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	<title>costume-societa &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/costume-societa/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "costume-societa"</description>
	<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 06:59:42 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Margherita, l'eredità contesa raccontata da Gigi Moncalvo]]></title>
<link>http://congiuntura.wordpress.com/2009/11/27/margherita-leredita-contesa-raccontata-da-gigi-moncalvo/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 12:21:22 +0000</pubDate>
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<description><![CDATA[Dal Riformista del 27 novembre 2009 Il controllo della Fiat, l&#8217;eredità di Gianni Agnelli, il r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>Dal Riformista del 27 novembre 2009</em></p>
<p style="text-align:justify;">Il controllo della Fiat, l&#8217;eredità di Gianni Agnelli, il ruolo di sua figlia Margherita. Il giornalista e scrittore Gigi Moncalvo racconta gli ultimi sviluppi della saga in un libro in uscita, “I lupi &#38; gli agnelli” (480 pagine, 19 euro, in libreria dal prossimo 2 dicembre per i Saggi di Vallecchi).<!--more--><br />
Quella di Moncalvo è una ricostruzione documentata, esplicitamente dalla parte di Margherita, con cui tenta di sollevare il sipario anche su una parte complessa della vita della prima famiglia del capitalismo italiano.<br />
Scrive Moncalvo nell&#8217;ultimo capitolo: «Una figlia cancellata. Una madre contro la figlia. Una figlia contro la madre. Figli contro la madre. Fratelli coltelli».<br />
Moncalvo parte da una domanda, la stessa che ha incuriosito l&#8217;opinione pubblica di un paese che aveva fatto degli Agnelli i Kennedy italiani. «Come si è potuti arrivare a questo punto?».<br />
La storia parte nel maggio del 2007, quando Margherita Agnelli deposita al tribunale di Torino una clamorosa citazione nei confronti di Gianluigi Gabetti (oggi presidente d&#8217;onore della Exor holding di controllo della Fiat), Franzo Grande Stevens (storico consulente legale della famiglia Agnelli) e Siegfried Maron, il gestore del patrimonio svizzero degli Agnelli. I tre uomini che secondo Margherita sono responsabili di avere spostato gli equilibri ereditari dopo la morte del padre potendo disporre dei capitali esteri di suo padre.<br />
L&#8217;azione giudiziaria provoca una guerra tra i membri della famiglia torinese. Ma non rimane racchiusa negli affari degli eredi diretti di Gianni. Si sposta &#8211; dice Moncalvo &#8211; nella catena di comando della Fiat, la casa automobilistica fondata nel 1899.<br />
“Lupi &#38; agnelli” non è una biografia. È una testimonianza documentata. Dice Moncalvo al Riformista: «Nel libro si racconta, per esempio, di come non sia mai stata una vera designazione quella di Giovannino Agnelli alla successione a suo zio Gianni. Era una mossa e una strategia di Cesare Romiti per allentare la morsa dei giudici di Mani pulite». Moncalvo ha raccolto anche materiale inedito, tra cui due lettere di Margherita Agnelli. La prima spedita via mail al figlio Lapo &#8211; dopo che quest&#8217;ultimo in due occasioni (prima sul Corriere della Sera e poi su Vanity Fair) usò toni aspri contro la madre &#8211; in cui gli ricorda che lei è sempre la madre e non agisce a scapito dei figli. La seconda lettera Margherita l&#8217;ha inviata a tutti i famigliari: la missiva con cui ha giustificato ai parenti le sue motivazioni della causa.<br />
La storia del libro ha avuto i suoi travagli. Il giornalista strinse un accordo con la casa editrice Longanesi nel maggio del 2008. Presentò una prima bozza del libro, piacque alla casa editrice e Moncalvo firmò un contratto. Gli venne assegnato un editor, cioè chi si prende cura del volume dalle prime bozze fino a portarlo alla stesura finale. Passano alcuni mesi. È l’ottobre del 2008, il testo è chiuso, le librerie hanno già prenotato cinquantamila libri. Ma qualcosa si inceppa. Racconta Moncalvo: «L’editore stoppò la pubblicazione del mio libro senza validi motivi». In una intervista il vertice del gruppo Mauri-Spagnol spiegò che la pubblicazione era stata fermata perchè il libro assumeva il punto di vista dui una delle due parti. Alcuni capitoli del libro furono pubblicati la scorsa estate da Libero. Poi si fece avanti un nuovo editore in una fase espansiva e supervivace: Vallecchi.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[E' nata Mut@ntiTV]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/11/22/e-nata-mutntitv/</link>
<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 19:11:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[www.MutantiTV.tk]]></description>
<content:encoded><![CDATA[www.MutantiTV.tk]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[In Italia aumentano gli abitanti i vecchi, i malati e i senza lavoro]]></title>
<link>http://congiuntura.wordpress.com/2009/11/21/in-italia-aumentano-gli-abitanti-i-vecchi-i-malati-e-i-senza-lavoro/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 12:20:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>GP</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dal Riformista del 21 novembre 2009 Al 31 dicembre 2008 la popolazione residente in Italia è cresciu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>Dal Riformista del 21 novembre 2009</em></p>
<p style="text-align:justify;">Al 31 dicembre 2008 la popolazione residente in Italia è cresciuta di quasi mezzo milione di persone rispetto al 2007: poco più di 60 milioni di cittadini, contro i 59,6 milioni registrati l&#8217;anno precedente. Incremento è dovuto soprattutto «al contributo del saldo migratorio». È quanto emerge dall&#8217;”Annuario statistico italiano del 2009”, il volume con cui ogni anno l&#8217;Istat fotografa la condizione sociale-economica del nostro paese.<!--more--><br />
