<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress.com" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>

<channel>
	<title>genere &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/genere/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "genere"</description>
	<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 07:30:26 +0000</pubDate>

	<generator>http://en.wordpress.com/tags/</generator>
	<language>en</language>

<item>
<title><![CDATA[Equipaments de Mataró amb perspectiva de gènere]]></title>
<link>http://equilibraconsulting.wordpress.com/2009/12/03/equipaments-de-mataro-amb-perspectiva-de-genere/</link>
<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 11:50:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Magda Barceló</dc:creator>
<guid>http://equilibraconsulting.wordpress.com/2009/12/03/equipaments-de-mataro-amb-perspectiva-de-genere/</guid>
<description><![CDATA[Divendres passat vàrem tenir una reunió per enllestir la Diagnosi d&#8217;Equipaments de Mataró, pro]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Divendres passat vàrem tenir una reunió per enllestir la Diagnosi d&#8217;Equipaments de Mataró, projecte finançat per la Diputació de Barcelona.</p>
<p>El projecte liderat pels consultors d&#8217;estratègia Xavi Menduiña i el Xavi Fahndrich de <a href="http://www.mintsmind.com">Minstmind</a> amb els que he tingut el plaer de col·laborar, així com també amb l&#8217;Anna Tarragona i la Marta Ricart d&#8217;<a href="http://www.adhocweb.net">Adhoc </a>sostenibilitat ambiental, els arquitectes Salvador Matas, Joan Antoni Paez i l&#8217;economista Miquel Morell.</p>
<p>Des d&#8217;Equilibra, s&#8217;ha aportat el punt de vista de la perspectiva de gènere i inclusió, tenint en compte 5 dimensions:</p>
<ul>
<li>Ús de l&#8217;equipament per gènere</li>
<li>Accessibilitat física</li>
<li>Accessibilitat horària</li>
<li>Accessibilitat econòmica</li>
<li>Accessibilitat virtual</li>
</ul>
<p>en funció de les quals cada equipament resulta amb una valoració final.</p>
<p>Un projecte innovador, del que sens dubte es podrien beneficiar molts municipis.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A Reggio la prima biblioteca degli scrittori migranti]]></title>
<link>http://immigratoamico.wordpress.com/2009/11/30/a-reggio-la-prima-biblioteca-degli-scrittori-migranti/</link>
<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 17:34:56 +0000</pubDate>
<dc:creator>immigratoamico</dc:creator>
<guid>http://immigratoamico.wordpress.com/2009/11/30/a-reggio-la-prima-biblioteca-degli-scrittori-migranti/</guid>
<description><![CDATA[Nasce nel 1997, con un finanziamento del CNR, la Banca dati degli Scrittori Immigrati in Lingua Ital]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nasce nel 1997, con un finanziamento del CNR, la Banca dati degli Scrittori Immigrati in Lingua Italiana (BASILI). E’ l’unica banca dati online e si trova sul server del Dipartimento di Italianistica e spettacolo presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. La BASILI, sotto la guida del Responsabile scientifico Prof. Armando Gnisci, contiene più di 1300 schede bibliografiche, in continuo aggiornamento. Oggi, prima e unica in Italia, nasce a cura dell’Associazione Immigrati Senza Frontiere di Reggio Calabria, la Biblioteca “Migrant Writers”, presso la struttura di Reggio Calabria, in via Cardinale Portanova 119, dove sarà raccolta tutta la produzione letteraria di scrittori stranieri che vivono in Italia ed hanno scelto di esprimersi nella lingua del nostro Paese. Questa letteratura – dichiara il presidente dell’AISF ONLUS Giuseppe Tedesco – realizza l’incontro tra le varie culture dell’immigrazione della migrazione con la cultura italiana e, nello stesso tempo, l’incontro tra le varie culture dell’immigrazione in Italia tra di loro. La letteratura migrante e la letteratura d’immigrazione, prosegue Tedesco, sono forse due facce dello stesso foglio, la parola si plasma dell’incontro tra culture diverse. L’italiano si va costituendo come lingua interetnica che permette anche a migranti di lingue diverse di comunicare tra loro e non solo nella pratica comunicativa quotidiana. La costituzione della Biblioteca, prima nel suo genere, vuole essere uno strumento per la circolazione della letteratura degli immigrati, in una città aperta alla cultura interetnica e dove ha sede l’Università per Stranieri “Dante Alighieri”. Le opere sono disponibili per la consultazione a tutti i cittadini, studenti e immigrati. La provincia di Reggio Calabria ha finanziato la prima parte del progetto grazie all’Assessore all’Associazionismo e Volontariato, Dott. Michele Tripodi, che ha creduto e sostenuto il progetto con la sensibilità culturale che lo contraddistingue. Dopo la prima fase di avvio del progetto, l’associazione auspica che vi sia il coinvolgimento degli amministratori locali, certamente sensibili ai temi trattati, oltre che il sostegno al Progetto stesso, sicuramente una nota positiva per la Città e per la provincia di Reggio Calabria. Non si può inoltre prescindere da un interesse da parte dell’Università “Dante Alighieri” e, in particolare, si chiede pubblicamente il contributo culturale del Rettore e della sua sapiente esperienza.  Per maggiori informazioni visitare il sito dell’Associazione www.aisfonlus.it</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[EXTRA - sesso!]]></title>
<link>http://emigrationfordummies.wordpress.com/2009/11/27/extra-sesso/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 23:28:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>lucha</dc:creator>
<guid>http://emigrationfordummies.wordpress.com/2009/11/27/extra-sesso/</guid>
<description><![CDATA[volevo commentare un bel post della Fra sul gender i generi ed i sessi , però poi m&#8217;è uscito u]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>volevo commentare un bel <a href="http://lafraaa.wordpress.com/2009/11/27/gender/">post della Fra sul gender i generi ed i sessi</a> , però poi m&#8217;è uscito un pippone così lungo che lo pubblico qui, confido nel trackback e spero che sia più contenta che non le inquino i commenti di quanto non se la prenderà per questa che può sembrare una forma di sciovinismo ma sciovinismo non è. Leggetevi il post se volete capire di che sto parlando.</p>
<p>quando chiami in causa un matematico, devi essere pronta alle conseguenze.</p>
<blockquote><p>Uomo o donna sono solo 2 dei potenziali 256 tipi di sesso secondo questa classificazione.<br />
<em>(lafraa)</em></p></blockquote>
<p>La cosa è *estremamente* interessante. Io non ne so molto di biologia/anatomia/biopolitica/farmapornografia, però direi che come ipotesi di lavoro potremmo accettare il fatto che per ogni essere umano le caratteristiche che tu riportavi (che indicheremo di seguito con le lettere a,b,c&#8230;,g,h solo perché non si possono fare bene gli indici bassi) sono univocamente, oggettivamente, intersoggettivamente definite. Ben definite, aggiungerei.</p>
<p>Però queste 8 proprietà credo sia limitativo ridurle a proprietà a loro volta binarie (si/no, XX/XY, pene/clitoride, etc&#8230;). Sarebbe più interessante riflettere su tutti i possibili valori che queste assumono.</p>
<p>Diciamo dunque che sull&#8217;insieme Omega degli individui umani (presenti passati e futuri, eventualmente distinguendoli a seconda del tempo, nel senso che non è detto che tali caratteristiche debbano rimanere immutate nel tempo &#8211; basta un prodotto cartesiano per la retta reale &#8211; o supponiamo fissato un certo instante),  si danno definite 8 funzioni indicate con a..h.</p>
<p>Alcune di queste hanno chiaramente valori in un insieme discreto. Per esempio, g è chiaramente a valori {0,1}, f potremmo supporre avere valori finiti seppur maggiori di due (che so, saranno 8-9), mentre altri (come a ed e) ce li vedo meglio avere valori in R^d per un d opportuno. Qui ci vorrebbe un minimo di conoscenza di biologia per capire come funzionano certi comportamenti biochimici umani.</p>
