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	<title>dirigibile &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/dirigibile/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "dirigibile"</description>
	<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 05:58:41 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[V(i)olenti o nolenti, 77 cosette]]></title>
<link>http://danielebarbieri.wordpress.com/2010/12/27/violenti-o-nolenti-77-cosette/</link>
<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 23:00:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>DB</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un pezzo sul &#8217;77? No, 77 pezzi, o meglio 77 cosette che riguardano la violenza e i suoi tristi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ildirigibile.eu/archivio/n.4/circostanze4.html">Un pezzo sul &#8217;77? No, 77 pezzi, o meglio 77 cosette che riguardano  la violenza e i suoi tristi dintorni. Me lo hanno chiesto quelli che volano (www.ildirigibile.eu)&#8230; potevo dire di no? (db).</a><!--more--></p>
<p>1 &#8211; Speciale<br />
Arriva un messaggio da Il Digeribile (o Dirigibile, non ricordo mai i nomi  	esatti): «speciale &#8217;77, ci aiuti?».</p>
<p>2 &#8211; Pgcsfdm<br />
Non capisco cosa vogliono ma devo dire di sì: chi me lo chiede è il Pgcsfdm  	(penultimo giornalista che si fida di me). Chiedo spiegazioni con un msg  	sibillino: «Certo ma cosa volete?». La risposta: «Eri a Roma no?». Sì ho  	abitato a Roma e allora? Mi ricordo che dal centro per andare a Monteverde  	si prendeva il bus 75. Escluderei che si tratti del Lotto o di Tombola  	natalizia («77 le gambe delle donne»). Che mai sarà?</p>
<p>3 – La violenzaaaaaaaaaaa<br />
Mentre ci penso passo in edicola e butto l&#8217;occhio sui due giornali più  	venduti (in tutti i sensi) d&#8217;Italia, «Corriere della sera» e «Repubblica».  	Si paragonano le “violenze” (dicono loro, io parlerei di “autodifesa”) del  	14 dicembre a Roma al 1977. Dunque gli autonomi, la violenza anzi la  	violenzaaaaaaaaaaaaaaa e compagnia cantante.</p>
<p>4 – Il coro<br />
I due quotidiani più venduti d&#8217;Italia chiedono a tutte le persone civili di  	ripetere in coro &#8220;la violenza è intollerabile&#8221;. Se studentesse e studenti  	sfasciano qualcosa come se operai/operaie insultano il più venduto fra i  	sindacalisti oppure bloccano un macchinario, fanno scioperi o cortei poco  	educati di nuovo tlpcdric-lvei (tutte le persone civili devono ripetere in  	coro la violenza è intollerabile); e se in Inghilterra minacciano l’auto di  	Carlo e di Camilla tlpcdric-lvei.</p>
<p>5 – Pavlov<br />
In un famoso esperimento prima di dare al cibo ai cani suonava un  	campanello. I cani si abituarono che il «drin» significava mangiare e  	cominciarono a sbavare anche se dopo il campanello il mangiare non arrivava.  	Dunque proviamo: «drin» tlpcdric-lvei.</p>
<p>6 &#8211; Stonato<br />
Forse non sono mai diventato civile però non mi unisco al coro. A meno che  	non si dichiari prima che, ad esempio, è violenza ben più grande quella di  	chi toglie i soldi dalle tasche dei poveri per darli ai ricchi e distrugge  	le scuole pubbliche per sostenere quelle private (dei ricchi e del  	Vaticano); che è violenza ben più grande togliere il lavoro e/o far morire  	di lavoro perché si risparmia sulla sicurezza; che è violenza ben più grande  	in Inghilterra finanziare nuovi costosissimi sommergibili atomici proprio  	mentre si stanno togliendo soldi e diritti alla maggior parte delle persone.</p>
<p>7 – Nel dubbio<br />
Così suppongo che «Dirigista» (o come si chiama) voglia che io scriva un  	pezzo sul 1977. Effettivamente ero lì, in quarta o in quinta fila. E se  	invece stanno organizzando uno speciale sui numeri? Nel dubbio dirò 77  	cosette sul 77, così non sbaglio.</p>
<p>8 &#8211; Disordinatamente<br />
Credo che sarò caotico perché così fu il &#8217;77. La vita è disordine; di troppo  	ordine si muore presto e male</p>
<p>9 – Malvolentieri<br />
Lo faccio con scarso entusiamo perché di solito io (che non sono un cane di  	Pavlov ma un ornitorinco apolide) se il gran coro vuole parli di Patti Smith  	cerco di scrivere sugli Iww ma se invece mi domandano di scrivere sul &#8217;68  	preferisco s/ragionare sul &#8217;67 o su Vandana Shiva. Mi trovo bene così. Ma  	farò un&#8217;eccezione per il pgcsfdm (penultimo giornalista che si fida di me)</p>
<p>10 – Voi “avere”<br />
Perché poi dire &#8217;77 significa solo scontri in piazza? E l&#8217;allegria di quella  	rivolta? La sua anarchica intelligenza? Gli indiani metropolitani? In  	quell&#8217;anno Erich Fromm pubblica «Avere o essere?». Noi lo abbiamo letto e  	persino capito. Voi invece?</p>
<p>11 &#8211; Ogni lunedì<br />
A proposito dei due quotidiani più venduti e dei loro cori (cioè dibattiti)  	sulla violenza “intollerabile”. Se di lunedì passo da un giornalaio vedo due  	grandi pile con i supplementi economici in omaggio. Il primo si intitola  	(sobriamente, con il solo vezzo di una “e” caduta) «CorrierEconomia», il  	secondo (stile tipico da chic-megalomani) ha una doppia titolazione: «Affari  	&#38; finanza» in alto e sotto «New economy, aziende, borse, risparmio».  	Noterete che è omessa la parola «lavoro». Nella econo-mia niente viene  	prodotto senza i lavoratori; nella econo-loro c&#8217;è solo la ricchezza  	(innocente per definizione) e i diritti di chi lavora sono un fastidio, anzi  	un costo da tagliare. Casomai la stanchezza o l&#8217;età mi facessero dimenticare  	in che mondo vivo, passando in edicola vado a lezione di violenza ogni  	lunedì.</p>
<p>12 – Fu forse nel &#8217;77&#8230;<br />
… che mi appuntai questi versi di Umberto Saba: «In una casa dove uno si  	impicca, altri si ammazzano fra loro, altri si danno alla prostituzione o  	muoiono faticosamente di fame, altri ancora vengono avviati al carcere o al  	manicomio, si apre una porta e si intravede una vecchia signora che suona  	molto bene la spinetta».</p>
<p>13 – Il piano della sinistra<br />
Anche se la situazione non era (ancora) così drammatica come in quella casa  	di Saba, io mi convinsi che, nel mio modo di vedere il mondo, la vecchia  	signora imperturbabile che suona la spinetta, il piano o quel che l&#8217;è,  	mentre intorno c&#8217;è il casino era la sinistra storica. Non ho più cambiato  	idea. Il mondo brucia e la vecchietta imperturbabile suona senza guardarsi  	intorno. Non ho più cambiato idea sulla signora-sinistra. O meglio forse sì:  	per qualche ora, giorno o mese mi sono fidato&#8230; ne sono uscito  	vergognandomi di me (per esserci cascato) più che di loro.</p>
