<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>fininvest &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/fininvest/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "fininvest"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 06:37:57 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[DUELLO FININVEST-"REPUBBLICA"]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/30/duello-fininvest-repubblica/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 18:47:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/30/duello-fininvest-repubblica/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;AVETE travisate LE DICHIARAZIONI DEL funzionario della Banca d´Italia Giuffrida sull´assoluta]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2><a href="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images144.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8777" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/11/images144.jpg" alt="" width="124" height="88" /></a>&#8220;AVETE travisate LE DICHIARAZIONI DEL funzionario della Banca d´Italia Giuffrida sull´assoluta trasparenza degli apporti finanziari alle origini del gruppo Fininvest&#8221; &#8211; LA RISPOSTA: &#8216;Quel che conta non sono le parole di Giuffrida, ma quel che è scritto nella sentenza contro Dell´Utri: ci sono all´origine di Fininvest operazioni finanziarie &#8220;anomale&#8221;&#8230;</h2>
<p><strong>1 &#8211; &#8220;IL CONSULENTE DELLA PROCURA ESCLUSE OGNI POSSIBILE OMBRA&#8221;</strong><br />
Lettera di <strong>Franco Currò </strong>(Direttore Comunicazione Fininvest) a &#8220;<a href="http://www.repubblica.it/">la Repubblica</a>&#8220;</p>
<p>Egregio Direttore,la presidente della Fininvest Marina Berlusconi &#8211; annunciando la decisione di procedere per le vie legali &#8211; ha già anche espresso il giudizio sull´operazione diffamatoria organizzata dalla Repubblica nei confronti di un grande gruppo imprenditoriale come il nostro per colpire il suo fondatore. Non ci sarebbe altro da aggiungere. Tuttavia, nell´articolo &#8220;Quelle nebbie misteriose sulle origini della Fininvest&#8221;, la Repubblica torna sul tema con alcuni elementi su cui non è possibile tacere. Vediamo i principali.</p>
<p>Il pezzo forte dell´articolo sembra essere la ricostruzione degli apporti finanziari alle origini del gruppo Fininvest, affidata dalla Procura di Palermo al funzionario della Banca d´Italia Francesco Giuffrida. I due giornalisti citano la sentenza del Tribunale palermitano secondo cui né il consulente della Procura né quello della difesa sono riusciti &#8220;a risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all´origine, qualunque essa fosse, lecita o illecita, dei flussi di denaro investititi nella creazione delle holding Fininvest&#8221;.<!--more--></p>
<p>Ma è proprio così? Per quanto riguarda il consulente della difesa, i verbali delle udienze sono a disposizione: è sufficiente leggerli per valutare come alcune sue dichiarazioni siano state travisate e quanto invece risultino nette le affermazioni sull´assoluta trasparenza di tutte le operazioni esaminate.</p>
<p>Relativamente alla consulenza chiesta dalla Procura, due esperti di cose mafiose come gli autori dell´articolo dovrebbero ben sapere che cosa accadde dopo la sentenza citata. Visto che loro non lo raccontano, lo raccontiamo noi. Chiamato in causa dalla Fininvest, secondo la quale nella sua consulenza era arrivato a conclusioni errate per grave negligenza, il dottor Giuffrida ha sottoscritto la seguente affermazione:</p>
<p>&#8220;All´esito di una prospettazione maggiormente organica delle operazioni &#8230; e della relativa documentazione già disponibile, (il dottor Giuffrida ndr) riconosce i limiti delle conclusioni rassegnate nel proprio elaborato e delle dichiarazioni rese al dibattimento, ed inoltre che le &#8230; operazioni oggetto del suo esame consulenziale erano tutte ricostruibili e tali da escludere l´apporto di capitali di provenienza esterna al Gruppo Fininvest&#8221; (il testo integrale dell´atto di transazione è dal 27 luglio 2007 a disposizione sul nostro sito, www.fininvest.it). Tradotto dal linguaggio tecnico, a noi, e non solo a noi, pare che il concetto sia chiaro: nessuna zona d´ombra.</p>
<p>Ma l´articolo odierno ha un altro &#8220;punto forte&#8221;, il libro di Paolo Madron &#8220;Le gesta del Cavaliere&#8221; (1994). Repubblica, intercalando abilmente frasi prese dal libro con allusioni e ammiccamenti, lo utilizza per arrivare all´enormità, a insinuare addirittura &#8211; nemmeno troppo velatamente &#8211; che una quota della Fininvest sia in mano alla mafia.</p>
<p>Basta però leggere il libro di Madron per rendersi conto che in quelle pagine non esiste alcun tipo di riferimento diretto o indiretto, allusione, evocazione, nulla di nulla che possa in qualche modo far pensare a qualsivoglia collegamento con capitali mafiosi.<br />
Questi sono fatti, sono documenti, non sono inaccettabili insinuazioni. Di quelle dovrà essere reso conto nelle aule di giustizia.</p>
<p><strong>2 &#8211; LA RISPOSTA: &#8220;MA QUELLA ZONA GRIGIA È NELLA SENTENZA DEL TRIBUNALE&#8221;</strong><br />
<strong>Attilio Bolzoni </strong>e <strong>Giuseppe D&#8217;</strong><strong>Avanzo </strong>per &#8220;<a href="http://www.repubblica.it/">la Repubblica</a>&#8220;</p>
<p>Repubblica non ha mai scritto che la frase ripresa dal libro Le gesta del Cavaliere di Paolo Madron («Non meno dell´80 per cento delle azioni delle holding che controllano Fininvest sono di Berlusconi. Sull´altro 20 per cento ci si può ancora sbizzarrire») faccia «riferimento a un collegamento con capitali mafiosi».</p>
<p>Si discute di questo: la famiglia mafiosa di Brancaccio lascia dire che ha in mano «un asso nella manica» contro la Fininvest. Ci si chiede: ci sono zone grigie nel passato della Fininvest che possano rendere concreto quel ricatto? Sì, una zona d´ombra c´è. È l´autorevolissima fonte di Paolo Madron &#8211; il banchiere Carlo Rasini, primo e decisivo finanziatore di Silvio Berlusconi, testimone e protagonista diretto della nascita delle sue imprese &#8211; a sostenere che il «venti per cento della Fininvest» non è (al 1994) nella disponibilità del capo del governo.</p>
<p>E´ un´affermazione che contraddice in modo radicale la dichiarazione di ieri di Marina Berlusconi: («Non c´è stata mai una sola azione della Fininvest che non facesse capo alla famiglia Berlusconi. Così è oggi e così è da sempre»). È bizzarro contestare ciò che non si è scritto per non smentire quel che davvero è stato detto.</p>
<p>Veniamo ora allo strano caso del dottor Giuffrida, vicedirettore della Banca d´Italia di Palermo. L´argomento della Fininvest è prevedibilissimo e &#8211; purtroppo &#8211; sfortunato, se lo si racconta tutto intero.</p>
<p>Incaricato dal pubblico ministero di valutare i finanziamenti alle holding di controllo della Fininvest, Giuffrida rintraccia molte operazione che giudica «anomale». Per esempio: 113 miliardi di lire negli anni settanta (pari a circa 308 milioni di euro di oggi) erano «flussi di provenienza non identificabile».</p>
<p>Fininvest muove contro il consulente un´azione civile. Che si conclude con una transazione in cui Giuffrida, è vero, «riconosce i limiti delle sue conclusioni». Quel che la Fininvest non ricorda mai, quando evoca lo strano caso del dottor Giuffrida, è quel che dissero i suoi avvocati (Maria Taormina Crescimanno e Antonio Coppola) all´Ansa.</p>
<p>Quel giorno il 28 luglio 2007, alle ore 20,48: «Il dottor Giuffrida ha personalmente ricevuto la proposta di transazione dalla Fininvest e solo il 18 luglio ha sottoposto ai suoi legali una bozza di accordo che gli stessi non hanno condiviso, ritenendo che quanto affermato nel documento non corrispondesse alle reali acquisizioni processuali. Il successivo 26 luglio, il dottor Giuffrida ha inviato all´avvocato Coppola il testo della bozza parzialmente corretto.</p>
<p>Consultatisi i difensori hanno tuttavia ritenuto di non condividere la proposta di transazione. Ieri, 27 luglio, i difensori hanno saputo dai media, e solo successivamente da Giuffrida, della stipula dell´atto che non hanno sottoscritto e che non sottoscriveranno non condividendo la ricostruzione dei fatti e le affermazioni in esso contenute».</p>
<p>Quel che conta non sono le parole di Giuffrida, ma quel che è scritto nella sentenza contro Marcello Dell´Utri, II sezione del Tribunale di Palermo, 11 dicembre 2004: «Non è stato possibile, da parte dei consulenti [del pubblico ministero e della difesa], risalire in termini di assoluta certezza e chiarezza all´origine, qualunque essa fosse, lecita od illecita, dei flussi di denaro investiti nella creazione delle holding Fininvest. (?).</p>
<p>La consulenza [della difesa] Iovenitti non ha fatto chiarezza e non ha contribuito a chiarire la natura di alcune operazioni finanziarie &#8220;anomale&#8221; e a evidenziare la correttezza delle risultanze societarie, contabili e bancarie del gruppo Fininvest».</p>
<p>Anche in questo caso, è chiaro il metodo di Fininvest. Si contesta, con un atto privato del tutto estraneo al processo (la transazione del povero Giuffrida), quel che non si può negare ha accertato un Tribunale: ci sono all´origine di Fininvest «operazioni finanziarie &#8220;anomale&#8221;». È difficile contestare che una zona grigia ci sia, se nemmeno il consulente di Marcello Dell´Utri è riuscito a illuminarla.</p>
<p><a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-11279.htm" target="_blank">Dagospia</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sono i soldi degli inizi del Cavaliere l'asso nella manica dei fratelli Graviano - cronaca - Repubblica.it]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/28/sono-i-soldi-degli-inizi-del-cavaliere-lasso-nella-manica-dei-fratelli-graviano-cronaca-repubblica-it/</link>
<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 11:32:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/28/sono-i-soldi-degli-inizi-del-cavaliere-lasso-nella-manica-dei-fratelli-graviano-cronaca-repubblica-it/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: Sono i soldi degli inizi del Cavaliere l&#8217;asso nella manica dei fratelli Graviano ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/mafia-10/resa-dei-conti-1/resa-dei-conti-1.html">Sono i soldi degli inizi del Cavaliere l&#8217;asso nella manica dei fratelli Graviano &#8211; cronaca &#8211; Repubblica.it</a>.</p>
<blockquote>
<h2>L&#8217;INCHIESTA &#8211; Il peso del ricatto al premier della famiglia di Brancaccio sembra legato all&#8217;inizio della sua storia di imprenditore<!-- fine OCCHIELLO --></h2>
<h1><!-- inizio TITOLO --><strong>Sono i soldi degli inizi del  Cavaliere l&#8217;asso nella manica dei fratelli Graviano</strong><!-- fine TITOLO --></h1>
<h3><!-- inizio SOMMARIO -->Più che un eventuale avviso di garanzia per le stragi del &#8216;93, il premier dovrebbe temere il coinvolgimento da parte delle cosche sulle storie di denaro affari e politica<br />
<!-- inizio FIRMA --><span class="txt12"><em>di ATTILIO BOLZONI e GIUSEPPE D&#8217;AVANZO</em></span><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --></h3>
<div id="multimedia">
<div class="fotosxb">
<p><!-- fine DIDA --></p>
</div>
</div>
<div id="testo"><!-- inizio TESTO --> Soldi. Soldi &#8220;loro&#8221; che non sono rimasti in Sicilia, ma &#8220;portati su&#8221;, lontano da Palermo. &#8220;Filippo Graviano mi parlava come se fosse un suo investimento, come se la Fininvest fossero soldi messi da tasca sua&#8221;. Per Gaspare Spatuzza, da qualche parte, la famiglia di Brancaccio ha &#8220;un asso nella manica&#8221;. Quale può essere questo &#8220;jolly&#8221; non è più un mistero. Per i mafiosi, che riferiscono quel che sanno ai procuratori di Firenze, è una realtà il ricatto per Berlusconi che Cosa Nostra nasconde sotto la controversa storia delle stragi del 1993. Nell&#8217;interrogatorio del 16 marzo 2009, Spatuzza non parla più di morte, di bombe, di assassini, ma del denaro dei Graviano. E ha pochi dubbi che Giuseppe Graviano (che chiama &#8220;Madre Natura&#8221; o &#8220;Mio padre&#8221;) &#8220;si giocherà l&#8217;asso&#8221; contro chi a Milano è stato il mediatore degli affari di famiglia, Marcello Dell&#8217;Utri, e l&#8217;utilizzatore di quelle risorse, Silvio Berlusconi.</p>
<p>Il mafioso ricostruisce la storia imprenditoriale della cosca di Brancaccio, con i Corleonesi di Riina e Bagarella e i Trapanesi di Matteo Messina Denaro, il nocciolo duro e irriducibile di Cosa nostra siciliana.<br />
È il 16 marzo 2009, il mafioso di Brancaccio racconta ai pubblici ministeri del &#8220;tesoro&#8221; dei Graviano. &#8220;Cento lire non gliele hanno levate a tutt&#8217;oggi. Non gli hanno sequestrato niente e sono ricchissimi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Non si fidano di nessuno, hanno costruito in questi vent&#8217;anni un patrimonio immenso&#8221;. Per Gaspare Spatuzza, due più due fa sempre quattro. Dopo il 1989 e fino al 27 gennaio 1994 (li arrestano ai tavoli di &#8220;Gigi il cacciatore&#8221; di via Procaccini), Filippo e Giuseppe decidono di starsene latitanti a Milano e non a Palermo. Hanno le loro buone ragioni. A Milano possono contare su protezioni eccellenti e insospettabili che li garantiscono meglio delle strade strette di Brancaccio dove non passa inosservato nemmeno uno spillo. E dunque perché? &#8220;E&#8217; anomalissimo&#8221;, dice il mafioso, ma la chiave è nel denaro. A Milano non ci sono uomini della famiglia, ma non importa perché ci sono i loro soldi e gli uomini che li custodiscono. I loro nomi forse non sono un mistero. Di più, Gaspare Spatuzza li suggerisce. Interrogatorio del 16 giugno: &#8220;Filippo ha nutrito sempre simpatia nei riguardi di Silvio Berlusconi e Marcello Dell&#8217;Utri, (&#8230;) Filippo è tutto patito dell&#8217;abilità manageriale di Berlusconi. Potrei riempire pagine e pagine di verbale [per raccontare] della simpatia e del&#8230; possiamo dire &#8230; dell&#8217;amore che lo lega a Berlusconi e Dell&#8217;Utri&#8221;.<br />
<!--inserto--></p>
<div id="adv180x150m"><!-- OAS AD 'Middle' - da inserire per 200x200 --></div>
<div id="testo">
&#8220;L&#8217;asso nella manica&#8221; di Giuseppe Graviano, &#8220;il jolly&#8221; evocato dal mafioso come una minaccia &#8211; sostengono fonti vicine all&#8217;inchiesta &#8211; non è nella fitta rete di contatti, reciproche e ancora misteriose influenze che hanno preceduto le cinque stragi del 1993 &#8211; lo conferma anche Spatuzza &#8211; , ma nelle connessioni di affari che, &#8220;negli ultimi vent&#8217;anni&#8221;, la famiglia di Brancaccio ha coltivato a Milano. E&#8217; la rassicurante condizione che rende arrogante anche Filippo, solitamente equilibrato. Dice Gaspare: &#8220;[Filippo mi disse]: facceli fare i processi a loro, perché un giorno glieli faremo noi, i processi&#8221;.</p>
<p>Nella lettura delle migliaia di pagine di interrogatorio, ora agli atti del processo di appello di Marcello Dell&#8217;Utri, pare necessario allora non farsi imprigionare da quel doloroso 1993, ma tenere lo sguardo più lungo verso il passato perché le stragi di quell&#8217;anno sono soltanto la fine (provvisoria e sfuggente) di una storia, mentre i mafiosi che hanno saltato il fosso &#8211; e i boss che hanno autorizzato la manovra &#8211; parlano di un inizio e su quell&#8217;epifania sembrano fare affidamento per la resa dei conti con il capo del governo.</p>
<p>Le cose stanno così. Berlusconi non deve temere il suo coinvolgimento &#8211; come mandante &#8211; nelle stragi non esclusivamente mafiose del 1993. Può mettere fin da ora nel conto che sarà indagato, se già non lo è a Firenze. Molti saranno gli strepiti quando la notizia diventerà ufficiale, ma va ricordato che l&#8217;iscrizione al registro degli indagati mette in chiaro la situazione, tutela i diritti della difesa, garantisce all&#8217;indagato tempi certi dell&#8217;istruttoria (limitati nel tempo). Quando l&#8217;incolpazione diventerà pubblica, l&#8217;immagine internazionale del premier ne subirà un danno, è vero, ma il Cavaliere ha dimostrato di saper reggere anche alle pressioni più moleste. E comunque quel che deve intimorire e intimorisce oggi il premier non è la personale credibilità presso le cancellerie dell&#8217;Occidente, ma fin dove si può spingere e si spingerà l&#8217;aggressione della famiglia mafiosa di Brancaccio, determinata a regolare i conti con l&#8217;uomo &#8211; l&#8217;imprenditore, il politico &#8211; da cui si è sentita &#8220;venduta&#8221; e tradita, dopo &#8220;le trattative&#8221; del 1993 (nascita di Forza Italia), gli impegni del 1994 (primo governo Berlusconi), le attese del 2001 (il Cavaliere torna a Palazzo Chigi dopo la sconfitta del &#8216;96), le più recenti parole del premier: &#8220;Voglio passare alla storia come il presidente del consiglio che ha distrutto la mafia&#8221; (agosto 2009).</p></div>
