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	<title>filippo-tommaso-marinetti &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/filippo-tommaso-marinetti/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "filippo-tommaso-marinetti"</description>
	<pubDate>Thu, 23 May 2013 14:33:19 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[&gt;°&lt; PEJA Producing: DIVENIRE III _]]></title>
<link>http://piliaemmanuele.wordpress.com/2009/07/03/%c2%b0-peja-producing-divenire-iii-_/</link>
<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 20:17:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>emmanuelepilia</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lo spazio mediatico dedicato al tema ormai ce lo dovrebbe aver fatto imparare a memoria: il 20 Fabbr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-523" title="3662942143_506bd9766a_b" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2009/07/3662942143_506bd9766a_b1.jpg?w=510&#038;h=382" alt="3662942143_506bd9766a_b" width="510" height="382" /></p>
<p>Lo spazio mediatico dedicato al tema ormai ce lo dovrebbe aver fatto imparare a memoria: il 20 Fabbraio 1909, sul quotidiano parigino <em>Le Figaro</em>, a firma di Filippo Tommaso Marinetti, viene edito per la prima volta in una pubblicazione di respiro internazionale, il primo <em>Manifesto</em> <em>del futurismo</em>. Anche se in realtà il manifesto fu dato alle stampe circa due settimane prima, il 5 Febbraio dello stesso anno, sulle ben più modeste <em>Cronache letterarie</em> del quotidiano bolognese <em>Le Cronache dell&#8217;Emilia</em>, è bene o male accettata la data d&#8217;anniversario della pubblicazione francese. Fatto buffo se pensiamo al marcato senso patriottistico con cui si dipingeva il movimento. Fatto sta che artisticamente in tutte le città italiane, eventi, mostre e pubblicazioni a carattere fortemente commemorative, si sono susseguite con un fare molto più vicino al marketing culturale più che alla riflessione storica. Ed è un peccato, poiché nessuna avanguardia ha saputo vedere lontano, nel quotidiano come nelle arti applicate, quanto il futurismo, e non può apparire come un occasione mancata la rassegnazione culturale delle nostre istituzioni, le quali non riescono ad avere una visione organica di un vicino futuro, capace di mettere in moto idee, e conseguenzialmente, attivare una forma di turismo a cui le nostre città sono fisiologicamente temprate, ossia il turismo culturale. Si parla molto di questa pratica, il turismo, ma sembra sempre abbinata a un non so ché di effimero e vacanziero, mentre si potrebbero creare enclave particolarmente fertili per i giovani studiosi, italiani e stranieri. Peccato. <span style="color:black;"><br />
Ovviamente qualche tentativo di creare un qualcosa che esulasse l&#8217;aspetto storico-conclamatorio della questione vi è stata, ma come al solito, le iniziative migliori in Italia sono ad appannaggio de</span><span style="color:black;">ll&#8217;organizzazione di privati e delle libere associazioni. Dato questo panorama, non poteva presentarsi occasione migliore per mettere in luce le non poche affinità tra futurismo storico e transumanesimo contemporaneo, attraverso la pubblicazione di un numero speciale della rivista <em>Divenire: </em></span><em><span>Rassegna di studi sulla tecnica ed </span></em><span style="color:black;"><em>il postumano</em>, ormani arrivato al terzo numero, interamente dedicato alla riflessione della <em>raccoltà di una eredità</em>, più che dell&#8217;<em>eredità </em>in se. </span><em><span style="color:black;">In particolare,</span></em><span style="color:black;"> annuncia nella presentazione del volume il curatore, Riccardo Campa -</span><em><span style="color:black;"> gli autori del volume si sono concetrati &#8211; partendo da diverse prospettive ideologiche e disciplinari &#8211; su aspetti comuni ai due movimenti, come il culto della tecnologia, l’idea di uomo moltiplicato, la neofilia, l’esaltazione della giovinezza e della vitalità, la guerra all’invecchiamento e alla morte, la sfida alle stelle, il sogno di ricostruire l’universo, l’innovazione radicale degli ambienti e delle forme di comunicazione, lo spirito rivoluzionario</span></em><span style="color:black;">.<br />
Partendo da tale incipit, non potevano mancare personaggi che al futurismo si rifanno direttamente, quali ad esempio artisti come Roberto Guerra o Graziano Cecchini, che trovano così modo di presentarsi in una veste sicuramente più pacata di quelle a cui sono soliti, nonché pensatori come </span><span style="color:black;">Guillaume Faye, il quale propone un lungo ed interessante saggio dove dimostra come il futurismo sia ancorato alle radici pagane europee. Riccardo Campa, Stefano Vaj, Adriano Scianca, Francesco Boco e Andrea Aguzzi si spostano sui terreni non meno instabili della critica storica, dove i due movimenti, transumanesimo e futurismi, vengono letti su piani analoghi, al fine di trovare corrispondenze e divergenze. Un lavoro di lettura negli spazi interstiziali, in cui un secolo di distanza sembra essere talmente appiattito su se stesso, da mostrare difficilmente la compiutezza degli eventi, e nascondendo in sé, come in un curioso enigma, le diverse chiavi interpretative. Questo volume prova ad offrirne una: probabilmente non sarà la più <em>canonica</em>, ma certamente si è fuggita la convenzionale <em>imbalsamatura </em>a cui abbiamo assistito quest&#8217;anno. </span></p>
<p><span style="color:black;"> </span><a href="http://www.sestanteedizioni.com/index.php?pagename=product_info&#38;products_id=211&#38;osCsid=c9c4782d23735220bf6ffe88447baa0c"><img class="aligncenter size-full wp-image-521" title="3663729788_a17203c465_b" src="http://piliaemmanuele.files.wordpress.com/2009/07/3663729788_a17203c465_b.jpg?w=510&#038;h=732" alt="3663729788_a17203c465_b" width="510" height="732" /></a><span style="color:black;"> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intervista impossibile a Luce Marinetti ]]></title>
<link>http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/06/29/intervista-impossibile-a-luce-marinetti/</link>
<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 14:00:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>fforlani</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Marilena Lucente “Ogni mattina imponetevi di contraddire il progetto o programma che la vostra vi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Marilena Lucente<br />
</strong></p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-20377" title="lucemarinetti" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2009/06/lucemarinetti1.jpg?w=350&#038;h=293" alt="lucemarinetti" width="350" height="293" /> </strong></p>
<p align="right">“Ogni mattina imponetevi di contraddire il progetto o programma che la vostra vita passata v’ispira. Fate esattamente il contrario di tutto ciò che il grande Albergo, il Baedecker, i vostri amici, la temperatura della giornata, il paesaggio, i vostri bagagli, il vostro denaro, le vostre comodità e tutti i vostri gusti vi impongono di fare. Sarà naturalmente in voi il desiderio di rimanere soli più lungamente possibile. Ma dovunque vi sono importuni e folle opprimenti!”</p>
<p align="right">F.T.Marinetti, <em>Scatole d’amore in conserva</em>, 1927</p>
<p align="right">
<p align="right">
<p>In un  brillante pomeriggio d’estate, il treno corre  solcando l’estremo lembo della Puglia, attraversa la spianata degli ulivi – sembra sia il  vento dell’alta velocità a muovere  le foglie di verde, d’argento e di grigio -  sfiora il giallo delle dune lungo la costa, sino ad inabissarsi, ma è un’ impressione, nell’azzurro intenso del mare. Azzurro lapislazzulo. Nello scompartimento viaggia Luce Marinetti, curatrice del Centro Studi Marinettiani  della Yale University,  diretta a Lecce. Di fronte a lei, una donna, la chiameremo  semplicemente, la “Lettrice”, immersa nel libro: <em>Scatole d’amore in conserva</em> .<!--more--></p>
<p>Luce (sovrappensiero, guardando fuori dal finestrino): <em>Nomen omen</em>…</p>
<p>Lettrice (socchiudendo la scatola metallica del libro): Già, nel nome il significato di ciò che siamo.</p>
<p>Luce: Di più, di più: nel nome il destino. Ne so qualcosa io…</p>
<p>Lettrice: Per via di un nome particolarmente brutto o particolarmente bello?</p>
<p>Luce: Un nome importante, con una storia dentro. Una storia custodita sin dall’inizio dentro un libro.</p>
<p>Lettrice (chiudendo definitivamente la sua “scatola”): Che libro?</p>
<p>Luce:  A Lei interessa il libro, invece io Le racconterò una storia. Un sortilegio onomastico che da sempre segna e muove la mia vita. In verità io ho due nomi,  Luce e Astra.  Luce è la velocità, Astra sono le stelle e l’armonia. Nel libro <em>Astra e il sommergibile</em> si legge una dedica (socchiude gli occhi e incomincia a recitare a  a memoria, con una voce piana ma una emozione che, si capisce, si rinnova ogni volta): “Marinetti ti offro Astra, le audacie, gli sconfinamenti spirituali,  le intuizioni delle forze misteriose che ti appartengono, quale capo del Futurismo. Sono certa che questa è opera futurista e ne sono fiera. E’ nata carica d’anima, tutte le ansie, le vibrazioni, le gioie, le certezze vi sono disegnate. La trama è semplice, eterna: l’amore fra un uomo e una donna. Ma ho cercato di dare il mistero del destino condizionato dalla realtà, e precisato e preveduto dal sogno. Da tre anni, quest’opera è compiuta, ed è stata, tu lo sai, una parentesi più pesante dei miei giorni ed è nata la nostra Luce. Luce oggi è vittoriosa nel sorriso blu, nei suoi canti, nei biondi giochi al sole con Vittoria, Ardente e Ala Veloce. E oggi Astra può andare nella vita portandovi un’irradiazione di poesia. Poesia, tu non credi che in essa, per illuminare il mondo. Io credo che senza ansia spirituale e senza amore, pur se a volte forse troppo spesso è dolore, il mondo si disgreghi e si  sparpaglia nel nulla”.  Sono parole di  Mammina.</p>
<p>Lettrice: Ma questa è una pagina di Benedetta Cappa, la moglie di Marinetti.  “Mia uguale non discepola”, come la chiamava lui.  Ma… ma  allora  Lei è Luce Marinetti,?</p>
<p>Luce: Davvero conosce mia madre Benny?</p>
<p>Lettrice: L’ho vista in foto. E nei quadri di Balla, Prampolini, Dottori. Bellissima, con i capelli scuri,  sempre raccolti, il volto di una  ragazzina.</p>
<p>Luce: Quando conobbe Marinetti si era appena diplomata e faceva l’apprendista da Giacomo Balla. Si  innamorò  perdutamente di lui, nonostante la differenza d’età. Mio padre all’epoca aveva 45 anni. Da quell’incontro è seguito tutto il resto…</p>
<p>Lettrice: Come si cresce in una famiglia così? Un padre votato all’avanguardia, una madre pittrice e scrittrice, tre figlie, una casa frequentata da artisti e scrittori di tutta l’Europa. Avevate davvero abolito gli spaghetti o il chiaro di luna?</p>
<p>Luce: Affatto! La mia era una famiglia assolutamente normale. Siamo cresciute con un’educazione severa: andavamo al Sacro Cuore e non ci era permesso frequentare la boheme artistica che invadeva la nostra casa. Evidentemente i miei genitori  ritenevano quella compagnia così eccentrica non adatta a delle bambine.</p>
<p>Lettrice:  Una famiglia normale? Sicura di voler utilizzare questo aggettivo? Non c’è biografia che non racconti il vezzo di Marinetti di esporre le bambine appena nate sotto il quadro di Boccioni appeso in salotto:  “Dinamismo di un foot-baller” di Boccioni.</p>
<p>Luce: Sì, era un piccolo rito che aveva inventato lui. È accaduto alle mie sorelle prima di me. Vittoria è nata nel 1927, Ala nel 1928, e io nel 1932</p>
<p>Lettrice:   Vittoria, Ala e Luce.  Marinetti bruciava di quel  bisogno furioso di liberare le parole . E  per le sue figlie ha scelto nomi che avevano la libertà dentro.</p>
<p>Luce: Era attratto da tutto ciò che esprimeva rapidità, sinteticità. Anche l’arte la voleva così: dinamica-incisiva-simultanea . Nella nostra casa di Piazza Adriana,  c’era  la targa “Centro Futurista, Movimento Futurista, Effetti Marinetti”. E’ vero,  venivano ospiti, italiani e stranieri, c’erano le composizioni, le declamazioni, si parlavano lingue diverse che si sovrastavano, come se lo spazio fosse fuso, senza tempo, senza spazio, senza linguaggio. Era un teatro, c’erano le stanze davanti che davano sulla Mole Adriana e le stanze di dietro con i tavoli di Prampolini. Noi bambine  vivevamo in quest’atmosfera…</p>
<p>Lettrice: Tre figlie femmine. Ed era nota a tutti la misoginia dei futuristi….</p>
<p>Luce: Anedottica fuori luogo, mi creda. Bisogno di spiegare, semplificare e incasellare. Mio padre è stato spesso frainteso, rappresentato  come una macchietta scollegata e senz’anima.  Al contrario,  era un uomo di grande spiritualità. Adorabile, tenero con i suoi amici, comprensivo, spiritoso. Sapeva capovolgere le tragedie con spirito elettrico. Trasmetteva una grande allegria….</p>
<p>Lettrice: E come padre, cosa le insegnava dell’arte, della letteratura?</p>
<p>Luce: Il suo più grande insegnamento artistico l’ho ricevuto a Capri, dove avevamo una casa, una specie di rifugio. Mi insegnava la forza delle onde contro le rocce. Capivo la forza delle onde, la luce del tuffarsi dai sandalini… Mi spiegava le infiltrazioni della luce andando sott’acqua, il veder rispecchiato contro le rocce… Sotto c’era tutta una armonia. E mi spiegava i quadri, le sensazioni, perché captava, come tutti gli artisti, l’armonia. Gli artisti erano persone che captavano questa forza della vita.</p>
<p>Luce (mentre il treno rallenta per entrare in stazione, si alza raccogliendo la borsa e le valige piene di libri. Fa una strana smorfia sul viso, come quando ci si ricorda di aver dimenticato qualcosa):   Ecco cos’era!  Abbiamo parlato tutto il tempo e non le ho chiesto il suo nome. Come si chiama?</p>
<p>Lettrice:  Luce, Luce anch’io. Mi hanno chiamato così…</p>
<p>Luce: Come nome sembra fatto apposta per lei. Mi piace come le sta.  Il nome è come un gioiello che  bisogna saper portare, un vestito che deve cadere bene, un destino che non si finisce mai di inventare.  Hanno fatto bene a chiamarla così, nessuno è in grado di scegliere il nome giusto per sé…</p>
<p>Lettrice: Forse ha ragione, forse nessuno è capace di scegliere il proprio nome. Arrivederci,  Luce.</p>
<p>Luce: Arrivederci Luce</p>
<p>Luce Marinetti si allontana nel tramonto infuocato della città di tufo traforato e decorato. A quest’ora, ogni  pietra declina già verso il rosa. In controluce si intravede solo la  siluette della donna: potrebbe scomparire all’improvviso, potrebbe non essere mai apparsa, potrebbe essere stato un uno sfavillio apparso aprendo il contenitore metallico che custodisce  il volume “Scatola d’amore in conserva”. Mentre il treno è ancora fermo, la Lettrice (antichissima la sua passione per il Futurismo, scoperto nell’adolescenza a Venezia),  ripensa al Marinetti di Correzioni di bozze + desideri in velocità:   “treno treno febbre del treno express – express – expressssss press press press press press press press pressssss punzecchiato dal sale marino aromatizzato dagli aranci cercare mare mare mare balzare rotaie rottaie balzare rooooootttaie rooooooootaie (goloso salato purpureo falotico inclinato imponderabile fragile danzante calamitato)”.  La Lettrice ha una sola certezza: non si sa mai cosa accade quando si apre un libro.</p>
<p>(nota: come tutte le interviste impossibili, anche questa è costruita cucendo, tessendo e intrecciando frammenti di interviste e testi di Luce Marinetti, che davvero è stata a Lecce il 10.06. 2005. Il testo di F.T. Marinetti, <em>Scatole d’amore in conserva</em> è stato ristampato in versione anastatica da Vallecchi nel 2002 e contiene una nota di Luce Marinetti).</p>
<p align="right">
<p align="right">
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La scomparsa di Luce, figlia di Filippo Tommaso Marinetti]]></title>
<link>http://museiincomuneroma.wordpress.com/2009/06/21/la-scomparsa-di-luce-figlia-di-filippo-tommaso-marinetti/</link>
<pubDate>Sun, 21 Jun 2009 17:09:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>marinabellini</dc:creator>
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<description><![CDATA[Era una donna meravigliosa Luce Marinetti. Energica e vitale, sapeva regalare emozioni nel condivide]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Era una donna meravigliosa Luce Marinetti. Energica e vitale, sapeva regalare emozioni nel condivide]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Otto anni non sono pochi / 7]]></title>
<link>http://vibrisse.wordpress.com/2009/05/31/otto-anni-non-sono-pochi-7/</link>
<pubDate>Sun, 31 May 2009 16:00:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>vibrisse</dc:creator>
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<description><![CDATA[[Negli otto anni del mio lavoro presso Sironi abbiamo pubblicato tanti libri. Riprenderò qui, in que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><font size="1">[Negli <a href="http://vibrisse.wordpress.com/2009/05/23/cambiamento/">otto anni del mio lavoro presso Sironi</a> abbiamo pubblicato tanti libri. Riprenderò qui, in questi giorni, alcuni articoli relativi a quei libri che - a prescindere da qualunque valutazione commerciale - mi sembrano aver meglio "resistito" nel tempo. Questo <strong>servizio di Antonio D'Orrico</strong> apparve in <em>Corriere della Sera Magazine</em>, supplemento del quotidiano <em>Corriere della sera</em>, il 24 novembre 2005. gm].</font></p>
