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	<title>ergastolo &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/ergastolo/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ergastolo"</description>
	<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 19:02:13 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Lettera dal carcere di Torino..]]></title>
<link>http://urladalsilenzio.wordpress.com/2009/11/24/lettera-dal-carcere-di-torino/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 07:54:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>marialuce</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un grido di disperazione dal carcere di Torino.. &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://urladalsilenzio.wordpress.com/files/2009/11/01-carceri-9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-748" title="01-carceri-9" src="http://urladalsilenzio.wordpress.com/files/2009/11/01-carceri-9.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em>Un grido di disperazione dal carcere di Torino..</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</p>
<p>&#160;</p>
<p>Mi chiamo Luigi Peciccia nato a Lecce il 30/11/1969 e detenuto INGIUSTAMENTE dal 3 giugno 2008 c/o il carcere di Torino con la pena definitiva dell’ergastolo. Con la presente invio un grido di AIUTO in quanto mi è stato riaperto il processo. Processo dove ero stato assolto per non aver commesso il fatto e scarcerato il 19/02/2002. Processo vizioso sin dall’avviso di garanzia e successivo ordine di custodia cautelare emesso senza fornire nuove prove. Processo dove le accuse dei “collaboratori di giustizia” (uniche fonti di prova) non hanno trovato riscontro a partire dal non ritrovamento del cadavere. Processo dove non ha retto il movente della Pubblica accusa, movente successivamente cambiato nell’appello Bis dopo l’assoluzione di II° grado, come è stato cambiato dai giudici tutto lo svolgimento del processo per avvalorare una fantomatica tesi accusatoria. Processo dove sono stati calpestati tutti i diritti di prova presentati dagli avvocati e non accettate testimonianze a favore. Processo imbastito su un fantomatico Teorema accusatorio messo in piedi dal P.M., che si è servito di collaboratori di giustizia non attendibili, come dimostrano altri procedimenti, e dico di più, uno di questi pentiti accusa in varie lettere sequestrate in carcere le scorrettezze processuali per incastrare, in altri processi, le persone. Tutto ciò facilmente certificabile. Ora vi chiedo un tempestivo aiuto perché non è giusto che la mia vita sia distrutta per certi giochi di potere messi in atto da procure giustizialista che calpestano tutti i diritti della Costituzione non curanti della vita delle persone. Faccio notare di aver avuto a che fare con la giustizia per errori di gioventù, errori scaturiti da uno stato di tossicodipendenza e da una società meridionale priva di diritti ma funzionale nei doveri. Da questi errori sono uscito a testa alta prodigandomi con impegno e responsabilità nel reinserimento sociale come possono anche testimoniare gli uffici dei servizi sociali della città di Bologna ed il mio allontanamento dalla città natale e da ogni tipo e forma di delinquenza. Spero e prego in un vostro riscontro alla presente ed in un vostro intervento per la sensibilizzazione del mio caso e l’aiuto per ritornare padrone della mia sacrosanta LIBERTA’. Se ciò non avvenisse inizierò lo sciopero della fame ad oltranza e successivo sciopero della sete, non aspetterò passivamente la lenta morte che provoca l’ergastolo, ma la anticiperò.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Luigi Peciccia Carcere di Torino</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sposo Izzo per dimostrare la sua innocenza]]></title>
<link>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/21/sposo-izzo-per-dimostrare-la-sua-innocenza/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 16:36:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoblog</dc:creator>
<guid>http://paoblog.wordpress.com/2009/11/21/sposo-izzo-per-dimostrare-la-sua-innocenza/</guid>
<description><![CDATA[Nota di Pao: Suggerisco una perizia psichiatrica alla futura sposa&#8230; °°° Donatella Papi sposerà]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Nota di Pao: </strong>Suggerisco una perizia psichiatrica alla futura sposa&#8230;</p>
<p>°°°</p>
<p>Donatella Papi sposerà Angelo Izzo per «dimostrare la sua innocenza», farà riaprire &#8211; garantisce &#8211; il processo sul delitto Ferrazzano e porterà nuove prove sulla strage del Circeo. La giornalista era stata invitata all&#8217;<em>Italia sul due</em>, il programma condotto da Lorenza Bianchetti e Milo Infante, per parlare del tema della puntata, &#8220;innamorarsi di un criminale&#8217;. Ma ha preferito leggere un comunicato &#8211; spiazzando tutti, conduttori e ospiti &#8211; nel quale ha difeso Izzo, condannato a suo giudizio «a una pena ingiusta». E in studio è scoppiata la bagarre.</p>
<p>Dalle dichiarazioni della Papi hanno preso le distanze sia i conduttori, sia gli ospiti: in studio a Roma, con la Bianchetti, l&#8217;avvocato Nino Marazzita e l&#8217;avvocato di Izzo, Filomena Fusco, che ha ricordato come l&#8217;uomo si sia sempre dichiarato colpevole; in collegamento da Milano, con Infante, Silvana Giacobini, Lella Costa e la criminologa Roberta Bruzzone.</p>
<p>In particolare Costa e Bruzzone hanno lasciato lo studio in segno di protesta. È inoltre intervenuta al telefono Daniela Lopez, sorella di una delle vittime, alla quale tutti i presenti hanno testimoniato la loro solidarietà.</p>
<p>«Sono una giornalista, ho 53 anni, conosciuta e stimata, nell&#8217;ultimo anno mi sono occupata totalmente di solidarietà e casi difficili in cui ho acquisito esperienza e conoscenze specifiche», ha affermato la Papi. «Da oltre vent&#8217;anni seguo sia la vicenda del Circeo sia l&#8217;omicidio di Ferrazzano che hanno coinvolto il detenuto Angelo Izzo, condannato per ben due volte a una pena ingiusta», per questo assicura, «farò riaprire il processo per il delitto di Ferrazzano fin da oggi, porterò prove, documenti e spero testimonianze chiave. Così come farò in modo che si riparli soprattutto del primo caso che vide coinvolto Izzo, quello del Circeo, da cui ha origine tutto».</p>
<p>«Purtroppo &#8211; prosegue &#8211; come anche nella società di oggi si conferma in tanti agghiaccianti casi, droga e ideologie (che in questo senso sono lo stesso) possono determinare nella vita di ciascuno di noi tragedie umani così immani. Cioè pagare cose mai commesse. Come è stato nel caso del Circeo, su cui porterò prove sconvolgenti e come accadde peggio nel caso di Ferrazzano, con modalità che vanno spiegate ai giovani e alla gente».</p>
<p>Papi garantisce che prima di muovermi si è «ben preparata», raccogliendo «da mesi nelle strade la solidarietà della gente, e posso dire che a parte le perplessità iniziali, moltissimi mi incoraggiano a dire tutto».</p>
<p>Rivolge anche «un appello accorato alle famiglie delle vittime, che in qualche modo conosco, e che vorrò andare a trovare dicendo loro che non c&#8217;è giustizia più grande della verità» e «un messaggio caloroso e rispettoso alla famiglia Izzo, Ghira e anche Guido», che essendo in libertà spera voglia «parlare» e unirsi a lei «in questa battaglia. Se non lo farà, almeno all&#8217;inizio, lo capisco e lo rispetto».</p>
<p>Poco dopo Viale Mazzini fa diffondere una nota, spiegando che Raidue «si dissocia totalmente». «In relazione a quanto affermato nella puntata odierna di Italia sul Due dalla signora Donatella Papi in merito alle vicende giudiziarie del signor Angelo Izzo, già condannato con sentenza definiva a due ergastoli per omicidio &#8211; si legge- Raidue, come peraltro fatto più volte in diretta dagli stessi conduttori del programma, Lorena Bianchetti e Milo Infante, si dissocia totalmente dalle dichiarazioni rese dalla signora Papi, tanto nella forma che nel contenuto».</p>
<p>«Tali affermazioni, del tutto gratuite, sono state fatte dalla signora, invitata in qualità di ospite, violando apertamente gli accordi preliminari alla trasmissione &#8211; continua la nota &#8211; il cui tema era esclusivamente legato alla relazione sentimentale che si sarebbe instaurata tra la signora Papi stessa e il signor Izzo, come peraltro riportato da alcuni quotidiani nazionali. Ogni altra valutazione è stata dunque fatta in modo arbitrario e senza che conduttori, responsabili del programma e redazione ne fossero a conoscenza».</p>
<p>Raidue «esprime le proprie scuse e la propria vicinanza ai familiari delle vittime dei delitti commessi da Angelo Izzo, e respinge ogni tentativo fatto dalla signora Papi per inquinare una verità storica inequivocabilmente stabilita da due sentenze &#8211; definitive &#8211; di condanna».</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.corriere.it/">www.corriere.it</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cesare Battisti: la decisione finale resta nelle mani di Lula. Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del Tribunale supremo, Gilmar Mendes]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/19/cesare-battisti-la-decisione-finale-resta-nelle-mani-di-lula-fallisce-il-golpe-giudiziario-tentato-dal-capo-del-tribunale-supremo-gilma-mendes/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 19:40:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo la notte di odio, gli invasati della vendetta e le tricoteuses che siedono sugli scranni del Pa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><span style="color:#993366;"><strong>Dopo la notte di odio, gli invasati della vendetta e le <em>tricoteuses</em> che siedono sugli scranni del Parlamento e nelle redazioni dei giornali e delle televisioni costretti a guardare la realtà</strong><strong><br />
La decisione sull’estradizione di Battisti resta nelle mani del presidente della Repubblica Lula Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del Tribunale supremo, Gilmar Mendes</strong></span></h3>
<p>Paolo Persichetti<br />
<span style="color:#ff0000;"><em>Liberazione</em></span> 20 novembre 2009</p>
<div id="attachment_4064" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/sen3.jpg"><img class="size-medium wp-image-4064" title="sen3" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/sen3.jpg?w=300" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Montecitorio, l&#39;aula delle tricoteuses</p></div>
<p>Cesare Battisti è ancora in Brasile e l’intricata vicenda della sua estradizione è ben lontana dall’essere conclusa. Cessata la danza macabra dei festeggiamenti, seguiti all’annuncio del via libera all’estradizione concesso mercoledì sera, anche se di stretta misura (5 contro 4), dal Supremo tribunale federale brasiliano, diradati i fumi dell’odio, seccata la schiuma del rancore, il risveglio per le tante <em>tricoteuses</em> che siedono sugli scranni del Parlamento o nelle redazioni dei giornali e delle televisioni è stato mesto e sbiascicato. Dopo la sbornia il ritorno alla realtà ha infranto il miserabaile sogno della vendetta. Il sabba della sera prima è apparso in tutta la sua fallace illusione, effetto sugestivo, stato di trans della coscienza provocato dall’acido lisergico del livore. L’applauso che ha interrotto i lavori parlamentari all’annuncio del voto favorevole all’estradizione, le centinaia di lanci d’agenzia che riportavano slavine di dichiarazioni avventate e invasate manifestazioni di vittoria, tutto è finito in fumo, svanito come una nube tossica di menzogne, ricordo confuso di una serata di follia. Tanto rumore per nulla. Il golpe giudiziario tentato dal presidente del tribunale supremo federale del Brasile, Gilmar Mendes, non è riuscito. Dopo aver fatto pesare con il proprio voto, ampiamente scontato da mesi, la bilancia contro la concessione dell’asilo politico a Battisti, Mendes aveva puntato tutto sul furto della decisione finale dalle mani del presidente della Repubblica Lula, in barba a tutta la tradizione giuridica internazionale. Tentativo eversivo di modificare unilateralmente l’equilibrio dei poteri previsto nella costituzione. Ma la bilancia del voto si è ribaltata grazie al cambio di fronte del giudice Ayres Britto, che ha permesso alla corte (con un 5 a 4 capovolto) di rispettare il dettato costituzionale. Il capo dello Stato non è un notaio, un passacarte che sigla col suo nome sentenze altrui. Il potere di firma indica una capacità di valutazione qualificata e autonoma. Ora l’argomento della “politicità” dei reati ascritti a Battisti non potrà più essere utilizzato per giustificare il rifiuto della sua estradizione, perché censurato dalla corte, anche se nella dichiarazione di voto Mendes ha ammesso, contraddicendosi, la natura politica di buona parte delle incriminazioni. Lula dovrà fondare l’eventuale rifiuto di consegnarlo all’Italia con altre giustificazioni giuridiche, che tuttavia non mancano nella lunga lista di violazioni, abusi, norme in deroga presenti nel dossier. Non ultimo il fatto che Battisti non avrà diritto ad un nuovo processo, come invece era stato promesso alla Francia pur di estradarlo. Mendes ha sostenuto che la responsabilità diretta o morale negli omicidi contestati a Battisti è priva di politicità perché questi sono stati commessi in azioni individuali, estranei a contesti di piazza, a manifestazioni pubbliche. Ma seguendo questo ragionamento estemporaneo, solo i linciaggi sarebbero politici mentre tutti i tirannicidi della storia rimarrebbero volgari omicidi a carattere privato. E’ con questi fragili argomenti che il Stf ha negato la natura politica dei reati attribuita nelle sentenze dalla stessa magistratura italiana. Come riportava ieri il quotidiano brasiliano <em>O Globo</em>, l’esecutivo sta valutando la possibilità di mantenere Battisti in Brasile utilizzando altre formule legali. «Nessuno, nel governo, crede che Battisti debba tornare in Italia», sostiene una fonte vicina al presidente. Per farlo, Lula ha dalla sua le clausole d’eccezione presenti nel trattato bilaterale, che gli consentono di bloccare anche un processo di estradizione avallato dal massimo potere giudiziario. Ma forse non avrà nemmeno bisogno di farlo, se l’Italia non si dimostrerà in grado di adempiere alla condizione posta dal Stf per concedere l’estradizione: commutare l’ergastolo ad una pena non superiore ai 30 anni.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/21/battisti-e-il-mostro-impiccatelo/">Battisti è il mostro, impiccatelo</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/">Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo”</a><br />
<a href="../2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/">Dall’esilio con furore, cronache dalla latitanza e altre storie di esuli e ribelli</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-voto-fermo-al-4-a-4-udienza-sospesa/">Caso Battisti: voto fermo al 4 a 4. Udienza sospesa</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/">Caso Battisti, Toffoli non vota</a><br />