<div></div>
<div>Mandate in avanscoperta, non contraddette o isolate dai boss, le &#8220;seconde file&#8221; della cosca &#8211; manovali del delitto e della strage al tritolo &#8211; hanno finora tirato dentro il Cavaliere e Marcello Dell&#8217;Utri come ispiratori della campagna di bombe, inedita per una mafia che in Continente non ha mai messo piede &#8211; nel passato &#8211; per uccidere innocenti. Fonti vicine alle inchieste (quattro, Firenze, Caltanissetta, Palermo, Milano) non nascondono però che raccogliere le fonti di prove necessarie per un processo sarà un&#8217;impresa ardua dall&#8217;esito oggi dubbio e soltanto ipotetico. Non bastano i ricordi di mafiosi che &#8220;disertano&#8221;. Non sono sufficienti le parole che si sono detti tra loro, dentro l&#8217;organizzazione. Non possono essere definitive le prudenti parole di dissociazione di Filippo Graviano o il trasversale messaggio di Giuseppe che promette ai magistrati &#8220;una mano d&#8217;aiuto per trovare la verità&#8221;. Occorrono, come li definisce la Cassazione, &#8220;riscontri intrinseci ed estrinseci&#8221;, corrispondenze delle parole con fatti accertabili. Detto con chiarezza, sarà molto difficile portare in un&#8217;aula di tribunale l&#8217;impronta digitale di Silvio Berlusconi nelle stragi del 1993.</p>
<p>Questo affondo della famiglia di Brancaccio sembra &#8211; vagliato allo stato delle cose di oggi &#8211; soltanto un avvertimento che Cosa Nostra vuole dare alla letale quiete che sta distruggendo il potere dell&#8217;organizzazione e, soprattutto, uno scrollone a uno stallo senza futuro, che l&#8217;allontana dal recupero di risorse essenziali per ritrovare l&#8217;appannato prestigio.</p></div>
<p>Il denaro, i piccioli, in queste storie di mafia, sono sempre curiosamente trascurati anche se i mafiosi, al di là della retorica dell&#8217;onore e della famiglia, altro non hanno in testa. I Graviano, dice Gaspare Spatuzza, non sono un&#8217;eccezione. Nel loro caso, addirittura sono più lungimiranti. Nei primi anni novanta, Filippo e Giuseppe preparano l&#8217;addio alla Sicilia, &#8220;la dismissione del loro patrimonio&#8221; nell&#8217;isola. Spatuzza (16 giugno 2009): &#8220;Nel 1991, vendono, svendono il patrimonio. Cercano i soldi, [vogliono] liquidità e io non so come sono stati impiegati [poi] questi capitali, e per quali acquisizioni. Certo, non sono restati in Sicilia&#8221;. I Graviano, a Gaspare, non appaiono più interessati &#8220;alle attività illecite&#8221;. &#8220;Quando Filippo esce [dal carcere] nell&#8217;88 o nel 1989, esce con questa mania, questa grandezza imprenditoriale. I Graviano hanno già, per esempio, le tre Standa di Palermo affidate a un prestanome, in corso Calatafimi a Porta Nuova, in via Duca Della Verdura, in via Hazon a Brancaccio&#8221;. Filippo &#8211; sempre lui &#8211; si sforza di far capire anche a uno come Spatuzza, imbianchino, le opportunità e anche i rischi di un impegno nella finanza. Le sue parole svelano che ha già a disposizione uomini, canali, punti di riferimento, competenze. &#8220;[Filippo] mi parla di Borsa, di Tizio, di Caio, di investimenti, di titoli. (&#8230;). Mi dice: [vedi Gaspare], io so quanto posso guadagnare nel settore dell&#8217;edilizia, ma se investo [i miei soldi] in Borsa, nel mercato finanziario, posso perdere e guadagnare, non c&#8217;è certezza. Addirittura si dice che a volte, se si benda una scimmia e le si fa toccare un tasto, può riuscire meglio di un esperto. Filippo è attentissimo nel seguire gli scambi, legge ogni giorno il Sole 24ore. Tiene in considerazione la questione Fininvest, d&#8217;occhio [il volume degli] investimenti pubblicitari. Mi dice [meraviglie] di una trasmissione come Striscia la notizia. Minimo investimento, massima raccolta [di spot], introiti da paura. &#8220;Il programma più redditizio della Fininvest&#8221;, dice. Abbiamo parlato anche di Telecom, Fiat, Piaggio, Colaninno, Tronchetti Provera, ma la Fininvest era, posso dire, un terreno di sua pertinenza, come [se fosse] un [suo] investimento, come se fossero soldi messi da tasca sua, la Fininvest&#8221;.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;interrogatorio del 29 giugno 2009. Gaspare conclude: &#8220;Le [mie] dichiarazioni non possono bruciare l&#8217;asso [conservato nella manica] di Giuseppe&#8221; perché &#8220;il jolly&#8221; non ha nulla a che spartire con la Sicilia, con le stragi, con quell&#8217;orizzonte mafioso che è il solo paesaggio sotto gli occhi di Spatuzza. Un mese dopo (28 luglio 2009), i pubblici ministeri chiedono a Filippo in modo tranchant dove siano le sue ricchezze. Quello risponde: &#8220;Non ne parlo e mi dispiace non poterne parlare&#8221;.</p>
<p>Ora, per raccapezzarci meglio in questo labirinto, si deve ricordare che i legami tra Marcello Dell&#8217;Utri e i paesani di Palermo non sono una novità. Come non sono sconosciuti gli incontri &#8211; nella metà degli anni settanta &#8211; tra Silvio Berlusconi e la créme de la créme di Cosa Nostra (Stefano Bontate, Mimmo Teresi, Tanino Cinà, Francesco Di Carlo). Né sono inedite le rivelazioni sulla latitanza di Gaetano e Antonino Grado nella tenuta di Villa San Martino ad Arcore, protetta dalla presenza di Vittorio Mangano, capo del mandamento di Porta Nuova (il mafioso, &#8220;che poteva chiedere qualsiasi cosa a Dell&#8217;Utri&#8221;, siede alla tavola di Berlusconi anche nelle cene ufficiali, altro che &#8220;stalliere&#8221;). Nella scena che prepara la confessione di Gaspare Spatuzza, quel che è originale è l&#8217;esistenza di &#8220;un asso&#8221; che, giocato da Giuseppe Graviano, potrebbe compromettere il racconto mitologico dell&#8217;avventura imprenditoriale del presidente del consiglio.</p>
<p>Con quali capitali, Berlusconi abbia preso il volo, a metà degli settanta, ancora oggi è mistero glorioso e ben protetto. Molto si è ragionato sulle fidejussioni concessegli da una boutique del credito come la Banca Rasini; sul flusso di denaro che gli consente di tenere a battesimo Edilnord e i primi ambiziosi progetti immobiliari. Probabilmente capitali sottratti al fisco, espatriati, rientrati in condizioni più favorevoli, questo era il mestiere del conte Carlo Rasini. Ma è ancora nell&#8217;aria la convinzione che non tutta la Fininvest sia sotto il controllo del capo del governo.</p>
<p>Molte testimonianze di &#8220;personaggi o consulenti che hanno lavorato come interni al gruppo&#8221;, rilasciate a Paolo Madron (autore, nel 1994, di una documentata biografia molto friendly, Le gesta del Cavaliere, Sperling&#38;Kupfer), riferiscono che &#8220;sono [di Berlusconi] non meno dell&#8217;80 per cento delle azioni delle [22] holding [che controllano Fininvest]. Sull&#8217;altro 20 per cento, per la gioia di chi cerca, ci si può ancora sbizzarrire&#8221;. Sembra di poter dire che il peso del ricatto della famiglia di Brancaccio contro Berlusconi può esercitarsi proprio tra le nebbie di quel venti per cento. In un contesto che tutti dovrebbe indurre all&#8217;inquietudine. Cosa Nostra minaccia in un regolamento di conti il presidente del consiglio. Ne conosce qualche segreto. Ha con lui delle cointeressenze antiche e inconfessabili. Le agita per condizionarne le scelte, ottenerne utili legislativi, regole carcerarie più favorevoli, minore pressione poliziesca e soprattutto la disponibilità di ricchezze che (lascia intuire) le sono state trafugate. In questo conflitto &#8211; da un lato, una banda di assassini; dall&#8217;altro un capo di governo liberamente eletto dal popolo, nonostante le sue opacità &#8211; non c&#8217;è dubbio con chi bisogna stare. E tuttavia, per sottrarsi a quel ricatto rovinoso, anche Berlusconi è chiamato a fare finalmente luce sull&#8217;inizio della sua storia d&#8217;imprenditore.</p>
<p>Il Cavaliere dice che si è fatto da sé correndo in salita senza capitali alle spalle. Sostiene di essere il proprietario unico delle holding che controllano Mediaset (ma quante sono, una buona volta, ventidue o trentotto?). E allora l&#8217;altro venti per cento di Mediaset di chi è? Davvero, come raccontano ora gli uomini di Brancaccio, è della mafia? È stata la Cosa Nostra siciliana allora a finanziarlo nei suoi primi, incerti passi di imprenditore? Già glielo avrebbero voluto chiedere i pubblici ministeri di Palermo che pure qualche indizio in mano ce l&#8217;avevano.</p>
<p>Quel dubbio non può essere trascurabile per un uomo orgoglioso di avercela fatta senza un gran nome, senza ricchezze familiari, un outsider nell&#8217;Italia ingessata delle consorterie e prepotente delle lobbies.</p>
<p>Berlusconi, in occasione del processo di primo grado contro Marcello Dell&#8217;Utri, avrebbe potuto liberarsi di quel sospetto con poche parole. Avrebbe potuto dire il suo segreto; raccontare le fatiche che ha affrontato; ricordare le curve che ha dovuto superare, anche le minacce che gli sono piovute sul capo. Poche parole con lingua secca e chiara. E lui, invece, niente. Non dice niente. L&#8217;uomo che parla ossessivamente di se stesso, compulsivamente delle sue imprese, tace e dimentica di dirci l&#8217;essenziale. Quando i giudici lo interrogano a Palazzo Chigi (è il 26 novembre 2002, guida il governo), &#8220;si avvale della facoltà di non rispondere&#8221;. Glielo consente la legge (è stato indagato in quell&#8217;inchiesta), ma quale legge non scritta lo obbliga a tollerare sulle spalle quell&#8217;ombra così sgradevole e anche dolorosa, un&#8217;ombra che ipoteca irrimediabilmente la sua rispettabilità nel mondo &#8211; nel mondo perché noi, in Italia, siamo più distratti? Qual è il rospo che deve sputare? Che c&#8217;è di peggio di essere accusato di aver tenuto il filo &#8211; o, peggio, di essere stato finanziariamente sostenuto &#8211; da un potere criminale che in Sicilia ha fatto più morti che la guerra civile nell&#8217;Irlanda del Nord? Che c&#8217;è di peggio dell&#8217;accusa di essere un paramafioso, il riciclatore di denaro che puzza di paura e di morte? Un&#8217;evasione fiscale? Un trucco di bilancio? Chi può mai crederlo nell&#8217;Italia che ammira le canaglie. Per quella ragione, gli italiani lo avrebbero apprezzato di più, non di meno. Avrebbero detto: ma guarda quel bauscia, è furbissimo, ha truccato i conti, gabbato lo Stato e vedi un po&#8217; dove è arrivato e con quale ricchezza!</p>
<p>D&#8217;altronde anche per questo scellerato fascino, gli italiani lo votano e gli regalano la loro fiducia. E dunque che c&#8217;è di indicibile nei finanziamenti oscuri, senza padre e domicilio, che gli consentono di affatturarsi i primi affari?</p>
<p><!-- do nothing --> E&#8217; giunto il tempo, per Berlusconi, di fare i conti con il suo passato. Non in un&#8217;aula di giustizia, ma en plein air dinanzi all&#8217;opinione pubblica. Prima che sia Cosa Nostra a intrappolarlo e, con lui, il legittimo governo del Paese.</div>
</blockquote>
<p><!--end multimedia--></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cosa c’entra Dell’Utri con Berlusconi?]]></title>
<link>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/19/cosa-c%e2%80%99entra-dell%e2%80%99utri-con-berlusconi/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 20:41:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>sfattucci</dc:creator>
<guid>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/19/cosa-c%e2%80%99entra-dell%e2%80%99utri-con-berlusconi/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: ByoBlu.com Bigino per sputtanare Antonio Sallusti Marcello Dell&#8217;Utri conosce Silvio Ber]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><strong><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.byoblu.com/post/2009/11/19/Cosa-centra-DellUtri-con-Berlusconi.aspx">Fonte: ByoBlu.com</a></span></strong></h3>
<p><em><strong>Bigino per sputtanare Antonio Sallusti</strong></em></p>
<div>
<p><strong>Marcello Dell&#8217;Utri</strong> conosce <strong>Silvio  Berlusconi</strong> all&#8217;Universitá Statale di Milano.</p>
<p>Nel 1964, a 23 anni, lavora come segretario per <strong>Silvio  Berlusconi</strong>. Nel 1967, a Palermo, conosce <strong>Vittorio  Mangano</strong> e Gaetano Ciná, due mafiosi appartenenti a Cosa Nostra.<br />
Nel  1974 <strong>Silvio Berlusconi</strong> lo vuole a Milano per lavorare alla  <em>EdilNord</em>, e segue i lavori di ristrutturazione della villa di Arcore,  la villa di <strong>Silvio Berlusconi</strong>.</p>
<p>Il 7 luglio porta nella villa di Arcore <strong>Vittorio Mangano</strong> che, secondo il Tribunale di Palermo, viene assunto da <strong>Silvio  Berlusconi</strong> come &#8220;responsabile&#8221; per evitare che i familiari  dell&#8217;imprenditore fossero vittima di sequestro di persona (e non come  &#8220;stalliere&#8221;, come affermato). Il Tribunale di Palermo ha affermato che Dell&#8217;Utri  conosceva lo &#8220;spessore delinquenziale&#8221; di Mangano, e anzi, lo avrebbe scelto  proprio per tale &#8220;qualitá&#8221;.</p>
<p>Nel 1977 viene assunto dalla Inim di Rapisarda, che ha relazioni con  personalitá di spicco della mafia quali <strong>Ciancimino</strong>, quello che  in seguito gli avrebbe fatto fare <strong>da tramite</strong> per consegnare una  lettera di richieste mafiose a <strong>Silvio Berlusconi</strong>, nella quale  Cosa Nostra rivendicava un canale Mediaset.<br />
Sempre nel 1977, è ospite al  matrimonio di Jimmy Fauci, a Londra, <strong>boss mafioso</strong> che gestisce  il traffico di droga in Italia.</p>
<p>Nel 1982 diventa dirigente, poi Presidente e Amministratore Delegato,  di<strong> Publitalia &#8216;80</strong>, la societá fondata da <strong>Silvio  Berlusconi</strong> per la raccolta pubblicitaria della  <strong>Fininvest</strong>. Un anno dopo, nel corso di un blitz, viene trovato  nella residenza del <strong>boss mafioso</strong> catanese Gaetano Corallo.</p>
<p>Nel 1984, per evidenti meriti sul campo, viene promosso ad amministratore  delegato del gruppo<strong> Fininvest</strong>, il gruppo di <strong>Silvio  Berlusconi</strong>.</p>
<p>Nel 1993 fonda <strong>Forza Italia</strong> insieme a <strong>Silvio  Berlusconi</strong>.</p>
<p>Nel 1995 viene arrestato a Torino con l&#8217;accusa di aver inquinato le prove  nell&#8217;inchiesta sui fondi neri di <strong>Publitalia &#8216;80</strong> (quindi in nome  di <strong>Silvio Berlusconi</strong>).</p>
<p>Nel gennaio 1996, mentre è imputato a Torino per <strong>false  fatture</strong> e <strong>frode fiscale</strong> e indagato a Palermo per  Mafia, Dell&#8217;Utri diventa deputato di <strong>Forza Italia</strong> in  Parlamento.</p>
<p>A pochi giorni dalle elezioni politiche del 2008, in un&#8217;intervista rilasciata  a Klaus Davi, afferma che <strong>Vittorio Mangano</strong> è stato  «<em><strong>un eroe</strong>, a modo suo</em>» perché, mentre era in carcere  (<em>dal 1995 al 2000, anno di morte, per molteplici reati</em>), avrebbe  rifiutato &#8211; <em>nonostante ripetute pressioni</em> &#8211; di fare dichiarazioni  contro di lui, <strong>Marcello Dell’Utri</strong>, e <strong>Silvio  Berlusconi</strong> in cambio della scarcerazione.</p>
</div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Claudio Brachino sotto inchiesta per il pedinamento del giudice Mesiano]]></title>
<link>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/18/claudio-brachino-sotto-inchiesta-per-il-pedinamento-del-giudice-mesiano/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 20:17:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>sfattucci</dc:creator>
<guid>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/18/claudio-brachino-sotto-inchiesta-per-il-pedinamento-del-giudice-mesiano/</guid>
<description><![CDATA[&nbsp; ORDINE DEI GIORNALISTI: PEDINAMENTO DEL GIUDICE, BRACHINO SOTTO INCHIESTA l pedinamento in vi]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>&#160;</p>
<div id="_mcePaste">ORDINE DEI GIORNALISTI:</div>
<div><span style="background-color:#ffffff;">PEDINAMENTO DEL GIUDICE, BRACHINO SOTTO INCHIESTA</span></div>
<div id="_mcePaste"></div>
