<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>daniel-pennac &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/daniel-pennac/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "daniel-pennac"</description>
	<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 12:50:21 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Vivalascuola. Buon Natale, scuola pubblica]]></title>
<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/12/21/vivalascuola-31/</link>
<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 15:00:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>giorgiomorale</dc:creator>
<guid>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/12/21/vivalascuola-31/</guid>
<description><![CDATA[&#8230; ce ne andremo di là dalle rive e dai monti, a salutare la nascita del nuovo lavoro, la sagge]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://www.nereobenussi.it/libri%20da%20leggere.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.nereobenussi.it/libri%20da%20leggere.jpg" alt="" width="332" height="249" /></a></p>
<p><strong><em>&#8230; </em><em>ce ne andremo di là dalle rive e dai monti, a salutare la nascita del nuovo lavoro, la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare &#8211; per primi ! &#8211; Natale sulla terra.</em></strong><br />
(<em>Arthur Rimbaud</em>)</p>
<p><strong>Buon Natale, scuola pubblica, e un anno che sia davvero nuovo</strong><br />
<em>Questo anno che finisce vede l&#8217;Italia più <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/economia/crisi-44/bankitalia-16dic/bankitalia-16dic.html">povera</a>, più <a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/economia/occupazione/occupazione-istat/occupazione-istat.html">precaria</a>. C&#8217;è la crisi, ma <a href="http://consumatori.myblog.it/archive/2009/12/18/bankitalia-ricchi-sempre-piu-ricchi.html">non per tutti</a>. Anche <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/09/14/vivalascuola-18/">la scuola pubblica è più povera</a>. Mentre vengono aumentati i finanziamenti alla <a href="http://www.forumscuole.it/rete-scuole/07attualita/finanziaria-2010/finanziaria-2010-approvato-dalla-v-commissione-bilancio-della-camera-il-documento-che-andra-in-aula-il-9-dicembre">scuola privata</a>.<!--more--> Provvedimenti non ispirati alla didattica ma a una logica di cassa stanno smantellando la scuola italiana. Provvedimenti approssimativi, senza nessuna copertura legale, che proprio in questi giorni sono bloccati dagli organi di controllo. Il Consiglio di Stato <a href="http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/scuola_e_universita/servizi/riforme-gelmini/stop-riforma-licei/stop-riforma-licei.html">blocca la &#8220;riforma&#8221; delle Superiori</a>. Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione chiede il rinvio del Regolamento relativo alle <a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/dicembre/classi_di_concorso_anche_il_cnpi_chiede_il_rinvio">nuove classi di concorso</a>. Il Tar del Lazio ribadisce il limite massimo di <a href="http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=118253&#38;id=">25 alunni per classe</a>; e <a href="http://www.scuolaoggi.org/system/files/TAR%20del%20Lazio%20-%20commento%20Roman.pdf">sta valutando la legittimità</a> dei primi regolamenti del Ministro Gelmini. Il futuro della scuola è sempre più incerto. Buon Natale, scuola pubblica, e felice anno nuovo. Auguri ai lettori de lapoesiaelospirito e a tutto il mondo. E qualche consiglio di lettura.<br />
</em></p>
<p><em>Anche <a href="http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/category/viva-la-scuola/">vivalascuola </a>va in vacanza, riprenderà l&#8217;11 gennaio.</em></p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788873714699" alt="" width="126" height="218" /><strong>Antonio Machado, <em>Juan de Mairena. <a href="http://www.ibs.it/code/9788873714699/machado-antonio/juan-de-mairena-sentenze.html">Sentenze, arguzie, appunti e ricordi di un professore apocrifo</a></em></strong></p>
<p>Fra i massimi poeti del secolo scorso, Antonio Machado pubblicò nel 1936, col titolo di Juan de Mairena, una raccolta di poesie in prosa che conteneva gli aforismi, le testimonianze inventate, gli aneddoti e i motti paradossali riguardanti colui che il narratore chiama suo maestro.</p>
<p>L’interesse per i suoi versi non nasce solo dall’argomento “pedagogico” di tanti aforismi contenuti nella raccolta (di seguito ne proponiamo una selezione) e con cui riesce a tratteggiare in pochi tratti una personalissima “filosofia dell’educazione”, ma anche dalla straordinaria esperienza della scuola “libera” di istruzione superiore che quella filosofia tentò di mettere in pratica: l’<em>Institución Libre de Enseñanza</em>, che Machado fondò insieme ad altri intellettuali e professori universitari (fra cui Unamuno e Ortega y Gasset), allontanati dall’insegnamento per aver denunciato l’ipocrisia e la corruzione del governo spagnolo. La <em>Institución </em>ebbe un’erede altrettanto importante: la <em>Residencia de Estudiantes</em> fondata da Alberto Jménez nel 1910, dove si formò, fra gli altri, Garcia Lorca.</p>
<p>“Credo che mai, dal primo Medio Evo”, scrive Colin Ward, “una scuola abbia dato risultati così straordinari nella vita di una nazione, in quanto è stato essenzialmente per merito della Institución e della Residencia che la cultura spagnola si è improvvisamente innalzata a un livello mai raggiunto nei tre secoli precedenti”.</p>
<p>Un assaggio: &#8220;<em>Juan de Mairena aveva pensato di fondare al suo paese una Scuola Popolare di Sapienza. Rinunciò a questo proposito quando morì il suo maestro, al quale aveva destinato la cattedra di Poetica e Metafisica. A sé riservava la cattedra di Sofistica.<br />
- È un peccato &#8211; diceva &#8211; che siano sempre i migliori propositi quelli che vanno a finir male, mentre le ideucole degli stupidi, inventori di espedienti e mestatori della peggior specie, prosperano…</em>&#8220;<br />
(<em><strong>presentazione tratta da &#8220;Tra bambini e città&#8221; a cura del Centro territoriale Mammut &#8211; www.mammutnapoli.org</strong></em>)</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.libreriacoletti.it/prdimages/medium/9788/9788861530487.jpg" alt="" /><strong>Luigi Monti e Cecilia Bartoli (a cura di), <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788861530485/zzz1k1456/prima-educare-nella-scuola.html">Prima educare nella scuola e nella società</a></em></strong><br />
di <strong>Giorgio Morale</strong></p>
<p>È un libretto prezioso, da tenere a portata di mano, dopo una prima lettura, per attingere alla bisogna agli stimoli che esso dà in termini di informazione, spunti operativi, provocazioni per pensare. Ogni parola appare ponderata, chiara e ricca di contenuto, come un distillato di esperienza su cui si sia lungamente meditato. La prima dote che risalta alla lettura è un lavoro significativo anche sul piano del linguaggio, che pare sorgere anch’esso dalla viva esperienza e rifuggire la sterilità del didattichese.</p>
<p>Prendendo le distanze dal pedagogismo accademico, <em><strong>Prima educare</strong></em> ha il raro pregio di unire teoria e pratica, come è giusto che sia, in questa scienza sperimentale che è l’insegnamento, non a caso accostato, nella introduzione di uno dei due curatori, Luigi Monti, al teatro; e già da una semplice scorsa all’<em>Indice</em> ciò appare visibilmente: i vari saggi che compongono il volume sono infatti raggruppati in due sezioni, <em>Teorie </em>e <em>Pratiche</em>, pur con le inevitabili interrelazioni tra i due campi.</p>
<p>Il testo iniziale, una lunga conversazione tra Goffredo Fofi e Grazia Honegger Fresco, ricostruisce le più importanti esperienze pedagogiche italiane dal secondo dopoguerra a oggi, indicando dei punti di riferimento (Montessori, Freinet, Borghi, De Bartolomeis, Capitini, Dolci, Lodi, le esperienze del Cemea e del Mce, ecc.; nonché gli esempi di Pestalozzi e Freinet) di cui sente la mancanza la generazione che si affaccia oggi all’insegnamento.</p>
<p>Il volume ha altri suoi punti di forza nel tematizzare la necessità e il senso dell’insegnamento, nonché nel fare piazza pulita dei luoghi comuni, della cultura del <em>talk show</em> e delle false domande che in realtà tendono a modellare i destinatari; nel collegare le tematiche dell’educazione a quelle del contesto sociale e culturale; nell’affrontare alcuni dei punti dolenti dell’oggi, quelli che la società ha estrema difficoltà ad affrontare: la convivenza delle diversità, la mancanza di una attitudine progettuale, lo spaesamento, la rassegnazione, la disabitudine ai tempi lunghi dell’apprendimento.</p>
<p>I testi non danno risposte preconfezionate, ma pongono domande importanti, rischiano proposte, indicano strade, raccontano tentativi, osano utopie e propongono parole forti come la <em>curiosità</em>, la <em>reciprocità</em>, l’<em>ascolto</em>, la <em>relazione</em>. Con ciò hanno l’effetto di coinvolgere chi legge e farlo sentire partecipe di una ricerca, nella convinzione che “<em>Le strade bisogna percorrerle. </em>Hay que andarlas<em>, come diceva il protagonista di un vecchio racconto di Borges</em>”.</p>
<p>A lettura ultimata, mi pare emergere spontaneamente dal volume la conclusione che qualsiasi seria possibilità di riforma della scuola non può che partire dal basso, dalla scuola stessa, dai soggetti che in essa vivono e lavorano. E, pur consapevoli delle difficoltà, i vari autori ci fanno percepire, con la loro passione e con i costanti riferimenti alla storia della pedagogia da Socrate a oggi, che un’altra scuola è possibile, ma perché si realizzi ha bisogno di tutti, e che ognuno parta da sé, dalla disponibilità a mettersi in gioco e dall’apertura al divenire.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.fandango.it/includes/TheImg.asp?tabella=IMMAGINI&#38;ID=2964" alt="" width="111" height="159" /><strong>Cosimo Argentina, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788860441157/argentina-cosimo/beata-ignoranza-il-primo.html">Beata Ignoranza</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Lo scrittore Cosimo Argentina, romanziere tarantino trapiantato in Brianza, insegnante precario di diritto da molti anni, è autore di un breve <em>pamphlet </em>sulla scuola uscito per i tascabili Fandango nel 2008. Ha lavorato dappertutto Argentina, scuole private comprese. Ne sa abbastanza, insomma. E ne ha anche abbastanza, si capisce. Per esempio di sentir parlare di scuola da incompetenti assoluti, e/o da prestanome agli ordini del Ministero del Tesoro, dal quale, come molti italiani non sanno, effettivamente gli insegnanti dipendono. Tanto che, visto lo stato dell’arte, il dicastero della Pubblica Istruzione lo si potrebbe pure smantellare e cavarci un estemporaneo risparmio <em>una tantum</em> che ad Argentina, a chi scrive e forse anche a chi legge, farebbe comodo (ogni riferimento alle esoteriche, ineffabili competenze della signora Gelmini è dovuto).</p>
<p>Il libretto è diviso in una quindicina di brevissimi capitoli; si passa dalla tragicomica questione della precarietà alla famigerata faccenda della meritocrazia, dalla stanchezza dei colleghi alla supponenza analfabeta dei genitori – se in Italia comanda chi comanda e ci chiediamo ancora perché, si osservino attentamente, questi genitori: “<em>i genitori dei geni incompresi</em>”, “<em>i genitori abbagliati</em>” (dal paranoico pregiudizio che i prof ce l’avrebbero con i loro pargoletti), quelli disperati “<em>che non sanno più che fare</em>”, quelli che vanno ai consigli di classe solo per sapere come vanno i loro figli, quelli violenti, quelli supplicanti etc.</p>
<p>I motivi per arrabbiarsi sono tanti e, per chi fa questo mestiere, tutti noti, ma Argentina si fa leggere per la <em>verve </em>sagace e l’acutezza divertita che agilmente ritmano la sua prosa. Si diceva una volta: è come sparare sulla croce rossa, se ad esempio si fa del sarcasmo sui collegi docenti, ma resta il fatto che continuiamo ad accettare questo rito per lo più svuotato di senso quando è ridotto, e ben lo racconta Argentina, a scazzi grotteschi sulle ‘funzioni obiettivo’ (si chiamano ancora così?), interminabili schermaglie dialettiche concernenti i criteri con cui stabilire i criteri per decidere i criteri… i sonni degli inguattati, gli <em>sms </em>non più di nascosto alle <em>babysitter</em>, i pistolotti dei retori innamorati della propria voce…</p>
<p>Nel <em>cahier de doléances </em>di Argentina (ma ripeto, con ammirevole <em>sens of humor</em>, considerato che vive tutto sulla propria pelle) la parte più consistente è dedicata al precariato. Dai ricatti che anch’io ho raccontato altrove dei gestori delle scuole private (&#8220;Tu mi lavori gratis in cambio del punteggio&#8221;), agli stipendi da fame (che riguardano tutti ma con l’aggravante per chi il 30 giugno viene rimandato a casa di sentirsi sempre come sul Titanic, mentre sulla riva  si confezionano agevolazioni fiscali per mantenere Mourinho), al disagio di contare ancor meno dei colleghi in quella stupida guerra fra poveri che insegnanti non sempre all’altezza (etica, intellettuale) del compito conducono in sordina mentre la nave affonda. Magari qualche pagina in più la si sarebbe potuta dedicare alla brillante intelligenza dei dirigenti, figurarsi, eccitati prima dalla prospettiva di finire nell’olimpo delle alte magistrature di questo farsesco paese, poi scornati dal ridimensionamento provocato dalla cronica mancanza di danaro (peraltro, chissà quante persone in Italia sanno che molti dirigenti scolastici non sono stati insegnanti strepitosi, soprattutto perché alla cultura hanno preferito l’intrallazzo utile a fare il salto di qualità al momento giusto – e nemmeno tutto ‘sto gran guadagno, economicamente parlando).</p>
<p>Molti di noi invece non si sorprenderanno di scoprire che anche per Argentina, alla fine della storia, la scuola resta un luogo che può regalare momenti irripetibili, di bellezza autentica. E per quanto antico e <em>demodè</em> possa suonare, alla fine lì torniamo: “<em>irrobustire la mente, crearsi uno stile, scoprire attitudini, abituare al sacrificio (…) tutto per loro, sono loro, la dolce marmaglia, il pane quotidiano</em>”: la scuola, ecco quanto – si provino a sostituirla con qualcos’altro.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.magic-book.it/libreria/wp-content/uploads/2008/03/diario_di_scuola.jpg" alt="" width="119" height="186" /><strong>Daniel Pennac, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788807017445/pennac-daniel/diario-di-scuola.html">Diario di scuola</a></em></strong><br />
di <strong>Lucia Tosi</strong></p>
<p>“<em>Ci hai rotto con questo dogma dell&#8217;empatia!</em>” (Pennac-somaro a Pennac-prof.).</p>
<p>Il dettato reazionario. La memorizzazione dei testi infantile. La valutazione umiliante. Tutte pratiche terrorizzanti, esecrabili, che la moderna pedagogia (che è sempre moderna fino a che qualcuno non prende una nuova rotta) condanna. Però negli anni si accumulano i disastri, di insegnante in insegnante gli studenti trascinano con sé una perenne “<em>mancanza di basi</em>”: i programmi incalzano, cosicché l&#8217;ortografia, la morfologia, la sintassi, in una parola la maledetta grammatica, restano una “<em>patata bollente</em>” che qualcuno dovrà pur smettere di rifilare al collega successivo. Perché “<em>non appropriarsi della letteratura</em>”, perché “<em>lasciar volar via pagine simili come foglie morte</em>”? Forse perché i professori di un tempo erano fissati col farci imparare a memoria poesie di cui non capivamo nulla, “<em>ognuna delle quali prendeva il posto della precedente, come se ci esercitassero soprattutto all&#8217;oblio</em>”? Cosicché un&#8217;idiozia moderna ha preso il posto di un&#8217;antica idiozia. “<em>Imparare a memoria? Nell&#8217;epoca in cui la memoria si misura in giga!</em>”.</p>
<p>Queste due osservazioni sull&#8217;insegnamento della lingua, tra tante proposte di estremo buon senso che si possono leggere in <em><strong>Diario di scuola</strong></em> di Daniel Pennac, Feltrinelli, 2008, libro plurirecensito  come “<em>il punto di vista del somaro sulla scuola</em>”, sono quelle che colpiscono forse meno dei ricordi autobiografici, delle memorie di un ultimo della classe, quale era lo scrittore. Sono riflessioni che meritano tuttavia di essere prese in considerazione nella pratica dell&#8217;insegnamento: costerebbe pochissimo studiare un testo alla settimana (con l&#8217;obbligo di mantenerlo in vita tutto l&#8217;anno), così come curare il “<em>mal di grammatica</em>” con la grammatica. Pennac chiama queste pratiche un tuffo nel grande fiume della lingua: per non annegare bisogna prima o poi imparare a nuotare. Ma il “<em>somaro</em>” recalcitra, non vuole starci (brillante l&#8217;analisi della particella <em>ci </em>nel III capitolo), preferisce lo zero in ortografia “<em>una fortezza da cui nessuno verrà a farlo sloggiare</em>”, preferisce rifugiarsi in spiegazioni assurde sui suoi fallimenti, così come l&#8217;insegnante si chiude, di fronte a certe risposte assurde,  anch&#8217;egli nel suo <em>ci</em>: “<em>Con questo qui non ci riuscirò mai</em>”.</p>
<p>Dall&#8217;analisi grammaticale di semplici particelle o pronomi nascosti nel tessuto della lingua d&#8217;uso, Pennac perviene ad una riflessione globale sul linguaggio e sui linguaggi non verbali degli studenti, sul disagio giovanile a volte enfatizzato dai media, mai affrontato nella realtà. Di fronte ai problemi diversissimi che si trovano ad affrontare, gli insegnanti si lamentano di “<em>non essere stati formati per questo</em>”. Il “<em>questo</em>” è prima di tutto la difficoltà a sollecitare negli studenti la necessità di istruirsi facendole prendere il posto dei desideri: “<em>vuotarsi la testa per formarsi la mente, staccare la spina per connettersi al sapere, scambiare la pseudo-ubiquità delle macchine con l&#8217;universalità del sapere, dimenticare rutilanti carabattole per assimilare invisibili astrazioni</em>”. E poiché per far “<em>questo</em>” l&#8217;empatia non va, dice il Pennac-somaro al Pennac-prof, ci vuole l&#8217;amore. L&#8217;amore. “<em>Se tiri fuori questa parola parlando di istruzione, ti linciano</em>”.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.scuoladecs.ti.ch/ssp/scarica/relazione-educativa.jpg" alt="" width="105" height="166" /><strong>Marcel Postic, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788871444710/postic-marcel/relazione-educativa-oltre-il.html">La relazione educativa</a></em></strong><br />
di <strong>Marina Massenz</strong></p>
<p>Questo libro, uscito diversi anni fa, è sempre attualissimo e di straordinario interesse. La prima parte richiama gli aspetti istituzionali e sociologici della relazione educativa e ci sollecita a riflettere su come questi aspetti strutturali condizionino profondamente lo svolgersi delle dinamiche pedagogiche.</p>
<p>La seconda parte sviluppa un’analisi psicosociologica di queste dinamiche, a partire dai concetti di ruolo e <em>status </em>dell’insegnante e dell’allievo, sottolineando come la relazione sia complessa e ricca di aspettative ed interdipendenza da entrambe le parti. La concezione di contratto pedagogico rimanda a una interazione basata non sul potere ma, appunto, su un dialogo educativo che prevede, alimenta e sa gestire una positiva contrattualità tra i protagonisti nella transazione educativa.</p>
<p>L’ultima e terza parte sono a mio parere veramente illuminanti e bisogna riconoscere a Marcel Postic di essere stato il primo (edizione francese del 1979), a parlare dell’esistenza di un registro inconscio nella relazione insegnante-allievo. Questi meccanismi inconsci, che pervadono anche il gruppo classe, sono spesso quelli determinanti nel definire la qualità del rapporto e di conseguenza le possibilità di un buon apprendimento. Parlare di <em>transfert</em>, desiderio, seduzione, identificazione, in una relazione apparentemente “distaccata” come spesso è quella con i ragazzi delle scuole medie e superiori, significa aprire un importante varco alla comprensione di dinamiche, spesso disturbanti e ripetitive, che altri mezzi non sono in grado di far evolvere.</p>
<p>L’aspetto “rivoluzionario” di questo libro è quindi proprio quello di porsi agli antipodi del metodo oggi suggerito per la gestione dei conflitti, che fa della “punizione” o del “voto in condotta” i suoi punti chiave, per suggerire in alternativa un modello di insegnante competente, in grado di leggere le dinamiche proprie, degli alunni, della classe con altri strumenti e di intervenire quindi in modo più consapevole ed efficace nella gestione della complessità, che è senz’altro un segno del nostro tempo. Personalmente credo che non solo tutti gli insegnanti, ma in senso lato tutti gli educatori, dovrebbero leggere questo libro.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.vallauricarpi.it/file/biblioteca/immag/immagini_nuovi_libri/Affinati%20citt%E0%20dei%20ragazzi.jpg" alt="" width="127" height="190" /><strong>Eraldo Affinati</strong><strong>, </strong><em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788804585824/affinati-eraldo/citt-agrave-dei-ragazzi.html">La città dei ragazzi</a></strong></em><br />
di <strong>Gianluca Santangelo</strong></p>
<p>Consiglio <em><strong>La città dei ragazzi</strong></em> a chi ha a cuore l&#8217;insegnamento e l&#8217;educazione e a chi si trova a frequentare persone provenienti da Paesi stranieri, a chi ha interesse per le relazioni umane e a chi non ha smesso di interrogare se stesso.</p>
<p>In particolare consiglio questo libro come un manuale per chi insegna, non perché sia tecnico o prescrittivo ma per il suo valore esemplare. Esemplare ma non imitabile. Se non si può seguire nella lettera, tanto è eccezionale la vicenda narrata, si può però seguire l&#8217;esempio da esso fornito nello spirito. Sarebbe bello che tutti gli insegnanti fossero come l’insegnante protagonista del libro, ma nessuno lo può chiedere loro. È bello però sapere che esistono dei casi in cui c’è una totale identificazione col lavoro che si svolge, in cui il lavoro non è alienazione ma espressione della propria identità. In cui il lavoro risponde a un’esigenza profonda, non importa se colmare un vuoto o una ferita o restituire alla vita parte di quello che abbiamo ricevuto.</p>
<p>Sta di fatto che per l&#8217;insegnante protagonista, che in questo libro i ragazzi chiamano Raldo, insegnare informa la sua personalità, lo identifica come potrebbe fare una lingua materna, come pensare in Italiano o pensare in Inglese. E scopriamo subito, sin dalle prime pagine, che la sua lingua si chiama relazione, ovvero, detto con una parola suggerita anche se non pronunciata: amore.</p>
<p>Il libro vive della declinazione di questa lingua nelle varie situazioni. È per essa che Raldo si domanda chi sono i ragazzi a cui insegna, da dove vengono, chi sono i loro padri, perché li hanno lasciati andare, quale ferita si portano dentro, cos’hanno da dare, qual è la loro ricchezza. Domande che lo coinvolgono, in quanto lui stesso le fa a se stesso per capire la propria storia, e a cui cerca di rispondere non solo a parole, consapevole che “<em>Ognuno ha un pezzetto di responsabilità; se la disattende, provoca una conseguenza che può ripercuotersi, a distanza di tempo, nelle generazioni future</em>”.</p>
<p>Ed è bello che in una delle ultime pagine si legga: “<em>negli sguardi dei ragazzi riconosco la mia stessa commozione. Quello che accade in aula produce effetti indelebili. È la potenza dell’insegnamento</em>”.</p>
<p>Il tutto in una scrittura curata, sentita, che punta alla chiarezza e all&#8217;onestà: se fosse poesia, la ascriverei alla linea Saba della poesia italiana</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.mauriziosalabelle.it/libri/atomicasag.jpg" alt="" width="128" height="206" /><strong>Maurizio Salabelle, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788877134394/salabelle-maurizio/maestro-atomi.html">Il maestro Atomi</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Chissà se è mai capitato a qualche studente italiano di fare una gita scolastica in Giappone, per di più in compagnia non del suo insegnante ma di un ispettore scolastico inviato dal ministero. Per poi trovarsi coinvolto in una serie di situazioni assurde, come maneggiare l’indecifrabile moneta locale il cui valore deve essere descritto attraverso smorfie complicate e faticosi sospiri. Oppure di trovarsi di fronte a un bizzarro supplente che si porta a scuola una pentola d’acciaio munita di una struttura metallica collegata alla presa di corrente per dimostrare come dal “<em>brodo primordiale dell’ammasso di molecole disordinate ad un certo punto venne fuori la vita</em>”.</p>
