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	<title>discriminazioni &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/discriminazioni/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "discriminazioni"</description>
	<pubDate>Sat, 02 Jan 2010 06:10:22 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[giornata internazionale contro la violenza sulle donne]]></title>
<link>http://carlimoretti.wordpress.com/2009/11/25/giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 20:39:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>carlimoretti</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Sembra inutile parlarne mentre invece le donne so]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Sembra inutile parlarne mentre invece le donne sono vittime di tantissime forme di violenza, ogni giorno, in ogni parte del mondo. Violenza psicologica, violenza fisica, violenza economica, stupri, omicidi d’onore, violenza domestica, violenza nell’ambiente di lavoro, matrimoni forzati, mutilazioni sessuali, aggressioni, molestie, emarginazioni, discriminazioni. Nel mondo sono oltre 140 milioni le donne vittime di violenze. In Italia oltre 14 milioni di donne sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita. Si crede spesso di dover aver paura degli immigrati, ma in realtà solo nel 24,8% dei casi la violenza è  fatta da uno sconosciuto. La maggior parte di queste violenze infatti arriva dal partner e la grandissima maggioranza dei casi non è mai stata denunciata.<br />
Perché la paura e la solitudine costringe le donne a chiudersi nel silenzio.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/55PnGHgJkNo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/55PnGHgJkNo&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[25 Novembre - Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne]]></title>
<link>http://altocasertano.wordpress.com/2009/11/25/25-novembre-giornata-mondiale-per-leliminazione-della-violenza-sulle-donne/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:59:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>ufficistampa</dc:creator>
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<description><![CDATA[Rompiamo il circolo vizioso di povertà e violenza! (foto a dx:  Tagikistan: donne a un corso di form]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Rompiamo il circolo vizioso di povertà e violenza! (foto a dx:  Tagikistan: donne a un corso di form]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Aggressione al Pigneto nel fine settimana]]></title>
<link>http://skapegoat.wordpress.com/2009/11/23/aggressione-al-pigneto-nel-fine-settimana/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 11:29:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>sidistef</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una immagine del Pigneto, Roma. La città cresce grazie all&#39;integrazione, alla cooperazione tra s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><span style="color:#008000;"><strong></strong></span></div>
<p><span style="color:#008000;"><strong></p>
<div id="attachment_1544" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/hobo-artclub-via-ascoli-piceno-3-pigneto-roma1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1544" title="Una immagine del Pigneto" src="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/hobo-artclub-via-ascoli-piceno-3-pigneto-roma1.jpg?w=300" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Una immagine del Pigneto, Roma. La città cresce grazie all&#39;integrazione, alla cooperazione tra studenti, professionisti, immigrati e frequentemente il suo carattere aperto è messo sotto attacco per la presenza di tendenze razziste e fasciste. E&#39; necessaria una ripresa dell&#39;attivismo sociale, già molto presente nelle iniziative della popolazione dei quartieri periferici e dei centri sociali che vi operano. Ciò che sarebbe un danno ulteriore è l&#39;ipotesi di risolvere i problemi demonizzando sulla base delle opinioni parte della comunità romana. Gli anni settanta sono finiti e non può funzionare la facile equazione per cui le fasce di abitanti che non posseggono una tradizione progressista sarebbero forcaioli.</p></div>
<p>Alcuni blog hanno riportato la denuncia di un episodio di violenza avvenuto tra venerdì e sabato in un quartiere noto per le iniziative sociali e piuttosto preso di mira da attacchi di stampo ultraconservatore</p>
<p>&#160;</p>
<p></strong></span></p>
<p><span style="color:#008000;"><strong> </strong></span></p>
<p>Pochi spazi su internet hanno riportato un fatto inquietante avvenuto nel quartiere romano del Pigneto, un ambiente abbastanza conosciuto per la sua ricchezza di iniziative sociali e progressiste e sotto attacco da parte delle tendenze ultraconservatrici che percorrono il Lazio. Una decina di persone sono scese da un hummer limousine (che sarebbe una sorta di macchina di lusso blindata o di blindato di classe, a vederlo) ed hanno pestato senza apparente ragione delle persone che avevano partecipato ad una festa di compleanno.</p>
<p>Il Pigneto fa parte di quei quartieri romani dove molti giovani ed associazioni ritessono dal basso una rete di iniziative sociali e culturali sfibrata dalla commercializzazione dell&#8217;esistente degli ultimi venti anni e in ultimo dal peso della crisi mondiale sulle fasce sociali meno garantite dalle corporazioni ideologico-sindacali e dalle concentrazioni economiche in Italia. Al Pigneto si sono svolte nel tempo anche importanti manifestazioni culturali di recupero della memoria della Resistenza, indicando che la cooperazione in funzione del futuro tra studenti, immigrati e gruppi civici porta alla luce anche l&#8217;attualità della storia in tempi di forti cambiamenti.</p>
<p>L&#8217;aggressione indiscriminata ad un gruppo di amici in strada in un quartiere del genere avviene a meno di due settimane dall&#8217;irruzione di vigilantes a minaccia dei lavoratori di un noto stabilimento romano di un&#8217;azienda con sede al Tiburtino, apparsa anche su queste pagine web, ed è circondata da una miriade di altre notizie di attacchi a persone costrette a dormire in strada, colpite per l&#8217;orientamento sessuale (o politico, ma i diversi gruppi radicati sul territorio in strutture occupate o simili sono da una parte e dall&#8217;altra più o meno vulnerabili in maniera alterna stando alla cronaca, anche se vi è una oggettiva maggiore frequenza di aggressioni contro le sedi di realtà antagonista progressista).</p>
<p>Nei pochi spazi che hanno riportato la notizia attraverso la denuncia delle stesse vittime dell&#8217;accaduto si legge qualche commento sulla situazione generale della città e sulle presunte responsabilità di chi amministra. La logica vuole che coloro che amministrano non possono essere considerati colpevoli a priori sulla base delle proprie opionioni. Anzi, gli ultimi anni hanno visto esempi di apertura da parte del Comune di Roma verso ambienti anche molto diversi per sensibilità dalla nuova giunta di Gianni Alemanno. Questa è la cronaca, non si può negare per il fatto che bisogna ripetere degli slogan.</p>
<p>Quello che è vero, che desta allarme, è che aumenta non soltanto il verificarsi di violenza (non a Roma ma in Italia e non quest&#8217;anno ma in questo decennio) ma l&#8217;ostilità di questo tipo. Gente che partecipa ad una festa di lusso che attacca altri che si stanno divertendo per strada. Persone che si sentono cittadini più di altri che aggrediscono immigrati. Il lavoro messo nell&#8217;angolo. Fatti culturali, l&#8217;ordine pubblico non li risolve, la sinistra non rivendica un&#8217;alternativa, i media non presentano idee differenti e la società reagisce poco. Il Pigneto, come molte altre vivaci aree romane, rappresenta, per chi vive il Lazio come territorio, un laboratorio dove è chiaro che la società cambia anche in positivo, valorizzando il lavoro, l&#8217;integrazione e gli scambi ben oltre le rigidità e delle proclamazioni con le quali l&#8217;area progressista si è resa irrilevante e museale in Italia. Si tratta di quartieri che rendono attuale l&#8217;antifascismo come sforzo di trasformazione della società.</p>
<p>Le spinte che al contrario perpetuano una visione di classe, razzista e ultraconservatrice rischiano di danneggiare Roma e la sua identità caratterizzata dall&#8217;apertura, anche perchè potrebbero stanare tendenze di segno apparentemente opposto, ma che non sono certo dirette a risolvere i problemi: difatti la mercificazione selvaggia, il girarsi dall&#8217;altra parte di fronte alle fasce in difficoltà e la violenza a Roma, sono in crescita da anni, non soltanto con una amministrazione che fa gravi sbagli ma episodicamente cerca di comprendere la realtà in cui opera, ma anche quando chi amministrava voleva bene a tutti, ma tra feste del cinema e inaugurazioni di mezzo metro di strada di fronte alle telecamere, concretizzava molto poco di questa benevolenza per le fasce di popolazione che vivono la vera città tutti i giorni.</p>
<p><strong>Aldo Ciummo</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[comunicato stampa del 17 novembre]]></title>
<link>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/11/18/comunicato-stampa-del-17-novembre/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 17:58:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>comitatosolidarietams</dc:creator>
<guid>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/11/18/comunicato-stampa-del-17-novembre/</guid>
<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA In merito al comunicato diffuso dal &#8220;Comitato in Solidarietà con i Lavorator]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>COMUNICATO STAMPA</p>
<p>In merito al comunicato diffuso dal &#8220;Comitato in Solidarietà con i Lavoratori licenziati&#8221; riportato sulla stampa locale in data 17.11.09 dove, senza mezzi termini, veniamo accusati di strumentalizzare il licenziamento di Marras, vorremmo precisare quanto segue.</p>
<p>In primo luogo non è vero che noi avremmo chiesto di incontrare il sindaco di Albiano. Piuttosto, come è peraltro chiarissimo dalla lettera inviata in data 9 novembre (lettera che anche il Comitato citato ha avuto) abbiamo chiesto che l&#8217;Amministrazione comunale incontrasse Youssef, ritenendo questa un&#8217;opportunità in più per far valere le sue ragioni.</p>
<p>Su iniziativa del Sindaco, all&#8217;incontro sono stati invitati solo i sindacati confederali. Abbiamo comunque ritenuto di esserci non certo perché ci sentiamo investiti di chissà quale ruolo, ma piuttosto perché, in coerenza con quanto già più volte affermato, siamo convinti che la pubblica amministrazione sia assolutamente centrale per affrontare il problema occupazionale nel settore del porfido e pensiamo che questo vada ribadito in ogni occasione.</p>
<p>Ci sembra scorretto, oltreché sbagliato, interpretare quello che è un gesto concreto di solidarietà come un tentativo di strumentalizzazione ed utilizzarlo, come è stato fatto, per costruire una polemica della quale non comprendiamo il senso.</p>
<p>Non possiamo peraltro accettare di affrontare la questione dei licenziamenti in termini di &#8220;quote&#8221; o di &#8220;appartenenze&#8221;, né accettiamo &#8220;diffide&#8221; o critiche basate su interpretazioni, (queste si) strumentali delle nostre iniziative.</p>
<p>Ognuno faccia ciò che può o che ritiene più opportuno, assumendosi in pieno le responsabilità delle proprie azioni.</p>
<p>Per quanto ci riguarda, riteniamo non solo giusto ma anche necessario essere presenti (sebbene non invitati) per ribadire il nostro punto di vista sulle problematiche del settore; questo, lo ripetiamo ancora, non solo per Marras ma per tutti i licenziati senza distinzione alcuna.</p>
<p>17 novembre 2009        Comitato in Solidarietà con Massimo Sighel</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[VOLANTINO DI SOLIDARIETA' CON MARRAS DISTRIBUITO IL 17/11/09 AD ALBIANO]]></title>
