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	<title>corriere-della-sera &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/corriere-della-sera/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "corriere-della-sera"</description>
	<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 23:37:22 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Cosa scrive il web]]></title>
<link>http://ilprimopasso.wordpress.com/2009/11/27/cosa-scrive-il-web-18/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 16:51:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilprimopasso</dc:creator>
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<description><![CDATA[Napolitano scioglie il suo silenzio sulla guerra che adesso incombe tra il Governo e la Giustizia. C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Napolitano scioglie il suo silenzio sulla guerra che adesso incombe tra il Governo e la Giustizia. C]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Venerdì 27 novembre 2009]]></title>
<link>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/27/venerdi-27-novembre-2009/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 13:47:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>tigridicarta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fusi (orari). I giornali italiani leggono il Financial Times, infatti oggi riprendono una notizia di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fusi (orari). I giornali italiani leggono il <strong>Financial Times</strong>, infatti oggi riprendono una notizia di ieri e quindi paginate sul prezzo dell&#8217;aglio cinese sia su<strong> Repubblica</strong> che <strong>Corriere della Sera</strong>. La notizia della cena di stato di Obama e gli imbucati, l&#8217;altro ieri su tutti i siti esteri arriva oggi in Italia.</p>
<p>Doppia intervista su Raitre, <strong>Corriere della Sera</strong> intervista Mauro Masi, <strong>Repubblica</strong> Di Bella.<br />
Ancora <strong>Corriere della Sera</strong>, pagina 13 &#8220;Tra blackberry spiati e sceicchi tribali Il mito del Golfo fa crac&#8221;. Senza k. Comunque, nella cronaca milanese &#8220;Fiorello, compleanno a San Siro&#8221;, peccato che la foto sia di suo fratello.</p>
<p><strong>Il Giornale</strong>: &#8220;Il boss è comunista? Il pm non ci crede&#8221;. Oltre a questo, da segnalare &#8220;Roma vende le chiese e l&#8217;islam le compra&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Mandela ist er nicht]]></title>
<link>http://backsp.wordpress.com/2009/11/26/mandela-ist-er-nicht/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:40:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Bernd Dahlenburg</dc:creator>
<guid>http://backsp.wordpress.com/2009/11/26/mandela-ist-er-nicht/</guid>
<description><![CDATA[HonestReporting Media BackSpin, 26. November 2009 Zuletzt erinnerte ich mich wieder daran, warum die]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://backspin.typepad.com/backspin/2009/11/mandela-he-aint.html" target="_blank">HonestReporting Media BackSpin, 26. November 2009</a></p>
<p><a href="http://backspin.typepad.com/.a/6a00d834515b7869e20120a6dc2a50970b-120wi" target="_blank"><img class="alignright" src="http://backspin.typepad.com/.a/6a00d834515b7869e20120a6dc2a50970b-120wi" alt="" width="120" height="133" /></a>Zuletzt erinnerte ich mich wieder daran, warum die letzten Medien-Lancierungen, Marwan Barghouti sei der palästinensische Nelson Mandela &#8211; unglaubwürdig sind. Deshalb nämlich, weil niemand bei den Palästinensern selbst nachfragt.</p>
<p><a href="http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1259010984539&#38;pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull" target="_blank">Jerusalem Post</a>-Kolumnist Khaled Abu Toameh mit einem kritischen Blick auf die Außenwahrnehmung Barghoutis:</p>
<p style="padding-left:30px;"><strong><em>Anders als viele westliche Medien haben palästinensische Journalisten und Verfasser selten &#8211; wenn überhaupt &#8211; Barghouti als &#8220;charismatischen&#8221; Führer oder als &#8220;palästinensischen Nelson Mandela&#8221; bezeichnet.</em></strong><em> Zyniker und Verschwörungstheoretiker in den palästinensischen Gebieten noch weiter, wenn sie davon ausgehen, dass Barghouti in Wirklichkeit Teil einer US-israelischen  Intrige sei, ihn zum zukünftigen Führer der Palästinenser zu machen. Um ihre Behauptung zu untermauern, stellen sie so profane Fragen wie: Seit wann erlaubt Israel denn einem strengst bewachten Häftling, Medieninterviews zu geben oder in seiner Zelle israelische, palästinensische, europäische und amerikanische Offizielle zu empfangen?</em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em> </em></p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Zweifellos wird Barghouti von vielen Palästinensern respektiert. Doch nicht, weil er der palästinensische Nelson Mandela oder Saladin ist &#8211; der moslemische Krieger, der die Kreuzfahrer aus Jerusalem herauswarf -, sondern weil er in einem israelischen Gefängnis sitzt.</em></p>
<p>Wenn die Palästinenser selbst Barghouti nicht als Mandela betrachten, warum spinnen die Mainstream-Medien dann weiter an diesem Mythos? Das neueste Beispiel dieser Art liefert <a href="http://www.irishtimes.com/newspaper/world/2009/1125/1224259394632.html" target="_blank">Irish Times</a>-Korrespondent Michael Jansen, wenn er schreibt:</p>
<p style="padding-left:30px;"><em>Von vielen Palästinensern wird er als ihr Nelson Mandela gesehen.</em></p>
<p><em>Rede mir nicht ein</em>, wie Barghouti wahrgenommen wird, sondern <em>zeige </em>mir, wie er wahrgenommen wird. Nimm’ einfach den ganz normalen Palästinenser auf der Straße ernst.</p>
<p>Man kann Barghouti jederzeit an seinen eigenen Worten messen, seit er Israels <a href="http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/134612" target="_blank">meistinterviewter und bestbewachter Häftling ist</a>. Im Gespräch mit <em><a href="http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1259010979365&#38;pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull" target="_blank">Corriere Della Sera</a></em> ließ er die Gewaltoption offen.</p>
<p>Natürlich verträgt sich das nicht mit der rosigen Wahrnehmung Barghoutis durch den Westen….</p>
<p>Lesen Sie bitte Toamehs <a href="http://www.jpost.com/servlet/Satellite?cid=1259010984539&#38;pagename=JPost%2FJPArticle%2FShowFull" target="_blank">vollständigen Beitrag</a> [In Englisch].</p>
<p>Dazu passend: <a href="http://www.honestreporting.com/articles/45884734/critiques/Barghouti_Is_No_Mandela.asp" target="_blank">Barghouti Is No Mandela</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La meglio democrazia]]></title>
<link>http://zamax.wordpress.com/2009/11/26/la-meglio-democrazia/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 12:43:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zamax</dc:creator>
<guid>http://zamax.wordpress.com/2009/11/26/la-meglio-democrazia/</guid>
<description><![CDATA[Non ho mai fatto della democrazia il mio vitello d’oro. Quindi non mi scandalizzo se a qualcuno puzz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2794" title="Giornalettismo" src="http://zamax.wordpress.com/files/2009/08/giornalettismo.jpg" alt="" width="150" height="44" />Non ho mai fatto della democrazia il mio vitello d’oro. Quindi non mi scandalizzo se a qualcuno puzza questo barbaro condominio politico che la modernità impone a belli e brutti, a colti e bruti, e perfino a maschi e femmine. E trans. Con l’articolo maschile o femminile. Gradirei, però, che coloro che da qualche tempo arricciano il naso di fronte al pargolo, a quanto pare mostruoso, generato da questo coito universale, cominciassero a parlar schietto e non deviassero il corso della ragione, per spiegar le magagne, verso le zone pericolose dell’antropologia e magari della genetica. Non lo possono fare; parlar schietto, voglio dire; avendola adorata, la democrazia; e fatta adorare al popolo.</p>
<p style="text-align:justify;">La democrazia per funzionare e per essere salda ha bisogno di una vasta logistica materiale ed immateriale, creata ed intessuta pezzo per pezzo per lunghissima pezza nella società. Si può anzi dire che prima di diventare forma di una società, essa debba vivere nei costumi di un popolo. In quell’auspicabile e raro caso la democrazia trionfa attraverso una rivoluzione incruenta che altro non fa che ratificare e ordinare i cambiamenti prima sotterranei e poi sempre più manifesti che insensibilmente ma profondamente hanno attraversato per secoli la società. Non è un caso, per restare in un contesto europeo, che proprio là dove questa metamorfosi dallo stato aristocratico a quello democratico è avvenuta senza troppe scosse telluriche, come in Gran Bretagna, la “forma” democratica conviva ancora con re, regine, pari e parrucche; mentre là dove la democrazia ha trionfato violentemente dentro un corpo acerbo, come in Francia e poi nel continente, la sua carica universalistica abbia annichilito ogni vestigia del passato. E in ogni caso l’avanzata tumultuosa della democrazia moderna è stata caratterizzata fin quasi all’altro ieri dal lungo tirocinio del suffragio ristretto, che ritagliava, per intima necessità in tempi ufficialmente non aristocratici ma nei costumi non ancora interamente democratici &#8211; come provano abbondantemente i collassi novecenteschi &#8211; aristocrazie di fatto nel corpo della nazione, col nome fittizio di “classi dirigenti”. E non è un caso, però, che proprio nell’Europa continentale, e più largamente nell’Occidente non anglosassone &#8211; e massime disgraziatamente in Italia, sembrerebbe &#8211; una volta portato a termine questo infinito apprendistato, anche in tempi di suffragio universale rifiorisca periodicamente il mito delle “classi dirigenti”. Cos’è, oggi, questa nostalgia canaglia delle “classi dirigenti” nel nostro paese, se non l’inconfessato desiderio di una democrazia sotto la tutela di una casta di bramini? Beninteso, nel nome della democrazia? Dai montagnardi che sognano un Comitato di Salute Pubblica a “controllo della legalità”; al Partito della Società Civile che mira a guidare, intimidendolo, il paese in forza di qualche centinaio di migliaia di firme di gente “qualificata”; ai vecchi arnesi di una spompata aristocrazia di denari che vorrebbe arruffianarsi anche l’Italia Futura facendo l’occhiolino al politicamente corretto; ai liberali di molta illiberale intransigenza e poco giudizio che oramai sperano solo in un agente esogeno sul quale saltare in groppa?</p>
<p style="text-align:justify;">E’ tutto un gran sospirare, un gran sbuffare spazientito contro questa umanità maledetta che misteriosamente popola la nostra penisola. Uno scherzo di natura che nemmeno l’acribia dello storico ormai riesce a giustificare. Curioso che gente che pratica con generoso esibizionismo la religione della razionalità e che agita ogni santo giorno in faccia al volgo la retorica “dei fatti e dei numeri” arrivi poi a tali astrochiromantiche conclusioni. Non c’è proprio speranza. Un deserto mai visto, nel tempo e nello spazio. Di questo dotto e tranquillo isterismo, dello stesso livello scientifico dei trattati sul buon tempo antico, che farà sorridere qualcuno fra qualche anno e moltissimi fra qualche decennio, nei giorni scorsi abbiamo avuto illustri esempi. Per <a href="http://www.corriere.it/editoriali/09_novembre_21/sartori-senza-ideali-molta-ruberia_2e7084c8-d667-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">Giovanni Sartori</a>, firma del Corriere della Sera, dal crollo delle ideologie è stata purtroppo travolta anche quella tensione ideale che vivifica la democrazia, e la insana e sfibrante bonaccia che oggi paralizzerebbe moralmente l’Italia ne sarebbe testimone. Per la sacerdotessa della Stampa, <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#38;ID_articolo=6646&#38;ID_sezione=&#38;sezione">Barbara Spinelli</a>, che vorrebbe ipnotizzarci con le spire suggestive delle citazioni colte intrecciate con quelle allusive dei riferimenti ai fatti di cronaca, viviamo tempi particolari, e particolarmente da noi, chiaro; momenti che secernono veleni. Il peggio di sé non poteva darlo che l’inevitabile <a href="http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/scalfari-editoriali/22novembre/22novembre.html">Eugenio Scalfari</a>, che su Repubblica, portandosi dietro quale pezza d’appoggio un’opera di Diderot &#8211; se non l’avete capito uno dei precursori del suo genio &#8211; s’imbarca in un microsaggio di sbrigativa sociologia razzial-progressista, in stile diciamo <em>giorgiobocchesco</em>, sulla natura della truppa berlusconiana. Così parla l’oracolo, prima di accennare ad alcuni casi individuali particolarmente disgraziati, come <em>“l’Alano da riporto” </em>Belpietro (un cane grosso e minaccioso, sembra di capire, senza la maestà e la nobiltà di un <em>cane</em> di razza: divertente, se fossi il direttore di Libero mi farei incidere questa lusinghiera definizione come esergo su un medaglione sotto il proprio profilo, come un imperatore romano):</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">“A parte il fatto che la nostra attualità è da qualche tempo trita e ritrita e non presenta eccezionali novità, sta di fatto che il tipo umano <strong>(disumano)</strong> [mio neretto, N.d.Z] delineato da Diderot sta diventando al giorno d&#8217;oggi sempre più numeroso. È un settore della società in crescita esponenziale. Nella classe dirigente, ma anche nei ceti sottostanti. Del resto l&#8217;uomo del sottosuolo non fa parte della classe dirigente se non in funzione servile. Servile, ma essenziale: ne riecheggia i desideri, ne soddisfa i bisogni, si incarica di condurre a termine le operazioni abiette, è la controfigura dei potenti quando si tratti di questioni troppo delicate e rischiose. Funge anche da buffone di corte; per divertire il suo signore e ricordargli qualche spiacevole verità.