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	<title>ernst-junger &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/ernst-junger/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "ernst-junger"</description>
	<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 11:03:34 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Dopo le tempeste d’acciaio la poesia è dalla parte dei vinti]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/18/dopo-le-tempeste-d%e2%80%99acciaio-la-poesia-e-dalla-parte-dei-vinti/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 13:08:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giardini e strade. Così il capitano Ernst Jünger aveva intitolato il suo diario militare, l’impressi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div>
<p><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images69.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8420" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images69.jpg" alt="" width="135" height="90" /></a>Giardini e strade. Così il capitano Ernst Jünger aveva intitolato il suo diario militare, l’impressione di una scampagnata più che di un anno di guerra, quel 1939-40 che aveva visto la spada della Wehrmacht entrare sino all’elsa nel cuore della Francia. Poi era stato il tempo delle Irradiazioni, il sottile intreccio di luci e di ombre che gli oggetti formano e l’occhio e la mente umana percepiscono, sue compagne durante tutto l’arco bellico e unica arma intellettuale da opporre al nichilismo della catastrofe, «una macchina di ferro che avanza per la sua strada» nel solo nome della distruzione. Infine era giunto il momento di La capanna nella vigna, di nuovo un’immagine agreste a suggellare la quiete dopo la tempesta d’acciaio che aveva imperversato sull’Europa, non fosse che, per la prima volta, c’era lo spiraglio di un sottotitolo: «Gli anni della occupazione». Anti-nazista, ma tedesco, la vittoria alleata rimaneva per lui la sconfitta della Germania, non di Hitler: una Germania occupata, non «liberata».<!--more--></p>
<p>Adesso che quest’ultimo volume esce per la prima volta nel nostro Paese (l’editore è Guanda, pagg. 288, euro 20, la traduzione, come sempre esemplare, è di Alessandra Iadicicco), il trittico jüngeriano è finalmente disponibile nella sua interezza e si presta ad alcune considerazioni. La prima, in parte accennata, ha a che fare con quello che si potrebbe definire il «destino tedesco» del suo autore. «Che io stia dalla parte dei vinti è incontestabile. Non si può &#8211; né si vuole &#8211; rovistare nella propria patria. Fa parte del nostro destino, del compito che ci viene assegnato. In Spitteler, di cui sto leggendo Prometeo ed Epimeteo, ho trovato un passo interessante: “E nessuno che non sia scandalizzato della propria specie, ha l’aria di essere uno qualsiasi visto dall’altra parte”».</p>
<p>È questa consapevolezza, e questa assunzione di responsabilità, che gli permette di vedere i vincitori senza lo specchio deformante di chi, illudendosi di farne parte, li giustifica a prescindere, sempre e comunque incarnazione del Bene. «È in pieno svolgimento l’espulsione dei tedeschi dai Sudeti. Si sente parlare di stragi efferate. La notizia è arrivata dall’emittente di Londra, della quale negli ultimi anni ho più di una volta condiviso lo sdegno per gli orrori consumati dalla nostra parte. Che cosa pensare però del compiacimento che, con tutta evidenza, trapelava dalla comunicazione di queste nuove nefandezze? Mentre la voce di questi grassi consumatori di breakfast mi straziava il cuore, vedevo la miseria senza nome sulle strade di confine. L’umanità faziosa è più spregevole della barbarie». E ancora: «La tesi della colpa collettiva ha due diramazioni che corrono l’una accanto all’altra. Il vinto può dirsi: devo sopportare per mio fratello e la sua colpa. Per il vincitore essa costituisce il preliminare pratico prima del saccheggio indifferenziato. Passata quella soglia, può emergere un interrogativo pericoloso: il fratello aveva poi proprio così torto? Simili pensieri mi sono venuti in mente leggendo l’appello di un piromane assassino di nome Ehrenburg all’Armata rossa, nel quale si dice che non si dovrebbe risparmiare neanche il figlio nel ventre della madre, e si promette ai membri dell’Armata la donna tedesca come bottino». Infine: «Alle vittime degli anni scorsi, per quanto orribili possano essere le carceri in cui si sono spente, almeno si è pensato con compassione e affetto dall’altra parte del pianeta. Gli innumerevoli senza nome che oggi subiscono la stessa sorte non hanno nemmeno un difensore. Il loro rantolo mortale rimane in tremenda solitudine. E là dove, a dispetto di tutte le censure, la loro sofferenza trapela appena, ecco che suscita un diabolico sentimento di soddisfazione».</p>
<div>
<p>Vinto, Jünger lo era doppiamente. Era stato fra quelli che, all’indomani della Grande guerra, avevano intellettualmente seminato e arato il campo tedesco nel nome della riscossa sociale e nazionale contro il punitivo trattato di Versailles, contro l’imbelle e corrotta repubblica di Weimar. Solo che il raccolto l’aveva incamerato Hitler&#8230; «Il mio giudizio è passato da “quell’uomo ha ragione” a “quell’uomo è ridicolo” a “quell’uomo è inquietante”. Senza dubbio ne avevo sottovalutato il talento. La sua scatenante forza dinamica, il suo istinto per le formule, le semplificazioni, che assecondavano la tendenza dell’epoca delle masse e delle macchine, erano straordinari, specie se si pensa alla sua provenienza. In tal senso i suoi oppositori avevano parecchio da imparare da lui. Le preoccupazioni tradizionalistiche, estetiche, morali inducevano a sottovalutare il fenomeno, come pure il mero intelletto».</p>
<p>Non era stata solo sottovalutazione intellettuale. Il disincantato cantore delle «tempeste d’acciaio» della prima guerra mondiale, il teorico della «mobilitazione totale» e del «milite del lavoro», l’operaio-guerriero dell’età della tecnica, si era visto superato dal proprio tempo. «Osservando i reperti della Rivoluzione francese al musée Carnevalet, per esempio la ghigliottina fatta di ossa umane, si avverte sempre un certo brivido, come nel gabinetto degli orrori. Oggi ci sono atti che trattano l’omicidio come una faccenda amministrativa: gli schedari, le fotografie, i flash. Allora anche il male viene colto dallo svanimento, è reso meccanico e sminuito. I malvagi hanno perso la faccia, fisiognomicamente sono a un livello molto inferiore di un Danton, di un Robespierre, perfino di un Marat. Si vedono volti da funzionari, come quello di Himmler». È stato sì in grado di teorizzare «un potere assoluto», ma rimane spiazzato dal fatto che chi lo conquista «al tempo stesso e al di là di questo non crede di poter rinunciare alle risorse criminali e inizia a lavorare nel buio». Sa benissimo, con Eraclito, che «le lingue dei demagoghi sono affilate come coltelli squartatoi», ma al mondo come una gigantesca macelleria non era arrivato.</p>
<p>Il «destino tedesco» di Jünger sta anche nel ritenersi l’ultima risposta a una «tendenza mondiale orientata a sinistra, come una corrente del golfo, da 150 anni», una corrente rivoluzionaria universale in cui la destra è stata sempre in subordine e la Germania in fondo l’ultimo anello della catena a cedere. La «guerra civile mondiale» ha fatto il resto, e ciascuno, più o meno consciamente, sapeva che il vincitore non avrebbe fatto prigionieri. Da qui l’eccedere nella difesa come nell’offesa. Ma altresì significa «soffrire di un tempo che mi è estraneo, senza però pretendere il diritto di essere escluso da questo soffrire». È un’immagine che riprende da una lettera di Saint-Exupéry, scrittore francese e suo avversario in guerra. Non c’è contraddizione, e del resto una sera a colloquio con Picasso nella Parigi occupata si era sentito dire: «Noi due, qui seduti come stiamo, potremmo trattare e concludere la pace questo pomeriggio. La sera gli uomini potrebbero accendere le luci». L’idea di un’«amicizia cavalleresca» è sempre stata sua, così come la consapevolezza «di una legge secondo la quale debbono cadere proprio coloro che per nobili principi volevano raggiungere l’amicizia fra i popoli, mentre i volgari affaristi la fanno franca».</p>
<p>Nel chiuso del suo studio, Jünger difende «una patria spirituale, una residenza per lo spirito. La poesia domina l’universo in modo molto più profondo e durevole di qualsiasi sapere e di qualsiasi politica. I poeti donano i grandi rifugi, i veri alberghi. Ecco perché, laddove essi manchino, crescono deserti spaventosi». Lo soccorre l’idea che le nostre azioni possiedano una conclusione nell’assoluto, al di là della loro riuscita o del loro fallimento. Sono come frecce scoccate con l’arco della vita, ma, essendo tese anche dalla forza dell’amore, puntano a un proprio obiettivo nell’invisibile. C’è sempre un secondo destinatario cui sono indirizzate&#8230; «Un’offerta si è compiuta, anche se nessuno la leggerà. Perché intimamente è cosa fatta». È una fragile eppure potente consolazione, piccola-grande luce nell’insensato cammino della storia.</p>
<p>Stenio Solinas</p>
<p><a href="http://www.ilgiornale.it/cultura/dopo_tempeste_dacciaio_poesia_e_parte_vinti/18-11-2009/articolo-id=399905-page=0-comments=1" target="_blank">Il Giornale</a></p>
</div>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vorschau 2010 ]]></title>
<link>http://eisenhutverlag.wordpress.com/2009/11/17/vorschau-2010/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 11:23:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>Eisenhut Verlag</dc:creator>
<guid>http://eisenhutverlag.wordpress.com/2009/11/17/vorschau-2010/</guid>
<description><![CDATA[Die ersten beiden fest eingeplanten Titel für 2010 seien vermeldet: Tobias Wimbauer: Personenregiste]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Die ersten beiden fest eingeplanten Titel für 2010 seien vermeldet:</p>
<p><strong>Tobias Wimbauer: Personenregister der Tagebücher Ernst Jüngers.</strong><br />
Hagen-Berchum 2010: Eisenhut Verlag, 3., aktualisierte Auflage, ca. 250 Seiten, Broschur<br />
ISBN 978-3-942090-02-5</p>
<blockquote><p>„This work of Tobias Wimbauer is obviously of tremendous importance.“<br />
(Thomas Rohkrämer, German History)</p></blockquote>
<blockquote><p>„… eines der seit langem nützlichsten Bücher zu Jünger…“<br />
(Uwe Pralle, Frankfurter Rundschau)</p></blockquote>
<blockquote><p>„… in kühnem Alleingang die unendlich mühsame Aufgabe bravourös bewältigt…“<br />
(Albert von Schirnding, Süddeutsche Zeitung)</p></blockquote>
<div id="attachment_100" class="wp-caption alignnone" style="width: 318px"><a href="http://eisenhutverlag.wordpress.com/files/2009/11/register_k.jpg"><img class="size-full wp-image-100" title="TW Register" src="http://eisenhutverlag.wordpress.com/files/2009/11/register_k.jpg" alt="TW Register" width="308" height="428" /></a><p class="wp-caption-text">TW Register</p></div>
<p><strong>Tobias Wimbauer: Anarch im Widerspruch. Neue Beiträge zu Werk und Leben der Brüder Ernst und Friedrich Georg Jünger</strong><br />
Hagen-Berchum 2010: Eisenhut Verlag, 2., veränderte Auflage, ca. 300 Seiten, Broschur<br />
ISBN 978-3-942090-03-2</p>
<blockquote><p>„(…) Der junge Philologe Tobias Wimbauer (…) gilt als der Detektiv des Lebens Ernst Jüngers. Seinen Forschungen ist es nun zu verdanken, daß eine vollständig neue Interpration dieser sogenannten „Burgunderszene“ möglich wird. Sie könnte Anhänger wie Feinde Jüngers verwirren. (…)“<br />
(Martin Thoemmes, Frankfurter Allgemeine Zeitung)</p></blockquote>
<blockquote><p>„In seinem Aufsatz über die berühmte „Burgunderszene“ aus den Pariser Tagebüchern, legt Wimbauer indessen überzeugend dar, dass Jünger gerade im Tagebuch literarische Fiktion unter dem Deckmantel diaristischer Authentizität verbergen konnte“<br />
(Alexander Rubel, Études Germaniques)</p></blockquote>
<blockquote><p>„Wie im Rausch nimmt man dies alles zur Kenntnis, man möchte in jedem einzelnen Punkt zustimmen“<br />
(Jörg Sader, literaturkritik.de)</p></blockquote>
<blockquote><p>„An diesem Tag gab es gar keinen Luftangriff auf Paris“<br />
(Harald Schmidt, Harald Schmidt-Show)</p></blockquote>
<div id="attachment_97" class="wp-caption alignnone" style="width: 318px"><a href="http://eisenhutverlag.wordpress.com/files/2009/11/anarch_k.jpg"><img class="size-full wp-image-97" title="Anarch Cover" src="http://eisenhutverlag.wordpress.com/files/2009/11/anarch_k.jpg" alt="Anarch Cover" width="308" height="428" /></a><p class="wp-caption-text">Anarch Cover</p></div>
<p>Inhalt: Tobias Wimbauer: Vorwort. – Friedrich Georg Jünger: Besatzung 1945. – Tobias Wimbauer: Kelche sind Körper. Der Hintergrund der „Erdbeeren in Burgunder“-Szene. – Christophe Fricker:  Gesotten oder gesonnen?  Unkulinarische Beobachtungen zu Hummer und Schmerz bei David Foster Wallace und Ernst Jünger.- Peter Bahn: „Doch blieb er im Kern Theologe“. Begegnungen Friedrich Georg Jüngers mit Friedrich Hielscher.- Wojciech Kunicki: Das Geschichtsbild Ernst Jüngers. – Helmut Lethen: Jüngers Desaster im Kaukasus. – Wilhelm Marquardt: Als Gefechtsläufer bei Ernst Jünger im Sommer 1918. – Wilhelm Marquardt: Wie ich zu Ernst Jünger kam (1934). – Wilhelm Marquardt: Mit Ernst Jünger am Wäldchen 125 (1934). – Ernst Jünger: Briefe an Wilhelm Marquardt und seine Familie. – Martin Thoemmes: Sokratische Existenz. Biographische Notizen zu Leonhard Fischer. – Leonhard Fischer: Vom Verlust der Autorität. – Thomas Rohkrämer: Nihilismus und Wille zur Macht. Zum Verhältnis von Sinnkrise und Schaffensfreude beim frühen Ernst Jünger. – Tobias Wimbauer: Ernst Jüngers Prosastück <em>Ortners Erzählung</em>. – Piet Tommissen: Ernst Jüngers Friedensschrift. Versuch einer Rekonstruktion ihrer Geschichte und ihres Schicksals. – Ernst Jünger: Eidesstattliche Erklärung, 22. Sept. 1947. – Ernst Jünger: Ansprache, 26. August 1984.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Meine Jünger-Bücher erscheinen 2010 wieder]]></title>
<link>http://wimbauer.wordpress.com/2009/11/16/meine-junger-bucher-erscheinen-2010-wieder/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 23:15:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tobias Wimbauer</dc:creator>
<guid>http://wimbauer.wordpress.com/2009/11/16/meine-junger-bucher-erscheinen-2010-wieder/</guid>
<description><![CDATA[Bedingt durch einen missglückten Verlagswechsel waren meine Jünger-Bücher für einige Jahre nicht meh]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Bedingt durch einen missglückten Verlagswechsel waren meine Jünger-Bücher für einige Jahre nicht mehr im Handel. Heute Nacht lief die letzte Frist aus. Und nun gehts weiter, alle Rechte sind wieder bei mir:</p>
<p>Die Reihe »Das Luminar« ist inzwischen eingestellt, das Jünger-Register und der &#8220;Anarch im Widerspruch&#8221; mit der Studie zur sogenannten Burgunderszene werden nun wieder als Einzelband aufgelegt.</p>
<p>Die zwischenzeitlich gesammelten Ergänzungen und Korrekturen werden in das Jünger-Register eingearbeitet. Für Hinweise bin ich weiterhin stets dankbar (wimbauer{at}web.de</p>
<p><strong>Tobias Wimbauer: Personenregister der Tagebücher Ernst Jüngers.</strong><br />
Hagen-Berchum 2010: Eisenhut Verlag, 3., aktualisierte Auflage, ca. 250 Seiten, Broschur<br />
ISBN 978-3-942090-02-5</p>
<blockquote><p>&#8220;This work of Tobias Wimbauer is obviously of tremendous importance.&#8221;<br />
(Thomas Rohkrämer, German History)</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;&#8230; eines der seit langem nützlichsten Bücher zu Jünger&#8230;&#8221;<br />
(Uwe Pralle, Frankfurter Rundschau)</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;&#8230; in kühnem Alleingang die unendlich mühsame Aufgabe bravourös bewältigt&#8230;&#8221;<br />
(Albert von Schirnding, Süddeutsche Zeitung)</p></blockquote>
<p><a href="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/11/register_k.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1196" title="register_k" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/11/register_k.jpg" alt="" width="308" height="428" /></a></p>
<p><strong>Tobias Wimbauer: Anarch im Widerspruch. Neue Beiträge zu Werk und Leben der Brüder Ernst und Friedrich Georg Jünger</strong><br />
Hagen-Berchum 2010: Eisenhut Verlag, 2., veränderte Auflage, ca. 300 Seiten, Broschur<br />
ISBN 978-3-942090-03-2</p>
<blockquote><p>&#8220;(…) Der junge Philologe Tobias Wimbauer (…) gilt als der Detektiv des Lebens Ernst Jüngers. Seinen Forschungen ist es nun zu verdanken, daß eine vollständig neue Interpration dieser sogenannten „Burgunderszene“ möglich wird. Sie könnte Anhänger wie Feinde Jüngers verwirren. (…)&#8221;<br />
(Martin Thoemmes, Frankfurter Allgemeine Zeitung)</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;In seinem Aufsatz über die berühmte „Burgunderszene“ aus den Pariser Tagebüchern, legt Wimbauer indessen überzeugend dar, dass Jünger gerade im Tagebuch literarische Fiktion unter dem Deckmantel diaristischer Authentizität verbergen konnte&#8221;<br />
(Alexander Rubel, Études Germaniques)</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;Wie im Rausch nimmt man dies alles zur Kenntnis, man möchte in jedem einzelnen Punkt zustimmen&#8221;<br />
