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	<title>eni &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "eni"</description>
	<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 03:17:04 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[L'impero colpisce ancora ]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/27/limpero-colpisce-ancora/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 18:18:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[L&#8217;Economist in edicola da oggi riporta un servizio sull&#8217;Eni, raffigurata come &#8220;un ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/economist-eni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8690" title="Economist-Eni" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/economist-eni.jpg" alt="" width="118" height="210" /></a>L&#8217;Economist in edicola da oggi riporta un servizio sull&#8217;Eni, raffigurata come &#8220;un altro Impero romano&#8221;. Due settimane fa il Foglio ha pubblicato un discorso dell&#8217;amministratore di Eni, Paolo Scaroni, in cui spiega che l’impresa si regge sui cinque pilastri che fecero grande Roma: standardizzazione, meritocrazia, integrazione, innovazione, comunicazione. Eccolo.</p>
<p><em>Pubblichiamo “La lupa e il cane a sei zampe”, la lectio magistralis tenuta venerdì 13 novembre dall’amministratore delegato dell’Eni in occasione del ricevimento del diploma Mba honoris causa in International business alla Mib School of Management di Trieste. Scaroni è stato premiato da Enrico Tomaso Cucchiani, presidente MIB, presidente del consiglio di amministrazione di Allianz e membro del cda UniCredit.</em></p>
<p>Buona sera a tutti. Mi fa molto piacere essere qui e ringrazio l’amico Enrico Cucchiani per avermi invitato fra voi.<br />
Una delle ragioni del successo di questa scuola è quella di aver scelto fin dall’inizio l’internazionalità come sua caratteristica distintiva.<br />
Oggi più che mai dire “international business” è quasi tautologico: in molti settori, compreso il mio, quello del petrolio, il business o è internazionale o non è.<br />
Per la verità tutta la mia vita di lavoro è stata internazionale. Non vi voglio annoiare sciorinando il mio curriculum, ma il mio primo lavoro è stato in Italia con la Chevron, la grande società petrolifera americana. Poi sono cominciate le mie peregrinazioni. Ho studiato negli Stati Uniti e ho vissuto, oltre che in Italia, in Francia, Venezuela, Argentina e Inghilterra, sempre lavorando per grandi società multinazionali. Da qualche anno sono tornato alle origini, nel mondo del petrolio, seppure con compiti un po’ ampliati, e ho il privilegio di lavorare in Eni, la società italiana più globale.<br />
E’ per me un vero onore ricevere il master in International business, di cui mi fregerò con orgoglio. Quando qualche settimana fa mi sono posto il tema della lectio magistralis da tenere stasera, avevo deciso di parlarvi di energia; un argomento quanto mai attuale e sicuramente internazionale. Ho poi pensato che questo master non riguarda l’energia ma la gestione di business internazionali. Da qui la decisione di parlarvi di management, e in particolare del management di grandi aziende globali come Eni. La gestione delle aziende globali è un tema complesso e di grande interesse anche accademico, e, per trattarlo, sono stati versati fiumi di inchiostro. Volendo sintetizzare il mio pensiero, mi sembra di poter dire che le grandi aziende internazionali di successo, in qualunque settore operino, utilizzano per la loro gestione cinque semplici principi. <!--more--><br />
1. Il primo è la standardizzazione nell’organizzazione: le aziende di successo si dotano di schemi organizzativi chiari e ben definiti, e operano utilizzando processi chiari e ben definiti. In una grande azienda tutto non può che essere standardizzato. Ci deve essere un solo modo per fare ogni cosa, ed ogni cosa deve essere fatta in un solo modo.<br />
2. Il secondo pilastro della grande azienda riguarda la meritocrazia: le organizzazioni di successo sanno individuare le persone eccellenti, premiarle e farle crescere.<br />
3. Terzo, l’integrazione: l’azienda globale deve essere un melting pot che aggrega persone con esperienze, capacità e culture diverse intorno a un obiettivo comune, valorizzando le differenze ma preservando l’identità e i valori aziendali.<br />
4. E poi il quarto pilastro importantissimo, l’innovazione. L’innovazione è il motore dell’impresa che deve saper cambiare velocemente per adattarsi alle esigenze di un mondo in continua evoluzione. Anzi la grande azienda globale di successo anticipa i cambiamenti, innovando sia nei prodotti che nei servizi, creandosi nuovi mercati.<br />
5. E infine il quinto principio, la comunicazione. In particolare la comunicazione interna, quella rivolta agli uomini e le donne dell’organizzazione è il turbo del motore della grande azienda. Solo comunicando e coinvolgendo tutti nelle scelte e nei traguardi aziendali si conquistano i cuori e le menti. Mi trovo ogni tanto a dibattere di questi temi in incontri internazionali e, quando sono l’unico italiano al tavolo, provo una certa soddisfazione nel ricordare che questi cinque pilastri del management non li hanno inventati gli americani e nemmeno gli inglesi, che con la compagnia delle indie si sentono i precursori delle multinazionali di oggi. Le regole per la gestione delle grandi organizzazioni internazionali le abbiamo inventate noi, proprio noi, con l’impresa internazionale di maggior successo nella storia del mondo: l’Impero romano. Un Impero durato mille anni, che si estendeva dalla penisola iberica alla Persia, dalla Gran Bretagna al Nilo. Anche qui a Trieste, o forse dovrei dire Tergeste, ci sono segni della presenza di Roma; l’arco di Riccardo, il foro sul colle di San Giusto, il teatro alle pendici del colle. Ma se l’Impero era grande, la sua rete di rapporti commerciali era sconfinata. Sono state rinvenute brocche, medaglie e monete romane perfino in Cina e in Vietnam.<br />
Questa millenaria impresa di espansione si basò su cinque pilastri. Proprio gli stessi cinque pilastri che sono alla base del successo delle grandi imprese globali.<br />
1. Il primo: la standardizzazione. La standardizzazione, che oggi le imprese globali perseguono con forza e determinazione, e’ stata inventata a Roma. Già la Repubblica era una macchina che oggi chiameremmo process driven: un’organizzazione nella quale i processi regolavano tutte le attività rilevanti, imponendo standard chiari in tutte le regioni dell’Impero.<br />
Ad esempio le strade. Che fossero in Inghilterra, in Africa, o qui come la Flavia, le strade romane erano tutte uguali: diritte, larghe dodici piedi e con una pietra a destra per marcare ogni miglio. Anche per lo scartamento dei carri che transitavano sulle strade dell’Impero vigeva uno standard. Questo perché a lungo andare i carri scavavano solchi nel terreno, rendendo impossibile il transito di carri di dimensioni diverse.<br />
Se questo vi ricorda le discussioni per uniformare gli scartamenti ferroviari europei, avete proprio ragione. Sembra che i solchi lasciati dai carri romani fossero il modello utilizzato da George Stephenson, il padre delle ferrovie moderne, per lo scartamento di 1.435 mm della linea Stockton-Darlington, costruita nel 1821. Questa misura è poi stata adottata come standard in gran parte delle ferrovie del mondo.<br />
Ma non erano solo le strade fisiche ad essere standardizzate. Anche la strada di coloro che intraprendevano la carriera politica era scandita, non da pietre miliari ma dal cursus honorum che contemplava un susseguirsi di incarichi militari e politici con una tempistica ben determinata.<br />
Roma entrava con prepotenza anche nella sfera privata, imponendo regole valide per tutti. La famiglia sarà forse un’istituzione naturale, ma furono i romani a trasformare il matrimonio in un contratto con effetti giuridici. Più moderni di noi, offrivano un matrimonio à la carte con quattro tipi di unioni, da quella che prevedeva l’indissolubilità del matrimonio a quella che escludeva la comunione dei beni. Al riguardo i romani non mancavano di visione. Duemila anni prima dei Pacs francesi, dei Dico italiani e delle esperienze californiane, le coppie di fatto erano riconosciute attraverso l’usus, istituto che conferiva i doveri e i diritti della coppia sposata a coloro che convivevano da più di un anno.<br />
I romani erano poi consci del fatto che avere regole chiare è necessario ma non sufficiente. L’altro requisito era avere la certezza della pena per chi trasgrediva. E qui non si scherzava, almeno in campo militare. Se una coorte – unità di 600 persone, una decima parte della legione – non obbediva agli ordini, scattava la decimazione, quella feroce punizione descritta da Tito Livio. La coorte veniva divisa in gruppi di dieci legionari e ciascun gruppo sceglieva a sorte un membro che veniva ucciso dai commilitoni a bastonate. Inutile dire che anche i sostenitori più convinti della severità troverebbero questa pratica un po’ eccessiva.<br />
2. Anche la meritocrazia, cosi’ importante per il successo aziendale, fu uno dei pilastri su cui Roma costruì il suo successo. Con una grande popolazione di etnie diverse, un gran numero di poveri e un piccolo esercito, si potrebbe immaginare che Roma fosse continuamente preda di rivolte ed insurrezioni popolari. E in effetti quando ciò accadde, fu la fine dell’Impero. Ma, per molti secoli, la percezione che la società premiasse il merito contribuì a creare un clima tranquillo e operoso.<br />
La politica di Roma era basata su un sistema che permetteva alle eccellenze di emergere. Durante la Repubblica, la progressione nel cursus honorum era consentita solo a fronte di risultati tangibili. Uomini del calibro di Cicerone, seppure non fossero di famiglia nobile, poterono così diventare consoli. Che la Repubblica romana fosse meritocratica è connaturale alla forma di governo. Ciò che sorprende di più è che Roma riuscì a continuare a essere meritocratica anche durante l’Impero, attraverso l’istituto dell’adozione. Molti imperatori non scelsero il loro successore tra gli eredi naturali. Preferirono invece designare alla successione il più meritevole e capace di governare, che veniva adottato come figlio. Questa Roma meritocratica aveva come protagonisti pubblici e visibili gli uomini. Le donne giocavano un ruolo cruciale, ma all’ombra dei loro padri, mariti e amanti. In almeno un caso però abbiamo evidenza del vero potere esercitato dalle romane.<br />
Per assicurarsi l’abrogazione della lex oppia, legge promulgata durante la seconda guerra punica per limitare il consumo di beni di lusso femminili, le donne scesero in strada. Bloccarono gli accessi al foro e picchettarono le case dei tribuni a loro sfavorevoli. L’epilogo di questa lotta fu scontato.<br />
La meritocrazia romana non era certo perfetta. Ma relativamente alle altre civiltà dell’epoca, è sorprendente quanto Roma fosse aperta al merito e pronta a coglierlo dovunque si trovasse.<br />
E questo ci porta al terzo principio alla base del successo romano.<br />
3. L’integrazione: Roma era aperta al merito e alle buone idee, anche quando nascevano al di fuori delle mura cittadine.<br />
La stessa sopravvivenza dell’Impero si basava sulla capacità di integrare e assimilare culture diverse. La forza non sarebbe certo bastata. L’esercito romano era piccolo, dicevamo: contava circa 150 mila uomini rispetto ad una popolazione governata di 70 milioni di persone. Il vero segreto di Roma era la capacità di convincere milioni di etruschi, celti, illirici, cartaginesi e così via, a voler diventare cittadini romani e condividere la missione, i valori e i benefici della città eterna.<br />
L’integrazione di tutti i cittadini dell’Impero, combinata al sistema meritocratico, diede ad alcuni ex barbari la possibilità di fare una carriera straordinaria. Tre dei più grandi imperatori romani erano di origini straniere: Traiano era spagnolo, Diocleziano croato e Costantino serbo. Settimio Severo, che regnò nel Secondo secolo dopo Cristo e al quale dobbiamo i magnifici resti romani di Leptis Magna e Sabratha, era libico e fu il primo imperatore nero.<br />