(…) Bisognerebbe chiedersi la ragione per cui la popolazione di quel tipo umano <strong>(disumano)</strong> [mio neretto, N.d.Z] sia tanto in crescita. La risposta è già stata data molte volte: insicurezza, paura del futuro, ripiegamento sul presente, percezione rachitica della felicità scandita sull&#8217;attimo d&#8217;un presente fuggitivo senza proiezioni verso l&#8217;avvenire, indifferenza diffusa verso la sorte degli altri, gelosia verso le fortune altrui, sopravvalutazione dei meriti propri. Furbizia nell&#8217;elusione delle regole. Cortigianeria. Crollo (apparente) delle ideologie in favore d&#8217;un pragmatismo diventato a sua volta ideologico. Vi basta? Molti di questi elementi psicologici fanno parte da gran tempo dei <strong>connotati italici</strong> [mio neretto, N.d.Z]. Ma in certi segmenti della nostra storia diventano dominanti e questo è uno di quei momenti. Ecco perché quel tipo umano <strong>(disumano)</strong> [mio neretto, N.d.Z] è diventato moltitudine.”</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Senza voler essere troppo indulgenti verso il miserabile consesso della schiatta italica, direi però che è il momento di darsi una calmata. Se la <em>conditio sine qua non</em> per essere ammessi nella cerchia delle persone equilibrate e raziocinanti è di riconoscere che in Italia siamo alle soglie di una dittatura, o quasi &#8211; la qual cosa fa ridere chi abbia ancora la testa sulle spalle &#8211; è chiaro come la paranoia antiberlusconiana, che è il riflesso della cattiva coscienza della <em>meglio Italia</em>, arrivi a scambiare per sintomi mortali ed eccezionali cose vecchie come il mondo. Anch’io nel mio ragionamento mi porto dietro una pezza d’appoggio. In una lettera a Louis de Kergolay del 25 ottobre 1842, Alexis de Tocqueville, sempre lui (e che ci possiamo fare se vide meglio degli altri?), scriveva:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Hai mai letto la storia d’Inghilterra successiva alla rivoluzione del 1688? Sono attualmente impegnato in questa lettura e vi trovo un grande piacere, anche se lo storico Smollet è il più pedante che esiste sulla terra. Dopo questa lettura comincio a credere che giudichiamo talvolta con troppa severità il nostro paese e i nostri tempi. Spesso riteniamo caratteristici di noi e della nostra epoca delle storture, delle debolezze e dei vizi che invece sono inerenti alla forma stessa delle nostre istituzioni e alla loro particolare azione sulla parte corrotta del cuore umano. Il ruolo che giocano le passioni egoistiche, la venalità, l’assenza di principi, la versatilità delle opinioni, la demoralizzazione e la corruzione quasi costante degli uomini politici in questa storia costituzionale d’Inghilterra è immenso. La potenze degli intrighi individuali, la piccolezza e particolare meschinità delle passioni creano infinite possibilità, in un’epoca di calma in cui gli eventi sono incapaci di produrre grandi sforzi e di mettere in luce grandi personalità. Se si penetra in questi dettagli, è difficile poi credere che, nel mezzo di queste miserie e di tutti questi vizi in qualche modo incoraggiati dal meccanismo delle libere istituzioni, la nazione possa intraprendere e realizzare le cose prodigiose che ha fatto nel mondo nel corso di questo secolo.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/42823/la-meglio-democrazia/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[The estranged wife of Italian prime minister Silvio Berlusconi is making a 43m euros (£39m) a year divorce claim, according to a media report.]]></title>
<link>http://33crosbystreet.wordpress.com/2009/11/26/the-estranged-wife-of-italian-prime-minister-silvio-berlusconi-is-making-a-43m-euros-39m-a-year-divorce-claim-according-to-a-media-report/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 12:27:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Eyquem</dc:creator>
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<description><![CDATA[Veronica Lario filed for divorce in May, angered by a reported liaison with an 18-year-old aspiring ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="text-align:center;"><a href="http://view.picapp.com/default.aspx?term=Veronica Lario&#38;iid=1794871" target="_blank"><img src="http://cdn.picapp.com/ftp/Images/7/9/3/3/Barbara_Berlusconi_Attends_95da.jpg?adImageId=7853605&#38;imageId=1794871" border="0" alt="Barbara Berlusconi Attends Ethics Meeting At The Bocconi University" width="431" height="594" /></a></div>
<p style="text-align:justify;">Veronica Lario filed for divorce in May, angered by a reported liaison with an 18-year-old aspiring hooker.According to Italy&#8217;s Corriere della Sera, Mr Berlusconi has offered Ms Lario, with whom he has three children, 200,000 euros a month on the top of  60[m] to 70m euros that have already been paid out.</p>
<p style="text-align:justify;">But that&#8217;s barely enough for Veronica, she wants more and honestly she&#8217;s right, no amount of money could fade away the public shame and disgrace she has encountered between sex tapes,  the orgies, her husband private parts all over the internet.That was so hard and painful to take on that Ms Lario re-issued her autobiography and demanded a front page apology for his disparaging comments about women.</p>
<p style="text-align:justify;">Mr Berlusconi&#8217;s vast fortune &#8211; which spans interest in media, publishing, real estate and investment sectors &#8211; is estimated by Italian financial journals to be some 9bn euros.Go on Girl !!!!</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sette: come nel 1987]]></title>
<link>http://zzavettoni.wordpress.com/2009/11/26/sette-come-nel-1987/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 11:13:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>zzavettoni</dc:creator>
<guid>http://zzavettoni.wordpress.com/2009/11/26/sette-come-nel-1987/</guid>
<description><![CDATA[Grande rilancio per il settimanale del Corriere della Sera che non fa distinzione tra i sessi: Sette]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;"><a href="http://zzavettoni.wordpress.com/files/2009/11/sette_intro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3693" title="sette_intro" src="http://zzavettoni.wordpress.com/files/2009/11/sette_intro.jpg" alt="Corriere della Sera Sette nuovo" width="590" height="185" /></a></p>
<p>Grande rilancio per il settimanale del Corriere della Sera che non fa distinzione tra i sessi: Sette. Che era Sette, è diventato Magazine e ora torna a essere Sette. Grande rilancio perché grande è il formato, che dovrebbe replicare alla perfezione quello con cui venne conosciuto inizialmente nelle edicole ventidue anni fa (sant&#8217;iddio&#8230; nessun commento<strong>*</strong>). Sull&#8217;eventuale salto qualitativo, sufficiente da permettergli di guadagnarsi un &#8220;grande&#8221; anche nello spirito e non solo nei fatti, non mi sbilancio ancora. I quaranta minuti di metropolitana sono serviti per sfogliarlo tutto, capire cosa e come fosse cambiato, leggere all&#8217;incirca tre articoli &#8220;grossi&#8221; e spigolare da qualche rubrica.</p>
<p><!--more--></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3701" title="sette3" src="http://zzavettoni.wordpress.com/files/2009/11/sette32.jpg" alt="Corriere della Sera Sette nuovo" width="531" height="388" /></p>
<h2>Dell&#8217;impatto e della grafica</h2>
<p><span style="color:#ffffff;">_</span><br />
L&#8217;idea, comunque, è che si tratti fondamentalmente di un <strong>restyling grafico</strong> e non certo di un reset stilistico o di approccio. Cosa che, invece, sarebbe servita come il pane a un Magazine semplicemente ignobile da un paio di anni buoni. Ovvero da quando ho ripreso a leggerlo con costanza. La direzione di Giuseppe Di Piazza ha favorito (o perlomeno assecondato) la definitiva mutazione di Sette/Magazine in un allegatuccio parecchio inconsistente. Non solo al tatto (suppongo che la foliazione sia rimasta pressoché inalterata, suppergiù, negli anni recenti &#8211; ma l&#8217;utilizzo di carta sempre più leggera, trend peraltro di grande moda nell&#8217;editoria, aveva ridotto il Magazine a un insertino a tratti deprimente), ma anche in essenza. Con reportage spesso al disperato inseguimento dell&#8217;attualità dell&#8217;altro ieri e un generale senso di banalità spezzato solo dalle pagine di opinione dei vari Stella (come potrebbe essere altrimenti?), Grasso, Cazzullo&#8230;<br />
<strong> Da oggi si torna indietro, fino alle origini</strong>, con il recupero del nome primordiale della testata e&#8230; e insomma, come detto sopra è più una questione di nuovo stile grafico che altro. Il che va anche bene, ma non va poi così tanto bene come potrebbe andare se il mondo fosse un posto migliore. Partiamo dalla carta, che sulle colonne del Corriere della Sera si affrettano a incensare come &#8220;frutto di una tecnologia/risorsa nordica&#8221;. Svedese, norvegese, roba simile, non ricordo. In soldoni è quel <strong>quasi-simil-cartoncino iper-opaco che va forte all&#8217;estero</strong> (ma un po&#8217; anche in Italia) per pubblicazioni molto <em>coolyeah</em>. Tipo roba di design, moda, <em>stylishforthewin</em>. O anche nei periodici free-press dedicati alla musica <em>urbana_roots_squatter</em>. Insomma: già vista e fa anche un po&#8217; effetto cianografiche. Le vecchie ciano, quelle dello Studio Vit, solo senza il puzzo amoroso di aceto o quel che era. E ovviamente non sono ciano, anche se di ciano in copertina cenè (era voluta), con quell&#8217;azzurro/blu mare.<br />
Il risultato è che il bianco tiene bene quando viene utilizzato, ma il colore naturale delle pagine è tendenzialmente sporco. <strong>Da tenere in mano, però, il nuovovecchio Sette è proprio un&#8217;altra roba</strong>: illusioni delle dimensioni e del peso. Però è comodo da sfogliare, non s&#8217;impiccica né alle mani, né al lavoro del dentista e pare più ricco e ciccioso. L&#8217;impaginazione interna, a sua volta, ha subito più di una revisione. Per il meglio fortunatamente. Nonostante permanga una violentissima intrusione di mezze pagine pubblicitarie (o di singole o doppie colonne) un po&#8217; ovunque, che toglie stile/precisione/ordine a una pubblicazione che si rilancia sperando di diventare più fighetta, è anche vero che alcune aperture son proprio belle. E che i font siano degni. C&#8217;è più gusto e pulizia rispetto a quanto visto fino a settimana scorsa, ma tipo molto di più. Anche se, a volerla dire proprio tipo tutta, le due pagine autopromozionali che campeggiano sul Corriere da qualche giorno ritraggono un articolo con foto a piena pagina (sx) e testo a piena pagina (dx), soluzione che mi pare non trovi spazio in questa prima uscita.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3703" title="sette5" src="http://zzavettoni.wordpress.com/files/2009/11/sette5.jpg" alt="corriere della sera sette nuovo" width="531" height="398" /></p>
<h2>Di quel che c&#8217;è scritto</h2>
<p><span style="color:#ffffff;">_</span><br />
<strong>Gli articoli? Be&#8217;, non è che si parta fortissimo</strong>: quello che viene richiamato in copertina sa di stantio nell&#8217;argomento (&#8220;Surriscaldamento globale: ma fa solo toast e pizzette?&#8221;) e si macchia del crimine di marchetteria. Trattasi di uno stralcio del nuovo libro di Al Gore, edito da RCS. E il cerchio si chiude. Idem con patate per il pezzo di Gian Antonio Stella su &#8220;L&#8217;Odore degli Altri&#8221;, come al solito scritto bene e traboccante di informazioni provate e comprovate, ma allo stesso tempo tratto da &#8220;Negri Froci Giudei &#38; Co.&#8221;, nuova fatica letteraria di Stella in libreria da oggi, ovviamente edito da Rizzoli). Va bene eh, si fa, però due palle.<br />
