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	<title>entomologia &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/entomologia/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "entomologia"</description>
	<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 22:06:33 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[XTUBE: ENTOMOLOGIA II MILLENNIO (2)]]></title>
<link>http://loresp.wordpress.com/2009/11/24/xtube-entomologia-ii-millennio-2/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 15:33:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>loresp</dc:creator>
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<description><![CDATA[home made (TUBEKO) Inquadratura fissa: letto su parete bianca. Il ragazzo è bianchissimo, quasi un n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>home made (TUBEKO)</em></p>
<p>Inquadratura fissa: letto su parete bianca. Il ragazzo è bianchissimo, quasi un nord europeo. La ragazza slanciata, gambe lunghissime, molto magra, capelli lunghi castani. Vicino a loro, sul letto, un portatile. Lui fa partire un pezzo elettronico, lei abbozza un sorriso e si fa penetrare da dietro. Dopo poco il ragazzo, insoddisfatto, si alza, sposta il portatile e sistema la videocamera in modo da inquadrare meglio i genitali. Lei lo aspetta senza muoversi, mostrando la schiena e il sedere. Toccandosi i capelli ne estrae qualcosa, che osserva per qualche secondo, indecisa se liberarsene. Lui, tornato sul letto, ricomincia a spingere, accertandosi con delle brevi occhiate che si veda bene. Dopo poco ha un orgasmo silenzioso. Si alza, si pulisce e torna sul letto invitando la ragazza a salirgli sopra. Lei non dice nulla. Ricominciano, lentamente e per qualche minuto. Lui tira fuori il pene quando sente una nuova eiaculazione in arrivo. Lei si aggiusta la coda dei capelli e si alza. Fine. Durata: 7&#8242; 41&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[XTUBE ovvero ENTOMOLOGIA II MILLENNIO (1)]]></title>
<link>http://loresp.wordpress.com/2009/11/20/xtube-ovvero-entomologia-ii-millennio-1/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 10:17:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>loresp</dc:creator>
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<description><![CDATA[10 mesi fa DBDaisy è seduta sul divano con le gambe accavallate. La ripresa dal basso ne mette in ev]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>10 mesi fa</p>
<p>DBDaisy è seduta sul divano con le gambe accavallate. La ripresa dal basso ne mette in evidenza le calze nere trasparenti e parte del cortissimo vestito nero. Siamo in un saloncino e quando entrano una donna e un uomo si scorge un angolo cucina. I due nuovi ospiti vengono ripresi dal basso, così da farne vedere le sole gambe, lei senza calze sotto un vestitino nero, lui in pantaloncini corti grigi, leggermente troppo larghi. Lei conduce lui tenendolo per mano. Entrambi salutano DBDaisy, che rimane sul divano ripresa a figura intera, ammiccando alla videocamera. Inquadratura sui piedi di tutti e tre: scarpe nere con tacco per DB, scarpe acqua-trasparenti per la donna, calzini bianchi per l&#8217;uomo. Dissolvenza in nero. Riapertura sul terzetto così disposto: lui disteso sotto il divano, senza pantaloncini, in erezione; DB seduta, gonna alzata; l&#8217;altra donna distesa sotto il divano di fronte all&#8217;uomo: sia lei da terra che DB dall&#8217;alto lo masturbano con i piedi, l&#8217;una scalza, l&#8217;altra tenend0 i collant (la ripresa, anche qui, è fatta in modo da mostrare il volto della sola DB). DB si occupa del prepuzio, l&#8217;altra donna della base e dei testicoli. Le due donne commentano, DB si tocca sorridendo. Lui è silenzioso, arcuando la schiena accompagna il movimento dei piedi sul pene. DB fa in modo che il pene si appoggi all&#8217;arco del suo piede sinistro, mentre la sua compagna continua il lavoro col destro, fra le dita smaltate di rosa chiaro, un anello. Ora la camera si aggira introno al fulcro, mostrando l&#8217;azione dal punto di vista prima di lei e poi di lui. Le due ragazze incitano l&#8217;uomo. Lui non si fa pregare. Il fiotto di sperma arriva fin sulle gambe della donna e sulle calze di DB. Dissolvenza in nero. Durata della masturbazione: 2 minuti e 17 secondi. Durata totale del video: 2&#8242; e 50&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[I primi insetti che impollinavano]]></title>
<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/11/20/i-primi-insetti-che-impollinavano/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 08:16:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
<guid>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/11/20/i-primi-insetti-che-impollinavano/</guid>
<description><![CDATA[Alcuni scienziati cinesi sostengono che l&#8217;origine dell&#8217;impollinazione attraverso gli ins]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><em><a href="http://oggiscienza.wordpress.com/files/2009/11/18159_web.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3857" title="Un fossile di mosca drago (Crediti: Wenying Wu)" src="http://oggiscienza.wordpress.com/files/2009/11/18159_web.jpg" alt="" width="170" height="170" /></a>Alcuni scienziati cinesi sostengono che l&#8217;origine dell&#8217;impollinazione attraverso gli insetti potrebbe essere più antica del previsto</em></h3>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;">CRONACA</span> &#8211; Chi sono stati i primi animali impollinatori? Un nuovo studio cinese pubblicato su <em>Science</em> sostiene siano degli strani insetti dell&#8217;ordine dei mecotteri, chiamati anche mosche scorpione, e che la comparsa di questo metodo di impollinazione sia molto più antica di quel che si è creduto finora. Molti scienziati infatti ritengono che per riprodursi sessualmente le piante primitive – che dovevano esattamente come quelle moderne far arrivare il polline<!--more-->, il gamete maschile, sul pistillo, l&#8217;organo che contiene il gamete femminile – usassero mezzi meccanici come il vento, e che il metodo di impollinazione tramite insetti sia emerso solo verso la fine del cretaceo (da 99,6 a 65,5 milioni di anni fa). L&#8217;impollinazione attraverso insetti si basa sulle abitudini alimentari degli animali: andando di fiore in fiore per bere il nettare gli insetti si sporcano di polline e lo trasportano di corolla in corolla posandolo sui pistilli di altri fiori.</p>
<p style="text-align:justify;">Dong Ren, dell&#8217;Università Normale della Capitale di Pechino, crede invece che questo metodo sia stato messo a punto molto prima e cioè circa 167 milioni di anni fa. Gli esemplari fossili di mosca dragone esaminati dallo scienziato e dai suoi colleghi infatti porterebbero prove a favore di quest&#8217;ipotesi. Questi animali hanno bocche molto elaborate a forma di sifone, che potevano servire a sorbire il nettare dalle piante. Ren ha anche individuato alcuni tipi di pianta primitiva che avrebbero potuto essere visitate da questo insetto: conifere, felci da seme – un tipo di felce ormai estinto -, alberi della classe del ginko e di altri tipi di piante primitive estinte. Tutti questi vegetali avevano organi riproduttivi inadatti all&#8217;impollinazione tramite vento e perciò secondo Ren si affidavano invece agli insetti.</p>
<p style="text-align:justify;">Restano però dei dubbi: Ren e colleghi hanno infatti condotto un analisi sui resti fossili sperando di trovare del polline fossile sul corpo degli insetti, ma non hanno trovato traccia su nessuno dei reperti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Rapimento, riscatto, rilascio]]></title>
<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/11/18/rapimento-riscatto-rilascio/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 09:22:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
<guid>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/11/18/rapimento-riscatto-rilascio/</guid>
<description><![CDATA[Una specie di vespa prende prigioniere le coccinelle per poi rilasciarle vive e in buona salute CRON]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><em><a href="http://www.flickr.com/photos/12530381@N07/4098211820/"><img class="alignleft size-full wp-image-3837" title="Crediti: SARhounds" src="http://oggiscienza.wordpress.com/files/2009/11/4098211820_1e1a2c0e93_o.jpg" alt="" width="163" height="163" /></a>Una specie di vespa prende prigioniere le coccinelle per poi rilasciarle vive e in buona salute</em></h3>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#ff0000;">CRONACA</span> &#8211; Non è l&#8217;unico caso di insetto che cattura un individuo di un&#8217;altra specie e usa il suo corpo per riprodursi. Di solito però il fenomeno è molto più violento e il corpo del malcapitato viene letteralmente usato come cibo dalle larve delle specie aggressiva. In questo caso invece si tratta di rapimenti con esito positivo: un tipo di vespa, la <em>Dinocampus coccinellae</em>, sequestra un individuo della specie <em>Coccinella maculata<!--more--></em>, la comune coccinella e depone le uova fra le sue gambe; una volta che le larve sono maturate abbandonano il corpo dell&#8217;ospite che viene liberato e apparentemente riprende la sua vita normale, continuando addirittura il proprio ciclo riproduttivo.</p>
<p style="text-align:justify;">“Quello che è affascinate – ha spiegato Jacques Brodeur entomologo dell&#8217;Università di Montreal –  è che la coccinella viene parzialmente paralizzata dal parassita e successivamente liberata,” questo è un fatto raro in natura.</p>
<p style="text-align:justify;">Lo scienziato che sta ancora approfondendo i suoi studi vuole scoprire se la coccinella si può rifiutarsi di collaborare: l&#8217;ospite e il suo parassita verranno dunque studiati in varie condizioni in laboratorio, per vedere quali variabili influenzano il successo riproduttivo della vespa. Resta però da capire quali vantaggi abbia la vespa nell&#8217;usare il corpo della coccinella.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Si no es por no estudiar, si hay que estudiar se estudia...]]></title>
<link>http://trotalomas.wordpress.com/2009/11/05/si-no-es-por-no-estudiar-si-hay-que-estudiar-se-estudia/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 22:07:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>Trotalomas</dc:creator>
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<description><![CDATA[Hay gente que se entretiene hasta con el vuelo de una mosca, y la verdad es que en ocasiones esto es]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Hay gente que se entretiene hasta con el vuelo de una mosca, y la verdad es que en ocasiones esto es algo que se da de una forma total y absolutamente literal. Andaba yo demorando un poco el momento de ponerme a estudiar (no por falta de ganas ni de necesidad de ello, sino porque tras diez horitas de trabajo no viene uno con mucho ánimo para nada, por mucho que le atraigan las asignaturas que ha escogido el presente año), y me he encontrado con una oportunidad de oro para ocupar un poco del tiempo de ocio, aprovechándolo además para acercarme a uno de los frentes que más interesantes me parecen de cuantos tengo abiertos este año: la entomología aplicada.</p>
<p style="text-align:justify;">Ya de niño me gustaba especialmente el mundo de los insectos. Tan cercano  y apasionante como accesible, variopinto gracias a que la diversidad de especies es sencillamente abrumadora, antaño dediqué muchas horas y deliciosos esfuerzos en la captura y catalogación de cuanto bicho con tres pares de patas se ponía a mi alcance. Pasaron los años y, a pesar de que ni la pasión por estos animales ni por el estudio de la naturaleza decreció un ápice, me vi abocado a estudiar y dedicarme profesionalmente a otros menesteres. Durante este tiempo mantuve viva una afición que fue creciendo y derivó por otros derroteros más cercanos al ecologismo y a la sensibilización medioambiental, aunque esto es otra historia que merece, tal vez, ser narrada en otra ocasión. Volviendo a lo que os decía, los insectos me gustaron siempre y, a pesar de que en los últimos años he centrado mis particulares investigaciones en las aves,  la asignatura de Entomología Aplicada que curso este año ha hecho que me reconcilie con el pequeño universo de estos artrópodos (lo que empieza a dejarse notar en las fotografías que de la Dehesilla he ido subiendo a blog en pasadas entradas).</p>
<p style="text-align:justify;">El caso es que, como os decía, estaba dispuesto a ponerme a estudiar cuando me he encontrado con una pequeña sorpresa en la lámpara. Mi pareja la había visto rondar por la casa el día de antes, y ahora se ponía al alcance de mi objetivo. ¿Cómo dejar pasar la oportunidad?</p>
<div id="attachment_974" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb050570.jpg"><img class="size-full wp-image-974" title="Ceratitis capitata - lámpara" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb050570.jpg" alt="Nuestra mosca de la fruta parece gustar de la luz de la lámpara de estudio." width="500" height="415" /></a><p class="wp-caption-text">Nuestra mosca de la fruta parece gustar de la luz de la lámpara de estudio. </p></div>
<p style="text-align:justify;">La que veis aquí es, en su hermosura, un temible enemigo para los agricultores. Se trata de la <em>Ceratitis capitata</em>, la mosca de la fruta. Su origen se encuentra en la costa occidental de África, aunque a día de hoy es fácil de encontrar en cualquier lugar del mundo (especialmente en zonas de climas templados, subtropicales  y tropicales) gracias a que el comercio de frutas facilitó su dispersión.</p>
<p style="text-align:justify;">En el caso que os ocupa se trata de una hembra (esta especie presenta dimorfismo sexual en las antenas, que terminan en una banda negra en el caso del macho), que se ha mostrado de lo más complaciente y tranquila mientras le sacaba algunas fotografías. Aunque sepamos que puede constituir una plaga para la agricultura, no se puede negar la belleza del ejemplar, ¿verdad?</p>
<div id="attachment_975" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb050545.jpg"><img class="size-full wp-image-975" title="Mosca de la fruta" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb050545.jpg" alt="Posando tan tranquila en el techo (fotografía invertida)." width="500" height="336" /></a><p class="wp-caption-text">Posando tan tranquila en el techo (fotografía invertida).</p></div>
<p style="text-align:justify;">Sí que invitaría a pensar sobre la repercusión que tienen las especies invasoras sobre las producciones agropecuarias y, sobre todo, alterando los ecosistemas donde se asientan, donde pueden desplazar a especies locales al entablar con ellas una competencia por la obtención de recursos al no contar, habitualmente, con depredadores naturales que limiten su crecimiento. Suelen ser especies oportunistas, y son capaces de ponernos en jaque con facilidad.</p>
<p style="text-align:justify;">Nuestra<em> Ceratitis capitata</em> cuenta, en todo caso, con enemigos naturales como algunos bracónidos, pequeñas avispas que la parasitan depositando sus huevos sobre las larvas de aquella. Recordemos que siempre será preferible llevar a cabo un correcto manejo integrado de plagas, facilitando el desarrollo de estos insectos beneficiosos que atacan a los no deseados antes que recurrir al tratamiento de los frutales con cualquier tipo de biocida.</p>
<div id="attachment_977" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb0505721.jpg"><img class="size-full wp-image-977" title="Ceratitis capitata" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb0505721.jpg" alt="Ceratitis capitata, pensando si el largo verano, que no termina, dará para otra puesta." width="500" height="394" /></a><p class="wp-caption-text">Ceratitis capitata pensando si el largo verano, que no parece terminar, dará para otra puesta.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Y ahora sí, me voy a estudiar… hasta que otra mosca pase volando buscando mi perdición.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La verdad sobre la desaparición de las abejas]]></title>
<link>http://agaudi.wordpress.com/2009/11/03/la-verdad-sobre-la-desaparicion-de-las-abejas/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 16:08:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Jordi Guzman</dc:creator>
<guid>http://agaudi.wordpress.com/2009/11/03/la-verdad-sobre-la-desaparicion-de-las-abejas/</guid>
<description><![CDATA[Una película llamada “La desaparición de las abejas (Vanishing of the Bees)” se estrenó en los cines]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Una película llamada “La desaparición de las abejas (<a href="http://vanishingbees.co.uk/about/" target="_blank"><strong>Vanishing of the Bees</strong></a>)” se estrenó en los cines de todo el Reino Unido a principios de este mes. Es un documental sin cortes sobre el “misterioso colapso” de la población de abejas por todo el planeta – un fenómeno que recientemente ha atraído gran atención y sobre el que se ha escrito mucho.</p>
<p>La idea de que las abejas están desapareciendo por razones desconocidas se ha incrustado en la consciencia general. También es una</p>
<div id="attachment_24848" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/11/abejas.jpg"><img class="size-full wp-image-24848" title="Abejas" src="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/11/abejas.jpg" alt="Abejas" width="300" height="229" /></a><p class="wp-caption-text">Aún polinizando. Imagen: Sipa Press/Rex Features</p></div>
<p>gran historia que aprovecha la ansiedad de nuestra era. Pero, ¿es cierto? Creemos que no, no aún al menos.</p>
