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	<title>farsi-media &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/farsi-media/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "farsi-media"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 11:52:18 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[Negli strati della cultura]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2008/10/22/575/</link>
<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 11:53:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2008/10/22/575/</guid>
<description><![CDATA[Domani sarò a Reggio Emilia per la seconda edizione di Strati della Cultura (programma qui) nella se]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://mediamondo.wordpress.com/files/2008/10/strati-della-cultura.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-579" title="strati-della-cultura" src="http://mediamondo.wordpress.com/files/2008/10/strati-della-cultura.jpg?w=300" alt="" width="300" height="273" /></a></p>
<p>Domani sarò a Reggio Emilia per la seconda edizione di Strati della Cultura (<a href="http://www.arci.it/news.php?id=9986">programma qui</a>) nella sezione &#8220;Oltre lo spazio&#8221;.</p>
<p>Si tratta, per me, di un&#8217;occasione per riflettere sulle forme metaterritoriali delle culture partecipative, di come social network e mondi online consentono di sperimentare forme collettive di espressività attraverso la mediazione ambientale del digitale.</p>
<p>E&#8217; evidente come nel <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2005/10/10/farsi-media-1/"><em>frame del farsi media</em></a> la realtà degli UGC abbia un peso essenziale. E come nel contesto di convergenza culturale lo scenario di relazione fra produzione e consumo mediale cambi. Non mi convincono però fino in fondo termini come prosumer e consum-attori che per quanto suggestivi sono espressione di una cultura mediologica di massa in odore di revisionismo. E, a guardar bene, dietro all&#8217;esaltazione da parte di major ed istituzioni per gli UGC si ripropone la dinamica di sfruttamento del lavoro creativo a fronte di visibilità e partecipazione coatta, di dispendio emotivo a favore del capitale.</p>
<p>L&#8217;economia delle emozioni, da questo punto di vista, ha a che fare con la capacità che <em>il capitale</em> ha di sfruttare le risorse cognitivo-emotive attraverso l&#8217;inclusione nella comunicazione &#8211; vedi tutte le forme di comunicazione non convenzionale che vanno a corroborare i modi d&#8217;essere del marketing d&#8217;impresa, depotenziando le tattiche individuali e diluendole nelle strategie del mercato.</p>
<p>Questo non significa che oggi il panorama non sia mutato, d&#8217;altra parte è la prospettiva di questo blog.<br />
La <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2008/06/11/lemergere-delle-culture-partecipative-nellera-digitale/">convergenza culturale</a> con la quale ci confrontiamo descrive le nuove modalità intraprese da quelle che sono state pensate nelle cultura dei media di massa come audience più o meno passive e che oggi troviamo protagoniste nel produrre e dare senso entrando in conversazione con gli ambiti istituzionali e mainnstream attraverso forme inedite.<br />
Ma la mutazione può avere effetti di sistema solo se cominciamo ad osservare tutte quelle forme di auto-organizzazione<em> dal basso</em>, capaci di integrare istanze anche diverse e proporre modelli culturali nuovi e che però non si esauriscono nelle dinamiche espressive o relazionali interne, ma che hanno capacità di proporre i propri linguaggi alla società civile. Capaci quindi di <em>entrare </em>nelle conversazioni con gli ambiti istituzionali e mainnstream ma soprattutto capaci di <em>produrre </em>conversazioni nelle quali fare entrare istituzioni e mainstream.</p>
<p>Così che la cittadinanza digitale non sia una semplice uscita dal mondo ma un laboratorio di sperimentazione capace di produrre mutazioni concrete nei territori dei corpi materiali.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Farsi manga]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2008/08/14/farsi-manga/</link>
<pubDate>Thu, 14 Aug 2008 13:14:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2008/08/14/farsi-manga/</guid>
<description><![CDATA[Farsi manga. I confini del postumano realizzati a costi contenuti. Bastano delle lenti a contato ( G]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone" src="http://www.trendhunter.com/images/phpthumbnails/22613_1_468.jpeg" alt="" width="350" height="354" /></p>
<p>Farsi manga.<br />
I confini del postumano realizzati a costi contenuti. Bastano delle lenti a contato ( <a href="http://hostinfo.cafe24.com/overTraffic/503.html">G&#38;G</a>) per trasformare i propri occhi (reali) in direzione manga style.</p>
<p>Ibridarsi con il medium del fumetto diventa facile, economico ed usa e getta.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Spock in love]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2008/06/21/spock-in-love/</link>