<p>Consideriamo a questo punto la funzione vettoriale di componenti u = (a,b,&#8230;,g,h), e indichiamo con H l&#8217;immagine di Omega attraverso u. Si noti che, date le ipotesi (alquanto blande) che abbiamo fatto, H non è uno spazio vettoriale. Però è chiaramente contenuto nel prodotto cartesiano delle immagini di Omega rispetto alle singole componenti a,b,&#8230;.,g,h, ma non è detto che sia tutto lo spazio prodotto (potrebbero esserci combinazioni di valori di a,b,&#8230;.g,h che non è possibile ottenere in natura).</p>
<p>Senza perdere di generalità, chiameremo <strong>&#8220;determinazione del sesso&#8221;</strong> (d&#8217;ora in avanti, <strong>d.d.s.</strong>) una qualsiasi applicazione che sia definita su H. Data una d.d.s., la cardinalità della sua immagine è il numero di &#8220;tipi di sesso&#8221; che quella data d.d.s. prevede.</p>
<p>La versione &#8220;tradizionale&#8221; binaria qui posta in critica dalla Fra, propone una d.d.s. a valori in {0,1}.</p>
<p>La versione proposta dalla fra, propone una d.d.s. che abbia valori in {0,1}^8, e che in particolare sia l&#8217;analoga della d.d.s. &#8220;tradizionale&#8221; effettuata però indipendentemente su ognuna delle 8 componenti degli elementi di H (insomma, è il prodotto tensoriale della d.d.s. tradizionale con sé stessa per 8 volte).</p>
<p>Ora, se supponiamo Omega essere un insieme discreto (finito o alla peggio -se non ci estinguiamo- numerabile -ma comunque prima o poi l&#8217;universo finisce, però facciamo pure che sia al più numerabile e ce ne laviamo le mani &#8211; aleph0 -diciamocelo- è un po&#8217; l&#8217;infinito sfigato),  è ovvio che l&#8217;unica cosa che si può ottenere è un numero finito (o numerabile) di tipi di sesso. Il che vuol dire che ogni d.d.s. che non sia l&#8217;identità è (politicamente parlando) un&#8217;arbitraria violenza, che cerca di aggregare tipi di sesso diversi in un numero più piccolo (diciamo, a scopo normativo/disciplinare).</p>
<p>Se invece Omega è più che numerabile (perché -che so- abbiamo considerato come elementi distinti ogni singola persona in ogni singolo istante della sua vita, e quindi abbiamo fatto un prodotto con un intervallo reale del tempo), si apre l&#8217;interessante scenario in cui H è più che numerabile (non è detto eh, se non lo è si ricade al caso precedente).</p>
<p>A quel punto, dato per buono che a nessuno fa comodo un numero più che numerabile di tipi di sesso (non vorrei essere nei panni degli impiegati dell&#8217;anagrafe), potrebbe essere un&#8217;idea definire su H una topologia (che potrebbe essere la naturale topologia di sottospazio, e lo spazio prodotto con la naturale topologia di spazio prodotto, e i codomini delle varie componenti di u la loro topologia più naturale). A quel punto, si potrebbe ridefinire una d.d.s. come segue.</p>
<p>Definiamo <strong>&#8220;determinazione continua del sesso&#8221;</strong> (d&#8217;ora in avanti, <strong>d.c.d.s.</strong>) come una applicazione continua tra H (dotato della topologia definita in precedenza) e l&#8217;insieme N dei naturali (dotato della topologia discreta).</p>
<p>(continua per 317 pagine, 2 articoli, 1 trattato, 1 tesi di dottorato, 1 master all&#8217;estero ed una vignetta di <a href="http://xkcd.com">xkcd</a>&#8230;)</p>
<p>quando chiami in causa un matematico, devi essere pronta alle conseguenze.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[25/11 Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: TUTT@ DAVANTI AI C.I.E.]]></title>
<link>http://baruda.net/2009/11/21/2511-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-tutt-davanti-ai-c-i-e/</link>
<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 13:52:46 +0000</pubDate>
<dc:creator>baruda</dc:creator>
<guid>http://baruda.net/2009/11/21/2511-giornata-internazionale-contro-la-violenza-sulle-donne-tutt-davanti-ai-c-i-e/</guid>
<description><![CDATA[NELLA TUA CITTÀ C&#8217;È UN LAGER È IL CIE (centro di identificazione ed espulsione) DI PONTE GALER]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;">NELLA TUA CITTÀ C&#8217;È UN LAGER<br />
<span style="color:#ff0000;">È IL CIE (centro di identificazione ed espulsione) DI PONTE GALERIA</span></span></p>
<p style="text-align:center;"><strong>  NOI NON SIAMO COMPLICI!<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/119068-bannerpiccolo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3978" title="119068-bannerPiccolo" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/119068-bannerpiccolo.jpg" alt="" width="154" height="129" /></a></strong></p>
<p>SIAMO TUTTE CON JOY<br />
LA DONNA CHE HA DENUNCIATO IL TENTATIVO DI STUPRO<br />
DA PARTE DEL SUO CARCERIERE NEL CIE DI MILANO</p>
<p>NON VOGLIAMO ESSERE COMPLICI DI UNA VIOLENZA LEGALIZZATA<br />
NON VOGLIAMO ESSERE COMPLICI DI UNA LEGGE RAZZISTA FATTA IN NOME DELLE DONNE<br />
NON VOGLIAMO ESSERE COMPLICI DI UN SISTEMA CHE CONSIDERA LE PERSONE IMMIGRATE COME DEI CRIMINALI SOLO PERCHÉ NON HANNO I DOCUMENTI<br />
 NON C&#8217;È RISPOSTA ALLA VIOLENZA CHE NON SIA AUTODETERMINAZIONE:<br />
L&#8217;AUTODETERMINAZIONE DI UNA È L&#8217;AUTODETERMINAZIONE DI TUTTE</p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong> MERCOLEDÌ 25 NOVEMBRE 2009</strong></span><strong><br />
</strong><span style="color:#ff0000;"><strong> GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE<br />
</strong></span> <strong> PRESIDIO ITINERANTE DI DONNE,<br />
FEMMINISTE E LESBICHE, MIGRANTI E AUTOCTONE<br />
VERSO IL CIE DI PONTE GALERIA</strong></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"> alle 16:00</span>: appuntamento alla stazione Ostiense<br />
per un volantinaggio sul treno che porta verso il Cie<br />
<span style="color:#ff0000;"> dalle 17:00</span>: presidio davanti al Cie di Ponte Galeria<br />
(via Gaetano Rolli Lorenzini angolo via Cesare Chiodi)<br />
musica e parole, voci, denunce e testimonianze di femministe e lesbiche</p>
<p style="text-align:center;"><strong><em><span style="color:#ff0000;"> CONTRO LA VIOLENZA SESSISTA E RAZZISTA,<br />
NOI SIAMO TUTTE CON JOY E HELLEN!</span></em></strong><br />
<a href="http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/">http://noinonsiamocomplici.noblogs.org</a></p>
<p style="text-align:left;">Nella tua città c&#8217;è un lager. Alle porte di Roma, tra il Parco Leonardo e la Fiera di Roma, c&#8217;è il centro di identificazione ed espulsione (Cie, ex Cpt) di Ponte Galeria, dove vengono rinchiuse, in condizioni disumane, le persone immigrate prive di documenti o che hanno perso il lavoro. Con l&#8217;approvazione del “pacchetto sicurezza” e il prolungamento della detenzione fino a sei mesi, lo stato vorrebbe privare le persone immigrate di ogni dignità e costringerle a vivere in un regime di violenza quotidiana e legalizzata. Nel corso dell&#8217;estate, sono scoppiate numerose rivolte, da Lampedusa a Gradisca. Noi ci sentiamo vicine e vogliamo sostenere le lotte delle recluse e dei reclusi contro questi “lager della democrazia”. In particolare vogliamo farvi conoscere la forza e l&#8217;autodeterminazione di Joy.<a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/140001-nei-cie-si-stupra.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3979" title="140001-nei cie si stupra" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/140001-nei-cie-si-stupra.jpg" alt="" width="200" height="150" /></a></p>
<p>Martedì 13 ottobre si è chiuso il processo di primo grado contro i reclusi e le recluse accusate dalla Croce Rossa di aver dato vita, ad agosto, alla rivolta contro l’approvazione del pacchetto sicurezza nel Cie di via Corelli a Milano. Nel corso del processo una di queste donne, Joy, ha denunciato in aula di aver subito un tentativo di stupro da parte dell’ispettore-capo di polizia Vittorio Addesso e di essersi salvata solo grazie all’aiuto della sua compagna di cella, Hellen. Inoltre, entrambe hanno raccontato che, durante la rivolta, con altre recluse, sono state trascinate seminude in una stanza senza telecamere, ammanettate e fatte inginocchiare, per essere poi picchiate selvaggiamente prima di essere portate in carcere. Dopo essere state condannate a sei mesi di carcere per la rivolta, ora Joy e Hellen rischiano un processo per calunnia, per aver denunciato la violenza subita.<br />
