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	<title>eterno-ritorno &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/eterno-ritorno/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "eterno-ritorno"</description>
	<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 18:11:49 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Le altre facce del nichilismo]]></title>
<link>http://wilmoboraso.wordpress.com/2009/07/05/le-altre-facce-del-nichilismo/</link>
<pubDate>Sun, 05 Jul 2009 08:58:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>wilmo e franco boraso</dc:creator>
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<description><![CDATA[Dopo l’Eternismo di Emanuele Severino, Il pensiero debole di Gianni Vattimo e l’ermeneutica Maurits ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Dopo l’Eternismo di Emanuele Severino, Il pensiero debole di Gianni Vattimo e l’ermeneutica Maurits ]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[L'insostenibile leggerezza dell'essere - Milan Kundera]]></title>
<link>http://sciupalibri.wordpress.com/2009/01/13/linsostenibile-leggerezza-dellessere-milan-kundera/</link>
<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 22:12:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>sciupalibri</dc:creator>
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<description><![CDATA[copertina l&#39;insostenibile leggerezza dell&#39;essere milan kundera Prima di leggere questo libro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div id="attachment_4" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img class="size-full wp-image-4" title="copertina l'insostenibile leggerezza dell'essere milan kundera" src="http://sciupalibri.wordpress.com/files/2009/01/kundera-insostenibile.jpg" alt="copertina l'insostenibile leggerezza dell'essere milan kundera" width="450" height="298" /><p class="wp-caption-text">copertina l&#39;insostenibile leggerezza dell&#39;essere milan kundera</p></div>
<p>Prima di leggere questo libro conoscevo <strong>Milan Kundera</strong> solo di nome. In molti tra amici e conoscenti mi avevano consigliato questo o quel romanzo, ma fino ad ora avevo sempre mancato l&#8217;appuntamento. Non so se &#8220;L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere&#8221; sia il romanzo più rappresentativo, o il migliore da cui cominciare a leggere questo autore. Quello che a posteriori posso dire è che ho letto un libro estremamente sentito e appassionato, e che va trattato un po&#8217; come il vino. Una volta finito, ho dovuto lasciarlo decantare per riuscire a comprendere che cosa mi aveva lasciato dentro.</p>
<p>Il titolo del romanzo, &#8220;L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere&#8221;, è sicuramente il punto di entrata obbligato dell&#8217;opera. Sin dalle prime pagine, Kundera sente la necessità di interpretare l&#8217;enigmatico concetto di <strong>eterno ritorno</strong> elaborato da <strong>Nietzsche</strong> in termini di leggerezza e pesantezza, e di calarlo pian piano nelle vite dei suoi personaggi.</p>
<p>Nel corso della narrazione prenderanno forma due poli intorno ai quali ruoterà la bussola interna di ogni personaggio: una condizione di pesantezza, incarnata nella frase <strong>&#8220;Es muss sein&#8221;</strong> (Deve essere!), che rappresenta la missione che l&#8217;uomo impone alla sua vita; una condizione di leggerezza, incarnata nella frase <strong>&#8220;Einmail ist keinmal&#8221;</strong>, quello che avviene solo una volta è come se non fosse accaduto, rappresentativa della condizione mortale di ogni essere umano, che teoricamente postula l&#8217;inutilità di ogni scelta.</p>
<p>Proprio nelle diverse scelte che i personaggi si troveranno a compiere ritroveremo costantemente lo svolgersi di questo eterno conflitto tra leggerezza e pesantezza, e dal conflitto emergerà sempre più l&#8217;insostenibilità della leggerezza in cui viviamo. Scrive Kundera: <em>&#8220;Non esiste alcun modo di stabilire quale soluzione sia la migliore, perchè non esiste alcun termine di paragone. L&#8217;uomo vive ogni cosa subito per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno schizzo. Ma nemmeno schizzo è la parola giusta, perchè uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro.</em>&#8220;.</p>
