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	<title>gallino &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/gallino/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "gallino"</description>
	<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:43:35 +0000</pubDate>

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	<language>en</language>

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<title><![CDATA[In quella piramide bloccata ristagna la classe dirigente]]></title>
<link>http://ammiraglio61.wordpress.com/2009/11/24/in-quella-piramide-bloccata-ristagna-la-classe-dirigente/</link>
<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 11:32:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>ammiraglio61</dc:creator>
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<description><![CDATA[Il commento. Molti scendono, pochi salgono La quota di laureati è tripla nei ceti alti di LUCIANO GA]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il commento. Molti scendono, pochi salgono<br />
La quota di laureati è tripla nei ceti alti</p>
<p><!-- fine OCCHIELLO --> <!-- inizio SOMMARIO --><!-- inizio FIRMA --><em>di LUCIANO GALLINO</em></p>
<p><!-- fine FIRMA --><!-- fine SOMMARIO --> <!-- inizio TESTO --><br />
LA <a href="http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/cronaca/borghesi-piccoli/borghesi-piccoli/borghesi-piccoli.html"><span style="text-decoration:underline;">RICERCA del Censis</span></a> sulla mobilità sociale in Italia dice in sostanza che se uno nasce in una famiglia operaia, è molto probabile che muoia operaio. Al massimo può sperare di diventare impiegato. Ma non in forza del proprio talento o dell&#8217;impegno profuso negli studi e sul lavoro. Piuttosto perché in una società dove gli operai diminuiscono mentre gli impiegati aumentano, per via della modernizzazione dell&#8217;economia, è inevitabile che un certo numero di figli di operai si ritrovi nella classe degli impiegati.<br />
<!--more--><br />
Invece solo una piccola parte di essi, meno dell&#8217;8%, riesce con le proprie forze a scalare la piramide sociale sino a entrare nella classe alta della borghesia, formata da dirigenti, imprenditori, professionisti.</p>
<p>In realtà dal punto di vista della ricerca questa è una non-notizia, poiché la elevata immobilità sociale degli operai, da una generazione all&#8217;altra, è nota da tempo. Semmai ciò apparirà come una novità per la vasta pubblicistica che negli ultimi anni, mentre esagerava nell&#8217;additare i segni del declino numerico della classe operaia, dava per scontato che i suoi figli erano ormai diventati quasi tutti docenti universitari o titolari di imprese della net economy.</p>
<p>Al contrario emerge come affatto inedito, nella ricerca del Censis, il dato relativo alla borghesia. Giusto il 40% dei figli della generazione precedente risulta tuttora far parte della classe dei padri. Tuttavia oltre il 50% di essi pare aver disceso un consistente gradino della piramide, passando dalla borghesia propriamente detta alla piccola borghesia urbana e alla classe media impiegatizia.</p>
<p>Si diceva ancora di recente che era la classe media a temere di non riuscire ad assicurare ai propri figli il mantenimento nella propria stessa classe sociale. I dati Censis mostrano invece che nell&#8217;avvicendamento delle generazioni è la maggioranza di quelli che stanno più in alto ad aver visto i suoi figli scendere un poco più in basso. Anche se, in assoluto, l&#8217;entità numerica della borghesia del piano di sopra è assai minore di quella del piano di sotto.</p>
<p>La società che viene ritratta da questa ricerca è dunque una società in cui, tra una generazione e l&#8217;altra, pochi salgono effettivamente nella scala sociale, parecchi scendono, e molti &#8211; oltre il 40% &#8211; restano dove sono. Non è un quadro positivo, anche se spiega diverse cose.</p>
<p>Spiega, ad esempio, la stagnazione delle idee, delle forme di pensiero, nella maggior parte dei campi della nostra cultura, perché le idee circolano e si innovano quando una quota elevata di persone circola sulla scala sociale, molti scendendo, molti altri salendo dal basso ad occupare posizioni ben superiori a quelle di partenza.</p>
