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	<title>freedom-house &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
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	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "freedom-house"</description>
	<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 00:49:57 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Le rivoluzioni colorate e le origini della Terza Guerra Mondiale (2 di 3)]]></title>
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<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 13:19:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>Marco</dc:creator>
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<description><![CDATA[Quando si sente parlare di &#8216;poteri forti&#8217; molti non hanno un&#8217;idea chiara di cosa s]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://marcomessina.wordpress.com/files/2009/11/lapresse55122462311171544_big.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-2649" title="lapresse55122462311171544_big" src="http://marcomessina.wordpress.com/files/2009/11/lapresse55122462311171544_big.jpg?w=300" alt="" width="389" height="259" /></a></p>
<p>Quando si sente parlare di &#8216;poteri forti&#8217; molti non hanno un&#8217;idea chiara di cosa si tratti. Nonostante certe letture, anche io, annegato nel tram tram informativo dei giornali on-line e dei telegiornali delle notizie &#8216;pernacchie&#8217;, per usare una calzante definizione di Tiziano Terzani, perdo spesso il contatto con gli uomini che contano davvero, con i grandi manovratori che, mentre noi prendiamo il bus per andare al lavoro, ingannano la gente con solenni propagande e piegano il corso degli eventi in funzione dei loro interessi.</p>
<p>La seconda parte del resoconto storico di Andrew Gavin Marshall passa in rassegna i casi eclatanti di &#8216;rivoluzioni colorate&#8217;, termine con il quale si indicano rivolte popolari finanziate e sobillate da centri di potere che, ad un primo sguardo, non presentano alcun legame con i motivi alla base dei movimenti di piazza o con il paese nei quali questi hanno luogo. Ma è solo dopo una attenta analisi delle relazioni internazionali intessute dalle istituzioni del paese in rivolta è possibile interpretare gli eventi con la giusta chiave.</p>
<p>Ciò che segue offre una casistica importante di capovolgimenti al potere avvenuti nei primi anni 2000, che aiuta a capire come si cambia il corso della storia. Chi sono gli attori e qual&#8217;è il copione.</p>
<p>A chi ha seguito negli ultimi anni l&#8217;evolvere della cosiddetta &#8216;controinformazione&#8217; che, perlopiù in internet, ha ispirato un crescente senso di insofferenza verso le istituzioni, non sarà sfuggito il nome <strong>&#8216;Freedom House&#8217;</strong>, un istituto di ricerca americano che stila classifiche sulla libertà di stampa nei paesi del mondo. Il mediocre posizionamento del nostro paese in questa classifica è stato per lungo tempo, e lo è ancora, un forte argomento contro il potere mediatico di Berlusconi in Italia. Che quest&#8217;ultimo esista è fuori di dubbio, ma la credibilità che riveste questa associazione è quantomeno discutibile, dal momento che, come emerge dal saggio di Marshall che segue, essa rappresenta uno dei principali erogatori di finanziamenti delle rivoluzioni nei paesi centro-asiatici, nonché una delle innumerevoli facce del potere corporativo di Washington.</p>
<p>Questo è molto preoccupante, poichè rafforza il potere e lo status quo rendendo vani e inefficaci gli sforzi per contrastarlo.</p>
<p>Per approfondire la conoscenza di Freedom House, la Casa della Libertà, quella <em>vera</em>, come Beppe Grillo si è più volte affannato a specificare, segnalo un interessante articolo di Paolo Barnard a <a href="http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=107">questo</a> link.</p>
<p><strong><span style="font-size:small;">LE RIVOLUZIONI COLORATE E LE ORIGINI DELLA TERZA GUERRA MONDIALE  (Seconda Parte)</span></strong></p>
<p>di <em>Andrew Gavin  Marshall</em></p>
<p><strong>Introduzione</strong></p>
<p>A seguito della geo-strategia degli Stati Uniti nella zona che Brzezinski ha definito i “Balcani mondiali”, il governo americano ha lavorato a stretto contatto con le principali ONG per ‘promuovere la democrazia’e ‘la libertà’ nelle ex-repubbliche sovietiche, muovendosi dietro le quinte per fomentare le cosiddette ‘rivoluzioni colorate’, con l&#8217;unico intento di condurre al potere leader fantocci dall’aspetto amichevole, addestrati a favorire unicamente gli interessi dell’Occidente, sia da un punto di vista strategico che economico.</p>
<p>La seconda parte di questo saggio presenta le rivoluzioni colorate come una strategia chiave nell&#8217;imporre la guida statunitense nel Nuovo Ordine Mondiale. La rivoluzione ‘colorata’o ‘dolce’ è una pratica politica segreta della NATO e degli Stati Uniti finalizzata ad espandere la loro influenza fino ai confini della Russia e persino della Cina, seguendo uno degli obiettivi primari della politica estera americana del Nuovo Ordine Mondiale: contenere Cina e Russia e impedire il sorgere di potenze in grado di sfidare gli USA.</p>
<p>Le ‘rivoluzioni colorate’ sono dipinte dai media occidentali come democratiche insurrezioni popolari nelle quali la gente chiede di avere un peso maggiore all&#8217;interno di vecchi sistemi politici governati da leader dispotici.</p>
<p>Ma la realtà è ben lontana da ciò che questa utopica immagine suggerisce. Le ONG e i media occidentali sono soliti erogare cospicui finanziamenti e organizzare gruppi di opposizione e movimenti di protesta nel corso degli scrutinii elettorali, con lo scopo di creare la percezione che siano in corso dei brogli aizzando così le masse popolari contro le autorità perchè cedano il potere ai ‘loro’ candidati. Per questo motivo avviene spesso che il ‘loro’ candidato sia sempre il preferito dall’Occidente e dagli USA, e che la sua campagna elettorale sia sempre finanziata da Washington e le proposte politiche ed economiche sempre in linea con le dottrine neoliberali degli USA. Alla fine è il popolo a perdere, con le sue legittime speranze di cambiamento e democrazia rese vane dall’influenza che gli USA esercitano sui loro leader politici.</p>
<p>Le rivoluzioni dolci hanno anche l’effetto di instaurare protettorati americani lungo i confini di Cina e Russia, laddove risiedono molti degli ex paesi del Patto di Varsavia alla ricerca di strette collaborazioni politiche, economiche e militari. Questo aggrava quindi la tensione tra l&#8217;Occidente e l&#8217;asse Cina-Russia, il che, in ultima analisi, porta il mondo più vicino ad un potenziale conflitto tra i due blocchi.</p>
<p><strong>Serbia</strong><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p>La Serbia conobbe la sua &#8216;rivoluzione colorata&#8217; nell&#8217;ottobre del 2000 quando ci fu il rovesciamento del leader serbo Slobodan Milosevic. Come riportato dal Washington Post nel dicembre del 2000, a partire dal 1999 gli Stati Uniti intrapresero un&#8217;importante &#8217;strategia elettorale&#8217; per cacciare Milosevic. &#8220;Consulenti pagati dagli Stati Uniti hanno svolto un ruolo importante dietro ogni attività anti-Milosevic, dal controllo dei sondaggi alla formazione di migliaia di attivisti dell&#8217;opposizione, fino all&#8217;organizzazione di un conteggio di voti parallelo che si rivelò cruciale. Gli studenti attivisti vuotarono 5000 barattoli di vernice spray sui muri delle città con graffiti contro Milosevic e attaccarono 2,5 milioni di adesivi con lo slogan <em>&#8216;Sei Finito&#8217;</em>, che poi divenne lo slogan della rivoluzione. E tutto a spese dei contribuenti americani&#8221;. Inoltre, secondo quanto scritto da Michael Dobbs sul Washington Post, alcuni tra i &#8220;20 leader dell&#8217;opposizione serba furono invitati nell&#8217;ottobre del 1999 ad un seminario tenutosi al Marriott Hotel a Budapest patrocinato dal National Democratic Institute (NDI) con sede a Washington&#8221;.</p>
<p>È interessante notare che &#8220;alcuni americani coinvolti nelle azioni anti-Milosevic rivelarono di essere a conoscenza del coinvolgimento della CIA nelle operazioni elettorali, ma non riuscivano a capire cosa volessero ottenere. Qualunque cosa fosse, comunque, conclusero che non avrebbero sortito alcun effetto. Il ruolo principale fu svolto dal Dipartimento di Stato americano e dalla Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (USAID), ovvero l&#8217;agenzia del governo per l&#8217;assistenza straniera, due istituzioni che canalizzarono i finanziamenti attraverso i fornitori commerciali e associazioni no-profit, come l&#8217;NDI (National Democratic Institute), che rappresenta il partito democratico americano, e l&#8217;IRI (International Republican Institute), la sua controparte repubblicana. La NDI &#8220;ha lavorato a stretto contatto con i partiti di opposizione serba, l&#8217;IRI ha concentrato invece la sua attenzione su Otpor, che fungeva da spina dorsale ideologica e organizzativa della rivoluzione. Nel mese di marzo l&#8217;IRI pagò due dozzine di capi di Otpor perchè partecipassero ad un seminario sulla resistenza non violenta presso l&#8217;Hotel Hilton a Budapest&#8221;. Nel corso del seminario, &#8220;gli studenti serbi hanno ricevuto istruzioni su come organizzare uno sciopero, comunicare con i simboli , superare la paura e minare l&#8217;autorità di un regime dittatoriale&#8221;. [1]</p>
<p>Stando a quanto riportato dal New York Times, Otpor, il principale gruppo di opposizione studentesca, ricevette un flusso costante di denaro proveniente dal National Endowment for Democracy (NED), un&#8217;organizzazione finanziata dal Congresso per la &#8216;promozione della democrazia&#8217;. L&#8217;Agenzia americana per lo Sviluppo Internazionale (USAID) offrì denaro a Otpor, così come fece l&#8217;International Republican Institute, un&#8217;altra organizzazione non governativa di Washington finanziata in parte dall&#8217;USAID&#8221;. [2]</p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p><strong><span style="font-size:small;">Georgia</span></strong><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p>La Georgia conobbe la sua &#8216;Rivoluzione Rosa&#8217; nel 2003, con la caduta del presidente Eduard Shevardnadze e l&#8217;insediamento di Mikhail Saakashvili dopo le elezioni del 2004. In un articolo del novembre 2003 su The Globe and Mail, è stato segnalato che una fondazione con sede negli Stati Uniti &#8220;ha favorito la caduta di Shevardnadze&#8221; attingendo ai fondi della sua organizzazione no-profit con l&#8217;intente di &#8220;inviare un&#8217;attivista 31enne di Tbilisi di nome Giga Bokeria in Serbia e incontrare i membri del movimento studentesco Otpor (Resistenza) per apprendere come questi hanno provocato la caduta del dittatore Slobodan Milosevic servendosi di manifestazioni di piazza&#8221;. Nel corso dell&#8217;estate seguente, &#8220;la fondazione pagò il viaggio di ritorno agli attivisti di Otpor dopo che questi avevano tenuto corsi di tre giorni a più di 1.000 studenti in materia di simulazione di una rivoluzione pacifica&#8221;.</p>
<p>Questa fondazione con sede americana &#8220;ha anche finanziato una popolare stazione televisiva di opposizione che è stata fondamentale nel mobilitare le masse nella cosiddetta &#8216;rivoluzione di velluto&#8217;, e si riporta che ha offerto sostegno finanziario ad un gruppo di giovani che hanno trascinato la protesta in strada&#8221;. Il proprietario della fondazione &#8220;è in stretti rapporti di amicizia con l&#8217;avversario principale di Shevardnadze, Mikhail Saakashvili, un avvocato formatosi a New York che ci si aspetta vinca le elezioni presidenziali in programma per il prossimo 4 gennaio&#8221;.</p>
<p>Nel corso di una conferenza stampa, una settimana prima delle sue dimissioni, Shevardnadze affermò che la fondazione degli Stati Uniti &#8220;è schierata contro il Presidente della Georgia&#8221;. Inoltre, &#8220;Giga Bokeria, che tra le fila del Liberty Institute ricevette denaro sia dalla fondazione americana che dall&#8217;Istituto per l&#8217;Eurasia, sostiene che altre tre organizzazioni hanno svolto un ruolo chiave nella caduta di Shevardnadze: il Partito del Movimento Nazionale di Saakashvili, l&#8217;emittente televisiva Rustavi-2 e Kmara! (Basta! in georgiano), un gruppo di ragazzi che ha dichiarato guerra a Shevardnadze in aprile dando inizio ad una campagna denigratoria con manifesti e graffiti sui muri che denunciavano la corruzione nel governo&#8221;. [3]</p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>Il giorno successivo alla pubblicazione dell&#8217;articolo precedentemente citato, l&#8217;autore ha pubblicato un altro articolo su The Globe and Mail, spiegando che la &#8216;rivoluzione senza spargimento di sangue&#8217; in Georgia &#8220;odori maggiormente come un&#8217;altra vittoria degli Stati Uniti sulla Russia nella grande scenario internazionale del periodo post-Guerra Fredda&#8221;. L&#8217;autore, Mark MacKinnon, ha spiegato che dietro la caduta di Eduard Shevardnadze si trova &#8220;il petrolio sotto il Mar Caspio, una delle poche grandi risorse di petrolio al mondo relativamente ancora non sfruttate&#8221;, e quindi la &#8220;Georgia e la vicina Azerbaigian, che si affaccia sul Mar Caspio, presto cominceranno ad essere considerati non solo come paesi di recente indipendenza, ma come parte di un &#8216;corridoio energetico&#8217; &#8220;. Sono stati infatti già definiti dei piani che porteranno alla costruzione di un imponente &#8220;oleodotto che attraverserà la Georgia verso la Turchia e il Mediterraneo&#8221;.</p>
<p>A questo proposito, vale la pena citare ancora MacKinnon:</p>
<p>&#8220;Quando questi piani furono definiti, Shevardnadze era visto favorevolmente sia dagli investitori occidentali e che dal governo degli Stati Uniti. La sua reputazione di uomo che ha contribuito a porre fine alla Guerra Fredda diede agli investitori un senso di fiducia nel paese, e la sua intenzione dichiarata di spostare la Georgia fuori dall&#8217;orbita della Russia e verso le istituzioni occidentali come la NATO e la UE non fece altro che aumentare il suo credito presso il Dipartimento di Stato USA.</p>
<p>Gli Stati Uniti si mossero velocemente per offrire sostegno alla Georgia aprendo una base militare nel paese (2001) con lo scopo di formare le milizie georgiane &#8216;anti-terrorismo&#8217;. Questa base divenne il primo insediamento militare americano in una ex repubblica sovietica.</p>
<p>Ad un certo punto, però, Shevardnadze invertì la rotta e decise di abbracciare ancora una volta la Russia. Questa estate, infatti, la Georgia ha firmato un accordo segreto per una fornitura di gas per 25 anni con il colosso energetico russo Gazprom, che diventa così suo unico fornitore. Inoltre, ha di fatto venduto la rete elettrica del paese ad un&#8217;altra azienda russa tagliando fuori AES, una società che l&#8217;amministrazione USA aveva appoggiato per vincere l&#8217;appalto. Shevardnadze attaccò i manager di AES definendoli &#8216;bugiardi e imbroglioni&#8217;. Entrambe le trattative hanno dunque drammaticamente avuto l&#8217;effetto di incrementare l&#8217;influenza russa a Tbilisi&#8221;.</p>
<p>A seguito delle elezioni in Georgia, Mikhail Saakashvili, formatosi negli States e spalleggiato dal governo americano, salì alla presidenza e &#8220;vinse la giornata&#8221;. [4] Ci troviamo di fronte ad un altro esempio di come la geopolitica del petrolio e la politica estera degli Stati Uniti siano intimamente connesse. La tattica della &#8216;rivoluzione colorata&#8217; è di vitale importanza nell&#8217;ottica degli interessi USA-NATO nella regione: ottenere il controllo sulle riserve di gas dell&#8217;Asia centrale ed evitare che la Russia espanda la propria zona d&#8217;influenza. Tutto questo deriva direttamente dalla strategia imperiale messa in atto dall&#8217;asse USA-NATO per l&#8217;instaurazione del nuovo ordine mondiale a seguito del crollo dell&#8217;Unione Sovietica. (Questa strategia è stata descritta in dettaglio nella prima parte del presente saggio).</p>