<p><a href="http://www.sironieditore.it/libri/libri.php?ID_collana=qam&#38;ID_libro=978-88-518-0054-3"><img src="http://vibrisse.files.wordpress.com/2009/05/lozarnonemorto.jpg?w=200&#038;h=293" alt="" title="" width="200" height="293" class="alignleft size-full wp-image-2413" /></a>È possibile che nel 1929 un gruppo di scrittori italiani capitanati da Filippo Tommaso Marinetti, il fondatore del futurismo, abbia scritto un romanzo d’avventura, pieno di colpi di scena, ambientato tra Pechino, Costantinopoli, Parigi, Roma ecc., nel quale si immagina che Nicola II, l’ultimo zar, non sia morto nell’eccidio di Ekaterinenburg, ma scampato alla furia omicida bolscevica si sia rifugiato in Manciuria diventando quindi oggetto di una formidabile caccia all’uomo con la partecipazione di tutti i servizi segreti (russi, cinesi, italiani, inglesi ecc.)? Ed è possibile che questo «grande romanzo di avventure», come recita il sottotitolo, sia anche un libro di avvincente lettura, di deliziosa fattura e di insospettabile ironia? Ed è ancora possibile che di <a href="http://www.sironieditore.it/libri/libri.php?ID_collana=qam&#38;ID_libro=978-88-518-0054-3">Lo Zar non è morto</a>, questo il titolo del libro, nessuno sappia nulla, neppure gli specialisti del periodo, quasi non fosse mai esistito?<br />
Queste domande rivolgeva a se stesso alle tre e cinquanta della notte tra il 17 e il 18 novembre 2004, nella sua casa di Padova, lo scrittore Giulio Mozzi. Aveva appena finito di leggere le 400 pagine e oltre del romanzo scritto a venti mani da Marinetti assieme al divino Massimo Bontempelli (il capofila del realismo magico), al mondanissimo Lucio D’Ambra, ad Alessandro Varaldo (l’inventore del giallo italiano), a Cesare G. Viola (da un suo romanzo De Sica avrebbe tratto I bambini ci guardano), al grande snob e profondo conoscitore dell’anima femminile Luciano Zuccoli, ad Antonio Beltramelli (fedelissimo amico del Duce), Alessandro De Stefani, Fausto Maria Martini e Guido Milanesi. Mozzi era rimasto estasiato dal romanzo del Gruppo dei Dieci (come si erano ribattezzati).</p>
<p><!--more--></p>
<p>Tutto era cominciato nel pomeriggio alla libreria Minerva di Padova dove Mozzi aveva scovato su un tavolo un libro tenuto assieme alla meno peggio con il nastro adesivo. Lo aveva sfogliato scoprendo che era pieno di luoghi esotici e di personaggi «che si chiamavano Orcoff, Zelenin, Karandik, Oceania World». E chi era Oceania World? Una specie di Indiana Jones dell’epoca? Sotto lo sgurado divertito del signor Vincenzo, il proprietario della libreria, Giulio Mozzi, convinto che niente lo avrebbe mai più meravigliato in vita sua da quando, molti anni prima, Federico Fellini in persona l’aveva chiamato a casa per dirgli quanto gli fossero piaciuti i suoi racconti (rispose la madre, lu era fuori con la fidanzata), continuava a guardare quella specie di arca perduta letteraria. «Avevo tra le mani un romanzo di fantapolitica. Un romanzo scritto nel 1929, nel quale si immagina che vengas scovato, in Manciuria, (in Manciuria!), un uomo che somiglia in tutto e per tutto allo Zar Nicola. E forse lo è. O forse non lo è. Lo Zar Nicola è stato ucciso, come tutta la famiglia, a Ekaterinenburg. O forse non è stato ucciso. Come Elvis Presley. Come Jim Morrison. Lo Zar è vivo e lotta insieme a noi. Un romanzo di fantapolitica».</p>
<p>Muovendosi come un automa Mozzi si era avvicinato con il libro in mano al signor Vincenzo per contrattare il prezzo. Un po’ più di cento euro («costava qualcosa di più, ma la bonarietà del signor Vincenzo nei miei confronti è proverbiale»). E sempre in quella specie di trance sonnambulica era tornato a casa a leggere quella meravigliosa avventura restando sveglio fino all’alba. E continuando in un certo senso a leggere anche quando si era assopito per qualche ora, inseguito dai personaggi e dalle immagini di <em>Lo Zar non è morto</em>: «Sognai inseguimenti con l’idrovolante, scaricatori di porto cinesi affumicati dal carbone, infidi diplomatici albiònici, una donna bellissima che prendeva in mano il mondo e, tàffete, lo rivoltava come una frittata».</p>
<p>Ora fate un passo avanti e dal novembre 2004 trasferitevi al luglio di quest’anno, quando Giulio Mozzi, uno (tanto per capire il tipo) che non ha né la patente né la televisione, è venuto in redazione. Nello zaino aveva le fotocopie dello <em>Zar non è morto</em>. «Lo pubblichiamo da Sironi alla fine dell’anno. Ho chiesto in giro, sono stato in biblioteca, ho cliccato su Google e Maremagnumm, ma di questo romanzo non si sa niente. Gli daresti un’occhiata?».</p>
<p>Naturalmente ho tirato anch’io l’alba, perché al di là degli aspetti storici, sociologici, politici e bibliofili, <em>Lo Zar non è morto</em> è proprio un bel romanzo, anzi un romanzone. Sin dall’inizio, sin dallo sbarco al porto di Ching-Wan-Tao di Alba Rosai, «ravvolta nella sua pelliccia di castoro», venuta in Cina a trovare il suo promesso sposo, Paolo degli Orti, comandante dell’esploratore Marco Polo. Ma, primo, colpo di scena, degli Orti ha abbandonato la nave per una missione segreta nel cuore della Cina in compagnia di una donna, l’interprete Oceania World. Alba Rosai si precipita a Pechino dove ritrova Paolo e un ricevimento dell’ambasciata britannica. Il comandante è naturalmente in compagnia di Oceania World. Ora Alba è considerata «la più bella ragazza di Firenze» («alta, sottile, un po’ maschia nei lineamenti botticelliani del viso»), ma Oceania è qualcosa di più. La sua superba bellezza ha qualcosa di global come si direbbe oggi: «La perfezione italica, l’ambiguità egiziana, l’ardore spagnolo, il languore polacco, l’intelligenza francese, la grazia americana, la mollezza orientale». Misteriosissime sono le sue origini: è stata trovata, neonata di una settimana, nella cabina, occupata da un vescovo scozzese, di un piroscafo proveniente dal Giappone e approdato a Southampton.</p>
<p>Alba è furiosamente gelosa di Oceania anche perché il suo Paolo deve partire immediatamente insieme alla vamp per una misteriosissima missione in Manciuria (avrete già capito di che si tratta). Ma la ragazza non ha il tempo di dare sfogo alla sua rabbia perché Paolo viene pugnalato a morte (alle spalle) e Oceania viene rapita. E qui, a pagina 34, <em>Lo Zar non è morto</em> dimostra subito di essere, oltre che di avventura e di fantapolitica, anche un romanzo fascista. Il cadavere ancora caldo del comandante degli Orti, avvolto nel tricolore e deposto nel giardino dell’ambasciata britannica, viene salutato romanamente dagli italiani presenti mentre uno di loro grida, «secondo il sacro rito fascista»: «Camerata Paolo degli Orti!». Poi l’orchestra che stava allietando il ricevimento «intonò alla meglio, come sapeva, un inno: nell’aria dell’Estremo Oriente squillava la voce italiana di Giovinezza». E a ribadire da che parte sta il Gruppo dei Dieci, le condoglianze del rappresentante sovietico Orcoff (un nome che è un programma) vengono respinte dal fratello del morto con queste parole: «Qui è caduto, signore, un fascista italiano. Il vostro posto non può essere qui».</p>
<p>Un romanzo di propaganda? Marinetti lo teorizza nella prefazione: «La grande Italia fascista deve non soltanto realizzarsi politicamente, militarmente, industrialmente, commercialmente e colonialmente, come sta facendo sotto l’occhio vigile del Duce, ma deve anche esprimersi. Perché l’Italia abbia la sua alta luminosa espressione nel mondo occidentale occorre mettere in primo piano la letteratura come il più abile e dinamico ambasciatore che l’Italia fascista possa avere all’estero». E questo programma fu esposto da Marinetti «a S. E. Mussolini, che lo salutò coi suoi più fervidi auguri».</p>
<p>Con <em>Lo Zar non è morto</em> Marinetti vuole anche riscattare i letterati italiani dall’eterno dilettantismo che sembra perseguitarli (pure oggi). Marinetti sogna uno status professionistico per gli scrittori italiani costretti da una «formidabile legge sociale economica» a darsi alla politica, all’esercito, all’industria, al commercio e agli impieghi per sbarcare il lunario. Marinetti accenna poi alle polemiche (le immaginiamo, somigliano a quelle di oggi) scoppiate per le «centomila lire pagate dal giornale “Il Lavoro d’Italia” per la pubblicazione in appendice de <em>Lo Zar non è morto</em>». Solito stracciaculismo nazionale che Marinetti intendeva battere inserendo tra i propositi del Gruppo dei Dieci «quello di elevare i prezzi del mercato letterario italiano».</p>
<div id="attachment_2420" class="wp-caption aligncenter" style="width: 460px"><img src="http://vibrisse.files.wordpress.com/2009/05/zarnonmortovx6.jpg?w=450&#038;h=257" alt="Lo Zar non è morto. A sinistra, l&#39;esemplare della prima edizione in possesso di giulio mozzi. A destra, l&#39;edizione Sironi." title="" width="450" height="257" class="size-full wp-image-2420" /><p class="wp-caption-text">Lo Zar non è morto. A sinistra, l'esemplare della prima edizione in possesso di giulio mozzi. A destra, l'edizione Sironi.</p></div>
<p>Al modernissimo impianto sociologico, professionale e di marketing (al libro era abbinato un concorso a premi per i lettori) corrisponde uno stile narrativo addirittura postmoderno. <em>Lo Zar non è morto</em> è un supermercato del genere avventuroso-esotico in stile internazionalsnob (il contrario del nazionalpopolare). Eroi ed eroine del romanzo scendono a Istanbul al Pera Palace e a Parigi al Ritz. Vagheggiano raid in Manciuria a bordo di una Rolls Royce.</p>
<p>La qualità di romanzi del genere si giudica dalla qualità dei personaggi cattivi. Bene, i cattivi delloZar non è morto non sfigurerebbero a confronto dei cattivi del Fleming di James Bond (i migliori cattivi della nostra vita). Il sorriso del presidente cinese Fu-Ceng brilla «come un pugnale da salotto» sulle sue labbra sottili e il suo silenzio è «sprezzante, crudele, profondamente asiatico». La sua crudeltà non sfigurerebbe in un confronto con quella high-tech di Fleming. Guardate Fu-Ceng mentre somministra la famigerata tortura delle Tremila Gocce all’ammiraglio Pao-Ting, l’avventuriero reo di essersi fatto trafugare lo Zar dagli 007 fascisti: «Pao-Ting rabbrividì. L’aver assistito tante volte a quel terribile supplizio spesso ordinato da lui, gli dava modo di evocarne le fasi… Dall’uno al cento, nulla: l’apparenza di uno scherzo; dal centro al duecento una piccola irrequietezza, dal duecento al duecentocinquanta, una qualche cosa come un’agitazione, dal ducentocinquanta al trecento, una smania accompagnata dai primi lamenti, dal trecento in poi i primi urli, l’occhio intorbidito, le prime contrazioni, un po’ di bava alla bocca… E le contrazioni divenute poco a poco frenetiche convulsioni e lo sguardo iniettato di sangue… E intanto la piccola goccia senza colore, cade, cade, tranquilla e implacabile, innocente e assassina, fredda e rovente, leggerissima e aggravata dal peso di un maglio».</p>
<p>Il pericolo giallo, uno dei tormentoni della politica estera fascista, ispira un monologo imperialistico del presidente Fu-Ceng che quasi anticipa alcuni pensieri del presidente Mao e, addirittura, il sogno di primato mondiale della Cina di oggi: «La Russia vorrebbe farci servire da riserva umana, carne da macello. Ma i nostri destini sono di indipendenza e saranno più luminosi di tutti perché la razza eletta è la nostra. Si è addormentata un giorno perché ha veduto che sognare era più dolce che vivere; si risveglia ora. Il gong della risurrezione sta per squillare. Chi batterà sui sacri bronzi? Ombre di Ming, aiutate l’opera mia che ricondurrà la Cina sulle vette dei suoi destini». Dal punto di vista diplomatico, <em>Lo Zar non è morto</em> vede gli italiani alleati agli inglesi di lord Machiavel (così si chiama il capo della loro diplomazia) e schierati contro russi e cinesi. Gli italiani (fascisti naturalmente) hanno una doppia missione: salvare il mondo e «soffocare per sempre la follia bolscevica». La follia bolscevica si incarna nel personaggio di Ivan Zelerin, il super agente segreto sovietico, assassino e bombarolo. Ma anche il terribile Ivan ha un debole: è cotto di Oceania World. I due sono andati a letto insieme. Accadde in una camera del Ritz (per la cronaca: la numero 73, secondo piano). Poi lei lo mollò senza un vero perché. Lui, anni dopo, le chiede una spiegazione e Oceania gli risponde: «Mi è piaciuto un giorno quel vostro sdegno feroce. Ho voluto guardare dentro quella terribile cassaforte piena d’odio che è la vostra anima: ho voluto vedere che scintilla sarebbe nata mescolando a tanta ira brutale un poco di amore… Non avevo mai incontrato nessuno di tanto fieramente forte e che sapesse tenere nella sua mano chiusa i destini oscuri del mondo. Eravate il Messia della fine del mondo». (E che sia ancora questa la spiegazione del nero fascino che esercitano i terroristi?).</p>
<p>Al personaggio di Ivan Zelerin è affidato, in negativo, il messaggio politico più importante del romanzo. Ivan crede in una sua personale teoria del Caos: «Soltanto dal Caos può rinascere l’ordine universale, quello che permetterà la pace tra gli uomini, e la fratellanza di tutti gli individui, non più diviso da barriere di patria o da differenze di fortuna». La follia di Ivan, la sua religione come egli stesso la chiama, è ultrabolscevica, va oltre il comunismo russo («che ha troppe parentele con le architetture precedenti, che è troppo figlio dei decrepiti pregiudizi che purr voleva combattere»). Quando racconta la sua utopia a Oceania, lei gli risponde: «Credo che Torquemada quando prometteva la redenzione e il paradiso a quegli eretici che mandava ad arrostire sul rogo in branchi di migliaia e migliaia, avesse la vostra voce. Certo aveva la stessa vostra fede… Seminava lo sterminio, in nome di una superiore felicità lontana». Ottant’anni dopo le parole di Oceania World costituiscono un manifesto, tuttora validissimo, contro i fanatismi. Al collettivismo, alla serialità totalitaria Oceania World oppone il potere della bellezza e della femminilità (argomento decisivo, per esempio, contro il fanatismo maschilista islamico): «Ma ditemi, credete voi che non nasceranno più, in questo vostro paradisiaco futuro, donne belle? O credete che nasceranno tutte belle ad un modo, come fabbricate a macchina da qualche standardizzata industria americana? No, vero? Forse qualche Oceania World vedrà ancora la luce… E non credete voi che si accenderanno in rivalità gli appetiti degli uomini?». Ah, il libero mercato del desiderio!<br />
Solo per l’invenzione di un personaggio come la bella, ardimentosa, altera e intelligente Oceania World, <em>Lo Zar non è morto</em> merita un posto di primissimo piano nella storia del romanzo italiano. E anche dell’erotismo nazionale: seguiamola in queste sequenze da antologia.</p>
<p>Siamo a Parigi e Oceania va a fare shopping alla Maison Crevenne et Joséphine in rue de la Paix. Compra un semplice mantello bigio, «severo come un abito monacale», che però nasconde all’interno una pelliccia di cincillà dove «erano sapientemente disposte numerose testine di civetta, i cui occhi scintillavano di verde, di azzurro, di rosso, di giallo», che al buio producono uno spettacolare effetto fosforescente. Così abbigliata, Oceania World invita al Ritz Pier degli Orti, il fratello del valoroso comandante Paolo. Pier, per onorare e vendicare la memoria del fratello, si è trasformato in uno 007 impegnato a fianco di Oceania nella protezione del redivivo Nicola II, e, come già successo al fratello, si è silenziosamente innamorato della donna. Spente le luci della sua camera al Ritz, Oceania si esibisce in uno <em>strip-tease</em> a favore del giovane: «Oceania aveva stese le braccia leggermente all’indietro, mantenendo aperta la preziosa pelliccia. E intorno all’avorio stupendo del suo corpo completamente nudo, dove i seni eretti mettevano due sfumature pallidamente rosa, come in una figura di Fragonard, brulicava tutto un pallido fuoco che con cheti guizzi e repentini offuscamenti lasciava indovinare il tremito da cui la donna era invasa. Ed ella, con la testa leggermente inclinata di lato e gli occhi socchiusi, sorrideva, sorrideva, di quel sorriso che non somiglia più a nessun altro e che trova le sue sorgenti non più nello spirito ma nel ribollire del sangue all’ombra del desiderio».</p>
<p>Al romanzo dei Dieci non manca nulla. C’è lo Zar che piange e la commossa rievocazione di Ekaterinenburg, c’è il figlio di Rasputin e c’è il colpo di scena finale (grandioso) quasi all’ultima riga. Chiudiamo ridando la parola a Giulio Mozzi, lo scopritore del libro: «<em>Lo Zar non è morto</em> è un romanzo divertentissimo. È un palese tentativo di fare il super-ultra-stra-mega-romanzo d ’avventure;ed è un tentativo riuscito. Ovviamente, è un romanzo parodistico. Un <em>divertissement</em>. Uno spasso. Non roba da letterati filologi, da studiosi degli anni Trenta, da nostalgici di quando c’era lui. No: è roba da lettore d’oggi, roba assolutamente d’oggi. È un romanzo antimanzoniano, antineorealista, antipsicologico, antioulipiano, anti – insomma – tutto ciò che in Italia è stato prodotto o accettato. È uno di quei romanzi-romanzi destinati al puro godimento della narrazione…».<br />