<p>Spiega pure la mancanza di un largo ricambio generazionale che si osserva nel personale politico come tra gli imprenditori, perché se sono pochi i giovani, i nuovi talenti che dalle altre classi salgono ad occupare posizioni significative nei loro rispettivi ranghi, è inevitabile assistere, come avviene, ad elezioni che paiono regolarmente simili a quelle di dieci anni prima, ed a tassi piuttosto modesti di innovazione nel creare e sviluppare imprese.</p>
<p>Ovviamente, se da un lato i risultati di questa ricerca sulla mobilità sociale che non c&#8217;è aiutano a spiegare la stagnazione delle idee e la mancanza di ricambio delle classi dirigenti, essi stessi chiedono di essere spiegati. Una spiegazione la fornisce lo stesso rapporto del Censis. Esso dice anzitutto &#8211; cito &#8211; che la quota di laureati tra i figli dei borghesi è tripla rispetto al totale del campione, e di circa sei volte superiore a quella che si registra tra i figli della classe operaia urbana; dopodiché nota che la possibilità stessa di entrare nel mercato del lavoro appare tuttora fortemente condizionata dalla classe di origine.</p>
<p>Dunque i titoli di studio contano davvero, al fine di salire ai piani alti della piramide sociale, ma chi sta in basso appare in serie difficoltà per procurarseli. Per diversi motivi che vanno cercati altrove. Un motivo attiene all&#8217;economia. Quando milioni di famiglie ricavano dal lavoro di due persone un reddito giusto sufficiente per un&#8217;esistenza dignitosa, appena i figli arrivano a conseguire un diploma, se mai ci arrivano, chiedono loro di trovarsi un lavoro qualunque. Altro che sostenerli per fargli conseguire una laurea specialistica, o un master in tecnologia dei nuovi materiali.</p>
<p><!-- do nothing --> Un secondo motivo rientra in pieno nella politica. La mobilità sociale ascendente risulta storicamente elevata, in tempo di pace, quando la politica se ne occupa ed elabora i mezzi per attivarla. Mentre una politica per la quale espressioni tipo giustizia sociale, redistribuzione dei redditi, o lotta alle disuguaglianze non si possono profferire nemmeno in un gruppo di amici, perché sono giudicate o superate oppure un rischio per la carriera, appare scarsamente attrezzata per affrontare compiti del genere.<br />
<!-- do nothing --> <!-- fine TESTO --><br />
(<em><!-- inizio DATA -->9 giugno 2006<!-- fine DATA --></em>)</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/cronaca/borghesi-piccoli/piramide-bloccata/piramide-bloccata.html">Fonte</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[IL PIL NON E' L'OMBELICO DEL MONDO]]></title>
<link>http://circolotombon.wordpress.com/2009/01/30/il-pil-non-e-lombelico-del-mondo/</link>
<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 12:29:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>masuzzi</dc:creator>
<guid>http://circolotombon.wordpress.com/2009/01/30/il-pil-non-e-lombelico-del-mondo/</guid>
<description><![CDATA[  SCARICATE LA LOCANDINA E FATELA GIRARE]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/grJNlxQsqtE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/grJNlxQsqtE&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span> </p>
<p><a href="http://circolotombon.files.wordpress.com/2009/01/gallino-liebman-locandina.pdf" target="_blank"><img class="aligncenter" title="PIL NON è OMBELICO" src="http://circolotombon.files.wordpress.com/2009/02/gallino-liebman-locandina2.jpg?w=380&#038;h=507" alt="" width="380" height="507" /></a></p>
<div style="text-align:center;"><a href="http://circolotombon.files.wordpress.com/2009/01/gallino-liebman-locandina.pdf" target="_blank">SCARICATE LA LOCANDINA E FATELA GIRARE</a></div>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Sexta audiencia - Julio 23 de 2007]]></title>
<link>http://juicioavonwernich.wordpress.com/2007/07/23/sexta-audiencia-julio-23-de-2007/</link>
<pubDate>Mon, 23 Jul 2007 23:14:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>apdhlaplata</dc:creator>
<guid>http://juicioavonwernich.wordpress.com/2007/07/23/sexta-audiencia-julio-23-de-2007/</guid>
<description><![CDATA[La persecución al “Grupo Graiver” en el juicio a Von Wernich Dos miembros de la familia y una emplea]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><font color="#333333"><em>La persecución al “Grupo Graiver” en el juicio a Von Wernich</em></font></p>
