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	<title>galleria-darte-moderna &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/galleria-darte-moderna/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "galleria-darte-moderna"</description>
	<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 01:28:57 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[GALLERIA D'ARTE MODERNA]]></title>
<link>http://toskanaunterkunft.wordpress.com/2009/11/16/galleria-darte-moderna/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 17:25:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>toskanaunterkunft</dc:creator>
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<description><![CDATA[GALLERIA D&#8217;ARTE MODERNA :  Die Galerie befindet sich im zweiten Stock des Palazzo Pitti und de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong>GALLERIA D&#8217;ARTE MODERNA : </strong></p>
<p>Die Galerie befindet sich im zweiten Stock des Palazzo Pitti und der Zugang ist der gleiche wie für die Galleria Palatina. Sie ist im Jahre 1860 entstanden und enthält Werke des XIX. 1hs.( von der neoklassischen bis zur akademischen Zeit und haupt-sächlich die Schule der &#8220;Macchiaioli&#8221; mit Werken von Fattori, Signorini und Lega) und des XX. Jhs.</p>
<p> Museo degli Argenti</p>
<p>Das Museum wurde 1919 gegründet und befindet sich im Erdgeschoß des Palazzo Pitti. Der Eingang ist auf der linken Seite des Hofes. Es enthält eine wunderschöne und sehr reiche Sammlung von Silberhandwerk, Edelsteinen, Juwelen, Bernsteinen, Elfbeine, Kristallgeschirr und Porzellane, zum Teil wertvolle Gegenstände der Medicifamilie, der Savoia, der Kurfürstin Palatina oder von Privatleuten hinterlassen.</p>
<p>&#160;</p>
<div id="attachment_153" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-153" title="GALLERIA ARTE MODERNA" src="http://toskanaunterkunft.wordpress.com/files/2009/11/scan00113.jpg?w=300" alt="GALLERIA ARTE MODERNA" width="300" height="148" /><p class="wp-caption-text">GALLERIA ARTE MODERNA</p></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[un sentiero dentro la pittura. installazione per Emilio Longoni 2 Collezioni]]></title>
<link>http://luoghisensibili.wordpress.com/2009/10/18/un-sentiero-dentro-la-pittura-installazione-per-emilio-longoni-2-collezioni/</link>
<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 16:45:47 +0000</pubDate>
<dc:creator>sensingplace</dc:creator>
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<description><![CDATA[&#8220;Ricostruisco a me stesso la mia vita artistica: i miei quadri corrispondono alle vicende dell]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://luoghisensibili.wordpress.com/files/2009/10/longoni.jpg" alt="longoni" title="longoni" width="400" height="300" class="alignnone size-full wp-image-2641" /><br />
<BR><br />
&#8220;Ricostruisco a me stesso la mia vita artistica: i miei quadri corrispondono alle vicende della mia vita e segnano le tappe dei dolori, dei piaceri da me provati nei diversi periodi della mia vita. Questa conclusione mi si presenta un giorno, nel quale, mettendo in ordine cronologico le fotografie dei miei quadri avverto in essi una continuità di pensiero.&#8221; (Emilio Longoni dal catalogo Skira).<br />
<BR><br />
Un sentiero dentro la pittura. </p>
<p>Mercoledì 21 ottobre alle 18.30 inaugura presso la Galleria d&#8217;Arte Moderna di Milano di Via Palestro la mostra curata da Giovanna Ginex &#8220;Emilio Longoni 2 collezioni&#8221;. L&#8217;occasione arriva dalla Banca di Credito Coperativo di Barlassina di celebrare i 150 anni della nascita del pittore. Per l&#8217;occasione le due importanti collezioni vengono presentate insieme in un unica mostra in forma di installazione che ho avuto la fortuna di allestire nella sala della Villa Reale.<br />
Ci sono due pensieri che contengono questa installazione: contenere tutte le opere in una architettura che abbia una dimensione autonoma rispetto allo spazio della Villa Reale (pur costruendo momenti di dialogo) e un secondo pensiero legato ad una idea immersiva della fruizione, di appartenenza empatica, emotiva con la pittura.<br />
L’idea non concerne il guardare opere ma entrare in un cammino seguito nell’arco della vita da Emilio Longoni, una vera passeggiata tra le persone, le cose e i paesaggi visti per noi dal pittore. Ricostruire la percezione che, come scrive lo stesso pittore, gli si ricompone davanti quando rimette in sequenza le sue opere. Un percorso che nel tempo si è sempre più staccato dalla vita sociale per approdare sui vasti paesaggi alpini. Una passeggiata di walseriana memoria: un cammino verso un’esperienza ad occhi aperti e senza pregiudizi. In sintesi, l’allestimento è un sentiero e un sentire le opere di Emilio Longoni.<br />