<p><strong><span style="font-size:small;">Ucraina</span></strong></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>La sua &#8216;rivoluzione colorata&#8217; l&#8217;Ucraina la vide nel 2004 con la &#8216;Rivoluzione Arancione&#8217;, in cui il leader d&#8217;opposizione filo-occidentale Viktor Yushchenko divenne presidente sconfiggendo Viktor Yanukovych. Come il Guardian rivelò nel 2004, dopo le elezioni contestate (come accade in ogni &#8216;rivoluzione colorata&#8217;), &#8220;i guerrieri della democrazia del movimento giovanile &#8216;Ukrainian Pora&#8217; hanno già conquistato una importante vittoria &#8211; qualunque sia il risultato di questa pericolosa situazione a Kiev&#8221;, tuttavia, &#8220;tutto questo è opera degli Stati Uniti: un esercizio sofisticato e brillantemente ideato dai geni del marketing globale dell&#8217;Occidente, e che è stato utilizzato per nascondere elezioni truccate e rovesciare regimi non graditi in ben quattro paesi in quattro anni&#8221;.</p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>L&#8217;autore, Ian Traynor, ha spiegato che, &#8220;la strategia adottata in Ucraina, finanziata e organizzata dal governo degli Stati Uniti mettendo a disposizione consulenti, sondaggisti, diplomatici, entrambi i grandi partiti americani e le ONG, era già stata utilizzata in Europa a Belgrado nel 2000 per far cadere il regime di Slobodan Milosevic&#8221;. Inoltre, &#8220;l&#8217;NDI del Partito Democratico, l&#8217;IRI del Partito Repubblicano, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e l&#8217;USAID sono le principali organizzazioni coinvolte in queste iniziative a favore dei cittadini, così come la ONG Freedom House, oltre agli stessi finanzieri miliardari già coinvolti nella &#8216;Rivoluzione Rosa&#8217; in Georgia. Nell&#8217;attuazione delle strategie di rovesciamento dei regimi, &#8220;le opposizioni spesso riottose devono compattarsi dietro un unico candidato, se si vuole avere possibilità di scalzare il regime. Quel leader viene scelto sulla base di criteri di opportunità e di obiettivo, anche se lui o lei è anti-americano&#8221;.<span style="font-size:small;"><br />
</span></p>
<p>&#8220;Freedom House e l&#8217;NDI del Partito Democratico&#8221;, prosegue Traynor, &#8220;hanno finanziato e organizzato &#8216;la più grande operazione di monitoraggio elettorale&#8217; in Ucraina, coinvolgendo più di 1.000 osservatori appositamente istruiti. Essi hanno inoltre eseguito gli exit poll. Nel corso della serata di domenica, quei sondaggi davano Yushchenko in vantaggio di 11 punti prevendendo di fatto quello che sarebbe successo di lì a poco&#8221;.</p>
<p>Gli exit poll sono fondamentali dal momento che, comparendo inevitabilmente per primi e ricevendo ampia copertura mediatica, rivestono un ruolo importante nella lotta propagandistica contro il regime e costringono le autorità a dare subito delle spiegazioni.</p>
<p>La fase finale della strategia americana delle &#8216;rivoluzioni colorate&#8217; prende in considerazione le contromosse da usare quando il leader sconfitto non accetta l&#8217;esito delle elezioni  [...] A Belgrado, Tbilisi, e adesso Kiev, dove le autorità hanno inizialmente cercato di restare aggrappati al potere, il consiglio era di rimanere freddi ma determinati e di organizzare manifestazioni popolari di disobbedienza civile, che doveva rimanere comunque pacifica nonostante il rischio di provocare la violenta repressione da parte del regime. [5]</p>
<p>Come descritto in un articolo apparso sul Guardian a firma di Jonathan Steele, il leader dell&#8217;opposizione Viktor Yushchenko, che contestò i risultati delle elezioni, &#8220;era primo ministro nel governo del presidente uscente Leonid Kuchma e alcuni dei suoi sostenitori sono anche legati ai gruppi industriali senza scrupoli che hanno gestito a loro vantaggio la privatizzazione dell&#8217;Ucraina post-sovietica&#8221;. Egli ha inoltre spiegato che i brogli elettorali sono fondamentalmente irrilevanti, infatti &#8220;la decisione di protestare sembra dettata principalmente da ragioni di realpolitik o dalla natura più o meno &#8216;filoccidentali&#8217; e a favore degli interessi economici dello sfidante. In altre parole, coloro i quali sosterranno un programma economico neoliberista avranno il sostegno dell&#8217;asse USA-NATO, dal momento che il neoliberismo rappresenta il dogma economico internazionale alla base delle loro mire nella regione.</p>
<p>Citando ancora l&#8217;articolo di Steel, &#8220;in Ucraina, Yushchenko ricevette l&#8217;avallo dell&#8217;Occidente, oltre ai fiumi di denaro versato dai gruppi che lo sostengono, che vanno dalla organizzazione giovanile, Pora, a vari siti web di opposizione. In pratica, gli Stati Uniti e le altre ambasciate occidentali pagarono per avere quegli exit poll&#8221;. Questo chiarisce bene le idee circa l&#8217;importanza strategica dell&#8217;Ucraina per gli Stati Uniti, &#8216;che rifiuta di abbandonare la sua politica di guerra fredda per il contenimento della Russia cercando di attirare dalla sua parte tutte le repubbliche ex-sovietiche&#8221;. [6]</p>
<p>Un commentatore del Guardian descrive così l&#8217;ipocrisia dei media occidentali: &#8220;Due milioni di manifestanti anti-guerra che invadono le strade di Londra vengono politicamente ignorati, mentre poche decine di migliaia di persone nel centro di Kiev diventano &#8216;il popolo&#8217; e la polizia ucraina, i tribunali e le istituzioni governative gli strumenti di oppressione&#8221;. Inoltre si rivela che, &#8220;enormi manifestazioni sono state organizzate a Kiev a sostegno del primo ministro, Viktor Yanukovich, ma in tv questo non è mai stato mostrato: se si parla dei sostenitori di Yanukovich è solo per ridicolizzarli, ad esempio per essere giunti in autobus. Le manifestazioni a favore di Viktor Yushchenko hanno invece luci laser, schermi al plasma, sofisticati sistemi audio, concerti rock, tende da campo ed enormi quantità di indumenti arancioni; ma nonostante questo continuiamo ad illuderci che si tratta di semplici manifestazioni spontanee.[7]</p>
<p>Nel 2004, la Associated Press riportò che, &#8220;l&#8217;amministrazione Bush negli ultimi due anni ha speso più di 65 milioni dollari in aiuti alle organizzazioni politiche in Ucraina, denaro che è servito a portare il leader dell&#8217;opposizione Viktor Yushchenko ad incontrare i leader degli Stati Uniti e organizzare exit poll che indicassero Yushchenko come vincitore delle elezioni&#8221;. Il denaro, affermano, &#8220;è stato incanalato attraverso organizzazioni come la Fondazione Eurasia o attraverso gruppi allineati con i Repubblicani e i Democratici del Congresso, i quali hanno organizzato le sessioni di training per gli elettori insieme alle associazioni per i diritti umani e le testate di informazione indipendente&#8221;. Tuttavia , anche i funzionari dil governo &#8220;riconoscono che parte del denaro è servito ad aiutare i gruppi e i singoli individui che si opponevano al candidato di governo spalleggiato dalla Russia&#8221;. <span style="font-size:small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>Il rapporto afferma che alcune grandi fondazioni internazionali finanziarono gli exit poll, che secondo il presidente in carica furono &#8216;asimmetrici&#8217;. Tra queste fondazioni ci sono &#8220;la NDI (National Endowment for Democracy), che riceve i soldi direttamente dal Congresso, la Fondazione Eurasia, finanziata dal Dipartimento di Stato, e la Fondazione Rinascimento&#8221;, che riceve denaro dagli stessi facoltosi finanzieri, oltre che dal Dipartimento di Stato americano. Il coinvolgimento del Dipartimento di Stato americano dimostra che questi finanziamenti rientrano nei piani di politica estera degli Stati Uniti. &#8220;Altri paesi offrirono la loro collaborazione in queste operazioni. Tra questi troviamo Gran Bretagna, Paesi Bassi, Svizzera, Canada, Norvegia, Svezia e Danimarca&#8221;. In alcuni gruppi di finanziamento e attività in Ucraina furono coinvolti anche l&#8217;International Republican Institute e il National Democratic Institute, quest&#8217;ultimo presieduto in quel momento dall&#8217;ex Segretario di Stato degli Stati Uniti Madeline Albright. [8]</p>
<p>Nel 2004, Mark Almond scrisse per il Guardian dell&#8217;avvento del &#8216;Potere del Popolo&#8217;, descrivendolo in funzione di ciò che stava accadendo in Ucraina. In particolare Almond scrisse che &#8220;i disordini in Ucraina sono presentati dai media come una lotta tra il popolo e le vecchie strutture di potere sovietiche. Il ruolo delle organizzazioni dell&#8217;Europa occidentale risalenti al periodo della Guerra Fredda è invece tabù. Se provi ad interessarti dei finanziamenti piovuti sulla sensazionale messa in scena di Kiev, le grida di rabbia che sentirai ti dimostreranno che hai toccato un punto nevralgico del Nuovo Ordine Mondiale&#8221;.</p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p>Continua Almond: &#8220;Attraverso tutti gli anni &#8216;80, nella organizzazione delle rivoluzioni di velluto fino al 1989, un piccolo esercito di volontari &#8211; e, per dirla con franchezza, spie &#8211; ha collaborato alla promozione di quello che divenne il Potere del Popolo. Una galassia di fondazioni interconnesse tra loro e associazioni di beneficenza che spuntavano come funghi per trasferire milioni di dollari ai dissidenti. Il denaro proveniva prevalentemente dai paesi NATO e da finti alleati come la &#8216;neutrale&#8217; Svezia. [...] La sbornia del Potere del Popolo è una terapia d&#8217;urto. Ogni aggregazione civile viene descritta dalle testate giornalistiche &#8216;indipendenti&#8217; occidentali come una rappresentazione della prosperità della regione euro-atlantica, purché la gente scenda in strada a manifestare. Nessuno si sofferma sulla disoccupazione di massa, il crescente abuso di informazioni riservate, l&#8217;aumento della criminalità organizzata, la prostituzione e l&#8217;impennata dei tassi di mortalità tra la popolazione degli stati dove vige il Potere del Popolo.</p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>Usando una certa eleganza, Almond spiega: &#8220;Il Potere del Popolo si rivela essere più favorevole ad una società chiusa che aperta. Si chiudono le fabbriche, ma, peggio ancora, le menti. I suoi sostenitori richiedono libero mercato su tutto, ma non sulle opinioni. L&#8217;ideologia corrente tra i pensatori del <em>New World Order</em>, molti dei quali sono ex comunisti, è il Leninismo di Mercato &#8211; cioè la combinazione tra un modello dogmatico economico e metodi machiavellici di afferrare le leve del potere&#8221;. [9]<span style="font-size:small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>Come riportato da Mark MacKinnon su The Globe and Mail, anche il Canada sostenne il gruppo di giovani attivisti ucraini denominato Pora, finanziando il movimento per &#8216;il potere democratico del popolo&#8217;. MacKinnon osserva che: &#8220;L&#8217;amministrazione Bush era particolarmente ansiosa di vedere un presidente filo-occidentale con l&#8217;obiettivo di assicurarsi il controllo su un importante oleodotto che va da Odessa, sul Mar Nero, a Brody, sul confine polacco&#8221;. Tuttavia, &#8220;il presidente uscente, Leonid Kuchma, aveva da poco invertito il flusso in modo che l&#8217;oleodotto trasportasse il greggio russo verso sud, invece di aiutare i produttori degli Stati Uniti nella regione del Mar Caspio trasportando i loro prodotti verso l&#8217;Europa&#8221;. Dall&#8217;analisi di MacKinnon emerge che i primi finanziamenti occidentali provennero dal Canada, anche se successivamente furono di gran lunga superati dagli stanziamenti statunitensi.</p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p>Andrew Robinson, ambasciatore del Canada in Ucraina in quel periodo, cioè nel 2004, &#8220;organizzava incontri mensili segreti con gli ambasciatori occidentali, dirigendo quello che lui chiamò &#8216;il coordinamento dei donatori&#8217;, costituito dai 28 paesi interessati a vedere Yushchenko presidente dell&#8217;Ucraina. Ma, alla fine, Robinson agì come semplice portavoce del gruppo diventando uno dei principali critici del governo Kuchma&#8221;. Il Canada inoltre, &#8220;finanziò dei discussi exit poll, realizzati il giorno stesso delle elezioni dal Razumkov Centre dell&#8217;Ucraina e altri gruppi, che mettevano in dubbio i risultati ufficiali mostrando la vittoria di Yanukovich&#8221;. Non appena il nuovo governo filo-occidentale si insediò, &#8220;fu annunciata l&#8217;intenzione di invertire il flusso dell&#8217;oleodotto Odessa-Brody&#8221;. [10]<span style="font-size:small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p>Analogamente a quanto accaduto in Georgia, questo dimostra ancora una volta quali sono i reali interessi che gli USA e i paesi della NATO proteggono attraverso le cosiddette &#8216;rivoluzioni colorate&#8217;: contenere l&#8217;espansione russa aumentando la propria influenza sulla regione, nonché imporre il controllo da parte degli Stati Uniti e della NATO sulle maggiori risorse e i corridoi di trasporto della regione.</p>
<p>Daniel Wolf scrisse sul Guardian che: &#8220;Per la maggior parte delle persone che si sono radunate nella piazza dell&#8217;Indipendenza di Kiev, la manifestazione era sentita come spontanea. Essi avevano tutte le ragioni per impedire al candidato Viktor Yanukovich di arrivare al potere e non fecero altro che cogliere l&#8217;occasione che è stato offerta loro. Ma attraversando a piedi gli accampamenti nel dicembre scorso, era difficile non notare la precisione con cui erano state preparate le cucine, le tende per i dimostranti e i concerti, la professionalità delle cronache televisive e la capillare diffusione dei loghi arancioni che si potevano ammirare ovunque&#8221;. Wolf sostiene che, &#8220;gli eventi di piazza furono il risultato di un&#8217;attenta e segreta pianificazione resa possibile da una cerchia ristretta di uomini di Yushchenko nel corso di anni. La vera storia della rivoluzione arancione è molto più interessante della favola comunemente accettata<span style="font-size:small;">&#8220;. </span><span style="font-size:small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p>Roman Bessmertny, responsabile della campagna elettorale di Yushchenko, due anni prima delle elezioni del 2004, &#8220;organizzò corsi di formazione, seminari, lezioni pratiche condotte da esperti di legge e comunicazione per circa 150 mila persone&#8221;.</p>
<p><span style="font-size:small;"><strong>La &#8220;Rivoluzione del Tulipano&#8221; in Kirghizistan</strong><br />
</span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>Nel 2005, il Kirghizistan ebbe la sua &#8220;Rivoluzione del Tulipano&#8221;, in cui il presidente in carica venne sostituito dal candidato filo-occidentale attraverso un&#8217;altra &#8216;rivoluzione popolare&#8217;. Come riportava il New York Times nel marzo del 2005, poco prima della elezioni, &#8220;un giornale di opposizione ha pubblicato alcune foto che ritraevano un palazzo residenziale destinato al presidente della nazione Askar Akayev, in quel momento fortemente impopolare, suscitando una profonda indignazione e una rivolta popolare&#8221;. Tuttavia, va segnalato che &#8220;questo giornale ha ricevuto notevoli sovvenzioni dal governo degli Stati Uniti ed era stampato da una tipografia finanziata dal governo americano e gestita da Freedom House, un&#8217;organizzazione statunitense che si presenta come &#8216;una voce chiara in favore della democrazia e della libertà in tutto il mondo&#8221;.<span style="font-size:small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>Gli altri paesi che hanno &#8220;contribuito a sottoscrivere programmi per lo sviluppo della democrazia e della società civile&#8221; in Kirghizistan sono stati la Gran Bretagna, i Paesi Bassi e la Norvegia. Questi paesi &#8220;hanno svolto un ruolo fondamentale nel preparare il terreno per l&#8217;insurrezione popolare che ha portato al potere i politici dell&#8217;opposizione&#8221;. La maggior parte del denaro proveniva dagli Stati Uniti, in particolare attraverso il National Endowment for Democracy (NED), nonché &#8220;la Freedom House o le traduzioni per il Kirghizistan di Radio Free Europe/Radio Liberty, un&#8217;emittente filo-democratica&#8221;. Il National Democratic Institute ha anche svolto un ruolo di primo piano nell&#8217;erogazione di finanziamenti, per i quali uno dei principali beneficiari disse, &#8220;sarebbe stato assolutamente impossibile avere successo senza aiuti esterni&#8221;.</p>
<p>Il Times riporta ancora che: &#8220;Il denaro americano contribuisce a finanziare in tutto il paese i centri della società civile, in cui gli attivisti e i cittadini possono incontrarsi, ricevere una formazione, leggere giornali indipendenti e persino guardare la CNN o navigare in Internet. La sola  NDI (National Democratic Institute) gestisce 20 centri che offrono flash giornalistici in russo, kirghizo e uzbeko. Gli Stati Uniti sponsorizzano l&#8217;American University in Kirghizistan, la cui missione dichiarata è, in parte, promuovere lo sviluppo della società civile, e finanzia programmi di scambio culturale attraverso i quali studenti e leader di organizzazioni governative vengono mandati negli Stati Uniti. Il nuovo ministro del Kirghizistan, Kurmanbek Bakiyev, è stato uno di loro. Tutto questo denaro e le risorse umane impiegate hanno favorito la crescita delle forze di opposizione in Kirghizistan offrendo loro sostegno morale nel corso degli ultimi anni, oltre ad aver messo a disposizione le infrastrutture necessarie a comunicare le proprie idee al popolo kirghizo&#8221;.<br />