(Jörg Sader, literaturkritik.de)</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;„An diesem Tag gab es gar keinen Luftangriff auf Paris“<br />
(Harald Schmidt, Harald Schmidt-Show)</p></blockquote>
<p><a href="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/11/anarch_k.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1197" title="Anarch_k" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/11/anarch_k.jpg" alt="" width="308" height="428" /></a></p>
<p>Inhalt: Tobias Wimbauer: Vorwort. – Friedrich Georg Jünger: Besatzung 1945. – Tobias Wimbauer: Kelche sind Körper. Der Hintergrund der „Erdbeeren in Burgunder“-Szene. – Christophe Fricker:  Gesotten oder gesonnen?  Unkulinarische Beobachtungen zu Hummer und Schmerz bei David Foster Wallace und Ernst Jünger.- Peter Bahn: „Doch blieb er im Kern Theologe“. Begegnungen Friedrich Georg Jüngers mit Friedrich Hielscher.- Wojciech Kunicki: Das Geschichtsbild Ernst Jüngers. – Helmut Lethen: Jüngers Desaster im Kaukasus. – Wilhelm Marquardt: Als Gefechtsläufer bei Ernst Jünger im Sommer 1918. – Wilhelm Marquardt: Wie ich zu Ernst Jünger kam (1934). – Wilhelm Marquardt: Mit Ernst Jünger am Wäldchen 125 (1934). – Ernst Jünger: Briefe an Wilhelm Marquardt und seine Familie. – Martin Thoemmes: Sokratische Existenz. Biographische Notizen zu Leonhard Fischer. – Leonhard Fischer: Vom Verlust der Autorität. – Thomas Rohkrämer: Nihilismus und Wille zur Macht. Zum Verhältnis von Sinnkrise und Schaffensfreude beim frühen Ernst Jünger. – Tobias Wimbauer: Ernst Jüngers Prosastück <em>Ortners Erzählung</em>. – Piet Tommissen: Ernst Jüngers Friedensschrift. Versuch einer Rekonstruktion ihrer Geschichte und ihres Schicksals. – Ernst Jünger: Eidesstattliche Erklärung, 22. Sept. 1947. – Ernst Jünger: Ansprache, 26. August 1984.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[37. Tagebuch vom Mauerfall]]></title>
<link>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2009/11/10/37-tagebuch-vom-mauerfall/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:12:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>lyrikzeitung</dc:creator>
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<description><![CDATA[„Whispering. Ein kollektives Tagebuch von 1989&#8243;: Die &#8220;Welt am Sonntag&#8221; präsentiert]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>„Whispering. Ein kollektives Tagebuch von 1989&#8243;: Die &#8220;Welt am Sonntag&#8221; präsentiert mit den Auszügen aus einem unveröffentlichten Manuskript des Schriftstellers Walter Kempowski eine literarische Sensation. Bekannte Persönlichkeiten gewähren Einblicke in ihre Gedankenwelt während der bewegenden November-Tage. U.a. mit Eva-Maria Alves, Hans Arnfrid Astel, Jürgen Becker, Gertrud Fussenegger, Margarete Hannsmann, Christoph Hein, Ernst Jünger, Wulf Kirsten, Pavel Kohout, Luise Rinser, Thomas Rosenlöcher, Peter Rühmkorf, Dieter Wellerhoff.</p>
<p>&#160;</p>
<ul id="links-intern">
<li><a href="http://www.welt.de/politik/20-jahre-mauerfall/article5141880/Kollektives-Tagebuch-Donnerstag-9-November-89.html">Kollektives Tagebuch: Donnerstag, 9. November &#8216;89 </a></li>
<li><a href="http://www.welt.de/politik/20-jahre-mauerfall/article5142657/Kollektives-Tagebuch-Freitag-10-November-89.html">Kollektives Tagebuch: Freitag, 10. November &#8216;89 </a></li>
<li><a href="http://www.welt.de/politik/article5141353/Was-es-mit-dem-unbekannten-Tagebuch-auf-sich-hat.html">Was es mit dem unbekannten Tagebuch auf sich hat </a></li>
<li><a href="http://www.welt.de/politik/20-jahre-mauerfall/article5141696/Die-Autoren-des-unbekannten-Tagebuchs.html">Die Autoren des unbekannten Tagebuchs </a></li>
</ul>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[141. Wie hat George unser Land geprägt?]]></title>
<link>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2009/10/26/141-wie-hat-george-unser-land-gepragt/</link>
<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 09:38:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>lyrikzeitung</dc:creator>
<guid>http://lyrikzeitung.wordpress.com/2009/10/26/141-wie-hat-george-unser-land-gepragt/</guid>
<description><![CDATA[Im FAZ- Gespräch Ulrich Raulff: Zunächst passiert da etwas, das ich als nachholende Normalität besch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Im <a href="http://www.faz.net/s/Rub5C2BFD49230B472BA96E0B2CF9FAB88C/Doc~EED687A69F31D425B97D497AC6E6D3EF4~ATpl~Ecommon~Scontent.html" target="_self">FAZ- Gespräch</a> Ulrich Raulff:</p>
<p style="padding-left:30px;">Zunächst passiert da etwas, das ich als nachholende Normalität beschreiben würde. Wir haben zwanzig, dreißig Jahre lang erlebt, dass alle paar Jahre eine neue Geschichte der Frankfurter Schule herauskam. Dieses linksliberale Stratum unserer Ideen und Geistesgeschichte, unserer bundesrepublikanischen Formationsgeschichte ist bis auf den Grund erforscht worden. Besenrein ausgeforscht. Auf der rechten oder konservativen Seite dagegen herrschte immer ein angenehmes Halbdunkel. Man wusste, es gibt da auch ähnlich virulente Orte. Plettenberg im Falle von Carl Schmitt. Dann Wilflingen – im Süden gibt es dieses Heidegger-Jünger-Netz, das über Ernst Klett und Klostermann, die Verleger, mit dem George-Netz verknüpft ist. Hans Grimm hatte im Norden seine „Lippoldsberger Dichtertage“. Und es gibt das Netz um Arnold Gehlen. Das war alles sehr wenig erforscht, und jetzt ändert sich das. Auch Münster und die Schule von Joachim Ritter sind in diesem Zusammenhang zu erwähnen. Mit anderen Worten, jetzt wird die konservative Seite stärker beforscht, erweist sich auch langfristig als interessanter – weil vermutlich doch der interessantere Teil der Geistesgeschichte sich auf dieser Seite abgespielt hat. Auf diese Entwicklung habe ich lange gewartet, und immer noch fehlt da vieles. Dass nun George plötzlich so interessant geworden ist, kann man aber nicht nur aus seiner Leistung als Lyriker erklären, sondern es begreift sich dann doch wirkungsgeschichtlich über den Kreis . . .</p>
<p style="padding-left:30px;"><strong>. . . den Kreis zwischen Bendlerblock mit Stauffenberg, der am Sterbebett Georges die Totenwache hielt, und dem Wilhelmstraßenprozess mit dem Angeklagten Ernst von Weizsäcker, der den Kranz des Deutschen Reiches am Grab niederlegt.</strong></p>
<p style="padding-left:30px;">Das sind die entscheidenden Daten. Das „kleine schmutzige Geheimnis“, also die Sexgeschichten, hingegen erklärt wenig.</p>
<p style="padding-left:30px;"><strong>Und keiner redet mehr von Robert E. Norton und seiner George-Kreis-Monographie . . . </strong></p>
<p style="padding-left:30px;">Die „Zeit“ brachte kürzlich einen Artikel von Robert Norton, in dem er nachweisen wollte, dass von George nur Wege in die geistige Knechtschaft führten und damit in den Geist des Nazitums und eben keine Wege in den Widerstand oder zum Einsatz für die Unterdrückten. Aber George war so ambivalent und hat mit solchem Fleiß darauf geachtet, die Ambivalenz zu wahren, um im entscheidenden Moment sagen zu können: Das ist das Gemeinte. Man kann ihn für alles in Anspruch nehmen, für Akte des Widerstands, aber auch für Akte der Knechtung und der Selbstknechtung.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EL    TALLER    DE   LA    GRACIA]]></title>
<link>http://misiglo.wordpress.com/2009/10/22/el-taller-de-la-gracia/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 05:25:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>jjulio</dc:creator>
<guid>http://misiglo.wordpress.com/2009/10/22/el-taller-de-la-gracia/</guid>
<description><![CDATA[En esta inmensa sala de Internet la amistad virtual se hace personal en un instante y cuando cruzo e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-11666" title="EL  TALLER  DE  LA   GRACIA.-AA" src="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/10/el-taller-de-la-gracia-aa1.jpg" alt="EL  TALLER  DE  LA   GRACIA.-AA" width="350" height="500" /></p>
<p>En esta inmensa sala de <strong>Internet</strong> la amistad virtual se hace personal en un instante y cuando cruzo entre los blogs con mi vaso en la mano buscando trazos de conversación, infinitas conversaciones del mundo vienen hacia mí también con sus vasos en las manos, se entrecruzan blancas chaquetas de camareros invisibles y palabras e imágenes se saludan como si se leyeran y se fotografiaran de toda la vida, mujeres y hombres que jamás se han visto y que quizá nunca se verán: sólo la pantalla sobre los hombros y los dedos en el teclado desvelan perfiles cercanísimos y universales a la vez, gentes de la casa de al lado en la aldea global, ventanas que se han asomado a nuestros patios interiores, puertas que se nos abren de par en par.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-11659" title="maty.galeon.com.-2" src="http://misiglo.wordpress.com/files/2009/10/maty-galeon-com-2.jpg" alt="maty.galeon.com.-2" width="243" height="353" /></p>
<p>Así me he encontrado en esta inmensa sala de <strong>Internet</strong> a <strong><a href="http://unatemporadaenelinfierno.net/?page_id=2">Juan Pedro Quiñonero</a></strong> al que aún no conozco y al que un día conoceré. Pero en cuanto lo conocí atravesando la Red se cruzaron entre nosotros, presentándonos, uniendo más la amistad, <strong>Luis Rosales y Pla y Ramón y Baroja</strong>, y enseguida hicieron corrillo de lecturas <strong>Juan Ramón y</strong> <strong>Proust y Virginia Woolf y Baudelaire</strong> y tantos otros más, unos pintores y otros escritores, fotógrafos, pensadores, artistas. <strong>Quiñonero</strong> llevaba un libro en la mano, o mejor dicho, el libro al que me presentaron llevaba a <strong>Quiñonero</strong> dentro, y al abrir su alma <strong>Quiñonero</strong> y abrirse a la vez las páginas del libro, vi que &#8220;<strong>El taller de la gracia</strong>&#8221; me empezaba a confesar: &#8221; <strong>Jünger</strong> <em>decía que la gran tarea del hombre del siglo XXl sería la &#8220;repoblación espiritual&#8221; del</em> <em>mundo, víctima de la desalmada colonización y desertización industrial del planeta. En esas estamos. La milenaria guerra entre los Titanes y los Inmortales prosigue en muchos frentes, en detrimento de estos últimos, que muchos consideran definitivamente amenazados. Quizá</em>&#8220;.</p>
<p>Ante ese &#8220;<strong>quizá</strong>&#8221; me quedé pensativo. Mientras alguien pronuncie ese <strong>quizá</strong> nada estará perdido, nada aún se dará por concluido, todos esos &#8220;<strong>quizá</strong>&#8221; de las posibles victorias nos harán recomenzar cada mañana de modo vibrante la batalla diaria. &#8220;<em>El camino que va de la tierra donde nací -</em> me seguía diciendo el libro<em> -, mi país natal, mi &#8220;</em><strong>heimat</strong><em>&#8221; original, a la tierra, la casa, el país</em> <em>extranjero donde he vivido buena parte de mi vida, en <strong>París</strong>, donde nacieron mis hijos, es el camino que he intentado repoblar escribiendo libros, que es una de las maneras más tradicionales de amueblar la casa vacía del ser</em>&#8220;. Y unas páginas más atrás esta visión bellísima: &#8220;<em>Tarea íntima, de entrada, la de</em> <em>celebrar, en familia, la comunión del pan, el vino y las palabras, ya que, en la vida de los hombres, de las familias, hay cosas materiales y cosas inmateriales. Las cosas materiales saltan a la vista: una casa, un trabajo, unas deudas. Las cosas inmateriales las guarda cada cual en el almario de su conciencia. Digo bien <strong>almario</strong>: algo así como un diminuto armario donde la memoria guarda las cosas nuestras que atañen a nuestra vida moral. Las cosas del alma, se hubiese dicho en otro tiempo&#8221;.</em></p>
<p>Estuve  leyendo &#8220;<strong>El taller de la gracia</strong>&#8221; (<em>Renacimiento</em>), gran libro de inquietud, de preguntas, de propuestas, libro sostenido por una amplísima cultura de curiosidades, ojos que no se resignan a la decepción, pupila no cegada ante ninguna esperanza.</p>
<p>Pasaban por entonces, al otro lado de  la inmensa sala de<strong> Internet</strong>, calles y ciudades muy conocidas, ciudades y calles que en distintos años <strong>Quiñonero</strong> y yo hemos atravesado sin cruzarnos nunca. Pasaba en ese momento cerca de mí la <em>rue</em> de<strong> Tournon</strong> cargada de recuerdos e inmediatamente me fuí con ella.</p>
<p>(<em>Imágenes:-1.-portada de &#8220;El taller de la gracia&#8221;/2.-Juan Pedro Quiñonero.-foto tomada de maty.galeon.com)</em></p>
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</item>
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<title><![CDATA[Ernst Jünger &ndash; Eumeswil]]></title>
<link>http://kapaneus.wordpress.com/2009/10/17/ernst-junger-eumeswil/</link>
<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 21:50:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>kapaneus</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ernst Jünger zählt zugegebenermaßen zu den Schriftstellern, deren Erwähnung Unbehagen hervorruft. We]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ernst Jünger zählt zugegebenermaßen zu den Schriftstellern, deren Erwähnung Unbehagen hervorruft. We]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[«In Stahlgewittern» («Tempestades de acero»), Ernst Jünger]]></title>
<link>http://diariodelecturas.wordpress.com/2009/10/16/%c2%abin-stahlgewittern%c2%bb-%c2%abtempestades-de-acero%c2%bb-ernst-junger/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 13:41:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>Daniel</dc:creator>
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<description><![CDATA[«In Stahlgewittern» es la primera novela de Ernst Jünger y probablemente su obra más conocida en la ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="mceTemp">
<dl class="wp-caption alignleft">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-62" title="In Stahlgewittern" src="http://diariodelecturas.wordpress.com/files/2009/09/41satnahj3l-_sl500_aa240_.jpg" alt="In Stahlgewittern" width="188" height="188" /></dt>
</dl>
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<p>«In Stahlgewittern» es la primera novela de Ernst Jünger y probablemente su obra más conocida en la nos relata su experiencia como combatiente en la Primera Guerra Mundial. La novela autobiográfica está basada en el diario que escribió en el frente y tiene un valor histórico ante todo por ser uno de los testimonios más detallados de las contiendas en las que participó, como la famosa batalla del Somme, Cambrais, Guillemont, Passendale, etc., pues menciona las tácticas, el tipo de armas utilizadas y todo tipo de detalles sobre el desarrollo de los combates.</p>
<p>Erns Jünger se alistó voluntario poco después del 1 de agosto de 1914 en el 73º Regimiento de Fusileros de Hanover y muy pronto demostró ser un soldado brillante que consiguió prisioneros en diversas operaciones nocturnas. Sin embargo, apenas cinco meses después de entrar en combate fue herido por primera vez, regresando al frente en cuanto se recupera. En el diario fue anotando los acontecimientos más importantes del día. En un principio apreciamos el impacto que le suponen el estruendo terrible de las bombas que caen a su alrededor, el fragor y el caos de los ataques en los que participa, el silbido de las balas cuando pasan demasiado cerca, la inmundicia que se acumula en las trincheras y en los huecos anegados por una mezcla de lodo, excrementos y sangre donde duermen y se resguardan de la lluvia y de los proyectiles que no paran de caer, la incertidumbre de cuándo será el próximo ataque. Pero según pasa el tiempo y sobrevive al horror de la muerte inminente el acto reflejo que inicialmente le hacía buscar protección ante  las bombas que explotan cerca, las balas golpeando en la arena a pocos centímetros del parapeto donde se encuentra, los gritos desgarrados de los soldados caídos ha desaparecido.</p>
<p>André Gide dijo de «In Stahlgewittern» que es sin duda uno de los mejores libros de guerra que ha conocido, un libro profundamente sincero, veraz y escrito con buena fe. Yo no sé si será uno de los mejores libros o diarios de guerra, pero sí me parece un documento esencial para conocer de primera mano cómo era la vida de los soldados de la Gran Guerra y lo absurda que ésta fue; pero no solo de los soldados alemanes que Jünger describe, sino por extensión, de todos aquellos que participaron en la guerra. La vida en las trincheras era extremadamente dura, tanto por los largos periodos de espera e inactividad como por la tensión irresistible bajo la imparable lluvia de bombas durante los momentos más calientes de la contienda. Todos los soldados, de cualquiera de los bandos, sufren las inclemencias del tiempo, el hambre y la incertidumbre de la muerte que acecha. Todos lloran la caída de algún amigo. Todos están ahí para terminar con el adversario. Todos aprietan los dientes y se encomiendan a la salvación cuando la metralla de un proyectil salta por los aires amenazando a los que están alrededor.</p>