 Sappiamo bene che questo non è un caso isolato: i ricatti sessuali, le molestie, le violenze e gli stupri sono una realtà che le donne migranti subiscono quotidianamente nei Cie, ma le loro voci sono ridotte al silenzio perché i guardiani, protetti dalla complicità della Croce rossa, in quanto rappresentanti dell&#8217;istituzione, si sentono liberi di abusare delle recluse.<br />
Sappiamo bene quanto sia aggravante essere prigioniera e donna: la violenza che si consuma nei luoghi di detenzione ad opera dei carcerieri, che viene sistematicamente occultata, si manifesta anche e soprattutto attraverso forme di violenza sessuale sulle prigioniere donne: perchè la violenza maschile sulle donne è un fatto culturale, e si basa sulla sopraffazione che sfocia nell&#8217;abuso del corpo e nell&#8217;offesa della mente. <a href="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/dum_aborto_abortiamoli.gif"><img class="alignright size-full wp-image-3980" title="dum_aborto_abortiamoli" src="http://baruda.wordpress.com/files/2009/11/dum_aborto_abortiamoli.gif" alt="" width="230" height="90" /></a></p>
<p>Per questo pensiamo che sia importante sostenere Joy e Hellen, assieme a tutte le migranti che hanno avuto – e che avranno in futuro – il coraggio di ribellarsi ai loro carcerieri.<br />
 Per questo il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, assieme ad altre compagne femministe e lesbiche che si stanno mobilitando in diverse città, saremo a Ponte Galeria. Per affermare che noi non vogliamo essere complici, né delle campagne mediatiche costruite sull’equazione razzista “clandestino uguale stupratore”, né delle leggi razziste, securitarie e repressive varate in nostro nome; per gridare che tutti i centri di detenzione per migranti devono essere chiusi; per dire che rifiutiamo ogni forma di controllo e ogni tentativo di usare i nostri corpi per giustificare gli stereotipi e le violenze razziste e sessiste.<br />
 Ma soprattutto saremo lì per esprimere la nostra solidarietà a tutte le recluse e i reclusi nei Cie e per far sentire a Joy e Hellen che non sono sole, che il loro gesto rappresenta un atto estremamente significativo di resistenza e di autodeterminazione, che rovescia il ruolo di vittima assegnato alle donne immigrate, dando forza a tutte le lotte e i percorsi contro la violenza sulle donne, dentro e fuori dai Cie.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Transfobia]]></title>
<link>http://vistidalontano.wordpress.com/2009/11/20/transfobia/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 22:16:51 +0000</pubDate>
<dc:creator>valerio</dc:creator>
<guid>http://vistidalontano.wordpress.com/2009/11/20/transfobia/</guid>
<description><![CDATA[Da qualche tempo a questa parte l&#8217;attenzione dei media italiani è molto più concentrato sulla ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Da qualche tempo a questa parte l&#8217;attenzione dei media italiani è molto più concentrato sulla transessualità di quanto non lo sia mai stato in passato. Televisione, politica e mass-media convergono su un tema che in un paese bacchettone come l&#8217;Italia non si è mai troppo osato discutere.</p>
<p>Tuttavia mi sembra che in Italia si sia parlato poco del fatto che oggi fosse la giornata mondiale in ricordo delle vittime della transfobia. Qui nel Regno Unito il primo ministro Gordon Brown e la ministra per le uguaglianze Maria Eagle hanno almeno voluto segnare la giornata con una dichiarazione comune di condanna della violenza contro le persone transgender ma non ho letto notizia di una simile dichiarazione da parte del governo italiano.</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 140px"><img title="Brenda" src="http://www.ilmanifesto.it/typo3temp/pics/4740d5f9ee.jpg" alt="Brenda" width="130" height="130" /><p class="wp-caption-text">Brenda</p></div>
<p>In Italia oggi i giornali parlano d&#8217;altro: riportano la triste segnalazione del ritrovamento del corpo di una delle transessuali coinvolte nello scandalo Marrazzo.</p>
<p>Dei dettagli di questo scandalo so ben poco e non mi interessa riportare qui nel blog fatti di cronaca già ampiamente descritti nei media.</p>
<p>Ciò che mi spinge a scrivere oggi è una questione diversa, che qualcuno potrebbe definire prettamente linguistica ma che cela, a mio avviso, qualcosa di più.</p>
<p>Leggendo notizie legate alla transessualità sui media italiani non ho potuto fare a meno di notare, come sono certo sia capitato a molti altri, una netta divisione fra i media, diciamo, tradizionali e più istituzionalizzati, come la Repubblica, la Rai, il Corriere della Sera, ecc., e i media più centrati sull&#8217;universo LGBT come Gay.it, Gay.tv, GayNews, ecc. I media tradizionali utilizzano costantemente il genere grammaticale maschile parlando di persone transessuali in transizione da un corpo maschile a uno femminile. In altre parole, la persona che io, come i media LGBT (e il Manifesto), definirei una transessuale di nome Tiffany, i media tradizionali insistono a definire &#8220;il transessuale Tiffany&#8221;.</p>
<p>Questo uso insistente del maschile per le transessuali mi disturba, e non solamente da un punto di vista prettamente linguistico.  Da una parte posso immaginare l&#8217;argomentazione del redattore di giornale che si ripara dietro una circolare interna che incoraggia all&#8217;uso del genere maschile perché anagraficamente queste persone sono ancora considerate di sesso maschile.</p>
<p>In un altro senso però mi sembra che dietro questa scelta si celi ben di più: una condanna più subdola e maligna, un volere a tutti i costi delegittimare la vita di persone condannate dalla società, come se si volesse ancorarle al loro sesso di nascita negandogli sadisticamente il riconoscimento del genere cui sentono di appartenere.</p>
<p>La gente spesso è gelosa e cattiva. Lo si dice dei bambini, ma gli adulti non sono da meno. La felicità altrui ci forza ad uno scomodo confronto con la nostra infelicità e, quando abbiamo il potere di concedere o negare, raramente pecchiamo di generosità se chi riceve può essere oggetto di una nostra condanna morale. I peccatori, si sa, vanno all&#8217;inferno, non gli si dà certo una pacca sulla spalla per aver vissuto la propria vita come hanno ritenuto meglio fare.</p>
<p>Questa triste tendenza la vediamo costantemente con la questione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. Perché permettere agli omosessuali di accedere all&#8217;istituzione del matrimonio? Queste persone che violano in questo modo i dettami della nostra società osando reinterpretare l&#8217;amore al di fuori degli schemi consolidati nella nostra cultura. Perché consentire loro di vivere felici fra di noi quasi fossero nostri pari? Meglio impedirgli a tutti i costi di vivere insieme una vita felice come solo dovrebbero le brave coppie eterosessuali.</p>
<p>E lo stesso comportamento lo vediamo in questo caso. Potremmo parlare de &#8220;la transessuale Tiffany&#8221;, in fondo l&#8217;essenza del transgender è il passaggio e il movimento, spesso difficile, sofferto, voluto e combattuto, da un genere all&#8217;altro per cui, se vogliamo essere fiscali, anche matematicamente dovremmo potere riconoscere una equa possibilità di cadere da un lato o l&#8217;altro di questo muro che apparentemente separa i due generi e usare il femminile sarebbe un gesto quanto meno di cortesia, di rispetto, verso un prossimo che, per quanto diverso da noi, dovrebbe forse avere diritto alla propria dignità. La BBC va anche oltre e parla nel titolo di una donna uccisa in uno scandalo politico. È solamente leggendo l&#8217;articolo che scopriamo che la donna in questione non è sempre appartenuta all&#8217;universo femminile.</p>