<p>14 – Neanche tanto bene<br />
Non ricordo più a cosa facesse riferimento Saba e se la vecchia signora  	suonasse davvero bene ma la mia sinistra suonatrice oltretutto suona  	orribilmente.</p>
<p>15 – E visto che&#8230;<br />
…. siamo alla musica la mia colonna sonora del &#8217;77 e dintorni è naturalmente  	il Faber De Andrè che cantava: «certo bisogna farne di strada da una  	ginnastica d&#8217;obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso  	della violenza però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da  	non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni».</p>
<p>16 &#8211; C&#8217;è<br />
In quel &#8217;77 amavamo anche le canzoni di Gianfranco Manfredi, a esempio: « Ma  	chi ha detto che non c&#8217;è?». Potete andarvela a sentire su Youtube  	accompagnata da alcune belle immagini.</p>
<p>17 &#8211; Sulla punta delle labbra<br />
Quando il quotidiano «Lotta Continua» in pieno &#8217;77 pubblicò la foto di due  	ragazzi che si baciavano (dietro una barricata e in mezzo al fumo dei  	lacrimogeni) con la didascalia «Ma chi ha detto che non c&#8217;è» (vedi sopra) la  	signora che suona – neanche tanto bene &#8211; il piano nel palazzo che brucia,  	insomma la sinistra perbene, sentenziò: «marinettismo, dannunzianesimo». I  	morti ammoniscono i vivi a non essere felici.</p>
<p>18 – Invisibili appunto<br />
Pochi sono riusciti a raccontare il &#8217;68 in libri e film. Ancora più  	difficile tradurre il &#8217;77 in un libro. L&#8217;unico che è riuscito davvero a  	renderne il ritmo e l&#8217;entusiasmo (se ricordo bene in greco significa essere  	invasi da un dio folle) è il romanzo di Nanni Balestrini intitolato  	«Invisibili».</p>
<p>19 &#8211; Francesco e Giorgiana<br />
Ammazzati.</p>
<p>20 &#8211; Bologna<br />
Un vetro consente di vedere ancora oggi i buchi dei proiettili (tanti)  	sparati contro Francesco Lo Russo e poi finiti in un muro di via Mascarella.  	“Non perdete la calma” ci disse la vecchia signora che suona male il piano e  	che non ha mai spedito in carcere gli assassini, anzi uno lo ha votato come  	presidente della repubblica.</p>
<p>21 – Roma<br />
Ci sono ancora le immagini in rete dello sbirro con la maglietta a strisce  	che il giorno in cui uccisero Giorgiana Masi &#8211; “non perdete la calma” ci  	ridissero – passava con una pistola in pugno da una parte all&#8217;altra. Non  	sappiamo contro chi sparasse ma si vede bene dove andava a rifornirsi, in  	mezzo ai servitori dello Stato. Disse il capo degli assassini che si sarebbe  	dimesso se fosse stato provato che a sparare erano le forze dell&#8217;ordine (di  	quello che lui chiamava ordine). Un fotografo prima e i radicali poi  	mostrarono foto e filmati. Il capo degli assassini non si dimise.</p>
<p>22 – Il capo degli assassini<br />
Si chiamava Francesco Cossiga.</p>
<p>23- Kossino assassiga<br />
Non consentirò più – disse con tutta l’arroganza di cui era capace – che sui  	muri delle città si legga “Cossiga assasssino”. Non ricordo se quel giorno  	oppure prima aveva chiesto a qualche servo travestito da giornalista: “e poi  	perché scrivono Cossiga con la K?”. La risposta era semplice ma lui fingeva  	di non saperla: come negli Usa (che lui diceva di amare) avevamo preso  	l’abitudine – noi del movimento ribelle – a riscrivere con la K quelli che  	erano dalla parte dell’Amerika cioè sulle orme del Ku Klux Klan. Noi invece  	eravamo con “l’altra America” quella che tenace, coraggiosa si opponeva,  	disertava, sabotava, che portò persino le bandiere del “nemico” (i vietcong)  	alle sue manifestazioni. E così facendo quell’altra America aiutò il nemico  	a vincere ma lei stessa vinse, sconfiggendo – almeno per un po’ &#8211; l’Amerika.  	Torno alla periferia dell’impero. Italia. Anno 1977. Kossiga. Anche se lui  	era una delle più fedeli incarnazioni di tutto quello che detestavamo,  	quella volta – che appunto ci intimò di non scrivere più “Kossiga assassino”  	– gli ubbidimmo. Però fu l’unica volta. Gli ubbidimmo e da quella notte  	stessa i muri di Roma (e di altre città) si riempirono di enormi e colorati  	“Kossino Assassiga”. Così tante ne facemmo in quei giorni che, ancora pochi  	anni fa, se ne vedevano a Trastevere o San Lorenzo: scritte resistenti al  	tempo e ai tentativi di cancellazione. Kossiga divenne poi presidente della  	repubblica con il plauso delle “sinistre” che suonano male il piano, le  	stesse stupite e poi subito smemorate quando venne fuori una certa storia su  	Gladio, sui golpisti pronti al via (dell’Amerika appunto). Qualche altra  	considerazione, se v&#8217;interessa, è sul mio blog.</p>
<p>24 – Kossiga, poco fa<br />
Il 22 ottobre 2008, mentre si diffondeva il movimento detto dell’Onda (ah le  	etichette), Francesco Cossiga dichiarava al Quotidiano Nazionale: «Maroni  	dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno». Ossia? «In  	primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa  	succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…». Gli  	universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle  	strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori  	pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti  	devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le  	città». Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono  	delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e  	carabinieri». Nel senso che… «Nel senso che le forze dell`ordine non  	dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che  	tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e  	picchiare anche quei docenti che li fomentano». Anche i docenti?  	«Soprattutto i docenti».</p>
<p>25 – Non siamo Stato noi<br />
Ho accordi e disaccordi con gli anarchici pensanti (ce ne sono anche di  	vegetali). Ma c&#8217;è una frase – variamente attribuita &#8211; che ho visto in tante  	loro sedi e pubblicazioni adatta al discorso che provo qui a fare: «Cos&#8217;è il  	terrorismo se non uno Stato in piccolo? Cos&#8217;è lo Stato se non un terrorismo  	in grande?»</p>
<p>26 – Era appena finito il &#8217;77<br />