<p>Il passo narrativo di Maurizio Salabelle, scrittore prematuramente scomparso nel 2003, sembra sulle prime un po’ surreale, come la scuola che racconta, un istituto elementare con classi di 39 persone che cercano di arrivare in tempo in aula per non restare senza il posto. Eppure il suo andamento avvince perché è in grado di percorrere con vivida concretezza di fatti e personaggi un paesaggio sorprendente, tutt’altro che gratuito, nonostante o forse proprio in virtù della natura paradossale delle storie che racconta – com’è dei bravi scrittori. Salabelle sembra andare oltre l’intuizione del carattere mai definitivo che si nasconde nel mondo della scuola, il suo negarsi sostanziale all’apparente tran tran che avvinghia i più in una morsa di noia o sfiducia o stanchezza. Anche chi vi lavora da molti anni sa che in una mattina qualunque può succedere qualcosa che non sarebbe potuta accadere da nessun’altra parte. Ne <strong><em>Il maestro Atomi</em></strong>, senza mai farne “discorso” ma sempre e solo dentro il dispiegarsi del racconto, non si tratta più di sorprese che interrompono la <em>routine</em>. La scuola viene reinventata totalmente, ricostruita come un affatturato e insieme ironico universo guardato attraverso gli occhi di un ragazzino, la voce narrante, davvero speciale.</p>
<p>Il romanzo, edito da Comix nel 1997, poi rifabbricato per i tipi Casagrande qualche anno dopo, purtroppo non è facilmente reperibile. Salabelle nella sua breve vita pubblicò anche con Garzanti e Bollati Boringhieri, ma era uno scrittore che non aspirava – suppongo – ai grandi numeri. La sua era una narrativa purissima, antiretorica, in minore – sulla falsariga del suo maestro Gianni Celati – ma niente affatto dimessa, con una sua strana grazia che coniugava l’assurdo con una precisione descrittiva e con una voce narrante molto divertente.</p>
<p>I sei capitoli che compongono <em><strong>Il maestro Atomi</strong></em> possono leggersi in qualsiasi ordine, dando vita a 720 combinazioni possibili. Ma al di là dell’apparente eserciziario postmoderno che sarebbe ormai privo d’interesse, possiamo tranquillamente leggerlo come un insieme di racconti. Sono storie fra il comico e il fantastico, tutte dentro una scuola senza epoca inventata per rompere disinvoltamente con una tradizione narrativa, il racconto fra le mura di un’aula scolastica, troppo spesso incline al patetico e al vittimistico. La stravaganza che cifra il libro non è mai compiaciuta, o letteraria; è negli stessi personaggi: maestri curiosi, supplenti falotici, studenti buffi e allarmati eppure composti come piccoli Buster Keaton. La scuola in questo libro disegna una specie di spazio onirico, tramato in un tessuto di situazioni fantasiose ma serrate nella loro logica alternativa – una specie di ragione parallela al mondo quotidiano, freddamente emozionata, curiosa, come forse agli insegnanti piacerebbe vedere nello sguardo dei loro studenti.</p>
<p>Un libro, uno scrittore lontani dai volgarissimi spettacoli di oggi, compresi quelli più ammodo ma innocui, scontati di <em>fiction </em>televisive che solo tristissimi figuri possono considerare pericolose per la democrazia.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/028/9788861040281g.jpg" alt="" width="126" height="191" /><strong>Giuseppe Deiana, </strong><em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788861040281/deiana-giuseppe/etica-dell-insegnante.html">L’etica dell’insegnante</a></strong></em><br />
di <strong>Roberto Caracci</strong></p>
<p>Il titolo di questo libro, <em><strong>L’etica dell’insegnante</strong></em>, va letto in maniera bifronte, soggettivo e oggettivo: da una parte si tratta dell’Etica insegnata dall’insegnante, dall’altra si tratta proprio dell’etica di quella figura professionale che si chiama Insegnante. Ma dietro questa ambivalenza c’è già uno degli ‘insegnamenti’ di questo libro: nessun insegnante può insegnare qualcosa come l’Etica se il suo lavoro non è eticamente fondato, e se la sua personalità non dà l’esempio di una incarnazione dei valori etici, e professionali. Sarebbe necessaria l’applicazione di una sorta di Giuramento di Ippocrate anche per gli insegnanti.</p>
<p>Questa tesi è legata a un’altra, fondamentale: gli alunni oggi non sono solamente motivati allo studio da un insegnante capace esclusivamente di informare, di istruire, di ultimare i programmi didattici o rispettare le regole della docimologia, e nemmeno dalla figura tradizionale di docente legato al peso della tradizione e dell’autorità, ma a ciò che Max Weber chiamava <em>carisma</em>, ovviamente legato alle competenze. Carisma vuol dire sia capacità di motivare con la propria personalità i ragazzi, sia incarnazione di un modello da seguire, che tanto più è valido quanto più nel suo modo di insegnare manifesta competenza ed eticità, scienza e coscienza, passione per la conoscenza e passione per la formazione.</p>
<p>Ma che cosa vuol dire insegnare l’etica? Ed è oggi possibile proporre un simile insegnamento, nell’era di <em>internet </em>e dopo che l’etica educativa è stata tanto spesso associata nelle nostre scuole ad una mentalità retrograda, tradizionale, da riforma Gentile o da libro <strong><em>Cuore</em></strong>? Sembra di risentire la vecchia obiezione socratico-platonica messa sulla bocca dei sofisti, per la quale le virtù non si possono insegnare: perché o l’allievo le possiede e conosce, e allora è inutile insegnargliele, oppure non le possiede né conosce, e dunque è altrettanto inutile parlargli di quello di cui non sa.</p>
<p>Intanto Deiana parla dell’insegnamento dell’Etica, non di un&#8217;etica.  Lui sa benissimo che i valori sono tanti, che le tavole dei valori sono numerose e differenziate, che dunque l’etica è plurale e non singolare, policentrica e non unicentrica. Ma è qui che la matrice kantiana di G. Deiana fa una scelta di campo: dietro la molteplicità delle morali, delle etiche e dei valori, nel caos della post-modernità dove le differenziazioni vanno di pari passo col cammino apparentemente opposto della globalizzazione, si tratta di riscoprire l’Ethos comune dei valori condivisi, comunitari e partecipati. Sono i valori ai quali già in qualche modo apparteniamo nel momento stesso in cui facciamo parte di una comunità: famiglia, società civile, stato, Europa, pianeta terra. Sono i valori che uniscono e non quelli che dividono. Deiana sarebbe d’accordo con Gaber quando sosteneva in una famosa canzone che libertà non è stare sopra un albero, ma è partecipazione.</p>
<p>C’è un comune denominatore a questi valori dell’<em>Ethos</em>, che la scuola del futuro può deve insegnare a riconoscere e a coltivare: è quello dell’<em>Appartenenza</em>. Come il dovere filiale o parentale fa ‘appartenere’ a una famiglia, così la solidarietà ci fa appartenere alla società, le virtù del <em>civis </em>ci fanno appartenere alla cittadinanza, la legalità a uno stato di diritto, ecc. Appartenenza vuol dire condivisione di valori comuni, che sono quelli che ci permettono di stare insieme, di fare società, cittadinanza, stato, nazione, Europa, o mondo comune.</p>
<p>La scuola moderna ha dunque questo gravoso compito: educare alle virtù dell’appartenenza, in particolare a quelle legate alla socialità e alla cittadinanza democratica, alla solidarietà e alla legalità, nel nome del bene comune – ma sempre sotto il segno di una libertà non certo soggettivistica ed autoreferenziale, ma produttiva e in grado di non ledere la libertà degli altri. Nella scuola Deiana vede dunque la più importante palestra per l’educazione e la formazione del cittadino, e gli insegnanti ne sono i protagonisti chiamati in prima linea.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.lafeltrinelli.it/static/images-1/m/438/2724438.jpg" alt="" /><strong>Chiara Valerio, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788874521982/valerio-chiara/nessuna-scuola-mi-consola.html">Nessuna scuola mi consola</a></em></strong><br />
di <strong>Paola Brusasco</strong></p>
<p>“<em>Non se ne esce. Almeno fino a quando non suona la campanella</em>”. Non sempre, visto che certe faccende di scuola ti si appiccicano addosso, ma per Alessandra Faggi, trentenne, supplente annuale, la campanella è liberatoria quanto per gli studenti, perché a scuola – ci dice – “<em>non si cresce mai</em>”. Non una vera trama in Nessuna scuola mi consola, bensì aneddoti e siparietti di un repertorio che Faggi, “<em>non mercenaria ma solo precaria</em>”, usa per presentare i paradossi spesso generati dai rapporti scolastici.</p>
<p>“<em>Dev’essere la struttura della scuola, crea frustrazione più dei corridoi di linoleum, delle porte di compensato e delle pareti di cartongesso</em>”. La bruttezza degli ambienti in cui adulti e adolescenti trascorrono buona parte della giornata – difficili da sentir propri data la decadenza e l’economia dei rabberci – dà il via ad assurdità e osservazioni divertenti che, pur apparentemente strampalate, sono condivisibili. “<em>A scuola si iscrivono tutti e tutti continuano, quasi l’obbligo scolare fosse la carta verde delle ferrovie dello stato</em>”; e, riguardo la difficoltà di tenere le classi, “<em>L’appello è la premessa in un’aula dove non si conosce nessuno. Altrimenti una rimane incinta, un altro si lussa una spalla (…), il quarto, che non sai chi è perché la classe non è tua, sta ammazzando la nonna e il povero supplente passa i guai</em>”.</p>
<p>Pur in tono leggero, Chiara Valerio evidenzia il ricatto dei ricorsi, le montagne di scartoffie, l’impotenza davanti a studenti divisi per lo più fra centri commerciali e <em>reality </em>o <em>talent shows</em>, scarsi di concentrazione e senso del valore dello studio, davanti a presidi tendenti ad anteporre la burocrazia ad altre considerazioni, davanti alla posizione di ostaggio in pugno a leggi che non tutelano gli insegnanti, lasciandoli in pasto alla (possibile mancanza di) coscienza delle famiglie. Ecco allora la resistenza di un nucleo sovversivo di cinque docenti riuniti da Faggi in un gruppo di ascolto che, secondo necessità, si ritrova in sala professori nottetempo, con tanto di candele a dare un tocco satanico.</p>
<p>Pecca talvolta di una sorta di saccenteria generazionale Faggi, convinta – a quanto pare – che solo lo sguardo distaccato ed effimero del precario colga le magagne del sistema. Vero, si incontrano docenti dall’aria rassegnata, ravvivati solo dalla prospettiva della pensione. E c’è ovviamente chi cerca di fare l’indispensabile e anche meno, come in tutti gli ambienti di lavoro, ma c’è una minoranza poco visibile che sfata questi luoghi comuni pur avendo superato i trent’anni e l’immissione in ruolo, gli spartiacque nel libro.</p>
<p>E poi c’è l’episodio, potentemente drammatico, di Berti (<em>Carlo Berti, IV B</em>), invaghito o solo desideroso di emulare la professoressa, che si fa fare lo stesso tatuaggio, scorto per caso a causa di una caduta. Dal contesto ridanciano emerge tuttavia una fraintesa idea di tutela dei minori che rivela come dall’esterno si parta dal presupposto  di colpevolezza del docente, la cui incolumità dipende dall’onestà dello studente e dal buon senso della famiglia.</p>
<p>Così, non volendo rovinare il finale al lettore, ci limiteremo a dire che, malgrado le irridenti scenette dissacratorie e le tante osservazioni acute e condivisibili, il libro costituisce una rassegna di macchiette che, per vizi, atteggiamenti e azioni, strizzano l’occhio agli stereotipi (e li confermano) di insegnanti un po’ deragliati, martiri dell’insegnamento o bonari fannulloni visti in varie <em>fiction</em>. Insomma, una lettura che diverte e introduce i non addetti ai lavori a misteri e problemi della scuola di oggi.<br />
(da<em> </em><em>L&#8217;Indice</em>, dicembre 2009)</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://1.bp.blogspot.com/_WHoBtJ4z4bM/SlzxJfKd66I/AAAAAAAAAKE/TD0oeX7kv9g/s400/una+buona+scuola.jpg" alt="" width="115" height="181" /><strong>Richard Yates, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788875212162/yates-richard/buona-scuola.html">Una buona scuola</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Diciamolo subito: <strong><em>A good schoo</em><em>l</em></strong>, breve romanzo in cui il grande Richard Yates raccontò le vicende di una mediocre scuola privata del New England negli anni Quaranta, non è paragonabile a <strong><em>Revolutionary Road</em></strong>, il suo celebre capolavoro (peraltro quasi sconosciuto al pubblico italiano – e non solo – prima che uscisse l’omonimo film l’anno scorso). Tuttavia, a parte le tracce di un’esperienza biografica mai troppo entusiasmante, segnata com’era dal riconoscibile marchio – fors’anche un luogo comune ma tutt’altro che campato per aria – della peculiare difficoltà di molti scrittori a sfangare la vita, il libro presenta indubbi motivi d’interesse legati al complesso mondo dell’adolescenza, all’ambiguo e tormentato rapporto degli studenti con quella sorta di universo a parte che è la scuola, e non ultima alla relazione fra loro e gli insegnanti.</p>
<p>Scritto in uno dei periodi peggiori di Yates, <em><strong>A good school</strong></em> è una storia corale costruita, più che su un vero e proprio intreccio, sull’andamento rapsodico e a volte enigmatico che scandisce la vita di ragazzi di volta in volta perplessi o fantasiosi, e professori sfigati ma non sempre disposti ad arrendersi. Molti fra i primi vivono in un’impossibile costellazione di sogni, destinati a infrangersi sull’immagine che viene loro restituita dalla vita che di lì a poco li metterà di fronte alla terribilità della guerra (il secondo conflitto mondiale). I secondi, avendo passato la linea d’ombra, sembrano aspettarsi solo che il destino porti a termine quello che ha iniziato molto tempo prima – cercando di stare dignitosamente dentro il ruolo che quel destino ha ritagliato per loro. Ma quella che sembra una deriva lenta e già saputa esplode invece in una catastrofe di cui la stessa scuola si farà carico, finendo per trasformarsi in un centro di accoglienza dei soldati feriti.</p>
<p>Pur concedendo il dovuto alla narrazione dell’ovvio, rituale sistema di amicizie e rivalità, del contrassegno tipicamente adolescenziale della guerra per bande e del confronto ludico e serio insieme fra giovani intenti a primeggiare, a conquistare cuori femminili, il racconto di <em><strong>A good school </strong></em>rinuncia all’implacabile ferocia con cui Yates abitualmente ci racconta le sue storie. Qui il punto di vista del narratore sembra girovagare con uno sguardo elegiaco, a volte umoristico, altre malinconico, da un punto all’altro di questo <em>college </em>rattoppato, come per salvare il tempo che precede la perdita dell’innocenza dal saccheggio implacabile della verità.</p>
<p>Yates svela in questo romanzo un tono più tenero del solito, quasi di simpatia per i suoi adolescenti confusi, incerti, senza però mai diventare stucchevole (Yates disprezzava, parole sue, l’ottimismo sentimentale e facilone degli americani). È come se volesse dirci che all’adolescenza possiamo perdonare tutto, anche di averci ingannato. Del resto non manca il tratto del grande maestro, che è poi, trattandosi di Yeats, il racconto per nulla ostentato o manieristico della crudeltà; si veda l’episodio in cui William Grove, il personaggio più in vista del romanzo, di confessata matrice autobiografica, il più sfigato di tutti, il più goffo, il più timoroso, viene preso dai soliti tre o quattro teppistelli, denudato, deriso e masturbato a forza. La scena è forte ma credibile e quasi domestica nella verosimiglianza descrittiva.</p>
<p>Ciò detto, è un racconto che rifiuta la spettacolarizzazione, quindi quanto di più vicino al vero si possa pretendere da un romanzo. Grove troverà nella scrittura, sia pure solo quella del giornale della scuola, lo strumento per riacquistare un minimo di prestigio, ma soprattutto rispetto di sé. Che era poi la sola salvezza consentita al grande scrittore americano, ciò di cui aveva bisogno per combattere il suo male oscuro e scrivere i suoi libri. A questo genere di sacrificio, i bravi insegnanti sono molto sensibili. Come tutti i veri lettori, del resto.</p>
<p>*</p>
<p><img class="alignleft" src="http://giotto.internetbookshop.it/cop/copj13.asp?f=9788806176662" alt="" width="115" height="195" /><strong>Tobias Wolff, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788806176662/wolff-tobias/quell-anno-a-scuola.html">Quell’anno a scuola</a></em></strong><br />
di <strong>Michele Lupo</strong></p>
<p>Non è roba di tutti i giorni, specie di questi tempi, che si possa leggere un elogio dell’insegnamento, esibizioni retoriche e autoconsolatorie a parte. È invece possibile leggendo <em><strong>Quell’anno a scuola</strong></em> di Tobias Wolff, romanzo americano tradotto da Einaudi nel 2005, soprattutto l’ultimo capitolo dal titolo <em>Professore</em>.</p>
<p>Ma andiamo con ordine. Uno scrittore affermato si tuffa nella memoria della sua giovinezza, in particolare intorno all’anno 1960. All’epoca, il ragazzo è abbastanza problematico, rispetto ai suoi compagni proviene da una classe inferiore, si muove senza agio sufficiente in un ambiente fin troppo <em>snob</em>. E anche lui, come il Grove di Yates, ma in un contesto diverso, in un <em>college </em>di ben altre ambizioni, vede nella scrittura una possibilità di riscatto. Solo che qui non parliamo del giornalino scolastico, ma di vera letteratura. Difatti alla <em>Hill School</em> hanno deciso di invitare nientedimeno che il grande Hemingway a consegnare il premio per il miglior racconto scritto dagli studenti. Al nostro non sembra vero. Nonostante i toni molto educati e un <em>décor </em>nell’insieme più che compassato, la cosa lo manda così su di giri da suggerirgli uno scherzetto che sarebbe nulla rispetto alle planetarie truffe dell’odierno, bestiale capitalismo, ma ci ricorda come la nostra vita si risolva infine in una storia singolare che è tutto ciò che abbiamo davvero da vivere: tessuta con il filo delle nostre irripetibili esperienze, piccole o grandissime che siano. Per il ragazzo ciò che conta è ottenere il riconoscimento che spera gli cambierà la vita, visto che gli arriverà dalle mani di uno dei grandi miti della letteratura mondiale. Orbene, la via che sceglie per raggiungere lo scopo è la più semplice e la più rischiosa. Perché invece di scrivere il racconto, il ragazzo decide di rubare un vecchio testo altrui, con il prevedibile risultato di essere scoperto e per questo cacciato dalla scuola.</p>
<p>Il fatto è che niente è come sembra – ce lo ha insegnato la letteratura, appunto, prima degli altri. Nello specifico, e da un certo punto di vista, il ragazzo non ha plagiato nessuno, perché nella verità del racconto di cui si dice indebitamente titolare, nella sua onestà di scrittura ha trovato qualcosa che lo riguardava profondamente: una specie di bellezza compiuta, la giustezza di una parola che era come sepolta dentro di lui. Che ritiene perciò, e sinceramente, che sia anche sua.</p>
<p>Così, il romanzo di Wolff, piano, qua e là un po’ lento, sembra la storia dell’attesa dell’evento, del concorso e dell’arrivo di Hemingway, ma la vicenda più che nell’epilogo rovinoso trova il suo interesse nel percorso che lo avvicina. È infatti una lunga iniziazione alla scrittura, alla scoperta del fatto che in essa si giochino destini che hanno da fare con questioni capitali: la verità, l’illusione, la menzogna. Tutto questo accade, e non è cosa da poco, in una scuola, grazie fra gli altri a un insegnante che come il narratore non è un santo. Come lui ha ingannato gli altri. Come lui ha spacciato per proprio qualcosa che non è suo. Il ragazzo lo ha fatto con un racconto, lui con “<em>qualcosa di molto più grande: (…) una vita che non gli apparteneva</em>”. Perché il professore si era vantato di conoscere Hemingway, di essere suo amico. E nel momento decisivo, per uscire dall’imbarazzo non può che poco misteriosamente sparire.</p>
<p>Da quest’uomo veniamo a sapere che ha imparato molto dal suo mestiere. La possibilità di “<em>essere più altruista, più attento e sincero</em>” per esempio, ma anche che il corpo a corpo con i libri, davanti agli studenti, può risultare dannatamente vitale. Per esempio che è lì, nella scrittura, che ragazzi appassionati e insegnanti possono trovano il cuore delle cose. Che in una storia c’è sempre da imparare, per esempio che quando riusciamo a raccontare “<em>veri esseri umani</em>” prima o poi spunterà qualcuno che ce la farà pagare. “<em>Le storie che devi scrivere ti faranno sempre trovare qualcuno che odia il tuo coraggio</em>” si dice a un certo punto. “<em>Se non succede, stai solo sfornando parole</em>”. Considerando che anche il narratore, il romantico plagiario, dice di aver imparato da lui, una scuola del genere può essere davvero il centro del mondo. Il narratore – o lo scrittore, Tobias Wolff – arriva al punto di dedicarlo proprio a loro, il libro, ai suoi insegnanti. Che poi uno scrittore possa essere un furfante, come tutti, del resto, o <strong><em>Un vero bugiardo</em></strong> &#8211; come recita un altro titolo dello stesso autore, dichiaratamente autobiografico &#8211; va da sé. Ma ai suoi libri, se sono buoni, ciò non toglie niente.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Giovanna Ranchetti, <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788820493899/ranchetti-giovanna/a-scuola-per-star.html">A scuola per star bene</a></em></strong><br />
di <strong>Marina Massenz</strong></p>
<p>Un libro che affronta le complesse problematiche tipiche della pre-adolescenza sotto diversi profili; dall’inquadramento psicologico di questa e della successiva tappa evolutiva (adolescenza), alla centralità della scuola (media in questo caso) sia sul piano educativo che su quello della prevenzione del disagio giovanile, fino ad esporre in modo concreto e “situato” nella nostra realtà sociale alcuni possibili progetti di lavoro che promuovono la scuola come agenzia formatrice e non solo come luogo di trasmissione di saperi (troppo spesso, ahimè, non saperi, ma semplici contenuti!).</p>
<p>Molto interessante poi la parte finale, in cui sono esemplificati alcuni interventi sperimentati dalla stessa autrice in una scuola media dell’<em>hinterland</em> milanese, in cui l’aiuto psicologico ad adolescenti in difficoltà viene trasmesso attraverso l’utilizzo della fiaba, come mezzo per interrogarsi e/o riconoscersi in un cammino evolutivo spesso irto di ostacoli. La fiaba permette infatti di familiarizzare con i processi interiori della mente umana; i protagonisti, gli antagonisti, il viaggio, la ricerca dell’identità, il superamento delle prove, la separazione dai genitori… tutti temi ricorrenti nelle fiabe, riproposti attraverso vicende fantastiche, metafore, personaggi, in cui il ragazzo può riconoscersi, per vivere in modo più consapevole e più da protagonista il proprio <em>iter </em>formativo.</p>
<p>* * *</p>
<p><strong>Un <a href="http://www.petizionionline.it/petizione/manifesto-delle-docenti-e-dei-docenti-italiani/25">appello </a>di docenti per la scuola pubblica</strong>.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Guide </strong>alla scuola della Gelmini <a href="http://retescuole.forumscuole.it/superiori/">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Le <strong>circolari e i decreti ministeriali</strong> sugli organici<a href="http://www.nonrubatecilfuturo.it/documenti/circolare/tagli-personale-docente-a-s-2009-2010"> qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Una <strong>sintesi dei provvedimenti</strong> del Governo sulla scuola <a href="http://www.flcgil.it/pagine_web/i_provvedimenti_della_maggioranza_di_governo_contro_la_scuola_pubblica">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Una <strong>guida normativa</strong> per l&#8217;anno scolastico 2009-20010 <a href="http://www.cobas-scuola.it/rsu/GuidaNormativa2009_2010.pdf">qui</a> e <a href="http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/settembre/avvio_anno_scolastico_2009_2010_un_fascicolo_per_saperne_di_piu">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">* * *</p>
<p style="text-align:left;">Dove trovare il <strong>Coordinamento Precari Scuola</strong>: <a href="http://docentiprecari.forumattivo.com/forum.htm">qui</a>.</p>
<p>Il sito del <strong>Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio</strong> <a href="http://www.coordinamentoitp.it/">qui</a>.</p>
<p style="text-align:left;">Cosa fanno gli <strong>insegnant</strong>i: vedi i siti di <a href="http://www.retescuole.net/">ReteScuole</a>, <a href="http://www.flcgil.it/">Cgil</a>, <a href="http://www.cobas-scuola.it/">Cobas</a>.</p>
