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	<title>cosce &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/cosce/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "cosce"</description>
	<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 12:32:30 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[masturbazione a due]]></title>
<link>http://vandemar.wordpress.com/2009/09/15/masturbazione-a-due/</link>
<pubDate>Mon, 14 Sep 2009 22:14:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr Vandemar</dc:creator>
<guid>http://vandemar.wordpress.com/2009/09/15/masturbazione-a-due/</guid>
<description><![CDATA[E allora sediamoci. Il culo nudo sul parquet. Gambe incrociate. Ginocchia contro ginocchia. Come Bud]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://vandemar.wordpress.com/files/2009/09/the_word_by_e_string.jpg" alt="The_Word_by_e_string" title="The_Word_by_e_string" width="400" height="500" class="alignnone size-full wp-image-175" /></p>
<p>E allora sediamoci. Il culo nudo sul parquet. </p>
<p>Gambe incrociate. Ginocchia contro ginocchia. Come Budda di carne. Liturgia del corpo. </p>
<p>Capelli grondanti. Respiri immobili. Labbra socchiuse sul silenzio. Traiettorie di gocce sul collo. Sete e fame. Fretta.</p>
<p>Tu: Hai il cazzo duro.</p>
<p>Sei bagnata. Rispondo.</p>
<p>Sorridi. Questo non puoi saperlo. </p>
<p>Allungo la mano. Te la passo sul ventre. Scendo tra le gambe. Trovo le grandi labbra gonfie. Bagnate. Mi faccio un viaggio sulla tua pelle d&#8217;oca. Sui capezzoli duri. Solo con gli occhi.</p>
<p>Allunghi la  mano. Mi accarezzi le palle. Me le stringi. Risali. L&#8217;altra mano te la metti nella fica.  Immergi tre dita. Le usi per bagnarmi la cappella. Par condicio. Inizi a masturbarmi. Un ritmo tutto tuo. Mambo e tango. </p>
<p>Muovo le dita dentro di te. Il clitoride è una punta dura. Poi è solo calore. Un fiume di urina bollente sulla mano. Per terra. Sulle tue cosce. </p>
<p>Affogo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[finchè ci sarà carne]]></title>
<link>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/28/finche-ci-sara-carne/</link>
<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 15:52:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr Vandemar</dc:creator>
<guid>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/28/finche-ci-sara-carne/</guid>
<description><![CDATA[buchi. una spina di metallo da infilare. pelle. che più o meno stringe. legarti. farsi legare. cintu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-117" title="Tied_by_Zombielover69" src="http://vandemar.wordpress.com/files/2009/07/tied_by_zombielover69.jpg" alt="Tied_by_Zombielover69" width="450" height="300" /></p>
<p>buchi. una spina di metallo da infilare. pelle. che più o meno stringe.</p>
<p>legarti. farsi legare. cinture prolungamenti di un abbraccio. trasformato in perversione, eccesso.</p>
<p>scoparti legata. farmi scopare, legato. esistere solo per quel muoversi lento dentro di te.  il resto immobile. bloccato.</p>
<p>il sangue si interrompe. la pelle sensibile. cinture e cinghie che affondano.  dolore e piacere. carne stregata.</p>
<p>sono vive. le cinture che ci legano. e i cavi da elettricista. e le fascette di plastica. e i tubi sottili di silicone. e i nastri rubati dai capelli delle tue bambole.</p>
<p>ci leghiamo. a turno. e apriamo le bocche. leghiamo le lingue. ci blocchiamo e ci addobbiamo. ci celebriamo. alberi natalizi di carne arrossata.</p>
<p>ora. non respiro più. </p>
<p>mi leghi la base del cazzo. con una sottile corda nera. stringi. ti metti l&#8217;ndice in bocca e me lo passi sul glande. rasoio di carne.</p>
<p>ti stringo i seni. con cinture di pelle. strabuzzano. capezzoli color del vino. me li bevo. ti infilo l&#8217;alluce tra le cosce.</p>
<p>mi leghi un braccio. mi infili un dito nel culo. ti stringo il collo con l&#8217;ultima cintura. ti entro in bocca.</p>
<p>non finirà.</p>
<p>finchè ci sarà carne da legare. saremo qui. uno dentro l&#8217;altra. </p>
<p>due padroni. nessuno schiavo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[l'intruso]]></title>
<link>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/24/intruso/</link>
<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 19:31:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mr Vandemar</dc:creator>
<guid>http://vandemar.wordpress.com/2009/07/24/intruso/</guid>
<description><![CDATA[quando slaccio i primi bottoni. o affondo i primi centimetri della cerniera. subito ci metto il naso]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><a href="http://igy.deviantart.com/art/metal-36150327"><img class="alignnone size-full wp-image-97" title="metal_by_igy" src="http://vandemar.wordpress.com/files/2009/07/metal_by_igy.jpg" alt="metal_by_igy" width="450" height="675" /></a></span></p>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">q</span>uando slaccio i primi bottoni. o affondo i primi centimetri della cerniera. subito ci metto il naso.</p>
<p>l&#8217;odore della pelle. la mia guida. il mio trailer. di come sarà entrare nella tua fica. e nel tuo culo.</p>
<p>ad occhi chiusi. da dietro. lavoro di polpastrelli. cani da cieco. fino ai capezzoli. punti esclamativi molto comprensibili. il mio breille.</p>
<p>poi. il freddo mi colpisce le dita. un anellino. infilato da un sapiente ricamatore alla base del capezzolo. socchiudo gli occhi. un vulcano di capelli rossi mi offusca. non vedo. continuo. ti sento respirare.</p>
<p>mi siedo. ti tiro su di me. sollevo il vestitino. ti allargo le cosce. con una sola mano. dal ginocchio risalgo. all&#8217;interno.</p>
<p>sento l&#8217;urgenza. allontano le mutandine dalla tua fica. le scosto. infastidito.</p>
<p>le dita si uniscono. gioco di squadra. ho fretta. anulare ed indice aprono. il medio affonda. la tua fica, finalmente.</p>
<p>poi. nel calore. nell&#8217;umore. un punto di freddo. una perfetta pallina di metallo. la dove avrei voluto appoggiare la punta della mia lingua. sfregare il mio inguine. la punta del mio cazzo. un intruso.</p>
<p>duro metallo. duro il mio cazzo. ti sollevo appena. le dita bagnate risalgono. entro col mignolo. l&#8217;anulare si fa strada. ora il medio. il buco del tuo culo mi obbedisce. si apre. respiri più forte.</p>
<p>ora. ti giro. sono dentro. caldo e stretto.</p>
<p>niente intrusi. qui.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sugar Moore, la Bellissima Femmina: Un ritratto di Opulenza Sfrenata]]></title>
<link>http://fatcurvystories.wordpress.com/2009/06/02/sugar-moore-la-bellissima-femmina-un-ritratto-di-opulenza-sfrenata/</link>
<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 03:27:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>fatcurvystories</dc:creator>
<guid>http://fatcurvystories.wordpress.com/2009/06/02/sugar-moore-la-bellissima-femmina-un-ritratto-di-opulenza-sfrenata/</guid>
<description><![CDATA[Che meravigliosa montagna di carne... grassissima, bellissima, tantissima, tutta da stringere e palp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_836" class="wp-caption alignleft" style="width: 460px"><a href="http://www.sugarmoore.com/"><img src="http://fatcurvystories.wordpress.com/files/2009/05/ritratto-di-opulenza.jpg" alt="Che meravigliosa montagna di carne... grassissima, bellissima, tantissima, tutta da stringere e palpare. I love you Sugar Moore!" title="ritratto-di-opulenza" width="450" height="606" class="size-full wp-image-836" /></a><p class="wp-caption-text">Che meravigliosa montagna di carne... grassissima, bellissima, tantissima, tutta da stringere e palpare. I love you Sugar Moore!</p></div>
<p>Bellissime quelle cosce da maialona, quei fianchi enormi, gonfi, e quel <a href="http://fatcurvystories.wordpress.com/files/2009/05/ritratto-di-opulenza.jpg">ventre ripieno di burro</a>. Sei una bella femmina matura e pronta per la monta, <a href="http://www.sugarmoore.com/">Sugar</a>, lo so. Se mi mostri quelle cosce cosi&#8217; lunghe e grosse poi, e tutta quella carne li davanti, cosa credi che desideri io? Ti voglio palpare, adorare, leccare tutta.  Mi vien voglia di prenderti da dietro, cara Sugar, e strizzarti i mucchi di lardo che hai lì sui fianchi e sulla vita. Dev&#8217;essere un&#8217;esperienza incredibile e catartica. </p>
<p>Spero solo che tu continui ad ingrassarti senza remore, anche se sei gia&#8217; una generosissima divinità del Grano. Tutto quel grasso non lascia un maschio indifferente, te l&#8217;assicuro. Dentro i tuoi fianchi germoglia la vita; nel tuo ventre materno, la lussuria piu&#8217; sfrenata. Lungo i capelli corvini e dalle tue labbra partono pensieri misteriosi, osceni. E noto una complicità, un estro di volersi ingrassare per fare schiava la mia anima di desiderio, insieme alla voluttà di allargare le cosce nel modo più sconcio, per indurmi a entrare tutto dentro di te. Un mondo di necessarie perversioni. L&#8217;oscurità della notte, in quello sguardo carnoso. E io voglio giacere lì, nel tuo oceano di grasso: tra i tuoi fianchi obesi ed osceni vorrei vivere, godere, prosperare palpandoti tutta, o Bellissima Femmina.</p>
<p>(Photo is (c) <a href="http://www.sugarmoore.com/">SugarMoore.com</a>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pollo del Gourmet]]></title>
<link>http://angytar.wordpress.com/2009/05/24/pollo-del-gourmet/</link>
<pubDate>Sun, 24 May 2009 15:19:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>angetar</dc:creator>
<guid>http://angytar.wordpress.com/2009/05/24/pollo-del-gourmet/</guid>
<description><![CDATA[Ingredienti: per 4 persone, 4 cosce di pollo- 4 carotine- 2 zucchine- una cipolla- un ciuffo di prez]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-411" title="POLENTA" src="http://angytar.wordpress.com/files/2009/05/polenta.jpg" alt="POLENTA" width="356" height="223" />Ingredienti:</em></strong> per 4 persone, 4 cosce di pollo- 4 carotine- 2 zucchine- una cipolla- un ciuffo di prezzemolo- un rametto di rosmarino- 250 g di passato di pomodoro- vino bianco secco- 100 g di panna- olio- farina- sale.</p>
<p> </p>
<p><em><strong>Preparazione:</strong></em> <strong>infarinate</strong> leggermente il pollo. Mondate  e lavate tutte le verdure; tagliate le carote a bastoncini e fate lo stesso con le zucchine. <strong>Tritate</strong> finemente la cipolla; a parte tritate il prezzemolo e gli aghi di rosmarino lavati. In una pirofila fate <strong>scaldare</strong> 4 cucchiai di olio; <strong>adagiatevi </strong>il pollo e lasciatelo <strong>dorare</strong> da ogni parte, poi <strong>spruzzatelo</strong> con mezzo bicchiere di vino che farete<strong> evaporare</strong>. <strong>Cospargete </strong>il pollo di trito di cipolla e aglio e aromi. <strong>Rigiratelo</strong> un paio di volte, poi versate il passato di pomodoro, salate e cuocete il pollo per 20 minuti. Dopodiché aggiungete la panna e le verdure, portate a <strong>ebollizione</strong> e trasferite il recipiente in forno già caldo a 200° lasciando <strong>cuocere</strong> ancora per 20 minuti. <strong>Servite </strong>il pollo con della polenta su un piatto da portata caldo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pollo indiano]]></title>
<link>http://angytar.wordpress.com/2009/05/21/pollo-indiano/</link>
<pubDate>Thu, 21 May 2009 16:05:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>angetar</dc:creator>
<guid>http://angytar.wordpress.com/2009/05/21/pollo-indiano/</guid>
<description><![CDATA[Ingredienti: per 4 persone, 4 cosce di pollo- una cipolla- uno spicchio di aglio- un cucchiaino di c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><strong>Ingredienti:</strong></em> per 4 persone, 4 cosce di pollo- una cipolla- uno spicchio di aglio- un cucchiaino di cumino in polvere- curry- mezzo cucchiaio di senape in polvere- olio- 5 pomodori pelati- farina- brodo- sale.</p>
<p><em><strong>Preparazione:</strong></em> tritate finemente la cipolla con l’aglio sbucciati; in una ciotola <strong>unite</strong> al trito il cumino, la senape, la punta di cucchiaio di curry e <strong>mescolate</strong>. In una padella antiaderente fate <strong>scaldare</strong> 5 cucchiai di olio, quindi <strong>rosolatevi</strong> le cosce di pollo girandole spesso con 2 palette. Poi <strong>cospargetele</strong> con il trito preparato, unite i pomodori e insaporite con un pizzico di sale. <strong>Bagnate</strong> con 2 mestoli di brodo, coprite e cuocete per circa 45 minuti. Dopodiché lavate le cosce dal recipiente e tenetele in caldo, <strong>stemperate</strong> con un cucchiaio di brodo, un cucchiaino di farina e unite il miscuglio al forno di cottura, in modo da <strong>legarlo</strong> e ottenere una salsa densa che <strong>verserete</strong> sul pollo.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-395" title="pollo indiano" src="http://angytar.wordpress.com/files/2009/05/pollo-indiano.jpg?w=300" alt="pollo indiano" width="300" height="225" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cosce di Pollo Ripiene]]></title>
<link>http://angytar.wordpress.com/2009/05/17/cosce-di-pollo-ripiene/</link>
<pubDate>Sun, 17 May 2009 16:07:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>angetar</dc:creator>
<guid>http://angytar.wordpress.com/2009/05/17/cosce-di-pollo-ripiene/</guid>
<description><![CDATA[Ingredienti: per 4 persone, 4 cosce di pollo (con sovra coscia )- 2 fette sottili di prosciutto crud]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em>Ingredienti:</em></strong> per 4 persone, 4 cosce di pollo (con sovra coscia )- 2 fette sottili di prosciutto crudo- mezzo bicchiere di vino bianco secco- 1 bicchiere di marsala secco- un rametto di rosmarino- qualche foglia di salvia- una cipolla- un cucchiaio di prezzemolo tritato- 120 g di carne di manzo tritata- 2 cucchiai di pangrattato- un uovo- 30 g di burro- 4 cucchiai di olio- un cucchiaino di farina- brodo- sale- pepe.</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-329  aligncenter" title="ripiene" src="http://angytar.wordpress.com/files/2009/05/ripiene.jpg" alt="ripiene" width="350" height="263" /></p>
<p> </p>
<p><strong><em>Preparazione:</em>tritate finemente</strong> la cipolla e fatela <strong>soffriggere </strong>in 2 cucchiai di olio e 10 g di burro: poi aggiungete la carne tritata, fatela <strong>rosolare</strong> e spegnete la fiamma. Dopodiché <strong>incorporate</strong> il prezzemolo, il pangrattato,l’uovo e il sale. <strong>Disossate </strong>le cosce di pollo praticando un taglio longitudinale nella carne, poi <strong>battetele</strong> un po’ con il batticarne. <strong>Disponete</strong> su ogni coscia aperta mezza fetta di prosciutto e la quarta parte del ripieno. <strong>Ricostruite</strong>  le cosce e cucitele con refe da cucina. Mettete sul fuoco una padella con 10 g di burro,l’olio rimasto, la salvia e il rosmarino. Disponetevi le cosce di pollo e fatele <strong>rosolare</strong>, quindi salate, pepate, bagnate con il vino e metà del marsala e fate cuocere per 40 minuti circa. <strong>Impastate </strong>il burro rimasto con la farina, fatelo <strong>sciogliere</strong> a fuoco basso, quindi <strong>diluite </strong>con il marsala rimasto e un po’ di brodo; salate la salsa e fatela <strong>bollire</strong> per un minuto. <strong>Trasferite</strong> le cosce sul piatto da portata e <strong>irroratele</strong> con la salsa.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cosce di pollo all'Ortolana]]></title>
<link>http://angytar.wordpress.com/2009/05/17/cosce-di-pollo-allortolana/</link>
<pubDate>Sun, 17 May 2009 15:37:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>angetar</dc:creator>
<guid>http://angytar.wordpress.com/2009/05/17/cosce-di-pollo-allortolana/</guid>
<description><![CDATA[Ingredienti: per 4 persone, 4 cosce di pollo- 450g di piselli-300 g di cipolline già mondate- 3 picc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em><img class="alignleft size-full wp-image-320" title="cosce" src="http://angytar.wordpress.com/files/2009/05/cosce.jpg" alt="cosce" width="452" height="251" />Ingredienti:</em></strong> per 4 persone, 4 cosce di pollo- 450g di piselli-300 g di cipolline già mondate- 3 piccole carote- olio- aceto- zucchero- brodo- burro- sale- pepe.</p>
<p> </p>
<p><strong><em>Preparazione:</em></strong> fate <strong>rosolare</strong> le cosce di pollo in una casseruola con 3 cucchiai di olio: salatele, pepatele, rigiratele e fatele <strong>cuocere</strong> per circa 6/7 minuti su fuoco vivo. Nel frattempo fate <strong>insaporire</strong> i piselli con 30 g di burro, sale e pepe. In una casseruola cuocete le cipolline in agrodolce, con 20 g di burro, 2 cucchiai di olio, un dl di brodo, un cucchiaio di aceto e un cucchiaio di zucchero. <strong>Lessate</strong> le carote, tagliatele a rondelle e conditele con olio e limone. <strong>Servite</strong> le cosce in un piatto da portata, <strong>guarnite</strong> con le verdure preparate.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cosce di Pollo alla Ferrarese]]></title>
<link>http://angytar.wordpress.com/2009/05/15/cosce-di-pollo-alla-ferrarese/</link>
<pubDate>Fri, 15 May 2009 15:00:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>angetar</dc:creator>
<guid>http://angytar.wordpress.com/2009/05/15/cosce-di-pollo-alla-ferrarese/</guid>
<description><![CDATA[Ingredienti: per 4 persone, 4 cosce di pollo- 4 cucchiai di olio- mezzo bicchiere di vino rosso- 150]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><strong>Ingredienti:</strong></em> per 4 persone, 4 cosce di pollo- 4 cucchiai di olio- mezzo bicchiere di vino rosso- 150g di olive miste verdi<em> e</em> nere- brodo- 2 spicchi di aglio- un rametto di rosmarino- un rametto di salvia- sale- pepe.</p>
<p> </p>
<p><strong><em>Preparazione:</em></strong> tritate finemente aglio, salvia e rosmarino e amalgamate il trito con un filo di olio. <strong>Praticate</strong> dei tagli profondi nella polpa delle cosce e <strong>introducetevi</strong> il composto. Adagiate le cosce in una padella, <strong>irrorate</strong> con l’olio rimasto, salate, pepate e fate <strong>rosolare</strong>. Bagnatele con il vino, fatelo <strong>evaporare</strong>, poi coprite il recipiente e fate cuocere per circa 40 minuti, unendo man mano un po’ di brodo caldo. Dieci minuti prima di levare dal fuoco, unite le olive <strong>snocciolate,</strong> ancora un po’ di brodo e terminate di cuocere. Portate in tavola ben caldo.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-302  aligncenter" title="Pollo-con-salsa-di-olive-nere" src="http://angytar.wordpress.com/files/2009/05/pollo-con-salsa-di-olive-nere.jpg" alt="Pollo-con-salsa-di-olive-nere" width="320" height="240" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pollo Gratinato]]></title>
<link>http://angytar.wordpress.com/2009/05/11/pollo-gratinato/</link>
<pubDate>Mon, 11 May 2009 21:30:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>angetar</dc:creator>
<guid>http://angytar.wordpress.com/2009/05/11/pollo-gratinato/</guid>
<description><![CDATA[Ingredienti:per 4 persone, 2 petti di pollo e 2 cosce- 20 g di funghi secchi- aglio- un ciuffo di pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em><img class="alignright size-full wp-image-258" title="pollo grate" src="http://angytar.wordpress.com/files/2009/05/pollo-grate.jpg" alt="pollo grate" width="374" height="474" />Ingredienti:</em></strong>per 4 persone, 2 petti di pollo e 2 cosce- 20 g di funghi secchi- aglio- un ciuffo di prezzemolo- pangrattato- burro- sale- pepe.</p>
<p> </p>
<p><strong><em>Preparazione:</em></strong> tenete a bagno i funghi secchi per mezz’ora in acqua tiepida, poi scolateli e <strong>tritateli</strong> insieme con mezzo spicchio di aglio e il prezzemolo. <strong>Sciogliete</strong> 30 g di burro, aggiungete i tranci di pollo e soffriggeteli a fuoco moderato per 3-5 minuti. <strong>Cospargeteli</strong> quindi con il trito preparato, salate e preparate; fate <strong>insaporire</strong> e togliete dal fuoco, poi cospargete i tranci <strong>insaporire </strong>e togliete dal fuoco, poi cospargeteli di pangrattato e mettete il tegame in forno già caldo a 200° per circa 10 minuti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il corpo delle donne]]></title>
<link>http://silvanascricci.wordpress.com/2009/05/10/il-corpo-delle-donne/</link>
<pubDate>Sun, 10 May 2009 01:53:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>silvanascricci</dc:creator>
<guid>http://silvanascricci.wordpress.com/2009/05/10/il-corpo-delle-donne/</guid>
<description><![CDATA[Diceva Anna Magnani al truccatore che prima del ciak stava per coprirle le rughe del volto &#8220;la]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1039" title="anna magnani" src="http://silvanascricci.wordpress.com/files/2009/05/anna-magnani.jpg" alt="anna magnani" width="300" height="230" /></p>
<p>Diceva Anna Magnani al truccatore che prima del ciak stava per coprirle le rughe del volto &#8220;lasciamele tutte, non me ne togliere nemmeno una, ci ho messo una vita a farmele&#8221;.</p>
<p style="text-align:center;">***************</p>
<p>Pier Paolo Pasolini aveva capito in anticipo che la televisione stava per distruggere la poetica potenzialmente espressa dal volto umano.</p>
<p>Pasolini aveva un senso acuto della realtà del volto umano come luogo d&#8217;incontro di energie ineffabili che esplodono nell&#8217;espressione; cioè in qualche cosa di assimetrico, di individuale, di impuro, di composito, insomma il contrario del tipico.</p>
<p>Che ne è dei volti delle donne e del femminile espresso da ogni volto nella sua unicità?</p>
<p style="text-align:center;">***************</p>
<p>Invecchiando io rivelo il mio carattere dove per carattere devo intendere tutto il vissuto che ha plasmato la mia faccia.</p>
<p>&#8220;Onora la faccia del vecchio&#8221; è scritto nel Levitico; non è da poco il danno che si produce quando le facce che invecchiano hanno scarsa visibilità, quando esposte alla pubblica vista sono soltanto facce depilate, truccate, rese telegeniche per garantire un prodotto sia esso mercantile o politico.</p>
<p style="text-align:center;">***************</p>
<p>Per vedere il documentario per intero l&#8217;indirizzo è:</p>
<p><a href="http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/index.html">http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/index.html</a></p>
<p>http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/index.html</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Donne nude: offerta speciale e avviso ai naviganti]]></title>
<link>http://silvanascricci.wordpress.com/2009/05/09/donne-nude-offerta-speciale-e-avviso-ai-naviganti/</link>
<pubDate>Sat, 09 May 2009 19:58:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>silvanascricci</dc:creator>
<guid>http://silvanascricci.wordpress.com/2009/05/09/donne-nude-offerta-speciale-e-avviso-ai-naviganti/</guid>
<description><![CDATA[Come ho già scritto in un altro post la maggior parte delle ricerche, statistiche di wordpress alla ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-1021" title="offerta speciale" src="http://silvanascricci.wordpress.com/files/2009/05/offerta-speciale.jpg" alt="offerta speciale" width="400" height="388" /></p>
<p>Come ho già scritto in un altro post la maggior parte delle ricerche, statistiche di wordpress alla mano, vertono su parte anatomiche femminili cercate con termini più o meno scientifici, più o meno aulici, più o meno pecorecci.</p>
<p>Volevo quindi avvisare tutti i naviganti di tali isole che qui non ne troveranno.</p>
<p>Qualora nei post ci siano tag che si riferiscono a signorine esponenti amene mercanzie, esse sono riferite a discorsi, ragionamenti o riflessioni.</p>
<p>Voglio, perciò, dire a tutti costoro &#8230; delusi eh?!?</p>
<p>(chissà se arriveranno commenti &#8220;irriverenti&#8221;?)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cosce di pollo a Sorpresa]]></title>
<link>http://angytar.wordpress.com/2009/04/27/cosce-di-pollo-a-sorpresa/</link>
<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 20:06:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>angetar</dc:creator>
<guid>http://angytar.wordpress.com/2009/04/27/cosce-di-pollo-a-sorpresa/</guid>
<description><![CDATA[  Ingredienti:per 4 persone, 4 cosce di pollo- 200g di carne trritata mista (vitello e maiale)- 100g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"> </p>
<p><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;"><em><strong>Ingredienti:</strong></em>per 4 persone, 4 cosce di pollo- 200g di carne trritata mista (vitello e maiale)- 100g di rigaglie di pollo- un fegato di tacchino- un panino- brodo- 2 uova- un ciuffo di prezzemolo- burro- un cucchiaio di fecola di patate- mezzo bicchiere di panna- sale- pepe.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;text-align:left;margin:0;"><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;"><em><strong>Preparazione:</strong></em> mettete a bagno il panino in un po’ di brodo tiepido. Mettete la carne tritata in una ciotola, quindi unitevi le rigaglie e il fegato di tacchino, mondati e tritati; aggiungete il panino strizzato e spezzettato, le uova, il prezzemolo pure tritato, sale e pepe. Amalgamate bene. Disossate le cosce, salatele, preparatele e distribuitevi sopra il ripieno, poi legatele con refe incolore. Fate fondere 50g di burro in una padella, adagiatevi le cosce, lasciatele dorare, spruzzatele con un po’ di brodo e cuocetele per 40 minuti. Levatele quindi dal recipiente<span>  </span>legate il fondo di cottura con la fecola, prima diluita con la panna. Versatelo sulle cosce e servite.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;text-align:center;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;text-align:center;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:normal;text-align:center;margin:0;"><span style="font-size:12pt;font-family:&#34;"><img class="size-full wp-image-179  aligncenter" title="cosce" src="http://angytar.wordpress.com/files/2009/04/cosce.jpg" alt="cosce" width="477" height="357" /></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ARIADNE/3 (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/02/08/ariadne3-hard/</link>
<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 12:44:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
<guid>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/02/08/ariadne3-hard/</guid>
<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI ARIADNE/3 (hard) L’aereo sarebbe partito con due ore esatte di rit]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="VAI ALL'ELENCO DEI RACCONTI" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI</a></font></b></p>
<p>ARIADNE/3 (hard) </p>
<p>L’aereo sarebbe partito con due ore esatte di ritardo.<br />
Ariadne aveva appena ascoltato l’annuncio lanciato dall’altoparlante e, sospirando rassegnata, si diresse verso la sala d’aspetto antistante l’imbarco del suo volo, sedendosi su una poltroncina che guardava sulle piste.<br />
Il Venizelos, l’aeroporto di Atene, in quei giorni era affollatissimo di passeggeri in arrivo ed in partenza, soprattutto di turisti che giungevano in Grecia per visitare la capitale o che erano in transito in attesa dei voli per le isole.<br />
E proprio quel traffico eccezionale era stata la causa di una serie di ritardi a catena, fra i quali era incappato anche l’aereo dell’Olimpic Airways che doveva portare Ariadne a Milano.<br />
Il dover partecipare per forza a quel benedetto congresso non l’aveva certamente entusiasmata, anche perché la decisione, presa dalla società per la quale lei lavorava, le era stata comunicata all’ultimo istante: la collega che sarebbe dovuta partire si era improvvisamente ammalata ed Ariadne era stata scelta per sostituirla.<br />