<BR><br />
<img src="http://luoghisensibili.wordpress.com/files/2009/10/immagine-61.png" alt="Immagine 6" title="Immagine 6" width="400" height="384" class="alignnone size-full wp-image-2647" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Strolling around the Villa Borghese Park when staying in Rome Apartments]]></title>
<link>http://lovingrome.wordpress.com/2009/06/10/strolling-around-the-villa-borghese-park-when-staying-in-rome-apartments/</link>
<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 18:24:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>lovingrome</dc:creator>
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<description><![CDATA[Situated in central Rome and coverig a large area The Villa Borghese Park in Rome is packed full of ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Situated in central Rome and coverig a large area The Villa Borghese Park in Rome is packed full of art and nature, and is a site of real beauty.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Un bacio da capogiro]]></title>
<link>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/02/06/un-bacio-da-capogiro/</link>
<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 22:49:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simona Maggiorelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[Towmbly, le quattro stagioni Compagno di ricerche di Rothko, e sodale di Rauschenberg l&#8217;artist]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:small;"><strong></strong></span></span></p>
<div id="attachment_792" class="wp-caption alignleft" style="width: 214px"><strong><strong><img class="size-medium wp-image-792" title="17" src="http://simonamaggiorelli.wordpress.com/files/2009/02/17.jpg?w=204" alt="Towmbly, le quattro stagioni" width="204" height="300" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">Towmbly, le quattro stagioni</p></div>
<p><strong></strong></p>
<p style="font-weight:normal;">
<p><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-weight:normal;">Compagno di ricerche di Rothko, e sodale di Rauschenberg l&#8217;artista americano Cy Twombly,che dal 1957 vive a Roma, è protagonista di una importante retrospettiva alla galleria di arte moderna della Capitale. Una personale che parte dagli anni Quaranta per arrivare ai nostri giorni  e che comprende una suite di opere come </span></span></span><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:small;"><em><span style="font-weight:normal;">Le quattro stagioni</span></em></span></span><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-style:normal;"><span style="font-weight:normal;">, in cui Twombly ricrea in pittura astratta, &#8211; fra colpi di colori e pause di bianco- una suggestione pittorica dal compositore Vivaldi.</span></span></span></span><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-weight:normal;"> Dopo un&#8217;anteprima alla Tate Gallery di Londra dal 24 maggio, alla chiusura della mostra romana inaugurata il 5 marzo, la retrospettiva migrerà al Guggenheim di Bilbao. Ed è proprio Sir Nicholas Serota,  da vent&#8217;anni direttore della Tate a raccontare a </span></span></span><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:small;"><em><span style="font-weight:normal;">Notizie Verdi </span></em></span></span><span style="font-family:Verdana,sans-serif;"><span style="font-size:small;"><span style="font-weight:normal;">i prodromi di questa retrospettiva. “Ci stiamo lavorando da molto tempo- ammette Serota &#8211; cercando di comporre la ricerca rigorosissima e schiva di Cy Twombly in una mostra che possa dar conto in modo autentico della sua parabola creativa, anche al di là dall&#8217;immediata onda di successo di questi ultimi anni”. Un&#8217;onda di successo che, dopo aver toccato cifre record nelle aste internazionali, ha avuto anche esiti curiosi sul piano della cronaca, dopo che 2007, durante una visita alla collection Lambert Museum di Avignone, un artista franco cambogiano non ha trovato di meglio per esprimere il suo apprezzamento all&#8217;arte di  Twombly che dare uno schietto bacio alla tela. Il collezionista proprietario dell&#8217;opera, convinto che questo gesto l&#8217;avesse irrimediabilmente danneggiata, ha poi citato l&#8217;appassionato visitatore della mostra per danni di milioni di dollari.  Che alla fine, tutto compreso,  lo ha obbligato a versare al proprietario circa mille dollari. s.m. da <em>Notizie Verdi 6 marzo 2009</em></span></span></span></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;"><span style="color:#993300;"><strong>Quel bianco profanato</strong></span></span></p>