<p style="text-align:left;"><strong>Spazi in rete</strong> sulla scuola <a href="http://netmonitor.blogautore.repubblica.it/2008/10/21/petizioni-blog-e-forum-contro-la-legge-133/">qui</a>.<em><!--more--></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Derechos del lector]]></title>
<link>http://nessarosse.wordpress.com/2009/11/27/derechos-del-lector/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 08:26:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>nessarosse</dc:creator>
<guid>http://nessarosse.wordpress.com/2009/11/27/derechos-del-lector/</guid>
<description><![CDATA[El lector tiene derecho: 1) A no leer 2) A saltarse las páginas 3) A no terminar un libro 4) A relee]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://nessarosse.wordpress.com/2009/11/27/derechos-del-lector/dia-del-libro-fernando-vicente/" rel="attachment wp-att-3731"><img src="http://nessarosse.wordpress.com/files/2009/11/dia-del-libro-fernando-vicente.jpg?w=212" alt="" title="día del libro- fernando vicente" width="212" height="300" class="alignnone size-medium wp-image-3731" /></a><br />
El lector tiene derecho:</p>
<p>1) A no leer</p>
<p>2) A saltarse las páginas</p>
<p>3) A no terminar un libro</p>
<p>4) A releer</p>
<p>5) A leer cualquier cosa</p>
<p>6) Al bovarismo (enfermedad de transmisión textual)</p>
<p>7) A leer en cualquier sitio</p>
<p>8 ) A hojear</p>
<p>9) A leer en voz alta</p>
<p>10) A callarse</p>
<p><strong>La cita es del escritor francés Daniel Pennac y yo lo he cazado <a href="http://www.editoraconcarrito.com/">aquí</a>.<br />
La imagen es de Fernando Vicente</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ma rencontre avec Daniel Pennac]]></title>
<link>http://1larousse.wordpress.com/2009/11/20/ma-rencontre-avec-daniel-pennac/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 13:32:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>cdlarousse</dc:creator>
<guid>http://1larousse.wordpress.com/2009/11/20/ma-rencontre-avec-daniel-pennac/</guid>
<description><![CDATA[  Je l&#8217;ai vu, je lui ai parlé, je l&#8217;ai touché!!! Où, quand quoi comment? Au salon du liv]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://1larousse.wordpress.com/files/2009/11/pennac.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-93" title="Pennac" src="http://1larousse.wordpress.com/files/2009/11/pennac.jpg" alt="" width="170" height="218" /></a>  Je l&#8217;ai vu, je lui ai parlé, je l&#8217;ai touché!!! Où, quand quoi comment? Au salon du livre! Je ne savais même pas qu&#8217;il était présent cette année. Et merde, je n&#8217;avais donc pas emmené ses livres, que je possède tous&#8230; j&#8217;en ai donc racheté un pour le faire dédicacer. Sa dédicace? Un dessin le représentant lui, debout sur une table, une bouteille de champagne dans une main, une coupe tendue dans l&#8217;autre, et un phylactère &#8220;merci Catherine&#8221; Ohhhhhh.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Une fois de plus, il m&#8217;a charmé ce Pennac! C&#8217;était la première fois que je le rencontrais&#8230; un regret en moins le jour de ma mort.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Mais qu&#8217;est ce que je lui ai dit, à mon auteur préféré?</p>
<p>&#160;</p>
<p>MOI</p>
<p><em>Des étincelles dans les yeux</em></p>
<p>Bonjour!</p>
<p>LUI</p>
<p><em>Un sourire adorable, la voix douce</em></p>
<p>Bonjour</p>
<p>MOI</p>
<p>Je dois vous dire, je suis une vrai cancre quand je m&#8217;adresse à un auteur.</p>
<p>&#160;</p>
<p>LUI</p>
<p><em>Doux sourire</em></p>
<p>Ah&#8230;</p>
<p>&#160;</p>
<p><em>Je lui tend mon bouquin</em></p>
<p>&#160;</p>
<p>LUI</p>
<p><em>Comment tu t&#8217;appelles?</em></p>
<p>MOI</p>
<p>Catherine</p>
<p>LUI</p>
<p>Christine&#8230;</p>
<p>MOI</p>
<p>Non, Catherine!</p>
<p>LUI</p>
<p><em>sourire</em></p>
<p>Alors, ça prend une dédicace au champagne!</p>
<p><em>Il fait son petit dessin.</em></p>
<p>&#160;</p>
<p>MOI</p>
<p>Je sais&#8230;que c&#8217;est un peu ridicule de vous dire ça&#8230; mais je dois vous dire que vous êtes mon auteur favori ainsi que mon anti-dépresseur. Quand ça ne va pas, je me réfugie chez les Malaussène&#8230;</p>
<p>LUI</p>
<p><em>On ne pourrait plus sincère</em></p>
<p>Ça me fait plaisir, ça me fait plaisir que tu me dises ça.</p>
<p>&#160;</p>
<p>MOI</p>
<p>Oh, et puis, je dois vous dire aussi&#8230; c&#8217;est pas le Renaudot que vous auriez du avoir, c&#8217;est le Goncourt!</p>
<p>LUI</p>
<p>Oh&#8230; c&#8217;est pas important les prix&#8230; tu sais, je ne savais même pas que je concourrais&#8230; quand on l&#8217;a annoncé, ma femme m&#8217;a cherché partout.</p>
<p>MOI</p>
<p>Céline c&#8217;était pareil, il avait eu le Renaudot&#8230; et est ce qu&#8217;on se souvient de qui avait eu le Goncourt cette année là!</p>
<p>LUI</p>
<p>Dis, moi qu&#8217;est ce que tu fais dans la vie?</p>
<p>MOI</p>
<p>Je suis étudiante. J&#8217;étudie&#8230; la littérature</p>
<p>LUI</p>
<p>Tu seras prof?</p>
<p>MOI</p>
<p>Oui, sans doute&#8230;</p>
<p>LUI</p>
<p><em>Sourire</em></p>
<p>Eh bien, bonne route</p>
<p>MOI</p>
<p>Excusez moi&#8230; je pourrais vous serrer la main?</p>
<p>&#160;</p>
<p>LUI</p>
<p><em>Tout sourire, me tend sa grosse main</em></p>
<p><em>Elle est toute chaude, toute tendre, comme lui, ses yeux, son sourire.</em></p>
<p>&#160;</p>
<p><em><br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Come un albero corallo.]]></title>
<link>http://marissa1331.wordpress.com/2009/11/06/come-un-albero-corallo/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 23:04:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>marissa1331</dc:creator>
<guid>http://marissa1331.wordpress.com/2009/11/06/come-un-albero-corallo/</guid>
<description><![CDATA[Ho appena finito &#8220;Ecco la storia&#8221; di Pennac. Libro particolare, ingarbugliato e un pò fo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Ho appena finito &#8220;Ecco la storia&#8221; di Pennac.</p>
<p style="text-align:justify;">Libro particolare, ingarbugliato e un pò folle. Come me in questo periodo <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align:justify;">Tra tutte una citazione</p>
<h2 style="text-align:justify;">&#8220;scriviamo per farla finita con noi stessi, ma con il desiderio di essere letti, non c&#8217;è modo di sfuggire a questa contraddizione. E&#8217; come se annegassimo urlando &#60;&#60;Guarda mamma, so nuotare!&#62;&#62;.</h2>
<p style="text-align:justify;">E sì. Vorrei davvero essere come un albero corallo.</p>
<p style="text-align:justify;">Adesso cmq faccio la cosa più bella del mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ascolto innanzitutto questa canzone poi &#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/O1vtr9fXdg8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/O1vtr9fXdg8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:justify;">inizio subito un altro libro. Un libro che mi porta in un mondo fantastico. Sette Regni.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;importante che non sia qui, ora.</p>
<p style="text-align:justify;">E torno nel mio silenzio.</p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;L&#8217;inverno sta arrivando&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La lectura como acto de resistencia]]></title>
<link>http://leerxleer.wordpress.com/2009/10/28/la-lectura-como-acto-de-resistencia/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 02:00:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>kareche</dc:creator>
<guid>http://leerxleer.wordpress.com/2009/10/28/la-lectura-como-acto-de-resistencia/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Cada lectura es un acto de resistencia. ¿De resistencia a qué? A todas las contingencias. Tod]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>&#8220;Cada lectura es un acto de resistencia.</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>¿De resistencia a qué? </em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em> </em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>A todas las contingencias. Todas:</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- sociales</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- profesionales</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- psicológicas</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- afectivas</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- climáticas</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- familiares</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- domésticas</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- gregarias</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- patológicas</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- pecuniarias</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- ideológicas</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- culturales</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>- o umbilicales</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em> </em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>Una lectura bien llevada salva de cualquier cosa,</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>incluso de uno mismo.</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em> </em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#333399;"><strong><em>Y, por encima de todo, leemos contra la muerte.&#8221;</em></strong></span></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><strong>(Daniel Pennac, Como una novela, Editorial Norma.)</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I 10 diritti del lettore]]></title>
<link>http://chiaravitetta.com/2009/10/16/i-10-diritti-del-lettore/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 12:09:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara Vitetta</dc:creator>
<guid>http://chiaravitetta.com/2009/10/16/i-10-diritti-del-lettore/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Come un romanzo&#8221; è un saggio sulla lettura scritto nel 1992 da Daniel Pennac. Non l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1260" title="come-un-romanzo" src="http://chiara1985.wordpress.com/files/2009/10/come-un-romanzo.jpg" alt="come-un-romanzo" width="248" height="316" /></p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Come un romanzo&#8221; è un saggio sulla lettura scritto nel 1992 da Daniel Pennac. Non l&#8217;ho ancora letto, ma grazie ad un amico ho avuto alcuni estratti che sto per presentarvi. Nonostante io non ami i saggi, ho intenzione di leggerlo presto, ma nel frattempo vi propongo i 10 diritti del lettore contenuti in questo libro. Non concordo con alcuni punti, ma li trovo tutti molto interessanti. Come mi ha suggerito Alfredo (che ringrazio per la segnalazione di questi estratti), magari un giorno vi proporrò i 10 diritti dello scrittore. <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align:justify;">&#8220;Il verbo leggere non sopporta l&#8217;imperativo. Esiste tutto un rituale della lettura. Leggere concede una tregua all&#8217;esistenza. La lettura è un regalo, è gratuita, deve perciò nascere dal piacere stesso del leggere e non può essere imposta.</p>
<p style="text-align:justify;">La lettura è anche una necessità e un atto di resistenza contro ogni contingenza della vita. È un atto di condivisione selettiva e differita, crea un&#8217;intimità paradossale tra due solitudini, quella del lettore e quella dell&#8217;autore. A leggere, si impara leggendo. Il tempo per leggere si trova rubandolo.</p>
<p style="text-align:justify;">La lettura è un modo di essere. Essere lettore è una gioia in sé e perciò i lettori hanno tutti i diritti.&#8221;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="text-decoration:underline;">I 10 DIRITTI DEL LETTORE:</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1. IL DIRITTO DI NON LEGGERE</strong></p>
<p style="text-align:justify;">(…) la maggior parte dei lettori si concede quotidianamente il diritto di non leggere. (…) tra un buon libro e un brutto telefilm, il secondo ha, più spesso di quanto vorremmo confessare, la meglio sul primo. Inoltre, non leggiamo sempre. I nostri periodi di lettura si alternano sovente a lunghi digiuni (…)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2. IL DIRITTO DI SALTARE LE PAGINE</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ho saltato delle pagine (…). E tutti i ragazzini dovrebbero fare altrettanto. In questo modo potrebbero buttarsi prestissimo su tutte le meraviglie ritenute inaccessibili per la loro età. (…) Un grave pericolo li minaccia se non decidono da soli quel che è alla loro portata saltando le pagine che vogliono: altri lo faranno al posto loro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>3. IL DIRITTO DI NON FINIRE IL LIBRO</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro totale dissenso rispetto alle tesi dell’autore, uno stile che ci fa venire la pelle d’oca (…) Inutile enumerare le 995 altre ragioni, fra le quali si debbono tuttavia annoverare la carie dentale, le angherie del capoufficio o un terremoto del cuore che ci paralizza la mente. (…)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4. IL DIRITTO DI RILEGGERE</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Rileggere quel che una prima volta ci aveva respinti, rileggere senza saltare nessun passaggio, rileggere da un’altra angolazione, rileggere per verificare (…). Ma rileggiamo soprattutto in modo gratuito, per piacere della ripetizione, la gioia di un nuovo incontro (…)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>5. IL DIRITTO DI LEGGERE QUALSIASI COSA</strong></p>
<p style="text-align:justify;">(…) ci sono “buoni” e “cattivi” romanzi. Molto spesso sono i secondi che incontriamo per primi sulla nostra strada. E, parola mia, quanto toccò a me, ricordo di averli trovati “belli un casino”. Ma sono stato fortunato: nessuno mi ha preso in giro… Qualcuno ha solo lasciato sul mio passaggio qualche “buon” romanzo guardandosi bene dal proibirmi gli altri.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>6. IL DIRITTO AL BOVARISMO</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E’ questo, a grandi linee, il “bovarismo”, la soddisfazione immediata ed esclusiva delle nostre sensazione: l’immaginazione che si dilata, i nervi che vibrano, il cuore che si accende, l’adrenalina che sprizza, l’identificazione che diventa totale (…)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>7. IL DIRITTO DI LEGGERE OVUNQUE</strong></p>
<p style="text-align:justify;">(qui Pennac ci presenta un soldato un po’ particolare, che ama leggere Gogol durante l’esecuzione di un servizio, considerato dai più, poco onorevole: pulire le latrine. Il messaggio, consegnatoci dallo scrittore francese, è che qualunque luogo è buono per chi ami la lettura…. anche un comune gabinetto).</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>8. IL DIRITTO DI SPIZZICARE</strong></p>
<p style="text-align:justify;">E’ la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso della nostra biblioteca, di aprirlo dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell’ istante disponiamo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>9. IL DIRITTO DI LEGGERE A VOCE ALTA</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L’uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano. (…)</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>10. IL DIRITTO DI TACERE</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. (…)<br />
(…) le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere.</p>
<p style="text-align:right;">(Daniel Pennac)</p>
<p style="text-align:right;">(da: &#8220;Come un romanzo&#8221;)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Peter Pan, lascia fuori i nostri bambini dalla tv!]]></title>
<link>http://rosariopipolo.wordpress.com/2009/10/14/i-bambini-in-tv-e-chi-ha-incastrato-peter-pan/</link>
<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 05:00:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Rosario Pipolo</dc:creator>
<guid>http://rosariopipolo.wordpress.com/2009/10/14/i-bambini-in-tv-e-chi-ha-incastrato-peter-pan/</guid>
<description><![CDATA[Nel calderone della tv generalista, affollata di veline e volgarità ad oltranza,  ecco che spuntano ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-3413" title="Paolo Bonolis in &#34;Chi ha incastrato Peter Pan?&#34;" src="http://rosariopipolo.wordpress.com/files/2009/10/peter500.jpg" alt="peter500" width="500" height="200" /></p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2813" title="Rosario Pipolo" src="http://rosariopipolo.wordpress.com/files/2009/07/rosarioavatar.jpg" alt="Rosario Pipolo" width="70" height="70" />Nel calderone della <strong>tv generalista</strong>, affollata di veline e volgarità ad oltranza,  ecco che spuntano <strong>i bambini</strong> per evitare che lo share finisca ai minimi storici. Negli anni ottanta c&#8217;era Sandra Milo e i suoi <em>Piccoli Fan</em> e l&#8217;altro ieri Antonella Clerici con <em>Ti lascio una canzone</em>. Del resto la bella Antonella deve proprio al successo di quel programma la promozione all&#8217;ambita conduzione del prossimo Festival di Sanremo! I bambini in televisione funzionano ancora: inteneriscono, commomuovo il Belpaese con la loro ingenuità, e fanno ritornare in auge l&#8217;orgoglio di genitore e lo slogan pronto per la vicina di casa: &#8220;Hai visto ieri mia figlia in tv? Brava, anzi bravissima&#8221;. Ed ora anche<strong> Paolo Bonolis</strong> insegue la moda con la nuova edizione di <strong>Chi ha incastrato Peter Pan?</strong>. Non riesco a capire dove abita la controtendenza televisiva, se nel taschino di chi professa la tv del futuro e cade nelle trappole del vecchio tubo catodico . Non mi sento prevenuto a lanciare segnali di allarme e lo testimonia la recente dichiarazione al quotidiano <strong>La Stampa</strong>  dello scrittore <strong>Daniel Pennac</strong>: <em>&#8220; I bimbi di oggi sono clienti di una società consumistica perché la società li strumentalizza come clienti&#8221;.</em> Nei primi anni &#8216;80 ho partecipato ad una trasmissione per bambini su una rete televisiva campana. I miei genitori hanno accompagnato il mio stato emotivo, mettendomi subito in guardia dai &#8220;Peter Pan falsari&#8221; di allora. Sapevo che non sarebbe cambiato niente nella mia vita e non sarebbe stata di certo &#8220;una telecamera&#8221; a fare la differenza. <em> </em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Daniel Pennac]]></title>
<link>http://puntopero.wordpress.com/2009/10/10/daniel-pennac/</link>
<pubDate>Sat, 10 Oct 2009 15:37:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>puntopero</dc:creator>
<guid>http://puntopero.wordpress.com/2009/10/10/daniel-pennac/</guid>
<description><![CDATA[I Diritti Imprescrittibili del Lettore di D. Pennac Clicca sull&#39;immagine per ingrandire &#8220;N]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_1100" class="wp-caption aligncenter" style="width: 252px"><a href="http://puntopero.wordpress.com/files/2009/10/immagine.jpg"><img class="size-full wp-image-1100" title="I diritti imprescrittibili del lettore" src="http://puntopero.wordpress.com/files/2009/10/immagine.jpg" alt="I diritti imprescrittibili del lettore" width="242" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">I Diritti Imprescrittibili del Lettore di D. Pennac Clicca sull&#39;immagine per ingrandire</p></div>
<p style="text-align:center;">&#8220;<em>Nel momento in cui mi pongo il problema del tempo per leggere, vuol dire che quel che manca è la voglia. Perchè a ben vedere, nessuno ha mai tempo per leggere [...]<strong>La vita è un perenne ostacolo alla lettura.</strong>[...]E perchè questa donna, che lavora, fa la spesa, si occupa dei bambini, guida la macchina, ama tre uomini, frequenta il dentista, trasloca la settimana prossima, trova tempo per leggere e quel casto scapolo che vive di rendita no? Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d&#8217;altronde, o il tempo per amare.) Rubato a cosa? Diciamolo, al dovere di vivere. <strong>E&#8217; forse questa la ragione per cui la metropolitana</strong> &#8211; assennato simbolo del suddetto dovere &#8211; <strong>finisce per essere la più grande biblioteca del mondo. <span style="text-decoration:underline;">Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.</span>&#8220;</strong></em></p>
<p style="text-align:center;">Daniel Pennac, <em>Come un romanzo,</em> 1993</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://webopac.csbno.net/index.php?page=Search.Simple&#38;adv=1&#38;q=Come+un+romanzo&#38;t=Come+un+romanzo&#38;a=Pennac+Daniel" target="_blank">prenota una copia del libro</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Small but Perfectly Formed]]></title>
<link>http://jbwuk.wordpress.com/2009/10/02/small-but-perfectly-formed/</link>
<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 16:29:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>jbwuk</dc:creator>
<guid>http://jbwuk.wordpress.com/2009/10/02/small-but-perfectly-formed/</guid>
<description><![CDATA[Last week end I attended one of the loveliest book festivals in the UK: Small Wonder, THE short stor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-131" title="gardenvisitors" src="http://jbwuk.wordpress.com/files/2009/10/gardenvisitors.jpg?w=150" alt="gardenvisitors" width="150" height="100" />Last week end I attended one of the loveliest book festivals in the UK: <a href="http://www.charleston.org.uk/smallwonder/index.php">Small Wonder</a>, THE short story festival which takes place at <a href="http://www.charleston.org.uk/aboutus/">Charleston</a>, Vanessa Bell&#8217;s beautiful house, <img class="alignright size-thumbnail wp-image-133" title="barn" src="http://jbwuk.wordpress.com/files/2009/10/barn.jpg?w=150" alt="barn" width="150" height="100" />close to Lewes. So many things make it special: it&#8217;s location close to the Sussex coast and in the undecorated barn of the Bloomsbury set&#8217;s country home, the beautiful garden where one can wander, read, chat or nap during the leisurely one hour intervals between sessions and it&#8217;s very essence: it is THE only short story festival in the UK.</p>
<p>I&#8217;ve always loved the form, the tightness of a story that has to evoke a whole world or tell a full life in just a few pages. The French poet <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Charles_Baudelaire">Charles Baudelaire </a>said that writers wrote long stories only because they were incapable of writing short ones and <a href="http://www.salon.com/11/departments/litchat1.html">Grace Paley </a>said life is too short for writing anything longer than short stories. I&#8217;ve heard <a href="http://www.etgarkeret.com/">Etgar Keret </a>tell how everytime he would start a story, he would think that he was embarking on a long work of fiction, something on the scale of <em>Lord of the Rings</em>, to be done after just a few pages. One of my most exciting reads recently has been a small volume by <a href="http://www.davideagleman.com/Home.html">David Eagleman</a>, <em><a href="http://bookshop.blackwell.co.uk/jsp/id/Sum/9781847674272">Sum: 40 Tales from the Afterlife</a></em>, each one amazing and surprising in its depiction of the many possibilities awaiting us after we die.</p>
<p>I did not attend every event in the festival but the ones I did were thoroughly enjoyable. My first one was a reading from <em><a href="http://bookshop.blackwell.co.uk/jsp/id/Liver/9780140290578">Liver</a></em> by <a href="http://will-self.com/">Will Self </a>on top form. The beauty of a short story festival is t<img class="alignright size-full wp-image-132" title="liver" src="http://jbwuk.wordpress.com/files/2009/10/liver.jpg" alt="liver" width="100" height="142" />hat the length of the texts makes them suitable for reading out loud, something extremely pleasurable, especially by someone as gifted as Will, it takes us back to our childhood. It reminded me of <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Daniel_Pennac">Daniel Pennac</a>, the author of the <em>Belleville Quintet</em>, remarking that all too often once children know how to read on their own, they get deprived of that intimate moment with a parent, leading more than one child to reject the exercise altogether. This is why, as he explains in <a href="http://bookshop.blackwell.co.uk/jsp/id/Reads_Like_a_Novel/9780704370739"><em>Reads</em> <em>Like a Novel</em></a>, he used to read aloud to his secondary school pupils to reconnect them with the pleasure of stories and books. The Small Wonder evening ended with a late night event in a gorgeous Arabian tent I would have loved to go to if I did not think I would fall asleep on the scattered mattresses and cushions. Children&#8217;s books were to be read aloud, unashamedly taking the audience to its early years.</p>