Annoiata, la ragazza guardò un grande aereo decollare maestoso sulla pista.</p>
<p>Venticinque anni, capelli lunghi e biondi, occhi azzurri in un viso di una gradevolezza ed armonia straordinarie, Ariadne non passava di certo inosservata.<br />
Le sue origini slave (la madre era polacca) le avevano portato capelli ed occhi chiari, mentre, da parte del padre, greco di Santorini, aveva ereditato la carnagione scura.<br />
Questo contrasto, unito alla sua incredibile bellezza, la rendeva così piena di fascino da calamitare gli sguardi compiaciuti della maggior parte delle persone.</p>
<p>Quel giorno, poi, la ragazza indossava una maglietta azzurra, aderente ed elastica, che le fasciava divinamente il seno generoso; pantaloni di cotone chiaro, così attillati da sembrare una seconda pelle, evidenziavano il suo sedere perfetto e le lunghe e snelle gambe, ulteriormente slanciate dai tacchi alti dei sandali d’argento che portava ai piedi.</p>
<p>Come al solito, Ariadne aveva ricevuto già molti sguardi di ammirazione da parte degli uomini che passavano in continuazione nelle sale dell’aeroporto, sguardi che la spogliavano con gli occhi, che sognavano di vederla nuda, che desideravano di portarsela a letto.<br />
Ma anche le occhiate che alcune donne le lanciavano erano inequivocabili: invidia per le sue splendide forme, per i suoi lucenti e vaporosi capelli, per il seno provocante e tonico, o, come molto spesso capitava, puro e semplice desiderio sessuale, la voglia malcelata di fare l’amore con lei.<br />
Il tutto non turbava minimamente Ariadne: anzi, il più delle volte si sentiva lusingata da tali attenzioni, tanto da eccitarsi al pensiero di essere così desiderata.</p>
<p>Ariadne viveva la sua sessualità in modo solare e totale, non ponendo mai alcun limite o pregiudizio alle situazioni che le capitavano: la cosa fondamentale, per lei, era il raggiungimento del piacere, l’eccitazione che lo precedeva, sia quella che lei provava, sia quella che lei riusciva ad accendere negli altri.<br />
Non avendo alcun freno inibitore, Ariadne non faceva certo distinzioni di sesso: andava a letto indifferentemente con uomini e donne, purchè facessero scattare in lei la libidine più estrema.<br />
Il poter essere giudicata una troia o una lesbica non la sfiorava nemmeno.<br />
Amava fare sesso, sempre e dovunque, senza limiti e condizionamenti.<br />
Le piaceva tanto succhiare un cazzo, sentirselo fremente e bollente nel corpo, quanto adorava leccare una fica, aperta e bagnata di dolci umori…</p>
<p>Un altro aereo decollò rombando davanti ai suoi occhi.<br />
L’attesa sarebbe stata ancora lunga.<br />
Un uomo si era andato a sedere a due poltroncine da lei e, fingendo di leggere il giornale, la osservava con sguardo lascivo e interessato.<br />
Un lieve sorriso si allargò sulle morbide labbra di Ariadne.<br />
L’uomo che la guardava di nascosto, sognando di certo di scoparsela, era un tipo assolutamente insignificante, e che lei non avrebbe mai potuto prendere nemmeno in considerazione.<br />
Nemmeno per sbaglio.<br />
E poi, dopo Henry…<br />
Con la mente Ariadne tornò a pochi giorni prima, a quell’albergo a Trianda, sull’isola di Rodi.<br />
Avrebbe dovuto passare il fine settimana al mare con Barbara, la sua collega d’ufficio, nonché una delle sue varie amanti, ma, all’ultimo istante, la madre di Barbara non si era sentita bene, e così la sua amica aveva dovuto rinunciare alla breve vacanza.<br />
Ariadne, però, anche se contrariata per il fastidioso contrattempo, era ugualmente partita per Rodi, ed era lì che aveva incontrato Henry.<br />
Gli occhi fissi sulla pista di decollo, la ragazza accavallò le gambe, incrociò le braccia sul seno e prese a ripercorrere mentalmente quella notte straordinaria passata con quello splendido ragazzo… </p>
<p>Aveva incontrato Henry per la prima volta il sabato mattina, mentre lei si avviava a fare l’ennesimo bagno in mare.<br />
Henry passeggiava sulla spiaggia e si era fermato, sorridendole, per lasciarle il passo.<br />
Ariadne aveva subito avvertito il ben noto brivido d’eccitazione, foriero di nuove avventure,  non appena lo aveva guardato: alto e straordinariamente muscoloso, i capelli cortissimi, quasi rasati, un orecchino al lobo dell’orecchio destro, occhi neri e profondi, labbra carnose e sensuali, la pelle scurissima e attraente come solo quella degli africani può essere.<br />
Lei si era gettata in acqua con noncuranza, aveva fatto poche bracciate, e poi si era voltata a guardarlo: il ragazzo era rimasto fermo sulla spiaggia e la osservava divertito, un sorriso impertinente e malizioso a distendergli le labbra.<br />
Ariadne si era sentita rimescolare tutta, quel ben noto e sensuale languore ad irradiarsi dallo stomaco al ventre; e quando lui infine aveva ripreso la sua passeggiata, andandosene via e voltandole le spalle, gli occhi della ragazza avevano ammirato il suo corpo, imponente ma allo stesso tempo asciutto, i muscoli scolpiti che guizzavano al ritmo della sua camminata.<br />
Malgrado l’acqua del mare fosse fredda, Ariadne aveva avvertito una improvvisa e calda vampata di desiderio al solo guardare quel ragazzo di colore.</p>
<p>Erano quasi le due del pomeriggio di quello stesso giorno quando lo aveva rivisto.<br />
Ariadne se ne stava sdraiata sul lettino, crogiolandosi ai raggi del sole, a farsi asciugare dal caldo la pelle ancora umida dopo l’ultimo bagno, e valutando distrattamente la coppia che occupava l’ombrellone accanto al suo.<br />
Con i due, evidentemente marito e moglie, sulla quarantina, tedeschi, non si era scambiata nemmeno una parola, ma aveva notato gli sguardi che l’uomo le lanciava in continuazione, sguardi così manifestamente lascivi ed espliciti da imbarazzare chiunque si fosse trovato oggetto di quegli occhi.<br />
Ma, certamente, non Ariadne.<br />
L’uomo (discretamente bello ed in forma, con una spruzzata di grigio sulle tempie, particolare che lo rendeva notevolmente più affascinante) ad un certo momento aveva prima sfiorato le labbra della moglie con le sue, posandovi sopra un lieve bacio a stampo, e poi aveva confabulato, a voce bassissima, con lei, una donna molto bella, formosa e decisamente sexy, abbronzantissima e con un caschetto di capelli neri che la faceva apparire molto più giovane di quanto realmente non fosse.<br />
Ariadne, malgrado lei non parlasse il tedesco, aveva intuito l’argomento di discussione tra i due e, divertita per la piega che stava prendendo la giornata, era rimasta immobile ad aspettare gli eventi.<br />
Era chiaro come il marito stesse cercando di convincere la moglie ad abbordare quella splendida ragazza, con l’intento evidente di portarsela nel loro letto: e, dall’espressione della donna, si capiva come anche lei si sentisse eccitata all’idea di fare del sesso con una sconosciuta, e che quella non era di certo la prima occasione che i due si davano da fare in tal senso.</p>
<p>Ariadne si era ritrovata a pensare che, se i due si fossero decisi a compiere il primo passo, lei avrebbe accettato, e senza alcuna esitazione, di fare del sesso con loro: l’uomo non le dispiaceva per nulla, ma era la donna che più l’intrigava e stimolava il suo desiderio, perchè dimostrava di avere una pelle così levigata e perfetta che sarebbe stato semplicemente splendido percorrerla con le labbra e con la lingua…<br />
Ad Ariadne era accaduto molte altre volte di venirsi a ritrovare in letti matrimoniali, a fare la terza con coppie che cercavano sempre nuove esperienze ed emozioni.<br />
Aveva passato tante notti di follia, nelle quali il sesso era stato esplorato in tutti i suoi fantastici aspetti: e mai era rimasta delusa da tali esperienze, perché l’essere preda contemporaneamente di un uomo e di una donna la portava a raggiungere orgasmi indimenticabili.<br />
Ma, quel giorno, il posare nuovamente gli occhi su Henry, su quel suo corpo da favola, le fece dimenticare all’istante la coppia che era sua vicina di ombrellone.</p>
<p>Il ragazzo di colore si era diretto al bar dell’albergo, bar che si trovava al limitare della spiaggia, ed Ariadne aveva sentito subito l’impellente esigenza di andare a bere qualcosa, in modo da avvicinarlo e di fare la sua conoscenza.</p>
<p>Nascosta dietro gli occhiali da sole, Ariadne studiò attentamente il ragazzo dalla pelle scura come la notte e che sorseggiava tranquillamente una birra a pochi metri da lei: le spalle larghe, i bicipiti sviluppati, i pettorali esplosivi che chiedevano solamente di essere percorsi dalla sua lingua e dalle sue mani… il ventre piatto, dagli addominali scolpiti in maniera sublime, le natiche sode e le lunghe gambe. E la pelle, di quel colore così scuro che l’eccitava al solo pensiero di toccarla, di accarezzarla e di baciarla…<br />
Tutto, in Henry, l’attirava in maniera inesorabile, come una calamita attrae il ferro.<br />
E poi… e poi c’erano i pantaloncini del costume che, a stento, trattenevano il pene del ragazzo: anche se certamente non in erezione, gli occhi di Ariadne intuivano come, sotto la leggera stoffa, si celasse un cazzo di dimensioni a dir poco fantastiche.</p>
<p>Henry, d’altro canto, e quasi in muta risposta alle voglie di Ariadne, non faceva nulla per dissimulare tutto il suo interesse per quella splendida ragazza.<br />
Si voltava a guardarla con insistenza e, evidentemente, cercava soltanto un pretesto qualsiasi per attaccare discorso con lei.<br />
Ma Ariadne, quando un uomo o una donna le piacevano, non si faceva alcuno scrupolo ad essere lei stessa a fare la prima mossa.<br />
E anche quel giorno, levandosi gli occhiali da sole e guardando il ragazzo dritto negli occhi, non ebbe alcuna difficoltà ad entrare in confidenza con lui.  </p>
<p>Ariadne, interrompendo il corso di quei suoi ricordi, tornò per un momento alla sala d’attesa dell’aeroporto, gettando un’occhiata all’orologio: mancava ancora più di un’ora al decollo del suo aereo.<br />
Il tizio, quello che prima la guardava di nascosto con occhi bramosi e lascivi, si era allontanato, sicuramente deluso dal suo atteggiamento distratto ed assente, un atteggiamento che mostrava in modo esplicito come a lei non interessasse minimamente di lui.<br />
Aveva ancora molto tempo prima che chiamassero il suo volo.<br />
Completamente rilassata, la ragazza tornò a perdersi in quei meravigliosi ricordi.</p>
<p>Quella sera stessa, la sera del giorno in cui l’aveva incontrato, Ariadne era andata a letto con Henry, e di quell’esperienza assolutamente sconvolgente avrebbe portato, nella mente e nel corpo, un ricordo indelebile.</p>
<p>Dopo una passeggiata sulla spiaggia, durante la quale Henry l’aveva baciata, e dopo una rapida visita alla discoteca dell’albergo, Ariadne si era fatta accompagnare da lui nella sua stanza, invitando il ragazzo ad entrare e a passare ancora un pò di tempo con lei.<br />
Lui le aveva raccontato di essere nigeriano, e di essere prossimo alla laurea in ingegneria all’università di Atene. Si manteneva agli studi facendo lavori umili e mal retribuiti al Pireo, ma la sua ambizione gli rendeva facile sopportare quei disagi e quelle difficoltà.<br />
Presto, con la laurea in tasca, avrebbe potuto trovare un lavoro degno delle sue aspettative, e che lo avrebbe ripagato di tutti i sacrifici che aveva fatto in quegli anni.<br />
Anche lui era a Rodi per un breve week-end e, con un amico, non potendo permettersi di alloggiare in un albergo, si erano accampati in tenda nel camping che si trovava a non più di cinquecento metri dall’albergo di Ariadne.<br />
Non solo Ariadne, ma anche Henry, entrambi sapevano perfettamente come sarebbe finita la serata, ma si divertivano immensamente a fingere di non saperlo.</p>
<p>La camera d’albergo di Ariadne non era particolarmente ampia, ma, in compenso, il letto ad una piazza e mezzo era comodo e confortevole.<br />
Con un brivido d’eccitazione, Ariadne aprì la porta della stanza e fece accomodare il ragazzo che, senza nemmeno dire una parola, una volta chiusa la porta, l’afferrò alla vita, attirandola a se, ed iniziando a perlustrarle la bocca con la sua lingua.<br />
Ariadne si abbandonò grata a quel bacio, sentendosi già umida d’eccitazione fra le cosce.<br />
Assaporò deliziata le labbra carnose del ragazzo, accesa nei sensi da tutto quello che immaginava sarebbe seguito a quel primo contatto fra loro.<br />
Sentiva le braccia muscolose di Henry cingerle la vita, e le sue grandi mani passarle leggere sulla schiena; e lei era già pronta a perdersi in lui, in quel mare di pelle nera, pelle che Ariadne  trovava fantastica e diabolicamente erotica.<br />
Si baciarono a lungo, con sempre maggiore frenesia, fin quando Henry le fece scivolare delicatamente le spalline del vestito, liberandole i seni perfetti, cingendoli a coppa con le sue larghe e vigorose mani, pizzicandole amorevolmente i capezzoli subito eretti e carezzando la pelle vellutata di lei.<br />
Ben presto l’estivo vestito leggero della ragazza scivolò a terra, e lei, liberandosene, lo scalciò lontano, sempre avvinta allo statuario corpo di Henry.</p>
<p>Ora Ariadne era rimasta con indosso il solo perizoma nero e le scarpe, anch’esse nere e con il tacco esageratamente alto, scarpe che si era dovuta togliere per la passeggiata sulla spiaggia, e che aveva infilato ai piedi solamente quando si erano affacciati nella discoteca dell’albergo.<br />
Henry la scostò da sé e restò ad ammirarla per quasi un intero minuto: e quello sguardo, penetrante e sensuale, così carico di desiderio e d’ammirazione, aveva dato il colpo definitivo alla decisione iniziale della ragazza di non bruciare le tappe di quella nottata, ma di godersi lentamente ogni istante con Henry ed ogni centimetro del suo fantastico corpo.</p>
<p>Ad Ariadne era sempre piaciuto condurre il gioco, prendere l’iniziativa, essere lei a dare l’input sessuale al suo o alla sua partner: ma con quel gigante di colore, nero come l’ebano, si rese immediatamente conto che la preda sarebbe stata lei, e lui il cacciatore.<br />
E questo sentirsi in balia di quell’uomo, sapere che lui avrebbe fatto di lei quello che più desiderava, questa sensazione di quasi impotenza, per lei di fatto sconosciuta, la eccitò terribilmente, tanto da sentirsi la fica già grondante di copiose e profumate secrezioni.</p>
<p>Le mani della ragazza presero a sbottonare la camicia dell’uomo, lentamente, voluttuosamente, con una sensualità inimmaginabile; e, mentre faceva scorrere la camicia lungo le braccia di Henry, lei lo fissava negli occhi, quasi sfidandolo a chi fra i due sarebbe riuscito a dare maggior piacere all’altro.<br />
Percorse in punta di dita i suoi pettorali, i muscoli delle spalle e gli addominali, sentendo la pelle di Henry bollente, così erotizzante ed inebriante.<br />
Con le mani percorse lungamente quella massa di muscoli neri, gli disegnò il contorno del viso, sfiorò quella labbra che la facevano impazzire al solo vederle, infilò un dito tra esse, lasciando che lui lo succhiasse con delicatezza.<br />
Poi le dita di Ariadne si concentrarono sulla cintura dei pantaloni, la allentarono, slacciarono i bottoni dei calzoni di cotone blu che lui indossava, facendoli poi scivolare lungo le cosce muscolose.<br />
E quando gli occhi della ragazza si fissarono sugli slip, che a stento riuscivano a contenere quel cazzo in piena erezione, un nuovo e stupendo brivido d’eccitazione la travolse.</p>
<p>Trascinò Henry verso il letto, lo fece sdraiare, gli tolse le scarpe e gli sfilò i pantaloni arrotolati alle caviglie.<br />
E quando le mani di Ariadne s’infilarono con decisione sotto l’elastico degli slip, liberando Henry da quell’ultimo e ormai inutile indumento, un gemito, quasi un grido a stento trattenuto, uscì dalle labbra di lei: quello che i suoi occhi vedevano era un sogno, un sogno dal quale non avrebbe mai voluto risvegliarsi.  </p>
<p>Henry, completamente nudo e allungato sul letto, la sua pelle scurissima, i muscoli scolpiti e guizzanti, un sorriso su quelle labbra magnifiche, aveva intrecciato le mani dietro la testa e le mostrava tutta la sua prorompente virilità.<br />
Ariadne, quasi senza fiato, osservava un cazzo di dimensioni fuori del comune, lungo e largo, svettante e turgido; quasi con timore la ragazza, in ginocchio sul letto, allungò la mano, impugnando quel palo di carne nera.<br />
Una scossa di elettricità erotica le percorse il palmo della mano a quel semplice contatto: le dita si serrarono sull’asta e, adagio, lei tirò in giù la pelle, esponendo un’enorme cappella marrone scuro.<br />
Affascinata, Ariadne lasciò che la mano scivolasse ad abbracciare lo scroto, soppesando i testicoli, sicuramente rigonfi di sperma, sperma che lei avrebbe presto fatto schizzare.</p>
<p>La sua mano prese a masturbare lentamente il magnifico cazzo di Henry.<br />
Ariadne vedeva le sue dita più chiare, dalle lunghe unghie dipinte di azzurro, contrastare in modo fantastico con la pelle nera di quel cazzo da favola.<br />
Era come ipnotizzata dal movimento della sua mano, che scivolava lieve, ma insistente, su quella verga straordinaria.<br />
Con consumata esperienza, Ariadne portò la sega, e più volte, quasi al limite massimo della sopportazione maschile, fermandosi sempre in tempo, strappando sospiri di piacere e di frustrazione a Henry che, continuamente al limite dell’eiaculazione, la guardava penetrarsi la fica con l’altra mano.<br />
Ma Ariadne voleva quel cazzo in bocca, tra le labbra, sotto la sua lingua infernale.</p>
<p>Chinando la testa, gli occhi fissi in quelli di lui, i biondi capelli ad incorniciarle il viso perfetto, Ariadne appoggiò le labbra alla scura cappella, le socchiuse, e se la lasciò scivolare in bocca, assaporando quel sapore di maschio che sempre la inebriava.<br />
Il cazzo le scivolava magnificamente tra le labbra, riempiendole la bocca, quasi soffocandola, nel tentativo si succhiarne ogni centimetro di lunghezza; era un’esperienza nuova per Ariadne, perché non le era mai capitato di tenere in bocca una verga di quelle dimensioni inimmaginabili.<br />
Ed anche quel colore così scuro la eccitava oltre ogni limite di sopportazione.<br />
Prolungò il pompino il più a lungo possibile, ritardando l’esplosione di Henry con abili movimenti della mano, pregustando il sapore dello sperma di quel cazzo magnifico.</p>
<p>Ariadne stava leccando la cappella di Henry, quando lo sentì sospirare sempre più eccitato, le sue mani spingerle sulla nuca, nel tentativo di riempirle la bocca il più possibile della sua erezione.<br />
Visto lo stato di eccitazione che la divorava, lei si sfilò a fatica quel palo di carne dalle labbra e appoggiò la lingua alla scura cappella: con rapidi movimenti della mano lo masturbò per qualche istante, fino a che il primo fiotto di seme, bianco, denso e caldo, le colpì il viso, bagnandole le guance arrossate dal piacere e le labbra socchiuse e frementi.<br />
Sconvolta dal piacere si sentì inondata da quel fiume di sperma bollente&#8230;</p>
<p>Dopo averlo ripulito accuratamente con la lingua, Ariadne, lavorando ancora di bocca e di mano, aveva rapidamente restituito al cazzo di Henry tutto il suo turgore.<br />
Passando la lingua, un’ultima volta, dalle palle alla cappella, si sollevò da lui, sdraiandosi sul letto, le gambe spalancate, la fica depilata fradicia e ardente.<br />
Il ragazzo le fu sopra in un attimo e quel cazzo gigantesco la penetrò in un sol colpo.<br />
Le gambe allacciate sulla schiena di Henry, Ariadne si sentì completamente riempita da quella verga straordinaria e dalle spinte possenti del ragazzo di colore che la stava scopando.<br />
Gli orgasmi, intensi e devastanti, la proiettarono in quella dimensione in cui nulla più esisteva, se non il suo corpo ed il piacere dilagante.</p>
<p>Svuotata di ogni energia, lasciò che Henry, ancora terribilmente eccitato, uscisse da lei, le leccasse la fica per lunghi e straordinari minuti, scendesse con la bocca lungo le cosce e le gambe, fino a succhiarle, una ad una, le dita dei piedi, lo smalto azzurro lucido della saliva di lui.<br />
E poi Henry la voltò, la rigirò sulla pancia, scostandole i capelli dalla nuca e carezzandole a lungo la schiena; Ariadne, ad occhi chiusi, si godeva quel massaggio, eccitandosi ancora di più quando la punta del cazzo di Henry le sfiorava la pelle delle natiche.<br />
Sapeva dove lui voleva arrivare, e godeva straordinariamente per quell’attesa che sembrava infinita.<br />
Si sentiva una troia, come poche volte le era capitato nella vita.<br />
Ed era una sensazione sublime: sentirsi una puttana, l’ultima delle troie, pronta a tutto, disposta a qualsiasi cosa pur di sentirsi il culo aperto da quell’enorme cazzo di colore.<br />
E Ariadne attese.<br />
Aspettò fremendo che fosse Henry a decidere quando fosse giunto il momento d’incularla. </p>
<p>Le mani del ragazzo la esplorarono a lungo, lisciarono la sua pelle morbida e perfetta, scorrendo lungo la schiena, massaggiandole le vertebre, insinuandosi nel solco fra le natiche, natiche che Ariadne cercava di divaricare il più possibile.<br />
E poi le dita di Henry iniziarono finalmente a stuzzicarle l’ano, con movimenti circolari, lenti e suadenti; la ragazza avvertì, in un languore che le si irradiava in tutto il corpo, che i suoi tessuti cedevano inesorabilmente, rilassandosi a quel delicato contatto.<br />
Poi Henry si alzò dal letto e, dal tavolo poco distante, prese il contenitore dell’olio per il corpo, olio con il quale Ariadne si ungeva ogni sera la pelle.<br />
Lei aveva voltato la testa, e non si perdeva un solo movimento del ragazzo.</p>
<p>Henry tornò sul letto, in ginocchio dietro di lei, e si versò un gran quantitativo di olio nel palmo della sua grande mano.<br />
Gli occhi fissi in quelli di lei, portò la mano al cazzo, percorrendolo per tutta la lunghezza e ungendolo completamente.<br />
La scura pelle del suo uccello brillava lucida nella luce soffusa della camera.<br />
Poi, con le dita ancora unte, umettò accuratamente il culo di Ariadne, penetrandola prima con un dito, poi con due.<br />
Ariadne era fuori di sé per l’eccitazione, e lo incitava a non ritardare oltre quello che lei desiderava ardentemente.<br />
- Dai… inculami… non ce la faccio più… mettimelo tutto dentro… sfondami il culo… ti prego… -</p>
<p>E la cappella si accostò a quel buco impaziente, indugiò ancora un attimo, e poi si fece strada, centimetro dopo centimetro, impossessandosi del culo aperto di Ariadne.<br />
Dolore e piacere. Bruciore e appagamento. Spasimi e benessere.<br />
Le reazioni fisiche di Ariadne, inizialmente furono devastanti e contrastanti.<br />
Quell’alternanza di piacere sessuale e fastidio fisico la lasciò senza fiato.<br />
La scura cappella del ragazzo entrava in lei, lentamente, ma inesorabilmente.<br />
Le sue pareti finalmente cedettero, agevolando la penetrazione.</p>
<p>L’olio attutiva meravigliosamente l’attrito, ed il cazzo di Henry si fece strada in quel culo da favola.<br />
Ariadne, il viso affondato nel cuscino, immaginava quel cazzo gigantesco entrarle nel corpo, quel palo scuro e bollente infilarsi per intero nel suo culo oscenamente dilatato&#8230;<br />
Lui spinse fino a che le palle toccarono le natiche di Ariadne, impalandola fino in fondo, strappandole urla sempre meno di dolore e sempre più di piacere, di un piacere così travolgente da spingerla verso un’inimmaginabile follia erotica mai neppure concepita nella più erotica delle fantasie…</p>
<p>Ariadne si riscosse da quel sogno ad occhi aperti.<br />
L’altoparlante ora stava chiamando il suo volo per l’imbarco.<br />
La ragazza si alzò, dirigendosi verso l’hostess che controllava i biglietti.<br />
Il ricordo di Henry l’aveva fatta bagnare ancora una volta: sentiva le sottili mutandine intrise dagli umori della sua eccitazione.</p>
<p>Porse il biglietto all’hostess e si avviò verso l’aereo, verso quel congresso a Milano che le avrebbe riservato la sorpresa di una nuova e inattesa notte di sesso, una meravigliosa avventura assolutamente inaspettata.</p>
<p>Avremo di sicuro tempo per riparlarne.</p>
<p>FINE</p>
<p><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
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<p></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Fico e Toniolo come Paprika e Curry]]></title>
<link>http://lecommari.wordpress.com/2009/01/20/fico-e-toniolo-come-paprika-e-curry/</link>
<pubDate>Tue, 20 Jan 2009 00:54:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>bradipina</dc:creator>
<guid>http://lecommari.wordpress.com/2009/01/20/fico-e-toniolo-come-paprika-e-curry/</guid>
<description><![CDATA[Nello zapping del lunedì sera mi sono imbattuta (mio malgrado) in qualcosa più trash del Grande Frat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-388" title="paprika-e-curry" src="http://lecommari.wordpress.com/files/2009/01/paprika-e-curry.jpg" alt="paprika-e-curry" width="200" height="152" />Nello zapping del lunedì sera mi sono imbattuta (mio malgrado) in qualcosa <span style="color:#993366;"><strong>più trash</strong></span> del Grande Fratello: <span style="color:#ff0000;"><strong>Real tv</strong></span>. Come negli ultimi anni questa trasmissione sia passata da <strong>Guido Bagatta</strong> a smandrappe ai limiti del porno non me lo so spiegare. Prima la tettona-badante <span style="color:#800000;"><strong>Ainett Stephens</strong></span>, poi <span style="color:#ff6600;"><strong>Cristina Chiabotto</strong></span> ricoperta da inutili specchietti (dal direttore creativo di <em>X Factor</em> Luca Tommassini), ora un&#8217;accoppiata terrificante: <span style="color:#3366ff;"><strong>Raffaella Fico</strong></span> e <span style="color:#00ff00;"><strong>Melita Toniolo</strong></span>. La Sophia Loren dei poveracci e la Diavolita idiota che credo che non abbiano un neurone in due&#8230;<br />
Ho cambiato due secondi e ho visto solo tette e cosce, poi i volti delle due che si atteggiavano come <span style="color:#ff00ff;"><strong>Paprika e Curry</strong></span>, le due &#8220;allegre ragazze&#8221; del numero a luci rosse delle tv locali, interpretate da Federica Cifoli e Paola Minaccioni in <em>Ciao Birichinni</em> (e anche qualche volta per la Gialappa&#8217;s). Ma qual è il motivo? Non basta la voce impostata dell&#8217;uomo fuori campo? Perché pagare &#8217;ste due? <strong><span style="color:#0000ff;">Ridateci Bagatta</span></strong>!!!<br />
Insopportabili.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ANGELIQUE (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/01/17/angelique-hard/</link>
<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 13:26:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
<guid>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/01/17/angelique-hard/</guid>
<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI ANGELIQUE (hard) La spiaggia di Analipsi questa volta non c’entra ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="VAI ALL'ELENCO DEI RACCONTI" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI</a></font></b></p>
<p>ANGELIQUE (hard)</p>
<p>La spiaggia di Analipsi questa volta non c’entra per nulla.<br />
O. per essere più esatti, c’entra, ma solo di sfuggita.<br />
Se quella spiaggia, sempre deserta e scarsamente frequentata dai turisti, aveva recitato un ruolo di primissimo piano nella mia relazione con Serena, in quei fantastici giorni di sesso frenetico fatto con quella splendida ragazza italiana, nella vicenda che ha come protagonista Angelique, vicenda che andrò a narrarvi qui di seguito, quel luogo non ebbe alcuna rilevanza.</p>