Per l&#8217;istituto l&#8217;Italia è un paese che tende all&#8217;invecchiamento. Oggi un italiano su cinque è ultrasessantenne e i più anziani &#8211; dagli ottanta anni in su &#8211; sono il 5,6 per cento della popolazione. Nel 2008, l&#8217;indice di vecchiaia (il rapporto tra le persone over 65 e quelle con meno di 15 anni) ha registrato un ulteriore incremento, raggiungendo il 143,1 per cento: peggio dell&#8217;Italia solo la Germania con il 146,4 per cento. Anche i malanni degli italiani risentono, nella statistica, dell&#8217;età: nel 2009 il 38,8 per cento dei residenti dichiara di essere affetto da almeno una delle principali patologie croniche, ma tale percentuale sale all&#8217;86 per cento per gli ultrasettancinquenni. In pratica il nostro paese, rispetto allo scorso anno risulta più vecchio e più malato. Un dato positivo arriva però dal tasso di fecondità delle donne che alla fine dello scorso anno si è attestato a 1,41 figli per donna, da 1,37 nel 2007: prosegue dunque il trend crescente post 1995, anno in cui il tasso di fecondità ha toccato il punto minimo con 1,19 figli per donna. Per quanto riguarda il lavoro, nel 2008 &#8211; l&#8217;anno nero della crisi economica &#8211; si contano 23,4 milioni di occupati, 183 mila in più rispetto all&#8217;anno precedente. Per l&#8217;Istat l&#8217;incremento dell&#8217;occupazione «è da ascrivere esclusivamente ai lavoratori dipendenti», mentre per i non dipendenti si accentua il calo iniziato nel 2007: meno 96 mila lavoratori, in flessione dell&#8217;1,6 per cento. Dopo nove anni, torna ad aumentare anche il numero di persone in cerca di occupazione, attestandosi a 1,6 milioni. Il tasso di disoccupazione sale al 6,7 per cento dal 6,1 del 2007. A livello territoriale si amplia il divario tra le regioni del Nord e Centro rispetto a quelle del Mezzogiorno: nella media del 2008 il tasso di occupazione cresce dello 0,3 per cento nel Nord (portandosi al 66,9 per cento) e dello 0,5 per cento del Centro (62,8 per cento), mentre nel Mezzogiorno prosegue il calo dell&#8217;indicatore che si posiziona al 46,1 per cento dal 46,5 del 2007.<br />
La Grande Recessione ha colpito soprattutto l&#8217;industria: nel 2008 il settore ha registrato una diminuzione del 3,1 per cento rispetto all&#8217;anno precedente (nel 2007 si era segnato un incremento dello 0,5 per cento). A livello settoriale, risultati di segno positivo si sono registrati per la produzione di prodotti farmaceutici (più 2 per cento). Mentre il comparto energia elettrica-gas e industrie manifatturiere, hanno segnato una crescita dello 0,7 per cento. Di segno negativo, invece, le industrie di estrazione minerali (-8,3 per cento), prodotti elettronici (-7,9 per cento) e prodotti chimici (-6,7 per cento).<br />
A fronte di questa situazione sul fronte occupazionale e industriale, a fine 2008 i depositi bancari hanno superato gli 816 miliardi di euro (più 9 per cento sull&#8217;anno precedente). Di questi, oltre due terzi appartengono a famiglie e istituzioni sociali e private. Depositi registrati negli oltre 34 mila sportelli bancari italiani: 5,7 ogni 10 mila abitanti. Infine, l&#8217;Istat segnala che gli italiani si consolano con la televisione e il telefonino. Per il 93,6 per cento guardare la tv è un&#8217;abitudine consolidata, mentre il cellulare viene usato dall&#8217;87,3 per cento delle famiglie.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Chi è Michele Ferrero. L'uomo più ricco del Cav. che vuole la Cadbury]]></title>
<link>http://congiuntura.wordpress.com/2009/11/21/chi-e-michele-ferrero-luomo-piu-ricco-del-cav-che-vuole-la-cadbury/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 12:13:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>FG</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da Il Riformista del 21 novembre 2009 Per ora si tratta solamente di un’indiscrezione, ma a Viaiano ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>Da Il Riformista del 21 novembre 2009</em></p>
<p style="text-align:justify;">Per ora si tratta solamente di un’indiscrezione, ma a Viaiano Soprano, piccola frazione nel Cuneese, non si stupiscono che Michele Ferrero voglia comprare quella «grossa fabbrica inglese». Si tratta di Cadbury, colosso alimentare corteggiato anche da Kraft e per il quale ci sono in ballo circa 18 miliardi di euro. E intanto, secondo molti, Ferrero se la ride, ripensando a chi lo tacciava di «buttare i soldi».<!--more--><br />
È l’uomo più ricco d’Italia, con un patrimonio stimabile in 9,5 miliardi di dollari, secondo la rivista Forbes, che ogni anno compila la classifica dei Paperoni mondiali. Dopo aver superato Leonardo Del Vecchio e Silvio Berlusconi, Michele Ferrero pare non fermarsi più. E Ferrero attualmente conta oltre 21.500 dipendenti, 14 stabilimenti in tutto il mondo e più di 6,5 miliardi di euro di fatturato. Il suo è un modello industriale che rifugge alle sirene della finanza derivata e che premia le eccellenze del territorio, sia alimentari che umane. Non è un caso che proprio Ferrero sia risultata nel 2009, secondo la classifica del Reputation Institute, la società più affidabile del mondo, battendo Ikea e Johnson &#38; Johnson. In Piemonte, nel cuore della provincia Granda, quella cuneese, non è difficile trovare intere generazioni che si sono specializzate in una professione e che trasmettono di padre in figlio l’esperienza. Non si tratta di know how, ma di passione. Così è stato anche per i Ferrero che, prima di arrivare alla Nutella, hanno iniziato come agricoltori a Viaiano Soprano, frazione di Farigliano. Michele, nato nel 1856, ha due figli, Pietro e Giovanni, che decidono di andare a Dogliani per mettere in piedi un’attività. Il gene dell’arte bianca è nell’aria, dato che diventano garzoni di una panetteria con annessa pasticceria. È la svolta. Pietro si sposa con Piera e nasce, nel 1925, Michele. Vogliono trasferirsi, andare in città. E così fanno. Arrivano a Torino e aprono un negozio, ma la guerra è dura e distrugge gran parte del capoluogo sabaudo. Si rifugiano ad Alba, fra le nebbie care a Cesare Pavese, e nella Via Maestra iniziano a produrre barattoli di cioccolata, antesignana della Nutella. Non si chiama ancora così, bensì pasta Gianduja, in onore della figura carnevalesca simbolo di Torino. La stessa Torino che li aveva accolti con tanto affetto e che la guerra ha piegato. Tutto sembra andare bene e ad Alba comincia a crearsi la coda dei bambini di fronte alle vetrine dei Ferrero di Via Maestra, in attesa della crema di cioccolato. Ma Pietro muore. Nel 1949 un attacco cardiaco lo sorprende e del negozio si occupa il fratello Giovanni. Gli da una mano il nipote Michele che, in barba a chi lo vedeva come uno «scialacquone», crea l’impero Ferrero. Unico lusso, un alloggio a Ospedaletti, vicino Sanremo. Si tratta dell’unico vezzo, dato che a quel tempo tutti gli esponenti della Torino-bene hanno una seconda casa in Liguria, vuoi per il clima mite, vuoi per la vicinanza, vuoi per l’austerità di cui la regione fra montagna e mare si è sempre fatta portavoce. E visto che Michele non si dimentica delle sue radici, ora i lavoratori Ferrero possono soggiornare liberamente a Ospedaletti. Un altro modo di fidelizzare, senza dover necessariamente mettere mano al portafoglio come troppo spesso accade per altri settori economici.<br />
