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	<title>esteri &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "esteri"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 23:21:10 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Putin e Stalin]]></title>
<link>http://zamax.wordpress.com/2009/12/24/putin-e-stalin/</link>
<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 21:00:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ci son tante brutte cose nel mondo, ma in quello dei media va di gran moda, oggi, strapparsi i capel]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Ci son tante brutte cose nel mondo, ma in quello dei media va di gran moda, oggi, strapparsi i capelli un po’ troppo per l’autocrazia putiniana, tanto che quest’ultima è stata silenziosamente promossa a campione di riferimento per stabilire se un dato paese sia da includere nel novero delle democrazie o meno. Fateci caso: tra i più spietati censori della Russia attuale ve ne sono parecchi che qualche decennio fa verso l’Unione Sovietica della rincorsa agli armamenti mostravano una partecipe comprensione: in fondo l’Occidente non “istigava odio” con la retorica dell’Impero del Male? Beati personaggi ai quali l’incubo polare degli Arcipelaghi Gulag e l’eco terribile delle purghe staliniane non impedivano di continuare a fare pigramente le carezze al loro credo filosofico e politico. Disgraziatamente costoro hanno avuto buon gioco da quando l’opinione pubblica si è assuefatta, a cagione dell’influenza dei chierici della religione universale democratica, a sterili, astratti ed infantili dibattiti sull’alternativa, ben poco pertinente sul piano storico, della “democrazia sì – democrazia no”. Come potesse un paese col passo pesante che la sua immane stazza transcontinentale gl’impone, nel quale la servitù della gleba fu abolita solo negli anni dell’unità italiana, uscito da secoli e secoli di zarismo, e da un secolo di comunismo, trasformarsi d’incanto in un’accettabile liberaldemocrazia europea è un mistero per chi abbia ancora conservato un minimo di senso comune, e non butti la questione sul tavolo della contesa ideologica, magari per fini di politica interna. Cosicché non deve stupire se oggi i sondaggi dicono che grosso modo un terzo dei russi dichiarino di avere un’opinione favorevole del “piccolo padre” Josif Stalin. Certo, a volte rimpiango il fatto che non vi sia stata una Norimberga anche per i crimini comunisti, col corollario esemplare della fucilazione di qualche centinaio di gerarchi rossi &#8211; nel nome dei diritti umani, naturalmente &#8211; ma se poi penso che ci saremmo dovuti sorbire un secolo di virtuoso, ostentato e democratico “anticomunismo” istituzionale da parte della solita marmaglia opportunista, allora penso che sia stato meglio così, grazie a Dio.</p>
<p style="text-align:justify;">La Russia è sempre stata un gigante insicuro, che della sua grandezza e delle sue immense pianure ha fatto i suoi bastioni difensivi. Spaventata e umiliata dalla distanza che la separava dall’Europa, per riecheggiare le parole di Dostoevskij in una lettera allo Zar Alessandro III del 1873, ha oscillato continuamente tra l’imitazione servile dell’Occidente e la volontà di potenza, tra il disprezzo di sé e il nazionalismo aggressivo. Fenomeno nient’affatto peculiare se non per la sua inedita dimensione, almeno nel quadro della civiltà cristiana-occidentale in senso lato. Nella figura di Pietro il Grande, che procedette a tappe forzate ad un’occidentalizzazione del paese colossale tanto quanto la mancanza di scrupoli verso la vita umana che dimostrò nel realizzarla, le due pulsioni si combatterono piuttosto che combinarsi armonicamente. Non sorprende allora se per una parte della popolazione russa il dittatore georgiano che “sconfisse” i nazisti; che fu celebrato in patria come un redivivo Aleksandr Nevskij, il difensore-salvatore per antonomasia della Santa Madre Russia; che fu guida dell’URSS quando questa, su basi in realtà fragilissime, divenne un grandioso modello o un grandioso spauracchio per il resto del mondo; rappresenti ancor oggi una figura popolare del quale una memoria ultraselettiva disegna solo un profilo rassicurante e paterno.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ difficile stabilire in che misura l’autocrazia putiniana sia l’espressione di una camicia di forza posta alle libertà civili e in che misura sia l’espressione del grado elementare di democrazia sostenibile dalla società russa pena la sua disgregazione, perché non c’è dubbio che l’ampio consenso di cui ancora gode il nuovo Zar di tutte le Russie non è segno solo di un’adesione acritica alla politica di “grandeur” affettata dal Cremlino, ma è dovuto in parte non trascurabile all’istinto di conservazione del popolo russo: così si conciliano gli omaggi tardivi ma ufficiali resi a Solzhenitsyn, con la discreta politica di “laissez faire” intorno al revival staliniano; le aperture “liberali” dell’attuale presidente Medvedev, con gli atteggiamenti da cane di guardia del suo boss. Quella dell’ex agente del KGB non è la versione russa del Terzo Reich, o la riedizione in nuce dell’Unione Sovietica. Per il momento – per il momento – è la politica di un gigante gracile che percorre un sentiero stretto in cerca di stabilità e continuità nello sviluppo, nelle forme assai ruvide di un gollismo in salsa russa. Ed il gollismo fu la forma pomposa con la quale la “grandeur” francese, tra uno scossone e l’altro, si adattò “nei fatti” alla pax americana.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="[pubblicato su Giornalettismo.com]">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Clima: bilancio di un (dis)accordo]]></title>
<link>http://primanews.wordpress.com/2009/12/19/clima-bilancio-di-un-disaccordo/</link>
<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 19:13:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>primanews</dc:creator>
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<description><![CDATA[A Copenhagen l&#8217;intesa c&#8217;è&#8230; ma in realtà non c&#8217;è. Bicchiere mezzo pieno, o me]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;"><a href="http://primanews.wordpress.com/files/2009/12/clmblgcpn-400x300.jpg" style="clear:left;float:left;margin-bottom:1em;margin-right:1em;"><img border="0" src="http://primanews.wordpress.com/files/2009/12/clmblgcpn-400x300.jpg?w=300" /></a>A Copenhagen l&#8217;intesa c&#8217;è&#8230; ma in realtà non c&#8217;è. Bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto? Le interpretazioni sull&#8217;accordo raggiunto tra i Paesi&#160;aderenti all&#8217;Onu&#160;sono divergenti su questo punto, tant&#8217;è che Obama stesso non ha esultato per il &#8216;compromesso&#8217; raggiunto e ha quasi ammesso che &#8216;non basta&#8217;. L&#8217;Ue, da parte sua, ha manifestato tutto il proprio disappunto lasciando trapelare&#160;qualche &#8216;delusione&#8217; per quanto partorito dalla Conferenza Onu sul clima. In ogni caso c&#8217;è da registrare almeno un impegno condiviso tra i Paesi partecipanti al summit a considerare le politiche ambientali come aspetti delle politiche globali da tenere in maggior conto per il presente e soprattutto per il futuro. Insomma, come alcuni commentatori hanno segnalato, si è trattato di &#8216;un primo passo di un lungo cammino&#8217;. Tant&#8217;è vero che il premier francese Sarkozy ha ufficialmente annunciato la convocazione di un nuovo summit sullo stesso tema, questa volta da&#160;svolgersi a Bonn fra sei mesi. </div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;">Alcune delle novità dell&#8217;accordo raggiunto, dopo faticosissime trattative (che hanno coinvolto soprattutto le nazioni più riottose, come Cina e India), riguarderebbero l&#8217;impegno per i Paesi industrializzati a mettere per iscritto gli impegni (definiti &#8216;volontari&#8217;) di riduzione dei cas a effetto serra per il periodo compreso tra il 2015 e il 2010. Questi impegni volontari dovranno essere stesi entro il primo febbraio del 2010. </div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;"></div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;"><strong>L&#8217;intesa</strong></div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;"></div>