L&#8217;intervista con Ilaria &#8220;sorella di&#8221; Cucchi è meglio di quanto possa sembrare: il giornalista (Giovanni Bianconi) ce la mette tutta per far vedere a Studio Aperto e a La Vita in Diretta che sa come si lavora male, banalmente e facendo la scarpetta tra buoni sentimenti, lacrime facili e bambini con gli occhi tristi-tristi, ma alla fine si salva tutto perché la signora che parla ha delle cose tutto sommato interessanti da dire. Per quanto molto personali e poco attinenti al caso come dovrebbe interessare alla gente della strada (non: &#8220;chi era Tizio Caio che è stato ammazzato&#8221;, ma: &#8220;perché e percome è stato ammazzato&#8221;).<br />
Seguono tre pagine di grande indagine sul&#8230; latte? Ahum. Okei. Due e mezza di inforedazionale su quanto siano tutte bravissime le aziende che ciucciano meccanicamente le tette alle mucche e mezza di reale riflessione (firmata da chi non ha firmato le prime due e rotte).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3704" title="sette4" src="http://zzavettoni.wordpress.com/files/2009/11/sette4.jpg" alt="Corriere della Sera Sette nuovo" width="531" height="392" /></p>
<h2>Variegato e cambiato</h2>
<p><span style="color:#ffffff;">_</span><br />
Ma comunque, non siamo al &#8220;Vivisezionando Sette&#8221;, semplicemente a un &#8220;com&#8217;è? Cosa cambia?&#8221;. Cambia che il Severgnini è sempre lì, all&#8217;inizio. <strong>Cambia che il direttore, con la scusa del rilancio, può permettersi di non scrivere il solito editoriale da due Euro bucati</strong>, cambia l&#8217;impostazione delle pagine di opinione, cambia che le pagine di &#8220;notizie spicciole&#8221; sono diminuite. La parte conclusiva ospita sempre le stesse sezioni: cinema (con articoli paragonabili a quelli &#8220;classici&#8221;, molto bella l&#8217;apertura sul pezzo dedicato a Tilda Swinton), musica (c&#8217;è ancora Fegiz, tranquilli), libri (c&#8217;è ancora D&#8217;Orrico, scrive malino come al solito), moto/auto (ronf), moda (un po&#8217; meno?), viaggiare + mangiare (ro-ronf), impegni e suggerimenti per il weekend. Bella, ma probabilmente inutile, la nuova gestione delle pagine dedicate ai programmi televisivi: constatato da tempo che è impossibile pubblicare i palinsesti di TV Vecchia + Sky + Digitale Terrestre, questa volta hanno scelto degli itinerari quotidiani. Cose da vedere partendo dalle 10.30 alla mezzanotte circa.<br />
Chiude Aldo Grasso, in ultima pagina. Che è sempre una bella notizia.</p>
<h2>Insomma&#8230;</h2>
<p><span style="color:#ffffff;">_</span></p>
<div style="float:left;width:50%;"><strong>Va bene</strong>:</p>
<ul>
<li><span style="background-color:#ffffff;">Nuova grafica</span></li>
<li><span style="background-color:#ffffff;">Nuove dimensioni e cicciosità</span></li>
<li><span style="background-color:#ffffff;">Vecchio nome</span></li>
</ul>
</div>
<div style="float:right;width:50%;"><strong>Non va bene</strong>:</p>
<ul>
<li><span style="background-color:#ffffff;">Il direttore</span></li>
<li><span style="background-color:#ffffff;">L&#8217;articolo medio</span></li>
<li><span style="background-color:#ffffff;">Fegiz, Fiumi &#38; amici</span></li>
</ul>
</div>
<p><span style="color:#ffffff;">_</span><br />
<strong>*</strong> no perché, intendiamoci, io ricordo molto chiaramente il primo numero di Sette, quando e dove l&#8217;ho letto (sui sedili dietro della macchina di mio padre, naturalmente). Inclusa la copertina e il commento su &#8220;Madonna, che cantante&#8221;, o qualcosa di molto molto simile.</p>
<blockquote><p><strong>Fai lo share!</strong></p>
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</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Roma - Due ruote in marcia sull'assessorato verde portano il «decalogo del ciclista romano»]]></title>
<link>http://deamaltea.wordpress.com/2009/11/25/due-ruote-in-marcia-sullassessorato-verde-portano-il-%c2%abdecalogo-del-ciclista-romano%c2%bb/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 15:26:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>deamaltea</dc:creator>
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<description><![CDATA[Image by ciclostile2007 via Flickr DOPO LA MORTE DI EVA, TRAVOLTA I FORI IMPERIALI. Giovedì l&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="zemanta-img" style="display:block;margin:1em;">
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 178px"><a href="http://www.flickr.com/photos/8546709@N04/517897049"><img class=" " title="Lungotevere" src="http://farm1.static.flickr.com/228/517897049_812efa0916_m.jpg" alt="Lungotevere" width="168" height="126" /></a><p class="wp-caption-text">Image by ciclostile2007 via Flickr</p></div>
</div>
<p><em>DOPO LA MORTE DI EVA, TRAVOLTA I FORI IMPERIALI. Giovedì l&#8217;incontro con De Lillo del coordinamento «Di traffico si muore»: per chiedere interventi concreti </em></p>
<p><strong>ROMA &#8211; Tutti in bici, per marciare sull&#8217;assessorato all&#8217;Ambiente.</strong> E&#8217; il programma di una ventina di associazioni di amanti delle due ruote che giovedì 26 manderanno i loro rappresentanti all&#8217;incontro convocato dall&#8217;assessore Fabio De Lillo &#8211; cui dovrebbe partecipare anche il collega alla Mobilità, Sergio Marchi &#8211; <em>dopo la tragica morte di Eva, la giovane travolta e uccisa ai Fori Imperiali lo scorso 29 ottobre</em>, mentre tornava a casa in bici.</p>
<p><strong>Alle 17.30, davanti all&#8217;assessorato, in piazza di Porta Metronia</strong>, si raduneranno numerosi i membri delle associazioni riunite nel coordinamento spontaneo «Di traffico si muore». Almeno quelli che possono staccare qualche ora dal lavoro. Poi, una rappresentanza raggiungerà l&#8217;ufficio di De Lillo per consegnargli il nuovo <em><strong>«Decalogo dei ciclisti romani».</strong></em></p>
<p><strong>AIUTO LEGALE GRATUITO -</strong> I ciclisti romani chiedono all&#8217;amministrazione capitolina urgenti decisioni «fondamentali per assicurare la convivenza di auto e biciclette sulle strade romane e la sopravvivenza fisica dell&#8217;utenza fragile, pedoni compresi». Ma anche<strong> un pista ciclabile da dedicare ad Eva. </strong>Da De Lillo, dal sindaco Alemanno, da tutti i consiglieri comunali,<strong> </strong>si aspettano<strong> impegni concreti:</strong> «Basta con le parole &#8211; dice il blogger Rotafixa &#8211; vogliamo iniziative serie: non siamo noi ciclisti che ci dobbiamo proteggere, sono gli automobilisti che devono rallentare». Intanto preparano un<strong> «Manifesto del ciclista urbano»</strong> &#8211; da proporre anche alle altre città italiane &#8211; e lo «Sportello legale di aiuto gratuito a ciclisti e pedoni investiti».</p>
<p><strong>FIACCOLATA E DECALOGO &#8211; </strong>I ciclisti si sono coalizzati per un&#8217;azione comune neio confronti delle istitutzioni dopo il dramma di<strong> Eva Bohdalova. </strong>Per lei si erano tenute due fiaccolate ai Fori Imperiali, il 6 e il 13 novembre. E<strong> il raduno della critical mass mensile di Roma è stato spostato proprio a <a class="zem_slink" title="Via dei Fori Imperiali" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Via_dei_Fori_Imperiali">via dei Fori Imperiali</a>:</strong> prossimo appuntamento venerdì 27 novembre.</p>
<p><strong>Tra le proposte sottolineate dal Decalogo</strong> dei ciclisti che verrà consegnato a De Lillo, spiccano la <em>riduzione del limite di velocità</em> per auto e mezzi pubblici a 30 km/h in tutto il centro storico («Solo sotto i 50 Km/h si ha la possibilità di sopravvivere ad un investimento») e<em> la creazione di dossi e passaggi rialzati</em> agli attraversamenti per i pedoni. Ma anche la necessità di <em>creare corsie contromano per i ciclisti</em> (così vedono le auto in arrivo e non vengono aggrediti alle spalle, come è avvenuto nel caso di Eva) nelle strade a «non alto scorrimento».</p>
<p><strong>CICLABILE PER EVA-</strong> Tra le proposte che il tam tam sulla rete ha elaborato per il <a class="zem_slink" title="Capitoline Hill" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Capitoline_Hill">Campidoglio</a>, c&#8217;è anche l&#8217;attivazione di uan pista ciclabile per Eva, «<em>una pista ciclabile circolare che parta dai Fori imperiali e ritorni passando per <a class="zem_slink" title="Piazza Venezia" rel="wikipedia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Piazza_Venezia">piazza Venezia</a> congiungendosi con la pista del circo Massimo».</em></p>
<p><strong>OBBLIGO DI PISTE &#8211; </strong>Molti ciclo-internauti segnalano che esiste una<strong> legge regionale che stabilisce l&#8217;obbligo di provvedere ad attivare piste ciclabili</strong> in occasione della costruzione di nuove strade o della risistemazione di quelle già esistenti, a patto che siano larghe a sufficienza. Anche Corriere.it si era occupato della necessità di una ciclabile sui Fori Imperiali, strada ad alta pericolosità, dove le biciclette possono girare tranquille solo la domenica quando la strada è chiusa al traffico.</p>
<p>Da <strong>Corriere.it</strong> <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_novembre_25/ciclisti_per_eva_delillo-1602060788011.shtml" target="_blank"> la notizia qui&#8230;</a><strong><br />
</strong><br />
<strong>Vedi anche</strong>:  <a href="http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/09_novembre_25/ciclisti_decalogo_proposto-1602060788159.shtml" target="_blank">Il Decalogo dei ciclisti romani</a></p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top:10px;height:15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Reblog this post [with Zemanta]" href="http://reblog.zemanta.com/zemified/7391ec9e-8c27-4a92-87c9-4db43a0b0546/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border:medium none;float:right;" src="http://img.zemanta.com/reblog_b.png?x-id=7391ec9e-8c27-4a92-87c9-4db43a0b0546" alt="Reblog this post [with Zemanta]" /></a></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Domani sera a Lodi: "Il quartierino della finanza quattro anni dopo: cosa è cambiato?"]]></title>
<link>http://briciolecaotiche.wordpress.com/2009/11/25/domani-sera-a-lodi-il-quartierino-della-finanza-quattro-anni-dopo-cosa-e-cambiato/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:17:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>michelemerola</dc:creator>
<guid>http://briciolecaotiche.wordpress.com/2009/11/25/domani-sera-a-lodi-il-quartierino-della-finanza-quattro-anni-dopo-cosa-e-cambiato/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Il quartierino della finanza quattro anni dopo: cosa è cambiato?&#8221; Giovedì 26 novembre 2]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#993366;"><strong>&#8220;Il quartierino della finanza quattro anni dopo: cosa è cambiato?&#8221;</strong><br />
Giovedì 26 novembre 2009, ore 21 presso Aula magna Liceo “P. Verri”, via S.Francesco 9, Lodi<br />
Incontro con <strong>Vittorio Malagutti</strong>, inviato de L’Espresso e <strong>Mario Gerevini,</strong> inviato del Corriere della Sera, <strong>già autori dello libro</strong> <strong>&#8220;Capitalismo di rapina&#8221; </strong>sulle vicende dei furbetti del quartierino, la scalta ad Antonventa, etc&#8230;<br />
È l’ultimo incontro del ciclo <a href="http://briciolecaotiche.wordpress.com/2009/09/11/stasera-a-lodi-finaza-etica/">“Banche e Finanza tra furbetti e fallimenti”</a> organizzato per festeggiare i 10 anni di Banca Etica.<br />
È una vicenda che ho molto seguito su questo blog, compreso <a href="http://briciolecaotiche.wordpress.com/2009/10/16/il-mio-intervento-allo-spettacolo-a-lodi-su-fiorani/">lo spettacolo che Fiorani ha cercato di bloccare</a> ma che è andato in scena il 3 ottobre a Lodi.<br />
Il territorio lodigiano è stato al centro negli anni scorsi di un grosso scandalo bancario internazionale. Assenza di controlli, connivenza e malaffare tra politica e finanza, hanno consentito artificiose scalate societarie e imponenti truffe ai danni dei cittadini e dei risparmiatori. A Lodi e in Italia le truffe organizzate prima, il fallimento del sistema finanziario internazionale poi, hanno depredato le tasche dei risparmiatori. Gli autori del libro: “Capitalismo di rapina” ritornano a Lodi e ci diranno i particolari di come è andata a finire; ci illustreranno inoltre, da osservatori privilegiati, le distorsioni di sistema che hanno osservato in questi anni.<br />