Roma non assimilava soltanto uomini ma anche idee, know-how e conoscenze tecniche. Dalla Grecia, Roma importò una grande parte della lingua e della cultura, incluso un nutrito gruppo di dei, le sofisticate tecniche militari e – grande smacco per noi italiani – la cucina. Non a caso si dice che “Graecia capta ferum victorem cepit”: la Grecia conquistata conquistò il feroce vincitore. Ma anche altri popoli conquistati diedero il loro contributo: dagli etruschi, Roma apprese la scienza agronomica e l’arte della lavorazione del bronzo. Le armi romane furono forgiate grazie al know-how spagnolo nella metallurgia, mentre i fenici insegnarono le tecniche della costruzione navale e della navigazione. Questa propensione all’assimilazione di uomini e idee presuppone anche una cultura aperta al cambiamento. E questo ci porta al quarto pilastro del successo di Roma.<br />
4. L’innovazione. Così come le aziende se non innovano si inaridiscono, l’apertura di Roma al cambiamento forniva nuova linfa al suo successo.<br />
Le innovazioni introdotte dai romani in tutti i campi, dalle infrastrutture alle tecniche militari, dall’arte alla medicina, sono troppo numerose anche solo per elencarle.<br />
Vorrei però, visto che siamo in una International school of management, soffermarmi sulle innovazioni che i romani apportarono alla finanza.<br />
L’economia della Repubblica romana era dotata di pochi strumenti finanziari: il prestito contro pegno e soprattutto l’usura.<br />
Nei secoli però, la finanza innovativa fiorisce: a Roma dobbiamo la cambiale (permutatio), la stipula di contratti a termine per le commodities (vendito spei) le prime società per azioni, chiamate partes, vocabolo del quale l’inglese shares è un calco. Da Roma abbiamo anche ereditato un’innovazione meno piacevole: la tassazione organizzata e il diritto tributario. Tant’è vero che la parola inglese levy, tassare, viene dal romano levare, nel senso di alleggerire. Le tasche beninteso. Anche il concetto di moneta unica ci giunge da Roma: in tutto l’Impero circolava il denario, avo del nostro recente euro. Il denario allora, come oggi l’euro, era il perno della stabilità economica dell’Impero, nello stesso modo nel quale meritocrazia e integrazione erano le basi della stabilità politica e sociale.<br />
Ma se standardizzazione, meritocrazia, integrazione e innovazione erano i pilastri del sistema romano, la comunicazione ne costituiva il tirante di sostegno.<br />
5. La comunicazione dei valori di Roma, dei suoi eroi e dei suoi successi era la leva cruciale per la creazione di una cultura condivisa.<br />
I romani allora, come le aziende di successo oggi, capivano l’esigenza universale dell’uomo di sentirsi parte di un disegno più ampio. Capivano che un’organizzazione non deve solo fare, ma deve raccontare quello che fa in modo che tutti si sentano coinvolti e partecipi.<br />
La comunicazione avveniva attraverso i media dell’epoca: l’arte e la letteratura. L’Eneide ha una forte componente di propaganda pro romana e pro Augusto. Le statue dei generali mostrano teste magnifiche, ricciute, sagge e serene.<br />
Altro organo di comunicazione erano gli acta diurna, i giornali di 2500 anni fa. Questi venivano redatti ogni giorno ed esposti in luogo pubblico su tavole imbiancate. Venivano anche copiati, diffusi nelle province e portati alle varie guarnigioni dell’esercito. Dopo un certo tempo le tavole venivano rimosse e conservate con altri documenti pubblici per essere disponibili a scopo di ricerca.<br />
Non ultimo, l’Impero comunicava attraverso i momenti di svago. I giochi romani erano un modo di celebrare le vittorie dell’Impero e la sua potenza. Pensate che i gladiatori venivano travestiti da barbari, con armature esotiche ed elmi che ricordavano quelli dei galli, in modo che le loro lotte  sanguinose ricordassero agli spettatori la superiorità romana. I giochi servivano poi a costruire il consenso e mostrare la generosità degli imperatori nei confronti del popolo.<br />
A uno spettacolo sponsorizzato da Augusto, un romano poteva vedere 625 coppie di gladiatori. Traiano fece ancora di più, organizzando diecimila coppie di gladiatori per celebrare la sua grande vittoria contro i daci. La comunicazione – intesa come informazione e propaganda, ma anche come trasparenza – era una leva che i romani usavano con grande efficacia per motivare i cittadini dell’Impero, assieme alla standardizzazione, alla meritocrazia, all’integrazione e all’innovazione.<br />
Questi erano i cinque pilastri sui quali si fondava l’organizzazione internazionale dell’Impero romano.<br />
Bene, gli stessi principi valgono ancora per chiunque si trovi a gestire oggi un’organizzazione internazionale come un’azienda globale.<br />
Mettere in pratica questi principi non è facile. Richiede applicazione, disciplina, coraggio.<br />
Noi italiani, che di quei formidabili romani siamo i discendenti, queste qualità le abbiamo da qualche parte nei nostri cromosomi. E’ il momento di recuperarle e utilizzarle per uscire dalla crisi e ricominciare a primeggiare nel mondo.<br />
Se l’abbiamo fatto una volta possiamo rifarlo.</p>
<p><em>di Paolo Scaroni</em></p>
<p><em><a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/3922" target="_blank">Il Foglio</a></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[ITALIA TV. Eni e INA avviano la produzione di gas nella piattaforma Annamaria A, in Croazia]]></title>
<link>http://italiatv.wordpress.com/2009/11/26/italia-tv-eni-e-ina-avviano-la-produzione-di-gas-nella-piattaforma-annamaria-a-in-croazia/</link>
<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 12:19:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>ITALIA TV - Notiziario per lo sviluppo economico</dc:creator>
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<description><![CDATA[(italiatv.it)  Eni e la compagnia petrolifera croata INA, attraverso la partecipazione paritetica ne]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-771" title="dario pettinelli italia tv" src="http://italiatv.wordpress.com/files/2009/11/enilogo3.jpg" alt="" width="270" height="145" />(italiatv.it)  Eni e la compagnia petrolifera croata INA, attraverso la partecipazione paritetica nel consorzio INAgip, hanno avviato la produzione di gas da sei pozzi della piattaforma Annamaria A, situata nelle acque croate del mare Adriatico. La piattaforma gemella, Annamaria B, situata nelle acque italiane, è al momento nella fase di autorizzazione finale per l&#8217;avvio della produzione. Lo sviluppo del giacimento Annamaria, che è a cavallo del confine nel mar Adriatico tra l&#8217;Italia e Croazia, è regolato da un accordo complessivo chiamato &#8220;Annamaria Integrated Development and Operative Agreement&#8221; (AIDOA), ufficialmente approvato dai governi italiano e croato. Il giacimento Annamaria produrrà a regime circa 1,6 milioni di metri cubi di gas al giorno, contribuendo quindi significativamente ai bisogni di gas di Italia e Croazia. Eni opera la piattaforma Annamaria A, in Croazia, attraverso una partecipazione del 50% nella joint venture con la croata INA, INAgip, e Annamaria B in Italia con una quota del 90% nella joint venture con Ligestra. Eni ha avviato le sue operazioni in Croazia nel 1996 attraverso la costituzione della joint venture INAgip. L&#8217;attuale produzione di INAgip supera i 5 milioni di metri cubi di gas al giorno, dei quali 0,8 milioni di metri cubi al giorno provenienti da Annamaria.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[FRANCE/RUSSIE : Signature à Paris d'un accord entre Gazprom et EDF ]]></title>
<link>http://europeorient.wordpress.com/2009/11/25/francerussie-signature-a-paris-dun-accord-entre-gazprom-et-edf/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 14:23:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>europeorient</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gazprom et Electricité de France -EDF-  signeront un mémorandum  à Paris dans le cadre de la visite ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h5 style="text-align:justify;"><a href="http://europeorient.wordpress.com/files/2009/11/france3.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-8460" title="FRANCE" src="http://europeorient.wordpress.com/files/2009/11/france3.gif" alt="" width="205" height="148" /></a><a href="http://europeorient.wordpress.com/files/2009/11/russie2.gif"><img class="alignnone size-full wp-image-8461" title="Russie" src="http://europeorient.wordpress.com/files/2009/11/russie2.gif" alt="" width="205" height="148" /></a></h5>
<h5 style="text-align:justify;">Gazprom et Electricité de France -EDF-  signeront un mémorandum  à Paris dans le cadre de la visite du premier ministre russe Vladimir Poutine en France. La construction du gazoduc South Stream sera effectuée par Gazprom et le groupe énergétique italien Eni. D&#8217;une capacité de 63 milliards de m3 de gaz, le pipeline est appelé à diminuer la dépendance des fournisseurs et des consommateurs vis-à-vis des pays transitaires, en l&#8217;occurrence l&#8217;Ukraine et la Turquie. Une partie du gazoduc passera par le fond de la mer Noire, depuis le littoral russe jusqu&#8217;au littoral bulgare. Sa longueur sera d&#8217;environ 900 km et sa profondeur maximale, de plus de 2 km. Pour construire la partie terrestre, plusieurs itinéraires ont été étudiés. Tous passent par le territoire de pays membres de l&#8217;Union européenne. Les investissements dans le projet sont évalués à 25 milliards d&#8217;euros. Le gazoduc sera opérationnel en 2015. Actuellement EDF exploite 19 centrales nucléaires totalisant 58 réacteurs, des centrales thermiques, hydrauliques et éoliennes, ainsi que des réseaux de transport et de distribution d&#8217;énergie.</h5>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Elettricità, norme vessatorie nei contratti]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/25/elettricita-norme-vessatorie-nei-contratti/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 12:05:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/25/elettricita-norme-vessatorie-nei-contratti/</guid>
<description><![CDATA[Clausola tratta da contratto di fornitura di energia elettri­ca: «Nessun risarcimento potrà essere r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Clausola tratta da contratto di fornitura di energia elettri­ca: «Nessun risarcimento potrà essere richiesto al fornitore per i danni causati dall’utilizzo o mancato utilizzo dei servizi». </strong></p>
<p><strong>Traduzione per non laureati in giurisprudenza:</strong> «<strong>Qualunque cosa succeda, io non c’entro. Il cornuto e mazziato sei sempre tu». </strong></p>
<p><strong>Quello appena riportato è so­lo un esempio.</strong> Sono numero­se, infatti, le clausole contenu­te nei contratti di fornitura di energia elettrica che la Camera di commercio di Milano ha stig­matizzato come «vessatorie». L’analisi dei contratti di Acea Electrabel, Aeb Trading spa, Edison Energia, Enel, Energit, Eni, E.On, Ergon, Hera, Italco­gim, Mpe, A2A è contenuta in un parere in della Camera pre­sentato ieri.</p>
<p><strong>Per contestare i contratti, i milanesi dovranno prima di tutto</strong> armarsi di lente di ingran­dimento visto che per la lettura non bastano gli undici decimi. <strong>Prima annotazione:</strong> le compa­gnie che forniscono elettricità non possono mettere clausole che le deresponsabilizzino su tutta la linea.</p>
<p><strong>Secondo punto:</strong> dal momento in cui si fa la ri­chiesta di allacciamento i forni­tori devono rispondere in tem­po ragionevole (secondo via Meravigli sono troppi i 90 gior­ni posti come limite da alcune compagnie). Un debito del cliente deve poter essere com­pensato da un eventuale credi­to (alcuni contratti lo escludo­no!).<strong> Inoltre i clienti dovrebbe­ro fare attenzione agli interessi di mora per chi ritarda un paga­mento: in alcuni casi sono ai li­miti dell’usura.</strong></p>