Per coloro &#8220;che non conoscevano il russo o non avevano la possibilità di leggere il giornale potevano ascoltare una sintesi dei principali articoli pubblicati in lingua kirghiza su Radio Azattyk, un&#8217;emittente locale che fa capo al franchise di Radio Free Europe/Radio Liberty, broadcast finanziato dal governo USA&#8221;. Ma anche altri media cosiddetti &#8216;indipendenti&#8217; sono stati sostenuti finanziariamenti per gentile concessione del Dipartimento di Stato USA. [12] Come il Wall Street Journal rivelò prima delle elezioni, i gruppi di opposizione, le ONG e i media &#8216;indipendenti&#8217; del Kirghizistan ricevevano ingenti contributi finanziari americani da Freedom House, oltre che dalla Agenzia americana per lo Sviluppo Internazionale (USAID). Il Journal riportò che, &#8220;per evitare di provocare la Russia e violare le norme diplomatiche, gli Stati Uniti non possono sostenere direttamente i partiti d&#8217;opposizione. Possono però organizzare una influente rete di ONG schierate a favore della libertà di stampa, lo stato di diritto e elezioni pulite, quasi sempre in contrasto con gli interessi consolidati dei vecchi regimi autocratici&#8221;.</p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p>Riprendendo ancora le parole del Wall Street Journal, il Kirghizistan &#8220;occupa una posizione strategica. Sia gli Stati Uniti che la Russia hanno infatti basi militari nella regione. I cinque milioni di cittadini, in gran parte mussulmani, che popolano il paese, si trovano costretti in una zona molto calda compresa tra il Kazakistan, ricco di petrolio e governato da un regime che tollera poco il dissenso politico, il dittatoriale Uzbekistan, che ha posto un freno agli aiuti esteri e il povero Tagikistan&#8221;.</p>
<p>Una delle principali ONG di opposizione è la Coalizione per la Democrazia e i Diritti Civili, che riceve denaro &#8220;dall&#8217;Istituto Nazionale Democratico per gli Affari Esteri, una fondazione no-profit con sede a Washington finanziata dal governo degli Stati Uniti, e dall&#8217;USAID&#8221;. Altre fondazioni che risultano coinvolte, sia attraverso il finanziamento che la promozione tecnico-ideologica (vedi: propaganda), sono il National Endowment for Democracy (NED), l&#8217;Albert Einstein Institute, Freedom House, e il Dipartimento di Stato USA [13].</p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>Il Presidente del Kirghizistan Askar Akayev aveva infatti parlato di una &#8216;terza forza&#8217; che stava conquistando il potere nel suo paese. Il termine è stato preso in prestito da uno dei più importanti think tank statunitensi, per il quale la &#8216;terza forza&#8217; è definita come &#8220;&#8230; quella forza che fa in modo che le organizzazioni non governative sostenute dall&#8217;Occidente (ONG) favoriscano i regimi e cambino la politica in tutto il mondo. La ripetizione regolare di una terza rivoluzione del &#8216;potere del popolo&#8217; nell&#8217;ex Unione Sovietica in poco più di un anno &#8211; dopo gli eventi analoghi avvenuti in Georgia nel novembre 2003 e in Ucraina nel Natale scorso &#8211; significa che oggi la zona ex sovietica somiglia all&#8217;America Centrale negli anni &#8216;70 e &#8216;80, quando una serie di colpi di stato guidati dagli Stati Uniti consolidarono il controllo americano  sull&#8217;emisfero occidentale&#8221;.</p>
<p>Come il Guardian infatti riporta: &#8220;Molti operatori di governo americani degli Stati Uniti, che avevano lavorato in America Latina, hanno effettuato scambi commerciali nell&#8217;Europa orientale durante l&#8217;amministrazione di George Bush. In particolare Michael Kozak, ex ambasciatore americano in Bielorussia, che su queste pagine nel 2001 si vantava di star facendo in Bielorussia quello che già aveva fatto in Nicaragua: &#8217;sostenere la democrazia&#8217; &#8220;.<span style="font-size:small;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>Ancora dal Guardian: &#8220;Il caso di Freedom House è particolarmente clamoroso. Presieduta dall&#8217;ex direttore della CIA James Woolsey, Freedom House è stata uno degli sponsor principali della rivoluzione arancione in Ucraina. Nel novembre 2003 aprì a Bishkek una tipografia che stampava 60 riviste di opposizione. Anche se viene dipinta come stampa &#8216;indipendente&#8217;, l&#8217;ente che la possiede è presieduto dal bellicoso senatore repubblicano John McCain, mentre l&#8217;ex consigliere alla Sicurezza nazionale Anthony Lake fa parte del consiglio di amministrazione. Gli Stati Uniti sostengono inoltre le radio e le TV di opposizione locali&#8221;. [14]</p>
<p>E così che, ancora una volta, la stessa formula è stata riproposta nelle repubbliche centro-asiatiche dell&#8217;ex Unione Sovietica. Questa politica estera americana di promozione delle &#8216;rivoluzioni dolci&#8217; è gestita da un network di ONG statunitensi e internazionali, nonché think tanks (letteralmente &#8217;serbatoi di pensiero&#8217;). Essa persegue in quella regione gli interessi della NATO, ma soprattutto degli Stati Uniti.<span style="font-size:small;"><br />
<strong><br />
</strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;"><strong>Conclusione</strong></span></p>
<p>Le rivoluzioni dolci o &#8216;rivoluzioni colorate&#8217; rappresentano una strategia chiave del Nuovo Ordine Mondiale, che mette in atto, attraverso manipolazioni e inganni, l&#8217;obiettivo cruciale di contenere la potenza russa e mantenere il controllo delle risorse chiave. Questa strategia è fondamentale per comprendere la natura imperialistica del Nuovo Ordine Mondiale, soprattutto quando si tratta di riconoscere quando essa viene utilizzata, come ad esempio nelle ultime elezioni iraniane del 2009. La prima parte di questo saggio illustrava la strategia imperiale messa in atto dall&#8217;asse USA-NATO per costruire un Nuovo Ordine Mondiale, in seguito allo smembramento dell&#8217;Unione Sovietica nel 1991. Si è detto che l&#8217;obiettivo primario era circondare la Russia e la Cina per prevenire il sorgere di una nuova superpotenza. In tutto questo il compito degli Stati Uniti era quello di agire come potenza egemone imperiale con lo scopo di servire gli interessi finanziari internazionali nell&#8217;imporre il Nuovo Ordine Mondiale. La seconda parte del saggio si è invece occupata della pratica imperiale americana delle &#8216;rivoluzioni colorate&#8217;, organizzate per promuovere gli interessi degli USA nell&#8217;Asia centrale e orientale, seguendo le linee politiche generali, già discusse nella prima parte, di prevenire che la Russia e la Cina espandano la loro zona di influenza e accedere alle principali risorse naturali.<span style="font-size:small;"> </span></p>
<p>La terza e ultima parte di questo saggio si occuperà della natura della strategia imperiale di costruire un Nuovo Ordine Mondiale, focalizzando l&#8217;attenzione sui conflitti crescenti in Afghanistan, Pakistan, Iran, America Latina, Europa Orientale e Africa, e le possibilità che questi conflitti possano porre le basi per una nuova guerra mondiale contro la Cina e la Russia. In particolare, essa analizzerà quanto accaduto negli ultimi anni, ponendo l&#8217;accento sulla natura crescente dei conflitti in corso e il rischio che si verifichi una &#8216;Nuova Guerra Mondiale per un Nuovo Ordine Mondiale&#8217;.</p>
<p><strong><span style="font-size:small;"><br />
</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size:small;">Riferimenti</span></strong></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span>[1]        Michael Dobbs, U.S. Advice Guided Milosevic Opposition. The Washington Post: December 11, 2000: <a href="http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn/A18395-2000Dec3?language=printer">http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn/A18395-2000Dec3?language=printer</a></p>
<p>[2]        Roger Cohen, Who Really Brought Down Milosevic? The New York Times: November 26, 2000: <a href="http://www.nytimes.com/2000/11/26/magazine/who-really-brought-down-milosevic.html?sec=&#38;spon=&#38;pagewanted=1">http://www.nytimes.com/2000/11/26/magazine/who-really-brought-down-milosevic.html?sec=&#38;spon=&#38;pagewanted=1</a></p>
<p>[3]        Mark MacKinnon, Georgia revolt carried mark of Soros. The Globe and Mail: November 23, 2003: <a href="http://www.markmackinnon.ca/dispatches_georgia3.html">http://www.markmackinnon.ca/dispatches_georgia3.html</a></p>
<p>[4]        Mark MacKinnon, Politics, pipelines converge in Georgia. The Globe and Mail: November 24, 2003: <a href="http://www.markmackinnon.ca/dispatches_georgia2.html">http://www.markmackinnon.ca/dispatches_georgia2.html</a></p>
<p>[5]        Ian Traynor, US campaign behind the turmoil in Kiev. The Guardian: November 26, 2004: <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2004/nov/26/ukraine.usa">http://www.guardian.co.uk/world/2004/nov/26/ukraine.usa</a></p>
<p>[6]        Jonathan Steele, Ukraine&#8217;s postmodern coup d&#8217;etat. The Guardian: November 26, 2004: <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2004/nov/26/ukraine.comment">http://www.guardian.co.uk/world/2004/nov/26/ukraine.comment</a></p>
<p>[7]        John Laughland, The revolution televised. The Guardian: November 27, 2004: <a href="http://www.guardian.co.uk/media/2004/nov/27/pressandpublishing.comment">http://www.guardian.co.uk/media/2004/nov/27/pressandpublishing.comment</a></p>
<p>[8]        Matt Kelley, U.S. money has helped opposition in Ukraine. Associated Press: December 11, 2004: <a href="http://www.signonsandiego.com/uniontrib/20041211/news_1n11usaid.html">http://www.signonsandiego.com/uniontrib/20041211/news_1n11usaid.html</a></p>
<p>[9]        Mark Almond, The price of People Power. The Guardian: December 7, 2004: <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2004/dec/07/ukraine.comment">http://www.guardian.co.uk/world/2004/dec/07/ukraine.comment</a></p>
<p>[10]      Mark MacKinnon, Agent orange: Our secret role in Ukraine. The Globe and Mail: April 14, 2007: <a href="http://www.markmackinnon.ca/dispatches_ukraine4.html">http://www.markmackinnon.ca/dispatches_ukraine4.html</a></p>
<p>[11]      Daniel Wolf, A 21st century revolt. The Guardian: May 13, 2005: <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2005/may/13/ukraine.features11">http://www.guardian.co.uk/world/2005/may/13/ukraine.features11</a></p>
<p>[12]      Craig S. Smith, U.S. Helped to Prepare the Way for Kyrgyzstan&#8217;s Uprising. The New York Times: March 30, 2005: <a href="http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=9806E4D9123FF933A05750C0A9639C8B63&#38;sec=&#38;spon=&#38;pagewanted=all">http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=9806E4D9123FF933A05750C0A9639C8B63&#38;sec=&#38;spon=&#38;pagewanted=all</a></p>
<p>[13]      Philip Shishkin, In Putin&#8217;s Backyard, Democracy Stirs &#8212; With U.S. Help. The Wall Street Journal: February 25, 2005: <a href="http://www.iri.org/newsarchive/2005/2005-02-25-News-WSJ.asp">http://www.iri.org/newsarchive/2005/2005-02-25-News-WSJ.asp</a></p>
<p>[14]      John Laughland, The mythology of people power. The Guardian: April 1, 2005: <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2005/apr/01/usa.russia">http://www.guardian.co.uk/world/2005/apr/01/usa.russia</a></p>
<p><strong>Andrew Gavin Marshall </strong>è un Ricercatore Associato del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CRG). Attualmente si occupa dello studio di Politica Economica e Storia presso la Simon Fraser University.</p>
<p>L’articolo originale potete trovarlo qui:</p>
<p>http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&#38;aid=15767</p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
<p><span style="font-size:small;"> </span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[It took a massacre…]]></title>
<link>http://pavellas.wordpress.com/2009/11/18/it-took-a-massacre%e2%80%a6/</link>
<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 00:00:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ron Pavellas</dc:creator>
<guid>http://pavellas.wordpress.com/2009/11/18/it-took-a-massacre%e2%80%a6/</guid>
<description><![CDATA[…to fully reveal that which the former British ambassador to Uzbekistan repeatedly told his governme]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>…to fully reveal that which the former British ambassador to Uzbekistan repeatedly told his government, to no avail, and at the cost of his job.</p>
<p><a href="http://www.craigmurray.org.uk/archives/2007/12/john_milligan_a.html">Craig John Murray</a> was the British ambassador to Uzbekistan from 2002-2004. While serving in that nations’ capital, Tashkent, he accused the administration of Uzbekistan President <a href="http://www.press-service.uz/en/">Islom Abdug‘aniyevich Karimov</a> of human rights abuses. Murray repeatedly complained to the <a href="http://www.fco.gov.uk/en/">British Foreign and Commonwealth Office</a> that intelligence linking the <a href="http://www.rferl.org/content/article/1065364.html">Islamic Movement of Uzbekistan</a> to <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Al-Qaeda">al-Qaeda</a>, suspected of being gained through torture, was unreliable, immoral, and illegal. He described this as &#8220;selling our souls for dross&#8221;. Murray was subsequently removed from his ambassadorial post on October 14, 2004. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Craig_Murray"> [Source]</a></p>
<p><a href="http://4.bp.blogspot.com/_kOEwIyKMNn8/SwFYJQvvrOI/AAAAAAAADmo/JKbWuY6aWUs/s1600/murder-in-samarkand.jpg"><img style="float:left;cursor:pointer;width:128px;height:200px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://4.bp.blogspot.com/_kOEwIyKMNn8/SwFYJQvvrOI/AAAAAAAADmo/JKbWuY6aWUs/s200/murder-in-samarkand.jpg" border="0" alt="" /></a>Craig Murray has chronicled his saga in the book <a href="http://www.murder-in-samarkand.com/"><em>Murder in Samarkand,</em></a> which I have recently read and which has prompted this article.</p>
<p>Murray’s main point is that the USA, from 11 September 2001, was so intent on fighting “the war on terror” that its government tolerated the kind of official behavior in Uzbekistan which it declaimed against under Saddam Hussein’s Iraq—that is, repression, torture and atrocities on its own people. Further, the then government of the United Kingdom fully supported the USA position and was complicit in consciously ignoring violations of human rights, under the United Nations Charter including, especially, the use of torture to gain “intelligence.”</p>
<p><a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/3750370.stm">The British government has denied this</a>, to date.</p>
<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_kOEwIyKMNn8/SwFWeRx0SzI/AAAAAAAADmg/LShFMrD1S8A/s1600/UN+on+Uzbek.gif"><img style="float:right;cursor:pointer;width:160px;height:160px;margin:0 0 10px 10px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_kOEwIyKMNn8/SwFWeRx0SzI/AAAAAAAADmg/LShFMrD1S8A/s320/UN+on+Uzbek.gif" border="0" alt="" /></a><a href="http://193.194.138.190/Huridocda/Huridoca.nsf/0/29d0f1eaf87cf3eac1256ce9005a0170?Opendocument"><em>REPORT OF THE UN COMMISSION ON HUMAN RIGHTS, February 2003—Mission to Uzbekistan: Civil and Political Rights, Including the Questions of Torture and Detention and other cruel, inhuman or degrading treatment.</em></a> [Please click on the report's title, above, to access it in MS Word and PDF format)].</p>
<p>Karshi-Khanabad is an airbase in south-eastern Uzbekistan. Between 2001 and 2005 the United States Air Force used the base, also known as <a href="http://www.globalsecurity.org/military/facility/khanabad.htm">K2 and &#8220;Stronghold Freedom&#8221;</a>, for support missions against al-Qaeda in Afghanistan. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Karshi-Khanabad%20Source">[Source]</a></p>
<p>The USA ended its official relationship with Uzbekistan in late 2005 when it “closed its air base in Uzbekistan that was used for Afghanistan operations, a shutdown ordered by Uzbek President Islam Karimov after the United States joined calls for an international inquiry into the authoritarian leader&#8217;s handling of the <a href="http://www.crisisgroup.org/home/index.cfm?id=3469">Andijan uprising</a>.” <a href="http://www.boston.com/news/world/europe/articles/2005/11/22/us_closes_air_base_in_uzbekistan_amid_uprising_dispute/"> [Source]</a></p>
<blockquote><p>The Andijan massacre occurred when Uzbek Interior Ministry and National Security Service troops fired into a crowd of protesters in Andijan, Uzbekistan on 13 May 2005. Estimates of those killed on 13 May range from between 187, the official count of the government, and 5,000 people, with most outside reports estimating several hundred dead. A defector from Uzbekistan&#8217;s secret service alleged that 1,500 were killed.</p>
<p>Calls from Western governments for an international investigation prompted a major shift in Uzbek foreign policy favoring closer relations with Asian nations. The Uzbek government ordered the closing of the United States air base in Karshi-Khanabad and improved ties with the People&#8217;s Republic of China, India, and Russia, all of which supported the regime&#8217;s response in Andijan. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Andijan_massacre"> [Source]</a></p></blockquote>
<p>The unrest in the Ferghana Region has a lot to do with its minority Tajik population which were then (possibly still are) repressed and labeled, at various times, as Islamic extremists. Some observers claim that the repression drove some Tajiks toward extreme Islamism. But there is no doubt that at least a small fraction of Tajik-Uzbeks belong to the <a href="http://www.cdi.org/terrorism/imu.cfm">Islamic Movement of Uzbekistan</a>.</p>