Mentre la vecchia signora suonava il piano la casa bruciava sempre più. Il  	giorno che venne rapito Moro, noi del movimento ribelle non andammo in  	piazza san Giovanni dove c&#8217;era l&#8217;arco che faceva finta di essere  	costituzionale mentre procedeva a colpi di leggi speciali. Quel giorno  	eravamo ancora tante/i dietro lo striscione “Né con lo Stato né con le Br”.  	Disarmati resistemmo finché potemmo mentre da una parte e dall’altra si  	sparava: lo Stato e le Brigate Rosse aprivano il fuoco a volte contro i  	combattenti nemici ma più spesso nel mucchio, colpendo chi passava di lì.  	Come si fa in ogni guerra: muoiono soprattutto i civili. Non ci arruolammo.  	Fummo sconfitti da quei due eserciti, troppo simili a volte per  	distinguerli. Sconfitti&#8230; non del tutto, non per sempre. Molte e molti di  	noi continuano la rivolta chi con il lavoro sociale e chi con le arti, chi  	sfruttato e chi con qualche margine di libertà, chi a livello individuale e  	chi in una qualche forma collettiva: nè con lo Stato &#8211; che quando si arma  	piace tanto alla vecchia signora &#8211; nè con le Br ammesso che il primo esista  	ancora (oggi sembra solo un gruppazzo mafioso) e che le seconde sopravvivano  	a se stesse.</p>
<p>27 &#8211; Non mi piace la violenza&#8230;<br />
… però rifiuto di condannare quella ribelle per giustificare quella degli  	oppressori.</p>
<p>28 &#8211; Far credere<br />
Quanto detto finora (la difesa del diritto a insorgere) non esclude una  	critica della violenza, la voglia di ragionare se Gandhi (un sovversivo  	anche lui) ci possa essere più utile delle bottiglie Molotov. Però è una  	discussione che vorrei fare con gente viva, non con zombies che suonano –  	neanche tanto bene – il piano e loro piangono solo per le vetrine, per i  	ricchi, per quel tipo di democrazia parlamentare «che consiste  	essenzialmente nel far credere democratiche solo le cose che non cambian  	niente» (versi di una canzone scritta da Marco Ligini, giornalista vero,  	gran cabarettista e soprattutto sovversivo).</p>
<p>29 &#8211; Far dimenticare<br />
Fra il &#8217;75 e il &#8217;77 nelle strade italiane polizia, carabinieri, fascisti  	uccidono un centinaio di persone. Negli anni subito precedenti stragi  	fasciste e di Stato in banche, stazioni, piazze.</p>
<p>30 – Strage di Stato?<br />
Dopo le bombe in piazza Fontana ci fu una gran discussione nel collettivo  	che condusse le contro-indagini e poi scrisse il libro «La strage di Stato»  	(se volete leggerlo o rileggerlo è stato ristampato di recente da Odradek).  	Non era una definizione ideologica, esagerata? Davvero il corpaccione dello  	Stato aveva voluto quelle bombe o si era mosso solo un suo frammento, una  	specie di “scheggia impazzita” (a proposito di etichette) in combutta con i  	fascisti? Si discusse, si riguardò con calma tutto quello che era saltato  	fuori. Poi si decise all&#8217;unanimità per «strage di Stato». Nel 1977 chi era  	meno giovane sapeva con chi avevamo a che fare. La vecchia signora  	continuava a suonare il piano.</p>
<p>31 – Giudizio di Stato<br />
Il &#8217;77 è anche un numero. Come 7171. Ma «7171» è anche il titolo di un  	romanzo (dell&#8217;anno scorso) in cui Enrico Pili ricostruisce e fa diventare  	allegoria delle nostre vite la vicenda di Luigi Scricciolo che passò appunto  	7171 giorni fra carcere, arresti domiciliari e attesa di giudizio&#8230; per poi  	sentirsi prosciogliere di tutto. Non accade nel &#8217;77 no. Ma si parla sempre  	dello Stato italiano, debole con i forti e forte con i deboli, violento ma  	pronto ad accusare di violenza chiunque si ribelli. Capace di accusare un  	innocente per 7171 giorni. Di lui sappiamo, di altri no. Ma sta a noi fare  	come per quel libro «La strage di Stato», nato dal basso per scoprire le  	verità che in alto volevano nascondere mentre la vecchia signora non sa, non  	vede perché è sempre lì a suonare la spinetta.</p>
<p>32 – Il passato muta<br />
Perché devo parlare del &#8217;77 cioè del passato? Pur se sono vecchio, io voglio  	parlare del presente e del futuro. Anche se dal passato qualcosa si può  	imparare. Ma soprattutto io credo avesse ragione Jean-Paul Sartre quando  	suggerisce che ci sono diversi modi di guardare al passato: si può pensarlo  	come fissato per sempre&#8230; oppure vederlo come continuamente cambiato da ciò  	che noi facciamo ora, in questo istante.</p>
<p>33 – Il signor P2-1816<br />
Se devo parlare del presente, mentre continuo la lotta per mutare il passato  	e costruire il futuro, vedo che mentre la vecchia signora suona il piano  	anche quello straccio di residua (e ambigua) democrazia parlamentare sta per  	essere buttato nel cesso. Siccome sarebbe bella la nostra Costituzione, se  	fosse applicata, il signor P2-1816 (alias Silvio Berlusconi) se ne vuole  	liberare e insieme incatenare quei (pochi) giudici che provano a fare il  	loro dovere minimo, cioè indagare sui suoi crimini e sui gangsters in  	combutta con lui. C&#8217;entra con il 77? Sarebbe un discorso lungo e ne tocco  	solo un punto: mentre sulla violenza mafiosa e golpista di P2-1816 quasi  	tutti tacciono ecco il coro sulle “vetrine sfacciate” e oh, signora mia come  	è inaccettabile, anzi inspiegabile, questa violenza.</p>
<p>34 &#8211; Se non sapete&#8230;<br />
…. cos&#8217;era la P2 informatevi. Il numero della tessera di Silvio Berlusconi  	era appunto 1816.</p>
<p>35 – Non fummo ben-educati<br />
Così scrisse Abbie Hoffman rivolgendosi a coloro che si ribellarono. «Certo  	eravamo giovani / eravamo arroganti / eravamo ridicoli / eravamo eccessivi /  	eravamo avventati / eravamo sciocchi / ma avevamo ragione noi».</p>
<p>36 – Lo saremo?<br />
Se ora giovani e meno giovani si atterranno alla buona educazione e ai  	consigli di quella vecchia signora che suona il piano&#8230; non spazzeremo via  	il signor P2-1816. Dunque legittimeremo la vera violenza.</p>
<p>37 &#8211; Un&#8217;orda<br />
«L&#8217;orda d&#8217;oro» cioè «1968-1977, la grande ondata rivoluzionaria e creativa,  	politica ed esistenziale» si intitola un bel libro di Nanni Balestrini e  	Primo Moroni. Si concludeva con queste parole: «sono iniziati gli anni &#8217;80.  	Gli anni del cinismo, dell&#8217;opportunismo e della paura».</p>
<p>38 – Altan<br />
