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	<title>giacomo-leopardi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/giacomo-leopardi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "giacomo-leopardi"</description>
	<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 08:29:01 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[Molestie (riflessioni d'autore)]]></title>
<link>http://squilibri2.wordpress.com/2009/12/03/molestie-riflessioni-dautore/</link>
<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 23:02:07 +0000</pubDate>
<dc:creator>Stefania Mola</dc:creator>
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<description><![CDATA[«Perché mai riescono quasi sempre una molestia ineffabile tali letture? Non parlo delle letture degl]]></description>
<content:encoded><![CDATA[«Perché mai riescono quasi sempre una molestia ineffabile tali letture? Non parlo delle letture degl]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[L'infinito]]></title>
<link>http://wilmoboraso.wordpress.com/2009/11/27/linfinito/</link>
<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:27:40 +0000</pubDate>
<dc:creator>wilmo e franco boraso</dc:creator>
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<description><![CDATA[Giacomo Leopardi, L&#8217;infinito (Idilli, 1826) Vincent van Gogh, I Vessenots vicino ad Auvers, 18]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Giacomo Leopardi, L&#8217;infinito (Idilli, 1826) Vincent van Gogh, I Vessenots vicino ad Auvers, 18]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[inter 68 (non che la speme, il desiderio è spento)]]></title>
<link>http://leopardodellenevi.wordpress.com/2009/11/25/inter-68-non-che-la-speme-il-desiderio-e-spento/</link>
<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 09:16:36 +0000</pubDate>
<dc:creator>leopardodellenevi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Pena, vergogna, orrore, ruina, morte, vilipendio, sacrilegio e offesa al culto dei defunti. Al confr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Pena, vergogna, orrore, ruina, morte, vilipendio, sacrilegio e offesa al culto dei defunti. Al confronto, la partita di Madrid con Simoni in panchina è stata una dimostrazione di forza, bellezza e personalità. Saponetta fa i miracoli solo a frittata fatta. Maicon non lo sopporto più. Lucio e Muntari hanno gareggiato a chi ha il Q.I. più basso: ma la macchina non ha registrato segni di vita cerebrale. Chivu non fa più nemmeno pena, solo tristezza : e Caressa si rammarica per la squalifica contro il Rubin, invece di sottolineare l&#8217;unica nota lieta della serata. Zanetti, il solito, stucchevole compitino. Cambiasso sta scivolando mestamente tra le riserve, e in Europa non ne ha mai azzeccata una : sul che mi attendo un illuminato parere dagli intellettuali che onorano questo blog con la loro frequentazione. In vita mia non ho mai visto uno giocare male come Motta ieri. Stankovic tenta il pallonetto a porta vuota : hanno ritrovato la palla a Plaza del Toro, ma non a Barcellona, a Madrid. Adesso ho capito perchè ci hanno dato Eto &#8216;o. Milito è più lento di Galante, ma non quello che giocava con noi, quello di adesso a 36 anni. Proporrò una legge di iniziativa popolare che prevede carcere obbligatorio sine die per chi fa giocare Muntari a Barcellona. L&#8217;unico a cui non va bloccato lo stipendio è Samuel. E quello è stato preso per vincere la Champions ! Gli diamo dieci mln e passa all&#8217;anno ! E adesso mi toccherà sorbirmi gli sbrodolamenti lessico-concettuali di Moratti, quando ci vorrebbe un bel provvedimento alla Gaucci : tutti in ritiro sine die a Chieti Scalo, pensione una stella, acqua fredda e unico bagno (sporco). Così quando uno dissente, come disse quello, ossia gli viene la dissenteria, vai con la caccia al pannolone ! Poi mi toccherà sorbirmi Mourinho che invoca lo stadio pieno contro il Rubin. Come no ! Deve essere pieno di cecchini pronti ad abbatterti quando ti leverai dalla panchina. Il problema è che non ti abbatteranno, perchè sono stati addestrati a sparare ad altezza d&#8217;uomo, come ebbe a dire l&#8217;immortale Tonino S. (v. post memorabilia, non ricordo il numero).<br />
Giuro su quanto ho di più caro : il primo che trovo che mi parla di quinto scudetto consecutivo lo abbotto di calci nei coyotes. Lo faccio diventare la regina della movida transgender, altro che via Gradoli e via Due Ponti ! E nessuna spesa per il chirurgo estetico : i connotati glieli cambio io, gratis e in unica soluzione.</p>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Tornano le letture di Leopardi ]]></title>
<link>http://mantovaoggi.wordpress.com/2009/11/09/tornano-le-letture-di-leopardi/</link>
<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 10:56:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>mantovaoggi09</dc:creator>
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<description><![CDATA[Lunedì 9 e 16 novembre dalle 17 alle 18 il prof. Rodolfo Signorini legge e commenta i CANTI di Leopa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><a href="http://mantovaoggi.wordpress.com/files/2009/11/giacomo-leopardi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-100" title="giacomo-leopardi" src="http://mantovaoggi.wordpress.com/files/2009/11/giacomo-leopardi.jpg?w=144" alt="giacomo-leopardi" width="144" height="150" /></a>Lunedì 9 e 16 novembre dalle 17 alle 18 il <em>prof. Rodolfo Signorini</em> legge e commenta i <strong>CANTI di Leopardi</strong>. Gli incontri, organizzati e proposti dall&#8217;<strong><em>Associazione per i Monumenti Domenicani</em></strong> in collaborazione con la <em>Società Dante Alighieri</em> e il <em>Comune di Mantova</em>, si svolgono presso la <strong>Rotonda di San Lorenzo</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;"><!--more--><br />
La collaborazione tra le due associazioni, iniziata quattro anni fa con la <strong>Lectura Dantis</strong>, lettura e commento di tutti i canti della Divina Commedia, prosegue ora con la scoperta di tutte le poesie della famosa raccolta di Giacomo Leopardi.</p>
<p style="text-align:justify;">
Ultimi due incontri previsti per lunedì 9 e lunedì 16 novembre alla Rotonda di San Lorenzo dalle 17.</p>
<p style="text-align:justify;">scarica la locandina <a href="http://mantovaoggi.wordpress.com/files/2009/11/locandina20leopardi.pdf">locandina%20leopardi</a></p>
<p style="text-align:justify;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[inter 67 (e scusate il ritardo, dovuto ai lacci e lacciuoli che stringono una miseranda esistenza e ostano al dispiegarsi del talento visionario)]]></title>
<link>http://leopardodellenevi.wordpress.com/2009/11/08/inter-67-e-scusate-il-ritardo-dovuto-ai-lacci-e-lacciuoli-che-stringono-una-miseranda-esistenza-e-ostano-al-dispiegarsi-del-talento-visionario/</link>
<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 10:27:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>leopardodellenevi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Al di là della porta-finestra ingegnata da Damiano D., architetto, poeta ed emulo di Don Backy, le l]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Al di là della porta-finestra ingegnata da Damiano D., architetto, poeta ed emulo di Don Backy, le luci della città, meravigliose, e ancora oltre quelle dei borghi, tra cui spicca Toro, adagiato su un costone. Ma chi lo guarda il panorama ? Non c&#8217;è bisogno di guardarlo per vedere Toro : la bestia è in sala, occhi incollati allo schermo, il fumo che erutta dalle froge (sulle corna gradirei sorvolare), le zampe che raspano frenetiche il parquet, peraltro di pregiato rovere ed ancor più pregiato acero, ed oltretutto, ahimè, ancora non pagato. Stiamo perdendo a Kiev ! Stiamo perdendo a Chievo, come disse quello ! Siamo fuori dalla Champions ! E non ce n&#8217;è per nessuno. Saponetta, mai che faccia un miracolo in Europa. Maicon è un ronzino, altro che purosangue. Eto&#8217;o il cobra velenoso ? Ma de che ! Si è mangiato due goal (!) che li segnava pure Suazo ! Non potrei giurarci, ma forse forse li segnava pure Chivu ! Milito passa al portiere invece di tirare. Balotelli da lì non ha mai sbagliato ; ovviamente sbaglia. Ma l&#8217;apogeo si raggiunge quando inquadrano Mourinho. Espressioni indicibili, per le quali nessuna salvezza celeste  è invocabile, eruttano dalle mie fauci.<br />
Poi il primo miracolo. Passaggio meraviglioso di Sneijder e ciabattata sbilenca del Principe. Una cosa del genere non l&#8217;avevo vista fare nemmeno a N.T., il piede più rozzo che abbia mai visto giuocare al calcio. La mamma si sarebbe uccisa dalla vergogna, ammesso che non l&#8217;abbia già fatto, avendone ben donde. Ma comunque che ce frega, è pareggio !<br />
Poi il secondo miracolo. Balotelli, fantastico, apre di spalle, preveggendo l&#8217;incedere cieco e bufalino di Muntari. Per la prima ed ultima volta nella sua miracolata vita, l&#8217;Acefalo prende intenzionalmente lo specchio della porta. La palla passa sotto il portiere e si avvia sul fondo. Prodigio di Milito che dalla linea tira in porta : prima di lui c&#8217;era riuscito, invero in modo molto più spettacolare, solo il leopardo delle nevi (v.post dasaev). Il portiere ancora respinge, arriva Snejider. E&#8217; l&#8217;attimo più lungo della mia vita : fuori, no dentro, fallo sul portiere, no, è goal ! Ho festeggiato nella seguente guisa : trepestio frenetico sul parquet immacolato, incurante delle terrificanti minacce di mia moglie, e urlo di petto da vero bluesman, a metà tra James Brown e il misconosciuto Chris Farlowe, il più grande solista degli ultimi cinquant&#8217;anni. Quella del piano di sotto ha osato bussare per esternare rimostranze. All&#8217;apertura della porta è stata raggiunta da un repentino quanto chirurgico cazzotto sulle gengive. Ora dovrò lavorare vent&#8217;anni per rifarle la dentiera. Sto pensando a una transazione : già era meglio che non sorrideva a trent&#8217;anni, che se ne fa dei denti a settanta ?<br />
 Odo gli augelli far festa. Orsu, orsu, leopardomani. Damoje, ammollamoje, o Champions o muerte !</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Che fai tu, luna, in ciel? dimmi che fai, silenziosa luna?]]></title>
<link>http://pensieridaunamentestrana.wordpress.com/2009/11/03/che-fai-tu-luna-in-ciel-dimmi-che-fai-silenziosa-luna/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 22:10:42 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ester</dc:creator>
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<description><![CDATA[Vi giuro che non mi stancherei mai di guardarla. Ma non metaforicamente parlando, io dico sul serio!]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Logicamente la MIA era molto più bella di questa, ma se fossi uscita a fotografarla i miei mi avrebbero sottoposto ad alcune ore di interrogatorio..." src="http://i36.tinypic.com/28usnpw.jpg" alt="" width="604" height="436" /><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/d6QE4EJrIFc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/d6QE4EJrIFc&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Vi giuro che non mi stancherei <em>mai</em> di guardarla. Ma non metaforicamente parlando, io dico <em>sul serio</em>! Se potessi mi siederei sul balcone e starei lì tutta notte avvolta in un giaccone, con una tazza di cioccolata in mano, a guardare la <span style="color:#0000ff;"><span style="color:#ffff00;"><strong>Luna</strong></span></span>. [Purtroppo ho dei genitori che non ci arrivano.]</p>
<p>Stanotte, poi, c&#8217;è un cielo <em>stupendo</em>. Neanche l&#8217;<em>ombra</em> di una nuvola. E la <strong><span style="color:#ffff00;">Luna</span> </strong>è <em>piena</em>, un cerchio bianco luminoso su un fondo scurissimo. E&#8217; uno spettacolo <em>fantastico</em>.</p>
<p>Mi accorgo che le cose non sono cambiate da quando ero bambina e, durante i viaggi in macchina, mi chiedevo come facesse la <strong><span style="color:#ffff00;">Luna</span></strong> a inseguirci e ad essere sempre <em>dappertutto</em>.</p>
<p>Anzi, ora che sto studiando la rivoluzione scientifica e l&#8217;astronomia sia in scienze sia in filosofia sia in letteratura, e ho scoperto molte cose che prima non capivo, guardare il cielo notturno mi stupisce ancora di più. La <strong><span style="color:#ffff00;">Luna</span></strong> da qui sembra piccola, tonda, liscia e piena di macchie, uno specchio incollato sulla volta celeste. Eppure è un corpo mooolto più grande di quanto sembri, non emette luce, è piena di monti e valli. Ed è il corpo <em>più vicino</em> a noi. La luce solare che riflette ci mette alcuni secondi ad arrivare fino a qui. Immaginare tutto il resto dell&#8217;universo mi mette i brividi&#8230;</p>
<p>La <strong><span style="color:#ffff00;">Luna</span></strong>&#8230; Nel terzo millennio è stata quasi del tutto esplorata, studiata, osservata e analizzata. Eppure rimane ancora così stranamente misteriosa&#8230;così <em>irraggiungibile</em>&#8230;</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[A Silvia]]></title>
<link>http://nutrimente2.wordpress.com/2009/11/03/a-silvia/</link>
<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 07:54:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>nutrimente2</dc:creator>
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<description><![CDATA[di Giacomo Leopardi Silvia, rimembri ancora Quel tempo della tua vita mortale, Quando beltà splendea]]></description>
<content:encoded><![CDATA[di Giacomo Leopardi Silvia, rimembri ancora Quel tempo della tua vita mortale, Quando beltà splendea]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Soste in giardino - di Sergio Lagrotteria]]></title>
<link>http://rebstein.wordpress.com/2009/10/23/soste-in-giardino-di-sergio-lagrotteria/</link>
<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 08:00:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>francescomarotta</dc:creator>
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<description><![CDATA[SOSTE IN GIARDINO “Fummo creati per vivere in paradiso, il paradiso era destinato a servirci. La nos]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Gustav_Klimt_032.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17275" title="308px-Gustav_Klimt_032" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/10/308px-gustav_klimt_0321.jpg?w=154" alt="308px-Gustav_Klimt_032" width="154" height="300" /></a></p>
