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	<title>el-biar &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "el-biar"</description>
	<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 01:18:38 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Jean-Paul Sartre sulla Tortura]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/03/12/jean-paul-sartre-sulla-tortura/</link>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 02:10:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel 1943, in via Lauriston, erano dei francesi a gridare d&#8217;angoscia e di dolore.  La Francia i]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nel 1943, in via Lauriston, erano dei francesi a gridare d&#8217;angoscia e di dolore. <br />
La Francia intera li udiva. L&#8217;esito della guerra non era certo, e non si voleva neppure pensare al futuro; ma una sola cosa ci pareva comunque impossibile: che si sarebbero fatti urlare altri uomini, un giorno, in nostro nome.</p>
<div id="attachment_1936" class="wp-caption alignleft" style="width: 295px"><a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/henri_alleg_20pc.jpg"><img class="size-full wp-image-1936" title="henri_alleg_20pc" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/henri_alleg_20pc.jpg" alt="henri_alleg_20pc" width="285" height="403" /></a><p class="wp-caption-text">Henri Alleg</p></div>
<p>Ma <em>impossibile</em> non è francese: nel 1958, ad Algeri, si tortura abitualmente, sistematicamente; tutti lo sanno, da Lacoste ai contadini dell&#8217;Aveyron. Nessuno ne parla, o quasi: fili di voce si estinguono, nel silenzio. La Francia non era più muta di oggi sotto l&#8217;occupazione; ma aveva almeno la scusa di essere imbavagliata. All&#8217;estero, il caso nostro è già giudicato: la Francia continua a degradarsi: dal &#8216;39 secondo alcuni, dal &#8216;18 secondo altri.<br />
Io non credo però così facilmente alla degradazione di un popolo; credo ai suoi marasmi e alle sue ottusità. Durante la guerra, quando la radio inglese o la stampa clandestina ci parlavano dei massacri di Ouradour, guardavamo i soldati tedeschi che passeggiavano per le vie con aria innocua, e ci capitava di osservare tra noi: &#8220;Eppure sono uomini che ci rassomigliano: come possono fare quello che fanno?&#8221; Eravamo fieri di noi, perché riuscivamo a non capirli.</p>
<p>Oggi sappiamo che non c&#8217;è nulla da comprendere; tutto si è compiuto insensibilmente, con abbandoni impercettibili; quando abbiamo levato il capo, abbiamo visto nello specchio un volto sconosciuto, odioso: il nostro. Atterriti dallo stupore, i francesi scoprono questa evidenza terribile: se niente vale a proteggere una nazione contro se stessa -né il suo passato, né le sue fedeltà, né le sue proprie leggi,- se bastano quindici anni per cambiare le vittime in carnefici, allora chi decide è l&#8217;occasione; basta l&#8217;occasione a trasformare la vittima in carnefice: qualsiasi uomo, in qualsiasi momento.</p>
<p>Felici quelli che sono morti senza aver mai dovuto domandarsi: &#8220;Se mi strappano le unghie, parlerò?&#8221; Ma più felici quelli che non sono stati costretti, usciti appena dall&#8217;infanzia, a porsi l<em>&#8216;altra</em> domanda: &#8220;Se i miei amici, i miei compagni d&#8217;armi, i miei capi strappano le unghie a un nemico dinanzi ai miei occhi, cosa farò?&#8221;</p>
<p>Che sanno di loro stessi questi giovani messi con le spalle al muro dalle circostanze? Essi indovinano che qualsiasi decisione possano prendere qui, sembrerà loro astratta e vuota nel momento decisivo; che tutto il loro essere sarà rimesso in gioco da situazioni imprevedibili; e che le loro decisioni per la Francia, per se stessi, dovranno prenderle laggiù, da soli. Essi partono. Altri ritornano, dopo aver sperimentato la propria impotenza, serbando nella maggior parte dei casi un silenzio pieno di rancore. Nasce la paura: la paura degli altri e di se stessi, e dilaga in ogni ambiente. La vittima e il boia si confondono nella nostra stessa immagine. Poiché, nei casi estremi, l&#8217;unica maniera di rifiutare una delle due parti consiste nell&#8217;accettare l&#8217;altra.<br />
Una tale scelta non si impone -almeno non ancora- ai francesi in Francia. Ma proprio queste indeterminatezza ci pesa: noi siamo la ferita e il coltello: l&#8217;orrore di questo e il terrore di quella si bilanciano e si rafforzano reciprocamente. I ricordi riaffiorano. <a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/250px-17octobre61matraque.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1937" title="250px-17octobre61matraque" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/250px-17octobre61matraque.jpg" alt="250px-17octobre61matraque" width="250" height="211" /></a>Quindici anni or sono i migliori della nostra Resistenza avevano paura di non resistere alla sofferenza, più che della sofferenza stessa. Essi dicevano :&#8221; Quando tace, la vittima salva ogni cosa; ma quando parla, nessuno ha diritto di giudicarla, neppure colui che non ha parlato: essa s&#8217;accoppia col suo carnefice, diventa la sua femmina, e questa coppia allacciata sprofonda nella notte dell&#8217;abiezione&#8221;. L&#8217;abiezione ritorna.<br />
A El-Biar, essa ritorna ogni notte. In Francia è la fuliggine dei nostri cuori. Ecco, una propaganda sussurrata  insinua appunto che &#8220;tutti parlano&#8221;; e così la tortura si giustifica con l&#8217;umana ignoranza: ciascuno di noi essendo un traditore potenziale, il boia che è in ciascuno di noi trova giustificazione. Tanto più che la gloria della Francia lo esige, come voci suadenti insinuano ogni giorno. Un buon patriota non può avere che buona coscienza. Solo un disfattista può averla cattiva.<br />
Allora, lo sbigottimento diviene disperazione: se il patriottismo deve precipitarci all&#8217;abiezione, se nessuna sorveglianza, mai, ha impedito alle nazioni e all&#8217;umanità tutta di perdersi in una follia disumana, allora, a che scopo tormentarci per divenire o rimanere degli uomini? Essere disumani è la nostra verità.<br />
Ma se di vero non c&#8217;è altro che il terrore, terrorizzare o essere terrorizzati, a che scopo vivere e restare patrioti?<br />
Questi pensieri sono stati seminati in noi con la violenza. Nella loro oscurità e nella loro falsità, discendono tutti da questa premessa: l&#8217;uomo è inumano. Il loro obiettivo è convincerci della nostra impotenza, e ci riusciranno, finché non li guarderemo in faccia. Ma bisogna che all&#8217;estero si sappia che il nostro silenzio non significa consenso. Esso deriva da angosce provocate, esasperate, sapientemente dirette. Lo sapevo da tempo, ma aspettavo la prova decisiva.<br />
Essa è venuta.<br />
<a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/algeri.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1938" title="algeri" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/algeri.jpg" alt="algeri" width="235" height="194" /></a>Quindi giorni fa, presso le Editions de Minuit, usciva un libro: <em>La Tortura</em>.<br />