<p><strong>Altro capitolo dolente: le mo­difiche unilaterali dei contratti</strong> che — come fa notare Lucia Moreschi, consigliere della Ca­mera di commercio in rappre­sentanza dei consumatori — sono piuttosto frequenti. «Il punto è che non tutte le compa­gnie giustificano in modo ap­propriato l’adeguamento delle tariffe — rileva Giorgio De No­va, professore di Diritto civile all’università di Milano —. In alcuni contratti si fa riferimen­to a generiche &#8216;ragioni gestio­nali&#8217; di per sé insufficienti». <strong>Altro problema segnalato dalla Camera</strong>: i rinnovi automa­tici dei contratti a meno che non si dia la disdetta con un preavviso lunghissimo, addirit­tura di tre mesi.</p>
<p><strong>La stessa Auto­rità garante per l’energia ha chiarito che deve essere ricono­sciuta</strong> al cliente la facoltà di re­cedere dal contratto con un pre­avviso non superiore a 30 gior­ni. I «suggerimenti» della Came­ra di commercio potrebbero continuare. Ma come l’hanno presa le società fornitrici? «Be­ne. Tant’è che siamo qui a con­frontarci con legali e associazio­ni dei consumatori», si sbilan­cia Roberto Gilardi, direttore A2A Energia.</p>
<p><strong>Ma possibile che il contratto di A2A sia perfetto? </strong>«Dopo le osservazioni che ab­biamo ascoltato oggi modifi­cheremo il punto in cui si stabi­lisce il foro competente a Mila­no. E’ giusto che il foro compe­tente sia quello in cui risiede o è domiciliato il cliente».</p>
<p>A proposito di contenziosi, chi rilevasse qualcosa di irrego­lare nel proprio contratto deve prima di tutto farlo presente al fornitore. Poi cercare una conci­liazione presso le Camere di commercio. Se anche questo non funzionasse, ci si può sem­pre rivolgere al giudice di pace.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Canada appoggia l'impegno ecologico scandinavo]]></title>
<link>http://skapegoat.wordpress.com/2009/11/24/il-canada-appoggia-limpegno-ecologico-scandinavo/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 15:22:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>sidistef</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una immagine dell&#39;Alaska. Apparentemente lontane, le zone artiche si trovano al centro degli int]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div><span style="color:#008000;"><strong></strong></span></div>
<p><span style="color:#008000;"><strong></p>
<div id="attachment_1561" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/alaska.jpg"><img class="size-medium wp-image-1561" title="alaska" src="http://skapegoat.wordpress.com/files/2009/11/alaska.jpg?w=300" alt="" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">Una immagine dell&#39;Alaska. Apparentemente lontane, le zone artiche si trovano al centro degli interessi anche strategico economici di molti paesi, inclusi Italia e Francia che fanno parte, come osservatori, del Consiglio Artico</p></div>
<p>La Presidenza Svedese della Ue si caratterizza per il suo sforzo in direzione di politiche economiche ecosostenibili. Danimarca, Finlandia e Norvegia ne condividono la storia di valorizzazione ecocompatibile delle risorse naturali. L&#8217;ambasciatore canadese James Fox, nel corso di un incontro sull&#8217;Artico che ha avuto luogo a Roma il 19 novembre, ha espresso l&#8217;appoggio del Canada a strategie di lungo periodo a tutela del Polo Nord. Con questa breve cronaca dell&#8217;incontro introduciamo una serie di brevi articoli sulle questioni aperte e sul ruolo dei singoli paesi nordici, specialmente europei</p>
<p>&#160;</p>
<p></strong></span></p>
<p>Nella Unione Europea la Svezia, la Danimarca, la Finlandia e, nello spazio dell&#8217;European Free Trade Agreement, la Norvegia, promuovono politiche di sviluppo compatibile con le esigenze dell&#8217;ambiente nell&#8217;area dell&#8217;Artico. La regione del Polo Nord è al centro di un crescente interesse, non soltanto in Italia, a causa dei cambiamenti (peraltro molto problematici per più di un aspetto) indotti dalle trasformazioni del clima in questi ultimi decenni. Lo scioglimento dei ghiacci rappresenta una incognita per molti abitanti della zona (e del pianeta) ma anche una possibilità di accresciuti traffici e attività economiche, opportunità che come si intuisce facilmente hanno un rovescio molto difficile dal punto di vista della sostenibilità. Ed i paesi che si affacciano sulla regione ovviamente non sfuggono alla ricerca della valorizzazione economica delle risorse.</p>
<p>Nel corso di un incontro che si è svolto la scorsa settimana presso l&#8217;ambasciata del Canada a Roma, i rappresentanti di Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia e del paese che ospitava l&#8217;iniziativa nella propria ambasciata (cioè il Canada) hanno voluto sottolineare il ruolo che la consapevolezza di sedere letteralmente sopra le risorse di cui si parla gioca per questi paesi. Molti mass media spesso mettono l&#8217;accento sulla corsa alle risorse, ma le nazioni nordiche sanno bene che la loro vita dipende dall&#8217;ambiente, molto ricco ma estremamente fragile, nel quale le loro culture si sono sviluppate.</p>
<p>L&#8217;ambasciatore del Canada, James Fox, ha ricordato che quest&#8217;anno la legge di bilancio del suo paese ha stanziato 350 milioni di euro per l&#8217;Artico, per promuovere la costruzione di infrastrutture, la ricerca scientifica, lo sviluppo delle fonti energetiche ed il commercio delle risorse ittiche. Altri fondi saranno destinati alla formazione, all&#8217;occupazione della popolazione locale, ai servizi sociali ed al sostegno ai popoli aborigeni, che nutrono una serie di preoccupazioni, fondate data l&#8217;esiguità numerica e la debolezza &#8220;politica&#8221; che ne deriva e di cui nei prossimi giorni si parlerà su queste pagine in un articolo specifico, così come verranno illustrati diversi aspetti (da quello ambientale a quello culturale) della questione dibattuta nell&#8217;incontro e approfondito l&#8217;impegno dei singoli paesi nella regione, in particolare di quelli europei.</p>
<p>Il dibattito della scorsa settimana a Villa Grazioli si è snodato in quattro tavoli dedicati ai seguenti argomenti: &#8220;La realtà artica &#8211; sviluppo economico e sociale delle comunità autoctone&#8221;, &#8220;Materie prime, sviluppo energetico e considerazioni geopolitiche&#8221;, &#8220;La realtà artica &#8211; Impatto e sfide del cambiamento climatico&#8221; , &#8220;Il Consiglio Artico &#8211; Un modello per la collaborazione internazionale nella Regione dell&#8217;Artico&#8221;.</p>
<p>Oltre agli ambasciatori delle nazioni interessate e ai rappresentanti delle popolazioni autoctone citati nell&#8217;articolo apparso il 20 novembre qui su Skapegoat, sono intervenuti molti esperti e specialisti come Dag Claes, Professore di Politiche Nazionali ed Economia presso l&#8217;Università di Oslo (Norvegia), Dante Casati (del dipartimento Affari Internazionali dell&#8217;ENI), Margaret Johansson (del Dipartimento di Fisica geografica ed analisi dell&#8217;ecosistema dell&#8217;Università di Lund, in Svezia), Giuseppe Cavarretta, Direttore del Dipartimento Terra ed Ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il CNR italiano; Daniele Verga, inviato speciale per l&#8217;Artico del Ministero Affari Esteri e Francesco Eugenio Negro, il viaggiatore di lungo corso nell&#8217;area e medico.</p>
<p>Il dibattito ha toccato moltissimi argomenti e chiarito che in questa regione abbiamo molto di più del ghiaccio da proteggere, ragion per cui rimandiamo ad altre parti del servizio che appariranno su queste pagine ed in altri spazi web nelle prossime due settimane. Vi saranno proposti diversi spunti per inquadrare vari aspetti dell&#8217; Artico, un articolo sui progetti ecocompatibili della Danimarca, uno sulle iniziative svedesi in favore dell&#8217;area, un pezzo sulle problematiche dei popoli autoctoni come i Sami e gli Gwich&#8217;in, opinioni e  politiche finlandesi per l&#8217;ambiente ed almeno due articoli sul ruolo della Norvegia nella regione. L&#8217;incombente vertice sul clima di Copenaghen rende il tema molto attuale.</p>
<p><strong>Aldo Ciummo</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Missione italiana per China investment corporation]]></title>
<link>http://nove2nove1.wordpress.com/2009/11/24/missione-italiana-per-china-investment-corporation/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 13:47:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>nove2nove1</dc:creator>
<guid>http://nove2nove1.wordpress.com/2009/11/24/missione-italiana-per-china-investment-corporation/</guid>
<description><![CDATA[Da gennaio 2010 i vertici di questo fondo sovrano cinese, che gestisce circa 200 miliardi di dollari]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Da gennaio 2010 i vertici di questo fondo sovrano cinese, che gestisce circa 200 miliardi di dollari di riserve, verranno in Italia per esplorare le possibilità di investimento a lungo termine nel mercato italiano.</p>
<p><a title="Fondo cinese in Italia" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/11/italia-cina-fondi.shtml?uuid=7b82988c-d8c9-11de-8609-abc9dbb7e40b&#38;DocRulesView=Libero">Qui</a> il link all&#8217;articolo completo</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[noiseFromAmerika sul caso Taranto]]></title>
<link>http://lacasadeigiochi.wordpress.com/2009/11/23/noisefromamerika-sul-caso-taranto/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 14:13:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>corrado</dc:creator>
<guid>http://lacasadeigiochi.wordpress.com/2009/11/23/noisefromamerika-sul-caso-taranto/</guid>
<description><![CDATA[Segnalo un post molto ben documentato (e aggiornato) sul disastro ambientale tarantino, le sue proba]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Segnalo un <a href="http://feedproxy.google.com/~r/noisefromamerikafull/~3/SeFTTkQyv0I/La_tassa_sulla_morte_per_inquinamento">post</a> molto ben documentato (e aggiornato) sul disastro ambientale tarantino, le sue probabili cause, e anche qualche proposta per cambiare le cose.</p>
<p>Impressionanti, per chi non li leggesse quotidianamente nella realtà, i dati sulla probabilissima correlazione  statistica inquinamento-neoplasie:</p>
<blockquote>
<p lang="it-IT">Recentemente, dopo le numerose pressioni mediatiche, sono stati pubblicati i dati del neonato Registro dei Tumori Jonico Salentino. I risultati sono agghiaccianti. In epidemiologia l&#8217;indicatore che si usa per capire quanto è rischiosa una area industriale per la popolazione circostante è lo Standardized Mortality Ratio (SMR), che è il rapporto tra la percentuale di mortalità per una data patologia osservata nell&#8217;area di interesse e la mortalità attesa di tale patologia in una popolazione media. Come evidenzia la tabella sotto indicata, a Taranto, per la popolazione maschile il SMR è costantemente superiore a 100 in tutti i periodi di studio.</p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><img src="http://lh4.ggpht.com/_Vdpywino6es/Swb-LHkRXpI/AAAAAAAAABw/Zyn6QstLSXs/mortalita.jpg" alt="" width="761" height="173" /></p>
<p lang="it-IT">I risultati delle analisi sono praticamente analoghi alle conclusioni dell’Unità di Statistica ed Epidemiologia della ASL TA/1 nel periodo 1998-2002 (Bollettino Epidemiologico n°6, S.C. Statistica ed Epidemiologia ASL TA, Dipartimento di Prevenzione ASL TA, dicembre 2005).</p>
</blockquote>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA["Un nuovo esercito europeo per le aree di crisi"]]></title>
<link>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/11/21/un-nuovo-esercito-europeo-per-le-aree-di-crisi/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 12:32:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>byebyeunclesam</dc:creator>
<guid>http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/11/21/un-nuovo-esercito-europeo-per-le-aree-di-crisi/</guid>
<description><![CDATA[Siamo in attesa di conferme, ma a quanto ci fanno sapere dall’Iraq è in arrivo una “chicca”. La Repu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/11/milex08.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-3929" title="milex08" src="http://byebyeunclesam.wordpress.com/files/2009/11/milex08.jpg?w=150" alt="" width="150" height="140" /></a></p>