<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 15:42:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2008/06/21/spock-in-love/</guid>
<description><![CDATA[La narrativa slash prodotta dai Fan &#8211; di norma dalle Fan &#8211; di serie televisive come Star]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La narrativa <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Slash_fiction"><em>slash </em></a> prodotta dai Fan &#8211; di norma <em>dalle </em>Fan &#8211; di serie televisive come Star Trek o Starsky e Hutch circolava negli anni’70 come <em>apazin</em>¸ versione cartacea di un forum di discussione tra aderenti che producevano contenuti narrativi dove i personaggi delle serie ridefinivano i loro confini relativi alle preferenze sessuali &#8211; bello <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2008/06/11/lemergere-delle-culture-partecipative-nellera-digitale/">il lavoro che fa Jenkins da Aca/Fan in questo senso</a>.</p>
<p>La propensione al FarsiMedia, l&#8217;acquisizione di abilità produttive testuali e di diffusione partecipativa, ridefinisce oggi i confini di questo genere attraverso interessanti contributi video. Segnalo tra i molti materiali questo video capace di sintetizzare lo spirito dello slash all&#8217;epoca di YouTube, fondendo montaggio video e colonna sonora in una narrazione efficace.</p>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/1PwpcUawjK0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/1PwpcUawjK0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Prospettiva di studi interessante, questa, se pensiamo a come oggi la lezione della narrativa slash e l’interesse per un pubblico per la tematizzazione delle differenze sessuali sia stata consapevolmente incarnata da prodotti mainstream non omofobici, né tantomeno misogini, come <em>The L Word</em>, serie con protagoniste lesbiche e non, che ha un pubblico che oltrepassa i confini di genere. Come dichiara Ilene Chaiken, creatrice, sceneggiatrice e produttore esecutivo della serie «Ho collaborato anche con uomini e donne etero, ma in  L word racconto soprattutto le storie del mondo in cui ho vissuto negli ultimi vent&#8217;anni. Guardandolo, le donne lesbiche possono finalmente sentirsi rappresentate e le donne eterosessuali possono semplicemente riconoscesi in quanto donne».</p>
<p>Ovviamente è materiale per tesi sperimentali.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'esperienza della politica e le conversazioni dal basso]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2008/05/08/lesperienza-della-politica-e-le-conversazioni-dal-basso/</link>
<pubDate>Thu, 08 May 2008 09:14:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2008/05/08/lesperienza-della-politica-e-le-conversazioni-dal-basso/</guid>
<description><![CDATA[La lucida analisi di Giuseppe e i commenti al post precedente mi offrono spunti per chiarire alcuni ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>La <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=840">lucida analisi di Giuseppe </a>e i commenti al <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2008/04/29/duepuntozoro/">post precedente </a>mi offrono spunti per chiarire alcuni passaggi per <a href="http://conversazionidalbasso.wordpress.com/workshop/programma-08/">la chiacchierata di domani</a>.</p>
<p><strong>Politica e sfera pubblica</strong><br />
E&#8217; evidente che se pensiamo alla Rete e alle forme conversazionali e dell’abitare praticate ci troviamo di fronte ad un doppio mutamento.<br />
Uno “quantitativo” che è caratterizzato dalle nuove possibilità e capacità di partecipazione alla sfera pubblica grazie ad una convergenza fra architettura distribuita della rete ed abbattimento crescente dei costi. Il vero effetto è però al momento quello di una crescita progressiva e diffusiva di un ruolo mutato rispetto alla natura di lettore/spettatore che ci ha caratterizzato all’interno dei linguaggi del ‘900.<br />
L’altro, appunto, “qualitativo”: l’esperienza di essere potenzialmente soggetto della conversazione invece che oggetto di questa. Non solo quindi un cittadino, consumatore, elettore di cui si parla ma un individuo che prende la parola. Una presa di parola che sarà sempre più percepita non come evento straordinario ma come parte della quotidianità.</p>
<p>a. Cambia la percezione che come individui abbiamo della nostra posizione nella comunicazione della società. Questa un frame capace di contenere l’emergere di una cultura partecipativa a base mediale.</p>
<p>b. Cambiano sia i modi dell’ascolto che i modi di osservare ed elaborare gli eventi dell’esistenza: non dobbiamo più considerarli fatti strettamente privati ma possiamo farli diventare oggetto di comunicazione pubblica.</p>
<p><strong>Problemi di rappresentazione</strong><br />
A questo punto si tratta di capire in quali modi la sfera pubblica contemporanea viene rappresentata.<br />