<p>The region&#8217;s ethnic politics are complicated by the fact that the Soviet Union purposefully changed the borders of the “Soviet Republics” of  Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan and Tajikistan, as you can see from this tortuous border around the Ferghana Valley.</p>
<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_kOEwIyKMNn8/SwFNtyJ6GKI/AAAAAAAADmY/jkiwDLoZjx8/s1600/Ferghana+Valley.jpg"><img style="display:block;text-align:center;cursor:pointer;width:400px;height:304px;margin:0 auto 10px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_kOEwIyKMNn8/SwFNtyJ6GKI/AAAAAAAADmY/jkiwDLoZjx8/s400/Ferghana+Valley.jpg" border="0" alt="" /></a><strong></strong></p>
<p align="center"><strong>[<a href="http://www.reliefweb.int/rw/fullMaps_Sa.nsf/luFullMap/69CEE2A40B9DE34B85256DCE00622796/$File/rw_ferghana291003.pdf?OpenElement%20%28MAP%29">Source of Map. Please click on the image for clearer detail.</a>]</strong></p>
<blockquote><p>For a variety of reasons the designers of the Soviet &#8220;national delimitation&#8221; in Central Asia discriminated against the Tajiks, having deprived the newly formed republic of Tajikistan of the two most important centers of Tajik urban culture, Bukhara and Samarkand, as well as regions of Fergana, Surhandarya and Khwrazm which were awarded to Uzbekistan. The majority of population in Uzbekistan are Tajiks. In the words of <a href="http://wbeeman.blogspot.com/">William Beeman</a>, professor of anthropology at Brown University: &#8220;The Tajik situation in some ways resembles that of post-colonial Africa. Tajiks have been given an impossible piece of territory with disparate population and have been forced to make a nation out of it.&#8221;</p>
<p>The majority of Tajiks live outside border of what is  known as Tajikistan today.The largest  number  of Tajiks are living in Uzbekistan, where the majority of Tajiks are forced to be registered as Uzbeks (the Tajiks on the official Uzbeki data, make about 4% of the population of this republic), but  the real number of Tajiks  living  in Uzbekistan believed to be over 50 percent (11-14 millions) of  the population.“ <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fergana"> [Source]</a></p></blockquote>
<p>I offer, in closing, these observations and sources regarding the Republic of Uzbekistan:</p>
<p><a href="http://2.bp.blogspot.com/_kOEwIyKMNn8/SwFj0E5q8wI/AAAAAAAADmw/gGGhsNxRE2c/s1600/Andijan.jpg"><img style="float:left;width:149px;height:200px;margin:0 10px 10px 0;" src="http://2.bp.blogspot.com/_kOEwIyKMNn8/SwFj0E5q8wI/AAAAAAAADmw/gGGhsNxRE2c/s200/Andijan.jpg" border="0" alt="" /></a></p>
<p><a href="http://reporters.blogosfere.it/liberta_di_espressione/2.html">[Image Source]</a></p>
<blockquote><p>&#8230;(N)on-governmental human rights watchdogs, such as IHF, Human Rights Watch, Amnesty International, as well as United States Department of State and Council of the European Union define Uzbekistan as &#8220;an authoritarian state with limited civil rights&#8221; and express profound concern about &#8220;wide-scale violation of virtually all basic human rights.&#8221; According to the reports, the most widespread violations are torture, arbitrary arrests, and various restrictions of freedoms: of religion, of speech and press, of free association and assembly. The reports maintain that the violations are most often committed against members of religious organizations, independent journalists, human rights activists and political activists, including members of the banned opposition parties. In 2005, Uzbekistan was included into <a href="http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=287&#38;search=Uzbekistan">Freedom House&#8217;s</a> &#8220;The Worst of the Worst: The World&#8217;s Most Repressive Societies.<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Uzbekistan"> [Source]</a>.</p></blockquote>
<p><a href="http://www.press-service.uz/en/">Press Service of the President of the Republic of Uzbekistan</a></p>
<p><a href="http://www.gov.uz/en/">Governmental Portal of the Republic of Uzbekistan</a></p>
<p><a href="http://www.press-service.uz/en/#en/news/show/main/president_visits_ferghana_region/">President Visits Ferghana Region</a></p>
<p><a href="http://www.dictatorofthemonth.com/Karimov/Dec2006KarimovEN.htm">Dictator of the Month, December 2006</a></p>
<p><a href="http://www.eurasianet.org/departments/election/uzbekistan/bbu260100.htm">US slams Uzbek election as unfree, unfair and laughable [January 12, 2000]</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[The Hague Newbie]]></title>
<link>http://kimjihei.wordpress.com/2009/11/12/the-hague-newbie/</link>
<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 23:41:28 +0000</pubDate>
<dc:creator>kimjihei</dc:creator>
<guid>http://kimjihei.wordpress.com/2009/11/12/the-hague-newbie/</guid>
<description><![CDATA[So finally I&#8217;m in the Hague. There are a few cities where I haven&#8217;t been before that peo]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>So finally I&#8217;m in the Hague. There are a few cities where I haven&#8217;t been before that people raise their eyebrows over, and the Hague is one. London in another that we hope to put on my map early 2010.</p>
<p>Loving the IFLRY GA even before it has started as such. It is always fun and interesting meeting loads and loads of liberals keen on discussion everything between heaven and earth.</p>
<p>Tomorrow is a long day but I don&#8217;t seem to be able to go to sleep tonight either. It has been a problem for a while, but I&#8217;m hoping that when I get back from the Netherlands I will sleep from sheer exhaustion.</p>
<p>Today&#8217;s most interesting reunion was undoubtebly with Balint Molnar from Freedom House, whom I first met in Moldova about a year ago. Obvsiously surprising since I wasn&#8217;t aware he was to come to an IFLRY event, but apparently they are the ones holding the panel on Saturday and some other workshopish things tomorrow.</p>
<p>&#160;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Who is the Honorable Morton Isaac Abramowitz?]]></title>
<link>http://brianakira.wordpress.com/2009/11/05/who-is-the-honorable-morton-isaac-abramowitz/</link>
<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 17:31:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>Akira</dc:creator>
<guid>http://brianakira.wordpress.com/2009/11/05/who-is-the-honorable-morton-isaac-abramowitz/</guid>
<description><![CDATA[MIA is a patriot, having served his homeland for decades, with distinction. MIA is a prominent human]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="color:#003366;">MIA is a patriot, having served his homeland for decades, with distinction.</span></p>
<p><span style="color:#003366;">MIA is a prominent human rights activist, and peace activist, having tirelessly worked for peace with numerous humanitarian organizations, such as:</span></p>
<ul>
<li><span style="color:#003366;">The Soros Open Society Institute (Board of Trustees; with George Soros, Stewart Paperin, Laura Silber, Stephen Gutmann, Leon Botstein, David Rothman, John Simon, Jonathan Soros, etc.)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The Council of Foreign Relations (co-chair of the 1999 Independent Task Force on&#8221;Reconstructing the Balkans&#8221; ["the regions [</span><em><span style="color:#003366;">sic</span></em><span style="color:#003366;">] of Serbia, Kosovo, Montenegro, Bosnia, Bulgaria, Macedonia, Albania, Croatia, and Rumania&#8221;] &#8212; from MIA&#8217;s report: “The region will enjoy a lasting peace only if all its states leave the past behind and move decidedly to join the wider community.” &#8212; strange &#8230; I thought Yugoslavia </span><em><span style="color:#003366;">was</span></em><span style="color:#003366;"> &#8220;a wider community&#8221; &#8230;; The Center for Preventive Action&#8217;s Independent Task Force on the Balkans 2010)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">Human Rights Watch</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The Century Foundation (Senior Fellow; with Kenneth Duberstein, John Podesta, David Aaron, Margaret Hamburg, Richard Kahlenberg, Daniel Levy, Jessica Tuchman Mathews, Lewis Kaden, Nancy Soderberg, Tova Andrea Wang, etc.)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The Carnegie Endowment for International Peace (former president; with James C. Gaither, Bill Bradley, Jerry Cohen, Richard Debs, Susan Eisenhower, Leslie Gelb, Jamie Gorelick, Stephen Lewis, Jessica Tuchman Mathews, Zanny Minton Beddoes, Strobe Talbott, Robert Kagan, Sherman Katz, Albert Keidel, Masha Lipman, Jessica Tuchman Mathews, Moisés Naím, David Rothkopf, Robert Kagan, etc.)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The U.S. State Department  (former Ambassador to Turkey; former assistant secretary of state for intelligence and research)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The National Endowment for Democracy (former director; with Wesley Clark, Evan Bayh, Francis Fukuyama, Lee H. Hamilton (911 Commission), Richard C. &#8220;Hal&#8221; Holbrooke, Michael Novak, Paula Dobriansky, etc)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The American Committee for Peace in Chechnya (Board of Directors; with William Kristol, Michael Ledeen, Elliott Abrams, Zbigniew Brzezinski, Eliot Cohen, Norman Podhoretz, Moishe Pripstein, Tatiana Yankelevich, Kenneth Adelman, Audrey L. Alstadt, Leonard R. Sussman, George Weigel, Caspar Weinberger, Joshua Muravchik, Richard Perle, Marshall Goldman, Alexander Haig, Irving Louis Horowitz, Robert Kagan, Max Kampelman, Richard Pipes, Robert Lieber, S. Frederick Starr, Richard Gere, Seymour Lipset, Peter Rosenblatt, Philip Siegelman, David Saperstein, Gary Schmitt, William Schneider, Alexey Semyonov, Andrew Sessler, Stephen Solarz, James Woolsey, Larry Diamond, Sandra Feldman, Geraldine Ferraro, Erwin Friedlander, Frank Gaffney, Douglas Ginsburg, Harry Kopp, Jan Nowak)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The International Crisis Group (for Bosnia and Kosovo; co-founder, and member of the Senior executive Committee; fellow ICG-ers: Chris Patten, Stephen Solarz, George Soros, Kenneth Adelman, Shlomo Ben-Ami, Zbigniew Brzezinski, Kim Campbell, Wesley Clark, Joschka Fischer, Leslie H. Gelb, etc.; MIA: &#8220;The sight of Slobodan Milosevic being tried for war crimes in the Hague may suggest that we have reached the end of history, Balkans-style.&#8221;)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The Balkan Action Committee (ex-Committee for the Present Danger; with Zbigniew Brzezinski, Elie Wiesel, Max Kampelman, Saul Bellow, Paul Wolfowitz, Jeane Kirkpatrick, Ron Lehman, John O&#8217;Sullivan, Richard Perle, Eugene Rostow, Donald Rumsfeld, Stephen Solarz, Helmut Sonnenfeldt, Geraldine Ferraro, Paula Dobriansky, Michael Lerner (Tikkun), etc.)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">Freedom House (present and former Illuminaries: Peter Ackerman, Stuart Eizenstat, Walter Schloss, Max Kampelman, Bette Bao Lord, Kenneth Adelman, Bernard Aronson, Malcolm Steve Forbes, Theodore Forstmann, Henry Louis Gates, Jay Mazur, Andrew Nathan, Nina Rosenwald, David Rubenstein, Eleanor Roosevelt, Paula Dobriansky, James Woolsey, Kenneth Adelman, Max Kampelman, Peter Ackerman, Zbigniew Brzezinski, Stuart Eizenstat, Sandra Feldman, Malcolm Forbes, Samuel Huntington, Jeane Kirkpatrick, Anthony Lake, P.J. O&#8217;Rourke, Bill Richardson, etc.)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">Intellibridge (with David J. Rothkopf, Anthony Lake, Richard C. &#8220;Hal&#8221; Holbrooke, Henry Kissinger, John Mark Deutch, Lawrence Korb, Joseph Samuel Nye, Jr., Stephen Solarz, Peter Tarnoff, etc.; subsumed into Eurasia)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The International Rescue Committee (with Madeleine Albright, Maurice R. Greenberg, Henry Kissinger, Tom Lantos, Elie Wiesel, Reynold Levy, David N. Pincus, Colin Powell, Bruce Ratner, Felix Rohatyn, Nancy Starr, Jonathan L. Wiesner, James Wolfensohn, Guy, Morton Hamburg, Jessica Seinfeld, Howard Jonas, Marvin Josephson, Alton Kastner, H. Peter Stern, W. Michael Blumenthal, William vanden Heuvel, Ronald Waldman, Leah Zell Wanger, Daniel Weiner, Randi Weingarten, etc.)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The National Interest (with Conrad Black, Irving Kristol, Helmut Sonnenfeldt, etc.)</span></li>
<li><span style="color:#003366;">The Synagogue of Satan</span></li>
</ul>
<p><span style="color:#003366;">MIA delivered Stinger missiles to the Mujahidin in Afghanistan.</span></p>
<p><span style="color:#003366;">MIA represented the Albanian Islamic terrorist group UCK and Bosnia&#8217;s Iranian-U.S.-Saudi-backed militias against the Serbs in the former Yugoslavia.</span></p>
<p><span style="color:#003366;">MIA campaigns for the Chechens against Russia.</span></p>
<p><span style="color:#003366;">MIA arranged for Turkey to receive $6,000,000,000 &#8220;and unspecified additional billions in loans&#8221; from American tax-payers in exchange for the use of Turkish territory for the invasion of Iraq. MIA also guaranteed Turkey that America would deny Iraqi Kurds any national self-determination.</span></p>
<p><span style="color:#003366;">MIA is married to Sheppie Abramowitz, director of the Women&#8217;s Commission for Refugee Women and Children.</span></p>
<p><span style="color:#003366;">Diana Johnstone, </span><em><span style="color:#003366;">Fool&#8217;s Crusade</span></em><span style="color:#003366;">, Pluto Press, 2002, p. 9:</span></p>
<blockquote><p><span style="color:#003366;">… Presidents come and go but the continuity of U.S. policy is ensured by a small elite of policy-makers who remain outside party politics – and often outside public view. An influential member of this foreign policy establishment is Morton Abramowitz, whose career has involved him with both the Afghan mujahidin and Kosovo Albanian rebels. In 1986, as assistant secretary of state for intelligence and research in the Reagan administration, Abramowitz helped arrange delivery of the Stinger missiles. The collapse of the Soviet Union obliged U.S. policy-makers to redefine the &#8220;threat&#8221; justifying foreign intervention. The &#8220;war on terrorism&#8221;, launched by President Reagan in the early 1980s, was suffering by the end of the decade from a dearth of active terrorists. As president of the Carnegie Endowment for International Peace in the early 1990s, Abramowitz headed a project to develop a new U.S. foreign policy for the post-Cold War era. Rather than simply identifying &#8220;threats&#8221;, especially at a time when few threats could be seen, a successful new policy needed to combine promotion of U.S. interests with proclamation of American &#8220;ideals&#8221;.</span></p>
<p><span style="color:#003366;">&#8230;</span></p>
<p><span style="color:#003366;">Abramowitz continued to act from behind the scenes as an eminence grise for [US Secretary of State] Albright. He helped found the high-level International Crisis Group, a chief policy designer fro Bosnia and Kosovo. He was omnipresent behind the scenes of the Kosovo drama, both in making policy and in shaping elite business, government, and media opinion. He acted as an advisor to the Kosovo Albanian delegation at the Rambouillet talks, whose programmed breakdown provided the pretext for NATO bombing.</span></p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[the round up]]></title>
<link>http://internationalhqjobs.wordpress.com/2009/10/29/round-up-oct-29/</link>
<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 19:53:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>hqjobs</dc:creator>
<guid>http://internationalhqjobs.wordpress.com/2009/10/29/round-up-oct-29/</guid>
<description><![CDATA[DEPUTY REGIONAL DIRECTOR: ASIA AND MIDDLE EAST Lutheran World Relief, Baltimore, MD Closes: 30th Nov]]></description>
<content:encoded><![CDATA[DEPUTY REGIONAL DIRECTOR: ASIA AND MIDDLE EAST Lutheran World Relief, Baltimore, MD Closes: 30th Nov]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Twitter vs. Tyrants: Remarks by Freedom House]]></title>
<link>http://irevolution.wordpress.com/2009/10/26/twitter-vs-tyrants-freedom-house/</link>
<pubDate>Mon, 26 Oct 2009 14:24:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>Patrick Philippe Meier</dc:creator>
<guid>http://irevolution.wordpress.com/2009/10/26/twitter-vs-tyrants-freedom-house/</guid>
<description><![CDATA[My colleague Chris Doten asked me to suggest panelists for this congressional briefing on the role o]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">My colleague Chris Doten <a href="http://irevolution.wordpress.com/2009/10/26/twitter-vs-tyrants/">asked me to suggest panelists</a> for <a href="http://irevolution.wordpress.com/2009/10/26/twitter-vs-tyrants/">this congressional briefing</a> on the role of new media in authoritarian states. Here are the highlights from Daniel Calingaert&#8217;s opening remarks on behalf of <a href="http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=1">Freedom House</a> along with <strong>my critiques</strong>:</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>New media has created significant  opportunities for advancing freedom in countries ruled by authoritarian  regimes.  It has expanded the space for free expression and facilitated civic activism.  But authoritarian regimes have pushed back.</li>
