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	<title>forestieri &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/forestieri/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "forestieri"</description>
	<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 22:40:01 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[FORESTIERI Y STEPANOV REFUERZAN AL MALAGA]]></title>
<link>http://davidperolo.wordpress.com/2009/07/26/forestieri-y-stepanov-refuerzan-al-malaga/</link>
<pubDate>Sun, 26 Jul 2009 09:28:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>davidperolo</dc:creator>
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<description><![CDATA[EL MALAGA SE HA HECHO CON LOS SERVICIOS DE FORESTIERI Y CON STEPANOV. EL PRIMERO ES UN INTERESANTE D]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://davidperolo.wordpress.com/files/2009/07/n_20090713124405_milan_stepanov.jpg" alt="n_20090713124405_milan_stepanov" title="n_20090713124405_milan_stepanov" width="280" height="280" class="alignright size-full wp-image-667" /><img src="http://davidperolo.wordpress.com/files/2009/07/26871.jpg?w=237" alt="26871" title="26871" width="237" height="300" class="alignright size-medium wp-image-666" /></p>
<p>EL MALAGA SE HA HECHO CON LOS SERVICIOS DE FORESTIERI Y CON STEPANOV. EL PRIMERO ES UN INTERESANTE DELANTERO ARGENTINO DE 19 AÑOS QUE LLEGA PROCEDENTE DEL SIENA ITALIANO. Y EL SEGUNDO ES UN CENTRAL SERBIO PROCENDENTE DEL OPORTO Y QUE TIENE BUENA PINTA.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Macheda, el próximo Fabregas]]></title>
<link>http://elmundoesunbalon.wordpress.com/2009/05/25/macheda-el-proximo-fabregas/</link>
<pubDate>Mon, 25 May 2009 17:28:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>elmundoesunbalon</dc:creator>
<guid>http://elmundoesunbalon.wordpress.com/2009/05/25/macheda-el-proximo-fabregas/</guid>
<description><![CDATA[No lo digo por su posición, porque uno es delantero y el otro es centrocampista, ni tampoco por sus ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>No lo digo por su posición, porque uno es delantero y el otro es centrocampista, ni tampoco por sus clubes, pues uno juega en el Manchester United y el otro brilla con luz propia en el Arsenal, donde también es capitán. Mucho menos es por sus nacionalidades. Uno es italiano, el otro español.</p>
<p>En realidad, ambos jugadores parecen no tener ninguna similitud, pero hay un gran detalle que sí los hace coincidir. Ambos llegaron jóvenes y a precio de huevo a sus respectivos equipos. Uno llegó al United desde el Lazio y el otro llegó a los ‘gunners’ desde el Barcelona.</p>
<p>En el último tiempo, el tema ha estado en discusión muchas veces, y con los dos goles que marcó Federico Macheda para el Manchester United en la Premier League, se reabrió el debate. Sí, porque ‘Kiko’ nada más costó la módica suma de 80 mil euros a los Diablos Rojos de Old Trafford. Literalmente, un huevo, si lo comparamos con los 55 millones que gastaron en la pareja Nani – Anderson hace un tiempo.</p>
<p>Claudio Lotito, Presidente del club romano, dijo hace un tiempo  que el sistema de fichajes de juveniles en Europa “parece un gallinero”. Y razón no le falta.</p>
<p>Sebastián Nayar pasó de Boca al Recreativo de Huelva. En aquel traspaso, el TAS (Tribunal de Arbitraje del Deporte) debió intervenir y zanjar de una vez por todas la disputa. Y así, hay muchos.</p>
<p>Fernando Forestieri y Cristian Ledesma también se fueron de Boca a Italia muy jóvenes, y sin dejar resarcimiento económico alguno para el club xeneize.</p>
<p>Está claro que este tema no empezó con Fabregas, ni mucho menos terminará con Macheda, pero sí está claro que se necesita una regulación que plantee claramente qué costo tendrá que asumir un equipo al sacar uno de sus jugadores de las divisiones inferiores.</p>