<a href="../2009/09/16/2009/09/16/le-consegne-straordinarie-degli-esuli-della-lotta-armata/">Le consegne straordinarie degli esuli della lotta armata</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Poesie dal carcere]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/17/poesie-dal-carcere/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 12:02:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
<guid>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/17/poesie-dal-carcere/</guid>
<description><![CDATA[La morte viva Vuoto senza ritorno scende la tristezza cade la speranza sale la malinconia cala la mo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La morte viva Vuoto senza ritorno scende la tristezza cade la speranza sale la malinconia cala la mo]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'UOMO OMBRA: la rubrica di Carmelo Musumeci]]></title>
<link>http://urladalsilenzio.wordpress.com/2009/11/16/luomo-ombra-la-rubrica-di-carmelo-musumeci/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 12:40:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>alfrhaed</dc:creator>
<guid>http://urladalsilenzio.wordpress.com/2009/11/16/luomo-ombra-la-rubrica-di-carmelo-musumeci/</guid>
<description><![CDATA[Noi abbiamo già pubblicato testi di Carmelo Musumeci. Alcuni sono risalenti nel tempo, in epoca pre-]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><strong><img class="alignnone size-full wp-image-693" title="ombra" src="http://urladalsilenzio.wordpress.com/files/2009/11/ombra.jpg" alt="ombra" width="333" height="500" /></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Noi abbiamo già pubblicato testi di Carmelo Musumeci. Alcuni sono risalenti nel tempo, in epoca pre-blog, avendo lui scritto in questi anni pagine che non dovranno mai esssere dimenticate. Altri sono testi arrivati direttamente a noi, in genere tramite posta, ad uno o ad altri degli amministratori. Quindi ci sono già testi frutto di uno scambio presente e consapevole.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Eppure volevo che ci fosse anche un&#8217; altra cosa. Non a sostituire gli altri apporti, ma ad integrarli. Una vera e propria rubrica sua. Una rubrica periodica, dove Carmelo si rivolgesse DIRETTAMENTE al blog. Qualcosa di fare con una cadenza (a prescindere dagli altri suoi contributi che comunque arriveranno), mensile o quindicinale, o come si riterrà più opportuno fare. Mi piaceva quell&#8217;idea molto stile Radio-notturna, del tipo: SALVE A TUTTI AMICI DEL BLOG, QUI E&#8217; CARMELO CHE VI PARLA. Un po&#8217; Radio-Alkatraz se volete, e un po&#8217; film americano anni settanta. Con la aggiunta però che è assolutamente unico e drammatico il &#8220;Luogo&#8221; da cui proviene la voce.</strong><br />
<strong>In realtà l&#8217;idea della rubrica periodica ha un valore più simbolico che contenutistico. E&#8217; il simbolo di un legame, di un rapporto. Di un ponte tra dentre e fuori. Di una fiducia. Di una voce che dice: IO CI SONO. IO SONO QUA. </strong><br />
<strong>Ne ho parlato con Carmelo. E Carmelo, vulcanico come sempre, ha accolto immediatamente l&#8217;idea e l&#8217;ha fatta propria. Ecco il primo pezzo, di quella che sarà la rubrica di Carmelo. Rubrica che verrà chiamata:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;UOMO OMBRA: la rubrica di Carmelo Musumeci</strong><br />
<strong>(l&#8217;impostazione del blog non fa ancora vedere le differenze di caratteri nei titoli esterni dei post, infatti là vi apparirà tutto in minuscolo. Si tratta di fare un &#8220;intervento&#8221; informatico che presto faremo&#8230;Il titolo all&#8217;esterno dovrà apparire come lo leggete qui dento. Con &#8216;L&#8217;UOMO OMBRA&#8217; in caratteri cubitali e &#8216;la rubrica di Carmelo Musumeci&#8217; in minuscolo tranne le iniziali dei nomi)</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ecco allora il primo pezzo di questa  nuova rubrica:</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><strong><span style="color:#ffff99;">Voglio iniziare questa rubrica parlando di me e dell&#8217;importanza dell&#8217;amore per gli uomini ombra.</span></strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#ffff99;"> </span></strong></p>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Sono nato nel mondo dei vivi 54 anni fa.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">La prima volta che sono stato in carcere avevo 16 anni.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Ne avevo diciassette la prima volta che le guardie mi hanno massacrato di botte e mi hanno legato alla &#8220;balilla&#8221; per una settimana (il letto di contenzione).</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Ora mi trovo ininterrottamente nel mondo dei morti da circa 20 anni (altri dieci li ho scontati in altre carcerazioni) sospeso nello spazio e nel tempo perché con l&#8217;ergastolo addosso si vive come in un tunnel senza via d&#8217;uscita.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">In un mondo vuoto, all&#8217;incontrario, dove da tanti anni vedo il sole sorgere alla sera e lo vedo calare al mattino.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Sono condannato a una pena che solo Dio potrebbe dare perché l&#8217;ergastolo ostativo è una pena eterna.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Mentre la pena di morte è umana, la pena dell&#8217;ergastolo è qualcosa che va oltre l&#8217;immaginazione, perché tutto dovrebbe avere un inizio e una fine.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Ho una compagna che mi segue da una vita, due figli e due nipotini che vivono dentro il mio cuore. </span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Nei primi anni di carcere si continua a desiderare di avere un&#8217;altra opportunità, un&#8217;altra occasione, un&#8217;altra vita.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Poi gli anni passano e si smette di avere desideri e si finisce di vivere solo di sogni.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Poi finiscono anche i sogni e all&#8217;Uomo Ombra rimane solo l&#8217;amore.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Quello vero, che ti fa gioire e soffrire. Quello che ti fa sentire vivo.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Quello che ti vuole rubare il carcere (l&#8217;Assassino dei Sogni come lo chiamo io).</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Molti pensano che l&#8217;amore può vivere solo in libertà.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">No! Non è così. L&#8217;amore è già di per sè libero e non si può tenere in catene.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Per questo gli uomini ombra continuano ad amare per essere liberi.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Il nostro corpo ormai appartiene solo all&#8217;Assassino dei Sogni, ma la nostra anima e il nostro cuore no.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">La nostra anima e il nostro cuore appartengono solo all&#8217;amore. </span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Solo chi conosce il male sa amare più dei buoni.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Buona parte della società ama l&#8217;odio e la vendetta e odia l&#8217;amore e il perdono.</span></strong></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Invece gli uomini ombra vivono d&#8217;amore, solo d&#8217;amore e sofferenza.</span></strong></div>
<div><span style="color:#ffff99;"><strong> </strong> </span></div>
<div><strong><span style="color:#ffff99;">Carcere di Spoleto  15 novembre 2009</span></strong></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Battisti, Genro: "L'italia si è dimostrata autoritaria e arrogante"]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-autoritaria-e-arrogante/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 09:38:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-autoritaria-e-arrogante/</guid>
<description><![CDATA[Intervista al ministro della Giustizia brasiliano Paolo Persichetti, Liberazione 14 Novembre 2009 Il]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#003300;"><strong>Intervista al ministro della Giustizia brasiliano</strong></span><br />
<em>Paolo Persichetti, <span style="color:#ff0000;">Liberazione</span> 14 Novembre 2009</em></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3966" title="0,,14385791-EX,00" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/014385791-ex00.jpg?w=300" alt="0,,14385791-EX,00" width="300" height="187" />Il supremo tribunale brasiliano si è spaccato in due come un cocomero. Quattro giudici hanno ritenuto l’asilo politico concesso a Cesare Battisti dal ministro della Giustizia, Tarso Genro, «corretta sotto il profilo costituzionale».<br />
Hanno poi respinto la richiesta di estradizione avanzata dall’Italia perché i reati contestati «hanno una natura politica» che cade sotto la protezione della legge brasiliana e dei trattati internazionali ratificati dal loro Paese. Altri quattro giudici, con argomenti esattamente opposti, si sono pronunciati per il via libera alla estradizione. Questa cristallizzazione, come da più parti si è osservato, palesa in modo eclatante uno scontro istituzionale molto duro. In ballo c’è l’interpretazione della costituzione brasiliana e soprattutto quale debba essere la gerarchia dei poteri in materia estradizionale. Decide e prevale, in ultima istanza, il potere politico, dunque l’Esecutivo, come accade in tutti i Paesi del mondo, compresa l’Italia, oppure deve essere il Giudiziario a dire l’ultima parola?<br />
Attorno alla battaglia giuridico-politica che si è tenuta fino ad ora nelle aule di giustizia brasiliane, la destra – oggi all’opposizione – alleata con una parte significativa della magistratura, sta tentando un assalto al potere politico legittimamente eletto, rappresentato dal presidente della repubblica Ignazio Lula da Silva. Uno scenario esattamente rovesciato rispetto a quello italiano. Il nostro governo, che per voce del suo premier raglia contro i «magistrati comunisti», non esita oltre oceano a costruire trame di corridoio con pezzi di magistratura per strappare con ogni mezzo l’estradizione di Battisti, dando una mano ai suoi amici della destra brasiliana per fare fuori Lula.<br />
Degli scenari che si aprono dopo la situazione di stallo, venuta a crearsi tra i giudici della Supremo tribunale federale di Brasilia, abbiamo parlato con il ministro della Giustizia brasiliana, Tarso Genro.</p>
<p><strong>Ministro, cosa accadrà ora? Il presidente del Stf, Gilmar Mendes, voterà oppure come accaduto in altre occasioni, rispetterà il principio dell’habeas corpus?</strong><br />
Ha dichiarato che voterà.</p>
<p><strong>Ha idea di come si pronuncerà?</strong><br />
È un’incognita perché ad oggi non ha ancora avuto l’opportunità di presentare pubblicamente la sua posizione.</p>
<p><strong>È vero, come alcuni quotidiani hanno scritto, che se il Presidente Lula non ratificherà l’eventuale voto favorevole alla estradizione di Battisti, si potrebbe aprire una procedura di impeachment contro di lui?</strong><br />
Impossibile. Dietro questo scenario c’è una concezione completamente distorta della costituzione brasiliana. Le decisioni del Supremo tribunale sulla concessione dell’asilo non hanno forza di legge. Sono pareri privi di effetto vincolante. La decisione finale è riservata dalla costituzione al Presidente della repubblica. Se il voto finale del Supremo tribunale dovesse pendere per l’estradizione, la decisione passerà nelle mani del Presidente della repubblica. Decisione che comunque si farebbe attendere perché sul capo del signor Battisti pesa un procedimento penale per possesso e falsificazione di documenti d’identità. Per questo, quale che sia il risultato finale del voto, non vi può essere nessuna immediatezza della estradizione prima che non sia concluso il processo.</p>
<p><strong>Eppure, in una dichiarazione il Presidente del Stf, ha evocato chiaramente il rischio di un impeachment (procedura di rimozione) contro Lula, se questi non si atterrà all’esito della decisione della Suprema corte.</strong><br />
Questa dichiarazione non l’ho mai letta da nessuna parte, mi è stata solo riferita. Se fosse vera, sarebbe espressione di una concezione profondamente sbagliata del sistema legale, dell’equilibrio e della divisione che presiede alle diverse competenze tra potere esecutivo e giudiziario.</p>
<p><strong>Ministro, secondo lei perché Toffoli (il giudice nominato in sostituzione di un suo collega scomparso Ndr) non ha votato?<br />
</strong>Non lo so. Ha parlato di un problema di coscienza, ma non saprei dire esattamente quale sia la ragione personale che gli ha impedito di esprimere il voto.</p>
<p><strong>Forse perché ci sono state pressioni da parte italiana?</strong><br />
Pressioni da parte dell’Italia ci sono state fin dall’inizio.</p>
<p><strong>Secondo lei si è andati ben oltre la legittima difesa dei propri interessi, fino alla vera e propria ingerenza negli affari interni?</strong><br />
Sì, da parte di persone appartenenti al governo italiano. Pressioni totalmente inaccetabili dal punto di vista politico e giuridico. In questa vicenda l’Italia ha dimostrato di avere una visione autoritaria e arrogante, inaccettabile per un paese democratico.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link<br />
</strong><a href="../2009/11/19/cesare-battisti-la-decisione-finale-resta-nelle-mani-di-lula-fallisce-il-golpe-giudiziario-tentato-dal-capo-del-tribunale-supremo-gilma-mendes/">Battisti, la decisione finale resta nelle mani di Lula. Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del tribunale supremo, Gilmar Mendes</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/">Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo”</a><br />
<a href="../2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/">Dall’esilio con furore, cronache dalla latitanza e altre storie di esuli e ribelli</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-voto-fermo-al-4-a-4-udienza-sospesa/">Caso Battisti: voto fermo al 4 a 4. Udienza sospesa</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/">Caso Battisti, Toffoli non vota</a></p>
<p style="text-align:center;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Battisti, Genro: L'italia è stata arrogante e autoritaria]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-arrogante-e-autoritaria/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 09:31:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-arrogante-e-autoritaria/</guid>
<description><![CDATA[Intervista al ministro della Giustizia brasiliano di Paolo Persichetti, Liberazione 14 Novembre 2009]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><em>Intervista al ministro della Giustizia brasiliano<br />
</em></strong><em>di Paolo Persichetti, Liberazione 14 Novembre 2009</em></p>