È evidente che i media svolgono nella società la funzione rilevante di rappresentazione della sfera pubblica, attraverso modi di selettività dell’informazione e costruzione di un’agenda che “impone” i temi della società. Per farlo “costruiscono” una realtà comunicativa che è trasparente rispetto agli eventi in corso (si crea cioè un dato sapere tematico attraverso “oggetti” concretizzati di volta in volta: i rifiuti a Napoli) e allo stesso tempo non trasparente su chi reagisce ad essi e come: non sappiamo come chi legge la notizia reagisce, cosa ne pensa. La potenza diffusiva è proprio questa – dall’invenzione della stampa in poi: anonimato e astrattezza rispetto al ricevente, con buona pace delle lettere al direttore.</p>
<p>La realtà delle “conversazioni dal basso”, la realtà grassroots, è post-rappresentazionista, può riagganciare cioè vissuto a rappresentazione. Prendete un post che “mette a tema” un oggetto a partire dal proprio spazio vicino, dai propri pensieri, dagli accadimenti che stanno dove sati tu. E prendete i commenti a questo, quelli diretti e quelli sotto forma di altri post. La trasparenza sui due lati come presupposto delle conversazioni.</p>
<p><strong>E allora?</strong><br />
Ora: come queste due realtà, dei media di massa e delle conversazioni, entrano in relazione è il vero nodo del problema.<br />
Come verrà costruita l’“agenda” nel futuro, quando le opinioni saranno discusse con rilevanza anche in Rete – cioè quando, in Italia, si uscirà dalla provincializzazione della blogosfera?<br />
Se prendiamo i primi dati della nostra <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/?p=39">ricerca LaRica </a> sui socil media in Italia, oggi abbiamo quasi 3 milioni di blog e circa 10 milioni di lettori. Il 75% di chi scrive è un/una giovane tra i 18 e i 29 anni: è la generazione Y che sta arrivando! E questa è una realtà che va monitorata.</p>
<p>Quale occasione rappresenterà la Rete per mettere in connessione i vissuti degli individui con quelli della politica?<br />
Anche qui credo che le sperimentazioni di blog di politici o forum imposti dall’alto come quelli del Partito Democratico – effetto desertificazione – siano solo segnali deboli di qualcosa che accadrà.</p>
<p>Il vero punto sta nel capire che la sfera pubblica in Rete non è fatta dagli strumenti ma dalle pratiche di produzione sociale che si rendono disponibili, sulla produzione culturale che si riesce a generare. Sono i progetti di questo tipo che vanno promossi, osservati e monitorati. Perché il punto non è “la Rete” ma la capacità di generare trasformazioni culturali. La Rete mi sembra rappresentare un luogo di osservazione privilegiato per le pratiche e i linguaggi della mutazione. Si tratta ora di tentare di costruire progetti che supportino e diffondano un mutamento culturale.</p>
<p> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Perchè queste cose si scrivono su un blog aperto a tutti?]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/19/perche-queste-cose-si-scrivono-su-un-blog-aperto-a-tutti/</link>
<pubDate>Mon, 19 Nov 2007 07:10:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/19/perche-queste-cose-si-scrivono-su-un-blog-aperto-a-tutti/</guid>
<description><![CDATA[  Non ho fatto in tempo a scrivere il post che compare su Panorama.it di oggi la riflessione di Brun]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img border="0" width="500" src="http://www.tigulliovino.it/vinopigro/blog_corporate.gif" height="354" /> </p>
<p>Non ho fatto in tempo a scrivere il <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/19/rappresentare-la-vita-e-la-morte-in-rete/">post </a>che compare su Panorama.it di oggi <a href="http://blog.panorama.it/opinioni/2007/11/16/vespa-tu-chiamale-se-vuoi-emozioni-forti/">la riflessione di Bruno Vespa sul senso dei blog</a>, ovviamente a partire dai fatti del delitto Meredith. Praticamente sono le posizioni espresse nella puntata di Porta a Porta di cui <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/19/rappresentare-la-vita-e-la-morte-in-rete/">vi parlavo</a>.</p>
<p>Mi limito alle domande che Vespa si fa (e ci fa)</p>
<blockquote><p>Eppure Raffaele scrive sul blog: “Ormai sei cambiato e non si può tornare indietro. Si può sperare di trovare un giorno emozioni più forti che ti sorprendano ancora…”. Quali emozioni? Quelle tragiche sospettate dal giudice che lo tiene in carcere immaginando una reazione atroce alla noia quotidiana? O emozioni innocenti di altro genere?<br />
“Sono molto onesto, pacifico, dolce, ma qualche volta completamente pazzo…”. Che vuol dire? E soprattutto perché queste cose si scrivono su un blog aperto a tutti? Un tempo certe introspezioni si confidavano a un diario e guai se i genitori si permettevano di ficcarci il naso: legioni di psicologi e di sociologi erano pronte a stracciarsi le vesti per la violazione inammissibile, per il turbamento definitivo e fatale al ragazzo o alla ragazza in fiore. Adesso tutto è pubblico. E nessuno si preoccupa di capire e di interpretare certi messaggi prima che un oscuro delitto imponga letture tardive e magari improprie. I genitori leggono i blog dei figli?</p></blockquote>