<p>No en todos los casos será igual, pero los 80 mil euros que invirtió el Man-U para llevarse a Macheda han significado seis puntos en esta Premier League, ya que, cada gol del italiano significó la victoria para el cuadro campeón</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 193px"><img title="Macheda" src="http://www.blogys.net/UserFiles/image/futbol/2009/jugadores/04/federico-macheda.jpg" alt="Federico Macheda" width="183" height="170" /><p class="wp-caption-text">Federico Macheda</p></div>
<p>del fútbol inglés.</p>
<p>Los invito a opinar respecto al tema, agregar más casos, y sugerir algún otro tema.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Diario di un risk manager a Verona: capitolo uno]]></title>
<link>http://delpup.wordpress.com/2009/03/17/diario-di-un-risk-manager-a-verona-capitolo-uno/</link>
<pubDate>Tue, 17 Mar 2009 01:36:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>Mauro A. Del Pup</dc:creator>
<guid>http://delpup.wordpress.com/2009/03/17/diario-di-un-risk-manager-a-verona-capitolo-uno/</guid>
<description><![CDATA[Il primo capitolo di questo racconto sulla mia esperienza al corso sull&#8217;Enterprise Risk Manage]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il primo capitolo di questo racconto sulla mia esperienza al corso sull&#8217;Enterprise Risk Management organizzato dall&#8217;Università di Verona, narra della <strong>lezione n. 12</strong> e precisamente quella di sabato 14 marzo 2009, tenuta dal prof. Francesco Rossi il cui titolo era “<strong>Modelli matematici per il Risk Management</strong>“. Era una bella mattina di sole, l&#8217;aria era fresca ed il cielo terso: tutto stava ad indicare come quella non era la mattina più adatta per spararsi 200 km in auto solo per chiudersi poi in un&#8217;aula dal microclima decisamente <strong>no friendly</strong>. Chiarisco subito che, sia in questo caso, come nei prossimi, non entrerò nel merito di giudizi sul docente in quanto tale e come persona: quelli appartengono alla mia sfera personale più intima.</p>
<p>Vorrei, invece, stare, come si dice, “sul pezzo“ cioè sui fatti oggettivi ed obiettivamente constatabili che, in questo caso, sono rappresentati dagli elementi trattati nel corso della lezione (e di ogni lezione) la quale, seppure con alcune svisate, è stata incentrata in una pura elencazione di metodi come la <strong>Distribuzione di Poisson</strong>, la <strong>Normale</strong> e quella <strong>Log-normale</strong>, la stima della “perdita aggregata massima probabile annualmente” (<strong>M.P. Y.</strong>), la <strong>Tecnica di Chebyshev</strong>, il <strong>Metodo Allen &#8211; Duvall</strong>, e simili. Mentre ascolto la lezione, mi ricordo di aver letto un libro dal titolo “Risk Mangement: strategie e processi decisionali nella gestione dei rischi puri d&#8217;impresa“, scritto da V. Urciuoli e G. Crenca nel 1989, cioè <strong>vent&#8217;anni or sono</strong>, nel quale vengono riportate tutte le tecniche qui citate e mi ricordo che già allora le ritenevo un  puro esercizio teorico, scarsamente applicabili in una certa realtà aziendale. </p>
<p>Una volta rientrato a casa, sono andato a riprendere uno dei miei <strong>testi preferiti </strong>sul quale ho basato la mia formazione di risk manager, intitolato “Risk Management  - Strumenti e politiche per la gestione dei rischi puri dell&#8217;impresa“, edito da Egea, curato da Giancarlo Forestieri <strong>nel 1996</strong>, un libro che mi fu tra le altre cose molto utile proprio per applicare, con <span style="text-decoration:underline;">metodi chiari e semplici,</span> la <strong>stima delle perdite potenziali. </strong>Sfoglio le pagine e ritrovo quanto scriveva Giuseppe P. Corvino nel cap. 4, pag. 79, a proposito delle tecniche e dei metodi citati durante la lezione.</p>