Lo stesso concetto sugli anni &#8217;8o fu espresso in una vignetta con queste (ma  	vado a memoria) parole: «Finiti gli anni di piombo torniamo al calduccio  	degli anni di merda».</p>
<p>39 &#8211; Piombo<br />
Questa etichetta degli anni di “piombo” sempre appiccicata al &#8217;77 da dove  	arriva? Viene ripresa – e retrodatata &#8211; dal film omonimo della Von Trotta.  	Imbrogliando, al solito, le carte: nel film infatti il “piombo” non si  	riferisce alle pallottole ma al periodo plumbeo di una Germania che non sa  	fare i conti con il nazismo, cioè che è incapace di uscire dal suo passato.</p>
<p>40 – Si cresce?<br />
Mi dicono che Lucia Annunziata nel &#8217;77 c&#8217;era. Io non l&#8217;ho vista ma può  	essere, c&#8217;era tanta gente. Ha scritto pure un libro sul &#8217;77. Non lo leggerò  	perché so che cosa l&#8217;Annunziata fece dopo quell&#8217;anno e chi è oggi. Tanto per  	dirne una, ha ricevuto 150mila euro dall&#8217;Eni per partecipare a uno  	spettacolo dedicato a Mattei e altri 150 per curare la nuova rivista  	aziendale. Da piccoli, canterebbe Paolo Rossi, avevamo tutti i peli del culo  	a batuffoli. Poi c&#8217;è chi cresce male e chi malissimo.</p>
<p>41 &#8211; Due stronzi fra i tanti<br />
«In Italia si fanno troppi scioperi, ci sono troppi partiti, c&#8217;è troppa  	pornografia»: così Breznev (capo dell&#8217;Urss) al democristiano Forlani il 20  	gennaio 1977.</p>
<p>42 &#8211; Marx<br />
Nei miei appunti di quel periodo trovo evidenziata una frase del vecchio  	barbone sovversivo: «Sarebbe del resto assai comodo fare la storia  	universale se si accettasse battaglia soltanto alla condizione di un esito  	infallibilmente favorevole».</p>
<p>43 -Hikmet<br />
«Le nostre braccia son rami carichi di frutti, / il memico li scuote, il  	nemico ci scuote, / giorno e notte, / e per poterci spogliare più  	facilmente, più tranquillamente, / non ci mette più le catene ai piedi /  	bensì alla base della testa».</p>
<p>44 &#8211; Appunto uno<br />
Nella ormai ammaccata «Agenda rossa 1977» (edita da Savelli) ritrovo un mio  	appunto a penna in data 6 marzo: «Istruzioni per una buona condotta nella  	società del compromesso storico e quotidiano: 1) raggiungere la pace  	attraverso l&#8217;insensibilità; 2) rinunciare ai desideri».</p>
<p>45 &#8211; Appunto due<br />
Stessa agenda, in data 6 giugno. «Alcune considerazioni sui carabinieri  	delle barzellette. 1) In certe persone che le raccontano avverto il  	disprezzo del padrone verso il servo sciocco; 2) Certi “democratici” credono  	che a colpi di barzelletta si oppongano alla leggi speciali (Reale e Kossiga);  	3) L&#8217;ideologia del carabiniere scemo copre i crimini dello Stato».</p>
<p>46 &#8211; Bellissimo<br />
Fra i molti giorni felici del 77 furono particolarmente belli il 23, 24, 25  	settembre a Bologna occupata dal movimento ribelle; la vecchia signora,  	nonostante il casino fosse lì a un metro, continuò a suonare il piano e  	neppure si affacciò per tentare di capire cosa succedeva.</p>
<p>47 &#8211; Pellerossa<br />
In quei giorni ascoltai un proverbio Cherokee: «Prestate attenzione ai  	sussurri e non dovrete ascoltare le grida».</p>
<p>48 &#8211; Leonardo Sciascia<br />
«La sicurezza del potere si fonda sull&#8217;insicurezza dei cittadini».</p>
<p>49 &#8211; Primo Moroni<br />
«La controcultura è una rete di produzione, un modo di concepire non solo la  	comunicazione ma anche il mondo, un modello e una pratica esistenziale in  	continua e inquieta ricerca».</p>
<p>50 &#8211; Parole<br />
In un dizionario ironico si può leggere: «Violenza. Fenomeno sconosciuto  	all&#8217;umanità e in particolare all&#8217;Italia prima della “esplosione della +”  	innescata qualche anno fa. Da allora tutti si chiedono smarriti come  	affrontare “l&#8217;ondata di +”. E&#8217; consigliabile un atteggiamento di illibatezza  	nei confronti della +; scoprirla ogni giorno, firmare petizioni contro la +;  	dimenticare che rispettabili autori hanno teorizzato e illuminati statisti  	hanno praticato l&#8217;uso della +; ignorare che la storia umana è costellata  	dalla +; rimuovere l&#8217;esistenza della + borghese». Era sul quotidiano «il  	manifesto» del 31 maggio 1980 ma può tornare buona per il &#8217;77 del passato o  	per quello del futuro.</p>
<p>51 – Quel che non si dice<br />
Come si tace la violenza del potere, in ogni modo si prova a nascondere  	quella del patriarcato. Il &#8217;77 italiano arriva dopo 2-3 anni di femminismo  	diffuso che squassavano il patriarcato e i suoi sostenitori (o  	“verniciatori”) anche a “sinistra”. E&#8217; per questa contingenza storica unita  	alla forza di una nuova rivolta collettiva che quell&#8217;anno ancora più donne  	presero coscienza, si rivoltarono e raccontarono&#8230; Chi voleva davvero  	sapere poteva ascoltare, forse per la prima volta, quello che Stato e  	Vaticano vogliono ancor oggi celare: violenze in famiglia, vergogna e  	silenzi. Ho un ricordo mooooooolto personale di questo perché fu in  	quell&#8217;anno che finalmente mia madre, sentendo altre donne parlare, cominciò  	a raccontare. Più schifo di quello che avrei immaginato. E ovviamente nella  	mia famiglia i più violenti erano quelli che votavano contro il divorzio. E  	ricordo mia madre chiedere a Rosaria: «in che commedia, forse di Shaw, il  	capo della prostituzione è il segretario della “Lega per la morale”? Ecco a  	casa mia funzionava così. Ma solo ora lo capisco appieno».</p>
<p>52 &#8211; Marge Piercy<br />
«Cosa possono farti? /Possono farti quello che vogliono. / Possono  	imprigionarti, batterti, / romperti le dita, bruciarti il cervello con  	l’elettricità, / confonderti con le droghe fino a che / non saprai più  	camminare, e non ricorderai./ Possono portare via i tuoi bambini, / sbattere  	contro il muro chi ami; / possono fare tutto quello che tu non faresti. /  	Come puoi fermarli? / Da solo puoi resistere, puoi rifiutare. / E puoi  	persino pensare alla riscossa, / anche se loro ti passano sopra. / Ma due  	persone che resistono, schiena contro schiena, / possono attraversare una  	folla, / un serpente di fuoco che danza può rompere una corda, / le termiti  	possono tirare giù un palazzo. / Due persone possono mantenersi sane a  	vicenda, / darsi reciprocamente sostegno, convinzione, / amore, massaggi,  	speranza, sesso. / Tre persone sono una delegazione, una cellula, un cuneo./  	Con quattro si può giocare, e dare inizio a un gruppo. / Con sei puoi  	affittare una casa intera, / avere focaccia a cena e niente secondi, / e  	comporre la tua musica. / Tredici fanno un circolo, un centinaio riempiono  	la sala./ Con mille hai solidarietà e la vostra newsletter, / diecimila sono  	la comunità e i vostri giornali; / centomila una rete di comunità; / un  	milione il nostro stesso mondo. / Comincia con uno alla volta. / Comincia  	quando ti preoccupi di agire. / Comincia quando lo fai di nuovo, / dopo che  	loro hanno detto no. / Comincia quando dici “noi”, / e sai bene chi  	intendi,/ e ogni giorno / ne intendi uno di più».<br />