<p>Siamo in attesa di conferme, ma a quanto ci fanno sapere dall’Iraq è in arrivo una “chicca”.<br />
La Repubblica delle Banane starebbe investendo da quelle parti  200 milioni di dollari per l’approntamento di una base militare, questa volta tutta “tricolore”, apparentemente slegata da necessità di  sicurezza per il personale dell’ENI nei campi estrazione di Zubair e Nassiriya.<br />
Ma passiamo ad altro, saltiamo dei parallelismi, e torniamo al Qurinale. Al Consiglio Supremo di Difesa dell’11 Novembre.<br />
Le  “novità“ scaturite dal  summit (si fa per dire) organizzato e presieduto da Giorgio Napolitano con Silvio Berlusconi nella veste di “vicepresidente“, hanno preso forma e sostanza nella settimana successiva, a partire dal 17,  un giorno che porta ancora più sfiga del mese dei morti.<br />
Tagli agli organici e “privatizzazione“ delle FF.AA., esclusi provvedimenti che peraltro stanno clamorosamente venendo alla luce in queste ore.<br />
“Novità“ apparentemente slegate ma che fanno parte, di fatto, di un unico indirizzo politico e militare di respiro “strategico“ accuratamente nascosto tra le righe del comunicato ufficiale della Segreteria Generale del Quirinale già dal giorno 9.<br />
Il 17 Novembre, La Russa Ignazio è  in “Israele“ a rendere omaggio (ancora una volta a spese degli italiani) allo Yad Vashem, accompagnato dall’ambasciatore Mattiolo  e dal suo consigliere personale per gli “affari internazionali“ on. Ruben (!), del PdL.<br />
Incontrerà Il Primo Ministro Netanyahu e il Ministro della Difesa Barak, sottolineando l’importanza della visita per… “ampliare i rapporti di collaborazione  tra due Paesi amici e far acquisire all’Italia la tecnologia anti-Ied  per evitare altri lutti alle forze armate italiane in Afghanistan“. Una dichiarazioncina che la dice tutta sulla calibrata perfidia dell’azzeccagarbugli atlantista.<br />
Lo stesso giorno atterra all’aereoporto Ben Gurion, proveniente dal Comando Generale della NATO di Bruxelles, <a href="http://byebyeunclesam.wordpress.com/2009/10/11/complicita-politiche-ed-istituzionali-per-la-task-force-45/">l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, di cui ci siamo già occupati per la Task Force 45</a>, per una visita di due giorni su invito del Capo di Stato Maggiore Ashkenazy e successivo incontro con il Ministro della Difesa Barak e alti ufficiali dello S.M.  per… “esaminare le forme di un ulteriore approfondimento nella cooperazione militare e di difesa tra Israele e la NATO”. L’ammiraglio visiterà la base aerea di Palmachin e l’Unità Yahalom.<br />
Su Ria Novosti, il 18, il corrispondente Ylia Kramnik dà conto dell’intervista rilasciata 24 ore prima a Londra da  Franco Frattini al “Times” dove il (nostro?) Ministro degli Esteri dice, papale papale, quanto segue: <strong>“La NATO sta discutendo attivamente la possibilità di istituire un esercito comune europeo per lungo tempo “</strong>(!) .<br />
Il Titolare della Farnesina andrà un po’ più in là sostenendo che “la nuova Europa che uscirà il 19 Novembre dal Trattato di Lisbona al vertice UE sarà  sostenuta dal forte appoggio dell’Italia che spinge per la creazione di un nuovo esercito europeo come centro di un potere globale di intervento nelle aree di crisi “.<br />
Dichiarazioni che trovano una collimazione perfetta con l’’odg  discusso nel Consiglio Supremo di Difesa  l’11 Novembre al Quirinale.<br />
(&#8230;)</p>
<p>Da <em><a href="http://www.cpeurasia.org/?read=39689">Banderuole, complottardi e lacché NATO: tutti uniti appassionatamente</a></em>, di <strong>Giancarlo Chetoni</strong><br />
[grassetto nostro]</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Altamarea: Taranto torna a marciare contro l'inquinamento]]></title>
<link>http://antonellos.wordpress.com/2009/11/21/altamarea-taranto-torna-a-marciare-contro-inquinamento-manifestazione-28-novembre-2009/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 00:49:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>antonellos</dc:creator>
<guid>http://antonellos.wordpress.com/2009/11/21/altamarea-taranto-torna-a-marciare-contro-inquinamento-manifestazione-28-novembre-2009/</guid>
<description><![CDATA[Ad un anno di distanza dalla prima grande manifestazione contro l&#8217;inquinamento, torna Alta Mar]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://antonellos.wordpress.com/files/2009/11/volantino-alta-marea-manifestazione-contro-inquinamento-taranto-28-novembre-2009.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-596" title="volantino-alta-marea-manifestazione-contro-inquinamento-taranto-28-novembre-2009" src="http://antonellos.wordpress.com/files/2009/11/volantino-alta-marea-manifestazione-contro-inquinamento-taranto-28-novembre-2009.jpg" alt="" width="350" height="496" /></a>Ad un anno di distanza dalla prima grande <a href="http://antonellos.wordpress.com/2008/11/28/taranto-vs-inquinamento-sabato-29-novembre-manifestazione-protesta/" target="_blank"><strong>manifestazione contro l&#8217;inquinamento</strong></a>, torna <strong>Alta Marea</strong> tra le strade di <strong>Taranto</strong> per far (ri)sentire la voce di protesta della cittadinanza ionica nei confronti del complesso industriale, tra i più imponenti e inquinanti d&#8217;Europa.</p>
<p>Il proposito è sempre quello di sensibilizzare chi di dovere sul problema inquinamento, soprattutto perchè dopo un anno dalla prima protesta di piazza la situazione ambientale di <strong>Taranto</strong> è cambiata ben poco purtroppo:</p>
<p>&#8230;un presunto calo della produzione dell&#8217;acciaieria <strong>Ilva</strong> dovuta alla crisi economica (cassa integrazione annessa);</p>
<p>&#8230;una <strong>nuova legge regionale</strong> sull&#8217;emissione di<strong> diossina</strong> industriale che ci adegua al range europeo (per ora solo sulla carta);</p>
<p>&#8230;un presunto raddoppio dell&#8217;<strong>Eni</strong> non ancora scongiurato;</p>
<p>&#8230;un possibile <strong>referendum cittadino</strong> sulla chiusura dell&#8217;Ilva e la riconversione e bonifica del territorio, che la classe politica tarantina sta cercando di boicottare in tutti i modi;</p>
<p>&#8230;e soprattutto un <strong>Ministero dell&#8217;Ambiente</strong> invariato rispetto ad un anno fa!</p>
<p>L&#8217;invito (per i soli cittadini, politici esclusi!) è  per le <strong>ore 9.00</strong> di <strong>sabato 28 novembre 2009</strong> in <strong>Piazzale dell&#8217;Arsenale</strong> ovviamente a <strong>Taranto</strong>.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://groups.google.it/group/altamareanews" target="_blank"><strong>http://groups.google.it/group/altamareanews</strong></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align:left;"><em>un video che mostra palesemente la &#8220;vocazione&#8221; a collaborare per la salvaguardia della salute e dell&#8217;ambiente a Taranto da parte della dirigenza Ilva!</em></p>
</blockquote>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/F4RtCNTUVhA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/F4RtCNTUVhA&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A Reggio il Meeting Internazionale sulle Fonti Energetiche: nella prima sessione il punto sul Nucleare ]]></title>
<link>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/11/20/a-reggio-il-meeting-internazionale-sulle-fonti-energetiche-nella-prima-sessione-il-punto-sul-nucleare/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 23:16:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>peppecaridi</dc:creator>
<guid>http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/11/20/a-reggio-il-meeting-internazionale-sulle-fonti-energetiche-nella-prima-sessione-il-punto-sul-nucleare/</guid>
<description><![CDATA[di Peppe Caridi &#8211; L&#8217;energia nucleare in Italia dal referendum del 1987 alle prospettive ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" style="border:3px solid black;margin:3px;" src="http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/4265/foto/enelenirc.jpg" alt="http://www.meteoweb.it/cgi/uploads/sezioni/4265/foto/enelenirc.jpg" width="278" height="172" /><strong>di Peppe Caridi &#8211; </strong>L&#8217;energia nucleare in Italia dal referendum del 1987 alle prospettive di rinascita nei prossimi anni: se n&#8217;è parlato a Reggio oggi pomeriggio.<br />
Si sta infatti svolgendo presso l’<em>E’Hotel</em> la decima edizione del meeting internazionale <em>&#8220;Donne, Economia &#38; Potere&#8221;</em> organizzato dalla Fondazione Marisa Bellissario in collaborazione con Enel e Eni.<br />
L’edizione che si svolge in riva allo Stretto è interamente dedicata a un tema estremamente interessante per il futuro del pianeta, e di strettissima attualità anche nell’agenda politica internazionale: le <em>&#8220;Energie Nuove&#8221;</em>. Più nello specifico, il meeting si divide in due sessioni. La prima s’è conclusa pochi minuti fa ed è stata dedicata al tema dell’<strong>energia nucleare</strong>, la seconda è in programma per la mattina di domani, venerdì 20 novembre, e sarà affrontato il tema delle <strong>energie rinnovabili</strong> con la presenza del ministro dell’Ambiente <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>.<!--more-->Il Sindaco,<strong> Giuseppe Scopelliti</strong>, ha fatto gli onori di casa dando il benvenuto ai tanti autorevoli ospiti che hanno raggiunto lo Stretto per l’occasione.</p>
<div><strong>Scopelliti </strong>ha parlato delle potenzialità energetiche della Calabria e del Meridione d&#8217;Italia, &#8220;<em>le cui ricchezze naturali ne farebbero un luogo ideale dove produrre e sviluppare tecnologie energetiche d&#8217;avanguardia in tutti i campi, dall&#8217;eolico al solare, passando per il nucleare. Serve un progetto che finora è mancato</em>&#8220;.</div>
<div>Subito dopo <strong>Lella Golfo</strong>, presidente della Fondazione Marisa Bellisario, ha illustrato le linee guida del meeting: <em>&#8220;Non abbiamo scelto a caso il tema delle ’Energie Nuove’. L’ambiente, la sua salvaguardia, il su futuro e i cambiamenti climatici rappresentano questioni che non possono più attendere e che riguardano da vicino ognuno di noi. In particolare la nuova sfida del nucleare rappresenta un’opportunità per il nostro Paese. Oggi in Italia il nucleare è una parola difficile da pronunciare. Occorre uno sforzo divulgativo da parte di tutti per stabilire un equilibrio tra tutte le componenti sociali e farlo diventare un punto di condivisione&#8221;</em>.E’ intervento il pro rettore per la Ricerca e lo Sviluppo dell’Università ’La Sapienza’ di Roma, <strong>Luciano Caglioti</strong>: <em>&#8220;in un sistema globale basato soprattutto sullo sviluppo della tecnologia, l’Italia vive in una sorta di paradosso: l’Italiano medio utilizza oggetti di grande modernità e legati alla tecnologia ma si oppone alla diffusione di qualsiasi cosa riguardi il progresso tecnologico. Siamo in prima linea nell’opposizione al nucleare, alle centrali termoelettriche, ai gassificatori, agli elettrodotti, al carbone, alle dighe, agli OGM, alla variante di valico, al Mose, alla Tav, alle onde elettromagnetiche, all’industrializzazione dell’agricoltura ma troviamo normale fare largo impiego di apparecchiature elettriche, Tv, Dvd, telefonini, automobili, aeri, treni veloci, elettrodomestici, cibi precotti ecc. ecc. Il simbolo di questo atteggiamento è l’opposizione al nucleare che ci ha portato ad essere l’unico fra i Paesi industrializzati che non produce un solo kw/h con il processo di fissione nucleare, alla messa a punto del quale abbiamo robustamente contribuito con i nostri scenziati a via Panisperna. Paradosso nel paradosso, parliamo molto di effetto serra, cambiamenti climatici, buco dell’ozono e contrastiamo la fonte nucleare che è l’unica che produce elettricità senza emettere sostanze sgradite all’ambiente. E non ci si rende conto del fatto che ogni volta che si frena il progresso scientifico e tecnologico i nostri giovani vengono derubati di un pezzo di futuro hi-tech, di possibilità di lavoro competitivo, ricco, che non viene negati ai giovani di altri Paesi&#8221;</em>.
