<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>e-la-chiamano-estate &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/e-la-chiamano-estate/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "e-la-chiamano-estate"</description>
	<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 20:03:09 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[L'avventura con un travestito. Quando Califano toccò con mano]]></title>
<link>http://contentistheking.wordpress.com/2009/11/24/trans-califano-due-ponti/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:19:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefano Ciavatta</dc:creator>
<guid>http://contentistheking.wordpress.com/2009/11/24/trans-califano-due-ponti/</guid>
<description><![CDATA[Franco Califano.Trent&#8217;anni fa scriveva “L&#8217;avventura con un travestito”, la sua canzone ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Franco Califano.Trent&#8217;anni fa scriveva “L&#8217;avventura con un travestito”, la sua canzone &#8211; monologo più celebre. Storia di uno smacco di un seduttore di professione, mentre Renato Zero impazzava col suo glamour. Due Ponti? « Una tristezza infinita, è scaduta l&#8217;eleganza». Quella che si raggiungeva «anche facendo i buffi». Il playboy? «Portavamo a cena le belle donne. Oggi non si fa più».</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://contentistheking.wordpress.com/files/2009/11/califano.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-900" title="califano" src="http://contentistheking.wordpress.com/files/2009/11/califano.jpg?w=300" alt="" width="300" height="292" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">«<em>In faccia era più liscio della cera, che barba s&#8217;era fatto quella sera. Era &#8216;na bomba e infatti me so detto: “nun so più io si nun la porto a letto”</em>». Un accordo di chitarra appena accennato, la voce roca dello chansonnier che si appoggia al microfono e via con il proclama. È il secco incipit di uno dei monologhi più famosi di Franco Califano. Lo ha scritto nel 1979, trent&#8217;anni fa, si intitola: L&#8217;avventura con un travestito. È la disavventura, insospettabile per quei tempi e soprattutto per il personaggio, di un playboy costretto da una svista colossale a rimettersi in gioco, con una ironia insolita per chi immagina il vanitoso orgoglio del seduttore messo a dura prova dallo smacco.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--><br />
E infatti, dietro l&#8217;annuncio dell&#8217;ennesimo acchiappo, che il gran conquistatore già assapora come andato in porto, si nasconde l&#8217;inganno: «<em>Tutto sembrava! forchè &#8216;n travestito! perciò come &#8216;no stronzo so &#8216;mboccato, credenno pure a tutte quelle scuse, quanno me disse “Caro No! C&#8217;ho le mie cose!”. Pè conquistarla io la rispettavo. Aspetto che guarisca, me dicevo: a questa si&#8217; che jela do &#8216;na botta, questa nun è la solita mignotta, e m&#8217; atteggiavo a gran conquistatore questa la porterei pure all&#8217; altare cosi&#8217; partii co&#8217; &#8216;n pò de tenerezze mai fatte &#8216;n vita mia tante carezze</em>».</p>
<p style="text-align:justify;">Un errore fatale per il macho Califfo, un incidente che non ti aspetti dall&#8217;attore da fotoromanzo passato a seduttore, con la faccia da duro, e il sorriso vorace, voce calda e rude, diventato mito e leggenda della roma anni settanta, «poeta de borgata tra mille denunce», cantore delle sue stesse gesta erotiche, alternando il tono e il personaggio maudit-popolaresco a quello intimistico-malinconico, ma che nella maschilista La mia libertà (sigla di Domenica In nel 1981) canta schiettamente: «Se voglio un corpo e un po&#8217; d&#8217;affetto faccio un giro cerco un letto e una donna che ci sta».<br />