<div class="separator" style="clear:both;text-align:justify;"><a href="http://primanews.wordpress.com/files/2009/12/vertice_onu_clima_ansa_jpeg_jpg_370468210.jpg" style="clear:right;float:right;margin-bottom:1em;margin-left:1em;"><img border="0" src="http://primanews.wordpress.com/files/2009/12/vertice_onu_clima_ansa_jpeg_jpg_370468210.jpg?w=300" /></a></div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;">Per quanto riguarda la parte economicamente &#8217;svantaggiata&#8217; del globo &#8211; ovvero i Paesi a bassa crescita industriale &#8211; la formula usata è stata quella di &#8216;azioni di mitigazioni in base alle loro specifiche caratteristiche nazionali&#8217;. In sostanza, e tradotto dal linguaggio un po&#8217; burocratico che affligge questo tipo di documenti, i Paesi in via di sviluppo dovranno rendere noti dei &#8216;rapporti&#8217; sui risultati conseguiti&#160;e dovranno presentarli entro il 2015.&#160;La &#8216;monetizzazione&#8217;&#160;effettiva degli interventi sul clima&#160;saranno&#160;nel dettaglio spalmati in questo modo:&#160;interventi finanziari &#8216;a breve&#160;termine (con un tetto di&#160;30 miliardi di dollari dal 2010 al 2012), e&#160;&#8217;a lungo termine (con un tetto di spesa pari a 100 miliardi&#160;ogni anno entro il 2020).&#160;Per&#160;dare subito un segnale, intanto, sono previsti i &#8216;fast start&#8217;:&#160;finanziamenti a brevissimo termine erogati dal Giappone per 11 miliardi,&#160;&#160;dall&#8217;Ue 10 miliardi, e dagli Usa per circa 3 miliardi.</div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;"></div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;"><strong>Le reazioni</strong></div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;"></div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;"><a href="http://primanews.wordpress.com/files/2009/12/dsc_27602520sudan2520philippines.jpg" style="clear:left;float:left;margin-bottom:1em;margin-right:1em;"><img border="0" src="http://primanews.wordpress.com/files/2009/12/dsc_27602520sudan2520philippines.jpg?w=300" /></a>Per Barack Obama si è trattato di &#8216;un passo in avanti molto significativo e senza precedenti, ma abbiamo ancora tanta strada da fare. Mentre per il Premier cinese Wen Jiabao &#8216;comunque finisca la Conferenza, ci impegneremo a raggiungere e superare tutti gli obiettivi&#8217;. Contrariate le reazioni di alcuni Paesi in via di sviluppo, come il Venezuela che per bocca del suo presidente Hugo Chavez ha parlato di &#8216;un summit tutt&#8217;altro che un successo&#8217; anzi &#8216;un fallimento. O come l&#8217;India che con il suo Premier Manmohan Singh ha riassunto meglio di tutti e senza troppa retorica la strada ancora lunga per costruire politiche climatiche incisive con il concorso di tutti: &#8216;il cambio climatico colpisce più di tutti i Paesi che hanno meno colpe&#8217;. Ma è tra i Capi di Stato delle&#160;aree più povere del mondo, l&#8217;Africa, che giungono le critiche più forti:&#160;l&#8217;accordo raggiunto, segnala infatti il premier sudanese&#160;Lummumba&#160;è &#8216;tra i peggiori della storia&#8217;. Naturalmente, oltre a l coro di critiche &#8216;istituzionali&#8217;, si è fatto&#160;sentire quello delle voci&#160;&#8217;ambientaliste&#8217; e &#8216;non governative&#8217;: WWf e&#160;&#8217;amici della terra&#8217; su tutti. I primi&#160;evidenziando la non presa di coscienza reale e concreta dei problemi che i cambiamenti climatici pongono a milioni di vite umane, i secondi drasticamente parlando di &#8216;disastro per i più poveri.</div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;">L&#8217;ottimismo di Obama, comunque, è anche dovuto ad un altro impegno significativo ottenuto dalla nuova amministrazione americana durante questa importante conferenza mondiale: e cioè agli &#8216;eccellenti progressi nel campo del disarmo&#8217;. Si vedrà a Bonn quali nuove misure e soprattutto secondo quali criteri di priorità verranno assunte nel nuovo summit annunciato come chiarificatore dei dubbi, pesanti, sollevati fin qui da alcuni protagonisti di questo primo incontro mondiale. </div>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;border-right:medium none;border-top:medium none;text-align:justify;"></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[E i minareti caddero in testa ai maîtres à penser]]></title>
<link>http://zamax.wordpress.com/2009/12/02/e-i-minareti-caddero-in-testa-ai-maitres-a-penser/</link>
<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 18:48:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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<description><![CDATA[“La meglio democrazia” era il titolo del mio ultimo articolo su Giornalettismo.com. Denunciavo il fa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">“La meglio democrazia” era il titolo del mio ultimo articolo su <em>Giornalettismo.com</em>. Denunciavo il fatto che proprio ora che, dopo il lunghissimo tirocinio del suffragio ristretto e i collassi totalitari del secolo scorso, il suffragio universale dimostra di aver raggiunto nei paesi occidentali una maturità sufficiente per sottrarsi non solo al giogo delle ideologie novecentesche, ma anche a quello dei decaloghi dispensati dai moderni chierici della democrazia, in certi, vasti, ambienti che si piccano di essere, più e meglio degli altri, democratici, liberali e progressisti &#8211; in realtà nient’altro che una ben stagionata nomenklatura &#8211; cresca oramai neanche tanto nascosta l’insofferenza per il voto popolare. E concludevo il ragionamento con questa domanda retorica: <em>“Cos’è, oggi, questa nostalgia canaglia delle “classi dirigenti” [nel nostro paese] se non l’inconfessato desiderio di una democrazia sotto la tutela di una casta di bramini?”</em></p>
<p style="text-align:justify;">Di questa deriva, le reazioni generalizzate al sorprendente &#8211; leggasi “scontatissimo” &#8211; risultato del referendum svizzero sui minareti costituiscono un’ulteriore manifestazione. E’ accaduto semplicemente che una popolazione tiranneggiata dai dogmi arbitrari di una democrazia scaduta ad ideologia, messa con le spalle al muro e ancora troppo intimidita per parlare apertamente, nel segreto dell’urna si sia sgravata delle proprie ansie e preoccupazioni. Orbi del buon senso proprio anche ai cafoni, che arrivano a comprendere termini come gradualità, selezione, maturazione, per i furieri della Caserma Democratica la società è come un’oca da <em>foie gras</em> da ingozzare impietosamente senza curarsi minimamente delle sue capacità di assimilazione e dei suoi gusti. Già! Si voleva che all’uomo della strada, per l’intellighenzia democratica una vera e propria cavia da laboratorio da “testare” in lungo ed in largo per saggiarne il grado di civiltà, secondo i canoni da essa stabiliti naturalmente, fino a farla gridare dal dolore, che è esattamente ciò che è successo nel paese del cioccolato al latte; si voleva dunque che all’uomo della strada elvetico non importasse un fico secco veder crescere i campanili islamici tra le verdi valli di questo angolo della vecchia Europa. Invece perfino i discendenti quasi scristianizzati dei Lanzichenecchi a questa prospettiva si sono sentiti toccati nella carne viva, come e peggio dei Padani; all’esultanza dei quali non basta rispondere, come hanno fatto le testoline progressiste delle nostre gazzette, con fatui giochi di parole volti ad irridere le pulsioni anti-elitarie di un volgo che si suppone berlusconiano, ma non lo è: basti vedere, ad esempio, la marea di commenti che ha sommerso quest’articolo del quotidiano francese <a href="http://www.lefigaro.fr/international/2009/11/30/01003-20091130ARTFIG00523-tolle-dans-la-classe-politique-et-chez-les-musulmans-.php">Le Figaro</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">Avviene anche per la democrazia e il liberalismo, quando si riducono ad ideologia, ciò che è proprio delle ideologie: l’uomo viene rapito d’ufficio alla propria storia, e al suo posto viene messo l’uomo nuovo, senza passato, senza futuro, perché perfetto nell’eterno presente di una perfetta società. E dall’altra parte, ai nuovi arrivati nel Primo Mondo da lande lontane e da altre storie, in obbedienza alla stessa ideologia si insegna una cultura astratta dei diritti, eccedenti la sfera di quelli inalienabili, che genera individui lamentosi, arroganti, suscettibili, senza pazienza, senza perseveranza. Contrariamente a quanto espresso anche da esponenti cattolici, in merito al diritto delle religioni alla pubblica visibilità, non vi è un parallelismo consequenziale tra la questione dei minareti e quella dei crocifissi nelle scuole. Né la costruzione di minareti né la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche costituiscono di per se stessi dei diritti inalienabili, né costituiscono un’offesa a questi ultimi; e come l’assenza dei minareti a fianco delle moschee non impedisce la libertà della pratica religiosa ai musulmani, così la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche nulla impone a chi le frequenta.</p>