<p>&#160;</p>
<p>Il Sindaco di Flamanville, <strong>Patrick Fauchon</strong>, ha raccontato l’esperienza della regione rurale del Cotentin, nella Normandia, dove la realtà di Flamaville e non solo si sviluppa da oltre quarant’anni in funzione a siti industriali nucleari con il consenso della popolazione locale. La città di Flamaville, infatti, dopo aver votato per l’installazione di una centrale nucleare più di trent’anni fa, nel 1975, si è candidata nel 2004 per accogliere la testa di serie Epr di rinnovmento del parco nucleare francese. <em>&#8220;Oggi Flamanville accoglie più di duemila operai impegnati nei lavori del cantiere per la costruzione dell’Epr. Quest’opportunità di attività economica che offre la possibilità di continuare a vivere e lavorare nel paese da più di due generazioni si è potuta realizzare solo costruendo progressivamente un processo d’informazione e di scambio tra tutte le parti coivolte, fissando le basi di accettazione del nucleare e la difesa permanente della necessità di informare la popolazione locale al fine di valutare vantaggi e inconvenienti del nucleare a ogni livello&#8221;</em>.</p>
<p>E’ intervenuto poi <strong>Piero Gnudi</strong>, Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’Enel: <em>&#8220;nel nucleare ci sarà spazio per tutta la filiera industriale italiana. Il ritorno del nucleare in Italia rappresenta un’opportunità unica per contribuire al rilancio dell’economia del nostro Paese creando posti di lavoro specializzati e sviluppando l’occupazione. Enel vuole coinvolgere le imprese nazionali nella filiera nucleare, individuando il necessario percorso di scouting e qualifica dell’indotto industriale italiano. La quota Enel del programma nucleare nazionale richiederà investimenti compresi tra i 16 e i 18 miliardi di euro. Un programma importante che avrà rilevanti ricadute nel contesto economico e occupazionale del Paese. Prima del referendum del 1987 l’Italia era in possesso di un’importante filiera nucleare. Se il nostro Paese tornerà al nucleare potremo ricostruire l’intero comparto permettendo all’industria italiana di partecipare tutta a questo nuovo rinascimento. Nel mondo si stanno costruendo 53 centrali nucleari in grado di produrre 47 mila milioni di megawatt. Un livello elevato, consistente che crea le condizioni affinchè tutti gli operatori abbiano le opportunità di potere lavorare. Il problema è però trovare le giuste sinergie. Le centrali nucleari non emettono Co2: se ipotizzassimo di sostituire 100 miliardi di kilowattori all’anno prodotti da centrali a ciclo combinato alimentate a gas con il nucleare, potremmo evitare l’immissione nell’atmosfera di circa 35 milioni di tonnellate di anidride carbonica l’anno, pari a circa l’8% del totale delle emissioni di Co2 in Italia, e pari a circa il 27% delle emissioni di anidride carbonica prodotte dalle centrali termoelettriche in Italia. In questa direzione è anche importante progredire nella tecnologia del sequestro della Co2, la cosiddetta carbon capture and storage (Ccs), una tecnologia innovativa che Enel è impegnata a sviluppare&#8221;</em>.</p>
<p>La giovane e bionda francese <strong>Cècile Maisonneuve</strong>, vice presidente dell’International Meetings dell’AREVA, ha spiegato che <em>&#8220;le nostre società si scontrano oggi con tre crisi strettamente collegate: quella economica, quella finanziaria e quella energetica. Non esiste un’unica soluzione, ma un ventaglio di risposte complementari. Oltre al miglioramento dell’efficienza energetica e della ricerca, s’impone lo sviluppo di tutte quelle fonti energetiche che non emettono gas serra: l’energia nucleare e le energie rinnovabili. E’ questa complementarietà tra il nucleare, come energia di base, e le rinnovabili, a uso sporadico, che è al centro della strategia di AREVA. Serve questo rinnovamento che deve avvenire in completa trasparenza e senza tabù&#8221;</em>.<br />
La <strong>Maisonneuve</strong>, a margine della sessione, ha dichiarato che &#8220;<em>proseguono le trattative tra Areva e Ansaldo sul nucleare in Italia. Stiamo discutendo, nulla è deciso. Siamo positivi, non ci sono particolari problemi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Sergio Orlandi</strong>, direttore generale di Ansaldo Nucleare, ha detto che <em>&#8220;il referendum popolare del novembre 1987 ha bloccato in Italia la produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Ma, grazie soprattutto al supporto del Gruppo Finmeccanica, allo scopo comunque di mantenere vive le competenze tecniche specifiche nell’ambito dell’ingegneria nucleare, è stato creato in quegli anni (nel 1989) un presidio, la Divisione Nucleare di Ansaldo Energia, che è stato investito della missione primaria di mantenere e sviluppare le conoscenze tecniche e gestionali nella progettazione e realizzazione degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica come pure nello sviluppo di nuove tecnologie mirate sia a rendere più sicuro il funzionamento degli impianti stessi, sia al trattamento e allo stoccaggio in sicurezza dei rifiuti nucleari. Si è lavorato per dare risposte convincenti ai quesiti generati dagli incidenti nucleari di Three Miles Island e Chernobyl. Ansaldo Nucleare ha sviluppato l’applicazione di tecnologie passive sugli impianti di terza generazione e con queste tecnologie, interamente sviluppate a Genova, attualmente sta partecipando alla costruzione di quattro impianti di una filiera Cinese. Ritengo effettivamente che il sistema industriale italiano, insieme con le sue maggiori Utilities, le nostre Università e i centri di Ricerca che mai hanno interrotto le attività di sviluppo nell’ingegneria sia della fissione che della fusione nucleare, sia pronto per ripartire nello scenario globale onde recitare un ruolo di primo piano, attivo e non di comparsa, nel nuovo Rinascimento Nucleare Internazionale&#8221;</em>.</p>
<p>Ha concluso i lavori di questa prima sessione <strong>Marta Ziakovà</strong>, presidente dell’Autorità per la regolazione del nucleare nella Repubblica Slovacca: <em>&#8220;La condizione fondamentale nell’uso dell’energia nucleare per scopi pacifici è quella di assicurare che l’impatto sulle persone, le proprietà e l’ambiente sia minimo e accettabile. E’ una responsabilità dello Stato assicurare questo principio. Perciò gli Stati che utilizzano l’energia nucleare devono prevedere una specifica autorità per la regolazione che possa supervisionare la sicurezza degli impianti nucleari. E’ così nella Repubblica Slovacca, dove abbiamo l’Authority per la regolazione del nucleare&#8221;</em>.</p>
<p>L’appuntamento per la seconda sessione, dedicata alle <strong>energie rinnovabili</strong> è per domani mattina a partire dalle <strong>09:30</strong> sempre all’<em>E’ Hotel</em> di Reggio Calabria. L’incontro sarà presentato da <strong>Safiria Leccese</strong>, giornalista parlamentare e conduttrice di Studio Aperto. E’ attesa la presenza del Presidente della Regione Calabria, <strong>Agazio Loiero</strong>, e la sessione sarà introdotta da <strong>Alessandra Goria</strong>, ricercatrice Senior della Fondazione Eni Enrico Mattei, e moderato dal vicedirettore dell’Agi <strong>Antonio Lucaroni</strong>.<br />
Parteciperanno alla sessione <strong>Leila Bahri</strong>, direttore esecutivo di Medrec, <strong>Wanda Ferro</strong>, presidente della Provincia di Catanzaro, <strong>Clara Poletti</strong>, direttore dell’IEFE, l’onorevole <strong>Ermete Relacci</strong>, presidente onorario di Legambiente, <strong>Paolo Scaroni</strong>, amministratore delegato dell’Eni, <strong>Antonio Pires Santos</strong> dell’Ibm Energy and Utilities Leader South Est Europe. Le conclusioni saranno affidate al Ministro dell’Ambiente <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>.</p>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ENI: CON INA AVVIA PRODUZIONE GAS IN CROAZIA]]></title>
<link>http://breveth.wordpress.com/2009/11/18/eni-con-ina-avvia-produzione-gas-in-croazia/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:32:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>breveth</dc:creator>
<guid>http://breveth.wordpress.com/2009/11/18/eni-con-ina-avvia-produzione-gas-in-croazia/</guid>
<description><![CDATA[- Eni e la compagnia petrolifera croata INA, attraverso la partecipazione paritetica nel consorzio I]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>- Eni e la compagnia petrolifera croata</p>
<p>INA, attraverso la partecipazione paritetica nel consorzio</p>
<p>INAgip, hanno avviato la produzione di gas da sei pozzi della</p>
<p>piattaforma Annamaria A, situata nelle acque croate del mare</p>
<p>La piattaforma gemella, Annamaria B, situata nelle</p>
<p>acque italiane, e&#8217; al momento nella fase di autorizzazione</p>
<p>Annamaria, che e&#8217; a cavallo del confine nel mar Adriatico tra</p>
<p>l&#8217;Italia e Croazia, e&#8217; regolato da un accordo complessivo</p>
<p>chiamato &#8220;Annamaria Integrated Development and Operative</p>
<p> Fonte:<br />
 http://www.agi.it/rubriche/ultime-notizie-page/200911181143-ene-rom1032-eni_con_ina_avvia_produzione_gas_in_croazia</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuevos avances en la Administración electrónica]]></title>
<link>http://odei.info/2009/11/18/nuevos-avances-en-la-administracion-electronica/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 06:45:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fernando Fernandez de Aranguiz</dc:creator>
<guid>http://odei.info/2009/11/18/nuevos-avances-en-la-administracion-electronica/</guid>
<description><![CDATA[En la Conferencia Sectorial de la Administración Pública del 16 de Noviembre se trataron temas como ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://infoodei.wordpress.com/files/2009/11/logotipo_ministerio_presidencia.gif"><img class="alignright size-full wp-image-290" title="logotipo_ministerio_presidencia" src="http://infoodei.wordpress.com/files/2009/11/logotipo_ministerio_presidencia.gif" alt="Ministerio de la Presidencia" width="255" height="64" /></a>En la Conferencia Sectorial de la Administración Pública del 16 de Noviembre se trataron temas como el proyecto de <strong>Real Decreto para desarrollar la Ley de acceso electrónico de los ciudadanos a los servicios públicos</strong>, que regula el concepto de <strong>sede electrónica</strong>, reforzando la fiabilidad de los puntos de acceso a los servicios de la administración general del Estado y estableciendo un marco común para la creación de estas sedes.</p>
<p><a href="http://infoodei.wordpress.com/files/2009/10/connect_to_network.png"></a><a href="http://infoodei.wordpress.com/files/2009/10/connect_to_network.png"><img class="alignleft size-full wp-image-233" title="connect_to_network" src="http://infoodei.wordpress.com/files/2009/10/connect_to_network.png" alt="" width="128" height="128" /></a>También se estudiaron los proyectos de Real Decreto por los que se regulan el <strong><a title="ENI" href="http://www.csae.map.es/csi/pg5e41.htm" target="_blank">Esquema Nacional de Interoperabilidad</a> y de <a title="ENS" href="http://www.csae.map.es/csi/pg5e42.htm" target="_blank">Seguridad</a></strong>, dos herramientas esenciales para afianzar una administración electrónica segura y eficaz.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La partita dei gasdotti]]></title>
<link>http://scaringchildren.wordpress.com/2009/11/17/la-partita-dei-gasdotti/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 15:37:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>fcaprera</dc:creator>
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<description><![CDATA[NorthStream, SouthStream, Nabucco. Apparenze da guerra fredda:  la nuova sfida energetica ha diversi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong> </strong></p>
<p><strong>NorthStream, SouthStream, Nabucco. Apparenze da guerra fredda:  la nuova sfida energetica ha diversi giocatori e altrettanti campi di gioco.</strong></p>