<p>Ernst Jünger narra lo que hace y lo que ve dejando a un lado todo tipo de juicios y de valoraciones personales o políticas. De hecho, es indicativo de ese sentido de neutralidad el que el libro esté dedicado simplemente «a los caídos». No ensalza las hazañas valerosas de sus compañeros ni las suyas propias, que le llevan a escalar muy rápidamente por la jerarquía militar: teniente a los 21 años y comandante de la 7ª Compañía un año más tarde; no duda en ningún momento de lo que hace: si debe atacar a un grupo de soldados ingleses desprevenidos, cumple las órdenes, si le piden que haga un reconocimiento nocturno adentrándose en las líneas enemigas, no cuestiona la peligrosidad de la misión que casi roza el suicidio, pero a los prisioneros los mira a los ojos y los trata con respeto.</p>
<p>En septiembre de 1918, después de haber sido herido de gravedad hasta en tres ocasiones y de haber sobrevivido a tres de las batallas más mortíferas de toda la guerra es condecorado por voluntad del Káiser con la mayor distinción militar del ejército alemán: Pour le Mérite.</p>
<p>La lectura de «In Stahlgewittern» se hace pesada en ocasiones, sobre todo cuando la narración parece estancarse en las mismas trincheras desde las que el propio Jünger escribe. ¿Pero no es precisamente así la vida de los soldados: unas veces pura acción y otras el tedio de la espera? En otras ocasiones, los trágicos eventos que relata nos quitan el aliento y nos preguntamos si en verdad las guerras sirven para algo. Ahora la forma de enfrentamiento entre países ha cambiado sustancialmente, pero el fondo de la locura y la insensatez, en definitiva, del horror y la inutilidad de la guerra, de cualquier guerra, sigue siendo el mismo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ernst Jünger in Stahlgewittern]]></title>
<link>http://efeder.wordpress.com/2009/09/12/ernst-junger-in-stahlgewittern/</link>
<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 21:47:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mcp</dc:creator>
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<description><![CDATA[Am 13. September 1920 veröffentlichte Ernst Jünger sein Buch &#8220;In Stahlgewittern&#8221;. Hier e]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Am 13. September 1920 veröffentlichte Ernst Jünger sein Buch &#8220;In Stahlgewittern&#8221;. Hier e]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ernst Jünger and his ideal of the Worker]]></title>
<link>http://arueharis.wordpress.com/2009/09/02/ernst-junger-and-his-ideal-of-the-worker/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 20:15:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>arueharis</dc:creator>
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<description><![CDATA[What is the dominant form of our time? Work, according to Juenger. It is therefore in the figure of ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-371" title="6a00d83420380c53ef00e54f46392c8834-800wi" src="http://arueharis.wordpress.com/files/2009/09/6a00d83420380c53ef00e54f46392c8834-800wi.jpg" alt="6a00d83420380c53ef00e54f46392c8834-800wi" width="497" height="372" /></p>
<p>What is the dominant form of our time? Work, according to Juenger. It is therefore in the figure of the Worker that Juenger claimed to see the <em>Gestalt</em> of the generation to come. Juenger does not mean work as the key to economic activity or work as the &#8220;law of humanity&#8221;, nor work as the consequence of original sin, nor does work here represent an &#8220;alienation&#8221;. Juenger uses the term &#8220;work&#8221; to describe all creation which aims at <em>giving form</em> in the world; it is the affirmation of power, the deployment of energy. Work is the means by which the modern world is <em>totally mobilised</em>, the expression of a special form of being. Science, love, art, faith, culture, war: all is Work; Work too the vibration of molecules and the force which drives the stars and planets. Work is not so much an activity as the will which is &#8220;at work&#8221; within an activity, the &#8220;will to will&#8221;, which is the creative force of history. The notion of the Worker as an economic creation is too restrictive and betrays the bourgeois reference frame of whoever sees Work in such a restrictive light. The Worker is not be confused with the proletariat, unless we conceive him as a &#8220;proletarian&#8221; within all classes. Juenger thus distinguishes sharply between the Worker&#8217;s State as he saw it and the Marxian notion of &#8220;the workers&#8217; state&#8221;. Against the Marxist <em>Arbeiterschaft</em> (work force), Juenger opposed the <em>Arbeitertum</em>, identification with work, the community of those dedicated to work. (This distinction was also made by August Winnig, notably in his <em>Der Glaube an das Proletariat</em> and <em>Vom Proletariat zum Arbeitertum</em>, but his stress was much more political in the practical sense of the word than Juenger&#8217;s.) But Juenger himself stressed that his work was not anti-Marxist. Marx had his place in an understanding of the concept of the Worker, but that place should not be exclusive. Marxism, &#8220;useful because corrosive&#8221;, had to be surpassed. Marx limited the notion of work to the economic field, but for Juenger work had a breadth which extended &#8220;from the atom to the galaxies&#8221;. Marx believed that the worker would one day be transformed into an artist. Juenger believed that the artist was being transformed into a worker.</p>
<p>The worker reveals himself by virtue of his <em>power</em>. He will dominate by virtue of his Will to Power, which is expressed through work, a work which succeedes in <em>mobilising</em>. The <em>Gestalt</em> represents the spirit of the world at a given period. The key to all is power, for behind the representations of spirit in the world are not pure ideas but matter. Contrary to what Hegel claimed, theory does not determine reality but on the contrary reality engenders ideas. Economy plays a secondary role for Juenger, as he underlined in an interview given to <em>Le Monde</em> (2oth June 1978). The figure of the Worker is metaphysical and in its fundamental character is not transformed. Juenger called the Worker a &#8220;titanic personage&#8221;. The antithesis of the Worker is the Bourgeois; for Juenger, to be anti-liberal is to be first and foremost anti-bourgeois. The Bourgeois too is a <em>Gestalt</em> which encapsulates a mode of life and thought, a scale of values, a state of mind, which can be found in all classes, not just the middle-classes. The Bourgeois has no metaphsical worth, he only reasons in a utilitarian manner. The Bourgeois wants to take as much as possible from life and give as little as possible. Above all else the Bourgeois is worried about safety. The Bourgeois is represented by the type of person who is afraid of life and is who is incapable of acting historically. The Bourgeois avoids all commitment to the decisive, the creative act. War and love, nature and death, all the elementary forces are &#8220;irrational&#8221; to him and do not belong to his society, for society, as he sees it, is the result of a voluntarily made and rationally conceived contract based on the principle of equality for all. Worker and Bourgeois are as different as dawn and dusk.</p>
<p>The advent of the figure of the Worker is linked to a new state of society which Juenger calls &#8220;total mobilisation&#8221; (<em>totale Mobilmachung</em>). This expression was clarified by Juenger in a long essay which served as a kind of preface to <em>Der Arbeiter</em>. It is the effects of the evolution of the techniques of war which heralds, in the most characteristic manner, entry into the era of total mobilisation. Since Clausewitz described the condition of &#8220;total war&#8221;, the situation had rapidly evolved. Especially from 1916, the spirit of progress and the development of the techniques of war went hand in hand. Technology dominates the scene more and more. The Great War thus marked the end of the era of chivalry and traditional heroic values. From his own experience in the trenches, Juenger had seen the evolution of war into the pitting of abstract material force against abstract material force. The troops become canon fodder. War is impregnated with the same spirit as that which created the machines. Technical instruction becomes more and more crucial for every soldier. &#8220;&#8230;the men who march at the head, the tank drivers, the pilots, the U-boat captains, are all accomplished <em>technicians</em>.&#8221; (<em>Waeldchen 125</em>) The technician then represents the modern state at war. The question must then be raised: in such a situation what meaning does the soldier&#8217;s sacrifice have? The answer lies in the notion of total mobilisation. At the same time as war becomes a technical undertaking, the traditional distinction between combattant and non-combattant breaks down. Even the notion of war and peace gives way to the reality of permanent global conflict. Even the pacifist has to be ready to fight for his beliefs! The decisive aspect of the new state of affairs is the fact that all are potentially involved in war and all are available for mobilisation. The <em>capacity to mobilise</em> becomes increasingly the key factor in the destiny of peoples. Modern war has become an aspect of Work. The world as we know it is transformed into a universal factory, a &#8220;Vulcan&#8217;s forge&#8221;. The world is now mobile and mobilised. The Great War therefore exceeds the French Revolution in historical importance, for it has brought forth a new man, the man with a hammer in his hand. Worker and Soldier become one and the same. The military front and the industrial front are the same. The Great War also witnessed the emergence of the collectivist era (<em>Wirzeit</em>) as opposed to the individualistic one (<em>Ichzeit</em>). The rural world is in decline, motorways are built, leisure becomes an industry, political parties blossom, the screen takes precedence over the stage, the photograph over the portrait, national planning becomes very important, the value of money is controlled, production is standardised, statistics and typologies abound, the &#8220;metallic&#8221; (male) or &#8220;cosmetic&#8221; (female) fixidness of the face, the restrictions on individual liberty brought about by automation, the convergence of effort towards economic objectives which exceed their own frame of reference, the collaboration of state and industry: these among other factors accompany the replacement everywhere of the individual by the uniform and typical. In Juenger&#8217;s eyes these factors are positive. His tone in evoking the power and importance of machines sometimes recalls Italian Futurism. The critic Henri Plard called <em>Der Arbeiter</em> &#8220;the richest and most provocative of his works&#8221;, in which is allied &#8220;an effectively and passionately reactionary ideology with a modernism which clears all the dead wood of whatever is not 100% up-to-date.&#8221; (<em>Etudes Germaniques</em> July-September 1979). The standardisation or uniformation of the world is taken as the bearing of a <em>uniform</em>. This is not a sign of decadence but a promise of the future and the precondition of the destruction of the Bourgeois type. The Worker must accelerate this process. The Worker arises as a result of the death of the individual. Only decomposition allows for recomposition at a higher level. The individual whose demise Juenger so joyously proclaims is not altogether identical with the individual <em>person</em>; rather it is the bourgeois individual, the <em>Individuum</em>, born of the philosophy of the Enlightenment, a creature struck from its roots, from its heritage, is in contrast with the <em>Einzelne</em>, the individual person, whose identity is situated in an &#8220;organic environment&#8221;. The <em>Individuum</em> is &#8220;most charming invention of burgeois sentimentality..a part of the mass, which is the contrary of a people.&#8221; So the individual is just &#8220;mass&#8221; in smaller letters. Work is indissociable from Liberty. Man puts most energy into something at a command. Liberty is a voluntary adhesion to a <em>Gestalt</em> in service to which the full capacity of the Worker is able to express itself. To be free means to <em>take part</em>, the will to be free is the will to work. Liberty presupposes a life filled with sense, an attachment rather than freedom from restraint. As a result of attaining liberty the Worker is able to realise his integration (<em>Eingliederung</em>) in the general structure of society through which the Worker is fully realised. Man is not to be considered as an individual but as an incarnation of <em>Gestalt</em> and attains liberty through participation in the attainment of the figure of which he is, as individual person, a representation. In the future society envisaged by Juenger, each person&#8217;s place will not be determined by birth, fortune, or rank, but by the <em>degree of adhesion to the type of the Worker</em>.</p>
<p>Clearly Juenger&#8217;s thought has gone way beyond drawing from the experience of war. When he speaks of the war of material forces he is not only making an observation concerning the technological evolution of war, he is pointing to the idea that the technical transformation of war has produced a rupture which affects the entire planet. This rupture marks the end of the rule of man or gods made in the image of man, and the emergence of the titanic force of the elemental in daily life. Ancient religions tell us that at the origin of civilizations there was a struggle between Gods and Titans. For millennia the Titans held the Gods in awe and kept their distance but now it is the Twilight of the Gods and the Giants are returning. They are returning by means of the immense force which technology has unleashed. Confronted with the unchaining of the elemental, all the old defences, old attitudes, old doctrines are withered. Anachronistic too are the traditional forms of political action. Defeat must be turned into victory. Life must be <em>intensified</em> and the Worker will prevail.</p>
<p>According to Julius Evola, &#8220;Juenger should be credited in this first stage of his thought, with having recognised the fatal error of thinking that all could be restored to what it was before, that the new world which was looming could be mastered or halted on the basis of a vision of a bygone era&#8221; (<em>Oriente e Occidente</em> Arche, Milan 1982 p.69) and, &#8220;man must become the instrument of the mechnical and yet at the same time master it, not only in the physical sense, but also spiritually. This is only possible in the context of a new human type&#8230;a being more the subject than the object, one who accepts those aspects of destruction which lead to a surmounting of individualism in favour of a new active impersonalism, towards a &#8220;heroic realism&#8221;.&#8221; (<em>Il cammino del cinabro,</em> Arche, Milan 1983 pp. 99 191-192). What is important for man, according to Juenger, is neither happiness nor wealth. It is to enter into a state of resonance with respect to the Figure which is the way to achieve determination, destiny, a discovery which endowes sacrifice with a meaning. The Worker considers the military <em>esprit de corps</em> as nothing exceptional: for him it is the discipline on which he bases his whole life and therein lies his innate superiority. The great force of heroic realism is to be able to face anything, even the certainty of failure with equananimity: nothing can shake the resolve of the Worker. This equananimity is not to be confused with fatalism, it does not preclude the will to action. On the contrary, it provides a lucidity which stimulates action. The key notion of movement, of not being passive, recalls Nietsche&#8217;s <em>amor fati</em> or Evola&#8217;s &#8220;riding the tiger&#8221;. Not life in itself is important but the nobility of life, that we can lead a life in the &#8220;grand style&#8221;. The Worker gives <em>form</em> to a chaotic world. The Worker is a demi-urge.</p>
<p>Whether one welcomes it or not, the Worker&#8217;s day will come. For Juenger force will solve many future problems and will resolve, in the most radical way, many of the tensions of society. The Worker must mobilise, that is to say, be prepared to act forcibly and to be mobile, swift to take advantage of the technical opportunities opening up, the source of the creation of the modern Worker in the first place. Only the Worker is capable of an authentic rapport with the &#8220;totalistic character of work&#8221;, of a genuine relationship with the machine. Being as revealed in the Worker as <em>Gestalt</em> and the essence of the machine is The Will to Power. Technics constitute not only the &#8220;symbol of the figure of the Worker&#8221; but also the &#8220;manner in which that figure mobilises the world&#8221;. And technology is not here to accelerate progress but to <em>intensify power</em>. Not only progress, but also the notion of the &#8220;infinite possibilities of technological development&#8221; are illusions. Technology will reach a point of perfection which will mark the furthest stage it can reach, and as with all form, its perfection is reached at the point that it is used to the maximum extent of its inherent potential. At this point there is a difference to be noted between Ernst Juenger and his brother, Friedrich Georg Juenger. The idea of technical perfection in the sense of achievement and fulfillment (<em>Vollendung</em>), is one which the latter examines critically in his writings but which Ernst Juenger sees in a positive light, arguing that one day technology, reaching its amplitude, its perfection, will be able to dominate the entire world, but that this can only be realised by the coming to power of the non-individualist Worker.</p>