<p>Il supremo tribunale brasiliano si è spaccato in due come un cocomero. Quattro giudici hanno ritenuto l’asilo politico concesso a Cesare Battisti dal ministro della Giustizia, Tarso Genro, &#60;corretta sotto il profilo costituzionale&#62;.<br />
<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/014385791-ex00.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3915" title="0,,14385791-EX,00" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/014385791-ex00.jpg" alt="Tarso Genro" width="375" height="234" /></a>Hanno poi respinto la richiesta di estradizione avanzata dall’Italia perché i reati contestati «hanno una natura politica» che cade sotto la protezione della legge brasiliana e dei trattati internazionali ratificati dal loro Paese. Altri quattro giudici, con argomenti esattamente opposti, si sono pronunciati per il via libera alla estradizione. Questa cristallizzazione, come da più parti si è osservato, palesa in modo eclatante uno scontro istituzionale molto duro. In ballo c’è l’interpretazione della costituzione brasiliana e soprattutto quale debba essere la gerarchia dei poteri in materia estradizionale. Decide e prevale, in ultima istanza, il potere politico, dunque l’Esecutivo, come accade in tutti i Paesi del mondo, compresa l’Italia, oppure deve essere il Giudiziario a dire l’ultima parola?<br />
Attorno alla battaglia giuridico-politica che si è tenuta fino ad ora nelle aule di giustizia brasiliane, la destra &#8211; oggi all’opposizione &#8211; alleata con una parte significativa della magistratura, sta tentando un assalto al potere politico legittimamente eletto, rappresentato dal presidente della repubblica Ignazio Lula da Silva. Uno scenario esattamente rovesciato rispetto a quello italiano. Il nostro governo, che per voce del suo premier raglia contro i «magistrati comunisti», non esita oltre oceano a costruire trame di corridoio con pezzi di magistratura per strappare con ogni mezzo l’estradizione di Battisti, dando una mano ai suoi amici della destra brasiliana per fare fuori Lula.<br />
Degli scenari che si aprono dopo la situazione di stallo, venuta a crearsi tra i giudici della Supremo tribunale federale di Brasilia, abbiamo parlato con il ministro della Giustizia brasiliana, Tarso Genro.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/battisti01g.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3916" title="battisti01g" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/battisti01g.jpg" alt="battisti01g" width="300" height="230" /></a></p>
<p><strong> Ministro, cosa accadrà ora? Il presidente del Stf, Gilmar Mendes, voterà oppure come accaduto in altre occasioni, rispetterà il principio dell’habeas corpus?<br />
<span style="font-weight:normal;">Ha dichiarato che voterà.</span></strong></p>
<p><strong>Ha idea di come si pronuncerà?<br />
<span style="font-weight:normal;">È un’incognita perché ad oggi non ha ancora avuto l’opportunità di presentare pubblicamente la sua posizione.</span></strong></p>
<p><strong>È vero, come alcuni quotidiani hanno scritto, che se il Presidente Lula non ratificherà l’eventuale voto favorevole alla estradizione di Battisti, si potrebbe aprire una procedura di impeachment contro di lui?<br />
<span style="font-weight:normal;">Impossibile. Dietro questo scenario c’è una concezione completamente distorta della costituzione brasiliana. Le decisioni del Supremo tribunale sulla concessione dell’asilo non hanno forza di legge. Sono pareri privi di effetto vincolante. La decisione finale è riservata dalla costituzione al Presidente della repubblica. Se il voto finale del Supremo tribunale dovesse pendere per l’estradizione, la decisione passerà nelle mani del Presidente della repubblica. Decisione che comunque si farebbe attendere perché sul capo del signor Battisti pesa un procedimento penale per possesso e falsificazione di documenti d’identità. Per questo, quale che sia il risultato finale del voto, non vi può essere nessuna immediatezza della estradizione prima che non sia concluso il processo.</span></strong></p>
<p><strong>Eppure, in una dichiarazione il Presidente del Stf, ha evocato chiaramente il rischio di un impeachment (procedura di rimozione) contro Lula, se questi non si atterrà all’esito della decisione della Suprema corte.<br />
<span style="font-weight:normal;">Questa dichiarazione non l’ho mai letta da nessuna parte, mi è stata solo riferita. Se fosse vera, sarebbe espressione di una concezione profondamente sbagliata del sistema legale, dell’equilibrio e della divisione che presiede alle diverse competenze tra potere esecutivo e giudiziario. </span></strong></p>
<p><strong>Ministro, secondo lei perché Toffoli (il giudice nominato in sostituzione di un suo collega scomparso Ndr) non ha votato?<br />
<span style="font-weight:normal;">Non lo so. Ha parlato di un problema di coscienza, ma non saprei dire esattamente quale sia la ragione personale che gli ha impedito di esprimere il voto.</span></strong></p>
<p><strong>Forse perché ci sono state pressioni da parte italiana?<br />
<span style="font-weight:normal;">Pressioni da parte dell’Italia ci sono state fin dall’inizio.</span></strong></p>
<p><strong>Secondo lei si è andati ben oltre la legittima difesa dei propri interessi, fino alla vera e propria ingerenza negli affari interni?<br />
<span style="font-weight:normal;">Sì, da parte di persone appartenenti al governo italiano. Pressioni totalmente inaccetabili dal punto di vista politico e giuridico. In questa vicenda l’Italia ha dimostrato di avere una visione autoritaria e arrogante, inaccettabile per un paese democratico.</span></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Abolire ergastolo e 41 bis]]></title>
<link>http://urladalsilenzio.wordpress.com/2009/11/14/abolire-ergastolo-e-41-bis/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 06:23:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>marialuce</dc:creator>
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<description><![CDATA[Mai dire Mai campagna per l&#8217;abolizione dell&#8217;ergastolo Il 1° dicembre 2009 e il 10 dicemb]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-679 aligncenter" title="luna" src="http://urladalsilenzio.wordpress.com/files/2009/11/luna.gif" alt="luna" width="600" height="386" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Mai dire Mai</strong><br />
campagna per l&#8217;abolizione dell&#8217;ergastolo</p>
<p>Il 1° dicembre 2009 e il 10 dicembre 2009, due giorni di protesta pacifica e di sciopero della fame nelle carceri italiane e all&#8217;esterno decisi dai detenuti. Due date particolari: la prima ricorda l&#8217;inizio delle mobilitazioni avvenute il 1° dicembre 2007 e successivamente il 1° dicembre 2008; mentre il 10 dicembre è la giornata internazionale dei diritti umani: quindi la giornata delle detenute e dei detenuti che ogni giorno vedono i propri diritti calpestati.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>
<p>Nel giro di pochi giorni i giornali ci hanno scodellato due tragedie: la morte di Stefano Cucchi ed il suicidio in carcere di Diana Blefari Milazzi, condannata all&#8217;ergastolo perchè coinvolta nell&#8217;omicidio del Prof. Marco Biagi. Le due notizie sono giunte alla prima pagina dei massmedia con difficoltà e solo per l&#8217;insistente denunzia dei familiari esu internet. Ora è in corso una campagna di denigrazione dei due giovani che non possono risorgere dalla tomba e smentire, correggere, zittire i manipolatori. Una sofferenza psichica da sempre ignorata nel caso di Diana viene oggi amplificata fino alla schizzofrenia ed alla tara ereditaria che però non è valsa a farla dichiarare incompatibile con il carcere duro. Nel suo caso i consulenti sono stati durissimi e forcaioli, mentre per altri detenuti sono assai comprensivi come abbiamo visto nel caso di Licio Gelli ancora vivente e ultranovantenne a suo tempo escluso dal carcere con una perizia che lo definiva quasi moribondo e che si gode la sua favolosa villa o nel caso di Tanzi e di tanti finanzieri che hanno rovinato decine di migliaia di famiglie nessuno dei quali ha fatto più di qualche giorno di carcere. Oggi tutta l&#8217;Italia ha potuto leggere che anche la madre di Diana è deceduta per suicidio. Quasi a giustificare con la tara la fine della figlia. In quanto al povero Stefano tutto l&#8217;estambliscement difende o l&#8217;arma dei carabinieri o gli agenti penitenziari Si trovano patologi e clinici che si spingono financo a dire che le lesioni del corpo di Stefano risalirebbero a prima del suo arresto!! La pressione per ridurre ad evento naturale la morte per gravissime lesioni è palpabile. Fare emergere la verità sulla morte di Stefano sarà un parto faticosissimo: ci vorranno diversi forcipi e una dura lotta.<br />
L&#8217;Italia ha un triste primato di &#8220;suicidi&#8221; in carcere. Solo quest&#8217;anno sono 62 e tutti riguardanti giovani detenuti. Le condizioni esistenziali nel carcere sono diventate allucinanti per il sopraffollamento ma anche per l&#8217;isolamento, l&#8217;emarginazione a cui sono soggetti i detenuti. In generale si tratta di persone appartenenti alla popolazione povera in gran parte immigrata spesso non in grado di permettersi avvocati e consulenti per l&#8217;elevato costo dei loro servizi dopo la riforma del processo penale che ha aumentato enormemente le parcelle da pagare. Nel carcere esistono vari gironi di inferno ultimo dei quali il 41 bis riservato ai mafiosi ed ai sovversivi. Il 41 bis è un trattamento che può spingere al suicidio. E&#8217; una feroce vendetta dello Stato verso persone che certamente sono pericolose ma che non dovrebbero essere private del diritto ad un trattamento umano e teso alla rieducazione civile. L&#8217;ergastolo al quale era condannata la povera Diana Blefari è una pena crudelissima, indecente, indegna di un paese civile. Nel caso della nostra disgraziata suicida come nel caso dei giovani detenuti per terrorismo si tratta di pena eccessiva, sproporzionata, frutto di un accanimento ideologico e di carattere &#8220;esemplare&#8221; cioè didattico. Non si capisce poi perchè i quattro poliziotti siano condannati soltanto a tre anni e sei mesi di reclusione nel caso dell&#8217;omicidio di Federico Altrovandi mentre viene comminato l&#8217;ergastolo a Diana Blefari Milazzi che, seppur partecipando ad una inaccettabile esecuzione, è stata messa nelle condizioni di impazzire nell&#8217;inferno del 41 bis inflittole per ben tre volte senza ricevere attenzione ed aiuto da parte di tutti coloro che hanno gestito la sua vita di detenuta. Ma centro-destra e centro-sinistra convergono in una linea securitaria che, sfruttando le paure indotte nella opinione pubblica, ha allentato il controllo e l&#8217;educazione alla civiltà ed alla democrazia dei corpi dello Stato. Ogni volta che qualcuno resta stritolato negli ingranaggi della &#8220;giustizia&#8221; la reazione pavloviana della Oligarchia è di difesa a priori del sistema accompagnata di considerazioni e campagne di criminalizzazione verso le vittime. La situazione delle carceri è diventata esplosiva e viene contenuta da una repressione continua e forse da comportamenti delle gestioni penitenziarie di cui non sappiamo nulla ma delle quali abbiamo avuto un saggio per il G8 di Genova.<br />
Bisognerebbe abolire il 41 bis e l&#8217;ergastolo e avere un programma per i carcerati che non sia soltanto quello della promessa di nuovi stabilimenti penali. Restituire alla pena la sua funzione di recupero nel rispetto dei diritti del detenuto a cominciare dall&#8217;abolizione del tu con il quale questi viene interpellato. Ma gli oligarchi del centro-destra e del centro-sinistra sono distanti mille miglia dal cambiare registro. Vanno avanti nella linea della repressione senza alcuna pietà verso chi sbaglia.</p>
<p><strong>Pietro Ancona</strong> (da Palermo)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caso Battisti: voto fermo al 4 a 4. Prossima udienza il 18 novembre]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/13/caso-battisti-voto-fermo-al-4-a-4-udienza-sospesa/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 22:14:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/13/caso-battisti-voto-fermo-al-4-a-4-udienza-sospesa/</guid>
<description><![CDATA[Udienza per l’estradizione di Battisti: sospesa dopo un 4 a 4 nelle votazioni. La votazione finale r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><span style="color:#993300;"><strong>Udienza per l’estradizione di Battisti: sospesa dopo un 4 a 4 nelle votazioni. La votazione finale riprendera il prossimo mercoledì 18 novembre. Il presidente della corte suprema ha già annunciato che non si asterrà. Tutti sanno che è favorevole all&#8217;estradizione. La decisione finale sulla sorte di Batisti a quel punta sarà nelle mani del cpo dello Stato Ignacio Lula da Silva</strong></span></h2>
<p>Paolo Persichetti<br />
<span style="color:#ff0000;"><em>Liberazione</em> </span>13 novembre 2009</p>
<p>Colpo di scena all’apertura dell’udienza del Supremo tribunale federale brasiliano che ieri doveva pronunciarsi sulla estradizione di Cesare Battisti, condannato in Italia a due ergastoli per una serie di attentati mortali commessi sul finire degli anni 70 dai Pac.<br />
Il presidente della corte, Gilmar Mendes, ha reso noto il contenuto di una lettera inviata da Dias Toffoli, il giudice insediatosi tra le polemiche lo scorso 23 ottobre al posto di Menezes Direito, deceduto il primo settembre.</p>
<p style="text-align:left;"><img class="alignleft size-full wp-image-3940" title="dsc_0023" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/dsc_0023.jpg" alt="dsc_0023" width="350" height="108" />Toffoli, che in qualità di avvocato generale dell’Unione era già intervenuto nel procedimento, chiamato a fornire un parere sull’eccezione di incostituzionalità sollevata contro la concessione dell’asilo politico a Battisti, aveva difeso la correttezza della decisione presa dal ministro della Giustizia, Tarso Genro. Per evitare conflitti d’interesse ha preferito appellarsi alla clausola di coscienza e non prendere parte al voto. Un gesto che smentisce clamorosamente tutti quelli che avevano accusato Lula di averlo designato per far pendere gli equilibri del Tribunale a favore di Battisti. Nei giorni scorsi era persino circolata voce su un possibile ricorso contro la sua nomina ﻿da parte del governo italiano che per voce del proprio legale aveva chiesto a Toffoli di non presenziare al voto. Intervento che ha provocato la ferma reazione del ministro Genro contro l’atteggiamento irrispettoso della sovranità interna brasiliana. Fin dall’inizio l’Italia ha interferito in modo pesante sulla giustizia brasiliana. Un proconsole del governo, il procuratore Italo Ormanni, è stato inviato sul posto per manovrare nei corridoi del Tribunale e influenzare l’esito finale del voto. In realtà Toffoli avrebbe potuto votare. Non esistevano ostacoli giuridici, anzi i giuristi avevano elencato diversi precedenti. Soprattutto avrebbe potuto esprimersi sulla procedura di estradizione, nella quale non era mai intervenuto. Il Tribunale, infatti, con una scelta senza precedenti, e che molti hanno considerato quanto mai barocca, ha deciso di accorpare le due procedure: quella sulla costituzionalità della legge che attribuisce al ministro della Giustizia il potere di concedere lo status di rifugiato; e l’altra, sulla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia. Il presidente Gilmar Mendes ha manovrato l’intera vicenda procedurale fornendo prova di notevole fantasia e creatività, al punto che nei manuali di diritto verrà ricordato come il fondatore del <em>surrealismo giuridico</em> brasiliano.<br />