<p style="text-align:justify;">E detto tra parentesi, se nel primo caso si insistesse nel dire il contrario, e cioè che la presenza dei minareti è “essenziale” alla pratica della religione musulmana, ciò sarebbe piuttosto rivelatore della “natura” dell’Islam per noi occidentali che, non lo si sottolineerà mai abbastanza, abbiamo assimilato un concetto di religione mutuato dalla “natura” del Cristianesimo. Non solo, noi parliamo “cristiano”, senza rendercene conto. Invisibili a noi stessi, siamo visibilissimi ai “Gentili” della modernità. Più di quarant’anni fa lo scrittore anglo-indiano V.S. Naipaul scriveva in <em>An area of darkness</em>, a riguardo di un problema d’igiene caratteristico della penisola indiana, la “casual defecation”:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">Sanitation was linked to caste, caste to callousness, inefficiency and a hopelessly divided country, division to weakness, weakness to foreign rule. This is what Gandhi saw, and no one purely of India could have seen it. It needed the straight simple vision of the West; and it is revealing to find, just after his return from South Africa, how <strong>Gandhi speaks Christian, Western simplicities</strong> with a new, discovering fervour…</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Anche se il divieto “costituzionale” alla costruzione di minareti introdotto su scala nazionale dall’esito referendario è in sé un passo draconiano e non auspicabile, reso però quasi inevitabile dall’insensibilità, se non della complicità, dell’establishment benpensante per le derive di quella cultura astratta dei diritti sopramenzionata, che spaventa la popolazione autoctona e di cui si fanno forti le frange militanti degli islamici in terra europea, non è tuttavia vero il contrario: e cioè che nella costituzione ve ne sia un diritto implicito. L’opportunità, o l’inopportunità, di permettere la costruzione dei minareti o l’esposizione dei crocifissi nelle aule scolastiche va giudicata su un piano che non è quello dei valori assoluti. E su questo piano, ad esempio, è ovvio a tutti, tranne che alla casta degli intelligenti, che una chiesa ortodossa non ha da noi, oggi, lo stesso impatto di una moschea. E’ un fatto che deve essere preso in considerazione da chi governa ed accettato da chi venuto da fuori ne subisce le conseguenze, senza strillare di fantomatici diritti calpestati, fin tanto che i suoi diritti inalienabili sono rispettati.</p>
<p style="text-align:justify;">Non dovrebbe essere un punto fermo nel pensiero di chi ha a cuore la libertà, dal punto di vista dell’evoluzione della società e della legge positiva, dell’uomo vivente nella schiavitù del tempo e dello spazio, ossia nella storia, sulla scorta delle riflessioni di Hayek e di altri prima di lui, l’attenzione, il rispetto – non l’idolatria &#8211; per la segreta sapienza, così invisa ai pianificatori, di leggi e costumi che tanto a lungo e validamente sotto le bandiere della “tradizione” hanno informato l’edificio sociale, laddove per gli ideologi democratici il nuovo dovrebbe essere accettato senza neanche passare per l’apprendistato? Non dovrebbe costituire questa ragionata prudenza l’aspetto conservatore del suo pensiero, laddove però il riconoscimento di un motore interno al consorzio umano che lo guida irresistibilmente verso l’uguaglianza dei diritti e le libertà individuali ne costituisce l’aspetto propriamente liberale? E il risultato in equilibrio di queste due forze, in cui il nuovo s’innesta nel vecchio, non dovrebbe costituire quella linea di tendenza, in realtà impercettibilmente sempre cangiante, che noi chiamiamo imperfettamente “identità”, in quanto non troppo dolorosamente cangiante?</p>
<p style="text-align:justify;">E sei noi riconosciamo questa ineluttabilità nei destini dell’umanità, non vuol forse dire che noi riconosciamo una verità propria all’uomo, con un suo corollario etico? E che il riconoscimento di questo decalogo costituisce il nostro conservatorismo dal punto di vista morale? E che l’opportuna scissione fra legge positiva e legge morale, nel quadro di una progressiva depenalizzazione, quando le condizioni della società lo possano permettere, e in armonia con un Dio che vuole uomini liberi, costituisce il nostro liberalismo dal punto di vista morale? All’accettazione di una società imperfetta; alla rinuncia al sogno di una società perfetta; alla rinuncia alla cultura dei diritti <em>hic et nunc</em> non sono sufficienti i nutrimenti terrestri: servono nutrimenti ultraterreni. Non basta la libertà civile, serve la libertà interiore, quella che basta a se stessa. La chiarezza del Cristianesimo su questo punto sarà pietra d’inciampo anche per l’Islam. Fra non molto.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/43387/e-i-minareti-caddero-in-testa-ai-maitres-a-penser/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Berlusconi al dittatore Lukashenko: il popolo ti ama... (?!?!?)]]></title>
<link>http://candidonews.wordpress.com/2009/11/30/berlusconi-al-dittatore-lukashenko-il-popolo-ti-ama/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 21:12:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>candidonews</dc:creator>
<guid>http://candidonews.wordpress.com/2009/11/30/berlusconi-al-dittatore-lukashenko-il-popolo-ti-ama/</guid>
<description><![CDATA[Che dire, quest&#8217;uomo non fa che stupire. Ogni qualvolta sembra aver toccato il fondo in fatto ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em><span style="color:#000080;">Che dire, quest&#8217;uomo non fa che stupire. Ogni qualvolta sembra aver toccato il fondo in fatto di vergogna, scende di un ulteriore gradino. Per carità la politica è pragmatismo. Anche i leader democratici come Obama,Merkel e Zapatero devono fare i conti con le relazioni internazionali e quindi con paesi non propriamente democratici, in primis la Cina. Un conto è la ragion di stato, un conto è osannare dei dittatori, come ultimamente fa il nostro (vostro) Premier. Prima nega le stragi in Cecenia per fare un favore a Putin, poi fa amicizia con Gheddafi, ora sdogana (unico leader occidentale) il dittatore bielorusso Lukashenko. </span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="color:#000080;">Continuo a pensare che in noi italiani ci sia qualcosa di sbagliato. Se un uomo (Berlusconi) è benvisto dai dittatori (Gheddafi, Lukashenko,Putin) e malvisto o appena sopportato dai leader occidentali (Obama, Sarkozy, Merkel, Zapatero etc) nessuno degli elettori conservatori di questo paese si pone un interrogativo, una domanda&#8230;. no è?</span></em></p>
<p style="text-align:left;"> </p>
<h1 style="text-align:center;"><a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_30/berlusconi-viaggi-bonino-polemiche_24e2af82-ddd1-11de-a61b-00144f02aabc.shtml">Berlusconi a Lukashenko: il popolo ti ama</a></h1>
<p>ROMA &#8211; L’amore del popolo bielorusso per il presidente Aleksandr Lukashenko si vede «dai risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti». Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, primo leader occidentale da quindici anni a questa parte a mettere piede a Minsk, ha ringraziato il Capo di Stato bielorusso per anni isolato dalla comunità internazionale anche per il sospetto di brogli nelle elezioni. «Grazie anche alla sua gente, che so che la ama: e questo è dimostrato dai risultati delle elezioni che sono sotto gli occhi di tutti» ha detto il premier italiano rivolgendosi al leader bielorusso in conferenza stampa.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/esteri/berlusconi-bielorussia/berlusconi-bielorussia/ansa_17338644_24520.jpg" alt="" width="230" height="186" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://farm4.static.flickr.com/3329/3511836709_84deb82a25_o.jpg" alt="" width="432" height="288" /></p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://zamparini.files.wordpress.com/2009/09/berlusconi_gheddafi_grandi_amici.jpg?w=483&#038;h=343" alt="" width="483" height="343" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Soldi agli hutu in Congo]]></title>
<link>http://quotidianoinclasse.wordpress.com/2009/11/30/soldi-agli-hutu-in-congo/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 21:03:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>gianlucatrotta</dc:creator>
<guid>http://quotidianoinclasse.wordpress.com/2009/11/30/soldi-agli-hutu-in-congo/</guid>