Resta un’ultima cosa da chiarire. Come è possibile che un romanzo di propaganda politica (fascista nella fattispecie) sia bello? Anche qui Mozzi ha la risposta giusta: «<em>Lo Zar non è morto</em> è un perfetto romanzo fascista e – simultaneamente – la perfetta parodia del perfetto romanzo fascista.</p>
<p>E così ciò che non riuscì al realismo socialista (un romanzo-romanzo bello davvero) riuscì, grazie a Marinetti &#38; Company, all’irrealismo fascista. </p>
<p><font size="1">Nel sito di Sironi Editore c&#8217;è tutta la <a href="http://www.sironieditore.it/sezioni/archarticolo.php?ID_libro=978-88-518-0054-3&#38;ID_collana=X">rassegna stampa</a> su <em>Lo Zar non è morto</em>. Nel vecchio vibrisse, invece, potete trovare la <a href="http://www.vibrissebollettino.net/archives/testi/lo_zar_non_e_morto_introduzione.pdf">Introduzione</a> scritta da giulio mozzi.</font></p>
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</item>
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<title><![CDATA[Florença 8]]></title>
<link>http://viagensroyalferias.wordpress.com/2009/05/22/florenca-8/</link>
<pubDate>Fri, 22 May 2009 19:09:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>viagensroyalferias</dc:creator>
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<description><![CDATA[Cheguei na Piazza della Repubblica e fiquei maravilhada, é uma das praças mais importantes de Floren]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-582" title="Florença" src="http://viagensroyalferias.files.wordpress.com/2009/05/copy-of-new-11.jpg?w=509&#038;h=333" alt="Florença" width="509" height="333" />Cheguei na <span class="mw-headline">Piazza della Repubblica e fiquei maravilhada, é uma das praças mais importantes de Florença.  Passei na frente do Giubbe Rosse que é famoso como um centro de reunião de poetas como Giovanni Papini, Eugenio Montale e Filippo Tommaso Marinetti. Achei o cardápio caro demais e bem fora das minhas possibilidades para almoçar assim que continuei o passeio até que encontrei uma pizzaria que vendia ums calzones ótimos e comprei uma cerveja Moretti. Peguei meu almoço e fui para a beira do rio, perto do Ponte Vecchio. Sentei num corredor que chegava até a ponte, peguei meu calzone e minha cerveja e vi passar um monte de gente do mundo todo, eu adoro ver gente passar, os rostos, o movimento, o aroma do ambiente e o barulho são hipnóticos para mim. Foi um almoço que até hoje tenho bem guardado na minha cabeça&#8230;. meu Deus!!! Tenho que voltar a realidade para atender a casa!!!</span></p>
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<title><![CDATA[Futurismi]]></title>
<link>http://lascoltodelvenerdi.wordpress.com/2009/05/15/futurismi/</link>
<pubDate>Thu, 14 May 2009 22:51:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>lascoltodelvenerdi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il 20 Febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti pubblica su &#8220;Le Figaro&#8221; il Manifesto del]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Il 20 Febbraio 1909, Filippo Tommaso Marinetti pubblica su &#8220;Le Figaro&#8221; il Manifesto del]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[L'idrovolante di Marinetti Cagliari riscopre il Futurismo - Exmà -  Cagliari]]></title>
<link>http://www.infopointcagliari.it/2009/03/12/lidrovolante-di-marinetti-cagliari-riscopre-il-futurismo-exma-cagliari/</link>
<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 10:35:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>Infopoint Cagliari</dc:creator>
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<description><![CDATA[Centro Comunale d&#8217;Arte e Cultura Exmà, Via San Lucifero 31, Cagliari Inaugurazione: 20/03/2009]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1677" title="il-futurismo" src="http://infopointcagliari.files.wordpress.com/2009/03/il-futurismo.gif?w=140&#038;h=182" alt="il-futurismo" width="140" height="182" /></p>
<p style="text-align:center;"><strong><a href="http:///www.camuweb.it">Centro Comunale d&#8217;Arte e Cultura Exmà</a>, Via San Lucifero 31, Cagliari</strong></p>
<p class="testoOrari"><strong>Inaugurazione:</strong> 20/03/2009 ore 18</p>
<p class="testoOrari"><strong>Apertura al pubblico</strong>:</p>
<p class="testoOrari"><strong>dal 20 marzo 2009 al 21 giugno 2009</strong></p>
<p class="testoOrari">
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;">L’iniziativa si articolerà in tre mostre, tre serate futuriste e un concorso aperto agli studenti delle scuole medie e superiori cittadine.</span></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;">Nella prima mostra, </span><strong><span style="font-size:small;">Bulloni, Grazie &#38; Bastoni</span></strong><span style="font-size:small;">, saranno esposti oltre 150 libri futuristi originali, provenienti da collezioni private, fra cui il famoso Libromacchina imbullonato di Fortunato Depero e l’edizione in “lito-latta” di Nicola Diulgheroff delle poesie di Filippo Tommaso Marinetti. La mostra sarà corredata da un catalogo storico-critico. </span></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;">La seconda esposizione, </span><strong><span style="font-size:small;">L’obbiettivo Futurista</span></strong><span style="font-size:small;">, sarà dedicata alla fotografia e comprende oltre 150 immagini originali dei futuristi la maggior parte inedite: Tato, Masoero, Wultz, Bragaglia, Depero, R.A.M., Thayaht, Russolo, Ambrosi, Di Bosso, Luxardo. Una sezione particolare sarà dedicata al fotografo triestino Ferruccio Demanins. </span></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;">La terza mostra sarà dedicata all&#8217;esposizione di </span><strong><span style="font-size:small;">Fortunato Depero</span></strong><span style="font-size:small;">, con 30 tavole originali e una raccolta di 25 opere inedite dell’artista.</span></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;"><strong>Dal 7 luglio al 31 agosto nella Galleria Comunale d’Arte,</strong> è previsto <strong>Il giardino metallico</strong>, un allestimento speciale delle opere futuriste presenti nelle collezioni comunali, <strong>L’Idrovolante di Marinetti</strong> sarà anche occasione per analizzare il movimento futurista da angolature più inusuali.</span></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;">Ci saranno poi delle </span><span style="font-size:small;"><strong>serate a tema</strong></span><span style="font-size:small;"> previste al Ridotto del Teatro Massimo: il </span><strong><span style="font-size:small;">2 aprile</span></strong><span style="font-size:small;"> ci sarà una conferenza dal titolo </span><strong><span style="font-size:small;">Della Cucina Futurista</span></strong><span style="font-size:small;"> tenuta da Pietro Frassica, dell’Università di Princeton, accompagnata da un buffet di degustazione.</span></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;">Il </span><strong><span style="font-size:small;">24 aprile</span></strong><span style="font-size:small;"> sarà la volta della moda, tema sul quale Antonio Saccoccio, dell’Università di Roma, terrà la conferenza </span><strong><span style="font-size:small;">Della Moda Futurista.</span></strong></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;">Il </span><strong><span style="font-size:small;">22 maggio</span></strong><span style="font-size:small;">, ci sarà la serata </span><strong><span style="font-size:small;">Della Danza Futurista</span></strong><span style="font-size:small;"> nella quale verrà proposta uno spettacolo ispirato alle coreografie futuriste della ballerina Giannina Censi, in cui la danzatrice Ledy Zuhaie rievocherà filologicamente l’aerodanza “Simultanina” di Marinetti, Guarino e Benedetta, del 1931. </span></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;">Alle mostre sono collegate un concorso riservato alle scuole medie inferiori e superiori della città di Cagliari e <strong>Occhi elettrici</strong>, una rassegna dedicata al cinema surrealista in programma dal 24 maggio nel Ridotto del Teatro Massimo. </span></p>
<p class="testoOrari"><strong>Orario:</strong> dal martedì alla domenica dalle ore 9 alle 13 e dalle 16 alle 20</p>
<p class="testoOrari"><strong>Ingresso:</strong> Intero 3 €; Ridotto 2 €</p>
<p>Ingresso gratuito con la <a href="http://www.karaliscard.it">Karalis Card</a></p>
<p><strong>Informazioni:</strong></p>
<p>Tel. e fax +39 070 666399</p>
<p>e-mail:<span style="color:#000000;"> <span style="color:#0000ff;">exma@camuweb.it</span></span></p>
<p><strong></strong><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[La forza del Manifesto Futurista]]></title>
<link>http://museiincomuneroma.wordpress.com/2009/03/02/la-forza-del-manifesto-futurista/</link>
<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 09:51:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>marinabellini</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;Con la forza contagiosa delle sue idee, Marinetti ha fatto entrare l&#8217;Italia nella moder]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&#8220;Con la forza contagiosa delle sue idee, Marinetti ha fatto entrare l&#8217;Italia nella moder]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[ 100 ANNI DI FUTURISMO]]></title>
<link>http://diversitymedia.wordpress.com/2009/02/23/100-anni-di-futurismo/</link>
<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 01:14:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>diversitymedia</dc:creator>
<guid>http://diversitymedia.wordpress.com/2009/02/23/100-anni-di-futurismo/</guid>
<description><![CDATA[Filippo Tommaso Marinetti&#8217;s Futurist Manifesto]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='640' height='390' src='http://www.youtube.com/embed/1SrDNBTzx-c?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span>
<p><strong>Filippo Tommaso Marinetti&#8217;s Futurist Manifesto</strong></p>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[Fondazione e manifesto del futurismo (Le Figaro, Parigi, 20-2-1909)]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2009/02/22/11703/</link>
<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 05:00:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>gisy</dc:creator>
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<description><![CDATA[    http://media-2.web.britannica.com/eb-media/58/68658-004-D896DE11.jpg         Esaltazione dei pro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;"> </span><br />
</span></p>
<div><em></em></div>
<div><em></em></div>
<div><em></em></div>
<div><em></em></div>
<p><em><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"></p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 492px"><a href="http://media-2.web.britannica.com/eb-media/58/68658-004-D896DE11.jpg"><img title="http://media-2.web.britannica.com/eb-media/58/68658-004-D896DE11.jpg" src="http://media-2.web.britannica.com/eb-media/58/68658-004-D896DE11.jpg" alt="http://media-2.web.britannica.com/eb-media/58/68658-004-D896DE11.jpg" width="482" height="450" /></a><p class="wp-caption-text"><a href="http://media-2.web.britannica.com/eb-media/58/68658-004-D896DE11.jpg" rel="nofollow">http://media-2.web.britannica.com/eb-media/58/68658-004-D896DE11.jpg</a></p></div>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></em>
</p>
<p style="text-align:justify;"><em></em></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Esaltazione dei progresso tecnico e scientifico, e delle prospettive affatto nuove che esso apre, passione per il nuovo valore, la velocità, corsa verso il futuro e bisogno di liberarsi dei limiti, dei retaggi che la vecchia cultura impone: sono questi gli elementi base del Manifesto dei futurismo, esasperati in asserzioni dogmatiche quanto quelle della cultura che si vuole distruggere, tanto che dalla letteratura nuova il Manifesto passa ad appoggiare l&#8217;interventismo, il nazionalismo, la guerra, come valori, come realizzazione dell&#8217;uomo nuovo. Così le giuste istanze contro una letteratura accademica, barbosa, immobile, vengono fuorviate, strumentalizzate, diremmo oggi, associandosi a un progetto politico, il fascismo, che non ne raccoglie se non le immagini e le forze superficiali<span>  </span>in realtà<span>  </span>distruggendone le potenzialità innovatrici.<!--more--></span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">         Avevamo vegliato tutta la notte &#8211; i miei amici ed io sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perché come queste irradiate dal chiuso fulgòre di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata su opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture.<br />
         Un immenso orgoglio gonfiava i nostri petti, poiché ci sentivamo soli, in quell&#8217;ora, ad esser desti e ritti, come fari superbi o come sentinelle avanzate, di fronte all&#8217;esercito delle stelle nemiche, occhieggianti dai loro celesti accampamenti. Soli coi fuochisti che s&#8217;agitano davanti ai forni infernali delle grandi navi, soli coi neri fantasmi che frugano nelle pance arroventate delle locomotive lanciate a pazza corsa, soli cogli ubriachi annaspanti, con un incerto batter d&#8217;ali, lungo i muri della città.<br />
         Sussultammo ad un tratto, all&#8217;udire il rumore formidabile degli enormi tramvai a due piani, che passano sobbalzando, risplendenti di luci multicolori, come i villaggi in festa che il Po straripato squassa e sràdica d&#8217;improvviso, per trascinarli fino al mare, sulle cascate e attraverso i gorghi di un diluvio.<br />
         Poi il silenzio divenne più cupo. Ma mentre ascoltavamo l&#8217;estenuato borbottìo, di preghiere del vecchio canale e lo scricchiolar dell&#8217;ossa dei palazzi moribondi sulle loro barbe di umida verdura, noi udimmo subitamente ruggire sotto le finestre gli automobili famelici.<br />
         «Andiamo,» diss&#8217;io, «andiamo, amici! Partiamo! Finalmente, la mitologia e l&#8217;ideale mistico sono superati. Noi stiamo per assistere alla nascita del Centauro e presto vedremo volare i primi Angeli!&#8230; Bisognerà scuotere le porte della vita per provarne i cardini e i chiavistelli!&#8230; Partiamo! Ecco, sulla terra, la primissima aurora! Non v&#8217;è cosa che agguagli lo splendore della rossa spada del sole che schermeggia per la prima volta nelle nostre tenebre millenarie! &#8230; »<br />
         Ci avvicinammo alle tre belve sbuffanti, per palparne amorosamente i torridi petti. lo mi stesi sulla mia macchina come un cadavere nella bara, ma subito risuscitai sotto il volante, lama di ghigliottina che minacciava il mio stomaco.<br />
         La furente scopa della pazzia ci strappò a noi stessi e ci cacciò attraverso le vie, scoscese e profonde come letti di torrenti. Qua e là una lampada malata, dietro i vetri d&#8217;una finestra, c&#8217;insegnava a disprezzare la fallace matematica dei nostri occhi perituri.<br />
         Io gridai: «Il fiuto, il fiuto solo, basta alle belve!»<br />
         E noi, come giovani leoni, inseguivamo la Morte, dal pelame nero maculato di pallide croci, che correva via pel vasto cielo violaceo, vivo e palpitante.<br />
         Eppure non avevamo un&#8217;Amante ideale che ergesse fino alle nuvole la sua sublime figura, né una Regina crudele a cui offrire le nostre salme, contorte a guisa di anelli bisantini! Nulla, per voler morire, se non il desiderio di liberarci finalmente dal nostro coraggio troppo pesante!<br />
         E noi correvamo schiacciando su le soglie delle case i cani da guardia che si arrotondavano, sotto i nostri pneumatici scottanti, come solini sotto il ferro da stirare. La Morte, addomesticata, mi sorpassava ad ogni svolto, per porgermi la zampa con grazia, e a quando a quando si stendeva a terra con un rumore di mascelle stridenti, mandandomi, da ogni pozzanghera, sguardi vellutati e carezzevoli.<br />
         «Usciamo dalla saggezza come da un orribile guscio, e gettiamoci, come frutti pimentati d&#8217;orgoglio, entro la bocca immensa e tôrta del vento!&#8230; Diamoci in pasto all&#8217;Ignoto, non già per disperazione, ma soltanto per colmare i profondi pozzi dell&#8217;Assurdo! »<br />
         Avevo appena pronunziate queste parole, quando girai bruscamente su me stesso, con la stessa ebrietà folle dei cani che voglion mordersi la coda, ed ecco ad un tratto venirmi incontro due ciclisti, che mi diedero torto, titubando davanti a me come due ragionamenti, entrambi persuasivi e nondimeno contradittorii. Il loro stupido dilemma discuteva sul mio terreno&#8230; Che noia! Auff!&#8230; Tagliai corto, e, pel disgusto, mi scaraventai colle ruote all&#8217;aria in un fossato&#8230;<br />