<p>Primero lo básico. La <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Polinizaci%C3%B3n" target="_blank"><strong>polinización </strong></a>por parte de abejas y otros animales – moscas, mariposas, pájaros y murciélagos – es necesaria para la producción de frutas y semillas en muchas plantas silvestres y cultivadas. Más de un 80% de las 250 mil especies de plantas con flor del planeta están polinizadas por animales.</p>
<p>La agricultura es un beneficiario a gran escala de estos servicios de polinización, por lo que afirmar que estos polinizadores están en declive ha disparado las alarmas ya que nuestro suministro alimenticio podría estar en peligro, y puede que estemos al borde de una “crisis de polinización” global.</p>
<p>Las afirmaciones de tal crisis descansan sobre tres pilares básicos: esas abejas son las responsables de la producción de una gran porción de nuestro alimento; que esos polinizadores están declinando a nivel mundial; y que la caída en los polinizadores amenaza al rendimiento de la agricultura. Numerosos artículos científicos, artículos de muchos medios e incluso una resolución del Parlamento Europeo de 2008 presentan cada uno de estos aspectos como una verdad incontestable. ¿Pero lo son?</p>
<p>Nuestro análisis de los datos procedente de la Organización de los Alimentos y Agricultura de las Naciones Unidas revelan una perspectiva diferente de la crisis de polinización – una que es menos catastrófica que lo descrito en las películas (Current Biology, vol 18, p 1572, and vol 19, p 915).</p>
<p>La primera base – que las abejas son responsables de la producción de una gran fracción de nuestra comida – es simplemente falsa. Los polinizadores son importantes para muchos cultivos, pero es un mito que la humanidad se moriría de hambre sin abejas.</p>
<p>Aproximadamente el 70 por ciento de los 115 cultivos más productivos, incluyendo la mayor parte de frutas y oleaginosas, son polinizadas por animales. Esto hace una cifra de casi 2500 millones de toneladas de comida al año, aproximadamente un tercio de la producción agrícola global. No obstante, pocos de estos cultivos dependen completamente de la polinización animal, dependiendo en gran parte de su capacidad de auto-polinización.</p>
<p>Aparte de eso, la producción de muchos alimentos básicos no dependen en absoluto de los polinizadores: los cultivos de carbohidratos tales como el trigo, arroz y maíz son polinizados por el viento o auto-polinizados. Si las abejas desaparecen por completo, la producción agrícola global bajaría entre un 4 y un 6 por ciento.</p>
<p>¿Qué hay de la bajada de polinizadores? Las afirmaciones de una desaparición global de abejas están basadas en colecciones de (a menudo extremos) ejemplos regionales, lo cual no necesariamente es representativo de las tendencias globales. Estos ejemplos tienden a proceder de zonas de Europa y Norteamérica donde quedan pocos hábitats naturales o semi-naturales.</p>
<p>La cantidad de abejas domesticadas, el polinizador de cultivos más importante de todos, también ha decrecido considerablemente en los Estados Unidos y algunos países europeos en las décadas recientes. No obstante, estas bajadas se compensan con el fuerte incremento en Asia, Latinoamérica y África. Es más, el número de colmenas gestionadas en todo el mundo se ha incrementado aproximadamente en un 45 por ciento en las últimas cinco décadas.</p>
<p>También ha habido algunas aterradoras historias sobre el “desorden por colapso de la colonia” y la expansión del ácaro Varroa en los Estados Unidos y Europa. De nuevo, estos son fenómenos reales, pero problemas pasajeros más que fuerzas directoras de tendencias a largo plazo. En lugar de esto, la bajada a largo plazo parece ser consistente con la dinámica económica de la industria de la miel, la cual parece estar desplazándose a los países en desarrollo en busca de una producción más barata.</p>
<p>Finalmente, ¿una baja abundancia de los polinizadores afectan a la productividad de la agricultura? Es cierto que una carencia de polinizadores, especialmente las abejas, puede limitar la producción de muchos cultivos y plantas silvestres. También es cierto que muchos cultivos dependientes de los polinizadores han crecido más lentamente que aquellos cultivos en su mayoría no dependientes. No obstante, contrariamente a lo que se esperaría si bajan los polinizadores, la media de producción de los cultivos dependientes de los polinizadores se ha incrementado a ritmo estable durante las últimas décadas, al igual que los cultivos no dependientes, sin signos de ralentización.</p>
<p>En general, debemos concluir que las afirmaciones de una crisis global en la polinización agrícola no son ciertas.</p>
<p>Los problemas de polinización pueden ser inminentes, no obstante. La producción agrícola global ha mantenido su ritmo con la duplicación de la población humana durante las últimas cinco décadas, pero la pequeña proporción de ésta que depende de los polinizadores se ha cuadruplicado durante el mismo periodo. Esto incluye los alimentos de lujo tales como las frambuesas, cerezas, mangos y anacardos. El incremento en la producción de estos cultivos ha sido conseguido, en parte, por un incremento de un 25 por ciento en el área de cultivo en respuesta a una mayor demanda de los mismos.</p>
<p>Esta expansión puede presionar la capacidad de polinización global, por dos razones. La demanda de servicios de polinización ha crecido más rápido que la cantidad de abejas domésticas, y la limpieza de tierra asociada ha destruido gran parte de los hábitats naturales de los polinizadores silvestres.</p>
<p>El incremento acelerado de los cultivos dependientes de polinizadores por tanto tienen el potencial de disparar futuros problemas para estos cultivos y plantas silvestres. Estos problemas pueden crecer conforme la bajada en la producción de frambuesas, cerezas y el resto aumenten rápidamente sus precios, estimulando aún más la expansión de los cultivos. Por lo que aunque la actual crisis de la polinización es en gran parte un mito, puede que pronto tengamos una real entre manos.</p>
<p>Artículo traducido y posteado en <a href="http://www.cienciakanija.com/2009/11/01/la-verdad-sobre-la-desaparicion-de-las-abejas/" target="_blank"><strong>Ciencia Kanija</strong></a>, el original se publicó en <a href="http://www.newscientist.com/article/mg20427316.800-the-truth-about-the-disappearing-honeybees.html?DCMP=OTC-rss&#38;nsref=online-news" target="_blank"><strong>NewScientist</strong></a>, los autores son <em><strong>Marcelo Aizen</strong> es un investigador del Consejo de Investigación Nacional Científico y Técnico de Argentina. <strong>Lawrence Harder</strong> es profesor de ecología de polinización en la Universidad de Calgary en Alberta, Canadá.</em></p>
<p>&#160;</p>
<p>Para los que estén interesados en el tema, en <a href="http://www.investigacionyciencia.es/Articulos00.asp" target="_blank"><strong>Investigación y Ciencia nº 397</strong></a> de octubre de 2009 hay un artículo sobre la enfermedad causante del despoblamiento de las colmenas.</p>
<h3>La silenciosa pandemia de las abejas.</h3>
<p><em>De cómo se descubrió la causa de una enfermedad silenciosa que ha causado el despoblamiento de millares de colmena.</em></p>
<p>Era el año 2004. El laboratorio de pa­tología apícola del Centro Agrario de Marchámalo (Guadalajara) estaba colapsado por miles de cajas de cartón, lle­nas de abejas enfermas y moribundas, remitidas por apicultores de toda Espa­ña. Las muestras esperaban su estudio para averiguar la causa de un extraño proceso, en el que las abejas desapare­cían. Un cuadro clínico nuevo para api­cultores y veterinarios, que estaba oca­sionando grandes pérdidas económicas. A los ojos de ambos, las colmenas son animales de producción (como las vacas y las ovejas), puesto que generan pro­ductos para el consumo humano; asimis­mo, son benefactoras para los ecosiste­mas al polinizar plantas, silvestres y cultivadas.</p>
<p>A esa patología se la denominó en 2005 &#8220;desabejamiento de las colmenas&#8221;, expresión sustituida luego por el actual &#8220;<a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Problema_de_colapso_de_colonias" target="_blank"><strong>síndrome del despoblamiento de las col­menas</strong></a>&#8221; (SDC) en España y Europa, o &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Colony_collapse_disorder" target="_blank"><strong>Colony Collapse Disorder</strong></a>&#8221; (CCD) en EE.UU. Las abejas desaparecen y la colmena muere sin presentar una sintomatología que permita intuir el origen del problema.</p>
<p><strong>Primavera sin abejas mel</strong><strong>íferas</strong></p>
<p>En invierno es cuando se observan las mayores pérdidas. Ello coincide con el momento en que los apicultores se dis­ponen a preparar su &#8220;ganado&#8221; para la re­colección de primavera. El campo está henchido de néctar y polen, pero no hay suficientes abejas para trabajar. La deses­peración del apicultor se exacerba cuan­do ve que sus colmenas no despiertan y que no se multiplica el número de abe­jas para recolectar. Aun cuando la abeja reina haya sobrevivido, ya no hay tiem­po ni suficientes abejas trabajadoras para el momento de la floración. Se pierde la cosecha de ese año y la polinización debe ser asumida por otras especies. Las col­menas, que no consiguen reponer las abe­jas que mueren en el campo, se acaban despoblando y mueren.</p>
<p>En esta situación nos encontrábamos ya en 2000, cuando algunos apiculto­res y veterinarios consultaban al Centro Apícola por casos de debilitamien­to o de elevada e inexplicable mortalidad de colmenares completos, en apariencia sanos. Como en toda ganadería, en la apicultura mueren cada año, por cau­sas diversas, cierto número de animales o colmenas. Sin embargo, nada hacía pronosticar lo que ocurriría los años si­guientes.</p>
<p>Iniciado el nuevo milenio, llegaban desde Francia noticias que responsabili­zaban del desastre a los laboratorios que comercializaban insecticidas (fipronil e imidacloprida) para el tratamiento de se­millas de maíz o girasol. Esta hipótesis ya se había descartado en España como causa principal de la pandemia, pues sólo uno de esos productos estaba permitido en nuestro país; se utilizó en el 8 por ciento de las semillas de girasol planta­das entre 2004 y 2009 en Cuenca, Cór­doba y Sevilla. Análisis de esos compues­tos (sobre todo neonicotinoides) en abejas pecoreadoras y polen de dichas zonas, realizados por el grupo de José Luis Bernal, de la Universidad de Valladolid, habían arrojado resultados nega­tivos. Sin embargo, en Francia continua­ban las batallas legales para encontrar un culpable químico de la pérdida de miles de colmenas.</p>
<p><strong><em><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Nosema_apis" target="_blank">Nosema apis</a>, </em></strong><strong>el </strong><strong>primer </strong><strong>sospechoso</strong></p>
<p>En España aumentaban las denuncias y continuaba la remisión de muestras. Pre­sentaban un aspecto desconcertante: mu­chas esporas de <em>Nosema, </em>pero ni rastro de diarrea (síntoma patognomónico de la nosemosis debida a <em>N. apis). </em>Aquello no era normal. Con la colaboración de Amparo Martínez, de Tragsega, empre­sa dedicada a la sanidad ganadera y ani­mal, se realizó un estudio epidemiológi­co de los miles de muestras enviadas a Marchámalo.</p>
<p>Los resultados confirmaron las obser­vaciones iniciales. Las esporas de <em>Nose­ma apis </em>(parásito fúngico unicelular que invade el tracto intestinal y causa disen­tería apiar) parecían tener alguna rela­ción —al menos estadística— con la de­saparición de las abejas. Cuando en las muestras se observaban esporas de <em>Nose­ma, </em>se multiplicaba por seis la posibili­dad de un despoblamiento de la colme­na. Ahora bien, había hasta un 10 por ciento de las colmenas despobladas que no contenían esporas del parásito.</p>
<p>Era evidente que el diagnóstico de una enfermedad y la detección de un agente potencialmente patógeno no eran lo mismo. En ningún momento se ha­bían observado signos de nosemosis, bien conocidos por veterinarios y apicultores: heces (&#8220;diarrea&#8221;) de abejas en el interior de la colmena y abejas débiles que no pueden volar o con el abdomen dilata­do por las heces, entre otros. En Fran­cia, los expertos comenzaron a denomi­narla &#8220;nosemosis seca&#8221; por la ausencia de diarrea. Se sugirió una posible adaptación del agente o una mutación que causara un cuadro clínico nuevo, menos agudo y más crónico.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Nosema </em></strong><strong><em>ceranae,</em></strong> <strong>el </strong><strong>aut</strong><strong>éntico </strong><strong>culpable</strong></p>
<p>Los primeros intentos por conocer las características moleculares del parásito sospechoso resultaron infructuosos: las muestras no contenían ADN de <em><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Nosema_ceranae" target="_blank"><strong>Nosema apis</strong></a>. </em>Tras un cambio metodológico, se resolvió el misterio. El material genéti­co no correspondía a <em>N. apis, </em>ni a una cepa mutante con la capacidad patóge­na modificada. Se trataba de otro pará­sito muy semejante: <em>Nosema ceranae, </em>des­crito sólo en la abeja asiática. Casi de forma simultánea, investigadores de Taiwán lo detectaron también en la abe­ja europea de su país.</p>
<p>Nos hallábamos ante un panorama inesperado: de los once apiarios inclui­dos en el estudio inicial, diez estaban infectados por un parásito transfronterizo. El fenómeno evocaba una situa­ción semejante a la que se enfrentó nuestra apicultura en 1985, cuando en­tró en España uno de los principales patógenos de las abejas: el acaro <em><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Varroa" target="_blank"><strong>Varroa</strong></a>, </em>procedente también del sudeste asiáti­co. Desaparecieron el 40 por ciento de las colmenas. Casi veinte años después, otro parásito asiático estaba implicado en un proceso similar.</p>
<p>Comenzó así una carrera a contrarreloj: infecciones experimentales para comprobar que la detección de ADN se correspondía con un patógeno nue­vo, seguimiento en campo de infecciones naturales para describir el curso de la enfermedad, demostración de los postulados de Koch sobre la capacidad de transmisión del agente entre hospedadores, estudio de posibles formas de contagio entre colmenares y de factores implicados en la patología observada, aplicación de nuevos métodos diagnós­ticos y seguimiento de la difusión de la enfermedad en España. Asimismo, se contactó con científicos de otros países que corroboraron nuestras observacio­nes y se desarrollaron estrategias para evitar las inmensas pérdidas que esta­ban sufriendo los apicultores. Todo ello con la colaboración de Pilar García Palencia, de la Universidad Complutense de Madrid, y la ayuda de Lourdes Prie­to, experta en diagnóstico molecular de la Policía Científica.</p>
<p>El trabajo emprendido culminó en la demostración en colmenares profesiona­les de que <em>N. ceranae </em>era el único pató­geno responsable de la muerte de dece­nas de colmenas. Empezó a detectarse en numerosos países. Ya no era sólo un parásito de abejas europeas criadas en Taiwán o en España. En cuanto se bus­caba, aparecía, pero nadie se había per­catado de la invasión silenciosa.</p>
<p><strong>Un problema </strong><strong>complejo</strong></p>
<p>Los países que importan colmenas (Ca­nadá, por ejemplo) y los que, además, desplazan grandes cantidades de ellas para polinizar su territorio (EE.UU.) denun­ciaban ya en el siglo pasado la presencia, en lugares muy distantes, de <em>N. ceranae. </em>Pero no lo relacionaban con el SDC. Po­cos veterinarios participaron en esos es­tudios, que se centraron más en el insec­to (abeja) que en el animal de producción (colmena). Es posible que la dualidad abeja-colmena haya dificultado la des­cripción del cuadro clínico de la enfermedad, pues no es lo mismo estudiar la patología que se observa en una colme­na que la que se aprecia en una abeja.</p>
<p>Además, la colonia de abejas ha de­mostrado una gran capacidad de adap­tación —verbigracia, aumento en la pues­ta de huevos de la reina— a la continua muerte de abejas, lo que ha encubierto el efecto patógeno de <em>N. ceranae. </em>Una vez debilitada la colonia, otros patóge­nos aprovechan la situación para atacar. Y, como ya detectamos en nuestro estu­dio estadístico inicial, amén de <em>Nosema </em>siguen coexistiendo otros factores debi­litantes: ácaros <em>Varroa </em>(que vehiculan nu­merosos virus), insecticidas (la mayoría acaricidas aplicados frente a <em>Varroa), </em>fal­ta de polen y condiciones climáticas ad­versas.</p>
<p>Sabemos ahora que los millones de esporas detectadas en los estudios inicia­les correspondían a <em>N. ceranae, </em>un pará­sito patógeno clínicamente insidioso, pre­sente en todo el país, que no provoca diarrea, sino la muerte de abejas viejas. Se transmite entre colmenares. Presenta un período de incubación de más de un año, durante el cual la reina aumenta la puesta de huevos para compensar la pérdida de abejas. Mientras la reina es joven, se mantiene la población y la co­lonia de abejas parece sana (estado asintomático), pero cuando se agota, la col­mena colapsa por falta de individuos jóvenes. El SDC se caracteriza, pues, por un largo período de incubación, duran­te el cual la infección pasa inadvertida; el despoblamiento se nota sólo cuando la muerte de la colmena es inminente.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Ar</strong><strong>ánzazu Meana</strong></p>
<p style="text-align:right;"><em>Facultad de veterinaria Universidad Complutense de Madrid</em></p>