<div id="_mcePaste">l pedinamento in video del giudice Raimondo <span style="background-color:#ffffff;">Mesiano ha fatto battere un colpo finalmente all’ordine dei giornalisti. Almeno a quello della Lombardia. Ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Claudio Brachino, direttore di Videonews, (testata di Canale 5), e conduttore di Mattino 5. Il giornalista è stato messo sotto accusa per il servizio sul giudice di Milano, trasmesso il 14 ottobre e definito dalla federazione nazionale della stampa un “pestaggio mediatico”.“Il Fatto”ha letto quello che si chiama capo d’incolpazione, con il quale si contesta a Brachino di “essersi reso responsabile di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionali”e di aver rotto la doverosa fiducia tra giornalisti e telespettatori, amplificando una notizia che non era tale. Avrebbe così violato l’articolo 137 della legge sulla privacy e l’articolo 6 del codice deontologico dei giornalisti. Per capire meglio di cosa dovrà rispondere Brachino, riassumiamo il contenuto del servizio. Si vede Mesiano che fuma davanti al negozio di un barbiere, fuori campo la giornalista ( precaria con contratto in scadenza), commenta: il giudice è nervoso e “va avanti e indietro, avanti e indietro”. Poi, cambio di scena, Mesiano è seduto su una panchina di un parco, la cronista deride i calzini turchesi. Secondo l’Ordine quel filmato non poteva e non doveva andare in onda perché nulla di quanto trasmesso ha a che vedere con la funzione pubblica di Mesiano, ovvero quella di giudice. Cosa diversa sarebbe stata se Mesiano fosse stato ripreso, per mera ipotesi, mentre brindava alla condanna di un suo imputato, in quel caso sarebbe stato diritto di cronaca. Invece sono stati documentati atteggiamenti di vita del magistrato che attengono strettamente alla sua vita privata. Inoltre per l’Ordine della Lombardia è ancora più grave che il servizio sia andato in onda su una televisione di Berlusconi, proprietario della Fininvest, cioè dell’azienda che in base alla sentenza di Mesiano deve pagare 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, come risarcimento per la perdita della Mondadori. Nel capo di incolpazione si legge che il servizio aveva come finalità quella di “screditare la reputazione”di Mesiano e “delegittimar  e”, davanti ai telespettatori, il giudice che “aveva in precedenza emanato (la sentenza, ndr) e che aveva visto soccombente la società Fininvest, persona giuridica cui è riconducibile la rete televisiva per la quale Brachino lavora”. Intorno a metà dicembre il direttore di Videonews dovrà presentarsi a Milano davanti ai nove consiglieri dell’Ordine. Già alla fine di quella audizione potrebbe esserci la decisione. In caso di condanna le sanzioni previste sono avvertimento, censura, sospensione, (da due mesi a un anno), o radiazione dall’albo. </span></div>
<div></div>
<div><span style="background-color:#ffffff;"><strong>Antonella Mascali dal Fatto Quotidiano del 18-11-2009</strong></span></div>
<p>&#160;</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le verità corleonesi fanno tremare Silvio]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/18/le-verita-corleonesi-fanno-tremare-silvio/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 17:03:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/18/le-verita-corleonesi-fanno-tremare-silvio/</guid>
<description><![CDATA[Le verità corleonesi fanno tremare Silvio. Dopo avere ricevuto da Liliana Ferraro l’invito a parlare]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=2072:le-verita-corleonesi-fanno-tremare-silvio&#38;catid=20:altri-documenti&#38;Itemid=43">Le verità corleonesi fanno tremare Silvio</a>.</p>
<blockquote><p>Dopo avere ricevuto da Liliana Ferraro l’invito a parlare con Paolo Borsellino, gli ufficiali del Ros Mario Mori e Beppe De Donno tornarono in autunno dal direttore degli Affari penali con altre richieste: l’autorizzazione a compiere “colloqui investigativi’’ con boss mafiosi in carcere, e la restituzione del passaporto a don Vito Ciancimino. Ma ricevettero un fermo rifiuto: quell’attività del Ros, per Claudio Martelli, era ai confini dell’“insubordinazione’’. Mentre dagli interrogatori romani di Liliana Ferraro e dell’ex Guardasigilli Claudio Martelli da parte dei pm di Palermo e Caltanissetta che indagano sulla trattativa mafia-Stato arrivano nuovi dettagli sull’attivismo degli uomini del Ros, impegnati tra piazza di Spagna, dove abitava Ciancimino e i Palazzi dei ministeri romani, negli ambienti del Pdl cresce l’attesa per l’interrogatorio di Gaspare Spatuzza, il pentito capace di togliere il sonno al presidente Berlusconi, per averlo indicato come il terminale ultimo della trattativa. La data dell’interrogatorio verrà fissata venerdì prossimo e l’attesa cresce in un clima da “partita a scacchi’’ in cui, in molti, nel Pdl, sembrano temere la prossima mossa dei “Corleonesi’’ nei confronti del governo Berlusconi, dopo le dichiarazioni di Salvatore Grigoli e quelle dello stesso Spatuzza depositate nel processo Dell’Utri. È uno dei quotidiani del gruppo Berlusconi, Libero, infatti, a sottolineare che nel carcere di Tolmezzo, nel 2004, Filippo Graviano, fratello di Giuseppe, boss di Brancaccio entrambi protagonisti della stagione stragista del ’93, confidò a Spatuzza che, “se non arriva niente da dove deve arrivare è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati”. Secondo Spatuzza “fino al 2003-2004, epoca del colloquio a Tolmezzo con Graviano, era in corso la trattativa”. E sempre Libero, in un altro articolo, rileva la singolarità di una parola dell’altro fratello, Giuseppe Graviano, pronunciata qualche tempo fa durante l’udienza del processo di appello all’ex senatore dc Vincenzo Inzerillo, accusato di mafia: “Lei è mafioso?’’ chiese il pm. “Sono stato condannato per 416 bis’’ – è stata la risposta criptica di Graviano. Che ha aggiunto: “Anche sulla base delle accuse di Gaspare Spatuzza, che rispetto’’. E il boss stragista irriducibile, che dalla cella di un 41 bis esprime “rispetto’’ per un proprio killer, oggi pentito e dunque “infame’’, ha acceso sulla stampa del Cavaliere mille interrogativi sulla volontà di Graviano di aprire anch’egli i rubinetti della memoria. Con conseguenze imprevedibili per i “referenti politici’’ che incontravano i Graviano a Milano nella stagione delle stragi, e cioè gli uomini vicini al gruppo Fininvest, come avrebbe raccontato lo stesso Spatuzza ai magistrati del capoluogo lombardo.<br />
Frammenti di una trattativa avviata, secondo le ipotesi investigative, a cavallo della stagione delle stragi del ’92 sulla quale Liliana Ferraro e Claudio Martelli, hanno sollecitato la propria memoria offrendo ieri nuovi spunti e rivelando un inedito attivismo di Mori e De Donno nell’autunno del ’92, e cioè nella fase più “calda’’ della trattativa mafia-stato. Secondo i due testimoni gli ufficiali del Ros chiesero l’autorizzazione a compiere colloqui investigativi in carcere con boss mafiosi e la restituzione del passaporto a don Vito Ciancimino, con il quale erano già in corso numerosi contatti. Un’attività, ha detto Martelli, ai limiti dell’insubordinazione. Messi a confronto, infine, per alcune divergenze riferite ai magistrati, i due testimoni avrebbero chiarito che durante il primo incontro, nel trigesimo di Capaci (un arco di tempo che va dal 22 al 25 giugno, e comunque prima del 29), De Donno informò la Ferraro soltanto del suo incontro con Massimo , il figlio di don Vito. Secondo i due testimoni, l’ufficiale non disse loro che aveva incontrato Ciancimino. Interrogato ieri, infine, anche l’ex ministro della Difesa nel ’92 Virginio Rognoni.</p>
<p>Fonte:<a class="blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/" target="_blank"> Il Fatto quotidiano </a>(Giuseppe Lo Bianco, 18 Novembre 2009)</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fininvest, altri undici conti]]></title>
<link>http://ifarabutti.wordpress.com/2009/11/15/fininvest-altri-undici-conti/</link>
<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 15:24:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>ifarabutti</dc:creator>
<guid>http://ifarabutti.wordpress.com/2009/11/15/fininvest-altri-undici-conti/</guid>
<description><![CDATA[fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/02/fininvest-altri-undici]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h1>fonte:</h1>
<p>http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/02/fininvest-altri-undici-conti.html</p>
<h1></h1>
<h1>Fininvest, altri undici conti</h1>
<p>Repubblica — 02 novembre 2005            pagina 26            sezione: CRONACA</p>
<p>MILANO &#8211; La procura della Repubblica di Milano ritiene di avere individuato altri undici conti correnti utilizzati nel corso degli anni dal management di Fininvest e Mediaset, con la regia di Silvio Berlusconi, per smistare i fondi sottratti alle casse del gruppo del Biscione. Percorrendo a ritroso i flussi finanziari individuati nel corso dell&#8217; indagine, i pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale hanno scoperto che oltre ai sette conti cifrati già individuati in Svizzera, ad essere in qualche modo collegati alla rete della contabilità occulta di Fininvest erano anche altri undici conti: dieci di questi in Svizzera, uno in Liechtenstein. I due pm hanno già chiesto ai colleghi della Procura di Berna la loro assistenza per individuare le persone che nel corso degli anni aprirono i conti. Non si tratta di un semplice allargamento delle scoperte realizzate individuando i sette conti della settimana scorsa. In quell&#8217; occasione, Mediaset aveva fatto sapere che né l&#8217; azienda né personalmente Berlusconi si erano mai occupati di conti svizzeri, e che era quindi verosimile che i conti appartenessero a intermediari o dirigenti che si erano occupati nel corso degli anni della compravendita dei diritti di trasmissione in tv dei film delle major hollywoodiane. In particolare, gli oltre cento milioni di dollari scoperti sul conto di Frank Agrama, il principale intermediario di diritti tra Hollywood e Fininvest, farebbero parte del tesoro personale di Agrana, accumulato, in modo più o meno lecito, commerciando in diritti televisivi con il gruppo del Cavaliere. Altri conti, con importi minori, apparterrebbero a manager Fininvest «infedeli» che avrebbero raccolto nel corso degli anni ricche provvigioni sottobanco dalle major americane. Gli ultimi conti localizzati in Svizzera e Liechtenstein si prestano difficilmente, secondo la procura milanese, ad offrire a Berlusconi vie d&#8217; uscita così indolori. Gli investigatori ritengono che possa trattarsi di conti aperti in anni non recenti da intermediari svizzeri direttamente per conto del Cavaliere. Nel frattempo Mediaset interviene sulla vicenda facendo sapere che «gli undici conti correnti non sono riconducibili nè direttamente nè indirettamente a Mediaset. Quanto agli altri sette conti, la loro esistenza non è stata stabilita da perquisizioni presso Mediaset o società collegate, ma è il risultato scaturito da rogatorie internazionali» &#8211; <em>LUCA FAZZO</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il mistero Berlusconi: ancora sulle orme dei soldi di famiglia]]></title>
<link>http://loriscosta.wordpress.com/2009/11/11/il-mistero-berlusconi-ancora-sulle-orme-dei-soldi-di-famiglia/</link>
<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 23:16:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>loriscosta</dc:creator>
<guid>http://loriscosta.wordpress.com/2009/11/11/il-mistero-berlusconi-ancora-sulle-orme-dei-soldi-di-famiglia/</guid>
<description><![CDATA[Da Banca Rasini e del percorso dei soldi di famiglia abbiamo parlato. E abbiamo anche saputo da L]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://statoemercato.files.wordpress.com/2009/09/logo_il_riformista2.jpg" alt="http://statoemercato.files.wordpress.com/2009/09/logo_il_riformista2.jpg" /></p>
<p>Da <a href="http://loriscosta.wordpress.com/2008/12/29/il-mistero-berlusconi-la-banca-rasini/">Banca Rasini</a> e del percorso dei <a href="http://loriscosta.wordpress.com/2009/05/01/il-percorso-dei-soldi-da-banca-rasini-alleredita-dei-figli/">soldi di famiglia</a> abbiamo parlato. E abbiamo anche saputo da L&#8217;Espresso del mistero della <a href="http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=619458d9b5e62b91">Banca Arner</a>.</p>
<p>Ma attorno a Berlusconi e ai suoi affari di famiglia ruota altro. Tanto altro. Vero o falso che sia. E ora la Mondadori minaccia di querelare <em>Il Riformista </em>che <a href="http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/122497/">ha scritto</a>&#8230;</p>
<p><strong>Inchiesta sul conflitto di interessi di Berlusconi / 1</strong></p>
<p><strong>La voce del padrone<br />
</strong>di Fabrizio d&#8217;Esposito</p>
<p>Racconta un amico strettissimo del Cavaliere: «Silvio non ha mai smesso i panni dell&#8217;imprenditore. Ancora oggi, da premier, quando incontra industriali italiani o stranieri la prima cosa che fa è informarsi sulle loro aziende e poi chiedere la pubblicità per le sue tv e i suoi giornali. Per lui è una cosa naturale». Già, «naturale». Lo spot prima di tutto. Non a caso Indro Montanelli lo chiamò «il più grande piazzista del mondo».</p>
<p>Ma oggi, purtroppo, il fondatore del Giornale e della Voce non c&#8217;è più e sono tre lustri esatti che il principale vulnus di questa sgangherata Seconda Repubblica rimane il gigantesco conflitto d&#8217;interessi di Silvio Berlusconi. Nel frattempo le sue fortune si sono moltiplicate. Come ha documentato Giovanni Valentini nel suo recente libro La sindrome di Arcore il quattro volte presidente del Consiglio è diventato «l&#8217;uomo più ricco d&#8217;Italia e uno dei più ricchi del mondo con un patrimonio valutato intorno ai dodici miliardi di dollari». Come una sostanziosa legge finanziaria oppure il Pil di un piccolo Stato.</p>
<p>L&#8217;impero economico del Cavaliere è vastissimo e da oggi il Riformista inizia una lunga serie di incursioni nell&#8217;immane conflitto tra l&#8217;interesse pubblico e gli affari propri del presidente del Consiglio. Il punto di partenza lo offre la cronaca di queste settimane e si chiama Mondadori, oggi guidata da Marina Berlusconi, primogenita del premier. Due le immagini-simbolo. La prima l&#8217;ha rivelata il settimanale A e risale al 7 ottobre scorso. Il giorno fatale per il lodo Alfano, bocciato dalla Corte costituzionale. Berlusconi è rinchiuso a Palazzo Grazioli, la sua residenza privata a Roma. Non è solo. Oltre ai suoi legali e ai più fidati collaboratori, c&#8217;è sua figlia Marina. In un&#8217;altra stanza del palazzo di via del Plebiscito, la presidente del gruppo editoriale discute con uno stuolo di avvocati il ricorso in appello alla sentenza del Tribunale civile di Milano che riconosce alla Cir di Carlo De Benedetti un risarcimento di 750 milioni di euro per il lodo Mondadori. Tutto al secondo piano di Palazzo Grazioli. Lodo continuo sulla famiglia. Da una parte il padre alle prese con quello intestato al guardasigilli Alfano, confezionato per i suoi guai giudiziari. Dall&#8217;altra la figlia che si barcamena con una vicenda dei primi anni novanta. Un passato che si ostina a non passare.<br />
La seconda istantanea del versante Mondadori del conflitto d&#8217;interessi berlusconiano è stata scattata dagli investigatori. Il presidente del Consiglio era al corrente del video con Marrazzo e la trans Natalì, al centro del ricatto dei quattro carabinieri infedeli. Questo, almeno un mese prima del blitz giudiziario. Ma il sospetto è che il premier sapesse qualcosa già a luglio, quando il nastro sarebbe stato offerto anche al futuro direttore del Giornale Vittorio Feltri. In ogni caso, è stato Berlusconi stesso ad ammettere il suo conflitto rivelando la catena informativa che lo ha coinvolto. Per il video era stato interpellato Alfonso Signorini, doppio direttore di Sorrisi e di Chi. Signorini poi ha chiamato il suo editore Marina Berlusconi e infine la figlia ha telefonato al papà.</p>
<p>Sin dai tempi del Noemigate di Casoria, primavera dello scorso anno, Alfonso Signorini riveste un ruolo cruciale nella strategia comunicativa del Cavaliere malato di satiriasi. In pratica, il giornalista più rosa d&#8217;Italia è stato l&#8217;inventore del pink-tank di Palazzo Grazioli (a proposito, una precisazione per i compagni finiani di Fare Futuro: il copyright è del Riformista, non di Repubblica) e sta seduto settimanalmente su almeno un milione e mezzo di copie vendute. Le 900mila e passa di Sorrisi. E le oltre 400mila di Chi.<br />
Solo in Italia, i periodici della Mondadori sono trenta. Si va dall&#8217;auto alla casa, dal gossip alla moda, dai giardini agli adolescenti (o minorenni), dalla salute alla scienza, dalla tv alla tecnologia. Insomma, il conflitto d&#8217;interessi del premier è visibile per strada, ogni volta che passiamo davanti a un&#8217;edicola. Una valanga patinata che arricchisce la famiglia Berlusconi e che quando è il caso mistifica e falsifica le notizie sul Cavaliere. Come dimostra la disinformazione di Signorini sugli scandali sessuali del suo editore. Alcuni settimanali, poi, sono solo un pretesto per rastrellare inserzioni. Meri contenitori pubblicitari con tanto di direttore responsabile. L&#8217;elenco delle testate nella tabella sopra, curata da Gianmaria Pica, dà un senso evidente della potenza in mano a Berlusconi. Un sovrano di carta, non solo dell&#8217;etere.</p>
<p>Gli affari che si muovono attorno a Mondadori sono a più livelli. E il conflitto d&#8217;interessi non manca di incrociare se stesso quando sfogliando Chi o Sorrisi o Panorama si scorgono pagine che reclamizzano Mediaset Premium. Chi paga chi? Su Sorrisi una mezza pagina di pubblicità costa 46.500 euro se orizzontale, 51.150 euro se verticale. La più cara è la seconda di copertina: 170.450 euro. Un poco più basse le tariffe su Chi: una mezza pagina verticale viene venduta a 31.750 euro; una pagina intera a 42.350. La seconda di copertina è offerta a 131.700.</p>