Promuovono Il Coordinamento dei Soci di Banca Etica e il Punto informativo di Finanza Etica, in collaborazione con molte associazioni territoriali (AC Diocesi di Lodi, Adelante!, Caritas Lodigiana, FIBA CISL, FISAC CGIL, Laboratorio per la Città, LAUS Vol, MAG2, MEIC, Rete Lilliput Nodo di Lodi) e con il patrocinio del Comune di Lodi.</span></p>
<p><a href="http://briciolecaotiche.wordpress.com/files/2009/09/banca_etica_lodi2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1942" title="banca_etica_lodi2" src="http://briciolecaotiche.wordpress.com/files/2009/09/banca_etica_lodi2.jpg" alt="" width="458" height="640" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mercoledì 25 novembre 2009]]></title>
<link>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/25/mercoledi-25-novembre-2009-2/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:32:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>tigridicarta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Aggiustamenti (necessari). «Sequestrare il tesoro di Silvio». il Giornale. Titolo d&#8217;apertura.S]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Aggiustamenti (necessari). «Sequestrare il tesoro di Silvio». <strong>il Giornale</strong>. Titolo d&#8217;apertura.Sempre sul cibo di ieri «L&#8217;astice soffre. Ce la fate a mangiarlo?». Immancabile, «La  D&#8217;Addario ricatta anche i vigili».</p>
<p>Marcegaglia cambia marcia su <strong>Corriere della Sera</strong>, <strong>Repubblica</strong> e <strong>il Giornale</strong>, ma sul <strong>Sole 24 Ore</strong> diventa «Marcegaglia: cambiare passo».</p>
<p><strong>Metro</strong>, un titolo pieno di speranza per madame Bruni. «Carla  attrice». Altro tema, lo sport. <strong>Gazzetta dello Sport</strong>: «Barça e capelli», <strong>La Stampa</strong> «Troppo Barça». Chiudiamo qui. <strong>Repubblica</strong>: «Scelta concordata per il dg Intesa», tautologico. E ancora, «Casini: pronti a cambiare nome e nuovo partito con Rutelli». Insomma, aggiustamenti (necessari).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mercoledì 25 novembre]]></title>
<link>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/25/mercoledi-25-novembre/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:25:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>tigridicarta</dc:creator>
<guid>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/25/mercoledi-25-novembre/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'></div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PROVE TECNICHE DI REGIME. 2]]></title>
<link>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/25/prove-tecniche-di-regime-2/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 10:26:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>p. ferrucci</dc:creator>
<guid>http://ferrucci.wordpress.com/2009/11/25/prove-tecniche-di-regime-2/</guid>
<description><![CDATA[Dunque, s&#8217;è detto che Silvio Berlusconi, otto anni fa, riuscì a unire nella Casa delle Libertà]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dunque, s&#8217;è detto che Silvio Berlusconi, otto anni fa, riuscì a unire nella Casa delle Libertà]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Santin, addio Michelin «Basta con le pagelle, lascio tutte le guide»]]></title>
<link>http://tomgiago.wordpress.com/2009/11/25/santin-addio-michelin-%c2%abbasta-con-le-pagelle-lascio-tutte-le-guide%c2%bb/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 23:03:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>tom</dc:creator>
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<description><![CDATA[Armando Torno, Corriere della Sera, 24/11/09 MILANO — Addio a stelle, voti e segnalazioni: lo chef E]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Armando Torno, Corriere della Sera, 24/11/09<br />
<img class="alignleft" src="http://t1.gstatic.com/images?q=tbn:t1tBOsaGEx8i-M:http://d3bzd59jg0tfcj.cloudfront.net/foto/N/cache/art_14515_1_guida%2520michelin_big.jpg" alt="" width="131" height="95" />MILANO — Addio a stelle, voti e segnalazioni: lo chef Ezio Santin, star della gastronomia italiana, ha deciso di &#8220;uscire&#8221; con il suo ristorante da tutte le guide sulla cucina. Lo ha fatto con una mail ai direttori. &#8220;Da 33 annisono sotto esame, penso che sia giunto il tempo, come ha fatto Gualtiero Marchesi, di prendermi questa libertà. <span style="color:#ff0000;">Mi basta Internet</span>&#8220;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pillola RU 486: arrivano lo stop e l'eurofiguraccia, in nome del Papa Re]]></title>
<link>http://termoli.wordpress.com/2009/11/24/pillola-ru-486-arrivano-lo-stop-e-leurofiguraccia-in-nome-del-papa-re/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 19:32:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Achab</dc:creator>
<guid>http://termoli.wordpress.com/2009/11/24/pillola-ru-486-arrivano-lo-stop-e-leurofiguraccia-in-nome-del-papa-re/</guid>
<description><![CDATA[da “Articolo 21” di Simone Luciani Parigi val bene una messa. Figuriamoci per chi di messe ne prende]]></description>
<content:encoded><![CDATA[da “Articolo 21” di Simone Luciani Parigi val bene una messa. Figuriamoci per chi di messe ne prende]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cambiare lo stile di vita vale più di Kyoto]]></title>
<link>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/24/cambiare-lo-stile-di-vita-vale-piu-di-kyoto/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:27:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>dakyotoacopenhagen</dc:creator>
<guid>http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/2009/11/24/cambiare-lo-stile-di-vita-vale-piu-di-kyoto/</guid>
<description><![CDATA[Alcuni giorni fa, Franco Foresta Martin ha scritto per il Corrieredellasera.it questo interessante a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/clima-sos.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-272" title="Clima sos" src="http://dakyotoacopenhagen.wordpress.com/files/2009/11/clima-sos.jpg?w=150" alt="" width="150" height="116" /></a>Alcuni giorni fa, <strong>Franco Foresta Martin</strong> ha scritto per il Corrieredellasera.it questo interessante articolo (<a href="http://www.corriere.it">www.corriere.it</a>).</p>
<p>Uno studio americano afferma che se si interviene auto e abitazioni è possibile ridurre la produzione di Co2 del 7,4%</p>
<p id="rectangle">Se a ridurre le emissioni nazionali di gas serra non provvederanno Obama e Hu Jintao, niente paura, saranno i popoli a salvare il pianeta con i loro comportamenti energetici e ambientali più virtuosi. Anche se può sembrare una forzatura, sembra proprio questo il messaggio implicito in uno studio che viene pubblicato oggi sui <em>Proceedings of the National Academy of Science</em> (PNAS) degli Stati Uniti.</p>
<p>Un gruppo di sociologi, economisti e ambientalisti americani, conti alla mano, dimostra che le sole azioni domestiche, attuate con impegno e costanza, già nell’arco di un decennio potrebbero abbattere l’anidride carbonica di percentuali significative, paragonabili a quelle richieste dal Protocollo di Kyoto.</p>
<p>Ma quali sono le azioni domestiche che potrebbero avere, non solo negli Stati Uniti, su cui sono focalizzati i calcoli della ricerca, ma anche nel resto del mondo industrializzato, effetti così benefici per il risparmio energetico e la salute del clima? Gli autori dello studio indicano 17 tipologie d’intervento.</p>
<p>Ecco alcuni degli esempi più praticabili.</p>
<p>Innanzitutto l’isolamento termico degli edifici, responsabile di considerevoli perdite di energia che fanno raffreddare le case d’inverno, nonostante il riscaldamento, e arroventarle d’estate, richiedendo più raffrescamento del necessario. I punti più deboli da isolare: le coperture e gli infissi. Poi, occhi agli stessi impianti: caldaie e condizionatori, spesso inefficienti, i quali a fine vita devono essere sostituiti con apparecchi più risparmiosi. Per gli edifici di nuova costruzione, non dimenticare che esistono criteri architettonici ormai ben sperimentali per favorire il condizionamento interno.</p>
<p>Un’attenzione speciale deve essere posta alle modalità di uso di tutti gli apparati domestici: senza nulla perdere in comfort, vanno eliminati gli eccessi di caldo e di freddo intervenendo costantemente su termometri e temporizzatori. Inutile, per esempio, tenere al massimo la temperatura degli scaldabagni elettrici, che divorano fiumi di energia; oppure scegliere programmi di lavaggio lunghi ed energici per capi di biancheria non troppo sporchi. Ancora, non è affatto trascurabile in termini di risparmio, staccare le spine degli apparecchi elettrici che continuano a consumare energia anche quando sono apparentemente spenti (posizione di standby).</p>
<p>Passando a quella che nei Paesi industrializzati può essere considerata la casa itinerante, dove spesso si trascorrono alcune ore al giorno, cioè l’automobile, anche per essa valgono i criteri di corretta manutenzione che fanno risparmiare significative quantità di carburante.</p>
<p>Particolari di solito trascurati da chi compie quotidianamente lunghi percorsi: l’abolizione della guida cosiddetta brillante, con accelerazioni e frenate continue; la riduzione delle velocità massime di crociera; l’adozione di pneumatici a basso coefficiente di attrito. Anche in questo caso, a fine vita del veicolo, va attentamente meditata la sostituzione con uno a motorizzazione più efficiente. Insomma, all’atto dell’acquisto, non badare solo all’estetica, ma soprattutto ai consumi.</p>
<p>Detti così, più che provvedimenti per conseguire decisive riduzioni delle emissioni riscaldanti (oltre che degli inquinanti ordinari), sembrano azioni di buonsenso per risparmiare energia e spendere meno.</p>
<p>Ma gli autori della ricerca PNAS calcolano che, se sistematicamente adottate negli Stati Uniti, queste azioni portano in un decennio all’abbattimento del 7,4 % delle emissioni nazionali.</p>
<p>Anche se gli autori non estendono il calcolo ad altri Paesi, aggiungono tuttavia che risultati più o meno simili si potrebbero raggiungere negli altri Paesi industrializzati, con percentuali eguali o più elevate nel caso di sistemi energetici complessivamente inefficienti, come quelli di Canada e Australia; e percentuali più ridotte nei Paesi dell’Europa Occidentale, già dotati di sistemi mediamente più efficienti.</p>
<p>Se si considera che nei dieci anni successivi all’approvazione del Protocollo di Kyoto, i provvedimenti presi dai governi hanno in genere fallito, tranne pochissime eccezioni, obiettivi di riduzione delle emissioni di appena il 5,2%, la rivoluzione dal basso proposta da Dietz e collaboratori appare allettante.</p>
<p>A patto che, aggiungono gli autori, siano assunti tutti quei provvedimenti per favorirla: campagne di informazione di massa e incentivazioni.</p>
<p>Alla vigilia di una Conferenza mondiale sul clima di Copenaghen il cui successo non è affatto scontato, sembra una proposta più che ragionevole.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[«Nessuno resiste a tre anni così. Qui si va alle elezioni anticipate»]]></title>
<link>http://congiuntura.wordpress.com/2009/11/24/%c2%abnessuno-resiste-a-tre-anni-cosi-qui-si-va-alle-elezioni-anticipate%c2%bb/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 12:00:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>FG</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da Il Riformista del 24 novembre 2009 Intervista a Nicola Rossi Nicola Rossi, senatore del Partito d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>Da Il Riformista del 24 novembre 2009</em><br />
Intervista a Nicola Rossi</p>
<p style="text-align:justify;">Nicola Rossi, senatore del Partito democratico, sta dalla parte delle riforme economiche. Parliamo con lui dello scontro in seno al governo e alla maggioranza sull&#8217;egemonia esercitata dal ministro dell&#8217;Economia, Giulio Tremonti, sulla politica economica. Una storia che nelle ultime settimane era sopita e si è risvegliata con una intervista molto esplicita del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, al Corriere della Sera. Dice Rossi: «Il dibattito scaturito dalle parole di Brunetta non è un mero attacco personale. Si sbaglia se lo si porta su questi piani. Sono in molti, me compreso, che considerano positivo l’operato di Tremonti nella gestione della crisi, subito dopo lo scoppio della bolla immobiliare statunitense. I problemi sono arrivati nella fase successiva e dureranno ancora per molto».<!--more--><br />
<strong>Tremonti dice che l&#8217;Italia uscirà meglio dalla crisi, è vero secondo lei?</strong><br />