Il suo autore, Henri Alleg, tuttore detenuto in una prigione di Algeri, racconta senza commenti inutili, con precisione ammirevole, gli &#8220;interrogatori&#8221; che ha subito. I carnefici, come gli avevano promesso, lo hanno &#8220;curato&#8221;: &#8220;telefono da campo&#8221;, supplizio dell&#8217;acqua  come al tempo della Brinvilliers, ma coi perfezionamenti tecnici del nostro tempo, supplizio del fuoco, della sete, etc.<br />
E&#8217; un libro che sconsigliamo alle anime tenere.</p>
<p>Finora, solo qualche richiamato alle armi e soprattutto qualche sacerdote avevano osato portare testimonianze. Avevano vissuto in mezzo ai torturatori, loro e nostri fratelli. Delle vittime, per lo più. Non conoscevano che le urla, le ferite, le sofferenze; additavano i segni del sadismo su brandelli di carne. Ma che cosa ci distingueva da questi sadici? Nulla, dal momento che tacevamo.<br />
La nostra indignazione poteva anche parerci sincera: ma avremmo saputo provarla vivendo laggiù, o non ci saremmo piuttosto abbandonati a una cupa rassegnazione, a un universale disgusto? Per mio conto, leggevo talvolta per dovere e magari pubblicavo, ma detestandomi, quei racconti, che ci mettevano spietatamente in causa, e che non ci lasciavano speranza.</p>
<p>Con <em>La Tortura</em>, tutto cambia. Alleg ci risparmia vergogna e disperazione, perché è una vittima e ha &#8220;vinto&#8221; la tortura. <a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/battagliadialgeri215.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1939" title="battagliadialgeri215" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/battagliadialgeri215.jpg" alt="battagliadialgeri215" width="215" height="320" /></a>C&#8217;è un sinistro umorismo, in questo rovesciamento di posizioni; lo hanno martirizzato in nome nostro, e noi, grazie a lui, ritroviamo un poco della nostra fierezza: siamo fieri che sia un francese. I lettori si incarnano in lui con passione, l&#8217;accompagnano sino al passo estremo della sofferenza. Con lui, soli e nudi, lottano e resistono. Sarebbero questi lettori, saremmo noi capaci davvero di tanto? Questo è un altro affare. Quello che conta è che la vittima ci libera facendoci scoprire, come lo scopre lei stessa, che abbiamo la possibilità e il dovere di sopportare tutto.<br />
Eravamo come affascinati dalla vertigine dell&#8217;inumano, ma basta che un uomo duro e ostinato -ostinato nel suo mestiere d&#8217;uomo- a strapparti all&#8217;incantesimo: la &#8220;tortura&#8221; non è nulla di inumano, è soltanto un crimine ignobile e lurido, commesso da uomini contro altri uomini, e che altri uomini ancora possono e debbono reprimere. L&#8217;inumano non esiste, se non negli incubi generati dalla paura. Basta il calmo coraggio di una vittima, la sua modestia, la sua lucidità, per liberarci dalla mistificazione. Alleg ha strappato la tortura alla notte che la ricopriva:; avviciniamoci, guardiamola alla luce.</p>
<p>Questi carnefici, prima di tutto, che cosa sono? Dei sadici? Degli arcangeli irritati? Dei signori della guerra con i loro terrificanti capricci? A creder loro, sarebbero una mescolanza di tutto questo. Ma Alleg, appunto, non li crede. Quel che risulta da quanto egli ci riferisce è che essi vorrebbero convincere se stessi e convincere la vittima di una loro piena sovranità: ora come superuomini che tengono dei semplici uomini in loro potere, ora come uomini forti e severi, incaricati di addomesticare la bestia più oscena, più feroce e più vile che ci sia, la bestia umana. S&#8217;indovina che non fanno tuttavia scelte sottili: l&#8217;essenziale è far sentire al prigioniero che non è della loro razza_ lo si spoglia, lo si imbavaglia, lo si beffeggia. Intanto, dei soldato vanno e vengono, pronunciando insulti e minacce con una disinvoltura che vorrebbe apparire terribile.<br />
Ma Alleg, nudo, tremante di freddo, legato a una tavola ancor nera e viscida di vecchi vomiti, riduce tutte queste manovre alla loro miserabile verità: sono commedie recitate da imbecilli. Commedia, la violenza fascista delle loro parole, i il giuramento di &#8220;buttare all&#8217;aria la Repubblica&#8221;. Commedia, il discorso <a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/algeria4.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1940" title="algeria4" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/algeria4.gif" alt="algeria4" width="300" height="193" /></a>dell&#8217;aiutante di campo del generale M., che termina con queste parole: &#8220;Non vi resta più che suicidarvi&#8221;. Commedie grossolane, sempre quelle, che ricominciano senza convinzione ogni notte, con ogni prigioniero, e che poi si smettono per mancanza di tempo. Perché questi orribili lavoratori sono sovraccarichi di lavoro e fatica: i prigionieri fanno la coda davanti alla tavola del supplizio, si legano, si slegano, si portano in giro le vittime da una camera di tortura all&#8217;altra. A guardare con gli occhi di Alleg questo immondo alveare ci si accorge che gli stessi torturatori sono soverchiati da ciò che fanno.<br />
Certo, sanno che atteggiarsi alla calma, bere birra, tranquilli e decisi, accanto a un corpo martirizzato, e poi d&#8217;un tratto balzano in piedi, corrono dappertutto, bestemmiano e urlano di rabbia: dei nevrotici che sarebbero delle vittime eccellenti, e alla prima sferzata confesserebbero.<br />
Malvagi, rabbiosi, certo. Sadici? No, nemmeno sadici: hanno troppa fretta. E&#8217; quella che li salva, del resto: resistono grazie alla velocità acquistata: debbono correre senza requie o crollare.<br />
Eppure amano il lavoro ben fatto: se lo giudicano necessario, spingono la coscienza professionale fino ad uccidere. Ed ecco quello che colpisce, nella narrazione di Alleg: dietro questi chirurghi squallidi e sgomenti senti una inflessibilità che li supera, loro e i loro capi.<br />
Sarebbe troppa fortuna, se questi delitti fossero l&#8217;opera di un pugno di pazzi. In verità è la tortura, che fa i carnefici. Dopo tutto, questi soldati non si erano arruolati in un corpo scelto per martirizzare il nemico vinto.<br />
Alleg, in pochi tratti, ci descrive quelli che ha conosciuto, e questo basta a segnare le tappe delle metamorfosi.<br />
Ci sono i più giovani, sbigottiti, incapaci di resistere, che mormorano &#8220;è orribile&#8221; quando la loro torcia illumina un suppliziato. <a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/algeria1.gif"><img class="alignright size-full wp-image-1941" title="algeria1" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/algeria1.gif" alt="algeria1" width="300" height="204" /></a>E poi ci sono i sotto-boia, che non mettono ancora mano alla tortura, ma sostengono e trasportano i prigionieri, alcuni già induriti e altri no, ma tutti già presi nell&#8217;ingranaggio, e tutti imperdonabili.<br />