<p>Con la sua corazzata mondadoriana, il Cavaliere rastrella una bella fetta della torta pubblicitaria su carta (in ogni caso inferiore a quella televisiva). Altro capitolo è quello delle inserzioni di carattere istituzionale. Un esempio: Geo del mese di novembre. Le prime due pagine celebrano una montagna di neve immacolata con pini imbiancati. «Concediti più di una vacanza. Sei in Lombardia». È la pubblicità del «Sistema turistico della Regione Lombardia». Due pagine al costo di quasi centomila euro. Per la precisione: 98.390 euro. Ora, quella regione è governata da una giunta di centrodestra presieduta dal ciellino Roberto Formigoni. Quindi se qualcuno chiede pubblicità per un periodico di proprietà del padrone del Pdl chi è che può dire di no? Anche questo è un aspetto non secondario della confusione tra pubblico e privato che fa capo al presidente del consiglio. Tutte le strade portano al conflitto d&#8217;interessi.</p>
<p><strong>Inchiesta sul conflitto di interessi di Berlusconi / 2<br />
</strong><br />
<strong>Solo per Silvio la pubblicità non finisce mai</strong><br />
di Gianmaria Pica</p>
<p>In tempi di crisi l’editoria &#8211; in particolare la carta stampata &#8211; è uno dei settori maggiormente colpiti. Mondadori, però, resiste. Infatti, gli inserti pubblicitari ospitati dai 40 periodici pubblicati in Italia dalla società di Segrate &#8211; azienda editoriale controllata dalla Fininvest, finanziaria della famiglia Berlusconi &#8211; proprio negli ultimi mesi hanno subito un incremento in controtendenza.</p>
<p>Sfogliando gli ultimi numeri del settimanale Panorama si nota il massiccio peso della pubblicità: sul totale della foliazione, che in due mesi è passata dalle 196 pagine del numero di metà settembre alle 264 pagine del numero del 29 ottobre, gli inserti commerciali occupano 127 pagine, quasi la metà della foliazione.</p>
<p>Con un breve calcolo non è difficile arrivare all’ammontare totale delle entrate pubblicitarie. Sul sito della «più grande concessionaria di spazi pubblicitari di periodici in Italia», come si definisce Mondadori Pubblicità, sono facilmente reperibili i grafici e le tabelle con le varie tariffe pubblicitarie. Anche quella relativa a Panorama. Dal listino emerge che la pubblicità meno costosa, una colonna, è di 32.850 euro. Seguono la mezza pagina verticale, 49.250 euro; le due colonne, 55.495 euro; e la pagina intera, 65.650 euro. Poi vi sono le posizioni speciali: per avere una pagina intera di pubblicità nella prima metà di Panorama bisogna spendere 75.500 euro. La seconda di copertina costa 119.350 euro (la seconda più la prima romana 198.150 euro). Ci vogliono, invece,75.625 euro per la terza di copertina.</p>
<p>La pubblicità dell’ultimo numero del settimanale era così suddivisa: 73 pagine intere nella prima metà del periodico e 44 nella seconda; 11 mezze pagine e una sola pubblicità a due colonne. Per un totale complessivo &#8211; secondo il tariffario online &#8211; di 9.451.770 euro. Una cifra cospicua che in un periodo di congiuntura negativa è una vera e propria boccata d’ossigeno.</p>
<p>La pubblicità raccolta settimanalmente dall’Espresso, principale concorrente di Panorama, è meno della metà di quella del periodico di casa Mondadori: su un totale di 184 pagine, l’Espresso del 24 settembre scorso aveva solo 54 pagine occupate dagli inserti pubblicitari, mentre Panorama 127 pagine.</p>
<p>Poi, bisogna anche considerare che le entrate pubblicitarie settimanali vanno sommati ai ricavi di vendita: Panorama esce in edicola 53 volte all’anno. Viene venduto al pubblico italiano a 2,80 euro. Considerando la sua diffusione media &#8211; 422.882 copie &#8211; la Mondadori ottiene dalla sua vendita quasi 1,3 milioni di euro alla settimana, 67,2 milioni di euro all’anno. Soldi che si sommano ai ricavi pubblicitari. Anche il settimanale Chi diretto da Alfonso Signorini ha cifre interessanti. Vediamo il numero dell’11 novembre. Prendendo il tariffario della Mondadori Pubblicità, la foliazione presentava una colonna pubblicitaria per 16.100 euro, tre mezze pagine per vendute 31.750 l’una, 33 pagine intere nella prima metà del periodico (48.700 euro), 38 pagine intere nella seconda metà (42.350 euro), più la seconda-terza-quarta di copertina: totale: 3.605.600 euro. Le pubblicità del primo competitor di Chi, Novella 2000, nel numero del 3 novembre aveva solo 25 pagine di pubblicità.</p>
<p>Ricavi pubblicitari che crescono di mese in mese per tutte e quaranta le testate periodiche italiane di Mondadori. Nell’ultimo bilancio semestrale della società di Segrate, il consiglio di amministrazione scrive che «in un mercato che ha visto scendere le diffusioni nel primo semestre a un ritmo del 10 per cento, Mondadori conferma la propria leadership complessiva (oltre il 35 per cento di quota di mercato, stabile rispetto all’esercizio precedente)».</p>
<p>Com’è possibile? Tutta la stampa è in crisi e i periodici Mondadori non sono in frenata? L’azienda ha tirato fuori una serie di assi che teneva ben nascosti nella manica. Ha puntato sui femminili Donna Moderna e Grazia che hanno performato meglio della concorrenza in ambito pubblicitario.</p>
<p>Stesso concetto, come abbiamo visto, per Panorama nel settore dei newsmagazine. Sulla stessa linea le guide televisive Mondadori, in particolare Tv Sorrisi e Canzoni, che pur calando in termini di copie vendute (diffusione media 949.155 copie alla settimana) è stato il settimanale che è riuscito a raccogliere più pubblicità rispetto al suo segmento nel suo complesso. Anche Starbene, Cosmopolitan, Men’s Health, Cucina Moderna, Pc Professionale hanno registrato ottime performance di vendita e di pubblicità nei mensili.</p>
<p>Mondadori non è solo Italia. È molto forte la sua presenza nei mercati internazionali. All’estero continuano a crescere i ricavi da licensing (più 23 per cento) delle testate Mondadori. Ovviamente c’è la crisi internazionale che influisce sui ricavi delle singole edizioni e di conseguenza sulle royalties, ma il maggior numero di licenze compensa la situazione negativa di questo periodo.</p>
<p>Entro la fine dell’anno si aggiungeranno alle attuali 11 edizioni di Grazia, altre pubblicazioni: Francia, Indonesia e Thailandia. Buone performance anche per le licenze di Casaviva, Flair, Sale &#38; Pepe e Interni. Ma il mercato maggiore Mondadori ce l’ha (dopo l’Italia) in Francia, dove la divisione periodici Francia ha conseguito nel primo semestre 2009 un fatturato complessivo di 170 milioni di euro. Mondadori France ha avviato anche un processo di negoziazione in esclusiva per la cessione di Auto-Journal e Sport Auto e Emas: se l’operazione andasse in porto, Mondadori avrebbe una bella somma da investire. Anche in vista di una ripresa dei ricavi pubblicitari di Mondadori France che si attestano a 40 milioni euro: in calo del 25,3 per cento.</p>
<p><strong>Inchiesta sul conflitto di interessi di Berlusconi / 3</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Le mani sulla Mondadori</strong></p>
<p>di Fabrizio d&#8217;Esposito e Gianmaria Pica<br />
Per la fenomenologia dell&#8217;imprenditore-premier Silvio Berlusconi e del suo conflitto d&#8217;interessi, la lettura della sentenza del Tribunale civile di Milano sul lodo Mondadori è indispensabile. I fatti sono noti: il giudice monocratico Raimondo Mesiano ha riconosciuto alla Cir un risarcimento di 749.955.611,93 euro.<br />
La cifra è indicata verso la fine di 146 pagine che sono un macigno per la Fininvest e mettono a nudo i metodi senza scrupoli seguiti dal Cavaliere per mettere le mani sulla corazzata Mondadori. Senza contare che nel frattempo l&#8217;esecutività della sentenza è stata sospesa e il giudice Mesiano è stato linciato da un servizio confezionato da una tv del padrone.<br />
Tra la fine degli anni ottanta e l&#8217;inizio dei novanta, Berlusconi mosse la cosidetta guerra di Segrate su ordine di Bettino Craxi. Era la Prima repubblica e l&#8217;allora imprenditore rampante di Arcore era perfettamente inserito nel sistema politico-affaristico di quel tempo. Altro che uomo nuovo, quindi, della Seconda repubblica. Del resto, basta guardare la cronologia dei fatti. La sentenza della Corte di Appello di Roma firmata dal giudice Vittorio Metta (una sentenza già scritta) che favorì la Fininvest è del gennaio 1991. Due anni dopo il Cavaliere prepara la discesa in campo. Insomma, il lodo Mondadori è il prequel del film infinito del conflitto d&#8217;interessi e contiene in nuce tutti gli elementi nocivi del berlusconismo. Uno su tutti: la corruzione, da cui l&#8217;attuale premier si salvò soltanto grazie alla prescrizione. Si legge a pagina 12: «L&#8217;avv. Vittorio Ripa di Meana (difensore della Cir) ha dichiarato nel corso della sua testimonianza in sede penale che, durante le vacanze natalizie 1990-1991 si trovò a parlare col dott. Bruno Pazzi, allora presidente della Consob, presso la sede della medesima e che lo stesso gli riferì che l&#8217;esito della sentenza sarebbe stato sfavorevole alla Cir. Ha dichiarato infatti il citato teste: “Lui mi rispose, con mio grande stupore che la sentenza era già stata decisa e che quindi ci era sfavorevole. Espressi molto stupore, sia per la notizia, sia per il fatto che lui me la desse”».<br />
Questo grazie al ruolo cruciale dell&#8217;avvocato Cesare Previti, il cui studio legale a Roma viene identificato di fatto come una «seconda sede della Fininvest». Corruttore di giudici con i quali aveva «rapporti di confidenza», Previti in un primo momento, quando Berlusconi vinse le elezioni del &#8216;94, era stato designato alla funzione di Guardasigilli. Poi si “accontentò” della Difesa. Pagina 93, sui «rapporti tra gli imputati secondo le dichiarazioni di Stefania Ariosto». La teste «aveva conosciuto Cesare Previti negli anni ottanta, attraverso Giorgio Casoli, magistrato, amico di famiglia fin dagli anni Settanta. Era diventata buona amica di Previti, che la invitava spesso a casa per ricevimenti e cene o colazioni, e che le aveva confidato di avere fondi illimitati messi a disposizione da Silvio Berlusconi per corrompere magistrati».<br />
Poi arriva «l&#8217;atto corruttivo» di Vittorio Metta. Il giudice Mesiano nella sentenza con cui ha condannato la Fininvest a risarcire con circa 750 milioni di euro la Cir debenedettiana ha ritenuto «che nella presente causa civile sia provata, in termini di rilevante probabilità» la circostanza che i 400 milioni di lire in contanti utilizzati da Metta per comprare un appartamento a Roma, in via Casal de Merode, «provengano dalla provvista di 2,732 miliardi di dollari» bonificati nel febbraio 1991 «dalla Fininvest di Silvio Berlusconi a Cesare Previti» e che dunque «rappresentino il prezzo, o quanto meno una parte di esso, promesso e pagato a Metta per la decisione favorevole a Fininvest della controversia Mondadori».<br />
Ma da dove provenivano questi soldi? Si parte da una data: il 13 febbraio 1991, appena venti giorni dopo la pubblicazione della sentenza Metta. Il sotto-conto in dollari del c/c n.Q5 &#8211; 772077 2010 denominato All Iberian (accesso presso la banda Sbs di Lugano) registrò un addebito di 2,732 miliardi di dollari: la stessa cifra poi ricevuta da Previti. Dalla documentazione risulta che l&#8217;apertura del conto All Iberian fu richiesta da Candia Camaggi e il beneficiario economico viene indicato nel «Gruppo Fininvest c/o Fininvest Service SA» con sede in Svizzera.<br />
Altro conflitto d&#8217;interessi del presidente del Consiglio. Anzi tre in un solo colpo. Perché proprio sotto il secondo governo Berlusconi, il suo ministro dell&#8217;Economia (ad personam) Giulio Tremonti escogitò una misura per far rientrare in Italia i capitali illegali detenuti all&#8217;estero: lo scudo fiscale. Oggi siamo alla terza edizione del condono valutario. Le norme con cui si può organizzare un corridoio preferenziale tra i paradisi fiscali e il nostro paese sono state ideate proprio da Tremonti nel 2001 e nel 2003, anni in cui lo scudo fiscale era coperto anche dal cosiddetto condono tombale. Tradotto significa che lo Stato fa leggi per far rientrare in patria i soldi evasi, il truffatore-evasore paga una piccolissima aliquota sulla somma, ma poi può stare certo che non verserà, per il resto della sua vita, all&#8217;Erario un euro sulla somma illegale rimpatriata. Ma con la nuova edizione dello scudo c&#8217;è di più. Infatti, nella circolare dell&#8217;Agenzia delle entrate con cui si rende operativo il condono c&#8217;è scritto espressamente che le persone «politicamente esposte» residenti in Italia possono usufruire dello scudo fiscale nello stesso regime di segretezza di tutti gli altri. Onorevoli state tranquilli: «Ghe pensi mi».<br />
Il pagamento Fininvest dei 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti è stato sospeso in attesa della sentenza d&#8217;appello. E proprio sul ricorso Fininvest si è consumato l&#8217;ennesimo conflitto d&#8217;interessi di Berlusconi. Alcuni osservatori hanno notato che insieme al ricorso sono stati presentati due documenti con cui si “smonta” la ricostruzione di Mesiano. Chi c&#8217;è tra i firmatari dei documenti? Il professor Roberto Poli: presidente di Eni, l&#8217;azienda energetica la cui maggioranza delle azioni è posseduta dallo Stato (il ministero dell&#8217;Economia ha il 20,31 per cento e la Cassa depositi e prestiti il 9,99 per cento). Poli è stato nominato al vertice del cane a sei zampe nel 2002, con il Cavaliere a Palazzo Chigi. Poli è stato anche presidente di Publitalia &#8211; la concessionaria di pubblicità delle reti televisive del gruppo Mediaset &#8211; e consulente finanziario Fininvest. Oggi siede tra i consiglieri Mondadori e &#8211; guarda caso &#8211; nel cda Fininvest.</p>
<p><strong>Inchiesta sul conflitto di interessi di Berlusconi / 4<br />
</strong><br />
<strong>Supermulta Mondadori. Marina vuole il Giornale<br />
</strong>di Fabrizio d&#8217;Esposito e Gianmaria Pica</p>
<p>La marchetta d&#8217;autore arriva in prima serata, nel telegiornale più visto dagli italiani. Va&#8217; dove ti porta il conflitto d&#8217;interessi. Edizione serale del Tg1 di giovedì scorso. Direttore Augusto Minzolini, già collaboratore di Panorama. I telespettatori che pagano il canone e finanziano in questo modo anche lo stipendio di “Minzo” sono costretti a sorbirsi uno spot travestito da servizio giornalistico dell&#8217;ultimo numero del newsmagazine della Mondadori berlusconiana. Titolo reclamizzato da Panorama: «Guardate la malasanità: viaggio shock negli ospedali».</p>
<p>Ma c&#8217;è un motivo perché il conflitto d&#8217;interessi del premier-imprenditore arriva a mostrarsi in maniera così scoperta e spudorata: negli ultimi tempi gli affari di Mondadori non vanno bene. Anzi, non vanno per nulla bene. Colpa della crisi economica. Colpa, forse, di un modo di concepire i periodici fermo ancora al secolo scorso, cioè al Novecento. Fatto sta che il principale settimanale della corazzata editoriale guidata da Marina Berlusconi, primogenita del Cavaliere, senza gadget et similia, ossia in versione “nuda”, venderebbe in edicola nemmeno 50mila copie. E solo con le edizioni arricchite da dvd, libri e altro ancora arriverebbe a superare le 100mila copie effettive. Un flop tremendo.</p>
<p>Anche per questo le pagine di pubblicità sarebbero svendute a prezzi irrisori. Addirittura tra i 5 e i 15mila per una pagina intera. A fronte degli oltre 65mila previsti dal tariffario ufficiale. E le cose dovrebbero peggiorare nel 2010. Nel forecast presentato in questi giorni si parla di un meno 26 per cento per il prossimo anno. Cifre da brivido che hanno innescato una politica spietata di tagli. Per esempio, sugli 82 giornalisti da mandare a casa e spalmati sui 40 periodici del gruppo, circa 30 sarebbero di Panorama, oltre un terzo del totale dei redattori da prepensionare. E sempre per quanto riguarda i periodici un&#8217;altra mazzata è arrivata dall&#8217;Inpgi, l&#8217;ente di previdenza dei giornalisti, che dopo un&#8217;ispezione durata due anni ha vergato una supermulta di 3 milioni di euro per evasione contributiva dal 2005 a oggi. Lavoro nero, in un&#8217;azienda del presidente del Consiglio. La Mondadori ha impugnato il verbale davanti a una commissione amministrativa, ma il ricorso è stato respinto e adesso sono pronti i decreti ingiuntivi. Nel frattempo, però, l&#8217;Inpgi ha varato una sorta di sanatoria generale che scatterà nel 2010 e Mondadori potrebbe attutire il danno. Tutto questo rende ancora più pesante il clima nel gruppo.</p>