53 – Camus<br />
Quello stesso “noi” della Piercy è in una famosa frase (o era il titolo di  	un suo articolo?) di Albert Camus: «mi rivolto dunque siamo».</p>
<p>54 – Banche e altro<br />
Sul mio blog c&#8217;è una lunga intervista a un ragazzo che per la prima volta,  	il 14 dicembre, si è trovato in mezzo a quella che le etichette indicano  	come “la violenza”. Ecco un passaggio di quel che mi ha detto.<br />
«Ti posso raccontare proprio questo dialogo che ho avuto io con un ragazzo  	giovane che, da solo e a viso scoperto, spaccava a casaccio: “La macchina  	del Comune non devi romperla perché è stata comprata con i soldi nostri”. E  	lui: “Questo Stato e questa gente hanno distrutto la vita dei miei genitori  	e ora la mia, io voglio vendicarmi su questa città”. Io ed altri gli abbiamo  	detto: “sbagli, questa città è tua, devi riprendertela non distruggerla”. Ma  	invece per le banche il discorso è diverso: eravamo tutte e tutti d’accordo  	che le banche sono le nostre nemiche. Da sempre. E poi l’ultima crisi  	internazionale è stata provocata dalle speculazioni e dagli imbrogli dei  	banchieri e invece di mandarli in galera i governi salvano anche i  	finanzieri più imbroglioni e anzi danno loro i soldi che tolgono a noi; ma  	questo schifo l’hanno capito in molti. E sempre più gente odia le banche,  	bisognerebbe organizzarsi dal basso, come hanno fatto in Messico e in altri  	Paesi contro questi vampiri. Era la prima volta che noi, cioè intendo io e  	le persone che erano venute con me, facevano una barricata. Eravamo  	d’accordo che spostare le auto e metterle in mezzo alla strada per  	difendersi è comprensibile, è giusto. Non c’è altro modo» .</p>
<p>55 – Dubbi legittimi<br />
Si chiedeva Bertolt Brecht se fosse più criminale rapinare una banca o  	fondarla.</p>
<p>56 – Questione di nomi<br />
La signora che suona il piano inorridisce a domande del genere, scuote la  	testa. La violenza delle banche non è in discussione, quella si chiama  	legalità, democrazia.</p>
<p>57 &#8211; Marco<br />
Commentando l&#8217;intervista (vedi qui a 54) e altri interventi sullo stesso  	tema nel mio blog Marco ha scritto: «non ho mai pensato che sarà una risata  	a seppellirli, e non ho mai creduto al ricatto della non violenza con il  	quale certi anestesisti di professione tentano di addormentare il movimento.  	Con pacatezza: la violenza è una reazione estrema ma del tutto normale  	quando non si ha altro modo di farsi valere. Bisogna pensarci prima che  	esploda. La violenza &#8211; pur deprecabile &#8211; certo da non invocare, pur essendo  	un atteggiamento primitivo, è banalmente il prodotto dell&#8217;ingiustizia  	sociale. Essa violenza c&#8217;è. E&#8217; figlia delle tensioni e dei conflitti. Tutto  	il resto, berciato in questi giorni dai media, è soltanto ipocrisia. (Fabio  	Fazio, basta, abbi pietà di noi) Ci sono forse state, nella storia, lotte  	sociali che si siano poste obiettivi di qualche rilevanza risultate indenni  	dalla violenza? anche se spesso adottata &#8220;di rimessa&#8221;? Se ne sarebbe fatto  	volentieri a meno? Ovviamente. Così chioserebbe il Generale Lapalisse (La  	Palice per i più dotti). Certo, se ci fosse una organizzazione, magari di  	sinistraaa, a dare una prospettiva, a proteggere da provocazioni, a offrire  	una guida che sapesse far maturare questa fase, fragile perché ancora  	spontaneista, anche il generale Cambronne potrebbe dire finalmente, con voce  	squillante, ciò che si meritano Ignazio e quell&#8217;altro tanghero. Ma ancora  	non è».</p>
<p>58 &#8211; Gino (e Alessandro)<br />
Sempre sul mio blog altro bel commento, di Gino: «In mezzo a questo serra  	serra, non possiam lasciar di fermarci un momento a fare una riflessione.  	Renzo, che strepitava di notte in casa altrui, che vi s&#8217;era introdotto di  	soppiatto, e teneva il padrone stesso assediato in una stanza, ha tutta  	l&#8217;apparenza d&#8217;un oppressore; eppure, alla fin de&#8217; fatti, era l&#8217;oppresso. Don  	Abbondio, sorpreso, messo in fuga, spaventato, mentre attendeva  	tranquillamente a&#8217; fatti suoi, parrebbe la vittima; eppure, in realtà, era  	lui che faceva un sopruso. Così va spesso il mondo&#8230; voglio dire, così  	andava nel secolo decimo settimo. (Alessandro Manzoni, I promessi sposi,  	cap. VIII). Le pietre non sono che il raccolto di ciò che avete seminato:  	lacrime e sangue».</p>
<p>59 – Solo violenza?<br />
Dopo il &#8217;68-69, Lotta Continua e il &#8217;77, la violenza dello Stato e poi  	l&#8217;impero mondiale dominato da tre killer (Banca mondiale, Fondo monetario  	internazionale e Organizzazione del commercio) nella mia vita ho incrociato  	Gandhi, Capitini, la nonviolenza. Ho interrogato la sovversione senz&#8217;armi  	per capire se potesse essermi-esserci utile. Perché so i rischi della  	violenza, anche di quella che nasce “giusta” e persino di quella difensiva,  	e sono ben felice di ragionarne (non però cantando nel coro). Ho capito che  	molti rivoluzionari disarmati sono l&#8217;opposto del perbenismo pacioccone,  	dell&#8217;inazione vile che la vecchia signora spaccia per democrazia e «rifiuto  	della violenza». Ma&#8230;</p>
<p>60 – Ma<br />
&#8230; se questa forza di una sovversione nonviolenta è possibile dov&#8217;è ora in  	Italia? Perché non si vede e non dà un altro esempio, un diverso progetto a  	chi non vuole farsi soffocare nella tenaglia mortale del signor P2-1816 da  	una parte e dalla vecchia signora che suona il piano dall&#8217;altra?</p>
<p>61 – Per esempio<br />