<description><![CDATA[Onu, accuse a due preti italiani Due sacerdoti italiani, un ruandese e un prete belga sono stati acc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Onu, accuse a due preti italiani</strong></p>
<p>Due sacerdoti italiani, un ruandese e un prete belga sono stati accusati di finanziare i gruppi hutu responsabili di molti massacri nel Congo.</p>
<p>Alcuni documenti sono stati scoperti e sembrerebbe che un sacerdote italiano abbia aiutato il sacerdote ruandese a raccogliere soldi per l’Fdlr (Fronte democratico per la liberazione del Ruanda) e che dopo li avessero usati per finanziare le rappresaglie degli hutu.</p>
<p>Un altro sacerdote, africano ma naturalizzato italiano, è stato accusato per lo stesso motivo, ma la sua accusa è ancora più forte per un motivo: il sacerdote sembra che abbia commesso reati anche durante i periodi difficili del Ruanda.</p>
<p>Ultimo accusato della lista è un prete belga, fondatore anche di un’organizzazione religiosa e membro del Consiglio Economico e Sociale dell’Onu, il quale è stato accusato di aver finanziato sempre guerriglieri hutu, colpevoli di numerosi stupri, rapine e altri atti inumani: quest’ultimi andavano direttamente a casa del prete a ritirare i soldi che lui raccoglieva per loro. Sembra proprio che i documenti che possiede l’Onu su queste questioni siano veri e che per questi uomini di Chiesa la situazione stia per peggiorare.</p>
<p>Marco C. &#8211; 1G</p>
<p>[ L'articolo originale è di Massimo Alberizzi ed è stato pubblicato sul quotidiano <em>Corriere della sera</em> del 26.11.2009, pagina 21 ]</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La staffetta]]></title>
<link>http://peppone76.wordpress.com/2009/11/30/la-staffetta/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 21:00:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>c1a7</dc:creator>
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<description><![CDATA[Obama scarica su di noi alcuni terroristi rinchiusi a Guantanamo. Giuridicamente niente da eccepire:]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Obama scarica su di noi alcuni terroristi rinchiusi a Guantanamo. Giuridicamente niente da eccepire: si tratta di persone indagate nel nostro Paese. Indagate sì, ma non condannate. Altro ennesimo caso di carcerazione che precede la pena. Va bene, stiamo parlando di terrorismo, cosa gravissima.  Ma perché gli americani devono darci un&#8217;immondizia che appartiene più a loro che a noi?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Paura contro Democrazia.]]></title>
<link>http://attualizzando.wordpress.com/2009/11/30/paura-contro-democrazia/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 12:25:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>enrico76</dc:creator>
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<description><![CDATA[un minareto. Anche ieri la TV mi ha fatto riflettere. Prima di tutto sono rimasto stupito sui risult]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">
<div id="attachment_322" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><a href="http://attualizzando.wordpress.com/files/2009/11/touba-minareto2.jpg"><img class="size-full wp-image-322" title="Touba Minareto2" src="http://attualizzando.wordpress.com/files/2009/11/touba-minareto2.jpg" alt="" width="250" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">un minareto.</p></div>
<p>Anche ieri la TV mi ha fatto riflettere. Prima di tutto sono rimasto stupito sui risultati del referendum antiminareti svoltosi in Svizzera. Un risultato del genere (il 57% della popolazione che vota per proibire la costruzione di minareti) non è un buon segno, soprattutto quando accade in un paese da sempre noto per la laicità e la libertà di pensiero. A ora tarda invece, al <a href="http://www.mauriziocostanzoshow.it/">Maurizio Costanzo Show</a> (che, diciamolo, non è più che l’ombra di quel che era qualche anno fa) si parla di Giustizia con l’Onorevole <a href="http://www.camera.it/cartellecomuni/leg16/include/contenitore_dati.asp?tipopagina=&#38;deputato=d200127&#38;source=%2Fdeputatism%2F240%2Fdocumentoxml.asp&#38;position=Deputati\La%20Scheda%20Personale&#38;Pagina=Deputati/Composizione/SchedeDeputati/SchedeDeputati.asp%3Fdeputato=d200127">Matteo Brigandì</a>, che oltre ad essere parlamentare è l’avvocato di Umberto Bossi. Non entro nel merito delle proposte (folli) sulla riforma della giustizia ma segnalo solo una cosa. Dice che il giudice dovrebbe prendere le decisioni ritirandosi nel suo ufficio col solo ausilio del codice e del crocefisso. Del crocefisso? Che c’entra con la giustizia dello stato italiano? Nessuno dice nulla, anzi, nessuno sembra notare la dichiarazione, come se fosse normale affermare che un magistrato di uno stato laico deve emettere sentenze con l’ausilio della religione. Cosa sarà la prossima riforma che proporranno? La reintroduzione del rogo?</p>
<p style="text-align:justify;">Queste due notizie non hanno in comune solo la questione religiosa ma anche l’indifferenza e la freddezza con cui i media e l’opinione pubblica le hanno prese, come se fossero cosucce da nulla. Riguardo il referendum svizzero non ci sono stati commenti, prese di posizione o almeno non ne sono state mostrate dai media. Unico commento a noi giunto quello del vicesindaco di Milano (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_De_Corato">De Corato</a>, ex <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_Sociale_Italiano-Destra_Nazionale">MSI</a>) che ha detto che l’Italia dovrebbe prendere esempio. Mah… in Italia intanto si propone di diversificare la cassa integrazione per italiani ed extracomunitari. A pari lavoro, a pari doveri, diversi diritti. A me non sembra una cosa giusta. E a voi?</p>
<p style="text-align:justify;">Naturalmente mi sono chiesto il perché del voto svizzero. La risposta è sempre quella: paura. Una paura inventata da</p>
<div id="attachment_323" class="wp-caption alignright" style="width: 226px"><a href="http://attualizzando.wordpress.com/files/2009/11/matteo-brigandi.jpg"><img class="size-medium wp-image-323" title="matteo brigandì" src="http://attualizzando.wordpress.com/files/2009/11/matteo-brigandi.jpg?w=216" alt="" width="216" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">l&#39;Onorevole Matteo Brigandì, avvocato di Umberto Bossi.</p></div>
<p>chi ci guadagna e da chi controlla l’informazione, da chi ci dice che il grande pericolo è il terrorismo islamico, che i musulmani vogliono invadere l’Europa e islamizzarla, che vogliono distruggere la nostra cultura e la nostra tradizione. La gente non si rende conto che sono tutte balle, lo dicono i numeri. Fate il conto di quanti morti ha fatto il terrorismo islamico in Europa e di quanti invece muoiono di tumore per l’inquinamento generato dalla sete di profitto dei pochi che comandano. Noterete che il vero nemico da combattere non è l’Islam.</p>
<p style="text-align:justify;">Vedere un popolo da sempre civile e democratico come quello svizzero prendere una simile decisione mi ha fatto tristezza. Così muore la democrazia, tra la paura di alcuni e l’indifferenza dei più.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I sensi di colpa (sbagliati) sul terzo mondo]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/30/i-sensi-di-colpa-sbagliati-sul-terzo-mondo/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 11:45:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Peter Bauer (Dalla sussistenza allo scambio) e i miti dell&#8217;economia dello sviluppo Articolo di]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Peter Bauer (Dalla sussistenza allo scambio) e i miti dell&#8217;economia dello sviluppo Articolo di]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La fame? Meno aiuti e più economia]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/30/la-fame-meno-aiuti-e-piu-economia/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 10:23:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Ad aiutarci a comprendere meglio le cose viene in nostro aiuto, ora, la recente traduzione di un vol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Ad aiutarci a comprendere meglio le cose viene in nostro aiuto, ora, la recente traduzione di un vol]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Perchè il fallimento del vertice Fao non fa più notizia]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/30/perche-il-fallimento-del-vertice-fao-non-fa-piu-notizia/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 09:37:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Fallimento del vertice Fao tra inefficienze e sprechi Articolo di Carlo Stagnaro Un cane che morde u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Fallimento del vertice Fao tra inefficienze e sprechi Articolo di Carlo Stagnaro Un cane che morde u]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La valigia sul letto è quella di un lungo viaggio]]></title>