<p>Qualcuno dice che proprio su Panorama, Marina Berlusconi interverrà drasticamente. Nell&#8217;hinterland di Segrate si mormora che la numero uno del gruppo editoriale vorrebbe una trasformazione “funzionale”, per ripianare le perdite, del settimanale diretto da Giorgio Mulè. Si dice che a breve Panorama potrebbe passare da settimanale a mensile, con una maggiore foliazione e quindi con più pubblicità. Un primo step sarebbe la fusione tra Panorama e First. Sono solo voci, ma al Riformista risulta che le redazioni di tutti i periodici Mondadori e, in particolare, in quella del newsmagazine la tensione tra i giornalisti sarebbe molto alta. Marina Berlusconi avrebbe offerto ai redattori romani del settimanale una integrazione salariale a patto che lascino Roma per Milano. Altrimenti sarebbe licenziamento assicurato.</p>
<p>Alcuni raccontano che, conti alla mano, alla Mondadori non converrebbe più tenere in vita gli uffici capitolini di Panorama. Anche perché la vendita dei rami secchi dell&#8217;azienda, con la conseguente cessione di alcuni beni immobiliari legati agli asset non produttivi, darebbe una boccata d&#8217;ossigeno alla Mondadori soffocata dalla crisi economica. Infatti, nel secondo trimestre del 2009 non ha mostrato segni di ripresa e sul 2008 ha segnato una contrazione del 29 per cento. In continua diminuzione pure il mercato dei collaterali (le riviste, i gadget, i libri allegati ai periodici Mondadori) con un calo del 19 per cento. Il fatturato pubblicitario dell&#8217;azienda di Segrate ha subìto &#8211; da un anno all&#8217;altro &#8211; una flessione che supera i 50 milioni di euro: i ricavi da pubblicità sono crollati da 175 milioni di euro del 2008, ai 123 del 2009.</p>
<p>Da ambienti milanesi fanno sapere che Marina starebbe lavorando anche per avere, in tempi brevi, un rientro della spesa straordinaria che avrebbe fatto in favore del quotidiano di suo zio Paolo Berlusconi: nei mesi scorsi la Berlusconi avrebbe versato nelle casse del Giornale un&#8217;iniezione di liquidità di circa 60 milioni di euro per ripianare i debiti della testata. È complessa la partita sul Giornale. Sembra che il controllo della testata a breve passerà dallo zio alla nipote. Ma la vicenda è ulteriormente complicata dalle tensioni nella famiglia Berlusconi. Ai primi di agosto un&#8217;altra figlia del premier, Barbara, rilasciò un&#8217;intervista a Vanity Fair in cui rivelò di aspirare a un ruolo di primo piano proprio nella Mondadori.</p>
<p>Per alcuni osservatori, la crisi della pubblicità, causa prima di una tale disfatta, sarebbe originata da una struttura burocratica e ingessata, nonché impigrita dal meccanismo perverso dei centri media con gli accordi quadro annuali per la spartizione della torta pubblicitaria. Non solo. Aumenta sempre più il numero degli inserzionisti che decide di non investire più sul cartaceo e frammenta il suo budget in altre direzioni. Di qui la decisione di svendere le pagine, in una corsa al ribasso che porta anche a sconti dell&#8217;80 per cento per una singola inserzione. Una situazione completamente differente, per esempio, da quella tedesca, dove dal tariffario ufficiale si registra al massimo un discostamento del 5-10 per cento. In ogni caso, come già accennato nelle precedenti puntate della nostra inchiesta, tutte le strade portano al conflitto d&#8217;interessi. Perché nella divisione della torta pubblicitaria complessiva del nostro paese la parte del leone la fanno comunque le televisioni del Cavaliere. Insieme, Rai e Mediaset arrivano al 55 per cento, a scapito di quotidiani e rotocalchi. E all&#8217;interno del duopolio, è Mediaset a trasmettere il doppio degli spot rispetto alla Rai. Ma questa è un&#8217;altra storia.</p>
<h4></h4>
<p><!-- FILE ALLEGATI --></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Le nuovi leggi porcata contro la giustizia italiana]]></title>
<link>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/09/le-nuovi-leggi-porcata-contro-la-giustizia-italiana/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 23:44:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>sfattucci</dc:creator>
<guid>http://pernienteserio.wordpress.com/2009/11/09/le-nuovi-leggi-porcata-contro-la-giustizia-italiana/</guid>
<description><![CDATA[Piano B: non finire in carcere La battaglia finale di Silvio Berlusconi secondo Travaglio. &nbsp;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h1>Piano B: non finire in carcere</h1>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/LC6frym9NYI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/LC6frym9NYI&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>La battaglia finale di Silvio Berlusconi secondo Travaglio.</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Quel viaggio in Sardegna dei fratelli Graviano]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/07/quel-viaggio-in-sardegna-dei-fratelli-graviano/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 06:37:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/11/07/quel-viaggio-in-sardegna-dei-fratelli-graviano/</guid>
<description><![CDATA[Quel viaggio in Sardegna dei fratelli Graviano. Chi ci ha lavorato sopra dice che quei cellulari par]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=1991:quel-viaggio-in-sardegna-dei-fratelli-graviano&#38;catid=19:i-mandanti-occulti&#38;Itemid=39">Quel viaggio in Sardegna dei fratelli Graviano</a>.</p>
<blockquote><p>Chi ci ha lavorato sopra dice che quei cellulari parlano. Raccontano storie di sangue e di tritolo. Di bombe e di patti segreti. Ma anche vicende minime: l’amore di <strong>Giuseppe e Filippo Graviano</strong>, i due boss di Bracaccio responsabili delle stragi del ‘93, per Rosalia e Francesca; le vacanze in coppia; la strana passione dei due fratelli per i viaggi e per i luoghi di vacanza più o meno esclusivi.<br />
Sì, perchè i Graviano, mentre organizzavano gli attentati alle opere d’arte e, secondo il pentito <strong>Gaspare Spatuzza</strong>, trattavano un accordo politico con <strong>Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi</strong>, percorrevano l’Italia avanti e indietro. I tabulati telefonici, incrociati con decine e decine di testimonianze raccolte dalla Dia (direzione investigativa antimafia), ci mostrano i due fratelli e le rispettive fidanzate che, insieme a un amico, vanno in febbraio al Carnevale di Venezia. Poi i due ragazzi terribili si spostano a Abano Terme, ospiti del proprietario di un tv privata siciliana. Quindi arrivano a Riccione, dove da maggio a giugno, i mesi in cui si verifica il fallito attentato a <strong>Maurizio Costanzo</strong> e la strage fiorentina dei <strong>Georgofili</strong>, affittano un appartamento ammobiliato.    Da lì un nuovo trasloco. A inizio estate i Graviano sono i Versilia in una villa affittata dal proprietario di un’importante scuderia di trotto. Infine, dopo la bomba milanese di Via Palestro, il colpo di testa. O forse di genio. Mentre il leader del Psi, <strong>Bettino Craxi</strong>, fiaccato dagli avvisidi garanzia di Mani Pulite, dice ai giornali “Qualcuno vuole creare un clima di completa paura. Le bombe si propongono di aprire la strada a qualcosa, non di rovesciare qualcosa. Il potere politico è già stato rovesciato, o quasi”, <strong>Giuseppe e Filippo</strong> arrivano in Sardegna. Prendono un volo della Meridiana e in agosto sbarcano in Costa Smeralda. Lì vanno adabitare per quasi due mesi in un appartamento all’interno di una grande villa di Porto Rotondo, a poche centinaia di metri in linea d’aria, dal buen retiro estivo del futuro presidente del Consiglio. Cosa accada a Porto Rotondo, non è chiaro. Anche lo scorso agosto i due boss, sono stati interrogati dai magistrati di Firenze titolari delle indagini sulle stragi del ‘93, ma si sono rifiutati di rispondere. Nelle carte in mano agli investigatori restano però molti sospetti e qualche certezza. In Costa Smeralda <strong>Giuseppe e Filippo</strong>, mentre l’Italia segue con il fiato sospeso gli sviluppi dell’indagine sulla maxi-tangente Enimont (quasi 100 miliardi di lire versati dai vertici del gruppo Ferruzzi a tutto il pentapartito), fanno la bella vita. Vestiti come sempre con capi firmati da Versace, riescono a imbucarsi in un grande ricevimento organizzato da una famiglia di celebri industriali del nord, fanno amicizia con i vicini di casa e pensano al futuro.</p>
<p>I problemi di Cosa Nostra sono tanti. La prima presunta trattativa con lo Stato, quella condotta dall’ex sindaco mafioso di palermo <strong>Vito Ciancimino</strong>, non ha portato a nessun risultato. <strong>Totò Riina</strong>, il 15 gennaio del ‘93, è stato arrestato. La pressione sulla mafia non si èallentata. E <strong>Luchino Bagarella</strong>, dopo aver visto finire in manette suo cognato Totò, ha riunito i cristiani (gli altri mafiosi ndr) e ha detto: “Non cambia niente. Finché c’è un corleonese fuori si va avanti come prima”. Solo <strong>Bernardo Provenzano,</strong> l’alter ego di Riina a cui i Graviano &#8211; ma lo si scopre solo oggi &#8211; erano particolarmente legati, ha sollevato dei problemi: va bene &#8211; ha detto &#8211; ma voglio che gli attentati avvengano al nord. Era stato così che Giuseppe e Filippo si erano messi in viaggio: alla ricerca di obbiettivi e, soprattutto, di nuovi contatti politici. Gente con cui stringere un patto. Persone importanti con cui mettersi d’accordo. La mafia, raccontano i collaboratori di giustizia, per mesi aveva flirtato col Partito Socialista. Ma poi era esplosa Tangentopoli e, se davvero il cavallo su cui puntava Cosa Nostra era Craxi, quello era morto, ucciso dagli avvisi di garanzia, quasi prima di partire (Giuseppe Graviano, con il pentito Spatuzza, definirà i socialisti “dei cornutazzi”). Il 4 aprile del 1993, anzi, il segretario del Psi incontra ad Arcore Berlusconi. <strong>Ezio Cartotto</strong>, un ex democristiano assunto come consulente nel giugno del ‘92 da Marcello Dell’Utri per spiegare agli uomini di Publitalia i segreti della politica, dirà ai pm che proprio quel giorno Forza Italia comincia realmente a prendere corpo. Craxi infatti fa di tutto per convincere il Cavaliere a organizzare un partito che possa far argine all’avanzata delle sinistre. “Hai la bomba atomica, hai la televisione, usala!”, incalza l’amico. Berlusconi non sa che pesci pigliare: “Certe volte mi metto a piangere da solo sotto la doccia. Mi diranno che sono mafioso, mi diranno e faranno di tutto”. In ogni caso i preparativi per il nuovo partito &#8211; che non si sa ancora da chi sarà guidato &#8211; s’intensificano. Ad Arcore le riunioni si succedono alle riunioni. E in prima fila, nell’insistere per la discesa in campo del Cavaliere, ci sono Del’Utri, il big boss di Programma Italia <strong>Ennio Doris, e Cesare Previti. Fedele Confalonieri e Gianni Letta</strong> invece frenano. La situazione è complicata. Molti uomini Fininvest sono sotto inchiesta (Il 22 luglio il gruppo verrà perquisito dalla Guardia di Finanza). Bisogna per forza muoversi.</p>
<p>Il 4 giugno Berlusconi annuncia anche a <strong>Indro Montanelli</strong> la sua decisione: il raggruppamento dei moderati si farà e lui ne sarà il capo. Poi, il 12 luglio, fa inviare a la redazione de Il Giornale un fax sull’atteggiamento (molto critico) che i suoi media devono tenere rispetto a Mani Pulite. Un particolare sorprende: nel documento si parla pure delle indagini contro Cosa Nostra. Per Berlusconi è grave che “sulla base di dichiarazioni dipentiti per lo più inattendibili o compiacenti” i giudici “aggiungano al capo di accusa l’ulteriore addebito dell’associazione di stampo mafioso che priva l’inquisito di fondamentali garanzie processuali in materiadi libertà personale e di prova ”. Ma tant’è. In Fininvest ormai si discute solo di inchieste e di politica.</p>
<p>A fine luglio Berlusconi annuncia a <strong>Giuliano Urbani</strong> l’intenzione di restare ad Arcore per proseguire con gli incontri. In realtà poi il Cavaliere a Porto Rotondo ci andrà, eccome. Quasi ogni week-end, e forse durante il periodo di Ferragosto, Berlusconi è in Sardegna, dove a fine mese, a tavola, ha una lunga discussione con Letta e Confalonieri (“io esposi il mio pensiero in maniera piuttosto vivace” ha raccontato proprio Letta durante il processo Dell’Utri).</p>
<p>E i Graviano, cosa fanno? Ufficialmente vacanze, ma in realtà preparano l’omicidio di <em><strong>don Pino Puglisi</strong></em> e un nuovo viaggio. Questa volta la meta è Milano dove resteranno da fine novembre fino al 27 gennaio, quando verrano arrestati. Diecigiorni prima però, secondo Spatuzza, Giuseppe aveva fatto una puntata a Roma e seduto a un tavolino del bar Doney, era apparso raggiante. L’accordo con Berlusconi e dell’Utri (“persone serie”) per lui era cosa fatta. E ripeteva: “Ci siamo messi il paese nelle mani”.</p>
<p><strong>Peter Gomez</strong> <strong>(da </strong><a class="blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/" target="_blank"><strong>Il Fatto Quotidiano</strong></a><strong> del 6 novembre 2009)</strong></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Vota Silvio Berlusconi]]></title>
<link>http://berlusconicomunista.wordpress.com/2009/11/04/vota-silvio-berlusconi/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 14:05:17 +0000</pubDate>
<dc:creator>mildepot</dc:creator>
<guid>http://berlusconicomunista.wordpress.com/2009/11/04/vota-silvio-berlusconi/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="size-full wp-image-39 aligncenter" title="votasilvio" src="http://berlusconicomunista.wordpress.com/files/2009/11/votasilvio.jpg" alt="votasilvio" width="320" height="451" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[L'incubo del Cavaliere]]></title>
<link>http://jadawin4atheia.wordpress.com/2009/11/03/lincubo-del-cavaliere/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 13:27:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Jàdawin di Atheia</dc:creator>
<guid>http://jadawin4atheia.wordpress.com/2009/11/03/lincubo-del-cavaliere/</guid>
<description><![CDATA[Da la Repubblica del 28 Ottobre 2009 dc: Perché il Cavaliere si affanna tanto a voler riformare la g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Da la Repubblica del 28 Ottobre 2009 dc: Perché il Cavaliere si affanna tanto a voler riformare la g]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Berlusconi, Marrazzo, l'informazione e la cacca della puzzola minacciata - 31/10/'09]]></title>
<link>http://polisethoslogos.wordpress.com/2009/10/31/berlusconi-marrazzo-linformazione-e-la-cacca-della-puzzola-minacciata/</link>
<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 00:41:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Gigi Cortesi</dc:creator>
<guid>http://polisethoslogos.wordpress.com/2009/10/31/berlusconi-marrazzo-linformazione-e-la-cacca-della-puzzola-minacciata/</guid>
<description><![CDATA[Sarà un caso, ma grazie all&#8217;affaire Piero Marrazzo nessuno o quasi ha parlato quanto si doveva]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Sarà un caso, ma grazie all&#8217;affaire Piero Marrazzo nessuno o quasi ha parlato quanto si doveva della sentenza d&#8217;appello del caso Mills, che conferma il giudizio di primo grado. Dunque, se dovessimo seguire la logica del <em>cui prodest?</em>, tutto l&#8217;affaire trans Marrazzo avrebbe un proprio indubbiamente sospettabile utilizzatore finale.<br />
Ma, probabilmente le cose sono ancora più complicate e stanno ancora peggio. E in gioco non ci sono soltanto il Presidente della Regione Lazio e i suoi gusti sessuali.</p>
<p>Di certo, per propria stessa ammissione Berlusconi ha detenuto per giorni il filmato riguardante Marrazzo. Ha cioè detenuto per giorni un corpo di reato: e questo configura per &#8220;Superman&#8221; il reato di ricettazione, contro cui i magistrati dovranno procedere, rossa o meno che sia la loro toga, turchesi o meno che siano i loro calzini.</p>
<p>Di certo &#8220;mister B.&#8221; non ha denuciato nè il corpo del reato di cui è stato per giorni e giorni in posssesso, nè il reato di cui, tramite il video, era a conoscenza. Anche queste omesse denunce sono reati, che, perpetrati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, per giunta costituiscono un grave esempio negativo.</p>
<p>Di certo l&#8217;Impunit0 si è mosso con palese sovrapposizione di ruoli e inquinamento di interessi: padre di Marina Berlusconi, proprietario più o meno di fatto di Mondadori e Fininvest, datore di lavoro più o meno diretto di Alfonso Signorini e company, Presidente del Consiglio dei Ministri, Premer del PDL, calunniatore di giudici, assolto per prescrizione, pluriimputato,  pluricoinvolto in processi, pluribeneficiario di leggi <em>ad personame</em> ecc. ecc. .</p>