<p style="text-align:right;"><strong>Raquel Mart</strong><strong>ín Hernández y Mariano Higes</strong></p>
<p style="text-align:right;"><em>Centro Agrario March</em><em>ámalo de la Junta de Comunidades de Castilla-la Mancha</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Del secano a la vega]]></title>
<link>http://trotalomas.wordpress.com/2009/11/03/del-secano-a-la-vega/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:23:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Trotalomas</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tras unos fines de semana recorriendo la desembocadura del río Guadalhorce, vuelvo a la Dehesilla pa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Tras unos fines de semana recorriendo la desembocadura del río Guadalhorce, vuelvo a la Dehesilla para hacer ejercicio de introspección y reencontrarme con mi querida entomofauna. Lo cierto es que aproveché una de las mañanas de un fin de semana algo más largo de lo habitual para recorrer un parque periurbano que ya denota la proximidad del otoño (y es que es demasiado presumir que la estación está aquí, dadas las temperaturas que siguen siendo altas para las alturas del año en que nos encontramos).</p>
<div id="attachment_952" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb010135.jpg"><img class="size-full wp-image-952" title="Una prometedora mañana." src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb010135.jpg" alt="Una prometedora mañana." width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Una prometedora mañana.</p></div>
<p style="text-align:justify;">La verdad es que el día prometía transcurrir plácido y con buena temperatura, por lo que la amanecida me acompañó en la llegada al pinar, donde los artrópodos comenzaban a desperezarse en tanto los ocupantes de las caravanas situadas ilegalmente en las cercanas pozas de aguas termales mantenían aún el frenético ritmo de su fiesta “rave”. Una molestia para la fauna y una degradación del entorno que las autoridades permiten que se siga llevando a cabo, impunemente, entre otros motivos porque así esta zona se ve desprestigiada socialmente, y los vecinos del pueblo podrían plantearse incluso si no sería mejor que se hubiese realizado la urbanización, campos de golf y casino proyectados para ese sector del municipio. ¿Infiero la presencia de una soterrada manipulación? ¿O se trata simplemente de la desidia gubernamental? Lo cierto es que los actuales propietarios de los terrenos deberían velar por mantenerlos en buen estado y libres de estas actividades nocturnas. Otro día, si gustáis, abundaremos en tal asunto. Prosigamos ahora con la ruta por la Dehesa de Santa Fe.</p>
<div id="attachment_954" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/sin-titulo-31.jpg"><img class="size-full wp-image-954" title="Araña en el cardo" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/sin-titulo-31.jpg" alt="Araña en el cardo." width="500" height="372" /></a><p class="wp-caption-text">Araña en el cardo.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Antes de adentrarme en el pinar, y junto al cardo que ilustra lo hermoso de la mañana, me encontré con un precioso ejemplar de araña que aún tengo que identificar (sugerencias al respecto serán bienvenidas, si no me equivoco se trata de una <em>Lycosa sp</em>., ¿pero cuál?), y ya dentro del mismo me topé con una importante letrina de zorro, con deposiciones aún frescas, que delata la presencia de este depredador en el entorno, que tantas noches ha acompañado con la concertina de sus voces. Bajo el tronco seco de un pino encontré varios ciempiés. Estos hermosos quilópodos suelen encontrarse bajo piedras o troncos caídos, y cazan a sus presas (pequeños insectos y arácnidos) inoculándoles veneno, cuando lo poseen, a través de las forcípulas (el primer par de patas, el más cercano a la cabeza, que aparece modificado a tal fin).</p>
<div id="attachment_960" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb010392.jpg"><img class="size-full wp-image-960 " title="Thymelaea hirsuta" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb010392.jpg" alt="Bufalaga (Thymelaea tinctoria) en flor." width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Bufalaga (Thymelaea hirsuta) en flor.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Un poco más adelante me encontré con una reina de avispa alemana (<em>Vespula germanica</em>) que a estas alturas del año aún no parecía haber buscado un lugar donde hibernar. No es tan espectacular como la fotografía de avispón europeo (<em>Vespa cabro</em>) que “cazó” hace unos meses mi buen amigo Alberto, pero no deja de ser un interesante ejemplar por lo que os digo: sigue activo en el mes de noviembre.</p>
<div id="attachment_955" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/avispon01.jpg"><img class="size-full wp-image-955" title="Vespula germanica" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/avispon01.jpg" alt="Reina de avispa alemana." width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Reina de avispa alemana (Vespula germanica).</p></div>
<p style="text-align:justify;">De camino a la zona de vega, me encontré nuevamente con nuestra amiga la tarabilla, que se dejó fotografiar, y ya en la zona baja de secano, sobrevolando un olivar tuve que detenerme para contemplar una bandada de alcaravanes (<em>Burhinus oedicnemus</em>) que, molestos por alguna actividad de labranza, habían elevado el vuelo y buscaban un nuevo lugar donde posarse y mimetizarse con el entorno, gracias a su críptico plumaje. Aunque la fotografía no es de mucha calidad (mi Olympus UZ 550 no da para más, desgraciadamente), puede observarse lo llamativo de su ojo amarillo. Los alcaravanes acompañan también los atardeceres de la Dehesa, cuando su aflautado canto se deja oír desde los olivares aledaños al espacio natural.</p>
<div id="attachment_956" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/alacaravan.jpg"><img class="size-full wp-image-956" title="Alcaravanes" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/alacaravan.jpg" alt="Detalle de la parvada de alcaravanes." width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Detalle de la parvada de alcaravanes.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Ya en la vega, pasé un buen rato contemplando las evoluciones de tres ratoneros (<em>Buteo buteo</em>) y pude fotografiar una lavandera cascañeda que jugueteaba sobre unos neumáticos de un cortijo cercano.</p>
<div id="attachment_957" class="wp-caption aligncenter" style="width: 509px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/ratonero.jpg"><img class="size-full wp-image-957" title="Busardo ratonero." src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/ratonero.jpg" alt="Busardo ratonero." width="499" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">Busardo ratonero.</p></div>
<div id="attachment_958" class="wp-caption aligncenter" style="width: 509px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/lavandera.jpg"><img class="size-full wp-image-958" title="Lavandera cascañeda" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/lavandera.jpg" alt="Una lavandera sobre ruedas." width="499" height="306" /></a><p class="wp-caption-text">Una lavandera sobre ruedas.</p></div>
<p style="text-align:justify;">Por último, y aunque no tenga nada que ver con esta salida al campo (aunque sí puede que bastante con la presencia de la avispa alemana aún despierta), al regresar ayer a Málaga pudimos ver un par de cigüeñas negras sobrevolando los Montes de Málaga, aproximadamente a un kilómetro al norte del Jardín Botánico de la Concepción. Una hermosa imagen que no pude fotografiar, al ir conduciendo, pero que sí invita a la reflexión. Por la noche leía un correo de Alberto en el que me decía que la migración va tocando su fin en Portugal, donde está trabajando ahora en estos menesteres; sin embargo, incluso la cigüeña negra demora su partida hacia tierras más cálidas. ¿Estará esperando a ver qué conclusiones sacan los dirigentes de los estados en Barcelona estos días?</p>
<div id="attachment_962" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb010389.jpg"><img class="size-full wp-image-962 " title="Tarajes en otoño" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/11/pb010389.jpg" alt="El otoño llega (por fin) a la Dehesilla." width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">El otoño llega (por fin) a la Dehesilla. El tamarix lo delata.</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fan-go]]></title>
<link>http://uffaa.wordpress.com/2009/10/25/fan-go/</link>
<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 16:01:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Bla</dc:creator>
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<description><![CDATA[Words are blunt instruments Words like a sawed off shotgun Come on and let it out __________ Piccole]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Words are blunt instruments Words like a sawed off shotgun Come on and let it out __________ Piccole]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Una mañana provechosa]]></title>
<link>http://trotalomas.wordpress.com/2009/10/13/una-manana-provechosa/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 04:16:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Trotalomas</dc:creator>
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<description><![CDATA[Parque Periurbano de la Dehesa de Santa Fe Ayer aproveché que era festivo para hacer una escapada ma]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_854" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-854" title="Cortafuegos de la Dehesilla" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/10/dehesilla.jpg" alt="Parque Periurbano de la Dehesa de Santa Fe" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Parque Periurbano de la Dehesa de Santa Fe</p></div>
<p style="text-align:justify;">Ayer aproveché que era festivo para hacer una escapada matinal al Parque Periurbano de la Dehesa de Santa Fe, la querida “Dehesilla” que tanto hemos luchado por preservar del pernicioso avance del urbanismo desaforado en Santa Fe, Granada. Es nuestra querida Dehesilla un bosque-isla, formado fundamentalmente por pino carrasco (<em>Pinus halepensis</em>) fruto de las reforestaciones de la época franquista, en sustitución de su vegetación primigenia (encinar y monte adehesado) que comienza a recuperar terreno tímidamente, ubicado en unos terrenos que fueron cedidos al municipio de Santa Fe por los Reyes Católicos en 1492. Recordádmelo si pasa el tiempo y no lo hago así, pero un día debo de hablaros sobre la historia de tan singular espacio natural.</p>
<p style="text-align:justify;">
<div id="attachment_855" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-855" title="Tarabilla" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/10/tarabillacomun.jpg" alt="Nuestra pequeña amiga, la tarabilla" width="500" height="390" /><p class="wp-caption-text">Nuestra pequeña amiga, la tarabilla</p></div>
<p style="text-align:justify;">Lo cierto es que ayer no fue un día demasiado provechoso en lo que al avistamiento de rapaces se refiere. En la Dehesilla no es difícil encontrarnos con el busardo ratonero (<em>Buteo buteo</em>), con el cernícalo vulgar (<em>Falco tinnunculus</em>) e incluso con juveniles en dispersión de especies más raras, a la par que emblemáticas, de nuestra fauna, como es el caso de las águilas real (<em>Aquila chrysaetos</em>) e imperial (<em>Aquila adalberti</em>). Ayer me acompañó en mi deambular una avifauna no por común, menos entrañable: alguna que otra abubilla (<em>Upupa epops</em>),  cogujada (<em>Galerida cristata</em>) y tarabilla común (<em>Saxicola torquata</em>), o grupos de verderones (<em>Carduelis chloris</em>) y jilgueros (<em>Carduelis carduelis</em>) revoloteando en busca de alimento, sin contar con las innumerables urracas (<em>Pica pica</em>), que están en clara expansión en toda la península desde hace algunos años. Así las cosas aproveché para mirar al suelo, hacia esa fauna diminuta de costumbres realmente apasionantes que es la de los invertebrados. Y hubo suerte, topándome con, entre otros, un bellísimo ejemplar de mantis palo (<em>Empusa pennata</em>) -que acabo de tomar como cabecera y emblema del blog- y otro pertinaz depredador, el moscardón cazador (<em>Dasypogon sp.</em>) del que existen citas de individuos cazando abejas (<em>Apis mellifera</em>) en Granada, y que aquí acababa de atrapar una mosca común (<em>Musca sp.</em>). También me encontré con una preciosa pero inquieta hembra de <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Mutillidae" target="_blank">Mutila</a> (<em>Dasylabris sp.</em>) a la que intenté fotografiar, y que me dejó como regalo un par de pequeños pero dolorosos picotazos en la mano. Como las fotografías que realicé resultaron un poco borrosas, os dejo el <a href="http://www.fotonatura.org/galerias/general/169988/" target="_blank">enlace a una muy buena fotografía de esta avispa</a> con aspecto de hormiga.</p>
<p style="text-align:justify;">
<div id="attachment_857" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-857" title="Dasypogon" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/10/dasypogonweb1.jpg" alt="Dasypogon desayunando" width="500" height="318" /><p class="wp-caption-text">Dasypogon desayunando</p></div>
<p style="text-align:justify;">No todo fue bueno, en cualquier caso. Llevaba un tiempo sin visitar nuestra Dehesilla durante el día (durante el verano no hay nada mejor que un recorrido nocturno por la misma), y me encontré con numerosas agresiones por parte del hombre. Los propietarios de los terrenos colindantes han arado el olivar pasando en algunas zonas por encima del cortafuegos perimetral de la Dehesa (en ocasiones ha habido que controlar este tipo de actuaciones, ya que iban encaminadas a “robar” terreno público, llegando incluso a desaparecer los mojones que delimitan la extensión del parque). En otros lugares, restos del sistema de riego por goteo, plásticos protectores de plantones de olivos, e incluso fardos de la recogida del año anterior aparecen en el fondo de barrancos, o directamente en el pinar. Resulta lamentable que se den aún a día de hoy situaciones como estas, que permanecen impunes en tanto un espacio que es patrimonio de todo un pueblo resulta degradado por abusos como los presentados. Es imprescindible que toda la población muestre su repulsa ante acciones tan lamentables como las que menciono.</p>
<p style="text-align:justify;">
<div id="attachment_858" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-858" title="suciedad-cortafuegos-dehesa" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/10/suciedad-cortafuegos.jpg" alt="Suciedad en los cortafuegos perimetrales del parque." width="500" height="666" /><p class="wp-caption-text">Suciedad en los cortafuegos perimetrales del parque.</p></div>
<p style="text-align:justify;">En resumen, una mañana de disfrute naturalista que estoy deseando volver a repetir, en compañía de amigos y esperando contar con la vuestra, la de aquellos que leéis esto,  aunque sea “virtualmente”.</p>
<p style="text-align:justify;">
<div id="attachment_859" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-859" title="Empusa-pennata" src="http://trotalomas.wordpress.com/files/2009/10/empusa-pennata.jpg" alt="Empusa pennata" width="500" height="375" /><p class="wp-caption-text">Empusa pennata</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Igor Siwanowicz – Macros (III)]]></title>
<link>http://agaudi.wordpress.com/2009/10/08/igor-siwanowicz-%e2%80%93-macros-iii/</link>
<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 14:27:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Jordi Guzman</dc:creator>
<guid>http://agaudi.wordpress.com/2009/10/08/igor-siwanowicz-%e2%80%93-macros-iii/</guid>
<description><![CDATA[Tercera entrega de imágenes de insectos y gusanos a cargo del fotógrafo polaco Igor Siwanowicz, vale]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Tercera entrega de imágenes de insectos y gusanos a cargo del fotógrafo polaco <strong>Igor Siwanowicz</strong>, vale la pena pasarse por su espacio en <a href="http://blepharopsis.deviantart.com/gallery/#_featured" target="_blank">deviantART</a> para poder admirar más muestras de su trabajo. Clic para ampliar.</p>
<div id="attachment_24101" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><a href="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/actias-dubernardi.jpg"><img class="size-full wp-image-24101" title="Actias dubernardi" src="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/actias-dubernardi.jpg" alt="Polilla China de la Luna (Actias dubernardi)" width="700" height="1050" /></a><p class="wp-caption-text">Polilla China de la Luna (Actias dubernardi)</p></div>
<div id="attachment_24102" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><a href="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/brahmaea-certhia-caterpillar.jpg"><img class="size-full wp-image-24102" title="Brahmaea certhia caterpillar" src="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/brahmaea-certhia-caterpillar.jpg" alt="Oruga de Brahmaea certhia" width="700" height="1050" /></a><p class="wp-caption-text">Oruga de Brahmaea certhia</p></div>
<div id="attachment_24103" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><a href="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/chinese-moon-moth-actias-dubernadi.jpg"><img class="size-full wp-image-24103" title="Chinese Moon moth Actias dubernadi" src="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/chinese-moon-moth-actias-dubernadi.jpg" alt="Oruga de la Polilla China de la Luna (Actias dubernardi)" width="700" height="1049" /></a><p class="wp-caption-text">Oruga de la Polilla China de la Luna (Actias dubernardi)</p></div>