Venuto meno il voto di Toffoli, che avrebbe potuto subito chiudere la questione dando la maggioranza ai contrari alla estradizione, restano ancora aperti diversi scenari. Marco Aurelio Mello, il magistrato che all’ultima udienza aveva chiesto una sospensione, ha sciolto nel corso dell&#8217;udienza la riserva e si è detto contrario alla estradizione perché «il Tribunale supremo non può sostituirsi all’esecutivo». E&#8217; noto che a livello planetario la materia estradizionale appartiene alla competenza dell&#8217;Esecutivo poiché attiene alla sfera dei rapporti politico-diplomatici tra Stati. L&#8217;autorità giudiziaria è chiamata soltanto ad esprimere un parere sulla fondateza e regolarità guiridica delle richieste di estradizione. Un criterio riconosciuto anche dalla costituzione italiana.<br />
Messa di fronte fronte ad una situazione di perfetta parità, 4 contro 4, (la volta scorsa la sospensione era avvenuta in presenza di una maggioranza favorevole alla estradizione di 4 contro 3) la corte ha sospeso l’udienza. Al momento in cui questo giornale va in tipografia, non siamo in grado di dirvi quando riprenderà. Per sciogliere questa situazione di stallo, il presidente Mendes potrebbe essere chiamato ad esprimere un voto dirimente.<br />
Decisione per nulla scontata. I contrari all’estradizione porranno, infatti, la questione dell’<em>habeas corpus</em>, ovvero il rispetto del principio del <em>favor rei</em>. Già in passato Mendes si era astenuto dal votare in situazione simile. Se prevalesse questa soluzione, la vicenda verrebbe archiviata e Battisti, scontata la pena per i documenti falsi, liberato. Una seconda incognita riguarda l’ipotesi che uno dei giudici chieda di rivedere la propria posizione. Nei giorni scorsi su alcuni quotidiani si era ventilata l’ipotesi di un ripensamento di Carlos Britto, che inizialmente si era detto favorevole all’estradizione. Anche in questo caso Battisti tornerebbe libero. Esiste anche l’eventualità che uno dei votanti chieda una ulteriore pausa di riflessione.<br />
Se dovesse invece prevalere la volontà di far votare il presidente Mendes, da sempre favorevole alla estradizione, legato da stretti rapporti con gli ambienti del centrodestra italiano e che della vicenda Battisti ha fatto un trampolino di lancio per le sue ambizioni politiche, allora la partita davanti al Tribunale si chiuderebbe con un voto a maggioranza favorevole alla estradizione. A quel punto la palla passerebbe nelle mani del presidente Lula, ma anche qui c’è chi è intenzionato a porre un problema di legittimità che aprirebbe uno scontro di poteri tra esecutivo e giudiziario. Mendes, infatti, con un&#8217;interpretazione senza precedenti e assolutamente contrastante con la dottrina giuridica recepita a livello mondiale, ritiene la firma del capo dello Stato un puro atto formale, una mera ratifica della decisione presa dall&#8217;autorità giudiziaria. Ovviamente le cose non stanno così. I retropensieri politici che presiedono questa lettura sono del tutto evidenti. Mendes vuole destabilizzare e ridurre la sovranità del capo dello Stato. Difficilmente Lula accetterà di cedere ad una simile pretesa e valuterà l&#8217;intera vicenda sulla base di criteri politico-giuridici. L’Italia, infine, se vuole riavere Battisti dovrà comunque accedere alla condizione posta dal Tribunale perché l’estradizione possa essere materialmente possibile: commutare la pena dell’ergastolo a 30 anni di reclusione. Una questione non da poco. Fino ad ora il governo italiano ha sempre sorvolato. Davanti alla Stf ha sempre spacciato la menzogna dell&#8217;ergastolo previsto nell&#8217;ordinamento italiano come pena virtuale. Ma a Lula basterà questa favola per firmare?</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link<br />
</strong><a href="../2009/11/19/cesare-battisti-la-decisione-finale-resta-nelle-mani-di-lula-fallisce-il-golpe-giudiziario-tentato-dal-capo-del-tribunale-supremo-gilma-mendes/">Battisti, la decisione finale resta nelle mani di Lula. Fallisce il golpe giudiziario tentato dal capo del tribunale supremo, Gilmar Mendes</a><br />
<a href="../2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-autoritaria-e-arrogante/">Tarso Genro, “inaccettabili ingerenze da parte dell&#8217;Italia”</a><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/">Caso Battisti, Toffoli non vota</a><br />
<a href="//insorgenze.wordpress.com/2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/">Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d&#8217;eccezione non fascismo”</a><br />
<a href="../2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/">Dall&#8217;esilio con furore, cronache dalla latitanza e altre storie di esuli e ribelli</a><br />
<a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/14/battisti-genro-litalia-e-stata-autoritaria-e-arrogante/"><br />
</a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="//insorgenze.wordpress.com/2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/"><strong><br />
</strong></a><a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/09/14/dallesilio-con-furore-cronache-dalla-latitanza-e-altre-storie-di-esuli-e-ribelli/"></a></p>
<p style="text-align:center;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caso Battisti: altra udienza sospesa]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/12/caso-battisti-altra-udienza-sospesa/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 21:56:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[Udienza per l&#8217;estradizione di Battisti: sospesa dopo un 4 a 4 nelle votazioni di Paolo Persich]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Udienza per l&#8217;estradizione di Battisti: sospesa dopo un 4 a 4 nelle votazioni<br />
</strong><em> di Paolo Persichetti, Liberazione 13 novembre 2009</em></p>
<p>Colpo di scena all’apertura dell’udienza del Supremo tribunale federale brasiliano che ieri doveva pronunciarsi sulla estradizione di Cesare Battisti, condannato in Italia a due ergastoli per una serie di attentati mortali commessi sul finire degli anni 70 dai Pac.<br />
Il presidente della corte, Gilmar Mendes, ha reso noto il contenuto di una lettera inviata da Dias Toffoli, il giudice insediatosi tra le polemiche lo scorso 23 ottobre al posto di Menezes Direito, deceduto il primo settembre. Toffoli, che in qualità di avvocato generale dell’Unione era già intervenuto nel procedimento, chiamato a fornire un parere sull’eccezione di incostituzionalità sollevata contro la concessione dell’asilo politico a Battisti, aveva difeso la correttezza della decisione presa dal ministro della Giustizia, Tarso Genro.</p>
<div id="attachment_3896" class="wp-caption alignleft" style="width: 565px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/dsc_0023.jpg"><img class="size-full wp-image-3896" title="dsc_0023" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/dsc_0023.jpg" alt="dsc_0023" width="555" height="172" /></a><p class="wp-caption-text">Il Supremo tribunal federal di Brasilia</p></div>
<p>Per evitare conflitti d’interesse ha preferito appellarsi alla clausola di coscienza e non prendere parte al voto. Un gesto che smentisce clamorosamente tutti quelli che avevano accusato Lula di averlo designato per far pendere gli equilibri del Tribunale a favore di Battisti. Nei giorni scorsi era persino circolata l’intensione del governo italiano di presentare ricorso contro la sua nomina. Voce che ha provocato la ferma reazione del ministro Genro contro l’atteggiamento irrispettoso della sovranità interna brasiliana. Fin dall’inizio l’Italia ha interferito in modo pesante sulla giustizia brasiliana. Un proconsole del governo, il procuratore Italo Ormanni, è stato inviato sul posto per manovrare nei corridoi del Tribunale e influenzare l’esito finale del voto. In realtà Toffoli avrebbe potuto votare. Non esistevano ostacoli giuridici, anzi i giuristi avevano elencato diversi precedenti. Soprattutto avrebbe potuto esprimersi sulla procedura di estradizione, nella quale non era mai intervenuto. Il Tribunale, infatti, con una scelta senza precedenti, e che molti hanno considerato quanto mai barocca, ha deciso di accorpare le due procedure: quella sulla costituzionalità della legge che attribuisce al ministro della Giustizia il potere di concedere lo status di rifugiato; e l’altra, sulla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia. Il presidente Gilmar Mendes ha manovrato l’intera vicenda procedurale fornendo prova di notevole fantasia e creatività, al punto che nei manuali di diritto verrà ricordato come il fondatore del <em>surrealismo giuridico</em> brasiliano.<br />
Venuto meno il voto di Toffoli, che avrebbe potuto subito chiudere la questione dando la maggioranza ai contrari alla estradizione, restano ancora aperti diversi scenari. Marco Aurelio Mello, il magistrato che all’ultima udienza aveva chiesto una sospensione, ha sciolto la riserva e si è detto contrario alla estradizione perché «il Tribunale supremo non può sostituirsi all’esecutivo». Di fronte ad una situazione di perfetta parità, 4 contro 4, la corte ha sospeso l’udienza. Al momento in cui questo giornale va in tipografia, non siamo in grado di dirvi quando riprenderà. Per sciogliere questa situazione di stallo, il presidente Mendes potrebbe essere chiamato ad esprimere un voto dirimente.</p>
<div id="attachment_3897" class="wp-caption alignright" style="width: 565px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/img_9983.jpg"><img class="size-full wp-image-3897" title="img_9983" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/img_9983.jpg" alt="img_9983" width="555" height="316" /></a><p class="wp-caption-text">Il carcere di Papuda, dove è rinchiuso Battisti</p></div>
<p>Decisione per nulla scontata. I contrari all’estradizione porranno, infatti, la questione dell’habeas corpus, ovvero il rispetto del principio del favor rei. Già in passato Mendes si era astenuto dal votare in situazione simile. Se prevalesse questa soluzione, la vicenda verrebbe archiviata e Battisti, scontata la pena per i documenti falsi, liberato. Una seconda incognita riguarda l’ipotesi che uno dei giudici chieda di rivedere la propria posizione. Nei giorni scorsi su alcuni quotidiani si era ventilata l’ipotesi di un ripensamento di Carlos Britto, che inizialmente si era detto favorevole all’estradizione. Anche in questo caso Battisti tornerebbe libero. Esiste anche l’eventualità che uno dei votanti chieda una ulteriore pausa di riflessione.<br />
Se dovesse invece prevalere la volontà di far votare il presidente Mendes, da sempre favorevole all’estradizione, legato da stretti rapporti con gli ambienti del centrodestra italiano, e che della vicenda Battisti ha fatto un trampolino di lancio per le sue ambizioni politiche, allora la partita davanti al Tribunale si chiuderebbe con un voto a maggioranza favorevole alla estradizione. A quel punto la palla dovrebbe passare nelle mani di Lula, ma anche qui c’è chi è intenzionato a porre un problema di legittimità che aprirebbe uno scontro di poteri tra esecutivo e giudiziario. L’Italia, infine, dovrebbe comunque accedere alla condizione posta dal Tribunale perché l’estradizione possa esser possibile: commutare la pena dell’ergastolo a 30 anni di reclusione.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Caso Battisti: ultima udienza in corso]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/12/caso-battisti-ultima-udienza-in-corso/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:12:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dias Toffoli, giudice appena nominato al Supremo Tribunal Federal di Brasilia, ha formalmente annunc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-3936" title="brasile_bandiera" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/brasile_bandiera.jpeg" alt="brasile_bandiera" width="124" height="87" />Dias Toffoli, giudice appena nominato al Supremo Tribunal Federal di Brasilia, ha formalmente annunciato che non prenderà parte alle votazioni che si terranno oggi e che decideranno se estradare o no Cesare Battisti. Come avvocato generale di stato si era espresso a favore della concessione di status di rifugiato politico concesso dal governo brasiliano; per questo precedente non voterà.<br />
Senza il suo voto, il pronostico non è certo favorevole per l&#8217;ex militante dei PAC che in Italia dovrebbe scontare l&#8217;ergastolo.</p>
<p>L&#8217;udienza è in corso da meno di un&#8217;ora; l&#8217;intenzione di alcuni membri del tribunale è di bypassare completamente il presidente brasiliano Lula, che dovrebbe comunque avere l&#8217;ultima parola.Durante l&#8217;udienza il ministro giudice Cezar Peluso, ha dichiarato che Lula dovrebbe automaticamente inviare l&#8217;imputato verso le prigioni italiane.<br />
Il procuratore generale Roberto Gurgel, tra i tanti, sostiene invece che Lula come capo di stato e del governo, responsabile delle relazioni internazionali in Brasile e garante della Costituzione, abbia il diritto di decidere se estradare o no Cesare Battisti in Italia.<br />
Tra poco si saprà qualcosa&#8230;</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="../2009/11/12/caso-battisti-parla-tarso-genro-%C2%ABanni-70-in-italia-giustizia-d%E2%80%99eccezione-non-fascismo%C2%BB/">Caso Battisti: parla Tarso Genro, “Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo”</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cesare Battisti: ultima udienza in corso...]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/12/cesare-battisti-ultima-udienza-in-corso/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 17:10:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dias Toffoli, giudice appena nominato al Supremo Tribunal Federal di Brasilia, ha formalmente annunc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/reginacoeli-ballatoi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3892" title="reginacoeli-ballatoi" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/reginacoeli-ballatoi.jpg" alt="reginacoeli-ballatoi" width="300" height="199" /></a>Dias Toffoli, giudice appena nominato al Supremo Tribunal Federal di Brasilia, ha formalmente annunciato che non prenderà parte alle votazioni che si terranno oggi e che decideranno se estradare o no Cesare Battisti. Come avvocato generale di stato si era espresso a favore della concessione di status di rifugiato politico concesso dal governo brasiliano; per questo precedente non voterà.<br />
