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	<title>gian-enrico-rusconi &amp;laquo; WordPress.com Tag Feed</title>
	<link>http://en.wordpress.com/tag/gian-enrico-rusconi/</link>
	<description>Feed of posts on WordPress.com tagged "gian-enrico-rusconi"</description>
	<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 00:10:31 +0000</pubDate>

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<title><![CDATA[A vent'anni dalla caduta del muro di Berlino]]></title>
<link>http://simonamaggiorelli.wordpress.com/2009/11/13/a-ventanni-dalla-caduta-del-muro-di-berlino/</link>
<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 16:49:52 +0000</pubDate>
<dc:creator>Simona Maggiorelli</dc:creator>
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<description><![CDATA[La magia di una città trasfigurata dallo sguardo di un bambino. Un racconto intenso e poetico come r]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img class="alignleft size-medium wp-image-2356" title="Berlino est" src="http://simonamaggiorelli.wordpress.com/files/2009/11/berlino-est.jpg?w=254" alt="Berlino est" width="254" height="300" /><span class="currency_converter_text">La magia di una città trasfigurata dallo sguardo di un bambino. Un racconto intenso e poetico come raramente capita di leggerne in pagine di autobiografia. Il cuore della Berlino fra fine Ottocento e inizi Novecento è ancora vivo oggi grazie all’I<em>nfanzia berlinese</em> (Einaudi) di Walter Benjamin. E a questo straordinario classico, così come alla flânerie a cui il filosofo tedesco si affidò per raccontare la Parigi dei Passages, si è ispirato lo scrittore Eraldo Affinati per il suo <em>Berlin </em>(Rizzoli), viaggio letterario nel passato e nel presente della città e non solo banale pellegrinaggio ai varchi del muro. Cercando nelle molte metamorfosi anche urbanistiche di Berlino ciò che le fonti scritte non raccontano.</span></p>
<p><span class="currency_converter_text"> Due giornalisti, partiti dalle opposte “sponde” dell’Inghilterra e dell’Italia, invece, si sono dati a raccontare la trasformazione di Berlino Est e i cambiamenti che in vent’anni hanno rimesso in moto i Paesi dell’Europa ex comunista; è diventato anche una fortunata serie tv il viaggio inchiesta del giornalista della Bbc Peter Molloy, edito in Italia da Bruno Mondadori con il titolo <em>La vita ai tempi del comunismo</em>: una serie di interviste che, insieme, affrescano una straordinaria galleria di ritratti di persone per le quali andare oltre cortina ha rappresentato una vera propria cesura nella propria vita, dividendola in un prima e un dopo, nel bene o nel male. Berlino, Lipsia, Varsavia. Ma anche Praga, Bratislava, Budapest. Sono le tappe del reportage che il giornalista Matteo Tacconi ha scritto per Castelvecchi. Nel suo <em>C’era una volta il muro</em> si ritrovano la passione e la voglia di capire di un cronista di razza che nel </span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">1989</span><span class="currency_converter_text"> aveva solo </span><span class="currency_converter_text">11</span><span class="currency_converter_text"> anni. Niente ideologie e appartenenze di allora a ingombrargli il passo e, nella scrittura rapida, suggestiva, per immagini, di questo libro, le speranze realizzate e quelle naufragate di intellettuali e operai ungheresi costretti a emigrare per lavorare. La Praga di Charta</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">77</span><span class="currency_converter_text"> e di Vaclav Havel ma anche quella del processo a Milan Kundera. E ancora la Danzica e le istanze di libertà di Solidarnosc, presto deluse.</span></p>
<p><span class="currency_converter_text"> Riavvolgendo il filo della storia, torna a prima del muro Gianluca Falanga con il libro <em>Non si può dividere il cielo</em> (Carocci) che ricostruisce le vicende di persone che quando il muro (e la guerra fredda) esercitava tutta la sua oppressiva presenza osarono sfidarlo. Testimone diretto dell’</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">89</span><span class="currency_converter_text">, lo scrittore ungherese György Dalos ricostruisce gli eventi che portarono alla caduta del muro nel libro <em>Giù la cortina</em> (Donzelli) dando voce ai protagonisti di allora, a  uomini politici come Dubcek e Havel ma anche a gente comune. Con pagine inedite sulla fuga in massa dei cittadini della Ddr oltre il confine ungherese. Delle vicende degli intellettuali e degli attivisti politici che nel Novecento</span><span class="currency_converter_text"> hanno fatto di Berlino una fucina di idee e un laboratorio di nuove culture si occupa in modo particolare Gian Enrico Rusconi in <em>Berlino, la reinvenzione della Germania </em>(Laterza), mentre fra i molti nuovi titoli che affrontano il ventennale con strumenti di analisi politica, da segnalare il lavoro di Angelo d’Orsi, </span><em><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">1989</span></em><span class="currency_converter_text"><em>,</em>(Ponte alle Grazie). Un libro fuori dal coro delle grandi celebrazioni, che esplora zone d’ombra e promesse rimaste lettera morta. A cominciare dalla speranza di un futuro senza ideologiche contrapposizioni in blocchi e senza guerre. Infine, fresco di stampa, <em>L’anno che cambiò il mondo</em> (Il Saggiatore) di Michael Meyer, che dal 19</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">88</span><span class="currency_converter_text"> al 19</span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">92</span><span class="currency_converter_text"> diresse la redazione di <em>Newsweek</em> per l’Europa dell’Est. Un documentatissimo libro che sfata l’idea che sia stata la fermezza Usa a dar la spinta decisiva allo smantellamento del muro.</span></p>
<p><span class="currency_converter_text">BERLINO EST CAPITALE DELL&#8217;ARTE CONTEMPORANEA<br />