<p>By rejecting the &#8220;myth of Progress&#8221;, Juenger denies that technology is neutral, at the service of everyone, or that it is either intrinsically liberating or intrinsically oppressive. Technology enslaves those who are not adequate to cope with it and the form of life which it ushers in. The bourgeois mentality, on the other hand, is terrified of the Golom which it has created but is unable to master. Technology has its own langauge which the Worker is equipped to speak, but not the Bourgeois. Technology is a formation of the elementary forces of the world. This is the end of individualism. The &#8220;individual&#8221; will become a slave to the machine. The question, already posed by Juenger in <em>Feuer und Blut</em>, is whether man will dominate or be dominated by, his own inventions. Although Juenger rejects the notion that <em>biologically</em> race is important, but <em>metaphysically</em> technology calls forth a new elite and the will to form a new race (<em>Wille zur Rassenbildung</em>) and this new race must be &#8220;prudent, strong, shorn of equivocation, drunk with energy&#8221;. Art will then become the &#8220;putting into form&#8221; (<em>Gestaltung</em>) of the world of Work. The advent of the Worker will herald the end of individualism and of proletarianism. It will reject the utopias of the materialists and the idealists and will interpret the world in its own image. Marxism and the old religions will all disappear.</p>
<p>Just as technology can not be neutral, nor can the state. The supposed neutrality of the liberal bourgeois state is a sham. In opposition to parliamentary democracies and democratic socialists, Juenger opposes the &#8220;democracy of the state&#8221;, a society with a pyramidal structure founded on the Prussian principles of command and obedience, but in which the leader is not a despot but the &#8220;first servant, the first soldier, the first worker&#8221;. For the Worker liberty and obedience are one. This notion of the &#8220;total state&#8221; was distinguished by Evola from that of the &#8220;totalitarian state&#8221;, the first being supple, living, organic and marking the beginning of a cycle, the second being moribund, inflexible, mechanised, petrified and representing the end of a cycle. Juenger&#8217;s state was to be tripartite: the first level with an economic funtion and <em>passively</em> reflecting the <em>Gestalt</em> of the Worker; the second level with an administrative and instructive function and <em>actively</em> reflecting the <em>Gestalt</em> of the Worker; the third level being the <em>sovereign</em> level, whose action would directly reflect the totality of Work and whose imperial authority would represent the <em>Gestalt</em> in its &#8220;pure&#8221; form. This tripartite system appears to be an adaption of an ancient model of a social scheme which to a certain extent was also reflected in the old German tripartite system of <em>Staende</em>.</p>
<p>In his work <em>Die Totale Mobilmachung</em> (Total Mobilisation) Juenger&#8217;s perspective was essentially national: only the German people was capable of &#8220;affronting&#8221; itself, of undertaking a mobilisation of itself. It is in this sense that Juenger saw something positive emerging from the war for Germany: it gave Germany the opportunity to &#8220;realise itself&#8221;. Mobilisation was to be mobilisation of everything which was German &#8220;and nothing else&#8221;. In <em>Der Arbeiter</em>, on the other hand, Juenger abandoned the typical nationalist position in favour of a universal perspective. In the future the nations would become &#8220;planning areas&#8221; later to be followed by the rule of the Worker over the entire planet. The instauration of the Worker would signal the end of Western nihilism, for which the bourgeois system was responsible. The sovereignity of the &#8220;grand style&#8221; could only be realised on a global level. Man has reached the point where he must choose between mastering the world or renouncing his humanity.</p>
<p>- Alain de Benoist -</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/b3x7v_bioxE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/b3x7v_bioxE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Jünger-Scholem amici per un fantasma]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/09/02/junger-scholem-amici-per-un-fantasma/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 11:46:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[IL CARTEGGIO INEDITO TRA LO SCRITTORE E IL TEORICO SIONISTA ALESSANDRA IADICICCO BERLINO «Non intend]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><img class="alignleft size-full wp-image-5344" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/09/images17.jpg" alt="images" width="98" height="130" />IL CARTEGGIO INEDITO TRA LO SCRITTORE E IL TEORICO SIONISTA</h2>
<div>ALESSANDRA IADICICCO</div>
<div>BERLINO<br />
«Non intenderà mio fratello Werner?». Il dubbio che ci fosse un malinteso era venuto subito a Gershom Scholem allorché, un mattino di fine febbraio del 1975, uscito nel giardino davanti alla sua casa di Rehavia, il quartiere di Gerusalemme popolato di emigranti tedeschi, aveva trovato nella cassetta delle lettere una cartolina con il timbro postale di Wilflingen.</p>
<p>Era proprio il vecchio eremita di Wilflingen a scrivergli: Ernst Jünger, il filosofo soldato, il reduce pluridecorato di due guerre mondiali che dal 1955 viveva nel suo rifugio di «Anarca» in Alta Svevia, ospite nella foresteria del castello di von Stauffenberg, l’attentatore di Hitler. E: «mi ha commosso leggere la sua scrittura dopo aver studiato con attenzione due suoi libri», confidava il vecchio ebreo, teorico del sionismo, storico delle religioni e studioso della kabbala, nelle prime righe della lettera recapitata nel giro di poche settimane in risposta. <!--more--></p>
<p>Iniziava così, all’insegna della curiosità reciproca e di un dichiarato rispetto, lo scambio tardivo tra due longevi testimoni del secolo breve. Due giganti che non sarebbero potuti essere più diversi. «Che mai avranno avuto da dirsi?», si sono chiesti i critici tedeschi di fronte al carteggio finora inedito, menzionato nelle opere di entrambi (nei diari dello Jünger centenario Siebzig Verweht e nell’edizione ebraica dell’autobiografia di Scholem Da Berlino a Gerusalemme) e ora pubblicato nell’ultimo numero di Sinn und Form, la rivista dell’Akademie der Künste di Berlino. Un «documento sensazionale», da leggere «con il fiato sospeso»: così, «elettrizzato», Ijoma Mangold su Die Zeit. L’ennesima riprova del riguardo sempre riservato da Jünger agli intellettuali ebraici: così Heimo Schwilk, il suo biografo, su Die Welt. Confessioni, rivelazioni, dichiarazioni di straordinarie affinità spirituali, ovviamente, non ce n’è. E, tanto per cominciare, i due grandi vecchi &#8211; quasi ottantenne Jünger alla data della prima Postkarte spedita il 16 febbraio, di due anni più giovane il suo destinatario &#8211; dovevano appunto prevenire ogni malinteso.</p>
<p>«Leggo continuamente il suo nome sulla stampa e mi chiedo: sarà mica lo stesso Scholem che era tra i miei Schulkameraden a Hannover (1914)?». In caso di erronea omonimia non si dia pena di rispondermi, concludeva Jünger con laconica cordialità. Scholem, con tanto d’occhi e con la matita in mano, annotava lì per lì sulla missiva jüngeriana la prima idea che gli passava per la mente: «Non intenderà mio fratello Werner?».</p>
<p>I personaggi per imbastire un piccolo racconto confidenziale, per rievocare un capitolo autobiografico di storia europea, entrano subito in scena tutti assieme. Jünger che, già sedotto dalle letture nietzscheane e dall’estetica della guerra, dopo la maturità conseguita a Hannover si sarebbe arruolato nella Legione Straniera per andare a giocare i suoi Ludi africani. Scholem che, traducendosi in «Gershom» da «Gerhard» qual era, si ribellò alla famiglia assimilata berlinese e, sostenitore di uno Stato nazionale ebraico in Palestina, migrò a Gerusalemme sin dal ’23. Tra i due, fautore di «un incontro pericoloso», catalizzatore del loro fulmineo, fulminante contatto, il primogenito Werner, enfant terribile di casa Scholem. Vicino (di banco) a un cultore del superuomo quanto ai sottoproletari di Hannover. Pacifista educato alla stessa scuola dell’eroe delle «tempeste d’acciaio». Oppositore &#8211; dall’interno, dall’estrema sinistra in Parlamento, dai seggi della Kpd occupati come deputato al Reichstag &#8211; di quel governo tedesco da cui il fratello minore volle anche geograficamente estraniarsi. Estraneo a tutti i nazionalismi che invece chi gli era vicino &#8211; fratelli o compagni di scuola, sionisti o nazionalbolscevichi che fossero &#8211; ciascuno a suo modo propugnava.</p>
<p>È l’ombra di Werner &#8211; il terzo uomo assente, il fantasma di colui che, arrestato all’indomani dell’incendio del Reichstag, imprigionato a Dachau, deportato e ucciso a Buchenwald nel ’40 &#8211; a visitare i sogni e le attenzioni reciproche dei due vegliardi. Delle dieci lettere che si scambiarono fino all’81, le più belle sono quelle che ne ricordano la fisionomia, il carattere, lo spirito insubordinato e l’impegno radicale. Attratti l’uno all’altro da quell’affetto comune, i due intellettuali collocati per convenzione ideologica agli antipodi scoprono di avere conoscenze e perfino tratti specularmente comuni. «Fu Lei a intercedere per salvare Walter Benjamin nel 1940? Me lo ha scritto Adorno», chiede Scholem. «Non ricordo. Può essere. Quando ero a Parigi avrei avuto il potere di farlo. Ma temo che il suo amico abbia perso l’ultimo treno per la fuga» risponde il veterano della Wehrmacht. Che, nel giugno del ’76, annotava: «L’altra sera, dopo un’interminabile partita di calcio, L’ho vista in Tv. Parlava di kabala, delle lacune della creazione, dell’inesorabile “imperfezione del mondo”. È un problema che mi inquieta sin dall’infanzia&#8230;».</p></div>
<div><a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200909articoli/46897girata.asp">http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cultura/200909articoli/46897girata.asp</a></div>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Cine: "El Trabajador"]]></title>
<link>http://culturatransversal.wordpress.com/2009/08/27/cine-el-trabajador/</link>
<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 12:14:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>paginatransversal</dc:creator>
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<description><![CDATA[El Trabajador (The Worker) [Inspirado en el libro homónimo de Ernst Jünger] Nos movemos lenta y cons]]></description>
<content:encoded><![CDATA[El Trabajador (The Worker) [Inspirado en el libro homónimo de Ernst Jünger] Nos movemos lenta y cons]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Neues Interview]]></title>
<link>http://wimbauer.wordpress.com/2009/08/27/neues-interview/</link>
<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 08:18:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tobias Wimbauer</dc:creator>
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<description><![CDATA[Heute ging ein neues Interview mit mir online. Die Schriftstellerin Nicole Rensmann interviewte mich]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Heute ging ein neues Interview mit mir online. Die Schriftstellerin <a title="http://www.nicole-rensmann.de/" href="http://www.nicole-rensmann.de/" target="_blank">Nicole Rensmann</a> interviewte mich in Ihrem Blog über Lesen, Schreiben, Antiquariatsleben, Phantastisches und Jünger.</p>
<p>Das Interview gibts <a title="http://nicole-rensmann.bookola.de/blog/?p=3497" href="http://nicole-rensmann.bookola.de/blog/?p=3497" target="_blank">hier online</a> und <a title="http://nicole-rensmann.bookola.de/blog/wp-content/uploads/2009/08/tobias-wimbauer.pdf" href="http://nicole-rensmann.bookola.de/blog/wp-content/uploads/2009/08/tobias-wimbauer.pdf" target="_blank">hier als PDF</a></p>
<p>Eine aktuelle &#8220;Erweiterung der Bücherhöhle&#8221; ist darin noch ungenannt, dazu alsbald mehr.</p>
<p>PS hier die andern Interviews von diesem Jahr:<br />
<a title="http://www.daswortreich.de/00-de/news/Interviews-2009-Tobias-Wimbauer-Antiquar-und-Autor-aus-Hagen-Teil-1.php" href="http://www.daswortreich.de/00-de/news/Interviews-2009-Tobias-Wimbauer-Antiquar-und-Autor-aus-Hagen-Teil-1.php" target="_blank">Das Wortreich 1</a><br />
<a title="http://www.daswortreich.de/00-de/news/Interviews-2009-Tobias-Wimbauer-Antiquar-und-Autor-aus-Hagen-Teil-2.php" href="http://www.daswortreich.de/00-de/news/Interviews-2009-Tobias-Wimbauer-Antiquar-und-Autor-aus-Hagen-Teil-2.php" target="_blank">Das Wortreich 2</a></p>
<p><a title="http://www.dasgespraech.de/?p=786" href="http://www.dasgespraech.de/?p=786" target="_blank">Das Gespräch</a></p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 471px"><img class="  " title="TW" src="http://nicole-rensmann.bookola.de/blog/wp-content/uploads/2009/08/p1530588.JPG" alt="TW" width="461" height="346" /><p class="wp-caption-text">TW</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ernst Jünger - Sturm]]></title>
<link>http://schlossblick.wordpress.com/2009/08/19/ernst-junger-sturm/</link>
<pubDate>Wed, 19 Aug 2009 22:37:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>schlossblick</dc:creator>
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<description><![CDATA[So manches Mal ist dem Gott der Literatur von ganzem Herzen zu danken &#8211; etwa wenn er ein lange]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>So manches Mal ist dem Gott der Literatur von ganzem Herzen zu danken &#8211; etwa wenn er ein lange verloren geglaubtes Manuskript wieder auftauchen lässt, an das sich sogar der Autor nur noch dumpf zu erinnern vermag. Grund zur erstaunten Freude über ein Werk, dessen Existenz jenseits aller Vorstellung gewesen war, bot beispielsweise nicht nur Fritz Leibers <em>Die Umtriebe des Daniel Kesserich</em>, sondern auch Ernst Jüngers autobiographische Novelle <em>Sturm</em>. Wie nah sich das in ihr Beschriebene an tatsächlich stattgefundenen Ereignissen bewegt, lässt sich nur erahnen, doch sind sowohl die Beschreibung des Titel gebenden Protagonisten als auch der Umstand, dass Jünger <em>Das abenteuerliche Herz</em> im Vorabdruck unter dem Pseudonym Hans Sturm publizieren ließ, starke Indizien für eine außerordentliche Verwandtschaft von Autor und Hauptcharakter.</p>
<p>Für eine Geschichte, die an der deutschen Westfront im Ersten Weltkrieg spielt, fällt auf, dass der unmittelbar erfahrene Krieg eine vergleichsweise untergeordnete Rolle spielt. Zwar ist er stets präsent, doch finden sich die Protagonisten nur selten in einer unmittelbaren gewalttätigen Auseinandersetzung wieder. Der Schlachtenlärm ist heruntergestimmt zu einem steten Hintergrundrauschen, das die Szenerie prägt, ohne sich zur einzig relevanten Größe aufzuschwingen. Statt das unmittelbare Schicksal vor Ort ausschweifend zu thematisieren, erkundet Jünger den Krieg in <em>Sturm</em> in zweierlei Richtungen: Einerseits ist er vom Eigentlichen des Phänomens fasziniert und versucht, dieses herauszuarbeiten: Was ist die &#8211; auch im platonischen Sinne &#8211; Idee des Krieges, was ist seine Essenz, seine wahre Natur, wenn alle Zeitbezogenheit, konkrete Erscheinung und Maske abgestreift wurden? Es liegt im Wesen einer solchen Konzeption, dass endgültige Antworten auf sich warten lassen, doch vermag es Jünger, sein Thema zu umkreisen und sich ihm immer wieder anzunähern, auch wenn sich das Objekt seines Erkenntnisstrebens dem Beobachtenden und Analysierenden natürlich entzieht, ehe es tatsächlich dingfest gemacht werden kann. Insofern ist Krieg &#8211; für Jünger &#8211; nicht erklärbar, er bleibt teils anthropologische Konstante, teils notwendiger, schicksalsgewollter Ausbruch archaischer Kräfte, der seinen Sinn nur in sich selbst, nicht jedoch in politischen (National)Interessen findet.</p>
