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	<title>fiorentino &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/fiorentino/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "fiorentino"</description>
	<pubDate>Sat, 25 May 2013 20:38:20 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Ayra l'Angelo dell'Undici Settembre ]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/24/ayra-langelo-dellundici-settembre/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:45:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’era una volta nell’alto dei Cieli Imperiali un giovane angelo  dai ribelli capelli color delle fia]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta nell’alto dei Cieli Imperiali un giovane angelo  dai ribelli capelli color delle fiamme e le lunghe ali di cristallo, di nome Ayra.</p>
<p style="text-align:justify;">Generato a difesa del Genere Umano, sin dalla nascita la creatura era stata addestrata all’arte del combattimento dai più grandi maestri celesti  attraverso i più evoluti piani di strategia bellica.</p>
<p style="text-align:justify;">Allievo fra i più tenaci ed esemplari, abile come nessuno  nell’adoperare la spada e nel destreggiarsi con ogni tipologia d’arma consentita dagli spiriti eletti, Ayra era divenuto sin da subito il migliore dello stuolo angelico, e una volta adulto era stato istantaneamente collocato a capo dell’Esercito Celeste senza designazione di sorta, votandosi fedelmente al suo ruolo.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Dolcissimo e sensibile l’angelo viveva unicamente per la stella che gli era stata data alla sua venuta al mondo, non provando altro sentimento più forte, trascorrendo ore coi suoi soldati, dispensando istruzioni e imparando a sue spese con grossi sacrifici le tecniche più brillanti per salvaguardare  le vite degli Esseri Umani, pronto a darsi a  loro completamente.</p>
<p style="text-align:justify;">E conscio della sua missione non aveva mai  lasciato che le sue ali si scaldassero al calore beato dell’amore, non riconoscendo altro credo al di fuori della battaglia.</p>
<p style="text-align:justify;">Rifiutando con dolore perfino il calore delle dolci braccia della bella Mia, Angelo meraviglioso da sempre innamorata di lui, costretta a tenersi nel proprio cuore i suoi sentimenti per non causare all’Angelo Guerriero &#8211; che altri non poteva amare al di fuori della propria spada &#8211; distrazione alcuna.</p>
<p style="text-align:justify;"> <em>“Perché la Pace pur essendo il Dono più prezioso non è mai per</em> <em>sempre”</em> era stato il primo insegnamento impartito all’angelo dagli occhi viola alla sua venuta nell’esercito e lui viveva esclusivamente in funzione di essa.</p>
<p style="text-align:justify;">E come nel proprio Destino, senza preavviso, d’improvviso, un giorno di settembre suonò per lui la campana dall’arme: e chiamato di colpo ad indossare la veste guerriera e preparare il suo Esercito a partire alla volta della Terra dove urgeva il loro aiuto &#8211; Angeli Guerrieri a difesa del Genere Umano -  strappato ai suoi giorni, impavido e deciso, l’angelo offrendo il proprio cuore e quello dei suoi fratelli al Nemico senza remora alcuna, ubbidì all’istante.</p>
<p style="text-align:justify;">E senza voltarsi indietro neppure una volta a salutare la dolce Mia &#8211; percependo d’istinto il proprio cuore tremare al pensiero di infliggerle altro dolore, riconoscendosi legato alla bella creatura &#8211; volò dove era stato richiesto il suo intervento senza proferire parola alcuna, voltando le sue spalle al viso sofferente della disperata compagna che correndo a rifugiarsi in un rovo di spine fiorito, nella speranza di vederlo tornare, prese a pregare per lui in silenzio.</p>
<p style="text-align:justify;">E puntando verso il Pianeta Terra, Ayra avvistato lo scuro saio del malvagio Spirito del Terrore &#8211; creatura dalle corna biforchi e le famelici fauci appuntite assetate di sangue, a cavallo di un Mostruoso Uccello dal cuore di ferro e acciaio, intento a fare incetta di cuori innocenti &#8211; urlando alla sue guardie di partire all’attacco, sguainò per primo la spada per infliggere col suo fendente il colpo d’inizio, sprezzante d’ogni pericolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Senza sconti, durante la lotta il giovane capo dell’Esercito Alato, provò sulla propria pelle il dolore atroce di ferite profonde, l’umiliazione di vite sprecate, il sangue vero dei suoi fratelli in ginocchio. Contemplò lo scempio di case distrutte senza rispetto e l’orrore di ossa crude arse in roghi altissimi come legni buoni.</p>
<p style="text-align:justify;">Seguendo velocemente il famelico Mostro dal cuore di metallo che cavalcato dal maligno pugno terroristico del suo cavaliere, stendeva compiaciuto il proprio macabro velo spegnendo il respiro di fieri combattenti e di vite senza colpa, conficcando i suoi artigli senza tregua &#8211; faticando egli stesso a tenergli testa &#8211; adoperando uno dopo l’altro tutti gli anni di insegnamento e di lungo addestramento ricevuti, senza lasciarsi mai offuscare la vista dalle brucianti lacrime che la distruzione intorno gli faceva sgorgare fuori dal cuore trafitto, non lasciando mai al suo polso neppure per un attimo l’agio di fermarsi per recuperare nuova energia.</p>
<p style="text-align:justify;">La vittoria mai come quella volta, lo sentiva dentro di sé, non sarebbe stata affatto semplice e le vite dei suoi soldati che stavano perendo velocemente insieme a quelle numerose del Genere Umano &#8211; senza che alcuno riuscisse ad arrestare in alcun modo l’avanzata della Creatura Malefica il cui piano era stato fin troppo accurato, calcolato nei minimi dettagli &#8211; non lasciava in lui un solo barlume di speranza.</p>
<p style="text-align:justify;">Finchè macero e pesto al culmine della lotta Ayra, pronto a dare se stesso in nome di una salvezza che appariva insperata, preparato a sfoderare la sua ultima arma, sacrificando per la sua riuscita la propria vita,  urlando al suo Esercito di procedere tutto in avanti, percepì di colpo come il tempo fermarsi, sospeso nella frazione spazio-temporale infinitesimale di un secondo, udendo di colpo provenire al suo orecchio la propria voce come ovattata mista alla deflagrazione potente &#8211; capace di spaccare in due cielo e terra e fendere il muro stesso del suono &#8211; generato dallo schiantarsi dell’Uccello, spronato dalle malefiche risa del perfido spirito contro due Torri al centro della Terra, consumando l’ultimo atto del loro piano stratega di morte, studiato dallo spirito terroristico in tutto il suo più lucido orrore sin dalle prime mosse.</p>
<p style="text-align:justify;">E il cielo tingendosi col sangue vivido dei corpi straziati delle povere vittime schizzate in ogni parte, uomini e angeli, colmandosi delle urla disperate dei mutilati, scagliati verso l’alto coi palmi delle loro mani ancora aperti in un’ ultima disperata invocazione di pietà; Ayra perdendosi nelle immagini sfumate dei loro corpi  maciullati ancora caldi, chinò lui stesso la testa. Vinto. Mentre le sue meravigliose ali che non avevano mai conosciuto le tenere carezze della piccola Mia, prendevano a  frantumarsi in mille scintille di lucenti bagliori.</p>
<p style="text-align:justify;">Sopra le macerie fumanti di un pezzo di Terra raso al suolo dalla mano terroristica di un mostro senza coraggio, ebbro del suo operato.</p>
<p style="text-align:justify;">E stringendo al seno i petali dei fiori dietro cui si era celata nella preghiera, senza versare una lacrima Mia, dopo che anche gli ultimi pezzi dei corpi delle povere vittime straziate furono tornati alla terra, scese sul nudo suolo devastato, e senza proferire parola raccolse nel proprio grembo il cuore ancora tiepido del suo compagno, affinché con la polvere ed il fumo non potesse sporcarsi, portandolo con sé per sempre.</p>
<p style="text-align:justify;"> La mano dello spirito terroristico nato dalla cupidigia dell’Uomo aveva infine avuto la sua vittoria: spargendo morte, distribuendo distruzione e tagliando respiri; lasciando soltanto qualche albero ancora intero coi suoi rami secchi rivolti verso l’alto, sopra cui sarebbero lentamente calate le tenebre con lo scintillio pulito delle loro stelle.</p>
<p style="text-align:justify;">Null’altro.</p>
<p style="text-align:justify;">E quella notte di undici settembre Mia, muta e sola, l’avrebbe trascorsa senza chiedersi se Ayra in qualche parte del Cielo, quella sera fosse era ancora sveglio.</p>
<p style="text-align:justify;">Vittime entrambi, come tutti, di un orrore così grande, impossibile da fermare perfino per un Angelo.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;"><strong>FIORENTINO MONICA</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La principessa delle maree]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/24/la-principessa-delle-maree/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 16:38:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’era una volta una giovane e bella principessa che racchiudeva nel proprio cuore un immenso dolore,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta una giovane e bella principessa che racchiudeva nel proprio cuore un immenso dolore, senza che nessuno né al Castello né fra i suoi conoscenti riuscisse ad accorgesse … o forse volesse accorgersene.</p>
<p style="text-align:justify;">Lei infatti celava la sua infelicità amministrando le cose del proprio Regno, muta e solerte, vegliando sui suoi sudditi e sui loro bisogni senza curarsi d’altro, senza tradire mai un lamento. E nessuno si soffermava mai a leggere le ombre che offuscavano i suoi occhi.</p>
<p style="text-align:justify;">E ogni notte, dopo aver compiuto le mansioni a lei spettanti, la fanciulla adorava recarsi finalmente libera, nella sua solitudine, verso la scogliera più alto del Regno per cercare conforto nel suo unico confidente: il Mare.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;"> Avvolta dalle tenebre, sedeva sulla roccia e confidava alle maree il male che quella spina conficcata nel punto più tenero del lato sinistro del suo petto le procurava, sussurrando a lui l’Amore dolcissimo, la passione, i respiri e gli ansiti che aveva condiviso col suo Principe, colui che le aveva insegnato l’amore per poche notti soltanto, per poi sparire nel nulla per sempre.</p>
<p style="text-align:justify;"> E sotto l’argentea luce della luna, il mare cantava per lei dolcissime note di conforto, celando nei propri fondali il segreto di quel suo cuore sofferente.</p>
<p style="text-align:justify;"> <em>L’Amore arde come il Dolore. </em><em>Il Dolore consuma come l’Amore. </em>E questo la marea lo teneva chiuso nel suo animo.</p>
<p style="text-align:justify;">Una sera fu data al castello una bellissima festa &#8211; l’ennesima – durante la quale tutti gli ospiti ballavano, ridevano e scherzavano senza mostrare alcun interesse se non per se stessi e il proprio divertimento, e la principessa stanca di recitare quel personaggio che non era, travolta da quell’atmosfera artificiale corse via.</p>
<p style="text-align:justify;"> Sulla scogliera la marea come sempre cantava per lei, e i suoi occhi contemplando oltre la linea del mare, lì, quel punto indefinito dov’era il suo principe ribelle, a piedi nudi scese in spiaggia lentamente.</p>
<p style="text-align:justify;"> E prendendo ad immergersi nelle gelide acque levando al cielo la lucida lama affilata di un coltello dall’impugnatura in oro, dono di una Fata Tuttofare alla sua nascita, con un solo gesto recise i suoi polsi lasciando il cristallo puro del mare tingersi di rosso rubino, inghiottendo il suo sangue  fra i segreti inenarrabili che solo i fondali custodiscono, senza esalare un solo soffio di sofferenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Con la speranza che un giorno, in un angolo qualsiasi della terra, quei flutti avrebbero riportato ancora una volta e per sempre il suo sangue sulla pelle del suo adorato Principe dagli occhi viola …che mai avrebbe dimenticato.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
<p> <strong><span style="text-decoration:underline;">Pubblicato sulla Rivista “Omero” 1999</span></strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La sirena dei mari]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/24/la-sirena-dei-mari/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 08:03:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’era una volta nello splendido Regno di Mare Lontano, una bellissima sirena dalla coda blu, di nome]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta nello splendido Regno di Mare Lontano, una bellissima sirena dalla coda blu, di nome Lilia.</p>
<p style="text-align:justify;">Seduta su di uno scoglio, muta e solitaria, col muso perennemente tinto di rosso ciliegia, la dolce creatura, trascorreva le sue intere giornate  puntando dinanzi a sé l’orizzonte,  in perenne attesa.</p>
<p style="text-align:justify;">Con lo sguardo fisso perso nel vuoto, le mani giunte in grembo e  i lunghi  capelli sciolti a incorniciarle il volto, nessuno aveva mai più udito da tempi immemori il suo splendido canto allietare il creato, né aveva più contemplato il suo meraviglioso corpo vibrare fra le onde del mare, perennemente sola, ritirata nel silenzio del suo cuore, seduta sopra la pietra ad aspettare.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Lei, un tempo creatura dei mari, allegra e spensierata, la più raggiante fra le sue sorelle, docile e briosa, scorto durante una notte di tempesta  un bellissimo Umano al comando di una nave, venire inghiottito dalla furia delle onde ribelli, colpita al cuore da quell’episodio, aveva iniziato ad attendere il suo ritorno in silenzio, piena di speranza.</p>
<p style="text-align:justify;">“Perché lui era il capitano di quella nave! E tornerà!” era convinta. E a quelle parole i gabbiani, ammirando la sua forza e la sua tenacia, alzando ogni volta le spalle riprendevano il loro volo, felici di portare nel proprio cuore un po’ di quella favola così romantica, sperando anch’essi nella sua realizzazione.</p>
<p style="text-align:justify;">“Ma non è una favola! E lui  tornerà!” ripeteva di rimando lei, che neppure conosceva il nome del giovane uomo.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Tornerà!”</em> era il suo unico e solo ritornello, la sua nenia, la sua sicurezza, la sua gioia, la sua fonte inesauribile di felicità, acqua pura per il suo cuore.</p>
<p style="text-align:justify;">E convinta non muoveva da quel luogo la sua flessuosa coda per nessun motivo al mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">“Perché quando tornerà io voglio essere qui a riceverlo!” ripeteva carica di gioia, battendo le mani ogni volta, quando le veniva rivolta quella domanda.</p>
<p style="text-align:justify;">  “E se non dovesse tornare?” le chiese un giorno lo spirito ramingo dei sette mari, vestito di salsedine e avventura, di passaggio in quel tratto col suo cocchio, conosciuta la sua storia portata dal vento.</p>
<p style="text-align:justify;">“Non accadrà!” gli fece eco lei.</p>
<p style="text-align:justify;">E continuando nella sua attesa ancora più sicura, nulla sembrava smuovere di un centimetro le sue convinzioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Anche se attorno tutte le creature non facevano che mostrarsi tristi per lei.</p>
<p style="text-align:justify;">“Ma non dovete! Perché lui tornerà!” sorrideva la bella.</p>
<p style="text-align:justify;">E una notte all’improvviso, voltando lo sguardo verso il punto in cui il mare aveva preso a formare uno strano mulinello,  la sirena, percependo il proprio cuore battere a mille, scorgendo di colpo  dinanzi a sè i flutti aprirsi in mille bagliori di luce, contemplando fra le onde aperte dell’oceano apparire il giovane capitano vestito d’evanescente fulgore, meraviglioso con il suo sguardo fiero, il passo sicuro e i modi leggiadri, intento a sorriderle sornione col classico piglio dell’adorabile canaglia dipinta sul viso, lei balzando di colpo lo abbracciò stretto senza fargli domande.</p>
<p style="text-align:justify;">Non chiedendogli mai neppure il suo nome.</p>
<p style="text-align:justify;">E dal quel giorno il veliero  “Il Nino” riprese a solcare i mari col suo intero equipaggio al completo, detenendo saldo  alla prua il suo bellissimo capitano pronto a guidare la sua ciurma con amore e dedizione infinta nei suoi perenni viaggi: dal mare alla terra e viceversa, riprendendo il suo operato di uomo di mare.</p>
<p style="text-align:justify;">Fino al calare delle tenebre ogni notte, quando favorito dalla pallida luna in cielo a rischiarare coi suoi riverberi i fondali, a bordo della sua scialuppa, lui si allontanava perdendosi fra le onde senza svelare a nessuno la sua meta, fino al sorgere del nuovo giorno.</p>
<p style="text-align:justify;">Senza che i suoi marinai gli ponessero mai domanda alcuna, addormentandosi sereni in attesa del ritorno del loro comandante, cullati dallo splendido canto di una misteriosa sirena raggiante, che s’accendeva ogni notte al far del crepuscolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Melodia d’amore di impareggiabile bellezza.</p>
<p style="text-align:justify;">  </p>
<p style="text-align:right;"><strong>                                                          Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Piccola Sadako. Dolce sorellina]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/23/piccola-sadako-dolce-sorellina/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:39:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[Sadako Sasaki (佐々木禎子,, Sasaki Sadako?) (7 gennaio 1943– 25 ottobre 1955) era stata una studentessa g]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Sadako Sasaki</strong> (佐々木禎子,, <em>Sasaki Sadako</em><a title="Aiuto:Giapponese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aiuto:Giapponese"><strong><sup>?</sup></strong></a>) (7 gennaio 1943– 25 ottobre 1955) era stata una studentessa giapponese.</p>
<p style="text-align:justify;">Vissuta nei pressi del Ponte di Misasa, ad Hiroshima, aveva solo due anni quando la bomba atomica &#8220;Little Boy&#8221; fu sganciata sulla sua città, il 6 agosto 1945.</p>
<p style="text-align:justify;">La piccola Sadako si trovava a casa, a circa due chilometri di distanza dal luogo dell&#8217;esplosione. Crescendo, ella divenne forte, coraggiosa e atletica. Ma nel 1954, all&#8217;età di undici anni, mentre si stava allenando per una grande gara di corsa, fu colta da vertigini e cadde a terra. Le fu diagnosticata una grave forma di leucemia, conseguenza delle radiazioni della bomba atomica.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">La sua migliore amica, Chizuko Hamamoto, le parlò di un&#8217;antica leggenda secondo cui, chi fosse riuscito a creare mille gru &#8211; uccello simbolo di lunga vita &#8211; con la tecnica dell&#8217; origami avrebbe potuto esprimere un desiderio. Chizuko stessa realizzò per lei la prima, Sadako continuò nella speranza di poter tornare presto a correre. Comunque, il suo desiderio non era limitato a questo; Sadako stava dedicando al suo lavoro il massimo impegno soprattutto perché credeva che così, avrebbe posto fine a tutte le sofferenze ed avrebbe curato tutte le vittime del mondo, ed avrebbe portato loro la pace.</p>
<p style="text-align:justify;">Poco dopo aver intrapreso il suo progetto, Sadako conobbe un bambino nelle sue stesse condizioni, ed a cui era rimasto poco da vivere. Ella cercò di convincerlo a fare la stessa cosa, ma la sua risposta fu: <em>so che morirò stanotte</em>. Durante i quattordici mesi trascorsi in ospedale, Sadako realizzò gru con qualsiasi carta a sua disposizione, comprese le confezioni dei suoi farmaci.</p>
<p style="text-align:justify;">Una versione della sua storia, vuole che Sadako fosse riuscita a completare 1300 gru, prima di morire; secondo un&#8217;altra, riferitaci da Eleanor Coerr nel suo romanzo <em>Sadako and the Thousand Paper Cranes</em>, Sadako sarebbe riuscita a completarne solo 644, mentre le restanti 356 sarebbero state aggiunte dai suoi amici. Infine, tutte le gru sarebbero state sepolte con lei.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo la sua morte, i suoi amici e compagni di scuola pubblicarono una raccolta di lettere al fine di raccogliere fondi per costruire un monumento in memoria di lei e degli altri bambini morti in seguito alla bomba atomica di Hiroshima. Nel 1958, fu collocata all’ Hirosima Peace Memorial una statua raffigurante Sadako mentre tende una gru d&#8217;oro verso il cielo. Ai piedi della statua, una targa reca incisa la frase: <em>Questo è il tuo pianto. La nostra preghiera. Pace nel mondo</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">A Sadako Sasaki è stata dedicata anche un&#8217;altra statua, situata al Parco della Pace di Seattle.</p>
<p style="text-align:right;"><strong><em>(fonte telematica)</em></strong></p>
<p style="text-align:right;"> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo spettro del lupo bianco]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/23/lo-spettro-del-lupo-bianco/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 18:30:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
<guid>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/23/lo-spettro-del-lupo-bianco/</guid>
<description><![CDATA[C’era una volta nella meravigliosa Valle di Acquara, una  stupenda lupa bianca di nome Nana. Creatur]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta nella meravigliosa Valle di Acquara, una  stupenda lupa bianca di nome Nana.</p>
<p style="text-align:justify;">Creatura bellissima quanto selvatica e solitaria, dal candido pelo un caleidoscopio di luci abbaglianti, le zampe agili e scattanti e il muso all’insù perennemente imbronciato, sopra cui spiccavano due stupendi occhi di una cangiante tonalità viola scuro. Dal carattere cupo e riservato, sempre fuori dal proprio branco, acida e ribelle, nulla sembrava mai spaventarla, e d’indole scontrosa, scorbutica e scostante, col cuore chiuso in un pugno di ghiaccio, non c’era essere vivente che riuscisse ad avvicinarla, e non esisteva bestia alcuna che riuscisse a farla sorridere o a ricevere da lei uno sguardo di approvazione.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Sempre schiva e riservata nei suoi modi, pronta a declinare qualsiasi invito non riguardasse l’organizzazione di una nuova battaglia atta ad alleviare i problemi più incresciosi che da sempre attanagliavano le zone maggiormente martoriate della Valle, rifiutando altra compagnia in malo modo, felice solo di poter restare isolata nel suo silenzio lontana da tutto e tutti nelle zone più impervie di Acquara. Ottima cacciatrice, scaltra e guardinga nel passo, stratega brillante e risoluta, capace di nutrirsi all’occorrenza anche solo di bacche e foglie secche se i periodi di magra lo imponevano, senza nulla chiedere mai a nessuno, niente sembrava accattivarla e il desiderio di formare una famiglia sua e partorire dei cuccioli propri non pareva nemmeno sfiorarla.</p>