Nel </span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">1989</span><span class="currency_converter_text"> probabilmente nessuno ci avrebbe creduto che dai grigi e seriali palazzi dell’Est sarebbero sbocciati i più innovativi laboratori d’arte e di tendenza degli anni Duemila. E che le fabbriche dismesse sarebbero presto diventate cantieri giovanili dove si mettono in scena opere totali che mescolano i linguaggi delle arti visive e quelli della danza, del teatro, della musica e della videoarte.  Anticipando la tendenza al recupero di suggestivi spazi di archeologia industriale che negli anni </span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">90</span><span class="currency_converter_text">, in Europa, ha permesso finalmente di rottamare gli spazi museali algidi e minimalisti di un decennio prima. Ma tant’è, a vent’anni dalla caduta del muro &#8211; complice un mercato immobiliare più abbordabile &#8211; possiamo ben  dire che la parte Est non è diventata soltanto quella più bella della città ma anche la più creativamente viva d’Europa. Da qualche anno, infatti, artisti da tutto il mondo fanno tappa a Berlino (e non più a Londra e Parigi) o decidono di viverci. La street art, i graffiti, i murales che tappezzano l’Est ne sono l’effetto più macroscopico, a cominciare dall’esplosione di colori della famosa Est side gallery all’aperto. Nel frattempo tutta la rete delle gallerie si è molto allargata verso Est. Tanto che dalle circa </span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">250</span><span class="currency_converter_text"> gallerie che si contavano </span><span class="currency_converter_text">15</span><span class="currency_converter_text"> anni fa oggi si è passati a più di </span><span class="currency_converter_link" title="Convert this amount">500</span><span class="currency_converter_text">. Frutto d’iniziativa privata ma anche merito delle intelligenti politiche culturali tedesche, locali e non, che investono molto su mostre, biennali, premi e offrono  agevolazioni agli artisti.        s.m.</span><br />
<span style="color:#888888;"><br />
</span></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Bastava poco... ]]></title>
<link>http://30secondi.wordpress.com/2009/10/27/bastava-poco/</link>
<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 11:42:13 +0000</pubDate>
<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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<description><![CDATA[Nel mare di invettive e interventi gridati riguardo all&#8217;ora di religione islamica o non, ecco ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p>Nel mare di<a href="http://30secondi.wordpress.com/?s=invettive" target="_blank"> invettive e interventi gridati</a> riguardo all&#8217;ora di religione islamica o non, ecco levarsi la voce ragionevole di Gian Enrico Rusconi (mi dispaccio di  non aver intercettato subito il suo articolo dal titolo <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#38;ID_articolo=6517&#38;ID_sezione=&#38;sezione=#" target="_blank">L&#8217;Islam e l&#8217;identità nazionale</a>).</p>
<p>E sapete perché? Perché si interroga sull&#8217;argomento partendo da un&#8217;analisi dei rapporti fra cattolici e laici in Italia.</p>
<p>Che è il vero problema.</p>
<p>Bene. Non sono d&#8217;accordissimo su tutti i punti con Rusconi, ma non importa: ora che ho trovato l&#8217;appiglio passo finalmente alla proposta. Che essenzialmente consiste:</p>
<ol>
<li>nel sostituire la parola &#8220;religione&#8221; con la parola &#8220;spiritualità&#8221;;</li>
<li>nell&#8217;eliminare ufficialmente qualsiasi relazione fra la dicitura &#8220;ora di spiritualità&#8221; e una religione qualsiasi.</li>
</ol>
<p>L&#8217;ora di spiritualità a scuola. Configurabile in base alle esigenze/aspirazioni delle comunità ma con alcuni punti comuni per tutti.</p>
<p>Persone appartenenti ad una religione e anche rappresentanti di quella che potremmo chiamare &#8220;etica e morale laica&#8221; che si avvicendano in classe durante l&#8217;anno scolastico per parlare di <em>quello a cui credono</em>, delle loro tensioni ideali e/o mistiche, dei loro percorsi di vita etc*.</p>
<p>Questo sì che potrebbe (forse) servire ai <em>ragazzi della scuola italiana</em>. Che di spiritualità in giro non ne vedono granché, mentre di religione ne vedono fin troppa.</p>
<p>E poi chi vuole approfondire faccia pure. In chiesa, in moschea, in sinagoga, nell&#8217;ashram, presso la sezione di un partito o la sede di un&#8217;associazione.</p>
<p>* Per il rotto della cuffia ci rientrerebbe anche un&#8217;ora di <a href="http://30secondi.wordpress.com/2009/10/20/scomposte-invettive/" target="_blank">mistica fascista</a>. Sempre che si riesca a trovare un vero mistico fascista ancora in vita che ci possa raccontare quello che gli passa per la testa.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Image: "President" Berlusconis populism!]]></title>
<link>http://campaigndossier.wordpress.com/2009/07/09/image-president-berlusconis-populism/</link>
<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:17:59 +0000</pubDate>
<dc:creator>campaigndossier</dc:creator>
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<description><![CDATA[DEMOKRATI: Återigen är premiärminister Silvio Berlusconi rubrikernas man. Skandaler och politik tyck]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1891" title="Silvio Berlusconi" src="http://campaigndossier.wordpress.com/files/2009/07/silvio-berlusconi.jpg" alt="Silvio Berlusconi" width="140" height="84" />DEMOKRATI:</strong> Återigen är premiärminister Silvio Berlusconi rubrikernas man. Skandaler och politik tycks alltid gå hand i hand när det gäller &#8220;Il Cavaliere&#8221;.</p>
<p>Men skandaler kan knappast förklara Berlusconis alla framgångar. Enligt <a href="http://www.german-times.com/index.php?option=com_content&#38;task=view&#38;id=16797&#38;Itemid=132">Gian Enrico Rusconi </a>på <em>The German Times</em> är han mer än bara en Machiavellisk <a href="http://campaigndossier.wordpress.com/2009/05/28/image-silvio-berlusconis-hemlighet/">media mogul</a> som har lyckats manipulera den italienska allmänheten. Han har skapat en egen &#8220;ism&#8221;. Denna &#8220;Berlusconism&#8221; är ett faktum.</p>
<blockquote><p>It is a variant of democratic life that has to be analyzed in terms of its originality and autonomy.</p></blockquote>
<p><strong>Denna &#8220;ism&#8221; går</strong> hand i hand med en radikal förnyelse av hela den politiska klassen i landet. Detta trots att många av de allierade i hans koalition kommer från de traditionella partierna och grupperingarna i Italien.</p>
<blockquote><p>In fact, it is precisely the former Christian Democrats and the former Socialists who, together with the exponents of the post-Fascist Alleanza Nazionale and the Lega Nord, form the backbone of his government.</p>
<p>Berlusconi&#8217;s voters do not stem exclusively from the middle and upper classes. They are ordinary people (&#8230;) Berlusconism is an expression of Italian &#8220;civic or civil society&#8221; &#8211; an expression of many citizens&#8217; profound feeling of powerlessness and deep disenchantment with the old politics and traditional party political system.</p></blockquote>
<p><strong>Berlusconis politik</strong> är &#8221;liberalt&#8221; orienterat när det gäller moderniseringar och näringslivsfrågor. I etiska frågor landar Berlusconi i mer &#8220;kristdemokratisk&#8221; - och katolska kyrkan närstående &#8211; ståndpunkter.</p>