Alba rinasce, fiorisce e vengono create nuove zone residenziali solo per ospitare i lavoratori Ferrero. Non è un caso che arrivando nella cittadina del tartufo bianco, si veda l’imponente stabilimento dolciario, sede principale del gruppo. E poi il profumo intenso, caldo e rassicurante del cioccolato. Alba è immersa in una invisibile nube di cioccolato che si diffonde in tutta la città. Lo sanno bene i bambini delle scuole del circondario (ma anche di tutto il Nord Italia) che ogni settimana arrivano ad Alba per visitare la fabbrica della Nutella. E tutti loro ancora non sanno che usciranno con un sacchetto di dolciumi offerto dall’azienda, iniziativa voluta proprio da Michele. È suggestivo come un piccolo borgo di provincia abbia saputo cresce grazie alle sue eccellenze alimentari. In molti ci hanno provato, ma pochi ci sono riusciti. Tartufo, Barolo (ma anche Nebbiolo, Dolcetto, Barbaresco) e Ferrero: ecco i punti di forza che hanno saputo distinguere Alba dal resto del mondo. I suoi cittadini ricordano che Michele aveva grandi sogni, ma anche una concretezza fuori dal comune. Gli albesi dicono che sia per merito della moglie Maria Franca, capace di essere con lui dolce e rigorosa. Ma i più concordano sul fatto che è solo una questione di origini e valori ormai dimenticati. Michele e Maria Franca avranno due figli, Pietro e Giovanni, che poi studieranno a Bruxelles prima di diventare membri fondamentali del management aziendale.<br />
I colpi di testa non esistono per i Ferrero. Quando Michele decise di lasciare la carica di amministratore delegato, andò a Montecarlo, dove crea la Soremartec, una fucina d’idee per i nuovi prodotti. Sceglie tutti ragazzi giovanissimi per questi progetti perché, dicono persone a lui vicine, «nella freschezza dei vent’anni c’è l’innovazione». E dopo il lavoro, via a Villa Giopi a Cap Ferrat. A Monaco non è difficile vederlo andare in un supermercato per controllare se i suoi prodotti sono esposti bene e soddisfano tutti gli standard aziendali, rigorosissimi ad Alba come nelle altre sedi del gruppo. Unica concessione al lusso monegasco, una Ferrari, sua vera passione. Ma non disdegna nemmeno la bicicletta, che ora fa molto radical-chic, ma è prima di tutto utile e salutare.<br />
Quella dei Ferrero è una vita da formiche, più che da cicale. Niente vita mondana, nessuno scandalo, nessuno scoop. Troppo normale per essere vera? Se lo è chiesto anche Forbes quando ha chiamato nell’ufficio di Alba per comunicare la vittoria della classifica dei più ricchi. Dall’altro capo del telefono pare che abbiano commentato con un serafico «Not bad», mica male. E i collaboratori dell’azienda, che Michele rifiuta di chiamare lavoratori o, peggio, operai, hanno continuato il loro lavoro senza saper nulla di ciò che era successo negli Usa. Si tratta di piccole cose, come le «scapatine» che Michele ogni tanto fa in Via Maestra, soprattutto nel periodo autunnale, quando il profumo del tartufo bianco e del cioccolato si mischiano. Torna a camminare lungo quella che per lui è stata l’origine di tutto. Proprio perché continua a essere convinto che non bisogna mai dimenticare le proprie radici.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Wsj: la luce indesiderata sugli Agnelli]]></title>
<link>http://congiuntura.wordpress.com/2009/11/19/wsj-la-luce-indesiderata-sugli-agnelli/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:51:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>GP</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dal Riformista del 19 novembre 2009 Ieri il “Wall Street Journal” ha pubblicato un articolo in cui s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>Dal Riformista del 19 novembre 2009</em></p>
<p style="text-align:justify;">Ieri il “Wall Street Journal” ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell&#8217;impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell’Avvocato, scrive il “Wsj”, alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall’Italia». L’articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava gianni Agnelli in suo re non ufficiale». Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua mafre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Le mie dodici ore a Fiumicino]]></title>
<link>http://congiuntura.wordpress.com/2009/11/18/le-mie-dodici-ore-a-fiumicino/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:57:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>FG</dc:creator>
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<description><![CDATA[Da Il Riformista del 18 settembre 2009 I giornali di ieri hanno pubblicato la notizia dei disagi sub]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>Da Il Riformista del 18 settembre 2009</em></p>
<p style="text-align:justify;">I giornali di ieri hanno pubblicato la notizia dei disagi subiti dai passeggeri all’Aeroporto Leonardo da Vinci di Roma. «50 voli cancellati e alcuni ritardi nella consegna dei bagagli», scrivono i quotidiani. Ma per la verità è difficile immaginare cosa sia successo nel settore Arrivi del Terminal 1 senza esserci stati. Ero sul volo AP6285 di AirOne, diretto da Torino a Roma. Solo dopo venti ore insieme agli altri passeggeri abbiamo potuto ritirare le nostre valigie. Ecco il resoconto orario della nostra giornata.<!--more--><br />
<strong>Ore 12.</strong> Il volo AP6285, arrivato in anticipo di 12 minuti sulla tabella di marcia, è atterrato alle 11:40. Tutti iniziano ad alzarsi per riprendere i bagagli a mano nelle cappelliere, ma notiamo un certo ritardo nelle operazioni di sbarco dall’aeromobile. Dopo un’attesa di circa dieci minuti, ci dirigiamo verso i nastri per il ritiro bagagli. Designato il nastro 14.<br />
<strong>Ore 13.</strong> Un po&#8217; scocciati, iniziamo a registrare che qualcosa non va. «Tutta colpa di un’assemblea sindacale unitaria», urlano dal nastro 12 alcuni operatori di terra. La gente si accalca. La temperatura nel Terminal 1 diventa insopportabile. Le persone, ormai più di 800, si accodano al Servizio assistenza di Alitalia per sporgere denuncia di smarrimento bagagli. Intorno alle 13:20, mi metto in fila e attendo il mio turno. Nel mentre i toni si scaldano, l’impazienza dei passeggeri sale. Mancano 15 minuti alle 14. Finalmente tocca a me. Due hostess di terra dell&#8217;Alitalia mi spiegano il meccanismo della denuncia di smarrimento dei bagagli (che peraltro non sono smarriti, ma per la precisione non consegnati). Bisogna nell&#8217;ordine seguire questa procedura: redazione del verbale, spedizione dei bagagli entro 48 ore per Roma città e una settimana per la provincia. Ci spiegano che «c’è stata un’assemblea del personale di terra di Alitalia aderente a Cgil, Cisl, Uil e Ugl perchè non vogliono adeguarsi al nuovo contratto unico, che prevede un&#8217;ora di lavoro in più alla settimana».<br />