</ul>
<ul style="text-align:justify;">
<li>While new media plays an important role in expanding free expression and  facilitating citizen engagement, it does not drive political change.  New media  alone cannot undermine authoritarian regimes.  Authoritarian regimes in the  former Soviet republics and elsewhere continue to repress their citizens, and  this repression extends to digital media.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;"><strong>Me: </strong>Absolutely, which is why I keep repeating the following point: we need to cross-fertilize the fields of digital activism and civil resistance. Lessons learned and best practices need to be exchanged. See my post on <a href="http://irevolution.wordpress.com/2008/12/25/digital-resistance-between-digital-activism-and-civil-resistance/">Digital Resistance: Between Digital Activism and Civil Resistance</a>, which I wrote back in December 2008.</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>In Belarus, authorities conduct surveillance on Internet users, and they  require cyber cafés to register each user’s browsing history.</li>
</ul>
<ul style="text-align:justify;">
<li>Authoritarian regimes use a variety of methods  to limit online freedom of expression.  The United States therefore has to  respond in multiple ways.</li>
</ul>
<ul style="text-align:justify;">
<li>The Internet is a medium for communication.  Its impact in authoritarian regimes ultimately depends less on the medium itself than on the messages it  conveys and on the messengers who use it to drive progress towards democracy.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;"><strong>Me: </strong>I really wouldn&#8217;t frame the issue in such a dichotomous way. The Internet is a <em>new </em>and <em>different</em> type of medium for communication. One that is radically different from previous communication typologies of one-to-many broadcasting. The medium, message and actors are all important.</p>
<ul style="text-align:justify;">
<li>We should not only invest in anti-censorship technology, but also  support the creation and distribution of pro-democracy content and back the  courageous and creative activists in repressive environments who are struggling  to bring about political change.</li>
</ul>
<p style="text-align:justify;"><strong>Me: </strong>This last point is especially important and the reason why I wrote this blog post on <a href="http://irevolution.wordpress.com/2009/07/06/content-for-digital-activism-and-civil-resistance/">Content for Digital Activism and Civil Resistance </a>three months ago. I had been advising a large scale digital activism project and was increasingly concerned by the lack of importance placed on content.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://irevolution.wordpress.com/bio">Patrick Philippe Meier</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Saramago, indignazione da Nobel]]></title>
<link>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/10/09/saramago-indignazione-da-nobel/</link>
<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 11:37:35 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simona Maggiorelli</dc:creator>
<guid>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/10/09/saramago-indignazione-da-nobel/</guid>
<description><![CDATA[Lo scrittore portoghese è in Italia per presentare le sue acute riflessioni affidate a un blog. E or]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><em>Lo scrittore portoghese è in Italia per presentare le sue acute riflessioni affidate a un blog. E ora a un libro. Eccone un piccolo assaggio</em></p>
<p>di José Saramago</p>
<div id="attachment_2231" class="wp-caption alignleft" style="width: 110px"><img class="size-full wp-image-2231" title="Il quaderno" src="http://simonamaggiorelli.wordpress.com/files/2009/10/il-quaderno.jpg" alt="Saramago" width="100" height="145" /><p class="wp-caption-text">Saramago</p></div>
<p>Una buona notizia, diranno i lettori ingenui, supponendo che, dopo tanti disinganni, ve ne siano ancora. La Chiesa anglicana&#8230; ha annunciato una importante decisione: chiedere perdono a Charles Darwin, ora che si commemorano i duecento anni  della sua nascita, per il modo in cui lo ha trattato dopo la pubblicazione dell’<em>Origine delle specie</em> e, soprattutto, dell’<em>Origine dell’uomo.</em>.. Anche se Darwin fosse vivo e disposto a mostrarsi benevolo, dicendo «sì, perdono», la generosa parola non potrebbe cancellare un solo insulto, una sola calunnia, una sola manifestazione di disprezzo dei molti che gli caddero addosso. L’unica a trarne beneficio sarebbe la Chiesa anglicana, che avrebbe aumentato, senza spese, il suo capitale di buona coscienza. Ringraziamola comunque del suo pentimento, che forse spingerà il papa Benedetto XVI a chiedere perdono&#8230; a Giordano Bruno, cristianamente torturato, con molta carità e perfino al rogo su cui fu bruciato. Questa richiesta di perdono non sarà gradita ai creazionisti nordamericani. Fingeranno indifferenza ma è evidente che si tratta di un ostacolo ai loro piani. Un ostacolo per quei repubblicani che, come la loro candidata alla vicepresidenza, inalberano la bandiera di questa aberrazione pseudoscientifica chiamata creazionismo (settembre 2008).</p>
<p><strong>Ateismo militante</strong><br />
(&#8230;) le religioni non solo non avvicinano gli esseri umani, ma vivono, loro stesse, in stato di permanente mutua inimicizia, nonostante tutte le arringhe pseudo-ecumeniche ritenute vantaggiose da una parte e dall’altra per occasionali e passeggeri motivi di ordine tattico. Le cose stanno così da che mondo è mondo e non si vede alcun indizio di un possibile cambiamento. Salvo l’ovvia idea che il pianeta sarebbe molto più pacifico se tutti fossimo atei. (febbraio 2009).</p>
<p><strong>Dogmi</strong><br />
I dogmi più nocivi forse non sono quelli che come tali sono stati espressamente enunciati, quale è il caso dei dogmi religiosi, perché quelli fanno appello alla fede e la fede non sa né può mettere in discussione se stessa. Il guaio è che si sia trasformato in dogma ciò che, per sua natura, non ha mai aspirato ad esserlo. Marx per esempio, non ha dogmatizzato, ma sono subito spuntati pseudo-marxisti pronti a convertire <em>Il capitale</em> in un’altra Bibbia&#8230;(novembre 2008).<br />
<strong>Berlusconi e Co.</strong><br />
Secondo la rivista nordamericana <em>Forbes</em> il gotha della ricchezza mondiale, la fortuna di Berlusconi ascenderebbe a quasi diecimila milioni di dollari. Onoratamente guadagnati, è chiaro, sebbene con non pochi aiuti esterni, come ad esempio il mio. Essendo io pubblicato in Italia dall’editrice Einaudi, proprietà di Berlusconi, qualche soldo glielo avrò fatto guadagnare. Una infima goccia d’acqua nell’oceano, ovviamente, ma che gli sarà servita almeno per pagarsi i sigari, ammettendo che la corruzione non sia il suo unico vizio&#8230; Ebbene, come di solito si sente dire, i popoli sono sovrani, ma anche saggi e prudenti, soprattutto da quando il continuo esercizio della democrazia ha fornito ai cittadini alcune nozioni utili a capire come funziona la politica e quali sono i diversi modi per ottenere il potere. Ciò significa che il popolo sa molto bene quel che vuole quando è chiamato a votare. Nel caso concreto del popolo italiano &#8211; perché è di questo che stiamo parlando e non di un altro (ci arriveremo) &#8211; è dimostrato come l’inclinazione sentimentale che prova per Berlusconi, tre volte manifestata, sia indifferente a qualsiasi considerazione di ordine morale. In effetti, nel paese della mafia e della camorra, che importanza potrà mai avere il fatto privato che il primo ministro sia un delinquente? In un paese in cui la giustizia non ha mai goduto di buona reputazione che cosa cambia se il primo ministro fa approvare leggi a misura dei suoi interessi, tutelandosi contro qualsiasi tentativo di punizione dei suoi eccessi e abusi di autorità? ( settembre 2008).</p>
<p><strong>Che fare con gli italiani?</strong><br />
&#8230; è appena giunta la notizia delle dimissioni di Walter Veltroni. Ben vengano, il suo Pd è cominciato come una caricatura di partito ed è finito,senza parole né progetti, come un convitato di pietra sulla scena politica&#8230; Veltroni è responsabile, certo non l’unico, ma nell’attuale congiuntura, il maggiore, dell’indebolimento di una sinistra di cui era arrivato a proporsi come salvatore. Pace all’anima sua. ( febbraio 2009).<br />
<em>Tratto da José Saramago, “Il Quaderno” (Bollati Boringhieri)</em></p>
<p><strong>l&#8217;intervista: ITALIA SVEGLIATI</strong></p>
<p>Un quaderno di riflessioni acuminate. Nate in margine a fatti di cronaca. Ma non solo. Prima affidate con passione da blogger  all’immediatezza della Rete. Poi distillate in libro che, come è noto, ha avuto una travagliata vicenda editoriale. Rifiutato da Einaudi, vede ora la luce grazie a Bollati Boringhieri con il titolo <em>Il Quaderno.</em> E mentre si parla di un trasferimento in blocco di tutta la sua opera nel catalogo Feltrinelli (a partire dal prossimo romanzo <em>Caino</em>), Saramago arriva in Italia per presentare il suo nuovo libro e incontrare il pubblico. Prima tappa il 9 ottobre proprio a Torino, la città di Bollati Boringhieri ma anche dello storico marchio enaudiano acquisito dalla Mondadori di Berlusconi. Alle 21 il Nobel è al circolo dei lettori e il giorno dopo all’università. E poi ancora ad Alba, a Milano ( 12 ottobre) e a Roma (14 ottobre, al Teatro Quirino, con Marramao). In attesa di questi incontri dal vivo, <em>left</em> ha rivolto a Saramago qualche domanda via mail.<br />
<strong>Il Partito del premier si chiama Partito della libertà. Che tipo di libertà propone agli italiani?</strong><br />
La libertà di aprire il cammino al fascismo. Molti italiani credono di vivere in paradiso, ma forse si sveglieranno all’inferno. Se, purtroppo, ciò accadesse che non cerchino altri colpevoli.<br />
<strong>Freedom House e l&#8217; Economist denunciano che libertà di stampa è venuta meno in Italia. Che ne pensa?</strong><br />
Qualsiasi persona, perfino la meno attenta, lo confermerà. Fredoom House e Economist non ci hanno detto niente di nuovo.<br />
<strong>Perché la reazione degli italiani e del Partito democratico alle continue bugie del premier è ancora così debole?</strong><br />
Non chieda a un semplice scrittore portoghese che dica ciò che gli italiani dovrebbero essere i primi a sapere. Sono loro che hanno messo Berlusconi dov’è. Che decidano adesso cosa fare<br />
<strong>C’è uno svuotamento della cultura?</strong><br />
La cultura italiana sta resistendo e continuerà a resistere. Si prendano come esempio Saviano, Eco, Fo, Magris, Flores D’Arcais e tanti altri che difendono la fortezza della dignità e della sapienza.<br />
Simona Maggiorelli<br />
(traduzione di Sonia Castillo)</p>
<p>da left-avvenimenti 9 ottobre 2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[21st Century (anti)Democracies]]></title>
<link>http://criticae.wordpress.com/2009/10/05/21st-century-antidemocracies/</link>
<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 21:56:55 +0000</pubDate>
<dc:creator>criticae</dc:creator>
<guid>http://criticae.wordpress.com/2009/10/05/21st-century-antidemocracies/</guid>
<description><![CDATA[Defining democracy seems to be a hard thing to do. 20 years ago, when the Berlin Wall was still spli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Defining democracy seems to be a hard thing to do. 20 years ago, when the Berlin Wall was still splitting Germany into two, it was easy to say what democracy was and what not.</p>
<p style="text-align:justify;">On one hand we had total control over populations, while on the other hand were elected governments, accountability, and powerful civil societies.</p>
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-489" title="ps" src="http://criticae.wordpress.com/files/2009/10/ps.jpg?w=300" alt="ps" width="300" height="204" />Today things are a little more complicated: everybody seems to be democratic or, better say, everybody is creating democracy of their own style and preferences. As Freedom House’s report Undermining democracy points out, 21<sup>st</sup> century authoritarians have developed subtle strategies to dent true democratic principles. One example is Russia, whose “sovereign democracy” leaves plenty of vague space for any repressive regime to fill in with whatever fits best. When coupled with <a href="http://online.wsj.com/article/SB124277297306236553.html">nostalgic nationalism</a>, shutting down <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A51587-2005Feb24.html">independent media</a>, and one-party system, “sovereign democracy” does not seem so democratic any more. Another example is the “Islamic democracy” of Iran, which also holds regular elections for president and legislature, but whose entire political and social life is decided in the small circle around <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8051750.stm">the Ayatollahs</a>. Nevertheless, these regimes present themselves as democracies despite the lack of accountability and internal legitimacy, political repressions, murders of journalists and deplorable human rights record. After this inexcusable fallacy comes unconditional foreign aid. IT targets developing countries from the neighborhood and Africa, which are supposed to follow suit and disregard the US and EU investments, which always come with the conditions to democratize and liberalize.</p>
<p style="text-align:justify;">Why should this matter? Unlike 20 years ago, today’s battle is not who has more nuclear warheads or who will get the oil in Africa. The real war is between those who advocate for the right of every individual to live free and choose his own destiny, and those who are ready to neglect these rights for the sake of power, prosperity and ruling comfort.  And while 20 years ago we had a war, albeit a cold one, today we have working “<span style="text-decoration:line-through;">international institutions</span>” and “<span style="text-decoration:line-through;">economic integration</span>”. Correction: international institutions, whose work is vetoed by authoritarian governments and economic integration at the price of neglecting political and human rights.</p>
<p style="text-align:justify;">The term democracy has been blurred by authoritarian propaganda so much, and the democratic governments have been so immersed in <a href="http://www.us-sabc.org/i4a/pages/index.cfm?pageid=1">business with authoritarians</a>, that we have somehow swept the real fight under the carpet. Is it inconvenient any more to stand firm for the right of man to choose undisturbed how to pursue his happiness? Is it indispensable to allow authoritarian regimes undermine democracy through their <a href="http://www.voanews.com/english/archive/2007-05/Chinese-Aid-Flows-into-Africa.cfm?CFID=277373765&#38;CFTOKEN=42865853&#38;jsessionid=88305d02428808ce645ac3e4163d68537f6c">newly-arisen economic strength</a>?</p>
<p style="text-align:justify;">Today’s resurgent authoritarian governments make it indeed essential to have a stance. Today if you have no position, you are in the camp of the perpetrators of human dignity and freedom. It is easy to point at Russia and Iran for undermining democracy at home and abroad. These countries have long been in manifest opposition to liberal democratic principles. Other countries are more moderate, but equally authoritarian. And they still call themselves democracies.</p>
<p style="text-align:justify;">Take the following example. Myanmar is ruled by a brutally suppressive military junta since 1962. Since then the regime has detained thousands of opposition activists and murdered many of them with no CNN cameras around. No elections have been held. The whole power is vested in the military, which arbitrarily decides about the life and wellbeing of every Burmese. The totalitarian socialism brought the country to the admittance as world’s most undeveloped nation. Oover 90% of the population lives on less than 65 cent per day. The military dictatorship severely <a href="http://www.islamonline.net/servlet/Satellite?c=Article_C&#38;cid=1243825404773&#38;pagename=Zone-English-Muslim_Affairs%2FMAELayout">represses political opposition</a> and even peaceful movements of <a href="http://media.www.vanderbiltorbis.com/media/storage/paper983/news/2007/10/02/Newsfeatures/Revolution.And.Repression.In.Myanmar-3003942.shtml">Buddhist monks</a>.</p>
<p style="text-align:justify;">To make the long story short, the West reacts with unsuccessful sanctions which impoverish the country even more, while the neighbours trade and arm the junta. Remarkably, among those indirectly supporting the regime in Myanmar are democratic India and Thailand.</p>
<p style="text-align:justify;">