<p>Scrive Corvino: “Tali tecniche, traevano la loro ragion d&#8217;essere dalla eccessiva onerosità e complessità che <span style="text-decoration:underline;">fino a poco tempo fa </span>ha caratterizzato il ricorso a processi di simulazione col metodo Monte Carlo. Oggi, infatti, (<em>eravamo nel 1996</em>, ndr) l&#8217;evoluzione dei sistemi informatici rende sufficientemente <span style="text-decoration:underline;">privo di significato il loro utilizzo</span>, sia perché il processo di simulazione può avvenire su qualsiasi personal computer con costi irrisori, sia perché i risultati ottenibili dalla simulazione sono <span style="text-decoration:underline;">decisamente più attendibili dei risultati ottenibili con le tecniche alternative su citate</span>“.</p>
<p>Ho un dubbio: se queste cose venivano scritte già nel 1996, non è che abbiamo di fatto <span style="text-decoration:underline;"><span style="text-decoration:underline;">perso un&#8217;intera mattinata</span> </span>a parlare di metodi, non solo poco applicabili, ma che già <strong>1</strong><strong>3 o più anni or sono </strong><strong>risultavano superati</strong>? </p>
<p><strong>Note a margine: </strong></p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;">1. l&#8217;incontro si è tenuto nell&#8217;aula di informatica, forse perché dovevamo utilizzare qualche programma di simulazione. Di fatto, i pc sono rimasti spenti o comunque inutilizzati e i dati degli esempi ce li siamo scritti (non si capisce poi con quale finalità) a mano come degli emanuensi. Eravamo all&#8217;università, nel 2009, in piena era tecnologica e del web 2.0.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;">2. questo episodio apre considerazioni più in generale sull&#8217;intera organizzazione del corso di cui dirò meglio nel seguito di questo breve diario.</span></strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Alì Juburi, morto di sciopero della fame]]></title>
<link>http://insorgenze.wordpress.com/2008/08/13/ali-juburi-morto-di-sciopero-della-fame/</link>
<pubDate>Wed, 13 Aug 2008 09:01:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>insorgenze</dc:creator>
<guid>http://insorgenze.wordpress.com/2008/08/13/ali-juburi-morto-di-sciopero-della-fame/</guid>
<description><![CDATA[Quando in galera è il tuo corpo che diventa il luogo della rivolta Paolo Persichetti Liberazione 13 ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><strong>Quando in galera è il tuo corpo che diventa il luogo della rivolta</strong></h3>
<p><strong>Paolo Persichetti<br />
</strong></p>
<h3><strong><em> Liberazione</em> 13 Agosto 2008 </strong><a href="http://insorgenze.files.wordpress.com/2008/08/46-blindato.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/08/46-blindato.jpg" alt="" width="134" height="149" /></a></h3>
<p>La vicenda di Alì Juburi, il detenuto iracheno quarantaduenne morto lunedì scorso a causa di uno sciopero della fame intrapreso per protesta contro una condanna che considerava ingiusta, è una di quelle notizie che troviamo confinate nelle brevi dei grandi quotidiani nazionali o che al massimo riempiono lo spazio di un articolo della stampa locale. Vite che scivolano via nell’indifferenza generale, sospiri persi nelle distrazioni di una estate afosa. Le cronache ci dicono che si trattava probabilmente di una persona sorpassata dagli eventi, triturata dai meccanismi di un dispositivo burocratico-punitivo che non riabilita ma macera le esistenze, soprattutto quando sono fragili.</p>