Dobbiamo partire dal fatto che non abbiamo subìto la crisi finanziaria e siamo anche solidi dal punto di vista bancario. Nonostante questo, arriviamo da un periodo non facile. L’Italia pre-crisi viaggiava a ritmi più blandi rispetto ai suoi concorrenti europei. Pil, consumi, esportazioni e investimenti erano e sono sempre indietro rispetto agli altri paesi comunitari. I recenti dati Eurostat riferiti al terzo trimestre confermano questa tendenza. E con un debito pubblico prossimo al 120 per cento del Pil non ci sono molti margini. Certamente potremmo tagliare nelle zone di criticità della spesa della Pubblica amministrazione, ma la maggioranza non ha la forza necessaria per farlo.<br />
<strong>Tremonti svolge un ruolo fondamentale nell’esecutivo, quello di tenere insieme la maggioranza nel contenimento dei conti pubblici. Ma è davvero unita in questo proponimento?</strong><br />
No, il governo non è coeso ed è questo il vero punto debole, da cui nasce lo sfogo di Brunetta, che non è il solo a essere insoddisfatto. Questa maggioranza sta in piedi sulle piccole cose, ma non su quelle grosse, come le riforme strutturali di cui ha bisogno il paese.<br />
<strong>Brunetta si batte per i tagli alla spesa corrente, ma secondo lei perché non dà il buon esempio e non inizia anche lui a razionalizzare le spese della Pubblica amministrazione?</strong><br />
In realtà tutti dovrebbero fare un passo indietro e tagliare qualcosa. Sono due i punti su cui si dovrebbe intervenire: i contributi alle imprese e gli acquisti di beni e servizi da parte del settore pubblico, che hanno raggiunto livelli spaventosi negli ultimi anni.<br />
<strong>Secondo lei Tremonti fa bene a rifiutare le uscite accessorie?</strong><br />
Tremonti ha ragione, non c’è un euro da spendere e sarà così per molto tempo. L’unica possibilità è quella di fare riforme strutturali intense, come la razionalizzazione dei dipendenti pubblici. Il vincolo, in questo caso, è che non si è in grado di reggere un provvedimento così drastico.<br />
<strong>Ogni euro tagliato oggi alla spesa corrente non rischia di ripresentarsi sotto forma di debito quando i si riallenteranno i cordoni della borsa?</strong><br />
Se non si modificano gli impegni presi per legge, non si può tagliare né la spesa corrente, né quella in conto capitale. Qualunque taglio crea problemi di consenso dentro la maggioranza. E la maggioranza sarà immobile per tre anni, tra ulteriori dissidi e malumori. Come si può governare un paese con questi vincoli?<br />
<strong>È possibile uscire da questa situazione di immobilità?</strong><br />
La mia opinione è che si andrà a elezioni anticipate. Nessun governo può sopravvivere per un triennio in questo modo. Arriviamo dalla crisi peggiore degli ultimi 30 anni, abbiamo i conti in disordine e non c’è unità nei ministri. Alcuni di questi sarebbero capaci di spendere tutto quello che gli dovesse venire destinato la mattina dopo dello stanziamento. Tremonti lo sa, e sa che il rigore è l’unico modo per uscire indenni in questa fase.<br />
<strong>Il presidente del consiglio Berlusconi ha ribadito fiducia verso Tremonti. Quando gli altri esponenti del governo torneranno alla carica per la spesa facile?</strong><br />
Di sicuro il problema si ripresenterà già dall’inizio del prossimo anno. Brunetta ha intuito il problema, grave e serio, e lo ha messo davanti agli occhi di tutti. L’elenco delle cose da fare è il solito da 15 anni. Un esempio per tutti può essere il problema degli ammortizzatori sociali: abbiamo un sistema vecchio e non abbiamo approfittato della crisi per rinnovarlo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le ronde: quello che sono]]></title>
<link>http://ilprimopasso.wordpress.com/2009/11/24/le-ronde-quello-che-sono/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:31:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilprimopasso</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ha tutto il diritto di dire, Pierluigi Battista sul Corriere di oggi, che le ronde sono una occasion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ha tutto il diritto di dire, Pierluigi Battista sul Corriere di oggi, che le ronde sono una occasion]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Martedì 24 novembre 2009]]></title>
<link>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/24/martedi-24-novembre-2009/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 10:17:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>tigridicarta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi molte affinità elettive. Il Corriere della Sera oggi parla molto di cibo in prima. Richiamo su ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Oggi molte affinità elettive. Il <strong>Corriere della Sera</strong> oggi parla molto di cibo in prima. Richiamo su Rotondi «Il ministro: evitiamo la pausa pranzo, danneggia il lavoro» e fogliettone su Santin, chef a due stelle «Niente Michelin, mi basta Internet». Il primo piano parte con Brenda, con una paginissima di Fiorenza Sarzanini, seguita da due pagine che ritornano sulle pmi, oltre all’editoriale di Dario di Vico. A pagina 8, giustizia: «“A rischio il 50% dei giudizi” ma il ministro nega».</p>
<p>Su tutti i giornali, la copertina di <strong>Rolling Stone</strong> di Shepard Fairley su Berlusconi. Fra i tutti<strong> Corriere della Sera</strong>, <strong>Repubblica</strong>, <strong>Il Giornale</strong>,<strong> Libero</strong>, <strong>il manifesto</strong> e <strong>Il Sole 24 Ore</strong>.</p>
<p>Tornando al Corsera, a pagina 12 «Coppie di fatto, proposta dei finiani: entrino nella Carta». Titolo con parentesi a pagina 14 «La nuova vigilanza dei cittadini dopo il tentativo (fallito) delle ronde». Storie di firme. <strong>Corriere</strong>: «Per la  Gariboldi 30 firme», <strong>la Repubblica</strong>: «In 350.000 contro il processo breve». Sempre sullo stesso quotidiano, pagina 18. «Shalit, Israele e Hamas vicini all’accordo», «Creduto in coma per 23 anni “Capivo e cercavo di urlare”», «Dj quarantenne di Los Angeles scopre di essere figlio di Manson». Affinità elettive appunto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'ispirazione ormai fa paura: così la letteratura diventa finta]]></title>
<link>http://circololetterario.wordpress.com/2009/11/24/lispirazione-ormai-fa-paura-cosi-la-letteratura-diventa-finta/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 07:39:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>circololetterario</dc:creator>
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<description><![CDATA[Parazzoli: conta il marchio, non il valore dell&#8217;opera Inventare un mondo, inventare l’altro mo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Parazzoli: conta il marchio, non il valore dell&#8217;opera</p>
<p><strong>Inventare un mondo, inventare l’altro mon­do, che è quello della letteratura</strong>. In realtà, il titolo del nuovo libro di Ferruccio Paraz­zoli è Inventare il mondo (Garzanti, pp. 135, e 14). Un saggio a suo modo — con il sottoti­tolo «Teoria e pratica del racconto» — che non parla solo di tecniche narrative ma che è un per­corso dentro le passioni di lettura di uno scritto­re più che di uno studioso. Quindi, saggio a suo modo, testimonianza, racconto, a sua volta, di tanti incontri immaginari con i grandi autori: Dostoevskij, Flaubert, Tolstoj, Proust, Kafka, Céline, Beckett, Joyce, Hemingway, Ingeborg Ba­chmann, Kawabata e tanti altri. Non tutti ovvi, come sarebbe in un qualunque manuale di scrit­tura: qui ci sono anche Fruttero &#38; Lucentini, Pontiggia, Moresco, Pincio, Saviano e persino Moccia e Melissa P. Senza puzze sotto il naso da accademici. «Perché — dice Parazzoli, seduto sul divano della sua casa milanese, che guarda dall’alto piazzale Loreto — la ripercussione, dai narratori che hanno fatto scuola, arriva fino a og­gi ».</p>
<p><strong>Il tutto per accompagnare il lettore (ma an­che l’aspirante scrittore) nella creazione lettera­ria, nel sottile rapporto tra realtà e linguaggio</strong>, tra cronaca e narrazione, tra mondo reale e mon­do immaginato. Romano di 74 anni, lunga carriera alla Monda­dori come responsabile degli Oscar, autore di una decina di romanzi (ultimo Il tribunale dei bambini ), oltre che di indagini di argomento religioso, Parazzoli spazia con generosità nel fare letteratura, dando consigli a proposito del tabù della pagina bianca, della scansione, delle tonali­tà e dei ritmi narrativi, soffermandosi sui generi letterari, sulla posizione dell’io narrante nel rac­conto, sui dialoghi, sugli «attimi di verità» che si possono trarre dalla cronaca.</p>
<p><strong>Già, come si usa la cronaca? «La cronaca, come i sentimenti, può essere utilizzata come strumento di arredamen­to</strong>: spesso i giallisti sbagliano, perché prendono un intreccio della realtà e lo travasano nella nar­razione in modo orizzontale, facendone una pu­ra questione di ricostruzione poliziesca degli eventi. È una paraletteratura bestselleristica ma­scherata da letteratura. Invece la cronaca può as­sumere una dimensione verticale, variare dal­l’abissale al sublime, acquisire un valore esisten­ziale ». E come si fa a distinguere l’orizzontale dal verticale? «La Bachmann individua nell’uso del linguaggio l’inevitabilità dello scrittore. La lingua, per uno scrittore, non è mai ovvia, scon­tata: la lingua dei gialli da classifica è morbida, penetrabile, adatta al mercato e al lettore debo­le, che vuole essere consolato o eccitato. Il letto­re vero cerca nella letteratura un mezzo per deci­frare il mondo e battersi contro il caos».</p>
<p><strong>Il racconto, dice Parazzoli, nasce da uno «sta­to di tensione», da una concentrazione di ener­gie. Questa tensione</strong>, che forse appartiene più al­la vita che alla letteratura, precede le preoccupa­zioni strutturali. Il «brusio del mondo» è l’hu­mus da cui germoglia l’opera letteraria. I consi­gli pratici di Parazzoli sono preziosi: dal bloc no­tes per gli appunti alla prima fase della scrittura, che serve a dar sfogo a quella prima energia, ai vari modi possibili «di attaccarsi al treno che corre» (l’ispirazione, diciamo). Una scaletta? «Oggi si sente forte la necessità di avere una spe­cie di concept da cui si sviluppa la trama, ma quando nel pensiero di chi scrive subentrano le richieste dell’editoria, si parte male. L’editoria oggi vuole dei bollini da marketing, un marchio riconoscibile da vendere: vuole la violenza o il sublime, l’aggancio alla realtà o il suo opposto, la trama forte eccetera. L’idea, piccola o immen­sa, da cui nasce un’opera letteraria scatta invece nel punto esatto in cui la linea orizzontale del­l’esperienza interseca quella verticale dell’arte. Per Pavese è il ronzio della mosca dentro a un bicchiere&#8230;». Quella che una volta si chiamava ispirazione: «Sì, oggi è una parola out, che nes­suno osa più pronunciare, un moto sentimenta­le che ti spinge a scrivere e ti conduce dove vuo­le. Purché non sia il piccolo patema individua­le&#8230; » .</p>
<p><strong>L’editoria chiede più paraletteratura che lette­ratura? È così?</strong> «Una volta nell’editoria c’era il di­rettore letterario che non doveva rispondere a nessuno. Oggi il direttore letterario è anche di­rettore editoriale: non giudica più sulla base del valore ma sulle richieste del marketing. Il suo giudizio non è letterario ma editoriale e attiene alla vendibilità e alle possibilità di essere visibili nei mass media. Così succede che piove sempre sul bagnato: i libri si pubblicano se danno la ga­ranzia di poter approdare alla televisione e quan­do si pubblicano si sa già che andranno sicura­mente in tv».</p>
<p><strong>E gli altri? «Gli altri magari escono ma sono destinati all’oblio». Parazzoli distingue tra scrittore-sciamano</strong> («un medium che va cercando a tentoni, può piacerti o no, ma ti segna irrimediabilmente»), scrittore-giullare («quello che intrattiene il pub­blico, oggi è il caso più frequente») e scritto­re- homo faber («che è scomparso, perché ave­va a che fare con un’ideologia, diciamo un po’ alla Vittorini»). Qualcuno accusa le scuole di scrittura di produrre solo autori-intrattenitori, pronti per il mercato. Parazzoli ci crede, ai corsi creativi? «Se uno non ha talento, si può diverti­re, ma tutto finisce lì. Se il talento c’è, lo si può indirizzare e mettere a frutto: ma il compito di un corso di scrittura è far capire l’utilità della lettura e anche dell’imitazione, cogliere i truc­chi del mestiere, far capire che anche uno scrit­tore di talento deve lavorare, lavorare, lavora­re ».</p>
<p>di Paolo di Stefano</p>
<p><strong>&#8216;Inventare il Mondo&#8217;</strong> di Ferruccio Parazzoli</p>
<p>Garzanti, p.135</p>
<p>€14,00</p>