Senza il suo voto, il pronostico non è certo favorevole per l&#8217;ex militante dei PAC che in Italia dovrebbe scontare l&#8217;ergastolo. </p>
<p>L&#8217;udienza è in corso da meno di un&#8217;ora; l&#8217;intenzione di alcuni membri del tribunale è di bypassare completamente il presidente brasiliano Lula, che dovrebbe comunque avere l&#8217;ultima parola.Durante l&#8217;udienza il ministro giudice Cezar Peluso, ha dichiarato che Lula dovrebbe automaticamente inviare l&#8217;imputato verso le prigioni italiane. <br />
Il procuratore generale Roberto Gurgel, tra i tanti, sostiene invece che Lula come capo di stato e del governo, responsabile delle relazioni internazionali in Brasile e garante della Costituzione, abbia il diritto di decidere se estradare o no Cesare Battisti in Italia. </p>
<p>Tra poco si saprà qualcosa&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Blefari Melazzi: induzione al pentimento]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/04/blefari-melazzi-induzione-al-pentimento/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 19:35:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/04/blefari-melazzi-induzione-al-pentimento/</guid>
<description><![CDATA[Da un&#8217;Ansa di lunedi: Procura Bologna: mesi fa rifiutò di collaborare. All&#8217;inizio dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Da un&#8217;Ansa di lunedi: <span style="color:#888888;">Procura Bologna: mesi fa rifiutò di collaborare. All&#8217;inizio dell&#8217;anno, la Procura bolognese sentì Diana Blefari Melazzi nel tentativo di sondare una sua eventuale disponibilità a collaborare con le forze dell&#8217;ordine e la magistratura, tenendo conto anche dei segni di insofferenza per la detenzione già mostrati dalla brigatista. Ma lei &#8211; ha riferito la Procura &#8211; disse che non voleva collaborare in alcun modo.</span></p>
<div id="attachment_3805" class="wp-caption alignright" style="width: 430px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/crack_09.jpg"><img class="size-full wp-image-3805 " title="crack_09" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/crack_09.jpg" alt="crack_09" width="420" height="417" /></a><p class="wp-caption-text">Scarceranda 2009</p></div>
<p><span style="color:#888888;">Gli inquirenti emiliani hanno confermato di essere al corrente dei problemi psichici della donna, fatto emerso anche durante l&#8217;interrogatorio a Massimo Papini, arrestato il primo ottobre su iniziativa delle Procure di Bologna e Roma con l&#8217;accusa di essere un militante delle nuove Br, ed ex compagno della Blefari. In quell&#8217;occasione l&#8217;uomo aveva ribadito al pm Enrico Cieri, titolare dell&#8217;inchiesta, il disagio psicologico in cui si trovava la brigatista esprimendo preoccupazione per questo. Inoltre, ha ricordato la Procura, durante il processo davanti alla Corte d&#8217;Assise di Bologna per l&#8217;omicidio Biagi, una perizia psichiatrica sulla donna stabilì che era capace di essere presente al processo.</span></p>
<h4><span style="color:#000000;"><strong><em><span style="color:#ff0000;">Diana Blefari Melazzi e l&#8217;induzione al pentimento</span><br />
</em></strong><em>di Paolo Persichetti, Liberazione 5 Novembre 2</em><strong><span style="font-weight:normal;"><em>009 <br />
</em></span></strong></span></h4>
<p><span style="color:#000000;"><strong><span style="font-weight:normal;"><em>In alcune redazioni non esitarono a definirla la «belva», e tutto a causa di una minuta sequestrata nella sua cella.<br />
Un abbozzo di lettera mai conclusa a un suo coimputato, soprattutto mai spedita. In realtà si trattava della messa per iscritto di un delirio scatenatosi in uno dei momenti più acuti della sua malattia psichiatrica.<br />
Era l’estate del 2005, e Diana Blefari Melazzi si trovava in regime di 41 bis aggravato, nella cosiddetta “area riservata” del carcere di Benevento. Nel pozzo più profondo che l’ingegneria sadica della punizione è riuscita a concepire. Ma la «belva» doveva essere lei. Faceva comodo quell’immagine bestiale da sovrapporre alla sparuta pattuglia di aspiranti nuovi brigatisti che, con i loro spari improvvisi, senza radici e senza futuro, avevano bruscamente risvegliato un paese distratto e annoiato. Alcune frasi di odio verso Marco Biagi, estrapolate dal testo, finirono in un rapporto della digos e poi sui giornali. Lo squilibrio mentale venne presentato come un proclama politico. La “pazzia” per la Blefari ha sempre funzionato come un elemento a carico, un’aggravante utile solo per condannarla all’ergastolo.<br />
Non è vero che poteva stare nel processo, come i giudici hanno sentenziato con ostinazione. “Doveva” stare nel processo, non aveva scampo.<br />
I suoi legali fecero ricorso contro il sequestro di quei fogli privati. Che rilevanza processuale poteva mai avere la parola di una persona ridotta in quello stato? Il tribunale del riesame di Bologna accolse il reclamo e ne dispose la cancellazione dal fascicolo processuale. Un riconoscimento che non ebbe seguito.<br />
</em> <a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/47-porte.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3806" title="47 porte" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/47-porte.jpg" alt="47 porte" width="453" height="372" /></a><em>Per anni la Blefari ha rifiutato le ore di socialità concesse. Non è mai uscita per l’ora d’aria, non ha mai acceso la luce della cella, è stata quasi sempre rintanata sotto le coperte e per lunghi periodi non ha effettuato i colloqui con i familiari e i suoi avvocati. Sospettava che il cibo dell’amministrazione fosse avvelenato e per lunghi periodi non mangiava. Aveva crisi d’identità e disturbi percettivi fino ad arrivare ad allucinazioni visive, particolarmente legate alla televisione nella quale vedeva dei “mostri”, motivo per cui aveva smesso di utilizzarla.<br />
Nel 41 bis di L’Aquila rifiutava di avere contatti con le sue coimputate, scambiandone una per Provenzano e l’altra per sua sorella. Rivedeva sua madre, morta suicida dopo una lunga depressione, sul muro di fronte alla sua cella. Nella sua ultima lettera annotava, «continuano le vibrazioni, le sensazioni negative, i sapori di merda in ogni cosa che mangio, le intrusioni nella mia testa sia quando sono sveglia che quando dormo». Ma per i periti nominati dai giudici il suo atteggiamento rientrava nella tipica condotta oppositiva di chi vive un rapporto di inimicizia politica verso le istituzioni. Singolare capovolgimento di fronte. Ogni volta che un detenuto politico è sottoposto a “osservazione scientifica della personalità”, per fruire dei cosiddetti benefici penitenziari deve lottare con chi pensa di poter leggere il suo vissuto politico  come una devianza che rinvia a disturbi della personalità. Quando questi ci sono realmente, vengono interpretati in modo politico.<br />
L’avvocato Caterina Calia ha ricordato la disponibilità venuta da molte detenute politiche storiche ad assistere la Blefari. Nelle carceri esiste la figura del “piantone”, ovvero di un detenuto che assume l’incarico di assistere un suo compagno impossibilitato a occuparsi di se stesso. La Blefari poteva essere aiutata, ma venne sempre tenuta isolata dalle altre politiche. C’era chi sperava di strumentalizzarne la sofferenza per farne una collaboratrice di giustizia.<br />
 </em></span></strong></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La banalità del bene]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/04/la-banalita-del-bene/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 17:05:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
<guid>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/04/la-banalita-del-bene/</guid>
<description><![CDATA[“Se io stesso fossi un giusto, forse non ci sarebbe neppure il delinquente davanti a me.” (Dostoevsk]]></description>
<content:encoded><![CDATA[“Se io stesso fossi un giusto, forse non ci sarebbe neppure il delinquente davanti a me.” (Dostoevsk]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Suicidio Blefari Melazzi: l'uso della malattia come strumento di indagine]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/02/suicidio-blefari-melazzi-luso-della-malattia-come-strumento-di-indagine/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 21:53:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/02/suicidio-blefari-melazzi-luso-della-malattia-come-strumento-di-indagine/</guid>
<description><![CDATA[La morte di Diana Blefari Melazzi: l’uso della malattia come strumento di indagine Paolo Persichetti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><span style="color:#800000;"><strong>La morte di Diana Blefari Melazzi: l’uso della malattia come strumento di indagine</strong></span></h2>
<p>Paolo Persichetti<em><br />
<span style="color:#ff0000;">Liberazione</span></em> 3 novembre 2009</p>
<p>Cronaca di una morte annunciata.<br />
«Basta, basta, basta!!! Io voglio uscire. Devo uscire. Giuro che esco e mi ammazzo e vi libero della mia presenza, ma io di questa tortura non ne posso più». Si esprimeva in questo modo Diana Blefari Melazzi in una lettera del 13 maggio scorso, inviata dal carcere di Sollicciano ad un suo amico, Massimo Papini, col quale era stata legata sentimentalmente prima della cattura. Diana Blefari non è uscita, non poteva uscire. Si è suicidata sabato 31 ottobre intorno alle 22.30 nella cella del carcere romano di Rebibbia, dove era stata trasferita da una decina di giorni. Una morte brutta, architettata ricavando un cappio con strisce di lenzuola intrecciate. La sorvegliante l’ha trovata appesa, al termine del giro fatto in sezione dopo la chiusura dei blindati. Poche ore prima gli era stata notificata la sentenza di cassazione che confermava in modo definitivo la sua condanna all’ergastolo, perché ritenuta compartecipe dell’attentato mortale al giuslavorista Marco Biagi.</p>
<div id="attachment_3742" class="wp-caption alignright" style="width: 150px"><img class="size-full wp-image-3742" title="1758590--140x180" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/1758590-140x180.jpg" alt="1758590--140x180" width="140" height="180" /><p class="wp-caption-text">Diana Blefari Melazzi</p></div>
<p>La Blefari venne arrestata sul litorale romano nel dicembre 2003, inizialmente come “prestanome”, titolare del contratto d’affitto della cantina nella quale le cosiddette «nuove Brigate rosse», il piccolo gruppo che fino al 1999 aveva operato sotto la sigla Ncc per poi sottrarre dalle teche impolverate della storia la vecchia sigla inoperante delle Br-pcc, ma «solo se l’azione D’Antona avesse avuto successo», avevano depositato in fretta e furia archivio e altro materiale sgomberato dalla base dove erano vissuti Nadia Lioce e Mario Galesi, fino al momento della sparatoria mortale sul treno Roma-Arezzo del marzo del 2003.</p>
<p>Ad accusarla della partecipazione materiale all’omicidio Biagi, la pentita Cinzia Banelli. Secondo la collaboratrice di giustizia, che oggi vive sotto programma di protezione, la «compagna Maria», nome di copertura attribuito alla Blefari, avrebbe fatto da staffetta il giorno dell’attentato, sorvegliando il tragitto del consulente del ministero del Welfare dalla stazione fino ai pressi della sua abitazione, quando sarebbe dovuta entrare in azione proprio la Banelli. Solo che quel giorno la collaboratrice di giustizia non vide mai la Blefari, come dovette ammettere più volte in aula sotto contestazione della difesa. Contro di lei pesavano tuttavia altre accuse, come quella di aver preso parte alla “inchiesta” preparatoria e di aver inviato la rivendicazione tramite un internet point. Le vennero, infatti, contestate tracce telefoniche lasciate dal suo cellulare a Modena.</p>
<p>Il primo ottobre scorso, i sostituti procuratori romani, Pietro Saviotti e Erminio Amelio, hanno arrestato anche Massimo Papini  con l’accusa di essere una delle persone ancora non identificate che avrebbero fatto parte del gruppo. Una persecuzione quella contro Papini. Dopo anni d’indagini, pedinamenti e intercettazioni, alla fine del 2008 la procura di Bologna ne chiese l’arresto per il coinvolgimento nell’attentato Biagi, ma il Gip ritenne gli elementi depositati dall’accusa inadeguati a sostenere l’incriminazione. Passati gli atti alla procura romana, sulla base degli stessi elementi e soprattutto per il fatto di aver continuato a seguire la sua ex fidanzata lungo l’odissea carceraria e i meandri dolorosi e allucinati della sofferenza psichiatrica che l’aveva colpita, Papini è stato arrestato con l’accusa di partecipazione a banda armata. Un’accusa allucinata, tanto quanto le visioni che colpivano la Blefari stessa.</p>
<div id="attachment_3743" class="wp-caption alignleft" style="width: 270px"><img class="size-full wp-image-3743" title="Nuovebr" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2009/11/nuovebr.jpg" alt="Nuovebr" width="260" height="180" /><p class="wp-caption-text">Durante il processo Biagi</p></div>
<p>Forse sta proprio in questo accerchiamento, in questa inesorabile <em>escalation</em> la pulsione finale che l’ha portata a darsi la morte. In una lettera scritta dal 13 al 23 maggio, in cui si susseguono frasi deliranti di ogni tipo, scriveva a Papini: «Se vogliono che mi cucio la bocca, me la cucio. Se vogliono che parlo, dico tutto quello che mi dicono di dire, ma io non posso più stare così. Io non so proprio cosa fare, io chiedo perdono a tutti, ma basta per pietà». Gli inquirenti hanno interpretato queste parole come un messaggio verso l’esterno, rivolto a presunti referenti che avrebbero dovuto dare indicazioni sul suo modo di comportarsi. In realtà la Blefari nel suo fare ondivago e schizofrenico meditava altro. Da diverso tempo non era più in contatto con i suoi coimputati che le avevano rimproverato la scelta processuale di non ricusare l’avvocato e farsi difendere anche in punto di fatto. Gli estratti di un duro scambio di missive, tutte visionate dalla censura carceraria e finite in mano all’antiterrorismo, apparvero sui giornali. Nell’ultima lettera, finita di scrivere il 25 settembre, comunicava a Papini di aver informato il direttore del carcere di essersi «resa disponibile a parlare con i magistrati». Cosa avesse realmente in serbo, se volesse avviare una collaborazione e semplicemente circostanziare la sue reali responsabilità, o altro ancora, resterà un segreto che si è portato con sé. Di questa intenzione Papini ha saputo solo in carcere perché arrestato prima del suo recapito. Circostanza che smentisce il teorema accusatorio ed evidenzia il cinico gioco al rialzo portato avanti dagli investigatori contro la detenuta. Assolutamente consapevoli delle sue instabili condizioni di salute e del suo stato di prostrazione, gli inquirenti hanno dato l’idea di pensare alla Blefari come ad un “anello debole” che, prima o poi, si sarebbe spezzato conducendola ad atteggiamenti collaborativi con la giustizia. L’uso della malattia come strumento d’indagine. Mentre tutte le autorità carcerarie avevano riconosciuto da tempo la patologia psicotica che abitava la mente della donna, tanto da declassificarla dal regime duro 41 bis e assegnarla in un circuito comune, con frequenti passaggi nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo fiorentino, dove veniva sottoposta a periodici Tso, sul piano giudiziario si è continuato a negare per anni non solo la sua incapacità a “stare nel processo”, ma anche il diritto ad essere curata in una struttura ospedaliera adeguata.</p>