<p>Arrestato a Milano, rinchiuso a san Vittore, subito dopo la condanna di primo grado gli è toccato il destino dei tanti stranieri ospiti delle nostre carceri: <em>lo sfollamento</em>. I grandi carceri giudiziari funzionano così. I detenuti appena condannati vanno via per lasciare posto ai “nuovi giunti”. Qualcuno ce la fa a restare perché c’è sempre una piccola sezione penale pronta ad accogliere i raccomandati, quelli che hanno un mestiere utile al carcere (muratori, idraulici, elettricisti) e gli asserviti alla custodia. I residenti finiscono nei “penali” della città, se esistono, o nelle carceri della provincia. I più sfigati vengono distribuiti nella regione. Una norma del regolamento penitenziario salvaguarda il diritto di prossimità al luogo di residenza dei familiari, l’istituto di assegnazione non deve distare oltre i 300 chilometri. Così c’è scritto… Il criterio non vale per le categorie speciali, come i detenuti in 41 bis, gli Eiv.</p>
<p>Gli stranieri (una volta si diceva “forestieri”, parola migliore che indica soltanto la provenienza da fuori, non l’estraneità, la diversità), che nella stragrande maggioranza dei casi sono soli, vengono sbattuti, “tradotti” (altro termine della burocrazia penitenziaria) nei quattro angoli del paese. Da una città del Nord a causa di uno sfollamento si può arrivare anche in Sicilia. Juburi era finito a Vasto, sul litorale abbruzzese. Condannato a un anno e tre mesi era rimasto in carcere. Non risulta che avesse recidive, non aveva altre condanne e si protestava innocente per quella che aveva subito. Secondo la legge avrebbe potuto essere fuori. Per gli incensurati che incorrono in pene inferiori ai due anni è prevista la condizionale. Il pacchetto sicurezza, che per alcuni reati detti di «particolare allarme sociale» modifica questa norma, è stato approvato solo più tardi. Juburi deve essere incappato in un giudice che ha anticipato i tempi, uno di quelli che annusano con particolare solerzia la direzione del vento. Sicuramente non aveva avvocato, non poteva permettersene uno bravo. Avrà avuto un legale assegnato d’ufficio che senza parcella non si è minimamente interressato al suo caso. Per lui nessuna misura alternativa.</p>
<p>Se sei straniero non vale. È più facile che ti condannino perché su di te pesa un pregiudizio sfavorevole. Magari ti manca il permesso di soggiorno e hai una residenza al nero che non puoi certificare. Allora non ti resta che accettare il carcere e aspettare che passi. Potresti fare una richiesta di rimessa in libertà, ma non lo sai, non parli bene la lingua, non conosci le leggi, ti chiedono solo di rispettarle. Hai solo doveri ma non diritti. Magari sei sfortunato e non incontri nessuno che vuole o può aiutarti. Nessuno che si sofferma a parlarti, che ti chiede da dove vieni, perché sei lì. Sei solo un <em>paria</em>, uno dei tanti buttati in fondo a una cella. Non capisci cosa succede e perché ce l’hanno tanto con te che volevi solamente vivere, mangiare, vestirti, avere una donna, dei figli. No, per te non vale. Allora ti monta la rabbia, una rabbia che ti torce le budella, ti prende lo stomaco, ti fa digrignare i denti. Vorresti urlare al mondo quell’assurda situazione, ma oltre le mura del carcere c’è solo campagna. Una bella campagna che ti ricorda la tua terra. Gli alberi da frutto, gli ulivi. Ricordi quando eri bambino e correvi tra i campi di grano. Invece ora apri gli occhi e vedi solo sbarre e cemento mentre la vita scorre ritmata dal rumore di grosse chiavi d’ottone. Fuori non c’è nessuno, solo il vento. La rabbia allora fa il cammino inverso, ritorna in te, s’impadronisce del tuo corpo, lo usa come un’arma. Tu diventi il luogo della lotta, lo strumento della protesta. Non hai altro. Hai solo quel corpo e lo usi.</p>
<p>Un filosofo che conosce quelle parole che tu non sai la chiama la «nuda vita». Tu fai della nuda vita il mezzo della rivolta. Non accetti quel che succede. Smetti di mangiare. I primi giorni senti freddo, tanto freddo. Brividi atroci lacerano le tue ossa, la notte il cuore batte fortissimo, ti prende l’affanno. Poi senti come una febbre che ti brucia la pelle. Il corpo divora se stesso. Il tuo peso precipita ma tu già non senti più il morso della fame. Lo stomaco si è chiuso, le forze mancano, ma basta stare fermi e coperti. Le ore passano nel dormiveglia. Ormai sei nella vertigine e non sai più tornare indietro.</p>