<p align="center"><strong>SOSTE IN GIARDINO</strong></p>
<p><em>“Fummo creati per vivere in paradiso, il paradiso era destinato a servirci. La nostra destinazione è stata cambiata; che questo sia accaduto anche con la destinazione del paradiso non viene detto”.</em></p>
<p align="right">(<strong>F. Kafka</strong>, <em>Aforismi di Zürau</em>, n° 84)</p>
<p align="center"> </p>
<p>Per quanto nella nostra epoca non ci siano più veri giardini, costruiti secondo criteri estetico-ambientali adeguati al caso, ma solo spruzzi di verde soffocati da colate di cemento, spesso ci capita di passeggiare in un giardino e di sostarvi. Qui, talvolta, seduti su una panchina ritroviamo inconsapevolmente una dimensione atavica che ci appartiene in profondità.<br />
Già la Bibbia ci attesta come il giardino (Eden) sia una creazione divina, dove, prima della sua caduta, Adamo vive in pace con Eva, allietato da una natura feconda totalmente a sua disposizione. La tradizione, non solo biblica, lo localizza nella parte settentrionale della Mesopotamia, dove alberi di alto fusto si sviluppavano senza irrigazione.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Fin da quei tempi lontani, l’uomo ha cercato di ricreare quel mitico paradiso e, da quando ne è stato espulso, si è sempre sforzato di modificare o sottomettere la natura per ritrovare quel &#8220;paradiso perduto&#8221;.<br />
Nell’architettura dei giardini si rispecchiano le culture e le società. I più bei giardini del mondo testimoniano l’avventura dell’uomo sulla terra e del suo modo di essere: pensiamo ai giardini pensili di Babilonia e all’<em>hortus urbanus</em> dei romani, ai giardini islamici e all’<em>hortus conclusus</em> medievale, ai giardini rinascimentali e alle geometrie del giardino francese, all’Arcadia e al giardino inglese, e ai più recenti esempi di giardino contemporaneo (Burle Marx, Niki de Saint-Phalle).<br />
Non c’è dubbio che riscoprire, rinnovandola, l’arte di costruire i giardini forse renderebbe le città e il nostro vivere realmente più umani.<br />
Ma, sebbene questo rappresenti un filone di ricerca quanto mai attuale, la finalità del presente scritto è differente.<br />
Qui si cerca di mostrare come alcuni autori, Giacomo Leopardi, Dylan Thomas, Hermann Hesse, abbiano interrogato il giardino sondandone il meccanismo sottostante, l’essenza profonda, svelandone caratteristiche che in parte non appartengono all’arte dei giardini.</p>
<p align="center"> </p>
<p><strong>Il giardino del male</strong></p>
<p>Il concetto di giardino ha storicamente una connotazione positiva, come abbiamo visto, e anche oggi si configura come <em>locus amoenus</em> nell’opinione generale.</p>
<p>Nell’Ottocento il nostro Giacomo Leopardi, nell’evolversi del suo pensiero filosofico e poetico, ad un certo punto giunge alla definitiva consapevolezza che la natura rappresenti il vero nemico dell’uomo.<br />
La qualità primigenia della natura risiede nel male, innato e strutturale a tutte le cose create.<br />
Alla sola natura, orditrice cinica e spietata di un sistema materiale malefico, il poeta-filosofo ricondurrà l’origine del dolore e delle sofferenze che segnano l’esistenza umana e di tutto l’universo.</p>
<p>Un momento cruciale di tale approdo concettuale lo rinveniamo in quanto egli scrive nello <em>Zibaldone</em> durante il suo soggiorno bolognese tra il 17 e il 22 aprile 1826:</p>
<blockquote><p>“[4174] Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; il fine dell’universo è il male; l’ordine e lo stato, le leggi, l’andamento naturale dell’universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v’è altro bene che il non essere.</p>
<p>[4175] Or ciò essendo, come non si dovrà dire che l’esistere è per sé un male? Non gli uomini solamente, ma il genere umano fu e sarà sempre infelice di necessità. Non il genere umano solamente ma tutti gli animali. Non gli animali soltanto ma tutti gli altri esseri al loro modo. Non gli individui, ma le specie, i generi, i regni, i globi, i sistemi, i mondi.<br />
Entrate in un giardino di piante, d’erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella più mite stagione dell’anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non troviate del patimento. Tutta quella famiglia di vegetali è in stato di <em>souffrance</em>, qual individuo più, qual meno. Là quella rosa è offesa dal sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce. Là quel giglio è succhiato crudelmente da un’ape nelle sue parti più sensibili, più vitali.</p>
<p>[4176] Il dolce miele non si fabbrica dalle industriose, pazienti, buone, virtuose api senza indicibili tormenti di quelle fibre delicatissime, senza strage spietata di teneri fiorellini. Quell’albero è infestato da un formicaio, quell’altro da bruchi, da mosche, da lumache, da zanzare; questo è ferito nella scorza e cruciato dall’aria o dal sole che penetra nella piaga; quello è offeso nel tronco o nelle radici; quell’altro ha più foglie secche; quell’altro è roso, morsicato nei fiori; quello trafitto, punzecchiato nei frutti. Quella pianta ha troppo caldo, questa troppo fresco; troppa luce, troppa ombra; troppo umido troppo secco. L’una patisce incomodo e trova ostacolo e ingombro nel crescere, nello stendersi; l’altra non trova dove appoggiarsi, o si affatica e stenta per arrivarvi. In tutto il giardino tu non trovi una pianticella sola in stato di sanità perfetta.<br />
Qua un ramicello è rotto o dal vento o dal suo proprio peso; là un zeffiretto va stracciando un fiore, vola con un brano, un filamento, una foglia, una parte viva di questa o di quella pianta, staccata e strappata via. Intanto tu strazi le erbe co’ tuoi passi: le stritoli, le ammacchi, ne spremi il sangue, le rompi, le uccidi. Quella donzelletta sensibile e gentile, va dolcemente sterpando e infrangendo steli. Il giardiniere va saggiamente troncando, tagliando membra sensibili, colle unghie, col ferro.<br />
Certamente queste piante vivono; alcune perché le loro infermità non sono mortali, altre perché ancora con malattie mortali, le piante, e gli animali altresì, possono durare a vivere qualche poco di tempo. Lo spettacolo di tanta copia di vita all’entrare in questo giardino ci rallegra l’anima, e di qui è che questo ci pare un soggiorno di gioia. Ma in verità questa vita è trista e infelice, ogni giardino è quasi un vasto ospitale (luogo ben più deplorabile che un cemeterio), e se questi esseri [4177] sentono o, vogliamo dire, sentissero, certo è che il non essere sarebbe per loro assai meglio che l’essere”.</p></blockquote>
<p>Leopardi compie una sorta di esperimento mentale, assimilabile al baconiano <em>experimentum crucis</em>: crea e ci fa entrare in un eden dove “naturalmente” vive e prospera il male, il vero regolatore di esso. Il giardino, con le sue bellezze, sembra appena entrati una realtà piacevole, ma ad uno sguardo appena più attento è simile ad un ospedale dove regnano solo dolori. Anche l’uomo (donzelletta o giardiniere che sia), con la sua più o meno consapevole azione, aggiunge dolore.<br />
Il giardino dunque, il prodotto più ammirevole dell’azione della natura (anche eventualmente col concorso dell’uomo), non è più <em>amoenus</em>, ma si delinea come <em>maleficus locus</em>, privo di rimandi salvifici.<br />
L’<em>habitat</em> ideale per l’uomo si rivela un luogo-mondo avverso. Qualsiasi giardino è fondamentalmente dominato dalla potenza distruttrice della natura. E’ inutile mettervi piede e per chi ne fa parte, sarebbe desiderabile l’annientamento.<br />
Il giardino leopardiano è l’immagine di un universo ostile all’uomo.<br />
In un altro passaggio di rilievo, si chiarisce ulteriormente la posizione leopardiana, per cui, anche se la natura producesse il male senza sapere di farlo:</p>
<blockquote><p>&#8220;La mia filosofia fa rea d’ogni cosa la natura, e discolpando gli uomini totalmente, rivolge l’odio, o se non altro il lamento, a principio più alto, all’origine vera de’ mali de’ viventi&#8221;. (Zib. 4428, 2 gennaio 1829).</p></blockquote>
<p>Il coraggio nella ricerca della verità lo porta ad un’etica della solidarietà umana: il suo è un invito ai contemporanei e ai posteri, affinché si associno nella</p>
<blockquote><p>&#8220;<em>grande alleanza degli esseri intelligenti contro alla natura, e contro alle cose non intelligenti</em>&#8221; (Zib. 4280, 13 aprile 1827).</p></blockquote>
<p>Chissà forse in un lontano futuro, dopo un’immane lotta, il giardino sarà di nuovo luogo benigno e ospitale.</p>
<p align="center"> </p>
<p><strong>Il giardino della memoria</strong></p>
<p>Di fronte alle potenti e lucide riflessioni leopardiane, qualsiasi discorso in merito al giardino dovrebbe concludersi.<br />
Non solo, rispetto al tragico e pur fiero sguardo leopardiano, chi leggesse la celebre e stupenda poesia del poeta gallese Dylan Thomas <em>Colle delle felci</em>, finita nel 1945 e inserita per ultima nella raccolta <em>Deaths and Entrances</em>, potrebbe considerla un passo indietro verso una direzione consolatoria, ma in realtà si tratta di una prospettiva diversa.</p>
<p><em>Quando ero giovane e ingenuo sotto i rami del melo<br />
Presso la casa piena di canti e felice perché l’erba era verde,<br />
La notte alta sulla valletta stellata,<br />
Il tempo mi lasciava esultare e arrampicarmi<br />
Dorato nei bei giorni dei suoi occhi,<br />
E fra i carri ero il principe onorato delle città di mele,<br />
E una volta oltre il tempo sovranamente feci trascinare<br />
Alberi e foglie e orzo e margherite<br />
Lungo i fiumi di luce dei frutti abbattuti dal vento.</em></p>
<p><em>E poiché ero verde e spensierato, famoso pei granai<br />
Intorno all’aia felice e cantavo perché il podere ero a casa,<br />
Al sole che soltanto allora è giovane,<br />
Il tempo mi lasciava giocare tutto d’oro<br />
Nella misericordia dei suoi mezzi, e verde e d’oro<br />
Ero mandriano e cacciatore, i vitelli cantavano al mio corno,<br />
Sulle colline le volpi latravano, limpide e fredde,<br />
E la domenica lenta risuonava<br />
Nei ciottoli dei sacri ruscelli.</em></p>
<p><em>Per tutto il sole era un correre, era bello, i campi<br />
Di fieno alti come la casa, le melodie dai camini, era aria<br />
E giuoco, allegro e fatto d’acqua,<br />
E il fuoco verde come erba.<br />
E a notte, sotto le semplici stelle, come io<br />
Incontro al sonno cavalcavo, i gufi si portavano via la fattoria,<br />
E per tutta la luna, beato fra le stalle, udivo il volo<br />
Dei caprimulgi e dei mucchi di fieno<br />
E i cavalli nel buio come lampi.</em></p>
<p><em>E poi sveglio e la fattoria tornava, come un vagabondo<br />
Bianco di rugiada, col gallo sulla spalla; ogni cosa<br />
Splendeva, era Adamo e vergine,<br />
Il cielo s’addensava nuovamente<br />
E il sole tondo nasceva proprio in quel giorno.<br />
Così dev’essere stato, appena creata la luce, nel primo<br />
Spazio rotante, i cavalli incantati uscendo caldi<br />
Fuori dalla nitrente verde stalla<br />
Verso i campi di lode</em></p>
<p><em>E fra le volpi e i fagiani onorato presso la casa ridente,<br />
Sotto nuvole appena create e felice quanto il cuore durava,<br />
Al sole che più volte era già nato,<br />
Percorsi le mie strade sventate, i desideri<br />
Correvano tra il fieno alto una casa,<br />
Né mi curavo, nei miei azzurri traffici, che il tempo non concede,<br />
In tutti i suoi giri melodiosi, altro che pochi canti mattutini,<br />
Prima che i fanciulli verdi e d’oro<br />
Lo seguano fuori della grazia.</em></p>
<p><em>Non mi curavo, ai giorni bianco-agnello, che il tempo m’avrebbe portato]<br />
Nel solaio affollato di rondini con l’ombra della mia mano,<br />
Nella luna che sempre sta sorgendo,<br />
Né che nel sonno cavalcando l’avrei udito volare<br />
Insieme agli alti campi e mi sarei svegliato<br />
Nel podere fuggito per sempre dalla terra senza bambini.<br />
Oh, quando ero giovane e ingenuo nella misericordia dei suoi mezzi,]<br />
Verde e morente mi trattenne il tempo,<br />
Benché cantassi nelle mie catene come il mare.</em></p>
<p><em>Colle delle felci</em> è un testo decisamente diverso rispetto a quelli leopardiani; il rigore dello sguardo razionale viene meno. Esso è caratterizzato da un movimento continuo di immagini che scaturiscono l’una dall’altra, creando una visione avvolgente impregnata di forme, colori e suoni che si intersecano vigorosamente.<br />
La poesia di Thomas è una poesia “autenticamente” soggettiva che si nutre potentemente di sensazioni e di immagini personali, e la sua grandezza consiste nell’esprimere queste sensazioni con notevole freschezza, prima che esse assumano una forma rigorosamente logica.</p>
<p>Nell’<em>incipit</em> il poeta rievoca l’infanzia spensierata e felice, trascorsa in una fattoria del Galles profondamente agricolo, non ancora raggiunto dai processi di industrializzazione.<br />
Assistiamo alla visione di un luogo certamente reale e intimamente goduto: verdissimo, rigoglioso, ricco d’acque, erbe, frutti, popolato di animali, inondato di luce. Ma è, al contempo, un paesaggio simbolico, in quanto paesaggio mitico della memoria e dell’infanzia: favoloso, incontaminato, innocente come il bambino che con esso si confonde.<br />
Egli prova un sentimento di comunione perfetta con la natura: “verde” nello spirito vi si immerge con una gioia così prorompente che tutto per lui è luce, canto, corsa, volo.<br />
Tutto intorno a sé è vivo e magicamente animato: l’aia è &#8220;felice&#8221;, il sole &#8220;giovane&#8221;, i vitelli cantano, fuoriescono “melodie dai camini&#8221;.<br />
Ogni contatto con la natura viene vissuto secondo i modi dell’immaginazione mitica, da un lato attribuendo forma e sensibilità umana alle cose inanimate, e dall’altro assecondando un processo di identificazione con le forze della natura.</p>
<p>Sia le caratteristiche del paesaggio che il rapporto del bambino con esso rievocano indiscutibilmente il paradiso terrestre:&#8221;<em>ogni cosa/ Splendeva, era Adamo e vergine&#8230;Così dev’essere stato appena creata la luce</em>”.<br />
La rustica fattoria dello zio Jim e della zia Ann nel Carmarthenshire si trasforma nel giardino dell’Eden: un’eterna primavera in cui l’uomo, senza peccato, puro nello sguardo ed ignaro del dolore, era sovrano sul creato. Quel fuggevole momento di felicità accordato all’umanità al tempo delle origini si rinnova nell’età infantile di ciascun individuo.<br />