<p align="left"><a href="http://juicioavonwernich.wordpress.com/2007/07/23/sexta-audiencia-julio-23-de-2007/attachment/135/" rel="attachment wp-att-135" title="fanjul_3.jpg"><img src="http://juicioavonwernich.wordpress.com/files/2007/07/fanjul_3.jpg" alt="fanjul_3.jpg" align="left" /></a><font color="#494949"><strong>Dos miembros de la familia y una empleada de las empresas testimoniaron hoy sobre su cautiverio y torturas, la participación de civiles y la creación d</strong></font><font color="#494949"><strong>e un consejo de guerra especial para juzgarlos.</strong></font></p>
<p align="left"><font color="#494949"><strong><a href="http://juicioavonwernich.wordpress.com/2007/07/23/sixth-hearing-july-23/">[english translation]</a><br />
</strong></font></p>
<p align="left">&#160;</p>
<p align="left"><!--more--><font color="#333333"><strong>Silvia </strong></font><font color="#333333"><strong>Fanjul</strong> era empleada en una oficina que coordinaba el aspecto </font><font color="#333333">a</font><font color="#333333">dministrativo </font><font color="#333333">de</font><font color="#333333"> las empresas y el cuerpo de asesores. El 14 de marzo de 1977 la oficina “era un caos”: David Graiver había fallecido, su padre Juan había sido secues</font><font color="#333333">trado y Lidia Papaleo e </font><font color="#333333">Isidoro Graiver no concurrían porque sabían que corrían peligro.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Ese día una comisión policial se presentó a última hora de la tarde y le pidió que los acompañara, cosa que hizo con total tranquilidad ya que supuso que tendría garantías.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Allí comenzó el peregrinar que la primera testigo de hoy, Silvia Fanjul, relató ante el Tribunal Oral Federal N°1.</font></p>
<p align="left"><strong><em><font color="#333333">“Me aplicaron picana dos veces, pero tortura es todo”</font></em></strong></p>
<p align="left"><font color="#333333">Con los ojos vendados y tirada en el piso del auto fue conducida a lo que después supo era el centro clandestino de detención “Puesto Vasco”. Antes que nada le hicieron escuchar que estaban allí Juan Graiver y Jorge Rubinstein, abogado del grupo. A continuación la sometieron a un interrogatorio bajo tortura, preguntándole dónde se encontraban los otros miembros del grupo que aún no habían sido detenidos así como sobre la actividad de las empresas, situación financiera, etc.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">La testigo relató haber sido interrogada por Cossani, Rousse y Camps. <em>“Por eso me presenté con mi denuncia en el Ministerio de Defensa, porque me pareció importante atestiguar que el general Camps había estado en un centro clandestino de detención”</em>.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">En otra oportunidad fue también torturada, pero la testigo fue insistente en recalcar que tan terrible como la tortura era el terror de la espera. Particularmente cuando se negaban a darles agua para beber, puesto que esa podía ser una señal de que serían sometidos a la picana eléctrica.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Se refirió también a la muerte de Jorge Rubinstein, quien según los comentarios “<em>se había quedado en el interrogatorio</em>”. “-¿Había muerto?”, preguntó el Dr. Rozanski. “-Sí”.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Después de 20 días en ese centro, Fanjul fue trasladada al “Pozo de Banfield” (en la Brigada de Investigaciones de esa localidad), donde declaró frente al “preventor militar” del caso Graiver, Oscar Bartolomé Gallino, siempre en condición clandestina.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Recién cuando los llevaron a la Comisaría de Banfield avisan a las familias que se encontraban allí y se inicia régimen más favorable: “<em>Ahí es donde yo digo que nos engordaron</em>”.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">La testigo estuvo también en el Departamento Central de la Policía Federal, donde tuvo oportunidad de ver a Jacobo Timerman y en la cárcel de Devoto.</font></p>
<p align="left"><strong><font color="#333333">Cuatro años y medio presa por portación de apellido</font></strong></p>