<p>Berlusconis odlade i början av 1990-talet en image av en ny typ av politiker. Idag handlar det ofta om att projicera bilden av &#8220;politikern&#8221; och &#8220;statsmannen&#8221;.</p>
<blockquote><p>Today, Berlusconi presents himself as the person who has transformed the established party system in Italy and who (&#8230;) is also striving for a transformation of institutional/constitutional structures toward a presidential system.</p></blockquote>
<p>Gian Enrico Rusconi kallar detta för &#8220;demokratisk populism&#8221;;</p>
<blockquote><p>Slogans like &#8220;change&#8221; and &#8220;innovation&#8221; actually denote the abandonment of the traditional understanding of the constitution as a balance of powers and a fundamental agreement among opposing political forces. The only thing that remains &#8220;democratic&#8221; is the election mechanism, the result of which appears to justify a radically applied &#8220;spoils system&#8221; (with the winner defining the rules).</p>
<p>The other component of this system is the direct relationship between voters and the &#8220;leader,&#8221; to whom charismatic properties are ascribed.</p></blockquote>
<p>Ett exempel på det senare är att ledamöter i Forza Italia tenderar att se sig själva som representanter för &#8221;ledaren&#8221; snarare än representanter för sitt parti.</p>
<p><strong>Även i andra</strong> länder med presidentstyre finns det denna koppling mellan &#8220;ledaren&#8221; och folket. Även här kan det finnas drag av &#8221;populism&#8221;.</p>
<p>Men när det gäller Italien så verkar det utvecklas något av en fundamnetal skillnad under Berlusconi;</p>
<blockquote><p>[A]n institutional presidential protective barrier is missing. Berlusconi would like personal charisma to replace the institutional role of the president. In this sense, it is possible to speak of an informal or creeping presidentalism that threatens the existing constitutional order &#8211; in the name of the electorate.</p></blockquote>
<p>En sak man kan vara säker på när det gäller Silvio Berlusconi är att han sannolikt kommer att vara med ett bra tag till i Italiens politik.</p>
<p>Den italienska författaren <a href="http://www.norstedtsforlagsgrupp.se/templates/common/Author.aspx?id=16516&#38;q_context=Norstedts">Niccolò Ammaniti </a>säger så här (<em>bif</em>, nr 2/2009) om oppositionen i sitt hemland;</p>
<blockquote><p>Det störst problemet är att det inte finns några riktiga politiska alternativ till kyrkan och Berlusconi. Vänsterpolitikerna är oförmögna att reagera konstruktivt. De ser ut som boxare som blivit knockade och stapplar omkring i ringen och svingar i blindo, omedvetna om att matchen redan är över.</p></blockquote>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[I nuovi mostri]]></title>
<link>http://zamax.wordpress.com/2009/06/16/i-nuovi-mostri/</link>
<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 14:57:58 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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<description><![CDATA[Hanno creato il mostro Berlusconi. Ma tanto i mullah della società civile nazionale e democratica ha]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;">Hanno creato il mostro Berlusconi. Ma tanto i <em>mullah</em> della società civile nazionale e democratica hanno rotto l’anima e i timpani agli stranieri, ossia ai rappresentanti della società civile internazionale, che giustamente questi ultimi oggi si domandano per quale misterioso motivo le plebi italiche continuino a mostrargli il proprio favore. Sconcertati, non resta loro che chiedere lumi ai nostri Lumi. Uno di questi, Gian Enrico Rusconi, tra i legittimi aspiranti alla nomina di Primo Trombone dell’Orchestra Nazionale Democratica, ha preso carta e penna e di buzzo buono ha tentato di <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#38;ID_articolo=6070&#38;ID_sezione=&#38;sezione=">spiegare l’arcano</a> ai lettori della <em>Süddeutsche Zeitung.</em> Tranquilli: delle contorsioni logiche e lessicali del nostro eroe i crucchi non ci hanno capito assolutamente un kaiser. Come avrebbero potuto, dopo che si sono bevuti fin qui tutte le balle spaziali arrivate dal Belpaese? Tranne questo, e questo, oltre che stare non poco sugli zebedei del sottoscritto quale umile esemplare della fin troppo bistrattata schiatta italica, che pure ogni tanto a fin di bene anch&#8217;io bastono con gusto, è già un po’ più preoccupante: che se gli italiani sono così affezionati al mostro è perché loro stessi sono un caso mostruoso. Grazie, Augusto Professor Dottor Tromboneggiator Rusconi: ci conforta sapere che per la nostra <em>intellighenzia</em> l’italiano resta pur sempre il miglior amico dell’uomo.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[Caro bifolco, tu non sai chi sono loro]]></title>
<link>http://zamax.wordpress.com/2009/06/01/caro-bifolco-tu-non-sai-chi-sono-loro/</link>
<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 11:39:32 +0000</pubDate>
<dc:creator>Zamax</dc:creator>
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<description><![CDATA[ Qualche giorno fa Gian Enrico Rusconi scriveva su La Stampa: “Ci sono due Italie. C’è l’Italia che ]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p style="text-align:justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-2794" title="Giornalettismo" src="http://zamax.wordpress.com/files/2009/08/giornalettismo.jpg" alt="Giornalettismo" width="150" height="44" /> Qualche giorno fa Gian Enrico Rusconi scriveva su La Stampa:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">“Ci sono due Italie. C’è l’Italia che tratta al massimo livello con la politica tedesca e internazionale. Rappresenta il lavoro e l’iniziativa imprenditoriale in un momento difficile. Rischia grosso. E poi c’è l’Italia provinciale, impantanata nelle ambizioni, nelle idiosincrasie e nelle miserie personali del leader del suo &#8220;popolo&#8221;. Queste due Italie si vedono con nettezza da un osservatorio diventato inaspettatamente privilegiato: Berlino. Ma l’immagine più sconcertante è offerta dalla classe politica nel suo insieme, che dovrebbe rappresentare la realtà complessa del vero popolo italiano, quello che lavora (o cerca lavoro) ed è in seria difficoltà. Invece si presenta impotente, incattivita, immiserita culturalmente, ossessionata dal leaderismo, prigioniera di un sistema mediatico autoreferenziale. (…) Lo straordinario, inarrestabile successo dell’espressione &#8220;casta&#8221; per indicare sprezzantemente tutti i professionisti della