<strong>Ore 14.</strong> La mia fidanzata e io facciamo amicizia con gli altri passeggeri di Torino rimasti in attesa del bagaglio. Rimpiangiamo di averlo messo in stiva. Dalla prossima volta, solo bagaglio a mano. Dal Servizio clienti si sente vociare sempre più rumorosamente e crescono le lamentele. A un tratto, si intravede un addetto allo scarico bagagli. I nastri sono bloccati da due ore. La folla corre verso di lui, riconoscibile per la t-shirt blu elettrico, per avere informazioni: «Lo sciopero è finito alle 13:00, per la pausa pranzo, ma è ricominciato e finirà alle 17. Solo dopo riprenderà il regolare svolgimento delle operazioni di scarico». Causa agitazione i voli vengono cancellati. Decidiamo di attendere che termini.<br />
<strong>Ore 15.</strong> Nel Terminal 1 qualcosa si muove, alcuni nastri si accendono e rilasciano qualche valigia. Siamo più di mille persone e parte l’assalto verso le macchinette automatiche per approvvigionarsi di acqua e snack, unico cibo disponibile per tutti. «Impossibile uscire, l’area è sterile e una volta lasciato questo luogo non si può più rientrare», ci dice un militare della Guardia di Finanza. «Non siamo autorizzati a dare alcun tipo di servizio, i disagi non dipendono da noi», dicono le hostess di Alitalia. E da chi?<br />
<strong>Ore 16.</strong> Prima svolta. Riesco a contattare un esponente della Cgil, che mi spiega cosa sta accadendo. «Tutto è fermo perché già di norma non ci sono addetti per scaricare i bagagli, oggi poi tutto si è bloccato», mi dice al telefono. «Alitalia sapeva tutto fin da venerdì scorso – continua il sindacalista – ma ha deciso di non fare nulla». In effetti, anche parlando con il restante personale di terra, non si tratta di uno sciopero, ma di un’assemblea. Un medico spaesato ci chiede informazioni. Era partito due giorni prima dall’Angola, direzione Bruxelles. Atterrato a Roma dopo 23 ore di viaggio, si domandava cosa stesse accadendo. «È assurdo che nessuno abbia comunicato che cosa sta succedendo», ci dice infuriato.<br />
<strong>Ore 17.</strong> Seconda svolta (apparente). Voci lontane lasciano intendere che c’è speranza per noi e i bagagli. I nastri ricominciano a girare e con essi le valigie. L’eccitazione di adulti e bambini è evidente, ma si tratta di un’illusione. Tutti i bagagli sono quelli dei voli Air France, partiti e atterrati regolarmente. Di Torino, Barcellona, Catania, Madrid e tutti gli altri voli Alitalia non c’è traccia.<br />
<strong>Ore 18.</strong> Vengono tolti dai nastri i bagagli dei voli mattutini non reclamati. La folla al Servizio clienti di Alitalia cresce. Sono passate tre ore. Non ci sono più moduli per le denunce e si ricorre a stratagemmi vari, come la distribuzione di numeri ricavati da scontrini e pezzi di carta, al fine di creare una fila uniforme.<br />
<strong>Ore 19.</strong> Finalmente si vedono alcuni dipendenti di Alitalia. Li fermiamo e chiediamo loro spiegazioni sulla sorte nostra e dei nostri bagagli, specificando che sono oltre 7 ore che attendiamo una risposta. «Una volta fatto 30, fate anche 31», ci dice una hostess, con estrema strafottenza. Purtroppo non abbiamo fatto in tempo a vedere se aveva un badge. Apprendiamo tramite pc portatili e telefonini che i voli cancellati da Fiumicino potrebbero essere più di cinquanta. Per molti si prospetta una notte in hotel.<br />
<strong>Ore 20.</strong> Tutto è bloccato. Continuano a essere ammassate le valigie non recuperate. Dal magazzino Oggetti smarriti fanno sapere che «la capienza del Terminal è di 6 mila bagagli». Fuori, nei piazzali, ce ne sono circa 3.500 ancora inevasi, stando a quanto ci dice un dipendente di Alitalia che riusciamo a intercettare. Il malumore cresce quando continuano ad arrivare i bagagli di Air France e delle altre compagnie aeree. Di Alitalia nemmeno l’ombra. Dopo 8 ore di attesa, nessuno ha fornito assistenza ai passeggeri, nemmeno con la distribuzione di bottigliette d’acqua. «Alitalia non vuole consegnare nulla ai clienti che attendono al ritiro bagagli perché sarebbe darla vinta al personale di terra», spiega un pilota della compagnia. Una strategia interessante.<br />
<strong>Ore 21.</strong> Ci spiegano che si stanno ripristinando le operazioni di scarico, ma per ora vediamo arrivare solo valigie di altri aeromobili. Dal Servizio clienti, ormai unico nostro tramite con il mondo esterno, fanno sapere che «è possibile che i bagagli non siano stati caricati dagli aeroporti di partenza». La tensione cresce, la gente si innervosisce, rimaniamo ancora bloccati nel Terminal 1. Ci fanno sapere che possiamo «anche decidere di uscire, saremo noi a mandarvi i colli a casa». Dal magazzino dicono di restare, anche perché i bagagli che vengono ammassati ai lati dei rulli diventano sempre più. Alcuni di questi sono rotti o privi del talloncino d’intentificazione.<br />
<strong>Ore 22.</strong> Terza svolta. Sappiamo che i bagagli del volo sono a Roma. Ce lo dice un responsabile del magazzino Oggetti smarriti. «Mancano i mezzi per il trasporto dei carrelli», ci spiega. Chiediamo ragguagli sulla distribuzione dei colli e la risposta ci lascia di stucco: «Tutti gli aerei arrivati dopo le 20 hanno procedure normali, tutti gli altri bagagli li consegneranno dopo». A questo punto molti decidono di andarsene, convinti che non recupereranno più il bagaglio.<br />
<strong>Ore 23.</strong> Torniamo per la millesima volta al Servizio clienti. Un giovane addetto ci dice che «Alitalia non può fare nulla, non sappiamo nemmeno dove siano tutti i bagagli, dato che molti potrebbero essere stati messi in zona Transiti». Cioè? «Destinati ad altri voli». È il momento della bagarre. Siamo qui da quasi 11 ore: urla, spintoni, insulti verso il personale di terra che cerca di contenere la rabbia dei passeggeri. Un funzionario di Alitalia, presente anche lui per monitorare la situazione, si rivolge a me: «Bisogna fare qualcosa contro questi delinquenti che vi hanno segregato dentro Fiumicino senza nemmeno darvi l’assistenza adeguata».<br />
<strong>Ore 24.</strong> Liberi tutti. Finisce il turno dei quattro addetti allo scaricamento e vengono rinviate tutte le altre procedure al giorno successivo. Ci garantiscono che dalle 7:30, orario d&#8217;inizio del primo turno, saranno smaltite le eccedenze stoccate al Terminal 1. Torniamo a casa in taxi senza speranze e senza bagagli. Non sappiamo nulla di quello che è successo al nostro volo, tantomeno alle nostre valigie.<br />
<strong>Ore 8 del giorno dopo.</strong> Sono trascorse 20 ore, entriamo al Terminal 1, andiamo verso i nastri, siamo un gruppo di superstiti, ci guardiamo intorno. Troviamo i bagagli del volo AP6285, stipati in un angolo. Ci sono tutti, ma ancora per poco. Alcuni addetti li stanno trasportando verso la zona Transiti, come ci dicono. «Ma questi non sono quelli che devono essere caricati sull&#8217;aeromobile per Bangkok?», chiede il personale di terra. Raccontiamo la nostra storia, prendiamo le nostre valigie e torniamo a casa.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[(POST n.0102) Ci vuole più senso comune]]></title>