<p>Der zweite Komplex, den Jünger erforscht, ist das Verhältnis von Individuum und Krieg: Zum einen interessiert den Autor, was der Krieg mit dem Menschen anstellt, nachdem dieser wieder in die Zivilgesellschaft &#8216;entlassen&#8217; wurde, und zum anderen geht er der Frage nach, was gebildete, weltgewandte Männer, die &#8220;die Grenzen des Landes nicht nur im örtlichen Sinne überschritten&#8221; (S. 39) hatten, dazu trieb, sich hinter einer Flagge zu vereinen, um gegen jemand anderes zu Felde zu ziehen. Letzthin argumentiert er dabei ästhetizistisch-existenzialistisch: Nicht Ideale fallen ins Gewicht, nicht Patriotismus oder &#8216;die Sache&#8217;, sondern die Sehnsucht nach &#8220;freie[r] Entfaltung der Persönlichkeit inmitten der straffsten Bindung, die man sich denken kann&#8221; (S. 40), nach einem heißeren, einem intensiveren Leben, das eben dadurch spürbar wird, dass es sich um eine Existenz am Abgrund handelt, um einen Tanz auf dem Vulkan. Interessant an dieser Perspektive ist ihre Parallelität mit den Beweggründen derjenigen, die sich in <em>Fight Club</em> zusammenschließen, um sich in dunklen Kellern und stickigen Hinterzimmern physisch miteinander zu messen: Hier wie dort steht weder der Sieg noch ein übergeordnetes legitimierendes Ideal im Mittelpunkt des Handelns und Erlebens, sondern einzig die Erfahrung, das Erfühlen seiner selbst im Moment der Krise, die die eigene Existenz wieder wahrnehmbar werden lässt. &#8220;There was no real sense of life because she had nothing to contrast it with&#8221; (S. 38) heißt es in <em>Fight Club</em> zwar nur über Marla Singer, doch besitzt diese Aussage Gültigkeit auch für ihre männlichen Schicksalsgenossen im Roman. Die subjektiv empfundene Notwendigkeit, das eigene Sein auf die Probe zu stellen, stellt sich auch in <em>Sturm</em> unentwegt aufs Neue und könnte in seiner Nähe zu Palahniuks Debüt der Ausgangspunkt für eine genauere vergleichende Untersuchung sein &#8211; ein Blog-Eintrag ist allerdings gewiss nicht der richtige Ort dafür.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Jünger-Portraits #28]]></title>
<link>http://wimbauer.wordpress.com/2009/08/18/junger-portraits-28/</link>
<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 13:16:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tobias Wimbauer</dc:creator>
<guid>http://wimbauer.wordpress.com/2009/08/18/junger-portraits-28/</guid>
<description><![CDATA[Dieses Ex Libris für  Dietrich Moser &#8220;Ernst Jünger und die Käfer&#8221; ist von Heinrich Preuß]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Dieses Ex Libris für  Dietrich Moser &#8220;Ernst Jünger und die Käfer&#8221; ist von Heinrich Preuß (rückseitig bezeichnet als &#8220;<span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;">C3, op.93, 1998&#8243;)</span></span></p>
<div id="attachment_1010" class="wp-caption alignnone" style="width: 316px"><img class="size-medium wp-image-1010" title="Preuss Ernst Jünger, Sammlung T. Wimbauer, Photo TW" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/08/ej-preuss.jpg?w=202" alt="Preuss Ernst Jünger, Sammlung T. Wimbauer, Photo TW" width="306" height="454" /><p class="wp-caption-text">Preuss Ernst Jünger, Sammlung T. Wimbauer, Photo TW</p></div>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;">Mehr zum Künstler <a title="http://www.exlibris.guertzgen.org/veroeffentlichungen.htm#Ein%20schweres%20Buch:" href="http://www.exlibris.guertzgen.org/veroeffentlichungen.htm#Ein%20schweres%20Buch:" target="_blank">hier</a>.<br />
</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LA DOTTRINA DEL BOSCO di Ernst Junger]]></title>
<link>http://valterbinaghi.wordpress.com/2009/08/14/la-dottrina-del-bosco-di-ernst-junger/</link>
<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 16:47:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>vbinaghi</dc:creator>
<guid>http://valterbinaghi.wordpress.com/2009/08/14/la-dottrina-del-bosco-di-ernst-junger/</guid>
<description><![CDATA[(Da: Trattato del ribelle, Adelphi 2009) La dottrina del bosco è antica quanto la storia dell&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2009/06/bosco02.jpg" alt="foresta" /></p>
<p><em>(Da: <strong>Trattato del ribelle</strong>, Adelphi 2009)</em></p>
<p>La dottrina del bosco è antica quanto la storia dell&#8217;uomo, e forse persino più antica. Se ne rinvengono le tracce in testimonianze veneraabili che in parte soltanto oggi riusciamo a decifrare: è il grande tema delle fiabe, delle saghe, dei testi sacri e dei misteri. Se riconduciamo la fiaba all&#8217;età della pietra, il mito all&#8217;età del bronzo e la storia all&#8217;età del ferro, sempre ci imbatteremo in questa dottrina, purché il nostro occhio sia pronto a individuarla. La ritroveremo infine nell&#8217;epoca odierna dell&#8217;uranio, che potremmo chiamare età delle radiazioni. Sempre e dovunque c&#8217;è qui la consapevolezza che il mutevole paesaggio nasconde i nuclei originari della forza e che sotto l&#8217;apparenza dell&#8217;effimero sgorgano le fonti dell&#8217;abbondanza, del potere cosmico. Questo sapere non rappresenta soltanto il fondamento simbolico-sacramentale delle Chiese, non soltanto si perpetua nelle dottrine esoteriche e nelle sètte, ma costituisce il nucleo dei sistemi filosofici che si propongono fondamentalmente, per quanto distanti possano essere i loro universi concetttuali, di indagare il medesimo mistero: inteso come idea, monade originaria, cosa in sé, esistenza nell&#8217;oggi, è un mistero palese a chiunque sia stato iniziato a esso almeno una volta nella vita. Se uno ha toccato l&#8217;essere anche una volta soltanto, ha varcato il margine lungo il quale hanno ancora peso le parole, le nozioni, le scuole, le confessioni. Ma in compenso ha imparato a venerare ciò da cui esse traggono vita.<br />
In questo senso, anche il termine bosco non ha molta importanza. Naturalmente, non è un caso che non appena il nostro sguardo si posa commosso e affascinato su fiori e alberi, subito cominciamo a liberarci da tutto quanto ci tiene avvinti alle cure del tempo. In questa direzione dovrebbe elevarsi la botanica. Qui troviamo il giardino dell&#8217;Eden, i vigneti, i gigli, il granello di frumento delle parabole cristiane. Troviamo il bosco incantato delle favole con i lupi che divorano gli uomini, le streghe e i giganti; ma anche il buon cacciatore e la siepe di rose della Bella Addormentata, alla cui ombra il tempo si è fermato. E poi le foreste dei Germani e dei Celti, e il boschetto di Glasur dove gli eroi hanno sconfitto la morte e, ancora, il Getsemani e i suoi ulivi.<br />
Ma cerchiamo la stessa cosa anche in altri luoghi &#8211; nelle grotte, nei labirinti, nei deserti dove ha dimora il Tentatore. Per chi sa riconoscere i simboli, ogni luogo racchiude una vita immensa. Mosè batte con la verga contro la parete di roccia da cui sgorga l&#8217;acqua della vita. Quell&#8217;istante è sufficiente poi per migliaia di anni. Soltanto in apparenza tutto ciò è disperso in tempi lontani e in luoghi remoti. In realtà ogni uomo lo alberga in sé, a ciascuno è trasmesso in forma cifrata per permettergli di comprendere se stesso nella sua forma più profonda, soovraindividuale. E’ il fine cui tende ogni dottrina degna di questo nome. Anche se la materia si fosse addensata sino a formare un muro che sembra precludere ogni vista, la ricchezza rimane a portata di mano: continua a vivere nell&#8217;uomo come talento, come eredità sovratemporale. Sta a lui soltanto scegliere se usare il bastone unicamente per sostenersi durante il viaggio terreno, oppure come scettro. (&#8230;)<br />
L&#8217;uomo è troppo profondamente infossato nelle sue costruzioni: si deprezza, sente che sta perdendo terreno. Si avvia così alla catastrofe: verso i grandi pericoli e verso il dolore. Questi lo sospingono dove le vie sono senza uscita; questi lo portano all&#8217;annientamento. Ma, cosa singolare, proprio qui, messo al bando, condannato, in fuga, egli incontra di nuovo se stesso nella sua sostanza indivisibile e indistruttibile. Infrange il gioco degli specchi e si riconosce in tutta la sua potenza.<br />
<!--more--><br />
Il bosco è segreto. Heimlich, segreto, è una di quelle parole della lingua tedesca che racchiudono in sé anche il proprio contrario. Segreto è l&#8217;intimo, ben protetto focolare, baluardo di siicurezza. Ma nello stesso tempo è anche ciò che è clandestino, assai prossimo in quest&#8217;accezione all&#8217; Unheimliche, l&#8217;inquietante, il perturbante. Quando ci imbattiamo in radici simili a questa, possiamo essere certi che vi risuona un&#8217;eco dellla grande antitesi e dell&#8217;equazione ancora più grande di vita e morte, alla cui soluzione si dedicano i misteri.<br />
In questa luce il bosco è la grande casa della morte, la sede del pericolo di annientamento.<br />
Il compito della guida spirituale è di condurvi per mano il discepolo per liberarlo dalla paura. Il bosco lo fa morire e risorgere simbolicamente. A un passo dall&#8217;annientamento c&#8217;è il trionfo. Chi ha inteso questo, sa innalzarsi al di sopra della violenza temporale. L&#8217;uomo impara che questa violenza non ha alcun potere su di lui, anzi è destinata unicamente a confermarlo nel suo valore supremo. L&#8217;arsenale del terrore eretto intorno a lui è pronto a inghiottirlo. Ma lo spettacolo non è nuovo. I «nuovi» mondi sono sempre e soltanto copie dello stesso mondo, ben noto sin dalle origini agli gnostici, agli eremiti del deserto, ai Padri e ai veri teologi: i quali tutti possedevano la parola capace di abbattere l&#8217;apparenza. Quando l&#8217;iniziato capisce questo, il serpente della morte si trasforma in bastone, in scettro.<br />
La paura assume sempre la maschera, lo stile dei tempi. (&#8230;) Penetrando nei rigorosi universi della conoscenza, l&#8217;uomo si fa beffe dello spirito che si lascia atterrire dalle ombre e dalle figure dell&#8217;inferno gotico. E non immagina che i medesiimi lacci tengono avvinto anche lui. I fantasmi che lo insidiano usano naturalmente lo stile della conoscenza, si presentano come fatti scientifici. L&#8217;antica foresta sarà diventata un territorio demaniale, zona di sfruttamento economico. Ma il bambino ancora vi si aggira smarrito. Il mondo è ormai dominio incontrastato degli eserciti di microbi; la minaccia di un&#8217;apocalisse incombe più che mai, anche se la  dobbiamo alle macchinazioni della fisica. L&#8217;anntica follia continua a manifestarsi come psicosi e nevrosi. Sotto un travestimento riconoscibile, ritroveremo, negli inferni produttivi del nostro tempo, anche il vecchio orco &#8211; e non soltanto in qualità di sfruttatore e aguzzino. Si tratterà, più probabilmente, di un sierologo che, fra strumenti e storte, pensa a come estrarre dalll&#8217;uomo la milza o lo sterno per usarli come materia prima per qualche farmaco miracolooso. Siamo nel cuore del vecchio Dahomey, nel Messico antico.<br />
Tutto ciò è non meno fittizio dell&#8217;edificio di un qualsiasi altro universo simbolico del quale troviamo i resti sotto un cumulo di rovine. Al pari di quello, anche il nostro universo simbolico scomparirà, andrà in frantumi e apparirà incomprensibile a occhi estranei. Ma dal grembo inesauribile dell&#8217;essere sorgeranno nuove finzioni a sostituire le antiche: e saranno altrettanto convincenti, altrettanto multiformi e compiute. (&#8230;)<br />
In ogni tempo, in ogni luogo, in ogni cuore, la paura dell&#8217;uomo è sempre la stessa: paura dell&#8217;annientaamento, paura della morte. E’ quanto ascoltiamo già da Gilgames, lo ascoltiamo nel Salmo 90 e così è rimasto fino a noi oggi. Vincere la paura della morte equivale dunque a vincere ogni altro terrore: tutti i terrori hanno significato solo in rapporto a questo problema primario.<br />
Passare al bosco, quindi, vuol dire innanzi tutto andare verso la morte. Questa strada arriva molto vicino alla morte &#8211; anzi, se è necessario, l&#8217;attraversa perfino. Il bosco, come rifugio della vita, dischiude i suoi tesori surreali quando l&#8217;uomo è riuscito a oltrepassare la linea. Qui si posa la eccedenza del mondo.<br />
Ogni autentica guida spirituale si riferisce a questa verità: sa condurre l&#8217;uomo al punto in cui egli riconosce la realtà. Diventa particolarmente chiaro quando si uniscono dottrina ed esempio &#8211; quando il vincitore della paura acceede al regno dei morti, come fece Cristo, fondatore supremo. Il granello di frumento, morendo, ha generato non numerosi, ma infiniti frutti. Si tocca qui quella eccedenza del mondo di cui ogni atto generativo è un simbolo temporale, oltre che un segno della vittoria sul tempo. Non ha avuto al suo seguito solo i martiri che si sono dimostrati più forti dello stoicismo, più forti dei Cesari e più forti di quelle centinaia di migliaia di uomini che li rinchiusero nell&#8217;arena. Lo hanno seguito anche gli innumerevoli che sono morti con una speranza certa. Ancora oggi il loro gesto esercita un influsso assai più grande di quanto non sembri a prima vista. Le cattedrali crollano, ma nei cuori rimane un patrimonio di sapere che, simile alle catacombe, mina dall&#8217;interno gli edifici dei tiranni. Già per questo motivo, possiamo essere sicuri che la pura violenza esercitata secondo i modelli antichi alla fine non prevarrà. Quel sangue ha immesso sostanza nella storia, ed è quindi giusto continuare a contare gli anni a partire da quella data, che ha segnato una svolta epocale. Regna qui la piena fecondità delle teogonie, la mitica forza generativa. Il sacrificio si ripete su innumerevoli altari.<br />
Nel suo inno, Holderlin vede in Cristo l&#8217;esaltazione dei poteri di Eracle e di Dioniso. Eracle è il principe delle origini a cui si appellano gli stessi dèi in lotta contro i Titani. Egli prosciuga paludi, costruisce canali e rende abitabili i deserti, abbattendo mostri e demoni. E’ il primo tra gli eroi sulle cui tombe è sorta la polis e nel cui culto essa si conserva. Ogni nazione ha il suo Eracle, e ancora oggi i sepolcri sono i centri da cui lo Stato trae il suo sacro fulgore.<br />
Dioniso è il signore della festa e la guida dei cortei. Quando Holderlin si rivolge a lui come spirito di comunione, intende dire che anche i morti &#8211; e anzi, loro forse più di chiunque altro &#8211; appartengono alla comunità. Di questo fulgore è circonfusa la festa dionisiaca, sorgente profondissima di serenità. Si spalancano le porte del regno dei morti e ne trabocca oro a profusione. Di qui il significato della vite, in cui si uniscono le forze della terra e del sole: di qui anche il senso delle maschere, della grande trasformazione e del grande ritorno.<br />
Tra gli uomini dobbiamo ricordare Socrate, esempio fecondo non soltanto per gli stoici ma per gli spiriti audaci di ogni tempo. Sulla vita e la dottrina di quest&#8217;uomo i pareri possono anche divergere; la sua morte resta però uno degli eventi più grandi. Il mondo è costruito in modo tale che pregiudizi e passioni esigono sempre il loro tributo di sangue, ed è bene sapere che ciò non muterà mai. Di volta in volta possono cambiare gli argomenti, ma la stupidità terrà il suo tribunale in eterno. Veniamo condannati, prima per aver oltraggiato gli dèi, poi per non esserci piegati a un dogma, e poi ancora per aver rinnegato una teoria. Non esistono parola o pensiero, per grandi e nobili che siano, nel cui nome non sia già stato versato del sangue. Socratica è la consapevolezzza della nullità di ogni giudizio, in un senso più elevato di quanto possano stabilirlo il pro e il contro degli uomini. Il vero giudizio è pronunciato sin dall&#8217;inizio: esso mira ad esaltare la vittima. Se perciò i greci moderni dovessero chiedere una revisione della condanna, otterrrebbero solo di accrescere il numero delle inutili osservazioni in margine alla storia universale, in un&#8217;epoca, tra l&#8217;altro, in cui il sangue innocente scorre a fiumi. E’ un processo che dura da che mondo è mondo e i filistei che ne sono stati i giudici li incontriamo ancor oggi a ogni angolo di strada, in ogni parlamento. Che questo si possa cambiare: ecco il pensiero che ha contraddistinto in ogni tempo le menti superficiali. L&#8217;umana grandezza va conquistata lottando. Essa trionfa quando respinge nel cuore dell&#8217;uomo l&#8217;assalto dell&#8217;abiezione. Qui è racchiusa la sostanza della storia, nell&#8217;incontro dell&#8217;uomo con se stesso, o meglio: con la propria divina potenza. Chi vuole insegnare la storia deve saperlo. Socrate chiamava il suo demone queesto luogo segreto da dove una voce, che era già al di là delle parole, lo consigliava e lo guidava. Potremmo chiamarlo anche il bosco.<br />
Che cosa vuol dire per l&#8217;uomo di oggi farsi guidare dall&#8217;esempio del vincitore della morte, degli dèi, degli eroi, dei saggi? Vuol dire partecipare alla resistenza contro il tempo, e non soltanto contro questo tempo, bensì contro ogni tempo, il cui potere fondamentale è la paura. Qualsiasi paura, per quanto sembri derivata, è essenzialmente paura della morte. L&#8217;uomo che riesce qui a strapparle terreno può imporre la sua libertà in ogni altro ambito goovernato dalla paura, e abbattere i giganti, la cui arma è il terrore. Anche questo si è ripetuto nella storia moltissime volte.<br />
È nella natura delle cose che l&#8217;educazione segua oggi un indirizzo esattamente opposto. Mai come ora l&#8217;insegnamento della storia è stato dominato da concezioni così singolari. In tutti i sistemi si tende a imbrigliare il flusso metafisico, ad addomesticare e ammaestrare gli uomini piegandoli alle ragioni del collettivo. Persino dove è costretto a ricorrere al coraggio, come sul campo di battaglia, il Leviatano penserà di simulare di fronte al combattente una seconda e più grave minaccia, in modo che questi rimanga al suo posto. Sono questi gli Stati in cui ci si affida completamente alla polizia.<br />