<p>Dicono che sia un mezzo di lotta nonviolenta. Che fesseria! Non c’è forma più violenta di uno sciopero della fame, di un corpo che divora se stesso. Autofagia. Altri si mutilano, si tagliano a fettine. Sfregiano la propria pelle con idelebili cicatrici. Rughe che parlano di dolore. Piaghe vive, zampilli di sangue che sporcano i muri tra urla eccitate e fuggi fuggi generale. Un modo di richiamare l’attenzione, segno di fragilità, di disperata voglia di comunicare senza avere gli strumenti giusti per farlo. Nel 2007 (fonte Antigone) gli atti di autolesionismo recensiti sono stati 3687. Circa duemila in meno del 2004, grazie agli effetti dell’indulto. Comunque l’8,14% della popolazione detenuta. La triste storia di Alì Jaburi insieme a queste cifre cifre ci dice che il carcere è il problema, non la soluzione.</p>
<h3>Il detenuto Alì, lasciato morire di fame</h3>
<p><strong>di Piero Sansonetti, <em>Liberazione</em> 13 Agosto 2008</strong> <a href="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/08/46-blindato.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-24" src="http://insorgenze.wordpress.com/files/2008/08/46-blindato.jpg" alt="" width="134" height="149" /></a></p>
<p>Alì Juguri era un cittadino iracheno, arrestato in Italia per il tentato furto &#8211; pare &#8211; di un telefonino. Detenuto da molti mesi aveva iniziato uno sciopero della fame durissimo. Carcere di Vasto, carcere dell&#8217;Aquila, poi in ospedale. Si dichiarava innocente. Il tribunale, in primo grado, lo aveva giudicato colpevole e lo aveva condannato a un anno e qualche mese. Non sappiamo perché Alì non avesse ottenuto la condizionale e la scarcerazione. Non sappiamo come fosse stata impostata la sua difesa.<br />
La storia di Alì Juguri (la leggerete a pagina 2) è una storia semplice e come tutte le cose veramente semplici è importante. È una storia di carcere, di pena certa &#8211; come si dice oggi &#8211; di sistema giudiziario. E poi, soprattutto, come avete capito, è una storia di morte. Perché Alì è morto, due giorni fa, nell&#8217;ospedale de L&#8217;Aquila. Da tre mesi era ricoverato lì perché aveva deciso di non mangiare più dal momento che non trovava nessun altro modo per proclamare la sua innocenza, per protestare contro le istituzioni e cercare giustizia. Noi non sappiamo quasi niente della vita di questo iracheno di 42 anni. Sappiamo che è entrato in carcere a Milano una decina di mesi fa, che non ha avuto una buona tutela giudiziaria perché gli avvocati che lo hanno &#8220;assistito&#8221; non hanno provato nemmeno ad ottenere per lui la condizionale, e perché dopo la condanna di primo grado è stato &#8220;frullato&#8221; via come tanti suoi simili, stranieri, dal carcere milanese, per sovraffollamento, e mandato a Vasto. Da Vasto a l&#8217;Aquila.<br />
C&#8217;è qualcosa, nella sua storia, che &#8211; come una lente di ingrandimento &#8211; ci permette di osservare questo sistema giudiziario elefantiaco, obeso, burocratico. E&#8217; un sistema giudiziario che deve rispondere a tre «potenze», a tre «caste»: i giudici, la politica e l&#8217;opinione pubblica. Tre «caste» in lotta perenne tra loro e in grado di condizionarsi, danneggiarsi, aiutarsi. Il «patto» tra queste tre potenze è sempre in bilico, e tiene sempre in bilico gli equilibri della politica italiana. Ma sempre trova un suo equilibrio. Basato su che cosa? Sulla necessità dei giudici di mantenere il proprio potere, sulla necessità dei politici di proteggere se stessi e le classi dominanti, sulla necessità dell&#8217;opinione pubblica di ottenere promesse di giustizia, di punizione dei colpevoli o presunti, di vendetta.<br />