<p>L’unico e tenue legame con Analipsi è che quella era la spiaggia che lentamente stavamo costeggiando, Panagiotes ed io, con la sua barca, la sera che stavamo rientrando al porto di Embona, dopo essere stati a pescare per tutto il giorno.<br />
E di Analipsi, di quella famosa spiaggia, in questa storia che mi accingo a raccontarvi, non ne parleremo proprio più.</p>
<p>Non era stata una giornata particolarmente fortunata per la pesca, e Panagiotes ed io rientravamo in porto con pochissimo pesce: in compenso eravamo entrambi stanchi morti, cotti dal sole e bruciati dal sale che ci ricopriva a chiazze, come una patina bianca, la pelle intensamente abbronzata.<br />
Eravamo letteralmente distrutti dalla fatica, ma, a venticinque anni, il giorno successivo saremmo stati pronti per una nuova ed intensa battuta di pesca.<br />
Bella cosa la gioventù !<br />
Con poche ore di riposo si recuperano tutte le energie e si è pronti a ricominciare tutto dall’inizio, ed anche la delusione per la giornata sfortunata sarebbe stata presto dimenticata. </p>
<p>Attraccammo al molo del piccolo porto che era quasi buio e, dopo una veloce sistemata alla barca, ce ne andammo alla taverna di Christos, per bere una birra gelata che ci placasse tutta l’arsura che avevamo in gola.<br />
Più tardi, il mio amico ed io ce ne saremmo tornati alle rispettive case: una doccia, la cena e un’intera nottata di sonno avrebbero cancellato anche l’ultima traccia di stanchezza.</p>
<p>- Si vede che anche i pesci, con questo caldo del cavolo, sono andati in vacanza… &#8211; ci disse Christos, sentendo la delusione nelle nostre voci e leggendola nei nostri volti.<br />
- Ci sono giorni in cui i pesci sembrano saltarti nella barca… come facessero a gara per essere presi… ed altri che ci puoi stare anche ventiquattro ore ma… niente&#8230; sembra quasi che siano spariti&#8230; &#8211; feci io, guardando Panagiotes che, seduto sull’alto sgabello accanto al mio, sorseggiava pensieroso il suo boccale di birra.<br />
- E’ vero. Però giornate come questa… sotto al sole da stamattina… cazzo… più sfortunati di così… &#8211; mi rispose il mio amico, decisamente avvilito.<br />
Christos esplose nella sua fragorosa risata, una risata così travolgente da essere diventata ormai un mito per tutti gli avventori abituali della sua taverna.<br />
- Ed io che dovrei dire, allora ? Sedici ore al giorno dentro questo buco schifoso a servire birre e ouzo… ouzo e birre… non ti lamentare Panagiotes, dammi retta… ognuno avrebbe i suoi validi motivi per incazzarsi come una bestia… -<br />
- Dai… che domani facciamo il pieno… mi sento che non sapremo nemmeno dove metterli, tutti quei dannati pesci che acchiapperemo&#8230; &#8211; conclusi io, unendomi alla risata di Christos, per sdrammatizzare e per far tornare il buonumore a Panagiotes.<br />
Ma la sua espressione rimase corrucciata.<br />
- Domani credo che neppure potremo andare a pesca, mio caro Vassili&#8230; altro che montagne di pesci&#8230; &#8211; disse il mio amico con voce afflitta.<br />
- E perché mai ? &#8211; gli domandai, incuriosito, ma già intuendo la ragione della probabile assenza di Panagiotes.<br />
- Ho preso un impegno con una delle ospiti di mia madre &#8211; mi rispose, sbuffando nervosamente e scolandosi il fondo del boccale.</p>
<p>La madre di Panagiotes affittava camere ai turisti, camere della loro casa poco fuori il paese.<br />
Dopo la morte del marito, sparito in mare in una notte invernale di tempesta (e a quell’epoca, quando perse il padre, il mio amico aveva solo dodici anni), la donna dovette tirare duramente la carretta, dovendo pensare, da sola, a Panagiotes e a sua sorella, di tre anni più piccola di lui.<br />
Per qualche anno la donna andò avanti con lavori saltuari e con l’aiuto di parenti, vivendo sempre, comunque, in una situazione di estrema precarietà.<br />
Fino a quando, su consiglio di alcuni conoscenti, si decise ad affittare ai turisti le camere della casa che il marito le aveva lasciato come unica eredità, e nella quale viveva con i suoi due figli.<br />
E così, dopo aver rinfrescato gli ambienti, aveva iniziato la sua nuova attività, e con risultati certamente buoni, visto che molto spesso si trovava costretta a rifiutare nuovi ospiti, essendo le cinque stanze sempre occupate.<br />
La stagione turistica, sulla nostra isola, va da marzo a fine ottobre, e gli incassi di questi otto mesi iniziarono a consentirle di vivere finalmente in maniera decorosa, insieme a Panagiotes e all’altra figlia più piccola.<br />
Poi, con il trascorrere degli anni, sia Panagiotes che la sorella avevano trovato lavori stagionali, e le finanze della famiglia si erano definitivamente sistemate per il meglio.</p>
<p>Nei giorni in cui la pesca era particolarmente abbondante, il mio amico ed io vendevamo tutto quello che le nostre famiglie non avrebbero consumato, ed anche quella era una discreta fonte di reddito per entrambi.<br />
E quando gli ospiti della madre di Panagiotes cercavano una guida per visitare l’isola, il mio amico mi chiamava, ed io accompagnavo i turisti nelle visite alle rovine ed alle chiese ortodosse disseminate tra le colline all’interno dell’isola; quando, invece, volevano fare un giro lungo la costa, o, magari, dedicarsi ad un pò di pesca subacquea, era Panagiotes, con la sua barca scalcinata, ad essere impegnato.<br />
Insomma, si sopravviveva accettando tutto quello che capitava a tiro, ringraziando sempre e comunque il “ dio turismo “, sperando che continuasse ad essere con noi benevolo e bendisposto.</p>
<p>- La devi portare a fare un giro con la barca ? &#8211; chiesi al mio amico.<br />
- Già. E per tutto il giorno. Quindi… niente pesca… &#8211; mi rispose.<br />
Incuriosito, perché capitava di rado che una donna, da sola, richiedesse di fare un’escursione così lunga, non lasciai cadere il discorso.<br />
- Giovane ? Magari carina, eh ? &#8211; gli dissi, più per sfotterlo che per altro.<br />
- Sulla quarantina, francese… è qui in vacanza, da sola… ho sentito che diceva a mia madre di aver divorziato da poco… &#8211; disse Panagiotes, con quel tanto di fare misterioso da catturare immediatamente l’attenzione mia e di Christos, che, facendo finta di nulla, aveva allungato le orecchie.<br />
Sapendo che Christos, al solo sentir parlare di donne, s’infoiava come un toro, Panagiotes riprese a parlare per provocare una sua reazione.<br />
- Bella donna, ragazzi… uno schianto per la sua età… &#8211; continuò lui, con aria sognante.<br />
Christos, rosso in volto, mentre con uno strofinaccio lustrava alcuni bicchieri sbeccati, voleva che Panagiotes scendesse nei particolari, che la descrivesse fisicamente sin nei minimi dettagli: le dimensioni delle tette, la grandezza delle natiche, se le labbra potevano far supporre una sua particolare abilità nel fare&#8230; insomma, tutto quel campionario di bassezze e volgarità che un maschio arrapato pretende di conoscere.<br />
Ma Panagiotes, ora finalmente ridendo, smorzò subito i nostri ardori giovanili.<br />
- Calma&#8230; calma&#8230; non fatevi illusioni&#8230; mi guarda come fossi un ragazzino… toglietevi pure tutte le idee che vi siete fatti nella testa… non mi prende nemmeno in considerazione… vuole fare una gita in barca e prendere il sole tutto il giorno… e basta&#8230; non è in cerca di avventure, credetemi&#8230; &#8211; concluse, sogghignando alle nostre espressioni palesemente deluse.<br />
Christos si allontanò per servire altri clienti, borbottando e bofonchiando non so quali apprezzamenti osceni sulle donne in generale, e sulle francesi in particolare, deluso da quanto Panagiotes aveva detto.</p>
<p>- Senti, Panagiotes. Se la tua ospite francese vuole solamente cuocersi al sole per tutta la giornata… approfittiamone… vengo con te, e così, mentre lei prende la tintarella&#8230; noi peschiamo… -<br />
- Non so, Vassili… potrebbe essere una buona idea… ma devo chiedere prima ad Angelique se per lei va bene. In definitiva, lei paga la barca per l’intera giornata… e magari non le va di ritrovarsi fra canne, mulinelli, esche e puzza di pesce… -<br />
-Angelique ? Bel nome… musicale… e sensuale… ehi&#8230; Christos ? &#8230; la tua francese si chiama Angelique&#8230; -<br />
Sentimmo Christos muggire in fondo al bancone, e pronunciare di certo qualche ulteriore oscenità, perché un paio di vecchi che erano vicino a lui rischiarono di strozzarsi per le risate.<br />
- Non fare lo stronzo, Vassili… &#8211; riprese Panagiotes &#8211; solo qualche anno di più e potrebbe essere tranquillamente nostra madre… -<br />
- Dai… scherzavo… era per vedere la reazione di Christos&#8230; -<br />
Restammo in silenzio per quasi un minuto.<br />
Poi Panagiotes si decise.<br />
- E va bene. Proviamoci. Potrebbe non avere nulla in contrario. In definitiva che fastidio le daremmo se, mentre lei si abbronza sul lettino, noi proviamo a pescare ? -<br />
- Gia… potrebbe anche andare… dai… andiamo a casa tua a chiederle se per lei non ci sono problemi… a quest’ora sarà sicuramente rientrata… -<br />
Salutammo Christos (che ci gridò un irripetibile messaggio per la signora francese&#8230;) e, con i nostri rumorosi ed antiquati motorini, ci avviammo verso casa di Panagiotes.</p>
<p>La casa, che la madre del mio amico aveva trasformato in pensione, si trovava un chilometro circa fuori del villaggio.<br />
Embona è molto piccola, ed in pochi minuti arrivammo a destinazione,<br />
Nel ristretto giardino, fra gli oleandri e gli ibiscus fioriti. erano stati collocati alcuni ombrelloni variopinti ed una dozzina di sedie e sdraio di plastica, ricoperte da cuscini multicolori.<br />
Il tutto, anche se di dimensioni ridotte, era molto gradevole ed estremamente curato, e denotava tutto il buon gusto della madre di Panagiotes.<br />
Alcuni degli ospiti erano proprio lì, bevendo bibite o liquori, e godendosi il piacevole fresco della sera ormai inoltrata.</p>
<p>La donna che aveva prenotato la gita in barca per il giorno successivo era tra questi, e stava chiacchierando con un’anziana coppia italiana che da dieci anni, puntualmente, veniva in vacanza per una ventina di giorni dalla madre di Panagiotes.<br />
Osservando la donna, mentre ci avvicinavamo, notai che quello che il mio amico aveva raccontato alla taverna di Christos corrispondeva alla realtà: sicuramente attorno alla quarantina, e quindi non più giovanissima, Angelique era ancora una donna straordinariamente bella.<br />
I castani capelli lisci, a caschetto, con una frangetta giovanile e sbarazzina, incorniciavano un volto straordinariamente attraente: occhi chiari e grandi, dalle lunghe ciglia, naso dritto e labbra pronunciate, zigomi alti e una pelle così levigata da far invidia a molte ventenni.<br />
Certo, qualche accenno di ruga, attorno agli occhi e alla bocca, si iniziava a notare, eppure anche quel particolare contribuiva a rendere quel viso ancora più piacente, come se il tempo avesse generosamente risparmiato la donna, accrescendo, e di molto, il suo indiscutibile fascino.<br />
Indossava un comodo e largo vestito estivo che ne celava completamente le sicuramente attraenti forme del corpo. </p>
<p>Ci avvicinammo a lei e Panagiotes mi presentò.<br />
Angelique mi porse la mano, una mano snella ed asciutta, dalla stretta vigorosa, mano che io strinsi mormorando qualche frase di circostanza, anche perché il francese non lo conoscevo per nulla.<br />
Panagiotes, che, invece, lo parlava discretamente bene, le chiese se avesse qualcosa in contrario riguardo alla mia presenza sulla barca il giorno successivo.<br />
Le spiegò la nostra intenzione di andare a pesca, ma naturalmente solo nei momenti in cui lei non avrebbe desiderato continuare la navigazione attorno all’isola.<br />
Non le avremmo di certo creato alcun problema, concluse il mio amico.<br />
Angelique mi guardò, poi guardò Panagiotes e gli sorrise.<br />
Quindi rivolse nuovamente i suoi affascinanti occhi verso di me:<br />
- Vedo che il francese non lo parli, Vassili… &#8211; mi disse in un inglese perfetto e senza accenti.<br />
- No, signora. Ma con l’inglese me la cavo piuttosto bene… -<br />
- In ogni caso &#8211; proseguì lei, sempre in inglese &#8211; per me non ci sono di certo problemi… più che navigare vorrei fare bagni in alto mare e prendere il sole… e, quindi, potrete pescare tutto il tempo che vorrete… -<br />
La ringraziammo e, dopo qualche altra parola di circostanza, la salutammo, augurandole la buonanotte e confermandole l’appuntamento per il mattino seguente.</p>
<p>- Allora… ci vediamo alla barca alle dieci… &#8211; mi disse Panagiotes, mentre salivo sul motorino per tornarmene a casa.<br />
- Sicuro. A domani. E vedrai che ci rifaremo per quello che non abbiamo pescato oggi&#8230; e poi&#8230; immagina la faccia che farà Christos domani sera, quando gli racconteremo che abbiamo passato l’intera giornata in barca con la francese&#8230; &#8211; gli risposi scherzando e accendendo il motore in una nuvola di fumo azzurrognolo.<br />
Ma Panagiotes sembrava imbambolato, assorto in tutt’altri pensieri.<br />
Poi si riscosse e mi guardò.<br />
- Che ne pensi, Vassili ? Di Angelique, intendo. A me sembra eccezionale… bellissima e intrigante… sexy da morire&#8230; -<br />
- E’ una gran bella donna, hai ragione. Dimostra almeno dieci anni di meno. Ha un qualcosa che le ragazze che frequentiamo di certo non hanno… un fascino tutto particolare… non so spiegartelo&#8230; -<br />
- Pensi che… -<br />
- Toglitelo dalla testa, Panagiotes. Ma non hai visto che ci guarda come se fossimo solo due bambocci ? Non ti fare strane idee… -<br />
- Già… credo tu abbia ragione. Peccato. Non sono mai andato con una donna molto più grande di me… mi piacerebbe provarci, prima o poi… -<br />
- Bè… se è per questo nemmeno a me è mai capitato. Ma non penso proprio che Angelique sia il tipo di donna che possa perdere il suo tempo con un venticinquenne… cavoli… ma sei proprio cotto di lei, eh ? &#8211; gli dissi sorridendo.<br />
- Ma piantala, per favore. E’che sognare non costa nulla, Vassili. Ci vediamo domani, allora, dai… -<br />
- Certo. A domani. E buonanotte &#8211; conclusi, avviandomi verso casa e convinto più che mai che Panagiotes si fosse preso una bella sbandata per l’affascinante signora francese.<br />
D’altronde, e in tutta onestà, anche io non ero rimasto di certo indifferente al sex-appeal di Angelique, ma ero ancora sufficientemente lucido per capire che lei era di un altro pianeta rispetto a noi.<br />
Una donna assolutamente irraggiungibile per due come noi.<br />
Era inutile, ed anche doloroso, fantasticare su un qualcosa che non sarebbe mai potuto accadere. </p>
<p>Oggi, a distanza di tanti anni, mi viene ancora da sorridere al pensiero che, Panagiotes ed io, quella sera, non avevamo capito assolutamente nulla dell’incantevole ospite della pensione.<br />
Eravamo lontani mille miglia dalla realtà.<br />
Di fronte alla malizia e all’esperienza di Angelique, noi eravamo realmente ancora due ragazzini, due pivelli che della vita conoscevano ben poco; ed il giorno dopo le sorprese non sarebbero di certo mancate.</p>
<p>Il mattino successivo, quando giunsi al molo, Panagiotes si era già messo al lavoro per preparare la barca alla gita, e ripulirla di tutte le cianfrusaglie che normalmente la ingombravano.<br />
Mi misi all’opera con lui, di buona lena, in attesa che arrivasse Angelique.<br />
La barca di Panagiotes era una vecchia pilotina riadattata: lunga una decina di metri, con un motore vecchio ed ansimante, era stata dismessa, un paio di anni prima, dall’autorità portuale dell’isola di Kos.<br />
Grazie a suo zio che lì viveva, Panagiotes era riuscito ad acquistarla per una manciata di dracme, e l’aveva condotta al porto di Embona.<br />
Lavorandoci come un matto, era riuscito a sistemarla, quel tanto che bastava per poterci uscire a pesca e per portare in gita i turisti della pensione.<br />
Un largo ponte, di circa sette metri per tre, ed una minuscola cabina di pilotaggio: questa era tutta la barca di Panagiotes.<br />
Da una botola sul ponte, si accedeva ai motori e ad un piccola stiva dove noi tenevamo le attrezzature per la pesca: nasse, secchi per i polipi, una rete bucata in più punti, galleggianti e le immancabili canne da pesca.<br />
L’unico lusso che Panagiotes si era concesso era un piccolo frigorifero, dove stipava le birre e, come quel giorno, panini e frutta per l’ospite che avrebbe imbarcato.<br />
Ricordo bene il giorno in cui Panagiotes, finiti i lavori, volle fare un vero e proprio varo della barca: la “ cerimonia “ avvenne sul molo, davanti alla taverna di Christos, con la sorella di quest’ultimo a fare da madrina, e con una volgare bottiglia di birra ad andare a schiantarsi sulla fiancata dell’imbarcazione, per sopperire alla mancanza della più classica di champagne&#8230;<br />
Ancora mi vengono le lacrime agli occhi ripensando a tutte le risate che ci facemmo quel giorno.</p>
<p>Ripulimmo e lavammo dunque il ponte, accatastando, su un lato, le sdraio ed i lettini che erano usati dai turisti per prendere il sole durante la navigazione.<br />
E quando Angelique finalmente arrivò, attorno alle undici, la barca di Panagiotes, la “Paralia”, così lui l’aveva chiamata, era almeno presentabile: vecchia e scrostata, arrugginita in più punti, ma almeno pulita e decorosa.<br />
Camminando sulla stretta passerella che collegava l’imbarcazione al molo, Angelique salì a bordo, salutandoci cordialmente.<br />
L’impressione della sera prima. e cioè che la donna sembrasse molto più giovane dei suoi quarant’anni, mi fu ampiamente confermata quella mattina: in scarpe da ginnastica bianche, pantaloncini di cotone blu e camicia azzurra, la signora francese era a dir poco splendida; fu sufficiente il panorama delle sue gambe, lisce ed abbronzate, ad attirare magneticamente i nostri sguardi interessati.<br />
Ed il resto del suo corpo, sia pure celato dagli indumenti che Angelique indossava, si intuiva essere estremamente interessante.<br />
Imbarazzati come poche volte c’era capitato, anche perché convinti che dai nostri occhi adoranti la donna potesse intuire tutta l’ammirazione che per lei provavamo, sciogliemmo le gomene e, avviato l’ansimante motore, ci staccammo lentamente dal molo, uscendo dal porto di Embona e iniziando la navigazione in mare aperto.</p>
<p>La giornata era ideale per andare per mare.<br />
In cielo non si vedeva nemmeno una nuvola ed il caldo, intenso ma asciutto, era reso sopportabile da un teso vento di meltemi che increspava appena la superficie del mare.<br />
Ci dirigemmo verso sud, costeggiando la costa, superando e lasciandoci alle spalle la zona e le spiagge dei grandi alberghi e dei villaggi turistici.</p>
<p>Dopo un’ora di tranquilla navigazione giungemmo alla baia di Zarakon, uno dei luoghi più spettacolari dell’isola: chiusa a monte da un’alta scogliera, che le fa da anfiteatro naturale, la baia di Zarakon è famosa per le sue acque cristalline e per gli splendidi fondali, un vero e proprio paradiso per gli amanti della pesca subacquea.<br />
Gettammo l’ancora a trecento metri dalla spiaggia affollata, in mezzo ad altre imbarcazioni gremite di turisti.<br />
Angelique, appoggiata al basso parapetto della barca, gli occhiali da sole a nasconderle lo sguardo, ammirava il panorama, mentre Panagiotes spegneva il motore ed io aprivo uno dei lettini, nel caso la donna avesse desiderato prendere il sole.<br />
- L’acqua è veramente meravigliosa… trasparente in un modo incredibile… credo proprio che mi farò un bel bagno rinfrescante &#8211; disse Angelique, voltandosi verso di noi.<br />
Ora la donna parlava sempre in inglese, per farsi intendere sia da me che da Panagiotes.<br />
Così dicendo, la donna si tolse la camicia ed i pantaloncini, appoggiando gli indumenti sul lettino che le avevo preparato.<br />
E, a quel punto, Panagiotes ed io, già discretamente eccitati dalla presenza della bella francese, restammo letteralmente senza fiato.</p>
<p>In uno splendido bikini rosso, Angelique ci mostrò per la prima volta il suo favoloso corpo.<br />
Il costume, anche se non ridottissimo, non nascondeva di certo nulla, e, anzi, sottolineava magicamente le sue forme deliziose.<br />
Il seno, abbondante ma ancora visibilmente tonico; il ventre, morbido e abbronzato; le natiche, elastiche e senza traccia alcuna di cellulite; le cosce, snelle e degne di quelle gambe che, dal ginocchio in giù, avevamo già avuto modo di apprezzare con gli occhi.<br />
Angelique dava dei punti a molte delle ragazze che normalmente frequentavamo.<br />
La sua carica di sensualità e di erotismo era per noi sconvolgente, ed il fatto di non essere più giovanissima aggiungeva, nella nostra fantasia, una dose di fascino supplementare.<br />
Era la prima volta, in vita mia, che una donna riusciva ad eccitarmi fino a quel punto con il solo mostrarsi in costume ai miei occhi.</p>
<p>Rimasta nel suo due pezzi rosso, Angelique si sedette sul lettino e si sfilò le scarpe da ginnastica, preparandosi a fare un tuffo nel limpido mare di Zarakon.<br />
Si accostò al parapetto e, agilmente, lo superò, tuffandosi in acqua con movimenti plastici e sinuosi.<br />
Noi restammo sul ponte, a guardarla nuotare in quelle acque trasparenti.<br />
- Cazzo, Vassili… è&#8230; è strepitosa… mi è già passata la voglia di pescare… &#8211; disse Panagiotes, schermandosi gli occhi dal sole abbagliante e seguendo con lo sguardo i movimenti della donna.<br />
- Già… è splendida… un vero peccato che lei, per noi, sia fuori portata… -<br />
Panagiotes sospirò, afflitto dalle mie parole che, purtroppo, confermavano le sue certezze sulla nostra impossibilità di avere, se non nei nostri sogni, quella donna stupenda.</p>
<p>Dopo una decina di minuti, Angelique tornò indietro e noi ci precipitammo ad aiutarla a risalire a bordo.<br />
Le gocce di acqua salata che le imperlavano la pelle abbronzata, Angelique ci appariva come una dea uscita dalle acque del mare.<br />
- L’acqua è fantastica, ragazzi. Fresca e splendidamente tonificante. Adesso mi metterò a prendere un po’di sole. E voi… non avevate detto che volevate pescare ? &#8211; ci chiese, il petto ancora ansante per la lunga nuotata.</p>
<p>Trattenute dalla parte superiore del costume, le sue tette salivano e scendevano al ritmo veloce del suo respiro accelerato, costringendoci a distogliere in continuazione lo sguardo da quella visione fantastica.<br />
La frangetta di capelli, bagnata ed appiccicata sulla fronte, Angelique sembrava ancora più una ragazzina: era veramente incredibile come portasse bene la sua non più giovanissima età.<br />
- E’ inutile pescare qui… &#8211; le risposi, a disagio &#8211; …ci sono troppe persone in acqua e troppe barche. I pesci evitano accuratamente la confusione. Dovremmo andare più al largo per sperare di prendere qualcosa. -<br />
Lei mi guardò fissa, evidentemente meditando sulle mie parole.<br />
- E allora andiamoci&#8230; è inutile che perdiate la giornata così&#8230; &#8211; mi disse Angelique, andandosi a sedere sul lettino.<br />
- Bè… se per lei è lo stesso… -<br />
- Ma certo ! E poi anche a me, come ai pesci, non piace la confusione. Il bagno lo posso fare anche in alto mare. E… ascoltate ragazzi… piantatela con il “lei”… chiamatemi Angelique&#8230; capisco che mi consideriate una vecchia decrepita, ma… -<br />
Il mio amico non la fece nemmeno finire di parlare.<br />
- Assolutamente no, signora… ehmm… cioè… Angelique… è solo che non sapevamo se… -<br />
Panagiotes si stava incartando, ogni parola di più, gli occhi che non sapevano più dove voltarsi.<br />
Lei sorrise divertita al nostro evidentissimo imbarazzo.<br />
- Coraggio. Andiamo verso il largo e troviamoci un posto tranquillo dove voi possiate pescare con tutta calma. -<br />
E, così dicendo, si allungò sul lettino, la pelle abbronzata resa lucida ed ancor più invitante dall’acqua di mare.</p>
<p>Facemmo dunque rotta verso il mare aperto, ma stando ben attenti a non entrare nelle acque territoriali turche.<br />
A volte, gli sconfinamenti, anche se casuali, erano stati fonte di lunghe diatribe con la polizia turca prima, e con quella greca poi: i turchi facevano la faccia feroce e ti davano una bella lavata di testa; la polizia greca, poi, avvisata da quella turca, ti rifilava anche delle multe salatissime. Era sempre meglio, per evitare noie e fastidi, sapere esattamente in che tratto di mare ci si trovava a navigare.</p>
<p>Quando gettammo l’ancora, la costa greca era ormai una linea confusa sull’orizzonte, mentre di quella turca, nella foschia, si intravedevano solo le montagne più alte.<br />
Aprimmo la botola sul ponte e, dalla piccola stiva, recuperammo le canne da pesca e le esche; quindi, seduti accanto al parapetto, ci mettemmo in attesa che qualcosa abboccasse alle nostre lenze.<br />
La barca rollava dolcemente, cullata dalle basse onde, mentre Angelique, sdraiata sul lettino, prendeva beata il sole.<br />
Nascosto dietro gli occhiali scuri, di tanto in tanto gettavo occhiate di desiderio a quel corpo così mollemente adagiato.<br />
La pelle di Angelique, scurita dai raggi del sole, era liscia e perfetta, seducente ed invitante.<br />
L’elastico delle mutandine del costume si tendeva sulle anche della donna, sollevandosi ai lati, complice il ventre così sorprendentemente piatto e incavato, e questo rappresentava un irresistibile invito per il mio sguardo a farsi più audace; Angelique teneva una gamba distesa e l’altra piegata, il piede appoggiato sul lettino.<br />
E, vista la mia ben nota passione per le estremità femminili, non potei non notare le unghie dei suoi piedi, laccate di un eroticissimo ed intenso color prugna. Anche quelle delle mani, unghie lunghe e curate, erano smaltate dello stesso fantastico colore scuro.<br />
Osservando questi particolari, questi dettagli, se vogliamo anche abbastanza secondari, la donna si rivelava però un continuo richiamo per i miei impazziti ormoni giovanili.<br />
Anche Panagiotes, ovviamente, se la divorava con gli occhi, provando le stesse ed intense mie sensazioni.<br />
In silenzio, aspettammo che il pesce abboccasse.<br />
Ma, a quel punto, della pesca non c’interessava proprio più nulla.<br />
Solo Angelique calamitava le nostre attenzioni, i nostri sguardi e tutti i nostri pensieri.</p>
<p>Erano quasi le due del pomeriggio, il caldo all’apice in quella splendida giornata estiva, quando Angelique decise di fare un secondo bagno.<br />
- Che avete tirato su, ragazzi ? -<br />
Mi venne da sorridere al pensiero che, se noi avevamo pescato fino a quel momento solo qualche pesce, quella che aveva “tirato su” era stata proprio lei, e per l’esattezza i nostri due cazzi, che in più di un’occasione avevano dato segnali inequivocabili di apprezzare il suo splendido corpo languidamente disteso al sole.<br />
- Poca roba… qualche spigola ed alcune triglie… non è una gran giornata… &#8211; le risposi, mostrandole il secchio contenente le nostre poche prede.<br />
- Caspita… a me non sembrano così pochi… &#8211; mi rispose la donna, scostandosi i capelli dalle orecchie con un movimento squisitamente civettuolo e femminile. </p>
<p>Ormai ero arrivato al punto che mi eccitavo solo a guardarla, a vederla muoversi per la barca e a sentirla parlare.<br />
- Io mi tuffo… fa troppo caldo… perché non vi fate un bel bagno anche voi ? &#8211; ci chiese sorridendo Angelique.<br />
Panagiotes ed io non sapevamo che pesci pigliare (e scusatemi l’ironia della frase&#8230;): fare il bagno con lei avrebbe significato accostare ancor di più la benzina al fuoco, e l’incendio dei sensi conseguente sarebbe risultato quasi impossibile da domare.<br />