<link>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/11/18/volantino-solidarieta-con-marras/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 17:51:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>comitatosolidarietams</dc:creator>
<guid>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/11/18/volantino-solidarieta-con-marras/</guid>
<description><![CDATA[Alleghiamo volantino diffuso in occasione dell&#8217;incontro convocato dal   SOLIDARIETA&#8217; A M]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><span style="font-family:ArialMT;"><span style="font-family:Arial;font-size:small;"><span style="font-family:Arial;font-size:small;">Alleghiamo volantino diffuso in occasione dell&#8217;incontro convocato dal</span></span></span></p>
<div><span style="font-family:ArialMT;"> </span></div>
<div><span style="font-family:ArialMT;">SOLIDARIETA&#8217; A MARRAS E A TUTTI I LAVORATORI LICENZIATI</span></div>
<div><span style="font-family:ArialMT;"></span></div>
<p><span style="font-family:ArialMT;"></p>
<div><span style="font-family:ArialMT;font-size:small;"><span style="font-family:ArialMT;font-size:small;">In merito al licenziamento del sig. Youssef Marras, in data 9 novembre u.s. abbiamo scritto al Sindaco di Albiano per chiedere due cose: la prima che, oltre all&#8217;azienda, fosse convocato anche Youssef con i suoi eventuali rappresentanti; la seconda che si dia seguito all&#8217;impegno assunto in Consiglio comunale, obbligando la ditta a riassumere il lavoratore, analogamente a quanto giàavvenuto rispetto alla “Laite Porfidi”.</span></span></div>
<div><span style="font-family:ArialMT;font-size:small;"><span style="font-family:ArialMT;font-size:small;">Nostra intenzione, non era certamente quella di voler rappresentare Marras, né più in generale, quella di voler assumere il ruolo di “ tutori” di tutti i licenziati.</span></span></div>
<p></span><span style="font-family:ArialMT;font-size:small;"><span style="font-family:ArialMT;font-size:small;">Come lavoratori ritenevamo e riteniamo importante, soprattutto in questo momento, fare un gesto che esprimesse piena solidarietà e condivisione per Youssef e che, allo stesso tempo, possa essere utile per il suo reintegro.</p>
<p>Abbiamo dato atto anche pubblicamente all&#8217;amministrazione comunale di Albiano, di aver agito correttamente per quanto riguarda la vicenda della “Laite Porfidi”.</p>
<p>Crediamo sia proprio questa la strada da seguire e in questa prospettiva ci è sembrato doveroso ribadire che per Marras, così come per tutti coloro che sono stati o saranno licenziati, si debbaprocedere nello stesso modo.</p>
<p>Vogliamo quindi sgombrare il campo da qualsiasi dietrologia, per riaffermare ancora una volta come lo strumento per la tutela efficace dei posti di lavoro sia una pubblica amministrazione che assume un ruolo forte di garanzia, costringendo le aziende, con tutti gli strumenti a disposizione, al mantenimento dei livelli occupazionali.</p>
<p>Questo in ragione sia del carattere collettivo della risorsa che si sta scavando e sia del sacrosanto diritto al lavoro per ognuno di noi.</p>
<p>Marras sceglierà in autonomia da chi farsi rappresentare così come quali passi compiere per tutelarsi al meglio, fatto salvo il diritto anche di non sentirsi rappresentato dai sindacati confederali e pretendere di essere considerato come interlocutore da tutti i soggetti istituzionali.</p>
<p>Nel pieno rispetto delle sue scelte ribadiamo l&#8217;importanza di far diventare la questione dei licenziamenti un fatto collettivo che riguarda tutti i lavoratori (proprio in questa prospettiva abbiamo proposto l&#8217;adozione del contratto di solidarietà).</p>
<p>Per queste ragioni, oltre che per ribadire la nostra vicinanza a chiunque venga licenziato, abbiamo ritenuto importante essere presenti anche oggi.</p>
<p>Albiano, 17.11.09 Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel</p>
<div><span style="font-family:ArialMT;font-size:xx-small;"><span style="font-family:ArialMT;font-size:xx-small;">blog: comitatosolidarietams.wordpress.com</span></span></div>
<p><span style="font-family:ArialMT;font-size:xx-small;"><span style="font-family:ArialMT;font-size:xx-small;">
<p>&#160;</p>
<p></span></span></p>
<p></span></span></p>
</div>
<p>Sindaco di Albiano con le OOSS in data 17.11.09</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Presentatore sfigurato in tv per combattere le discriminazioni]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/17/presentatore-sfigurato-combattere-discriminazioni/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 13:40:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/17/presentatore-sfigurato-combattere-discriminazioni/</guid>
<description><![CDATA[Bisogna essere pronti, spigliati e di bella presenza. Il conduttore televisivo non si sceglie solo p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Bisogna essere pronti, spigliati e di bella presenza. Il conduttore televisivo non si sceglie solo per la sua preparazione. Non per niente Alberto Sordi, alias Guglielmo il Dentone, poteva recitare a menadito i più complicati scioglilingua, ma veniva scartato per il suo difetto fisico. In Gran Bretagna, però, almeno per una settimana, il canale <a rel="nofollow" href="http://www.five.tv/" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">Five</span></a> sta sperimentando un nuovo giornalista alla conduzione. James Partridge, sfigurato in viso dopo un incidente stradale avvenuto quando aveva 18 anni, da lunedì a domenica lancerà i servizi del mezzogiorno.</p>
<p><strong></strong>In realtà Partridge è il presidente dell’associazione <em>Changing Faces</em>, che ha promosso una campagna contro i pregiudizi nei confronti delle persone che hanno dei difetti fisici. Il messaggio che vogliono rivolgere ai telespettatori è di non abbassare gli occhi e di non cambiare canale. E da un sondaggio, commissionato proprio da <em>Five News</em> prima di mandare in onda il volto di Partridge, pare che il 64% degli intervistati abbia assicurato che continuerebbe a vedere il notiziario, il 44% apprezzerebbe in toto la scelta. Mentre un quinto ha dichiarato che non sosterrebbe la sfida e si sentirebbe male davanti a un presentatore «non presentabile».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[QUANDO GLI IMMIGRATI SCAPPANO DALL’ITALIA. ]]></title>
<link>http://ilsecoloxxi.wordpress.com/2009/11/13/quando-gli-immigrati-scappano-dall%e2%80%99italia/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:22:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilsecolo21</dc:creator>
<guid>http://ilsecoloxxi.wordpress.com/2009/11/13/quando-gli-immigrati-scappano-dall%e2%80%99italia/</guid>
<description><![CDATA[Aisha è una donna mediterranea, viene dal Marocco dove ha studiato letteratura inglese a Casablanca ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Aisha è una donna mediterranea, viene dal Marocco dove ha studiato letteratura inglese a Casablanca e vive in Italia dall’ormai lontano 1992. La sua storia racconta un esempio comune fra le vite degli immigrati, un matrimonio con un cittadino italiano, i figli, l’integrazione sudata e mai davvero raggiunta. Un punto di vista prezioso, uno stimolo per uscire dai pregiudizi più immediati e nocivi della retorica ufficiale, una voce interna alle dinamiche migratorie e ai processi di esclusione sociale.<!--more--></p>
<p>1) Aisha raccontaci del tuo matrimonio, quali sono le peculiarità di una coppia mista rispetto ad una coppia standard?</p>
<p>Nel 1994 mi sono sposata con un veneto di Belluno conosciuto ad una festa, lui era in trasferta a Genova dove lavorava alla progettazione del metro. In nemmeno 9 mesi ho avuto la cittadinanza italiana, ho dovuto presentare al Tribunale di Genova il casellario giudiziario del mio paese, il certificato di nascita e il diploma scolastico. A questo è seguito il controllo del domicilio coniugale.</p>
<p>Mio marito capiva la mia cultura perché aveva lavorato in Marocco. A mio vedere l’unica differenza è data dalla scolarizzazione che provvede all’apertura verso il prossimo. Poi bisogna essere morbidi, tolleranti e rispettosi delle abitudini, noi ad esempio seguivamo le festività delle due religioni.</p>
<p>2) Chi come te ha vissuto in Italia per lungo tempo che idea si è fatto dell’attuale approccio politico al fenomeno dell’immigrazione, nel caso specifico al diritto alla famiglia sancito dall’<a href="http://www.governo.it/Governo/Costituzione/1_titolo2.html">art.29 e dall’art 31</a> della Costituzione?</p>
<p>Adesso è una vergogna, se due stranieri hanno un figlio e sono irregolari non lo possono riconoscere. In Francia anche se i genitori sono entrambi stranieri, anche se irregolari, i figli possono ottenere la cittadinanza fino a 18 anni. Dopo 5 anni di lavoro in regola ti danno la cittadinanza senza problemi. Esiste in Italia una discriminazione palese per noi che la viviamo: ci sono cittadini di classe A e di classe B, l’italiano ritaglia per se la classe superiore, al resto del mondo spetta  quella inferiore. Aggiungi poi che la legge cambia tutti i giorni. Noi abbiamo lavorato 17 anni in un bar, abbiamo versato i contributi, abbiamo dato lavoro, e chiunque può venire qui e sentirsi in diritto di dirti di tornare al tuo paese. Il problema purtroppo è culturale.</p>
<p>Io ho diritto di voto, ma non lo esercito più, qui quando passi ai comizi nemmeno mi danno i volantini a causa del mio aspetto arabo.</p>
<p>3) Cosa cercavi in questo paese e cosa hai trovato?</p>
<p>Voglio rispetto per me stessa e qui lo sto perdendo. Ho deciso infatti di lasciare l’Italia. Vado in Francia dove i medici sono neri, gialli e bianchi, basta ricordare che con un governo di destra il ministro della Giustizia è una donna marocchina: Rachida Dati.</p>
<p>Genova mi mancherà, ma certo non lo sguardo della gente, il fatto che sei sempre vista come una ladra pidocchiosa. E poi voglio che i miei figli abbiano un’educazione internazionale, esiste un mondo oltre l’Italia, anche se qui sembra che tutto giri intorno a questa striscia di terra. Gli italiani si dimenticano delle sofferenze che hanno vissuto all’estero. In Germania, America, Australia, Argentina.</p>
<p>4) Che impressione  ti sei fatta di questo paese, siamo ospitali verso lo straniero o razzisti?</p>
<p>E’ molto difficile fare amicizia se sei una persona sincera, chi entra in casa tua diventa invidiosa perché vede una marocchina sta meglio dell’italiana.</p>
<p>L’integrazione si vede al supermercato, se trovi solo prodotti italiani significa che gli stranieri non sono calcolati nella grande distribuzione che è la base di questa società. L’atteggiamento della maggioranza degli italiani comunque è arrogante e superficiale, ho deciso quindi, potendo scegliere, di lasciare l’Italia agli italiani. Per me comunque è una forte delusione, da 2 anni a questa parte il paese è cambiato molto, il clima è peggiorato e ho deciso di lasciarlo respirare a loro.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Mentre le figure più note del dibattito pubblico si scannano nel più classico dei giochi di potere, in operazioni di scredito del fastidioso avversario, e mentre gli stessi attori politici ( Vaticano, Governo, UDC) cercano accordi <em>combinati</em> per assicurarsi l’invernale governabilità del paese alle prossime elezioni regionali, tutto il resto d’Italia attonito, frustrato e umiliato assiste inerte allo sviluppo del confronto politico senza la tregua necessaria per una riflessione mirata.</p>
<p>Il diritto alla sicurezza annichilisce quotidianamente la sicurezza dei diritti: italiani e immigrati separati dalla retorica del terrore indeboliscono a vicenda le rispettive posizioni.</p>
<p>E nemmeno avere una famiglia è più un diritto garantito in Italia. Il coniuge di origine straniera è costretto a subire una serie di interventi discrezionali se messo a confronto con lo sposo/a italiano/a. In caso di separazione perde tutti i diritti acquisiti con il matrimonio, nel caso la coppia  abbia figli, il Tribunale dei minori, tutelando il minore, non può che decidere per l’affidamento al coniuge più tutelato dei due. Ovviamente mai lo straniero.</p>