<p><strong>In terminazione il gasdotto Northstream, probabilmente in funzione dal 2010, porterà sotto il mar Baltico il gas Russo sino in Germania. Senza intermediari.</strong><strong> </strong>Da tempo la Germania rappresenta uno dei maggiori investitori in Russia. La stessa Porsche a suo tempo era stata tra i primi a capire questo nuovo mercato e a costruirci uno stabilimento produttivo per le sue carrera. Ora la Cancelliera Merkel porta a termine un importante progetto energetico a braccetto con l&#8217;ex Schröder, ora  a capo della società &#8211; russa al 51% &#8211; costruttrice del gasdotto.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 513px"><img class="      " title="Northstream" src="http://img525.imageshack.us/img525/8611/baltique01piccolo.gif" alt="" width="503" height="398" /><p class="wp-caption-text">Il percorso del gasdotto</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Intanto sul mar Nero si pensa a posare i tubi a 2000m di profondità, con la sicurezza del gas Turkmeno.</strong></p>
<p>Primo nato del gruppo di nuovi gasdotti russi sarà già in funzione dal nuovo anno mentre nell&#8217;altro mare &#8220;Russo&#8221; , &#8211; il mar Nero &#8211; Gazprom prepara il secondo, questa volta insieme a ENI.  Southstream questo il nome, partirà dalla Russia meridionale per arrivare in Bulgaria e da qui dividersi una volta giunto al confine opposto tra un percorso diretto in Puglia e uno attraverso Serbia e Ungheria, anche loro partner del progetto, fino al CEGH di Vienna per la sua distribuzione. Tutta la costruzione è in mano all&#8217;azienda Russa, l&#8217;ENI italiana è presente più per assicurarsi la terminazione del progetto che per altro.</p>
<p>Con la conclusione di questo secondo gasdotto la Russia potrebbe coronare il sogno di fornire il suo gas ai famelici clienti Europei senza però dover avere a che fare con il vecchio blocco, ormai isolato sotto diversi punti di vista. Prima l&#8217;ingresso nella NATO, poi schieratosi con decisione a favore di quello scudo spaziale anti-Iraniano ma percepito da tutti come anti-Russo, le repubbliche Baltiche, la Polonia, la Romania, l&#8217;Ucraina si vedono ora tagliate fuori anche dalla strada energetica. I due gasdotti russi ora arrivano direttamente dai propri clienti e uno solo dei due attraversare altri paesi, ma comunque &#8220;amici&#8221; di Mosca. Fino a poco tempo fa minacciato dai dubbi del persistere dell&#8217;indecisione Turkmena su a chi vendere il proprio gas, rappresentava sin dall&#8217;inizio il principale sfidante di Nabucco.</p>
<p>Questo era infatti il nome del progetto di Washington per inserisi in europa con una politica energetica aggressiva, fortemente voluto dalla Clinton. Purtroppo il progetto è rimasto tale. Un gasdotto non si costruisce con il fervore politico. Anzi li si costruisce in genere con gli anticipi dei clienti. Qui si sperava invece di coinvolgere grandi banche, ma ancora oggi non si può dire da dove Nabucco prenderà il gas da trasportare. Quello Azero non è molto ed è da lì che dovrebbe partire, ma non potrebbe nemmeno trasportare quello Iraniano perchè gli USA hanno già detto di no. Insomma è un disegno politico sulla carta che lì rimarrà a lungo temo. Ragioni unicamente politiche per la sua creazione sono seguite da ragioni politiche per la sua inoperatività, mentre ovviamente senza clienti sicuri non ci saranno nemmeno investitori e la Casa Bianca da sola di soldi non vuole metterne.</p>
<p>Ciò che viene messo in risalto da questa nuova organizzazione logistica europea e che spaventa decisamente qualcuno, è l&#8217;affidabilità di Mosca ora che da un certo punto di vista può chiudere i rubinetti ai propri singoli clienti senza doversi preoccupare degli altri dipendenti dallo stesso gasdotto. Da questo punto di vista una soluzione pratica verrebbe dai Rigassificatori già presenti anche in Italia, che possono funzionare da polizza d&#8217;assicurazione nel caso il Cremlino faccia il maleducato. La vera alternativa sarebbe Nabucco, ma a parità di condizioni, e qui le pari condizioni non ci sono.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'Abruzzo e forse anche il Molise come i petrolieri texani]]></title>
<link>http://termoli.wordpress.com/2009/11/17/labruzzo-e-forse-anche-il-molise-come-i-petrolieri-texani/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 07:43:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Achab</dc:creator>
<guid>http://termoli.wordpress.com/2009/11/17/labruzzo-e-forse-anche-il-molise-come-i-petrolieri-texani/</guid>
<description><![CDATA[Un piano prevede di installare impianti di estrazione sul 50% del territorio: a rischio agricoltura ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Un piano prevede di installare impianti di estrazione sul 50% del territorio: a rischio agricoltura ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Una svendita ridicola]]></title>
<link>http://filste.wordpress.com/2009/11/16/nis/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 22:32:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Filip S.</dc:creator>
<guid>http://filste.wordpress.com/2009/11/16/nis/</guid>
<description><![CDATA[Oggi vorrei raccontarvi un interessante aneddoto su come funzionano le privatizzazioni nei paesi est]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Oggi vorrei raccontarvi un interessante aneddoto su come funzionano le privatizzazioni nei paesi est europei del post socialismo, potrebbe essere quasi divertente se non fosse tristemente reale.  Ma facciamo un passo alla volta.</p>
<p style="text-align:justify;">Si chiama <a href="http://www.nis.yu/" target="_blank">NIS</a> (<em>Naftna Industrija Srbije</em>) la principale compagnia petrolifera serba, con sede a Novi Sad e monopolio delle importazioni di olio grezzo nel paese fino al 2011. Si occupa di tutti i livelli della produzione petrolifera, dalla ricerca ed estrazione di idrocarburi (principalmente nella provincia settentrionale della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vojvodina" target="_blank">Vojvodina</a>), alla loro importazione, alla raffinazione, al trasporto e alla messa in vendita sui mercati regionali. Vanta quasi 14.000 dipendenti e nel 2007 ha registrato profitti per 170 milioni di U$D.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="size-full wp-image-2227 alignleft" title="NIS" src="http://filste.wordpress.com/files/2009/11/nis.jpg" alt="Naftna Industrija Srbije" width="210" height="313" /></p>
<p style="text-align:justify;">Frattanto, c&#8217;è che prende sempre più piede il progetto da 20 miliardi di U$D di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eni" target="_blank">Eni</a>-<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gazprom" target="_blank">Gazprom</a> per la realizzazione del gasdotto <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/South_Stream" target="_blank">South Stream</a>, che attraverso il Mar Nero e la Penisola Balcanica dovrà portare 63 miliardi di metri cubi annui all&#8217;Unione Europea, tanto affamata di energia. Questa grande occasione geoeconomica è una manna caduta dal cielo per la Serbia, che potrà contare oltre che sulla certezza di approvvigionamenti di gas russo, senza lo spinoso interlocutore ucraino, ad un grande afflusso di capitali per la realizzazione del condotto, a un deposito sotterraneo a Banatski Dvor, alle future tasse di transito. Ecco quindi la grande gioia della Serbia a fine 2008, e tralascio altre questioni decisive come l&#8217;appoggio politico della Russia su questioni che stanno molto a cuore ai fratelli balcanici, prima fra tutte l&#8217;indipendenza kosovara, per non mettere troppa carne sul fuoco.  In questo clima, a inizio di quest&#8217;anno la vendita di NIS prende sempre più le sembianze di una svendita, per la serie: &#8220;Ehi, i russi ci portano i loro miliardi d&#8217;investimenti, ma noi dal canto nostro gli cediamo sottocosto un&#8217;ottima azienda con alti profitti e solide prospettive!&#8221;. E all&#8217;epoca, l&#8217;analisi compiuta da <a href="Deloitte &#38; Touche" target="_blank">Deloitte&#38;Touche</a> stimava il valore di NIS per 3 miliardi di U$D (2008), ma Gazprom avrebbe pagato appena 1,2 miliardi, di cui in realtà 721 milioni di U$D da ritenersi sotto forma di nuovi investimenti. E come se non bastasse ciò, lo stato non aveva nemmeno voluto prendere in considerazione altre offerte. Ma non andiamo troppo per il sottile, la Russia è un grande alleato, uno storico amico, un fedele compagno, festeggiamo per la reciproca riuscita del buon affare!</p>
<p style="text-align:justify;">Sennonché, l&#8217;idillo dura ben poco: già a febbraio l&#8217;olandese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kpmg" target="_blank">KPMG</a>, revisionando i bilanci NIS, dichiara che altro che profitti, per il 2008 si calcolano perdite per 3,2 miliardi di dinari (34 milioni di €UR)! Il governo la prende per un&#8217;offesa personale: che diamine vanno dicendo, ma cosa credono?! È il fior fiore dell&#8217;economia nazionale, un gioiello! Va bene, dicono i russi, sarà come dite, allora perché non prendiamo un altro revisore, per capire cosa sta succedendo? Sarebbe perfetto, ma lo stato purtroppo non dispone dei 500.000€ necessari per una nuova revisione. Nessun problema, pagano i russi! Viene così chiamato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ernst_%26_Young" target="_blank">Ernst&#38;Young</a> che rimette mano alle cifre, rifà i calcoli, e a maggio se ne esce con un nuovo risultato: la perdita non è di 3,2, ma di 8 miliardi di dinari (85 milioni di €). Panico generale, imbarazzo del governo&#8230; chi appianerà le perdite? A chi tocca scucire? E chi, se mai verrà indicato qualcuno, verrà considerato responsabile dell&#8217;inaccuratezza dei dati (se non di frode vera e propria)? Se poi a fine 2008 si parlava di guadagni netti, NIS ha pagato delle imposte sui profitti dichiarati? In questo caso, verranno rimborsate? I russi intanto rassicurano: nessun problema, a noi interessava giusto sapere come stessero realmente le cose, nulla cambia, nessuno dovrà sborsare un centesimo. Ora, che con una perdita da 85 milioni &#8220;nessuno&#8221; debba pagare pare a dir poco sospetto&#8230; E possiamo star certi che Gazprom troverà il facile modo di rifarsi (sui serbi, of course) del tiro mancino. È infatti solo di poco tempo fa l&#8217;avviso dell&#8217;ennesimo rincaro del prezzo della benzina, giustificato questa volta non da rincari del barile sul mercato del greggio, ma da &#8220;maggiori costi di raffinazione&#8221;. Insomma, la Serbia continua a pagare il prezzo regionale più alto al litro (oltre 1€), per un carburante di qualità scadente.</p>
<p style="text-align:justify;">La vera questione che mi preoccupa è però quale messaggio passa ora sul piano internazionale? Che immagine si faranno i potenziali futuri investitori, per un paese già <a href="http://www.neurope.eu/articles/Fitch-affirms-Serbia-at-BB-outlook-negative/97450.php" target="_blank">declassato a classe BB-</a> per quanto riguarda i rating sul credito, se non ci si può fidare nemmeno della classe dirigenziale, dove non sai mai se il pacco che ti rifilano è genuino o solo ben infiocchettato&#8230; Ci sono altre risorse importanti che la Serbia sarà in futuro felice di cedere, sono ora curioso di vedere poste quali premesse, a chi e con quali risultati. Perché il mondo non è la Russia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Processo breve: analisi del ddl punto per punto]]></title>
<link>http://ilpicco.wordpress.com/2009/11/16/processo-breve-ddl/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 06:00:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>eftorsello</dc:creator>
<guid>http://ilpicco.wordpress.com/2009/11/16/processo-breve-ddl/</guid>
<description><![CDATA[Scritto per noi da Liliana Milano* A tenere banco nei titoli di apertura di telegiornali e carta sta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Scritto per noi da Liliana Milano* A tenere banco nei titoli di apertura di telegiornali e carta sta]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ENI e la giornata del ricordo di tutti i caduti nelle missioni di pace]]></title>