         Oh! materno fossato, quasi pieno di un&#8217;acqua fangosa! Bel fossato d&#8217;officina! lo gustai avidamente la tua melma fortificante, che mi ricordò la santa mammella nera della mia nutrice sudanese&#8230; Quando mi sollevai &#8211; cencio sozzo e puzzolente &#8211; di sotto la macchina capovolta, io mi sentii attraversare il cuore, deliziosamente, dal ferro arroventato della gioia!<br />
         Una folla di pescatori armati di lenza e di naturalisti podagrosi tumultuava già intorno al prodigio. Con cura paziente e meticolosa, quella gente dispose alte armature ed enormi reti di ferro per pescare il mio automobile, simile ad un gran pescecane arenato. La macchina emerse lentamente dal fosso, abbandonando nel fondo, come squame, la sua pesante carrozzeria di buon senso e le sue morbide imbottiture di comodità.<br />
         Credevano che fosse morto, il mio bel pescecane, ma una ta, malattia che si riteneva colmia carezza bastò a rianimarlo, ed eccolo risuscitato, eccolo Pisse le persone sedentarie). in corsa, di nuovo, sulle sue pinne possenti!<br />
         Allora, col volto coperto della buona melma delle officine &#8211; impasto di scorie metalliche, di sudori inutili, di fuliggini celesti &#8211; noi, contusi e fasciate le braccia ma impavidi, dettammo le nostre prime volontà a tutti gli uomini <em>vivi</em> della terra:</span>
</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Manifesto del futurismo</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">         1. Noi vogliamo cantare l&#8217;amor del pericolo, l&#8217;abitudine all&#8217;energia e alla temerità.<br />
         2. Il coraggio, l&#8217;audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.<br />
         3. La letteratura esaltò fino ad oggi l&#8217;immobilità pensosa, l&#8217;estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l&#8217;insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.<br />
         4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall&#8217;alito esplosivo&#8230; un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della <em>Vittoria di Samotracia</em>.<br />
         5. Noi vogliamo inneggiare all&#8217;uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.<br />
         6, Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l&#8217;entusiastico fervore degli elementi primordiali.<br />
         7. Non v&#8217;è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all&#8217;uomo.<br />
         8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!&#8230; Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell&#8217;Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell&#8217;assoluto, poiché abbiamo già creata l&#8217;eterna velocità onnipresente.<br />
         9. Noi vogliamo glorificare la guerra &#8211; sola igiene del mondo &#8211; il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.<br />
         10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d&#8217;ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.<br />
         11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori o polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l&#8217;orizzonte, le locomotive dall&#8217;ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d&#8217;acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.<br />
         È dall&#8217;Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il «<em>Futurismo</em>», perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d&#8217;archeologhi, di ciceroni e d&#8217;antiquarii.<br />
         Già per troppo tempo l&#8217;Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl&#8217;innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.<br />
         Musei: cimiteri!&#8230; Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitori pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che varino trucidandosi ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!<br />
         Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all&#8217;anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti&#8230; ve lo concedo. Che una volta all&#8217;anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla <em>Gioconda</em>, ve lo concedo&#8230; Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perché volersi avvelenare? Perché volere imputridire?<br />
         E che mai si può vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell&#8217;artista, che si sforzò di infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio di esprimere interamente il suo sogno?&#8230; Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un&#8217;urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione.<br />
         Volete dunque sprecare tutte le forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?<br />
         In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di slanci troncati! &#8230; ) è, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa. Per i moribondi, per gl&#8217;infermi, pei prigionieri, sia pure: &#8211; l&#8217;ammirabile passato è forse un balsamo ai loro mali, poiché per essi l&#8217;avvenire è sbarrato&#8230; Ma noi non vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti <em>futuristi</em>!<br />
         E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!&#8230; Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!&#8230; Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!&#8230; Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!&#8230; Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite senza pietà le città venerate!<br />
         I più anziani fra noi, hanno trent&#8217;anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l&#8217;opera nostra. Quando avremo quarant&#8217;anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. Noi lo desideriamo!<br />
         Verranno contro di noi, i nostri successori; verranno di lontano, da ogni parte, danzando su la cadenza alata dei loro primi canti, protendendo dita adunche di predatori, e fiutando caninamente, alle porte delle accademie, il buon odore delle nostre menti in putrefazione, già promesse alle catacombe delle biblioteche.<br />
         Ma noi non saremo là&#8230; Essi ci troveranno alfine &#8211; una notte d&#8217;inverno &#8211; in aperta campagna, sotto una triste tettoia tamburellata da una pioggia monotona, e ci vedranno accoccolati accanto ai nostri aeroplani trepidanti e nell&#8217;atto di scaldarci le mani al fuocherello meschino che daranno i nostri libri d&#8217;oggi fiammeggiando sotto il volo delle nostre immagini.<br />
         Essi tumultueranno intorno a noi, ansando per angoscia e per dispetto, e tutti, esasperati dal nostro superbo, instancabile ardire, si avventeranno per ucciderci, spinti da un odio tanto più implacabile inquantoché i loro cuori saranno ebbri di amore e di ammirazione per noi.<br />
         La forte e sana Ingiustizia scoppierà radiosa nei loro occhi. &#8211; L&#8217;arte, infatti, non può essere che violenza, crudeltà ed ingiustizia.<br />
         I più anziani fra noi hanno trent&#8217;anni: eppure, noi abbiamo già sperperati tesori, mille tesori di forza, di amore, d&#8217;audacia, d&#8217;astuzia e di rude volontà; li abbiamo gettati via impazientemente, in furia, senza contare, senza mai esitare, senza riposarci mai, a perdifiato&#8230; Guardateci! Non siamo ancora spossati! I nostri cuori non sentono alcuna stanchezza, poiché sono nutriti di fuoco, di odio e di velocità!&#8230; Ve ne stupite?&#8230; E logico, poiché voi non vi ricordate nemmeno di aver vissuto! Ritti sulla cima delmondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!<br />
         Ci opponete delle obiezioni?&#8230; Basta! Basta! Le conosciamo&#8230; Abbiamo capito!&#8230; La nostra bella e mendace intelligenza ci afferma che noi siamo il riassunto e il prolungamento degli avi nostri. &#8211; Forse!&#8230; Sia pure!&#8230; Ma che importa? Non vogliamo intendere!&#8230; Guai a chi ci ripeterà queste parole infami!&#8230;<br />
         Alzare la testa!&#8230;<br />
         Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!&#8230;</span>
</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> <img src="/DOCUME~1/Admin/IMPOST~1/Temp/msohtml1/01/clip_image001.gif" border="0" alt="linecol.gif (2432 byte)" width="576" height="5" /></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong><span style="font-size:18pt;color:maroon;">Manifesto tecnico della letteratura futurista</span></strong><br />
<span style="font-size:small;">11 maggio 1912</span></span>
</p>
<p style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Abbiamo visto, nel manifesto precedente, quale intervento sui contenuti dell&#8217;arte e della letteratura intendesse operare il rnovimento futurista. Questo manifesto tecnico &#8211; datato 11 maggio 1912 &#8211; propone, invece, di regolare l&#8217;intervento sulle forme letterarie. Era accluso alla prima antologia dei Poeti futuristi pubblicata dalle Edizioni di «Poesia», rivista internazionale fondata a Milano nel 1905 dallo stesso Marinetti con Sem Benelli e Vitaliano Ponti. Tra i collaboratori italiani sono, tra gli altri, Pascoli, Gozzano, Lucini e Palazzeschi. Proprio sul «manifesto tecnico» Lucini ruppe con Marinetti, per motivi politici (era contrario all&#8217;intervento militare in Libia) e letterari.</span></em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">         In aeroplano, seduto sul cilindro della benzina, scaldato il ventre dalla testa dell&#8217;aviatore, io sentii l&#8217;inanità ridicola della vecchia sintassi ereditata da Omero. Bisogno furioso di liberare le parole, traendole fuori dalla prigione del periodo latino! Questo ha naturalmente, come ogni imbecille, una testa previdente, un ventre, due gambe e due piedi piatti, ma non avrà mai due ali. Appena il necessario per camminare, per correre un momento e fermarsi quasi subito sbuffando!<br />
         Ecco che cosa mi disse l&#8217;elica turbinante, mentre filavo a duecento metri sopra i possenti fumaiuoli di Milano. E l&#8217;elica soggiunse:<br />
         1. <em>Bisogna distruggere la sintassi disponendo i sostantivi a caso, come nascono</em>.<br />
         2. <em>Si deve usare il verbo all&#8217;infinito</em>, perché si adatti elasticamente al sostantivo e non lo sottoponga all&#8217;io dello scrittore che osserva o immagina. Il verbo all&#8217;infinito può, solo, dare il senso della continuità della vita e l&#8217;elasticità dell&#8217;intuizione che la percepisce.<br />
         3. <em>Si deve abolire l&#8217;aggettivo</em>, perché il sostantivo nudo conservi il suo colore essenziale. L&#8217;aggettivo avendo in sé un carattere di sfumatura, è inconcepibile con la nostra visione dinamica, poiché suppone una sosta, una meditazione.<br />
         4. <em>Si deve abolire l&#8217;avverbio</em>, vecchia fibbia che tiene unite l&#8217;una all&#8217;altra le parole. L&#8217;avverbio conserva alla frase una fastidiosa unità di tono.<br />
         5. <em>Ogni sostantivo deve avere il suo doppio</em>, cioè il sostantivo deve essere seguito, senza congiunzione, dal sostantivo a cui è legato per analogia. Esempio: uomo-torpediniera, donna-golfo, folla-risacca, piazza-imbuto, porta-rubinetto.<br />
         Siccome la velocità aerea ha moltiplicato la nostra conoscenza dei mondo, la percezione per analogia diventa sempre più naturale per l&#8217;uomo. Bisogna dunque sopprimere il <em>come</em>, il <em>quale</em>, il <em>così</em>, il simile a. Meglio ancora, bisogna fondere direttamente l&#8217;oggetto coll&#8217;immagine che esso evoca, dando l&#8217;immagine in iscorcio mediante una sola parola essenziale.<br />
         6. <em>Abolire anche la punteggiatura</em>. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata, nella continuità varia di uno stile vivo che si crea da sé, senza le soste assurde delle virgole e dei punti. Per accentuare certi movimenti e indicare le loro direzioni, s&#8217;impiegheranno segni della matematica: + &#8211; x : = &#62; &#60;, e i segni musicali.<br />
         7. Gli scrittori si sono abbandonati finora all&#8217;analogia immediata. Hanno paragonato per esempio l&#8217;animale all&#8217;uomo o ad un altro animale, il che equivale ancora, press&#8217;a poco, a una specie di fotografia&#8230; (Hanno paragonato per esempio un fox-terrier a un piccolissimo puro-sangue. Altri, più avanzati, potrebbero paragonare quello stesso fox-terrier trepidante a una piccola macchina Morse. Io lo paragono invece a un&#8217;acqua ribollente. V&#8217;è in ciò una <em>gradazione di analogie sempre più vaste</em>, vi sono dei rapporti sempre più profondi e solidi, quantunque lontanissimi.)<br />
         L&#8217;analogia non è altro che l&#8217;amore profondo che collega le cose distanti, apparentemente diverse ed ostili. Solo per mezzo di analogie vastissime uno stile orchestrale, ad un tempo policromo, polifonico, e polimorfo, può abbracciare la vita della materia.<br />
         Quando nella mia <em>Battaglia di Tripoli</em>, ho paragonato una trincea irta di baionette a un&#8217;orchestra, una mitragliatrice ad una donna fatale, ho introdotto intuitivamente una gran parte dell&#8217;universo in un breve episodio di battaglia africana.<br />
         Le immagini non sono fiori da scegliere e da cogliere con parsimonia, come diceva Voltaire. Esse costituiscono il sangue stesso della poesia. La poesia deve essere un seguito ininterrotto di immagini nuove senza di che non è altro che anemia e clorosi.<br />
         Quanto più le immagini contengono rapporti vasti, tanto più a lungo esse conservano la loro forza di stupefazione. Bisogna &#8211; dicono &#8211; risparmiare la meraviglia del lettore. Eh! via! Curiamoci, piuttosto, della fatale corrosione del tempo, che distrugge non solo il valore espressivo di un capolavoro, ma anche la sua forza di stupefazione. Le nostre vecchie orecchie troppe volte entusiaste non hanno forse già distrutto Beethoven e Wagner? Bisogna dunque abolire nella lingua tutto ciò che essa contiene in fatto d&#8217;immagini stereotipate, di metafore scolorite, e cioè quasi tutto.<br />
         8. <em>Non vi sono categorie d&#8217;immagini</em>, nobili o grossolane o volgari, eccentriche o naturali. L&#8217;intuizione che le percepisce non ha né preferenze né partiti-presi. Lo stile analogico è dunque padrone assoluto di tutta la materia e della sua intensa vita.<br />
         9. Per dare i movimenti successivi d&#8217;un oggetto bisogna dare la <em>catena delle analogie</em> che esso evoca, ognuna condensata, raccolta in una parola essenziale.<br />
         Ecco un esempio espressivo di una catena di analogie ancora mascherate e appesantite dalla sintassi tradizionale:</span>
</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">      Eh sì! voi siete, piccola mitragliatrice, una donna affascinante, e sinistra, e divina, al volante di una invisibile centocavalli, che rugge con scoppii d&#8217;impazienza. Oh! certo fra poco balzerete nel circuito della morte, verso il capitombolo fracassante o la vittoria!&#8230; Volete che io vi faccia dei madrigali pieni di grazia e di colore? A vostra scelta signora&#8230; Voi somigliate per me, a un tribuno proteso, la cui lingua eloquente, instancabile, colpisce al cuore gli uditori in cerchio, commossi&#8230; Siete, in questo momento, un trapano onnipotente, che fora in tondo il cranio troppo duro di questa notte ostinata&#8230; Siete, anche, un laminatoio, un tornio elettrico, e che altro? Un gran cannello ossidrico che brucia, cesella e fonde a poco a poco le punte metalliche delle ultime stelle!.. (<em>Battaglia di Tripoli</em>)</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">         In certi casi bisognerà unire le immagini a due a due, come le palle incatenate, che schiantano, nel loro volo tutto un gruppo d&#8217;alberi.<br />
         Per avviluppare e cogliere tutto ciò che vi è di più fuggevole e di più inafferrabile nella materia, bisogna formare delle <em>strette reti d&#8217;immagini o analogie</em>, che verranno lanciate nel mare misterioso dei fenomeni. Salvo la forma a festoni tradizionale, questo periodo del mio <em>Mafarka il futurista</em> è un esempio di una simile fitta rete di immagini:</span>
</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">      Tutta l&#8217;acre dolcezza della gioventù scomparsa gli saliva su per la gola, come dai cortili delle scuole salgono le grida allegre dei fanciulli verso i maestri affacciati al parapetto delle terrazze da cui si vedono fuggire i bastimenti&#8230;</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ed ecco ancora tre reti d&#8217;immagini:</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">      Intorno al pozzo della Bumeliana, sotto gli olivi folti, tre cammelli comodamente accovacciati nella sabbia si gargarizzavano dalla contentezza, come vecchie grondaie di pietra, mescolando il ciac-ciac dei loro sputacchi ai tonfi regolari della pompa a vapore che dà da bere alla città. Stridori e dissonanze futuriste, nell&#8217;orchestra profonda delle trincee dai pertugi sinuosi e dalle cantine sonore, fra l&#8217;andirivieni delle baionette, archi di violino che la rossa bacchetta del tramonto infiamma di entusiasmo&#8230;</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">      È il il tramonto-direttore d&#8217;orchestra, che con un gesto ampio raccoglie i flauti sparsi degli uccelli negli alberi, e le arpe lamentevoli degli insetti, e lo scricchiolìo dei rami, e lo stridìo delle pietre. È lui che ferma a un tratto i timpani delle gamelle e dei fucili cozzanti, per lasciar cantare a voce spiegata sull&#8217;orchestra degli strumenti in sordina, tutte le stelle d&#8217;oro, ritte, aperte le braccia, sulla ribalta del cielo. Ed ecco una gran dama allo spettacolo&#8230; Vastamente scollacciato, il deserto infatti mette in mostra il suo seno immenso dalle curve liquefatte, tutte verniciate di belletti rosei sotto le gemme crollanti della prodiga notte.<em> (Battaglia di Tripoli)</em></span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">         10. Siccome ogni specie di ordine è fatalmente un prodotto dell&#8217;intelligenza cauta e guardinga, bisogna orchestrare le immagini disponendole secondo un <em>maximum di disordine</em>.<br />