<p>The next day would have felt like a marathon anywhere else than at Charleston. I was not the only person attending all the sessions. So was the lovely <a href="http://www.taniahershman.com/">Tania Hershman</a><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-134" title="9781844714759frcvr.qxd" src="http://jbwuk.wordpress.com/files/2009/10/thewhiteroadcover.jpg?w=97" alt="9781844714759frcvr.qxd" width="97" height="150" />, whose collection of short stories, <em><a href="http://www.jewishbookweek.com/new-books/h.php#TaniaHershman">The White Road</a></em>, I so enjoyed, and who came to JBW last year. She likes to start from a true story, often with a scientific slant. She is also the person who best captured the illusion of being fully bilingual and the trials of not living in one&#8217;s mother&#8217;s tongue.</p>
<p><a href="http://www.ericawagner.co.uk/">Erica Wagner</a> read a very funny story by Margaret Atwood and wondered at the reasons why the UK won&#8217;t give the same credentials to the short story as other English-speaking countries will. Since her days as Booker judge, she is still campaigning to include short story collections in the selection. Paradoxically <a href="http://www.contemporarywriters.com/authors/?p=auth03D29L044112635689">Alice Munro </a>who won the Man Booker International Prize cannot be entered for the Booker Prize in the UK! All too often the short story is considered just a stepping stone towards writing a &#8220;proper&#8221; long novel and many publishers will only publish collections after an author has made his or her mark. It was obvious there were many would be writers in the audience, some of whom had attended of the writing workshop, and this was reflected by the number of questions about the process of writing itself. (Which did not exclude the question to Will Self about his flamboyant shirt and why he had chosen to wear it&#8230;.).</p>
<p><a href="http://www.contemporarywriters.com/authors/?p=auth38">Esther Freud </a>read a powerful, partly autobiographical, story about a young writer&#8217;s visit to <a href="http://www.palfest.org/">PalFest</a>, the festival that takes writers to the West Bank. Earlier that week, I had gone to listen<img class="alignright size-thumbnail wp-image-135" title="strangers" src="http://jbwuk.wordpress.com/files/2009/10/strangers.jpg?w=98" alt="strangers" width="98" height="150" /> to human rights lawyer <a href="http://www.jewishbookweek.com/new-books/israel-middle-east.php#RajaShehadeh">Raja Shehadeh </a>at an event in London. His account of the  pain of living in Ramallah today was painful to listen to, the thwarted hopes, the huge gap between the two sides, each one dehumanising the other, made for a difficult experience. Still, as I told him, I hope that one day he will come and talk to the JBW audience. If festivals only exist to talk to one&#8217;s own, I don&#8217;t see the point of going on organising them.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-140" title="freedom" src="http://jbwuk.wordpress.com/files/2009/10/freedom.jpg?w=106" alt="freedom" width="106" height="150" />Going back to Small Wonder, <a href="http://www.a-l-kennedy.co.uk/">AL Kennedy </a>read a story part of <em><a href="http://www.amnesty.org.uk/books_details.asp?BookID=103#more">Freedom</a></em>, an anthology commissioned by <a href="http://www.amnesty.org.uk/">Amnesty International </a>to commemorate the Declaration of Human Rights. She gave us a lesson in putting oneself into somebody else&#8217;s shoes, not necessarily the most sympathetic person. It was the story of a young woman soldier in Iraq, inspired by the Abu Ghraib scandal, who finds herself transformed into a torturer. As always with AL Kennedy, the story was spare, funny and tragic all at once. I got a chance to chat to Alison afterwards and found out that she and our friend <a href="http://www.jewishbookweek.com/new-books/a.php#auslander">Shalom Auslander </a>with whom she did a session two years ago are still in touch and that he&#8217;s had a second son, Mazel Tov! Creating connections is another raison d&#8217;etre for festivals.</p>
<p><a href="http://bookshop.blackwell.co.uk/jsp/id/Chastened/9780701183660">Hephzibah Anderson</a>, <a href="http://www.kathylette.com/">Kathy Lette </a>and <a href="http://www.christopherfowler.co.uk/">Christopher Fowler </a>took part in a balloon debate in which each had to defend his own favourite story. I like the balloon debate format and one may appear at the next JBW. Something has to be thrown out of the plummeting balloon to help it regain altitude. The speakers battle it out to convince the audience that it is not their story or idea. <a href="http://www.online-literature.com/wellshg/#">HG Wells </a>won over the Kama Sutra and a story about a teenager&#8217;s efforts to have his first sexual experience. I&#8217;ll let you guess who was supporting which.</p>
<p><a href="http://www.contemporarywriters.com/authors/?p=auth82">Ben Okri </a>introduced us to his new invented form the Shoku, a mix between a short story and a haiku, a very short short story with a strange dream like quality. I told him the very exciting news (for us) that for the first time ever JBW would commission new writing and asked him whether he would agree to come, he was very encouraging and said that, if he could, he would gladly do. Indeed we are planning two events of unread and unheard before stories. The <img class="alignright size-thumbnail wp-image-141" title="esther" src="http://jbwuk.wordpress.com/files/2009/10/esther.gif?w=102" alt="esther" width="102" height="150" />first one will be our opening night, a Purim Spiel with a twist on the 27 Febuary and the following Saturday, an exercise on the flimsy line which separates fiction from non fiction. Watch this space to learn more about future developments and the names of participating writers.</p>
<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-136" title="fire gospel" src="http://jbwuk.wordpress.com/files/2009/10/fire-gospel.jpg?w=98" alt="fire gospel" width="98" height="150" /><a href="http://www.contemporarywriters.com/authors/?p=auth02A17N194012626467">Michel Faber </a>gave us an idea of the unbelievable treat it is to be given a new story. He first talked very movingly about his experience as a writer, his delusion after the huge success of <a href="http://bookshop.blackwell.co.uk/jsp/id/The_Crimson_Petal_and_the_White/9781841954318"><em>The Crimson Petal and The White</em> </a>and the discovery of the literary circus. This was followed by his powerlessness confronting the war in Iraq and the impotence of the writer at changing the world. As a result, he went through a dark period of reclusion. Having finally gone back to writing and accepted Diana Reich&#8217;s invitation (the magical force behind the festival), he felt it his duty to write a story which he introduced by saying that it may never be heard again or read anywhere as he had no intention of publishing a new collection any time soon. It was the moving story of a man whose marriage is falling apart but who is trying to at least salvage his relationship with his young daughter. It was just perfect, a real gift, all the more beautiful as it was totally unexpected. He then read us a hilarious excerpt from <em><a href="http://bookshop.blackwell.co.uk/jsp/id/The_Fire_Gospel/9781847672797">The Fire Gospel</a></em>, a book on the vacuous quest for literary fame and money, a short pastiche of some recent overblown bestsellers and a satire of religious fanatics and gullible believers.</p>
<p>I hope this will make you want to read more short stories and, if need be, reevaluate this underestimated genre. Against my strongest determination, I came back with a pile of new books to read I don&#8217;t know when. Small Wonder was also the occasion of the launch of a new website, <a href="http://www.spokenink.co.uk">Spoken Ink</a>, which will enable its subscribers to listen to the best new writing. Hopefully they will have convinced Michel Faber to include his story.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Novidade na Biblioteca - Mágoas na Escola]]></title>
<link>http://lerparacrer.wordpress.com/2009/10/02/novidade-na-biblioteca-magoas-na-escola/</link>
<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 11:27:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlos Pinheiro</dc:creator>
<guid>http://lerparacrer.wordpress.com/2009/10/02/novidade-na-biblioteca-magoas-na-escola/</guid>
<description><![CDATA[Autor: Daniel Pennac Editor: Porto Editora Páginas: 256 Tradutor: Isabel St. Aubyn Sinopse Em Mágoas]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_Bh4tn3MUo8U/SsG7yIe7CPI/AAAAAAAAAwQ/XQSOVMJ_lEU/s576/image0-112.jpg" title="Pennac" class="alignnone" width="371" height="576" /><br />
Autor: Daniel Pennac<br />
Editor: Porto Editora<br />
Páginas: 256<br />
Tradutor: Isabel St. Aubyn</p>
<p>Sinopse<br />
Em Mágoas da Escola, Daniel Pennac aborda os problemas da escola e da educação desde um ponto de vista insólito &#8211; o ponto de vista do mau aluno. Pennac, que foi ele próprio um péssimo estudante, analisa a figura do cábula outorgando-lhe a nobreza que merece e restituindo-lhe a carga de angústia e dor que inevitavelmente o acompanha.</p>
<p>Misturando recordações autobiográficas e reflexões acerca da pedagogia e das disfunções da instituição escolar, sobre a dor de ser um mau estudante e a sede de aprendizagem, sobre o sentimento de exclusão e o amor ao ensino, Daniel Pennac oferece-nos, com humor e ternura, uma brilhante e saborosa lição de inteligência.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pile ou face ?]]></title>
<link>http://commeuneevidence.wordpress.com/2009/09/28/pile-ou-face/</link>
<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 17:05:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Emma</dc:creator>
<guid>http://commeuneevidence.wordpress.com/2009/09/28/pile-ou-face/</guid>
<description><![CDATA[J&#8217;ai découvert l&#8217;excellent Daniel PENNAC à travers un de ses derniers livres : Chagrin d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[J&#8217;ai découvert l&#8217;excellent Daniel PENNAC à travers un de ses derniers livres : Chagrin d]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Livro da semana - O Olho do Lobo]]></title>
<link>http://lerparacrer.wordpress.com/2009/09/28/livro-da-semana-o-olho-do-lobo/</link>
<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 09:31:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carlos Pinheiro</dc:creator>
<guid>http://lerparacrer.wordpress.com/2009/09/28/livro-da-semana-o-olho-do-lobo/</guid>
<description><![CDATA[Em certo jardim, frente a uma jaula, um rapaz negro fita fixamente um lobo do Alasca que parece cego]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img alt="" src="http://lh6.ggpht.com/_Bh4tn3MUo8U/Sq4WoYLqr8I/AAAAAAAAAq0/3vWJ2Y1-BIA/s576/image0-95.jpg" title="O olho do lobo" class="alignnone" width="443" height="576" /><br />
Em certo jardim, frente a uma jaula, um rapaz negro fita fixamente um lobo do Alasca que parece cego de um olho. O rapaz passa ali horas, dias, sem que o lobo entenda tal curiosidade. Então, pelo olho do lobo desfila o seu passado no frio Alasca, a lembrança dos seus companheiros, as peripécias da sua vida aventurosa, cheia de perigos. E, através dos olhos do rapaz, surge-nos, igualmente, a sua vida africana: primeiro, no Norte árido; depois, no verde intenso da floresta tropical. Peripécias, também; perigos, também. São duas histórias bem diferentes, mas que se completam naquele jardim zoológico, quando o rapaz resolve irritar o lobo, e, para espanto da família e da medicina, se recusa a abrir um dos olhos. Mas tudo termina em bem, quando ambos (rapaz e animal) erguem as pálpebras cerradas, passando a ver o que os cerca com os dois olhos, como a vida merece ser vista.<br />
(recensão de António Couto Viana, 1996, in http://www.leitura.gulbenkian.pt)<br />
Título: O Olho do Lobo<br />
Autor: Daniel Pennac<br />
Ilustrações: Jacques Ferrandez<br />
Editora: Terramar</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Não tenho tempo para ler]]></title>
<link>http://letrasdespidas.wordpress.com/2009/09/21/nao-tenho-tempo-para-ler/</link>
<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 00:44:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Adriano Senkevics</dc:creator>
<guid>http://letrasdespidas.wordpress.com/2009/09/21/nao-tenho-tempo-para-ler/</guid>
<description><![CDATA[Inspirado no livro “Como um Romance”, de Daniel Pennac. Ninguém tem tempo para ler. A vida parece um]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Inspirado no livro “Como um Romance”, de Daniel Pennac.</em></p>
<p>Ninguém tem tempo para ler. A vida parece um entrave à leitura. Eu não tenho tempo para ler, você não deve ter, ninguém tem. Não existe um tempo para isso.</p>
<p>Porque o tempo para ler é sempre um tempo roubado, assim como o tempo para escrever, ou para amar (ninguém diz “vou amar hoje das cinco às seis”). Roubado do quê?</p>
<p>Roubado da obrigação de viver. Mas se ler é um gosto pessoal, fazer o que gosta também é uma obrigação. Posso ter milhares de tarefas, mas meu chefe não vai me impedir de terminar um romance.</p>
<p>A leitura, assim como o amor, não depende da organização da rotina, ela é uma maneira de ser. Não é um tempo que lhe é dado, mas é você que se entrega ou não a ele. É você que se oferece às felicidades da leitura.</p>
<p>As pessoas vivem dizendo que não tempo para as coisas, por isso nunca tentam. Quando se colocam mais coisas na rotina, ela se rearranja. Roube tempo para o que te satisfaz. Não espere o tempo vir, porque ele nunca virá.</p>
<p>Eu carrego o tempo para ler comigo. Ele está no meu bolso, na minha mochila, ou em cima da escrivaninha. No meio da aula, no caminho para casa ou deitado na cama, eu me usurpo ao me dedicar à leitura. Ler é uma transgressão.</p>
<p>Talvez por isso ninguém tenha tempo para ler.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La passione secondo Thérèse]]></title>
<link>http://alessandrarotondo.wordpress.com/2009/09/22/la-passione-secondo-therese/</link>
<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 22:29:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>MissStrongAle</dc:creator>
<guid>http://alessandrarotondo.wordpress.com/2009/09/22/la-passione-secondo-therese/</guid>
<description><![CDATA[-Lo ami, lo ami&#8230; come fai a sapere che lo ami, Thérèse? -Perché non posso leggere in lui. Non ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote><p>-Lo ami, lo ami&#8230; come fai a sapere che lo ami, Thérèse?<br />
-Perché non posso leggere in lui. Non ci vedo attraverso. <em>Vedo solo lui</em>.</p></blockquote>
<p style="text-align:right;"><em>La passione secondo Thérèse</em>,</p>
<p style="text-align:right;">Daniel Pennac</p>
<h6 style="text-align:left;">[Come se gli occhi si rifiutassero di andare oltre, sì.]</h6>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[O CASO CESARE BATTISTI - 2]]></title>
<link>http://escritorluiznazario.wordpress.com/2009/09/20/o-caso-cesare-battisti-2/</link>
<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 04:43:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luiz Nazario</dc:creator>
<guid>http://escritorluiznazario.wordpress.com/2009/09/20/o-caso-cesare-battisti-2/</guid>
<description><![CDATA[Cesare Battisti: criminoso hábil que zomba da Justiça. Entre os teóricos do Direito que não crêem na]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="mceTemp mceIEcenter">
<dl class="wp-caption aligncenter">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-548" title="BATTISTI 4" src="http://escritorluiznazario.wordpress.com/files/2009/09/battisti-41.jpg" alt="Cesare Battisti: &#34;... um criminoso hábil que zomba do Direito...&#34;" width="330" height="245" /></dt>
<p>Cesare Battisti: criminoso hábil que zomba da Justiça.</p>
</dl>
</div>
<p style="text-align:right;"><em>Entre os teóricos do Direito que não crêem na democracia liberal, Carl Schmitt, afirma: “[...] Todo o direito tem a sua origem no direito do povo à vida. Toda a lei do Estado, toda a sentença judicial contém apenas tanto direito quanto lhe aflui dessa fonte. O resto não é direito, mas um ‘tecido de normas positivas coercitivas’, do qual um criminoso hábil zomba”. Ou seja, para Schmitt, as conquistas jurídicas humanistas das luzes não valem, porque delas o delinqüente inteligente pode zombar.</em></p>
<p style="text-align:right;"><strong>Tarso Genro</strong>, Processo nº. 08000.011373/2008-83, no arrazoado para a concessão de <em>status</em> de refugiado político a CESARE BATTISTI, citando: SCHMITT, Carl. O Führer protege o Direito, apud: MACEDO JÚNIOR, Ronaldo Porto. <em>Carl Schmitt e a fundamentação do Direito</em>. São Paulo: Max Limonad, 2001, p. 221.<em> </em></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Os “anos de chumbo”</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Enquanto, na América Latina, guerrilheiros treinados em Cuba tentavam implantar o comunismo à força a povos que viviam sob frágeis democracias, só conseguindo implantar ditaduras que passavam a dizimá-los, na Itália e na Alemanha os radicais  traídos pelos Partidos Comunistas depois de 1968, incapazes de refletir sobre seus próprios erros, adotavam a luta armada para “derrubar o capitalismo”. Os pensadores da esquerda – Pier Paolo Pasolini, Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Herbert Marcuse – condenavam o terrorismo tanto quanto os abusos do Estado na sua repressão, mas o baixo clero esquerdista, formado na subcultura totalitária, petrificava-se na luta armada contra democracias que não passavam a seus olhos de “ditaduras de classe”. Na Itália, a onda de terror iniciou-se em dezembro de 1969, com o atentado na Piazza Fontana, em Milão, que matou dezessete pessoas e feriu centenas. Mais de 100 grupelhos armados, de esquerda e direita, adotaram a manipulação e a violência como métodos válidos para alcançar suas sempre indefinidas utopias.</p>
<p style="text-align:justify;">Em 1973, na Itália, os comunistas Enrico Berlinguer e Giorgio Napolitano e o democrata-cristão Aldo Moro firmaram um “compromisso histórico” contra a sabotagem das democracias pelo extremismo de direita e de esquerda, contrários tanto ao neoliberalismo quanto ao eurocomunismo, que trocara o modelo soviético da “ditadura do proletariado” pela alternância no poder através de eleições livres. Em cerca de dois mil atentados, cometidos até 1977, os grupelhos deixaram um saldo de 170 mortos, obrigando o Parlamento a votar leis de emergência, que passaram a servir aos terrororistas para justificarem a luta armada contra o “terrorismo de Estado” e, assim, escapar da Justiça. Para Contardo Calligaris, os terroristas seriam “adolescentes enlouquecidos que queriam vidas e mortes ‘extraordinárias’. Atiravam em sindicalistas e comerciantes ou colocavam bombas nos trens para acabar com a ‘normalidade’ cotidiana que receavam para seu próprio futuro; e juravam que era para lutar contra a opressão do Estado”. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn1">[1]</a>  Mas esse terror colorido de “romantismo” nada tinha  de romântico: era criminalidade pura, ódio totalitário sem qualquer amor à verdade, à liberdade, à justiça, ou seja, à política no sentido nobre do termo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Os crimes atribuídos a Cesare Battisti</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nascido em 1954, Cesare Battisti iniciou sua carreira criminosa em 1972 ao consumar um furto qualificado em Frascati. Em 1974, foi processado por lesões corporais dolosas; neste ano, em Sabaudia, realizou roubo qualificado e seqüestrou uma pessoa incapaz, obrigando-a, com violência, a servi-lo sexualmente. Em 1977, foi preso em flagrante por furto. Na prisão, conheceu o terrorista Arrigo Cavallina, e decidiu ingressar no grupo Proletários Armados para o Comunismo (PAC), que este liderava com Sebastiano Masala, formado em fins de 1977 com dissidentes das Brigadas Vermelhas, contra a adoção do regime de segurança máxima nos cárceres italianos. O PAC decidira eliminar os “fascistas ” que ousavam “fazer justiça com as próprias mãos ”, ou seja, que reagiam aos métodos revolucionários das<em> </em>suas “expropriações”, necessárias à sobrevivência dos membros do grupo,  liberados da cruel exploração do trabalho na podre sociedade capitalista para se dedicarem ao crime em tempo integral. Os comerciantes que ousassem ferir ou matar os revolucionários que iam honestamente assaltar seus caixas seriam, pois, executados por justa causa. Igual sentença de morte recebiam os policiais acusados de “torturas” por tratar mal os revolucionários na prisão. Em quatro desses assassinatos revolucionários assumidos pelos PAC, Cesare Battisti envolveu-se pessoalmente:</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>6 de junho de 1978</strong>: numa emboscada de rua na frente da cadeia de Udine, o coronel Antonio Santoro, comandante da polícia penitenciária, acusado pelos PAC de ser um “torturador”, foi morto a tiros. Na emboscada, Battisti e Enrica Migliorati ficaram abraçados por cerca de dez minutos a alguns metros de distância do portão do prédio de Santoro enquanto Pietro Mutti e Claudio Lavazza esperavam no carro a chegada da vítima. Battisti destacou-se então da Migliorati e aproximou-se correndo de Santoro, ferindo-o com um tiro nas costas e liquidando-0 em seguida com mais dois tiros quando a vítima já se encontrava no chão <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn2">[2]</a>. O assassinato foi reivindicado pelos PAC nestes termos: <em>O Estado usa a cadeia como uma ameaça contra qualquer tipo de divergência, de obtenção de renda por outros meios, de conflito de classe. E para readquirir o controle dos presídios, isola a faixa mais combativa [dos prisioneiros proletários], o que acarreta seu aniquilamento. Precisamos deter esse projeto, reforçando nossa prática comunista, concretizando-a em armamentos e em contrapoder</em>. [...] Segundo a ficha da polícia, Santoro teria sido morto por “demorar em oferecer atendimento médico a outro militante do grupo, que se machucara jogando futebol na cadeia” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn3">[3]</a>. Em suas memórias, Battisti alega ter se convertido em “pomba” avessa à violência após este crime, que o teria contraposto ao amigo íntimo, o operário Pietro Mutti, “falcão” do PAC. Afastado do grupo, ele teria desde então renunciado à luta armada <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>16 de fevereiro de 1979</strong>: perto de Mestre, em Caltana di Santa Maria di Sala, na região de Veneza, por volta das 16h50, dois indivíduos de sexo masculino com barba e bigodes postiços entraram no açougue de Lino Sabbadin, que pouco antes havia reagido a um assalto, matando o assaltante, tendo sido então condenado à morte pelos PAC por ser considerado “assassino” e “fascista”. Um dos dois homens, depois de certificar-se ser aquele mesmo o Sabbadin, retirou uma pistola da bolsa que carregava e desferiu-lhe dois tiros, fazendo o açougueiro cair sobre o estrado atrás do balcão, onde trabalhava; imediatamente o executor disparou mais dois tiros na vítima já em terra, consumando a liquidação. As investigações estabeleceram a identidade dos dois assasssinos: Cesare Battisti e Diego Giacomini <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn6">[6]</a>, sendo que Battisti deu cobertura, como vigia, enquanto Giacomini executava o açougueiro.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>16 de fevereiro de 1979</strong>: em Milão, às 15h00, Pierluigi Torregiani caiu vítima de uma emboscada enquanto se dirigia a pé para sua joalheria, em companhia de seus dois filhos menores. Ele fora condenado à morte pelos PAC por ter reagido, a 22 de janeiro de 1979, ao assalto de dois terroristas, matando um deles, Orazio Daidone, quando jantava no <em>Il Transatlantico </em>com amigos e um guarda-costas; no tiroteio, o cliente<strong> </strong>Vincenzo Consoli morreu e outro ficou ferido. Quando os PAC emboscaram Torregiani, considerado o “xerife do bairro”, ele tentou novamente defender-se e, por acidente, atingiu o próprio filho,<strong> </strong>Alberto Torregiani, que se tornou paraplégico<strong> </strong>para o resto da vida. Neste dia, Battisti encontrava-se em Mestre, participando da “execução” de Sabbadin, mas  as duas ações homicidas foram decididas em conjunto numa série de reuniões na casa de Mutti e de Bergamin, durante as quais Battisti teria insistido na <em>necessidade inevitável das ações homicidas </em><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn5">[5]</a> executadas no mesmo dia e unitariamente reivindicadas. Neste caso, Battisti foi qualificado como co-organizador do crime.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>19 de abril de 1979</strong>: em Milão, às 14h00, o agente de Polícia de Estado Andrea Campagna, membro da DIGOS, com funções de motorista, depois de ter visitado a namorada, com quem sempre almoçava, preparava-se em companhia do futuro sogro para pegar seu carro estacionado à via Modica, para acompanhá-lo até sua loja de sapatos de via Bari. Foi então interceptado por um jovem desconhecido, que apareceu de repente detrás de um carro estacionado ao lado do carro do policial e desferiu-lhe, em rápida sucessão, cinco tiros de pistola. Battisti foi o executor material deste homicídio, enquanto uma segunda pessoa o esperava a bordo de um Fiat 127 roubado e utilizado para a fuga <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn7">[7]</a>. O policial havia sido “condenado à morte” pelos PAC depois de ser julgado como “torturador”. Os defensores de Battisti argumentam vagamente sobre esse assassinato que “uma testemunha ocular descreveu o agressor como um barbudo louro, medindo 1,90m. Battisti é moreno e tem 1,70m”. Não especificam qual dos dois envolvidos no crime é o “agressor”, nem se usavam perucas e barbas postiças, como no assassinato de Sabbadin.</p>