<link>http://pizzeriaitalia.wordpress.com/2009/11/30/la-valigia-sul-letto-e-quella-di-un-lungo-viaggio/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 07:37:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>vuerre</dc:creator>
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<description><![CDATA[Darwin pubblica la lettera che Pier Luigi Celli (Direttore Generale della LUISS) scrive al figlio. F]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://carlettodarwin.blogspot.com/" target="_blank">Darwin</a> pubblica la <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/celli-lettera/celli-lettera/celli-lettera.html" target="_blank">lettera</a> che Pier Luigi Celli (Direttore Generale della LUISS) scrive al figlio.</p>
<blockquote><p>Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.</p>
<p>Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l&#8217;idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.</p>
<p>Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l&#8217;affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.</p>
<p>Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all&#8217;attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E&#8217; anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l&#8217;Alitalia non si metta in testa di fare l&#8217;azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell&#8217;orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d&#8217;altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l&#8217;unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.</p>
<p>Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po&#8217;, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato  &#8211;  per ragioni intuibili  &#8211;  con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all&#8217;infinito, annoiandoti e deprimendomi.</p>
<p>Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell&#8217;estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.</p>
<p>Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.</p>
<p>Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.</p>
<p>Preparati comunque a soffrire.</p>
<p>Con affetto,</p>
<p>tuo padre</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La campagna di Medici Senza Frontiere, i media e noi]]></title>
<link>http://caffenews.wordpress.com/2009/11/30/la-campagna-di-medici-senza-frontiere-i-media-e-noi/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 23:01:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>Claudia Ruggiero</dc:creator>
<guid>http://caffenews.wordpress.com/2009/11/30/la-campagna-di-medici-senza-frontiere-i-media-e-noi/</guid>
<description><![CDATA[Caffè News Magazine ha aderito alla campagna “Adotta una Crisi Dimenticata” di Medici Senza Frontier]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Caffè News Magazine ha aderito alla campagna “Adotta una Crisi Dimenticata” di Medici Senza Frontier]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Clamorosa vittoria del referendum anti-minareti in Svizzera, l'inizio della fine?]]></title>
<link>http://candidonews.wordpress.com/2009/11/29/clamorosa-vittoria-del-referendum-anti-minareti-in-svizzera-linizio-della-fine/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 22:16:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>candidonews</dc:creator>
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<description><![CDATA[È un risultato epocale, proprio perché ottenuto nel centro d’Europa e contro il parere di tutti i pr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><blockquote>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" src="http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/esteri/russia-xenofobia/russia-xenofobia/stor_7812081_49030.jpg" alt="" width="230" height="344" /></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.polisblog.it/post/6277/clamorosa-vittoria-del-referendum-anti-minareti-in-svizzera-il-59-dice-si-a-vietarli-per-legge"><em>È un risultato epocale,</em></a><em> proprio perché ottenuto nel centro d’Europa e contro il parere di tutti i principali partiti della Confederazione. Secondo gli ultimi definitivi sondaggi, come riportato dal </em><a href="http://www.blick.ch/news/schweiz/politik/volk-sagt-ja-zur-anti-minarett-initiative-134544"><em>sito web della Blick Zeitung</em></a><em>, gli svizzeri avrebbero chiuso la porta in faccia alla retorica dell’integrazione &#8211; secondo alcuni &#8211; o all’integrazione stessa secondi altri, con un imponente <strong>59% di sì </strong>alla proposta del partito di destra Svp di vietare esplicitamente la costruzione di nuovi minareti. </em></p>
<p style="text-align:justify;"><em>L’esito è ancor più incredibile se si guarda al sondaggio pre-voto, che vedeva il 53% degli svizzeri contrari all’iniziativa, contro un 37% di sì e un 10% di astenuti. Ma non sempre i partiti hanno il polso della situazione, e a volte vengono clamorosamente sconfitti dall’opinione pubblica, che vive per strada tutti i giorni e non sempre ama farsi condizionare dal palazzo dorato dei privilegiati di stato.</em></p>
<p><em>Da notare che capofila del voto anti-islamico &#8211; sempre secondo i sondaggi &#8211; è stato il cattolicissimo <strong>Ticino</strong>, schieratosi compatto contro le istituzioni ecclesiastiche pro-minareti, da sempre avversate dal vulcanico leader della Lega Ticinese </em><a href="http://www.google.it/url?sa=t&#38;source=web&#38;ct=res&#38;cd=2&#38;ved=0CBYQFjAB&#38;url=http%3A%2F%2Fwww.legaticinesi.ch%2Fgiuliano-bignasca&#38;ei=H3oSS8vLLYGe_AaB8OE1&#38;usg=AFQjCNFsgEKekzb461a36Vxgm0gtKnR48w&#38;sig2=MRAlYTt8RVBWCYUqsUwaHA"><em>Giuliano Bignasca</em></a><em>.</em></p></blockquote>
<p><!-- google_ad_section_end --><em><span style="color:#000080;">Da tempo, anche su questo blog, vado dicendo che l&#8217;Europa si avvia verso una nuova epoca &#8220;buia&#8221;. Le difficoltà economiche crescenti, la guerra dei poveri, l&#8217;aumento della criminalità dovuta anche agli stranieri sta pompando l&#8217;elettorato dei partiti xenofobi e di estrema destra. </span></em></p>
<p><em><span style="color:#000080;">In Svizzera vince il Si al divieto di costruire nuovi minareti. Un primo passo verso la fine di ogni proposta di integrazione. Gli stranieri visti come ospiti, anche sgraditi, è solo l&#8217;inizio. Poi arriveranno leggi penalizzanti, da noi già ci ha pensato la lega nord con la proposta di cassa integrazione ridotta per gli extracomunitari. Tutto questo scatenerà l&#8217;ira degli immigrati con conseguente creazione di terreno fertile per gli estremismi. E di conseguenza agli attentati terroristici interni seguiranno leggi repressive per tutti i cittadini (in stile Patriot Act) e cosi via verso la fine di ogni libertà. </span></em></p>
<p><em><span style="color:#000080;">Difficile scongiurare tali eventi, per noi Europei. La Storia è costituita da cicli. Nei secoli scorsi abbiamo avuto il dominio greco, poi quello romano, poi quello spagnolo ed olandese, poi quello francese e successivamente quello inglese, finendo con quello americano e quello sovietico. Ora tocca alla Cina, all&#8217;India, ai paesi mussulmani. Per noi europei è in atto un lento ma inesorabile declino. </span></em></p>
<p><em><span style="color:#000080;">Noi saremo invasi dai africani, mussulmani, slavi. Non c&#8217;è modo di fermare questo processo. L&#8217;Italia, l&#8217;Europa, non è solo di chi ci abita oggi, è di tutti. Davanti a noi abbiamo due strade soltanto. </span></em></p>
<p><em><span style="color:#000080;">1. Favorire l&#8217;integrazione cercando di fondere le diverse culture raccogliendo il meglio delle stesse per dare ai nostri figli un futuro di pace e tolleranza.</span></em></p>
<p><em><span style="color:#000080;">2. Rinchiuderci in noi stessi, con leggi xenofobe, aspettando che gli &#8220;altri&#8221; ci invadano, incazzati ed affamati piu che mai.</span></em></p>
<p><em><span style="color:#000080;">In un film a lieto fine l&#8217;opzione 1 sarebbe quella scritta dagli sceneggiatori. Sappiamo tutti però che nella vita reale difficilmente avremo un lieto fine.</span></em></p>