         11. <em>Distruggere nella letteratura l&#8217;</em>«<em>io</em>», cioè tutta la psicologia. L&#8217;uomo completamente avariato dalla biblioteca e dal museo, sottoposto a una logica e ad una saggezza spaventose, non offre assolutamente più interesse alcuno. Dunque, dobbiamo abolirlo nella letteratura, e sostituirlo finalmente colla materia, di cui si deve afferrare l&#8217;essenza a colpi d&#8217;intuizione, la qual cosa non potranno mai fare i fisici né i chimici.<br />
         Sorprendere attraverso gli oggetti in libertà e i motori capricciosi, la respirazione, la sensibilità e gli istinti dei metalli, delle pietre, del legno ecc. Sostituire la psicologia dell&#8217;uomo, ormai esaurita, con l&#8217;<em>ossessione lirica della materia</em>.<br />
         Guardatevi dal prestare alla materia i sentimenti umani, ma indovinate piuttosto i suoi differenti impulsi direttivi, le sue forze di compressione, di dilatazione, di coesione, e di disgregazione, le sue torme di molecole in massa o i suoi turbini di elettroni. Non si tratta di rendere i drammi della materia umanizzata. È la solidità di una lastra d&#8217;acciaio, che c&#8217;interessa per sé stessa, cioè l&#8217;alleanza incomprensibile e inumana delle sue molecole o dei suoi elettroni, che si oppongono, per esempio, alla penetrazione di un obice. Il calore di un pezzo di ferro o di legno è ormai più appassionante, per noi, del sorriso o delle lagrime di una donna.<br />
         Noi vogliamo dare, in letteratura, la vita del motore, nuovo animale istintivo del quale conosceremo l&#8217;istinto generale allorché avremo conosciuto gl&#8217;istinti delle diverse forze che lo compongono.<br />
         Nulla è più interessante, per un poeta futurista, che l&#8217;agitarsi della tastiera di un pianoforte meccanico. Il cinematografo ci offre la danza di un oggetto che si divide e si ricompone senza intervento umano. Ci offre anche lo slancio a ritroso di un nuotatore i cui piedi escono dal mare e rimbalzano violentemente sul trampolino. Ci offre infine la corsa d&#8217;un uomo a 200 chilometri all&#8217;ora. Sono altrettanti movimenti della materia, fuor dalle leggi dell&#8217;intelligenza, e quindi di una essenza più significativa.<br />
         Bisogna introdurre nella letteratura tre elementi che furono finora trascurati:</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">         1. <em>il rumore</em> (manifestazione del dinamismo degli oggetti);<br />
         2. <em>il peso</em> (facoltà di volo degli oggetti);<br />
         3. <em>l</em><em>&#8216;odore</em> (facoltà di sparpagliamento degli oggetti).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">         Sforzarsi di rendere per esempio il paesaggio di odori che percepisce un cane. Ascoltare i motori e riprodurre i loro discorsi.<br />
         La materia fu sempre contemplata da un <em>io</em> distratto, freddo, troppo preoccupato di sé stesso, pieno di pregiudizi di saggezza e di ossessioni umane.<br />
         L&#8217;uomo tende a insudiciare della sua gioia giovane o del suo dolore vecchio la materia, che possiede una ammirabile continuità di slancio verso un maggiore ardore, un maggior movimento, una maggiore suddivisione di sé stessa. La materia non è né triste né lieta. Essa ha per essenza il coraggio, la volontà e la forza assoluta. Essa appartiene intera al poeta divinatore che saprà liberarsi dalla sintassi tradizionale, pesante, ristretta, attaccata al suolo, senza braccia e senza ali perché è soltanto intelligente. Solo il poeta asintattico e dalle parole slegate potrà penetrare l&#8217;essenza della materia e distruggere la sorda ostilità che la separa da noi.<br />
         Il periodo latino che ci ha servito finora era un gesto pretensioso col quale l&#8217;intelligenza tracotante e miope si sforzava di domare la vita multiforme e misteriosa della materia. Il periodo latino era dunque nato morto.<br />
         Le intuizioni profonde della vita congiunte l&#8217;una all&#8217;altra, parola per parola, secondo il loro nascere illogico, ci daranno le linee generali di una <em>psicologia intuitiva della materia</em>. Essa si rivelò al mio spirito dall&#8217;alto di un aeroplano. Guardando gli oggetti, da un nuovo punto di vista, non più di faccia o per di dietro, ma a picco, cioè di scorcio, io ho potuto spezzare le vecchie pastoie logiche e i fili a piombo della comprensione antica.<br />
         Voi tutti che mi avete amato e seguito fin qui, poeti futuristi, foste come me frenetici costruttori d&#8217;immagini e coraggiosi esploratori di analogie. Ma le vostre strette reti di metafore sono disgraziatamente troppo appesantite dal piombo della logica. lo vi consiglio di alleggerirle, perché il vostro gesto immensificato possa lanciarle lontano, spiegate sopra un oceano più vasto.<br />
         Noi inventeremo insieme ciò che io chiamo l&#8217;<em>immaginazione senza fili</em>. Giungeremo un giorno ad un&#8217;arte ancor più essenziale, quando oseremo sopprimere tutti i primi termini delle nostre analogie per non dare più altro che il seguito ininterrotto dei secondi termini. Bisognerà, per questo, rinunciare ad essere compresi. Esser compresi, non è necessario. Noi ne abbiamo fatto a meno, d&#8217;altronde, quando esprimevamo frammenti della sensibilità futurista mediante la sintassi tradizionale e intellettiva.<br />
         La sintassi era una specie di cifrario astratto che ha servito ai poeti per informare le folle del colore, della musicalità, della plastica e dell&#8217;architettura dell&#8217;universo. La sintassi era una specie d&#8217;interprete o di cicerone monotono. Bisogna sopprimere questo intermediario, perché la letteratura entri direttamente nell&#8217;universo e faccia corpo con esso.<br />
         Indiscutibilmente la mia opera si distingue nettamente da tutte le altre per la sua spaventosa potenza di analogia. La sua ricchezza inesauribile d&#8217;immagini uguaglia quasi il suo disordine di punteggiatura logica. Essa mette capo al primo manifesto futurista, sintesi di una 100 HP lanciata alle più folli velocità terrestri.<br />
         Perché servirsi ancora di quattro ruote esasperate che s&#8217;annoiano, dal momento che possiamo staccarci dal suolo? Liberazione delle parole, ali spiegate dell&#8217;immaginazione, sintesi analogica della terra abbracciata da un solo sguardo e raccolta tutta intera in parole essenziali.<br />
         Ci gridano: «La vostra letteratura non sarà bella! Non avremo più la sinfonia verbale, dagli armoniosi dondolii, e dalle cadenze tranquillizzanti!» Ciò è bene inteso! E che fortuna! Noi utilizziamo, invece, tutti i suoni brutali, tutti i gridi espressivi della vita violenta che ci circonda. <em>Facciamo coraggiosamente il</em> «<em>brutto</em>» <em>in letteratura, e uccidiamo dovunque la solennità</em>. Via! non prendete di quest&#8217;arie da grandi sacerdoti, nell&#8217;ascoltarmi! Bisogna sputare ogni giorno sull&#8217;<em>Altare dell&#8217;Arte</em>! Noi entriamo nei dominii sconfinati della libera intuizione. Dopo il verso libero, ecco finalmente le <em>parole in libertà</em>!<br />
         Non c&#8217;è in questo, niente di assoluto né di sistematico. Il genio ha raffiche impetuose e torrenti melmosi. Esso impone talvolta delle lentezze analitiche ed esplicative. Nessuno può rinnovare improvvisamente la propria sensibilità. Le cellule morte sono commiste alle vive. L&#8217;arte è un bisogno di distruggersi e di sparpagliarsi, grande innaffiatoio di eroismo che inonda il mondo. 1 microbi &#8211; non lo dimenticate &#8211; sono necessari alla salute dello stomaco e dell&#8217;intestino. Vi è anche una specie di microbi necessaria alla vitalità dell&#8217;arte, questo prolungamento della foresta delle nostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell&#8217;infinito dello spazio e del tempo.<br />
         Poeti futuristi! lo vi ho insegnato a odiare le biblioteche e i musei, per prepararvi a <em>odiare l&#8217;intelligenza</em>, ridestando in voi la divina intuizione, dono caratteristico delle razze latine. Mediante l&#8217;intuizione, vinceremo l&#8217;ostilità apparentemente irriducibile che separa la nostra carne umana dal metallo dei motori.<br />
         Dopo il regno animale, ecco iniziarsi il regno meccanico. Con la conoscenza e l&#8217;amicizia della materia, della quale gli scienziati non possono conoscere che le reazioni fisico-chimiche, noi prepariamo la creazione dell&#8217;<em>uomo</em> <em>meccanico dalle parti cambiabili</em>. Noi lo libereremo dall&#8217;idea della morte, e quindi dalla morte stessa, suprema definizione dell&#8217;intelligenza logica.</span>
</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><img src="/DOCUME~1/Admin/IMPOST~1/Temp/msohtml1/01/clip_image001.gif" alt="linecol.gif (2432 byte)" width="576" height="5" /></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<div style="text-align:justify;"><span style="color:green;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">© 2000 &#8211; by prof. Giuseppe Bonghi<br />
E-mail: </span><a href="mailto:bonghi@fausernet.novara.it"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Giuseppe Bonghi</span></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">@fausernet.novara.it </span></span></div>
<div><span style="color:green;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></div>
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<div><span style="color:green;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></div>
<p><span style="color:green;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </p>
<p></span></span>
</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[20 febbraio 1909 - 20 febbraio 2009]]></title>
<link>http://chiaraperseghin.com/2009/02/20/20-febbraio-1909-20-febbraio-2009/</link>
<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 21:43:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Chiara</dc:creator>
<guid>http://chiaraperseghin.com/2009/02/20/20-febbraio-1909-20-febbraio-2009/</guid>
<description><![CDATA[IL FUTURISMO]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align:left;"><strong><span style="color:#ff0000;">I</span><span style="color:#00ff00;">L</span> <span style="color:#ff00ff;">F</span><span style="color:#ff6600;">U</span><span style="color:#008080;">T</span><span style="color:#993366;">U</span><span style="color:#0000ff;">R</span><span style="color:#ffff99;">I</span><span style="color:#333399;">S</span><span style="color:#ffff00;">M</span><span style="color:#00ffff;">O</span></strong></h1>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-839" title="marinettifuturo1" src="http://dalleprimebattute.files.wordpress.com/2009/02/marinettifuturo1.jpg?w=438&#038;h=427" alt="marinettifuturo1" width="438" height="427" /></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Macchine (da lavoro) e parole futuriste al Porto Antico]]></title>
<link>http://circospetto.net/2009/02/20/macchine-da-lavoro-e-parole-futuriste-al-porto-antico/</link>
<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 13:39:26 +0000</pubDate>
<dc:creator>circospetto</dc:creator>
<guid>http://circospetto.net/2009/02/20/macchine-da-lavoro-e-parole-futuriste-al-porto-antico/</guid>
<description><![CDATA[Lettura di un brano estratto dal poema &#8220;distruzione&#8221; di Filippo Tommaso Marinetti, a cur]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Lettura di un brano estratto dal poema &#8220;distruzione&#8221; di Filippo Tommaso Marinetti, a cur]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[PERPUSTAKAAN INGGRIS BELI BUKU ANTI PERPUSTAKAAN]]></title>
<link>http://duniabuku.wordpress.com/2009/02/20/perpustakaan-inggris-beli-buku-anti-perpustakaan/</link>
<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 10:38:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>oktawiguna</dc:creator>
<guid>http://duniabuku.wordpress.com/2009/02/20/perpustakaan-inggris-beli-buku-anti-perpustakaan/</guid>
<description><![CDATA[Perpustakaan British Library membeli buku manifesto futuris Italia Filippo Tommaso Marinetti yang is]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guim.co.uk/sys-images/Guardian/Pix/pictures/2009/2/19/1235084078574/The-Futurists-manifesto-002.jpg" alt="photo taken from guardian.co.uk" /></p>
<p>Perpustakaan British Library membeli buku manifesto futuris Italia Filippo Tommaso Marinetti yang isinya menyatakan semua perpustakaan seharusnya dibakar rata dengan tanah. Buku berjudul Parole in Libertá Futuriste Olfattive Tattili Termiche (Words in Futurist, Olfactory, Tactile, Thermal Freedom) itu dibeli oleh perpustakaan Inggris seharga £83,000.</p>
<p>Pembelian tersebut dilakukan dalam rangka 100 tahun futurisme yang dipelopori oleh Marinetti. Buku yang dikenal sebagai Buku Kaleng itu ditulis Marinetti pada 27 halaman terbuat dari logam yang <!--more-->dianggap unik dan menunjukkan energi dan pemikiran dinamis para futuris. </p>
<p>Pembelian ini terjadi dengan setelah perpustakaaan Inggris didekati seorang perantara dari Sackner Archive of Visual and Concrete Poetry di Miami. “Akuisisi ini penting demi melengkapi sekitar sepuluh ribu koleksi baha cetakan yang avant-garde,” kata Kepala Koleksi Eropa dan Amerika British Library, Stephen Bury &#8220;Kami sekarang punta tiga buku terpenting dari kelompok futuris Italia yang tak bisa ditemui di tempat lain!”</p>
<p>Lewat manifestonya, Marinetti mendorong para seniman merengkuh kecepatan dan teknologi. Ia juga menganggap perang sebagai satu-satunya cara pembersihan dunia dan berjanji memusnahkan semua museum, perpustakaan, serta melawan gerakan moralis, feminis, dan utilitarian yang dianggap pengecut.</p>
<p>David Barrie, Direktur Art Fund, mengatakan, &#8220;Buku berhalaman logam ini adalah karya yang luar biasa sebagai bukti semangat revolusioner sebuah gerakan yang percaya kekuatan seni mengubah dunia,” ujarnya. Barrie juga menilai buku tersebut menunjukkan hubungan kompleks antara elit seniman Italia dengan kelompok fasis era Mussolini. </p>
<p>duniabuku &#8211; Guardian</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Centenario Futurista.]]></title>
<link>http://algundiaenalgunaparte.wordpress.com/2009/02/20/centenario-futurista/</link>
<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 07:58:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alguien</dc:creator>
<guid>http://algundiaenalgunaparte.wordpress.com/2009/02/20/centenario-futurista/</guid>