<p>La cieca sete di vendetta che ha animato l’inchiesta condotta dalla procura di Bologna e l’ostinata sordità delle corti d’assise nel recepire le richieste degli avvocati, documentate da numerose perizie psichiatriche che diagnosticavano una «patologia mentale che ne determina un comportamento psicotico in fase attiva», oltre a un «disturbo delirante, in diagnosi differenziale con Schizofrenia di tipo Paranoide», segnalando il «rischio di atti autolesionistici impulsivi che potrebbero essere fatali», sono finalmente pervenute a comminare quella condanna capitale abolita dalla costituzione italiana.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>Link</strong><br />
<a href="../2009/11/05/ignorata-la-disponibilita-offerta-da-un-gruppo-di-detenute-che-si-offri-di-assistere-la-blefari-i-magistrati-puntavano-al-pentimento/">Ignorata la disponibilita offerta da un gruppo di detenute che si offrì di assistere la Blefari. I magistrati puntavano al pentimento</a><br />
<a href="../2009/11/05/induzione-al-pentimento/">Induzione al pentimento</a><br />
<a href="../2009/08/01/cronache-carcerarie/">Cronache carcerarie </a><br />
<a href="../2009/11/06/la-morte-di-blefari-melazzi-e-le-carceri-italiane/">La morte di Blefari Melazzi e le carceri italiane</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Suicidio Blefari: l'uso della malattia come strumento di indagine]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/02/luso-della-malattia-come-strumento-di-indagine/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 21:00:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[La morte di Diana Blefari Melazzi: l’uso della malattia come strumento di indagine di Paolo Persiche]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>La morte di Diana Blefari Melazzi: l’uso della malattia come strumento di indagine<br />
<span style="font-weight:normal;">di Paolo Persichetti, <em>Liberazione</em> 3 novembre 2009</span></strong></p>
<p>Cronaca di una morte annunciata.<br />
«Basta, basta, basta!!! Io voglio uscire. Devo uscire. Giuro che esco e mi ammazzo e vi libero della mia presenza, ma io di questa tortura non ne posso più». Si esprimeva in questo modo Diana Blefari Melazzi in una lettera del 13 maggio scorso, inviata dal carcere di Sollicciano ad un suo amico, Massimo Papini, col quale era stata legata sentimentalmente prima della cattura. Diana Blefari non è uscita, non poteva uscire. Si è suicidata sabato 31 ottobre intorno alle 22.30 nella cella del carcere romano di Rebibbia, dove era stata trasferita da una decina di giorni. Una morte brutta, architettata ricavando un cappio con strisce di lenzuola intrecciate. La sorvegliante l’ha trovata appesa, al termine del giro fatto in sezione dopo la chiusura dei blindati. Poche ore prima gli era stata notificata la sentenza di cassazione che confermava in modo definitivo la sua condanna all’ergastolo, perché ritenuta compartecipe dell’attentato mortale al giuslavorista Marco Biagi.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/1758590-140x180.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3783" title="1758590--140x180" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/1758590-140x180.jpg" alt="Diana Blefari Melazzi" width="140" height="180" /></a></p>
<p>La Blefari venne arrestata sul litorale romano nel dicembre 2003, inizialmente come “prestanome”, titolare del contratto d’affitto della cantina nella quale le cosiddette «nuove Brigate rosse», il piccolo gruppo che fino al 1999 aveva operato sotto la sigla Ncc per poi sottrarre dalle teche impolverate della storia la vecchia sigla inoperante delle Br-pcc, ma «solo se l’azione D’Antona avesse avuto successo», avevano depositato in fretta e furia archivio e altro materiale sgomberato dalla base dove erano vissuti Nadia Lioce e Mario Galesi, fino al momento della sparatoria mortale sul treno Roma-Arezzo del marzo del 2003.<br />
Ad accusarla della partecipazione materiale all’omicidio Biagi, la pentita Cinzia Banelli. Secondo la collaboratrice di giustizia, che oggi vive sotto programma di protezione, la «compagna Maria», nome di copertura attribuito alla Blefari, avrebbe fatto da staffetta il giorno dell’attentato, sorvegliando il tragitto del consulente del ministero del Welfare dalla stazione fino ai pressi della sua abitazione, quando sarebbe dovuta entrare in azione proprio la Banelli. Solo che quel giorno la collaboratrice di giustizia non vide mai la Blefari, come dovette ammettere più volte in aula sotto contestazione della difesa. Contro di lei pesavano tuttavia altre accuse, come quella di aver preso parte alla “inchiesta” preparatoria e di aver inviato la rivendicazione tramite un internet point. Le vennero, infatti, contestate tracce telefoniche lasciate dal suo cellulare a Modena.</p>
<p>Il primo ottobre scorso, i sostituti procuratori romani, Pietro Saviotti e Erminio Amelio, hanno arrestato anche Massimo Papini, con l’accusa di essere una delle persone ancora non identificate che avrebbero fatto parte del gruppo. Una persecuzione quella contro Papini. Dopo anni d’indagini, pedinamenti e intercettazioni, alla fine del 2008 la procura di Bologna ne chiese l’arresto per il coinvolgimento nell’attentato Biagi, ma il Gip ritenne gli elementi depositati dall’accusa inadeguati a sostenere l’incriminazione. Passati gli atti alla procura romana, sulla base degli stessi elementi e soprattutto per il fatto di aver continuato a seguire la sua ex fidanzata lungo l’odissea carceraria e i meandri dolorosi e allucinati della sofferenza psichiatrica che l’aveva colpita, Papini è stato arrestato con l’accusa di partecipazione a banda armata. Un’accusa allucinata, tanto quanto le visioni che colpivano la Blefari stessa.</p>
<div id="attachment_3784" class="wp-caption alignleft" style="width: 270px"><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/nuovebr.jpg"><img class="size-full wp-image-3784" title="Nuovebr" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/nuovebr.jpg" alt="Nuovebr" width="260" height="180" /></a><p class="wp-caption-text">Durante il processo Biagi</p></div>
<p>Forse sta proprio in questo accerchiamento, in questa inesorabile <em>escalation</em> la pulsione finale che l’ha portata a darsi la morte. In una lettera scritta dal 13 al 23 maggio, in cui si susseguono frasi deliranti di ogni tipo, scriveva a Papini: «Se vogliono che mi cucio la bocca, me la cucio. Se vogliono che parlo, dico tutto quello che mi dicono di dire, ma io non posso più stare così. Io non so proprio cosa fare, io chiedo perdono a tutti, ma basta per pietà». Gli inquirenti hanno interpretato queste parole come un messaggio verso l’esterno, rivolto a presunti referenti che avrebbero dovuto dare indicazioni sul suo modo di comportarsi. In realtà la Blefari nel suo fare ondivago e schizofrenico meditava altro. Da diverso tempo non era più in contatto con i suoi coimputati che le avevano rimproverato la scelta processuale di non ricusare l’avvocato e farsi difendere anche in punto di fatto. Gli estratti di un duro scambio di missive, tutte visionate dalla censura carceraria e finite in mano all’antiterrorismo, apparvero sui giornali.<br />
Nell’ultima lettera, finita di scrivere il 25 settembre, comunicava a Papini di aver informato il direttore del carcere di essersi «resa disponibile a parlare con i magistrati». Cosa avesse realmente in serbo, se volesse avviare una collaborazione e semplicemente circostanziare la sue reali responsabilità, o altro ancora, resterà un segreto che si è portato con sé. Di questa intenzione Papini ha saputo solo in carcere perché arrestato prima del suo recapito. Circostanza che smentisce il teorema accusatorio ed evidenzia il cinico gioco al rialzo portato avanti dagli investigatori contro la detenuta. Assolutamente consapevoli delle sue instabili condizioni di salute e del suo stato di prostrazione, gli inquirenti hanno dato l’idea di pensare alla Blefari come ad un “anello debole” che, prima o poi, si sarebbe spezzato conducendola ad atteggiamenti collaborativi con la giustizia. L’uso della malattia come strumento d’indagine. Mentre tutte le autorità carcerarie avevano riconosciuto da tempo la patologia psicotica che abitava la mente della donna, tanto da declassificarla dal regime duro 41 bis e assegnarla in un circuito comune, con frequenti passaggi nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo fiorentino, dove veniva sottoposta a periodici Tso, sul piano giudiziario si è continuato a negare per anni non solo la sua incapacità a “stare nel processo”, ma anche il diritto ad essere curata in una struttura ospedaliera adeguata.</p>
<p>La cieca sete di vendetta che ha animato l’inchiesta condotta dalla procura di Bologna e l’ostinata sordità delle corti d’assise nel recepire le richieste degli avvocati, documentate da numerose perizie psichiatriche che diagnosticavano una «patologia mentale che ne determina un comportamento psicotico in fase attiva», oltre a un «disturbo delirante, in diagnosi differenziale con Schizofrenia di tipo Paranoide», segnalando il «rischio di atti autolesionistici impulsivi che potrebbero essere fatali», sono finalmente pervenute a comminare quella condanna capitale abolita dalla costituzione italiana.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Nuove BR, la Blefari si impicca in carcere]]></title>
<link>http://termoli.wordpress.com/2009/11/01/nuove-br-la-blefari-si-impicca-in-carcere/</link>
<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 12:24:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>Achab</dc:creator>
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<description><![CDATA[La neobrigatista Diana Blefari Melazzi si è impiccata ed è morta nel carcere femminile di Rebibbia a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[La neobrigatista Diana Blefari Melazzi si è impiccata ed è morta nel carcere femminile di Rebibbia a]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Muore suicida Diana Blefari nel carcere di Rebibbia]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/01/muore-suicida-diana-blefari-nel-carcere-di-rebibbia/</link>
<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 12:24:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ieri sera s&#8217;è suicidata in carcere Diana Blefari nel carcere romano di Rebibbia, condannata al]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ieri sera s&#8217;è suicidata in carcere Diana Blefari nel carcere romano di Rebibbia, condannata all&#8217;ergastolo per l&#8217;omicidio di Marco Biagi, del 2002.<br />
Accusata di aver partecipato al pedinamento, di aver affittato il furgone e di avere la rivendicazione dell&#8217;omicidio  nel suo computer, era stata condannata al Fine Pena Mai.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/blefari_melazzi_diana.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3713" title="blefari_melazzi_diana" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/blefari_melazzi_diana.jpg" alt="blefari_melazzi_diana" width="260" height="180" /></a><br />
Precisamente un mese fa, a distanza di diversi anni e senza alcuna novità sulla sua posizione, era stato arrestato il suo compagno, Massimo Papini, per partecipazione a banda armata. La sola cosa di cui è accusato è l&#8217;uso di schede telefoniche &#8216;dedicate&#8217; alle comunicazioni con la Blefari e il possesso di programmi di criptazione per computer simili a quelli usati da altri appartenenti delle Br-Pcc.<br />
La condizione psichica di Diana Blefari era già pesantemente segnata, come aveva più volte dichiarato il direttore del carcere di Sollicciano dove era detenuta in una sezione A.S.</p>
<p>«Il sistema carcerario italiano ha dato, ancora una volta, l&#8217;ennesima dimostrazione di inumanità e inefficienza non riuscendo a cogliere i segnali di allarme di una situazione da tempo gravissima», dice il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni commentando il suicidio della brigatista. Il Garante ha ricordato che due anni fa, nel novembre del 2007, aveva già denunciato pubblicamente il caso della Belfari Melazzi soggetto schizofrenico e inabile psichicamente, figlia di madre con la stessa malattia e morta suicida. «I precedenti familiari della donna &#8211; ha spiegato &#8211; le sue condizioni psichiche in tutto il periodo di detenzione, il suo comportamento quotidiano, la sua solitudine, il suo rifiuto del cibo, delle medicine e di ogni contatto umano contribuivano a tratteggiare un quadro complessivo che doveva necessariamente far scattare un campanello d&#8217;allarme che, evidentemente, non si è attivato in tempo. Evidentemente  il fatto che dopo gli allarmi sia stato declassato il regime dal 41 bis a detenuta comune non ha comunque aiutato questa donna che ha continuato a tenere un atteggiamento di totale chiusura verso tutto e verso tutti. A quanto sembra, nei giorni scorsi era stata fatta tornare da Sollicciano per sentirsi confermare la sentenza. Io credo che, fermo restando le sue responsabilità, questa donna dovesse essere curata e assistita lontano dal carcere».</p>
<p># Il suicidio nel carcere di Rebibbia di Diana Blefari Melazzi non ci coglie di sorpresa. Lo afferma in un comunicato stampa. Giulio Petrilli, responsabile provinciale Pd dipartimento diritti e garanzie, il quale ricorda:«sollevai il suo caso insieme ad altre persone(deputati, consiglieri regionali, esponenti di partito) in quanto in una visita con dei parlamentari nel carcere de L&#8217;Aquila dove era detenuta più di due anni fa, ci rendemmo conto della gravità del suo stato di salute; non mangiava, non parlava con nessuno, non si alzava dal letto, questo per mesi interi. Abbiamo fatto di tutto per farla trasferire, dopo alcuni mesi fu trasferita al centro clinico psichiatrico di Sollicciano, poi a Roma dove oggi si è suicidata. Era palese che avesse una forma gravissima di depressione, non poteva stare in regime di 41 bis o regimi speciali. Fu richiesta una soluzione che allievasse questa situazione, un intervento umanitario. Ma niente. Così purtroppo si muore nelle carceri. La democrazia e il diritto devono vigere anche nelle carceri e valere anche per chi ha commesso gravissimi reati, questa è la forza dello stato di diritto». </p>