<p style="text-align:justify;">Considerata alla nascita la lupacchiotta più bella della Valle,  coi suoi candidi colori lucenti e lo sguardo volitivo capaci di incantare chiunque, sempre sorridente e piena di entusiasmo, Nana era  fiorita libera e indipendente, ammaliando tutti col suo splendore, cominciando a perdere solo con la crescita le sue qualità, inspiegabilmente, trasformandosi in un essere selvaggio e introverso, capace di allontanare con fare brusco e spicciolo chiunque provasse ad avvicinarsi, rifugiandosi nel silenzio dei suoi pensieri, odiando tutti quei complimenti, che se in passato le avevano riempito di gioia il cuore e imporporato di vermiglio le guance, d’improvviso avevano preso a sortire su di lei l’effetto contrario procurandole stizza e livore, trasformandola in una femmina detestabile, dal ventre sterile e freddo.</p>
<p style="text-align:justify;"> Ma una notte mentre come al solito era accucciata sopra l’altura di una roccia intenta a contemplare i raggi argentei della luna fasciare di magia la natura intorno, lontana dallo sguardo altrui, udendo uno strano rumore alle sue spalle, balzò stranita.</p>
<p style="text-align:justify;">Avanzando adagio nascosta dalla semioscurità, una figura impalpabile ed eterea, squadrandola con aria truce si stagliò di colpo alle sue spalle apostrofandola senza riserve “Sii sincera lupa bianca della Valle di Acquara, quanto ti diverti a farti così male?” soffiò fra le zanne.</p>
<p style="text-align:justify;">“Moltissimo, immagino! Visto l’accanimento che impieghi nel riuscirci così bene!” aggiunse con ghigno di scherno.</p>
<p style="text-align:justify;">“Ma anche se è grande  il dolore che dentro ti logora, cara Nana, io credo che tu non abbia alcun diritto di inveire così tanto contro te stessa! Forzandoti in questa clausura senza tempo! Rifiutando lo sguardo altrui come fosse una lama pronta ogni volta a colpirti al cuore!”</p>
<p style="text-align:justify;">E lei voltandosi di scatto piccata a quelle parole, non trovando altro  alle sue spalle che il sibilo sinistro del vento, guardandosi intorno con fare smarrito, fiutò l’aria con ferocia “Chi sei? Chi sei tu per parlarmi in questo modo? Fatti vedere! Mostrati anziché crogiolarti con l’ambiguità di parole dette a metà!” gli ringhiò contro.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma non ricevendo alcuna risposta, sbuffando fiele come nella sua indole ferina, la lupa grattò con la zampa il selciato segnandolo con rabbia.</p>
<p style="text-align:justify;">Chi le aveva rivolto quelle parole doveva conoscerla bene, e questo le risultava impossibile, considerato che lei non amava aprirsi con nessuno e che ben pochi conoscevano qualcosa in più sul suo conto.</p>
<p style="text-align:justify;">E ancora più furiosa per quell’intrusione, fuggì via indispettita, come a volere mettere distanza fra sé e quella voce.</p>
<p style="text-align:justify;"> Ma nonostante non permettesse a nessuno di entrare nel suo cuore e tanto meno rovistare nei suoi pensieri, nei giorni seguenti quello strano incontro, lei non pensò ad altro.</p>
<p style="text-align:justify;">Quell’ombra l’aveva salutata col nome di lupa bianca, chiamandola per nome e questo per quanto le seccasse ammetterlo, l’aveva profondamente turbata.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma come nel suo carattere, estraniandosi da tutto e tutti, girovagando raminga lungo la Vallata alla ricerca di funghi buoni e acqua fresca di cui nutrirsi, Nana tentò di non pensarci oltre, come faceva sempre quando il suo cuore le chiedeva disperatamente attenzione, continuando il suo vivere senza concedersi nulla, ordinando a se stessa di dimenticare.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma nonostante le mille difficoltà cui far fronte, la siccità perenne che tediava la Vallata, il marcire della frutta, le incursioni nemiche degli altri branchi e il problema della distribuzione equa dell’acqua fra gli animali, a Nana sembrava di non riuscire in nessun modo a poter dimenticare quella voce.</p>
<p style="text-align:justify;">E ad un mese preciso da quell’incontro, comprendendo di aver contato uno ad uno quei giorni, la lupa risalì sulla pietra col cuore in subbuglio.</p>
<p style="text-align:justify;">E percependo dopo pochi minuti, provenire  alle sue spalle nuovamente quel fruscio, senza avere il coraggio di voltarsi e  rompere così l’incantesimo di quell’attimo tanto atteso, chinò il capo mordendosi per la prima volta la lingua.</p>
<p style="text-align:justify;">“Sei venuta a cercarmi?” esordì la voce “Dunque non è poi così arido il tuo cuore, quanto tu stessa speravi, vero?”  sogghignò.</p>
<p style="text-align:justify;">E inghiottendo le lacrime a quell’affermazione lei assentì “Il calore delle tue parole benché non conoscessi il tuo volto non mi ha mai abbandonato!” balbettò.</p>
<p style="text-align:justify;">Addolcendosi allora la voce sibilò “Non ero un nemico per te? Come lo sono tutti gli esseri viventi che osano avvicinarsi al tuo cospetto?”</p>
<p style="text-align:justify;">E vibrando con piglio di comando le intimò decisa “Voltati Nana! Guardami!”</p>
<p style="text-align:justify;">Rabbrividendo lei fece spallucce “Ho troppa paura! Troppa paura che tu sparisca come quella volta!” mugugnò.</p>
<p style="text-align:justify;">“La tua voce mi ha scaldato il cuore in tutti questi giorni, credimi! Ho custodito nelle mie orecchie il suo suono mentre pronunciava il mio nome come un tesoro! E non vorrei …”</p>
<p style="text-align:justify;">Forte e pieno l’urlo di lui echeggiò lungo l’intera Valle “Voltati ed io non sparirò, lo giuro!”</p>
<p style="text-align:justify;">E girandosi di botto Nana, ritrovandosi nelle meravigliose iridi smeraldo del bellissimo Nobu, lupo dal pelo d’argento,  bestia leggendaria che aveva scritto la storia di Acquara morendo ingiustamente per mano umana, divenendo spirito fantasma della Valle, la lupa sentendo il cuore mancarle di un battito chinò la testa avvinta.   </p>
<p style="text-align:justify;">Il lupo di una bellezza senza uguali, illuminato in quell’istante solo in parte dai tenui raggi della luna, lasciò che Nana incontrasse i suoi occhi senza parole.</p>
<p style="text-align:justify;">E la lupa trincerandosi subito dietro il muro della sua freddezza come soleva fare con chiunque le si avvicinasse,   tagliò gelida senza misure “Cosa vuoi veramente?” incupì lo sguardo issando il pelo ispido “Di cosa hai bisogno? Che ti aiuti nell’armamento di una qualche battaglia? Che ti venga in soccorso contro qualcosa?”</p>
<p style="text-align:justify;">Lasciando che lo squarcio di luna illuminasse solo una parte del suo pelo, Nobu inghiottendo l’insulto, emise un sordido sbuffo che risuonò fra le fronde come un cupo canto “Non è per questo che sono qui!” rispose di rimando.</p>
<p style="text-align:justify;">E lei cogliendo la provocazione gli tirò contro di un fiato  “Vuoi sapere ciò che alberga nel mio cuore Nobu, vero? Per questo sei venuto qui a parlarmi?” rantolò con rabbia accompagnando la sua esternazione con l’ondeggiare del capo “Ma se mi sono allontanata da tutto e tutti avrò avuto di certo le mie buone ragioni!” ansimò.</p>
<p style="text-align:justify;">“Se sono fuggita via dalle mie stesse sorelle e dai miei stessi fratelli, è perché dinanzi ai loro sguardi indagatori ho dovuto indossare la maschera bianca del silenzio, per nascondere il mio vero volto!” gettò come un fiume in piena.</p>
<p style="text-align:justify;"> “Se ho coperto di nera pece il mio animo e di colata di fiele il mio cuore, e perché grande è il mio dolore e forte il mio bisogno di  difendermi, per continuare a vivere!”</p>
<p style="text-align:justify;">E lui accusando le sue parole, masticando il suo sfogo, continuò senza scomporsi “Se ti parlo in questo modo credimi, è soltanto perché voglio vedere il  tuo vero volto! Quello che tieni ben nascosto dietro le spine dei tuoi modi burberi  per proteggerti dalla lama altrui!”</p>
<p style="text-align:justify;">E tremando a quelle parole per la prima volta, dopo l’ infinito eremitaggio forzato cui si era costretta, durante il quale aveva smesso di provare qualsiasi emozione, Nana uscendo dalle tenebre, assaporando il retrogusto inaspettato di quel sentimento così intenso, che dubitava perfino di poter ancora essere in grado di provare, trattenendo a stento le lacrime, lasciò che i raggi della luna nascente le illuminassero di colpo il viso, percependo a pelle quel calore come nuovo dopo il lungo periodo trascorso nell’oscurità.  Mostrandosi a Nobu senza maschere, completamente.</p>
<p style="text-align:justify;">E il lupo accortasi di quel primo, timido cedimento, proseguì “Ogni giorno di lontano, osservo tutta la fatica che impieghi per abbruttirti così tanto in modo da farti odiare dal tuo prossimo più facilmente, allontanando gli altri da te con meno fatica: la tua ferocia, i tuoi silenzi, il modo gelido col quale usi relazionarti agli altri, così continuamente dura, algida, irraggiungibile! Sempre sola ad ogni pasto a divorare in silenzio la carne viva delle tue prede con quel tuo muso incrostato di sangue fresco da lavare  al fiume in solitudine! Il rovo dove usi nasconderti  ogni notte al sorgere della luna per celarti agli occhi altrui durante il sonno, allontanando da te qualsiasi maschio! E ogni volta le tue gesta mi procurano un dolore sempre più immenso!” soffiò.</p>
<p style="text-align:justify;">“Sono un estraneo per te, lo so! E proprio per questo provo ad immaginare ancora di più, quanto debba essere difficile per te stessa, che ne sei direttamente coinvolta, questo penoso lavoro!”</p>
<p style="text-align:justify;">E scoppiando finalmente in un pianto dirotto nell’udire le parole che avrebbe voluto ascoltare dalla notte in cui il suo cielo aveva perso di botto tutte quante le sue stelle, Nana rifugiandosi con un solo balzo contro il petto di lui pronto ad accoglierla, affondò sul suo cuore bagnandolo di calde lacrime liberatorie in una stretta disperata, che lui accolse e benedisse.</p>
<p style="text-align:justify;">“Nobu, tu non sai cosa mi ha spinto a tutto questo! Io non volevo, non volevo che succedesse, credimi!” ruppe ogni remora la lupa con voce incrinata “E non volevo che qualcuno venisse a saperlo!”</p>
<p style="text-align:justify;">“Dimmelo Nana!” la pregò allora lui.</p>
<p style="text-align:justify;">E lei stringendosi d’istinto al corpo di lui al suono di quelle parole redentrici, percependo di colpo contro il proprio volto  i grumi delle scorze ancora fresche che tempestavano la pelle  del lupo in ogni sua parte, scostandosi di colpo col respiro mozzato, sentì il cuore mancarle di un battito nello scoprire per la prima volta illuminato dai bagliori della luna, il vero volto della bestia, maciullato sul terreno di morte, dal bastone crudele dell’uomo.</p>
<p style="text-align:justify;">E riconoscendo nelle sue piaghe il dolore del supplizio che lo avevano portato a divenire la creatura  tanto decantata da tutti come la più bella,  fulgido lupo d’attacco, Nana lasciando trasparire dal suo sguardo la pena più profonda,  chinò il capo addolorata.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma percependo di colpo sotto le  palpebre tumefatte di lui, brillare la luce bella dell’orgoglio  anziché il buio triste della vergogna, scuotendo forte il capo la lupa comprese all’istante i suoi errori.</p>
<p style="text-align:justify;">Nobu divorato nella carne dalle crudeli bastonate di un manipolo di Umani di passaggio nella Valle, che intravisto il suo errare notturno, oltremodo spaventati, avevano subito messo mano a dei legni di fortuna per eliminare il pericolo di un suo attacco, uccidendolo. Risorgendo dalle proprie ceneri, disputando da solo la sua lotta contro la morte in un testa a testa esclusivamente a due, battendosi senza esclusione di colpi si ritrovò sbuffando sangue vivo dalle sue zanne, a divenire nell’istante ultimo del trapasso: da creatura d’attacco dal ventre natio, lupo fantasma di nuova guida.</p>
<p style="text-align:justify;">Comprendendo nel male gratuito, il segreto vero del bene, che è tale solo quando si riesce a patire per primi sul proprio corpo la sofferenza,  riuscendo poi a riconoscerla su quello degli altri, ponendosi come esempio senza nascondere mai le proprie ferite, mostrandole anzi liberamente, facendone tesoro &#8211; pregna com’è ognuna di ogni singolo istante del male che l’ha generata &#8211; mostrandosi fragile di carne e ossa, acquisendo l’appellativo di creatura più bella, solo attraverso il tormento più crudo.</p>
<p style="text-align:justify;">E Nana comprendendo a quelle parole il motivo vero della sua venuta sopra quella roccia, con l’intento di parlarle in modo tanto chiaro, carezzandogli il muso con delicatezza infinita, sentì il cuore balzarle in petto facendole imporporare le guance.</p>
<p style="text-align:justify;">E senza abbassare gli occhi, gli confidò della notte in cui, bella come non mai, rincorrendo ancora lupacchiotta nella Valle i tenui raggi della luna giocando allegramente, i suoi occhi incrociarono quelli di una figura estranea tinta di nero, chiusa in un logoro mantello lungo a coprirgli i piedi e un cappuccio ben calcato sulla testa, che smarrita la giusta strada le aveva domandato disperatamente aiuto, chiedendole un rifugio sicuro per la notte.</p>
<p style="text-align:justify;">E della grande gioia che lei aveva provato nel poterlo aiutare, conducendolo con sé all’interno di una delle Grotte più sicure della Valle, dentro la quale, ben protetto, lo sconosciuto,  liberandosi di colpo del suo pastrano le mostrò d’improvviso il suo vero volto, quello che le aveva tenuto nascosto dietro i suoi modi gentili per catturarla, ormai certo di poter mettere a segno il suo mostruoso piano.</p>
<p style="text-align:justify;">E lei riconoscendo troppo tardi sotto quel travestimento il feroce Orco Nero delle Terre di Non, ormai impossibilitata a sfuggirgli, sola e in trappola, senza che lui le chiedesse nemmeno il nome, fu assalita dalla sua ferocia e piegata alla sua violenza finchè lui ne ebbe voglia, per poi essere  rigettata dopo l’uso contro il freddo terreno ricoperta di graffi e lividi, ridotta ad un grumo di sangue dolorante, priva per sempre della sua anima, creatura debole ed inerme. La quale sarebbe sicuramente morta se le braccia amorevoli della bellissima Misericordia, spirito dolce e benevolo, vestito di luce e di amore, non l’avessero raccolta e medicata, avvolgendola col proprio calore, coccolandola con parole soavi per farla addormentare dolcemente, senza mai lasciarla sola fino al sorgere del nuovo mattino, quando si ridestò viva ma una lupa ormai dal cuore vuoto e freddo.  </p>
<p style="text-align:justify;">“Non dovevo accompagnarlo! Lui era un estraneo per me e non bisogna mai seguire gli sconosciuti! Ma io non volevo che succedesse tutto quello! Ho sbagliato, lo so! So bene che bisogna stare lontani da chi non si conosce! Ma non volevo! Lo giuro!” soffiò la lupa avvinta.</p>
<p style="text-align:justify;">E lui guardandola negli occhi sinceramente incalzò “Non è stata colpa tua, Nana! Non pensarlo mai, neppure per un istante! Mai!”</p>
<p style="text-align:justify;">E consolandola con il caldo tepore del suo fiato, Nobu  baciandole a quella confessione la fronte con rispetto, le fece cenno di guardare il meraviglioso luccichio delle stelle sopra le loro teste, e accoccolandosi al suo fianco sotto la loro luce le chiese tremante “Non andare via Nana! Non tornare al tuo eremo  almeno per questa notte! Resta qui con me!”</p>
<p style="text-align:justify;">E lei facendosi spazio sotto il suo pelo ancora incrostato di vecchio sangue rappreso, avvicinandosi al cuore di lui, annuì senza parola alcuna.</p>
<p style="text-align:justify;">E quando al  sorgere del sole gli usignoli li trovarono ancora uniti, intenti a salutare insieme lo sbocciare del nuovo giorno avvolti dai mille cristalli di luce della rugiada più pura, Nobu sorridendole le svelò con la dolcezza infinita del suo sguardo il segreto della sua venuta, senza parole.</p>
<p style="text-align:justify;">E ridendo di gioia sincera per la prima volta dopo tanto tempo, Nana percependo sulla propria pelle finalmente pulita quel nuovo giorno nascere come il primo della sua vita, baciò a sua volta le scorze putride di lui con sentimento profondo.</p>
<p style="text-align:justify;">E cominciando regolarmente a vedersi dopo quella notte, tutte le altre a seguire, le due creature presero a divenire a poco a poco  inseparabili.</p>
<p style="text-align:justify;">E non rifiutando mai più lo sguardo altrui, Nana tornando al suo branco scortata al fianco dal fedele Nobu, prese ad assumere di giorno in giorno un’aria sempre più dolce e affabile. E ricominciando a vestire i colori cangianti che l’avevano  battezzata  alla   nascita come la lupacchiotta più bella di Acquara, accompagnandoli con la delicatezza, la vivacità e l’affabilità del suo carattere ormai libero da ogni catena, facendosi ammirare da chiunque si fermasse a discorrere con lei, ricominciò a divenire scarlatta nell’udire le creature lodare la sua loquacità e la sua socievolezza, senza odiare più se stessa.</p>
<p style="text-align:justify;">Guidata dal lupo d’argento le cui ferite non aveva mai veduto come oggetto di vergogna o di scherno  prima, tanto era  grande la luce della sua forza ad oscurarle, e mai più si era soffermata a contemplare dopo, scoprendo nei suoi occhi soltanto la gioia.</p>
<p style="text-align:justify;">E la vita.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[1. poesia haiku]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/23/1-poesia-haiku-2/</link>
<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 07:33:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[Gracida il rospo nello stagno. Principe inverso &nbsp; Monica Fiorentino]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Gracida</p>
<p>il rospo nello stagno.</p>
<p>Principe inverso</p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Brenda la lupa bianca]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/20/brenda-la-lupa-bianca/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:12:22 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’era una volta nella lontana Foresta di Biancospino una giovane lupa bianca di nome Brenda, dagli o]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta nella lontana Foresta di Biancospino una giovane lupa bianca di nome Brenda, dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro e i lineamenti nobili e leggiadri,  creatura forte e coraggiosa, quanto timida ed introversa; viveva lei nell’incavo della roccia più sperduta della steppa, muta e solitaria, perennemente chiusa nei suoi pensieri.</p>
<p style="text-align:justify;">E conosciuta ovunque per le sue grandi doti di bontà e altruismo, non esisteva animale lungo tutta la macchia che in caso di necessità non avesse ricevuto il suo sostegno e non c’era alcuno che non le fosse riconoscente per averlo aiutato almeno una volta nella vita, salvandolo dal pericolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Animo nobile e puro, Brenda non lesinava mai a nessuno un gesto buono e non voltava mai le spalle ad un intervento di pace, pronta a dare se stessa per gli altri, per poi sparire a rifugiarsi nel suo covo senza nulla pretendere.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Ricca di mitezza e colma di dedizione per tutti nella selva, bella, bestia  integerrima e inappuntabile, non esisteva però Essere Vivente che avesse mai udito dalla sua bocca provenire una sola parola o dal suo muso articolarsi un benché minimo latrato, ritenuta da tutti, priva del dono della parola dalla nascita.</p>
<p style="text-align:justify;">Creatura combattiva e tenace, ma profondamente sfortunata.</p>
<p style="text-align:justify;"> Ma una notte alle idi del plenilunio, mentre come al solito era intenta a gustarsi le bellezza della luna nuova in giro per la Foresta, sbirciando a destra e a manca i suoi  argentei bagliori screziare a tratti ogni cosa ammantando il creato di un’aurea magica e incantata, Brenda scorgendo di colpo fuoriuscire dal letto del fiume il muso di un giovane lupo dal pelo bigio alla disperata ricerca di aiuto, aggrappato con le unghie delle zampe ad un pezzo di legno di fortuna che riusciva malamente a tenerlo a galla. Fiondandosi su di lui agile e scattante, piena della sua natura ferina, pronta e fremente, senza pensarci su due volte, adoperando tutta la forza che aveva in corpo e l’agilità dei suoi riflessi istantanei, l’attirò subito in salvo, abbrancandolo per la collottola con le proprie zanne appuntite trascinandolo verso terra, cianotico ma vivo e vegeto.</p>
<p style="text-align:justify;">“Grazie! Grazie per avermi aiutato!” le fu subito grato lui, riprendendo fiato a bocconi, sgranando i suoi meravigliosi occhi smeraldo dinanzi al suo mutismo, stordito ma per nulla impaurito.</p>
<p style="text-align:justify;">“Senza il tuo intervento sarei sicuramente morto!” continuò col cuore a mille “Il mio nome è Brando e sono il lupo del Bosco di Rosaspina! Come uno stupido stanotte mi sono inavvertitamente allontanato dalla mia macchia, e sceso verso il fiume, sono stato catturato dalla furia delle onde e portato al largo, senza che nessuno potesse vedermi per venirmi in aiuto! Grazie!” gli carezzò il grezzo pelo bagnato col suo muso, senza tremore “Lascia che io sappia almeno il tuo nome, per poterlo proferire nei miei ringraziamenti!”</p>
<p style="text-align:justify;">Ma lei chinando il capo a quella richiesta, facendo spallucce,   fece per tornare come sempre nell’incavo della sua grotta senza proferire parola, ignorando a priori la sua preghiera.</p>
<p style="text-align:justify;">E puntando verso la sua roccia, imboccò il proprio cammino senza voltarsi nemmeno per un saluto.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma mossi appena pochi passi, il cuore le mancò di un battito nell’udire di colpo alle sue spalle, provenire dal petto del lupo un timido latrato cupo e attutito. E voltandosi di scatto, scoprendo con stupore nel suo sguardo la trepidazione dell’attesa, comprendendo d’improvviso quanto fosse davvero</p>