<description><![CDATA[El 20 de febrero de 1909 Filippo Tommaso Marinetti, un joven poeta arrogante e impetuoso, publicaba]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;">El 20 de febrero de 1909 <a href="http://es.wikipedia.org/wiki/Filippo_Tommaso_Marinetti" target="_blank"><span style="color:#333333;">Filippo Tommaso Marinetti</span></a>, un joven poeta arrogante e impetuoso, publicaba su incendiario manifiesto. <a href="http://www.revistaenie.clarin.com/notas/2009/01/16/_-01840956.htm" target="_blank"><span style="color:#333333;">Había nacido el futurismo</span></a>.</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;"><span style="font-size:10pt;color:black;font-family:Arial;"> <a href="http://farm4.static.flickr.com/3359/3294870926_e952c7510f_o.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter" style="border:0;" title="Manifiesto Futurista. El primer manifiesto futurista surge el 20 de febrero del año 1909, cuando Marinetti, ideólogo del movimiento futurista publica el manifiesto en el diario francés Le Figaro." src="http://farm4.static.flickr.com/3423/3294045893_0252182048_o.jpg" alt="" width="290" height="218" /></a></span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#808080;"><span style="color:#333333;"> </span><a href="http://www.elcultural.es/galerias/galeria_de_imagenes/37/ARTE/100_anos_del_futurism" target="_blank"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><span style="color:#333333;">Imágenes del futurismo</span></span></a></span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">1.<span style="font:7pt &#34;">       </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Queremos cantar el amor al peligro, el hábito de la energía y de la temeridad.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">2.<span style="font:7pt &#34;">      </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">El coraje, la audacia, la rebelión, serán elementos esenciales de nuestra poesía.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">3.<span style="font:7pt &#34;">      </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">La literatura exaltó, hasta hoy, la inmovilidad pensativa, el éxtasis y el sueño. Nosotros queremos exaltar el movimiento agresivo, el insomnio febril, el paso de corrida, el salto mortal, el cachetazo y el puñetazo.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">4.<span style="font:7pt &#34;">      </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Nosotros afirmamos que la magnificencia del mundo se ha enriquecido con una nueva belleza, la belleza de la velocidad. Un coche de carreras con su capó adornado con gruesos tubos parecidos a serpientes de aliento explosivo&#8230; un automóvil rugiente, que parece correr sobre la ráfaga, es más bello que la Victoria de Samotracia.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">5.<span style="font:7pt &#34;">      </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Queremos ensalzar al hombre que lleva el volante, cuya lanza ideal atraviesa la tierra, lanzada también ella a la carrera, sobre el circuito de su órbita.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">6.<span style="font:7pt &#34;">      </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Es necesario que el poeta se prodigue, con ardor, boato y liberalidad, para aumentar el fervor entusiasta de los elementos primordiales.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">7.<span style="font:7pt &#34;">      </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">No existe belleza alguna si no es en la lucha. Ninguna obra que no tenga un carácter agresivo puede ser una obra maestra. La poesía debe ser concebida como un asalto violento contra las fuerzas desconocidas, para forzarlas a postrarse ante el hombre.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">8.<span style="font:7pt &#34;">      </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">¡Nos encontramos sobre el promontorio más elevado de los siglos!&#8230; ¿Porqué deberíamos cuidarnos las espaldas, si queremos derribar las misteriosas puertas de lo imposible? El Tiempo y el Espacio murieron ayer. Nosotros vivimos ya en el absoluto, porque hemos creado ya la eterna velocidad omnipresente.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">9.<span style="font:7pt &#34;">      </span></span><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Queremos glorificar la guerra </span></strong><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">–única higiene del mundo– el militarismo, el patriotismo, el gesto destructor de los libertarios, las bellas ideas por las cuales se muere y el desprecio de la mujer.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">10.<span style="font:7pt &#34;">  </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Queremos destruir los museos, las bibliotecas, las academias de todo tipo, y combatir contra el moralismo, el feminismo y contra toda vileza oportunista y utilitaria.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">11.<span style="font:7pt &#34;">   </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Georgia;">Nosotros cantaremos a las grandes masas agitadas por el trabajo, por el placer o por la revuelta: cantaremos a las marchas multicolores y polifónicas de las revoluciones en las capitales modernas, cantaremos al vibrante fervor nocturno de las minas y de las canteras, incendiados por violentas lunas eléctricas; a las estaciones ávidas, devoradoras de serpientes que humean; a las fábricas suspendidas de las nubes por los retorcidos hilos de sus humos; a los puentes semejantes a gimnastas gigantes que husmean el horizonte, y a las locomotoras de pecho amplio, que patalean sobre los rieles, como enormes caballos de acero embridados con tubos, y al vuelo resbaloso de los aeroplanos, cuya hélice flamea al viento como una bandera y parece aplaudir sobre una masa entusiasta. Es desde Italia que lanzamos al mundo este nuestro manifiesto de violencia arrolladora e incendiaria con el cual fundamos hoy el<strong> FUTURISMO</strong> porque queremos liberar a este país de su fétida gangrena de profesores, de arqueólogos, de cicerones y de anticuarios. Ya por demasiado tiempo Italia ha sido un mercado de ropavejeros. Nosotros queremos liberarla de los innumerables museos que la cubren por completo de cementerios.</span></p>
<p class="MsoHeader" style="text-indent:-18pt;text-align:justify;margin:0 0 6pt 18pt;"> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[MANIFESTO DEL FUTURISMO. 1909-2009]]></title>
<link>http://baikcinema.wordpress.com/2009/02/19/manifesto-del-futurismo-1909-2009/</link>
<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 15:51:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>BAIK</dc:creator>
<guid>http://baikcinema.wordpress.com/2009/02/19/manifesto-del-futurismo-1909-2009/</guid>
<description><![CDATA[introduzione  &#8220;Le Figaro&#8221;, 20 febbraio 1909 1. Noi vogliamo cantare l&#8217;amor del per]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://www.youtube.it/baikcinema">introduzione</a> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>&#8220;Le Figaro&#8221;, 20 febbraio 1909</strong></p>
<p style="text-align:justify;">1.<br />
Noi vogliamo cantare l&#8217;amor del pericolo, l&#8217;abitudine all&#8217;energia e alla temerità.</p>
<p style="text-align:justify;">2.<br />
Il coraggio, l&#8217;audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.</p>
<p style="text-align:justify;">3.<br />
La letteratura esaltò fino a oggi l&#8217;immobilità pensosa, l&#8217;estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l&#8217;insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo e il pugno.</p>
<p style="text-align:justify;">4.<br />
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall&#8217;alito esplosivo&#8230; un&#8217;automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia. </p>
<p>5.<br />
Noi vogliamo inneggiare all&#8217;uomo che tiene il volante, la cui asta attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.<img title="Continua..." src="http://baikcinema.wordpress.com/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p><!--more--></p>
<p>6.<br />
Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e magnificenza, per aumentare l&#8217;entusiastico fervore degli elementi primordiali.
</p>
<p style="text-align:justify;">7.<br />
Non v&#8217;è bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere conseguita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align:justify;">8.<br />
Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!&#8230; Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell&#8217;Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell&#8217;assoluto, poiché abbiamo già creata l&#8217;eterna velocità onnipresente.</p>
<p style="text-align:justify;">9.<br />
Noi vogliamo glorificare la guerra — sola igiene del mondo —, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.</p>
<p style="text-align:justify;">10.<br />
Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d&#8217;ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.</p>
<p style="text-align:justify;">11.<br />
Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l&#8217;orizzonte, le locomotive dall&#8217;ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d&#8217;acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta. È dall&#8217;Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d&#8217;archeologhi, di ciceroni e d&#8217;antiquarii.
</p>
<p style="text-align:justify;">Filippo Tommaso Marinetti</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/baikcinema">BAIKcinema</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="color:black;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2966" title="manifestofuturismo" src="http://baikcinema.files.wordpress.com/2009/02/manifestofuturismo.jpg?w=468&#038;h=664" alt="manifestofuturismo" width="468" height="664" /></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Milán regresa al futurismo · ELPAÍS.com]]></title>
<link>http://blog.darioalvarez.net/2009/02/05/milan-regresa-al-futurismo-%c2%b7-elpaiscom/</link>
<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 20:39:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>ArquitecturaS</dc:creator>
<guid>http://blog.darioalvarez.net/2009/02/05/milan-regresa-al-futurismo-%c2%b7-elpaiscom/</guid>
<description><![CDATA[&#39;En picado sobre la ciudad&#39;, del pintor futurista italiano Tullio Crali &#8220;Afirmamos que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[&#39;En picado sobre la ciudad&#39;, del pintor futurista italiano Tullio Crali &#8220;Afirmamos que]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il flop di Marinetti]]></title>
<link>http://simonamaggiorelli.com/2009/01/16/il-flop-di-marinetti/</link>
<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 10:02:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simona Maggiorelli</dc:creator>
<guid>http://simonamaggiorelli.com/2009/01/16/il-flop-di-marinetti/</guid>
<description><![CDATA[Nel 1914 il teorico della «guerra igiene del mondo» andò in Russia. E Majakovsky gli organizzò un’ac]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-260" title="boccioni-01-composizione-spiralica15cm" src="http://simonamaggiorelli.files.wordpress.com/2009/01/boccioni-01-composizione-spiralica15cm.jpg?w=300&#038;h=297" alt="boccioni-01-composizione-spiralica15cm" width="300" height="297" />Nel 1914 il teorico della «guerra igiene del mondo» andò in Russia. E Majakovsky gli organizzò un’accoglienza ostile. Al Mart un “illuminante” confronto fra avanguardia nostrana ed europea</strong></em> <span style="color:#800000;"><strong>di Simona Maggiorelli</strong><br />
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<p style="margin-bottom:0;">Dopo il clamore che tre anni fa suscitò la sua Italia nova. Une aventure de l’art italien 1900-1950 al Grand Palais, mostra parigina che fu accusata dalla stampa d’oltralpe di revisionismo storico e di occultare i rapporti fra futurismo e fascismo, la direttrice del Mart di Rovereto Gabriella Belli torna a esplorare il primo ’900 italiano ma, questa volta, con uno sguardo allargato all’Europa e ai rapporti che i futuristi ebbero con “Der Sturm” e con gli artisti che parteciparono all’avanguardia tedesca: da Chagall a Kandinskij, da Klee a Macke a Marc, fino allo stesso Grosz e altri espressionisti. Ma soprattutto con la mostra Illuminazioni-Avanguardie a confronto. Italia, Germania, Russia (dal 17 gennaio al Mart, catalogo Electa) insieme alla curatrice Ester Coen, la Belli ora approfondisce i contatti che il futurismo ebbe con l’avanguardia russa. Argomentando così in maniera più ampia la tesi della osteggiata mostra francese, ovvero che il futurismo italiano fu un movimento complesso e magmatico in cui, specie nei primi anni, si trovarono a convivere una tradizione intellettual-sovversiva di stampo anarcoide, un certo ribellismo borghese e un montante spirito nazional-fascista. Nell’underground romano di Bragaglia e negli ambienti intellettuali di una Milano che agli inizi del secolo sorso si faceva teatro di un primo sviluppo capitalistico e di lotte operaie avvenne questo bizzarro incontro culturale. Una ossimorica koinè che Umberto Carpi ha puntualmente ricostruito già anni fa ne<em> L’estrema avanguardia del Novecento </em>(Editori riuniti) e in <em>Bolscevico immaginista </em>(Liguori). Quasi, verrebbe da dire, anticipando alcune contraddizioni del ’68: nel futurismo istanze diversissime, quando non del tutto opposte, si incontravano nell’idea di un avanguardismo «come metodo» e in una vitalistica «febbre di ricerca». <img class="alignright size-medium wp-image-261" title="popova_01" src="http://simonamaggiorelli.files.wordpress.com/2009/01/popova_01.jpg?w=233&#038;h=300" alt="popova_01" width="233" height="300" />E in un primo momento anche Antonio Gramsci guardò con simpatia a questo svecchiamento della cultura italiana promesso dal futurismo con un’apertura internazionale. Ma di lì a poco l’inconciliabilità delle diverse posizioni esplose in modo deflagrante. E se gli interessanti tentativi di creare una arte progressista che si saldasse a una sinistra politica del costruttivista Pannaggi e dell’immaginista Paladini (artisti che ebbero qualche risonanza internazionale e rapporti costanti con l’avanguardia russa) finirono per arenarsi e rimanere isolati, con l’accordo fra Mussolini e i futuristi ogni velleità di sperimentazione, anche di Marinetti, dovette cedere il passo alla trinità “ordine, gerarchia, tradizione” imposta da Prezzolini e dal gruppo dei vociani. Ma già molti anni prima della definitiva normalizzazione del movimento futurista che avvenne negli anni 30 (con il suo leader assurto ad accademico d’Italia e gli ultimi futuristi mutati in  picchiatori) durante il “leggendario” viaggio in Russia di Marinetti del 1914 si sarebbero potuti leggere segni di una fredda presa di distanza da parte di quella avanguardia russa che poi Lenin ingaggiò per dipingere i treni della rivoluzione del ’17. Pagine di storia che ora, in occasione della mostra al Mart, si possono leggere nel resoconto di uno storico dell’arte russo Vladimir Lapšin, pubblicato in catalogo. Di fatto i pittori cubo-futuristi russi snobbarono il tour marinettiano mentre artisti come Mikhail Larionov, Natalia Goncharova a Olga Rozanova guardarono alla Francia non all’Italia. Senza dimenticare che fu soprattutto il poeta Majakovsky a organizzare un’accoglienza apertamente ostile alle conferenze di chi, come Marinetti, teorizzava la necessità della violenza e parlava della guerra come «sola igiene del mondo». <span style="color:#800000;"><em><strong>Left 02/09</strong></em></span></p>
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<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Andalus;"><span style="font-size:small;"><span style="font-weight:normal;"><br />
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<p style="margin-bottom:0;font-weight:normal;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Andalus;"><span style="font-size:small;"><br />
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<p style="margin-bottom:0;font-weight:normal;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Andalus;"><span style="font-size:small;"><br />
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<p style="margin-bottom:0;"><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Andalus;"><span style="font-size:small;"><span style="font-weight:normal;"><img class="alignleft size-medium wp-image-872" title="carra" src="http://simonamaggiorelli.files.wordpress.com/2009/01/carra.jpg?w=300&#038;h=230" alt="carra" width="300" height="230" /></span></span></span></span></p>
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<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"> <strong>Quei semi di Futurismo</strong></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:medium;"><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><strong> </strong>Con il manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti apparso il 20 febbraio del 1909 sul quotidiano parigino </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><em>Le Figaro “</em></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">l’Italia assume un ruolo di porta bandiera nel panorama delle avanguardie europee”. Così scrive Antonio Paolucci nel catalogo della mostra </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><em>Futurismo avanguardia-avanguardie, </em></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">dal 20 febbraio alle Scuderie del Quirinale di Roma, dopo l&#8217;anteprima al Centre Pompidou di Parigi ( vedi </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><em>left </em></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">del 16 gennaio 2009 e del 30 dicembre 2008</span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">). Ma i</span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">l presidente della commissione scientifica delle Scuderie poi aggiunge: “</span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">Il movimento futurista è velocità, movimento, dissoluzione della forma tradizionale, contaminazione, simultaneità, rimescolamento e sovrapposizione dei codici. I suoi ideali sono il vitalismo, il modernismo, la rivoluzione radicale e permanente; valori guida delle grandi ideologie totalitarie del &#8217;900, dalla Russia dei Soviet all’Europa dei fascismi”. Affermazioni inaccettabili in così rozze equiparazioni che “dimenticano” che il comunismo, benché andato incontro a esiti disastrosi, aveva obiettivi del tutto opposti a quelli del fascismo. Ma se per un momento ci accontentassimo della disanima del Futurismo dovremmo dire che si tratta di affermazioni utilissime per valutare la complessa koinè di anarchismo ( nella foto </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><em>I funerali dell&#8217;anarchico Galli</em></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"> di Carrà, 1911), interventismo, ribellismo borghese che dette vita al movimento marinettiano di inizi &#8217;900 a Milano. La straordinaria messe di documenti contenuti nel catalogo </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"><em>Futurismo 1909-2009</em></span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;"> </span></span><span style="color:#000000;"><span style="font-size:small;">edito da Skira, che accompagna la mostra in corso in Palazzo Reale a Milano, offre argomentazioni ampie su quanto da un po&#8217; di tempo cerchiamo di dire a proposito </span></span><span style="font-size:small;">di un certo mix, di un micidiale corto circuito, fra istanze libertarie e violente, che poi avrebbe allungato un&#8217; ombra ( con tutti i distinguo storici del caso) fino al Surrealismo e al &#8217;68. Se ne rintracciano alcuni segni , per usare parole dello stesso Marinetti, nella “ </span><span style="font-size:small;">travolgente e incendiaria” rivendicazione di un movimento aggressivo&#8230;insonne e febbrile”, che auspicava un “ salto mortale, lo schiaffo ed il pugno”. Pur mettendone fra parentisi molti altri aspetti, non è difficile intravedere in queste parole i prodromi di gesti surrealisti che prendevano ad esempio gli assurdi di Lautrémont incitando a spari a caso nella folla, come massimo gesto surrealista. Certo Breton e compagni non arrivavano con Marinetti a celebrare la” guerra igiene del mondo”. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:small;">Nei primi video e fotografie Man Ray , Max Ernst e altri facevano delle belle donne un&#8217;icona. Ma il”disprezzo della donna” invocato da Marinetti che è alla base del mascolino Manifesto delle donne futuriste del 1912 sembra sinistramente riverberarsi, in forma più nascosta e inconscia, negli scritti e affermazioni di Breton e sodali , mentre la bella Kiki de Montparnasse che aveva creduto alle loro fredde lusinghe, si suicidava fra alcol e droghe. s. maggiorelli<br />
