha ragione Bagnasco! Sentenza ideologica!]]></title>
<link>http://fgurbon.wordpress.com/2009/11/06/per-una-volta-ha-ragione-bagnasco-sentenza-ideologica/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 10:49:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>fgurbon</dc:creator>
<guid>http://fgurbon.wordpress.com/2009/11/06/per-una-volta-ha-ragione-bagnasco-sentenza-ideologica/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Crocifisso, non si placano le polemiche. L&#8217;ira di La Russa in tv: possono morire&#8221;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=79241&#38;sez=HOME_INITALIA">&#8220;Crocifisso, non si placano le polemiche. L&#8217;ira di La Russa in tv: possono morire&#8221;</a></p>
<p style="text-align:justify;">Certo ideologica, ma anche ideologicamente giusta. La Corte ha rimarcato un fatto sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti, una <em>Magna Charta</em> calpestata troppo spesso da Mafie d&#8217;ogni genere, soprattutto religiose. La Religione è soggettiva e nessun Istituto pubblico, dalle aule di Scuola ai Tribunali agli Ospedali ha il diritto di propagandare questa o quella scelta religiosa. E&#8217; dunque giusto rimuovere qualunque simbolo religioso dai luoghi pubblici.</p>
<p style="text-align:justify;">Non è poi grottesca la presenza di preti nella Scuola pubblica a fare in fin dei conti il Catechismo? Del resto, la nostra Costituzione &#8220;è&#8221; grottesca in molti aspetti, ma soprattutto quando garantisce la libertà di pensiero e di religione e poi costringe &#8220;tutti&#8221; gli Italiani ad un&#8217;alleanza antidemocratica ed antiliberale con il Vaticano (Concordato).</p>
<p style="text-align:justify;">Il crocifisso poi è un modo di vedere Iesus deformato attraverso la lente aberrante del Cristianesimo paolino, parossismo che il Cattolicesimo ha reso ancora più devastante, maniaco fino all&#8217;autolesionismo, una religione folle, idolatra e, per molti versi, antiCristo. Iesus è simbolo di nuova vita spirituale, non di morte e resurrezione materiale; questa è una fissa di menti malate, che hanno in testa la propria immortalità e la vogliono assolutamente, dimostrando che non hanno capito niente (manco i 12 alla fine erano molto svegli, nonostante il Paraclito). Non potendo realizzare la propria immortalità personale questi preti la vogliono attuata in un&#8217;Istituzione clericale, la loro, un contorsionismo che ha del paranoico, a tratti perfino bestiale.</p>
<p style="text-align:justify;">Larussa?! un opportunista ipocrita fazioso ed ignorante, un fascista ipocondriaco, un poveraccio al quale il degrado italiota consente di dar fiato alle trombe, un TROMBONE che fa coppia Gasparri. Finirà; come disse quel tale, i cialtroni possono dominare per un po&#8217;, ma alla fine la Storia ne fa Giustizia!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sul "crocefisso". Brevi considerazioni di un agnostico.]]></title>
<link>http://kiriosomega.wordpress.com/2009/11/05/sul-crocefisso-brevi-considerazioni-di-un-agnostico/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 11:19:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>kiriosomega</dc:creator>
<guid>http://kiriosomega.wordpress.com/2009/11/05/sul-crocefisso-brevi-considerazioni-di-un-agnostico/</guid>
<description><![CDATA[Sul &#8220;crocefisso&#8221;. Brevi considerazioni di un agnostico. In linea di principio concordo s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><strong>Sul &#8220;crocefisso&#8221;. Brevi considerazioni di un agnostico</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">In linea di principio concordo sul fatto che il simbolo cristiano non dà fastidio se non a quelli che qui giungono da Paesi stranieri con altre tradizioni, ma sostengo però che ognuno non può e non deve imporre le sue costumanze in casa d&#8217;altri, dove, invece, deve integrarsi. <strong>In caso contrario se ne stia a casa sua</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; però importante sottolineare che avvenne l&#8217;obbligatorietà dell&#8217;esposizione del simbolo cristiano in scuole, ospedali, aule di tribunali, uffici pubblici&#8230; attraverso una legge che fu promulgata nel 1924 (o 1922). Ora un&#8217;altra legge, formulata da altri giudici, in altri tempi, ne abolisce l&#8217;esposizione.<br />
<strong>Insomma, una legge dà, una legge toglie! Ma se le tradizioni dovranno essere sancite per leggi avverrà un vero massacro ovunque ciò sarà reso prassi.<br />
</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>(Solo il silvio IV, dalla sua instaurazione, s&#8217;avvale ordinariamente di DdL; ma questo è un altro discorso).</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Se però dobbiamo considerare che dietro questa manifestazione della Corte di Strasburgo, in altre parole l&#8217;accantonamento del simbolo cristiano in chiese e sacrestie, è nascosto il nemico giudeo, ben trionfi il simboli cristiano</span></strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Però, con simile ragionamento e comportamento non faremmo altro che perpetuare il reiterarsi delle fedi religiose che, OVUNQUE SONO PASSATE E PASSANO, LASCIANO DIETRO DI SE&#8217; SOLO INFINITE SCIE DI MORTI NEL NOME DEL LORO DIO!<br />
<strong>Dunque, viva il laicismo; e assicuro che non è così brutto e scomodo vivere senza la figura di un dio che ci dovrebbe giudicare, anzi, è esaltante accettare gli errori che si commettono correggendoli contando solo su se stessi</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="text-decoration:underline;">La vita scomoda è quella del ricercatore, altro che quella del credente</span></strong>!<br />
Devo solo aggiungere che <strong>Nicola C. è disinformato, o male infornato in proposito del fatto che la religione che lui definisce &#8220;cattolica&#8221;</strong>, e stranamente non &#8220;cristiana&#8221;, <strong>è ancora religione di stato</strong>. <strong>Essa non lo è più</strong>.<br />
Saluti romani.</p>
<p style="text-align:justify;">kiriosomega</p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>Leggi e diritti sulla libertà di religione in Italia.</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tutti ne parlano, ma chi le conosce</strong>?</p>
<p style="text-align:justify;">A tal proposito produco un volo pindarico delle leggi, dal 1929 ad oggi, riguardanti le confessioni religiose in Italia .</p>
<p style="text-align:justify;">Un tempo furono ratificati i Patti Lateranensi, leggi attraverso cui S. E. Benito Mussolini intendeva &#8220;cavalcare&#8221; la chiesa, ma, per l&#8217;infido comportamento politico di questa, fu invece &#8220;cavalcato&#8221; e tradito dalla stessa istituzione dedita a saltare, come sempre, sul carro del vincitore. Con denominazione Patti Lateranensi furono dunque definiti gli accordi del 1929 siglati da B. Mussolini e dal cardinale P. Gasparri (11.2.1929), poi ratificati con una apposita legge (27.5.1929, n. 810), tra lo Stato Italiano e la chiesa cattolica.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel concordato furono messi a punto i rapporti giuridici, economici e sociali tra i due Stati, e fu anche stabilito che: &#8220;<em>L&#8217;Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell&#8217;art. 1 dello Statuto del Regno 4 marzo 1848, pel quale la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="text-decoration:underline;">La Costituzione italiana e la Libertà&#8217; di culto</span>.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Gli accordi intercorsi furono poi reiterati dalla Costituzione Repubblicana del 1947, infatti, l&#8217;art. VII dispone: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi&#8221;. <strong><span style="text-decoration:underline;">Il cristianesimo, non il cattolicesimo</span></strong><strong> che è solo sua espressione politica, f<span style="text-decoration:underline;">u accettato come religione di stato</span></strong>. <strong>E ciò è importantissimo da comprendere</strong>!</p>
<p style="text-align:justify;">La Costituzione Italiana esprime, invero, all&#8217;articolo 8, che: &#8220;<strong><span style="text-decoration:underline;">Ogni Confessione religiosa è egualmente libera davanti alla legge</span></strong>. <span style="text-decoration:underline;">Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, purché non contrastino con l&#8217;ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze</span>.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:center;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Abrogazione della religione di stato</span></strong><strong>.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">I Patti Lateranensi rimasero pressoché invariati sino all&#8217;anno <strong><span style="text-decoration:underline;">1984</span></strong>, epoca in cui fu espletata una loro revisione con relative modifiche di alcuni articoli, tra cui quello riguardante l&#8217;essenza della &#8220;religione di stato&#8221;. La legge che traguardò la questione fu la <strong><span style="text-decoration:underline;">L. 25 marzo 1985, n. 121</span></strong><strong>,</strong> in altre parole fu quella che condusse alla &#8220;<strong><span style="text-decoration:underline;">Ratifica ed esecuzione dell&#8217;Accordo, con protocollo addizionale. Protocollo firmato in Roma il 18 febbraio 1984. Esso apportò sostanziali modificazioni politiche, ma non economiche, al Concordato lateranense dell&#8217;11 febbraio 1929 stilato tra la Repubblica Italiana e il Vaticano</span></strong>.&#8221;<br />
Tale legge, nel protocollo addizionale sancisce: &#8220;<strong>Riguardo all’articolo 1 si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti Lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="text-decoration:underline;">La sentenza della Corte Costituzionale</span></strong><strong>.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><em><span style="text-decoration:underline;">Considerato che la religione di stato fu abrogata, nell&#8217;anno 2000 tramite la Sentenza 13 &#8211; 20 novembre 2000, n. 508, la Corte Costituzionale aboliva il reato di &#8220;Vilipendio alla religione dello Stato&#8221; con questa dichiarazione: &#8221; La Corte Costituzionale dichiarava l’illegittimità costituzionale dell’art. 402 del codice penale (Vilipendio della religione dello Stato</span></em></strong><strong><em>.”.</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Le norme sulla libertà religiosa</span></strong><strong>.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Temporalmente ora portiamoci nell&#8217;anno 2002, e rammentiamo il DdL: &#8220;<strong><span style="text-decoration:underline;">Norme sulla libertà religiosa e abrogazione della legislazione sui culti ammessi</span></strong>.&#8221;<br />
Il testo di quel  disegno, dal consiglio dei ministri fu trasformato in legge in data 1 marzo 2002. Qui annoto solo alcuni passi salienti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Gli articoli salienti sono</span></strong>:</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>art. 1 Diritto fondamentale di libertà di coscienza e di religione. </strong>A ogni cittadino è garantita libertà di coscienza e di prassi religiosa in conformità alla Costituzione e alle convenzioni internazionali sui diritti dell&#8217;uomo; ma anche per i principi del diritto internazionale ubiquitariamente riconosciuti in materia.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>art. 2 Esercizio del diritto di libertà di coscienza e di religione.</strong> Libertà di coscienza e di fede religiosa sanciscono il diritto di professare liberamente la propria credenza, sia individualmente, sia in associazione. Ma è anche prevista la possibilità di diffonderla e di praticarne i riti connessi sia in privato, sia in pubblico. E&#8217; anche stabilita la possibilità di abiurare una forma religiosa, o di dichiararsi atei ed agnostici. Sono però attuati gli art. nn 18 e 19 della Costituzione. <strong>[</strong><strong>Costituzione Articolo 18</strong>: "I cittadini possono liberamente associarsi per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono invece proibite le associazioni segrete (Legge Rognoni La Torre) e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare".<strong> </strong><strong>Costituzione Articolo 19</strong>: "Ognuno ha diritto di praticare liberamente la propria fede religiosa, sia individualmente, sia in associazione, e può anche espletarne propaganda privatamente o pubblicamente, purché non si manifestino riti contrari al buon costume del Paese ospitante].<br />
<strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>art. 3 Divieto di discriminazioni.</strong> Nessuno può essere socialmente confinato, o sottoposto a costrizioni per motivazioni dipendenti dal proprio credo religioso, né, altresì, alcuna persona può essere obbligata a rilasciare dichiarazioni riguardanti la propria appartenenza confessionale.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Titanic. Il crocifisso, il "buonsenso" di Bersani e lo scontro tra tradizioni inconciliabili]]></title>
<link>http://zamparini.wordpress.com/2009/11/04/titanic-il-crocifisso-il-buonsenso-di-bersani-e-lo-scontro-tra-tradizioni-inconciliabili/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 12:45:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>zamparini</dc:creator>
<guid>http://zamparini.wordpress.com/2009/11/04/titanic-il-crocifisso-il-buonsenso-di-bersani-e-lo-scontro-tra-tradizioni-inconciliabili/</guid>
<description><![CDATA[“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su question]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/11/don.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1445" title="don" src="http://zamparini.wordpress.com/files/2009/11/don.jpg" alt="don" width="250" height="181" /></a></p>
<blockquote><p><em>“Un’antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto”</em> &#8211; <strong>Pierluigi Bersani, Segretario del Partito Democratico</strong></p>
<p><em>“[nel ricorso] sottolineeremo che noi non siamo uno Stato laico, ma concordatario, come sancito dall’articolo 7 della Costituzione, e che quindi ha rinunciato ad alcune delle sue prerogative” &#8211; </em><strong>Nicola Lettieri, rappresentante del governo italiano presso la Corte Europea</strong></p></blockquote>
<p>Il buonsenso <a href="http://zamparini.wordpress.com/2009/11/03/guerra-santa/" target="_blank">di cui parla Bersani</a> è il buonsenso cattocomunista, l&#8217;imprint che Togliatti diede al comunismo italiano e che si ritrova nell&#8217;art. 7 della Costituzione repubblicana, quello che fece propri i Patti Lateranensi di Mussolini. La Costituzione italiana è figlia della tradizione cattolica e della tradizione comunista; quella dell&#8217;Illuminismo, la cultura liberale, ebbe un&#8217;influenza minima e anche questa fu disattesa con la follia, tutta italiana, della Costituzione materiale, un&#8217;aberrazione giuridica.</p>
<p>La Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo è invece figlia dell&#8217;Illuminismo, della Rivoluzione francese e della Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino del 1789, della Dichiarazione d&#8217;indipendenza degli Stati Uniti del 1776.</p>
<p>Dietro lo scontro sul crocifisso nelle scuole, un tema che anche a molti laici sembra banale e insignificante, c&#8217;è in realta&#8217; l&#8217;eco di una battaglia vecchia di secoli, di millenni, una battaglia delle e sulle idee che reggono il mondo e la civiltà umana. Quella battaglia ha visto guerre sanguinarie, rivoluzioni, riforme e ha avuto esiti differenti in differenti aree geografiche, anche all&#8217;interno della piccola Europa. C&#8217;e&#8217; chi ha abbracciato la Ragione e chi è rimasto schiacciato dal Dogma, chi ha sviluppato la democrazia e i diritti e chi è rimasto vittima della violenza del fondamentalismo, chi ha costruito una societa&#8217; aperta e chi è rimasto prigioniero dei feudi e delle corporazioni.</p>
<p>Con il crocifisso nelle scuole, Gesu&#8217; Cristo e il suo messaggio, cioe&#8217; la <em>caritas</em>, non hanno nulla a che fare. La battaglia, anche questa volta, è tra gli eredi di tradizioni inconciliabili. Come piu&#8217; volte ricordato su questo blog, il difetto maggiore della classe dirigente italiana è la sua inadeguatezza culturale, l&#8217;ignoranza, l&#8217;improvvisazione, la non conoscenza del mondo delle idee e degli scontri che in quel mondo avvengono. Con il crollo del muro di Berlino &#8211; ma in verita&#8217; gia&#8217; molto prima &#8211; la sinistra (non solo in Italia ma soprattutto in Italia) ha perso qualsiasi slancio propositivo e si e&#8217; ripiegata su se stessa e sull&#8217;ordinaria amministrazione dell&#8217;esistente. La sinistra &#8211; nata per proporre, innovare, cambiare &#8211; si e&#8217; ritrovata nel campo della re-azione e invece di rimettere in discussione se&#8217; stessa e le sue idee, quella sinistra ha vigliaccamente preferito rincorrere il potere e scimmiottare pensieri e idee che non capiva oppure tornare a Marx, riproposto ormai in maniera stanca in tutte le salse.</p>
<p>In Italia, la forza del fronte cattolico-clericale non è tanto nell&#8217;essere piu&#8217; numeroso (infatti, nel paese quel fronte non è maggioranza); la sua forza sta nel poter contare su una tradizione plurimillenaria, portata avanti oggi dai pensatori e dagli strateghi di Santa Romana Chiesa. In questo scenario, non sorprende assistere in Italia alle crociate, alle guerre sante, con un dispiegamento di forze che non puo&#8217; essere compreso con la polemica politica e le scaramucce all&#8217;interno dei partiti e degli schieramenti. I mezzi d&#8217;informazione poi &#8211; con pochissime eccezioni &#8211; sono addirittura patetici nella misura in cui presentano questi scontri al pubblico senza riferimenti culturali, come fossero funghi improvvisamente nati dal sottobosco culturale della cronaca politica.</p>
<p>E si continua cosí, avanti a vista, come il Titanic.</p>
<p>&#160;</p>
<p style="padding-left:30px;"><strong>Leggi anche <a title="Link permanente: “possono morire”" rel="bookmark" href="../2009/11/04/possono-morire/">“possono morire”</a></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il crocifisso in classe, ma anche no.]]></title>
<link>http://alfiosironi.wordpress.com/2009/11/04/il-crocifisso-in-classe-ma-anche-no/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 23:34:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>alfio</dc:creator>
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<description><![CDATA[Torna oggi la polemica, abbastanza logora, sul crocifisso in classe. Dal punto di vista antropologic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Torna oggi la polemica, abbastanza logora, sul crocifisso in classe. Dal punto di vista antropologic]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Compulsive islamisticherie]]></title>
<link>http://30secondi.wordpress.com/2009/10/28/consultiamo-1/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 09:19:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
<guid>http://30secondi.wordpress.com/2009/10/28/consultiamo-1/</guid>
<description><![CDATA[La storia della Consulta per l&#8217;Islam in Italia ha un che di sintomatico, nel senso che registr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La storia della <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/religioni/sottotema003.html" target="_blank">Consulta per l&#8217;Islam in Italia</a> ha un che di <em>sintomatico</em>, nel senso che registra le compulsioni dei ministri dell&#8217;interno Pisanu e Amato a partire dal 2005 in rapporto alla questione dell&#8217;islam in Italia.</p>
<p>Allora. Tramite decreto il 10 settembre 2005, Pisanu istituisce questa <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/servizi/legislazione/religioni/legislazione_691.html_319159480.html" target="_blank">Consulta</a> vista &#8220;l&#8217;esigenza di promuovere un dialogo istituzionale con la componente islamica&#8221;.</p>
<p>Da subito emerge la domanda: perché una Consulta?*<strong></strong></p>
<p>La risposta è contenuta nel decreto:</p>
<blockquote><p>Ravvisata l&#8217;opportunità di istituire per tali finalità presso il Ministero dell&#8217;interno un organismo a carattere collegiale con funzioni consultive, che approfondisca la conoscenza dell&#8217;Islam presente in Italia, con particolare riferimento alle problematiche dell&#8217;integrazione, all&#8217;esercizio dei diritti civili, ivi compresi quelli relativi alla libertà religiosa, alla convivenza sicura e pacifica nell&#8217;ambito della società italiana</p></blockquote>
<p>Insomma: non sappiamo che pesci prendere e quindi facciamo questo <em>pool </em>per capirci qualcosa&#8230;</p>
<p>Va bene? Non va bene. Già al tempo c&#8217;era chi faceva rilevare una serie di <em>bugs</em>. Ad esempio Antonella Ratti:</p>
<blockquote><p>L’art. 2, § 1, del decreto di istituzione della Consulta, con il disporre che il Ministro dell&#8217;Interno nominerà con un atto successivo i componenti dell’organismo, scegliendoli tra soggetti di accertata affidabilità ed esperienza, a prescindere da qualsiasi criterio di appartenenza e rappresentatività, lascia piuttosto presagire il rischio della formazione di un collegio elitario, avulso dal vissuto concreto della comunità musulmana, funzionale alla risoluzione di problemi di sicurezza interna (<a href="http://www.associazionedeicostituzionalisti.it/cronache/attivita_organi/consulta_islam/index.html" target="_blank">fonte</a>)</p></blockquote>
<p>Non qualcosa che rappresenti i musulmani in Italia bensì un qualcosa che aiuti il Ministero dell&#8217;Interno a tenerli a bada.</p>
<p>Un buon inizio.</p>
<p>* Come scrivevo <a href="http://30secondi.wordpress.com/2009/10/27/concordiamo-2/" target="_blank">l&#8217;altra volta</a> i <strong>cattolici </strong>hanno un <strong>concordato </strong>mentre<strong> altre confessioni</strong> (la Tavola Valdese, l&#8217;Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno, le Assemblee di Dio in Italia, l&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche italiane, l&#8217;Unione Cristiana Evangelica Battista d&#8217;Italia e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia) hanno un&#8217;<strong>intesa</strong><strong>.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La laicità dell'ora di "religioni"]]></title>
<link>http://ilronny.wordpress.com/2009/10/27/la-laicita-dellora-di-religioni/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 11:47:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilronny</dc:creator>
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<description><![CDATA[Se ne sono sentite molte in questi ultimi periodi sull&#8217;ora di religione nelle scuole. Io che n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Se ne sono sentite molte in questi ultimi periodi sull&#8217;ora di religione nelle scuole. Io che n]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Incongruenze di Stato]]></title>
<link>http://30secondi.wordpress.com/2009/10/27/concordiamo-2/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 08:51:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
<guid>http://30secondi.wordpress.com/2009/10/27/concordiamo-2/</guid>