Che è successo trent&#8217;anni fa, Califfo? «Lo so, L&#8217;avventura compie trenta anni, in effetti sono stato un precursore, ma la canzone non nasce come un&#8217;esperienza personale o un fatto vissuto. Nasce dalla mia fantasia. Sono il contrario di Mogol, che dice sempre che con la fantasia non si va dal nessuna parte. A me invece piace immaginare storie, partendo da quello che sento in giro, che mi raccontano gli altri. All&#8217;epoca dire trans era come bestemmiare».</p>
<p style="text-align:justify;">«<em>Co&#8217; &#8216;n bacio &#8216;n bocca j&#8217;ho mozzato er fiato, solo ar ricordo, quanto ho vomitato. Pensai “chissà se rivedo ancora, nun farei mejo a fammela stasera?” “E si” &#8211; me dissi, e intanto m&#8217; eccitai &#8211; “mejo indisposta mo, che sana mai”. E ormai spasimavo dalla voja, me feci strappà pure la vestaja. Nun ce vedevo, tanto ero partito verso un traguardo fatto de peccato&#8230;Ma quano je &#8216;nfilai la mano sotto, cò la violenza che c&#8217;ha solo &#8216;n matto, restai de ghiaccio: &#8216;n mezzo a quelle cosce la mano mia acchiappò dù cose mosce Mai viste cosi&#8217; grosse &#8216;n vita mia. Dù palle come li mortacci sua&#8230; sopra la mano mia paralizzata pè quella &#8216;nfame meta conquistata. Se tanto me dà tanto, pensai ar resto e ritirai la mano presto presto “amo scherzato” &#8211; dissi &#8211; “via quer pacco!” “se no je dò dù carci e te lo stacco!</em>».<br />
Per il Catalogo dei Viventi di Dell&#8217;Arti e Parrini, Califano, che è anche il raffinato compositore di Tutto il resto è noia, E la chiamano estate, Minuetto, Un amore così grande, autore per Mia Martini, Mina, Bruno Martino, Ornella Vanoni, Peppino Di Capri, Fred Bongusto, Gino Paoli, «ha cantato 110 canzoni, ne ha scritte 1300, ha inciso 30 dischi». Di donne si dice ne abbia avute 1500. Mai stato con un trans? «A dire il vero non ne conosco manco uno&#8230; sono uno che ha avuto tante donne, ma mai a pagamento, se io decidessi di andare a pagamento sarei fuori dal giro&#8230; sto seguendo i fatti come tutti, sui giornali, in televisione, è perchè ho bisogno di sapere, è il mio mesterie, raccogliere umori, storie, personaggi per poi scrivere canzoni».<br />
«<em>Me ritrovai sdraiato sul tappeto, tutto abbracciato ancora a quer cornuto, oltre alla rabbia d&#8217; esserme eccitato, ci avevo l&#8217; occhi der rincojonito&#8230; Bella figura feci con me stesso&#8230; roba da&#8217;nna&#8217; in esilio drentro ar cesso..Se rivesti&#8217; de corsa la signora! guadannome cò l&#8217;occhi de paura! &#8230; e scappò via&#8230; Me vergognai parecchio! E cominciai a fà li conti cò lo specchio: puntai lo sguardo e m&#8217; accusai “A Vincenzo! nun sei &#8216;n conquistatore&#8230; sei &#8216;no stronzo!” Speriamo che &#8217;sta cosa nun se sappia, tu e er travestito: pensa un pò che coppia ! Te venne &#8216;n mente pure er matrimonio! Sai che piattini ?! “palle ar pinzimonio”!!!</em>».<br />
Era già in crisi l&#8217;immagine del gigolò? «Del playboy, please, il gigolò si fa solo pagare, mentre il playboy fa i debiti per farsi fotografare con le donne che contano, per portare a cena le attrici straniere sbarcate a Cinecittà, per vestirsi con abiti su misura. Ma non era comunque una figura in crisi, nonostante l&#8217;ironia della canzone. Oggi lo è invece, perché quello che manca è l&#8217;eleganza: una volta vestiti così transadati nei locali non ti facevano entrare, oggi vanno tutti con le scarpe da tennis. Pensano solo a bere, non hanno controllo». E Due Ponti? «Quando leggo di questi posti mi viene una tristezza infinita, mi assale l&#8217;inquietudine perché è scaduta questa eleganza, che poi non è il vestito ma la persona che conta, la classe è innata, o al massimo fai i buffi per raggiungerla. Califano non andrebbe mai in un posto così, la gente oggi si accontenta con i propri desideri. è vero che ognuno ha qualcosa di assurdo che non vuole ammettere, ma questo squallore nella trasgressione mi fa capire che molti non sanno neanche cosa fanno, dicono di fuggire alla monotonia della vita, alla noia. I costumi si saranno anche allargati, ma l&#8217;autenticità è persa e non è questione di tempi andati. È stato così sempre, solo che ieri la trasgressione si nascondeva meglio, oggi no, è più difficile e infatti esce fuori lo schifo».<br />