C&#8217;è un biondino del Nord con un viso così simpatico, che può parlare delle sedute di tortura che Alleg ha subito, &#8220;come di una partita di cui si ricorda con piacere, e che non prova disagio a congratularsi con la vittima come farebbe con un campione ciclista&#8221;. Qualche giorno dopo, Alleg lo ritroverà congestionato, sfigurato dall&#8217;odio, mentre percuote, su per una scala, un musulmano. E poi ci sono gli specialisti, i duri che fanno tutto il lavoro, che si compiacciono ai soprassalti, i duri che fanno tutto il lavoro, che si compiacciono ai soprassalti delle scosse elettriche, ma che non sopportano le grida. E infine i pazzi che corrono intorno come foglie morte nel turbine della loro propria violenza.<br />
Nessuno di questi uomini ha una vita sua, nessuno resterà quello che è: non sono che i momenti di una trasformazione inesorabile. Tra i migliori e i peggiori v&#8217;è una sola differenza: i primi sono reclute, i secondi veterani. Tutti finiranno per andarsene e, se la guerra continua, altri li sostituiranno: biondini del Nord o piccoli bruni del Mezzogiorno, che faranno lo stesso tirocinio o ritroveranno la stessa violenza con lo stesso nervosismo.<br />
In quest&#8217;affare gli individui non contano; una specie di odio errante e anonimo, un odio radicale dell&#8217;uomo s&#8217;accanisce a un tempo sui carnefici e sulle vitime per degradarli insieme, gli uni mediante gli altri. Quest&#8217; odio è la tortura eretta a sistema, creatrice dei suoi stessi strumenti.<br />
Quando questo vien detto, sia pur timidamente, sui banchi dell&#8217;Assemblea, la canea si scatena, e urla: &#8220;E&#8217; un insulto all&#8217;esercito&#8221;. Ma una volta per tutte, questi cani ringhiosi ci dicano: che c&#8217;entra l&#8217;esercito? Nell&#8217;esercito ci sono dei torturatori, senza dubbio. La commissione inchiesta, nel suo rapporto pur indulgente, non lo ha nascosto. Ma questo non vuol dire che sia l&#8217;esercito a torturare.<br />
Che insensatezza! Forse che i civili non conoscono il metodo? Basta lasciar fare alla polizia di Algeri. E poi ci vuole un capo-carnefice, l&#8217;Assemblea intera <a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/donna_algerina.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1942" title="donna_algerina" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/donna_algerina.jpg" alt="donna_algerina" width="180" height="307" /></a>l&#8217;ha designato: non è il generale S., e neppure il generale E., e neppure il generale M., di cui tuttavia Alleg fa il nome: è Lacoste, l&#8217;uomo dai pieni poteri.<br />
Tutto si fa attraverso di lui e con lui,  a Bona come a Orano: tutti gli uomini che sono morti di sofferenze e di orrore nell&#8217;immobile di El-Biar, nella villa S., sono morti per sua volontà. Non sono io che  lo dico: sono i deputati, è il governo.<br />
E del resto la cancrena si estende, ha attraversato il mare. Si è sparsa anche la voce che si pratica la tortura in certe prigioni civili del &#8220;territorio metropolitano&#8221;: non so se sia fondata, ma dev&#8217;essere stata raccolta anche dai poteri pubblici, visto che il procuratore, al processo di Ben Saddok, ha domandato solennemente all&#8217;accusato se avesse subito sevizie. Beninteso, la risposta era conosciuta in anticipo.<br />
No, la tortura non è né civile né militare né specificatamente francese: è come una sifilide  che devasta l&#8217;intera epoca. All&#8217;est come all&#8217;ovest ci sono carnefici. Non è passato tanto tempo da quando Farkas torturava gli ungheresi. I polacchi non nascondono che la loro polizia , prima di Poznan, torturava anch&#8217;essa volentieri; e su ciò che accadeva in URSS al tempo di Stalin abbiamo la testimonianza irrecusabile del rapporto Krusciov. Ieri si &#8220;interrogavano&#8221; così, nelle prigioni di Nasser, degli uomini politici che poi sono stati, con qualche cicatrice, elevati a cariche eminenti. L&#8217;elenco potrebbe continuare. Oggi, comunque, è il momento di Cipro e dell&#8217;Algeria; e Hitler, insomma, non era che un precursore.<br />
Sconfessata &#8211; a volte, del resto, senza molta energia &#8211; ma sistematicamente applicata dietro la facciata della legalità democratica, la tortura può definirsi un&#8217;istituzione semiclandestina. Ha forse le stesse cause dappertutto? No, probabilmente. E poi poco importa: qui non si tratta di giudicare il nostro tempo; si tratta di guardare in faccia le cose nostre per cercar di capire che cosa è successo a <em>noi</em>, a noi francesi.</p>
<p>Sapete quel che si dice a volte per giustificare i carnefici: bisogna pur ridursi a torturare un uomo se dalla sua confessione possono dipendere centinaia di vite umane. E&#8217; un bell&#8217;espediente da Tratuffe. Alleg, come Audin, non era un terrorista. Tanto è vero che  è stato accusato di &#8220;attentato alla sicurezza dello Stato e di ricostruzione di una lega sciolta&#8221;.<br />
Era per salvare delle vite umane che gli si bruciavano i capezzoli e i peli del pube? No, si voleva soltanto estorcergli  l&#8217;indirizzo dell&#8217;amico che lo aveva ospitato. Se avesse parlato, si sarebbe messo un comunista di più sotto chiave: ecco tutto.<a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/t239054a.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1943" title="t239054a" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/t239054a.jpg" alt="t239054a" width="472" height="340" /></a><br />
E poi si arresta a casaccio: qualsiasi musulmano è &#8220;interrogabile&#8221; a piacere: la maggior parte dei torturati non dicono nulla perché non hanno nulla da dire, a meno che non acconsentano, per non soffrire di più, a fare una falsa testimonianza o accusarsi gratuitamente di un delitto rimasto impunito, del quale diventa comodo accusarli. In quanto a quelli che potrebbero parlare, si sa bene che tacciono. Tutti, o quasi tutti.<br />
Né Audin, né Alleg, né Guerroudji hanno disserrato i denti. &#8220;Ha comunque guadagnato una notte per dar tempo ai suoi amici di tagliare la corda&#8221;, constata uno dei carnefici dopo il primo interrogatorio di Alleg. E un ufficiale, qualche giorno più tardi: &#8220;Da dieci  o da quindici anni sanno che se vengono presi non devono dire nulla. Non c&#8217;è niente  da fare per togliere loro quest&#8217;idea della testa.&#8221; Forse volevan parlare soltanto dei comunisti; ma credono forse che i combattenti dell&#8217;ALN (l&#8217;Armata di Liberazione Nazionale) siano di un&#8217;altra tempra? Queste violenze non rendono: gli stessi tedeschi, nel 1944, avevano finito per convincersene; costano vite umane, e non ne salvano.<br />
L&#8217;argomento, tuttavia, non è del tutto falso, e comunque ci illumina sulla funzione della tortura , istituzione clandestina o semiclandestina indissolubilmente legata alla clandestinità della resistenza o dell&#8217;opposizione.<br />
In Algeria, il nostro esercito è schierato in tutto il territorio. Abbiamo per noi il numero, il denaro, le armi. Gli insorti non hanno nulla, salvo la fiducia e l&#8217;appoggio di una gran parte della popolazione. Siamo stati noi, nostro malgrado, a dare a questa guerra popolare attentati nelle città, imboscate nelle campagne; il FLN non ha scelto lui questa forma di attività, fa quello che può e basta.<br />