Eppure Thomas, nei suoi versi finali, ci fa intendere che il poeta, ora adulto, vive un’altra dimensione: non può non riconoscere con un velo di amarezza che quell’epoca gioiosa è lontana e irrimediabilmente perduta.</p>
<p>A differenza del bambino che ne ignora l’esistenza e non sa che quella felicità doveva durare così poco, ormai egli ha compreso l’azione distruttiva del tempo. Ma questo trapasso appartiene a tutti: il bambino si lascia andare al canto, senza avvedersi ancora che il tempo lo tiene prigioniero e che in realtà egli si sta già avviando verso la morte: &#8220;Verde e morente mi trattenne il tempo,/ benché cantassi nelle mie catene come il mare&#8221;. Il poeta vive per ricordare e testimoniare questo.<br />
Il giardino della memoria è un giardino ritrovato, come possiamo leggere anche in diverse pagine proustiane, è un giardino non reale, l’unico giardino possibile, che non delude mai, mentre lo si ricorda.<br />
Il tradimento del giardino infantile è un tradimento annunciato. Però quell’angolo particolare fatto di istanti dolci di abbandono e ricerca, costituisce per Thomas l’appiglio salvifico, nella discontinuità della vita, di una riappacificazione con il passato nel ciclo perenne delle vite e delle morti. Aspetto, quest’ultimo, presente con risvolti differenti nell’opera di Hesse.</p>
<p align="center"> </p>
<p><strong>Il giardino del giardiniere</strong></p>
<p>Sembra ovvio dire che il giardino è del giardiniere, ma non lo è. Si è visto come Leopardi e Thomas attestino rispettivamente l’inutilità o l’impossibilità, se non per un brevissimo tratto della vita, del giardino reale, concreto, da vivere e da lavorare.<br />
Qualcuno però ha creduto nel giardino fino al termine della sua vita. E questo qualcuno è il poeta e scrittore Hermann Hesse, il quale sin dal 1907 ha posseduto e coltivato un giardino pur stabilendosi in luoghi diversi.</p>
<p>Già nel 1908 egli scrive con particolare acutezza:</p>
<blockquote><p>&#8220;Nel giardinaggio c’è qualcosa di simile alla presunzione e al piacere della creazione: si può plasmare un pezzetto di terra come si vuole [...] Si può trasformare una piccola aiuola, un paio di metri quadrati di nuda terra, in un mare di colori, in una delizia per gli occhi , in un angolo di paradiso. Ma tutto questo ha dei limiti precisi. Alla fine, nonostante desideri e fantasie, occorre volere solo quello che la natura vuole lasciando che sia lei a disporre e provvedere. La natura è irriducibile. Talvolta si fa lusingare, pare che si lasci raggirare, ma poi fa valere con tanto più rigore i propri diritti. [...] l’intero e semplice ciclo vitale, che tanto preoccupa gli uomini e che tutte le religioni interpretano con venerazione, si compie inequivocabilmente, veloce e in silenzio, in ogni piccolo giardino. Non c’è estate che non si nutra della morte di quella precedente. E non c’è pianta che non ridiventi terra, coma dalla terra era diventata pianta. Nell’allegra attesa primaverile semino nel mio piccolo giardino fagioli e insalata, resede e nasturzi, che poi concimo con i resti dei loro predecessori; intanto penso a questi ultimi e alle generazioni che verranno.<br />
Come tutti, considero questo ben ordinato ciclo vitale un fatto ovvio e, in fondo, intrinsecamente bello. Solo di tanto in tanto, mentre semino e raccolgo, mi passa per la mente quanto sia strano che fra tutte le creature esistenti sulla terra solo noi uomini abbiamo da ridire sul corso degli eventi e, non contenti dell’immortalità di tutte le cose, ne vogliamo per noi una personale, propria, particolare&#8221;.</p></blockquote>
<p>E’ sostanzialmente un rovesciamento della posizione leopardiana.</p>
<p>Anche nelle poesie questa “filosofia di vita” legata al giardino si fa evidente.</p>
<blockquote><p>Natura Madre</p>
<p>Foglia su foglia piove<br />
l’albero della vita.<br />
O colorato mondo,<br />
come sazi e affatichi<br />
il nostro cuore, come<br />
lo sazi e inebri!<br />
Ciò ch’oggi è fuoco vivo<br />
domani sarà spento.<br />
Presto sopra il mio tumulo<br />
bruno stormirà il vento;<br />
si curverà la Madre<br />
sul suo piccolo figlio.<br />
Ch’io riveda i suoi occhi,<br />
che sono la mia stella.<br />
Ogni altra cosa passa,<br />
alla morte s’affretta;<br />
solo l’eterna Madre<br />
sta, da cui noi venimmo.<br />
Il suo dito lievissimo<br />
scrive nell’aria labile<br />
il nostro nome.</p></blockquote>
<p>Non mancano poi, come nella poesia che segue, analogie con il tema della memoria di <em>Colle delle felci</em>.</p>
<blockquote><p>Giardino d’infanzia</p>
<p>La mia infanzia era un giardino<br />
d’argentee fonti nei prati zampillanti,<br />
alberi antichi spegnevano l’ardore dei miei sogni<br />
nel freddo di favolose ombre turchine.</p>
<p>Ormai erro assetato lungo riarse strade<br />
e giace rattrappita la mia terra d’infanzia,<br />
lungo le mura il riposo delle rose<br />
beffardo accenna a questa mia erranza.</p>
<p>E intanto a me remoto canta, in lontananza,<br />
l’ondeggiar di cime del mio freddo giardino,<br />
come risuona più bello di una volta<br />
se il mio ascolto è più intimo e segreto.</p></blockquote>
<p>Ma Hesse afferra limpidamente il senso di un destino che affratella umani e altre forme di vita.</p>
<blockquote><p>Anche i fiori</p>
<p>Anche i fiori patiscono la morte,<br />
perfino loro che non hanno colpe.<br />
Tale è la nostra pura essenza<br />
e solo dolore soffre,<br />
dove di sé non ha coscienza.<br />
Ciò che chiamiamo colpa<br />
lo riassorbe il sole,<br />
e viene a noi dai puri calici dei fiori<br />
come profumo e sguardo tenero d’infanzia.</p>
<p>E come muoiono i fiori<br />
anche per noi la morte<br />
è solo redenzione,<br />
rinascita soltanto.</p></blockquote>
<p>Anche questa poesia, sia pur indirettamente, è una risposta alla posizione leopardiana. Non diversamente dal poeta recanatese, Hesse sa benissimo che l’essenza dell’uomo è il dolore e che il dolore coinvolge anche gli altri abitatori del mondo naturale (anche i fiori che non hanno colpe). Tuttavia, tutti, uomini e altre forme viventi, proprio perché appartenenti alla terra, al suo ciclo di nascite e morti, devono “comprendere” che la vita ha bisogno della morte e la morte ha bisogno della vita.<br />
Il contratto dell’esistenza prevede che la vita abbia bisogno della morte per proseguire il suo cammino.</p>
<p>Questi aspetti vengono ulteriormente espressi nel testo seguente.</p>
<blockquote><p><em>Pagina di diario</em></p>
<p><em>Sul pendio dietro la casa<br />
oggi ho scavato tra radici e pietre<br />
una buca assai profonda,<br />
da essa ho tolto tutti i assi<br />
ed ho portato via la fragile terra delicata.<br />
Poi in ginocchio per un’ora nel vecchio bosco<br />
ho estratto qua e là con la paletta e con le mani<br />
dagli ammuffiti ceppi del castagno<br />
quel nero, fradicio terriccio<br />
che sa di caldi funghi profumati,<br />
due pesanti bacinelle piene, l’ho portato laggiù<br />
e ho piantato nella buca un albero,<br />
piano l’ho circondato di schiumosa terra,<br />
adagio ho versato acqua scaldata al sole<br />
ho rinfrescato e lavato la tenera radice.</em></p>
<p><em>Ora cresce, giovane e fresco, e crescerà<br />
anche se noi scompariremo e dei nostri giorni<br />
la rumorosa grandezza e l’infinità miseria<br />
saranno dimenticate e la loro folle angoscia.<br />
Lo piegherà la tempesta. Il vento lo scompiglierà,<br />
il sole gli sorriderà, lo stringerà l’umida neve,<br />
l’abiteranno il lucherino e il picchio,<br />
ai suoi piedi scaverà il riccio silenzioso.<br />
E qualunque cosa abbia subito, patito, sofferto<br />
nel corso degli anni, l’animale incostante,<br />
malattia, guarigione, il vento e il sole amico,<br />
per lui i giorni trascorreranno nel canto<br />
di fronde che stormiscono, cullato<br />
dal caro gesto delle sue dolci cime,<br />
nel tenero alito soave del succo resinoso<br />
che bagna i suoi fiori addormentati,<br />
nel gioco eterno di ombre e di luci<br />
che gioca felice con se stesso.</em></p></blockquote>
<p>La ginestra leopardiana, che sparge il suo profumo, indifesa, carica di suprema dignità, sovrastata dal <em>formidabil monte sterminator Vesevo</em>, è qui sostituita dal giardiniere intento a seminare, a piantare un albero che gli sopravviverà, che subirà i maltrattamenti che la natura gli riserverà, ma che pure godrà delle gioie e delle dolcezze che la natura gli ha assegnato.</p>
<p>In Hesse c’è un netto recupero del rapporto organico e fondativo dell’uomo con la Terra, di un senso dell’umano aperto al terrestre e allo spirituale.<br />
Hesse ritiene che natura e sapienza umana si possano incontrare: la Terra/Natura ha bisogno di essere compresa per dare il meglio di sé e a sua volta educarci.<br />
Il giardiniere &#8211; l’uomo saggio &#8211; sa ordinarne le prerogative e le bellezze senza violenza distruttiva; la fa fiorire dove, da sola, non potrebbe generare. La sua cura deve essere simile a quella di una levatrice che accudisce e sostiene i piccoli.<br />
Solo in questo modo la Terra, la Grande Madre, dea eternamente inquieta ed enigmatica, può diventare creatura splendida, anche se di quando in quando mostra il suo volto spaventoso dal quale fuggire.<br />
I giardini nati dalla Terra, da Gaia, sono dunque i figli dei loro giardinieri.<br />
Più precisamente, sono gli <em>aloe</em>, ossia i luoghi resi fertili, spazi che si fanno <em>kepos</em> (grembo) non trovato per caso ma voluto dall’uomo, che armonizza il suo spirito con quello della natura.<br />
Il giardino si fa luogo, ma anche modo d’essere: l’uno e l’altro aspetto sono inseparabili.<br />
Questo manufatto di terra, alberi, fiori, sentieri, diventa l’occasione per interrogare il nostro rapporto con i luoghi, con le cose, con gli altri viventi: ci sta davanti come domanda, ricerca e forse risposta al nostro errare nel mondo.<br />
Ecco perché creare un giardino, lavorarlo con cura e sostarci diventa necessario.</p>
<p align="center"> </p>
<p>______________________________</p>
<p>Tratto da <a href="http://www.ilfoglioclandestino.it/">Il Foglio Clandestino</a> &#8211; n. 66/67 – III/2008 nuova serie.</p>
<p><a href="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/10/foglioclandestino-66-67.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-17590" title="foglioclandestino-66-67" src="http://rebstein.wordpress.com/files/2009/10/foglioclandestino-66-67.jpg" alt="foglioclandestino-66-67" width="200" height="323" /></a></p>
<p>______________________________</p>
<p align="center"> </p>
<p align="center"><strong>***</strong></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Paranoico vittima di allucinazioni visive]]></title>
<link>http://galliolus.wordpress.com/2009/10/20/paranoico-vittima-di-allucinazioni-visive/</link>
<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:38:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>Galliolus</dc:creator>
<guid>http://galliolus.wordpress.com/2009/10/20/paranoico-vittima-di-allucinazioni-visive/</guid>
<description><![CDATA[Molti anni fa il Giro d&#8217;Italia fece tappa a Recanati; qualche buontempone mise in palio un pre]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Molti anni fa il Giro d&#8217;Italia fece tappa a Recanati; qualche buontempone mise in palio un premio per il giornalista che fosse riuscito a scrivere il suo articolo senza citare Giacomo Leopardi, né alcuna delle sue opere. Il premio non fu assegnato.</p>
<p>A margine del <a href="http://www.romacinemafest.it/romacinemafest/home.php?lang=it"><em>Festival Internazionale del Film di Roma</em></a>, propongo di istituire analogo premio a chi riuscirà a scrivere un articolo su <a href="http://www.cinematografo.it/bancadati/consultazione/biografia_2009.jsp?id_anagrafica=47926">Terry Gilliam</a> senza usare l&#8217;aggettivo <q>visionario</q>.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Un infinito (di noia) per Luca Napolitano]]></title>
<link>http://perricominciare.wordpress.com/2009/10/17/un-infinito-di-noia-per-luca-napolitano/</link>
<pubDate>Sat, 17 Oct 2009 15:51:09 +0000</pubDate>
<dc:creator>perricominciare</dc:creator>
<guid>http://perricominciare.wordpress.com/2009/10/17/un-infinito-di-noia-per-luca-napolitano/</guid>
<description><![CDATA[Il nuovo, imbarazzante single di Luca Napolitano, dal titolo leopardiano &#8220;L&#8217;infinito]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><span style='text-align:center; display: block;'><object width='425' height='350'><param name='movie' value='http://www.youtube.com/v/q9o8jIuaHbk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' /><param name='allowfullscreen' value='true' /><param name='wmode' value='transparent' /><embed src='http://www.youtube.com/v/q9o8jIuaHbk&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;hd=0' type='application/x-shockwave-flash' allowfullscreen='true' width='425' height='350' wmode='transparent'></embed></object></span></p>
<p>Il nuovo, imbarazzante <em>single</em> di Luca Napolitano, dal titolo leopardiano &#8220;L&#8217;infinito&#8221;, è stato pubblicato da qualche giorno e naturalmente strombazzato ai quattro venti come fosse un capolavoro, mentre in realtà è forse tra le cose peggiori da lui mai cantate.</p>
<p>La storia che si intuisce da questi versi è quella di un ragazzo allo sbando: è notte e sta pensando al suo passato di delusioni e tradimenti; si augura che il domani gli riservi qualcosa di meglio e quindi rinuncia, per così dire, &#8220;all&#8217;infinito&#8221;, anche se non è ben chiaro, visto che il testo si contraddice in almeno due punti, tanto che non si capisce quale sia la sua escogitazione per stare meglio.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Che cosa sia questa agitazione, non è dato comprenderlo, vista l&#8217;assoluta imprecisione di tutto il tessuto narrativo: l&#8217;impressione è che si stia facendo il verso a &#8220;Certe notti&#8221; di Ligabue, là dove Napolitano canta: &#8220;Ma questa notte è solo mia&#8221; e dunque, come nel modello, sembrerebbe che il protagonista stia fuggendo da casa. Poi, improvvisamente, si dice che il protagonista ha gli occhi chiusi: dunque non è su un&#8217;auto, altrimenti andrebbe a sbattere (&#8220;Chiudo gli occhi spesso ormai&#8221;). E allora? Dove starà, come dice con imperdibili versi, a &#8220;fuggire l&#8217;inquietudine&#8221;? Mah, mistero fitto.</p>