politica ne è un sintomo evidente. Torniamo all’osservatorio berlinese. (&#8230;) Non c’è soltanto l’Italia berlusconiana, numericamente maggioritaria, provincialissima nei suoi vizi e nelle sue virtù, oggetto di continua ironia. Ma c’è anche l’Italia che rilancia internazionalmente alcuni suoi simboli che incarnano alte prestazioni tecniche e iniziativa manageriale. È importante che questo rimanga nella percezione e nella memoria dei tedeschi e degli europei, comunque vada a finire la vicenda Fiat-Opel”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Massì, abbiamo capito Gian Enrico. Ci sono due Italie. C’è quella aristocratica e cosmopolita nello spirito, tutta gente di valore, gente che sa stare al mondo con intelligenza ed eleganza – e della quale lei fa parte – e poi c’è la marmaglia, la plebe stracciona e vociante, prona agli istinti più bassi ed ai gusti più volgari, legata con le viscere più che con la testa e la ragione al suo capopopolo. Questa gente maledetta e ignorante – che ha resistito a ogni vostro tentativo di educazione &#8211; purtroppo ha monopolizzato tutto il mondo politico tanto che oramai anche l’opposizione è in mano a manovali della retorica che al massimo sanno dire che il nostro paese è infettato dal virus del culto della personalità a causa di un dittatore che possiede tutte le televisioni, invece di fare come lei, che denuncia con l’arte oratoria dei democratici che non si sporcano la bocca “una classe politica ossessionata dal leaderismo, prigioniera di un sistema mediatico autoreferenziale”. Sono gli inconvenienti della democrazia. Ma per fortuna anche la democrazia si può <em>commissariare</em>: in nome della democrazia, e nonostante le maggioranze. E’ questo che lei vuole comunicare alla civile nazione tedesca, insieme al fatto che dopo le <em>déluge</em> non ci sarà il nulla, ma ci saranno lei e i suoi amici, una classe dirigente <em>in pectore</em> che sorprendentemente ha folgorato tutti coloro che a Berlino oramai consideravano l’italiano il rappresentante di uno stadio arretrato di <em>homo sapiens</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Ebbene, questa è la solita tiritera conformistica di un perfetto esemplare della provincialissima Italia di sempre. Il peggior esemplare. Uno di quelli che si sono messi in testa di “insegnare” la democrazia al popolo come si insegna l’educazione ai bambini, il che li investe di una funzione sacerdotale che fa di loro dei cittadini un po’ speciali. E’ la loro unica forma di amore per il prossimo, ed esige riverenza ed obbedienza. Perciò quando le bestioline, nonostante tutti i loro consigli, dimostrano una invincibile durezza di comprendonio e continuano ad andare per la loro strada, ecco che in questi amici dell’umanità scatta l’anatema. E’ il momento nel quale diventano proprio come dei bambini capricciosi, che si appellano a mamma e papà per rimettere in riga i renitenti al verbo; diventano la versione adulta di quel vostro odioso compagno di classe alle scuole elementari, quello che <em>glielo diceva sempre alla maestra.</em></p>
<p style="text-align:justify;">Ora che la sinistra di gran lunga più disastrosa e fallimentare di tutte quelle che hanno giocato nello scacchiere europeo dal dopoguerra è in preda alle convulsioni che la porteranno ufficialmente alla morte, prima di rinascere finalmente alla normalità, e nelle febbri dell’agonia sogna per l’ultima volta di mandare a casa l’indemoniato di turno con un gol in contropiede, in fuorigioco, e con la complicità dell’arbitro, non negandosi il vezzo di fare pure quello che hanno sempre fatto i lazzaroni della nostra penisola nel passato: tirare per la giacca lo straniero; ora pure la vecchia componente azionista della sinistra, fautrice di un liberalismo giacobino, da tinello più ancora che salottiero, comincia a risentire i pruriti di una rivoluzione auspicabilmente guidata dagli utili idioti, ossia dai propri campioni. Questo è il senso dell’accenno alla <em>casta.</em> Il libro <em>La casta</em> costituisce uno dei successi meno naturali e più pianificati della storia dell’editoria. Sui privilegi dei politici un liberale all’antica o alla piemontese come Raffaele Costa ha gridato, e scritto, nel deserto per decenni senza cavare un ragno dal buco. Ma quando la partita per la moralizzazione della politica, per fini tutt’altro che innocenti, è stata giocata dagli stessi protagonisti del potere reale le porte del successo si sono aperte come per incanto. Furono loro a sponsorizzare, a nome della casta veteroindustriale la campagna mediatica contro gli ex compagni della casta politica, per dire “noi non c’entriamo”, per tirarsi fuori dal pasticcio che loro stessi avevano combinato, per schivare il fuoco dell’antipolitica, e per favorire allora la nascita di un governo di salute pubblica guidato dagli amici degli amici. Ora questa pulsione ritorna, e accompagna con la sua vocetta esile e poco convinta quella più robusta dei <em>desperados repubblicones</em>. Tanto che anche Sergio Romano, voce di quel Corriere della Sera che volente o nolente dalle ultime elezioni ha rinunciato alla speranza di espellere l’<em>anomalia </em>Berlusconi dal corpo della nazione, forse inconsapevolmente nostalgico di quella prodiana “seriosità al governo” che ha fatto ridere il mondo per davvero e non per posa, ritrova un po’ di coraggio e si concede finalmente dopo un periodo doloroso d’astinenza la soddisfazione da poveraccio di conficcare una <em>banderilla</em> sul fianco di un toro che tanto non sarà <em>matado</em>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align:justify;">“L’affare Opel si presta a qualche riflessione sulla politica italiana. Il presidente degli Stati Uniti, in questa faccenda, non aveva altra scelta fuor che quella di accettare la decisione garantita dal governo di Berlino, ma il vertice telefonico fra Merkel e Obama, nelle scorse ore, mette implicitamente in evidenza l’assenza del governo italiano. So che gli interventi sono utili quando sono accompagnati da garanzie finanziarie e che l’Italia, in questo momento, non era in grado di offrire alcunché. Ma il confronto tra la serietà delle trattative di Berlino e la litigiosa frivolezza della politica italiana, soprattutto nelle ultime settimane, non è edificante.”</p>
</blockquote>