<p>Invece, dicendo &#8220;il trans Tiffany&#8221;, i media italiani infliggono una sferzata dolorosa per punire le transessuali, quasi a voler sottolineare l&#8217;assurdità e l&#8217;anomalia di queste persone, che prende corpo nel contrasto fra la forma maschile e il nome proprio femminile, denunciandone la peculiarità e additandole come incidenti della natura. È un petulante rifiutarsi di concedere a queste persone il riconoscimento del genere femminile che è innegabilmente parte del loro essere.</p>
<p>Tutto ciò mi rattrista. In una giornata come questa dovremmo ricordare le vittime della transfobia e invece i nostri media ci raccontano la morte di questa giovane usando un linguaggio che può solamente essere definito transfobico facendone nuovamente vittime incapaci di difendersi da questo attacco a colpi di libri di grammatica.</p>
<p>Che cosa ci dice l&#8217;Italia con tutto ciò? Non posso fare a meno di riflettere su come tutto ciò esemplifichi il lungo cammino che le nostre sorelle e i nostri fratelli trans hanno davanti a loro prima di potere conquistare la dignità che spetta loro in questa società così poco disposta ad accettare la debolezza e la varietà della condizione umana.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Etero o non etero? Questo è il problema?]]></title>
<link>http://annalisacastronovo.wordpress.com/2009/11/20/etero-o-non-etero-questo-e-il-problema/</link>
<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 12:05:31 +0000</pubDate>
<dc:creator>Annalisa V. Castronovo</dc:creator>
<guid>http://annalisacastronovo.wordpress.com/2009/11/20/etero-o-non-etero-questo-e-il-problema/</guid>
<description><![CDATA[Etero o non etero? Questo è il problema? Già, mi chiedo: è possibile che alle soglie del 2010 sia an]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Etero o non etero? Questo è il problema? Già, mi chiedo: è possibile che alle soglie del 2010 sia an]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Donne &amp; HIV: quando il genere fa la differenza]]></title>
<link>http://associazionegender.wordpress.com/2009/11/16/donne-hiv-quando-il-genere-fa-la-differenza/</link>
<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 17:46:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>associazionegender</dc:creator>
<guid>http://associazionegender.wordpress.com/2009/11/16/donne-hiv-quando-il-genere-fa-la-differenza/</guid>
<description><![CDATA[Trentatrè milioni di individui affetti da HIV/AIDS nel mondo tra i quali 17 milioni di donne tra i 1]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Trentatrè milioni di individui affetti da HIV/AIDS nel mondo tra i quali 17 milioni di donne tra i 1]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caro Silvio, appassionatamente]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/11/15/caro-silvio-appassionatamente/</link>
<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 23:03:18 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/11/15/caro-silvio-appassionatamente/</guid>
<description><![CDATA[Lettera al direttore. Premesso che: &#8220;Meno male che Silvio c&#8217;è&#8221;; premesso che quest]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Lettera al direttore. Premesso che: &#8220;Meno male che Silvio c&#8217;è&#8221;; premesso che quest]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[LEGGERE I GIOVANI IN PROFONDITÀ. LO SGUARDO INDIFFERENTE DELLA GENTE A ME INTERESSA NIENTE....]]></title>
<link>http://papaboys.wordpress.com/2009/11/13/leggere-i-giovani-in-profondita-lo-sguardo-indifferente-della-gente-a-me-interessa-niente/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 18:24:27 +0000</pubDate>
<dc:creator>papaboys</dc:creator>
<guid>http://papaboys.wordpress.com/2009/11/13/leggere-i-giovani-in-profondita-lo-sguardo-indifferente-della-gente-a-me-interessa-niente/</guid>
<description><![CDATA[RIFLESSIONE &#8211; Non sono un esperto di giovani, sono un insegnante di Lettere in un Istituto sup]]></description>
<content:encoded><![CDATA[RIFLESSIONE &#8211; Non sono un esperto di giovani, sono un insegnante di Lettere in un Istituto sup]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[QUOTE E DINTORNI]]></title>
<link>http://ilgazebo.wordpress.com/2009/11/11/quote-e-dintorni/</link>
<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 18:53:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>paoloborghi</dc:creator>
<guid>http://ilgazebo.wordpress.com/2009/11/11/quote-e-dintorni/</guid>
<description><![CDATA[Lavori e Lavoratori di Paolo Borghi Tanto per continuare il dibattito sul ruolo delle donne (in carr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://ilgazebo.wordpress.com/category/lavori-e-lavoratori/">Lavori e Lavoratori</a></p>
<p>di Paolo Borghi</p>
<p><img class="size-full wp-image-8045 alignleft" style="margin-left:4px;margin-right:4px;" title="donne_lavoro" src="http://ilgazebo.wordpress.com/files/2009/11/donne_lavoro.jpg" alt="donne_lavoro" width="314" height="242" />Tanto per continuare il dibattito sul ruolo delle donne (in carriera e non).</p>
<p>Le quote rosa potranno forse determinare un migliore equilibrio tra i generi nelle funzioni di “governo” della società (siano esse private che pubbliche), ma tutto questo puo’ confliggere con la rappresentanza di interessi economici e non, e con la rappresentanza di opinione politico-amministrative, e puo’ confliggere con i piu’ elementari parametri del merito.</p>
<p>Le quote rosa purtroppo possono determinare distorsioni tra le attese e i risultati. Sono infatti ancora deludenti perfino gli effetti di queste scelte in organizzazioni “quotate” (a parte il ridurre lo spazio del genere predominante) e nella selezione delle classi dirigenti politiche (si è arrivati addirittura a indire provini per trovare candidature femminili!). C’è da pensare che un capitalismo familiaristico e protetto come il nostro possa eluderle con facili nomine di ubbidienti figlie, nipoti, amiche e fedeli scudiere. Una volta usciti dal ristretto giro degli organismi collegiali pubblici o privati (o dalle conseguenti cariche monocratiche) e dalla competizione che ne precede la composizione, è tutto ancora da dimostrare che la materia possa effettivamente incidere nel riequilibrio tra i generi nella profondità attesa e necessaria.</p>
<p><!--more-->Solo infatti se si riesce ad incidere nella struttura socio-culturale (esercizio del potere; gestione delle risorse; organizzazione sociale e aziendale; regole e norme; diritti e doveri; mobilità e relazioni verticali e orizzontali di generi e gruppi sociali), e nelle strutture di relazione affettiva e familiare, si puo’ pensare di poter operare per un riequilibrio di genere socialmente sostenibile e reale. E questo ovviamente non vuol dire che non si sia fatto niente fino ad ora, ma evidentemente che occorre fare molto di piu’ che muovere coscienze ed opinioni e molto di piu’ di quello che si è riusciti a conquistare nella struttura sociale sul terreno dei generi.</p>
<p>Da questo punto di vista mi permetterei di ricordare che la rivoluzione dolce delle donne (accelerata dopo la conquista del suffragio universale) fatta da magistrate, capitane di impresa, tecniche, scienziate e professioniste, da deputate e ministre, ora anche militari e dirigente e quadre pubbliche e private, sta producendo uno tsu-nami positivo che è capace di portare nuovi valori e punti di vista anche in organizzazioni tetragone e maschilistiche storicamente, aprendo varchi anche alle donne che non appartengono a queste elites.</p>
<p>Ritornando alle donne e uomini le cui funzioni e ruoli non sono “quotabili” e che giocano i loro complicati riequilibri con le contraddizioni e le opportunità della vita quotidiana, mi permettero’, con il rischio di fare un po’ impazzire chi detiene le quote della rendita sociale dello svantaggio di genere delle donne e della loro rappresentanza passiva, di offrire una scaletta di buoni propositi e grandi riforme di struttura che ancora si continua ad eludere e il cui prezzo, a parte quello economico, rappresenta una vera e propria rivoluzione, alla faccia del modello molto di moda ma ancora pochissimo praticato e predicato delle piu’ avanzate società scandinave.</p>