<p style="text-align:justify;">Battisti foi preso em 1979<strong> </strong>durante as investigações do assassinato do joalheiro, numa batida ao<strong> </strong>Coletivo Autônomo de La Barona, em Milão. No apartamento onde vivia com outros delinqüentes foram encontradas armas que, segundo os defensores de Battisti, “nunca haviam sido disparadas”. Em 1981, Battisti contou com uma ação armada de seus companheiros do PAC, que renderam seus carcereiros, permitindo-lhe fugir da prisão. Em 1982, Pietro Mutti foi capturado e decidiu beneficiar-se com o programa de “delação premiada”. Ele apontou Battisti como membro da cúpula que deliberava sobre assaltos e execuções, que decidia que autoridades deveriam ser atingidas com tiros nas pernas como punição, além de ser seu parceiro nos crimes cometidos. Pietro Mutti também revelou as ligações entre os terroristas italianos e os terroristas palestinos: a OLP de Yasser Arafat teria fornecido às Brigadas Vermelhas “três fuzis AK47, 20 granadas, duas metralhadoras FAL, três revólveres, uma carabina para franco atirador, 30 kg de explosivos e 10 mil detonadores”. A Frente Popular também teria negociado armas com a OLP em 1979, através do negociante de armas Maurizio Follini, que, segundo Armando Spataro, seria militante dos PAC. O procurador Carlo Mastelloni desejava aprofundar as investigações sobre esss ligações e chegou a convocar Arafat para uma audiência &#8211; ele não compareceu.</p>
<p style="text-align:justify;">Além do depoimento de Mutti testemunhou contra Battisti a companheira de luta armada Maria Cecília, que contou, em juízo, que ele, após ter matado Santoro, segredou-lhe sem remorsos a sensação de dar cabo de uma pessoa. Também a família de terroristas Fantone, composta por Sante, a mulher Ana e a sobrinha Rita, testemunharam contra Battisti <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn8">[8]</a>. Condenado à revelia pelos quatro assassinatos à prisão perpétua (“ergastolo”) <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn9">[9]</a>, Battisti refugiou-se na França, depois seguiu para o México, retornando em 1990 à França, onde vigorava a doutrina do Presidente François Mitterand <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn10">[10]</a> de concessão de asilo a terroristas que, a despeito de seus delitos de sangue, se comprometessem a abdicar da luta armada. Com o fim da era Mitterrand, quando as autoridades francesas acataram a ordem de detenção internacional emitida pela Itália, o filósofo Bernard-Henri Lévy, Daniel Pennac e outros intelectuais do Partido Verde, além do escritor Gabriel García Márquez, moveram uma campanha “progressista” a favor da não extradição de Battisti.</p>
<p style="text-align:justify;">Essa campanha foi encabeçada pela escritora policial Fred Vargas, que se gabou de ter estudado por dez anos a propagação da peste na Idade Média, “um trabalho no qual não se pode errar sequer por um bacilo” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn11">[11]</a>, seja lá o que isso signifique. Ela assim garante ao mundo saber mais que a Justiça italiana sobre os processos de Battisti, que ela estudou com a obsessão (e a parcialidade) de uma louca apaixonada: primeiro pela Peste, depois por Battisti. Vargas e outros defensores do ex-terrorista Battisti afirmam que ele “não cometeu nenhum crime” e seu julgamento foi<em> </em>“uma farsa”. Também Marina Petrella, das Brigadas Vermelhas, encontrou refúgio na França <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn12">[12]</a> depois de condenada, em 1993, por participar em 1978 do seqüestro e assassinato após 55 dias de cativeiro de Aldo Moro, então Primeiro-Ministro da Itália. Mas em 2007 o Tribunal de Versailles concedeu a extradição de Petrella, que entrou para a clandestinidade, até ser localizada em 2008 numa barreira de fiscalização da polícia rodoviária. Foi levada à prisão, mas logo transferida a um hospital devido ao seu precário estado de saúde. Após assinar a extradição, o Presidente Nicolas Sarkozy foi pressionado pela primeira-dama Carla Bruni e sua irmã Valeria Bruni-Tedeschi a solicitar ao Presidente italiano, Giorgio Napolitano, concessão de graça por “razões humanitárias”. O caso foi reconsiderado, e a extradição suspensa. Em 2004, temendo a extradição, Battisti fugiu da França para a nova Meca dos ex-terroristas italianos: o Brasil, onde já haviam obtido asilo político, em decisões contrárias aos pedidos de extradição pela República Italiana:</p>
<p style="text-align:justify;">1. Achilles Lollo, membro do Poder Operário, preso em 1993 a pedido da Itália, acusado de homicídio culposo por ter infiltrado cinco litros de gasolina sob a porta da casa do varredor de ruas Mário Mattei, pai de seu amigo de infância Virgílio, do bairro romano de Primavalle, e ateado fogo. O incêndio criminoso matou toda a família: o casal Mário e Anna Maria e seus cinco filhos: Sílvia, Antonella, Gianpaolo, Virgilio e Stefano Mattei. Lollo também ateou fogo no carro de Marcello Schiavoncin e incinerou Perchi Gualtiero. Todos os anos, os moradores do bairro reúnem-se para orar pelas vítimas do chamado Rogo di Primavalle (Incêndio de Primavalle). As crueldades de Lollo levaram o Poder Operário a dar fim às suas ações <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn13">[13]</a>. Refugiado no Brasil, onde o STF negou ao governo italiano o pedido de sua extradição, com sua pena de 18 anos de prisão extinta em 2005, Lollo, depois de flertar com o PT, foi um dos ideólogos do PSOL, de Heloísa Helena. Vive em Botafogo, realizando “documentários de conteúdo progressista”, como <em>Brasileiros em Cuba</em>, que<em> </em>inaugurou o cineclube da Casa da América Latina, núcleo que reúne militantes do Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST), dos Círculos Bolivarianos e outros grupelhos de esquerda. 2. Luciano Pessina, ex-membro da Autonomia Operária, acusado na Itália de roubo e participação em grupo armado, conseguiu reverter sua extradição no STF em 1996, abrindo no Rio de Janeiro o restaurante Osteria Dell’Angolo e formando largo círculo de amizade na classe intelectual e artística. 3. Pasquale Valitutti, hoje vivendo numa comunidade de anarquistas próxima ao município de Curitiba. 4. Pietro Mancini, naturalizado brasileiro, condenado na Itália por subversão e assassinato, criou a Studio Line-Baribrá no Rio de Janeiro e recebeu R$ 1,5 milhão para produzir a campanha do deputado federal Fernando Gabeira (PV-RJ) à Prefeitura do Rio em 2008. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn14">[14]</a> Além destes ex-terroristas de esquerda, um ex-terrorista de direita refugiou-se no Brasil: Pierluigi Bragaglia, condenado a 12 anos de prisão por subversão, assalto, roubo a bancos e associação a grupo armado, membro da organização neofascista Núcleo Armado Revolucionário (NAR), responsável pela morte de 128 pessoas em quatro anos <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn15">[15]</a>. Segundo Maierovitch, Tarso Genro também ofereceu o <em>status</em> de “refugiado político” a Bragalia, que declarou preferir voltar extraditado à Itália e cumprir sua pena.</p>
<p style="text-align:justify;">A 1° de março de 2007, Battisti foi identificado pela Polícia Federal quando se refrescava num quiosque de Copacabana. Vivendo já há algum tempo clandestinamente no Rio de Janeiro, ele mantinha encontros secretos com Fernando Gabeira num café de Ipanema. “Também fui refugiado político na Europa, e recebido por pessoas que me ajudaram”, declarou Gabeira, referindo-se ao seu exílio durante a ditadura (1964-1985), negando que tivesse dado abrigo a Battisti, já que o cidadão tem o direito de “não denunciar”, mas a lei 6.815/80 qualifica o ato de ocultar estrangeiro clandestino como crime passível de um a três anos de cadeia <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn16">[16]</a>. O então Primeiro-Ministro italiano, Romano Prodi, cujo governo era integrado pelo Partido da Refundação Comunista (PRC) e pelo Partido Comunista Italiano, declarou-se satisfeito com a operação conjunta das polícias brasileira, italiana e francesa, que permitiu a detenção de Battisti no Presídio da Papuda, em Brasília. O Ministro da Justiça italiano, Clemente Mastella, expressou seu desejo de que o detento fosse logo extraditado. A esquerda italiana, que chegou a defender Renato Curcio (fundador das Brigadas Vermelhas) e Adriano Sofri (líder da Lotta Continua), distancia-se dos terroristas que não demonstram arrependimento, como é o caso de Battisti, que não assumiu os crimes de que foi acusado, afirmando inocência, escapando da Justiça e se ausentando dos julgamentos sem a preocupação de constituir, segundo alega, advogados para sua defesa.</p>
<p style="text-align:justify;">Assim, a 18 de janeiro de 2008, ao ser interrogado para o Processo de Extradição, o extraditando negou a autoria dos crimes pelos quais foi condenado: “à época em que foram cometidos, já teria se desligado do grupo político responsável por tais atos. Alega, ainda, que se tratava de período conturbado da história italiana, conhecido como “anos de chumbo”; que não esteve presente a qualquer ato do processo, não tendo sequer constituído advogado; que houve um simulacro de defesa; que nunca outorgou mandato a qualquer advogado para defendê-lo perante a Justiça italiana; que viveu na França durante quatorze anos, onde teve a nacionalidade deferida em 2003; que aquele país negou, inicialmente, o pedido de extradição formulado pela Itália, mas o processo foi reaberto por motivo de perseguição política, por ocasião do último processo eleitoral francês, haja vista que o extraditando era ligado à candidata derrotada Ségòlene Royal; que escolheu o Brasil para se refugiar, por saber que neste país é vedada a extradição por crimes políticos”. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn17">[17]</a></p>
<p style="text-align:justify;">Além dessas angelicais alegações de inocência, incluindo total alienação em relação aos processos que tramitavam em várias cortes, com alegada recusa de ser defendido por seus advogados (que no Brasil foram um batalhão: Luiz Eduardo Greenhalgh, Suzana Angélica Paim Figuerêdo, Georghio Alessando Tomelin, Rosa Maria Assef Gargiulo, Luís Roberto Barroso e Renata Saraiva), o extraditando apresentou defesa escrita alegando “defeito de forma dos documentos que fundamentam o pedido de extradição; violação ao devido processo legal e à ampla defesa, por ter sido revel em processo de competência do Tribunal do Júri, além do que a condenação teria como base apenas a confissão de um ex-integrante da facção política responsável pelos atentados; e a natureza política dos atos em razão dos quais houve a condenação”. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn18">[18]</a></p>
<p style="text-align:justify;">Em seu parecer, o Procurador-Geral da República, Antonio Fernando Barros e Silva de Souza, tendo recebido a documentação dos processos da Itália, com as devidas traduções pela via diplomática, não constatou nenhum “vício de forma”, como alegado pelo extraditando. Observou que um julgamento à revelia não impedia a extradição, conforme o artigo 5, alínia <em>a</em>, do Tratado de Extradição vigente entre Brasil e Itália. O processo garantiu o direito de defesa ao acusado, incluindo o direito de recorrer, por meio do qual se conseguiu anular o primeiro julgamento referente a um dos fatos, confirmado em segunda condenação pelo Júri Popular. Tampouco caberia no caso a prescrição da pena, uma vez que, segundo o Código Penal brasileiro, ela se daria apenas em 2011 e 2013.</p>
<p style="text-align:justify;">Mas o relatório patina ao enveredar no campo ideólogo, tentando definir o “crime político”, quase se perdendo na distinção capciosa que alguns juristas fazem entre “delitos políticos puros” (afrontamento ideológico das leis de segurança) e “delitos políticos relativos” (crimes comuns motivados politicamente). Ora, os primeiros não são atos criminosos em si, mas somente em relação ao código legal de uma ditadura que os define como tal. Já os segundos são crimes comuns que só se justificariam como “políticos” sob ditaduras que houvessem suprimido os direitos humanos. O único “delito político puro” sob regime democrático seria o atentado terrorista. Esses são crimes comuns com <em>alegadas motivações políticas</em>, mas essas alegadas motivações <em>não são reais nem concretas</em>, e sim puramente subjetivas e fantasiosas, ao contrário dos atentados terroristas cometidos contra ditaduras, objetivamente configuradas como tal, e que são até certo ponto justificáveis.</p>
<p style="text-align:justify;">Os atentados terroristas sob regimes democráticos são <em>crimes comuns terroristas totalitários com alegadas motivações políticas</em>, incomparáveis aos atentados terroristas com objetivos de libertação nacional, cometidos sob ditaduras, sob um Estado ocupado por outro ou sob regimes <em>apartheid </em>de supressão de direitos humanos da população local. Faz parte das alegações do criminoso comum terrorista totalitário fantasiar o regime democrático que combate como ditadura, Estado ocupado por outro Estado, regime <em>apartheid</em>, para dar aos seus atentados a aura do heróico “crime político” atribuído historicamente aos movimentos de resistência, que só assumem a prática terrorista na completa ausência de canais democráticos de ação política. Os criminosos comuns terroristas totalitários acusam seus “inimigos” do “fechamento” desses canais, como se as vias diplomáticas, a liberdade de imprensa, os direitos de manifestação e da ação parlamentar dos partidos de oposição não existissem no Estado democrático que combatem, fantasiado como uma ditadura imaginária e subjetiva. Donde a necessidade de violenta propaganda para convencer a todos de que sua causa é a de um romântico “criminoso político” e não a de um frio criminoso comum terrorista totalitário.</p>
<p style="text-align:justify;">Os juristas caem freqüentemente na armadilha do conceito de “crime político relativo”. Assim, no Processo de Extradição do ex-terrorista italiano  Luciano Pessina, relatado pelo Ministro Sydney Sanches, deixou-se assentado que: “[...] A segunda condenação imposta ao extraditando foi, também, por crime político, consistente em participação simples em bando armado, de roubo de armas contra empresa que as comercializava, de roubo de armas e de dinheiro contra entidade bancária, fatos ocorridos em 12.10.1978. Tudo ‘com o fim de subverter violentamente a ordem econômica e social do Estado italiano, de promover uma insurreição armada e suscitar a guerra civil no território do Estado, de atentar contra a vida e a incolumidade das pessoas para fins de terrorismo e de eversão da ordem democrática’. Essa condenação não contém indicação de fatos concretos de participação do extraditando em atos de terrorismo [...]. Não [...] se apontam com relação ao paciente fatos concretos característicos da prática de terrorismo, ou de atentados contra a vida ou a liberdade das pessoas [...] é evidente a preponderância do caráter político dos delitos, em relação aos crimes comuns”.</p>
<p>Outro precedente foi a recusa de extraditar um suposto participante da invasão do quartel de La Tablada, na Argentina. O relatório do Ministro Sepúlveda Pertence deixou assentado que “o roubo de veículo empregado na invasão do quartel, as privações de liberdade, lesões corporais, homicídios e danos materiais, mesmo que considerados crimes diversos, ‘estariam contaminados pela natureza política do fato principal conexo (&#8230;) de modo a constituírem delitos políticos relativos’ <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn19">[19]</a>. O STF recusou igualmente extraditar o ex-terrorista italiano Pietro Mancini, pois, segundo o relatório do Ministro Marco Aurélio, “a exposição dos fatos delituosos atribuídos a Pietro Mancini bem revela a conotação política que os revestiu”. Ou seja: “no curso de uma manifestação convocada por grupos de extrema esquerda, mascarado e fazendo uso de armas e de garrafas incendiárias [causou] a morte do vice-brigadeiro Custrà, que foi atingido à cabeça por um projétil de arma de fogo [e feriu] dois outros agentes e de um civil”.</p>
<p>Para o Procurador-Geral da República, Antonio Fernando de Souza, a análise desses precedentes demonstra que a motivação política dos fatos não autoriza, por si só, a classificação dos crimes como políticos. Considerou, num dos casos, não haver indicação de participação do extraditando em ações terroristas, ainda que engajado num grupo terrorista e participante de atos com objetivos terroristas; em outro, que os homicídios e lesões causadas pelo extraditando diluíam-se num evento de “inegável caráter político”. No terceiro caso, a morte do vice-brigadeiro e as lesões a outros indivíduos aconteceram por ocasião de manifestação organizada por grupos de extrema esquerda, em confronto com a Polícia, caracterizando “crime político relativo”.  Essas confusas considerações em torno do “crime político relativo” levaram o relator a considerar que, no caso de Battisti, “[...] ficou bem caracterizada a existência de um movimento político [...]. Os crimes verificados decorreram da formação do movimento denominado Autonomia Operária Organizada. O pano de fundo [...] mostrou-se como sendo a atividade de um grupo de ação política, desaguando em práticas criminosas que, isoladamente, poderiam ser tidas como comuns.” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn20">[20]</a>.  Contudo, mais adiante o mesmo relator conclui que os crimes de Cesare Battisti, ainda que guardem certa motivação política, não estariam dentro de um contexto político que os absorveria; e ele ceifou vidas de civis e de autoridades indefesas.</p>
<p>O conceito de “crime político relativo” leva a um beco sem saída jurídico, a uma confusão que só beneficia os criminosos, jamais  as vítimas: daí tantas concessões de refúgio político a frios e cruéis delinqüentes que dão plena vazão aos seus instintos anti-sociais e homicidas dentro de movimentos políticos extremistas, podendo, mesmo deixando um rastro de  mortos e feridos, gozar a vida em liberdade, como prestigiados refugiados políticos, perseguidos por ditaduras imaginárias, numa zombaria do Direito. Assim, em dezembro de 2008, o ex-ideólogo das Brigadas Vermelhas, Antonio Negri, preso em 1979, condenado por subversão, retornado voluntariamente em 1997 à Itália, onde cumpriu pena até 2003, dirigiu ao Ministro da Justiça do Brasil, Tarso Genro, uma carta solicitando o impedimento da extradição de Battisti alegando “clima de perseguição política na Itália” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn21">[21]</a>. Ao ser entrevistado pela <em>Folha de S. Paulo</em>, o ex-terrorista Luciano Pessina usou a mesma expressão, especificando que o “clima de perseguição política na Itália” era devido à “intransigência dos comunistas” e ao “ódio dos católicos”, que incitariam “as famílias das vítimas a não perdoarem os crimes do passado, a não esquecer”. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn22">[22]</a></p>
<p>Teve início a violenta campanha de propaganda pela libertação de Battisti, “injustamente acusado de crimes que jamais cometeu”, embora ele afirmasse ter cometido “crimes políticos”, pelos quais estaria sendo “perseguido”, o que significa ter cometido crimes comuns terroristas totalitários, sendo justamente perseguido pela Justiça, da qual escapou incólume. Dando, contudo, ouvido aos ex-terroristas e não à Justiça italiana, Tarso Genro, sem nenhuma base jurídica, depois de reunir-se com o Presidente Lula e com a ministra-chefe da Casa Civil, Dilma Rousseff, ex-participante da luta armada sob a ditadura, assinou a concessão do prestigioso <em>status</em> de <em>refugiado político</em> a Cesare Battisti, refutando a decisão técnica embasada do CONARE e sem esperar o julgamento do STF, temendo parecer favorável à extradição do Procurador-Geral da República, Antonio Fernando de Souza, que de fato concluiu: “[...] o simples móvel político não autoriza a prática de homicídios premeditados e de violência contra quem quer que seja, de modo que o elemento subjetivo exclusivamente não legitima a classificação dos fatos como crimes políticos. Os homicídios que fundamentam este pedido de extradição parecem marcados por certa frieza e desprezo pela vida humana, o que contrasta com o caráter nobre de uma ação política voltada para reformas no Estado. [...]<em> </em>Em vista de tais fundamentos, não se afiguram suficientes para caracterizar tais delitos como políticos  [...]. Conclui-se, portanto, à luz do princípio da preponderância, contido no art. 77, §1°, da Lei n° 6.815/80, que os quatro homicídios caracterizaram-se como crimes comuns, e por isso são passíveis de extradição [...].  Ante o exposto, manifesto-me pelo <strong>deferimento </strong>do pedido de extradição <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn23">[23]</a>. Mais tarde, afirmou ter tomado a decisão “mais difícil de minha vida”<a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn24">[24]</a>. Em entrevista à TV Estadão, ao comentar sobre a dificuldade que teve de tomar essa decisão, confirmou o caráter “terrorista” das atividades pelas quais Cesare Battisti foi condenado na Itália: “Sempre deplorei esse tipo de atividade política, atentados pessoais, terrorismo, violência armada. Eu, na verdade, contrariei minha tradição política.”</p>
<p>Antes de contrariar sua tradição política, que incluía uma incursão, no início dos anos de 1980, no clandestino Partido Revolucionário Comunista (PRC), Tarso concluiu, após ouvir o ex-deputado petista Luiz Eduardo Greenhalg, um dos advogados de Battisti, que: 1. Battisti não poderia ter cometido dois assassinatos quase na mesma hora do mesmo dia em cidades separadas por centenas de quilômetros.<em> </em><strong>Mentira</strong><em>: segundo a Justiça italiana, Battisti não foi o executor material de um desses homicídios, mas condenado como co-idealizador e co-organizador do atentado do PAC; no outro, ele assumiu o papel de vigia para dar cobertura a um companheiro enquanto este assassinava a vítima escolhida. É por má-fé que os defensores de Battisti alegam constantemente contra os “erros” da Justiça italiana que “ele não poderia estar em dois lugares ao mesmo tempo”, já que a Justiça italiana nunca atribiu esse poder a Battisti. </em>2. Uma perícia francesa teria concluído que a procuração do advogado que representava Battisti na Itália no julgamento de 1993 foi falsificada. <strong>Dúvida</strong><em>: Se houve falsificação da procuração do advogado de Battisti, quem é o autor dela? Não seria o próprio Battisti, conhecido por suas falsificações de documentos, quem forjou uma falsa assinatura na sua procuração, para alegar depois “irregularidades no processo”?</em> 3. Quem acusou Battisti dos homicídios foi apenas um companheiro que aceitou uma oferta de delação premiada e mudou de identidade. <strong>Mentira</strong>: o <em>Juiz Pietro Forno confirmou a condenação de Battisti  com base nos depoimentos de Maria Cecilia “Barbetta”, Enrico “Pasini Gatti”, Marco “Barbone”, Maurizio “Ferrandi”, Santo “Fatone”, Marco “Donat-Cattin”, Antonio “Cavallina”, Maurizio “Mirra”, Giuseppe “Memeo” e Marina “Premoli”, ex-integrantes do PAC e Prima Línea. Sobre a morte de Campagna testemunhou, contra Battisti, o companheiro Santo “Fatone”: “A preparação do homicídio foi efetuada pelos companheiros que ficaram em Milão, ou seja, Battisti, Memeo, Lavazza, Bergamin e La Marelli”. Os depoimentos foram corroborados por investigações da polícia realizadas logo após o delito e por relatos prestados por testemunhas inquiridas na imediação dos fatos. Os dados colhidos coincidem com o depoimento de Mutti.  </em>4. Quaisquer tenham sido os delitos praticados por Battisti, eles foram políticos — e a tradição brasileira, nesses casos, é de dar asilo. <strong>Mentira</strong>: Battisti não cometeu delitos políticos, mas de sangue, crimes comuns. Battisti beneficiou-se, além disso, em todas as fases de seu longo processo, da defesa de advogados por ele escolhidos. Por isso a Corte Européia de Direitos Humanos, em Estrasburgo, confirmou a extradição em 12 de dezembro de 2006 <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn25">[25]</a>. 5. O Brasil não extradita fugitivos condenados em seus países ou à morte, ou à prisão perpétua. <strong>Dúvida</strong>: <em>para que serviriam então os tratados bilaterais de extradição?</em></p>