La grande solitudine dell&#8217;individuo è uno dei segni che contraddistinguono il nostro tempo. Egli è circondato, anzi assediato dalla paura che lo stringe sempre più da presso come una parete. Nelle carceri, nella schiavitù, nell&#8217;accerchiamento, la paura assume forme concrete. Ne sono dominati i pensieri, i monologhi, forse anche i diari, negli anni in cui l&#8217;uomo non può fidarsi neppure del proprio vicino.<br />
Qui la politica tocca territori diversi &#8211; siano essi la storia naturale o la demonologia, con i loro orrori. Eppure si avverte la prossimità di granndi forze salvifiche. I terrori sono nel contempo squilli di tromba, segnali di un pericolo completamente diverso da quello simulato dal conflitto storico. Ricordano piuttosto gli interrogaativi sempre più assillanti che gli uomini hanno di fronte. Nessuno può esentarli dal rispondere. </p>
<p>Toccata quella soglia, l&#8217;uomo è sottoposto alla prova teologica, ne abbia o meno consapevolezza. Non si dovrebbe però dare troppa importanza a questo termine. L&#8217;uomo viene interrogato sui valori supremi, sulla visione che ha dell&#8217;universo, sul rapporto tra questo e la sua esistenza. Sono domande che possono eludere le parole, che addirittura si sottraggono alle parole. Anche le formulazioni delle risposte, cioè le singole professioni di fede, hanno poca importanza.<br />
Lasciamo dunque da parte le Chiese. I loro tesori sono ancora integri, come attestano oggi, anzi oggi più che mai, molte testimonianze significative. Fra esse c&#8217;è soprattutto l&#8217;atteggiamento dei loro oppositori, in primo luogo lo Stato che mira al potere assoluto. Ne conseguono inevitabili persecuzioni religiose. A questo stadio l&#8217;uomo deve essere trattato come entità zoologica, e poco importa se le teorie domiinanti lo includono in una categoria economica o di altro tipo. E così che dapprima si giunge nella sfera della pura utilità, poi in quella della bestialità.<br />
Dall&#8217;altra parte c&#8217;è il carattere istituzionale delle Chiese in quanto organizzazioni umane. Sotto questo aspetto, esse sono perennemente minacciate da sclerosi e dunque dal possibile inaridimento delle loro profonde risorse. Da cui la tristezza, meccanicità e vacuità di parecchi culti, il tormento delle messe domenicali, la divisione in sètte. Il fatto stesso di essere un&#8217;istituzione, offre il fianco agli attacchi: l&#8217;edificio, minato dal dubbio, può crollare da un momento all&#8217;altro, a meno che non venga semplicemente trasformato in museo. Dobbiamo prevedere tempi e luoghi in cui non esisteranno più Chiese. Lo Stato si vedrà obbligato a colmare con i propri mezzi il vuoto che si è creato, ovvero che l&#8217;occasione ha portato alla luce &#8211; impresa rischiosa destinata all&#8217;insuccesso.<br />
Per quelli che non si lasciano abbindolare dai venditori di fumo, è giunta l&#8217;ora di prendere la via del bosco. Può esservi indotto il sacerdote, che senza sacramento ritiene impossibile un&#8217;esiistenza superiore e considera suo compito soddisfare quel bisogno. Non rimane allora che il bosco, ove condurre un&#8217;esistenza che si rinnova dopo ogni persecuzione e che più volte è stata descritta; nella vita di san Policarpo, per esempio, nelle memorie dell&#8217;eccellente Aubigné, fedele scudiero di Enrico IV. Tra i moderni citiamo Graham Greene e il suo romanzo “Il potere e la gloria”, ambientato nei tropici. In questo senso, naturalmente, il bosco è ovunque, anche nei sobborghi di una metropoli.<br />
Ma, a parte questo, è in gioco l&#8217;esigenza di tutti quei singoli che non si rassegnano all&#8217;irreggiimentazione zoologico-politica. Ed eccoci giunti al nucleo della sofferenza odierna, il grande vuoto che Nietzsche ha definito crescita del deserto. Il deserto cresce: è questo lo spettacolo offerto dalla civiltà e dai suoi rapporti svuotati di senso. In un simile paesaggio si fa particolarrmente urgente e scottante la questione delle scorte per il viaggio: «Il deserto cresce, guai a çhi alberga deserti». .<br />
E’ bene se la Chiesa può creare oasi. E’ meglio ancora se l&#8217;uomo non se ne accontenta. La Chiesa può offrire assistenza ma non esistenza. Anche qui, per il suo aspetto istituzionale, ci troviamo pur sempre a bordo della nave, ancora e sempre in movimento: la quiete è nel bosco. Soltanto all&#8217;uomo spetta la decisione: nessuno può sostituirsi a lui.<br />
Il deserto cresce; aumentano gli anelli sterili e pallidi, mentre vanno ormai scomparendo le contrade ordinate in modo sensato: i giardini, dove con fiducia coglievamo i frutti per nutrirci; gli ambienti muniti di attrezzi ben collaudati. Ora le leggi diventano incerte, gli arnesi si rivelano a doppio taglio. Guai a chi alberga deserti: guai a chi non porta con sè, anche solo in un’unica cellula, quel tanto di sostanza originaria che assicura continuamente nuova fertilità. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ernst Jünger. "Un autre destin européen"]]></title>
<link>http://tpprovence.wordpress.com/2009/07/06/ernst-junger-un-autre-destin-europeen/</link>
<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 08:24:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>TP Provence</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ernst Jünger à Dominique Venner : « Nous autres, camarades, nous pouvons montrer nos blessures ! » (]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter size-full wp-image-198" title="ernstjunger" src="http://tpprovence.wordpress.com/files/2009/07/ernstjunger.jpg" alt="ernstjunger" width="300" height="477" /></p>
<p>Ernst Jünger à Dominique Venner : « Nous autres, camarades, nous pouvons montrer nos blessures ! » (9 janvier 1995).</p>
<p>Une historiographie frileuse a voulu faire d’Ernst Jünger (1895-1997) un écrivain voué à la ciselure de phrases goethiennes. Ce n’est pas lui rendre service que de ranger l’auteur fulgurant des Orages d’acier dans la catégorie des bien pensants. Il n’a pas cessé au contraire de distiller un alcool beaucoup trop fort pour les gosiers fragiles. C’est ce Jünger, dangereux pour le confort béat, que restitue Dominique Venner dans cet essai. Il y replace l’itinéraire de l’écrivain dans sa vérité au cœur des époques successives qu’il a traversées.<br />
Belliciste dans sa jeunesse, admirateur d’Hitler à ses débuts, puis opposant irréductible, subsiste en lui le jeune officier héroïque des troupes d’assaut qui chanta « la guerre notre mère », et l’intellectuel phare de la « révolution conservatrice ». Mais il fut aussi le guerrier apaisé qui tirait gloire d’avoir donné son nom à un papillon.<br />
Dominique Venner montre que, dans les pires moments du siècle, Jünger s’est toujours distingué par la noblesse du comportement. En cela il incarne un modèle pour une renaissance. Dans ses écrits, il a aussi tracé les lignes d’un autre destin européen enraciné dans les origines et affranchi de ce qui l’opprime et le nie.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuevo título de Ernst Jünger: "Venganza tardía. Tres caminos a la escuela"]]></title>
<link>http://culturatransversal.wordpress.com/2009/07/03/nuevo-titulo-de-ernst-junger-venganza-tardia-tres-caminos-a-la-escuela/</link>
<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 10:54:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>paginatransversal</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;Venganza tardía. Tres caminos a la escuela&#8221; de Ernst Jünger Traducción de Enrique Ocaña]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&#8220;Venganza tardía. Tres caminos a la escuela&#8221; de Ernst Jünger Traducción de Enrique Ocaña]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Sommartips]]></title>
<link>http://fredrikedin.wordpress.com/2009/06/27/sommartips/</link>
<pubDate>Sat, 27 Jun 2009 11:23:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Fredrik Edin</dc:creator>
<guid>http://fredrikedin.wordpress.com/2009/06/27/sommartips/</guid>
<description><![CDATA[Tänkte bjuda på tre tips i sommarvärmen   Moritz von Oswald Trio &#8211; Vertical Ascent Några skivo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="font:14px Courier;margin:0;"><img class="aligncenter size-full wp-image-325" title="00. Moritz Von Oswald Trio - Vertical Ascent [HJRCD45]" src="http://fredrikedin.wordpress.com/files/2009/06/00-moritz-von-oswald-trio-vertical-ascent-hjrcd45.jpg" alt="00. Moritz Von Oswald Trio - Vertical Ascent [HJRCD45]" width="280" height="280" /></p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;">Tänkte bjuda på tre tips i sommarvärmen</p>
<p style="font:14px Courier;min-height:17px;margin:0;"> </p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;"><strong>Moritz von Oswald Trio &#8211; Vertical Ascent</strong></p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;">Några skivor äger jag en tre, fyra exemplar av eftersom jag spelat dem så ofta att de till sist börjat låta risigt och jag känt mig tvungen att köpa en ny. Skivorna innehåller i samtliga fall musik av Moritz von Oswald. </p>
<p style="font:14px Courier;min-height:17px;margin:0;"> </p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;">Efter några års frånvaro verkar han vara tillbaka på allvar. Förra året tolkade han Ravel tillsammans med Carl Craig. Nu har han bildat en ambient-supergrupp bestående av sig själv, Vladislav Delay och Max Loderbauer. </p>
<p style="font:14px Courier;min-height:17px;margin:0;"> </p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;">Vertical Ascent liknar Ravel-tolkningen till formen och innehåller av fyra långa, händelserika spår som funkar till allt mellan <a href="http:// www.youtube.com/watch?v=x6vb3eWsemM">klubbgrottan</a> och Campari med juice i Jesusparken. </p>
<p style="font:14px Courier;min-height:17px;margin:0;"> </p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;"><strong>Bokförlaget h:ström</strong></p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;"><a href="http://forlag.hstrom.se/">H:ströms</a> förtjänar någon sorts kulturpris för sin utgivning. De blandar moderna mästerverk som Nikanor Teratologens senaste &#8220;Att hata allt mänskligt liv&#8221; med klassiker som Ernst Jüngers &#8220;Psykonauterna&#8221; och Nietzsches &#8220;Så talade Zarathustra&#8221;. Den sistnämnde i översättning av just Teratologen. </p>
<p style="font:14px Courier;min-height:17px;margin:0;"> </p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;">De ger ut fin modernp pulp som Poppy Z Brites &#8220;Utsökta lik&#8221; och nytgåvor av tidsdokument som RAFs texter om stadsgerilla. Vågar inte tänka på vilket <a href="http://www.expressen.se/1.180070">liv</a> det skulle bli om Åsa Lindeborg hittade något <a href="http://www.aftonbladet.se/kultur/bokrecensioner/article3404767.ab">intressant</a> i den. </p>
<p style="font:14px Courier;min-height:17px;margin:0;"> </p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;"><strong>Jean-Pierre och Luc Dardenne</strong></p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;">De två belgiska bröderna gör brutalt socialrealistiska filmer utan att bli porriga. Ofta om samhällets utstötta som småtjuvar, missbrukare och papperslösa immigranter, nästan alltid med Jérémie Renier i huvudrollen och alltid väldigt bra. Kolla exempelvis in &#8220;Barnet&#8221; eller &#8220;Lornas tystnad&#8221;. </p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;"> </p>
<p style="font:14px Courier;margin:0;"> </p>
<p style="font:14px Courier;min-height:17px;margin:0;"> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><code></p>
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<p></code></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Read me a bedtime story]]></title>
<link>http://standbyyou.wordpress.com/2009/06/20/read-me-a-bedtime-story/</link>
<pubDate>Sat, 20 Jun 2009 09:29:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>djamb</dc:creator>
<guid>http://standbyyou.wordpress.com/2009/06/20/read-me-a-bedtime-story/</guid>
<description><![CDATA[Dia a dia ia-se agravando a minha secreta aversão por tudo aquilo de que se tira proveito. Ler e son]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="alignnone size-full wp-image-99" title="bedtime_story" src="http://standbyyou.wordpress.com/files/2009/06/bedtime_story.jpg" alt="bedtime_story" width="350" height="480" /></p>
<p style="text-align:center;">Dia a dia ia-se agravando a minha secreta aversão por tudo aquilo de que se tira proveito. Ler e sonhar, estes narcóticos, eram os meus antídotos, mas as regiões onde são possíveis os actos pareciam-me definitivamente fora de alcance.<br />
Ernst Junger</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Wein, der Prosa zum Gedicht erheben kann ]]></title>
<link>http://wimbauer.wordpress.com/2009/06/03/wein-der-prosa-zum-gedicht-erheben-kann/</link>
<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 22:44:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tobias Wimbauer</dc:creator>
<guid>http://wimbauer.wordpress.com/2009/06/03/wein-der-prosa-zum-gedicht-erheben-kann/</guid>
<description><![CDATA[Ich werde häufiger nach einem Weinflaschenetikett gefragt, das Ernst Jünger gestaltet habe (der Schr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ich werde häufiger nach einem Weinflaschenetikett gefragt, das Ernst Jünger gestaltet habe (der Schriftsteller, nicht der gleichnamige Briefmarkengestalter).</p>
<p>Ja, Jünger hat ein Weinetikett mit einer Autographvorlage gestaltet, und &#8211; soweit ich sehe &#8211; ist das bislang bibliographisch nicht erfasst, obgleich doch ein Erstdruck.</p>
<p>Hier ein Scan eines von der Flasche abgelösten Etiketts in meiner Sammlung, angeregt durch ein Gespräch mit <a title="http://de.wikipedia.org/wiki/Mario_Scheuermann" href="http://de.wikipedia.org/wiki/Mario_Scheuermann" target="_blank">Mario Scheuermann</a> (<a title="http://drinktank.blogg.de/" href="http://drinktank.blogg.de/" target="_blank">The Drink Tank</a>) via <a title="http://twitter.com/weinreporter" href="http://twitter.com/weinreporter" target="_blank">Twitter</a>.</p>
<p>Der Text von Jünger lautet:</p>
<blockquote><p>Nie mehr werde ich die geliebte Provence durchqueren ohne einen Abstecher zum Château Vignelaure. Dort wächst ein Wein, der Prosa zum Gedicht erheben kann. Ernst Jünger</p></blockquote>
<div id="attachment_926" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-926" title="juenger-weinetikett" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/06/juenger-weinetikett1.jpg" alt="juenger-weinetikett" width="500" height="605" /><p class="wp-caption-text">juenger-weinetikett</p></div>
<div>
<dl> </dl>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Jünger / Celan]]></title>
<link>http://wimbauer.wordpress.com/2009/05/31/junger-celan/</link>
<pubDate>Sun, 31 May 2009 08:51:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tobias Wimbauer</dc:creator>
<guid>http://wimbauer.wordpress.com/2009/05/31/junger-celan/</guid>
<description><![CDATA[Ich freue mich immer, wenn meine Arbeiten auch nach Jahren noch in der Tagespresse ein Echo finden. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ich freue mich immer, wenn meine Arbeiten auch nach Jahren noch in der Tagespresse ein Echo finden. Vor vier Jahren präsentierte ich in der <a title="http://tinyurl.com/csso4z" href="http://tinyurl.com/csso4z" target="_blank">FAZ </a>meinen Fund aus dem DLA, einen Brief von Paul Celan an Ernst Jünger mit der Bitte um Hilfe für ein erstes Buch (Mohn und Gedächtnis).</p>
<p>Heimo Schwilk schreibt heute in der Welt am Sonntag über den Briefwechsel Jünger / Scholem. In seinem Artikel auch ein Absatz zu meiner Jünger/Celan-Edition:</p>
<blockquote><p>Schließlich nahm die literarische Öffentlichkeit vor vier Jahren mit ungläubigem Erstaunen auf, dass der jüdische Lyriker Paul Celan Jünger nach dem Krieg eindringlich gebeten hatte, etwas für die Veröffentlichung seiner Gedichte zu tun. Seinen Brief vom 11. Juni 1951 hatte Celan mit &#8220;In Dankbarkeit und Verehrung&#8221; unterzeichnet. Der ein Jahr später bei der Deutschen Verlags-Anstalt in Stuttgart erschienene Gedichtband &#8220;Der Sand aus den Urnen&#8221; enthielt auch das Gedicht &#8220;Todesfuge&#8221;, das den Mord an den europäischen Juden durch die Nationalsozialisten thematisiert.</p></blockquote>
<p>(Welt am Sonntag, 31. Mai 2009)</p>
<p>Schade ist, dass Schwilk meinen Namen unterschlägt. Aber das ist nicht das erste Mal und überrascht mich also nicht.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Angebot: Steegemann-Sammlung]]></title>
<link>http://wimbauer.wordpress.com/2009/10/04/angebot-steegemann-sammlung/</link>
<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 13:20:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Tobias Wimbauer</dc:creator>
<guid>http://wimbauer.wordpress.com/2009/10/04/angebot-steegemann-sammlung/</guid>
<description><![CDATA[Ernst Jünger hat direkt nach dem Ersten Weltkrieg Gedichte und Novellen geschrieben, die bis heute n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Ernst Jünger hat direkt nach dem Ersten Weltkrieg Gedichte und Novellen geschrieben, die bis heute nicht wieder aufgetaucht sind. Seiner Mutter berichtete er davon und auch in Briefwechseln kommen sie vor. In einem Brief fragt Franz Schauwecker Jünger, ob er &#8220;Die Silbergäule&#8221; reite. Die Silbergäule waren eine bekannte Reihe des Steegemanns in Hannover. Jünger und Steegemann kannten sich, sie hatten das gleiche Stammcafé.</p>