<p>Di certo buona parte della oscurità dell&#8217;intero affiare Marrazzo lo vede più o meno direttamente presente, confusamente presente, minacciosamente presente e capace di utilizzare insieme i diversi ruoli e le diverse identità e funzioni che lo caratterizzano. Per cui ogni oscurità dell&#8217;intera vicenda finisce con il porre inquietanti e gravi interorgativo sul ruolo effettivo che Berlusconi può avere avuto nella fasi della intera vicenda. Aspetto ancora più grave, tutto ciò non può non suggerire gravi dubbi sui limiti effettivi di quanto sta avvenendo, sugli scopi, sulle persone coinvolte e su quelle che potrebbero già essere coinvolte, sulla loro manovrabilità o ricattabilità da parte dei vari personaggi in campo e dell&#8217;eventuale regista dell&#8217;intera operazione. Se poi si pensa alla facilità con cui Silvio contatta potenze &#8220;non alleate ma amiche&#8221; e all&#8217;abilità che queste potenze hanno o possono avere nella gestione dei servizi segreti e del rapporto con giornalisti e informazione, allora non si possono non sentire inquietanti presagi, nefasti brividi lungo la schiena.</p>
<p>Più che in legioni che superino il Rubicone o in eserciti spregiudicati che conquistino a qualsiasi costo terre e uomini, il potere spregiudicato del Principe oggi sta nella possibilità di un uso manipolatorio, distruttivo, minaccioso, intimidatorio e ricattatorio della infomazione e dei servizi segreti. Berlusconi ha il potere di questa possibilità. L&#8217;affaire Marrazzo lo lascia largamente intuire. Questo fa paura, molta paura, anche e soprattutto perché, come questo blog sta dicendo da molti mesi, Berlusconi è uno squalo ferito, che dà fastidio soprttutto ai poteri ai quali finora la &#8220;cosa&#8221; Berlusconi ha fatto gioco.</p>
<p>Già lo si è detto: alla puzzols ridotta all&#8217;angola non resta che gettare cacca il più lontano e il più in alto possibile, magari colpendo un obiettivo per intimorine un altro o molti, molti altri, forse tutti o quasi tutti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La Mafia tratta ancora]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/29/la-mafia-tratta-ancora/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 19:45:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/29/la-mafia-tratta-ancora/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: La Mafia tratta ancora. Scritto da Peter Gomez Da mesi aleggia lo spettro di un ricatto a Ber]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: <a href="http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&#38;view=article&#38;id=1943:la-mafia-tratta-ancora&#38;catid=20:altri-documenti&#38;Itemid=43">La Mafia tratta ancora</a>.</p>
<blockquote>
<div style="text-align:justify;"><span class="small">Scritto da Peter Gomez</span></div>
<div style="text-align:justify;"></div>
<div style="text-align:justify;"><strong>Da mesi aleggia lo spettro di un ricatto a Berlusconi da parte di Cosa Nostra.</strong></div>
<div style="text-align:justify;">
<p>“Nel 2004, dopo un colloquio investigativo con i pm della super procura, incontrai nel carcere di Tolmezzo, Filippo Graviano. Gli spiegai che ormai da quattro anni mi ero staccato da Cosa Nostra, ma che non potevo fare il passo finale. Non potevo mettermi a collaborare. Filippo stava veramente male. Aveva appena avuto un infarto, ma mi disse con un filo di voce: ‘a questo punto bisogna far sapere a mio fratello Giuseppe che, se non arriva   niente da dove deve arrivare, è bene che anche noi cominciamo a parlare con i magistrati’”.</p>
<p>Lo spettro del grande ricatto a Silvio Berlusconi che da mesi si aggira nei palazzi della politica romana, si materializza a Palermo il 6 ottobre. Quel giorno all’improvviso il pentito Gaspare Spatuzza, l’ex reggente della famiglia mafiosa di Brancaccio, autore materiale delle stragi del ‘93 e killer di don Pino Puglisi, dà un senso alle parole del leader della Lega Umberto Bossi e a quelle del ministro degli Interni, Roberto Maroni, che sempre più spesso parlano di uno scontro tra il governo e Cosa Nostra.</p>
</div>
<div style="text-align:justify;">“Sarà un caso che la mafia inizi ad innervosirsi&#8230; Abbiamo segnali che alcuni pezzi grossi della mafia in carcere stanno pensando di fare qualcosa. Ma noi andiamo avanti”, aveva detto il 13 settembre l’uomo del Viminale. “Penso che il caso delle escort sia stato messo in piedi dalla mafia: abbiamo fatto leggi pesantissime. L&#8217; ho spiegato anche a Berlusconi, chi ha in mano le prostitute è la mafia», gli aveva fatto eco il fondatore del Carroccio.Certo, entrambi i leghisti sostengono che Cosa Nostra reagisce alle (presunte) iniziative dell’esecutivo   contro le cosche. Ma, accanto a questa interpretazione, ve ne un’altra, molto più accreditata da investigatori e magistrati. “La trattativa” tra Stato e mafia, proprio come raccontato da   Spatuzza, è ancora in corso. E in carcere i boss delle stragi, stanchi di attendere una soluzione politica a lungo promessa, ma non ancora completamente realizzata, adesso minacciano di vendicarsi raccontando cosa è davvero successo nel 1993-94: il periodo in cui, stando alla sua sentenza di condanna in primo grado, Marcello Dell’Utri, allora impegnato nella creazione di Forza Italia, stringeva accordi con gli uomini dei clan.</p>
<p>Attenti: non è fantapolitica. Perché i segnali, che dicono come in Cosa Nostra sia in corso un cambiamento epocale, si stanno moltiplicando. Ormai molti uomini d’onore non pentiti prendono la parola nei loro processi. E, per la prima volta, lo fanno per difendersi senza però negare la loro appartenenza all’organizzazione. Ha cominciato Salvatore Lo Piccolo, il boss che sperava di succedere a Bernardo Provenzano. Poi è stato il turno di Nicola Mandalà, il ragazzo di Villabate figlio di un dirigente di Forza Italia, che per anni aveva protetto la latitanza di zu’ Bino: “È vero sono mafioso, ma quell’uomo non l’ho ucciso io”,ha detto in aula Nicola lasciando tutti di stucco. Infine, il 28 settembre, a parlare è stato il più importante di tutti: Giuseppe Graviano, 46 anni, 15 dei quali trascorsi in prigione.</p>
<p>Durante il processo contro l’ex senatore democristiano Vincenzo Inzerillo &#8211; un politico che nel ‘93, secondo l’accusa, sapeva come le stragi fossero opera dei fratelli Graviano, ma che tentò di convincerli a desistere &#8211; Graviano è intervenuto in videoconferenza dal carcere milanese di Opera. E quando gli è stato chiesto, “Signor Graviano lei fa parte di Cosa Nostra”, ha risposto secco: “Sono stato condannato per 416 bis (associazione mafiosa ndr)”.</p>
<p>Eccola qui, allora, la grande paura di Silvio Berlusconi. Eccola qui, nascosta dietro le facce apparentemente pulite di Filippo e Giuseppe, due capi mafia non ancora cinquantenni, che in carcere indossano giacche all’inglese e golfini di cachemire. E che, nel 1996, sono persino riusciti a far uscire di prigione due provette grazie alle quali le loro mogli hanno avuto un figlio. Dietro le sbarre i Graviano si sono   diplomati. Giuseppe ora spera addirittura di laurearsi in biologia molecolare e intanto conta i giorni che lo separano dalla morte. Sì, la morte. Perché, per quelli come lui, per i mafiosi che da ragazzi davvero pensavano di piegare la politica a colpi di tritolo, sui ruolini delle prigioni sta scritto: “fine pena mai”.</p>
<p>Eppure una volta tutto era diverso. Nel gennaio del ‘94, racconta Spatuzza , Giuseppe “era felicissimo, sembrava uno che aveva vinto al superenalotto”. Seduto a Roma, a un tavolino del bar Doney, ripeteva: “Abbiamo chiuso tutto. Abbiamo chiuso tutto”. Sosteneva che con Berlusconi e Dell’Utri era stato raggiunto un accordo: “Il paese è in mano nostra”, diceva prima di ordinare a Spatuzza di “dare il colpo di grazia”. Cioè di uccidere cento carabinieri con un attentato, poi fallito, allo Stadio Olimpico.</p>
<p>Come è andata finire è cronaca. Il 27 gennaio i fratelli Graviano vengono arrestati a Milano proprio dai militaridell’Armae,da quel giorno in poi gli investigatori cominciano a parlare dei loro presunti collegamenti con Dell’Utri e Forza Italia. All’ombra della Madonnina, infatti, i Graviano ci stavano ormai da due mesi. E con loro, negli ultimi giorni, c’erano pure le fidanzate e due uomini, con mogli e figli. Uno era il padre dell’attuale centrocampista dell’Udinese, Gaetano D’Agostino. Le carte processuali raccontano che, prima un commerciante palermitano di vestiti legato a Dell’Utri e alla mafia, e poi forse gli stessi Graviano gli avevano promesso di far giocare il figlio   nei pulcini Milan. “Stai tranquillo vedrai che ti troviamo anche un posto di lavoro a Euromercato (allora gruppo Fininvest ndr), lo rassicuravano i boss. Dell’Utri nega. Ma almeno i rapporti tra i Graviano e la neonata Forza Italia, non possono essere smentiti.</p>
<p>Uno dei cellulari usati dai fratelli durante la latitanza, chiamava spesso il presidente del club di azzurro di Misilmeri, Giovanni La Lia, cugino del boss Salvatore Benigno, pure lui condannato per le stragi del ‘93. E sempre La Lia era presente alla prima grande riunione   del movimento di Berlusconi a Palermo. Quelli di Forza Italia l’avevano organizzata a Brancaccio, nell’Hotel San Paolo Palace, l’albergo a cinque stelle di un altro importante presidente di club: il costruttore Giovanni Ienna, un imprenditore che investiva i soldi di Filippo e Giuseppe. Per questo oggi, mentre in carcere i due fratelli contano i minuti e pensano il dà farsi, le tracce di quel traffico telefonico a Palazzo Chigi fanno paura. Più dei ricatti delle escort. Più delle indagini dei “pm comunisti”.</p>
</div>
<p>Fonte: <a class="blank" href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/" target="_blank">Il Fatto quotidiano </a>(Peter Gomez, 29 Ottobre 2009)</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Per i giudici Dell’Utri usò lo stalliere per legare Cosa Nostra e il potere - l'Unità.it]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/28/per-i-giudici-dell%e2%80%99utri-uso-lo-stalliere-per-legare-cosa-nostra-e-il-potere-lunita-it/</link>
<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 13:44:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/28/per-i-giudici-dell%e2%80%99utri-uso-lo-stalliere-per-legare-cosa-nostra-e-il-potere-lunita-it/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: Per i giudici Dell’Utri usò lo stalliere per legare Cosa Nostra e il potere &#8211; l&#8217;U]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Fonte: <a href="http://www.unita.it/news/italia/90409/per_i_giudici_dellutri_us_lo_stalliere_per_legare_cosa_nostra_e_il_potere">Per i giudici Dell’Utri usò lo stalliere per legare Cosa Nostra e il potere &#8211; l&#8217;Unità.it</a>.</p>
<blockquote><p>di Nicola Biondo</p>
<p>Dalla sentenza del Tribunale di Palermo dell’11 dicembre 2004 che ha condannato in primo grado Marcello Dell’Utri a nove anni per concorso esterno in associzione mafiosa (Dell’Utri è imputato con il mafioso Gaetano Cinà. L’appello è in corso). «Deve ritenersi raggiunta la prova che, anche successivamente alla morte di Stefano Bontate, durante l’egemonia totalitaria di Riina Salvatore all’interno dell’organizzazione mafiosa denominata “cosa nostra”, sia Marcello Dell’Utri che Gaetano Cinà hanno continuato ad avere rapporti con il sodalizio criminale. Tali rapporti, almeno fino agli inizi degli anni ’90, si sono strutturati in maniera molto schematica: entrambi gli imputati, con il contributo consapevolmente fornito, hanno fatto sì che il gruppo imprenditoriale milanese, facente capo a Silvio Berlusconi, pagasse sommed i danaro alla mafia. È significativo che egli, anzichè astenersi dal trattare con la mafia (come la sua autonomia decisionale dal proprietario ed il suo livello culturale avrebbero potuto consentirgli&#8230;), ha scelto, nella piena consapevolezza di tutte le possibili conseguenze, di mediare tra gli interessi di “cosa nostra” e gli interessi imprenditoriali di Berlusconi (un industriale&#8230; disposto a pagare pur di stare tranquillo). Dunque, Marcello Dell’Utri ha non solo oggettivamente consentito a “cosa nostra” di percepire un vantaggio, ma questo risultato si è potuto raggiungere grazie e solo grazie a lui. Condotte pienamente ed inconfutabilmente provate da fatti, episodi, testimonianze, intercettazioni telefoniche ed ambientali di conversazioni tra lo stesso Dell’Utri e Silvio Berlusconi, Vittorio Mangano, Gaetano Cinà ed anche da dichiarazioni di collaboratori di giustizia.</p>
<p>Questo è invece il profilo di Marcello Dell&#8217;Utri visto dalla sentenza: «Per quanto attiene a Marcello Dell’Utri, la pena deve essere ancora più severa e deve essere determinata in anni nove di reclusione, dovendosi negativamente apprezzare la circostanza che l’imputato ha voluto mantenere vivo per circa trent’anni il suo rapporto con l’organizzazione mafiosa (sopravvissuto anche alle stragi del 1992 e 1993, quando i tradizionali referenti, non più affidabili, venivano raggiunti dalla “vendetta” di “cosa nostra”) &#8230;pur avendo.., tutte le possibilità concrete per distaccarsene e per rifiutare ogni qualsivoglia richiesta da parte dei soggetti intranei o vicini a “cosa nostra”. Si ricordi, sotto questo profilo, anche l’indubitabile vantaggio di essersi allontanato dalla Sicilia fin dagli anni giovanili e di avere impiantato altrove tutta la sua attività professionale. Ancora, deve essere negativamente apprezzata la già sottolineata importanza del suo consapevole contributo a “cosa nostra”, reiteratamente prestato con diverse modalità, a seconda delle esigenze del momento&#8230; Infine, si connota negativamente la sua disponibilità verso l’organizzazione mafiosa attinente al campo della politica, in un periodo storico in cui “cosa nostra” aveva dimostrato la sua efferatezza criminale attraverso la commissione di stragi gravissime, espressioni di un disegno eversivo contro lo Stato, e, inoltre, quando la sua figura di uomo pubblico e le responsabilità connesse agli incarichi istituzionali assunti, avrebbero dovuto imporgli ancora maggiore accortezza e rigore morale, inducendolo ad evitare ogni contaminazione con quell’ambiente mafioso le cui dinamiche egli conosceva assai bene per tutta la storia pregressa legata all’esercizio delle sue attività manageriali di alto livello».</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[1989-2009: Mondadori in un ventennio di processi]]></title>
<link>http://serrature.wordpress.com/2009/10/27/1989-2009-mondadori-in-un-ventennio-di-processi/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 20:11:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>Serraturestaff</dc:creator>
<guid>http://serrature.wordpress.com/2009/10/27/1989-2009-mondadori-in-un-ventennio-di-processi/</guid>
<description><![CDATA[La Corte d’Appello di Milano ha oggi congelato la sentenza sul lodo Mondadori disposta da Raimondo M]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/394dlHHcjPQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/394dlHHcjPQ&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>La Corte d’Appello di Milano ha oggi congelato la sentenza sul lodo Mondadori disposta da Raimondo Mesiano il 3 Ottobre. Dovremo aspettare il primo Dicembre per la decisione definitiva sull’istanza di sospensione degli avvocati Vaccarella, De Nova, Saletti, Lombardo e Lepri, schierati in difesa della società <strong>Fininvest</strong> che dovrebbe risarcire 750 milioni di euro al <strong>CIR</strong> di Carlo di Benedetti. Un provvedimento, quello di Mesiano, giudicato illogico e contraddittorio, e contro il quale è previsto un assedio reiterato.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-220" title="fininvest-mondadori" src="http://serrature.wordpress.com/files/2009/10/fininvest-mondadori.jpg?w=300" alt="fininvest-mondadori" width="300" height="111" />Ma qual è la storia di Fininvest? Cos’è che ha reso tanto potente la società di Silvio Berlusconi? Ripercorriamone le tappe salienti.</p>
<p>Fininvest nasce ufficialmente nel 1978, quantunque affondi le proprie radici già agli inizi degli anni ’60 mediante una serie di investimenti, da parte dell’attuale Premier, nel settore edile. Tre anni prima era venuta alla luce in quel di Roma <strong>Fininvest Srl</strong>, trasferita poi a Milano con l’acquisizione di MI2, Edilnord e Italcantieri. L’ascesa della holding berlusconiana prosegue inarrestabile, ammontando in pochissimo tempo un capitale sociale considerevole (52 miliardi di lire circa nel 1979, dopo l’unione tra Fininvest Roma e la milanese <strong>Fininvest Spa</strong>). Sulla scia del guadagno si sviluppano <strong>Reteitalia</strong> e <strong>Publitalia ’80</strong>, a supporto di <strong>Telemilano</strong>, la quale sta ottenendo una fetta sempre più ampia di consensi.</p>
<p>Il controllo del 70% delle quote di <strong>Standa</strong>, nota catena di supermercati, fa letteralmente impennare i ricavi della società, che nel 1991 contano un patrimonio di circa 10 mila miliardi. Nonostante ciò, la gigantesca fabbrica di capitale, (168 aziende dipendenti nel 1992) sprofonda in una laguna di debiti, al punto da spingere Berlusconi a mettere in borsa la propria creatura, dividendone gli introiti con dei soci esterni.</p>