La chiave che permette questo equilibrio è quella del garantismo temperato. In che modo? Impastandolo con il giustizialismo, sulla base di una netta distinzione di classe: garantismo discreto per i ceti più solidi, per i politici, per gli stessi giudici, per chi è in grado di pagare; severità e sospensione dei diritti per i più deboli. Specie per quelle fasce di popolazione universalmente riconosciute come «estranee»: per esempio gli stranieri, o i piccoli delinquenti, i tossicodipendenti, le prostitute.<br />
Questo «patto» per la giustizia è quello che ha sempre impedito la riforma della giustizia. Ha permesso, con aggiustamenti successivi, di non toccare nessun privilegio e di scaricare sulla parte più debole della società il prezzo.<br />
Alì ha pagato questo prezzo. Alì, che probabilmente era innocente &#8211; e certamente lo era fino al pronunciamento della Cassazione &#8211; ma è che è morto, non sappiamo per la responsabilità di chi, senza poter ottenere giustizia. E senza suscitare grande scandalo, visto che ieri era quasi impossibile trovare notizie su di lui: il mondo dell&#8217;informazione non è affatto interessato, e nel mondo politico gli unici a muoversi, al solito, sono stati i radicali (interrogazione Bernardini-Turco: grazie).<br />
Oggi non si grida allo scandalo per uno che muore da detenuto. Si grida allo scandalo per l&#8217;indulto, perché ogni tanto c&#8217;è qualche disgraziato che torna sulla via del delitto (anche se le cifre ci dicono che statisticamente chi ha goduto dell&#8217;indulto torna a delinquere in misura tre volte inferiore rispetto a chi esce dopo aver scontato tutta la pena). Ma il vero scandalo dell&#8217;indulto è che non è servito a molto. Le carceri sono di nuovo piene, e sono piene di persone &#8211; moltissimi stranieri &#8211; accusate di reati per i quali la carcerazione potrebbe non essere necessaria. Lo scandalo è che l&#8217;indulto avrebbe dovuto essere un piccolo passo, e poi ci sarebbe dovuta essere l&#8217;amnistia e poi la riforma. E invece la finta guerra tra politica e magistratura rende impossibile tutto questo. Finché noi non riusciremo a indicare in questo patto tra i due &#8220;poteri&#8221; il colpevole per la mancata giustizia, continueremo ad essere vittime di un antipolitica che è il cemento dell&#8217;alleanza ipocrita e gaglioffa tra i poteri, e del loro dominio incontrastato.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Senza reti l’amichevole della Salernitana a Siena, finisce 0 a 0]]></title>
<link>http://salernitana1919.wordpress.com/2008/08/12/senza-reti-l%e2%80%99amichevole-della-salernitana-a-siena-finisce-0-a-0/</link>
<pubDate>Mon, 11 Aug 2008 23:22:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>feliciano1979</dc:creator>
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<description><![CDATA[Si e` conclusa con un nulla di fatto l’amichevole di lusso che i granata hanno disputato all’Artemio]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Si e` conclusa con un nulla di fatto l’amichevole di lusso che i granata hanno disputato all’Artemio]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Meddle Scout - Scopriamo le nuove promesse del calcio italiano]]></title>
<link>http://meddletv.wordpress.com/2008/02/20/meddle-scout-fernando-martin-forestieri/</link>
<pubDate>Wed, 20 Feb 2008 21:41:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>meddletv</dc:creator>
<guid>http://meddletv.wordpress.com/2008/02/20/meddle-scout-fernando-martin-forestieri/</guid>
<description><![CDATA[FERNANDO MARTIN FORESTIERI NATO a ROSARIO (ARG) il 16 GENNAIO 1990 ALTEZZA: 171 Cm PESO: 67 Kg ATTAC]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h3><b>FERNANDO MARTIN FORESTIERI</b></h3>
<table class="MsoNormalTable" style="border-collapse:collapse;margin-left:4.8pt;margin-right:4.8pt;" align="left" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="271">
<tr style="height:14.1pt;">