<div id="attachment_24104" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><a href="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/chrysoperla-rufilabris.jpg"><img class="size-full wp-image-24104" title="Chrysoperla rufilabris" src="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/chrysoperla-rufilabris.jpg" alt="Cabeza de Chrysoperla rufilabris" width="700" height="1091" /></a><p class="wp-caption-text">Cabeza de Chrysoperla rufilabris</p></div>
<div id="attachment_24105" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><a href="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/deats-head-caterpillar.jpg"><img class="size-full wp-image-24105" title="Deat's-head caterpillar" src="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/deats-head-caterpillar.jpg" alt="Dos orugas de esfíngidos (Sphingidae)" width="700" height="466" /></a><p class="wp-caption-text">Dos orugas de esfíngidos (Sphingidae)</p></div>
<div id="attachment_24106" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><a href="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/lacewing_larva_head_by_blepharopsis.jpg"><img class="size-full wp-image-24106" title="lacewing_larva_head_by_Blepharopsis" src="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/lacewing_larva_head_by_blepharopsis.jpg" alt="Cabeza de larva de neurópteros (Neuroptera)" width="700" height="1037" /></a><p class="wp-caption-text">Cabeza de larva de neurópteros (Neuroptera)</p></div>
<div id="attachment_24107" class="wp-caption alignnone" style="width: 711px"><a href="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/oddball_by_blepharopsis.jpg"><img class="size-full wp-image-24107" title="oddball_by_Blepharopsis" src="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/oddball_by_blepharopsis.jpg" alt="Oruga de mantis (Blepharopsis)" width="701" height="1048" /></a><p class="wp-caption-text">Oruga de polilla Puss (Cerura vinula)</p></div>
<div id="attachment_24108" class="wp-caption alignnone" style="width: 710px"><a href="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/polyphemus-moth-antheraea-polyphemus-caterpillar.jpg"><img class="size-full wp-image-24108" title="Polyphemus moth (Antheraea polyphemus) caterpillar" src="http://agaudi.wordpress.com/files/2009/10/polyphemus-moth-antheraea-polyphemus-caterpillar.jpg" alt="Oruga de la polilla Polifema (Antheraea polyphemus)" width="700" height="1049" /></a><p class="wp-caption-text">Oruga de la polilla Polifema (Antheraea polyphemus)</p></div>
<p>Más sobre el autor en Pasa la vida:</p>
<ul>
<li><strong><a title="Enlace Permanente a Igor Siwanowicz – Macros" rel="bookmark" href="http://agaudi.wordpress.com/2008/09/09/igor-siwanowicz-macros/" target="_blank">Igor Siwanowicz – Macros</a></strong></li>
<li><strong><a title="Enlace Permanente a Igor Siwanowicz – Macros de insectos y reptiles" rel="bookmark" href="http://agaudi.wordpress.com/2007/07/12/igor-siwanowicz-macros-de-insectos-y-reptiles/" target="_blank">Igor Siwanowicz – Macros de insectos y reptiles</a></strong></li>
</ul>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[El GPS de las mariposas]]></title>
<link>http://destellos1.wordpress.com/2009/09/26/el-gps-de-las-mariposas/</link>
<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 01:55:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>Seve</dc:creator>
<guid>http://destellos1.wordpress.com/2009/09/26/el-gps-de-las-mariposas/</guid>
<description><![CDATA[ENTOMOLOGÍA | Universidad de Massachusetts. &#8220;El sentido de la orientación de las mariposas res]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-61" title="200909260349r" src="http://destellos1.wordpress.com/files/2009/09/200909260349r.jpg" alt="200909260349r" width="500" height="150" /></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="color:#008080;"><strong>ENTOMOLOGÍA &#124; Universidad de Massachusetts.</strong></span> &#8220;El sentido de la orientación de las mariposas reside en sus antenas y no en el cerebro&#8221;, afirma el investigador Steven Reppert, del Departamento de Neurobiología de la Universidad de Massachusetts. Y asegura, que tal y como un GPS necesita los satélites, estos apéndices necesitan la luz solar para guiarse y encontrar el camino. La investigación tomó como &#8216;animal de experimentación&#8217; a la mariposa monarca, capaz de recorrer 4.000 kilómetros en sus migraciones desde varias partes de EEUU y Canadá al centro de México, donde hay incluso una Reserva de la Biosfera de la Mariposa Monarca.<!--more--></span></p>
<p><span style="color:#000000;">Si bien nunca se comprobó de forma empírica, se creía que estos insectos tenían un reloj circadiano en su cerebro que les indicaba cuándo migrar y adónde. Sin embargo, algunas investigaciones ya sugerían que las antenas, &#8220;cuya función principal es la de actuar como sensores de olor&#8221;, tenían cierto papel en todo esto, señala Reppert. Para averiguarlo, Reppert y sus colegas hicieron varios experimentos. En el primero, extirparon las antenas de algunas mariposas, y las dejaron volar. Observaron que perdían su orientación normal hacia el sur a pesar de que su cerebro seguía funcionando igual. Después, pintaron a otro grupo las antenas con esmalte oscuro y vieron que tampoco se orientaban bien. Por último, las pintaron con esmalte claro, y vieron que sí se orientaban, por lo que dedujeron que necesitan conocer la posición del Sol para guiarse.</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[De un cierto amor]]></title>
<link>http://perurealfonso.wordpress.com/2009/09/22/de-un-cierto-amor/</link>
<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 16:58:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>alfonsodezamora</dc:creator>
<guid>http://perurealfonso.wordpress.com/2009/09/22/de-un-cierto-amor/</guid>
<description><![CDATA[&#8216;Chi lo sa&#8217;, dissi io, &#8216;è difficile saperlo, questo non lo so neppure io che scriv]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://perurealfonso.wordpress.com/files/2009/09/italien-1108-fol-44v-recorte.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2770" title="Italien 1108, fol. 44v RECORTE" src="http://perurealfonso.wordpress.com/files/2009/09/italien-1108-fol-44v-recorte.jpg" alt="Italien 1108, fol. 44v RECORTE" width="237" height="275" /></a></p>
<blockquote><p>&#8216;Chi lo sa&#8217;, dissi io, &#8216;è difficile saperlo, questo non lo so neppure io che scrivo. Forse cerca un passato, una risposta a qualcosa. Forse vorrebbe afferrare qualcosa che un tempo gli sfuggì. In qualche modo sta cercando se stesso. Voglio dire, è come se cercasse se stesso, cercando me: nei libri succede spesso così, è letteratura&#8217;. Feci una pausa come se fosse un momento cruciale e dissi confidenzialmente: &#8217;sa, in realtà ci sono anche due donne&#8217;.</p></blockquote>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#888888;">«Quién sabe», dije yo, «es difícil saberlo; ni yo, que soy el que escribo, lo sabe. Tal vez busca un passado, una respuesta a algo. Tal vez querría amarrar algo que se le escapó antaño. De alguna manera está buscándose a sí mismo. Quiero decir que es como si, al buscarme, se buscase a sí mismo: en los libros suele pasar así, es literatura». Hice una pausa como si fuese un momento crucial y dije confidencialmente: «sabe, en realidad hay dos mujeres».</span></p>
<p style="text-align:right;">Antonio Tabucchi, <em>Notturno indiano</em>, Palermo, Sellerio, 1984.</p>
<p style="text-align:center;">&#8230;</p>
<p style="text-align:left;"><a href="http://perurealfonso.wordpress.com/files/2009/09/arabe-2850-fol-66v-recorte.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2773" title="Arabe 2850, fol. 66v RECORTE" src="http://perurealfonso.wordpress.com/files/2009/09/arabe-2850-fol-66v-recorte.jpg" alt="Arabe 2850, fol. 66v RECORTE" width="240" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Cuando me preguntaron si, en árabe, &#8216;chufa&#8217; se decía <em>habbhaziz</em>, yo no supe más que aplicar la pedantería primera de los lingüistas presuntos (o sea, de «jamón de lingüista», si anduviéramos en Portugal): decir que lo primero era separar en dos, substantivo y adjetivo, <em>ḥabb </em>y ʕ<em>azīz</em>; que ambos congéneres, tomado de uno y en uno y con la ignorancia que es lo único que proporciona el conocimiento literal, significan «grano; fruto; semilla» y «querido; amado; estimado; preciado; precioso» (y «abuelito», habría que haber añadido, pero no caí), respectivamente y que, al menos <em>ḥabb, </em>había dado en las lenguas romances (despeñado yo en desenfrenada caída por los barrancos de la pedantería) los siguientes arabismos certeros: <a href="http://buscon.rae.es/draeI/SrvltConsulta?TIPO_BUS=3&#38;LEMA=ababol" target="_blank"><em>ababol</em></a>, <a href="http://sli.uvigo.es/ddd/ddd_pescuda.php?pescuda=abalgar&#38;tipo_busca=lema" target="_blank"><em>abalgar</em></a>, <a href="http://buscon.rae.es/draeI/SrvltConsulta?TIPO_BUS=3&#38;LEMA=abarraz" target="_blank"><em>abarraz</em></a>, <a href="http://books.google.com/books?id=v2rn6WbDeZoC&#38;lpg=PA66&#38;ots=SmTDCTOj2b&#38;dq=abelmeluco&#38;pg=PA603#v=onepage&#38;q=&#38;f=false" target="_blank"><em>abelmeluco</em></a>, <a href="http://books.google.com/books?id=v2rn6WbDeZoC&#38;lpg=PA66&#38;ots=SmTDCTOj2b&#38;dq=abelmeluco&#38;pg=PA603#v=onepage&#38;q=&#38;f=false" target="_blank"><em>abelmosco</em></a>, <a href="http://www.enciclopedia-aragonesa.com/voz.asp?voz_id=44" target="_blank"><em>aba</em></a>, <em><a href="http://buscon.rae.es/draeI/SrvltConsulta?TIPO_BUS=3&#38;LEMA=haba" target="_blank">haba</a>, </em>y de la encarnación andrógina de <em>ḥabb</em>, la forma <a href="http://books.google.com/books?id=wlOLEjgFi5AC&#38;lpg=PA586&#38;ots=gVe4ZREVlX&#38;dq=batafal%C3%BAa&#38;pg=PA487#v=onepage&#38;q=&#38;f=false" target="_blank"><em>batafalúa</em></a>; y los siguientes arabismos supuestos: <a href="http://buscon.rae.es/draeI/SrvltConsulta?TIPO_BUS=3&#38;LEMA=alboquer%C3%B3n" target="_blank"><em>alboquerón</em></a><em> </em>y <a href="http://buscon.rae.es/draeI/SrvltConsulta?TIPO_BUS=3&#38;LEMA=alel%C3%AD" target="_blank"><em>aleli</em></a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Pero que de todos (se lo diría el aragonés postizo del que ejerzo a menudo), el arabismo más importante es &#8216;ababol&#8217; (primera acepción).</p>
<p style="text-align:justify;">El caso es que no supe decirle (y sigo sin saberlo) si &#8216;chufa&#8217; en árabe (¿en qué árabe? ¿El fetén «encantador»? ¿El chaucháu de batanero tunecino que una vez llegué a balbucear?) se dice <em>ḥabbu &#8216;l</em>ʕ<em>azīz</em> (¿<em>alḥabbu &#8216;l</em>ʕ<em>azīz</em>?) y sigo sin saberlo. Me da por releer a Federico Corriente (debería moderarme el vicio), cuyo director de tesis fue Federico <a href="http://perurealfonso.wordpress.com/2008/09/17/federico-perez-castro-1918-2008/" target="_blank">Pérez Castro</a>:</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://perurealfonso.wordpress.com/files/2009/09/francais-9137-fol-100v-recorte.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2775" title="Français 9137, fol. 100v RECORTE" src="http://perurealfonso.wordpress.com/files/2009/09/francais-9137-fol-100v-recorte.jpg" alt="Français 9137, fol. 100v RECORTE" width="221" height="642" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Aprender bien el árabe, o sea, leerlo, escribirlo y hablarlo, requisito básico, si bien no único, del arabismo, aunque a algunos pese, era algo imposible, imprevisto y hasta indeseado en las universidades españolas de 1958 y años inmediatamente sucesivos, tanto por la falta de esas obras básicas de gramática y lexicografía, como por la misma actitud del profesorado de entonces, no pocas veces meritorio en grado sumo, pero demasiado anclado en la tradición y empeñado en objetivos filológicos que, en la visión del momento, no pasaban por ahí, ni aspiraban sino a traducir, como mucho, y de muy tarde en tarde editar textos, como si eso fuera razonablemente hacedero sin &#8217;sens de langue&#8217; [«sentido de lengua»], que sólo puede ser engendrado por la internalización completa del sistema lingüístico y práctica subsiguiente. Esa situación no cambió pronto, ni radicalmente, como hubiera sido lo mejor para todos, es más, no lo ha hecho aún del todo en tal vez la mayoría de esas instituciones, pero, al menos, todos saben ya, aunque obligue a molestos ajustes, que el cambio es necesario, muchos lo están intentando, menos impidiéndolo y algunos, consiguiéndolo, y encuentran los medios para ello, incluidos aquellos libros pioneros que, aunque sólo fuera porque contribuyeron a concienciar de lo obvio, creemos valió la pena componer. […]</p>
<p style="text-align:justify;">Y no nos arredramos ante cierta hostilidad que no ignorábamos provocaríamos, que llegó y que asumimos, como consecuencia de una opción moral y profesional. Por supuesto se nos ladró, pero siempre cabalgamos a alguna distancia por delante del posible mordisco rastrero, tal vez por no haber sentido nunca la tentación de pararnos y revolvernos para ahuyentar halitosos caminos y empolvoradas fauces.</p>
</blockquote>
<p>Y la cosa es que, en siciliano, <em>babbagigi </em>son las chufas y que, de esos <em>babbagigi</em>, vendrían los <a href="http://scn.wiktionary.org/wiki/cabassisi" target="_blank"><em>cabbassissi</em></a>, que tanto se usa en las novelas de <a href="http://www.vigata.org/camilleri_foreign/spagnolo.shtml" target="_blank">Camilleri</a> (me dicen) y que tanto valen como los <em>«¡cojones!»</em> de mi pueblo por mucho que haya quien quiera disimularlo con los <em>«¡caracoles!»</em> o el <em>«¡caramba!»</em> de tebeos de Tintín.</p>
<p style="text-align:justify;">Poca cosa somos los filólogos. Bueno, algunos somos más poca cosa que <a href="http://perurealfonso.wordpress.com/2008/03/07/traditio-translatio-renouatio/" target="_blank">otros</a>, claro. En Valencia hasta les ponían <a href="http://books.google.com/books?id=K-9DtNMJ_MEC&#38;lpg=PA333&#38;ots=u8yfr280FF&#38;dq=bomba%20%22sanchis%20guarner%22&#38;pg=PA332#v=onepage&#38;q=&#38;f=false" target="_blank">bombas</a>. Eran otros tiempos, claro.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Entomologia forense]]></title>
<link>http://tizianopascutto.wordpress.com/2009/09/08/entomologia-forense/</link>
<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 07:33:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>tizianopascutto</dc:creator>
<guid>http://tizianopascutto.wordpress.com/2009/09/08/entomologia-forense/</guid>
<description><![CDATA[Vi segnalo un&#8217;interessante intervista dedicata all&#8217;entomologia forense, la branca di sci]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Entomologia_forense.shtml"><img class="alignright" title="copertina del libro Entomologia forense: gli insetti nelle idagini giudiziarie medico-legali" src="http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/immagini/entomologia_forense.jpg" alt="" width="147" height="173" /></a></p>
<p>Vi segnalo un&#8217;interessante <strong><a title="Intervista sul tema dell'entomologia forense" href="http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Entomologia_forense.shtml">intervista</a></strong> dedicata all&#8217;<strong>entomologia forense</strong>, la branca di scienza che applica le conoscenze sul mondo degli insetti&#8230; alle indagini di polizia!</p>
<p>La presenza di determinate larve o il loro stato di sviluppo, ad esempio, sulla scena di un delitto o sul corpo di una vittima, possono infatti fornire utili indicazioni agli inquirenti nella risoluzione di omicidi o altri reati. Ecco quindi che la &#8220;teoria&#8221; diventa a tutti gli effetti &#8220;pratica&#8221;!</p>
<p>Per chi fosse allora interessato all&#8217;argomento, a<strong> <a title="Intervista sul tema dell'entomologia forense" href="http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Entomologia_forense.shtml">questo indirizzo</a></strong> può ascoltare l&#8217;intervista (in formato audio) a Paola Magni, una degli autori del libro <em>Entomologia forense: gli insetti nelle indagini giudiziarie medico-legali</em> (sul sito <a title="Sito web EntomologiaForense.org" href="http://www.entomologiaforense.org/">entomologiaforense.org</a> vi sono poi ulteriori informazioni sul volume).</p>
<p>Il servizio è stato curato dalla giornalista Barbara Gavallotti all&#8217;interno di<em> <a title="Sito web di Moebius" href="http://www.moebiusonline.eu/">Moebius</a></em>, rivista scientifica online e trasmissione radiofonica di <a title="Sito web di Radio24" href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/"><em>Radio 24</em></a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[UM DIA MUITO LOUCO pt. I]]></title>
<link>http://bloguemon.wordpress.com/2009/09/02/13/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 10:55:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>kadubocao</dc:creator>
<guid>http://bloguemon.wordpress.com/2009/09/02/13/</guid>