</span></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:small;">Da Left-Avvenimenti 20 febbraio 2009</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;font-weight:normal;"><span style="font-family:Andalus;"><span style="font-size:small;">Da Left-Avvenimenti 20 febbraio 2009</span></span></p>
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<p style="margin-bottom:0;font-weight:normal;"><span style="font-family:Andalus;"><span style="font-size:small;"><br />
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<p style="margin-bottom:0;font-weight:normal;"><span style="font-family:Andalus;"> </span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;"> <strong><span style="color:#000080;">Amazzoni futuriste</span></strong></span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;"> di Simona Maggiorelli</span></p>
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<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-size:small;">Per Marinetti e co. la guerra era “l&#8217;igiene del mondo”. E l&#8217;enfasi sulla violenza, così come l&#8217;adorazione della macchina (“Un automobile da corsa è più bella della Venere di Samatrocia”) lasciava intendere un universo tutto al maschile. Del resto il Manifesto del Futurismo pubblicato nel 1909 su <em>Le Figaro</em> è esplicito: “il disprezzo della donna” era uno dei punti cardine dei futuristi – pittori, scultori, teatranti, paroliberisti e aeropittori- che ben presto sarebbero finiti sotto lo stivale di Mussolini. L&#8217;avversione al femminismo delle prime suffragette, ree di trascurare le faccende di casa, come il disprezzo per la <em>femme fatale</em> decadentista, sensuale sciupa-famiglie, ne sono una traccia concretissima. E se nel 1912 Boccioni e Marinetti sfilano a Londra “sottobraccio alle pochissime suffragette carine”, in quello stesso anno, nel <em>Manifesto Tecnico </em>Marinetti scrive: “il calore di un pezzo di ferro o di legno è ormai più appassionante per noi del sorriso e delle lagrime di una donna”. Come documenta Giancarlo Carpi nel suo <em>Futuriste, letteratura, arte e vita </em><span style="font-style:normal;">(Castelvecchi)</span> “Linferiorità assoluta della donna” è teorizzata da Marinetti in più occasioni. Tanto che una voce di donna gli risponderà in Francia, quella di Valentine de Saint-Point, autrice del <em>Manifesto della donna futurista</em><span style="font-style:normal;">, in cui &#8211; ahinoi- rivendica un ruolo di donna amazzone e guerriera. Nel centenario futurista, con il suo documentatissimo lavoro Carpi ci invita a leggere libri futuristi come </span><em>L&#8217;uomo senza sesso</em> <span style="font-style:normal;">di Fillìa accanto a quelli di Bruno Corra e del prode Marinetti. Testi che presentano una costante: “l&#8217;eroe- scrive Carpi- è avversato da donne sentimentali e portatrici di eros debilitante&#8230;”, che ostacolerebbero l&#8217;uomo proteso verso il futuro tecnologico. Ovvia conseguenza di tutto ciò, una ridda di rappresentazioni deformanti, grottesche della donna, nella pittura futurista come negli scritti. Ma il fatto tragico che Carpi racconta è l&#8217;adesione cieca che artiste oggi sconosciute ai più &#8211; come la pittrice Regina, come la danzatrice Giannina Censi e molte altre – manifestarono, facendo propria la violenza di queste immagini, assumendole come modelli.</span></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">dal quotidiano Terra</p>
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<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><strong>Regina, l&#8217;outsider futurista</strong></span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Una mostra a Brescia riscopre il percorso originale della scultrice, dall&#8217;aeroplastica all&#8217;astrattismo</span></p>
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;">di Simona Maggiorelli</span></p>
<div id="attachment_2827" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><a href="http://simonamaggiorelli.files.wordpress.com/2009/01/futurismo_donne_-_regina_2.jpg"><img class="size-medium wp-image-2827" title="Futurismo_donne_-_Regina_2" src="http://simonamaggiorelli.files.wordpress.com/2009/01/futurismo_donne_-_regina_2.jpg?w=230&#038;h=300" alt="" width="230" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Regina</p></div>
<p>“<span style="font-family:Verdana,sans-serif;">Urge un&#8217;arte nuova!” proclamava la scultrice Regina nel manifesto dell&#8217;aeroplastica futurista, stilato con Bruno Munari, Carlo Manzoni, Gelindo Furlan e Riccardo Ricas nel &#8217;34 ( ora edito in <em>Futuriste</em>, Castelvecchi).”Naturalmente -scriveva l&#8217;artista &#8211; urge per noi sensibili ché tanto il pubblico se ne frega che si possa trasmettere una nuova sensibilità come non avrà certamente organizzato magnifici festeggiamenti al sig. Newton quando scoprì la forza di gravità”. Apertura ai nuovi linguaggi ( compreso quello della scienza),sperimentazione a tutto campo fra scultura, disegno, danza e musica connotano tutta l&#8217;opera di Regina, lungo un quarantennio di ricerca continua. La mostra <em>Regina futurismo, arte concreta e oltre </em>alla Fondazione Ambrosetti di Brescia, fino al 9 aprile 2010, invita a riscoprire il suo originale percorso dagli esordi negli anni Venti con sculture  in lamina di latta e alluminio fino agli esperimenti di arte concreta con Gillo Dorfles e Munari nei primi anni Cinquanta e poi ai “divertimenti” in plexiglas colorato negli anni 60. Come emerge con tutta evidenza anche da questa personale curata da Paolo Campiglio, per Regina l&#8217;adesione al Futurismo nel 1931 non fu che una tappa. E non a caso che le sue frequentazioni in questo ambiente non riguardarono la marmaglia guerrafondaia del secondo futurismo. Piuttosto, come ricostruisce Luciano Caramel in una monografia Electa oggi pressoché introvabile, era stata la scultura di Boccioni ad  interessare Regina,attratta in modo particolare dalla sua ricerca polimaterica e sulle forme in movimento. Diversamente dalle artiste che si dicevano <em>tout court</em> futuriste e figuravano nel movimento lanciato da Marinetti da gregarie, (quando non da mogli o fidanzate),lei seppe cogliere la spinta futurista verso un&#8217;arte nuova intuendo che si trattava di riempire quelle parole di nuovi contenuti che riguardavano l&#8217;arte astratta perché non rimanessero lettera morta. </span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } -->da Left-Avvenimenti gennaio 2010</p>
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<p style="margin-bottom:0;font-weight:normal;"><span style="font-family:Andalus;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#000080;"><strong> </strong></span></span></span></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nefelibata]]></title>
<link>http://arvalap.wordpress.com/2008/10/16/nefelibata/</link>
<pubDate>Thu, 16 Oct 2008 00:19:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>António</dc:creator>
<guid>http://arvalap.wordpress.com/2008/10/16/nefelibata/</guid>
<description><![CDATA[Dicionário da Língua Portuguesa &#8211; Porto Editora &#8211; s. e adj. 2 gén, pessoa ou designativo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><span style="text-decoration:underline;"><strong>Dicionário da Língua Portuguesa &#8211; Porto Editora</strong></span><strong> &#8211; </strong><em>s</em>. e <em>adj.</em> <em>2 gén</em>, pessoa ou designativo da pessoa que anda nas nuvens, longe da realidade; próprio de quem anda nas nuvens; designativo dos escritores excêntricos. (Do gr. <em>nephéle</em>, «nuvem»+<em>bátes</em>, «que anda»).</p>
<p style="text-align:justify;">Retirado de não sei onde. Provavelmente reencontrado durante as minhas incursões de internauta.</p>
<p style="text-align:justify;">A palavra suscitou-me interesse pela ambivalência de sentidos e vago troar desprezível. É, em si, um conjunto de letras com um sabor adstringente, quase metálico, como se de uma etiqueta se tratasse. É nessa sede que encontro o significado mais rico e trabalhado de &#8220;nefelibata&#8221;, enquanto fria acusação a jogar contra aqueles cultores literários que pretendem enaltecer a forma acima do conteúdo, aqueles que elegem denegrir o discurso simples e frontal.</p>
<p style="text-align:justify;">Repare-se como a palavra é sintética e artificial, junção plena de dois significados autónomos da língua grega. Pode ser desferida como um insulto, e no entanto consegue suportar a entoação suave e delicada de uma suspiro. Estou a ver que você é um nefelibata! Sabe, por vezes creio-me um triste nefelibata&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Que dizer destes nefelibatas, dos verdadeiros, dos escritores que no termo buscam um método? Apenas que com a sua actividade levantam uma contrariedade difícil de apaziguar, a de procurar expressões e finezas sumptuosas de forma a exprimir ideias complexas e profundas, quando afinal estes conteúdos se encontram subordinados à escravidão de metáforas em concordância, aliterações balofas, métrica exígua! Não tarda nada estaremos a ensaiar centões hexamétricos.</p>
<p style="text-align:justify;">E relembro, todavia, C.S. LEWIS na sua <em>An Experiment in Criticism</em>, onde propugna com fulgor e com valor a ideia de que também a forma é essencial numa construção de pretenções literárias. Compor em verso livre, escrevia, é semelhante a pretender correr antes de aprender a caminhar. A métrica tem um sentido, a forma tem um valor e um conteúdo que se acrescenta ao substrato do texto para emergir uma nova entidade, superior à mera junção das duas realidades, magnífica na impressão que desfere sobre o leitor sensível. Pode mesmo suceder que a experimentação da forma se erga como caminho grandioso para a descoberta de uma realidade mais profunda, acessível apenas quando as palavras são invertidas, o sentido das linhas adulterado, a pontuação adaptada. Não seria esse um dos sentidos da revolução futurista que mentes como Marinetti propunham, no início do século passado, e que variadas personalidades de génio reconhecido brandiram em seu proveito? Assistimos porventura a um rescrever da palavra nefelibata, em que a preocupação pela forma suplanta a perfeição das construções literárias. Clássico e canónico nefelibata seria aquele que retocaria no infinito as suas criações, aperaltando rebiques de frases, subsistituindo sinónimos tendo em vista uma rima que se repete num ponto obscuro do seu texto. Moderno e futurista nefelibata seria já o escritor que moldaria a forma, tratando-a com um respeito ainda superior ao do conteúdo, mas renunciando já aos alambiques e arabescos em prol de uma completa abertura de ferramentas linguísticas.</p>
<p style="text-align:justify;">No sentido em que um nefelibata pode muito simplesmente utilizar este ímpeto estético para melhor adornar as suas ideias e delas fazer clara expressão, creio que todos poderíamos aspirar a ser como ele. Já escrevi trechos mantendo a forma em consideração cimeira, e outros escrevi já em que a pulsão devoradora e apaixonante do conteúdo dominava e subjugava tudo o resto.  Nenhuma das duas experiências se revelou digna de interesse prolongado, a meus cansados e desiludidos olhos.</p>
]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Futurismo (e non solo) al Vicolo, inaugura la mostra di Alf Gaudenzi]]></title>
<link>http://circospetto.net/2008/06/12/futurismo-e-non-solo-al-vicolo-inaugura-la-mostra-di-alf-gaudenzi/</link>
<pubDate>Thu, 12 Jun 2008 07:43:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>circospetto</dc:creator>
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<description><![CDATA[Luigi Pralavorio, Tempo di Charleston, prefazione di Joséphine Baker, Genova 1929. Da Liguria futuri]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Luigi Pralavorio, Tempo di Charleston, prefazione di Joséphine Baker, Genova 1929. Da Liguria futuri]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il lato tenero di Filippo Tommaso]]></title>
<link>http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/06/02/il-lato-tenero-di-filippo-tommaso/</link>
<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 06:00:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>gisy</dc:creator>
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<description><![CDATA[In quell’estate del 1936, nel tripudio degli oleandri rosarancio, delle begonie scarlatte, dei carru]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><img src="http://www.windoweb.it/guida/arte/arte_foto/carlo_carra_3.jpg" alt="" width="290" height="353" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">In quell’estate del 1936, nel tripudio degli oleandri rosarancio, delle begonie scarlatte, dei carrubi e gelsomini in fiore, si aggiravano, nel giardino di villa Hammeler- Mazza, a Cavo (Isola d’Elba), Vittoria, Ala e Luce Marinetti, figlie del “guerriero futurista” Filippo Tommaso.<!--more--><br />
Per loro era tutto nuovo in quella casa comoda ma non sfarzosa, anzi quasi spartana, in confronto alla loro grande abitazione di Piazza Adriano a Roma, con i salotti dalle pareti giallo sole, i divani azzurri, i mobili intarsiati di madreperla, i lampadari di rame traforato e i grandi vasi cinesi, in un affollarsi di sculture, arazzi, oggetti d’arte e cuscini “futuristi” firmati Depero.<br />
La “casa al mare”, dove erano ospiti, sorgeva sulle rovine di una bella villa romana del primo secolo dopo Cristo e Capo Castello si chiamava quel promontorio da cui si poteva vedere, sotto, il mare azzurro, trasparente e all’orizzonte il profilo della costa toscana.<br />
Era la prima volta che i Marinetti decidevano di accettare l’offerta della signora Mazza: gli anni precedenti avevano passato le loro vacanze a Capri “ la sedia a sdraio del Mediterraneo”, dove lo scrittore aveva ricreato un nido futurista con Francesco Cangiullo, Alfredo Casella e l’affascinante Benedetta Cappa, giovane pittrice piemontese, destinata a sedurlo senza rimedio, tanto da diventare la madre delle sue tre figlie. Nella villa sopra Marina Piccola c’erano tornati con le bimbe, ma da quando erano diventate tre, la mondanità della splendida isola e tutti quegli scalini da scendere e salire, li avevano convinti a rinunciare, seppure a malincuore, alla Grotta Azzurra e ai Faraglioni, per trascorrere l’estate a Villa Pellizzi, a Forte dei Marmi.<br />
Ma anche qui, il pericolo di imbattersi continuamente in “Eccellenze, Gerarchi, Padreternoni e Padreternini” d’ogni calibro, al volante delle arroganti decappottabili o in ozio sulla spiaggia del Poveromo, li aveva infine convinti a provare la villeggiatura in quel piccolo, tranquillo paesino elbano, in bilico tra l’azzurro del mare e il verde della macchia. Non c’era nemmeno un porticciolo, ma solo un moletto dove attraccava il barcone che faceva la spola col piroscafo; poco più in là, case sparse tra orti e vigneti, alcune belle ville della borghesia locale e ovunque il profumo e la dolcezza dei fichi maturi. Ai piedi della casa che li ospitava, il dirupo roccioso che precipitava in mare era qua e là interrotto da cespugli di lentisco; dopo un tratto di costa tormentato, a levante si apriva la deliziosa Caletta delle Alghe e a ponente la più selvaggia spiaggia del Frugoso; di fronte il mare aperto del Canale di Piombino.<br />