<p>Su che basi legittimare tali intrusioni nella vita privata familiare, nel suo sorgere a base futura del tessuto sociale? I matrimoni <em>combinati</em> restano solo uno spauracchio per chi fra noi, e sono molti, non si rassegna all’evoluzione della società italiana.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[comunicato stampa]]></title>
<link>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/11/09/comunicato-stampa/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 17:44:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>comitatosolidarietams</dc:creator>
<guid>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/11/09/comunicato-stampa/</guid>
<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA Abbiamo una lettera inviata al Sindaco del comune di Albiano per sollecitare un in]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>COMUNICATO STAMPA</p>
<p>Abbiamo una lettera inviata al Sindaco del comune di Albiano per sollecitare un intervento dell&#8217;amministrazione comunale al fine di far rientrare il licenziamento del signor Youssef Marras, licenziato in maniera discriminatoria ed illegittima dalla ditta Ossana Porfidi di Albiano, come ritorsione per l&#8217;impegno assunto in prima persona rispetto ai licenziamenti e per aver ripetutamente sollecitato interventi relativi alle misure di sicurezza e alla salubrità del suo posto di lavoro.</p>
<p>Riteniamo importante, soprattutto in questo momento, fare in modo che ogni licenziamento ed ogni atto di discriminazione diventi un fatto collettivo.</p>
<p>A suo tempo abbiamo assunto la vicenda di Massimo Sighel come emblematica di un atteggiamento assai diffuso nell&#8217;imprenditoria del porfido, che considera i lavoratori come semplici strumenti di produzione alla stessa stregua di macchinari ed attrezzature.</p>
<p>Anche nel caso di Youssef, pensiamo sia doveroso e necessario esprimere la nostra solidarietà ed operarci, per quanto nelle nostre possibilità, al fine di farlo riassumere.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Albiano 7 novembre 2009      Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LICENZIAMENTO DI YOUSSEF MARRAS: LETTERA AL SINDACO DI ALBIANO]]></title>
<link>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/11/08/licenziamento-di-youssef-marras-lettera-al-sindaco-di-albiano/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 17:39:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>comitatosolidarietams</dc:creator>
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<description><![CDATA[Al Sindaco del comune di Albiano, Giuliano Ravanelli via S. Antonio 30 ALBIANO 　 pc: Al capogruppo d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Al Sindaco del comune di</p>
<p>Albiano, Giuliano Ravanelli</p>
<p>via S. Antonio 30</p>
<p>ALBIANO</p>
<p>　</p>
<p>pc: Al capogruppo di minoranza del comune di Albiano.</p>
<p>Alle Organizzazioni sindacali CGIL e CISL (loro sedi)</p>
<p>Agli organi di Informazione locale</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>OGGETTO: Provvedimenti in merito al licenziamento del sig.Youssef Marras</p>
<p>Egregio sig. Sindaco.</p>
<p>Lo scrivente Comitato, venuto a conoscenza del recente licenziamento (a nostro avviso illegittimo e discriminatorio) del sig. Youssef Marras, dipendente della ditta Ossana Porfidi di Albiano, ed in relazione all&#8217;intervento che Lei stesso ha fatto nella serata da noi organizzata presso il teatro di Lona il giorno 30 ottobre u.s., dove giustificava l&#8217;operato dell&#8217;azienda pur avendo sentito solo una delle parti in causa, siamo, con la presente, a chiedere quanto segue:</p>
<p>In primo luogo che venga sentito anche il lavoratore ed i suoi eventuali rappresentanti e che le sue ragioni possano avere un peso nella valutazione dei provvedimenti che l&#8217;Amministrazione da Lei diretta deciderà di adottare.</p>
<p>In secondo luogo che venga dato seguito all&#8217;impegno che il Consiglio Comunale di Albiano ha assunto nel settembre scorso, approvando all&#8217;unanimità la mozione presentata dalla minoranza &#8220;Albiano in armonia&#8221; dove, dopo la nota vicenda della &#8220;Laite Porfidi&#8221;, si impegnavano Sindaco e Giunta &#8220;<em>ad adottare, nel caso in cui si dovesse ripresentare una situazione analoga, la stessa modalità di azione assunta nei confronti della ditta obbligata a riassumere gli operai licenziati, nel rispetto dei loro diritti sindacali.&#8221;</em></p>
<p>Le rassicurazioni sulla sostanziale &#8220;tenuta&#8221; del settore porfido rispetto ad altre realtà produttive, ci lasciano perplessi a fronte dei circa duecento licenziamenti già avvenuti, ma soprattutto non possono tranquillizzare pensando alla ripresa delle attività in primavera e nel momento in cui, anche gli effetti del &#8220;piano anticrisi&#8221; messo in campo dalla Provincia verranno meno.</p>
<p>In linea con il tema dell&#8217;iniziativa di Lona, riteniamo che l&#8217;Amministrazione pubblica, a tutti i livelli, debba farsi carico del problema occupazionale utilizzando tutti gli strumenti a disposizione perché le aziende assumano, in una fase difficile come questa, una doverosa responsabilità sociale, ed in considerazione del fatto che, come più volte ribadito, il porfido è un bene collettivo che va gestito nell&#8217;interesse collettivo.</p>
<p>Auspichiamo pertanto che l&#8217;Amministrazione da Lei diretta, intenda dare seguito alle nostre richieste e metta in pratica gli impegni presi in sede di Consiglio Comunale.</p>
<p>Distinti saluti</p>
<p>Albiano 7 novembre 2009 Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel</p>
<p>per contatti:</p>
<p>blog: <em>comitatosolidarietams.wordpress.com</em><strong></strong>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[art 3 cost. il principio di uguaglianza]]></title>
<link>http://carlimoretti.wordpress.com/2009/11/08/art-3-cost-il-principio-di-uguaglianza/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 10:36:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>carlimoretti</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vi siete mai sentiti discriminati?]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Vi siete mai sentiti discriminati? </p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/OK2A3erQxXY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/OK2A3erQxXY&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E' proprio vero: Pulce non c'è]]></title>
<link>http://autismoincazziamoci.org/2009/11/06/e-proprio-vero-pulce-non-ce/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 21:44:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>Autismo Incazziamoci</dc:creator>
<guid>http://autismoincazziamoci.org/2009/11/06/e-proprio-vero-pulce-non-ce/</guid>
<description><![CDATA[Ringrazio Viola Oggero Rayneri, madre di Gaia e &#8220;Pulce&#8221; Rayneri, per avermi permesso di ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><span style="font-family:Arial;font-size:x-small;"><img class="alignright size-medium wp-image-1822" title=" " src="http://incazzatautismo.wordpress.com/files/2009/11/toy_story_020800.jpg?w=300" alt=" " width="300" height="225" /></span></div>
<div><strong>Ringrazio Viola Oggero Rayneri, madre di Gaia e &#8220;Pulce&#8221; Rayneri, per avermi permesso di pubblicare questo racconto di discriminazione per il quale non si può fare meno di &#8211; come al solito &#8211; incazzarsi. (G.P.)</strong>
<p>&#160;</p>
<p><strong> </strong></p>
</div>
<p>Sono la mamma di una ragazza autistica di 18 anni, che non può nè parlare nè scrivere, &#8221;Pulce&#8221;.<br />
In questo periodo Pulce è diventata famosa, la sorella Gaia Rayneri ha scritto un libro su di lei. La Stampa ha pubblicato un&#8217; intervista di una pagina intera il 24 Settembre 2009, e anche in data 8 Ottobre su <a href="http://www.lastampa.it" target="_blank"><span style="text-decoration:underline;">LA STAMPA</span></a> si parla del libro <span style="text-decoration:underline;"><a href="http://brotture.wordpress.com/2009/10/26/pulce-non-ce/">PULCE NON C&#8217;E&#8217;</a></span>. Improvvisamente, <strong>siamo bombardati da richieste di interviste</strong>. Gaia è ospite all&#8217;<span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.eraglaciale.rai.it/">Era Glaciale</a></span> su RAI 2 e dobbiamo a fatica difendere Pulce dalla curiosità mediatica. <strong>Tutti vorrebbero vedere la sua faccia, la sua casa, il suo panda, i genitori, le sue foto</strong>&#8230;<br />
Come tutore, decido di difendere la <em>privacy</em> di Pulce, mentre il papà concede un&#8217;intervista che è andata in onda la sera del 16 Ottobre, durante l&#8217;intervista di Daria Bignardi a Gaia.<br />
Nei giorni successivi arrivano altre richieste di interviste. La cosa che interessa di più è <strong>&#8220;chi è Pulce?, dove vive?&#8221;</strong>&#8230;<br />
Gaia sarà ospite di altri programmi televisivi e radiofonici , molte riviste pubblicano recensioni sul libro o interviste all&#8217;autrice, che è riuscita &#8211; tuttavia &#8211; a difendere sempre la <em>privacy</em> della sorella.<br />
<strong>Sabato 31 Ottobre porto Pulce al Cinema Massimo di Torino</strong>. Ho letto che al <em>ViewFest</em> danno <span style="text-decoration:underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Toy_Story_-_Il_mondo_dei_giocattoli">TOY STORY</a></span> 1 ( e 2 ) in 3 D.<br />
<strong>E&#8217; il cartone preferito da Pulce:</strong> lo guarda almeno una volta al giorno da una decina d&#8217;anni.<br />
E&#8217; un&#8217;occasione unica. A molti ragazzi autistici piace il cinema: il fatto è che <strong>danno sempre film nuovi, e le novità sono sempre sconvolgenti per loro</strong>. Poter vedere un film conosciuto sul grande schermo &#8211; persino in 3 D &#8211; sarà sicuramente un&#8217;esperienza indimenticabile.<br />
All&#8217;ingresso, scopro che il film è in inglese, sottotitolato in italiano, e che &#8211; senza gli appositi occhiali &#8211; si vede sfuocato. Non so se Pulce terrà gli occhiali, ma proviamo lo stesso ad entrare.<strong> Pulce li tiene ed è felicissima, sfarfalla con le braccia ed emette i suoi gridolini di gioia</strong>: <strong>è sicuramente la persona nella sala che di più apprezza il film, dato che ne conosce ogni minimo dettaglio</strong>.<br />
Non la vedevo così felice da un bel po&#8217;, probabilmente da quando ha abbracciato Woody a Disneyland Paris questa primavera (era il regalo per i suoi 18 anni).<br />
Alla fine della proiezione di <em>Toy Story </em>1 non vuole alzarsi per tornare a casa. A seguire proiettano <em>Toy Story 2</em>: è chiaro che vuole fermarsi per vederlo.<br />
Il film in 3  D è veramente emozionante. Come diceva un ragazzo dello staff all&#8217;inizio, la qualità è altissima. Lascio Pulce al suo posto e vado a comprare il biglietto. Quando rientro in sala, nel consegnarmi gli occhiali, mi viene posta una domanda imbarazzante:<strong>&#8220;Mi scusi, potreste spostarvi?&#8221;.<br />
</strong>Domando quale sia il problema: gli urletti si sentono anche se ci spostiamo, e il volo delle braccia non impedisce la visione nella fila dietro, perchè la sala ha una forte pendenza&#8230;<br />
<strong>Potreste mettervi nelle file in alto, un po&#8217; a lato?&#8221;</strong></p>
<p><strong> </strong>Capisco: <strong>il problema è essere visibili,esistere.</strong> Dobbiamo nasconderci.<br />
Spiego al biondino in questione che spostarsi, per un autistico, può essere molto destabilizzante. Restiamo al nostro posto.<br />
Pulce si gode la proiezione: non ha sentito nulla.<br />
Anche se il film è bellissimo, io ho il groppo in gola.<br />
Un particolare però l&#8217;ho notato: <strong>il cattivo del film, pur avendo tutto il parcheggio libero, parcheggia proprio in un <em>posto handicap</em>.<br />
</strong></p>