<p>&#8220;Perchè queste cose si scrivono su un blog aperto a tutti?&#8221;. Se l&#8217;idea di Vespa è quella di vedere il fenomeno come forma postmoderna dell&#8217;introspezione allora la domanda equivale a chiedersi: come cambia la prospettiva di auto-osservazione oggi? Ma è solo &#8220;introspezione&#8221;? O ha a che fare con un diversa percezione della relazione pubblico/privato all&#8217;epoca del FarsiMedia?</p>
<p>La metafora del diario (già usata dal buon <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/09/tra-banalita-e-incompetenza-larepubblica-attacca-il-cuore-della-rete/">Romagnoli</a>) è fuorviante. Non pensare il blog come una realtà di (potenziale) conversazione , porta fuori strada. I blog sono strutturalmente dialogici, e anche se neghi questa loro natura impedendo di fare commenti (cosa che Sollecito non aveva fatto) resta la loro caratteristica di &#8220;esposizione&#8221; alla discorsività (ad esempio di un amico che ti ha letto e te ne parla quando lo incontri).</p>
<p>Parlare di sè con la consapevolezza (più o meno esplicita) di avere dei lettori, pensarsi nei termini del tuo pubblico, trovare  modalità di auto-rappresentazione attraverso formulazioni narrative, osservarsi attraversi gli occhi dei tuoi lettori (ad esempio quando ti commentano)&#8230; creano una realtà nuova dell&#8217;&#8221;introspezione&#8221; &#8211; se proprio vogliamo usare la prospettiva vespiana. E&#8217; l&#8217;introspezione all&#8217;epoca dei meccanisimi di (auto)osservazione e di (auto) rappresentazione che si generalizzano, vengono resi disponibili ed accessibili&#8230;</p>
<p>Nati consumatori di rappresentazioni mediali nelle quali eventualmente riconoscerci diventiamo produttori di rappresentazioni dei nostri vissuti costruite da noi e che utilizzano gli stessi linguaggi (per lo più mainstream) con cui siamo cresciuti. Inserite però un ambiente ad alta potenzialità dialogica e discorsiva, quello dell &#8220;conversazioni dal basso&#8221;. Quello dei social media.</p>
<p>Affermazioni come :&#8221;E nessuno si preoccupa di capire e di interpretare certi messaggi prima che un oscuro delitto imponga letture tardive e magari improprie.&#8221; impone di tracciare ex post, sull&#8217;onda delle emozioni di massa sollecitate dai media mainstream, nei percorsi di un&#8217;indagine che trova prove indiziarie, percorsi che magari trovano &#8220;senso&#8221; da un&#8217;altra parte.</p>
<p>Se poi i genitori leggano o meno i blog dei figli in  Italia non ho dati per rispondere. So che i giovani americani sono fuggiti da MySpace quando hanno cominciato ad avere richieste di friendship dai loro genitori. Ma so anche che molti dei lettori di questo blog (che spero non sia traccia indiziaria per una qualche mia infrazione futura delle norme) sono genitori, e molti di loro hanno un blog. Frequentano un ambiente che è frequentato o che frequenteranno i loro figli. Ma non so se questo porterà due generazioni a capirsi meglio ma sicuramente avremo a che fare con persone che abitano dalle stesse parti. Mentre le domande di Bruno Vespa mi fanno pensare a tutt&#8217;altro <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Tra banalità e incompetenza: LaRepubblica attacca il cuore della rete]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/09/tra-banalita-e-incompetenza-larepubblica-attacca-il-cuore-della-rete/</link>
<pubDate>Fri, 09 Nov 2007 14:32:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/11/09/tra-banalita-e-incompetenza-larepubblica-attacca-il-cuore-della-rete/</guid>
<description><![CDATA[  immagine da Blogosfere  Capita che stia lavorando ad una ricera sulle generazioni. Capita che trov]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img border="0" width="330" src="http://cultura.blogosfere.it/images/logo_anti_youtube-thumb.jpg" alt="da Blogosfere" height="200" style="width:302px;height:184px;" /> </p>
<p><em>immagine da Blogosfere</em> </p>
<p>Capita che stia lavorando ad una ricera sulle generazioni. Capita che trovi segnali sulla YouYube generation in <a href="http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/perugia-uccisa2/generazione-youtube/generazione-youtube.html">un articolo </a>di Repubblica di Gabriele Romagnoli (di cui ha già evitato di parlare <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  <a href="http://www.mantellini.it/2007_11_01_archivio.htm#4401385737910298003">Mantellini</a>)<br />
Tenete pure conto del fatto che non mi piacciono generalizzazioni come questa che tendono a determinare una generazione dall&#8217;uso tecnologico estendendo poi fatti di cronaca all&#8217;universo degli utenti. Per capirci: la generazione del treno non deraglia. L&#8217;Ipod generation non playlista il mondo. La tv generation non ha una visione catodica della realtà.</p>
<p>Quello che mi stupisce è l&#8217;approccio banalizzante al tema. Leggetevi il sottotitolo/contorno:</p>
<blockquote><p>Stragi annunciate, biografie virtuali di carnefici e vittime: nel cuore della Rete dove si perdono sempre più spesso i giovani.<br />
<!-- fine OCCHIELLO -->Giovani aspiranti omicidi che fanno le prove su YouTube. Non c&#8217;è fatto di cronaca che non abbia aggancio su Internet.</p></blockquote>