<p>Ich erwarb also die Verlagsgeschichte und Bibliographie von Jochen Meyer und las sie mit wachsendem Vergnügen und grosser Spannung. Hinweise auf literarische Jüngereien fand ich darin nicht, wohl aber hatte ich grosse Lust bek0mmen, die Publikationen des Verlags zu sammeln, und dabei vielleicht dann doch noch auf einen unbekannten Jüngerband zu stossen. Es ist bei Steegemann ja recht vieles unter z.T. bis heute ungeklärten Pseudonymen erschienen, warum also nicht?</p>
<div id="attachment_1098" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-1098 " title="Steegemann" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/10/steegemanntitel1.jpg" alt="Steegemann" width="400" height="92" /><p class="wp-caption-text">Steegemann</p></div>
<p>In den letzten Jahren erwarb ich etwas mehr als 150 Bände von Steegemann und Zweemann. Doch war ein Punkt erreicht, an dem ich das Sammlerfieber verschwand und die Sammung sozusagen verwaltet aber nicht mehr sammlerisch lebendig war. Nun verkaufe ich sie geschlossen. Einzelheiten nachstehend. Für Rückfragen, Detailphotos usw. bitte Mail an mich: wimbauer[at]web.de</p>
<p>Weitere Photos folgen in den nächsten Tagen.</p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>Angebot:</strong></span></p>
<p><strong>Konvolut: 156 Publikationen der Verlage Paul Steegemann und Zweemann zu Hannover u.a. 1919-1955</strong>.- € 6.500,-</p>
<p>Steegemann gehörte in der Vorkriegszeit zu den spannendsten Verlagen in Deutschland, er verlegte Expressionisten ebenso wie Dadaisten, schwule Literatur, Erotika, Graphik von Alfred Kubin bis Ernst Barlach, Georg Grosz und dergleichen mehr. Verbote, Rechtsstreitigkeiten, Geldprobleme und aberwitzige Geschäftspraktiken prägen die kurzweilig Verlagsgeschichte.- Nach der Machtergreifung hoffte Steegemann, sich an die neuen Machthaber anbiedern zu können und den Ruf als „Schweinkramverleger“ wettzumachen, indem er eine stramme Buchreihe ‚‚Die Erhebung’’ ins Leben rief mit Hitler-Reden und antisemitischen Schriften, rasch wurde ihm das jedoch untersagt, man wollte Goebbels und Co nicht zwischen Kurt Schwitters und Walter Serner verlegt sehen. Jochen Meyer (DLA) hat eine vorzügliche Bibliographie vorgelegt, auf ihn verweisen die Zahlen (M).-</p>
<p>Die Sammlung wird nur geschlossen abgegeben, Besichtigung gern nach Absprache; nicht erwähnt sind neuere, radierbare Bleistiftbesitzeinträge d.Sammlers u.etwaige altersbedingte Papieranbräunung, soweit nicht anders erwähnt, sind alle Einbände Originaleinbände.- Die Titel im Einzelnen: (1) Victor Curt Habicht: Echnaton. Novelle. Hannover 1919, 2.-4. Tsd., 54 (2) S., Br. (M 6.2; Silbergäule 5-7), Kanten berieben/bestossen, Block gelockert.- (2) dass. Pappbd. (M 6.2; Silbergäule 5-7), Kanten bestossen, kl.Rückenfehlstellen, Name a.Vors., kl. Wasserrand.- (3) Carl Hauptmann: Lesseps. Legendarisches Porträt. Hannover 1919, 1.-3.Tsd., 15 (9) S., priv.Halbpergament m.Rückenschild, orig.Br. miteingebunden (M 9; Silbergäule 20; Umschlgzeichn. Otto Hohlt); (4) Carl Hauptmann: Des Kaisers Liebkosende. Legende. Hannover 1919, 1.-3. Tsd., 20 (8) S., künstlerisch bemalter priv.Pappbd., Vorsätze ebenfalls hübsch bemalt, Kanten berieben, kl. Rückenfehlstelle (M 10; Silbergäule 21-22).- (5) Dass., Br. , Kanten leicht bestossen, unten angestaucht (Umschlgzeichn. Ernst Schütte).- (6) Kurt Hiller. Gustav Wyneken’s Erziehungslehre und der Aktivismus. Hannover 1919, 17 (11) S., Br. , leicht bestossen, Einband angegraut, Eckausriss ohne Textverlust b.Innentitel (M 11.1; Silbergäule 4).-</p>
<div id="attachment_1090" class="wp-caption alignnone" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-1090 " title="Hiller" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/10/hiller.jpg" alt="Hiller" width="350" height="558" /><p class="wp-caption-text">Hiller</p></div>
<p>(7) Berta Lask: Stimmen. Gedichte. Hannover 1919, 31 (0) Seiten, Br. , Rücken gerissen, Eselsohren (M 13, Silbergäule 13-14; UmschlZeichn. Käthe Schmidt).- (8) Verlaine: Frauen. Französische und deutsche Ausgabe des Buches ‚Femmes’. O.O. o.J., 79 (1) S., Pappbd. m.Rückenschild; Variante der nach M 21.2 genannten Pseudo-Lausanne-Ausgabe, die „vermutl.ebenfalls aus d.Paul Steegemann Verlag“ stammt (M ), hier mit DV „Als Privatdruck in fünfzig Exemplaren für den Übersetzer [d.i. Curt Moreck] hergestellt“ (vgl. M 21.2), Randfehlstelle an S. 69 (ohne Textverlust.- (9) Aubrey Beardsley: Venus und Tannhäuser. Eine romantische Novelle. Hannover 1920, 275 (1) S., Leinen, gering bestossen, ExLibris-Stempel, hinten einmontiert bezügl.Ausschnitt aus Antiquariatskatalog; Übers. Von Prokop Templin (d.i.Franz Blei; M 27).- (10) Walter Serner: Letzte Lockerung. manifest dada.- Reprint der Ausgabe Hannover Leipzig u.a. 1920: Erlangen 1979: Klaus G. Renner, 3. Aufl. (500 Expl.), 45 (3) S., Br. , Kanten gering berieben (Reprint von M 39).- (11) Max Sidow: Hermaphrodit. Symphonische Dichtung. Hannover Leipzig u.a. 1920, 24 (4) S., Br. , Umschlgzeichn.v.Heinz Wanders, Einband fleckig und 2teilig lose/mit Randfehlstellen, ExLibrisstempel (M 40, Silbergäule 55-56).- (12) Johann Wolfgang von Goethe: Hanswursts Hochzeit oder Der Lauf der Welt. Ein mikrokosmisches Drama. Hannover 1921, 55 (1) S., Pappbd., Privatdruck, 320 Expl.f.Subskribenten, Rücken angeplatzt, Stockfleckchen auf Einband u.Vorsatz, falzseitiger Einriss an Innentitel; Vorspruch/Nachrede v.Wolfgang Stammler (M 51).- (13) Hölderlin: Die späten Hymnen (Hg.v. Rudolf von Delius), Hannover o.J. [1921], 58 S., Pappbd. (M 52, Silbergäule 119-125), Kanten etw.bestossen, leicht angebräunt.- (14) Kurt Martens: Der Emigrant. Novelle. Hannover 1921, 2.-4. Tsd., 56 (6) S., Halbleinen (M 54, Silbergäule 8-9), Umschlagzeichng.von Aubrey Beardsley, leicht bestossen, Block mit falzseitigen Einrissen.- (15) Jan van Mehan: Weltgericht. Die Tragödie der Urlaute A E I O U. Hannover Leipzig u.a. 1921, 1.-3. Tsd., 22 (2) S., Br. (M 55 Silbergäule 83-84), Einband zweiteilig, Seiten lose, Einrisse z.T. geklebt.- (16) Kurt Münzer: Der weiße Knabe. Die Geschichte einer seltsamen Liebe. Hannover Leipzig 1921, 1.-3. Tsd., 66 (6) S., Pappbd. (M 56.1, Silbergäule 147-151), Kanten etw.berieben/bestossen, Rückenfalze angeplatzt.- (17) Hans Reimann: Artur Sünder. Die Dinte wider das Blut. Ein Zeitroman.- Hannover Leipzig 1921, 39., wildgewordene u. vermasselte Aufl., 640.-683 Tsd., d.i. 6.-10. Tsd., 39 (9) S., Br. (M 58.2, Silbergäule 132-134); gering bestossen.- (18) Hans Reimann: Artur Sünder. Die Dinte wider das Blut. Ein Zeitroman.- Hannover Leipzig 1923, 39., wildgewordene u. vermasselte Aufl., 640.-683 Tsd., d.i. 31.-35. Tsd., 39 (1) S., Br. (M 58.5, Silbergäule 132-134); etw. bestossen, Bleistiftnotizen auf Vortitelbl., gebleichter Wasserrand.- (19) Hans Reimann: Ewers. Ein garantiert verwahrloster Schundroman (&#8230;) Roman von Hanns Heinz Vampir. Hannover Paris u.a. 1921, 1.-10. Tsd., 83 (13) S., Br. (M 59.1, Silbergäule 137-146), Kanten etw.berieben, Fleckchen auf Einband, Rückenfalzanriss unten.- (20) Hans Reimann: Ewers. Ein garantiert verwahrloster Schundroman (&#8230;) Roman von Hanns Heinz Vampir. Hannover Paris u.a. 1921, 1.-10. Tsd., 83 (13) S., Pappbd. (M 59.1, Silbergäule 137-146), Kanten etw.bestossen, seitl. Bestossung an Vortitelblatt.- (21) Hans Reimann: Ewers. Ein garantiert verwahrloster Schundroman (&#8230;) Roman von Hanns Heinz Vampir. Hannover Paris u.a. 1922, 11.-20. Tsd., 83 (1),26(2) S., Br. (M 59.2, Silbergäule 139-146),Kanten berieben, Rücken verblichen.- (22) Heinar Schilling: Freundschaft. Gedichte 1914-1919. Hannover Leipzig 1921, 79 (5) S., Br. (M 60, Silbergäule 128-131), Kanten berieben/bestossen, vorn u.hinten Wasserschaden, äusserst selten.- (23) Barbey d’Aurevilly: Das Gastmahl der Lästerer. Eine grausame Novelle (Umschlgzeichng.v. Ernst Schütte, Übers.v. Arthur Schurig). Hannover 1922, 1.-3. Tsd., 64 (4) S., Pappbd. (M 65), Rücken angerissen, Kanten etw.bestossen.- (24) Franz Blei: Liebesgeschichten des Orients, mit einem Vorwort. Hannover 1923, 4.-8. Tsd., 214 (2) S., ill.Pappbd. m.Rückenschild (M 66.3), Kanten gering berieben, Stempel auf Deckelinnenseite.- (25) Edwar Bulwer: Die Geisterseher. Eine okkulte Erzählung (Übers. v. Rainer Maria Schulte, d.i. Paul Steegemann). Hannover 1922, 61 (3) S., illustr. Pappbd. (M 67), Rücken oben angebrochen, Kanten leicht bestossen.- (26) Der intime Balzac. Anekdoten. Nach dem Frz.d. Léon Gozlan von Ossip Kalenter, mit e.Nachwort v.Arthur Schurig. Hannover 1922, 1.-3. Tsd., 138 (4) S., Halbleder mit dem überaus seltenen orig. Schutzumschlag in gestempeltem [‚Balzag’ sic!] Original-Schuber. Schutzumschlagtitel ‚Balzac in Pantoffeln’. Kopfgoldschnitt. Abrieb an hinterer Deckelinnenseite.- (27) dass. Orig. Ganzleder mit Rückenschild, (M 68) Rücken oben berieben.- (28) dass. Halbpergament, Kanten bestossen (M 68).- (29) Felix Brazil (d.i. Wilhelm Klemm): Die Satanspuppe. Verse. Hannover 1922, 1.-2. Tsd., 59 (5) S., Pappbd., Einbandillustr.v.Emil Orlik; Kanten leicht bestossen (M 72).-</p>
<div id="attachment_1094" class="wp-caption alignnone" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-1094 " title="Satanspuppe" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/10/satanspuppe.jpg" alt="Satanspuppe" width="350" height="520" /><p class="wp-caption-text">Satanspuppe</p></div>
<p>(30) dass. als Reprint (nicht bei M ): Nendeln 1973: Kraus reprint, 59 (3) S., Paperback, Kanten etwas bestossen.- (31) Laotse : Tao te King. Übertragen v. F. Fiedler, hg.v. Gustav Wyneneken. Hannover 1922, 1.-3. Tsd., 97 (3) S., Pappbd.; gering bestossen, Heftung angerostet, 2 Bl.lose, Stockfleckchen (M 73.1).- (32) dass. mit anderem Rückentitel und anderem Aussentitel (Varianten nicht bei M !), Fleck auf Deckel, Rostspur einer Büroklammer a.hinterem Vorsatz.- (33) dass., Hannover 1923, 4.-6. Tsd., 97 (3) S., Pappbd., Fleckchen auf Einband, Bleistiftnotiz a.hinterem Vorsatz (M 73.2).- (34) Emil Ledner: Erinnerungen an Caruso. Hannover Leipzig 1922, 1.-10. Tsd., 91 (13) S., Pappbd., Stock- u.Altersfleckig, Kanten gering bestossen (M 74).- (35) Wilhelm Michel : Verrat am Deutschtum. Eine Streitschrift zur Judenfrage. Hannover Leipzig 1922, 1.-3. Tsd., 47 (1) S., Br. ; Kanten bestossen/kl. Randfehlstellen, letztes Blatt lose (M 75.1).- (36) Petronius : Die Abenteuer des Encolp. Ein Roman in zwei Büchern, Hannover 1933, 800 Expl., 210 (2) S., Halbleder; Einband etwas lichtrandig (M 77).- (37) Edgar Allan Poe : Die Abenteuer des Detektivs Dupin. Illustriert von Ernst Schütte. Erster Band. Hannover 1922, 1.-3. Tsd., 126 (2) S., Pappbd., Kanten etwas bestossen (M 78).- (38) Hans Reimann : Das verbotene Buch. Grotesken und Schnurren. Hannover Leipzig 1922, 7.-16. Tsd., veränd.Aufl., 148 (4) S., Pappbd., Einbandzeichnung von Emil Preetorius; Rückenfalz angeplatzt, Kanten etwas bestossen, ExLibris (Albert Bauer) (M 79).- (39) Hans Reimann: Die Dame mit den schönen Beinen und andere Grotesken. Hannover Leipzig 1922, 12.-21.Tsd., 140 (4) S., Br. , Kanten bestossen, angebräunt, Rückenfalzanriss, Besitzeintrag (M 81).- (40) Hans Reimann: Sächsische Miniaturen. Mit vierzehn Zeichnungen von George Grosz (1. Band). Hannover Leipzig 1924, 21.-23. Tsd., 84 (12) S., Halbleinen; etwas bestossen, angegraut/Altersfleckchen, Besitzeinträge (M 82.3, dieser Einband nicht bei Meyer!).- (41) Ders., dass., Berlin Leipzig 1928, 27.-30.Tsd., 84 (8) S., Halbleinen, Einband leicht m.Fleckchen (M 82.5).- (42) Hans Reimann: Das Paukerbuch. Skizzen vom Gymnasium. Hannover Leipzig 1922, 5.-14.Tsd., 116(4) S., Pappbd., Kanten berieben/bestossen, Eckknick an Deckel (M 83) Umschlagzeichnung von George Grosz.- (43) Roda Roda: Eines Esels Kinnbacken. Veränderte Ausgabe des Buches Schwefel über Gomorrha. Hannover Leipzig 1922, 1.-10. Tsd.d.Neufassung, 172(6) S., Br. ; Rücken angerissen, Kanten bestossen, Stockfleckchen, Eselsöhrchen (M 84), Titelportrait v. Albert Weisgerber.- (44) Ders., dass., Pappbd.; Kanten berieben/bestossen, Rücken unten angerissen, ExLibris-Stempel, Stockfleckchen (M 84).- (45) Wilhelm Walther: Die Asche. Hannover 1922, 113 (3) S, bibliophiler Pappbd. (Privateinband), orig.Br. mit eingebunden, <strong>nicht bei Meyer</strong>, kl.Löchlein an Br.-Deckel.- (46) Wilhelm Walther: Myosotis. Hannover 1922, 92 (4) S., biblioph.Pappbd. (Privateinband), orig.Br. mit eingebunden, <strong>nicht bei Meyer</strong>, 8zeilige Widmung von Wilhelm Walther auf Vortitelblatt, signiert (1922).- (47) Wilhelm Walther, Der Hirt und das Einhorn. Roman; Hannover Leipzig 1922,219 (5) S., Br. , <strong>nicht bei Meyer</strong>, Kanten etw.bestossen, Wasserrand, Name a.Innentitel, erste Lage z.T.lose.- (48) Wilhelm Walther, Der erwachende Garten. Leipzig 1914: Fritz Eckardt, 141 (3) S., Ln., Einbd.m.Fleckchen/lichtrandig, hint.Vorsatzbl.m.Eselsohr, 4zeilige Widmung von Wilhelm Walther auf Vorsatz, signiert (1934).- (49) Stendhal, Elf Liebesabenteuer. Ins Deutsche übertragen von Franz Blei; Hannover 1922, 1.-10. Tsd., 94 (6) S., Pappbd., Fleckchen, Besitzeintrag (M 86).- (50) dass., 94 (2)S., oBrosch., Kanten bestossen (M 86).- (50) Robert Louis Stevenson, Der Mann mit den beiden Gesichtern. Die seltsame Geschichte von Dr. Jekyll und Herrn Hyde; Hannover 1922, 1.-5.Tsd., 131 (5) S., Pappbd., Kanten berieben/bestossen (M 88).- (51) Oscar Wilde (Pseudo), Der Priester und der Messnerknabe. Deutsch v. E.Sander, illustr.v. E. Schütte; Hannover 1919: Der Zweemann, 32 S., Pappbd., Deckelbezug blasig, Kanten etw.bestossen, etw. lichtrandig.- (52) Oscar Wilde (Pseudo), Der Priester und der Messnerknabe. Eine Erzählung. Hannover 1922, 1.-10.Tasd., 43 (5) S., Br. , Wildeportrait in Rot, Übers.m.Nachw.v. Rainer Maria Schulze (d.i. Steegemann), Umschlagzeichn.v. John Höxter, Rücken oben u.unten m.Anriss, Kanten etw.bestossen, Exlibrisstempel Prof.Schwenke/Wien (M 90).- (53) ders., dass., Pappbd., Wildeportrait in Grün, Kanten gering bestossen, Wasserfleckchen (M 90).- (54) Maximiliane Ackers, Freundinnen. Ein Roman. Hannover 1923, 1.-2.Tsd., 164 (4) S., Pappbd.; Rückenfalze angeplatzt, etw.lichtrandig, Vorsätze blasenwerfend (M 91.1), wohl d.erste (pseudonym erschienene) Lesben-Roman i.Deutschland.-</p>
<div id="attachment_1092" class="wp-caption alignnone" style="width: 360px"><img class="size-full wp-image-1092 " title="Ackers" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/10/ackers1.jpg" alt="Ackers" width="350" height="512" /><p class="wp-caption-text">Ackers</p></div>
<p>(55) Maximiliane Ackers, Freundinnen. Ein Roman. Hannover 1927, 5.-6.Tsd., 164 S., Ln.; Kanten bestossen, Rücken verzogen (M 91.3).- (56) Hans Reimann: Dr Geenij. In memoriam Friedrich August von Sachsen; Hannover Leipzig 1923, 1.-50.Tsd., (Sächsische Miniaturen, 3)72 (8) S., priv.Hln, orig.Deckel d.Br. miteingebunden, Stempel a.V. ( 88).- (57) Gustave Flaubert: Der Büchernarr. Mit vier Zeichnungen von Alfred Kubin; Hannover 1923, 4.-8.Tsd., 51 (5) S., Pappbd.; Rücken angerissen, Kanten etw.bestossen, Wassserrand, Ziffern auf Vorsatz (M 92).- (58) Adolf von Hatzfeld, Aufsätze. Hannover 1923, 1.-3.Tsd., 213 (3) S., Pppbd., Kanten berieben/bestossen, verfärbter Wasserrand a.Deckel, ExLibris, hs.Ziffern u.Monogrammstepel (M 93).- (59) Adolf von Hatzfeld: Franziskus. Berlin 1918: Paul Cassirer, 2.Aufl,.150 (1) S., Pappbd. Mit e.Originallithographie von Ernst Barlach a. Titel; Einbd. lichtrandig, Stiftspur a.hinterem Deckel, etw.berieben/bestossen, Besitzerstempel.- (60) Adolf von Hatzfeld: Franziskus. Eine Erzählung. Hannover 1923, 4.-8.Tsd., 114 (4) S., Pappbd., mit e.Originallithographie von Ernst Barlach a. Titel; Kanten leicht bestossen (M 94).- (61) Adolf von Hatzfeld: Franziskus und andere Dichtungen. Paderborn 1992: Igel, 1. Aufl., 253 S., Pppbd. Kanten gering bestossen, Stempel a.letzt.Bl.- (62) Adolf von Hatzfeld: Gedichte. Hannover 1923, 3.-4.Tsd., 64 (4) S., Pappbd. Fleckchen, Rücken berieben/Fehlstelle oben, exLibrisstempel (M 95).- (63) Adolf von Hatzfeld: Die Lemminge. Ein Roman. Hannover Leipzig 1923, 1.-5.Tsd., 189 (1) S., Pappbd. Rückenfalze angeplatzt, erste Lage angelockert (M 96).- (64) Adolf von Hatzfeld: Die Lemminge. Ein Roman. Paderborn 1993: Igel, 1. Aufl., 228 S., Pappbd. Kanten gering bestossen, Stempel a.letzt.Bl.- (65) Wilhelm Michel: Der abendländische Zeus. Aufsätze über Rudolf Steiner / Oswald Spengler Hölderlin u.a. Hannover Leipzig 1923, 1.-3.Tsd., 79 (1) S., Brosch., Deckel fehlt, Seiten z.T. gelöst, Randeinrisse/Fehlstellen (M 97).- (66) Hans Reimann: Dr Geenij. In memoriam Friedrich August von Sachsen (Sächs.Miniaturen, 3.) Hannover Leipzig 1923, 1.-50.Tsd., 72 (8) S., Brosch. Einband etw.unfrisch (Knickchen, kl.Randanrisse/~fehlstellen) (M 98).- (67) Ders., dass. Einbandvariante: glänzender, verwaschen bedruckter Pappbd., ggf. Privateinband, Altersfleckchen (M 98).- (68) Ders., dass., Pappbd., Rücken angeplatzt, Altersfleckchen (M 98).- (69) Ders., dass., Pappbd., Kanten gering bestossen (M 98).- (70) Hans Reimann: Mein Kabarettbuch. Mit 16 Zeichng.v. Paul Simmel. Hannover Leipzig 1923, 1.-5.Tsd., 81 (15) S., Pappbd. Rücken angerissen, Altersfleckchen (M 99).- (71) Hans Reimann: Sächsische Miniaturen. Mit 20 Zeichng.v. Paul Simmel (Sächs.Miniaturen, 2).- Hannover Leipzig 1923, 1.-15.Tsd., 123 (5) S., Brosch. Knicke/Randeinrisse an Einband (M 100).- (72) Herman George Scheffauer: Das Land Gottes. Das Gesicht des neuen Amerika. Hannover 1923, 1.-5.Tsd., 254 (2) S., Pppbd., Flecken, Kanten bestossen, Besitzerstempel, Innentitel m.nachmontiertem Ausschnitt u.Einriss oben (M 101.1).- (73) Ders., dass., Hannover 1926, 6.-7.Tsd.,254 (2) S., Ln.m.Schutzumschlag, dieser etw.bestossen/kl. Randanrisse; Kanten etw.bestossen, Anstreichungen/Notizen (101.2).- (74) Dési Stinnes: Die Söhne. Acht Szenen. M. 8 Steinzeichng.v. Ernst Schütte. Hannover Leipzig 1923, 85 (2) S., Pappbd., Deckelbezüge m.Blasen, Fehsltelle an Rücken oben (M 104).- (75) Franz Blei: Das Kuriositäten-Kabinett der Literatur. Hannover 1924, 1.-3.Tsd., 439(1) S., Hln., Kanten bestossen, Einband angegraut, Fleckchen a.Vorsatz (M 106).- (76) Artur Landsberger: Raffke &#38; Cie. Die neue Gesellschaft. Roman. Illustr.v. Paul Simmel. Hannover 1924, 37.-47.Tsd., 312 (8) S., Hln., Rücken unten angerissen, Fleckchen (M 108).- (77) Artur Landsberger: Die neue Gesellschaft. Burlesker Roman. Leipzig Hamburg 1917: Gebr. Enoch, 11.-15. Tsd., 364 (3) S., Brosch., Kanten berieben/bestossen, Eselsohr a.Deckel.- (78) Artur Landsberger: Gott Satan. Das Ende des Christentums. Hannover 1924, 1.-10.Tsd., 136 (2) S., Pppbd., Heftung angerostet (M 109).- (79) Gotthold Ephraim Lessing: Ernst und Falk. Gespräche für Freimaurer. Hannover 1924, 1.-3. Tsd., 157 (3) S., Pppbd., Kanten berieben/bestossen, Titelschild m.Fleckchen, hint.Vorsatz m.Einriss (M 110).- (80) Paul Nikolaus: Jüdische Miniaturen. Illustr.v.Paul Simmel. Hannover Leipzig 1924, 1.-5.Tsd., 168 (8) S., Hln., Kanten berieben/bestossen, Einbd.m.Fleckchen, Vorsatz mit Kerben/bestossen (M 112).- (81) Oscar Wilde: Der Priester und der Messnerknabe und andere apokryphe Erzählungen. Hannover 1924, 1.-3. Tsd., 63 (3) S., Hln. Umschlagzeichn.v. John Höxter in Rot. Etw.angegraut (M 116).-</p>