<p style="margin-bottom:.5cm;"><span style="font-size:small;"><em>Compagno di ricerche di Rothko, Cy Twombly è protagonista di una retrospettiva alla Gnam di Roma </em></span></p>
<p><span style="color:#000080;">di</span><span style="color:#000080;"><em><span style="font-size:small;"> </span></em><strong><span style="font-size:small;">Simona Maggiorelli</span></strong></span></p>
<p><span style="font-size:small;">«Chi non ha mai lasciato il segno su un muro, inarrestabile impulso di tracciar un segno, di fare un gesto sul puro muro bianco? Solo una superficie dapprima, poi i segni si sovrappongono, creano un tempo e uno spazio, il muro ora ha una sua profondità», scriveva Palma Bucarelli nel 1958, presentando al pubblico italiano l’opera di Cy Twombly. Figura ormai quasi leggendaria, studiosa di intelligenza acuta, l’allora soprintendente della Galleria di arte moderna (Gnam) regalava all’artista americano un’immagine e una profondità espressiva che in quei suoi primi gesti di action painting, quasi graffi incisi nel bianco metafisico del muro, forse non aveva, se non come primitiva intuizione. Quella profondità, di cui parlava Bucarelli, Twombly l’avrebbe realizzata poi in tempi recenti, quasi alla soglia degli ottant’anni. Ce ne rendiamo conto ripercorrendo a ritroso la parabola dell’artista dai primi anni 40 a Boston e a New York per arrivare all’oggi e al suo successo internazionale. Così come ce la ripropone nelle sale della Gnam Nicholas Serota, direttore della Tate gallery di Londra e curatore della retrospettiva romana aperta fino al 24 maggio (catalogo Electa), che poi andrà al Guggenheim di Bilbao. Coetaneo di Rothko, Twombly, diversamente dal geniale pittore russo-americano, non osa una regressione creativa fino a grandi campiture di puro colore. </span></p>
<p><span style="font-size:small;">Preferisce lavorare sul margine di questa grande ricerca. Raccontandosi attraverso forti colpi di colore su un bianco che, in alcune composizioni, riecheggia il calore di certi bianchi pastosi e stratificati di Utrillo. Nella serie <em>Quattro stagioni</em> (1993-1995), in particolare, Twombly sembra toccare lo zenit della sua arte: e sono variazioni di bianco, grondanti colori, ma anche composizioni di lettere e immagini che hanno il ritmo di variazioni musicali. Schivo, parco di interviste, Cy Twombly vive quasi inosservato dal 1957 in Italia, prima lavorando nello studio di Campo de’ Fiori a Roma, poi a Gaeta, in cerca dei riflessi del Mediterraneo. Intanto le quotazioni dei suoi quadri curiosamente hanno raggiunto cifre da capogiro e c’è stato anche chi ha dato di matto, baciando una sua tela. Per questo gesto durante una visita alla collection Lambert museum di Avignone, l’artista franco-cambogiano Rindy Sam ha rischiato una multa di 2 milioni di dollari. Il collezionista proprietario della tela di Twombly era convinto che quel bacio l’avesse danneggiata.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bologna sperimenta nuove prospettive per le collezioni permanenti]]></title>
<link>http://lagrace.wordpress.com/2008/05/10/bologna-sperimenta-nuove-prospettive-per-le-collezioni-permanenti/</link>
<pubDate>Sat, 10 May 2008 21:32:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>grace30</dc:creator>
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<description><![CDATA[A quasi un anno dalla sua inaugurazione, il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – sta cercando d]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">A quasi un anno dalla sua inaugurazione, il <a href="http://www.mambo-bologna.org" target="_blank">MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna –</a> sta cercando di definire concretamente il rapporto col suo passato e col suo futuro. Sì perché, pur essendo un’istituzione molto giovane, il MAMbo non è che l’ultimo tassello del più ampio progetto della <a href="http://www.galleriadartemoderna.bo.it" target="_blank">Galleria d’Arte Moderna</a>. Con un occhio rivolto indietro e uno in avanti, ecco come il museo del capoluogo emiliano sta costruendo la propria identità.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