<description><![CDATA[Visto che Frattini da un po&#8217; i numeri è necessario descrivere le cose come stanno. Perché sul ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Visto che <a href="http://30secondi.wordpress.com/2009/10/27/concordiamo/" target="_blank">Frattini da un po&#8217; i numeri</a> è necessario descrivere le cose come stanno. Perché sul sito del Ministero degli Interni è tutto molto chiaro.</p>
<p>La materia trattata è &#8220;Religioni e Stato&#8221;</p>
<p>La materia è suddivisa in 4 parti:</p>
<ol>
<li>gli affari del culto cattolico;</li>
<li>le religioni diverse dalla cattolica;</li>
<li>la consulta per l&#8217;islam italiano;</li>
<li>la consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale.</li>
</ol>
<p>Su &#8220;gli affari del culto cattolico&#8221; si legge: &#8220;I rapporti dello Stato con la Chiesa cattolica, regolati da normative di rango costituzionale, sono di natura pattizia e assolvono il compito di immettere nel mondo civilistico realtà create nell&#8217;ordinamento canonico. L&#8217;attività si sostanzia nel riconoscimento giuridico degli enti ecclesiastici</p>
<p>Su &#8220;le religioni diverse da quella cattolica&#8221; si legge: &#8220;La pari libertà delle confessioni religiose è riconosciuta dalla Costituzione e garantisce il diritto di organizzarsi secondo propri statuti, regolando i rapporti con lo Stato per legge sulla base di &#8220;intese&#8221;. Il diritto di professare la propria fede assicura a cittadini, stranieri e apolidi, di poterne fare propaganda ed esercitare il relativo culto, alla sola condizione che si tratti di riti non contrari al buon costume&#8221;</p>
<p>Su &#8220;la consulta per l&#8217;islam italiano&#8221; si legge: &#8220;Organismo consultivo per il dialogo interreligioso istituito per favorire un proficuo dialogo tra lo Stato e la comunità islamica nazionale. Svolge compiti di ricerca e approfondimento, elabora studi e formula pareri e proposte al Ministro dell&#8217;Interno, con lo scopo di favorire il dialogo istituzionale con le comunità musulmane d&#8217;Italia e individuare le più adeguate soluzioni per un armonico inserimento delle comunità stesse nella società&#8221; (per maggiori infomazioni sulla Consulta premete <a href="http://www.juragentium.unifi.it/it/surveys/islam/europe/consulta.htm" target="_blank">qui</a>)</p>
<p>Su &#8220;la consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale&#8221; si legge: &#8220;organismo creato insieme al Ministero per le Politiche giovanili per favorire il dialogo tra ragazzi di differenti fedi e culture&#8221;.</p>
<p>Ora. Possiamo criticare questo assetto &#8211; e secondo me questo assetto è assai criticabile* &#8211; ma questo è ciò che abbiamo.</p>
<p>Frattini può partire lancia in resta con <a href="http://www.apcom.net/newsesteri/20091026_092501_15c3626_74325.shtml" target="_blank">proposte</a> che non tengono conto di nulla e nessuno ma ciò non fa che ingenerare confusione, disorientamento, risentimento.</p>
<p>* Fra l&#8217;altro, davvero, non ho capito che senso abbia la consulta giovanile.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Concordiamo?]]></title>
<link>http://30secondi.wordpress.com/2009/10/27/concordiamo/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 08:30:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
<guid>http://30secondi.wordpress.com/2009/10/27/concordiamo/</guid>
<description><![CDATA[Riassumendo. Si è partiti con un &#8220;lancio&#8221; di Faretuturo e Italianieuropei sull&#8217;ora]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Riassumendo. Si è partiti con un &#8220;lancio&#8221; di <a href="http://30secondi.wordpress.com/tag/farefuturo/" target="_blank">Faretuturo</a> e <a href="http://30secondi.wordpress.com/tag/italianieuropei/" target="_blank">Italianieuropei</a> sull&#8217;<a href="http://30secondi.wordpress.com/tag/ora-di-religione/" target="_blank">ora di islam a scuola</a>.</p>
<p>Dopo qualche ora di stasi sono partiti i &#8220;sì&#8221; e i &#8220;no&#8221;.</p>
<p>Col passare dei giorni si è arrivati alle <a href="http://30secondi.wordpress.com/?s=scomposte+invettive" target="_blank">invettive</a>, anche grazie all&#8217;innesto della vicenda del <a href="http://30secondi.wordpress.com/tag/mohammed-game/" target="_blank">libico malespoloso</a>.</p>
<p>Dopodiché è arrivato <a href="http://30secondi.wordpress.com/tag/fini/" target="_blank">Fini</a> &#8211; uomo di destra &#8211; che ha sparigliato parlando di &#8220;dialogo necessario&#8221; e riattivando la questione &#8220;voto agli immigrati&#8221;.</p>
<p>Nel mezzo si è straparlato di &#8220;che cos&#8217;è l&#8217;islam&#8221;, della sua &#8220;natura&#8221; <a href="http://30secondi.wordpress.com/?s=scomposte+invettive" target="_blank">etc</a>. Fra le frasi più insensate pronunciate in merito a quest&#8217;ultimo argomento c&#8217;è quella di <a href="http://30secondi.wordpress.com/tag/magdi-cristiano-allam" target="_blank">Magdi Cristiano Allam</a>.</p>
<p>In questo contesto, ieri 26 ottobre, l&#8217;agenzia APCOM batte la notizia secondo cui:</p>
<blockquote><p>Per Frattini sarebbe il momento di pensare alla definizione di un vero e proprio &#8220;concordato&#8221; con l&#8217;Islam, sul modello del nuovo concordato Stato-Chiesa Cattolica firmato 25 anni fa da Craxi col Vaticano (<a href="http://www.apcom.net/newsesteri/20091026_092501_15c3626_74325.shtml" target="_blank">fonte</a>).</p></blockquote>
<p>Il nostro Ministro degli Esteri argomenta che l&#8217;ora di religione islamica avrebbe senso solo dopo la firma di questo concordato.</p>
<p>E, dicendo questo, farà probabilmente  arrabbiare tutti gli appartenenti a quelle confessioni religiose che si sono dovute adattare alla firma di un&#8217;<em>Intesa con lo Stato Italiano</em>, che è cosa ben diversa da un Concordato. Fra di esse ci sono anche quella protestante ed ebraica che sono presenti sul territorio italiano da centinaia, migliaia di anni.</p>
<p>Fra l&#8217;altro continua a latitare la questione del milione e centomila cristiani ortodossi che vivono in Italia. Che, come i musulmani, non hanno ancora neanche fatto un&#8217;Intesa, anche se i secondi, grazie all&#8217;allora Ministro dell&#8217;Interno Pisanu, hanno una <a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/religioni/sottotema003.html" target="_blank"><em>Consulta per l&#8217;islam italiano</em></a>.</p>
<p>Frattini, insomma, se ne esce a sproposito.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA SCUOLA IN COCCI]]></title>
<link>http://beataignoranza.wordpress.com/2009/10/23/la-scuola-in-cocci/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 15:51:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>byzas75</dc:creator>
<guid>http://beataignoranza.wordpress.com/2009/10/23/la-scuola-in-cocci/</guid>
<description><![CDATA[Incontro nazionale sui temi &#8220;Laicità&#8221;, &#8220;Valutazione e competenze&#8221;, &#8220;Pa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://beataignoranza.wordpress.com/files/2009/10/la-scuola-in-cocci.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4402" title="la scuola in cocci" src="http://beataignoranza.wordpress.com/files/2009/10/la-scuola-in-cocci.jpg" alt="la scuola in cocci" width="468" height="684" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>Incontro nazionale sui temi &#8220;Laicità&#8221;, &#8220;Valutazione e competenze&#8221;, &#8220;Partecipazione e ruolo dei genitori&#8221;</em></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>24 ottobre 2009 presso il Consiglio Regionale della Toscana , nella Sala del Gonfalone &#8211; Via Cavour, 4<!--more--></em></strong></p>
<p style="text-align:right;">Con  la collaborazione:<br />
Presidenza della Regione Toscana<br />
Presidenza del Consiglio Regionale<br />
Assessorato Regionale alla Istruzione</p>
<p style="text-align:center;"><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p style="text-align:left;">Presiede Alessandro Margaglio, coordinatore CGD-Firenze</p>
<p style="text-align:left;">ore 9:15 CESARE ANGOTTI, Direttore Scolastico Regionale della Toscana &#8211; <em>Saluti</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 9:30 FABRIZIO DACREMA, coordinatore Dipartimento “Formazione e Ricerca CGIL” &#8211; <em>Il Sistema scuola italiano</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 9:45 CORRADO MAUCERI, avvocato costituzionalista &#8211; <em>Laicità e insegnamento delle religioni: dal Concordato alla società multiculturale</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 10:00 GIANFRANCO SIMONCINI, Assessore Regionale alla Istruzione &#8211; <em>Titolo V della Costituzione e Sentenze della Corte<br />
Costituzionale: ruolo e competenze delle Regioni</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 10:15 ROSA DE PASQUALE, membro VII Commissione &#8211; Camera dei Deputati -<em> L’evoluzione del quadro normativo</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 10:30 CARLO FIORENTINI, Presidente CIDI-Firenze -<em> Il Docente e il nuovo sistema di valutazione</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 10:45 SOFIA SABATINO, Rete degli Studenti Medi &#8211; <em>Gli Studenti e la valutazione</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 11:00 MARIO RUSSO, psicologo CGD &#8211; <em>I Genitori: tra valutazione e competenze</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 11:15 Coffee-break</p>
<p style="text-align:left;">ore 11:30 MARIO BATTISTINI, membro del C.N.P.I. &#8211; <em>Partecipazione e organi collegiali nazionali</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 11:45 ELISA TROVÒ, coordinatrice CGD-Piemonte &#8211; <em>Partecipazione e ruolo dei genitori</em></p>
<p style="text-align:left;">ore 12:00 Tavola rotonda su “<em>Scuola, Famiglia e Territorio</em>”<br />
RICCARDO BADINO, Dirigente scolastico<br />
GIOVANNI DI FEDE, Assessore alla Pubblica Istruzione &#8211; Provincia di Firenze<br />
ROSA MARIA DI GIORGI, Assessore alla Istruzione &#8211; Comune di Firenze<br />
ANGELA NAVA MAMBRETTI, Presidente nazionale C.G.D.<br />
Moderatore MARZIO FATUCCHI, giornalista de <em>Il Corriere Fiorentino</em></p>
<p style="text-align:left;">Per maggiori informazioni:<a href="http://www.genitoridemocratici.it"> www.genitoridemocratici.it</a> &#8211; <a href="cgdfirenze@genitoridemocratici.it">cgdfirenze@genitoridemocratici.it</a> &#8211; 335 8398232</p>
<p style="text-align:right;">Scarica il <a href="http://beataignoranza.wordpress.com/files/2009/10/programmacgd241009.pdf">programma</a> e la <a href="http://beataignoranza.wordpress.com/files/2009/10/locandinacgd241009.pdf">locandina</a> in PDF.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'ISLAM IN CLASSE.]]></title>
<link>http://gredase.wordpress.com/2009/10/19/lislam-in-classe/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 19:55:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>gredase</dc:creator>
<guid>http://gredase.wordpress.com/2009/10/19/lislam-in-classe/</guid>
<description><![CDATA[    Oltre alle polemiche sterili c’è un motivo per cui l’ora di religione islamica in Italia non è p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> </p>
<p> </p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-89" title="362900dbdb88d1e4" src="http://gredase.wordpress.com/files/2009/10/362900dbdb88d1e43.jpg" alt="362900dbdb88d1e4" width="143" height="214" />Oltre alle polemiche sterili c’è un motivo per cui l’ora di religione islamica in Italia non è possibile?</p>