<td style="border:1pt solid windowtext;width:257.75pt;height:14.1pt;padding:0 5.4pt;" valign="top" width="344">
<p class="MsoNormal">NATO a ROSARIO (ARG) il 16 GENNAIO 1990</p>
</td>
</tr>
<tr style="height:4.95pt;">
<td style="width:257.75pt;height:4.95pt;border-color:#000000 windowtext windowtext;border-style:none solid solid;border-width:medium 1pt 1pt;padding:0 5.4pt;" valign="top" width="344">
<p class="MsoNormal">ALTEZZA: 171 Cm</p>
</td>
</tr>
<tr style="height:14.1pt;">
<td style="width:257.75pt;height:14.1pt;border-color:#000000 windowtext windowtext;border-style:none solid solid;border-width:medium 1pt 1pt;padding:0 5.4pt;" valign="top" width="344">
<p class="MsoNormal">PESO: 67    Kg</p>
</td>
</tr>
<tr style="height:14.1pt;">
<td style="width:257.75pt;height:14.1pt;border-color:#000000 windowtext windowtext;border-style:none solid solid;border-width:medium 1pt 1pt;padding:0 5.4pt;" valign="top" width="344">
<p class="MsoNormal">ATTACCANTE</p>
</td>
</tr>
<tr style="height:15.2pt;">
<td style="width:257.75pt;height:15.2pt;border-color:#000000 windowtext windowtext;border-style:none solid solid;border-width:medium 1pt 1pt;padding:0 5.4pt;" valign="top" width="344">
<p class="MsoNormal">SQUADRA ATTUALE: SIENA</p>
</td>
</tr>
<tr style="height:14.1pt;">
<td style="width:257.75pt;height:14.1pt;border-color:#000000 windowtext windowtext;border-style:none solid solid;border-width:medium 1pt 1pt;padding:0 5.4pt;" valign="top" width="344">
<p class="MsoNormal">COMPROPRIETA’ TRA SIENA e GENOA</p>
</td>
</tr>
</table>
<p class="MsoNormal"><!--[if gte vml 1]&#38;gt;                                                  &#38;lt;![endif]--><!--[if !vml]--><a href="http://meddletv.wordpress.com/files/2008/02/forestier2.jpg" title="forestier2.jpg"><img src="http://meddletv.wordpress.com/files/2008/02/forestier2.jpg" alt="forestier2.jpg" align="right" height="211" width="143" /></a><!--[endif]--></p>
<p class="MsoNormal">&#160;</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;">&#160;</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;">&#160;</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;">&#160;</p>
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<p class="MsoBodyText" style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:'Times New Roman';">Fernando Martin Forestieri è un calciatore argentino di passaporto italiano, attualmente militante nell&#8217;AC Siena.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Soprannominato “el topa”, nomignolo che deriva da “topador “escavatrice, attribuitogli da suo zio per via della sua aggressività e velocità in campo. Cresce calcisticamente nelle giovanile del Newell’s old boys, ma ci rimane per pochi anni poiché nel 2003 viene acquistato dal Boca Juniors di Buenos Aires, per una cifra vicina ai 50.000 dollari, diventando subito la stella del vivaio. Nell&#8217;aprile 2005 Fernando accusa però un problema al ginocchio destro e a settembre, non soddisfatto del parere dei medici argentini, vola a Roma per farsi visitare dal professor Mariani,un luminare in materia, che lo opera a Villa Stuart. A novembre dello stesso anno, nonostante sia ancora un giocatore delle giovanile del Boca, Forestieri torna a Roma. Trasferimento dovuto anche al fatto che la famiglia di origine italiana, e piu’ precisamente calabresi, decide di ritornare in Italia. La Lazio prova a tesserarlo ma, dal momento che Forestieri ha meno di 16 anni, le regole del calcio italiano gli impediscono di avere un contratto da professionista. A questo punto Enrico Preziosi, certo delle capacità del giocatore, ospita lui e la sua famiglia in un noto hotel genovese fino al compimento del suo sedicesimo compleanno,”blindandolo” cosi da ulteriori offerte.<!