<p>All&#8217;uscita vorrei dire qualcosa al ragazzo dello staff che ci ha così offeso, magari invitarlo alla <span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.circololettori.it/pulce-non-ce/">presentazione del libro</a></span> che la Litizzetto farà l&#8217;11 Novembre&#8230; lascio perdere.</p>
<p>Però non capisco perchè <strong>la tv ci vuole vedere e la gente vera no</strong>. Ancora una volta concordo con Gaia: <span style="color:#ff6600;"><strong>Pulce non c&#8217;è</strong></span>.</p>
<h3><strong>VIOLA OGGERO RAYNERI,<br />
MAMMA DI &#8220;PULCE&#8221; E GAIA</strong></h3>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[REPORT, ASSEMBLEA SERALE DEL 30 OTTOBRE]]></title>
<link>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/11/06/report-assemblea-serale-del-30-ottobre/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 09:08:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>comitatosolidarietams</dc:creator>
<guid>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/11/06/report-assemblea-serale-del-30-ottobre/</guid>
<description><![CDATA[Lona Venerdì 30 ottobre Assemblea Serale organizzata dal Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Lona Venerdì 30 ottobre Assemblea Serale organizzata dal Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel REPORT L&#8217;Assemblea iniziata alle 20,30 si è conclusa dopo le 24. L&#8217;Adige di domenica parla di un centinaio di partecipanti. Presenti lavoratori del porfido, amministratori locali e provinciali, sindacalisti confederali e cobas. L&#8217;Assemblea è iniziata con un intervento di Cinzia Tarter del Comitato Sighel che ha presentato il tema della serata sottolineando e sviluppando il nesso tra la solidarietà a Massimo Sighel, l&#8217;opposizione ai licenziamenti ed all&#8217;attacco ai beni comuni e la necessità di aprire un confronto con l&#8217;Ente pubblico. Cinzia Tarter ha affermato che il licenziamento di Massimo a maggior ragione per le modalità con cui è avvenuto attesta come le Ditte del porfido non si fermano di fronte a nulla quando si tratta di contrastare chi pone il problema della natura di bene comune delle risorse e dell&#8217;ambiente. Nel suo intervento ha evidenziato il carattere egoistico e parassitario degli imprenditori del porfido che pretendono di usufruire a fini privati di beni e risorse collettive senza per di più garantire nulla ai lavoratori, ma anzi sottoponendo questi ultimi a discriminazioni, angherie, supersfruttamento e licenziamenti. Infine ha ripercorso un anno di iniziative sviluppate dal Comitato dalla pubblicazione del Dossier dell&#8217;autunno scorso, alle oltre 500 firme raccolte, alla formulazione della proposta del Contratto di Solidarietà per le aziende in difficoltà, sino alla partecipazione del Comitato a varie iniziative pubbliche, comprese due significative assemblee dei lavoratori del porfido, con volantinaggi, diffusione di materiali ed interventi. Successivamente è intervenuto Sebastiano Pira, sempre del Comitato Sighel, che ha illustrato brevemente la situazione relativa alla vertenza legale intrapresa da Massimo Sighel evidenziando come l&#8217;azienda con la sua proposta transitiva abbia ammesso l&#8217;illegittimità, ma non il carattere discriminatorio del licenziamento operato ai danni di Massimo. Il punto è che proprio il carattere illegittimo del licenziamento rimanda, nel contesto in cui è avvenuto, alla necessità di spiegare le ragioni di tale &#8216;illeggittimità&#8217; ed in questo modo si arriva proprio a dover ammettere che queste ragioni consistono in una volontà persecutoria con tutte le conseguenze sul piano dei danni causati a Massimo. Sebastiano Pira ha considerato anche ad un altro caso di licenziamento discriminatorio riguardante il lavoratore Yousset Marras ed infine ha proposto una mobilitazione unitaria in occasione del 4 febbraio giorno in cui si terrà la seconda udienza della causa intentata da Massimo. E&#8217; quindi intervenuto Marco Avi dell&#8217;Asuc di Tressilla che dopo aver espresso la sua solidarietà a Massimo Sighel ha rimarcato come Massimo sia stato preso di mira dalla Tecnoporfidi nel quadro di una contrapposizione sviluppatasi nei primi mesi dello scorso anno tra le Asuc e le ditte del porfido. Marco Avi ha ricordato l&#8217;accordo del 27 febbraio tra le Asuc, le amministrazioni locali, le ditte del porfido, ed i sindacati confederali. Si è trattato di un accordo che prevedeva il mantenimento dei livello occupazionali, ma che appunto è stato violato dalle Ditte del Porfido della zona di San Mauro che oltre al licenziamento di Massimo hanno provveduto a licenziare altri operai. Marco Avi ha trattato in modo approfondito la questione delle concessioni alle Ditte del porfido evidenziando come nel corso degli anni sia fortemente diminuito il numero degli operai occupati a fronte del volume delle escavazioni rimaste immutato o addirittura accresciutosi. Molti presenti hanno ritenuto di poter dedurre da questi dati che molte Ditte del porfido non avendo introdotto significativi mutamenti tecnologici ed avendo lasciato pressoché immutate le già pesanti situazioni di sfruttamento dei lavoratori sono ricorse in modo massiccio alla pratica illegale del &#8220;tout venant&#8221; ossia alla vendita del materiale appena estratto e non lavorato a varie figure di artigiani il quale spesso, dopo la lavorazioni, provvedono a rivendere alle stesse Ditte iniziali il prodotto lavorato con grandi guadagni speculativi da parte di quelle stesse Ditte. Nel proseguo del dibattito anche questo tema sarà ripreso e sviluppato. Dopo Marco Avi è intervenuto Graziano Ferrari portavoce del Comitato Sighel che ha sviluppato un&#8217;analisi molto approfondita della situazione della crisi del porfido e che ha presentato varie proposte per porvi rimedio. Tra esse ha esposto la proposta del Comitato Sighel di andare a stipulare un Contratto di Solidarietà che, per le aziende in crisi, consentisse la riduzione del cottimo in cambio del blocco dei licenziamenti. Graziano Ferrari ha sottolineato più volte come in tutti questi anni si siano affermate, da parte delle amministrazioni pubbliche, e delle altre componenti sociali, in primo luogo le imprese del porfido, delle linee volte ad amministrare quella stessa situazione produttiva che ha prodotto sino ad oggi la frammentazione del settore, centinaia di licenziamenti e la devastazione dell&#8217;ambiente locale. Ha sostenuto che dalla crisi non si può uscire se non andando in una direzione che enfatizzi la salvaguardia dei beni comuni, la necessità di una proprietà delle risorse naturali e produttive da parte delle collettività, il superamento della frammentazione del tessuto produttivo anche come condizione per una sua effettiva razionalizzazione, per una crescita sotto il profilo dell&#8217;innovazione tecnologica, per una maggiore unificazione tecnica della forza lavoro volta a facilitarne la ricostruzione di legami di solidarietà di classe e per contrastare il diffuso parassitismo caratterizzato dall&#8217;assorbimento, da parte delle imprese, di continui flussi di denari pubblico che non trovano per altro alcuna contropartita reale sul terreno del miglioramento delle condizioni dei lavoratori e del blocco dei licenziamenti. In questo quadro sono state messe in campo dal Comitato Sighel varie proposte atte a favorire questo percorso di fuori-uscita dalla crisi, tra le altre è stata sottolineata l&#8217;urgenza di una legislazione che imponga alle imprese del porfido la gestione dell&#8217;intera filiera produttiva. Secondo il Comitato non ci si può dunque limitare solo al divieto del &#8220;tout venant&#8221;, il quale tra il resto è molto spesso ignorato dalle aziende, si deve anche imporre alle aziende che esse si facciano carico anche della seconda lavorazione e di quelle successive sino al prodotto finito. Di fatto questa proposta solleva varie questioni tra cui quella della necessità che le imprese, cessando la possibilità di speculare sul supersfruttamento degli operai delle ditte artigiane o sullo sfruttamento del falso artigiano in quanto di fatto operaio dipendente (anche se a partita IVA) , siano costrette a investire sul piano tecnologico e dell&#8217;organizzazione del lavoro. Graziano Ferrari ha poi evidenziato come i lavoratori del settore del porfido soffrono particolarmente non solo a causa dello sfruttamento ad opera delle più grandi imprese, ma anche per quelle particolari forme di sfruttamento, di flessibilizzazione e precarizzazione messe in atto dalle piccole ditte artigiane che andrebbero di fatto soppresse ed integrate nell&#8217;organizzazione delle imprese maggiori. Senza parlare della situazione di estremo disagio lavorativo in cui versano quegli operai il cui lavoro dipendente è mascherato da lavoro artigiano. La fuori-uscita dalla crisi dal punto di vista dei lavoratori e dell&#8217;interesse delle collettività non può dunque non prevedere una drastica riorganizzazione del settore che tra le altre cose vada a risolvere la questione della frammentazione e delle forme particolarmente abiette di sfruttamento nelle ditte artigiane e nei confronti degli operai messi al lavoro a partita IVA. Graziano Ferrari ha quindi sottolineato la necessità di un iniziativa unitaria finalizzata da un lato a superare la deprecabile situazione in cui centinaia di licenziamenti non hanno trovato alcuna opposizione collettiva da parte delle organizzazioni sindacali confederali e dall&#8217;altro ad aprire una contrattazione con l&#8217;Ente Pubblico il quale in quanto possessore della risorsa del porfido deve diventare garante della difesa degli interessi della comunità e quindi da un lato imporre la salvaguardia del posto di lavoro e dall&#8217;altro sostenere forme di organizzazione produttiva che salvaguardino il più possibile il bene comune, l&#8217;ambiente e la salute di lavoratori e cittadini delle comunità locali. Dopo Graziano sono intervenuti Montibeller e Beber della Fillea CGIL del Trentino. Montibeller ha affermato che la CGIL ha assunto sino ad oggi con coerenza e determinazione la difesa degli operai licenziati, ha sostenuto che molti lavoratori sono disposti ad accettare il licenziamento se questo è accompagnato da cassa integrazione e dalla mobilità. Infatti secondo Montibeller i lavoratori, specialmente quelli extracomunitari, non guardano al lungo periodo e quindi guardano anche con favore alla prospettiva di poter coniugare per un certo periodo delle entrate certe con la possibilità di ritornare nei paesi d&#8217;origine a ricongiungersi con la famiglia e i parenti. Montibeller ha quindi elencato le principali situazioni di crisi verificatesi nel porfido negli ultimi anni spiegando come in ognuna di queste situazioni la CGIL abbia operato nei limiti delle proprie possibilità. Per quanto riguarda poi la situazione del settore porfidi Montibeller ha affermato che il settore è più solido rispetto a diversi altri settori e che da questo punto di vista non si può prevedere che la crisi andrà accentuandosi nei prossimi mesi ed anni. Beber della Fillea CGIL, ha iniziato affermando che se si era costituito un Comitato come quello di Solidarietà con Massimo Sighel, e se, addirittura, nelle ultime settimane era nato un altro comitato, allora questo significava che la CGIL aveva aperto degli spazi e che, sempre come CGIL, avrebbero dovuto riflettere su questo fatto. Beber ha poi espresso la propria solidarietà a Massimo Sighel ed ha affermato che come Fillea CGIL aderiranno alla proposta del Comitato Sighel di indire un&#8217; iniziativa unitaria di solidarietà con Massimo davanti al Tribunale di Trento in occasione della seconda udienza della causa di lavoro il giorno 4 febbraio 2010. Infine ha sostenuto che la Fillea CGIL è disposta a confrontarsi con il Comitato Sighel per l&#8217;avvio di iniziative unitarie per la salvaguardia dei posti di lavoro nel settore. Subito dopo è intervenuto il sindaco di Albiano il quale ha illustrato l&#8217;operato del