<p>La presenza della voce narrante è forte e attraversa tutto il romanzo. Tomas, Tereza, Sabina e Franz, così come gli avvenimenti storici della <strong>Primavera di Praga del 1968</strong>, vengono apertamente proposti come strumenti. Essi da soli non sono sufficienti per cibarsi dell&#8217;intero romanzo. La vera lente e insieme il vero collante che tiene insieme tutto è Kundera stesso, che non a caso in un passaggio afferma che &#8220;<em>i personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate.&#8221; </em></p>
<p>Milan Kundera ha partecipato al movimento della Primavera di Praga in prima persona &#8211; partecipazione che gli è costata il licenziamento, la perdita della cittadinanza cecoslovacca e l&#8217;esilio in Francia dove vive ancora oggi-, e il suo profondo coinvolgimento nella narrazione trasuda da ogni pagina. La sensazione è proprio che il vissuto dell&#8217;autore sia ancora fortemente attaccato alle pagine scritte. In un certo senso, ho avuto l&#8217;impressione che l&#8217;esperienza di vita dell&#8217;autore di quel periodo non sia stata elaborata fino in fondo dall&#8217;autore, ma anzi che proprio la scrittura del romanzo abbia rappresentato il tentativo di comprendere ed elaborare questo vissuto, non solo per il lettore ma primariamente per se stesso.</p>
<p>Ne esce allora un romanzo appassionato, accompagnato da una narrazione fortemente onniscente in cui di tanto in tanto <strong>il narratore diventa personaggio tra personaggi</strong> attraverso le proprie digressioni, che entrano pesantemente a completare il quadro completo del romanzo. Navigando su wikipedia, ho appreso che i quattro personaggio (Tomas, Tereza, Sabina e Franz) sono indicati come &#8220;Quartetto di Kundera&#8221;. Per come ho letto io questo romanzo, è in realtà la forza del quinto personaggio a costituire il valore aggiunto di questo libro, e a costituire allo stesso tempo la ragione d&#8217;essere degli altri.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[eterno ritorno]]></title>
<link>http://lucarubini.wordpress.com/2008/11/09/eterno-ritorno/</link>
<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 10:48:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>=Luca=</dc:creator>
<guid>http://lucarubini.wordpress.com/2008/11/09/eterno-ritorno/</guid>
<description><![CDATA[bene..eccoci qua! notte, buio fuori. Eppure, eppure c&#8217;è qualcosa di strano. A volte, in questi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="aligncenter" title="eterno ritorno" src="http://www.esopedia.it/images/b/b5/Ouroburous.jpg" alt="" width="92" height="95" /></p>
<p>bene..eccoci qua! notte, buio fuori. Eppure, eppure c&#8217;è qualcosa di <span style="font-weight:bold;">strano</span>. A volte, in questi giorni, mi sembra di essere tornati indietro di un anno. Sarà quello che il buon vecchio Nietzche chiamava <span style="font-style:italic;">&#8220;l&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale&#8221;</span>. Chissà?! ma forse è proprio questa la <span style="font-weight:bold;">chiave </span>di tutto: il ritorno, il fatto che le stesse situazioni si ripetono ciclicamente e tu non ci puoi fare <span style="font-weight:bold;">niente</span> per evitarle.</p>
<p>A volte desideriamo talmente tanto una cosa da materializzarla vera, da <span style="font-weight:bold;">sognare</span> a occhi aperti, da non distinguere più la linea che separa la realtà dalla nostra fantasia. E a volte questo è il motore della nostra vita, ma poi la<span style="font-weight:bold;"> macchina</span> si rompe e ci ritroviamo a piedi. Già perchè poi quando i due mondi saranno perfettamente fusi non saprete più cosa aspettaarvi dalla<span style="font-weight:bold;"> realtà</span> e non sarete più in grado di accettare le delusioni. Giusto perchè è un mondo surreale. Invece a volte dobbiamo guardarci da fuori e capire <span style="font-weight:bold;">chi </span>siamo noi.</p>