La GAM – Galleria d’Arte Moderna – nasce a Bologna negli anni 20 e da quel momento ha sempre avuto una vita particolarmente instabile, se non altro per quel che riguarda la collocazione delle sue sedi espositive. Nata a Villa delle Rose, la Galleria è stata spostata negli anni 70 presso il quartiere fieristico, ha inglobato negli anni 90 la sede distaccata del Museo Morandi, per vedere infine la nascita della nuova sede del MAMbo nel maggio scorso.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Il MAMbo quindi, pur avendo nel contemporaneo la sua vocazione specifica, eredita dalla GAM un ingente patrimonio d’arte moderna con il quale è necessario fare i conti. Già il nome che l’istituzione ha scelto è abbastanza indicativo della volontà di vedere il contemporaneo come la tappa di un percorso che parte se non altro dalla seconda metà del Novecento e in questo la raccolta lasciata dalla GAM, per quanto cronologicamente frammentaria, può essere molto utile. Il punto cruciale da risolvere rimangono però le modalità con cui interagire con questo passato, le forme necessarie per valorizzare questo bagaglio artistico e per renderlo passaggio obbligato per comprendere le ragioni sociali e culturali alla base dell’arte contemporanea bolognese.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Le collezioni permanenti dei musei raramente attirano l’attenzione dei grandi pubblici. La logica dell’ ”evento” privilegia i vernissage, gli appuntamenti, le performance, le occasioni in cui “succede qualcosa”. Anche i direttori di museo hanno la loro parte di responsabilità in quanto scambiano le collezioni permanenti per luoghi in cui depositare le opere, con scarsa coerenza di allestimento, descritte da supporti rudimentali e ridotte informazioni di guida alla visita. Quasi a volersi affrancare da questa triste situazione, il MAMbo ha inaugurato il 15 marzo scorso una collezione che, seppur permanente per definizione, appare piuttosto dinamica nei fatti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
L’ambiente della grande sala dei forni ospita contemporaneamente due progetti che vengono a sovrapporsi e confondersi e la cui identità singola non è purtroppo chiaramente esplicitata al pubblico. Tramite il volantino introduttivo alla visita e il sito internet è possibile però rintracciare le linee guida dei due progetti dalla cui unione nasce la collezione permanente del museo, ovvero Focus on Contemporary Italian Art e SpazioGAM. La prima sezione sviluppa il tema della ricerca artistica italiana contemporanea ed è composta da opere acquisite appositamente per essere messe in mostra nella collezione permanente del MAMbo. Grazie alla collaborazione di Unicredit Group, il museo propone un ambiente in costante movimento ed evoluzione in cui le opere vengono ciclicamente cambiate e l’allestimento non segue obbligati percorsi tematici o cronologici. Nel grande openspace le opere non si susseguono pedissequamente appese alle pareti, bensì creano spazi, atmosfere, usano nuove tecnologie, diventano contenitori per altre produzioni artistiche. SpazioGAM è un progetto, o meglio un insieme di progetti, che parte invece dalla opere provenienti dalla GAM e che si propone di individuare delle modalità innovative per portare luce su di esse. Nell’attuale allestimento, il progetto si compone di una sezione INTRO costituita da una quadreria che introduce idealmente ai lavori più contemporanei di Focus. Segue OPEN LIBRARY, uno spazio che vuole essere di approfondimento sui temi dell’arte e che incentiva i visitatori alla creazione di una biblioteca parallela a quella del museo mediante la donazione di libri. Infine, l’ala destra della sala è occupata da TOPICS, un’area adibita a mostre temporanee coerenti col tema della mostra permanente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Dal 6 aprile scorso la mostra che occupa lo spazio di TOPICS è Regali e Regole: Prendere, dare, sbirciare nel museo di Stefano Arienti e Cesare Pietroiusti. Oltre ad alcuni lavori individuali, due sono i lavori comuni che attirano ed animano di più l’attenzione. Il primo è un’immensa parete, coperta da 2000 disegni originali dei due artisti, dalla quale ciascun visitatore può sceglierne uno da prendere con sé. Il secondo è una scultura composta da banconote da 50 euro raccolte tramite una sottoscrizione che frutterà ai partecipanti una quota dei proventi ottenuti tramite l’esposizione dell’opera. Le due produzioni di Arienti e Pietroiusti forniscono buoni stimoli sia per gli obiettivi che per le modalità artistiche utilizzate in quanto mettono in discussione lo statuto dell’opera d’arte, la sua autorialità, il ruolo del pubblico e il suo ampliamento/stravolgimento e il museo di certo non può rimanere inerme davanti a tutto ciò.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> <span><span style="font-size:small;"><br />