<p align="left"><font color="#333333"><strong>Lidia Brodsky de Graiver</strong> fue llevada una noche a Puesto Vasco e interrogada acerca de las personas que veía en las empresas, pero la testigo no tenía más participación que el contacto social derivado de su matrimonio con Isidoro Graiver.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Sólo pudo recordar un episodio en el que Lidia Papaleo le había comentado una llamada de “gente peligrosa”, refiriéndose a los montoneros. Al parecer, fue suficiente para el interrogador, quien le manifestó: “te salvaste”.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">La testigo estuvo en Puesto Vasco con su padre, Enrique Brodsky, a quien vio contra una pared con los ojos vendados y pidió que le sacaran la venda, ya que era un hombre con problemas cardíacos.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Luego del episodio Brodsky fue puesta en libertad, pero meses después la vinieron a buscar diciéndole que Vivanco, el secretario del consejo de guerra, quería conversar con ella. La llevaron a Coordinación Federal, donde permaneció hasta la noche en que fue alojada en una celda. Salió de allí para ir al Consejo de Guerra, donde la condenaron a cuatro años y medio de prisión por encubrimiento de asociación ilícita.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Pasó ese tiempo entre el penal de Humberto Primo, Ezeiza y Devoto, relatando las deplorables condiciones de detención en esos lugares.</font></p>
<p align="left"><em><strong><font color="#333333">“No era una celda, sino más bien un agujero”</font></strong></em><font color="#333333"><br />
</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Así describió <strong>Isidoro Graiver</strong> el lugar de su detención en Puesto Vasco: un cubículo de tres metros cuadrados con la letrina dentro en el que se hacinaban cuatro personas: el declarante, su padre Juan Graiver, Jorge Rubinstein y Francisco Fernández, quien vio por la mirilla como sacaban el cuerpo muerto de Jorge Rubinstein de la sala de torturas.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">En los interrogatorios, además de la habitual requisitoria sobre el dinero proveniente del secuestro de los hermanos Born, trataban de establecer conexiones de tipo internacional con cualquier persona de cierta relevancia que hubiera manifestado ideas de izquierda (“<em>no sé si estaban drogados o bebidos</em>” caracterizó el testigo). Mencionó como ejemplo a Yves Montand. En ese marco le preguntaron también por Jacobo Timerman y sus negocios en común.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Dijo saber de las visitas de Christian Von Wernich por los relatos de Timerman. Y agregó que ninguna persona que ingresara a ese lugar podría desconocer lo que ocurría allí. Desde las celdas se escuchaban los gritos de las sesiones de tortura; y nunca nadie abrió la puerta del “agujero” para ver cómo estábamos.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Graiver pasó veinte días en Puesto Vasco y un período similar en el “Pozo de Banfield”. Señaló que estuvo preso, en total, cinco años, cuatro meses y una semana.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Al igual que el resto de los miembros del grupo, Isidoro Graiver fue sometido a un consejo de guerra especial, creado para juzgarlos a ellos. Se refirió a una suerte de puja interna en la que habrían triunfado los “<em>más buenos</em>”, designando al coronel Clodoveo Battisti, cercano a Videla y Viola, como presidente del consejo. Al retirarse, como “premio”, le dieron la intervención del canal 9 de televisión.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">Graiver fue condenado a quince años de prisión por “<em>asistencia financiera a la subversión</em>”, condena finalmente anulada por la Corte Suprema.</font></p>
<p align="left"><font color="#333333">“<em>El hecho de que estemos hoy revisando una tristísima historia de nuestro pasado, creo que eso es lo importante. El sufrimiento individual, personal, no es lo que más cuenta. Lo que cuenta es que se ponga a la luz todo un sistema nefasto, que propendía realmente a la aniquilación sin defensa de quienes caían en desgracia o que tenían alguna razón que justificara un juicio, un juicio con defensa y con las penas que se fijaran. No estoy convencido de que lo quisieran asesinar a Rubinstein, creo que simplemente eran animales que sabían que gozaban de impunidad. Entonces el hecho de que hoy estemos en un juicio en que el acusado tiene todas las posibilidades de defensa me alegra enormemente</em>”, cerró su intervención el testigo.</font></p>