<p style="text-align:justify;">importante per lui venire a conoscenza del suo nome;  avvicinandosi adagio al suo ringhio, invertendo la propria direzione, provò per la prima volta qualcosa di sconosciuto nascere nel suo cuore.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Confessale come ti chiami Brenda! Non farlo soffrire! Il suo</em> <em>animo è sincero!”</em> le sussurrò allora all’orecchio la voce della bella Luce, spirito della luminosità e della gioia, a cui lei   aveva chiuso il suo animo, quando ancora cucciola aveva visto morire sotto i propri occhi durante una notte di tempesta, ambedue i genitori per mano di un drappello di balordi e avidi  cacciatori venuti a cavallo presso la sua selva, per derubarla dei suoi tesori, compiendo una strage senza precedenti. Non potendo riuscire lei, ancora solo una lupacchiotta debole e indifesa a fare nulla per poterli salvare; perdendo in quel momento per sempre la sua voce a causa del forte spavento, trasformandosi in un essere muto e solitario, schiacciata dai sensi di colpa. Accettando la sua condizione d’animale inferiore all’uomo, lasciando credere agli altri di essere muta alla nascita, non volendo essere costretta a raccontare a nessuno il drammatico accaduto, al fine di richiuderlo per sempre nei meandri del suo cuore, rifugiandosi nelle tenebre più nere.</p>
<p style="text-align:justify;">E percependo per la prima volta in quel momento, dinanzi alla sconfinata dolcezza di Brando il proprio animo aprirsi  e la ferita del suo cuore richiudersi come d’incanto dopo tanti anni,  avvicinandosi a lui col petto in tumulato gli  sussurrò sforzandosi di dare per la prima volta aria alle sue corde vocali “Brenda, mi chiamo Brenda! E sono la lupa bianca della Foresta di Biancospino!” gettò di un fiato.</p>
<p style="text-align:justify;">E sgranando gli occhi a quella rivelazione, Brando che ben conosceva la storia della cucciola bianca sopravvissuta alla strage che anni addietro aveva scritto una delle pagine più nere della storia dei lupi di steppa, rendendo la piccola per sempre vittima dalla maledizione degli spari umani, riducendola in un animale solitario e triste, inghiottì a vuoto “La lupa muta!”</p>
<p style="text-align:justify;">Ella annuì “Che grazie alla forza del tuo cuore puro e sincero, ha ritrovato finalmente la sua voce!”</p>
<p style="text-align:justify;">“La sua bellissima voce!” finì lui la sua frase, mostrandosi a lei per la sua vera natura, timida e coccolona ma forte e vera, accogliendola tremante sul suo petto, invitandola a sfogare stretta al proprio cuore tutte quante le sue pene, curando le sue piaghe ancora fresche, col balsamo della sua dolcezza.</p>
<p style="text-align:justify;">“In realtà … non sono mai stata muta alla nascita! Ero ancora molto piccola e stavo imparando a guaire e ululare come tutti gli altri cuccioli. I miei genitori mi stavano iniziando alla vita della foresta e a loro la mia voce sembrava un canto!” annaspò di getto “Ero brava come tutti gli altri lupi, quando quegli spari … i loro fucili, i cavalli, la steppa che sembrava di colpo come impazzita, le urla … e poi il sangue, tanto sangue, e loro … i miei genitori a terra!” rantolò in uno spasmo di dolore “A quella scena … smisi di comunicare per sempre col mondo intero!” guaì contrita “Fino ad oggi … fino a quando il mio sguardo non ha incrociato il tuo … Brando” annaspò, pronunciando per la prima volta il suo nome.</p>
<p style="text-align:justify;">E lui strusciando a quelle parole il suo muso contro le lacrime liberatorie di lei, sentendo il cuore mancargli di un battito nell’udire il proprio nome pronunciato dai primi tremuli sbuffi di voce di lei, scodinzolando forte la coda, annuì, benedicendo quel pianto dirotto “Ma ora non devi avere più paura, Brenda! Mai più! Promettilo!”</p>
<p style="text-align:justify;">E sorridendo nel vedere il capo della lupa bianca sollevarsi alto e fiero, cercò nei suoi occhi il proprio cuore, scoprendo l’amore. </p>
<p style="text-align:justify;">E da quel giorno i due non si separarono mai più e vissero per sempre felici e contenti.</p>
<p style="text-align:center;"><strong>      <span style="text-decoration:underline;">  Lupus et fabula</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Secondo le antiche leggende narrate dai cantastorie “in bocca al lupo” è un augurio di buona fortuna che si rivolge a chi sta per sottoporsi ad una prova difficile.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;espressione ha un valore scaramantico, e si adopera per scongiurare l&#8217;eventualità di un avvenimento indesiderato. Andare <em>nella bocca del lupo</em> è infatti una palese metafora per <em>cacciarsi nei guai</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Una consuetudine (più recente rispetto alla nascita del modo di dire di per sé) vuole che all&#8217;interlocutore che formula l&#8217;augurio si risponda con «crepi il lupo».</p>
<p style="text-align:justify;">Anche se l&#8217;origine del modo di dire non è chiarissima, pare che esso sia nato dai racconti narrati nel mondo rurale attorno al fuco durante le notti di tempesta, tramandato poi per via orale  da pastori e allevatori, presso i quali il lupo era temuto come animale pericoloso per eccellenza, perché predatore di bestiame.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo alcune leggende, il detto avrebbe avuto origine prettamente dal linguaggio dei cacciatori: i lupi infatti, sebbene non commestibili, venivano spesso soppressi in passato sia per salvaguardare il bestiame, sia perché considerati, a torto, pericolosi per la popolazione umana.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;uccisione di un lupo era dunque considerato un gesto prestigioso, e il detto avrebbe avuto in origine il valore di un augurio di buona caccia. In realtà il lupo, a dispetto dell&#8217;iconografia popolare, è per natura schivo dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I giorni della merla. La leggenda ]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/20/i-giorni-della-merla-la-leggenda-dellinverno/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 08:10:15 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni del mese di genna]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni del mese di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31; considerati i giorni più freddi dell&#8217;inverno.</p>
<p style="text-align:justify;">Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1°, tutti neri a causa della fuliggine.</p>
<p style="text-align:justify;">Da quel giorno tutti i merli furono neri.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo.</p>
<p style="text-align:justify;">Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L&#8217;ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo.</p>
<p style="text-align:justify;">Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino, e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì, salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.</p>
<p style="text-align:justify;">Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità, anche in questa versione possiamo trovarne un po&#8217;, infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni e del tramandarsi oralmente si tramutarono in 31.</p>
<p style="text-align:justify;">Sempre secondo la leggenda, se i Giorni della Merla sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà in ritardo.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto la leggenda parli di una merla, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna &#8211; becco incluso &#8211; nelle femmine, mentre è nera brillante &#8211; con becco giallo-arancione &#8211; nel maschio.</p>
<p style="text-align:right;"> <em><strong>(Le leggende delle stagioni)</strong></em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il vampiro Lucien]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/20/il-vampiro-lucien/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 08:03:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’era una volta nelle lontanissima Valle delle Ombre un bellissimo vampiro dagli occhi viola, di nom]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta nelle lontanissima Valle delle Ombre un bellissimo vampiro dagli occhi viola, di nome Lucien.</p>
<p style="text-align:justify;">Dal viso cereo, i lunghi capelli canuti e le labbra scarlatte tinte di sangue fresco, il giovane non-morto trascorreva la propria esistenza nel suo castello amministrando le cose del suo regno con cura e dedizione infiniti, preoccupandosi che alle creature delle tenebre &#8211; suoi sudditi &#8211; non venisse mai a mancare nulla, principe forte e valoroso.</p>
<p style="text-align:justify;">Amato e osannato da tutti, che vedevano in lui il giusto erede al trono, adatto a portare avanti il mondo notturno con piglio sicuro e pugno di ferro, senza mai anteporre se stesso ai propri doveri, mettendo il bene della sua gente al primo posto.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">E infatti sempre preso dai mille impegni che il protocollo gli imponeva, trascorrendo le proprie notti chino a studiare sui tanti incartamenti che il suo stato gli imponeva di apprendere, diviso fra le varie riunioni del clan che si succedevano a velocità allarmante, vigile sul monitoraggio dalle varie guerre intestine che venivano ad accendersi come focolai negli angoli più disparati, Lucien aveva imparato ben presto a cullare nel cuore i propri sogni senza gridarli ad alta voce, ponendosi come priorità ben altri obbiettivi.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma giovane e pieno di illusioni, tantissimi erano i desideri che ardevano ovviamente nel suo gelido petto, ma lui saggio e assennato sapeva che ogni cosa sarebbe venuta a tempo debito, e fiducioso aveva imparato ad aspettare.</p>
<p style="text-align:justify;">Comprendendo che se voleva veramente vedere realizzato il suo più grande sogno, era necessario che trascorresse Tempo, tanto Tempo e soprattutto che giungesse l’occasione giusta, quella vera, irripetibile che l’avrebbe portato una notte senza ledere gli interessi altrui, a poter finalmente visitare la Terra.</p>
<p style="text-align:justify;">Si, perché fra i tanti sogni che Lucien aveva, uno in special modo era capace di scombussolargli il petto e fargli costruire mille castelli in aria: poter visitare una notte la Terra.</p>
<p style="text-align:justify;">Aspirazione che cullava sin da bambino quando, la bellissima madre Nelide aveva preso a raccontargli dei meravigliosi luoghi a loro vampiri proibiti, dove al Tempo dei Tempi gli Umani avevano messo al bando la loro stirpe bruciando i loro avi al rogo e trafiggendo i loro petti di pallottole d’argento, credendoli creature maledette e dedite esclusivamente al male.</p>
<p style="text-align:justify;">Leggende che lui aveva sempre preso per tali, ma che dentro di sé non aveva mai digerito, convinto che non tutti gli Umani fossero uguali, sicuro che anche fra loro potessero esistere Esseri propensi ad accettare nature diverse dalla propria, rispettandone cultura e differenze.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Tesi in cui credeva fermamente anche contro la volontà del suo stesso padre, il magnifico Re Ivan III, vampiro d’antichissimo lignaggio, le cui sagge parole, sottolineavano e rafforzavano le congetture della moglie, secondo la quale era meglio tenersi ben lontani dalla Terra dove loro erano ritenuti solo delle creature maligne e avide di sangue.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Mostrandosi se possibile ancora più integerrimo, dinanzi alla volontà di quel suo figlio ribelle <em>“Tu non sai nulla della Terra Lucien! Nulla! Per questo non puoi permetterti di sapere cosa è bene e cosa è male! Non possiedi i requisiti necessari per discernere la giusta strada da adottare! E se io ti ordino di non andare, tu devi obbedirmi! E basta!”</em></p>
<p style="text-align:justify;">“Si!” rispondeva lui ogni volta a tono, forte delle sue idee “E’ vero padre lo so…ma se non ho l’agio di accertarmi di certe determinate cose, come posso giudicare?”</p>
<p style="text-align:justify;">“Giudicare?” imbottava il Re stizzito a quelle che riteneva solo delle stupide corbellerie, dettate da una mente sognatrice “Ti basti sapere quello che leggi dai Libri e quanto ti viene raccontato! E invece di tediarti in false congetture pensa piuttosto al tuo Regno, che quando io verrò a mancare, sarai tu da solo a dover governare! Un raggio di sole, una forte luce, un calore improvviso ed io potrei essere ridotto in polvere in un attimo, e allora dovrai essere tu solo a farti valere!”</p>
<p style="text-align:justify;">Ma Lucien sicuro dei suoi sogni, giovane ed incosciente, facendo ogni volta spallucce a quelle ramanzine, sbattendo la porta correva a confidarsi con Gabriel il suo fedele gatto nero &#8211; cresciuto insieme a lui al castello &#8211; e aprendogli il proprio cuore di vetro, gli ribatteva il suo unico credo “Io andrò in Terra! Si! Ci andrò!” certo di non voler mollare.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">E così una notte, mentre era intento a tornare lentamente nelle sue camere, salendo uno alla volta i gradini della lunga scala che portava al piano superiore del castello, di ritorno dalla biblioteca dove era rimasto a studiare fino a tardi, Lucien non visto, udendo di colpo provenire dal corridoio le voci dei due fantasmi più anziani del casato &#8211; suoi zii &#8211; in visita al maniero, si fermò ad ascoltarli incuriosito.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli spettri discutevano fra loro dei fastosi festeggiamenti che stavano avvenendo in Terra in occasione del Carnevale, durante i quali tutti gli Umani, coperti i loro volti da una maschera, si divertivano a ballare e cantare fino al sorgere del nuovo sole, fingendo di essere anche loro delle creature dell’Oltretomba, salutando così l’abbondanza in vista del periodo quaresimale.</p>
<p style="text-align:justify;">E Lucien scoprendo a quelle parole l’occasione giusta per sè, trovando dietro una bella maschera il modo adeguato per mescolarsi agli Esseri Umani senza essere riconosciuto, sparendo dalle scale senza essere visto, si rinchiuse nella sua stanza col gelo del suo cuore in gola.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">“Devo partire adesso!” sussurrò a Gabriel coprendosi di cipria il viso e bistrandosi di nera pece gli occhi “Questa è la mia unica opportunità! Devo scendere in Terra stanotte! Ho ascoltato gli spettri delle Terre di  Flan discutere nei corridoi poco fa, e non visto, ho sentito dire che gli Umani questa notte sono intenti a festeggiare il Carnevale! La festa durante la quale usano travestirsi in personaggi di qualunque epoca e qualsivoglia genere! Quindi io coprendomi con una maschera il volto, potrei facilmente unirmi a loro, senza essere riconosciuto e allontanato!”</p>
<p style="text-align:justify;">E Gabriel soffiando a quelle parole, fece spallucce apprensivo “Io verrò con te, allora! E insieme saremo di ritorno prima dell’alba!”</p>
<p style="text-align:justify;">E Lucien avvolgendolo nel suo mantello, trasformandosi in un leggero pipistrello, lo portò con sé in un solo balzo in Terra.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">L’allegria, i colori, le risate e la giovialità del popolo Umano, accolse i due giovani stranieri travolgendoli all’istante come un fiume in piena, e facendosi festosamente trasportare dalle onde dei canti, dei balli e dallo scintillio delle fiaccole miste ai coriandoli, il vampiro ed il suo fedele compagno, si ritrovarono avvolti da una tale intensa gioia e un tale smisurato calore che non poterono che congratularsi a vicenda della loro scelta, compiuta con gran coraggio.</p>
<p style="text-align:justify;">“Carnevale è una gran bella festa! E tu hai una maschera davvero stupenda!” esordì di colpo rivolta verso Lucien, una dolce fanciulla accostandosi a lui nella fiumara di gente “Complimenti!”</p>
<p style="text-align:justify;">E il vampiro sentendosi di colpo attraversare da un sussulto mai provato prima, squadrando la dolce fanciulla che gli stava di fronte senza fare caso al suo bianco collo di porcellana per la prima volta in vita sua, abbozzò un sorriso “Grazie!”</p>
<p style="text-align:justify;">“Il mio nome è Carmen!” le disse lei di rimando, tendendogli la mano, fidandosi di lui, bellissima nella sua veste sgargiante e la maschera blu a coprirle il volto.</p>
<p style="text-align:justify;">“Il mio invece è Lucien!” ricambiò lui stringendole la mano, illuminando i suoi begli occhi viola.</p>
<p style="text-align:justify;">E Gabriel sparendo di colpo a quella scena, fingendosi un gatto qualunque, sentì dentro di se l’odore tipico dei guai, che sanno d’amore.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Senza mai separarsi, neppure per un attimo, Lucien e Carmen trascorsero quell’unica notte tutta quanta insieme, ballando, ridendo e scherzando. Imparando a conoscersi a pelle, parola dopo parola, trapasso contro fiato, risa su risa, tenendosi in silenzio la mano.</p>
<p style="text-align:justify;">Unici e soli, primi ed ultimi, esclusivi e inarrivabili, lontano, lontano lì in alto, oltre le stelle e la luna, dove solo gli innamorati possono arrivare insieme, alla ricerca di un angolo per loro due soltanto, dove scambiarsi lontano dagli occhi di tutti, il loro primo bacio d’amore.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">E quando i primi tenui raggi del sole nascente li trovarono ancora uniti, Lucien irretito, scostandosi da lei, chinò il capo addolorato.<br />
“Carmen io devo andare!” deglutì a fatica “Lo so … so che ciò che sto per dirti sarà molto difficile per te da capire e probabilmente non so se potrai mai riuscirci … ma quella che indosso non è una maschera!” sospirò sconfitto “Questo è il mio vero volto!”</p>
<p style="text-align:justify;">E Carmen a quelle parole, levandosi dagli scaloni di pietra del porto dove avevano trovato rifugio insieme per amarsi, cullati dal canto apolide dei mari, abbracciandolo d’istinto si strinse al suo gelido petto con forza “L’avevo capito!” annuì “L’avevo capito subito dalle tue labbra! Sono gelide! Ma questo per me non fa differenza!”</p>
<p style="text-align:justify;">“Non hai paura di me?” imbottò lui “Di me che provengo dalla stirpe di Caino? Io che come tutti i miei avi sono nato dalle ultime lacrime del cattivo figlio di Eva che dopo aver ucciso il suo stesso fratello si fermò a piangerne la morte?” aggiunse, pieno delle dicerie che aveva appreso nella sua casa.</p>
<p style="text-align:justify;">“Se avessi avuto paura non ti avrei mai baciato! Un bacio è una promessa ed io ho accettato la tua, ricambiandola con la mia, e adesso sarei solo una vigliacca a tirarmi indietro!” sorrise lei dolcemente.</p>
<p style="text-align:justify;">E Gabriel giunto sul posto per riportare il suo padrone all’ordine &#8211; sentendo ormai nascere l’aurora sul proprio gelido pelo &#8211; udendo quelle parole, si nascose contrito, scuotendo il capo fra se e se “Ero certo che tu avessi sempre avuto ragione riguardo gli Uomini, Lucien!”</p>
<p style="text-align:justify;">“Anche se il tuo petto è freddo e il tuo cuore vuoto, tu hai dei sentimenti grandissimi ed è questo ciò che conta!” balbettò lei “E qualsiasi cosa tu fossi io ti amo! E ti amo per quello che sei Lucien, non per quello che vorrei tu fossi!” gettò di un fiato.</p>
<p style="text-align:justify;">“Anche se questo vorrebbe dire averti al mio fianco, senza poter mai vedere la tua ombra da seguire! Io ti amo! E voglio averti in tutti i miei giorni!” strinse i pugni la ragazza.</p>
<p style="text-align:justify;">“Personalmente sin da bambina, non ho mai creduto a tutte quelle squallide storie in cui i vampiri venivano dipinti come dei mostri: cattivi, perfidi, dediti al male! Le eccezioni esistono sempre … tu ne sei la prova no?”</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Ascoltala!”</em> gli sussurrò allora Caos all’orecchio, fermando in tempo le parole di Lucien, prima che lui potesse ferirla <em>“Ascoltala!”</em> gli confidò sotto voce, spirito bellissimo della Notte, fasciato nella sua lunga veste dal purpureo drappo, creatura evanescente che l’aveva visto nascere, fermandosi al suo fianco per accompagnarlo in tutte le sue scelte.</p>
<p style="text-align:justify;">E Lucien trattenendo di botto ciò che stava per dirle, inghiottendo una ad una le parole che suo padre non aveva fatto altro che ripetergli durante l’arco della sua intera non-vita, coprendo le labbra di lei con le sue, che nascondevano i suoi canini affilati, annuì raggiante “Lo so!”</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><em>Perché come lui stesso aveva sempre asserito, non tutti gli Umani erano uguali.</em></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">E quando Lucien avvolgendoli nel suo mantello per ritrasformarsi in pipistrello, assieme al fedele Gabriel portò anche Carmen con sé nella Valle, con le sue gonne ancora tempestate di coriandoli e i capelli scarmigliati, grande fu lo stupore generale e il gran parlare.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma dinanzi alle parole d’Amore dei due giovani, nessuno poté trattenere sguardi di approvazione. Loro si amavano, e davanti alla veridicità dei loro sentimenti non esistevano calcoli, regole, leggi prefissate, Testi antichi né moderni.</p>
<p style="text-align:justify;">E la madre Nelide posando la mano sopra quella del Re Ivan, suo marito, dinanzi ai volti raggianti dei due innamorati, ben felice di accogliere quella ragazzina nel loro mondo e conoscerne la vita, fermando i modi sgarbati del consorte fece spallucce “Dobbiamo arrenderci caro! Perché una cosa è certa: il Diavolo fa le pentole ma non i coperchi! O mi sbaglio?”</p>