<p>Fonte: Il Corriere della Sera, 23 Novembre 2009</p>
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Meglio l'insulto.]]></title>
<link>http://ilnichilista.wordpress.com/2009/11/23/meglio-linsulto/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 22:54:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Chiusi</dc:creator>
<guid>http://ilnichilista.wordpress.com/2009/11/23/meglio-linsulto/</guid>
<description><![CDATA[Lo &#8220;stronzo&#8221; di Fini a chi discrimina ha suscitato un vivace (e inutile) dibattito (esem]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/482f69ed8e7c1_normal.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1258" title="482f69ed8e7c1_normal" src="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/482f69ed8e7c1_normal.jpg" alt="" width="520" height="382" /></a></p>
<p>Lo &#8220;<a href="http://ilnichilista.wordpress.com/2009/11/21/vai-con-lo-zoppo/">stronzo</a>&#8221; di Fini a chi discrimina ha suscitato un vivace (e inutile) <a href="http://www.unita.it/notizie_flash/65711/immigratilegagiornale_e_libero_contro_finitanti_gli_stronzi">dibattito</a> (esemplare in proposito il <a href="http://www.libero-news.it/articles/view/595481">pezzo</a> di Mario Giordano di ieri su <em>Libero</em> che, tanto per ricordarlo, titolava &#8220;<strong>volano gli stronzi</strong>&#8220;). </p>
<p>Una persona sola, tuttavia, è riuscita a esprimersi <strong>pro </strong><em><strong>e </strong></em><strong>contro</strong> l&#8217;affondo del Presidente della Camera in soli due giorni: Altero Matteoli. Almeno, secondo il <em>Corriere. </em>Che ieri a pagina 2 scriveva:</p>
<blockquote><p>Altero Matteoli ha <strong>difeso le parole del Presidente della Camera</strong>: &#8220;Ormai alcuni vocaboli, purtroppo, sono entrati nel linguaggio comune&#8221;. E ha aggiunto: &#8220;Bisogna capire il contesto: Fini parlava in una borgata romana, davanti a molti figli di immigrati&#8221;.</p></blockquote>
<p>Sostanzialmente ricalcando quanto scritto nel pezzo disponibile in <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_21/fini-stronzo-calderoli-stranieri_95b863e0-d6ac-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml">rete</a>. </p>
<p>Passa un giorno, e Matteoli, secondo il quotidiano di via Solferino, ha un atteggiamento completamente diverso:</p>
<p><a href="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/immagine-46.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1257" title="Immagine 4" src="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/immagine-46.png" alt="" width="604" height="117" /></a></p>
<blockquote><p>Ma anche nell&#8217;ambito dello stesso Pdl non sono mancati i &#8220;distinguo&#8221; rispetto alle posizioni di Fini. «Le questioni politiche e culturali sollevate da Gianfranco Fini non appartengono alla storia di An. Il testamento biologico, l&#8217;<strong>immigrazione</strong>, erano più un humus di Forza Italia» ma lo «strappo» di Fini indica che «il suo retroterra è cambiato». sottolinea il ministro delle Infrastrutture ed ex dirigente di An Altero Matteoli.</p></blockquote>
<p>E sì che solo qualche ora prima aveva dichiarato in una intervista a <em>Il Giornale</em>:</p>
<blockquote><p><strong>Chi dice che gli stranieri sono diversi è uno stronzo?</strong><strong><br />
</strong>Lo penso anch’io.</p></blockquote>
<p>Quindi secondo Matteoli si può dare dello stronzo a chi discrimina, ma senza che questo giustifichi sollevare il tema immigrazione a livello politico.</p>
<p>Meglio l&#8217;insulto.</p>
<p>&#160;</p>
<blockquote><p>&#160;</p>
</blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A DIETA CON ALLEGRIA]]></title>
<link>http://marisamoles.wordpress.com/2009/11/23/a-dieta-con-allegria/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 15:45:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>marisamoles</dc:creator>
<guid>http://marisamoles.wordpress.com/2009/11/23/a-dieta-con-allegria/</guid>
<description><![CDATA[Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non si è messo a dieta! Credo che la linea sia un po’]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://marisamoles.wordpress.com/files/2009/11/cioccolata-con-panna.jpg"><img src="http://marisamoles.wordpress.com/files/2009/11/cioccolata-con-panna.jpg?w=300" alt="" title="cioccolata con panna" width="300" height="249" class="alignleft size-medium wp-image-1544" /></a>Alzi la mano chi, almeno una volta nella vita, non si è messo a <strong>dieta</strong>! Credo che la linea sia un po’ la fissazione di tutti. Forse ne sono un po’ più sensibili le<strong> donne </strong>che gli uomini, ma i chili di troppo, confessiamolo, non fanno piacere a nessuno. Ovviamente sto parlando di quelle persone che non si piacciono se in <strong>sovrappeso</strong>. Ciò non esclude che ce ne siano molte che convivono benissimo con un po’ di ciccia e se la portano appresso con gran disinvoltura. Tuttavia, non si possono ignorare i <strong>rischi per la salute </strong>che il sovrappeso e l’obesità comportano. Quindi, avessi un serio problema di peso, e non solo la maniacale voglia di perfezione che si scatena ogni qualvolta si vedono donne magre e belle che dichiarano di non rinunciare alla buona tavola –ma chi ci crede?- sentirei la dieta come un’esigenza e avrei ben pochi motivi per stare allegra.</p>
<p>Ma poi, “dieta” che vuol dire? Etimologicamente parlando, deriva dal latino e significa semplicemente “<strong>regime di vita</strong>”. Ma il vocabolo è usato quasi esclusivamente per indicare un “<strong>regime alimentare controllato</strong>”, mentre, a rigore, dovrebbe rimandare alla scelta oculata di un corretto ed equilibrato regime alimentare.<br />
Quante volte in un anno si decide di mettersi a dieta? Tantissime, pare. E tutte le volte si pensa che per smaltire i chili si debba soffrire, fare <strong>sacrifici enormi</strong>, tali da rendere la vita anche un po’ più triste. E già, perché se si è a dieta, basta uscire con un’amica per bere un caffè, rigorosamente senza zucchero, per diventare <strong>tristi</strong> vedendo quanta gente si strafoga di cioccolata densa con panna e fette di torta. Ma la tristezza deriva solo dal confronto con gli altri? Pare di no.<br />
Sul <strong>Corriere online </strong>oggi è stata pubblicata una videointervista ad <strong>Andrea Ghiselli</strong>, nutrizionista dell’<strong>INRAN</strong> (Istituto Nazionale Ricerca Alimenti e Nutrizione) di Roma. L’intervistatore, <strong>Luigi Ripamonti</strong>, chiede al dott. Ghiselli cosa provochi tanta <strong>tristezza </strong>nelle persone a dieta. La risposta è che spesso la dieta viene vista come <strong>punitiva</strong> e soprattutto non ci si affida a degli specialisti, come andrebbe fatto, che sanno consigliare un regime alimentare controllato ma senza troppe rinunce.</p>
<p>I punti focali, riguardo alla tristezza provocata dalla dieta sono:<br />
1.	la dieta “fai da te” rischia di essere <strong>monotona e povera</strong><br />
2.	uno dei maggior ostacoli al successo è l’abbandono per <strong>scoraggiamento</strong><br />
3.	la dieta non deve essere una punizione ma uno <strong>stile di vita</strong><br />
4.	la <strong>varietà della dieta </strong>e la personalizzazione sono gli antidoti alla tristezza alimentare</p>
<p>Ma a qualsiasi dieta si deve abbinare un po’ di <strong>esercizio fisico </strong>che, come sottolinea l’intervistatore, producendo endorfine provoca allegria. Questo in teoria, perché in pratica a me l’esercizio fisico, specie se fatto in palestra, produce un’infinita stanchezza e una <strong>fame esagerata</strong>, tanto vale mangiare di meno, accontentarsi dell’umore medio –né euforico né triste- e fare a meno della palestra. Ovviamente sto parlando di me, perché so perfettamente che ad alcuni la palestra piace, mentre io quando ci entro, sono assalita immediatamente dall’istinto alla <strong>fuga</strong>.  Tuttavia, ricordiamo che “attività fisica” non significa solo palestra: una <strong>passeggiata</strong> di mezzora al giorno a passo veloce fa ugualmente bene e rende, almeno a parer mio, meno tristi.</p>
<p>Quindi, in vista delle <strong>festività natalizie</strong>, conviene mettersi a dieta subito. Rimandando a gennaio ogni proposito di ridurre le <strong>calorie</strong> giornaliere, più che dalla tristezza saremmo assaliti dalla <strong>rabbia</strong> per non averci pensato prima. Va be’ che in quel caso avremmo passato in santa pace le feste, senza pensare che il sacrificio di metter giù un paio di chili prima avrebbe imposto una dieta meno rigida poi. Insomma, in ogni caso motivi per essere tristi ce ne sarebbero abbastanza. Per me la dieta e l’allegria sono incompatibili: ma avete mai visto quanto sono tristi le<strong> modelle scheletriche </strong>che sfilano nelle passerelle dell’alta moda? Meglio un bel sorriso su una faccia un po’ paffuta. O no? </p>
<p>[per vedere la videointervista clicca <a href="http://www.corriere.it/salute/nutrizione/09_novembre_23/video-dieta-tristezza_2e3312aa-d5c2-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml" target="_blank">QUI</a>] </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lunedi 23 novembre 2009]]></title>
<link>http://tigridicarta.wordpress.com/2009/11/23/lunedi-23-novembre-2009/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 12:16:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>tigridicarta</dc:creator>
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<description><![CDATA[Domenica da segnalare una parolaccia (di Fini) in prima del Corriere della Sera.  Come ogni lunedì t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Domenica da segnalare una parolaccia (di Fini) in prima del <strong>Corriere della Sera</strong>.  Come ogni lunedì trionfano le interviste. <strong>Repubblica</strong> titola «Ciampi: no a leggi ad personam».  <strong>La Stampa</strong>, «Tremonti non si tocca» anche se non è un&#8217;intervista ma una nota del portavoce del presidente del Consiglio. Bonaiuti.<br />
Sempre <strong>La Stampa</strong>, classica foto di prima pagina in taglio medio (del guanto di Michael Jackson) con un titolo «350.000 dollari». Criptico a dir poco.<br />
<strong>Il Giornale</strong>, box in taglio medio «Da gennaio pensioni più leggere: ecco come salvarle» (?!). Appena più in basso, «Maicon vada a farsi un bagno. D&#8217;umiltà».<br />
Sempre in tema di sport, <strong>Repubblica</strong> a pagina 44 e 45 inverte i nomi di Maurizio Crosetti e Gianni Mura. Il primo diventa autore del punto del lunedì, il secondo del servizio sul Milan. Si continua con «La carica della destra pop-con il volto ruspante dei repubblicani». Rimanendo in tema destra, non ha bisogno di commenti,  nelle cronache milanesi de <strong>Il Giornale</strong>: «Chiese terra di conquista di rom, immigrati e abusivi. Ma nessuno chiede scusa.  Conventi, monasteri e luoghi di culto violati e occupati. Sant&#8217;Ignazio solo l&#8217;ultimo episodio. I nomadi &#8220;Giusto così&#8221;».</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Per il Corriere in un "matricidio" la madre è il carnefice e non la vittima. ]]></title>
<link>http://ilnichilista.wordpress.com/2009/11/22/per-il-corriere-in-un-matricidio-la-madre-e-il-carnefice-e-non-la-vittima/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 12:12:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fabio Chiusi</dc:creator>
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<description><![CDATA[La home di Corriere.it oggi è una fucina di spunti. Dopo averci concesso una testimonianza della coe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La <em>home </em>di <em>Corriere.it </em>oggi è una fucina di spunti. Dopo averci concesso una <a href="http://ilnichilista.wordpress.com/2009/11/22/una-coerenza-da-prima-pagina/">testimonianza della coesione della maggioranza</a>, è la volta della <strong>cronaca</strong>. </p>
<p>Questa la pagina aggiornata alle 12:34:</p>
<p><span style="color:#0000ee;text-decoration:underline;"><a href="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/immagine-122.png"></a><a href="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/corriereit.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1243" title="corriereit" src="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/corriereit.jpg" alt="" width="604" height="454" /></a><br />
</span></p>
<p>Come si nota, il secondo articolo in ordine di importanza riguarda una tragedia familiare:</p>