<description><![CDATA[AEAEAEAE HJ EU ACORDEI E FALEI: VOU CRIAR A MAIOR SINFONIA JA VISTA NA GALÁXIA DESDOS TEMPOS DE RAY ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#e30000;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;">AEAEAEAE HJ EU ACORDEI E FALEI: VOU CRIAR A MAIOR SINFONIA JA VISTA NA GALÁXIA DESDOS TEMPOS DE RAY CONIF OU ATÉ MESMO CHOPAN! ENTAO NÉ EU FUI PRA ESCOLA MOR FELIZÂO POR CAUSA DESSA MINHA DECISÂO (PQ EU NAO PENSEI NISSO ANTES?? ERR?) ASSISTI A AULA DE PORTUGES, O TEMA DE HOJE INCLUSIVE FOI CRASE, Q EU MODESTIA Á PARTE APRENDI MUITO BEM.  NA HORA DA MERENDA COMI MINHA SALCHISAS EMPANADA COMO QUEM ESTA PRESTES A GANHAR A GUERRA IGUAL O MARLON BRANDO FEZ COM A MANTEGA NAQUELE FILME LA SÓQ METAFORICAMENT CLARO. O PERICLES (nome ficticio) ENFIO UM COTOCO DE LAPS NO NARIS E A GENTE PODE SAIR DA AULA MAIS CEDO. VLW PERICLES, BOA RECUPERAÇÂO!! NA HORA DA SAÌDA O TIO DO SORVETE PASSO LA NA FRENTE COM SUA GAITINHA -furim furim- E ME DEU UMA BALA DE GRAÇA ELE FALO &#8220;AQUI MININO SE TOMA ESSE CHICLETE Q SEU PINTO VAI DOBRAR DE TAMANHO HE He HEEEEEeeE&#8221; NEM SEI PQ ELE FALO CHICLETE SE ERA OBVIO Q ERA UMA BALA KKK QUE VELHO BURRO??? DEPOIS DISSO TUDO Q EU MELEMBRO SAO VULTOS NA ESCURIDAO E EU TAVA DORMINDO NA MINHA CAMA. ufa<br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#e30000;">O DESPERTADOR TOCOU E LAAA VOU EU LEVANTAR PRA PROGRAMAR ELE PRA DESPERTAR 20min MAIS TARDE. DEPOIS DE FAZER ISSO UMAS 5 VEZES EU VI Q JA ESTAVA NA HORA DO JANTAR: O B A!! ! ! !  ! REQUENTEI AQUELE OVO ESPERTO DA MARMITA E AINDA DEU PRA VER O FINALZINHO DO JOSSO ARES </span></span></span><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;"> -ESSE GORDO MTO LOKO- </span></span></span><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;">ENQUANTO COMIA&#8230; O CATCHUP (KETCHAP? KATSUP?) CAIU NA MINHA ROPA FOI QUANDO EU PERCEBI&#8230; A FRAGILIDADE&#8230; DA ALMA&#8230; HUMANA&#8230;. A EFEMIRIDADE DA EXISTENCIA NAQUELA SIMPLES GOTA ESCARLATE E ME TOQUEI: ¡¡¡¡PUTAQUEPARIU A MINHA SINFONIA!!!!</span></span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;">ENTAO EU LEMBREI Q NAO SABIA TOCAR NEM PARABENS PRA VOCE, NEM LER PARTITURA,  NEM MESMO LEGIAO URBANA EU SABIA TOCAR PRA VCS TEREM IDEIA DE COMO EU SOU RUIM!!!! T.U.D.O. BEM<img title="Mais..." src="http://bloguemon.wordpress.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;">DEI UM GRANDE FODA-SE PELOS ARES E TO AQUI LINDO LOIRO CONTANDO A EPOPEIA DA MINHA VIDA PRA VCS SENTIREM O GOSTINHO DE<br />
</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;"> COMO É. </span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;"> SER.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;"> O BOCÂO.</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;"> tCHAO<br />
</span></span></span></span></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;"> &#8211;  FICA AQUI MINHAS BOA VIDAS PRA QUEM CHEGA &#8212; </span></span></span></span></p>
<div id="attachment_14" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><span style="font-size:large;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;"><img class="size-medium wp-image-14" title="welcome" src="http://bloguemon.wordpress.com/files/2009/09/welcome.jpg?w=300" alt="PRESSIONE O BOTTON E SEJA FELIZ" width="300" height="224" /></span></span></span></span><p class="wp-caption-text">PRESSIONE O BUTTON E SEJA FELIZ</p></div>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;">((FOI MAL RODNEY EU NAO TINHA SUA FOTO AQUI ENTAO COLOQUEI UM RODNEY QUALQUER DA INTERNET))</span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:comic sans ms;"><span style="color:#fa0303;"><span style="color:#e30000;">FUIZ!</span></span></span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Introducción a la entomología forense]]></title>
<link>http://malignupudus.wordpress.com/2009/08/31/introduccion-a-la-entomologia-forense/</link>
<pubDate>Sun, 30 Aug 2009 23:11:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>malignupudus</dc:creator>
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<description><![CDATA[Descomposición animal El cuerpo de un organismo vivo comienza a descomponerse poco después de la mue]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#ff6600;"><strong>Descomposición animal</strong></span><br />
El cuerpo de un organismo vivo comienza a descomponerse poco después de la <a title="Muerte" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Muerte">muerte</a>. Esta descomposición se puede simplificar en dos etapas: En la primer etapa, se limita a la producción de <a title="Gas" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Gas">gases</a>. En la segunda etapa, se forman <a title="Fluido" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Fluido">fluidos</a> y la carne o la materia de la planta comienza a descomponerse. La ciencia que estudia este tipo de descomposición se llama <a title="Tafonomía" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Tafonom%C3%ADa">tafonomía</a>.<br />
Históricamente, el proceso de descomposición de un organismo vivo ha sido descrito como parte de cuatro etapas: autólisis, <a title="Putrefacción" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Putrefacci%C3%B3n">putrefacción</a>, decaimiento y secado (diagénesis).</p>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong>Proceso</strong></span></p>
<p>La descomposición comienza en el momento del deceso, causado por dos factores: autólisis, la ruptura de tejidos por los propios <a title="Compuesto químico" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Compuesto_qu%C3%ADmico">compuestos químicos</a> internos del cuerpo y <a title="Enzima" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Enzima">enzimas</a>; y putrefacción, la ruptura de tejidos causada por <a title="Bacteria" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Bacteria">bacterias</a>. Estos procesos liberan gases que son las principales fuentes del característico hedor de los cadáveres. Estos gases inflaman el <a title="Cuerpo" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Cuerpo">cuerpo</a>.</p>
<p>Los <a title="Carroñero" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Carro%C3%B1ero">animales carroñeros</a> juegan un papel importante en la descomposición. <a title="Insectos" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Insectos">Insectos</a> y otros animales son generalmente el siguiente agente de descomposición, si el cuerpo se encuentra accesible a ellos. Los insectos más importantes que suelen estar implicados en el proceso incluyen moscas <em>Sarcophagidae</em> y <em>Calliphoridae</em>. Carroñeros más grandes, incluyendo <a title="Coyote" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Coyote">coyotes</a>, <a title="Perro" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Perro">perros</a>, <a title="Lobo" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Lobo">lobos</a>, <a title="Zorro" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Zorro">zorros</a>, <a title="Rata" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Rata">ratas</a> y <a title="Ratón" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Rat%C3%B3n">ratones</a> pueden comerse el cuerpo si les resulta accesible. Algunos de estos animales incluso remueven y dispersan los <a title="Hueso" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Hueso">huesos</a>.</p>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong>Factores</strong></span><br />
La forma y el ritmo en que el cuerpo de un animal se descompone es fuertemente afectado por algunos factores. En una escala descendente de importancia, estos factores incluyen:</p>
<ul>
<li>Temperatura</li>
<li>La      disposición de oxígeno</li>
<li>Previo      embalsamamiento</li>
<li>Causa      de la muerte</li>
<li>Acceso      de insectos</li>
<li>Entierro      y profundidad del entierro</li>
<li>Acceso      de carroñeros</li>
<li>Traumatismos</li>
<li>Humedad</li>
<li>Lluvias</li>
<li>Tamaño      y peso del cuerpo</li>
<li>Vestimenta</li>
<li>La      superficie sobre la cual yace el cuerpo</li>
</ul>
<p>La velocidad a la cual ocurre la descomposición varía grandemente. Factores como la temperatura, la humedad, y la estación del año en que ocurre la muerte determinan qué tan rápido un cuerpo fresco se descompone o se <a title="Momificación" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Momificaci%C3%B3n">momifica</a>. Una guía básica para el efecto del <a title="Medio ambiente" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Medio_ambiente">medio ambiente</a> en la descomposición se da como la <em>Ley de Casper</em> : cuando hay libre acceso de oxígeno, el cuerpo se descompone al doble de velocidad que cuando es sumergido en agua, y ocho veces más rápido que enterrado en tierra, una proporción de 1:2:8 para aire, agua y bajo <a title="Presión" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Presi%C3%B3n">presión</a> de tierra, respectivamente.<br />
La variable más importante es la accesibilidad del cuerpo a los insectos, particularmente moscas. En la superficie en áreas tropicales, los <a title="Invertebrado" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Invertebrado">invertebrados</a> solos pueden reducir fácilmente un cuerpo completamente carnoso a huesos limpios en aproximadamente dos semanas. El <a title="Esqueleto" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Esqueleto">esqueleto</a> como tal no es permanente; los <a title="Ácido" href="http://es.wikipedia.org/wiki/%C3%81cido">ácidos</a> presentes en la tierra pueden reducirlo al punto de hacerlo irreconocible; esta es una explicación dada para la ausencia de restos humanos encontrados en el <a title="Titanic" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Titanic">Titanic</a>, incluso en partes del barco consideradas inaccesibles para los carroñeros. El hueso recientemente reducido es usualmente denominado hueso &#8220;verde&#8221; y tiene un característico aspecto grasiento. Bajo ciertas condiciones (normalmente suelo frío y húmedo) los cuerpos pueden experimentar <a title="Saponificación" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Saponificaci%C3%B3n">saponificación</a> y desarrollar una sustancia cerosa llamada <em>adipocera</em>, causada por la acción de las sustancias químicas del suelo en las <a title="Proteína" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Prote%C3%ADna">proteínas</a> y <a title="Grasa" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Grasa">grasas</a> del cuerpo. La formación de adipocera retrasa la descomposición inhibiendo la bacteria que causa la putrefacción.<br />
En condiciones extremas de sequía o frío, el proceso normal de descomposición es detenido, a causa de la falta de control de la humedad o bien la temperatura en la acción bacterial y enzimática, provocando la preservación del cuerpo como una <a title="Momia" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Momia">momia</a>. Las momias congeladas comúnmente recomienzan el proceso de descomposición cuando se descongelan, mientras las momias disecadas al calor se mantienen así a menos que sean expuestas a humedad.<br />
Los cuerpos de recién nacidos que jamás ingirieron alimento conforman una importante excepción al proceso de descomposición normal. Estos carecen de <a title="Flora bacterial (aún no redactado)" href="http://es.wikipedia.org/w/index.php?title=Flora_bacterial&#38;action=edit&#38;redlink=1">flora bacterial</a> interna que genere gran parte de la descomposición y normalmente se momifican si son mantenidos en condiciones moderadamente secas.<br />
<a title="Embalsamamiento" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Embalsamamiento"><strong><em>Embalsamamiento</em></strong></a><br />
El embalsamamiento es una técnica empleada para conservar temporalmente cadáveres humanos o de animales, y retardar la descomposición de los restos. Este proceso retarda en cierta medida la descomposición, pero no indefinidamente. Los embalsamadores generalmente prestan suma atención a las partes del cuerpo visibles durante el velatorio, tales como la cara y las manos. Los productos químicos utilizados al embalsamar repelen la mayoría de los insectos, y disminuyen la velocidad de la putrefacción bacterial &#8220;fijando&#8221; proteínas celulares, es decir, que no pueden actuar como nutrientes para las bacterias, y matando a las bacterias mismas.<br />
Fue una práctica utilizada en el <a title="Antiguo Egipto" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Antiguo_Egipto">Antiguo Egipto</a>. Otro caso sería el cuerpo de <a title="Lenin" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Lenin">Lenin</a>, quien fue embalsamado y conservado en una urna especial por décadas, preservado casi perfectamente.<br />
El tiempo que tarda un cuerpo en reducirse a un esqueleto varía mucho. Incluso cuando un cuerpo es descompuesto, el tratamiento de embalsamamiento aún se puede realizar (el sistema <a title="Arteria" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Arteria">arterial</a> se deteriora más lentamente) pero no puede restaurar una apariencia natural sin realizarse una reconstrucción extensiva y trabajo de cosmética, y es muy usado para controlar los desagradables olores causados por la descomposición.</p>
<p><strong><br />
</strong><a title="Momificación" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Momificaci%C3%B3n"><strong><em>Momificación</em></strong></a><br />
En un ambiente suficientemente seco, un cuerpo puede terminar &#8220;naturalmente&#8221; momificado y no es extraño que los cuerpos depositados en bóvedas secas permanezcan preservados por décadas –como el caso del activista de derechos civiles asesinado Medgar Evers. Los cuerpos sumergidos en ciénagas de <a title="Turba" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Turba">turba</a> se momifican naturalmente, deteniendo la descomposición y resultando en un espécimen preservado conocido como &#8220;cuerpo de pantano&#8221;.<br />
<span style="color:#ff6600;"><strong>Importancia para la medicina forense</strong></span></p>
<p>La descomposición de los cuerpos es estudiada por varias ciencias. Estas ciencias entran dentro del rubro general de <a title="Medicina forense" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Medicina_forense">medicina forense</a>, ya que el motivo usual del estudio de la descomposición de cuerpos humanos es determinar el tiempo y la causa de la muerte, para propósitos <a title="Ley" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Ley">legales</a>:</p>
<ul>
<li>La      patología forense estudia las pistas que llevan a la causa de la muerte      presentes en el cuerpo como un fenómeno <a title="Medicina" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Medicina">médico</a>.</li>
<li>La      entomología forense estudia los insectos y otras sabandijas encontradas en      los cuerpos; la secuencia en la cual aparecen, el tipo de insectos, y      dónde se encuentran en su ciclo vital son claves que pueden iluminar la      investigación sobre el tiempo de deceso, la duración de la exposición del      cadáver, y si el cadáver fue trasladado.</li>
<li>La      antropología forense es la rama de la <a title="Antropología física" href="http://es.wikipedia.org/wiki/Antropolog%C3%ADa_f%C3%ADsica">antropología física</a> que estudia esqueletos y restos humanos, generalmente en busca de pistas      como la identidad, raza y sexo de su dueño.</li>
</ul>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong>Que es la entomología forense?</strong></span><br />
La entomología forense o médico legal, es el estudio de los artrópodos asociados con cadáveres, se utiliza, entre otros propósitos, para estimar el tiempo trascurrido desde la muerte o intervalo postmortem (IPM) y la identificación de los posibles traslados del cuerpo, así como las características de las zonas de procedencia.<br />
Los episodios entomológicos postmortem, de modo resumido, inician con los dípteros, a continuación suelen aparecen los coleópteros y durante un tiempo convivirán en nichos diferentes coleópteros y dípteros, por ultimo convivirán, también en nichos diferentes, coleópteros, ácaros y lepidópteros. Pero la propia secuencia de colonización y las especies implicadas variarán en función de múltiples parámetros, entre los que destacan la región biogeográfica, la época del año y las características ambientales particulares del hábitat en que se encuentre el cadáver.</p>
<p>El tiempo transcurrido desde la muerte es un asunto de crucial importancia desde el punto de vista legal, para establecer culpabilidad o para identificar a la persona desaparecida.</p>
<p>Uno de los métodos para determinarlo es la observación externa del cadáver, que incluye factores como temperatura corporal, livideces cadavéricas, rigidez, signos de deshidratación, lesiones externas, acción por animales e invasión de insectos. En cuerpos humanos es estimado por varios métodos: histológico, químico y zoológico. Sin embargo, transcurridas 72 horas, la entomología forense es usualmente el mejor método y en muchos casos el único para establecer el intervalo postmortem.</p>
<p>Existen dos métodos para determinar el tiempo transcurrido desde la muerte usando la evidencia de los artrópodos, el primero utiliza la edad y tasa de desarrollo de larvas; el segundo método utiliza la sucesión de artrópodos en la descomposición del cuerpo. Ambos métodos se pueden utilizar por separado o conjuntamente siempre dependiendo del tipo de restos que se están estudiando. Por lo general, en las primeras fases de la descomposición las estimaciones se basan en el estudio del crecimiento de una o dos especies de insectos, particularmente dípteros, mientras que en las fases más avanzadas se utiliza la composición y grado de crecimiento de la comunidad de artrópodos encontrada en el cuerpo y se compara con patrones conocidos de sucesión de fauna para el hábitat y condiciones más próximas.</p>
<p><span style="color:#ff6600;"><strong><em>La entomología forense en la medicina legal</em></strong></span></p>