<p>Basterebbe, ed è preoccupante che il Presidente della Camera o D’Alema non lo sappiano, conoscere l’opinione espressa in sentenze della Corte costituzionale e da quella di cassazione per cui l’ora di religione cattolica non è una materia alternativa, cioè non esprime una scelta fra una o più opzioni, ma è facoltativa, cioè si può scegliere se avvalersene o no. Anche le materie che passano sotto il nome di &#8220;alternative&#8221; non lo sono in senso proprio essendo a loro volta facoltative resta infatti la possibilità di nonavvalersi di nessun insegnamento; la scuola può proporre un insegnamento diverso ma sempre non obbligatorio. Le sentenze di quest’estate, sull’esclusione degli insegnanti di religione dagli scrutini e sulla non computabilità di quell’insegnamento ai fini dell’attribuzione dei  crediti scolastici, confermano che quell’ora, non essendo obbligatoria, è facoltativa e non alternativa da questo appare abbastanza evidente che un&#8217;ora di religione islamica alternativa non è pensabile dato che anch&#8217;essa dovrebbe avere il requisito della facoltatività.</p>
<p>Quindi certamente le scuole, nella loro autonomia, possono scegliere di organizzare corsi di religione alternativi, ma questi non possono essere imposti come alternativi all’ora di religione cattolica appunto perché quest’ora è facoltativa e non alternativa (cioè si può scegliere se farla o no, ma non si può, per legge, imporre una alternativa obbligatoria difatti i corsi alternativi sono proposti, non imposti dalle scuole e non dalla legge). In realtà anche questa possibilità è difficilmente attuabile e proseguendo si capirà perché.</p>
<p>L’ulteriore problema a questo punto è perché la Chiesa cattolica può accordarsi con lo Stato per insegnare nella scuola la sua dottrina, in conformità a determinati parametri, mentre gli islamici non possono? La risposta è arcinota, ma forse non sono chiarissimi tutti i presupposti di essa: gli islamici non hanno un’Intesa cioè un accordo, con lo Stato.</p>
<p>Si potrebbe ben dire che lo Stato potrebbe, indipendentemente da un accordo,<img class="alignright size-full wp-image-90" title="3dbf2b0e30d89c10" src="http://gredase.wordpress.com/files/2009/10/3dbf2b0e30d89c102.jpg" alt="3dbf2b0e30d89c10" width="141" height="184" /> insegnare questa religione in ossequio a suoi principi di uguaglianza che gli impongono di trattare allo stesso le modo le diverse credenze. Questa considerazione è contraddetta dagli artt.7 ed 8 della Costituzione che impone che i rapporti fra religioni e Stato vengano regolati da Intese. Insegnare religione senza l&#8217;accordo con le istituzioni religiose è ostacolato da questa previsione costituzionale.</p>
<p>La situazione attuale è che tre organizzazioni islamiche rivendicano il diritto di rappresentare ognuna  tutti i musulmani al fine della stipulazione di un’Intesa ed ognuna nega che l’altra possa rappresentarli TUTTI. Lo Stato potrebbe scegliere una sola di queste organizzazioni per stipularci un’intesa?</p>
<p>No. Non potrebbe semplicemente perché questa scelta comporterebbe da parte dello Stato attribuire ad una parte la rappresentanza di tutti e la verifica da parte dello Stato di quale delle organizzazioni pratica più correttamente la teologia islamica, ma uno Stato laico non può ingerirsi in questioni teologiche addirittura stabilendo quale è l’ortodossia di una religione penalizzando le “eresie” a livello economico e sociale. Scegliere una di queste organizzazioni sarebbe creare una versione di Stato dell’Islam con pregiudizio alla libertà di religione, violando tutte le disposizioni costituzionali in materia.</p>
<p>Se questa scelta non può farla lo Stato a maggior ragione non può certo compierla il dirigente scolastico istituendo a piacimento un’ora di religione secondo i parametri che egli stabilisce, la religione islamica non può essere decisa, nei suoi contenuti e nelle sue forme né nelle modalità di insegnamento, da un preside. Chi deve decidere sono i musulmani, se nemmeno loro riescono a scegliere quale è la loro religione, od almeno quali gli elementi essenziali e comuni alle varie anime di quel fenomeno religioso, questa scelta non può essere fatta da alcun altro, lo Stato non può imporre ad un musulmano sciita un altro credo configurandolo quale l’unico autentico o l’unico col diritto ad essere considerato. Insegnare religione islamica senza un accordo coi musulmani è un’imposizione incostituzionale.</p>
<p>Quindi non perché l’Islam non fa parte della nostra cultura non può essere insegnato nelle nostre scuola, con un simile ragionamento manco l’inglese potrebbe essere insegnato perché nemmeno l’inglese è parte della cultura italiana, ma perché non si sa quale Islam insegnare, né come.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L’ISLAM VARCA LA SOGLIA DELLE SCUOLE ITALIANE?]]></title>
<link>http://marisamoles.wordpress.com/2009/10/17/l%e2%80%99islam-varca-la-soglia-delle-scuole-italiane/</link>
<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 22:01:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>marisamoles</dc:creator>
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<description><![CDATA[L’ora di religione a scuola fu istituita a seguito dei cosiddetti Patti Lateranensi, firmati da papa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://marisamoles.wordpress.com/files/2009/10/islam.jpg?w=300" alt="ISLAM" title="ISLAM" width="300" height="186" class="aligncenter size-medium wp-image-1343" /></p>
<p><strong>L’ora di religione </strong>a scuola fu istituita a seguito dei cosiddetti <strong>Patti Lateranensi</strong>, firmati da papa Pio XI e Benito Mussolini: si concludeva, quel lontano <strong>11 febbraio 1929</strong>, il lungo periodo di attrito tra il Vaticano e lo Stato italiano. La “conciliazione” chiudeva definitivamente la “questione romana”. Nel <strong>1984</strong> il Concordato fu rivisto in alcune sue parti: era necessario, infatti, eliminare la clausola che riconosceva alla religione cattolica il ruolo di religione di Stato. Ricordiamo che la nostra Costituzione riconosce a tutti i cittadini la <strong>libertà di culto </strong>[art. 8] e per questo motivo, anche in conseguenza di un flusso migratorio proveniente da Paesi non cattolici, l’insegnamento della religione diventò <strong>facoltativo</strong>.</p>
<p>E ora veniamo al punto della questione: se veniva lasciata agli allievi (ma forse sarebbe meglio dire alle famiglie) la facoltà di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica, allora bisognava trovare delle <strong>opzioni alternative </strong>fra le quali poter scegliere. In effetti, sarebbe prevista una materia alternativa alla religione ma spesso le scuole (almeno gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado) non sono in grado di proporre un&#8217;offerta didattica diversa. Succede, quindi, che le famiglie scelgano tra <strong>l’attività di studio individuale </strong>e autonomo (spesso non si riesce nemmeno a garantire una sorveglianza agli allievi, per problemi di disponibilità del personale) e <strong>l’uscita dalla scuola</strong>. Quest’ultima è senza dubbio preferita dai più grandi che esercitano il loro diritto di poter scegliere se fare o meno religione come un’opportunità di andare a fare un giro. Meglio ancora se l’ora di religione è la prima o l’ultima dell’orario quotidiano, così dormono un’ora di più o se ne tornano a casa un’ora prima.</p>
<p>Io spesso mi sono chiesta che male possa fare un’ora di religione alla settimana. Credo che la maggior parte dei ragazzi sia convinta che l’ora in questione sia una sorta di <strong>appendice del catechismo </strong>che magari già devono sorbirsi in preparazione della Cresima. Ma se la pensano davvero in questo modo, si sbagliano di grosso. Nella mia carriera ho avuto come colleghi di religione sia laici, uomini e donne, giovani e meno giovani, sia sacerdoti; tutte persone preparate e aperte al mondo. L’attività che viene svolta nelle aule scolastiche è varia e affronta una serie di argomenti e problematiche che se non possono nuocere a nessuno –nemmeno ai ragazzi di fede diversa-, aprono la loro mente e li fanno riflettere sulla loro <strong>identità</strong> ed operare un confronto con l’<strong>alterità</strong>. Non solo: molti <strong>docenti di religione </strong>di fatto parlano di tutte le religioni, dei diversi culti, delle differenti cause storiche che hanno portato all’affermazione di una fede sull’altra in determinate parti della terra. Si affrontano anche tutta una serie di<strong> problematiche  giovanili </strong>che altri docenti, per il poco tempo a disposizione e la corposità dei programmi ministeriali, non riescono a trattare. Più volte il/la collega di religione ha contribuito ad ampliare un discorso <strong>storico</strong> che non avevo potuto trattare in modo diffuso. </p>
<p>È vero che non si può imporre agli studenti di fede diversa l’insegnamento della religione cattolica. È pure vero che i dati riguardanti l’immigrazione ci indicano un costante aumento di allievi di fede musulmana che frequentano le nostre scuole. È chiaro che venire incontro ai loro bisogni, alle loro esigenze dovrebbe essere una priorità, ma è anche vero che introdurre <strong>l’insegnamento dell’islam </strong>nelle nostre scuole significherebbe creare un precedente: allora i ragazzi ebrei o protestanti o appartenenti a qualsiasi altra fede potrebbero pretendere di far valere lo stesso diritto. Non solo, anche a livello di <strong>organico</strong> si creerebbero dei problemi: a chi sarebbe affidata questa nuova disciplina? Si dovrebbe quantomeno assumere dei docenti <em>ad hoc</em>, preferibilmente scelti dalla <strong>comunità islamica</strong>. E sulla base di quali titoli questi esperti sarebbero scelti? Quale tipo di contratto verrebbe stipulato? Per quante ore e per quanti allievi? È impensabile, poi, che le ore di religione nelle diverse classi, almeno in quelle parallele, siano svolte contemporaneamente, in modo da poter costituire un unico  gruppo di studenti cui destinare l’insegnamento dell’islam. La questione, quindi, è tutt’altro che semplice.</p>
<p>Le problematiche che si verrebbero a creare nelle scuole italiane probabilmente non sfiorano nemmeno quelli che ritengono fattibile la proposta. Il viceministro allo Sviluppo Economico <strong>Adolfo Urso</strong>, ad esempio, supportato da <strong>Massimo D’Alema </strong>e dallo stesso <strong>Vaticano</strong> che vede in questa eventualità uno strumento utile anche per arginare un certo “radicalismo” assai pericoloso. Di diverso avviso è, però, il <strong>cardinale Ersilio Tonini </strong>che ritiene la proposta pressappochista e attualmente impraticabile, anche perché l’approccio con l’islam da parte dello Stato dev’essere prudente. Tonini precisa che <em>pensare che l&#8217;Islam sia un gruppo completo, esaustivo, è un errore. <strong>L&#8217;Islam ha mille espressioni</strong>, collegamenti, imparentamenti. Insomma, con i valori della <strong>nostra civiltà </strong>non ha nulla a che vedere</em>. Come sempre la sua visione appare saggia, molto più di quella della <strong>Lega</strong> che taglia corto: <em>Urso, uno dei leader di An, ha voluto il posto come viceministro allo Sviluppo economico e quindi pensi a lavorare nel suo ministero, che di cose da fare a sostegno dei nostri imprenditori e lavoratori ce ne sono tante e la smetta di proporre le stesse cose di D&#8217;Alema e della sinistra</em>.</p>
<p>Ora, senza arrivare ad una  presa di posizione politica, l’eventualità che l’islam varchi la soglia delle scuole italiane appare remota anche a me, se non altro per i motivi che ho sopra esposto: difficoltà tecniche, soprattutto, alle quali si aggiunge il timore che, essendo la religione musulmana ricca di sfaccettature, probabilmente anche se si arrivasse ad una soluzione dei <strong>problemi organizzativi</strong>, non si riuscirebbe comunque ad accontentare tutti.<br />