<p>Ma non basta: la storia è talmente imbastita male, che sembra proprio che non si sappia che cosa si sta cantando, come se non fosse chiaro neppure a chi ha scritto questa canzone che cosa tutte queste parole mal scelte stiano a significare davvero. Per cui, se all&#8217;inizio i giorni sono &#8220;spenti qui in replay&#8221; (chissà, tra l&#8217;altro, cosa c&#8217;entra quel &#8220;qui&#8221; in questo primo verso&#8230; è talmente inelegante che sembra finito lì per caso, per squisitissime ragioni metriche) &#8211; e l&#8217;espressione vuole forse fare il verso a qualche canzone di dalessiana memoria -, alla fine ci si rammarica che il presente &#8220;non ritorna mai&#8221;. Per cui, se all&#8217;inizio chi scrive si augura di lasciar perdere &#8220;l&#8217;infinito&#8221;, poi a metà canzone si scopre che ciò che si stava inseguendo era &#8220;il tempo andato&#8221;, che per sua definizione è proprio finito &#8211; ahimé, il futuro no, che invece ci sta ad attendere. E poi, verso il finale, che già è di per conto suo abbastanza assurdo, si aggiunge, con contraddizione evidente: &#8220;Mi libero nell&#8217;infinito&#8221;.</p>
<p>E, mio caro Luca, deciditi un po&#8217;: o lo lasci perdere o ti ci butti dentro. O almeno ci spieghi come mai dieci secondi prima te ne vuoi liberare e dieci secondi dopo invece te ne sei innamorato, manco fosse Alicietta bella.</p>
<p>Qui sta proprio la pochezza dello stile &#8220;napolitano&#8221;, sempre che si possa dire che esiste uno stile con questo nome: non c&#8217;è un&#8217;idea che sia una, sulla quale costruire il pezzo. Non c&#8217;è una linea di pensiero coerente, ma una accozzaglia di inutili parole, spesso sistemate alla bell&#8217;e meglio, neppure incollate l&#8217;una all&#8217;altra, ma organizzate così come viene. E va bene che una canzone dura tre minuti e non è la &#8220;Divina Commedia&#8221;: però, se si aspira ad essere cantautori, bisogna trovare un modo, anche banale, per tenere insieme i versi e non buttarli lì, come vengono, senza che abbiano un reale significato.</p>
<p>Non si può far rimare, visto che altro non si sa fare, &#8220;ormai&#8221; con &#8220;mai&#8221;, come succede nella prima strofa (&#8220;Giorni spenti qui in replay, / uno dopo l&#8217;altro ormai. / Ma quale senso abbiamo noi? / Non lo capiremo mai&#8221;), dove la domanda è di una retoricità senza senso nel contesto, visto che la canzone è partita appena da due secondi e già s&#8217;interroga sui grandi dubbi dell&#8217;uomo (e sempre tacendo dell&#8217;orrendo &#8220;qui&#8221;, aggiunto così, perché altrimenti il verso non veniva).</p>
<p>Ma il meglio (si fa per dire) arriva con la seconda strofa: &#8220;Chiudo gli occhi spesso ormai.  / Piango dentro i sogni miei. / Cosi stanotte qui con me / fuggo l&#8217;inquietudine&#8221;. Glissiamo sulla chiusa metricamente fastidiosa, per cui si deve recitare &#8220;l&#8217;inquietudinéééé&#8221;. Ma il resto che senso avrà mai? Sono tutta una serie di brevi frasi, destrutturate, senza un collegamento che sia uno. E il primo verso? L&#8217;ironia tragica e involontaria per cui &#8220;chiudere gli occhi&#8221; si dice per &#8220;morire&#8221; fa sorridere, per il fatto che Napolitano sostiene di farlo &#8220;spesso ormai&#8221;.</p>
<p>Che diamine di rapporto logico ci sia poi tra il piangere &#8220;dentro i sogni miei&#8221; e il fuggire l&#8217;inquietudine &#8220;stanotte qui con me&#8221; (e di nuovo esce fuori la parolina magica, con la quale raggiungere il numero di sillabe desiderato, perché altrimenti modificare il resto sembrava troppo complicato), è un altro mistero gaudioso: o piangi o cerchi la tranquillità. Oppure puoi fare entrambe le cose, ma allora segnali da qualche parte l&#8217;antitesi (tipo con un &#8220;ma&#8221;, anche se sinceramente cosa sia passato in testa ad Amati, con cui, d&#8217;altra parte, Napolitano sembra aver collaborato, mentre scriveva queste assurdità, non lo potrebbe intuire nemmeno un bravo psicologo).</p>
<p>Ma non basta: &#8220;Non guardo giù/ e cammino dritto sul passato&#8221; è la nuova simpatica dichiarazione. E allora ci sorge un dubbio: quando mai Napolitano ha detto che stava a volare? Forse che è in aereo? oppure su un <em>hovercraft</em>? O su un deltaplano, magari con Alicietta sua, che è tanto atletica? Oppure, chissà mai, è finito sul Vesuvio e nemmeno ce l&#8217;ha detto, perché vuol provare a fare l&#8217;Empedocle napoletano? Il momento migliore è, d&#8217;altra parte, nel successivo &#8220;cammino dritto sul passato&#8221;, che significherà, che ne sappiamo?, che Luca non fa nessuna deviazione, quando pensa al suo preterito? Oppure che ha comprato un <em>bulldozer</em> e vuole asfaltarci tutti quanti?</p>
<p>Un tempo era Leopardi a scrivere &#8220;L&#8217;infinito&#8221;, descrivendo la sua insoddisfazione per l&#8217;angusto mondo in cui era costretto a vivere e il desiderio di superare i limiti di un&#8217;esistenza bloccata per inseguire i sogni di un giovane ribelle e scanzonato. Ora, invece, &#8220;L&#8217;infinito&#8221; diventa il titolo di una presa in giro, di una canzone lunatica, senza progetto e senza logica, di un pezzo inutile e sconsiderato, nel quale ogni parola sembra scelta così, giusto per riempire uno spazio vuoto.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Lo sguardo oltre il colle – Confine tra giornalismo e scrittura creativa]]></title>
<link>http://morenafanti.wordpress.com/2009/10/16/lo-sguardo-oltre-il-colle-%e2%80%93-confine-tra-giornalismo-e-scrittura-creativa/</link>
<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 15:22:37 +0000</pubDate>
<dc:creator>morenafanti</dc:creator>
<guid>http://morenafanti.wordpress.com/2009/10/16/lo-sguardo-oltre-il-colle-%e2%80%93-confine-tra-giornalismo-e-scrittura-creativa/</guid>
<description><![CDATA[(Cantico dei Cantici di Marc Chagall)  *** Con lo sguardo puntato verso l’orizzonte gli occhi si fer]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://morenafanti.wordpress.com/files/2009/10/cantico-dei-cantici-marc-chagall-1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1829" title="cantico dei cantici marc chagall-1" src="http://morenafanti.wordpress.com/files/2009/10/cantico-dei-cantici-marc-chagall-1.jpg?w=300" alt="cantico dei cantici marc chagall-1" width="300" height="255" /></a></p>
<p><em>(Cantico dei Cantici di Marc Chagall)</em></p>
<p style="text-align:center;"> ***</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>C</strong>on lo sguardo puntato verso l’orizzonte gli occhi si fermano su quella sottile, e invisibile, linea che divide il reale dall’irreale. L’invisibile, come ha indicato Giacomo Leopardi con i suoi versi, richiede una vista interiore che è possibile usare solo se l’occhio [vista esteriore] incontra un ostacolo sul suo cammino.</p>
<p style="text-align:justify;"><em>Sempre caro mi fu quest’ermo colle,<br />
E questa siepe, che da tanta parte<br />
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Abbiamo quindi bisogno di un ostacolo, di un punto dove fare sostare l’occhio; in questo punto potremo lasciare libera quella vista interiore che ci permetterà di vedere l’invisibile.<br />
Chi ci può indicare dove posare lo sguardo dell’anima?<!--more--><br />
Ogni artista e ogni forma d’arte può rispondere a questa domanda.<br />
La prima forma d’arte a cui pensiamo, la più visiva, è la pittura. Quale espressione artistica meglio della pittura ci fornisce indicazioni visibili, apprezzabili, misurabili con gli occhi?<br />
Marc Chagall, il grande pittore-poeta, ha detto: &#8221; Tutto il nostro mondo interiore è realtà, forse anche più reale del mondo apparente&#8221;. Le sue tele, rappresentazione-visione della sua anima, così ricche di simboli e di personaggi fantastici, ci dimostrano che il mondo invisibile può diventare visibile grazie alla magia dei colori che cantano e danzano in assoluta libertà.<br />
L’altra espressione artistica che sa puntare lo sguardo &#8220;oltre&#8221;, è la poesia, come ci ha dichiarato Leopardi mostrandoci quell’infinito nascosto dalla siepe.<br />
Ma vogliamo andare oltre e approfondire l’argomento &#8220;scrittura&#8221;: le parole sulla pagina formano quel colle oltre cui guardare. Le parole, le frasi, i paragrafi si uniscono e formano la parte visibile, il nero su bianco verso cui tendiamo. Ma è quella la direzione giusta verso cui posare lo sguardo? O non è forse il resto, il non detto, la parte importante della comunicazione?<br />
La scrittura ha tante forme e tanti modi in cui esprimersi. Ci trasferiamo nella dimensione più concreta e razionale, quella giornalistica, e in contrapposizione esploriamo la scrittura di fiction, la scrittura dei romanzi, delle storie ‘inventate’ che ci piacciono tanto.<br />
Ho chiesto il parere di alcuni giornalisti-scrittori; persone che, quindi, hanno conoscenza dei due mezzi e sono scrittori su due piani che si intersecano e si compenetrano inventando nuove figure geometriche della comunicazione.<br />
Quando si scrive si ‘disegna’ un quadro: le parole contengono colori e forme e gli intrecci che si creano formano una trama di segni. Associare la scrittura alla pittura non è così strano. [...]</p>
<p style="text-align:justify;">continua sulla <strong>Rivista di Viadellebelledonne  </strong><a href="http://nuke.viadellebelledonne.it/Default.aspx?tabid=214"><strong>qui</strong></a></p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">* L&#8217;articolo è stato pubblicato sulla Rivista Viadellebelledonne n.4 [nella colonna di destra trovate tutti i link alla rivista e anche i link ai pdf da scaricare]. Oggi è stato riproposto <a href="http://viadellebelledonne.wordpress.com" target="_blank">sul blog</a> (nella rivista non sono possibili i commenti e nel blog c&#8217;è possibilità di discussione). Perciò lo propongo anche qui.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[the rain is like an orchestra to me]]></title>
<link>http://lafilledepoche.wordpress.com/2009/10/13/the-rain-is-like-an-orchestra-to-me/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 16:12:41 +0000</pubDate>
<dc:creator>lafilledepoche</dc:creator>
<guid>http://lafilledepoche.wordpress.com/2009/10/13/the-rain-is-like-an-orchestra-to-me/</guid>
<description><![CDATA[alla fille de poche piacciono le sensazioni forti. la fille de poche sa amare e odiare. spesso lei a]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="width:453px;margin:.5px;padding:1px;" valign="middle">
<p style="font:12px Verdana;margin:0;">alla fille de poche piacciono le <strong><span style="color:#008000;">sensazioni forti</span></strong>. la fille de poche sa amare e odiare. spesso lei ama e odia allo stesso tempo. amo e odio questa vita. posso amare e odiare una canzone, un paio di scarpe, e posso dire di aver amato e odiato ogni <span style="color:#808000;">tenente pinson</span> che si è avvicinato al mio muscolo involontario striato. la fille de poche ama e odia il meteo. la prima cosa che faccio al mattino è vedere che tempo fa, non perché mi faccia influenzare dal tempo, ma certo se il sole non spunta cado &#8211; come tutti &#8211; in depressione. bene, conclusa la premessa, la fille de poche ama e odia la pioggia. posso dire con sicurezza che l&#8217;amo e la odio allo stesso tempo con lo stesso vigore emozional-emotivo. bene, la fille de poche ama l&#8217;odore della pioggia appena caduta sull&#8217;erba, sulla spiaggia, sull&#8217;asfalto&#8230;amo quella quiete dopo la tempesta di leopardiana memoria impreziosita da quel profumo che per il mio olfatto è paragonabile a una valanga di tuberosa, a chanel n°5, a un culetto di un bambino&#8230;amo il profumo della pioggia. ma allo stesso tempo odio la pioggia, questo fenomeno atmosferico portatore sano di pozzanghere, di orde di pakistani che vendono i loro ombrelli, di gente che il suo ombrello ce l&#8217;ha e ti strattona, giappostronzi ululanti nascosti sotto le loro buste di plastica &#8211; ma non lo sanno che si può soffocare? -, e poi, quell&#8217;idiota favazza pallone gonfiato di un d&#8217;annunzio roma &#8211; e tutte le città &#8211; diventa orribile sotto la pioggia. per non parlare dei jeans inzuppati come un mocio vileda che ti fanno diventare tutte le mutande blu&#8230;ma amo questa pioggia. la amo perché mi piace da lei essere bagnata - anche se dimentico gli effetti devastanti di quest&#8217;ultima sui miei capelli, quelle orride ondine effetto 60&#8217;s -, la amo perché TUTTI amano le pozzanghere, e c&#8217;è chi come la fille de poche ama affondare il suo piedino &#8211; fiore di loto nella fangosa pozzanghera, la amo perché ogni fottuta canzone dedicata a lei c&#8217;entra con l&#8217;amore, e l&#8217;adoro perché purifica l&#8217;aria e l&#8217;anima. già, la pioggia come il &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Panta_rei" target="_blank">panta rei</a>&#8221; di eraclitiana memoria, fa scorrere tutto via: angherie, rabbia, tristezza &#8211; le lacrime non sono poi altro che gocce di pioggia che scivolano sul nostro viso? -. tutto scorre, tutto passerà, e dopo la pioggia, ci sarà di nuovo la quiete. forse della pioggia la cosa che amo di più è il suo effetto lenitivo. è certo, <em>the rain is like an orchestra to me</em></p>
<p style="font:12px 'Times New Roman';margin:0;">
<p style="font:12px Verdana;margin:0;">una poesia (oddio anche LA poesia) e una canzone  che ben rappresentano il mio dualismo interiore per la pioggia</p>
<p style="font:12px 'Times New Roman';margin:0;">