<div id="attachment_492" class="wp-caption alignright" style="width: 251px"><img class="size-medium wp-image-492" title="sss" src="http://criticae.wordpress.com/files/2009/10/sss.jpg?w=241" alt="shooting against freedom" width="241" height="300" /><p class="wp-caption-text">shooting against freedom</p></div>
<p>Last year the junta made new virtually <a href="http://www.reuters.com/article/worldNews/idUSBKK10184120080219">unamendable constitution</a> and this year announced <a href="http://www.nytimes.com/2008/02/10/world/asia/10iht-myanmar.1.9898444.html">elections for 2010</a>. Democratic steps? It also pardoned a lot of criminals and some prisoners of conscious, only to incarcerate them again afterwards. Already under house arrest, the democratic icon of the country San Suu Kyi was sentenced to 3 years in prison. Then the sentenced was reduced to 1,5 years house arrest. These are only some of the sly PR campaigns of one of the most repressive regimes in the world, which does not intend to change. However, it may well gain external legitimacy and call itself democratic after carrying out staged elections next year. We will then have another type of democracy, perhaps “militarized democracy” or “The Burmese democratic way”.</p>
<p style="text-align:justify;">In any case the advocates of freedom should stay alert for the cunning ways of the 21<sup>st</sup> century authoritarians. We are still fighting the same battle, only the enemy has changed its name and methods.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Freedom of expression in a Web 2.0 world; Future is not all positive - new tools have limited impact where controls are in place]]></title>
<link>http://igfusa.wordpress.com/2009/10/02/freedom-of-expression-in-a-web-2-0-world/</link>
<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 17:10:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>andersj</dc:creator>
<guid>http://igfusa.wordpress.com/2009/10/02/freedom-of-expression-in-a-web-2-0-world/</guid>
<description><![CDATA[The Internet Governance Forum-USA workshop on &#8220;The Freedom of Expression in a Web 2.0 World,]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>The Internet Governance Forum-USA workshop on &#8220;The Freedom of Expression in a Web 2.0 World,&#8221; was built to assess the whole idea of Web 2.0, and the tangent that the panel took grew increasingly bleak in outlining the limitations of new Internet technologies. They said Web 2.0 isn&#8217;t all roses. It&#8217;s not a park that simultaneously serves as a playground and the ultimate conduit of democracy, it won&#8217;t single-handedly save the world and it won&#8217;t always be used to better the lives of citizens in the U.S. or abroad.</p>
<p><strong>Rebecca MacKinnon</strong>, a co-founder of Global Voices, assistant professor at the University of Hong Kong and previous CNN bureau chief in Beijing, was particularly stern in extinguishing the optimism that emerged during the summer as a result of the contested Iranian election and the subsequent temporary uprising that was partially fed by social media, especially Twitter.</p>
<p>&#8220;There&#8217;s a naivete that capitalism plus Internet plus Twitter equals democratization,&#8221; MacKinnon said, later adding that democracy isn&#8217;t inherently going to spread just by handing software to dissidents.</p>
<p>MacKinnon&#8217;s extensive experiences with the Chinese government&#8217;s attitude toward the Internet provided a stark paralell to the stated goals of President Barack Obama&#8217;s administration, voiced at the IGF by <strong>Miriam Nisbet</strong>, the first director of the Office of Governmental Information Services.</p>
<p>&#8220;It&#8217;s rather extraordinary that he spent the first full day in office by issuing memoranda&#8230;dealing with the openness of government,&#8221; Nisbet said. She next quoted Obama: &#8221;All agencies should use modern technology to inform citizens about what is known and done by their government.&#8221;</p>
<p>While the stated aim of the U.S. government is to utilize Web 2.0 to open up the government for its citizens, MacKinnon was quick to point out that the Chinese model, which is being increasingly adopted by similarly authoritarian regimes, is built more upon the idea of modern technology helping the government inform itself about its citizens, opening them up to the keen eyes of governmental watchdogs.</p>
<p>In some cases, these crackdowns can be justified. Ambassador <strong>David Gross</strong>, now a partner at Wiley Rein LLP, leveraged his 25 years of experience in politics and ICTs in the discussion. He told of his experience in trying to encourage a policy of liberalized Internet use to a Tunisian deputy foreign minister. The minister justified his country&#8217;s forced limitations on online expression as an extension of the government&#8217;s responsibility to protect its people by maintaining social cohesion in a country built up of incredibly factitious factions perfectly willing to fight each other, fights that the Tunisian government asserts would be stoked by open Internet communication.</p>
<p><strong>Robert Guerra</strong>, the project director on Internet freedom at Freedom House, roped government surveillance into the increasingly mobile nature of Internet access, particularly in least-developed countries, pointing out that cell phones, by their nature and taking the complicity of the telecommunications industry in conceding to governmental interests for granted, are perfect for authoritarian governments to spy on their citizens. By triangulating a phone&#8217;s location, or by utilizing its speakers, receivers and text messages, governments can immediately drop in on any sort of communication deemed to be seditious.</p>
<p>It was agreed that while Web 2.0 has made progress, said progress can largely be credited not to the inherent power of the technology of Web 2.0, but of the lagging pace at which most authoritarian governments have approached the technology, falling behind the counter-culture movement in exploiting the Internet for its own aims.</p>
<p>There&#8217;s a reason, MacKinnon said, that China is currently offering to build the Internet infrastructure for several authoritarian countries, because China knows exactly how to receive the economic benefits of increasingly widespread Internet access without suffering the open scrutiny of governments and businesses that one would naturally think would result in concert with an expansion of communications technologies.</p>
<p>Ultimately &#8211; running counter to the long-winded, expansive rhetoric that often takes place in discussion panels dealing with governmental policy and communicative ideology &#8211; the most apt description of the Web 2.0 element of the world came from <strong>Bob Boorstin</strong>, director of corporate policy communications at Google, and previous chief speechwriter during President Bill Clinton&#8217;s administration.</p>
<p>&#8220;These are just tools, and they&#8217;re nothing more than that,&#8221; Boorstin said, indicating that no matter how many bells or whistles, tweets or status updates we may have, the censorship and free expression citizens endure or desire is ultimately up to their own actions and persistence.</p>
<p><em>-Morgan Little</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[October 3. Demonstration Held in Rome to Defend Media Freedom]]></title>
<link>http://manofroma.wordpress.com/2009/10/02/october-3rd-demonstration-in-rome-to-defend-media-freedom/</link>
<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 08:38:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>Man of Roma</dc:creator>
<guid>http://manofroma.wordpress.com/2009/10/02/october-3rd-demonstration-in-rome-to-defend-media-freedom/</guid>
<description><![CDATA[Tomorrow &#8220;October 3rd a demonstration will be held in Rome [3:30 pm, piazza del Popolo] to def]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><a href="http://www.flickr.com/photos/30208099@N00/3620106466/in/set-72157621031893833/"><img class="aligncenter size-full wp-image-5463" title="Freedom of Press in danger in Italy" src="http://manofroma.wordpress.com/files/2009/10/freedom-of-press-in-italy1.jpg" alt="Freedom of Press in danger in Italy" width="455" height="361" /></a></p>
<p>Tomorrow &#8220;October 3rd a demonstration will be held in Rome [3:30 pm, piazza del Popolo] to defend media freedom—not in a remote dictatorship, but in Italy itself. Journalists who have called the protest have good reason to worry. In Freedom House’s <a href="http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=470"><span style="text-decoration:underline;">2009 survey</span></a> of media independence, Italy was downgraded to &#8216;partly free&#8217; and placed 73rd in a list of 195 countries (only just above Bulgaria.) In this respect, at least, Silvio Berlusconi’s Italy is distancing itself from western Europe and becoming more like weaker democracies farther east.&#8221; [The Economist, <a href="http://www.economist.com/world/europe/displaystory.cfm?story_id=14560942"><span style="text-decoration:underline;"><em>Muzzling the messengers</em></span></a>, Oct 1st 2009, Rome]</p>
<p>The British weekly paper thus concludes:</p>
<blockquote><p>&#8220;Not since Mussolini’s time has an Italian government’s interference with the media been more blatant or alarming. Journalists, and other Italians, have every reason to protest.&#8221;</p></blockquote>
<p style="text-align:center;">Ψ</p>
<p><span style="color:#7a2800;"><strong><em>Additional Info</em></strong></span></p>
<p>An <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/columnists/guest_contributors/article6857539.ece"><span style="text-decoration:underline;">article</span></a> on this demonstration written by <a href="http://www.robertosaviano.it/documenti/8872"><span style="text-decoration:underline;">Roberto Saviano</span></a>, author of <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gomorrah_(book)"><span style="text-decoration:underline;">Gomorrah</span></a>, is published by The (London) Times, Die Zeit, El Pais and Le Figaro.</p>
<p>Here is some <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Silvio_Berlusconi#Influence_on_the_media"><span style="text-decoration:underline;">basic information</span></a> about Berlusconi&#8217;s power over Italian media, plus a recent <a href="http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-altre-dieci-domande-a-silvio-berlusconi/category/la-vicenda-sulla-stampa-estera/"><span style="text-decoration:underline;">collection</span></a> of international articles regarding Silvio Berlusconi.</p>
<p>You can also read from our blog:</p>
<p><a href="http://manofroma.wordpress.com/2009/06/29/is-berlusconis-power-about-to-decline/"><span style="text-decoration:underline;">Is Berlusconi’s Power About to Decline?</span></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Nuovo attacco alla libertà di Internet in Italia fatto dal Governo.]]></title>
<link>http://lucapilolli.wordpress.com/2009/09/26/nuovo-attacco-alla-liberta-di-internet-in-italia-fatto-dal-governo/</link>
<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 08:00:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucapilolli</dc:creator>
<guid>http://lucapilolli.wordpress.com/2009/09/26/nuovo-attacco-alla-liberta-di-internet-in-italia-fatto-dal-governo/</guid>
<description><![CDATA[Che Internet sia libera in Italia da fastidio a molti potenti. Dal 13 anni a questa parte vedo conti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/g7JyCOEIDEg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/g7JyCOEIDEg&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Che Internet sia libera in Italia da fastidio a molti potenti. Dal 13 anni a questa parte vedo continui attacchi fatti per limitare la liberta di opinione in Internet. Libertà sacrosanta negli liberali USA e a quanto pare scomodissima nella FASCIO/CATTO/COMUNISTA Italietta.<br />
Sono sempre più schifato dalla pochezza intellettuale di queste proposte. Vivendo all&#8217;estero da più di un anno inizio a pensare sempre più che i governanti che ha avuto in passato ed ha tutt&#8217;ora l&#8217;Italia sono frutto di quello che è veramente l&#8217;Italia, il paese dei furbi, della mafia e delle indulgenze plenarie. Pochi intellettuali reagiscono, come Grillo, come Travaglio, come De Magistris. Auguro all&#8217;Italia un risveglio culturale e di coscenza. Consiglio agli Italiani di mettere il naso fuori di casa. Spesso nelle case altrui si scoprono virtù e modi di fare, culture, eccellenze, che nemmeno ci sognamo. Ovviamente dall&#8217;estero conviene portare a casa le virtù e non i difetti.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Las Dictaduras se cubren con el paraguas de la Democracia]]></title>
<link>http://cubaout.wordpress.com/2009/09/23/las-dictaduras-se-cubren-con-el-paraguas-de-la-democracia/</link>
<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 23:06:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>cubaout</dc:creator>
<guid>http://cubaout.wordpress.com/2009/09/23/las-dictaduras-se-cubren-con-el-paraguas-de-la-democracia/</guid>
<description><![CDATA[Mapa de Libertad EFE : Christopher  Walker , director de estudios de Freedom House, analiza la utili]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Mapa de Libertad EFE : Christopher  Walker , director de estudios de Freedom House, analiza la utili]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Egypt lashes out against Freedom House report]]></title>
<link>http://bikyamasr.wordpress.com/2009/09/18/egypt-lashes-out-against-freedom-house-report/</link>
<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 12:15:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>bikyamasr</dc:creator>
<guid>http://bikyamasr.wordpress.com/2009/09/18/egypt-lashes-out-against-freedom-house-report/</guid>
<description><![CDATA[Egypt lashes out against Freedom House report Bikya Masr 18 September 2009 Human Rights is always a ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>Egypt lashes out against Freedom House report</strong></p>
<p>Bikya Masr</p>
<p>18 September 2009</p>
<div id="attachment_3355" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-3355" title="Egyptians at cafe." src="http://bikyamasr.wordpress.com/files/2009/09/47.jpg?w=300" alt="Human Rights is always a source of debate in Egypt. -archive" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">Human Rights is always a source of debate in Egypt. -archive</p></div>
<p>CAIRO: A recent Freedom House report has left the Egyptian government on ease, after the American-based human rights watchdog criticized the government here and accused it of obstructing the work of the Council of Human Rights at the United Nations. Deputy Assistant Foreign Affairs Minister Wael Aboul Magd criticized the report on Thursday, saying that Cairo will submit a report on its findings to the International Council for Human Rights in mid-November.</p>
<p>Aboul Magd argued that Egypt is an active member of the council and was a coordinating member of the African group in recent years and that the accusations are not well-founded.</p>
<p>He said that human rights activists and human rights organizations wish that &#8220;the International Council for Human Rights would  express their  point of view, pointing out that the Council is not the right place for their wishes,   as it is an international organization  for member states of the United Nations.&#8221;<!--more--></p>
<p>He argued that the  role of human rights activists and human rights organizations is to &#8220;point their  fingers&#8221; with accusations against each country  they think violates human rights, while the council&#8217;s role is &#8220;different to this goal. Its goal is to develop a legal framework and concepts of governing and setting the system of human rights at the international level.&#8221;</p>
<p>Falling back on the usual arguments from Cairo, the assistant minister pointed out that the report &#8220;reflects the viewpoint of Western activists and a large proportion of Western countries, while the majority of the members of the United Nations and the Arab and Islamic organizations see it from a different perspective.&#8221;</p>
<p>The report, he said, omitted the fact that both Egypt and the United States, together, &#8220;presented a draft resolution on freedom of expression for the International Council for Human Rights,&#8221; noting that the report &#8220;talked about the need of the international council to only accept membership of democratic countries.&#8221;</p>
<p>He questioned the role of democracy in the report: &#8220;What democracy are they talking about and since when is the United Nations administered with this logic?</p>
<p>&#8220;Freedom house wants to turn the International Council for Human Rights into a council that consists of distinctive countries only from the American point of view.&#8221;</p>
<p>Aboul Magd lashed out at Freedom House&#8217;s defense of Israel, arguing that the council has condemned the Jewish state more than once &#8220;because of violations of human rights in the Palestinian territories.&#8221; He demanded Freedom House take Israel&#8217;s abuse of human rights into account before blasting Egypt.</p>