<p style="text-align:justify;">Ben contenta di doversi ricredere.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">E dividendosi fra luce e buio, terra ed entroterra, i due vissero per sempre felici e contenti.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino </strong></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Anteo l'angelo del Forno delle Maschere]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/19/anteo-langelo-del-forno-delle-maschere/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:01:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’era una volta in un angolo remoto e solitario del Regno Celeste, un cantuccio tetro e isolato circ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta in un angolo remoto e solitario del Regno Celeste, un cantuccio tetro e isolato circondato di spine, nei pressi del quale sorgeva l’Antico Forno dentro cui venivano plasmate e cotte le Maschere con le quali gli Esseri Umani  amavano coprirsi il volto per nascondere i propri sentimenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Custode della Nera Fornace era Anteo, angelo bellissimo dalle lunghe ali di corvo e i bei capelli scuri tenuti malamente insieme da un legaccio di cuoio, che attento e instancabile si occupava di smistare e soddisfare le numerose richieste di Volti Finti che  gli giungevano giornalmente dalla Terra, adoperandosi con fatica e attenzione affinché ogni pezzo risultasse perfetto e ogni ordine evaso  nel minor tempo possibile.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Artigiano instancabile e brillante, il cui operato veniva decantato ovunque come il migliore, mirabile e splendente in ogni suo minimo particolare, opera d’arte di minuziosa fattura, superba ed elegante nella sua bianca superficie levigata e lucida.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma se da una parte milioni di creature erano felici per quella produzione tanto curata e attenta e ne declamavano ovunque le lodi, a soffrire enormemente per quella gratuita distribuzione di Male era però la giovane Mara, angelo dolcissimo dagli occhi viola, amica di infanzia di Anteo, che vedeva in quei panetti pronti a diventare gelide Maschere, qualcosa di estremamente aberrante.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Non era giusto che gli Umani si vergognassero dei propri sentimenti, arrivando a  coprirsi il volto con le Maschere della Finzione, trasformandosi così in creature gelide ed impassibili</em> <em>prive di ogni colore”</em>  era il credo dell’angelo bianco e per questo lei pregava ogni giorno Anteo l’Angelo del Forno delle Maschere, di sospendere le sue attività e distruggere quelle mura.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la creatura sordo a quelle suppliche tanto accorate, senza dare alcun peso alle parole della compagna, procedeva con solerzia nel suo operato senza pausa: lui non aveva di certo alcuna colpa se gli Umani gli rivolgevano quel genere di richieste, egli non faceva altro che compiere il proprio dovere accontentandoli.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma cocciuta nella sua convinzione, la bella Mara, sicura che se non fosse esistita quella Fornace Maledetta, tutti gli Umani si sarebbero mostrati sempre per ciò che erano, un giorno lanciò ad Anteo la sua sfida: se fosse riuscita a portare davanti a lui, almeno una sola Creatura Terrena che non avesse mai fatto uso di Maschere, lui avrebbe dovuto ridurre quel Forno in un cumulo di pietre!</p>
<p style="text-align:justify;">Ma l’angelo sicuro che non potesse esistere alcun essere vivente di tali fattezze nel mondo degli Uomini, accettò all’istante.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la dolce Mara &#8211; per quanto potesse risultare a lui assurdo &#8211; era certa di conoscere un Umano il cui volto non aveva mai assaporato la fredda superficie di una Maschera: era il principe Iorio, sovrano del Regno Verde, che giusto e generoso col suo popolo quanto integerrimo e valoroso col nemico in guerra, aveva sempre mostrato i suoi veri sentimenti a chiunque, senza mai celare ad alcuno le proprie emozioni qualunque queste fossero state: di gioia quanto di dolore, di ansia come di angoscia.</p>
<p style="text-align:justify;">E col cuore colmo di gioia, sicura della propria vittoria, volò subito leggera alla volta del castello del principe, per chiedergli di seguirla fino in cielo al Forno delle Maschere, per dimostrare così al suo custode la purezza del suo animo.</p>
<p style="text-align:justify;">Giunta a corte &#8211; come nel suo stile &#8211; Iorio accolse la creatura celeste con tutti gli onori e ascoltando ciò che aveva da chiedergli, per quanto gli fosse difficile da credere, accettò subito di buon grado di accompagnarla all’indomani  presso il Forno dell’angelo Anteo, invitandola a trascorrere quella notte al castello per non incorrere nei pericoli di un volo notturno, indicandole al secondo piano una bellissima camera dove sistemarsi.</p>
<p style="text-align:justify;">Esultante per il successo ottenuto, sicura che la fine del Forno fosse ormai prossima, la giovane Mara ringraziandolo per la generosa ospitalità, accettò raggiante la sua cortesia, contando nel proprio cuore le ore che la separavano dal mattino seguente.</p>
<p style="text-align:justify;">E destatasi all’alba, ripulite le proprie ali dal sonno con l’acqua fresca della prima rugiada, il dolce angelo raggiungendo il principe nella sala dove stava consumando la propria colazione, sentì il cuore mancarle di un battito nello scoprire il sovrano titubante all’idea di partire per un luogo di cui non credeva nemmeno possibile l’esistenza, rinnegando tutte le belle parole che le aveva profuso candidamente a pieno petto la sera prima.</p>
<p style="text-align:justify;">E addolorata e sconvolta da quell’atteggiamento tanto vile,  la creatura fuggì via distrutta, senza proferire alcuna parola: anche lui aveva dunque indossato una Maschera, mentre appena poche ore prima, le aveva promesso di seguirla da Anteo, di cui non sembrava affatto dubitare dell’operato?</p>
<p style="text-align:justify;">Tornata al suo Cielo, muta e vinta, Mara sedette allora lontana da tutti senza versare una sola lacrima, rinchiudendosi di colpo in un angolo solitario, mille volte più buio di quella Fornace Maledetta: i meandri del suo cuore ferito.</p>
<p style="text-align:justify;">E Anteo assistendo a quella scena &#8211; lui che dall’alto aveva seguito di nascosto tutto il suo viaggio &#8211; nel vedere la sua cara amica d’infanzia chinare il capo sconfitta, strinse i pugni con forza, profondamente addolorato: da sempre legato a lei da un immenso affetto, nell’osservarla riversare di colpo in quel cupo stato di torpore, sentiva il suo animo stringersi in una morsa d’acciaio.</p>
<p style="text-align:justify;">E afferrando di getto la lunga pala di ferro che teneva posta accanto al tavolo, dov’erano disposti in bell’ordine i panetti di materia freschi pronti per essere lavorati, cercando di pensare ad altro riprese il suo lavoro,  tirando fuori dal suo Forno un’altra bella Maschera appena cotta.</p>
<p style="text-align:justify;">E sentendo il cuore mancargli di un battito, nello scorgere sulla sua superficie levigata un particolare che lui non aveva inciso, la sua sorpresa fu enorme, nel contemplare sulla guancia sinistra appena sotto l’occhio, brillare ancora calda una lacrima.</p>
<p style="text-align:justify;">E riscontrando per la prima volta, i sentimenti di una Creatura Umana più forti di qualsiasi Maschera da lui costruita, sconvolto Anteo, cercò d’istinto il padrone di quel  volto, le cui emozioni erano state talmente pure e vere da vincere il suo stesso lavoro.</p>
<p style="text-align:justify;">E scoprendo il pezzo appena sfornato appartenere al principe Iorio, stringendo fra le mani la Maschera ancora tiepida, percependo sopra quella bianca area perfetta, ancora fragrante il profumo del bellissimo Sentimento, spirito dalla lunga veste di luce e i calzari d’oro ai piedi, l’angelo aprì di riflesso le proprie ali e volò dalla dolce Mara per mostrargliela fiero, sorridendo fra le lacrime, esortandola ad abbandonare quel forzato isolamento.</p>
<p style="text-align:justify;">E lei carezzando tremante quella pasta ben modellata, nel sentirvi all’interno battere il cuore del principe sinceramente pentito, si strinse all’amico cedendo ad un pianto liberatorio, dando libero sfogo alla sua gioia.</p>
<p style="text-align:justify;">Mentre alle loro spalle, con un solo colpo sordo, il Forno prese a crollare in tutta la sua enorme mole,  diventando un cumulo di polvere.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pulcinella e il caseificio indebitato]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/19/pulcinella-e-il-caseificio-indebitato/</link>
<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 08:04:34 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[Una volta il Caseificio di Pulcinella e di Annunziata a Posillipo era stato fra i migliori dell’inte]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Una volta il Caseificio di Pulcinella e di Annunziata a Posillipo era stato fra i migliori dell’intera Napoli: formaggi freschi, trecce lavorate con cura, cacicavalli colanti di latte o stagionati, chiunque desiderasse mangiarli buoni e sicuri si recava da loro, ed erano sempre più che soddisfatti dell’acquisto fatto.</p>
<p style="text-align:justify;">I due lavoravano bene il latte e la loro attività benché faticosa, era fonte oltre che di sicurezza economica anche di grande appagamento personale, nonché il loro secondo nido d’amore visto tutto il tempo che vi trascorrevano.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Ma purtroppo se per anni le cose erano andate bene e le sveglie all’alba a mestare e rimestare pentoloni di caglio erano stati gesti quotidiani svolti con dedizione e allegria, col tempo anche se il lavoro era continuato ad andare egregiamente purtroppo i guadagni non erano riusciti più a sopperire ai debiti sempre più numerosi e sempre più salati, e per i due era stato un crescendo di dare e un diminuire in avere, man mano che il tempo passava.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Il loro lavoro non bastava più a far fronte agli esosi debitori che bussavano a scadenza frequente alla loro bottega odorosa di buono, e questo lasciava  Pulcinella sconfitto, a differenza della dolce Nunziatina che non cercava consolazione nel vittimismo ma anzi tentava di aumentare la produzione diminuendo le spese, risparmiando sul consumo della legna per i focolai, sui mappali di carta grezza utilizzati per avvolgere i prodotti da vendere, ammettendo che era si, un  brutto momento, ma che sarebbero riusciti a superarlo.</p>
<p style="text-align:justify;"> “Che tutto si risolva lo crediamo noi, ma ogni giorno puntuali loro bussano a quella porta e vogliono denaro, mentre chiusi qui dentro ci rompiamo la schiena per nulla …” ripeteva un Pulcinella sempre più avvinto e disperato ogni sera alla chiusura di cassa, ma Nunziatina che ascoltava le sue lamentele senza mai fermarsi, lavorando la ricotta e salando al contempo le caciotte, sudata nel suo grembiule color pastello lungo fino sopra gli zoccoli, coi capelli color del carbone annodati bene sul capo non faceva altro che ripetergli “I debiti ci sono … li pagheremo, che bussino, poco alla volta non verranno più!”</p>
<p style="text-align:justify;">Ma quelle parole seppure dette col cuore non cancellavano i dubbi di un’anima offuscata dalle ombre, e Pulcinella non era certo fiducioso quanto la sua compagna.</p>
<p style="text-align:justify;">Un giorno venne a comprare latticini da  mettere in tavola per la festa una ben nota Zeza di Via Chiaia, da tutti così chiamata proprio per il suo civettare e la sua spiccata capacità nel fare svenie e amoreggiare svergognatamente. Profumata di colonia fiorita, la donna entrò fra i fumi di cacio in ebollizione facendo strusciare sul pavimento bagnato di vapore acqueo la sua bella gonna color ciliegia, sfoggiando sulla vertiginosa  scollatura  che ben poco lasciava alla fantasia una costosa collana di perle, cercando coi suoi occhi finemente truccati la maschera di  Pulcinella, lisciandosi vistosamente i boccoli cotonati un’ora prima, con la  mano inguantata.</p>
<p style="text-align:justify;">Nunziata asciugandosi la fronte sudata con la mano, posando all’istante il mestolo di legno, comprendendo il pericolo come solo il cuore di una donna può comprendere, nel vedere la nuova cliente, avanzò dura verso la visitatrice per prenderne l’ordinazione.</p>
<p style="text-align:justify;">La Zeza nel vederla la squadrò con palese sdegno, chiedendole apertamente del marito, affinché comprato quanto le serviva fosse lui a portarglielo fino a casa non potendosi sobbarcare lei di pesi e buste, accompagnandola.</p>
<p style="text-align:justify;">Chiamato in causa il giovane avanzò subito, salutando la donna con sussiego, offrendosi benevolo di adempiere a quanto gli era stato chiesto, sotto lo sguardo di Annunziata che muta lo lasciava fare, annusando l’odore tipico dei guai che fanno troppo male al cuore.</p>
<p style="text-align:justify;">A conoscenza dei gravi problemi economici che gravavano sul Caseificio, la Zeza una volta in strada ne parlò chiaramente a Pulcinella offrendogli tutto il suo aiuto, potendo naturalmente lei, con la sua influenza interagire a suo favore.</p>
<p style="text-align:justify;">Sgomento ma fiducioso, dinanzi a quegli occhioni limpidi e quella bocca di rosa, lui le credette all’istante, sentendosi d’improvviso come sollevato da un peso enorme, sicuro di poter vedere dopo tante tenebre la giusta luce.</p>
<p style="text-align:justify;">E senza paura,  avvolto  dall’odore fragrante del  mare, cullato dal beato canto dei gabbiani liberi nell’aria &#8211; quell’aria  che non era come quella satura e pesante del Caseificio &#8211; la Mascherina si avvicinò alla Zeza per ringraziarla del suo aiuto.</p>
<p style="text-align:justify;">La sera stessa dinanzi alla tavola come sempre imbandita di pane con pomodoro a fette e cipolle, Pulcinella confidò alla moglie l’insperato appoggio trovato nella generosa Zeza,  ma lei rispose a quella euforia col silenzio amaro che soltanto chi si logora dentro può provare, e spento il lumicino quella notte la donna comprese di stare per addormentarsi per la prima volta accanto al suo uomo privo dell’anima.</p>
<p style="text-align:justify;">Giorno per giorno Pulcinella prese a trascorrere sempre più tempo presso la bella donna trascurando il lavoro e la casa, perché – si giustificava sempre – stava risolvendo i problemi economici.</p>
<p style="text-align:justify;">Nunziatina non batteva ciglia sostituendolo anzi in ciò che non riusciva a fare nel poco tempo che passava alla bottega, tagliando al posto suo le carte da pacco, pulendo i pentoloni fino a tarda serata, scaricando i barili di latte al mattino presto e tenendo sotto controllo le fatture e la contabilità.</p>
<p style="text-align:justify;">Gesti, che la Mascherina, sempre più assente ed incostante non si accorgeva nemmeno più, che era la propria moglie a svolgere al suo posto.</p>
<p style="text-align:justify;">I  debitori,  questo  era  l’unica  cosa davvero importante  per lui, cominciavano ad essere saldati poco a poco e le loro visite avevano preso ad assumere cadenza mensile, se non addirittura trimestrale.</p>
<p style="text-align:justify;">Un giorno però, di ritorno dall’ormai quotidiana visita alla ‘bella signora’come avevano preso a chiamarla la gente del quartiere, che quella storiella nata in sordina proprio non se la erano lasciati sfuggire, Pulcinella notò uscire dal Caseificio tutta stretta nel suo scialle di lana scuro Titina la fattucchiera, una nota “chiazzera” a cui niente passava inosservato, e subito insospettito e per niente contento di quella visita, entrò di filato dentro per chiedere alla propria moglie spiegazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">“E’ venuta qui perché era preoccupata per me, mi ha detto” spiegò la consorte spezzando la legna per ravvivare la fornace sotto il pentolone “E’ venuta qui per portarmi un pacchetto contenente una fattura buona da metterti addosso di nascosto, affinché la tua anima si risanasse e tu tornassi al tuo lavoro e alla tua famiglia …”.</p>
<p style="text-align:justify;">Sconvolto, lui scosse la testa a quelle parole, frastornato dinanzi all’involucro che lei aveva preso dalla tasca, per mostrarglielo con un sorriso.</p>
<p style="text-align:justify;">“Ma io non posso dare ascolto alle sue chiacchiere …” e così dicendo la donna gettò nel fuoco il sacchetto, massaggiandosi il pancione coperto dal grembiule, che per la prima volta con suo enorme sgomento, Pulcinella si sorprese a contemplare grosso e rotondo.</p>
<p style="text-align:justify;">Era trascorso ormai talmente tanto tempo, dall’ultima volta che  aveva guardato con interesse sua moglie, da non essersi mai accorto che quei graziosi fianchi esili, erano diventati ormai rotondi.</p>
<p style="text-align:justify;">E Nunziata sorridendo dinanzi a quello sguardo, uscendo in punta di piedi dal lungo silenzio dietro il quale la Zeza l’aveva relegata, continuò “C’è troppo da fare per perdere tempo a pensare anche alle fattucchiere buone samaritane, non credi?”</p>
<p style="text-align:justify;">Sudando per la prima volta non per il calore del fuoco, Pulcinella balbettò “Cosa le hai risposto?”</p>
<p style="text-align:justify;">Chinandosi a prendere un altro secchio di latte da svuotare nel bollitore, aiutandosi con ambedue le braccia per equilibrare la fatica del peso lei sbuffò “Che se mio marito non mi ama me lo deve dire lui, non voglio un sortilegio da mettergli addosso come una ladra, per farmi amare senza amore”</p>
<p style="text-align:justify;">L’uomo a quell’affermazione annuì, abbracciandola dopo tanto tempo, accorgendosi ancora di più a quel gesto, di come fosse diventata goffa la bella figuretta della moglie, con quel pancione cresciuto nel silenzio.</p>
<p style="text-align:justify;">A sera la Mascherina  restò in solitudine sulla banchina del Porto a contemplare le luci delle lampare e il mare una distesa di pece dai segreti fondali, segreti come in fondo è l’indomani di ognuno, ricco di successi ma anche di sconfitte, ricchezze e giorni senza pane. La sua veste notò per la prima volta, non era più bianca come ai tempi delle sveglie all’alba e dalla schiena dolorante a tarda sera … da quanto tempo non rideva più? Quante volte aveva sorriso prima di quel pomeriggio dinanzi alla vista di quella bambolina gonfiatasi di colpo, nel muto orgoglio del suo animo sincero e pulito?</p>
<p style="text-align:justify;"> Ripensò al tocco puntuale dei debitori  alla porta ogni mattino e  provò quasi un senso gioia, al ricordo di quella secca melodia che lo riportava ai giorni in cui trascorreva ore ed ore a contemplare la sua bella Annunziata lavorare e sudare insieme a lui.</p>
<p style="text-align:justify;">Quella notte tornò a casa tardi, dopo aver pianto a lungo.</p>
<p style="text-align:justify;">E Annunziata capì in cuor suo, che non aveva trascorso la serata dalla Zeza quella volta, e accogliendolo fra le sue braccia gli scaldò il sonno.</p>
<p style="text-align:justify;">Dal giorno seguente Pulcinella prese a lavorare il doppio, senza lasciare mai la bottega, ed espose a sua moglie un nuovo grandioso progetto per guadagnare di più e saldare i loro debiti: comprò una grossa cesta di vimini la riempì di formaggi e la portò al mercato per vendere al minuto i prodotti appena pronti; iniziare una vendita esterna avrebbe incrementato le entrate, e di ritorno al pomeriggio avrebbe potuto aiutarla al Caseificio come solito, con un fondo cassa già certo.</p>
<p style="text-align:justify;">I commerci aumentarono e la fatica pure, ma i debiti man mano presero a diminuire notevolmente, sempre più gente richiamata al mercato dal buon profumo di latte dei loro prodotti divenne cliente abituale.</p>
<p style="text-align:justify;">Il ritmo della produzione diventò ottimo, fonte di orgoglio e soddisfazioni per i due coniugi, e per la nascita del loro primo bambino Pulcinella poté perfino tenere chiusa la bottega e offrire paste e caffè a tutti.</p>
<p style="text-align:justify;">“Tanto …” sentenziò stringendo a sé moglie e bebè “I debiti ci sono, di meno ma ci sono … li pagheremo poco per volta, domani saranno meno di oggi … vedrete &#8230;” finalmente felice.</p>
<p style="text-align:justify;"> <span style="text-decoration:underline;">Conc.so Lett. &#8220;Città di Caivano&#8221; 2002</span></p>
<p style="text-align:right;"> <strong>Monica Fiorentino</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Viene sospreso senza biglietto e aggredisce il controllore]]></title>
<link>http://essecinews.wordpress.com/2009/11/18/viene-sospreso-senza-biglietto-e-aggredisce-il-controllore/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 19:04:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>essecinews</dc:creator>
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<description><![CDATA[Firenze, 18 novenbre 2009 &#8211; E&amp;apos; scattata la denuncia per un uomo di 49 anni, fiorentin]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Firenze, 18 novenbre 2009 &#8211; E&#38;apos; scattata la denuncia per un uomo di 49 anni, fiorentino, che dopo essere stato sorpreso a bordo dell&#38;apos;autobus senza biglietto, ha aggredito il controllore. L&#38;apos;uomo è stato denunciato nel pomeriggio di ieri dagli agenti delle Volanti, a Firenze con l&#38;apos;accusa di resistenza ad incaricato di pubblico servizio.</p>
<p>&#160;</p>
<p>L&#38;apos;uomo, dopo aver strattonato il controllore mentre redigeva il verbale della multa, ha cercato di allontanarsi scendendo dal mezzo. Ma è stato intercettato in Viale Talenti dagli agenti che nel frattempo sono intervenuti dopo la segnalazione giunta al 113,</p>
<p>La nazione</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[1. poesia haiku]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/18/1-poesia-haiku/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:48:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[S&#8217;apre la terra. Tugurio d&#8217;anime. E&#8217;  il sisma.  &nbsp; Monica Fiorentino]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>S&#8217;apre la terra.</p>
<p>Tugurio d&#8217;anime.</p>
<p>E&#8217;  il sisma. </p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il narvalo Knut]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/18/il-narvalo-knut/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 07:56:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’era una volta nelle meravigliose acque cristalline del Regno dei Mari, un bellissimo narvalo di no]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta nelle meravigliose acque cristalline del Regno dei Mari, un bellissimo narvalo di nome Knut.</p>
<p style="text-align:justify;">Vivace, curioso, allegro, sempre sorridente e pieno di vita, unicorno del mare col suo bel corno appuntito a fendere le onde, il giovane cetaceo era ammirato da tutti e conosciuto  per la sua indole pacata era capace di attrarre chiunque al primo sguardo.</p>