<link>http://panecioccolata.wordpress.com/2009/10/31/post-n-0102-ci-vuole-piu-senso-comune/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 14:15:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>andy</dc:creator>
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<description><![CDATA[Guidavo verso casa quando ho notato questo vecchio sul lato destro di una via secondaria che non per]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div>Guidavo verso casa quando ho notato questo vecchio sul lato destro di una via secondaria che non percorro quasi mai perchè noiosa.</div>
<div>Tornare a casa dal lavoro è l&#8217;unico vero svago che mi concedo, e non mi va di bruciarlo su strade deserte, ho bisogno di vedere vita in movimento, di restare imbottigliato nel traffico e sbirciare negli altri abitacoli, sui marciapiedi, dentro i negozi, insomma ho bisogno di sapere che anche oggi il mondo ha deciso di non fermarsi.</p>
</div>
<div>Quel giorno stavo percorrendo una desolata strada secondaria, perchè cambiare abitudini fa bene, me lo spiegò Alessandro, serve a combattere gli automatismi del cervello, a mantenerlo &#8220;acceso&#8221;, insomma la mia dose di step per neuroni.</div>
<div>E Alessandro è un dottore, dottore d&#8217;altri tempi, di quelli con la laurea vera.</div>
<div>Certo, quando mi spiegò questa cosa del cambiar strada per allenare il cervello andavamo ancora alle superiori, eravamo due coglioni qualunque senza etichette appiccicate addosso.<br />
Poi cresci e t&#8217;appiccicano l&#8217;adesivo sulla schiena, ti marchiano a fuoco le chiappe.<br />
Sono un dottore.<br />
Sono un informatico.<br />
Un lavacessi, un avvocato un musicista un farmacista un alchimista.<br />
In realtà siamo tutti dei coglioni qualunque, compreso tu che stai leggendo.<br />
Siamo solo esseri umani che cercano di darsi un tono.</p>
</div>
<div>Insomma percorrevo questa strada deserta costeggiata da palazzi, lampioni, e da un vecchio che ha teso di scatto le braccia verso me con i palmi aperti proprio mentre ero alla sua altezza.</div>
<div>L&#8217;ho superato come fosse uno dei tanti lampioni, ma spiando nello specchietto retrovisore l&#8217;ho visto lasciar cadere le braccia a peso morto lungo il corpo e ho letto un accenno di amarezza nel suo sguardo mentre si rimpiccioliva velocemente insieme a a tutti gli altri elementi dello scenario fino a diventare tutt&#8217;uno col grigio dei palazzi e dell&#8217;asfalto.<br />
O forse erano i miei sensi di colpa a dipingerlo così.</p>
</div>
<div>Ormai era andata, il tipo era stato inghiottito dal mio passato, mentre nel mio futuro c&#8217;erano altri 2 km per raggiungere casa.</div>
<div>In quei 2 km pensavo al vecchio, al suo sguardo triste.</div>
<div>Vaffanculo vecchio, non ho avuto il tempo materiale per fermarmi, capisci?</div>
<div>Quando mi sono accorto di te era troppo tardi, capisci?</div>
<div>Non potevo mica inchiodare e rischiare di farmi tamponare da quello che mi seguiva, no?</div>
<div>Ok, in quel momento la strada era deserta e non mi seguiva nessuno, dico &#8220;SE&#8221; m&#8217;avesse seguito qualcuno.<br />
Non so se mi segui.</div>
<div>No che non mi segui, perchè hai ragione tu, vecchio.</p>
</div>
<p>Al diavolo, non ho scuse, quel giorno ho tirato dritto perchè era più conveniente per me.<br />
Perchè non avevo tempo da perdere dietro i cazzi di uno, che ne ho già di miei a cui badare.<br />
Eppoi fanculo siamo in un&#8217;epoca buia e piena di criminali a piede libero.</p>
<p>Magari quel vecchio era il capo di una banda di sequestratori che voleva rapirmi per chiedere 500 euro di riscatto.<br />
M&#8217;avrebbero tenuto legato in qualche fatiscente palazzo, al buio e al freddo.<br />
E cosa m&#8217;avrebbero dato da mangiare nel frattempo?<br />
Dove avrei cacato e pisciato? Il bagno è una cosa molto personale, se so che fuori dalla porta c&#8217;è uno che mi controlla non ce la faccio, non mi viene.<br />
Senza contare che impiego il doppio del tempo quando il cesso non è il mio.<br />
Un cesso va conosciuto per gradi, si comincia col vedere se la tazza è pulita, se la  tavoletta non traballa, se c&#8217;è il bidè, se lo sciacquone funziona, se il rotolo di carta igienica non sta finendo, se c&#8217;è un asciugamano per gli ospiti, se non manca il sapone, se ci sono finestre, a che altezza sono poste, come si aprono e cosa c&#8217;è lì fuori, se ci sono tende, se c&#8217;è lo spazzolone.<br />
E se i rapitori avessero avuto un cesso turco?<br />
Sono rischi che uno non può correre a cuor leggero.</p>
<p>Forse non era un rapitore, ma uno spacciatore di caramelle.<br />
E&#8217; una delle prime cose che ti insegnano a scuola: non accettare caramelle dai vecchi bastardi.<br />
Poi passi una vita a chiederti dove cazzo siano questi vecchi che vanno regalando caramelle ai bambini, che in questo schifo di mondo nessuno ti da niente gratis (a parte quelli di Tele2, almeno a sentir loro).<br />
Solo dopo esserti convinto che il vecchio nono esiste &#8211; ZAK! &#8211; salta fuori dal nulla con due cioccolatini per i bimbi, l&#8217;ho visto coi miei occhi, giuro, è accaduto pochi mesi fa.<br />
Cosa possa spingere un vecchio a girovagare con dei cioccolatini in tasca non ci è dato saperlo.<br />
So solo che in seconda ci portarono a fare una scampagnata col pulmino giallo e io mi portai dietro un panino con la frittata e due barrette kinder.<br />
Le barrette le tenevo in tasca e quando le tirai fuori per mangiarle erano irriconoscibili, avevano la consistenza di un formaggino mio.<br />
Fu una gran lezione di vita.</p>
<p>Insomma quel vecchio pezzo di merda era sicuramente un poco di buono, di quelli che tirano fuori il coltellino per rapinarti, e io non so fare a pugni.<br />
Non so fare a pugni, e non ho tempo nè denti da perdere dietro queste pagliacciate.<br />
Cristian era in una salagiochi malfamata del centro, di quelle coi biliardi nascosti tra le nebbie delle sigarette.<br />
Gli si avvicinò Ob, &#8220;hai una sigaretta?&#8221;, gli chiese.<br />
Ob non era un ragazzo, era un esperimento di laboratorio, un armadio dai capelli biondi.<br />
&#8220;Hai una sigaretta?&#8221; chiese Ob a Cristian.<br />
Cristian rispose &#8220;No, vattele a comprare le sigarette&#8221;.<br />
Ob era un saggio, e intuì che quello scambio verbale sarebbe degenerato di lì a poco, così decise di bruciare le tappe con un bel diretto sulla faccia di Cristian.<br />
Cristian cadde a terra e quando si rialzò aveva un molare in meno.<br />
A scuola lo vedevo ridere con quel sorriso da castoro asimmetrico e pensai che tra perdere un molare o una sigaretta preferisco perdere una sigaretta, e preferisco evitare di dare passaggi ai vecchi.</p>
<p>Poi vado su internet, o accendo la TV e vedo gente che si scandalizza perchè uno viene ammazzato a Napoli in pieno giorno e i passanti che camminano sul marciapiede evitano il cadavere come si fa con la merda dei cani, con le mani in tasca e fischiettando al cielo.<br />