Il rapporto fra le sue forme e le nostre lo costringe ad attaccarci di sorpresa: invisibili, inafferrabili, inattese, devono colpire e scomparire, per non essere sterminate. Di qui il nostro malessere: lottiamo contro un avversario segreto, una mano lancia una bomba in una strada, una fucilata ferisce un nostro soldato, si accorre: non c&#8217;è più nessuno. Più tardi, nei dintorni, si troveranno dei musulmani che non hanno visto niente. Tutto è legato: la guerra popolare, guerra dei poveri contro i ricchi, è caratterizzata dallo stretto vincolo delle unità insurrezionali con la popolazione.  Per l&#8217;esercito regolare e o poteri civili, questo nugolo di miserabili diventa il nemico quotidiano, innumerevole. Le truppe d&#8217;occupazione si preoccupano del mutismo che esse hanno generato. Si indovina una inafferrabile volontà di silenzio, un segreto circolare, onnipresente. I ricchi si sentono braccati in mezzo ai poveri che tacciono. Imbarazzate dalla loro stessa potenza, le &#8220;forze dell&#8217;ordine&#8221; non possono opporre nulla alle guerriglie, se non i rastrellamenti e le spedizioni punitive, nulla da opporre al terrorismo, se non il terrore- Qualche cosa è nascosto: in qualsiasi luogo e da tutti.<br />
Bisogna <em>farli parlare</em>.</p>
<p><a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/31006732_1de3295e92.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1944" title="31006732_1de3295e92" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/31006732_1de3295e92.jpg" alt="31006732_1de3295e92" width="350" height="233" /></a>La tortura è una vana furia, nata dalla paura: si vuole strappare, ad <em>una</em> bocca, in mezzo alle grida e ai rigurgiti di sangue, il segreto di <em>tutti</em>. Inutile violenza: che la vittima parli o che muoia sotto le torture, l&#8217;innumerevole segreto è altrove, sempre altrove, fuori portata. Il carnefice si trasforma in Sisifo. Se applica la <em>question</em> dovrà sempre ricominciare.<br />
Ma nemmeno questi silenzi, queste paura, questi pericoli sempre invisibili e sempre presenti possono giustificare completamente l&#8217;accanimento dei carnefici, la loro volontà di ridurre all&#8217;abiezione le loro vittime, questo odio dell&#8217;uomo, infine, che si è impadronito di loro senza il loro consenso e li ha plasmati.<br />
Uccidersi a vicenda, è la regola; ci si è sempre battuti per interessi collettivi e particolaristici. Ma nella tortura, questo strano match, la posta sembra essere totale: è per il titolo di uomo che il carnefice si misura col torturato, e tutto si svolge come se i due non potessero appartenere insieme alla specie umana. Scopo dell&#8217;interrogatorio non è soltanto quello di costringere un uomo a parlare, a tradire: bisogna che la vittima si auto qualifichi bestia umana attraverso le sue grida e la sua sottomissione: agli occhi di tutti e davanti a se stessa. Bisogna che il suo tradimento la spezzi e la tolga definitivamente di mezzo. Colui che cede all&#8217;interrogatorio, non soltanto è costretto a parlare, ma gli è stato imposto per sempre uno <em>status</em>: quello del sotto-uomo.</p>
<p>Questa radicalizzazione della posta è uno dei caratteri del nostro tempo. In nessuna epoca la volontà di essere liberi è stata più cosciente e più forte: in nessuna epoca l&#8217;oppressione è stata più violenta e meglio armata.<br />
In Algeria le contraddizioni sono irriducibili: ognuno dei gruppi in conflitto esige l&#8217;esclusione radicale dell&#8217;altro. Abbiamo preso tutto ai musulmani e poi abbiamo proibito loro persino l&#8217;uso della loro lingua. Memmi, lo scrittore algerino, ha dimostrato come la colonizzazione si realizza attraverso l&#8217;annullamento dei colonizzati. Essi non possedevano più nulla, <em>non erano più nessuno</em>: abbiamo liquidato la loro civiltà  rifiutando loro la nostra. Avevano chiesto l&#8217;integrazione, l&#8217;assimilazione e noi abbiamo risposto di no: grazie a quale miracolo si potrebbe mantenere il supersfruttamento coloniale se i colonizzati dovessero godere degli stessi diritti dei coloni? Sotto-alimentati, incolti, miserabili, il sistema li respingeva spietatamente ai confini del Sahara, ai limiti dell&#8217;umano; sotto la spinta demografica il loro tenore di vita si abbassava di anno in anno. Quando la disperazione li ha indotti alla rivolta, questi sotto-uomini non avevano altra scelta che morire o tentare di affermare la loro umanità contro di noi: hanno respinto i nostri valori, la nostra cultura, le nostre pretese superiorità, e in blocco hanno rivendicato il titolo di uomini e rifiutato la nazionalità francese.</p>
<p>Questa ribellione non si limitava a contestare il potere dei coloni. Essi hanno capito che era in causa la loro stessa esistenza. Per la maggior parte degli europei d&#8217;Algeria ci sono due verità complementari e inseparabili: i coloni sono degli uomini per diritto divino, <a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/259.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1945" title="259" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/259.jpg" alt="259" width="333" height="225" /></a>gli indigeni sono una sottospecie di uomini. E&#8217; la traduzione mitica di un fatto preciso, poiché la ricchezza degli uni poggia sulla miseria degli altri.<br />
Così lo sfruttamento mette lo sfruttatore alla dipendenza dello sfruttato. E, su un altro piano, questa dipendenza è il nocciolo del razzismo, è la sua contraddizione profonda e la sua acida maledizione: essere uomo, per l&#8217;europeo di Algeri, vuol dire, <em>innanzitutto</em>, essere superiore al musulmano.<br />
Ma se il musulmano si afferma a sua volta come uomo, come l&#8217;eguale del colono? Ebbene il colono è leso nel suo essere, si sente diminuito, svalutato: l&#8217;accesso dei <em>bougnoules</em> (termine dispregiativo per definire gli arabi) alle condizioni di uomini gli ripugna non soltanto perché ne vede le conseguenze economiche ma perché gli si annunzia il suo decadimento <em>personale</em>. Nella sua rabbia il colono sogna il genocidio. Ma è una pura utopia. Egli lo sa, conosce la propria dipendenza. Che cosa farebbe senza un sottoproletario indigeno, senza una manodopera in eccesso, senza la disoccupazione cronica che gli permette di imporre i salari? E poi, se i musulmani sono <em>già</em> degli uomini, tutto è perduto, non c&#8217;è nemmeno più bisogno di sterminarli. No: la cosa più urgente, se c&#8217;è ancora tempo, è di umiliarli, di stroncare l&#8217;orgoglio nel loro cuore, di abbassarli al livello della bestia.<br />
Si lascerà vivere il corpo, ma si ucciderà lo spirito. Domare, addomesticare, castigare, ecco le parole che ossessionano il colono. Non c&#8217;è posto in Algeria per due specie umane. Tra l&#8217;una e l&#8217;altra bisogna scegliere.<br />
Beninteso, non intendo dire che gli europei di Algeri abbiano inventato la tortura, e nemmeno che abbiano incitato le autorità civili e militari a praticarla. Al contrario: la tortura si è imposta da sé, è diventata una pratica prima ancora che ci se ne accorgesse. Ma l&#8217;odio per l&#8217;uomo che vi si manifesta, è l&#8217;espressione del razzismo. Poiché è proprio l&#8217;uomo che si vuol distruggere, con tutte le sue doti di uomo, il coraggio, la volontà, l&#8217;intelligenza, la fedeltà, quelle stesse doti che il colono rivendica per sé. Ma se l&#8217;europeo trascende sino a detestare la propria immagine, vuol dire che essa è rispecchiata da un arabo.<br />