<p style="text-align:justify;">Nato dalla prima goccia di spuma del freddo mare d’autunno, non c’era creatura marina che incrociando i suoi occhi non  ne restasse subito incantato, e non esisteva essere vivente che conosciuta la sua vivacità non ne fosse conquistato.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Perennemente in moto fra le onde del mare, avvezzo a lunghe nuotate rivolte verso la linea infinita dell’orizzonte, Knut viveva felice sguazzando fra i flutti, affascinando chiunque coi suoi meravigliosi movimenti pieni di grazia ed eleganza, e la splendida tonalità iridescente delle sue pinne, sopra cui i raggi del sole infrangendosi creavano mille riverberi di luce, riempiendo di magia il mare.</p>
<p style="text-align:justify;">Creatura portafortuna per tutti i naviganti e i pescatori, che nell’incrociarlo gli rivolgevano sempre il loro più caloroso saluto e la loro più sentita preghiera, nella speranza di una buona traversata e di un’ottima pesca, Knut dal carattere estroverso e stravagante, era perennemente attratto da nuove scoperte e non trascorreva giorno che non partisse alla ricerca di nuovi tesori da scoprire e misteriosi segreti da svelare, addentrandosi  nei fondali più profondi del mare, alla volta di storie leggendarie e resti di imbarcazioni naufragate, con le quali divertirsi a creare con la fantasia nuove avventure e viaggi fantastici.</p>
<p style="text-align:justify;">E se grande era il desiderio di conoscenza che lui nutriva nei confronti del mondo sottomarino, altrettanto immensa era la curiosità che  provava  verso l’universo terrestre, fonte per la sua immaginazione di inesauribile interesse.</p>
<p style="text-align:justify;">E spinto dalla sua smisurata sete di sapere a salire ogni sera in superficie, avvolto dal favore delle tenebre, alla magica scoperta di nuovi mondi e di creature sconosciute, non esisteva anfratto che lui non si fermasse ad esaminare  tratto a tratto e non c’era creatura che lui non si fermasse a conoscere sfoderando il suo sorriso più dolce e il suo canto più bello. Felice di scoprire il mondo e imparare la vita.</p>
<p style="text-align:justify;"> Così  una  notte come tante, mentre era intento a giocare spensieratamente facendosi trasportare pigramente dalle correnti  senza adoperare le sue pinne, Knut scorgendo d’improvviso a pelo d’acqua una luce sconosciuta brillare in modo accecante, oltremodo curioso di scoprire la natura di tale fulgente chiarore, frustando subito con forza le onde, si avventurò fino alla scogliera.</p>
<p style="text-align:justify;">E incrociando i timidi occhi di una stellina, seduta sopra l’altura della roccia intenta a fissare l’infinito davanti a sé,   illuminando con la sua raggiera splendente i flutti neri del mare screziando di mille lame d’argento la pelle nivea del  narvalo, il pesce avvicinandosi adagio le sorrise entusiasta, complimentandosi con lei per quell’incantevole spettacolo naturale creato dalla sua luce, battendo estasiato le sue pinne.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma accostatosi alla stella con fare brioso e gagliardo, grande fu il disappunto di lui nel notare dipinta sul  viso di lei  la tristezza di un dolore smisurato e intimorito si ammutolì di botto frastornato.</p>
<p style="text-align:justify;">Da sempre avvezzo al divertimento ed alla gioia più pura, Knut esterrefatto per la prima volta dinanzi a tanta disperazione, restò a fissarla col cuore a mille.</p>
<p style="text-align:justify;">Quasi una luce fantasma, la piccola stella sembrava brillare di una sofferenza insanabile, e percependo d’improvviso gli occhi del narvalo fissarla addolorato, provando una fitta dolorosissima stringerle il petto si morse le labbra, ancora più afflitta.</p>
<p style="text-align:justify;">E il giovane Knut deciso a scoprire il motivo di tanto avvilimento, curioso per natura,  facendosi avanti con la sua flessuosa coda, scrollandosi di dosso il primo comprensibile attimo di smarrimento, le scivolò accanto interrompendo il suo silenzio con fare aperto “Salve bellissima stella! Il mio nome è Knut e sono il narvalo del Regno dei Mari! Perdonami se la mia indole curiosa mi ha spinto fino a te, probabilmente non sarei mai dovuto venire fino a questa roccia ad arrecarti disturbo, ma ti ho visto brillare così intensamente e non ho saputo resistere al richiamo  della tua luce!”</p>
<p style="text-align:justify;">Balbettò la creatura marina arrossendo “Capisco che non è bene che io metta il naso in cose che non mi riguardano, apparendo addirittura sfrontato,  ma è solo che …” arrancò a spizzichi e bocconi “Contemplando di lontano il tuo  meraviglioso splendore, non ho potuto fare a meno di notare la tristezza che dipinge il tuo volto! E se ho preso coraggio per parlarti, è perché  grande è il mio desiderio di conoscere il motivo di tanto dolore!”</p>
<p style="text-align:justify;">Ma come se non avesse neppure udito la sua voce, la stella non si mosse di un millimetro, continuando a tenere china la testa.</p>
<p style="text-align:justify;">“La tua aria così cupa mi stringe il cuore!” continuò lui “Per questo mi sono permesso di farmi avanti!” buttò  di un fiato “Non so bene  se è nelle mie possibilità alleviarti questo pesante fardello, ma per quanto è in mio potere, io voglio aiutarti!” sbottò sincero.</p>
<p style="text-align:justify;">“Bellissimo narvalo Knut io ti ringrazio!” sussurrò la bella stella contrita “Senza essere a conoscenza del mio nome né del mio cielo di  provenienza, sei salito fino a questo scoglio per rapirmi un sorriso e questo mi rende felice!” abbozzò lei “Ma non ti nascondo che è molto tragica la storia che tu vuoi scoprire, e che grande è il tormento che essa mi procura!” esalò la poverina chiara e diretta.</p>
<p style="text-align:justify;">“Lo immagino!” avanzò lui.</p>
<p style="text-align:justify;">“Dunque se è il motivo della mia tristezza che ti preme sapere, e la ragione della mia venuta sopra questo scoglio che vuoi scoprire, sono pronta a spiegarteli!”</p>
<p style="text-align:justify;">E la creatura preparata a udire il suo racconto, puntò i propri occhi in quelli di lei, con piglio sicuro.</p>
<p style="text-align:justify;"> “Nata dall’ultima lacrima del giovane Re delle Terre Bianche,  morente sul terreno di battaglia, colpito alle spalle a tradimento da una lancia nemica, nel corso della più sanguinosa battaglia che si fosse mai combattuta fra le Terre Bianche e le Terre Verdi, è dal suo ultimo anelito di vita che sono stata generata per tenere sempre vivo in cielo il lume del suo ricordo. E grande e profondo è il dolore che nel petto mi arde, a causa della sua scomparsa!” si confessò a lui.</p>
<p style="text-align:justify;">“Per questo motivo stanotte sono venuta fin qui, nei luoghi che so, hanno veduto il mio Re più felice, quando ancora vivo, trascorreva le sue giornate in pace a contemplare il mare e i giochi dei pesci fra le onde, per tenere vivo il lume del suo ricordo. Sola dinanzi al lutto della sua morte, dal cui respiro sono venuta al mondo. Una morte troppo giovane e troppo ingiusta!”</p>
<p style="text-align:justify;">E guardandola con occhi sbarrati a quella confessione,  trattenendo a stento la pena  più profonda,  la creatura marina ascoltò le sue ultime parole col cuore a pezzi.</p>
<p style="text-align:justify;">Comprendendo di colpo quanto grande fosse il dolore che dimorava in quel povero petto martoriato.</p>
<p style="text-align:justify;">E abbassando di vergogna gli occhi dinanzi all’iniquità della  sua natura, che leggera e spontanea, si era avvicinata a lei per curiosare, sottovalutando quel silenzio fatto di cordoglio e sofferenza. Sentendosi tremendamente in colpa, desiderando soltanto di sparire, celando alla stella le sue lacrime, Knut si tuffò fra le acque senza proferire parola, sparendo in una miriade di bagliori d’argento, senza neppure un saluto.  Rifugiandosi fra i fondali del suo mondo ovattato e caldo, accogliente come un grembo materno, per  esaminare per la prima volta col cuore in tumulto, sentimenti più grandi di lui. Tenendosi ben lontano da lei, che non aveva saputo capire e che aveva avvicinato soltanto con fare leggero per saziare la sua sete di curiosità, rischiando di ferirla ancora di più.</p>
<p style="text-align:justify;">In solitudine e in riflessione.</p>
<p style="text-align:justify;">Undici notti dopo il loro incontro però, mentre era intento a nuotare da solo rincorrendo  i giochi  di luce della luna fra i fondali, grande fu lo stupore di Knut nel vedere apparire di colpo dinanzi ai suoi occhi, in tutto il suo meraviglioso splendore, il bellissimo Poseidone, spirito sapiente dei mari, savio nella sua lunga barba canuta e il tridente ben stretto nella destra, che guardandolo con fare benevolo gli fece cenno di avvicinarsi.</p>
<p style="text-align:justify;">E  sentendo il cuore tremargli nel petto, al pensiero che lui fosse venuto per portargli notizie, il narvalo gli si accostò cauto con sguardo confuso.</p>
<p style="text-align:justify;">Aprendo lentamente la mano, lo spirito gli mostrò allora, racchiuso all’interno del suo palmo, un morbido petalo di rosa di una calda tonalità blu cangiante, e sorridendogli cheto gli fece segno di guardare con attenzione sopra di esso posato la bianca goccia di rugiada che vi splendeva “La riconosci Knut? Riconosci il canto di rugiada posato su questo petalo? Ricordi a chi appartiene la sua voce?”</p>
<p style="text-align:justify;">E lui percependo di colpo provenire da quel bocciolo, il canto triste della sua stellina, che gli chiedeva di raggiungerlo, scuotendo il capo prese il petalo con delicatezza e se lo portò al cuore “Vuole che io torni da lei!”</p>
<p style="text-align:justify;">“Si!” l’ammonì lo spirito “Vuole rivederti!”</p>
<p style="text-align:justify;">E saltando di filato verso lo scoglio dove era certo che fosse lei, intenta a brillare per tenere vivo il lume del ricordo del suo amato Re. Senza neppure salutare lo spirito, il narvalo sparì in un mulinello di bolle, veloce come un fulmine.</p>
<p style="text-align:justify;">E scorgendo di colpo gli occhi lucidi della stella illuminarsi al suo arrivo, balzando  con una frustata  della coda fino alla roccia, Knut fissandola senza proferire  parola, col  fiato  corto, spalancò d’istinto le sue  pinne per accoglierla sul suo petto.</p>
<p style="text-align:justify;">“Knut!” sospirò fra i singhiozzi la stella “Grazie per essere venuto! Grazie!”</p>
<p style="text-align:justify;">E lui carezzandola con fare delicato, le sorrise dolcemente con aria sorniona, asciugandole le lacrime.</p>
<p style="text-align:justify;">“Non ringraziarmi, sono tornato perché abbiamo un conto in sospeso noi due!” annaspò “Quella notte sono scappato via, senza neppure chiederti il nome e non è nel mio costume! Sono un tipo curioso lo sai! Per questo sono tornato!Dovevo riuscire a saperlo ad ogni costo!” gettò lui tutto di un fiato.</p>
<p style="text-align:justify;">E piegando per la prima volta il capo sul petto umido di lui, sfumando il calore dei suoi raggi in una densa nuvola di candido fumo, a contatto con la sua pelle salata, la stella rise di getto a quella risposta, come mai aveva fatto prima.</p>
<p style="text-align:justify;"> “Speravo che tu tornassi …” sospirò lei “Che tu capissi che sopra quel petalo era impresso il mio canto e lo ascoltassi! Per questo ho lasciato nel palmo di Poseidone i miei pensieri!”</p>
<p style="text-align:justify;">E Knut scorgendo sopra la roccia la splendida rosa blu,  sbocciata dall’amore puro della dolce stella nei confronti del suo giovane Re, generato dalla luce meravigliosa del suo ricordo, chinando il viso scosse la testa come a voler fermare quelle parole quasi di scusa.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma sorridendo dolcemente la stellina continuò convinta “Capisco che il mio dolore ti abbia sconvolto e che tu abbia sentito forte il desiderio di volerti  allontanare!” gettò fuori di un fiato “Ma da quando sei scomparso, dolce Knut, le tenebre sono scese ancora più fitte dentro me!”</p>
<p style="text-align:justify;">E la creatura marina a quelle parole, sbarrando incredulo gli occhi balbettò confuso “Se sono scappato via era perché mi vergognavo dei modi, non  volevo farti soffrire, non volevo procurarti col mio modo di fare idiota e sfrontato ancora più male! Per questa ragione mi sono rifugiato in fondo al mare per cercare di trarre insegnamento dai miei sbagli, e correggere così i lati imperfetti del mio carattere troppo irruente!” deglutì a vuoto “Poi è apparso Poseidone con tutta la sua saggezza, e mostrandomi quel petalo blu, mi ha fatto comprendere senza parole, quel qualcosa che non avevo capito!”</p>
<p style="text-align:justify;">E la stella non avendo braccia grandi abbastanza per poterlo stringere come desiderava, disegnando sul petto di lui un cerchio, simbolo dei legami veri che non hanno inizio né fine, gli sorrise annuendo “Il mio nome è Suniva!”</p>
<p style="text-align:justify;">“Ma tutti mi conoscono come la stella del Re delle Terre Bianche!” sottolineò “E adesso che la tua curiosità è stata soddisfatta, devo prepararmi ad un nuovo addio?”</p>
<p style="text-align:justify;">Scuotendo il capo in segno di diniego, la creatura marina sorrise a sua volta disarmato “Con un nome così bello, come potrei mai privarmi della tua compagnia?!”</p>
<p style="text-align:justify;">E squadrandolo con infinita dolcezza, la bella Suniva sospirò a pieno petto “Sono felice che tu, attirato dalla tua curiosità, sia  venuto  fin qui a conoscermi quella notte!”</p>
<p style="text-align:justify;">Gli confessò gioiosa “Qui, nei posti in cui lui è stato più felice, e dove ho deciso di fermarmi a brillare più forte e lucente che mai. Lontano da quel gelido marmo dove a lettere cubitali, mani artigiane di morte hanno inciso la sua data di nascita e di decesso, appena sotto il suo nome. Qui, in luoghi di pace e di gioia, dove il ricordo del suo radioso sorriso, non sarà  legato solo a pensieri di lacrime e di mestizia!” sospirò lei, aprendogli il suo animo.</p>
<p style="text-align:justify;">“Come avevo sempre desiderato che fosse, sin dal primo istante. Quando sopra quel campo di battaglia, gli occhi dell’angelo dalla maschera rossa della morte cercarono i miei, mentre le sue braccia issavano dietro la schiena il corpo martoriato di lui, per portarlo via da quell’anonimo selciato che gli era stato assegnato come sudario”.</p>
<p style="text-align:justify;"> E la creatura marina carezzandola dolcemente a quelle parole sincere, cogliendo dalla roccia la rosa blu, ne fece scivolare i petali ad uno ad uno sopra le acque nere, tingendole di un luccicante color inchiostro.</p>
<p style="text-align:justify;">“La luce di un cero bruciando può consumarsi, ardendo più spegnersi!” gli confidò il narvalo scaldandola col suo fiato, mentre insieme godevano dello spettacolo di quei meravigliosi colori a sfumare le onde “Ma il lume vero dell’inchiostro più puro non potrà mai esaurirsi, ma durante i secoli solo rinnovarsi, per portare nel creato la storia più bella mai narrata … quella di un Re buono e della splendida stella nata dalla sua ultima lacrima, per portare la gioia nel mondo intero!”</p>
<p style="text-align:justify;">E ridendo a quelle parole, Suniva sorrise di gioia, sicura che in quello stesso istante il mare stesse aprendosi per accogliere fra i suoi più preziosi tesori, il blu della loro storia a farla divenire leggenda: <em>la leggenda</em> <em>del narvalo e della stella dei mari</em>.</p>
<p style="text-align:center;"> <strong><span style="text-decoration:underline;">Il narvalo</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il <strong>narvàlo</strong> (<strong><em>Monodon monoceros</em></strong>), l&#8217;«unicorno» della famiglia dei monontidi o delfinatteri, è molto simile alla beluga. La sua caratteristica peculiare è quella di avere un corno unico, simile ad una vite, con avvolgimento da destra verso sinistra, nella forma tipica che ha dato origine al mitico unicorno. In genere, il corno si trova solo nei maschi. Infatti, gli adulti di ambo i sessi presentano un solo paio di denti nella mascella superiore. Nel maschio poi un dente fuoriesce dal labbro superiore per formare una zanna della lunghezza di 2,4-2,7 m.</p>
<p style="text-align:justify;">Dato però l&#8217;enorme sviluppo dell&#8217;unico dente, anche il cranio è asimmetrico. Inoltre molto raramente i due denti si sviluppano in misura tale da costituire altrettante zanne e, ancora, solo di tanto in tanto si riscontrano delle femmine con le zanne.</p>
<p style="text-align:justify;">I narvali raggiungono in genere la lunghezza di circa 4-5 m, esclusa la zanna. La testa è arrotondata, e la pinna dorsale non è altro che una spina dorsale alta da 4-5 cm, la quale si estende lungo il dorso per 60-90 cm. Le pinne natatorie infine sono piccole e rotonde. I narvali adulti sono per lo più di un bianco-grigiastro con macchie nerastre sul dorso. I giovani invece sono in genere più scuri, mentre i più vecchi possono assumere talvolta un colore quasi bianco.</p>
<p style="text-align:justify;">È raro che i narvali si possano trovare fuori dal Mare Artico. Sono stati avvistati a breve distanza dal Polo Nord ed il limite meridionale della loro area di diffusione si aggira intorno al 70° Nord, grosso modo al livello del Capo Nord, in Norvegia, e dal Punto di Barrow, nell&#8217;Alaska. I narvali, tuttavia, si portano di tanto in tanto a sud; per cui sono stati talvolta trovati arenati sulle coste della Gran Bretagna e dell&#8217; Olanda.</p>
<p style="text-align:justify;"> <strong>Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il kappa Nagata]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/18/il-kappa-nagata/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 07:45:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
<guid>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/18/il-kappa-nagata/</guid>
<description><![CDATA[C’era una volta lungo le rigogliose sponde che circondavano il meraviglioso Regno di Edo, un piccolo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta lungo le rigogliose sponde che circondavano il meraviglioso Regno di Edo, un piccolo kappa di nome Nagata.</p>
<p style="text-align:justify;">Spirito dell’acqua, dal classico muso pronunciato a tartaruga, il fisico a ranocchio dalla pelleverde rozzo e grottesco, i piedi palmati e un paio di stupendi occhi viola. Fiero della sua bella cavità d’acqua sorgiva posta sulla testa fonte di forza e di potere straordinari, dai cui lati pendevano i suoi capelli scuri e ispidi. D’indole maliziosa e combina guai, innumerevoli erano gli scherzi che lui amava escogitare per mettere in ridicolo chiunque si avvicinasse alla sua dimora e infinite le beffe con cui adorava  prendersi gioco degli altri, finendo talvolta con l’esagerare per davvero, procurando dei veri e propri disastri.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Sollevare folate improvvise di vento per sbirciare sotto il kimono di giovanissime fanciulle, tirare in acqua poveri pescatori di trote, rubare ai bimbi gli aquiloni per il semplice gusto di vederli piangere a squarciagola, provocare violentissime piogge durante le serate di fuochi artificiali a cui i cittadini orientali erano tanto legati, far danni e dispensare gramigna a profusione, erano solo alcuni dei suoi tanti divertimenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Capace di suscitare negli abitanti di Edo non poco livore, il Kappa non si curava mai del giudizio poco felice degli altri, e portandoli il più delle volte a delle vere e proprie peregrinazioni armati di cotanta ramazza alla volta del Fiume, allo scopo di dargli a suon di botte il ben servito che meritava, impettito e pieno di sé, lo spiritello non si lasciava mai scalfire più di tanto dalle loro urla e dai loro strepiti, e forte del suo ego, non faceva altro che andare alla ricerca di nuove vittime ogni giorno, mentre seduto sul suo scoglio era intento a divorare goloso i suoi gustosi cetrioli freschi, senza mai chinare il capo, attento a non perdere con l’acqua contenuta nella sua testa anche la sua forza.</p>
<p style="text-align:justify;"> E un giorno scorgendo lungo il torrente lo sguardo fiero del giovane Subaru chino sulla corrente, intento a riempire un grosso secchio per irrigare con la bontà di quella foce canterina il suo campo di riso &#8211; così da farlo crescere ancora più forte e rigoglioso &#8211; sgranando gli occhi stuzzicato all’idea di tendergli uno dei suoi tiri più sinistri, strofinandosi  perversamente le mani ridacchiò maligno.</p>
<p style="text-align:justify;">Quel giovane con quel suo sguardo tanto gioviale, il fisico ardito,  le mani salde e sicure  attente a caricare con estrema lentezza il recipiente per non farne cadere nemmeno una goccia, era capace con la sua tenacia di tirare fuori il suo lato peggiore.  </p>
<p style="text-align:justify;">Seppure sfinito dopo il lavoro nelle Terre dell’Imperatore, Subaru con i suoi lunghi capelli malamente raccolti all’indietro, gli abiti ancora logori addosso, chino sul bordo del Fiume non sembrava sentire affatto la fatica e i suoi occhi lucenti come stelle, brillavano scuri e bellissimi, al pensiero di portare con quella secchia così pesante, acqua buona alle sue piante.</p>
<p style="text-align:justify;">E nel rimirarlo così sfiancato eppure così felice, Nagata sentiva a tratti lo stomaco contorcersi dalla rabbia, riportandogli in bocca il sapore dei suoi cetriolini appena mangiati.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Come poteva essere tanto stupido quel giovane Essere Umano?”</em></p>
<p style="text-align:justify;">E impossibilitato a capire quanto Subaru fosse davvero pronto a dare se stesso per quella sua piccola risaia, fonte di sostentamento per la propria famiglia, non poteva trattenersi dal mordersi le labbra furioso.</p>
<p style="text-align:justify;">E fuori di sé dinanzi a tanta smisurata determinazione, il kappa senza pensarci su due volte, decise di distruggere per sempre in un solo colpo tutte le speranze di quella giovane creatura, buttandolo nello sconforto più nero.</p>
<p style="text-align:justify;">Fiero e spavaldo, figlio in linea diretta del grande Kyusebo, capostipite della loro stirpe di spiriti d’acqua, lui, avrebbe distrutto  tutti i sogni di quel giovane cuore idealista in mille piccoli pezzi, e  ballato su di essi fino al sorgere del nuovo sole, lasciando che l’eco delle sue gesta tanto malefiche facessero il giro dell’intero Regno, rendendolo ancora più potente agli occhi dei posteri, fino a farlo divenire il kappa più famoso di tutti i tempi.</p>