<p>En civilizaciones antiguas, las moscas aparecen como amuletos (Babilonia, Egipto), como dioses ( Baalzebub , El Señor de las Moscas), y es una de las plagas en la historia bíblica del Éxodo. La metamorfosis de las moscas ya era conocida en el antiguo Egipto, pues un papel encontrado en el interior de la boca de una momia contiene la siguiente inscripción: &#8220;Los gusanos no se volverán moscas dentro de ti&#8221; (Papiro Gized nº 18026: 4: 14).</p>
<p>La mayoría de los insectos evitados en los embalsamamientos son los que ahora nos ayudan en la resolución de los casos de muerte ( Greenberg , 1991).<br />
El primer documento escrito de un caso resuelto por la entomología forense se remonta al siglo XIII en un manual de Medicina Legal chino referente a un caso de homicidio en el que apareció un labrador degollado por una hoz. Para resolver el caso hicieron que todos los labradores de la zona que podían encontrarse relacionados con el muerto, depositasen sus hoces en el suelo, al aire libre, observando que tan solo a una de ellas acudían las moscas y se posaban sobre su hoja, lo que llevó a la conclusión de que el dueño de dicha hoz debía ser el asesino, pues las moscas eran atraídas por los restos de sangre que habían quedado adheridos al ‘arma&#8217; del crimen.<br />
Durante muchos años en determinados ambientes, se pensaba que al morir una persona las larvas que aparecían en el cadáver para devorarle bien aparecían por generación espontánea, o bien salían del propio cadáver. Estas creencias perduraron hasta que Francisco Redi , un naturalista del Renacimiento se propuso demostrar de una forma científica que estas larvas procedían de insectos, los cuales depositaban sus huevos para que se desarrollasen sobre el cadáver.</p>
<p>Para ello, realizó el siguiente experimento: expuso al aire libre un gran número de cajas descubiertas y en cada una de ellas depositó un trozo de carne, unas veces cruda y otras cocida, para que las moscas atraídas por el olor vinieran a desovar sobre ellas.</p>
<p>1.-Distintas fases del crecimiento de las Larvas.</p>
<p>2.-Sobre heridas aparecen con mayor rapidez.</p>
<p>3 y 4.-Distintos tipos de dípteros.</p>
<p>5.-En un cadaver se observan las larvas.</p>
<p>6.-Los huevos son aproximadamente de 2mm de longitud.<br />
A las diversas carnes acudieron las moscas y desovaron ante la presencia de Redi que observó cómo estos huevos depositados por los insectos se transformaban primero en larvas, después en pupas y por último cómo salían los individuos adultos.<br />
Pero como es lógico todo experimento tiene su contraprueba. Para ello, las mismas carnes se colocaron en cajas, pero esta vez cubiertas con una gasa, a fin de que también se produjese en ellas la putrefacción, pero las moscas no tuviesen acceso a ellas. Redi vio que evidentemente las carnes se corrompían, pero que no aparecía sobre ellas ninguna larva. También observó que las hembras de las moscas intentaban introducir la extremidad del abdomen por las mallas tratando de hacer pasar a través de ésta sus huevos y que algunas moscas no depositaban huevos, sino larvas vivas, dos de las cuales pudieron introducirse a través del tejido.<br />
Los diferentes grupos de artrópodos fueron definidos por Megnin como &#8220;escuadrillas de la muerte&#8221;. Según el autor, estas escuadras son atraídas de una forma selectiva y con un orden preciso: tan preciso que una determinada población de insectos sobre el cadáver indica el tiempo transcurrido desde el fallecimiento. Estudios posteriores han demostrado que esto no es ni mucho menos tan exacto como pensaba Megnin y los primeros estudiosos del tema.<br />
Por último, para concluir esta primera parte de datos generales deberíamos tener claro cuales son los principales objetivos de la Entomología Forense, que son:</p>
<ul>
<li>A.      Datación de la muerte a través del estudio de la fauna cadavérica.</li>
<li>B.      Determinación de la época del año en que ha ocurrido la muerte.</li>
<li>C.      Verificar que un cadáver ha fallecido en el lugar donde ha sido hallado o      ha sido trasladado hasta el mismo.</li>
<li>D.      Dar fiabilidad y apoyo a otros medios de datación forense.</li>
</ul>
<p>Para un investigador criminalista que se enfrenta a un cadáver son tres las preguntas fundamentales que se le plantean: Causa de la muerte y circunstancias en las que se produjo, Data de la muerte y Lugar en el que se produjo la muerte.<br />
De estas tres cuestiones (&#8220;Causa&#8221;, &#8220;Data&#8221; y &#8220;Lugar&#8221;) los artrópodos poco o nada pueden aportar respecto a la primera; esa labor, establecer la causa de la muerte, corresponde al forense; sin embargo, tanto en la fijación del momento del fallecimiento como en la relativa a los posibles desplazamientos del cadáver, los artrópodos pueden ofrecer respuestas y, en muchos casos definitivas.<br />
La muerte de un ser vivo lleva consigo una serie de cambios y transformaciones físico-químicas que hacen de este cuerpo sin vida un ecosistema dinámico y único al que van asociados una serie de organismos necrófagos, necrófilos, omnívoros y oportunistas que se van sucediendo en el tiempo dependiendo del estado de descomposición del cadáver. El estudio de esta fauna asociada a los cadáveres recibe el nombre de entomología forense.</p>
<p>La entomología forense o médico-legal, por lo tanto, es el estudio de los insectos asociados a un cuerpo muerto para determinar el tiempo transcurrido desde la muerte.<br />
Este PMI o (intervalo postmortem) puede ser usado para confirmar o refutar la coartada de un sospechoso y para ayudar en la identificación de víctimas desconocidas enfocando la investigación dentro de un marco correcto de tiempo. Esta investigación puede llegar a ser vital en la investigación de un homicidio.<br />
Después de la muerte, hay dos grupos de fuerzas postmortem que cambian la morfología del cuerpo.</p>
<p>El primer grupo incluye aquellos factores que vienen desde fuentes externas como crecimiento bacteriano, invasión del cuerpo por los insectos y mordeduras de animales.</p>
<p>El segundo grupo está compuesto por factores que proceden del interior del cuerpo, como el crecimiento de bacterias intestinales que aceleran la putrefacción y la destrucción enzimática de los tejidos.<br />
Debido a la gran dificultad para calcular la tasa de descomposición por el crecimiento bacteriano, existe un gran número de estudios sobre el efecto de los insectos necrófagos en restos humanos encontrados al descubierto. En los cadáveres se produce una progresión sucesiva de artrópodos que utilizan los restos en descomposición como alimento y como extensión de su hábitat.</p>
<p>Esta sucesión de artrópodos es predecible ya que cada estadio de la putrefacción de un cadáver atrae selectivamente a una especie determinada. Aunque el papel de las diferentes especies de artrópodos es variable y no todas participan activamente en la reducción de los restos.<br />
Los diferentes tipos de artrópodos que llegan a un cadáver pueden clasificarse de la siguiente forma: Existen dos métodos para determinar el tiempo transcurrido desde la muerte usando la evidencia de los insectos.</p>
<p>El primero utiliza la edad de las larvas y la tasa de desarrollo, y el segundo método utiliza la sucesión de insectos en la descomposición del cuerpo. Ambos métodos se pueden utilizar por separado o conjuntamente siempre dependiendo del tipo de restos que se estén estudiando.</p>
<p>Por lo general, en las primeras fases de la descomposición las estimaciones se basan en el estudio del crecimiento de una o dos especies de insectos, particularmente dípteros, mientras que en las fases más avanzadas se utiliza la composición y grado de crecimiento de la comunidad de artrópodos encontrada en el cuerpo y se compara con patrones conocidos de sucesión de fauna para el hábitat y condiciones más próximas.<br />
Los parámetros médicos son utilizados para determinar el tiempo transcurrido desde la muerte cuando éste es corto, pero después de las 72 horas la entomología forense puede llegar a ser más exacta y con frecuencia es el único método para determinar el intervalo postmortem.<br />
Existen casos de homicidios en que la víctima es trasladada o asesinada en lugares remotos, lo que retrasa su hallazgo. Hay homicidios en los cuales las víctimas tardan meses en ser descubiertas, y en estos casos es muy importante determinar el tiempo transcurrido desde la muerte. Los insectos son con frecuencia los primeros en llegar a la escena del crimen, y además llegan con una predecible frecuencia.<br />
Así es posible en determinados casos que la data dada por el entomólogo no coincida con la data proporcionada por el médico forense que ha practicado la autopsia; esto puede ocurrir, bien porque los insectos no hayan colonizado el cadáver en los primeros días después de producirse la muerte (lugares de difícil acceso para los insectos, casas perfectamente cerradas, etc.), o por ejemplo en los casos de abandono y malos tratos en niños y ancianos pueden existir heridas y lesiones que por su falta de higiene sean colonizadas por los insectos antes de producirse la muerte de la persona.<br />
En estos momentos, en los que nada es visible para el ojo humano, es cuando las primeras oleadas de moscas comienzan a llegar al cuerpo. Las hembras grávidas llegan al cadáver, lamen la sangre u otras secreciones que rezuman de heridas o los orificios naturales y realizan la puesta en los primeros momentos después de la muerte.</p>
<p>Cómo y cuándo llegan estos insectos al cadáver y como se desarrollan en él, son las preguntas que debe hacerse toda persona que se interese por la entomología forense. Las primeras oleadas de insectos llegan al cadáver atraídas por el olor de los gases desprendidos en el proceso de la degradación de los principios inmediatos (glúcidos, lípidos y prótidos), gases como el amoniaco (NH 3 ), ácido sulfúrico (SH 2 ), nitrógeno libre (N 2 ) y anhídrido carbónico (CO 2 ). Estos gases son detectados por los insectos mucho antes de que el olfato humano sea capaz de percibirlos, hasta tal punto, que en algunas ocasiones se han encontrado puestas en personas que aún se encontraban agonizando.<br />
Tradicionalmente se menciona a los dípteros como los primeros colonizadores del cadáver, donde estos insectos cumplen una parte importante de su ciclo vital. Constituyen la primera oleada de necrófagos, que aparece inmediatamente después de la muerte.</p>
<p>Estos dípteros braquíceros tienen un ciclo vital cuyas distintas etapas deben conocerse en su duración y características, con fines de datación. Las hembras de estas familias suelen depositar sus huevos en los orificios naturales del cadáver tales como ojos, nariz y boca, así como en las posibles heridas que pudiese tener el cuerpo. La familia Sarcophagidae no pone huevos, sino que deposita larvas vivas.<br />
Los huevos son aproximadamente de 2mm de longitud y poseen un corto periodo embrionario. El estadio de huevo suele durar entre 24 y 72 horas, siempre dependiendo de la especie. Estas primeras puestas ya pueden proveer información al investigador, pues la disección de los huevos y el análisis de su estado de desarrollo embrionario puede delimitar el tiempo desde la ovoposición, y con ello el tiempo de la muerte.<br />
Existen datos que indican que si dos cuerpos son expuestos a la vez, uno con heridas o traumas y otro sin ellos, el que presenta las lesiones se descompone mucho más rápidamente que el que no presenta traumatismos debido a que la mayoría de las moscas son atraídas por las heridas, donde tienen lugar muchas de las ovoposiciones más tempranas.<br />
Los huevos puestos en un cadáver normalmente eclosionan todos a la vez, lo que da como resultado una masa de larvas que se mueven como un todo por el cuerpo. Las larvas son blancas, cónicas, ápodas y formadas por 12 segmentos; nacen y se introducen inmediatamente en el tejido subcutáneo.</p>
<p>Lo licuan gracias a unas bacterias y enzimas y se alimentan por succión continuamente. Cuando las larvas han finalizado su crecimiento, cesan de alimentarse y bien en los pliegues del cuerpo, de la ropa o alejándose del cuerpo, se transforman en pupa. El crecimiento y la transformación en pupa varían además de con cada especie, con las condiciones exteriores y dependen de la causa de la muerte y tipo de alimentación.<br />
Existen innumerables referencias de la temprana llegada de los dípteros al cuerpo una vez acaecida la muerte; también existen referencias sobre la presencia de puestas en cuerpos aún con vida, bien por la existencia de heridas abiertas o por procesos inflamatorios purulentos.<br />
Las larvas que eclosionan en cuerpos con vida, en primer lugar se alimentan de los tejidos necróticos para seguir alimentándose de los vivos. Por lo tanto, la presencia de los callifóridos en un cadáver reciente, es inevitable.</p>
<p>Toda ausencia de huella de este paso, pupas vacías, adultos muertos, debe obligar a los investigadores a formular ciertas hipótesis: la primera es que el cadáver haya sido trasladado de lugar, y aún en este caso se encontraría algún resto de estos dípteros; la segunda, que el lugar del fallecimiento sea lo suficientemente oscuro e inaccesible a estos grandes dípteros cosa poco probable pues los callifóridos se encuentran dentro de las casas durante todo el año.</p>
<p>La tercera, que los restos de los dípteros hayan desaparecido por la acción de los necrófilos (depredadores o parásitos de los necrófagos), o animales (aves insectívoras, hormigas, avispas).</p>
<p>Ello no ocurre prácticamente nunca de modo completo, a no ser que el intervalo postmortem sea muy largo. Y aún en este caso, hay que tener en cuenta que la cutícula de los artrópodos es prácticamente indestructible, pudiendo permanecer miles de años; se han encontrado pupas fósiles de dípteros en el cráneo de un bisonte perteneciente al Cuaternario.</p>
<p>La cuarta hipótesis, es que el cadáver haya sido impregnado con productos repugnatorios, que hayan impedido el acceso de las primeras oleadas de insectos. En este caso aparecerían en el cadáver restos de productos como arsénico, plomo o formol, que se ha comprobado evitan la presencia de los primeros necrófagos en el cadáver.</p>
<p>Es importante señalar que mientras los sarcofágidos pupan entre la ropa o en los pliegues del cuerpo y aprovechan los orificios naturales para sus puestas, los callifóridos se entierran para realizar la pupación y prefieren hacer sus propios orificios. Formando parte de esta escuadra encontramos a los coleópteros necrófagos por excelencia.</p>
<p>Especies como Necrophorus humator, N. vespilloides y N. vestigator , Necrodes littoralis y Silpha obscura, son comunes en los cadáveres en avanzado estado de descomposición.<br />
Es curioso señalar que Omalium rivulare aparece en invierno, dato que puede resultar muy significativo en una investigación. Tras la desaparición de los ácaros el cadáver ya está completamente seco.</p>
<p>Hacen entonces su aparición una serie de coleópteros que van a alimentarse de los restos de pelo, piel, uñas, etc. A partir de 1-1,5 años de la muerte, en el cadáver no quedan más que escasos restos orgánicos, huesos y en su entorno restos de los artrópodos que lo han visitado. En este momento hacen su aparición coleópteros muy característicos que se alimentan a base de estos residuos.<br />
Pero no todos los cadáveres aparecen en tierra, pues frecuentemente aparecen cadáveres sumergidos en agua, tanto dulce como salada. La fauna cadavérica hídrica a la que hace mención por primera vez Raimondi y Rossi en 1888, no es conocida como la fauna terrestre, debido a la dificultad que entraña su estudio.<br />
Sacado de varias fuentes:<br />
<a href="http://www.escalofrio.com/"><strong>www.escalofrio.com</strong></a> , <a href="http://www.taringa.net/"><strong>www.taringa.net </strong></a><strong>, </strong><a href="http://www.taringa.net/"><strong>www.wikipedia.org</strong></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Hare's Ear: clásica por excelencia]]></title>
<link>http://staffriosysenderos.wordpress.com/2009/08/11/hares-ear-clasica-por-excelencia/</link>
<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 22:22:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Staff RiosySenderos.com</dc:creator>
<guid>http://staffriosysenderos.wordpress.com/2009/08/11/hares-ear-clasica-por-excelencia/</guid>
<description><![CDATA[Literalmente, la primera ninfa que usé y también la que decidí aprendí a atar fue la Hare&#8217;s Ea]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Literalmente, la primera ninfa que usé y también la que decidí aprendí a atar fue la Hare&#8217;s Ear. De origen inglés, esta ninfa es un patrón mundialmente famoso por su productividad. Su nombre oficial es Gold Ribbed Hare&#8217;s Ear, cuyo autor se perdió en el tiempo. Fue nada menos que el británico G.E.M Skues, el padre de la pesca con ninfas, en su obra &#8220;The Way of a Trout with Flies&#8221; de 1921, que menciona la gran productividad de esta mosca, destacando el aporte de un genio desconocido.</p>
<p>Lo sorprendente de esta mosca, es que sigue siendo uno de los patrones más populares y recurridos por los mosqueros, incluso entrado el siglo XXI. Su diseño, directamente imitando los aspectos corporales de una ninfa de Mayfly, también ha experimentado algunas variaciones en el tiempo. Al menos yo utilizo materiales sintéticos en lugar de la clásica piel de la oreja de liebre (hare&#8217;s ear fur), como se define en su receta original. Y aún más, en los últimos años he optado por una versión lastrada con una bead head, tal como se muestra en esta excelente foto de Carlos Correa.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-164" title="Flashback GB Hare Ear" src="http://staffriosysenderos.wordpress.com/files/2009/08/flashback-gb-hare-ear.jpg" alt="Flashback GB Hare Ear" width="412" height="214" /></p>