Comune in occasione della crisi di una Ditta locale quando mettendo in atto la prerogativa del ritiro della concessione sono stati fatti ritirare i licenziamenti dei lavoratori. Quest&#8217;intervento ha dimostrato come i Comuni, se lo vogliono, possano realizzare pressioni molto significative sulle aziende del porfido al fine di indurle a rispettare leggi e regolamenti che, come per es. il disciplinare cave, raccordano le concessioni delle cave al mantenimento di un determinato livello di occupazione. Sono anche sono intervenuti alcuni amministratori locali di minoranza dei Comuni della zona i quali hanno ripreso vari dati già enunciati in precedenza affermando tra l&#8217;altro che sono fenomeni generalizzati quelli relativi pratiche ai volumi di escavazione che rimangono immutati o addirittura si accrescono nel tempo a fronte di un numero di operai occupati dichiarati dalle Ditte che sono in continua diminuzione. Successivamente sono intervenuti i consiglieri provinciali Dorigatti e Casna. Il primo per conto del PD dopo aver sostenuto che le previsioni per la crisi sono assai negative anche per quanto riguarda il settore del porfido ha valorizzato l&#8217;operato della Giunta Dellai sostenendo che la manovra anticrisi della PAT dirottando i finanziamenti anche sulle imprese del porfido contribuisce in modo decisivo al sostegno del settore ed al mantenimento degli stessi livelli occupazionali. Casna è intervenuto per conto della Lega Nord dichiarandosi contro i licenziamenti e facendo proprie varie proposte avanzate prime dai rappresentanti del Comitato Sighel. L&#8217;intervento di Casna è stato commentato da alcuni presenti che intervenendo dal pubblico hanno evidenziato come, a loro parere, Casna e la Lega Nord si esprimano in modo molto diverso a seconda del luogo in cui si trovano ad intervenire, con i lavoratori parlerebbero in un modo e con gli imprenditori ed all&#8217;interno delle amministrazioni in un altro. In particolare cercherebbero di fomentare la divisione tra i lavoratori a favore degli interessi delle Ditte ed a sostegno della parte più regressiva e parassitaria dell&#8217;imprenditoria del porfido. Alcuni interventi successivi del Comitato Sighel e dei cobas di Rovereto hanno sostenuto, replicando a Dorigatti, che la logica della manovra anticrisi della PAT è quella di conservare e riprodurre una situazione, come quella esistente, che non garantisce alcuna possibilità di una, eventuale fuori-uscita dalla crisi del settore, diversa da quella dei licenziamenti, dell&#8217;accentuazione della frammentazione e del parassitismo imprenditoriale, della regressione sul piano degli investimenti tecnologici, del depredamento delle risorse e della devastazione dell&#8217;ambiente. L&#8217;intervento di Giovanni dei cobas di Rovereto ha evidenziato come queste logiche siano del tutto simili a quelle che hanno accompagnato la privatizzazione della Manifattura tabacchi di Rovereto, una situazione che ha visto l&#8217;ente pubblico, le forze politiche di governo e di opposizione, le organizzazioni sindacali confederali, farsi promotori di un operazione che ha significato la chiusura della fabbrica dopo la sua vendita ad una multinazionale dalla quale, successivamente la Provincia di Trento ha nuovamente acquistato le infrastrutture ed il terreno con un ulteriore guadagno per la stessa multinazionale. Un altro intervento è stato quello di Walter Ferrari il quale, nelle ultime settimane, dopo essere uscito dal Comitato Sighel, si è reso promotore della nascita del &#8220;Comitato di solidarietà con i lavoratori licenziati&#8221;. Walter Ferrari ha ricordato il caso di Yousset Marras oggetto di un licenziamento discriminatorio per il suo impegno sul proprio posto di lavoro volto a salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Walter Ferrari ha invitato i presenti ad essere presenti davanti al Tribunale di Trento alle udienze della causa promossa da Yousset. Walter Ferrari ha poi polemizzato con la proposta del Contratto di solidarietà proposto dal Comitato Sighel affermando che il fatto di voler incidere sul cottimo nelle aziende in crisi in cambio del blocco dei licenziamenti significa andare a gravare sulle piccole e piccolissime imprese tra il resto gestite spesso da extracomunitari con la conseguenza di favorirne la chiusura andando quindi ad incrementare di fatto i licenziamenti invece di bloccarli. Walter Ferrari ha sostenuto che a parte alcuni casi particolari si tratta, nell&#8217;ambito della questione della salvaguardia dei posti di lavoro, di porre il problema della tutela degli interessi delle piccole e piccolissime imprese evitando che questo settore venga di fatto estromesso dalla produzione e dal mercato dalle imprese più forti o inglobato da queste ultime. Graziano Ferrari, a nome del Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel, ha ripercorso i temi della serata ed ha risposto in forma sintetica il punto di vista e le proposte del Comitato. L&#8217;assemblea è finita con le dichiarazioni di disponibilità della Fillea CGIL alla formazione di un tavolo congiunto con il Comitato Sighel per la definizione di proposte e iniziative unitarie da mettere in campo nel rapporto con l&#8217;Ente Pubblico, anche a livello della PAT, al fine di suscitare un orientamento indirizzato al blocco dei licenziamenti ed ad una riorganizzazione produttiva conforme agli interessi dei lavoratori, delle collettività e della salvaguardia delle risorse e dell&#8217;ambiente. Considerata la qualità del dibattito e delle proposte emerse il Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel ha deciso che provvederà alla pubblicazione degli Atti dell&#8217;Incontro Serale del 30 ottobre. Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel Per contatti: tel. comitatosolidarietams@alice.it Blog www.comitatosolidarietams.wordpress.com</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Banca Dati sulle discriminazioni]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/04/banca-dati-sulle-discriminazioni/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 23:10:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/11/04/banca-dati-sulle-discriminazioni/</guid>
<description><![CDATA[Roma 4 novembre presso la Sala Polifunzionale di Palazzo Chigi in Via Santa Maria in Via n.37, prese]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Roma 4 novembre presso la Sala Polifunzionale di Palazzo Chigi in Via Santa Maria in Via n.37, prese]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[29 ottobre prima udienza della causa di lavoro promossa da Massimo Sighel]]></title>
<link>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/10/28/29-ottobre-prima-udienza-della-causa-di-lavoro-promossa-da-massimo-sighel/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 11:42:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>comitatosolidarietams</dc:creator>
<guid>http://comitatosolidarietams.wordpress.com/2009/10/28/29-ottobre-prima-udienza-della-causa-di-lavoro-promossa-da-massimo-sighel/</guid>
<description><![CDATA[Comunicato Stampa Il 29 ottobre si tiene la prima udienza della causa di lavoro intentata da Massimo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Comunicato Stampa</p>
<p>Il 29 ottobre si tiene la prima udienza della causa di lavoro intentata da Massimo Sighel contro la TecnoPorfidi SRL di S.Mauro (Baselga di Pinè). Massimo, operaio del settore del porfido e Presidente dell’ASUC di Miola era stato licenziato nell’ottobre dell’anno scorso. La Ditta ha motivato il licenziamento richiamandosi alla crisi del mercato, ma Massimo l’ha subito impugnato in quanto licenziamento illegittimo e discriminatorio. Pochi giorni dopo il licenziamento si è costituito un Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel, contro il Mobbing sui posti di lavoro, e contro i Licenziamenti nel settore del porfido. Questo Comitato ha sino ad oggi realizzato varie iniziative pubblicando un Dossier informativo di solidarietà con Massimo, raccogliendo 500 firme e diffondendo in varie circostanze pubbliche centinaia di volantini. Recentemente è stato anche aperto un blog <a href="http://www.comitatosolidarietams.wordpress.com/">www.comitatosolidarietams.wordpress.com</a> che contiene tutta la documentazione relativa alle attività svolte.  Il Comitato si è anche attivato perché in sede di consiglio comunale, a Baselga, venisse presentata una mozione di solidarietà con Massimo. In occasione delle assemblee dei lavoratori del porfido della scorsa estate il Comitato ha presentato una proposta di Contratto di Solidarietà volto a contrastare i licenziamenti.</p>
<p>Di fronte ai circa 200 licenziamenti del settore il Comitato Sighel ritiene necessario sviluppare un’iniziativa unitaria per arrivare a dare risposte incisive e collettive superando l’attuale situazione di frammentazione, di debolezza e di isolamento dei lavoratori. In quest’ottica proprio domani venerdì 30 ottobre si terrà a Lona, alle 20,30 presso il Teatro Comunale,  un’Assemblea Pubblica organizzata dal Comitato Sighel che oltre a mettere al centro la solidarietà con Massimo intende presentare e discutere una serie di proposte sul ruolo che può essere giocato dall’Ente Pubblico nella salvaguardia dei posti di lavoro e nella difesa e valorizzazione delle risorse collettive.  A questa assemblea a cui sono state invitate le amministrazioni locali e le organizzazioni sindacali ha aderito l’ASUC di Tressilla e già alcuni amministratori e sindacalisti hanno dichiarato che saranno presenti. </p>
<p>Comitato di Solidarietà con Massimo Sighel, contro il Mobbing e contro i licenziamenti nel settore del porfido</p>
<p>Per contatti</p>
<p><a href="mailto:comitatosolidarietàms@alice.it">comitatosolidarietàms@alice.it</a>  tel. 3932584949</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UNA PISCINA (FEDERALE) HA ACCETTATO MIO FIGLIO!!!]]></title>
<link>http://autismoincazziamoci.org/2009/10/28/una-piscina-federale-ha-accettato-mio-figlio/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 00:56:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>Autismo Incazziamoci</dc:creator>
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<description><![CDATA[Venerdì scorso mi ha telefonato il direttore della famigerata piscina per fissare un incontro con la]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><img class="alignright size-full wp-image-1758" title=" " src="http://incazzatautismo.wordpress.com/files/2009/10/34864-autismotuffiamo-sfull1.png" alt=" " width="240" height="250" />Venerdì scorso mi ha telefonato il direttore della <a href="http://autismoincazziamoci.org/2009/10/12/corso_nuoto/" target="_blank"><strong><span style="color:#ff6600;">famigerata piscina</span></strong></a> per fissare un incontro con la sottoscritta, allo scopo di &#8220;trovare una soluzione&#8221; adeguata al caso. L&#8217;incontro è avvenuto questa mattina e condivido con voi la mia soddisfazione nell&#8217;aver potuto dire in faccia ad un responsabile, <strong>richiamato dalla FIN (Federazione Italiana Nuoto)</strong>, in quanto il comportamento riservatomi &#8211; in quanto mamma di un bambino autistico &#8211; è  stato riprovevole, discriminatorio ed offensivo della dignità umana.<br />
Sono andata a quell&#8217;incontro non per ricevere le <strong>scuse &#8211; che mi sono state fatte -</strong> né tanto meno per accettare un&#8217;altrettanto ovvia risoluzione &#8211; ovvero la possibilità di iscrivere mio figlio ad un corso normale di nuoto &#8211; bensì per far capire che è oramai inaccettabile l&#8217;esclusione arbitraria dei nostri figli dai percorsi comuni ai loro pari e squalificante per certi imprenditori <em>&#8220;incoscienti ed avventurieri&#8221;</em> adottare dei criteri così penalizzanti e irrispettosi dei bisogni di una particolare tipologia di utenza.Il mio Ariel adesso è iscritto in una piccola piscina di una palestra vicino casa, che lo ha accolto da subito con rispetto e sensibilità, ed è inserito in un corso insieme agli altri bambini.<br />