<p style="text-align:justify;">A costo di dar fondo a tutte le sue energie, avrebbe alimentato una tempesta tanto violenta da ridurre la sua intera risaia  in una misera poltiglia, e lui a quella vista non avrebbe potuto fare altro che disperarsi fino a sentirsi esplodere il petto.</p>
<p style="text-align:justify;"> E così inconsapevole del piano architettato dal maligno, Subaru  raggiante, tornato a casa col prezioso secchio, entrato subito nel campo prese ad innaffiare i suoi arbusti con amore infinito, parlando loro dolcemente per infondergli nuova forza e tanto coraggio, pieno di orgoglio.</p>
<p style="text-align:justify;">Quando terminata l’operazione, varcato l’uscio di casa, compiuti non  più di pochi passi, sentì di colpo il cuore mancargli di un battito nell’assistere d’improvviso dietro gli infissi dei suoi shoji, allo sconvolgersi inaspettato degli elementi &#8211; fino a pochi istanti prima sereni come di norma in quel periodo di primavera &#8211; e sbarrando gli occhi si portò le mani al petto sconvolto, dinanzi al sopraggiungere improvviso di violente raffiche di vento così potenti da essere capaci di scuotere i rami degli alberi fino a farli ululare, e a grandine talmente grossa da somigliare a pallini da caccia, che dilavando ogni cosa con furia incontenibile avevano materializzato in pochi istanti un urgano dalla mole ingestibile.</p>
<p style="text-align:justify;">E il povero ragazzo costernato dinanzi a un simile scempio, certo che quella bufera nata dal nulla avrebbe ucciso per sempre il suo piccolo campo, troppo debole per resistere ad un simile attacco; quando ormai l’uragano aveva cominciato a lavorare alacremente per estirpare quelle tenere radici dalla loro terra &#8211; senza riuscire a sopportare oltre la vista di quella catastrofe &#8211; incurante di tutto quello che sarebbe potuto accadergli gettandosi sotto una simile tempesta, Subaru spalancò la porta e a piedi nudi, con addosso soltanto una consunta veste color pastello, si gettò sulla sua pianta per proteggerla facendogli scudo col proprio corpo, senza pensarci su due volte.</p>
<p style="text-align:justify;">Non avrebbe lasciato morire il suo raccolto per nulla al mondo, a costo di sacrificare per la sua salvezza  anche se stesso.</p>
<p style="text-align:justify;">E sciogliendo sulle spalle i suoi lunghi capelli color della pece,  sotto gli occhi increduli del kappa, strappando la sua veste all’altezza sinistra del petto, offrì alla grandine il suo cuore e facendosi forare il petto con la ferocia dei suoi chicchi, bagnò la sua  pianta con il proprio caldo sangue affinché se ne nutrisse e da esso traesse nuova forza necessaria per resistere al temporale, senza rifletterci oltre.</p>
<p style="text-align:justify;">Dinanzi a quel liquido scarlatto intriso del sincero alito della vita, sparso con tanto amore, Nagata corso sul luogo per godersi lo spettacolo, restò senza fiato e di colpo allibito, sentendo di riflesso morirgli in gola le perfide risa di compiacimento con le quali fino a pochi istanti prima aveva riempito l’aria, facendola rimbombare di un frastuono ancora più sinistro. Saltando via dalla roccia dove si era sistemato in prima fila, con un solo balzo a rana tipico della sua specie si fiondò sul ragazzo, il cui viso pian, piano stava già assumendo il candido pallore della morte, e  tappandogli con le proprie mani il buco sul petto, adoperando le sue doti magiche più esperte, lo salvò all’istante da morte certa.</p>
<p style="text-align:justify;">E adagiandolo dolcemente al suolo, facendogli con le proprie gambette da cuscino sotto il capo, invitandolo a respirare adagio, allargando verso il cielo le sue piccole braccia, il kappa ordinò in un lampo a tutti gli elementi di fermarsi, e al sole di uscire immediatamente a scaldare quanto ancora restava di quella strage.</p>
<p style="text-align:justify;">Pentito e vinto.</p>
<p style="text-align:justify;">E all’apparire timido dei primi raggi tenui di calore, Subaru sentendo il pericolo ormai lontano e il suo raccolto al sicuro,  svenendo di colpo privo di forze, senza neanche accorgersi dello spiritello al suo fianco, che con viso dolcissimo era lì pronto a cullarlo sul proprio cuore durante il sonno, chiuse gli occhi beato.</p>
<p style="text-align:justify;">Deciso a dare tutto se stesso  pur di vedere salva la sua risaia,  senza alcuna remora, spossato, aveva infine ceduto al sonno vero dei giusti.</p>
<p style="text-align:justify;">E il kappa chinando lentamente la testa sulla ferita aperta al lato sinistro del suo petto, senza curarsi del fluido che a quel gesto gli stava colando copioso dalla sara posta sulla sua testa,   indebolendolo, con dita tremanti gli ricucì attento tratto a tratto la pelle lesa con un filo rosso, guarendolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Al suo risveglio lo stupore di Subaru fu enorme, nello scoprire i primi teneri germogli fare capolino nel suo campo di nuovo sano e fertile, reso ancora più forte dal connubio del suo sangue con quei primi splendenti raggi di sole nascente.</p>
<p style="text-align:justify;">E Nagata dissoltosi prima del suo risveglio in mille bagliori di luce,  lasciandolo solo accanto al suo riso, rimirando dall’alto di un ramo il suo viso raggiante, stremato dalla fatica, persa tutta quanta la sua forza attraverso l’acqua scivolata via dalla sua testa, sentì per la prima volta il cuore tremargli di gioia infinita.</p>
<p style="text-align:justify;">E promettendo a se stesso di non fare mai più del male ad alcuno, restò accanto a quel giovane che  aveva cambiato la sua vita per sempre, mangiando i suoi cetriolini freschi con un altro gusto, tranquillo e sereno, senza puntare mai più  il dito contro gli Esseri Umani al fine di distruggere ciò in cui loro credevano fermamente, per quanto alcune delle loro convinzioni potessero apparire ai suoi occhi completamente assurde.</p>
<p style="text-align:justify;">E spirito d’onore, come nella sua casata, non tradì mai la sua parola.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="text-decoration:underline;">Il  kappa</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il <strong><em>kappa</em></strong> (河童, <strong><em>kappa</em></strong><a title="Aiuto:Giapponese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aiuto:Giapponese"><strong><sup>?</sup></strong></a>) è uno spirito dell’acqua del folklore e della mitologia giapponese che abita in laghi, fiumi e stagni.<strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;">Dalle forme umanoidi delle dimensioni di un bambino, i loro corpi sono più simili a quelli delle rane piuttosto che a quelli degli esseri umani, dal viso munito di un becco simile a quello delle tartarughe. Generalmente dotati di spessi gusci simili a quelli di una tartaruga e con la pelle scagliosa in colori nell&#8217;intervallo che va dal verde, al giallo o al blu, i <em>kappa</em> abitano i laghi e i fiumi del Giappone e sono dotati di diverse caratteristiche che li aiutano in questo ambiente, come mani e piedi palmati.Si dice alle volte che puzzino di pesce e certamente sanno nuotare bene.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;espressione <em>kappa no kawa nagare</em> (&#8220;un kappa che affoga&#8221;) significa che anche gli esperti possono sbagliare.</p>
<p style="text-align:justify;">La caratteristica principale del <em>kappa</em> è comunque la depressione piena d&#8217;acqua in cima alla testa. Questa cavità è circondata da ispidi e corti capelli, che hanno dato nome al taglio di capelli <em>okappa atama</em>. Il <em>kappa</em> deriva la sua forza incredibile da questo foro pieno d&#8217;acqua e chiunque ne affronti uno può sfruttare questa debolezza semplicemente facendo in modo che il <em>kappa</em> rovesci l&#8217;acqua dalla sua testa. Un metodo sicuro è di appellarsi al profondo senso di etichetta del <em>kappa</em>, dato che questo non può non ricambiare un profondo inchino, anche se questo significa rovesciare l&#8217;acqua dalla testa.</p>
<p style="text-align:justify;">I <em>kappa</em> sono curiosi della civilizzazione umana e possono comprendere e parlare il giapponese. Perciò a volte sfidano chi incontrano a batterli in test di abilità, come lo shogi (un gioco simile agli scacchi popolare in Giappone) o un incontro di sumo. Possono anche stringere amicizia con esseri umani in cambio di doni e offerte, specialmente cetrioli, il solo cibo che i <em>kappa</em> apprezzino.  Esiste infatti anche un tipo di sushi con ripieno di cetriolo chiamato <em>kappamaki</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Una volta stretto amicizia con il <em>kappa</em>, si dice che questo esegua diversi tipi di compiti per gli esseri umani, come aiutare i contadini ad irrigare i campi. Sono anche gran conoscitori della medicina e una leggenda afferma che hanno insegnato agli esseri umani come guarire le fratture. A causa di questi aspetti benevoli alcune cappelle sono dedicate all&#8217;adorazione di un <em>kappa</em> particolarmente utile.</p>
<p style="text-align:justify;">Il nome &#8220;<em>kappa</em>&#8221; potrebbe essere derivato dal termine per la &#8220;veste&#8221; usata dai monaci portoghesi arrivati in Giappone nel XVI secolo</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Duma il delfino azzurro]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/17/duma-il-deflino-azzurro/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 08:37:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[C’era una volta nel bellissimo Regno di Verdemaris, uno stupendo delfino azzurro di  nome Duma. Libe]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta nel bellissimo Regno di Verdemaris, uno stupendo delfino azzurro di  nome Duma.</p>
<p style="text-align:justify;">Libero e indipendente, dal carattere forte e coraggioso, altruista di natura, creatura nobile e idealista, dai begli occhi di una cangiante tonalità viola scuro e il piglio dell’adorabile canaglia dipinto sul muso, l’animale viveva felicemente fra le onde del mare insieme ai suoi fratelli, custodendo nel cuore un grande sogno: poter un giorno attraversare a nuoto l’intera Barriera Marina e giungere nel Regno di Oltremare, luogo leggendario dove i cantastorie dei mari narravano si potesse ammirare l’aurora più bella che fosse mai esistita nell’intero creato, per poterla contemplare coi propri occhi in tutto il suo fulgore.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">E desideroso di migliorarsi e raggiungere livelli di velocità sempre maggiori, per poter affrontare un giorno indenne, la lunga traversata che lo divideva dal suo sogno, Duma trascorreva tutto il suo tempo a nuotare con ardore, cercando di guadagnare  quei pochi metri in più ogni volta con fatica e impegno, un traguardo inestimabile per il suo io.</p>
<p style="text-align:justify;">Proprio lui, piccolo delfino da una pinna menomata, tranciata di striscio da un peschereccio da caccia, che guidato da un manipolo di Umani disposti a tutto pur di catturare animali   acquatici indifesi da portare sulla Terra Ferma per trarne i loro infidi guadagni, ancora cucciolo era stato ferocemente arpionato da una fucina appuntita che lo avrebbe di certo ucciso se il provvidenziale avvento della saggia tartaruga Atlantide, spirito buono dei mari, non l’avesse tratto in salvo, assicurandolo lontano dalle grinfie dei perfidi predatori, lasciandolo però per sempre ad una vita dal passo più lento e difficoltoso dei suoi simili, perennemente a rischio.</p>
<p style="text-align:justify;">Senza tuttavia riuscire mai a intaccare il suo carattere e sfiorare il suo sogno, che anzi in quelle condizioni, lui sentiva ancora più forte.</p>
<p style="text-align:justify;">Sostenuto e spronato in questo suo desiderio dalla bella Circe, fantasma delle acque di Verdemaris, una volta dolcissima fanciulla del Regno di Rocca Scura, uccisa in circostanze misteriose  e scaraventata in mare subito dopo il delitto, divenendo così uno spettro marino.</p>
<p style="text-align:justify;">Che conosciuto il delfino ancora piccolo, quando la sua pinna era un grumo di sangue fresco tutto da cicatrizzare e il suo cuore intatto cocciuto e pieno di  illusioni, non si era mai più separata da lui, seguendolo durante i suoi faticosi  allenamenti atti a rinforzare la sua resistenza, incoraggiandolo nei suoi sogni.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Perché i desideri si nutrono di sacrificio, di costanza, di sudore, di illusione e di tanta, tanta purezza!”</em> lo imbottava sempre Circe, creatura fantasma saggia e accorta.</p>
<p style="text-align:justify;">E il delfino azzurro raggiungendo ogni sera quel centimetro in più, spingendo di coda e lavorando di pinna, si sentiva pronto a tutto pur di coronare la sua più grande aspirazione.</p>
<p style="text-align:justify;"> Ma un giorno il perfido Ego, spirito potente e perverso dalla veste d’oro e d’argento, scorgendo di lontano il giovane Duma oltremodo affaticato e stanco prendere fiato a boccate, individuando in lui la sua prossima preda, da creatura avida e malvagia qual era, affamata di nutrirsi di sogni altrui, avvicinandosi a lui con parole ammaliatrici, gli porse un filtro fumante squadrandolo con dolcezza infinita <em>“Prendi</em> <em>questo giovane delfino! Vedrai che ti aiuterà a recuperare le energie e darti tutta la nuova forza necessaria per realizzare il tuo desiderio! Ne hai bisogno!”</em></p>
<p style="text-align:justify;">E il cetaceo felice di ricevere  proprio in quel momento un aiuto tanto insperato, accecato di gioia, accettò all’istante il suo aiuto benevolo, senza farselo ripetere due <em>volte “Ma tu chi sei, che sembri già conoscermi da una vita?”</em></p>
<p style="text-align:justify;"><em> &#8221;Io sono Sogno, caro delfino di Verdemaris! E considerato tutto quello che tu hai  fatto  per me in questi anni, nutrendomi con la tua tenacia e la limpidezza del tuo animo, sono corso subito in tuo aiuto non appena ti ho scorto così boccheggiante!”</em></p>
<p style="text-align:justify;">E Duma allungando la pinna sana per prendere la mistura e portarla dolcemente alla bocca, chinando il capo dinanzi a lui in segno di riconoscenza lo ringraziò con tutto il cuore per il suo avvento tanto provvidenziale, felice di fare la sua conoscenza in modo tanto speciale.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma udendo di colpo a quel gesto, una voce familiare alle sue spalle ammonirlo prontamente di fermarsi, bloccando la boccetta a mezz’acqua si voltò di scatto spaventato.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“No! Non berlo! Ti ucciderà! I tuoi occhi adesso sono troppo accecati dai tuoi stessi desideri, per darti una visione chiara della vera identità di colui che ti è di fronte! Hai una concezione troppo distorta della realtà per poter vedere lucidamente oltre le apparenze! Fermati!” </em></p>
<p style="text-align:justify;">E a quelle parole Duma puntando incredulo lo sguardo smarrito in quello di Circe, che fiutato il pericolo era accorsa a salvarlo, unica creatura in grado di riconoscere il perfido spirito sotto tutte le sue vesti e dietro tutte le sue maschere, chiedendole spiegazioni scosse il capo stranito.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Colui che hai davanti non è Sogno, spirito buono e sincero,</em> <em>ma Ego, spirito malvagio!”</em> l’ammonì il fantasma avanzando furente nella sua veste evanescente, calpestando a grandi falcate il terreno sabbioso con rabbia <em>“Come puoi credere che lui sia Sogno? Il vero spirito del Sogno veste di poco, mai d’oro e d’argento, si nutre di semplicità non come Ego che davanti a te non riesci neppure a riconoscere! E da cui ti stai facendo abbindolare pur di raggiungere i tuoi scopi, perdendo di vista ciò che conta realmente per realizzarli!” </em></p>
<p style="text-align:justify;"> E  Duma sconvolto a quelle truci rivelazioni, assistendo di colpo all’esplosione del malvagio, ormai scoperto, in mille bagliori di luci, conscio dei suoi errori, piegò il capo contrito.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“Che questo ti serva di lezione!” </em>lo ammonì a quella scena, la dolce Circe fiera della giusta fine del maligno <em>“E ti faccia capire quanto sia sbagliato fare dei propri sogni un incubo, tramutando ciò che è buono in</em> <em>un’arma a doppio taglio, con la fretta e la meschinità!”</em> tossì.</p>
<p style="text-align:justify;">E  lui pentito, levando i suoi bellissimi occhi viola in quelli di lei, soffocando per la prima volta la vergogna, col cuore a mille le balbettò intimidito <em>“Se non ci fossi stata tu! …”</em></p>
<p style="text-align:justify;">E inghiottendo il resto ormai sconfitto, incapace di aprirle i nodi dei suoi pensieri, offrendole il proprio dorso come supporto per tornare ai loro mari, la pregò con lo sguardo di restare al suo fianco.</p>
<p style="text-align:justify;">E lei aggrappandosi forte a lui, gli sorrise di gioia con le guance in fiamme senza aggiungere altro, parlandogli col muto linguaggio del cuore.</p>
<p style="text-align:justify;"> Insieme ripresero gli allenamenti, imparando ad affrontare di petto anche le onde più grosse e quelle in apparenza inaccessibili, tenendo l’equilibrio e articolando veloce la virata col solo ausilio dell’unica pinna sana con fatica e sudore, centellinando i progressi e facendo tesoro degli errori con fermezza e caparbietà.</p>
<p style="text-align:justify;">Orgogliosi e fieri dei loro sforzi sinceri e puliti.</p>
<p style="text-align:justify;">Finché una tranquilla notte di luna nuova, svegliandosi di botto Duma, scorgendo l’oceano attorno a lui gongolarsi limpido e cristallino, baciato in superficie dai raggi argentei degli astri luminosi in cielo a infrangersi in un caleidoscopio di riverberi sui fondali, sentì dentro di sé finalmente arrivato il momento.</p>
<p style="text-align:justify;">E levandosi di soppiatto dal suo letto di alghe, guardandosi intorno con circospezione attento a non svegliare gli altri e soprattutto non mettere in ansia la bella Circe, si fiondò di filato oltre i confini di Verdemaris con un solo maestrale colpo di coda, roteando in un mulinello di bolle con una velocità e uno scatto straordinari.</p>
<p style="text-align:justify;"> E percependo sulla propria pelle per la prima volta  libero il canto del mare, deliziandosi della frescura delle onde nuove contro il suo muso, prese il largo, comprendendo come la sua  vita avesse avuto senso fino a quel momento, solo in virtù di  quell’attimo di libertà suprema e assoluta, intima e  gioiosa. E balzando come tutti quelli della sua specie finalmente  fuori dalle acque, senza pensare neppure per un attimo alla sua pinna atrofica, urlando a squarcia gola al creato intero la sua presenza, prese la retta via verso Oltremare, il punto da cui avrebbe visto nascere la sua prima aurora, come fosse stata la meta scritta da sempre dentro lui.  </p>
<p style="text-align:justify;">E Circe udendo provenire dall’alto il canto del delfino, sentendo d’improvviso il proprio cuore mancarle di un battito a quella soave melodia, levandosi di colpo dal letto della nave dentro cui trovava ricovero ogni notte, senza porre tempo in mezzo si diresse spedita verso il luogo da cui era scaturito il grido di gioia, col fiato corto.</p>
<p style="text-align:justify;">E trovando nelle iridi di lui la risposta a tutte le sue fatiche,  saltando contro la sua pancia nuda di un pallore luccicante reso ancor più splendente dai raggi del sole nascente, simile ad  un meraviglioso diamante di raro valore, con tenerezza infinita si godette il suo abbraccio stordita <em>“Ci sei riuscito Duma! Ci sei riuscito!”</em>  </p>
<p style="text-align:justify;"><em>“E tu sei qui, Circe! Qui con me!” </em> urlò lui a boccate per tutta risposta, strillando ancora più forte col sonoro trillo della sua voce.</p>
<p style="text-align:justify;">E facendosi avvolgere insieme dai primi tenui bagliori di quella timida aurora di latte, giunti a Oltremare stretti l’uno all’altra, i due sfiniti e raggianti restarono muti ad ascoltare il cadenzare dei loro battiti a rullare allo stesso ritmo, travolti.  E perdendosi nell’infinita bellezza di quell’attimo irripetibile, voltandosi l’uno verso l’altra all’unisono,  riconoscendo nei propri occhi la veridicità dei loro reciproci sentimenti, Circe chinando con trasporto la testa sulla calotta ruvida e viscida del suo compagno promettendogli eterno amore, trovando in lui pronta ad attenderla un bene altrettanto profondo, lo accolse sul proprio cuore con tenerezza infinita.</p>
<p style="text-align:justify;">E da quel giorno vissero per sempre felici e contenti.</p>
<p style="text-align:center;"><em><strong> </strong></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><strong> <span style="text-decoration:underline;">Il  delfino dei mari</span></strong></em></p>
<p style="text-align:justify;">Il delfino è il simbolo dei mari, guida delle anime nell&#8217;oltretomba, è il salvatore dei naufraghi.</p>
<p style="text-align:justify;">Antiche leggende narrano che i morti si ritrovino tutti insieme ai limiti del mondo, nelle isole dei Beati, e che siano proprio i delfini a trasportarli sul dorso alla loro dimora nell&#8217;oltretomba.</p>
<p style="text-align:justify;">Protettore dei defunti, capace di risuscitarli, nell&#8217;arte l&#8217;uomo viene spesso rappresentato sul dorso del delfino.</p>
<p style="text-align:justify;">Una fiaba secolare narra del “Delfino del lago Lucrino” (presso l’attuale Pozzuoli), che giocava volentieri con un suo giovane amico umano e lo accompagnava al vicino ginnasio, portandolo in groppa. Quando il ragazzo, per un incidente, morì, anch’esso si lasciò morire, continuando ad aspettarlo vicino alla riva.</p>
<p style="text-align:justify;">“Il delfino è il guardiano del sacro respiro della vita. Egli ci insegna a lasciar andare le emozioni attraverso il ritmo del respiro e a spezzare i confini e le dimensioni della realtà fisica per entrare nel Tempo del Sogno”.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Michelangelo e il David]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/17/michelangelo-e-il-david/</link>
<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 07:57:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[Narra un’antica leggenda che quando Michelangelo appena ventiseienne, chiamato in terra di Firenze p]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Narra un’antica leggenda che quando Michelangelo appena ventiseienne, chiamato in terra di Firenze per alcuni lavori, incrociò per caso un marmo già sbozzato nei magazzini dell’Opera di Santa Maria del Fiore, proveniente da una cava di Carrara &#8211; udendo una voce provenire dal suo interno supplicarlo di liberarne la figura in esso contenuta &#8211; il giovane artista si sentì scosso da un profondo turbamento.</p>