<p>E&#8217; un manifesto programmatico. Così pieno di luoghi comuni che dovrebbe portarvi a non continuare nemmeno nella lettura del pezzo.<br />
Ma diciamo che lo vogliate fare (capita infatti che siamo attratti per un malcelato senso dell&#8217;orrido a sguazzare tra la melma), allora potrete leggere:</p>
<blockquote><p>Quali sono le ragioni che spingono un numero crescente di persone, sempre più giovani, verso questo altrove? La risposta, probabilmente, si chiama &#8220;SEM&#8221;, acronimo che comprende Solitudine, Esibizionismo, Mercato. Tutte e tre le componenti esistono da tempo, ma nell&#8217;universo parallelo si coalizzano. Prendiamo il blog. In fondo è la versione contemporanea del diario. Il diario è, inevitabilmente, solitudine. Lo si scrive in prima persona, in una stanza chiusa, soli contro il mondo, confessando, analizzando, per abitudine adolescenziale, suggerimento del terapista, ossessione di documentare, almeno a se stessi.<br />
<!--inserto--></p></blockquote>
<p>A parte il fatto che l&#8217;unica sindrome SEM connessa alle tecnologie e che io conosco è la &#8220;Sindrome da Esclusione dal Mondo&#8221; e ha a che fare con il contrario di quanto viene trattato nel pezzo, non sarebbe opportuno accompagnare affermazioni come queste da solidi basi di ricerca scientifica? (Se uno le ha, certo. Se esitessero.)</p>
<p>E&#8217; vero che all&#8217;inizio dell&#8217;articolo c&#8217;è anche scritto:</p>
<blockquote><p>Non c&#8217;è bisogno di dimostrazioni scientifiche, è sotto gli occhi di tutti, a distanza di un clic.</p></blockquote>
<p>ma possiamo continuare ad accettare la scrittura di opinioni come se fossero fatti dimostrabili?</p>
<p>Il coacervo di insensatezze, scarsa competenza sulla realtà dei social media (ma secondo voi uno ha un blog per solitudine e per promuovere la propria solitudine?), scrittura affermativa che non lascia spazio alla dimensione dubitativa, ecc. mi fa pensare che i media mainstream, ancora una volta, annaspino tentando di leggere una realtà attorno che non gli corrisponde più.</p>
<p>Sono tanti i passi dell&#8217;articolo che potrebero essere commentati e smontati, ma uno mi sembra indicativo per capire cosa c&#8217;è in gioco:</p>
<blockquote><p>Se, in una qualsiasi sala chiedete di alzare la mano a chi è stato almeno una volta ripreso dalla televisione vedrete metà delle persone sollevarla. Le altre tengono un blog. È la rivincita degli esclusi. Di più: è la speranza di accedere al mercato. Gli editori solcano la rete in cerca di blog da trasformare in libri.</p></blockquote>
<p>Ecco: vedere i blog come il terreno degli esclusi è guardare le praterie come la terra dei reietti e non come la forma dell&#8217;abitare dei nativi.<br />
E la speranza di accedere al mercato è il modo che il mondo dei media mainstream &#8211; il cui presupposto si fonda sul mercato &#8211; ha di osservare quello delle conversazioni dal basso. Non che non ci sia la dimensione economica nella realtà dei social media, ma vogliamo tenere conto delle relazioni sociali che si stano costruendo? Delle forme che stanno mutando? Vi volete mettere in testa che il &#8220;linguaggio&#8221; e le &#8220;grammatiche&#8221; sono mutate? Non vendeteci le vostre opinioni come se fossero fatti. Gli indigeni non sono stupidi, vi lasciano credere che lo siano <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Upgrade:<br />
Concordo invece con quanto scrive Lapilli <a href="http://sciaradelfuoco.blogspot.com/2007/11/sem.html">qui</a>.</p>
<p>Upgrade 2:<br />
Concordo anche con Antonio Sofi da leggere <a href="http://www.webgol.it/2007/11/09/le-privacy-emergenti-mentre-ci-si-rincoglionisce-con-internet/">qui</a> e ascoltare <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2007/11/09/25/200711092501">qui</a>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Wu Ming: nuove comunità e narrazioni pop al tempo della rete.]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/10/21/wu-ming-nuove-comunita-e-narrazioni-pop-al-tempo-della-rete/</link>
<pubDate>Sun, 21 Oct 2007 15:38:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/10/21/wu-ming-nuove-comunita-e-narrazioni-pop-al-tempo-della-rete/</guid>
<description><![CDATA[Giovedì 25 ottobre abbiamo organizzato a Urbino un incontro con i Wu Ming che ha per titolo: &#8220;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://mediamondo.wordpress.com/files/2007/10/wu-ming.jpg" title="wu ming"><img src="http://mediamondo.wordpress.com/files/2007/10/wu-ming.jpg" alt="wu ming" /></a></p>
<p>Giovedì 25 ottobre abbiamo organizzato a <a href="http://larica-virtual.soc.uniurb.it/sdc/?p=73">Urbino </a>un incontro con i <a href="http://www.wumingfoundation.com/">Wu Ming </a>che ha per titolo: &#8220;Nuove comunità e narrazioni pop al tempo della rete&#8221;.</p>
<p>Il tema è importante, così come la presenza dei Wu Ming. Provo a sintetizzare in due punti il perchè.</p>