<div id="attachment_1099" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img class="size-full wp-image-1099 " title="Pseudo-Wilde" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/10/wilde.jpg" alt="Pseudo-Wilde" width="400" height="667" /><p class="wp-caption-text">Pseudo-Wilde</p></div>
<p>(82) Alfred Auerbach: Schwäbische Miniaturen. Schnurren und Schwänke. Mit 13 Zeichng.v. Ernst Hummel. Hannover Leipzig 1925, 1.-3.Tsd., 116 (4) S., Hln.- Kanten berieben, Einband etw.angegraut, Vorsatzfalz m.kl.Einriss (M 117).- (83) Otto Ernst: Vertell! Vertell! Schwänke und Schnurren von der Wasserkante. Neu erzählt. Hannover Leipzig 1925, 1.-5.Tsd., 169 (7) S., Hln., Rücken unten 1cm eingerissen, Kanten berieben/bestossen, S.11 seitl.bestossen, exLibrisstempel (M 118).- (84) Friedrich Koch-Wawra: Auf nach Karthago! Leipzig 1926, 77 (3) S., Hln. Inhalt: Henry Ford.- Auf nach Karthago!.- Mit den Donkosaken in England.- Leichenschmaus in Mulberrystreet.- Bebra.- Mein Bruder, der Papst.- Der Bombay-Expreß.- Der Europäer.- Vater Hindenburg.- Auktion in Marseille.- Erlebnis in Sondershausen.- Vision im Wartesaal.- Weltgeschichte.- Herriot spricht in Algier.- Die Jungefrauen von Loheland (M 123).- (85) Ludwig Brinkmann: Die Schatzgräber. Eine Unterhaltsame Geschichte aus Spanien. Berlin 1928, 1.-5.Tsd.,512 (4) S., Ln., Kanten bestossen, lichtrandig (M 132).- (86) Norbert Jacques: Die Limmburger Flöte. Bericht über Pierre Nocké den berühmten Musikus aus Limmburg der auf einer Flöte blasen konnte die er sich nicht erst zu kaufen brauchte. Berlin 1929, 1.-3.Tsd., 205 (3) S., Hln., Kanten gering bestossen, exLibrisstempel (M 134).- (87) Voltaire: Candide. Hannover 1922, 1.-3. Tsd., 145 (3) S., Ln, Grossformat. M.28 z.t.ganzseitigen Illustr.v. Alfred Kubin; Kanten bestossen, Einband angegraut/fleckig, hint.Vorsatz angeplatzt (M 89).- (88) Dass., Ppbd., Rücken angeplatzt, oben m.Fehlstelle, etw. verzogen, gering Fleckchen.- (89) Artur Landsberger, Die Unterwelt von Berlin. Nach den Aufzeichnbungen eines ehemaligen Zuchthäuslers. Mit e. Schlußbemekung v. Max Alsberg, Berlin 1929, 1.-3. Tsd., 153 (3) S., Hln., Einbd.fleckig, Leihbüchereistempel z.T. überklebt, Stockflecken (M 136).- (90) Hans Reimann: Die voll und ganz vollkommene Ehe. Nach Th.H. van de Velde. Berlin Leipzig 1929, 1.-10.Tsd., 141 (7) S., Br., Einbd.m.Knicken u.Fehlstellen, ein paar Einrisse (M 139.1).- (91) Hans Reimann: Die voll und ganz vollkommene Ehe. Nach Th.H. van de Velde. Berlin Leipzig 1929, 11.-20.Tsd., priv.Kunstldr., o.Deckel miteingebunden (M 139.2).- (92) Hans Reimann: Männer, die im Keller husten. Parodien auf Edgar Wallace.- Berlin 1929, 1.-13.Tsd., 219 (5) S., blanko Br., Einband fleckig, m. Fehlstellen (M 140) Mit dem Anhang ,,Wer ist Walter Serner’’.- (93) Herman George Scheffauer: Amerika. Das Land Gottes. Das Gesicht des neuen Amerika. Berlin 1929, 8.-9.Tsd., 271 (1) S., Ln., Kanten etw.bestossen (M. 141 mit abweichender Einbandgestaltung!).- (94) Hans Reimann: Die Gaffeeganne und andere Sächsische Miniaturen. Berlin Leipzig 1930, 1.-6.Tsd., 94 (2) S., Hln., Kanten bestossen, fleckig, Vortitelbl.entfernt, Abklatsch v.Name, Fehlstelle a.hint.Vors., Eselsohren/Bestossungen (M 142).- (95) Hans Reimann: Mathilde Müller und andere Sächsische Miniaturen. Mit 16 Zchn.v. Paul Simmel. Berlin Leipzig 1930, 16.-18. Tsd., 93 (3) S., Br., gering berieben/bestossen, Eselsohr a.hint.Deckel, ExLibrisstempel (M 144).- (96) ders., dass. Hln. (M 144).- (97) Hans Reimann: Lausbub in Leipzig. Jugenderinnerungen. Berlin Leipzig 1930, 15.-20.Tsd., 98 (2) S., Hln., illustr.v. Karl Holtz, Kanten leicht bestossen (M.143).- (98) J.M. Walsh: Männer im Dunkeln. Detektiv-Roman. Berlin Leipzig 1930, 256 S., priv.Hln., starke Gebrauchspuren, Leihbüchereistempel, Knicke, Flecken usw.usw. (M. 145).- (99) J.M. Walsh: Die weisse Maske. Detektiv-Roman, Berlin Leipzig o.J. [1930], 224 (8) S., Blanko-Brosch., Randanrisse, Ziffernaufkleber auf Deckel, Besitzeintrag (Cairo 1932) (M 147).- (100) dass., schiefgelesen, fleckig, hint.Deckel fehlt.- (101) dass., schiefgelesen, fleckig, Einrisse/Randfehlstellen.- (102) dass., Neuausgabe, Berlin o. J.: Amsel, 202 (4) S., Tb., Einband mit Knicken/Einrissen/Fehlstellen.- (103) J.M. Walsh: Simeon Hex. Detektiv-Roman. Berlin Leipzig o.J. [1931], 227 (5) S., Blankobr., Fehlstellen, schiefgelesen, Block gebrochen (M 152).- (104) J.M. Walsh: Kidnapper in Manhattan. Frankfurt o.J.: Deutscher Jugendbuch-Vertrieb, 223 (5) S., Ln.- (105) Clara Bender: Gasgefahren im täglichen Leben. Berlin 1932 [nicht wie bei M 1931], 32 S., Br. (M 145).- (106) Valentin Williams: 5. Juli 14. Spionage-Roman. Berlin Leipzig o.J. [1931], 290 (6) S., Ln., Fleckchen, Rücken angerissen, Stempel a.hint.Vorsatz (M 154).- (107) Hans Reimann: Die Gadze und andere Sächsische Miniaturen. Mit 14 Zeichnungen v. George Grosz, Berlin Leipzig 1932, 31.-33. Tsd., 84 (8) S., Hln., Fleckchen, Kulikritzel a.hint.Deckel (M159).- (108) J.M. Walsh: Der Mann hinter dem Vorhang. Detektiv-Roman. Berlin Leipzig o.J. [1932], 214 (6) S., Ln., Kanten berieben/bestossen, Vorsatz unfrisch (angebrochen, Fleckchen, Farbstiftkritzel) (M 160).- (109) J.M. Walsh: Mord im Kino. Berlin Leipzig o.J. [1932], 235 (1) S., Hln (priv.?), Kanten berieben, etw.schiefgelesen, Stempel e.Leihbücherei u.Exlibrisstempel, S.227 lose (M 161).- (110) Miniaturbibliothek für Hauswirtschaft und Gesundheitspflege: Gefährdete Volksgesundheit. Der gegenwärtige Stand der Forschung über Gasgefahren im täglichen Leben. Berlin Leipzig 1933, 56 S., Br., Kanten leicht bestossen/Eselsohr an Deckel, <strong>nicht bei Meyer.</strong>- (111) John Retcliffe: Auf dem Judenkirchhof in Prag, Eingel.u.hg.v. Johann von Leers. Berlin 1933, 46 (1) S., Pappbd. (Reihe Die Erhebung) fehlender Rücken sauber m.Klebeband ersetzt, leichter stockfleckig (M 170), diese Erzählung war die Grundlage für die Fama von den ’’Geheimen Protokolle der Weisen von Zion’’.- (112) Albert Leo Schlageter: Deutschland muß leben. Gesammelte Briefe. Hg.u.m.e.Nachwort v. Friedrich Bubendey. Berlin 1934, 77 (3) S., Pppbd., (Die Erhebung) bestossen, stark fleckig, Leihbüchereistempel, letzte Bll.m. Randfehlstellen ohne Textverlust (M 179).- (113) Goetz Otto Stoffregen: Spuk in Frankreich. Mit Zeichnungen v. Hans Meid. Berlin 1934, 62 S., Pappbd., (Die Erhebung) leicht berieben, etw. angegraut, mehrzeilige eigenhändige Widmung von Stoffregen an seinen Kompaniechef, Hauptmann Freiherr von Bieberstein, voll signiert (Stahnsdorf, September 1936); Stoffregen war Intendant d. Reichssenders Berlin (M 180).- (114) Hjalmar Schacht: Nationale Kreditwirtschaft. Berlin 1934, 51 (5) S., Pappbd. (Die Erhebung), Kanten berieben (M 178).- (115) Richard Wagner: Das Judentum in der Musik. Berlin 1934, 64 S., Pappbd. (Die Erhebung), Fleckchen, Kanten bestossen, Rücken m.Papierstreifen verstärkt (M 181).- (116) Norbert Jacques: Pitter de Poep oder Die Limmburger Flöte. Ein sehr heiterer Roman. Berlin 1949, 31 (1) S., Br. (Die Bank der Spötter), Kanten bestossen, rückenseitiger Eckkausschnitt an Deckel (M 183).- (117) Friedrich Theodor Vischer: Faust. Der Tragödie dritter Teil. Treu im Geiste des zweiten Teils des Goetheschen Faust. Gedichtet von Deutobold Symbolizetti Allegoriowitsch Mystifizinsky. M.e.Vorwort v.Werner Finck. Berlin 1949, 48 S., Br. (Die Bank der Spötter), leicht bestossen (M 184).- (118) Karl Escher: Hinter dem Hoftheater gleich links um die Ecke. Jugenderinnerungen. Berlin 1950, 52 S., Br. (Die Bank der Spötter), leicht bestossen, hint.Deckel geknickt, wenige Eselsohren (M 185).- (119) Ursula Kardos: Hundert Fälle aus meiner Praxis. Berlin 1950, 1.-3.Tsd., 228 S., Engl.Br., Schutzumschl.bestossen, Klappe m.Knick (M 186).- (120) Dass. Vorzugsausgabe: 228 (2) S., Ganzleder, Druckvermerk: ‚‚Hundert Exemplare dieses Buches wurden für Ursula Kardos und ihre Freunde in Leder gebunden und signiert’’, hier die Nr. 12, v.Kardos im Impressum u.Vortitelblatt voll signiert, <strong>nicht bei Meyer.</strong>- (121) Ursula Kardos: Die Kunst das Schicksal zu meistern. Gedanken zur Lebensweisheit. Berlin 1950, 87 (1) S., Pappbd., m.e.Nachwort v.Paul Steegemann, Kanten gering bestossen; einliegend Visitenkarte/~zettel von Ursula Kardos mit eigenh.Notiz von ihr (M 187, als Pappbd. aber <strong>nicht bei Meyer</strong>).- (122) Dies., dass., Ln.m.Schutzumschlag (M 187).- (123).- Günter Neumann: Ich war Hitlers Schnurrbart. Eine Groteske. Berlin 1950, 24 S. (Bank d.Spötter), gering Knickchen (M 189).- (124) Curt Seibert: Das poetische Holzbein. Ein Buch des fröhlichen Un-sinns. Berlin 1951, 2. Aufl.,32 S., Br. (Die Bank der Spötter), Kanten berieben, Name auf Deckel, Eselsohr hinten; diese Aufl. <strong>nicht bei Meyer </strong>(vlg. M 190).- (125) Arthur Schnitzler: Reigen. Zehn Dialoge. Berlin 1952, 3.Aufl., 7.-9.Tsd., 32 S., Br. (Bank d.Spötter), Umschlagzeichnung von Emil Orlik, leicht bestossen, gering Fleckchen; diese Aufl. <strong>nicht bei Meyer </strong>(vlg. M 192.3).- (126) Ders., dass. 3.Aufl., 7.-9.Tsd., 32 S., Hln. (Bank der Spötter), oBr. miteingebunden, Kanten bestossen; diese Aufl. <strong>nicht bei Meyer </strong>(vlg. M 192.3).- (127) Ders., dass., Berlin 1953: Onkel Toms Hütte / Steegemann, 10.-12.Tsd., 82 (2) S., Tb., Kanten etw. berieben, ; diese Aufl. <strong>nicht bei Meyer </strong>(vlg. M 192.3).- (128) Ders., dass., Berlin 1954: Onkel Toms Hütte / Steegemann, 13.-15.Tsd., 82 (2) S., Tb., auf d.Deckel als ‚‚115.Tausend’’ angezeigt, Kanten etw. berieben, ; diese Aufl. <strong>nicht bei Meyer </strong>(vlg. M 192.3).- (129) Ders., dass., Berlin 1954: Onkel Toms Hütte / Steegemann, 13.-15.Tsd., ii,82 (4) S., Pappbd., Kanten leicht bestossen; diese Aufl. <strong>nicht bei Meyer </strong>(vlg. M 192.3).- (130) Karl Valentin: Der Knabe Karl. Jugendstreiche. Aus d.Nachlaß hg. v. Gerhard Pallmann m. elf Zeichnungen v. Ludwig Greinen. Berlin 1951, 1.-3.Tsd., 31 (1) S., Br., Kanten berieben/bestossen (M 193).- (131) Wolfgang Buhl: Äpfel des Pegasus. Neue Parodien. Berlin 1952, 1.-5.Tsd., 75 (1) S., Tb. (Bank der Spötter), Fleckchen a.Einband, etw.berieben, Deckelbezug löst sich unten (M 194).- (132) Ders., dass., Berlin 1952, 1.-5.Tsd., ii,75 (3) S., Pappbd. (Bank der Spötter), Fleckchen a.Einband/angebräunt, dieser Einband<strong> nicht bei Meyer</strong> (vgl. M 194).- (133) Wolfgang Kraus: Bonifazius Kiesewetter. Ein heroisches Leben. Berlin 1951, 1.-3.Tsd., 39 (1) S., Br. (Bank der Spötter), rückenseitiger Eckkausschnitt a.Einband, Wasserflecken ebendort, Kanten etw.bestossen (M 191).- (134) Wolfgang Kraus: Bonifazius Kiesewetter. Ein heroisches Leben. Berlin 1953, 4.-8.Tsd.,ii,99 (3) S., Pappbd. (Bank der Spötter) (M 195).- (135) m. Flecken/gebr.Wasserrand, Längsknick an Deckel (M 195, bei M jedoch auf 1954 datiert).- (136) Wolfgang Kraus: Bonifazius Kiesewetter. Ein heroisches Leben. Berlin 1955, 9.-11. Tsd., ii,99 (3) S., Pappbd. (Bank der Spötter), Klebespuren a.Einband u.Vorsatz (M 195, bei M jedoch auf 1954 datiert).- (137) Curt Seibert: Der Lazarettgehilfe Neumann. Ein Denkmal. Berlin 1953, 1.-5.Tsd., 62 (2) S., Tb (Bank der Spötter), Kanten berieben, Rücken etw.angerisen, Besitzerstempel (M 196).- (138) Curt Seibert: Der Lazarettgehilfe Neumann. Ein Denkmal. Berlin 1953, 1.-5.Tsd., ii,62 (4) S., Pappbd. (Bank der Spötter) (M 196).- (139) Curt Seibert: Der Lazarettgehilfe Neumann. Ein Denkmal. Berlin 1955, 6.-8.Tsd., 62 (2) S., Pappbd. (Bank der Spötter), <strong>diese Aufl. nicht bei Meyer </strong>(vgl. M 196).- (140) Curt Seibert: Der Lazarettgehilfe Neumann. Ein Denkmal. Berlin 1955, 6.-8.Tsd., 62 (2) S., Pappbd. (Bank der Spötter), Klebespuren a.Einband u.Vorsätzen, <strong>diese Aufl. nicht bei Meyer </strong>(vgl. M 196).- (141) Norbert Jacques: Pitter de Poep oder Die Limmburger Flöte. Ein sehr heiterer Roman. Berlin 1954, 7.-9.Tsd., 90 (2) S., Tb. (Die Bank der Spötter), Stockfleckchen (M 197).- (142) Curt Seibert: Das poetische Holzbein. Ein Buch des fröhlichen Un-sinns. Berlin 1953, 7.-11.Tsd, 74 (2) S., Tb. (Die Bank der Spötter), Rücken m.Fehlstellen, Fleckchen/gebräunt, Besitzerstempel, <strong>diese Aufl. nicht bei Meyer </strong>(vgl. M 198).- (143) Curt Seibert: Das poetische Holzbein. Ein Buch des fröhlichen Un-sinns. Berlin 1953, 12.-14.Tsd, 74 (2) S., Tb. (Die Bank der Spötter), <strong>diese Aufl. nicht bei Meyer </strong>(vgl. M 198).- (144) Curt Seibert: Das poetische Holzbein. Ein Buch des fröhlichen Un-sinns. Berlin 1954, 15.-17.Tsd, 74 (2) S., Tb. (Die Bank der Spötter), leicht bestossen, Preisschild hinten (M 198).- (145) Curt Seibert: Das poetische Holzbein. Ein Buch des fröhlichen Un-sinns. Berlin 1954, 15.-17.Tsd, ii,74 (4) S., Pappbd. (Die Bank der Spötter), Kanten leicht bestossen (M 198).- (146) Charles Baudelaire: Der Verworfene. Nachdichtung v. Hans Havemann. Mit 6 Urholzschnitten v. Curt Stoermer. Hannover 1920: Zweemann, Nr. 923 v. 1000 num.Expl, 79 (1) S., Pappbd. i.Halbbandbindung, Rücken fehlt, Kanten berieben/bestossen, kl.Eselsohr an S.24 (M 199).- (147) Barthold Heinrich Brockes: Irdisches Vergnügen in Gott. Herausgegeben von Wilhelm Fraenger. Hannover 1920: Zweemann, 1 von 500 num.Expl. (hier eines ausserhalb der Numerierung), 104 S., Pappbd. i.Halbbandbindung, Fleckchen auf Einband, Kanten leicht bestossen, Besitzeintrag (M 200).- (148) C.P.de Crebillon: Das Sofa. (Übers. v. E. Sander. Mit 1 [statt 6] Steinzeichnungen v. E. Schütte). Hannover 1920: Zweemann, Privatdruck, Nr. 99 von 100 num. Expl.d. Vorzugsausgabe, 249 (4) S., Halbpergament (M 201).- (149) C.P.de Crebillon: Das Sofa. (Übers. v. E. Sander). Ohne Illustr.- Hannover 1920: Zweemann, Privatdruck, Nr. 228 von 1000 num. Expl.d. Normalausgabe, 249 (1) S., Pappbd. i.Halbbandbindung, Kanten berieben/bestossen, etwas verzogen (M 201).- (150) Victor Curt Habicht: Der Funke Gott. Gedichte. Hannover 1919: Zweemann, 60 (2) S., Pappbd.m.Titelschild, Alters/Wasserfleckchen, etw. bestossen, Wurmloch (M 203).- (151) Victor Curt Habicht: Odysseus und die Sirenen. Ein Gespräch. Hannover 1920: Zweemann, 30 (6) S., Br., Einband m.Randfehlstellen (M 204).- (152) Resi Langer: Kinotypen vor und hinter den Filmkulissen. Zwölf Kapitel aus der Kinderstube des Films. Hannover 1919: Zweemann, 1.-10. Tsd., 76 (2) S., Pappbd., Stockfleckchen (M 206).- (153) Jean Paul: Polymeter. Hannover 1919: Zweemann, Nr.331 v.500 num.Expl., 4, 55 (3) Bll., Pappbd., Kanten bestossen (M 207).- (154) E. A. Poe: Romantische Liebesgeschichten. Hannover 1919: Zweemann, 117 (3) S., Pappbd.i.Halbbandbindung, Kanten bestossen, lichtrandig, mehrere Namensstempel, illustr.v. Ernst Schütte (M 209).- (155) dass., Fehlstelle an Rücken, Kanten etw.bestossen, lichtrandig, auf Seite 2 <strong>von Paul Steegemann handsigniert mit eigenhändiger Widmung (Hans Müller mit herzlichen Grüssen) und Datum (26/5/19.)</strong> (M 209).-</p>
<div id="attachment_1093" class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img class="size-full wp-image-1093" title="Widmung von Paul Steegemann" src="http://wimbauer.wordpress.com/files/2009/10/steegsign.jpg" alt="Widmung von Paul Steegemann" width="500" height="712" /><p class="wp-caption-text">Widmung von Paul Steegemann</p></div>
<p>(156) Voltaire: Die Jungfrau. Hannover 1920: Zweemann, 1.-3.Tsd., 223 (1) S., Pappbd.i.Halbbandbindung, mit dem seltenen Schutzumschlag, Schutzumschl. fleckig/mit Anrissen, Kanten etw.bestossen, Einband lichtrandig, Besitzeintrag (M 219).</p>
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