<p>**reporting by Mohamed Abdel Salam</p>
<p>BM</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Authoritarian regimes thrive in the UN Human Rights Council]]></title>
<link>http://civitaspoliticsblog.wordpress.com/2009/09/16/authoritarian-regimes-thrive-in-the-un-human-rights-council/</link>
<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 22:42:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>civitaspoliticsblog</dc:creator>
<guid>http://civitaspoliticsblog.wordpress.com/2009/09/16/authoritarian-regimes-thrive-in-the-un-human-rights-council/</guid>
<description><![CDATA[At the beginning of this month, two very troubling reports on the state of democracy in the world ha]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;"><a href="http://civitaspoliticsblog.wordpress.com/files/2009/09/images1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-518" title="images" src="http://civitaspoliticsblog.wordpress.com/files/2009/09/images1.jpg" alt="images" width="135" height="115" /></a>At the beginning of this month, two very troubling reports on the state of democracy in the world have been released almost simultaneously, and both are concerned with the highest locus of legitimacy and authority when dealing with democracy and human rights, the UN and, most specifically, the <a href="http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/">United Nations Human Rights Council (UNHRC)</a>, the successor of the UN Commission on Human Rights (UNCHR) since 2006. The first research is Freedom House’s annual report on the activity of UNHRC and the second was released by the European Council on Foreign Relations (ECFR). This article will present the conclusions of these two reports, briefly corroborating their results with the most recent Freedom House’s Freedom in the World Report (2008) scores on political rights and civil liberties (a scale from 1 to 7, 1 for the highest degree of freedom, and 7 for the lowest level).</span></p>
<p><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">The first analysis is the <a href="http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=70&#38;release=1070">Freedom House UNHRC Report</a>, an annual report that evaluates the activity of this inter-governmental body of the UN and its official reactions to various cases of human rights violations in the world. The research uses 5 benchmarks totaling 11 criteria in order to asses the efficiency of the UNHRC in light of its declared goals, and concludes with a very grim evaluation:</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;"><strong>A failing grade in 4 of the 11 criteria</strong>: Adoption of resolutions and use of special sessions; the global threat against freedom of expression; voting records of democracies during Council elections; voting records of democracies on key resolutions.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;"><strong>A mixed grade in 6 other criteria</strong>:<strong> </strong>Relevance and independence of special rapporteurs;   Universal Periodic Review process; the global threat against freedom of association; accreditation process for NGOs; mixed opportunities for NGO engagement at the Council; level of U.S. engagement at the Human Rights Council.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;"><strong>A pass grade in one of the 11 criteria</strong>: Quality of special rapporteurs and reports.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">Additionally, the Report highlights a significant number of other vulnerabilities of this body, which could affect its ability to further assess human rights violations and take appropriate measures. One of these vulnerabilities is the continuous pressure some countries exercise in order to eliminate the country-specific rapporteurs, that is the assessment made by an independent team on the ground in specific countries, favoring instead the Universal Periodic Review (UPR), a process by which the monitoring is realized by member states working together with the state under scrutiny, <em>every four years</em>. Moreover, these reports allow a very large space to maneuver for the regime under scrutiny to manipulate the process of investigation.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">Another pressing case is the meager capacity of this intergovernmental body to issue condemnatory resolutions on those countries that are involved in grave violations of human rights. Belarus, China, Cuba, Sri Lanka, Equatorial Guinea, Libya, Laos, Uzbekistan, Turkmenistan, Zimbabwe, Chad, Eritrea, Saudi Arabia, Syria, have been exempted of such resolutions, whereas Israel received a disproportionate number of condemnations on the same charge.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">The freedom of expression received a significant blow from some members that push for the passing of resolutions against “abuses of freedom of expression” on race or religion. Most of these propositions are furthered so as to prohibit “anti-Islamic or blasphemous speech”, Pakistan, as a delegate of the OIC (Organization of the Islamic Conference) countries being the sternest advocate of such a resolution.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">The 47 seats of this body are distributed proportionally along the five regional groups of states designated by the UN, and the seats are most often decided inside each group, instead of allowing free competition for the seats.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">The accreditation of the NGOs is in the hands of a politicized committee made of the member states representatives, thus making the official approval of NGOs an arbitrary decision of national governments, sometimes ranked as <em>non free (</em>the case of Russia, China, Cuba, Egypt, Saudi Arabia, Cameroon etc.) or <em>partly free</em> by the very reliable FH Freedom in the World Index.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">The <a href="http://www.ecfr.eu/content/entry/un_2009_annual_review_gowan_page">ECFR report</a> covers the activity of the UNHRC during the 2008-2009 session and focuses mainly on the relative weight of the EU inside the UN body and its ability to forge a stable majority in the decision-making process reflecting the liberal-democratic values of EU countries. The key variable this research uses is the “voting coincidence”, measuring the degree to which the members of this UN’s body vote congruently with EU states in matters relating to human rights. The report shows that the voting coincidence dropped from 75% during 1998-1999 to 55% during 2007-2008 and to 52% last year.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">The bulk of the countries that disengaged from the vote backing EUs perspective on human rights are in Africa, but a growing number of members that are either against EU’s votes or are abstaining from taking a position in cases of gross human rights violations are to be found in Latin America. Another group of countries in disagreement with EU’s views on human rights is the <a href="http://www.oic-oci.org/">OIC</a>, the main point of divergence being OIC’s desire to push through a resolution condemning “abuses of freedom of expression”. Moreover, the inability of EU states to impose their perspective on UNHRC’s agenda was emphasized by their disunity when the Periodic Review on China’s encroachments on human rights was released. ECFR’s report notes also the EU’s failure to coalesce a majority in its response to the crisis in Sri Lanka, but it does acknowledge its success in the case of Darfur, the more so since the majority of African countries backed the opposite view on the sanctions against <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Omar_al-Bashir">Omar al-Bashir</a>.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">The most interesting part of the ECFR’s report deals with a list of suggestions to improve EU countries influence in the agenda of this body. The main points are as follows:</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;"><em>EU needs a long-term agenda, in order to act as a coherent agent and avoid polarizations induced by other actors (especially the USA). It must also consolidate the bilateral diplomacy with China and Russia and make efforts at building strategic coalitions on each crisis, and should also pay more attention at economic rights and development aids for poor countries. Thus, the main advice given by this report is to build a better strategy to regain the support EU’s values enjoyed in the 1990s, at the peak of the third and most impressive wave of democratization in the world. Both reports also greet the return of the US diplomacy in this UN body after a period of disengagement during the Bush administration, emphasizing an amelioration in the democratic stance of the UNHRC, for instance in the case of Darfur.</em></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">However, this optimism based on the belief that a better strategy of coalition-building of western states and the new Obama-era of American foreign policy must be moderated by a worrying trend in the global state of democracy, as the <a href="http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=363&#38;year=2009">FH Freedom in the World Reports</a> keep showing for some time now. The obstacle on the promotion of EU’s values is not so much a problem of coalitional mismanagement as a difficulty in finding democratically-oriented partners for dialogue. From the 47 members of the UNHRC, 22 are<em> free </em>countries (scores form 1 to 2.5), according to the FH Index, 17 others are partly free (scores from 3 to 5), and 8 are <em>not free</em> (5.5 to 7)<em>. </em>Thus, the free countries are outnumbered by the partly free and not free members. Moreover, the last three FH Freedom in the World Reports show a <a href="http://www.freedomhouse.org/template.cfm?page=130&#38;year=2009">decline of rights and liberties in the world</a> and especially a worsening of these indices in the countries of the former Soviet Union, including Russia, and in four Latin American countries (Venezuela, Colombia, Mexico, and Nicaragua).</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">Furthermore, this decline in the state of democracy should be corroborated with a tendency of regional attraction exercised by <em>not free</em> countries or partly free countries with grave violations of democracy principles and human rights (Cuba, Russia, China, Egypt, Saudi Arabia, and Venezuela), cases of regional authoritarian leaders deploying a contagion effect of a non-democratic character. This authoritarian contagion (abuses against independent media, repression of opposition parties, violation of the rights of expression and association etc.) is very much visible for instance in Venezuela’s neighboring countries or the countries associated with it in ALBA (especially Ecuador, Bolivia and Nicaragua), in the Caucasus region or in some OIC countries, as well as a democratic decline in a number of African countries with strong economic ties with China.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">It should also be highlighted the fact that a significant number of the UNHRC member states have received very high scores on the two scales of political rights and civil liberties, thus making their democratic credentials very much doubtful. Indeed, the proximity of more than 50% of the <em>partly free</em> countries to the <em>non free</em> bulk of states should make one wary of any easy solution to foster more democracy at the UNHRC in the short term.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">On June 10, 2009, a very confusing <a href="http://www.unhchr.ch/huricane/huricane.nsf/view01/0F3CC20F613CA7E9C12575D20029E1D7?opendocument">UNHRC press release</a> announced the results of the Universal Periodic Review on Cameroon, Cuba and Saudi Arabia. In it, a number of countries praised the democratic quality of Cuba, and the very good state of its social, economic and political rights. Among other things, that press release said as follows:  “Cuba had withstood many tests, and continued to uphold the principles of objectivity, impartiality and independence in pursuance of the realization of human rights”.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">For a previous comment on this issue, <a href="../2009/07/12/mana-lunga-a-lui-chavez/">see</a>.</span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;"><strong>Andreea Nicuţar</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Georgia;">Bellow, a table of the UNHRC member countries, according to the FH Democracy Index 2009</span></p>
<table style="text-align:justify;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="197" valign="top">
<p style="text-align:center;">
<p align="center">Not free (5.5-7)</p>
<hr size="2" /><em>China 6.5 </em></p>
<p><em>Cuba 6.5</em></p>
<p><em>Saudi Arabia 6.5</em></p>
<p><em>Cameroon 6.0</em></p>
<p>Angola 5.5<br />
Egypt 5.5</p>
<p>Qatar 5.5</p>
<p>Russia 5.5</td>
<td width="197" valign="top">
<p align="center">
<p align="center">Partly free (3-5)</p>
<hr size="2" /><em>Djibouti 5.0<br />
Gabon 5.0</em></p>
<p><em>Jordan 5.0</em></p>
<p><em>Bahrain 5.0</em></p>
<p><em>Nigeria 4.5</em></p>
<p><em>Pakistan 4.5</em></p>
<p><em>Kyrgyzstan 4.5</em></p>
<p>Bangladesh 4.0</p>
<p>Malaysia 4.0</p>
<p>Burkina Fasso 4.0<br />
Madagascar 3.5</p>
<p>Nicaragua 3.5</p>
<p>Philippines 3.5<br />
Bosnia Herzegovina 3.5<br />
Bolivia 3.0</p>
<p>Senegal 3.0<br />
Zambia 3.0</td>
<td width="202" valign="top">
<p align="center">Free (1-2.5)</p>
<hr size="2" /><em>India 2.5<br />
Indonesia 2.5<br />
Ukraine 2.5 </em></p>
<p><em>Mexic 2.5</em></p>
<p>Mauritius 2.0<br />
South Africa 2.0</p>
<p>Argentina 2.0</p>
<p>Japan 1.5<br />
South Korea 1.5<br />
Slovakia 1<br />
Slovenia 1<br />
Ghana 1.5<br />
Brazil 2.0<br />
Italy 1.5</p>
<p>Chile 1<br />
Uruguay 1<br />
US 1<br />
France 1<br />
Germany 1<br />
Netherlands 1<br />
Swizerland 1</p>
<p>UK 1</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Italia: Come si continua a mettere a tacere  critici]]></title>
<link>http://stampaestera.wordpress.com/2009/09/15/italia-come-si-continua-a-mettere-a-tacere-critici/</link>
<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 16:52:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>pierpaolocaserta</dc:creator>
<guid>http://stampaestera.wordpress.com/2009/09/15/italia-come-si-continua-a-mettere-a-tacere-critici/</guid>
<description><![CDATA[Fonte: EU Reporter (trad. mia, articolo originale qui) Ad ulteriore riprova che l’attuale governo it]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Fonte: EU Reporter (trad. mia, articolo originale qui) Ad ulteriore riprova che l’attuale governo it]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[NO AD UNA INFORMAZIONE COL BAVAGLIO]]></title>
<link>http://arcobalenocattolica.wordpress.com/2009/09/13/no-ad-una-informazione-col-bavaglio/</link>
<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 23:33:08 +0000</pubDate>
<dc:creator>ilredeire</dc:creator>
<guid>http://arcobalenocattolica.wordpress.com/2009/09/13/no-ad-una-informazione-col-bavaglio/</guid>
<description><![CDATA[La Coalizione Arcobaleno di Cattolica aderisce alla manifestazione di sabato 19 settembre a Roma pro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-165" title="Libertadistampa" src="http://arcobalenocattolica.wordpress.com/files/2009/09/libertadistampa.jpg" alt="Libertadistampa" width="255" height="219" /></p>
<p>La Coalizione Arcobaleno di Cattolica aderisce alla manifestazione di sabato 19 settembre a Roma promossa dalla Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) per la difesa della libertà di stampa e per un&#8217;informazione senza bavaglio.</p>
<p>L&#8217;art. 21 della Costituzione recita: &#8220;Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure&#8221;.</p>
<p>Il macroscopico e perverso conflitto d&#8217;interesse del Presidente del consiglio Silvio Berlusconi, proprietario di tre televisioni private e controllore politico delle reti Rai, oltre a importanti testate giornalistiche e colossi editoriali, ha portato l&#8217;informazione italiana ad un livello inaccettabile. Sta per essere messa al bando ogni forma di critica.</p>
<p>Non a caso da anni le classifiche stilate da organizzazioni internazionali schiacciano l&#8217;Italia su posizioni da terzo mondo. Nel 2009 la più autorevole, la Freedom House, ci pone al 71° posto, retrocessi nella categoria dei Paesi parzialmente liberi.</p>
<p>Il potere mediatico è sempre più decisivo nella costruzione del consenso. La democrazia in Italia basata sulla divisione dei poteri, è ampiamente alterata con la concentrazione in un uomo solo (e i suoi fedelissimi) che unisce potere legislativo (Parlamento), esecutivo (Governo) e mediatico (soprattutto televisivo). Questa concentrazione interferisce sempre più pesantemente anche sul delicato potere giudiziario (Magistratura), per limitarne autonomia e indipendenza.</p>