<p style="text-align:justify;">Per tutti questi folli sarà un naufragio. Ma sarà per loro fortuna un naufragio dolce. Scopriranno con intima soddisfazione che la società italiana sarà rimasta quella di sempre. Un mondo nel quale essere amici di Berlusconi è ancora una cosa utile. Ma pur sempre una cosa da straccioni. Non sarà quindi negata ai meritevoli la possibilità di essere vittima di Berlusconi, che è invece il vero capolavoro: si campa di rendita per tutta la vita.</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.giornalettismo.com/archives/27676/caro-bifolco-tu-non-sai-chi-sono-loro/">[pubblicato su Giornalettismo.com]</a></p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[l'astinenza, il papa, il PD e i torrenti [la Buona Stampa, 2]]]></title>
<link>http://lineadombra.wordpress.com/2009/03/25/lastinenza-il-papa-il-pd-e-i-torrenti-la-buona-stampa-2/</link>
<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 09:56:53 +0000</pubDate>
<dc:creator>ubik</dc:creator>
<guid>http://lineadombra.wordpress.com/2009/03/25/lastinenza-il-papa-il-pd-e-i-torrenti-la-buona-stampa-2/</guid>
<description><![CDATA[Secondo appuntamento. Settimanale e molto denso. Sorta di appuntamento per una buona lettura delle q]]></description>
<content:encoded><![CDATA[Secondo appuntamento. Settimanale e molto denso. Sorta di appuntamento per una buona lettura delle q]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Laicità, valore non negoziabile]]></title>
<link>http://chiccodisenape.wordpress.com/2008/04/03/laicita-valore-non-negoziabile/</link>
<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 11:05:33 +0000</pubDate>
<dc:creator>dome</dc:creator>
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<description><![CDATA[  Di Gian Enrico Rusconi &#8211; La Stampa 3 aprile 2008 L’esibizione televisiva della cerimonia del]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><div class="articologirata"><img border="0" width="366" src="http://www.ilcaffeletterario.com/vignetta_laicita.gif" height="400" /> </div>
<div class="articologirata">Di Gian Enrico Rusconi &#8211; <em>La Stampa 3 aprile 2008</em></div>
<div class="articologirata"></div>
<div class="articologirata">L’esibizione televisiva della cerimonia del battesimo del giornalista del Corriere della sera Magdi Allam è stato l’ultima prova della inconsistenza del lamento degli uomini di Chiesa che la religione sia esclusa dallo spazio pubblico e mediatico. Settimane or sono le dichiarazioni della Conferenza episcopale italiana, che contenevano una critica esplicita al sistema elettorale vigente, hanno incassato il consenso generale (pur con qualche malumore) sulla legittimità della gerarchia ecclesiastica di esprimersi senza restrizioni anche su temi politici. I due episodi hanno confermato che ciò che in qualunque paese europeo è ritenuto inopportuno, viene accettato come ovvio in Italia.A questo punto, è giusto chiederci quali consegenze derivino per la laicità dello Stato italiano. Non a livello formale, di principio, ma nella concretezza della vita pubblica. La domanda è tanto più interessante in un momento in cui il dibattito pubblico su questo tema è sospeso per tacita intesa nel segno della tregua elettorale. Ma il problema è solo rimosso.</p>
<p>I rapporti tra Chiesa e Stato in Italia sono sempre stati considerati una peculiarità (se non una anomalia) imposta dalla singolare storia nazionale. Oggi si preferisce mimetizzarli in vesti nuove come espressione dell’«età post-secolare» che caratterizza l’intero Occidente.</p>
<p>Ma ha senso parlare di società post-secolare in Italia che secolarizzata o secolare (che nel linguaggio internazionale equivale al nostro «laico» ) non è mai stata davvero?</p>
<p>L’enfasi sull’identità cristiana degli italiani che compensa la caduta della loro pratica religiosa, la deferenza verso il magistero della Chiesa che si accompagna ad un generalizzato analfabetismo religioso, l’appello alla dottrina morale della Chiesa a copertura della sistematica trasgressione privata della morale sessuale e familiare zelantemente sostenuta in pubblico &#8211; tutti questi non sono indicatori di una nuova età post-secolare. Sono semplicemente segni dell’impoverimento dell’etica pubblica.</p>
<p>Qui si annidano gli equivoci della strategia della Chiesa che si offre come fornitrice di una autentica «etica pubblica» (o ethos comune) e presenta pubblicamente la sua come «la religione della famiglia», senza rendersi conto della incongruenza in cui cade. Gli uomini di Chiesa infatti da un lato hanno difficoltà a comunicare i fondamenti dogmatico-teologici della dottrina a credenti rimasti in grande maggioranza teologicamente minorenni. Dall’altro lato rivendicano per sé un ruolo civil-pedagogico su temi antropologici (famiglia, rapporti sessuali interpersonali ecc.) pretendendo di affrontarli con criteri puramente umano-razionali. Ma poi nel dibattito pubblico introducono come argomento discriminante «la non negoziabilità dei valori» che si giustifica soltanto con una (particolare) visione religiosa.</p>
<p>L’espressione «non negoziabilità dei valori», diventata ormai luogo comune, è estremamente ambigua. Nessuno contesta al cattolico o al credente di ogni fede la piena legittimità di comportarsi come tale pubblicamente e quindi di avanzare ragioni che danno rilevanza politica alle sue esigenze identitarie. Ma quando queste esigenze/pretese assumono pubblicamente la forma enfatica della «intrattabilità» nascono serie difficoltà per la democrazia. Infatti allora non si tratta più dell’utilizzo ottimale dello spazio pubblico e dell’accesso al discorso politico che mira alla deliberazione politica, bensì del boicottaggio del processo deliberativo.</p>
<p>Detto in altro modo: c’è il pericolo che le pretese/esigenze di riconoscimento identitario di un gruppo (fosse pure numericamente maggioritario) intacchino il principio della cittadinanza costituzionale, cedendo a tentazioni comunitariste cioè a forme di pressione o di ricatto politico in nome di esigenze di una particolare identità-di-comunità, (nel caso specifico l’identità di appartenenza all’istituzione-Chiesa).</p>
<p>Questa strategia mette pericolosamente sotto pressione la funzionalità della vita democratica. Quando i vescovi criticano la legge elettorale, lo fanno esplicitamente nel contesto del discorso sulla «intrattabilità dei valori» che essi intendono difendere. Sollevano così il sospetto che a loro non sta a cuore la vitalità della democrazia come tale, ma la riuscita elettorale di rappresentanti politici che sostengano senza alcuna esitazione la loro posizione.</p>
<p>Di fronte a questa situazione è bene ribadire che in democrazia «non negoziabili» sono soltanto i diritti fondamentali, tra i quali al primo posto c’è la pluralità dei convincimenti, pubblicamente argomentati. Al pluralismo dei convincimenti deve essere subordinato l’impulso di far valere i propri valori (per quanto soggettivamente legittimi) nei confronti degli altri cittadini.</p>