 <a href="http://baruda.files.wordpress.com/2009/03/0ddcebe363b93ea5af6e7419b5b4d785.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1946" title="0ddcebe363b93ea5af6e7419b5b4d785" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/03/0ddcebe363b93ea5af6e7419b5b4d785.jpeg" alt="0ddcebe363b93ea5af6e7419b5b4d785" width="350" height="258" /></a>Così, di queste due coppie indissolubilmente legate, il colono e il colonizzato, il carnefice e la sua vittima, la seconda è un&#8217;emancipazione della prima. I carnefici non sono coloni, né i coloni sono carnefici. Questi ultimi sono spesso giovanotti che vengono dalla Francia e hanno passato vent&#8217;anni della loro vita senza mai preoccuparsi del problema algerino. Ma laggiù l&#8217;odio è un campo di forze magnetiche che li ha attraversati, corrosi e asserviti.<br />
La calma lucidità di Alleg ci permette di comprendere tutto ciò. Quand&#8217;anche non ci desse altro, bisognerebbe essergliene profondamente grati. Ma in realtà egli ha fatto molto di più: incutendo rispetto ai suoi carnefici ha fatto trionfare l&#8217;umanesimo delle vittime e dei colonizzati contro le violenze senza misura di certi militari, contro il razzismo dei coloni. E la parola &#8220;vittime&#8221; non vale qui a suscitare non so quale lacrimoso pietismo: in mezzo ai loro piccoli caid, fieri della loro giovinezza, della loro forza, del loro numero, Alleg è il solo &#8220;duro&#8221;, il solo veramente forte. Noi possiamo dire che ha pagato il prezzo più alto per il semplice diritto di rimanere un uomo fra gli uomini. Ma egli non vi pensa neppure. E&#8217; per questo che tanto ci commuove questa semplice frase alla fine di un paragrafo: &#8220;Mi sentii tutt&#8217;a un tratto fiero e contento di non aver ceduto. Ero convinto che avrei resistito ancora se avessero ricominciato, che mi sarei battuto fino in fondo, che non avrei facilitato il loro compito suicidandomi.&#8221;<br />
Si, un duro, che finisce per far paura agli arcangeli dell&#8217;ira.<br />
Almeno in alcune delle loro parole, si intuisce che essi presentono e cercano di scongiurare una vaga e scandalosa rivelazione: quando è la vittima che trionfa, addio sovranità, addio diritto divino. Le ali degli arcangeli si fermano e i carnefici si chiedono perplessi: ma io saprei resistere se mi torturassero?<br />
Il fatto è che, al momento della vittoria, un sistema di valori si è sostituito agli altro. Per poco gli stessi carnefici non sono presi dalla vertigine. Ma no: hanno la testa vuota, il lavoro li abbrutisce e credono appena a ciò che fanno.<br />
Perché poi, del resto, turbare la coscienza dei carnefici?<br />
Se qualcuno di loro muovesse obiezione, i loro capi lo sostituirebbero: ne troverebbero dieci per uno perduto. La testimonianza di Alleg infatti &#8211; ed è forse il suo maggiore merito &#8211; dissipa completamente le nostre illusioni: non basta punire o rieducare alcuni individui.<br />
La guerra d&#8217;Algeria non può essere umanizzata. La tortura si è imposta da sé: è stata suggerita dalle circostanze, chiamata dall&#8217;odio razzista. In certa misura, come abbiamo visto, essa si trova al centro stesso del conflitto e forse ne esprime la verità più profonda. Se vogliamo mettere fine a queste immonde e lugubri crudeltà, salvare la Francia dalla vergogna e gli algerini dall&#8217;inferno, abbiamo un solo mezzo, sempre lo stesso, il solo che abbiamo mai avuto, il solo che avremo mai: aprire dei negoziati, fare la pace.<br />
                                                Jean-Paul Sartre</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[El Watan réveille les démons du Reims - El Biar de 1957]]></title>
<link>http://stadedereims.wordpress.com/2008/11/26/el-watan-reveille-les-demons-du-reims-el-biar-de-1957/</link>
<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 20:47:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>sportenstock</dc:creator>
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<description><![CDATA[Le quotidien algérien El Watan, dans son édition de demain, réveille de douloureux souvenir. Ceux de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Le quotidien algérien <em><a href="http://www.elwatan.com/Anecdotes-L-homme-derriere-le">El Watan</a></em>, dans son édition de demain, réveille de douloureux souvenir. Ceux de février 1957 et de l&#8217;élimination de Reims, le grand Stade de Reims, par la modeste équipe de quartier de l&#8217;Algérie française, <a href="http://www.lequipe.fr/Football/20080520_110204_1957-reims-sorti-par-el-biar_Dev.html">El Biar</a>. C&#8217;était en Coupe de France (2-0).</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[L' Alliance Israelite de France.]]></title>
<link>http://faboulker.wordpress.com/2008/11/01/l-alliance-israelite-de-france/</link>
<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 20:39:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>faboulker</dc:creator>
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<description><![CDATA[En 1930 j&#8217;allais donc a l&#8217;alliance israélite de france pour apprendre a lire a écrire l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>En 1930 j&#8217;allais donc  a l&#8217;alliance israélite de france pour apprendre a lire a écrire l&#8217;hébreu. Cette école  était installée au 24 rue bab-el-oued à  ALGER et était dirigée  par  MONSIEUR COFFINO UN AGREABLE PERSONNAGE QUI MENAIT SON ECOLE AVEC BEAUCOUP DE GENTILLESSE ET D&#8217;INTELLIGENCE. Mon professeur monsieur Amar devait avoir environ une vingtaine d&#8217;année. Il venait de passer avec succés son baccalauréat; Il mourut malheureusement quelques temps aprés  s&#8217;être marié et avoir eu des jumelles. Il est enterré au cimetiére de SAINT-EUGENE OU J&#8217;AVAIS ETE A SON ENTERREMENT  avec mon pére. Je ne sais pas ce qu&#8217;est devenu ce cimetiére où est enterré mon père ainsi que tout les membres disparus de ma famille pendant que nous étions à ALGER. Mes grand-méres maternelles et paternelles y sont donc  ainsi que mes deux grands-péres et  les  autres membres de la famille qui disparurent avant notre départ. IL doit aussi y être enterré l&#8217;AMIRAL DARLAN QUI FUT ASSASSINE PAR UN ETUDIANT QUI AVAit grimpé à sa fenêtre  oû il était hébergé, rue MICHELET. Ce dernier a été enterré au cimetiére de SAINT-EUGENE. BEAUCOUP DE GENS à ALGER ALLAIENT LE VISITER. CA SE PASSAIT JUSTE AVANT L&#8217;ARRIVEE DU GENERAL DE GAULLE A ALGER. A l&#8217;époque il ne fut pas reçu par tout le monde avec plaisir Les racistes&#8221;la franSH aux franSHais&#8221; surtout qu&#8217; étaient plutôt pêtainistes; Des nouveaux français espagnols ou italiens DE GAULLE A ALGER  ANNULA  DE SUITE LE FAMEUX DECRET RACISTE DE PETAIN QUI RENVOYAIT LES JUIFS A L&#8217;INDIGENAT EN ANNULANT LE DECRET CREMIEUX. IL LIBERA DE SUITE LES ETUDIANTS QUE DARLAN ENVOYA DANS DES CAMPS DANS LE DESERT DONT FAISAIT PARTIE LE PROFESSEUR de medecine   &#8220;JOSE ABOULKER&#8221;ce dernier promu par DE GAULLE  &#8220;COMPAGNON DE LA LIBERATION&#8221;, SE TROUVAIENT AUSSI PARMIS LES PRISONNIERS DU DESERT D&#8217;AUTRES ETUDIANTS QUi AVAIENT AVEC LUI libéré ALGER ET DONT JE NE ME RAPPELLE PAS LES NOMS .Voila  l&#8217;atmosphére  dans laquelle nous vivions  â cette époque, J&#8217;avais 24 ans.</p>