Nel mio blog mesi fa ho immaginato di spiegare a un nipotino come cadde il  	signor P2-1816. Nel racconto/sogno immaginavo andasse così. «Scattarono  	nuove proteste in tutta Italia, un giorno dopo l’altro, un’ora dopo l’altra.  	Scioperi anche, finalmente. Si iniziava al mattino e spesso si finiva la  	sera. Pensa che si svegliò pure Imola, uno dei luoghi più addormentati che  	io abbia visto in vita mia. Mi mancava il fiato ma era bellissimo, correvo  	da Imola a Bologna e poi la sera a organizzarci per ripartire il giorno  	dopo. Uno dei primi scioperi del consumo lo mettemmo in piedi noi. Poi  	l’idea dilagò. Un bel colpo quello. Si acquistava solamente quello che  	serviva per mangiare, basta. Lo slogan era: “Non si compra, non si vende  	finché il Nano non si arrende”(&#8230;)».</p>
<p>62- Impossibile?<br />
Quel piccolo sogno raccontato qui sopra mi riporta alla domanda se la  	nonviolenza ci possa aiutare. A ottenere un risultato senza essere costretti  	a scendere sul terreno della violenza e così a contaminarci. Sciopero dei  	consumi? Boicottaggio della econo-loro? O cosa?</p>
<p>63 – Come loro mai<br />
So bene qual è uno dei pericoli della violenza. Lo ha scritto per me (cioè è  	arrivato prima, capita) un tipo che si chiama Gabriel Garcia Marquez in  	«Cent&#8217;anni di solitudine». Il protagonista dice pressappoco – vado a memoria  	– che la tragedia è stata questa: «per battere i militari avete copiato i  	loro metodi, alla fine siete diventati come loro&#8230; e nessuna causa può  	giustificare questo orrore».</p>
<p>64 – Ribellarsi è necessario<br />
Come nel &#8217;77, forse persino di più. Discutiamo come e non se.</p>
<p>65 &#8211; Ribellarsi è giusto<br />
Come nel &#8217;77, forse persino di più. Discutiamo come e non se.</p>
<p>66- Ribellarsi è ora<br />
Come nel &#8217;77, forse persino di più. Discutiamo come e non se.</p>
<p>67 – Liberiamoci&#8230;<br />
…. dei poliziotti dentro la nostra testa.</p>
<p>68 – Liberiamoci&#8230;<br />
… anche della vecchia signora che suona (male) il piano e che legittima la  	violenza del sistema fingendo di non vederla.</p>
<p>69 – Persino Shakespeare<br />
Ho rivisto di recente in corteo un cartello con la frase &#8211; ripresa da un  	altro tipo che mi ruba le idee, un inglese di nome William Shakespeare &#8211; che  	già avevo letto su un muro dell&#8217;università nel &#8217;77: «se viviamo è per  	rovesciare i re». Mi è sembrato un buon segnale vederla rigirare in questi  	giorni. E mi pare anche un eccellente programma politico.</p>
<p>70 – A proposito di baroni<br />
Se non ci sono “poteri buoni” (De Andrè) il 77 scrisse sui muri che non ci  	sono neanche “baroni buoni” perciò “bianchi, rossi o a pallini” che siano  	cacciamoli via.</p>
<p>71 – Utopia<br />
Parlo di sogni? E&#8217; impossibile rovesciare “baroni”, governi, re, cacciare la  	vecchia signora e anche la Banca mondiale con tutti i suoi compari? Non è  	facile lo so ma bisogna provarci, metterci in cammino. Ecco un altro tipo,  	Eduardo Galeano, che mi ruba le idee. Lui la spiega così questa faccenda  	delle utopie. «Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.  	Cammino per dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là. Per  	quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve  	proprio a questo: a camminare».</p>
<p>72 – Dove si incontrano parole e fatti<br />
C&#8217;è sempre qualche idiota a “sinistra” che, invece di chiedersi perché molti  	indossano le felpe Nike (escono da fabbriche dove donne e minori sono  	schiavizzati, lo sapete?) si alza a chiedere perché oggi, come nel &#8217;77,  	tante/i portano Che Guevara sulle magliette. Io la so la risposta. Per me  	l&#8217;ha scritta Eduardo Galeano (in «Specchi, una storia quasi universale»):  	«Perché mai il Che ha questa pericolosa abitudine di continuare a nascere?  	Quanto più lo manipolano, quanto più lo tradiscono, tanto più nasce. Lui è  	il più nascente di tutti. Non sarà perché il Che diceva quello che pensava a  	faceva quello che diceva? Non sarà che per questo continua a essere così  	straordinario in un mondo dove le parole e i fatti s&#8217;incontrano raramente e  	quando si incontrano non si salutano perché non si riconoscono?».</p>
<p>73 &#8211; E io dov&#8217;ero?<br />
Il 14 dicembre sentivo Roma che mi chiamava. Però, da tempo, ero invitato in  	una scuola auto-gestita, per un laboratorio. Ci ho pensato su e ho deciso  	che era meglio andare a chiacchierare con ragazze/i. So ascoltare, so  	raccontare storie: due cose altrettanto importanti che saper mettere un&#8217;auto  	di traverso quando serve.</p>
<p>74 &#8211; Philip Dick<br />
Nelle scuole (occupate o autogestite) dove facevo i miei laboratori quando  	mi hanno chiesto cosa pensavo della Gelmini e delle proteste ho risposto con  	un racconto di Philip Dick. Quello che riassumo qui sotto.</p>
<p>75 &#8211; «Ultimo test».<br />
Bob Bibleman è uno sfigato. Ai giardinetti raggranella i soldi per un  	hot-dog. Il robot che glielo vende cerca di rifilargli un biglietto della  	lotteria. Lui non lo vuole, poi &#8211; è gratis &#8211; accetta. «Hai vinto» lo informa  	il robot: uno stage gratuito in una specie di caserma-università. Anche se  	sospetta una fregatura (la località si chiama «Seifottuto») Bob va e si  	trova in un mezzo inferno.<br />
Il capo dei docenti, maggiore Casals, è un concentrato di stronzaggine  	aggressiva. Sin dalla prima lezione solo Mary, un&#8217;allieva, prova a tenergli  	testa.<br />
Dopo qualche giorno una esercitazione importante. «Vi do una ricerca e avete  	libero accesso a tutti i documenti, all&#8217;intera rete però&#8230;» minaccia Casals  	«se vi imbattete in segreti militari non li leggete. Se un segnale vi avvisa  	di un documento vietato dovete subito dirmelo».<br />
Bob è così vile che sceglie un tema (la filosofia pre-socratica) che gli  	sembra il più lontano possibile dai divieti militari&#8230;.Ma si imbatte in  	notizie segretissime su una fonte di energia super-economica e pulita. “Non  	se ne sono accorti – pensa Bob &#8211; hanno trascurato questo riferimento nelle  	banche della memoria; chi si aspetterebbe di trovare segreti sotto  	Empedocle?”.<br />
Per quanto sia ignorante e sfigato, Bob capisce che se quella energia fosse  	disponibile la vita migliorerebbe per miliardi di persone.<br />