E allora tutti giù a condannare, inorridire, indignarsi, ma poi vorrei vedere loro alle prese con un vecchio che fa l&#8217;autostop.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La digital key di Sky preoccupa la Rai e (un po') Mediaset]]></title>
<link>http://congiuntura.wordpress.com/2009/10/21/la-digital-key-di-sky-preoccupa-la-rai-e-un-po-mediaset/</link>
<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 09:23:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>GP</dc:creator>
<guid>http://congiuntura.wordpress.com/2009/10/21/la-digital-key-di-sky-preoccupa-la-rai-e-un-po-mediaset/</guid>
<description><![CDATA[dal Riformista del 21 ottobre 2009 Rai e Mediaset all&#8217;attacco del decoder unico di Sky. «Molto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>dal Riformista del 21 ottobre 2009</em></p>
<p style="text-align:justify;">Rai e Mediaset all&#8217;attacco del decoder unico di Sky. «Molto rumore per nulla». Così Gina Nieri &#8211; consigliere di amministrazione, componente del comitato esecutivo e numero quattro di Mediaset (dopo il presidente Fedele Confalonieri, il vice Pier Silvio Berlusconi e il consigliere delegato Giuliano Adreani) &#8211; ha commentato il lancio della chiavetta Usb di Sky Italia che permette di vedere gratuitamente sulla piattaforma satellitare di Rupert Murdoch l’offerta televisiva del digitale terrestre (Dtt). La Nieri, che ieri ha partecipato a un convegno di Business International proprio sulla tv digitale, ha detto che la nuova proposta murdochiana «riguarda solo 300 mila decoder su circa 4,5 milioni di abbonati Sky» e rappresenta «qualcosa di ingannevole». Secondo Nieri perché con i nuovi televisori, senza dover necessariamente abbonarsi a Sky «gli utenti possono vedere lo stesso il digitale terrestre free». Quindi, per il consigliere Mediaset, la chiavetta non aggiungerebbe nulla rispetto alla situazione precedente e la realtà sarebbe differente: Murdoch con questa iniziativa punterebbe a estendere il bouquet della sua offerta nei confronti degli abbonati.<!--more--><br />
Da Sky replicano, però, che i loro abbonati Hd sono circa un milione di famiglie, più di un quinto della platea complessiva Sky composta da 4,8 milioni di utenti. Sky con la chiavetta Dtt avrà un grande potere: la doppia gestione dell&#8217;unico decoder &#8211; satellitare e digitale &#8211; e dell&#8217;unico telecomando. Potere che, evidentemente, ha messo in difficoltà anche l&#8217;azienda pubblica televisiva. Lunedì il vicedirettore generale della Rai, Giancarlo Leone ha detto che con la nuova offerta Sky è stato fatto «ancora troppo poco». Per Leone basterebbe che l&#8217;azienda di Murdoch &#8211; come previsto da vecchie delibere dell&#8217;Agcom &#8211; mettesse a disposizione le proprie specifiche tecniche di criptaggio Ndp (il sistema di trasmissione utilizzato da Sky) alle industrie che producono decoder per consentire agli utenti del satellitare a pagamento di fruire integralmente di tutta l&#8217;offerta digitale terrestre: «Comunque &#8211; ha spiegato Leone &#8211; siamo sempre a favore della massima diffusione del digitale purché la sua offerta non venga reimpostata e reimpaginata da Sky con modalità editoriali soggettive sulle quali ovviamente vigileremo».<br />
Stessa tesi sostenuta da Mauro Masi, il direttore generale di viale Mazzini. Masi, che oggi è stato convocato in commissione Vigilanza della Camera, ha spiegato che l&#8217;annuncio di Sky «ha più i connotati di un&#8217;abile campagna promozionale e di marketing che di una reale messa a disposizione a tutti i propri abbonati della programmazione digitale terrestre in chiaro». Qualcuno dice che Masi, con il lancio della digital key di Sky, si troverebbe in seria difficoltà. Con la chiavetta Usb, infatti, l&#8217;azienda satellitare dello Squalo australiano avrà anche la possibilità di trasmettere sul proprio decoder i canali Rai Sat: proprio Masi rifiutò da Murdoch 55 milioni di euro per 7 anni (385 milioni) per mantenere su Sky i programmi Rai Sat. Ma la scelta del dg Rai non è un fallimento commerciale. Anzi: nelle aree all digital lo share di Rai Sat ha raddoppiato quello di La7, di conseguenza anche i ricavi pubblicitari sono cresciuti. Se si considera che nel 2008 la raccolta pubblicitaria di La7 è stata di 133 milioni, è ipotizzabile che solo per la Rai Sat digitale questa sia di oltre 250 milioni di euro annui: circa 1,75 miliardi per 7 anni, cifra ben superiore ai 385 milioni rifiutati da Masi.<br />
Comunque la vigilanza sulla nuova offerta Sky sarà garantita anche da Mediaset. Da ambienti vicini all&#8217;azienda di Cologno Monzese, fanno sapere che la società ha investito circa 2 miliardi di euro sul digitale terrestre. Ricordiamo che nel corso del 2008 l&#8217;azienda di Murdoch ha superato in ricavi proprio Mediaset (2,64 miliardi di euro contro 2,53). Il fatto che con il lancio della nuova chiavetta Dtt &#8211; che sarà venduta a 19 euro &#8211; possa acuirsi lo stacco tra i ricavi delle due emittenti commerciali non è cosa gradita al Biscione. D&#8217;altronde Mediaset sta cercando già da tempo nuove sponde per incrementare le entrate. Starebbe guardando con interesse all&#8217;estero: dall&#8217;altra parte del Mediterraneo ha già investito &#8211; insieme a Tarak Ben Ammar &#8211; nella tunisina Nessma Tv che nel 2010 approderà anche sul Dtt italiano; e sarebbe pronta anche a rafforzarsi in Spagna (con la probabile joint tra Telecinco e Cuatro, la tv del gruppo Prisa). Mediaset, però, il futuro lo vede nel web: è pronta al lancio di un archivio Internet che racchiuda tutte le programmazioni televisive e all&#8217;offerta &#8211; forse già dal prossimo anno &#8211; del pacchetto Premium sul Pc.<br />
Qualcuno ha sollevato anche il dubbio che Murdoch, con l&#8217;offerta digitale-satellitare, abbia dribblato i vincoli antitrust della Comunità europea che gli impediscono nuovi investimenti nei media italiani fino al 31 dicembre 2011. Ma dall&#8217;Antitrust fanno sapere che lo Squalo rientra nei paletti comunitari: «Ci sarebbero stati problemi &#8211; dicono dall&#8217;Authority &#8211; solo se Murdoch avesse prodotto dei propri canali digitali». Nessun problema rilevato, quindi, dall&#8217;Antitrust di Antonio Catricalà.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mini-rivolta in Mediaset]]></title>
<link>http://congiuntura.wordpress.com/2009/10/20/mini-rivolta-in-mediaset/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 11:15:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>GP</dc:creator>
<guid>http://congiuntura.wordpress.com/2009/10/20/mini-rivolta-in-mediaset/</guid>