<p>1. Inanzitutto si tratta di mettere a tema le nuove forme di produzione popular &#8220;dal basso&#8221;. Il nostro comune interesse per il lavoro di <a href="http://www.henryjenkins.org/">Henry Jenkins</a> ha fatto sì che ci incontrassimo mentre loro scrivevano la prefazione a &#8220;<a href="http://www.apogeonline.com/libri/88-503-2629-7/scheda">Cultura convergente</a>&#8221; e io a &#8220;<a href="http://www.amazon.com/Fans-Bloggers-Gamers-Consumers-Digital/dp/0814742858/ref=pd_bbs_sr_2/105-6970562-8226808?ie=UTF8&#38;s=books&#38;qid=1190920157&#38;sr=8-2">Fan, blogger e videogamers</a>&#8221; (in uscita tra un paio di mesi per FrancoAngeli).<br />
La popolar culture contemporanea assume nuove forme che portano a mettere in luce la crucialità della relazione tra sistema dei media e fan.</p>
<p>Oggi risente di una condizione socio-culturale mutata rispetto al passato, humus fertile per le nuove generazioni mediali: cresciute attraverso i linguaggi dei media e capaci di <em>fare media</em>, di produrre contenuti attraverso remix e mashup che ibridano i testi mediali e portano a forme di convergenza e ricombinazione rese altamente fattibili e diffuse dalle piattaforme neomediali.<br />
I microcontenuti proliferano in rete attraverso blog e social software che consentono di co-costruire e diffondere a basso costo, in modo semplice e in tempo reale. Oggi possiamo parlare di <em>performer testuali</em>, indicando una nuova relazione tra produzione/consumo dei media che vede le audience sul lato della produzione attiva, strategiche rispetto al modo di lavorare che ha l’industria dell’intrattenimento che vede gli individui/pubblico/ascoltatore/ecc. come una risorsa da giocare sia in fase produttiva che di diffusione.</p>
<p>2. I Wu Ming rappresentano una realtà produttiva che ha la forma di una &#8220;band di scrittori&#8221; capace di integrare i propri lettori (e anche loro stessi in quanto lettori, considerando il metodo di lavoro utilizzato per la stesura dei romanzi) nelle dinamiche di apertura del testo e di costruzione di mondi- come il livello 2 del sito di <a href="http://www.manituana.com/">Manituana</a> mostra (ne abbiamo parlato <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/06/20/manituana-fandom/">qui</a>), e come mostrano gli allargamenti di mondo dei loro romanzi come quelli musicali di <a href="http://www.casasonica.it/casasonica_wuming.html">Casasonica</a>  o <a href="http://www.yoyomundi.it/yym_it/yoyomundi_frame.html">Yo Yo Mundi</a>, o quelli <a href="http://www.manituana.com/documenti/101/0">visuali </a> e narrativi .</p>
<p>I Wu Ming attraverso la loro produzione di mondi decostruiscono e ricostruiscono l&#8217;immaginario moderno aprendo crepe sottili che suonano non tanto di ucronie della nostra storia ma piuttosto come &#8220;vuoti&#8221; del nostro immaginario che è stato &#8220;allevato&#8221; dietro altre piste.<br />
Il progetto di un trittico settecentesco cominciato con Manituana -visioni &#8220;dalla parte sbagliata della storia&#8221; con un rovesciamento del punto di vista di osservazione sulla costruzione del moderni &#8211; lavora in questa direzione.</p>
<p>Su questo avremo l&#8217;occasione di discutere assieme.</p>
<p>Per un primo approfondimento:</p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2006/10/001964.html">Come fu che Colpo secco&#8230; Henry Jenkins intervista Wu Ming &#8211; Prima parte</a></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/01/002089.html">Come fu che Colpo secco&#8230; Henry Jenkins intervista Wu Ming &#8211; Seconda parte </a></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/01/002089.html">Stephen, Lisey e la complessità pop &#8211; di Wu Ming 1</a></p>
<p><a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap6_VIIIa.htm#2">Create nuovi mondi e nutrirete il cervello &#8211; di Wu Ming 2</a></p>
<p><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/01/002124.html">Mitologia, epica e creazione pop al tempo della rete &#8211; di Wu Ming 1 e Wu Ming 2</a></p>
<p>Per chi fosse dalle parti di Urbino: giovedì 25 ottobre/ore 15-18/Facoltà di Sociologia/Sala Cinema/via Saffi, 15.<br />
Venerdì 26 ottobre continueremo con Alessandra Calanchi (docente di letteratura Angloamericana) la discussione concentrandoci su Manituana sempre a Urbino ma ore 11-13/Aula Rossa/Facoltà di Economia/via Saffi, 42. </p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Ci basta ancora? Le Audience al tempo di Heroes]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/04/ci-basta-ancora-le-audience-al-tempo-di-heroes/</link>
<pubDate>Tue, 04 Sep 2007 15:41:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
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<description><![CDATA[  Le nuove audience. Il loro valore performativo, produttivo, di connessione e creazione attorno ad ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> <img border="0" width="1839" src="http://www.rockyarchive.org/img/vinyllps/AudienceParticipation-GatefoldLeftL.jpg" height="1731" style="width:1831px;height:1727px;" /></p>
<p>Le nuove audience. Il loro valore performativo, produttivo, di connessione e creazione attorno ad un prodotto mediale. E&#8217; sempre più visibile. Oggi evidente più di ieri.</p>