Stavamo quindi per risponderle di no, che noi avremmo continuato a pescare mentre lei si faceva una nuotata, quando la donna tornò verso il lettino e, con fare naturalissimo, si tolse la parte superiore del bikini.<br />
Le tette, splendide e lievemente meno abbronzate del resto del corpo, balzarono fuori, notevolmente grandi, ma ancora favolosamente toniche e sode.<br />
- Allora ? Venite oppure no ? &#8211; ci disse Angelique, quasi sfidandoci a fare il bagno con lei, le mani sui fianchi, il viso sorridente, per nulla imbarazzata della sua splendida nudità.<br />
Tutto quello che fino a poco prima ci sembrava impossibile potesse accadere fra noi e l’erotica francese, tutti i dubbi e le perplessità, che avevano vagato come la pallina impazzita di un flipper nelle nostre menti, svanirono come nebbia al sole: Angelique, in quel momento, non ci sembrava più così irraggiungibile.<br />
Certo, poteva anche essere un grave errore di valutazione il nostro, e che il mio amico ed io stessimo equivocando alla grande le reali intenzioni della nostra passeggera, ma non era il caso di perdere l’occasione per constatare fino a dove lei si volesse spingere con noi.<br />
Mollammo immediatamente le canne da pesca al loro destino e, con i pantaloncini che indossavamo, ci gettammo in mare dietro di lei.</p>
<p>Nuotammo a lungo, rinfrescandoci dopo tutto il caldo che la nostra pelle aveva assorbito sulla barca.<br />
Angelique, più bella e allegra che mai, di tanto in tanto si appoggiava ad uno di noi due, per riprendere fiato e riposarsi un attimo.<br />
Quando si accostò alla mia schiena, posandomi le mani sulle spalle, un brivido di eccitazione mi percorse l’intero corpo: poi, per stare più comoda, si strinse a me ed i suoi capezzoli eretti, resi turgidi con ogni probabilità dall’acqua fredda, sembrarono quasi volermi pungere la pelle.<br />
Muovendo le gambe e le braccia per restare a galla, dovendo sorreggere anche il suo peso, sentii il cazzo diventarmi duro in pochissimi secondi: sarebbe stato molto difficile uscire dall’acqua e riuscire a nascondere la potente erezione che avevo in quel momento.<br />
E lei, donna sicuramente esperta e navigata, certamente non ignorava lo straordinario effetto che il contatto con il suo corpo stava avendo su di me.</p>
<p>Lo stesso trattamento ebbe Panagiotes, che vidi arrossire, malgrado la sua intensa abbronzatura, fino all’attaccatura dei capelli.<br />
Di Angelique tutto si poteva dire, ma certamente non che fosse una donna ingenua: ci stava provocando deliberatamente, solleticando in maniera pericolosa i nostri sensi, portando verso un’eccitazione sempre più difficilmente controllabile i nostri giovani e irrequieti corpi, in modo però che il tutto potesse sembrare quasi casuale, frutto soltanto di un innocente bagno in alto mare dove, a parte noi e la nostra barca, non si vedeva anima viva.<br />
Ripensandoci oggi, a distanza di tanti anni, mi è impossibile non riconoscerle una straordinaria dose di malizia ad Angelique: sono più che convinto che lei avesse pianificato, e sin nei minimi dettagli, quello che poi effettivamente accadde fra noi tre, indirizzando gli eventi esattamente nella direzione che lei voleva andassero.</p>
<p>Con il pretesto di concedersi un pò di riposo, Angelique, in acqua, si strinse più volte a noi, toccandoci con le sue abili mani e sfiorandoci ripetutamente con la sua pelle levigata.<br />
E quando lei ci disse che voleva uscire dall’acqua per rimettersi a prendere il sole, la tensione erotica tra noi era giunta a livelli ormai insostenibili.<br />
Con poche ed agili bracciate tornammo verso la barca, e tutti e tre risalimmo a bordo.</p>
<p>L’imbarcazione dondolava lievemente nel mezzo del mare deserto.<br />
Il sole ci bruciava la pelle, ma era nulla se paragonato al fuoco che divorava vorace i nostri sensi.<br />
I nostri pantaloncini da bagno, inzuppati e incollati alla pelle, mostravano chiaramente ed in tutto il loro turgore le erezioni di noi ragazzi.<br />
Angelique, tornata a sdraiarsi nuovamente sul lettino, ci lasciò cuocere per alcuni minuti nel nostro brodo, ostentando un’assoluta indifferenza verso di noi, quasi si fosse dimenticata della nostra presenza: quindi, all’improvviso, e quando valutò che fosse giunto il momento più adatto,<br />
chiese a me e a Panagiotes, con assoluta noncuranza, e come se si trattasse di una cosa normalissima e scontata, di spalmarle il corpo con l’olio abbronzante.<br />
La donna aveva definitivamente rotto gli indugi.<br />
Imbarazzati ed eccitati dalla piega che andava prendendo la giornata, ci avvicinammo ad Angelique&#8230;</p>
<p>E fu così che, Panagiotes in ginocchio ad un lato del lettino, ed io all’altro, iniziammo a far scorrere le nostre mani su di lei, pazzi di desiderio ed ancora increduli e storditi per quello che stava accadendo, e più che mai convinti che quello che stavamo facendo fosse solo un sogno ad occhi aperti.</p>
<p>Angelique si era sdraiata a pancia in sotto e ci offriva la sua schiena: avevamo davanti a noi tutto il suo corpo nudo, a parte il triangolo di stoffa delle mutandine del bikini che le copriva parzialmente le natiche.<br />
Il mio amico ed io prendemmo a farle scivolare le mani unte d’olio lungo le spalle, godendo di quel magico contatto, così a lungo desiderato, con quella pelle da favola.<br />
In su ed in giù, le nostre dita la esploravano centimetro dopo centimetro, dal collo fino alla vita, passando delicatamente sulla sua spina dorsale, massaggiandole le vertebre una ad una, fino all’estremo limite che era ancora rappresentato dall’elastico del ridotto costume rosso.</p>
<p>Panagiotes, dopo alcuni minuti di quella delizia, disegnò una lunga striscia d’olio abbronzante sul retro di una delle cosce di Angelique, e prese quindi a spalmarle l’intera gamba, fino al piede: all’altra gamba fui invece io a riservare il medesimo trattamento.<br />
Le rendemmo la pelle uniformemente lucida, dal collo alla pianta dei piedi, riempiendoci la vista di quella meraviglia che era il suo corpo disteso e abbandonato.<br />
Ma Angelique, preda delle nostre amorevoli carezze, non riusciva più a stare ferma: aveva preso a muoversi, anche se lentamente, spostando ora una gamba, ora un braccio, voltando la testa da una parte all’altra, e lasciandosi sfuggire, con sempre maggior frequenza, sospiri d’intensa beatitudine.<br />
Era evidente come l’eccitazione le stesse montando in corpo, quasi fosse una possente onda di marea che conquista la spiaggia in modo inesorabile e continuo.<br />
Tutto andò avanti così per molto tempo, fino al momento in cui, voltandosi con movenze cariche di erotismo e sensualità, Angelique si distese sulla schiena, regalandoci l’affascinante spettacolo della parte anteriore del suo corpo.</p>
<p>Ora la donna francese era visibilmente eccitata.<br />
Anche lei era arrivata al punto in cui noi ci trovavamo già da molto tempo.<br />
Restammo ad osservarla per un lunghissimo minuto, le mani unte sollevate dal suo corpo, i respiri affannosi e rotti per l’emozione: fui io a rompere quell’incantesimo, iniziando a cospargerle le tette con un’abbondante dose d’olio abbronzante.</p>
<p>Le ungemmo uniformemente il seno, pizzicandole delicatamente i grandi capezzoli eretti, e poi il ventre, il collo, la parte davanti delle spalle e le braccia, le cosce morbide ed affusolate, le snelle gambe ed i sensualissimi piedi.<br />
Le nostre mani le strapparono, in un crescendo di delirio erotico, gemiti e sospiri, fremiti e brividi di assoluto piacere.<br />
Così unta e lucida, Angelique si dimenava impazzita di desiderio, sempre più eccitata dal contatto di quelle quattro mani che la palpavano senza sosta.<br />
Tutti e tre desideravamo di andare oltre, travolti dalla libidine e dimentichi di tutto: che lei fosse una turista, ospite nella pensione della madre, e una donna di almeno quindici anni più grande di noi, non rappresentava, in quel momento, un problema per nessuno.<br />
Noi volevamo avere quel corpo così affascinante e quella pelle da sogno, e lei voleva godere di due uomini giovani e nel pieno del loro vigore.<br />
Era dunque inevitabile che succedesse quello che stava ormai per accadere.</p>
<p>Quando Panagiotes inizò a sfilarle lentamente le mutandine del costume, la donna era già prossima all’orgasmo.<br />
Davanti ai nostri sguardi eccitati, la fica di Angelique, completamente depilata, appariva come un frutto maturo, roseo e incredibilmente bagnato di umori.<br />
Eravamo finalmente pronti per sprofondare in un abisso di lussuria senza fine.<br />
Cercai la bocca di Angelique, incollando le mie labbra alle sue: subito le lingue si intrecciarono in un bacio profondo e passionale.<br />
La baciai così, a lungo, strizzandole e carezzandole i seni, mentre la bocca di Panagiotes dal ventre era scesa alla fica palpitante, e si era impadronita del clitoride, titillandolo abilmente in punta di lingua.<br />
Sentivo nel respiro della donna il piacere incontenibile che quella situazione le stava provocando: continuava a baciarmi, ma gemendo e rabbrividendo sempre più intensamente.</p>
<p>Abbandonai la sua bocca per leccarle il seno, passando da un capezzolo all’altro, eccitato come non mai: se Angelique avesse anche solamente accennato l’atto di allungare una mano verso il mio cazzo, peraltro ancora contenuto dal pantaloncino da bagno, sarei esploso in un orgasmo travolgente.<br />
Quello che stava accadendo con quella donna erotica e sensuale era un qualcosa che mai avremmo pensato di poter vivere, convinti come eravamo fino a poco prima che solo con la fantasia avremmo potuto avere Angelique.</p>
<p>Quando venne nella bocca del mio amico, Angelique urlò tutto il suo piacere, letteralmente imprigionando tra le cosce la testa di Panagiotes.</p>
<p>Rapidamente, Panagiotes ed io ci liberammo dei pantaloncini da mare, scalciandoli via sul ponte della barca.<br />
Restammo in piedi, completamente nudi e con i cazzi frementi che si protendevano verso di lei, verso quella che sapevamo essere la nostra fonte del piacere, verso Angelique, che ora si era messa seduta sul lettino.<br />
Le sue mani impugnarono avide i nostri cazzi, mai così duri e tesi allo spasimo.</p>
<p>Angelique faceva scorrere le dita, le sue splendide unghie lunghe e laccate, lungo le aste protese, carezzando e scivolando, in un lento andirivieni che ci arrivava direttamente al cervello.<br />
Ci toccava in modo delicato ma terribilmente esperto, ritraendoci la pelle lentamente, passando le dita sulle cappelle, quasi solo sfiorandole, e provocandoci scariche di piacere così intense da farci sentire malfermi sulle gambe.<br />
Angelique andò avanti così, stuzzicandoci e deliziandoci, per un tempo che mi parve interminabile.<br />
Quindi, finalmente, scappellò i due cazzi con decisione, quasi con violenza, facendoci capire come le sue straordinarie arti erotiche ci avrebbero condotti in breve all’orgasmo.</p>
<p>E poi fu la sua lingua ad esplorare le nostre cappelle, leccando alternativamente i due membri sempre più gonfi e pulsanti, riempiendosi la bocca prima dell’uno e poi dell’altro, circondandoli con le morbide labbra, succhiandoli avidamente per lunghi e indimenticabili secondi, e donandoci ondate di piacere continue, che dilagavano per ogni fibra dei nostri corpi tesi alla ricerca del piacere.<br />
Le mani e la bocca di Angelique ci portarono sapientemente verso l’eiaculazione.<br />
Ansimanti, sotto quel sole cocente che ci bruciava la pelle, il suo corpo nudo e splendido davanti ai nostri occhi, le schizzammo addosso quasi contemporaneamente.<br />
Lo sperma le colò sul viso: le guance, le labbra e anche la frangetta dei capelli vennero imperlate dai bianchi getti dei nostri due cazzi.<br />
Altro seme le scese lungo il collo e sui seni, che Angelique prontamente si accarezzò, cospargendo di sperma la sua pelle ancora straordinariamente lucida d’olio abbronzante…</p>
<p>La cabina di pilotaggio della barca creava una piccola zona d’ombra sul ponte, unico punto al riparo dagli implacabili raggi del sole.<br />
Stretti uno accanto all’altra, Angelique, Panagiotes ed io mangiavamo i panini e la frutta che avevamo portato per pranzo.<br />
Eravamo rimasti tutti e tre completamente nudi, ancora eccitati e stimolati da tutto quello che era accaduto fra noi poco prima.<br />
A dirla proprio tutta, un velo di imbarazzo era tornato a farsi presente e a scendere fastidioso su di noi: Panagiotes ed io non sapevamo bene come gestire la situazione che si era andata a creare con quella splendida donna francese.<br />
Entrambi temevamo di non essere stati all’altezza di Angelique, di averla in qualche modo delusa, magari con la nostra inesperienza e con la nostra mancanza d’iniziativa, e che questo potesse costituire un ostacolo insormontabile a nuovi e più intensi sviluppi di quella particolare ed imprevista relazione che si era stabilita fra noi tre quella mattina.<br />
Sarebbe stato un vero peccato non spingersi oltre e non riuscire a godere fino in fondo di Angelique e del suo corpo così invitante.</p>
<p>Mangiavamo lentamente, parlando poco e di argomenti senza importanza.<br />
La frutta era piacevolmente rinfrescante, ma la temperatura dei nostri corpi era ancora pericolosamente molto alta, per nulla smorzata dagli eventi di pochi minuti prima.<br />
Guardando Angelique, i timori, che poco prima avvertivo come un ostacolo quasi insormontabile, ben presto iniziarono ad affievolirsi, fino a scomparire del tutto, sostituiti dalla consapevolezza che le ore successive mi avrebbero portato più di una sorpresa.<br />
Ed infatti non mi sbagliavo per nulla.<br />
Anche Panagiotes, d’altronde, era arrivato a provare le mie stesse convinzioni, e leggere questo nei suoi occhi mi convinse definitivamente che con Angelique non era di certo finita così.</p>
<p>Il mare, attorno alla barca, fino alla linea dell’orizzonte, continuava ad essere deserto, lasciandoci l’intimità necessaria e la più completa libertà d’azione.<br />
Negli occhi di Angelique leggevo chiaramente il desiderio, la voglia irrefrenabile di avere ancora i nostri due giovani cazzi a sua completa disposizione.<br />
E lei, maestra nel saperci condurre nei più profondi e nascosti meandri della libidine, per la seconda volta in quella memorabile giornata fece il primo e decisivo passo.</p>
<p>Stavo mangiando una pesca, mentre Panagiotes finiva la sua fetta di melone, quando la nostra bellissima signora francese prese, dal piccolo cestino della frutta che era posato in terra tra di noi, una lunga banana, ricurva ed ancora visibilmente acerba.<br />
La tenne tra le mani, accarezzandola, la buccia giallo-verde del frutto picchiettata di macchioline nero, e ci fissò sorridendo, con una luce ambigua e maliziosa negli occhi.<br />
Il caldo mi sembrò, all’improvviso, diventare ancora più soffocante ed opprimente, tanto da farmi inaridire la bocca all’istante. </p>
<p>La banana tra le mani, Angelique prese a masturbarla, come aveva fatto, poco tempo prima, con i nostri due cazzi.<br />
Le sue dita, con quelle erotiche e lunghe unghie color prugna, scorrevano sul frutto, simulando perfettamente l’atto di una lenta ed ipnotica sega.<br />
Con gesti deliberatamente provocanti, la donna si fece scivolare la banana tra i seni, si passò la punta del frutto sui capezzoli nuovamente turgidi, per poi proseguire lungo la pancia, fino ad arrivare alla fessura che si apriva invitante tra le gambe aperte.<br />
I cazzi nuovamente svettanti, la guardammo allargarsi le grandi labbra con due dita e poi, con movimento sicuro ed esperto, infilarsi la banana nella fica, penetrandosi con studiata lentezza, il suo sguardo fisso sui nostri corpi nudi e accaldati.</p>
<p>Sospirando eccitata, Angelique si mise in ginocchio di fronte a noi, continuando a far andare il frutto avanti ed indietro nella sua vagina dilatata.<br />
Panagiotes ed io eravamo rimasti assolutamente senza fiato, incapaci di ogni reazione, se non quella di osservare, con il cuore in gola, gli erotici gesti della donna.<br />
La guardavamo masturbarsi con quella banana, impietriti dall’emozione.<br />
E quante volte, nelle mie più sfrenate fantasie adolescenziali, avevo sognato di assistere ad un simile spettacolo, mai pensando, nemmeno lontanamente, di tradurre un giorno in realtà quei sogni.</p>
<p>La voce di Angelique, resa soffocata dall’eccitazione, mi riportò bruscamente al presente che stavo vivendo.<br />
- Toccatevi&#8230; masturbatevi anche voi&#8230; &#8211; ci disse, i suoi occhi accesi dalla fiamma ardente del desiderio.<br />
Non ebbe certo bisogno di ripetere quelle parole una seconda volta: portai subito la destra sul cazzo, carezzandolo e ritirando a fondo la pelle, mentre anche Panagiotes faceva lo medesima operazione con il suo.<br />
Iniziammo entrambi a farci una lenta sega, senza distogliere nemmeno per un attimo lo sguardo dalla nostra amica francese.<br />
E lei, bellissima e voluttuosa, con gli occhi fissi sulle nostre mani, si infilava la banana quasi per intero nella fica, ritraendola lucida e bagnata dei suoi umori, che fluivano abbondanti dalla suo corpo percorso dal piacere.</p>
<p>Ma ad Angelique, persa in quel mondo di lussuria, ancora non era sufficiente quello che i suoi occhi stavano osservando..<br />
Lei desiderava vedere molto di più.<br />
La vetta della sua esaltazione sessuale era ancora molto lontana, e lei intendeva raggiungerla secondo i tempi ed i ritmi della sua eccitazione.</p>
<p>La voce della donna, ancora più roca ed ambigua, tornò ad accarezzare il nostro udito.<br />
- Sì… masturbatevi… ma fatevelo uno con l’altro… dai… Vassili… prendi in mano il cazzo del tuo amico… e tu, Panagiotes… stringi fra le dita il suo… -<br />
Angelique era perfettamente consapevole, da femmina esperta qual’era, che nello stato in cui lei ci aveva gettato, Panagiotes ed io non le avremmo potuto rifiutare assolutamente nulla.<br />
Ci aveva condotto abilmente per mano fino al punto in cui la razionalità era stata soggiogata dagli eventi, e dove i freni inibitori sembravano non essere mai esistiti.<br />
Volevo scoparla, prenderla, gettarmi su di lei e riempirmi le mani e la bocca della sua pelle, ubriacarmi del suo profumo e della sua libidine; ma volevo, anche, continuare a godere di quella visione eccezionale, rappresentata da quella stupenda donna di quarant’anni che, in ginocchio, sul ponte di una barca, in mare aperto, nuda e magnifica, si scopava con una banana.<br />
Era uno spettacolo talmente erotico che la mente aveva smesso di funzionarmi, ogni pensiero azzerato, ogni riflessione cancellata.<br />
E poiché anche il mio amico si trovava nell’identico stato d’animo, fu senza alcun imbarazzo o difficoltà che allungai la mano, impugnando il suo cazzo, mentre il mio veniva subito stretto tra le sue dita.</p>
<p>Presi a masturbare Panagiotes, il suo cazzo duro e caldo che mi scivolava nella mano, mentre anche la sua, stretta a pugno, me lo scappellava sempre più velocemente.<br />
Angelique gemeva e fremeva, stimolata dalla banana con la quale si penetrava e dalla vista delle nostre mani che scorrevano sui cazzi infiammati dal desiderio.<br />
Non so se Angelique avesse intenzione di arrivare all’orgasmo in quel modo, ma io sentivo che in brevissimo tempo sarei venuto tra le dita di Panagiotes.<br />
Ero talmente eccitato, fuori di me per quella folle esaltazione sessuale che mi pervadeva, che nemmeno per un attimo pensai che era la prima volta in vita mia che toccavo il pene di un altro uomo, e che mai era accaduto che un altro mi masturbasse.<br />
E, ad essere onesti fino in fondo, stringere nel pugno l’asta bollente e pulsante di Panagiotes contribuiva, e non poco, ad esaltare ancor maggiormente i miei sensi impazziti; e la mano del mio amico che percorreva incessantemente il mio cazzo mi strappava fremiti di piacere sempre più intensi e sconosciuti.</p>
<p>Angelique, in quei momenti, era semplicemente favolosa.<br />
Il respiro affannato, la pelle coperta da un velo di sudore, con una mano accompagnava la banana che entrava ed usciva dal suo sesso, mentre con l’altra si accarezzava i seni, tirandosi i capezzoli con le dita: di tanto in tanto, con le unghie così magicamente laccate, si sfiorava la pelle, quasi volesse graffiarsi ed imprimersi sul corpo i segni di quel turbine erotico in cui era precipitata insieme a noi.</p>
<p>Non potendo più trattenermi, stavo per lasciare il cazzo di Panagiotes, desiderando solamente di allungare le mani su di lei, quando la sua voce, carica di un desiderio sempre più impellente, tornò a farsi sentire.<br />
- Ho voglia di voi… voglio i vostri cazzi… vi farò impazzire… ma prima… fate impazzire me… Vassili… ti prego… aahhh… succhia il cazzo a Panagiotes… prendiglielo in bocca… fagli un pompino… aahhhh… -<br />
La banana era infilata per intero in lei: la sua erotica mano la teneva ferma e, dalle contrazioni delle cosce, si vedeva come lei si stesse godendo la penetrazione di quel fallico frutto.</p>
<p>La sua inattesa richiesta mi esplose nella mente come una bomba.<br />
Guardai atterrito Panagiotes, e, come è logico che fosse, anche nei suoi occhi lessi perplessità ed imbarazzo.<br />
Prendere in bocca il cazzo di un altro uomo non era, per me, una cosa così scontata: decidere di soddisfare il desiderio di quella donna dai sensi impazziti, di stringere tra le labbra il cazzo di Panagiotes, per arrivare a possederla e a godere del suo magnifico corpo, era un prezzo veramente molto alto da pagare: ma, a quel punto, era anche l’unica strada da percorrere per non interrompere quella pazzia che stavamo vivendo, l’unico mezzo perché la razionalità non tornasse a prendere il sopravvento nelle nostre menti stravolte dalla lussuria.<br />
Per Angelique, per la donna francese che mi aveva stregato, quel giorno avrei fatto di tutto.<br />
E così avvenne quello che mai avrei pensato di poter fare.</p>
<p>Panagiotes si sdraiò sulla schiena di fronte a lei inginocchiata, il cazzo rigonfio e dalle vene in rilievo, lungo e duro, proteso come un’asta verso l’alto.<br />
Mentre Angelique continuava a masturbarsi con la banana, e con l’altra mano era scesa a massaggiarsi l’ano, in un crescendo continuo di sospiri e gemiti, mi inginocchiai tra le gambe del mio amico, fino a ritrovarmi quel palo di carne  a pochi centimetri dalla bocca.<br />
Voltai la testa solo un attimo per guardare quella seducente donna, così meravigliosa e così diabolicamente perversa: i suoi occhi, accesi dalla passione, erano incollati su di noi, e la vedevo vibrare di eccitazione per quello che stava per accadere. </p>
<p>Se quella era l’unica strada per arrivare a lei, a quel suo corpo che aspettava spasmodicamente solo di essere posseduto, allora l’avrei percorsa fino in fondo, a costo di superare un limite che, fino ad allora, avevo creduto essere invalicabile.<br />
E lo avrei fatto subito, senza ulteriori indugi.</p>
<p>Impugnai nuovamente il cazzo di Panagiotes e lo scappellai al massimo.<br />
Accostai quindi le labbra alla cappella e, socchiudendole, me lo feci scivolare in bocca.<br />
Percepii tutta l’eccitazione che divorava il mio amico dall’intenso sapore che immediatamente avvertii: sentivo il suo cazzo caldo, bollente e durissimo, riempirmi, sfregarmi il palato e l’interno delle guance.<br />
Era una sensazione totalmente sconosciuta che, in un’altra circostanza, avrei trovato veramente sgradevole: ma la presenza di Angelique, la sua eccitazione così dirompente, i suoi gemiti di piacere a quello che la vista le stava regalando, mi fecero apparire la cosa, se non proprio piacevole, sicuramente accettabile.<br />
Spinsi in giù la testa, ingoiandolo per più di metà, e iniziando a succhiarlo.</p>
<p>- Leccalo, Vassili… ti prego, leccalo… -<br />
Quella sua voce arrochita dal desiderio mi sembrò giungere da molto lontano, come se lei, improvvisamente, si fosse separata da noi.<br />
Sentivo Panagiotes combattere una dura battaglia con se stesso, nel tentativo disperato di non venirmi in bocca.</p>
<p>Mi sfilai il suo cazzo dalle labbra e iniziai a percorrerlo con la lingua, dalla base fino alla punta, ormai coinvolto da quel diabolico gioco che lei aveva iniziato.<br />
Improvvisamente, mentre con la lingua accarezzavo i testicoli del mio amico, vidi le dita della mano di Angelique, le sue unghie laccate di quello stupendo smalto color prugna, passare lievi sulla cappella del cazzo di Panagiotes: e, subito dopo, la sua bocca scendere ad impadronirsi della verga rigonfia ed ingoiarla quasi per intero.<br />
Panagiotes, preda della bocca di Angelique e della mia lingua, iniziò a dimenarsi gemendo, vicinissimo all’eiaculazione.<br />
Era arrivato finalmente il momento di dare sfogo a tutta la tensione erotica che si era andata accumulando nei nostri corpi surriscaldati dal desiderio.  </p>
<p>La voglia di prendere Angelique, fino a quel momento, sia pur con fatica, tenuta a freno, dilagò incontenibile in ogni fibra del mio corpo e della mia mente, come un improvviso colpo di vento agita e scuote violentemente le fronde degli alberi.</p>
<p>Lasciai definitivamente il cazzo di Panagiotes e mi accostai ad Angelique, facendole rialzare la testa dal palo di carne turgida che lei stava succhiando, aiutandola a distendersi sul ponte della barca, e sdraiandomi, quindi, al suo fianco, il cazzo eretto e vibrante di una folle frenesia.<br />
Il ricordo dell’eccitazione di quei momenti è un qualcosa di veramente indescrivibile, e qualunque parola o frase non renderebbe l’idea di quello che io stessi provando: posso solo dire che attimi di così estrema tensione erotica non mi sono capitati molte volte nella vita.<br />
Era come se tutto quello che mi circondava fosse improvvisamente sparito: il mare, la barca, il sole, il caldo&#8230; non c’era più nulla attorno a me: solo di Angelique sentivo la presenza, e la percezione del suo corpo, del suo profumo, del suo fascino, era un qualcosa di assoluto e totale.<br />
Sdraiati sul ponte, uno di fianco all’altra, restammo a guardarci per lunghi secondi, promettendoci con gli occhi il paradiso del sesso.<br />
E quando quei secondi furono esauriti ci fu posto soltanto per l’esplosione dei nostri sensi.</p>
<p>Lei si tolse rapidamente la banana che aveva ancora infilata nella sua vagina e, montandomi sopra, salì su di me, sedendosi sul mio cazzo ed impalandosi a fondo, con un grido liberatorio di piacere.<br />
Angelique era calda, quasi bollente, bagnata all’inverosimile, morbida e accogliente.<br />
Assecondai i suoi movimenti, prendendola per le natiche e affondando in lei sempre più profondamente.<br />
Le sue tette mi ballavano davanti agli occhi, i capezzoli sporgenti come piccoli chiodi, le sue mani meravigliose ad accarezzarsi il collo, i seni, la pancia, le cosce.<br />
Mi scopava freneticamente, ed i suoi muscoli interni mi accarezzavano il cazzo con l’abilità e l’esperienza di una donna che era perfettamente a conoscenza delle più recondite e meravigliose arti del sesso.</p>
<p>In quegli attimi di libidine parossistica, non poteva di certo essere sufficiente il mio cazzo a soddisfare gli straordinari istinti sessuali della nostra amica francese.<br />
Furono le mani di Panagiotes a portare altro sollievo alla sua pelle ardente.<br />
Si accostò ad Angelique da dietro, facendo aderire i suoi pettorali a quella superba schiena inarcata, baciandole il collo e strizzandole i seni, lisciandole i morbidi fianchi e le elastiche natiche.<br />
Angelique era letteralmente impazzita, precipitata in una spirale di sesso così profonda da sentirsene inesorabilmente risucchiata.<br />