Indeciso, impaurito chiede consiglio a Mary, l&#8217;unica ribelle. La ragazza  	legge e si arrabbia: “Lo stanno nascondendo al pubblico, per favorire  	l’industria”. Bob le domanda cosa farebbe. Mary risponde: “Se fossi al tuo  	posto stamperei questo documento e lo farei arrivare a più gente possibile,  	è troppo importante. Ma devi decidere tu”.<br />
Bob ci pensa e al mattino confida tutto a Casals. Appena ha finito di  	parlare, il maggiore gli comunica: «sei espulso dal college».<br />
«Cosa?» sbotta Bob.<br />
«Io non rappresento il college, era un test». Il maggiore preme un pulsante  	e dalla porta entra Mary che spiega: «Il college sono io. Lo scopo del test  	era insegnarti a stare in piedi da solo, anche a rischio di sfidare  	l’autorità […]. Io cercavo di renderti completo moralmente. Ma non si può  	ordinare a qualcuno di disobbedire. Non si può ordinare la ribellione.  	Potevo semplicemente darti un modello, un esempio».<br />
Il maggiore Casals aggiunge: «Già alla terza pagina hai visto che da quella  	fonte di energia avrebbe tratto beneficio l’intera popolazione mondiale».  	Mary incalza Bob: “non rischiavi quasi nulla”.<br />
«Allora perché l’hai fatto?» gli chiedono.<br />
«Per lealtà» risponde Bob.<br />
«A chi?» domanda Mary: «a Casals? a uno che ti ha trattato come  	spazzatura?».</p>
<p>76 &#8211; Disobbedire<br />
Penso che questo racconto sarebbe piaciuto a don Lorenzo Milani che ci  	ricordò: «l&#8217;obbedienza non è più una virtù». Bisogna imparare quando (e  	come) ribellarsi o si finisce come la spazzatura.</p>
<p>77 – Fine?<br />
Ho finito ma non è finita.</p>
		<div id="geo-post-2178" class="geo geo-post" style="display: none">
			<span class="latitude">41.871940</span>
			<span class="longitude">12.567380</span>
		</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Airships: a new section added]]></title>
<link>http://lazerone.wordpress.com/2010/12/10/airships-a-new-profiles-section-added/</link>
<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 17:04:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>lazerone</dc:creator>
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<description><![CDATA[The Italian also experimented with airships.  Unlike most of the other countries who were flying air]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>The Italian also experimented with airships.  Unlike most of the other countries who were flying airships, the Italians preferred to make use of semi-rigid designs.  During World War I, they had operated seven larger ships, and 12 smaller designs.  After the war the surviving airships were redesigned for passenger service.  Experiments using mooring masts were carried out, and several small and medium-sized models were built for foreign customers, including Japan.  As part of the compensation for war reparations from Germany, Italy received two rigid airships.  These ships, were used by the military, and also pulled some passenger duty before being scrapped.  After this, the Italian interest returned to the semi-rigids.</p>
<p><strong>Umberto Nobile,</strong>an Italian<em> </em> aeronautical engineer was a developer and promoter of semi-rigid airships during the Golden Age between the two World Wars. He is primarily remembered for designing and piloting the airship Norge, which may have been the first aircraft to reach the North Pole, and which was indisputably the first to fly across the polar ice cap from Europe to America.</p>
<div id="attachment_895" class="wp-caption aligncenter" style="width: 507px"><a href="http://lazerone.files.wordpress.com/2010/12/airship-n1-norge.png"><img class="size-full wp-image-895" title="Airship N1 Norge" src="http://lazerone.files.wordpress.com/2010/12/airship-n1-norge.png?w=497&#038;h=191" alt="" width="497" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">Airship N1 Norge</p></div>
<p>Nobile also designed and flew the Italia<em>,</em> a second polar airship; this second expedition ended in a deadly crash and provoked an international rescue effort.</p>
<div id="attachment_896" class="wp-caption aligncenter" style="width: 507px"><a href="http://lazerone.files.wordpress.com/2010/12/airship-n4-italia.png"><img class="size-full wp-image-896" title="Airship N4 Italia" src="http://lazerone.files.wordpress.com/2010/12/airship-n4-italia.png?w=497&#038;h=191" alt="" width="497" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">Airship N4 Italia</p></div>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[1928: DALLA SPEZIA AL POLO NORD: un diario inedito della spedizione Nobile]]></title>
<link>http://tendarossa.wordpress.com/2009/02/08/1928-dalla-spezia-al-polo-nord-un-diario-inedito-della-spedizione-nobile/</link>
<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 18:20:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>campibisenzio</dc:creator>
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<description><![CDATA[In occasione della recente mostra di Radio d’Epoca “La storia attraverso la Radio“, che ho organizza]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della recente mostra di Radio d’Epoca “La storia attraverso la Radio“, che ho organizzato con un gruppo di amici dell’AIRE e che si è svolta la scorsa settimana allo Spazio Reale di San Donnino di Campi Bisenzio, ho avuto modo di trattare approfonditamente con la ricostruzione e l’ambientazione la vicenda del dirigibile Italia, di Umberto Nobile e della Tenda Rossa oltre alle leggendarie radio (ricostruite) che ebbero un ruolo così determinante in tutta la vicenda.<br />
Per la mostra, a completamento delle foto e delle numerose notizie esposte, ho pensato di proporre anche un libro recentissimo, di Annalisa Coviello, dal titolo “1928: DALLA SPEZIA AL POLO NORD A bordo della nave appoggio Città di Milano, sulla traccia di un diario inedito della spedizione Nobile“. Un libro estremamente appassionante che mi ha travolto con le 144 pagine di racconti e le 130 foto d’epoca totalmente inedite. Il libro è un diario del nonno di Annalisa Coviello, che nel 1928 era un nocchiero di soli 20 anni, imbarcato sulla nave appoggio “Città di Milano”. Posso dire che il libro ha avuto un discreto successo alla mostra e dato che ne sono avanzate alcune copie le ripropongo ai lettori del blog al prezzo di copertina di 18 euro, prima di rispedirle alla casa editrice Giacchè, con la speranza di far piacere ai numerosi appassionati della vicenda come lo sono io ed a coloro che ne sanno un po meno, ma che vogliono approfondire.<br />