<blockquote>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;">&#8220;<em>Passata è la tempesta:</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>odo augelli far festa, e la gallina,</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>tornata in su la via,</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>che ripete il suo verso. Ecco il sereno</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>rompe là da ponente, alla montagna; </em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>sgombrasi la campagna,</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>e chiaro nella valle il fiume appare.</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Ogni cor si rallegra, in ogni lato</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>risorge il romorio</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>torna il lavoro usato. </em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>L&#8217;artigiano a mirar l&#8217;umido cielo,</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>con l&#8217;opra in man, cantando,</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>fassi in su l&#8217;uscio; a prova</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>vien fuor la femminetta a còr dell&#8217;acqua</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>della novella piova; </em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>e l&#8217;erbaiuol rinnova</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>di sentiero in sentiero</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>il grido giornaliero.</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Ecco il Sol che ritorna, ecco sorride</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>per li poggi e le ville. Apre i balconi, </em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>apre terrazzi e logge la famiglia:</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>e dalla via corrente, odi lontano</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>tintinnio di sonagli; il carro stride</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>del passegger che il suo cammin ripiglia</em>&#8220;<em>.</em></p>
</blockquote>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;">Giacomo Leopardi &#8211; <em>La quiete dopo la tempesta</em></p>
<p style="font:12px 'Times New Roman';margin:0;">
<blockquote>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;">&#8220;<em>Here comes the rain again</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Falling on my head like a memory</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Falling on my head like a new emotion</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>I want to walk in the open wind</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>I want to talk like lovers do</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>I want to dive into your ocean</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Is it raining with you</em></p>
<p style="font:12px Verdana;min-height:15px;margin:0;"><em> </em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>So baby talk to me</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Like lovers do</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Walk with me</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Like lovers do</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Talk to me</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Like lovers do</em></p>
<p style="font:12px Verdana;min-height:15px;margin:0;"><em> </em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Here comes the rain again</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Raining in my head like a tragedy</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Tearing me apart like a new emotion</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Oooooh</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>I want to breathe in the open wind</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>I want to kiss like lovers do</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>I want to dive into your ocean</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Is it raining with you</em></p>
<p style="font:12px Verdana;min-height:15px;margin:0;"><em> </em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>So baby talk to me</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Like lovers do</em></p>
<p style="font:12px Verdana;min-height:15px;margin:0;"><em> </em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Here comes the rain again</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Falling on my head like a memory</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Falling on my head like a new emotion</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>(here it comes again, here it comes again)</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>I want to walk in the open wind</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>I want to talk like lovers do</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>I want dive into your ocean</em></p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;"><em>Is it raining with you</em>&#8220;</p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;">
</blockquote>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;">The Eurhytmics &#8211; Here comes the rain</p>
<p style="font:12px Verdana;margin:0;">
<p style="font:12px Verdana;margin:0;">
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 510px"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3317/3500130796_e534c815ac.jpg" alt="THE kiss" width="500" height="500" /><p class="wp-caption-text">THE kiss</p></div>
<p style="line-height:15px;font:12px Verdana;margin:0 0 9px;">Bisoux,</p>
<p style="line-height:15px;font:12px Verdana;margin:0 0 9px;">la fille de poche</p>
<p style="line-height:15px;font:12px Verdana;margin:0 0 9px;">(<a href="http://askforzazie.blog.excite.it/permalink/365879" target="_blank">originally posted</a> on: 30/12/05 &#8211; modified on: 13/10/09)</p>
</td>
<td style="border:1px 1px 1px 1px solid #cbcbcb #cbcbcb #cbcbcb #cbcbcb;padding:0 5px;" valign="middle"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Il federale (1961)]]></title>
<link>http://suonalancorasam.wordpress.com/2009/10/13/il-federale-1961/</link>
<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 06:50:03 +0000</pubDate>
<dc:creator>antoniofalcone</dc:creator>
<guid>http://suonalancorasam.wordpress.com/2009/10/13/il-federale-1961/</guid>
<description><![CDATA[Luciano Salce, chi era costui? A venti anni dalla sua scomparsa, sul poliedrico regista e attore, da]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://suonalancorasam.wordpress.com/files/2009/10/il_federale1.jpg"><img src="http://suonalancorasam.wordpress.com/files/2009/10/il_federale1.jpg" alt="Il_Federale" title="Il_Federale" width="350" height="488" class="alignnone size-full wp-image-230" /></a><br />
Luciano Salce, chi era costui? A venti anni dalla sua scomparsa, sul poliedrico regista e attore, dall&#8217;aria elegantemente distaccata, attivo in ogni settore dello spettacolo, radio e televisione comprese, è sceso il silenzio.<br />
La sua vasta produzione, pur discontinua e a volte modesta nei risultati, meriterebbe di essere presa in considerazione distaccandosi dai pregiudizi espressi all&#8217;epoca, dando risalto alla sua grande abilità nella direzione degli attori, ai quali sapeva attribuire il giusto spazio, permettendogli di esprimersi al meglio delle loro possibilità interpretative, nonché all&#8217;innato gusto per la satira sociale, con un sarcasmo dai toni amari e uno sguardo disilluso sulla decadenza morale del nostro paese in un arco temporale che va dagli anni sessanta agli anni ottanta.<br />
Il suo debutto cinematografico avviene in Brasile, dove si era trasferito nel 1950:per la casa di produzione Vera Cruz dirige, nel &#8216;53, la commedia <em>Una pulga na balanca </em>e il dramma <em>Floradas na serra</em>; tornato in Italia, dirige <em>Le pillole di Ercole</em>(1960); il successivo <em>Il federale</em>, sceneggiato da Castellano e Pipolo, e dallo stesso Salce, è uno dei suoi film più belli e ha il merito di consacrare Ugo Tognazzi come attore completo, capace di sfumature ironiche e drammatiche, allontanandolo definitivamente dai soliti ruoli in asfittici filmetti girati alla buona,sfruttando la sua popolarità televisiva.<br />
“Buca&#8230;buca con acqua&#8230;”, il graduato delle brigate nere Primo Arcovazzi (Tognazzi)in sella al suo sidecar segnala al professore Bonafè(George Wilson) che gli sta a fianco tutte le asperità della strada che stanno percorrendo per giungere a Roma:la sua missione consiste nel consegnare alla milizia tedesca che occupa la città(siamo nel&#8217;44) il professore, che i partigiani hanno designato come futuro presidente del consiglio; se riuscirà nell&#8217;impresa sarà nominato federale; lungo il viaggio attraverso un&#8217;Italia squassata dalla guerra, tra imprevisti vari e cambio di mezzi, si delineano le loro psicologie, il milite fanatico ottusamente tronfio della sua idelogia e il professore ambiguo intellettuale che vorrebbe solo stare tranquillo a leggere l&#8217;amato Leopardi e che dispensa lezioni morali dall&#8217;alto della sua cultura; giunti alle porte di Roma, Primo si assegna la divisa da federale, acquistandola dalla vagabonda Lisa(Stefania Sandrelli), che aveva già incontrato lungo il cammino:la capitale è ora in mano degli Americani e solo l&#8217;intervento di Bonafè lo salva dal linciaggio che un gruppo di partigiani sta per mettere in atto.<br />
Accusato alla sua uscita di qualunquismo, il film,pur peccando a volte di un eccessivo macchiettismo, che da un punto di vista stilistico ne inficia l&#8217;unità, riesce,con sagace ironia, ad eliminare ogni retorica eroica delle parti coinvolte nel conflitto, delineando essenzialmente le figure di due  normali individui costretti a constatare la caducità di una presunta, reciproca, superiorità dei propri ideali dinanzi all&#8217;avanzare implacabile della Storia.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia]]></title>
<link>http://wilmoboraso.wordpress.com/2009/10/11/giacomo-leopardi-canto-notturno-di-un-pastore-errante-dell%e2%80%99asia/</link>
<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 20:38:21 +0000</pubDate>
<dc:creator>wilmo e franco boraso</dc:creator>
<guid>http://wilmoboraso.wordpress.com/2009/10/11/giacomo-leopardi-canto-notturno-di-un-pastore-errante-dell%e2%80%99asia/</guid>
<description><![CDATA[Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell&#8217;Asia Versi 1-38 Che fai tu, luna, ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell&#8217;Asia Versi 1-38 Che fai tu, luna, ]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Octobre! La fête de vos soirées!]]></title>
<link>http://cultenews.wordpress.com/2009/10/06/octobre1/</link>
<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 23:59:45 +0000</pubDate>
<dc:creator>m.a</dc:creator>
<guid>http://cultenews.wordpress.com/2009/10/06/octobre1/</guid>
<description><![CDATA[Le Off Votre correspondante Emma qui rit qui pleure aura rédigé cette CultEnews entre la terrasse de]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><h2 style="text-align:center;"><strong><span style="color:#800080;">Le Off</span></strong></h2>
<p><strong><span style="color:#800080;"><br />
</span></strong></p>
<p>Votre correspondante Emma qui rit qui pleure aura rédigé cette CultEnews entre la terrasse de la Cinémathèque les beaux jours, la BNF l&#8217;air d&#8217;un rien dans ses yeux maquillés par tant de beauté, quelques <a title="Café Titon" href="http://www.cafetiton.com/" target="_blank">cafés</a> presque berlinois, il y en a, et nombre de nuits blanches à l&#8217;eau minérale&#8230; La So Reel, qui ne simule jamais, danse la splendeur d&#8217;une rentrée comme elle n&#8217;en rêva même plus, sauf peut-être en Sixième&#8230; D&#8217;un coup d&#8217;ailes et quelques lettres de l&#8217;alphabet, la revoilà pour vous distraire avec une nouvelle édition. Comment ça, Emma est ivre  ? Mais non, elle est plus livre que jamais&#8230; Please feel free to enjoy and share, elle aime tellement ça, vous faire plaisir.</p>
<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#800080;">Les jolies contes-offerts de nos veilles</span></h2>
<p><span style="color:#800080;"><br />
</span></p>
<div id="attachment_87" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-87" title="French Courvoisier" src="http://cultenews.wordpress.com/files/2009/09/dinaraprofil1.jpg?w=300" alt="Un film de Valérie Mréjen et Bertrand Schefer - 2009" width="300" height="200" /><p class="wp-caption-text">French Courvoisier -Un film de Valérie Mréjen et Bertrand Schefer - 2009 - Avec l&#39;autorisation des auteurs</p></div>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#993366;">Boire, c&#8217;est la santé</span></strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong><span style="font-weight:normal;">C&#8217;est pudique, ça frappe fort, c&#8217;est CultEnews. <em>French Courvoisier</em>, le court-métrage de <a title="Valérie Mréjen - Arte" href="http://www.arte.tv/fr/cinema-fiction/Court-circuit/Emission_20du_20lundi_2030_20juin_202003/342944,CmC=342950.html" target="_blank">Valérie Mréjen</a> et <a title="L'Humanité - Le Zibaldone" href="http://www.humanite.fr/2003-12-11_Cultures_-Edition-Le-Zibaldone-de-Leopardi-enfin-traduit" target="_blank">Bertrand Schefer</a>, a impressionné la pigiste cinéma d&#8217;un jour, pas seulement parce que c&#8217;était joli de retrouver quelques abonnés, présents et souriants à la projection très réussie.  Emma avouera qu&#8217;elle supporte assez mal les &#8220;scènes de dîner&#8221; classiques du cinéma français, il est vrai qu&#8217;elle s&#8217;est dispensée depuis longtemps des &#8220;scènes au dîner&#8221; puisqu&#8217;elle mange seule, ou ne mange pas. Par un tour plus fort qu&#8217;un Armagnac hors d&#8217;âge, <em>French Courvoisier</em>, avec l&#8217;accent s&#8217;il-vous-plait, tord le cou au cliché de l&#8217;exercice de style et dissèque la frontière toujours délicate entre intime et <em>alter</em>, sans tomber dans les affres des autofictions et les écueils des confessions. Le film, pour le moment, n&#8217;est pas diffusé au grand public, et même si votre camériste myope, maniaque de la prise de note, en a relevé la dernière réplique si cinglante et si juste, elle ne gâchera rien de la surprise lucide, et dira simplement que c&#8217;est important de bien nettoyer ses lunettes, mais point trop non plus car ensuite la buée perle aux cils des autres. C&#8217;est cette buée que le film a saisi à l&#8217;instant de rendre larme.</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="font-weight:normal;">***</span></strong></p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;">
<div id="attachment_90" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.festival-automne.com"><img class="size-medium wp-image-90" title="resize_eve_photo1_Mario-del-Curto-2129_350-Source Festival d'Automne" src="http://cultenews.wordpress.com/files/2009/10/resize_eve_photo1_mario-del-curto-2129_350-source-festival-dautomne.jpg?w=300" alt="Heiner Goebbels - I Went to the House but I did not enter - Mario del Curto" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Heiner Goebbels - I Went to the House but I did not enter - Photo: Mario del Curto</p></div>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#993366;">Dans la maison d&#8217;Heiner</span></strong></p>