<p>Spesso si sente dire: perché dividerci aspramente su questioni (unioni di fatto, unioni omosessuali, fecondazione assistita) che interessano modeste minoranze di popolazione, mentre ci sono problemi assai più urgenti di rilevanza generale? La domanda sembra sensata ma nasconde a stento l’insofferenza verso minoranze considerate «devianti» o «disturbanti», contro le quali si fa valere un ethos comune, dettato di fatto da particolari motivi religiosi che diventano discriminatori.</p>
<p>Siamo così riportati al cuore della questione democratica che è tutt’uno con la questione laica. Nella vita pubblica democratica la discriminante fondamentale tra i cittadini non è tra chi crede e chi non crede (o è diversamente credente), ma tra chi riconosce e garantisce la pluralità delle visioni e degli stili morali di vita (come del resto recita in un linguaggio diverso l’art. 3 della Costituzione) e viceversa chi, dichiarando «intrattabili» i propri valori, mette in scena pubblicamente la propria pretesa di verità, si sente investito della missione di orientare in modo autoritativo l’ethos pubblico senza assumersi la responsabilità delle conseguenze che derivano alla qualità e funzionalità del sistema democratico.</p>
<p>Il primo atteggiamento (quello affermativo della «libertà al plurale») è laico, il secondo non lo è. Laica è la disponibilità a far funzionare in modo solidale le regole della convivenza partendo dal presupposto che la molteplicità delle «visioni della vita», delle «concezioni del bene» o della «natura umana» non è una disgrazia pubblica (il famigerato «relativismo») cui non ci si deve rassegnare, ma l’essenza stessa della vita democratica.</p>
<p>Di fronte a questa problematica i laici italiani hanno due compiti. Il primo è quello di sottolineare che la laicità non è semplicemente un’opzione privata ( un insieme di credenze omologo ad altri, magari una fede) ma è innanzitutto un criterio e un valore pubblico, che si costruisce sulle virtù personali del civismo e della disponibilità all’attenzione per tutti. Il secondo compito del laico è quello di ricostruire un discorso propositivo sui grandi temi della natura umana, della razionalità e della scienza. È una prospettiva impegnativa per contraddire la tesi che la laicità si ridurrebbe ad una costruzione di regole formali, senza contenuti vincolanti, che andrebbero cercati altrove, nella religione-di-chiesa, depositaria privilegiata di valori e contenuti di senso. È stupefacente che questa tesi sia condivisa &#8211; anche sulla grande stampa e nel sistema mediatico &#8211; da chi sino ad ieri si dichiarava laico. È il segno della necessità di inaugurare una nuova stagione della laicità.</p></div>
</div>]]></content:encoded>
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<title><![CDATA[Embrione umano: il dialogo possibile]]></title>
<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2008/01/13/embrione-umano-il-dialogo-possibile/</link>
<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 17:00:29 +0000</pubDate>
<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Disegno di Leonardo da Vinci Il dialogo tra laici e cattolici italiani sui temi cosiddetti eticament]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p align="right"><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/files/2008/01/feto-02.jpg" title="Disegno di Leonardo da Vinci"><img align="right" src="http://terradinessuno.wordpress.com/files/2008/01/feto-02.jpg" alt="Disegno di Leonardo da Vinci" /></a><a href="http://terradinessuno.wordpress.com/files/2008/01/feto-02.jpg" title="Disegno di Leonardo da Vinci">Disegno di Leonardo da Vinci</a></p>
<p>Il dialogo tra laici e cattolici italiani sui temi cosiddetti eticamente sensibili ha ultimamente ripreso vigore. Se, dopo la polemica sul caso Welby, la vicenda dei DiCo, le prese di posizione di Benedetto XVI, intellettuali laici come Gian Enrico Rusconi, Gustavo Zagrebelsky ed Eugenio Scalfari ritenevano ormai alla fine la stagione del dialogo, dopo il successo della moratoria sulla pena di morte le cose sembrano cambiate. In particolare da quando il direttore del quotidiano &#8220;Il Foglio&#8221;, Giuliano Ferrara, ha inaugurato una campagna per giungere ad una moratoria dell&#8217;interruzione della gravidanza. Obiettivo: dichiarare inesistente il diritto di aborto, contrastare certe prassi abortive eugenetiche che si vanno affermando in Paesi asiatici ed africani, giungere ad una definizione internazionale sull&#8217;intangibilità della vita umana dal concepimento al suo esito naturale.<!--more--><br />
Anche in passato intellettuali laici hanno affermato il dovere della difesa della vita umana fin dal concepimento rimanendo su un piano squisitamente razionale. Sarebbe sufficiente citare Ippocrate, nel cui giuramento il medico dell&#8217;Antica Grecia si impegnava a non procurare aborto. Ma per rimanere a noi più vicini nel tempo e nello spazio possiamo indicare i nomi di Pier Paolo Pasolini e Norberto Bobbio. Pasolini ritiene l&#8217;aborto moralmente inaccettabile in nome di un sentimento della sacralità della vita che informa di profonda umanità le nostre tradizioni popolari. Diversamente, per Bobbio (che è tuttora considerato da molti la massima autorità, anche morale, del pensiero laico, non solo italiano, del novecento) i diritti umani, in primo luogo alla vita, non hanno bisogno d&#8217;essere fondati ma d&#8217;essere difesi. L&#8217;affermazione del diritto alla vita stabilisce, tra il no alla pena capitale e quello all&#8217;aborto, un legame di stretta coerenza razionale. La difesa del diritto alla vita dell&#8217;embrione era per Bobbio «un onore da non lasciare ai soli cattolici». Penso che con questa frase egli intendesse dire che, com&#8217;è storicamente accaduto per ogni diritto umano, anche il diritto alla vita dell&#8217;embrione umano, che oggi può apparire incerto e controverso, domani risulterà evidente e indiscutibile. Alcuni commentatori hanno addirittura voluto vedere in alcune dichiarazione di Benedetto XVI un&#8217;adesione alla proposta di moratoria di Giuliano Ferrara. Questi ha giustamente precisato che è stato piuttosto lui ad approdare alle stesse conclusioni del Pontefice. La vera novità, infatti, nell&#8217;impegno di taluni intellettuali laici, come Ferrara, sul fronte della difesa del diritto alla vita dell&#8217;embrione consiste nel fatto che oggi si pone il problema sugli stessi punti di partenza in cui tradizionalmente si colloca l&#8217;antropologia cristiana: la questione dello statuto personalistico dell&#8217;embrione umano.</p>