<description><![CDATA[dal Riformista del 20 ottobre 2009 Dopo le dimissioni dal comitato di redazione Videonews di Pietro ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>dal Riformista del 20 ottobre 2009</em></p>
<p style="text-align:justify;">Dopo le dimissioni dal comitato di redazione Videonews di Pietro Suber, ieri sono arrivate anche le dimissioni degli altri due componenti del Cdr: Sandra Magliani e Ida Molaro. È uno dei risultati dell&#8217;accesa assemblea dei giornalisti di Videonews &#8211; la testata giornalistica diretta da Claudio Brachino, che raccoglie i programmi fuori dalla giurisdizione di Tg4, Tg5 e Studio Aperto &#8211; convocata in seguito alle polemiche per il servizio trasmesso giovedì scorso da Mattino 5 nel quale veniva filmato il giudice Raimondo Mesiano, estensore della discussa sentenza Fininvest-Cir, in momenti della sua vita privata.<!--more--><br />
Uniti tutti i giornalisti di Videonews nella rivendicazione del diritto di esercitare la propria professione «al di fuori di una logica di scontro politico, nel rispetto delle regole deontologiche fondamentali, ma rifiutano al contempo ogni strumentalizzazione del caso Mesiano». In un comunicato scrivono che «essere giornalisti Mediaset non significa essere giornalisti militanti: non portiamo nessun elmetto e vogliamo poter fare il nostro mestiere nel rispetto della nostra coscienza, delle nostre convinzioni politiche (che sono varie e diverse) e del dovere di informare correttamente il pubblico». Dissentono «nettamente» dall&#8217;iniziativa di mandare in onda le immagini di un magistrato ripreso nella sua vita privata, «in un servizio che non conteneva alcuna notizia e violava la riservatezza dovuta ai gesti quotidiani di qualunque cittadino».<br />
Qualche osservatore dice che le dimissioni del Cdr di Videonews sono un prezzo troppo alto per un servizio sbagliato, il cui errore è stato ammesso ieri anche dal direttore Brachino. Ieri, il capo di Videonews ha ammesso due volte la sua colpa. Il Giornale ha ospitato un articolo del direttore che si chiude con l&#8217;invito a Mesiano a recarsi negli studi di Mattino 5 per ricevere le sue pubbliche scuse; è intervenuto anche nello spazio Controcanto di Mattino 5. Brachino ha detto che «il servizio andato in onda giovedì scorso non appartiene certo alla categoria dei capolavori. E me ne assumo come direttore tutte le responsabilità. (&#8230;) Io mi scuso con lui (Mesiano, ndr) Mi impegno quindi a non trasmettere più quelle immagini».<br />
Dopo le proteste dei giornalisti Videonews e di Paolo Trombin del Tg5 &#8211; autore di una lettera di solidarietà nei confronti del dimissionario Suber &#8211; è intervenuto anche il direttore generale News di Mediaset Mauro Crippa. Sulla homepage dell&#8217;Intranet aziendale, Crippa ha pubblicato un messaggio in cui dice: «Non accettiamo bacchettate da chi negli ultimi mesi ha reso sistematica prassi giornalistica lo spionaggio a senso unico dal buco della serratura. Troppo comodo prendersela oggi con Brachino, che mostra a passeggio per strada un magistrato che obiettivamente ha acquisito notorietà nazionale e internazionale, quando l’informazione giornalistica è dominata da curiosità assai più morbose. Vogliamo tutti maggiore sobrietà nell’informazione? Le News di Mediaset raccolgono l’invito in attesa che lo stesso facciano quelli che così istericamente ci criticano».<br />
C&#8217;è anche qualche discrepanza nelle ricostruzioni. Ieri, su Repubblica è stato pubblicato un articolo &#8211; dal titolo: «Caso Mesiano, è rivolta al Tg5» &#8211; in cui l’autore scrive che il servizio andato in onda su Mattino 5 «spacca proprio le redazioni Mediaset (…) Il coordinamento dei comitati di redazione del gruppo mette per iscritto la “viva preoccupazione per quanto sta avvenendo nel mondo dell’informazione e nelle reti Mediaset”». Però, a quanto risulta al Riformista, i comitati di redazione non si sarebbero mai riuniti. La lettera sarebbe, invece, una manifestazione di solidarietà da parte di alcuni giornalisti Mediaset che è stata sottoscritta anche da personale non giornalistico, autori televisivi e dipendenti della produzione.<br />
La solidarietà pro-Suber arriva anche dalla concorrenza, alle prese con altre tensioni redazionali. I comitati di redazione del Tg1, Tg2 e Tg3, in un comunicato congiunto hanno scritto: «Non è accettabile che le testate televisive e della carta stampata vengano usate come clave contro chi, dissidente, non è gradito al potere. Saremo sempre al fianco &#8211; continua la nota &#8211; di chi si batte con dignità e coraggio per difendere l&#8217;indipendenza e la professionalità dell&#8217;informazione».</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Rosy Bindi, Berlusconi e le donne.]]></title>
<link>http://jacoposcarinci.wordpress.com/2009/10/09/rosy-bindi-berlusconi-e-le-donne/</link>
<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 09:42:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>jacoposcarinci</dc:creator>
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<description><![CDATA[&lt;&lt; Sono riusciti a mandare l&#8217;uomo sulla Luna, ma non sulla Bindi. &gt;&gt; Recita questo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&lt;&lt; Sono riusciti a mandare l&#8217;uomo sulla Luna, ma non sulla Bindi. &gt;&gt; Recita questo]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La D'Addario e il femminismo del 2009.]]></title>
<link>http://jacoposcarinci.wordpress.com/2009/10/02/la-daddario-e-il-femminismo-del-2009/</link>
<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 10:25:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>jacoposcarinci</dc:creator>
<guid>http://jacoposcarinci.wordpress.com/2009/10/02/la-daddario-e-il-femminismo-del-2009/</guid>
<description><![CDATA[Il femminismo è un movimento, un&#8217;idea culturale che per quanto nobile e necessaria ha spesso p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il femminismo è un movimento, un&#8217;idea culturale che per quanto nobile e necessaria ha spesso p]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Adolfo Parmaliana]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/10/02/adolfo-parmaliana/</link>
<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 23:01:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[&nbsp; Adolfo Parmaliana Adolfo Parmaliana (Castroreale, 12 marzo&nbsp;1958 – Patti, 2 ottobre&nbsp;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&nbsp; Adolfo Parmaliana Adolfo Parmaliana (Castroreale, 12 marzo&nbsp;1958 – Patti, 2 ottobre&nbsp;]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[ci siamo trasferiti]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/29/ci-siamo-trasferiti-2/</link>
<pubDate>Tue, 29 Sep 2009 15:26:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[il Blog su Helga Schneider si è trasferito su www.HelgaSchneider.blogspot.com]]></description>