<p style="text-align:left;"><strong><span style="font-weight:normal;">Les Doctorantes l&#8217;attendaient avec une très grande impatience, et avaient bien raison.<em> I went to the house but I did not enter</em>, d&#8217;<a title="Heiner Goebbels" href="http://www.heinergoebbels.com/" target="_blank">Heiner Goebbels</a>, n&#8217;a pourtant vraiment pas fait l&#8217;unanimité du public &#8211; assez odieux, on aurait cru que la grippe A avait frappé les bronches, et encore moins de la critique qui en assaisonna méchamment un déjeuner, pas de nom, la pigiste n&#8217;est pas intime. Mettre en scène la chanson de la littérature, en des tableaux statiques où la vie s&#8217;insufflait par d&#8217;infimes déplacements, était certes un pari très risqué, mais deux Belles sensibles s&#8217;y sont laissées bercer sans un instant sombrer dans l&#8217;ennui. Oui, certes, l&#8217;ânonnement de T.S Elliott ou de Beckett tenait du murmure des Laudes, mais nos jarretelles adorent le détournement des transsubstantiations. La Réd&#8217;Chef, qui reconnaîtra parfois des émois indignes d&#8217;amour, y a bu très exactement ce qu&#8217;elle désire du bord des scènes, ce miracle de la consolation qui surgit dans la suspension apparente de l&#8217;action et du sens. C&#8217;est si rare, si sensuel, que ce calme.</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="font-weight:normal;">***</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#993366;">Le Si de la jalousie</span></strong></p>
<p style="text-align:center;"><em>&#8220;Wir, arme Leut&#8230;&#8221;</em></p>
<p style="text-align:left;">C&#8217;est si précieux, pour les snobs désargentées, d&#8217;aller à l&#8217;Opéra, qu&#8217;elles se donnent tout le mal possible pour rencontrer des exigences à la hauteur de leur fantasme, ça arrive. Par la grâce d&#8217;une rentrée qui se déroulait ailleurs, et de conseils amicaux très éclairés,votre correspondante réserva à la dernière minute et d&#8217;un énième découvert une place au poulailler. Mais la CultEnews, c&#8217;est un conte en mode majeur, alors la mélomane du sentiment se retrouva placée au parterre et en bonne compagnie. Au-delà de l&#8217;anecdote plaisante, le spectacle fut magnifique et les voix humides portèrent jusqu&#8217;aux fonds des rétines. La jalousie, c&#8217;est toujours une erreur, n&#8217;est-ce pas, et quand <a title="Wozzeck" href="http://mostlyopera.blogspot.com/2008/04/new-marthaler-wozzeck-in-paris-with.html" target="_blank">Christoph Marthaler</a> l&#8217;illustre, c&#8217;est un décor entier qui devient le poison, un pas-de-deux qui étreint le meurtre, tandis que les hurlements de corps de garde teignent les chemises de brun. Cruel, dit-elle, violent, soupire-t-elle, que cet avortement des illusions, <em>oui, ta mère est morte, et toi aussi, tu sais.</em> C&#8217;est pourtant exactement ça, l&#8217;art lyrique au sommet qui nous sied&#8230; Alors, c&#8217;est promis, nous offrirons un baiser sur la pelouse, à l&#8217;heure de l&#8217;entracte et des paniers pique-nique, à qui nous parrainera pour voyager à <a title="Festival de Glyndebourne" href="http://www.glyndebourne.com/" target="_blank">Glyndebourne</a> d&#8217;où nous vous écririons bien un conte halluciné.</p>
<p style="text-align:center;">***</p>
<div id="attachment_89" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-89" title="Sous le Volcan - traduction Jacques Darras - éditions Grasset" src="http://cultenews.wordpress.com/files/2009/10/033.jpg?w=300" alt="Avec deux L comme libre livre." width="300" height="225" /><p class="wp-caption-text">Avec deux L comme libre livre / Photo: Emma Reel.</p></div>
<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#993366;">El Oro de Malcolm</span></strong></p>
<p style="text-align:left;">Longtemps, presque cinq mois exactement, la SR en grève de zèle a écrit Malcolm avec un seul L, en oubliant qu&#8217;il en fallait deux pour voler. Quelques coups de règle sur le clavier plus tard, 2009 est encore, pour quelques mois qui se résumeront vite en semaines l&#8217;année du centenaire de la naissance du grand <a title="The Malcolm Lowry Foundation" href="http://malcolmlowry.blogspot.com/" target="_blank">Lowry</a>&#8230; il n&#8217;est donc pas trop tard pour une amende honorable&#8230; l&#8217;oubli, jamais, a chuchoté la Muse apprentie auteure à à la ponctuation qui la dressa. Il y eut deux colloques, l&#8217;un à <a href="http://www.abbaye-fontevraud.com/v3/doc/DP_Lowry.pdf" target="_blank">Fontevraud</a> en mode mondain, l&#8217;<a title="Colloque Lowry" href="http://faculty.arts.ubc.ca/mmota/lowry.htm" target="_blank">autre</a> à Vancouver en mode universitaire. Une biche recalée en licence a beaucoup appris, à cette occasion, auprès d&#8217;un grand américaniste lillois et le remercie d&#8217;un sourire, ne serait-ce que pour son étude titrée &#8220;Pathologies of Knowledge&#8221;, qu&#8217;elle aimerait beaucoup lire. Lowry, dans le vidéo-projecteur de Guy Cassiers qui dévoile ou masque le Mexique et son Consul, est peut-être une pathologie de l&#8217;aveu, cette caricature d&#8217;un savoir partagé par erreur et finalement vomi comme le mot tombé par trop plein d&#8217;une mâchoire sous l&#8217;effet de l&#8217;alcool. <em>Sous le Volcan</em>, descente en enfer pour une paix qui jamais jamais ne se trouve&#8230;</p>
<p style="text-align:center;"><em>&#8230;Bien Borracha, Emma.<br />
<span style="font-style:normal;"><br />
</span></em></p>
<h2 style="text-align:center;"><em><span style="font-style:normal;"><strong><span style="color:#800080;">A nous les contremarques</span></strong></span></em></h2>
<p style="text-align:center;"><span style="font-weight:normal;"><strong><span style="color:#993366;">Orhan Pamuk, Lecture, Odéon, le 5 octobre.</span></strong></span></p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;">Il faut bien avouer que la Renvoyée spéciale de tous les passe-droits cite cette soirée pour frimer. Car oui et sans comprendre pourquoi, elle y fut invitée, par <a href="http://www.gallimard.fr" target="_blank">Gallimard</a>, s&#8217;il-vous-plaît, ce qui laisse un espoir pour décrocher un entretien avec Monsieur K. <em>A priori</em> la guest list n&#8217;est pas venue de Laclavetine, bien descendu époque Triste Tristan, pas lu plus tard, alors qu&#8217;il a pourtant de bons <a title="Ballad of a Thin Man" href="http://www.youtube.com/watch?v=qp-ZqdwqDvw" target="_blank">goûts musicaux</a>. Ne gâchons pas notre joie, contrairement à quelques malheurs de la gratuité, le moment fut exquis, même si la littérature de Pamuk n&#8217;est pas tout-à-fait celle qui nous fera le plus frémir&#8230; quant à Fanny Ardant, on commentera d&#8217;une sobre indulgence que sa voix magnifique compense le port d&#8217;un crucifix assez voyant qui nous interrogea beaucoup. L&#8217;anormalienne excentrique a encore plus adoré le débat qui suivit, et les questions pertinentes, le mot est bien mérité et c&#8217;est trop rare, de la Chercheuse, CNRS tout de même, <a title="Université Libre de Bruxelles" href="http://www.ulb.ac.be/" target="_blank">ULB</a> aussi et Dieu sait s&#8217;ils sont doués, Madame <a href="http://www.crlv.org/swm/Page_chercheur.php?P1=1334" target="_blank">Sophie Basch</a> (beaucoup de ses conférences sont en ligne si vous suivez le lien). Brillant, efficace, rigoureux, intéressant, vingt-cinq fois &#8220;J&#8217;aime&#8221;&#8230;  quand les femmes savent y faire et pas que leurs ongles&#8230; c&#8217;est so CultEnews.</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight:normal;"><br />
</span></strong></p>
<h2 style="font-size:1.5em;text-align:center;"><em><span style="font-style:normal;"><strong><span style="color:#800080;">L&#8217;interlude classique de la quinzaine</span></strong></span></em></h2>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff00ff;">&#8220;Le moyen le plus sûr de cacher aux autres les limites de son savoir<br />
est de ne jamais les dépasser.&#8221;</span></p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ff00ff;">Giacomo Leopardi, Pensées, Editions </span><a title="Editions Allia" href="http://www.alliaeditions.com" target="_blank"><span style="color:#ff00ff;">Allia</span></a><span style="color:#ff00ff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;">
<div id="attachment_102" class="wp-caption aligncenter" style="width: 231px"><img class="size-medium wp-image-102" title="Georges de la Tour" src="http://cultenews.wordpress.com/files/2009/10/georges-de-la-tour.jpg?w=221" alt="Le Jeune Chanteur - 1640/1650" width="221" height="300" /><p class="wp-caption-text">Georges de la Tour - Le Jeune Chanteur - 1640/1650</p></div>
<h2 style="font-size:1.5em;text-align:center;"><em><span style="font-style:normal;"><strong><span style="color:#800080;">Brèves de trottoir</span></strong></span></em></h2>
<p style="text-align:center;"><em><span style="font-style:normal;"><strong><span style="color:#993366;">Agenda vite vu</span></strong></span></em></p>
<p><em><span style="font-style:normal;"><span style="color:#993366;"><span style="color:#000000;font-weight:normal;">C&#8217;est presque trop tard et donc encore temps, <em>La Douleur</em>, de Marguerite Duras, fait parler d&#8217;elle au coin de l&#8217;oreille par les plus douces bouches, pas très étonnant puisque c&#8217;est tout de même une mise en scène Chéreau Adoré et Thierry Thieû-Niang le complice. De jolies jambes, elles essaieront, y joueront les discrètes en fin de semaine. C&#8217;est au <a title="Théâtre de l'Atelier" href="http://www.theatre-atelier.com" target="_blank">théâtre de l&#8217;Atelier</a>, qu&#8217;on aime bien, c&#8217;est officiellement complet, on aime moins&#8230; mais si vous vous fiez à l&#8217;expérience des Kamikazes CultEnews, vous savez de longue date que se déplacer permet souvent de racheter un siège égaré, alors&#8230;</span></span></span></em></p>
<p>Très hautes recommandations, aussi, pour La Commission centrale de l&#8217;enfance, mise en scène de David Lescot. Comment ça, ce n&#8217;est plus joué? Mea maxima CultEnews, nous ne l&#8217;aurons pas vu, mais c&#8217;est repris en province.</p>
<p>Aucune excuse, en revanche, pour manquer <a title="Rachid Ouramdane" href="http://www.theatredegennevilliers.com/index.php/09spectacle/Rachid-Ouramdane-Des-temoins-ordinaires.html?Itemid=98" target="_blank">Des Témoins ordinaires</a>, la nouvelle création de <a title="Rachid Ouramdane" href="http://www.rachidouramdane.com/" target="_blank">Rachid Ouramdane</a>, à partir du 8 octobre au Théâtre de Gennevilliers, et d&#8217;ailleurs la Correspondante y sera. Ah bon, Gennevilliers, c&#8217;est loin? Mais non! Promis, pas besoin de prendre l&#8217;Eurostar ni son passeport: le passe Zone 2 suffit! C&#8217;est aussi un très beau théâtre, tout de même beaucoup plus près qu&#8217;Avignon, où les snobs Demoiselles se ruent si goulûment&#8230; Merci, au passage, au Philippe So Casse-Tête qui accompagne souvent la pigiste de ses mots doués et lucides, et a rappelé à la CultEnews cette programmation-là. Le beau plan CultEnews qui ne laisse personne en rade: le 27 octobre, une rencontre avec le chorégraphe est organisée au théâtre, c&#8217;est gratuit, c&#8217;est un atelier!</p>
<p>Et dans la série &#8220;Arrrrrggghhhh, j&#8217;voulais, j&#8217;ai oublié&#8221;, la clopeuse et jouisseuse Emma est very furieuse de n&#8217;avoir pas pensé à réserver bien en avance pour le concert de Brigitte Fontaine au Palace&#8230; quoi que nous doutions fort qu&#8217;en ces temps de <a title="Prohibition - Brigitte Fontaine" href="http://www.youtube.com/watch?v=ap7VxeHvBC8" target="_blank">Prohibition</a> la voix de la Dame indigne y suffise à faire oublier l&#8217;interdiction de fumer. Avis aux fans: elle est à Lille le 6 novembre, entre autres.</p>
<p>Consolation: le même soir, le trio de Doctorantes pleurera devant le magistral <em>(A)ppolonia</em> de <a title="Une interview de 2005 - Le Monde - Fabienne Darge" href="http://www.lemonde.fr/culture/article/2005/07/22/krzysztof-warlikowski-symbole-d-une-nouvelle-pologne_674641_3246.html" target="_blank">Warlikowski</a> à <a title="Théâtre de Chaillot" href="http://www.theatre-chaillot.fr/spectacle.php?id=129&#38;view=reservation" target="_blank">Chaillot</a>. Faites vite si vous êtes tenté de goûter l&#8217;air de la tragédie polonaise, la plupart des dates sont déjà complètes.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#993366;"><strong>La nécro dont on se passerait bien</strong></span></p>
<p>Nelly L&#8217;Archange a choisi de décoller le 24 septembre, après quelques récits, &#8220;autofictions&#8221; qui connurent un petit succès en France dans les années 2000, et aucun ou presque dans son pays d&#8217;origine, le Québec. Nelly, nom de guerre Arcan, était l&#8217;auteur de <em>Putain</em>, éditions du Seuil, qu&#8217;elle fut un instant. Nous ne l&#8217;avons pas lue, nous avons juste très bien aperçue qu&#8217;elle est partie sur beaucoup moins de bruit qu&#8217;on n&#8217;en fit de son travail d&#8217;escort. Et nous avons pensé d&#8217;une émotion de trop combien souvent, les hommes étaient autorisés à être doués, et les femmes à devenir <a title="Folle - Nelly Arcan" href="http://www.radio-canada.ca/culture/modele-document.asp?section=livres&#38;idEntite=2140&#38;idregion=" target="_blank">folles</a>, pas forcément aidées par le marketing de leurs charmes &#8211; mais oui, bien sûr nous sommes si belles, nous nous devons d&#8217;être belles pour être publiées&#8230; C&#8217;est faux, bien sûr, mais peut-être pas assez, pourraient dire Mireille H., Camille C., Sarah K. et quelques autres qu&#8217;une édile dût trahir pour ne jamais les rejoindre.</p>
<h2 style="font-size:1.5em;text-align:center;"><em><span style="font-style:normal;"><strong><span style="color:#800080;">Le baiser de la fin</span></strong></span></em></h2>
<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#993366;"><em>La beauté surgit parfois d&#8217;une intention ambigue.</em></span></h2>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#ff00ff;"><em><br />
</em></span></p>