<p>I principi etici cui, in materia di aborto, si richiama l&#8217;attuale magistero della Chiesa cattolica sono:<br />
-La persona umana trattata sempre come fine e mai come mezzo<br />
-Intrinseca malvagità della soppressione della vita umana innocente.</p>
<p>Lo stato della questione sull&#8217;aborto, si trova attualmente definita, in campo cattolico, dalla enciclica <i>Casti Connubii</i> di Pio XI (1930), ripresa e ribadita dal concilio nella <i>Gaudium et Spes</i> (1965) nell&#8217;enciclica <i>Humanae Vitae</i> di Paolo VI e in numerosi altri pronunciamenti del magistero ordinario di Giovanni Paolo II. Con Pio XII, la posizione della Chiesa è stata precisata, con l&#8217;applicazione ad alcuni casi del teorema del duplice effetto (es.: caso dell&#8217;isterectomia in stato di gravidanza; e dell&#8217;asportazione della tuba in gravidanza ectopica).<br />
Si sente dire talvolta che la valutazione della Chiesa sia radicalmente mutata nel tempo. Si tratta di un&#8217;opinione errata, che confonde due distinte questioni: la valutazione morale dell&#8217;aborto procurato e la questione ontologica degli inizi della vita umana nell&#8217;embrione. L&#8217;illiceità dell&#8217;interruzione volontaria della gravidanza, in realtà, ha sempre avuto un alto grado di certezza nel corso della storia della Chiesa, nonostante il fatto che la S. Scrittura non presenti alcuna norma di diritto divino positivo nella specifica materia. Nella Chiesa primitiva l&#8217;aborto, come l&#8217;infanticidio, rientravano sotto la proibizione di uccidere contemplata nel Decalogo (cfr. <i>Didaché</i>; <i>Lettera di Barnaba</i>; Minucio Felice; Tertulliano). Le argomentazioni fondavano la norma sul comando dell&#8217;amore del prossimo e sull&#8217;atto creativo di Dio.<br />
Nel Medio Evo la condanna dell&#8217;aborto viene mantenuta e codificata a partire dal <i>Decreto</i> di Graziano. Nella ricerca teologica, tuttavia, intervengono due novità: la riflessione sulla questione della cosiddetta &#8220;animazione&#8221; del feto e la riflessione sulle eccezioni al quinto comandamento (legittima difesa; condanna a morte; uccisione in guerra). Quest&#8217;ultima perviene alla conclusione che non sempre in tali casi, l&#8217;uccisione è peccato, anche se non tutte le vittime di queste eccezioni sono colpevoli. Per ciò che riguarda la questione dell&#8217;animazione del feto, che, secondo la teoria aristotelica accettata da S. Tommaso, avverrebbe a 40 giorni dal concepimento per i maschi e a 80 per le femmine, diremo che essa non apportò nessuna novità per ciò che riguarda il giudizio etico sull&#8217;aborto, quanto piuttosto sulla valutazione della gravità: Tommaso pensa che prima dell&#8217;animazione non possa trattarsi di vero omicidio. La sua posizione fu accettata dal papa Gregorio IX, che la codificò canonicamente. La questione dell&#8217;animazione differita condusse alcuni teologi a sostenere la liceità dell&#8217;aborto, entro i 40 giorni, limitatamente ad alcune circostanze (per salvare la vita della madre, nel caso di minacce di morte, ad es., se si fosse scoperta la gravidanza, ma non semplicemente per sfuggire al ludibrio). Così ad es. Sanchez e S. Alfonso de&#8217; Liguori. Ancora il Catechismo romano (1566) lascia aperta la discussione su questo punto.<br />
Con Sisto V (1585-1590) si ha una svolta. La legge canonica pone sotto pena qualsiasi <i>abortus provocatus</i>. Gregorio XIV ritrattò questa condanna limitandola all&#8217;aborto dopo il terzo mese di gravidanza e mitigando le pene, ma Innocenzo XI ripristinò la decisione di Sisto V (1679), che entrò nel codice del 1917. Intanto si fa strada il superamento della teoria dell&#8217;infusione differita dal concepimento (Th. Fienus; P. Zacchia XVII sec.). Le scoperte biologiche del XIX e XX sec. hanno quasi universalmente imposto la teoria dell&#8217;infusione immediata.<br />
La teoria dell&#8217;animazione differita, anche se occasionalmente ripresa da teologi del secolo scorso, come K. Rahner) non ha fornito alcun decisivo apporto riguardo al giudizio morale sull&#8217;aborto, ma solo a mitigare il giudizio sulla gravità dell&#8217;atto (non equiparato all&#8217;omicidio). La teoria dell&#8217;animazione differita, infatti, non sembra in grado di replicare adeguatamente alle due principali difficoltà sollevate contro di essa: l&#8217;antropologia rudimentale, dal punto di vista biologico, che le fa da sostrato e la conseguente impossibilità, in ogni caso, di determinare con oggettiva esattezza il momento dell&#8217;animazione.<br />
Ma anche sullo sfondo di un riconoscimento di principio del diritto alla vita sin dal concepimento non sarà sbarrata la strada verso un più articolato giudizio sull&#8217;atto; per esempio, verso il possibile riconoscimento della liceità di alcune indicazioni mediche dell&#8217;interruzione di gravidanza.</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
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<title><![CDATA[Come se Dio non ci fosse]]></title>
<link>http://chiccodisenape.wordpress.com/2007/11/12/come-se-dio-non-ci-fosse/</link>
<pubDate>Mon, 12 Nov 2007 10:31:48 +0000</pubDate>
<dc:creator>dome</dc:creator>
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<description><![CDATA[  Ci è stato segnalato un interessante dialogo avvenuto nel 2001, organizzato da Rai Educational, tr]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><img border="0" width="500" src="http://farm3.static.flickr.com/2197/1558628546_c01febdf78.jpg?v=0" height="375" /> </p>
<p>Ci è stato segnalato un interessante dialogo avvenuto nel 2001, organizzato da <a target="_blank" href="http://www.educational.rai.it/mat/dr/drmolawm.asp">Rai Educational</a>, tra <a target="_blank" href="http://www.educational.rai.it/mat/bio/bimolari.asp">Carlo Molari</a>, noto teologo, e il professore <a target="_blank" href="http://www.educational.rai.it/mat/bio/biruscon.asp">Gian Enrico Rusconi</a>.</p>
<p>&#8220;Come se Dio non ci fosse&#8221; è una formula usata, nelle sue lettere dal carcere, da Dietrich Bonhoeffer, il giovane teologo luterano impiccato nel 1945 dai nazisti perché implicato nella congiura di Canaris. Ed è un invito ai cristiani a conquistare la &#8220;maggiore età&#8221; e ad agire nel mondo secondo una propria etica e responsabilità, senza armarsi di una Verità assoluta, senza appoggiarsi a &#8220;istruzioni religiose&#8221;.</p>
<p>Proponiamo le quattro domande che fanno da cornice al confronto, appassionato e schietto, tra il teologo e il professore torinese.</p>
<ol>