<p>Escorado em pareceres do jurista Dalmo Dallari, do senador Eduardo Suplicy e do Ministro da Secretaria de Direitos Humanos, Paulo de Tarso Vannuchi, ex-preso político sob a ditadura militar, quando integrava o grupo Aliança Libertadora Nacional (ALN), Tarso Genro golpeou o governo italiano concedendo ao criminoso Battisti <em>status</em> de <em>refugiado político</em>. Seu processo de extradição foi arquivado e a Polícia Federal foi proibida de comentar o caso. Em sua justificativa, Genro adotou o argumento dos ex-terroristas: “Por motivos políticos o Recorrente envolveu-se em organizações ilegais [...]. Por motivos políticos foi abrigado na França e também por motivos políticos [...] decidiu, mais tarde, voltar a fugir. Enxergou o Recorrente, ainda, razões políticas para os reiterados pedidos de extradição Itália-França [...] vinculadas à situação eleitoral francesa. O elemento subjetivo do ‘fundado temor de perseguição’ necessário para o reconhecimento da condição de refugiado está, portanto, claramente configurado”. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn26">[26]</a> Luís Dulce e Tarso Genro reclamaram que a Itália não extraditara o ex-banqueiro Salvatore Cacciola para o Brasil. Mas a Constituição italiana, tal como a brasileira, não admite extradição de nacionais: sendo o ex-banqueiro italiano nato, o governo italiano não poderia extraditá-lo – não é o caso do Brasil em relação a Battisti, que não é cidadão brasileiro. Com o paralelo infeliz do Caso Battisti com o Caso Cacciola, Luis Dulce e Genro demonstraram má-fé ou ignorância. Como observou Walter Fanganiello Maierovitch, no mundo civilizado, assassinatos perpetrados em regimes democráticos não são considerados crimes políticos.</p>
<p>O presidente da Comissão de Direitos Humanos e Minorias da Câmara, deputado Pompeo de Mattos (PDT-RS), divulgou nota de apoio à decisão de Tarso Genro. Segundo ele, “não há dúvida de que Battisti sofreu perseguição política na Itália [...]. Battisti é um cidadão do mundo e o Brasil não pode ser belicoso”. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn27">[27]</a> Em carta aberta ao Presidente Lula, a Comissão de Direitos Humanos e Minorias apoiou “a decisão soberana do Estado brasileiro”, assegurando que a condenação de Battisti “ocorreu num contexto de excepcionalidade política e jurídica [...] &#8211; o estado italiano exercia forte papel persecutório a militantes de esquerda” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn28">[28]</a>. O Secretário de Relações Internacionais do PT, Valter Pomar, elogiou a decisão de Tarso: “Faz parte da tradição do governo brasileiro”. Para justificar sua decisão, os círculos infernais da militância que blindam o governo Lula precisaram inventar um “São Battisti”, diverso do criminoso revelado nos autos  que tramitaram em diversas cortes européias, como se elas estivessem a perseguir um inocente, condenado sem provas por cruel ditadura. Ao invocar a “soberania nacional”, sem compromisso com os princípios do direito internacional e cooperações firmadas na luta contra o terror e pelo respeito aos direitos humanos, Lula preferiu defender o ex-terrorista a manter sua aura de socialista democrático, passando a ser visto como caudilho populista a Hugo Chávez <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn29">[29]</a>.</p>
<p>Por outro lado, a “tradição brasileira” de generosidade para com perseguidos de outros países foi esquecida quando o governo petista decidiu enviar de volta a Cuba os boxeadores cubanos Guilhermo Rignondeaux e Erislandy Lara, que abandonaram a delegação de seu país durante o Pan, na Vila Olímpica do Rio, em julho de 2007. O procurador Leonardo Luiz Figueiredo teria visitado os boxeadores e feito uma oferta de asilo, que teria sido recusada. Já Erislandy Lara declarou ter pedido asilo à polícia no Brasil, não me lhe sendo dada a oportunidade <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn30">[30]</a>. Para Tarso Genro, “houve exploração política do episódio. Outros cubanos pediram refúgio e ficaram no Brasil”. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn31">[31]</a> Em tempo recorde – apenas dois dias – os boxeadores foram embarcados de volta a Cuba num jato venezuelano cedido por Hugo Chavez, sem dar qualquer chance para uma intervenção das organizações de Direitos Humanos <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn32">[32]</a>.<em> </em></p>
<p>Para os círculos infernais dos militantes, somente ex-terroristas podem gozar a liberdade no Brasil petista; e se a Itália é uma ditadura feroz, Cuba é um modelo de democracia: eles justificaram a caçada brasileira aos atletas cubanos por não serem eles “perseguidos políticos como Battisti”. Mas, para o Comitê Nacional de Refugiados (CONARE), do Ministério da Justiça, <em>tampouco Battisti o seria</em>: a 28 de dezembro de 2008, esse órgão recusou, por maioria simples de 3 votos contra 2, seu pedido de refúgio no Brasil, pois não foram apresentadas provas convincentes de que ele sofreria perseguição política pelo Estado italiano. Tendo sua campanha à Prefeitura produzida por um dos ex-terroristas italianos asilados no Brasil, Gabeira opôs-se, por identificação, à extradição de Battisti: “Publicando livros quase anualmente, Battisti é um homem dedicado ao seu trabalho intelectual. Políticos como François Hollande já lhe deram apoio. Battisti merece nosso apoio”, garantiu Gabeira em seu <em>blog</em>, ainda em 2007. Um Comitê de Solidariedade a Cesare Battisti <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn33">[33]</a> organizou então uma petição descrevendo o ex-terrorista como um Jean Valjean<em> </em>contemporâneo, perseguido por uma crapulosa ditadura capitalista. O perseguido Rui Martins <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn34">[34]</a> defendeu Battisti nestes termos: “Não acredito que seja um anjo [mas] não consigo entender porque tanta parcialidade contra o jovem operário filho e neto de comunistas, admirador de Marx e Pasolini” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn35">[35]</a>. Battisti, esse “escritor idealista”, precisaria ser libertado até por razões humanitárias, uma vez que, com seu “atual trabalho” ele sustenta esposa e filhas, não podendo por isso ficar preso!</p>
<p>Forçando ainda mais a barra, o ex-preso político Celso Lungaretti comparou o caso Battisti ao caso Dreyfus: “O que ficou insofismavelmente estabelecido [...] foi o clima de caça às bruxas [...]. Daí os paralelos que brilhantes intelectuais europeus traçam com o Caso Dreyfus, tão injustiçado por ser judeu quanto Battisti está sendo injustiçado por haver integrado as fileiras dos ultras”. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn36">[36]</a> As revistas <em>Caros Amigos</em> e <em>Piauí</em> e o portal <em>Brasil de Fato</em> cerraram fileiras em defesa apaixonada do “São Battisti”. Maria Inês Nassif defendeu Tarso Genro com um delírio sobre a inocência de Battisti: “[...] Não foi apresentada nenhuma prova, testemunha ou um único indício” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn37">[37]</a>. A identificação de ex-presos políticos brasileiros envolvidos na luta armada com Battisti suscitou um <em>revival</em> virtual dos “anos de chumbo” na Itália e no Brasil: arrependida da luta armada apenas na aparência, a extrema-esquerda, sentiu-se viva como nunca defendendo o ex-terrorista italiano e atacando a Justiça Italiana. Indignado, o Presidente Giorgio Napolitano solicitou a revisão do processo. Em mais um tapa na cara do governo italiano, Lula desqualificou o “Companheiro” Napolitano para defender o “Companheiro” Genro, alegando que este se orientava por “sólidas bases jurídicas”, concluindo, hipocritamente, com a “reafirmação dos laços históricos e culturais que unem o Brasil e a Itália”.</p>
<p>É “um deboche cruel”, escreveu o presidente da Associação dos Parentes das Vítimas de Cesare Battisti, Adriano Sabbadin, filho do açougueiro assassinado pelos PAC, em carta ao Presidente Lula. O semanário inglês <em>The Economist</em> apontou o anacronismo do governo Lula de seguir uma tradição da ditadura militar, que concedeu asilo a facínoras da Operação Condor e <em>status</em> de refugiados políticos a ditadores como Alfredo Stroesner &#8211; decisão apoiada à época por Frei Betto. Napolitano decidiu recorrer a “todo instrumento jurídico previsto” para obter a extradição de Battisti, entrando com uma petição no Supremo Tribunal Federal (STF) para ser ouvido no processo. O governo do PAC brasileiro parecia seguir a velha estratégia do PAC italiano, de acirrar as contradições do capitalismo, se possível com violência. A petição contra a extradição recorreu a uma artimanha jurídica: “as leis brasileiras não reconhecem sentenças proferidas sem a presença do réu, o que aconteceu quando Battisti era asilado político na França” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn38">[38]</a>. Mas será que a lei brasileira aplica-se a  estrangeiros?</p>
<p>Os ex-terroristas querem passar a idéia de que a Itália era uma ditadura que perseguia cidadãos políticos que só matavam “fascistas”, que os impediam de serem  livres. Encobertos pelo manto purificador da <em>revolução</em>, que converte crimes em “justiça alternativa”, os terroristas de esquerda não se sentem criminosos comuns e terroristas totalitários, mas “militantes políticos”. A Itália não era uma ditadura; o Presidente da República à época era o socialista Sandro Pertini, antifascista histórico. Numa <em>nota aos cidadãos brasileiros</em>, o magistrado (de esquerda) Armando Spataro, responsável pela Coordenação do Departamento de Repressão ao Terrorismo, esclareceu a esse respeito: “Battisti não é [...] perseguido na Itália pelas suas idéias políticas. Ele é um criminoso comum que cometia roubos para o fim de obter lucro pessoal. Battisti se politizou no cárcere. [...]  A Corte Européia de Direitos Humanos de Estrasburgo (França) rejeitou o recurso de Battisti [...] e afirmou [...] que, em todos os processos, Battisti esteve sempre assistido pelos seus advogados de confiança. [...] A Itália não criou Tribunal de exceção e nem militar, nem trilhou caminhos antidemocráticos na luta contra o terrorismo. Sobre o acontecido naqueles anos, recordou o nosso presidente da República, Sandro Pertini (Partido Socialista), que a Itália podia honrar-se de ter brecado o terrorismo nas salas de audiências da Justiça, com respeito à lei e à Constituição [...]. Autoridades brasileiras devem repensar a decisão. Não porque a Justiça queira vingança, mas porque ela é a sede de afirmação das regras do Estado de Direito: e quem a viola [...] deve pagar. Sem isso, as democracias se desmentem a si próprias.”</p>
<p>Horrorizado com a presunção de Genro de que Cesare Battisti poderia ser morto se extraditado, Napolitano enviou carta a Lula, destacando que a Itália “é uma democracia que protege seus cidadãos, e desde sua constituição por referendo popular nunca teve <em>legislação de exceção</em>, mas leis votadas pelo Parlamento [...]. No nosso Estado democrático, o sistema penal e o penitenciário mostraram-se generosos e quem acertou contas com a Justiça teve o direito à reinserção social, mas com discrição, sem nunca deixarem de saber das suas responsabilidades éticas e morais, embora liquidadas as criminais penais.” O advogado de Battisti, Eric Turcon, e o senador brasileiro Eduardo Suplicy (PT-SP) espalharam o boato de que Carla Bruni durante sua visita ao Brasil, em dezembro de 2008, influenciara o governo brasileiro<a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn39">[39]</a>. Devido à sua intervenção no episódio Petrella, Carla Bruni até poderia ter ter sugerido a Lula o asilo a Battisti. Mas em entrevistada à RAI 3, ela desmentiu os boatos: “Não me permitiria nunca interferir, não tenho a ideologia dele e estou contente de poder responder essa pergunta e, assim, deixar clara minha posição perante os familiares das vítimas de Battisti”<a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn40">[40]</a>. Lula quis recusar à nação italiana o direito de efetivar seus julgados contra um assassino de cidadãos italianos, foragido e procurado pela Justiça italiana, numa ingerência indevida em assuntos estrangeiros. Genro arvorou-se em juiz de Battisti a ingressar no mérito das decisões italianas e, por entendê-las injustas, promover sua cassação. Genro e Lula pisaram na soberania italiana alegando defesa da soberania brasileira e faltaram com o respeito às famílias das vítimas.</p>
<p>A Associação das Famílias das Vítimas do Terrorismo na Itália pediu então aos italianos que enviassem cartas ao governo e à embaixada brasileira em Roma. O vice-presidente da associação, Roberto Della Rocca, declarou: “Battisti é um homicida, mas nem por isso seria torturado nas cadeias italianas” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn41">[41]</a>. O embaixador italiano no Brasil, Michele Valensise, reuniu-se com o presidente do STF, Ministro Gilmar Mendes, e demonstrou a preocupação de seu país. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn42">[42]</a>. O apresentador da TV italiana Maurizio Costanzo pediu aos telespectadores que enviassem mensagens de <em>vergonha </em>à embaixada brasileira e <em>boicotassem o samba</em>. A patética manifestação contou com o apoio do Ministro para Assuntos Europeus, Andrea Ronchi, para quem a posição do Brasil era <em>uma vergonha</em>. A platéia do programa levantou-se para lembrar as vítimas de Battisti <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn43">[43]</a>. O Ministro de Relações Exteriores da Itália, Franco Frattini, considerou grave  o comportamento das autoridades brasileiras, incompatível com a tradição de amizade entre Brasil e Itália e o embaixador italiano em Brasília, Michele Valensise, foi convocado pelo ministro da Defesa da Itália, Ignazio La Russa, em medida apoiada por ministros e deputados italianos <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn44">[44]</a>.</p>
<p>O ministro das Relações Exteriores da Itália, Franco Frattini, telefonou ao chanceler Celso Amorim, comunicando oficialmente seu “profundo ressentimento pela decisão brasileira no caso”. E criticou a sugestão de seu subsecretário Mantica de cancelar o amistoso entre as seleções de futebol de Itália e Brasil, marcado para fevereiro em Londres, como forma de protesto: “Uma coisa é um protesto diplomático sério, outra coisa é um jogo de futebol” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn45">[45]</a>. Mas o ex-jogador italiano Paolo Rossi, campeão mundial em 1982, defendeu a pressão sobre os brasileiros: embora contrário ao cancelamento da partida, sugeriu que os dirigentes da Federação Italiana de Futebol (Federcalcio) pedissem a um jogador “fazer declarações ou gestos em lembrança das vítimas do terrorismo [...] isso seria muito útil para promover a sensibilização sobre o problema. O futebol serve como caixa de ressonância” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn46">[46]</a>.</p>
<p>Segundo o ambíguo parecer da Procuradoria Geral da República (PGR), o processo de extradição contra Battisti deve ser extinto sem julgamento, com base no artigo 33 da Lei número 9474/97, com a ressalva de que, se o STF decidir julgar o caso, a PRG será favorável à extradição&#8230; Já o ilibado advogado de Battisti, Luiz Eduardo Greenhalgh, o mesmo o ex-deputado do PT que, sob o codinome “Gomes” teria recebido “honorários de R$ 650 mil” do banqueiro Daniel Dantas em pagamento a <em>lobby</em> favorável no governo federal e outras administrações petistas, como o governo estadual do Pará <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn47">[47]</a> -a postura das autoridades italianas é “descabida, desmedida e ofensiva [...] um desrespeito às autoridades brasileiras, uma vergonha”, declarou, acrescentando que Battisti “se mostra ansioso, está há 12 dias preso sob constrangimento” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn48">[48]</a>. Citando o caso do colombiano Olivério Medina, ex-integrante das Forças Armadas Revolucionárias da Colômbia (Farc) que obteve refúgio no Brasil, Greenhalgh pediu liberdade para Battisti com base em três dispositivos da Constituição: 1) ninguém será privado da liberdade ou de seus bens sem o devido processo legal; 2) ninguém será preso senão em flagrante delito ou por ordem escrita e fundamentada de autoridade judiciária competente, salvo nos casos de transgressão militar ou crime propriamente militar, definidos em lei e 3) conceder-se-á <em>habeas-corpus</em> sempre que alguém sofrer ou se achar ameaçado de sofrer violência ou coação em sua liberdade de locomoção, por ilegalidade ou abuso de poder  <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn49">[49]</a>.</p>
<p>É a primeira vez em décadas que a Itália chama para consultas um embaixador. Mas Lula minimizou o gesto, não dando mostras de pretender reconsiderar sua posição, qualificando de “emocional” a ameaça italiana de dificultar a participação do Brasil nas reuniões do G8. “O fato mais grave não é a concessão de refúgio, mas a mensagem de ofensa à democracia”, declarou o presidente da Câmara de Comércio Brasil-Itália, Edoardo Pollastri, temendo um abalo no intercâmbio comercial, que fechou 2008 em torno de US$ 10 bilhões. Uma missão parlamentar foi organizada para buscar uma saída política. O deputado ítalo-brasileiro Fabio Porta seguiu para Brasília, em missão oficial do Parlamento italiano para discutir a questão com seus colegas brasileiros. O presidente do STF, Gilmar Mendes, levou o caso para análise do Plenário que deve questionar a legalidade da decisão de Tarso. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn50"><sup>[50]</sup></a></p>
<p>No julgamento do pedido de extradição de Battisti no STF, os ministros estavam a ponto de encerrar o caso, com quatro votos contra três a favor da ilegalidade do refúgio político, quando o ministro Marco Aurélio Mello suspendeu o julgamento para pedido de vista. Dentro do recinto, manifestantes protestavam contra a extradição do ex-terrorista. Os manifestantes haviam se beneficiado com uma pensão gratuita fornecida pelo ético senador Eduardo Suplicy (PT-SP). Conforme noticiado por Renata Lo Prete no Painel da <em>Folha</em>, Suplicy abrigou irregularmente em seu gabinete, na noite do dia 9 de setembro de 2009, véspera do julgamento, 15 manifestantes: após terem sido impedidos pela Polícia Militar de permanecer em vigília em frente ao STF, eles se infiltraram no Senado, acompanhados dos senadores José Nery (PSOL-PA) e João Pedro (PT-AM), usando o gabinete de Suplicy como dormitório, madrugando no local para os protestos do dia seguinte. Os manifestantes ingressaram por volta da meia-noite no Senado, fora do horário de funcionamento da Casa, e espalharam seus colchonetes para aí “acampar [...] no interior do gabinete do senador Eduardo Suplicy”, conforme o relatório da Polícia do Senado.</p>
<p>Suplicy defendeu essa irregularidade afirmando que faltou aos policiais que relataram a ocorrência “sensibilidade humana e espírito público” e que o grupo não causou nenhum dano material ao Senado [GUERREIRO, Gabriela. Corregedoria investigará ocupação de gabinete de Suplicy por manifestantes pró-Battisti. <em>Folha online</em>, 17 set. 2009. URL: <a href="http://www1.folha.uol.com.br/folha/brasil/ult96u625296.shtml">http://www1.folha.uol.com.br/folha/brasil/ult96u625296.shtml</a>.] Danos morais não contam para petistas. “Penso”, continuou Suplicy, “que [...] deveriam ter telefonado para mim, pois, de pronto, informaria que as pessoas estavam por mim autorizadas [...] apenas cedi a chave para o grupo utilizar o banheiro”, alegou. “Só se todo mundo comeu comida estragada, porque 15 pessoas passaram a madrugada toda para usar o banheiro”, ironizou Heráclito Fortes (DEM-PI), primeiro-secretário do Senado [FALCÃO, Márcio. Suplicy diz que faltou "sensibilidade" sobre abrigo de manifestantes pró-Battisti da Folha Online, 17/09/2009. URL: http://www1.folha.uol.com.br/folha/brasil/ult96u623926.shtml].</p>
<p>Pouco antes do julgamento de seu pedido de extradição, Cesare Battisti enviou ao CONARE uma carta reafirmando seu desejo de permanecer refugiado no Brasil e na qual afirmou: “[...] Após minha fuga da Itália, a minha militância deu-se com escritos, usando o espaço que me deram as editoras francesas e italianas para criticas à época política italiana dos anos de chumbo. Fui membro do PAC, mas nunca pratiquei atos de violência. [...] Se volto para a Itália sei que vou morrer. Embora nunca tenha matado ninguém, me acusaram de ter matado policiais com base em um depoimento de um “arrependido” por delação premiada, que jogou a culpa por muitos atos praticados por ele próprio em mim. Sei que será difícil convencer as pessoas da verdade, pois mentiras contra mim foram repetidas mais de mil vezes. Nunca pratiquei atos de violência contra quem quer que seja, e não há testemunha presencial que me acuse de tal prática. Sei que tenho condições de viver o fim de meus dias com dignidades nesta terra maravilhosa, como outros militantes políticos de esquerda da época o estão fazendo. Sei que posso continuar minha carreira de escritor e tradutor sem interferir em assuntos internos. Vim para o Brasil, pois sabia do calor e do acolhimento que aqui receberia. Sabia também que o Brasil acolhe perseguidos políticos. [...] Mitterand havia dado a todos nós a palavra de que não seríamos extraditados. Sarkozy procura o caminho dos grandes estadistas quando dá a mesma palavra para as FARCs e quando protege Marina da morte que seria certa.” <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn51">[51]</a></p>