<p><em><span style="color:#000080;"> </span></em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Irlanda: Rapporto choc, Chiesa coprì abusi sessuali per 40 anni ]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/29/irlanda-rapporto-choc-chiesa-copri-abusi-sessuali-per-40-anni/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 15:29:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
<guid>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/29/irlanda-rapporto-choc-chiesa-copri-abusi-sessuali-per-40-anni/</guid>
<description><![CDATA[Centinaia di abusi sessuali su bambini compiuti per 40 anni da sacerdoti nei riformatori di tutta l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Centinaia di abusi sessuali su bambini compiuti per 40 anni da sacerdoti nei riformatori di tutta l]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sfama il mondo vendi il Vaticano]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/29/sfama-il-mondo-vendi-il-vaticano/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 13:14:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
<guid>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/29/sfama-il-mondo-vendi-il-vaticano/</guid>
<description><![CDATA[Articolo di Stefano Marucci Negli USA, Sarah Silverman si prende la libertà di sbeffeggiare il Vatic]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Articolo di Stefano Marucci Negli USA, Sarah Silverman si prende la libertà di sbeffeggiare il Vatic]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il giornale con 56 milioni di lettori]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/29/il-giornale-con-56-milioni-di-lettori/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 12:20:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/29/il-giornale-con-56-milioni-di-lettori/</guid>
<description><![CDATA[JULIEN BOUISSOU NEW DELHI A qualche metro da un capannone inondato da tempeste di polvere, le erbacc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2"><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images138.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8753" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images138.jpg" alt="" width="135" height="146" /></a>JULIEN BOUISSOU</td>
</tr>
<tr>
<td><img src="http://www.lastampa.it/common/images/pixel.gif" alt="" height="4" /></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2">NEW DELHI<br />
A qualche metro da un capannone inondato da tempeste di polvere, le erbacce incolte mostrano ancora il segno del peso dei corpi che sono caduti lì, tramortiti dai colpi di spranga e martello. Assassinati. Le loro grida perse nella notte.</p>
<p>E’ lì, nell’estrema periferia di New Delhi, che un ragazzo di quattordici anni e i suoi genitori, appena arrivati da un povero villaggio del Rajastan, sono stati uccisi.</p>
<p>Lalit Vijay solleva i materassi coperti di polvere, apre i cassetti, scatta delle foto con il telefonino. «Tutte le volte la stessa storia: la polizia passa, e gli indizi rimangono inosservati. Sono a corto di organico e vanno sempre di fretta», spiega il giovane giornalista che ha già ritrovato, due giorni prima, un cellulare che apparteneva a una delle vittime.</p>
<p>E’ una nuova inchiesta che comincia per Lalit Vijay: in sella alla sua moto e con un foglio di carta sempre infilato nella tasca posteriore dei suoi jeans, non si perde mai un caso interessante. Ha visto tanti di quei cadaveri che è diventato vegetariano, scherza. Le sue inchieste finiscono sulle pagine del giornale più letto al mondo: il Dainik Jagran, con le sue 240 edizioni locali, pubblica ogni giorno più di 10 mila articoli. I suoi mille giornalisti hanno le porte spalancate, dappertutto: la gente chiama prima loro della polizia. <!--more--></p>
<p>«Attenzione però – precisa con puntiglio -, il giornale non pubblica mai immagini scioccanti». Anche perché la maggior parte dei suoi 56 milioni di lettori (il 90 per cento sono abbonati) apre il quotidiano al momento di fare la prima colazione. Dainik Jagran significa in hindi il «risveglio quotidiano». «In India la gente ha ancora tempo di leggere – continua Vijay -. Ci si alza presto al mattino, ma si va tardi a lavorare. Ma il risveglio non può essere traumatizzante».</p>
<p>Per interessare il lettore bisogna perciò trovare buone storie. Vijav incontra quasi tutti i giorni gli ispettori di polizia Ajav Tripathi e Rajiv Mishra. «Più un ufficiale è corrotto, più è probabile che ti dia informazioni», nota il cronista. Ma le fonti migliori sono gli impiegati al casellario. Parlano in cambio di sigarette, un tè, un po’ di considerazione e qualche rupia.</p>
<p>Nel caso della strage della famiglia che veniva dal Rajastan la polizia privilegia la pista della banda Bawanai, legata a una casta originaria dello stesso Stato, già conosciuta per gli attacchi simultanei a case in quartieri residenziali della borghesia. «Ma questo omicidio non assomiglia agli altri della gang», obbietta il cronista, che ci vede piuttosto un regolamento di conti familiare.</p>
<p>Vijay ha fino a 23 ore per redigere un articolo, nel suo piccolo ufficio situato in un edificio ultramoderno, dove ragazzi in uniforme impeccabile servono a intervalli regolari tazze di tè al cardamomo. Ai piani inferiori possenti rotative stampano il giornale al ritmo di 3000 copie al minuto. Nei centri stampa distaccati, le edizioni chiudono prima, verso mezzanotte, per dare tempo ai distributori di arrivare, in bicicletta, fino ai villaggi più remoti. Il bacino dei lettori copre gran parte dell’India del Nord, e tutti gli strati sociali, tranne la piccola élite anglofona. «Ma in India soltanto il 2% della popolazione legge quotidiani in inglese – spiega Anil Nigam, caporedattore dell’edizione della regione di Noida -. Mentre la percentuale di persone che sanno leggere e scrivere è cresciuta dal 35% del 1976 al 71% di oggi. E le nostre copie aumentano ogni giorno».</p>
<p>La linea è quella di stare attaccati ai problemi reali, quotidiani, della gente. «Ultimamente parliamo molto di infrastrutture &#8211; continua Nigam -, perché i lavoratori non vanno più in fabbrica o in ufficio a piedi, usano sempre di più gli autobus, e anche le automobili». Anche la protezione dell’ambiente fa parte della nuova linea editoriale. Con un taglio locale, però. Un articolo dedicato al versamento di rifiuti tossici nel fiume sacro Yamuna ha come titolo «Se il protettore diventa a sua volta distruttore, allora dov’è Dio?».</p>
<p>Entrare nella modernità senza sacrificare la propria cultura e le proprie tradizioni è un altro leitmotiv della linea editoriale. «Difendiamo l’induismo – precisa Nigam -. Ma rispettiamo tutte le religioni che aderiscono ai valori dell’India». La stessa prudente apertura vale per la gestione manageriale. La famiglia proprietaria, i Gupta, ha quotato in Borsa una parte del giornale, che ha un fatturato di 100 milioni di euro all’anno. La famiglia vuole acquistare altri giornali locali per espandersi ulteriormente, ma non televisioni («perdono tutte soldi», spiega il patron Sanjay Gupta) e non intende nemmeno espandersi su Internet: «Il livello di penetrazione è troppo basso. Aspettiamo che in Occidente trovino finalmente un modello di business vincente sul Web, poi vedremo».</p>
<p><em>Copyright Le Monde</em></p>
<p><em><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#38;ID_articolo=6676&#38;ID_sezione=&#38;sezione=" target="_blank">La Stampa</a></em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA["Il pesante fardello dell'umiltà"]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/29/il-pesante-fardello-dellumilta/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 11:23:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[]]></description>
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<title><![CDATA[Profumo di Ior. E di riciclaggio]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/29/profumo-di-ior-e-di-riciclaggio/</link>
<pubDate>Sun, 29 Nov 2009 09:24:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Un’indagine della procura di Roma su Unicredit e la Banca del Vaticano. Un conto da 60 milioni di eu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Un’indagine della procura di Roma su Unicredit e la Banca del Vaticano. Un conto da 60 milioni di eu]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Peter Schiff was right about Subprime Crisis (2002-2009 videos)]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/28/peter-schiff-was-right-about-subprime-crisis-2002-2009-videos/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 15:15:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[http://www.schiffforsenate.com]]></description>