<p><em>Non toccavo questo blog da più di dieci giorni&#8230;torno in Italia e scopro di Stefano Cucchi con immenso ritardo e angoscia&#8230;<span style="color:#000000;font-style:normal;"> </span>non faccio in tempo a mettermi a scrivere qualcosa per aggiornare queste pagine su di lui che arriva questa notizia.Sono senza parole&#8230; </em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Imploriamo la libertà del perdono]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/10/30/imploriamo-la-liberta-del-perdono/</link>
<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 18:49:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Fratelli miei, Sono stufo di leggere e di sentir dire sempre le stesse, solite, noiosissime, cose s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[ Fratelli miei, Sono stufo di leggere e di sentir dire sempre le stesse, solite, noiosissime, cose s]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Perchè]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/10/29/perche/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 11:31:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[Perché non ho voglia di sperare? Perché non ho voglia di ricordare il tuo viso? Perché questa oscuri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Perché non ho voglia di sperare? Perché non ho voglia di ricordare il tuo viso? Perché questa oscuri]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cimitero dei vivi]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/10/29/cimitero-dei-vivi/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 11:26:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[Perché questo titolo così tetro? Da un po’ di tempo mi sono accorto che un mio compagno, due celle a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Perché questo titolo così tetro? Da un po’ di tempo mi sono accorto che un mio compagno, due celle a]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[In fondo son solo quattro mura...]]></title>
<link>http://giadinskj.wordpress.com/2009/10/25/in-fondo-son-solo-quattro-mura/</link>
<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 17:54:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>giadinskj</dc:creator>
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<description><![CDATA[Questa è la poesia che un padre scrive alla sua bambina. Un padre lontano, che teme che sua figlia n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://giadinskj.wordpress.com/2009/10/25/in-fondo-son-solo-quattro-mura/" target="_self"><img class="alignnone size-full wp-image-331" src="http://giadinskj.wordpress.com/files/2009/10/carcere.jpg" alt="" width="391" height="307" /></a></p>
<p>Questa è la poesia che un padre scrive alla sua bambina. Un padre lontano, che teme che sua figlia non capisca, che senta la sua mancanza e la scambi per indifferenza&#8230;</p>
<p><em> Ti voglio bene<br />
in qualunque modo<br />
in qualsiasi momento<br />
in ogni luogo<br />
in questo mondo<br />
nell&#8217;aldilà<br />
con la pioggia<br />
con il sole<br />
ti voglio bene.</em></p>
<p><em>Nel dolore<br />
nel sorriso<br />
nella sofferenza<br />
nella solitudine<br />
con le catene<br />
con le ali<br />
con il vento<br />
con il sereno<br />
ti voglio bene.</em></p>
<p><em>Ora che ci sono<br />
quando non ci sarò<br />
sotto le stelle<br />
senza le stelle<br />
con la neve<br />
con la grandine<br />
ti voglio bene.</em></p>
<p><em>Con il buio<br />
con la luce<br />
con il rosso<br />
con il blu<br />
sotto la pioggia<br />
con il sole<br />
con amore.<br />
ti voglio bene.</em></p>
<p style="text-align:left;"><strong>C. M.</strong></p>
<p style="text-align:left;">E&#8217; un padre che non può abbracciare sua figlia, non può vederla vivere. E soffre per questo senso di impotenza. Cerca di creare un legame fatto di parole, di racconti, di poesie, di fiabe, perchè la sua bambina non si senta sola. E&#8217; un padre chiuso in carcere. Condannato all&#8217;ergastolo. La data per la fine della sua pena è <strong>MAI</strong>.</p>
<p>Quello del carcere è un argomento difficile perchè oggi più che mai chi è chiuso in una cella viene considerato un mostro. E forse, per la tranquillità della nostra coscienza, preferiremmo che quel mostro non fosse in grado di scrivere le parole che abbiamo appena letto, ma che dalla sua bocca e dalla sua penna uscisse solo odio. Che non fosse in grado di provare nessun sentimento, per nessuno&#8230; niente di più che una bestia. E invece è una persona. E l&#8217;atrocità di un&#8217;azione non cancella il fatto di essere una <strong>PERSONA</strong>.<br />
Quando parliamo di ergastolo è ancora più difficile provare pietà o compassione. Il pensiero comune è che sia una pena commisurata al delitto, in altre parole che i colpevoli se lo meritino, perchè se lo sono andato a cercare. Già tanto che non si invoca la pena di morte! Molti condannati invece la preferirebbero. Nel 2007 <strong>310 detenuti</strong> con sentenza &#8220;<em>fine pena mai</em>&#8221; si sono rivolti al capo dello Stato per chiedere che la loro pena all&#8217;ergastolo venisse tramutata <strong>in pena di morte</strong>. Nella lettera al presidente Napolitano hanno scritto: &#8220;<strong><em>L&#8217;ergastolo è l&#8217;invenzione di un non-dio di una malvagità che supera l&#8217;immaginazione. E&#8217; una morte bevuta a sorsi. E&#8217; una vittoria sulla morte perchè è più forte della morte stessa</em></strong>&#8220;.</p>
<p>Non si prova pena (figuriamoci poi indignazione!) per chi sta in carcere e meno che mai per gli ergastolani perchè siamo bombardati da una quantità sconcertante di menzogne su questa situazione drammatica. Politici incompetenti, insensibili, vendicativi, che cavalcano il tormentone dell&#8217;emergenza sicurezza e della certezza della pena per avere voti, non considerando nemmeno il fatto che da eletti dovrebbero rappresentare anche chi è chiuso in una cella, e persone comuni intervistate al mercato come fossero esperti in materia di giustizia e codice panale. Quel commento a caldo, pilotato da una domanda tendenziosa, che dovrebbe far emergere la cosiddetta &#8220;saggezza popolare&#8221; (mentre magari chi parla di chiudere in carcere e buttare via la chiave sta crescendo figli che si divertono a marchiare a fuoco i coetanei, a stuprare in branco minorenni, a tirare qualche sasso da un cavalcavia o magari a metterlo sui binari di qualche treno).<br />
Partiamo dalla <strong>Costituzione</strong>:</p>
<p><strong>ART. 27</strong><br />
<em>[...] Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.</em></p>
<p>La prima finalità della pena, quindi, è di <strong>rispettare i diritti fondamentali (minimi) della persona</strong>; la seconda è di <strong>tendere al reinserimento sociale del reo</strong>. L&#8217;ergastolo quindi non è compatibile con ciò che prescrive la Costituzione. Di fatto è<strong> INCOSTITUZIONALE</strong>. E visto che ultimamente, con piena ragione, ci troviamo ad esaltare questa Carta straordinaria, che dopo più di 60 anni continua ad essere così attuale e ben fatta da difendere, da feroci attacchi, la nostra democrazia, sarebbe opportuno riflettere anche su questo.</p>
<p>L&#8217;ergastolo è la massima pena prevista nell&#8217;ordinamento giuridico italiano per un delitto.<strong> Codice penale ART. 22:</strong><br />
<em>[...] la pena è <strong>PERPETUA</strong> ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l&#8217;obbligo del lavoro e con l&#8217;isolamento notturno [...]</em><br />
Persino l&#8217;enciclopedia virtuale Wikipedia, nel definire questa voce si affretta a precisare il carattere &#8220;<em>teoricamente</em>&#8221; perpetuo della pena:</p>
<ul>
<li>dopo <strong>26 anni</strong> il condannato <em>può </em>essere ammesso alla <strong>libertà condizionale</strong> (sospensione della pena definitiva), qualora venga ritenuto &#8220;ravveduto&#8221; in base a prove attendibili.</li>
<li>anche i condannati all&#8217;ergastolo <em>possono</em> godere delle riduzioni previste per <strong>buona condotta</strong> (<strong>45 giorni</strong> in meno sulla condanna totale ogni <strong>6 mesi</strong> di reclusione).</li>
<li>dopo l&#8217;espiazione di almeno <strong>10 anni</strong> di pena, il condannato <em>può</em> essere ammesso ai <strong>permessi premio.</strong></li>
<li>dopo <strong>20 anni</strong> il condannato <em>può </em>avere diritto alla <strong>semilibertà</strong> (misura alternativa alla detenzione in cui il condannato trascorre <strong>la maggior parte</strong> <strong>della giornata all&#8217;interno dell&#8217;istituto di pena </strong>e ne esce per partecipare ad attività lavorative, istruttive o utili al reinserimento sociale).</li>
</ul>
<p>Dalla descrizione di queste attenuazioni della pena emerge con chiarezza che ad essere &#8220;<em>teorica</em>&#8221; è  la <strong>concessione del beneficio</strong> e non l&#8217;eternità della pena. Tali benefici infatti non scattano automaticamente al decorrere dei termini, ma dipendono da una molteplicità di fattori: dalla benevolenza del giudice, dalla politica di un carcere che può adottare un regime apertamente ostile a tali concessioni, dal modo e dalla forma (espressiva) in cui viene scritta la richiesta di un beneficio o di un permesso (molte richieste vengono respinte perchè non formalmente corrette), dalla capacità di piegarsi e di sottomettersi del detenuto, vero significato di &#8220;buona condotta&#8221;: questo significa sostanzialmente, non lamentarsi e non fare richieste che possano minimamente impensierire l&#8217;istituto carcerario e collaborare, fare nomi e cognomi di persone da rinchiudere a loro volta (talvolta vere e proprie estorsioni di testimonianze già compilate a cui manca solamente una firma), e infine dalla persona e dal reato commesso.</p>
<p>In Italia oggi ci sono circa <strong>1.300 ergastolani</strong> reclusi in una cinquantina di istituti differenti. Secondo l&#8217;associazione <a href="http://www.informacarcere.it/liberarsi.php" target="_blank">Liberarsi </a>(un po&#8217; più informata della casalinga intervistata al mercato, con tutto il rispetto per la signora, che si agita perchè tutti gli assassini escono di galera) <strong>solo la metà degli ergastolani reclusi nelle nostre carceri ha accesso a qualche misura alternativa di detenzione</strong>. Esiste infatti l&#8217;<strong>ergastolo ostativo</strong>, a cui è condannata l&#8217;altra metà dei detenuti, che <strong>non prevede nessun beneficio</strong> e dunque garantisce che la reclusione del condannato si protragga fino alla sua morte.</p>
<p>Inutile girarci intorno, molti di questi condannati sono mafiosi (molti di più di quei serial killer pedofili che squartano i bambini per poi mangiarseli e sciogliere i resti nell&#8217;acido di cui l&#8217;immaginario popolare ritiene piene le nostre carceri). E diventa complicato conciliare, giustizia, lotta alla mafia con i diritti dei condannati. Ma dobbiamo farlo, anche perchè la lotta alla mafia non si può portare avanti solo con il 41 bis. Non è in carcere, infierendo sulla dignità di quegli uomini che si definiscono &#8220;<em>d&#8217;onore</em>&#8220;, che ci sconfigge &#8220;cosa nostra&#8221;. E quando è ogni giorno più chiaro non solo che lo stato &#8220;<em>tratta</em>&#8221; con la mafia, ma che la copre, la difende, la usa per rafforzare le sue posizioni e altre schifezze simili, <strong>perchè ci illudiamo che il 41 bis serva a qualcosa</strong>? La cosa più ovvia del mondo, che mi vergogno quasi a ripetere tanto è diventata un luogo comune, è che la mafia va combattuta innanzi tutto nel suo legame con il potere politico. Fino a che non si applicherà questa <strong>VERA</strong> lotta, torturare i mafiosi è pura vendetta. Sentimento che può essere comprensibile per le persone comuni, indignate per i meccanismi crudeli e sanguinari di cui le mafie fanno ampio uso, ma che di certo non può appartenere allo Stato.</p>
<p style="text-align:right;">&#8220;<em>Nessuno uccida la speranza, neppure del più feroce assassino, perché <strong>ogni uomo è una infinita possibilità</strong></em>”<strong> </strong></p>
<p style="text-align:right;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Maria_Turoldo" target="_blank">David Maria Turoldo</a></p>
<p style="text-align:left;">L&#8217;ergastolo è una tortura, perchè toglie la speranza, perchè la vita non appartiene più al suo proprietario, ma quello che sarà di lui, se vivrà, se morirà, se verrà curato, o fatto spegnere lentamente, dipende da una quantità di persone e istituzioni a cui spesso non si riesce a far sentire la propria voce.</p>
<p style="text-align:right;"><em>&#8230;Una volta in una parete di una cella di isolamento ho letto: “<strong>la vita di un uomo dipende da un altro uomo, cosi anche la sua rovina</strong>”. Vero verissimo, il mio pensiero va a quei detenuti che stanno partendo per ignoti confini.</em><br />
<strong>Giuseppe Musumeci Ex detenuto carcere di Pisa – 30/06/06</strong></p>
<p style="text-align:left;">Non si vive bene in carcere. Non vive bene nemmeno chi non ha mai ucciso nessuno nella sua vita (e cioè<strong> la stragrande maggioranza dei detenuti</strong>), e la televisione in qualche cella non può certo compensare tutte le sofferenze che un luogo come quello provoca. Il modo migliore per rendersi conto di come vivono o sopravvivono questi uomini e donne, è leggere le loro <a href="http://www.informacarcere.it/modulo.php?livello=3&#38;tab=sottosezioni&#38;IDSez=12&#38;ID=IDSotto&#38;criterio=135" target="_blank">lettere</a> , i <a href="http://www.informacarcere.it/modulo.php?livello=3&#38;tab=sottosezioni&#38;IDSez=12&#38;ID=IDSotto&#38;criterio=134" target="_blank">racconti</a> e le <a href="http://www.informacarcere.it/modulo.php?livello=3&#38;tab=sottosezioni&#38;IDSez=12&#38;ID=IDSotto&#38;criterio=133" target="_blank">poesie</a>:</p>
<p style="text-align:right;"><em>…Tra di noi, in quella cella, c’erano anche ragazzi stranieri. Poveracci. Sono loro che, senza neanche poter usare la parola, se la vedono peggio. Lì vedi in silenzio per giorni e giorni, poi all’improvviso te li trovi per terra in cella con le braccia tagliate, in una pozza di sangue. In carcere c’è un metodo per tutto, anche per farsi più male con una lametta. Lasciate a bagno con l’aglio per un po’ di ore, le lamette assicurano ferite più sanguinati. E così è…<br />
<strong>Mario, <a href="http://www.informacarcere.it/modulo.php?livello=3&#38;tab=carceri&#38;criterio=7&#38;ID=IDC" target="_blank">carcere di Livorno</a></strong></em></p>
<p style="text-align:right;"><em><br />
Quando sono arrivata in carcere i miei capelli erano lunghi, ma poi hanno cominciato a cadere perché in carcere non era permesso tenere creme e gli oli che noi mettiamo nei capelli, per fortuna io ho i capelli più leggeri di altre e riuscivo a pettinarli e a farmi una pettinatura però mi mancavano quelle creme, creme per corpo perché non sono abituata a usare quelle che vendevano in carcere. Una signora che stava con me in cella aveva dei capelli molto folti, folti e forti, in questi il piccolo pettine che era permesso tenere non riusciva a entrare, lei usava la forchetta per pettinarsi, il carcere da ad ognuno una forchetta e un cucchiaio, lei mangiava con cucchiaio e si pettinava con forchetta.<br />