<p>Le forze più sane della società civile, più o meno organizzata, il mondo dell&#8217;informazione e della cultura che non accettano il bavaglio, si ritrovano sabato 19 settembre a Roma in Piazza del Popolo. Quella per la libertà di stampa deve diventare una grande battaglia civile.</p>
<p>COALIZIONE ARCOBALENO DI CATTOLICA</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Libertà di stampa.... questa sconosciuta]]></title>
<link>http://misilmeriblog.wordpress.com/2009/09/07/liberta-di-stampa-questa-sconosciuta/</link>
<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 07:49:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>gladiatorudc</dc:creator>
<guid>http://misilmeriblog.wordpress.com/2009/09/07/liberta-di-stampa-questa-sconosciuta/</guid>
<description><![CDATA[Qualche giorno fa il nostro Premier Silvio Berlusconi ha deciso di denunciare il quotidiano “la Repu]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-13498" title="freedomhouse" src="http://misilmeriblog.wordpress.com/files/2009/09/freedomhouse.jpg" alt="freedomhouse" width="468" height="322" />Qualche giorno fa il nostro Premier Silvio Berlusconi ha deciso di denunciare il quotidiano “la Repubblica” per via delle “dieci domande” che il quotidiano da mesi gli pone ma alle quali lui non ha ancora dato alcuna risposta.</p>
<p style="text-align:justify;">A questa decisione, sono seguite dichiarazioni del Premier a dir poco discutibili, culminate con altre denuncie, questa volta nei confronti del giornale &#8220;L&#8217;Unità&#8221; , colpevole di aver messo in discussione la virilità di Silvio.</p>
<p style="text-align:justify;">Vi dico la verità, qualche anno fa, quando anch’io votavo Berlusconi (come Premier) non mi sarei mai aspettato che un giorno Silvio sarebbe arrivato a tanto.</p>
<p style="text-align:justify;">Lui, liberale liberista e libertino, lui anticomunista, lui re di tv e giornali , denuncia un quotidiano, per il solo fatto di essersi permesso di porre delle domande a lui…. Lui l’imperatore Silvio.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi sarei aspettato una veemente reazione da parte dei vari comitati , e dalle varie redazioni della stampa italiana, invece le notizie sono scivolate quasi nell’indifferenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Quasi dicevo, infatti, <strong>tre giuristi hanno lanciato un appello in difesa della libertà di stampa</strong>, che ha raccolto in pochi giorni centinaia di migliaia di firmatari, tra i quali : Umberto Eco, Renzo Piano, Dario Fo, Andrea Camilleri, Roberto Saviano, Bernardo Bertolucci, Luis Sepulveda, Aldo, Giovanni e Giacomo, Roberto Benigni, Paola Cortellesi, Jovanotti, Giovanni Floris, Corrado Augias, Fiorella Mannoia, Pippo Baudo, Claudio Bisio , Asia Argento, Adriano Celentano.</p>
<p style="text-align:justify;">Celentano appunto, ricordo ancora una puntata del suo show Rockpolitik in onda su RaiUno, nell’ottobre 2005, Celentano mostrò la classifica &#8211; redatta dall&#8217;istituto di ricerca americano Freedom House, sul livello di &#8220;Freedom of the Press&#8221;, la libertà di stampa, presente nei paesi del mondo, l&#8217;Italia compariva allora al 77esimo posto.<br />
A distanza di quattro anni, <strong>secondo il rapporto 2009, l’Italia è stata declassata da “paese libero” a “paese parzialmente libero” (partly free)</strong> &#8211; unico caso in tutta l’Europa occidentale, gli autori del rapporto spiegano così i motivi di questa retrocessione: “Nonostante l’Europa Occidentale goda a tutt’oggi della più ampia libertà di stampa, l’Italia è stata retrocessa nella categoria dei Paesi parzialmente liberi, dal momento che <strong>la libertà di parola è stata limitata da nuove leggi</strong>, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra. <strong>Ma la concentrazione della proprietà dei media è il motivo principale del nostro voto e il problema principale dell’Italia, da questo punto di vista, è rappresentato dalla figura del premier.“<img class="alignright size-medium wp-image-13501" title="FreedomofthePress2009_map" src="http://misilmeriblog.wordpress.com/files/2009/09/freedomofthepress2009_map1.jpg?w=300" alt="FreedomofthePress2009_map" width="364" height="256" /></strong></p>
<p style="text-align:justify;">In allegato trovate la classifica 2009 sulla libertà di stampa e l’appello di Franco Cordero Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky in difesa della libertà di stampa, mi auguro che <strong>tanti lettori di Misilmeri Blog firmandosi con nome e cognome aderiranno a questo appello</strong>, sarà mia cura inoltrare i nostri nominativi al quotidiano “la Repubblica”</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://misilmeriblog.wordpress.com/files/2009/09/appellolibertadistampa.doc" target="_blank">Appello libertà di stampa</a></p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://misilmeriblog.wordpress.com/files/2009/09/freedomofthepress2009_tables.pdf">FreedomofthePress2009_tables</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Dalla parte del morto]]></title>
<link>http://andreapomella.wordpress.com/2009/09/04/dalla-parte-del-morto/</link>
<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 10:04:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Andrea Pomella</dc:creator>
<guid>http://andreapomella.wordpress.com/2009/09/04/dalla-parte-del-morto/</guid>
<description><![CDATA[In questi giorni stiamo vivendo il punto più basso nella storia del giornalismo libero italiano. Per]]></description>
<content:encoded><![CDATA[In questi giorni stiamo vivendo il punto più basso nella storia del giornalismo libero italiano. Per]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Demokrasya sa Pilipinas, Nanganganib !]]></title>
<link>http://reytamayojr.wordpress.com/2009/09/03/demokrasya-sa-pilipinas-nanganganib/</link>
<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 12:16:12 +0000</pubDate>
<dc:creator>tungkab</dc:creator>
<guid>http://reytamayojr.wordpress.com/2009/09/03/demokrasya-sa-pilipinas-nanganganib/</guid>
<description><![CDATA[Rey Tamayo, Jr. Tila unti unting tinatagpas ng kasalukuyang administrasyon ang demokrasya sa bansang]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignnone size-full wp-image-74" title="rally" src="http://reytamayojr.wordpress.com/files/2009/09/rey-picture-098.jpg" alt="rally" width="460" height="307" /></p>
<p>Rey Tamayo, Jr.</p>
<p>Tila unti unting tinatagpas ng kasalukuyang administrasyon ang demokrasya sa bansang Pilipinas. Ito ang naging pananaw sa isinagawang pag-aaral ng Freedom House na nakabase sa Estados Unidos. Ayon sa nasabing komite, inalis nito ang Pilipinas sa listahan ng mga demokratikong bansa mula sa pagiging “totally free countries” at nalaglag sa “partly free” na lamang.</p>
<p>Kasama ng bansang Pilipinas na nasa partly free country ang mga bansa sa Asya tulad ng Afghanistan, Bangladesh, Timor-Leste, Fiji, Malaysia, Nepal, Papua New Guinea, Singapore, Tonga at  Sri Lanka. Ayon pa sa survey ng Freedom House ang dahilan kung bakit bumaba ang antas ng demokrasya sa bansa ay dahil sa paglobo ng bilang ng mga insedente sa political at extra judicial killings, panggigipit sa media, pang-aabuso sa kapangyarihan ng gobyerno at ang talamak na korupsyon sa bansa.</p>
<p>Ayon  kay Bayan Muna party-list Rep. Satur Ocampo, ang isa sa mga mayor parte kung bakit nasira ang imahen ng Pilipinas sa International community kung ang pag-uusap ay hustisya sa bansa ay dahil diumano kina Department of Justice (DOJ) Secretary Raul Gonzalez (editors note: ngayo’y Presidential Legal Adviser) at National Security Adviser Norberto Gonzales. Mula nang manungkulan umano sa gabinete ni Pangulong Arroyo ang dalawang Gonzales ay naging peligroso na ang lagay ng justice system sa bansa.</p>
<p>Matatandaang sa kasaysayan sa Pilipinas, naging agresibo ang demokrasya sa bansa noong dekada 50’s sa pangunguna ni dating Pangulong Ramon Magsaysay. Kinilala noon ang Pilipinas bilang isang malayang bansa na pangunahing tagapagtaguyod ng demokrasya sa Asya.</p>
<p>Iginiit naman ni Pangulong Gloria Macapagal Arroyo na nananatiling matatag ang demokrasya sa bansa at umuusad ang proteksyon sa karapatang pantao. Ipinagmalaki kamakailan ng Pangulo na hindi titigil ang pamahalaan hanggang hindi tuluyang nareresolba ang bawat kaso ng human rights’ violations sa bansa.</p>
<p>Tutol naman ang maraming lider ng Simbahang Katoliko at maging ang ilang media organization sa pahayag na ito ng Pangulo. Kumbinsido si Lingayen-Dagupan Archbishop Oscar Cruz sa resulta ng pag-aaral ng Freedom House dahil ramdam ng mga Filipino na unti unting pinapatay ang demokrasya sa bansa. Ang walang habas na panggigipit sa Philippine media, ang malawakang patayan laban sa mga aktibista’t militante at ang korupsyon sa gobyerno ang pangunahing dahilan kung bakit nasa “partly free” ngayon ang bansang Pilipinas.</p>
<p>Note: Repost from tungkab.wordpress.com  (January 28, 2008)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Silviocracy ]]></title>
<link>http://libertadistampa.wordpress.com/2009/09/02/silviocracy/</link>
<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 11:45:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>ommaigod</dc:creator>
<guid>http://libertadistampa.wordpress.com/2009/09/02/silviocracy/</guid>
<description><![CDATA[Image by sterte via Flickr La Rai rifiuta di mandare in onda il trailer di Videocracy perché &#8220;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="zemanta-img" style="display:block;margin:1em;">
<div>
<dl class="wp-caption alignright">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://www.flickr.com/photos/71493549@N00/2123627572"><img title="Portrait of a Mafia colluder" src="http://farm3.static.flickr.com/2231/2123627572_6662d3d74a_m.jpg" alt="Portrait of a Mafia colluder" width="160" height="240" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd zemanta-img-attribution">Image by <a href="http://www.flickr.com/photos/71493549@N00/2123627572">sterte</a> via Flickr</dd>
</dl>
</div>
</div>
<p>La Rai rifiuta di mandare in onda il trailer di Videocracy perché &#8220;è un film che critica il governo&#8221;. Nella lettera con cui la tv di Stato (in perfetto accordo, ci mancherebbe altro, con Mediaset) si prostra ai voleri del suo vero padrone <strong>Berlusconi </strong>(il film racconta l&#8217;ascesa della Silviotelevisione tra veline, letteronze e tronisti) si dice (traduciamo) che poiché il pluralismo alla Rai è sacro, se nello spot di un film si ravvisa una critica a una parte politica occorre subito bilanciare con il messaggio di un film di segno opposto. Raramente l&#8217;intelligenza di avvocati e dirigenti si era a tal punto prostituita al ridicolo pur di salvarsi la poltrona.</p>
<p><strong> Forza Garimberti</strong><br />
Però, forse, non tutto è perduto. Abbiamo fatto un sogno. Incredulo anch&#8217;egli davanti a tanta bassezza il presidente (di garanzia) della Rai <strong>Paolo Garimberti </strong>sospende la sua consueta partita di tennis e dirama un comunicato di ferma riprovazione per il rifiuto dello spot di Videocracy. Proprio perché la Rai è un servizio pubblico, egli afferma, non può esercitare censure sulla promozione di film e altri spettacoli che non violino il codice penale o il codice etico dell&#8217;azienda. Meno che mai, aggiunge, se questo tipo di censura assume caratteri odiosi per un evidente tentativo di compiacere un qualsisi potente, fosse anche il presidente del Consiglio. Questo nel nostro sogno Garimberti, presidente di garanzia della Rai, afferma con linguaggio forte e con accenti di grande dignità, come del resto si addice al ruolo che ricopre. Tra un set e l&#8217;altro.</p>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top:10px;height:15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Reblog this post [with Zemanta]" href="http://reblog.zemanta.com/zemified/35f66cb5-7401-4c8c-a398-3ae27a52c6c6/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border:medium none;float:right;" src="http://img.zemanta.com/reblog_c.png?x-id=35f66cb5-7401-4c8c-a398-3ae27a52c6c6" alt="Reblog this post [with Zemanta]" /></a><span class="zem-script pretty-attribution"></span></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[World Map of Freedom]]></title>
<link>http://patriotpoliticos.wordpress.com/2009/08/28/world-map-of-freedom/</link>
<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 15:40:54 +0000</pubDate>
<dc:creator>edgaier</dc:creator>
<guid>http://patriotpoliticos.wordpress.com/2009/08/28/world-map-of-freedom/</guid>
<description><![CDATA[Each year, Freedom House published a Map of Freedom which indicates the level of freedom around the ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Each year, Freedom House published a Map of Freedom which indicates the level of freedom around the ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Death threat deals new blow to free expression]]></title>
<link>http://sunandadeshapriya.wordpress.com/2009/08/24/death-threat-deals-new-blow-to-free-expression/</link>
<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 21:43:04 +0000</pubDate>
<dc:creator>sunandadeshapriya</dc:creator>
<guid>http://sunandadeshapriya.wordpress.com/2009/08/24/death-threat-deals-new-blow-to-free-expression/</guid>
<description><![CDATA[SOURCE: Freedom House (Freedom House/IFEX) &#8211; Washington &#8211; August 21, 2009 &#8211; The Sr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[SOURCE: Freedom House (Freedom House/IFEX) &#8211; Washington &#8211; August 21, 2009 &#8211; The Sr]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I rapporti sulla libertà di stampa e gli interessi Usa]]></title>
<link>http://msdfli.wordpress.com/2009/08/24/i-rapporti-sulla-liberta-di-stampa-e-gli-interessi-usa/</link>
<pubDate>Mon, 24 Aug 2009 02:57:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>msdfli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Matteo Pistilli http://www.cpeurasia.org/?read=29564 Cosa c&#8217;è dietro Freedom House e Reporters]]></description>
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<title><![CDATA[Berlusconi, nuovo attacco a Repubblica, "giornalismo deviato"]]></title>
<link>http://libertadistampa.wordpress.com/2009/08/16/berlusconi-nuovo-attacco-a-repubblica-giornalismo-deviato/</link>
<pubDate>Sun, 16 Aug 2009 15:21:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>ommaigod</dc:creator>
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<description><![CDATA[Image via Wikipedia Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, attacca nuovamente il quotidiano]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="zemanta-img" style="display:block;margin:1em;">
<div>
<dl class="wp-caption alignright">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Image:LaRepubblica_logo.png"><img title="La Repubblica" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/thumb/5/53/LaRepubblica_logo.png/300px-LaRepubblica_logo.png" alt="La Repubblica" width="300" height="67" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd zemanta-img-attribution">Image via <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Image:LaRepubblica_logo.png">Wikipedia</a></dd>
</dl>
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<div class="ynw-article-body mod">
<p class="ynw-standfirst">Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, attacca nuovamente il quotidiano <a class="zem_slink" title="La Repubblica" rel="homepage" href="http://www.repubblica.it/">La Repubblica</a> del gruppo Espresso, definendo il suo lavoro &#8220;giornalismo deviato&#8221;.</p>
<p id="ynw-article-part2">&#8220;Repubblica parla anche di servizi segreti deviati, ma a me pare che di deviato qui ci sia solo certo giornalismo&#8221;, ha detto Berlusconi, riferendosi agli articoli del quotidiano delle ultime settimane.</p>
<p>Il giornale romano guidato da Ezio Mauro è una delle voci più critiche del mondo dell&#8217;informazione italiana nei confronti del presidente del Consiglio e del governo e a maggio ha pubblicato una dichiarazione in cui la seconda moglie di Berlusconi chiede il divorzio e accusa il marito di frequentare minorenni.</p>
<p>Berlusconi è il principale azionista dei tre canali televisivi di <a class="zem_slink" title="Mediaset" rel="homepage" href="http://www.mediaset.it/corporate">Mediaset</a> e del gruppo editoriale <a class="zem_slink" title="Arnoldo Mondadori Editore" rel="homepage" href="http://www.mondadori.it/">Mondadori</a>. La sua famiglia controlla anche il quotidiano milanese <a class="zem_slink" title="Il Giornale" rel="homepage" href="http://www.ilgiornale.it/">Il Giornale</a>.</div>
<div class="zemanta-pixie" style="margin-top:10px;height:15px;"><a class="zemanta-pixie-a" title="Reblog this post [with Zemanta]" href="http://reblog.zemanta.com/zemified/885c666d-4daf-448d-b7e5-75e4ceb854e5/"><img class="zemanta-pixie-img" style="border:medium none;float:right;" src="http://img.zemanta.com/reblog_c.png?x-id=885c666d-4daf-448d-b7e5-75e4ceb854e5" alt="Reblog this post [with Zemanta]" /></a><span class="zem-script pretty-attribution"></span></div>
</div>]]></content:encoded>
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