<p style="text-align:justify;">Spaventato dinanzi ad un blocco di marmo la cui anima chiedeva proprio a lui, lui soltanto, di poter essere liberata, chiamandolo per nome: la leggenda vuole che il Buonarroti, giovanissimo, sentisse per la prima volta il bisogno di fermarsi ad interrogare se stesso, facendo i conti coi propri limiti e le proprie grandi possibilità.</p>
<p style="text-align:justify;">Seppur reduce dall’aver già stupito il mondo con la creazione a San Pietro in Roma, di un monumento magnifico dalle qualità straordinarie: “La Pietà”, eppure dinanzi a quella voce, confuso e smarrito …</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">C’era una volta nelle lontane terre di Caprese un giovane artista di nome Michelangelo. Dal carattere schivo e riservato e i modi timidi e semplici, bello coi suoi riccioli capelli scuri e i tratti marcati del viso in armonia con la forza e la possanza delle sue mani tozze, avvezze a maneggiare con la stessa identica cura e precisione pesanti scalpelli quanto leggerissimi pennelli, viveva lui della sua arte con gioia e dedizione infiniti.</p>
<p style="text-align:justify;">Ed errando di Corte in Corte, Chiesa in Chiesa, paese in paese, portando nel cuore i propri colori e ben fisso nella testa il suo martello, non vi era lavoro che lui non riuscisse a portare a termine con mirabile maestria e incantevole magnificenza, attirandosi addosso i consensi e i complimenti di tutti: pittore eccelso, scultore eccezionale, poliedrico architetto e finissimo poeta.</p>
<p style="text-align:justify;">Giovane amante dell’arte e della bellezza in ogni sua forma, in maniera genuina e diretta, fiero di poter riempire con le sue Opere il creato e con le sue sfumature il mondo, manifestando ciò che Estro, spirito bello degli artisti, gli aveva soffiato nel cuore alla nascita, quando prendendolo fra le sue braccia lo aveva deposto nella culla, restando seduto al suo fianco a vegliare sui suoi sogni bambini. Artista abile e brillante, dall’animo estremamente sensibile e delicato, capace di riporre sulla carta i suoi più intimi pensieri trasformandoli in aulici versi da tenere gelosamente custoditi lontano dagli occhi altrui, lui era così, un cuore caparbio e nobile di natura più che di aristocratico lignaggio.</p>
<p style="text-align:justify;">Cocciuto e pignolo, dal piglio libero dello zingaro, perennemente in viaggio per il mondo alla ricerca delle risposte al fuoco sacro della sua arte con mente vivace e ingegno fino, capace di catturare con la sua bravura e l’affascinante misteriosità del suo animo ombroso, l’ammirazione e la devozione di  chiunque lo conoscesse con semplicità e schiettezza.</p>
<p style="text-align:justify;">E così un giorno di agosto, mentre era intento a camminare lungo le strade lastricate di pietre grosse del Regno di Firenze, dove era stata richiesta la sua presenza per la realizzazione di alcuni lavori, Michelangelo, scorgendo di colpo in un cantiere fra i numerosi blocchi di marmo ammassati ad ogni angolo, uno di essi brillare più di tutti,  fermando d’istinto il passo, gli si avvicinò col cuore in tumulto squadrandolo con un misto di  attenzione e paura insieme.</p>
<p style="text-align:justify;">Come a voler uscire da quella forma amorfa, una figura ben abbozzata, dai capelli ribelli e il profilo giovinetto ben delineato, sembrava tendergli la mano in cerca di aiuto, sperando che lui la afferrasse dandogli un appiglio sicuro.</p>
<p style="text-align:justify;">E a quella vista, il giovane artista, sentendo di colpo il cuore mancargli di un battito come mai gli era accaduto prima di allora, stravolto da una richiesta tanto accorata, sentendosi così miseramente piccolo dinanzi a quel volto sconosciuto che sembrava riporre in lui tutta la sua fiducia, indietreggiando spaventato, scosse il capo confuso, scappando via all’istante da quel posto.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>“No! Michelangelo, no! Messer Buonarroti tornate indietro! Aiutatemi ad uscire da questa prigione! Apritemi le porte di questa gabbia!</em> <em>Tiratemi Fuori!”</em>  udì una voce supplicarlo nel vento.</p>
<p style="text-align:justify;">E ancor più sconvolto a quelle parole, Michelangelo, cercando di ricacciare indietro quella che stava prendendo i seri contorni di una visione spettrale, uscendo di fretta dalla cava  trovò rifugio nelle camere dell’alloggio a lui assegnato, e chiudendosi con un solo botto la porta alle spalle, si gettò a capo fitto nello studio di alcuni  progetti, cercando in essi una valida distrazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma tracciate appena poche linee male abbozzate su di un foglio, con mano tremante e sguardo perso, Michelangelo cercando di mandare via disperatamente dalla testa quella voce insistente, sospirando profondamente scosse la matita nell’aria facendola vibrare con fare nervoso.</p>
<p style="text-align:justify;">“Non riesci a concentrarti vero?” gli sussurrò di colpo una voce alle sue spalle in tono dolce “Non riesci a non pensarci, è così?” l’incalzò.</p>
<p style="text-align:justify;">E Michelangelo voltandosi di scatto a quelle parole, levandosi di botto  rovesciando indietro la seggiola, sentì il cuore salirgli in gola nel ritrovarsi riflesso nelle splendide iridi viola della bella Musa, spirito dell’ispirazione, splendida nella sua meravigliosa veste dalle trame cucite col filo rosso del fuoco eterno e la cintola di perle lunari stretta a fasciarle i fianchi.</p>
<p style="text-align:justify;">E boccheggiando l’artista annaspò “Tu sai tutto, vero?”</p>
<p style="text-align:justify;">“Si!” rispose lei schietta “Io ero lì con te nel cantiere del Duomo e ho ascoltato ogni cosa, nella vana speranza che tu non scegliessi di fuggire da quel compito tanto arduo, eppure solamente tuo!” sospirò.</p>
<p style="text-align:justify;">“Pensi che io debba tornare indietro?” le chiese timido l’artista, temendo per la risposta.</p>
<p style="text-align:justify;">“Si!” rispose lei senza remore, decisa “Tuttavia resta solo a te decidere cosa è meglio, ovviamente! Tu solo puoi sapere cosa realmente vuole il tuo cuore!” fece spallucce.</p>
<p style="text-align:justify;">E afferrando di peso la sedia caduta, chiuso nella morsa del suo cuore in tumulto, il giovane Michelangelo si portò la testa fra le mani nel riascoltare vivida battere nelle sue tempie quella sconosciuta voce maschile, supplicarlo di tornare indietro per liberarlo dalla sua prigione di marmo.</p>
<p style="text-align:justify;">Con gli occhi della mente, gli parve allora di rivedere scorrere di colpo lentamente dinanzi a sé tutte le immagini delle Opere che aveva realizzato in quegli anni, da quando, appena giovinetto era entrato contro il volere del padre nella bottega del Ghirlandaio per “imparare il mestiere”, quel genere di lavoro tanto odiato dal genitore, che con disprezzo non gli aveva mai lesinato parole dure e offensive, ripetendogli all’infinito quanto non fosse stato che una delusione come figlio, definendolo semplicemente uno “spaccapietre”.</p>
<p style="text-align:justify;">Da quel suo primo giorno a bottega, fino a quel mattino di agosto, di tempo ne era trascorso davvero tanto, e lui ripensando alle sue tele, ai suoi schizzi, ai suoi progetti, sospirò forte, ma così forte da sentire dolore al petto.</p>
<p style="text-align:justify;">In quel blocco di marmo si celava un giovane uomo, lui lo aveva visto, aveva scorto tutto di lui, chiaramente: gli occhi, il naso, le braccia, i glutei alti, il profilo. Così bello in tutto il suo splendore, acerbo, forte, tenace nella sua fierezza; e sospirando nel comprendere quanto lui fosse già vivamente materializzato nel suo cuore, irrimediabilmente, strinse i pugni con forza.</p>
<p style="text-align:justify;">Altre mani avevano lavorato prima a quel blocco, l’aveva desunto a colpo d’occhio dai segni che riportava la superficie tenuta male, ma mai nessuno aveva udito prima di allora quella voce, la richiesta di aiuto chiara e squillante di colui che chiuso in quel marmo, chiedeva di uscirne. Quella figura sconosciuta e informe a tutti nascosta, aveva chiesto soltanto a lui il suo intervento, ne era certo, solo a lui, a lui e nessun altro, chiamandolo per nome.</p>
<p style="text-align:justify;">E levandosi dalla scrivania il giovane scultore, sorridendo alla dolce Musa con sguardo d’intesa, la vide sparire in mille bagliori di luce sotto i suoi occhi, mentre uscendo da quella stanza, sentiva battergli forte nel petto il desiderio di giungere presto al cantiere.</p>
<p style="text-align:justify;">Un pezzo così mastodontico non sarebbe di certo stato facile da ottenere in lavorazione, ma lui avrebbe insistito e non si sarebbe arreso per nessun motivo.</p>
<p style="text-align:justify;">“E’ un gran bel peso! E non intendo certo solo a livello materiale!” gli rispose senza mezze misure un anziano di passaggio alla cava, ascoltando il giovane Buonarroti chiedere in affidamento il marmo per lavorarlo.</p>
<p style="text-align:justify;">“Si!” rispose lui secco, pronto a qualsiasi tipo di critica, rivolgendosi allo sconosciuto con piglio sicuro “Ma io sono deciso nel mio intento!”<br />
“Questo è chiaro!” balbettò lui di rimando, continuando la conversazione basito, incuriosito da tanto accanimento “E me ne compiaccio … ma posso chiederti chi sei tu, per avere così a cuore un pezzo del genere?”</p>
<p style="text-align:justify;">“Un tagliapietre!”  rispose lui di getto.</p>
<p style="text-align:justify;">“Un tagliapietre nelle primavera della sua vita, direi!” asserì il vecchio con aria sorniona e ammirata al contempo “Sembri giovanissimo per un simile impegno!”</p>
<p style="text-align:justify;">“Dipende!” fece spallucce l’artista “Sono nella primavera della mia vita è vero, ma diciamo pure, forse nel suo momento più particolare!” rise sottolineando le ultime parole.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi volgendosi verso coloro i quali avevano ancora nelle mani la piena autorità sul blocco di marmo, giunti al cantiere per ascoltare la sua richiesta, disse loro diretto e vero “Quello che chiedo a prescindere dalla mia età, dalla mia estrazione e dal mio ceto sociale, scevro dei miei meriti e consapevole dei miei limiti … cosciente dei guadagni anche minimi che ne ricaverò e conscio delle beghe che hanno ruotato da sempre attorno a questo pezzo, che può apparire a prima vista semplicemente un grosso e poco maneggevole ammasso di calcare” tossì “Quello che chiedo … è aiutare semplicemente la figura  in esso racchiusa a venire alla luce, con tutti i sacrifici e la fatica che quest’impresa potrà costarmi!”</p>
<p style="text-align:justify;">E ottenuto il suo lavoro, Michelangelo cominciò la sua Opera.</p>
<p style="text-align:justify;">Solo lui avrebbe potuto abbracciare una simile sfida, un tale smisurato compito, convinto della sua riuscita. E scolpendo alacremente, ritto sopra la sua impalcatura di legno, battendo quel marmo col cuore e con la mente, colpo dopo colpo, lungo tutta la sua gigantesca mole, Michelangelo Buonarroti, lo spaccapietre venuto al mondo un giorno qualsiasi di marzo, riuscì a tirarne fuori il giovane dentro racchiuso: il ragazzo forte e coraggioso, che stringeva nel pugno una pietra, piccolo uomo, ma grande nel suo coraggio tanto da assumere misure mastodontiche, pronto a  scagliare contro il nemico Gigante la sua sola arma per salvare il suo popolo, chiamandolo “David” perfetto, in ogni sua forma.</p>
<p style="text-align:justify;">E la bella Musa sorridendo fra le lacrime nel vederlo al lavoro sopra la sua impalcatura, tenendosi ben nascosta ai suoi occhi, piccola alle sue spalle, scuotendo estasiata il capo dinanzi a tanto splendore ringraziò in cuor suo che quel genio scultore, avesse dato ascolto al suo istinto e non alle sue paure.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>                                                             Monica Fiorentino</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong>Michelangelo Buonarroti nasce a Caprese (AR) il 6 marzo del 1475, per spegnersi poi a Roma nel 1564 dopo un’intensa quanto mai straordinaria vita artistica, costellata dalla creazione di Opere d’arte intramontabili, la cui bellezza e inarrivabile magnificenza saranno in grado di cavalcare i secoli senza perdere mai un briciolo del loro smalto, restando i punti cardine della scultura e della pittura di tutti i tempi …</p>
<p style="text-align:justify;">Scultore, pittore, architetto, poeta, il suo genio non conobbe confini, la sua voglia di conoscere e sperimentare non ebbe mai momenti di stanca: animo ombroso, ribelle, solitario, tormentato; d’indole caparbia e tenace, è grazie al suo vivere zingaro lontano dalla casa paterna che lo aveva rinnegato come artista, e alla sua voglia di esistere per l’unica ragione della sua vita: l’Arte, se riuscì a divenire il Grande dalle qualità eccezionali che era, assicurandosi l’immortalità: sempre pronto alla sfida, aperto al progresso, assetato di modernità, arso dal fuoco sacro dell’Arte capace di portarlo alle più alte vette d’esaltazione, quanto di farlo precipitare all’istante, ripiegando su stesso, alla continua ricerca del suo vero io e delle sue autentiche possibilità, tormento ed estasi di se stesso.</p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sakura  -  桜  Fiore di ciliegio]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/16/sakura-%e6%a1%9c-fiore-di-ciliegio/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 15:49:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
<guid>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/16/sakura-%e6%a1%9c-fiore-di-ciliegio/</guid>
<description><![CDATA[Sul selciato strofe di primavera. - I ciliegi                           Sulla tua pelle             ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Sul selciato</p>
<p>strofe di primavera.</p>
<p>- I ciliegi</p>
<p>                          Sulla tua pelle</p>
<p>                          odore di pioggia.</p>
<p>                          Il buono di noi</p>
<p><!--more--></p>
<p>Nella boscaglia.</p>
<p>Tanfo di glicine.</p>
<p>La mia veste.</p>
<p>                                Ombrellini blu.</p>
<p>                                 Sulla strada del tempio</p>
<p>                                 pioggia il sole</p>
<p>Sui vetri</p>
<p>sinfonia d’aprile,</p>
<p>è la pioggia</p>
<p>                                  Al culmine</p>
<p>                                 girandola di stelle:</p>
<p>                                &#8211; il tuo nome -</p>
<p>Luna di marzo.</p>
<p>Ferito il mio animo</p>
<p>ringhia ramingo</p>
<p>                                  Neppure oggi</p>
<p>                                  ho avuto notizia        </p>
<p>                                  del tuo dolore</p>
<p>Sul bianco marmo</p>
<p>una farfalla.</p>
<p>E’ colore</p>
<h1 style="text-align:center;">haiku</h1>
<p>Lo <strong>haiku</strong> (俳句) pronuncia giapponese /haiku/ con tono basso su /ha/ e tono alto su /iku/, e opzionalmente con abbassamento tonale alla fine, nella catena parlata; è un componimento poetico creato in Giappone nel secolo XVII di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe.</p>
<p>È una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura, da momenti di vita quotidiana e dalle sue stagioni.</p>
<p>Per l&#8217;estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d&#8217;immagine.</p>
<p>In Occidente lo haiku trova la sua espressione anche nella metrica cosiddetta “all’occidentale” formata da sette, undici e ancora sette sillabe .   </p>
<p>Tradizionalmente gli haiku hanno sempre un <em>riferimento stagionale</em> o <em>kigo</em>, cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell&#8217;anno in cui viene composta o al quale è dedicata.</p>
<p>Soggetto dell&#8217;haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell&#8217;animo dell&#8217;<em>haijin</em> (il poeta).</p>
<p>La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, quasi come una traccia che sta al lettore completare.</p>
<p>Gli haiku tradizionali non hanno alcun titolo.</p>
<p>Nei licei americani e in Marocco si insegnano tutt&#8217;oggi le tecniche per scrivere haiku. In Giappone si calcola che più di dieci milioni di persone (circa il 10% della popolazione) si diletta a scrivere haiku, e pressoché ogni giornale nipponico ha una sezione riservata agli haiku.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong> Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il Cantico delle Creature  S.Francesco d'Assisi ]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/16/il-cantico-delle-creature-s-francesco-d%e2%80%99assisi/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 15:44:49 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
<guid>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/16/il-cantico-delle-creature-s-francesco-d%e2%80%99assisi/</guid>
<description><![CDATA[Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so&#8217; le laude, la gloria e l&#8217;honore et onne bened]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>Altissimu, onnipotente bon Signore,<br />
Tue so&#8217; le laude, la gloria e l&#8217;honore et onne benedictione.<br />
Ad Te solo, Altissimo, se konfano,<br />
et nullu homo ène dignu te mentovare.<br />
Laudato sie, mi&#8217; Signore cum tucte le Tue creature,<br />
spetialmente messor lo frate Sole,<br />
lo qual è iorno, et allumeni noi per lui.</p>
<p><!--more--><br />
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:<br />
de Te, Altissimo, porta significatione.<br />
Laudato si&#8217;, mi Signore, per sora Luna e le stelle:<br />
in celu l&#8217;ài formate clarite et pretiose et belle.<br />
Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per frate Vento<br />
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,<br />
per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento.<br />
Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sor Aqua,<br />
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.<br />
Laudato si&#8217;, mi Signore, per frate Focu,<br />
per lo quale ennallumini la nocte:<br />
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.<br />
Laudato si&#8217;, mi&#8217; Signore, per sora nostra matre Terra,<br />
la quale ne sustenta et governa,<br />
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>(S. Francesco d’Assisi – 1° parte)</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Polvere di stella guerriera]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/16/polvere-di-stella-guerriera/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 10:29:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
<guid>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/16/polvere-di-stella-guerriera/</guid>
<description><![CDATA[DAMMI LA LUNA Non andare oltre quel muro lontano …. Trafitto da lacci  di spine il mio cuore ….. Bat]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong><em>DAMMI LA LUNA</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Non andare<br />
oltre quel muro<br />
lontano<br />
….</p>
<p style="text-align:center;">Trafitto<br />
da lacci  di spine<br />
il mio cuore<br />
…..</p>
<p style="text-align:center;">Batte<br />
del tuo respiro<br />
soltanto</p>
<p style="text-align:center;"> </p>
<p style="text-align:left;"><!--more--></p>
<p style="text-align:center;">————–</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>   NOTTI  FLAVIE</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Sopra<br />
pietre  calde<br />
baciate dalla polvere<br />
del tempo infinito</p>
<p style="text-align:center;">I nostri respiri storditi<br />
tessono ali  grandi<br />
d’aquila nera<br />
oltre l’orizzonte</p>
<p style="text-align:center;">Accompagnati<br />
dalle note cremisi<br />
di questo antico<br />
tramonto pompeiano</p>
<p style="text-align:center;">Di notti flavie</p>
<p style="text-align:center;">—————</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>RAGGIO D’AGOSTO</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Raggio d’agosto<br />
di lontano<br />
a spiarci</p>
<p style="text-align:center;">E<br />
il mio cuore<br />
a rullare nel petto<br />
ancestrali  emozioni</p>
<p style="text-align:center;">Sfiorando<br />
il dolce peccato<br />
della tua pelle<br />
nuda</p>
<p style="text-align:center;">Centimetro<br />
per centimetro<br />
nuova</p>
<p style="text-align:center;">———————</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>ANGELO BELLO DI NUOVO<br />
(dal mio dolore risorto)</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Con le lacrime<br />
del tuo addio<br />
plasmerò le mie ali</p>
<p style="text-align:center;">Coi frammenti<br />
del mio cuore<br />
gli donerò respiro</p>
<p style="text-align:center;">Col filo nero<br />
del mio dolore<br />
le fisserò nella schiena</p>
<p style="text-align:center;">Così che angelo nuovo<br />
bello più di prima<br />
sarà il mio nome</p>
<p style="text-align:center;">In memoria di me</p>
<p style="text-align:center;">—————</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>CENERE DI STELLA<br />
GUERRIERA</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Il tuo fiato: il sapore<br />
l’odore</p>
<p style="text-align:center;">La tua pelle: il calore<br />
la perfezione</p>
<p style="text-align:center;">Gli occhi: la fantasia<br />
i brividi</p>
<p style="text-align:center;">Angelo del primo respiro<br />
d’aurora</p>
<p style="text-align:center;">Ed il mio io: cenere<br />
di stella guerriera</p>
<p style="text-align:center;">A sperare di odiarti<br />
così</p>
<p style="text-align:center;">——–</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>LE MIRAGE</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Resta, resta …</p>
<p style="text-align:center;">Ti chiedo<br />
nelle mie ali<br />
nuda</p>
<p style="text-align:center;">Distesa<br />
sopra l’odore<br />
del nostro amore</p>
<p style="text-align:center;">Mentre cala<br />
il buio<br />
sulla mia pelle</p>
<p style="text-align:center;">E cresce<br />
il bisogno<br />
di te</p>
<p style="text-align:center;">——————–</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>SOPRA LA CUSPIDE NERA<br />
(A Catello Mari, 16/04/06)</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Seduto<br />
sopra il dolore<br />
di una ferrosa cuspide<br />
di nero bardata …<br />
Contempla<br />
un angelo bianco<br />
il cielo terso d’aprile<br />
aprirsi all’alba<br />
di un volo nero<br />
di corvi …<br />