<p>1. FAMIGLIA: a) garantire una effettiva e diffusa disponibilità di servizi sociali, assistenziali, educativi, di sostegno b) educare i maschi e le donne agli obblighi familiari parificati nel rispetto delle specificità e ruoli dei diversi generi c) introdurre un migliore riconoscimento degli obblighi di reciprocità e solidarietà derivanti dal matrimonio e dalle convivenze e dall’allevamento dei figli.<br />
2. LAVORO a) sostenere il lavoro femminile (scoraggiato dalla attuale struttura occupazionale e con la scarsa occupazione disponibile) con una vera e decisa iniezione di facilitazioni previdenziali e fiscali e con piu’ decisivi controlli sulla parificazione dei salari a parità di mansioni e carichi di lavoro b) sostenere con azioni specifiche le donne e gli uomini in difficoltà sul mercato del lavoro con adeguati servizi formativi, di riattivazione e orientamento, di conciliazione tra famiglia – istruzione – lavoro e sostenere i processi di mobilità sociale verso l’alto tra le classi piu’ deboli/il genere piu’ debole.<br />
3. ISTRUZIONE a) sostenere con servizi e azioni attive il diritto allo studio garantendo l’abbattimento dei costi di accesso all’istruzione in ragione inversa alla ricchezza familiare e individuale e in ogni caso garantendo i meritevoli b) assumere iniziative pesanti sul rispetto dell’obbligo scolastico e formativo anche mediante una lotta piu’ convinta contro la dispersione scolastica ancora endemica nelle classi sociali piu’ basse<br />
4. RICCHEZZA a) garantire una padronanza delle risorse prodotte con il proprio lavoro e dalla famiglia equilibrata da parte dei due generi, e in generale alle donne b) rimuovere le aree di poverta’ ed esclusione sociale dove alligna spesso la peggiore qualità di rapporti tra i generi e il puro esercizio di predominanza e sfruttamento da parte del genere dominante .</p>
<p>E’ evidente che mentre per le quote rosa il coinvolgimento (pur utile) è ristretto sostanzialmente ad elites e avanguardie, questi temi si debbono invece declinare in milioni di cittadine e cittadini interessati a questi stessi rivolgimenti (si pensi solo al riequilibrio tra occupati e nelle condizioni di lavoro!)&#8230;.e potremmo continuare tranquillamente ancora con altri temi e rivolgimenti necessari.</p>
<p>Confermo che tra questi è meglio appassionarsi ai temi piu’ “hard” , che ai temi piu’ “soft” che riempiono molte tavole rotonde (pes la oramai sempre piu’ incredibili parabole sui tempi&#8230;e oggi addirittura la tragicomica questione delle veline e delle politiche da spettacolo in carriera).</p>
<p>Anche la crisi che rischia di far regredire conquiste sociali e diritti (e il livello di benessere su cui puo’ essere fondata la qualità dei rapporti e delle funzioni di genere) ci dovrebbe invitare a questa prassi (senza attardarsi in posizioni “ritorniste” ai tempi prima della stessa crisi, chissa’ perchè sempre piu’ mitizzati).</p>
<p>Proprio perchè la crisi infatti è foriera di disuguaglianze generate con modalità sconosciute ai vissuti dei piu’ e alla nostra esperienza politico-sociale, e proprio perchè questa crisi mette seriamente in discussione il modello sociale inclusivo e solidaristico europeo, occorre ridefinire proprio il nostro modello sociale pur scaturito dall’azione delle migliori società europee dopo la guerra e almeno fino all’abbattimento del muro e delle società del socialismo reale e all’esplosione del capitalismo finanziario dei mercati aperti, alla luce delle sfide e dei cambiamenti che le globalizzazioni in atto stanno producendo.</p>
<p>Ai miti del finalismo egualitario (di tipo comunista, o socialdemocratico o cattolico) occorre sostituire una nuova iniezione di differenze, e nuovi e competitivi modelli di sviluppo con cui riequilibrare le tendenze selettive e di differenziazione in atto.</p>
<p>Su tutto questo consiglierei oltre al necessario scambio di opinioni, anche di confrontarsi con bilanci di genere in grado di darci i tempi e i modi di una trasformazione sociale sempre piu’ in atto e di cui non sempre riusciamo ad essere lucidi interpreti.</p>
<p>Puo’ costituire anche questo una nuova scommessa relativamente ai rapporti di genere e tra i generi, a partire dai contesti in cui operiamo e che consideriamo significativi.</p>
<p><a href="http://borghino.ilcannocchiale.it/" target="_blank">http://borghino.ilcannocchiale.it/</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cross kissing_Roma_Collettivo universitario_Sui generis]]></title>
<link>http://occhiodimezzo.wordpress.com/2009/11/07/cross-kissing_roma_collettivo-universitario_sui-generis/</link>
<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 17:03:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>distransa</dc:creator>
<guid>http://occhiodimezzo.wordpress.com/2009/11/07/cross-kissing_roma_collettivo-universitario_sui-generis/</guid>
<description><![CDATA[]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/GXpOqGtxyCk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/GXpOqGtxyCk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il "Genere" era legato da un'unione misteriosa.]]></title>
<link>http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/2009/11/04/il-genere-era-legato-da-ununione-misteriosa/</link>
<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 06:47:05 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
<guid>http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/2009/11/04/il-genere-era-legato-da-ununione-misteriosa/</guid>
<description><![CDATA[Il «Genere», per l&#8217;uomo contemporaneo, è un insieme, una totalità, un aggregato, un&#8217;enti]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Il «Genere», per l&#8217;uomo contemporaneo, è un insieme, una totalità, un aggregato, un&#8217;entità logica, vale a dire un&#8217;unità esteriore e meccanica, niente di più. Ma per l&#8217;uomo antico essa era un&#8217;unità sostanziale, l&#8217;unico oggetto della conoscenza.<br />
La nostra vista è sotto il profilo sensibile penosamente incatenata all&#8217;individuale; ancor più vincolata ad esso è la nostra percezione, la nostra comprensione della vita. L&#8217;individualismo che è anche nominalismo, è la malattia del nostro tempo. L&#8217;uomo antico invece doveva «sforzarsi» per riuscire a vedere le cose individualmente separate e solo dopo aver peccato poteva provare una senzazione simile. Egli vedeva la separazione come un atto di distacco intenzionale che gli si presentava come una «colpa» (&#8230;) La fatale «nemesi», l&#8217;ammenda, (&#8230;) per questa colpa era (&#8230;) l&#8217;annientamento, la dissoluzione dell&#8217;individuo nell&#8217;ambiente. La realtà, dall&#8217;uomo antico non era vista come una serie di punti separati e nemmeno come il caos in cui tutte le distinzioni erano annullate, ma come un organismo. I suoi «organi», che si lasciavano vedere separati, smembrati, per la coscienza diventavamo tali solo dopo un grande sforzo. Per la percezione abituale invece essi erano un «tutt&#8217;uno».<br />
Il «Genere» era legato da un&#8217;unione misteriosa.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Pavel Florenskji, <em>Il significato dell&#8217;idealismo</em>, Rusconi 1999</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Frontiera transgender]]></title>
<link>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/11/03/frontiera-trangender/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:01:02 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simona Maggiorelli</dc:creator>
<guid>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/11/03/frontiera-trangender/</guid>
<description><![CDATA[di Simona Maggiorelli Perché la transessualità è diventata un fenomeno così attraente e con un merca]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>di Simona Maggiorelli</p>