Chi non ha accolto mio figlio, la struttura che lo ha rifiutato, stamane ha saputo di portare un marchio&#8230; ed io sarò una fastidiosissima spina nel fianco!!!! <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
</div>
<p>La piscina che ha accettato mio figlio è  <em><strong>&#8220;</strong>Onda Freetime&#8221; </em>di Sottomarina di Chioggia, che ringrazio di cuore.</p>
<p><strong>Francesca Bonfatti</strong></p>
<h2>ARTICOLO CORRELATO:<br />
<a href="http://autismoincazziamoci.org/2009/10/12/corso_nuoto/" target="_blank"><strong><span style="color:#ff6600;">&#8220;Nessuna piscina federale&#8230;&#8221;</span></strong></a></h2>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Considerazioni autunnali sul post-femminismo dei poveri]]></title>
<link>http://frittelle.wordpress.com/2009/10/25/contro-il-post-femminismo-dei-poveri/</link>
<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 22:10:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>eloisa</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sono ormai mesi che mi propongo di scrivere qualche riga sull&#8217;annoso problema del &#8220;femmi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sono ormai mesi che mi propongo di scrivere qualche riga sull&#8217;annoso problema del &#8220;femminismo&#8221;, senza concludere un granché&#8230;  Sì perché diciamolo pure, il femminismo piu&#8217; che un&#8217;ideologia e una battaglia per la democrazia è un problema. Sono in molti a pensare infatti che, dopo le grandi battaglie di inizio &#8216;900 e degli 60&#8242; e 70&#8242; , le lotte per l&#8217;uguaglianza sono cose che appartengono al passato remoto. Un passato che è spesso vissuto come ingombrante spingendo la maggioranza delle donne a rifiutare il bollino di femministe come se fosse il marchio a fuoco delle streghe di Salem: &#8220;Femminista io? Ma neanche per idea&#8230; Non sento la necessità di andare in piazza a bruciare il reggiseno&#8221;. Già.</p>
<div id="attachment_1986" class="wp-caption alignleft" style="width: 190px"><a href="http://www.flickr.com/photos/quinnanya/1627162852/" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1986 " style="border:1px solid black;" title="feminism post" src="http://frittelle.wordpress.com/files/2009/10/feminism-post.jpg?w=225" alt="Foto di Quinn Anya - Flickr" width="180" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Quinn Anya - Flickr</p></div>
<p>Pur riconoscendo i meriti di tante lotte sacrosante combattute perché noi potessimo andare a votare, abortire, divorziare, e diventare donne magistrato, oggi pensiamo che certi discorsi sono fuori luogo e acronistici. Anzi di piu&#8217;, l&#8217;ultima moda in tema di diversità di genere è quella di accusare il femminismo di aver reso le donne piu&#8217; infelici di prima. Perbacco.</p>
<p>Lo suggerisce ad esempio Elettra Aldani in recente articolo apparso su <a href="http://seidimoda.repubblica.it/dettaglio/e-adesso-prendi-quei-calzini/63691" target="_blank">SeiDiModa di Repubblica</a> in cui cita un paio di ricerche d&#8217;oltreoceano secondo cui mentre gli uomini invecchiando diventano piu&#8217; felici, le donne di oggi sono sempre scontente. Stando ad alcuni <em>esperti</em> in materia, la colpa di tanta insoddisfazione è nientemeno che&#8230;</p>
<blockquote><p>del femminismo, che ci ha liberate sì &#8211; forse &#8211; ma ci ha anche gettate nella difficoltà e nell’affanno di potere/dovere fare tutto. E di doverlo fare, per giunta, benissimo.</p></blockquote>
<p>E come no? E&#8217; proprio stato ed è tuttora il femminismo militante a farci diventare abili giocoliere in grado di occuparci di famiglia, casa e lavoro come perfette professioniste del multi-tasking. Non è stata invece, ad esempio, una società che pur dandoci il &#8216;contentino&#8217; di lasciarci lavorare fuori casa si rifiuta di toglierci gli oneri domestici o famigliari dando vita a una delle epoche piu&#8217; stressanti della storia femminile. Non è nemmeno la mancanza di strutture sociali che ci fa anelare un asilo nido o un servizio di doposcuola come se fossero oasi in un deserto di nulla a renderci quotidianamente incazzate con la vita. Non è neanche colpa di una cultura di massa ossessionata con la maternità perfettiva così efficace nel convincerci che avere un lavoro ed essere madri sia un peccato contro natura. No, è proprio tutta colpa del femminismo.</p>
<p>Del resto abbiamo voluto emanciparci? Tiè, per punizione becchiamoci la devastante piaga della doppia presenza, magari fatta di grandi numeri &#8211; che ci permette di lavorare dalle otto alle 10 ore al giorno dentro e fuori casa ogni santo giorno della settimana. Siamo proprio delle ingrate!</p>
<p>Bene, a tratti benissimo, direi. Come giustamente osserva la psicoanalista femminista Francesca Molfino, forse le donne piu&#8217; che infelici oggi sono piu&#8217; disincantare rispetto alla loro condizione. Rispetto a 30 anni fa stiamo meglio ma, continua la Molfino,</p>
<blockquote><p>il problema è un altro, e cioè che le libertà che il femminismo ha portato non si sono radicate, non hanno trovato compimento. Perché non abbiamo fatto corrispondere a queste libertà i cambiamenti strutturali e istituzionali necessari per far sì che si potessero realizzare.</p></blockquote>
<p>Di quali cambiamenti strutturali e istituzionali si sta parlando? Per esempio, io la butto lì, di quei cambiamenti che rendono obsoleto il ministero delle pari opportunità, almeno per quanto riguarda le discriminazioni di genere.</p>
<p>Vengo al punto. Credo sia abbastanza controproduttivo fingere che in Italia le donne siano emancipate e non soffrano della sindrome della cittadinanza di serie B. Lo sappiamo tutte che siamo discriminate e umiliate ogni volta che qualcuno ci dice che siamo piu&#8217; belle che intelligenti &#8211; o viceversa. Il guaio è non sapere piu&#8217; da dove iniziare per uscire da questo circolo vizioso.</p>
<p>Per me che ho vissuto in un Paese come il Canada per 12 anni, un Paese dove certi abbruttimenti non sono piu&#8217; così evidenti, è davvero penoso ascoltare le storie delle donne italiane che raccontano di quella volta che al colloquio di lavoro è stato chiesto loro di firmare una lettera di dimissioni in bianco nel caso fossero rimaste incinte o di quell&#8217;altra volta in cui sono state oggetto di mobbing da parte del management aziendale per convincerle a licenziarsi.</p>
<p>Io stessa qualche settimana fa ho avuto un colloquio di lavoro in una piccola azienda del famigerato Triveneto durante il quale mi hanno fatto compilare un modulo che chiedeva l&#8217;occupazione dei miei genitori, come se fossi stata una bambina al primo giorno di scuola. E dire che ho 40 anni, piu&#8217; di vent&#8217;anni di storia lavorativa alle spalle, e tre titoli di studio universitari. Cose da farmi perdere il sonno.</p>
<p>Del resto le cifre parlano chiaro. Come osserva l&#8217;autore di un articolo apparso su <a href="http://www.labitalia.com/articles/News/16509.html" target="_blank">Labitalia dell&#8217;agenzia AdnKronos</a></p>
<blockquote><p>La situazione lavorativa delle donne, Italia, è riassunta da tre numeri: 45,2%, 0,8% e 4,9%, ovvero il tasso di occupazione femminile, la percentuale delle dipendenti che arrivano a diventare manager e il numero di coloro che riescono ad assumere un ruolo di supervisione. <strong>Una condizione femminile che [...]</strong> <strong>relega l’Italia agli ultimi posti nell’Europa a 25</strong> <strong>[...]</strong>.</p>
<p>A parità di qualifica, solo il 26% delle donne [<em>ndr </em>manager] guadagna più di 100 mila euro l’anno, contro il 41% degli uomini. Uomini e donne si concentrano in aree funzionali differenti: risorse umane, relazioni esterne, amministrazione, finanza e controllo gestione risultano aree tipicamente femminili, mentre <strong>l’area direzione generale, di divisione costituisce un ambito soprattutto maschile.</strong></p>
<p>Sebbene i dirigenti, sia maschi che femmine, concordino nel ritenere la determinazione e le competenze tecniche fattori importanti per favorire l&#8217;avanzamento di carriera, il 34% dei manager uomini considera importante la disponibilità a orari lunghi.<strong> Le donne incontrano maggiori difficoltà (67% delle manager contro il 59% dei colleghi) negli avanzamenti di carriera</strong>. Per i dirigenti, gli ostacoli derivano da caratteristiche personali, mentre per le colleghe nella difficile conciliabilità delle responsabilità professionali con quelle familiari. Per gli uomini e per le donne dirigenti, <strong>la maternità e le responsabilità connesse alla gestione della famiglia rappresentano gli ostacoli che maggiormente interferiscono nella progressione della carriera.</strong></p></blockquote>
<p>Alla faccia delle milioni di donne italiane laureate, le opportunità di far carriera nel nostro Paese sono semplicemente ridicole. Anzi no, sono tristi. E ingiuste, per non dire anti-democratiche.</p>
<p>Tutto questo per dire che se siamo un po&#8217; piu&#8217; infelici degli uomini abbiamo le nostre sacrosante ragioni.</p>
<p>Qualche tempo fa mio padre in questo blog mi accusò di occuparmi di inutili discussioni sul sesso degli angeli. Io non me la presi ma decisi di impegnarmi a fare capire a lui e a tutti gli uomini che leggono i miei post che lottare per una società piu&#8217; equa nei confronti delle donne significa battersi per migliorare la condizione di tutti, donne <em>e</em> uomini.</p>
<div id="attachment_1987" class="wp-caption alignright" style="width: 184px"><a href="http://www.flickr.com/photos/quinnanya/1627162852/" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1987 " style="border:1px solid black;" title="we can do it" src="http://frittelle.wordpress.com/files/2009/10/we-can-do-it.jpg?w=217" alt="Foto di Morning Theft - Flickr" width="174" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Morning Theft - Flickr</p></div>
<p>Sono infatti convinta che uno Stato che non riconosce i diritti di accesso a lavoro, cariche politiche e diritti civili al 50% della popolazione è uno Stato destinato ad alimentare conflitti e contraddizioni che destabilizzano profondamente il tessuto sociale nel lungo periodo. Vivere accanto a figlie, mogli o compagne sfinite dagli oneri famigliari e frustrate dalla mancanza di opportunità può solo condurre a ulteriori incomprensioni e risentimenti tra uomini e donne.</p>
<p>Ma soprattutto, un Paese che permette certe disparità non è un Paese democratico.</p>
<p>Se poi parlare di femminismo è (ancora) un problema, non è perché il femminismo ha fatto dei danni, ma è perché la cultura dello <em>status quo</em> &#8211; quella delle veline e dei parlamenti fatti di quasi soli uomini &#8211; vuole farci credere che abbiamo ottenuto tutto quello che c&#8217;era da ottenere in tema di pari opportunità. Come dimostrano le cifre sopra nulla potrebbe essere lontano dalla realtà.</p>
<p>Voglio concludere con una frase di qualche anno fa di Harriet Harman, deputata al Parlamento inglese e leader della House of Commons:</p>
<blockquote><p>Le donne sono già entrate nel ventunesimo secolo, mentre gli uomini ai quali sono legate, i datori di lavoro per cui operano, i governi che determinano la struttura delle società in cui vivono sono rimasti un secolo indietro.</p></blockquote>
<p>Di lavoro da fare in Italia per entrare tutti nel 21° secolo ancora ce n&#8217;è tanto. Forse stavolta invece di parlare di lotte femministe si parla di lotte per una giustizia democratica che interessa ognuno di noi, donne e uomini.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mi ripresento, mi chiamo Eloisa Stella e sono un'idealista]]></title>
<link>http://frittelle.wordpress.com/2009/10/19/mi-ripresento-mi-chiamo-eloisa-stella-e-sono-unidealista/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 07:19:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>eloisa</dc:creator>