<p>Ao mesmo tempo em que divulgou essa confissão de inocência, considerando os ex-terroristas de esquerda com os quais deseja voltar a conviver neste <em>maravilhoso Brasil</em> como “militantes políticos de esquerda da época”, tão inocentes e avessos à violência quanto ele próprio, que não se sabe porquê tenha ingressado nos Proletários Armados para o Comunismo e participado de tantos atentados, Cesare Battisti escrevia aos círculos do inferno da militância um carta mais sincera, com o objetivo, negado na carta anterior, de interferir diretamente na vida nacional: “Caros XXX e companheiros/as [...] O que pretendo fazer agora [...] é [...] solicitar mais uma vez vossa ajuda, caso seja possível, no que concerne ao plano que, a parte, será melhor detalhado [...] dia 18/01/08 realizou-se meu depoimento em frente de um juiz federal. Aparentemente, tudo sucedeu-se da melhor maneira possível. [...] Qual não foi nossa surpresa quando um mês depois o indefectível Procurador se pronunciou a favor de minha extradição [...] Previsível foi também a festa mediática à qual se entregaram os urubus europeus e alguns brasileiros. [...] daqui em frente vamos precisar de um enorme trabalho jurídico e de sensibilização do mundo político e cultural brasileiro [...] Preciso de apoio de todas/os os amigos/as e companheiros/as [...] muitas batalhas resultam em derrota ou vitória justamente em face da decisão da hora ou não de agir. Bem verdade lhe digo: é hora de agir! Começaremos corrigindo o erro que as companheiras e companheiros franceses perpetuaram com tanta obstinação, mesmo que tenha ocorrido motivado pelas melhores intenções: separar a todo custo o homem político, o escritor militante do processo estritamente jurídico. [...] enquanto a gente ficava ocupada com empecilhos jurídicos para evitar a extradição [...] os adversários já tinham ocupado o terreno político para assim pressionar o aparelho judiciário. [...] não posso me dar ao luxo de desconsiderar a forte influência italo-francesa aqui no Brasil. [...] tiveram (2,6 anos de monitoramento em território brasileiro!) para arquitetar o forte fraudulento pedido de extradição. Daí, se faz necessário e imprescindível a minha intervenção nesse processo articulando todas as possíveis relações para que confluam em uma inteligente sensibilização do povo cultural e político e para que estes intercedam de alguma forma perante as autoridades [...] este é meu papel desde sempre, esta é a minha índole, este é o processo político não só meu mas também dos anos 70 na Itália e esta é a minha única oportunidade de tirar meu nome da lixeira [...]. Existem centenas de refugiados/as italianos/as dos anos 70 no mundo, inclusive no Brasil, porque então eu? Porque se não é para me calar a boca, tirar das bibliotecas meus livros que denunciam a horrorosa verdade daqueles anos? [...] Batalhas serão travadas e quero tomar parte ativa nesta luta política. [...] intercedam e sensibilizem a todos/as que achar relevantes no âmbito político-cultural e no movimento social em geral. Acho que não precisa, &#8211; ou sim? &#8211; lembrar ao Lula, agora guia do povo brasileiro, que nós lutamos do mesmo lado e na mesma época e que só por fatalidade, talvez também por competência, acabamos por tomar rumos tão diferentes. [...] Será que serei injustiçado pelo mesmo PT que eu como milhares de companheir@s do mundo aplaudimos quando da sua chegada ao poder através da eleição do Lula? Não me permito sequer imaginar que o povo brasileiro aceitará essa infame maquinação dos governos de direita Franco-Italianos”. <a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftn52">[52]</a>.</p>
<p>Um criminoso comum sempre negará ter cometido os crimes que cometeu. Faz parte de seu projeto criminoso apresentar-se como inocente de todos os seus crimes. O terrorista totalitário é um homem de duas caras, que mente compulsivamente sem pestanejar. Como na deliciosa e intraduzível expressão da língua alemã, “er lügt wie gedrukt” (algo como “ele mente em letras tipográficas”). O criminoso comum terrorista totalitário sempre encontrará entusiastas defensores de sua inocência, pois delinqüindo com a consciência tranqüila pode mover-se graciosamente no território pantanoso da ilegalidade, tirando todo proveito do meio cultural e intectual em que se inseriu com esperteza, sob o disfarce do “homem de idéias”. O meio cultural brasileiro segue, abestalhado, suas palavras-de-ordem, seus ensaios de liderança totalitária. Até o Ministro da Justiça, citando estanhamente a propósito do caso um dos mais famosos teóricos do nazismo, demonstra admiração e concede proteção política a esse<em> delinqüente hábil que zomba da Justiça&#8230;</em></p>
<hr size="1" /><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref1">[1]</a> “Adriano Sofri [...] líder de Lotta Continua, acusado como mandante do homicídio do comissário Luigi Calabresi e condenado a 22 anos de prisão [...] em <em>La Notte che Pinelli</em> reconstitui a história da investigação depois do atentado de Piazza Fontana [...]. O comissário Calabresi seguiu a pista anárquica &#8211; errando, pois a bomba (entendeu-se mais tarde) era de direita. O anarquista Giuseppe Pinelli, questionado, “jogou-se” da janela [...] a democracia pareceu ser apenas o disfarce de uma dominação brutal e escusa, que legitimaria o combate armado. Calabresi, um policial íntegro, não foi responsável pela morte de Pinelli, mas foi assassinado, em 1972, depois de uma campanha de imprensa que o culpava. [...] Sofri escreve o que talvez venha a ser o melhor epitáfio dos anos de chumbo: “Não me sinto corresponsável por nenhum ato terrorista dos anos 70. Mas do homicídio de Calabresi, sim, por ter dito ou escrito ou por ter deixado que se dissesse e se escrevesse: <em>Calabresi, você será suicidado</em>”<em>. </em>CALLIGARIS, Contardo. A Itália e o caso Battisti. <em>Folha de S.Paulo</em>, 22 jan. 2009. Em: <a href="http://www1.folha.uol.com.br/fsp/ilustrad/fq2201200920.htm">www1.folha.uol.com.br/fsp/ilustrad/fq2201200920.ht&#8230;</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref2">[2]</a> Atas do processo, fls. 66. Apud: SOUZA, Antonio Fernando de. Processo nº 3576-PGR-AF. Extradição Nº 1085. Requerente: República Italiana. Extraditando: Cesare Battisti; Relator: Ministro Cezar Peluso.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref3">[3]</a> MAINARDI, Diogo. O Marcola do país da macarronada. Revista <em>Veja</em>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref4">[4]</a> BATTISTI, Cesare. <em>Minha fuga sem fim</em>. São Paulo: Martins Fontes, 2007.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref5">[5]</a> Atas do processo, fls. 68/70. Apud: SOUZA, Antonio Fernando de. Processo nº 3576-PGR-AF. Extradição Nº 1085. Requerente: República Italiana. Extraditando: Cesare Battisti; Relator: Ministro Cezar Peluso.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref6">[6]</a> Atas do processo, fls. 67/68. Apud: SOUZA, Antonio Fernando de. Processo nº 3576-PGR-AF. Extradição Nº 1085. Requerente: República Italiana. Extraditando: Cesare Battisti; Relator: Ministro Cezar Peluso.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref7">[7]</a> Atas do processo, fls 70/72. Apud: SOUZA, Antonio Fernando de. Processo nº 3576-PGR-AF. Extradição Nº 1085. Requerente: República Italiana. Extraditando: Cesare Battisti; Relator: Ministro Cezar Peluso.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref8">[8]</a> MAIEROVITCH, Wálter Fanganiello. Battisti: sua folha-corrida antes do terror. Os novos capítulos. Blog Sem Fronteiras, <em>Terra</em>, 27 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref9">[9]</a> Segundo Wálter Fanganiello Maierovitch, a perpétua na Itália reduz-se a 22 anos de prisão com bom comportamento, ou 26 anos com mau comportamento, seguida de anistia. O artigo 176 do Código Penal Italiano confere livramento condicional a sentenciados definitivamente condenados e autorização para saídas do cárcere para trabalho, contato com a família e retorno à noite. O Ministério da Justiça da Itália informa que por terrorismo (crime contra a humanidade, não delito político) entraram em cárceres italianos 6 mil sentenciados condenados definitivamente por homicídios de inocentes (vítimas desconhecidas dos assassinos), dos quais hoje só se encontram presos 97; destes, 26 em semiliberdade, os demais presos entre 2003 e 2007. Dos 97 presos (dos 6 mil condenados), 76 pertenciam a grupos de extrema-esquerda; 21 a grupos de extrema-direita. Cf. O desinformado quer ensinar. <em>CBN</em>, 15 out. 2008. URL: <a href="http://colunas.cbn.globoradio.globo.com/waltermaierovitch/2008/10/15/o-desinformado-quer-ensinar">http://colunas.cbn.globoradio.globo.com/waltermaierovitch/2008/10/15/o-desinformado-quer-ensinar</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref10">[10]</a> Socialista de passado duvidoso, Mitterrand trabalhara na juventude numa agência do governo de Vichy, tendo sido por isso condecorado, mantendo até o fim da vida relações de amizade com René Bousquet e Paul Touvier, colaboracionistas que organizaram a deportação dos judeus franceses.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref11">[11]</a> SEBASTE, Beppe. Fred Vargas: “Difendo Cesare Battisti, è stato lasciato solo”. <em>L’Unità</em>, 16 jan. 2009. Em: <a href="http://www.unita.it/news/75251/fred_vargas_difendo_cesare_battisti_stato_lasciato_solo">http://www.unita.it/news/75251/fred_vargas_difendo_cesare_battisti_stato_lasciato_solo</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref12">[12]</a> SEQUEIRA, Claudio Dantas. Itália encobre “asilo francês”, afirma filósofo.<strong> </strong><em>Folha de S. Paulo</em>, 25 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref13">[13]</a><em> </em>MAIEROVITCH, Wálter Fanganiello. Caso Battisti: Napolitano espera hoje resposta de Lula. 19 jan. 2009. Blog Sem Fronteiras, <em>Terra</em>, Em: <a href="http://maierovitch.blog.terra.com.br/2009/01/19/caso-battisti-napolitano-espera-hoje-resposta-de-lula">http://maierovitch.blog.terra.com.br/2009/01/19/caso-battisti-napolitano-espera-hoje-resposta-de-lula</a>; Novos assassinatos. Blog Sem Fronteiras, <em>Terra</em>, 23 jan. 2009. Em: <a href="http://maierovitch.blog.terra.com.br/2009/01/23/battisti-novos-assassinatos-carta-aberta-aos-brasileiros-pelo-magistrato-italiano-da-luta-contra-o-terrorismo/">http://maierovitch.blog.terra.com.br/2009/01/23/battisti-novos-assassinatos-carta-aberta-aos-brasileiros-pelo-magistrato-italiano-da-luta-contra-o-terrorismo/</a>. Fonte citada sobre o caso:<em> La notte brucia ancora</em>.<em> Giampaolo Mattei racconta il Rogo di Primavalle</em>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref14">[14]</a> SEQUEIRA, Claudio Dantas. Refugiados italianos no Brasil apóiam decisão de ministro. <em>Folha de S. Paulo</em>, 25 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref15">[15]</a> <em>Revista IstoÉ</em> n° 2048, 11 fev. 2009, p. 40.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref16">[16]</a> SEQUEIRA, Claudio Dantas. Gabeira teve encontros secretos com italiano em café de Ipanema.<strong> </strong><em>Folha</em><em> de S. Paulo</em>, 25 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref17">[17]</a> Processo nº 3576-PGR-AF-Extradição, nº 1085. Requerente: República Italiana. Extraditando: Cesare Battisti. Relator: Ministro Cezar Peluso, fls. 2313/2316.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref18">[18]</a> Processo nº 3576-PGR-AF-Extradição, nº 1085. Requerente: República Italiana. Extraditando: Cesare Battisti. Relator: Ministro Cezar Peluso, fls. 2323/2435.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref19">[19]</a> Ext n° 493. Relator: Ministro Sepúlveda Pertence.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref20">[20]</a> EXT n° 1085. Relator: Ministro Cezar Peluso.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref21">[21]</a> SEQUEIRA, Claudio Dantas. Itália encobre “asilo francês”, afirma filósofo. <em>Folha de S. Paulo</em>, 25 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref22">[22]</a> SEQUEIRA, Claudio Dantas. Refugiados italianos no Brasil apóiam decisão de ministro. <em>Folha de S. Paulo</em>, 25 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref23">[23]</a> Após afirmar-se favorável à entrega de Battisti à Itália, Antonio Fernando de Souza encaminhou parecer ao STF favorável à manutenção de Battisti no Brasil; a seu ver, o processo de extradição deve agora ser arquivado com base no artigo 33 da Lei número 9474/97, que impede a extradição de pessoas que receberam refúgio político. REDAÇÃO TERRA. Mendes: concessão de refúgio a Battisti não afeta extradição. <em>Terra</em>, 3 de fev. 2009. Em: <a href="http://noticias.terra.com.br/brasil/interna/0,,OI3491520-EI306,00-Mendes+concessao+de+refugio+a+Battisti+nao+afeta+extradicao.html">http://noticias.terra.com.br/brasil/interna/0,,OI3491520-EI306,00-Mendes+concessao+de+refugio+a+Battisti+nao+afeta+extradicao.html</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref24">[24]</a> Entrevista ao programa <em>Em cima da hora</em>, Globo News, 28 jan. 2009. Um bode expiatório conveniente à Itália. <em>Valor Econômico</em>, 22 jan. 2009. URL: <a href="http://www.valoronline.com.br/ValorImpresso/MateriaImpresso.aspx?tit=Por%20que%20Italia%20transformaria%20Battisti%20no%20bode%20expiatorio%20de%20periodo%20negro%20de%20sua%20historia?&#38;dtMateria=09%2001%202009&#38;codMateria=5377438&#38;codCategoria=99">http://www.valoronline.com.br/ValorImpresso/MateriaImpresso.aspx?tit=Por%20que%20Italia%20transformaria%20Battisti%20no%20bode%20expiatorio%20de%20periodo%20negro%20de%20sua%20historia?&#38;dtMateria=09%2001%202009&#38;codMateria=5377438&#38;codCategoria=99</a></p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref25">[25]</a> MICHAEL, Andréa; SELIGMAN, Felipe; FERRAZ, Lucas. Dez testemunhas embasaram condenação.<em> Folha de S. Paulo</em>, 30 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref26">[26]</a> GENRO, Tarso. Apud LUNGARETTI, Celso. Governo concede refúgio a Cesare Battisti. SINDISPREV/RJ, 14 jan. 2009. Em: <a href="http://www.sindsprevrj.org.br/jornal/secao.asp?area=19&#38;entrada=2860">http://www.sindsprevrj.org.br/jornal/secao.asp?area=19&#38;entrada=2860</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref27">[27]</a> Comissão apóia reconhecimento de italiano como refugiado político. Redação 24HorasNews, 14 jan. 2009, em: <a href="http://www.24horasnews.com.br/index.php?tipo=ler&#38;mat=279276">http://www.24horasnews.com.br/index.php?tipo=ler&#38;mat=279276</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref28">[28]</a> CDHM lança nota em apoio à decisão de refúgio a Cesare Battisti. Librdade a Cesare Battisti, 23 jan. 2009. Em: <a href="http://cesarelivre.org/node/50">http://cesarelivre.org/node/50</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref29">[29]</a> MAIEROVITCH, Walter Fanganiello. Caso Battisti: Lula é anacrônico, define ‘The Economist’, Blog Sem Fronteiras, <em>Terra,</em> 25 jan. 2009. Em: http://maierovitch.blog.terra.com.br/2009/01/25/caso-battisti-lula-e-anacronico-define-the-economist/.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref30">[30]</a> <em>O Estado de S. Paulo</em>, Aliás, p. J2, 1º de fev. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref31">[31]</a> WEISS, Luiz. Asilo a italiano mobiliza a mídia Blog Verbo Solto. Observatório da Imprensa, 15 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref32">[32]</a> O jornal <em>O Estado de S. Paulo</em> publicou uma “Cronologia do caso dos boxeadores cubanos”<strong>:</strong><em> </em><strong><em>12 de julho</em></strong><em>: o jogador cubano Rafael Capote abandona a Vila pan-americana e vai de táxi até São Caetano do Sul. </em><strong><em>14 de julho</em></strong><em>: o técnico de ginástica artística Lázaro Lamelas abandona a delegação de Cuba. </em><strong><em>21 de julho</em></strong><em>: os boxeadores Guillermo Rigondeaux e Erislandy Lara somem da Vila; no dia seguinte é anunciada a deserção. </em><strong><em>24 de julho</em></strong><em>: no jornal cubano Granma, do Partido Comunista, Lula admite tristeza e indignação. No Brasil, o governo nada comenta. </em><strong><em>26 de julho</em></strong><em>: os boxeadores assinam contrato de cinco anos com a cadeia de TV a cabo alemã Arena TV e se juntam a três outros cubanos desertados em dezembro. </em><strong><em>29 de julho</em></strong><em>: antes do encerramento dos jogos, a maior parte dos cubanos, 242 ao todo, antecipa a volta para casa a mando de Cuba. </em><strong><em>31 de julho</em></strong><em>: Cuba confisca bens e outros objetos dados a familiares dos pugilistas como prêmio. Esperados na Alemanha, os boxeadores não aparecem. </em><strong><em>2 de agosto</em></strong><em>: Rigondeaux e Lara são presos em Araruama, no Rio, e entregues à Polícia Federal por estarem com visto vencido e sem passaporte.</em><strong><em> 3 de agosto</em></strong><em>: os boxeadores prestam depoimento à PF e ficam sob liberdade vigiada em hotel. Segundo a polícia, eles queriam voltar para Cuba.</em><strong><em> 4 de agosto</em></strong><em>: voltam à ilha depois de, segundo a polícia, recusarem pedido de refúgio. Fidel promete não prendê-los.</em><strong><em> 5 de agosto</em></strong><em>: Fidel publica artigo no Granma dizendo que os dois desonraram a equipe nacional e não poderão mais representar Cuba em nenhum evento internacional. </em><strong><em>6 de agosto</em></strong><em>: Ahmert Ömer, da Arena Box, desiste de contratar os pugilistas. </em><strong><em>7 de agosto</em></strong><em>: o Ministério da Justiça divulga um comunicado oficial dizendo que os cubanos voltaram ao seu país porque quiseram.</em><strong><em> 9 de agosto</em></strong><em>: a Comissão de Relações Exteriores do Senado aprovou convite a Tarso Genro para explicar os motivos da “localização, captura e rápida deportação” dos dois atletas.</em></p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref33">[33]</a> Cf. Blog <em>Cesare Livre</em>. URL: <a href="http://cesarelivre.org/">http://cesarelivre.org</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref34">[34]</a> Ele assim se descreve: “Proibido que fui e sou de participar da grande imprensa já depois da ditadura [...] jornalista expatriado, que como um Joris Ivens terá de sobreviver com seus frilas”.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref35">[35]</a> MARTINS, Rui. Battisti e a <em>Carta Capital</em>. <a href="http://www.blogdomino.com.br/blog/o-caso-battisti-343">http://www.blogdomino.com.br/blog/o-caso-battisti-343</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref36">[36]</a>Cf. <em>Celso Lungaretti – O Rebate, em: </em><a href="http://celsolungaretti-orebate.blogspot.com/">http://celsolungaretti-orebate.blogspot.com</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref37">[37]</a> Julgamento de Battisti na Itália foi uma farsa. <em>O Estado de S. Paulo</em>, 28 jan. 2009. Em: <a href="http://www.estadao.com.br/estadaodehoje/20090128/not_imp314043,0.php">http://www.estadao.com.br/estadaodehoje/20090128/not_imp314043,0.php</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref38">[38]</a> Abaixo-Assinado de Solidariedade e Contra a Extradição de Cesare Battisti. Em: <a href="http://www.petitiononline.com/cesare07/petition.html">http://www.petitiononline.com/cesare07/petition.html</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref39">[39]</a> Carla Bruni nega participação em refúgio a Battisti. <em>Terra</em>, 25 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref40">[40]</a> MAIEROVITCH, Wálter Fanganiello. Carla Bruni detona Battisti. <em>Sem Fronteiras. Terra</em>, 26 jan. 2009. Em: <a href="http://maierovitch.blog.terra.com.br/2009/01/26/carla-bruni-detona-battisti">http://maierovitch.blog.terra.com.br/2009/01/26/carla-bruni-detona-battisti</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref41">[41]</a> Italianos organizam reação popular contra asilo de Battisti. 26 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref42">[42]</a> Advogados recorrem para acelerar libertação de Battisti. <em>Terra</em>, 23 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref43">[43]</a> Apresentador pede boicote ao samba contra refúgio a Battisti. <em>Terra</em>, 23 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref44">[44]</a> Itália chama a consultas embaixador no Brasil por caso Battisti. <em>Terra</em>, 27 jan. 2009. Em: http://noticias.terra.com.br/brasil/interna/0,,OI3474598-EI7896,00-Italia+chama+a+consultas+embaixador+no+Brasil+por+caso+Battisti.html.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref45">[45]</a> Ministro italiano liga para Amorim por extradição de Battisti. <em>Terra</em>, 27 jan. 2009. Em:</p>
<p><a href="http://noticias.terra.com.br/brasil/interna/0,,OI3476249-EI306,00-Chanceler+italiano+liga+para+Amorim+e+defende+extradicao.html">http://noticias.terra.com.br/brasil/interna/0,,OI3476249-EI306,00-Chanceler+italiano+liga+para+Amorim+e+defende+extradicao.html</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref46">[46]</a> Ex-jogador Paolo Rossi defende extradição de Battisti. <em>Terra</em>, 28 jan. 2009. Em: <a href="http://noticias.terra.com.br/brasil/interna/0,,OI3478368-EI306,00.html">http://noticias.terra.com.br/brasil/interna/0,,OI3478368-EI306,00.html</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref47">[47]</a> PF diz que Greenhalgh recebeu R$ 650 mil de Dantas. <em>O Estado de S. Paulo</em>, 14 de julho de 2008. Em: <a href="http://www.estadao.com.br/nacional/not_nac205550,0.htm">http://www.estadao.com.br/nacional/not_nac205550,0.htm</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref48">[48]</a> MELLO, Marina. Advogado de Battisti diz que postura italiana é descabida. <em>Terra</em>, 27 de janeiro de 2009. Em: <a href="http://noticias.terra.com.br/brasil/interna/0,,OI3476212-EI306,00-Advogado+de+Battisti+diz+que+postura+italiana+e+descabida.html">http://noticias.terra.com.br/brasil/interna/0,,OI3476212-EI306,00-Advogado+de+Battisti+diz+que+postura+italiana+e+descabida.html</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref49">[49]</a> GALLUCCI, Mariângela. Greenhalgh volta a pedir ao STF para libertar Battisti O Estado de S. Paulo, 28 jan. 2009. Em: <a href="http://www.estadao.com.br/nacional/not_nac314564,0.htm">http://www.estadao.com.br/nacional/not_nac314564,0.htm</a>.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref50">[50]</a> Itália endurece e chama de volta embaixador no Brasil, 28 jan. 2009.</p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref51">[51]</a> [Cesare Battisti] Carta enviada ao CONARE, antes do julgamento<strong>. </strong>Cesare Battisti, desde a prisão. Centro de Mídia Independente, 02/12/2008. Em: <a href="http://www.midiaindependente.org/pt/blue/2008/12/434741.shtml">http://www.midiaindependente.org/pt/blue/2008/12/434741.shtml</a><strong>.</strong></p>
<p><a href="https://escritorluiznazario.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref52">[52]</a> BATTISTI, Cesare. Carta enviada por Cesare Battisti desde sua cela da polícia federal, em Brasília. Data-se de Junho de 2008, toda solidariedade faz-se necessária. Carta enviada da prisão. Por Comitê pela Libertação de Cesare Battisti, 19 jul. 2008. Em: <a href="http://www.midiaindependente.org/pt/blue/2008/07/424752.shtml">http://www.midiaindependente.org/pt/blue/2008/07/424752.shtml</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[io non sono razzista, ma...]]></title>
<link>http://naimablue.wordpress.com/2009/09/01/io-non-sono-razzista-ma/</link>
<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 10:50:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Naima*</dc:creator>
<guid>http://naimablue.wordpress.com/2009/09/01/io-non-sono-razzista-ma/</guid>
<description><![CDATA[giovani di destra &#8220;Con opinioni come le sue, era molto importante non passare per razzista. Lu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[giovani di destra &#8220;Con opinioni come le sue, era molto importante non passare per razzista. Lu]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Gracias, Daniel Pennac]]></title>
<link>http://labibliotecadelnautilus.wordpress.com/2009/08/24/gracias-daniel-pennac/</link>
<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 17:12:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Nemo</dc:creator>
<guid>http://labibliotecadelnautilus.wordpress.com/2009/08/24/gracias-daniel-pennac/</guid>
<description><![CDATA[—No, en familia, el agradecimiento es perfecto para las especias. «Pásame la sal&#8230;, gracias». «]]></description>
<content:encoded><![CDATA[—No, en familia, el agradecimiento es perfecto para las especias. «Pásame la sal&#8230;, gracias». «]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mal de escuela. Daniel Pennac]]></title>
<link>http://autolibrografia.wordpress.com/2009/08/23/mal-de-escuela-daniel-pennac/</link>
<pubDate>Sun, 23 Aug 2009 11:17:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>LEOnor</dc:creator>
<guid>http://autolibrografia.wordpress.com/2009/08/23/mal-de-escuela-daniel-pennac/</guid>
<description><![CDATA[Es de esos libros que me dispongo a leer con cierta prevención. El mundo de la enseñanza es como el ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-medium wp-image-1005  aligncenter" title="mal de escuela" src="http://autolibrografia.wordpress.com/files/2009/08/mal-de-escuela.jpg?w=182" alt="mal de escuela" width="182" height="300" /></p>
<p style="text-align:justify;">Es de esos libros que me dispongo a leer con cierta prevención. El mundo de la enseñanza es como el fútbol: todo el mundo tiene un entrenador dentro con la solución a los males de su equipo. Los puntos de partida, normalmente,  son: la pura teoría de quien no ha visto adolescentes de todo tipo  en su salsa,  varias horas al día durante varias semanas al año, durante muchos años y a pie de pizarra tiza en mano, o, igual de alejado, la teoría epatante y novedosa que hace sonreír a dichos adolescentes y a sus profesores.</p>