<p><a href="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/immagine-114.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1239" title="Immagine 11" src="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/immagine-114.png" alt="" width="420" height="137" /></a>Il lettore che, incuriosito, volesse saperne di più si ritrova di fronte a <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_22/matricidio-padova-follia_27449d46-d749-11de-a7cd-00144f02aabc.shtml">questo</a> titolo:</p>
<p><a href="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/immagine-103.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1240" title="Immagine 10" src="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/immagine-103.png" alt="" width="604" height="193" /></a></p>
<p>In sostanza, per il <em>Corriere </em>in un &#8220;matricidio&#8221; <strong>la madre sarebbe il carnefice e non la vittima</strong>. In questo caso, si tratterebbe dell&#8217;uccisione, da parte di una madre, del proprio figlio. </p>
<p>Eppure il <em>Sabatini Coletti</em>, riportato <strong>sul sito dello stesso quotidiano</strong>, afferma tutt&#8217;altro:</p>
<p><a href="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/immagine-132.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-1241" title="Immagine 13" src="http://ilnichilista.wordpress.com/files/2009/11/immagine-132.png" alt="" width="604" height="304" /></a></p>
<p>Forse sarebbe il caso che i giornalisti del <em>Corriere </em>facessero un miglior uso degli strumenti che<strong> il loro stesso sito</strong> mette a disposizione.</p>
<p>&#160;</p>
<p>&#8212;</p>
<p><strong>Aggiornamento</strong> [22 novembre, 23:42]</p>
<p>Lo strano uso del termine &#8220;matricidio&#8221; non è ancora stato rettificato. </p>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A scuola di manganello]]></title>
<link>http://milanointernazionale.it/2009/11/22/a-scuola-di-manganello/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 22:07:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>milanointernazionale</dc:creator>
<guid>http://milanointernazionale.it/2009/11/22/a-scuola-di-manganello/</guid>
<description><![CDATA[di Andrea Ferrario Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>di Andrea Ferrario</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Arresti di studenti e militanti di sinistra con accuse pesantissime, manganellate sui liceali, neofascisti che rialzano la testa in strana coincidenza con le azioni di polizia, il Corrierone che si fa interprete ideologico del regime, mentre in parallelo continua la campagna razzista contro rom e immigrati. Così la macchina del potere milanese si appresta ad affrontare l&#8217;emergente questione giovanile e la crisi economica.</strong></p>
<p><!--more--></p>
<p>Nel giro di una sola settimana a Milano si è verificata una serie di fatti che dipingono un&#8217;immagine della città dai toni neri, nerissimi, in senso sia figurato che politico. I giornali li hanno riportati con ampi particolari, ma senza metterli in reciproco collegamento, come se non fossero attraversati tutti da un unico filo comune (un filo impersonato in particolare da uno che di nero e di fascismo se ne intende molto: il vicesindaco Riccardo De Corato). Vale pertanto la pena di ripercorrerli tutti insieme.</p>
<p>POLIZIA, MANGANELLI E CORRIERE DELLA SERA</p>
<p>Il 13 novembre, all&#8217;alba, con un blitz che ha visto la presenza spropositata di addirittura 90 poliziotti, sono stati arrestati tre militanti di sinistra del Collettivo autonomo Ringhiera in Ripa di Porta Ticinese, mentre altri due sono stati arrestati presso le loro abitazioni. L&#8217;accusa è quella pesante di rapina e minacce in seguito a un episodio in realtà molto meno pesante avvenuto presso la Libreria Cusl dell&#8217;Università Statale (da sempre area Comunione e Liberazione) il 2 ottobre scorso: secondo quanto riferiscono i giornali, i cinque avrebbero fatto alcune centinaia di fotocopie rifiutandosi poi di pagare e ne sarebbe nato un alterco con insulti e minacce, qualche testata parla anche di rissa. Valerio Ferrandi, 24 anni e già sotto sorveglianza speciale, è tuttora in carcere, mentre gli altri quattro sono agli arresti domiciliari. De Corato elogia le forze dell&#8217;ordine &#8220;che hanno riaffermato che la legge è uguale per tutti&#8221;: per tutti, forse, ma di sicuro non per il Comune, come illustra con chiarezza il caso del liceo Gandhi. La sera dello stesso 13 novembre quindici studenti lavoratori e professori del liceo serale Ghadhi di via XXV aprile sono entrati nella loro scuola occupandola. Sono esasperati, da due mesi protestano accampati nelle loro tende di fronte alla scuola serale (l&#8217;unica di Milano) per protestare contro la chiusura dei corsi per volontà del sindaco Letizia Moratti. Il particolare interessante è che il 22 ottobre il Tar (Tribunale amministrativo regionale) ha emesso un&#8217;ordinanza che impone la riapertura della scuola, ma il Comune non la applica. Dopo poche ore, l&#8217;alba del giorno successivo, ben sei camionette di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, accompagnati dai vigili del fuoco, arrivano alla scuola e con un blitz durante il quale sono stati usati addirittura una motosega e la fiamma ossidrica sgomberano a manganellate gli occupanti che gridano &#8220;vergognatevi, non siamo delinquenti: vogliamo tornare a studiare e voi fate a pezzi le nostre scuole&#8221;. Le forze dell&#8217;ordine intervengono insomma con la violenza per difendere chi non rispetto un&#8217;ordinanza, cioè il Comune, da chi protesta per rivendicare l&#8217;applicazione del proprio diritto allo studio, sancito peraltro da un tribunale. Mariolina Moioli, che non si capisce perché si fregi del titolo di assessore alle politiche sociali, visto che il suo lavoro ha come esito principalmente blitz di polizia, sgomberi, chiusure di scuole, licenziamenti e simili, rincara la dose: &#8220;L&#8217;occupazione ha provocato danni [presumibilmente si riferisce alle porte abbattute dalle forze dell'ordine con motosega e fiamma ossidrica - N.d.A.] e il Comune è intenzionato a procedere&#8221;. Passano solo tre giorni e ancora manganellate contro studenti e militanti di sinistra. Il 17 novembre si protesta in tutta Italia, ma anche in altre città d&#8217;Europa, all&#8217;insegna dello slogan &#8220;l&#8217;educazione non è in vendita&#8221; e centinaia di migliaia di studenti manifestano per le strade. Se a Torino gli studenti ricordano il loro compagno Vito Scaridi, ucciso un anno fa da un crollo dovuto all&#8217;incuria in cui versa la scuola italiana, a Milano si protesta anche per la chiusura del Gandhi e gli arresti dei cinque militanti di sinistra. Ma nella metropoli meneghina il corteo non è autorizzato, da piazza Cairoli qualche centinaia di studenti, quasi tutti delle superiori, si dirigono prima all&#8217;assessorato all&#8217;educazione in Largo Treves e poi in piazza della Scala per cercare di raggiungere Piazza Duomo. In Piazza Mercanti alcuni di loro vengono accerchiati dalla polizia, scattano la carica e le manganellate, con cinque studenti feriti e quattro arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, di cui due presto rilasciati in quanto minorenni. Gli arrestati sono due nomi noti tra gli studenti milanesi, perché da anni particolarmente impegnati nelle lotte studentesche, Gianmarco Peterlongo e Matteo Tunesi: i loro arresti appaiono quindi ben poco casuali. Così come appaiono ridicole le accuse di violenze contro i poliziotti, dato che questi ultimi erano a decine, ben messi, protetti da scudi e manganelli contro un piccolo gruppo di liceali pressoché tutti minorenni. Il giorno successivo i due arrestati vengono fatti scarcerare dal giudice (ma ora li attende un processo penale) e De Corato commenta acido: &#8220;per gli aderenti ai centri sociali vale il sistema delle facili scarcerazioni come per i clandestini&#8221;. Il Corriere della Sera di Ferruccio De Bortoli, giornale di proprietà tra gli altri di Banca Intesa e Salvatore Ligresti e che si sta trasformando sempre più nell&#8217;organo del nazional-populismo italiano, spara una raffica di articoli. Nel primo, un commento di Carlo Baroni dall&#8217;inopinato titolo &#8220;Quando si varca la sottile linea della violenza&#8221; (l&#8217;autore intende quella, inesistente, degli studenti e non quella, reale, della polizia) si parla della manifestazione con una retorica del tutto fuori luogo: i fatti vengono commentati usando termini come &#8220;rivolta sconsiderata&#8221;, &#8220;slogan urlati al cielo della violenza senza ragione&#8221; [!?! - forse Baroni si riferisce allo slogan "L'educazione non è in vendita"?], mentre in un altro articolo del Corriere si scrive, come esempio delle &#8220;violenze&#8221;, di &#8220;bidoni della spazzatura divelti&#8221;: rimaniamo in attesa che qualcuno ci spieghi come i cassonetti (e non bidoni) della spazzatura, che a Milano poggiano sui marciapiedi senza essere fissati, possano essere &#8220;divelti&#8221; &#8211; i vocaboli giusti sarebbero &#8220;rovesciati&#8221; o &#8220;spostati&#8221;, ma non suonano sufficientemente violenti&#8230; Due giorni dopo il Corriere condisce il tutto con un servizione mirato a discreditare le occupazioni, in cui tra le altre cose si rispolvera l&#8217;ipotesi del 5 in condotta per gli studenti che occupano. Per riassumere il quadro complessivo, quindi, in soli cinque giorni 9 arresti di studenti e militanti di sinistra, cinque studenti feriti, due blitz all&#8217;alba con decine di poliziotti in tenuta antisommossa, una carica a suon di manganellate, il tutto condito con i consueti due o tre sbrodoloni filoregime del Corriere.</p>
<p>NEOFASCISTI</p>
<p>A tutto questo va ad aggiungersi l&#8217;attivazione dei neofascisti, che a ottobre si sono presentati provocatoriamente due volte al Liceo classico Manzoni (il &#8220;più di sinistra&#8221; di Milano) e una volta al Parini per volantinare in gruppi composti da energumeni con caschi, che hanno tra l&#8217;altro effettuato filmati con i cellulari. In due casi l&#8217;iniziativa è stata di Lotta studentesca (Forza Nuova), in un caso invece di Blocco studentesco (Cuore Nero). Ieri poi quelli di Forza Nuova sono tornati al Manzoni con un&#8217;altra provocatoria azione &#8220;contro le zecche, ovvero gli studenti di sinistra&#8221;, uno slogan che va a braccetto con le manganellate della polizia. Vale la pena di ricordare a proposito un altro caso in cui i neofascisti, sempre quelli di Forza Nuova, hanno organizzato a Milano un&#8217;azione provocatoria che ha preceduto di poco le movimentazioni studentesche dell&#8217;Onda, durante le quali poi a Roma c&#8217;è stata la brutale aggressione da parte di un manipolo del Blocco studentesco contro alcuni liceali, sotto gli occhi della polizia che non è intervenuta. Nel settembre 2008 Forza Nuova aveva preso di mira il liceo linguistico comunale Manzoni di Lambrate. I locali del liceo sono di proprietà dei Martinitt, che li  dà in affitto al Comune ma ne utilizza alcuni in un&#8217;ala adiacente per ospitare alcuni ragazzi minorenni stranieri. Forza Nuova ha prima attaccato striscioni e manifesti contro i Martinitt sul muro dell&#8217;edificio con evidenti fini di minaccia nei confronti dei ragazzi da loro ospitati, che infatti per paura di raid sono stati allontanati dall&#8217;edificio per alcuni giorni, poi ha organizzato un volantinaggio con slogan deliranti come &#8220;Il Manzoni agli studenti, Italia agli italiani&#8221;. I neofascisti nell&#8217;occasione hanno tra l&#8217;altro dimostrato di essere totalmente estranei alla scuola in questione e più in genere alla città: da sempre a Milano il liceo linguistico viene chiamato &#8220;la&#8221; Manzoni (che un tempo era femminile) per distinguerlo da &#8220;il&#8221; Manzoni liceo classico. Va notato poi, in relazione a quest&#8217;ultimo caso che ha colpito un&#8217;istituzione di beneficienza di Milano dalla tradizione secolare come i Martinitt, che il Corriere della Sera, altrimenti prodigo di articoloni sulla &#8220;violenza&#8221; degli studenti di sinistra, non ha nemmeno riportato la notizia. Quello che comunque risulta evidente è che negli ultimi tempi, e in particolare nell&#8217;ultimo mese e mezzo, c&#8217;è stata una particolare &#8220;attenzione&#8221; dei neofascisti nei confronti della scuola, che coincide, guarda un po&#8217;, con quella della polizia e i relativi arresti e manganellate: cadono in questi giorni i quaranta anni dall&#8217;autunno caldo e da Piazza Fontana, e alla luce della storia le coincidenze di tempistica tra le azioni dei neofascisti e quelle dei cosiddetti &#8220;difensori dell&#8217;ordine&#8221; suonano particolarmente inquietanti. Più in generale, la violenta campagna repressiva contro gli studenti va letta nel contesto del momento. Da una parte la riforma Gelmini entra nella sua fase applicativa con le relative concrete conseguenze deleterie. Dall&#8217;altra, come abbiamo già notato in un recente numero del nostro Diario della crisi in Lombardia, la crisi ha effetti particolarmente pesanti per i giovani, in conseguenza soprattutto del crollo delle assunzioni che chiude loro prospettive per il futuro. Arresti, manganellate e provocazioni fasciste hanno quindi la funzione di prevenire eventuali più ampie proteste, isolando chi è più attivo e incutendo paura agli altri potenziali contestatori.</p>