Un anno prima, in Zerolandia, Renato Zero spopolava con il suo pop glam, tutto cipria, lustrini e paillettes: «Faccio in fretta un altro inventario, smonto la baracca e via, cambio zona itinerario, il mio indirizzo é la follia. C&#8217;é un&#8217;infelice ovunque vai, voglio allargare il giro dei clienti miei. Io vendo desideri e speranze in confezione spray». Ma per Califano l&#8217;allargamento degli orizzonti voleva dire una beffa che sparigliava le carte della propria vanità e dei pregiudizi: «<em>Le donne l&#8217; hai &#8216;nventate te? A sonato!! er primo travestito&#8230; t&#8217;ha fregato&#8230; la donna tu, guardanno je &#8216;n molare sapevi se ci aveva &#8216;n bel sedere ?! ancora a &#8217;ste stronzate sei legato? scenni dar parco er pubblico è già uscito! Nun c&#8217;è rimasto manco &#8216;n travestito.Te disse “Caro no, ci ho le mie cose” e tu pensavi ar ciclo d&#8217;ogni mese&#8230; invece le sue cose erano quelle che volgarmente noi chiamiamo palle! Tu vedi er sole e trovi la tempesta, a vorte è lunedi e te sembra festa la vita è un dubbio tutto da scoprire, quelli sò maschi oppure sò signore?</em>».<br />
«Dei trans sapevo sì e no l&#8217;esistenza, sapevo però le cose che potevano succedere, il trans l&#8217;ho sempre riconosciuto a 100 metri, ma scrivendo la canzone ho immaginato un tizio normale, senza grande esperienza di mondo. Negli anni settanta i trans non erano così, non c&#8217;erano così apertamente. L&#8217;ironia ce l&#8217;ho messa apposta. Molti impazzirono dal divertitmento, qualcuno mi disse che ero trasgressivo sì ma volgare. Ma dico io, il Belli prima di me ha fatto sfracelli&#8230; Questo monologo lo faccio ovunque, me lo chiedono tutti. Renato? Siamo creciuti insieme, è stato un grande, è stata una grande stagione di trasgressione, ma lui non era volgare, era dichiarato, anche se mi sa che molti non hanno mai capito le sue deviazioni sessuali. Però non ci sono mai stati scandalo per lui, ballava molto bene come jackson. ora gli anni non può più saltare. Quella Roma là mi è sfuggita, ora la capitale è un agglomerato di piccole città. Manco da via fratttina da 15 anni, non siano abituati a una metropoli di milioni di persone».<br />
Progetti? «Al momento sto fermo perché non so cosa pubblicare, Molti mi dicono di raccogliere i testi delle canzoni, i monologhi come questo e stamparli. In ogni pezzo ci sono un paio di righe che graffiano. E poi devo cominciare a girare una fiction con Thomas Miliàn, ma un film di malavita vera, accaduta, non il Monnezza eh! Sarà una serie in sei puntate». Intanto trent&#8217;anni fa, con la sua disavventura con un travestito, il Califfo scopriva il futuro di un playboy. Mai arrendersi, anche se cambiano i costumi: «<em>Chi vò la verità deve toccare. &#8230; prego signori, venghino a toccare&#8230; prego signori, venghino a toccare &#8230; prego signori&#8230; &#8230; venghino a toccare&#8230;</em>»</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Impressioni d'estate]]></title>
<link>http://martowskaja.wordpress.com/2008/08/17/impressioni-destate/</link>
<pubDate>Sun, 17 Aug 2008 09:23:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>margottolina</dc:creator>
<guid>http://martowskaja.wordpress.com/2008/08/17/impressioni-destate/</guid>
<description><![CDATA[L&#8217;estate: un&#8217;idea, un&#8217;ipotenusa, un&#8217;impressione fuorviante. [Bruno Martino, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>L&#8217;estate: un&#8217;idea, un&#8217;ipotenusa, un&#8217;impressione fuorviante.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/A0lD1d0r_H8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/A0lD1d0r_H8&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>[<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Martino">Bruno Martino</a>, E la chiamano estate, 1965]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