Io personalmente sono dell’avviso che offrire un’alternativa concreta all’ora di religione sia preferibile. Magari impartendo delle lezioni sulle <strong>diverse religioni </strong>e sui molteplici culti che nel mondo si praticano, preferibilmente con il supporto di <strong>mediatori culturali</strong>. Consideriamo che i musulmani non sono gli unici immigrati: i <strong>cinesi</strong>, ad esempio, sono numerosissimi e seguono molteplici <strong>fedi religiose</strong>, tra cui taoismo, buddismo e confucianesimo. Concedere agli islamici di studiare a scuola la loro religione non dovrebbe precludere ad altri lo stesso diritto. Un bel corso di <strong>Storia delle religioni </strong>(monoteistiche e non) risolverebbe molti problemi e sicuramente sarebbe più semplice trovare dei docenti in grado di impartire questo insegnamento sfruttando le risorse interne. Con buona pace anche del <strong>ministro Gelmini</strong>. </p>
<p>[fonte: <a href="http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_17/alema-islam-scuola_5b6ebf58-bb28-11de-af7b-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Il Corriere.it</a>]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[PARLA LO STORICO PERTICI ]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/09/30/parla-lo-storico-pertici/</link>
<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 11:41:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il Concordato secondo Cavour La politica ecclesiastica dell’I­talia, dall’Unità ad oggi, a­vrebbe tr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><span id="_ctl0_MasterContent_Titolo"><img class="alignleft size-full wp-image-6925" title="concordato180" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/09/concordato180.jpg" alt="concordato180" width="180" height="250" />Il Concordato secondo Cavour</span></h2>
<div><span id="_ctl0_MasterContent_Contenuto">La politica ecclesiastica dell’I­talia, dall’Unità ad oggi, a­vrebbe tradito il progetto di «Libera Chiesa in libero Stato» di Cavour e anche i Concordati con la Santa Sede, quello del 1929 e quello «nuovo» del 1984, su que­stioni essenziali, la famiglia, la scuola, il sostentamento del clero, avrebbero posto la Chiesa in posi­zione di «predominio» per la de­bolezza della nostra politica. Queste le considerazioni critiche, rivolte all’attualità, che alcuni re­censori (tra cui Sergio Romano) hanno ritenuto di poter ricavare dalla lettura del corposo e docu­mentato volume dello storico Ro­berto Pertici Chiesa e Stato in Ita­lia: Dalla Grande guerra al nuovo Concordato 1914-1984 (Il Mulino, pp. 892, euro 55). L’autore in realtà ribatte a quest’interpreta­zione, riduttiva rispetto al suo la­voro che non porta affatto a privi­legiare la linea della «separazio­ne » rispetto a quella della «conci­liazione »; la lezione stessa della nostra storia, partendo da Ca­vour, può aiutare a comprendere che non servono forzature o schematismi ideologici.</p>
<p>«Cavour – attacca il professor Pertici – pro­poneva una politica ecclesiastica completamente nuova nell’Euro­pa del suo tempo. Fino ad allora, infatti, le posizioni di privilegio tradizionalmente riconosciute al­la Chiesa si coniugavano con un attento controllo dello Stato nella vita e anche nelle vicende della Chiesa stessa. Partendo dall’espe­rienza americana, letta attraverso Tocqueville, Cavour metteva al centro della sua proposta politica il problema della libertà religiosa che egli connetteva col separati­smo. Il suo era un separatismo &#8216;a­mico della religione&#8217;, che non e­scludeva il ricorso a trattative (e tentativi ci furono) per arrivare a un accordo complessivo con la Santa Sede su &#8216;questione roma­na&#8217; e politica ecclesiastica. Ma negli anni successivi emerse un separatismo meno benevolo (si potrebbe dire ostile), che finì col prevalere. Molti settori della sini­stra storica e anche di certa destra risorgimentale ritenevano infatti necessaria una politica che pun­tasse a ridimensionare la presen­za cattolica nella società italiana. D’altronde è difficile pensare che Pio IX, già dopo l’occupazione di parte del suo Stato e poi di Roma, si dimostrasse disponibile a una trattativa. La stessa legge delle «guarentigie» del 1871, che pure garantiva il pieno controllo del Vaticano e una indubbia libertà di governo, era ai suoi occhi un atto unilaterale; non aveva alcun ca­rattere pattizio e quindi non pote- va essere ac­cettata dalla Chiesa. Toccò atten­dere il 1929 perché la &#8216;questione romana&#8217; fos­se definitiva­mente ac­cantonata con il Trattato e il Con­cordato ». <!--more--></p>
<p><strong>Ciò che non era stato possibile con l’Italia liberale, si sarebbe però realizzato con il regime fa­scista. Un successo per Mussoli­ni.<br />
</strong>«È la Grande guerra che avvia il momento di svolta nei rapporti tra lo Stato e la Chiesa. La quale non attese Mussolini per intra­prendere il cammino della conci­liazione. Già nel 1919, con Orlando presidente del Consi­glio, si era arrivati a un passo dalla con­clusione e le trattative prosegui­rono con Nitti e Bonomi. Certo, alla fine, fu Mussolini a conclude­re. Ma – raramente – si ricorda un episodio significativo: pochi mesi dopo l’11 febbraio, la Santa Sede autorizzò la pubblicazione sulla r ivista Vita e pensiero di ampi stralci del diario delle trattative scritto dall’ormai cardinale Cer­retti, che ne era stato uno dei pro­tagonisti; si voleva sottolineare che i Patti lateranensi erano stati stipulati con lo Stato e non con il partito al potere. Il regime fasci­sta, nel breve e nel medio perio­do, si avvantaggiò non poco della fine della &#8216;questione romana&#8217;. Ma sanzionò anche l’esistenza di un altro potere che non sarebbe mai riuscito ad assorbire. Il rap­porto tra il movimento cattolico e il regime è molto più complesso di quanto talora si continua a ri­petere ed è riduttivo confinare la Conciliazione ad un momento (per quanto importante) della storia del fascismo: essa va collo­cata nella storia di lungo periodo dell’Italia contemporanea».</p>
<p><strong>Resta il fatto che in campo catto­lico non mancarono voci autore­voli – da De Gasperi a Sturzo, a Montini – critiche soprattutto sul Concordato</strong>.<br />
«Soprattutto De Gasperi inizial­mente mostrò la preoccupazione che si arrivasse a un connubio tra il fascismo e i vertici della Chiesa. Ma il rischio fu successivamente superato proprio dal problemati­co evolversi dei rapporti. D’al­tronde i Patti del 1929 furono gra­dualmente accettati anche da gran parte dell’antifascismo. Nell’agosto 1938 ci fu un incontro in Svizzera tra un monsignore di Curia e due esponenti del Partito comunista in esilio: questi ultimi rassicurarono il loro interlocutore che non avrebbero messo in di­scussione il trattato, ma solo il Concordato. Posizione che nel 1943 sarebbe stata riconfermata da Giorgio Amendola al direttore dell’Osservatore romano . Però è significativo che, alla vigilia delle elezioni del 2 giugno 1946, nes­sun partito si sia pronunciato per l’abolizione del Concordato. Que­ste posizioni erano dovute al pre­stigio e all’autorevolezza che la Chiesa aveva acquisito durante i tragici anni della guerra e al ruolo ormai centrale che la Dc rivestiva nel panorama politico italiano».</p>
<p><strong>La sua ricerca si chiude con il «nuovo» Concordato. Come lo giudica?</strong><br />
«Certamente questo testo, frutto di lunghissime trattative tra la Santa Sede e il governo italiano, è molto diverso da quello del 1929. Ha realizzato un decisivo adegua­mento costituzionale in materie delicate nelle quali non erano mancati forti contrasti (matrimo­nio, sostentamento del clero, scuola) e salvaguarda con più for­za il principio del pluralismo reli­gioso. Con la riforma del Concor­dato si apre una fase diversa, con problemi che sono ovviamente nuovi ma che debbono essere af­frontati dalle due parti in un’otti­ca collaborativa, con il contributo responsabile delle forze politiche e culturali laiche e cattoliche». </span></div>
<div><span id="_ctl0_MasterContent_Autore">Antonio Airò</span></div>
<div><a href="http://www.avvenire.it/Cultura/Il+Concordato+secondo+Cavour_200909290917579500000.htm">http://www.avvenire.it/Cultura/Il+Concordato+secondo+Cavour_200909290917579500000.htm</a></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Cossiga, «revisionare il concordato»]]></title>
<link>http://abateoimpertinente.wordpress.com/2009/09/24/cossiga-%c2%abrevisionare-il-concordato%c2%bb/</link>
<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 05:36:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>The Truth Is Out There</dc:creator>
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<description><![CDATA[Francesco Cossiga Botta e risposta a distanza tra il cardinale Bagnasco e l’ex presidente della Repu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="wp-caption alignleft" style="width: 185px"><img class=" " title="Francesco Cossiga" src="http://img34.imageshack.us/img34/475/cossiga1.jpg" alt="Francesco Cossiga" width="175" height="218" /><p class="wp-caption-text">Francesco Cossiga</p></div>
<p>Botta e risposta a distanza tra il cardinale Bagnasco e l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga.</p>
<p>Al centro della polemica la possibilità, (assai ben vista) dal senatore a vita, di aprire un dibattito per aprire la strada al ritocco del Concordato.</p>
<p>Un tema decisamente tabù in casa cattolica anche se, ciclicamente, viene tirato fuori da vari settori della politica.</p>
<p>Il motivo che ha indotto Cossiga a spezzare una lancia a favore della revisione concordataria va ricercato in uno degli ultimi interventi di monsignor Crociata, segretario della Cei, «piene di critiche e insulti» nei confronti del presidente del Consiglio Berlusconi.</p>
<p>Parole che «avrebbero sicuramente portato &#8211; spiega Cossiga &#8211; all’arresto da parte della Police National il suo omologo francese se solo egli si fosse comportato nei confronti del presidente Sarkozy come lui si è comportato nei confronti del dottor Berlusconi».</p>
<p><!--more--></p>
<p>A proposito del Concordato, il senatore a vita in una lettera aperta diretta al cardinale Bagnasco, spiega che i vertici ecclesiastici dovrebbero porsi dei limiti; «limiti che monsignor Crociata ha disatteso, e proprio per questo, secondo l’ex presidente, forse sarebbe il «caso di rivedere gli accordi pattizi».</p>
<p>Il presidente della Cei, indirettamente, ha reso pan per focaccia al senatore a vita. Lo ha fatto ieri, in un passo della relazione letta in apertura del Consiglio Permanente della Cei e, successivamente, in una intervista a Famiglia Cristiana.</p>
<p>Mettere in discussione il Concordato? «Una questione ciclica sulla quale si riversano riserve e velleitarismo, devo anche dire da settori insospettabili dell’opinione pubblica». Si dice «non preoccupato» anche perché sono trascorsi 25 anni dalla revisione «e mi pare che sia confermata l’importanza e l’attualità di quello che è, in pratica, un grande accordo di libertà che accomuna lo Stato e la Chiesa non solo nella reciproca autonomia, ma anche nell’impegno che insieme Stato e Chiesa condividono per promuovere il bene del Paese».</p>
<p>Fonte: <a title="Concordato, Cossiga parla di revisione Bagnasco: insospettabili velleitarismi" href="http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=74208&#38;sez=ITALIA" target="_blank">Il Gazzettino</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Chiesa vaticana e Stato ]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/09/21/chiesa-vaticana-e-stato/</link>
<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 22:07:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/09/21/chiesa-vaticana-e-stato/</guid>