<p>ROM E AMBROGINI</p>
<p>Al quadro repressivo/decoratiano vanno aggiunti altri episodi, sempre di questi giorni. Quello più odioso è quello dello sgombero del campo rom di via Rubattino, in zona Lambrate, a due passi dallo stabilimento Innse. 61 famiglie, ivi compresi 40 bambini che frequentavano le scuole del quartiere, sono state sbattute per la strada nel giro di solo un paio di ore con un&#8217;operazione di polizia. Il Comune in un primo tempo non ha proposto nemmeno la soluzione del dormitorio per le donne e i bambini (comunque solo d&#8217;emergenza e inaccettabile), contrariamente a quanto aveva fatto in passato. Poi, su pressione di associazioni e di alcuni politici dell&#8217;opposizione, il Comune ha proposto il dormitorio per le mamme e i bambini, ma questa volta &#8220;solo fino al settimo anno di età&#8221;, una novità senza alcuna logica e per questo particolarmente crudele e chiaramente persecutoria. Non a caso solo in dodici hanno accettato. Il risultato dello sgombero è il solito: la sera decine di rom si sono rifugiati alla bell&#8217;e meglio in qualche luogo della zona (in aree dismesse o sotto i ponti) per essere poi di nuovo sgomberati due volte. In realtà questo caso ha mostrato anche un volto di Milano molto più bello di quello truce del barbuto De Corato, che è il vero ispiratore della campagna sgomberi. Qualche giorno prima si era tenuta una fiaccolata di abitanti del quartiere che, pur segnalando l&#8217;inabitilità del campo, hanno manifestato contro lo sgombero preannunciato, in solidarietà anche ai bambini rom che frequentavano le stesse scuole dei loro figli. Alcune mamme e bambini sgomberati sono stati poi ospitati proprio da alcune di queste famiglie e dagli insegnanti di alcune di queste scuole, nonché in alcune parrocchie, una manifestazione di coraggiosa solidarietà come non si vedeva da tempo in città. Nel momento in cui scriviamo circa un centinaio di rom, tra i quali i quaranta bambini, si sono rifugiati in una chiesa di via Feltre chiedendo di essere ospitati in strutture della protezione civile, ma il Comune ha ribadito il suo no e offre solo soluzioni di emergenza parziali, rifiutando di prendere in considerazione soluzioni che non comportino la divisione dei nuclei familiari. Se le repressioni contro gli studenti milanesi erano già in odore di fascismo, lo sgombero di Lambrate puzza direttamente di nazismo. L&#8217;ultimo evento della serie, di gran lunga meno preoccupante ma anch&#8217;esso disgustoso, è quello dell&#8217;assegnazione degli Ambrogini d&#8217;oro, che ormai vengono spartiti in base al dettame dei partiti esattamente come vengono spartite le poltrone ai vertici del potere amministrativo, anche loro d&#8217;oro. Su richiesta della Lega uno degli Ambrogini è andato ai manovali di quella che è un&#8217;altra operazione in odore di fascismo, i 32 vigili del nucleo trasporto pubblico che vanno a caccia di stranieri senza biglietto da rinchiudere in un apposito bus con grate, come è stato denunciato e documentato da Repubblica in una serie di articoli di Franco Vanni. Gli italiani senza biglietto, che pure ci sono, non subiscono la medesima sorte. D&#8217;altronde, come ha rilevato perfino il Corriere della Sera e come ha riscontrato in più occasioni anche chi scrive, il più delle volte i controllori i biglietti li verificano solo agli immigrati.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le strade di Firenze - LXXI]]></title>
<link>http://sarmizegetusa.wordpress.com/2009/11/21/le-strade-di-firenze-lxxi/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 13:47:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>sarmizegetusa</dc:creator>
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<description><![CDATA[VIA DELLE CASINE (Corriere Fiorentino di domenica 15 novembre 2009) È via delle Casine, per posizion]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://maps.google.it/maps?q=via+delle+Casine&#38;oe=utf-8&#38;client=firefox-a&#38;ie=UTF8&#38;hl=it&#38;hq=&#38;hnear=Via+delle+Casine,+50122+Firenze,+Toscana&#38;t=h&#38;z=16">VIA DELLE CASINE</a> <em>(Corriere Fiorentino di domenica 15 novembre 2009)</em></p>
<p>È via delle Casine, per posizione, direzione e carattere, una delle vie più invisibili di Firenze, e sì che misura quattrocento metri. Non è facile anche solo accorgersi della sua esistenza: da via Ghibellina l&#8217;accesso è un gomito tanto stretto da farla sembrare solo una rientranza, o una nicchia, ma basta entrarvi e superare gli sbuffi di glicine dei primi muri per vederla correre silenziosa, in un suo verso diagonale, in spregio agli angoli retti della zona, verso parti ignote della città.<br />
Qui un tempo vivevano i poveri pescatori dell&#8217;Arno e gli scavatori di rena, come Caco, padre del Metello pratoliniano; è dalle loro case, piccole e umide, che la strada prende il nome. Mi chiedo se le &#8220;casine&#8221; possano esser state quelle che incontro subito, case ormai rimesse e belle, ma caratterizzate da finestre basse e quadrate, che si buttano sulla strada, una dopo l&#8217;altra.<br />
Cammino, scoprendo una via silenziosa, oltre che invisibile, una via di solitudini: supero portoni muti, l&#8217;istituto Montedomini, casa di riposo, e l&#8217;angolo dove fu ammazzato l&#8217;agente di polizia Fausto Dionisi; dopo i muri umidi di via dei Conciatori lo scorcio è </p>
<p><!--more--><br />
di paese, impossibile intuire la città: qualcosa attutisce ogni suono, i lampioni sbucano dai muri, che si aprono solo in finestre grigliate. È forse che non concepiamo più, nella nostra idea di città, una strada senza un solo negozio, mi dico, mentre cammino accanto alla scuola materna Vittorio Veneto, bianca come si conviene a un asilo, e alla scuola-città Pestalozzi, fondata da Ernesto Codignola nel 1945 con l&#8217;obiettivo di &#8220;educare i ragazzi delle famiglie disagiate di Santa Croce all&#8217;autogoverno e all&#8217;autoaffermazione, applicando il metodo antiautoritario&#8221;. Superata via Tripoli la via diventa una piccola rampa che ributta, sorprendente, sui Lungarni. Disorientato dall&#8217;inatteso sviluppo topografico (pre quanto sia ovvio che pescatori e renai vivessero vicino al &#8220;posto di lavoro&#8221;, trovare i Lungarni in tutta la loro gloria, e boria, alla fine di una via così umile è una cosa che non ti aspetti), respiro un po&#8217; d&#8217;aria d&#8217;Arno e la percorro a ritroso, scoprendo più di un tesoro: la facciata della chiesa di San Giuseppe, una Madonna di un allievo del Gerini, e un buffo angolo newyorkese (un Flatiron building in piccolo), laddove la strada si incrocia con via Pietro Thouar. Scopro anche, guardando con più attenzione ai particolari, quattro ricordi di altrettante alluvioni che invasero le povere case di pescatori e renai: una lapide del 1517 (1517 &#8211; Arno fu qui a 13 agosto), una del 1567 (COSMUS SEN DUX II DIRUENTE ARNO INSTARUAVIT A.D. MDLXVII) e una del 1844 (qui giunse l&#8217;acqua d&#8217;Arno nel 3 novembre 1844); inutile dire che l&#8217;alluvione del 1966, segnata da una semplice linea, le batté tutte.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Donatella Papi, a "Italia sul due", afferma: Angelo Izzo è innocente! E Scoppia il caos in diretta]]></title>
<link>http://xamax.wordpress.com/2009/11/20/donatella-papi-a-italia-sul-due-afferma-angelo-izzo-e-innocente-e-scoppia-il-caos-in-diretta/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 16:30:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>xamax</dc:creator>
<guid>http://xamax.wordpress.com/2009/11/20/donatella-papi-a-italia-sul-due-afferma-angelo-izzo-e-innocente-e-scoppia-il-caos-in-diretta/</guid>
<description><![CDATA[Angelo Izzo chi lo conosce? E’ un ex estremista di destra che porta in carico ben due ergastoli e un]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Angelo Izzo chi lo conosce?</p>
<p>E’ un ex estremista di destra che porta in carico ben due ergastoli e una violenza carnale. Ma facciamo un salto indietro. Di ben 34 anni. Siamo nel 1975. Due ragazze, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti cadono nelle mani omicide di tre uomini: Angelo Izzo, Andrea Ghira e Gianni Guido. La vicenda è spaventosa. Orribile. Si parla di massacro. I tre seviziano e uccidono la povera Rosaria Lopez. Per Donatella sembra delinearsi lo stesso destino. Qualcosa non torna. Donatella dinanzi alla violenza disumana dei suoi aguzzini risponde con l’intelligenza della disperazione. Si finge morta. Credendola tale, viene rinchiusa nel bagagliaio della macchina insieme alla sua amica, ormai senza vita, e si salva. E’ insomma protagonista di una vicenda agghiacciante e difficilmente immaginabile, per la sua crudeltà, per la sua ferocia. E&#8217; quella che passerà alla storia criminale del nostro Paese come  la strage del Circeo.</p>
<p>Gianni Guido adesso è libero. Ghira è introvabile.</p>
<p>Ma non finisce qui.</p>
<p>Passano trent’anni, e per la nostra Giustizia sono maturi, nei confronti di Angelo Izzo, i tempi della semilibertà. E lui che fa?</p>
<p>Siamo a Ferrazzano, nei pressi di Campobasso. Vengono legate e soffocate Carmela Linciano e sua figlia, una ragazzina appena quattordicenne. Chi è il colpevole? L’ombra dell’uomo accusato  in tutti i gradi di giudizio della strage del Circeo è ancora presente. L’omicida è Angelo Izzo.</p>
<p>Non basta. Dopo questi tremendi omicidi, accertati, ripetiamo ancora, in tutti i gradi giudizio, per Izzo arriva il momento di sposarsi.</p>
<p>Con chi?</p>
<p>Donatella Papi giornalista e direttrice di un quotidiano online, conosciuta parecchi anni fa e con cui intrattiene un rapporto epistolare.</p>
<p>Izzo dichiara a un reporter: “… Il matrimonio è in progetto …” .  E ancora: “Come gli antichi samurai, entrambi abbiamo un gran desiderio di coltivare i valori della compassione, della bellezza, degli ideali, e delle belle bandiere. Donatella per me è una specie di angelo. Non dispero di un futuro migliore”.</p>
<p>Oggi “all’Italia sul 2”, la trasmissione in onda nel pomeriggio su raidue, viene invitata, Donatella Papi. Scoppia il caos in diretta.</p>
<p>La futura moglie di Izzo, prende in mano un foglio, incomincia a leggere e dichiara:</p>
<p>Izzo è innocente e lo dimostrerò.</p>
<p>Alcuni ospiti lasciano lo studio: sono indignati.</p>
<p>La Papi è stata invitata in una televisione pubblica per parlare del suo amore e non per dichiarare che Izzo è innocente.</p>
<p>Interviene telefonicamente una parente di una vittima che più o meno afferma queste parole: “Se quest’uomo esce, a costo di farmi 100 anni, lo toglierò io dalle strade”</p>
<p>La rabbia della signora parente di una delle vittime di Izzo, non è quantificabile.</p>
<p>Poi sopravviene lo scoop: non è soltanto la compagna epistolare di Izzo a dichiaralo innocente, perché alla domanda del conduttore nella quale si chiede se Izzo stesso si ritenga tale, la Papi risponde affermativamente.</p>
<p>Insomma, vengono messe in discussione, sulla base di prove e fatti che la Papi si riserva di far conoscere a tutti, due sentenze passate in giudicato. Bisogna sottolineare che Izzo è anche reo confesso.</p>
<p>Un penalista, parte civile al processo sulla strage del Circeo, presente alla trasmissione afferma che non ci sono gli elementi per riaprire quei processi.</p>
<p>Izzo per la Giustizia italiana e dunque per tutti noi, è colpevole. Non per niente sta scontando 2 ergastoli.</p>
<p>Questo post è dedicato alla memoria di:</p>
<p>Rosaria Lopez violentata e uccisa</p>
<p>Donatella Colasanti, scampata miracolosamente alla strage del Circeo, morta di recente per una brutta malattia e irrimediabilmente segnata nell’anima e nella psiche da quella tremenda esperienza.</p>
<p>Carmela Linciano e la sua bambina di appena 14 anni uccise trucidamente</p>
<p>Questo post è dedicato a tutte le donne che sono vittime della violenza</p>
<p>.</p>
<p>Il post ha preso spunto dall’articolo “Una giornalista romana chiede di sposare il mostro di Circeo” del Corriere della Sera del 19/11/2009 scritto da R.R. e dalla trasmissione “Italia sul 2” in onda su raidue</p>
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