Panagiotes la spinse delicatamente verso di me, ed Angelique, la sua fica ad abbracciarmi il cazzo, si sdraiò sul mio petto, infilandomi la lingua in bocca, ed esponendo completamente l’ano allo sguardo di Panagiotes.<br />
Mentre la baciavo, continuando a scoparla, Panagiotes prese ad accarezzarle con le dita lo stretto orifizio posteriore, massaggiandola e predisponendo i tessuti alla penetrazione.<br />
Sentii Angelique sussultare e rabbrividire nel momento in cui il mio amico le introdusse con decisione un dito nel culo: lo fece scorrere per qualche attimo, aprendo e dilatando, prima di inserire anche un secondo dito. </p>
<p>Angelique godeva senza più alcun ritegno, ansimando ed incitandoci a prenderla insieme, a scoparla e ad incularla senza ulteriori attese, perché lei era la nostra troia e desiderava soltanto godere dei nostri cazzi<br />
E Panagiotes non la fece attendere a lungo.</p>
<p>Vidi le sue mani afferrarla per i fianchi ed immaginai la punta del suo cazzo appoggiarsi a quel buco invitante.<br />
E poi avvertii la sua spinta, il suo colpo di reni con il quale iniziava ad incularla.<br />
Angelique rialzò la testa urlando, forse di dolore, sicuramente di piacere.<br />
Sentii il cazzo del mio amico entrare in quel culo accogliente, centimetro dopo centimetro, sfiorando il mio, separati soltanto dalle morbide e cedevoli pareti interne della donna.<br />
Quando i testicoli di Panagiotes arrivarono a toccare i miei seppi che anche lui era completamente in lei; e, all’unisono, prendemmo a scoparla e a sodomizzarla sempre più freneticamente, facendola esplodere in un orgasmo che sembrava essere infinito.<br />
E poi venni io, riempiendo la fica di Angelique del mio seme bollente così lungamente trattenuto.<br />
E subito dopo fu Panagiotes a scoppiare, inondandole l’ano con i suoi potenti getti di sperma.</p>
<p>Restammo così, senza fiato, uno sull’altra, tre corpi sudati e stravolti, mentre il mare cullava lievemente la barca.<br />
Svuotati di ogni energia, ci sdraiammo tutti e tre sul ponte, Angelique tra noi.<br />
La accarezzammo a lungo, mentre le sue mani ci sfioravano delicatamente i cazzi; ma era un toccarsi diverso da prima, sempre piacevole, ma non più fonte di stimoli erotici ingovernabili.<br />
Quelle lunghe ore di sesso ci avevano stremato.<br />
Più tardi tornammo a buttarci in acqua, per rinfrescarci i corpi e le menti.<br />
Tutto era iniziato con un bagno nel mare limpido e fresco, e con un bagno tutto finiva.</p>
<p>- Allora… com’è andata la pesca ? &#8211; ci chiese Christos, servendoci, la sera di quello stesso giorno, le birre gelate.<br />
- Male. Non si prendeva quasi nulla… &#8211; gli risposi, la testa in tutt’altri pensieri.<br />
- Coraggio… andrà meglio la prossima volta &#8211; fece lui, andando a servire altri clienti.<br />
Panagiotes ed io ci guardammo.<br />
E poi scoppiammo a ridere.<br />
Sarebbe stato difficile, molto difficile, trovare giornate migliori di quella.<br />
Poco, ma sicuro. </p>
<p>Dopo alcuni giorni Angelique, finite le vacanze, tornò in Francia.<br />
E di lei, dopo quel giorno incredibile, non sapemmo più nulla.</p>
<p>FINE</p>
<p><b><br />
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<title><![CDATA[GiustaMente in Forma™ Raggiungere il Peso e la Forma Desiderata con la Forza della Mente]]></title>
<link>http://milionarionline.wordpress.com/2009/01/14/giustamente-in-forma%e2%84%a2-raggiungere-il-peso-e-la-forma-desiderata-con-la-forza-della-mente/</link>
<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 18:02:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>geomfil</dc:creator>
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<title><![CDATA[OLIMBOS (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/01/13/olimbos-hard/</link>
<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 13:28:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
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<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI OLIMBOS (hard) Il vento aveva spazzato l’intera isola per più di t]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="VAI ALL'ELENCO DEI RACCONTI" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI</a></font></b></p>
<p>OLIMBOS (hard)</p>
<p>Il vento aveva spazzato l’intera isola per più di tre giorni.<br />
Impetuoso e violento, aveva iniziato a soffiare la sera del lunedì, prima come timida brezza, poi sempre più forte, fino a calare d’intensità solamente quel venerdì mattina.<br />
Nella sua furia, la tempesta aveva provocato notevoli danni ai villaggi e alle strutture turistiche, in modo particolare a quelle affacciate sulla costa orientale.<br />
Vi erano state molte interruzioni di energia elettrica a causa di pali abbattuti e linee cadute, che avevano lasciato al buio diverse zone della nostra piccola isola.</p>
<p>Il mio lavoro, in qualità di vice-responsabile dell’ufficio che si occupava della manutenzione delle linee elettriche, lavoro solitamente tranquillo e abbastanza noioso, ebbe, in conseguenza a quella vera e propria bufera, un’impennata improvvisa.<br />
Le richieste d’intervento per riparazioni urgenti si susseguivano una dietro l’altra.<br />
Con la piccola utilitaria dell’azienda, giravo per le strette e tortuose strade dell’isola, seguendo il percorso delle linee aeree, individuando le zone dove si erano verificati i guasti, che poi segnalavo immediatamente alla squadra di operai che sarebbe intervenuta per le manutenzioni del caso.<br />
Un palo caduto poco fuori Arkati; una centralina in tilt a Prassona; alcuni cavi spezzati in un campo a Volos.<br />
E la ricognizione che stavo facendo quella mattina assomigliava sempre più ad un bollettino di guerra.</p>
<p>Era quasi mezzogiorno quando, stanco ed accaldato, stavo seguendo lentamente la monotona fila di pali che portava la corrente ad Olimbos, un piccolo villaggio di poche decine di persone, al buio da quasi diciotto ore.<br />
La macchina era un forno dal momento che l’aria condizionata era rotta da tempo. Sudato e accecato dal riverbero del sole implacabile (nella fretta, quella mattina avevo dimenticato gli occhiali da sole nel cassetto della mia scrivania), giunsi alla curva del promontorio. La strada, che per più di un chilometro, a partire da Olimbos, correva in alto, sulla scogliera, parallela alla costa, svoltava bruscamente a sinistra, dirigendosi verso l’interno dell’isola.<br />
La fila dei pali che sorreggevano i cavi dell’energia elettrica proseguiva, invece, dritta, inerpicandosi sul promontorio, tra la fitta vegetazione, per poi ridiscendere sull’altro lato, e quindi riprendere ad accompagnare la strada costiera.<br />
Fino a quella curva le linee erano intatte ed il guasto si trovava, con ogni probabilità, proprio in quel tratto impervio e difficile da seguire.<br />
Imprecando contro tutto e tutti, scesi dall’auto e, presa la borsa con gli strumenti necessari al mio lavoro, mi accinsi alla scarpinata; speravo ardentemente che il guasto si fosse verificato nel primo tratto di ascesa verso la sommità del promontorio.<br />
Se così non fosse stato, mi si prospettavano un paio d’ore veramente brutte e faticose.<br />
E fu così che mi avviai, lasciando la strada ed infilandomi tra la vegetazione, seguendo la linea elettrica, palo dopo palo</p>
<p>Naturalmente le mie speranze andarono ben presto deluse.<br />
Mi inerpicai faticosamente fino alla sommità del promontorio senza trovare nulla che non fosse a posto.<br />
Ora, dalla cima, potevo vedere la fila dei pali che scendeva sull’altro versante, ritornando, alla fine della lunga discesa, a correre parallela alla strada.<br />
Presi il binocolo dalla borsa e seguii con lo sguardo la linea elettrica, anche se, in alcuni tratti, la vista mi era impedita dalle verdi fronde degli alberi.<br />
Tutto sembrava a posto.<br />
Il guasto, forse, era ancora più oltre.<br />
Decisi quindi di tornare alla macchina e di andare a controllare il tratto di costa più avanti.<br />
Avevo bisogno, però, di riposare un attimo.<br />
Lì, sulla cima di quel basso promontorio, il vento soffiava ancora abbastanza forte, rendendo la temperatura dell’aria piacevole, e mitigando il caldo feroce delle zone più riparate.<br />
Mi sedetti all’ombra di un grosso platano, che da qualche centinaio di anni sfidava le burrasche dell’Egeo.<br />
Era al limite dello stretto terreno pianeggiante: dopo il suo gigantesco tronco, iniziava una ripida discesa, interrotta solamente da tre terrazze naturali, che finiva tra gli scogli, nel mare spumeggiante, alcune centinaia di metri più in basso.<br />
Era un posto bellissimo, con un panorama unico e superbo.</p>
<p>Sulla prima delle tre terrazze, in posizione completamente isolata, là dove la roccia formava una spianata, sorgeva una piccola villetta bianca, tipicamente greca, con le imposte e la porta d’ingresso azzurre, edificata anni prima malgrado gli stretti vincoli paesaggistici, e grazie a permessi e concessioni ottenute a suon di mazzette.<br />
D’altronde, il proprietario, un ricchissimo avvocato di Atene, aveva tutte le conoscenze ed i mezzi necessari per ungere a suon di dracme quelle ruote che andavano abbondantemente oliate se si voleva costruire in quella zona.<br />
La villetta, circondata da un ampio portico, aveva anche una piscina, sia pure di dimensioni ridotte, posta alla sinistra dell’edificio, e una lunga ringhiera in ferro battuto sul limitare dello spazio piano, direttamente affacciato sul panorama sottostante.<br />
Si accedeva, a questo piccolo angolo di paradiso, da una stradina in terra battuta che si distaccava dal tratto di litoranea che sarei andato a controllare più tardi.</p>
<p>Appoggiato con la schiena al tronco dell’albero, rinfrescato dal vento, avevo sotto di me, ad una cinquantina di metri, la piscina, circondata da tre bianchi ombrelloni e da lettini coperti da materassini di stoffe di vario colore.<br />
Nell’acqua azzurra, una figura slanciata nuotava sinuosa, con rapide ed energiche bracciate.<br />
Si sapeva, e se ne parlava spesso nelle taverne dell’isola, della moglie dell’avvocato.<br />
Vent’anni meno di lui, era la sua seconda moglie.<br />
Passava quasi tutta l’estate nella villetta, ed il marito la raggiungeva quando gli impegni di lavoro gli lasciavano un pò di tempo libero.<br />
E la cosa non accadeva molto di frequente.<br />
Si parlava, e quanto se ne parlava, della moglie dell’avvocato.</p>
<p>Tra i trenta ed i trentacinque anni, sul metro e sessantacinque, morbidi capelli neri, mossi e vaporosi, la donna, quando scendeva nei paesi dell’isola per fare compere, assomigliava ad una apparizione.<br />
Bellissima ed elegante, dalle forme sensuali ed invitanti, sempre estremamente curata anche nei minimi particolari; era una donna schiva e di poche parole, ma sempre gentile e cordiale con il prossimo,<br />
Caterina, questo il suo nome, era il fascino in persona.<br />
Non c’era uomo sull’isola che non l’avesse desiderata.<br />
Ed ora, sdraiato a riposarmi sotto il gigantesco platano, la vedevo nuotare rilassata, godendosi, di certo, l’acqua fresca e rigenerante.<br />
Mi accesi una sigaretta e continuai ad osservarla, compiaciuto di quello che i miei occhi vedevano.</p>
<p>Passarono forse dieci minuti, il tempo che la mia sigaretta si consumasse, quando la donna, immergendosi completamente nell’acqua, traversò l’intera piscina in apnea, riemergendo, con un ultimo colpo di reni, vicina al bordo, e sedendosi, con movimenti fluidi, sullo stesso, le gambe ancora in acqua.<br />
La vidi scrollarsi l’acqua dai capelli con rapidi movimenti del capo.<br />
Anche da lassù la sua straordinaria bellezza mi era più che evidente.</p>
<p>Il reggiseno del bikini giallo che indossava le tratteneva a stento il seno abbondante e, quando lei si rialzò dal bordo della piscina, dandomi le spalle per avviarsi verso uno dei lettini da sole, lo spettacolo del suo fondoschiena mi ripagò abbondantemente dell’attesa: la mutandina gialla del costume era, di fatto, un tanga sottilissimo, ed il filo di stoffa posteriore affondava, fino a scomparire, tra le sue natiche perfette ed abbronzate.<br />
Iniziavo a non sentire più tutta l’urgenza di andare ad individuare il guasto alla linea elettrica.<br />
Ad Olimbos avrebbero dovuto aspettare ancora un pò per riavere l’elettricità.</p>
<p>Caterina arrivò all’ampio lettino da sole e vi si sdraiò con un unico e straordinariamente erotico movimento.<br />
La sua pelle abbronzata risaltava tra il bianco della stoffa del lettino ed il giallo di quella del ridottissimo costume, tanto da apparire ancora più scurita dal sole di quanto non fosse realmente.<br />
Rimasi ad osservarla per qualche minuto, nel silenzio rotto solo dal frusciare delle foglie e dal frinire delle onnipresenti cicale.<br />
Immobile, Caterina si lasciava asciugare dai raggi del sole.<br />
Stavo per decidere di andare via, quando la donna, alzando d’improvviso il busto dal lettino, si portò le mani dietro la schiena, sganciando il reggiseno, per poi sfilarselo e gettarlo in terra.<br />
Anche dalla lontana posizione in cui  mi trovavo, i suoi seni mi apparvero in tutta la loro bellezza, quasi dello stesso colore del resto del corpo, testimoni del fatto di come la donna fosse abituata a prendere il sole in topless. Tornò a sdraiarsi nuovamente, cercando, con la mano destra, un qualcosa nella borsa di tela che stava per terra, accanto al lettino.<br />
Dopo un attimo ne tirò fuori un oggetto che, vista la distanza, non fui in grado di identificare con precisione.<br />
Incuriosito, ma anche perché non mi volevo lasciar scappare l’occasione di vedere quella splendida creatura praticamente nuda, dalla borsa afferrai il binocolo e mi riappoggiai con la schiena al tronco del platano.<br />
Il cuore mi perse qualche colpo quando, una volta messo a fuoco lo strumento, il corpo di Caterina mi apparve vicinissimo: sembrava essere a non più di un paio di metri da me. Avevo la curiosa impressione che, se avessi allungato un braccio, avrei potuto toccare la pelle perfetta, liscia e vellutata, della donna.</p>
<p>Con il binocolo ispezionai lentamente il corpo di Caterina, quasi carezzandolo con lo sguardo.<br />
Sdraiata sul lettino, i capelli neri e ancora umidi, gli occhi socchiusi per l’intensa luce, il naso delicato e la bocca dischiusa, dalle labbra pronunciate e sensuali, a mostrare i candidi denti.<br />
Percorsi con gli occhi il collo e le spalle, per poi trovarmi, in primo piano, i seni generosi, dai capezzoli pronunciati, stimolati di certo dal freddo dell’acqua della piscina,<br />
Un seno sodo, tonico, che non aveva certo bisogno di alcun sostegno per contrastare la gravità. Splendido. Non c’erano altri aggettivi.<br />
Mi chiesi se madre natura fosse stata così generosa con lei: in effetti non me la sentivo di escludere che la donna fosse ricorsa all’aiuto della chirurgia plastica. Ma se anche questo fosse avvenuto, il risultato era un vero e proprio capolavoro. </p>
<p>Continuai a discendere con le lenti del binocolo su quel corpo abbandonato al sole.<br />
Sul ventre disteso, su quella pelle così indiscutibilmente liscia e morbida, fino al pube, celato a malapena dal triangolo giallo del tanga; e poi ancora sulle cosce abbronzate, dove potevo vedere poggiate le mani di Caterina, mani eleganti e curate, dalle lunghe unghie laccate d’argento.<br />
Teneva un gamba piegata, il piede puntato sul lettino, mentre l’altra era allungata, distesa, lievemente piegata verso l’esterno. Una cavigliera di piccole perle e di frammenti di corallo le cingeva la caviglia sinistra, una linea chiara e seducente che spiccava invitante sulla pelle abbronzata.<br />
A completare il quadro, a rendere il tutto ancora più prezioso ed erotico, i piedi della donna, magri e dalle lunghe dita, le unghie laccate dello stesso smalto argenteo di quelle delle mani.<br />
Scrutando quel corpo meraviglioso, mi riempii gli occhi di Caterina, come probabilmente nessun altro uomo dell’isola aveva avuto la fortuna di poter fare. </p>
<p>Allontanai gli occhi dal binocolo, e la donna fu nuovamente lontana.<br />
Mi ritrovai a sospirare, sapendo di non potermi trattenere oltre.<br />
Era arrivata l’ora di andare via, di tornare al mio lavoro: già avevo perso troppo tempo.<br />
Avevo visto tutto quello che mai avrei pensato di riuscire a vedere, ed era il momento di riprendere l’ispezione della linea elettrica danneggiata dal vento.<br />
Prima di riporre il binocolo nella borsa, lo accostai nuovamente agli occhi, per un’ultima occhiata alla donna sdraiata sul lettino, quasi a volermi imprimere nella mente le forme di quel corpo straordinario.<br />
Lei tornò a trovarsi immediatamente in primo piano.<br />
Pochi minuti prima, quando l’avevo vista frugare nella borsa, Caterina cercava evidentemente il contenitore dell’olio abbronzante, contenitore che ora teneva in una mano, mentre, con l’altra, svitava il tappo arancione.<br />
I movimenti delle sue mani ed i riflessi della luce sulle sue lunghe unghie laccate m’ipnotizzarono, facendomi recedere dalla decisione di riprendere la mia strada: non sarebbe accaduto nulla di male se fossi restato ad osservarla ancora per qualche minuto.</p>
<p>Una volta svitato il tappo, la donna si versò sul corpo una lunga striscia d’olio, partendo dalla base del collo, passando tra i due seni, e proseguendo sul ventre, fino all’ombelico.<br />
Quindi appoggiò il contenitore ed il tappo per terra, accanto al lettino, ed iniziò a spalmarsi d’olio la pelle baciata dal sole.</p>
<p>Cercai una posizione più comoda, in modo che le mani tenessero il binocolo fermo, puntato sul seno e sulla pancia della donna, dal momento che la mia eccitazione per quanto stavo vedendo cresceva in modo veemente.<br />
Sentivo il pene inturgidirsi, sempre più costretto nella stoffa dei pantaloni.<br />
L’avrei ammirata mentre si passava l’olio sul corpo, e poi sarei andato via…</p>
<p>Le mani di Caterina avevano iniziato a cospargere l’olio sulla pancia e sui fianchi, con lenti movimenti circolari, ungendo meticolosamente, ed in modo uniforme, ogni centimetro della sua pelle abbronzata.<br />
Il sole strappava riflessi dorati ai braccialetti che le cingevano i polsi, e la pelle, unta sempre più dall’olio, riluceva meravigliosamente.<br />
Seguii il lavoro di quelle mani con il respiro sempre più corto, pregustando il momento in cui si fossero spostate sui seni.<br />
E quando ciò avvenne, avevo il cazzo già durissimo.</p>
<p>Si spalmò con cura le tette, carezzandole, massaggiandole, strofinandole per lunghi momenti: spostai appena il binocolo sul suo viso, notando l’espressione di piacere che vi si leggeva.<br />
Ridiscese con le mani unte sul ventre, risalì lungo i fianchi fino alle spalle, le passò sul collo, per poi ritornare, carezzandosi con delicatezza i seni, nuovamente verso la pancia.<br />
Credo di aver vissuto pochi momenti in vita mia di un erotismo così totale e coinvolgente come quel giorno in cui mi ritrovai a spiare Caterina.</p>
<p>Con la pelle della parte davanti del suo corpo lucida e splendente, vidi la donna riprendere il flacone di olio solare, e versarne una notevole quantità prima su una gamba, e poi sull’altra, dal piede fino all’inguine. Sapevo che avrei atteso di vedere le sue mani ungere anche le gambe; era uno spettacolo erotico e sensuale, ed il lavoro che mi attendeva mi sembrava potesse tranquillamente aspettare ancora un po’.<br />
Quando mi accorsi che tenevo il binocolo solo con la mano sinistra, perché la destra era scesa sui pantaloni a premere sul cazzo eretto, in quell’istante ebbi la certezza che l’iniziale curiosità si era tramutata in un’incredibile eccitazione.<br />
Non mi era mai capitato di fare il voyeur, ma dovevo ammettere che quell’esperienza mi stava piacendo oltre misura.<br />
Continuai ad osservarla, e lei continuò a spalmarsi il corpo d’olio abbronzante.</p>
<p>Le mani correvano sulle gambe, in lunghe carezze oleose, spandendo il denso liquido sulle cosce, sulle ginocchia, sui polpacci e sui piedi.<br />
Si unse le dita dei piedi con cura, una ad una.<br />
Mentre lei passava le mani sugli alluci, quasi a volerli masturbare, la mia mano scorreva sul cazzo, che avevo liberato in un attimo dalla prigione dei pantaloni.<br />
Caterina era unta, brillante, lucente, dal collo ai piedi, l’abbronzatura che sembrava ancora più scura ed uniforme; era meravigliosa ed eccitante, e la sega che mi stavo per fare si prospettava di una eccezionale intensità.</p>
<p>Quando le gambe ed i piedi furono ugualmente cosparsi d’olio abbronzante, vidi la donna tornare a stendersi comodamente sul lettino, gli occhi chiusi e le braccia abbandonate lungo il corpo. Restò immobile, accarezzata dal sole a picco, sfiorata dal vento che soffiava dal mare.<br />
Io, invece, immobile non riuscivo proprio più a stare.<br />
Eccitato oltre misura da quel corpo praticamente nudo, bello e sensuale, provocante e impudico, erotico e splendente, mi facevo scivolare la mano sul cazzo, ancora non arrivando al punto di masturbarmi, ma prossimo a farlo.<br />
Sarebbero bastati pochi secondi per venire, per schizzare tutto lo sperma che premeva per uscire, e porre quindi fine alla tensione erotica che si era impadronita di me, ma esitavo, perché volevo ancora godere di quella visione tanto inaspettata quanto conturbante.<br />
Certo, non sarei potuto restare lì in eterno, ma desideravo che il binocolo mi mostrasse ancora per qualche minuto le immagini di Caterina, che qualche altra fotografia del suo corpo così invitante si imprimesse nella mia memoria.<br />
Attesi, carezzandomi il pene, attento a non andare troppo oltre, cercando di ritardare il più possibile l’eiaculazione liberatoria.</p>
<p>Dopo un tempo che, a causa dello stato di tensione erotica in cui mi trovavo, mi era sembrato lunghissimo (ma che, in realtà, era stato di pochi minuti), Caterina mosse il braccio destro, si portò la mano su un seno, lo accarezzò piano, e quindi scivolò con le dita sulla pelle unta, sino ad infilarle con rapidità sotto le mutandine del costume.<br />
Il mio binocolo, fisso sulla sua mano, mi trasmise le immagini delle sue dita, celate dal tessuto del tanga, che si muovevano lentamente a toccarsi la fica.<br />
Pensai per un attimo che fosse un gesto senza un significato particolare, magari un prurito improvviso e fastidioso.<br />
Ma le intenzioni della donna erano ben altre.<br />
Tolsi immediatamente la mano dal cazzo, per respingere l’eiaculazione ormai vicinissima. Percorsi con lo strumento il suo corpo fino al viso.<br />
Gli occhi sempre chiusi, la testa e le spalle che spingevano all’indietro, i denti a mordere il labbro inferiore: tutto confermava l’eccitazione della donna che, come me, aveva preso a masturbarsi.<br />
Sdraiata sul lettino, il corpo nudo a parte il tanga, sicura di non poter essere vista da alcuno, Caterina si stava abbandonando ai sensi, chiaramente stimolati dal contatto con le sue mani per cospargersi d’olio.</p>
<p>Il cuore in tumulto, ansimando per l’eccitazione, la mano che reggeva il binocolo ora tremante, tornai ad inquadrare il tanga e la sua mano che si muoveva al di sotto. Per l’agitazione, l’immagine di lei scomparve, sostituita dalla piatta visione del mare azzurro; imprecando, cercai Caterina freneticamente, in un groviglio di alberi, cespugli, orizzonti e mura della casa.<br />
Ma, alla fine di quel dannato ed infernale caleidoscopio, lei tornò nei miei occhi, vicinissima e bellissima, ed ora anche eccitatissima.<br />
Mi imposi di tenere la mano ferma, impugnando il binocolo così strettamente da sentire le dita dolermi.</p>
<p>Inarcandosi, e spingendo sui talloni, Caterina con le mani si tolse il tanga, facendolo scivolare lungo le gambe e sfilandoselo dai piedi, e restando così completamente nuda.<br />
Nuda e bella come una dea.<br />
Si stese di nuovo sul lettino, la mano sinistra a carezzarsi il seno e a pizzicarsi il capezzolo, la destra ad esplorare l’interno delle cosce vellutate.<br />
La donna aveva divaricato le gambe, piegandole, i piedi puntati sulla stoffa del lettino.<br />
Spostai lentamente il binocolo lungo quelle gambe tornite, indugiando sulle cosce e sull’attaccatura delle natiche, soffermandomi sui piedi unti dall’olio, sulla bianca cavigliera e sul magico scintillio delle sue unghie argentate, mentre sentivo il cazzo pulsarmi nella mano che lo aveva nuovamente impugnato.<br />
Me lo scappellai lentamente, e un’ondata di desiderio mi travolse inarrestabile.<br />
Spostai la mia visuale di pochi millimetri, e tornai ad inquadrare le sue mani e la fica che, in primo piano, completamente depilata, mi appariva aperta e lucida, sia per l’olio abbronzante che per gli abbondanti umori che ne fuoriuscivano per l’eccitazione.<br />
Vidi le dita della splendida mano di Caterina percorrere le grandi labbra, e poi un dito premere sul clitoride, con movimenti sempre più rapidi.<br />
Nella mente sentivo i suoi gemiti ed i suoi sospiri di piacere, colonna sonora immaginaria di uno straordinario film muto, mai così reale e meraviglioso.<br />
Quando vidi che la donna si stava penetrando con due dita, affondando nella sua carne fremente, iniziai a masturbarmi velocemente, insieme a lei, desiderando di venire contemporaneamente a lei.</p>
<p>La precedetti solo di pochi istanti, imbrattandomi i pantaloni e la camicia di sperma caldo e bianco, così troppo a lungo trattenuto.<br />
L’immagine mossa nella mia mano tremante, la vidi inarcarsi sulla schiena, le dita della sua mano uscire dalla fica e danzare ad un ritmo travolgente sul clitoride, l’altra mano davanti alla bocca, la lingua a leccare avida le lunghe dita dalle unghie brillanti… </p>
<p>La luce tornò ad Olimbos con grande ritardo, e la gente era decisamente incazzata.<br />
Quando, la sera, alla taverna del villaggio, bevendo birra e ouzo, raccontai delle difficoltà incontrate, del fatto che mi ero dovuto scalare tutto il promontorio, molti dei presenti mi sfotterono e mi presero per i fondelli, ridendo per la figura da cretino che avevo fatto, dal momento che la linea era stata interrotta dalla bufera in un punto comodissimo da raggiungere.<br />
In pace con me stesso, e con Caterina nella mente, mi divertii insieme a loro, che mai avrebbero saputo di quello che i miei occhi avevano visto.</p>
<p>FINE</p>
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</item>
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<title><![CDATA[SERENA, E VALENTINA (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/01/05/serena-e-valentina-hard/</link>
<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 13:55:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
<guid>http://diagorasrodos.wordpress.com/2009/01/05/serena-e-valentina-hard/</guid>
<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI SERENA, E VALENTINA (hard) Vi dovevo ancora raccontare, se la memo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><b><br />
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<p>SERENA, E VALENTINA (hard)</p>
<p>Vi dovevo ancora raccontare, se la memoria non m’inganna, di quell’ultimo giorno che passai con Serena, la bella ragazza italiana con la quale ebbi una breve storia l’anno in cui lei venne in vacanza, con alcuni amici ed amiche, nell’isola dove io vivo.</p>
<p>Era il giorno che precedeva la partenza di Serena, ed avevamo concordato di tornare per la terza volta ad Analipsi, la spiaggia solitaria su cui eravamo già stati nei due giorni precedenti, e dove avevamo fatto sesso in assoluta tranquillità e libertà, dal momento che quel tratto di costa, così nascosto e difficile da raggiungere, era sempre deserto.<br />