<description><![CDATA[Il 20 settembre è stato l&#8217;anniversario della breccia di Porta Pia, quando storicamente cadde i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;">Il 20 settembre è stato l&#8217;anniversario della breccia di Porta Pia, quando storicamente cadde il potere temporale della Chiesa cattolica e si fece avanti lo Stato non confessionale. Ma nel 2009, all&#8217;ennesima ricorrenza di questo evento, la commistione di questo potere temporale è ancora una questione irrisolta con diverse sfaccettature di cui, quella economica, e&#8217; solo la punta di un iceberg. Il &#8220;nuovo&#8221; Concordato del 1984 voluto dall&#8217;allora presidente del Consiglio dei ministri, Bettino Craxi, decise per un nuovo meccanismo di finanziamento, solo in apparenza più democratico e trasparente in quanto allargato alle altre religioni: lo Stato devolve l&#8217;8 per mille dell&#8217;intero gettito IRPEF alla Chiesa cattolica (per scopi religiosi o caritativi) o alle altre confessioni o allo Stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi. La legge 222/1985, che norma il tutto, prevede però un meccanismo perverso che manda a ramengo tutte le buone intenzioni di democraticità:  anche se a specificare la scelta sia stata solo una parte dei contribuenti, questa scelta viene estesa a tutto l&#8217;8 per mille di tutti i contribuenti in base alle percentuali di chi si è espresso. Così al Vaticano arriva quasi il 90% dell&#8217;otto per mille nazionale. Per avere un quadro preciso di come funziona l&#8217;8 per mille e delle cifre che annualmente vengono distribuite ci sono solo i dati dell&#8217;Aduc (Associazione per Diritti degli Utenti e Consumatori) che sul proprio sito Internet, nella rubrica &#8220;La pulce nell&#8217;orecchio&#8221; di Annapaola Laldi segue da anni la materia.  Come primo contributo ad un dibattito sui rapporti Stato e Chiesa ho quindi presentato, con il senatore Marco Perduca, un disegno di legge per ricondurre l&#8217;8 per mille al principio della volontarieta&#8217;, abrogando il meccanismo della ripartizione delle scelte non espresse, pur consapevoli della necessità di revisione più complessiva o di abrogazione integrale. Altre forme e altre modalità di finanziamento possono essere studiate per le Chiese e le confessioni religiose, ispirandosi al modello tedesco di una tassazione ad hoc o prendendo spunto da modelli liberali di erogazioni volontarie, prevedendo in caso la possibilità di deducibilità dal reddito senza limiti come sono oggi di poco più di mille euro all&#8217;anno. (senatrice Donatella Poretti, Radicali – Pd)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il modello italiano di nazione]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/09/17/il-modello-italiano-di-nazione/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 22:45:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/09/17/il-modello-italiano-di-nazione/</guid>
<description><![CDATA[Editoriale fidest. Le grandi nazioni si sono costruite essenzialmente su due modelli, quello legitti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;"><strong>Editoriale fidest</strong>. Le grandi nazioni si sono costruite essenzialmente su due modelli, quello legittimistico basato sull’alleanza fra il “trono” e “l’altare” e quello giacobino della “nazione in armi”. Ma qual è il modello italiano? Se pensiamo al nostro Risorgimento ci pare impossibile inquadrare la sua evoluzione in uno dei due modelli citati. D’altra parte la nazione “legittimista” finì con il realizzarsi con il concordato del 1929 che chiudeva la questione romana, identificata da Antonio Gramsci come il problema principale (insieme a quella meridionale) per la realizzazione effettiva dell’unità nazionale. Ma il ritardo di settanta anni si giungeva a quell’esito aveva nel frattempo privato la nazione dell’apporto delle masse cattoliche e contadine, rendendone deboli le istituzioni liberali. E’ in quella fase che il nazionalismo diventa, proprio perché espressione di élite ristrette, antiparlamentare e potenzialmente eversivo. La rivincita dell’idea della nazione in armi venne con la Resistenza, in cui però le motivazioni patriottiche e quelle classiste non si fusero mai completamente, la lotta sociale si intrecciò con la guerra civile, e il risultato fu la costruzione di un nuovo Stato e di un nuovo patto costituzionale che prescindeva dall’idea di nazione. Un’altra significativa svolta l’abbiamo avuta nel 1948 dove i vincitori si raccolsero intorno alla figura di Alcide de Gasperi ed i perdenti si sentirono stranieri in patria. Ed ancora una volta il vento del cambiamento nelle relazioni internazionali dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 riportò in Italia un sostanziale reinserimento delle forze di origine comunista ed il loro modo di riconciliarsi pienamente con l’idea di nazione. Oggi, probabilmente, siamo di fronte a nuove forme evolutive del nostro modello di nazione. Ma la sua evoluzione è in una fase iniziale per cui per il momento è arduo dare una definizione esaustiva. Staremo a vedere nei prossimi anni. Ciò che, tuttavia, ci appare significativo è che nell’attesa del nuovo corso ci siamo imbattuti in un risveglio dei localismi e delle tendenze separatiste mentre si stanno approntando i festeggiamenti per i 150 anni dall’unità. La verità è che abbiamo fatto poco per dare al sistema paese il suo assetto unitario lasciando che il meridione restasse indietro rispetto alle spinte innovative esercitate nel Nord. Ora questo nodo irrisolto giunge al pettine e potrebbe guastare la festa a quella parte di italiani che sente vivo il sentimento unitario. (Riccardo Alfonso www.fidest.it)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il pregiudizio machista della magistratura italiana]]></title>
<link>http://zamparini.wordpress.com/2009/09/10/il-pregiudizio-machista-della-magistratura-italiana/</link>
<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 12:07:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>zamparini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ci sara&#8217; pure un giudice a Berlino, ma in Italia? Dal Corriere della sera: «IL Diritto alla li]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ci sara&#8217; pure un giudice a Berlino, ma in Italia? <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_09/spiava_mail_moglie_lesbica_giustificato_dal_giudice_4bb2e388-9d6d-11de-9e0f-00144f02aabc.shtml" target="_blank">Dal Corriere della sera</a>:</p>
<blockquote><p><strong>«IL Diritto alla libertà religiosa prevale su quello alla privacy»</strong></p>
<p><strong>Spiava mail della moglie lesbica. «Lecito»</strong></p>
<p><strong>Il giudice giustifica il comportamento di un uomo che poi  aveva chiesto alla Sacra Rota l&#8217;annullamento delle nozze</strong></p>
<p>MILANO &#8211; Spulciare nella posta elettronica della propria moglie, scoprire che lei è lesbica, e utilizzare quel dato, assieme a tante missive private a lei indirizzate e appositamente fotocopiate, per chiedere l&#8217;annullamento del matrimonio religioso davanti alla Sacra Rota non costituisce violazione della privacy. Prevale, infatti, sul diritto alla riservatezza «il diritto fondamentale di libertà religiosa» che si esprime, in questo caso, nell&#8217;agire «in giudizio» e «difendersi anche innanzi a un Tribunale ecclesiastico». Lo scrive il giudice delle terza sezione penale del Tribunale di Milano, Giuseppe Cernuto, nelle motivazioni della sentenza con la quale ha assolto dall&#8217;accusa di trattamento illecito di dati personali sensibili un uomo di 41 anni di Como, che aveva trovato nel 2003 nel pc una e-mail indirizzata alla moglie da un&#8217;amica, dal tono inequivocabile e che testimoniava il suo essere lesbica.</p></blockquote>
<p>In questo <a href="http://zamparini.wordpress.com/2009/09/09/note-dal-crepuscolo-della-repubblica/" target="_blank">crepuscolo della Repubblica italiana</a>, con la Curia di Roma che si prepara alle crociate d&#8217;autunno, nemmeno ci si scandalizza piu&#8217; che un giudice possa bestemmiare sulla Costituzione e sulla laicità della Repubblica:</p>
<blockquote><p>L&#8217;imputato, infatti, assistito dagli avvocati Enzo Pacia e Luisa Bordeaux, è, come scrive il giudice, «esponente di una famiglia che aveva parte attiva nella prelatura personale della Chiesa cattolica Opus Dei e pienamente consapevole, come tale, del valore sacramentale del matrimonio».</p></blockquote>
<p>Non siamo a Berlino e  in Italia anche questo è possibile; che un giudice della Repubblica legittimi l&#8217;omofobia, il pregiudizio, il clericalismo in una sentenza scandalosa che puzza di machismo. Il regresso culturale spaventoso continua!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il ruggito della Lega: «se Vaticano insiste rivedere Patti Lateranensi»]]></title>
<link>http://abateoimpertinente.wordpress.com/2009/08/26/il-ruggito-della-lega-%c2%abse-vaticano-insiste-rivedere-patti-lateranensi%c2%bb/</link>
<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 15:21:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>The Truth Is Out There</dc:creator>
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<description><![CDATA[«I confini e le sfere di ingerenza reciproca fra Stato e Chiesa sono precisi. Ed e&#8217; anche vero]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright" title="Bossi" src="http://img217.imageshack.us/img217/8905/9691.png" alt="" width="266" height="273" />«I confini e le sfere di ingerenza  reciproca fra Stato e Chiesa sono precisi. Ed e&#8217; anche vero  che la Chiesa rappresenta uno dei cosiddetti &#8220;poteri forti&#8221;.</p>
<p>Tuttavia se i rapporti fra lo Stato e la Chiesa andranno  avanti lungo questa deriva, ossia le gerarchie ecclesistiche  proseguiranno in questa politica marcatamente interventista  nei confronti delle decisioni e degli orientamenti della  politica e delle istituzioni al di la&#8217; di ogni ragionevole  confine di neutralita&#8217; delle rispettive sfere di intervento,  bisognera&#8217; inserire nell&#8217;agenda delle riforme anche una  revisione di Concordato e Patti Lateranensi. Non ci pare il  caso».<br />
<!--more--><br />
Cosi&#8217;, il quotidiano leghista La Padania, in un  editoriale in prima pagina, torna sulle polemiche con il  Vaticano sugli immigrati che sbarcano sulle coste del nostro  paese.</p>
<p>Secondo La Padania le parole di monsignor Veglio&#8217;, che si  difeso ieri dall&#8217;accusa del ministro per la Semplificazione,  Roberto Calderoli di aver favorito in qualche modo la morte  dei clandestini in mare con le sue parole concilianti, sono  solo «l&#8217;ultimo episodio di una lunga serie di ingerenze  ideologiche e squisitamente politiche da parte di uomini  delle gerarchie ecclesiastiche nelle faccende di uno Stato  che, fino a prova contraria, e&#8217; laico».</p>
<p>Fonte: <a title="IMMIGRATI: LA PADANIA, SE VATICANO INSISTE RIVEDERE PATTI LATERANENSI " href="http://www.asca.it/news-IMMIGRATI__LA_PADANIA__SE_VATICANO_INSISTE_RIVEDERE_PATTI_LATERANENSI-854630-ORA-.html" target="_blank">ASCA</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La hora del laicismo]]></title>
<link>http://mavazquez.wordpress.com/2009/08/18/la-hora-del-laicismo/</link>
<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 10:05:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>mavazquez</dc:creator>
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<description><![CDATA[Interesante reportaje en El País a cuenta de la inminente reforma de la Ley Orgánica de Libertad Rel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" style="border:1px solid black;" src="http://uy.kalipedia.com/kalipediamedia/penrelcul/media/200707/18/relycult/20070718klpprcryc_1.Ies.SCO.jpg" alt="" width="418" height="192" /></p>