<p>Perché la transessualità è diventata un fenomeno così attraente e con un mercato così florido oggi in Italia?». Si chiede il vicedirettore de <em>La Repubblica</em> Massimo Giannini sulla web tv del quotidiano fondato da Scalfari. Domanda che non nasce solo dai fatti di cronaca che hanno portato alla luce relazioni pericolose fra personaggi della politica, prostituzione e droga. Ma anche dalla constatazione delle centinaia e centinaia di annunci che ogni giorno campeggiano su internet e che riguardano il mercato della prostituzione trans. Ma accanto all’attenzione che i media più democratici giustamente dedicano al tema dei diritti civili dei trans e a quella legittimazione del personaggio Vladimir Luxuria che &#8211; per dirla con Filippo Ceccarelli &#8211; «è stata inverata in quel laboratorio di consenso che sono i reality» assistiamo anche a un fenomeno culturale, che in Italia (diversamente da Paesi come la Francia o gli Stati Uniti) è ancora di nicchia e riguarda l’incontro fra le “nuove frontiere” del femminismo e la galassia transgender; un intreccio di cui si è fatto bandiera in passato il quotidiano<em> Liberazione</em> e oggi il quotidiano diretto da Piero Sansonetti, proponendo l’universo queer come avanguardia di un nuovo pensiero di sinistra. Un fenomeno che riguarda piccole testate, si dirà, ma che ha alle spalle la forza di iniziative che raccolgono un largo pubblico come la rassegna Gender Bender, nata per iniziativa di una delle realtà gay più forti e radicate, il Cassero di Bologna.</p>
<p>Un colpo di grazia sferrato da un’energica “karateka” dal piede laccato di rosa è l’immagine guida della settima edizione di questa kermesse internazionale che &#8211; recita il programma &#8211; «presenta i prodotti della cultura contemporanea, legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale». Così, dal 3 al 7 novembre, negli spazi del Cassero, cinema danza e teatro, performance, mostre e installazioni di arti visive, ma anche una ridda di incontri e convegni per aprire una finestra su quella che il gay lesbian center emiliano definisce l’umanità prossima ventura, quella più aperta, più emancipata. «Realizzando percorsi di senso inediti tra fenomeni culturali e comunicativi apparentemente lontani e contraddittori &#8211; spiegano gli organizzatori &#8211; ci proponiamo di andare oltre le norme e gli stereotipi del maschile e del femminile, per raccontare le trasformazioni divenute parte integrante del nostro immaginario». Le immagini scelte per illustrare il programma propongono patinati scatti di incontri lesbo e omosex, messinscene en travesti e variopinte performance trans, ma anche immagini choc come quella che era stata scelta a simbolo dell’edizione 2008: una donna travestita da uomo che assomiglia sinistramente a Hitler.</p>
<p>Per rispondere a questa congiuntura politica che ha portato escort e trans alla ribalta, la scelta tematica dell’edizione di quest’anno riguarderà, invece, «le molteplici letture che ruotano attorno all’identità femminile contemporanea». Nel mirino di Gender Bender 2009, insomma, c’è in primis l’immagine della donna proposta dai media e che in Italia appare quanto mai «schiacciata su due dimensioni altrettanto riduttive: da una parte corpo rappresentato come una merce di seduzione e di scambio economico, dall’altra vittima senza parola». Quella che parte dal Cassero, dunque, vuole essere una dichiarazione di guerra per la definitiva rottamazione di tutte le stereotipie e delle figure ipostatizzate in cui si è cercato di rinchiudere la donna. Quanto mai auspicata e auspicabile dopo secoli e secoli di condanna del desiderio della donna, di cancellazione del corpo e di negazione dell’identità femminile contro la quale logos occidentale e Chiesa, in alleanza, sono andati con armi al napalm.</p>
<p>Ma il mezzo scelto per compiere questa storica rivoluzione lascia più di qualche dubbio. Almeno in chi scrive. Può il “gioioso” naufragare in identità multiple, in transito fra maschile femminile, essere davvero pensiero nuovo, progressista e rivoluzionario? Rilanciando ad altri, più esperti, il compito di andare a fondo nel descrivere lo specifico della sessualità umana, noi qui ci limitiamo a notare macroscopicamente che dietro la “cultura” del transgender torna, estremizzata, certa annosa confusione sessantottina, un pensiero contraddittorio, antiscientifico e antidentitario che ha già fatto abbastanza danno alla Sinistra, senza contare che, negli ultimi quarant’anni, è stato messo radicalmente in discussione da nuove scoperte nell’ambito della psichiatria e sul funzionamento della mente umana.</p>
<p>Così nell’elogio dell’indifferenziato proposto dai teorici del transgender, echi del modello Cohn-Bendit si mescolano ai discorsi sul corpo di Foucault allievo di Heidegger (per l’autore di<em> Essere e tempo, </em>val la pena di ricordare, non esiste un universale dell’uomo, esiste solo una <em>f</em>rantumazione delle pratiche). Quella proposta dal transgender ci appare, al fondo, come l’ultima frontiera del pensiero debole e postmoderno. Pensatrici femministe come Judith Butler stigmatizzano qualsiasi affermazione che riguardi l’identità sessuata degli esseri umani come «residuo di essenzialismo identitario», mentre giovani filosofe in ascesa come Michela Marzano (che <em>Nouvel Observateur</em> include fra i cinquanta pensatori più influenti di Francia e attesissima per una lectio magistralis a Gender Bender) affida a libri come <em>Straniero nel corpo. Le passioni e gli intrighi della ragione </em>(Giuffré) e al monumentale <em>Dictionnaire du corps</em>, pubblicato nel 2006 per i tipi delle Presses Universitaires de France, le sue riflessioni,  a sostegno dellle tesi foucultiane e a latere del transgender.</p>
<p>Su un punto tutti gli ospiti del Cassero sembrano essere d’accordo: il rapporto di desiderio, irrazionale, dialettico, fra due identità diverse di uomo e di donna è un fardello da cui liberarsi. E torna a occhieggiare l’idea lacaniana che l’oggetto del desiderio e la sua soddisfazione non possano esistere. Mentre con Freud si celebrano le forme “inevitabilmente” polimorfe della sessualità. Dagli epigoni di Foucault, poi, un invito a fare buio sull’identità sessuata di ciascuno di noi. E la domanda torna insistente: può un pensiero di questo tipo dirsi una ricerca progressista e d’avanguardia sulla realtà più profonda dell’essere umano?</p>
<p>da <span style="color:#993300;">left-avvenimenti</span> Italia borderline del 30 ottobre 2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Spaccio di generi.]]></title>
<link>http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/2009/11/02/spaccio-di-generi/</link>
<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 09:40:24 +0000</pubDate>
<dc:creator>johnmaynard</dc:creator>
<guid>http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/2009/11/02/spaccio-di-generi/</guid>
<description><![CDATA[Le architetture della seduzione non potevano dunque che andare incontro a rovina, meglio: a smottame]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignright size-medium wp-image-1003" title="Donne thaitiane, Gauguin" src="http://labellezzaeunaferita.wordpress.com/files/2009/11/donne-thaitiane.jpg?w=300" alt="Donne thaitiane, Gauguin" width="300" height="223" /></p>
<p>Le architetture della seduzione non potevano dunque che andare incontro a rovina, meglio: a smottamenti di genere.<br />
Nelle società sane la quota di mascolinità che alberga in una donna la qualifica come racchia e basta, nulla d’ambiguo che possa indulgere a strategie di qualificazione di Sexual Personae o spaccio di generi dell’identità – ovvero, bisex, transgender o transex – o commercio di comuni indecenze, quelle sempre in voga presso la buona coscienza del moderno occidentale altolocato.</p>
<p>&#160;</p>
<p>Pietrangelo Buttafuoco, <em>Fimmini</em>, Mondadori 2009</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Grazie della segnalazione]]></title>
<link>http://morirempecorenere.wordpress.com/2009/09/26/grazie-della-segnalazione/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 23:17:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>giafai</dc:creator>