Volevamo fare l’amore ancora una volta, prima che le nostre strade si dividessero definitivamente a causa della sua partenza.<br />
Ma quando ci incontrammo nel piccolo porto vicino al suo albergo, dove avevamo appuntamento e dove io l’attendevo con la barca, intenzionati a proseguire poi insieme verso Analipsi, Serena si presentò con un’altra ragazza, una di quelle sue amiche che erano venute in vacanza insieme a lei.</p>
<p>- Ciao, Vassili &#8211; fece Serena, sorridendomi &#8211; ti presento la mia amica Valentina… ecco Valentina, lui è Vassili, l’amico del quale ti stavo prima parlando… -<br />
Sorpreso di non trovare Serena da sola, strinsi la mano a Valentina, baciandola sulle guance e mormorando qualche parola di circostanza.<br />
- Ti dispiace se Valentina viene con noi ? &#8211; proseguì Serena &#8211; Sai… gli altri del gruppo sono andati a passare la giornata al Water-Park… e lei non ne aveva voglia… vuole godersi il mare fino all’ultimo minuto… e mi dispiacerebbe restasse sola tutta la giornata… -<br />
Le parole di Serena mi avevano spiazzato.<br />
La presenza di quella ragazza, della sua amica Valentina, purtroppo, rovinava tutti i miei piani per la giornata.<br />
Non sarei stato solo con Serena, e non avrei potuto fare con lei e con il suo splendido corpo quello che così ardentemente desideravo.<br />
E la cosa non mi rendeva propriamente felice.<br />
Con una punta di fastidio notai che Serena, invece, era allegra e contenta come nei giorni precedenti, e che non mostrava minimamente di essere contrariata da quello che a me appariva come uno spiacevole imprevisto.<br />
La cosa mi meravigliò non poco, visto che la ragazza mi aveva detto di voler passare quell’ultima giornata da sola con me, e che era suo desiderio fare del sesso come e più delle altre volte.<br />
In ogni caso non mi restava che fare buon viso a cattivo gioco e adattarmi alla nuova situazione che si era venuta a creare.<br />
- Certamente. Allora… benvenuta a bordo, Valentina… -<br />
E fu così che ebbe inizio quell’ultima giornata con Serena.<br />
In quel momento non potevo di certo immaginare che sarebbero state ore assolutamente fantastiche e indimenticabili.</p>
<p>Il motore della mia barca borbottava sommesso, mentre ci avvicinavamo sempre più ad Analipsi.<br />
Il mare era liscio come l’olio e l’afa opprimente, tanto che una rada foschia velava l’orizzonte.<br />
Le due ragazze, per sfuggire al caldo, si bagnavano in continuazione, prendendo la fresca acqua dal mare con un piccolo secchio che tenevo sempre a portata di mano per quando andavo a pesca.<br />
Di Serena conoscevo, ormai, ogni particolare, praticamente ogni singolo centimetro del suo eccitante corpo.<br />
Le prime due volte che ero venuto con lei alla spiaggia di Analipsi, avevamo lungamente fatto l’amore e goduto l’uno dell’altra, con deliziosi e piacevoli giochi erotici, che erano rimasti impressi indelebilmente a fuoco nella mia mente.<br />
Il giorno precedente erano stati i piedi di Serena a farmi raggiungere vette di piacere totalmente sconosciute e, due giorni prima, erano state le sue mani a condurmi verso un orgasmo sconvolgente. E ora, mentre le due ragazze, ridendo e scherzando tra loro allegramente, si schizzavano di acqua fresca e salata, con rimpianto, vista la situazione, mi ritrovai a guardare le mani ed i piedi di Serena: sempre più deluso e masticando amaro, ebbi un tuffo al cuore quando vidi che la ragazza si era laccata le unghie delle mani e dei piedi di un azzurro intenso, lucido e brillante.<br />
Immaginai, per un attimo, le sue mani sul mio cazzo ed i suoi piedi sotto la mia lingua, e subito un fremito mi percorse facendomi rabbrividire, e un principio di erezione prese ad agitarsi nel costume.<br />
Ma, quel giorno, non avevo speranza alcuna di potermi dedicare alle sue estremità, vista l’inattesa presenza della sua amica, di Valentina.<br />
Era meglio che mi dessi subito una calmata, che non lasciassi trasparire la mia contrarietà, per non rendere, a me e a loro due, la giornata ancora più antipatica e deludente.</p>
<p>Già, Valentina.<br />
L’avevo osservata attentamente mentre navigavamo verso Analipsi.<br />
E dovevo ammettere che, al pari di Serena, era una ragazza molto bella,<br />
anche se completamente diversa, da un punto di vista fisico, dall’amica.<br />
Più alta, longilinea, con un seno di almeno due taglie più piccolo di quello di Serena, Valentina aveva un viso piuttosto lungo, con occhi incredibilmente neri, naso piccolo e bocca larga e sensuale, dalle labbra morbide e pronunciate.<br />
I capelli, corvini, le scendevano sulle spalle, lisci e lucenti come quelli di tante donne orientali.<br />
La pelle, di certo già naturalmente ambrata, con il sole era diventata scurissima, quasi olivastra, e senza la più piccola imperfezione, elastica e liscia come poche altre; e l’olio abbronzante, di cui la ragazza si era evidentemente cosparsa in abbondanza, rendeva il suo corpo lucido e terribilmente sensuale.<br />
Il contrasto con Serena, meno alta e molto più formosa, bionda e con gli occhi chiari, la pelle dorata dall’abbronzatura, ma non così intensa come quella dell’amica, era evidentissimo.<br />
Entrambe, però, pur così fisicamente agli opposti, erano due ragazze veramente splendide.</p>
<p>E, vista la mia passione per le mani e i piedi femminili, studiai attentamente, senza che lei se n’accorgesse, anche le mani e i piedi di Valentina.<br />
E quello che vidi mi lasciò molto soddisfatto.<br />
La ragazza aveva mani più grandi di quelle di Serena, magre e dalle lunghe dita, le unghie più corte rispetto a quelle dell’amica, ma curatissime e smaltate di un bianco abbagliante, messo ancor più in rilievo dal colore abbronzato della pelle.<br />
E lo stesso era per i piedi, slanciati ed eleganti, anch’essi con le unghie laccate dello stesso bianco di quelle delle mani.<br />
Il fremito che mi aveva percorso l’inguine pochi minuti prima tornò a farsi sentire prepotente: e con esso anche il rammarico per tutto quello che non sarebbe di certo accaduto.<br />
Rassegnato al mio destino, mi concentrai nella guida dell’imbarcazione, per evitare gli scogli che affioravano pericolosamente a pelo d’acqua all’ingresso della baia di Analispi.</p>
<p>La giornata si trascinò abbastanza stancamente tra bagni e sole.<br />
Più bagni che sole, in verità, visto il caldo atroce che avvolgeva la spiaggia.<br />
Più di una volta, in acqua, Serena mi venne vicino, strusciando maliziosamente la sua pelle sulla mia, abbracciandomi e facendomi apprezzare ancor di più le forme del suo corpo.<br />
Ma la presenza costante di Valentina inibiva ogni mia reazione; un rapido bacio a sfiorarle le labbra, quello fu il massimo che riuscii a fare con Serena, malgrado lei mi stuzzicasse in continuazione, e con una punta di perfidia, viste le circostanze in cui ci eravamo venuti a trovare.</p>
<p>- Che caldo… non si respira, Vassili. Perché non ci spostiamo sotto quei cespugli, dove ci siamo messi ieri ? &#8211; mi disse ad un certo punto Serena, facendosi ombra agli occhi con una mano.<br />
Eravamo tutti e tre sdraiati sulla sabbia, a pochi passi dal mare, ed i raggi implacabili del sole ci stavano letteralmente bruciando.<br />
Avevamo chiacchierato del più e del meno, e mi ero accorto che fra le due ragazze vi era una profonda intesa, una conoscenza reciproca di certo non superficiale.<br />
Era chiaro come le due ragazze fossero amiche da tempo, e come fra di loro ci fosse quella confidenza che solo una frequentazione di lunga durata può instaurare.<br />
- Sì… potremmo andarci a riparare lì… è una buona idea…  farà caldo ugualmente, ma almeno non ci sarà il sole a cuocerci a fuoco lento&#8230; &#8211; le risposi.<br />
E fu così che ci trasferimmo nel posto dove il giorno precedente mi ero appartato con Serena.<br />
Sotto quei bassi cespugli, la sabbia creava come un avvallamento, ombroso quanto bastava a renderlo e un po’ meno torrido del resto della spiaggia.<br />
Con Serena c’eravamo stati più che comodi, ma, in tre, lo spazio a nostra disposizione non era di certo ampio.<br />
In ogni modo, allargando i teli da mare, riuscimmo a sistemarci sotto quelle piante, anche se a strettissimo contatto uno con l’altra: Serena si sdraiò in mezzo, Valentina si mise alla sua destra ed io alla sua sinistra.</p>
<p>Avere Serena così vicina, e non poter far nulla di quello che avrei voluto, era una vera e propria tortura.<br />
Ed anche il corpo di Valentina, un corpo altrettanto sensuale ed affascinante di quello dell’amica, non mi lasciava di certo indifferente.<br />
Iniziai ad augurarmi che il pomeriggio passasse in fretta, che giungesse rapidamente l’ora di tornare indietro, per porre fine a quella tensione erotica che mi pervadeva sempre più ogni minuto che trascorreva.<br />
Mentre io pensavo a come sopravvivere al fascino delle due amiche, le ragazze continuavano a parlare fra loro e, come sempre succede quando due persone si conoscono da molto tempo, quasi inevitabilmente gli altri si sentono in parte esclusi dai loro discorsi.<br />
Ed era esattamente quello che stava succedendo a me.<br />
Quando, poi, non so quanto inavvertitamente, la mano di Serena prese a carezzarmi con noncuranza una coscia, l’inquietudine che provavo si tramutò in vero e proprio nervosismo.<br />
Se lei aveva deciso di torturarmi, io non avevo alcun’intenzione di prestarmi al suo gioco perverso.<br />
Così, con la scusa del caldo, e non riuscendo a nascondere fino in fondo il mio disappunto, mi alzai, dicendo alle due ragazze che me ne sarei andato a fare un bagno.<br />
Uscii sotto al sole, abbandonando l’ombra dei cespugli, e mi andai a gettare in mare, nuotando vigorosamente fino al largo, cercando di darmi una calmata.<br />
Tornai dopo una ventina di minuti e, stanco per la lunga nuotata, m’infilai sotto i cespugli, dove erano rimaste le due ragazze.<br />
E tutto, ma proprio tutto mi sarei aspettato di trovare, tranne quello che i miei occhi videro.</p>
<p>Serena e Valentina si erano sfilate i costumi e, abbracciate e completamente nude, si baciavano appassionatamente.<br />
Una mano di Valentina si era chiusa a coppa su uno dei seni di Serena, mentre le mani di quest’ultima scivolavano libere sulla lunga e nervosa schiena dell’amica.<br />
Trattenendo il respiro per la sorpresa, gli occhi stralunati, rimasi immobile ad osservarle, a bearmi della vista di quei due corpi femminili così erotici e sensuali.</p>
<p>Quando le labbra delle sue amiche si staccarono, la lingua di Valentina andò rapida a cercare un capezzolo di Serena che, sospirando eccitata, ad occhi socchiusi si abbandonava a quel delirio dei sensi.<br />
Fu Valentina la prima ad accorgersi del mio ritorno.<br />
Mi guardò dritta negli occhi e, sollevando la bocca dal seno di Serena, mi bisbigliò, con voce rotta dall’eccitazione: &#8211; Vieni… vieni anche tu, Vassili… facciamola impazzire insieme… &#8211; .<br />
Nell’udire quelle parole dell’amica, Serena riaprì d’improvviso gli occhi e mi sorrise, invitandomi apertamente a partecipare ai loro giochi amorosi.<br />
E in quella penombra, sotto il discreto riparo di arbusti e foglie, le due ragazze, nude ed eccitate, liberarono immediatamente i miei sensi, già in fibrillazione da molte ore.<br />
Velocemente mi liberai del costume, sdraiandomi nudo accanto a loro, e unendo la mia lingua a quella di Valentina sui seni e sui turgidi capezzoli di Serena.<br />
Stretta fra di noi, Serena rabbrividiva per quella fantastica stimolazione che le nostre bocche le stavano regalando, accarezzandoci la pelle delle schiene con le sue meravigliose mani.</p>
<p>Lentamente, Valentina ed io abbandonammo i seni della ragazza e scorremmo con le bocche lungo il ventre, e poi ancora più in giù, fino ad arrivare a leccarle la fica, alternando e spesso sovrapponendo le nostre lingue impazienti.<br />
Serena si massaggiava le tette, ansimando sempre più frequentemente, e le sue mani, dalle lunghe unghie laccate d’azzurro, risaltavano in maniera incredibilmente sexy su quella sua pelle dorata dal sole.</p>
<p>Insieme a Valentina la leccammo a lungo, sostituendo, di tanto in tanto, le bocche con le mani: e quando erano le nostre mani a dare il piacere a Serena, le nostre bocche si univano, per baciarci lungamente fra noi.</p>
<p>Valentina ed io stavamo ancora leccando il clitoride di Serena quando, quasi contemporaneamente, neanche ci fossimo accordati in precedenza, lasciammo la fica di Serena e scendemmo con le labbra sulle sue cosce, sulle ginocchia, e quindi sui polpacci, e ancora fino alle caviglie.<br />
La gamba sinistra di Serena era accarezzata dalle mie labbra, la destra dalla lingua esperta di Valentina.<br />
Vidi quest’ultima giocare in punta di lingua con la cavigliera d’oro, come anche io avevo fatto, impazzendo per il piacere, l’ultima volta che ero stato ad Analipsi con la bionda ragazza italiana.<br />
Alla fine ci trovammo con i piedi di Serena tra le mani, le sue unghie azzurre ed erotiche nei nostri occhi.<br />
Mentre Serena si masturbava, la fica aperta e bagnata percorsa incessantemente dalla sua mano, passai la lingua sul collo e sulla pianta del piede che stringevo tra le mani.<br />
Guardai Valentina che succhiava l’alluce dell’amica, lo smalto bianco delle sue mani risaltare, bellissimo e sensuale, sulla pelle di Serena. Ora l’eccitazione era giunta ad un livello parossistico: anche Valentina, il piede di Serena tra le labbra, si era messa due dita nella fica, godendo con soffocati mugolii di piacere.<br />
Resistere a tanto erotismo mi era diventato insopportabile.</p>
<p>Mi misi in ginocchio e la mano di Valentina mi afferrò subito il cazzo, scappellandomelo con decisione: quindi, guidato da quella mano, accostai la punta del pene alla fica di Serena, che lei si teneva spalancata con le dita, e la penetrai in un sol colpo.<br />
Sentii il cazzo immergersi tra le sue calde e morbide pareti, scivolando, dolcemente e senza alcuna difficoltà, tra i suoi abbondanti umori: lentamente iniziai a montarla, ritraendomi quasi fino ad uscire, per poi affondare prepotentemente in lei.<br />
Valentina, nel frattempo, allargando le gambe sopra la testa dell’amica, aveva appoggiato la fica sulla bocca di Serena che, immediatamente, aveva preso a leccarla, carezzandole con le mani le cosce e le natiche.<br />
Proseguimmo così per un tempo che mi parve infinito.<br />
Ero prossimo a venire, quando Valentina si sollevò dalla bocca dell’amica, sdraiandosi a gambe divaricate al suo fianco, mentre Serena, con voce torbida e ambigua, mi diceva: &#8211; Scopa lei, Vassili… ora, scopa lei… -</p>
<p>Trattenendo l’eiaculazione ormai vicinissima, uscii da Serena e, spostandomi di lato, penetrai subito Valentina.<br />
Le sue gambe si allacciarono alla mia schiena, stringendomi in una morsa erotica e sensuale.<br />
Mentre la scopavo, la mente persa nella lussuria più sfrenata, sentii Serena alle mia spalle, e poi le sue dita scendermi delicatamente lungo la schiena, quasi volesse contare le mie vertebre, proseguire poi tra le natiche e quindi soffermarsi, molto piacevolmente, sull’ano.<br />
Poi la sua bocca fu sul mio collo.<br />
Rabbrividendo, la udii mormorare al mio orecchio: &#8211; Ora ti prendo io, Vassili… ti piacerà, vedrai… ho le dita talmente bagnate e scivolose… &#8211; </p>
<p>Non mi era mai capitato di vivere una situazione del genere, ma di certo non mi ero mai trovato in uno stato di eccitazione simile. Affondavo in Valentina, sentendola aperta e bollente sotto i miei colpi. E le parole di Serena, più che turbarmi, mi sembrarono meravigliosamente oscene.<br />
Quando avvertii il suo dito massaggiarmi l’ano, cercai il più possibile di agevolarla, ormai non più padrone delle mie reazioni.<br />
Mi umettò sapientemente la parte, e poi spinse il suo dito nel mio culo, con lentezza e delicatezza, fino ad infilarlo completamente.<br />
Quando, dopo qualche secondo, le mie pareti iniziarono rilassarsi, accettando l’inaspettata intrusione, prese a scoparmi sempre più rapidamente, godendo e facendomi godere.<br />
Sentendo lo sperma sul punto di schizzare in Valentina, ritrassi il cazzo da lei, e la sua mano lo afferrò, masturbandomi abilmente e velocemente, e in pochi secondi il suo ventre e le sue tette vennero inondate dai caldi schizzi…</p>
<p>Restammo a lungo sdraiati, io stretto tra le due ragazze, stremati da tutto quello che era successo.<br />
Il sole del tardo pomeriggio scendeva sull’orizzonte e la luce, dentro quel riparo fatto di cespugli, si andava visibilmente affievolendo.<br />
Era quasi l’ora di tornare indietro, di chiudere quella straordinaria giornata ad Analipsi.<br />
Serena e Valentina mi raccontarono che, pur avendo frequenti storie ed avventure con gli uomini, andavano regolarmente a letto tra di loro, dando soddisfazione, l’una con l’altra, a tutti i loro più nascosti e sfrenati desideri.<br />
E mentre parlavano, avvinghiate a me, avevano nuovamente iniziato ad eccitarsi: stretto tra loro, vedevo le loro mani percorrermi il petto, e scendere sempre più frequentemente verso il mio inguine.</p>
<p>Fu la mano di Valentina, così scura di pelle, ad impugnare per prima il mio cazzo, ancora non in piena erezione. Vidi le sue dita, con quelle fantastiche unghie laccate di bianco, scappellarlo, e poi ricoprirlo, e poi ancora scappellarlo una seconda volta…<br />
E quando anche la mano di Serena si unì a quella dell’amica, il mio pene era nuovamente eretto e fremente, pronto a ricevere le loro abili carezze.</p>
<p>Mi masturbarono a lungo, le mani che si intrecciavano, si sfioravano, si confondevano, che salivano e scendevano lungo l’asta del mio cazzo, in un delirio di unghie smaltate di azzurro e di bianco, in un estasi di anelli, in una frenesia di braccialetti tintinnanti.<br />
E, alla fine, furono le loro bocche a farmi godere, a farmi esplodere in un nuovo e meraviglioso orgasmo.</p>
<p>Mi tenevano il cazzo alla base, le loro mani quasi sui testicoli sensibili, dolenti per la straordinaria tensione, e le lingue a percorrere incessantemente la verga dalle vene rigonfie, a circondare la cappella; e le loro bocche a succhiarlo, e le loro labbra a sfiorarlo, alternandosi, fino ad ingoiarlo per quasi tutta la sua lunghezza, una bocca che lo prendeva, per poi lasciarlo all’altra bocca in attesa fremente.<br />
Con quel meraviglioso pompino mi svuotarono il corpo e la mente.<br />
Venni nelle loro bocche, sulle loro labbra, e schizzai i loro visi stravolti per l’eccitazione.<br />
E, alla fine, tenendo ancora il mio cazzo tra le mani, si baciarono, meravigliose e diaboliche compagne di quell’indimenticabile pomeriggio estivo.</p>
<p>Il giorno successivo Serena e Valentina partirono.<br />
Le loro vacanze erano finite.<br />
Non mi chiesero di andarle a salutare.<br />
Ed io non ci andai.<br />
Era inutile.<br />
C’eravamo dati quello che esattamente volevamo.<br />
Sesso. E basta.<br />
Senza nessun coinvolgimento sentimentale. </p>
<p>Non le vidi mai più.<br />
Confesso, però, che, negli anni, mi è capitato di ripensare a loro.<br />
Soprattutto quando mi è successo (spesso) di tornare ad Analipsi.<br />
Intendiamoci.<br />
Non che mi siano mancate donne e ragazze.<br />
Un’isola, dove l’estate dura sei mesi, è il posto ideale per le avventure.<br />
Diciamo che le due ragazze italiane si meritano, però, un posto di primo piano nella classifica dei ricordi.</p>
<p>E, a proposito, di ricordi: vi ho già raccontato di Angelique ? Si ? No ?<br />
Ditemi voi se, per caso, vi ho già annoiato con lei…</p>
<p>FINE</p>
<p><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
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<p></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[STIGHMI' (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/22/stighmi-hard/</link>
<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 13:02:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
<guid>http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/22/stighmi-hard/</guid>
<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI STIGHMI&#8217; (hard) Lui l’aveva fatta salire una quarantina di c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="VAI ALL'ELENCO DEI RACCONTI" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI</a></font></b></p>
<p></strong><br />
<strong>STIGHMI&#8217; (hard)</p>
<p>Lui l’aveva fatta salire una quarantina di chilometri prima.</p>
<p>Lei faceva l’autostop da quasi un’ora, ed ormai quasi disperava di trovare un passaggio prima di notte.<br />
Non le succedeva in pratica mai di restare a piedi, perché una ragazza, sola e bella, vestita per di più in modo succinto e provocante, trova sempre chi si ferma per lei.<br />
Ma la strada che aveva scelto quel pomeriggio era scarsamente trafficata, e le poche auto che erano passate avevano tirato dritto, senza nemmeno rallentare, lasciandola lì, nel vento e nel caldo polveroso e soffocante di quella torrida e infinita estate.</p>
<p>Poi, finalmente, era apparso in lontananza un camion, un enorme autoarticolato con targa rumena, che viaggiava in direzione di Salonicco e, presumibilmente, della vicina frontiera bulgara.<br />
La ragazza aveva subito fatto il classico gesto degli autostoppisti, accompagnandolo con la vista di gran parte delle sue splendide gambe nude: di solito le sue gambe erano un richiamo irresistibile per gli autisti dei camion, categoria di uomini perennemente arrapata.<br />
Ed anche quella volta era stato così.</p>
<p>Quando l’autista aveva azionato i freni, in uno stridore infernale, il pesante automezzo aveva continuato la sua corsa per altri tre o quattrocento metri, prima di accostare alla banchina, sulla destra, le luci intermittenti di emergenza lampeggianti.<br />
Lei si era rimessa lo zaino in spalla e, rapidamente, aveva raggiunto il camion fermo e con il motore acceso, era risalita lungo la fiancata, fino ad andare a fermarsi sotto il finestrino dell’enorme cabina.</p>
<p>Il gomito appoggiato allo sportello, il vetro completamente aperto, l’autista, un uomo di una cinquantina d’anni, quasi completamente calvo e dal volto stanco e tirato, le aveva domandato dove lei stesse andando.<br />
E la ragazza aveva prontamente risposto, inventando una storia riguardante alcuni esami universitari, che doveva assolutamente raggiungere al più presto Salonicco, sperando in cuor suo di aver intuito correttamente la destinazione finale dell’automezzo.</p>
<p>Sorridendole (Dio&#8230; quanto odiava quei sorrisi lascivi degli uomini, quel mostrare i denti, anneriti dal fumo di innumerevoli sigarette, in atteggiamento che voleva essere paterno e rassicurante, ma che voleva solamente celare la speranza di un’avventura con lei, così giovane e bella, così sensuale e provocante) l’uomo le aveva detto di salire e che l’avrebbe portata proprio alla periferia di Salonicco, visto che ci doveva passare per forza, dovendo poi proseguire verso est.</p>
<p>Perfetto.<br />
Come al solito non si era sbagliata.<br />
Era molto raro che commettesse un errore, che un passaggio sfumasse, che non intuisse correttamente una destinazione, costringendola ad aspettare un altro veicolo.<br />
Passò davanti al pesante camion, avvolta dal tremendo calore del motore diesel, e si inerpicò nella cabina di guida, gettando lo zaino ai suoi piedi, e ringraziando educatamente l’uomo per la grande cortesia che le stava facendo.<br />
L’esperienza le aveva insegnato che, il farsi vedere all’inizio timida e riservata, accendeva ancora di più il desiderio negli uomini che le stavano dando un passaggio: più lei si mostrava sotto una luce dimessa e umile, più quelle bestie si infoiavano, andando, sia pur inconsapevolmente, proprio dove lei voleva portarli.</p>
<p>Subito dopo che lei era salita, con il rombo possente del motore che lacerava l’aria, l’autista aveva ripreso il viaggio.<br />
E, come facevano sempre tutti, indistintamente, l’uomo aveva preso a parlarle, a preparare il terreno per giungere a quello cui tutti miravano: scoparsela.<br />
E, come al solito, la ragazza si ritrovò a pensare che tutto procedeva come sempre nella direzione da lei voluta.</p>
<p>Gli argomenti erano di poco conto: come ti chiami, quanti anni hai, ventuno ?, pensavo almeno un paio in più, hai il fidanzato ?&#8230; la solita litania di emerite stronzate, mentre gli occhi arrossati dell’uomo la iniziavano a scrutare con sempre maggiore insistenza, scivolando ambigui e interessati lungo il suo corpo, e soffermandosi con sempre maggior frequenza sulle gambe nude, abbronzate e affusolate, gambe che lei, con malizia, metteva generosamente in mostra. </p>
<p>E anche questa volta, invariabilmente, il copione si andava ripetendo.<br />
Parole e sguardi lascivi, doppi sensi e inutili risate, occhiate sempre più esplicite e cariche di desiderio.<br />
D’altronde, era lei che li provocava, anche se a loro insaputa.<br />
In modo inesorabile, la ragazza era capace di condurli sulla strada dell’eccitazione, fino al punto che questa divenisse incontrollabile.<br />
Era una maestra in quest’arte.</p>
<p>Capelli neri e lunghi, un viso piacevole e regolare, una maglietta leggera, i seni giovani e tonici liberi sotto il tessuto, una minigonna cortissima, che  lasciava scoperte le sue lunghe ed abbronzate gambe…<br />
Raramente, molto raramente, gli uomini non ci provavano.<br />
E lei attendeva esattamente quel momento per iniziare il suo gioco, così diabolico e perverso.</p>
<p>Il camion viaggiava ora a velocità costante: la strada, con poche curve e scarsamente trafficata, invitava ad una guida regolare e rilassata.<br />
L’uomo aveva spento la radio (e anche quello era un gesto che le confermava come lui cercasse di creare l’atmosfera giusta per saltarle addosso) e continuava a parlarle di argomenti che a lei non interessavano minimamente.<br />
La spaziosa cabina di guida le permetteva di lasciare senza alcun problema  una notevole distanza fra sé e l’autista.<br />
Il momento di accorciarla, quella distanza, sarebbe giunto più tardi.<br />
Ne era certa.</p>
<p>Le veniva sempre da ridere a vedere che, su quasi tutti i camion sui quali era montata, sul cruscotto erano attaccati, a stretto contatto, santini protettori e foto oscene di donne nude.<br />
Sacro e profano, redenzione e perdizione.<br />
L’ennesimo controsenso della vita.</p>
<p>Quando negli occhi dell’uomo lesse che il desiderio stava raggiungendo l’apice, lei capì che il momento era giunto: vista l’età e la scarsa prestanza fisica dell’uomo al volante, una scopata come quella che lei gli avrebbe proposto lo avrebbe eccitato immediatamente.<br />
La ragazza, con un sorriso malizioso, prese a far scorrere la mano, quasi distrattamente, sulla stoffa della maglietta che nascondeva il seno, facendosi inturgidire magicamente il capezzolo, sempre più in evidenza contro il tessuto; appoggiò quindi l’altra mano sulla coscia nuda, tenendola però ferma, per non eccitare l’uomo troppo rapidamente: l’esatto rispetto dei tempi era fondamentale.<br />
Anticipare o ritardare, anche di poco, la sequenza degli eventi, poteva essere la causa del fallimento del suo progetto.<br />
Il tramonto stava lasciando il posto alla sera: ancora una manciata di minuti e sarebbe stato totalmente buio.</p>
<p>Ora l’autista guardava più lei che la strada.<br />
Aveva acceso i fari e la cabina era illuminata quasi esclusivamente dalle luci soffuse e verdognole del grande cruscotto.<br />
Lei aveva accelerato i suoi movimenti, passandosi sempre con maggior frequenza la mano sul seno, accavallando le gambe e protendendole nella sua direzione, e facendo chiaramente intendere all’uomo che era più che disposta a fare sesso con lui.<br />