<p>C&#8217;è stata una mutazione antropologica delle audience quella che passa dall’idea del pubblico in generale – e dei fan in particolare – da textual poachers (bracconieri testuali) a textual perfomers (<a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/02/27/salve-mi-chiamo-henry-e-sono-un-fan/">Henry Jenkins</a>).</p>
<p>I linguaggi dei new media, dell’interattività, della ricombinazione di forme e contenuti, dell’ubiquità crossmediale, sono stati interiorizzati e fanno parte dell’habitus mediale degli individui che hanno imparato ad abitare i media, contribuendo concretamente a forgiarne i territori. Le fan culture analizzate da jenkins, con il loro plus di partecipazione, rappresentano una modalità di relazione tra individui e media, tra soggetti e mercato, che sta diventando sempre di più la condizione normale e normativa. Da subculture a forze mainstreamizzate, nel bene e nel male.</p>
<p>Forse anche la costruzione dei palinsesti ne dovrà sempre più tenere conto. Heroes rappresenta un ultimo caso paradigmatico di prodotto che viene programmato in un paese le cui <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/09/03/heroes-in-italia-sotto-lo-sguardo-attento-di-audience-evolute/">audicence sono già attive </a>sul prodotto.</p>
<p>Ci troviamo di fronte ad audience che hanno fruito già dei prodotti in lingua scaricandoseli, vedendoli assieme ad altri, costruendo ed aggiornando siti dedicati, traducendo serie, diffondendole, costruendo costumi per sfilate cosplayers, producendo narrazioni alternative partendo dal plot, creando filmati con parodie-citazioni-straniamenti&#8230;</p>
<p>Prima o poi dovremo tenere conto di queste audience, del &#8220;modo&#8221; di essere audience. Dovremo farlo perchè forniscono indicazioni sulla qualità del pubblico, sulle logiche di consumo; producono tracce utili per la pubblicità, per i modi di pensare i palinsesti; sono fondamentali per co-produrre i prodotti mutando la direzione delle storie, pilotando gli scenari; diffondono culture e pratiche connesse&#8230;</p>
<p>Se poi vogliamo vedere i numeri, pensare le audience come &#8220;spettatore&#8221; ecco quelli delle puntate trasmesse ieri di Heroes: il primo episodio “Un grande passo” (ore 21.07) ha ottenuto 2.316.000 spettatori (9,97%), il secondo episodio “Collisione” (ore 22.02) ha avuto 2.490.000 spettatori (11,61%).</p>
<p>Nei dati mediaset:</p>
<blockquote><p>Su Italia 1, in prima serata, ottimo risultato per il secondo appuntamento con la nuova serie &#8220;Heroes&#8221; che ha registrato il 12.17% di share sul target commerciale (2.316.000 telespettatori totali) nel primo episodio e il 14.28% di share sul target commerciale (2.490.000 telespettatori totali) nel secondo episodio.</p></blockquote>
<p>Ci basta ancora?</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Broadcast Ads&amp;Self: Google e la pubblicità "relativamente non intrusiva" su YouTube]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/08/23/broadcast-adsself-google-e-la-pubblicita-relativamente-non-intrusiva-su-youtube/</link>
<pubDate>Thu, 23 Aug 2007 19:06:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/08/23/broadcast-adsself-google-e-la-pubblicita-relativamente-non-intrusiva-su-youtube/</guid>
<description><![CDATA[Tolta la pubblicità dai muri delle città  un nuovo spazio di colonnizzazione è quello delle produzio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://mediamondo.wordpress.com/files/2007/08/poll.jpg" title="poll"><img src="http://mediamondo.wordpress.com/files/2007/08/poll.jpg" alt="poll" /></a></p>
<p><a href="http://mediamondo.wordpress.com/2007/08/23/san-paolo-nobrand/">Tolta la pubblicità dai muri delle città </a> un nuovo spazio di colonnizzazione è quello delle produzioni visive, magari degli utenti, magari condivise dentro un social network.</p>
<p>Così Google porta (da ieri) la pubblicità dentro i video di YouTube attraverso una forma &#8220;relatively unobtrusive &#8221; (come si legge su <a href="http://news.com.com/YouTube+tests+10-second+ad+format/2100-1024_3-6203802.html?tag=nefd.top">CNET news.com</a>), con animazioni in Flash. Si apre una finestra in trasparenza per la durata di 15 secondi che dopo 10 sparisce.</p>
<p>Ovviamente si sperimenta.</p>
<blockquote><p>Google had long said that no ad format would be launched unless the company was sure it wouldn&#8217;t spoil the viewing experience.</p></blockquote>
<p>Non è solo materia di esperienza visiva. Perchè i problemi (sul lato corporate e consumer) sono molti. I video vanno selezionati per evitare di abbinare messaggi aziendali a video hard, che violano il copyright, o che creano strane sovrapposizioni: un video di Steve Jobs con spot MSN. Sul lato consumer gli utenti YouTube potrebbero non essere troppo contenti, come si può intuire dal sondaggio lanciato da CNet che si sintetizza con il 58,5% di &#8220;Adios, YouTube&#8221; o leggere nelle <a href="http://news.com.com/New+ads+jar+some+YouTube+fans/2100-1024_3-6204003.html?tag=item">dichiarazioni</a>.</p>