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<title><![CDATA[Molti non avevano capito, ma qualcuno sì]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/28/molti-non-avevano-capito-ma-qualcuno-si/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 14:24:16 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Articolo di Carlo Lottieri “(…) the special privileges granted to Fannie and Freddie have distorted ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Articolo di Carlo Lottieri “(…) the special privileges granted to Fannie and Freddie have distorted ]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Joseph Stiglitz &amp; Fannie Mae: la miopia degli economisti celebrati e le virtù della rete]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/28/joseph-stiglitz-fannie-mae-la-miopia-degli-economisti-celebrati-e-le-virtu-della-rete/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 13:50:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Articolo di Carlo Lottieri Nel 2002, l’economista Joseph Stigler – allora fresco vincitore del Premi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Articolo di Carlo Lottieri Nel 2002, l’economista Joseph Stigler – allora fresco vincitore del Premi]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[L'intellettuale palestinese rompe il tabù. La Spianata ? Sacra prima agli ebrei]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/28/lintellettuale-palestinese-rompe-il-tabu-la-spianata-sacra-prima-agli-ebrei/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 13:13:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[GERUSALEMME — L’invito alla prima era una mail inviata con largo anticipo. E a largo rag­gio: «In oc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images131.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8729" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images131.jpg" alt="" width="110" height="118" /></a>GERUSALEMME — L’invito alla prima era una mail inviata con largo anticipo. E a largo rag­gio: «In occasione della presentazione della raccol­ta di ricerche storiche &#8216;Dove Cielo e Terra s&#8217;incon­trano&#8217;, presso L&#8217;École Biblique di Gerusalemme, in­terverranno gli autori&#8230;». Un&#8217;occasione: non sem­pre capita che vicino alla Porta di Damasco si trovi­no a discutere studiosi israeliani e palestinesi. Un’occasione unica: fra quegli autori, era annuncia­to anche Sari Nusseibeh. L&#8217;Amos Oz arabo. La co­scienza di Gerusalemme est che mai tace. O quasi mai: rispettoso del pubblico accorso, Nusseibeh non ha declinato l&#8217;invito. S&#8217;è presentato puntuale nel giardino dell&#8217;École. S&#8217;è accomodato in platea. Ma quand&#8217;è venuto il suo turno, chiamato a spiega­re il capitolo che aveva scritto, dove sostiene quel che nessun arabo sosterrebbe e cioè che gli ebrei hanno più d&#8217;una ragione per celebrare la lo­ro memoria nel cuore di Gerusa­lemme, lì Nusseibeh ha esercita­to il diritto al silenzio. Riluttan­te. Forse spaventato. Ha sorriso, s&#8217;è protetto con una mano, se l&#8217;è cavata con quattro parole — «mi spiace, non posso» — e se n&#8217;è an­dato.<!--more--></p>
<p>Ha detto l&#8217;indicibile, il professor Nusseibeh. Il suo studio s&#8217;intitola «Al-Haram Al-Sharif», come i musulmani chiamano la Spianata delle Moschee e il luogo dell&#8217;assunzione in cielo del Profeta, lo stesso che per gli ebrei è il Monte del Tempio, l&#8217;angolo di mondo più conteso fra le grandi religioni. Nusseibeh — presidente dell&#8217;Al Quds University, «il palestinese più pericoloso della Terra» secondo la definizione (e l&#8217;omaggio) d&#8217;un destrorso israeliano come Reuvlen Rivlin — in poche decine di pagine ar­gomenta una tesi rivoluzionaria e senza preceden­ti, per la bocca che l&#8217;esprime: c&#8217;è un legame storico e documentato fra gli ebrei e la Spianata, dice, la tradizione biblica va riconosciuta, così com&#8217;è inne­gabile l&#8217;esistenza del Tempio in quel punto. E i mu­sulmani? Per Nusseibeh, Maometto giunse dov&#8217;è ora l&#8217;Al Aqsa proprio perché era già una città sacra agli ebrei e ai cristiani, «il suo viaggio aveva lo sco­po di fondere Ebraismo e Islam, unire tutti i veri fedeli dell&#8217;Unico Dio». Naturalmente, nel saggio si dice pure che tutto questo non giustifica l&#8217;atteggia­mento degli ebrei ultraortodossi quando respingo­no il culto della Spianata. E non può passare nem­meno «il reciproco rifiuto dell&#8217;archeologia dell&#8217;al­tro » che quotidianamente si consuma sulle pietre di Gerusalemme.</p>
<p>Ma per qualcuno, su quel libro c&#8217;è già scritto troppo. Ci sono state minacce di morte di fonda­mentalisti islamici, dicono i colleghi, soprattutto per la collaborazione accademica con un istituto israeliano, Yad Ben Zvi: ecco spiegata la ragione del silenzio all’École, il rifiuto d&#8217;interviste, nono­stante una delle collaboratrici dello studioso, Hoda Rajani, s&#8217;af­fanni a spiegare che «il professo­re non ha voluto parlare solo per­ché era un po&#8217; stanco». A 60 an­ni, questo sì, Nusseibeh è stan­co.</p>
<p>Siriano di nascita, di ricca fa­miglia terriera, studi a Oxford e Harvard, moglie inglese, ha im­pegnato il suo rispettato nome nelle battaglie più scomode: rap­presentante dell&#8217;Anp a Gerusa­lemme, quand&#8217;era da raccoglie­re l&#8217;eredità di Faisal Husseini, e contemporaneamente vicino ai laburisti di Ami Ayalon; docen­te alla Hebrew University e in­tanto anima della Bir Zeit, l&#8217;uni­versità delle intifade; avverso ad Arafat e, insieme, primo a dialogare con la destra Likud; accusato dagl&#8217;israeliani, e per questo incarcerato, e aperta­mente contrario alla strategia dei kamikaze; vicino a Peace Now e intanto malmenato nei vicoli bui della casbah&#8230; Osa spesso verità scorrettissime: «Gerusalemme è persa — disse l&#8217;anno scorso, facendo imbestia­lire Abu Mazen —. Gaza è per­sa. C&#8217;è rimasta solo Ramallah. In un panorama di corruzione e d&#8217;inefficienza». Rompere il tabù dei tabù, ora, gli costa in tran­quillità. Ma è una catarsi: «Mi sento prigioniero di Gerusa­lemme — è la sua idea — e pia­no piano me ne voglio liberare. L&#8217;enfasi dei simboli e delle pie­tre ha ridotto al minimo le persone». Il Monte del Tempio, ma anche il Santo Sepolcro: da secoli, su mandato ottomano, è alla famiglia Nusseibeh che spetta aprire e chiudere il portone di legno della Basilica, ogni giorno. Una volta, la chiave del luo­go santo l&#8217;ha maneggiata anche lui. Ma per poco. Il professore, lo ritrae il giornale <em>Ma&#8217;ariv ,</em> ha solo un modo per sopravvivere dove Cielo e Terra s&#8217;in­contrano: scrivere e poi svanire, perché un bel ta­cer non fu mai scritto.</p>
<p>Francesco Battistini per &#8220;Il Corriere della Sera&#8221;</p>
<p><a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&#38;sez=120&#38;id=32249" target="_blank">Informazione Corretta</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Per i lettori di Taylor: nuove prove dell’instabilità prodotta dai governi]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/28/per-i-lettori-di-taylor-nuove-prove-dell%e2%80%99instabilita-prodotta-dai-governi/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 13:00:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Articolo di Oscar Giannino Spero che molti di voi abbiano letto Getting Off Track di John Taylor, ch]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Articolo di Oscar Giannino Spero che molti di voi abbiano letto Getting Off Track di John Taylor, ch]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Egitto-Algeria: come il calcio è diventato politica]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/28/egitto-algeria-come-il-calcio-e-diventato-politica/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 12:21:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
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<description><![CDATA[La bufera politica seguita alla partita di qualificazione per i mondiali fra Egitto e Algeria ricopr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images129.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8723" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images129.jpg" alt="" width="101" height="101" /></a>La bufera politica seguita alla partita di qualificazione per i mondiali fra Egitto e Algeria ricopre ormai da giorni un ruolo da protagonista sulle pagine di tutti i giornali arabi. La velocità con cui gli incidenti si sono estesi, e con cui la crisi sportiva si è trasformata in una crisi politica, rappresenta l’ennesima testimonianza delle divisioni interarabe, e forse del tentativo dei regimi coinvolti di “esportare” le loro crisi interne – scrive il giornalista Osama Al-Sharif</em></p>