<p>Tal como se muestra en la foto, esta versión, si bien mantiene el dubbing original &#8211; oreja de liebre &#8211; cambia incluso el shellback o lomo del patrón utilizando un vistoso material reflectante.</p>
<p>Más allá de las variaciones en los materiales de su montaje, la variación más significativa que he encontrado es el bead head. Se da en la pesca de gran parte de los pequeños (y no tan pequeños) ríos cordilleranos de la Zona Central de Chile, que su estructura presenta muchos pozones chicos, más bien &#8220;<em>pockets</em>&#8220;. En mi caso, la mejor manera que he encontrado de enfrentar esta estructura, con rápida corriente y abruptos cambios de profundidad, es con una ninfa lastrada, un largo líder (con strike indicator) o bien una presentación &#8220;caña en alto&#8221;. Esta combinación ha sido una de mis estrategias ganadoras por más de una década en mis excursiones por esta zona.</p>
<p>Definitivamente un patrón clásico recomendable, que me ha dado éxitos en prácticamente todo Chile y diversos puntos de Argentina también.</p>
<p>Rodrigo Sandoval<br />
RiosySenderos.com</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Las avispas japonesas gigantes son asfixiadas en cámaras de gas por enjambres de abejas melíferas]]></title>
<link>http://francisthemulenews.wordpress.com/2009/07/16/las-avispas-japonesas-gigantes-son-asfixiadas-en-camaras-de-gas-por-enjambres-de-abejas-meliferas/</link>
<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 08:05:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>emulenews</dc:creator>
<guid>http://francisthemulenews.wordpress.com/2009/07/16/las-avispas-japonesas-gigantes-son-asfixiadas-en-camaras-de-gas-por-enjambres-de-abejas-meliferas/</guid>
<description><![CDATA[Las abejas melíferas japonesas matan a las avispas gigantes japonesas gaseándolas con CO2 en una sau]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5023" title="Dibujo20090716-Honeybees_kill_hornets_with_heat_and_gas_Right_giant_hornet_Vespa_mandarinia_japonica_Left_Japanese_honeybee_Apis_cerana_japonica" src="http://francisthemulenews.wordpress.com/files/2009/07/dibujo20090716-honeybees_kill_hornets_with_heat_and_gas_right_giant_hornet_vespa_mandarinia_japonica_left_japanese_honeybee_apis_cerana_japonica.jpg" alt="Dibujo20090716-Honeybees_kill_hornets_with_heat_and_gas_Right_giant_hornet_Vespa_mandarinia_japonica_Left_Japanese_honeybee_Apis_cerana_japonica" width="600" height="169" /></p>
<p>Las abejas melíferas japonesas matan a las avispas gigantes japonesas gaseándolas con CO2 en una sauna a 46 ºC formada por un enjambre a su alrededor. La avispa gigante japonesa (<em>Vespa mandarinia japonica</em>) es un feroz depredador de las abejas melíferas japonesas (<em>Apis cerana japonica</em>). Se pensaba que la avispa moría por el calentamiento, sin embargo, se ha demostrado que las avispas sobreviven a dichas temperaturas sin problemas. Un nuevo estudio ha mostrado que en el interior de la &#8220;sauna&#8221; el nivel de CO2 crece un 3.7%. Sorprendentemente, las avispas mueren a 46 ºC en dicha atmósfera asfixiante. El artículo técnico es de los investigadores Michio Sugahara y Fumio Sakamoto, de la Kyoto Gakuen University, Japón, titulado &#8220;<a href="http://dx.doi.org/10.1007/s00114-009-0575-0" target="_blank">Heat and carbon dioxide generated by honeybees jointly act to kill hornets</a>,&#8221; Naturwissenschaften, In Press, 24 junio 2009. Nos lo han comentado en el número de hoy de Nature &#8220;<a href="http://dx.doi.org/10.1038/460308a" target="_blank">Animal behaviour: Smothered by a swarm</a>,&#8221; Research Highlights Nature 460: 308, 16 July 2009.</p>
<p>Los investigadores japoneses han medido la temperatura en el interior de las &#8220;bolas de abejas&#8221; que crece con el tiempo hasta alcanzar unos 46 ºC. Las avispas en condiciones normales sobreviven sin problemas a dicha temperatura. Sin embargo, en el interior de las &#8220;bolas de abejas&#8221; la concentración de CO2 crece en los primeros 5 minutos hasta alcanzar un incremento del 3.6 ± 0.2%, similar a la que se produce en la expiración de los humanos (incrementos del 3.7 ± 0.44%). Esta concentración es letal para las avispas si viene acompañada de una temperatura entre 45–46°C. Esta concentración de CO2 es peligrosa para las abejas si la temperatura alcanzara entre 50–51°C. Las abejas logran matar a su feroz depredador gracias a una combinación de temperatura y gas.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5024" title="Dibujo20090716_bee_ball_temperature_as_function_of_time" src="http://francisthemulenews.wordpress.com/files/2009/07/dibujo20090716_bee_ball_temperature_as_function_of_time.jpg" alt="Dibujo20090716_bee_ball_temperature_as_function_of_time" width="600" height="367" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Stoneflies de Julio (EEUU)]]></title>
<link>http://staffriosysenderos.wordpress.com/2009/07/07/stoneflies-de-julio-eeuu/</link>
<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 20:31:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>Staff RiosySenderos.com</dc:creator>
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<description><![CDATA[You should have been here in July! (¡Deberías haber estado aquí en Julio!) Esas fueron las palabras ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>You should have been here in July!</em> (¡Deberías haber estado aquí en Julio!)</p>
<p>Esas fueron las palabras textuales de Jim Schollmeyer, un reconocido escritor y fotógrafo de pesca con mosca, de Oregon, EEUU, cuando tuve la increíble oportunidad de pescar el Río Deschutes, en Oregon, junto a él y otros amigos. Él fue guía del río durante varios años antes de dedicarse más de lleno a su rol editorial actual.</p>
<p>En esa ocasión, en el mes de Septiembre, pudimos pescar bien el río. Aprendí varias cosas nuevas, como que &#8220;nunca sobra un split shot&#8221;, cuando se trata de pescar los rápidos pockets de este río, en busca de las hermosas truchas &#8220;Redside&#8221;, una variedad de arcoiris propia del Deschutes, que se destaca por una franja roja intensa en el costado. No son demasiado grandes, una de 1 kg ya es considerada grande, pero sin duda, son un desafío y una maravilla. También, que en el Río Deschutes sólo se autoriza a pescar de orilla, aún cuando se recorre embarcado. La idea de dicha regulación es dejar libre el trecho de río (que tiene el tamaño del Petrohué alto), y sólo permitir presión de pesca en las zonas más bajas. Esa es una de las razones por las que se puede pescar todo el año.</p>
<p>La última vez que visité el Deschutes fue en Marzo, hace dos años. Tampoco apunté a ese &#8220;Julio inolvidable&#8221; del que todos los conocedores del Deschutes hablan, pero pude pescar ese río en un día de finales de invierno que igualmente valió la pena.</p>
<p><strong>¿A qué se refieren con ese &#8220;Julio inolvidable&#8221;?</strong> Simplemente a una de las eclosiones más dramáticas que existen en el mundo de la entomología acuática. No tanto por la intensidad o cantidad de insectos, sino que por el tamaño. Se trata de una de las especies más grandes de Stoneflies (la más grande del Hemisferio Norte), llamada debidamente Salmonfly (<em>Pteronarcys californica</em>).</p>
<p>¿Quieren saber de qué se trata? Vean este magistral video de Todd Moen (el mismo co-editor de Catch Magazine).</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/o1Au0ah1tdU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/o1Au0ah1tdU&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>&#8230; y ya saben. Si alguna vez logran planificar un viaje a Oregon (no es <em>&#8220;tan&#8221;</em> complicado, es apenas 1 hora de vuelo adicional desde LA) &#8230; hagan lo posible por calzar en Julio &#8230; y pasen a ver a John Smeraglio, en su tienda de pesca con mosca de Maupin, a orillas del místico Río Deschutes.</p>
<p style="text-align:right;">Rodrigo Sandoval<br />
Staff RiosySenderos.com</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La battaglia contro il punteruolo rosso si combatte con le trappole]]></title>
<link>http://agrablog.wordpress.com/2009/07/06/la-battaglia-contro-il-punteruolo-rosso-si-combatte-con-le-trappole/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 10:24:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>agrablog</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;In soli 4 giorni il sito internet adottaunatrappola.unipa.it  è stato visitato da 1260 utenti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">&#8220;In soli 4 giorni il sito internet <a href="http://adottaunatrappola.unipa.it" target="_blank">adottaunatrappola.unipa.it </a> è stato visitato da 1260 utenti. Sono arrivate 650 richieste  da tutta la Sicilia&#8221;. Sono i dati snocciolati da Stefano Colazza entomologo della Facoltà di Agraria nel corso della trasmissione &#8220;Ditelo a Rgs&#8221;.<br />
È ormai una certezza la nuova battaglia contro il punteruolo rosso si combatte con le trappole. <br />
Le trappole, innescate con sostanze che atrraggono gli insetti, sono state provviste di chip a radiofrequenza. Il chip dialoga con un palmare, dotato di software sviluppato dal Dipartimento di Ingegneria Informatica dell&#8217;Università di Palermo, consente di acquisire utili informazioni per la gestione della trappola. Come la posizione Gps, i tempi di decadenza dei prodotti utilizzati. Lo stesso palmare è stato utilizzato per memorizzare i dati delle catture: numero e sesso deli adulti.<br />
Una nuova tecnica che sta ottenendo ottimi risultati che sarà estesa a tutto il territorio della città di Palermo e ora dopo il successo dell&#8217;iniziativa anche in tutta la Regione. Almeno è questa l&#8217;iniziativa della Facoltà di Agraria.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La rivincita dei “bruttini”]]></title>
<link>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/07/01/la-rivincita-dei-%e2%80%9cbruttini%e2%80%9d/</link>
<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 09:01:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Federica Sgorbissa</dc:creator>
<guid>http://oggiscienza.wordpress.com/2009/07/01/la-rivincita-dei-%e2%80%9cbruttini%e2%80%9d/</guid>
<description><![CDATA[Secondo una ricerca pubblicata su Science nelle specie poliandriche non è il maschio migliore ad ave]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><em><a href="http://oggiscienza.wordpress.com/files/2009/07/beetles.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1709" title="Due esemplari di Callosobruchus maculatus durante l'accoppiamento" src="http://oggiscienza.wordpress.com/files/2009/07/beetles.jpg" alt="Due esemplari di Callosobruchus maculatus durante l'accoppiamento" width="300" height="247" /></a>Secondo una ricerca pubblicata su Science nelle specie poliandriche non è il maschio migliore ad avere più successo nella riproduzione</em></h3>
<p style="text-align:justify;"><em> </em><br />
Le blatte femmina quando si tratta di accoppiarsi si danno un gran daffare e anziché scegliere un pretendente, ne provano diversi. Questo comportamento poliandrico, che dovrebbe aumentare la probabilità di avere figli con qualità genetiche superiori, non sempre però da i risultati sperati: secondo un studio dell&#8217;Università di Uppsala in Svezia e dell&#8217;Università di Aarhus in Danimarca, nell&#8217;harem della blatta non è il maschio “migliore”<!--more--> ad avere un maggior numero di figli.</p>
<p style="text-align:justify;">Trine Bilde, biologa dell&#8217;Università di Aarhus, e colleghi hanno determinato la qualità genetica di un certo numero di esemplari di <em>Callosobruchus maculatus</em>, maschi e femmina, e successivamente hanno fatto accoppiare una femmina o con un singolo esemplare, oppure con due, uno di bassa e uno di alta qualità.</p>
<p style="text-align:justify;">Il <em>Callosobruchus maculatus</em> pratica normalmente la poliandria: la femmina cioè si accoppia successivamente con più partner. In questo modo ha luogo una competizione spermatica fra i maschi che influirà sulla percentuale di geni di ciascun individuo trasmessi alle generazioni future.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo molti scienziati la poliandria, molto diffusa in natura, è stata selezionata perché favorirebbe la sopravvivenza della prole, e quindi sarebbe vantaggiosa per la femmina che la pratica: la femmina infatti selezionerebbe lo sperma migliore attraverso dei meccanismi di scelta “criptica”. In questo modo verrebbe anche favorito, a discapito degli altri, il maschio “migliore” che avrebbe garantita la discendenza più folta. Bilde però sottolinea che finora nessuno studio ha dimostrato questo fatto.</p>
<p style="text-align:justify;">I risultati di Bilde e colleghi dimostrano in effetti il contrario: il maschio geneticamente migliore negli esperimenti quando è l&#8217;unico ad accoppiarsi con la femmina ha un numero maggiore di figli  rispetto a quando è in competizione con un altro maschio, più scarso dal punto di vista genetico. Secondo questo risultato la femmina avrebbe risultati migliori se si accoppiasse soltanto con il maschio migliore, anziché con tutti e due. Secondo Bilde dunque, non è il vantaggio genetico della prole la forza evolutiva che ha spinto a selezionare la poliandria, ma qualche altro tipo di benefit che studi futuri dovranno chiarire.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Anatomía de un río truchero]]></title>
<link>http://staffriosysenderos.wordpress.com/2009/06/24/anatomia-de-un-rio-truchero/</link>
<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 01:57:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Staff RiosySenderos.com</dc:creator>
<guid>http://staffriosysenderos.wordpress.com/2009/06/24/anatomia-de-un-rio-truchero/</guid>
<description><![CDATA[Uno de las primeras grandes lecciones que aprendí en pesca con mosca es que la mejor manera de aumen]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Uno de las primeras grandes lecciones que aprendí en pesca con mosca es que la mejor manera de aumentar las posibilidades de éxito en una jornada de pesca es poder entender con claridad por qué las truchas hacen lo que hacen. Es decir, por qué se mueven por ciertos lugares; por qué se quedan en unos u otros, pero no en cualquier lugar; por qué en un momento deciden alimentarse de insectos eclosionando y en otro momento deciden ignorarlos; por qué rechazan una mosca y luego caen por una casi idéntica.</p>
<p>Sin duda, las respuestas a estas preguntas toman tiempo y posiblemente nunca se obtengan. Para mí ése es uno de los grandes atractivos de la pesca con mosca: nunca se termina de aprender todo.</p>
<p>De todos modos, en ocasiones uno logra encontrarse con alguna fuente de información, ya sea un artículo de una revista, o un completísimo libro, e incluso un video instructivo, que logran darnos claves importantes que se traducen en mejores resultados consistentemente en las jornadas en ríos y lagos.</p>
<p>En mi caso, uno de estos tremendos aportes fue el video &#8220;Anatomy of a Trout Stream&#8221;, del reconocido experto norteamericano Rick Hafele. En este video, desarrollado hace nada menos que 25 años, cada explicación cubre muchas interrogantes que todos nos hemos planteado al enfrentarnos a las truchas. Rick cubre desde la estructura de un río y cuáles son los lugares más recurridos por las truchas y por qué, así como cuáles son las condiciones que determinan que las truchas selccionesn cierto tipo de patrones por sobre otros.</p>
<p>Hace pocos días me topé en You Tube con un video que resume en sólo 8 minutos los aspectos fundamentales explicados en este video de 60 minutos en total. Sin duda, hay muchos tips y técnicas que Rick ofrece que se pierden en este resumen, pero al menos son 8 minutos sumamente explicativos (y con subtítulos, para quien le resulta más conveniente de esta manera).</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/5DN5-H3WDN0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/5DN5-H3WDN0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Si les gustó, les cuento que el video está disponible por medio de Amazon, y lo pueden encontrar <a href="http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN/B000JCRL8I/riossende" target="_blank">aquí</a>. Además, para aquellos que viven o pasan por Santiago, la tienda <a href="http://www.rodandgun.cl" target="_blank">Rod &#38; Gun</a> tiene unas copias de este video en VHS.</p>
<p>Suerte y éxito.</p>
<p>Rodrigo Sandoval<br />
RiosySenderos.com</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sociobiología]]></title>
<link>http://agaudi.wordpress.com/2009/06/24/sociobiologia/</link>
<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 18:04:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>Jordi Guzman</dc:creator>
<guid>http://agaudi.wordpress.com/2009/06/24/sociobiologia/</guid>
<description><![CDATA[Otra magnífica exposición del tema a cargo como es habitual por Luis Alonso en este caso sobre un te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Otra magnífica exposición del tema a cargo como es habitual por <strong>Luis Alonso</strong> en este caso sobre un tema apasionante: la <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Sociobiologia" target="_blank"><strong>sociobiología</strong></a>, no exenta de controversia sin embargo. Los libros elegidos son  A DARWINIAN WORLD-VIEW. SOCIOBIOLOGY. ENVIRONMENTAL ETHICS AND THE WORK OF EDWARD O. WiLSON, por Brian Baxter. Ashgate; Aldershot, 2007 y THE SUPERORGANISM. THE BEAUTY, ELEGANCE, AND STRANGENESS OF INSECT SOCIETIES, por Bert Hólldobler y Edward O. Wilson. WW. Norton and Company; Nueva York, 2009.</p>