<p>Per quanto riguarda il settore televisivo, la crescita di Telemilano (<strong>Canale 5</strong> a partire dagli anni ’80) viaggia di pari passo con le acquisizioni collaterali di <strong>Italia Uno</strong> e <strong>Retequattro</strong>. Nel 1984 Fininvest acquista il famoso periodico <em>TV Sorrisi e Canzoni</em>, ed estende la sua sfera d’influenza alle nuove syndication di Odeon Tv e Italia 7. Nel 1996 Canale 5, Italia 1 e Retequattro danno vita al gruppo Mediaset.</p>
<p><strong>Il caso del lodo Mondadori</strong>. Nel 1989 Fininvest eredita il 25,7% di <strong>Arnef</strong>, la finanziaria co-controllante Mondadori insieme alla CIR de Carlo de Benedetti, la quale detiene il resto delle quotazioni sulla casa editrice. La battaglia per il controllo unilaterale non si fa attendere, e nel 1991 la Corte d’Appello di Roma condanna De Benedetti a un patteggiamento con la parte avversa: Berlusconi agguanta Mondadori; De Benedetti <img class="alignleft size-thumbnail wp-image-221" title="29ctj0i" src="http://serrature.wordpress.com/files/2009/10/29ctj0i.jpg?w=150" alt="29ctj0i" width="150" height="99" />conserva il possesso delle testate di <em>La Repubblica </em>e <em>L’Espresso</em>, facenti capo ad essa. Tuttavia i successivi sviluppi della faccenda vedranno il Presidente impegnato a difendersi dall’accusa di aver elargito sontuose tangenti per ottenere un lodo favorevole; bisognerà aspettare l’ultimo quarto del 2009 perché venga riconosciuta l’implicazione del Premier nella “vicenda corruttiva”.</p>
<p>Con l’augurio che il sistema giudiziario italiano, dopo il pestaggio mediatico di Mesiano, eserciti il proprio dovere senza scadere di nuovo nel limbo dei processi incompiuti, Serrature continuerà a tenervi informati circa l’andamento di questo patema che da troppo tempo si trascina su editoriali, TG e quant’altro. Sempre a patto che le nostre brevi esistenze siano sufficienti per vederne la fine.</p>
<p><em>I. Bececco</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Blog di Beppe Grillo - Il regalo di Berlusconi]]></title>
<link>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/24/blog-di-beppe-grillo-il-regalo-di-berlusconi/</link>
<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 18:19:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>maxhki</dc:creator>
<guid>http://hovistocosechevoiumani.wordpress.com/2009/10/24/blog-di-beppe-grillo-il-regalo-di-berlusconi/</guid>
<description><![CDATA[Quello che ci spiega Peter Gomez difficilmente passerà attraverso le maglie della censura televisiva]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Quello che ci spiega Peter Gomez difficilmente passerà attraverso le maglie della censura televisiva italiana&#8230;</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.beppegrillo.it/2009/10/il_regalo_di_be.html">Blog di Beppe Grillo &#8211; Il regalo di Berlusconi</a>.</p>
<blockquote><p><strong>Mills</strong> è stato condannato per corruzione. Ma per esserci un corrotto, ci deve essere un corruttore e degli <strong>ottimi motivi per corrompere</strong>. Perché Mills è stato corrotto? Nessuno ne ha parlato, scritto, dibattuto.. Perché i motivi sono stati ignorati dai media a favore delle puttane e dei calzini azzurri? Quanti sono coinvolti? Peter Gomez lo spiega in questa intervista e nel libro: &#8220;<em>Il regalo di Berlusconi</em>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.beppegrillo.it/2009/10/il_regalo_di_be.html#pg1"><span style="text-decoration:underline;">Molto più di 600.000 dollari</span></a><br />
<a href="http://www.beppegrillo.it/2009/10/il_regalo_di_be.html#pg2"><span style="text-decoration:underline;">Carta canta: i documenti del processo</span></a><br />
<a href="http://www.beppegrillo.it/2009/10/il_regalo_di_be.html#pg3"><span style="text-decoration:underline;">Il segreto di Berlusconi</span></a><br />
<a href="http://www.beppegrillo.it/2009/10/il_regalo_di_be.html#pg4"><span style="text-decoration:underline;">Cosa accade senza più il Lodo Alfano</span></a></p>
<div id="pg1"><strong>Molto più di 600.000 dollari</strong></div>
<p>Sono <strong>Peter Gomez</strong>, un inviato de Il Fatto Quotidiano, il quotidiano che ormai da quasi un mese è nelle edicole di tutta Italia e, con <strong>Antonella Mascali</strong>, ho scritto un libro: <em>Il Regalo di Berlusconi: comprare un testimone, vincere i processi e diventare premer, tutta la verità sul caso Mills</em>. È un libro che nasce, ma un libro che non dovrebbe esistere in un Paese come questo, perché tutti gli italiani dovrebbero sapere esattamente di cosa racconta il processo Mills, il processo che Berlusconi ha tentato di bloccare con il Lodo Alfano. In realtà <strong>di questo processo si sa poco o niente</strong>, perché quotidiani e televisioni non l’hanno seguito e soprattutto tutti pensano che l’intera vicenda ruoti esclusivamente intorno alla famosa mazzetta da 600.000 dollari che Berlusconi avrebbe consegnato a <strong>Mills</strong> per dire il falso. Questo è vero, ma è anche non vero, i soldi che infatti Mills ha ricevuto da Berlusconi sono ben più di quei 600.000 dollari. I primi soldi che riceve Mills da Berlusconi risalgono al 1995, quando <strong>Silvio Berlusconi</strong>, dopo tre incontri a tu per tu, a faccia a faccia con il suo avvocato inglese, decide di versargli 10 miliardi di lire: perché? Berlusconi ha un problema in quel momento, sta quotando le sue aziende e ha addosso non solo la Guardia di finanza, i magistrati e l’Italia, ma anche il Garante per le televisioni. Il suo problema è che non deve fare risultare che, attraverso una serie di società off shore, lui ha controllato occultamente &#8211; e la legge non lo permetteva &#8211; l’intera o quasi proprietà di Telepiù, la mamma di Sky, la prima televisione criptata in Italia. Ebbene, Mills riceve da Berlusconi 10 miliardi estero su estero e si reca al fisco inglese dicendo: “<em>le società off shore utilizzate in quest’operazione sono mie, non sono del Cavaliere</em>”: questo a Berlusconi serve per evitare indagini anche da parte della Consob .</p>
<div id="pg2"><strong>Carta canta: i documenti del processo</strong></div>
<p>Il bello di questo processo è che nulla viene raccontato dai testimoni, tutto viene raccontato da carte: che le cose siano andate così rispetto a quei famosi 10 miliardi che sono l’inizio del tutto, risulta non dalle parole di qualche pentito, ma dai documenti del fisco inglese. Quando entrano quei soldi in Inghilterra David Mills si presenta, infatti, davanti agli ufficiali del fisco inglese, che vogliono sapere come sono andate le cose e dice esplicitamente: “<em>sì, è vero, Berlusconi mi ha dato quei soldi dopo un incontro che abbiamo avuto in aprile faccia a faccia per evitare l’intervento del garante per le televisioni</em>”. Documenti quindi, un processo esclusivamente documentale che non nasce nel 2000, quando verrà versata la mazzetta a Mills, ma nasce molti anni prima: nel 1991, nel mezzanino di una metropolitana di Milano; siamo in novembre, due uomini con passo veloce scendono le scale della metropolitana, sono due fiduciari di <strong>Bettino Craxi</strong>, uno di loro si chiama <strong>Tradati</strong> e è detto, nel Partito Socialista, il &#8220;<em>cuoco</em>&#8221; di Craxi, per anni è stato vicino a Bettino e gli ha aperto e gestito conti esteri su conti esteri. Quel giorno &#8211; lo sappiamo &#8211; Tradati telefonò a Craxi e lo avvertì che, sui suoi conti esteri, sul conto <em>Northern Holding</em>, sono arrivati non 10 miliardi di lire come gli aveva preannunciato Bettino, ma 15. Craxi esplode, racconterà Tradati, in una grossa risata e dice: “<em>ce ne sono cinque di troppo, mandali indietro</em>”: nasce da qui il processo Mills, perché per dieci anni la magistratura milanese cercherà di capire di chi sono quei soldi. Nel 1994, durante il processo Enimont, Tradati incomincia a collaborare con i magistrati e parla di tutti i versamenti ricevuti da Craxi, tranne quei 10 miliardi, che dice di non sapere chi li ha versati e di cui dice che sa solo che sono arrivati. Nel 1996 si incomincia a capire di chi sono quei soldi, quei soldi di cui Tradati non voleva parlare, anche perché dirà: “<em>aveva paura di parlarne</em>&#8220;, non solo: &#8220;<em>non lo sapevo</em>&#8220;. Erano soldi che arrivano da <strong>All Iberian</strong>, un grande conto estero gestito da una società delle isole del Canale di proprietà di Silvio Berlusconi”.</p>
<div id="pg3"><strong>Il segreto di Berlusconi</strong></div>
<p>Del conto All Iberian non bisogna sapere niente, perché il conto All Iberian viene alimentato attraverso un ingegnoso sistema di cresta sui diritti televisivi: i film e i programmi televisivi che Mediaset, anzi la <strong>Fininvest</strong> comprava negli Stati Uniti non venivano comprati a prezzo esatto, questo ce lo dicono le carte; quello che costava 10 veniva comprato in Italia magari a 20 o a 30, si intermediava tra gli Stati Uniti e l’Italia una serie di società off shore, che facevano capo o a Berlusconi Silvio o a una serie di suoi prestanome e collaboratori, il prezzo veniva gonfiato e poi erano queste società off shore che vendevano in Italia, questo era il segreto di Berlusconi, il quale non doveva far sapere che rubava soldi al fisco e soldi alla sua società. Anche perché quei soldi finivano in gran parte, in quegli anni, su due altre società off shore, <strong>Century One</strong> e <strong>Universal One</strong>, due società particolari, due società tenute in mano da due trust.<br />
Per anni non si sa di chi siano Century One e Universal One: quando partono le indagini sul caso Mills, finalmente nel 2003 si scopre chi sono i due proprietari, i due proprietari di Century One e di Universal sono i figli di Silvio Berlusconi, Marina e Piersilvio. I soldi e la cresta sui diritti finiscono sui loro conti, che però nessuno riuscirà mai a scoprire perché, prima che ci metta le mani la magistratura, arriva a Londra da David Mills, nelle società di David Mills un banchiere Svizzero, che si chiama <strong>Paolo Del Bue</strong>: è l’uomo più vicino alla famiglia Berlusconi. Si raccontano che ci sono dei prelievi di soldi che vengono infilati in capienti valige e quel denaro, quel tesoro, scompare, probabilmente alle Bahamas: c’è da chiedersi se oggi, con lo scudo fiscale, Berlusconi voglia fare rientrare anche quei soldi. Da una parte quindi evasione fiscale, dall’altra corruzione o finanziamento illecito, dall’altra ancora violazione delle regole del mercato: per questo viene pagato David Mills e per questo David Mills viene pagato nel 1995/1996. Da quel giorno Mills si trasforma in un testimone reticente e su cosa mente, in particolare? Su tante cose, una più importante di tutte: non dice di chi è la proprietà effettiva del gruppo di società estere della Fininvest non dichiarate al fisco. Nei suoi uffici viene infatti sequestrato un elenco di società, il cosiddetto <strong>Fininvest Group B</strong>, un lungo elenco di società off shore utilizzate per le operazioni più svariate.<br />
Ve lo ricorderete tutti: il Cavaliere continua a ripeterci che nel 1994 ricevette un avviso di garanzia per le mazzette versate dal suo gruppo alla Guardia di finanza e sostiene, falsamente, che quell’avviso di garanzia lo mise fuori gioco e dire che è ancora più grave tutto questo, perché poi la Corte di Cassazione l’ha assolto. Ebbene, nella sentenza Mills, la sentenza che nessuno ha letto, la sentenza che io e Antonella Mascali alleghiamo al nostro libro: <em>Il Regalo di Berlusconi</em>, si dice con chiarezza che Berlusconi è stato assolto nel processo per corruzione alla Guardia di finanza in quanto Mills non ha detto che lui era il reale proprietario di quelle società off shore. Se Berlusconi fosse stato condannato, come meritava secondo i giudici che hanno condannato Mills, per quelle tangenti, oggi non sarebbe il Presidente del Consiglio.</p>
<div id="pg4"><strong>Cosa accade senza più il Lodo Alfano</strong></div>
<p>Silvio Berlusconi è molto preoccupato per quello che può accadere: nel nostro libro io e Antonella Mascali scrivevamo già una cosa che sta accadendo adesso, la preoccupazione di Berlusconi è tutta processuale; se Mills verrà condannato in via definitiva nei prossimi mesi, come potrebbe accadere, la sentenza contro di lui avrà valore di prova e Berlusconi si troverà di fronte a un grosso problema: un processo che potrebbe essere molto semplice, nonostante che lui voglia fare ricominciare il suo processo da capo e voglia sentire centinaia di testimoni. Il giudice potrebbe decidere di non farlo perché una sentenza passata in giudicato dice: “<em>quella mazzetta c’è stata, sono stati i soldi Fininvest e bisogna solo stabilire se davvero tu hai dato l’ordine</em>”. Per questo è già in preparazione l’<strong>ennesima legge ad personam</strong>. Nella riforma del Codice di procedura penale messa in cantiere dal <strong>ministro Alfano</strong> ben prima dell’intervento della Corte Costituzionale, è stato previsto che le sentenze passate in giudicato <strong>non abbiano più valore di prova</strong>.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Fininvest, 25 anni]]></title>
<link>http://anidridecarbonica.wordpress.com/2009/10/22/fininvest-25-anni/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 17:00:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>anidridecarbonica</dc:creator>
<guid>http://anidridecarbonica.wordpress.com/2009/10/22/fininvest-25-anni/</guid>
<description><![CDATA[Un minivideo, realizzato da Italia dei Valori,  che sintetizza le tappe legislative che hanno accomp]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/ihAb-ARVRn0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/ihAb-ARVRn0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Un minivideo, realizzato da <strong>Italia dei Valori</strong>,  che sintetizza le tappe legislative che hanno accompagnato la crescita <strong>Fininvest </strong>in Italia.</p>
<p>Buona visione.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Intimidita la magistratura]]></title>
<link>http://discutere.wordpress.com/2009/10/22/intimidita-la-magistratura/</link>
<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 14:05:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>discutere</dc:creator>
<guid>http://discutere.wordpress.com/2009/10/22/intimidita-la-magistratura/</guid>
<description><![CDATA[Mancino parla di clima invivibile, ma la maggioranza prepara le leggi bavaglio Imagistrati del Csm n]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><em>Mancino parla di clima invivibile, ma la maggioranza prepara le leggi bavaglio</em></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Imagistrati del Csm non hanno avuto dubbi e neppure contrasti sulla gravità del linciaggio mediatico nei confronti del giudice Raimondo Mesiano, scattato dopo una raffica di dichiarazioni infamanti di Silvio Berlusconi, infuriato per la sentenza di condanna della Fininvest.</p>
<p style="text-align:justify;">Ieri mattina, dopo neppure un’ora di riunione, la Prima commissione aveva già approvato  un documento che &#8211; come avevamo anticipato martedì &#8211; rimarca la natura intimidatoria, nei confronti di tutta la magistratura, dell’attacco a Mesiano. E ieri sera, in via urgente, è arrivato il voto del Plenum. Accompagnato da dichiarazioni del vice presidente Mancino, che ha espresso “preoccupazione per il clima invivibile che si è creato nel paese”. Rimarcando: “più il potere è forte, più può intimidire”. Unica polemica, quella del consigliere Anedda che ha accusato Mancino di “un lento decadimento della sua imparzialità”.</p>
<p style="text-align:justify;">I consiglieri del Csm, nel documento hanno rilevato che c’è stata “un’incisiva delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati”. Con condotte che “possono produrre oggettivamente una forma di condizionamento per ciascun magistrato in particolare quando si tratta di decidere controversie nelle quali siano parti, soggetti di rilevanza  istituzionale ed economica”. Come Berlusconi, ad esempio. Il documento, a riprova della gravità di quanto accaduto, ha riportato sia le dichiarazioni  del Premier sia il contenuto del servizio di Mattino 5. Ha ricordato che Berlusconi, a Matr ix, ha definito Mesiano un giudice di “estrema sinistra, fortemente condizionato dall’esterno” e che la sentenza di condanna alla Finvest “ha le impronte digitali della Cir”. Inoltre, il Csm  ha citato un’affermazione di Berlusconi alla festa del Pdl di Benevento, quando fece una specie di promessa minacciosa: “su quel giudice ne verranno fuori delle belle”. Poco dopo, Mattino 5 ha trasmesso il pedinamento nei confronti di Mesiano. Definito inoltre ‘bizzarro’ perché fumava davanti al negozio del barbiere e indossava calzini turchesi. Il Csm ha messo in rilievo una coincidenza temporale tra le dichiarazioni di Berlusconi e “l&#8217;illecita intrusione nella sfera   privata del magistrato”, riferendosi evidentemente al servizio televisivo.</p>