<strong>Gloria, <a href="http://www.informacarcere.it/modulo.php?livello=3&#38;tab=carceri&#38;criterio=4&#38;ID=IDC" target="_blank">carcere di Sollicciano</a></strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em>…Non ho più lacrime da versare, sono un uomo forte,<br />
quindi, quando mi danno la mandata al blindo penso: “E’ ferro, ma che fa, sono sempre porte!…”<br />
e quando il cuore batte forte, forte<br />
gli dico: “<strong>Sta buono e dormi, non avere paura,<br />
in fondo sono solo quattro mura</strong>!”…</em></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:right;"><em><strong><a href="http://www.informacarcere.it/modulo.php?livello=4&#38;IDT=1603" target="_blank">Nicola Ranieri</a>, <a href="http://www.informacarcere.it/modulo.php?livello=3&#38;tab=carceri&#38;criterio=22&#38;ID=IDC" target="_blank">carcere di Spoleto</a></strong></em></p>
<p style="text-align:left;">Per ulteriori informazioni visitate il sito dell&#8217; <a href="http://www.informacarcere.it/informacarcere.php" target="_blank">Associazione Pantagruel</a></p>
<p style="text-align:left;">Giada</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[La tortura del tempo in Italia]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/10/23/la-tortura-del-tempo-in-italia/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 07:56:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: Articolo 6 Nessun individuo potrà essere sottoposto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[ Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: Articolo 6 Nessun individuo potrà essere sottoposto]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Chiusa è la mia vita ]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/10/16/chiusa-e-la-mia-vita/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 14:38:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[Chiusa è la mia vita con una chiave, che costantemente viene controllata, lavata, curata, pesata. Or]]></description>
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<title><![CDATA[Intervista a Tarso Genro sull'asilo politico a Cesare Battisti]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/10/11/intervista-a-tarso-genro-sullasilo-politico-a-cesare-battisti/</link>
<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 08:09:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
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<description><![CDATA[«Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo» di Paolo Persichetti, Liberazione 11 ottobre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><span style="color:#800000;">«Anni 70 in Italia, giustizia d’eccezione non fascismo»<br />
</span> <span style="font-weight:normal;"><span style="color:#800000;">di Paolo Persichetti, Liberazione 11 ottobre 2009</span></span></strong></p>
<p><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/10/tarsogenro1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3645" title="tarsogenro1" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/10/tarsogenro1.jpg" alt="tarsogenro1" width="292" height="280" /></a>Quando nel gennaio scorso il ministro della Giustizia brasiliana, Tarso Genro, concesse l’asilo politico a Cesare Battisti, una reazione carica di astio coprì la sua decisione. Dai vertici istituzionali, sui media, dalla magistratura, senza mai veramente controargomentare vennero risposte spesso fuori dalle righe. Addirittura nel corso di una cerimonia, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, rivolto carabinieri, disse: «se ci potesse essere un gruppetto che vuole andare in Brasile…». Oggi, per la prima volta, il guardasigilli brasiliano si spiega su un quotidiano italiano. Lo fa estesamente e con molta pacatezza. Evita le riposte polemiche. Tempo fa, Armando Spataro, il pm milanese che condusse l’inchiesta contro i Pac, noto per essere uno dei <em>cuori di pietra</em> dell’emergenza, domandò ai giudici brasiliani di «decidere col cuore». In Brasile, a leggere questa intervista, pare che continuino a preferire il Diritto, la Filosofia, la Storia.</p>
<p><em><strong>Quali sono le fonti giuridiche della sua decisione di concedere l’asilo a Cesare Battisti?</strong></em></p>
<p>Il Brasile ha sottoscritto la convenzione sullo Statuto dei rifugiati del 1951 e il Protocollo del 1967, che amplia la possibilità di riconoscimento dello status di rifugiato anche per fatti diversi da quelli accaduti fino al 1951, e legati alla seconda guerra mondiale. <br />
Nella legislazione brasiliana, la mia decisione trova sostegno nella Legge n. 9.474 del 1997, che disciplina il riconoscimento della condizione di rifugiato. Questa legge riconosce l’asilo ad ogni persona che, a causa di fondati timori di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, gruppo sociale od opinioni politiche, si trovi fuori dal suo paese di origine e non possa o non voglia avvalersi della protezione di tale paese. Sempre secondo questa legge, il ministro della Giustizia è l’istanza di ricorso nella concessioni dell’asilo e la sua decisione è inappellabile.<br />
Inoltre, considerando che la carta delle Nazioni unite e la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo affermano il principio secondo il quale gli esseri umani senza distinzione alcuna debbano godere dei diritti e delle libertà fondamentali, e che gli stessi principi sono riconosciuti dalla Costituzione brasiliana, ritengo che la mia decisione sia ampiamente fondata.</p>
<p><em><strong>Nel testo in cui lei concede l’asilo politico cita importanti autori nel campo della filosofia politica e del diritto</strong><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/10/cesare-copy.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3646" title="cesare-copy" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/10/cesare-copy.jpg" alt="cesare-copy" width="420" height="593" /></a><strong>costituzionale, come Norberto Bobbio, Carl Schmitt, Jurgen Habermas, il sociologo Laurent Mucchielli. Si dilunga con un’analisi molto dettagliata sulla particolare natura dello stato d’eccezione che è venuto a crearsi. Una disamina che assomiglia, per taluni aspetti, alle analisi condotte dall’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 1991, quando avviò la procedura di grazia (poi bloccata) a Renato Curcio, uno dei fondatori delle Brigate rosse. Gran parte delle obiezioni che si sono levate contro le sue argomentazioni riguardano i passaggi sui «poteri occulti», citazione di Norberto Bobbio. I suoi argomenti, tutt’altro che grossolani e affrettati, sono stati stravolti fino ad accusarla di aver definito l’Italia degli anni 70 una dittatura fascista. Può spiegare meglio cosa intendeva?</strong></em></p>
<p>Non ho mai definito l’Italia degli anni 70 un regime dittatoriale o fascista. I fatti da me richiamati sono pubblici e ampiamente argomentati dagli autori sopracitati. Ho sostenuto invece la legittimità della reazione dello Stato di diritto italiano di fronte ad una situazione storica di rivolta sociale. Quella reazione venneportata avanti applicando le norme giuridiche in vigore all’epoca. Tuttavia è impossibile negare che avvenne anche ricorrendo alla creazione di un regime di eccezioni che ha ridotto le prerogative di difesa degli accusati di sovversione o di azioni violente. L’introduzione del “pentitismo remunerato” è un esempio di queste eccezioni restrittive del diritto di difesa, e, nel caso in questione, fu la base principale della condanna di Cesare Battisti. Inoltre è notorio che i meccanismi di funzionamento dell’eccezione operarono, a quell’epoca, anche fuori dalle regole della stessa eccezionalità prevista dalla legge. Circostanza che suscitò ripercussioni in diversi paesi, anche fuori dall’Europa, che per questo concessero asilo politico ad attivisti italiani, e che spinse organismi internazionali che si occupano dei diritti umani, come <em>Amnesty International </em>e il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti, a elaborare dei rapporti su quanto accadeva.</p>
<p><em><strong>La decisione del presidente Lula di nominare il giurista José Antonio Dias Toffoli nuovo giudice del Supremo tribunal federal al posto di Carlos Alberto Menezes Direito, deceduto il primo settembre, ha suscitato polemiche perché considerato vicino al Pt (partito del presidente ndr). Secondo i critici, questa nomina modificherebbe gli equilibri interni al tribunale a ridosso di un voto controverso, come quello sul caso Battisti. E’ vero?</strong></em></p>
<p>L’indicazione di un nome per ricoprire l’incarico nel Stf suscita sempre polemiche. E’ impossibile che un nome sia gradito a tutti i settori politici. E’ però una prerogativa attribuita dalla Costituzione al Presidente della Repubblica. Lo stesso presidente del Stf, Gilmar Mendes, ha dichiarato che Toffoli è una persona “qualificata” per divenire componente della Corte, e che ha “un buon dialogo nel tribunale”. L’indicazione attuale non provocherà cambiamenti significativi nell’equilibrio interno della corte. Il Presidente Lula ha già designato in passato 8 ministri del Tribunale, il che non significa che ciò gli permetta una qualsiasi ingerenza nel lavoro del Stf. Perché mai la designazione di Toffoli dovrebbe avere conseguenze diverse dalle precedenti? Anche Menezes Direito era stato designato dal Presidente Lula, eppure allora nessuno sollevava critiche.</p>
<p><em><a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/10/battisti_arrestofurgone.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3647" title="Battisti_arrestofurgone" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/10/battisti_arrestofurgone.jpg" alt="Battisti_arrestofurgone" width="400" height="266" /></a><strong>La stampa di destra, riprendendo un’opinione del presidente del Tribunale Gilmar Mendes, ha sostenuto che Toffoli difficilmente potrà votare sul caso Battisti perché non ha assistito fin dall’inizio alla discussione. Cosa dice la legge in proposito?</strong></em></p>
<p>Fino alla nomina al Stf Toffoli ha esercitato il ruolo di avvocato generale dell’Unione. Vi potrà essere un impedimento a votare solo sull’eccezione di incostituzionalità, poiché l’Avvocatura generale si è espressa in proposito. Ma nel processo di estradizione non esiste nessun ostacolo alla sua partecipazione.</p>
<p><em><strong>In caso di parità tra i voti dei Ministri all’interno del Tsf, cosa succede?</strong></em></p>
<p>Sarà il presidente della corte ad esprimere il voto decisivo.</p>
<p><em><strong>Secondo il presidente del Tsf, Gilmar Mendes, è il Tribunale e non l’Esecutivo che deve dire l’ultima parola sulla procedura di estradizione. A suo avviso è corretta questa interpretazione? E’ in corso un conflitto istituzionale?</strong></em></p>
<p>In concreto, l’estradizione rappresenta la proiezione del diritto di punire di uno Stato sul territorio di un altro Stato. Proprio per questo suo costituire un atto di disposizione sulla propria sovranità, si tratta di un fatto politico, e dunque di competenza del capo del potere esecutivo, che è il legittimo rappresentante del paese negli affari internazionali. Ciò non è una novità nel Diritto: né di quello brasiliano, né di quello straniero. Anche l’Italia possiede un sistema simile. Il procedimento esaminato dal Tsf è diviso in due fasi distinte. Una giudiziaria, dove il Tribunale funziona come garante dei diritti individuali della persona richiesta per l’estradizione, e verifica la possibilità giuridica di mandare avanti la procedura di estradizione. E’ una fase di autorizzazione, in cui la decisione è senza dubbio di competenza del tribunale. La decisione finale, invece, è di competenza dell’autorità amministrativa. Conseguenza del potere politico conferito dal voto al suo rappresentante, eletto anche per rappresentare il paese nelle sue relazioni esterne.</p>
<p><strong><em>Il procuratore generale Antonio Fernando De Souza, che pure nell’aprile 2008 si era detto favorevole all’estradizione di Battisti, a patto che l’Italia commutasse la pena dell’ergastolo a 30 anni, aveva riconosciuto che la concessione dell’asilo estingueva la procedura d’estradizione. Il presidente del Tsf, Gilmar Mendes, ha ritenuto il contrario. Esiste una diversità di vedute anche all’interno del mondo giudiziario?<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/10/brasile_bandiera.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-3648" title="brasile_bandiera" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/10/brasile_bandiera.jpeg" alt="brasile_bandiera" width="124" height="87" /></a><br />
</em></strong></p>
<p>Nel mondo giuridico ci saranno sempre divergenze interpretative. Tuttavia la posizione del Procuratore generale non è una interpretazione isolata.Corrisponde al giudizio dei più capaci giuristi del nostro paese e fa parte della tradizione giuridica del nostro paese. Ciò che sorprende. in questo caso, è l’incompatibilità tra questa decisione e la giurisprudenza precedente del Stf. Ad esempio, nel caso Medina (esponente delle Farc), dove la richiesta di estradizione da parte del governo colombiano venne estinta dalla concessione dell’asilo.</p>
<p><em><strong>Se, come ha detto il relatore Cesar Peluso nella sua requisitoria, la legge del 1997, che attribuisce al potere politico il compito di concedere l’asilo politico, è corretta, perché la corte pretende di sindacare nel merito della singola concessione?</strong></em></p>
<p>La verifica di merito da parte di un altro potere costituisce senz’altro un danno al regime costituzionale della separazione dei poteri.</p>
<p><strong><em>In Brasile, la vicenda Battisti non corre il rischio di favorire un’offensiva del potere giudiziario contro quello politico-elettivo? In Italia, la supplenza giudiziaria concessa dal potere politico alla magistratura sul finire degli anni 70, per combattere la sovversione politica della sinistra armata, si è poi trasformata in una “interferenza” teorizzata dagli stessi giudici, autoinvestitisi “nuovo soggetto” politico negli anni 90, fino a paventare scenari di «democrazia giudiziaria», di «repubblica penale», per dirla con Antoine Garapon. C’è il rischio che in Brasile si arrivi ad uno scenario simile?</em></strong></p>
<p>La Costituzione del 1988 garantisce un ampio ricorso al potere giudiziario. La giudiziarizzazione è un fenomeno interessante perché promuove un ampio dibattito pubblico su temi importanti. Ovviamente c’è sempre il rischio di cadere in una giudiziarizzazione della politica, cosa che non sarebbe salutare. Però non credo che questo processo sia in corso. Il Brasile è una democrazia recente, e ancora in fase di maturazione, ma avanziamo rapidamente nel consolidamento delle nostre istituzioni.</p>
</div>]]></content:encoded>
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