E, infatti, passato ancora qualche minuto, lui le aveva detto, rosso in volto e la voce roca per l’eccitazione: &#8211; Fra poco c’è un’area di sosta. Quanto vuoi ? -<br />
L’idiota c’era cascato.<br />
Ora lei doveva recitare al meglio la sua parte.<br />
- Nulla… mi piaci… ho solo voglia di te &#8211; gli rispose, infilandosi una mano sotto la maglietta, e carezzandosi ancor più voluttuosamente i giovani seni.</p>
<p>A quel punto, naturalmente, gli uomini non capivano più nulla.<br />
Il loro unico pensiero era quello di trovare al più presto un luogo dove fermarsi, per poi gettarsi su di lei, preda di una frenetica ed animale voglia di toccarla, di leccarla, di scoparsela e, magari, di farselo succhiare anche un po’.<br />
E l’autista di quel camion non fece di certo eccezione alla regola.<br />
Appena vide la segnalazione stradale dell’area di sosta, mise la freccia, lasciò la strada principale, e si andò a posteggiare nel punto più lontano dell’ampio piazzale, dove una cortina di alberi e cespugli rendevano il buio ancora più fitto e impenetrabile.<br />
Nel mentre lui tirava più volte il freno a mano, lei si era già tolta la maglietta, mostrandogli il seno, giovane e fresco, sodo e dalla pelle delicata e perfetta.<br />
Era quello il momento di fargli perdere definitivamente la testa, di portare l’uomo verso un tale stato di eccitazione da renderlo totalmente dipendente da lei.<br />
Scivolò sul largo sedile accostandosi a lui, strofinandosi sulla sua camicia sgualcita, cercando le sue labbra con la propria bocca; lo baciò a lungo, mentre lui le accarezzava la lunga schiena nuda.</p>
<p>Lei era bravissima a simulare il piacere, il trasporto per quello che stava facendo.<br />
Era un’attrice veramente consumata.<br />
A volte, poche per la verità, le capitavano uomini giovani e che le piacevano molto: allora tutto diventava ancora più semplice, perché lei si lasciava andare, senza finzioni, facendosi scopare con una partecipazione totale ed assoluta.<br />
L’uomo che la stava baciando, invece, non era certo il massimo della prestanza, ma comunque sarebbe potuto capitarle di peggio.</p>
<p>Si staccò dalla sua bocca e, con un agile ed erotico movimento, gli si andò a sedere sulle gambe, mettendosi di fronte a lui, sbottonandogli la camicia e lasciandogli la possibilità di afferrarle le tette: l’uomo, malgrado le sue mani fossero ruvide e callose, aveva un tocco abbastanza delicato, e lei capì che quel rapporto sessuale non le sarebbe risultato troppo sgradevole come aveva inizialmente temuto.<br />
Lo liberò della camicia, facendo scorrere le mani, piccole e dalle dita affusolate, tra i peli del petto e sul ventre decisamente sporgente per le troppe birre bevute negli autogrill di mezza Europa.<br />
Lui, nel frattempo, le passava le mani sulle cosce morbide, infilando le dita sotto la stretta minigonna, e portandole sulle natiche elastiche, lasciate nude dal perizoma nero che la ragazza indossava.</p>
<p>Si esplorarono per qualche minuto, fino a quando la bocca di lui si impossessò di un capezzolo, iniziando a morderlo delicatamente e a succhiarlo avidamente.<br />
Era eccitato al punto giusto, e lei lo lasciò fare, pronta a proseguire nella sua straordinaria opera di seduzione.</p>
<p>Ad un tratto lei si divincolò abilmente dalle mani dell’uomo e, scivolando maliziosamente sulle sue gambe, tornò a sedersi al suo posto sul sedile, sfilandosi quindi la minigonna e restando coperta del solo perizoma.<br />
- Ora ti faccio impazzire… &#8211; gli disse, fingendo di non poter più controllare la propria eccitazione.<br />
Si infilò tra le gambe dell’autista, nello spazio, sufficientemente ampio, che si trovava sotto lo sterzo dell’autotreno.<br />
Con dita veloci ed esperte gli allentò la cintura, gli fece scorrere la zip dei jeans, facendoli scivolare, insieme agli slip, lungo le cosce pelose.<br />
Si ritrovò davanti agli occhi, malgrado l’età dell’uomo potesse far supporre il contrario, un cazzo di proporzioni ragguardevoli ed in piena erezione, turgido e dalle vene rigonfie.<br />
Lui accennò debolmente al preservativo, ma più per abitudine che per altro.<br />
Lei nemmeno gli rispose: odiava i profilattici, e poi non voleva che l’uomo si distraesse per infilarselo: lo avrebbe potuto fare lei al suo posto, ma l’intenso desiderio della sua vittima le consigliava di accelerare i tempi il più possibile.</p>
<p>Non appena la mano della ragazza impugnò il pene, iniziando a scoprirne la cappella, lui perse completamente il controllo, quel minimo di dignità che, fino ad allora, aveva ostentato con enorme fatica.<br />
Sospirando e gemendo, ricominciò a parlare, insultandola e incitandola a farlo godere.<br />
Lei, ancora una volta, lo lasciò fare.<br />
Anche questa non era certo una novità.<br />
Più erano eccitati e più le rovesciavano addosso un torrente di oscenità.</p>
<p>- Dai… prima con la mano… poi con la bocca… fammi vedere come sei brava… sei una gran puttana&#8230; poi ti riempio la bocca&#8230; -<br />
La mano della ragazza prese ad andare in su e in giù, masturbandolo abilmente, facendo sussultare l’uomo di intensi spasmi di piacere.<br />
- Troia… sei una troia… ingoialo tutto… ti inondo di sborra quella bocca da zoccola… -<br />
Soddisfatta per il risultato ottenuto, lei lo provocò ulteriormente, stando a quel gioco volgare e indecente.<br />
- Hai un cazzo durissimo… sì… vienimi in bocca… schizzami sulle labbra… e sulle guance… -<br />
Lui le afferrò la testa con le mani, gemendo ed ansimando, spingendo per avvicinare quelle bocca invitante e disponibile al suo uccello fremente.<br />
La ragazza non fece alcuna resistenza.<br />
Anzi.<br />
Socchiudendo le labbra, si impossessò della cappella, prendendo a percorrerla con la lingua con movimenti circolari; poi si sfilò il cazzo dalla bocca, e lo fece scorrere prima su una guancia, poi sull’altra, facendogli una lenta sega con la pelle luminosa e fresca del suo viso.<br />
Lui, nel frattempo, si era messo una mano sulle palle e, tenendo l’asta alla base, aiutava quello sfregamento delizioso.<br />
La ragazza si ritrovò a provare un inizio di piacere al contatto con quel palo di carne bollente, con quella verga pulsante che le scivolava sulla pelle del viso.</p>
<p>Lo riprese in mano, ritrasse completamente la pelle, e se lo lasciò scivolare tra le labbra, infilandoselo in bocca fino alla gola.<br />
Sentiva la cappella a contatto con il suo palato e con l’interno delle guance: prese a succhiarlo sempre più profondamente, tra gli insulti dell’uomo perso nel suo egoistico piacere.<br />
Portò il pompino all’estremo limite.<br />
Ma quando fece per ritrarre la bocca, e far venire l’uomo con abili colpi di mano, lei si accorse che la sua testa era imprigionata nella ferrea morsa dalle mani di lui, che continuava a spingerle il cazzo sempre più in fondo alla gola.</p>
<p>Le sarebbe venuto inevitabilmente in bocca.<br />
Non sarebbe riuscita a risollevare in tempo la testa da quel cazzo che le riempiva le labbra.<br />
Non che la cosa la infastidisse più di tanto, ma, se poteva, cercava sempre di evitarlo: le piaceva molto di più guardare gli schizzi di sperma esplodere liberi, e quindi depositarsi sulla pelle del suo viso e delle sue mani.<br />
Quella volta, invece, avrebbe dovuto ingoiare il tutto.<br />
Non sarebbe mai riuscita a divincolarsi dalla pressione di quelle mani.</p>
<p>Con un ultimo affondo lo fece venire, riempiendosi la bocca di quei fiotti di liquido bollente: l’uomo sussultò urlando, scaricando le palle in quella bocca fatata.<br />
Godette come poche volte gli era capitato in vita.</p>
<p>L’autista rimase accasciato sul sedile, svuotato di ogni energia.<br />
Ci sarebbe voluto del tempo prima che potesse tornare in azione.<br />
- Sei stata fantastica. Così giovane e così mignotta. Aspetta solo un po’… e poi ti faccio vedere… ti scopo fino a farti urlare… -<br />
Lei lo lasciò nel suo delirio, sgusciando via da quella scomoda posizione e tornando a sedersi al suo posto.<br />
Completamente nuda, a parte il minuscolo perizoma, aprì il suo zaino, estraendone una bottiglia di liquore (abilmente miscelato con un potente sonnifero) e alcuni bicchieri di carta.<br />
- Bevi un po’di suma… ti aiuterà a ricaricare le pile più in fretta… &#8211; gli disse con un sorriso invitante &#8211; … ho voglia di essere scopata e… se ce la fai… lo voglio anche nel culo… -<br />
E gli porse un bicchiere colmo della forte ed aspra grappa.</p>
<p>- Sei una porca… una grandissima porca… &#8211; gli disse lui, afferrando il bicchiere e trangugiando il liquore in un’unica e lunga sorsata.<br />
Intanto lei, sapendo che non ci sarebbe voluto molto tempo, si accomodò sul sedile a gambe spalancate e si infilò la mano sotto il perizoma, iniziando rapidamente a masturbarsi.<br />
Alla fine, volente o nolente, non riusciva a non eccitarsi.<br />
Sentiva con urgenza la voglia di venire.<br />
Come sempre, aveva un lago di umori fra le cosce.<br />
Si portò velocemente all’orgasmo, mentre l’uomo la osservava stralunato,con occhi sempre più spenti.<br />
Due minuti dopo era profondamente addormentato.</p>
<p>In pochi istanti lei si rivestì.<br />
Nello specchietto retrovisore laterale vide che l’auto, a fari spenti, era ferma dietro il camion.<br />
Sfilò dal portafoglio dell’uomo alcune centinaia di euro e un mazzetto di buoni per il gasolio.<br />
Poi si guardò attorno, cercando il nascondiglio che tutti gli autisti creavano nelle cabine guida.<br />
In ginocchio sul sedile, scostò la tenda che divideva la cabina vera e propria dalla cuccetta posteriore: era buio, ma lei, forte della sua esperienza, lo individuò subito.</p>
<p>In una rientranza sulla parete della cuccetta, chiusa da uno sportellino la cui serratura lei fece scattare in pochi secondi, trovò, tra giornali pornografici e bustine di preservativi, altri quattrocento euro.<br />
Mise i soldi ed i buoni nello zaino e, senza degnare di uno sguardo l’uomo seminudo e addormentato, scese dal camion, dirigendosi verso l’auto che l’attendeva.</p>
<p>- E’ stato facilissimo. Me la sono cavata con un pompino. Era letteralmente infoiato, quello stronzo… -<br />
- A te non resiste nessuno, mia cara. Te lo dico sempre che hai l’animo della puttana… &#8211; le rispose il ragazzo, mentre guidava, allontanandosi dall’area di sosta.<br />
- Già… mi piace fare la puttana… e poi rende bene… &#8211; proseguì lei sorridendo.<br />
Lui la guardò, meravigliandosi, come sempre, di quanto fosse bella la sua ragazza.<br />
- Andiamo a casa. Ho voglia di te. -<br />
Nel buio dell’abitacolo, lei sorrise.<br />
Aveva un folle desiderio di essere scopata dal suo uomo. </p>
<p>FINE</p>
<p><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
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</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ARIADNE/2 (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/21/ariadne2-hard/</link>
<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 10:15:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
<guid>http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/21/ariadne2-hard/</guid>
<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI ARIADNE/2 (hard) La serata con Alexandros era trascorsa in maniera]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="VAI ALL'ELENCO DEI RACCONTI" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI</a></font></b></p>
<p></strong><br />
<strong>ARIADNE/2 (hard)</p>
<p>La serata con Alexandros era trascorsa in maniera veramente piacevole.<br />
La cena, in uno dei migliori ristoranti della città, si era rivelata davvero eccellente.<br />
Alexandros, di dieci anni più grande di Ariadne, era un uomo colto ed educato, e la sua compagnia era sempre estremamente piacevole per la ragazza.<br />
La loro, da qualunque punto di vista la si guardasse, non era una relazione fissa.<br />
Si frequentavano, di tanto in tanto, per parlare e farsi compagnia, per trarre piacere vicendevolmente dall’incontrarsi, ma senza alcun reale coinvolgimento sentimentale.<br />
Era una relazione notevolmente atipica, in verità.<br />
O, forse, non era nemmeno una vera e propria relazione, ma un semplice stare insieme per qualche ora, per poi tornare ad essere due perfetti sconosciuti.<br />
Ariadne trovava l’uomo interessante, intellettualmente parlando: istruito e raffinato, padroneggiava con disinvoltura qualunque argomento si toccasse in modo brillante ed intelligente.<br />
Alexandros aveva la capacità di essere allegro e scherzoso, la spensieratezza fatta persona, ma aveva anche il raro dono di saper scendere in profondità sugli argomenti che lo richiedevano, in modo serio e responsabile.<br />
E Ariadne trovava questo suo modo di essere veramente affascinante.</p>
<p>I loro incontri finivano invariabilmente a letto, inutile a dirsi, anche se, per la ragazza, i rapporti sessuali con lui erano l’aspetto che meno la soddisfaceva della loro pseudo-relazione.<br />
Come amante, Alexandros era decisamente scarso: privo nel modo più assoluto di fantasia, sembrava quasi non apprezzare lo splendido corpo di Ariadne, le sue curve meravigliose, la sua pelle morbida e liscia come la seta, le sue indiscutibili capacità erotiche tra le lenzuola.<br />
L’uomo soddisfaceva i suoi desideri rapidamente e in modo sempre monotono e sbrigativo, come se non vedesse l’ora di uscire da quel letto in cui si era venuto a trovare.</p>
<p>E allora Ariadne aveva cercato di scuoterlo, di coinvolgerlo, di stimolarlo, prendendo lei l&#8217;iniziativa più volte, e comunicandogli i propri desideri, le proprie voglie, le fantasie che le passavano di continuo per la testa; ed ogni volta lui si era tirato indietro, buttando il tutto sullo scherzo, ma, in realtà, dissimulando a fatica il fatto di essere quasi infastidito dalla evidente intraprendenza della ragazza.<br />
Senza tanti preliminari, Alexandros la scopava meccanicamente e senza alcun trasporto, giungendo velocemente all’orgasmo, senza curarsi più di tanto dei tempi necessari ad Ariadne per raggiungere il piacere.</p>
<p>Per sua fortuna, la vita sessuale di Ariadne era costellata di molti altri momenti nei quali lei poteva esplorare tutte le infinite strade del sesso più sfrenato.<br />
Ariadne viveva la sua sessualità in modo solare e totale, non ponendo mai alcun limite o pregiudizio alle possibilità di vivere fino in fondo il mondo dell’erotismo: il suo unico obiettivo, nei rapporti sessuali, era sempre stato il raggiungimento del piacere, l’eccitazione e l’emozione che lo precedevano, sia quelle che lei provava, sia quelle che lei riusciva a suscitare negli altri.<br />
Non avendo alcun freno inibitore, Ariadne non faceva alcuna distinzione nei suoi rapporti sessuali: andava a letto, indifferentemente, con uomini e donne, purchè le facessero scattare la libidine più estrema e volessero esplorare con lei gli angoli più nascosti e reconditi della lussuria più nascosta.<br />
Come il mangiare o il dormire, il sesso, per Ariadne, era una necessità, un’esigenza fisica e mentale, alla quale non poteva e non voleva sottrarsi.<br />
E, stando così le cose, Alexandros, con il suo modo quasi distaccato di fare l’amore, non era certo per lei il massimo che potesse trovare.</p>
<p>Quel giorno, dunque, Ariadne era seduta alla sua scrivania, negli uffici della multinazionale per cui lavorava da quattro anni, in quel grigio e piovoso pomeriggio invernale, così insolito per il clima mite e soleggiato di Atene.<br />
Gli occhi fissi allo schermo del computer, la ragazza lavorava in modo automatico, registrando tabelle e statistiche di marketing.<br />
Alzò un attimo lo sguardo e, seduta all&#8217;altra scrivania, proprio di fronte a lei, vide la sua amica e collega Barbara.<br />
Anche lei era totalmente assorta nel lavoro.<br />
Il caschetto perfetto di capelli corvini, gli occhi scuri, un fisico stupendo e dalla pelle ambrata, la ragazza batteva velocemente, con le agili dita, sulla tastiera che aveva davanti.<br />
Barbara era la sua collega di stanza da più di due anni, e la sua amante (o, per meglio dire, una delle sue amanti) da oltre dieci mesi.<br />
Ariadne riportò gli occhi allo schermo e, con un sospiro di desiderio, ripensò a quella sera in cui, per la prima volta, Barbara venne a cena a casa sua.<br />
Alla prima volta che finirono a letto insieme.<br />
Quel dolce pensiero la turbò come al solito e si tramutò presto in un lungo fremito di beatitudine e di piacere, in un languore che le dilagò impetuoso nel ventre, irradiandosi poi, in modo meraviglioso, sotto la scrivania, tra le cosce ora leggermente socchiuse.</p>
<p>Il condividere la stessa stanza, in ufficio, con il risultato di passare lunghe ore insieme a lavorare, aveva fatto entrare in grande amicizia e confidenza le due ragazze.<br />
Fisicamente molto differenti (Ariadne bionda, alta e dalla carnagione chiara; Barbara bruna, leggermente più piccola di statura e dalla pelle che pareva perennemente abbronzata), fra le due giovani donne si era creata da subito una forte sintonia che, conoscendo Ariadne e la sua mentalità aperta e disinibita, in modo quasi inevitabile era destinata a tramutarsi in una sensuale intimità.<br />
Entrambe single, dopo l’orario d’ufficio spesso uscivano insieme, magari per fare shopping, o solamente per far girare la testa agli uomini che immancabilmente si voltavano a guardarle, ammaliati dalla vista di quelle due splendide creature.<br />
Di conseguenza, l&#8217;invito a casa di Ariadne per una cena, quel sabato sera, non fu certamente una sorpresa per Barbara.<br />
Dopo un pomeriggio passato a girare per negozi, ridendo e scherzando come due ragazzine, il ritrovarsi anche per la serata non costituiva un evento particolarmente fuori della norma.<br />
Anche se, quella sera, era destino che l’amicizia fra Ariadne e Barbara si tramutasse in un qualcosa di totalmente diverso e di molto più profondo.</p>
<p>E quella prima volta accadde veramente tutto per puro caso.<br />
Dopo aver cenato, le due ragazze si erano sedute sul divano, continuando a chiacchierare e a spettegolare, in particolare dei colleghi e delle colleghe dell’ufficio.<br />
Vuoi perché avevano bevuto qualche bicchiere di vino in più, vuoi perché la situazione si stava facendo sempre più intima e rilassata, l’atmosfera, tra le due amiche, si andava lentamente surriscaldando.<br />
La passione ed il desiderio stavano per affacciarsi in modo dirompente nelle loro vite.</p>
<p>Gli occhi di Ariadne avevano iniziato a cogliere insistentemente particolari e dettagli dell’amica, frammenti del suo corpo che, fino ad allora, non le era mai capitato di osservare con eccessiva attenzione, e di ritrovarsi a considerare tutto l’erotismo di quello che la sua vista le comunicava con sempre maggiore frequenza.</p>
<p>La pelle tesa e perfetta del collo di Barbara, la morbida curva del seno sotto la camicetta che l’amica indossava, il modo sensuale che lei aveva di accavallare le gambe, la minigonna che le lasciava scoperte parte delle splendide cosce, i polpacci e le caviglie, una delle quali ornata da una cavigliera, dorata e sottile, erotica ed invitante…<br />
Era un continuo sfiorarla con la vista, percorrerla con gli occhi, accarezzarla con lo sguardo, soffermandosi sempre più spesso su quelle parti di lei che le accendevano un desiderio violento ed incontrollabile.  </p>
<p>Alla fine, lo sguardo di Ariadne era improvvisamente caduto sul bicchiere di vino bianco che la sua amica teneva in mano, e che, di tanto in tanto, portava alle labbra, bevendo a piccoli sorsi.<br />
Era un bicchiere a calice che Barbara teneva alla base con la mano sinistra, mentre le dita della destra scivolavano lungo il vetro, lambendolo in su e in giù, con un movimento regolare e armonioso.<br />
Ascoltando le parole dell&#8217;amica, che continuava a parlare di questo e di quello, nella mente di Ariadne si andò formando un’immagine sensuale e affascinante: eccitata, fantasticò che al posto del bicchiere, tra le mani di Barbara, ci fosse un pene, e che le dita dell’amica lo stessero delicatamente masturbando.<br />
Vedeva le bellissime dita di Barbara, adorne di anelli, dita dalle unghie lunghe e smaltate di un rosa acceso, percorrere lentamente le pareti del bicchiere, e sognava di vederle su un cazzo eretto, turgido e duro, le vene gonfie e in rilievo.<br />
Immaginava di vedere quella mani su una cappella, larga e violacea, fremente e tesa spasmodicamente verso l&#8217;orgasmo&#8230;<br />
Passavano i minuti, e la mente di Ariadne continuava a creare figure sempre più erotiche, immaginando la sua amica Barbara in un crescendo di situazioni sensuali e lascive.</p>
<p>Barbara, ben presto, si accorse del turbamento di Ariadne, del suo sguardo sognante e rapito, e capì immediatamente cosa passasse nella mente dell’amica, forse anche lei inconsciamente catturata dalla torrida e sensuale atmosfera che si era andata creando fra loro.<br />
Guardandola dritta negli occhi, e smettendo d’un tratto di parlare, Barbara fece scorrere, molto lentamente, la punta di un dito sull&#8217;orlo circolare del bicchiere che teneva con l’altra mano.<br />
Quel semplice gesto infiammò ancor di più Ariadne.<br />
Rabbrividendo, e con il cuore che le batteva in gola, la bionda ragazza accostò la sua mano al bicchiere di Barbara, e prese a far scivolare anche le sue dita sul vetro liscio, sovrapponendole, a tratti, a quelle dell&#8217;amica.<br />
Le due ragazze continuarono a fissarsi intensamente negli occhi, senza che alcuna parola uscisse dalle loro bocche: era evidente ad entrambe che il muto linguaggio dei loro corpi eccitati non necessitava di inutili domande o di ancor più vuote risposte.</p>
<p>Dopo ancora alcuni istanti, stupite da quanto stava per accadere, le loro bocche si accostarono e le labbra si incontrarono, prima quasi timidamente, incerte e turbate da quel morbido e inatteso sfiorarsi; quindi si schiusero, offrendosi invitanti a quell’incontro favoloso ed esplosivo.<br />
Ariadne e Barbara lasciarono che le lingue si esplorassero, sondassero curiose quel nuovo mondo che si apriva loro, dapprima incerte ed esitanti, poi sempre più audaci e sfacciate.<br />
Quel primo bacio, forse da entrambe inconsciamente desiderato da tempo, fu l&#8217;inizio del loro rapporto saffico, la prima pietra posata nella costruzione del loro amore lesbico.</p>
<p>Ariadne staccò le labbra da quelle di Barbara e, sempre senza dire una parola, iniziò a sbottonare la morbida camicetta che l&#8217;amica indossava, scoprendo, attimo dopo attimo, l’ambrata pelle della sua collega.<br />
Quando giunse all&#8217;ultimo bottone, Barbara, poggiando il bicchiere che ancora stringeva tra le mani sul vicino tavolino, sollevò il busto dallo schienale del divano e si fece sfilare l&#8217;indumento; le mani di Ariadne, poi, le slacciarono rapide il reggiseno, che scivolò via, andando a raggiungere la camicetta sul tappeto.<br />
Ariadne finalmente poteva osservare lo splendido seno di Barbara, grande ma sodo, le larghe aureole, i capezzoli già duri e così incredibilmente desiderabili.<br />
Le sue mani presero a percorrere quelle stupende rotondità, carezzando e sfiorando la pelle, stringendo delicatamente, con le mani chiuse a coppa, quei seni fantastici, strizzando, con sempre maggiore voluttà, i capezzoli sporgenti. </p>
<p>E Barbara, abbandonata sul divano, era già partita, persa nel piacere e travolta da mille fantastiche sensazioni: guardava eccitata le mani dell&#8217;altra ragazza, dalle lunghe e perfette unghie rosse, massaggiarle le tette, comprimere i seni uno verso l&#8217;altro, scivolarle sul ventre e risalire verso le spalle, in un erotico e delizioso massaggio.<br />
Barbara sentiva (e questa consapevolezza esplose dirompente in lei proprio in quei momenti) di aver desiderato Ariadne fin dal primo giorno in cui l’aveva conosciuta, e che si era sempre trattenuta dall’esternarle le proprie voglie nel timore di una sua reazione negativa: ma ora, preda di quelle stupende attenzioni, accarezzata da quelle dita esperte, si abbandonò completamente al piacere e alla lussuria.<br />
E quando, finalmente, la lingua di Ariadne si appoggiò delicata su uno dei suoi capezzoli, Barbara chiuse gli occhi, sospirando ancora più eccitata, percorsa da intensi fremiti di passione.</p>
<p>Ariadne passava da un seno all&#8217;altro, tenendoli tra le mani e leccando la pelle e mordendo i capezzoli.<br />
Presto, prese da una frenesia quasi incontenibile, furono entrambe nude.<br />
Investite dalla furia della passione e del desiderio, si alzarono dal divano e si spostarono in camera da letto.</p>
<p>Gli occhi fissi allo specchio dell&#8217;armadio, Ariadne si sentiva risucchiata in un vortice erotico senza fine, in cui la ragione era stata cancellata dalle straordinarie pulsioni erotiche di quei momenti.<br />
In ginocchio, una di fronte all&#8217;altra, le due ragazze si baciavano e si leccavano vicendevolmente le tette, carezzandosi i fianchi e le natiche, sospirando e gemendo dal piacere.<br />
Il corpo nudo di Barbara la faceva impazzire: avrebbe voluto farle subito di tutto, usando la bocca, la lingua e le mani, per farla urlare di piacere, per perdersi definitivamente in quel delirio di sensi in cui erano precipitate.<br />
Ma Ariadne, anche se a fatica, riuscì a controllare le proprie reazioni, non accelerando i tempi, e rinviando il più a lungo possibile l’orgasmo dirompente che stava per squassarla, godendosi quei momenti di pura e indimenticabile estasi.<br />
Sentire sotto le sue mani quella pelle di seta era meraviglioso.<br />
Come era meraviglioso sentire le mani dell&#8217;amica toccarla così intimamente.<br />
Sarebbe stato imperdonabile non godere di quegli istanti fino in fondo, non  assaporare a piccoli sorsi quel nettare che era Barbara.</p>
<p>Ariadne era andata a letto con molte donne in passato, e la collega non rappresentava di certo, per lei, la prima volta, il primo amore lesbico della sua vita.<br />
Ma con Barbara, quella notte, visse un qualcosa di assolutamente unico e fantastico, nemmeno lontanamente paragonabile alle sue precedenti esperienze con altre ragazze.</p>
<p>Barbara spinse dolcemente l&#8217;amica, facendola sdraiare sul letto, e, inginocchiandosi e divaricandole le gambe, appoggiò la bocca al suo sesso, aperto e bagnato come non mai.</p>
<p>Barbara le teneva la fica dischiusa con le mani, mentre con la lingua scivolava lentamente dal clitoride alle grandi labbra, con delicate passate cariche di desiderio; e Ariadne, massaggiandosi le tette e pizzicandosi i capezzoli, si godeva quei momenti straordinari, il fiato corto per l’emozione.<br />
L&#8217;eccitazione che saliva impetuosa e che dilagava in ogni singola fibra del suo corpo era come la fresca carezza di un vento estivo, che l’abbracciava e la cullava, trascinandola in una dimensione irreale e sconosciuta.<br />
E le sempre più deboli difese di Ariadne, quel suo ostinarsi a ritardare gli orgasmi che il suo corpo reclamava, crollarono quando Barbara concentrò le labbra e la lingua sul clitoride, leccandola con sempre maggior trasporto ed intensità.<br />
A quel punto, Ariadne infilò le dita delle mani tra i capelli di Barbara, e spinse ancor di più il viso dell&#8217;amica contro la propria fica palpitante.<br />
E così facendo, gridando tutto il proprio piacere, le venne sulla lingua, inondandole le labbra e la bocca del profumo dei suoi umori.</p>
<p>Barbara scivolò sul corpo di Ariadne, e le due ragazze tornarono a baciarsi, ad incrociare le loro lingue, per un tempo che sembrava non dovesse finire mai.</p>