<p>Forse la vita è un <span style="text-decoration:underline;">deserto di sofferenze</span>, o forse è il <span style="text-decoration:underline;">parco dei divertimenti</span> più bello che ci sia, ma è comunque la nosra vita. E come tale va vissuta fino in <span style="font-weight:bold;">fondo</span>. Non sapremo mai la verità sul perchè esistiamo o quale sia il nostro scopo, ci è <span style="font-weight:bold;">estraneo</span>, però è un fatto che noi ci siamo. E che senso ha sprecare la vita a lamentarci di quello che non abbiamo, <span style="font-weight:bold;">non</span> possiamo essere o a fare sempre confronti. Credo che il <span style="font-weight:bold;">Signore</span> abbia riservato per tutti noi un pregetto di vita stupendo, ma che potremo solo capire globalmente, alla <span style="font-weight:bold;">fine</span>, quando potremo vedere la vita da fuori. se abbiamo fiducia e<span style="font-weight:bold;"> fede</span>, ogni momento sarà più felice&#8230; già perchè dopo la tempesta sorge sempre il sole&#8230;<br />
<br /><span style="font-style:italic;">&#8220;&#8230;when you say nothing at all&#8230;&#8221;</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ritorno a Deleuze *]]></title>
<link>http://daiwojima.wordpress.com/2005/11/04/ritorno-a-deleuze/</link>
<pubDate>Fri, 04 Nov 2005 08:52:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>daiwojima</dc:creator>
<guid>http://daiwojima.wordpress.com/2005/11/04/ritorno-a-deleuze/</guid>
<description><![CDATA[La prima volta che sentii pronunciare il nome di Gilles Deleuze fu quando un mio compagno di studi m]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La prima volta che sentii pronunciare il nome di Gilles Deleuze fu quando un mio compagno di studi me ne annunciò la morte, dieci anni orsono.<br />
Fino ad allora lo avevo solo incontrato in luoghi sporadici di libri pressoché intonsi, nel corso di frequenti peregrinazioni pomeridiane nelle biblioteche civiche subalpine. Inevitabilmente lo ricollego ad altri due grandi suicidi, due suicidi torinesi, per nascita o per adozione: Primo Levi e Franco Lucentini.<br />
Suicidi senescenti, controllati &#8211; forse &#8211; nel darsi liberamente morte prima della totale catastrofe del corpo o della mente.Un corpo che per Deleuze come per Antonin Artaud si apparterrà nel momento della sua completa esautorazione.<br />
&#8220;L&#8217;uomo è malato perché è mal costruito. Bisogna decidersi a metterlo a nudo per grattargli via questa piattola che lo rode mortalmente, dio, e con dio i suoi organi, Legatemi pure se volete, ma non c&#8217;è nulla che sia più inutile di un organo. Quando gli avrete fatto un corpo senza organi, l&#8217;avrete liberato da tutti gli automatismi e restituito alla sua libertà. Allora gli reinsegnerete a danzare alla rovescia come nel delirio del <em>bal musette</em> e questo rovescio sarà il suo vero dritto&#8221; (1).<br />
E&#8217; tragicamente curioso che dal non-luogo deterritorializzato delle <em>banlieues</em> infinite si siano alzati &#8211; a dieci anni esatti dalla sua scomparsa &#8211; fuochi che emblematicamente sembrano richiamare il suo demone dal non-luogo dell&#8217;oblio o della mistificazione. &#8220;Ritornare è l&#8217;essere di ciò che diviene&#8221; affermava Deleuze a proposito dell&#8217;<em>Eterno Ritorno</em> di Nietzsche (2).</p>
<p>Note:<br />
1] Antonin ARTAUD, <em>Per farla finita col giudizio di dio</em>, Stampa alternativa, Roma 2001, citato in Alessandra PIGLIARU, <em>Anarchia del desiderio. Il soggetto rapsodico tra Lacan Deleuze e Artaud</em>, in &#8220;XÁOS. Giornale di confine&#8221;, Anno II, N.2 Luglio-Ottobre 2003,<br />
URL: <a href="http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_2/8.htm">http://www.giornalediconfine.net/anno_2/n_2/8.htm</a><br />
2] Gilles DELEUZE, <em>Nietzsche e la filosofia</em>, Colportage, Firenze 1978, p. 82</p>
<p>Links utili:<br />
<a href="http://www.webdeleuze.com/">http://www.webdeleuze.com</a> (in francese)<br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gilles_Deleuze">http://en.wikipedia.org/wiki/Gilles_Deleuze</a> (in inglese)<br />
<a href="http://www.filosofico.net/deleuze.htm">http://www.filosofico.net/deleuze.htm</a> (in italiano)</p>
</div>]]></content:encoded>
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