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<description><![CDATA[Rieccomi. Mi rendo conto che non è carino chiudere e riaprire un blog senza avvertire o dare spiegaz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Rieccomi. Mi rendo conto che non è carino chiudere e riaprire un blog senza avvertire o dare spiegazioni. Ma è stato un male necessario. Dopo mesi di ristagno, seppur con qualche sporadica parentesi euforica, frittelle d&#8217;italia era diventata una deriva infelice in preda a una forte crisi di identità. Una crisi che aveva bisogno di un drastico cambio di scena con tanto di autocoscienza&#8230; il tutto in religioso silenzio.</p>
<p>Non che la sindrome sia scomparsa del tutto, ma almeno &#8211; dopo diverse settimane di semi-angosciante dibattito tra me e me &#8211; mi sembra di avere finalmente realizzato quello che frittelle dovrebbe essere o diventare. Per esempio, innanzitutto per non ricadere nella terra di nessuno, vorrei che frittelle d&#8217;italia aderisse a un progetto ben specifico che rispecchi meglio i miei valori e le mie aspirazioni.</p>
<p>Ecco, ho pensato a lungo a questo progetto e, anche se suona quasi puerile, credo che l&#8217;unico ideale in cui credo veramente è quello di vivere in un mondo senza discriminazioni di genere, religione, etnicità e cultura. Banale e utopico? Forse. Ma non per questo mi sento esonerata dall&#8217;auspicare e promuovere una società che rispetti i diritti umani e civili e in cui le pari opportunità non sono solo demagogia elettorale ma pratica quotidiana.</p>
<p>A questo proposito, credo sia fondamentale parlare a oltranza di stereotipi e discriminazioni analizzandone le origini, le modalità con cui si manifestano e il prezzo che ognuno di noi paga pur di far finta che le disuguaglianze riguardino sempre qualcun altro.</p>
<p>In questo progetto ambizioso e idealista, vorrei adottare però un taglio leggermente diverso dalla consueta retorica della denuncia. Invece di parlare <em>solo </em>delle vittime delle discriminazioni vorrei discutere anche di quelli che commettono atti discriminanti. Ma non solo. Vorrei fare anche un passo piu&#8217; avanti e portare ad esempio persone e progetti impegnati a eliminare ingiustizie sociali a ogni livello e in ogni aspetto del quotidiano. Vorrei insomma dare spazio a chi non dà per scontato che il mondo sia solo dei ricchi e potenti, ma si batte per ridelineare il territorio delle opportunità includendo anche chi solitamente non ha voce in capitolo o è solito tacere, a chi parte da situazioni svantaggiate con un&#8217;idea in tasca che cambia il mondo, a chi ha o ha avuto il coraggio di dire basta.</p>
<p>Ma soprattutto, vorrei parlare di tutto questo dal mio punto di vista, quello di un&#8217;italiana con doppia cittadinanza (italiana e canadese) che ha vissuto a lungo in un paese, il Canada, dove le diversità culturali e sociali sono valorizzate &#8211; almeno sulla carta e a volte anche sul campo &#8211; come opportunità di scambio e arricchimento per tutti.</p>
<p>Ecco, adesso posso finalmente ricominciare a scrivere il mio blog.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/9Q0Eyw3l3XM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/9Q0Eyw3l3XM&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Corteo contro il Razzismo - Roma 17 ottobre ]]></title>
<link>http://rightstories.wordpress.com/2009/10/18/corteo-contro-il-razzismo-roma-17-ottobre/</link>
<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 16:36:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>rightstories</dc:creator>
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<description><![CDATA[No al razzismo, No al pacchetto (In)Sicurezza, No ai respingimenti in mare, No ai rimpatri forzati e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[No al razzismo, No al pacchetto (In)Sicurezza, No ai respingimenti in mare, No ai rimpatri forzati e]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Mi ha chiamato la Binetti !]]></title>
<link>http://frastornante.wordpress.com/2009/10/15/mi-ha-chiamato-la-binetti/</link>
<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 13:45:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>frastornante</dc:creator>
<guid>http://frastornante.wordpress.com/2009/10/15/mi-ha-chiamato-la-binetti/</guid>
<description><![CDATA[Ci siamo parlati, spiegati e capiti ! e alla fine &#8230;..]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ci siamo parlati, spiegati e capiti </p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/k9iqTVIBw-I&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/k9iqTVIBw-I&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span>!</p>
<p>e alla fine &#8230;..</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/zQcWrUhiVco&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/zQcWrUhiVco&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Poesia contro l'omofobia]]></title>
<link>http://isoladellapoesia.wordpress.com/2009/10/14/poesia-contro-l-omofobia/</link>
<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 14:03:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>Luca78</dc:creator>
<guid>http://isoladellapoesia.wordpress.com/2009/10/14/poesia-contro-l-omofobia/</guid>
<description><![CDATA[Questa è una poesia che ho scritto e pubblicato oggi sull&#8217;isola. Penso che non servano spiegaz]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Questa è una poesia che ho scritto e pubblicato oggi sull&#8217;isola. Penso che non servano spiegazioni.</p>
<p><img class="aligncenter" title="amore" src="http://i38.tinypic.com/2h38u1w.jpg" alt="" width="434" height="276" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Omofobia</strong></p>
<p style="text-align:center;"><em>La storia si ripete senza sosta</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>a suon di botte e di violenza,</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>morti, feriti e maltrattati</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>affollano strade e locali,</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>canali tv e pagine di giornali,</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>eppur niente si smuove&#8230;</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>ogni discriminazione è pura follia,</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>è ora di finirla,</em></p>
<p style="text-align:center;"><em>basta con l&#8217;omofobia!</p>
<p></em></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><strong>Ricordo che potete leggere altre poesie scritte da noi su questa pagina:</strong></p>
<p style="text-align:center;"><a title="Le nostre poesie amatoriali" href="http://www.isoladellapoesia.com/poesie_amatoriali.php" target="_self">Poesie amatoriali </a><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align:center;"><em><br />
</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[come back to the future]]></title>
<link>http://ritratta.wordpress.com/2009/10/13/come-back-to-the-future/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 09:44:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritratta</dc:creator>
<guid>http://ritratta.wordpress.com/2009/10/13/come-back-to-the-future/</guid>
<description><![CDATA[siamo tornati a la maddalena. giusto un anno dopo. è un ritorno all&#8217;inizio. con sorprese, ovvi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>siamo tornati a la maddalena. giusto un anno dopo. è un ritorno all&#8217;inizio. con sorprese, ovviamente. l&#8217;acqua, usa dire, non è mai la stessa. anzitutto, scopriamo che al posto del centro di aggregazione culturale dove abbiamo cominciato scatti e interviste, son stati trasferiti gli uffici dell&#8217;anagrafe. lo sportello è praticamente sulla strada, e la gente, in fila, si confonde con passanti e turisti. non c&#8217;è bisogno, fra me e nicola, di parole. riniziamo da qui. dalla scritta stranieri sul cartello dell&#8217;anagrafe. mentre io mi metto in fila, nicola si allontana per far qualche foto.</p>
<p>riprendere da qui, da questo posto trasformato, è una buona occasione per verificare e testare tutte le metamorfosi, penso mentre aspetto. e ricordo anche il nervosismo da prima volta di giusto un anno fa. sembrano passate un paio di vite.</p>
<p>nicola torna giusto quando l&#8217;impiegata mi saluta.</p>
<p>&#8220;buongiorno, lavoriamo per l&#8217;università di cagliari e giusto un anno fa, in questa stanza, abbiamo iniziato un progetto su razzismo e migrazione. abbiamo fatto la prima foto-intervista proprio dove ora lei si trova seduta.&#8221;</p>
<p>l&#8217;impiegata mi stoppa. lei e i suoi colleghi son solo dei semplici impiegati. c&#8217;è la legge sulla privacy. per anche anche poche domande, dobbiamo prima ottenere il lasciapassare dal loro dirigente: il dottor mallu.</p>
<p>&#8220;bene, dove lo possiamo trovare?&#8221;</p>
<p>per raggiungerlo, saliamo delle scalette kafkiane. siamo nei piani alti dell&#8217;anagrafe maddalenina. il caposettore dottor mallu è in riunione. mentre attendiamo, un uomo, che non so chi sia, mi parla contento e mi da una pacca sulla spalla. potrebbe essere mio padre, che però è sempre molto parco di effusioni. prende a raccontarmi di quando era studente universitario a cagliari: scienze politiche. ricorda per noi l&#8217;università.</p>
<p>&#8220;è sempre uguale?&#8221; mi chiede, e poi aggiunge &#8220;ai miei tempi c&#8217;erano pochi luminari e molti coglioni!&#8221;</p>
<p>lo guardo, e gli dico: &#8220;beh, dipende da quanti pochi fossero, ai suoi tempi, i luminari.&#8221;</p>
<p>&#8220;eccomi tutto per voi.&#8221; ci interrompe la voce di un uomo brizzolato sulla sessantina. è il dottor mallu, che ci cava dall&#8217;impaccio di parlare dell&#8217;accademia.</p>
<p>entriamo in un ufficio che sa di bugigattolo, e parliamo. dato che lo immagino molto impegnato, vado subito al sodo. gli racconto del progetto che è iniziato qua sotto giusto un anno fa. mentre parlo, fa perennemente di sì con la testa. poi alza il telefono e chiama i suoi dabbasso. le nostre richieste, a quanto pare, sollevano parecchie obiezioni e perplessità: che tipo di domande vogliono farci?</p>
<p>&#8220;bah,&#8221; risponde il dottor mallu, prima di mettere giù &#8220;domande generiche.&#8221;</p>
<p>poi torna a noi. ci dice che la maddalena, storicamente, ha conosciuto e conosce una discreta presenza extracomunitaria: rumeni, senegalesi soprattutto. ma anche pakistani, indiani, cingalesi, gente del bangladesh. ah, ovviamente non mancano gli immancabili cinesi e qualche sudamericano &#8211; conclude soddisfatto come avesse snocciolato un intero rosario. lo guardo sorpreso e dico &#8220;e i nordamericani, no? non sono extracomunitari anche loro a stretto rigor di legge?&#8221;</p>
<p>nei suoi occhi, riesco a leggere un frammento di dubbio, come non ci avesse mai pensato prima. poi, riscuotendosi, mi dà ragione e conferma: già a stretto rigor di legge.</p>
<p>comunque, ora sono molti meno, con la chiusura della base militare.</p>
<p>cominciamo a ritroso le scalette, e varchiamo la porta dell&#8217;anagrafe. gli impiegati, un uomo e una donna entrambi sulla quarantina, sono visibilmente tesi e infastiditi. l&#8217;uomo, poi, guarda nicola e gli dice cosa abbia mai intenzione di fotografare. &#8220;guardi&#8221; fa nicola &#8220;intendiamoci, io se non ho delle liberatorie, non scatto nulla&#8221;</p>
<p>&#8220;beh, allora qui non scatterai nulla&#8221; risponde l&#8217;uomo compiaciuto.</p>
<p>io nel frattempo, mentre faccio cenno di sedermi, guardo la donna e le dico che il dottor mallu ci ha dato l&#8217;ok.</p>
<p>&#8220;se per voi non costituisce un peso, vorremmo solo fare qualche semplice domanda sulla presenza extracomunitaria a la maddalena.&#8221;</p>
<p>&#8220;beh&#8221; fa la donna che si è ulteriormente irrigidita quando ho pronunciato la parola razzismo, &#8220;non c&#8217;è molto da dire.&#8221;</p>
<p>&#8220;ah&#8221; le rispondo senza terminare di sedermi e rimettendomi del tutto in piedi. &#8220;bene, se è così, noi possiamo andare. grazie. arrivederci.&#8221;</p>