<link>http://versusitalia.wordpress.com/2009/11/13/eni-e-la-giornata-del-ricordo-di-tutti-i-caduti-nelle-missioni-di-pace/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 16:10:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>venividiversus</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il parlamento italiano ha votato unanime per fissare la data della Giornata del ricordo di tutti i c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="size-medium wp-image-152 alignleft" title="r61947028" src="http://versusitalia.wordpress.com/files/2009/11/r61947028.jpg?w=300" alt="r61947028" width="300" height="217" /></p>
<p style="text-align:justify;">Il parlamento italiano ha votato unanime per fissare la data della Giornata del ricordo di tutti i caduti nelle missioni di pace il 12 Novembre, giorno della strage di Nassyria. Sei anni fa in quell giorno persero la vita 19 italiani (17 militari e 2 civili)</p>
<p style="text-align:justify;">Sei anni sono passati ma quella seconda invasione dell Iraq da parte dell occidente, decisa dalla gestione Bush e Cheney (contro il parere dell&#8217; ONU) continua a sollevare polemiche. Il satanico Saddam Hussein fu arrestato, condannato e impiccato in diretta tv, in mondovisione. Le sue famose armi di distruzione di massa mai trovate, come giustificazione ufficiale di quella guerra, ormai fanno ridere. Non fanno sicuramente ridere alle famiglie dei militari morti. </p>
<p style="text-align:justify;">La ricostruzione dell Iraq dopo quella guerra ormai è incarico anch&#8217;esso dell occidente. Dopo le bombe arriva il lavoro per tutti. Contratti plurimiliardari sono stati firmati per ricostruire il paese, famoso tra essi quello dell&#8217; americana Halliburton (gestita proprio da Dick Cheney. L&#8217;ex vice presidente americano si dimisse dall&#8217; incarico della presidenza della compagnia per poter concentrarsi all suo lavoro insieme a Bush)</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-163" title="newlogo" src="http://versusitalia.wordpress.com/files/2009/11/newlogo1.jpg?w=300" alt="newlogo" width="300" height="222" />L&#8217;ENI non è stata per niente esclusa da quei contratti plurimiliardari di ricostruzione delle infrastrutture dell&#8217; Iraq. <em>Colpo grosso dell&#8217; Eni in Iraq. Il cane a sei zampe gestirà e svilupperà per i prossimi 20 anni uno dei giacimenti petroliferi più grandi del mondo nei pressi di Zubair nel sud del paese. Le riserve dell&#8217; area sono di 7 miliardi di barili, ma la produzione attuale è ridotta a 195 mila barili al giorno. </em>(<a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/10/14/eni-conquista-maxi-giacimento-in-iraq-scaroni-esulta.html">la Repubblica, 14 Ottobre 2009</a>)</p>
<p style="text-align:justify;">La presenza dell ENI nell&#8217; area di Nassyria in Iraq risale dal 1920-30 e quindi la presenza di quei ragazzi che persero la loro vita per l&#8217;Italia proprio in Nassyria non può certo definirsi <em>casuale. </em>Sarà il 12 Novembre a ricordare la loro memoria.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ZABA7]]></title>
<link>http://hooliesceneblog.wordpress.com/2009/11/10/zaba7/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 13:08:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>hooliescene</dc:creator>
<guid>http://hooliesceneblog.wordpress.com/2009/11/10/zaba7/</guid>
<description><![CDATA[Ez az egyik kedvenc magyar kifejezésem: zabahét. Ez nálam és a barátaimnál azt jelenti, hogy jöhet a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ez az egyik kedvenc magyar kifejezésem:<strong> zabahét</strong>. Ez nálam és a barátaimnál azt jelenti, hogy jöhet a mértéktelen evés. De szigoruan csak egy hétig. Majd persze előfordul olyan is, hogy megnyújtjuk, még pár héttel:P hehe:P <strong>Mi is ez valojában?</strong></p>
<p><a href="http://hooliesceneblog.wordpress.com/files/2009/11/zabalas.jpeg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2233" title="zabálás" src="http://hooliesceneblog.wordpress.com/files/2009/11/zabalas.jpeg" alt="zabálás" width="455" height="249" /></a></p>
<p><!--more--> Az elmúlt hétvégén budapessten voltam és az ártatlan mókázós délutánból, melyet szombaton tartottunk, véresen komoly zabaESTté avanzsálódott. Kezdtük egy kis hot-dogozással Ikeaban,</p>
<p><a href="http://hooliesceneblog.wordpress.com/files/2009/11/26410111-125_2558.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2230" title="ikea hotdog" src="http://hooliesceneblog.wordpress.com/files/2009/11/26410111-125_2558.jpg" alt="ikea hotdog" width="400" height="300" /></a></p>
<p>majd úgy gondoltuk nem vlt elég az amúgy nagyon finom sajtos és sima ikeas hot-dog nekünk még megkell kóstolni a bio-tésztát, mely Marci szerint borzalmas,, mondván Ő már kóstolta és &#8220;vízes a szósz&#8221;. Jóhát minket köztudottan a kajálástól ez sem tántoríthat vissza így Dancsi és én mindenképp úgy döntöttünk hogy zabálunk tovább. Én 3 hotdog, a többiek 2-2 hotdognál tartanak. Ezután jöhetett a másodikon a biotészta.</p>
<p><a href="http://hooliesceneblog.wordpress.com/files/2009/11/biospagetti_250x250.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2231" title="biospagetti_250x250" src="http://hooliesceneblog.wordpress.com/files/2009/11/biospagetti_250x250.jpg" alt="biospagetti_250x250" width="250" height="250" /></a></p>
<p>Én kaptam egy jó nagy adagot, amit befaltam, majd Eni nem is értettem, hogy hogy fordulhatott elő, otthagyta a fini bolognaihoz hasonlító kaját(hus nélkül), én meg fogtam aztis bebúrtam!:) Volt aki ebből nem evett, azoknak üzenem : nem tudjátok miből maradtatok ki. Ezután go Arena plaza, Interaktív forgatás, de lekéstünk róla. Bent mozinál leültünk és veszekedéssel égettük a kaloriákat. Majd megérkeztek shopping körútjukrol Dávidék, és úgy döntöttünk Vivivel(napisuna), hogy nyalokázni akarunk. GO TESCO. Ott természetesen mikor megéreztem a grillcsirke illatát nem tudtam ellenállni, rohantam a pulthoz. Pechemre az utolsót épp egy csajszi kérte ki, aki amúgy utánunk jött csak be a tescoba. Na nembaj, ezután kostoltunk tejberízst, és úgy döntöttünk spájzolunk, veszünk hátha este folyamán még megkívánjuk. Többiek fagyit kívántak, és akkor nagynehezen:P de rábolíntottam a fagyira is, ami a pénztárnál kiderült csak 90FT, hát vicces. A tejberízs drágább volt. EZután beburva a fagyit, rízst zsebrevágva elindultunk ki megkeresni Dancsiékat. Elhaladva a Pizza HUT mellett kivolt irva, hogy 1nagy +ajándék 1nagy. AMi annyit tesz ha veszek egy nagy pizzát, kapok mégegyet ajándékba. Hát gondoltuk ez a hülyének is megéri. Betérve az aréna pizzahutjába megérdeklődtem, hogy mekkora a nagyméret náluk, a válasz mindannyiunkat megdöbbentett: 25-28cm :O &#8220;leesett az állunk&#8221;. Hát abból kettő se lett volna elég ennyi még mindig éhes szájnak. Pláne hogy 2500FT egy 25cmes pizza. Na ekkor mondtam hogy menjünk el a kedvenc török gyrososomhoz a nyugatinál a körúton.Kifele jövet belebotlottunk Lakatos Márkba és a SZERETEM A TESTEM c. műsor forgatásába, és megis interjúztattak minket! Odaérve a star kebabhoz a gyrosból ettem (kizárólag joghurtos tésztával)</p>
<p><a href="http://hooliesceneblog.wordpress.com/files/2009/11/star-kebab2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2232" title="star-kebab nyugati budapest" src="http://hooliesceneblog.wordpress.com/files/2009/11/star-kebab2.jpg" alt="star-kebab nyugati budapest" width="455" height="341" /></a></p>
<p>valamint pudingot, míg a többiek vásároltak egy igazán nagy pizát 45cmeset, vaastag tésztával 1390FT-ért! Na nemmindegy hogy 2500-25cm vagy 1390-45cm. Ezután már mozdulni sem bírtunk a kajától. De mindezt megismételjük most 7végén! Csak bírjuk szuflával. NYAM</p>
<p><strong>Joétvágyat mindenkinek!:) Ja és egy jotanács, szard le az alakod,egyél ha úgy akarod,, ha azt kívánod. :) xoxo.</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Chi guarda a Socotherm?]]></title>
<link>http://uilcemragusa.wordpress.com/2009/11/07/chi-guarda-a-socotherm/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 15:53:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>uilcemragusa</dc:creator>
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<description><![CDATA[la Joint Venture che piace a Soave Pozzallo &#8211; «Il piano di ristrutturazione procede e stiamo o]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">
<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#3366ff;"><em>la Joint Venture che piace a Soave </em></span></h2>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" title="Saipem" src="http://www.saipem.it/images/bg/home_03.jpg" alt="" width="338" height="139" /></p>
<p style="text-align:justify;">Pozzallo &#8211; «Il piano di ristrutturazione procede e stiamo ottenendo importanti risultati. Le prospettive industriali sono positive e siamo ancora alla ricerca di possibili partner disposti a portare finanza ed eventualmente contributi industriali», ha dichiarato all’Apcom Cristiano Battelli, responsabile della ristruttazione del gruppo Socotherm. Saipem, il grande contractor dell&#8217; industria petrolifera avrebbe messo sotto osservazione la Socotherm spa. La società del gruppo Eni sarebbe interessata ad una joint venture col gruppo Soave, motivata dal timore che Socotherm possa finire nelle mani di un grande competitor di Saipem. Possibile interesse anche di Riveco Generalsider s.p.a, competitor di Socotherm nella produzione di pipeline offshore, all’acquisizione dello stabilimento di Pozzallo.  Ma Socotherm, in Italia, non vende pezzi della propria industria. A parlare è Giuseppe Scarpata, neo segretario Uilcem Ragusa. <!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217; esito dei due progetti è legato a doppio filo a due passaggi delicati. Primo, che la Socotherm, tra i leader mondiali nel rivestimento di tubazioni per l&#8217; oil&#38;gas, ottenga dal tribunale di Vicenza l&#8217; ok al concordato preventivo richiesto a luglio (il via libera al concordato è stato dato il 15 ottobre, rimane da nominare il commissario ad acta). Secondo, che l&#8217; assemblea dei creditori (soprattutto banche che vantano crediti per circa 200 milioni) convocata per il 28 gennaio 2010 per esaminare la proposta di concordato che stabilirà modalità, tempi e ammontare dei rimborsi dei crediti, accetti la proposta di ristrutturazione del debito con rimodulazioni e stralci.</p>
<p style="text-align:justify;">«Il piano di ristrutturazione procede e stiamo ottenendo importanti risultati. Le prospettive industriali sono positive e siamo ancora alla ricerca di possibili partner disposti a portare finanza ed eventualmente contributi industriali», ha dichiarato all’Apcom Cristiano Battelli, responsabile della ristruttazione del gruppo Socotherm.</p>
<p style="text-align:justify;">Saipem e Riveco Generalsider s.p.a. stanno alla finestra in attesa che la situazione si chiarisca e si delinei un possibile intervento.</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto Socotherm a  Pozzallo, dopo due anni di attività,  stoppa le produzioni, avvia la procedura di mobilità per i 16 dipendenti, chiude i battenti, saluta il territorio e prende il largo, va via. La multinazionale quotata in borsa ma con fortissime difficoltà finanziarie non ha commesse per Pozzallo e preferisce mantenere in marcia lo stabilimento di Adria.</p>
<p style="text-align:justify;">“Socotherm non è in grado di far fronte ai debiti di cassa, ha messo in vendita pezzi della sua industria all’estero, riorganizza Adria -che passa da 230 unità lavorative a 119- e chiude Pozzallo -spiega Giuseppe Scarpata, segretario Uilcem Ragusa-. Questa è la triste realtà di Socotherm,  dove la sommatoria quasi aritmetica di strategie fallite e avventate -un piano industriale annunciato e mai messo in campo, una rinuncia al finanziamento pubblico di 15 Ml di euro di cui 2/3 a fondo perduto (Socotherm ha usufruito solo dei 6.6 ML iniziali per lo start up delle produzioni), uno stabilimento che nasce per grandi commesse ma che di fatto produce solo debiti, una plusvalenza di manodopera assunta per ordinativi in assegnazione e mai andati in produzione- ha generato una falla nel conto economico dello stabilimento pozzallese che difficilmente potrà essere risanata.”</p>