<p style="text-align:right;"><em><em>Remerciements particuliers pour cette édition: Philippe K., Philippe C,<br />
Mathieu D., Valérie M., Vincent L.<br />
Cette CultEnews est dédiée à vous faire sourire.</em></em></p>
<p style="text-align:right;"><span style="color:#993366;"><em><span style="color:#ff00ff;">Prochaine édition: 16 octobre or so. </span></em></span></p>
<p style="text-align:center;">
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Monica Bellucci Birthday September 30]]></title>
<link>http://goremasterfx.wordpress.com/2009/09/30/monica-bellucci-birthday-september-30/</link>
<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 21:31:10 +0000</pubDate>
<dc:creator>goremasterfx</dc:creator>
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<description><![CDATA[  Monica Bellucci   Monica Anna Maria Bellucci (born 30 September 1964) is an Italian actress and fa]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:center;">
<div style="text-align:left;"> </div>
<div id="attachment_2549" class="wp-caption aligncenter" style="width: 358px"><a href="http://www.amazon.com/gp/product/B001W7YT2U?ie=UTF8&#38;tag=goremastercom-20&#38;linkCode=xm2&#38;camp=1789&#38;creativeASIN=B001W7YT2U"><strong><img class="size-full wp-image-2549   " title="monica-bellucci" src="http://goremasterfx.wordpress.com/files/2009/09/monica-bellucci-2.jpg" alt="Monica Bellucci" width="348" height="467" /></strong></a><p class="wp-caption-text">Monica Bellucci</p></div>
<p> </p>
<p><strong>Monica Anna Maria Bellucci</strong> (born 30 September 1964) is an Italian actress and fashion model.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2569" title="monica_bellucci" src="http://goremasterfx.wordpress.com/files/2009/09/monica_bellucci21.jpg?w=225" alt="monica_bellucci" width="225" height="300" />Bellucci&#8217;s film career began in the early 1990s. In 1992, she made her first appearance in a major English-language film as one of Dracula&#8217;s brides in Bram Stoker&#8217;s Dracula. She became known and popular with worldwide audiences, following her roles in Malèna (2000), Brotherhood of the Wolf(2001), and Irréversible (2002), though is perhaps best known for her role as Persephone in The Matrix Reloaded (2003) and The Matrix Revolutions (2003), followed by her portrayal of Mary Magdelene in The Passion of the Christ (2004).</p>
<p>In 2003, Bellucci starred in Tears of the Sun as a doctor in Nigeria being rescued by the U.S., and in 2005 in the fantasy film The Brothers Grimm as a beautiful evil queen. Her latest films are The Stone Council (2006) by Guillaume Nicloux, and Manuale d&#8217;amore 2 (2007), where she portrays a physiotherapist, who is the object of the desire of her patient. She was supposed to be seen portraying Indian politician Sonia Gandhi in the biopic Sonia, originally planned for release in 2007, but now shelved. September 2007 saw the release of Shoot &#8216;Em Up, where she plays a prostitute, opposite Clive Owen. She dubbed her own voice for the French and Italian releases of the film.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2568" title="monica-bellucci" src="http://goremasterfx.wordpress.com/files/2009/09/600full-monica-bellucci1.jpg" alt="monica-bellucci" width="360" height="512" /></p>
<p>She filmed Le deuxième souffle (2006), with Daniel Auteuil, Michel Blanc and Eric Cantona.Bellucci also voiced Kaileena in the video game Prince of Persia: Warrior Within, and the French voice of Cappy for the French version of the 2005 animated film Robots.In 2007, she appeared in Heartango (2007), a film for Intimissimi, with José Fidalgo and directed by Gabriele Muccino.</p>
<p><strong>Trivia:</strong></p>
<p>She appeared in a black &#38; white TV commercial for Dolce &#38; Gabbana. The director was Giuseppe Tornatore, who also directed her in the movie Malèna (2000).<img class="alignright size-medium wp-image-2571" title="monica_bellucci" src="http://goremasterfx.wordpress.com/files/2009/09/monica_bellucci_011.jpg?w=216" alt="monica_bellucci" width="216" height="300" /></p>
<p>Measurements: 35C-24-35 (Source: Celebrity Sleuth magazine.)</p>
<p>Fluent in Italian, English, French and Spanish.</p>
<p>Daughter-in-law of Jean-Pierre Cassel.</p>
<p>Made a nude calendar for the Italian magazine Max in 1998 and another one for the Italian magazine GQ in 2000.</p>
<p>Was originally cast as Mina Harker in The League of Extraordinary Gentlemen (2003) but had to drop out due to a scheduling conflict. The part then went to Peta Wilson.</p>
<p>Wears a size 10 shoe.</p>
<p>Studied jurisprudence for a short time.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2572" title="monica_bellucci" src="http://goremasterfx.wordpress.com/files/2009/09/monica_bellucci541.jpg?w=300" alt="monica_bellucci" width="300" height="225" /></p>
<p>Daughter, Deva Cassel (b. 12 September 2004 in Rome, Italy).</p>
<p>Engaged to actor Nicola Farron from 1990 to 1995.</p>
<p>She was elected the most beautiful woman in the world by French viewers on a TV show &#8220;La Plus belle femme du monde&#8221; on 8th November 2004.</p>
<p>One of the world&#8217;s top fashion models.</p>
<p>Favourite poem is &#8220;A Silvia&#8221; by Giacomo Leopardi.</p>
<p>Has her look-alike puppet in the French show &#8220;Les guignols de l&#8217;info&#8221; (1988).</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2573" title="monica_bellucci" src="http://goremasterfx.wordpress.com/files/2009/09/monica_bellucci_11.jpg?w=242" alt="monica_bellucci" width="242" height="300" />She ranked #6 in Maxim&#8217;s &#8216;50 Sexiest Women&#8217; (1999).</p>
<p>She ranked #9 in Maxim&#8217;s &#8216;100 Sexiest Women&#8217; (2002).</p>
<p>She ranked #1 in Askmen&#8217;s &#8216;Most Desirable Woman&#8217; (2002).</p>
<p>Italian citizen.</p>
<p>Shares birthday with Marion Cotillard, Deborah Kerr and Angie Dickinson.</p>
<p>Favorite movie is Una giornata particolare (1977) by Ettore Scola.</p>
<p>Her role as Chantal in &#8220;Under suspicion&#8221; was held by Romy Schneider in the original film:&#8221;Garde à vue&#8221;.</p>
<p>Owns an apartment in London.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-2574" title="monica-bellucci" src="http://goremasterfx.wordpress.com/files/2009/09/monica-bellucci1002071.jpg" alt="monica-bellucci" width="360" height="452" /></p>
<p>Doesn&#8217;t always live with her husband Vincent Cassel, for avoiding routine the two live in separate apartments; she lives most of the time in London and he lives in Paris.</p>
<p>Bellucci is a typical surname from center Italy, it comes from the Latin word &#8220;Bellutus&#8221;, and has the same root as surnames like Belluto, Belluti, Belluzzo, Belluccio, or the aristocratic surname of Belluzzi.</p>
<div id="attachment_2575" class="wp-caption aligncenter" style="width: 580px"><img class="size-full wp-image-2575" title="monica-bellucci" src="http://goremasterfx.wordpress.com/files/2009/09/monica-bellucci-hearder09-6-182.jpg" alt="Monica Bellucci in The Sorcerer's Apprentice" width="570" height="410" /><p class="wp-caption-text">Monica Bellucci in The Sorcerer&#39;s Apprentice</p></div>
<p>She speaks to her daughter Deva Cassel in Italian.</p>
<p>She has said in an interview that Sophia Loren and Claudia Cardinale have inspired her acting career.</p>
<p>Ranked as #89 in FHM&#8217;s &#8220;100 Sexiest Women in the World 2005&#8243; special supplement. (2005)</p>
<p>Member of the jury at the Cannes Film Festival in 2006</p>
<p>Supports the Italian football team.</p>
<p>Has a wax statue in the Grevin Museum in Paris.</p>
<p>Her parents are Pasquale Bellucci (the owner of a trucking company) and Brunella (a painter).She&#8217;s an only child.</p>
<p>Good friends with Guillaume Canet.</p>
<p>Ranked #5 on E! Entertainment Networks list of &#8220;101 Sexiest Celebrity Bodies&#8221; list of 2006.</p>
<p>Attended University of Perugia.</p>
<p>Mother is painter Maria Gustinelli.</p>
<p style="text-align:center;">Chosen by Empire magazine as one of the 100 Sexiest Stars in film history (#35). [2007].</p>
<p>Her best friend is Ilaria D&#8217;Amico.</p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.goremaster.com"><img class="aligncenter size-full wp-image-2547" title="GoreMaster.com" src="http://goremasterfx.wordpress.com/files/2009/09/gm468x60black11.jpg" alt="GoreMaster.com" width="468" height="60" /></a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[inter 65 (lo sc...della m...)]]></title>
<link>http://leopardodellenevi.wordpress.com/2009/09/30/inter-65-lo-sc-della-m/</link>
<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 09:00:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>leopardodellenevi</dc:creator>
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<description><![CDATA[Stavamo perdendo con i tartari ! Dopo greci e ciprioti, i tartari ! Dopo ci mancavano solo i mongoli]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Stavamo perdendo con i tartari ! Dopo greci e ciprioti, i tartari ! Dopo ci mancavano solo i mongoli e i postelegrafonici di Brescia ! Lucio è più scarso di Rivas. Mourinho ha fatto il miracolo : è ufficialmente peggio di Mancini. Balotelli ha fatto i falli più idioti di tutti i tempi. Nel Creato tutto serve, tranne Chivu. Amantino Mancini è un morto che cammina. Quaresma è come le tette a cipolla della celeberrima barzelletta di Oreste C. : fa venire da piangere. Dio non voglia che perdiamo il girone e non cacciamo Mourinho. Nella denegata ipotesi orsu, orsu, leopardomani, tutti in Sardegna a guidare l&#8217;insurrezione alla Saras. Offrite il vostro vasto e nobile petto -specie le leopardomani- al fuoco nemico. Io purtroppo dovrò sopravvivere, per continuare a diffondere il Verbo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Liceo "Marconi" - A.S. 2009/10 - I sensi non mentono mai]]></title>
<link>http://luca1710.wordpress.com/2009/09/26/i-sensi-non-mentono-mai/</link>
<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 18:25:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>luca1710</dc:creator>
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<description><![CDATA[Rispetto al suo maestro Platone, Aristotele attribuisce maggiore fiducia al ruolo dei sensi nel proc]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Rispetto al suo maestro Platone, Aristotele attribuisce maggiore fiducia al ruolo dei sensi nel proc]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[e adesso se ne accorgono? E la mia quasi trentacinquennale maturità (peraltro conseguita, ca va sans dire, con il massimo dei voti), guadagnata a botte di Campari soda e Marlboro?]]></title>
<link>http://leopardodellenevi.wordpress.com/2009/09/25/e-adesso-se-ne-accorgono-e-la-mia-quasi-trentacinquennale-maturita-peraltro-conseguita-ca-va-sans-dire-con-il-massimo-dei-voti-guadagnata-a-botte-di-campari-soda-e-marlboro/</link>
<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 15:47:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>leopardodellenevi</dc:creator>
<guid>http://leopardodellenevi.wordpress.com/2009/09/25/e-adesso-se-ne-accorgono-e-la-mia-quasi-trentacinquennale-maturita-peraltro-conseguita-ca-va-sans-dire-con-il-massimo-dei-voti-guadagnata-a-botte-di-campari-soda-e-marlboro/</guid>
<description><![CDATA[Nel pomeriggio gli adolescenti, approfittando dell&#8217;assenza dei genitori, studiano e bevono. (A]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nel pomeriggio gli adolescenti, approfittando dell&#8217;assenza dei genitori, studiano e bevono.</p>
<p>(Allarme lanciato dal Centro Disagio di Milano, Corriere. E rimembro le precoci mattine con C.I., a depredare gli armadietti di medicinali del padre, ginecologo di grido. E che c&#8217;era negli armadietti? Le medicine ? Ma de che! C&#8217;erano quantità industriali di stecche di Marlboro di contrabbando, pacchetto morbido e strisciolina blu. Sottofondo &#8220;Ancora tu&#8221; dell&#8217;immortale Lucio Battisti. Ah, quanta nostalgia mi attanaglia&#8230;)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo]]></title>
<link>http://mauriziomorabito.wordpress.com/2009/09/20/elogio-plurimo-dello-scetticismo/</link>
<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 21:51:50 +0000</pubDate>
<dc:creator>omnologos</dc:creator>
<guid>http://mauriziomorabito.wordpress.com/2009/09/20/elogio-plurimo-dello-scetticismo/</guid>
<description><![CDATA[Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog &#8220;Climate Monitor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.climatemonitor.it/?p=3968" target="_blank"><em>Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo</em></a><br />
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog &#8220;Climate Monitor&#8221; il 19 Settembre 2009)</p>
<blockquote><p><em>Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.</em></p>
<p><em>Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.</em></p>
<p><em>Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.</em></p></blockquote>
<p>(<a href="http://www.climatemonitor.it/?p=3968" target="_blank">il resto dell&#8217;articolo e&#8217; disponibile su Climate Monitor</a>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo]]></title>
<link>http://iltafanoclimatico.wordpress.com/2009/09/20/elogio-plurimo-dello-scetticismo/</link>
<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 21:47:44 +0000</pubDate>
<dc:creator>omnologos</dc:creator>
<guid>http://iltafanoclimatico.wordpress.com/2009/09/20/elogio-plurimo-dello-scetticismo/</guid>
<description><![CDATA[Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog &#8220;Climate Monitor]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.climatemonitor.it/?p=3968" target="_blank"><em>Elogio (Plurimo) Dello Scetticismo</em></a><br />
di Maurizio Morabito (pubblicato sul blog &#8220;Climate Monitor&#8221; il 19 Settembre 2009)</p>
<blockquote><p><em>Straordinaria pagina, quella numero 35 del Domenicale del Sole24Ore del 2 agosto 2009, quasi interamente dedicata (quattro articoli, due grandissimi riferimenti) all’elogio dello scetticismo, antico e moderno, in quanto approccio più ragionevole alla conoscenza (anche a quella “scientifica”); scudo di difesa contro il dogmatismo e strumento di tolleranza, dunque indispensabile per elevarsi dal punto di vista etico.</em></p>