<li>&#8220;Come se Dio non ci fosse&#8221; è il titolo che lei, professor Rusconi, ha dato al suo ultimo saggio. Un&#8217;espressione che riprende dagli scritti di uno &#8220;studioso di Dio&#8221;: cioè dalle lettere di Dietrich Bonhoeffer, il teologo protestante ucciso dai nazisti nel 1945. E&#8217; un&#8217;espressione forte, quasi scioccante, ma anche elusiva&#8230; &#8220;Come se Dio non ci fosse&#8221; cosa significa per lei, che è uno studioso laico della politica? E cosa può significare per lei, professor Molari, che è teologo? (<a target="_blank" href="http://www.educational.rai.it/mat/dr/risp/zip/d13_d01w.zip">scarica le risposte .zip</a>)</li>
<li>Nell&#8217;Occidente cristiano stiamo assistendo a un accavallarsi di fenomeni: per cominciare, la fine delle ideologie e, per converso, il carisma inedito, inarrestabile, con cui Giovanni Paolo II sta interpretando il suo pontificato. La parola &#8220;laico&#8221; allora oggi cosa significa? Può mantenere un senso? (<a target="_blank" href="http://www.educational.rai.it/mat/dr/risp/zip/d13_d02w.zip">scarica le risposte .zip</a>)</li>
<li>Il Giubileo ha imposto, almeno all&#8217;orecchio comune, solo la voce ufficiale della Chiesa. Nell&#8217;Anno Santo non si sono sentite voci diverse, di dubbio, di elaborazione alternativa, di dissenso. Allora il carisma di Giovanni Paolo II ha prodotto vitalità, dibattito nella Chiesa o, quanto alle gerarchie, ha rinforzato l&#8217;integralismo? (<a target="_blank" href="http://www.educational.rai.it/mat/dr/risp/zip/d13_d03w.zip">scarica le risposte .zip</a>)</li>
<li>La bioetica propone interrogativi solo ai laici o anche ai credenti? Chi crede possiede, in effetti una verità in più sui temi di vita e morte? Chi deve dare il senso del limite alla scienza oggi? E perché il Papa ha scelto come terreno prioritario di iniziativa la cosiddetta difesa della vita? E sembra più interessargli il senso di &#8220;no&#8221; all&#8217;aborto, all&#8217;eutanasia e alla contraccezione mentre mantiene un &#8220;sì&#8221; alla guerra, se è &#8220;giusta&#8221;? (<a href="http://www.educational.rai.it/mat/dr/risp/zip/d13_d04w.zip">scarica le risposte .zip</a>)</li>
</ol>
<p>Qualche opinione?</p>
</div>]]></content:encoded>
</item>
<item>
<title><![CDATA[La nota della CEI sui DICO e il dialogo tra laici e cattolici]]></title>
<link>http://terradinessuno.wordpress.com/2007/03/29/la-nota-della-cei-sui-dico-e-il-dialogo-tra-laici-e-cattolici/</link>
<pubDate>Thu, 29 Mar 2007 22:49:00 +0000</pubDate>
<dc:creator>giampierotrere</dc:creator>
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<description><![CDATA[Con un fondo apparso sul quotidiano La Stampa, in edicola ieri, Gian Enrico Rusconi esprime l&#8217;]]></description>
<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><p><a href="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/h46.jpg" title="h46.jpg"><img src="http://terradinessuno.files.wordpress.com/2007/03/h46.jpg" alt="h46.jpg" align="left" /></a>Con un fondo apparso sul quotidiano La Stampa, in edicola ieri, Gian Enrico Rusconi esprime l&#8217;opinione che il dialogo tra laici e cattolici sarà impossibile, dopo la pubblicazione della nota della Conferenza Episcopale Italiana sulle Dichiarazioni di Convivenza (DiCo). Come era prevedibile che la nota annunciata dal Card. Ruini non avrebbe contenuto scomuniche o sanzioni, così si può prevedere che il dialogo tra laici e cattolici non si fermerà a causa di una nota, certamente autorevole, ma non emessa ai più alti livelli di magistero. Le ragioni di tale dialogo, infatti, sono assai più profonde.<!--more--> Il testo più autorevole, al riguardo, rimane la costituzione pastorale conciliare <em>Gaudium et Spes. </em>A chi volesse approfondire, queste pagine offrono il modesto contributo reperibile al seguente indirizzo <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/da-questa-terra-di-nessuno-breve-preambolo-al-dialogo-tra-credenti-e-laici/">Da questa Terra di Nessuno. Breve preambolo al dialogo tra laici e cattolici</a>.</p>
<p>In buona sostanza comminare la scomunica, in materia morale, nella quale ricade appunto il divieto di votare i DiCo, sarebbe un errore logico, un&#8217;implicita ammissione che le norme morali proclamate dalla Chiesa valgano solo per i cattolici, il che contraddirebbe il loro carattere universale. La scomunica, infatti, equivarrebbe ad un pronunziamento <em>ex cathedra</em>, in pratica la proclamazione di un dogma. Ora, benché non impossibili in linea di principio, non vi sono, di fatto, dogmi in materia morale. Perché? In breve, per il carattere razionale della legge naturale, per la sua estensione universale, per la sua origine dalla legge divina, capace di vincolare in coscienza ogni essere umano. In pratica non esistono dogmi morali per le stesse ragioni per cui la Chiesa ritiene di avere una competenza universale in materia di morale e per gli stessi motivi che rendono possibile la comunicazione tra fede e ragione, cattolici e laici.</p>
<p>Rusconi ha ragione, invece, quando afferma che, dopo la nota, sarà inevitabile un fronte di discussione interno al cattolicesimo. Questo fronte interno, per quanto doloroso, sarebbe auspicabile proprio dal punto di vista del laicato cattolico. Rusconi ha ragione pure quando sostiene che la scelta di agire direttamente sul piano politico mette l&#8217;episcopato in un curioso paradosso: «&#8230;se rimanere orgogliosamente una minoranza di &#8220;veri credenti&#8221; o viceversa avanzare come unico rappresentante della &#8220;maggioranza degli italiani&#8221;». Lo statuto kerigmatico della dottrina cristiana o, come i vescovi dicono di se stessi nella nota, l&#8217;essere «custodi di una verità e una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo» sono in aperta ed insanabile contraddizione col linguaggio, lo stile e le prassi lobbistiche con le quali si è mossa la Chiesa italiana dell&#8217;era Ruini.</p>
<p>Riguardo ai contenuti della nota dei vescovi non ho altro da aggiungere a <a href="http://terradinessuno.wordpress.com/wp-admin/post.php?action=edit&#38;post=70">quanto ho già detto</a> da queste pagine in altra occasione, se non che non è chiaro, tuttora, perché i DiCo toglierebbero «al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro». Posto che, nel linguaggio magisteriale, tali «diritti esclusivi» dei coniugi sono, tradizionalmente, i «<em>bona matrimonii</em>», ossia l&#8217;unione sessuale e la prole, cose di cui non si fa mai menzione nella proposta di legge, l&#8217;argomento che i vescovi avanzano, qui, non è altro che la metafora consequenzialista della cosiddetta &#8220;china scivolosa&#8221;.</p>
<p><a href="http://terradinessuno.wordpress.com">Home</a></p>
</div>]]></content:encoded>
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