Il MAMbo dimostra in questo modo di saper ripensare la funzione della collezione permanente facendone strumento privilegiato della sperimentazione, affidandosi ad una struttura dinamica che, anche grazie al minor investimento economico rispetto alle mostre temporanee, sa essere più innovativa nelle sue ambizioni. Il visitatore della collezione permanente del museo bolognese viene sollecitato e coinvolto da un meccanismo vivo, plurimo e mutevole, da un spazio senza costrizioni in cui dialogano nuove e vecchie leve, all’emozione fanciullesca di poter portare a casa il giocattolo appena visto in vetrina.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span><span style="font-size:small;">Graziana Lucarelli</span></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Troviamo una casa alle (sfortunate) sculture dei giardini di Brignole?]]></title>
<link>http://circospetto.net/2007/12/05/troviamo-una-casa-alle-sfortunate-sculture-dei-giardini-di-brignole/</link>
<pubDate>Tue, 04 Dec 2007 22:37:43 +0000</pubDate>
<dc:creator>piazzamanin</dc:creator>
<guid>http://circospetto.net/2007/12/05/troviamo-una-casa-alle-sfortunate-sculture-dei-giardini-di-brignole/</guid>
<description><![CDATA[Quando non vengono &#8220;decorate&#8221;, complice il buio, con scritte e guepière e calze a rete c]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/12/f_dcp02019_sma.jpg" alt="f_dcp02019_sma.jpg" /><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/12/d_dcp02025_sma.jpg" alt="d_dcp02025_sma.jpg" /></p>
<p>Quando non vengono &#8220;decorate&#8221;, complice il buio, con scritte e guepière e calze a rete col pennarello come è successo di recente, finiscono per ritrovarsi addosso i colori della maglia di <a href="http://www.genoacfc.it/" target="_blank">una</a> o dell&#8217;<a href="http://www.sampdoria.it/" target="_blank">altra</a> squadra. Le povere cariatidi dedicate alle quattro stagioni che ornano i bordi dei laghetti dei giardini di Brignole, oltre a starsene lì senza reggere nulla, non hanno nemmeno una vita facile. Si prendono il caldo e la pioggia da quasi cent&#8217;anni, ma quante altre volte potranno sopportare una ripulitura?</p>
<p>Hanno l&#8217;aria di trovarsi lì per sbaglio e in effetti quella è la loro seconda casa, anche se ormai da tempo: sono nate nel 1921 – ci conferma cortesemente la <a href="http://www.wolfsoniana.it/" target="_blank">Wolfsoniana</a> – per decorare il Teatro Odeon e quindi trasferite &#8220;temporaneamente&#8221; nei giardini di piazza Verdi. L&#8217;artista che le ha scolpite è Edoardo De Albertis (1874-1950), che ha lasciato traccia del proprio lavoro nell&#8217;Arco dei Caduti di piazza della Vittoria e, soprattutto, in quel formidabile museo all&#8217;aperto di scultura otto-novencentesca che è il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_monumentale_di_Staglieno" target="_blank">cimitero di Staglieno</a>. Ecco che ne dice <a href="http://www.comune.genova.it/portal/template/viewTemplate?templateId=qeitbg7hc1_layout_nso4kqsav1.psml" target="_blank">il sito del Comune</a>:</p>
<blockquote><p>Terminati gli studi all&#8217;Accademia Ligustica, nel 1893 frequentò lo studio dello scultore G. Scanzi. Insieme al pittore Nomellini e al poeta <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ceccardo_Roccatagliata_Ceccardi" target="_blank">Roccatagliata Ceccardi</a>, per tutti gli anni Novanta De Albertis fu uno dei protagonisti della scena culturale genovese. [...] Tra le numerose partecipazioni a mostre nazionali e internazionali si ricorda quella alla VII Biennale di Venezia, dove l&#8217;artista curò, insieme a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gaetano_Previati" target="_blank">Previati</a> e a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Plinio_Nomellini" target="_blank">Nomellini</a>, l&#8217;allestimento della celebre Sala del Sogno. L&#8217;attività scultorea di De Albertis è puntualmente documentata a <a href="http://www.comune.genova.it/portal/template/viewTemplate?templateId=qeitbg7hc1_layout_kf0myt5r31.psml" target="_blank">Staglieno</a>: tra il 1902 e il 1935 lo scultore vi eseguì oltre trenta monumenti, tra cui si ricordano la Cappella Volpe (1911), la Tomba Ammirato (1917), in cui si assiste al progressivo abbandono dell&#8217;iniziale florealismo liberty a favore di una più strutturata resa delle volumetrie, e le tombe <a href="http://www.comune.genova.it/portal/page/categoryItem?contentId=24286" target="_blank">Caprile</a> (1924) e Scorza (1931), dove la stilizzazione delle forme sortisce esiti fra Decò e Novecentismo.</p></blockquote>
<p><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/12/1_a_dcp02029_sma.jpg" alt="1_a_dcp02029_sma.jpg" /><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/12/2_h_dcp02032_sma.jpg" alt="2_h_dcp02032_sma.jpg" /><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/12/3_g_dcp02030_sma.jpg" alt="3_g_dcp02030_sma.jpg" /></p>