<p>Interesante reportaje en <em>El País</em> a cuenta de la inminente reforma de la Ley Orgánica de Libertad Religiosa. El <a href="http://www.elpais.com/articulo/sociedad/Llego/hora/laicismo/elpepisoc/20090818elpepisoc_1/Tes/" target="_blank"><strong>texto</strong></a> pone el dedo en la llaga: es la hora del laicismo, de la definitiva e imprescindible transición en materia religiosa. La confusión entre iglesia (sólo la confesión católica tiene esa capacidad de influencia en este país) y Estado es un vestigio decimonónico. Toca soltar amarras, avanzar hacia el modelo aconfesional que preconiza nuestra Constitución.</p>
<p>El Gobierno de España no se puede dejar acogotar por las presiones ni por las amenazas de los adalides del inmovilismo y de los tiempos de la caspa. Es la oportunidad de erradicar de una vez por todas la añoranza del nacionalcatolicismo, y mirar al futuro con valentía acabando con privilegios y prebendas de épocas inmemoriales. Todos iguales ante la ley y el fisco, ya está bien de chupar de la teta del Estado, del chantaje permanente desde los púlpitos, de las maniobras inconfesables de la Conferencia Episcopal&#8230; Que cada feligrés sostenga económicamente el entramado institucional de su fe.</p>
<p>La religión se ha de sacar de la escuela y derivarla a las iglesias, a las mezquitas o a las sinagogas. Las cuestiones espirituales no corresponden al dominio público, sino al ámbito privado. La norma ha de saber conjugar el carácter aconfesional del Estado y proteger el derecho de todos los ciudadanos a ejercer su libertad de culto. Simple y llanamente, sin más consideraciones ni deferencias. Ha de ser el punto final a la mal entendida cooperación en clave de trágala que supone, por ejemplo, el Concordato con la Santa Sede.</p>
<p>Aguardo con expectación el proyecto legislativo del Ejecutivo de <strong>José Luis Rodríguez Zapatero</strong>. Significa la última pieza para completar el puzle de la modernidad de España, un salto definitivo hacia el futuro rompiendo con viejos clichés de un pasado con muchos más oscuros que claros. Confío en que, al final, no tiemble el pulso.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Violare il Concordato]]></title>
<link>http://circondati.wordpress.com/2009/08/13/violare-il-concordato/</link>
<pubDate>Thu, 13 Aug 2009 10:37:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>circondati</dc:creator>
<guid>http://circondati.wordpress.com/2009/08/13/violare-il-concordato/</guid>
<description><![CDATA[Gelmini: &#8220;I giudici non possono violare il Concordato&#8221; &#8211; LASTAMPA.it. &#8230;invec]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.montag.it/pubblicodimerda/pics/vauro041005.gif"><img class="alignright" src="http://www.montag.it/pubblicodimerda/pics/vauro041005.gif" alt="" width="140" /></a><br />
<strong><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200908articoli/46331girata.asp">Gelmini: &#8220;I giudici non possono violare il Concordato&#8221;</a></strong><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200908articoli/46331girata.asp"> &#8211; LASTAMPA.it</a>.</p>
<p>&#8230;invece il clero sì ??? facendo politica il clero non viola il concordato ?????????</p>
<p>A Mariaste&#8221;, ma va a zappa&#8217; l&#8217;orto !!!</p>
<blockquote><p><em>I <strong>Patti lateranensi</strong>, firmati l’11 febbraio 1929 dal cardinale Pietro Gasparri e Benito Mussolini, stabilirono il mutuo riconoscimento tra il Regno d’Italia e la Città del Vaticano.</em><br />
…<br />
<em>Attraverso il concordato il Papa acconsentì di sottoporre i candidati vescovi ed <span class="new">arcivescovi</span> al governo italiano per richiedere ai vescovi di giurare fedeltà allo stato italiano prima di essere nominati, <strong>e di proibire al <a title="Clero" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Clero">clero</a> di prendere parte alla politica</strong>. </em></p>
<p>Da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Patti_Lateranensi">Wikipedia</a>.</p></blockquote>
<p>Leggi anche <a href="http://cronologia.leonardo.it/storia/a1929n.htm" target="_blank">http://cronologia.leonardo.it/storia/a1929n.htm</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un professore di religione, inguaribilmente laico]]></title>
<link>http://gamma83.wordpress.com/2009/08/12/un-professore-di-religione-inguaribilmente-laico/</link>
<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 10:11:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>gamma83</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il 30 giugno scorso si è conclusa (temporaneamente) la mia esperienza di «insegnante di Religione ca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Il 30 giugno scorso si è conclusa (temporaneamente) la mia esperienza di «<strong>insegnante di Religione cattolica</strong>» in una scuola media. Era iniziata a settembre del 2008, assolutamente inaspettata: nella mia vecchia scuola media c’era uno “spezzone” di otto ore che nessuno degli abilitati aveva coperto e l’ufficio diocesano si era rivolto a me (dopo l’assenso del mio parroco) per chiedermi di assumere l’incarico. In un primo tempo ero dubbioso: è vero, avevo fatto il catechista per vari anni e tuttora svolgo altri servizi nella mia parrocchia (sono organista e conosco bene la liturgia), ma non ero certo di poter affrontare un impegno simile senza un’adeguata preparazione (gli abilitati hanno pur sempre frequentato l’Istituto superiore di scienze religiose); l’insegnamento non era nuovo per me, ma avevo tenuto dei corsi limitati e non avevo mai avuto la responsabilità di un intero anno. Alla fine, tuttavia, decisi di accettare la sfida, accogliendola – lo ammetto – come una <strong>benedizione</strong>: ero laureato da pochi mesi, speravo di essere assunto dal quotidiano con cui collaboravo (non mi chiamarono mai) e non avevo all’orizzonte possibilità immediate di lavoro. Così il 17 settembre, a 25 anni e tre mesi, mi ritrovai per la prima volta dietro una cattedra. <!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Fin dall’inizio ho avuto chiaro che dovevo svolgere la mia attività in base ai valori che cerco di coltivare: mi ritengo <strong>cattolico </strong>(e questo mi avrebbe aiutato nella conoscenza della materia che dovevo spiegare), ma anche profondamente <strong>laico</strong>. Ricordo che lo evidenziai fin dalla stesura del mio programma, in cui scrissi tra l’altro: «In costanza dell’attuale disciplina (di cui si prende semplicemente atto) che prevede espressamente che si insegni la religione cattolica, e in assenza di previsioni (forse auspicabili) che configurino l’educazione religiosa come un insegnamento naturalmente pluralistico, senza un’attenzione prevalente ad un singolo culto, occorre trovare il giusto equilibrio tra la rispondenza ai programmi stabiliti a livello nazionale e la necessità di non far somigliare le lezioni ad una qualche forma di catechesi (ovviamente lontana dai compiti assegnati alla scuola, per di più pubblica)».</p>
<p style="text-align:justify;">Coi miei ragazzi ho cercato di capire fin da subito quale fosse il senso di «un’ora di religione» nel percorso scolastico: abbiamo visto che comprendere il concetto di religiosità e vedere come l’hanno svolto nel tempo le varie società può aiutare a capirne particolari di assoluto rilievo. Certo, i programmi danno molta attenzione all’ebraismo e, ancor di più, al cristianesimo, di cui si cerca di passare in rassegna la storia: se questo percorso è compiuto con attenzione, però, i ragazzi possono ricevere un punto di vista ulteriore (anche se non per forza privilegiato) per analizzare le vicende storiche, per attualizzarle o, ancora, per comprendere volta per volta il contesto culturale in cui, tra l’altro, maturano arte, letteratura e persino espressioni dell’italiano corrente. Quell’ora settimanale poi, specie nelle classi terminali, poteva essere un’occasione sia per affrontare temi di seria attualità (partendo dalla visione cristiana-cattolica delle questioni, ma allargandosi a tutti i contributi meritevoli), sia per conoscere meglio le altre religioni con cui è sempre più facile venire a contatto.</p>
<p style="text-align:justify;">Se tutte queste cose sono riuscite, non sta a me valutarlo; certo, da parte mia c’è stato tutto l’impegno possibile. Non dimenticherò facilmente alcuni ragazzini di prima media che, con il candore che i loro 12 anni permettono, mi hanno fatto domande tutt’altro che liquidabili in due parole: penso a «Come mai l’angelo più bello è finito all’inferno?» (uno dei concetti meno chiari e più affascinanti della dottrina), «Perché tanti cristiani bestemmiano il loro dio?» (me l’ha chiesto un ragazzino pakistano, senza provocazione ma con uno sguardo tenerissimo) o «È vero che nella Chiesa ci sono i pedofili?» (non è facile avere la risposta pronta per una bimba bionda e sveglissima, cui ho detto che purtroppo nella Chiesa, come in tutta la società, esiste questa orribile deviazione, ma non per questo chiunque porti un abito sacro dev’essere guardato con sospetto). Con i ragazzi più grandi è stato bello cercare di capire insieme i loro dubbi, il loro mondo e il mondo degli adulti, che loro spesso non capiscono (e non hanno torto); abbiamo analizzato insieme i punti di contatto tra vari culti, le guerre che dietro la religione nascondono ben altro, le tracce di sacro e di spirituale che sono sparse nella musica, senza nasconderci i problemi di cui i più attenti sentivano parlare ai telegiornali (abbiamo tranquillamente parlato del “caso Englaro”, di prostituzione e di ingiustizie sociali, cercando di non lasciare un millimetro di spazio a pregiudizi o a “verità” preconfezionate).</p>
<p style="text-align:justify;">Pensandoci bene, se c’è una cosa che vorrei aver insegnato a questi ragazzi, non penso a una nozione o a un concetto: vorrei piuttosto che avessero colto l’importanza di ragionare, pensare con la loro testa, guardare il mondo per intero, informarsi, per poi farlo sempre di più con il passare del tempo. Nelle verifiche e nelle interrogazioni valutavo la conoscenza degli argomenti che avevamo trattato (non certo la loro condivisione), ma mi stava ancora di più a cuore il modo in cui i pensieri erano espressi, la capacità di analizzare ciò che si era visto insieme, senza fermarsi alle formule del libro o agli appunti presi.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo ammetto, per me Religione è una materia come le altre, nel senso che merita almeno la stessa attenzione che i ragazzi danno all’italiano, alla matematica o alle lingue straniere; certo, non può essere valutata come le altre (non a caso non c’è un voto, bensì un giudizio) e il voto deve riguardare le sole capacità, non certo le credenze di ognuno: sono felice di aver dato «ottimo» a una ragazzina (quella della domanda sui pedofili) che a 12 anni si proclama agnostica e ha capito e studiato più di tanti altri, presunti cattolici romani.</p>