--more--> Ed infatti a gennaio del 2006 il giovane talento firma un contratto quinquennale con il Genoa di patron Preziosi. Da li’ inizia un contenzioso con il Boca, sua precedente squadra, che presenta un esposto alla Fifa affermando di essere ancora propretaria del cartellino del giocatore. Alla fine il verdetto della Fifa è favorevole al Genoa, poiché stabilisce che la società ligure è legalmente propretario del cartellino del giocatore. La società argentina però, delusa, continua a rimandare il transfer del giocatore fino al giugno 2006, quando finalmente Forestieri diventa un giocatore della primavera del Genoa. La sua bravura e la sua fama però convincono mister Gasperini <span> </span>a convocarlo piu’ volte in prima squadra e a farlo debuttare l’estate stessa in una partita di Coppa Italia. I l 13 gennaio del 2007 esordisce in seria B con la maglia dei grifoni nella partita contro il Pescara. In questa partita entra nella storia del club della lanterna, segna l’unico gol della sua squadra diventando cosi’ il piu’ giovane marcatore della storia dal 1893 ad oggi. Il 19 febbraio del 2007 vince con la Primavera del Genoa, battendo la Roma in finale,<span>  </span>il 59’ torneo mondiale di calcio giovanile “Coppa Carnevale “ di Viareggio., al termine del quale viene eletto miglior giocatore del torneo. Nel mercato estivo<span>  </span>viene ceduto in comproprietà al Siena con cui firma un contratto di 3 anni. Al momento non sono chiari i termini dell’accordo della risoluzione della comproprietà, ma credo che non ne nascerà un’ asta accesa poiché esiste già un accordo di massima come descritto dal presidente Preziosi in un’intervista<i>:</i><i><span>&#8220;Abbiamo un contro-riscatto a nostro favore per una cifra importante. Decidiamo noi. Con il Siena però abbiamo buoni rapporti, siamo riconoscenti di come lo stiano valorizzando”.</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Ha esordito in serie A il 26 settembre 2007, a 17 anni,<span>  </span>in Siena – Atalanta (1-1), mentre il 13 gennaio 2008 ha segnato il suo primo gol nella massima serie, regalando il pareggio alla sua squadra contro la capolista Inter. Attualmente con la squadra senese ha totalizzato 11 presenze, entrando molto spesso a partita in corso, realizzando una sola rete. Avendo anche la cittadinanza italiana ha scelto di far parte delle selezioni giovanili della nostra nazionale. Ha fatto parte infatti sia dell’under 17 sia dell’under 19, con quest’ultima in occasione della seconda fase di qualificazione dei campionati europei di categoria.</span></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><b><span style="font-size:14pt;">Caratteristiche tecniche</span></b></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Il ruolo piu’ consono alle sue caratteristiche è quello di trequartista, ma visto il suo spiccato senso del gol può fare anche la seconda punta o l’attaccante esterno. E’ un giocatore molto rapido dotato di ottima tecnica caratterizzata da </span>una capacità di accarezzare il pallone tipica solo dei grandi campioni; ha<span> velocità ed è fortissimo nel saltare l’uomo. Nonostante non abbia un fisico atletico è dotato di forza fisica e di grinta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span>Possiamo quindi concludere che è un giocatore di grandissime prospettive che si è affacciato da poco al calcio che conta, ma nonostante abbia qualità indiscutibili, deve crescere e bisogna farlo crescere. Fondamentale nel suo processo di maturazione,a mio avviso, sarà una buona gestione dentro e fuori dal campo da parte dei suoi allenatori. Fino ad oggi<span>  </span>il talentuoso Forestieri può considerarsi fortunato poiché è stato allenato da tecnici preparati, quali Gasperini, Mandorlini, Beretta, che conoscono bene l’ambiente del settore giovanile e sanno valorizzare i giovani.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;">Giuseppe Di Lena</p>
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