<p align="center"><font color="#800000">********************************************* </font></p>
<p align="center"><em><font color="#800000" size="3"><strong>“Preocúpese por sus otros tres hijos, porque ya no va a aparecer”</strong></font></em></p>
<p align="right"><font color="#333333"><em><a href="http://www.apdhlaplata.org.ar/prensa/2000/280600.htm" target="_blank">Christian Von Wernich a la madre de Rodolfo Petiná </a></em></font></p>
<p><font color="#333333" size="2"><a href="http://juicioavonwernich.wordpress.com/?attachment_id=88" rel="attachment wp-att-88" title="Marche preso - 2003"><img src="http://juicioavonwernich.wordpress.com/files/2007/07/vonwernichagosto03peq.jpg" alt="Marche preso - 2003" align="left" /></a>En la segunda semana de marzo de 1977 el entonces jefe de la Policía de Buenos Aires, coronel Ramón Camps, aparentemente autorizado por el comandante del primer cuerpo de Ejército, general Guillermo Suárez Mason, lanzó un operativo por el que los miembros de la familia Graiver y sus colaboradores cercanos fueron detenidos y permanecieron desaparecidos varias semanas, hasta que gran parte del grupo fue “blanqueado” el 19 de abril por el presidente de facto y comandante del ejército teniente general Jorge Rafael Videla, mediante una conferencia de prensa ofrecida en la sede de esa fuerza.</font></p>
<p><font color="#333333"><span></span></font><font color="#333333"><span></span></font></p>
<p style="margin-bottom:6pt;" class="MsoBodyText2"><font color="#333333"><span></span><span style="color:#292929;">Está acreditado, no solo entre los ex detenidos desaparecidos, sino por los torturadores que el <a href="http://www.apdhlaplata.org.ar/prensa/2004/160904pen.htm" target="_blank">Dr. Jorge Rubinstein</a> y Edgardo Sajón, Subdirector del diario “La Opinión” y secretario de prensa durante la presidencia del teniente general Alejandro Agustín Lanusse, murieron mientras eran sometidos a torturas (llamadas por estos asesinos “interrogatorios compulsivos”).</span></font></p>
<p style="margin-bottom:6pt;" class="MsoNormal"><font color="#333333"><span style="color:#292929;">Más adelante, el Consejo de Guerra Especial condenó a 15 años de prisión a Juan e Isidoro Graiver y a Lidia Papaleo &#8211; con penas menores para otros miembros del grupo -, quienes apelaron ante el Consejo Supremo de las fuerzas Armadas que redujo las condenas principales a 12 años de prisión.</span></font></p>
<p style="margin-bottom:6pt;" class="MsoBodyText"><font color="#333333"><span>Ante una nueva apelación, la Corte Suprema de Justicia &#8211; aún bajo el gobierno militar &#8211; dejó sin efecto la sentencia de la justicia militar y dispuso que la causa pasara a la justicia civil.</span></font></p>
<p style="margin-bottom:6pt;" class="MsoNormal"><font color="#333333"><span style="color:#292929;">El fiscal pidió 5 años de prisión para Isidoro Graiver y Lidia Papaleo, sobreseyendo al resto. Pero el juez falló anulando todo lo actuado por la justicia militar y dispuso la libertad de todos los miembros del grupo Graiver.</span></font></p>
<p style="margin-bottom:6pt;" class="MsoNormal"><font color="#333333"><span style="color:#292929;">No todos los secuestrados del grupo Graiver darán su testimonio en esta causa. Hay testimonios – como el de </span><span style="color:#292929;"><a href="http://www.apdhlaplata.org.ar/prensa/2005/010605.htm" target="_blank">Celia Betty Halpern</a> entre otros – e</span><span style="color:#292929;">n el Juicio por la Verdad que tramita en la ciudad de La Plata desde Abril de 1998, </span><span style="color:#292929;">pero que no han sido llamados a declarar contra el ex capellan de la represión.</span></font></p>
<p style="margin-bottom:6pt;" class="MsoNormal"><font color="#333333">Ver: &#8220;</font><font color="#333333"><a href="http://www.apdhlaplata.org.ar/prensa/2005/110805pen.htm" target="_blank">Puesto Vasco, los organismos piden la detención de 13 represores</a>&#8220;</font></p>
</div>]]></content:encoded>
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