<p>DE GAULLE FUT CONVOQUE PAR LE PRESIDENT DES ETATS-UNIS QUI ETAIT AU MAROC A CE MOMENT AVEC CHURCHILL ET TSANG-GAI-CHECK POUR LE PARTAGE DE L&#8217;EUROPE. IL FUT CONSACRE A CE MOMENT LA OFFICIELLEMENT PRESIDENT DE LA FRANCE LIBRE&#8221;. En 1942 LES AMERCAINS DéBARQUENT à ALGER COMMANDéS PAR LE GENERAL CLARK. ILS ONT QUELQUES ENNUIS A ORAN MAIS A ALGER ILS SONT RECUS        AVEC UN GRAND ENTHOUSIASME .LE GËNERAL AMERICAIN DORT A L&#8217;HOTEL SAINT GEORGE. Comme par hasard c&#8217;est dans son lit que nous passons notre premiere nuit de noces, simone et moi. Le premier soir nous avions â notre table ,nos beaux-parents et SAPHAR &#8220;PH&#8221;avec son adorable femme ,blonde ,bien en chaire. Elle REcevait CHEZ ELLE AVEC UNE VAISSELLE DE GRANDE MAROUE ET UNE CUISINE DE GRANDE QUALITE. On y a dégusté  des trés grosses huitres appelées &#8220;PIEDS DE MULET&#8221; je crois.</p>
<p>Grace à sa grande puissance commerciale, TONTON DANiEL CONNAISSAIT BIEN ,ET achetait parfois des thés japonais, taîwanais et  chinois ensemble. il en faisait de trés grosses quantités. Nous avions une grande surface de stockage y compris les thés ,les épices de tout les pays du monde: 20 hectares. CET ENTREPOT ËTAIT BALAYE CHAQUE MATIN PAR UNE EQUIPE DE BALAYEURS QUI TROUVAIENT DANS LEURS ORDURES DES CROTTES QUI ETAIENT MOULUS ENSEMBLES POUR EN FAIRE &#8220;LE RAS-EL-HANOUT&#8221;,  EN FRANCAIS &#8220;la tête de magasin&#8221;;Les épiciers en vendaient beaucoup.Cette épice que tout le monde achetait était trés connue par les cuisiniers et personne ne sait y compris les épiciers ce que contient vraiment ce condiment. VOILA COMMENT DES CROTTES DE RAT DEVIENNENT ET DANS LE MONDE ENTIER L&#8217;EPICE LA PLUS RECHERCHE DU MARCHE!!</p>
<p>LES THËS ËTAIENT CONDITIONNEES DANS NOS USINES ET VENDUES EN CAISSE DE 40 KILOS OU EN BOITES CARTON IMPRIMEES A NOS MARQUES. NOUS EN VENDIONS AUSSI BIEN EN ALGERIE QU&#8217;EN TUNISIE PAR LA SOCIETË  EL-BARAKA ET AU MAROC PAR LA SOCIETË EL-NEDJMA. LES EPICES ETAIENT VENDUES EN GROS EN SACS DE CINQUANTES KILOS OU AU DETAIL PAR 100 Ä 1000 GRAMMES JE PENSE QUE NOUS FAISIONS AUSSI BIEN EN THES QU&#8217;EN ËPICES 80 % de ce qui se faisait en afrique du nord.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Les enfants de la famille]]></title>
<link>http://faboulker.wordpress.com/2008/06/09/les-enfants-de-la-famille/</link>
<pubDate>Mon, 09 Jun 2008 16:05:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>faboulker</dc:creator>
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<description><![CDATA[MICCHELLE,ROBERT,HENRI_CLAUDE,GENEVIËVE,MARIE_HËLËNE,.HENRI_ALAIN,HENRI _LUC. QUELQUES ENFANTS DE LA]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://faboulker.files.wordpress.com/2008/05/paal2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-46" src="http://faboulker.wordpress.com/files/2008/05/paal2.jpg" alt="" width="450" height="390" /></a></p>
<p>MICCHELLE,ROBERT,HENRI_CLAUDE,GENEVIËVE,MARIE_HËLËNE,.HENRI_ALAIN,HENRI _LUC. QUELQUES ENFANTS DE LA FAMILLE EN ALGERIE ENVIRON EN 1955.MARIE_PAULE EST ABSENTE POUR LA BONNE RAISON QU&#8217;ELLE EST NËE EN 1956,QUAND A VALËRIE ELLE EST NËE  EN 1961 Ä PARIS Ä LA CLINIQUE &#8221; BLOMET&#8221;.</p>
<p>LE SAMEDI MIDI EN ALGËRIE NOUS ALLION  DËJEUNER TOUTE LA FAMILLE CHEZ MËMË .Ä LA VILLA DU BOULEVARD GALLIËNI Ä EL_BIAR, DES REPAS DE GALA: COQUILLES SAINT _ JACQUES AVEC THON Ä LA MAYONNAISE ,LA hasbana (gras double avec â l&#8217;intêrieur de la viande hachêe et du riz), du couscous avec un bouillon de pois chiches , comme dessert des fruits du jardin;oranges mandarines,abricots, jujube. Aprês dêjeuner nous jouions au bridge avec PAPA ASSIS SUR SON FAUTEUIL HEUREUX DE VOIR SA FAMILLE UNIE ET MéMé  HEUREUSE AUSSI. C&#8217;est à ce moment lâ que CAMILLE SOEUR DE TONTON JACQUES S&#8221;EST MARIËE AVEC TONTON MOÏSE FRERE AINË DE MAMAN. SON FILS DOCTEUR A ËTE JE CROIS UN DES PREMIERS DOCTEUR ACCUPONCTEUR EN ALGERIE JE CROIS QU&#8217;IL A PAR LA SUITE FAIT SON ALLIAH EN ÏSRAËL OÜ IL EST DËCEDË DAPPRËS NËLLY ILY A ENVIRON 15 ANNËES  SES CINQ  FILLES SËJOURNENT TOUJOURS LA-BAS ( sauf une je crois qui vit à PARIS).</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[la maison de simounet.]]></title>
<link>http://faboulker.wordpress.com/2008/06/01/la-maison-de-simounet/</link>
<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 06:06:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>faboulker</dc:creator>
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<description><![CDATA[MA maison a EL-BIAR CHEMIN VIDAL , je ne ME RAPPELLE PAS DU NUMERO. elle a Donc été construite par u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>MA maison a EL-BIAR CHEMIN VIDAL , je ne  ME RAPPELLE PAS DU NUMERO. elle a Donc été construite par un des grands architectes FRANCAIS , IL A CONSTRUIT  DE SUITE APRËS,CELLE DE TONTON DANIEL  ,(DAVID ZERBIB QUI AVAIT DEJA  UNE FILLE,  A EU UN FILS  CHOIX DU ROI IL L&#8221;A NOMMË &#8220;DANIEL&#8221;; c&#8217; est un joli garçon il sera homme d&#8217;affaire comme ce qu&#8221;étaIT CELUI DONT IL PORTE LE NOM&#8221;.NANA&#8221; adore son petIT frére).</p>
<p>SIMOUNET DONC A MIS UNE ANNËE POUR ËTABLIR LES PLANS DE NOTRE MAISON. IL VENAIT CHAQUE SOIR APRES SOUPER AVEC SA BICYCLETTE ET S&#8217;EN ALLER TRËS TARD GHAQUE SOIR. IL A DE SUITe APRËS CONSTRUIT CELLE DE TONTON  DANIEL ACCROGHËE Ä UN ROCHER Ä SAINT RAPHAËL AU DESSUS D&#8217;ALGER Ä 100 METRES AU DESSUS DU BOULVARD  GALLIENI Ä 100 METRES AU DESSUS D&#8221;ALGER;</p>
<p>Ntre maison construite autour d&#8217;un figuier lui-même avec des allêes en ardoises opus incertum;La maison elle même coMPortait deux ailes ;L&#8217;une la cuisine , la salle à manger ET MON BUREAU . IL AVAIT ËTË COUVERT DE LATTES EN CHËNE FABRIQUËES DANS MON USINE DE PARFUMS D&#8217;HUSSEEN_DEY  L&#8217;autre notre chambre â coucher et celle de henri alain  La notre avec sa salle de bain dont le parterre êtait chauffê comme un bain maure;Tous les murs et donc la baignoire êtaient carrelês en  mosaîque bleue;;Une ouverture sur le jardin cotê est;HENRI ALAIN  avait une salle de bain toUte carrelêe de mosaîque bleue,comme la notre ;Une douche creusêe dans le sol, en forme de haricot; un êclairage par le plafond; Le robinet par un systême de glissaires ,pour suivre son  évolution en hauteur; Dans le couloir entre nos deux chambres une armoire toute en hauteur servait de secrêtaire . Notre chambre â coucher avait dêja les meubles que nous avons actuellement qui avaient êtê fabriquês par un êbêniste du lieu surveillês par  SIMOUNET.</p>