<guid>http://morirempecorenere.wordpress.com/2009/09/26/grazie-della-segnalazione/</guid>
<description><![CDATA[Sono abbonato alla newsletter di UCI cinema di Sinalunga, un multisala in provincia di Siena. Settim]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://morirempecorenere.wordpress.com/files/2009/09/uci-cinema.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-1169" style="margin-left:5px;margin-right:5px;" title="UCI cinema di Sinalunga" src="http://morirempecorenere.wordpress.com/files/2009/09/uci-cinema.png?w=300" alt="UCI cinema di Sinalunga" width="240" height="161" /></a>Sono abbonato alla newsletter di UCI cinema di Sinalunga, un multisala in provincia di Siena. Settimanalmente inviano la lista dei film in programmazione nelle varie sale, corredato dall&#8217;immagine della locandina e dalle informazioni di base di un film: genere, durata, regista, cast e trama. Mi rimane comodo sapere i film che ci sono, anche se spesso la apro, gli do una scorsa velocissima e la elimino.</p>
<p>Oggi invece l&#8217;ho letta in maniera più attenta e qualcosa non mi tornava. Il secondo film proposto, &#8220;Baarìa&#8221;, era associato alla regia di Steven Soderbergh, «eppure mi pareva fosse di Tornatore» . &#8220;La ragazza che gioca con il fuoco&#8221; regia di Woody Allen&#8230; «ma Woody Allen non aveva fatto &#8220;Basta che funzioni&#8221;?»  E infatti la trama comincia proprio citando il titolo corretto. Poi &#8220;District 9&#8243; viene descritto come un film di animazione e leggendo la trama sembra essere decisamente tranquillo&#8230; e questo si scontra un po&#8217; troppo con la locandina del film. Infine &#8220;Bandslam&#8221; è associato alla trama di G-Force. Insomma un gran caos.</p>
<p>Al ché, mi son così deciso a rispondere all&#8217;indirizzo di spedizione della newsletter con questa mail:</p>
<blockquote><p>Mi sa che avete fatto una gran confusione con le trame dei film&#8230; <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>saluti</p></blockquote>
<p>Stasera mi è arrivata una seconda mail dall&#8217;UCI cinema, con in oggetto la segnalazione di una Errata Corrige, ma senza alcuna dichiarazione all&#8217;interno della mail e soprattutto, quello che più mi ha dato fastidio, in posta non ho ricevuto alcun ringraziamento. Non mi serviva una targa all&#8217;ingresso del cinema, solo una mail, anche distratta, per dire &#8220;Grazie della segnalazione&#8221;.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Differenze al di là del bene e del male]]></title>
<link>http://femminileplurale.wordpress.com/2009/09/22/differenze-al-di-la-del-bene-e-del-male/</link>
<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 03:34:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>isaroseisarose</dc:creator>
<guid>http://femminileplurale.wordpress.com/2009/09/22/differenze-al-di-la-del-bene-e-del-male/</guid>
<description><![CDATA[Pare che riuscire a focalizzare e a comunicare il problema sia non difficile, difficilissimo. E]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-842" title="gender difference" src="http://femminileplurale.wordpress.com/files/2009/09/gender-difference1.jpg" alt="gender difference" width="302" height="446" />Pare che riuscire a focalizzare e a comunicare il problema sia non difficile, difficilissimo.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; fuori di dubbio che molti <strong>uomini</strong> (non tutti, ci mancherebbe) pensino che non ci sia assolutamente nessun un problema riguardante le donne, e che quelle che se ne lamentano siano soltanto pessimiste frustrate (<a href="http://vitadastreghe.blogspot.com/2009/09/guerra-agli-uomini.html">qui</a> c&#8217;è un esempio perfetto).</p>
<p style="text-align:justify;">Ma c&#8217;è di più. Anche molte <strong>donne</strong> sono scettiche. Per che cosa, esattamente, ci si dovrebbe battere <em>oggi</em>?<em> </em>Abbiamo o no i nostri bei diritti civili? Sì. E allora&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;">La discriminazione verso le donne oggi percorre vie molto più nascoste, ma non per questo meno efficaci. Nonostante la percezione di un cambiamento positivo e di un progresso, lo <em>status</em> delle donne non è affatto paragonabile a quello degli uomini. E purtroppo non c&#8217;è bisogno di tirare fuori facili esempi esotici: dico proprio qui, in Italia, nel 2009.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--></p>
<p style="text-align:justify;">Pensate agli <a href="http://www.corriere.it/politica/08_gennaio_01/aborto_legge_bcd13d34-b891-11dc-bd8b-0003ba99c667.shtml">attacchi ideologici</a> alla legge 194; all&#8217;allucinante <a href="http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2009/08/03/PN_04_SEC1.html">discussione</a> sull&#8217;aborto non chirurgico a mezzo Ru486 (che anche oggi, sottaciuta, ha tenuto le prime pagine dei <a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/crociata-crisi/mandato-sobrieta/mandato-sobrieta.html">giornali</a>); alle <a href="http://www.unita.it/news/scuola/88148/locse_in_italia_la_laurea_un_affare_per_soli_uomini">prospettive di reddito</a> di una donne laureata rispetto a quelle di un <em>pares</em> di genere maschile; all&#8217;isolato e solitario <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2001/agosto/13/Donne_italiane_undici_ore_giorno_co_0_0108138623.shtml">lavoro casalingo</a>; alla <a href="http://ec.europa.eu/italia/attualita/primo_piano/aff_sociali/11884073133_it.htm">sistematica sottorappresentazione</a> delle donne in politica e in qualsiasi processo decisionale; alla conciliazione del lavoro e della famiglia (leggi problema <a href="http://www.noidonne.it/936/conciliare-lavoro-e-famiglia-in-italia-sempre-piu-difficile-la-realta-degli-asili-nido/">asili nido</a>), ecc. ecc. Oh, e si potrebbe continuare.</p>
<p style="text-align:justify;">Qui <strong>non si pretende quello che non si merita</strong>. Se in una competizione, per esempio un posto di lavoro, ci fosse un uomo più preparato di una donna, ci mancherebbe che non venisse assunto lui: mi batterei anche per questo. Il punto è che la competizione è offuscata da differenze. Di genere.</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma, proviamo a trovare il punto zero della matassa e partire da un principio, semplice ma non banale: <strong>al di là del bene e del male,</strong> <strong>il genere fa la differenza</strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il corpo delle donne - tra immagine e appartenenza]]></title>
<link>http://pungoli.wordpress.com/2009/09/20/il-corpo-delle-donne-tra-immagine-e-appartenenza/</link>
<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 10:56:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>simona</dc:creator>
<guid>http://pungoli.wordpress.com/2009/09/20/il-corpo-delle-donne-tra-immagine-e-appartenenza/</guid>
<description><![CDATA[Un documentario. Un&#8217;iniziativa lanciata online su Youtube, su Facebook. Sbarcata in alcuni fes]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-134" title="il corpo delle donne" src="http://pungoli.wordpress.com/files/2009/09/ilcorpodelledonne.jpg?w=150" alt="il corpo delle donne" width="150" height="120" />Un documentario. Un&#8217;iniziativa lanciata online su Youtube, su Facebook. Sbarcata in alcuni festival e manifestazioni. E poi in tv e sui giornali. E ancora, a rimbalzo e in ri-diffusione, in Rete.<br />
Ne parlo oggi perché ogni rilancio, in Rete, attualizza un tema, lo rinnova e propone nuove riflessioni, nuove prospettive, crea nuova partecipazione; e mai come in questo caso gli argomenti affrontati vanno tenuti vivi. Il documentario in questione è intitolato <span style="text-decoration:underline;"><strong>&#8220;Il corpo delle donne&#8221;</strong></span> e lo trovate su Youtube <a href="http://www.youtube.com/watch?v=G9Aws3d0nGI" target="_blank">qui</a> (diviso in capitoli) oppure in versione integrale <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89" target="_blank">qui</a>.</p>