<p style="text-align:justify;">“La ristrutturazione finanziaria del gruppo è tuttavia in corso -280 Ml di debiti da saldare, di cui 200 contratti solo in Italia- ardua da gestire e dalle evoluzioni incontrollabili. Per Pozzallo, all’orizzonte delle scelte aziendali, è cessione dell’attività lavorativa e basta. La presentazione del piano di mobilità per i 16 dipendenti uccide le speranze dei lavoratori e scrive la parola fine al sogno industriale di Socotherm in Provincia di Ragusa.</p>
<p style="text-align:justify;">Occorre tenere in qualche modo legati i lavoratori all’azienda, congelarli in mobilità non ha senso, magari aggiornando il periodo di Cassa integrazione, in attesa di altri eventi, o meglio, altri acquirenti. Questo abbiamo chiesto a Socotherm alla presenza di Confindustria Ragusa, questa è l’unica via percorribile tracciata dal sindacato”.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.ragusanews.com/news/Chi-guarda-a-Socotherm.-Parla-Scarpata,-Uilcem/0000013049">ragusanews.com</a></p>
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ITALIA TV. Energia. Enel acquisisce licenze esplorative e asset da Stratic.]]></title>
<link>http://italiatv.wordpress.com/2009/11/07/italia-tv-energia-enel-acquisisce-licenze-esplorative-e-asset-da-stratic/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 07:40:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>ITALIA TV - Notiziario per lo sviluppo economico</dc:creator>
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<description><![CDATA[(italiatv.it) Enel Trade, controllata di Enel che opera nel campo degli approvvigionamenti di materi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="aligncenter size-full wp-image-643" title="dario pettinelli italia tv" src="http://italiatv.wordpress.com/files/2009/11/eneltrade1.gif" alt="dario pettinelli italia tv" width="170" height="112" />(italiatv.it) Enel Trade, controllata di Enel che opera nel campo degli approvvigionamenti di materie prime energetiche e del trading, ha acquisito per 34 milioni di euro gli asset nel gas della società canadese Stratic Energy Corporation che comprendono riserve per circa 0,7 miliardi di metri cubi e alcune licenze esplorative. L&#8217;acquisizione, spiega una nota, ha per oggetto l&#8217;intero portafoglio gas di Stratic in Italia che comprende le licenze di San Marco e Casale Cocchi in Emilia e Romagna, che fanno parte dei campi di gas Longanesi, e altri diritti esplorativi in Italia. Enel verserà a Stratic ulteriori 6,6 milioni di euro se la prima fase di produzione avrà inizio entro la fine del 2011, con la possibilità di ridurre proporzionalmente tale pagamento se la produzione avrà inizio dopo la fine del 2012. L&#8217;acquisizione è soggetta alla normali condizioni sospensive, compresa l&#8217;approvazione dell&#8217;autorità regolatori; si stima che potrà essere completata nel primo trimestre del 2010. L&#8217;acquisizione odierna segna un ulteriore passo avanti nella strategia di Enel di integrazione verticale garantendosi l&#8217;accesso diretto alle materie prime energetiche. A maggio di quest&#8217;anno Enel ha costituito con Total una joint venture che si è aggiudicata un blocco di esplorazione nel Delta del Nilo nell&#8217;ambito dell&#8217;&#8221;International Bid Round&#8221; lanciato dall&#8217;egiziana EGAS nel 2008. La joint venture è posseduta al 90% da total che ha il ruolo di operatore e al 10% da Enel. Enel, inoltre, possiede una quota del 19.6% in SeverEnergia, una società russa che conta su riserve pari a circa 5 miliardi di barili equivalenti di petrolio in via di sviluppo in partnership con Gazprom ed Eni. (teleborsa)</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td colspan="2"> </td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Eni and KazMunaiGas close to deal]]></title>
<link>http://guydinmore.wordpress.com/2009/11/06/eni-and-kazmunaigas-close-to-deal/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 18:46:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>guydinmore</dc:creator>
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<description><![CDATA[By Guy Dinmore in Rome Published: November 6 2009 Italy&#8217;s Eni group and Kazakhstan&#8217;s Lon]]></description>
<content:encoded><![CDATA[By Guy Dinmore in Rome Published: November 6 2009 Italy&#8217;s Eni group and Kazakhstan&#8217;s Lon]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ITALIA TV. Eni, accordo di cooperazione con la compagnia petrolifera di stato kazaka]]></title>
<link>http://italiatv.wordpress.com/2009/11/06/italia-tv-eni-accordo-di-cooperazione-con-la-compagnia-petrolifera-di-stato-kazaka/</link>
<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 08:43:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>ITALIA TV - Notiziario per lo sviluppo economico</dc:creator>
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<description><![CDATA[(italiatv.it)  L&#8217;Amministratore Delegato di Eni, Paolo Scaroni, e il Presidente di KazMunayGas]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-634" title="dario pettinelli italia tv" src="http://italiatv.wordpress.com/files/2009/11/enilogo2.jpg" alt="dario pettinelli italia tv" width="270" height="145" />(italiatv.it)  L&#8217;Amministratore Delegato di Eni, Paolo Scaroni, e il Presidente di KazMunayGas, Kairgeldy Kabyldin, hanno firmato oggi, alla presenza del Presidente della Repubblica del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, e del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, un accordo di cooperazione per lo sviluppo di attività di esplorazione e produzione e di infrastrutture industriali in Kazakhstan. Secondo i termini dell&#8217;accordo, che fa seguito a un Memorandum d&#8217;Intesa preliminare firmato a luglio 2009, Eni e KazMunayGas (KMG) condurranno studi di esplorazione nelle aree di Isatay e Shagala, situate nel Mar Caspio, studi di ottimizzazione dell&#8217;utilizzo del gas in Kazakhstan e di valutazione di numerose iniziative industriali, tra le quali un impianto di trattamento del gas, un impianto di generazione elettrica a gas, un cantiere navale e l&#8217;upgrading della raffineria di Pavlodar, di cui KMG possiede la quota di maggioranza. Le decisioni finali d&#8217;investimento relative a questi progetti sono previste entro due anni dal completamento di studi tecnici e commerciali dettagliati. Eni prevede di rafforzare ulteriormente la sua presenza in Kazakhstan, dove è co-operatore nel giacimento Karachaganak ed è partner nel consorzio che gestisce il giacimento Kashagan. Nell&#8217;ambito di questo progetto, Eni è responsabile dell&#8217;esecuzione della prima fase dello sviluppo del giacimento.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Last glimpses of warmness]]></title>
<link>http://maratonomak.wordpress.com/2009/11/05/last-glimpses-of-warmness/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 20:59:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>maratonomak</dc:creator>
<guid>http://maratonomak.wordpress.com/2009/11/05/last-glimpses-of-warmness/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3480/4078127268_ac64fa4569.jpg" alt="" width="490" height="500" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ITALIA TV. Eni leader in comunicazione per responsabilità sociale.]]></title>
<link>http://italiatv.wordpress.com/2009/11/05/italia-tv-eni-leader-in-comunicazione-per-responsabilita-sociale/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 13:14:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>ITALIA TV - Notiziario per lo sviluppo economico</dc:creator>
<guid>http://italiatv.wordpress.com/2009/11/05/italia-tv-eni-leader-in-comunicazione-per-responsabilita-sociale/</guid>
<description><![CDATA[(italiatv.it)  Eni e&#8217; la migliore azienda a livello mondiale nel 2009 per la comunicazione web]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-627" title="dario pettinelli italia tv" src="http://italiatv.wordpress.com/files/2009/11/enilogo1.jpg" alt="dario pettinelli italia tv" width="270" height="145" />(italiatv.it)  Eni e&#8217; la migliore azienda a livello mondiale nel 2009 per la comunicazione web in materia di responsabilita&#8217; sociale di impresa e sostenibilita&#8217; dello sviluppo (CSR, Corporate Social Responsibility). La societa&#8217; ha ricevuto oggi il CSR Online Award Global Leaders 2009, premio che deriva da uno studio condotto su 91 aziende incluse nel Dow Jones Sustainability Index, il piu&#8217; prestigioso indice borsistico mondiale di valutazione della responsabilita&#8217; sociale delle imprese in cui Eni ha fatto ingresso nel 2007. Lo studio e&#8217; stato svolto dalla societa&#8217; di comunicazione finanziaria Lundquist. Eni si e&#8217; classificata al primo posto della graduatoria mondiale distanziando significativamente le altre imprese esaminate, conseguendo 84,5 punti su 100 possibili e superando di 35 punti il punteggio mediamente conseguito dalle altre aziende. Secondo lo studio, il primato di Eni e&#8217; da ricondurre alla eccellente qualita&#8217; e concretezza dell&#8217;informazione (&#8220;wealth of information&#8221;) fornita nella sezione Sostenibilita&#8217; del proprio sito internet, in cui vengono comunicati in modo puntuale ed esaustivo risultati raggiunti e obiettivi futuri, e illustrati in dettaglio i progetti e le iniziative realizzate. L&#8217;indagine evidenzia alcuni dei maggiori punti di forza di Eni nella comunicazione web su responsabilita&#8217; sociale e sostenibilita&#8217;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ITALIA TV. Eni avvia la produzione gas di Longhorn, nel Golfo del Messico.]]></title>
<link>http://italiatv.wordpress.com/2009/11/02/italia-tv-eni-avvia-la-produzione-gas-di-longhorn-nel-golfo-del-messico/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 14:07:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>ITALIA TV - Notiziario per lo sviluppo economico</dc:creator>
<guid>http://italiatv.wordpress.com/2009/11/02/italia-tv-eni-avvia-la-produzione-gas-di-longhorn-nel-golfo-del-messico/</guid>
<description><![CDATA[(italiatv.it)  Eni ha avviato la produzione del giacimento a gas di Longhorn, situato nel Golfo del ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-605" title="dario pettinelli italia tv" src="http://italiatv.wordpress.com/files/2009/11/enilogo.jpg" alt="dario pettinelli italia tv" width="270" height="145" />(italiatv.it)  Eni ha avviato la produzione del giacimento a gas di Longhorn, situato nel Golfo del Messico nei Blocchi Mississippi Canyon 502/546, a circa 100 km dalla costa della Louisiana. Eni è operatore del giacimento con una quota del 75%. Nexen detiene il rimanente 25%. La produzione iniziale sarà di oltre 5 milioni di metri cubi di gas al giorno, da 4 pozzi a completamento sottomarino connessi alla piattaforma Corral, operata da Eni e precedentemente nota come Crystal. Questa piattaforma, di tipo convenzionale, si trova nel Blocco MC 365, circa 40 Km a nordovest del campo, in acque profonde meno di 200 metri ed è stata equipaggiata per raggiungere una capacità giornaliera di trattamento di quasi 7 milioni di metri cubi di gas e 6.000 barili di olio. Il progetto Longhorn ha iniziato la sua produzione in poco più di tre anni dalla sua prima scoperta nel luglio del 2006 ed è stato completato in meno di due anni dalla sua approvazione. Ulteriori interventi sulla piattaforma Corral ne porteranno la capacità di trattamento a 12.000 barili di olio al giorno, per consentire il collegamento del campo di Appaloosa (Eni 100%), attualmente in fase di sviluppo e il cui inizio di produzione è previsto per il 2010. Negli Stati Uniti, Eni detiene 376 Blocchi nel Golfo del Messico e si posiziona tra i primi produttori con una capacità di oltre 100.000 barili/giorno, il 60% dei quali provenienti da campi operati. Eni è inoltre presente in Alaska con interessi in 172 blocchi nell&#8217;offshore e sul North Slope e sta procedendo con il progetto di sviluppo di Nikaitchuq. Nel 2009 Eni ha siglato un accordo con Quicksilver Resources, un produttore indipendente USA di gas naturale, partecipando con il 27,5% allo sviluppo dell&#8217;area &#8220;Alliance&#8221; che produce gas non convenzionale (gas shale) dalle Barnett Shales nel bacino di Fort Worth.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

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