<p>DANS LA SALLE Ä MANGER SALON ,SEPARËE DE LA CUISINE PAR UN MUR EN PAVËS DE VERRE UNE TRES BELLE CHEMINËE   CONSTRUITE EN CARREAUX de FAÏANCE. TOUJOURS DËSSINËE PAR SIMOUNET .LE SOL ËTAIT ENTIËREMENT RECOUVERT DE COMBLANCHAIN ROMAIN DONT ON AVAIT LAISSË LES TROUS APPARENTS .LES MURS NORD ËTAIENT EN BËTON CEUX DONNANT SUR LE JARDIN CENTRAL EN PAROITS GLISSANTES VITREES. MON BUREAU juste en rentrant ,dans le salon salle â manger , a gauche avec un plancher tout en chêne se trouvait â trois marches au dessus de la salle â manger; Ce plancher avait été entierement construit par le gardien de notre usine qui était un tres bon bricoleur ;Nous lui avions attribué  un appartement juste â l&#8217;entrée de l&#8217;usine dont il était gardien ;il s&#8221;occupait de tout les travaux que nous avions â éxecuter dans l&#8217;usine  .Dans cette maison  Les murs extérieurs êtaient en bêton ,ceux interieurs en  chêne avec des carreaux . La cuisine séparée de la salle â manger par un mur en pavês de verre .Elle  donnait sur les jardins est et ouest elle possédait entre autres,une belle table de boucher dessinnêe par SIMOUNET et que l&#8217;on peut voir actuellement  dans L&#8217;ATELIER DE VALËRIE. CELUI QU&#8217;ELLE VIENT D&#8217;ACHETER DANS LE QUATORSIËME ARRONDISSEMENT DE PARIS;.ELLE Y PEINT SES BEAUX TABLEAUX.  Dans le jardin centrale un superbe figuier qui nous donnait de tres savoureuses figues noires est visible actuellement sur le tableau en en  cloisonnet que j&#8217;avais fait  faire par le meilleur ouvrier de france de l&#8217;epoque qui ert visible chez nous installé pou séparer notre chambre â coucher du couloir; On y voit tout le jardin interieur de la maison    LA SSUITE AU PROCHAIN NUMËRO&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ma bar-mitzwah (suite).]]></title>
<link>http://faboulker.wordpress.com/2008/04/15/ma-bar-mitzwah-suite/</link>
<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 17:03:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>faboulker</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pour ma BAR-MITZVAH TONTON JACQUES M&#8217;AVAIT OFFERT UNE MONTRE ENTRE AUTRE PARCE QUE JE L&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Pour ma BAR-MITZVAH TONTON JACQUES M&#8217;AVAIT OFFERT UNE MONTRE ENTRE AUTRE PARCE QUE JE L&#8217;AVAIS AIDE A APPRENDRE UNE APHTARA qu&#8217;il lisait je crois chaque année pour kippour à minha celle de  aarbit étant lue par moi ou l&#8217;un de mes fréres. Ceci dit , j&#8217;ai eu bien d&#8217;autres cadeaux entre autre une montre en or , à gousset qui a disparu pendant le voyage qui nous amenait en france, renvoyés par les Algériens; Nous avons tout laissé là-bas aussi bien, nos maisons que nos immeubles la trés belle maison de MEME. Nous avions vendu le principal, celui du 76 RUE MICHELET. iL FUT GERE JE CROIS PENDANT UN CERTAIN TEMPS PAR GEORGES SCEBAT QUI  ËTAIT  RESTE,LA-BAS POUR SES AFFAIRES . SA  FILLE  S&#8217;ETAIT marié avec  le frére du fameux GEORGES  ATTALI ( FRERE DE JACQUES). CE DERNIER VIENT D&#8217;ETRE NOMME A UN POSTE SUPERIEUR DANS L&#8217;ADMINISTRATION POLITIQUE par NICOLAS SARKOSY.Nous avions aussi laissé là-bas nos terrains et  tout ce que nous pouvions avoir; entre autres nos maisons particuliéres. J&#8217;habitais chemin VIDAL, à ELBIAR je ne me rappele plus le numéro; tonton DANIEL HABITAIT UN PU PLUS LOIN EN SURPLOMB  DE CINQUANTE METRES ENVIRON DE LA VILLE D&#8217;ALGER dont nous étions à 5 KILOMETRES.Ces deux villas avaient ete construites par monsieur SIMONET UN DES GRAND ARCHITECTES FRANCAIS, MORT MALHEUREUSEMENT D&#8217;UN CANCER A ce jour.  QUAND il a construit ma villa ,il avait a peine deux années d&#8217;étude; Il venait me voir chaque soir avec son vélo (5kilometres) et redescendait à minuit. Ceci pendant plus d&#8217;un an. DANIEL LUI avait fait construire la sienne de suite apres; il partit d&#8217;algerie en même temps que nous je crois. Ces deux belles villas on donc été abandonnées comme tout nos biens HENRI-ALAIN a été les visiter quelques temps apres ; La mienne était occupée par un directeur des douanes qui est venu , je crois voir HENRI- ALAIN  QUELQUES TEMPS APRES. La notre était construite autour d&#8217;un jardin dont les allées étaient ardoisées avec un énorme figuier au centre; une belle terasse au dessus.  Deux autres jardins de chaque coté de la maison. Pour y accéder des marches à pas décalés . Elle comportait deux corps de batiment ,l&#8217;un pour la cuisine et et la salle à manger , l&#8217;autre pour notre chambre à coucher et la salle de bain, ainsi que la chambre et salle d&#8217;eau de notre fils.Dans cette derniere un descente d&#8217;eaux usées; sa salle de bains était construite pour la mettre à sa hauteur au fur et à  mesure qu&#8217;il grandissait; il y avait une ouverture sur le ciel. Sa douche en forme de haricot était creusée dans le sol recouvert de mosaïques.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Quand j'avais 10 ans ......]]></title>
<link>http://faboulker.wordpress.com/2008/04/14/quand-javais-10-ans/</link>
<pubDate>Mon, 14 Apr 2008 17:17:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>faboulker</dc:creator>
<guid>http://faboulker.wordpress.com/2008/04/14/quand-javais-10-ans/</guid>
<description><![CDATA[ma mére. Ma soeur GERMAINE s&#8217;est mariée quand j&#8217;avais une dizaine d&#8217;années;Je me r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://faboulker.files.wordpress.com/2008/04/papy2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-20" src="http://faboulker.wordpress.com/files/2008/04/papy2.jpg" alt="" width="480" height="640" /></a> ma mére.</p>
<p>Ma soeur GERMAINE s&#8217;est mariée quand j&#8217;avais une dizaine d&#8217;années;Je me rappelle que pendant ses fiançailles, tonton ALFRED A EU 27  ans; ceci se passait dans la trés grande villa que nous habitions ,  à  eL -BIAR. Quand  NELLY ET MOI AVIONS VOULU ENTRER MARCEL NOUS A DEMANDE DE NE PAS RENTRER ,  car ça N&#8217;était  pas pour les enfants. C&#8217;est pour vous montrer la différence d&#8217;éducation que nous recevions à l&#8217;époque. Ca devait être en 1924 OU 25  , NOUS AVIONS DONC 3 ET 7 ans . Le mariage a eu lieu donc dans notre grande villa sur la très grande terrasse (200 métres carrés environ) en plein air devant le très grand jardin; Il comportait des tas d&#8217;arbres fruitiers  surtout  une vingtaine d&#8217;orangers, desmandariniers, citronniers, abricotiers, poiriers, jujubiers (petits fruits rouges ), grenadiers, cédratiers. Collé donc à notre villa , MAURICE ET ALFRED avaient achetés, DEUX VILLAS ACOLLEES. A DEMAIN.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[quand j'étais petit, je n'étais pas grand.....suite]]></title>
<link>http://faboulker.wordpress.com/2008/04/04/quand-jetais-petit-je-netais-pas-grandsuite-2/</link>
<pubDate>Fri, 04 Apr 2008 15:04:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>faboulker</dc:creator>
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<description><![CDATA[mon pére Ma grand mére était tres gentille,elle me mettait sur ses genoux et me caressait la tête,av]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href='http://faboulker.wordpress.com/files/2008/04/img_2945.jpg' title='img_2945.jpg'><img src='http://faboulker.wordpress.com/files/2008/04/img_2945.jpg' alt='img_2945.jpg' /></a><br />