<p>La voce di Wikipedia dedicata a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edoardo_De_Albertis" target="_blank">De Albertis</a>, meno impersonale, ci rivela anche qualche dettaglio sulla sua vita e sulla nascita delle sculture:</p>
<blockquote><p>De Albertis fu un artista non allineato e spesso in aperto disaccordo con il fascismo. Pur tuttavia, nel 1939 ricevette dal Comune di Genova l&#8217;incarico di allestire le decorazioni scultoree del cosiddetto Viale delle Vittorie, ovvero il percorso dalla stazione ferroviaria di Genova Brignole al podio di piazza della Vittoria da cui il duce Benito Mussolini, in visita nel capoluogo ligure, avrebbe tenuto un discorso.[...]<br />
Parenti genovesi del De Albertis asseriscono che la commessa di allestire le decorazioni scultoree del cosiddetto Viale delle Vittorie fu accettata per due ordini di motivi; il primo fu una visita di squadristi fascisti che distrussero il laboratorio del De Albertis, il secondo l&#8217;impossibilità, o quasi, di aver lavoro, e quindi sostentamento, non solo per lui ma anche per la sua compagna che spesso gli faceva da modella. Donna rappresentata, con tutta probabilità, nelle statue che ornano ancora adesso le due fontane di Piazza Verdi, secondo le fonti sopracitate.</p></blockquote>
<p><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/12/gam_sala11.jpg" alt="Galleria d’arte moderna, sala 11" align="left" /><a href="http://www.hozro.it/gam.html" target="_blank">Un lontano articolo della rivista <em>Hozro</em></a> ci permette di collegare le sculture di Brignole a un bronzo della <a href="http://www.gamgenova.it/" target="_blank">Galleria d&#8217;arte moderna</a> (che, in effetti, c&#8217;è sempre sembrato molto somigliante): sono infatti le &#8220;antecedenti&#8221; della &#8220;sontuosa <em>Cariatide </em>tardo-liberty realizzata in bronzo da Edoardo De Albertis per la Mostra delle Arti Decorative allestita a Parigi nel 1925&#8243;, ora esposta nelle sale di Nervi. Ecco la scheda della sala 11 della GAM:</p>
<blockquote><p>Non meno interessante il simbolismo neomichelangiolesco di Edoardo De Albertis, il gusto per la materia non finita e per le suggestioni letterarie che gli provenivano dall&#8217;amico poeta Ceccardo Roccatagliata Ceccardi: [ne è testimone] l&#8217;<em>Autunno</em>, un bronzo vibrante ma attardato nella scelta stilistica del simbolismo, realizzato per l&#8217;ingresso della Sala ligure allestita all&#8217;<em>Exposition des Arts Décoratifs</em> di Parigi del 1925.</p></blockquote>
<p>Ma quest&#8217;ultimo assalto col pennarello, con cavi elettrici e nastro adesivo alle cariatidi di marmo non potrebbe far venire voglia di spostarle, tutte e otto, nel giardino della Galleria d&#8217;arte moderna di Nervi, che ne conserva una ben più famosa versione in bronzo?</p>
<p><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/12/gam.jpg" alt="Genova, la Galleria d’arte moderna" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Garibaldi, il mito (e lo scandalo del nudo) in mostra]]></title>
<link>http://circospetto.net/2007/11/18/garibaldi-il-mito-e-lo-scandalo-del-nudo-in-mostra/</link>
<pubDate>Sun, 18 Nov 2007 11:46:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>piazzamanin</dc:creator>
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<description><![CDATA[Monumento equestre di Garibaldi di Hop-Frog, da flickr Nei giorni scorsi si sono inaugurate ben cinq]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p> <img src="http://farm3.static.flickr.com/2094/1571020889_96be630efc.jpg" height="375" width="500" /><br />
<em><a href="http://flickr.com/photos/hop-frog/1571020889/" target="_blank">Monumento equestre di Garibaldi</a> di <a href="http://flickr.com/photos/hop-frog/" target="_blank">Hop-Frog</a>, da flickr</em></p>
<p>Nei giorni scorsi si sono inaugurate ben cinque mostre dedicate ai diversi aspetti del fenomeno culturale che è fiorito nei duecento anni dalla nascita dell&#8217;&#8221;Eroe dei due mondi&#8221; (e il sito ufficiale della manifestazione, <a href="http://www.garibaldiilmito.it/" target="_blank">garibaldiilmito.it</a>, è un buon strumento per cominciare ad orientarsi tra le iniziative e progettare le varie visite).</p>
<p><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/11/gonfaloni.jpg" alt="I gonfaloni dei comuni garibaldini" /></p>
<p>Dopo aver affrontato a <a href="http://www.palazzoducale.genova.it/" target="_blank">Palazzo Ducale</a>, con spirito di sacrificio, i discorsi ufficiali e quattro (<em>quattro!</em>) inni patriottici d&#8217;epoca, cantati dagli <a href="http://www.cug.unige.it/coro/" target="_blank">Januenses Academici Cantores</a>, <em>Circospetto!</em> si è arreso al freddo e ha abbandonato la coda dei molti genovesi venuti per l&#8217;anteprima della mostra <em><a href="http://www.garibaldiilmito.it/ms1_tema.asp" target="_blank">Da Lega a Guttuso</a>.</em></p>