<p style="text-align:justify;">Dure critiche anche per Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, capigruppo del Pdl in Parlamento, che dopo la sentenza civile sul lodo Mondadori hanno parlato di “disegno eversivo”. Ha scritto la Prima commissione: “l&#8217;assunto di una magistratura giudicante che persegue finalità diverse da quelle sue proprie e, per di più, volte a sovvertire l&#8217;assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini, oltre ad essere privo di fondamento costituisce la più grave delle accuse”. E ancora, l’interpretazione in chiave politica dell’operato dei magistrati, senza elementi di fatto, “costituisce elemento di discredito della funzione e dei singoli magistrati”. Soprattutto quando, come nel caso specifico, si tratta di un procedimento civile dove il giudice è “designato sulla base di criteri predeterminati”.</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma la causa non è stata assegnata “all’estremista di sinistra” Mesiano dal Tribunale, ma dal puro caso, perché così avviene per la giustizia civile.</p>
<p style="text-align:justify;">La pronta risposta della maggioranza politica è stata quella di mettere un bavaglio al Csm. Maurizo Gasparri e Gaetano Quagliarello,  capo e vice capogruppo al Senato del Pdl hanno infatti presentato due disegni di legge per assicurare ai cittadini “processi sereni”. Il primo prevede che il Csm esprima pareri sulle leggi se il ministro glielo chiede espressamente, altrimenti deve tacere. Il secondo riguarda le pratiche a tutela. In questo caso il Csm “non può assumere iniziative che rechino nocumento alla riservatezza, alla serenità e all’imparzialità della funzione giudiziaria e soprattutto che condizionino il regolare svolgimento di procedimenti pendenti”.</p>
<p style="text-align:justify;">Proprio come &#8211; coincidenza vuole &#8211; il procedimento civile Lodo Mondadori o l’appello del processo Mills o il processo Mediaset. Per il consigliere del Csm, Livio Pepino vuol dire la fine della tutela dei magistrati: “oppure è una banalità &#8211; ci dice &#8211; perché la tutela serve a ridare serenità al giudice. Ma siccome non credo sia tale, è un modo per mettere fine alle  pratiche a tutela che servono a controbilanciare gli attacchi ingiustificati ai magistrati, che possono pregiudicare il loro lavoro”.</p>
<p style="text-align:justify;">Quanto al silenzio del Csm, salvo via libera del ministro, Pepino è lapidario: “il Csm non è un organo di consulenza del Guardasigilli. È una proposta incostituzionale”.</p>
<p><em><strong>(Antonella Mascali, Il Fatto, 22-10-2009)</strong></em></p>
<p><em>(c) Il Fatto Quotidiano</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[RAIMONDO MEISANO GUIDICA LA CAUSA TRA MASSIMO MORATTI E BOBO VIERI]]></title>
<link>http://cartellinorosso.wordpress.com/2009/10/21/raimondo-meisano-guidica-la-causa-tra-massimo-moratti-e-bobo-vieri/</link>
<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 13:07:06 +0000</pubDate>
<dc:creator>cartellinorosso</dc:creator>
<guid>http://cartellinorosso.wordpress.com/2009/10/21/raimondo-meisano-guidica-la-causa-tra-massimo-moratti-e-bobo-vieri/</guid>
<description><![CDATA[E&#8217; già stato ribattezzato il &#8220;Lodo Vieri&#8221;, ovvero la causa intentata dall&#8217;ex]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft" style="border:0 none;margin:2px 3px;" src="http://files.splinder.com/e7ac56ce26e46107e4c73293a027845c.jpeg" alt="" width="180" height="120" />E&#8217; già stato ribattezzato il &#8220;Lodo Vieri&#8221;, ovvero la causa intentata dall&#8217;ex bomber nerazzurro contro l&#8217;Inter per la brutta storia di intercettazioni e pedinamenti ordinati da Moratti ed eseguiti da uomini Telecom.  In questi giorni ci sarà nel tribunale di Milano la quarta udienza della causa e come giudice potrebbe esserci quel Raimondo Mesiano, ormai noto per la sentenza sul &#8220;lodo Mondadori&#8221; che ha condannato la Fininvest a risarcire la Cir con 750 milioni di euro e che ha fatto imbufalire le truppe &#8220;Fininvest&#8221;, a tal punto da mandare in onda un filmato in cui il giudice veniva preso di mira perfino per il colore dei calzino. <!--more-->Anche in questa causa si parla di un &#8220;maxi-risarcimento&#8221;, ovvero 21 milioni di euro richiesti da Vieri all&#8217;Inter. Ma non è detto che Mesiano sia presente in aula (potrebbe andare in Corte d’Appello e quindi lasciare il processo). Visto le ridicole querelle cromatiche messe in atto dal Tg5, consigliamo al giudice di evitare per quel giorno i colori nero e azzurro&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Helesiniste sokkide lahing]]></title>
<link>http://itaalia.wordpress.com/2009/10/20/helesiniste-sokkide-lahing/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 16:12:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Kristel</dc:creator>
<guid>http://itaalia.wordpress.com/2009/10/20/helesiniste-sokkide-lahing/</guid>
<description><![CDATA[Siamo tutti Raimondo Mesiano Mõnikord võivad seesugused pisiasjad nagu ühe kohtuniku helesinised sok]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">
<div class="wp-caption alignright" style="width: 247px"><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/146135/mesiano-strillone.gif"><img class=" " style="border:0 none;margin:8px;" title="Siamo tutti Raimondo Mesiano" src="http://antefatto.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/146135/mesiano-strillone.gif" alt="Siamo tutti Raimondo Mesiano" width="237" height="152" /></a><p class="wp-caption-text">Siamo tutti Raimondo Mesiano</p></div>
<p style="text-align:justify;">Mõnikord võivad seesugused pisiasjad nagu ühe kohtuniku helesinised sokid viia täiesti tõsise võitluseni õigusriigi pärast. Fermenteeruvas Itaalias juhtub vist kõike. Esialgu võtab ehk muigama, aga kui kõik otsast peale ära rääkida, siis on võimalik lähemalt vaadelda üht uutmoodi relva &#8211; meediafašismi.</p>
<p style="text-align:justify;">Sokkide omanik, kohtunik Raimondo Mesiano on see mees, kes määras peaminister Berlusconi suurimale ettevõttele <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fininvest">Fininvest</a> 750 miljoni euro suuruse trahvi: kahjutasuna Carlo De Benedetti grupi<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/CIR_Group"> Cir</a> kasuks, umbes niisuguse summa oleks Cir võinud ligi 20 aasta jooksul teenid, kui <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mondadori">Mondadori kirjastusgrupp</a> oleks läinud õigusjärgselt Cir’i ja mitte juriidilise korruptsiooni tõttu Fininvesti valdusse. Seda nimetatakse “ võimaluste puudumisest tekitatud varanduslik kahjutasu”.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Lodo Mondadori</strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;">&#8230; on keerulise dünaamikaga finantsiline vägikaika vedamine kahe suurettevõtja vahel kontrolli pärast hiiglasliku kirjastuse Mondadori üle.</p>
<p style="text-align:justify;">80-te keskpaigas on Mondadoril kolm suuraktsionäri &#8211; De Benedetti, Formenton ja Berlusconi. Aastaks 1988 on Berlusconil piisav osalus, et võtta ühistu juhtimine enda kätesse. De Benedetti teeb selle välistamiseks lepingu Formentoni perega, kes lubab teda toetada ja talle müüa oma osaluse hiljemalt 1991. a. jaanuariks. 1989. a lõpus muudab Formenton aga meelt ja annab Berlusconile võimaluse saada ühistu presidendiks. See toimub 25.jaanuaril 1990.</p>
<p style="text-align:justify;">De Benedetti protesteerib, käes Formentonidega tehtud leping.</p>
<p style="text-align:justify;">Pärast mitmeid kohtuasju jõuab asi kohtunike Valente ja Metta kätesse, kes otsustavad, et leping on vastuolus ühistuid reguleerivate normidega ning seega tühine. Mondadori läheb Berlusconi kontrolli alla.</p>
<p style="text-align:justify;">1995 a. aga tekivad kahtlused, et kohtuotsus ei olnud erapooletu, et kohtunikke mõjutati. Valente ja Metta on Fininvesti advokaadi Cesrae Previti lähedased sõbrad ja Milano magistratuur jõuab ka kahtlaste rahaliikumiste jälgedele läbi mitmete välismaiste arvete, nende ülekannete lõppsihiks on kohtunik Metta. Kassatsioonikohus (seega lõplik kohtuotsus) määrab 2007 a. karistused Mettale (üks aasta ja 9 kuud) , Previtile (üks aa sta ja 6 kuud) ning veel kahele vahendajale. Berlusconi, kes on alati väitnud oma täielikku teadmatust, pääseb 2003.a. aegumise tõttu.</p>
<p style="text-align:justify;">Nüüd, 2009 aasta oktoobris, toimus Milano Tribunalis tsiviilkohus, et kvantifitseerida mõjutatud kohtuostsusest tulenenud kahjum De Benedetti grupile &#8211; 749 955 611,93 eurot. Kohtunikuks Raimondo Mesiano, kes oma otsust motiveerides lisas ka lause “Berlusconi on kaassüüdlane, kuna pole võimalik,et ta altkäemasudest informeeritud polnud.”</p>
<p style="text-align:justify;">Berlusconi tõstab taas häält kohtunike vastu (kes tema sõnul on demokraatliku ühiskonna vähkkasvaja), annab teada, et miski ei hoia teda sadulas kindlamalt kui rahva toetus ja paneb oma prioriteetide nimekirja juriidilise süsteemi ning põhiseaduse muutmise. Seda kõike praegusel hetkel, mil majandus hingitseb, töötus vaevab perekondi ning Abruzzo ja Messina vajaksid palju rohkem toetust ning tähelepanu.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Ja kohtunik Mesiano?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">“Me kuuleme veel temast,” väidab irooniliselt peaminister, aga mis kõlab rokem ähvardusena.</p>
<p style="text-align:justify;">Ei lähegi mööda palju aega, kui Canale 5, Berlusconi teleimpeeriumi <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mediaset">Mediaseti</a> vaadataivama kanali, saates &#8220;Mattino 5&#8243; näidatakse lõiku Mesiano kohta. Telekaamera nuhib mehe iga sammu, loeb mitu suitsu ta suitsetab, mitu minutit ta juuksuris oma järjekorda ootab, kuidas ta pargipingile istub. Kõike seda saatmas pilkav naishääl, mis paneb küsimärgi alla kohtuniku <em>“indegnità morale”</em> &#8211; “moraalse ebaväärikuse”. “Jälgige , kui närviliselt ta kõnnib, suitsetab tänaval, kannab valgeid mokassiine ja issand jumal, helesiniseid sokke!!” “Kas seda võib normaalseks inimeseks nimetada?? Pädevaks kohtunikuks??”</p>
<p style="text-align:justify;">Järjekordne ohver, kelle ainsaks süüks on Berlusconile vastukarva käia. Ilmselt ka hoiatuseks teistele, et nad kaks korda järele mõtleksid enne kui millegi peaministrivastasega hakkama saada. Kui Berlusconi võimuletuleku esimestel aastatel  (novembris 1993) algatas mittevägivaldse vastuhaku meetodite propageerija ning Emilia-Romagna maakonna <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Federation_of_the_Greens">Verdi</a> (roheliste) üks asutajatest <a href="http://www.gianfrancomascia.it/">Gianfranco Mascia</a> tema äride vastase boikoteerimisliikumise <a href="http://www.bobi2001.it/html/modules/news/">“BoBi”/”Boicottimao il Biscione”</a>, millel oli hea edu ja mis vähendas Fininvesti kanalite vaadatavust 2,8 miljoni inimese võrra, siis tuli tal 1994 a. veebruaris üle elada brutaalne fašistliku käekirjaga vägivald oma enda kodus. Täpsemalt: 19. veebruaril 1994 umbes kella 11 paiku hommikul, kuuleb üksi kodus olev Mascia kahte inimest ukse taga. Nad löövad Masciat tugevasti pähe ning seejärel peksavad. Aastate möödudes on “ustavad” peenetundelisemaks muutunud, aga efekt jääb ikka samaks. Mascia saab aga sellest rünnakust kindluse, et Itaalias tuleb inimestel, eelkõige tema endeal, tegeleda mitte ainult väikeste ja kohalike asjadega vaid ka suurte üleriigiliste asjadega ning nii näeme teda järgnevate aastate jooksul võitlemas erinevates valdkondades: keskkonnakaitse (probleemid uute keemiafirmadega), kultuur (probleemid megalõbustusparkidega) ning vägivallapoliitikate vastustamine (Itaalia missioonide õiguspärasuse probleemid Afganistanis ja Iraagis).</p>
<p style="text-align:justify;">Solidaarsusest kohtunikuga on saanud nüüd helesinistest sokkidest omapärane opositsiooni sümbol. Kes kannab neid uhkusega töökohal, kes paneb bänneri blogi, kes kasutab seda profiilipildina facebookis&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">Meelde tuletamaks, et ka valimised võitnud peaminister ei saa seaduste ning selle esindajate peal jalgu pühkida &#8211; kohtuvõimu, samamoodi suveräänse võimuvaldkonna esindajate peal. Ei saa vähemalt mitte riigis, mis ennast põikpäiselt demokraatlikuks peab.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Autor: Kristel Kaaber, Rooma</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><em>Järgneb Canale 5 eetrisolnud lõik, esialgu itaalia keeles.</em></p>
<p style="text-align:justify;"><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/jd1eqFggZgE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/jd1eqFggZgE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p style="text-align:center;">
<p style="text-align:center;"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Blog Brevis: Brachino gioca il Jolly]]></title>
<link>http://serrature.wordpress.com/2009/10/20/brachino-gioca-il-jolly/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 23:07:57 +0000</pubDate>
<dc:creator>Serraturestaff</dc:creator>
<guid>http://serrature.wordpress.com/2009/10/20/brachino-gioca-il-jolly/</guid>
<description><![CDATA[In un articolo pubblicato stamattina da Il Giornale  il conduttore di Mattino Cinque ha ammesso che ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>In un articolo pubblicato stamattina da <em>Il Giornale  </em>il conduttore di Mattino Cinque ha ammesso che il servizio su Mesiano &#60;&#60;non appartiene al<img class="alignright size-thumbnail wp-image-106" title="claudio_brachino_medium1" src="http://serrature.wordpress.com/files/2009/10/claudio_brachino_medium13.jpg?w=150" alt="claudio_brachino_medium1" width="150" height="150" /> genere dei capolavori&#62;&#62;, invitando il giudice reo di aver fustigato il gruppo Fininvest a recarsi in trasmissione, sia per chiedergli scusa, sia – e qui viene il bello – per sottoporlo a tre quesiti: il primo circa la legittimità della sua promozione; il secondo riguardante l’influenza che la propria ideologia politica può aver esercitato sul verdetto finale. L’ultima domanda, poi, è una freccia avvelenata, un tizzone ardente che incendia ancor più il macrocosmo di polemiche divampato intorno alla faccenda: &#60;&#60;è vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non è “stravagante” decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?&#62;&#62;.</p>
<p>Insomma, l’oscuro Brachino e il suo baraccone televisivo sono decisi più che mai a difendere una causa persa, schierandosi, in barba a ogni principio di imparzialità cui un giornalista serio (un giornalista, eh; mica Emilio Fede) dovrebbe attenersi scrupolosamente, dalla parte del guadagno. Più che salvataggio in calcio d’angolo direi fuorigioco netto.</p>
<p><em>I.Bececco</em></p>
<hr />
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il randello catodico mafioso - Marco Travaglio]]></title>
<link>http://trasparente.wordpress.com/2009/10/20/il-randello-catodico-mafioso-marco-travaglio/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 22:12:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Alex Buzzella</dc:creator>
<guid>http://trasparente.wordpress.com/2009/10/20/il-randello-catodico-mafioso-marco-travaglio/</guid>
<description><![CDATA[Il randello catodico-mafioso &#8211; Marco Travaglio vedi anche Passaparola – Marco Travaglio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2>Il randello catodico-mafioso &#8211; Marco Travaglio</h2>
<p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/bZLSKTClPt0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/bZLSKTClPt0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<h2 style="font-size:1.6em;color:#606060;">vedi anche <a style="font-weight:bold;text-decoration:none;color:#0a8fbc;" title="Link permanente a Passaparola – Marco Travaglio" rel="bookmark" href="http://trasparente.wordpress.com/2009/05/01/passaparola-marco-travaglio/">Passaparola – Marco Travaglio</a></h2>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Calzini turchesi e neo giornalisti al macello]]></title>
<link>http://grattaevinci.wordpress.com/2009/10/19/calzini-turchesi-e-neo-giornalisti-al-macello/</link>
<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 09:55:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucaborello</dc:creator>
<guid>http://grattaevinci.wordpress.com/2009/10/19/calzini-turchesi-e-neo-giornalisti-al-macello/</guid>
<description><![CDATA[Non so se Canale 5 abbia definitivamente sottovalutato l&#8217;intelligenza dei suoi spettatori nell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Non so se Canale 5 abbia definitivamente sottovalutato l&#8217;intelligenza dei suoi spettatori nell]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