Era proprio quello che desiderava il “genio-atletico-lirico-palombaro-blindato”. Lontano dalla folla, dai centri di potere, dall’”intellighenzia” più o meno schierata col regime, avrebbe ritrovato i profumi del Mediterraneo, il legame con l’Africa della sua infanzia e curato quelle tre deliziose bambine che la dolce Beny gli aveva regalato: erano il suo orgoglio e la sua debolezza! Ma come non capitolare di fronte a quei visini delicati, ai boccoli e ai nastri fra i capelli, alle loro voci acute e squillanti? Era così che si voleva consolare, in quell’estate del 1936, per nulla tranquilla: la campagna d’Etiopia gli aveva infatti attirato le critiche degli intellettuali francesi; la cultura fascista, fortemente condizionata dal nazismo, aveva attaccato pesantemente l’”arte degenerata” dell’avanguardia e gli stava con gli occhi addosso; per niente apprezzati erano poi i suoi interventi presso il duce in favore di Parri e di altri confinati, che gli attiravano però le simpatie e il consenso di Benedetto Croce.<br />
A Cavo poteva riposarsi, ritemprare le forze non più alimentate dalla giovinezza –aveva ormai 62 anni- nuotare, fare i tuffi, pescare i ricci di cui era goloso, insegnare alle sue bambine come si riconoscono i canti degli uccelli, i profumi dei fiori, la morbidezza o la rugosità delle foglie.<br />
Per Vittoria, Ala e Luce era il più tenero e tradizionale dei padri, disposto per ore ad insegnare il piano, componendo d’istinto, e privilegiando Wagner, Debussy, Vivaldi. Suonava spesso le Quattro Stagioni, in particolare l’Inverno, e per far capire ad Ala come farlo con sentimento diceva:”…tu sei al caldo…immagina che al di là dei vetri cadano fiocchi di neve. Guarda quell’omino intirizzito che sul marciapiede vende caldarroste…”<br />
Dunque Marinetti un inguaribile romantico? Proprio lui che aveva proclamato. “Uccidiamo il chiaro di luna!” ? Miracoli della paternità!<br />
Del resto le bambine erano così felici ed attive in quell’estate elbana, che cercava di assecondarle in tutti i modi… Come quando esse ottennero il permesso, in verità dopo molte insistenze, di “un teatrino” dopo pranzo per rallegrare mamma, papà, la padrona di casa ed altri illustri ospiti.<br />
Cucirono così bacche e grappoli d’uva fragola sui loro costumini e alla fine del balletto cantato li staccarono con un artistico lancio in aria, senza rendersi conto che finivano sugli abiti chiari degli spettatori. La conseguenza fu che per una settimana rimasero in punizione, senza poter scendere al mare…Tra quegli ospiti c’erano il maestro di operette Giuseppe Pietri, Franco Marinotti, il prefetto della Toscana, i signori Tonietti, concessionari delle miniere, e forse Georges Simenon che nell’estate di quell’anno sostò per un mese nelle acque di Cavo, sull’Araldo, il barcone del capitano Giacomo Canovaro, elbano (come il resto dell’equipaggio), adattato a yacht per lo scrittore, la giovanissima moglie, una cameriera e un gigantesco mastino marrone.<br />
L’incontro tra Martinetti e Simenon avvenne forse quella sera, ma non è da escludere che si fossero già conosciuti alla “locanda” Pierolli, dove si poteva gustare uno straordinario cacciucco, al suono di improvvisati concertini.<br />
Comunque, il fondatore del Futurismo aveva troppi impegni per poter soggiornare settimane all’Elba, senza muoversi: così, succedeva spesso che si assentasse, dominato dalla necessità di propagandare per tutta la penisola il suo “verbo” e in particolare quella poesia”epico-industriale” che gli frullava per la testa: a Torino aveva tenuto una conferenza, a Biella aveva visitato uno stabilimento della Snia Viscosa, entusiasmandosi al Lanital, prodotto autarchico ottenuto dalla caseina, da lui definito “Muscolo del vento…Tessutomaterno”…</p>
<p style="text-align:justify;">Anche il giorno dell’incidente, dunque, si trovava fuori…<br />
Beny, invece, si era alzata piuttosto presto, non come quando c’era lui, che nel cuore della notte poteva dirle: “ Cara, lavoriamo un poco…” e alla finestra affacciata sul mare o in giardino, al chiaro di luna, le dettava i suoi versi…Dopo quelle veglie dormivano fino a tardi…<br />
Quel giorno, invece, di buon mattino, nel riordinare le stanze, la donna notò dei fiori secchi in un vaso e lamentandosene disse ad Ala: “Prendili e valli a buttare nel punto più lontano!”. La bambina prese alla lettera l’invito della mamma e si diresse in fondo al giardino, dove i gerani, le petunie, le dalie lasciavano il posto ai cespugli di lavanda, salvia e rosmarino, prima di smarrirsi nel trionfo dei lentischi più in basso. Ala si sporse per gettarli in mare, ma la balaustra cedette e lei precipitò di sotto…i rovi attutirono la caduta e le impedirono di sfracellarsi sulla scogliera ma le ferirono rovinosamente il viso…il grido che lanciò fu sentito da tutto Capo Castello.<br />
Beny, le bambine e tutti gli abitanti della casa terrorizzati accorsero, districandola da quel viluppo di rami e spine: sarebbe rimasta orribilmente sfregiata se la mamma, con le sue splendide mani d’artista, non le avesse subito riunito i lembi di pelle strappata e fasciato il viso.<br />
A Cavo qualcuno se lo ricorda ancora quell’urlo, seguito da un viavai di gente che passandosi la voce “La figlia di Marinetti è caduta nel dirupo!” accorreva a Villa Mazza per avere notizie.<br />
Filippo Tommaso arrivò alle due di notte con una lancia messa a disposizione del prefetto portando con sé il più noto chirurgo plastico torinese e maledicendo la scelta di un luogo così isolato per la vacanza delle sue bambine.<br />
Quando la figlia aprì gli occhi tra il groviglio delle bende, le mormorò:” Sembri un gattino caduto nel latte…” Gli occhi neri e vellutati del padre furono la prima immagine che Ala vide al risveglio dal coma. Del chirurgo non ci fu bisogno: bastarono le tenerezze della famiglia a guarirla…<br />
Nonostante tutto, quella fu per Marinetti una delle ultime vacanze felici: di lì a poco si sarebbe sentito schiacciato tra l’ostilità degli intellettuali internazionali e un antisemitismo di regime che non condivideva affatto. Verrà poi la guerra, la campagna di Russia e la scelta di partire, sebbene Mussolini glielo avesse “proibito”. Da lì manderà alla figlia Ala un fiore, racchiuso in una busta e accompagnato da queste parole:”Ti mando i profumi della steppa e questo fiore colto per te”.<br />
La morte, non in battaglia, come aveva sempre sognato, ma a Bellagio, sul lago di Como, lo colse l’anno dopo.</p>
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<title><![CDATA[QUARTO D'ORA DI POESIA DELLA X MAS]]></title>
<link>http://bargello.wordpress.com/2008/03/29/quarto-dora-di-poesia-della-x-mas/</link>
<pubDate>Sat, 29 Mar 2008 01:29:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>bargello</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quarto d&#8217;ora di poesia della Xa MAS F. T. Marinetti dedicò nel 1944, poco prima di morire, la]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h3 align="center" class="post-title entry-title"><a href="http://associazioneitalia.blogspot.com/2008/03/il-grande-poeta-ezra-pound-1885-1972.html">Quarto d&#8217;ora di poesia della Xa MAS</a></h3>
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<p align="center" class="post-body entry-content"><a href="http://bp0.blogger.com/_DRt1yBEwYQs/R8wr4R-ROBI/AAAAAAAAAXg/Xv6kLTgwm4E/s1600-h/Marinetti-780599.jpg"><img border="0" src="http://bp0.blogger.com/_DRt1yBEwYQs/R8wr4R-ROBI/AAAAAAAAAXg/Xv6kLTgwm4E/s320/Marinetti-780599.jpg" style="cursor:hand;" /></a></p>
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<p class="post-body entry-content"><u>F. T. Marinetti dedicò nel 1944, poco prima di morire, la seguente poesia alla Xa MAS</u>:</p>
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<h4 align="justify" class="post-body entry-content"><em><font color="#008000">Salite in autocarro aeropoeti e via che si va finalmente a farsi benedire dopo tanti striduli fischi di ruote rondini criticomani lambicchi di ventosi pessimismi. Guasto al motore fermarsi fra italiani ma voi voi ventenni siete gli ormai famosi renitenti alla leva dell&#8217;Ideale e tengo a dirvi che spesso si tentò assolvervi accusando l&#8217;opprimente pedantismo di carta bollata burocrazie divieti censure formalismi meschinerie e passatismi torturatori con cui impantanarono il ritmo bollente adamantino del vostro volontariato sorgivo a mezzo il campo di battaglia. Non vi grido arrivederci in Paradiso che lassù vi toccherebbe ubbidire all&#8217;infinito amore purissimo di Dio mentre voi ora smaniate dal desiderio di comandare un esercito di ragionamenti e perciò avanti autocarri. Urbanismi officine banche e campi arati andate a scuola da questi solenni professori di sociologia formiche termiti api castori. Io non ho nulla da insegnarvi mondo come sono d&#8217;ogni quotidianismo e faro di un&#8217; aeropoesia fuori tempo spazio. I cimiteri dei grandi Italiani slacciano i loro muretti agresti nella viltà dello scirocco e danno iraconde scintille crepitano impazienze di polveriera senza dubbio esploderanno esplodono morti unghiuti dunque autocarri avanti. Voi pontieristi frenatori del passo calcolato voi becchini cocciuti nello sforzo di seppellire primavere, entusiaste di gloria ditemi siete soddisfatti d&#8217;aver potuto cacciare in fondo fondo al vostro letamaio ideologico la fragile e deliziosa Italia ferita che non muore. Autocarri avanti e tu non distrarti raggomitola il tuo corpo ardito a brandelli che la rapidità crudele vuol sbalestrarti in cielo prima del tempo. Scoppia un cimitero di grandi Italiani e chiama Fermatevi fermatevi volantisti italiani avete bisogno di tritolo ve lo regaliamo noi ve lo regaliamo noi noi ottimo tritolo estratto dal midollo dello scheletro. E sia quel che sia la parola ossa si sposi colla parola possa con la rima vetusta frusti le froge dell&#8217;Avvenire accese dai biondeggianti fieni di un primato. Ci siamo finalmente e si scende in terra quasi santa. Beatitudine scabrosa di colline inferocite sparano. Vibra a lunghe corde tese che i proiettili strimpellano la voluttuosa prima linea di combattimento ed è una tuonante catedrale coricata a implorere Gesù con schianti di petti lacerati. Saremo siamo le inginocchiate mitragliatrici a canne palpitanti di preghiere. Bacio ribaciare le armi chiodate di mille mille mille cuori tutti traforati dal veemente oblio eterno.</font></em></h4>
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<title><![CDATA[Futurism]]></title>
<link>http://pshycochrometd1a.wordpress.com/2008/03/19/futurism/</link>
<pubDate>Wed, 19 Mar 2008 15:16:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>pshycochrometd1a</dc:creator>
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<description><![CDATA[       FUTURISM pada awalnya merupakan suatu pergerakan yang berkaitan kesusasteraan diciptakan oleh]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<h6>       FUTURISM pada awalnya merupakan suatu pergerakan yang berkaitan kesusasteraan diciptakan oleh Filippo Tommaso Marinetti di 1909 dengan Le Futurisme manifesto . Niat dari manifesto ini adalah untuk membangun panggilan pada bangsa Marinetti untuk membuat mereka sadar bahwa mereka tadinya &#8216; memakai pakaian yang hasil buatan orang lain untuk jangka waktu yang lama.&#8217; Sudah saatnya bagi mereka untuk menciptakan suatu seni yang baru untuk diri mereka sendiri,melihat ke luar dari kecantikan dan dari suatu kemenangan dari peperangan: Seni, sesungguhnya, dapat tak lain hanya kehebatan, kekejaman, dan ketidakadilan. Bahwa manifesto yang yang pertama ditulis dalam bahasa Perancis dan diterbitkan di Surat kabar Le Figaro Paris sebelum Futurist yang baru hidup, dari pemahaman Marinetti yaitu kuasa dari media untuk dipekerjakan dan mengeluarkan gagasan nya.</h6>
<h6>  </h6>
<h6>F. T. Marinetti bersama dengan kumpulan seniman yg lain menulis manifesto yang tidak hanya berdasar atas literatur, musik, tarian,penampilan, lukisan, arsitektur, dan lain lain tetapi juga pada hampir semua aspek yang berhubungan dengan kehidupan sehari-hari, seperti pakaian, makanan, bau, peperangan dan napsu. Futurism adalah usaha yang pertama di abad 20 untuk menemukan kembali kehidupan karena didukung oleh teknologi baru dan memperkirakan suatu ras yang baru dalam wujud orang yang machine-extended. Futurism memang ringkas namun jelas menyatakan suatu kumpulan satuan gagasan yang berisi banyak sekali ungkapan seni abad 20.</h6>
<h6>  </h6>
<h6>Ini adalah yang gagasan telah disebar luaskan, banyak orang yang mengartikan Simbol &#8211; simbol dan syair &#8211; syair yang ekspresif dari abad ke 19. Dampak yang terjadi dari itu semua adalah munculnya teknologi radikal baru yang memproduksi barang dalam dalam Kultur barat, dan ini adalah di inti dari Futurism itu sendiri. Dari masa kejatuhan dan kebangkrutan dari kultur barat pada abad ke 19, seni dari kekacauan dan perpecahan telah diciptakan</h6>
<h6>  </h6>
<h6>Orang Italia adalah yang pertama mengidentifikasi dan menempatkan diri mereka sendiri atas jalan yang mereka ambil dan merasa perlu untuk bertindak. Marinetti mengambil suatu kelompok Pelukis Italia ke Paris untuk menunjukkan kepada mereka bagaimana mereka harus mengecat dan terutama sekali menghubungkan mereka ke dalam Cubism. Ia juga menggunakan ketrampilannya yg luar biasa sebagai “Caffeine of europe” untuk menggerakkan media dan menarik Futurism masuk ke seluruh penjuru dunia. Bagaimanapun, keberadaannya di lingkungan lokal tentang seniman mengakibatkan banyak reaksi yang kejam ( seperti Vorticism bergeraknya Pon dan Lewis).<br />
Di Rusia, perkembangan dari pergerakan lokal cubo-futurism telah dihubungkan ke usaha Marinetti sebagian besar melalui suatu ciri kelakuan di dalam pergerakannya.Ketika anggota dari pergerakan akhirnya bertemu dengan Marinetti, mereka akhirnya menempatkan diri mereka sejauh mungkin dari seni gagasan Marinetti ketika peperangan teknologi. Banyak reaksi dan penjelmaan yang lain dari Futurism bertumbuh diseluruh dunia sepanjang awal abad di Hungaria Polandia, Ukraina, Belanda, Portugal, Amerika ( seni yang sama dan puisi dari Hart Keran), seperti halnya tempat yang lain.</h6>
<h6>  </h6>
<h6>Teori pendukung futurism yang berkaitan kesusasteraan bertujuan untuk meningkatkan ekspresivitas dari bahasa. Seorang penyair Futurism akan merancang kata-kata seperti suatu senjata mesin yang menembak peluru. Ini mereka lakukan dengan berbagai teknik baik secara visual dan sonically. Mereka tertarik terutama pada metode yang memiliki garis pinggir yang buram antara dimensi untuk menciptakan suatu sintesis: dengan menggunakan seluruh pikiran, dan suatu hasil kerja yang mempunyai suatu arti yang dalam.</h6>
<h6>  </h6>
<h6>The Mots di dalam puisi liberta dari Italia Futurism tidak berisi satupun kata sifat, kata keterangan, kata kerja, tanda baca&#8211; semua yang akan memperlambat. Isinya kebanyakan adalah suatu gambar dibuat dari potongan dari kata benda, dan bentuk puisi ini dimaksudkan untuk suatu urutan yang tak terputuskan dari gambaran yang baru. Pembebasan bersyarat mereka didalam puisi liberta berfungsi pada satu tingkatan di bawah mots di dalam liberta, tentang para Futurist yang percaya bahwa ia adalah basis dari semua bahasa onomatopoeia.Mereka menggambarkan teknik manifesto yang, terdiri dari empat jenis dasar: realistis, analogical, abstrak ( berisi suatu pandangan), dan bentuk fisik yang harmonis ( peleburan dari dua atau tiga penyajian abstrak).</h6>
<h6>  </h6>
<h6>Meskipun demikian pada hakekatnya, pembebasan bersyarat liberta tidaklah menyuarakan puisi, keempat tipe onomatopoeia ini mengacu pada puisi phoenetic yang akan dikembangkan Dadaist. Sehubungan dengan Doktrin Futurist kembali kepada akal sehat, Pembebasan bersyarat di dalam liberta ini juga menyuarakan sebagai tujuan utama mereka dalam onomatopoeia-rooted linguistics.Hal ini memiliki pengaruh yang besar dengan pelukis Futurist italia, Luigi Russolo, adalah yang menemukan Art of Noise, yang kemudian mempunyai suatu dampak yang luas pada generasi, menyebabkan Russolo dipandang sebagai &#8216; kakek dari modern sound culture.</h6>
<h6>  </h6>
<h6>Pencapaian dari Puisi Futurist ini dimaksudkan untuk membangkitkan hati dan emosi dari pendengar,dari waktu ke waktu puisi dibuat menjadi semakin besar dan beragam.Puisi sering diperkenalkan di ruang tamu pada akhir abad ke 19 dengan anggur, caviar, dan dengan menyewa penyair yang romantis dengan rambut hitam yang terurai: dilakukan dengan sebaik &#8211; baiknya untuk memberikan kesan yang puitis dan berakting seperti Oscar Wilde Clone dilengkapi dengan bunga lily yang sudah layu. Futurist pada sisi lain, bertindak Vikings atau Para Malaikat Seni dari neraka,untuk menyesuaikan mode ilmu keindahan dengan sepenuhnya. Penamilan mereka sering berakhir dengan kekacauan dengan beberapa anggota dari pendengar di rumah sakit dan beberapa Futurist yang berakhir didalam penjara.</h6>
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