<p><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/11/gam_garibaldi.jpg" alt="Galleria d’arte moderna, Da Rodin a D’Annunzio: un monumento ai Mille per Quarto" /></p>
<p>Il giorno seguente, invece, si è aperta alla <a href="http://www.gamgenova.it/" target="_blank">Galleria d&#8217;arte moderna</a> la mostra <a href="http://www.garibaldiilmito.it/mostra2.asp" target="_blank">Da Rodin a D&#8217;Annunzio</a>, che illustra il clima artistico che ha portato al famoso monumento a Garibaldi eretto a Quarto (dei Mille) nel 1915, l&#8217;opera con cui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Baroni" target="_blank">Eugenio Baroni</a> vinse il concorso e che all&#8217;epoca scontentò tutti, soprattutto per lo scandaloso (per l&#8217;epoca) nudo virile del generale. Una splendida piccola mostra (piena, tra l&#8217;altro, di bronzi di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Auguste_Rodin" target="_blank">Rodin</a>) che è riuscita a ovviare con soluzioni originali e gusto impeccabile ai molti limiti di un edificio nato come villa patrizia, non certo come museo.</p>
<p>Nella vicina <a href="http://www.wolfsoniana.it/index.htm" target="_blank">Collezione Wolfsoniana</a>, negli spazi ariosi di quella che è stata una scuola media, sono invece raccolte <a href="http://www.garibaldiilmito.it/mostra3.asp" target="_blank">le testimonianze del mito nella cultura popolare</a>, nei media d&#8217;epoca e nella propaganda, a partire dai manifesti &#8220;d&#8217;artista&#8221; di primo Novecento a quelli politici delle prime elezioni dell&#8217;Italia repubblicana, in cui Garibaldi veniva tirato per la camicia (rossa) dall&#8217;una e dall&#8217;altra fazione, per arrivare ai fumetti (e persino alle confezioni del chewing gum).</p>
<p><img src="http://circospetto.wordpress.com/files/2007/11/wolfsoniana_garibaldi.jpg" alt="Wolfsoniana, Manifesti e propaganda" /></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Nacque in prigionia il genio di Burri]]></title>
<link>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2006/11/19/nacque-in-prigionia-il-genio-di-burri/</link>
<pubDate>Sun, 19 Nov 2006 09:51:11 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simona Maggiorelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[In mostra le opere che l&#8217;Italia provinciale denunciò all&#8217;Ufficio di igiene. Le famose te]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="margin-bottom:0;" align="left">In mostra le opere che l&#8217;Italia provinciale denunciò all&#8217;Ufficio di igiene. <em>Le famose tele di “sacchi” bucati e logorati erano i “materiali” dei campi di concentramento e insieme la trasﬁgurazione delle tragedie vissute in guerra. Solo l’arte poteva, se non sanare, almeno tentare di esprimere una protesta, che andasse al di là di un semplice grido di dolore</em></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left">d<span style="color:#993300;">i Simona Maggiorelli</span></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">
<p style="margin-bottom:0;" align="left"><img class="alignleft size-medium wp-image-1237" title="alberto-burri" src="http://simonamaggiorelli.wordpress.com/files/2006/11/alberto-burri.jpg?w=300" alt="alberto-burri" width="300" height="198" />Nel cortile di un campo per prigionieri di guerra, in una zona desertica del Texas, il medico Alberto Burri diventò artista.<br />
Troppo angoscioso e atroce quello che gli era capitato di vedere sotto le bombe, nella distruzione di uomini e di cose che la guerra aveva prodotto. Lui, giovane ufficiale medico fatto prigioniero in Tunisia, si trovò, così, a provare ad elaborare quell’immenso dramma con quel che aveva sotto mano. Con pochissimo. Pezzi di corda, sacchi di juta, qualche resto di spazzatura.<br />
Solo l’arte, in quella situazione poteva, se non sanare, almeno tentare di esprimere una protesta duratura, che andasse al di là di un semplice grido di dolore. Nacque così il primo<em> Sacco</em>di Burri, fatto di materie poverissime, tela logorata, bucata e consunta, muffe e materiali di rottamazione. Quel<em> Sacco</em> che esibendo una realtà lacera, ferita, ridotta a brandelli, fece scandalo alla sua prima apparizione nella Galleria di arte moderna di Roma, nel 1960 e alla Biennale di Venezia. Al punto da sollevare interpellanze parlamentari e, persino, denunce all’Ufficio di igiene. Quello che è certo e che l’arte italiana, che negli anni delle avanguardie storiche non aveva avuto un Picasso, ma solo qualche attardato