<p style="text-align:justify;">Había leído <em>Como una novela</em>, no recuerdo mucho de este libro del autor, me sonó a la segunda de las posibilidades. <em>Mal de escuela</em> es más un libro de memorias que un ensayo, creo. Cuenta  lo que ha vivido en sus clases durante su vida como profesor y también su experiencia como alumno <em>zoquete </em>de quien perduran los síntomas anímicos, perfectamente descritos,  en el escritor adulto. Están presentes sus alumnos reales, casos concretos que representan a los demás, sus historias son especialmente entrañables. El libro no muestra teorías sino conclusiones nacidas de la propia experiencia, rezuma ese fondo que hace que siempre gusten películas y libros de niños y escuelas, desde las <em>Torres de Malory</em>  de Enyd Blyton  hasta <em>Harry Potter</em> y todas las películas que el propio Pennac menciona. El de la escuela es un mundo especial, atemporal, esencialmente el mismo a través del tiempo y en cualquier lugar. Un grupo de alumnos con su profesor es como un experimento, tiene que haber una química especial, a veces con buenos resultados y otras termina en una mezcla explosiva. Cada época va añadiendo sus propios ingredientes. Pennac acierta señalando el consumo como el actual. Es más necesaria la intuición para saber qué registro hay que elegir en cada momento que cualquier teoría. Centra el gran conflicto profesor-alumno en la incapacidad de los primeros <em>para comprender el estado de ignorancia en el que se cuecen sus zoquetes</em>. Un profesor debe, sobre todo tener deseos de aprender siempre, ser más alumno curioso que profesor que lo sabe ya todo.</p>
<address></address>
<address></address>
<blockquote><address>
<p style="text-align:justify;">(…)Por aquel entonces, yo ignoraba que la lectura iba a salvarme.</p>
<p style="text-align:justify;">En aquella época, leer no era la absurda proeza que es hoy. Considerada como una pérdida de tiempo, con fama de perjudicial para el trabajo escolar, la lectura de novelas nos estaba  prohibida durante las horas de estudio. De ahí mi vocación. De ahí mi vocación de  lector clandestino: novelas forradas como libros de clase, ocultas en todas partes donde era posible, lecturas nocturnas con una linterna, dispensas de gimnasia, todo servía para quedarme a solas con un libro. Fue el internado lo que despertó en mí esta afición. Necesitaba un mundo propio, y fue el de los libros. En mi familia, yo había visto, sobre todo, leer a los demás: mi padre fumando su pipa en el sillón, bajo el cono de luz de una lámpara, pasando distraídamente el anular por la impecable raya de sus cabellos y con un libro abierto sobre las piernas cruzadas; Bernard, en nuestra habitación, recostado, con las rodillas dobladas y la mano derecha sosteniendo la cabeza. Había bienestar en aquellas actitudes. En el fondo, fue la fisiología del lector lo que me impulsó a leer. Tal vez al comienzo solo leí para reproducir aquellas posturas y explorar otras. Leyendo, me instalé físicamente en una felicidad que aún perdura (…) Pág.83</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(…)Los síntomas son rigurosamente semejantes a los de mis trece años: ensoñación, pereza, dispersión, hipocondría, nerviosismo, taciturno deleite, cambios de humor, jeremiadas y, por último, pasmo ante la pantalla de mi ordenador, como antaño ante los deberes que debía hacer, el examen que debía preparar… Aquí estoy, ríe sarcástico el zoquete que fui (…) Pág.89</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Los males de gramática se curan con la gramática, las faltas de  ortografía con la práctica de la ortografía, el miedo a leer con la lectura, el de no comprender con la inmersión en el texto: la costumbre de no reflexionar con el tranquilo refuerzo una razón estrictamente limitada al objeto que nos ocupa, aquí, ahora, en esta aula, durante esta hora de clase, ya puestos a <strong>ello</strong>. Pág. 105</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(…)Eran <strong>mis</strong> alumnos. (Este posesivo no indica propiedad alguna, designa un intervalo de tiempo, nuestros años de enseñanza en los que nuestra responsabilidad de profesor se encuentra por completo comprometida con esos alumnos.)Parte de mi oficio consistía en convencer a mis alumnos más abandonados por ellos mismos de que la cortesía predispone a la reflexión más que una buena bofetada, de que la vida en comunidad compromete, de que el día y la hora de entrega de un ejercicio no son negociables, de que unos deberes hechos de cualquier modo deben repetirse para el día siguiente, de que esto, de que aquello, pero de que nunca, jamás de los jamases, ni mis colegas ni yo les dejaríamos en la cuneta. Para que tuvieran una posibilidad de lograrlo, era preciso enseñarles de nuevo la propia noción del esfuerzo, devolverles por consiguiente el gusto por la soledad y el silencio y, sobre todo, el dominio del tiempo, del aburrimiento, pues (…) Pág. 143</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(…) Niños clientes, pues, con o sin medios, tanto los de las grandes ciudades como los de los arrabales, arrastrados por la misma aspiración al consumo, por el mismo aspirador universal de deseos, pobres y ricos, grandes y pequeños, chicos y chicas, en un revoltillo que se traga el sifón de la única y atorbellinada aspiración: ¡consumir! Es decir cambiar de producto, querer lo nuevo, más que lo nuevo, el último grito. ¡La marca! ¡Y que se sepa! Si sus marcas fueran medallas, los chiquillos de nuestras calles sonarían como generales de opereta. Unos programas muy serios os explican, por activa y por pasiva, que de ello depende su identidad. (…) Pág. 198</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(…) En materia de asesinatos, no es inútil recordar que, una vez deducidos los ataques a mano armada, las riñas en la vía pública, los crímenes crapulosos y los ajustes de cuentas entre bandas rivales, el ochenta por ciento de los crímenes de sangre, aproximadamente, se producen en el marco familiar. Los hombres se matan ante todo en su casa, bajo su techo, en la secreta fermentación de su hogar, en el meollo de su propia miseria. Hacer pasar la escuela por un lugar criminógeno es, en sí, un crimen insensato contra la escuela (…) Pág.  205</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(…) la diferencia fundamental entre los alumnos de hoy y los de ayer debe buscarse en otra parte: <strong>no llevan los jerséis viejos de sus hermanos mayores.</strong> ¡Esta es la verdadera diferencia! Mi madre tricotaba un jersey para Bernard y, cuando crecía, me lo pasaba. Y lo mismo con Doumé y Jean-Louis, nuestros hermanos mayores. Los pullovers de nuestra madre eran la inevitable sorpresa de Navidad. No llevaban marca, ni etiqueta en la que pusiera jersey mamá; sin embargo, la mayoría de los niños de mi generación llevaban<strong> jerséis mamá</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Hoy, no; la Gran Madre marketing se encarga de vestir a mayores y pequeños. Viste, alimenta, da de beber, calza, toca, equipa a cada cual, provee al alumno de electrónica, le pone sobre unos patines, bici, scooter, moto, patinete. Le distrae, le informa, le conecta, le propina una permanente transfusión musical y le dispersa por los cuatro puntos cardinales del universo consumible, ella es quien le duerme, ella es quien le despierta y, cuando se sienta en clase, vibra en el fondo de su bolsillo para tranquilizarle: Estoy aquí, no tengas miedo, estoy aquí, en tu teléfono móvil, ¡no eres un rehén del gueto escolar! (…) Pág. 235</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(…) Hoy en día existen en nuestro planeta cinco clases de niños: el niño cliente entre nosotros, el niño productor bajo otros cielos, así como el niño soldado, el niño prostituido y, en los paneles curvos del metro, el niño moribundo cuya imagen, periódicamente, proyecta sobre nuestro cansancio la mirada del hambre y del abandono. Son niños, los cinco. Instrumentalizados, los cinco (…) Pág. 238</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(…) me pregunto solo qué tipo de zoquete habría sido yo si el azar me hubiera hecho nacer, digamos, hace unos quince años. No cabe duda alguna: habría sido un zoquete consumidor. A falta de precocidad intelectual, me habría refugiado en esa madurez comercial que confiere a los deseos de los adolescentes la misma legitimidad que a los de sus padres. Lo habría convertido en una cuestión de principios. , Ya me parece oírme: Vosotros tenéis vuestro ordenador, ¡yo tengo derecho al mío! ¡Sobre todo si no queréis que toque el vuestro! y habrían cedido. Por amor. ¿Amor descarriado? Es fácil decirlo. Cada época impone su lenguaje, al amor familiar. La nuestra prescribe la lengua de los objetos(…) Pág. 241</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"> Uno de los elementos del «ello», para el que el joven profesor de hoy no está preparado, es el cara a cara con una clase de niños clientes. Es cierto que él lo fue y que sus propios hijos lo son, pero en esta clase él es el profesor (…) Estamos en la escuela, en el colegio, en el instituto, no en familia, no en unos grandes almacenes: no se satisfacen deseos superficiales por medio de regalos, se satisfacen necesidades fundamentales por medio de obligaciones. Necesidades de instruirse tanto más difíciles de colmar cuanto, antes, hay que despertarlas. Dura tarea para el profesor, este conflicto entre los deseos y las necesidades. Y dolorosa perspectiva para el joven cliente tener que preocuparse por sus necesidades en detrimento de sus deseos: vaciarse la cabeza para formarse el espíritu (…) Pág. 242</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(…) la verdadera naturaleza del «ello» residiría en el eterno conflicto entre el conocimiento tal como se concibe y la ignorancia tal como se vive: la incapacidad absoluta de los profesores para comprender el estado de ignorancia en el que se cuecen sus zoquetes, puesto que ellos mismos eran buenos alumnos, al menos en la materia que enseñan. El gran defecto de los profesores sería su incapacidad para imaginarse<strong> sin saber lo que saben</strong>. Sean cuales sean las dificultades que han debido superar para adquirirlos, en cuanto los adquieren sus conocimientos se les vuelven consustanciales, los perciben como si fueran evidencia ( «¡Pero es evidente, vamos»), y no pueden imaginar que sean por completo ajenos a quienes, en ese campo preciso, viven en estado de ignorancia (…) Pág. 246  </p>
</address>
</blockquote>
<address><a href="http://www.rtve.es/mediateca/audios/20080926/daniel-pennac-escritor-zoquete-ojo-critico/297962.shtml">Daniel Pennac, el escritor &#8216;zoquete&#8217; (El Ojo Crítico)</a> Entrevista con el autor en el programa de RNE</address>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cinque libri e una catena]]></title>
<link>http://squilibri2.wordpress.com/2009/07/23/cinque-libri-e-una-catena/</link>
<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 21:57:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefania Mola</dc:creator>
<guid>http://squilibri2.wordpress.com/2009/07/23/cinque-libri-e-una-catena/</guid>
<description><![CDATA[Incatenata da Guido, dovrei riuscire a indicare due libri che mi piacerebbe leggere, nonché avere la]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Incatenata da Guido, dovrei riuscire a indicare due libri che mi piacerebbe leggere, nonché avere la]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[D. Pennac- Come un romanzo]]></title>
<link>http://labibliotecadiroeme.wordpress.com/2009/07/07/d-pennac-come-un-romanzo/</link>
<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 12:41:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>labibliotecadiroeme</dc:creator>
<guid>http://labibliotecadiroeme.wordpress.com/2009/07/07/d-pennac-come-un-romanzo/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; impossibile riassumere in poche righe il contenuto di questo straordinario saggio sulla let]]></description>
<content:encoded><![CDATA[E&#8217; impossibile riassumere in poche righe il contenuto di questo straordinario saggio sulla let]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Qu'est-ce qui fait tourner le monde?]]></title>
<link>http://morisset.wordpress.com/2009/07/04/quest-ce-qui-fait-tourner-le-monde/</link>
<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 09:14:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>Dr. Morisset</dc:creator>
<guid>http://morisset.wordpress.com/2009/07/04/quest-ce-qui-fait-tourner-le-monde/</guid>
<description><![CDATA[Hier, le timide Mr Anzai s&#8217;est enfin décidé à passer la porte du cabinet. Mr Anzai est à l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Hier, le timide <a href="http://twitter.com/mr_anzai" target="_blank">Mr Anzai</a> s&#8217;est enfin décidé à passer la porte du cabinet.</p>
<p><a href="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n704627761_621972_2881.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1181" title="n704627761_621972_2881" src="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n704627761_621972_2881.jpg?w=300" alt="n704627761_621972_2881" width="300" height="248" /></a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/Du-coq-a-lane/41223636549" target="_blank">Mr Anzai</a> est à l&#8217;image du mec moderne : drôle et séduisant, avec la complexité d&#8217;un Rubik&#8217;s cube qu&#8217;on arriverait jamais à finir&#8230;</p>
<p><!--more--></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">N&#8217;ayez pas peur mon grand. Comment vous avez connu mon cabinet?</p>
<p style="text-align:justify;">_ J&#8217;ai pas peur. Votre cabinet&#8230; on se souvient jamais vraiment de comment on l&#8217;a découvert. C&#8217;est le genre de chose qui nous tombe dessus sans prévenir. Même si on sait que Twitter doit être derrière tous ça. Parce que Twitter c&#8217;est le FBI, la Franc-Maçonnerie : ça te dicte tes choix sans que tu t&#8217;en rendes compte.</p>
</blockquote>
<p>Il avait l&#8217;air drôlement névrosé. J&#8217;essayais de le mettre immédiatement à l&#8217;aise en virilisant le discours et en utilisant le mot &#8220;mec&#8221;.</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Assieds-toi mec. A la cool. Tire un peu la langue pour voir&#8230;</p>
<p><a href="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n518311976_313981_8590.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1182" title="n518311976_313981_8590" src="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n518311976_313981_8590.jpg?w=238" alt="n518311976_313981_8590" width="238" height="300" /></a></p>
<p>Ouais&#8230; Elle est rouge quand même hein. Qu&#8217;est-ce qui se passe?</p>
<p>_ Comme tout le monde, on se pose des questions sur le Monde, questions auxquelles vous avez toujours une réponse sérieuse et pleine de bon sens.</p>
<p>_ Attends mec, c&#8217;est mon métier.</p>
<p>_ Bon voilà, mon physique proche de la perfection me facilite bien des choses dans la vie&#8230;</p>
<p><a href="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n518311976_1190898_2251.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1183" title="n518311976_1190898_2251" src="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n518311976_1190898_2251.jpg?w=300" alt="n518311976_1190898_2251" width="300" height="225" /></a></p></blockquote>
<p>Ouais&#8230; il était pas si timide que ça le salaud.</p>
<blockquote><p>Attention, j&#8217;ai des défauts hein aussi, j&#8217;adore le chanteur Saez, Patrick Bruel, le <strong>cinéma français</strong>.</p></blockquote>
<p>Par cinéma français, voulait-il parler d&#8217;<a href="http://morisset.wordpress.com/2009/06/05/on-connait-la-chanson-mais-on-laime-pas/" target="_blank">Alain Resnais</a>?</p>
<blockquote><p>J&#8217;aime la <strong>salsa</strong>.</p></blockquote>
<p><a href="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n704627761_283459_3190.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1186" title="n704627761_283459_3190" src="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n704627761_283459_3190.jpg?w=222" alt="n704627761_283459_3190" width="222" height="300" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">J&#8217;aime pas les gros seins.</p>
</blockquote>
<p>Ouais c&#8217;est ça, tu parles&#8230;</p>
<blockquote><p>Mais mon problème surtout c&#8217;est mon <a href="http://ducoq.blogspot.com/" target="_blank">blog</a>.</p></blockquote>
<p>J&#8217;avais du mal à le suivre. Il passait beaucoup <strong><a href="http://ducoq.blogspot.com/" target="_blank">du coq à l&#8217;âne</a></strong>.</p>
<blockquote><p>Mec, j&#8217;ai du mal à te suivre, je trouve que tu passes beaucoup <strong><a href="http://ducoq.blogspot.com/" target="_blank">du coq à l&#8217;âne</a></strong>.</p>
<p>_ Pour moi blogger en fait, c&#8217;est un accident. J&#8217;veux dire, j&#8217;ai rien à dire! A tel point que j&#8217;ai une équipe de rédacteurs pour encore moins en foutre. Et quand j&#8217;explose mes statistiques c&#8217;est quand j&#8217;ai parlé d&#8217;une pseudo-people (si possible issue de la télé réalité) qui se reconverti dans le porno&#8230; C&#8217;est donc le <strong>cul </strong>qui fait tourner ce monde ? Vous seul avez la réponse je pense.</p></blockquote>
<p style="text-align:justify;">Il avait raison. La réponse était complètement en moi.</p>
<p><a href="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/buddha3.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1188" title="buddha3" src="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/buddha3.jpg?w=236" alt="buddha3" width="236" height="300" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Écoute, je vais être direct : Oui c&#8217;est le <strong>cul </strong>qui fait tourner le monde.</p>
<p style="text-align:justify;">_ Mon Dieu.</p>
<p style="text-align:justify;">_ Laisse moi parler merde.</p>
<p style="text-align:justify;">_ D&#8217;accord.</p>
<p style="text-align:justify;">_ C&#8217;est le <strong>cul </strong>qui gouverne, <a href="http://whispers-shadow.over-blog.com/" target="_blank">Galliane</a> saurait t&#8217;expliquer mieux que moi pourquoi. Maintenant je vois pas en quoi ça semble te poser un problème. Nous vivons dans un monde de <strong>cul </strong>dans lequel j&#8217;ai l&#8217;impression que tu as su tirer ton épingle du jeu. Tu veux quoi? La révolution?</p>
<p style="text-align:justify;">_ Euh&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">_ Alors allons-y. Imaginons que le <strong>foot </strong>renverse le <strong>cul </strong>par exemple. Hop : fini les filles, fini la salsa. On va passer ses soirées avec ses potes en arborant fièrement son <strong>maillot </strong>de l&#8217;<strong>Equipe de France</strong>?</p>
</blockquote>
<p><a href="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n504249934_369877_2749.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1184" title="n504249934_369877_2749" src="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/n504249934_369877_2749.jpg?w=300" alt="n504249934_369877_2749" width="300" height="213" /></a></p>
<blockquote><p>_ Ah non alors!</p>
<p>_ Supposons que la <strong>littérature </strong>prenne le pouvoir. Plutôt que de draguer, tu veux passer ton temps à lire du <strong>Daniel Pennac</strong>?</p></blockquote>
<p><a href="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/2661_74240036976_518311976_2022108_4393603_n.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1185" title="2661_74240036976_518311976_2022108_4393603_n" src="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/2661_74240036976_518311976_2022108_4393603_n.jpg?w=300" alt="2661_74240036976_518311976_2022108_4393603_n" width="300" height="202" /></a></p>
<blockquote><p>_ On s&#8217;emmerderait vite.</p>
<p>_ Tu sais trouver les mots bonhomme. Et imagine un instant un monde contrôlé par <strong>Airbus</strong>!</p>
<p>_ Ouais! On finirait le <strong>cul </strong>dans l&#8217;eau. ah ah.</p></blockquote>
<p><a href="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/d-1-crash-airbus.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1190" title="D 1 Crash Airbus" src="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/d-1-crash-airbus.jpg?w=300" alt="D 1 Crash Airbus" width="300" height="187" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">_ Alors par contre les blagues ici c&#8217;est moi qui les fait.</p>
<p style="text-align:justify;">_ Docteur vous fâchez pas, je ne suis qu&#8217;un pauvre malade sans défense. Donc c&#8217;est le <strong>cul </strong>qui commande?</p>
<p style="text-align:justify;">_ Oui et c&#8217;est comme ça. Le <strong>cul </strong>fait partie des règles de notre jeu de Monopoly.</p>
<p style="text-align:justify;">_ Je comprends. Comment pourrais-je vous remercier?</p>
<p style="text-align:justify;">_ Tu arrêtes de te plaindre, tu rentres chez toi et tu fais l&#8217;amour à ta partenaire jusqu&#8217;à ce qu&#8217;elle saigne du nez&#8230; Et tu n&#8217;oublies pas : un petit Doliprane par jour pendant 8 jours.</p>
<p style="text-align:justify;">_ Oui Docteur! Je me sens libéré d&#8217;un poids si lourd. Merci. Merci so much.</p>
</blockquote>
<p>De rien&#8230; C&#8217;est mon putain d&#8217;boulot!</p>
<p><a href="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/js0fl_tv1001_superman-m_waldman.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1187" title="js0fl_TV1001_Superman-M_Waldman" src="http://morisset.wordpress.com/files/2009/07/js0fl_tv1001_superman-m_waldman.jpg?w=222" alt="js0fl_TV1001_Superman-M_Waldman" width="222" height="300" /></a><span style="font-family:Segoe UI;font-size:x-small;"><span style="font-family:Segoe UI;font-size:x-small;"><em></em></span></span></p>
<p><span style="font-family:Segoe UI;font-size:x-small;"><span style="font-family:Segoe UI;font-size:x-small;"><em><span style="font-family:Georgia;">cré</span>dit photo : Mr Anzai<br />
</em></span></span></p>
<p><span style="font-family:Segoe UI;font-size:x-small;"><span style="font-family:Segoe UI;font-size:x-small;"><em>Vous aussi vous voulez consulter? Ecrivez moi sans plus attendre. drmorisset@gmail.com</em></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Citation et auteur du jour]]></title>
<link>http://aigueau.wordpress.com/2009/07/02/citation-et-auteur-du-jour/</link>
<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 21:11:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Déréglé temporel</dc:creator>
<guid>http://aigueau.wordpress.com/2009/07/02/citation-et-auteur-du-jour/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;J&#8217;ai toujours l&#8217;impression que le livre que je suis en train de lire va boulevers]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#8220;J&#8217;ai toujours l&#8217;impression que le livre que je suis en train de lire va bouleverser mon existence entière.&#8221; &#8211; René Girard.</p>
<p>Il n&#8217;y a pas beaucoup de citations auxquelles je m&#8217;identifie, mais celle-ci en est une.*</p>
<p>J&#8217;ai acheté mardi <em>Les origines de la culture,</em> d&#8217;où est issue cette citation. Le livre est présenté comme étant de René Girard, mais c&#8217;est en réalité plus compliqué que ça. Il s&#8217;agit en fait d&#8217;entretiens qu&#8217;il a accordé à deux autres intellectuels et qui visent à la fois à établir sa biographie, à exposer sa théorie maîtresse sur le &#8220;désir mimétique&#8221;, à en clarifier certains éléments et à répondre aux critiques. J&#8217;en suis au chapitre deux et je trouve la lecture accessible et intéressante, probablement la meilleure introduction que je pouvais espérer aux idées de Girard, lesquelles ne manquent pas d&#8217;être fascinantes. Je suis tenté de me précipiter dans les librairies pour faire une razzia de ses principaux livres.</p>
<p>Pour les amateurs de Daniel Pennac, René Girard est l&#8217;auteur de <em>Le Bouc émissaire</em>, que Pennac citait en entrée de <em>Au bonheur des ogres</em>, le premier de la série des Malaussènes.</p>
<p>*phrase ajoutée tardivement au billet.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Entrevista a Daniel Pennac]]></title>
<link>http://papanatismoesferico.wordpress.com/2009/06/21/entrevista-a-daniel-pennac/</link>
<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 14:37:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>OBSERVADOR CONSISTENTE</dc:creator>
<guid>http://papanatismoesferico.wordpress.com/2009/06/21/entrevista-a-daniel-pennac/</guid>
<description><![CDATA[Entrevista publicada por el diario argentino lanacion.com.ar Daniel Pennac: &#8220;Mal de Escuela]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Entrevista publicada por el diario argentino lanacion.com.ar Daniel Pennac: &#8220;Mal de Escuela]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