<p style="text-align:justify;">Un’ultima parola sulla sentenza del TAR Lazio e, in generale, sugli esami di Stato. Tra i miei difetti, oltre al mio essere estremamente laico, c’è la mia abitudine a <strong>leggere </strong>i documenti di cui si parla (sarà colpa della mia laurea in Giurisprudenza), abitudine che temo di non condividere con molti cattolici, praticanti e politicanti, e (purtroppo) anche con vari ministri di Dio. I giudici <em>non hanno creato alcuna materia o docente di serie B</em>: si sono limitati a far notare che, in base alla situazione attuale, far rientrare nel computo numerico del credito scolastico una materia che non tutti svolgono (quando spesso le attività alternative non esistono) e che attiene a un’area tanto delicata quanto personale non è opportuno perché rischia di creare discriminazioni. Aggiungo che quello di religione – l’ho già ricordato – non è un voto numerico e già questo rende difficile una sua corretta “traduzione”; in più, in effetti, la mia materia spesso è “di manica larga” nella valutazione dei ragazzi (per motivi la cui spiegazione sarebbe troppo lunga) e chi sceglie di non avvalersi di quell’insegnamento rischia in effetti di iniziare l’esame di Stato con un credito scolastico meno favorevole. Quanto ai «crediti formativi», l’ex ministro Fioroni ha sottolineato l’assurdità di non valutare a tal fine la partecipazione alle lezioni di Religione, mentre “fanno punteggio” i corsi di danza o le presenze nel volontariato; non è forse assurda la stessa disciplina dei crediti formativi, che fa rientrare nella valutazione elementi eterogenei e talvolta lontani da un percorso di crescita? Eppoi il credito formativo di solito vale pochissimo (spesso si tratta di un punto o al massimo due) e non viene attribuito se fa accedere a una fascia di valutazione più alta: vale la pena di stracciarsi tanto le vesti?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per la ripartizione fra proprietario e inquilino si fa riferimento a un Dm     ]]></title>
<link>http://1001casablog.com/2009/08/06/per-la-ripartizione-fra-proprietario-e-inquilino-si-fa-riferimento-a-un-dm/</link>
<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 10:47:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>andrea</dc:creator>
<guid>http://1001casablog.com/2009/08/06/per-la-ripartizione-fra-proprietario-e-inquilino-si-fa-riferimento-a-un-dm/</guid>
<description><![CDATA[La spartizione delle spese tra proprietario e inquilino è ancora regolamentata dall’articolo 9 della]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La spartizione delle spese tra proprietario e inquilino è ancora regolamentata dall’articolo 9 della]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il miraggio della laicità]]></title>
<link>http://federicotulli.wordpress.com/2009/07/31/il-miraggio-della-laicita/</link>
<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 14:10:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federico Tulli</dc:creator>
<guid>http://federicotulli.wordpress.com/2009/07/31/il-miraggio-della-laicita/</guid>
<description><![CDATA[A colloquio con il professor Michele Ainis, autore di Vita e morte della Costituzione. Una storia it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><strong><a rel="attachment wp-att-1299" href="http://federicotulli.wordpress.com/2009/07/31/il-miraggio-della-laicita/ap09071502737/"><img class="alignleft size-medium wp-image-1299" title="AP09071502737" src="http://federicotulli.wordpress.com/files/2009/08/ap09071502737.jpg?w=300" alt="AP09071502737" width="300" height="201" /></a>A colloquio con il professor Michele Ainis, autore di Vita e morte della Costituzione. Una storia italiana</strong></em> di <span style="color:#800000;"><em><strong>Federico Tulli</strong></em></span></p>
<p>Alla riapertura dell’anno scolastico 12mila studenti russi si ritroveranno con un’ora in più di lezione da seguire, l’ora di religione. Non accadeva dall’era dell’ultimo zar, Nicola II. Il piano, annunciato nei giorni scorsi dal premier Dmitri Medvedev, è stato avviato nel 2006 da Vladimir Putin in accordo con il patriarca Alexei II. L’iter si concluderà nel 2012 quando la legge sarà applicata in tutto il territorio nazionale. Deviando in parte dall’obiettivo putiniano, Medvedev ha previsto la possibilità per chi non professa il culto ortodosso di orientarsi su insegnamenti religiosi alternativi o di storia delle religioni, oppure ancora di educazione civica. In tutto questo rientra anche l’assunzione di oltre 40mila insegnanti che per volere di Medvedev dovranno essere laici. Per chiudere il cerchio con la Storia, Putin li voleva tutti monaci. Lo spunto di cronaca ha spinto left a rivolgere alcune domande a Michele Ainis, docente di Diritto pubblico all’università Roma 3 e autore di diversi saggi tra cui <em>Vita e morte di una costituzione. Una storia italiana </em>(Laterza). A settembre poi uscirà per Chiarelettere La cura, «un decalogo di proposte per rivitalizzare la democrazia italiana che &#8211; dice Ainis &#8211; faranno saltare sulla sedia un po’ di gente». Tante sono infatti le analogie del caso “Russia” con la questione dell’insegnamento della religione dominante nelle scuole italiane. Da un lato il tentativo putiniano di spianare la strada alla rentrée in grande stile dei preti ortodossi somiglia troppo alle pratiche cui i nostri politici ci hanno abituato per quanto riguarda i rapporti con la Chiesa romana. Dall’altro, per sommi capi, la normativa russa è simile alla nostra. Almeno sulla carta. Il principio di laicità dello Stato imporrebbe infatti pari dignità per tutti gli insegnamenti. Nei fatti, questo, in Italia, non accade. Basti pensare che con le nostre tasse paghiamo lo stipendio a 70mila insegnanti di religione scelti dal Vaticano, mentre di quelli di altre confessioni non v’è traccia. E che l’educazione civica è oramai una “materia” in stato vegetativo permanente.<br />
<strong>Prof. Ainis, è la Russia che si “avvicina” all’Italia o l’Italia è ancora troppo simile a quella dei Patti lateranensi del ‘29? </strong><br />
Intanto a Mosca non hanno il Vaticano e già questo ci rende diversi da qualsiasi altro Paese. Una presenza che ha condizionato la nostra storia e condiziona la nostra cultura, determinando un’annosa questione cattolica che è stata “romana” fino al 1929. Poi è diventata vaticana.<br />
<strong>Una storia irrisolta anche con il varo della Costituzione nel 1948?</strong><br />
Pur non pronunciando mai la “paroletta magica”, la nostra Costituzione è laica. Come riconosciuto in diverse sentenze dell’Alta corte quello di laicità è un principio supremo del nostro ordinamento. Ma la Carta del ‘48 contiene degli ossimori, delle contraddizioni, e tutto questo deriva da un empasse politico, ma anche storico e culturale, che si è riflesso nei lavori dell’Assemblea costituente. In <em>Vita e morte di una Costituzione</em> cercavo di superare queste contraddizioni facendo valere la forza dei principi fondamentali rispetto alle eccezioni. Parole risultate incomprensibili per i politici attuali.<br />
<strong>Da dove nasce questa “italica” difficoltà a lasciarsi andare alla laicità dello Stato? <a rel="attachment wp-att-1303" href="http://federicotulli.wordpress.com/2009/07/31/il-miraggio-della-laicita/00269363-2/"><img class="alignright size-medium wp-image-1303" title="00269363" src="http://federicotulli.wordpress.com/files/2009/08/00269363-imago.jpg?w=229" alt="00269363" width="229" height="300" /></a></strong></p>
<p>Non si può ignorare il tentativo di Togliatti di integrare le masse comuniste con quelle cattoliche votando l’articolo 7 della Carta per non aprire un fronte religioso che a suo giudizio in quel momento l’Italia non poteva sostenere, avendo altri fronti aperti. E poi, facendo un salto di 30 anni, c’è da considerare il ruolo di Berlinguer e del “suo” Pci.<br />
<strong>Ci spieghi meglio&#8230;</strong><br />
Spesso chi critica Berlinguer pensa subito ai danni del compromesso storico con la Dc di Moro. Ma già alcuni anni prima il Pci aveva avuto un atteggiamento decisamente poco laico in occasione del referendum sul divorzio. Un’occasione persa dal “partito di massa”, che fu però cavalcata dai socialisti e dai radicali, dai partiti più schiettamente laici. Più capaci cioè di contrastare la politica del Vaticano.<br />
<strong>Perché questa freddezza di Berlinguer verso il divorzio?</strong><br />
Perché aveva la stessa paura che era stata di Togliatti nel 46-47 di “divorziare” dalle masse cattoliche cavalcando temi sgraditi, e quindi ostacolando un ipotetico insediamento popolare di massa del Pci. Un iperrealismo politico che finiva per rendere il partito una caricatura di se stesso e che, se si pensa all’invadenza vaticana nei programmi scolastici, con il senno di poi, ha rallentato l’ammodernamento del Paese.<br />
<strong>La realtà socio-culturale italiana mandava altri segnali&#8230;</strong><br />
Senza dubbio. L’esito del referendum dimostrò che i cittadini erano assai più avanti di quanto fossero percepiti dalla sinistra. Della quale erano certamente più laici.<br />
<strong>Dieci anni dopo Craxi rimodulò il Concordato. Alla luce di quanto detto, fu un  passo verso la laicità dello Stato?</strong><br />
Direi di no. Quel Concordato ha sì eliminato alcune norme incostituzionali, ma ne ha create altre che hanno aumentato il potere del Vaticano. A cominciare dall’8 per mille. La mossa di Craxi fu dettata dal cinismo e anche da scarso coraggio. Anche senza scomodare la parola utopia, le battaglie si possono perdere. Se però sono delle battaglie per dei valori alti, come libertà e appunto laicità, non si perdono mai del tutto. Invece Craxi, che era stato il primo socialista a diventare premier, aveva bisogno di legittimarsi con il potere millenario che aduggia l’Italia. Ed ecco che l’eccesso di realismo si trasforma in un bel mucchio di assegni in bianco per la Chiesa.<br />
Di recente Veltroni ha lodato il Berlinguer del compromesso storico. Anche lui alle prese con la real politik, cosa succederebbe in <strong>Italia se i leader del centro sinistra vi rinunciassero?</strong><br />
Quelli attuali non lo faranno mai. La scommessa sarebbe se un partito come il Pd facesse scelte chiaramente laiche, alla Zapatero. Allora vedremmo se le nostre analisi sono errate o se aveva ragione Togliatti. Oggi il suo “grande realismo” ancora vivacchia sotto forma di piccolo e meschino calcolo del giorno dopo.  <span style="color:#800000;"><em><strong>Left 30/2009</strong></em></span></p>
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<title><![CDATA[Civiltà fiscale]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/07/31/civilta-fiscale/</link>
<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 22:25:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
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<description><![CDATA[“Le dichiarazioni del direttore, Attilio Befera sul Corriere della Sera, mettono in luce le riserve ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;">“Le dichiarazioni del direttore, Attilio Befera sul Corriere della Sera, mettono in luce le riserve che esprime anche l&#8217;Agenzia delle Entrate sui contenuti del documento sulla lotta all&#8217;evasione fiscale adottato, a maggioranza, dalla Commissione Bicamerale di Vigilanza sull&#8217;Anagrafe Tributaria”. Lo afferma Franco Ceccuzzi, parlamentare del Pd e componente della Commissione Bicamerale di Vigilanza sull&#8217;Anagrafe Tributaria. “I rilievi del direttore Befera – afferma Ceccuzzi &#8211; sono gli stessi,  già stati argomentati dal Pd in dichiarazione di voto.  Gli studi di settore ed il redditometro non sono strumenti alternativi, ma di natura diversa. I primi sono utili per la stima del reddito, i secondi per la di accertamento da parte  dell&#8217;amministrazione tributaria. Le ipotesi avanzate nel documento quali il redditometro di massa ed il concordato preventivo rischiano di provocare una regressione sul piano dell&#8217;equità e della civiltà fiscale, che potrebbero produrre ulteriori perdite di gettito. La diminuzione delle entrate, già consistente nella prima parte di quest’anno, è tale da richiedere  provvedimenti ben diversi ed efficaci ed un maggiore impegno del governo nella lotta all&#8217;evasione fiscale. Esattamente il contrario dello scudo fiscale, che rappresenta un premio ed un condono per gli evasori.</p>
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