Di seguito riporto alcune note che possono farvi comprendere meglio i contenuti del libro che da appassionato della vicenda reputo estremamente interessante e coinvolgente; ulteriori info e foto possono essere visionate sul sito delle Edizioni Giacchè, che ringrazio per la disponibilità e cortesia. Se vi interessa avere una copia del libro scrivete una email a campibisenzio@gmail.com, se vi affrettate è possibile avere una copia autografata dall’autrice.</p>
<p><em>«Queste foto sono per te, ricordi?<br />
Con poche semplici parole un giorno la nonna mi ha messo in mano, quasi per caso, un album di foto in pelle mezzo rovinato che portava la dicitura, in bella grafia: Spedizione Aerea Polare Nobile &#8211; 1928 (VI)…»<br />
E Annalisa ricorda. Ricorda le ore passate con nonno Michele e i suoi racconti di quando, all’età di 20 anni, partì come nocchiero sulla nave appoggio della celebre spedizione Nobile al Polo Nord.<br />
Ricorda anche episodi inediti che riaffiorano sfogliando le pagine dell’album di quelle foto che sono diventate oggi un documento eccezionale della storica impresa.<br />
Come il racconto di giovani marinai che raggiungono scalzi la cima dell’hangar «arrampicati come scoiattoli» in alto sulle traverse, per liberare il dirigibile Italia dal ghiaccio o che, sprofondando nella neve fino al ginocchio, trainano a spalle le pesantissime bombole di idrogeno per far sollevare il dirigibile.<br />
Un appassionante diario, scritto in forma di dialogo, in cui tutto è documentato, la partenza, la navigazione, l’arrivo al Polo, ma anche le fasi drammatiche del naufragio del dirigibile e quelle emozionanti della ricerca e del recupero dei superstiti, fino al rientro a casa.</em></p>
<p>Annalisa Coviello (La Spezia) è giornalista e autrice di saggi. Dopo la laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Pisa, collabora con la redazione spezzina de La Nazione dall’‘88 al ‘90, anno in cui vince una borsa di studio presso la Scuola di giornalismo Gino Palumbo della Rcs-Corriere della Sera, ed inizia così a lavorare per le testate Rizzoli. Dal ‘91 al ‘93 è assunta come praticante presso la redazione del settimanale Visto (Rcs-Rizzoli Periodici), testata con cui continua a collaborare in qualità di giornalista professionista dal ‘93 al ‘97. Dal settembre ‘97 è giornalista professionista free lance ed affianca alla collaborazione col gruppo Rcs quella con altre case editrici. Sulla spedizione Nobile e la “Città di Milano”, ha scritto “Marinai italiani nell’Artico”, pubblicato su “Storia Militare”, 2001, numero 97. Ha pubblicato con Leo S. Olschki Editore, con la Edis di Bologna, la VNU &#8211; Business Publications Italia, con Edition De Vecchi SA, Paris. Con le Edizioni Giacché ha pubblicato: Farinata &#38; baccalà &#8211; Ricette tradizionali spezzine, senza glutine per grandi e piccini (2007) e anch’io ho votato Repubblica &#8211; Le donne spezzine e la conquista del voto. Storia, immagini e testimonianze diun’epoca. (con Anna Valle, 2008 )</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fotografia aerea]]></title>
<link>http://fotografopubblicitario.wordpress.com/2008/12/12/fotografia-aerea-2/</link>
<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 02:10:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>fotografopubblicitario</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi è stato il primo giorno di semi-vacanza e per premio, 900chilometri in un giorno ( a 70 miglia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;" class="mobile-photo"><a href="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/img_0194-718615.jpg"><img src="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/img_0194-718615.jpg?w=300" alt="" border="0" /></a></p>
<p style="text-align:justify;" class="mobile-photo">Oggi è stato il primo giorno di semi-vacanza e per premio, 900<br />chilometri in un giorno ( a 70 miglia all&#8217;ora !!! ). Sono andato a<br />Deland, vicino  a Daytona Beach a provare il migliore sistema in<br />commercio di dirigibili ad elio per realizzare riprese fotografiche<br />aeree con il sistema dell pallone frenato. Mi sono alzato di buon ora<br />ed ho percorso I-95 nord con un&#8217;auto noleggiata a metà tra una Golf<br />con il Viagra e la macchina di robocop (vedi foto) . Poi ho incontrato<br />in un hangar a fianco all&#8217;aereoporto di DeLand, Kevin (il<br />proprietario) e Jack (il tecnico). Hanno risposto pazientemente a<br />tutte le mie domande aiutandomi a scegliere il dirigibile piu adatto<br />alle mie esigenze ovvero su misura. Poi mi sono fermato a Cape<br />Canaveral dove per cercare il Kennedy Space Center in realtà mi sono<br />ritrovato nella base militare ed essendo loro in allarme &#8220;alpha&#8221; (!!!)<br />hanno bloccato la mia auto con dissuasori mobili e mi hanno invitato a<br />girarla e sparire il piu presto possibile. Non ho esitato anche perchè<br />erano in assetto da guerra.</p>
<p style="text-align:justify;" class="mobile-photo">Domani si rientra a NY dove nevica.</p>
<p class="mobile-photo"><a href="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/10122008200-718003.jpg"><img src="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/10122008200-718003.jpg?w=300" alt="" border="0" /></a></p>
<p class="mobile-photo"><a href="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/img_0190-719291.jpg"><img src="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/img_0190-719291.jpg?w=300" alt="" border="0" /></a></p>
<p class="mobile-photo"><a href="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/img_0191-720492.jpg"><img src="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/img_0191-720492.jpg?w=300" alt="" border="0" /></a></p>
<p class="mobile-photo"><a href="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/10122008202-720980.jpg"><img src="http://fotografopubblicitario.files.wordpress.com/2008/12/10122008202-720980.jpg?w=300" alt="" border="0" /></a></p>
<div style="text-align:justify;">Marco Nero fotografo professionista a Milano e NY.<br />Milano + 39 02 40 70 62 62, via G. Washington 96, Milano , Italia 20146<br />NYC + 1 646 217 0940, 5 east 22nd street #25k, NYC, NY 10010<br />Fax + 39 02 45 07 03 33 email info@marconero.com <a href="http://www.marconero.com/"><br />
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