<p>Quando si tratta di calcio, gli arabi sono probabilmente fanatici tanto quanto – diciamo – gli inglesi, i brasiliani o i coreani. O forse no! Le tristi vicende che circondano la partita di qualificazione alla Coppa del Mondo tra Egitto e Algeria, tenutasi in Sudan, hanno guastato le nobili caratteristiche che molte nazioni attribuiscono a questo gioco. Una partita decisiva che coinvolge due squadre nazionali è stata trasformata in una contesa amara e detestabile tra popoli e governi.</p>
<p>L’Egitto ha perso la partita, e con essa la qualificazione. L’Algeria sarà l’unico paese arabo a giocare in Sudafrica il prossimo anno. Ma ciò che ha avuto luogo dopo la partita è stato allo stesso tempo scioccante e inquietante. I dimostranti ad Algeri hanno attaccato gli interessi egiziani nella città, distruggendo e incendiando diversi uffici. Al Cairo, migliaia di giovani egiziani arrabbiati hanno tentato di marciare verso l’ambasciata algerina, ma sono stati fermati dalla polizia in tenuta anti-sommossa. Vi sono state accuse secondo le quali i tifosi egiziani sarebbero stati attaccati e maltrattati dagli algerini a Khartoum, mentre si stavano recando all’aeroporto. Altre notizie riferiscono che bar e ristoranti di proprietà egiziana sono stati dati alle fiamme a Marsiglia, in Francia, dove vive una grande comunità di espatriati algerini.<!--more--></p>
<p>I mezzi di informazione in entrambi i paesi hanno mobilitato l’opinione pubblica. Un commentatore sportivo su un canale satellitare egiziano ha fatto osservazioni incendiarie sull’Algeria, sul paese e sulla sua gente. Altri hanno invocato un boicottaggio totale, e hanno chiesto che il governo si adoperi per vendicare l’orgoglio nazionale ferito. Il Cairo ha richiamato il suo ambasciatore in Algeria e le relazioni tra i due paesi arabi sono piombate a livelli senza precedenti.</p>
<p>E’ stato un po’ surreale, soprattutto quando Israele, fra tutti gli altri paesi, ha invitato i due paesi arabi ad esercitare l’autocontrollo! E ’stato un altro picco negativo nelle relazioni inter-arabe. I media non sono incolpevoli, in questo caso. Essi hanno inutilmente schierato l’opinione pubblica in un modo che ha trasformato questa vicenda in una grave crisi regionale. La geografia è stata benevola in questo caso, perché se i due paesi avessero condiviso delle frontiere terrestri chissà cosa sarebbe potuto accadere.</p>
<p>Quando si è in presenza di profonde e radicate rivalità, si potrebbe forse comprendere la connotazione politica dietro a una partita di calcio che vede confrontarsi, ad esempio, l’Inghilterra e la Francia, l’Iran e l’Iraq, o la Turchia e la Grecia. Ma è assurdo dare lo stesso peso a una partita, per quanto importante, tra l’Egitto e l’Algeria.</p>
<p>I due paesi arabi non sono mai stati in guerra, non erano neanche stati colonizzati dalla stessa potenza occidentale. Al contrario, quando gli algerini erano in lotta per l’indipendenza dalla Francia a metà del secolo scorso, fu l’Egitto, sotto Gamal Abdel Nasser, che si mobilitò a sostegno dei nazionalisti algerini. Tanto che la Francia prese parte all’aggressione tripartita contro l’Egitto (<em>quella che vide Francia, Gran Bretagna e Israele scendere in guerra contro l’Egitto in occasione della crisi di Suez (N.d.T.)</em> ) dopo la decisione di quest’ultimo di nazionalizzare il canale di Suez nel 1956.</p>
<p>Guardando indietro alla storia delle relazioni bilaterali fra i due paesi, si trovano difficilmente punti di contrasto sufficientemente gravi da giustificare la reciproca ostilità a livello dell’opinione pubblica. Se l’Algeria ha problemi con i suoi vicini, tali problemi sono con il Marocco, nel Sahara occidentale, e con la Tunisia (in misura minore). La maggior parte dei lavoratori egiziani espatriati risiedono nei paesi del Golfo e in Libia. Pochi sono andati in Algeria, la quale intrattiene rapporti economici per lo più con l’Europa, specialmente con la Francia.</p>
<p>Come si può spiegare, allora, la recente fiammata  di ostilità tra egiziani e algerini? Nel calcio i due paesi si erano incontrati in precedenza, e nella maggior parte dei casi è stato un peccato che questi incontri siano stati fatali per le chance di una delle due squadre, le quali tentavano di qualificarsi ad un campionato importante. Ma questo motivo da solo non basta a creare tali ossessioni psicologiche e questa diffidenza a livello nazionale.</p>
<p>Il calcio dovrebbe unire le nazioni, concentrandosi sul buon gioco, sulla sportività e sull’apprezzamento della competizione. Differenze culturali e politiche a parte, lo sport è un modo per costruire ponti, non per distruggerli.</p>
<p>Ma nel caso di Egitto e Algeria, esso ha creato una spaccatura tra due “fraterne” nazioni arabe. Le polemiche a cui ho assistito su alcuni canali televisivi in Egitto sono state senza precedenti. E sono sicuro che alcuni commentatori algerini non hanno perso tempo a condurre a loro volta un attacco contro l’Egitto.</p>
<p>I due paesi sono diversi da molti punti di vista. L’Algeria sta ancora cercando di voltare pagina dopo anni di guerra civile in cui a decine di migliaia erano stati uccisi e feriti. A causa del suo passato coloniale, che è durato più a lungo rispetto agli altri paesi arabi, milioni di algerini sono stati costretti ad emigrare in Francia e in altri paesi francofoni. L’Egitto, d’altra parte, è stato relativamente stabile per decenni. La sua attenzione a livello politico ed economico si è concentrata sui suoi vicini arabi orientali e meridionali.</p>
<p>Milioni di egiziani vivono e lavorano negli Stati del Golfo. Il ruolo dell’Egitto nel processo di pace in Medio Oriente ha visto giorni migliori. I suoi rapporti con il Sudan, il suo vicino meridionale, sono stati turbolenti per anni. Ma niente di tutto ciò spiega la strana acrimonia tra l’Egitto e l’Algeria. Quest’ultima non è mai entrata in competizione con il Cairo per la leadership panaraba, né ha le credenziali per tale ruolo. Entrambi i paesi hanno abbastanza problemi interni, siano essi politici, economici o sociali.</p>
<p>L’unica spiegazione plausibile per la recente zuffa potrebbe essere che almeno uno dei due governi stia cercando di esportare le proprie difficoltà interne reindirizzando l’attenzione dell’opinione pubblica verso l’esterno.</p>
<p>Il calcio, la principale attività sportiva nel mondo arabo, riceve il patrocinio e il sostegno ufficiale in modo insolito. Famiglie reali e burocrazie hanno adottato lo sport come un modo per dimostrare un ristretto senso del nazionalismo. Il calcio è l’alternativa della politica, o forse una sua estensione che è sia benigna che sterile.</p>
<p>La creazione di immaginari nemici stranieri è un modo semplice per distogliere l’attenzione dalle questioni locali. Potrebbe darsi che i media siano stati guidati, o indotti in errore, nel trasformare la questione della partita Egitto-Algeria in un conflitto esistenziale, e perfino sciovinista. Potrebbe darsi che le persone, su entrambi i lati della barricata, abbiano dato sfogo alle loro frustrazioni più intime riguardo alle molte cose che sono andate storte nella loro vita. Un’importante partita di calcio era un modo per consentire a queste frustrazioni di esprimersi, anche contro dei fratelli!</p>
<p><em><strong>Osama Al-Sharif</strong> è un giornalista e politologo residente ad Amman</em></p>
<p><em><a href="http://www.medarabnews.com/2009/11/28/egitto-algeria-come-il-calcio-e-diventato-politica/" target="_blank">Medarabnews</a></em></p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Il rischio paese di Dubai sale ancora, Cds alle stelle]]></title>
<link>http://iovotopli.wordpress.com/2009/11/28/il-rischio-paese-di-dubai-sale-ancora-cds-alle-stelle/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 11:16:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>LucaF.</dc:creator>
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<description><![CDATA[Articolo di Alberto Annicchiarico L&#8217;allarme sulla possibile insolvenza di Dubai World, la hold]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Articolo di Alberto Annicchiarico L&#8217;allarme sulla possibile insolvenza di Dubai World, la hold]]></content:encoded>
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