<p>C&#8217;è chi, come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milly_Buonanno" target="_blank">Milly Buonanno</a> o <a href="http://www.comunitaitalofona.org/foglia.jsp?id_foglia=69" target="_blank">Loredana Cornero</a>, scrive da anni sull&#8217;argomento donne e tv con l&#8217;occhio vigile e critico dello studioso (e talvolta concentrandosi più sul medium che sul soggetto, ma questo è un discorso a parte).<br />
E c&#8217;è chi, come <a href="http://www.cinemaitaliano.info/pers/018156/lorella-zanardo.html" target="_blank"><strong>Lorella Zanardo</strong></a>, ne parla di pancia, arrivandoci (forse) quasi per caso. L&#8217;argomento, si diceva&#8230; la tv e le donne. O meglio: la rappresentazione televisiva del corpo delle donne.</p>
<p>Sembra un tema scontato e sembra che a pochi interessi affrontarlo davvero: tacitato ogni tentativo di affrontarlo, perché tale e tanto vasto è il problema che non basterebbe nemmeno una rivoluzione culturale, non mi azzardo poi a parlare di rivoluzione morale, coi tempi che corrono. Ma proprio questo è il punto: è come se il problema fosse stato vagamente percepito, poi introiettato e infine&#8230; sublimato. In poche parole è talmente evidente che per molti è diventato trasparente.</p>
<p>Perché lo definisco problema? <strong>Perché la donna in tv in realtà non esiste.</strong> Non c&#8217;è. Il suo corpo, quello sì, c&#8217;è. Ed è utilizzato: è strumento a servizio dell&#8217;audience. In quanto tale, spersonalizzato e costantemente &#8220;rimodellato&#8221; per farlo apparire gradevole a un generico &#8220;target maschile&#8221;, mentre il &#8220;target femminile&#8221; delle spettatrici sempre più tenta di somigliare a questo modello preconfezionato in quanto, appunto, universalmente riconosciuto come strumento che garantisce attenzione e dunque successo.</p>
<p>Torno a Lorella Zanardo: ha registrato in collaborazione con Marco Malfi Chindemi e Cesare Cantù 400 ore di trasmissione televisiva dedicata all&#8217;intrattenimento su canali Rai e Mediaset. Ha poi selezionato 25 minuti. E vi ha sovrapposto <strong>l&#8217;audio di una sua riflessione.<br />
<span style="font-weight:normal;"><img class="size-full wp-image-133 alignleft" style="margin:2px;" title="umiliazione" src="http://pungoli.wordpress.com/files/2009/09/flavia.jpg" alt="umiliazione" width="216" height="173" />Il lavoro (andato in onda su La7 qualche mese fa, ripreso e moltiplicato in Rete e su vari quotidiani, tra i quali anche Le Monde) è una vera e propria denuncia: <em>la tv sta &#8220;minando il paesaggio della coscienza di tutti&#8221;</em>. Dice la regista <a href="http://tv.repubblica.it/copertina/il-corpo-delle-donne/36833?video" target="_blank">in un&#8217;intervista su Repubblica.tv</a> che in realtà l&#8217;elemento chiave emerso lavorando a questo documentario non è solo quello del corpo femminile esposto e rappresentato come </span>oggetto sessuale<span style="font-weight:normal;">. I temi &#8220;inattesi&#8221; sono anche altri due:<br />
- L&#8217;</span>umiliazione<span style="font-weight:normal;"> della donna (qualcuno ricorda Flavia Vento rinchiusa in una teca di vetro sotto al banco di Teo Mammuccari?).<br />
- La scomparsa, in tv, dei </span>volti di donne mature<span style="font-weight:normal;"> (over 40).</span></strong></p>
<p><em>&#8220;E&#8217; come se la donna non riuscisse a guardarsi allo specchio, non accettando se stessa, la propria faccia così com&#8217;è&#8221;</em>, dice l&#8217;autrice mentre una carellata di donne liftate passa sullo schermo. Labbra rifatte, pelle tesa, scompaiono le rughe dell&#8217;età ma anche i segni d&#8217;espressione. Una serie di maschere: occhi che restano un grande punto di domanda, volti che non guidano verso l&#8217;empatia ma, al contrario, guidano lo sguardo <em>altrove</em>.<br />
<em>&#8220;Non c&#8217;è la natura peculiare del femminile, ma solo la donna in contrapposizione all&#8217;uomo&#8221;</em>. Insomma, la tv parla, esibisce ma&#8230; dissimula.<br />
La Zanardo ricorda le parole di Pasolini: <strong>la vulnerabilità è il fascino del volto.</strong> E si chiede: come restare noi stesse in un mondo in cui si è vincenti solo se si è ferocemente invulnerabili?</p>
<p>E la Rete, Youtube, come si pone in merito a un argomento così complesso come l&#8217;immagine e l&#8217;identità della donna? Con pro e contro: per farla facile e semplificare, si parla di riproposizione di minuti televisivi di corpi femminili <em>versus</em> capacità di costruire reti al femminile. Lo spiega la Zanardo <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/24/il-corpo-delle-donne-tra-web-e-tv" target="_blank">in un&#8217;intervista su Apogeonline</a>.</p>
<p><em>&#8220;Sembra quasi che la carne non basti più&#8221;</em>, ha detto <a href="http://blog.leiweb.it/marinaterragni/tag/lorella-zanardo-il-corpo-delle-donne-teo-mammucar/" target="_blank">Marina Terragni</a> parlando dell&#8217;argomento con la Zanardo. Chi si ciba di carne virtuale? Di video, foto, immagini di donne? E perché? Alle donne questo va bene? Anche gli uomini sono soddisfatti di questa immagine che, specularmente, emerge di loro? Ci accorgiamo di queste immagini quando guardiamo la tv? Che sensazioni ci danno? Che sensazioni danno le stesse immagini commentate con una riflessione, anziché con un sottofondo musicale accattivante? Quali strumenti possiamo avere e quanta voglia abbiamo di cambiare le cose?</p>
<p style="text-align:right;"><strong>Emma Ciceri</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Afgahnistan: actionaid e le vittime di Kabul]]></title>
<link>http://fidest.wordpress.com/2009/09/18/afgahnistan-actionaid-e-le-vittime-di-kabul/</link>
<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 22:16:39 +0000</pubDate>
<dc:creator>fidest</dc:creator>
<guid>http://fidest.wordpress.com/2009/09/18/afgahnistan-actionaid-e-le-vittime-di-kabul/</guid>
<description><![CDATA[ActionAid esprime la propria solidarietà e vicinanza alle famiglie dei sei militari italiani e a que]]></description>
<content:encoded><![CDATA[ActionAid esprime la propria solidarietà e vicinanza alle famiglie dei sei militari italiani e a que]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Cinema contra la violència de gènere]]></title>
<link>http://isidreb.wordpress.com/2009/09/10/2118/</link>
<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 14:38:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>isidreb</dc:creator>
<guid>http://isidreb.wordpress.com/2009/09/10/2118/</guid>
<description><![CDATA[Youtube  organitzarà, en col.laboració amb la Cambra de Diputats italiana, el Consell d&#8217;Europa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://isidreb.wordpress.com/files/2009/09/actionforwomen.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-2119" title="Actionforwomen" src="http://isidreb.wordpress.com/files/2009/09/actionforwomen.png" alt="Actionforwomen" width="444" height="168" /></a>Youtube  organitzarà, en col.laboració amb la Cambra de Diputats italiana, el Consell d&#8217;Europa i l&#8217;estudi Cinecittà, un festival de curtmetratges per combatre la violència contra les dones i que permetrà al guanyador exhibir la seva obra a la propera edició del Festival de Venècia.</p>
<p>Cada dia, moltes dones de tot el món són víctimes de diversos tipus de violència, que van des de l&#8217;abús sexual al mobbing, de la violència domèstica a la discriminació social o laboral. La major part d&#8217;aquesta violència no es dona a conèixer a causa de la vergonya o la por que genera en la víctima, però és un mal social molt greu i força estès.</p>
<p>Si ets un aspirant a director de cinema i vols participar pujant un curt sobre la violència i la discriminació contra la dona, <strong><a title="Youtube: action for women" href="http://www.youtube.com/actionforwomen" target="_blank">aquí trobaràs informació</a></strong>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