mon pére</p>
<p>Ma grand mére était tres gentille,elle me mettait sur ses genoux et me caressait la tête,avec son pouce; Je pouvais rester comme ça, pendant de longues heures; C&#8217;était mes instants favoris. Marcel dormait tout seul et à un moment j&#8217;ai dormi dans sa chambre, André et Daniel ( mon meilleur ami ) dormait ensemble, Joffrette et Mireille dormait dans une chambre, Georgette et Germaine dans une autre et Nelly dans le bureau-bibliothéque à côté de la chambre de nos parents. Lors d&#8217;un voyage en france ou papa etait parti avec ma mére , Nelly, Jofrette et Georgette, il me rapporta un vélo pour me consoler de n&#8217;avoir pas été invité à ce voyage.Mes grandes soeurs, Mireille et Georgette s&#8217;occupaient de moi, elles m&#8217;habillaient en fille jusqu&#8217;à mes 5 ans avec des cols de fourrure de lapin et des habits en velours noirs (Regis mon ami antisémite fils de mr Regis se moquait de moi). A Bientôt.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[quand j'étais petit, je n'étais pas grand.....suite]]></title>
<link>http://faboulker.wordpress.com/2008/04/03/quand-jetais-petit-je-netais-pas-grandsuite/</link>
<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 17:13:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>faboulker</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ma grand-mère paternelle NINNIN (EN ARABE) EST Décédée à 88ANS;Elle venait de revenir d&#8217;ALGER ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://faboulker.files.wordpress.com/2008/06/papa89.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-51" src="http://faboulker.wordpress.com/files/2008/06/papa89.jpg" alt="" width="450" height="319" /></a><a title="img_2939.jpg" href="http://faboulker.wordpress.com/files/2008/04/img_2939.jpg"> </a></p>
<p><a title="img_2939.jpg" href="http://faboulker.wordpress.com/files/2008/04/img_2939.jpg">Ma grand-mère paternelle NINNIN (EN ARABE) EST Décédée  à 88ANS;Elle venait de revenir d&#8217;ALGER  5 kilometres à pieds .ELLE ETAIT TRES GENTILLE et nous faisait souvent des cadeaux.Elle parlait tres bien français,mais en general ,elle se servait de l&#8217;arabe pour parler avec mon pére.Elle aimait beaucoup maman et l&#8217;aidait souvent dans ses travaux de la maison NOUS l&#8217;aimions beaucoup .Actuellement nous achetons les feuilles de briques;elle les faisait elle-même;elle en faisait des &#8220;hemchets&#8221;(des feuilles de briques roulées en saucisson et enroulées sur elle-même). Des mecrodes,des zalabias des bégnets des galettes blanches pour pourim ;des sphereies pour pessah. Les feuilles de bricks etaient fabriquées avec de la pâte qu&#8217;elle faisait elle-même .Elle se servait d&#8217; une casserole renversée en cuivre qu&#8217;elle chauffait sur un kanoun (en arabe, pot en terre cuite où on met du charbon qu&#8217;on allume pour faire la cuisine);Elle arrivait à faire de tres belles feuilles de bricks ainsi ;Elle se servait aussi de ces feuilles pour faire ,des bestels, triangle rempli d&#8217;amandes cuites  pilées, ou de viande hachée et des knedlets,coupés en pâte d&#8217;amande pilée. A bientot!</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Quand j'étais petit, je n'étais pas grand.....]]></title>
<link>http://faboulker.wordpress.com/2008/04/02/quand-jetais-petit-je-netais-pas-grand/</link>
<pubDate>Wed, 02 Apr 2008 07:08:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>faboulker</dc:creator>
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<description><![CDATA[J&#8217;habitais à EL-BIAR petite ville à 5 kilometres d&#8217;ALGER VILLE.Environ 10 OOO habitants,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href='http://faboulker.wordpress.com/files/2008/04/img_papy1.jpg' title='img_papy1.jpg'><img src='http://faboulker.wordpress.com/files/2008/04/img_papy1.jpg' alt='img_papy1.jpg' /></a></p>
<p>J&#8217;habitais à EL-BIAR petite ville à 5 kilometres d&#8217;ALGER VILLE.Environ 10 OOO habitants,reliée à ALGER par le boulevard GALLIENI (un des généraux de la conquête d&#8217;ALGERIE).Ce village, genre NEUILLY  par rapport à PARIS a vu naître les deux derniers des 9 ENFANTS .Moi-même et NELLY.<br />
Il n&#8217;y avait pas de synagogue,et notre père ELIAOU BEN ABRAHAM ABOULKER célébrait les fétes de ROCH HACHANA et de KIPPOUR dans notre villa. CE VILLAGE NE COMPORTANT PAS DE SYNAGOGUE,la villa fut achetée par notre père,au début de l&#8217;année 1911. Elle se nommait la villa &#8220;MOULOUD&#8221; avant l&#8217;achat.<br />
Cette maison FUT REBATTIE entiérement et papa y avait prévu une chambre à coucher par enfant. Il n&#8217;y avait ni électricité ,ni eau courante ni téléphone; tout ça n&#8217;existait pas à cette époque, à cet endroit.<br />
Pour l&#8217;eau nous avions un puit ,BIR en arabe ,d&#8217;ou le nom du village EL-BIAR(pluriel de bir) de 5 mètres environ de profondeur où coulait un ruisseau datant des romains construit en briques rouges dans un conduit de 1,25 x 0,70 centimétres.A bientôt.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[présentation]]></title>
<link>http://faboulker.wordpress.com/2008/03/28/presentation/</link>
<pubDate>Fri, 28 Mar 2008 18:56:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>faboulker</dc:creator>
<guid>http://faboulker.wordpress.com/2008/03/28/presentation/</guid>
<description><![CDATA[moi, le jour de mon anniversaire. ma femme,moi et ma soeur. Je suis GABRIEL FERNAND ABOULKER nè a EL]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href='http://faboulker.wordpress.com/files/2008/03/img_2608.jpg' title='img_2608.jpg'><img src='http://faboulker.wordpress.com/files/2008/03/img_2608.jpg' alt='img_2608.jpg' /></a><br />
moi, le jour de mon anniversaire.</p>
<p><a href='http://faboulker.wordpress.com/files/2008/03/img_2591.jpg' title='img_2591.jpg'><img src='http://faboulker.wordpress.com/files/2008/03/img_2591.jpg' alt='img_2591.jpg' /></a><br />
ma femme,moi et ma soeur.</p>
<p>Je suis GABRIEL FERNAND ABOULKER nè a EL &#8211; BIAR pres d&#8217;ALGER MON ANCIEN PAYS (voir chansons de ENRICO MACIAS).J&#8217;ai eu 90 ans le 18/02/2008.<br />
Je vais essayer de raconter ma vie,mes voyages et surtout mon changement de pays.<br />
Pour que mes enfants,ma famille,mes amis puissent se rendre compte de l&#8217;énorme changement qui intervint dans notre vie.<br />
Nous habitons actuellement  à ISSY LES MOULINEAUX.<br />
je suis en retraite depuis depuis 1979 et j&#8217;ai presque abandonné ,apres avoir vendu mes affaires qui nous faisaient vivre aussi bien en Fance qu&#8217;en ALGERIE ;Je les ai vendu pour faire de la bourse que j&#8217;ai abandonné depuis quelques temps; Je me consacre à ma famille surtout mon petit fils JOSEPH,avec lequel je fais chaque jour ma marche d&#8217;une heure qui  me permet de me maintenir en forme.A BIENTOT.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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