<p>Es un artículo algo extenso y de nivel elevado pero que vale la pena repasar y que se ha publicado en <strong>Investigación y Ciencia  Nº 393</strong>.</p>
<p><a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Bert_H%C3%B6lldobler" target="_blank"><strong>Bert Hólldobler</strong></a> y Edward O. Wilson ganaron en 1991 el premio Pulitzer con <em><a href="http://www.amazon.com/Ants-Bert-H%C3%B6lldobler/dp/0674040759" target="_blank"><strong>The Ants</strong></a> </em>(&#8220;Las hormigas&#8221;). Con <em>The Superorganism </em>amplían la perspectiva a todos los insectos sociales. Estructura intermedia entre los organismos y los ecosistemas, los individuos forman las unidades del <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Superorganismo" target="_blank"><strong>superorganismo</strong></a>, elemento componente, a su vez, del ecosistema. Las colonias integrantes mantienen un estrecho vínculo interno a través de una cooperación altruista, comunicación com­pleja y división del trabajo. De acuerdo con los autores, la cohesión intragrupal depende de la competición intergrupal, sean los grupos células, organismos o so­ciedades. No hay una sin la otra.</p>
<p>Los organismos no evolucionan. Evolu­cionan las poblaciones. Pero los organis­mos tienen <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Ontogenia" target="_blank"><strong>ontogenias</strong></a>. La sociogénesis del superorganismo —crecimiento y desarrollo de la colonia— admite una comparación fecunda con la <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Embriog%C3%A9nesis" target="_blank"><strong>embriogénesis</strong></a>. La especialización funcional y la división del trabajo entre las partes de un conjunto global mayor se encuentran en numerosos nive­les. Las ideas de Darwin sobre la división del trabajo se inspiraron en <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Henri_Milne-Edwards" target="_blank"><strong>Henri Milne-Edwards</strong></a>, a quien dedicó un volumen de su monografía sobre los cirrípedos.</p>
<p>La mayoría de las formas sociales son insectos, animales de seis patas, dos antenas en la cabeza, cuerpo segmentado en tres partes, que viven en tierra firme. Alcanzada la madurez, forman colonias de número variable, desde 10 miembros escasos hasta 20 millones de individuos, según la especie. Los miembros de cada colonia se encuentran divididos en dos castas básicas: un número muy restringi­do de reproductoras y otro muy alto de obreras que desarrollan el trabajo de una manera altruista. En su inmensa mayo­ría, las especies coloniales pertenecen al orden Hymenoptera (hormigas, abejas y avispas). Los miembros de la colonia son hembras. Producen y cuidan de los machos durante el breve período anterior a la estación de cópula. Los machos no trabajan. Tras la estación de cópula, cual­quier zángano que siga en el nido será expulsado o matado por sus hermanas obreras. Sólo en el orden Isoptera (ter­mes), un rey vive con la reina, la hembra reproductora. A diferencia de las obreras himenópteras, la fuerza de trabajo de los termes está integrada por miembros de ambos sexos; en algunas especies, existe cierta división sexual del trabajo.</p>
<p>Hormigas, abejas, avispas y termes constituyen más de dos tercios de la biomasa de insectos, aunque comprenden sólo el dos por ciento de las aproxima­damente 900.000 especies de insectos conocidas. En un recodo de la pluviselva amazónica, cerca de Manaus, donde se llevó a cabo un recuento real, los insec­tos sociales componían el 80 por ciento; sólo hormigas y termes componían casi el 30 por ciento de la biomasa animal total; sólo las hormigas pesaban cuatro veces la suma de mamíferos, aves, reptiles y anfibios. La dominación ambiental de hormigas y otros insectos sociales es el resultado de un comportamiento grupal cooperativo. En la pluviselva tropical, las hormigas en su conjunto pesan más que todos los mamíferos y otros vertebrados terrestres. La reina de una colonia de hor­migas del género <em>Atta </em>puede vivir hasta 10 años y dejar 150 millones de pro­genie que trabajarán como sus obreras. Cuando una muchedumbre de obreras realiza las mismas tareas, utiliza series, de operaciones en paralelo; cada obrera puede cambiar de una tarea a otra se­gún lo demande la necesidad, de suerte que ninguna tarea esté mucho tiempo desatendida y las distintas etapas de la tarea puedan cumplirse con celeridad. Las obreras se muestran también más proclives que los insectos solitarios a la agresividad y al suicidio.<!--more--></p>
<p>Uno de los rasgos distintivos de las sociedades de insectos estriba en las &#8220;cas­tas estériles&#8221;. El fenómeno constituía un espinoso contraejemplo de la tesis de la selección natural, expresada por el pro­pio Darwin en términos de reproducción supernumeraria. ¿Cómo podían las castas obreras de hormigas y otros insectos so­ciales haber evolucionado, si son estériles y no dejan descendencia? La respuesta no se le escapó a Darwin: el objetivo de la se­lección era ahí la familia, no el individuo. En el caso de las castas estériles, razonaba, constituye una ventaja para su comunidad que sacrifiquen tiempo y energía en la prosperidad de la colonia. Pero pasó por alto un detalle importante. Al considerar genéticamente uniforme la colonia, sim­plificó en demasía la evolución social. Desconocía lo que entrañaba la meiosis y la recombinación mendeliana. Y no podía apreciar que en muchas especies las obreras tenían ovarios, aptos para la reproducción. En otras palabras, las obre­ras eran rivales reproductoras potenciales de su progenitora y entre ellas.</p>
<p>El problema de las obreras estériles no quedó, pues, resuelto con Darwin.</p>
<p>Comprobada la herencia particulada y recombinante en el siglo XX, correspon­dería a Alfred H. Sturtevant en  1938 percatarse de que la evolución en los insectos sociales venía instada no sólo por uno, sino por tres niveles de selección: las fuerzas que operan entre miembros de la misma colonia, las que intervienen entre colonias y las que se ejercen entre pobla­ciones de colonias. Además, la selección puede desarrollarse de forma concertada, haciendo la cooperación altruista y la evolución social más verosímil, o actuar de forma antagónica entre sí, con el con­siguiente retraso, estancamiento o incluso reversión de la evolución social.</p>
<p>En 1945, <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Sewall_Wright" target="_blank"><strong>Sewall Wright</strong></a>, uno de los arquitectos de la síntesis moderna de la teoría de la evolución, abordó la selec­ción de multiniveles en busca de una justificación científica del altruismo. Pero en 1932, <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/J._B._S._Haldane" target="_blank"><strong>J. B. S. Haldane</strong></a>, otro puntal del neodarwinismo, había ya observado que el altruismo pudo haberse desarro­llado si semejante conducta suponía una ventaja genética para los familia­res. Fue en el marco de la genética de poblaciones cuando, en 1955, Halda­ne aportó una solución razonable del problema del altruismo. Dos años más tarde, G. C. Williams y D. C. Williams aunaron selección de grupo y selección de parentesco.</p>
<p>En 1964, <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/William_D._Hamilton" target="_blank"><strong>William D. Hamilton</strong></a> pu­blicó su teoría genética de la evolución social. Puso los fundamentos matemá­ticos de la selección de parentesco y la expresó en la teoría más general de eficacia biológica inclusiva. La <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Selecci%C3%B3n_de_parentesco" target="_blank"><strong>regla de Hamilton</strong></a> establece que un carácter al­truista hereditario se difundirá por la población si <em>rb es mayor que c, </em>donde <em>b </em>es el incremento en unidades de des­cendencia producidas por el receptor del comportamiento altruista, <em>r </em>es la fracción de genes que el altruista comparte con el receptor y <em>c </em>es el coste del altruista medido en unidades de descendencia. Hamilton generalizó la regla.</p>
<p>Propuso lo que más tarde dio en lla­marse la hipótesis de la haplodiploidía. Las especies del orden Hyrnenoptera determinan el sexo mediante la haplo­diploidía. Los huevos que son haploides (no fecundados), y cuyos genes por ende constan enteramente de la mitad de los genes de la madre, devienen machos. Por el contrario, los huevos que son diploides (fecundados), y cuyos genes vienen la mitad de la madre y la mitad del padre, resultarán en hembras. En virtud de la haplodiploidía, se establece una extraña red asimétrica de relaciones genéticas entre parientes próximos. Todos los genes de un macho son idénticos a la mitad de los genes de su madre; el grado de rela­ción genética de hijo y madre es, pues, de un medio. Cada hembra comparte la mitad de sus genes con su madre (grado de parentesco un medio), pero sólo un cuarto con cada hermano y (ésta es la clave de la hipótesis de la haplodiploidía) tres cuartos con cada hermana. Si la ma­dre de una colonia se aparea sólo una vez, todos los miembros de la familia guardan un estrecho parentesco. Se pensó que esa circunstancia impulsaba la evolución de la autoinmolación por los miembros de la colonia.</p>
<p>Más, pese a todo, no se olvide que los termes (Isóptera), aunque sociales, son diploides. Por si fuera poco, la mayoría de los linajes de Hyrnenoptera son solita­rios. De donde cabe inferir que la haplo­diploidía no es ni necesaria ni suficiente para la evolución de la socialidad.</p>
<p>El estudio de los superorganismos ha iluminado numerosos fenómenos de interés general en biología. Las obreras de las abejas melíferas, lo mismo que las hormigas, se comunican con sus compañeros de colmena u hormiguero y los encaminan hacia fuentes lejanas de comida; se exhibe la regulación del consumo alimentario por la comunidad o se sigue un ritual de combate. Algunas especies de hormigas retiran del nido a las moribundas. Las cortadoras de hojas, en particular, poseen complejos sistemas de comunicación, un sistema de castas muy elaborado, una arquitectura del nido con aireación y población por millones.</p>
<p>Más del 90 por ciento de las señales utilizadas en la comunicación por los in­sectos sociales son de naturaleza química, en particular <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Feromonas" target="_blank"><strong>feromonas </strong></a>segregadas por glándulas exocrinas que, percibidas por otros miembros de la colonia, evocan una respuesta de alarma, atracción, congrega­ción o reclutamiento. Los sonidos y las vibraciones ligadas al substrato intervie­nen también en los procesos de comuni­cación. Cada colonia refleja un elevado grado de integración, posibilitado por el sistema de comunicación y de división del trabajo, propiedades distintivas del superorganismo. En cuya estructuración encontramos un escalón &#8220;primitivo&#8221;, re­presentado por especies donde los miem­bros de la colonia retienen su potencial reproductor y existe una pugna reproduc­tora interindividual intensa. En un cabo del espectro de la evolución social de las hormigas encontramos las de anatomía primitiva <em>Prionomyrmex macrops, </em>de Aus­tralia, y especies del género cosmopolita <em>Amblyopone. </em>Sus colonias, con menos de un centenar de obreras, emplean sólo señales elementales de comunicación. Se comprometen en una sumaria división del trabajo más allá de la distinción entre reina y obreras; construyen hormigueros simples. En el otro cabo, hallamos las hormigas cortadoras de hojas de los gé­neros <em>Afta </em>y <em>Acrotnyces, </em>y las hormigas tejedoras del género <em>Oecophylla, </em>en que la casta de la reina es la única repro­ductora, mientras que el resto, cientos de miles de obreras estériles, se integran en subcastas, encuadradas en sistemas de división del trabajo; han desarrollado una división compleja del trabajo y sis­temas de comunicación. Entre los dos extremos, ocupando todos los espacios imaginables del gradiente, encontramos miles de otras especies. Juntas aportan una visión clara de los orígenes evolutivos de los grados intermedios y avanzados de superorganismo.</p>
<p>El concepto de superorganismo reco­noce un precedente directo en el escrito de <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Inteligencia_colectiva#Historia" target="_blank"><strong>William Morton Wheeler</strong></a> sobre &#8220;la colonia de hormigas como organismo&#8221;, de 1911. Postulaba que la noción tras­cendía la mera metáfora. Reconocía en la colonia varias notas, características del organismo: se comporta como una unidad; muestra conducta, tamaño y estructura peculiares; acomete un ciclo de desarrollo y reproducción adapta ti vo; distingue entre &#8220;plasma germinal&#8221; (reinas y machos) y &#8220;soma&#8221; (las obreras). En una obra publicada en 1928, <em>The So­cial Insects, Their Origin and Evoiution, </em>Wheeler denominaba ya superorganismo a una colonia de insectos sociales. Apun­taló el concepto de homeostasis social, constituida por procesos fisiológicos y conductuales en cuya virtud la colonia se mantiene en condiciones óptimas para el desarrollo y la reproducción.</p>
<p>Desde los años cincuenta la investiga­ción en comunicación química, fisiología y evolución de los sistemas de castas en diversas especies de hormigas desempeñó un papel fundante de la sociobiología. La disciplina se asentaría en los setenta y ochenta, con la convergencia de la fi­siología, la ecología y la teoría evolutiva, síntesis en la que los insectos sociales representaban un papel central. En 1975 Wilson publicó su <em>Sociobiology: the New Synthesis. </em>Hacia el cierre de ese intervalo, la atención se centró en las fuerzas de se­lección que conforman la estructura y ci­clos biológicos de la colonia. En los años noventa, los avances correspondieron al análisis de la autoorganización de las colonias, la sociogenética, o inquisición sobre el parentesco entre colonias y entre miembros de una colonia, cuyo remate contemporáneo lo sella la secuenciación del genoma de insectos. Con todo, una vez más, la meta ya estaba trazada de antemano, la conducta del hombre, si altruista unas veces o si egoísta siempre <em>(A Darwinian Worldview).</em></p>
<p>Junto a la axiomática declaración de que <em>Homo sapiens </em>constituye una especie animal, se reconoce su aparición en el curso de un proceso evolutivo a través del mecanismo darwinista de selección natural. La explicación de su comportamiento habrá de requerir las raíces en la filogenia y etología comparada. Aunque existen fuertes discrepancias en el peso que en dicha explicación deba concederse a la selección y el que merece reservarse para la cultura.</p>
<p>La sociobiología confía en descubrir estructuras cerebrales, redes o circuitos nerviosos que gobiernen la conducta humana en sus trazos fundamentales. Se habrían adquirido durante el largo período del Pleistoceno y confirieron a sus poseedores una ventaja reproductora. Gould y Lewontin se mostraron menos dispuestos a conceder esa fuerza absoluta a la selección natural, superada en nume­rosos casos, rasgos y propiedades.</p>
<p>La sociobiología aplicó a organismos distintos del hombre conceptos clave, de­sarrollados por Georges Williams, Robert Trivers y otros. Se debe a Williams la visión egoísta del gen (popularizada por Dawkins) en el marco de su investigación sobre el beneficio de la autoinmolación en beneficio del grupo. La idea del <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/El_gen_ego%C3%ADsta" target="_blank"><strong>gen egoísta</strong></a> se encuentra así tras la explicación de altruismo en términos de la teoría de William Hamilton sobre la selección de parentesco y eficacia biológica inclusiva; tras la explicación de Trivers sobre los conflictos progenitores-progenie y tras su exposición de la evolución del altruismo recíproco entre pequeños grupos de ani­males; y tras la aplicación por Maynard Smith y Price de la teoría de juegos a la explicación evolutiva del comportamien­to humano en aquellos casos en que la ventaja de una pieza en un sujeto depen­de de lo que otros estén haciendo.</p>
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<title><![CDATA[Antenas de formigas captam campo magnético terrestre que as orienta na migração]]></title>
<link>http://ceticismo.wordpress.com/2009/05/30/antenas-de-formigas-captam-campo-magnetico-terrestre-que-as-orienta-na-migracao/</link>
<pubDate>Sat, 30 May 2009 23:54:01 +0000</pubDate>
<dc:creator>André</dc:creator>
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<description><![CDATA[Um estudo com pesquisadores brasileiros publicado esta semana no Journal of the Royal Society Interf]]></description>
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<title><![CDATA[Hormigas]]></title>
<link>http://carpbarbfly.wordpress.com/2009/05/27/hormigas-y-escarabajos/</link>
<pubDate>Wed, 27 May 2009 09:13:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>Carp&amp;Barb Fly</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una de las especies mas importantes para la pesca a mosca de ciprinidos, son las hormigas, en este a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Una de las especies mas importantes para la pesca a mosca de ciprinidos, son las hormigas, en este a]]></content:encoded>
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