<p>mentre i nostri piedi sono già in strada, da dentro l&#8217;ufficio ci raggiunge la voce della donna: saranno 607, forse 608.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[“Nessuna piscina federale ammetterà mai suo figlio ad un corso di nuoto”]]></title>
<link>http://autismoincazziamoci.org/2009/10/12/corso_nuoto/</link>
<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 20:45:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Autismo Incazziamoci</dc:creator>
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<description><![CDATA[Oggi ho accompagnato mio figlio alla sua prima lezione individuale di nuoto alla piscina di Sottomar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-full wp-image-1606" title=" " src="http://incazzatautismo.wordpress.com/files/2009/10/33692-corso_di_nuoto-sfull.png" alt=" " width="240" height="250" />Oggi ho accompagnato mio figlio alla sua prima lezione individuale di nuoto alla piscina di Sottomarina di Chioggia. La coordinatrice della piscina, informata della sua patologia, prima di inserire il bambino in un della corso collettivo voleva osservarne capacità e comportamento.<br />
<strong>Più che una lezione a me è sembrata una sorta di psicomotricità acquatica</strong>. Comunque sono stata presente fino alla fine (circa 40’).<br />
Al termine della “lezione”, l’istruttore, un giovanissimo ragazzo poco più che ventenne, mi ha consigliato di ripetere l’esperienza prima di iscrivere mio figlio ad un corso regolare.<br />
Ho accettato e concordato il giorno, non senza qualche riserva; infatti, nel momento stesso in cui stava terminando la lezione, <strong>un gruppetto di bambini che stava facendo riscaldamento prima dell’ingresso in vasca, aveva attirato l’attenzione di mio figlio </strong>il quale - immediatamente &#8211; aveva espresso il desiderio di unirsi a loro.<br />
Osservando la reazione del bambino, mi sono resa conto di quanto poco motivante ed utile fosse stata quella strana psicomotricità acquatica.<br />
Così, contemporaneamente alla prenotazione della lezione individuale, ho fatto richiesta di una <strong>‘ulteriore lezione di prova in gruppo&#8217;</strong>.<br />
Inaspettatamente, mi sono trovata di fronte un muro e - nella mezz’ora di tempo in cui mi sono intrattenuta a parlare prima e a discutere poi con la coordinatrice dei corsi ed una segretaria, sull’esito di quella prima prova (premetto che mio figlio, da più anni, frequenta le piscine pubbliche durante il periodo estivo), <strong>ho realizzato quanto forte fosse il pregiudizio che ruota intorno ai disturbi dello spettro autistico</strong> e la totale disinformazione circa le caratteristiche peculiari dei nostri ragazzi.</p>
<p>Come è stato giustificato il rifiuto di ammettere mio figlio ad una prova in un corso normale?<br />
<strong>1)  l’autismo stesso di mio figlio, ovvero le sue limitate capacità comunicative, l’incapacità di eseguire un comando verbale</strong><br />
<strong>2)  la paura ( immotivata ed irrazionale) che possa “tirare calci agli altri bambini”(?)</strong><br />
<strong>3) la preoccupazione per la reazione degli altri genitori nel vedere un bambino con particolari caratteristiche all’interno del gruppo.</strong></p>
<p>La direzione della piscina ha deciso &#8211; quindi &#8211; di non rischiare, neanche per la durata di una lezione.<br />
Ho tentato inutilmente di far capire loro <strong>l’importanza dell’inserimento del bambino nel gruppo dei pari e dei processi imitativi attraverso i quali mio figlio avrebbe evidenziato un funzionamento e coinvolgimento adeguati e funzionali alla lezione.<br />
</strong>A fronte delle mie insistenti richieste (volevo sviscerare la reale natura di tanta avversione nei confronti di mio figlio, dell’autismo o della diversità/ disabilità in generale), mi è stato detto che <strong>il regolamento interno non permette l’iscrizione di un disabile in un corso normale(?)</strong>, ma - quando ho chiesto delucidazioni in merito - il discorso è stato abilmente sviato.<br />
In sintesi, a detta della coordinatrice, <strong>mio figlio non è pronto per un corso insieme agli altri bambini per una serie di motivi: i suoi livelli di partenza ovvero le sue <em>performances</em>, l’incolumità degli altri bambini, ed infine per una questione di prassi&#8230;. “<em>molti disabili frequentano lezioni individuali anche per un anno</em>”!!!!<br />
</strong><br />
E il valore dello sport come socializzazione?<br />
Va a farsi benedire, insieme alla possibilità di mio figlio di poter frequentare un vero e proprio corso di nuoto.</p>
<p><strong>DULCIS IN FUNDO</strong>, sono stata liquidata con la testuale frase: “<strong><em>Nessuna piscina federale ammetterà mai suo figlio ad un corso di nuoto</em></strong>” seguita da un secco: “<em>Adesso vado ché ho da fare!”.</em></p>
<p>Anche per oggi posso dire di essere soddisfatta, ho avuto la mia giornaliera dose di incazzatura!!!!!!!!!</p>
<p><strong>Francesca Bonfatti</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[face and tales]]></title>
<link>http://ritratta.wordpress.com/2009/10/01/face-and-tales/</link>
<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 14:19:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>ritratta</dc:creator>
<guid>http://ritratta.wordpress.com/2009/10/01/face-and-tales/</guid>
<description><![CDATA[continuing from &gt; “dunque, anna maria, voi di preciso cosa vi aspettate da me?” trovo sempre diff]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ritratta.wordpress.com/2009/09/26/being-there/">continuing from</a></p>
<p><a href="http://ritratta.wordpress.com/2009/09/26/being-there/">&#62;</a></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">“dunque, anna maria, voi di preciso cosa vi aspettate da me?”</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">trovo sempre difficile rompere il ghiaccio. d’altra parte, mi pare, qui ci sono delle aspettative nei miei confronti: l’antropologo. il lavoro di nicola, infatti, è assai più chiaro. ha uno strumento, la macchina fotografica, e i risultati sono immediati o quasi, questo è uno dei grandi pregi della fotodigitale: se ti porti dietro un computer puoi vedere il raw in tempo reale – scatti, scarichi il file e, il tempo che photoshop lo apra, il raw è visibile. e per la maggior parte delle persone, questo basta e avanza.</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">ma… e l’antropologo che fa… di preciso, in questo caso?</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">“allora” esordisco cercando di guardare tutte le maestre e di non escluderne nessuna, neppure l’unico maschio. “mercoledì, il mio collega, nicola, vi ha parlato a grandi linee della nostra idea. in poche parole, vorremmo sensibilizzare il maggior numero di persone possibili al tema del razzismo, che oggi sta tornando in modo sempre più travolgente. abbiamo pensato, inizialmente, di fotografare delle persone mentre ne parlano e di farci una mostra fotografica e, perché no, magari un libro. ad ogni persona fotograficamente rilevante, pensavamo, avremmo associato la frase più significativa scaturita dal dialogo. siamo partiti da la maddalena” mentre lo dico, spero che a nessuno di loro, maschio incluso, salti in mente di chiedermi perché proprio da la maddalena: sarebbe imbarazzante far capire loro che, nonostante quel luogo sia stato scelto per correre dietro ad una donna, il progetto è stato portato avanti con alta serietà scientifica.</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">“perché da la maddalena?” chiede invece una delle maestre</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">“beh” dico io dissimulando e incassando “un luogo vale l’altro, no? poi abbiamo capito di non poter battere a tappeto tutta la sardegna, e alla fine ci siamo concentrati su cagliari, anche perché il progetto, nel frattempo, ha subito una trasformazione: secondo noi, il razzismo, oggi, è fortemente legato alla migrazione e dato che non volevamo ricorrere a questionari tipo istat, dovevamo ridurre il raggio della ricerca. più che espanderci come l’edera, abbiamo deciso di fare come quegli alberi che affondano le loro radici nel terreno: quando arriva l’onda, la prima viene strappata via, i secondi, talvolta, resistono. per questa ragione, dopo aver scelto cagliari, abbiamo individuato nel quartiere della marina una delle zone di maggior  interesse. e qui, ovviamente, non poteva sfuggirci l’importanza della vostra realtà. vorremmo che ci aiutaste a creare delle relazioni con la magia dei vostri ragazzi. l’obiettivo è narrare insieme le loro storie. la fotografia è un modo, molto raffinato, di spaziare in queste sfere, cogliendone la schiuma e la scia. mentre parlare e narrare significa porsi il problema di capire. e oggi, mi pare, non ci sono molte cose più importanti della comprensione interculturale reciproca e dell’elaborazione di strategie di contatto e conoscenza.”</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">mi sento a lezione, non vola una mosca e tutti si aspettano o che li illumini o che dica una fregnaccia per decidere se sono un idiota. dunque, vado avanti.</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 .0001pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">“narrare le loro storie, narrarle insieme, è anche offrirgli la possibilità di comprendere meglio la nostra cultura. e qui lo scambio comincia a farsi reciproco. la responsabilità condivisa. allo stesso modo, dalle storie dei migranti non possono essere escluse persone come voi, né quest’istituzione: come direbbe <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Homi_K._Bhabha"><span style="color:#004477;">bhabha</span></a> qui ci troviamo in un luogo liminale e marginale per eccellenza. la regione e le amministrazioni locali vi danno scarsi sostegni economici e la maggior parte dei nostri concittadini vi ignora. eppure, secondo me, il compito che vi siete assunti è indispensabile. non siete un’associazione culturale che pratica l’autorazzismo, promuovendo la diversità fino a trasformarla in un brand, in un gadget da vendere o esibire ai bianchi alternativi. siete una associazione che si pone un problema serio e concreto: quello del superamento della barriera linguistica.”</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">le facce davanti a me sono tese nello sforzo di capire cosa ci sia veramente sotto. dunque, abbandono l’esposizione scientifico-idealista e passo al concreto.</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 .0001pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">“allora, se voi ci date una mano, permettendoci di seguire le vostre lezioni e di fare delle foto, parlando con le persone che vengono qui, tutti extracomunitari e migranti, alcuni senza passaporto o provenienti dai <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Centro_di_permanenza_temporanea"><span style="color:#004477;">cpt</span></a>… beh… direi che al momento della mostra fotografica, il vostro contributo e la vostra cooperazione verranno sottolineati: molte persone che ignorano la vostra esistenza ne verrebbero a conoscenza e magari non vi sarà più così arduo reperire fondi. anche questo” dico con tono conclusivo “è uno scambio ed una richiesta di cooperazione”.</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">ora che vedono qualcosa di concreto, la maggior parte degli sguardi si distende e comprende. anche io posso essere utile.</span></p>
<p style="line-height:13.5pt;margin:0 0 11.25pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:&#34;color:#222222;">“ci sono domande?”</span></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://ritratta.wordpress.com/2009/10/04/tasking/">to be continued</a></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://ritratta.wordpress.com/2009/10/04/tasking/">&#62;</a></p>
<p style="text-align:right;">
</div>]]></content:encoded>
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