<p><em>Uno scetticismo che è arrivato a noi anche grazie all’Illuminismo. Chi lo rifiuta dunque, chi lo denigra, chi incautamente si affida a una “Autorita’ Indiscutibile” nel reame della Scienza, si pone in ultima analisi al di fuori della Scienza stessa e di quasi quattrocento anni di Filosofia.</em></p>
<p><em>Quello scettico è un atteggiamento diametralmente opposto dunque al cambioclimatismo attualmente di moda, dove invece una incredibile rigidità dogmatica porta più d’uno ad inalberarsi per Lesa Maestà per esempio allorquando un interlocutore si permetta di mettere in dubbio la profezia della catastrofe impellente, o alcune conclusioni dell’ultimo rapporto IPCC, se non addirittura la pericolosità del riscaldamento globale di origine antropica.</em></p></blockquote>
<p>(<a href="http://www.climatemonitor.it/?p=3968" target="_blank">il resto dell&#8217;articolo e&#8217; disponibile su Climate Monitor</a>)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Leopardi in America]]></title>
<link>http://ampoarchive.wordpress.com/2009/09/04/leopardi-in-america/</link>
<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 02:14:23 +0000</pubDate>
<dc:creator>Ben Friedlander</dc:creator>
<guid>http://ampoarchive.wordpress.com/2009/09/04/leopardi-in-america/</guid>
<description><![CDATA[Scrolling through the title list of the American Verse Project, I came upon George Cabot Lodge]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:left;"><a href="http://www.archive.org/stream/operedigiacomol05leopgoog#page/n11/mode/2up"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3551" title="leopardi1" src="http://ampoarchive.wordpress.com/files/2009/09/leopardi11.gif?w=178" alt="leopardi1" width="178" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:left;">Scrolling through the title list of the <a href="http://quod.lib.umich.edu/a/amverse/">American Verse Project</a>, I came upon George Cabot Lodge&#8217;s <a href="http://name.umdl.umich.edu/BAH7916.0001.001"><em>Song of the Wave</em></a> (1898). Intuition, or something, told me to look closer. When I did, I found the following dedication:</p>
<p style="text-align:center;">TO THE POET<br />
GIACOMO LEOPARDI</p>
<p>Which pleased me no end, as Leopardi is a poet I admire in the abstract but find almost impossible to read: I really liked the idea of getting to know him again through an American poet who took him to heart. Even a minor or bad poet might help! A few summers ago, I made a fairly intense effort to read all of the <em>Canti</em>. Unfortunately, the word &#8220;lugubrious&#8221; kept drifting into my head as I made my way, distracting me with its ungainly shadows. I mean, how concentrate on a poem like &#8220;All&#8217;italia&#8221; when <em>lugubrious</em> keeps floating over the page, blocking the sun? It&#8217;s a poem that needs all the light it can get! In the end, I gave up reading altogether for a desecrating mistranslation. And yes, I was on a plane when the idea first came to me:<!--more--></p>
<blockquote>
<h2>Alitalia</h2>
<p>Out of Leopardi’s cant an arched<br />
Eyebrow penciled in simula-<br />
Tion of our nature, passing over nature. And here comes a nose,<br />
Making its way<br />
From the first-class cabin.<br />
Not that anybody’s watching! These are the days<br />
When nudity streams freely<br />
Over the air,<br />
Like air over a wing,<br />
Creating lift. For god’s sake,<br />
Donna, chew your celery!<br />
Even a child without manners<br />
Could disdainfully employ better<br />
Cutting tools than this<br />
Serrated skyline. Crowding the aisle,<br />
Coca-Cola and her kind<br />
Spill in the distance<br />
Into seats softened by a round-<br />
Faced bottom’s frowning<br />
Disregard.</p>
<p>So then it’s you, fossil<br />
Of my patience, you alone<br />
Are traveling,<br />
Pressed into rock<br />
Tossed into purple clouds and plunging<br />
Ever upward, leaving<br />
Ancillary longitudes behind. Pianos adequate to scorn<br />
Parlay<br />
Dicey plotlines<br />
Into perches of an antique dove. Religion, is it?<br />
Incense of a brand name<br />
Bending ever closer.<br />
Valise without a proper latch<br />
Caught in the act<br />
Of looking where it shouldn’t.<br />
Damned ceiling without a pilot light,<br />
So low, pungent, diffident, every priest<br />
Is but a chimney sweep, his god,<br />
The font<br />
Of our italicized pettiness.</p>
<p>Oh Italy, your sun<br />
Hangs like a fig leaf<br />
For the pride of carrion<br />
Estranged from contradiction, pug-nosed. I too<br />
Would make a poo, a fluctuating phantom<br />
Smoking powder, luckier than a spade<br />
Digging in the neighborhood of a lamp.<br />
All skull, no brain,<br />
He represents nothing-<br />
Ness. But I’m American, so nix to comforting despair. If<br />
A trembling lummox<br />
Should pledge his dubious<br />
Evening’s pleasure,<br />
Puny inquietude would camp<br />
Our father’s piety,<br />
Consorting with the shape<br />
Behind a fig leaf,<br />
Is a moron to the manor born:<br />
His life a tax, his destiny<br />
Rending fat under Caesar.</p>
<p>And so we rose to cares that bend the Atlantic (ETA<br />
Christ only knows), a squadron<br />
Of second cousins<br />
Called home by the honeyed glare of a screen<br />
Of pixelating streets<br />
Above which a purring dove ill-fated<br />
Flew. Pock-marked, frank, and genuine,<br />
The ocean’s panting face absorbs a lie<br />
Old trade routes vex like dis-<br />
Narrated memories<br />
Spilling essential information about the sky.<br />
Above, the corpse of an errant god,<br />
Grecian in its formula, goes black. Its gray zone<br />
Is a stain all or nothing<br />
In its ferocious<br />
Resistance to a scrub.<br />
Like us, fatigued, and, in the end,<br />
As dead as saints<br />
Whose guarded saliva<br />
Priests will dab at faces for a fee.</p>
<p>Touching Europe,<br />
Advancing lack spares no expense:<br />
A petting zoo for vacillation<br />
Returned<br />
To an upright position, bent on assigning blame<br />
For a seatmate’s cramp. Well, that’s <em>amore</em><br />
For the <em>connoisseurs</em>, who may as well<br />
Be nuzzling a bag of fruit. Their sweaty mouths<br />
Kneel for an army of piglets<br />
Then rise to trade pleasantries with a jovial mint. He<br />
Who quells the acerbic taste of a laugh<br />
When cares become so light, a figment hour<br />
Of parvenus well rid of them goes dark,<br />
Corrects the posture of a traveling aunt.<br />
Very obscure<br />
Tartan patterns test the waters<br />
With a clash, never supposing<br />
To be a foreign flag. They qualify<br />
The aspirations<br />
Littered as if by tinkle of player piano.</p>
<p>Senses ordered<br />
Like a Pepsi’s bubbles,<br />
And hungry,<br />
For a sweet or salty treat. Oh tony<br />
Dancers,<br />
You alone<br />
Could mortify our flesh<br />
Zanily in quest<br />
Of cost-effective<br />
Brothers to a purse, a silk purse<br />
Attentive as an ear, a supine vintage<br />
Carrying<br />
Its memories of a grape.<br />
Epochal dalliance<br />
Immortally agnostic<br />
Cadence of Viviens, if you could only<br />
Beat<br />
On the brat<br />
With a baseball-<br />
Bat mentality, it would be a favor to this awkward moment.</p>
<p>Prim now above the smarmy precipice<br />
Infused with a tint,<br />
Our memorized controls<br />
Make their descent<br />
Into schemes, madness, traffic,<br />
A vast tumbler<br />
Of mosquitoes<br />
Poured onto mama’s open balcony.<br />
A bloody worm all swollen<br />
In bacterial quest<br />
Is entertaining loads of extra weight<br />
Used by dull units of men in polo<br />
Fastening their cars<br />
To the curve of the earth. Oh chaos<br />
Of moribund Greece<br />
Lying on the ground<br />
Beyond the gate, a veranda flames above<br />
The vat of your displeasure, like a bin<br />
Of garbage filled with every<br />
Episode to come.</p></blockquote>
<p>And<strong> </strong>that was the last I thought about Leopardi for a while. But here comes George Cabot Lodge to spark my interest again:</p>
<blockquote>
<h2>To Giacomo Leopardi</h2>
<p>Despair is musical, the wings of pain<br />
Are stirred in rhythm of large winds that bear<br />
A mute divinity of human prayer<br />
And human sorrow that the prayer is vain.<br />
The tears of speech that wet thy lips profane<br />
No Muse with discord, for the world&#8217;s control<br />
Had never blurred the windows of thy soul<br />
Nor bound the beating of thy heart with chain.<br />
But we have piled the gates of sun with dust,<br />
And in the jangling darkness of the earth,<br />
With muffled hearts, exist because we must.<br />
Our times are blasphemous: no tears, no shame,<br />
But heaven insulted with an evil mirth<br />
And greed exalted with a sacred name.</p></blockquote>
<p>I especially like lines five through eight; they capture an authority I always expect to find in the <em>Canti</em> and don&#8217;t, certainly not in translation <span style="white-space:nowrap;">― </span> an exquisite sadness that gains mastery over language by assuming the form of exquisite speech:</p>
<blockquote><p>The tears of speech that wet thy lips profane<br />
No Muse with discord, for the world&#8217;s control<br />
Had never blurred the windows of thy soul<br />
Nor bound the beating of thy heart with chain.</p></blockquote>
<p><span style="white-space:nowrap;">It&#8217;s a quality of language evoked in much less flattering terms by William Dean Howells i</span>n his <em>Modern Italian Poets</em>. Acknowledging Leopardi&#8217;s reputation among his own people, in his own time, Howells writes:</p>
<blockquote><p>He seems to have been the poet of a national mood; he was the final expression of that long, hopeless apathy in which Italy lay bound for thirty years after the fall of Napoleon. &#8230; To such an apathy the pensive monotone of this sick poet&#8217;s song might well seem the only truth; and one who beheld the universe with the invalid&#8217;s loath eyes &#8230; might have the authority of a prophet among those who could find no promise of better things in their earthly lot.</p></blockquote>
<p><em>Modern</em><em> Italian Poets</em> appeared in 1887, eleven years before Lodge&#8217;s <em>Song of the Wave</em>, an indication that Lodge&#8217;s embrace of Leopardi was a personal response, not a matter of fashion or &#8220;national mood&#8221; (as would have been the case, say, if he had fixed on Dante), a personal response that is strongest in the double sonnet &#8220;Aux Modernes,&#8221; which takes its title from a sonnet by Leconte de Lisle, its epigraph from Leopardi&#8217;s &#8220;A se stesso&#8221; (&#8220;<a href="http://www.poetryintranslation.com/PITBR/Italian/Leopardi.htm#_Toc38684157">To Himself</a>&#8220;). Suggesting a line of counter-modernism that runs from Leopardi through the Parnassians to Lodge and beyond. A beyond that also includes, perhaps, Geoffrey Hill, who was also drawn to &#8220;A se stesso.&#8221;</p>
<p>Here in any case is the Lodge poem, &#8220;To the Moderns.&#8221; The epigraph means &#8220;Despair / For the last Time&#8221;:</p>
<blockquote>
<h2>Aux Modernes</h2>
<p>&#8220;Dispera<br />
L&#8217;ultima volta.&#8221;</p>
<p>— Leopardi</p>
<p style="text-align:left;">I</p>
<p>Only an empty platitude for God,<br />
Only for poetry a jangling nerve,<br />
Only for life the baser lusts to serve,<br />
Only a fashion where the function stood.<br />
Only a shadow stealing span on span<br />
Over the unmeasured whiteness of the soul;<br />
Darkness around the God-established goal<br />
That blazed before the innocence of man.<br />
And when the flame of adolescence breaks<br />
On some wild heart the world has overthrown,<br />
He stares as one who waits alone and wakes,<br />
Cheated of love and faith, his vision drawn<br />
Haggard and hopeless from his death-bed down<br />
The hard, gray, tacit distances of dawn.</p>
<p>II</p>
<p>When I have learned the accents of your speech,<br />
The splendid grief of silence; when I know<br />
Your acrid laughter and your tearless woe,<br />
And learn the shame of life — what you can teach;<br />
When dust returns to dust, and mutely each<br />
Grows haggard thro&#8217; the fard — then I shall say,<br />
&#8220;Your foolish lips have lied from day to day,<br />
And life has reached the goal that life must reach.&#8221;<br />
And then a hush — and then a mighty thought<br />
Shall move upon the fabric of your lives<br />
As thro&#8217; a tavern window looms the dawn;<br />
And in your tarnished tinsel, in the scorn<br />
Of guttered candles, all your lives have sought<br />
And you shall fade and finish — Truth survives!</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[In poche parole]]></title>
<link>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/09/04/in-poche-parole-8/</link>
<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 18:21:14 +0000</pubDate>
<dc:creator>sottoosservazione</dc:creator>
<guid>http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/09/04/in-poche-parole-8/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;L’unico modo per non far conoscere agli altri i propri limiti, è di non oltrepassarli mai. ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-full wp-image-5498" title="images" src="http://sottoosservazione.wordpress.com/files/2009/09/images59.jpg" alt="images" width="98" height="127" />&#8220;L’unico modo per non far conoscere agli altri i propri limiti, è di non oltrepassarli mai. &#8220;</p>
<p>(Giacomo Leopardi)</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Ait-Benhaddou]]></title>
<link>http://ivagabondideldharma.wordpress.com/2009/08/14/ait-benhaddou/</link>
<pubDate>Fri, 14 Aug 2009 05:21:25 +0000</pubDate>
<dc:creator>brioblog</dc:creator>
<guid>http://ivagabondideldharma.wordpress.com/2009/08/14/ait-benhaddou/</guid>
<description><![CDATA[&#8220;Io nel pensier mi fingo, ove per poco Il cor non si spaura&#8221; G. Leopardi &#8211; L]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://www.flickr.com/photos/marcobrioni/3308436767/" title="Ait-Ben-Haddou by Mark Briola, on Flickr"><img src="http://farm4.static.flickr.com/3619/3308436767_858e3068a8_o.jpg" width="600" height="400" alt="Ait-Ben-Haddou" /></a></p>
<p><em>&#8220;Io nel pensier mi fingo, ove per poco<br />
Il cor non si spaura&#8221;</em></p>
<p>G. Leopardi &#8211; <em>L&#8217;infinito</em></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>

</channel>
</rss>