<p>Quando le loro labbra si staccarono, Ariadne lesse negli occhi dell’amica il desiderio irrefrenabile di godere, di placare i sensi sconvolti dal desiderio: e lei, Ariadne, voleva farla godere, restituirle tutto il piacere che le era stato donato dalla favolosa lingua di Barbara.<br />
Ma voleva che fosse un qualcosa di indimenticabile, che Barbara provasse un orgasmo così intenso e devastante da scuoterle il corpo e l’anima, che le restasse un ricordo così incancellabile e stupendo di quella serata da obbligarla a tornare per sempre tra le sue braccia.</p>
<p>Ariadne si alzò dal letto e, senza dire una parola, ma sorridendo complice all’amica, uscì dalla stanza.<br />
Quando rientrò, dopo pochi secondi, teneva in mano una delle lunghe candele rosse che aveva messo qualche giorno prima sul candelabro d’argento della sala.<br />
Barbara, la frenesia dell’attesa dipinta sul suo volto, capì al volo le intenzioni della sua straordinaria amante.<br />
La ragazza si voltò, mettendosi in ginocchio sul letto e, inarcando e protendendo il bacino, offrì il culo alla candela che la bionda amica stringeva tra le mani.<br />
Ariadne si accostò alle natiche di Barbara, le fece scorrere le dita di una mano lungo la schiena, quasi a volerle contare le vertebre, e quindi iniziò a leccarle l’ano, sempre più cedevole sotto le carezze della sua abile lingua, inumidendolo con la saliva e stuzzicandolo diabolicamente con la punta delle dita,<br />
Lo massaggiò e lo leccò a lungo, per prepararlo alla penetrazione, strappando a Barbara mugolii e sospiri di eccitazione crescenti.</p>
<p>Le mani ad allargare le stupende e formose natiche della collega, Ariadne faceva scivolare la lingua dalla fica all’ano, avanti e indietro, a volte lentamente, a volte con rapidi ed infernali passaggi.<br />
E mentre così faceva, Barbara aveva preso a masturbarsi, le dita della sua mano a premere sul clitoride, per accrescere ulteriormente il piacere che montava inesorabile.</p>
<p>Quando il culo di Barbara fu sufficientemente lubrificato e dilatato, Ariadne vi accostò la lunga candela, inserendo la stretta punta in quel buco invitante.<br />
Vedeva la mano di Barbara muoversi sapiente sulla fica, le sue dita, dalle unghie rosa, lucide e bagnate, scorrere ora sulla fessura, soffermarsi con movimenti rapidi e circolari sul clitoride, per poi penetrare a fondo nella vagina allagata dal piacere.<br />
Solo quella vista, così erotica, così carica di libidine, l&#8217;aveva nuovamente fatta eccitare. </p>
<p>Spinse delicatamente la candela, che s’infilò, senza fatica, e per una buona metà, nel culo di Barbara.<br />
Poi, chinandosi, Ariadne prese l&#8217;altra estremità di quell’insolito strumento erotico tra le labbra, iniziando ad incularla, a sodomizzarla sempre più a fondo, strappandole lunghe ed intense grida di piacere.<br />
La prese così, a lungo, spingendo con la bocca la candela nell’ano di Barbara, con movimenti della testa sempre più rapidi, e conducendo l’amica lungo la meravigliosa strada che conduce all’orgasmo.</p>
<p>E quella fu solamente la prima di una lunga serie di notti d’amore che le due amiche condivisero, notti in cui esplorarono il sesso in ogni sua dimensione, facendo l’amore non solo tra loro, ma spesso ospitando nel loro letto altre persone, in perenne ricerca di nuovi stimoli e sensazioni che servissero a precipitarle in un delirio erotico sempre più totale.</p>
<p>FINE</p>
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<title><![CDATA[OURANIA/1 (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/16/ourania1-hard/</link>
<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 13:19:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
<guid>http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/16/ourania1-hard/</guid>
<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI OURANIA/1 (hard) Eravamo sdraiati sul tappeto del piccolo salone c]]></description>
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<p></strong><br />
<strong>OURANIA/1 (hard)</p>
<p>Eravamo sdraiati sul tappeto del piccolo salone che era anche l’unica stanza del mio mini-appartamento, a parte l’altrettanto piccola camera da letto.<br />
Saloncino con angolo cottura, camera da letto e bagno.<br />
Questo era tutto.<br />
Ma a me andava benissimo così.</p>
<p>Avevo comprato quell’appartamentino quattro anni prima, con l’idea di trascorrerci le vacanze estive.<br />
Santorini è un’isola fantastica, immersa in un mare da favola, con l’estate che dura sei mesi, caldo e sole da aprile a fine ottobre.<br />
L’avevo eletta come luogo ideale per il mio periodo annuale di ferie e, dopo anni di alberghi e villaggi, avevo deciso, anche per investire i risparmi che avevo messo da parte, l’acquisto di quel bilocale.<br />
Ci passavo le tre settimane di ferie che la ditta di Salonicco, per la quale lavoravo, mi obbligava a prendere in agosto, causa chiusura estiva.<br />
E’ vero che il mio datore di lavoro era anche il mio più grande amico, e che avrei tranquillamente potuto approfittare di questa amicizia per ritagliarmi periodi di vacanza supplementari in periodi meno affollati dell’anno, ma non era nel mio carattere sfruttare eccessivamente la situazione.<br />
Comunque fosse, avevo sommariamente arredato l’appartamento, e lo avevo trasformato nel mio rifugio personale.</p>
<p>Quell’estate era venuta in vacanza con me Ourania, una ragazza con la quale avevo iniziato una relazione già da qualche mese prima.<br />
Per me, lei non rappresentava di certo la donna della vita, la ragazza con la quale fare progetti a lunga scadenza, anche perché io ero notoriamente allergico a convivenze e matrimoni.<br />
E, per dirla proprio tutta, anche io, per lei, rappresentavo poco di più di un’avventura; ma, in ogni caso, Ourania ed io ci trovavamo bene insieme, senza crearci problemi o inutili e dannose aspettative.<br />
Vivevamo il nostro rapporto alla giornata, quasi ora per ora: quando la nostra storia fosse finita, non ci sarebbero stati rimpianti o lacrime.<br />
Ognuno per la propria strada, senza scenate e cuori infranti.<br />
A me andava bene così, e ad Ourania anche.</p>
<p>Come dicevo, eravamo sdraiati sul tappeto di fronte alla portafinestra che si apriva sul balcone, direttamente affacciato sul mare.<br />
La luna risplendeva nel cielo notturno, illuminando con il suo chiarore il mare calmo ed immobile.<br />
Avevamo fatto l’amore e i nostri corpi nudi risaltavano chiari, nonostante l’intensa abbronzatura che avevamo sulla pelle, illuminati da quella particolare luce lunare, così bianca, fredda e impersonale.<br />
Fare l’amore con Ourania era un’esperienza che ero arrivato a considerare quasi negativa.<br />
Lasciate che vi spieghi meglio cosa intendo dire.</p>
<p>La ragazza era così brava, così disinibita, così scatenata e passionale, oltre ad essere di una bellezza decisamente sopra la media, che mi ero convinto che quando fosse finita con lei avrei faticato non so quanto a trovare un’altra donna così. Mi aveva abituato troppo bene, in effetti: mi sentivo sessualmente viziato da lei e dalla sua affascinante intraprendenza.<br />
Temevo che le altre ragazze mi sarebbero apparse tutte insulse e banali, se confrontate con Ourania, la quale rappresentava l’esatta altra metà di un uomo da un punto di vista sessuale.<br />
Mora, quasi corvina, con i lunghi capelli lisci che le scendevano fino alla vita, Ourania fisicamente era una vera e propria bomba.<br />
Seno sodo e sfrontato, cosce di seta, gambe di raso, sedere da urlo ed un viso perfetto, dalla bocca sensuale e dalle labbra carnose.<br />
Lei (non che io fossi da meno, eh ?) aveva una voglia costante e quasi irrefrenabile di fare l’amore.<br />
Lo facevamo dove capitava: anzi, più i posti erano particolari ed originali, più in lei si accendevano il desiderio e la libidine.<br />
Nel bagno di un ristorante o in una piazzola di parcheggio di un’autostrada,  Ourania era sempre pronta e, il più delle volte, accadeva che fosse proprio lei che mi risucchiava in un vortice di sensualità travolgente.<br />
Il nostro era un rapporto molto fisico, in cui i sentimenti non trovavano grande spazio; ma, come vi ho già detto, a noi andava bene così.</p>
<p>E poi era brava.<br />
Sapeva come far impazzire un uomo, come scatenare le voglie più nascoste, e godeva di questa sua capacità, costringendomi spesso a rincorrerla per stare al passo con i suoi desideri e con le sue fantasie.<br />
Era il massimo che un uomo potesse trovare, ve lo garantisco.<br />
Quando eri insieme a lei, tutto sembrava possibile; non aveva pudori né vergogne, nulla la imbarazzava e nulla le sembrava difficile da accettare: era pronta a tutto e tutto voleva prendere dalla vita, senza farsi sfuggire niente di quello che la sua gioventù le offriva.<br />
E il sesso, in tutte le sue sfumature, era la cosa che più amava.</p>
<p>Immagino che avrete ormai capito che eravamo sdraiati su quel benedetto tappeto.<br />
Dopo l’amore, ci stavamo carezzando teneramente, tenendoci abbracciati.<br />
Io fumavo la mia sigaretta (di fatto, stavo ricaricando le batterie per riprendere a fare l’amore con lei), mentre Ourania, la testa appoggiata sul mio petto, i suoi morbidi capelli a carezzarmi la pelle, guardava la spettrale luce notturna.<br />
La sentii sospirare languidamente.<br />
- Sai cosa mi piacerebbe in quest’istante ? &#8211; mi chiese con voce sognante.<br />
- Dimmi, sentiamo quale sarebbe il tuo desiderio &#8211; le risposi, completamente abbandonato ed in pace con il mondo.<br />
- Mi piacerebbe… che adesso, qui… ci fosse un altro uomo ! -<br />
- Grazie. Sei molto carina. Io mi sono spremuto come un limone per soddisfarti, ti ho fatto godere in un modo che mi sembrava tu avessi apprezzato, ed ora mi sento dire che preferiresti avere un altro. Bel ringraziamento ! &#8211; le risposi, ridendo delle sue parole.<br />
Ourania mi dette uno schiaffetto sulla coscia.<br />
- Ma no, non hai capito niente ! Non volevo dire che vorrei un altro al posto tuo, ma che vorrei un altro uomo insieme a te ! Mi piacerebbe avere due uomini a mia disposizione ! &#8211; spiegò lei, unendosi alla mia risata.<br />
- Allora vuol dire che io non ti basto, questo vuol dire &#8211; ripresi, fingendomi offeso nel mio orgoglio maschile.<br />
- Ma piantala ! Certo che mi basti, altrimenti non sarei qui con te. E’che mi piacerebbe andare a letto con due uomini contemporaneamente, rotolarmi sotto le lenzuola con due ragazzi grandi e muscolosi &#8211; rispose Ourania, guardandomi fissa negli occhi.<br />
Ridevo ancora, ma il fremito che avevo sentito tra le gambe, è inutile negarlo, non era una mia invenzione.</p>
<p>- Sentiamo… e come dovrebbe essere questo misterioso individuo ? &#8211; le dissi, facendo scivolare la mano lungo la sua schiena.<br />
- Bè… sicuramente mi dovrebbe piacere molto. Non so… tu sei moro…scuro di carnagione… quindi direi che dovrebbe essere biondo… un gran fisico… curato e pulitissimo… -<br />
Aveva allungato una mano, dalle unghie lunghe ed eroticamente laccate da uno smalto quasi bianco, che contrastava meravigliosamente con la sua carnagione abbronzata, e mi carezzava il pene, sfiorandolo appena, ma che si andava nuovamente inturgidendo.<br />
Sospirò di nuovo prima di continuare.<br />
- E poi… dovrebbe avere un bel cazzo… lungo e molto duro,,, ancora più grande del tuo ! &#8211; terminò così Ourania la descrizione di questo “terzo” fantastico con il quale lei avrebbe voluto io la dividessi.</p>
<p>- Ehi…ti faccio notare che il mio è un pisello di tutto rispetto, e che non teme il confronto con nessuno ! &#8211; le dissi, scherzando ma non troppo.<br />
- Lo so, lo so che sei dotato. Ma, potendo sceglierne un altro, lo vorrei ancora più grande ! -<br />
La sua mano continuava a scivolare lentamente sul mio pene, ora di nuovo in completa erezione.</p>
<p>Passò forse un minuto.<br />
- Non ti piacerebbe vedermi masturbare un altro ? &#8211; mormorò Ourania, la voce che non riusciva più a nascondere l’eccitazione.<br />
- Immagino di sì &#8211; le risposi, sentendomi chiaramente eccitato anch’io da questa sua improvvisa fantasia.<br />
- A me piacerebbe da impazzire. Mi piacerebbe stringerlo nella mano così, come sto facendo ora con il tuo, e poi… -<br />
Ourania restò in silenzio, ma la sua mano, anzi solo due dita della sua mano, mi avevano scappellato il cazzo completamente, per poi restare ferme, tenendo tirata in giù la pelle.<br />
Un’ondata di piacere si propagò per il mio corpo, giungendo direttamente fino al cervello.<br />
- E poi, Ourania ? -<br />
Volevo che lei andasse avanti, che le sue parole facessero aumentare ancora di più il mio desiderio.<br />
- E poi… mi chinerei a leccarlo… così… &#8211; e scese con il viso, appoggiando la sua calda lingua alla mia cappella.<br />
Questa sua fantasia mi stava prendendo sempre più, mi stava nuovamente stimolando come se ancora non avessi fatto l’amore con lei.<br />
- Ed io ? Cosa ti piacerebbe che facessi mentre tu…  gli succhi il cazzo ? &#8211; le domandai, con la voce che non voleva quasi più uscire.<br />
La sua risposta esplose come una bomba nella mia testa.<br />
- Mi piacerebbe… &#8211; disse Ourania sollevando le labbra dalla mia cappella &#8211; … mi piacerebbe… che lo leccassimo insieme… -</p>
<p>Vi giuro che fantasie omosessuali io non le avevo mai avute (massimo rispetto per tutti, per carità, ma la natura mi aveva sempre portato verso le donne, mai avevo desiderato un rapporto con un uomo), eppure, in quel momento, il desiderio di Ourania mi parve del tutto accettabile.<br />
Ansimando, pericolosamente vicino all’orgasmo, le chiesi: &#8211; Vorresti che gli facessi un pompino ? -<br />
- Sì… ma insieme a me… &#8211; mi rispose lei, con il respiro corto ed affannato.<br />
Ora la sua mano aveva preso a masturbarmi con maggior decisione e, quando Ourania non parlava, la sua lingua mi torturava in maniera deliziosa, scorrendo rapida e guizzante sul mio cazzo.<br />
Le avevo appoggiato una mano sulle natiche, e, con le dita, le esploravo lentamente il solco che le divideva.<br />
Ourania continuò: &#8211; Mi piacerebbe tenerlo in mano, stringerlo alla base, e che tu appoggiassi la tua mano sulla mia… -<br />
La sua mano si era stretta a pugno alla base del mio pene, quasi sui testicoli gonfi e sensibili.<br />
Senza pensarci, allungai la mano libera e la posai sulla sua.<br />
Mi sentivo il cuore in gola, i polmoni stretti in una morsa di spasmodica attesa: aspettavo di sentire fin dove lei si sarebbe spinta, fin dove mi avrebbe trascinato in quella meravigliosa follia erotica.<br />
- Ecco, così… &#8211; disse Ourania fremente di desiderio &#8211; …così mi piacerebbe farlo. E poi… vorrei che la mia lingua scorresse su quella cappella, e vedere anche la tua scivolare umida lungo l’asta di quel cazzo stupendo… -<br />
Con quelle parole mi aveva quasi portato all’eiaculazione.</p>
<p>Le sollevai la testa dal mio pene e lei mi salì con rapidità sopra, impalandosi immediatamente, fino in fondo, con un lungo ed intenso gemito di piacere.<br />
Prese a cavalcarmi, mentre io l’afferravo per le natiche sode, mentre i seni  le ballavano in modo sensuale, liberi e frementi, con i capezzoli appuntiti ed eretti. Quindi, tenendo sempre le gambe aperte e stringendo con i suoi muscoli interni il mio cazzo, duro come non mai, si allungò su di me, passandomi la lingua sul petto e sui capezzoli, per arrivare alla mia bocca, leccandomi le labbra e baciandomi con passione; sentivo la sua fica, bagnata, calda e grondante di umori, avvolgermi, imprigionarmi in momenti di lussuria sfrenata.</p>
<p>Stavamo scopando in maniera superba, come forse non c’era mai capitato, pensando entrambi a quel cazzo, alle nostre labbra e alle nostre lingue al lavoro su quella turgida verga, alle sensazioni di piacere dirompente che avremmo certamente provato.<br />
Quei pensieri mi avevano totalmente coinvolto, catturato in quell’abisso di sesso, reale e fantastico, che avevamo creato con le nostre menti: e fui io, a quel punto, a completare la fantasia che lei aveva iniziato.<br />
- Mi piacerebbe che ora lui ti montasse da dietro, te lo infilasse tutto nel culo… -<br />
Ourania gemette, accelerando il suo ritmo e risollevando il busto, afferrandosi i seni con le mani, le bianche unghie a risaltare quasi fosforescenti nella penombra, tirandosi i capezzoli e agitando la testa, i lunghi capelli neri scomposti come da un vento impetuoso.<br />
Ed io proseguii in quella pazzia.<br />
 &#8211; … sì, che t’inculasse… con il suo cazzo enorme… così tu… ci sentiresti tutti e due, dentro di te… contemporaneamente… che tu sentissi i nostri due cazzi sfiorarsi… dentro il tuo corpo… separati soltanto… da queste tue morbide pareti… -<br />
Eravamo letteralmente impazziti.<br />
Lei, frenetica e ansimante, si impalava sempre più velocemente sul mio cazzo, sfilandosi quasi totalmente, per poi scivolare di nuovo fino in fondo, schiacciandomi i testicoli gonfi di sperma.<br />
Travolti da questa voragine di libidine nella quale eravamo precipitati, le feci scorrere un dito tra le natiche, per poi massaggiarle, con movimenti circolari, l’ano sensibile e disponibile.<br />
E mentre lei continuava a muoversi convulsamente sul mio cazzo ormai prossimo ad esplodere, le infilai un dito nel culo, a simulare il cazzo che le nostre menti ed i nostri corpi desideravano così ardentemente.<br />
Ourania si sentì presa davanti e di dietro, fuori di sé dall’orgasmo che le montava nel corpo e nella testa, urlando per il piacere sconvolgente che l’attraversava.<br />
Schizzai un denso e bollente getto di sperma in lei, e poi un secondo, e quindi un terzo, cancellando le sue grida con le mie.</p>
<p>Quella fantasia che facemmo quella sera, sdraiati sul tappeto nel mio appartamentino di Santorini, fu solamente l’inizio.<br />
Arrivammo, tempo dopo, a realizzarla, provando sensazioni ancora più intense di quanto avevamo immaginato.<br />
Ma, prima di quello, o forse in preparazione a quello, ci fu la nottata passata con Barbara, una splendida ragazza di colore che fece perdere la testa ad entrambi.</p>
<p>Prossimamente, se volete, vi racconterò quello che accadde.</p>
<p>FINE</p>
<p><b><br />
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Il pollo al forno.]]></title>
<link>http://ricemme.wordpress.com/2008/12/16/il-pollo-al-forno/</link>
<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 13:03:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>maurito54</dc:creator>
<guid>http://ricemme.wordpress.com/2008/12/16/il-pollo-al-forno/</guid>
<description><![CDATA[Preferisco prendere al supermercato il pollo già tagliato e più precisamente le cosce e le sovraccos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Preferisco prendere al supermercato il pollo già tagliato e più precisamente le cosce e le sovraccosce, circa 1 coscia e 1 sovracoscia a persona.</p>
<p>Le lavo bene sotto il rubinetto, lasciandogli la pelle e togliendo eventuali scarti.</p>
<p>Ungo la <a href="http://ricemme.wordpress.com/2008/12/16/la-teglia/" target="_blank"><span style="color:#0000ff;">teglia</span></a> con un filo d&#8217;olio extravergine d&#8217;oliva, metto alcune foglie di alloro, gli poso sopra i pezzi di pollo, cospargendo il tutto con del dado granulare, del pepe, e delle erbe provenzali.</p>
<p>Aggiungo anche delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oliva_Taggiasca" target="_blank"><span style="color:#0000ff;">olive taggiasche</span></a> sparse in tutta la teglia e inforno per almeno 40 minuti a 180°, girando il tutto ogni 15-20 minuti, dopodiché curerò la brunitura della pelle.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.megghy.com/gif_animate/cucina_alimenti/pasto/6.gif" alt="" width="160" height="107" /></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-53" title="maurito54" src="http://maurito54.files.wordpress.com/2008/09/maurito54.jpg?w=64&#038;h=64#38;h=64&#38;h=64" alt="" width="64" height="64" /></p>
<p>Bye  <img title="Maurizio" src="http://maurito54.files.wordpress.com/2009/08/maurizio.gif?w=130&#038;h=50#38;h=50&#38;h=50" alt="Maurizio" width="130" height="50" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LE ONDE DELL'EGEO (hard)]]></title>
<link>http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/12/le-onde-dellegeo-hard/</link>
<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 13:09:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Diagoras</dc:creator>
<guid>http://diagorasrodos.wordpress.com/2008/12/12/le-onde-dellegeo-hard/</guid>
<description><![CDATA[VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI LE ONDE DELL&#8217;EGEO (hard) E&#8217; da venti minuti, ormai, ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><b><br />
<font size="2" face="Arial"><br />
<a title="VAI ALL'ELENCO DEI RACCONTI" target="_blank" href="http://diagorasrodos.wordpress.com/">VAI ALL&#8217;ELENCO DEI RACCONTI</a></font></b></p>
<p></strong><br />
<strong>LE ONDE DELL&#8217;EGEO (hard)</p>
<p>E&#8217; da venti minuti, ormai, che osservo le onde dell&#8217;Egeo infrangersi sulla riva.<br />
Tra spruzzi di schiuma bianca, ciascuna onda si allunga imperiosa sul bagnasciuga, conquista metri su metri, rimane per un attimo distesa, quasi immobile, per poi ritrarsi velocemente e scontrarsi con quella successiva che avanza impetuosa.<br />
Ed ogni volta la sabbia, intrisa d’acqua salata, torna ad essere liscia e compatta, cancellando le orme dei bagnanti che passeggiano numerosi sulla riva.<br />
Questa eterna lotta tra terra e mare mi affascina e mi rilassa, quasi ipnotizzandomi, aiutandomi a svuotare la mente da pensieri e preoccupazioni.</p>
<p>E&#8217; solo con la coda dell&#8217;occhio che vedo sopraggiungere la coppia all&#8217;ombrellone accanto al mio.<br />
E immediatamente mi rendo conto che le onde di questo mare non avranno piu&#8217; tutta la mia attenzione.</p>
<p>La ragazza è alta, gambe magre ed affusolate.<br />
Capelli lunghi, corvini, che le ricadono sulle spalle, un viso delicato e sensuale: sarà&#8217; sui venticinque anni, al massimo un paio di piu&#8217;.<br />
Lui è decisamente piu&#8217; grande, vicino alla quarantina, ma certamente ben portati.<br />
Di sicuro una gran bella coppia.<br />
Ma la mia attenzione è, ovviamente, concentrata tutta su di lei, e l&#8217;uomo, attimo dopo attimo, scompare, come il mare e le onde, dalla mia vista e dai miei pensieri.</p>
<p>I miei occhi, celati dagli occhiali da sole, si fissano su di lei, su quella creatura fantastica che, come una visione, il destino ha offerto al mio sguardo.<br />
Abbandonato sul lettino, mi preparo a riempire i miei occhi di quel corpo meraviglioso, ad esplorare ogni centimetro di quella pelle così erotica ed invitante.<br />
Con movimenti aggraziati e sinuosi, la ragazza si libera della maglietta e dei pantaloncini, mostrandosi in un bikini nero che, stranamente, fa risaltare ancora maggiormente la sua abbronzatura intensa e perfetta.<br />
Corpo snello e pelle vellutata, viso sorridente e solare, si allunga di schiena sul lettino, dopo avervi disteso meticolosamente un telo da mare giallo con inserti verdi ed azzurri.<br />
A pochi metri da me, immobile sotto il sole rovente, posso finalmente percorrere con lo sguardo il suo corpo e studiare ogni minimo particolare di lei.<br />
E inizio il mio percorso visivo dal suo volto.</p>
<p>Con gli occhi chiusi, completamente rilassata, il suo viso, incorniciato dai lunghi e neri capelli, è splendido: lineamenti regolari, delicati, incredibilmente perfetti.<br />
Naso piccolo e labbra carnose, meravigliosamente disegnate.<br />
Le tiene socchiuse, ed il bianco dei denti risalta sullo sfondo della sua pelle dorata.<br />
Le labbra.<br />
Immagino di avvicinarmi a lei, di inginocchiarmi accanto a quel lettino, su questa spiaggia dove tutto è scomparso e ha perso di interesse.<br />
Lei ed io.<br />
E le onde dell&#8217;Egeo come unica e incessante colonna sonora.</p>
<p>Vorrei chinarmi su quelle labbra, percorrerle con un dito, sentire sotto la mia pelle la morbidezza della sua bocca; e poi saggiarle con le mie, in una carezza lenta ed infinita, fino ad incontrare la sua lingua e a perdermi nel suo profumo.<br />
Per un attimo sogno quella bocca su di me, circondarmi il pene eretto, scorrere lenta sulla carne sensibile, torturarmi deliziosamente la cappella congestionata&#8230;<br />
Sono ovviamente desideri irrealizzabili, e per questo quasi dolorosi; pensieri che cerco disperatamente di allontanare dalla mia mente in subbuglio.<br />
I miei occhi accarezzano la sua pelle: le spalle, il collo, le braccia, le mani.</p>
<p>Il seno, trattenuto dal bikini, non e&#8217; abbondante, ma lo intuisco sodo e perfetto; lo osservo seguire il lento movimento del respiro della ragazza e, con la fantasia, faccio sparire il ridotto costume nero, unico e fragile ostacolo al mio sguardo sognante.<br />
Ora è nuda, completamente nuda: sono cosi&#8217; preso da lei che il bikini non lo vedo piu&#8217;.</p>
<p>Nuovamente in ginocchio accanto al lettino, sogno di passare le mie mani su quella pelle vellutata, di cospargerle i seni di crema solare, di pizzicarle delicatamente i capezzoli, sempre piu&#8217; eretti ed eccitati.<br />
Immagino di accarezzarle il ventre, e poi le cosce di raso, cosce che si aprono al tocco delle mie dita, e di strapparle sospiri di crescente eccitazione.<br />
E quando le mani non basteranno più a placare la mia voglia di lei, sara&#8217; la mia lingua ad assaporare la fragranza del suo corpo.</p>
<p>E allora immagino di stringerle i capezzoli tra i denti, di giocare con la lingua nel suo ombelico, di scivolare, leccandola, sulle lunghe gambe, sui tonici polpacci, fino alle sottili ed eleganti caviglie.<br />
Vorrei indugiare a lungo sulla cavigliera argentata, mentre lei, sempre piu&#8217; eccitata, apre le gambe, portandosi una mano alla fica, accarezzandosela con movimenti via via piu&#8217; frenetici&#8230;<br />
La mia lingua abbandona la cavigliera, percorre il dorso snello del piede, arriva fino alle dita, accarezzandole lentamente, una ad una, mentre la mia vista si riempie delle sue unghie, perfette, curate, laccate di un rosso vivo e brillante.<br />
E quando la lingua non sarà piu&#8217; sufficiente ad appagare i miei sensi, sarà la bocca, saranno le mie labbra ad impossessarsi di quel piede erotico e sensuale, circondando l&#8217;alluce e succhiandolo, assecondando il crescere della mia travolgente eccitazione.<br />
La ragazza, con la mano, continuerà a torturarsi velocemente il clitoride, e le sue dita si insinueranno nella fica aperta, sempre piu&#8217; frequentemente, sempre piu&#8217; in profondita&#8217;.<br />
La sentirò godere, sussultare, sospirare e rabbrividire, in un orgasmo che sembrerà essere infinito&#8230;</p>
<p>Il suo alzarsi dal lettino mi strappa al sogno che sto facendo ad occhi aperti: per un attimo, solo per un attimo, i nostri sguardi sembrano incrociarsi.<br />
Poi, con movimenti aggraziati, ancheggiando e mostrandomi la schiena e le natiche,  uniche parti di quel corpo che mancavano al mio sguardo, la ragazza si avvia verso il mare, verso l&#8217;acqua trasparente che donera&#8217; frescura alla sua pelle riarsa dal sole.<br />
Si immerge tra le onde, e quando l&#8217;acqua le giunge alla vita, con un agile tuffo scompare ai miei occhi.</p>
<p>Mentre la osservo nuotare verso il largo, provo invidia per le onde dell&#8217;Egeo, quelle onde che ora si sono impossessate del suo corpo, che accarezzano la sua pelle, come mani gigantesche di un amante straordinario.</p>
<p>FINE</p>
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