<p>Ma l&#8217;operazione Google ads su YouTube contiene una mutazione interessante, su cui riflettere: qui si legano i commercial ai vissuti che si videoespongono, agli sguardi in crescita sulle videovite altrui, alle pratiche del FarsiMedia. L&#8217;esperienza (resa in forma video) o le pratiche espressive diventano un nuvo territorio post-urbano, metaterritoriale per la pubblicità.</p>
<blockquote><p>via <a href="http://bernyblog.wordpress.com/2007/08/22/more-tube-less-you-adios-youtube/">.berniblog</a></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Letteratura fluida]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2007/07/11/letteratura-fluida/</link>
<pubDate>Wed, 11 Jul 2007 13:18:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2007/07/11/letteratura-fluida/</guid>
<description><![CDATA[  E&#8217; uscito in questi giorni un volume a cura di Alberto Abruzzese e Giovanni Ragone dal titol]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img border="0" width="640" src="http://www.letrottoir.it/images/tacquinimensola_copia.jpg" height="480" style="width:517px;height:385px;" /> </p>
<p>E&#8217; uscito in questi giorni un volume a cura di Alberto Abruzzese e Giovanni Ragone dal titolo <a href="http://www.liguori.it/schedanew.asp?isbn=4047">&#8220;Letteratura fluida&#8221;</a> che rappresenta l&#8217;esito di un convegno sul rapporto tra letteratura e spazio dei flussi che abbiamo organizzato a Urbino il 15-16 gennaio 2004. Sono ovviamente molti i riferimenti incrocati al web e alle sue forme, come potrete notare leggendo l&#8217;<a href="http://www.liguori.it/schedanew.asp?isbn=4047&#38;vedi=indici">indice</a>.</p>
<p>Il mio pezzo si intitola &#8220;Letteratura e costruzione dell’individuo moderno. Net literature e il futuro del “farsi media”&#8221; e gli autori che tratto sono DeLillo, Wallace, Lethem e Houellebecq con una chiosa finale su iQuindici.<br />
Per i curiosi l&#8217;incipit fa più o meno così&#8230;</p>
<blockquote><p>Nell’epoca dei flussi il medium della scrittura permette l’evoluzione della forma romanzo e l’affermazione di nuovi contenuti. La cosa rilevante però non è solo e tanto relativa ai temi ma proprio il modo in cui questi temi si vincolano a forme inedite della comunicazione.<br />
Per meglio dire: la funzione della letteratura è di consentire nuove forme di osservazione e nuove occasioni di relazione. Questo almeno nella prospettiva che qui utilizzerò.<br />
Le note di questo testo, semplice e provvisoria esplorazione del tema, cercheranno di mettere in luce:<br />
1. la forma del romanzo moderno come occasione di costruzione dell’idea moderna di individuo come “persona”;<br />
2. la consapevolezza assunta dal paradigma letterario dell’individuo come osservatore del mondo e la capacità di fornire occasioni di costruzione di una forma emotiva capace di riattivare un sapere corporeo;<br />
3. le mutazioni che l’epoca delle reti e dei linguaggi neo-mediali introduce nel paradigma letterario lavorando sulla dissoluzione di una forma a senso unico scrittore/lettore – produzione/consumo. Il che comporta l’apertura a una net literature che si pone come ambito di sviluppo di nuove modalità di osservazione (e auto-osservazione) e di costruzione di spazi letterari come luoghi della comunicazione [...]</p></blockquote>
<p>Magari qualche stralcio nei prossimi giorni.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Farsi Media (1)]]></title>
<link>http://mediamondo.wordpress.com/2005/10/10/farsi-media-1/</link>
<pubDate>Mon, 10 Oct 2005 07:32:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>gboccia</dc:creator>
<guid>http://mediamondo.wordpress.com/2005/10/10/farsi-media-1/</guid>
<description><![CDATA[Software Open-source e social software, blog e videoblog, street television e low power FM, reti wir]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://italy.indymedia.org/images/im1.jpg"></p>
<p>Software Open-source e social software, blog e videoblog, street television e low power FM, reti wireless comunitarie, networks di song-sharing, ecc. sono l’esplicitazione sul versante tecno comunicativo di una dimensione che intreccia le logiche di rete connesse ai nuovi linguaggi mediali alla nascita di forme neo-comunitarie.<br />In questi territori troviamo forme emergenti rispetto a quelle generate da un sistema dei media centrato sulle strategie del sociale, si tratta di risposte al singolare e al collettivo alle dinamiche sociali: dalle esperienze definite di mediattivismo sino a quelle di chi è cresciuto come pubblico dei media e che produce contenuti mediali condivisi a partire dalla singolarità della propria esperienza in un connubio complesso fra logiche mediali e tattiche individuali.<br />In particolare si tratta di forme che sottolineano un percorso che mette in luce la capacità di abitare i media, forgiando i territori a partire dai linguaggi individuali e collettivi, in primis quelli del corpo, risceneggiando i contenuti esperienziali.<br />Forme che sottolineano l’esistenza di una pulsione al farsi media.<br />(Continua&#8230;)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