E cereo<br />
il suo volto stuccato<br />
è maschera<br />
di dolore spettrale …<br />
Riflesso<br />
nella rugiada<br />
di una rosa blu …</p>
<p style="text-align:center;">—————-</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>ODORE  DI  PIOGGIA</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Odore di pioggia<br />
esalano le tue labbra<br />
dischiuse</p>
<p style="text-align:center;">E lento<br />
questo nostro<br />
bacio</p>
<p style="text-align:center;">Diviene<br />
intima comunione<br />
dei sensi</p>
<p style="text-align:center;">——————</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>SOSPIRO D’AUTUNNO</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Anima sola<br />
anima nuda, triste<br />
errante</p>
<p style="text-align:center;">Fra le foglie d’autunno<br />
al suolo<br />
addormentate</p>
<p style="text-align:center;">E<br />
d’improvviso vivo<br />
il tuo respiro</p>
<p style="text-align:center;">A far da colore<br />
al mio cuore<br />
gridando</p>
<p style="text-align:center;">Svegliati oh, vita!</p>
<p style="text-align:center;">——————</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>IL MIO NERO MISTERO</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Stanotte</p>
<p style="text-align:center;">……</p>
<p style="text-align:center;">Il mio volto nascosto<br />
dietro maschere<br />
di cuoio cucite<br />
a regola</p>
<p style="text-align:center;">……</p>
<p style="text-align:center;">E’ il nero mistero<br />
del mio niente<br />
trafitto</p>
<p style="text-align:center;">……</p>
<p style="text-align:center;">————–</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>TESTA  DI  LEONE<br />
(nelle tracce di blu dipinta)</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">D’improvviso<br />
nel cielo un lampo<br />
a disegnar di un leone<br />
il capo</p>
<p style="text-align:center;">E afferrando<br />
ali nuove di vita<br />
nell’incontro<br />
dei nostri respiri</p>
<p style="text-align:center;">Il mio ventre<br />
a rinascere<br />
di nuovo verbo<br />
stella</p>
<p style="text-align:center;">—————-</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>POLVERE DI STELLA<br />
GUERRIERA</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Scava<br />
fra le mille maschere<br />
del mio io</p>
<p style="text-align:center;">Scegli<br />
quella rossa della fragilità<br />
e con le tue mani<br />
frantumala</p>
<p style="text-align:center;">Dietro<br />
di essa troverai nascosto<br />
il mio amore</p>
<p style="text-align:center;">Polvere<br />
di stella guerriera<br />
dinanzi<br />
al tuo cuore</p>
<p style="text-align:center;">—————–</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>ARTIGIANO DI SOGNI</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Artigiano di sogni<br />
il tuo sospiro<br />
…..</p>
<p style="text-align:center;">Ricama<br />
nel mio cuore<br />
….</p>
<p style="text-align:center;">Aulici arazzi<br />
d’eterno domani</p>
<p style="text-align:center;">—————–</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>GRAPPOLI DI STELLE</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Nel<br />
sublime attimo<br />
d’estasi<br />
della  passione</p>
<p style="text-align:center;">-  Il tuo sorriso ancora -</p>
<p style="text-align:center;">E<br />
nel mio grido<br />
grappoli di stelle<br />
in frantumi</p>
<p style="text-align:center;">—————</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>BAGLIORI CREMISI</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Bagliori cremisi<br />
a schiudere l’alba<br />
di poesia</p>
<p style="text-align:center;">E<br />
la tua voce<br />
sussurrandomi<br />
amore</p>
<p style="text-align:center;">Nell’aria assonnata<br />
l’unica nota<br />
sola</p>
<p style="text-align:center;">A carezzare lieve<br />
la mia pelle<br />
nuda</p>
<p style="text-align:center;">————–</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>CANTO DI CIGNO</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Narra la leggenda che il cigno<br />
creatura meravigliosa<br />
ma priva d’aulica voce</p>
<p style="text-align:center;">Canti un’unica volta<br />
nella sua vita il suo cantico<br />
più bello solo in punto di morte</p>
<p style="text-align:center;">E come il bianco animale<br />
si spegne nel suo sublime<br />
ansito più alto di tutti</p>
<p style="text-align:center;">Così bruciando della mia passione<br />
stretta fra le tue braccia<br />
verso il cielo stanotte esplode</p>
<p style="text-align:center;">A spegnersi per sempre<br />
l’unico mio: “ti amo”</p>
<p style="text-align:center;">—</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>L.</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Lento ti ho veduto<br />
camminare<br />
dietro ombre di bianco<br />
vestite …</p>
<p style="text-align:center;">Angelo<br />
lieve nel passo…</p>
<p style="text-align:center;">E urlare ho udito<br />
il silenzio<br />
in quell’istante<br />
forte …</p>
<p style="text-align:center;">Note di lacrime<br />
nere …</p>
<p style="text-align:center;">———————-</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>ALI  GRANDI  DI  CICOGNA</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Non dirmi ti amo<br />
ma stupiscimi</p>
<p style="text-align:center;">Donandomi<br />
dalle tue ali aperte<br />
durante l’amore</p>
<p style="text-align:center;">Bianche piume<br />
di cicogna<br />
nuove</p>
<p style="text-align:center;">Sulla mia pelle<br />
a divenire vita</p>
<p style="text-align:center;">—————</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em>IO : QUEL BRIVIDO</em></strong></p>
<p style="text-align:center;">Vorrei essere io<br />
quel brivido</p>
<p style="text-align:center;">Per<br />
accendere, rantolare<br />
accelerare, battere<br />
esplodere</p>
<p style="text-align:center;">Io: quel brivido</p>
<p style="text-align:center;">Dalle viscere<br />
sulla pelle, fra le labbra<br />
respiro</p>
<p style="text-align:center;">Quel brivido: il primo!</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
<p style="text-align:right;"><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[15 novembre Domenica Ecologica]]></title>
<link>http://sestosguardo.wordpress.com/2009/11/13/15-novembre-domenica-ecologica/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 12:37:19 +0000</pubDate>
<dc:creator>aLe</dc:creator>
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<description><![CDATA[Domenica Ecologica vuol dire chiudere il centro di Sesto Fiorentino ai veicoli a motore,  ma aprirlo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Domenica Ecologica vuol dire chiudere il centro di Sesto Fiorentino ai veicoli a motore,  ma aprirlo]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[                    Libero]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/13/libero/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 09:46:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[&nbsp; Questo fiore è un angelo &#8230;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-205" title="fiore" src="http://lilithf.files.wordpress.com/2009/11/fiore1.jpg?w=375&#038;h=500" alt="fiore" width="375" height="500" /></p>
<p>&#160;</p>
<p style="text-align:center;"><em>Questo fiore è un angelo &#8230;</em></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La principessa Sakura ]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/12/la-principessa-sakura/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 15:31:20 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
<guid>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/12/la-principessa-sakura/</guid>
<description><![CDATA[C’era una volta nel lontano Regno Verde di Terra Piana una bellissima principessa di nome Sakura. Do]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">C’era una volta nel lontano Regno Verde di Terra Piana una bellissima principessa di nome Sakura.</p>
<p style="text-align:justify;">Dolce, sensibile, dal carattere amabile ed idealista, sempre allegra e sorridente, disposta ad ascoltare con orecchio teso  e cuore aperto tutti i suoi sudditi, pronta ad elargire a chiunque ne avesse avuto bisogno, una parola di conforto e una mano di aiuto.</p>
<p style="text-align:justify;">Nata in un meraviglioso giorno di sole allo sbocciare della primavera, creatura splendida, dalla carnagione bianchissima e i lunghi capelli castani,  la dolce fanciulla era amata da tutto il suo popolo, che fiero e orgoglioso vedeva in lei la futura regina adatta a detenere fra le mani ben salde, alla sua salita al trono, le redini del loro reame con accortezza e dedizione.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Forte e coraggiosa, ma anche piena di sogni e di illusioni come tutte le giovani della sua età &#8211; Sakura messi da parte i doveri di corte &#8211; cullava nel cuore un grande sogno d’amore: sposare un giorno un giovane principe dallo sguardo fiero e intrigante,  ribelle e amante della libertà, capace di non farsi trattenere da alcuna catena e far volare in alto i suoi sogni, diverso da tutti quelli che avevano chiesto la sua mano, i quali non erano mai stati capaci di farle battere forte il cuore come lei desiderava,  coi loro modi compiti e noiosi.</p>
<p style="text-align:justify;">E che lei si era limitata sempre a respingere gentilmente al termine di ogni ballo con parole delicate e cortesi, senza esacerbarne gli animi. Sicura che l’uomo giusto prima o poi sarebbe giunto ad amarla a tempo debito.</p>
<p style="text-align:justify;">Così un giorno di ritorno dal paese, Sakura fermandosi presso il Fiume Canterino per abbeverare il suo cavallo sfinito dalla lunga cavalcata, scorgendo di colpo poco lontano da lei un giovane straniero intento a carezzare il proprio destriero chino a dissetarsi alla stessa fonte, bellissimo nei suoi delicati lineamenti e il sorriso dolcissimo dell’adorabile canaglia ben stampato sulle labbra, nell’incrociare i suoi occhi il cuore prese a  balzarle nel petto, riconoscendo in lui l’uomo che aveva atteso da sempre.</p>
<p style="text-align:justify;">Alto, bello, dai lineamenti leggiadri, i lunghi capelli color dell’ebano legati stretti da un cordone di cuoio in una lunga coda, col mantello azzurro drappeggiato sull’abito bianco, era il ritratto stesso della bellezza e della libertà.</p>
<p style="text-align:justify;">E appena i loro occhi si incrociarono, spavaldo e fiero come nella sua indole, lui le sorrise subito di rimando, invitandola a sedere al suo fianco per godere insieme del meraviglioso spettacolo delle acque del Fiume, lente nei loro movimenti.</p>
<p style="text-align:justify;">“Sakura!” le sussurrò lui chiedendo di conoscerla “E’ un nome bellissimo! Significa fiore di ciliegio! E come lo splendido albero sboccia durante la  stagione dei fiori in tutto il suo incanto, così la primavera ha dato vita a una creatura altrettanto mirabile!”</p>
<p style="text-align:justify;">E restando insieme a parlare seduti sull’erba, baciati dal sole, cullati dal dolce cinguettio degli uccelli del bosco in festa dinanzi al loro amore, trascorsero l’intero pomeriggio a conoscersi.</p>
<p style="text-align:justify;">Giovane principe dello sconfinato Regno del Bianco Nord, il bellissimo Leonida rappresentava tutto quanto Sakura avesse sempre sognato sin da bambina: forte, coraggioso, tenace, dal sorriso angelico capace di farle vibrare le corde più nascoste del cuore, lui sapeva incantarla con parole mai udite, e soprattutto sapeva lasciarla senza fiato col sonoro suono della sua risata audace e sfrontata, affascinandola col piglio dell’indomabile mascalzone, come nessuno era mai riuscito, sconvolgendo la sua vita.</p>
<p style="text-align:justify;">E terminata la chiacchierata, mentre il tramonto scarlatto faceva risplendere le acque del Fiume in mille bagliori di lucenti scintille vermiglie, Sakura scoprendosi innamorata,  chinò per la prima volta il capo affranta, al triste pensiero di dover far ritorno da sola al suo Regno senza il suo amato al proprio fianco.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma lui offrendosi di accompagnarla, le sfiorò con le labbra il dorso della mano con dolcezza infinita “Vorrei che questo pomeriggio potesse non finire mai! Permettimi di scortarti per qualche altro stralcio di tempo ancora! Crono è tiranno, ma io sento di poter sfidare qualsiasi creatura al tuo fianco!”</p>
<p style="text-align:justify;">E lei prendendo a galoppare accanto al suo cavallo, lasciò che lui l’accompagnasse, col cuore colmo di gioia.</p>
<p style="text-align:justify;">Al momento di lasciarsi, dinanzi ai portali del  castello, sotto gli occhi stupiti delle sentinelle, il giovane principe si chinò su di lei e  la baciò con tenerezza infinita.</p>
<p style="text-align:justify;">E all’indomani i due comunicarono ai rispettivi genitori il desiderio di sposarsi.</p>
<p style="text-align:justify;">Dinanzi alla loro fermezza e al candore abbagliante del loro Amore, essendo cosa buona per il futuro di ambedue i Regni che entrambi convolassero a giuste nozze, fu dato loro il consenso senza alcuna remora.</p>
<p style="text-align:justify;">E fra lunghe passeggiate, chiacchierate animate, sguardi languidi e promesse sussurrate alla luna, il tempo della cerimonia nuziale giunse veloce, senza farsi attendere.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma la notte prima delle nozze mentre Sakura era intenta a dormire per l’ultima volta da sola nel suo letto, una strana visione venne a farle visita: Vera il bellissimo spirito della Verità, meravigliosa, avvolta nella sua veste più candida, coi lunghi capelli turchini tempestati di profumati fiori, a denti stretti col suo sorriso più amaro, scese nei suoi sogni per parlarle a cuore aperto e metterla in guardia “Sakura cara ascoltami! Io sono la fonte viva di ogni Verità e in quanto tale, non potevo esimermi dal confessarti ciò che era nel mio animo! <em>Attenta a ciò che</em> <em>desideri perché potresti ottenerlo</em> … amare una persona per quello che essa è realmente, senza cercare di cambiarla in alcun modo, è una cosa meravigliosa, ma anche molto difficile e fonte di grandi sacrifici! Aspetta prima di legarti al bel Leonida e  chiedi consiglio a Crono!”</p>
<p style="text-align:justify;">Ma non avendo orecchie che per l’Amore, lei al risveglio non pensò neppure per un attimo con serietà a quel sogno e anzi ne rise, dimenticandolo presto.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Il loro matrimonio fu tra i più fastosi che si fossero mai visti, e i festeggiamenti per le migliaia di invitati intervenuti da tutti e due i regni si protrassero fino a notte inoltrata fra balli, canti, trionfi di  cibi squisiti e fiumi di ottimo vino.</p>
<p style="text-align:justify;">La vita come moglie rese sin da subito Sakura molto felice, il  sogno d’amore che aveva segretamente cullato nel proprio cuore sin da bambina si era infine avverato, e nulla era più bello per lei dell’essere amata da suo marito.</p>
<p style="text-align:justify;">Leonida era soltanto suo,  solo suo e di nessun altra. E  ogni notte addormentandosi fra le sue braccia, stretta al suo petto, cullata dal dolce cadenzare del suo respiro, sentiva che non esisteva al mondo gioia più grande, unica e vera.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma un mattino di primavera mentre i primi furtivi raggi del sole, carezzavano dolcemente il viso sereno di Sakura ancora immersa nel sonno, una dura sorpresa si era preparata per lei.</p>
<p style="text-align:justify;">Voltandosi raggiante ancora semiaddormentata la giovane fece per distendere pigramente la mano in cerca del marito al proprio fianco, quando d’improvviso un gelo profondo le bloccò il cuore nel petto.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Il posto accanto al suo era vuoto:  Leonida non c’era.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Disperata Sakura scese allora dal letto pallida e tremante e inghiottendo a tratti la paura, prese a cercarlo in tutte le camere, chiamando a sé i servitori e tutti i loro soldati per chiedere ad uno ad uno notizie del marito.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma scuotendo il capo alla sua domanda, sorpresi quanto lei, nessuno sembrava averlo visto.</p>
<p style="text-align:justify;">Lui non era solito lasciare mai la camera da letto senza averla prima destata con un bacio per darle il buongiorno.</p>
<p style="text-align:justify;">E tenendo per sé le sue paure, Sakura strinse i pugni chiusi al petto, senza farne parola con nessuno.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">Attese tre giorni. Una settimana. Un mese.</p>
<p style="text-align:justify;">Al cadere dei primi bianchi fiocchi di neve, chiusa nel silenzio della sua stanza Sakura ricordò le parole dello spirito apparsole in sonno la sera prima del suo matrimonio, e sentendo il suo cuore stringersi in una morsa, pianse tutte le sue lacrime.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sesto.tv dedica 3 serate alla riflessione sulle reti sociali e sul web 2.0]]></title>
<link>http://sestosguardo.wordpress.com/2009/11/12/sesto-tv-dedica-3-serate-alla-riflessione-sulle-reti-sociali-e-sul-web-2-0/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 12:33:30 +0000</pubDate>
<dc:creator>aLe</dc:creator>
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<description><![CDATA[Tre venerdì per capire, discutere e spiegare i social network, termine ormai entrato nell&#8217;uso]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Tre venerdì per capire, discutere e spiegare i social network, termine ormai entrato nell&#8217;uso]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Pinocchio senz'ali - raccolta di poesie haiku]]></title>
<link>http://lilithf.wordpress.com/2009/11/12/pinocchio-senzali-raccolta-di-poesie-haiku/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 08:18:38 +0000</pubDate>
<dc:creator>lilithf</dc:creator>
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<description><![CDATA[&nbsp; Pan di zucca. Dal forno sapori d’autunno                                                    I]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<p>&#160;</p>
<p>Pan di zucca.</p>
<p>Dal forno sapori</p>
<p>d’autunno</p>
<p>                                                   I nostri occhi</p>
<p>                                                   diventano mani</p>
<p>                                                  &#8211; Sale l’amore</p>
<p><!--more--></p>
<p>Lungo la valle</p>
<p>sentore di funghi.</p>
<p>- La pioggia</p>
<p>                                         Balza la lingua:</p>
<p>                                       cioccolata bollente.</p>
<p>                                      &#8211; Sere d’inverno</p>
<p>Clessidra.</p>
<p>Granelli di sabbia.</p>
<p>Il tuo silenzio.</p>
<p>                                          Luna d’argento.</p>
<p>                                         Leso il mio animo</p>
<p>                                          ringhia ramingo</p>
<p>Fra le corde</p>
<p>della tua chitarra: una lacrima.</p>
<p>Pinocchio sanz’ali</p>
<p>                                          Stormi di gru.</p>
<p>                                         Dopo l’ultima pioggia,</p>
<p>                                          la primavera</p>
<p> S’apre la terra.</p>
<p>Tugurio d’anime.</p>
<p>E’ il sisma.</p>
<p>                                            &#8211; I tuoi occhi</p>
<p>                                             Il vizio dell’amore</p>
<p>                                             mi coglie nuda</p>
<p>Da bordo campo.</p>
<p>Il pallone: il cuore.</p>
<p>- Rete!</p>
<p>                                          In un frullo</p>
<p>                                         salta la libellula.</p>
<p>                                       &#8211; Ozio d’estate</p>
<p>Gira la sorte.</p>
<p>Mai o per sempre.</p>
<p>E’ la medaglia.</p>
<p>                                            Cigola</p>
<p>                                            il dondolo nel prato.</p>
<p>                                         &#8211; La nostra storia</p>
<p>Neppure oggi</p>
<p>mi è giunta notizia.</p>
<p>Del tuo dolore</p>
<p>                                              Una farfalla</p>
<p>                                              sul bianco marmo.</p>
<p>                                               E’ colore</p>
<p><strong>                                          </strong></p>
<p><strong>                                               Haiku</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Lo <strong>haiku</strong> (俳句) pronuncia giapponese /haiku/ con tono basso su /ha/ e tono alto su /iku/, e opzionalmente con abbassamento tonale alla fine, nella catena parlata; è un componimento poetico creato in Giappone nel secolo XVII di tre versi caratterizzati da cinque, sette e ancora cinque sillabe.</p>
<p style="text-align:justify;">È una poesia dai toni semplici che elimina i fronzoli lessicali e le congiunzioni e trae la sua forza dalle suggestioni della natura, da momenti di vita quotidiana e dalle sue stagioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Per l&#8217;estrema brevità richiede una grande sintesi di pensiero e d&#8217;immagine.</p>
<p style="text-align:justify;">In Occidente lo haiku trova la sua espressione anche nella metrica cosiddetta “all’occidentale” formata da sette, undici e ancora sette sillabe .   </p>
<p style="text-align:justify;">Tradizionalmente gli haiku hanno sempre un <em>riferimento stagionale</em> o <em>kigo</em>, cioè un accenno alla stagione che definisce il momento dell&#8217;anno in cui viene composta o al quale è dedicata.</p>
<p style="text-align:justify;">Soggetto dell&#8217;haiku sono scene rapide ed intense che rappresentano, in genere, la natura e le emozioni che esse lasciano nell&#8217;animo dell&#8217;<em>haijin</em> (il poeta).</p>
<p style="text-align:justify;">La mancanza di nessi evidenti tra i versi lascia spazio ad un vuoto ricco di suggestioni, quasi come una traccia che sta al lettore completare.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli haiku tradizionali non hanno alcun titolo.</p>
<p style="text-align:justify;">Nei licei americani e in Marocco si insegnano tutt&#8217;oggi le tecniche per scrivere haiku. In Giappone si calcola che più di dieci milioni di persone (circa il 10% della popolazione) si diletta a scrivere haiku, e pressoché ogni giornale nipponico ha una sezione riservata agli haiku.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:right;"><strong>Monica Fiorentino</strong></p>
]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