<content:encoded><![CDATA[il Blog su Helga Schneider si è trasferito su www.HelgaSchneider.blogspot.com]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Il pianeta Terra si fermer&agrave; 3 giorni nel 2012]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/28/il-pianeta-terra-si-fermer-3-giorni-nel-2012/</link>
<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 13:40:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Renzo Samaritani Schneider Sogni incantati Cassetto vuoto Profuma di te Punizione per l’omicidio ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Renzo Samaritani Schneider Sogni incantati Cassetto vuoto Profuma di te Punizione per l’omicidio ]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[ogni Sabato al Centro Vaikuntha! (e ogni Domenica)]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/28/ogni-domenica-al-centro-vaikuntha/</link>
<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 12:39:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oltre alla consueta Festa dell Domenica, ogni sabato ore 17 ci sarà una Festa con canti di mantra, c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Oltre alla consueta Festa dell Domenica, ogni sabato ore 17 ci sarà una Festa con canti di mantra, c]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Episodi in Streaming di Candy Candy]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/27/episodi-in-streaming-di-candy-candy/</link>
<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 17:10:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[video streaming di tutti gli episodi della serie &#160; 1. Il compleanno di Candy 2. Il pic-nic di C]]></description>
<content:encoded><![CDATA[video streaming di tutti gli episodi della serie &#160; 1. Il compleanno di Candy 2. Il pic-nic di C]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Santoro, Annozero e la "libertà di stampa".]]></title>
<link>http://jacoposcarinci.wordpress.com/2009/09/25/santoro-annozero-e-la-liberta-di-stampa/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 11:17:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>jacoposcarinci</dc:creator>
<guid>http://jacoposcarinci.wordpress.com/2009/09/25/santoro-annozero-e-la-liberta-di-stampa/</guid>
<description><![CDATA[La puntata di ieri di Annozero è stata rivelatrice. Da ieri sera nessuno può più dire che in Italia ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La puntata di ieri di Annozero è stata rivelatrice. Da ieri sera nessuno può più dire che in Italia ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[il Corriere intervista Renzo]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/25/il-corriere-intervista-renzo-2/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 09:08:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
<guid>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/25/il-corriere-intervista-renzo-2/</guid>
<description><![CDATA[DA OGGI IL MIO LAVORO CONTINUA ANCHE E SOPRATTUTTO SU www.ReMa2007net.tk ed in particolare vi invito]]></description>
<content:encoded><![CDATA[DA OGGI IL MIO LAVORO CONTINUA ANCHE E SOPRATTUTTO SU www.ReMa2007net.tk ed in particolare vi invito]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Intervista a mia madre, Helga Schneider]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/25/intervista-a-mia-madre-3/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 08:52:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il seguente testo è l’intervista originale che io feci a mia madre nel 2005. Renzo Samaritani Schnei]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il seguente testo è l’intervista originale che io feci a mia madre nel 2005. Renzo Samaritani Schnei]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Helga Schneider su Vanity Fair]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/25/helga-schneider-su-vanity-fair/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 08:36:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[clicca qui per il pdf completo oppure 09-2009-Se-questa-e-una-donna clicca qui per il pdf completo A]]></description>
<content:encoded><![CDATA[clicca qui per il pdf completo oppure 09-2009-Se-questa-e-una-donna clicca qui per il pdf completo A]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[53.BIENNALE DI VENEZIA 2009 FRAGILE NATURE IN FRAGILE LOCATION PER LA REPUBBLICA DI LETTONIA]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/24/53-biennale-di-venezia-2009-fragile-nature-in-fragile-location-per-la-repubblica-di-lettonia/</link>
<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 13:02:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[(già postato in www.Italo-Baltica.it) Del micro padiglione disagiato e disagiante allestito dalla Re]]></description>
<content:encoded><![CDATA[(già postato in www.Italo-Baltica.it) Del micro padiglione disagiato e disagiante allestito dalla Re]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Il fatto inusuale di Travaglio.]]></title>
<link>http://jacoposcarinci.wordpress.com/2009/09/23/il-fatto-inusuale-di-travaglio/</link>
<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 14:39:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>jacoposcarinci</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quanto si sentiva il bisogno di &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221;, nuovo giornale di Marco Travaglio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Quanto si sentiva il bisogno di &#8220;Il Fatto Quotidiano&#8221;, nuovo giornale di Marco Travaglio]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Autunno2009]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/23/autunno2009/</link>
<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 10:16:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[Niente reportage sulla Festa dell’Unità quest’anno… Avremmo voluto andare anche al SANA, ma nemmeno ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Niente reportage sulla Festa dell’Unità quest’anno… Avremmo voluto andare anche al SANA, ma nemmeno ]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[7even HwNL editions]]></title>
<link>http://rema2007.wordpress.com/2009/09/23/7even-hwnl-editions/</link>
<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 09:57:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>ReMa2007net.tk</dc:creator>
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<description><![CDATA[based on seven rtm ita 32bit Versione basata su Seven RTM con 2 livelli di modding. 1.0 Lite:&#160;n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[based on seven rtm ita 32bit Versione basata su Seven RTM con 2 livelli di modding. 1.0 Lite:&#160;n]]></content:encoded>
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