futurista, si trovò davanti, per la prima volta, un modo di fare arte che non era più mimesi della realtà, ma composizioni astratte di buchi, strappi, improvvise bruciature che riuscivano a rappresentare il dramma di una generazione più di un qualunque ritratto. E con la sensazione che poi non si sarebbe più tornati indietro. Almeno non nel senso di ritornare a un ﬁgurativo rassicurante come lo intendeva l’ultimo Ottocento. La svolta di Burri e di alcuni altri artisti che, con mezzi diversi, stavano percorrendo le stesse strade (in primis Fontana, ma anche il francese Yves Klein e poi Beuys, Kounellis, Pistoletto e molti altri) apriva a un nuovo modo di concepire lo spazio, coinvolgendo direttamente lo spettatore, inviatandolo a diventare anche lui, con quadri specchianti e sculture da abitar la fondamentale triade artista, ambiente, spettatore. Di questo mutamento, che fu un terremoto per l’arte del dopoguerra, e che apriva alla sperimentazione di nuovi materiali (ferro, legno, catrame, feltro, vetro, ma anche vinavil, cellotex e molto altro) e, dal punto di vista dei contenuti apriva ai temi della pace, dell’ambiente, di un nuovo umanesimo, Alberto Burri fu protagonista schivo, ma assoluto.<br />
La mostra che si apre il 17 novembre alle Scuderie del Quirinale a Roma lo racconta. Riscoprendo, a dieci anni dalla scomparsa dell’artista umbro, la centralità e dell’attualità di queste sue invenzioni creative, che poi sarebbero state riprese, sviluppate, trasformate e portate avanti da più di una generazione di artisti: dal gruppo dell’Arte povera in Italia, ma anche da artisti americani come Rauschenberg o Schnabel che, proprio grazie anche al rapporto diretto con Burri, riuscirono a sviluppare un proprio modo originale di fare arte, sfuggendo alla piattezza seriale della pop art, che negli anni Sessanta, Oltreoceano e non solo, era padrona assoluta della scena artistica. Maurizio Calvesi che è stato ﬁn dagli anni Cinquanta uno dei primi studiosi dell’opera di Burri ma anche, appena qualche mese fa, arteﬁce di una delle più complete retrospettive di Burri, nella sua terra di origine, Città di Castello, per questa nuova e importante esposizione romana, intitolata <em>Burri, gli artisti e la materia 1945-2004</em>, seleziona un nucleo forte di 21 opere, fra le più signiﬁcative dell’opera di Burri, da<em> Grande sacco</em> e <em>Rosso</em> degli anni Cinquanta ﬁno ai Cretti degli anni Settanta e all’ultimo<em> Cretto nero e oro</em> del 1994, costruendo a raggiera, tutt’intorno percorsi di assonanze e vicinanze con opere di artisti dell’Arte povera e della scena internazionale, coeva e successiva a Burri. Inedito il parallelo che Calvesi getta fra Burri e Klein, affiancando i sanguigni Rossi del maestro umbro, con i vibranti monocromi bluoltremare, con cui l’artista francese, scomparso a soli 34 anni, riusciva a cambiare, la qualità emotiva.<br />
Celebre <em>Immateriel</em> in cui Klein utilizzava un procedimento simile di cartoni compressi e bruciati che poi andavano a formare, nel ﬁnito, aloni diafani e evanescenti, evocando l’idea di umani ridotti a ﬂebili ombre. Più noto, invece, ma non meno affascinante da vedere ﬁnalmente dal vivo il confronto fra l’uso dei materiali poveri da parte di Burri e da parte dei cosiddetti artisti dell’arte povera: da Kounellis con opere fatte di acqua, fuoco e terra, da Zorio e Merz nei loro esperimenti con il neon e la luce, da Pistoletto che in questa mostra romana è rappresentato dalla sua opera simbolo, la <em>Venere degli stracci </em>del 1967. E ancora i primi cementarmati di Uncini e l’omaggio a Burri di Ceroli.<br />
E poi guardando Oltralpe, gli assemblaggi dell’artista umbro in un confronto vivo con gli organismi di oggetti e le splendide composizioni di violini bianchi dell’appena scomparso Arman; i segreti richiami fra le terre scavate e scure di Burri e i marroni e gli arancio caldi dello spagnolo Tapies. E poi opere di Kiefer, Twombly, Canogar, Cesar, Millares, Nicholson, Beuys in una tentacolare diramarsi di proposte che scovano radici comuni fra le scoperte di Burri e quelle quelle di artisti, a volte, davvero a lui lontanissimi, non solo geograﬁcamente. Trasformando, ﬁno al 16 febbraio, le sale delle Scuderie del Quirinale in un percorso generosissimo di sorprese.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="left">da<span style="color:#0000ff;"> Europa</span>,  19 novembre 2006</p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="http://www.europaquotidiano.it/site/images/transparent.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" align="bottom" /></p>
</div>]]></content:encoded>
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